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INDICE

Introduzione pag. 1
Vorrei dare alla mia vita un significato e uno scopo pag. 6
- Esistenza e progressione pag. 6…
. Premessa pag. 6
. Traguardi da raggiungere pag. 6
. Conoscersi per correggersi. Le componenti dell’Essere pag. 8
. L’uomo si divide in 7 categorie pag. 8
. Come migliorarci per crescere pag. 10
. La legge delle due leve pag. 12
I maestri naturisti Lezaeta e Costacurta pag. 14
Alimentazione naturale pag. 14
Decalogo della corretta alimentazione pag. 19
Alimentazione per vegetariani pag. 20
Idrotermoterapia pag. 21
- Lavaggio del naso pag. 21
- Impacchi freddi pag. 22
- Bagno dei piedi pag. 22
- Bagno dei genitali pag. 23
- Bagno di Just pag. 23
- Getto di cane pag. 24
- Cataplasma pag. 24
- Frizione fredda pag. 26
- Lavaggio del sangue al sole pag. 28
- Lavaggio del sangue in sauna pag. 29
- Getto fulminante pag. 30
- Doccia scozzese pag. 30
- Frizione fredda pag. 31
- Saunetta per il lavaggio del sangue a vapore pag. 32
- Giornata tipo per curare ogni male pag. 33
Iridologia pag. 34
- La pupilla pag. 36
. Posizione e forma della pupilla . pag. 36…
. Ampiezza della pupilla pag. 37
. Colore della pupilla pag .37
- L’iride pag. 37
. Il colore dell’iride pag. 37
. Segni dell’iride pag. 38
- La siepe pag. 38
- Topografia dell’occhio destro pag. 41
- Topografia dell’occhio sinistro pag. 41
Yoga pag. 42
- Yama pag. 42
- Nyama pag. 42
Perché faccio Yoga, perché insegno Yoga pag. 50
… - Formazione dello yogi pag. 50
- Yoga e Religione pag. 51
- La Macchina Umana pag. 51
- Dimostrazione, Esempio, Esibizione pag. 52
- Energia di Gruppo pag. 53

ii
Esercizi (Asanas) dello Yoga pag. 54
- Foto 1 – 6 pag. 56
- Foto 7 – 12 pag. 57
- Foto 13 – 19 pag. 58
- Foto 20 – 26 pag. 59
- Foto 27 – 32 pag. 60
- Foto 33 – 39 pag. 61
Tecniche di meditazione pag. 62
- Meditazione del ruscello pag. 64
- Meditazione dell’arcobaleno pag. 65
Chakra, corpi di luce, aura pag. 68
- Tecnica autogestita pag. 72
- Corpi di luce pag. 73
- Aura pag. 74
Meditazione MER.KA.BA pag. 74
- Primi sei respiri pag. 75
- Dal settimo al quattordicesimo respiro pag. 75
- Gli ultimi tre respiri pag. 76
- La Protezione dei tetraedri pag. 81
- Canone di Leonardo pag. 82
I Bioritmi pag. 83
- Grafico del bioritmo alla nascita pag. 89
- Grafico gennaio 2008 pag. 89
- Grafico marzo 2008 pag. 90
- Grafico dicembre 2007 – gennaio 2008 pag. 90
- Grafico ottobre 2007 – novembre 2007 pag. 90
- Costruzione della “squadra curvilinea” del Dr K.Tatai pag. 91
Il C.I.C.A.P. e la mia esperienza col paranormale pag. 92
- La stalla degli erboristi pag. 93
- La patente di radioamatore pag. 94
- La chiave dell’”aria riservata” pag. 96
- Lo spray nasale pag. 97
- Il disco volante pag. 97
- Il lavello spaccato pag. 98
Reincarnazione e Religione Cattolica pag. 99
- Dalla Bibbia pag. 99
- Dal Libro della Sapienza pag. 99
- Dal Libro di Siracide pag. 100
- Patristica pag. 100
Questo mio corpo vedrà il Salvatore pag. 102
L’immortalità e il Futuro Escatologico dell’uomo pag. 105
Il mio amico Pietro pag. 107
Karma, Destino, Libero Arbitrio pag. 110
Primo incontro con il ”Beato D.G.” pag. 115
Secondo incontro con il “Beato D.G.” pag. 117
Terzo incontro con il “Beato D.G.” pag. 119
Quarto incontro con il “Beato D.G.” pag. 122
Quinto incontro con il “Beato D.G.” pag. 126
Sesto incontro con il “Beato D.G.” pag. 130
Bibliografia pag. 132

iii
SCOPO DEL LIBRO
Questo libro tende a fare conoscere quali esperienze e sensazioni possono migliorare la qualità della
vita, in senso fisico, morale e spirituale.
L’autore si riprometteva di scriverlo il più tardi possibile, quando, per l’età, non sarebbe stato in
condizione di insegnare la disciplina dello “yoga”, ma uno Spirito Guida gli ha “consigliato” di
scriverlo “ora”, in modo che “qualcuno possa leggerlo”.
L’autore tenta di convincere i lettori che i traguardi promessi dai Maestri sono alla portata di tutti, a
condizione che ognuno:
- rispetti “la natura” dentro e fuori di sé;
- si prefigga il raggiungimento di un preciso scopo da raggiungere - per migliorarsi -, e si
proponga di rispettare il programma che ne deriva;
- si convinca che la mente -“dono divino”- può raggiungere verità che vanno oltre le
conquiste della scienza;
- si metta in condizione di sviluppare una fede religiosa che non sia una “cornice rigida”,
fredda e passiva, ma una pianta che cresce ogni giorno, diventando più luminosa e gioiosa;
- si metta in condizione di arrivare a comprendere che tutte le religioni , fino a che l’uomo
non ne fa “un mezzo di potere”, hanno sane radici comuni;
- sia disponibile a basare la propria esistenza su due fondamentali convincimenti: Dio è bontà
infinita e l’uomo è totalmente libero delle proprie azioni;
- si renda degno del “tesoro” cui diamo ospitalità, lo Spirito, un pezzo di DIO dentro di noi.

PROBABILI LETTORI INTERESSATI


- gli insegnanti della disciplina dello “yoga”, che si sono formati sotto la guida di Pippo
Cicirata (autore del libro);
- gli allievi che seguono il maestro da decenni e hanno “iniziato” ad avanzare nella lunga
strada della crescita spirituale;
- chi accetta le risorse di Madre Natura e vuole sfruttarne i benefici;
- chi è animato dalla curiosità di conoscere e di sperimentare antiche discipline orientali;
- chi trova il coraggio di guardare “oltre il muro” imposto dalla cultura dominante, dalle
tradizioni, dalle abitudini inveterate, e scoprire orizzonti nuovi che affascinano, ma anche
disorientano e sgomentano;
- chi osa evadere dalle “regole”, anche a rischio di trovarsi isolato e non compreso in una
società “inquadrata” e “confortata” da rigidi dogmi, imposti dalla scienza e dalla religione;
- chi vuole essere protagonista e controllore della propria vita, assumendosene ogni
responsabilità;
- chi ha fatto esperienze paranormali e le riconosce come fenomeni spontanei, naturali e
condivisibili fra chi ha intrapreso un “particolare cammino”;:
- chi predilige i valori morali e spirituali a quelli materiali;
- chi ha compreso che lo “scopo della vita” è “crescere spiritualmente”.

CENNI BIOGRAFICI
Cicirata Giuseppe (Pippo per gli amici) nasce a Lentini (SR) il 29-03-1930, da famiglia molto
religiosa. Dopo il diploma, sceglie la vita militare che gli permette di avere alle dipendenze ragazzi
provenienti da diverse regioni e di ogni estrazione sociale.
Più che “comandante” si è sentito “padre”, piuttosto severo, oltre che dei suoi sei figli, di centinaia
di soldati. Ha insegnato loro, non solo quanto il dovere gli imponeva per farne dei buoni soldati, ma

iv
tutto quanto imparava lui stesso dalla vita, per restituire alle famiglie e alla società dei cittadini
migliori.
Raggiunta la pensione, ha potuto continuare la passione per l’insegnamento, preparando nella
disciplina dello “yoga” molti allievi, in diversi comuni della Bergamasca.
Attraverso questa disciplina orientale ha avuto modo di approfondire la conoscenza di filosofie e di
religioni che, oltre ad ampliare la propria cultura, hanno accresciuto la propria sensibilità, specie
con la pratica della “concentrazione” e della “meditazione”.
Ne è scaturita una progressione emotiva e sensitiva, che gli ha consentito di giungere a percepire
“suggerimenti” da parte di “Spiriti Guida”, sotto forma di “combinazioni” e “coincidenze”, alle
quali, prima, non dava importanza.
Così è cominciato il cambiamento della sua vita, e di questo vuole informare – al fine di formare –
quanti gli prestano credito, convincendoli che l’itinerario argomentato in questo libro conduce a una
conquista alla portata di tutti

CICIRATA GIUSEPPE
Via G. Garibaldi n.23
24052 AZZANO SAN PAOLO (BG)
TEL.: 035 531262
CELL.: 3297258338
e-mail : cipian1@alice.it
sito (per scaricare il libro): www.biospazio.com

v
POSSO TENDERTI UNA MANO ?
( INTRODUZIONE )

Dedico questo libro anzitutto a mia moglie che ne è stata l'ispiratrice involontaria, ai miei figli e ai
miei nipoti (nella speranza che abbiano voglia di leggere “ i pensieri del vecchio”). Subito dopo
all’uomo più buono, più onesto, più generoso che io abbia mai conosciuto e che ha dato una svolta
radicale alla mia vita: il generale Vittorio Barela.
Lo dedico anche ai miei fedelissimi allievi di “Yoga” che me lo chiedono da tempo ed ai quali, a
più riprese, ho dato brevi anticipi dei miei pensieri.
Con questo mio lavoro vorrei trasmettere ad altri i benefici che hanno trasformato la mia esistenza
radicalmente, dal punto di vista fisico, intellettivo, morale e spirituale.
Vorrei condividere con altri la mia gioia, convincendoli che “cambiare in meglio” si può, se si
vuole, qualunque sia la condizione iniziale.
Tratterò svariati argomenti che vanno dalla alimentazione naturale alla idrotermoterapia, dalla
iridologia allo yoga, dalla meditazione alla fede religiosa.
Il contenuto di questo libro, in massima parte è stato da me “imbastito” attraverso i testi di scrittori
famosi, dai quali ho avuto informazioni, arricchimento culturale e spirituale, ma che spesso mi
hanno stupito, disorientato, sbalordito e perfino sconcertato.
Più e più volte mi hanno “scosso” liberandomi, un po' alla volta, da cumuli di nozioni vecchie
radicate nel senso comune, nella tradizione, nella presunzione e in una fede rigida e di comodo.
Poco per volta le mie certezze hanno cominciato a presentare delle crepe, poi a vacillare fino a
cadere, lasciando il posto a verità delle quali mai avrei sospettato l’esistenza.
Ogni giorno imparo qualche cosa di nuovo, anche da quegli allievi molto più avanzati di me nella
spiritualità.
Ma l’aiuto più determinante mi è venuto dallo Spirito Guida (Beato D.G.) che risponde ad ogni mia
domanda, e scioglie tutti i dubbi che continuamente mi si presentano.
E’ stato il Beato D.G. a incoraggiarmi nella stesura di questo libro, con la speranza che possa essere
di aiuto a quanti vorranno leggermi.
Citerò Entità Spirituali e persone, con le quali ho frequenti contatti, attraverso abbreviazioni e
pseudonimi, per evitare loro una pubblicità che non gradirebbero e che li esporrebbe a curiosità
gratuite.
Sono un ufficiale in pensione, e la mia vita militare è stata piena di soddisfazioni, non solo per i
gradi raggiunti, ma soprattutto per la gioia di aver potuto insegnare quanto il dovere mi imponeva;
più ancora, per aver potuto trasmettere, a coloro che mi venivano affidati, la mia esperienza di vita,
per farne buoni soldati e uomini migliori. In sostanza, mi sentivo “padre”, spesso molto severo,

1
oltre che dei miei tanti figli, anche di alcune centinaia di ragazzi in divisa.
La passione per l'insegnamento mi è stata trasmessa da mia madre, e non è mai venuta meno, tanto
che a 80 anni ancora amo insegnare la disciplina dello “YOGA” e tecniche naturiste.
Nella famiglia ha posto anche il “germe della medicina” che è maturato in mio fratello, mentre in
me ha assunto le forme del desiderio di aiutare il prossimo, non clinicamente. Non è la storia della
mia vita che voglio raccontare, ma i cambiamenti profondi che essa ha subito, migliorandomi.
Prima ero una persona che beveva soprattutto liquori forti, che fumava, che mangiava carne di ogni
tipo e pesce, che prendeva molti caffé. Ero anche cacciatore … uccidevo gli animali; oggi, mia
moglie ed io , se una mosca supera la barriera delle zanzariere, cerchiamo di portarla fuori “sana e
salva”
COINCIDENZE
La nostra vita è piena di eventi che accadono, apparentemente fuori dalle nostre intenzioni, e che
modificano notevolmente il corso della nostra esistenza.
Sovente abbiamo percezione di strane coincidenze e di circostanze fortuite di varia natura, che per
lo più lasciamo cadere, perché paiono addirittura contrarie ai nostri interessi del momento. Se le
osserviamo con maggiore attenzione, possono assumere le sembianze di segnali, di indicazioni, di
guide verso la soluzione di problemi apparentemente insolvibili..
Una delle “coincidenze” per me più significativa in senso positivo, va attribuita al mio superiore
diretto, così lontano dal mio modo di pensare, da litigarci ogni giorno. Questa tensione fu causa di
una ischemia coronarica sub-endocardica che diede alla mia vita una drastica svolta , tanto da
portarmi, fortunatamente, alla conoscenza dello Yoga.
Un’altra “coincidenza” è da attribuire a un mio subalterno che presentò agli ufficiali e ai
sottufficiali della caserma, un libro dal titolo già di per sé significativo :La medicina naturale alla
portata di tutti. Confesso che trovammo assurde le teorie suggerite dall'autore Manuel Lezaeta
Acharan .
Ma il mio subalterno non si arrese: insistette fino a convincerci a sperimentare alcune delle
meravigliose terapie proposte dal libro.
Oggi, ogni qual volta pratico le tecniche naturiste, o suggerisco uno dei tanti rimedi naturali a
parenti, amici, colleghi ma soprattutto agli allievi di yoga, non posso non rivolgere un pensiero
riconoscente e di benedizione a chi ha scritto il libro e a chi me lo ha proposto.
Seguendo i consigli di Lezaeta e diventando vegetariano, ho ottenuto miglioramenti importanti per
la salute, ma la mia fortuna mi ha permesso di avere molti altri aiuti da quando ho cominciato a
tenere in considerazione avvenimenti, circostanze, fatti che sembravano irrilevanti.
Fra le “coincidenze” posso annoverare la conoscenza di una medium che mi ha introdotto nel

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mondo dello spiritismo; lo studio di testi sul paranormale, il contatto con l’UISP (Unione Italiana
Sport Per tutti) di Bergamo, lo studio della Sacra Bibbia.
Altra coincidenza è stata l’aver conosciuto Don Mario Mazzoleni. La lettura dei suoi libri mi ha
aiutato a chiarire alcuni dubbi sulla nostra religione
Ma le “coincidenze”, le “combinazioni”, i “casi fortuiti”, dal momento che li curi e non li lasci
cadere, sono tanti e ti capitano continuamente. Saranno dettati dal tuo inconscio? Sono esperienze
già vissute? O…non saranno “aiutini” che vengono da fonti estranee alla nostra persona, al nostro
essere e alla realtà materiale che ci circonda?
Positivo – negativo
La “mente umana” viene considerata come l’insieme delle facoltà interiori, intellettive e spirituali,
nonché delle idee, delle conoscenze, delle facoltà psichiche. Dal punto di vista cognitivo, essa può
configurarsi come la produzione che avviene sulla base della storia e delle diverse azioni che un
essere compie nel mondo.
Il filosofo Sri Aurobindo, nel suo testo “Guida allo Yoga”, ne descrive vari aspetti: mente
meccanica, mente dinamica, mente che esteriorizza, mente vitale, mente pensante, mente superiore
e mente spirituale.
Cicerone ne parla come di “dono divino” (divinum munus). Una delle descrizioni scientifiche la
riconosce come espressione di energia, attraverso le “onde cerebrali” che vanno da meno di 4 Hz
“le delta” del sonno profondo, fino a oltre 30 Hz come le “beta”, quando c’è una forte
concentrazione o si tenta la soluzione di più problemi, come pure durante la “meditazione”.
La cultura orientale, da sempre, attribuisce alla mente autentici “poteri”, in parte accettati anche in
occidente.
Nel capitolo del “Samyama” indiano (concentrazione + meditazione + assorbimento) [ pag.44]
vengono descritti poteri che noi occidentali stentiamo a credere, e comunque vengono raggiunti
soltanto da alcuni “guru”, i veri maestri della meditazione.
L’energia mentale è qualcosa che supera le onde Hz e che raggiunge effetti non misurabili con
strumenti scientifici, pur sofisticati.
Questa mente ha una doppia natura: “materiale”, e “spirituale”, cioè divina.
La nostra mente “razionale” è fortemente tributaria delle esperienze che compiamo.
Diversi uomini di cultura e alcuni scienziati dichiarano di non “avere il dono della fede”, non
credono nel divino. Per loro esiste soltanto ciò che è razionalmente raggiungibile e dimostrabile
scientificamente. Per altro chi ha una fede religiosa, non maturata ma imposta o accettata
passivamente, non riesce ad ammettere che un essere umano possa avere “poteri” che la religione
attribuisce esclusivamente a Dio o ai santi.

3
Ogni manifestazione “fuori dalle righe” viene definita da una parte della scienza come frutto di
autosuggestione, di vaneggiamento, di sogno a occhi aperti o, peggio, come scompenso psichico.
In genere, le persone che hanno fiducia nella scienza rifiutano i suggerimenti che vengono da
sensitivi, o da spiritualisti o da gnostici. Tutte figure che vengono osteggiate sia da molti studiosi,
sia da alcune religioni il cui intento è anche quello di proteggere i creduloni dalle suggestioni
elaborate da tanti imbroglioni.
La religione, in vero, ammette i “danni” della mente, come “peccato di pensiero”, così per l’invidia,
l’odio, la gelosia, la bestemmia, la maledizione. Si tratta di “pericoli per l’anima” che. con la
confessione vengono cancellati e perdonati.
Il “pensiero negativo” produce un triplo danno:
- a se stessi. Dal momento che agita la mente e la psiche, rende difficoltosa la circolazione
sanguigna e la digestione, agita il cuore e disturba il normale funzionamento fisiologico.
Le conseguenze sovente si ripercuotono su tutto il corso della vita e possono minare la
salute, sino a minare la vita stessa. Ne sono un esempio l’ansia, la depressione,
l’ anoressia, la bulimia, i pensieri ossessivi, la pazzia, la mania suicida.
- alle persone o alle cose verso le quali è diretto. Dipende dalla forza mentale dell’attore.
Sono noti i riti orgiastici diffusi in varie regioni del pianeta, e anche da noi, durante i quali,
sommando l’energia mentale negativa degli astanti a quella del “conduttore”, si può
provocare danno, malattia e persino la morte di soggetti particolarmente indifesi, dal
carattere debole e timido, fortemente emotivi e non sostenuti da una vera e forte fede
religiosa. Costoro sono portati a dare la colpa al “demonio”, alle energie infernali, ma il
fenomeno rimane nella sfera umana, anche se poco credibile.
- all’ambiente in cui viene prodotto, per la stagnazione di energia malsana. Sarà capitato
a molti di sentirsi a disagio in una casa dove regna disarmonia fra i componenti della
famiglia; mancanza di rispetto, di stima e di amore. Appena fuori da ambienti saturi di
negatività, ci si sente “alleggeriti”.
Ma la contaminazione negativa del pensiero, descritta nell’Atharva Veda della filosofia indiana e
riportata negli Aforismi dello Yoga del filosofo Patanjali, non si arresta dentro le mura domestiche.
E’ un’energia che non si distrugge ma dilaga , si espande, si somma ad altra energia negativa,
prodotta dappertutto, e può raggiungere ogni parte del pianeta, danneggiando persone e cose.
Il pensiero negativo può influenzare anche la materia, come confermano gli studi di Fritjof Capra 1:
scienziati moralmente e mentalmente ben disposti, con la forza della mente, hanno favorito
procedimenti di sperimentazione, ove altri colleghi mal disposti avevano fallito

1
Fritjof Capra, Il Tao della Fisica, 1982, Milano, Adelphi

4
.
Il pensiero dell’uomo ha un doppio aspetto:
- appartenere esclusivamente al “campo mentale”;
- rientrare nel “campo individuale”.
Il primo è pura attività razionale, come programmazione, deduzione, riflessione analisi e sintesi.
Il “campo individuale” somma al “campo mentale” l’anima, cioè l’emozione, la commozione.
Così l’ira, l’invidia, l’odio, l’amore, la fiducia, la gelosia, la maledizione o la benedizione, sono
pensieri intrisi di sentimento. Sono vere “armi” sia in senso positivo sia in senso negativo e la loro
efficacia dipende da quanto la mente si è “allenata” nella produzione dei pensieri in questione.
Tutti abbiamo grandi responsabilità, dal momento che i nostri pensieri vanno a colpire altre persone.
Per questo dobbiamo costantemente irradiare pensieri di amore, di fiducia , di incoraggiamento, di
calma, di pace, di buona volontà, servendoci della “potenza del pensiero”.

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VORREI DARE ALLA MIA VITA UN SIGNIFICATO E UNO SCOPO

ESISTENZA E PROGRESSIONE

1. PREMESSA
Sin dagli albori della filosofia, gli amanti del sapere hanno tentato di capire il perché
dell’esistenza umana, quale lo scopo, che cosa precede e che cosa segue la vita.
Vite intere si sono dedicate alla ricerca della verità e delle posizioni dell’uomo in seno ad essa.
Immanenza? Trascendenza? Esiste l’anima? Esiste lo Spirito? E se questo imponderabile esiste,
cambia qualcosa nella nostra vita?
Generalmente a questi interrogativi rispondiamo con superficiale sufficienza: “è un problema dei
filosofi o dei sacerdoti,…noi ci occupiamo di cose più concrete”.
Ma è certamente concretezza ricercare e preservare la salute del corpo, della mente, della psiche in
correlazione al miglioramento della qualità della vita. Ciò implica correggere il nostro
comportamento e il rapporto con gli altri, con la mutazione della carica egoistica in spinta
altruistica; nonché il perfezionamento dell’educazione dei figli e di chi dipende da noi e/o da noi
trae esempio.
L’impostazione dell’esistenza e la condotta che l’ha improntata possono essere ribaltate, anche in
modo radicale, se ci si rende disponibili ad accettare determinate verità.
Nel mio piccolo, io ho cercato di capire qualcosa, di arrivare ad una verità che rispondesse a tanti
tormentosi interrogativi.
Ho superato i legami del conformismo: ho curiosato al di sopra di un muro che la presunzione e
l’ignoranza avevano eretto fra Occidente e Oriente.
Ho avuto tante risposte: ho scartato le più stridenti e ho raccolto quelle concordanti.
Mi si sono aperti orizzonti tanto vasti da lasciarmi disorientato e incredulo. I tanti vuoti, piano piano
si sono riempiti; molte tessere sono andate al giusto posto in un mosaico che ha preso sempre più
forma e consistenza, per una conoscenza che ignoravo del tutto.
Nella speranza di potere aiutare qualcuno che ha avuto i miei stessi dubbi, ho voluto raccogliere il
pensiero di grandi saggi che, sebbene separati da grandi spazi geografici e temporali, hanno
raggiunto lo stesso traguardo luminoso.

2. TRAGUARDI DA RAGGIUNGERE
Ci siamo mai chiesti perché siamo nati? E se mai riusciamo a dare questa risposta, sapremmo dire
qual è lo scopo della vita?
La risposta sarà influenzata dalla cultura, dalla formazione religiosa e dalle convinzioni maturate
nell’arco dell’esistenza.
6
La nascita, gli accadimenti e le vicissitudini di tutta una vita, compresa la morte, sono da attribuire
a pura casualità , o al compimento di quanto era stabilito nel libro del destino, oppure a un
programma maturato nella mente e quindi nella volontà del Creatore?
Sono domande che frequentemente la gente si pone, ma che escludono una importante
“alternativa”, rappresentata dal libero arbitrio, attributo “ab eterno”dello Spirito che programma in
assoluta libertà dove, come, quando incorporarsi in un essere vivente. La vita diventa così, in ogni
sua forma, una scelta volontaria e motivata.
Ma perché lo Spirito sente questa necessità di ritornare nella carne?
La risposta richiederebbe una trattazione a parte, ma in sintesi rispondo con le parole del filosofo
Georgi Ivanovic Kurdjieff: lo Spirito, dopo avere seguito la via della creazione (da Dio Creatore
al creato), segue la via della evoluzione (da ciò che è creato al Creatore, Dio). 2
Tutto ciò che esiste tende irrefrenabilmente a crescere, a progredire, a migliorarsi. Così fa anche lo
Spirito, che nell’essere “scintilla divina”, deriva dall’Assoluto, dal quale si stacca nella fase
creativa, ed al quale ritorna nella fase evolutiva, attraverso una serie più o meno lunga di
reincarnazioni.
Questi ritorni nella carne rappresentano veri e propri mezzi di purificazione.
La vita, quindi, è per lo Spirito una prova che può arricchirlo di esperienze indispensabili per
avanzare sulla via della perfezione e avvicinarsi gradualmente a Dio, sino a fondersi con Lui
(ritorno alla sorgente).
Per contro, una vita spesa male dà ben poco apporto alla “risalita” dello Spirito.
Ma quali fatti, quali comportamenti, nel corso di un’esistenza, possono conferire allo Spirito meriti
di crescita? Non certo quelli che perseguono esclusivamente scopi egotisti. Paradossalmente, lo
scopo della vita, secondo me, deve essere ricercato al di fuori della vita stessa, e va oltre le
conquiste terrene. Così la salute, la sicurezza economica, l’avvenire dei figli sono raggiungimenti
importanti e necessari per “procedere”, ma non sono punti di arrivo.
Una facilitazione, per capire questa problematica, ci viene dal Karma Yoga (lo yoga del dovere):
- nasciamo da una coppia di genitori verso i quali abbiamo doveri di rispetto sempre e di aiuto,
quando essi non sono più autosufficienti;
- frequentiamo le scuole per istruirci e formarci: dobbiamo impegnare nello studio la volontà e
tutte le facoltà intellettive, per ottenere il massimo profitto come conoscenza e cultura che
diventano base per la “formazione” dell’individuo.

2
P.D. Ouspensky (1980) Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto, Astrolabio

7
Ciascuno, secondo le proprie capacità, deve raggiungere il massimo, nello studio come in qualsiasi
altra attività umana, allo scopo di rispettare quanto madre natura ha messo dentro di noi, ma anche
per fornire alla società elementi validi in ogni campo.
Se otteniamo un posto di lavoro, dobbiamo rendere al limite superiore delle nostre possibilità, per
rispetto verso noi stessi e per offrire il miglior servizio alla società.
Se siamo sposati ci troviamo in una posizione favorevole ai fini della emancipazione, dal momento
che possiamo coniugare, in tutti i tempi e in tutti i modi, il verbo dovere: obblighi verso il coniuge,
verso i figli, verso la società come rappresentanti di una struttura elementare di individui.

3. CONOSCERSI PER CORREGGERSI LE COMPONENTI DEL NOSTRO ESSERE

Abbiamo esaminato alcuni canoni per una corretta vita di relazione, ma questa non è possibile se
trascuriamo i doveri verso noi stessi, cioè verso le varie “componenti del nostro essere”.
Queste componenti sono i mezzi per realizzare gli obiettivi dello Spirito che sono anche “gli
strumenti della crescita”. Esse vanno nutrite, conservate, protette e fatte progredire.
La prima, e più evidente componente del nostro essere, è il corpo fisico. Simulacro esterno,
materiale, mortale, che racchiude le altre componenti con le quali interagisce. E’ la parte che
meglio dovremmo conoscere e curare.
Segue il corpo mentale (o mondo mentale) con tutte le attività di immaginazione, creazione,
memorizzazione, riflessione, comprensione ed emanazione di energia. Di questo conosciamo
soltanto una piccola parte delle tante potenzialità che lo costituiscono.
Segue ancora la sfera emotiva, cartina di tornasole del nostro stato d’animo, sensibilissimo alle
influenze esterne: condiziona notevolmente le altre parti dell’essere.
Il complesso delle funzioni di queste tre componenti (sensitiva, affettiva e mentale) costituisce la
psiche.
“Più in profondità, o per meglio dire, al di sopra di tutte, ci sono l’anima e lo spirito. La prima è
organismo vivente: possiede un corpo etereo, fatto di materia sottile, costituito di cellule molto
rarefatte ma simili a quelle del corpo materiale. Questo, senza l’anima, non avrebbe né vita né
movimento né unità.
Lo Spirito, infine, immateriale, immortale è della stessa natura di Dio”. (Schurè) 3

4. L’UOMO SI DIVIDE IN 7 CATEGORIE

Abbiamo esaminato le componenti dell’essere la cui presenza e il cui influsso dobbiamo tenere
costantemente in considerazione.

3
Edoardo Schurè (1981) I Grandi Iniziati LATERZA Editori - Bari

8
Ciascuna di queste componenti ha una funzione precisa, fondamentale per la nostra esistenza e per
la nostra progressione spirituale.
Secondo Kurdjieff, due sono i modi di esistere:
- lasciarsi vivere = lasciare che tutto accada;
- fare = crescere, migliorarsi, avanzare.
La stragrande maggioranza dell’umanità si lascia vivere, non si guarda dentro, non si conosce e
non vuole conoscersi, per paura o per indolenza: paura di scoprire i numerosi difetti; indolenza
nell’affrontare un lungo e difficile lavoro di cambiamento e correzione.
Questa esistenza passiva non differisce di molto da quella di un qualsiasi “animale inferiore”.
Giustamente Dante: “…nati non foste a viver come bruti…”, ci esorta ad avanzare sulla via della
conoscenza e dell’etica, a onorare lo scopo del nostro esserci.
Abbiamo definito la psiche come complesso delle attività sensitive, intellettive ed emotive, in altri
termini, come trait d’uinion fra corpo fisico, corpo mentale e sfera emotiva. Secondo Kurdjieff, la
diversa collocazione del centro di gravità della vita psichica, forma sette tipi di uomo.
- uomo n. 1 : baricentro della sua vita psichica nel centro motore, cioè nel corpo fisico. In questo
individuo prevale la parte materiale, il movimento, l’istinto a scapito del sentimento e del
pensiero. Egli impara per imitazione, meccanicamente, per ripetizione; vive con i suoi istinti e
con le sue sensazioni. E’ grossolanamente primitivo e sensuale: è’ attratto dalle esteriorità, da
tutto ciò che è appariscente e brillante, così come da ciò che è lugubre, selvaggio e crudele.
- uomo n..2 : centro di gravità psichico nel centro emozionale. Vive dei suoi sentimenti e delle
sue emozioni. Si interessa soltanto a ciò che gli piace, prescindendo dal reale valore delle cose.
Se si crea in lui un’alterazione dell’equilibrio psico-mentale, viene paradossalmente attratto da
tutto ciò che gli dispiace e gli ripugna o gli fa addirittura orrore.
E’ facile agli entusiasmi, ha bisogno di credere e di amare.
- uomo n. 3 : baricentro psichico posto nel centro intellettivo. Ragiona, ha una teoria per tutto ciò
che fa; parte sempre da considerazioni mentali.
E’ il classico topo di biblioteca; di tendenza scolastica. E’ teorico, ha sempre bisogno di prove
e di argomenti. La sua fede è basata sul ragionamento, su interpretazioni e discussioni logiche.
Ogni uomo nasce n.1 o n.2 o n.3, ma con un centro di gravità psichico fluttuante e instabile. Il che
significa che dentro di noi c’è un po’ del n.1, del n.2 e del n.3.
L’uomo n.4 non nasce n.4; lo diventa, non accidentalmente,ma grazie ad un lavoro paziente e
intelligente, fatto sulla sua psiche.
Questo lavoro porta alla evoluzione che è il risultato di una lotta cosciente.

9
L’uomo comincia ad evolversi quando si rende conto di avere dei poteri che non usa, e delle
ricchezze che non vede.
Evolvendo l’uomo, evolve la sua coscienza, la sua volontà ed il suo potere di fare”.(Kurdjieff)
Non è sufficiente l’educazione, la cultura, l’ambiente, per fare un uomo n. 4 dai n.1, n 2 o n.3: è
indispensabile un “maestro” e una “scuola” che gli dia un aiuto esterno così da avviarlo a guardarsi
dentro, quindi a conoscersi e a capirsi.
Successivamente, avvengono cambiamenti, le modificazioni e le correzioni che portano
all’evoluzione.
Il suo baricentro psichico comincia a stabilizzarsi, a diventare “permanente”.
Questo perfezionamento non è immediato, ma si completa ai gradini superiori dell’uomo n.5, n.6 e
n.7.
L’uomo n.5 ha già raggiunto l’unità che, per i comuni mortali, è quasi utopica.
L’uomo n.6 è prossimo a rendere permanenti tutte le sue proprietà.
L’uomo n.7 è giunto al suo massimo sviluppo nella volontà e nella coscienza; ha acquistato un
“Io” permanente ed immutabile (Kurdjieff).
Gli orientali definiscono questo stadio come illuminazione: molti la abbinano alla via della santità
e, stoltamente, la ritengono irraggiungibile.
Dalle meditazioni di Padre Anthony Elenjimittam 4: “…ma la santità non è ritirarsi dai doveri
della vita e dagli obblighi del nostro stato vocazionale nella società, ma compiere bene il nostro
dovere ed accettare i passi della vita, come gradini per ascendere alla casa dell’AUM. 5
Il peso della vita diventa leggero e grandioso con il Kriya Yoga, cioè compiendo ogni nostra
azione come un’offerta all’Eterno, come ascesa verso la realizzazione dell’ATMAN, 6 come
espressione della nostra unione (Yoga = unione) col reale, col SE’ di tutti. L’Atman dentro di noi
ed il Braman 7 fuori, l’Anima immanente ed il Dio trascendente dei pensatori, dei profeti e dei
saggi di tutti i secoli e di tutte le nazioni.

5. COME MIGLIORARCI PER CRESCERE

Abbiamo analizzato gli “strumenti della crescita”, abbiamo constatato il grande divario che può
esserci fra individui, secondo il grado di evoluzione raggiunto. Cerchiamo ora di capire come
vanno impiegati questi “strumenti”, dal momento che hanno una propria vita, una propria

4
Padre Anthony Elenjimittam (1981) Lo Yogi dell’Amore Cosmico –LA MERIDIANA
5
AUM = Dio
6
ATMAN = lo Spirito individuale
7
BRAHMAN = lo Spirito Universale, Dio

10
intelligenza e una propria memoria, e per crescere hanno bisogno di energia. Migliorano o
peggiorano, secondo la qualità del nutrimento e dell’attività che svolgono.
Il corpo fisico si mantiene in vita attraverso il cibo, l’aria e il movimento. Il giusto dosaggio di
questi elementi migliora o peggiora il suo normale processo biologico.
Il corpo mentale si nutre di nozioni, di conoscenza, di informazioni, di idee e di “attività motoria”
come deduzione, richiamo di concetti registrati, riflessione, comparazione, concentrazione e
meditazione.
La sfera emotiva si nutre di impressioni piacevoli e viene danneggiata da quelle spiacevoli; in
questo caso, trasferisce negatività alle altre componenti dell’Essere. Conviene mantenere questa
“sfera” in perfetta salute, riducendo le sue attività. Si vive meglio se si limitano le emozioni,
anziché esaltarle e cedere ad esse. Occorre esercitare un notevole controllo sulla “insorgenza” delle
impressioni, per poterle frenare quanto è possibile, e per poter spegnere quelle negative.
La forza emotiva coinvolge la respirazione e i battiti del cuore, aumentandone la frequenza: un
cuore che lavora di più dura di meno, come qualsiasi macchina
Il suggerimento viene dai saggi orientali che predicano il non attaccamento. Il loro insegnamento
tende a raggiungere la “pace interiore” che non è indifferenza o apatia; al contrario è esaltazione del
nostro sentire per le cose che davvero valgono.
La quarta componente che abbiamo chiamato “psiche”, segue la sorte delle prime tre, delle quali è
pura espressione. Subisce le alterazioni del corpo, della mente e della sfera emotiva, così come
riversa su di essi le negatività che assorbe.
La crescita di ciascuna di queste componenti deve procedere parallelamente alle altre, pena il
verificarsi di un notevole squilibrio nell’economia dell’individuo.
Secondo Kurdjieff lo sviluppo sbilanciato fra “corpo” e “mente” può produrre un “mister muscolo”
senza cervello, oppure un”cervellone” in un corpo rachitico; lo squilibrio fra “essere” e “sapere”
produce un “debole yogi” o uno “stupido santo”. Il primo è un uomo che non comprende quello che
sa, incapace di valutare la differenza fra un genere di sapere e un altro; il secondo è un uomo che
può fare molto ma non sa che cosa fare né che cosa dire: se fa qualche cosa può ottenere il contrario
di quello che desidera.
A un gradino superiore troviamo il corpo etereo, che comunemente chiamiamo “anima”.
Essendo composto di materia, per quanto estremamente sottile, esso ha bisogno dello stesso
nutrimento del corpo fisico, e con esso cresce parallelamente; ma essendo affine alla parte
spirituale, si nutre anche di pura energia.
Ogni nostro pensiero, ogni nostra azione, ogni nostra emozione produce energia: possono fare bene
o male all’anima, secondo che siano inquinati dall’egoismo o purificati dall’altruismo.

11
L’uomo può obbedire alle suggestioni dello spirito o alle incitazioni del corpo: a seconda che
preferisca le une o le altre, l’anima si condensa o si disgrega. Avviene che, dopo la morte fisica, la
maggior parte degli uomini deve subire anche la morte dell’anima che consiste nello sbarazzarsi
degli elementi impuri del corpo astrale. (Schurè)
Lo Spirito viene definito anche Corpo Divino, pura coscienza, pura consapevolezza, Corpo
Causale.
Durante la vita attraverso il corpo in cui si è incarnato, lo Spirito cerca di completare la propria
esperienza, onde acquistare meriti e dignità, così da potere ritornare al cospetto di Dio.
Se l’uomo ascolta i dettami interiori, la voce della coscienza, i suggerimenti dello Spirito Guida
(Angelo Custode), si rigenera e completa il suo “corpo spirituale” in cui si fondono anima e
spirito, divenendo la prima “veste di luce” dell’altro. Se questo non avviene, lo Spirito immortale
non può morire, ma, fallendo lo scopo della sua incarnazione o, avendolo completato solo in
parte, è costretto a reiterare il suo ritorno in un corpo mortale, tante e tante volte, fino a
completare la propria evoluzione.(Schurè).

6. LA LEGGE DELLE DUE LEVE

Tutte le attività umane sono regolate dalla “legge delle due leve” che consiste “nella ricerca del
piacere” e nel “timore della sofferenza”.
Questa regola è valida per tutti gli esseri viventi, ma può essere applicata in modo molto differente
dagli individui, secondo il proprio sviluppo interiore.
Per esempio: il nostro corpo deve essere nutrito; l’alimentazione è indispensabile, però vogliamo
trovare in essa il massimo piacere. Così corriamo il rischio di esagerare nella quantità e nella
qualità, con il risultato di provocare alterazioni funzionali, malattie croniche, quindi “sofferenza”.
Molte persone, tuttavia, riescono a limitare la quantità di alimenti, a selezionarli e associarli
correttamente. Esercitano, in sostanza, un controllo del “centro intellettivo” su quello “motore” e
su quello “emotivo”.
Tutti nel nostro tendere alla gioia e al piacere, operiamo per tenere lontani dolore e sofferenza.
Sovente, però, il cosiddetto “piacere” di oggi (temporaneo e lusinghiero) causa la “sofferenza” e il
“dolore” di domani che sarà permanente e magari letale.
Facciamo il contrario: imponiamoci oggi delle “sofferenze” (limitazioni, controlli e variazioni dei
nostri desideri) così da produrre, in futuro, “gioia” e “piacere” autentici e duraturi.
In altri termini, dobbiamo ammettere una condizione di estrema relatività nel concetto di “piacere”
e di “sofferenza”, secondo che il giudizio provenga dal “centro motore”, o dal “centro emotivo”, o
dal “centro intellettivo”.

