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Fondato nel 1948

Anno 71° n. 1 - gennaio 2019
Sped. in abb. postale
comma 20, lett. C
Art. 2 - Legge 662/96
Taxe perçu
Tariffa riscossa
To C. P. M.

Periodico della Famiglia Cottolenghina

NATALE DI
CONDIVISIONE
Anno 71° n. 1 - gennaio 2019
Fondato nel 1948
Sped. in abb. postale
comma 20, lett. C
Art. 2 - Legge 662/96
Taxe perçu
Tariffa riscossa
To C. P. M.
sommario
3 Il punto
Periodico della Famiglia Cottolenghina

don Roberto Provera

Oltre le apparenze
6
NATALE DI
CONDIVISIONE un’altra umanità che non vediamo
padre Carmine Arice
Fondata nel 1948
Anno 71 - n. 1 - Gennaio 2019

Periodico della Famiglia Cottolenghina
Periodico quadrimestrale
9 La virtù della speranza
don Emanuele Lampugnani
Sped. in abb. postale
Comma 20 lett. C art. 2 Legge 662/96
Reg. Trib. Torino n. 2202 del 19/11/71
Indirizzo: Via Cottolengo 14 Enzo Bianchi
10152 Torino - Tel. 011 52. 25. 111
C. C. post. N. 19331107
Direzione Incontri Cottolengo Torino
12 «imparare ad invecchiare»
Gian Mario Ricciardi
redazione.incontri@cottolengo.org 25 dicembre, chi è il festeggiato?
l Direttore responsabile:
Don Roberto Provera
Gemma La Terra 4
Assemblea dei tre consigli generali
l Direttore editoriale:
Salvatore Acquas a cura della redazione 8
Redazione: Ciò che conta è amare
16
l
Caporedattore: Salvatore Acquas Fr Beppe
Redattori: Mario Carissoni
Addio a don Carlo Carlevaris
l
Gemma La Terra
Collaboratori:
a cura della redazione 19
Don Emanuele Lampugnani Il dottor Bianco
Fr. Beppe Gaido - Paola Bettella a cura di Salvatore Acquas 20
l Progetto grafico: Prà d’Mill
l
Salvatore Acquas
Impaginazione:
Margherita e Angelo Benotto 23
Due volti, tanta luce
l
Giovanni Grossi
Stampa: Tipografia Gravinese
una volontaria cottolenghina 24
Via Lombardore 276/F - Leinì Briciole di carità
Tel. 011 99. 80. 654 a cura di Salvatore Acquas 26
La Redazione ringrazia gli autori di articoli e Leggiamo un libro
foto, particolarmente quelli che non è riuscita a
contattare.
a cura di Salvatore Acquas 28
Incontri è consultabile su: Nozze d’oro
www. cottolengo. org
www. avc-onlus. org
a cura della redazione 30
Solidarietà dopo l’alluvione...
entrate a cuore aperto
http://chaariahospital. blogspot. com/ a cura della redazione 31
Questa rivista è ad uso interno della
Una notte ho sognato un bambino
Piccola Casa della Divina Provvidenza
(Cottolengo) 32
il punto
don Roberto Provera

Leggi razziali (1938) – Riace (2018)
S
ofocle (V secolo a. C.) non provenivano certo da loro; non riprovare nel modo più
compose una stupenda potevo io pensar che un mortale fermo leggi che causarono, anzi
tragedia: Antigone. avesse nei suoi ordini la forza legittimarono lo sterminio di sei
Antigone era figlia di Giocasta, di trascurar prescrizioni divine milioni di esseri umani?
sorella di Creonte, divenuto non scritte, ma incrollabili Perché invece oggi rimaniamo
signore di Tebe, dopo la morte per sempre? Potevo io sfidare indifferenti dinanzi a catastrofi
di Eteocle e Polinice, fratelli la punizione degli dei per avere simili, che purtroppo si verificano
di Antigone. Si erano uccisi avuto paura di un uomo che sotto i nostri occhi? Perché nel
a vicenda in duello, il primo nulla vale? Sapevo che a morir io migliore dei casi ci limitiamo a
combattendo per Tebe, il secondo destinata ero, senza che fossero suggerire interventi pur giusti, ma
contro Tebe. Creonte concede emanati i tuoi editti... Un realizzabili in un futuro lontano
solenni esequie a Eteocle, mentre dolore avrei provato se il figlio (aiuto in loco alle nazione povere)
empiamente nega la sepoltura a di mia madre insepolto fosse e nel peggiore chiudiamo gli
Polinice, offendendo gli dei del rimasto. Nessuna amarezza per occhi per non vedere o addirittura
cielo e di sotterra, che vogliono la condanna che mi hai inflitto. lasciamo morire, senza tendere la
seppelliti tutti gli uomini morti. E se ciò folle appare, mi ritengo mano, chi affogando?
Antigone, disobbedendo al condannata da un folle per follia. Non siamo forse anche noi
decreto di Creonte, dà sepoltura E Creonte insiste: Non si può prigionieri di un meschino
al fratello. È scoperta dalle trattare allo stesso modo un individualismo? O forse abbiamo
guardie e condotta da Creonte. amico (Eteocle)e un nemico cancellato dalla nostra memoria
Ecco il magnifico dialogo- (Polinice). “Non diventa mai i milioni di italiani emigrati
contrasto fra i due. amico il nemico, neanche dopo alla fine dell’Ottocento e agli
CREONTE (ad Antigone) la morte” e Antigone risponde inizi del Novecento, non perché
Dimmi brevemente se conoscevi con queste stupende parole: “Non perseguitati, ma per sfuggire alla
il divieto che avevo promulgato. sono nata per odiare io, ma per miseria più nera?
ANTIGONE amare”. O ancora, perché condannare chi,
Lo conoscevo. Come avrei potuto Come si possono non condannare non contro, ma al di là delle leggi,
ignorarlo? leggi che discriminano e opera per costruire un mondo più
CREONTE perseguitano i cittadini, perché fraterno, più umano?
E tu, dunque, hai osato appartenenti a una presunta razza Credo che dobbiamo lasciarci
trasgredire questa legge? diversa, mentre esiste una sola interrogare, come esseri umani
ANTIGONE razza umana? Si può arrivare a e come cristiani, tanto più
L'ordine di Zeus certo non era, e tanto solo quando la ragione è in prossimità del Natale. E
nemmeno di Dike che con gli dèi oscurata, prigioniera di ideologie trovare delle risposte, oggi, non
sotto terra dimora. Queste leggi dissennate. Chi oserebbe oggi dopodomani . n

Incontri n° 1/2019 3
25 dicembre
Chi è il festeggiato?
N
atale. Non significa
nascita? Già, ma di chi?
Ogni anno mi guardo
intorno un po’ smarrita, molto
addolorata, nel constatare quanto
poco natale ci sia nel Natale. Una
nascita presuppone qualcuno che
viene al mondo, e del quale ogni
anno si celebra il compleanno.
Ma nel nostro tempo a Natale
chi si festeggia? “Questo mondo
ricco si è ‘accalappiato’ il Natale
e tutto il suo contorno, e ha
‘sloggiato’ Gesù”, come scriveva
già anni fa Chiara Lubich. E di
Lui che ne è stato? In ogni festa
di compleanno che si rispetti il
primo a non mancare è ovviamente
il festeggiato! Doni, gioia, risa,
danze, canti caratterizzano questi

