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Anno CXLVII - N. 185 (44.628)

CITTÀ DEL VATICANO

Mercoledì 15 Agosto 2007

AFGHANISTAN Sono donne in precarie condizioni di salute — Nelle mani dei Taleban ancora 19 persone

Positivo esito delle trattative: liberati due ostaggi sudcoreani
KABUL, 14. Sono stati liberati, ieri, due dei ventuno ostaggi sudcoreani nelle mani dei Taleban dal 19 luglio scorso. Sono due donne, che versano in gravi condizioni di salute. Il rilascio è avvenuto nel distretto di Andar, nella provincia di Ghazni. Riferisce l'agenzia di stampa «Agi» che il governatore della provincia, Mirajuddin Pattan, ha escluso il pagamento di un riscatto. Ha quindi auspicato che quanto prima siano rilasciati gli altri diciannove ostaggi. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha espresso la propria soddisfazione per la liberazione delle due donne sudcoreane: anch'egli ha formulato la speranza che le persone ancora in mano ai Taleban possano riconquistare il prima possibile la libertà. «La protezione del popolo afghano deve essere la nostra priorità»: a ribadirlo, ieri, è stato l'inviato delle Nazioni Unite in Afghanistan, Tom Koenigs, durante una conferenza a Kabul. «Sono i civili quelli sui quali ricade il peso principale dell'insicurezza e del conflitto in Afghanistan — ha affermato Koenings —. Tutti noi abbiamo la responsabilità di raddoppiare i nostri sforzi per garantire la sicurezza ed il benessere del popolo afghano». È giunto oggi a Kabul il Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, per la sua prima visita nel Paese: lo ha annunciato la presidenza afghana. Dopo un incontro con il Presidente Hamid Karzai, il Capo di Stato iraniano vedrà il presidente del Parlamento, Yunus Qanuni. Riferisce l'agenzia «Ansa» che nell'ambito della visita è prevista la firma di un accordo di cooperazione e l'incontro con centinaia di iraniani che vivono in Afghanistan. Prima di lasciare Teheran — riferisce l'agenzia «Ansa» — il Presidente iraniano ha detto che «i due Paesi sono vicini, fratelli ed hanno una storia, interessi e bisogni comuni», aggiungendo che «sono sempre rimasti uno accanto all'altro come Paesi fratelli ed amici». Ahmadinejad ha poi affermato: «Le condizioni regionali ci spingono al dialogo e alla cooperazione tra i due Paesi nei campi dell'economia, degli investimenti, dei progetti di costruzione e nelle questioni di sicurezza». Oggi si è appreso che due elicotteri militari americani sono stati costretti ad effettuare un atterraggio di emergenza in una zona montagnosa nell'Est dell'Afghanistan. A provocare questo atterraggio — riferisce un comunicato della coalizione — sarebbe stato il maltempo. «Non vi sono indicazioni — si afferma nel comunicato — di un coinvolgimento del nemico nell'incidente». Si è conclusa, domenica, a Kabul (si era aperta giovedì) l'«Assemblea per la pace», cui hanno partecipato numerosi capi tribali, esponenti religiosi, sia dell'Afghanistan, sia delle regioni frontaliere del Pakistan. Non vi sono stati rappresentanti dei Taleban o dei gruppi che, più o meno apertamente, li sostengono. L'iniziativa è stata sostenuta dal Governo afghano e, formalmente, anche da quello pakistano. Ai lavori conclusivi ha partecipato il Presidente del Pakistan, Pervez Musharraf. Questi ha affermato che il terrorismo è una minaccia comune a Pakistan e ad Afghanistan, e per questo motivo va affrontato insieme. Rilievo, questo, condiviso da Hamid Karzai. Nel suo intervento il Presidente Musharraf ha detto: «Non vi sono dubbi che i militanti afghani trovano supporto sul suolo pakistano; il problema che nistan darà senza il minimo dubbio fiducia al Pakistan, Paese amico e fraterno». Nell'aprire i lavori dell'«Assemblea per la pace», Karzai, nel suo intervento, aveva accusato i guerriglieri Taleban di aver «disonorato» e «diffamato» il Paese commettendo un «vile delitto» quale il rapimento di donne. Karzai ha poi auspicato che i legami tra Afghanistan e Pakistan si rafforzino sempre più in modo da lottare con vera efficacia contro «Al Qaeda». Al riguardo Karzai ha detto: «Sono convinto che se l'Afghanistan ed il Pakistan uniranno gli sforzi, in un giorno solo elimineremo l'oppressione che affligge le nostre Nazioni». I guerriglieri Taleban sono stati «sottovalutati» e la convinzione degli Usa che fossero di fatto neutralizzati già alla fine del 2002 ha spostato tutta l'attenzione, o quasi, sull'Iraq: lo afferma, con rilievo, il «New York Times», citando fonti di «alto livello», secondo cui «sin dalla guerra del 2001 i servizi segreti americani avevano scritto che i Taleban erano stati decimati e che non rappresentavano più una minaccia». Il quotidiano prosegue sostenendo che «l'impressione di aver ottenuto una vittoria era così elevata tra gli americani che i responsabili della Cia e delle Forze speciali che hanno contribuito a liberare l'Afghanistan si sono concentrati sul fronte successivo, quello dell'Iraq».

La Solennità dell'Assunta a Loreto e a Mariazell dove il Papa sarà in pellegrinaggio a settembre

Una luminosa vigilia mariana nell'attesa di Benedetto XVI

Le due sudcoreane liberate

avete nella vostra regione nasce dal fatto che si fornisce loro aiuto dalla nostra parte del confine». Rispondendo, poi, all'invito formulato sabato da Karzai, Musharraf ha affermato che «la guerra al terrorismo dovrà continuare ad essere parte integrante delle politiche nazionali e delle strategie di sicurezza di entrambi gli Stati». Quin-

di ha aggiunto: «Se lavoreremo insieme, se lotteremo insieme, non ho alcun dubbio che riusciremo a pervenire alla pace e alla stabilità necessarie ai nostri due Paesi e alla regione». Dal canto suo Karzai ha dichiarato: «È davvero un evento felice che tra i due Paesi si sia tenuta la “jirga”. Musharraf ha parlato di fiducia. L'Afgha-

Le Immagini della Madre di Dio venerate nei Santuari di Loreto e di Mariazell

GIAMPAOLO MATTEI

IRAQ

Assassinati due importanti leader tribali sunniti a Kirkuk e a Falluja

Offensiva delle forze statunitensi per sconfiggere cellule di «Al Qaeda»
BAGHDAD, 14. Elementi di «Al Qaeda» e gruppo di insorti filo-iraniani sono i due principali obiettivi di una nuova vasta offensiva che i soldati statunitensi hanno cominciato nelle ultime ore, denominata «Phantom Strike», e composta da più operazioni in tutto il territorio iracheno. «Si tratta di operazioni simultanee in tutto l'Iraq — ha affermato il numero due delle truppe Usa in Iraq, il generale Ray Odierno — finalizzate a stanare i terroristi di “Al Qaeda“ in Iraq ed elementi estremisti appoggiati dall'Iran». Rileva l'«Ansa» che mantenendo il riserbo su dati come il numero dei soldati impiegati e qualsiasi altro dettaglio sull'operazione, le fonti militari statunitensi hanno detto che all'operazione contribuiranno anche le forze armate irachene. L'altro ieri, intanto, le forze americane hanno arrestato trenta militanti di «Al Qaeda» in una serie di operazioni condotte in tutto il Paese. Diciassette sospetti sono stati arrestati nella città di Karmah, nella provincia occidentale di Al Anbar, in un raid contro una cellula di «Al Qaeda», sospettata di numerosi attacchi con autobombe, tra cui quelli compiuti con il cloro. I comandanti militari americani — osservano gli analisti — temono che i loro nemici possano incrementare gli attacchi contro i loro reparti o perpetrare attentati contro i civili. Sette persone tenute in ostaggio da un gruppo armato nella città di Mossul, nel Nord dell'Iraq, sono state liberate ieri nel corso di un'operazione condotta dall'esercito iracheno. Lo ha riferito il

Due militari Usa di pattuglia a Baghdad

colonnello Ahmed Al Zibari, secondo cui «gli ostaggi presentavano evidenti segni di tortura». Due importanti leader tribali sunniti sono stati uccisi in due diverse zone dell'Iraq, nei pressi di Kirkuk, nel Nord, e di Falluja, nell'Ovest: lo hanno riferito fonti di polizia. L'altro ieri il Primo Ministro iracheno, Jawad Al Maliki, ha convocato una riunione dei maggiori leader iracheni per «discutere i punti principali e dei problemi strategici del processo politico in atto». Da ricordare che in questi ultimi

tempi l'Esecutivo è stato scosso dalle dimissioni di Ministri: sei sciiti a giugno, sei sunniti all'inizio di agosto. Ed ancora devono essere rimpiazzati. «Dobbiamo cercare soluzioni a problemi che ci troviamo ad affrontare — ha detto Al Maliki —. Ho invitato i leader politici per discutere». Parlando con i giornalisti il Premier ha poi affermato che «nei prossimi giorni si potrà vedere un ampio sviluppo del lavoro del Governo», ed ha anche espresso «la speranza che la crisi verrà superata e i Ministri torneranno al lavoro».

I «Cenacoli» mariani di Loreto e di Mariazell stanno per accogliere il Successore dell'Apostolo Pietro: la Solennità dell'Assunta inaugura nei due Santuari una luminosa vigilia di preghiera, un cammino interiore di preparazione spirituale, che avrà il suo compimento, nei primi giorni di settembre, nei due grandi Pellegrinaggi che Benedetto XVI vivrà nei Santuari di Loreto (1-2 settembre) e di Mariazell in Austria (8 settembre, Natività di Maria). Due luoghi che sono eloquenti espressioni della storia e della fede cristiana dei popoli europei. Due Case dove tutti ci si sente a casa. È l'estate mariana dei «cooperatores veritatis»: Benedetto XVI — con il cuore di padre, con il cuore di figlio — va a bussare alle Porte della Madre di Dio, laddove il Mistero si tocca con mano. Loreto e Mariazell — «statio» mariane di quest'estate — interpellano, senza sconti, l'umanità del Terzo Millennio e indicano, con la chiarezza della verità, la Persona di Gesù Cristo. Ad accompagnare il Successore di Pietro in questi due Pellegrinaggi mariani ci saranno tantissimi giovani, gioiosi «cooperatores veritatis». Le «sentinelle del mattino» testimonieranno, con il Papa, la bellezza della fede agli uomini del nostro tempo. Un «filo d'oro» lega i Pellegrinaggi di Benedetto XVI in terra d'Italia e in terra d'Austria. Sabato 1 e domenica 2 settembre a Loreto, presso la Santa Casa di Maria, il Papa incontrerà i giovani italiani — nell'ambito dell'iniziativa «Agorà» — sulle orme del suo amato Predecessore. Il

Servo di Dio Giovanni Paolo II, tra agosto e settembre 2004, dedicò alla Madre del «Totus Tuus» i suoi ultimi Pellegrinaggi, recandosi prima a Lourdes e, poi, proprio a Loreto. Pochi giorni dopo, venerdì 7 settembre, Benedetto XVI sarà a Vienna e la Mariensäule, la «colonna mariana» nel centro della città, sarà la prima «tappa» del Viaggio che si concluderà domenica 9. Un anno fa — era il 9 settembre 2006 — Benedetto XVI iniziava dalla Mariensäule di München la Visita nella sua terra natale di Baviera: anche in quella occasione, dunque, un Viaggio che prese le mosse nel segno della Madre di Dio, con la «colonna» sormontata dalla statua della Vergine a far da «pietra miliare» per il Pellegrinaggio al Santuario mariano di Altötting, tanto caro a Joseph Ratzinger fin dall'infanzia. Ripercorrendo, con la memoria del cuore, i passi compiuti da Benedetto XVI nei suoi Viaggi internazionali si rivivono intense e concretissime esperienze mariane, una «corona» di preghiera e di conversione: ecco Częstochowa e Kalwaria Zebrzydowska in Polonia, ecco la Virgen de los Desamparados a Valencia, ecco Efeso in Turchia, ecco Aparecida in Brasile. «Guardare a Cristo» è il motto della Visita del Santo Padre in Austria, alle radici della fede cristiana in Europa. È lo stesso percorso spirituale dei giovani italiani che si ritroveranno in 32 Diocesi nei giorni precedenti l'Incontro con il Papa a Loreto. C'è un'unica meta per i due grandi Pellegrinaggi che Benedetto XVI compirà a settembre: l'incontro con Gesù Cristo attraverso sua Madre.

