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Anno CXLVII - N. 181 (44.624)

CITTÀ DEL VATICANO

Venerdì 10 Agosto 2007

Il discorso di Benedetto XVI alle migliaia di partecipanti alla «Missione Giovani» promossa dalle Diocesi della Provincia ecclesiastica di Madrid

La fede in Gesù Cristo ha bisogno della missione che nasce da un cuore generoso e dalla testimonianza coraggiosa
«La fede in Gesù Cristo, aprendo gli orizzonti di una nuova vita, di un'autentica libertà e di un'infinita speranza, ha bisogno della missione, della spinta che nasce da un cuore generosamente dedito a Dio e dalla testimonianza coraggiosa di Colui che è Via, Verità e Vita». È quanto ha affermato Benedetto XVI rivolgendosi alle migliaia di giovani spagnoli ricevuti in udienza nella mattina di giovedì 9 agosto, nel Cortile del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo. All'incontro con il Papa erano presenti i partecipanti alla «Missione Giovani» promossa dalle Diocesi della Provincia ecclesiastica di Madrid. Questi sono i punti nodali del discorso pronunciato dal Santo Padre: » «Avete voluto manifestare il vostro affetto al Papa, Successore dell'Apostolo Pietro, e il vostro impegno alla donazione e al servizio per la Chiesa di Gesù Cristo. Vi do il mio più cordiale benvenuto e vi ringrazio per la vostra presenza così numerosa qui, e in particolar modo per tutto ciò che fate come frutto di questa intensa esperienza ecclesiale e di fede che avete vissuto»; » «Alcuni di voi ne hanno dato prima un'espressiva testimonianza, che ho seguito con attenzione. Ho apprezzato l'intensità con la quale è stata vissuta la condizione di missionari e la vivacità che acquistano alcune sfaccettature della vita quando si decide di annunciare Cristo: l'entusiasmo di uscire allo scoperto e di constatare con sorpresa che, contrariamente a quello che pensano molti, il Vangelo attrae profondamente i giovani, la scoperta in tutta la sua grandezza del senso ecclesiale della vita cristiana, la finezza e la bellezza di un amore e di una famiglia vissuta con lo sguardo rivolto a Dio o la scoperta di un'inattesa chiamata a servirlo radicalmente consacrandosi al ministero sacerdotale»; » «Vi incoraggio a perseverare sulla strada intrapresa, lasciandovi guidare dai vostri Pastori, collaborando con loro all'appassionante compito di far giungere ai vostri coetanei l'indescrivibile gioia di sentirsi amati da Dio, l'unico amore che non delude e che non si esaurisce. Non cessate di coltivare voi stessi l'incontro personale con Cristo, di averlo sempre al centro del vostro cuore, così la vostra vita diverrà una missione e lascerete trasparire il Cristo che vive in voi»; » «Come giovani, siete sul punto di decidere il vostro futuro. Fatelo alla luce di Cristo, chiedetegli “Cosa vuoi da me?” e seguite il sentiero che Egli vi indica con generosità e fiducia, consapevoli del fatto che, come battezzati, tutti, senza distinzione alcuna, siamo chiamati alla santità e a essere membri vivi della Chiesa in qualsiasi nostra condizione di vita»; » «La Vergine Maria, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa... vi accompagni e vi faccia essere fedeli agli impegni che, docili allo Spirito Santo, avete assunto per la gloria di Dio e il bene dei vostri fratelli!».
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GEORGIA-RUSSIA

Nonostante i ripetuti dinieghi del Cremlino — L'Ue invita le parti alla «moderazione»

Benedetto XVI in Austria dal 7 al 9 settembre

Gli Usa condannano l'«attacco missilistico» condotto da due aerei russi contro Tbilisi
WASHINGTON, 9. A tre giorni dalla presunta violazione dello spazio aereo della Georgia da parte di due caccia-bombardieri russi «Sukoi-24», gli Stati Uniti hanno preso duramente posizione sulla vicenda, che ha ulteriormente acuito la tensione tra Tbilisi e Mosca, con toni inequivocabilmente aspri: Sean McCormack, capo portavoce del Dipartimento di Stato Usa, ha parlato senza mezzi termini di «attacco missilistico», nonostante i dinieghi dello stesso Cremlino, e di «provocazione» non nuova. Uno dei velivoli avrebbe infatti lanciato un missile di circa una tonnellata di peso, abbattutosi in un campo coltivato 65 chilometri a Ovest di Tbilisi, nei pressi del villaggio di Tsitelubani, situato a ridosso del confine della provincia autonoma ribelle dell’Ossezia del Sud, da anni in lotta per la secessione e il ricongiungimento alla «gemella» Ossezia del Nord, Repubblica autonoma compresa nel territorio della Russia. «Gli Stati Uniti condannano l’attacco missilistico del 6 agosto contro la Georgia», recita un comunicato ufficiale letto da McCormack. «Ci sono già stati attacchi in precedenza, e, chiunque sia recausa collaborino pienamente alle indagini condotte dal Governo di Tbilisi, da un lato, e, dall’altro, dagli osservatori dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. «La prossimità del luogo dell’attacco alla provincia separatista georgiana dell’Ossezia del Sud, e la violazione dello spazio aereo della Georgia in coincidenza con la zona di conflitto, evidenziano la pressante necessità di progredire verso una soluzione pacifica del conflitto ossetino», si afferma nel comunicato. «Incoraggiamo Russia e Georgia a profondere ogni sforzo a tal fine, in uno spirito costruttivo, persino a fronte di questo ennesimo attacco». Anche l'Unione Europea ha chiesto ad entrambi le parti di «dare prova di moderazione — ha detto ieri una portavoce della Commissione Europea —. Non possiamo commentare l'episodio finché non sarà fatta piena luce su ciò che è accaduto. Mentre Tbilisi ha chiesto una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sul raid, il capo degli stati maggiori russi, generale Baluyevsky ha sostenuto che ad essere responsabile di una grave «provocazione» è piuttosto la Repubblica caucasica.

Pellegrino a Mariazell, ai piedi della «Magna Mater Austriae»
GIAMPAOLO MATTEI
nostro inviato

I resti del missile caduto nel villaggio georgiano di Tsitelubani 65 km a Ovest di Tbilisi

sponsabile di questo in particolare, — prosegue la nota — provocazioni di tal fatta debbono cessare». McCormack ha ammesso peraltro che gli esperti americani «stanno ancora analizzando gli elementi disponibili», e che sono state contattate sia le autorità georgiane sia quel-

le russe, «tanto a Mosca come a Washington». Quindi ha elogiato la «moderazione che la Georgia continua a mantenere di fronte a questo attacco aereo», e ha sollecitato «un urgente chiarimento», sottolineando come l’Amministrazione Usa voglia che tutte le parti in

M

PENISOLA COREANA
NEW YORK, 9. Soddisfazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ex Ministro degli esteri sudcoreano, alla notizia dello storico vertice che si terrà dal 28 al 30 agosto a Pyongyang tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. «Il Segretario generale ritiene che questo summit offrirà un’opportunità significativa per la promozione della pace e della sicurezza della penisola coreana e la riconciliazione tra Corea del Nord e Corea del Sud», ha affermato il portavoce di Ban Ki-moon, Michele Montas. «Desidera complimentarsi con i due leader per la loro iniziativa e spera che questo sviluppo positivo darà nuovo impeto ai progressi compiuti di recente nel quadro dei negoziati a sei», ossia quelli incaricati di fermare il programma nucleare della Corea del Nord. Lo storico vertice tra il regime comunista di Pyongyang e Seoul è il secondo dalla firma dell’armistizio nel 1953. I due Paesi sono già al lavoro per definire i dettagli del summit bilaterale. L’incontro tra il Presidente sudcoreano, Roh Moo-hyun, e il leader nordcoreano, Kim Jong-il — recita il testo dell’accordo annunciato ieri — sarà «di grande signifi-

Soddisfazione espressa dal Segretario generale dell'Onu

onografie

Dal vertice un'«opportunità per la pace»
cato per aprire a una nuova fase di pace e prosperità reciproca sulla Penisola coreana» e si pone l’obiettivo di «espandere e sviluppare le relazione tra la Corea del Nord e la Corea del Sud», in base alla Dichiarazione congiunta firmata il 15 giugno del 2000. «I due leader — si legge in un comunicato diffuso dall’ufficio di Presidenza di Seoul — riusciranno a incrementare la fiducia reciproca in campo militare e aprire la strada per la costruzione di un regime di pace». La Corea del Nord e la Corea del Sud sono ancora formalmente in guerra: il conflitto, scoppiato nel 1950, non si è concluso con un accordo di pace ma con la firma di un armistizio il 27 luglio del 1953. Il primo vertice tra Pyongyang e Seoul si tenne nel 2000 e vi parteciparono Kim Jong-il e l’allora Presidente sudcoreano, Kim Dae-jung. Non mancano però i critici, secondo i quali il vertice avrebbe senso solo dopo che saranno stati fatti altri passi avanti nel processo di disarmo e di distensione. Alle trattative sulla denuclearizzazione della Penisola coreana partecipano, oltre alla Corea del Nord e la Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Russia e Cina. L’accordo è stato raggiunto a fatica, dopo tre anni di incontri e la sua applicazione potrebbe riservare delle sorprese. Pyongyang dovrebbe ora fornire agli altri Paesi e all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), una mappa completa delle proprie installazioni nucleari e concordare su un calendario che porti al disarmo completo. Nell’ultima tornata di colloqui, in luglio a Pechino, i diplomatici dei sei Paesi non sono riusciti a trovare un accordo su questi cruciali punti e tutto è rimandato ad un prossimo round, ancora da fissare. «Il vertice tra la Corea del Nord e la Corea del Sud avrà poca influenza sul processo di disarmo nucleare e avrà più a che fare con le elezioni presidenziali di dicembre a Seoul», afferma Lee Dongbok, dell’Istituto di Studi Strategici della capitale sudcoreana. Lee ricorda che gli ultimi sondaggi danno per vincitore il candidato del Grande Partito Nazionalista, di centrodestra e favorevole ad una politica meno accondiscendente verso Pyongyang rispetto a quella del Presidente uscente, Roh Moo-hyun. In altre parole si tratterebbe di un tentativo del Presidente Roh di rafforzare le propria posizione con il sostegno del nordcoreano Kim Jong-il, che avrebbe tutto da perdere dalla vittoria del centrodestra.

Si è concluso a Ponte di Legno «Tonalestate 2007»

La risposta cristiana al problema del male
Da sempre di fronte al male gli uomini gridano verso il cielo: perché? La permanenza di una tale domanda, all'origine della maggior parte dei miti e sempre presente nelle riflessioni dei saggi, dei filosofi, dei mistici, dei teologi, manifesta che nessuno è mai riuscito a dare una risposta soddisfacente...

del Cardinale JEAN-LOUIS TAURAN

Di fronte a una domanda imprescindibile
di MARIA PAOLA AZZALI
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VIENNA, 9. Mariazell cresce un fiore sotto la neve. La gente di queste montagne della Stiria lo chiama «Rosa di Cristo». È un fiore bianco, fragile solo all'apparenza. Con lo sguardo puoi accarezzarne il fascino solo quando il manto di neve si scioglie al calore del sole primaverile. Quel fiore è un segno di speranza. Quel fiore, così piccolo e così forte, qui a Mariazell è divenuto il simbolo della nuova Europa dei cristiani. Il gelo sembrava averne sopraffatto l'essenza negli anni duri, tragici, del XX secolo. Ma quel sogno di unità e di pace — unità e pace vere — del Continente ha saputo resistere sotto il ghiaccio fino a quando il calore e la bellezza della verità lo ha liberato. Oggi a Mariazell un altro manto ricopre il fiore chiamato «Rosa di Cristo». È il manto che da secoli viene teneramente ricamato a mano per la veste della veneratissima Immagine della Madonna delle Grazie. Sotto il manto della Mamma continuano, da secoli, a venire qui, su queste montagne nel cuore dell'Austria, pellegrini dei popoli dell'Europa. Sabato 8 settembre insieme con loro sarà pellegrino qui anche il Successore di Pietro in occasione dell'850° anniversario della fondazione del Santuario. Joseph Ratzinger conosce bene lo spirito di Mariazell: nell'ottobre 2004 visse nel Santuario, davanti a quell'«umile Immagine», una essenziale esperienza di pellegrinaggio. Nel corso dell'intervista concessa sabato 5 agosto 2006 nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha confidato: «Mariazell è un posto che mi è piaciuto tanto che ho detto: sì, tornerò dalla Magna Mater Austriae. Naturalmente questa è diventata subito una promessa, che io manterrò, e la manterrò volentieri». Il Papa arriverà a Mariazell intorno alle ore 9.15 di sabato 8 e vivrà una giornata secondo lo stile che caratterizzò, un anno fa, il suo Pellegrinaggio ad Altötting in Baviera. Alle ore 10.30 celebrerà la Santa Messa sul piazzale esterno del Santuario. Nel pomeriggio, alle ore 16.45, guiderà la recita dei Vespri mariani: nella Basilica saranno presenti sacerdoti, religiosi, diaconi e seminaristi di tutta l'Austria. In serata il Papa farà rientro a Vienna. Ad un mese dall'arrivo del Santo

A

Padre c'è un fatto evidentissimo da raccontare: l'eccezionale presenza dei giovani. Il loro essere consapevoli pellegrini a Mariazell è un atto di fede. È una festa della fede. È un gesto forte, di testimonianza. È un segno di amore al Papa che esprime in modo anche gioiosamente travolgente il sentirsi Chiesa. Sono soprattutto giovani austriaci che hanno risposto agli inviti dei Vescovi. Ma ecco i loro coetanei della Germania, dell'Ungheria, della Croazia, della Slovenia, della Repubblica Ceca, della Slovacchia, della Polonia, dell'Italia, della Francia, della Bosnia ed Erzegovina... Da domenica 12 a mercoledì 15 agosto, Solennità dell'Assunta, i giovani europei daranno vita ad un grande Incontro di comunione per «raccontare la propria vita, guardando Gesù Cristo e scoprire così la fede». Un'iniziativa che abbraccia già il prossimo Pellegrinaggio di Benedetto XVI e la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà, tra un anno, a Sydney. In un registro antico della Basilica di Mariazell, risalente al Cinquecento, sono riportate cronache di pellegrinaggi austriaci, boemi, moravi, polacchi, ungheresi, sloveni, croati oltreché italiani, francesi, svizzeri e tedeschi... Dunque non è una «novità»: c'è una lunga, radicata, storia cristiana che viene ininterrottamente proclamata da questo «pulpito» di pietra, chiamato Mariazell, che svetta al centro dell'Europa, simbolo della bellezza e della fede. Incastonato in uno scenario alpino di una bellezza mozzafiato, il Santuario da otto secoli è punto di riferimento spirituale soprattutto per
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