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Anno CXLVII - N. 4 (44.447)

CITTÀ DEL VATICANO

Sabato 6 Gennaio 2007

MEDIO ORIENTE George W. Bush e la Merkel d'accordo nel rilanciare il ruolo del Quartetto

Divergenze al vertice fra Olmert e Mubarak Il macabro rituale Incursione dell'esercito israeliano a Ramallah della pena di morte
IL CAIRO, 5. Doveva essere un incontro per rilanciare il processo di pace israelo-palestinese, ma il vertice a Sharm El Sheihk tra il Presidente egiziano, Hosni Mubarak, e il Primo Ministro israeliano, Ehud Olmert, ha rivelato forti divergenze. Un’operazione militare israeliana a Ramallah, in Cisgiordania, poche ore prima dei colloqui sulle rive del Mar Rosso, ha poi compromesso il clima dei colloqui. Nella conferenza stampa congiunta, Mubarak, impegnato in un’azione diplomatica per favorire un nuovo vertice di programma tra Olmert e il Presidente palestinese, Abu Mazen, ha criticato apertamente l’operazione di Ramallah, costata la vita a sei palestinesi e il ferimento di circa altri venti. Questa mattina, estremisti palestinesi, hanno lanciato altri due razzi sulla città israeliana di Sderot, nel Sud di Israele. L’Egitto «respinge e condanna le operazioni militari dell’esercito israeliano a Ramallah e tutte le attività che potrebbero compromettere gli sforzi per arrivare a una pace», ha esordito Mubarak, il quale ha chiesto un’immediata cessazione della violenza. «La sicurezza di Israele non sarà ottenuta con la forza militare, ma con una reale volontà di pace», ha detto il Presidente egiziano. Olmert si è rammaricato per le perdite di vite innocenti, ma ha confermato la determinazione a difendere il proprio Paese. «Mi dispiace se a Ramallah sono rimasti coinvolti innocenti, ma Israele è costretto a portare avanti operazioni per rafforzare la sua sicurezza», ha detto Olmert. L'operazione di ieri delle Forze israeliane a Ramallah doveva servire alla cattura in pieno giorno di un miliziano che è riuscito a fuggire. Subito dopo l'unità israeliana si è trovata assediata da centinaia di palestinesi ed ha sparato per aprirsi un varco e abbandonare la città. Secondo la radio militare israeliana l'incursione dell'esercito è stata concepita dal comandante militare della Cisgiordania, generale Yair Naveh, di intesa con il capo di stato maggiore, generale Dan Halutz. Il Ministro della difesa, Amir Peretz, e il Premier israeliano, Ehud Olmert, a quanto pare non sono stati consultati preventivamente. Secondo alcuni portavoce militari israeliani l'operazione non poteva essere rinviata perché «il terrorista in questione stava progettando un grave attentato nelle retrovie israeliane». Questa incursione ha dunque reso difficile il vertice di Sharm El Sheikh. Il Premier israeliano ha fatto presente che il Governo egiziano non è riuscito finora a impedire il contrabbando di armi ai gruppi militanti palestinesi nella Striscia di Gaza e di denaro al Governo di Hamas, sotto embargo economico di Stati Uniti e Unione Europea. Ma Mubarak gli ha risposto che «non vi è niente di illegale a consentire che dirigenti palestinesi varchino la frontiera egiziana per rientrare nei Territori». Il riferimento è agli aiuti in danaro contante con cui dirigenti di Hamas entrano nei territori di ritorno da missioni nei Paesi islamici e arabi. «La legge egiziana consente il passaggio di danaro, se dichiarato», ha sottolineato il Presidente Mubarak. Dall’incontro di Sharm El Sheikh, il secondo da quando Olmert ha rilevato la guida del Governo a marzo dell’anno scorso, non è uscito l’annuncio di un’intesa sullo scambio di prigionieri tra israeliani e palestinesi, che dovrebbe portare alla liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit, la