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Gli universali delle relazioni giuridiche

Gli universali delle relazioni giuridiche
In: Luigi Lombardi Vallauri (ed.), Lógos dell’essere, lógos
del diritto. Bari, Adriatica, 1999.

Abstract / Sommario

The universals of jural relations
This essay suggests an answer to the following question: "How many types of jural relations are there and
what are they?"
The starting point is the work of the American jurist Wesley Newcomb Hohfeld (1879-1918).
According to Hohfeld, there are four types of fundamental jural relations. Two jural relations are deontic:
rightduty and privilegeno-right; two jural relations are anankastic: powerliability and immunitydisability.
The thesis of this essay is that anankastic relations only (and not deontic relations) are the
fundamental relations of an institutional system such as is law.

Gli universali delle relazioni giuridiche
Il saggio propone una risposta alla seguente domanda: “Quanti e quali sono i tipi di relazioni giuridiche?”.
Punto di partenza è l’opera del giurista americano Wesley Newcomb Hohfeld (1879-1918). Secondo
Hohfeld, vi sono quattro tipi di relazioni giuridiche fondamentali. Due relazioni giuridiche sono deontiche:
pretesadovere e permessonon-diritto; e due relazioni giuridiche sono anankastiche: poteresoggezione e
immunitàincapacità.
La tesi del presente saggio è che solo le relazioni anankastiche (e non le relazioni deontiche) sono le
relazioni fondamentali di un ordinamento istituzionale quale il diritto è.

1
G. P. M. Azzoni

Gli universali delle relazioni giuridiche

Dans ses pierres écroulantes la forme précise de Byzance.
Nelle sue pietre che crollano la forma precisa di Bisanzio.

Thomas Stearns Eliot, Lune de miel. 1

I confounded the beat of the drum with the beating of my heart,
and was pleased at its calm and regularity.
Scambiai il battere del tamburo con il battito del cuore,
e fui contento della sua calma e regolarità.

Joseph Conrad, Heart of Darkness. 2

Indice:

0. Concetti giuridici fondamentali e lógos del diritto.

1. Le quattro tesi di Hohfeld sui concetti giuridici fondamentali.
1.1. Prima tesi di Hohfeld: tesi dell’universalità degli otto concetti giuridici
fondamentali.
1.2. Seconda tesi di Hohfeld: tesi della relazionalità di ogni posizione giuridica.
1.3. Terza tesi di Hohfeld: tesi della corporeità di ogni soggetto giuridico.
1.4. Quarta tesi di Hohfeld: tesi della adeonticità (anankasticità) di quattro degli otto
concetti giuridici fondamentali.

2. La problematizzazione delle tesi di Hohfeld.

3. I limiti del presente saggio.

1 Thomas Stearns Eliot, Lune de miel, 1919; tr. it. p. 233.
2 Joseph Conrad, Heart of Darkness, 1899, 21902; tr. it. p. 187.

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Gli universali delle relazioni giuridiche

0. Concetti giuridici fondamentali e lógos del diritto.

Un luogo classico della ricerca sui lógoi del diritto è il tentativo di individuare i concetti
giuridici fondamentali, quei concetti, cioè, che sono necessari e sufficienti a comprendere
la specifica ontologia del diritto.
In questo senso, molti di coloro che si sono avvicinati al diritto come ad un oggetto da
conoscere e, quindi, ricostruire teoricamente, privilegiandone il momento formale
(l’essenza) rispetto a quello storico (l’esistenza), possono essere ricompresi tra gli studiosi
degli universali giuridici.
Forse è proprio nella scienza del diritto che si trova, più che in altre discipline, una forte e
multiforme corrente metafisica che, quando ha saputo superare false apparenze, è riuscita
ad analizzare “le cose stesse” (per usare il celebre motto di Edmund Husserl3).
Esemplare in questo senso mi sembra il contributo di un autore che, pur essendo estraneo
alle tradizioni giusnaturalistiche e pandettistiche, credo sia riuscito a fare per la
conoscenza giuridica ciò che Immanuel Kant riteneva proprio della conoscenza
matematica: “considerare l’universale nel particolare, anzi nel singolo”. 4 Mi riferisco a
Wesley Newcomb Hohfeld (1879-1918), un giurista americano che (riordinando la
frammentaria casistica tipica del Common Law) giunse, in due celebri saggi5, a individuare
- come egli scrive - i “concetti basilari [“basic”] del diritto”, cioè “quegli elementi
giuridici che entrano in ogni tipo di interesse giuridico” 6, e quindi a “scoprire somiglianze
essenziali [“essential similarities”] ed illuminanti analogie [“illuminating analogies”] in
ciò che superficialmente si presenta come un’infinita e disperata varietà [“infinite and
hopeless variety”]”.7

3 Cfr., ad esempio, il saggio-manifesto di Edmund Husserl, apparso su “Logos” nel 1911, Philosophie als
strenge Wissenschaft.
4 Immanuel Kant, Kritik der reinen Vernunft, 1781; 21787, p. 742; Akademie-Ausgabe, III, p. 469: “La
conoscenza filosofica considera [...] il particolare [“das Besondere”] solo nell’universale [“im
Allgemeinen”], la conoscenza matematica considera l’universale [“das Allgemeine”] nel particolare [“im
Besonderen”], anzi nel singolo [“im Einzelnen”]” (tr. it. p. 552).
5 Wesley Newcomb Hohfeld, Some Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning. I.,
1913; Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning. II., 1917.
6 Wesley Newcomb Hohfeld, Some Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning. I.,
1913; 1923, p. 27 (tr. it. p. 6).
7 Wesley Newcomb Hohfeld, Some Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning. I.,
1913; 1923, p. 64 (tr. it. p. 45).

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G. P. M. Azzoni

1. Le quattro tesi di Hohfeld sui concetti giuridici fondamentali.

In Hohfeld sono presenti quattro tesi che mi sembrano rilevanti per una ricerca sul lógos:

(i.) prima tesi: i concetti giuridici fondamentali, necessari e sufficienti a
comprendere la specifica ontologia del diritto, sono otto: right [diritto]8, duty [dovere],
privilege [permesso], no-right [non-diritto], power [potere], liability [soggezione],
immunity [immunità] e disability [incapacità];

(ii.) seconda tesi: ognuno degli otto concetti giuridici fondamentali è sempre
associato ad un altro concetto giuridico fondamentale (al concetto correlativo), in modo
che si individuano quattro relazioni giuridiche fondamentali:
dirittodovere, permessonon-diritto, poteresoggezione e immunitàincapacità;

(iii.) terza tesi: soggetti delle quattro relazioni giuridiche fondamentali (e, quindi,
di ogni possibile relazione giuridica concreta) possono essere solo persone fisiche;

(iv.) quarta tesi: gli otto concetti giuridici fondamentali non sono omogenei:
quattro sono concetti che oggi chiameremmo ‘deontici’ (diritto, dovere, permesso, non-
diritto) e quattro sono concetti che oggi chiameremmo ‘anankastici’ (potere, soggezione,
immunità, incapacità).

Nel presente § 1. (che esaurisce quasi interamente il mio contributo) illustrerò le quattro
tesi di Hohfeld analizzandole e commentandole alla luce della nostra ricerca sul lógos.

