Indagine sull’idea di salute delle donne

All’inizio dell’anno 2007 abbiamo deciso di capire meglio cosa pensano le donne della loro salute. In particolare la domanda che abbiamo posto a donne “vicine” e “lontane” è stata: <<Sulla base della tue esperienze e del tuo vissuto, da chi e come vorresti fosse accolta la tua richiesta di cura?>>. Una domanda che a noi pare esaustiva rispetto alle tante tematiche che riguardano la propria salute coniugate con il bisogno e l’interesse soggettivo. Le risposte si presentano molto varie, e differenti per fasce d’età. Innanzitutto le ragazze e le studentesse si sono mostrate alquanto indifferenti rispetto alla dimensione dell’autodeterminazione. Infatti molte si affidano esclusivamente alla strada che la famiglia ha scelto per loro, quella cioè del medico di base. E’ emerso purtroppo che le giovani non conoscono i consultori, non li frequentano oppure semplicemente non ne hanno mai sentito parlare. Da qui è partita l’idea della brochure informativa che abbiamo realizzato come Osservatorio delle donne sulla salute, dove si possono trovare tutti gli indirizzi, i numeri di telefono dei consultori bolognesi e dei servizi utili alle donne. Mentre per le donne con età superiore ai 40 il rapporto con il proprio corpo e con la “cura” è sentito come personale e problematico (nel senso che è una questione che le donne problematizzano), per le giovani si nota un’idea spersonalizzata e medicalizzata della cura di sé. Segno forse della mancanza di una riflessione generazionale?

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Oppure di un’eredità mancata della generazione del femminismo storico? Lasciamo a chi legge la facoltà di rispondere. Questo seppur breve lavoro ci è stato molto utile per capire “quello che le donne non dicono”, per capire quanto sia difficile occuparsi di stesse in un sistema sanitario che dimentica sempre più le dinamiche consultive e umane per ridurre le persone in utenze.

Indice: Fascia di età 15-25……………………………………………………..p.3 Fascia di età 25-35 …………………………………………………….p.7 Fascia di età 35-45 …………………………………………………….p.9 Fascia di età 45-55 …………………………………………………...p.13 Fascia di età oltre i 55 ………………………………………………..p.17

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Fascia di età 15-25
Sulla base delle tue esperienze e del tuo vissuto, da chi e come vorresti che fosse accolta la tua richiesta di cura?

Studentessa universitaria fuori sede Sono stata una sola volta al consultorio, ma per il resto mi affido completamente al mio medico di famiglia e alla medicina tradizionale. In realtà non ho mai pensato alla questione del rapporto medico/paziente, anche perché non ho ancora avuto a che fare molto coi medici, per fortuna. Sono appena arrivata a Bologna e conto di trovare un medico qui anche se ancora non conosco le procedure. Pensi che l’università possa informarmi? Ho conosciuto la realtà dei consultori a scuola e quando ne ho usufruito mi sono trovata bene.

Studentessa universitaria Io mi affido al medico di famiglia, mi conosce da quando ero piccola,sono di Bologna, ma pretende spesso di essere pagato, anzi, se gli fai qualche regalino ti visita più volentieri! Sinceramente non so cosa sia un consultorio, non ci ho mai avuto a che fare. L’ASL è intervenuta alla nostra scuola per ciò che concerne le questioni droga, primo soccorso e contraccezione. Comunque, non mi affido completamente alla medicina tradizionale, mi informo rispetto alla possibilità di altre cure, per lo più da conoscenti.

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Studentessa universitaria Io mi affido al mio medico curante con la quale ho un rapporto di amicizia molto confidenziale, anche per la sua predilezione verso l’omeopatia. Per lo più rifiuto la medicina tradizionale e mi affido a quella alternativa, come la naturopatia. Sono capitata nei consultori ma li evito..preferisco curarmi da sola o affidarmi al pronto soccorso. Io credo che l’informazione rispetto alle possibilità di cura sia ampia, poi chi vuole sapere sa.

Studentessa universitaria Mi affido completamente al medico di famiglia, non ho problemi di salute per cui non mi informo personalmente su nulla che riguardi la salute, le informazioni che ho le sento da conoscenti. Credo nella medicina tradizionale e mi fido ciecamente del mio medico. Conosco la realtà dei consultori perché la mia scuola mi ha portato a visitarne uno in via della Barca ma non ne ho mai usufruito.