4 Incontri n° 1/2019
Gemma La Terra spiritualità

eventi speciali. Nella festa di riscoprire (o scoprire) cos’è lavoriamo, ci divertiamo, soffriamo
compleanno per eccellenza, invece, realmente il Natale e augurarci gli o ci occupiamo dei fratelli in
il Festeggiato è stato sostituito da uni gli altri un incontro personale difficoltà.
un surrogato, la Festa trasformata e ogni volta più profondo con Dio: È con questo animo che auguro a
quasi in una farsa. Ci si stordisce che Egli si incarni nella nostra tutti, di cuore, Buon Natale! n
nella spasmodica ricerca del regalo vita, che diventi il motore delle
da fare, dell’abito da indossare... scelte, piccole e grandi, che la Sua
Ogni anno il rito televisivo del presenza si rafforzi in noi,
cosamangerannogliitalianiquest’anno affinché diveniamo
e quantospenderanno. Ovunque luci dispensatori
sfavillanti, statuette strane, addobbi del Divino
improbabili, raramente presepi. nell’angolo
Un giorno ho addirittura scoperto di mondo
gli angioletti portafortuna! Del in cui
Natale si conserva ancora qualcosa: viviamo,
ritrovarsi, riallacciare rapporti,
farsi gli auguri… Ho riflettuto
spesso su questi auguri: auguri di
cosa? Certo, di Buon Natale! Ma
cosa intendo veramente augurarti?
Mangia bene? Divertiti in queste
vacanze? Come sei fortunato tu che
ti puoi permettere tante belle cose?
Penso che noi cristiani dovremmo

Incontri n° 1/2019 5
Oltre le
apparenze
Un’altra umanità
che non vediamo
C
ari lettori questa frase di una bella canzone per emergere sull’altra gente. Conosco un’altra
del noto complesso musicale Genrosso mi umanità quella che non sa rubare per avere, ma sarà
ha accompagnato fin da giovane e sovente ne contenta di guadagnare il pane con il suo sudore».
faccio memoria mentre leggo i giornali che, talvolta, Sì, è vero, anch’io conosco un’altra umanità, quella di
mi viene la tentazione di mantenere chiusi per non tante famiglie che d’estate, non solo non abbandonano
farmi rattristare dal racconto di tante malvagità di i cani, ma nemmeno i propri genitori anziani; conosco
cui è capace l’uomo quando la sua mente è distorta,
malata, priva di valori e di buon senso. La canzone
inizia dicendo: «Ma dove andremo a finire se continua


così... si sente dire dalla gente di continua violenza,
scandali, imbrogli e mali: dove sono finiti i veri, grandi Conosco
ideali»? Ma poi, grazie a Dio, il testo non fa solo la
denuncia ma ricorda un’altra grande verità che i nostri
un’altra umanità,
mass media dimenticano troppo sovente: «Però, mi quella che va
si permetta: non è questa la sola umanità. Conosco
un’altra umanità quella che spesso incontro per la
controcorrente”
strada; quella che non grida, quella che non schiaccia

6 Incontri n° 1/2019
don Carmine Arice spiritualità
un’umanità che si prende cura (possibilmente veritiera) e un cari amici della stampa che fate
dei propri figli anche quando le dovere di informarsi per non vivere un prezioso servizio: per favore
voltano le spalle; conosco preti fuori dal mondo ed essere vigilanti alternate le pagine di cronaca
e suore che danno la vita per la ma, lasciatemelo dire, c’è una nera con quelle di cronaca bianca
propria gente fino a morire come sproporzione tale tra l’una e l’altra e aiutateci anche a conoscere
sta succedendo da molti anni cosa che non rende giustizia della un’altra umanità, quella che va
nel mondo quando denunciano vita degli uomini e non concorre al controcorrente! Sarà un grande
ingiustizie e persecuzioni. Conosco benessere e alla salute con l’anima. aiuto a ritrovare grandi ideali! n
quell’umanità che caratterizza le Guardo all’umanità di Gesù e ne
centinaia di giovani che accogliamo rimango sempre più affascinato.
al Cottolengo di Torino, di Biella, Mi piace leggere nel vangelo la
di Firenze di Legnano, di Pisa, sua indignazione per chi
di Tuuru, Nairobi e Chaaria in scandalizza i
Kenya e in tanti altri posti per piccoli o per
passare nel caldo afoso dell’estate chi ignora i tanti
giornate di gioioso servizio accanto “lazzari” che
a persone che talvolta non riescono sono sulla porta,
nemmeno a dire loro grazie. ma quanto è bello
A volte mi chiedo: ma perché leggere anche tante
dobbiamo farci così male da essere pagine dove loda
ingordi di cronaca nera, di sterili gli umili, i semplici,
gossip, di notizie spudorate e così la generosità della
poco umane, lontane dalla bellezza vedova e lo zelo del
dell’umano e delle sue enormi samaritano. E allora,
possibilità di vita, e rincorrere
il veleno che storie tristi, a volte
molto tristi, iniettano nelle nostre
viscere anche solo a sentirle?
Intendiamoci bene: c’è un dovere
di cronaca e di informazione

Incontri n° 1/2019 7
notizie cottolenghine a cura della redazione

ASSEMBLEA
DEI TRE
CONSIGLI
GENERALI
Tema: Senso della vita consacrata e presenza dei laici nella piccola casa,
alla luce della prima assemblea della famiglia cottolenghina
Nei giorni 3 e 4 ottobre 2018 si riunisce la III Assemblea dei tre Consigli Generali presso Casa Emmaus nella
Piccola Casa di Torino. I lavori si aprono con una cornice introduttiva relativa a quattro grandi sfide:
- La sfida culturale
- La significatività della vita consacrata cottolenghina e delle opere alla luce del carisma
- La sostenibilità delle opere
- L’organizzazione al servizio del carisma
La riflessione si orienta sulla significatività della Vita Consacrata nella Piccola Casa unitamente alla presenza
dei laici. A questo proposito, in Assemblea emergono chiaramente le seguenti esigenze:
- l’attenzione all’essere anima dell’agire,
- la condivisione dell’esperienza spirituale,
- non perdere il contatto con il povero,
- la testimonianza della vita,
- l’accompagnamento dei laici nella trasmissione del carisma,
- la necessità della formazione a tutti i livelli con particolare attenzione a quelli di dirigenza.
Dopo questo primo scambio di contenuti, i Superiori Generali offrono la loro restituzione all’Assemblea.
In particolare, si rileva la necessità di camminare insieme, mettendoci alla scuola sapienziale del carisma,
superando la contrapposizione religiosi e laici per diventare un “NOI”: l’identità carismatica che ci definisce,
nasce e si approfondisce nell’incontro con il Dio che ci è Padre, con i fratelli e le sorelle, con i poveri che
serviamo. Si rileva la necessità di tracciare delle linee guida per la formazione dei laici dipendenti ai vari livelli.
Si auspica inoltre che religiosi e laici possano partecipare insieme a una “scuola di formazione” al carisma.
La riflessione continua sulla vita consacrata cottolenghina che è chiamata anzitutto a essere:
- segno dell’amore del Padre buono e provvidente,
- portatrice di umanità, prossimità, fraternità, speranza,
- segno della presenza di Dio nell’adorazione e nel servizio al povero.
Si sottolinea l’importanza di:
- vivere la preghiera come incontro affettivo con Dio, conosciuto nella Parola e celebrato nella liturgia,
- condividere la fede nella fraternità,
- incarnare la propria donazione sia in un servizio umile e nascosto come lievito, sia in compiti di
responsabilità direzionali, sia a diretto contatto con la persona.