cui cattura a Presidente americano, George W. Bush, per una messa a punto dei rapporti euro-atlantici e per rimettere in moto il processo di pace in Medio Oriente, che Europa e America considerano la chiave di volta della stabilità e della sicurezza nel mondo. Nell’incontro, avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri alla Casa Bianca, George W. Bush e la signora Merkel hanno convenuto innanzi tutto sulla necessità di rilanciare il ruolo del Quartetto, il «Gruppo di contatto» per il Medio Oriente di cui fanno parte Onu, Unione Europea, Stati Uniti e Russia. È stato lo stesso Presidente George W. Bush ad annunciarlo in una conferenza stampa tenuta prima della cena di lavoro che in pratica conclude la visita lampo del Cancelliere tedesco. «La signora Merkel ha avuto la buona idea di riconvocare il Quartetto e su questo mi trova d’accordo», ha detto il Capo della Casa Bianca. A conferma delle buone intenzioni americane, George W. Bush ha annunciato come «imminente» una visita nella regione del Segretario di Stato Condoleeza Rice. Il tema mediorentale, assieme a diversi altri, nella giornata di ieri, era stato affrontato dalla stessa Rice nell’incontro al Dipartimento di Stato con Javier Solana, il responsabile dell'Ue per la politica estera e di sicurezza, anche lui a Washington in coincidenza con la visita del Cancelliere Angela Merkel. BAGHDAD, 5. Sembra ripetersi, in Iraq, il macabro rituale della pena di morte. Ne è espressione in queste ore l'inquietante alternarsi di conferme e rinvii dell'esecuzione di Barzan Al Tikriti e di Awad Al Bander, coimputati di Saddam. Secondo fonti di stampa, all'alba di ieri i due sarebbero stati addirittura avviati al patibolo. Espletate le ultime procedure, compresa la firma del testamento, ai due condannati sarebbero stati somministrati anche dei tranquillanti. All'ultimo momento l'esecuzione non ha invece avuto luogo. Se questi particolari venissero confermati, ci si troverebbe ancora una volta di fronte all'espressione di una disumana tracotanza, in aperta violazione dei fondamentali diritti della persona. Sui modi in cui è avvenuta l'esecuzione di Saddam Hussein è intanto intervenuto, ieri, il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, il quale — dopo aver ribadito che il processo all'ex rais è stato «equo» — si è limitato ad osservare che, tuttavia, le procedure conclusive avrebbero potuto essere «più dignitose». Sono parole che non sembrano utili a superare gli odi e i rancori che ancora dilaniano l'Iraq e che non invitano certo alla riconciliazione. Secondo la televisione di Stato irachena — che riporta la dichiarazione di un parlamentare legato al leader radicale sciita Moqtada Al Sadr — l'esecuzione di Barzan Al Tikriti, fratellastro di Saddam, capo dei servizi segreti del deposto regime, e di Awad Al Bander, giudice del Tribunale rivoluzionario, avrà luogo domenica. Invece, in ambienti vicini al Primo Ministro Jawad Al Maliki, — segnalano fonti di stampa — «la data dell'esecuzione non è ancora stata fissata». Al di là della data, resta il fatto che il Governo di Baghdad — nonostante le pressioni esercitate dalla comunità internazionale — intende proseguire lungo il suo cammino. «Nessuna pressione internazionale potrà bloccare le previste esecuzioni, nessuno può fermare i verdetti della corte — ha affermato Sami Askaar, consigliere politico di Al Maliki —. Lo statuto non permette nemmeno al Presidente della Repubblica o al Primo Ministro di commutare le sentenze e concedere la grazia». Il territorio iracheno, nel frattempo, continua ad essere segnato da sanguinosi atti di violenza. Un soldato statunitense è stato ucciso a Baghdad durante un'azione di pattugliamento.

