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Anno CXLVII - N. 21 (44.464)

CITTÀ DEL VATICANO

Sabato 27 Gennaio 2007

Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità della Conversione di San Paolo nella Basilica Ostiense, a conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

Benedetto XVI ha presieduto — nel pomeriggio di giovedì 25 gennaio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura — la Celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità della Conversione dell'Apostolo delle Genti, a conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Ecco i punti nodali dell'omelia del Santo Padre: » «Durante la “Settimana di preghiera”, che questa sera si conclude, si è intensificata, nelle varie Chiese e Comunità ecclesiali del mondo intero, la comune invocazione al Signore per l'unità dei cristiani. Abbiamo meditato insieme sulle parole del vangelo di Marco : “Fa udire i sordi e fa parlare i muti” (Mc 7, 37), tema biblico proposto dalle Comunità cristiane del Sud Africa... L'Africa ci ha offerto quest'anno un tema di riflessione di grande importanza religiosa e politica, perché “parlare” e “ascoltare” sono condizioni essenziali per costruire la civiltà dell'amore»;

Il mondo attende la testimonianza comune dei cristiani

giungere l'unità nella fede, come risposta all'ascolto della Parola»; » «Dobbiamo chiederci: noi cristiani, non siamo diventati forse troppo muti? Non ci manca forse il coraggio di parlare e di testimoniare...? Il nostro mondo ha bisogno di questa testimonianza; attende soprattutto la testimonianza comune dei cristiani. Perciò l'ascolto del Dio che parla implica anche l'ascolto reciproco, il dialogo tra le Chiese e le Comunità ecclesiali»; » «Il dialogo onesto e leale costituisce lo strumento imprescindibile della ricerca dell'unità. Il Decreto sull'ecumenismo del Concilio Vaticano II ha sottolineato che se i cristiani non si conoscono reciprocamente non sono neppure immaginabili dei progressi sulla via della comunione. Nel dialogo infatti ci si ascolta e si comunica; ci si confronta e, con la grazia di Dio, si può convergere sulla sua Parola accogliendone le esigenze, che sono valide per tutti»; » «All'intercessione di san Paolo, infaticabile costruttore dell'unità della Chiesa, affido i frutti dell'ascolto e della testimonianza comune che abbiamo potuto sperimentare nei molti incontri fraterni e dialoghi avvenuti nel corso del 2006, tanto con le Chiese d'Oriente quanto con le Chiese e Comunità ecclesiali in Occidente. In questi eventi è stato possibile percepire la gioia della fraternità, insieme alla tristezza per le tensioni che permangono, conservando sempre la speranza che ci infonde il Signore»; » «Ringraziamo quanti hanno contribuito ad intensificare il dialogo ecumenico con la preghiera, con l'offerta della loro sofferenza e con la loro infaticabile azione. È soprattutto al nostro Signore Gesù Cristo che rendiamo fervide grazie per tutto».
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» «Il primo insegnamento che traiamo da questo episodio biblico, richiamato anche nel rito del battesimo, è che, nella prospettiva cristiana, l'ascolto è prioritario»; » «Non siamo noi a fare o ad organizzare l'unità della Chiesa. La Chiesa non fa se stessa e non vive di se stessa, ma della parola creativa che viene dalla bocca di Dio»; » «Ascoltare insieme la parola di Dio; praticare la lectio divina della Bibbia, cioè la lettura legata alla preghiera; lasciarsi sorprendere dalla novità, che mai invecchia e mai si esaurisce, della parola di Dio; superare la nostra sordità per quelle parole che non si accordano con i nostri pregiudizi e le nostre opinioni; ascoltare e studiare nella comunione dei credenti di tutti i tempi; tutto ciò costituisce un cammino da percorrere per rag-

LIBANO

Nuovi disordini tra sostenitori del Governo Siniora e oppositori filosiriani mentre a Parigi la comunità internazionale stanzia 7,6 miliardi di dollari per la ricostruzione

