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Anno CXLVII - N. 168 (44.611)

CITTÀ DEL VATICANO

Giovedì 26 Luglio 2007

L'incontro di Benedetto XVI con il Clero ad Auronzo di Cadore
Benedetto XVI ha incontrato il Clero ad Auronzo di Cadore, nella mattina di martedì 24 luglio, nella chiesa di Santa Giustina martire. Durante l'incontro, dieci presbiteri hanno posto al Santo Padre altrettante domande, alle quali egli ha risposto con un'esauriente riflessione. Questo è il testo del dialogo tra i sacerdoti e il Papa: Santità, sono don Claudio, volevo farle una domanda circa la formazione della coscienza, in particolare riguardo alle giovani generazioni, perché oggi formare una coscienza coerente, una coscienza retta, sembra sempre più difficile. Si scambia il bene e il male con il sentirsi bene e il sentirsi male, l'aspetto più emotivo. Allora volevo avere qualche consiglio da parte sua. Grazie...

Eccellenze, cari fratelli, innanzitutto vorrei esprimervi la mia gioia e la mia gratitudine per questo bell'incontro. Ringrazio i due Vescovi, Sua Eccellenza Andrich e Sua Eccellenza Mazzocato, per quest'invito. A tutti voi che siete venuti così numerosi in tempo di vacanze il mio sentito grazie. Vedere una chiesa piena di sacerdoti è incoraggiante, perché vediamo che i sacerdoti ci sono. La Chiesa vive, anche se i problemi crescono nel nostro tempo e proprio nel nostro Occidente. La Chiesa è sempre viva e con sacerdoti che realmente desiderano annunciare il Regno di Dio, cresce e resiste a queste complicazioni, che vediamo nella nostra situazione culturale di oggi. Adesso, questa prima domanda riflette un poco un problema della situazione culturale in Occidente, perché il concetto di coscienza negli ultimi due secoli si è trasformato profondamente. Oggi prevale l'idea che razionale, che parte della ragione, sarebbe solo quanto è quantificabile. Le altre cose, cioè le materie della religione e della morale, non entrerebbero nella ragione comune, perché non verificabili, o, come si dice, non falsificabili nell'esperimento. In questa situazione, dove morale e religione sono quasi espulse dalla ragione, l'unico criterio ultimo della moralità e anche della religione è il soggetto, la coscienza soggettiva che non conosce altre istanze. Solo il soggetto, alla fine, con il suo sentimento, le sue esperienze, eventuali criteri che ha trovato, decide. Ma così il soggetto diventa una realtà isolata, e cambiano così, come Lei ha detto, di giorno in giorno, i parametri. Nella tradizione cristiana «coscienza» vuol dire con-scienza: cioè noi, il nostro essere è aperto, può ascoltare la voce dell'essere stesso, la voce di Dio. La voce, quindi, dei grandi valori è iscritta nel nostro essere e la grandezza dell'uomo è proprio che non è chiu-

so in sé, non è ridotto alle cose materiali, quantificabili, ma ha un'interiore apertura per le cose essenziali, la possibilità di un ascolto. Nella profondità del nostro essere possiamo ascoltare non solo i bisogni del momento, non solo le cose materiali, ma ascoltare la voce del Creatore stesso e così si conosce cosa è bene e cosa è male. Ma naturalmente questa capacità di ascolto deve essere educata e sviluppata. E proprio questo è l'impegno dell'annuncio che noi facciamo in Chiesa: sviluppare questa altissima capacità donata da Dio all'uomo di ascoltare la voce della verità e così la voce dei valori. Quindi, direi che un primo passo è di rendere coscienti le persone che la nostra stessa natura porta in sé un messaggio morale, un messaggio divino, che deve essere decifrato e che noi possiamo man mano conoscere meglio, ascoltare, se il nostro ascolto interiore viene aperto e sviluppato. Adesso la questione concreta è come fare questa educazione all'ascolto, come rendere l'uomo capace di questo, nonostante tutte queste sordità moderne, come far sì che ritorni questo ascolto, che sia realmente avvenimento, l'Effatà del Battesimo, l'apertura dei sensi interiori. Io, vedendo la situazione nella quale ci troviamo, proporrei una combinazione tra una via laica e una via religiosa, la via della fede. Tutti vediamo oggi che l'uomo potrebbe distruggere il fondamento della sua esistenza, la sua terra, e quindi che non possiamo più semplicemente fare con questa nostra terra, con la realtà affidataci, quanto vogliamo e quanto appare nel momento utile e promettente, ma dobbiamo rispettare le leggi interiori della creazione, di questa terra, imparare queste leggi e obbedire anche a queste leggi, se vogliamo sopravvivere. Quindi, questa obbedienza alla voce della terra, dell'essere, è più importante per la nostra felicità futura che le voci del momento, i desideri del momento. Insomma, questo è un primo criterio da imparare: che l'essere stesso, la nostra terra, parla con noi e noi dobbiamo ascoltare se vogliamo sopravvivere e decifrare questo messaggio della terra. E se dobbiamo essere obbedienti alla voce della terra, questo vale ancora di più per la voce della vita umana. Non solo dobbiamo curare la terra, ma dobbiamo rispettare l'altro, gli altri. Sia l'altro nella sua singolarità come persona, come mio prossimo, sia gli altri come
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LIBANO

Morti tre soldati negli scontri con i guerriglieri di «Fatah Al Islam»

Proseguono i bombardamenti sul campo di Nahr Al Bared
BEIRUT, 25. Tre soldati libanesi sono stati uccisi ieri dai miliziani del gruppo estremista «Fatah al Islam» nel campo profughi palestinese di Nahr al Bared nel Nord del Paese. Lo ha riferito la radio «Voce del Libano», citando fonti militari ma senza fornire ulteriori dettagli. Oggi, i bombardamenti dell'esercito sul campo sono proseguiti: dopo sporadiche esplosioni durante la notte, all'alba sono cominciati colpi di artiglieria pesante. I combattimenti tra le forze governative e gli estremisti presumibilmente legati alla rete terroristica «Al Qaeda» sono iniziati lo scorso 20 maggio. Nelle ultime due settimane l’esercito è riuscito a circondare i rifugi dove i miliziani sono asserragliati nel settore meridionale e orientale del campo, 100 chilometri a Nord di Beirut. Dopo nove settimane di combattimenti, in tutto sono stati uccisi 120 soldati libanesi, più di 40 civili e un numero imprecisato di guerriglieri estremisti di «Fatah al Islam». Come ha riferito «Al Jazira», l'attacco sferrato stamane dall'esercito libanese è il più incisivo delle ultime settimane ed è stato deciso dopo l'uccisione, ieri, di altri tre soldati, colpiti da alcuni razzi sparati dall'interno del campo. Secondo la stampa libanese, i miliziani asserragliati nel campo sono stati costretti a ritirarsi in un'area estesa non più di 100 metri, nel quartiere di Saasa. Il portavoce di «Fatah Al Islam», Abu Salim Taha, avrebbe annunciato inoltre l'invio di attentatori kamikaze se l'esercito non fermerà l'offensiva. Il prolungarsi del conflitto nell'area Nord di Tripoli è la più violenta ondata di scontri dalla fine della guerra civile. ner fede all’embargo sugli armamenti. A differenza di una risoluzione, la dichiarazione deve essere approvata da tutti e quindici i membri del Consiglio, e quindi potrebbe subire modificazioni. Già la scorsa settimana il coordinatore dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Michael Williams, aveva sottolineato che la fornitura di armi da parte della Siria a gruppi di militanti in Libano allontana la stabilizzazione nell’area. «Il Consiglio — si legge nella dichiarazione proposta da Usa, Francia e Gran Bretagna — invita anche ad incrementare la cooperazione transfrontaliera al fine di aumentare la sicurezza al confine siro-libanese». In un'intervista rilasciata ieri ad «Al Jazira», Hassan Nasrallah ha escluso che vi sia la mano dei guerriglieri di Hezbollah dietro l’attacco che provocò il mese scorso la morte di sei soldati spagnoli del contingente «Unifil» in Libano. Nasrallah ha denunciato i tentativi di addossare la responsabilità dell’attentato prima a Hezbollah, poi ad «Al Qaeda» e ha accusato esplicitamente Israele. La presenza del contingente multi-nazionale — ha aggiunto il leader di Hezbollah — potrebbe diventare «molto imbarazzante per gli israeliani se stanno pensando a una vasta operazione di terra per la prossima guerra». Secondo quanto rileva l'«Ansa», la questione se le forze israeliane impegnate la scorsa estate in Libano si siano macchiate di crimini di guerra è attualmente oggetto di verifica da parte della Commissione ufficiale di inchiesta. Nel rapporto definitivo saranno esaminati i bombardamenti di alcune zone civili libanesi all’interno delle quali, secondo l’esercito israeliano, agivano i miliziani Hezbollah.

NOSTRE INFORMAZIONI
Provvista di Chiesa
Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Hearst (Canada) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Vincent Cadieux, O.M.I., Vescovo di Moosonee (Canada), il quale governerà le due circoscrizioni unite «in persona Episcopi».

IN ITALIA

Forze armate libanesi nel campo di Nahr Al Bared

Nel frattempo, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia hanno chiesto al Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, di trovare una soluzione per fermare il flusso di armi verso il Libano attraverso il confine siriano, tenendo conto di una bozza di documento messa a punto ieri dall’Onu. La dichiarazione, che i proponenti sperano possa essere approvata entro questa settimana dai quindici Paesi membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, invita il Governo siriano ad intensificare i controlli al confine con il Libano e l’Iran a te-

L'Italia nelle mani dei piromani
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