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Anno CXLVII - N. 29 (44.472)

CITTÀ DEL VATICANO

Lunedì-Martedì 5-6 Febbraio 2007

All'Angelus della Giornata per la vita Benedetto XVI esorta a rinnovare il grande «sì» all'amore autentico e alla realtà dell'uomo secondo il progetto originario di Dio

Difendere, aiutare, tutelare e valorizzare la famiglia nella sua unicità irripetibile
Cari fratelli e sorelle! Quest'oggi si celebra in Italia la Giornata per la vita, promossa dalla Conferenza Episcopale sul tema: «Amare e desiderare la vita». Saluto cordialmente quanti sono convenuti in Piazza San Pietro per testimoniare il loro impegno a sostegno della vita dal concepimento fino al suo termine naturale. Mi unisco ai Vescovi italiani per rinnovare l'appello più volte lanciato anche dai miei venerati predecessori a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, affinché si mostrino accoglienti verso il grande e misterioso dono della vita. La vita, che è opera di Dio, non va negata ad alcuno, neppure al più piccolo e indifeso nascituro, tanto meno quando presenta gravi disabilità. Allo stesso tempo, facendo eco ai Pastori della Chiesa in Italia, invito a non cadere nell'inganno di pensare di poter disporre della vita fino a «legittimarne l'interruzione con l'eutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà». Nella nostra Diocesi di Roma inizia oggi la «Settimana della vita e della famiglia», occasione importante per pregare e riflettere sulla famiglia, che è «culla» della vita e di ogni vocazione. Sappiamo bene come la famiglia fondata sul matrimonio costituisca l'ambiente naturale per la nascita e per l'educazione dei figli, e quindi per assicurare l'avvenire dell'intera umanità. Sappiamo però pure come essa sia segnata da una profonda crisi e debba oggi affrontare molteplici sfide. Occorre pertanto difenderla, aiutarla, tutelarla e valorizzarla nella sua unicità irripetibile. Se questo impegno compete in primo luogo agli sposi, è anche prioritario dovere della Chiesa e di ogni pubblica istituzione sostenere la famiglia attraverso iniziative pastorali e politiche, che tengano conto dei reali bisogni dei coniugi, degli anziani e delle nuove generazioni. Un clima familiare sereno, illuminato dalla fede e dal santo timor di Dio, favorisce inoltre lo sbocciare ed il fiorire delle vocazioni al servizio del Vangelo. Mi riferisco, in particolare, oltre che a quanti sono chiamati a seguire Cristo nella via del sacerdozio, a tutti i religiosi, le religiose, le persone consacrate, che abbiamo ricordato venerdì scorso, nella «Giornata Mondiale della Vita Consacrata». Cari fratelli e sorelle, preghiamo perché attraverso uno sforzo costante a favore della vita e dell'istituto familiare, le nostre comunità siano luoghi di comunione e di speranza dove si rinnova, pur tra tante difficoltà, il grande «sì» all'amore autentico e alla realtà dell'uomo e della famiglia secondo il progetto originario di Dio. Chiediamo al Signore, per intercessione di Maria Santissima, che cresca il rispetto per la sacralità della vita, si prenda sempre più coscienza delle vere esigenze familiari, ed aumenti il numero di quanti contribuiscono a realizzare nel mondo la civiltà dell'amore. (Benedetto XVI, Angelus Domini, 4 febbraio 2007)