DEO GRATIAS!
8 Incontri n° 1/2019
LA VIRTÙ
DELLA
SPERANZA
La speranza:
Virtù umana e cristiana
I
l tema della speranza riguarda anzitutto il senza pazienza e perseveranza. Ora - è la prima tesi
momento drammatico, di non ritorno, che è - la speranza cristiana è qualcosa di tutto ciò, ma è
la morte: ecco a che cosa si riferisce la virtù, la anche qualcosa di diverso; ha a che fare sì e no con
forza della speranza. Scrive il Cardinal Carlo Maria le speranze di questo mondo.
Martini: “Al problema della morte nessuno può sfuggire; 2. La speranza cristiana viene da Dio, dall’alto, è una
i molteplici interrogativi su ciò che sarà di me, di noi, virtù teologale la cui origine non è terrena. Infatti
dell’umanità, hanno a che fare con la speranza, perché essa non si sviluppa dalla nostra vita, dai nostri
sperare è vivere, è dare senso al presente, è camminare, è calcoli, dalle nostre previsioni, dalle nostre statistiche
avere ragioni per andare avanti”. o inchieste, ma ci è donata dal Signore. Dunque,
Che cos’è la speranza cristiana?
Il Cardinal Martini cerca di definire la Speranza

“è che
attraverso sei brevi tesi.
1. La prima tesi paragona la speranza cristiana con La nostra speranza
le speranze del mondo. Perché la speranza è un
fenomeno universale, che si trova ovunque c’è vivremo sempre
umanità, un fenomeno costituito da tre elementi: la con Lui, saremo con
tensione verso il futuro, la fiducia che tale futuro si Lui, nostro amore, ed
Egli sarà con noi”
realizzerà, la pazienza e la perseveranza nell’attenderlo.
La vita umana è inconcepibile senza una tensione
verso il futuro, senza progetti, programmi, attese,

10 Incontri n° 1/2019
Don Emanuele Lampugnani spiritualità
sperare è vivere totalmente 5. Dobbiamo fare, tuttavia, un nel Sacramento del perdono,
abbandonati nelle braccia di chiarimento importante. che si sono addormentati in
Dio che genera in noi la virtù, la Il ritorno di Gesù, che noi Lui sostenuti dal sacramento
nutre, l’accresce, la conforta. speriamo, è anche un giudizio. dell’Unzione dei malati.
Mentre la prima tesi paragonava È necessario sottolinearlo in
la speranza cristiana con le questo tempo in cui si parla La speranza è, quindi, fin da ora
speranze di questo mondo, la tanto di giustizia, di crisi. La la fiducia incrollabile che Dio
seconda tesi ci dà la ragione manifestazione di Cristo Gesù non ci farà mancare in nessun
della diversità: la speranza sarà pure un giudizio. Quando momento gli aiuti necessari per
cristiana è da Dio soltanto, è Cristo apparirà, nell’ora voluta andare incontro al giudizio finale
fondata sulla sua fedeltà. dal Padre, si verificherà per ogni con l’animo abbandonato in Colui
3. Dobbiamo allora comprendere uomo la decisione definitiva che salva dal peccato e fa risorgere
qual è il contenuto, l’oggetto sulla sua vita, sarà per ciascuno i morti.
della speranza cristiana. Essa, di noi e per l’umanità intera il La virtù della speranza emergeva
essendo virtù divina, ci rende momento critico, la crisi per chiara in San Giuseppe Cottolengo
partecipi della vita di Dio, la eccellenza, il giudizio finale. per il suo continuo volgere lo
vita eterna. Il nostro cuore non 6. Se attendiamo il giudizio di Dio, sguardo verso il cielo; frequente
può comprendere pienamente, come mai possiamo guardare a era in lui il pensiero del Paradiso,
quel bene senza limiti che Dio esso con speranza? come per esempio ci attestano le
ci prepara, che è l’oggetto della La risposta è semplice: perché ci seguenti testimonianze: “Il servo
nostra speranza, ciò che colma e aggrappiamo ancora una volta di Dio parlava spesso del Paradiso,
riempie in modo indescrivibile a Gesù nostra speranza, che ci esternando vivo desiderio e speranza
ogni nostra attesa e ogni nostro giudicherà come Salvatore di di andarlo a possedere; esortava i
desiderio. Il contenuto della quanti hanno sperato in lui; ricoverati a pensare al Paradiso,
speranza cristiana è quello di cui come Colui che ha dato la vita a far di tutto per conseguirlo e
Dio ci riempie e ci riempirà, se morendo per salvarci dai nostri diceva che il suo desiderio era, che
ci fidiamo totalmente di lui. peccati; come Colui che ha manco uno della Piccola Casa fosse
4. La speranza cristiana ha però uno sguardo misericordioso escluso dal Paradiso” (P.O.: Suor
un punto di riferimento come per coloro che hanno creduto Ciriaca Montarolo VI, 341-342);
suo oggetto: guarda infatti a e sperato, che sono stati “Io fui presente alla detta predica,
Gesù Cristo morto e risorto. La battezzati nella sua morte e ed ho osservato che il servo di Dio
morte e resurrezione di Gesù risorti con Lui nel Battesimo, parlando del Paradiso si mostrò
è ciò che fonda la speranza che gli sono stati uniti nel acceso in volto, e proruppe più volte
cristiana. Noi sappiamo che banchetto dell’Eucaristia, nell’esclamazione: Oh Paradiso
Gesù ci incontrerà pienamente che si sono nutriti della sua Paradiso!” (P.O.: Don Filippo None
in tutta la sua divina potenza Parola e riconciliati con Lui VI, 444). n
di Crocifisso-Risorto e ci farà
entrare nella sua gloria, nella
nuova Gerusalemme, nella
gloria di Dio.
La nostra speranza è che
vivremo sempre con Lui (la vita
eterna), saremo con Lui, nostro
amore, ed Egli sarà con noi;
saremo, come figli nel Figlio,
nella gloria del Padre, nella
pienezza del dono dello Spirito.
Questo è il termine della
speranza cristiana.

Incontri n° 1/2019 11
Enzo Bianchi
«imparare ad
invecchiare»
«La vita, i giorni
sulla vecchiaia»
Gian Mario Ricciardi intervista

“ Non è quindi soltanto una camminata
Dobbiamo gustare il presente qui
ed ora accettando gli inevitabili nel deserto?
mutamenti”. Ed è il momento No, ma rischia di esserlo: è importantissimo avere il
giusto per parlare della vecchiaia. coraggio di rinnovare le relazioni, l’amicizia, gli affetti,
È così difficile invecchiare? i sentimenti e certamente ci vuole anche pazienza con
Oggi, forse, più di ieri perché la se stessi e il proprio corpo per non lasciarsi andare.
vecchiaia è più lunga; siamo sorpresi Non c’è nulla di peggio che lasciarsi andare e cedere
dalle paure e dai timori; temiamo alla tristezza e alla malinconia che fanno morire prima.
di essere lasciati soli. In realtà ci Terra sconosciuta in cui ci inoltriamo
sono tanti tipi di invecchiamento, lentamente, paese aspro da attraversare
ma la solitudine, gli altri che non ti e da conquistare, la vecchiaia ha le sue
cercano più, la necessità di trovare
rimedi al corpo sempre più fragile,
grandi ombre, le sue insidie e le sue
rendono più impegnativa la vecchiaia
fragilità, ma non va separata dalla vita.
Fa parte del cammino dell’esistenza e ha le sue
che, tuttavia, non è l’anticamera
chances. È il tempo di piantare alberi per chi verrà
della morte, ma è un’altra maniera
di vivere. Bisogna imparare ad Cos’è la vecchiaia?
essere vecchi. Bisogna imparare ad Vecchiaia è l’arte di una nuova vita. È un prepararsi a
aggiungere vita ai giorni e non solo lasciare la presa, ad accettare l’incompiuto, ad allentare
giorni alla vita. il controllo sul mondo e sulle cose.
Come si fa?
Occorre lottare per non spegnere le
relazioni, continuare a frequentare gli
amici, sforzarsi fino a quando si può
ad uscire di casa per incontrare gli
altri. Si tratta di avere un approccio
diverso con la natura, di cogliere la
bellezza che ci circonda, magari di
imparare nuove cose, leggere, per
cui è mancato il tempo prima. Sono
tutte possibilità che ci vengono date
per poter seguitare a sentire pulsare il
mondo in noi e attorno a noi e non
essere soltanto persone rassegnate di
fronte alla vita che se ne va.