Una giornata di violenza sconvolge Beirut: scontri all'università araba causano cinque morti
BEIRUT. 26. Il Libano è sembrato ieri avviarsi verso la guerra civile. Mentre a Parigi la comunità internazionale dava un concreto sostegno alla ricostruzione del Paese dopo il conflitto della scorsa estate, violenti scontri scoppiati a Beirut, nella zona dell'università araba, hanno portato le autorità a decretare il coprifuoco in tutta l’area della capitale e il leader del movimento sciita Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ad emettere una «fatwa» per imporre ai suoi sostenitori di lasciare le strade dove si stavano dando battaglia con i loro avversari sunniti. Sei ore dopo aver fallito il tentativo di arginare le violenze tra sunniti sostenitori del premier Fuad Siniora e sciiti militanti dell’opposizione guidata da Hezbollah, l’esercito ha annunciato in serata l'imposizione del coprifuoco fino alle sei del mattino di oggi. Nel corso di una giornata di guerriglia urbana, durante la quale sono stati anche esplosi numerosi colpi d'arma da fuoco, almeno cinque persone sono rimate uccise e una trentina di altre, oltre ad almeno 13 soldati, sono rimaste ferite, alcune in modo grave. Vani i tentativi dei militari di porre fine agli scontri, scoppiati nel primo pomeriggio tra studenti filo e antigovernativi. Dopo che la violenza è dilagata in altre zone della città, Nasrallah ha compiuto un raro intervento telefonico all’emittente televisiva del suo movimento, «Al Manar Tv», per ordinare ai suoi seguaci di tornare a casa. «È dovere di tutti i libanesi attenersi alle istruzioni dell’esercito, l’istituzione che protegge il paese dal precipitare nella guerra civile», ha detto il leader di Hezbollah in un breve messaggio. «Alcune forze con un passato di divisione fomentano la divisione, usando metodi da milizia», ha sostenuto Nasrallah, denunciando la «ricomparsa del fenomeno dei cecchini» per le strade di Beirut. «Questi individui — ha affermato — devono essere identificati e tradotti di fronte alla giustizia». Gli scontri avevano però a quel punto già coinvolto e bloccato l’autostrada costiera che collega Beirut al Sud a maggioranza sciita e anche le maggiori arterie che conducono verso la valle orientale della Bekaa. Una sezione di una formazione politica alleata di Hezbollah, il Partito sociale nazionale siriano, e un club sportivo nello stadio cittadino nei pressi dell’aeroporto erano stati nel frattempo dati alle fiamme. Una folla di manifestanti sciiti ha attaccato anche una scuola sunnita. Almeno 35 persone sono rimaste ferite nella battaglia che dall’università si è successivamente estesa all’intero quartiere. I dimostranti delle due fazioni hanno incendiato auto e pneumatici. Agenti in assetto antisommossa hanno cercato di isolare e rendere inaccessibile la zona degli incidenti. I militari chiamati a riportare l’ordine hanno sparato colpi in aria per cercare di disperdere la folla, ma hanno faticato a domare la rivolta. La tensione è particolarmente alta in Libano sin da quando il movimento Hezbollah, ha dato il via, all’inizio di dicembre assieme ai suoi alleati, ad una aspra campagna per far cadere il Governo di Fuad Siniora, che ha il sostegno della maggioranza parlamentare antisiriana e dei Paesi occidentali e arabi moderati. La situazione si è deteriorata ulteriormente con lo sciopero generale indetto martedì scorso dall’opposizione, poi degenerato in scontri di piazza. Il bilancio di quegli scontri, ripresi il giorno dopo tra sunniti e alawiti nel nord del Paese, è stato di almeno quattro persone uccise. Mentre da Beirut giungevano notizie sempre più allarmanti con le strade in preda alle violenze di sostenitori ed oppositori del Governo, a Parigi la comunità internazionale manifestava concretamente la solidarietà ad un Paese vicino alla bancarotta e sostegno politico al Premier Fuad Siniora, anch'egli presente nella capitale francese. Sono stati raccolti 7,6 miliardi di dollari per la ricostruzione. Il Presidente francese Jacques Chirac, al termine della Conferenza — che ha riunito rappresentanti di una cinquantina di Paesi e di organizzazioni internazionali — ha voluto annunciare personalmente la somma messa a disposizione del Libano. «È un risultato molto positivo sul piano politico e finanziario», ha sottolineato. Il contributo più alto — 1,1 miliardi di dollari — è giunto dall’Arabia Saudita. Fra gli altri, il Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, ha confermato un aiuto di 594 milioni di euro, la Commissione Europea porterà il suo a 500 milioni di euro. L’impegno italiano, è di 120 milioni di euro. Si tratta di aiuti, ha ripetuto Chirac, che vanno a tutti i libanesi, senza distinzione politica e religiosa, e che vanno dai doni, ai prestiti; dagli aiuti umanitari, ai progetti di ricostruzione. Alla luce dell'impegno internazionale a favore del Libano, il Primo Ministro ha lanciato da Parigi un appello «a tutti i manifestanti che sono usciti oggi sulle strade di Beirut», chiedendo di «dar prova di saggezza» e di «rifiutare l’escalation». «Noi vogliamo vivere insieme — ha affermato Siniora, rientrato questa mattina a Beirut —. Bisogna cooperare per costruire questo Paese». «Mi rivolgo alla vostra saggezza e alla ragione», ha ripetuto Siniora, esprimendo poi il suo «dispiacere» per le vittime delle violenze. Il coprifuoco decretato dall’esercito governativo è servito quanto meno a riportare la calma nella città. Nessun incidente di rilievo è stato segnalato nel corso della notte, dopo che il coprifuoco era entrato in vigore alle 20.30 di ieri, ma le strade spettralmente deserte di Beirut sono state continuamente pattugliate da colonne di mezzi blindati e da altri mezzi dell’esercito. I soldati — secondo quanto segnala l'agenzia «Ansa» — hanno istituito posti di blocco lungo tutte le principali arterie e nei maggiori incroci, controllando l’identità dei passeggeri delle rarissime auto in circolazione e con a bordo diplomatici, medici e giornalisti, gli unici esonerati dal rispetto del coprifuoco.

