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Anno CXLVII - N. 26 (44.469)

CITTÀ DEL VATICANO

Venerdì 2 Febbraio 2007

Udienza alla «Foundation Udienza alla Commissione for Interreligious and Intercultural per il dialogo teologico Research and Dialogue» con le Chiese Ortodosse Orientali

A proposito di un recente articolo su un presunto «Governo del Papa»
CESARE MIRABELLI
i può comprendere che il giudizio morale della Chiesa ed il suo insegnamento in questioni che sono oggetto di largo dibattito, per le quali si manifestano opinioni diverse ed anche vivacemente contrastanti nella società, non sia da pochi o da molti condiviso. Si può anche comprendere che il dissenso sia sincero ed esplicito, che a quell'insegnamento non si aderisca ed anzi lo si contrasti. Non si può invece comprendere che si pretenda di escludere la legittimità di manifestare quel giudizio e quell'insegnamento, venendo così a colpire la libertà di esprimerlo, anche nella più sottile forma dei limiti che si intendono porre ai modi della sua manifestazione. Ne sarebbe ferita non solo la libertà della Chiesa, ma la stessa libertà di manifestazione del pensiero. Eppure questo accade, quando le parole di chi ha responsabilità pastorali sono considerate, per il loro contenuto o per le circostanze nelle quali sono pronunciate, come indebita ingerenza nella sfera politica; ciò di solito avviene quando sono in contrasto con le attese o con la visione di chi ne contesta la legittimità di espressione. Così accade che sia denunciato come intervento politico affermare la sacralità della vita umana, con il corollario essenziale che va rispettata dal concepimento fino al suo termine naturale. Egualmente sarebbe intervento politico affermare il valore della famiglia fondata sul matrimonio e sostenere che l'attribuzione di impropri riconoscimenti giuridici di altre forme di unione finiscono inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia. Se poi è il Papa a parlare, sia pure nella sua diocesi e ad amministratori pubblici della sua diocesi, può accadere che opinionisti avveduti contestino al «Capo di un altro Stato» il diritto di esprimere il proprio giudizio su ciò che incide su aspetti fondamentali della vita e della concezione dell'uomo. Quanto sia inappropriato assimilare la Chiesa ad un «altro Stato» è del tutto evidente. Comunità civile e comunità religiosa si intrecciano e le stesse persone, come cittadini e fedeli, partecipano alla vita dello Stato e della Chiesa, non essendo stranieri l'un l'altro. Vi è, piuttosto, una distinzione di ordini messa in luce, con singolare convergenza, dall'art. 7 della Costituzione e dal paragrafo 76 della Gaudium et Spes, cui segue una reciproca collaborazione «per la promozione dell'uomo e il bene del Paese», ribadita nel 1984 dall'Accordo di revisione del Concordato Lateranense (art. 1). È del tutto coerente con questo quadro il diritto, rivendicato dalla Chiesa «sempre e dovunque», di «predicare con vera libertà la fede e insegnare la sua dottrina sociale» e di «dare il suo giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime» (Gaudium et Spes, 76). Questo non ripropone una subordinazione dello Stato alla Chiesa, anche quando il giudizio morale e l'insegnamento che quest'ultima esprime, in conformità alla sua missione, riguarda aspetti della vita sociale ed iniziative delle istituzioni pubbliche. Parimenti esclude una subordinazione della Chiesa allo Stato, che si avrebbe se fosse limitata, anche solo nei modi e nelle forme, la libera espressione del magistero. Piuttosto riaffiora la antica distinzione tra auctoritas e potestas. Esprimere un giudizio morale ed un magistero, anche quando rivolto ai rappresentanti delle istituzioni politiche, non significa esercitare un potere né, come pure è stato detto, «dettare legge direttamente alle istituzioni». Una chiara affermazione dei valori coinvolti in scelte legislative fondamentali, che incidono sulla vita e sulla concezione dell'uomo, ed un giudizio su tali scelte, rimane espressione di un magistero che sollecita la coscienza di chi ascolta, rimettendo l'adesione ad un atto di libertà, che implica sempre l'assunzione di una responsabilità morale, prima ancora che politica e sociale. Rimane, allora, l'impressione che la denuncia di indebita invasione della sfera politica intenda non solo mettere fuori campo una voce autorevole e dissonante dalla propria impostazione, ma anche escludere che sia legittima o ammissibile la stessa concezione che quella voce manifesta.