Incontri n° 1/2019 13
intervista Gian Mario Ricciardi
Enzo, cosa sono per te i giorni della Diventare vecchi, è brutto?
memoria? No, è un momento di esistenza con più difficoltà
Ricordo i versetti del salmo 90 ‘La nostra vita arriva e debolezze, ma anche l’opportunità di offrire
a settant’anni, a ottanta se ci sono le forze, ma quasi alle nuove generazioni la possibilità di vedere più
tutti sono pena e fatica, passano presto e noi ce ne chiaramente il futuro... Un’occasione per dialogare con
andiamo’. Viene naturale, a noi anziani, guardare loro, capirle. Arriva quindi un periodo importante.
indietro e cercare di rileggere la nostra vita. Saggezza, lungimiranza, definizione del proprio io
sono le caratteristiche fondamentali da affrontare in
Cosa insegna agli anziani di oggi la tua
modo globale, parte della vita di debolezza e anche
esperienza? molte opportunità. Comunicare con il proprio
Ad apprezzare l’amicizia. Sono state amicizie molto
corpo, ponderare i limiti, imparare ad accettare
diverse che mi hanno aiutato a vivere le ore scabrose,
l’’incompletezza’ delle cose sono i passi che funzionano
a rinnovare la fiducia negli altri, ad attendere che al
per poter vivere pienamente questi anni.
pianto seguisse la gioia. L’amicizia nasce da un incontro
inaspettato, un dono gratuito dovuto a Dio, sboccia Mai rifugiarsi in casa dunque?
come un fiore e si nutre di bellezza, ma quella bellezza No, mai rifugiarci in un patetico ricorso a sentirsi
interiore che traspare anche dai volti. Non sono in giovani dentro o nell’ancor più ridicolo ricorso ad
grado (come Cicerone o Norberto Bobbio) di scrivere un restauro estetico che fornisce solo un’ulteriore
un De senectute, ma forse riesco a dire qualcosa sull’atto maschera. Accettare invece la vecchiaia senza nostalgia
di invecchiare. Si comincia con la difficoltà a leggere i né rassegnazione... È giusto che io impari a vivere
caratteri piccoli del giornale, della Bibbia, delle note a
piè di pagina, poi si ha l’impressione che da un orecchio
i suoni siano meno percepiti. Alla sera il sonno tarda
a venire e quando giunge si scopre che dura poco e si “momento
La vecchiaia è un
con più
vede che quando ci si sveglia si può rimanere distesi a
lungo, senza però dormire... Poi, la giornata inizia senza difficoltà, ma anche
più quella determinazione con cui ci si proiettava sul da l’opportunità di vedere
farsi; non si balza più giù dal letto slanciando il corpo
più chiaramente

fuori delle lenzuola, le gambe sono rigide... ma se si
sosta un attimo a guardare dalla finestra, si può scorgere il futuro
una pianta, il vaso di gerani... la giornata si illumina.

14 Incontri n° 1/2019
Gian Mario Ricciardi intervista
non più come prima, perché ogni
età ha i suoi ritmi. Accettarsi così
significa acconsentire ai mutamenti
necessari per vivere il presente...
San Paolo scrive ‘Se il mio uomo
esteriore si va disfacendo, c’è
un mio essere interiore che può
rinnovarsi di giorno in giorno’.
Un nuovo essere?
Sì, una nuova forma di vivere.
C’è un impegno cui si
è chiamati quando si
invecchia?
C’è semplicemente da imparare ad
invecchiare, così come abbiamo
imparato ad essere bambini, poi
giovani, poi uomini e donne
maturi.
Ma come si può tali dalla nascita alla morte ed sentirne il profumo?». Ma subito
invecchiare con gioia e il cammino che fanno vale la ha aggiunto: «Li ho piantati per
serenità? pena di essere percorso, se lo si fa rendere più bella la terra che
Invecchiando consapevolmente, insieme agli altri e se questi sanno lascerò». Sì, la vecchiaia è un
continuando a curare uno stile condividerlo. tramonto che può essere un’ora
di vita dignitoso, facendo tesoro bella.
anche dei giorni più cupi. Nessuna Qualche anno fa Enzo Bianchi ha «Nella fede canto: Mea nox
idealizzazione della vecchiaia, piantato un viale di tigli lungo la obscurum non habet, sed omnia
nessun tentativo di indorare la strada che conduce al suo eremo in luce clarescunt». La mia notte
pillola, ma solo la lucida coscienza a Bose. Si è chiesto: «Riuscirò non ha oscurità, ma tutte le cose
che un uomo, una donna sono a godere della loro ombra, a risplendono nella luce. n

Incontri n° 1/2019 15
CIÒ CHE CONTA È
AMARE
Quando la maturità ti fa guardare con occhi nuovi

A
d essere sincero non ne ricordo quasi il serviamo ed a cui ridoniamo la vita, il prossimo con
contenuto, ma rammento di esserne stato il quale condividiamo il cammino, amare gli amici e
particolarmente toccato. Oggi nel ripensarci sforzarci di farlo anche coi nemici, i confratelli della
dopo che un’amica mi ha chiesto se lo avessi letto, comunità anche quando non è facile, perdonare chi ci
mi ha nuovamente colpito il titolo, che ritorna come ha fatto del male. Sono convinto che tutto ciò che non
un mantra da stamane. “Ciò che conta è amare”, è amore e non è dettato da esso, porta solo a sofferenza
bellissimo libro di Carlo Carretto. Istintivamente e divisione. Analizzando la nostra vita lo possiamo
sono pienamente d’accordo con l’autore e sottoscrivo: toccare con mano. Abbiamo provato gioia dopo un
amare è l’unica cosa che conta. Amare i poveri che litigio, dopo aver fatto del male volontariamente

16 Incontri n° 1/2019
Fr Beppe personaggio cottolenghino
o involontariamente, dopo
aver calunniato nel segreto?
Normalmente astio, divisione,
conflittualità portano solo a
sofferenza, ma soprattutto non
costruiscono mai qualcosa
di positivo e duraturo... e
naturalmente non danno gioia.
Tutte le azioni che ho fatto con
rancore, non hanno avuto un
futuro, sono crollate in poco
tempo... perché non partivano
dall’amore. A volte mi chiedo
perché sia così difficile amare e
volere il bene degli altri, quando
tutti sappiamo benissimo che
saremo scontenti dopo ogni
alterco. Naturalmente parlo
prima di tutto per me che, pur
essendo un religioso, nella vita
ho lasciato molto spazio a ciò
che amore non è, a divisioni,
cattiveria, giudizio e chiacchiera
malevola. Credo che il problema
sia prima di tutto l’invidia: non
siamo capaci ad amare perchè diventi più importante di loro, più siamo tutti peccatori, non avremmo
invidiosi degli altri, di ciò che benvoluto, socialmente accettato ed voglia o coraggio e tantomeno
hanno e noi non possediamo, di affermato... in ultima analisi nella tempo di giudicare il prossimo
quello che sanno fare e di cui noi speranza di trovare gioia. Ma è un che sbaglia o ha dei difetti. Spesso
siamo incapaci. Ecco allora che il inganno: ogni volta che facciamo però abbiamo un concetto di noi
mio fratello, il mio prossimo mi del male agli altri, ci sentiremo stessi un po’ ipertrofico, perciò
fanno ombra, mi fanno sentire in colpa, ritrovandoci così vuoti ci pensiamo migliori di altri ed
inadeguato; conseguenza: reagisco e soprattutto infelici. Un altro in diritto-dovere di giudicarli,
in modo irrazionale, li attacco, aspetto che ci porta al conflitto è la magari alle spalle. Travestiamo tale
li vorrei eliminare, nella vana non accettazione dei nostri limiti. atteggiamento con la veste della
illusione che, così facendo, io Se fossimo davvero consapevoli che correzione fraterna, convincendoci