Nel § 2. problematizzerò la prima tesi di Hohfeld (secondo cui otto sono i concetti
giuridici fondamentali) a partire dalla quarta tesi di Hohfeld (secondo cui, all’interno degli
otto concetti giuridici fondamentali, quattro sono concetti deontici e quattro sono concetti
anankastici) e, quindi, sosterrò la tesi secondo cui i quattro concetti deontici non sono
concetti fondamentali specificamente giuridici, mentre lo sono i quattro concetti
anankastici.

Nel § 3. mostrerò i limiti della mia tesi (i quattro concetti deontici non sono concetti
fondamentali specificamente giuridici, mentre lo sono i quattro concetti anankastici) per
una ricerca sugli universali giuridici.

8 Hohfeld precisa che ‘right’ è nel senso di claim, pretesa.

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Gli universali delle relazioni giuridiche

1.1. Prima tesi di Hohfeld: tesi dell’universalità degli otto concetti giuridici
fondamentali.

1.1.1. La prima tesi di Hohfeld rilevante per la nostra ricerca sul lógos è che i concetti
giuridici fondamentali sono otto: right [diritto]9, duty [dovere], privilege [permesso], no-
right [non-diritto], power [potere], liability [soggezione], immunity [immunità] e disability
[incapacità].
Secondo Hohfeld, questi otto concetti sono “il minimo comune denominatore del diritto”
[“the lowest common denominator of the law”], “i concetti generici minimi [“the lowest
generic conceptions”] cui possono essere ridotte tutte le “entità giuridiche” [“legal
quantities”]”. Attraverso questi otto concetti, “quanto più si approfondisce l’analisi, tanto
più si percepisce la fondamentale unità ed armonia del diritto [“fundamental unity and
harmony in the law”]”.10
Secondo Manfred Moritz (autore di una celebre monografia su Hohfeld), gli otto concetti
fondamentali “esauriscono [per Hohfeld] tutti i possibili concetti giuridici fondamentali” e
“tutti i concetti giuridici sono ad essi riconducibili”.11

1.1.2. La fecondità euristica ed ermeneutica degli otto concetti hohfeldiani quali universali
giuridici venne sperimentata da Edward Adamson Hoebel in sede di antropologia
giuridica.12
Secondo Hoebel, gli otto concetti di Hohfeld sono caratterizzati da “semplicità, precisione
e universalità [“universality”]”13. E, al termine di un saggio di applicazione dei concetti di
Hohfeld al diritto dei Yurok della California, così Hoebel scrive: “presentare nei termini
dei concetti di Hohfeld [“by way of the Hohfeldian concepts”] il materiale proveniente da
società primitive [...] rende più completa la comprensione dei casi, delle loro conclusioni,
e dei loro particolari effetti, o anche dei loro limiti, all’interno del sistema giuridico”.14
Secondo Hoebel, il ricorso ai concetti di Hohfeld risolve o previene “inutili controversie e
confusioni che possono essere determinate dall’uso di etichette [“labels”] troppo ampie, e
inadatte a certi fenomeni”15. Hoebel si riferisce in particolare alle polemiche tra
antropologi in tema di proprietà; per Hoebel, “il sistema hohfeldiano consente un’analisi
fruttuosa di un’istituzione non-giuridica come la proprietà incorporale presso i popoli
primitivi”16: “this is possible because Hohfeld’s fundamental concepts are more universal
[corsivo mio] than even their inventor himself realized”.17

9 ‘Right’ è nel senso di claim, pretesa.
10 Wesley Newcomb Hohfeld, Some Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning. I.,
1913; 1923, p. 64 (tr. it. pp. 45-46).
11 Manfred Moritz, Über Hohfelds System der juridischen Grundbegriffe, 1960 (tr. it. p. 169).
12 Più recentemente, in sede di diritto comparato, Rodolfo Sacco ha annoverato la teoria di Hohfeld tra le
“teorie generali universali, che aspirano ad essere valide di fronte a qualsiasi ordinamento concreto”
(Rodolfo Sacco, Introduzione al diritto comparato, 51992, p. 130).
13 Edward Adamson Hoebel, Fundamental Legal Concepts as Applied in the Study of Primitive Law, 1942,
p. 953; tr. it. p. 78.
14 Edward Adamson Hoebel, Fundamental Legal Concepts as Applied in the Study of Primitive Law, 1942,
pp. 960-961; tr. it. p. 91.
15 Edward Adamson Hoebel, Fundamental Legal Concepts as Applied in the Study of Primitive Law, 1942,
p. 961; tr. it. p. 91.
16 Edward Adamson Hoebel, Fundamental Legal Concepts as Applied in the Study of Primitive Law, 1942,
p. 965; tr. it. p. 102.
17 Edward Adamson Hoebel, Fundamental Legal Concepts as Applied in the Study of Primitive Law, 1942,
p. 966.

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G. P. M. Azzoni

1.1.3. Il contributo di Hohfeld mi sembra in parte analogo a quello dato, fra il 1869 e il
1871, da Dimitrij Ivanovitch Mendeleïev con la “legge della periodicità”. “Attraverso
questa legge era finalmente possibile disporre ordinatamente, e in maniera metodica e
sistematica, tutti gli elementi allora conosciuti, mediante una suddivisione in gruppi
(verticali) e in periodi (orizzontali).”18 Per Mendeleïev “questa legge rivelava l’esistenza
immanente di un ordine sottostante ad un mondo di oggetti, come gli elementi, che
apparentemente ne era privo; che sembrava un insieme casuale, accidentale, di enti senza
alcuna relazione sistematica tra di essi”.19

1.1.3.1. Come “la legge della periodicità consentiva di prevedere la scoperta di elementi
ancora sconosciuti, necessari alla completezza del sistema e dotati di proprietà chimiche
ben definite”20 , così Hohfeld individuò un concetto necessario alla completezza del suo
sistema, ma non ancora tematizzato dai giuristi, il cui stesso nome ne tradisce la novità e
la dipendenza relazionale dagli altri concetti: ‘no-right’ (termine privativo che Hohfeld
propose “non essendovi altro termine per esprimere questo concetto”21).

1.1.3.2. L’analogia tra Hohfeld e Mendeleïev è limitata al piano epistemologico e non
riguarda l’ontologia degli elementi fondamentali, rispettivamente giuridici e chimici.
Hohfeld si limita a dichiarare che “i rapporti giuridici fondamentali in senso stretto sono
[...] sui generis”22, lasciando indeterminate, però, le caratteristiche proprie del genus.
In Hohfeld non si trova dunque risposta alla seguente domanda, che sarebbe stata di
Martin Heidegger: “in quale senso di ‘essere’ si predica ‘essere’ del dovere”?23
Per Heidegger, è necessario un senso di ‘essere’ diverso da quello corrente: il concetto
tradizionale dell’essere non è adeguato a designare tutto ciò che “è”.
Per maggiore chiarezza riproduco il passo di Heidegger:

“Das Sollen - ist es nichts? - Keineswegs. [...] Aber in welchem Sinne von Sein
ist dann das Werdende, Scheinende, das Denken und das Sollen seiend?
Keinesfalls in dem Sinne von Sein, gegen den sie sich absetzen. Dieser Sinn
von Sein ist jedoch der von altersher geläufige. Also reicht der bisherige
Begriff des Seins nicht zu, um all das zu nennen, was “ist”.”