L'arroganza di un'ostentata notorietà
A volte l'eccessivo protagonismo — di cui soprattutto i personaggi della televisione sono vittime — gioca brutti scherzi, facendo perdere il senso del limite. Così accade che in una domenica pomeriggio tocchi ascoltare un noto presentatore scagliarsi contro Benedetto XVI con toni decisamente sopra le righe e, cosa ancor più incredibile e irriguardosa, arrogandosi persino il diritto di insegnargli come si dovrebbe fare il Papa, quali temi trattare, che cosa dire. Secondo le inopportune affermazioni del conduttore intervenuto nel corso di un dibattito riguardante i tragici incidenti accaduti venerdì sera a Catania, Benedetto XVI sarebbe colpevole di non aver detto all'Angelus una parola sulla morte dell'ispettore di Polizia e sugli scontri. È vero. Il Papa non lo ha fatto, ma un presentatore informato e preparato come lui ritiene di essere dovrebbe sapere che gli Angelus hanno un respiro universale e proprio gli Angelus e i post-Angelus sono gli interventi più vicini ai problemi della gente di tutto il mondo, nei loro drammi più brucianti. Inoltre l'incauto commentatore avrebbe anche dovuto sapere che sulla vicenda era già tempestivamente ed autorevolmente intervenuto il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone con un'intervista alla Radio Vaticana, e L'Osservatore Romano aveva pubblicato un duro articolo di commento. Passi la temporanea disinformazione — sarà stato preso dalla frenesia di preparare il suo programma — ma il tono e l'arroganza usati sono davvero inaccettabili. Possiamo immaginare che temi come la tutela della vita e della famiglia tradizionale possano recargli fastidio, ma per la Chiesa non sono meno rilevanti e «vicini alla realtà» del disagio sociale che si cela dietro la violenza negli stadi. E poi perché non ha stigmatizzato il fatto che proprio nel luogo degli incidenti, attorno allo stadio, mentre erano iniziate le indagini, si è lasciato svolgere il mercato, impedendo così di effettuare gli opportuni accertamenti? D'altra parte facciamo anche presente che nessun personaggio pubblico e nessun'altra autorità morale ha speso tante e forti parole «su una società che si sta disgregando» quanto Benedetto XVI nei suoi circa due anni di Pontificato. Prima di improvvisare nuove “prediche”, peraltro non richieste, invitiamo l'interlocutore a leggersi — se tra scialbi programmi televisivi e festival canori trova il tempo per farlo — i discorsi del Papa: ne resterà sorpreso. Fino ad allora gli consigliamo, almeno su certi temi, di essere più cauto. La boria e la sicumera che derivano da una notorietà sempre più ostentata e fin troppo esibita non garantiscono da cadute di stile e a volte fanno prendere colossali cantonate. Forse, oltre che al calcio, un anno sabbatico non farebbe male neppure a lui.