Verso i Pellegrinaggi mariani del Papa
Pagina 4

15 agosto: Assunzione della B.V. Maria
Pagine 5 e 6

MEDIO ORIENTE

Nuovo scambio di accuse fra Al Fatah e Hamas — Elezioni primarie nel partito Likud

Raid israeliano nella Striscia di Gaza: uccisi quattro palestinesi
TEL AVIV, 14. Quattro palestinesi sono stati uccisi questa mattina nel corso di un’incursione dell’esercito israeliano nel settore meridionale della Striscia di Gaza, in prossimità di Khan Younis. Cresce, intanto, la rivalità fra i due principali movimenti palestinesi: dopo gli scontri di giugno, Al Fatah e Hamas continuano ad accusarsi reciprocamente di tenere prigionieri nelle proprie carceri centinaia di membri della fazione opposta. L'incursione israeliana è scattata all'alba: carri armati e autoblindo, munite della copertura di elicotteri d’assalto e di «drones» — velivoli telecomandati privi di equipaggio a bordo — hanno fatto irruzione nella Striscia attaccando presunte postazioni di miliziani. Un portavoce dell'esercito israeliano ha confermato l’operazione, finalizzata a «sventare minacce terroristiche», tra cui il «lancio di razzi» e il contrabbando di armi ed esplosivi attraverso «tunnel sotterranei». Quattro gli attacchi effettuati, ha precisato il portavoce, di cui tre aerei e uno di terra. Nel corso di quest’ultimo sono scoppiati scontri a fuoco con gruppi di estremisti palestinesi ad Abasan, villaggio situato alla periferia Est di fre ufficiali sui prigionieri da quando i due movimenti palestinesi si sono scontrati lo scorso giugno e la Striscia è finita sotto il controllo del movimento estremista. Da parte sua, Hamas ha respinto le accuse e le ha ribaltate, sostenendo che in Cisgiordania ci sono 420490 sostenitori di Hamas imprigionati dal servizi di sicurezza dell’Ap. Lo ha affermato il portavoce di Hamas, Abu Zuhri. Il movimento estremista ha intanto vietato tutte le «manifestazioni non autorizzate». In Israele, intanto, segnali di apertura al dialogo con l'Autorità palestinese sono giunti dal Presidente Shimon Peres. Secondo quanto riferisce il quotidiano israeliano Maariv, ieri, Peres ha proposto un piano che prevede la progressiva scarcerazione nell'arco di cinque anni di tutti i detenuti nelle carceri israeliane (oltre 10.000, riferisce l'«Ansa»). Questo, tuttavia, in cambio di una serie di concreti passi in avanti da parte palestinese nel campo della sicurezza. Stamane, sono cominciate in tutto Israele le votazioni per l’elezione del leader del Likud, il maggior partito dell'opposizione. La riconferma in carica dell’ex premier Binyamin Netanyahu è ritenuta dagli osservatori politici pressoché certa.

L'OSSERVATORE LIBRI
Oggi la pagina settimanale di articoli, schede e segnalazioni dedicata alle novità editoriali
Angelo Picariello propone un denso profilo del questore morto a Dachau a soli 36 anni dopo aver salvato oltre 5000 ebrei

NOSTRE INFORMAZIONI
Provvista di Chiesa
Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Birmingham (U.S.A.) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Robert Joseph Baker, finora Vescovo di Charleston.

L'identità culturale, umana e religiosa di Giovanni Palatucci
di GAETANO VALLINI
Pagina 7

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Nomina di Vescovo Coadiutore
Il Santo Padre ha nominato Vescovo Coadiutore di Oyo (Nigeria), il Reverendo Emmanuel Adetoyese Badejo, del clero di Osogbo.

Edificio distrutto dall'esplosione di razzi in un campo profughi a Rafah

Khan Younis. È qui che le sparatorie hanno provocato l'uccisione di quattro persone e il ferimento di altre venti. Stando a fonti ospedaliere locali, due tra loro erano miliziani di Hamas: Mohammed Abu Musameh, 24 anni, e un suo compagno, Omar Al Farrah. Altrettanti però i civili morti: la madre di Farrah, Sabha, e un quarantenne, Ibrahim Al

Shami, probabilmente legato ad un altro movimento estremista, conosciuto come «Comitati Popolari di Resistenza». Nel frattempo, l'Autorità palestinese (Ap) ha accusato Hamas di tenere prigionieri 120 membri di Al Fatah — il movimento del Presidente dell'Ap, Abu Mazen — nelle carceri della Striscia di Gaza. È la prima volta che emergono ci-

In occasione della Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria il nostro giornale non uscirà. Le pubblicazioni riprenderanno in data 17-18 agosto.