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Anno CXLVII - N. 224 (44.667)

CITTÀ DEL VATICANO

Lunedì-Martedì 1-2 Ottobre 2007

All'Angelus Benedetto XVI assicura la spirituale vicinanza alla cara popolazione del Myanmar nel momento della dolorosa prova che sta attraversando

Venga trovata una soluzione pacifica per il bene del Paese
L'appello di Paolo VI: «I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell'opulenza» conserva oggi tutta la sua urgenza
Cari fratelli e sorelle! Oggi il Vangelo di Luca presenta la parabola dell'uomo ricco e del povero Lazzaro (Lc 16, 19-31). Il ricco impersona l'uso iniquo delle ricchezze da parte di chi le adopera per un lusso sfrenato ed egoistico, pensando solamente a soddisfare se stesso, senza curarsi affatto del mendicante che sta alla sua porta. Il povero, al contrario, rappresenta la persona di cui soltanto Dio si prende cura: a differenza del ricco, egli ha un nome, Lazzaro, abbreviazione di Eleazaro, che significa appunto «Dio lo aiuta». Chi è dimenticato da tutti, Dio non lo dimentica; chi non vale nulla agli occhi degli uomini, è prezioso a quelli del Signore. Il racconto mostra come l'iniquità terrena venga ribaltata dalla giustizia divina: dopo la morte, Lazzaro è accolto «nel seno di Abramo», cioè nella beatitudine eterna; mentre il ricco finisce «all'inferno tra i tormenti». Si tratta di un nuovo stato di cose inappellabile e definitivo, per cui è durante la vita che bisogna ravvedersi, farlo dopo non serve a nulla. Questa parabola si presta anche ad una lettura in chiave sociale. Rimane memorabile quella fornita proprio quarant'anni fa dal Papa Paolo VI nell'Enciclica Populorum progressio. Parlando della lotta contro la fame, egli scrisse: «Si tratta di costruire un mondo in cui ogni uomo... possa vivere una vita pienamente umana... dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco» (n. 47). A causare le numerose situazioni di miseria sono — ricorda l'Enciclica — da una parte «le servitù che vengono dagli uomini» e dall'altra «una natura non sufficientemente pa-

Seguo con grande trepidazione i gravissimi eventi di questi giorni in Myanmar e desidero esprimere la mia spirituale vicinanza a quella cara popolazione nel momento della dolorosa prova che sta attraversando. Mentre assicuro la mia solidale ed intensa preghiera e invito la Chiesa intera a fare altrettanto, auspico vivamente che venga trovata una soluzione pacifica, per il bene del Paese. Raccomando alla vostra preghiera anche la situazione della Penisola coreana, dove alcuni importanti sviluppi nel dialogo fra le due Coree fanno sperare che gli sforzi di riconciliazione in atto possano consolidarsi a favore del popolo coreano e a beneficio della stabilità e della pace dell'intera regione.
(Benedetto XVI, Angelus Domini, 30 settembre 2007)

droneggiata» (ibid.). Purtroppo certe popolazioni soffrono di entrambi questi fattori sommati. Come non pensare, in questo momento, specialmente ai Paesi dell'Africa subsahariana, colpiti nei giorni scorsi da gravi inondazioni? Ma non possiamo dimenticare tante altre situazioni di emergenza umanitaria in diverse regioni del pianeta, nelle quali i conflitti per il potere politico ed economico vengono ad aggravare realtà di disagio ambientale già pesanti. L'appello cui allora diede voce Paolo VI: «I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell'opulenza» (Populorum progressio, 3), conserva oggi tutta la sua urgenza. Non possiamo dire di non conoscere la via da percorrere: abbiamo la Legge e i Profeti, ci dice Gesù nel Vangelo. Chi non vuole ascoltarli, non cambierebbe nemmeno se qualcuno dai morti tornasse ad ammonirlo. La Vergine Maria ci aiuti ad approfittare del tempo presente per ascoltare e mettere in pratica questa parola di Dio. Ci ottenga di diventare più attenti ai fratelli in necessità, per condividere con loro il tanto o il poco che abbiamo, e contribuire, incominciando da noi stessi, a diffondere la logica e lo stile dell'autentica solidarietà. (Benedetto XVI, Angelus Domini, 30 settembre 2007)

I saluti del Santo Padre a gruppi di pellegrini
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MYANMAR

