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CITTÀ DEL VATICANO

Venerdì 21 Ottobre 2005

IRAQ Ucciso un leader del sindacato dei giornalisti iracheni — Rapito un corrispondente del «The Guardian»

Baghdad: razzo colpisce una scuola elementare e provoca la morte di quattro bambini
BAGHDAD, 20. Nuovi atti di violenza in Iraq. Questa mattina un razzo ha colpito una scuola elementare a Baghdad, provocando la morte di quattro bambini ed il ferimento di altri dieci. Il razzo — secondo fonti militari locali — è stato lanciato da circa due chilometri contro il quartiere di Al Mansour, dove sono diverse Ambasciate arabe ed altre due scuole. Tre soldati statunitensi sono stati uccisi, ieri, a Nord di Baghdad dall'esplosione di un ordigno al passaggio del veicolo sul quale viaggiavano. Sempre a Nord della capitale è stato ucciso, in un altro attacco dinamitardo, un quarto militare Usa. Un'autobomba, a Baaquba, ha ucciso quattro civili iracheni. Rory Carroll, corrispondente da Baghdad del quotidiano britannico «The Guardian», è stato rapito, ieri, nella capitale irachena. La Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) ha chiesto a tutti i colleghi presenti in Iraq di collaborare alla ricerca di informazioni sul giornalista britannico sequestrato. «I giornalisti iracheni e i corrispondenti stranieri hanno sofferto molto durante questo conflitto — ha detto il Segretario generale della “Ifj”, Aidan White —. Abbiamo bisogno della massima solidarietà professionale per lanciare il messaggio che i giornalisti non dovrebbero divenire un bersaglio». Successivamente si è appreso che in un quartiere orientale di Baghdad è stato assassinato il «numero due» del sindacato dei giornalisti iracheni, Mohammad Haroun. L'operatore televisivo francese, Fred Nerac, scomparso in Iraq nel marzo del 2003, sarebbe rimasto ucciso in una sparatoria tra iracheni e militari Usa mentre si trovava a bordo di un veicolo iracheno: è quanto si afferma in un comunicato diffuso dal ministero degli esteri francese al termine di un incontro fra il titolare del dicastero, Philippe DousteBlazy, e i familiari dell'uomo. Il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, si è detto convinto che il processo a Saddam Hussein «rispetterà gli standard del diritto internazionale». Secondo quanto riferito dal portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan, il processo all'ex dittatore è per Bush «un altro passo verso la costruzione di un nuovo Iraq democratico, basato sullo stato di diritto». Bush ha dichiarato: «Credo che il processo sia il simbolo che lo stato di diritto sta tornando in Iraq». Nel processo apertosi ieri a Baghdad, Saddam si è dichiarato «non colpevole», ed ha contestato la legittimità del Tribunale speciale iracheno (Tsi) incaricato di giudicarlo. A presiedere il tribunale è il magistrato di origine curda Rizgar Mohammed Amin. L'ex dittatore, che rischia la condanna a morte, è chiamato anzitutto a rispondere dell'«azione punitiva» che nel 1982 portò al massacro di 143 persone nel villaggio sciita di Dujail, a Nord di Baghdad. Il processo all'ex rais è stato aggiornato al 28 novembre. Il Tribunale speciale iracheno è composto da magistrati istruiti in Gran Bretagna. Venti inquirenti si occupano della raccolta delle prove e delle deposizioni dei testimoni. Tutto il materiale viene vagliato dall'istruttore-capo e quindi consegnato ai cinque giudici che emetteranno la sentenza. Il Primo Ministro iracheno, Ibrahim Jaafari, ha affermato: «Se dovessimo indagare su tutti i crimini commessi da Saddam Hussein servirebbe un secolo». In questi giorni l'Iran ha reso noto di aver trasmesso alle autorità irachene il fascicolo dell'incriminazione di Saddam Hussein per una serie di crimini, tra cui il genocidio e l'utilizzo di armi chimiche. Il Ministro della giustizia iraniano, Jamal Karimi-Rad, ha affermato che in futuro sarà fornita un'ulteriore documentazione alle autorità irachene impegnate a giudicare l'ex dittatore. È arrivato oggi a Baghdad il Segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa. Questi ha annunciato che sottoporrà alle autorità irachene la proposta di una conferenza di riconciliazione nazionale da tenersi entro la fine dell'anno. La magistratura spagnola ha emesso un mandato di cattura internazionale contro tre militari statunitensi per l'attacco di un'unità di blindati all'hotel «Palestina» di Baghdad, compiuto l'8 aprile 2003: nell'attacco morì il cameraman della televisione spagnola «Telecinco», José Couso. Dopo la diffusione, martedì, di due rapporti sui «gravi ritardi» nel processo di ricostruzione in Iraq, il Segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, ha detto al Congresso che nei piani della Casa Bianca vi è l'intenzione di dispiegare squadre miste civili-militari per la ricostruzione. La strategia — ha affermato la Rice — è di sconfiggere gli insorti «assicurandoci la vittoria», di rendere l'Iraq «sicuro» e di costruire «istituzioni forti». A domande sul futuro ritiro delle truppe Usa in Iraq (cinque, dieci anni), la Rice ha risposto: «Non voglio fare congetture; so solo che stiamo facendo progressi sulla capacità degli iracheni di agire da soli. Quando saranno in grado di assumersi certi compiti, quando saranno in grado di tenere sotto controllo il proprio territorio, non avranno più bisogno di noi per fare queste cose».