Il Messaggio del Santo Padre per la XXII Giornata Mondiale della Gioventù

«Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13, 34)
«Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13, 34). È questo il tema scelto da Benedetto XVI per la XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che si celebra nelle diocesi di tutto il mondo il prossimo 1° aprile, Domenica delle Palme. Essa rappresenta — sottolinea il Papa nel Messaggio indirizzato per l'occasione alle nuove generazioni — «una tappa importante» verso il grande raduno mondiale dei giovani, che avrà luogo a Sydney, in Australia, nel luglio 2008. «Cari giovani — scrive tra l'altro il Santo Padre — vorrei invitarvi a “osare l'amore”, a non desiderare cioè niente di meno per la vostra vita che un amore forte e bello, capace di rendere l'esistenza intera una gioiosa realizzazione del dono di voi stessi a Dio e ai fratelli, ad imitazione di Colui che mediante l'amore ha vinto per sempre l'odio e la morte».
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I saluti del Papa ai pellegrini
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PAENITENTIARIA APOSTOLICA DECRETUM DECRETO
Speciales conceduntur Indulgentiae christifidelibus occasione «XV Mundialis Infirmorum Diei»
Cum in originale peccatum incidisset homo, et ob hanc ipsam causam donis se expoliasset sive supernaturalibus sive praeternaturalibus, infinita sua misericordia, Deus Creator et Redemptor ita ea quae iustitia postulat et ea quae veniam conciliant, mysterioso coniunxit nexu, ut mala, quae rationem habent poenae, bona fierent occasio ad offerendam peccatorum expiationem, ad augendas virtutes, ad aeternam comparandam salutem; quae Divinae Providentiae dispositio reapse fidelibus applicatur virtute mysterii Paschalis Christi, qui moriens factus est largitor vitae et resurgens certissimam spem affert nostrae futurae Resurrectionis. Age vero, condicio illa qua homo morbis est subiectus, et doloribus inde manantibus, si quidem Fide, Spe et Caritate operantibus, prout in divina sanctissima voluntate continetur, accipitur, causa fit maioris sanctitatis. Illud vero peculiarissima ratione meditandum est, humana remedia limitibus esse signata, et exinde tempus necessario advenire in quo terrestris itineris humanae vitae finis urget: huiusmodi aegrotis maximae sunt impendendae curae, summa est exhibenda caritas, unde transitus ex hoc mundo ad Patrem divinis solaciis iuvetur, et ita revera — prout Ecclesiae oratio pro morientibus fert — mitis Iesu Christi vultus appareat infirmis et vox Eius, ad gloriam et laetitiam aeternam vocantis, clarissime resonet. Quod quidem Mater Ecclesia considerans, annuam «Mundialis Infirmorum Diei» celebrationem percupit fieri veluti efficacem catechesim circa recensitam thesauri Revelationis doctrinam de pretio et momento doloris. Ut autem christifideles, qui memoratae intererunt celebrationi, proxima die XI Februarii, in liturgica scilicet memoria B. Mariae Virg. Lapurdensis, in urbe Seulensi habendae, magis magisque sacris his sensibus sese conforment, Beatissimus Pater Indulgentiarum dono illam ditare decrevit, prout in sequentibus determinate exponitur. Plenaria conceditur Indulgentia, suetis condicionibus (sacramentalis Confessionis, eucharisticae Communionis et orationis ad mentem Summi Pontificis) rite adimpletis, animo quidem omnino elongato ab affectu erga quodcumque peccatum, christifidelibus die XI Februarii huius anni lucranda, si sacro cui ritui, ad «XV Mundialis Infirmorum Diei» fines a Deo impetrandos celebrato, vel in urbe Seulensi vel in quocumque alio loco, ab ecclesiastica auctoritate determinato, devote interfuerint. Christifideles vero qui, vel in publicis nosocomiis vel in privata aliqua domo, ut «boni Samaritani» aegrotantium misericordi sollicitudine curam agunt, illorum praesertim qui incurabiles seu in propinqua morte sunt, et huiusmodi muneris explendi causa supradicto sacro ritui interesse nequeunt, eiusdem tamen plenariae Indulgentiae donum consequentur, si illud caritatis servitium, veluti ipsi Christo Domino persolutum (cfr Mt 25, 40), generose saltem per aliquot horas dicta die expleverint, eadem animi dispositione habita et proposito concepto quam primum perficiendi condiciones ad plenariam obtinendam Indulgentiam requisitas. Christifideles qui infirmitate, senectute vel alia huiusmodi causa, impediuntur quominus ritui ut supra celebrando interesse possint, plenariam consequentur Indulgentiam, si, elongato animo a quocumque peccato et concepto proposito suetas condiciones, cum primum eis possibile erit, adimplendi, illa die sese in spiritu et desiderio una cum Summo Pontifice dictae celebrationi univerint, et sui corporis infirmitates animique aegritudines Deo per Deiparam Virginem Mariam, «Salutem infirmorum», obtulerint. Denique partialis conceditur Indulgentia, omnibus christifidelibus, a die IX usque ad diem XI proximi mensis Februarii corde saltem contrito assequenda, quoties devotas Misericordi Deo preces fuderint, ad supradictos fines in adiutorium infirmorum implorandos, in primis incurabilium vel fini vitae appropinquantium. Praesenti hac vice valituro. In contrarium facientibus non obstantibus quibuscumque. Datum Romae, ex aedibus Paenitentiariae Apostolicae, die XXV Ianuarii MMVII, in Conversione S. Pauli, Apostoli. IACOBUS FRANCISCUS S.R.E. Card. STAFFORD Paenitentiarius Maior © Ioannes Franciscus Girotti, O.F.M. Conv. Ep. Tit. Metensis, Regens