“Il dovere è nulla? Niente affatto. [...] Ma in quale senso di ‘essere’ è essente
ciò che diviene, è essente ciò che appare, è essente il pensare, è essente il dover
essere? Non certo secondo quel senso di ‘essere’ al quale si contrappongono e
che peraltro è quello corrente fin dall’antichità. Dunque, il concetto
tradizionale dell’essere non basta a designare tutto ciò che “è”.”24

1.2. Seconda tesi di Hohfeld: tesi della relazionalità di ogni posizione giuridica.

18 Antonio Di Meo, Storia della chimica, 1994, p. 68.
19 Antonio Di Meo, Storia della chimica, 1994, p. 68.
20 Antonio Di Meo, Storia della chimica, 1994, p. 69.
21 Wesley Newcomb Hohfeld, Some Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning. I.,
1913; 1923, p. 39 (tr. it. p. 20).
22 Wesley Newcomb Hohfeld, Some Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning. I.,
1913; 1923, p. 36 (tr. it. p. 17).
23 Martin Heidegger, Einführung in die Metaphysik, 1953, p. 155 (tr. it. p. 208).
24 Il passo che ho citato appartiene al quarto capitolo di Einführung in die Metaphysik intolato Die
Beschränkung des Seins (La limitazione dell’essere). E’ utile ricordare che questo capitolo si suddivide in
quattro paragrafi: (i.) Sein und Werden (Essere e divenire); (ii.) Sein und Schein (Essere e apparire); (iii.)
Sein und Denken (Essere e pensare); (iv.) Sein und Sollen (Essere e dover essere).

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Gli universali delle relazioni giuridiche

1.2.1. La seconda tesi di Hohfeld rilevante per la nostra ricerca sul lógos è che ognuno
degli otto concetti giuridici fondamentali è sempre associato ad un altro concetto giuridico
fondamentale (al concetto correlativo), in modo che si individuano quattro relazioni
diadiche fondamentali:
dirittodovere, permessonon-diritto, poteresoggezione e immunitàincapacità.
In ognuna delle quattro relazioni diadiche, il primo termine designa la posizione giuridica
di un primo soggetto nei confronti di un secondo soggetto, mentre il secondo termine
designa la posizione giuridica (correlativa alla prima) del secondo soggetto nei confronti
del primo soggetto.25
Ecco quattro esempî tratti da Hohfeld:
(i.) esempio di relazione dirittodovere: “se X ha il diritto che Y stia fuori dalla sua
terra, il correlativo (ed equivalente) è che Y ha il dovere verso X di starne fuori”;
(ii.) esempio di relazione permessonon-diritto: se X ha avuto da Y, proprietario di
un’insalata di gamberetti, il permesso di mangiarla, Y non ha il diritto di impedire a X di
mangiarla;26
(iii.) esempio di relazione poteresoggezione: al potere dell’oblato di accettare
l’offerta corrisponde la soggezione dell’offerente;
(iv.) esempio di relazione immunitàincapacità: X, proprietario terriero, è immune
dagli atti di alienazione della sua proprietà operati da Y e, correlativamente Y è incapace
di alienare la proprietà di X.

1.2.2. Hohfeld conduce alle estreme conseguenze la tesi della necessaria relazionalità di
ogni posizione giuridica estendendola anche ai diritti reali (diritti che, invece, altri
considera non relazionali, ma “assoluti”).27
Secondo Hohfeld, un diritto reale non è né un diritto nei confronti di una cosa, né un
diritto nei confronti di un collettività indifferenziata, ma “fa semplicemente parte di un
gran numero di diritti fondamentalmente simili, riconducibili ad una persona; ad ognuno
di tali diritti è correlativo un dovere (uno, e uno solo) [“one, and only one”] che fa parte di
un gran numero di doveri generali o comuni, di doveri cioè fondamentalmente simili,
riconducibili singolarmente [“residing respectively”] a molte persone diverse.”.28 In breve,
25 Quantunque le posizioni giuridiche del primo soggetto possano essere definite con l’iperonimo (per
Hohfeld eccessivamente generico) ‘diritto’ (nel senso di right), sarebbe errato considerare le posizioni
giuridiche del secondo soggetto come delle posizioni sempre “di svantaggio”. Hohfeld precisa che il
rapporto (tra il primo e il secondo soggetto) è meramente formale: il donatario, ad esempio è in una
posizione di “soggezione” rispetto al “potere” del donante, ma non è certo in una posizione di svantaggio
(cfr. Wesley Newcomb Hohfeld, Some Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning. I.,
1913; 1923, p. 60, nota 90; tr. it. p. 41, nota 4).
26 È l’esempio (celeberrimo in jurisprudence) della “shrimp salad”, che Hohfeld riprende da John Chipman
Gray, The Nature and Sources of the Law, 1909, sezione 48.
27 Ad esempio, così scrive Santi Romano, Diritti assoluti (in Frammenti di un dizionario giuridico, 1947,
pp. 58-59): “i diritti assoluti [tra i quali Santi Romano comprende i diritti reali] implicano un rapporto con la
cosa o il bene che ne costituiscono l’oggetto, ma non con altri soggetti”; “il dovere che ha ciascuno di non
turbare l’altrui diritto assoluto [...] non è correlativo a quel diritto e rimane fuori la cerchia del rapporto
giuridico”.
Anche Pietro Trimarchi, uno dei pochi giuristi continentali ad avere recepito i concetti di Hohfeld, non
ritiene che la relazionalità sia una caratteristica necessaria delle posizioni giuridiche: “l’esistenza di una
pretesa correlativa al dovere è costante nel diritto privato. Non così nel diritto pubblico, dove si hanno anche
doveri imposti per la realizzazione di interessi generali, di cui non sia portatore un soggetto o ente specifico”
(Istituzioni di diritto privato, 91991, p. 57).
28 Wesley Newcomb Hohfeld, Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning II., 1917;
1923, p. 95 (tr. it. p. 82). Questo passo di Hohfeld è affine ad un’interpetazione di Immanuel Kant offerta da
Norberto Bobbio, Teoria della norma giuridica, 1958, p. 25 (21993, p. 17): “ciò che preme soprattutto a
Kant, ponendo il diritto come rapporto tra due soggetti, è di respingere la tesi che il diritto possa consistere

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G. P. M. Azzoni

tra l’insieme dei diritti e l’insieme dei doveri v’è corrispondenza biunivoca: ad ogni diritto
corrisponde un dovere. Per Hohfeld “il supposto unico diritto reale, correlato con un
“dovere” di “tutte” le persone, comporta in realtà tanti separati e distinti rapporti “diritto-
dovere” quante sono le persone soggette a un dovere”.29
Dunque, nonostante il nome, il diritto reale è non un diritto in rem, ma un diritto in
personam (anzi: in personas). E’ la celebre concezione dei diritti reali come “bundles of
rights”.
Nel mondo giuridico hohfeldiano non vi sono pertanto oggetti (nemmeno nel senso che ha
in latino il termine ‘res’30), ma solo soggetti. In questo senso, il mondo giuridico
hohfeldiano è l’antitesi di quei mondi totalmente reificati di cui è caso paradigmatico
quello descritto da Jean-Paul Sartre ne La nausée in cui la soggettività del protagonista si
costituisce, alienandosi, nella relazione con gli oggetti e in cui l’unica soluzione per gli
uomini è quella di “exister lentement, doucement, comme [les] arbres, comme une flaque
d’eau, comme la banquette rouge du tramway”.31

