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Anno CXLVI - N. 253 (44.395)

CITTÀ DEL VATICANO

Mercoledì 1 Novembre 2006

FAO

Secondo il Rapporto 2006 dell'agenzia dell'Onu non è diminuito nell'ultimo decennio lo spaventoso numero di 854 milioni di persone sottonutrite

Il mondo ignora il grido di chi ha fame
ROMA, 31. Lo scandalo della fame, la prima e più spaventosa discriminazione tra il Nord ricco e il Sud devastato del mondo, non solo non vede un adeguato impegno internazionale volto a un'efficace azione di risanamento, ma nell'ultimo decennio non ha registrato nei suoi terrificanti numeri globali alcun arretramento di rilievo. Il «Rapporto annuale sullo stato di insicurezza alimentare» pubblicato ieri dalla Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, parla di 854 milioni di persone sottoalimentate nel mondo, esattamente lo stesso numero registrato nel periodo 1990-1992, specificando che 820 milioni vivono nel cosiddetto Terzo mondo, 25 milioni nei Paesi definiti in transizione e 9 milioni in quelli industrializzati. Più in particolare, il rapporto della Fao specifica che gli 820 milioni di persone affamate nel Sud del mondo rappresentano solo «una trascurabile riduzione di tre milioni rispetto al dato di riferimento del 1990-92», che era di 823 milioni. A dieci anni dal vertice mondiale dell’alimentazione tenuto a Roma nel 1996 e nel quale la comunità internazionale si era impegnata ad almeno dimezzare il numero degli affamati entro il 2015, nei Paesi che un po' ipocritamente vengono definiti in via di sviluppo, ci sono oggi più affamati di quanti non ce ne fossero appunto nel 1996, quando era stato registrato un leggero calo rispetto al triennio 1990-1992. Nel presentare ieri il rapporto, il Direttore generale della Fao, Jaques Diouf, ha riferito tali dati di inequivocabile fallimento dei Governi e delle istituzioni della comunità internazionale nel loro primo dovere, lamentando che «lungi dal diminuire questo numero aumenta con una media di quattro milioni l’anno. Mi rincresce dire che oggi la situazione continua a rimanere intollerabile e inaccettabile, e forse anche di più perché nel frattempo sono trascorsi dieci anni». Per Diouf, fallire nel raggiungimento dell’obiettivo stabilito dal vertice mondiale del 1996 sarebbe «vergognoso». Di contro, «se intensifichiamo il nostro impegno se vi è la volontà politica, possiamo riuscire a raggiungere il nostro obiettivo», ha sottolineato il Direttore della Fao. La mancanza di tale volontà politica è però purtroppo dimostrata dalla inquietante eloquenza dei numeri: per onorare l’impegno preso a Roma nel 1996 si dovrebbe ridurre il numero dei sottonutriti di 31 milioni l’anno da oggi sino al 2015, mentre l'attuale tendenza è al contrario quella di un aumento di quattro milioni l’anno. Secondo il rapporto, per sconfiggere la fame negli anni a venire si devono «indirizzare i programmi e gli investimenti verso le zone più critiche di povertà e sottonutrizione; rafforzare la produttività a livello di piccoli produttori; creare condizioni idonee per gli investimenti privati, e questo implica tra l’altro trasparenza e buon governo; far sì che il commercio mondiale funzioni anche per i poveri, con l’istituzione di meccanismi di protezione per i gruppi più vulnerabili; incrementare il livello degli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) per arrivare a raggiungere quello 0,7 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) dei Paesi ricchi», una promessa, quest'ultima, più volte ribadita e mai mantenuta. Anche in conseguenza di tale mancato rispetto degli impegni assunti, la lotta alla fame resta in questo inizio di millennio la questione prioritaria, il cuore stespoli e al tempo stesso per la loro collaborazione solidale, per gestire nel rispetto dei diritti umani quell'interdipendenza mondiale nella quale si intersecano la vita sociale ed economica, gli interessi dei popoli, i diritti delle generazioni, comprese quelle ancora non nate. Gli investimenti infrastrutturali nelle zone rurali, specialmente per quanto riguarda acqua, strade, energia e comunicazioni, hanno un ruolo fondamentale nel promuovere la crescita in agricoltura, ma appare sempre più evidente che per parlare davvero di «sicurezza alimentare» occorra pianificare e attuare un nuovo modello di sviluppo agricolo diverso da quello ormai dominante delle monoculture destinate ai consumi del Nord ricco del mondo. In questo contesto, la situazione dell'Africa subsahariana si conferma la principale emergenza del mondo: proprio per quei popoli si profila infatti il fallimento degli interventi del «Millennium Development Goals» (Obiettivi di sviluppo del Millennio), il cui primo e principale è appunto quello di combattere la fame. Se la percentuale di popolazione in questa situazione è scesa dal 1990 sia in America Latina sia in Asia, nell'Africa subsahariana c'è stato invece un aumento dal 36% al 56%, con «picchi» particolarmente gravi in Paesi quali la Repubblica Democratica del Congo (dal 31% al 72%), l’Eritrea (dal 68% al 73%) e il Burundi, (dal 48% al 67%).