Sono concesse ai fedeli speciali Indulgenze nella ricorrenza della «15a Giornata Mondiale del Malato»
Essendo l'uomo caduto nel peccato originale, che lo ha privato dei doni sia soprannaturali che preternaturali, Dio Creatore e Redentore, con la sua infinita misericordia, ha intimamente unito, con un misterioso legame, ciò che la giustizia esige e ciò che ottiene il perdono: perciò le sofferenze, le quali hanno indole penale, divengono propizia occasione per espiare i peccati e per ottenere la crescita delle virtù, e così conseguire la salvezza eterna. Questa disposizione della Divina Provvidenza si adempie a favore dei fedeli in virtù del mistero Pasquale di Cristo, il quale morendo si è fatto dispensatore della vita e risorgendo è causa della fermissima speranza nella nostra futura Resurrezione. Pertanto, la condizione stessa per cui l'uomo soggiace alle malattie e alle sofferenze che ne conseguono, se è accettata mediante atti di Fede, di Speranza e di Carità, in quanto oggetto della santissima volontà di Dio, è causa di maggiore santità. È necessario, inoltre, dedicare un'attentissima riflessione al fatto che i rimedi umani hanno un limite e che, dunque, inevitabilmente verrà un tempo che porterà l'uomo al termine del suo cammino su questa terra: agli ammalati che versano in tale condizione, occorre riservare le cure più attente e la più grande carità, così che il loro transito da questo mondo al Padre sia confortato dalle divine consolazioni e perciò — come implora la preghiera della Chiesa per i moribondi — ad essi appaia il volto di Gesù Cristo mite e chiarissima risuoni la sua voce che li chiama all'eterna gloria e felicità. La Santa Madre Chiesa, consapevole di ciò, vivamente desidera che l'annuale celebrazione della «Giornata Mondiale del Malato», diventi efficace catechesi circa l'insegnamento, che qui si è ricordato, del tesoro della Rivelazione, intorno al valore e alla funzione del dolore. Affinché dunque i fedeli, che prenderanno parte a detta celebrazione, che si svolgerà nella città di Seul, il prossimo 11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, siano animati sempre più da questi sentimenti, il Santo Padre ha voluto arricchirla del dono delle Indulgenze, come è indicato di seguito. È concessa l'Indulgenza plenaria ai fedeli che, alle solite condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) e con l'animo distaccato da qualsiasi peccato, l'11 febbraio prossimo parteciperanno devotamente, nella città di Seul o in qualsiasi altro luogo stabilito dall'Autorità ecclesiastica, a qualche sacra cerimonia celebrata per impetrare da Dio le finalità della «15a Giornata Mondiale del Malato». I fedeli che negli ospedali pubblici o in casa privata assistono caritatevolmente come «buoni Samaritani» gli ammalati, specialmente quelli incurabili o terminali, e, a motivo del loro servizio non possono partecipare alla cerimonia sopra indicata, otterranno il medesimo dono dell'Indulgenza plenaria, se in quel giorno presteranno generosamente almeno per qualche ora la loro caritatevole assistenza agli ammalati come se lo facessero allo stesso Cristo Signore (cfr Mt 25, 40), avendo l'animo distaccato da ogni peccato e il proposito di adempiere appena possibile alle condizioni richieste per l'ottenimento dell'Indulgenza plenaria. I fedeli che per malattia, per età avanzata o per altra simile ragione, sono impediti dal prendere parte alla cerimonia sopra indicata, otterranno l'Indulgenza plenaria, purché, avendo l'animo distaccato da qualsiasi peccato e proponendosi di adempiere alle solite condizioni appena possibile, in quel giorno, unitamente al Santo Padre, partecipino spiritualmente con il desiderio alla suddetta celebrazione e offrano a Dio, attraverso la Vergine Maria, «Salute degli Infermi», le loro sofferenze fisiche e spirituali. Infine è concessa l'Indulgenza parziale a tutti i fedeli, dal 9 all'11 del prossimo febbraio, ogniqualvolta, con cuore contrito, rivolgeranno a Dio misericordioso devote preghiere per implorare le suddette finalità in aiuto degli infermi, particolarmente quelli incurabili o terminali. Il presente Decreto ha vigore per questa volta. Nonostante qualunque contraria disposizione. Dato a Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 25 gennaio 2007, nella Conversione di S. Paolo, Apostolo. JAMES FRANCIS S.R.E. Card. STAFFORD Penitenziere Maggiore © Gianfranco Girotti, O. F. M. Conv. Vescovo Tit. di Meta, Reggente

NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto in udienza nel pomeriggio di sabato 3 Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Francesco Monterisi, Arcivescovo titolare di Alba marittima, Segretario della Congregazione per i Vescovi.

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Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano (Italia), con gli Ausiliari, le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori Carlo Roberto Maria Redaelli, Vescovo titolare di Lambesi; Francesco Coccopalmerio, Vescovo titolare di Celiana; Marco Ferrari, Vescovo titolare di Mazaca; Erminio De Scalzi, Vescovo titolare di Arbano; Luigi Stucchi, Vescovo titolare di Orrea; e con Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Angelo Mascheroni, Vescovo titolare di Foro Flaminio, già Ausiliare, in visita «ad limina Apostolorum»; le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: — Roberto Amadei, Vescovo di Bergamo (Italia), con l'Ausiliare, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Lino Bortolo Belotti, Vescovo titolare di Tabla, in visita «ad limina Apostolorum»; — Giulio Sanguineti, Vescovo di Brescia (Italia), con l'Ausiliare, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Francesco Beschi, Vescovo titolare di Vinda, in visita «ad limina Apostolorum»; — Diego Coletti, Vescovo di Como (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»; — Oscar Cantoni, Vescovo di Crema (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»; — Dante Lanfranconi, Vescovo di Cremona (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»; — Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi (Italia), in visita «ad limina Apostolorum».

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Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Chur (Svizzera), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Amédée Grab, O.S.B., in conformità al canone 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.

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Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare della Diocesi di Chur (Svizzera), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Peter Henrici, S.I., in conformità ai canoni 411 e 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.

L'intervista del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, a Radio Vaticana
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