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Il giudizio espresso dal centro fisico - che è poi basato sull’istinto - difficilmente coincide con
quello espresso dal centro emotivo o psichico, o da quello intellettivo e razionale
Mentre gusto un buon gelato, avverto dentro il mio essere un “coro di consensi” E’ contento il
centro motore-istintivo per la sensazione di fresco, di fragranza, di dolce, di aromatico; gioisce il
centro emozionale per i ricordi infantili che il gelato risveglia; viene soddisfatto il centro
intellettivo che stima subito l’apporto calorico dei vari nutrienti e lo giudica come pranzo
completo. Ma questo stesso centro può considerarlo troppo ricco di proteine e scartarlo perché “fa
ingrassare”. Ciò significa che è dovuto intervenire il centro intellettivo (quello della razionalità)
per mortificare il centro istintivo (quello della animalità).
I centri che compongono il nostro essere, come abbiamo già visto, prendono il potere secondo la
nostra formazione e lo spazio che concediamo loro.
Se siamo uomini del n .1, cioè istintivi, certamente avremo il baricentro psichico nel “centro
motore” e mangeremmo gelati, uno dopo l’altro, nella più totale incoscienza. Ma per il loro essere
instabili, ogni tanto “prendono la parola” anche gli altri centri che correggono le intemperanze del
centro istintivo.
Il discorso fatto per il gelato, vale per ogni altra cattiva abitudine, volta ad autolederci.
Così per il fumo, per l’alcool, per i pasti troppo abbondanti e troppo elaborati, per il sesso
eccessivo, per tutti gli errori comportamentali, per la droga ec.
Noi siamo dominati dal “centro” più prepotente, che si è sviluppato di più.
Questo è avvenuto per colpa nostra, non avendo saputo e/o voluto dare voce anche agli altri
“centri” che sono rimasti in soggezione, che non si sono esercitati, quindi sono rimasti deboli.
“Lasciami fumare questa sigaretta in pace…” dice chi obbedisce al “centro istintivo” e non vuole
ascoltare gli altri “centri”. Questi gli direbbero: “come puoi godere e gustare il fumo di una
sigaretta con l’apporto di nicotina, di catrame e di altri veleni in ossidi ed anidridi che vanno nei
polmoni e nel sangue, e certamente, presto o tardi, ti creeranno danni?”.
Purtroppo la sofferenza umana ci circonda: quanti di questi infelici avevano cercato soltanto il
piacere nel cibo, nel fumo, nel sesso, nell’alcool, nell’ebbrezza della velocità, nella droga.
Per contro, quante persone anziane godono di ottima salute nel corpo, nella psiche e nella mente,
giusto per aver condotto una vita regolare e controllata, in piena attività fisica e mentale.

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I MAESTRI NATURISTI LEZAETA E COSTACURTA
Il cileno ex studente in medicina, poi diventato “avvocato difensore degli ammalati”, Manuel
Lezaeta Acharan 8, non è più fra noi, ma il suo libro La medicina naturale alla portata di tutti
continua ad ottenere consensi incondizionati.
Degno successore, Luigi Costacurta, 9 ha completato il pensiero del maestro con diversi libri.
Se leggiamo, per la prima volta, questi testi troviamo una certa monotona ripetizione dei benefici
della corretta alimentazione e dell’uso dell’acqua fredda. Ma quando incominciamo a mettere in
atto i “suggerimenti”, che essi ci danno, dovremo convenire che essi sono davvero efficaci.
Io, dopo averne fatto esperienza, oggi li difendo “a spada tratta” e li diffondo tra amici, parenti,
conoscenti, e soprattutto verso i miei fedelissimi allievi di yoga. Perché “fedelissimi”? Perché mi
seguono da decenni e ogni anno il loro numero aumenta. Proprio loro sono i migliori testimoni che,
oltre agli indiscussi benefici fisici e mentali dello “yoga”, i suggerimenti dei maestri naturisti
Lezaeta e Costacurta sono di grande aiuto per la salute.
Nell’intento di soddisfare la curiosità dei lettori, e per rendere più accessibili le tecniche naturiste,
tenterò di fare una sintesi dei seguenti argomenti:
alimentazione naturale;
idrotermoterapia;;
iridologia;.
ALIMENTAZIONE NATURALE
Circa l’alimentazione, esistono diversi pareri e molti luoghi comuni sulla capacità che essa ha di
influenzare la nostra salute. Si va dalla perentoria affermazione “siamo quello che mangiamo”, ai
detti popolari più goderecci “tutto quello che non ingozza ingrassa”, oppure “a tavola non si
invecchia”, o “mangiare è una delle gioie della vita”. Seguendo questa filosofia non sono pochi
quelli che “vivono per mangiare”.
Anche se non la riguarda totalmente, sicuramente il cibarsi ha una grandissima responsabilità per la
nostra salute. Questa consapevolezza implica un’attività di “controllo”, fatta di riduzioni, di
variazioni e di sostituzioni dei vari alimenti. A mio avviso è indispensabile “lavorare” in tale
direzione, quindi iniziare ad approfondire la conoscenza della nostra struttura anatomica e la
funzione dei vari organi.
Sento il “coro” dei lettori dirà: “con tutti questi studi e controlli, non soltanto passa l’appetito, ma

8
Manuel Lezaeta Acharan (1881 – 1959), discepolo del naturusta Padre Tadeo Wiesent. E’ considerato il maggiore
pioniere della Medicina Naturale. Il titolo originale del suo libro: A Medicina Natural ao alcance de todos, è stato
tradotto in molte lingue e diffuso in tutto il mondo
9
Luigi Costacurta (1921 – 1991) .Autore di L’iridologia (1977), La nuova dietetica (1984), Vivi con gli agenti naturali
(1988), Il nostro bagno di vapore (1990). Fondatore a Trento dell’Accademia Naziomale di Scienze Igienistiche e
Naturali “Galileo Galilei”.

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persino la voglia di mangiare”. Ma è necessario fare ragionamenti, riflessioni, analisi e
considerazioni; ricorrere a un impegno costante per maturare la decisione che dobbiamo sorvegliare
la nostra alimentazione, …e magari cambiarla, perché molti dei guai che patiamo nascono proprio
da nostri errori al riguardo.
E’ ormai quotidiano che radio e televisione diano suggerimenti di esperti sulle corrette abitudini
alimentari.
Secondo i naturisti, il cibo deve essere variato per contenere le maggiori tipologie possibili di
nutrienti: acidi, sali minerali, proteine, amidi-carboidrati, zuccheri e grassi.
E la quantità?
Da premettere, che l’eccesso di alimenti non smaltiti con una attività fisica, porta alla dilatazione
della sacca stomacale che, finché non è riempita, fa nascere lo stimolo della fame. Più si dilata lo
stomaco più si allontana il senso di “sazietà”.
Ogni buon medico ricorda che la quantità di cibo deve essere rapportata al lavoro che una persona
svolge, ossia alla quantità di energia che consuma. Sbrigativamente, un operaio che lavora
normalmente otto ore al giorno, deve ingerire una quantità di cibo superiore a quella di un
sedentario.
Non essendo degli esperti in chimica organica, possiamo rendere completa la nostra alimentazione,
col variare sovente i cibi, senza reiterare il consumo degli stessi alimenti, soltanto perché piacciono
di più.
Riguardo alle molte persone che rifiutano determinati alimenti, l’esperienza dimostra che forza di
volontà, riflessione e senso di equilibrio riescono a cambiare e correggere il gusto, sino a fare
accettare e gradire ciò che sovente viene pregiudizialmente rifiutato.

Nei libri dell’arte culinaria, si trovano le ricette più fantasiose per dare gioia al palato. Ma, non
sempre, questo porta gioia allo stomaco. Qui avviene una reazione chimica che dà importanza
soltanto alla composizione di ogni alimento.
Una sostanza acida, a contatto di una basica, crea fermentazione. Così si produce schiuma che
neutralizza gli enzimi. E senza enzimi non avviene digestione. Viene secreta una quantità superiore
di succhi gastrici, biliari, pancreatici… ma si crea soltanto un ambiente iperacido, che non porta
alcun aiuto alla digestione. Anzi, così si provoca la chiamata di una maggiore quantità di sangue che
aumenta il calore nello stomaco. Così viene facilitata la putrefazione, soprattutto in presenza degli
alimenti meno digeribili: carne, grassi animali, frutti di mare ecc.
I movimenti peristaltici, un po’ alla volta, fanno superare la porta del piloro e nell’intestino tenue
avviene l’assorbimento delle sostanze nutritive, da parte del sangue.

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E’ facile comprendere quali sostanze dannose il sangue assorba da una fermentazione eccessiva e da
una prolungata putrefazione: tossine, acidosi, sostanze corrotte.
L’abitudine ad un’alimentazione non oculata fa sì che si accumulino in ogni territorio del corpo
questi elementi dannosi, provocando infiammazioni acute che possono diventare croniche, sino a
sfociare in fatti gravi come ulcere, fistole e…tumori.
L’organismo dispone di vari sistemi di allarme e di filtraggio che scattano automaticamente nel
tentativo di fermare e di allontanare le sostanze nocive da quelle buone. Quando il corpo è giovane,
o se può contare su energia vitale, avvengono fenomeni di scarico, le cosiddette crisi o febbri acute
(raffreddori, pruriti, diarree, foruncolosi, malattie esantematiche…) che scaricano le impurità.
Si tratta di scarichi che non debbono spaventare, ma essere accolti come rimedi salvatori e non
debbono essere fermati con farmaci astringenti. Al contrario debbono essere aiutati ad uscire dal
corpo. La loro eliminazione avviene attraverso: stomaco, reni, polmoni e pelle
L’evacuazione deve avvenire ogni 8 ore, o almeno due volte al giorno. Stitico è colui che si scarica
una sola volta. Si può rimediare mettendo in una tazza 3 cucchiai di semi di lino e 7 prugne secche
o fresche, coperte con acqua, la sera prima di coricarsi. Il mattino seguente mangiare e bere il tutto,
a digiuno. Questa operazione deve essere ripetuta ogni mattina per qualche mese, sino alla ripresa
della normale evacuazione. Durante il giorno, si deve bere un bicchiere di acqua ogni ora, ma non
durante i pasti.
E’ bene tenere presente che tutto ciò che si trova in natura serve al nostro organismo, perché siamo
parte di questa natura . Se in natura c’è il ferro, vuol dire che il ferro serve anche a noi, così per lo
zinco, per il carbonio, per il potassio, il manganese, il magnesio, il calcio ecc…
Se una verdura è di colore verde significa che possiede determinati sali minerali, se è gialla avrà
sali minerali diversi; e così per vari tipi di ortaggi e di frutta.
Da tempo io sono vegetariano, da oltre trent’anni, ma non giudico negativamente i prodotti carnei e
il pesce. Ma carne e pesce non devono essere la base dell’alimentazione quotidiana. Questo in
accordo con Lezaeta e Costacurta che incoraggiano l’alimentazione vegetariana senza escludere
carne e pesce, se correttamente alternati a legumi, uova, mandorle, noci, arachidi, olive e funghi ,
come pure seitan e tofu, che sono prodotti dal grano e che contengono ottime proteine.
Nelle nostre tavole, le olive, le noci, le mandorle, il pistacchio, le arachidi ecc. vengono sommate
alla carne o agli insaccati, come un completamento del pranzo e come un arricchimento del gusto.
Ciò porta ad una somma dannosa di più proteine durante lo stesso pasto.
Pur senza essere un medico, mi spingo a “sentenziare” che per digerire una proteina occorrono da
due a tre ore; due proteine, da quattro a sei ore; nel caso di tre proteine significa che a cena non si è
ancora digerito il cibo del pranzo.

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Purtroppo, il lavoro e/o gli impegni giornalieri stanno facendo sì che il pasto più abbondante si
faccia proprio la sera, perché si ha più tempo e non c’è la preoccupazione di ritornare al lavoro.
Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impossibilità di smaltire le calorie di una cena abbondante
conducono inevitabilmente a un aumento di grasso. E con l’aumento del peso corporeo, aumenta il
lavoro del cuore: per ogni chilo di “ciccia” si formano centinaia di metri di capillari venosi e
arteriosi che il cuore è costretto ad alimentare col sangue.
Pesatevi ogni mattina. La differenza di peso che potreste notare, molto probabile che sia da
addebitare alla cena della sera precedente.
Per quanto riguarda la mia storia personale, prima di iniziare l’alimentazione vegetariana, io mi
sono “preparato” mangiando mele (di ogni tipo) mattino, mezzogiorno e sera, per una intera
settimana.
Successivamente, ho fatto “la cura del limone”: ho bevuto per sette giorni il succo di limone,
aumentando ogni mattina di una unità. Primo giorno un limone diluito nell’acqua; secondo giorno
due limoni; terzo giorno tre limoni, e così di seguito fino a sette il settimo giorno. A questo punto
ho fatto l’itinerario a ritroso, sino a ritornare ad un solo limone.
I maestri del naturismo raccomandano di dividere la “dose” anche in due volte tra mattino e
pomeriggio. Dopo avere ingerito il succo di limone, non si devono mangiare carboidrati per almeno
un’ora. E’ una cura, questa, che va fatta una volta l’anno, preferibilmente in primavera.

L’aver esagerato nel cibo del mezzogiorno, rende consigliabile digiunare o mangiare soltanto una
mela, o uno yogurt a cena.
Ogni tanto, quando sentiamo gonfiore allo stomaco o flatulenza o inizio di riflusso, è bene digiunare
per una giornata intera, bevendo soltanto acqua. Noi cattolici potremmo scegliere proprio il
“venerdì” per un digiuno totale, almeno una volta al mese.
Ancora parlando di me, io non bevo vino né caffè. Talvolta completo il pranzo con mezzo bicchiere
di cocacola diluito con un po’ d’ acqua, dal momento che sono diventato totalmente astemio.
Al bar, l’inserviente, per errore, una volta mi ha servito un caffè normale, anziché di orzo: ho
taciuto e l’ho bevuto ugualmente. Ma questo mi ha provocato un bruciore del palato che ho potuto
spegnere soltanto con gargarismi di acqua fredda. L’aver abituato l’organismo a rifiutare il caffè, ha
fatto sì che esso automaticamente reagisse; in un certo senso mi portava a sottolineare una mia
distrazione. Al di là del fatto personale - che potrebbe essere del tutto insignificante - ciò sta a
dimostrare che possiamo educare il nostro corpo, nel senso che vogliamo. Se riusciamo ad
addestrare gli animali, perché non possiamo farlo con noi stessi? Ma noi siamo più cocciuti , perché
siamo più intelligenti (meglio, “più viziati”). Siamo disposti a difendere con ogni mezzo i nostri

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difetti, di gola, di comportamento, di carattere. Tanto da rendere frequenti locuzioni di questo tipo:
“perché privarmi di un piacere?…tanto anche se mi ammalo c’è la medicina”.
Così, chi ha il diabete continua a mangiare dolci (tanto poi c’è l’insulina) e chi ha il colesterolo alto
continua a mangiare sostanze grasse, “che sono così buone”( poi prende “la pillola”).
“Non ho la tua forza di volontà, sono troppo goloso: tanto poi, se è destino che mi ammali c’è poco
da fare”. Queste sono le risposte che ricevo più frequentemente, da chi non conosce o non crede
nelle proprie facoltà volitive, mentali e morali. Così di comodo, si sente un “oggetto” manovrato da
“forze superiori”.
Il rimedio sta tutto nella meditazione, nella sua capacità di esaltare i poteri della mente e di
controllare le funzioni organiche, come pure il gusto, il desiderio e la volontà, col risultato di
cambiare la nostra vita in meglio.

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DECALOGO DELLA CORRETTA ALIMENTAZIONE

I Appena alzati, bere uno o due bicchieri di acqua con limone, oppure una spremuta di vari
agrumi. Così facendo si crea un riflesso gastro-vescico-rettale che favorisce l'evacuazione e
aumenta la massa fecale. Inoltre, l'acido citrico normalizza il pH del sangue e dei tessuti corporei.
II Dopo l'igiene mattutina, fare un'abbondante colazione, secondo il proprio gusto e le proprie
abitudini. L'attività della giornata, qualunque essa sia, farà digerire perfettamente.
III Bere molta acqua lontano dai pasti: un'ora prima e tre ore dopo.
IV Non bere durante i pasti, ma masticare molto così da insalivare abbondantemente ogni
boccone. La saliva contiene ptialina che fa digerire gli amidi (pane e pasta) in ambiente
alcalino (dentro la bocca). L'acqua diluisce i succhi gastrici, pancreatici e biliari, fattori
specializzati della digestione, rendendola lenta e difficile. Il vino con i suoi acidi aiuta la
digestione ma crea “dipendenza”.
I danni di una masticazione affrettata si pagano sempre, anche a distanza di tempo.
V Non eccedere con condimenti. Sia a pranzo sia a cena non associare proteine diverse, carne o
pesce con legumi, funghi, frutta secca..
VI Alzarsi da tavola con un po' di appetito. Il “senso della fame” è provocato anche dallo
aumentato volume dello stomaco.
Per ridurre questa dilatazione, sono preziosi i tanti “odiati esercizi addominali”.
VII La merenda migliore è quella a base di sola frutta e dello stesso tipo (dolce o semiacida).
VIII Frequentare con molta cautela i ristoranti, specie quelli più famosi per la squisitezza delle
portate. Si ha idea di quali e quanti ingredienti vengano miscelati? Si ritiene che siano sempre
compatibili? Lo chef si preoccupa soltanto di creare “sapori paradisiaci”, o anche di
sorvegliare la compatibilità chimica fra i componenti alimentari che impiega? Pensa anche
alla salute degli ospiti?
IX La medicina ufficiale e i saggi di ogni tempo raccomandano di mangiare poco alla sera.
Ma se “si vuole perdere peso e/o grasso” bisogna limitarsi ad un frutto o ad uno yogurt.
X A tavola deve regnare armonia e gioia. Si deve parlare di cose allegre; non si deve discutere,
non farsi catturare da telegiornali pregni di drammi e di tragedie. Ascoltare musica dolce, come
sottofondo alla piacevole conversazione che sgorga spontanea fra persone che si vogliono
bene.

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ALIMENTAZIONE E IGIENE NATURISTA PER “ASPIRANTI” VEGETARIANI

Sostanzialmente la diversità fra l’alimentazione onnivora e quella vegetariana consiste nella


“esclusione” della carne e del pesce, e dei prodotti che da questi derivano.
La scelta può avere motivi dietetici, o morali-religiosi.
Chi si accosta al vegetarianismo, normalmente segue anche i consigli dei maestri naturisti come
Lezaeta, Costacurta, Mantovani. Non basta escludere, come alimento, ciò che comporta la
soppressione di un animale, occorre anche rispettare determinate “regole naturiste”.

Mattino: appena alzati bere un bicchiere di acqua tiepida con un po’ di limone; dopo bere una
spremuta di un’arancia con un pompelmo e un limone.
- Segue la pulizia personale completa di frizione fredda (v.pag.26) o doccia fredda (v.pag. 31)
- Dopo la pulizia personale fare attività fisica di qualunque tipo, per alcuni minuti (flessioni,
saltelli, piegamenti ecc.).
- Dopo la pulizia personale e la “ginnastica” (passa una buona mezz’ora), è il momento
della colazione ricca e abbondante: latte e caffè con pane e marmellata, oppure the con
biscotti, oppure orzo solubile con cacao dolce, assieme a fette biscottate, crackers, ec.…
E’ importante non associare con i carboidrati sostanze acide (arance, limoni, pompelmi).
Mezzogiorno: primo piatto:qualunque tipo di pasta o di riso, o di minestrone;
secondo piatto: uova, o formaggi, o funghi, o arachidi, o pistacchi, o mandorle, o noci, o
mozzarella, o legumi di ogni tipo, o prodotti della soia (seitan, tofu…). Una sola di
queste proteine con molta verdura fresca in insalata o con verdura cotta.
Consiglio sempre pasta e pane integrali, perché contengono fibre.
Metà pomeriggio: merenda ideale rimane quella a base di sola frutta e dello stesso tipo.
Sconsiglio la “macedonia” che mette assieme frutta dolce con quella semidolce e con quella
acida.
Cena: privilegiare sempre una abbondante insalata con molti tipi di verdure e di ortaggi crudi
oppure verdura cotta associata, secondo i gusti, ad una di queste proteine: “10 – 12
mandorle, 8-10 noci, funghi, arachidi, pistacchi, nocciole, castagne, legumi.
Le uova meglio se consumate a pranzo, e non più di due alla settimana.

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IDROTERMOTERAPIA
Idrotermoterapia si configura come “cura con l’acqua fredda”.
Le persone temono il freddo perché conoscono i “guai” che può procurare il non proteggersi in
modo corretto e prudente. E’difficile indurre la convinzione che l’acqua fredda può “curare”, come
vera medicina. Personalmente, predico questa verità da decenni, ma ottengo risultati modesti. Molti
rabbrividiscono, specie d’inverno, soltanto a sentire nominare “l’acqua fredda”.
Quando elenchiamo i vantaggi che noi naturisti otteniamo quotidianamente, riceviamo sempre la
stessa osservazione: “a voi fa bene perché siete abituati”
Nessuno nasce “abituato” a qualche cosa: l’abitudine si crea giorno per giorno, cominciando con
una lenta e graduale “progressione”.
Le più comuni forme di idrotermoterapia sono:
- lavaggio del naso (yala neti),
- impacchi freddi,
- bagno dei piedi,
- bagno dei genitali,
- bagno di Just,
- getto di cane,
- cataplasma ,
- frizione fredda,
- lavaggio del sangue al sole,
- lavaggio del sangue in sauna,
- getto fulminante,
- doccia scozzese,
- doccia fredda.
Lavaggio del naso.
Più che una “cura” può considerarsi una forma di “pulizia” molto profonda ed efficace che può
prevenire e curare sia il raffreddore sia le fastidiose e dolorose ”sinusiti facciali e frontali”
La procedura è la seguente: riempire di acqua tiepida un tazza da mezzo litro a temperatura
leggermente superiore a quella corporea, 38 - 40 gradi. Sciogliere nell’acqua un pò di sale. Piegarsi
sul lavandino, fino a portare la schiena in orizzontale; riempire il cavo di una mano con l’acqua e
respirarla da una narice, chiudendo l’altra con la mano libera. Chiudere la narice di ingresso
dell’acqua e soffiare con forza l’acqua dall’altra narice. Ripetere, alternando le narici, sino allo
svuotamento completo dell’acqua respirata e continuare sino al completo svuotamento della tazza.
Consiglio di scuotere energicamente la testa, durante l’inspirazione, per fare arrivare l’acqua, sia nei

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canali interni dei seni facciali e frontali, sia nei canali dell’orecchio interno, dove si possono
formare mucosità.
Se il contatto dell’acqua salata con la mucosa interna del naso produce “bruciore da cloro”, si deve
aggiungere altro sale; se si avverte “bruciore amaro” per il sale, si deve aggiungere altra acqua.
Così facendo, io sono riuscito a “liberare” dalla sinusite cronica un mio allievo che aveva provato, a
suo dire, tutte le cure possibili.
E’ superfluo, credo, raccomandare di “portare la schiena orizzontale”, per non correre il rischio di
mandare acqua nei polmoni.
Dopo il lavaggio, è possibile che scenda dal naso un po’ dell’acqua entrata nei canali interni: non è
muco, è solo acqua perfettamente pulita.
Impacchi freddi.
E’ una vecchissima pratica, nota ai nostri nonni ma disattesa dai nipoti che risolvono più in fretta
con creme, pomate e qualche farmaco. L’applicazione del “freddo” è consigliata nei casi di
distorsione, contusione, strappo muscolare, come pure nei colpi di calore e nelle insolazioni. In
questi casi si ricorre frequentemente alla borsa del ghiaccio. Meglio sarebbe “l’impacco” con un
panno inzuppato di acqua fredda. Appena diventa caldo si deve risciacquare e bagnare nuovamente.
Il ghiaccio, applicato direttamente, mantiene una temperatura troppo fredda che riduce il “lume” dei
capillari, rendendo difficoltosa la circolazione sanguigna.
La borsa del ghiaccio mette a contatto della pelle una tela gommata che lascia passare soltanto il
freddo, mentre l’impacco freddo sfrutta la salutare e benefica acqua che, oltre al freddo , trasmette
sali minerali e sostanze disinfiammanti del tutto naturali.
Bagno dei piedi
Il lavarsi i piedi con l’acqua calda, porta a credere di ottenere una pulizia più profonda. Ma il
“bagno dei piedi”, inteso dai naturisti, non è una pratica igienica ma una autentica “terapia”.
Se si ha mal di testa si devono “mettere i piedi a mollo nell’acqua fredda”. Questo avvia una
reazione nervosa e circolatoria che fa defluire il sangue dalla zona più calda, dove c’è congestione o
infiammazione, riducendo la sofferenza. Questo vale anche per disinfiammare altre parti del corpo.
Per spiegare questo fenomeno termico, dobbiamo riconoscere che il nostro corpo è una “macchina
intelligente”che tende spontaneamente all’autodifesa. Il bagnare e mantenere il freddo su una parte
del corpo, crea “iperfrigerazione locale” che scompensa “l’equilibrio termico generale”, necessario
per la salute. Il corpo, per ripristinare questo “equilibrio”, manda sangue caldo verso la zona
“minacciata” dal freddo. Questo sangue viene “prelevato” dalle zone dove c’è “iperemia”, cioè
eccessiva quantità di sangue.

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E’ necessario “credere” che tale pratica sia veramente efficace, per aggiungere energia mentale
positiva all’azione provvidenziale dell’acqua.
Se si hanno i piedi freddi, con un po’ di coraggio, si può tentare di riscaldarli strofinandoli
energicamente sotto “un filo di acqua fredda”. Il riscaldarli con l’acqua calda, produce un beneficio
soltanto momentaneo; mentre il ricorrere all’acqua fredda, fa si che il calore duri più a lungo, per
effetto della frizione che, ripetiamo, deve essere effettuata con energia.
Bagno dei genitali
Nella stagione invernale è necessario scaldare bene la stanza da bagno: il termosifone da solo non
basta, si deve ricorrere anche a una stufetta ad aria calda. Raggiunte queste condizioni ambientali,
denudare la parte centrale del corpo e sedersi sul bidet, con il viso rivolto al muro.
Per le donne è sufficiente bagnare con una mano la parte genitale e il basso ventre, sino
all’ombelico, mentre l’altra mano friziona energicamente la parte del corpo che viene a contatto con
l’acqua.
Continuare per almeno 10 minuti, quindi asciugarsi e continuare a massaggiare, sino a sentire un
piacevole tepore su tutto il basso ventre e la zona pelvica.
Per l’uomo il “bagno dei genitali” è più complicato. Si deve coprire il glande col prepuzio e versare
l’acqua fredda sulla parte cilindrica del pene: non bisogna bagnare i testicoli. Quando il freddo
rende insensibile la parte bagnata, ci si può asciugare.
Questo bagno ha il potere di disinfiammare gli organi interni dell’addome, sino al diaframma.
Esso comporta beneficio alla vescica, all’intestino tenue, al colon, al fegato, alla milza, ai reni, allo
stomaco, al pancreas, alle vertebre lombosacrali, ma soprattutto agli organi genitali interni.
Durante la stagione fredda il bagno deve durare non meno di 10’; durante l’estate si può protrarre a
piacere.
Mi rendo conto che è difficile credere che un mal di pancia possa passare con il bagno ai genitali,
ma… consiglio di sperimentare la cosa.
Bagno di Just
Dopo aver riempito la vasca da bagno con acqua fredda fino a 10 cm, denudarsi e sedersi nel fondo
della vasca, così da bagnare glutei, organi genitali e talloni. Massaggiare energicamente le parti a
contatto con l’acqua, in modo da reagire al freddo
Durante la stagione fredda bastano 5 minuti, in estate si può rimanere più a lungo.
La fregagione comporta un notevole impegno muscolare e un’ottima ginnastica che riscalda tutto il
corpo. Alla scadenza del tempo stabilito (5 minuti o più), ci si bagna velocemente tutto il corpo,
mentre si procede allo svuotamento della vasca. In fine, ci si mette in piedi dentro la vasca, e ci si

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asciuga soltanto con le mani, frizionando e battendo su tutte le superfici raggiungibili. Il corpo
dovrebbe diventare “rosso” e caldo.
Dopo di che, si procede a vestirsi, anche se il corpo è ancora umido, e si passa a eseguire esercizi
fisici (saltelli, piegamenti, flessioni…) sino a sentire tutto il corpo asciutto e ben caldo.
Questo “bagno” viene consigliato per prevenire e/o curare emorroidi, blenorragia, infiammazione
degli organi genitali interni, diverticoli al colon e al retto, ptosi (abbassamento) della vescica.
Getto di cane
Questo getto” disinfiamma i polmoni e gli strati pleurici, oltre a rinforzare i muscoli della schiena.
E’ un bagno che richiede l’aiuto di un’altra persona.
Ci si denuda il corpo dalla vita in su, ci si avvolge una tovaglia attorno al collo. Restando in piedi
fuori dalla vasca, ci si piega sino a poggiare le mani nel fondo della vasca stessa, mentre la schiena
rimane inclinata in avanti - completamente dentro la vasca - e il bacino più alto delle spalle.
Ora, entra in azione “l’aiutante” che ci versa una bacinella di acqua fredda sulla schiena. La tovaglia
impedisce che si bagnino la nuca e la testa. Si rimane nella posizione descritta, mentre il partner ci
asciuga la schiena, battendola a mani nude e con un certo vigore. Quando il tronco è completamente
asciutto, ci si può alzare e vestirsi. Completare sempre con ginnastica a corpo libero.
Cataplasma
Quante volte abbiamo sentito questa parola e quanti mali venivano curati dai nonni col cataplasma,
anche su diretta prescrizione del medico.
Per i naturisti il cataplasma non è affatto passato di moda, e viene consigliato per ogni tipo di
infiammazione (indigestione, traumi, ematomi, dolori mestruali e fratture).
La materia da usare va dalla “terra vergine” al cavolo verza, alla cipolla, all’argilla, alle foglie di
piantaggine o di lattuga.
La più efficace rimane la terra vergine che è possibile raccogliere nei campi incolti, esenti da
concimi e/o da escrementi animali. In montagna è possibile togliere una zolla erbosa e prendere la
terra sotto uno strato di 10 - 20 cm. Una volta liberata dalle radici e dalle pietre, si deve procedere a
schiacciarne i grumi e stenderla al sole per alcuni giorni, sino a renderla completamente asciutta e
purificata dall’azione benefica dei raggi solari. Quindi la si deve setacciare per raccoglierne la
“polvere”, la famosa terra vergine.
Se si raccoglie della terra in un campo aperto, non essendo sicuri che sia priva di sostanze chimiche
e di escrementi animali, la si deve esporre al sole e agli agenti atmosferici per ben due anni.
Se tutto questo ci scoraggia, allora ci si deve rivolgere all’erborista o alla farmacia, facendo
attenzione a non acquistare una terra argillosa, che è sicuramente sterile ma non adatta allo scopo.

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Se in casa o nell’orto si ha un vaso di fiori o con una pianta secca da tempo, nella cui terra non
erano stati immessi concimi negli ultimi due anni, allora si dispone di terra vergine, che è possibile
utilizzare per ottimi cataplasmi.
Entrati in possesso della materia prima, la si deve impastare con acqua, sino alla consistenza della
malta dei muratori: né troppo bagnata, né troppo secca. Quindi, procedere alla stesura dell’impasto
direttamente sulla parte malata, per uno spessore di 5 - 6 millimetri. Fatto questo, coprire l’impasto
con uno straccio bianco di cotone o di lino, e coprire lo straccio con un giornale intero; avvolgere il
tutto con una fascia di lana ben stretta o con una panciera di lana bene aderente
Dormire con il cataplasma tutta la notte. Appena svegli, togliere il cataplasma e lavare la parte
sporca di fango con dell’acqua, possibilmente fredda.
Se il male interessa la parte dorsale, si prepara il cataplasma direttamente sul letto.
Per precauzione stendere un foglio di plastica sul materasso, metterci sopra una sciarpa di lana
molto larga, poi un giornale intero aperto, quindi un telo bianco di lino o di cotone: infine l’impasto
di terra. Fare coricare l’ammalato con la schiena nuda a contatto con la terra. Quindi avvolgerlo con
la tela bianca, poi con il giornale per finire con la fascia di lana che deve tenere ben stretti i vari
strati.
Si può eseguire lo stesso procedimento, variando le sostanze (cavolo verza, malva, cipolla ,
piantaggine…).
Per quanto attiene all’argilla pura o alla terra argillosa, il cataplasma non deve rimanere sul corpo
per oltre un’ora. Infatti la sua azione è molto veloce, ha un effetto profondo, ma si esaurisce in fretta
e, seccandosi, può diventare fastidiosa e inefficace.
Tolto il cataplasma si suggerisce di lavarsi sempre con acqua fredda e di frizionarsi energicamente,
per accrescere l’effetto del cataplasma stesso.

* * *
Fra i “rimedi” del cataplasma ho citato le fratture, per una buona ragione, che riguarda una vicenda
che mi ha chiamato in causa.
Ero comandante di una caserma in Bergamo e avevo un cane pastore tedesco, di nome Kriss. Era un
animale di tale intelligenza da farsi carico del controllo di una parte della caserma: faceva i “turni di
guardia” col personale di servizio.
Una sera, un militare mi chiese il permesso di portare fuori il cane, per una passeggiata. Appena in
strada Kriss gli sfuggì e venne investito. Dal mio alloggio sentii lo stridio dei freni, l’impatto e i
guaiti del povero cane. Aveva la zampa destra spezzata, con frattura esposta: un pezzo di tibia
usciva dalla pelle per diversi centimetri.

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Era un sabato sera e il veterinario si era già allontanato. Ciò significava che il mio cane sarebbe
rimasto in quelle condizioni sino al lunedì.
Fortunatamente, in quel periodo avevo imparato bene gli insegnamenti di Lezaeta e Costacurta, i
due maestri naturisti che non mi stancherò di elogiare e benedire. In particolare, sapevo tutto sul
famoso cataplasma di terra vergine. In caserma avevamo alcune aiuole mai coltivate né concimate;
chiesi la collaborazione dei soldati e setacciammo in fretta un po’ della terra, quindi la bagnammo
con acqua fredda per metterla attorno alla zampa di Kriss, dopo avere “riallineato” le ossa fratturate.
Attorno alla terra avvolgemmo della tela juta, a mò di benda, tenuta in sito con delle liste di legno
prese da cassette di frutta; infine bloccammo il tutto con nastro adesivo per pacchi. L’indomani,
domenica, rinnovammo il fango, mentre i soldati tenevano ben fermo il cane.
Il lunedì successivo, dopo avere tolto il fango e lavato per bene la zampa, portai Kriss dal
veterinario. Questi esaminò l’arto fratturato e notata una vasta tumefazione, prescrisse due o tre
medicine, per disinfiammare rapidamente la zona e ottenere una copertura antibatterica. La zampa
era troppo gonfia per poterla ingessare, il che ci imponeva di ritornare la settimana successiva.
Non acquistai medicine, ma continuai ogni giorno col cataplasma di fango.
Il giorno fissato ritornammo dal veterinario che, per procedere all’ingessatura, doveva fare le
necessarie radiografie. Addormentato il cane, perché stesse immobile, lo portammo di peso sul
lettino sotto la macchina radiologica. Il dottore mi chiese quale fosse la zampa rotta. Risposi “la
destra”.”Non è questa, deve essere l’atra”, disse il veterinario. Ero sicuro che fosse la destra, infatti
sotto i raggi la sinistra era perfetta. Rosso di emozione e di gioia confessai candidamente che per
sette giorni avevo applicato del fango sull’arto, togliendo l’infiammazione e l’ematoma. Risultato?
La perfetta saldatura delle ossa, con il completo ripristino della funzionalità dell’arto.
Il veterinario, sorpreso e ammirato, ammise che anche loro, usavano la terra, ma soltanto in casi
estremi.
Nel mio caso la terra aveva fatto un miracolo.
Ancora oggi mi chiedo come mai la terra a contatto con la ferita aperta e sanguinante non avesse
fatto infezione. Tenendo conto che i miei amici medici sconsigliano l’uso della terra perchè
contiene batteri di ogni genere, in contrasto con i naturisti che la consigliano senza esitazione.
Kriss, dopo soli otto giorni dall’incidente, correva e saltava come prima.
E’ vissuto fino a 19 anni.
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Frizione fredda
Gli allievi che hanno accettato questo esercizio non riescono più a farne a meno: “se non la faccio
non mi sveglio completamente”, dicono, quando viene fatta, appena alzati dal letto. Se, invece viene

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eseguita la sera, lontano dalla cena e prima di andare a letto, scarica le tensioni della giornata,
favorisce la digestione durante la notte e permette un sonno ristoratore.
La frizione fredda è un punto di arrivo, che richiede una graduale preparazione del corpo a
sopportare “il freddo”.
Il mio consiglio è di iniziare per gradi, - i quattro sotto elencati - , durante la stagione ancora
fredda:
I tempo: al mattino, appena alzati, chiudetevi nella stanza da bagno, aprite la finestra per fare
entrare aria fredda. Rimanendo in pigiama, frizionate tutto il corpo fino a sentirlo caldo.
Ripetete questa operazione ogni mattina, per almeno una settimana
II tempo: appena alzati, chiudetevi nella stanza da bagno, con la finestra chiusa, spogliatevi
e reagite al freddo dell’ambiente con una energica frizione su tutto il corpo. Ripetete questa
operazione per una settimana
III tempo: a finestra aperta, ripetere ciò che è previsto nel II tempo.
IV tempo: entrate nudi nella vasca da bagno e passate sul corpo uno straccio umido, secondo
le seguenti modalità:
iniziate da destra, dal petto poi giù sino al piede destro, quindi ripetete sul lato sinistro;
strizzate e risciacquate lo straccio.
Portatelo, poi, sullo sterno al centro del petto e, schiacciatelo contro il corpo, sino a farlo
arrivare ai piedi, quindi risciacquate e strizzate.
Portate lo straccio umido sul braccio destro, premendo con vigore sino al dorso della mano;
risalite passando sotto al braccio sino all’ ascella. Da questo momento dovete agire con tutte e
due le mani: una preme lo straccio contro il fianco, mentre l’altra lo tira lungo l’anca e la
coscia esterna, sino al malleolo esterno del piede. Ripetete, poi, sull’altro lato. Risciacquate
ancora una volta e strizzate.
La parte finale, la più importante, esige che lo straccio venga aperto del tutto e buttato sulle spalle.
Ora, con una mano dovete schiacciarlo contro la schiena, mentre con l’altra mano dovete tirarlo
sino ai talloni. A questo punto gettate lo straccio, ancora umido, nel fondo della vasca, schiacciatelo
più volte con i piedi, poi uscite. Rivestitevi col pigiama o con una tuta da ginnastica, col corpo
ancora umido, e fate esercizi fisici (piegamenti, saltelli sul posto, piegamenti sulle braccia o sulle
gambe…) sino a provare un tepore piacevolissimo che invade tutto il corpo, a partire dai piedi sino
al viso e alla testa.
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* * *
Uno dei miei figli aveva accettato l’idea delle frizioni e le eseguiva con una certa frequenza, nella
vasca da bagno, dopo avere tirato la tenda “ad ombrello”.
Un mattino avvertimmo nel bagno il classico odore della pipì dei gatti. Il nostro gatto, in verità,
usava scrupolosamente la sua cassetta con la sabbia. Pertanto, pensammo che fosse rimasto chiuso
nel bagno e che fosse stato costretto a fare i suoi bisogni proprio lì. Per quanto cercassimo, però,
non riuscivamo a trovare il punto incriminato. Esasperato per l’insistenza del fetore, spostando la
tenda della vasca, trovai uno straccio che emanava quel lezzo. Non era la pipì del gatto, era lo
straccio con cui aveva fatto le frizioni mio figlio, la sera prima, dimenticandosi di risciacquarlo. Può
sembrare un episodio del tutto trascurabile, ma non lo è. Ad esso, infatti, si deve una constatazione
che dà prova dell’efficacia dell’esercizio. Mio figlio, nell’effettuare le sei frizioni, avrà sicuramente
risciacquato lo straccio alcune volte, dimenticando di farlo per l’ultima, quella che passa lo straccio
lungo la schiena, glutei, cosce e gambe, sino ai talloni: Il cattivo odore che sentivamo scaturiva
dalle tossine raschiate soltanto da una parte del corpo.