Studentessa universitaria fuori sede Io sono assolutamente contro la medicina tradizionale, credo vi siano svariati modi per curarsi, come alcune erbe o la medicina orientale, della quale purtroppo non si sa nulla. Io non ho un medico qui, non so se l’Università offra possibilità di cura. Se ho la febbre risolvo da sola e poi se devo aspettare i tempi dell’ASL! Non ho mai avuto a che fare coi consultori, mi consulto con i miei amici, non so cosa potrei apprendere di più in un consultorio. Comunque sarei più propensa ad andare all’ospedale o al pronto soccorso per qualsiasi problematica, anche se è vero che sui problemi legati alla sessualità l’ospedale funziona male. Comunque si va al consultorio quando si ha un problema e non prima, per questo sostengo che siano relativi…relativi al problema che hai tu. 4

Studentessa universitaria fuori sede Io credo che ciò che caratterizza i medici è una generale incompetenza. Io ho subito un trattamento farmacologico a cui ero intollerante, ed ero in cura da un medico donna con la quale ho avuto un rapporto del tutto formale. Lei non mi ha messo a mio agio. Per quanto riguarda i consultori, ci ho avuto a che fare una volta a Brindisi. Avevo bisogno della pillola del giorno dopo, sono andata al consultorio ma non ho trovato nessun ginecologo. Mi sono dovuta rivolgere al pronto soccorso, dove mi hanno spaventata sulle possibilità di controindicazioni.Ad esempio mi hanno detto che vi è una possibilità del 40% che il bambino nasca comunque, e malato. Per un attimo mi sono lasciata spaventare, non sapevo se prenderla o meno. Poi ho insistito e me l’hanno prescritta trattandomi malamente. La pillola del giorno dopo la dovrebbero dare in farmacia direttamente.

Studentessa universitaria fuori sede Sono di Milano ed ho una medico lì, una donna, un’amica di famiglia con la quale ho un rapporto confidenziale. Comunque parlando da studentessa, devo dire che non è così semplice avere un’assistenza! Trafile burocratiche, costi,, attese, poca informazione. Sei mai stata al consultorio? Cosa? Non so cosa sia. A scuola non me ne hanno mai parlato Il consultorio è… Come lo posso trovare? …E presto sarà distribuito un volantino con tutti i numeri e indirizzi di consultori, associazioni… 5

Ma avete bisogno di una mano? Mi lasci il tuo numero?

Studentessa universitaria Vorrei essere curata da un medico, ma specializzato in omeopatia perché credo che le medicine omeopatiche siano più benefiche per il corpo. In realtà di solito mi affido ai farmaci tradizionali, perché la naturopatia non fa parte del mio background culturale e forse anche per un po’ di pigrizia mentale. È indifferente il sesso del medico, preferirei una donna, la cosa importante è competenza. Nel rapporto coi medici però subentra un problema, cioè la loro difficoltà a ridurre il linguaggio medico in linguaggio comune, la scienza medica resta misteriosa. D’altra parte questo e il ruolo istituzionale del medico ti danno sicurezza. Il metodo medico ha una falla in partenza però, ed è la relazione col corpo/cadavere. In omero il termine soma significa cadavere e con Platone assume il significato di corpo. Questa visione alienante e disumanizzante del corpo caratterizza la scienza medica occidentale, è radicata nel linguaggio e quindi nel pensiero. Per quanto riguarda la farmacologia, parte anch’essa da un errore, cioè il ritenere che le potenzialità benefiche delle erbe, delle piante, risieda nel principio attivo e cioè che il potere terapeutico sia dato da una o più sostanze ognuna per sé e non come insieme sinergico. Va rivalutato invece il fito complesso, cioè l’idea che la prestazione dell’insieme non coincida con la somma delle prestazioni dei singoli elementi. Sai, sto leggendo <<Il medico in cucina>> di Enzo Ronchi, che affronta il problema della complessità intrinseca e fondante di ciò che è definito organico. Attraverso le letture di Galimberti ho anche capito che la scienza medica dovrebbe essere fatta di più discipline, come la psicologia. Va superata la specializzazione estrema dei saperi.

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Fascia di età 25-35

Sulla base delle tue esperienze e del tuo vissuto, da chi e come vorresti che fosse accolta la tua richiesta di cura?

