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Anno CXLVII - N. 135 (44.578)

CITTÀ DEL VATICANO

Sabato 16 Giugno 2007

Il Papa ai Vescovi della Slovacchia in visita «ad limina Apostolorum»

Il Santo Padre ai membri del Pontificio Consiglio della Cultura

Il patrimonio cattolico della Slovacchia, che il regime comunista non è riuscito a distruggere, rischia di essere pesantemente intaccato da consumismo, edonismo, laicismo e relativismo

Oggi più che mai la reciproca apertura tra le culture è un terreno privilegiato per il dialogo al di là delle divergenze che separano gli uomini
«Oggi più che mai la reciproca apertura tra le culture è un terreno privilegiato per il dialogo tra uomini impegnati nella ricerca di un autentico umanesimo, al di là delle divergenze che li separano». È quanto ha ricordato Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno di studio in occasione del 25° anniversario dell'istituzione del Pontificio Consiglio della Cultura, ricevuti in udienza nella mattina di venerdì 15 giugno, nella Sala dei Papi. «Nel rapportarsi al mondo della cultura — ha affermato il Papa richiamando le motivazioni e le finalità con cui Giovanni Paolo II creò il Dicastero nel 1982 —, la Chiesa pone sempre al centro l'uomo, sia come artefice dell'attività culturale che come suo ultimo destinatario». «In campo culturale — ha sottolineato —, il Cristianesimo ha da offrire a tutti la più potente forza di rinnovamento e di elevazione, cioè l'Amore di Dio che si fa amore umano». «Possa la Santa Sede, grazie al servizio reso in particolare dal vostro Dicastero — ha auspicato in conclusione—, continuare a promuovere in tutta la Chiesa quella cultura evangelica che è lievito, sale e luce del Regno in mezzo all'umanità».
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Il ricco patrimonio cattolico della Slovacchia, «che il regime comunista non è riuscito a distruggere», rischia di essere «pesantemente intaccato dai fermenti caratteristici delle società occidentali: il consumismo, l'edonismo, il laicismo, il relativismo». Lo ha detto Benedetto XVI ai Vescovi della Conferenza Episcopale della Slovacchia ricevuti in udienza, nella mattina di venerdì 15 giugno, in occasione della Visita «ad limina Apostolorum». «So che siete impegnati nell'elaborazione del Piano per la Pastorale e l'Evangelizzazione — ha detto il Papa —. In

vista del 2013, anno in cui commemorerete il 1150° anniversario dell'inizio della missione dei Santi Cirillo e Metodio nelle vostre Terre, vi siete così proposti di far rivivere e rendere attuale l'azione evangelizzatrice dei santi Fratelli di Salonicco. Come punto di partenza di questa corale mobilitazione missionaria avete posto la riscoperta della tradizione e delle radici cristiane, vive e profonde nel vostro popolo».
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MEDIO ORIENTE

La Striscia di Gaza sotto il completo controllo dei miliziani di Hamas dopo una settimana di sanguinosi combattimenti con quelli di Al Fatah

La popolazione palestinese in ostaggio della guerra civile
Da Ramallah, in Cisgiordania, Abu Mazen scioglie il Governo di unità nazionale e proclama lo stato d'emergenza
TEL AVIV, 15. La giornata di ieri, una delle più cruente mai registrate nella Striscia di Gaza, ha sancito di fatto una spaccatura senza precedenti nel popolo palestinese, ormai in ostaggio di una vera e propria guerra civile. Tale spaccatura, in serata, è apparsa evidente sia sul piano strettamente territoriale, con la Striscia di Gaza ormai del tutto nelle mani di Hamas e la Cisgiordania ancora controllata da Al Fatah, sia su quello istituzionale. Sotto questo aspetto, il Presidente dell'Autorità palestinese (Ap) e leader di Al Fatah, Abu Mazen, al termine di una drammatica riunione a Ramallah, in Cisgiordania, con i vertici dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), ha sciolto il Governo di unità nazionale insediato in marzo e guidato dal Primo Ministro Ismail Haniyeh, esponente di Hamas, ha proclamato lo stato d’emergenza e ha deciso di indire elezioni anticipate, per le quali tuttavia non ha potuto prevedere alcuna data. Al tempo stesso, Abu Mazen ha annunciato l'insediamento di un Governo di emergenza, la cui composizione dovrebbe essere comunicata oggi. I militanti di Hamas non sembrano peraltro intenzionati a riconoscere la legittimità delle istituzioni guidate da Abu Mazen: il portavoce a Gaza del movimento, Sami Abu Zuhri, prima ancora che il Presidente dell'Ap annunciasse le sue decisioni, aveva dichiarato che il comitato esecutivo dell’Olp non ha «il potere per far eseguire alcun ordine, tanto meno quello di sciogliere un Governo la Per quanto concerne le ipotesi di intervento e di mediazione della comunità internazionale che si stanno succedendo in queste ore, Hamas rifiuta qualunque dispiegamento di una forza di pace internazionale nella Striscia di Gaza: «Chiunque siano le Nazioni che la compongono, saranno trattati come occupatori» ha dichiarato Sami Abu Zuhri. A tale ipotesi — che secondo il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon è in queste ore allo studio dell'Onu stessa — sembra invece favorevole la dirigenza di Al Fatah, compreso lo stesso Abu Mazen, che chiede anzi di estenderne il mandato anche alla Cisgiordania. In ogni caso, sulle voci della politica e della diplomazia sembra purtroppo prevalere in queste ore quella delle armi, anche se questa mattina sono state segnalate solo sporadiche sparatorie, dopo che nell'intera Striscia di Gaza sembra essere cessata la resistenza dei militanti di Al Fatah all'offensiva di quelli di Hamas. Ancora in nottata, comunque, c'erano saccheggi e violenze. Secondo fonti mediche, con le vittime della giornata di ieri sono diventati oltre cento i palestinesi uccisi negli scontri tra fazioni. Inoltre, come detto, fonti diverse e concordi hanno riferito non solo di episodi di scherno e di oltraggio della dignità umana — con i militanti di Al Fatah costretti a sfilare seminudi davanti ai vincitori — ma anche gesti di manifesta ferocia commessi dai miliziani di Hamas che avrebbero ucciso davanti alle loro famiglie gli agenti delle forze rimaste leali ad Abu Mazen, anche dopo che si erano arresi e avevano consegnato le armi.

Sostenitori di Hamas plaudono all'attacco sferrato contro gli edifici governativi a Gaza

DAL MONDO
Libano

Dolore e tensione ai funerali di Walid Ido
Iraq

Uccisi da «Al Qaeda» quattordici soldati Assassinato un reporter a Nord di Baghdad
Somalia