1.2.3. La tesi della relazionalità delle posizioni giuridiche può sembrare ovvia e tuttavia
essa è spesso disconosciuta in logica deontica.
In alcuni autori la logica deontica non è relativizzata ad alcun soggetto ed i suoi operatori
sono impersonali (“impersonal operators”, come scrive Lars Lindahl32).
E nello stesso Georges Kalinowski (che pure ha elaborato una “logica deontica
relativizzata”33) gli operatori sono relativizzati ad un unico soggetto (al soggetto agente),
senza riferimento ad altri soggetti.
In questo senso, “Hohfeld differs from the main tradition in deontic logic” 34 e viene,
pertanto, considerato il capostipite di una diversa concezione della logica deontica “less
interested in the structure of the obligations and more in the individuals referred to”.35

1.2.4. Vorrei ora segnalare due delle molteplici (ed evidenti) analogie tra la relazionalità
delle posizioni giuridiche ed altri lógoi di altre regioni dell’essere.
anche in un rapporto tra un soggetto e una cosa”. Ricordo che per Kant “il rapporto giuridico dell’uomo con
esseri che hanno dei diritti e dei doveri” sussiste (“adest”) “perché è un rapporto di uomo a uomo”, cfr.
Immanuel Kant, Metaphysik der Sitten (Metaphysische Anfangsgründe der Rechtslehre), 1797, p. 50; tr. it. p.
49.
29 Wesley Newcomb Hohfeld, Fundamental Legal Conceptions as Applied in Judicial Reasoning II., 1917;
1923, p. 94 (tr. it. p. 80).
30 Come scrive Martin Heidegger, “la parola romana res indica ciò che concerne l’uomo”, non “ogni cosa
che in qualche modo è” (Martin Heidegger, Das Ding, 1951; tr. it. pp. 116-117).
31 Jean-Paul Sartre, La Nausée, 1938; 1981, p. 185 (tr. it. p. 210). Cfr. Giampaolo M. Azzoni, Res.
L’interoggettualità ne La Nausée di J. P. Sartre, 1992; Francesco Orlando, Gli oggetti desueti nelle
immagini della letteratura, 1993, pp. 153-156; Giampaolo M. Azzoni, Semplici presenze. Gli oggetti in
Typhoon di J. Conrad, 1995.

Leggendo questo passo de La nausea è inevitabile ricordare l’epilogo de L’eclisse di Michelangelo
Antonioni dove gli uomini lasciano il posto alle cose: “l’incontro possibile di Piero e Vittorio si offusca, lo
stile si rarefà, scompaiono anche i gesti, restano le cose sconnesse, cioè prive di una connesione significante.
Le cose non sono ricordi ma resti di cose, hanno perduto qualsiasi riferimento al soggetto” (Giorgio Tinazzi,
Michelangelo Antonioni, 1974, p. 98).
Sul tema degli oggetti (tema poco frequentato in filosofia), segnalo due ricerche filosofiche edite
recentemente: Vilém Flusser, Dinge und Undinge. Phänomenologische Skizzen, 1993; François Dagognet,
Les dieux sont dans la cuisine. Philosophie des objets et objets de la philosophie, 1996.
32 Lars Lindahl, Position and Change. A Study in Law and Logic, 1977, p. 34.
33 Cfr. Georges Kalinowski, Obligation dérivée et logique déontique relationnelle, 1964.
34 Lars Lindahl, Position and Change. A Study in Law and Logic, 1977, p. 34.
35 Bengt Hansson, Deontic Logic and Different Levels of Generality, 1970, p. 241.

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Gli universali delle relazioni giuridiche

1.2.4.1. La prima analogia mi è stata suggerita dal contributo di Giovanni Martucci (Il
Logos della fisica)36: mi sembra che Hohfeld attribuisca alle posizioni giuridiche una
proprietà analoga ad una proprietà posseduta dalle particelle fisiche.
Scrive Martucci: “nel 1927 Paul Dirac propose una equazione, che porta il suo nome, dalla
quale segue una caratteristica importante delle particelle: per ogni particella esiste una
corrispondente antiparticella con la stessa massa ma con carica elettrica opposta”.37
Analogamente, secondo Hohfeld, per ogni posizione giuridica esiste una corrispondente
posizione giuridica con lo stesso contenuto ma con il verso opposto.

1.2.4.2. Se la prima analogia, che sopra ho esposto, indica un’affinità tra lógoi diversi, la
seconda analogia, che presenterò, indica, invece, una difformità.
Mi sembra (ecco la seconda analogia) che le relazioni giuridiche, manifestando una
perfetta simmetria38, non abbiano la proprietà della chiralità (come è noto, chiralità è la
non coincidenza tra un oggetto e la sua immagine speculare). “Quasi tutti gli oggetti che si
trovano in natura non coincidono con la propria immagine speculare e si dice pertanto che
posseggono chiralità”; “per distinguere le due forme, essi vengono spesso chiamati
destrorsi o sinistrorsi”.39
Le relazioni giuridiche si comporterebbero come sfere o triangoli equilateri che “quando
vengono riflessi da uno specchio, l’immagine risultante è indistinguibile dall’oggetto
originario”40. Le relazioni giuridiche sarebbero, pertanto, non chirali, bensì “achirali”
(poiché non v’è prevalenza di uno dei due elementi della relazione)41

1.3. Terza tesi di Hohfeld: tesi della corporeità di ogni soggetto giuridico.

1.3.1. Dalla seconda tesi, che sopra si è esaminata, deriva come conseguenza che non può
esistere un soggetto di diritto isolato, ma che un soggetto di diritto si dà sempre insieme ad
un secondo soggetto di diritto (così come in Martin Buber o in Emmanuel Mounier l’“Io”
è costituivamente definito dal “Tu”)42: nel mondo del diritto, secondo Hohfeld, non vi
sono singoli, ma solo coppie43
Per la terza tesi, soggetto di diritto può essere solo una singola persona fisica, mentre non
può esserlo una persona giuridica; come icasticamente scrive Hohfeld: “the only conduct
of which the state can take notice by its laws must [in corsivo nell’originale] spring from
natural persons - it cannot be derived from any abstraction called ‘corporate entity’”44.

36 Il contributo di Giovanni Martucci è stato discusso nell’incontro del 3 dicembre 1994 ed è raccolto nel
presente volume alle pp. .....-........
37 Ricordo che Paul Dirac (1902-1984) vinse il Premio Nobel nel 1933.
38 Sulla simmetria dei concetti giuridici, cfr. Francesco Carnelutti, Metodologia del diritto, 1939, 21990, pp.
96-97.
39 Roger A. Hegstrom / Dilip K. Kondepudi, La chiralità dell’universo, 1990, p. 56.
40 Roger A. Hegstrom / Dilip K. Kondepudi, La chiralità dell’universo, 1990, p. 56.
41 Anche se la natura è chirale (questa è la tesi che formulò Louis Pasteur), non necessariamente la cultura
è achirale. Segnalo, ad esempio, che Jacques Derrida considera come chirali (anche se non mi risulta che
utilizzi il termine) tutte le grandi diadi costitutive della tradizione filosofica occidentale (anima/corpo,
voce/scrittura, ...) la cui forma apparentemente simmetrica occulterebbe la prevalenza di uno dei due
elementi della diade.
42 Martin Buber, Ich und Du, 1936; Emmanuel Mounier, Le personnalisme, 1950. Cfr. Michael Theunissen,
Der Andere. Studien zur Sozialontologie der Gegenwart, 1964, 21977; Werner Maihofer, Anthropologie der
Koexistenz, 1972; Luigi Bagolini, Persona, valori e valutazioni. Riferimenti a Martin Buber e ad Emmanuel
Lévinas, 1994.
43 Cfr. il concetto husserliano di “Paarung” nel § 51 della Quinta meditazione cartesiana.