Un altro episodio. Il mio sonno è continuo e profondo, però una notte mi svegliò una sensazione di
calore eccessivo: mi sentivo bruciare. Misurai la temperatura corporea: il termometro segnava
quarantadue gradi. Mai visto il mercurio tanto in alto.
Senza alcuna esitazione, entrai nella vasca da bagno e con l’asciugamani piccolo eseguii la sei
frizioni. Mi sentii rinfrescare e tornai a letto, dopo avere guardato l’orologio: le tre di notte.
Alle 6,30, come al solito, mi alzai, svegliai i figli, mi lavai e mi vestii, pronto per intraprendere la
mia attività. Improvvisamente mi ricordai dell’episodio notturno. Pensavo d’aver sognato, mi era
difficile credere, anche perchè mi sentivo benissimo, come sempre. Allora ritornai a controllare il
termometro :era ancora sui 42 gradi.

Lavaggio del sangue al sole


Questo esercizio può essere fatto soltanto in piena estate, in una zona raggiunta dal sole e protetta
dal vento.
Prepariamo una coperta bianca (o un lenzuolo bianco) stesa per terra o sulla sabbia, e mettiamo
accanto alla coperta un secchio di acqua fredda con uno straccio. Quindi, stendiamo sopra alla
coperta un lenzuolo bianco.
Sarebbe opportuno denudarci completamente, in caso contrario copriamoci con un costume da
bagno il più ridotto possibile.

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Eseguiamo le sei frizioni descritte precedentemente, quindi corichiamoci sulla coperta bianca,
coprendoci con il lenzuolo bianco. La testa deve rimanere all’ombra, mentre è bene coprire anche i
piedi e rimboccare il lenzuolo lungo i fianchi e attorno alle spalle, per non fare passare neppure un
filo d’aria.
Appena avvertiamo caldo alle mani e ai piedi, alziamoci per eseguire un’altra frizione. Ripetiamo
sino a quattro frizioni, per la prima volta. Ma ricordiamo di aumentare ogni giorno di una frizione,
sino al massimo di dieci al giorno. E’ possibile continuare così per tutta l’estate.
I vantaggi sono incredibilmente numerosi: non c’è un disturbo che non si possa ridurre, se proprio
non sia possibile eliminarlo del tutto. Ma il risultato più sorprendente è che ci si ringiovanisce di
parecchi anni
Lavaggio del sangue in sauna
Procuriamoci una saunetta che si trova in commercio, come quella riportata dalle riviste femminili,
per ridurre il grasso e il peso corporeo, ( vedasi fig. pag. 32)
Chi dispone di discreta manualità, può anche costruirsela. E’ sufficiente procurarsi un telaio
metallico - con sedile e pedana - ricoperto da un telo di tela gommata; una pentola a pressione con
una resistenza elettrica immersa nell’acqua, e un quadrato di plastica rigida, con bordi rialzati, per
raccogliere l’acqua delle frizioni.
Il telaio può essere adattato per trovare sede nella vasca da bagno.
Il vapore di una pentola a pressione viene convogliato in un tubo per riscaldare la sauna.. Prima di
entrare nella sauna è necessario eseguire le 6 fregagioni, già descritte. Subito dopo entrate, sedetevi
sull’apposito sgabello e chiudete dall’interno, con una cerniera lampo.
Appena avvertite caldo alle mani e ai piedi, uscite, chiudete con una cerniera lampo esterna, coprite
il foro apicale con una tovaglia, per non disperdere il calore interno. Ripetete le 6 frizioni, e
rientrate nella sauna. All’esordio fate questo per non più di quattro volte. Subito dopo avvertirete
sensazione di astenia e bisogno di dormire, senza capirne la ragione. Non c’è da preoccuparsi: la
stanchezza è dovuta al benefico rilassamento del sistema nervoso. Nei giorni successivi aumentate
di una unità alla volta, sino al numero di dieci. E continuate con dieci lavaggi del sangue giornalieri
finché vi sentirete bene, e comunque finché farà freddo. In estate conviene effettuare “il lavaggio
del sangue” al sole.
Due regole basilari impongono di eseguire il lavaggio lontano dai pasti e di coprire le gambe con
uno straccio bagnato, nel caso soffriste di vene varicose. Lo stare nella sauna, a contatto del vapore
acqueo, comporta una notevole sudorazione. Il sudore cola, lungo il corpo a rivoli e dà una
sensazione di alleggerimento e di libertà. Alla fine delle sedute, sul fondo della vasca si vede acqua

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sporca con macchie che sembrano d’olio. Quello è sporco uscito dal nostro corpo. Ritengo che non
sia soltanto grasso della nostra pelle, ma che si tratti di impurità di vario tipo.
Tutte le persone che hanno fatto e che continuano a fare il lavaggio del sangue,- al vapore o al sole -
vi possono raccontare dei prodigiosi benefici che ne hanno tratto. Costacurta e Lezaeta hanno
sempre raccomandato di eseguire questo lavaggio quotidianamente, per chi ha superato i cinquanta
anni.
Getto fulminante
E’ una pratica da eseguire all’aperto, in un prato o un giardino, durante una giornata calda e
soleggiata, con l’avvertenza di essere rigorosamente a digiuno o di aver effettuato la digestione.
Indispensabile è l’aiuto di un partner che si incarica di “bagnarci”, usando la seguente tecnica.
La strumentazione è fatta da un tubo di gomma al quale si applica la “lancia”, così da formare un
getto d’acqua concentrato e violento.
In pratica è l’attrezzo che si usa per lavare l’auto.
Se ci sottoponiamo al “getto”, dobbiamo porci ad una distanza di 3 - 4 metri dal partner che userà il
getto dell’acqua come fosse una penna che disegna sul nostro corpo delle “ linee serpeggianti”, in
senso verticale e in senso orizzontale.
Cominciamo con il farci bagnare la parte anteriore del corpo. Si inizia col dirigere il getto d’acqua
sulla gamba destra, dal piede all’inguine, e dall’inguine al piede. Si fa altrettanto sulla gamba
sinistra. Bagnate le gambe si passa a bagnare tutte e due le braccia e, subito dopo, il tronco con
movimento a serpentina su e giù dalla vita alle spalle e dalle spalle alla vita, sino a bagnare
l’addome e il torace. Non si deve bagnare il viso e la testa. Si passa a bagnare la parte posteriore del
corpo, sempre iniziando dagli arti inferiori: dai piedi alle anche e dalle anche ai piedi, dell’una e
dell’altra gamba. Poi bagnare le braccia, uno dopo l’altro, e dopo la parte alta del corpo, con
movimento a “serpentina” sia verticale che orizzontale.
Terminato il getto fulminante, ci si asciuga soltanto con le mani, battendo e frizionando tutto il
corpo con vigore. Alla fine la pelle risulterà rossa e ben calda.
Questo “getto” oltre ai benefici dell’acqua fredda - più volte citati - provoca un salutare massagio
che tonifica tutto il corpo, e lo libera dalle tossine.
Doccia scozzese
E’ un trattamento idroterapico che consiste nell’alternare getto di acqua calda (38° – 40° ) con
acqua fredda (20° – 25° ). Esso ha l’effetto di stimolare i tessuti e di calmare il sistema nervoso.
Non solo, favorisce la circolazione sanguigna, conserva l’elasticità della pelle e aiuta a combattere
la cellulite.

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In mancanza di “idroterapeuta”, possiamo chiedere la collaborazione di un familiare, del partner:
questi deve spruzzarci, nella vasca da bagno, l’acqua calda e fredda, in rapida successione,
manipolando i relativi rubinetti. Momento ideale al mattino appena alzati e mai durante la
digestione.
Più semplice ancora, e senza disturbare alcuno: laviamoci normalmente con l’acqua calda e
terminiamo con una spruzzata veloce di acqua fredda. E’ la doccia fatta per chi non ha ancora il
“coraggio” di affrontare direttamente la “doccia fredda”.
Doccia fredda
Il locale della stanza da bagno deve essere ben riscaldato.
E’ una combinazione di “bagno freddo” e di “frizione energica”.
Con il getto della doccia tenuto in una mano bagnamo il corpo, a partire dai piedi, mentre con l’altra
mano frizioniamo e riscaldiamo le parti bagnate.
Iniziamo dai piedi, bagnando con cura le dita e fra le dita. Poi saliamo lungo la gamba, sopra la
rotula e nel cavo popliteo, lungo le fasce muscolari del femore, l’inguine e la zona pelvica.
Piegandoci in avanti, bagnamo e frizioniamo l’addome, il petto, le braccia, le spalle, le ascelle, il
viso e le orecchie. Subito dopo, in posizione eretta, si bagnano e frizioniamo la testa, la nuca, il
collo, avendo cura che l’acqua bagni bene anche la schiena. Manteniamo il getto per qualche
secondo.
In fine, ci asciughiamo soltanto con le mani, frizionando e battendo con energia tutte le parti
raggiungibili. Sulla schiena passiamo la tovaglia in su e in giù, messa in tensione con tutte e due le
mani.
Per reazione al freddo, il corpo rimane caldo, ma è bene vestirsi ed eseguire esercizi fisici, sino a
sentire un piacevole tepore in tutto il corpo.
Il momento più indicato per eseguire la frizione sarebbe il mattino, appena alzati. Ma i risultati sono
ottimi anche se fatta di sera, prima di coricarci, due o tre ore dopo avere cenato.
Il sonno arriva più in fretta ed è sempre completo e riposante.

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GIORNATA “TIPO” PER CURARE OGNI MALE

Dal libro La medicina naturale alla portata di tutti di Manuel Lezaeta Acharan, si può trarre una
sintesi dei preziosi consigli che egli impartisce, riferiti ad una giornata da trascorrere in casa perché
ammalati.
a) Appena alzati: succo di un limone con poca acqua, bevuto lentamente;
esercizi di respirazione;
10’ – 20’ di bagno genitale con acqua fredda (v. pag 23);
frizione fredda (v. pag. 26) su tutto il corpo.
b) Prima di colazione: fiocchi di avena e prugne secche, messe in acqua sin dalla sera
precedente. Dose: 3-4 cucchiai di fiocchi d' avena, 6-7 prugne secche o fresche, acqua
quanto basta per ricoprire il tutto. Se si soffre di stitichezza, cioè se non ci si scarica
almeno due volte al giorno, al posto dei fiocchi d’avena si mettano 3 cucchiai di semi
di lino.
c) Ore 10 : bagno di genitali per 10’ - 20’. Al termine, se si sente appetito, mangiare due o
tre frutti (mele, pere, pesche…).
d) Ore 12 - 13 : Prima di pranzo “lavaggio del sangue al sole o a vapore” (v. pag 28 - 29).
e) Pranzo: verdura fresca (oppure ortaggi freschi) con: ricotta,o mozzarella, o formaggio
fresco, oppure germogli di orzo o grano o soia,- tutto a crudo Mai carne grassa, salumi,
frutti di mare. Qualche volta carne bianca, o pesce fresco.
f) Ore 16 : 10’ - 20’ di bagni genitali con acqua fredda.
g) Ore 17 - 19 : “Bagno di Just” (v. pag 23.), in alternativa al “lavaggio del sangue”.
h) Cena (dalle 19 alle 20): Come per il pranzo. Evitare: vino, liquori, acque gasate o
dolcificate, dolci di ogni tipo, gelati, acqua conservata in frigorifero.
i) Prima di andare a letto: esercizi di respirazione (“pranayama”), frizioni fredde.
l) Dormire con cataplasma di fango sul ventre o sulla schiena (v. pag 24), secondo il bisogno.

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IRIDOLOGIA
Fra i tanti pregi del famoso libro La medicina naturale alla portata di tutti, di Manuel Lezaeta
Acharan, va sottolineato il prezioso riferimento alla iridologia, intesa come autodiagnosi, attraverso
l' osservazione delle proprie iridi.
Lezaeta frequentava la facoltà di medicina, quando si ammalò seriamente e si sottopose alle cure
farmacologiche, suggerite dai suoi insegnanti. Ma, nonostante l’assistenza medica, il male
peggiorava. Per sua fortuna Lezaeta era amico e discepolo del frate naturista Tadeo Wiesent ,
questi, osservando gli occhi, gli prescrisse delle cure a base di frizioni, tisane, cataplasmi,
alimentazione controllata e digiuno.
Egli si attenne scrupolosamente ai suggerimenti del frate e si astenne dall’uso di farmaci.
Dopo qualche mese, si trovò in condizioni preoccupanti: il suo corpo era funestato da gonfiori,
foruncoli, eczemi, diarrea, arrossamenti e sfoghi di pus. Terrorizzato corse dal frate per fargli
constatare un peggioramento che - a sua impressione - pareva ormai incurabile.
Dopo averlo osservato, il religioso fece un inatteso salto di gioia e gridò: “finalmente sei guarito”.
Il quadro indicava che tutti i veleni, che le medicine mantenevano nel suo corpo, erano stati espulsi
dai rimedi suggeriti dal buon frate. E Manuel guarì perfettamente
Questa vicenda incoraggiò Lezaeta a cambiare facoltà. Infatti, si laureò in giurisprudenza, per fare
“l’avvocato degli ammalati”, secondo orientamenti contrastanti con la medicina ufficiale
convenzionale.

Il frate naturista aveva constatato la gravità del male che affliggeva Manuel soltanto con
l’osservazione delle iridi.
Nel suo libro, Lezaeta invita con decisione, fra l’altro, ad osservare le proprie iridi allo specchio,
con una lente di ingrandimento, così da notare alterazioni dei vari organi: siano esse ereditate, in
atto o in formazione.
L’iridologia esiste da millenni. Viene citata anche nel Vecchio Testamento, nel Levitico, ove viene
precisato che: nessun uomo potrà accostarsi ad offrire il pane del suo Dio se…[ha vari difetti] e poi
precisa: “né che abbia una macchia nell’occhio”.
Di iridi ci parlano Ippocrate, Paracelso e, più recentemente, Ignaz Peczely (1884) 10 e lo svedese
Niels Liljequist (1902) 11.

10
Ignaz Peczely: ungherese, omeopata e medico. Autore della prima “mappa delle iridi” Scopre la
“patografia”(modifica del tessuto iridale a causa delle malattie).
11
Niels Liljequist, svedese, sacerdote, omeopata. Scopre la “patocromia” (cambiamento del colore delle iridi, a causa
delle malattie).

34
Successivamente l’iridologia ha avuto un notevole sviluppo sia in Europa, sia in America.
In Germania con P.Johannes Thiel, Angerer e Schnabel allievi del maestro Immanuel Felke;
in Francia per mezzo di Leo Vanner, G. Jausas, Gaston Verdier, A. Roux, e B. De Bardo;
in Inghilterra per mezzo di Schnabel e Anderschou; In Spagna con Bidauzzurraga negli anni ‘20, e
più di recente con Ferrandiz e L. Berdonces; negli Stati Uniti la conoscenza della iridologia è stata
diffusa negli anni ‘50, per mezzo di Henry Eduard Lahn, e Bernard Jensen.
In Italia l’interesse per l’iridologia inizia nel 1975 con la pubblicazione del libro di Luigi
Costacurta. Dopo hanno trattato l’argomento Siegfried Rizzi, Flavio Gazzola e Padre Ratti.
Corsi universitari a Chicago hanno specializzato un gran numero di medici. Senza tacere che nel
Laboratorio Nazionale delle Argonne esistono calcolatori elettronici preposti al controllo e alla
schedatura delle iridi. In base a studi comparativi, i ricercatori elaborano statistiche delle malattie
più frequenti curabili preventivamente, quindi prima del manifestarsi dei sintomi.
Alcuni dei nostri medici si specializzano in iridologia nelle varie scuole europee, ma soprattutto in
Italia, a Conegliano Veneto, presso la Scuola di Specializzazione di Iridologia, affiliata alla Libera
Università “Galileo Galilei di Columbus”.
Sarebbe auspicabile che, nelle nostre università , nella facoltà di medicina, venisse introdotta
l’iridologia, magari come materia facoltativa.
E’ di Luigi Costacurta, allievo di Lezaeta, un testo completo, ricco di disegni e di fotografie a colori
di coppie di iridi (destra e sinistra della stessa persona), nonché di un’ottima mappa iridale
utilissima per molti studiosi della materia, compreso il sottoscritto.
Padre Ratti, biologo, medico e iridologo, afferma che : “l’occhio, visto geneticamente e
strutturalmente, è assimilabile al Sistema Nervoso Centrale. Coglie la parte fisica, quella psichica,
gli organi nel loro funzionamento, le patologie “in atto e quelle in potenza”.
I testi di Costacurta 12 e di Padre Ratti 13 - che io ho studiato - mi sono serviti come base di
informazione primaria. Successivamente, in seguito alla lettura diretta di molte iridi, mi sono fatto
una discreta esperienza che ora mi permette di aiutare gli altri, nella prevenzione di malattie.
Non sono un medico e non posso fare diagnosi: mi limito a dare dei consigli “lezaetiani” cioè
naturisti, secondo il tipo di alterazione che “leggo” nelle iridi.
Mio obiettivo è di guidare, coloro si affidano a me, nella scoperta di malanni in formazione,
con il semplice osservarsi allo specchio con una lente di ingrandimento. Questa attività di indagine
abbisogna dello studio di una mappa topografica dell’iride, che porti a conoscere la posizione degli
organi più importanti.
Alla pag.41 si possono vedere le mappe topografiche delle iridi - destra e sinistra - elaborate da me,
12
Costacurta Luigi, L’iridologia Edizioni di Medicina Naturale di Fanny Baccichetti .
13
Ratti Emilio, Iridologia, Edizioni Riza S.p.A Milano, luglio 1986

35
con delle variazioni suggerite da maestri della medicina del passato. In queste mappe - molto
semplificate - ho scritto soltanto i nomi delle principali parti del corpo.
Il mio studio delle iridi viene eseguito sia direttamente, sia su foto, molto ingrandite, delle iridi
medesime. L’esame delle iridi evidenzia il tipo di alterazione e gli organi che ne sono interessati.
Per parte mia, mi limito a suggerire “i rimedi secondo Natura “ che ritengo necessari. Si tratta
certamente di un sistema empirico, esattamente analogo a quello che usò padre Tadeo Wiesent per
guarire Manuel Lezaeta.

Dopo l’esame delle iridi, in genere, suggerisco tisane, cataplasmi, frizioni, corretta alimentazione,
iperventilazione polmonare, meditazione, attività fisica. Nei casi più gravi raccomando il quotidiano
lavaggio del sangue (v. pag.28-29) Questi sono anche i suggerimenti del frate cileno, e questi sono e
saranno sempre i suggerimenti miei e di tutti i naturisti convinti. I rimedi suddetti non sempre sono
validi: se il male è cronico ed è molto avanzato, allora si deve ricorrere alla Medicina Ufficiale.
Ma se non esiste alcuna manifestazione sintomatica, se non c’è dolore né febbre, ma si “vede”
chiaramente nelle iridi la “minaccia” verso uno o più organi, allora scatta la famosa prevenzione.
Il principale obiettivo da perseguire è quello di “bloccare sul nascere la fase patologica”, prima che
si manifestino “i sintomi”.
Noi naturopati - secondo un concetto olistico - consideriamo il corpo come un “intero” e non come
la “giustapposizione di singole parti”. La “naturopatia” prende in considerazione tutto l’organismo ,
riportandolo al suo normale equilibrio, soltanto attraverso rimedi suggeriti dalla natura.
Io ho la gioia e la immensa soddisfazione (probabilmente anche “la fortuna”) di vedere
miglioramenti in tante persone che hanno seguito rigorosamente i miei suggerimenti. E questi
miglioramenti sono evidenziati dall’esame comparativo fra le foto iridali precedenti e quelle
successive (18 – 24 mesi è lo spazio di tempo necessario perché risultino evidenti le variazioni dei
“segni”nell’iride).

Ritengo indispensabile conoscere i concetti basilari della iridologia, per procedere a una corretta
autodiagnosi.
La Pupilla
Posizione e forma della pupilla
Il primo controllo deve riguardare la posizione e la forma della pupilla. Essa deve mostrarsi
perfettamente rotonda e al centro dell’iride.
Normalmente la pupilla si allontana dall’organo minacciato dal male, qualunque esso sia:
- se la pupilla si sposta verso il naso, sia nell’occhio destro sia nel sinistro, significa che

36
la minaccia riguarda gli organi descritti nella parte esterna della mappa topografica: bronchi,
polmoni, cuore, gabbia toracica. In questo caso, si deve concentrare l’attenzione sulle alterazioni
cromatiche e/o strutturali che riguardano gli organi suddetti.
- se la pupilla, destra e/o sinistra, si sposta verso le tempie, denuncia una minaccia a carico degli
organi descritti nella parte interna della mappa iridale: vie bronchiali, tiroide, colonna vertebrale,
laringe, trachea, esofago.
- se sale verso l’alto, la minaccia riguarda gli organi segnati nella parte bassa della mappa: addome,
zona pelvica e tutta la parte inferiore del corpo;
- se la pupilla scende verso il basso, vuol dire che si allontana dalla testa, cioè sono minacciati
gli occhi, le orecchie, il viso e tutta la scatola cranica.
Lo stesso vale per gli spostamenti in diagonale, alto a destra, basso a sinistra o viceversa.
Successivamente, il controllo deve spostarsi alla forma della pupilla.
Nella mappa iridale ho descritto la pupilla come centro di controllo del sistema nervoso centrale,
dal momento che, tutte le sue modificazioni rispetto agli assi (verticale, orizzontale o diagonale),
come pure gli schiacciamenti, rispetto alla sua normale rotondità, indicano sempre alterazioni del
sistema nervoso che controlla gli organi dai quali la pupilla si allontana, deformandosi.
Ampiezza della pupilla.
Il diametro della pupilla normalmente dovrebbe essere da 1/3 ad 1/4 dell’iride. Se è più piccola di
1/4 è miotica, se è più grande di 1/3 è midriatica.
La pupilla miotica, ristretta, denuncia una prevalenza del sistema nervoso parasimpatico, rispetto a
quello autonomo. Ciò comporta riduzione della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna,
facile digestione per l’aumentato apporto di succhi gastrici, pancreatici e biliari.
La pupilla midriatica, dilatata, dipende dalla prevalenza del sistema nervoso simpatico
(simpaticotonico). Denota stanchezza nervosa, insonnia, digestione difficile, battito cardiaco
accelerato.
Può avverarsi l’alternanza di miosi e di midriasi, in un tempo relativamente breve (hippus),
quando si è eccessivamente nervosi.
Colore della pupilla:
La pupilla dovrebbe presentarsi come “un buco completamente nero”. Con l’età si formano delle
nebulosità grigiastre che preannunciano l’opacità del cristallino, quindi, un principio di “cataratta”.
Se il colore di fondo è verdastro, potrebbe indicare un aumento della pressione interna dell’occhio.
In questi casi necessita il controllo del medico specialista.
L’Iride
Il colore dell’iride

37
I colori di base delle iridi sono il blu e il marrone, ma è frequente vedere nelle iridi tutta la gamma
cromatica di questi due colori. Il colore “blu” varia dal celeste chiaro all’azzurro intenso; il colore
marrone può presentarsi come ruggine-chiaro, fino al marrone-bruciato, quasi nero.Il colore verde
ha un po’ del celeste e un po’ del marrone, molto chiaro – quasi giallo.
Dal colore dell’iride si può risalire alla “costituzione” dell’individuo, che risale all’ars medica
antiqua di Ippocrate. Il medico greco aveva elaborato la “teoria umorale” per cui il corpo umano è
soggetto a quattro umori: bile gialla, bile nera, sangue e flegma. Così abbiamo il “bilioso”
(collerico, per l’eccesso di bile gialla), “il melanconico” (per l’eccesso di bile nera), “il sanguigno”
(per l’eccesso di sangue), “il flemmatico” (per l’eccesso di flegma).
La presenza diversificata di questi quattro umori e le varie combinazioni fra gli stessi,
predispongono l’individuo alla salute o alla malattia
Di frequente si verificano variazioni del colore di base in alcune parti dell’iride (eterocromia) a
causa di formazioni patologiche a carico degli organi interessati.
Nella stessa persona è possibile vedere anche un occhio di colore diverso dall’altro.
L’individuo può avere un cambiamento nel colore degli occhi, sia avanzando nell’età, sia a causa di
malattie di una certa gravità.
A prescindere dal colore, l’iride dovrebbe apparire come una ruota di bicicletta, con i raggi
perfettamente diritti, dalla pupilla al bordo esterno, e di un colore uniforme, in ogni parte. Purtroppo
tale favorevole condizione, in tanti anni di attività, l’ho notata poche volte.
Normalmente questi “raggi”, ossia il tessuto di sostegno (stroma), hanno diametro diverso, si
presentano intrecciati, sovrapposti, interrotti, ispessiti.
Segni dell’iride.
I segni più comuni dell’iride hanno forme geometriche come “archi”, spazi vuoti contornati da una
linea curva chiusa, o da una forma poliedrica pentagonale o esagonale, o da un rombo.
Secondo l’iridologo Kriege, se questi segni sono:
- di colore bianco, denotano iperemia cioè infiammazione e congestione
- di colorazione giallo-marrone, indicano tendenza del male a cronicizzarsi, ma anche insufficienza
pancreatica;
- di colore che va verso il marrone scuro o il nero, denotano “malignità”, sono sempre gravi.
La Siepe
La siepe è il tessuto iridale (largo 1 o 2 millimetri) che contorna immediatamente la pupilla.
E’ la zona dove, nella mappa, trovano collocazione lo stomaco e gli intestini tenue e crasso. Essa
dovrebbe presentarsi di un colore leggermente ”più scuro” rispetto a quello del resto dell’iride.
Se si formano macchie che vanno dal rosso sporco al marrone e/o deformazioni del tessuto, è segno

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di cattiva digestione e/o di infiammazione del “tubo digerente”. Spesso queste “infiammazioni”
assumono l’aspetto di vere e proprie “fiamme” che vanno verso l’alto a minacciare il cervello e
provocano “frequenti mal di testa”.
Nella mia esperienza, come iridologo, troppo spesso ho dovuto constatare alterazioni proprio nella
siepe, quindi a carico del “tubo digerente” (stomaco, intestino tenue, intestino crasso).
Questa constatazione mi ha convinto che:
- troppe persone commettono errori alimentari;
- è notevole la responsabilità dell’alimentazione nell’insorgenza delle malattie.
Nell’iride, il primo insorgere della “malattia” si manifesta con la disgregazione del tessuto (= raggi
scomposti); poi con l’apparizione di macchie chiare (= infiammazione).
Con l’aggravarsi del male le macchie diventano sempre più scure, sino al terribile nero.
Questo “aggravamento del male” può essere scongiurato con “il rigoroso rispetto delle regole
naturistiche” predicate da Lezaeta, da Costacurta, da Mantovani e da altri maestri.
Ne sono testimoni tanti miei allievi, oltre al sottoscritto: attraverso la comparazione delle foto delle
nostre iridi (precedenti e successive), ma soprattutto per le condizioni di salute realmente
migliorate.
E’ naturale che, notando nell’iride dei segni “di allarme”, ci si rivolga al proprio medico, o allo
specialista. E costoro, probabilmente, non noteranno alcuna alterazione, nemmeno con l’ausilio di
radiografie, di ecografie e di altre forme tecnoscientifiche di analisi. In effetti, le macchie iridali
possono apparire molto prima che si manifesti il male, talvolta anche con anticipo di anni.

Non vorrei che i miei discorsi fossero interpretati come disistima verso la medicina tradizionale
convenzionale perché, di fatto, non è così. Anzi, io per primo, devo gratitudine alla chirurgia dal
momento che più volte - e con beneficio - sono ricorso alle sue cure.
Mio intento è quello di sottolineare il valore dei numerosi segnali che varie parti del corpo ci
inviano, per indicarci anomalie, (come febbre, rossore, pallore, macchie varie e ogni tipo di dolore),
che soccorrono il medico nel formulare una diagnosi. E tra questi segnali, un posto rilevante viene
occupato da quelli che ci invia il nostro organo più sensibile e delicato che è l’occhio.

* * *
Voglio raccontare un episodio che mi ha traumatizzato, ma che mi ha convinto sul valore dei segni
dell’iride.
Ero alle prime armi con l’iridologia, studiata nei libri di Costacurta e di Padre Ratti.
L’insegnamento dello yoga e la passione (nascosta) per la medicina, mi sollecitavano a leggere le

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iridi degli allievi, sia per fare “esperienza”, sia - al di là di ogni mio interesse immediato - per
aiutare i miei allievi a preservare la salute. Nell’occhio sinistro di Mariangela, una mia allieva,
avevo scoperto il famoso segno del “pesce”, esattamente come lo descrive Costacurta. Pareva il
disegno del libro, stampato nell’occhio della ragazza. Al di là di qualsiasi equivoco, era il segno del
tumore al polmone.
Poco tempo prima, era morto un mio carissimo amico di tumore ai polmoni. Era un grande e
accanito fumatore che, per scrupolo, si faceva controllare ogni sei mesi con radiografie al torace.
Per quanto possa sembrare impossibile, queste non consentivano di evidenziare alcun male. Quattro
mesi dopo le ultime radiografie, ancora “pulite”, il mio amico A.B era morto. Io, pur essendo alle
prime armi, lo vedevo quasi ogni giorno e notavo con estrema facilità, le macchie evidenti
nell’iride, nella zona topografica dei polmoni. Questo mi induceva a raccomandargli di smettere di
fumare e di fare iperventilazione polmonare in ambienti sani (in montagna o in campagna).
Lui rimandava queste terapie a “quando si sarebbe sentito male”. Non avvertiva alcuna
sofferenza, o non voleva ammetterlo.
L’episodio doloroso occorso al mio amico mi frenava dal dire la verità alla mia allieva. Così, un po’
per incoscienza, un po’(tanto!) con la speranza nell’aiuto del buon DIO, mi feci carico di guarirla
con l’aiuto dell’iridologia e della medicina naturale.
Poco per volta la convinsi a smettere di fumare, a fare frizioni fredde, a fare bagni freddi e frequenti
ai genitali, a cambiare alimentazione, a iperventilare i polmoni secondo la tecnica del pranayama
yogico e della meditazione.
Ad ogni lezione, coglievo il pretesto di guardare negli occhi tutti gli allievi, per osservare la sua
macchia dell’occhio sinistro. E provavo il patema di sostituirmi al medico curante, anzi addirittura
allo specialista pneumologo. Ero in ansia, mi tremavano le vene ai polsi e mi veniva da piangere.
Le raccomandazioni che le facevo erano sempre più pressanti e, involontariamente, mi veniva un
tono “autoritario”..
Dopo qualche mese, il terribile segno del “pesce” cominciava a scomporsi, le linee si
interrompevano, il colore nero si attenuava e si modificava, uniformandosi al colore della intera
iride. Dopo quattro mesi non si coglieva più alcun segno del tumore.
Oltre all’aiuto di Costacurta (con i suoi consigli), l’esito del caso sarà da attribuire alla forza della
mia preghiera e al mio pensiero estremamente positivo ma, soprattutto, all’aiuto di Chi mai ci
abbandona.
Oggi Mariangela non ha più sofferenza alcuna alle vie respiratorie, e sono passati più di venti anni!

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41
YOGA
“Lo yoga costituisce una specifica dimensione dello spirito indiano”, secondo Mircea Eliade, ed
“assorbe la religione e la cultura di quel paese”.
Nasce come disciplina olistica che interessa tutte le componenti dell’essere : fisica, psichica,
mentale, morale e spirituale.
Lo yoga è sostenuto da otto validi pilastri :
- Yama = i comandamenti morali universali, comuni alle maggiori religioni;
- Niyama = l’autopurificazione interna ed esterna, con ferrea disciplina;
- Asana = ogni posizione che si assume nello Yoga;
- Pranayama = controllo del respiro ed assorbimento di energia (prana);
- Pratyahara = controllo ed emancipazione della mente dal dominio dei sensi e degli oggetti
esteriori, (distacco da ciò che è materiale);
- Dharana = concentrazione;
- Dhyana = meditazione;
- Samadhi = stato profondo di meditazione, in cui l’allievo (sadhaka) si
identifica con l’oggetto della meditazione, in uno assorbimento totale.
Queste sono le regole da rispettare se si vuole diventare uno “yogi”, cioè un vero praticante di
questa disciplina orientale.
“Yama” e “Niyama” tengono sotto controllo le passioni e le emozioni, portando l’allievo al rispetto
e all’amore per se stesso e per il prossimo. Ciascuno dei due è composto da “5 regole”:
YAMA : Ahimsa = non uccidere, non usare violenza né con le azioni né col pensiero.
Lo yogi riconosce in ogni creatura il suo stesso diritto alla vita, sente
di essere nato per aiutare gli altri, e vede la Creazione come un dono da amare.
Satya = non ricorrere alle bugie, sincerità in ogni occasione, anche se si deve
confessare una cattiva azione. Mahatma Gandhi disse: “la verità è Dio
e Dio è la verità”.
Asteya = non rubare, vincere il desiderio di possedere, e di possedere ciò che è degli altri.
Brahama charya = continenza sessuale, non intesa come forzata illibatezza, ma come
liberazione dalla schiavitù della carne.
Aparigraha = assenza di avidità. Accumulare beni non per necessità, ma per mostrarsi
superiori agli altri, equivale a mancanza di fiducia nelle proprie capacità
e nell’aiuto del Signore.
NIYAMA : Saucha = purezza fisica e morale. Oltre alla pulizia rigorosa del corpo, occorre
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purificare “la mente” dai turbamenti come l’odio, l’invidia, la gelosia,
l’ira, la bramosia, l’illusione e l’orgoglio.
Samtosa = serenità, distacco da ciò che è materiale. Sentirsi soddisfatto anche con poco,
rende l’anima libera e crea piacere interiore.
Tapas = ascesi, pratiche di soggezione del corpo. Usare parole non offensive,
far conoscere sempre e soltanto ciò che è giusto, senza temere le conseguenze,
formulare pensieri di bontà e di pace.
Svadyaya = interiorizzare la mente fino a scoprire il proprio “SE”. Meditare su ciò che si
legge, recitare i “mantra”. Rispettare ed amare tutta la creazione che è un
dono per tutti gli esseri viventi.
Isvara pranidhana = devozione al Signore. Dedicare ogni pensiero ed ogni azione
all’Altissimo. Solo quando ogni forma di egoismo scompare, l’anima
può considerarsi realizzata.

Le Asanas mantengono il corpo sano e resistente e ne fanno un mezzo adatto per conoscere le
proprie potenzialità. Yama, Nyama e le Asana servono per “una ricerca esteriore”
Pranayama e Pratyahara permettono il controllo della respirazione e della mente, nel tentativo
di liberare i propri sensi dalla schiavitù di ciò che comporta piacere e desiderio.
Dharana , Dhyana e Samadhi permettono allo yogi di conoscere la propria anima, nella ricerca di
DIO.
La parola Yoga deriva dal sanscrito e vuol dire”unione /riunione/ritorno e/o comunione”.
Il filosofo Mahadev Desai lo definisce come: congiungimento di tutti i poteri del corpo, della mente
e dell’anima con DIO. Esso nasce, quindi, come disciplina dello spirito, oltre che del corpo, con
profonde radici religiose. Tuttavia sarebbe errato abbinare lo yoga alla spiritualità orientale. Dal
momento che tende ad accordare le religioni orientali con quelle occidentali, ne evidenzia le radici
comuni e, nello stesso tempo, le trascende tutte.
Con la diffusione in Occidente, notoriamente logicista, lo yoga viene praticato come ginnastica
dolce, silenziosa e rilassante.
Una parte consistente della Scienza Medica occidentale suggerisce lo” Yoga” come pratica
fisioterapica, per il recupero muscolare. Soltanto in un secondo momento ne viene scoperta la
valenza psichica e neurologica e ciò comporta che esso venga consigliato nella depressione, negli
stati d’ansia e nelle azioni di recupero dell’equilibrio psico-fisico.
Questa è soltanto una parte dello yoga. Infatti, nel praticarlo con costanza e impegno, ci si accorgerà

43
di avanzare e conquistare obiettivi sempre più profondi.
Si inizia con l’educare il corpo nella scioltezza, nel potenziamento e nell’allungamento muscolare,
nell’aumento della capacità polmonare.
Associato ad una corretta alimentazione naturale, lo yoga può essere usato come “vera medicina”
per migliorare l’ipertensione arteriosa, l’asma bronchiale, il diabete mellito, la risposta
neuromuscolare, le mutazioni chimiche nel sangue. Non solo, esso corregge il funzionamento degli
organi interni e del sistema immunitario.
In altre parole, lo YOGA può allungare e rendere migliore la vita.
Ma lo Yoga va ancora oltre: influenza la mente, accrescendone i poteri, migliora le qualità morali e
dà una visione del mondo in una luce di bontà e di positività; porta alla riflessione del”perché” e
dello “scopo della vita”, elevando chi lo pratica verso una lenta ma sicura progressione spirituale.

Poteri della mente nella disciplina dello Yoga


Circa i “poteri della mente”, molti hanno scritto: dal filosofo Patanjali a Sri Aurobindo, sino ai
contemporanei Dyer, Hesse, Daco, Rinaldo Lampis, Chopra, C.E.S. Rai, Yogananda, Iyengar e tanti
altri, orientali ed occidentali.
Le loro argomentazioni, quasi sempre frutto di esperienze personali, lasciano stupiti e sconcertati.
Vengono frequentemente citati fenomeni raggiunti attraverso il samyama, cioè la
concentrazione + la meditazione + l’assorbimento o estasi
Il fare samyama su:
- qualunque suono (prodotto dalla voce umana o da animale) può portare a comprendere
qualsiasi lingua straniera e, persino, la voce degli animali;
- un ricordo recente o passato, può portare a conoscere le proprie vite passate;
- carattere di una persona, può portare a conoscere quello che la persona sta pensando;
- il proprio corpo, e il creare mentalmente uno strato di nebbia fra noi e l’osservatore, può
portare all’invisibilità e all’azzeramento del suono della voce;
- il proprio Karma, può azzerare ogni forma di timore della morte, e può portare a conoscere
il momento esatto della cessazione di questa reincarnazione;
- il significato profondo dell’amicizia, della compassione e della gioia del donare amore,
può alleviare il dolore e la sofferenza del nostro prossimo;
- qualunque tipo di forza (intesa come energia materiale), può dare anche la forza di un
elefante;
- sole, o luna, o stella polare, può dare la percezione della composizione delle regioni
cosmiche, della disposizione delle stelle;

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- ombelico, può portare alla percezione del funzionamento del nostro organismo;
- l’esofago, può portare al controllo della fame e della sete;
- la trachea e le vie respiratorie, può portare al dominio di tutti i muscoli;
- la luce che accende il VII chakra della “corona”, può portare alla visione del nostro Spirito
Guida.
Percezioni straordinarie: i “guru”illuminati consigliano di eseguire, per allenamento, i seguenti
“samyama”:
concentrarsi:
sulla punta del naso, porta ad avvertire profumi meravigliosi che non esistono nell’ambiente;
sulla punta della lingua, porta ad esaltare le percezioni gustative;
sul palato, porta alla percezione delle più sottili sfumature del colore;
sul centro della lingua, porta ad accrescere il senso del tatto;
sulla radice della lingua, porta ad un notevole aumento del senso dell’udito.
La concentrazione e la meditazione consentono di superare, oltre misura, le naturali barriere
delle percezioni sensoriali.
Ad un occidentale, questi “traguardi” sembrano assolutamente improbabili e lontanissimi dalle
sue possibilità. Però avanza il dubbio, si resta “in forse” se questi risultati straordinari vengono
confermati da scrittori seri, come Yogananda, Oshho, Prabupadha, Ghandhi; personaggi che
hanno raggiunto la famosa illuminazione e che sentiamo lontanissimi dalle nostre condizioni.
Personalmente pratico la disciplina dello Yoga da oltre trent’anni e… qualche piccolo “potere”
mi sembra di averlo ottenuto, come maggiore sensitività, capacità pranica per me stesso e per gli
altri. Ovviamente, rispetto a quanto dichiara Patanjali, devo ancora colmare un abisso, ma sono
fiducioso e spero nelle mie prossime incarnazioni.
Un importante segno di conforto mi viene dal “Beato D.G.” 14 che vede possibile il mio
ottenimento di quei poteri, ma in senso limitativo:”non tutti”, dice Lui - evidentemente, facendo
riferimento alla mia evoluzione spirituale attuale e futura (intesa anche attraverso varie
reincarnazioni).
Dallo stesso Beato D.G., mi viene una raccomandazione all’ estrema prudenza: questi poteri
straordinari, che permettono di dominare la natura, con facilità portano alla superbia
ed allo strapotere.
Se non vengono messi in atto per il bene del prossimo e per l’avanzamento del “pianeta” verso
una dimensione spirituale, possono insuperbire chi li ottiene, fino a portarlo a “seguire il male
anziché il bene”.