Attacco a Baidoa provoca la morte di quattro persone
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cui legittimazione si basa sul voto democratico». E più tardi, in un intervento in televisione, lo stesso Haniyeh ha dichiarato che «il Governo in carica porterà avanti i suoi compiti» e che «il Presidente Abu Mazen ha preso decisioni precipitose che tradiscono tutte le intese raggiunte». Al tempo stesso, Haniyeh ha chiesto «ai miei fratelli di Hamas di dichiarare un’amnistia generale e di garantire la vita delle persone», pur ribadendo di considerare la nuova ondata di violenza incominciata da una settimana esclusiva responsabilità dei sostenitori di Al Fatah che ha accusato «di aver commesso crimini e di aver ucciso alcuni cittadini a causa della loro appartenenza politica e di averne giustiziati altri dopo averli rapiti». Toni particolarmente duri Haniyeh ha usato in riferimento al generale Rashid Abu Shbak, il capo della sicurezza interna, accusandolo di aver minato l’azione dei Ministri dell’interno che si sono succeduti nel Governo da lui presieduto. L'intervento di Haniyeh è giunto in tarda serata, quando ormai l'offensiva di Hamas nella Striscia di Gaza poteva dirsi conclusa, con i miliziani del gruppo radicale che avevano assunto il controllo di tutti gli edifici governativi, al termine di una giornata di scontri che avevano fatto registrare, secondo quanto riferito da fonti locali concordi, episodi di efferata violenza. La vittoria di Hamas è stata proclamata dalla sua radio quando nelle prime ore della notte ha annunciato la conquista del palazzo presidenziale dell’Autorità palestinese (Ap), definendolo «l’ultimo bastione della corruzione». Poco prima Hamas aveva annunciato di aver conquistato l’ultimo quartier generale delle forze di Al Fatah, quello della Saria. Sul piano politico, comunque, Haniyeh si è detto contrario all'ipotesi di proclamare nella Striscia di Gaza una sorta di «emirato islamico», avanzata da diversi esponenti della sua parte. «La Striscia di Gaza — ha detto Haniyeh — è una parte indissociabile della patria e i suoi abitanti costituiscono una parte in-

dissociabile del popolo palestinese. No, quindi, a uno Stato nella Striscia di Gaza solamente, perché lo Stato è un insieme che non può essere diviso». Ciò nonostante, anche sul piano dei rapporti politici sembrano purtroppo trovare conferma i timori espressi da mesi da gran parte degli osservatori: dopo la «resa dei conti» della giornata di ieri, infatti, appare appunto evidente che è ormai in atto più una vera e propria guerra civile che un sia pur aspro contrasto di visioni e di progetti.

La bandiera di Hamas fatta sventolare sulla sede dei servizi di sicurezza a Gaza

Verso la Visita Pastorale di Benedetto XVI ad Assisi
Ferve ad Assisi l'attesa per l'ormai imminente Visita Pastorale di Benedetto XVI che domenica 17 giugno sarà pellegrino sulle orme di San Francesco in occasione dell'ottavo centenario della conversione. Da domenica 10 «L'Osservatore Romano» sta quotidianamente pubblicando una serie di «pagine speciali» per presentare i contenuti, i significati e i luoghi di questa attesa Visita Pastorale. Nell'edizione odierna, una particolare attenzione viene dedicata all'antica Cattedrale di San Rufino: qui, nel pomeriggio di domenica 17, Benedetto XVI incontrerà i sacerdoti, i religiosi, le religiose della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, insieme con i Superiori e gli Alunni del Pontificio Seminario Umbro. Il Papa potrà anche vedere il Fonte dove San Francesco e Santa Chiara hanno ricevuto il Sacramento del Battesimo. Le motivazioni fondanti della Visita sono presentate, in una articolata riflessione, dall'Arcivescovo Domenico Sorrentino.
Pagine 9, 10, 11 e 12

NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto in udienza nel pomeriggio di giovedì 14 Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Loja (Ecuador), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Hugolino Cerasuolo Stacey, O.F.M., in conformità al canone 401§ 1 del Codice di Diritto Canonico.

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Gniezno: l'intervento del Card. Tarcisio Bertone Segretario di Stato alla seduta inaugurale della VII Assemblea dei cristiani europei
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Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso; il Reverendo Monsignore Livio Melina, Preside del Pontificio Istituto «Giovanni Paolo II» per Studi su Matrimonio e Famiglia.

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Provviste di Chiese
Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Bhopal (India) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Leo Cornelio, S.V.D., finora Vescovo di Khandwa (India).

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Nomina di Vescovo Ausiliare
Il Santo Padre ha nominato Ausiliare dell'Arcidiocesi di EsztergomBudapest Mons. Ferenc Cserháti, Delegato «ad interim» della Conferenza Episcopale Ungherese per la Pastorale degli Ungheresi all'estero, assegnandogli la sede titolare vescovile di Centuria.

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Bhopal (India), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Paschal Topno, S.I., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.