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G. P. M. Azzoni

Per usare i concetti di Giovanni Duns Scoto (1270-1308), le relazioni giuridiche sono
“relationes reales”.45
Anche per quanto riguarda il problema specifico della soggettività giuridica, si tratta di
una tesi antica (lo stesso Hohfeld si riferisce a John Austin secondo cui “all rights, reside
in, and all duties are incumbent upon, physical or natural persons” 46), ma che Hohfeld
sviluppa con particolare ampiezza47 e che nel contesto hohfeldiano assume una
connotazione filosofica nuova.

1.3.2. Hohfeld applica la propria tesi alla soluzione di diversi problemi giuridici delle
società commerciali (delle “corporations”).
La guide-line hohfeldiana è che nel caso delle società “ultimately the responsibility for all
conduct and likewise the enjoyment of all benefits must be traced to those who are capable
of it, that is, to real or natural [corsivi in Hohfeld] persons”.48
Infatti, secondo Hohfeld, “when we say that the so-called legal or juristic person has
rights or that it has contracted, we mean nothing more than what must ultimately be
explained by describing the capacities, powers, rights, privileges (or liberties), disabilities,
duties and liabilities, etc., of the natural persons concerned or of some of such persons”.49
In breve, per Hohfeld soggetto di diritto può essere solo una persona fisica anche quando
si tratta di una persona giuridica.
Pertanto, secondo Hohfeld, parlare di ‘persone giuridica’ significa “fare violenza al
vocabolario” (wittgensteiniamente, alla “grammatica” di ‘persona’): parlare di ‘persona
giuridica’ è una violenza per la quale il termine ‘persona’ “acquires an unfortunately wide
and peculiar denotation and a somewhat muddled connotation hardly consistent with our
usual modes of thought and speech”.50

1.3.3. Dunque, per Hohfeld, il diritto presuppone necessariamente, per la sua esistenza,
almeno due persone fisiche e non può costituire soggetti di diritto che non siano già
persone fisiche: non v’era diritto prima di Eva, né avrà diritto l’ultimo uomo.
Forti sono le assonanze tra la metafisica implicita di Hohfeld e quanto, in altro contesto,
scrive Virgilio Melchiorre: “E’ il nostro corpo o, meglio, l’esistenza corporea della nostra
coscienza a costituirci come persona [...]. L’essere della persona [...] si manifesta [...] sin
dall’inizio come relazione. La persona è solo in quanto situata, solo in quanto legata a un
corpo [...] a una relazione verso altri”.51
L’universalità del diritto è, dunque, condizionata dalla specifica ontologia dell’uomo: è
un’universalità antropologicamente condizionata.

44 Wesley Newcomb Hohfeld, Nature of Stockholders’ Individual Liability for Corporation Debts, 1909, p.
289.
45 Così Peter Schulthess, Relation I: History, 1991, p. 777 definisce le “relationes reales”: “real
predicamental relations [...] instanced by the relation of father and son. These fulfil in the philosophy of John
Duns Scotus the following criteria: they have real objects as their relata, and they are really different from
these (Ord. I, d. 3 q. un.; Vat. VI, 204)”.
46 Cfr. Wesley Newcomb Hohfeld, Nature of Stockholders’ Individual Liability for Corporation Debts,
1909, p. 291.
47 Alla responsabilità individuale degli azionisti Hohfeld dedica, tra il 1909 e il 1910, due saggi, di cui il
secondo, molto ampio, uscì in tre parti (entrambi i saggi furono pubblicati sulla “Columbia Law Review”).
48 Wesley Newcomb Hohfeld, Nature of Stockholders’ Individual Liability for Corporation Debts, 1909, p.
290.
49 Wesley Newcomb Hohfeld, Nature of Stockholders’ Individual Liability for Corporation Debts, 1909, p.
290.
50 Wesley Newcomb Hohfeld, Nature of Stockholders’ Individual Liability for Corporation Debts, 1909, p.
290.
51 Virgilio Melchiorre, Corpo e persona, 1987, aletta.

10
Gli universali delle relazioni giuridiche

Affermare che l’universalità del diritto è antropologicamente condizionata, non significa,
però, sostenere che il diritto è un prodotto della cultura analogo ad altri prodotti della
cultura. In questo senso è significativa la differenziazione (presente in una nota del
Nachlass di Edmund Husserl) del diritto rispetto a tre prodotti della cultura (il linguaggio,
la letteratura e l’arte). Così scrive Husserl:

“Das Recht ist nicht ein Kulturgebilde, das als ein blosses Resultat des
Zusammenwirkens miteinander verkehrender Menschen als eine
“Gemeinschaftsleistung” erwächst, wie Sprache, Literatur, Kunst etc.,
sondern ein festes Gemeinschaftsband, Einheit schaffend, indem es
Einheit des Willensbewusstseins herstellt, Einheit von Pflichten und
Rechten, etc.”52
“Eine Einheit von Forderungen und Gegenforderungen, die durch die
ganze soziale Gemeinschaft hindurchgehen, ja, die allererst
Gemeinschaft bildend sind, ein System von Pflichten und Rechten,
macht Einheit gegenüber dem blossen Zusammen von Individuen, die
miteinander “verkehren”.” 53

1.4. Quarta tesi di Hohfeld: tesi della adeonticità (anankasticità) di quattro degli
otto concetti giuridici fondamentali.

1.4.1. È nella quarta tesi che Hohfeld anticipa recenti ricerche di deontica in tema di
concetti di dovere, di tipologia delle regole e di ontologia del normativo.
Hohfeld ritiene infatti che i suoi otto concetti fondamentali non siano strutturalmente
omogenei e che, in particolare, si articolino in due sotto-insiemi nettamente distinti: un
primo sotto-insieme di quattro concetti “deontici” e un secondo sotto-insieme di quattro
concetti “anankastici”.54
I quattro concetti deontici sono: diritto, dovere, permesso e non-diritto; i quattro concetti
anankastici sono: potere, soggezione, immunità e incapacità.
Né i concetti della prima tetrade sono definibili nei termini dei concetti della seconda
tetrade, né i concetti della seconda tetrade sono definibili nei termini dei concetti della
prima tetrade: interdefinibilità vi è solo all’interno delle due tetradi.
Per Hohfeld esistono dunque due quadrati non comunicanti: il quadrato dei concetti
deontici e il quadrato dei concetti anankastici.