Lei ha 30 anni, è olandese ma vive in Italia dove lavora nel marketing di un’azienda che commercializza sementi e bulbi olandesi. E’ fidanzata e convive con un ragazzo italiano. Per quanto attiene al medico ginecologo ha accolto il consiglio della suocera: vai dal mio che è bravo Tuttavia per altri servizi, come straniera che non conosce la realtà italiana, ha approcciato il servizio pubblico. Ha ricevuto una lettera a casa per andare a fare il PAP TEST; ma al consultorio ha incontrato quella che definisce una catena di montaggio: con persone che non salutavano neppure e non rispondevano o rispondevano genericamente alle sue richieste. Cita anche un altro approccio col servizio pubblico relativamente ai test per le allergie.: un iter burocratico lungo e farraginoso con un mese di prenotazione e rinvii e sballottamenti da un posto all’altro: in particolare ricorda le 2,30 h di attesa solo per pagare perché aveva il n. 220 e soprattutto gli anziani erano in crisi.. Quando verrà il momento, preferirebbe partorire in casa: in Olanda c’è un servizio per cui il personale ti assiste tre settimane prima e due settimane dopo il parto a casa. Questo servizio è gratuito per le fasce sociali meno abbienti. E’ un servizio che segue le cittadine olandesi anche all’estero : per cui se lei volesse potrebbe partorite anche in Italia col servizio a 7

domicilio, tuttavia in questo caso sarebbe a pagamento comprensivo dell’ospitalità del personale medico e paramedico nel periodo. Chiede al servizio pubblico bolognese : di non essere un numero.

Studentessa (di medicina) fuori sede Tra poco dovrò occuparmi io della mia salute! Sarò io a prendermi cura di me. Studio medicina. Sono fuori sede e qui a dire la verità non ho un medico. Ne ho uno dove sono nata, che contatto solo per le questioni burocratiche. Studio la medicina tradizionale ma non mi ci affido completamente, in particolare finchè posso non prendo medicinali. Vivo il farmaco come qualcosa di esterno, capisci? Ho sentito parlare da un’amica, già laureata, di agopuntura, ma ancora non ne so molto. Lavoreresti in un consultorio? Non ci lavorerei mai, non sono interessata a certe problematiche. Non sono mai stata in un consultorio, ma so cosa sono.

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Fascia di età 35-45

Sulla base delle tue esperienze e del tuo vissuto, da chi e come vorresti che fosse accolta la tua richiesta di cura?

Lei ha 36 anni si occupa di formazione aziendale. Frequenta il consultorio Mazzacurati per la localizzazione vicino a casa sua. In realtà non ha alcun problema specifico: soltanto una volta all’anno fa una visita di controllo. E’ piuttosto soddisfatta: la Dott.sa che la visita si chiama Masi (credo) Il tempo per avere la visita è di circa 15 giorni. Giudica positivamente il fatto che si possa chiamare direttamente senza intermediari Non vi è praticamente tempo di attesa quando è in visita: c’è puntualità (pertanto non può confrontarsi con le diverse realtà in sala d’attesa) La dottoressa è spicciativa; ma questa affermazione è stata fatta con accezione positiva; nel senso di una persona che non le fa perdere tempo. Le fa fare degli esami/approfondimento solo se necessario (in tutte le visite , una sola volta) Il suo disappunto colpisce i processi che passano attraverso il CUP: per fare un’ecografia (l’esame ordinato dalla dottoressa, appunti!) 5 mesi di attesa!

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Lei ha 37 anni, bolognese, laureata, vive a Castenaso, è single. Lavora all’ UNICREDIT. Il suo medico di base è anche la sua ginecologa. Finora il suo rapporto si è limitato alle periodiche visite di controllo. Usa il servizio pubblico solo per gli approfondimenti aggiuntivi: esami, verifiche, controlli . In questo caso non lamenta tempi troppo lunghi: è relativamente soddisfatta. Il PAP test è un servizio automatico a Castenaso: i risultati arrivano a casa.