S

«Siamo chiamati, Ebrei, Cristiani e Musulmani, a riconoscere e a sviluppare i vincoli che ci uniscono». È quanto ha ribadito Benedetto XVI rivolgendosi ai membri della Delegazione della «Foundation for Interreligious and Intercultural Research and Dialogue», ricevuti in udienza nella mattina di giovedì 1° febbraio, nella sua Biblioteca Privata. «È molto importante — ha sottolineato il Papa — disporre oggi di un punto di riferimento comune grazie alla realizzazione del vostro lavoro. Potremo così progredire nel dialogo interreligioso e interculturale, dialogo oggi più necessario che mai».
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L'«“eredità dell'esperienza” dovrebbe formare il nostro futuro orientando il nostro comune cammino verso il ripristino della piena comunione». È quanto ha auspicato il Santo Padre durante l'udienza ai membri della Commissione per il dialogo teologico con le Chiese Ortodosse Orientali, ricevuti nella mattina di giovedì 1° febbraio, nella Sala dei Papi. «Il vostro incontro concernente la costituzione e la missione della Chiesa — ha affermato Benedetto XVI — è di grande importanza per il nostro cammino comune verso il ripristino della piena comunione».
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IRAQ

Il Pentagono annuncia che l'aviazione sorveglierà e, se necessario, bombarderà i confini con l'Iran

Per il comando statunitense fu «orchestrato» da emissari di Teheran il sanguinoso attacco del 20 gennaio contro la base di Kerbala
BAGHDAD, 1. S'acuisce la tensione fra gli Stati Uniti e l'Iran anche sul terreno iracheno. Il comando Usa sospetta che l'attacco del 20 gennaio scorso, che costò la vita a cinque soldati statunitensi a Kerbala, sia stato «orchestrato» da emissari di Teheran. Riguardo al caso specifico, comunque, il portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, si è limitato a dire: «Non voglio scendere in questo tipo di speculazioni». Poi ha ribadito il concetto già espresso in questi giorni dal Presidente Usa George W. Bush: «Dico solo — ha affermato — che reagiremo con la forza contro chiunque tenti di uccidere i nostri soldati in Iraq o minare la democrazia di quel Paese». Intanto il senatore democratico Joe Biden, uno dei candidati alla presidenza, ha diffidato Bush dall'attaccare militarmente Teheran: «Non è autorizzato», ha detto. L'affermazione del senatore Biden è seguita a tre annunci del Pentagono: i «top gun» Usa sorveglieranno e, se necessario, bombarderanno i confini tra Iraq ed Iran; Teheran fornisce alle milizie sciite della regione missili «kastyusha»; il sequestro e l'uccisione (come già detto) di cinque militari Usa nella base di Kerbala furono eseguiti da emissari iraniani. Che il Pentagono intenda ricorrere all'aeronautica militare lo ha detto al «Los Angeles Times» il generale Howie Chandler: la missione dei «top gun» sarebbe di «scoprire e distruggere» la rete dei rifornimenti bellici iraniani. Aiutati da droni e da aerei radar, i cacciabombardieri colpirebbero bersagli mirati in Iraq. Questo scenario ha allarmato il Primo Ministro iracheno, Jawad Al Maliki, il quale — in un'intervista rilasciata alla «Cnn» — ha detto che l'Iraq non deve diventare un stabilizzazione dell'Iraq, la quale è strettamente legata alla questione della sicurezza. Tra gli invitati — segnala l'agenzia «Agi» —, oltre a Siria ed Iran, vi sono Arabia Saudita, Kuwait, Turchia, Giordania, Egitto, Bahrein, nonché la Lega Araba e l'Organizzazione della Conferenza islamica. Per la prima volta il Senato Usa dibatterà una mozione per il ritiro delle truppe dall'Iraq: l'ha presentata Barack Obama, che qualche settimana fa si è candidato alla Casa Bianca. La mozione prevede che «tutte le brigate da combattimento» comincino il disimpegno il primo maggio e lo completino entro il 31 marzo 2008. Rimarrebbero in Iraq una forza di pronto intervento ed un contingente di addestramento dell'esercito iracheno. Il ritiro potrebbe essere sospeso nel caso in cui il Governo di Baghdad non raggiungesse gli obiettivi postigli dall'Amministrazione Bush, come una riduzione della «violenza settaria» o l'effettiva ricostruzione del Paese. «È ora che la politica irachena cambi, è ora di restituire l'Iraq agli iracheni», ha dichiarato Barack Obama. La mozione di Obama è stata respinta da Bush tramite la portavoce Dana Perino che ha detto: «Qualsiasi tetto al numero delle nostre truppe e qualsiasi loro ritiro prima che l'Iraq sia al sicuro renderebbe impossibile la riconciliazione politica a Baghdad». Intanto Bush ha approvato la formazione di una Commissione consultiva bipartisan del Congresso ed ha invitato alla Casa Bianca i leader democratici del Senato e della Camera, Harry Reid e Nancy Pelosi (entrambi reduci da una visita a Baghdad); nello stesso tempo Bush ha appoggiato una contro-mozione del senatore repubblicano John McCain che è a sostegno della nuova strategia del Presidente Usa.

Un poliziotto iracheno sul luogo di un attentato dinamitardo a Baghdad

«campo di battaglia» in uno scontro fra Stati Uniti ed Iran. Il Premier ha invitato Washington e Teheran a rispettare la sovranità del suo Paese. Al Maliki ha dichiarato: «C'è un conflitto tra Iran e America. Diciamo ad americani ed iraniani che sappiamo che avete dei problemi reciproci, ma vi chiediamo di risolvere i vostri problemi fuori dall'Iraq». Il Premier ha aggiunto: «Non vogliamo che le truppe americane prendano l'Iraq come una base per attaccare l'Iran o la Siria, e non accettiamo che l'Iran usi l'Iraq per attaccare le forze americane».