52 Edmund Husserl, Gemeinschaft und Norm, 1910; 1973, p. 106.
53 Edmund Husserl, Gemeinschaft und Norm, 1910; 1973, p. 105.
54 La contrapposizione di deontico e anankastico risale ad Amedeo G. Conte che contrappone “deon
deontico” e “deon anankastico” (cfr. Amedeo G. Conte, Deontica aristotelica, 1992, pp. 197-206; 21995, pp.
446-455; Giampaolo M. Azzoni, Cognitivo e normativo: il paradosso delle regole tecniche, 1991, pp. 19-
23).
Così Andrea Rossetti riassume le caratteristiche del dovere deontico e del dovere anankastico: “il dovere
deontico è il dovere che ha un agente di fare o di essere qualcosa: ad esempio, il dovere di non fumare in
luoghi pubblici”, mentre “il dovere anankastico è il dovere delle regole che pongono condizioni di validità:
ad esempio, il dovere di firmare il testamento” (Andrea Rossetti, Nota su: Hans Kronning, Modalité,
cognition et polysémie: sémantique du verbe modal devoir, 1997, p. 146).

11
G. P. M. Azzoni

diritto dovere potere soggezione

permesso [di non] non-diritto immunità incapacità

1.4.1.1. Nel quadrato deontico la relazione tra diritto e dovere e la relazione tra permesso e
non-diritto indicano, come s’è detto nel § 1.2.1., il modo in cui questi concetti si
instanziano nella esperienza giuridica; mentre la relazione tra diritto e non-diritto e la
relazione tra dovere e permesso non rinviano a relazioni giuridiche, ma individuano un
rapporto semantico tra i concetti e, precisamente, un rapporto di opposizione, o di
negazione (secondo tale rapporto semantico il diritto è l’opposto del non-diritto e il
dovere è l’opposto del permesso).
Ognuno dei quattro concetti deontici è, pertanto, definibile nei termini di ognuno degli
altri tre. Ad esempio, in termini di diritto così si possono definire gli altri tre concetti
deontici:
dovere=def. correlativo di diritto
permesso di non=def. opposto del correlativo di diritto
non-diritto=def. opposto di diritto.
Mentre nessuno dei quattro concetti deontici può, secondo Hohfeld, rendere la specificità
dei concetti anankastici.
Questa tesi che sembra una verità di ragione (sembra ovvio che l’eterogeneità precluda
l’interdefinibilità) è invece negata da molti autori che pure si riferiscono esplicitamente a
Hohfeld. Di essi il primo e più noto è Alf Ross secondo cui “le ultime quattro modalità [di
Hohfeld] sono riducibili alle prime quattro [“kan de 4 sidste reduceres til de 4 første”]”.55

1.4.1.2. Analogamente, nel quadrato anankastico la relazione tra potere e soggezione e la
relazione tra immunità e incapacità costituiscono due schemi per relazioni giuridiche
concrete; mentre la relazione tra potere e incapacità e la relazione tra soggezione e
immunità sono di natura semantica (il potere è l’opposto dell’incapacità e la soggezione è
l’opposto dell’immunità).
Sempre analogamente ai concetti deontici, anche i quattro concetti anankastici si possono
definire in termini di uno solo di essi. Ad esempio, in termini di potere così si possono
definire gli altri tre concetti anankastici:
soggezione=def. correlativo di potere

55 Alf Ross, Om ret og retfærdighed, 1953, p. 197 (tr. it. pp. 152-153). Tra gli autori che, pur riferendosi ad
Hohfeld, definiscono i concetti anankastici in termini deontici, ricordo (oltre ad Alf Ross): Manfred Moritz,
Stig Kanger, Helle Kanger, Jack P. Gibbs, Luigi Ferrajoli, Leopold W. Rosdorff, Anthony Dickey, Riccardo
Guastini, A. K. W. Halpin, Mark van Hoeke, Horst Eidenmüller. Cfr. Giampaolo M. Azzoni, Interpretazioni
di Hohfeld, 1994, pp. 468-477.

12
Gli universali delle relazioni giuridiche

immunità=def. opposto del correlativo di potere
incapacità=def. opposto di potere.
Mentre nessuno dei concetti anankastici può, secondo Hohfeld, rendere la specificità dei
concetti deontici.56

1.4.1.3. Dunque, sando il lessico di Louis Hjelmslev57, si può dire che Hohfeld definisca
ciascuno degli otto concetti fondamentali sia in termini di correlazione sintagmatica, sia di
opposizione paradigmatica.
Ad esempio, potere è in correlazione sintagmatica con soggezione e in opposizione
paradigmatica con incapacità.
Il modello di Hohfeld è perciò più ricco di quello presente in un altro logico deontico ante
litteram: il polacco Jerzy Sztykgold. Sztykgold definisce i concetti giuridici solo in termini
di opposizione paradigmatica (e non anche di correlazione sintagmatica): “la relazione di
diritto soggettivo è definita in termini (negativi) di insussistenza d’un dovere” e “la
relazione di dovere è definita in termini (negativi) di insussistenza d’un diritto
soggettivo”.58 In Sztykgold, però, a differenza che in Hohfeld, è presente una rilevante tesi
di meta-logica, di cui è epifenomeno la legge (il “prawo”) sui rapporti tra diritto
soggettivo e dovere: per Sztykgold “tutte le tesi del calcolo degli enunciati (logica
proposizionale) sono applicabili (convengono) anche alle norme”.59

1.4.2. La differenza tra concetti deontici e concetti anankastici si può chiarire analizzando
(i.) il diverso tipo di atto e
(ii.) il diverso tipo di regola
cui i concetti deontici e i concetti anankastici sono relativi.

1.4.2.1. Anche dalla ricca esemplificazione di Hohfeld, si può indurre che i concetti
anankastici (a differenza di quelli deontici) sono sempre relativi ad atti istituzionali, a
quegli atti che Czeslaw Znamierowski, in un’opera del 1924, ha chiamato “thetici”.60
La differenza tra azioni athetiche (non istituzionali) ed atti thetici (istituzionali) ripropone
sul piano della praxeologia la classica distinzione effettuata, sul piano dell’ontologia, dai
giuristi romani tra “res corporales” e “res incorporales”. Secondo Gaio e Giustiniano
“corporales eae sunt quae sui natura tangi possunt”, “incorporales sunt quae tangi non
possunt, qualia sunt ea quae in iure consistunt”.61
L’oggetto del potere (concetto anankastico) è sempre un atto istituzionale (thetico), mentre
l’oggetto del permesso (concetto deontico) può essere anche un’attività non istituzionale
(athetica). Ad esempio si può avere il permesso di fumare, ma non il potere di fumare (a
meno che non si interpreti ‘potere’ come potere psico-fisico). 62