Incontri n° 1/2019 17
personaggio cottolenghino Fr Beppe
che lo scopo è liberare il nostro prossimo da un penso diversamente. Sarebbe stato meglio volersi bene
fardello, riportarlo sulla retta via, salvargli l’anima. Ma e lasciare che ognuno la pensasse a suo modo. Negli
la realtà è che desideriamo umiliarlo per sentirci noi anni che ho ancora davanti (fossero anche 50) voglio
migliori, o forse per punirlo di torti veri o immaginari. concentrarmi su poche cose essenziali, sulle persone
Talvolta l’altro diventa il nostro capro espiatorio: a cui voglio bene e su chi me ne vuole. E la frase di
cerchiamo il suo tallone d’Achille, lo sbandieriamo oggi mi fa da guida. “Ciò che conta è amare”, questo
ai quattro venti, usandolo come paravento per è quanto mi sforzerò di fare, lasciando perdere tutto il
mascherare i nostri lati oscuri: “la colpa è solo sua se resto. Basta con i conflitti, coi diverbi, con le piccole
le cose vanno male; guarda come si comporta!” Ma e grandi vendette, basta coi risentimenti. Li considero
anche chi usa il prossimo come capro espiatorio per una perdita di tempo e di energie e, soprattutto,
coprire la propria coda di paglia, non sarà felice. Solo una fonte di infelicità. Certamente i nemici ci sono,
ciò che è fatto per amore riempie il cuore di gioia. Ho eccome! Ma non andrò a cercarli; terrò le distanze e
56 anni. Ovviamente sono consapevole di aver iniziato da me non avranno alcuna provocazione in futuro. Il
l’ultima parte del mio viaggio terreno: magari camperò centro su cui voglio focalizzarmi per riversare l’amore
fino a cento anni, ma questo non conta. La gioventù e le energie che ancora il Signore mi vorrà dare sono
è passata. La vita adulta con i suoi obbiettivi da certamente i malati a cui voglio donare la mia vita.
raggiungere ora cede pian piano il passo alla maturità Ecco, “ciò che conta è amare”, voglio farne il mio
e poi inesorabilmente anche alla vecchiaia. Ho fatto impegno principale. n
tantissimi sbagli nella vita, lottato per le mie idee,
per esse anche litigato e ferito, senza rendermi conto

“ Credo che il
che non è mai giusto offendere qualcuno che pensa
diversamente da me, perché siamo differenti nelle idee
ma tutti fratelli e figli di Dio. E poi, con una punta
di tristezza, osservo che come sono cambiato in tante problema sia
cose, sia nell’aspetto fisico che in quello psicologico e
spirituale, così tante idee su cui mi sono incaponito
prima di tutto
facendomi nemici, oggi non le condivido neanche l’invidia”
più tanto. Non ha avuto senso aver fatto soffrire delle
persone per idee diverse dalle mie; ora anche io la

18 Incontri n° 1/2019
nella casa
del padre

Addio a don Carlo Carlevaris
primo prete operaio

Prete coraggioso don Carlo. Un messaggio di delle periferie torinesi, nelle quali non mancavano
promozione umana era giudicato quantomeno situazioni di grande povertà, esponendo le sue tesi
incompatibile con la filosofia aziendale di allora pubblicamente con articoli sul settimanale diocesano
alla FIAT, che dopo dieci anni di presenza come La Voce del Popolo e lettere nella rubrica Specchio dei
cappellano, lo licenzia. Decide, quindi, di diventare tempi de La Stampa. Appello tuttavia inascoltato. Dopo
prete operaio, una novità assoluta in Italia, svolta che, una vita così intensa si spegne a 92 anni. n
iniziata nel ’67, si concluderà nell’86 e che lo vedrà
impegnato, inoltre, come militante sindacale nella
CISL. Non fu facile all’inizio conquistare la fiducia di
attivisti del movimento operaio legati ad una rigida
concezione del marxismo. In seguito ad un suo appello
agli studenti del Seminario di Rivoli, molti chierici
iniziano a indossare la tuta blu. Nel frattempo rilancia
anche la Gi.O.C. (Gioventù Operaia Cristiana), della
quale diviene assistente nazionale.
L’esperienza dei preti operai torinesi fu molto importante
nel nostro Paese e accompagnò la fase di apertura
sociale della Chiesa negli anni del Concilio Vaticano II.
Don Carlo ebbe una parte decisiva nella preparazione
della lettera pastorale del cardinale di Torino Michele
Pellegrino, dal titolo “Camminare insieme”, nella quale
si invitavano credenti e non credenti a concorrere alla
promozione umana e sociale nella città. La collaborazione
intellettuale e l’amicizia tra i due durerà ancora a lungo
dopo la pubblicazione del documento.
Dopo il ritiro dall’attività, Don Carlo è rimasto sempre
presente nella vita religiosa e sociale torinese. Nel
2005 non ha fatto mancare la sua voce, schierandosi
pubblicamente contro la realizzazione della nuova
chiesa del Santo Volto, considerata non necessaria in un
momento di grave difficoltà economica per gli abitanti

Incontri n° 1/2019 19
Il dottor Bianco
Un cane in camice
E
ra un mattino freddo e piovoso. Il dottor girò a sinistra lungo il corridoio. Diverse infermiere
Bianco entrò di corsa in ospedale. Si infilò ed alcuni dottori lo salutarono, mentre passava. Il
svelto dentro la porta della cucina sul retro. La dottor Bianco si fermò un attimo sulla porta prima
prima persona che incontrò fu la cuoca. Senza dire di entrare. Marco era pallido, teneva gli occhi chiusi
una parola, lei prese un asciugamano e gli strofinò la e non si muoveva. La mamma gli teneva una mano
testa spettinata. “Dove sei stato? Ti ho messo da parte e piangeva sommessamente. Quando vide entrare il
la colazione, ma faresti meglio a spicciarti, Marco è dottor Bianco, sorrise sollevata. Il dottor Bianco saltò
peggiorato stanotte. Le infermiere sono già scese a sul letto e si acciambellò accanto a Marco. Gli leccò la
cercarti!”. Il dottor Bianco diede due morsi di corsa al mano per fargli sapere che lui era lì. Marco, allora, aprì
pane imburrato e buttò giù il tè caldo. Senza neanche a metà gli occhi e sorrise. La mamma di Marco era
pulirsi la bocca, salì di corsa le due rampe di scale e poi più tranquilla, ora: aveva piena fiducia nella “terapia

20 Incontri n° 1/2019
a cura di Salvatore Acquas ...L’ORA DELLA FIABA
scodinzolina” del dottor Bianco. suo solito giro, il dottor Bianco scodinzolava più. I suoi occhi
Diede un bacio al suo bambino passò accanto ad un uomo con marroni erano tristi. I bambini
e accarezzò la testolina del tenero la faccia tutta rossa. L’uomo sentivano molto la sua mancanza;
dottore. «Abbi cura di lui» gli cominciò ad urlare, rivolto alla molti non miglioravano e alcuni
disse e poi li lasciò soli. Giorno caposala: “C’è un cane in reparto! peggioravano addirittura. Marco
dopo giorno il cagnolino bianco C’è un cane!” La caposala cercò invece era stato fortunato, perché
visitava i reparti dell’ospedale. di spiegargli rapidamente: “È un la magia del dottor Bianco l’aveva
Scodinzolava e guardava i bambini cane speciale, ha salvato molte fatto guarire, ed era già tornato a
con i suoi teneri occhi marroni. vite...”. L’uomo, a quanto poi si casa. Diversi mesi dopo che Marco
A volte li toccava con il suo seppe, era un ispettore e non volle aveva lasciato l’ospedale, l’ispettore
nasino freddo. Sembrava sapere ascoltare una parola di più dalla tornò. La caposala gli andò
sempre quando un bambino era caposala. Fece immediatamente incontro all’ingresso. «Immagino
grave. In quei casi, saltava sopra rapporto. Ormai era ufficiale: il che sarà qui per controllare» gli
il letto e si acciambellava vicino dottor Bianco non avrebbe più disse sgarbatamente.
vicino. Stava lì per ore, leccando potuto visitare i suoi pazienti. «Non deve preoccuparsi: il cane
delicatamente una mano al piccolo Giorno e notte, il cagnolino stava non mette più piede qua dentro...
paziente ed agitando la coda. Un accucciato sullo scalino fuori e i miei pazienti stanno male.» Alzò
giorno, mentre stava facendo il della cucina dell’ospedale. Non gli occhi sul viso dell’ispettore e