Un'auto distrutta durante i disordini scoppiati all'università araba di Beirut

Iraq: ancora cruenti attacchi a Baghdad Sì del Parlamento al piano di sicurezza
BAGHDAD, 26. Sangue a Baghdad. Questa mattina l'esplosione di una bomba in un mercato ha provocato la morte di quindici persone; altre trentatrè sono rimaste ferite. Rileva l'agenzia di stampa «Ansa» che l'ordigno è deflagrato un'ora prima dell'entrata in vigore nella capitale del coprifuoco settimanale per i veicoli, volto a proteggere lo svolgimento della preghiera del venerdì nelle moschee. Ieri, in un altro mercato di Baghdad, l'esplosione di un'autobomba — avvenuta al passaggio di una pattuglia della polizia irachena — ha provocato venticinque morti; più di cinquanta i feriti. Nelle ultime ventiquattro ore, in diversi quartieri di Baghdad, sono stati rinvenuti quaranta cadaveri, che presentavano evidenti segni di torture: lo hanno riferito fonti di polizia citate dall'agenzia «Agi». Si è poi appreso che un marine statunitense è morto in seguito alle gravi lesioni riportate durante combattimenti con la guerriglia divampati nella provincia occidentale di Al Anbar: lo ha reso noto il Comando Usa. Ieri, al termine di una seduta particolarmente tesa, il Parlamento ha approvato il piano per la sicurezza a Baghdad, esposto poco prima ai deputati dal Primo Ministro iracheno, Jawad Al Maliki. Il voto è stato espresso per alzata di mano, ed è stato di assenso da parte di tutti i 160 deputati presenti, su 275. Per chi infrange la legge — ha ammonito il Premier — non vi sarà «alcun rifugio»: verrà inseguito anche nelle moschee, sia sciite sia sunnite, così come nelle scuole o nelle sedi di partito. Il piano prevede la divisione di Baghdad in nove distretti operativi. Il Primo Ministro iracheno ha poi osservato che l'offensiva per cercare di contenere la violenza «non è mirata contro alcuna comunità, sunnita o sciita». Si tratta di un'offensva «irachena al cento per cento», sebbene sia sostenuta dalle forze statunitensi. Jawad Al Maliki ha quindi fatto presente che a nessuno sarà consentito portare armi, perché «non può esserci uno Stato nello Stato». Intanto il movimento che fa capo al leader radicale sciita, Moqtada Al Sadr, ha comunicato che appoggerà il nuovo piano di sicurezza a Baghdad. «Siamo a favore di questo piano», ha detto un
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NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec (Canada); le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: — Giuseppe Verucchi, Arcivescovo di Ravenna-Cervia (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»; — Silvio Cesare Bonicelli, Vescovo di Parma (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»; — Luciano Monari, Vescovo di Piacenza-Bobbio (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»; — Adriano Caprioli, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla (Italia), con l'Ausiliare, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Lorenzo Ghizzoni, Vescovo titolare di Ottana, in visita «ad limina Apostolorum»; — Antonio Lanfranchi, Vescovo di Cesena-Sarsina (Italia), in visita «ad limina Apostolorum». Signor Bambang Prayitno, Ambasciatore di Indonesia, in visita di congedo. Noriega Barceló, Vicario Generale della Diocesi di Ciudad Obregón.

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Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Prelatura di Cafayate (Argentina), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Cipriano García Fernández, O.S.A., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

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Il Santo Padre ha concesso il Suo assenso all'elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Armeno-Cattolica, riunitosi a Bzommar (Libano) dal 4 al 13 settembre 2006, del Reverendissimo Arciprete Emmanuel Dabbaghian, sinora Sincello per la Georgia dell'Ordinariato per gli Armeni dell'Europa Orientale, ad Arcivescovo di Baghdad degli Armeni.

Erezione di Diocesi e relativa Provvista
Il Santo Padre ha eretto la Diocesi di Ensenada (Messico) con territorio dismembrato dell'Arcidiocesi di Tijuana e della Diocesi di Mexicali, rendendola suffraganea della Chiesa Metropolitana di Tijuana. Il Santo Padre ha nominato primo Vescovo di Ensenada (Messico) il Reverendo Sacerdote Sigifredo

Atlante geopolitico

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L'Ecuador dopo l'elezione di Correa alla Presidenza
di GIUSEPPE FIORENTINO
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Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza il