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Anno CXLVII - N. 151 (44.594)

CITTÀ DEL VATICANO

Venerdì 6 Luglio 2007

Benedetto XVI ai Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Dominicana ricevuti in udienza in occasione della visita «ad limina»

Un compito irrinunciabile: vegliare sulla stabilità e sullo sviluppo spirituale e materiale della famiglia
Vegliare sulla stabilità e sullo sviluppo spirituale e materiale della famiglia. È questo il compito irrinunciabile che Benedetto XVI ha affidato ai Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Dominicana, ricevuti in udienza nella mattina di giovedì 5 luglio, in occasione della visita «ad limina Apostolorum». «L'obiettivo principale del vostro ministero pastorale — ha detto tra l'altro il Papa nel suo discorso — deve essere che la verità su Cristo e la verità sull'uomo penetrino più profondamente ancora nei diversi strati della società dominicana». «La nuova evangelizzazione — ha aggiunto — ha anche come obiettivo principale la famiglia. Questa è la vera “Chiesa domestica”, soprattutto quando è frutto delle comunità cristiane vive dalle quali nascono giovani con autentica vocazione al sacramento del matrimonio. Le famiglie non sono sole dinanzi alle grandi sfide che devono affrontare; la comunità ecclesiale le sostiene, le anima nella fede e salvaguarda la loro perseveranza in un progetto cristiano di vita esposto spesso a tante vicissitudini e pericoli». Il Santo Padre ha anche chiesto che «le Comunità ecclesiali, in collaborazione con le istanze pubbliche» veglino «per salvaguardare la stabilità della famiglia e per favorire il suo sviluppo spirituale e materiale, il che porterà a una migliore formazione dei figli. Perciò, è auspicabile che le Autorità del vostro amato Paese collaborino sempre più a questo irrinunciabile compito di lavorare a favore delle famiglie». Infine Benedetto XVI ha invitato i Presuli a stabilire contatti sempre più costruttivi «con i fratelli Vescovi di Haiti per cercare di alleviare la situazione di povertà, e persino di miseria, che offende la dignità di tante persone di questa Nazione».
Pagine 4 e 5

Non ignoro le difficoltà che l'istituzione familiare incontra nella vostra Nazione, in particolare con il dramma del divorzio e le pressioni per legalizzare l'aborto, e anche per la diffusione di unioni non conformi al disegno del Creatore sul matrimonio
LIBANO

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MEDIO ORIENTE

In una sparatoria alla periferia del campo profughi di Maghazi

Le autorità siriane riaprono il valico di frontiera di Jusiyye-Qaa

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Nuove violenze insanguinano la Striscia di Gaza: Ancora cruenti scontri sei militanti di Hamas uccisi dai soldati israeliani tra l'esercito e Fatah Al Islam
TEL AVIV, 5. Ancora violenze. Sei militanti delle «Brigate Ezzedine Al Qassam», braccio armato di Hamas, sono stati uccisi in una sparatoria con militari israeliani impegnati in un'incursione con mezzi blindati nella zona centrale della Striscia di Gaza, controllata dal 15 giugno dal movimento di resistenza islamico. Sei civili palestinesi sono rimasti feriti da proiettili vaganti durante il conflitto a fuoco, avvenuto alla periferia del campo profughi di Maghazi. Intanto il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha espresso profondo sollievo per la liberazione del giornalista della «Bbc», Alan Johnston, dopo circa quattro mesi di prigionia. In una dichiarazione resa nota a Ginevra, Ban Ki-moon si è quindi felicitato del «ruolo svolto da tutte le parti coinvolte nella liberazione di Johnston» ed ha sottolineato «la necessità di proteggere non solo la libertà, ma anche la sicurezza dei media nel mondo». Anche la presidenza portoghese dell'Unione Europea (Ue), in una nota diffusa nel pomeriggio di ieri a Lisbona, si è detta soddisfatta per la liberazione del giornalista britannico. «La presidenza Ue — si legge nella nota — esprime il suo totale rifiuto di questo tipo di azioni e ribadisce l'auspicio che non si ripetano». Dal canto suo la Commissione europea ha sottolineato che il caso di Johnston mostra ancora una volta i rischi cui sono sottoposti i giornalisti, ed ha assicurato — attraverso il portavoce Johannes Laitenberger — che continuerà il suo impegno a difesa dei diritti fondamentali, tra cui quello della libertà di stampa. Il Presidente del Parlamento europeo, Hans Gert Poettering, ha rivolto un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato «senza sosta per arrivare a questo esito felice», per il loro impegno e coraggio e per «non aver mai rinunciato a sperare». Il Presidente del Parlamento europeo ha poi affermato: «Il caso di Johnston ci ricorda con forza tutti i giornalisti che lavorano nel mondo in condizioni difficili, per portarci informazioni obiettive e indipendenti». Il Presidente dell'Autorità palestinese (Ap), Abu Mazen, è tornato a respingere ieri l'ipotesi di riprendere il dialogo con Hamas che da tre settimane ha «rovesciato» il potere nella Striscia di Gaza. La posizione di Abu Mazen — rilevano gli osservatori — sembra giungere in risposta alla nuova esortazione giunta ieri da parte del Premier destituito Ismail Haniyeh in occasione dell'annuncio della liberazione del giornalista britannico della «Bbc». Rivolto ai «fratelli di Ramallah», Haniyeh ha dichiarato che «se le vostre intenzioni sono pure, è possibile adesso riprendere il dialogo fra noi per conseguire l'unità». Ma — segnalano sempre gli osservatori — il clima fra Hamas e Al Fatah sembra ancora non propizio per il dialogo: il Ministro dell'informazione, Riyad Al Maliki, ha rivelato che nel corso della seduta del Governo di emergenza tenuta BEIRUT, 5. Tre miliziani di Fatah Al Islam sono stati uccisi in nuovi scontri con l'esercito libanese scoppiati vicino al campo profughi di Nahr Al Bared, nel Nord del Paese. Riferisce l'agenzia di stampa «Agi» che i militari hanno respinto un attacco dei miliziani che stavano tentando di penetrare nel campo che ospita i rifugiati palestinesi. «C'è stato un tentativo di infiltrazione, l'esercito ha sparato ed ha respinto i miliziani nelle loro posizioni iniziali», ha detto un portavoce dell'esercito. Il Comitato internazionale della Croce Rossa — segnala sempre l'«Agi» — ha intanto denunciato il peggioramento della situazione umanitaria nel campo profughi di Nahr Al Bared. I volontari, ha riferito la portavoce Virginia de la Guardia, non riescono a consegnare i rifornimenti di acqua e cibo dal 20 giugno. E le ultime razioni di cibo bastano solo per due settimane e sono sufficienti solo per cento persone. Le autorità siriane hanno deciso di riaprire il valico di frontiera di JusiyyeQaa con il Libano che collega la parte settentrionale della valle libanese della Bekaa con la pianura siriana di Homs, chiuso da circa cinque settimane. Lo ha riferito, ieri, l'agenzia ufficiale libanese «Nna», senza aggiungere ulteriori particolari. Ricorda l'agenzia «Ansa» che il Governo siriano aveva deciso di chiudere questo punto di frontiera «per ragioni di sicurezza» subito dopo l'inizio, il 20 maggio scorso, degli scontri tra l'esercito libanese e miliziani di Fatah Al Islam nel

Miliziani di Hamas durante gli scontri divampati nella Striscia di Gaza

Nuvole di fumo si levano dal campo profughi di Nahr Al Bared

ieri a Ramallah si è discussa la costituzione di una «corte marziale» che dovrà essere chiamata a processare «coloro che hanno tradito la causa nazionale». Questa mattina le autorità israeliane hanno consegnato a quelle di Amman — attraverso il valico di frontiera nell'Alta Valle del Giordano — quattro detenuti giordani che stavano scontando in Israele una condanna all'ergastolo per l'uccisione di due soldati. Riferisce l'agenzia «Ansa» che l'intesa tra Israele e Giordania stabilisce che i detenuti dovranno continuare a scontare la loro pe-

na in un carcere giordano per almeno un anno e mezzo prima che il Re possa prendere in considerazione la loro scarcerazione. Dopo diciassette mesi migliaia di dipendenti pubblici palestinesi sono tornati a ricevere lo stipendio in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Sono esclusi dai pagamenti 19.000 dipendenti legati ad Hamas ed altri 12.000 che, pur appartenendo ad Al Fatah o ad altre fazioni, sono stati assunti dopo l'insediamento del Governo guidato dal movimento di resistenza islamico.

campo profughi di Nahr Al Bared, nei pressi del porto settentrionale di Tripoli. In un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato di recente, si raccomanda «il dispiegamento di esperti internazionali lungo la frontiera libano-siriana per combattere il traffico di armi» attraverso il confine. La corte militare di Beirut, presieduta dal tenente colonnello Nizar Khalil, ha aggiornato al prossimo 7 ottobre il processo per dodici presunti terroristi accusati di aver pianificato un attentato contro Sayyid Hasan Nasrallah, leader del

movimento sciita Hezbollah. Lo ha riferito l'agenzia «Nna», citando fonti giudiziarie libanesi. L'agenzia ha specificato che dieci degli accusati sono libanesi. I membri del presunto gruppo terrorista hanno respinto l'accusa di voler uccidere Sayyid Hasan Nasrallah, pur ammettendo di detenere armi illegalmente. Nel 2006, ricorda l'«Ansa», i servizi di sicurezza libanesi avevano identificato una rete di spionaggio locale che si era dichiarata responsabile dell'assassinio di almeno due alti ufficiali di Hezbollah nel 1999 e nel 2003.

NOSTRE INFORMAZIONI Pakistan: centinaia di estremisti islamici asserragliati nella Moschea Rossa ad Islamabad
ISLAMABAD, 5. Cinque forti esplosioni e scambi di arma da fuoco sono state avvertite oggi nei pressi di Lal Masjid, la Moschea Rossa di Islamabad, circondata da forze dell’ordine pakistane, dopo due giorni di cruenti scontri nel corso dei quali sono rimaste uccise non meno di sedici persone. Circa 700 studenti islamici si sono arresi ieri, ma all’interno del complesso della Lal Majid si troverebbero ancora un migliaio di miliziani. Poco prima delle esplosioni blindati per trasporto truppe hanno preso posizione intorno all’edificio, non è chiaro se ci sia stato un assalto delle forze di sicurezza all’interno della moschea. Testimoni, citati dall'agenzia «Ansa», hanno riferito di un appello lanciato ai miliziani islamici ancora asserragliati: «Tutti devono lasciare la moschea o saranno responsabili delle possibili vittime». Secondo quanto segnalato dalla stampa locale, esercito e polizia hanno avuto l'ordine di evitare nuovi spargimenti di sangue. Nel frattempo, Abdul Aziz, il capo della Moschea Rossa — considerato un punto di riferimento dell'estremismo islamico — è stato arrestato mentre tentava di fuggire nascosto sotto un burqa insieme alla moglie e ad un gruppo di donne. Secondo quanto racconta Aziz, all’interno del tempio circondato dalle forze di sicurezza pachistane sono ancora asserragliati 850 studenti della «madrassa» (la scuola coranica), quattordici dei quali armati di fucili automatici kalashnikov. Abdul Aziz ha rivolto anche un appello ai miliziani nella moschea: «Arrendetevi perché non potete resistere ancora a lungo alle forze pakistane». In un’intervista trasmessa dalla televisione pubblica pakistan, Aziz ha spiegato che «dopo essere uscito dalla Moschea Rossa, ho visto che si trattava di un assedio massiccio e che era il caso di lasciare perdere». «Il Governo — dice ancora il capo religioso — dispone di importanti risorse e mi sono reso conto che le persone non potranno restare a lungo all’interno». In effetti, va avanti ormai da cinque mesi lo scontro tra la «leadership» estremista della Moschea Rossa e le autorità di Islamabad a causa del tentativo delle prime d'imporre in Pakistan le regole della «sharia», la legge coranica. Per quanto riguarda gli scontri — in cui secondo fonti della stampa locale sarebbero rimaste uccise ventiquattro persone e non sedici come affermano le autorità pachistane — Aziz ha detto che gli studenti coranici hanno agito solo per autodifesa. Sempre ieri, attacchi dei miliziani islamici alle forze governative si sono verificate anche in molte altre parti del Paese. Due agguati contro la polizia pakistana hanno fatto tredici morti, tra cui sei civili. Nella regione Swat quattro civili sono stati uccisi in un attentato contro un ufficiale di polizia — rimasto solo ferito insieme ad un poliziotto della sua scorta — avvenuto nella regione di Swat, in Pakistan. Secondo fonti del locale distretto di polizia un ordigno è stato fatto esplodere al passaggio di un’auto con a bordo l’ufficiale, ma a subire le peggiori conseguenze sono stati alcuni passanti, quattro dei quali sono deceduti per le ferite riportate. Si tratta del secondo attentato compiuto nella stessa giornata nel Nord-Ovest del Paese. Undici persone erano morte, oltre al kamikaze, in un attacco suicida vicino alla città di Bannu, nel Waziristan, regione frontaliera con l’Afghanistan.

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: le Loro Eminenze Reverendissime i Signori Cardinali: — Sergio Sebastiani, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede; — Nicolás de Jesús López Rodríguez, Arcivescovo di Santo Domingo (Repubblica Dominicana), con gli Ausiliari, le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori Amancio Escapa Aparicio, Vescovo titolare di Cene, e Pablo Cedano Cedano, Vescovo titolare di Vita, in visita «ad limina Apostolorum»; le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: — Rafael Leónidas Felipe y Núñez, Vescovo di Barahona (Repubblica Dominicana), con il Vescovo emerito, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Fabio Mamerto Rivas Santos, in visita «ad limina Apostolorum»; — Gregorio Nicanor Peña Rodríguez, Vescovo di Nuestra Señhora de la Altagracia en Higüey (Repub-

blica Dominicana), in visita «ad limina Apostolorum»; — José Dolores Grullón Estrella, Vescovo di San Juan de la Maguana (Repubblica Dominicana), in visita «ad limina Apostolorum»; — Francisco Ozoria Acosta, Vescovo di San Pedro de Macorís (Repubblica Dominicana), in visita «ad limina Apostolorum».

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onografie

Le più antiche testimonianze della diffusione del Cristianesimo a Pozzuoli
di FABRIZIO BISCONTI e COSTANZA GIALANELLA
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