14
Beato D.G. è un Spirito Guida col quale “dialogo” attraverso una medium.

45
Molti di noi, per non rimuovere e rivedere il proprio patrimonio di idee, intraprendono la via
apparentemente più comoda, quella della scettica incredulità: “non è vero”….”non è
possibile”….”la scienza non ci crede”….”tutte fantasie”.
Si tratta di bocciature irreversibili, che portano l’uomo a non levare lo sguardo oltre “il muro” posto
dal senso comune e dalla cultura dominante. Peggio, portano a rinunciare alla scoperta di realtà
esaltanti e stupefacenti che possono cambiare e migliorare la nostra vita planetaria.

L’accostamento allo yoga normalmente avviene per curiosità, per suggerimento di amici e, talora,
anche per diretto consiglio del medico curante.
Rimane deluso chi spera in rapidi progressi: si tratta di un cammino lungo che richiede costanza e
determinazione. In compenso, esso riesce a trasformarci, migliorandoci in ogni senso.
Lo yoga è una scuola di vita, un metodo per evolvere dal piano materiale a quello spirituale.
Le posture (“asanas”) rappresentano la parte elementare: sciolgono il corpo per prepararlo al
successivo processo di trasformazione che apre a riserve vitali mai neppure immaginate dalla
maggior parte degli occidentali.
La ginnastica respiratoria (“pranayama”) potenzia i polmoni e li pulisce dalle impurità che si
addensano nei lobi inferiori. Essa permette l’iperventilazione polmonare che rende fluido il sangue,
con benefici al cervello e alla circolazione sanguigna; non solo, normalizza la pressione sanguigna e
cura l’ipertensione arteriosa.
Concentrando la mente su ogni azione del corpo, si arriva a decondizionare il nostro “essere” dal
prepotere fisico. Tenendo conto del nostro essere schiavi della parte materiale che sovente
sottomette quella mentale, assoggettandola alle abitudini, agli atteggiamenti di comodo, ai vizi e ai
difetti comportamentali, quasi sempre intossicati da eccessivo individualismo, da ipertrofia dell’Io.
Può apparire sorprendente ma, fissando l’attenzione sui movimenti e le posture del corpo, seguendo
attentamente ogni contrazione muscolare, la mente, a poco a poco, si libera dalla schiavitù del
corpo, fino a controllarne la parte fisica. Così, un “ex tiranno” viene trasformato in un “docile
servitore”. Raggiunto questo obiettivo, si può lavorare sulla mente e sui suoi processi, per liberarli
dalle pastoie materiali e per renderli coscienti. Ciò significa che si passa alla sfera emotiva dei
sentimenti e a quella della psiche. Il lavoro continuo della mente sul corpo, rinforza e sviluppa
“i muscoli del pensiero”, accrescendo i famosi poteri della mente che, da limitati e istintivi,
diventano estesi e coscienti, cioè sottoposti al controllo della volontà. E’ un’evoluzione, questa, che
permette alla ”mente”di raggiungere le profondità dell’inconscio. Risultato: “un’ esistenza
equilibrata, armoniosa e sana”.
In genere, lo “yoga” viene presentato con immagini di piegamenti e di avvitamenti che paiono

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riservati ad autentici contorsionisti. Si tratta di difficili “asanas” che scoraggiano eventuali aspiranti,
assolutamente certi della loro incapacità di arrivare a quelle posture.
Per parte mia, io continuo a ripetere ai miei allievi, che lo yoga è soprattutto una “ginnastica
mentale” aperta a tutti, specie a quelli che proprio nel fisico sono limitati. Lo yoga migliora di fuori
(“nel corpo”), ma molto di più di dentro (“nell’anima”).
Nelle fotografie allegate, presento alcune asanas - di vario grado di difficoltà - , eseguite dal
sottoscritto e dai miei allievi (fra i quali alcuni ultrasettantenni).Ciò a dimostrare che non c’è limite
di condizione fisica e di età, per accostarsi allo yoga.
In una seduta di allenamento di yoga, all’attività fisica (asanas) segue un’attività mentale che si
compone di concentrazione e di meditazione. Per allievi molto “cresciuti” spiritualmente, si
raggiunge una condizione di soave sublimazione, conosciuta come assorbimento o estasi che
prende il nome di samadhi.
Concentrazione di base. Viene eseguita su un oggetto grossolano ( che si vede e si tocca), oppure su
un oggetto “sottile” (un ideale o un sentimento).
Richiede: esame attento; discriminazione che va oltre gli strati esteriori. Pertanto, esame della
forma, del colore, della struttura interna; ove è il caso, dell’età geologica. Allorché si raggiunge la
consapevolezza di far parte, con l’oggetto osservato, dello stesso atto creativo del Buon Dio, si
avverte una pace gioiosa.
Concentrazione avanzata. Dopo l’esame attento e completo di un “obiettivo” esterno, la mente
tende ad interiorizzarsi nel profondo di se stessa, fino a scoprire la propria spiritualità (ATMAN).
Le onde-pensiero sono acquietate col “non attaccamento”e la mente viene ripulita di tutte quelle
impurità di pensiero, morali e caratteriali (gli samskara), che ci costringono a rinascere.
Rimuovendole non saremo costretti alla reincarnazione. Col “non attaccamento” si diventa migliori
in ogni senso e si ottiene la liberazione dal “karma”.
Alla concentrazione segue la meditazione.
Meditazione. Secondo Patanjali la “meditazione” è il contrario della “creazione” che “impregna di
divinità tutto ciò che esiste”. Nella meditazione ci si cala dalla superficie della vita sempre più verso
l’interno, per cercare sempre “la causa al di là delle apparenze, poi la causa al di là della causa,
finché viene raggiunta la realtà interiore, il proprio Spirito”.
Così diventa una “devoluzione”: il distacco della propria anima dalla materia, porta a “risalire
all’origine, a ritornare a DIO”.
Samadhi. L’allievo (il sadhaka, aspirante spirituale), al culmine della sua meditazione, passa allo
stato di samadhi. Egli ha corpo e sensi addormentati, mentre le sue facoltà mentali e la sua ragione
sono deste e vigili. Scompare del tutto ogni senso dell’”IO” e del “MIO”. Rimane soltanto

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l’intenzione e la rigorosa volontà di raggiungere la “verità”.
“Ci si stacca dal mondo materiale e si viene assorbiti nell’eterno”
Fra gli allievi, che mi seguono da decenni, pochi raggiungono il “samadhi “, segno che è
una difficile conquista dello Spirito.
Una delle forme comuni di samadhi è “il viaggio astrale” che consiste nel temporaneo distacco della
parte spirituale e cosciente da quella materiale. Alcune volte tale distacco avviene senza volerlo e
può essere pericoloso. In una seduta di allenamento, durante la “meditazione”, un allievo è andato
in “viaggio strale” e non riusciva a “rientrare” nel corpo, creando disagio e tensione fra i presenti.
Pertanto, sento il dovere di avvertire gli allievi, che mi seguono fiduciosi, di non tentare questa
esperienza se non si è guidati e “protetti” da un maestro di comprovata esperienza.
La “meditazione”che propongo nelle mie lezioni, si compone di tre fasi: autopurificazione,
autoricarica, dono (di energia positiva e di amore verso il prossimo).
L’autopurificazione si può ottenere attraverso una delle tante sorgenti di “energia” che il Buon DIO
ci offre nel Creato : luce del sole, forza tellurica, potere del vento, dell’acqua, delle onde del mare,
delle fiamme di un falò, purificazione attraverso la pioggia, l’acqua di un ruscello che scorre
levando dalla testa ai piedi lo “sporco esterno e quello interno” (materiale e spirituale).
L’autoricarica segue alla “pulizia interna ed esterna”, per mezzo dell’ energia cosmica e della
tellurica, così come attraverso il calore e i raggi del sole o delle stelle, o con il calore del fuoco .
La fase più delicata che aumenta la nostra sensibilità, è rappresentata dal “dono”.
Dopo avere purificato il nostro corpo dai veleni fisici, morali e spirituali, al termine della ricarica di
energie “pulite “ che hanno rimpiazzato quelle “sporche”, visualizziamo tutte le persone meno
fortunate di noi, ( per es. quelle ammalate più o meno gravemente); le immaginiamo accanto a noi e
trasmettiamo loro tutta la carica di bene, di affetto, di generosità, di benedizione e di amore che
riusciamo ad esprimere.
La presenza di tante persone che contemporaneamente concentrano la loro forza mentale e la loro
voglia di fare del “bene” verso un medesimo obiettivo, produce un vero miracolo. Riesce a creare
materialmente una condizione di benessere che percepisce non soltanto la persona ammalata,
oggetto della nostra meditazione, ma anche chi momentaneamente l’assiste.
La conferma ci viene dalle persone che hanno ricevuto “il nostro messaggio d’amore” e che,
guarite, vengono a ringraziarci.
Il fenomeno - noto ai guru orientali - viene accettato dai religiosi come “straordinario potere della
preghiera” e come intervento della divinità.
Il famoso guru Patanjali usa queste parole :”la forza del pensiero è tale che, non soltanto può
cambiare l’animo umano, ma perfino l’intima essenza della materia.“

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In altre parole, questo significa che ogni uomo può aiutare gli altri persino a cambiare in meglio la
propria natura, correggendo i difetti e le imperfezioni morali. Da un misantropo può nascere un
altruista, da un malvagio un benefattore.

Cambiare l’intima essenza della materia significa avere il potere di influenzare col pensiero
l’energia contenuta “nelle cose”.
Questo spiega il fenomeno di apporto e di asporto, cioè la trasformazione della materia in pura
energia e il ritorno dell’energia in materia. Un oggetto, con la forza della mente, può essere
“trasferito” da un posto ad un altro, ma anche trasformato nella sua stessa essenza.
Un esempio ci viene raccontato da Paramahansa Yogananda, santo indiano, il quale riferisce che
uno dei suoi “maestri” trasformò cinque bulloni di ferro in panini, imbottiti in modo diverso, e li
offrì ai suoi allievi, assecondando il gusto di ognuno.
Mi rendo conto che tale affermazione sia suscettibile di molte riserve, fintantoché non si riesce ad
ammettere che nell’involucro del corpo materiale noi conteniamo il gioiello più prezioso,lo Spirito.
Ma questo Spirito è un pezzo di DIO dentro di noi che, illuminando la mente, può produrre effetti
portentosi.

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PERCHE' FACCIO YOGA
PERCHE' INSEGNO YOGA

Formazione dello Yogi


Scrupolosamente, ho seguito i suggerimenti del maestro Mir Matsiendra, che raccomandava di
praticare giornalmente gli esercizi di base, per almeno 45 minuti. Dopo un anno il corpo avrebbe
subito cambiamenti vantaggiosi e rimarchevoli.
Con grande forza di volontà (che in circostanze importanti non mi ha mai abbandonato), ho davvero
dedicato allo yoga quasi un'ora ogni giorno, senza alcuna eccezione. E ciò mi portò a constatare che
il mio corpo acquistava energia, si scioglieva, si piegava e si torceva come non mi era occorso
nemmeno in età giovanile.
Determinati esercizi, che mi spaventavano al solo guardare le immagini, poco per volta diventavano
facili...e alcuni mi riuscivano alla perfezione.
Dopo 365 giorni di esercizi quotidiani, ero diventato uno yogi, cioè un cultore dello yoga.
Ma la trasformazione fisica, che lo specchio mi confermava, era ben poca cosa rispetto a quanto
stava cambiando “in me”: nel mio modo di pensare, nella mia sensibilità emotiva, nei miei rapporti
verso il prossimo e verso la Natura.
Anche questo era stato previsto dal maestro che, pur non avendolo conosciuto personalmente, mi
aveva dato la spinta ad un cambiamento esistenziale, radicale con il solo ausilio del suo libercolo.
Per la mia innata tendenza all'autodidattica e all'insegnamento, sentii il bisogno di trasmettere ad
altri le nozioni e i benefici fisici, morali e spirituali dello yoga.
L’inizio avvenne con i miei soldati, in particolare con gli atleti che mi impegnai a preparare in vista
di competizioni nazionali militari di tetrathlon e di pentathlon. Ciò comportò un severo
cambiamento nella refezione, con vivaci proteste da parte degli addetti al vettovagliamento e alle
cucine; doccia fredda (e non calda) dopo gli allenamenti, anche in pieno inverno; esercizi yoga con
meditazione; pranayama in ogni forma.
Nessun malanno, nemmeno un semplice raffreddore.
Risultato: nei sei mesi in cui furono sottoposti alle mie “cure”, tutti, ma proprio tutti gli atleti,
migliorarono notevolmente i propri record personali.
La scoperta più rimarchevole, tuttavia, venne dall'applicazione della “forza mentale”, espressa dal
“gruppo”, nei riguardi dell'atleta impegnato a gareggiare. Grazie ad essa, i miei ragazzi
primeggiarono in tutte le occasioni competitive che richiedevano attenzione e concentrazione.
La voce circolò e ciò comportò il mio passaggio dalla caserma ad alcune palestre civili della
Bergamasca; la prima palestra fu quella di un paese, Bagnatica;...poi...non so come, forse per “passa

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parola”, arrivai a insegnare in cinque Comuni, con oltre un centinaio di allievi.

Yoga e Religione
Lo yoga, in genere, si accosta per combattere l'ansia e la depressione; in tale direzione anche la
Medicina Ufficiale ne suggerisce la pratica. Ma molti lo accostano anche perchè è una ginnastica
dolce che non stressa, che non impegna molto, che non richiede una preparazione “a priori”, che è
alla portata di tutti - magri e grassi, giovani e anziani, maschi e femmine.
Tuttavia, pochissimi sanno che lo yoga può trasformare “di dentro” l'individuo: migliorarlo
mentalmente, moralmente e spiritualmente. Ma di questo ci si accorge soltanto dopo qualche tempo.
Il neofita fatica a crederlo, in particolare taluni che temono di entrare in contrasto con i propri
principi religiosi.
Lo yoga è nato in India ed ha assorbito l'ideologia e la filosofia di quel Paese: la filosofia Sankia e
l’influsso del Buddhismo, dell’Induismo e del Tantrismo.
Lo yoga ne risente con i “mantra” (formule e litanie sacre), con i “mudra” (gesti rituali) e la “sakti”
(forma di energia espressa sia dal corpo sia dalla mente). Ma praticare lo yoga non implica
cambiare religione, diventare buddhisti o induisti.
Secondo me, il cambiare religione, senza prima avere approfondito la conoscenza della propria,
comporta il rischio di diventare un cattivo osservante anche della nuova. Se il combiamento avviene
perchè non si condividono più determinati principi e determinati dogmi, si rischia di trovarne
altrettanti nella nuova religione, fuori dalla nostra comprensione e dalla nostra logica.
Anch'io sono stato “combattuto” da questo problema che mi porta a una continua e difficile analisi
comparativa fra la tendenza religiosa occidentale e quella orientale. Probabilmente, questo lavoro
non sarà completato nell'arco di una sola vita. Per il momento sono arrivato alla conclusione che
tutte le religioni del mondo hanno una unica radice: l'esistenza di un Essere Superiore , Padre e
Creatore dell'universo e contemporaneamente l'esistenza in ogni creatura di “qualcosa” di
immateriale, incorruttibile ed eterno.
Questa, secondo me, è la base di ogni religione anche se l’uomo talvolta arriva anche a snaturare.
Pur nella non condivisione di determinati dogmi della nostra religione Cattolica, la trovo comunque
la migliore, soprattutto per due principi fondamentali: la bontà infinita di DIO e la libertà concessa
all'uomo.

La Macchina Umana
Il corpo umano è una stupemda “macchina” che ha bisogno di cure e di attenzioni, per rispondere al
meglio.

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Lo yoga lo vede sotto la luce olistica: organismo e un tutto unico, non riducibile alla semplice
somma delle sue parti. Pertanto esso lo investe di tutte le componenti dell'Essere : corpo fisico,
corpo mentale, sfera emotiva, psiche, corpo etereo, corpo astrale, Anima e Spirito. E il praticarlo
non implica soltanto il miglioramento del proprio aspetto fisco, ma anche e soprattutto il
miglioramento interiore, la crescita spirituale. Perchè il crescere spiritualmente è lo scopo della vita.
Come insegnante di yoga ho tenuto in grande considerazione queste verità e ho cercato di studiare
almeno la parte fisica del nostro corpo. Le nozioni apprese mi sono di grande ausilio sia nella
dimostrazione delle posizioni (asanas), sia nel controllo della loro esecuzione da parte degli allievi.
Le varie componenti dell'Essere sono legate da un costante sinergismo. Per esempio, la semplice
contrazione di un muscolo, nel ripercuotersi sul pensiero e sul sistema nervoso che lo hanno
attivato, si ripercuote contemporaneamente sulla sfera emotiva come “soddisfazione” o “delusione”
secondo che l'esercizio riesca o meno.
In sostanza, si mette in moto un complesso meccanismo che la mente dovrebbe riuscire a
controllare. Come è intuibile, si tratta di un lavoro molto difficile, specie per i principianti.
Tuttavia, con il tempo riesce, - a poco a poco-, a “sviluppare la mente” e a potenziarla con risultati
inimmaginabili.

Dimostrazione – Esempio – Esibizione


La mia pratica dello yoga è iniziata tardi e ho faticato molto negli esercizi, che mi venivano proposti
dal maestro indiano B.K.S. Iyengar.
Come si sa, avanzando negli anni il corpo “invecchia”, e le “asanas” diventano sempre più difficili.
A me piace molto insegnare. E non so se alla base di questo mio piacere stia il gusto di esibirmi o di
aiutare gli allievi. Probabilmente i due piaceri convivono, ma questa convivenza rende necessario
fare delle distinzioni: se l'esibizione è fine a se stessa, è senz'altro da condannare, se invece vuole
essere“dimostrazione” dell'esercizio, allora credo possa essere perdonata. Per di più deve essere
considerato il valore del messaggio positivo, che trasmetto ai miei allievi: “Vedete, sono nel mio
ottantesimo anno di età e per la mia tenacia e la mia costanza riesco in ciò che a voi (per il
momento) sembra impossibile. Se pensate che ho iniziato dopo i 45 anni, quando ero rigido come
un tronco secco, potete constatare come lo yoga mi abbia trasformato...e la stessa cosa succederà a
voi, a prescindere dall'età e dalla forma fisica iniziale.
Amo propormi come esempio sia per la corretta esecuzione degli esercizi (asanas), sia per una
modalità di vita che rispetta la natura dentro e fuori di noi.
Nel mio insegnamento, trasmetto consigli dei maestri naturisti occidentali che coincidono con quelli
espressi nei testi vedici, riguardo all'alimentazione, alla pulizia interna ed esterna del corpo ( i

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famosi neti).
Non nascondo che certe pratiche proposte dallo yoga appaiano troppo difficili e violente per noi
occidentali, ma l'alimentazione vegetariana, le abluzioni fredde, il lavaggio del naso e degli occhi, il
massaggio degli organi interni col nauli (rotazione dei muscoli retti addominali), sono alla nostra
portata. Prova ne sia che alcuni allievi li eseguono giornalmente.

Energia di Gruppo
Chi pratica la disciplina dello yoga si accorge che tutte le asanas, eseguite assieme agli altri,
riescono meglio che se fatte a casa, da soli.
Un ruolo non secondario dipende dall'atmosfera di amicizia che si crea, e che ben dispone
moralmente e fisicamente. Da non trascurare l’orgoglio, che spinge a imitare quelli più bravi.
Si tratta di una molla imitativa che coinvolge soprattutto i principianti, dal momento che non hanno
ancora capito lo spirito dello yoga.
Con il tempo si giunge a capire che lo yoga non è competizione ma introspezione, interiorizzazione
della mente in ogni singolo muscolo, in ogni singolo nervo, in ogni legamento e in ogni organo
interno. Ogni postura, ogni movimento - come sanno gli allievi esperti - comporta sempre un totale
impegno mentale.
La presenza della mente non può mai venir meno dall'inizio alla fine di ogni “seduta di
allenamento”. La comprensione generalizzata di questa regola basilare, porta alla nascita di
un gruppo di yoga omogeneo ed affiatato, che prescinde dalle singole capacità individuali: la forza
mentale plasma armoniosamente il “gruppo”, nel dare energia ai singoli partecipanti.
Nella parte finale della lezione, durante la meditazione, la “forza mentale” viene rivolta da tutto il
gruppo verso amici o parenti ammalati, che hanno bisogno di un sostegno energetico e morale.
Per esempio, abbiamo aiutato persone che subivano operazioni chirurgiche difficili: all’ora esatta
della nostra meditazione i pazienti sono migliorati sino a sorprendere anche i medici.
Tengo a precisare che non si tratta di un episodio isolato e fortuito. E’ un gesto che pratichiamo
regolarmente in ogni seduta di allenamento, da parecchi anni, e sempre con risultati positivi.
Di “pensiero positivo” e di “forza mentale” si parla sempre più spesso, anche da parte della scienza
ufficiale. Ma ancora troppi, malauguratamente, sono coloro che ancora rifiutano questa “proprietà
dell'uomo” perchè la confondono con. i “miracoli”. E i miracoli li fa solo Dio.
Io sostengo che se l'uomo ha questa facoltà, certamente gli deriva dal Creatore, e se la sfrutta per il
bene del prossimo, solo ed esclusivamente per un generoso e spontaneo atto d' amore, Dio non può
che esserne contento: Ama il prossimo tuo come te stesso. Verità, questa, che deve essere recepita,
compresa e messa a frutto da tutti.

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ESERCIZI (ASANAS) DELLO “YOGA”

Le foto allegate illustrano esercizi eseguiti dal sottoscritto e da allievi che seguono i miei corsi di
Yoga.

Foto n 1 : Pavana Muktasana (toilette dell’intestino). Riscalda tutto il corpo; rilassa la colonna
vertebrale; facilita la digestione e la evacuazione. La massima efficacia si ottiene al
mattino, appena alzati.
Foto n 2 : Pashimottanasana (distensione della schiena). Distende i muscoli dorsali; migliora
la circolazione sanguigna e facilita la digestione; tonifica i reni; allevia i dolori alla
colonna vertebrale.
Foto n 3 : Parivritta Janu Sirshasana (sonno dell’”airone”).Allunga gli adduttori femorali; scioglie
le tensioni dorsali e dei fianchi; potenzia i muscoli del tronco e del collo.
Foto n 4 : Hanumanhasana (affondo). Allunga i muscoli bicipiti e i quadricipiti femorali. Esercizio
difficile che richiede molto allenamento.
Foto n 5 : Tadasana (la “montagna”). Accresce il senso dell’equilibrio; rinforza i muscoli del
bacino; distende i muscoli delle gambe.
Foto n 6 : Salamba Sarvangasana (esercizio “di tutto il corpo”, col sostegno delle mani). E’
l’esercizio più importante dello Hata-Yoga. Ogni parte del corpo - esterna e interna -
riceve sollievo e benessere: è una vera “panacea” per le malattie più comuni.
Foto n 7 : Prasarita Padottanasana (la “piramide”).Allunga i muscoli bicipiti femorali e i
gemelli del polpaccio; distende la zona pelvica; rinforza i muscoli del collo; allevia la
stanchezza.
Foto n 8 : Salamba Sirsasana (verticale sulla testa). Potenzia i muscoli del collo; accresce il senso
dell’equilibrio; dona stabilità sia fisica che mentale.
Foto n 9 : Bakasana (la “gru”).Rinforza il collo e i polsi; trasferisce nelle mani il baricentro di tutto
il corpo.
Foto n 10 : Urdva Dandhasana (posizione a “squadra”, rovesciata). Rinforza il collo e gli
addominali.
Foto n 11 : Aika Pada Sirshasana (verticale con una gamba). Accresce il senso dell’equilibrio;
distende i muscoli femorali.
Foto n 12 : Bhujangasana ( posizione del “cobra”). Scioglie la colonna vertebrale; rinforza i bicipiti
brachiali; tonifica i muscoli pettorali e i glutei; favorisce la digestione.
Foto n 13 : Majurasana (il “pavone”). Esalta il controllo dell’equilibrio, rinforza i polsi e gli
addominali; aumenta il potere digestivo; elimina le tossine dallo stomaco e dai reni.
Foto n 14 Vasisthasana (preparazione: allineamento del corpo in diagonale). Accresce il senso
dell’equilibrio e rinforza il braccio di appoggio.
Foto n 15 : Pada Angustasana (alluce del piede). A gambe tese, prendere l’alluce e mantenere la
schiena distesa. Distende i bicipiti femorali e scioglie le tensioni del dorso..
Foto n 16 : Vasisthasana (esecuzione). Nel sollevare una gamba occorre maggiore controllo
dell’equilibrio e impegno nel braccio di appoggio. Si allungano i muscoli adduttori
delle gambe; viene potenziato il polso e il deltoide brachiale.
Foto n 17 : Virabhadrasana (equilibrio del corpo in orizzontale). Rafforza i muscoli femorali;
scioglie l’articolazione delle caviglie e delle ginocchia; sviluppa il torace; favorisce la
guarigione dalla sciatica.
Foto n 18 : Setu Bandhasana (“ponte”). Potenzia i muscoli del tronco e i femorali; accresce la
flessibilità della colonna vertebrale; potenzia i muscoli della respirazione.
Foto n 19 : Viparita Varani (posizione “di tutto il corpo” con appoggio a una parete). Si ottengono
gli stessi benefici del”sarvangasana”(foto 6), senza alcun impegno muscolare.
Foto n 20 : Utthita Trikonasana (triangolo). Scioglie i muscoli delle gambe e della zona

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pelvica; riduce il dolore alla schiena e il torcicollo; sviluppa il torace.
Foto n 21 : Niralamba Sarvangasana (verticale sulle spalle, senza appoggio). (v. foto n.6)
Foto n 22 : Aika Pada Sarvangasana (“sforbiciata” delle gambe in “sarvangasana”).
Foto n 23 : Halasana (“aratro”). Concede sollievo a chi soffre di mal di schiena e di rigidezza alle
spalle; aumenta il flusso sanguigno nella colonna vertebrale.
Foto n 24 : Urdva Mukka Svanasana (“cane” che guarda in sù). Snellisce la vita e rinforza le spalle.
Foto n 25 . Adho Mukka Svanasana (“cane” che guarda in giù). Rinforza le caviglie e scioglie
l’articolazione delle spalle.
Foto n 26 : Ardha Chandrasana (mezza luna). Scioglie la muscolatura della zona pelvica; allunga i
muscoli femorali; favorisce la circolazione sanguigna nella parte inferiore del corpo.
Foto n 27 : Setu Bandhasana II (“ponte” con appoggio sulla nuca). Potenzia i muscoli
delle spalle e del collo.
Foto n 28 : Ustrasana (“cammello”). Scioglie l’articolazione dell’anca; potenzia i polsi e i muscoli
deltoidi brachiali; potenzia i muscoli pettorali.
Foto n 29 : Utthita Asta Padangustasana. Potenzia i muscoli delle gambe; dona stabilità
ed equilibrio.
Foto n 30 : Vrksasana (“albero”). Armonizza e potenzia i muscoli delle gambe; dà una sensazione
di equilibrio e di libertà.
Foto n 31 : Natarajasana (danza di “Shiva”). Rinforza l’articolazione del bacino; potenzia i muscoli
delle anche; elasticizza tutte le giunture vertebrali.
Foto n 32 : Virabhadrasana II (il guerriero).Risveglia la forza interiore; potenzia i quadricipiti
femorali; apre la gabbia toracica; stimola gli organi dell’addome.
Foto n 33 : Virasana in Padmasana (posizione raccolta). Scioglie le articolazioni delle ginocchia,
e delle anche; allunga i muscoli dorsali; facilita la meditazione.
Foto n 34 : Setu Banda (preparazione al “ponte”). L’allievo porta i talloni vicino alla schiena, prima
di inarcare la schiena.
Foto n 35 : Dhanurasana (l’arco). Dà flessibilità alla schiena; fortifica le braccia e le gambe; facilita
la digestione.
Foto n 36 : Padmasana ( il “loto”). Richiede elasticità nelle articolazioni delle ginocchia e delle
anche. E’ la posizione ideale per la “meditazione”.
Foto n 37 : Paripurna Navasana (il “battello”).Richiede equilibrio; potenzia i muscoli addominali,
delle gambe e del dorso.
Foto n 38 : Marichyasana (torsione). Dona flessibilità alle ginocchia, alle anche e alla schiena.
Foto n 39 : Upavistha Konasana (“angolo”con apertura del compasso delle gambe). Allunga i
muscoli adduttori delle gambe;facilita la circolazione sanguigna nella zona pelvica.

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TECNICHE DI MEDITAZIONE
Sulla disciplina dello “Yoga”, ci sono tante pubblicazioni di “maestri” orientali e di validissimi
insegnanti occidentali.
Le basi rimangono quelle originali dell’India, che risalgono agli antichi rishi (maestri spirituali) alle
quali si fa riferimento in ogni scuola di yoga. L’insegnante, secondo la propria formazione, pur
attenendosi ai canoni fondamentali, può personalizzare la metodica esecutiva degli esercizi
(asanas), ma trova la massima libertà nel guidare la meditazione che completa ogni “seduta di
allenamento”.
La meditazione che si pratica, in gruppo e in palestra, è soltanto una esemplificazione, dal momento
che è vincolata ai tempi della lezione stessa. Appresa la tecnica, allora ogni allievo può ripetere la
meditazione, anche quotidianamente, a casa propria, nei momenti più favorevoli e per la durata che
decide.
Gli effetti benefici della meditazione sono molteplici e sorprendenti. Conferme di questo si hanno
anche da parte di tanti ricercatori nel campo della medicina.
E’ da più parti provato che, fino a 40 anni, con la meditazione vengono superate malattie gravi
quasi al 50%. Oltre questa età, nonostante aumentino i problemi di salute, questa percentuale viene
superata di molto.
Le forme meditative che qui propongo rispecchiano la mia formazione culturale, la mia filosofia
della vita, il mio credo religioso.

Meditazione sulla “battigia”


Immaginiamo di stare in spiaggia, al mare, in una giornata splendida, piena di sole. La sabbia
caldissima scotta i piedi. Ci portiamo, nudi, verso la parte bagnata dalle onde, sulla battigia, poi
ci sdraiamo con i piedi verso il mare. La prima onda bagna i piedi, poi si ritira e il sole riscalda e
asciuga la parte bagnata. L’onda successiva, dal momento che il mare è in fase di alta marea, è più
lunga e bagna le gambe fino all’inguine, poi si ritira spumeggiando, mentre il sole riscalda e asciuga
le parti bagnate.
Tutte le onde successive arrivano a coprire completamente il nostro corpo.
Consideriamo quest’acqua come pura energia che tende a creare pulizia fuori e dentro il nostro
corpo, senza arrecare alcun danno.
Nel ricevere l’onda, “respiriamo” l’acqua fino a fare il pieno nei polmoni, e tratteniamo il fiato. Il
resto dell’acqua , cadendoci addosso, penetra nel nostro corpo, allagandolo per intero.
Manteniamo l’apnea piena e “sentiamo” che l’acqua viene a contatto di ogni cellula e di ogni fibra

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e, nel far questo, “scioglie da ogni cellula e da ogni fibra tutte le impurità fisiche, chimiche e
microorganiche”.
Questa è soltanto una parte della pulizia che può essere estesa a impurità non visibili nemmeno con
le più sofisticate attrezzature scientifiche. Sono le impurità mentali (brutti ricordi, pensieri negativi,
sensi di colpa, paure ingiustificate); impurità morali (odio, gelosia, invidia arroganza, superbia) ;
cattive abitudini (golosità, indolenza).
Sino a quando tratteniamo l’aria, prosegue l’azione purificatrice dell’acqua. Appena svuotiamo i
polmoni, l’acqua, carica delle immondizie interne, esce da tutti i pori del corpo, e penetra nella
sabbia, sotto di noi.
Con l’ immaginazione, notiamo che l’acqua esce sporca ed emana cattivo odore; e il ripetersi delle
ondate, una dopo l’altra, fa si che lo “sporco” diminuisca, fino a scomparire.
Ora, l’onda ci porta dell’acqua che penetra, allaga il corpo e ne esce perfettamente pulita..
Questa è la prima fase della meditazione, detta di autopurificazione, cui segue la fase di
autoricarica.
Avendo depurato il corpo dalle “ negatività”, ci togliamo dalla battigia e ci portiamo verso l’interno,
dove la sabbia è caldissima. Per tutti è scottante e costringe a mettere le scarpette da spiaggia, ma
per chi è rimasto tanto tempo al freddo delle ondate, il calore della sabbia è assolutamente
piacevole.
Questa è la fase in cui “assorbiamo” oltre al calore della sabbia e del sole, anche l’energia tellurica
emanata dalla Terra, quella che proviene dalla gamma di raggi del sole e quella cosmica.
Gradualmente il nostro corpo riacquista il normale calore - sia all’interno, sia in superficie - così da
raggiungere un completo “equilibrio energetico”.
Si tratta di un fenomeno naturale che tutti sperimentiamo, per esempio dopo una lunga nuotata, o
dopo un lungo tempo passato in acqua: sdraiati al sole, ci asciughiamo e ci riscaldiamo
completamente. Poi cominciamo a sudare, poiché abbiamo superato i “limiti di equilibrio
energetico”. Il sudore è un segno di rifiuto dell’ulteriore energia, che arriva sotto forma di calore.
Anche in meditazione si sperimenta uno stato analogo, il che ci deve portare all’offerta dell’eccesso
di energia a chi soffre per malattia o per indigenza, a chi è privo della libertà, a chi non ha da
mangiare e/o da bere, a chi vive derelitto, ai bambini che nascono ammalati e senza speranza di
sopravvivere.
E’ questa la fase più importante, la fase del dono.
L’acqua del mare ci ha “puliti”e il calore della sabbia e del sole ci hanno “ricaricati”, così ora
possiamo donare l’energia “in eccesso” al nostro prossimo. Non diamo la nostra “energia vitale”
(indispensabile per sopravvivere), ma quella in più che continuamente ci viene dal “creato” e che,

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se dovessimo assorbirla, ci creerebbe pericolose tensioni. Questa energia, che viene dal buon Dio, ci
attraversa come “canali di luce” e va verso l’oggetto del nostro pensiero.
Visualizziamo amici, parenti, conoscenti che soffrono e tutti gli infelici della Terra, accanto a noi
sulla sabbia. Assorbono, anche loro, l’energia tellurica e cosmica, così come l’abbiamo assorbita
noi. Per loro, però, c’è una energia in più: quella che irradiamo col nostro amore, con la nostra
bontà, col nostro altruismo, col desiderio sincero di fare del bene agli altri.
Lentamente vediamo nei loro volti ritornare il colorito, il dolore diminuisce, i muscoli contratti si
rilassano, ritorna il sorriso sulle labbra e sugli occhi. Ci guardano colmi di tenerezza e di
riconoscenza. Quel sorriso è la nostra gratificazione, il nostro compenso, la nostra gioia.
Ricambiamo il sorriso, li abbracciamo , li baciamo e li salutiamo.
Tutto lentamente scompare nella nostra mente: il mare il sole, la sabbia, il cielo immacolato, e
anche gli ospiti.
Rientrati nella realtà, ascoltiamo il movimento dell’aria nei polmoni e il battito del cuore.
Riprendiamo il movimento dei muscoli, a cominciare dalle estremità delle mani e dei piedi: Poi i
polsi e le caviglie. Tentiamo di toccare con le mani le ginocchia, per aprire le spalle e la gabbia
toracica, poi stiriamo tutte le membra, allungando le braccia oltre la testa. Ci portiamo su un fianco,
formiamo una “ciambella”, avvicinando le ginocchia alla fronte, e ci proteggiamo la schiena e le
spalle con la coperta o plaid o sacco a pelo (che fanno parte degli “attrezzi” per lo yoga, oltre al
tappetino e alla tuta ginnica).
Giriamo ora il corpo di 90 gradi, per portarci sulle ginocchia e sui gomiti: le braccia conserte, la
fronte sul polso più alto. Il mento scende verso il tappeto e la schiena si inarca in una concavità
molto rilassante.
La meditazione termina con il canto corale dell’OM.

Meditazione del ruscello


Immaginiamo di trovarci in campagna, in una giornata torrida. L’aria è irrespirabile, persino l’erba
è calda. In vicinanza si sente lo scroscio di un ruscello. Ci immergiamo, con la testa a monte e i
piedi a valle. L’acqua scorrendo ci toglie la polvere e il sudore. Gradualmente, penetra allagando la
scatola cranica, il torace, l’addome, la zona pelvica, penetra persino dentro gli arti, sino al midollo.
Tutti gli organi, vengono raggiunti interamente e depurati dall’acqua che, “scioglie” le nostre
negatività, ed esce dal corpo sporca e carica di “veleni”.
L’acqua del ruscello, nel suo naturale rinnovarsi, ci ottiene una perfetta “pulizia” del corpo.

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Che cosa affidiamo a quest’acqua? Sostanze negative di cui non abbiamo alcuna sensazione: batteri
patogeni e virus di vario tipo, sostanze chimiche nocive , polveri sottili e veleni assorbiti
mangiando, bevendo, respirando. L’acqua li “riconosce”, e li porta via.
Tante altre “immondizie” mi deturpano, anche se non mi accorgo di averle: cattive abitudini, vizi,
difetti caratteriali, carenze morali. Alcune “macchie” siamo addirittura disposti a difenderle,
andando oltre ogni gesto razionale. Parlo del fumo, dell’alcool, e di ogni nostra decisione che abbia
il sembiante dell’eccesso..
E’ necessario che un sincero “esame di coscienza”, venga fatto con grande umiltà. Ogni “pecca”
che ci riconosciamo, viene presa in consegna dall’acqua e portata via. Ma l’acqua non toglie , però,
lo “sporco” che non sentiamo di avere. Riconoscere i propri errori è come confessarli al buon Dio,
esattamente come davanti ad un sacerdote. Questo “esame profondo” permette al ruscello non solo
di “lavarmi” ma, addirittura, di “pulirmi di dentro”.
Questa è la fase di autopurificazione.
“L’autoricarica” avviene spostandoci al sole, sul prato caldo.
Qui, appena raggiungiamo lo stato di equilibrio energetico, passiamo alla fase finale del dono.
Visualizziamo mentalmente tutte le persone meno fortunate di noi, che hanno bisogno di aiuto
fisico, morale e spirituale. Li immergiamo nel ruscello, testa a monte e piedi a valle. Con le mani
laviamo il loro corpo dallo sporco esterno, che affidiamo all’acqua. E l’acqua penetrando nei loro
corpi, li “pulisce” e “depura” anche da ogni affezione e da ogni “macchia”.