IRAQ

Tra conferme e rinvii di nuove esecuzioni

L'incontro fra il Premier israeliano Olmert (a sinistra) e il Presidente egiziano Mubarak

giugno fu rivendicata da tre gruppi militanti vicini ad Hamas, in cambio della scarcerazione di centinaia di palestinesi detenuti in Israele. Vi è un piano egiziano su cui si sta trattando. Ma sia Olmert sia Mubarak sono stati evasivi al riguar-

do, mentre si succedono notizie contrastanti sull’andamento del negoziato. Nel frattempo, nella sua doppia veste di nuovo Presidente di turno dell'Ue e del «G-8», il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha voluto subito incontrare il

Benedetto XVI Un pressante appello per il ritorno alla calma celebra la solennità dell'Epifania e al ritiro degli uomini armati dalle strade e la festa del Battesimo del Signore
Lanciato da Abu Mazen e Ismail Haniyeh dopo i sanguinosi scontri interpalestinesi
TEL AVIV, 5. Il Presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen (di Al Fatah), e il Primo Ministro, Ismail Haniyeh (di Hamas), hanno concordato di «invitare alla calma e al ritiro degli uomini armati dalle strade», al termine del loro incontro svoltosi in nottata a Gaza. Lo ha annunciato Haniyeh al termine del colloquio, mirante a porre fine alle ostilità e alle violenze tra i due movimenti palestinesi. «Abbiamo deciso di invitare alla calma e al ritiro di tutti gli uomini armati dalle strade, e di continuare il dialogo», ha diMilitanti di Al chiarato il Premier. L’incontro, il primo tra Abu Mazen e Haniyeh da circa due mesi, si è svolto nell'ufficio del Presidente dell'Ap e vi hanno partecipato anche membri di una delegazione della sicurezza egiziana. Abu Mazen, dal canto suo, non si è presentato ai giornalisti dopo il colloquio. Haniyeh ha aggiunto di aver altresì concordato con Abu Mazen di cessare immediatamente le «campagne partigiane sui media, affidarsi soltanto al dialogo per risolvere le divergenze politiche e rilanciare i negoziati in crisi politico-finanziaria che paralizza l’Autorità palestinese. Hamas aveva condannato l’iniziativa di Abu Mazen, parlando di «colpo di Stato». Il Presidente dell'Autorità palestinese ha indetto la consultazione popolare per superare lo stallo nei negoziati con Hamas per formare un Governo unitario. La nascita di tale Esecutivo permetterebbe la revoca del boicottaggio da parte di Stati Uniti ed Europa, che considerano Hamas un’organizzazione «terroristica». Per riprendere gli aiuti all’Ap, la Comunità internazionale chiede che Hamas riscontri a Gaza conosca lo Stato d'Israele e i precedenti accordi israelo-palestinesi, e rinunci alla violenza. Il movimento radicale ha finora rifiutato tali condizioni. È di sette palestinesi uccisi e altri 60 feriti il bilancio della dura battaglia che ieri a Gaza ha opposto per cinque ore miliziani di Al Fatah e di Hamas. Lo scrive oggi il quotidiano «Al Quds». Fra gli uccisi il colonnello Muhammed Ghraib, della Sicurezza preventiva del Presidente dell'Ap, Abu Mazen, e Hussein Hlayel, un dirigente di Al Fatah.

Fatah al funerale di un ufficiale ucciso negli

vista della formazione di un Governo unitario». Haniyeh ha poi annunciato che si è deciso di istituire una Commissione d’inchiesta, presieduta da un giudice, sui recenti scontri e violenze interpalestinesi, frequenti nella Striscia di Gaza dopo la vittoria di Hamas alle elezioni del gennaio 2006. Gli scontri armati sono cresciuti di intensità in seguito all’annuncio da parte di Abu Mazen, il 16 dicembre scorso, della convocazione di elezioni anticipate per sbloccare la

Benedetto XVI presiede, alle ore 10 di sabato 6 gennaio, all'Altare della Confessione della Basilica Vaticana, la solenne Concelebrazione Eucaristica nella solennità dell'Epifania del Signore. Il giorno dopo, domenica 7, festa del Battesimo del Signore, alle ore 10, nella Cappella Sistina, il Papa celebra la Santa Messa nel corso della quale amministra il Sacramento del Battesimo a 13 neonati. Si concludono così le Celebrazioni Liturgiche presiedute dal Santo Padre in questo Tempo di Natale 2006-2007.

Sulla solennità dell'Epifania articoli di RAMÓN PERALTA, ALESSANDRO DE SORTIS GIANMARIO GALMOZZI, ANGELICO SAVARINO
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Seoul: è possibile un nuovo Somalia: cresce la tensione test atomico nordcoreano al confine con il Kenya
SEOUL, 5. È bastata una «pausa diplomatica» di poco più di due settimane per riportare i militari alla ribalta della crisi del riarmo nordcoreano. Fonti dei servizi di informazione hanno confermato oggi a Seoul le notizie provenienti dagli Stati Uniti circa movimenti sospetti nel poligono dove Pyongyang fece in ottobre il suo primo esperimento atomico. La fonte sudcoreana, citata dall'agenzia «Yonhap», ha detto che è tuttavia difficile stabilire da questi movimenti di persone e automezzi se sia davvero imminente un secondo esperimento dopo quello che venne effettuato dalla Corea del Nord il 9 ottobre scorso. Già prima di tali test esperti sudcoreani avevano sottolineato quanto fosse difficile prevedere le esplosioni sotterranee di questo tipo, dato che i preparativi non sono evidenti come nel caso di esperimenti missilistici. È in tale contesto che autorevoli fonti governative sudcoreane hanno tenuto a sottolineare che la possibilità di un nuovo test non riguarda tanto le capacità nucleari del regime comunista di Pyongyang quanto «le sue intenzioni in un momento come questo». Nella seconda metà di dicembre erano ripresi a Pechino, dopo 13 mesi di stallo, i negoziati internazionali a sei (Corea del Nord, Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Russia e Cina) sul nucleare nordcoreano, che però sono stati sospesi per le feste di Capodanno senza essere andati oltre una fase preliminare, né risultano ancora fissate date per riprendere la trattativa. Nel corso delle trattative di Pechino si erano svolti anche dei colloqui diretti fra rappresentati degli Stati Uniti e della Corea del Nord, ma che non avevano prodotto alcuna apertura. «Non possiamo parlare di nessuna apertura. Abbiamo avuto una discussione sulla sostanza del problema», aveva detto alla stampa il Capo dei negoziatori statunitensi, l'Ambasciatore Christopher Hill. I colloqui vertevano principalmente sulle sanzioni finanziare che Washington ha imposto a Pyongyang che ne chiede il ritiro. Anche il rappresentante giapponese, Kenichiro Sasae, si era mostrato scettico sulla possibilità di raggiungere risultati alla ripresa dei negoziati a sei. Dal canto suo, il rappresentante di Pyongyang, Kim Kyegwan, aveva ribadito che la Corea del
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NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: le Loro Eminenze Reverendissime i Signori Cardinali: — Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero; — William Wakefield Baum, Penitenziere Maggiore emerito; Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Angelo Amato, Arcivescovo titolare di Sila, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede; il Reverendo Fra Mauro Jöhri, Ministro Generale dell'Ordine Francescano dei Frati Minori Cappuccini. Eccellenza Reverendissima Monsignor Domenico Marinozzi, O.F.M. Cap., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. finora Vescovo titolare di Talattula e Ausiliare di Palo.