Al Maliki ha quindi affermato: «Baghdad è pronta a compiere sforzi per risolvere i problemi tra loro, se è possibile. Però non lasceremo che l'Iran svolga un ruolo contro l'esercito americano e che l'America sfidi l'esercito iraniano. Chiunque è chiamato a rispettare la sovranità dell'Iraq». Intanto le autorità irachene hanno formulato inviti ufficiali ai Paesi vicini, compresi l'Iran e la Siria, per una conferenza regionale di pace da tenersi in marzo a Baghdad. Lo hanno reso noto fonti del ministero degli esteri, aggiungendo che uno dei principali temi da trattare sarà quello della

Il dolore del Santo Padre per la morte del Card. Antonio María Javierre Ortas
Alle ore 6.30 di giovedì mattina 1° febbraio è morto a Roma il Cardinale Antonio María Javierre Ortas, S.D.B., Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Il 21 febbraio prossimo avrebbe compiuto 86 anni. Le Esequie saranno presiedute nella Basilica Vaticana da Benedetto XVI alle ore 12 di venerdì 2 febbraio. Appresa la notizia, il Papa ha inviato i seguenti telegrammi a Don Pascual Chávez Villanueva, Rettore Maggiore dei Salesiani, e al fratello del compianto Cardinale, Don José María Javierre Ortas:

NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: — Domenico Calcagno, Vescovo di SavonaNoli (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»; — Martino Canessa, Vescovo di Tortona (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»; — Alberto Maria Careggio, Vescovo di Ventimiglia-San Remo (Italia), in visita «ad limina Apostolorum».

Al conocer la triste noticia del fallecimiento del Cardenal Antonio María Javierre Ortas, S.D.B., elevo mi plegaria al Padre Eterno pidiéndole que conceda el eterno descanso a este benemérito hijo de San Juan Bosco, que vivió y actuó movido siempre por su amor a Cristo y su fidelidad al Sucesor de

Pedro. En estos momentos recuerdo y agradezco a Dios su generosa dedicación como Rector de la Pontificia Universidad Salesiana de Roma, posteriormente su competente labor como Arzobispo Secretario de la Congregación para la Educación Católica y, ya como Cardenal, su cargo de Bibliotecario y Archivero de la Santa Iglesia Romana y, sucesivamente, Prefecto de la Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos. En esta dolorosa circunstancia, expreso mi sentido pésame a Usted y a los demás miembros de la querida Sociedad Salesiana, que tanto amó el difunto Purpurado, y les otorgo de corazón la confortadora Bendición Apostólica, como signo de fe y esperanza cristiana en el Señor resucitado. BENEDICTUS PP. XVI

Al ser informado del fallecimiento del Cardenal Antonio María Javierre Ortas, S.D.B., deseo expresar a Usted, a su hermano Andrés y demás familiares, mi más sentido pésame. Teniendo presente al reconocido hombre de Iglesia y valioso colaborador del Sucesor de Pedro, elevo mis oraciones al Todopoderoso para que conceda a su difunto hermano la eterna recompensa prometida a quienes lo sirven fielmente. En esta dolorosa circunstancia, que la fe en Dios convierte en momento de esperanza cristiana, imparto de corazón a Usted y su familia, apenados por tan triste pérdida, una especial Bendición Apostólica. BENEDICTUS PP. XVI
Analoghi telegrammi sono stati inviati dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato.

Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice

Cappella Papale per le Esequie del Signor Cardinale Antonio María Javierre Ortas, S.D.B.
Notificazione
Venerdì 2 febbraio 2007 alle ore 12, all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, avranno luogo le Esequie del Signor Cardinale Antonio María Javierre Ortas, S.D.B., del Titolo di Santa Maria Liberatrice a Monte Testaccio, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. La Liturgia Esequiale sarà presieduta dal Santo Padre Benedetto XVI. Gli Em.mi Signori Cardinali che desiderano concelebrare la Santa Messa con il Santo Padre, vorranno trovarsi alle ore 11.30 nella sagrestia della Basilica Vaticana per indossare le vesti sacre, portando con sé la mitra bianca damascata. Coloro che, in conformità al Motu Proprio «Pontificalis Domus», fanno parte della Cappella Pontificia e intendono partecipare al Sacro Rito, indossando l'abito prescritto (rocchetto e mozzetta gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi, il proprio abito corale gli altri), sono pregati di trovarsi per le ore 11.30 presso l'altare della Cattedra per occupare il posto che sarà loro indicato. Città del Vaticano, 1° febbraio 2007 Per mandato del Santo Padre © PIERO MARINI Arcivescovo Titolare di Martirano Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

A PAGINA 6 LA BIOGRAFIA DEL COMPIANTO PORPORATO