Yangon presidiata dall'esercito

SUDAN

Accertati dieci morti e sette feriti – Cinquanta soldati risultano dispersi

L'inviato delle Nazioni Unite Darfur: sanguinoso attacco ad una base incontra Aung San Suu Kyi delle forze di pace dell'Unione Africana
YANGON, 1. Yangon rimane una città presidiata. L'esercito e le forze di sicurezza occupano i punti nevralgici della ex capitale del Myanmar, dalla quale — secondo quanto segnala l'agenzia «Reuter» — sono state rimosse tutte le barricate erette nei giorni scorsi dai manifestanti. Sempre secondo la «Reuter», che cita fonti locali, almeno cinque monaci buddhisti figurerebbero tra le vittime della violenta repressione messa in atto dal regime militare. Nel frattempo, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari, ha potuto ieri incontrare a Yangon la leader dell’opposizione e Premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi. Lo hanno reso noto fonti della sicurezza. L’incontro, che è avvenuto in una residenza del Governo, è durato un’ora e 15 minuti e nulla è trapelato circa i suoi contenuti. Prima di incontrare il Premio Nobel per la pace e leader della Lega nazionale per la democrazia, attualmente detenuta agli arresti domiciliari, Gambari è si era recato a Naypyidaw, nuova capitale del Myanmar, per colloqui con esponenti del regime (il Primo Ministro, Thein Sein, il Ministro della cultura, Khin Aung Nyint, e quello dell'informazione, Kyaw Hsan) ma non ha ancora avuto, secondo quanto riferito dal Palazzo di Vetro, un incontro con il capo della giunta militare, generale Than Shwe. L'incontro dovrebbe comunque avvenire prima che Gambari lasci il Myanmar e, secondo alcune fonti, è stato già messo in programma per domani. Dal Paese asiatico, nel frattempo, giungono solo notizie frammentarie. Secondo quanti riportato da «Mizzima», l’agenzia che dà voce all’opposizione, le autorità hanno cercato di organizzare contro manifestazioni di sostegno al regime per «impressionare Gambari». Per fiaccare la protesta, il regime ha anche cercato di convincere i monaci più giovani a lasciare i monasteri — quasi tutti chiusi dopo i raid notturni segnati da centinaia di arresti — e a tornare dalle proprie famiglie e ha messo a loro disposizione trasporti gratuiti. Per questo — afferma l'agenzia «Mizzima» — ma anche per l’attesa che circonda la missione di Gambari, le proteste sono scemate rispetto ai giorni scorsi. Le fonti ufficiali — come la televisione e la radio di Stato — hanno ammesso la morte di dieci manifestanti durante i disordini scoppiati nei giorni scorsi. Ma queste stime contrastano con quelle diffuse da fonti indipendenti — tra le quali anche alcuni diplomatici occidentali — che parlano di decine di vittime e di centinaia di feriti. Per tentare di ottenere dalla giunta militare una inchiesta completa sulla morte del giornalista giapponese Kenji Nagai, ucciso giovedì scorso durante una carica dell'esercito, è intanto partito in missione nel Myanmar il vice Ministro degli esteri nipponico, Mitoji Yabunaka. «Uno degli obiettivi è ottenere un’inchiesta completa su questo spaventoso incidente», ha affermato l’emissario del Governo di Tokyo, prima della partenza. «L’altro obiettivo — ha aggiunto Yabunaka — è trasmettere il messaggio della comunità internazionale, che auspica il dialogo e non la forza nei confronti dei movimenti filodemocratici». Il programma alimentare mondiale (Pam) ha nel frattempo potuto riprendere la distribuzione di aiuti alla popolazione . La giunta militare — ha fatto sapere l’agenzia delle Nazioni Unite — ha dato luce verde alla ripresa delle operazioni interrotte nei giorni scorsi in conseguenze dalla repressione delle manifestazioni antigovernative. «Il comandante militare del distretto di Mandalay ha approvato tre spostamenti di convogli umanitari del Pam», ha detto il portavoce dell’agenzia, Paul Risley. Circa 570 tonnellate di cibo sono ferme a Mandalay, snodo fondamentale per rifornire centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese. Per la distribuzione di altre 1.200 tonnellate di aiuti alimentari potrebbe arrivare il via libera già dalla giornata di oggi. KHARTOUM, 1. Ha provocato non meno di dieci morti e sette feriti un attacco condotto nella notte tra sabato e domenica ad una base dell'Amis, la forza di pace dell'Unione Africana nel Darfur, la regione occidentale sudanese dove si protrae e incancrenisce dal febbraio 2003 la spaventosa crisi provocata dal conflitto civile. Si tratta dell'attacco più sanguinoso subito dalle truppe dell'Amis nei tre anni trascorsi dal loro dispiegamento e, purtroppo, sembra destinato a rivelare conseguenze ancora più gravi. Un portavoce dell’Unione Africana, Noureddine Mezni, ha infatti comunicato che decine di soldati, sembra una cinquantina, risultano dispersi nell'attacco condotto alla base di Haskanita, nel Sud del Darfur. Sulla responsabilità dell'aggressione si susseguono da due giorni scambi di accuse tra l’esercito sudanese e i ribelli, mentre Noureddine Mezni ha dichiarato che non ci sono notizie certe. La zona di Haskanita era stata già teatro di sanguinosi scontri tra le forze governative o filogovernative e le milizie ribelli, ma nell'area sono da tempo attivi anche gruppi armati da considerare più semplicemente delle bande di criminali. La partecipazione dei propri uomini all'attacco è stata categoricamente negata da Abdel Aziz El Nur Ashr, il comandante di uno dei due gruppi ribelli «storici» insorti in armi nel Darfur nel febbraio 2003, il «Movimento per la giustizia e l'eguaglianza» (Jem) (l'altro è l'«Esercito di liberazione sudanese» [Sla] che in seguito ha subito scissioni, n.d.r.). Abdel Aziz El Nur Ashr ha assicurato che i suoi uomini hanno lasciato da quattro giorni la zona di Haskanita e ha sostenuto che ad assalire la base dell'Amis sono stati o i soldati governativi o le milizie arabe «Janjaweed», a loro volta considerate controllate dal Governo di Khartoum. «Non abbiamo truppe lì — ha detto Ashr —. È stata un’aggressione delle forze armate sudanesi che hanno attaccato su tre fronti». L'Amis è destinata a breve ad essere assorbita da una nuova e ben più imponente missione internazionale. Dopo lunghe trattative con il Governo di Khartoum, è stato infatti raggiunto un accordo sul dispiegamento di una forza «ibrida» dell'Onu e dell'Unione Africana.

In occasione delle celebrazioni di intronizzazione svoltesi a Bucarest

Messaggio del Papa a S.B. Daniel Patriarca della Chiesa Ortodossa Romena
Per l'Anno della Missione che si celebra a Lisieux nell'80° della proclamazione di Santa Teresa a Patrona della Missioni

Lettera di Benedetto XVI al Cardinale Dias
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NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto in udienza nella mattina di domenica 30 settembre Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Mieczysław Mokrzycki, Arcivescovo Coadiutore di Lviv dei Latini (Ucraina), con i Familiari. — Vincenzo Di Mauro, Vescovo titolare di Arpi, Segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, con i Familiari.

Celebrazione presieduta dal Card. Tarcisio Bertone

Provviste di Chiese
Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Patna (India), Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor William D'Souza, S.I., finora Vescovo di Buxar.

XXX anniversario del Congresso Eucaristico di Pescara
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Nuova fase di pace per la Penisola coreana
di GIUSEPPE M. PETRONE
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Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: — Francesco Brugnaro, Arcivescovo di Camerino-San Severino Marche (Italia), con i Familiari; — Gianfranco Ravasi, Arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, con i Familiari; — Tommaso Caputo, Arcivescovo titolare di Otricoli, Nunzio Apostolico in Malta e in Libia, con i Familiari; — Sergio Pagano, Vescovo titolare di Celene, Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, con i Familiari;

Il Santo Padre ha nominato Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Piero Marini, Arcivescovo titolare di Martirano, finora Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie. Nel contempo, Sua Santità ha nominato Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie il Reverendo Don Guido Marini, del clero dell'Arcidiocesi di Genova.

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Santa Messa del Cardinale Segretario di Stato

Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Fidenza (Italia) il Reverendo Monsignor Carlo Mazza, del clero di Bergamo, finora Direttore dell'Ufficio Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo, Sport. A Nysa, nella diocesi di Opole il rito presieduto dal Card. Saraiva Martins Rappresentante del Santo Padre

IV centenario della morte del Beato de Bus
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Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Patna (India), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Benedict John Osta, S.I., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

La beatificazione di Maria Merkert
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Un mese fa l'Incontro di Benedetto XVI con i giovani italiani a Loreto
Pagine 11 e 12