I lavori della XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi

Atlante geopolitico

Iraq: il coraggio di un popolo
di GABRIELE NICOLÒ
Pagina 2

I Padri dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi parteciperanno, nel tardo pomeriggio di giovedì 20 ottobre, nell'Aula Paolo VI, ad un concerto in onore di Sua Santità Benedetto XVI. In programma musiche di Pierluigi da Palestrina, Georg Ratzinger, Mendelssohn, Mozart, Listz, Pfitzner, Verdi e Wagner. I Padri Sinodali si ritroveranno in Aula venerdì mattina, 21 ottobre, per la XX Congregazione Generale, durante la quale verrà presentato e votato il Messaggio. Proseguirà lo studio degli emendamenti collettivi alle Proposte svolto dal Relatore Generale insieme con il Segretario Speciale ed i Relatori dei Circoli minori. Anche nel pomeriggio di venerdì — XXI Congregazione Generale — proseguirà in Aula la presentazione delle Proposizioni emendate.

Pakistan: nuovo appello dell'Onu per le popolazioni terremotate
NEW YORK, 20. Dal Palazzo di Vetro a New York giunge un nuovo appello alla comunità internazionale a favore del Pakistan: se non verranno forniti aiuti molto più massicci alla popolazione colpita dal terremoto, ha avvertito il Segretario generale Kofi Annan, il bilancio delle vittime rischia di aumentare sensibilmente. Tre milioni di persone sono rimaste senza casa a causa del devastante sisma dello scorso 8 ottobre. I Paesi donatori hanno al momento garantito solo una minima parte della somma di 312 milioni di dollari richiesta dalle Nazioni Unite per far fronte all’emergenza ed i soccorritori sono impegnati in una vera e propria corsa contro il tempo per salvare la vita di coloro che devono far fronte alle conseguenze del sisma nelle aree maggiormente colpite. Decine di migliaia di persone che popolano le zone più isolate non hanno ancora ricevuto aiuti e per tre milioni di senzatetto si profila la minaccia di un inverno rigidissimo in condizioni più che precarie. «Questo significa che se non intensifichiamo i nostri sforzi, andiamo incontro ad una seconda ondata di decessi», ha dichiarato Annan. Si tratta «di dar vita ad una escalation eccezionale dell’operazione globale di aiuti», ha aggiunto il Segretario generale, esortando i rappresentanti internazionali a prendere parte alla conferenza dei donatori sponsorizzata dall’Onu in programma a Ginevra. «Esorto con forza Governi e altre organizzazioni a partecipare ai massimi livelli». «Non abbiamo scuse», ha concluso. «La nostra risposta ci darà la misura della nostra umanità».

MEDIO ORIENTE

In vista delle elezioni legislative palestinesi fissate in gennaio

Attesa per il vertice a Washington tra George W. Bush e Abu Mazen
WASHINGTON, 20. Il Presidente dell’Autorità Palestinese (Ap), Abu Mazen, incontrerà oggi a Washington il Capo della Casa Bianca George W. Bush nel tentativo di rilanciare il processo di pace in Medio Oriente. Diversi i temi in discussione: dalla partecipazione di Hamas alle elezioni di gennaio, al processo di rafforzamento delle istituzioni palestinesi, dal tema della sicurezza nei Territori a quello dello sviluppo economico nella Striscia di Gaza. Prima di trasferirsi negli Stati Uniti Abu Mazen ha incontrato i rappresentanti dei vertici politici spagnoli, a Madrid. Abu Mazen Secondo fonti di stampa, Bush dovrebbe chiedere in primo luogo ad Abu Mazen di emanare norme che impediscano di partecipare alle elezioni politiche di gennaio a quei gruppi che non hanno abbandonato la lotta armata. Il riferimento è in particolare ad Hamas, che intende prendere parte alle consultazioni, ma ha annunciato che non abbandonerà le armi. L'Ap, però, sta cercando di coinvolgere gradualmente nel processo politico Hamas e gli altri gruppi militanti, per evitare un confronché ponga fine ai lavori di ampliamento degli insediamenti in Cisgiordania ed alla costruzione della barriera di sicurezza. Abu Mazen vorrebbe anche risolvere la contesa sul confine, che ha lasciato la Striscia di Gaza praticamente sigillata dopo il ritiro israeliano. Il Presidente dell'Ap vorrebbe anche che Israele apra gli aeroporti, i corridoi marini e un percorso via terra da Gaza alla Cisgiordania. In attesa del vertice, l’Amministrazione Bush ha mantenuto una posizione equilibrata: lunedì ha criticato Israele per le severe restrizioni sul movimento dei palestinesi in Cisgiordania imposte come ritorsione per l’ate Bush nell'incontro del maggio scorso alla Casa Bianca tacco nei pressi di Betlemme nel quale sono to diretto e scongiurare il rischio della stati uccisi tre coloni israeliani. I portaguerra civile. voce della Casa Bianca e del DipartiDa parte sua, Abu Mazen cercherà di mento di Stato hanno nello stesso temconvincere Bush ad esercitare maggiore po ribadito ogni giorno la necessità che pressione su Israele, anche per rafforza- i palestinesi «facciano di più» per conre la sua posizione tra i palestinesi. Se- trastare il terrorismo e smantellare i condo gli analisti, però, ad un mese dal gruppi militanti. ritiro israeliano da Gaza è improbabile La diplomazia statunitense per il Meche la Casa Bianca eserciti maggiore dio Oriente mira in questo momento sopressione sul Premier Ariel Sharon. prattutto all’obiettivo di tenere viva la Abu Mazen, secondo gli esperti, do- spinta per riprendere il processo di pace vrebbe chiedere pressioni su Israele per- dopo il ritiro da Gaza degli israeliani.

ANNO DELL'EUCARISTIA

«Dobbiamo mettere la nostra vita nella Messa e la nostra Messa nella vita»
C'è una frase che da sola esprime tutta la verità e la spiritualità della liturgia eucaristica nelle sue tre parti: la parte culminante del sacrificio, la «mensa della Parola di Dio» e la «mensa con Cristo morto e risorto». Ed è questa: vivere la Messa! Nessuno si comporti mai come colui che pensa: «La Messa è finita. Io torno a casa e sono quello di prima»... Per vivere la Messa dobbiamo mettere la nostra vita nella Messa, dobbiamo mettere la nostra Messa nella vita. Card. GIOVANNI COLOMBO Arcivescovo di Milano dal 1963 al 1979 (da un'omelia per la conclusione delle Quarantore)