Incontri n° 1/2019 21
...L’ORA DELLA FIABA a cura di Salvatore Acquas
vide che le sue guance erano rigate di lacrime. «Sono Saltò sul letto e si acciambellò vicino a lei; le toccò
spiacente... mia figlia è ammalata» disse lui con la voce la mano con il nasetto umido, ma lei non si mosse.
rotta. «Può venire a darle un’occhiata?» L’infermiera Continuò a leccarle la mano, di tanto in tanto, per
lo seguì lungo il corridoio, fino alla camera della farle capire che non era sola. Il mattino seguente,
bambina. Stesa sul letto c’era una ragazzina bellissima. quando l’ispettore entrò nella stanza, vide il braccio
Il padre le parlò, ma lei non aprì nemmeno gli occhi. di sua figlia intorno al cagnolino bianco.
«Per favore, guarisci. Ho bisogno di te» la supplicava Il cagnolino scodinzolava e la bambina aprì gli occhi
mentre le sue lacrime cadevano sul viso della piccola. e sorrise al papà. L’ispettore allungò una mano,
Ma la bimba restava immobile, non aveva alcuna accarezzò il cane e gli disse semplicemente: «Grazie.»
reazione. Alla caposala tornò in mente Marco, che era Nessuno ha mai contato le vite salvate dal tenero
ricoverato proprio nella stessa camera. Giorno dopo dottor Bianco, ma certo lavorò in ospedale ancora per
giorno, il cagnolino bianco si era accucciato accanto molto, molto tempo. Si dice in giro che fu lo stesso
a lui e, lentamente, come per miracolo, Marco, aveva ispettore a riportare la sua ciotola in cucina... n
cominciato a migliorare. Guardò il padre disperato.
«Faremo tutto il possibile per sua figlia” disse infine.
Quella notte la caposala scese in cucina. Aprì la
porta sul retro. Il dottor Bianco era accucciato sullo
scalino. I suoi occhi erano tristi, ma le fece un cenno “ È un cane
di saluto con la coda. Lei tenne la porta aperta speciale,
invitandolo ad entrare e lui saltò in piedi e trotterellò
in cucina. Fece di corsa le due rampe di scale e ha salvato
attraversò il corridoio. Il dottor Bianco si fermò sulla
porta della camera della ragazzina. Il suo viso era
molte vite...”
pallido, teneva gli occhi chiusi e non si muoveva.

22 Incontri n° 1/2019
Margherita e Angelo Benotto notizie cottolenghine

Prà d’Mill
N
el gruppo “Amici del Cottolengo” cui faccio
parte, abbiamo camminato quest’anno,
meditando negli incontri “su gli sguardi” -
sguardi sulla vita - sulla Chiesa - sguardi di Dio e di
Gesù.
Dice Gesù “senza di me non potete fare nulla” (
Gv. 15-5), Gesù guida e cammina con i discepoli di
Emmaus, come cammina con me e meditando ho
riflettuto, su come io “credo” come “vivo” e come
realizzo il mio impegno di cristiana.
Mi dice ancora Gesù: “se mi amate osserverete i miei
Comandamenti, io pregherò il Padre e vi darà un altro
Paraclito perchè rimanga sempre con voi” (Gv.14,15-
17) cosa devo fare io? Vivere di fede, la fiducia che
il nostro Santo viveva ogni giorno e anche oggi mi
stimola perché anch’io viva di fede “meravigliosi
sguardi” che ci additano il cammino e ci fanno
crescere.
Abbiamo terminato i nostri incontri con una gita
pellegrinaggio a Prà d’Mill, questo cammino non
poteva essere più concreto per realizzare il programma
dell’anno.
Le meditazioni sullo “guardo dell’attesa” sullo
“sguardo” dell’incontro” hanno concretizzato in
noi l’impegno del cristiano che deve vivere per
mezzo della carità e per la carità, per nient’altro e a
nient’altro. Per il verde spettacolare della natura, dei fiori che
Prà d’Mill, posto stupendo dove la natura è regina, il fanno gioire della bellezza propria, per la preghiera
silenzio e il raccoglimento viene offerto senza sforzo, silenziosa dei Padri, per come ci si viene accolti, DEO
tu ti ambienti e in silenzio ti abbandoni al mistero GRATIAS, avanti in Domino e come dice il nostro
gioioso di LUI, che ci fà dono di tanto AMORE. Santo: vogliamoci bene! n

Incontri n° 1/2019 23
Due volti,
tanta luce
Una lezione di vita

H
o dinnanzi agli occhi una fotografia, un tralasciare quella devozione per consolare un’ammalata
quadretto delizioso: una giovane volontaria, a cui vedi poterle essere di sollievo, facendo tua la sua
chinata su una piccola del Cottolengo, sofferenza”. Questa lezione affonda le sue radici nel
una santa innocente e la abbraccia teneramente. Un mistero dell’Incarnazione del figlio unigenito di Dio: il
abbraccio dolcissimo che quasi confonde i due volti: Verbo fattosi uomo. Dio si incarna nell’abisso del male
amore dato – amore ricevuto. Dai due volti emana attraverso l’incarnazione del Figlio divino - umano:
tanta luce, sprizza gioia profonda: la gioia di un dono supremo atto d’Amore e di solidarietà: “Dio ha tanto
ricevuto per essere donato. Contemplazione e silenzio amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché
nel quale risuona potente, l’inno delle carità cantato chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita
da Paolo nella prima lettera ai Corinti. (13, 1-2.8) “Se eterna” (Gv 3, 16). Dio, l’onnipotente si fa impotenza
anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma per raggiungerci nella nostra radicale povertà umana.
non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o
un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la
pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma
non avessi la carità, non sono nulla... La carità non avrà
“saranno
I poveri sono e
sempre
mai fine.”
La grande Teresa d’Avila, dottore della Chiesa, grande quelli che hanno da
maestra di orazione, scrive per la sue figlie monache aprirci le porte
che desiderano giungere all’unione con Dio: “Il
Signore vuole opere. Vuole, ad esempio, che non ti curi di
del Paradiso”

24 Incontri n° 1/2019
una volontaria cottolenghina volontariato
vitale, la forza e la gioia di avanzare
con speranza verso il futuro. Esse
certamente sentono risuonare in
cuore le parole del Cottolengo
che diceva: “Considerate nei poveri
la persona stessa di Gesù Cristo.”
(DP189) “Voi date da mangiare a
Gesù. I poveri sono i nostri padroni.”
(DP 21) “I poveri sono e saranno
sempre quelli che hanno da aprirci
le porte del Paradiso.” (DP110) Fin
d’ora essi, i piccoli e i poveri, ci
aprono le porte del Paradiso, perché
comunicano luce, bontà, gioia.
Nel loro affidarsi al cuore e alle
mani di chi li visita, li cura e li
serve, sono un invito ed aiuto ad
Al Regina Coeli di domenica 15 Molte persone, provate da lutti, imitarli nel fiducioso abbandono
aprile 2018, papa Francesco con malattie e altre sofferenze, che alla Divina Provvidenza, alle mani
un perentorio no ad ogni forma di si maceravano nel dolore, sono di un Padre che tutto sa, tutto
violenza, in special modo verso i riuscite ad uscire da se stesse e sono vede; perciò provvede a ciascuno
bambini, le donne, gli anziani, ha miracolosamente guarite visitando, dei suoi figli ciò di cui abbisogna e
detto: “Nella carne di queste persone servendo i poveri del Cottolengo. colma il cuore della consolazione
noi troviamo il corpo di Cristo.” Hanno ritrovato il loro equilibrio dello Spirito Santo. n
“Tutto ciò che avrete fatto – o non
fatto – al più piccolo dei miei fratelli,
lo avrete fatto, oppure negato a me”.
(cf Mt 25, 31 e ss). La volontaria
che abbraccia la “piccola” del
Cottolengo abbraccia Gesù. La
sua è fede profonda nella Parola
evangelica, è carità che redime
e comunica vita. San Giuseppe
Cottolengo venne folgorato dalla
Parola Divina nella domenica del 2
settembre 1827. Essendosi trovato
di fronte a un caso di estrema
miseria, avvertì che il fuoco della
carità era divampato nel suo cuore:
fu quello l’inizio della Piccola
Casa della Divina Provvidenza. A
cominciare da lui, padre dei poveri
e difensore dei deboli, generazioni e
generazioni di suore, fratelli, preti,
laici, volontari, fanno dono di sé,
in umile servizio di Carità. Tutti
giungono ad affermare: “Non sono
io a dare; ciò che doniamo è nulla
a confronto di quanto riceviamo”.