Lei ha 45 anni vive a Bologna da poco tempo ha una convivenza con un compagno. E’ impiegata all’INPS. Ha un ginecologo privato: sostiene che chi può permetterselo va da un medico privato. Tuttavia ha avuto diverse esperienze col pubblico di cui conserva questo ricordo: Fa la mammografia al centro senologico del Maggiore ogni anno. Prenota l’esame con un anticipo di 5/6 mesi. Non ha particolari altre note critiche da fare , anche perché i risultati arrivano abbastanza in fretta. Ha frequentato 6/7anni fa anche il Consultorio di Via Sant’Isaia. Faceva una terapia per rinforzare la muscolatura perineale. In seguito le è venuta la Candida: secondo lei gli strumenti usati non erano ben sterilizzati. 10

Per 5 anni ha frequentato il Malpigli per i test e i vaccini allergici; ma ogni anni trovava un riferimento diverso tanto da darle l’impressione, ogni volta, di dovere raccontare le stese cose e che la vista fosse un proforma senza alcun avanzamento. Queste le sue idee: le attrezzature nel pubblico non sono all’avanguardia, anzi, sovente, antidiluviane se non paghi non hai attenzione e la visita è frettolosa il medico bravo e attento è un’eccezione Soprattutto la sua richiesta sarebbe: tempi di prenotazione umani e trovare sempre lo stesso riferimento,

Lei ha 39 anni, pugliese, laureata, vive a Bologna con marito giornalista e due figli. Lavora presso un’agenzia di P.R. E’ il medico curante che la indirizza alle strutture pubbliche per esami e accertamenti. Quando era studentessa e “non aveva il becco di un quattrino” andava alle strutture pubbliche (in Puglia) ora va dallo specialista a pagamento. Per lei l’approccio alle strutture pubbliche è quando va a fare degli approfondimenti a delle visite generiche. In questo caso si dichiara soddisfatta ad esclusione dei tempi di attesa : oggi è in attesa di fare un esame in dicembre!

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Ha

voluto

partorire

in

Ospedale

perché

la

tranquillizzava

maggiormente: tuttavia è stata scontentissima della ginecologa cui è stata affidata che non l’ha seguita: “non l’ha neanche mai visitata!”. Poi durante la degenza del parto del primo figlio, ha conosciuto un medico e , in seguito, lo ha scelto come suo ginecologo ma con visite private. Della struttura pubblica perciò rimprovera: i lunghi tempi di attesa il disinteresse “quando non paghi” è, al contrario soddisfatta della professionalità. Afferma di essere neutra rispetto ai consultori, anzi dice che alcune sue amiche li frequentano e ne sono soddisfatte (in particolare il consultorio di S. Felice) tuttavia quando li definisce ne ha un’immagine negativa: non lo esprime a parole ma con espressioni. Invitata comunque a spiegare da dove venga questa idea negativa non è in grado di definirlo se non nella mancanza di attenzione intesa come interesse al caso specifico. Andrebbe nella struttura pubblica se ci fosse un tempo dedicato di “attenzioni”.

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Fascia di età 45-55

Sulla base delle tue esperienze e del tuo vissuto, da chi e come vorresti che fosse accolta la tua richiesta di cura?

Donna vicina Dice di sé: Romagnola di origine, 52 anni, divorziata, vive in centro a Bologna con il secondo marito con cui gestisce la profumeria di cui è titolare, è un lavoro che ha sempre fatto e che le piace, anche se è più faticoso di quel che sembra dal punto di vista psicologico nel rapporto con i/le clienti. E’ soddisfatta di essere riuscita a fare del suo negozio un punto d’incontro, quasi un salotto dove le clienti diventano spesso amiche. Sono patofobica, ho il terrore delle malattie, ho sempre frequentato medici, ma fidandomene poco. L’unica di cui mi fido è la psicoterapeuta che mi visita, mi ascolta e mi convince a misurarmi la pressione (ho la fobia della pressione, che mi cresce mentre me la misurano). Mi fido abbastanza anche del mio ginecologo che mi segue da quando era un giovane medico. Tutto però a suon di soldini. Io ho avuto molta paura della menopausa e ho preso un sacco di informazioni prima di fare la terapia ormonale sostitutiva, sempre controllata con tanti tipi di esami.

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Molto dipende dalla formazione dei medici, ma, tenendo presente che la sanità si chiama azienda, non c’è molto da aspettarsi. Adesso poi è sempre peggio. Per esempio, in ospedale non ti danno più i farmaci non essenziali, come gli antidolorifici. Figuriamoci per la terapia del dolore!