so della convivenza mondiale, con le sue mutate condizioni di interdipendenza tra i popoli, con le sue impellenti necessità di autentica giustizia e con le sue esigenze di nuovi strumenti politici ed istituzionali. Dai numeri evidenziati dal rapporto della Fao, come del resto da tutti quelli stilati in questi anni dalle agenzie dell'Onu e dalle Organizzazioni non governati-

ve (Ong) emerge un invito pressante a non adagiarsi sulla condizione attuale, ad assumere ad ogni livello comportamenti coerenti alla riduzione degli immensi squilibri che segnano tale convivenza. Senza di ciò, non c'è infatti nessuna possibilità di individuare — e tanto meno di portare a successo — linee di orientamento per la tutela della pace, per il rispetto della soggettività dei po-

AMBIENTE

Preoccupanti studi pubblicati dalle Nazioni Unite e dal Governo britannico sulle conseguenze delle emissioni di gas nocivi

Insufficiente impegno internazionale per ridurre l'«effetto serra»
Blair chiede all'Unione Europea una decisa svolta verso un'economia «a basso consumo»
BERLINO, 31. Accrescono l'inquietudine per il futuro dell'ambiente i catastrofici dati emersi da due rapporti pubblicati ieri rispettivamente dalle Nazioni Unite e dal Governo britannico. Le emissioni di gas che provocano il cosiddetto «effetto serra» e il riscaldamento dell’atmosfera della Terra, nonostante gli impegni assunti dai principali Paesi industrializzati con la firma del protocollo di Kyoto, sono diminuite di appena il 3,3 % tra il 1990 ed il 2004, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato ieri a Bonn, in Germania, dove ha sede il segretariato della Convenzione-quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Unfccc). Si tratta del primo compendio con i dati dei 41 Stati del mondo che finora hanno aderito al Protocollo di Kyoto, stilato nel 1997 ed entrato in vigore dal febbraio 2005. In base a quell’accordo si prevede per gli Stati firmatari, compresa l’Unione europea, una riduzione delle emissioni di «gas serra» tra il 2008 ed il 2012 di almeno il 5 % rispetto ai valori 1990. Il rapporto è destinato a fornire un importante strumento di lavoro per la nuova conferenza sui cambiamenti climatici in programma a Nairobi, in Kenya, dal 6 al 17 novembre. Alla leggera diminuzione delle emissioni di gas nocivi, soprattutto anidride carbonica registrata dal rapporto, hanno contribuito soprattutto le riduzioni del 36,8 % registrate nell'ultimo decennio del secolo appena trascorso negli Stati dell’Europa centro-orientale impegnati in una fase di transizione dall’economia statale pianificata a quella di mercato, mentre nei medesimi Stati si è poi registrato un nuovo aumento nel periodo tra il 2000 ed il 2004. «La causa di maggiore preoccupazione è data dai Paesi centroeuropei responsabili della riduzione generale delle emissioni, che però tra il 2000 ed il 2004 hanno fatto registrare un