MOGADISCIO, 5. Malgrado le proposte della diplomazia internazionale e la sconfitta delle corti islamiche, in Somalia la pace sembra ancora soltanto un lontano miraggio. Questa mattina, «Al Qaeda» ha lanciato un nuovo messaggio ai guerriglieri islamici, in rotta da Chisimaio dopo gli attacchi delle truppe del Governo di transizione nazionale somalo sostenute dai militari etiopici. In una registrazione audio diffusa su internet, il vice di Osama bin Laden, Ayman Al Zawahiri, ha esortato gli appartenenti alle corti a «tendere agguati, minare, compiere raid e condurre campagne per cacciare via» i soldati etiopici dal Paese. «Come è già accaduto in Iraq e in Afghanistan, quando la potenza più forte del mondo è stata sconfitta dai mujahedin, così i suoi schiavi saranno vinti nelle terre musulmane di Somalia», ha continuato Ayman Al Zawahiri. A Mogadiscio, inoltre, una persona è rimasta uccisa nel corso di un attacco, con una granata, contro le truppe etiopiche. Lo riporta l’agenzia «SomaliNet», precisando che i militari hanno aperto il fuoco in risposta. Non si ferma, nel frattempo, la ricerca dei leader delle corti in fuga dal Paese. Fonti di stampa hanno reso noto che, ieri, alla frontiera con il Kenya, truppe del Governo di transizione, con l'appoggio di forze etiopiche, avrebbero circondato e attaccato circa 600 miliziani islamici, fra cui alcuni vertici delle corti islamiche e «terroristi stranieri». Come ha riferito all'agenzia «Misna», il portavoce del Governo di transizione, Adirahman Dinari, «contiamo di terminare la battaglia nelle prossime ore, entro stasera o al massimo domani mattina. Non sappiamo se vi sono vittime, ma entro qualche ora la situazione dovrebbe essere più chiara. Dopo 16 anni di caos e anarchia, non si può disarmare la Somalia in pochi giorni». Sempre ieri,
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Provviste di Chiese
Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Bangued (Filippine) il Reverendo Padre Leopoldo C. Jaucian S.V.D., della Società del Verbo Divino, finora Superiore della Provincia Verbita Centrale (Manila).

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Kankan (Guinea) il Reverendo Emmanuel Félémou, del clero di N'Zérékoré, Rettore del Seminario Saint Eugéne de Samoé di N'Zérékoré.

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Nomina di Vicario Apostolico
Il Santo Padre ha nominato Vicario Apostolico di Soddo-Hosanna in Etiopia il Reverendo Padre Rodrigo Mejía Saldarriaga, S.I., Direttore del Galilee Centre di Addis Abeba. Gli è stata assegnata la sede titolare vescovile di Vulturia.

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Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Calbayog (Filippine) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Isabelo Caiban Abarquez,

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di Soddo-Hosanna (Etiopia), presentata da Sua

In occasione della Solennità dell'Epifania del Signore domani il nostro giornale non uscirà. Le pubblicazioni riprenderanno in data 8-9 gennaio.