Meditazione dell’Arcobaleno
Immaginiamo di stare dietro i vetri e di assistere a un violento temporale, con tuoni, lampi e pioggia
battente. Improvvisamente, il cielo si apre e spunta un sole luminoso, mentre all’orizzonte si forma
l’arcobaleno nel suo massimo splendore.
Con l’immaginazione, allunghiamo una mano e “prendiamo” l’arco più alto, quello rosso. Lo
facciamo girare attorno a noi, in orizzontale, in verticale e in diagonale, così da creare una “sfera”
tutta rossa, che ci avvolge e ci protegge da ogni parte.
All’interno della sfera si crea dell’aria rossa che respiriamo e con essa si tingono i capelli, la pelle,
gli occhi, i denti, le unghie. A poco a poco, questo colore cola lungo il corpo e si addensa intorno
agli arti inferiori, dai piedi all’inguine e al perineo, che è “sede” del “I Chakra”, (della radice).
Il rosso, il colore della forza, del coraggio e della volontà positiva, è anche il colore che accende il
primo centro di energia. Lo sentiamo pulsare al ritmo del cuore. Le pulsazioni avvengono dapprima
soltanto nel perineo, poi lentamente si estendono all’interno dei muscoli femorali; infine
raggiungono le gambe e i piedi. E’ come avere una aderente e calda calzamaglia che pulsa..

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Stendiamo ancora una volta la mano e prendiamo il secondo arco, quello arancione. Ad un tempo,
esso è il colore della luce e della gioia, mette allegria e buon umore. Facciamolo girare in ogni
senso così da formare una sfera che si installa all’interno della prima, quella rossa. L’arancio è il
colore che sveglia ed accende il “II Chakra”, situato nella zona pubica e nel coccige. Respiriamo
l’aria che si forma in questa sfera: il corpo si tinge tutto di arancione, dalla testa ai piedi. Poco dopo,
il colore si addensa attorno alla zona pelvica, formando una fascia che si unisce al rosso precdente,
a somiglianza di pantaloni bicolore a vita bassa. Ora i Chakra accesi sono due: il I e il II. Dobbiamo
giungere a sentirli pulsare contemporaneamente, al ritmo del cuore. Cosa non facile all’inizio: serve
allenamento e concentrazione. Pertanto, si può iniziare con l’ascolto di un Chakra alla volta.
Allunghiamo ancora la mano e prendiamo il terzo arco, quello giallo. E’ il colore della luce e
dell’attenzione; dà gioia e tiene svegli. Facciamo girare questo arco intorno a noi sino a formare una
sfera all’interno di quella rossa e di quella arancione. Respiriamo l’aria interna e tutto il corpo si
tinge di giallo. Poi, a poco a poco, esso si addensa intorno al bacino, come una panciera di calda e
morbida lana.
Il colore giallo sveglia il “III Chakra”, quello dell’ombelico. Concentriamoci su di esso, sino a
sentirne la pulsione in sintonia con il cuore. Tentiamo di legare questo battito agli altri due - del
perineo e del pube. Poi, con la mano prendiamo dall’orizzonte l’arco verde, quello centrale.
Facciamolo ruotare intorno a noi sino a creare una sfera dentro le altre tre che, nel frattempo, si
sono allargate per fare posto alla nuova venuta.
Il verde è formato dal blu e dal giallo; il primo è il colore del silenzio, dell’abbandono, del sonno e
della pace, mentre il secondo è il colore che tiene desti. Sommato al blu, esso ci concede una
sensazione di distensione e di riposo, pur nella massima lucidità.
Il verde è il colore del “IV Chakra”, quello del cuore. Dapprima esso colora per intero il corpo, poi
si addensa intorno al torace, coprendo anche le braccia e le mani. L’intero corpo ora è coperto sino
alle spalle.
Il verde accende il Chakra del cuore. Concentriamoci su di esso per qualche secondo, e non avremo
difficoltà a sentirlo. Con la pratica riusciremo anche a legare il suo movimento con quello degli altri
Chakra.
Allungando ancora una volta la mano, prendiamo il V arco, quello blu-azzurro. Creiamo la quinta
sfera all’interno delle altre. Respiriamo l’aria azzurra che ci dà un senso di silenzio e di pulizia
interiore. Il colore ci avvolge attorno al collo, come una sciarpa che arriva sino al mento e alla
bocca. Il colore blu-azzurro sveglia il Chakra della tiroide che dovrebbe pulsare all’unisono con gli
altri quattro.

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Allungando la mano afferriamo il VI arco di colore indaco. E’ un colore delicatissimo, formato dal
rosa e dal celeste. Il primo ricorda lontanamente il rosso della “radice”, con una dolcezza
particolare; mentre il celeste allontana dalla materia per sollevarci verso sfere superiori.
L’indaco accende il “VI Chakra”, il Chakra del “terzo occhio, situato nella fronte” (poco al disopra
dell’arcata sopraciliare). Con l’allenamento riusciremo a farlo “battere” assieme agli altri Chakra.
Rimane, ora, l’ultimo arco, il più piccolo e il più importante. Il suo colore è il viola, il colore della
spiritualità. Prendiamolo e facciamone una sfera che si installa all’interno delle altre. Il nostro corpo
si tinge di viola, dopo di che questo colore si concentra sopra il capo, come una calotta.
Ora siamo protetti da ben sette sfere cariche di luce. I centri di energia sono tutti attivi e pulsanti:
dobbiamo soltanto cercare di ascoltarli, per percepirne il calore e il sostegno.
Abituiamoci a collegare i vari Chakra fra di loro, prima a due a due. Leghiamo il IV (del cuore)
prima col III (dell’ombelico), poi col V (della tiroide). Quando otterremo un risultato soddisfacente,
passeremo a “legare” tre centri alla volta; poi quattro, poi cinque, infine tutti e sette, come fossero
uniti da un unico filo che accende le sette “lampadine colorate”. Il risultato è notevole, supera ogni
immaginazione e merita sicuramente tutto l’impegno e la buona volontà che riusciremo a esprimere.
Proveremo una leggerezza capace di annullare la forza gravitazionale; proveremo un sentimento di
amore per tutto e per tutti gli esseri viventi.
L’arrivare ad ascoltare tutti e sette i Chakra, in perfetta armonia fra loro, crea in noi una sensazione
di benessere impossibile da esprimere a parole; ci dà una gioia spirituale che trascende di molto il
più grande piacere materiale.

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CHAKRAS , CORPI DI LUCE, AURA

Il termine sanscrito Chakra significa “ruota” o “vortice”. Secondo la tradizione orientale, viene
considerato come un “centro di energia” situato in varie parti del corpo fisico, in corrispondenza di
ghiandole endocrine e di gangli nervosi. I Chakras assorbono energia dall’esterno (tellurica,
cosmica) e la trasmettono all’interno del corpo, favorendone le varie funzioni organiche.
Per spiegare il valore e la funzione dei Chakra nel nostro corpo fisico, è necessario spiegare che
esiste un corpo eterico ( corpo di energia), considerato come “il barometro” della vitalità fisica e
delle riserve energetiche. Il corpo eterico è uno dei quattro “corpi sottili” o “corpi di luce”
dell’essere umano.
All’interno del corpo fisico passano dei canali che assorbono e trasmettono prana, ( termine che
comprende ogni forma di energia). Potremmo pensare a conduttori elettrici, formati da diversi strati,
l’uno dentro l’altro, e vengono chiamati “nadi”. Secondo la fisiologia dello yoga, il corpo umano è
attraversato da circa 72.000 canali che trasportano energia a partire dalle dita delle mani e dei piedi,
per arrivare al cuore e poi sino al vertice del capo (“corona”), centro di congiunzione tra il corpo
fisico e la realtà spirituale.
I nadi più importanti sono tre: Ida, Pingala e Sushumma.
Ida: parte dalla narice sinistra e assorbe energia magnetica o negativa; convoglia l’energia della
luna. Acqueta e rinfresca il corpo, attiva determinati visceri, aiuta la secrezione di enzimi
nell’apparato digerente, aumenta la peristalsi. Lascia maggiore spazio alla creatività, all’intuizione e
alla libertà delle idee.
Pingala: inizia dalla narice destra e assorbe l’energia elettrica o positiva del sole. Attiva il
metabolismo, stimola l’emissione di adrenalina, rallenta la peristalsi. Accresce il senso dell’Ego e
incoraggia la consapevolezza.
Sushumma: parte dalla sommità del capo e scorre esattamente al centro della colonna vertebrale ed
è sovrapponibile, come funzione, al sistema nervoso cerebrospinale.
Ida e Pingala scendono sino al coccige / perineo, con movimento ondulatorio; nell’intrecciarsi più
volte con Sushumma formano vari centri di energia chiamati “Chakra”.
Nei testi tradizionali della cultura indiana si parla di ben 88000 Chakra. Se ciò è vero, significa
avere centri di energia anche nelle parti più piccole del nostro organismo.
Questi “centri” hanno la funzione di antenne, che assorbono vibrazioni e informazioni oltre i limiti
del mondo fisico. Influenzati da ogni forma di energia, poi la irradiano nell’ambiente circostante.
Attraverso i Chakra possiamo emanare fluido benefico, messaggi consci e inconsci, influenzare

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positivamente o negativamente le persone e persino la materia, secondo la nostra disposizione
dell’animo.
I Chakra vengono raffigurati come fiori di loto, ciascuno con un certo numero di petali.
Nel punto di incontro finale dei tre “nadi”, in corrispondenza del coccige (o perineo), si forma come
un “serbatoio di energia”, fortemente compressa e di grande potenziale. Gli indiani lo associano a
una divinità, chiamata Kundalini o Dea serpente che dorme, arrotolata in sé stessa.
I “nadi” (canali) Ida e Pingala partono dalle narici perché è con la respirazione che viene assorbita
l’energia che ci avvolge e che proviene dalla terra, dalla luna, dal sole, dalla galassia , da tutto il
cosmo, ma anche dalle azioni e dalle attività mentali nostre e degli altri esseri umani.
Questa energia deve essere assorbita con una respirazione “alta” attraverso la tromba turbinata
superiore del naso. Quando respiriamo dal naso, l’aria può passare attraverso tre “canali” posti fra il
palato duro e la base cranica, detti ”coane”. Quando il respiro non è affaticato, l’aria passa
normalmente per il canale basso; se il flusso è più abbondante, può raggiungere il canale mediano.
Quando siamo affannati o impauriti o vogliamo analizzare un odore, respiriamo “alto” cioè con la
“coana” superiore. L’aria che passa per questa coana, investe i terminali del nervo cranico
“olfattivo” che , oltre alla sensibilità nel distinguere gli odori, ha la proprietà di assorbire “prana”.
Tutta l’energia assorbita con la respirazione si deposita in fondo alla colonna vertebrale, per poi
risalire - soltanto se l’individuo cresce spiritualmente - attraverso il canale centrale Sushumma.
I testi indiani concordano nello stabilire che “i centri di energia” più importanti nel nostro corpo
sono “sette”. La loro posizione influenza le ghiandole endocrine, favorisce l’attività fisiologica,
emotiva, mentale, morale e spirituale. Essi sono influenzati dal colore, dal profumo, dal suono,
dall’energia espressa nell’ambiente e possono favorire la crescita morale dell’individuo, o
accelerarne la caduta, se prevale l’egoismo e la sfrenata ricerca del piacere materiale.
Esaminiamo individualmente ogni “Chakra”, a partire dal più basso, dal coccige, per arrivare alla
calotta cranica:
I° Chakra : muladhara (radice).Colore: rosso. Posizione: base della colonna vertebrale. Ghiandola
interessata: surrenale. Organi interessati: genitali, ossa, gambe, intestino. Profumo: garofano, cedro.
Suono: do della scala musicale.
II° Chakra : svadhistana. Colore: arancione. Posizione: zona pubica. Ghiandola: ovaio, testicoli,
prostata. Organi interessati: organi riproduttivi, sistema urinario e renale. Profumo: ylang-ylang.
Suono:re
III° Chakra: manipura (porta dell’energia). Colore: giallo. Posizione: ombelico. Ghiandola: fegato,
pancreas. Organi interessati: stomaco, milza. Profumo: lavanda, bergamotto, rosmarino. Suono: mi.

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IV° Chakra: anahata (del cuore). Colore: verde. Posizione: cuore. Ghiandola: timo. Organi
interessati: cuore e circolazione sanguigna. Profumo: rosa. Suono: fa.
V° Chakra: visuddha (della gola). Colore: azzurro. Posizione: tiroide. Organi interessati: polmoni,
emissione della voce. Profumo: eucalipto. Suono: sol.
VI° Chakra: ajna (terzo occhio). Colore: indaco. Posizione: tra le sopracciglia. Ghiandola: ipofisi.
Organi interessati: cervello, vista. Profumo: menta, gelsomino. Suono:la.
VII° Chakra: sahasdrara (mille petali). Colore: viola, bianco, oro. Posizione: apice del cranio.
Ghiandola: epifisi. Organi interessati: corteccia cerebrale, sistema nervoso centrale. Profumo:
olibano, incenso. Suono: si.
I Chiakra hanno un continuo movimento di rotazione, determinato dalla posizione nel “corpo
fluidico”(corpo di energia) e dal sesso. Nell’uomo i Chakra dispari (I°, III°, V°, VII°) girano in
senso orario, che è un movimento volitivo e di dominio, mentre nella donna ruotano in senso
antiorario, per la maggiore sensibilità. Il contrario avviene nei Chakra pari (II°, IV°, VI°), nei quali
è la donna ad avere maggiore forza e determinatezza.
I Chakra dovrebbero essere in perfetto equilibrio, inteso come potere energetico e velocità di
rotazione. Condizione molto difficile da ottenere per i seguenti motivi:
- differente quantità di prana assorbito attraverso le narici (positivo o negativo) che influenza
l’attività dell’emisfero cerebrale destro o del sinistro;
- stato mentale o emozionale dell’individuo;
- influenza positiva o negativa trasmessa dall’ambiente;
- abitudini alimentari e comportamentali;
- predilezione per i piaceri materiali o per quelli spirituali.
Lo squilibrio fra i Chakra può compromettere il corretto funzionamento dei vari organi interni,
sino a minare la salute fisica.
I maestri indiani (guru) praticano diverse tecniche, non tutte di facile accesso a noi occidentali,
per “livellare” le energie nel “corpo eterico”. Lo “yoga”, con la concentrazione, la meditazione e la
tecnica respiratoria (pranayama), ci permette di “sentire” la carica dei propri Chakra e di accrescerla
o ridurla se eccessiva. Si ottiene una “distribuzione” uniforme delle energie nei punti vitali del
nostro organismo, in modo autonomo e senza alcun aiuto esterno.
Solo dopo avere ottenuto tale “equilibrio” nel proprio corpo, possiamo aiutare altre persone, con
una procedura particolare detta di “sfioramento”. La tecnica consiste nel fare scorrere le mani sul
corpo del “paziente”,- senza toccarlo in alcun punto - e scendere dalla testa ai piedi. “Sostare”nelle
zone “sito” dei Chakra (calotta cranica, fronte, tiroide, cuore, ombelico, pube, perineo), sino a
percepirne una reazione di “calore”. E’ necessario porsi in piedi, lateralmente alla persona da

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“controllare”, a destra o a sinistra secondo la mano con la quale si vuole effettuare lo sfioramento.
Mantenere la mano a pochi centimetri dal corpo, eseguendo un lieve movimento rotatorio, fino a
percepire una reazione ( normalmente calore o leggera scossa elettrica) da parte del centro di
energia.
Se il Chakra è aperto ed emana un leggero calore, è segno positivo. Se non dà alcun tepore o se
manda freddo, significa che è chiuso e certamente non in equilibrio. Necessita “aprirlo” con la
stessa mano che ispeziona. L’apertura di un Chakra consiste nel muovere la mano, in prossimità del
punto interessato in senso antiorario, come per “svitare”. Ripetere, eventualmente l’operazione, sino
a percepire una sensazione di calore. Quando, invece si avverte troppo calore, è necessario ridurre
l’eccesso di energia, pertanto si esegue con la mano un movimento in senso orario di “avvitamento”

* * *
A conferma di ciò, voglio citare un avvenimento che ha sorpreso ed entusiasmato sia i miei allievi
di Yoga, sia me.
Ogni anno, a fine corso e sempre all’inizio dell’estate, ci riuniamo con tutti i miei gruppi di yoga,
per “una giornata conclusiva”, così da conoscersi, da fraternizzare, da favorire lo scambio di
informazioni, da ottenere un arricchimento reciproco nell’assorbire una carica di energia positiva
dal gruppo.
Dieci anni fa, volli dimostrare che, dopo tanti anni di allenamento allo yoga, tutti abbiamo acquisito
“poteri pranoterapici”, anche se non ce ne rendiamo conto. Perciò, feci formare dei gruppi di due; e
dopo avere dimostrato la tecnica per “sentire” i Chakra, invitai gli allievi a provarlo,
reciprocamente. Un’allieva, particolarmente sensitiva, dopo avere esaminato la compagna di coppia,
mi si avvicinò visibilmente scossa, pregandomi di controllare uno dei Chakra della sua compagna: a
suo dire, sembrava ghiacciato. La “diagnosi” dell’allieva era esatta: il Chakra n°2 (pubico)
emanava “aria fredda”.
Soltanto dopo ripetuti tentativi, riuscimmo ad “aprire” quel Chakra.
Al fatto erano presenti una settantina di allievi; e molti di questi vollero personalmente controllare
la riuscita dell’esperimento.
“Sotto esame”era una donna sposata da 13 anni e non era riuscita a mettere al mondo un figlio,
nonostante ripetuti ricorsi alla medicina ufficiale. Negli ultimi anni aveva deciso col marito di
adottare un bambino.
Senonchè esattamente dopo dieci giorni dal nostro raduno e dall’“apertura del 2°chakra”, la
ragazza, ritenuta “sterile”, rimase incinta e, allo scadere esatto dei nove mesi, partorì una bambina
bellissima.

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Non si trattò di un miracolo, ma di un semplice e naturale fenomeno, scaturito dallo “sblocco” di
quel centro di energia, il II° Chakra, che regola la fertilità del maschio e della femmina, quindi
facilita la riproduzione.
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Il convincersi dell’ efficacia di questi Chakra, stimola il desiderio di “controllare” i propri centri di
energia. Non serve ricorrere a specialisti o a “guru” indiani (o di casa nostra), tutto è possibile in
modo del tutto autonomo. Si deve diventare “autodidatti”: serve soltanto molta attenzione e fiducia
in se stessi.
Tecnica autogestita:
- porre la mano sinistra sul cuore (al centro del petto e non sulla mammella sinistra );
- rimanere totalmente concentrati sul cuore, sino ad avvertire il suo battito contro il palmo
della mano;
- attendere che l’energia trasmessa dal cuore attraversi tutto lo spessore della mano sinistra;
- sovrapporre la mano destra sulla sinistra sino a quando si senta il battito cardiaco “bussare”
anche contro il palmo della mano destra;
- attendere che il battito attraversi tutto lo spessore della mano destra e che si manifesti sul dorso
della stessa;
- dopo un certo tempo (secondo la sensibilità di ciascuno), l’energia del cuore tenderà a
diffondersi oltre le due mani, nello spazio davanti a noi
E’ il segnale che abbiamo assorbito quella quantità di “prana” necessaria per controllare lo “stato”
dei nostri Chakra. Teniamo sul cuore la mano sinistra, mentre con la mano destra “sfioriamo” i
sette Chakra, mantenendola a pochi centimetri dalla superficie corporea. Muoviamo la mano con
una rotazione lenta, in corrispondenza di ciascun centro, sino ad avvertire un leggero tepore. Se il
Chakra è subito caldo, non soffermiamoci, passiamo a quello successivo. Se invece si avvertono
delle parti più fredde si deve rimanere più a lungo, per caricarle di energia.
Si può iniziare dall’alto (VII Chakra) e scendere verso il basso, sino al I (perineo).
Dopo di che, sempre con la mano sinistra sul cuore, si può ripetere lo sfioramento al contrario,
risalendo dal primo Chakra sino al settimo. I due “passaggi” della mano ottengono un livellamento
energetico sia nei Chakra sia in tutti gli organi interni corrispondenti.
La mano sinistra a contatto del cuore, assorbe, attraverso questa “pompa”, l’energia che proviene
dall’alto (cosmica) e dal basso (tellurica). Il braccio destro e la mano destra fungono da “canale” di
scorrimento per l’ energia in questione.

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Se ripetiamo questo “sfioramento” anche una volta al giorno, miglioriamo la nostra salute,
prevenendo eventuali formazioni patologiche; non solo, rinforziamo anche la nostra capacità di
concentrazione mentale, quindi la nostra sensibilità.
Corpi di Luce
Corpo causale, corpo mentale e corpo astrale sono chiamati “corpi sottili”o “corpi di luce”. Ad
una osservazione “chiaroveggente”, essi appaiono situati all’interno del corpo fisico.
Il corpo causale è chiamato anche “mente superiore” si trova collocato nel petto, all’altezza del
cuore. E’ la principale sorgente di ogni sapienza, ed esprime “ pensieri astratti” non legati alla realtà
materiale. E’ la sede dell’EGO, cioè della nostra parte spirituale.
Il corpo mentale sviluppa poteri di memoria e di immaginazione, assimila i risultati delle esperienze
raccolte nelle vite precedenti e trasmette “la loro essenza” all’EGO.
Il corpo astrale raccoglie le passioni, le emozioni e tutte le forme di sensazioni.
Aura
I corpi sottili irradiano un campo di forze ben definito, che si proietta all’esterno del corpo fisico
come luce colorata. Esso prende il nome di “aura”
Le “aure” sono quattro : eterica, astrale, mentale e causale.
L’aura eterica si modella sul profilo del corpo fisico, scostandosi di qualche centimetro.
L’aura astrale non è aderente al corpo fisico e, pur disegnandone il profilo, si forma a circa un metro
dal corpo stesso.
L’aura mentale non segue il profilo del corpo fisico, assume piuttosto una forma ovoidale, ad una
distanza di un metro e mezzo.
L’aura causale è la più distante dal corpo e assume l’aspetto di un “sarcofago” nella parte superiore,
arrotondato nella parte inferiore.
Le “aure” non appaiono sempre come profili sovrapposti, sovente si compenetrano l’un l’altra e
interagiscono. Si creano ripercussioni sul corpo fisico che ne alterano le funzioni organiche,
emotive, mentali e spirituali. Così, un chiaroveggente può conoscere quali passioni, emozioni o
sensazioni e sentimenti stia provando in quel momento la persona osservata. Così, è possibile
evidenziare anche eventuali disturbi psicosomatici, come vere e proprie patologie.
Il chiaroveggente allenato riesce a “leggere” la vita interna del soggetto in tutte le sue
manifestazioni fisiche e psichiche, come “un libro aperto”.
Ognuno di noi può diventare chiaroveggente. E’ un traguardo raggiungibile con l’ evoluzione
spirituale.

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MEDITAZIONE MER.KA.BA .

Questa è una meditazione che viene descritta dettagliatamente nel libro 15 di Drunvalo Melkizedek,
dal titolo “l’antico segreto del fiore della vita”.
Mer.Ka.Ba.non è un acronimo: ognuna delle tre sillabe rappresenta una parola completa.
Mer è il nome di una luce particolarmente intensa che nell’antico Egitto illuminò per qualche tempo
un vasto territorio. Il fenomeno venne attribuito ai poteri delle divinità egizie.
Ka è l’energia spirituale posseduta da ogni essere vivente.
Ba è l’energia fisica, muscolare, fisiologica ed organica che si possiede e che permette la vita.
L’insieme delle tre parole sta a significare che l’essere umano può disporre di ogni forma di energia
esistente nel creato: divina, spirituale nell’essere umano e fisica.
L’energia disponibile nel creato viene assorbita per mezzo della respirazione “alta”, cioè attraverso
la tromba turbinata del naso che sfiora la base cranica ed investe i terminali del nervo olfattivo.
Questo nervo non solo ha la capacità di analizzare gli odori ma anche di assorbire “prana”, cioè
ogni forma di energia : tellurica dalla madre terra, cosmica dallo spazio, oltre a quella espressa
dalle azioni e dai pensieri degli esseri viventi.
E’ necessario sia controllare i tempi della respirazione con i battiti del cuore,- adattato a mò di
“metronomo”-, sia chiudere i vari circuiti elettromagnetici del nostro corpo, attraverso il “contatto”
fra le dita delle mani 16.
All’inizio si deve immaginare di essere protetti all’interno di due tetraedri che si compenetrano: uno
ha la punta rivolta verso l’alto (detto del sole), la cui base arriva fino alle ginocchia; l’altro,
rovesciato, ha la punta rivolta verso il basso (detto della terra), la cui base arriva fino al petto.
Di conseguenza il nostro corpo ha una doppia protezione, dal petto fino alle ginocchia.( v. fig.
pag.81 ). L’uomo ha il tetraedro superiore, “del sole”, con il vertice rivolto in avanti, mentre la
donna ha il vertice rivolto in dietro.
La “Mer.Ka.Ba.” richiede la posizione seduta con la schiena ben diritta.
L’esercizio meditativo si svolge attraverso 17 respiri, divisi in tre fasi. Ogni movimento respiratorio
(inspirazione, espirazione e ritenzione esterna dell’aria) ha la stessa durata, non inferiore a 5 secondi
(o a cinque battiti del cuore).
La prima fase comprende 6 respiri, di uguale durata: riempimento, svuotamento e apnea vuota.

15
Opera in tre volumi col titolo originale :The Ancient Secret of the Flower of Life.
Edizione italana a cura di Macro Edizioni – Diegaro di Cesena
16
Il contatto fra le varie dita delle mani è detto mudra: serve a “chiudere dei circuiti di energia” nel nostro “corpo
eterico”.

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La seconda fase va dal VII al XIV respiro e richiede soltanto riempimento e svuotamento dei
polmoni, senza apnea.
La terza fase è formata dai tre respiri più importanti: - il XV, il XVI ed il XVII - , che creano un
vortice con l’energia assorbita.
Prima di iniziare la meditazione è necessario aprire il nostro animo all’amore incondizionato per
tutto il creato e per ogni essere vivente. Perdonare mentalmente chi ci ha offeso e chiedere perdono
a chi abbiamo fatto torto. Non solo, si deve azzerare ogni pensiero negativo, vedere il mondo intero
coperto da un cielo pulito e terso, e tutta l’umanità unita in un fraterno abbraccio globale.

Primi sei respiri.


E’ importante convincersi che, assieme all’aria, assorbiamo energia pura attraverso la punta del
tetraedro superiore. Si deve guardare in alto, (occhi strabici verso il centro della fronte), come per
“vedere” l’energia che entra dal vertice del tetraedro del Sole e che lo riempie, oltre a riempire i
nostri polmoni. Dopo di che, svuotare l’aria, abbassando lo sguardo come per vedere l’energia che
riempie il tetraedro inferiore, della Terra.
Mantenere, quindi, l’apnea vuota, con lo sguardo rilassato. “Raccogliere” col pensiero una nostra
“negatività”(mentale, morale, caratteriale o spirituale, come pure una cattiva abitudine o un vizio di
cui ci vogliamo liberare) e mentalmente scaricarla verso il centro della Terra, attraverso la punta del
tetraedro inferiore.
Ripetiamo questi movimenti per sei volte, cambiando il mudra (contatto fra il pollice e le altre dita),
per ogni nuova respirazione. I: pollice–indice; II: pollice–medio; III: pollice–anulare; IV: pollice–
mignolo; V: pollice–indice; VI: pollice–medio.
Questi primi sei respiri riempiono di “luce” l’ambiente all’interno dello spazio protetto, nel cui
ambito il nostro corpo viene mentalmente collocato. Ciò crea equilibrio fra l’energia del tetraedro
superiore e quella del tetraedro inferiore: con l’allenamento si arriva a percepire, attorno al nostro
corpo, una luce vivida, come folgore.
Dopo aver caricato di positività l’ambiente esterno al nostro corpo ed esserci liberati delle nostre
negatività, possiamo considerare le componenti dell’ “essere” abbastanza “pulite”.

Dal settimo al quattordicesimo respiro


Nella prima fase abbiamo assorbito l’energia dalla punta del tetraedro superiore; in questa seconda
fase dobbiamo immaginare di essere fisicamente attraversati da un tubo verticale che assorbe
energia dalle due estremità: dall’alto e dal basso. Ciò è chiaramente illustrato da Drunvalo

75
Melchizedek, nel Canone di Leonardo, che evidenzia il tetraedro stella – simboleggiante la
“Mer.Ka.Ba.- e il tubo centrale del prana (v.fig.pag.82)
Per iniziare la seconda fase cambiamo il “mudra”, tenendo il pollice unito con l’indice e col medio.
L’aria e il prana entrano sia dal basso (energia tellurica), sia dall’alto (energia cosmica). L’asse
ottico rimane rilassato, rivolto in avanti.
Dal VII al IX respiro introduciamo energia positiva nel nostro corpo materiale, come per riempire
una sfera posta nello stomaco, all’altezza dell’ombelico, grossa inizialmente come un pompelmo.
All’VIII respiro la sfera raggiunge la dimensione del nostro addome; al IX respiro si espande
di altri 20 – 25 centimetri, oltre il corpo fisico.
Il X respiro serve per “creare” una sfera di protezione, attorno ai due tetraedri, incentrata nell’
ombelico, come la sfera interna. Dopo avere riempito i polmoni, espellere con violenza l’aria, come
per gonfiare un grosso pallone di gomma. La sfera esterna è creata e viene saturata di energia con i
successivi respiri XI, XII e XIII.
Il XIV respiro deve essere più lungo degli altri; si cambia ancora il “mudra”, con il sovrapporre la
mano destra sulla sinistra per le donne, la sinistra sulla destra per gli uomini; il palmo rivolto in alto
e i pollici a leggero contatto con le punte; mani”a scodella”. Dopo avere riempito e svuotato i
polmoni, si solleva mentalmente il centro delle due sfere (piccola e grande) dall’ombelico al centro
del cuore. Questo spostamento, anche se solo mentale, provoca un improvviso senso di peso sullo
sterno.

Gli ultimi tre respiri


I due tetraedri sovrapposti, visti lateralmente, formano per ogni faccia una “stella di Davide
tridimensionale”, quindi tre stelle con caratteristiche diverse. Una fisica che rimane immobile;
una mentale (maschile, con carica elettrica), che ruota in senso antiorario; e una emotiva
(femminile, con carica magnetica) che ruota in senso orario.
Con i primi sei respiri abbiamo caricato di “prana” (energia) i tetraedri superiore e inferiore; con i
successivi tre respiri abbiamo idealmente riempito di prana la sfera, collocata dentro l’addome,
all’altezza dell’ombelico; con i respiri dall’XI al XIII abbiamo saturato di prana la “sfera
esterna”che avvolge e protegge il nostro corpo, e va oltre i due tetraedri.
Si è creata, così, una grande quantità di energia che ora, attraverso i respiri XV, XVI, e XVII, viene
espressa verso l’esterno, provocando la rotazione - a velocità sempre crescente - delle stelle di
Davide “maschile” e “ femminile”.
La velocità di rotazione viene da noi “stabilita” col pensiero, mentre riempiamo i polmoni, e viene
resa “esecutiva”, svuotando l’aria.

76
-XV respiro: inspirare, e “imponiamo” mentalmente ai due tetraedri l’ordine di girare alla “stessa
velocità”. Svuotare, quindi, i polmoni con un improvviso soffio violento, così da ottenere la
rotazione delle due stelle. E’ come soffiare sulle pale di un’elica.
-XVI respiro: riempire nuovamente i polmoni e formulare l’ordine mentale “34 / 21” 17, quindi
svuotare l’aria con un soffio violento: la stella di Davide maschile fa 34 giri al secondo ( da
destra verso sinistra), mentre la stella femminile ne fa 21 (da sinistra verso destra).
-XVII respiro: nell’inspirazione formuliamo l’ordine mentale “9 /10 della velocità della luce” 18,
che diventa esecutivo con il soffio violento dell’aria.

La velocità di rotazione delle stelle di Davide tridimensionali, “maschile “ e “femminile”, fa sì che


tutte le energie accumulate (nel nostro addome, nei tetraedri e nella sfera esterna) vengano lanciate
all’esterno con grande forza centrifuga, in modo da formare un “disco vorticoso, del diametro di 17
metri”, perpendicolare al nostro asse corporeo, e posizionato all’altezza del cuore.
Si parla in questa sede di un’energia che ancora poche persone, particolarmente sensibili, riescono a
vedere e a percepire. E chi l’ha vista e percepita, la descrive come un disco brillante di luce
“bianco-dorata” molto intensa.
Il mio Spirito Guida mi ha più volte ricordato di usarla “con prudenza”, dal momento che si tratta di
una forza molto potente. Nel rispetto di tale ammonimento, nella meditazione che propongo ai miei
allievi, io raccomando di non assorbire questa forza, ma di irradiarla verso l’esterno, per il beneficio
del nostro prossimo e dell’intero pianeta.
Dopo il XVII respiro, immaginiamo di accogliere nel nostro “disco rotante” le persone che soffrono
e delle quali abbiamo notizia o conoscenza, ma anche persone che non conosciamo e che non
conosceremo mai. Persone che stanno negli ospedali, nelle carceri, nelle zone del Pianeta dove non
c’é da mangiare e da bere, dove non c’è libertà, dove c’è malattia e morte.
Per tutti dobbiamo avere posto nel nostro “disco” , anche per l‘intera umanità, poiché la
convochiamo spiritualmente e “lo spirito” non occupa spazio.
Dopo avere “fatto spazio” alle persone, mettiamo sul “disco” l’intero globo terracqueo: lo
visualizziamo mentre gira da ovest verso est, in grembo a noi. Nel ruotare, esso ci sfiora l’addome e
il petto, per liberarsi dallo “sporco” e dalle impurità. Lentamente, l’atmosfera che circonda il globo
diventa pulita e trasparente: lascia vedere gli oceani e i continenti, i laghi, le montagne e i fiumi
brillanti come fili d’argento. Si tratta soltanto di fantasia e di autosuggestione; ma pur con questa
consapevolezza, si provano gioia ed emozione struggenti.

17
“34/21” sono tratti dalla “sequenza dei numeri” del matematico Leonardo Fibonacci: tale sequenza è presente in
diverse forme naturali.
18
Tutti e due le “stelle di Davide - maschile e femminile- ruotano alla stessa velocità di circa “328500 km/sec.”.

77
Questa meditazione, come qualsiasi meditazione dedicata agli “altri”, ci arricchisce nell’anima,
rafforza le nostre capacità mentali e “ci rende più buoni”.
E’ necessario, però, prestare qualche attenzione: sfruttare questa grande energia per se stessi, è un
grave errore e crea tensione pericolosa. E lo dico a ragion veduta, perchè alcuni miei allievi, che
durante la fase finale della meditazione “Mer.Ka.Ba.” hanno trattenuto per loro stessi qualche
“goccia” di troppo di questa energia, ne hanno subìto un danno (irrequietezza, incapacità di
concentrazione, bisogno di correre e scaricare la forza muscolare eccessiva, anche per diversi
giorni).
Si tratta di inconvenienti i quali dimostrano chiaramente che davvero con il respiro e con la
concentrazione mentale, si assorbe ed accumula energia.

La Mer.Ka.Ba., secondo Drunvalo Melchizedek, è legata al centro del corpo, alla base della spina
dorsale. Essa inizia nelle “otto cellule originarie”, da cui i nostri corpi fisici sono stati creati. Otto
cellule disposte poco sopra il perineo, che nel corso della vita non muoiono mai, a differenza di
tutte le altre.
Da quel punto centrale la Mer.Ka.Ba. si estende a formare una stella tetraedro larga quanto
l’ampiezza delle nostre braccia distese, corrispondente ad un lato del quadrato del “Canone di
Leonardo da Vinci” (v.fig.pag.82).
Secondo Drunvalo, la Mer.Ka.Ba. è attraversata da un canale sottile i cui due apici collegano la
“terza dimensione” alla “quarta”: da questo canale possiamo “respirare direttamente il prana
quadridimensionale”.
I tre volumi dell’Antico segreto del fiore della vita, sono stati scritti da Drunvalo Melchizedek in
stretta collaborazione col suo spirito guida “Thoth”, nel corso di vari anni. Le affermazioni e le
“rivelazioni” che si trovano in queste pagine, più volte mi hanno fatto trasalire e persino
sconcertare, tanto da decidere di interrompere la lettura di “cose assurde”.
Per prudenza, però, prima di sbarazzarmi del libro, ho voluto chiedere il parere del mio Spirito
Guida che mi ha sbalordito con la conferma che sostanzialmente è tutto vero.
Questo significa, per quanto riguarda la Mer.Ka.Ba., che questa meditazione è stata creata proprio
per portare il Pianeta alla quarta dimensione 19.
Continuo a chiedermi: “ma che cos’è questa quarta dimensione?”
Il matematico americano Thomas Banchoff ha dedicato la sua vita allo studio della “quarta
dimensione”, e ha raccolto i suoi risultati nel libro Oltre la terza dimensione 20. Sostanzialmente si

19
Il numero ordinale “IV” è puramente indicativo. Questa dimensione appartiene esclusivamente allo Spirito e,
pertanto, va oltre le quattro dimensioni dello “spazio-tempo” e oltre le sei dimensioni della “teoria quantistica” delle
“superstringhe”: tutte dimensioni riferite alla materia.

78
tratta di una esplorazione del nostro universo e di un tentativo di renderlo più comprensibile. Ma ci
crea soltanto nuovi dubbi e serie incertezze.
Viviamo nella “terza dimensione” e siamo abituati alla realtà formata di altezza, larghezza e
profondità. Il passaggio a una dimensione diversa appare problematico, a meno che non si tratti di
una riduzione a quella inferiore: dalla terza alla seconda. Gli uomini della “caverna di Platone”
vedevano, in due dimensioni, l’ombra degli oggetti reali in tre dimensioni. La riduzione da tre a due
dimensioni è facile: qualunque disegno o dipinto riporta una realtà tridimensionale in una figura
che, nella realtà fisica dell’opera, ha solo larghezza ed altezza, e non profondità.
Di questa quarta dimensione possono discutere filosofi e mistici, rimanendo sempre nel vago della
teoria. E non saranno nemmeno le tecnologie microscopiche o la microbiologia a portarci alla
quarta dimensione, perché non è una dimensione della materia, per quanto macro o microscopica:
è una dimensione dello spirito.
Il passaggio dalla terza alla quarta dimensione è una crescita spirituale, verso la quale ci potrà
aiutare la Mer.Ka.Ba., antica tecnica che permette lo sviluppo di poteri paranormali secondo i quali
è possibile controllare anima e corpo.
Da tempo si afferma che il “passaggio” dovrebbe avvenire alla precisa data del”21 dicembre 2012”.
Drunvalo assicura che “il fatto” avverrà sicuramente entro il “2013”. “Affiorerà tutto un altro
mondo attorno a noi e scomparirà tutto ciò che è artificiale, ad esempio, la plastica. I nostri corpi
muteranno, per adattarsi alla nuova realtà, un realtà in cui qualsiasi cosa pensata, bella o brutta,
si materializzerà subito”.
Egli consiglia a tutti la tecnica della Mer.Ka.Ba che ci potrebbe proteggere da accadimenti negativi
e da azioni malevoli, come pure potrebbe aiutarci a curare malattie, a favorire positivamente lo
svolgersi degli eventi, a raggiungere dimensioni superiori nei viaggi astrali.
Io non sono né un matematico, né un teologo e, presuntuosamente, vorrei esprimere le mie idee su
questa “benedetta dimensione n. 4”
Sono convinto che la “quarta dimensione” è presente fra noi già da parecchio tempo. Tutti i
fenomeni cosiddetti “paranormali” ritengo facciano parte proprio di questa dimensione.
Così, il fenomeno dell’apporto o dell’asporto, cioè della smaterializzazione di un oggetto che si
trasforma in pura energia per ripresentarsi poi come materia. Così, il “viaggio astrale” che vede una
componente del nostro essere, - dotata di sensibilità, di memoria, di intelligenza e di volontà -,
“uscire” dal corpo materiale per “trasferirsi” in qualunque parte del “creato”: al centro della Terra o
del sole o in una delle infinite stelle di una lontanissima galassia. Così, la visione di uno spirito
disincarnato, o addirittura il dialogo con questo spirito che si manifesta in “carne e ossa” come un
20
Thomas F. Banchoff (1993) Oltre la Terza Dimensione, Zanichelli Editore. Tradotto da Antonio Carania in
Geometria computers graphics e spazi multidimensionali

79
qualsiasi mortale. Così, l’assenza di peso che si ottiene con una meditazione trascendentale, capace
di vincere l’attrazione gravitazionale della terra. Così, la trasmissione di energia mentale a distanza
di migliaia di chilometri, con l’ottenimento di risultati positivi. Così, il rendersi invisibili, ottenere
lo sdoppiamento, la bilocazione che permette di essere presenti contemporaneamente in due o più
posti.
Insieme di fenomeni, questi, che esulano dai canoni della scienza e che, tuttavia, esistono veramente
e sono alla portata soltanto di chi è molto cresciuto spiritualmente.
Per quanto mi riguarda, credo fermamente nel prossimo “passaggio” e ne sono veramente
preoccupato per il pericolo che corrono quanti non credono o, peggio, non vogliono credere e
prepararsi all’evento in questione.
Ai miei allievi ripeto, e non mi stancherò di ripeterlo, che noi che “ci crediamo” abbiamo il “dovere
morale” di convincere gli altri di questa realtà prossima, destinata a trasformare la vita in questo
pianeta.
Nell’approfondire la ricerca, ho avuto rivelazioni preoccupanti, come di trasferimento dei “non
preparati” in altri pianeti, cioè a dire la loro “scomparsa da questa Terra”, destinati …non so bene
dove.
I pochi che “crediamo”, conosciamo il rischio che corriamo. Ma veniamo scambiati per visionari,
fuori di testa, pazzi del tutto, creduloni e poco intelligenti…, ma dobbiamo correre il rischio: ne
vale la pena, se davvero, vogliamo bene al nostro prossimo.