aumento del 4,1 %», ha detto Yvo de Boer, il Direttore esecutivo dell'Unfccc, presentando ieri il rapporto a Bonn. Anche negli altri Stati aderenti al Protocollo di Kyoto, le emissioni di gas nocivi sono calate complessivamente del 15,3% rispetto ai valori del 1990, mentre nel resto del mondo sono aumentate dell’11 % nel periodo 1990-2004. «Questo vuol dire che il mondo industrializzato deve aumentare i suoi sforzi per mettere in pratica provvedimenti politici efficaci nel ridurre i gas che aumentano l’effetto serra» ha detto de Boer. Questo vale soprattutto per il settore dei trasporti nel quale, secondo i compilatori del rapporto, nel periodo considerato le emissioni di gas nocivi per l'atmosfera sono aumentate del 23,9 %. Della questione climatica e delle sue conseguenze sull’economia mondiale si è occupato anche un rapporto commissionato dal Governo britannico all'economista Nicholas Stern e alla cui presentazione è intervenuto ieri il Primo Ministro Tony Blair, che ha parlato di futuro «disastroso» se non si farà nulla per fermare il riscaldamento globale. Secondo il «Rapporto Stern», definito da Blair «il documento sul futuro più importante pubblicato da questo Governo da quando è al potere», il prodotto interno lordo (Pil) mondiale potrebbe calare addirittura del 20% a causa del riscaldamento globale. Secondo il rapporto — il primo contributo al dibattito sul clima dal punto di vista di un economista e non di uno scienziato — il surriscaldamento del pianeta rischia di devastare l’economia mondiale, determinando una crisi «peggiore di quella della Grande Depressione del 1929 o delle due guerre mondiali». Stern sottolinea infatti che, in mancanza di rapidi interventi per tagliare le emissioni di anidride carbonica, i costi per l’economia mondiale saranno intorno all’1% del Pil globale l’anno fino al 2050, una cifra colossale intorno ai dodicimila miliardi di euro. Ancora più impressionanti sono i costi sociali prefigurati dal rapporto in relazione all’inaridimento di interi Paesi, che potrebbe portare, di qui al 2100 a circa 200 milioni di profughi. Secondo il Premier britannico, «la cosa su cui non ci sono dubbi è che le prove scientifiche che l’effetto serra sia provocato dalle emissioni di gas nocivi sono schiaccianti. E se la scienza ha ragione, le conseguenze per il nostro pianeta saranno letteralmente disastrose». Il Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown, intervenuto anch'egli alla presentazione del rapporto di Stern, ha dichiarato che la Gran Bretagna, oltre ad introdurre una serie di tasse «verdi», intende guidare la risposta internazionale al problema del surriscaldamento terrestre per creare «un’economia globale a basso consumo» e che si farà promotrice per l’introduzione di un nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas nocivi nell'Unione Europea, del 30 % entro il 2020 e del 60 % entro il 2050.