56 Mentre sono molti gli autori che definiscono i concetti anankastici in termini deontici (vedi supra la nota
che precede), pochi sono coloro che definiscono i concetti deontici hohfeldiani in termini di quelli
anankastici; io conosco solo: John R. Commons e George W. Goble. Cfr. Giampaolo M. Azzoni,
Interpretazioni di Hohfeld, 1994, pp. 467-468.
57 Cfr. Amedeo G. Conte, Paradigmi d’analisi della regola in Wittgenstein, 1983, p. 55, nota 41; 21995, p.
285, nota 41.
58 Jerzy Sztykgold, Negacja normy, 1936; tr. it. p. 244 (riedizione: p. 493).
59 Cfr. Amedeo G. Conte, Deontica aristotelica, 1992; 21995: l’analisi dell’opera di Sztykgold è alle pagine
209-211 (riedizione: pp. 458-460); la traduzione dell’opera di Sztykgold è alle pagine 241-248 (riedizione:
pp. 490-497).
60 Cfr. Amedeo G. Conte, Validità athetica, 1990, p. 165, nota 1; 21995, p. 413, nota 1.
61 Gaio, Institutiones, 2, 13-14; Giustiniano, Institutiones, 2, 1-2.
62 Giuseppe Lorini mi segnala che Alessandro Bertini (Norma e situazione nella semantica giuridica, 1958,
pp. 79-81) correttamente distingue tra “potere psico-fisico” e “potere giuridico”: secondo Bertini, “nel

13
G. P. M. Azzoni

Vorrei notare fin d’ora che mentre il diritto regola sia atti istituzionali, sia attività non-
istituzionali, mi sembra che la morale regoli solo attività non-istituzionali e che quindi
nella morale non ricorrano relazioni anankastiche, ma solo relazioni deontiche.63

1.4.2.1.1. Hohfeld prende in esame, tra altri, i seguenti atti thetici connettendoli sempre ai
concetti anankastici: la creazione di obbligazioni contrattuali; l’attribuzione di poteri di
rappresentanza; la revoca di una donazione; la vendita di un pegno; la formulazione e
l’accettazione di un’offerta; l’alienazione di un diritto di proprietà.
Si tratta di atti thetici poiché sono tali solo per un’istituzione “ove la preposizione ‘per’
significa sia ‘pour’ (‘in rapporto a’), sia ‘par’ (‘in virtù di’).64

1.4.2.1.2. Che le relazioni anankastiche concernano atti thetici è stato già evidenziato da
alcuni autori, di cui ricordo, tra i primi, John Finnis.
Finnis rileva che i quattro concetti anankastici si differenziano dai quattro concetti deontici
sotto il profilo del diverso tipo di “act-description” cui possono essere associati.
Per i concetti anankastici l’atto è necessariamente un “juridical act”, un atto “which is
defined at least partly by reference to its effect upon juridical relationship”; “juridical
acts” sono, per Finnis, “buying, selling, leasing, granting, marrying, paying, adjudicating,
enacting”.65
Anche per i concetti deontici, l’atto può essere un “juridical act”, ma “more commonly”
esso è un “natural act”, un atto “fully definable without reference to their effect upon
juridical relationship”; “natural acts” sono, per Finnis, “walking, hitting, travelling by
aeroplane, defaming”.66

1.4.2.2. I concetti anankastici si differenziano non solo per il tipo di atto cui possono
essere connessi, ma anche per il tipo di regola cui sono relativi.
I concetti anankastici (a differenza dei concetti deontici) sono sempre relativi a regole
costitutive (e, in particolare, alle regole ipotetico-costitutive, di cui le regole anankastico-
costitutive sono il caso paradigmatico), mentre i concetti deontici possono essere relativi
anche a regole regolative.

1.4.2.2.1. Esempî di regole anankastico-costitutive sono le regole che conferiscono il
potere di compiere un atto giuridico determinando le condizioni di validità dell’atto stesso.
Caso classico: l’articolo 602 del Codice civile per cui “il testamento olografo deve essere
[...] sottoscritto di mano del testatore”. Grazie all’articolo 602 e alle altre norme sul
testamento, i cittadini italiani non “devono”, ma “possono” (nel senso che ne hanno il
potere) compiere testamenti olografi validi nell’ordinamento giuridico italiano. 67 Più in

secondo caso e non nel primo il comportamento attua una norma giuridica (di formazione)”.
Sul potere giuridico, cfr. Franco Cordero, Riti e sapienza del diritto, 1981, pp. 197-214.
63 Contra David Miller, Social Justice, 1976, pp. 59-60. Secondo Miller tutti gli otto concetti di Hohfeld
sarebbero presenti non solo nel diritto, ma anche nella morale. Come esempio di potere morale, Miller cita il
potere morale di donare.
64 Amedeo G. Conte, Validità, 1974; 21989, p. 133.
65 John Finnis, Natural Law and Natural Rights, 1980, p. 200.
66 John Finnis, Natural Law and Natural Rights, 1980, p. 200. Nell’interpretazione di Hohfeld, Finnis si
rifà esplicitamente al paradigma di Herbert L. A. Hart act-in-the-law vs. natural act; cfr. Herbert L. A. Hart,
Bentham on Legal Rights, 1973, p. 179; 21983, p. 170.
67 Anche secondo G. B. J. Hughes (Jurisprudence, 1955, p. 360) il concetto hohfeldiano di potere ci
consente di interpretare la specificità del dovere occorrente nelle regole anankastico-costitutive sulla validità
dell’atto del testamento: Hughes cita la regola per cui “a will must [corsivo nel testo] have two witnesses”.

14
Gli universali delle relazioni giuridiche

generale, sono regole anankastico-costitutive le regole sulla validità degli atti normativi
(regole che fanno parte di quelle che in inglese si chiamano “norms of competence”).
Esempî di regole regolative sono quelle regole che solitamente vengono citate per
esemplificare il concetto di regola tout court, come i frusti “vietato fumare” o “non
calpestare le aiuole”, ma anche, forse, sono regole regolative tutte le norme morali.
Infine, vorrei ricordare che le regole anankastico-costitutive e le regole regolative si
differenziano anche per le conseguenze che derivano da comportamenti difformi dalle
regole stesse. Mentre la difformità da una regola regolativa importa illiceità dell’azione (o
dell’omissione), la difformità da una regola anankastico-costitutiva importa invalidità
dell’atto. A questo proposito il diritto canonico distingue correttamente (ex negativo) tra
norme “prohibentes” (regolative) e norme “irritantes” (anankastico-costitutive).68

1.4.2.2.2. Numerosi studiosi connettono, da un lato, i concetti anankastici hohfeldiani alle
regole costitutive sulla validità degli atti normativi, e, dall’altro, i concetti deontici alle
regole regolative.
Il caso sicuramente più noto è quello di Alf Ross che riferisce i concetti deontici alle
“norme di condotta” [“forholdsnormer”] e i concetti anankastici alle “norme di
competenza” [“kompetencenormer”].69
Ma già nel 1921 Albert Kocourek riferendosi alla distinzione hohfeldiana tra “pretese”
(rights) e “potestà” (powers), distingueva due specie di regole: (i.) le regole che
“prescrivono un determinato agire, precisando in che gli obblighi consistano e come e
quando debbono essere adempiuti”; (ii.) le regole che non prescrivono ma “delimitano
l’agire, precisando in che cosa le potestà consistano e come e quando debbano essere
esercitate”.70
Infine, segnalo la questione (molto studiata) se la distinzione hohfeldiana tra concetti
deontici e concetti anankastici corrisponda a quella di Herbert L. A. Hart tra “primary
rules” e “secondary rules”.