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BIORITMI

Per bioritmo, o ritmo biologico, si intende un fenomeno naturale, ciclico, che influenza la vita degli
individui, e presiede alle loro inclinazioni naturali fondamentali.
La teoria dei bioritmi nasce dal concetto che le tre principali attività di ogni uomo (fisica, emotiva,
intellettiva) siano basate su onde sinusoidali che iniziano con la nascita dell’individuo e proseguono
per tutta la vita.
La teoria, nota come teoria dei cicli fisici, emotivi e intellettuali (FEI), fu scoperta dal Dr.Wilheim
Fliess (1910) , professore presso l’Università di Berlino. Successivamente Herman Swoboda
(1920), professore di psicologia all’Università di Vienna, scoprì cicli di 23 giorni nella capacità di
resistenza e nella potenza sessuale del maschio, e cicli di 28 giorni nelle manifestazioni emotive e
nella sensitività delle femmine
Nel 1928, il Dr. Friedrich Teltscher, del Dipartimento d’Ingegneria dell’Università di Innsbruck,
sperimentò, su cinquemila studenti delle scuole superiori, la teoria “Fliess – Swoboda” relativa ai
cicli fisici ed emotivi.
Nella sua relazione, egli non soltanto confermò l’esattezza della teoria, ma rese manifesta la
scoperta di un terzo ciclo relativo all’intelligenza ed alla capacità di ragione, della durata di 33
giorni.
Il Dr. Kichinosuke Tatai , medico e biologo giapponese, basandosi sulle ricerche del medico
svizzero Hans Schwing e sul training autogeno, sviluppato dal medico e psicologo tedesco Dr.
Johannes H. Schulz, pubblicò nel 1995 un libro dal titolo I Bioritmi: Guida alla salute e al
successo. 21
Qui, l’argomento viene trattato con una ampiezza ed una profondità da portare il bioritmo a rango di
una complessa scienza umana.
In Occidente, il bioritmo è interpretato in senso passivo, una sorta di calcolo per prevedere il
proprio futuro, a breve e a lungo termine. In Giappone, invece, esso ha ottenuto il riconoscimento
dello Stato, ed è diventato regola ufficiale, scienza del comportamento, sia in seno alla famiglia, sia
nel lavoro, come in ogni attività sociale. Essa viene insegnata nei corsi per la salute pubblica e ha
permesso di prevenire incidenti aerei, ferroviari e stradali, così come ha ridotto i crimini e i suicidi.
L’individuazione del bioritmo può dare positivi risultati in ambito sportivo, nella gestione aziendale
e nell’impegno scolastico.
Secondo quanto afferma il dr. Kichinosuke, in Giappone, ogni persona impiegata in settori di alta
responsabilità, oppure addetta a lavori impegnativi e/o rischiosi (piloti di aereo, conducenti di

21
Titolo originale dell’opera: BIORITHM for Healt Design. Traduzione di Erasmo Calandri. 1978 Edizioni
Mediterranee, Roma

83
autobus o di treni, addetti alla cantieristica…), ha nell’ufficio, cui fa capo, una tabella con il grafico
del “bioritmo personale”. Nei giorni cosiddetti “critici”, le persone interessate vengono lasciate a
casa, e fruiscono del regolare stipendio.
Così - riferisce il Dr. Kichinosuke -, in Giappone si è ridotto ad un terzo il numero degli incidenti
sul lavoro e derivanti dal traffico aereo, stradale e ferroviario.
Esaminiamo due tabelle (fig.n.1 e n.2 a pag. 89), la prima è riferita alla nascita; la seconda, ad un
momento successivo della vita di una persona.
Notiamo che il ciclo fisico, di 23 giorni (segnato, nella figura, con linea continua), nel passare dalla
fase positiva a quella negativa dopo 11 giorni , crea un giorno critico (o di attenzione); e nel
ritornare dalla fase negativa a quella positiva, dopo 12 giorni, crea un giorno semicritico.
Il ciclo emotivo dura 28 giorni (segnato, nella figura, con linea tratteggiata). Esso passa dalla fase
positiva a quella negativa e viceversa, ogni 14 giorni. Il ciclo intellettivo dura 33 giorni, (nella
figura, con linea punteggiata). Esso crea un giorno critico al 16° giorno (al termine dell’arco
positivo), quindi il suo ritorno alla linea delle ascisse (dopo la fase negativa), crea un giorno
semicritico, dopo 17 giorni.
E’ necessario stabilire correttamente il significato di “giorno critico” e di “giorno semicritico”,
così come di “fase positiva” e di “fase negativa”.
Tutti e tre i cicli (fisico, emotivo e intellettivo), nel giorno critico hanno un momento di
“calo” dei valori normali. Pertanto, nel fisico c’è perdita di forze, in quello emotivo c’è sconforto e
sfiducia in sé, in quello intellettivo c’è svagatezza, distrazione e disordine mentale.
I “cali” suddetti non sono di eguale misura per tutti, dipende dal carattere e dalla personalità di
ognuno. Il giorno “semicritico” è da ritenere meno preoccupante di quello “critico”, ma sempre
richiede attenzione.

Nel corso della vita, accade che il giorno “critico fisico” coincida con quello “emotivo o
intellettivo”; così come può succedere che coincidano quello “intellettivo” con quello “emotivo”.
Discorso analogo vale per la coincidenza del giorno “critico”di un ciclo con quello “semicritico”di
un altro ciclo.
Nella nostra vita, accade due volte che si abbia lo stesso giorno critico per tutti e tre i cicli: al
momento della nascita e all’età di 53 – 54 anni. Nessun timore per i cinquantenni: soltanto molta
attenzione.

Esaminiamo ora “la fase positiva” e la “fase negativa”. Sarebbe errato considerare “buona” la prima
e “cattiva” la seconda, perchè potrebbe mostrarsi il contrario: un individuo, se è per sua natura

84
iperattivo, nella fase “positiva” deve frenare la sua “irruenza” che può essergli causa di guai.
Viceversa nella fase “negativa” egli può trovare maggiore equilibrio e controllo sia mentale sia
fisico, sia emotivo.
Vediamo praticamente come costruire, - in qualsiasi momento della nostra vita - il nostro bioritmo,
al fine di calcolare i giorni critici o semicritici, come le fasi positive e le fasi negative.
Prendiamo in esame una persona che è nata il 15 marzo del 1980, e che vuole conoscere
l’andamento del bioritmo nel mese di marzo del 2008. Per facilitare il calcolo si può fare
riferimento al giorno “15” del mese, così da ottenere 28 anni esatti (v. fig n.3 a pag. 90)
28 x 365 giorni = 10.220 giorni + 7 giorni degli anni bisestili = 10.227 giorni
10.227 : 23 (ciclo fisico) = 444 cicli + 15 giorni
10.228 : 28 ( “ emotivo) = 365 cicli + 7 giorni
10.229 : 33 ( “intellettivo) = 309 cicli + 30 giorni
In 28 anni il ciclo “fisico” si è ripetuto 444 volte in modo completo, con l’ avanzo di 15 giorni.
Ciò significa che il 15 marzo del 2008 è al XV giorno nel nuovo ciclo fisico.
Il ciclo “emotivo”, si trova al VII giorno; mentre il ciclo “intellettivo” si trova al XXX giorno, dopo
il completamento di 365 cicli emotivi e di 309 cicli intellettivi.
Avendo stabilito il valore del 15 marzo 2008, è possibile costruire il grafico bioritmico di tutto il
mese. Dopo di che, in successione, mese dopo mese, è possibile completare il “calendario del
bioritmo” per tutto l’anno.
Facciamo un secondo esempio: calcoliamo il bioritmo per il mese di gennaio 2008, riferito a una
persona nata il 4 novembre 1928. Questa persona ha compiuto 79 anni il 4 novembre del 2007 :
79 x 365 = 28.835 giorni + 19 (per gli anni bisestili) = 28.854 giorni.
Dal 4 novembre 2007 al 1° gennaio 2008 sono passati 58 giorni, per cui :
28.854 + 58 = 28.912 giorni da dividere per la durata dei 3 cicli:
28.912 : 23 ( ciclo fisico) = 1.257 cicli + 1 giorno
28.912 : 28 (ciclo emotivo) = 1.032 cicli + 16 giorni
28.912 : 33 (ciclo intellettivo) = 876 cicli + 4 giorni
Così, dal grafico (fig n.4) risultano come giorni critici l’11 gennaio ed il 4 febbraio per il ciclo
fisico, il 30 dicembre ed il 27 gennaio per il ciclo emotivo, il 14 gennaio per il ciclo intellettivo.
Nella estensione del grafico - secondo i suggerimenti del Dr. Kichinosuke - si deve calcolare: per il
ciclo fisico 11 giorni nell’arco “positivo” e 12 in quello “negativo”; per il ciclo “emotivo” non si dà
alcuna differenza, dal momento che le due curve sono di 14 giorni; per il ciclo “intellettivo” si deve
calcolare l’arco superiore di 16 giorni e quello inferiore di 17 giorni. Così, mese dopo mese, è
possibile continuare per anni e quotidianamente, guardando il nostro “calendario bioritmico”,

85
possiamo essere informati delle nostre condizioni fisiche, emotive ed intellettive. Come è evidente
la cosa è ben lontana da qualsivoglia forma di predizione: non è l’oroscopo che ci ragguaglia in ciò
che ci dovrà capitare.
Per sintonizzarsi col proprio bioritmo è necessario confrontarsi ogni giorno col proprio calendario.
Si può scoprire così come ci si senta nella “curva positiva” e nella “curva negativa” dei vari cicli.
Nel porre particolare attenzione ai giorni critici e semicritici, si potrà scoprire che essi non sono poi
così “pericolosi”, ma segnano una normale “inversione di rotta” che richiede soltanto attenzione.
Recentemente, il campo di applicazione dei bioritmi è stato ampliato, con l’aggiunta di un terzo
ciclo, quello “intuitivo” che si ripete ogni 39 giorni.
Il calendario bioritmico è stato anche messo alla prova per stabilire il sesso del nascituro, e
addirittura per programmarlo. E se n’è tratto l’insegnamento che è necessario “regolare il rapporto”
non soltanto secondo il momento fertile della donna, ma anche secondo il suo bioritmo, all’atto del
concepimento. Il prevalere della curva “fisica” indicherà la nascita di un maschio; mentre il
prevalere della la curva “emotiva” indicherà la nascita di una femmina. In caso di equilibrio fra le
due curve, sarà determinante l’alimentazione della madre: se mangia salato e/o molto condito, e se
fa uso di molto zucchero, nascerà un maschio; se invece si alimenta con poco sale e con pochi
condimenti, nascerà una femmina.
Non è da escludere che nel momento del concepimento, il nascituro possa essere influenzato anche
dalla curva bioritmica intellettiva ed intuitiva della madre. Gli studiosi non l’hanno ancora
sperimentato…ma si potrebbe provare. Certamente non farebbe alcun male…anzi.
Esaminiamo il bioritmo di una ragazza nata il 15 aprile del 1979, che ritiene di essere rimasta
incinta nella prima settimana di novembre 2007, probabilmente il giorno 4 novembre.
Dal 15 aprile 1979 (giorno della nascita) al 4 novembre 2007 (giorno probabile del concepimento),
sono passati esattamente 10.428 giorni da dividere per la durata dei cicli F.E.I..
- 10.428 : 23 ( ciclo fisico) = 453 cicli completi + 9 giorni
- 10.428 : 28 ( ciclo emotivo) = 372 cicli completi + 12 giorni
- 10.428 : 33 (ciclo intellettivo) = 316 cicli completi + zero giorni
Come si può notare (fig n.5 a pag.90), il IX giorno “fisico” è nell’arco positivo due giorni prima del
giorno critico che è il 6 novembre. Il XII giorno “emotivo” è anch’esso nell’arco positivo, due
giorni prima del giorno critico, che cade nel giorno 6 novembre, come per il ciclo fisico. Il giorno
“zero” per il ciclo intellettivo è esattamente coincidente col giorno critico, cioè è tangente all’asse
delle ascisse (linea orizzontale).
Dal grafico si evince che dal 4 al 9 novembre le curve F ed E sono perfettamente coincidenti.
In tale caso, il sesso del nascituro, come abbiamo detto prima, viene stabilito dalla alimentazione

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della madre. Dal 24 ottobre al 3 novembre prevale la curva emotiva, che favorisce il sesso
femminile. La curva fisica, invece, prevale soltanto dal 15 al 21 novembre.

Per evitare tanti calcoli, nella ricerca dei tre cicli bioritmici, il Dr. Kichinosuke Tatai ha elaborato (e
riportato nel suo libro “I Bioritmi”):
- il Calendario Bioritmico , per stabilire rapidamente la posizione dei bioritmi, riferiti a un
mese qualsiasi;
- le Tavole Tatai, per controllare le curve bioritmiche, relative al giorno che interessa, in
modo semplice e veloce.

Il bioritmo preannuncia con buon anticipo i giorni in cui ci sentiremo vigorosi e quelli in cui ci
sentiremo stanchi, quelli pieni di entusiasmo e quelli di depressione e di sconforto, quelli di lucidità
e quelli di distrazione e svogliatezza. Il bioritmo ci aiuta a capire il perché delle nostre condizioni
fisiche, emotive ed intellettive, in ogni momento della nostra vita.
La condizione bioritmica può suggerirci il momento più propizio per svolgere determinate attività,
così come può sconsigliarci dall’intraprenderle.
Per esempio, se posso stabilire una data per sostenere un esame, un colloquio, un intervento
chirurgico, una gara sportiva, sceglierò il periodo positivo del bioritmo. Se invece la data mi viene
imposta, mi preparerò con una attività mentale ed emotiva secondo le regole del “training
autogeno” e la “meditazione dello yoga”.
Se debbo affrontare un lungo viaggio, è necessario che io abbia un alto livello fisico e intellettivo.
Uno dei miei figli, tempo addietro, aveva avuto un incidente in moto che gli aveva procurato la
frattura della clavicola. Il suo bioritmo evidenziava per quel giorno massima efficienza fisica ed
emotiva, ma”zero” per il ciclo intellettivo. Si sentiva un leone pieno di forza muscolare e di
entusiasmo, ma era in “crisi” come attenzione e riflessione.
Ogni giorno si presentano a noi difficoltà più o meno importanti che non possiamo prevedere;
mentre, grazie al bioritmo, potremo conoscere in anticipo quali saranno le nostre condizioni fisiche,
intellettuali ed emotive, per rendere l’impatto meno pesante. La stessa cosa vale per chi vive con
noi. Il calendario del bioritmo di tutta la famiglia, non ci sorprende se constatiamo che - in un certo
giorno - il partner o uno dei figli dà i numeri, o è intrattabile. Lo si sapeva già ed eravamo preparati.
In una famiglia, conoscere i giorni critici ci aiuta a capire le difficoltà proprie e degli altri, così da
poter evitare contrasti e salvare l’armonia.
Lo stesso calendario sarebbe di grande utilità per i dipendenti di un’azienda. Grazie ad esso, sarebbe
possibile prevedere il giorno di migliore rendimento o di scarso impegno. Si potrebbe sapere

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quando il “capo” è di umore nero ed è intrattabile, e quando è più malleabile: lo possiamo leggere,
in anticipo, nel suo “calendario”.
Il Dr. Kichinosuke suggerisce di costruire un “regolo”, che chiama squadra curvilinea per tracciare
la sinusoide delle curve del bioritmo, mese dopo mese, senza alcuna difficoltà.
Nella fig n.6 a pag.91 viene dimostrato come disegnare la “squadra curvilinea”, su un foglio di carta
a quadretti da 5 mm. Questo disegno si può riportare su cartone rigido, o su plastica dura..
Tracciamo il segmento A-C lungo 16,5 cm.(corrispondente a 33 quadratini); puntiamo il compasso
sul punto A e tracciamo un arco, con apertura di 14 cm. (pari a 28 quadratini). Spostiamo poi il
compasso sul punto C e, con apertura di 11,5 cm. (pari a 23 quadratini), tracciamo un arco che
intercetti l’arco precedente nel punto B. Otteniamo così il triangolo scaleno A.B.C . Su ciascun lato
tracciamo delle sinusoidi che, passando dal “positivo” (sopra) al “negativo” (sotto), intersecano la
metà di ogni segmento.
Se compiliamo il “calendario del bioritmo” per un lungo periodo di tempo, ogni mattina possiamo
vedere quali sono le nostre condizioni fisiche, emotive e intellettive, così da affrontare gli impegni
della giornata nella maniera più efficace e prudente possibile.

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IL C.I.C.A.P. E LA MIA ESPERIENZA COL PARANORMALE”

C.I.C.A.P., acronimo di “Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale”,
è l’intestazione del Club nato nel 1989, per iniziativa del giornalista Piero Angela. Vi fanno parte
uomini di cultura, medici, scienziati e vari premi Nobel.
E’ un’organizzazione scientifica ed educativa che non persegue fini di lucro e promuove
un’indagine critica nei confronti del paranormale. Si prefigge lo scopo di sostenere gli scettici e di
difendere la gente da chi millanta “poteri straordinari” per lucrare denaro.
Fra i soci del club va citato l’illuminista moderno Alberto Bertuzzi, - nemico dell’ignoranza e dei
truffatori - famoso per avere offerto una cifra cospicua a chiunque fosse stato in grado di dimostrare
qualche potere paranormale, di fronte a lui e al prestigiatore Silvan.
Nel 1978, quando Canale 5 trasmise 12 puntate sui fenomeni paranormali, ne sortì una vivace
contestazione di scienziati, fra i quali 5 premi Nobel, che accusarono l’emittente di “incoraggiare
una diffusa tendenza all’irrazionale”.
Il C.I.C.A.P. “boccia” ogni manifestazione e ogni fenomeno che vada oltre i limiti imposti dalla
scienza e dalla ragione: Ufo, cerchi nei campi di grano, spiritismo, medicine alternative,
pranoterapia, apporto e asporto 22, trasmissione del pensiero, dialogo con i defunti per mezzo della
telescrittura, segnali “dall’aldilà”, “viaggio astrale” 23, realizzazioni attraverso il “samyama” 24,…
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, il C.I.C.A.P. annullerebbe tutti gli accadimenti
paranormali, che hanno cambiato la mia vita, e che ho “vissuto” sia come spettatore che come
attore. Di essi voglio dare una descrizione fedele e completa, nella speranza di sostenere e
incoraggiare quanti hanno avuto le mie stesse “opportunità” e gli stessi“suggerimenti”, ma li hanno
trascurati per superficialità o per indolenza o per paura, oppure perché ritenuti contrari alla propria
religione.
Personalmente ho imparato che questi segnali possono essere:
- “esterni” se vengono da Entità Spirituali o dal proprio Spirito Guida;
- “interni”, se prodotti dalla sensibilità e/o dalla propria carica energetica.
Vanno studiati, capiti nel significato, e assunti come “guida” per la propria vita. Possono essere di
aiuto sia a noi stessi sia al nostro prossimo.

22
Apporto = apparizione di un oggetto che si materializza improvvisamente
Asporto = sparizione di un oggetto che si trasforma in energia per apparire altrove.
23
Viaggio astrale = proiezione fuori dal corpo fisico di una componente dell’IO (il corpo “astrale”)
24
Samyama = “equilibrio” ottenibile attraverso la somma di dharana (concentrazione), dhiana (meditazione), e samadhi
(unificazione fra l’osservatore e l’oggetto dell’osservazione)

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La stalla degli erboristi
In provincia di Bergamo, con un gruppo di naturisti guidati dalla sensitiva G.N, prendemmo in
affitto una stalla e la trasformammo in un dignitoso locale abitabile. Lì trasformavamo erbe in
distillati, oli, idroalcolati, che poi distribuivamo a tutti, senza alcun compenso. Facevamo anche
pranoterapia, massaggi linfatici, sauna finlandese, e curavamo, secondo i principi del naturismo,
chiunque ne avesse bisogno.
G.N. era una esperta di erbe medicinali, e il gruppo degli erboristi era formato dalla famiglia di
G.N., dagli amici delle figlie, da F.R. e da me.
F.R. va citato per la sua estrema sensibilità e le sue elevatissime qualità spirituali. G.N. si era
rivelata una straordinaria sensitiva, una forte “medium cosciente” e nelle sedute spiritiche
proteggeva i partecipanti da influenze negative. Durante le nostre riunioni venivano evocate sempre
le stesse entità spirituali: Papa Giovanni XXIII, Padre Aldo, il medico greco Galeno, il medico
orientale Jorino. Ogni nostra seduta aveva sempre e soltanto lo scopo di chiedere suggerimenti per
aiutare ammalati che si rivolgevano al “gruppo erborista”.
Personalmente ho avuto suggerimenti anche come iridologo. Esponevo le fotografie delle iridi da
me studiate, e chiedevo conferma delle mie “diagnosi”.
Come ho già detto, avevo imparato dai testi di Costacurta, di Padre Ratti e di iridologi tedeschi e
francesi.
Ero alle prime armi, ma potevo sempre contare sull’ aiuto di Galeno e di Jorino per avallare o
correggere le mie deduzioni. Per merito loro, ho perfezionato “la mappa iridale” copiata dal testo di
Luigi Costacurta, con la modifica della posizione di alcuni organi interni.
In sostanza, ho il privilegio di avere una mappa iridale “corretta dall'aldilà”.
Le nostre sedute non erano frequenti, perché sia l'abitazione di G.N.”, sia l'ex stalla, erano visitate
con frequenza da persone interessate alle erbe e non preparate al paranormale.
G.N., ammalata di tumore a entrambi i seni. Era molto sofferente, ma si curava soltanto degli altri e,
incurante del dolore, era sempre disponibile a cercare erbe, anche in terreni molto lontani.
Aveva un'intuizione straordinaria: all’improvviso faceva fermare la macchina sul bordo della strada;
ci invitava a inoltrarsi nei campi per centinaia di metri, sino a trovare quel tipo speciale di erba della
quale G.N. aveva intuito la sua presenza lì. E' chiaro che razionalmente la cosa non è spiegabile, ma
razionalmente nulla è spiegabile di ciò che si verificava durante le sedute.
Nel tentativo di recuperare giovani che erano caduti nella spirale della droga, durante le nostre
riunioni cadevano da sotto il tavolo centinaia di “perline” bianche o nere che - ci spiegavano -
dovevamo portare nei luoghi frequentati abitualmente dagli spacciatori della droga e dalle loro
vittime. Le perline avrebbero avuto un’azione di freno e di purificazione.

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Inspiegabilmente apparivano anche oggetti che non avevano a che fare con i nostri ammalati.
Fra i tanti oggetti: gli occhiali della sorella di Aldo Moro (seppelliti con lui), gli occhiali di Papa
Giovanni, i porta tovaglioli in argento di Kennedy e di Marilin (custoditi nella cassaforte del
ristorante parigino, dove i due solevano cenare), una sveglia da tavolo scomparsa sotto gli occhi del
direttore di un giornale di Roma…
Gli astanti, al verificarsi dell’evento, non comprendevamo il motivo di tali “doni”: anzi temevamo
di essere accusati della loro “sottrazione”.
Soltanto G.N. aveva intuito lo scopo di tali apporti: le entità spirituali non intendevano dimostrare il
loro potere, ma indicare a noi, semplici mortali, che l’apporto e, di conseguenza l’asporto, sono
facoltà raggiungibili anche dalla mente umana. Era una “lezione” per tutti noi, ma soprattutto per
me che, anche se insegnavo yoga, non ero ancora convinto delle “facoltà dell’uomo”, descritte da
tanti Guru (maestri spirituali) indiani.
.Durante l’aggravarsi della malattia di “G. N.”., sovente mi recavo a casa sua per trasmetterle un po’
del “prana”, che riuscivo ad esprimere. E, immancabilmente – anche se parcheggiavo la macchina,
anche ad una certa distanza dalla sua abitazione e in posti sempre diversi, – venivo investito da
un’ondata di profumo delicatissimo. Ed era lo stesso profumo che si manifestava nel medesimo
istante anche in casa di G.N. e che veniva sentito da tutti i presenti. Era il segnale che stava
arrivando Pippo.
Anch’io, appena entrato in casa, avvertivo lo stesso identico profumo.
In una seduta spiritica, Galeno precisò che quello era un profumo da lui elaborato e che chiamava
pergamino, a ricordo di Pergamo, la città greca che gli aveva dato i natali.
Durante una seduta, io avevo espresso il desiderio di dipingere il volto di Galeno, ed ecco
materializzarsi sul tavolo un foglio con il disegno in bianco e nero del busto del medico e filosofo
greco. Quel disegno mi aveva permesso di conoscere il volto di Galeno e di farne un quadro ad olio.
Appena terminato il dipinto, il disegno non c’era più: si era smaterializzato. Era la prima volta che
assistevo ad un fenomeno di “asporto”.
Dopo la morte di G.N., il nostro gruppo si sciolse, e dopo qualche tempo, tutti gli oggetti, apparsi
durante le riunioni e custoditi gelosamente in casa di G.N., scomparvero. Erano , certamente,
“ritornati” nei luoghi di provenienza

* * *
La patente di radioamatore
Durante l’aggravarsi della malattia di G.N., andavo a trovarla con una certa frequenza e, ogni volta,
immancabilmente si ripeteva “il segnale profumato”. Ero convinto che si trattasse di un fenomeno

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provocato dall’ energia personale di “G.N.”, ma ebbi un segnale identico, in treno, mentre rientravo
a Bergamo da Milano, dopo avere sostenuto gli esami per ottenere la patente di radioamatore.
Durante il mio servizio in Prefettura a Bergamo, nell’ufficio di Protezione Civile, assieme al
generale Pucci, preparavamo “piani di protezione civile” per i Comuni della provincia e per le
infrastrutture a rischio. Eravamo responsabili dell’ufficio, ma soltanto il mio collega poteva
accedere alle postazioni radio dei carabinieri, della polizia, dei vigili del fuoco e dell’A.R.I.
(Associazione Radioamatori Italiani), dal momento che egli era ufficiale del Genio Trasmissioni.
Sia durante le esercitazioni, sia durante le calamità, le radio potevano essere utilizzate soltanto dal
personale in possesso di “patente” di radioamatore. Allora, per una reazione di orgoglio, mi imposi
di prendere anch’io quella benedetta “patente”.
Pertanto, studiai con impegno radiotecnica e radiocomunicazioni; e mi esercitai in telegrafia con
materiale che mi era stato gentilmente offerto da un architetto di Clusone, responsabile di un gruppo
di Protezione Civile della valle Seriana.
Per mesi mi allenai scrupolosamente, sino al giorno degli esami a Milano.
Le prove consistevano in un “test” teorico e nella pratica di ricezione e di trasmissione in telegrafia.
Al termine della prova teorica, che giudicai piuttosto facile, mi apprestai fiducioso alla prova
telegrafica. Mi ritenevo abbastanza preparato e veloce, tanto che nella ricezione “in cuffia” non ebbi
alcuna difficoltà. A questa seguiva la prova di trasmissione in alfabeto Morse di un testo di
parecchie righe. Questa prova non mi destava alcuna preoccupazione: mi sentivo sicuro e, nello
scandire ogni lettera, mi meravigliavo per il baccano che facevano gli altri esaminandi nel
trasmettere il loro testo a una velocità, che ritenevo non necessaria, anzi foriera di imprecisioni.
Mancavano circa due righe al completamento del mio compito, quando improvvisamente venne
tolta la corrente. Sbalordito, mi voltai per chiedere spiegazioni, ma gli altri, sorpresi per la mia
sprovvedutezza, mi risposero: “ come fai a non sapere che la prova telegrafica è stata sempre
a tempo”. L’intero testo, infatti, andava trasmesso nel periodo massimo di dieci minuti.
Impallidii: sapevo che la prova non era valida se si sbagliavano o si saltavano venti lettere
dell’alfabeto. Pertanto l’incompletezza del mio lavoro avrebbe comportato la bocciatura sicura.
L’orgoglioso generale Cicirata, uno dei responsabili dell’ufficio di protezione civile della Prefettura
di Bergamo, bocciato agli esami di radioamatore.
Salii sul treno delle 14,20, per rientrare a Bergamo, inasprito verso l’architetto di Clusone che nel
fornirmi l’occorrente per la preparazione agli esami, non mi aveva avvertito della cosa più
importante: la prova di telegrafia era a tempo.
Ira, vergogna, umiliazione, delusione per avere fallito la prova per me più facile, mi portarono a
piangere. Ma alle prime lacrime, mi sentii improvvisamente sommerso da un’ondata di profumo

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talmente intenso e talmente delicato da portarmi a trasalire. Mi guardai intorno, ma vidi che ero
solo: il vagone era vuoto.
Inconfondibilmente, la fragranza era quella sublime del profumo di Galeno, il “pergamino”
Le lacrime mi rientrarono di colpo: capii che gli Spiriti amici volevano alleviare il mio dolore.
In una successiva seduta spiritica Papa Giovanni mi sbalordì con queste parole: “la parte teorica
l’hai fatta tu benissimo, la parte telegrafica te l’ho completata io”.
La promozione e la “patente” di radioamatore seguirono dopo qualche giorno.
Raccontai l’avventura al collega generale, che, da buon toscano caustico, scherzosamente insinuò
che mi avevano favorito perché ero “generale”. “E no”, gli risposi: “la domanda di ammissione agli
esami portava soltanto nome e cognome e nessun titolo”
Più volte mi sono chiesto come interpretare la dimenticanza dell’architetto di Clusone. Certamente
era sicuro che io sapessi della “prova a tempo”: la regola è nota a tutti i radioamatori.
Pertanto, posso soltanto ammettere che quella dimenticanza fosse stata una vera fortuna, pur
nell’avermi provocato dolore.
La fortuna di ricevere un aiuto materiale da una grande Entità Spirituale. Ancora una dimostrazione
che non siamo mai soli nel dolore.

* * *
La chiave dell’Aria Riservata
Mi trovavo presso il Comando Militare di Novara, perché convocato dal mio diretto superiore.
Dopo il pranzo, mentre si attendeva l’apertura degli uffici, mi intrattenevo a parlare con un
maresciallo, interessato ai fenomeni paranormali. Nell’ascoltarmi, il sottufficiale teneva fra le dita
la chiave dell’ ”area riservata”, cioè di quel locale accessibile soltanto a pochi ufficiali e
sottufficiali, in possesso di autorizzazione speciale: il “N.O.S.”(Nulla Osta di Segretezza).
Improvvisamente vidi il maresciallo impallidire: la chiave che teneva in mano si era visibilmente
“incurvata” Rimanemmo esterrefatti e terrorizzati: piegare quella chiave particolare poteva essere
perseguito penalmente, come “reato di sabotaggio”, tentativo di impedire - anche se
temporaneamente - l’accesso a quel locale e la consultazione di documenti “riservati”, “segreti” e
“segretissimi”. La “chiave” venne raddrizzata, fortunatamente, riscaldandola col fuoco, e fu in
grado di funzionare senza difficoltà. Ma la “notizia”si diffuse velocemente fra i componenti lo staff
del Comando,...per fortuna, senza conseguenze disciplinari per il maresciallo, involontario emulo di
Uri Geiler (famoso sensitivo dei tempi moderni).

* * *

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Lo spray nasale
Il generale Goffredo Canino, comandante della Brigata Legnano, allo scadere del suo mandato,
aveva invitato al “pranzo di corpo”gli ufficiali superiori del Presidio di Bergamo
Accanto a me sedeva il comandante del Gruppo Carabinieri. Era in evidente stato di agitazione che
si sforzava di nascondere, anche perché era seduto proprio di fronte al generale Canino. Non
riusciva a mangiare: continuava a soffiarsi il naso e a respirare con grande affanno, per quasi
un’ora. Improvvisamente, prese dalla tasca un flaconcino di “spray nasale”, inalò più volte in
ciascuna narice, sino a liberare completamente il naso. Era visibilmente soddisfatto per il risultato.
Sorpreso, gli chiesi, perché non l’avesse inalato prima quel benedetto spray, così da evitare tanta
sofferenza. Mi rispose. questo flacone era rimasto sul mio tavolo in ufficio; concentrandomi su di
esso, l’ho fatto venire nella mia tasca, come ben vedi.
Ne fui contento per il collega, ma soprattutto per me stesso: era la prima volta che assistevo ad un
fenomeno di “apporto”, provocato da un essere umano, senza alcun aiuto “dall’esterno”.

* * *
Il disco volante
Ancora un episodio che ha il difetto di non avere testimoni “diretti”, oltre al sottoscritto.
Rientravo in macchina, dopo avere partecipato ad una seduta spiritica in casa di G.N..
Poco prima di arrivare alla mia abitazione, in un tratto di strada in salita, il mio sguardo fu attratto
da “un oggetto sospeso in aria”, a quattro o cinquecento metri sopra il cimitero.
Era perfettamente “fermo”, come quando si vede un aereo che viaggia in direzione opposta alla
nostra. Rallentai la velocità dell’auto per osservare meglio: era molto grande e troppo luminoso per
giustificare il riflesso del sole su un aereo. Mi fermai sul bordo della strada per studiare meglio lo
strano oggetto. Era perfettamente rotondo, molto luminoso e “vibrante” , era proprio un disco
volante, fermo sulla verticale del cimitero. Mentre lo osservavo sbalordito, il disco si allontanò nel
prolungamento del mio asse ottico, sino a diventare piccolissimo e a scomparire in meno di otto
secondi. E feci la considerazione che una simile velocità era semplicemente fantascientifica,
impossibile per qualsiasi aereo.
Appena a casa telefonai ai miei amici per raccontare loro della mia “avventura”. Mi rispose
personalmente G.N. e mi confermò che, mentre si trovavano in “seduta spiritica”, avevano avuto la
“comunicazione” che Pippo stava sperimentando un fatto eccezionale, completato da una chiara
controprova.
Gli “Spiriti” avevano precisato che il disco volante era pilotato dal Lama tibetano Lobsang Rampa
Lobsang Rampa è l’autore del famoso libro Il terzo occhio e di una collana di testi riguardanti il suo

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monachesimo ricco di esperienze paranormali. Lobsang, uomo di fiducia del Dalay Lama, durante
la seconda guerra mondiale aveva fatto amicizia con piloti cinesi (cellule della polizia politica) che
tentavano di carpire informazioni preziose sul Tibet e sul Dalay Lama. In cambio gli offrivano
lezioni di pilotaggio. Lobsang imparò in fretta e bene, tanto da stupire gli stessi istruttori. Da allora
gli rimase la passione per il volo.
Se alla guida del “disco volante” c’era Lobsang Rampa, come gli Spiriti Guida hanno riferito,
doveva trattarsi dello “spirito” di Lobsang, perché so per certo che è morto parecchi anni addietro.

* * *
Il lavello spaccato
Episodio capitato a mia moglie (settimina e dotata di.qualche “potere”, al quale non crede nemmeno
lei). Mentre puliva il lavello in vetroresina della cucina, si apriva una fessura per una lunghezza di
37 cm. Con superficialità, attribuimmo il “fenomeno” a qualche “battuta” con un oggetto pesante o
a un forte sbalzo di temperatura. Concordammo di comune accordo di farlo sostituire appena
possibile, per evitare che penetrasse acqua nella sottostante lavastoviglie. Dopo qualche minuto mia
moglie mi chiamava, in cucina, per constatare un fenomeno che a lei sembrava inspiegabile: mentre
cercava di togliere l’acqua, passando la mano sulla fessura che si era creata, il lavandino si era
richiuso perfettamente. Era rimasta, a testimonianza del fenomeno, una traccia sottilissima come un
capello, per tutta la fessura rimarginata.

Questi episodi non vengono accettati dal C.I.C.A.P. ma nemmeno dagli amici che hanno una grande
cultura umanistica e scientifica, ma non sono credenti. Ritengono che la mente sia la sede delle
facoltà interiori, intellettive e psichiche, morali e sensitive, ma escludono che possa essere anche
sede delle facoltà spirituali dell’individuo, che abbia qualcosa di “divino”.
Io voglio bene ai miei amici e desidero ardentemente tentare di “convertirli”, ma dubito di riuscirci.
Non so come affrontare l’argomento, anche perché la loro dialettica è di parecchio superiore alla
mia e la loro cultura mi sommerge. Però, nonostante le mie limitate cognizioni, sono convinto che
la mente abbia qualche cosa di speciale, qualcosa di spirituale. Cicerone la chiama “dono divino” 25
per sottolineare il carattere di spiritualità che egli attribuiva alla “mente umana”. Infatti, in presenza
della componente spirituale, la mente supera le concretezze materiali della mente razionale.

25
In una famosa citazione che mi permetto di riportare per intero, Cicerone afferma: Cum homini, sive natura, sive quis
deus nihil mente praestabilius dedisset, huic “divino muneri” nihil tam est inimicum quam voluptas (avendo dato
all’uomo, forse la Natura, forse qualche Dio, niente di più prezioso della “mente”, a questo “divino dono” niente è più
odioso del piacere materiale)

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REINCARNAZIONE E RELIGIONE CATTOLICA

E' opinione corrente, sostenuta da diversi autori e verificabile dalla documentazione storica, che la
Chiesa dei primi secoli ammettesse un credo nella reincarnazione.
I documenti su cui si fondano queste opinioni sono gli atti del V Concilio Ecumenico, detto anche
II Concilio di Costantinopoli
Mi accingo a trattare un argomento molto scabroso, grazie all'aiuto del reverendo Don Mario
Mazzoleni, specializzato in Teologia Morale presso l'Istituto Superiore di Scienze Teologiche
dell'Accademia Alfonsiana di Roma.
Mario Mazzoleni non c’è più, ma sento che mi aiuta dall’al di là , assieme al mio Spirito Guida.