Incontri n° 1/2019 25
BRICIOLE di
CARITÀ
Ho capito cosa è veramente
importante nella vita...
Il ritorno a Rivoli, dove eravamo alloggiati, è stato
più silenzioso del solito, tutti noi ripensavamo al
vissuto di quel giorno...
Eravamo stati accolti calorosamente da suor
Milvia che, nell’illustrarci la struttura della Piccola
Casa, vedevamo serena e felice di essere al servizio
dei bisognosi. Ho quasi provato un moto di
Al primo posto la persona! invidia per il suo stile di vita. Nell’ambito dello
Ci possono sembrare le più sfortunate, in realtà stage che stavamo facendo, il Cottolengo ci ha
sono le più felici: hanno riscoperto, grazie aperto un orizzonte nuovo, quello di persone con
all’amore di chi le circonda, la gioia di vivere. problemi fisici o mentali che malgrado questa
Vedere persone che nonostante le difficoltà si sono condizione svolgono le più svariate attività:
rialzate e ora camminano a testa alta, orgogliose laboratori musicali e teatrali, magnifici lavoretti
del “poco” che la vita ha riservato loro, mi ha fatto che saranno venduti ai mercatini... Ma soprattutto
riflettere su quanto ho ricevuto e quanto poco lo persone che non mollano mai e che solo col
abbia valorizzato finora. Alla Piccola Casa ciò che loro essere mi hanno fatto comprendere quanto
più mi ha colpita è come i volontari, le suore e i sia fortunata nel godere di buona salute ed con
“fratelli” si rapportano con gli ospiti, mettendo accanto chi mi aiuta. Di quante cose futili mi
sempre al primo posto la persona e non i suoi lamento! Quel giorno dai nostri occhi traspariva
problemi. Il mio consiglio? Fare, almeno una volta l’aver capito cosa sia veramente importante nella
nella vita un’esperienza simile; io ho scoperto vita. Nel ritornare a Trieste ero molto più felice
quanto l’altro sia importante e comincio a vedere di quanto lo fossi alla partenza. Un’esperienza da
la vita sotto una luce diversa. non perdere!
Chiara P., 4a B Alessia M., 4a B

Una sorpresadopo l’altra... causa di una malattia, riesce a superare un lungo
Per quanto potessimo averne già sentito parlare o periodo di sconforto e disperazione e a ritrovare
ne avessimo qualche notizia, non era immaginabile la gioia grazie alle compagne, che l’hanno fatta
quanto avremmo trovato. Se grande è stata la sentire a casa aiutandola a capire il valore della
sorpresa nel respirare in tutti i posti visitati un’aria vita. Inutile provare a descrivere il nostro stupore
di serenità, maggiore è stato lo stupore nel vedere nel vedere una persona cieca tessere un tappeto
come queste persone vivano normalmente, senza al telaio, dei cerebrolesi lavorare la lana cotta e
piangersi addosso, ma anzi riuscendo a gioire dipingere “un capolavoro” (come uno di loro l’ha
ancora di più delle piccole cose che noi, forse, non definito). E dire che qualcuno di noi si aspettava
apprezziamo. Incredibile ascoltare il racconto di di trovare desolazione e tristezza, mentre altri non
una ospite in sedia a rotelle che, dopo essere stata sapevano bene cosa li attendesse...
portata al Cottolengo con l’inganno a 18 anni a Elisa G., 5a C

26 Incontri n° 1/2019
a cura di Salvatore Acquas testimonianza

Un gruppo di giovani Finché non tocchi con mano
triestini alla Piccola Casa non puoi capire!
Non ero molto cosciente di cosa avrei visto o
A confronto imparato, ma ho deciso lo stesso di intraprendere
con la sofferenza umana... questa esperienza. Inizialmente un po’ spaventata,
pensavo che queste realtà, così distanti dalla mia,
Mi è accaduto rare volte di entrare in contatto avrebbero potuto in qualche modo sconvolgermi,
con la sofferenza. Sono innumerevoli le cose che ma finché non “tocchi con mano”, non puoi
ci distolgono dal pensare a coloro la cui esistenza capire. Mi ha colpito moltissimo il “clima” che
è toccata profondamente dal dolore, perché già abbiamo trovato in questi posti: le persone,
nati in condizioni fisiche o mentali svantaggiate, seppur malate o comunque con grossi problemi,
o perché eventi sfortunati ne hanno stravolto sono felici. Queste comunità, dove possono
la vita. Spesso tanti di loro vengono relegati ai vivere assieme, confrontarsi con altri che hanno
margini della società o si isolano. La condizione di difficoltà, li aiuta a sentirsi bene; qui i pregiudizi
svantaggio talvolta impedisce di svolgere qualsiasi del mondo esterno non esistono. Mi aspettavo
tipo di lavoro, può allontanare dalla famiglia, fino di trovare una specie di ospedale, tanti letti uno
a far perdere un posto nella società. vicino all’altro, dove queste persone venivano
Grazie all’esperienza vissuta a Torino, nell’ambito “abbandonate” e, invece, la realtà è ben diversa:
del gruppo Abele e del Cottolengo, ho visto come ognuno ha i suoi compiti e deve prendersi
chi soffre, per l’aiuto ed il sostegno di altri, può cura delle proprie cose e di quelle comuni.
ritrovare il suo posto nella società, la dignità, Sorprendente è l’entusiasmo con il quale gli
i veri valori dell’esistenza e imparare a vivere operatori, volontari e no, lavorano; abbiamo
serenamente anche la propria condizione. trovato tante “famiglie” dove ciascuno ha una
Queste istituzioni, grazie ai tanti che hanno mansione ben precisa.
deciso di impegnare la loro vita al servizio del L’esperienza più bella è stata l’incontro con una
prossimo in difficoltà, riescono a compiere veri e signora sorda, muta e cieca. Detto così, a molti
propri miracoli di cui io ora mi sento testimone. potrà sembrare una persona del tutto “tagliata
Ho conosciuto persone, con gravi handicaps fuori” dal mondo e, invece con la sua grandissima
fisici, capaci di vivere senza angoscia poiché forza d’animo, è una donna stupenda. Solo
hanno scoperto il valore della propria vita e si toccandomi la mano è riuscita a capire che sono
realizzano nel lavoro e nelle varie attività che una ragazza, ma ciò che mi ha lasciata di stucco
vengono quotidianamente svolte nella Piccola è stato quando, mettendomi per un secondo le
Casa della Divina Provvidenza. Mi ha colpito la mani sugli occhiali, ha intuito che erano da sole;
forza dell’amore che spinge tanti uomini e donne ancora adesso non riesco a capire come abbia
a servire volontariamente poveri, malati e deboli, fatto. Lei, che ha come unico mezzo per conoscere
con grande dedizione e generosità, poiché vedono il mondo qualcuno vicino che le descriva ciò che
in loro Gesù. Veramente la vita di ogni uomo accade, sa meravigliarsi molto più di noi, noi che
ha un valore smisurato, indifferentemente dal non riuscivamo a capire come facesse ad intendere
fatto che veda o senta, dalla intelligenza o dalla tanti concetti astratti, come il bello, il brutto,
bellezza e che ci si può impegnare nel proprio come i colori.
piccolo ad aiutare i nostri fratelli in difficoltà; si Anche se tanti ricordi potranno offuscarsi, sono
può donare tempo e affetto al nostro prossimo certa che resterà qualcosa di importante dentro
sofferente e ciò che si riceve in cambio è un tesoro ognuno di noi che abbiamo avuto la fortuna di
incommensurabile. confrontarci con queste realtà.
Niccolò T., 3a G Barbara B., 3a H