Pakistan: manifestanti armati protestano dopo il raid nel Bajaur
ISLAMABAD, 31. Migliaia di manifestanti armati della regione tribale del Pakistan al confine con l’Afghanistan sono scesi in piazza oggi per protestare contro il bombardamento di ieri su una madrasa nel villaggio di Chenagai, nel distretto di Bajaur, sospettata dai servizi di sicurezza pakistana di essere un centro di addestramento di jihadisti, che ha fatto 80 morti. Immagini delle veementi proteste vengono mostrate da tutte le televisioni indiane. Appartenenti alle tribù del distretto di Bajaur — uno dei sette che fanno parte della Provincia della Frontiera di Nord Ovest — armati, sono scesi in piazza a Khar minacciando il Governo di Islamabad e inveendo contro la sua alleanza con gli Stati Uniti. Il Presidente Musharraf oggi ha ribadito che tutte le vittime del raid erano militanti islamici, come già ieri avevano detto le Forze armate pakistane. Le proteste nelle zone tribali non sono isolate, anche in altre parti del Paese militanti armati sono scesi in piazza. Secondo quanto riferito ieri sera dal network americano «AbcNews», che cita fonti dell’intelligence di Islamabad, obiettivo dell’attacco era Ayman Al Zawahri: «numero di due» di «Al Qaeda», la rete di Osama bin Laden, già bersaglio nel gennaio scorso di un attacco missilistico sferrato da militari statunitensi nella stessa area. L’operazione è una delle più importanti mai condotte dalle Forze armate pakistane contro i miliziani fondamentalisti nella regione tribale, molti dei quali sono Taleban che sconfinano dall’Afghanistan, da quando il Presidente Pervez Musharraf ha dichiarato guerra al terrorismo islamico dopo i disumani attacchi dell’11 settembre 2001 contro New York e Washington che causarono 3.000 morti. L’attacco è stato sferrato con almeno tre elicotteri da combattimento, che all’alba hanno praticamente raso al suolo a colpi di razzi la madrasa nel villaggio di Chenagai, 10 chilometri a Nord di Khar, il capoluogo del distretto tribale. «Non abbiamo fatto un conto preciso delle vittime, ma le informazioni raccolte sul luogo e quelle dei nostri servizi segreti suggeriscono che ci possano essere fino a 80 morti», ha detto il portavoce delle Forze armate pakistane, generale Shaukat Sultan. Una fonte della sicurezza coperta da anonimato ha detto che fra gli uccisi c’è anche il mullah Maulana Liaqat, un comandante Taleban locale ricercato dalle autorità pakistane.

INCONTRI Elio Gioanola

La «psicocritica» letteraria nel solco dell'esistenzialismo cristiano
di CLAUDIO TOSCANI
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Benedetto XVI celebra la Santa Messa per la solennità di Tutti i Santi
La Chiesa in cammino nella storia vive ogni giorno la comunione con i santi del cielo. Ogni anno ritorna la solennità di Tutti i Santi, per ricordare al Popolo di Dio la realtà della vita celeste come promessa di Cristo che ha vinto la morte. Benedetto XVI celebra questa significativa ricorrenza nella Basilica Vaticana nella mattina di mercoledì 1° novembre, alle ore 10.

NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha accolto la rinunzia presentata dall'Eminentissimo Signor Cardinale Darío Castrillón Hoyos all'incarico di Prefetto della Congregazione per il Clero, in ossequio a quanto previsto dal can. 354 del Codice di Diritto Canonico. Allo stesso tempo, Sua Santità ha nominato Prefetto della medesima Congregazione per il Clero l'Eminentissimo Signor Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M., finora Arcivescovo di São Paulo. Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di New York (U.S.A.), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Robert A. Brucato in conformità ai canoni 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

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Nomine di Vescovi Ausiliari
Il Santo Padre ha nominato Ausiliare dell'Arcidiocesi di Taipei (Taiwan) il Reverendo Thomas Chung An-zu, del clero di Tainan, Cappellano dell'Università Cattolica Fu Jen, assegnandogli la sede titolare vescovile di Munaziana.

L'OSSERVATORE LIBRI
Oggi la pagina settimanale di articoli, schede e segnalazioni dedicata alle novità editoriali

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«Manzoni, religione e romanzo» di Angelo R. Pupino
di MARCO TESTI
Pagina 7

Per la solennità di Tutti i Santi e per la Commemorazione di tutti i fedeli defunti articoli a pagina 5

In occasione della Solennità di Tutti i Santi domani il nostro giornale non uscirà. Le pubblicazioni riprenderanno in data 2-3 novembre.

Il Santo Padre, accogliendo la richiesta presentataGli dall'Eminentissimo Signor Cardinale Francesco Marchisano, ha accettato le sue dimissioni dall'incarico di Arciprete della Basilica di San Pietro. Nel suddetto incarico gli succede l'Eccellentissimo Monsignore Angelo Comastri, Arcivescovo Prelato emerito di Loreto, Vicario Generale per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro, finora Coadiutore della medesima Basilica di San Pietro.

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Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare di Riobamba (Ecuador) il Reverendo Fausto Gaibor García, Cancelliere e Parroco della Cattedrale di Guaranda, assegnandogli la sede titolare di Naraggara.