Dalla Bibbia.
Dal Libro di Giobbe, cap. 38: Dio in persona si rivelò a Giobbe in una teofania, e dopo avergli
ripetuto più volte la domanda : “Dillo, se sai tutto questo”,… “certo, tu lo sai, perchè allora eri
nato ed il numero dei tuoi giorni è assai grande”.
Lo stesso Giobbe afferma: nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò.
Dal Salmo 90, Mosè fa una descrizione poetica del flusso e del riflusso delle vite:
Prima che nascessero i monti
e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre TU sei, o DIO.
Tu fai ritornare l'uomo in polvere
e dici: <<ritornate figli dell'uomo>>.
Ai Tuoi occhi, mille anni
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.
Li annienti; li sommergi nel sonno,
sono come l'erba che germoglia al mattino:
al mattino fiorisce, germoglia,
alla sera è falciata e dissecca”.(vv 2-6)
Dal Libro della Sapienza,
Riflessione di Salomone: Ero un fanciullo di nobile indole, avevo avuto in sorte un'anima buona o
piuttosto, essendo buono, ero entrato in un corpo senza macchia. (cap. 8, vv19-20).
Evidentemente, doveva “essere buono” prima di nascere, cioè nella/e vita/e precedente/i.
Dal Libro di Siracide

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Si parla del destino degli “empi”, ed è un chiaro esempio di karma: Guai a voi, uomini empi che
avete abbandonato la legge del Dio Altissimo! Quando nascete, nascete per la maledizione, quando
morite, erediterete la maledizione. (cap. 41, vv 11-12)
Si fondono le idee di “karma” e di “reincarnazione”. La “maledizione” può essere ereditata solo
nella/e vita/e successiva/e.
Matteo:. Gesù chiede ai discepoli che opinione ha la gente di Lui. I discepoli gLi rispondono che
alcuni Lo ritengono Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti. (16, vv13-
14). Tutti profeti morti da tempo e che potrebbero essersi reincarnati in Gesù.
Marco: La gente dice che Tu sei uno di questi profeti ritornati in vita.(8, vv 27-28).
Luca: Per alcuni Giovanni Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è
risorto (9, vv 18-19).
Matteo: Scendendo dal “Monte della Trasfigurazione”, i discepoli chiesero al Maestro perchè gli
scribi dicevano che prima doveva venire Elia. A questa domanda, Gesù rispose: Si, verrà Elia e
ristabilirà ogni cosa. Ma, io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi l'hanno
trattato come l'hanno voluto. Il che significa che Elia è ritornato, in carne ed ossa, ma con un
aspetto diverso, e non l'hanno riconosciuto.
Gesù lo conferma proprio in un elogio pubblico a Giovanni Battista: Tra i nati di donna non è
sorto uno più grande di Giovanni Battista... e se lo volete accettare, Egli è quell'Elia che “deve
venire”. Chi ha orecchi intenda (17, vv 9-12). Mi pare chiara l'allusione che Elia si era reincarnato
in Giovanni Battista,
Episodio dell'uomo “cieco dalla nascita”.
Vedendo un uomo nato cieco, i suoi discepoli chiedono a Gesù: Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi
genitori, perché egli nascesse cieco?
E’ una domanda spontanea, ingenua, che viene da persone sincere e schiette. Dimostra, in maniera
evidente, che la “reincarnazione” fosse un concetto condiviso e alla portata di tutti, al tempo di
Gesù. Quando poteva peccare “per nascere cieco”? Prima di nascere, e non certamente nel ventre
della madre, ma in una precedente vita.
Gesù risponde :Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di
Dio. Queste parole evidenziano due concetti basilari del Credo Cristiano: Dio è Bontà Infinita e non
punisce un peccatore, togliendoli la luce degli occhi. L’uomo, pur nella sua totale libertà di azione,
si conforma al volere divino.
PATRISTICA
San Giustino (II secolo d.C.). Nel suo “Dialogo con Trifone”, parla dell’anima che dimora più di
una volta in un corpo umano, ma che non può ricordare le precedenti esperienze. Egli dice che le

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anime divenute indegne di vedere DIO, sono unite ai corpi di bestie selvagge. Queste parole
affermano una verità sconvolgente: lo Spirito dell’uomo può incarnarsi in un animale. Esattamente
come spesso viene ripetuto nei “Veda” della religione Induista.
Origene (III secolo d.C.), uno dei maggiori sostenitori della “reincarnazione” e sostenitore della
“apocatastasi” (ristabilimento), ossia il ricostituirsi del mondo e della natura in ciascuno dei cicli
che si ripetono infinite volte, con gli stessi caratteri e nelle stesse forme. Quindi sostiene la
reincarnazione e la negazione “dell’eternità dell’inferno”.
Il suo passo più illuminante sulla reincarnazione: Coloro che richiedono i corpi si vestono di essi, e
quando le anime cadute si sono elevate a cose migliori, i loro corpi sono annichiliti ancora una
volta. Così svaniscono e ricompaiono continuamente.
San Gregorio Nazianzeno (IV secolo d.C.). Vescovo di Costantinopoli affermò che i sostenitori
della reincarnazione si trovano d’accordo con la dottrina della “resurrezione”.
Ci unisce, disse, la convinzione secondo la quale il corpo, sia adesso che in futuro, è composto di
atomi dell’universo.
San Basilio: Primum quidem, necesse est vitae prioris seriem interrumpi. “Per prima cosa è
necessario interrompere la serie delle vite precedenti”, cioè fermare la reincarnazione, per ascendere
ai livelli divini.
Sant’Agostino : Dimmi, Signore, dimmi se la mia infanzia successe ad altra mia età morta prima di
essa? E prima ancora di quella vita, o Dio, mia gioia, fui io forse in qualche luogo o in qualche
corpo?
San Girolamo (347 – 420 d.C.): Non conviene si parli troppo delle rinascite, perché le masse non
sono in grado di comprendere.
Il filosofo Clemente Alessandrino (maestro di Origene) dichiarava che la trasmigrazione delle
anime è una verità trasmessa dalla tradizione ed autorizzata da San Paolo e aggiunge :è una
tradizione divina.
La Chiesa ha sempre avuto numerosi “fermenti eretici”, in particolare verso l’anno 537, periodo in
cui era lacerata da numerose controversie. L’impegno maggiore degli uomini di Chiesa consisteva
nel ricondurre all’unità il popolo disperso in tante ideologie.
L’imperatore Giustiniano non voleva contrasti religiosi nel suo impero, e impose, a suo arbitrio e
senza il consenso del papa, nel 553, il Concilio di Costantinopoli che si concluse con la condanna
delle dottrine predicate da Origene sulla reincarnazione, e che affermavano la preesistenza e la
trasmigrazione delle anime.
Per oltre mezzo millennio la religione Cattolica ha dovuto affrontare il tema della reincarnazione.

101
QUESTO MIO CORPO VEDRA’ IL SALVATORE

Nel Credo Cristiano recitiamo aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
In chiesa, durante la Santa Messa, cantiamo “... questo mio corpo vedrà il Salvatore...”
L’ interpretazione comune, e per molti l'unica possibile, è che il nostro corpo materiale, fatto di
carne e ossa, dopo la morte (anche se sfigurato, scarnificato, consumato dal tempo, anche se ridotto
a solo scheletro), riprenda la forma che aveva in vita (probabilmente quella che aveva preceduto la
morte), ricostruendo le parti consumate.
Questo è quanto ci viene spiegato dalla Religione, ma non si può prescindere dalla realtà obiettiva e
dalla scienza.
Mio padre, riesumato dopo 22 anni, presentava soltanto le ossa. Se quello fosse stato “l'ultimo
giorno, quello del giudizio”, per un puro “miracolo”, si sarebbe ricomposto in muscoli, nervi,
cervello, sangue, organi interni, pelle, compreso il corpo mentale, la sfera emotiva, l'anima e lo
Spirito.
Se trasferiamo questo “miracolo” a chi è morto centinaia o migliaia o, addirittura, milioni di anni fa,
la ricostruzione del corpo richiederebbe un enorme impiego di energia da parte del buon Dio .
Ma, a prescindere dal tempo trascorso, stiamo facendo riferimento a chi ha avuto la fortuna di avere
una regolare sepoltura. Moltissimi, però, non l'hanno avuta perchè mangiati dagli animali, o
perchè bruciati nel fuoco, o perchè cremati e le loro ceneri sparse nella terra, o nel mare o nei fiumi.
Nel Tibet (e non so in quante altre parti del pianeta possa avvenire), in presenza di un suolo
estremamente duro per il troppo freddo, i cadaveri non possono essere seppelliti. Pertanto,
tagliuzzati in più parti, vengono dati in pasto agli avvoltoi; mentre le ossa vengono pestate, ridotte
in piccole schegge e anch’esse fatte divorare da quegli uccelli famelici. Di tutti costoro non rimane
assolutamente nulla.
Ma senza andare in paesi lontani, di recente ho scoperto che persino nei nostri cimiteri – in genere
nei pressi del forno crematoio - esiste un prato molto ben tenuto dove vengono sparse le ceneri. In
taluni casi, una targa porta la scritta: Parco delle rimembranze, dispersione ceneri.
A prescindere dalla religione e dalla fede di ognuno, essendo tutti figli dello stesso Padre, tutti
dovremmo essere soggetti alla “risurrezione”.
Ma risorgere dal nulla significa essere creati ex novo. E questo dovrebbe avverarsi per un numero
immenso di persone. Ma perchè noi siamo creati dal nulla, mentre Gesù', il Figlio di Dio, non è
stato “creato” ma “generato”?
Quale lo scopo di ridare un corpo materiale dopo la morte, anche a costo di “crearne uno ex novo”?
Sarebbe forse per fare “sentire sulla carne” le fiamme eterne dell'inferno” per i dannati, o per fare

102
godere “delle delizie paradisiache” i beati?
Ritengo che la sensibilità dello Spirito sia infinitamente superiore a quella “della carne”. E questo è
testimoniato dalla gioia, non descrivibile a parole, che si prova nell'estasi ( requisito non esclusivo
dei santi riconosciuti, ma anche di tanti comuni mortali, molto evoluti spiritualmente). Altrettanto
può dirsi per il “dolore” morale o dell'anima, che tanti non riescono a sopportare e arrivano a
sopprimere il corpo, col suicidio.
San Paolo ci illumina quando usa un'espressione sublime, quando accenna ad “un corpo di luce”
che trascende quello materiale. Questo “corpo di luce” potrebbe essere il nostro Spirito che esce dal
corpo materiale, divenuto una gabbia, o meglio una prigione, ormai inutile e corrotta.
Forse noi conosciamo quali poteri straordinari ha lo Spirito, quello che alberga in noi?
Riconosciamo che è un pezzo di Dio che portiamo nel nostro essere?
Sicuramente abbiamo sentito parlare di “bilocazione “ o di “ubiquità”, come dono che il Signore dà
soltanto ad alcuni santi. Per esempio, Padre Pio è stato fotografato mentre concelebrava la S.Messa
in chiesa, sull’altare maggiore; subito dopo, dallo stesso fotografo, in sacrestia – in veste talare
completamente diversa - mentre metteva in ordine un armadio. Padre Pio era contemporaneamente
sia in chiesa sia in sacrestia.
Il fenomeno, scientificamente accertato, dimostra come lo Spirito di Padre Pio abbia
estemporaneamente “creato”una copia identica e completa, non soltanto nella materia, ma nei
sentimenti, nella sfera dei ricordi, nell’intelligenza, nella psiche e …persino nel suo stesso
“caratteraccio” (il Santo aveva allontanato bruscamente il fotografo).
Padre Pio aveva mille ragioni per non farsi trovare contemporaneamente sia in chiesa sia in
sacrestia, perché sarebbe stato svelato un grande segreto: la bilocazione.
All’unanimità si riconosce che un fatto di tale eccezionalità poteva occorrere soltanto a Lui che era
già santo, ancora in vita. Sorprenderà certamente l’affermazione che questo “miracolo” possa
accadere anche a individui comuni, molto avanzati in spiritualità.
Un esempio di “bilocazione” viene descritto da Paramahansa Yoganandha nel suo libro
“Autobiografia di uno yogi”. Egli racconta di uno dei suoi maestri che mentre parlava a un uditorio
di notabili indiani, si manifestava in strada per accogliere degli allievi che non conoscevano il suo
indirizzo.
Personalmente (forse perché sono molto fortunato) ho tra i miei amici ben tre persone che, durante
la meditazione, entrano in contatto con i loro Spiriti Guida (Angeli Custodi), i quali si manifestano
in carne ed ossa, come tutti noi.
Questo significa che è nei poteri dello Spirito assumere anche l’aspetto fisico, concreto e materiale:
dipende, ovviamente, dalla elevazione spirituale raggiunta, cioè a quanto lo spirito si è avvicinato al

103
Creatore Unico.
Tutti noi mortali, per raggiungere questo “livello”, dovremo salire una lunga “scalinata” fatta di
successive reincarnazioni, per migliorarci ogni volta. Ma se sprechiamo un’occasione data da una
rinascita, il numero dei “rientri nella carne” aumenterà, sino a raggiungere la totale “purificazione”;
purificazione che ha significato soltanto se sono stati saldati tutti i debiti del karma.
I maestri orientali definiscono questa “purificazione” come “immortalità”, ossia cessazione dei
ritorni nella carne, ritorni che comportano vecchiaia, malattia e morte.
Ritornare in un corpo mortale è per lo spirito il vero inferno, mentre ritornare alla “casa del Padre” è
il paradiso.
Crescere spiritualmente è lo scopo della vita, per ritornare a Dio, nel rispetto delle Sue leggi, la più
grande, delle quali recita: ama il prossimo tuo come te stesso.
E’ più che giustificata la domanda: che cosa centra questo comandamento con la reincarnazione?
Alla fine di questa avventura terrena, il nostro spirito riesamina la propria vita e ne fa il consuntivo:
quanto bene ha fatto? Quanto male? Quanti traguardi programmati alla nascita non ha raggiunto?
Quali sono stati gli errori più gravi? Chi e che cosa ha odiato di più?
Il suo Karma lo porta a rimediare, scegliendo la condizione di vita che ha più odiato, il luogo della
terra che ha più aborrito, la razza che ha più insultato, le condizioni di vita che ha più disprezzato.
Brevemente: se ho disprezzato i neri, se ho odiato i cinesi o gli indiani, nella prossima vita
sceglierò di nascere come nero, o cinese, o indiano. Se ho disprezzato un lavoro umile, se ho
esaltato il mio rango, la mia discendenza nobile o altolocata, se ho disprezzato una lavoro
degradante, ( che non avrei fatto per tutto l’oro del mondo), bene proprio quel lavoro e quella
attività cercherò nella mia prossima vita, per scontare i miei peccati di superbia e di orgoglio.
Ecco perché debbo amare tutto il creato; soprattutto ogni creatura che il buon Dio ha messo nella
Sua creazione. Tutti gli uomini della Terra sono nostri fratelli.

104
L'IMMORTALITA' E IL FUTURO ESCATOLOGICO DELL’UOMO

L’ immortalità ha un riferimento sia all'anima, secondo le religioni monoteistiche; sia alla,


cessazione delle reincarnazioni, secondo le religioni orientali.
Normalmente si confonde anima con spirito, come se fossero espressione della stessa entità.
Nel libro “I grandi iniziati” di Scure 26, si trova una citazione molto precisa, che condivido e che
merita di essere evidenziata: L'uomo è triplo: corpo, anima e spirito. Quello (il corpo) è parte
moritura e divisibile; lo spirito immortale e indivisibile; l'anima, che li unisce, partecipa alla
natura di entrambi. Essa è organismo vivente, possiede un corpo etereo e reale simile al corpo
materiale, il quale senza quella seconda natura, non avrebbe né vita, né movimento, né unità.
Secondo che l'uomo obbedisca alle suggestioni dello spirito o alle incitazioni del corpo, secondo
che preferisca l'uno o l'altro, il suo corpo fluidico si sublima o si condensa, si unifica o si degrada.
Avviene perciò che dopo la morte fisica, la maggior parte degli uomini deve subire anche la morte
dell'anima, la quale consiste nello sbarazzarsi degli elementi impuri del corpo astrale; mentre
l'uomo del tutto rigenerato, avendo già formato quaggiù il suo corpo spirituale, possiede in sé
stesso il suo cielo e si slancia spontaneo nella regione ove l'attirano le naturali affinità.
Le religioni orientali parlano di un'altra”immortalità”che coincide con la liberazione dalla
reincarnazione, cioè dal ritorno, vita dopo vita, in un corpo mortale così da subirne le sofferenze,
l'invecchiamento, le malattie e la morte.
Il rimedio suggerito è soprattutto “la meditazione”,”una vita che rispetti le regole morali” (come i
10 comandamenti della nostra religione cattolica),“la nobile via a otto temi” di Buddha, “yama e
nyama” dello yoga , la vita ascetica, il volontariato al servizio del prossimo.
Le vie per crescere spiritualmente, sono tante e tutte valide.
Ma accertata l’immortalità dello Spirito, quale sarà il futuro di questo Spirito, dopo la morte del
corpo materiale, cioè “della gabbia che lo imprigiona”?
La religione cattolica, esclude la reincarnazione vede due soluzioni della stessa natura “eterna”:
- per i buoni il paradiso;
- per i cattivi l’inferno.
ed una “destinazione temporanea” costituita dal purgatorio, che successivamente sbocca
nel paradiso.
Ma se per lo spirito dell’uomo la vita su questa Terra è l’unica prova, trovo esagerato sia il “premio
del paradiso” sia “la punizione dell’inferno”, perché sono entrambi eterni.

26
Eduardo Schurè, (1981), Titolo originale: Les Grands Initiès, LATERZA , Bari

105
La nostra mente, nella sua limitatezza, non riesce a concepire il concetto di eternità, perchè è una
dimensione fuori dalla nostra portata. Ma se vogliamo raffrontare la durata della vita (anche se
lunghissima come quella di Noe’ o di Matusalemme) con l’eternità, la vita ci appare come uno
spazio temporale talmente piccolo da perdere d’ogni significato.
Così, il premio del paradiso, concesso per una vita (meno che un battito di ciglia, a confronto con
l’eternità) è come dare la laurea a chi ha superato la prima elementare.
Credo (e me lo confermano diversi Spiriti Guida) che per arrivare al Paradiso, occorra una salita di
“molti gradini”, e “tre livelli”, l’ultimo dei quali è formato da cinque stadi.
Questo vuol dire che i nostri Santi, riconosciuti dalla Chiesa Cattolica, sono arrivati “al cospetto del
Padre” certamente dopo tante reincarnazioni e una lunga evoluzione spirituale.
Per quanto concerne l’inferno, è la punizione più “feroce” che nemmeno il peggiore tribunale degli
uomini comminerebbe al più efferato delinquente.
E’ straziante il ricordo dei poveri corpi dati al rogo, durante l’Inquisizione; ma almeno veniva loro
in aiuto la morte come “sollievo”. Con l’inferno, viene negata anche questa speranza. E questa
feroce condanna è pensabile che possa venire da Dio Bontà Infinita?
Bontà Infinita, - se vogliamo banalizzare quantificando - vuol dire un miliardo di un miliardo di un
miliardo di volte superiore a quella del più buono degli uomini, e ancora di più.
Ecco perché trovo molto più “giusto” il concetto della reincarnazione, scelta liberamente dal nostro
Spirito, nel tentativo di rimediare agli errori commessi in questa ultima vita e nelle altre precedenti.

106
IL MIO AMICO PIETRO .
Tutto quello che ci “capita” ha un significato.

Ho conosciuto all’Iper di Orio al Serio 27 un ragazzo titolare con la madre di una attività
commerciale: il suo nome è Pietro, ragazzo simpatico e gentile con cui si parla volentieri.
Le nostre brevi conversazioni hanno riguardato esclusivamente il paranormale e il futuro
“escatologico” dell’uomo, e il che cosa sarà di noi dopo la morte.
Durante i nostri incontri, con la scusa di prendere un caffè (che non prendevamo per non perdere
tempo), approfondivamo sempre più la tematica dell’aldilà. Pietro ascoltava le mie parole con
estremo interesse e mi poneva domande sempre più precise, a riprova della sua autentica ansia di
“conoscere”. Le mie parole davano corpo alle sue intuizioni, così da consentirgli di vedere
chiaramente ciò che prima gli appariva confuso.
Un brutto giorno chiedo di Pietro, ma una delle commesse mi fulmina con le parole: ”Pietro è
morto”. Ho provato lo sgomento e il dolore che si prova per la perdita un figlio. Per un attimo, mi
sono attaccato all’illusione che si trattasse di un altro “Pietro” e non del mio amico. “Venga a
vedere la sua fotografia”, mi disse la commessa. Era proprio lui. “Qui c’è anche la mamma di
Pietro”, aggiunse la ragazza. Dopo di che mi affrettai a lasciare il negozio per dare sfogo alle mie
lacrime.
Alcuni mesi dopo, sentii “l’impulso” di chiedere se c’era la mamma di Pietro. La signora a cui
avevo rivolto la domanda, mi guardò con gli occhi improvvisamente arrossati di lacrime e, dopo un
attimo di esitazione, mi rispondeva : “sono io la mamma di Pietro, meglio, ero la mamma di
Pietro”. Pietro ha smesso di respirare alle 07,15 del 19 ottobre 2005, dopo quasi 6 ore di
rianimazione in ospedale.
La signora Stella era la titolare dell’esercizio commerciale e, per pura coincidenza, si trovava in
quel momento a sostituire una delle commesse. Mi spiegò come e quando era morto il figlio a causa
di un incidente automobilistico: era avvenuto alle ore 01 nella notte fra il 18 e il 19 ottobre del
2005, ed era morto in ospedale il giorno 19, per emorragia interna. La signora Stella mi ha
sottolineato come i numeri della disgrazia del figlio (19 , 10 , 25), si ripetessero in varie circostanze,
come se dall’aldilà Pietro volesse testimoniare la sua presenza continua fra i suoi cari. .
Per esempio: il ricovero del nonno di Pietro stanza n. 10, letto n, 19. La zia di Pietro aveva puntato
alla lotteria i numeri del nipote e aveva vinto il primo premio. E ogni volta che passo dal suo
negozio, la signora Stella mi aggiorna circa episodi sorprendenti che non si possono interpretare se

27
Supermercato in provincia di Bergamo.

107
non come chiari messaggi del carissimo Pietro.
Alle ore 2, della notte fra il 18 e il 19, la signora Stella si svegliò di soprassalto e notò che tutte le
luci erano accese. Era l’ora esatta in cui aveva avuto l’incidente il figlio: dall’una alle due.
Altro avvenimento sbalorditivo: la cagnetta di quasi nove anni, il giorno della festa della mamma
(13 maggio), dette alla luce nove cagnolini: otto bianchi e neri come i genitori, e… uno solo col
pelo marrone e gli occhi verdi. Ma …”capelli castani ed occhi verdi” erano i colori di Pietro. In
famiglia si chiedevano il perché di quella variazione cromatica, e tutti in cuor loro pensavano che il
cucciolo avesse i colori di Pietro,…o….addirittura che potesse essere la reincarnazione di Pietro.
Tuttavia nessuno osava esprimere a parole una tanto sconvolgente supposizione.
Soltanto Stella, stringendosi al cuore quella creaturina, un giorno le chiese: “ma tu, dimmi, sei
proprio Pietro?” Al che, tutti i parenti ammisero: l’avevamo pensato anche noi.
Questo cagnolino venne chiamato Pier, e fu il più coccolato di tutti. Il fatto strano è che, un giorno,
improvvisamente scompare, non si trovò più, per quanto fosse stato cercato scrupolosamente
dappertutto.
Pier si era volatilizzato. In termini esoterici: si era smaterializzato, passando dalla materia alla pura
energia, rifacendo il processo inverso rispetto a quello della materializzazione.
Una sera, la mamma di Pietro cercò di imitare sua sorella - una sensitiva che pratica la telescrittura
istintiva - e…presa una penna in mano, cominciò a formulare delle domande.
Iniziò col chiedere alla propria madre, morta, se il figlio Pietro fosse con lei.
Nonna: si lui è con me e ti vede dall'alto.
Non essere triste e non piangere.
Pietro alla mamma: mamma ti voglio bene, mandagli un bacio al pà.
Mamma,” Maria Rosa” tra poco sarà con me, non lontano vedrò la luce eterna.
Mamma devi ancora soffrire prima di venire quì.
Non tremare: sono io che ti tengo la mano.
Tieni i contatti con luce, terra, cielo e mare, perché sono lì.
Nella vita l’amore è vita, nella morte l’amore è grande.
Non credere, nessuno ha il dono di Dio.
Mà, [mamma], ricorda al pà [papà] che sono in lui, nel suo spirito e con tutti voi sempre.
Niente ci separa: solo l’aria che ancora respiriamo insieme.
Mà, niente è più bello del credere.
N.B.: Maria Rosa è la nonna paterna di Pietro che è stata ricoverata in ospedale il 19 ottobre
ed è morta il 25 ottobre. Ancora una volta si ripetono i numeri 19 – 10(mese di ottobre) – 25.
Stella ha promesso di non provare mai più a scrivere; Pietro è sempre accanto a lei e lei non vuole

108
disturbare quel mondo che è impenetrabile. Almeno fino a quando Qualcuno deciderà di farli
incontrare.
Il distacco materiale dal proprio figlio è crudele e nessuno può capire il dolore lacerante che stringe
il cuore e che sconvolge la vita. Lo capisce soltanto chi ha provato e Dio che lo ha riportato a Sé.

RIFLESSIONI
L’attività commerciale di Stella, è durata pochi anni. Il tempo necessario, però, per conoscere
“Pietro”. So che niente accade per caso; ogni avvenimento ha un significato e ogni coincidenza è un
“segno” che va interpretato. Perché ho conosciuto Pietro, e perché, morendo, ha lasciato tanti segni
di “immediata lettura”?
Me lo sono chiesto per qualche tempo, e ora finalmente ho una risposta: Pietro voleva dimostrare
che lo Spirito di un essere umano può restare a contatto con la madre e i suoi cari, ma, la verità più
sbalorditiva sta nella dimostrazione che lo spirito dell’uomo può incarnarsi anche in un animale. In
questo caso, il cagnolino Pier, così diverso dalla cucciolata, con i colori di Pietro. Il cagnolino più
coccolato che improvvisamente, sotto gli occhi di tutti scompare, non può significare atro.: c’era in
lui lo Spirito di Pietro.
Un’ affermazione del genere porta a “trasalire”. Ogni persona ben pensante potrebbe, facilmente,
ritenerla una bestemmia. E un religioso, recentemente, ha affermato, durante una trasmissione
televisiva, che i cani non vanno né in Paradiso né all’inferno, dal momento che non hanno uno
Spirito.
Sono costretto a contestare questa “sentenza” e mi permetto anche di ricordare che un santo del II
secolo d.C., San Giustino, nel suo Dialogo con Trifone oltre ad affermare che l’anima può dimorare
più di una volta in un corpo umano, dice anche che può unirsi al corpo di un animale.
Morale: anche gli animali hanno un’anima come noi e vanno rispettati ed amati come creature di
Dio.

109
KARMA, DESTINO, LIBERO ARBITRIO

Tre parole, tre termini che, nell’esprimere concetti contraddittori, hanno creato, creano e creeranno
turbamento nella mente e nella coscienza dei filosofi, teologi, religiosi, liberi pensatori e fedeli di
ogni religione.
Per facilitare la lettura, ritengo necessario definire i termini citati:
KARMA(N) è un termine sanscrito, tradotto come “agire”, “azione”. Nelle filosofie orientali
(Induismo, Buddismo, Jainismo) le azioni compiute dall’uomo, dotato di volontà e di coscienza, e le
conseguenze di queste azioni.
Il karma riguarda le azioni del corpo, della mente (pensieri) e dello spirito ( sentimenti). Secondo le
citate filosofie, niente è dovuto al caso: ogni gesto, ogni pensiero, ogni sentimento dell’uomo sono
la conseguenza di gesti, di pensieri, di sentimenti precedenti. Un’ “azione virtuosa” (che non
produce sofferenza) genera “karma positivo” in questa vita e nelle successive; un’”azione non
virtuosa” (che produce sofferenza) genera “karma negativo” nel presente e nelle vite future. Le
religioni orientali non prevedono “il premio” per il bene compiuto o “il castigo” per il male fatto, da
parte di una Entità Superiore, come viene inteso nelle religioni monoteiste. La “legge del karma”
impone di reiterare il ritorno nella carne (reincarnazione), vita dopo vita (Samsara), fino a
“scontare” il male commesso in questa vita e nelle precedenti. Secondo l’Induismo, dopo avere
eliminato il karma negativo si ottiene la “liberazione” (Moksha), intesa come “ricongiungimento
con l’Assoluto” (Dio creatore), attraverso il karma yoga ( lo yoga del dovere e della correttezza).
Mentre per il Buddismo, con l’estinzione del “debito karmico”, si ottiene la “illuminazione”, cioè la
libertà dai legami del mondo che viene raggiunta da tutti gli uomini di buona volontà, senza alcuna
rivelazione soprannaturale.
DESTINO : determinazione prestabilita ed immutabile degli avvenimenti, non dipendente dalla
volontà degli uomini. Presso i greci era considerata come “divinità somma”, cui erano sottomessi
tanto gli uomini quanto gli stessi dei. L'espressione della fatalità si sintetizza nelle tre Moire (Cloto,
Lachesi, Atropo) alle quali era affidata la nascita, la durata della vita e la morte
Presso i romani veniva venerato il Fato, “la voce divina” che esprime una decisione ineluttabile.
Contemporaneamente veniva adorata la Dea Fortuna e temute le tre Parche (Nona, Decuma e
Morta), che si rifanno alle Moire greche.
LIBERO ARBITRIO : facoltà di operare per libera elezione, senza condizionamenti esterni; facoltà
da parte dell’uomo di scegliere senza essere determinato da alcuna necessità. Fino a che la cultura e
la filosofia orientale non hanno introdotto in occidente il concetto di karma, la disputa è stata
incentrata su “Destino” e “Libero arbitrio”.

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Qualunque sia la nostra opinione, abbiamo alle spalle uomini illustri che hanno autorevolmente
sostenuto la nostra tesi. Infatti a favore del Destino (o Fato), oltre ai greci e ai romani, ci sono stati
filosofi di tutto rispetto come gli “Stoici” (fata nolentem trahunt, volentem ducunt: il fato trascina a
forza chi non vuole accettarlo, mentre guida con dolcezza chi si affida a lui), e poi Baruch Spinoza
e i Positivisti. In epoca moderna Martin Heidegger, nel saggio Essere e Tempo, carica il concetto
del “destino” di suggestioni mistiche; Carlo Tamagnone, con il suo Necessità e Libertà, vede il
destino come un “indirizzo” per il corso delle vicende umane
Di parere contrario, cioè per la “libertà dell’individuo”, il romano Caio Sallustio Crispo, il filosofo
americano John Dewey, gli Spiritualisti e Sartre ( l’uomo essendo condannato ad essere libero,
porta il peso del mondo sulle sue spalle ed è totalmente responsabile della realtà storica e di se
stesso).
Anche fra i teologi e i religiosi troviamo divergenze aperte: San Tommaso è per il Libero Arbitrio,
così come Pelagio ( monaco britannico); mentre sono per la “predestinazione” sia il religioso
Molina sia Calvino.
Sant’Agostino, nella sua ricchissima produzione letteraria, prima afferma come sia inoppugnabile la
“libertà dell’uomo”, poi, per combattere la diffusione delle “teorie pelagiane”, giunge alla “dottrina
della predestinazione”.
Ma anche fra i nostri grandi poeti riscontriamo un allineamento fideistico-religioso con la “volontà
divina”, per cui Dante : alto fato di Dio sarebbe rotto se Lete si passasse; o come necessità
ineluttabile, per cui Tasso : il mio Genitor, cedendo al fato, forse con lei si ricongiunse in cielo.
Ancora Foscolo :non mi assenta (accorda) premio miglior la volontà dei Fati. E per finire con
Dante :che giova nelle Fata dar di cozzo?.
Personalmente, in contrasto con questi grandi, condivido l’affermazione dello storico, questore, e
pretore di Cesare, Caio Sallustio Crispo che nel lontano 50 a.C. sentenziò: faber est suae quisque
fortunae (ciascuno è artefice del proprio destino).
Con l’arrivo del”KARMA”, non più dualismo fra “destino” e “libero arbitrio”, ma confronto e
scontro fra tre concetti: destino, karma, libero arbitrio.
Per i credenti il “destino” si identifica alcune volte con la volontà di Dio, altre volte viene creato
dalle nostre azioni. Così, se ci ammaliamo per i nostri stravizi e per i nostri errori, è colpa soltanto
nostra; se ci investe un auto o ci cade una tegola in testa, è colpa del destino. Ma se il destino si
identifica con la volontà di Dio, è Lui che ha voluto così?
Se un bambino nasce deforme, focomelico, cerebroleso o muore fra atroci dolori; se tre quarti della
popolazione della Terra vive nella fame, nella miseria, nella sofferenza; se la guerra (sempre
presente nel nostro pianeta) miete vittime innocenti e lascia creature senza arti, ciechi o plegici...è

111
sempre la “volontà divina” a produrre questo?
Tutto ciò che avviene di brutto, di male, di efferato, è sempre la volontà di Dio?
Ma Dio non è bontà infinita? La Sua non è sempre una volontà salvifica?
Esiste un maldestro tentativo che attribuisce a Dio le cose buone: “Dio mi ha fatto la
grazia”...”questo è un miracolo”…”quando si è in grazia di Dio”… Le cose brutte, invece, vengono
messe a carico del “destino,” una energia malvagia e paurosa, da non accostare a Dio.
Ma allora è all’opera un’altra potenza diversa da Dio, o forse un antidio? Dobbiamo dare ragione ai
Greci che mettevano il destino al di sopra degli stessi dei?
Dobbiamo ammetterlo: nella mente dei fatalisti alberga un po’ di confusione, specie quando vedono
nel “male” la “punizione di Dio”, scambiando il Creatore per un feroce giustiziere.
A tal proposito non va dimenticato che la religione cattolica, la nostra religione, ammette il “libero
arbitrio,” la libertà individuale di scelta fra il bene ed il male. Ma fino a quale punto siamo liberi?
E se la nostra libertà è assoluta, come si rapporta con la onnipotenza e la onniscienza di Dio?
Onniscienza vuol dire “conoscenza del tutto”, passato, presente e futuro. Se Dio “sa”, vuol dire che
“vuole”, e siccome è anche “onnipotente”, in ogni momento può intervenire e fermare “il male”, ma
non lo fa. Perché Dio non ferma le mani assassine, non elimina i malvagi, non salva le vittime
innocenti della brutalità umana o delle catastrofi naturali?
Dio è cattivo se permette questo? Assolutamente NO.
Dio, pur soffrendo per i peccati e per il male del mondo, lascia “libero” l’uomo di scegliere fra il
bene e il male, cioè rispetta il “suo libero arbitrio”.
Dio è onnisciente, quindi sa tutto quello che l’uomo liberamente sceglie di fare.
Ma questa libertà quando comincia? E’ libertà razionale? Di coscienza? Spirituale?
Il “libero arbitrio” comincia appena si è capaci di intendere e di volere? O all’atto della nascita, o al
momento del concepimento, appena si forma la vita; oppure quando si è in grado di assumere
responsabilità? O è cominciato ancora prima?
Ritengo che la libertà di decisione sia qualità intrinseca dello “Spirito” che è eterno, quindi è libero
da sempre.

Il concetto di”Karma” impone la teoria della reincarnazione che dalla religione cattolica venne
dichiarata “eresia”, nel 553 d.C. col II Concilio di Costantinopoli.
Come si è già visto, la Chiesa Primitiva Cristiana accettava il “principio della reincarnazione” che
fu esposto dagli Gnostici e da numerosi Padri della Chiesa, inclusi Clemente di Alessandria,
Origene e San Gerolamo. Di reincarnazione vi è citazione sia nel Vecchio che nel Nuovo
Testamento.

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Lo Spirito liberamente sceglie il “loka” dove nascere, cioè il pianeta nello spazio siderale, il
continente, la nazione, la regione, la provincia, la famiglia, i genitori da cui avere un corpo. Con le
nuove reincarnazioni, lo Spirito si prefigge di completare ed arricchire le precedenti esperienze, per
“crescere” ed avvicinarsi a Dio, vita dopo vita.
Paramahansa Yoganandha (un santo indiano) nei suoi scritti dichiara che l’uomo è libero soltanto in
parte, essendo soggetto al karma. Ma questo “karma” non viene imposto da alcun Ente Superiore; è
la conseguenza delle azioni fatte dall’uomo, in piena libertà. Quindi è un autocondizionamento
creato dall’uomo stesso.
Il concetto di “karma” crea una profonda frattura fra le religioni. Scompare la figura dell’Inferno e
del Paradiso, si annulla il”Giudizio Finale”, ma viene esaltato il “senso di “giustizia” e di “bontà” di
Dio.
Inferno: male si coniuga con la “bontà infinita” di Dio. La condanna definitiva, inflitta all’uomo per
avere peccato “soltanto” nell’arco di una vita. Ma questo “arco”, riferito all’eternità, rappresenta
uno spazio temporale infinitesimale, e sarebbe una severità molto peggiore della ferocia dei
tribunali dell’uomo.
Paradiso: si conquista “gradino dopo gradino” con l’evoluzione spirituale, vita dopo vita, fino a
giungere alla dignità divina.
La crescita spirituale è lo scopo della vita.

Ma questi concetti “Karma”, “destino”, “libero arbitrio” apparentemente così distanti, possono
essere rielaborati e avvicinati, se sottoposti a qualche modifica.
“Destino” = ciò che ci riserva il futuro, a noi non noto, senza alcuna imposizione o costrizione
esterna. Ma questo futuro nasce dalle nostre azioni e dai nostri pensieri, assolutamente liberi.
L’energia prodotta dai pensieri e dalle azioni di oggi crea la condizione della/e nostra/e vita/e
futura/e. Il “karma”, infatti, è il risultato dell’accumulo di energie prodotte dalle nostre azioni e
dalla nostra mente. Queste energie possono essere “positive” o”negative” e hanno la proprietà di
attirare altre energie dello stesso segno, con le quali si sommano.
Nasce, così, il Karma collettivo, quello familiare, di un paese, di una regione, di una nazione, di una
razza, di una etnia, di un intero continente o di tutto un pianeta.
E’ proprio con il “karma collettivo” che si possono spiegare i clamorosi e dolorosi accadimenti
della storia umana. Gli errori e le malefatte dei padri e degli antenati, creando “energia negativa”, si
ripercuotono sui figli e sui discendenti. Non è da interpretare come “pun.izione divina” o del
destino, ma “semplice conseguenza di energie negative”, prodotte sempre e soltanto dall’uomo,
nella sua massima libertà.

113
Quindi il “futuro” immediato o prossimo dell’individuo o della società umana, scaturisce sempre
dalla nostra libertà di azione e di pensiero.
Ma si tratta di una libertà pesante. Nessuna scusa o giustificazione per gli errori, per i fallimenti o
per il male compiuto. La responsabilità è soltanto nostra e non possiamo scaricarla sul “destino”,
sulla mala sorte o sulla ineluttabile fatalità.
Per contro, è solo nostro il merito per le cose buone che riusciamo a portare a termine, senza
l’apporto di alcuna gratuita e favorevole “predestinazione”.
Come in una somma algebrica, il “positivo” annulla il “negativo”, così le buone azioni, i pensieri
positivi, tutte le attività dell’uomo, nel rispetto e a favore del prossimo e della Natura, compensano
le negatività prodotte.

114
PRIMO INCONTRO CON IL “BEATO D.G.”

Debbo confessare di essere, immeritatamente, una persona molto fortunata perché oltre ad avere
una moglie meravigliosa e dei figli eccezionali, mi è “concesso” di ricevere la “guida” ed i
“suggerimenti” di Entità Spirituali.
I loro interventi mi colmano di gioia, mi esaltano ma anche mi sbalordiscono. Continuo a chiedermi
perché tanta attenzione da parte loro, senza che io faccia nulla di speciale.
Galeno e Jorino mi hanno aiutato (e mi aiutano) nell’esame iridologico, Papa Giovanni mi ha
permesso di ottenere la patente di radioamatore, Padre Aldo mi “suggerisce” nuove tecniche di
meditazione e mi dà segnali di “incoraggiamento e di “approvazione”.
L’incontro più recente l’ho avuto col Beato D.G., per mezzo di una collega di mia figlia che
chiamerò “R.B.”: è una sensitiva, “medium immediata”, sempre collegata col Beato D.G., che è il
suo Spirito Guida.
“R.B.” è stata mia figlia nella mia quarta reincarnazione; oggi è felicemente sposata, ha una bella
famiglia e un lavoro che la impegna moltissimo. Attraverso di lei chiedo il parere dello Spirito
Guida, sia per telefono che per lettera.
Su autorizzazione dello Spirito Guida, riporto i dialoghi avuti con Lui e le risposte alle mie
domande.
Prima “Amografia” (termine suggerito dal Beato D.G. )
Ci troviamo in casa di mia figlia Titti con R.B..
Il Beato D.G. mi conferma che il mio Spirito Guida è quello di una persona, viva, e che, fra l’altro,
è anche mio amico. Non avrei mai immaginato, e nemmeno sospettato, che un Spirito possa dare
vita ad un essere vivente e, contemporaneamente, essere di “Guida” a un’altra persona.
Il Beato. D.G. ha precisato che “sono orgoglioso (un po’ troppo) e che, pur essendo uno stimolo, va
frenato”.
Mi ha raccomandato di andare a trovare Padre Aldo 28 (al cimitero di Bergamo).
Debbo trovare Franco(mio Spirito Guida) 29 e parlare con lui.
Riferisco testualmente le parole dello Spirito, rivolte a me:
Beato D.G.
Sono contento della tua missione che non è facile. Prossimamente porteremo un registratore.
Sono molto orgoglioso di te. Insieme siamo una grande famiglia.