68 Cfr. Giampaolo M. Azzoni, Il concetto di condizione nella tipologia delle regole, 1988, p. 89.
69 Alf Ross, Om ret og retfærdighed, 1953, p. 197 (tr. it. pp. 152-153).
70 Albert Kocourek, Natura e specie dei rapporti giuridici, 1921, p. 80. La distinzione di Kocourek è
analoga a quella di Conte tra “regole eidetico-costitutive paradigmatiche” e “regole eidetico-costitutive
sintagmatiche” (cfr. Amedeo G. Conte, Regola costitutiva in Wittgenstein, 1981, pp. 57-58; 21989, pp. 243-
244).

15
G. P. M. Azzoni

2. La problematizzazione delle tesi di Hohfeld.

2.0. Ritengo che la quarta tesi di Hohfeld che sopra ho esposto reagisca sulla prima tesi.
Cioè, la distinzione tra quattro concetti anankastici e quattro concetti deontici rende
problematica la tesi per cui i concetti giuridici fondamentali sono otto (quattro anankastici
e quattro deontici).
La mia tesi è che la disomogeneità strutturale tra anankastico e deontico si riproduca sul
piano della fondamentalità degli otto concetti per il diritto e che, in particolare, il carattere
di fondamentalità per il diritto sia da predicarsi propriamente solo per i quattro concetti
anankastici (e, quindi, solo per le due relazioni anankastiche poteresoggezione e
immunitàincapacità).
Sosterrò la mia tesi attraverso due argomenti che fanno riferimento alle due distinzioni tra
deontico e anankastico che ho effettuato sopra nel § 1.4.2. (distinzione relativa al tipo di
atto e distinzione relativa al tipo di regola).

2.1. Il primo argomento a favore della tesi secondo cui le relazioni fondamentali,
universali, specificamente giuridiche sono quelle anankastiche (e non quelle deontiche) è
contenuto in quanto ho già detto sopra nel § 1.4.2.1.: solo le relazioni anankastiche
riguardano sempre atti istituzionali (thetici).
Le relazioni deontiche, invece, possono sussistere anche in un mondo athetico (in un
mondo cioè in cui l’insieme di ciò che è possibile coincide con ciò che è usei possibile).
Se, come credo, la morale è costituita solo da relazioni deontiche, allora il mondo in cui
morale v’è ed il mondo in cui morale non v’è hanno, ceteris paribus, lo stesso insieme di
azioni possibili per l’uomo. Parafrasando Friedrich Nietzsche, non vi sono atti morali: v’è
soltanto un’interpretazione morale degli atti (Nietzsche scriveva: “non vi sono fenomeni
morali: v’è soltanto un’interpretazione morale di fenomeni”, “Es gibt gar keine
moralischen Phänomene, sondern nur eine moralische Ausdeutung von Phänomenen”).71

2.2. Il secondo argomento a favore della tesi secondo cui le relazioni fondamentali,
universali, specificamente giuridiche sono quelle anankastiche (e non quelle deontiche) è
in nuce in quanto ho detto sopra nel § 1.4.2.2., cioè che solo le relazioni anankastiche sono
in connessione necessaria con regole costitutive.
Le relazioni anankastiche sono dunque sempre connesse alle sole regole la cui presenza è,
secondo Norberto Bobbio, necessaria e sufficiente a definire un ordinamento giuridico:
non le norme di condotta (le regole regolative), ma le norme di struttura (le regole
costitutive).
Così scriveva Bobbio in Teoria dell’ordinamento giuridico: “non è concepibile un
ordinamento composto di una sola norma di condotta. Ci domandiamo: è concepibile un
ordinamento composto di una sola norma di struttura? Un ordinamento di questo tipo è
concepibile”.72
Ma è in Conte che l’intuizione di Bobbio si sviluppa in forme nuove: “ciò che fa d’un
ordinamento deontico un ordinamento deontico non può esprimersi usando il linguaggio
deontico stesso” e, in particolare, “il linguaggio delle regole regolative non è atto ad
esprimere ciò che rende qualcosa un ordinamento deontico”, occorre riferirsi a “una regola
costitutiva” “che, come tale, non si può esprimere in forma di qualificazione deontica”.73

71 Friedrich Nietzsche, Jenseits von Gut und Böse, 1886, § 108. Il passo di Nietzsche è citato da Amedeo G.
Conte, Deontica wittgensteiniana, 1992, p. 129; 21995, p. 533.
72 Norberto Bobbio, Teoria dell’ordinamento giuridico, 1960; 21993, p. 171.
73 Amedeo G. Conte, Codici deontici, 1976, p. 21; 21989, p. 157.

16
Gli universali delle relazioni giuridiche

17
G. P. M. Azzoni

3. I limiti del presente saggio.

Nel § 2. ho portato due argomenti a favore della mia tesi secondo cui solo le relazioni
anankastiche sono le relazioni fondamentali74, universali, specificamente giuridiche.
Ho parlato di “argomenti”, e non di “prove”.
Infatti i due argomenti connettono necessariamente le relazioni anankastiche a due tratti
necessari, ma forse non sufficienti, del diritto: la istituzionalità (§ 2.1.) e la
ordinamentalità (§ 2.2.). Sono tratti non sufficienti poiché sono presenti anche in
ordinamenti istituzionali non giuridici (ovviamente se si ammette che vi siano ordinamenti
istituzionali non giuridici).
Dunque ho provato la tesi (i.) secondo cui solo le relazioni anankastiche (e non le relazioni
deontiche) sono le relazioni fondamentali di un ordinamento istituzionale e, pertanto, ho
anche confutato la tesi di Hohfeld secondo cui le relazioni deontiche, insieme alle
relazioni anankastiche, sono le relazioni fondamentali del diritto. Ma non ho provato la
tesi (ii.) secondo cui le relazioni anankastiche sono le relazioni universali di
quell’ordinamento istituzionale che è il diritto.
Avere provato la tesi (i.), secondo cui le relazioni anankastiche sono le relazioni universali
di un ordinamento istituzionale, e non avere provato la tesi (ii.), comporta due limiti: un
limite trascendentale e un limite praxeologico.
Il limite trascendentale è che non si è detto nulla di specifico sulle relazioni anankastiche
relative a quel particolare ordinamento che è il diritto (non si è detto nulla sulla specifica
giuridicità di un ordinamento giuridico).
Il limite praxeologico è che non si è detto nulla di specifico sulle relazioni anankastiche
relative a quei particolari atti thetici che sono gli atti giuridici (non si è detto nulla sulla
specifica giuridicità degli atti giuridici).75
Ma forse questi due limiti non sono carenze della mia ricerca, ma segnano i confini della
ricerca sugli universali delle relazioni giuridiche.

74 Di “relazioni giuridiche fondamentali” in altro senso scrive Norbert Rouland, Anthropologie juridique,
1988, pp. 211-290.
75 Sulla praxeologia degli atti thetici, cfr. Giampaolo M. Azzoni, Filosofia dell’atto giuridico in Immanuel
Kant, 1998.

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Gli universali delle relazioni giuridiche

Riferimenti bibliografici

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Bagolini, Luigi, Persona, valori e valutazioni. Riferimenti a Martin Buber e ad Emmanuel Lévinas. “Atti e
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Bertini, Alessandro, Norma e situazione nella semantica giuridica. Milano, Giuffrè, 1958.

Bobbio, Norberto, Teoria della norma giuridica, Torino, Giappichelli, 1958.
Riedito in: Norberto Bobbio, Teoria generale del diritto. Torino, Giappichelli, 1993, pp. 1-155.

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