Donna semi-vicina Dice di sé: Ho 51 anni, non sono bolognese, non sposata, niente figli, consulente del lavoro, vivo in centro a Bologna e mi trovo bene. Sono in pre-menopausa e ho un rapporto pessimo con la medicina. Faccio tutto privatamente, vado dal medico, sento la diagnosi, pago, poi subentra la sfiducia e faccio di testa mia. Mi fido di più dell’omeopatia e di una farmacista che conosco. Però faccio gli esami di routine tutti gli anni: colposcopia, ecografia addominale, ecc. Da bambina avevo uno zio medico e mia madre telefonava a lui che ci curava per telefono. Poi ho avuto un’esperienza terribile quando mia madre è morta di cancro e non hanno capito niente. Trovo che gli ospedali, perfino qui a Bologna, sono terribili – al pronto soccorso si scocciano se non è un’emergenza – ho avuto una recente esperienza con un occhio che mi faceva male (ma io non sapevo se era un’emergenza o no). L’unico è il Belluria dove il personale paramedico è più preparato. Vorrei una sanità efficiente e gratuita. Voglio essere visitata con scrupolo e consigliata bene per il mio benessere, tenendo conto di

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me che sono molto sensibile e non sopporto cure pesanti e soluzioni drastiche. Ecco perché mi trovo meglio con l’omeopatia per cui mi avvalgo di quella farmacista che conosco.

Lei dice: Anzitutto la fiducia : da quando ero giovane mi faccio seguire sempre dalla stessa persona in cui ho fiducia perchè riesco ad avere con lei un reale dialogo: è assolutamente fondamentale per me, tanto che per mancanza di dialogo e fiducia cambiai anche il medico di base; è importante l'aspetto umano della terapia. Proprio per la facilità della comunicazione e dell'accesso, per la buona accoglienza ho utilizzato spesso il consultorio nelle diverse fasi della mia " vita riproduttiva", in particolare dopo il parto . E' stato per me un luogo senza filtri medico-burocratici , senza quel distacco che spesso caratterizza la classe medica ed è di fatto un "esercizio di potere" sulla paziente. Rispetto ad un uomo che affronta anche il tema salute in modo diverso, questo è importante per noi donne, che abbiamo un approccio differente: più attento ,anche severo con noi stesse: io poi preferisco il rapporto con un'operatrice "che ha gli stessi ormoni" e può mettere il suo vissuto nel rapporto medico-paziente. Bisogna però superare il limite di un semplice "femminile", legato a ruoli e modalità tradizionali, per riprendere punti di vista vicini alla "reale condizione femminile" e al femminismo (oggi assente?). Oggi sembra che non ci siano riferimenti, non ci siano sogni e obiettivi da conquistare, come era per gli anni dei movimenti femministi. Sono preoccupata per la possibilità di un "ritorno indietro" sulla reale libertà e autonomia di scelta delle donne: ad esempio l’ingerenza della chiesa e rischio anche per i consultori.

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Fascia di età:oltre i 55 anni
Sulla base delle tue esperienze e del tuo vissuto, da chi e come vorresti che fosse accolta la tua richiesta di cura?

Donna lontana Anzitutto preferirei una donna già sensibile al discorso di una specifica psicologia e soggettività femminile (quindi con sensibilità 16

alle problematiche delle donne, al contesto in cui opera e con la capacità/ volontà di orientare raccogliere dati e interrogativi anche non chiaramente esplicitati od evidenti per l’utente). E’importante l’”inchiesta “ da parte dell’operatrice sugli stili di vita, le abitudini, l’attenzione alla prevenzione Delle utenti, anche, anzi specialmente, nei confronti delle più giovani che spesso sono non consapevoli, disattente anche su aspetti considerati ovvii e già esperiti da donne più mature. E’ necessaria quindi anche una capacità di sollecitazione differenziata. Nel “come” essere accolta hanno spazio importante anche la disponibilità e il garbo dell’operatrice, un ambiente distensivo, che non intimidisca e disponga ad aprirsi, oltre a tempi non pressanti, in pressanti modo che l’utente si senta accolta e sia indotta ad aprirsi. Quindi potenziare anche la competenza comunicativa di operatrici/operatori, la disponibilità all’ascolto rispettoso : con una sorta di interattività ( si potrebbe anche pensare ad una “preparazione” delle/dei pazienti alle visite, magari formulando uno schema di informazioni-elementi oggettivi). Ovvia quindi è la certezza assoluta di privacy. Fondamentale è anche la scelta -libertà di scelta-

dell’operatrice/operatore da parte dell’utente e la continuità della relazione di cura, tenendo sempre presente la valenza forte dell’”effetto placebo”, che pesa fino al 40% sulla possibilità di guarigione).