28
.Padre Aldo era un famoso esorcista che aiutava tante persone moralmente e spiritualmente. Ha operato guarigioni
miracolose da vivo e continua a farlo anche che da morto. La sua tomba è sempre piena di fiori e di candele accese.
29
Franco è uno del “gruppo erboristi” dell’ex stalla. Ammiravamo in lui qualità elevate di bontà e di umiltà e…un alone
di misteriosa austerità. Non immaginavo potesse essermi così vicino spiritualmente: ero io a non essere “pronto”.

115
Abbiamo dei grandi compiti da svolgere, per salvare questo mondo che si sta distruggendo.
Franco ti aiuta: non voleva farsi scoprire. Deve trovarsi da “solo” ad andare avanti.
Padre Aldo è molto felice di questo incontro. Devi andarlo a trovare; ha bisogno di te. Vai a
trovarlo per ricaricarti. Ha bisogno di te per rinforzare tua figlia Titti che avrà, un giorno, il tuo
“segno”. Erediterà le tue qualità e porterà avanti il tuo lavoro.
Comincia ad insegnarle. In questo modo sarà avvantaggiata: non tutti hanno una guida spirituale.
Posso dirti che è arrivato il momento di scrivere, quando RB ti porrà le mani sul capo.
Più avanti riuscirai a fare una cosa grandiosa e scriverai con Franco, quando sarai bene allenato.
Padre Aldo: questo è solo il primo incontro. Non affaticare R.B. che è stanca.
Sono orgoglioso di voi.
Grandi progetti.
Benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

116
SECONDO INCONTRO COL “BEATO D.G.”

Questo è il secondo incontro col Beato.D.G., tramite la sensitiva R.B..


Le domande vengono poste da me, e le risposte vengono dalla bocca della sensitiva (scritte in
corsivo).

Pippo : Perdona la mia “curiosità”, ma sono tanti i dubbi che “mi pesano”. Quanti “cieli”ci separano
da Dio?
Beato D.G.: “Tre: l’ultimo è di sette piani”.
Pippo :S.D.G.Swami Prabupadha 30 è un “illuminato”? E se lo è, perchè è così poco generoso verso
chi non la pensa come lui?
Beato D.G. : “Con i suoi poteri, pensa di essere come Dio e questo lo porta a seguire il male”.
Pippo : Ritengo assurdo che Krisna abbia vissuto su questa Terra con 116.108 mogli e 116.108
palazzi tutti di marmo e oro, ed è bellissimo. Non è una mortificazione per gli uomini che
non sono né belli né ricchi?
Beato D.G. : “Gran parte della sua storia è leggenda”.
Pippo : R.B. è stata mia figlia in quale vita e in che condizioni?
Beato D.G. : “Nella tua quarta vita, eri un mercante e lei era l’ultima di sette”.
Pippo : Gesù Cristo tornerà sulla Terra ed avrà 13 apostoli?
Beato D.G. : “Si, ma con un esercito di apostoli”.
Pippo : In meditazione potrò incontrarTi?
Beato D.G. : “Potrai vedermi ma non parlarmi”.
Pippo : Con la “telescrittura potrò avere un Tuo dettato?
Beato D.G. : “Si, sotto la guida di R.B.”.
Pippo : Posso favorire la guarigione di L. e di G.?
Beato D.G. : “Ci sono mali che non hanno bisogno di guarire, né di cure”. 31
Pippo : Raggiungendo il “samyama”si ottengono i poteri di cui parla Patanjali?
Beato D.G. : “Non tutti” 32
Pippo : Sei a contatto con i “santi” delle altre religioni ?
Beato D.G. : “No, non fa parte del mio compito”.
Pippo : Ros. è in grado di “parlare” col marito?
Beato D.G. : “Si”.
Pippo : Qual è il livello spirituale di Ros ?
Beato D.G. : “Medio alto”.

30
Il suo nome completo è Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Ha scritto molto sulla letteratura
vedica. Fra le sue opere più importanti va citata la traduzione dal sanscrito dello Srimad Bhagavatam, definito dai saggi
dell’India “il frutto maturo della conoscenza vedica”. Ha scritto sessanta volumi di opere letterarie. Ha diffuso nel
mondo “il movimento per la coscienza di Krsna”.
Purtroppo, in diversi libri di questo autore ho notato un atteggiamento arrogante e di dichiarato spregio per tutti quelli
che non condividono le sue idee, fatta salva una cultura enciclopedica e una esposizione fluida ed avvincente.
Ho voluto chiedere il parere al Beato D.G., che è stato esplicito e lapidario.
31
Sono mali della depressione e dell’ansia. L’affermazione del Beato D.G. conferma le mie convinzioni sulle malattie
della sfera emotiva che, contrariamente a quanto affermano i medici, si possono superare con la forza della mente e non
con farmaci. Questi possono essere di aiuto all’inizio, per ottenere una riduzione della sintomatologia, e permettere una
riflessione sulle proprie risorse. Necessita il sostegno di persone vicine cariche di comprensione e di positività ;
allontanarsi da un ambiente saturo di pensieri negativi, concedersi distrazioni, frequentare compagnie allegre e
rumorose. Queste condizioni “iniziali” danno “spazio” all’ammalato per tranquillizzarsi, per allontanare i ritorni di
pensieri distruttivi ed angoscianti. Lentamente si apre uno spiraglio di speranza, di fiducia nelle proprie forze. Arriva la
convinzione che”ce la posso fare da solo”. Da quel felice momento inizia la vera guarigione, basata soltanto sulle
proprie forze.
32
Si veda “Poteri della mente nella disciplina dello yoga” (pag.44). Il Beato D.G. precisa che “non tutti” sono
raggiungibili, ma, anche a scartarne qualcuno, gli altri rimangono ugualmente difficili persino da immaginare. Eppure
sono incredibilmente veri.

117
Pippo : Le meditazioni che suggerisco ai miei allievi, fanno “bene” sia a loro che a me?
Beato D.G. : “Si”.
Pippo : Br. di Azzano e Mr. di Seriate sono spiritualmente molto avanzate?
Beato D.G. : “Si”.
Pippo : Il ”lavandino spaccato” ed “incollato” da L. e tutti i recipienti di vetro che si rompono, così
come “il barattolo di zucchero” che mi scoppia nelle mani, cosa vogliono significare?
Beato D.G. : “E’ segno di eccessiva energia”.
Pippo : I sogni di G.N.., gli apporti spontanei (che fino a qualche tempo addietro erano conservati),
l’ospedale già pronto “in cielo”( dove io sarei uno dei medici), avranno concretezza e
quando?
Beato D.G. : “Sarai medico delle anime, ma ci vuole tempo”
Pippo : Posso guarire le mie ginocchia con la forza del pensiero?
Beato D.G. : “Si, appoggiando la fronte e le mani sulle ginocchia” 33
Pippo : G. ha qualche disturbo serio a carico del fegato o del colon ascendente?
Beato D.G. : “No”.
Pippo : Padre Aldo è dispiaciuto per un qualche mio torto nei Suoi confronti?
Beato D.G. : “No”.
Pippo : Forse perché da troppo tempo non vado a trovarlo?
Beato D.G. : “Vai a trovarLo, ti aspetta “
Pippo : Se è con Te, abbraccialo fortemente da parte mia. Un forte abbraccio anche a Te.

33
Il Beato D.G. mi conosce “nel profondo” e “sa” che ho energia pranica da potere esprimere verso gli altri. Mi piace,
infatti, dare un lieve sollievo con l’imposizione delle mani, ma non avrei immaginato di poter “curare” la mia severa
“gonartrosi”.

118
TERZO INCONTRO COL “BEATO D. G.”
E’ una lettera che ho inviato alla medium RB, per ottenere dal Beato D.G. una risposta alle mie
domande. Le risposte sono in “corsivo”, seguite dal mio commento personale.

Pippo : Trascendenza e immanenza. Nella creazione Dio “impregna di Se” tutto il creato, nel
senso che ogni creatura (animata o inanimata, come la materia) contiene spiritualità ?
Beato D.G. : SI
Questa affermazione giustifica “l’immanenza” che non tutte le religioni ammettono.
Pippo : Secondo il misticismo orientale Dio crea il mondo mediante il sacrificio di Se stesso:
diviene il mondo che, alla fine diventa Dio ?
Beato D.G. : Una parte di Dio è il mondo.
Dio, infatti, comprende tutto il creato.
Pippo : Risonanza morfica di Sheldrake. Quando le abitudini o il comportamento o le idee, come
pure le aspirazioni di una specie (persone, animali, insetti) supera come numero di
praticanti il ”valore di soglia”, trova accesso nel”campo purico” ed automaticamente
dette abitudini e comportamenti vengono “assorbiti” da altri elementi della stessa specie,
senza alcun contatto fra di loro ?
Beato D.G. : Si! Senza contatti
Il Beato D.G. condivide l’ipotesi dello scienziato Rupert Sheldrake, relativa alla “mente” che non è
localizzata nello spazio, che può persistere nel tempo e che è oltre il corpo e contiene evidenti
implicazione circa l’immortalità. Non è ristretta al cervello, non è un prodotto del cervello, anche se può
agire attraverso di esso.
Valore di soglia : è un limite massimo di accumulo dell’energia, superato il quale si può ottenere una
reazione abnorme.
Campo purico : è un’espressione usata da Fabio Marchesi, per indicare l’assoluto, il grande Uno,
immenso, onnipotente e onnipresente che noi chiamiamo Dio.
Pippo : Il “Campo Purico” può essere “l’Iperuranio di Platone” e, quindi, “la mente di Dio”? :
Beato D.G. : No.
Pippo : La Mente di Dio, ricevendo il “pensiero positivo” di una notevole quantità di persone,
da raggiungere “il valore di soglia”, può riflettere questo “desiderio” sul resto dell’umanità ?
Beato D.G. : No.
Pippo : Per esempio: se è grande il numero di persone che vogliono la pace, questo desiderio può
essere trasmesso, senza alcuna imposizione da parte di Dio, al resto dell’umanità ?
Beato D.G. : Si.
Iperuranio è il mondo delle idee di Platone. Il Beato D.G. esclude che “Campo Purico” e “Iperuranio” si

119
possano identificare con la “Mente di Dio”, ma ammette che una forma di energia mentale, superando il
“valore di soglia”, può influenzare altre persone, senza alcun contatto fra di loro.
In altri termini il fenomeno di “trasmissione” di una idea o di una emozione o di un desiderio può
influenzare altre persone che non si incontrano e non si conoscono nemmeno.
Erroneamente attribuivo questo passaggio di un desiderio nobile, come quello per la “pace”, dalla parte
“buona” dell’umanità verso l’altra. Ma “quest’altra parte” di umanità può non volere la pace.
Se Dio trasmette un “desiderio” non “desiderato” o addirittura “rifiutato”, equivale ad una imposizione che
fa violenza alla “libera scelta” dell’individuo, al famoso “Libero Arbitrio”.
Se Dio non interviene, il fenomeno si può spiegare solo con l’attribuire alla “energia mentale” dell’uomo
poteri straordinari, così come afferma il filosofo indiano Patanjali: ”l’energia mentale è tale che, non solo
può cambiare l’animo umano, ma perfino l’intima essenza della materia.
E’ una conquista dell’uomo senza l’intervento di Dio.
Pippo : L’anima è diversa dallo Spirito ?
Beato D.G. : Si.
Pippo : Come sostiene Schurè, è formata di particelle sottilissime periture, che possono restare
a marcire col corpo, dopo la morte ?
Beato D.G. : No.
Pippo : mia figlioccia Ros. ha visto la “figura” del padre, sollevarsi dal corpo appena morto
e svanire nell’aria. Era quella un’anima “purificata” che rimane come “ornamento” dello
spirito ?
Beato D.G. : :SI, ma poi vengono divise.
Secondo il Beato.D.G l’anima non ha consistenza materiale, è “ornamento” etereo dello spirito e con questo
si invola verso “il cielo”. Successivamente si dividono: l’anima si fonde con l’energia del creato, mentre lo
Spirito segue il proprio “karma”.
Pippo : Nella meditazione MerKaBa, al XVII respiro, quando si forma il “disco ruotante di
energia”, a 9/10 della velocità della luce, noi evochiamo mentalmente le persone che
soffrono, attirandole verso il nostro corpo come una calamita, per impedire che vengano
centrifugate verso il bordo del disco. ( v. pag. 77)
E’ giusta questa nostra tecnica?
Beato D.G. : Si
Pippo : Possiamo migliorarla ?
Beato D.G. : No, per adesso, ma molto più in là!
Il Beato.D.G. approva la tecnica meditativa della Mer.Ka.Ba. ma sottintende un possibile e necessario
miglioramento, correlato alla crescita spirituale di tutti noi.
Pippo : Siamo nella terza dimensione. La MerKaBa può aiutarci a passare alla quarta dimensione ?
Beato D.G. : No

120
Il Beato.D.G. non condivide le affermazioni di Drunvalo Melchizedek sul “metodo” per superare questa
nostra terza dimensione. Dà per certo che ci sarà un cambiamento radicale nel nostro pianeta, ma non sarà
“la fine del mondo”.
In un prossimo incontro, il Beato D.G. potrebbe suggerire nuove tecniche da sommare alla Mer.Ka.Ba.
Pippo : la quarta dimensione ci permetterà di vedere gli Spiriti Guida, e finalmente potrò vedere
anche Te, Padre Aldo ed il mio Spirito Guida ?
Beato D.G. : Prima incontrerai altri Spiriti Guida
La data che viene ipotizzata per il “passaggio” è il “21 dicembre 2012”. L’idea di incontrare altri Spiriti
Guida mi crea una certa ansia ed un po’ di timore: “potrò non deluderli?”
Pippo : il mio Spirito Guida ha elevate capacità artistiche, come è stato rivelato alla M.R. ?
Beato D.G. : Si.
questa affermazione mi dà la certezza che nei miei dipinti e nei miei disegni ci sia stato “l’aiutino” di
qualcuno, specie riprendendo il lavoro dopo una pausa per riposare gli occhi e la mente.

121
QUARTO INCONTRO COL “BEATO D.G.”

In questo incontro eravamo presenti mia figlia Titti, R.B.. ed io.


Inizia a parlare il Beato D.G., attraverso la voce di R.B.
Beato D.G. : Assieme noi potremo fare grandi cose. Puoi chiedere ciò che vuoi.
Pippo: chiedo scusa, ma vorrei avere risposte che riguardano delle allieve di “yoga”.
Luì vorrebbe arrivare più in profondità nella conoscenza spirituale.
Beato D.G.: vuole conoscere troppo; per il momento le deve bastare ciò che ha… che è tanto!
E’ veramente tanto. Deve apprezzare e gustare questo grande dono. Per lei è come se
tutto fosse normale: ma non è così. E’ già un dono immenso!
Pippo : Al. ha paura degli spiriti negativi. Come può fare per liberarsene?
Beato D.G. : C’è da dire che nessuno spirito è cattivo e non potrà mai farle del male, anche perché
Al. ha una grande protezione.
Pippo : Da chi è protetta?
Beato D.G. : Da persone che stanno in “questa dimensione”.
Pippo : Lo. vorrebbe conoscere il suo spirito guida.
Beato D.G.: No! Non è possibile, per lo meno non adesso, di sicuro.
Pippo : Mr., recentemente ha assistito ad una apparizione della Madonna a Medjugorie. E’ molto
religiosa. Chiede perché non riesce, anche mentalmente, a portare a termine una preghiera.
Beato D.G. Perché dentro di sé è molto agitata. Deve imparare a separare la mente dal cuore.
Deve abituarsi a fare qualunque azione manualmente, mentre la mente si rivolge alla
preghiera Ci vuole molto allenamento. Tenere separati cuore e mente.
Pippo : Questo vale anche per mia moglie che non riesce a completare una preghiera e si mette a
piangere.
Beato D.G: Vale anche per lei. Deve fidarsi un po’ di più di se stessa. E’ molto insicura. Danni
non può farne; al limite qualche pasticcio. Ma danni non ne fa.
Pippo : Ora c’è Ros. E’ stata educata dalla madre ad un rapporto “do ut des”, con la Chiesa
(purtroppo!). E’ disperata per non avere mantenuto una promessa, fatta per ottenere la
guarigione di suo marito. Ora teme di essere punita per questa inadempienza.
Beato D.G. : Dio è amore infinito. Ama lo stesso i suoi figli.
Pippo : Questa mattina ho ripreso questa “mia figlia”(l’ho battezzata), per avere dato ascolto
ad un prete, esorcista, che la ritiene” in peccato mortale” per il fatto che continua a
piangere per suo marito, morto da qualche mese.
Beato D.G. : No! Chi è più in peccato dei due è il prete. Devi dire alla tua figlioccia di andare,
da sola al cimitero; girare fra le tombe e sentire la pace e la serenità. Capirà che Dio
“non è arrabbiato con lei”.
Pippo : Ho imparato che ogni accadimento sia un segno da non scartare. Recentemente mi hanno
regalato un libro. Contiene affermazioni così nuove, per me, e così sconvolgenti che
Tu hai confermato in parte. Così è accertato che “i marziani” hanno popolato
la Terra assieme agli ebrei. Da questi, poi, è nata la razza umana. Ma ciò che mi sembra
assurdo è il procedimento: “lo sperma di un giovane marziano con il sangue di un primate
mischiato con il fango, e messo il tutto nell’ utero di una fanciulla sterile…così è nata la
razza umana”. Ma, a dir poco, mi sembra pazzesco
Beato D.G. : La tecnica non è andata proprio così. Ci sono state molte cure e molte erbe che non si
trovano più su questa Terra. Si usavano per curare tanti mali. Col passare degli anni sono
passate di moda. La linea, grosso modo, è stata quella, con dei particolari che non si
potrebbero più riprodurre.
Anche perché l’essere umano è cambiato molto negli anni. E’ diventato maturo, si è
raffinato. Non sopporterebbe tante cose. Ciò che prima aiutava a guarire, oggi potrebbe fare
morire.

122
Pippo : Ma non è una questione di curare un male, cioè la “sterilità”, viene affermato che
l’essere umano era di dimensioni eccezionali da tre a cinque metri, fino a quindici metri.
Beato D.G. : No. Tutti questi metri sono pura fantasia. C’erano altezze da due a due metri e mezzo.
Poi si è ritornati indietro.
Pippo : Adamo ed Eva sono comparsi dopo che i marziani hanno invaso la Terra: Dopo che
Atlantide era sprofondata. Gli atlantidei, sono venuti a popolare la Terra, questo nostro
pianeta.
Beato D.G : Ora è il vostro pianeta, prima non lo era. Prima venivate da un altro pianeta.
Pippo : Tutto questo esisteva già nel creato, prima di Adamo ed Eva ?
Beato D.G: Nel creato no, solo su questa Terra. La storia parte, per gli stolti, da quando è nata
la Terra, cioè da quando sono comparsi Adamo ed Eva.
Pippo : Quindi esistevano già i marziani (parte maschile) e gli ebrei (parte femminile),
che venivano da altri pianeti.
Beato D.G. : Da altri pianeti. Esistevano ben cinque pianeti dove c’erano forme di vita.
Pippo : Ci sono altre forme di vita nella nostra galassia o nelle altre galassie?
Beato D.G. : Solo nelle altre galassie.
Pippo : Dove c’è forma di vita diversa dalla nostra?
Beato D.G. : Molto diversa
Pippo : Sembra fantascienza, ma non lo è, come in molti films.
Beato D.G. Molti films sono nati da incubi avuti in sogno da registi o da loro collaboratori.
Poi si è creato il tutto. Ma questi incubi appartengono alla realtà.
Titti : Queste affermazioni del Beato D.G. le ho lette nel libro di Igor Sibaldi. 34 Tutte le nostre
fantasie possono essere ricordi di nostre vite precedenti.
Beato D.G. : O di conoscenze che la nostra mente fa in diversi posti, durante un viaggio
astrale, mentre dormiamo.
Titti : Anche la mitologia può riferire fatti realmente accaduti?
Beato D.G. : In parte si.
Pippo : Ora voglio porre una domanda, solo attraverso il pensiero(“quando morirò ?”)
Beato D.G. : Non voglio risponderti direttamente , ma sappi che “tutto può accadere senza
alcun preavviso” Resta sempre con gli occhi aperti. Dovresti scrivere un libro
con tutto quello che sai.
Pippo : Io ,veramente, pensavo di scrivere tutto quello che ho imparato dalla vita, per
aiutare chi mi seguirà, solo dopo che avrò smesso di insegnare lo “yoga”.
Secondo Te, quando finirò di insegnare?
Beato D.G. : Lo farai fino alla fine dei tuoi giorni…o quasi. Comincia prima a scrivere questo
Libro, così qualcuno potrà leggerlo. Tu, Titti, devi seguire papà, perché hai tante cose da
imparare.
Titti : Purtroppo non ne ho il tempo.
Beato D.G. : Due ore alla settimana. Voi due insieme potete fare molte cose. La strada è molto
lunga.
Pippo : Sto facendo bene a “provocare” i sacerdoti con le affermazioni sacrosante del
Vangelo, solo allo scopo che non vengano messe da parte e bistrattate?
Beato D.G. : Sapessi le lotte che ho fatto io! Mi hanno anche scomunicato!
Pippo : Come Don Mario Mazzoleni!
Beato D.G. : Perché dicevano che ero matto. Ma sono ancora qui, mi incontro con tante persone
e diffondo la parola di Dio. Loro sono quà e fanno penitenza, intanto.
Titti : Sulla Terra?
Beato D.G. : No. Sono fermi, per avermi umiliato, non come persona, ma per avere offeso la
” parola di Dio”. Sono andati contro la Sua Chiesa.

34
Sibaldi Igor, Il libro degli Angeli (2007), Fassinelli Editore

123
Pippo: Sono tutti religiosi o ex religiosi?
Beato D.G.: Dirigevano delle parrocchie, ma lavoravano per loro stessi e non per la loro gente,
specialmente durante le guerre. Loro mangiavano e i bambini no. Dio perdona
tutto, ma anche Lui, tante volte e per alcune cose, ha bisogno di tempo per perdonare
Pippo : Ma è il nostro Spirito che non ci perdona!
Beato D.G.: E che si ribella.
Pippo : Ci sono incisioni in varie parti del mondo, in modo particolare in Egitto, che
dimostrano che “la Creazione” segue precise regole matematiche e geometriche,
dette “geometrie sacre”, come quadrati , cerchi, tetraedri stella….
Beato D.G.: Non è proprio così. Ci sono cose che sono veramente matematiche. Hanno nel corso
degli anni subito un ciclo, quindi hanno seguito un certo corso. Voi dite sempre che
la matematica non è un’opinione. Ci sono regole precise per risolvere ogni problema.
Questo è stato anche per la Terra, specie per l’Egitto, terra veramente “vissuta”, che
ha dato tanto ed ha ricevuto tanto.
Pippo : “Thoth”, lo spirito guida di Drunvalo Melchizedek, autore del libro “L’antico
Segreto del fiore della vita”, è vissuto per migliaia di anni, quindi è da considerare
“un immortale”. Ha memoria di ciò che è stato e di ciò che sarà. E’ questa la
“immortalità”?.
Beato.D.G. : Non è un immortale sicuramente. Non ci sono cose immortali, eccetto l’anima.
Quando sei “di qua” (cioè nell’aldilà) ricordi tutte le tue vite. Tutte insieme le
ricordi, tutto ciò che hai fatto quando eri sulla Terra.
Pippo : E’ questa una forma di immortalità?
Beato D.G. : Questa è immortalità! Ma in questa dimensione, non nella vostra.
Pippo : Gesù ritornerà con un esercito di apostoli. Ci sarò anch’io? Almeno così
mi hanno detto.
Beato D.G. : Ci sarai con molte altre persone. Sarà una cosa bella! Sarete in tanti, un vero
esercito. E combatterete tutti insieme un vera guerra, come “un esercito della pace”.
Pippo : Padre Aldo è con Te?
Beato D.G. : Si.
Pippo : La statua di Padre Aldo, che sorride con tutti, con me ha pianto. Forse per ciò che di grave
sta succedendo nel mondo? Io ho detto ai miei allievi di pregare.
Beato D.G. : Solo la preghiera.
Pippo : Intensa, continua, non soltanto alla mattina o alla sera, prima di addormentarsi e non
meccanicamente.
Beato D.G.: Con continuità.
Pippo : Vorrei chiedere per Eu. che è grave in ospedale.
Beato D.G. : Posso solo dirti che non è vicinissimo il suo momento e di pregare per lui, perché c’è
questa nuova situazione.
Pippo : E’ dolorosa?
Beato D.G. : E’ più dolorosa nella sua testa che nel suo corpo
Titti : Come mai da quando mi sto avvicinando a queste verità, sulla vita spirituale,
ricevo tanti messaggi dagli Angeli? Però avvicinandomi alla verità provo un senso di
tensione anziché serenità
Beato D.G.: Hai paura di non farcela, di non essere all’altezza di tuo papà. Hai paura che
l’impegno che dovrai prendere sarà molto grande. Hai il peso di una famiglia e
dei tuoi figli che vengono prima di tutto. Ma il tempo lo troverai anche per fare
il tuo cammino.
Titti : Non mi ritengo abbastanza in gamba per fare cose importanti.
Beato D.G.: Qui c’è il rischio della mente, ma c’è sempre tuo papà che ti aiuterà, e c’è sempre
il tuo Angelo Custode che è sempre vicino a te. Devi pensare: “io ce la farò perché
sono grande e posso arrivare dove devo arrivare”.

124
Titti : Cerco di migliorare il mio carattere, ma più mi sforzo, meno ci riesco.
Perché vedo sempre i numeri della mia data di nascita (per es.: dalle targhe delle
macchine). Cosa vuole significare?
Beato D.G. : Quando nasciamo cosa ci viene affidato? L’Angelo Custode. Questo vuole dirti
“ dalla tua data di nascita io sono vicino a te, rivolgiti anche a me”
Questa certezza ti darà la forza per seguire il tuo cammino.
Vi devo lasciare perché R.B. è stanca.
Vi benedico nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo.

125
QUINTO INCONTRO COL “BEATO D.G.”

Da qualche tempo prendo in considerazione tutti i suggerimenti che, in vario modo, mi giungono.
Gli ultimi riguardano due libri di argomento decisamente opposto, che mi sono stati “raccomandati”
da amici carissimi.
La pietra dell’Orsa Maggiore della veggente Hann Walker 35 che, accompagnata dal suo Spirito
Guida, “diffonde un fondamentale messaggio all’umanità, da cui dipende la salvezza della Terra”.
Hann Walzer, nel suo viaggio iniziatico, si sposta dall’Inghilterra all’astronave degli Spiriti Guida,
alle piramidi dell’Egitto. Incontra Gesù, la Madonna e persino lo Spirito di Dio Padre.
Il nostro ambiente cosmico di Martin Rees 36, astronomo reale d’Inghilterra, cerca di collegare
l’universo e il microcosmo, il principio quantistico e la teoria della relatività. Si pone domande
inquietanti: “Che cosa c’era prima dell’inizio? Che cosa ha dato origine all’energia e alla materia?
L’universo è infinito? Esistono gli extraterrestri?”
Il libro della Walker fa apparire fin troppo facile raggiungere astronavi, dialogare con i santi della
religione cattolica, con alieni provenienti da pianeti “distrutti milioni di anni fa” e con animali
che, a volte, prendono la forma umana.
Il trattato di Rees ci presenta un universo sconfinato, non finito e in continua crescita.
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
Non ho la preparazione e l’esperienza necessarie per potere giudicare questi due scritti, per cui
chiedo lumi al Beato D.G.
Debbo premettere che le risposte dello Spirito Guida sono piuttosto laconiche, perché passano
attraverso la “voce” della medium, che si stanca e non può sostenere un lungo dialogo.
-----------------------------------
Pippo:.E’ verosimile l’esperienza paranormale raccontata dalla Walker:?
Beato D.G.:In buona parte ,si.
Il che significa che ognuno di noi, se ha raggiunto una notevole sensibilità, può avere contatti con
entità spirituali. Questi “contatti” possono essere influenzati dalle peculiarità proprie dell’uomo.
Così un’esperienza paranormale, nel ricordarla, può essere , in buona fede, arricchita di particolari
fantasiosi che esulano in qualche modo dalla realtà genuina.
Pippo : Secondo la Walker, proteggendo le foreste pluviali, si può salvare la Terra?
Beato D.G.: No, nell’immediato, ma servirà per ricostruirla.
La risposta potrebbe significare che nel nostro pianeta ci sarà un periodo particolarmente difficile
che supereremo anche attraverso il salvataggio delle foreste.
35
Walker Hann, La Pietra dell’Orsa Maggiore (Alla Ricerca del Segreto di Giza), Sperling & Kuper
36
Rees Martin (2004), Il nostro ambiente cosmico, Adelphi

126
Pippo:è accettabile la teoria del Big-Bang?
Beato D.G. Si, ma non è tutto esatto
Per molti il”Big-Bang” è un fenomeno spontaneo che esclude la presenza di un Dio Creatore.
Pippo: Martin Rees afferma che “vediamo in ogni meccanismo biologico il risultato di una lunga
selezione evolutiva e di una simbiosi con l’ambiente”. Studi paleontologici, embriologici ed
anatomici hanno dimostrato che attraverso i millenni ci sono state delle evoluzioni nelle forme,
anche nei progenitori dell’uomo. Così dal ramapiteco si è passati allo australopiteco, all’homo
erectus, all’homo sapiens, all’homo sapiens sapiens. Sono scientificamente dimostrabili, anche se le
prime due venivano ritenute come “un ramo abortivo collaterale” nella comparsa dell’uomo su
questo pianeta? Vengono, in sostanza, confermate le teorie di Charles Darwin descritte nell’”Origine
delle Specie”, che hanno disorientato scienziati e persino diversi religiosi.
Hanno un fondamento scientifico e corrispondono alla realtà ?
Beato D.G.: Darwin si è avvicinato molto.
Pippo: la “selezione evolutiva” può spiegarsi con la “immanenza” di Dio in tutto ciò che ha creato,
per cui ogni “creatura” ha dentro di sé un po’ di divinità che la spinge a “migliorarsi”?
Beato D.G.: Si
Pippo: Possono prodursi nuovi “Big-Bang”?
Beato D.G. : Si, ed è quello che in effetti sta avvenendo.
Pippo: perchè “il creato” continua ad espandersi?
Beato D.G.: Per completarsi ed arrivare alla fine, per un nuovo inizio. Non è possibile conoscere
tutta la verità attorno a noi: dobbiamo continuamente studiarla e scoprirla. Questo è il compito
dell’uomo sulla Terra. Ma questo è anche il compito di tutti gli esseri senzienti ed intelligenti, sparsi
nell’immenso spazio del Creato.
Questa affermazione dà ragione a quegli scienziati che prevedono un “limite “ a questa espansione,
con una fine di tutto quello che esiste: il famoso “big crouch”, per ricominciare di nuovo.
Esattamente come prevedeva Origene, uno dei padri della Chiesa.
Pippo: prima di questo “big-bang” esisteva già un “creato” simile a quello attuale, sempre come
opera di Dio?
Beato D.G. : Si, ma molto meno evoluto…
Pippo:Esistono gli extraterrestri e gli alieni?
Beato D.G. : Si, anche prima della comparsa dell’uomo sulla Terra.
Pippo:Gli extraterrestri e gli alieni presenti nel nostro pianeta, hanno forma concreta (anche se molto
diversa da quella umana), o sono dei puri spiriti?
Beato D.G. : Concreta, anche se molto diversa da noi…

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Pippo: Sono più evoluti e più buoni di noi?
Beato D.G. : Sicuramente sono più evoluti di noi, ma per quanto attiene alla “bontà” sono come
tutti gli altri esseri viventi, alcuni sono buoni ed altri cattivi. Per loro esiste la stessa regola del
“libero arbitrio”: possono agire bene o male, per avere modo di migliorarsi ritornando in un corpo
materiale, dopo la morte.
Pippo: Vengono nel nostro pianeta per aiutarci nella progressione spirituale?
Beato D.G. : La risposta è affermativa, anche se non tutti gli extraterrestri e gli alieni sono “buoni”.
Pippo:con i loro disegni nei campi di grano cosa vogliono comunicarci?
Beato D.G. :La loro presenza e la loro abilità.
Pippo: Adamo ed Eva avevano un aspetto come il nostro o come i primi abitanti del pianeta:
ramapitechi, australopitechi, homo erectus, homo sapiens…?
Beato D.G. : I primi di questa nuova civiltà.
Pippo: Caino, dopo essere stato cacciato dal paradiso terrestre, incontra una donna che diventa sua
moglie con la quale fa numerosi figli. Da questa affermazione della Bibbia si dovrebbe dedurre che
esistessero sulla Terra altre persone, non discendenti da Adamo ed Eva.
E’ un errore di traduzione dall’aramaico ?
Beato D.G. : Adamo ed Eva sono stati i primi ad arrivare sulla Terra …
Pippo: Può avvenire il “miracolo” che gli scienziati diventino credenti e la religione scientifica?
Beato D.G. : Già questo sta avvenendo, ma si rinnegano e non ammetteranno mai le loro credenze.
Pippo: La data profetica del “21 dicembre 2012” potrebbe favorire l’avvicinamento fra questi due
poteri (religioso e scientifico)?
Beato D.G. : Sarà l’inizio di una nuova collaborazione, tenuta segreta.
Pippo: In una conversazione precedente hai affermato che attualmente nella nostra galassia non vi
sono pianeti con qualche forma di vita. Si deve dedurre che gli alieni e/o gli extraterrestri, con i loro
dischi volanti provengano da altre galassie…e con quale velocità si spostano?
Se è scientificamente provato che all’interno della stessa galassia la luce per arrivare da una
estremità all’altra può impiegare milioni di anni, mi chiedo quale dovrebbe essere la velocità di
questi dischi volanti che provengono addirittura da altre galassie. I nostri scienziati escludono che
possa esistere “un aeromobile” più veloce della luce.
I dischi volanti, che appaiono nei nostri cieli (e io ne ho visti !), dovrebbero essere decollati dai loro
aeroporti milioni di anni addietro o, addirittura, miliardi di anni prima di apparire a noi, e sempre
viaggiando alla velocità della luce.
Non sarebbe molto più semplice “accettare”il fenomeno dell’apporto e dell’asporto” che consiste
nella trasformazione della materia in pura energia, che si sposta da un luogo all’altro, per poi

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ritornare ancora come materia? Questo può realizzarsi sia per le cose che per le persone. Quale
potrebbe essere la velocità di questo spostamento? Non di certo la velocità della luce, ma la velocità
del pensiero, che è pressochè immediata e dipende soltanto dai riflessi mentali.
Con il gruppo degli amici della G.N.. abbiamo assistito ad un numero elevato di questi fenomeni, e
possiamo testimoniarlo.
E’ accettabile questa mia ipotesi?
Beato D.G.: Si
Pippo: In un nostro precedente dialogo hai affermato che dei religiosi si erano comportati male sulla
Terra, ed ora “sono lì, nella Tua dimensione, a scontare il male fatto” E’ quello che chiamiamo
“inferno”? Nel caso affermativo, quanto può durare la punizione se non è eterna ?
E’ un castigo inflitto da Dio, o viene stabilito dal “penitente” ed autoimposto?
Beato D.G. : E’ una decisione che si prende insieme a Lui.
Pippo: E’ stata per me un’esperienza positiva, la lettura di questi due libri?
Beato D.G. : Affermativo. Infatti hai imparato delle verità che non avresti mai cercato, perché fuori
dai tuoi interessi del momento.
Ora il tuo libro è completo, non aggiungere altro. Deve essere divulgato il più presto possibile.

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SESTO INCONTRO COL “BEATO D.G.”

Pippo : Nella Bibbia ci sono diverse affermazioni contrastanti: potrebbe essere scritta da più autori?
Beato D.G.: Si
Pippo : Tentazioni di Gesù nel deserto, da parte del demonio: come può una creatura (perché anche
il demonio è una creatura divina) tentare il Creatore?
Beato D.G. : Per essere più forte di Dio
Pippo : Gesù era assolutamente “solo” nel deserto, senza testimoni: è’ stato Gesù stesso a
raccontarle ai suoi apostoli?
Beato D.G. : Si
Pippo : Il Demonio è un essere spirituale concreto, o l’espressione del male che è dentro ogni essere
vivente?
Beato D.G. : E’ un essere concreto e ha il suo piccolo esercito (Angeli Bui)
Pippo : L’uomo con il suo “libero arbitrio” può commettere il male con l’aiuto del demonio?
Beato D.G. : Si
Pippo : Alcuni anni addietro, un cardinale affermò che la salvezza dell’anima può venire
soltanto attraverso “la religione cattolica”. Giovanni Paolo II, successivamente, precisò che
la salvezza dell’anima è raggiungibile da parte di “ogni persona di buona volontà”. Questa
affermazione dà speranza a tutti di accedere al Paradiso, a prescindere dalla religione di
appartenenza?
Beato D.G. : Si, molti di noi, in altre vite, non erano cattolici
Pippo : S.Agostino, uno dei più grandi Padri della Chiesa, fa grandi elogi a Origene, ne vanta
“l’apocatastasi” ma non fa alcun riferimento alla “reincarnazione”, sostenuta da Origene.
Forse per affermare l’esistenza e l’eternità dell’inferno?
Beato D.G. : Si
Pippo : S.Agostino, per contrastare le idee pelagiane, ammette “la predestinazione”. Ma non è un
atto di ingiustizia? Perché alcuni, prima della nascita e, quindi, senza alcun merito, sono
destinati alla salvezza, mentre altri, senza alcuna colpa, alla condanna?
Beato D.G. : Tutti hanno possibilità di salvezza
Pippo : La Madonna è “l’ Immacolata Concezione” per il concepimento di Gesù:
Successivamente non ha avuto altri figli, concepiti in modo naturale con lo sposo Giuseppe?
Beato D.G.: No
Pippo : E’ stata trovata una tomba con l’incisione :”tomba di Giacomo, fratello di Gesù”.
Per la polisemia del termine”fratello” si può intendere come “cugino”,“fratellastro”,
“ amico”, “compagno”. La Chiesa Cattolica tende a precisare che “Giacomo” era soltanto
un “cugino” e non un “fratello”.
La tradizione ortodossa l’interpreta come “fratellastro”. Lutero, Calvino e Zwingli
sostengono la versione di “cugino”. La maggior parte delle chiese protestanti contemporanee
lo interpretano come “fratello carnale”, negando il dogma della “verginità permanente della
Madonna”.
Qual’è la verità?
Beato D.G. : Giacomo era figlio solo di Giuseppe. La Madonna, dopo la nascita di Gesù, ha avuto
rapporti con lo sposo Giuseppe, ma senza figli
Pippo : Nel dipinto “L’ultima cena” di Leonardo, accanto a Gesù c’è una figura femminile. Per la
Chiesa è uno degli apostoli, dai lineamenti “delicati”, ma molti sostengono si tratti di un
volto femminile.
E’ Maria Maddalena?
Beato D.G. :Si
Pippo : Maria Maddalena era la moglie di Gesù? Hanno procreato dei figli?
Beato D.G. : Si erano marito e moglie e hanno procreato una figlia.
Pippo : Per gli ebrei Gesù era “il Messia”, cioè un “uomo completo” che ha rapporti con l’altro

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sesso. Per la Chiesa Cattolica Gesù doveva essere “puro” per ascendere al Cielo.
Qual’è la verità?
Beato D.G. : La sua anima era pura e dopo aver sposato e salvato Maria Maddalena, lo era ancora
di più.
Pippo : La cultura ebraica, al tempo di Gesù, riteneva le donne poco importanti, alla stessa stregua
dei bambini. Gesù le considerava uguali agli uomini e ne rivalutava il ruolo nella società.
Non ne è una dimostrazione il fatto che, dopo la resurrezione, si è reso visibile alle donne
e non agli uomini?
Beato D.G. : Si

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Drunvalo Melchizedek, L’antico segreto del fiore della vita (3 volumi). Macro Edizioni 1985

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