Congregazione per la Dottrina della Fede

Nota circa il Ministro del Sacramento dell'Unzione degli Infermi
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Celebrate a Lapio le esequie Uragano «Wilma»: migliaia in fuga dalle coste del Messico e della Florida del Card. Giuseppe Caprio
WASHINGTON, 20. L'uragano «Wilma» è leggermente calato di intensità ed ora è un uragano catalogato nella categoria 4 della scala di Saffir-Simpson. Ma siccome gli esperti del Centro nazionale uragani di Miami avvertono che il poderoso uragano — che rischia di risultare il più violento mai registrato sull’Atlantico — potrebbe oggi ritornare di categoria 5, decine di migliaia di persone continuano ad abbandonare le coste messicane e della Florida. «Le fluttuazioni di intensità sono normali negli uragani di questa violenza ed è possibile che questo accada nelle prossime 24 ore: “Wilma” potrebbe tornare di categoria 5», ha segnalato il Centro di Miami, nel suo ultimo bollettino diffuso alle 5 del mattino di oggi, ora italiana. In quel momento Wilma viaggiava a circa 13 chilometri all'ora con venti massimi a 250 chilometri orari, con raffiche molto forti, e si trovava a circa 380 chilometri a Sud-Est dell’isola messicana di Cozumel. Secondo gli esperti del centro di Miami, se l’occhio dell’uragano toccherà direttamente la penisola dello Yucatan, si potranno produrre onde superiori di due-tre metri al livello normale. In Messico, il Comitato statale specializzato nella prevenzione ha già dato l’ordine di sgombero agli almeno 70.000 turisti che affollano gli alberghi della zona minacciata dall'uragano. I modelli computerizzati sugli spostamenti di Wilma messi a punto dai meteorologi americani indicano lo Yucatan a rischio già da oggi, seguito dalla parte occidentale di Cuba e poi, nel fine settimana, dalla Florida. Le caratteristiche dell’«occhio» dell’uragano e la sua potenza attuale fanno prevedere che entrerà nel Golfo del Messico come uragano estremamente pericoloso. Dopo aver attraversato da Ovest ad Est la Florida, secondo il Centro uragani di Miami, «Wilma» dovrebbe proseguire verso Nord, indebolito ma non esaurito nella propria potenza. L’uragano potrebbe colpire l’area tra Boston e il Maine o il Canada, zone che negli ultimi giorni sono già state interessate da forti piogge e allagamenti e che ora potrebbero rischiare onde anomale e alluvioni. Il Presidente Usa, George W. Bush, ha lanciato un appello alla cittadinanza perché segua le indicazioni delle autorità di protezione civile e si preparino ad affrontare l’uragano. «Questa Concelebrazione è un inno di ringraziamento al Signore per il dono di averci fatto conoscere e stimare un uomo, un sacerdote e un Vescovo, con la sua esemplarità di vita. La sua testimonianza sacerdotale è stata per tanti un vero e autentico esempio da seguire e imitare, perché nonostante dolori e malattie, la fede ci fa vedere il nostro fratello, come un testimone autentico del Vangelo»: sono le parole del Card. Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, che ha rivolto ai presenti nella chiesa madre di santa Caterina vergine e martire in Lapio, in diocesi di Benevento, durante la Santa Messa esequiale del Card. Giuseppe Caprio, morto sabato 15 ottobre nella sua abitazione romana nel Palazzo del Sant'Uffizio. La bara del compianto Cardinale giaceva davanti all'altare maggiore sotto lo sguardo amoroso della santa Patrona, attorniata dagli stendardi del comune di Lapio, della città di Avellino, della comunità montana di Terminio-Cervialto-Montella e dalla bandiera listata a lutto dell'Azione Cattolica. La bara del Cardinale era giunta a Lapio, martedì pomeriggio, accolta da una moltitudine di persone, provenienti da tutto il circondario per contraccambiare l'affetto che il Porporato ha sempre riservato alla sua terra natale. E durante la notte non lo hanno lasciato solo. La Veglia di preghiera è stata veramente commovente. Un atto di amore verso il Cardinale, che per tutta la lunga vita si è sempre sentito legato alla sua terra natia, all'Arcidiocesi di Benevento, di cui si sentiva figlio premuroso. Basti pensare alle continue visite e alla grande venerazione degli Arcivescovi che si sono succeduti sulla cattedra che fu di san Gennaro, protovescovo di Benevento. Per Lapio, poi, ebbe un amore di predilezione. Il Card. Caprio si sentiva fiero di essere nato in una famiglia, la cui più grande ricchezza era quella di vivere gli insegnamenti evangelici.

NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: Sua Beatitudine Eminentissima il Signor Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano); le Loro Eminenze Reverendissime i Signori Cardinali: — Varkey Vithayathil, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi (India); — Miguel Obando Bravo, Arcivescovo emerito di Managua (Nicaragua); — Jānis Pujats, Arcivescovo di Riga (Lettonia); — Paul Shan Kuo-hsi, Vescovo di Kaohsiung (Taiwan); — Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec (Canada); Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Joseph Powathil, Arcivescovo di Changanacherry dei Siro-Malabaresi (India).

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Servizio del nostro inviato NICOLA GORI
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Il Santo Padre ha concesso il Suo assenso all'elezione canonicamente fatta dal Sinodo della Chiesa Greco-Melkita cattolica, riunitosi a Ain Traz (Libano) dal 20 al 27 giugno 2005, del Reverendo Padre Georges Bakouny ad Arcivescovo di Tiro (Libano) dei greco-melkiti cattolici.