Donna con esperienza di medicina generale Penso che la richiesta di cura dovrebbe partire da una comprensione precisa dei propri bisogni, quindi non può essere generica e indiscriminata. In una situazione di offerta diversificata, com'è 17

l'attuale qui, ognuno deve capire che cosa di preciso di volta in volta vuole. Va prima elaborata bene la propria domanda: ogni cura è anche un' auto-guarigione, quindi occorre capire che cosa e chi ti serve di più. Prima naturalmente occorre un lavoro d'informazione accurato, a cui può seguire l'esperienza di persona di ciò/chi si è scelto. Io non mi affido a priori a nessuno : quindi diventa indifferente la scelta fra pubblico -privato o del genere di operatori/trici. Ad esempio nel mio percorso un di cura più ginecologica non "empatico", che sono stata soddisfatta sia dell'esperienza di due ginecologhe, ma mi sono trovata meglio con ginecologo, utilizza medicina convenzionale sia non convenzionale. E' infatti fondamentale anche la possibilità di un'offerta che, oltre ad essere qualificata, punti su un'accoglienza più totale del MALATO, NON della MALATTIA.

Lei ha 61 anni e una figlia medico in una struttura privata dove fa ecografie alle neo-mamme. Per questo motivo non frequenta quasi mai le strutture pubbliche: la figlia la invia sempre da specialisti conosciuti e di cui si fida. Fino a qualche anno fa faceva le ecografie al Sant’ Orsola. Ma in seguito ad una di queste è stata consigliata a fare un’Ecografia e una Risonanza. Preoccupata si è rivolta alla figlia che l’ha inviata da un privato dove le è stato detto che “quelli del Sant’Orsola sarebbero stati da denunciare” In seguito a questo episodio, ha interrotto del tutto le sue frequentazioni nella salute pubblica.

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Può riferire sul pubblico solo per quanto le è stato raccontato. La figlia, ad esempio ha prestato servizio presso il consultorio di Via Sant’Isaia e ne ha tratto una buona opinione dei medici che vi lavoravano tanto da consigliarli anche alla madre; ma nei loro ambulatori privati e mai nel contesto pubblico: perché “lì si è spicciativi, affrettati, coinvolti dalle più diverse tematiche, e con strumentazioni talvolta non dell’ultimo periodo.” Perché lei non va nella struttura pubblica: perché usano gli stessi protocolli uguali per tutti e quindi non personalizzano l’intervento perché non ha la garanzia di trovare alla visita successiva lo stesso medico che l’ah aseguita precedentemente perché vuole del tempo dedicato con attenzione.

Donna semi-vicina Dice di sé: sono della provincia emiliana, sono stata una delle prime donne a separarsi nel mio paese e sono contenta di averlo fatto. Ho sempre fatto la domestica fino che ho provato a fare l’imprenditrice nel senso che ho tentato di gestire una casa di riposo. Adesso sono in pensione, vivo in collina e compenso la bassa pensione facendo la badante. Sono sempre stata fortunata nelle scelte che riguardano la salute, ma ho sempre fatto molto di testa mia. Attualmente vado molto con le cose naturali, tengo sotto controllo l’osteoporosi con la densitometria, poi ne parlo col medico di base. Racconto al mio medico più di quello che lui chiede- lui sta ad ascoltare, poi mi dà la cura e io scelgo, prendendomi le mie responsabilità. Poter scegliere è un diritto e un arricchimento. 19

Vorrei che chi mi prende in cura avesse la mente aperta, per lasciarmi autogestire.

Donna vicina Dice di sé: pensionata, attiva in campo socio-culturale, ex insegnante, separata con figlia adulta, bolognese, ma fortunatamente abito ai limiti verso la collina, perché non sopporto l’aria inquinata di Bologna. Per quanto possibile, mi sono sempre rivolta al servizio pubblico, ma ho notato delle forti carenze nel campo del rapporto e dell’informazione: i medici di base non sono formati per informare – dovrebbero aver un altro tipo di impostazione – non ti danno la possibilità di scegliere con che tipo di medicina curarti. Sono stata paziente di Via Tiarini e là ho trovato quello che cercavo: accoglienza, possibilità di scelta (non ho fatto la cura sostitutiva ormonale) e poi mi hanno risparmiato tanti giri . La speranza per il futuro è che ci sia un Cento Tiarini moltiplicato e amplificato in cui avere tutte le informazioni, fare gli esami, contro la frammentarietà.

Donna vicina Dice di sé: sono libera da vincoli matrimoniali, senza figli, vivo a Bologna, ma sono friulana di origine. L’unico rapporto di fiducia che ho è con l’agopunturista che mi tiene sotto controllo tutto , perché ho la esatta sensazione che il medico bravo tiene in considerazione la globalità della persona.

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Per me nel mio rapporto con la medicina c’è stata una svolta con il self-help che mi ha dato la coscienza del mio corpo e la consapevolezza che è importante interloquire e quindi essersi in parte riappropriate della propria salute. In ospedale, quando sono stata operata all’utero, ho sperimentato la spersonalizzazione, mi sono sentita trattata come un pezzo di carne. Io non ho avuto problemi con la menopausa, a parte uno svuotamento di energie.

Donna vicina Dice di sé: ex insegnante, originaria della Sicilia, vivo a Bologna, libera da vincoli matrimoniali, ho un figlio adulto. Del passato ricordo sempre solo medici uomini. Mia madre mi portava, lei presente, da medici uomini che pontificavano e scrivevano ricette non leggibili. Adesso i medici dicono tutto e sono terrorizzati dalla possibilità di denuncia. Io delle volte dico –non ditemi niente- preferisco il mistero (limite mio), ma vorrei fosse rispettato. Nell’età adulta, dopo il ’68, sono passata alle donne, soprattutto ginecologhe e dentiste- le trovo più preparate e gentili. Sono sere andata nel pubblico, ora mi sono rassegnata al privato per le lungaggini e la spersonalizzazione; per fortuna ho sempre avuto poco a che fare con ASL consultori, ecc. perché mi controllo poco. Sono convinta che se stai libera e contenta, se vai dietro ai tuoi desideri, ti ammali meno, almeno questa è la mia esperienza. Per il futuro vorrei che l’assistenza sanitaria fosse gratuita, accogliente e gentile, che fosse curato l’aspetto psicologico, che le

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medicine alternative fossero poco costose, in modo da poter scegliere. Vorrei, ma questa è utopia, che ci fosse una macchina che complessivamente mi dà il riscontro di come sono messa, un check up rapido da discutere con qualcuno/a di cui mi fido.

FOCUS GROUP* al CENTRO SOCIALE MAZZACORATI 9-07-2007 Indagine di gruppo (la domanda viene posta all’inizio possibilmente anche in riferimento al passato, al presente e al futuro) NB Erano presenti 6 donne a me sconosciute (lontane), a parte una, la dirigente, che mi ha organizzato l’incontro.

Donna lontana Dice di sé: sono di Bologna e vivo a Bologna, ma, da giovane, ho girato il mondo come cantante di musica leggera. Sono nonna e fare la nonna è la cosa che mi piace di più, visto che ormai il canto…è andato. Da giovane ero abituata bene con un vecchio medico che conosceva la mia famiglia – troppo bene. Adesso mi lamento perché il medico di base non mi visita e non mi misura neanche la pressione. Mancano i medici capaci di fare una diagnosi – Io che ho avuto una menopausa precoce, con la densitometria ho scoperto una grave osteoporosi e non posso neanche assumere calcio, ma i medici tradizionali non mi hanno capito e risolto niente – 22

anche gli esami li ho sempre letti autonomamente- mi sono messa a dieta e risolvo con l’alimentazione. Sono sempre rotta, ma mi ritengo già fortunata, perché ho mio genero che è psichiatra ed è il mio medico di fiducia. Vorrei che quello che mi ordinano mi facesse guarire- ma da chi corro? Mi sento scoperta, perché tutto è in via sperimentale con le ossa.