Incontri n° 1/2019 27
leggiamo
un libro
a cura di Salvatore Acquas

Quello che non ho mai detto
Federico De Rosa
Edizioni Paoline

F
ederico De Rosa, 20 anni, nonostante il suo
grave disturbo, è riuscito a scrivere “Quello che
non ho mai detto” (edizioni San Paolo). “Voglio
costruire un ponte con la vostra società neurotipica”
Quello che non ho mai detto è un libro che arriva
dopo anni faticosi di assenza di comunicazione, in
una lingua trovata con il dito indice della mano
destra, attraverso la tastiera di un computer. È
un’autobiografia che emerge dal fondo di una
sindrome che intimorisce anche solo a nominarla:
l’autismo. A scrivere questo testo che commuove,
scuote e istruisce è Federico De Rosa, un ragazzo di
20 anni, che quando ne aveva appena uno ha iniziato
a perdere la capacità di interagire con la realtà. “I miei
genitori mi hanno raccontato che nei primi mesi di
vita ero un bambino particolarmente bello, robusto
nella struttura fisica, biondissimo, con gli occhi azzurri
e i lineamenti del viso dolci e armoniosi”, scrive De
Rosa. Poi il buio: “Non capivo nulla delle situazioni
che vivevo”. Dopo la diagnosi tempestiva è cominciata
una lenta risalita verso il mondo esterno conquistata
con anni di terapie, esercizi, costanza e molto amore
da parte di una madre, un padre, due fratelli, vari
terapeuti e insegnanti. Un training che ha portato
Federico a frequentare e a finire il liceo scientifico,
con una media del 7 e mezzo, con picchi di 9 in
latino e chimica, a farsi degli amici e a frequentare con
assiduità la parrocchia del quartiere.
“Non capivo nulla delle situazioni che vivevo” intento è di costruire un ponte attraverso il quale
“Ho scritto questo libro per aiutare le migliaia di la vostra società neurotipica possa comprendere
persone autistiche che soffrono del non poter essere meglio e quindi integrare le persone autistiche”.
pienamente comprese, nella loro oscura diversità, Con il termine “neurotipici” l’autore definisce tutti
dai loro familiari non autistici”, racconta De Rosa i non autistici, “inquietantemente complicati e non
a ilfattoquotidiano.it attraverso un’email. “Il mio sempre accoglienti”, per i quali comunicare e stare in

28 Incontri n° 1/2019
il libro è un giardino
che puoi custodire
in tasca

compagnia sono attività considerate “non è nata da me – racconta De composti negli anni precedenti”.
“normali”. Ai neurotipici, scrive Rosa – Io ho sempre pensato di La madre, Paola, aveva capito le
De Rosa, “gli autistici appaiono scrivere cose molto ovvie. Però ogni potenzialità della comunicazione
spesso totalmente persi nel loro volta rimanevo profondamente via pc
mondo, tra fantasie, stereotipie, stupito per il grande apprezzamento Si tratta di squarci sulle prime mosse
vere fissazioni del comportamento. che riscuotevo. È stato mio padre di De Rosa nel linguaggio verbale,
Altri sembrano giganteschi e privi a dare ai miei scritti una diffusione che accompagnano il lettore in un
di intelligenza; altri ancora così sempre più ampia, fino a quando passato di tentativi, conquiste e
terrorizzati di tutto da frustrare non si è concretizzata la possibilità amore. Come quello della madre
ogni desiderio di contatto”. del libro. Per me è stato come Paola, la prima ad avere intuito le
Un’apparenza che cela mondi toccare il cielo con un dito. In un potenzialità della comunicazione
incredibili, fatti di paure (“che istante sono passato dal silenzio via computer. La tastiera è servita a
avvenga un evento capace di quasi totale alla comunicazione Federico, a 12 anni, per raccontare
invertire il processo del mio più piena. Ho cominciato il 15 al padre che la sua tristezza era
progressivo miglioramento nel dicembre 2013 e ho terminato a dovuta al fatto che “la porta per
comprendere e nel vivere la realtà, fine aprile del 2014. Ogni giorno entrare nel mondo dei sani è
risucchiandomi come un vortice riflettevo e costruivo il testo lontana” e che la vita non può essere
verso la prigione del mio passato”), nella mia mente. Poi un paio di bella “perché io sono autistico”.
idiosincrasie (“mi arrabbio se mi pomeriggi a settimana mi mettevo Difficile non restare colpiti anche
si dice buongiorno”), e speranze al computer per tradurre ciò che dall’incipit di un tema di seconda
(“di trovare una compagna di avevo in testa. L’editor di Edizioni media, dal titolo “La mia vita tra
pochissime parole e di un amore San Paolo, Riccardo Ferrigato, 20 anni”. “Tra 20 anni io ne avrò
che si nutre di una sintonia mi ha dato una grossa mano nel 33. Andrò in giro per il mondo a
interiore che cresce nel silenzio”). cambiare l’ordine di sequenza degli vedere donne incinte per capire se
“I non autistici sono complicati e argomenti trattati, che seguivano i loro bimbi sapranno parlare per
non sempre accoglienti” la sostanziale casualità della mia curare l’autismo. Io giocherò con i
L’idea di Quello che non ho mai riflessione. Inoltre una buona metà loro bimbi per aiutarli a crescere e a
detto (edizioni San Paolo, 14 euro) del libro è costituita dai miei scritti imparare a parlare”. n

“ Io, autistico,
ho tradotto in
un libro il mio
mondo. Tra paure
e speranze”

Incontri n° 1/2019 29
personaggio cottolenghino a cura della redazione

Nozze
d’oro
Antonio POMETTO (Tonino) e Piera FERRÈ
50 anni di fedeltà

I
n un giorno così speciale come un cinquantesimo parenti anche dalla seconda, quella che hanno
di matrimonio, cosa c’è di più bello che festeggiare costruito in parallelo e composta da ospiti della
con chi si è amato e con cui si è condiviso un Piccola Casa, da religiose e amici volontari. Tonino
lungo tratto di strada? e Piera, infatti, da anni dedicano amore, attenzione
Sabato 16 Giugno, dopo la Santa Messa presieduta e tempo libero alle ospiti della Famiglia Santa
da Don Eugenio Cavallo presso la Chiesa del Elisabetta, divenendo col tempo un punto di
“Frassati”, l’ex-presidente dell’Associazione riferimento importante e sicuro.
Volontariato Cottolenghino Onlus, Antonio Una bellissima festa, gioiosa e preparata con cura, in
Pometto e la signora Piera Ferrè, si sono circondati cui si mescolavano in modo tangibile amicizia, affetto
oltre che dalla propria bellissima famiglia e dai e riconoscenza. n

Tantissimi auguri dalla Redazione Incontri!
30 Incontri n° 1/2019
a cura della redazione NOTIZIE cottolenghinE

Solidarietà
dopo l’alluvione...
L
e comunità cottolenghine del Kerala, in India,
si sono impegnate nell’accoglienza di tutti
coloro che hanno visto distrutte le proprie
abitazioni a causa delle piogge torrenziali abbattutesi
in quella regione.
Le Sorelle, da subito, hanno prestato aiuto e soccorso
e continuano a farlo collaborando con i numerosi
volontari nei centri istituiti per organizzare le
operazioni di soccorso.
Siamo vicini a loro con la preghiera! n

Incontri n° 1/2019 31
Una notte
ho sognato un bambino
Una notte ho sognato un bambino,
da solo giocava in mezzo al prato.
Aveva gli occhi chiusi, sfiorava i petali.
Mi chiese: “come sono questi fiori?”
“Belli”. Gli risposi.
“Perchè sono belli”?, mi guardava con gli occhi chiusi
e mi sentii stringere il cuore.
“Perchè sono colorati di giallo, rosso, verde e blu”. Risposi
“E com’è il giallo? Il rosso? Il verde? Il blu?” Mi chiese,
mi guardava con gli occhi chiusi
e mi sentii mancare il fiato.
“Non lo so”. Risposi.
“Te lo spiego io”. Mi disse.
Con gli occhi chiusi si avvicinò a me, mi fece sedere.
Mi chiuse gli occhi, mi accarezzò, mi baciò, mi abbracciò.
Con gli occhi chiusi sorrideva.
La mattina mi svegliai
e mi accorsi che avevo ancora gli occhi chiusi.
Provai ad aprirli ma non ci riuscii.
Provai ad immaginare ma non ci riuscii.
Con gli occhi chiusi non ho ancora imparato a sorridere