Donna lontana Dice di sé: vivo a Bologna, ma vengo da Milano dove facevo la sarta. Sono sposata, ho due figli adulti e sto per diventare nonna in questi giorni. Al consultorio ci sono sempre andata solo con i bambini quando erano piccoli. Da giovane, quando stavo a Milano e facevo la sarta, avevo il medico della mia mutua privata- per fortuna non ho mai avuto bisogno dell’ospedale, perché avrei dovuto pagare! Non ho avuto nessun problema con la menopausa, salvo le ossa. Infatti ho il busto e i plantari che mi ha ordinato il fisiatra del poliambulatorio Mengoli e di lui mi fido. Il medico di base prende dei granchi: mi ha ordinato degli esami d’urgenza allo stomaco e all’ospedale hanno brontolato, perchè non c’era urgenza. Adesso ho bisogno di una visita oculistica e ci vogliono 6 mesi. I tempi di attesa sono troppo lunghi.

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Donna lontana Dice di sé: sono Valdostana, ma vivo a Bologna. Casalinga, ho due figli grandi e sono già nonna di una nipotina. Ho avuto una brutta esperienza di parto a Roma: il bambino non nasceva e il medico si è buttato su di me e mi ha provocato un prolasso con lesione interna. Operata di prolasso, l’operazione non è riuscita. Ho avuto una menopausa pesante con scalmane e insufficienza cardiovascolare. Indirizzata dal medico di base, mi sono rivolta al servizio pubblico- V. Dei Mille – dove mi hanno messo a dieta e dove faccio controlli ravvicinati. Però non riesco a stare a dieta e, visto che non son morta, ho preso 12 kg. e continuo a prendere farmaci. Vorrei essere considerata e seguita come un essere umano tutto intero. Vorrei che la sanità fosse come in Val D’Aosta dove il medico va a visitare il paziente anche senza chiamarlo e paga in parte la Regione. Vorrei essere più seguita e non pagare le medicine.

Donna lontana Dice di sé: abito a Bologna, ma provengo dalla provincia toscana, ho 2 figli e sono nonna di 2 nipotine. Da ragazza non ho avuto grossi problemi. Con la menopausa mi è venuto il colesterolo e anche l’infarto, poi un’operazione al seno. Mi tengo su con le pastiglie salvavita che mi danno al centro del colesterolo del S.Orsola dove mi tengono sotto controllo continuo, perché produco molto colesterolo.

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Vado anche dal medico di base per controlli, ma c’è troppo fitto, non si parla e da un posto ti mandano sempre in un altro. Vorrei che il medico di base fosse più disponibile.

Donna lontana Dice di sé: nata “di traverso”, figlia di NN, come si diceva una volta, non mi voleva nessuno e non mi sono tolta questo complesso di dosso. Mi sembra sempre di valere meno degli altri Ho una figlia e sono bisnonna. Da ragazza ho fatto una vita dura, ma stavo abbastanza bene con la salute. Al mattino andavo a scuola e al pomeriggio a servizio. Ho fatto tutti i lavori, fuorché la prostituta: la contadina, il lavoro nelle risaie, sempre “col culo a mollo”. Per 15 anni ho portato il busto ortopedico, ma ho assistito anche mio marito che ha avuto problemi di salute e questo per lui mi ha fatto sentire importante. Con la menopausa ho avuto le scalmane, ma non mi piace andare dal ginecologo e sono andata avanti così Per la schiena ho fatto tutti gli esami possibili e immaginabili, ma i medici non fanno diagnosi e non si arriva mai a sapere il perché. Vorrei che non ci fossero lungaggini e vorrei ci fosse un centro dove poter fare tutto. Io guido ancora la 500 e sono andata anche fino a Loiano, ma dopo, chi mi porta in giro?

Donna lontana Dice di sé: sono modenese di origine, ma vivo a Bologna – sono stata compagna di scuola di Pavarotti- mi sono diplomata maestra e

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ho insegnato per 25 anni – prima di insegnare ho fatto tanti mestieri. Sono single. Fino alla menopausa sono stata piuttosto bene, con la menopausa (chirurgica) è successo il finimondo:diabete, ictus,glaucoma, cataratte. Non mi sono data per vinta, anzi, sono stata caparbia, testarda: ho partecipato a una sperimentazione al S. Orsola per 5 anni con una medicina per l’ictus e mi è andata bene. Sono contenta del S.Orsola, mi hanno salvato la vita. Ho cercato poi un medico di base di cui potermi fidare e infatti, dopo aver cambiato 3 medici, ho trovato una dottoressa che mi ascolta, mi spiega le medicine e mi cura bene. La mammografia la faccio al Mengoli, ma dopo i 70 non mandano più l’avviso- non va bene, perché sembra che si valga di meno.

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