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Sintesi del Volume

LA LUCE DELL’ANIMA

I SUTRA YOGA DI PATANJALI

Commentati da Alice A. Bailey
Il testo contiene un prezioso ed ampio commento ai famosi aforismi di Patanjali, il massimo
studioso di Raja Yoga o Yoga Regale, disciplina che, trasmessa oralmente per secoli da
Maestro a discepolo, mostra come l’anima arrivi a governare la mente dell’uomo.
Questo insegnamento corrisponde a quello precipuo della Scuola Trans-Himalayana,
da cui provengono molti Maestri di Saggezza che, spostandosi da Oriente ad Occidente,
arrivarono ad influenzare con le loro dottrine molte scuole di pensiero e pratiche meditative,
che sembra siano state riprese anche dagli Esseni e dallo stesso Fondatore del Cristianesimo.
I sutra o versetti presentano una libera traduzione dell’originale sanscrito attuata dal
Maestro Tibetano, per renderli maggiormente accessibili al lettore occidentale, senza però
alterarne i contenuti. I commenti, invece, sono curati da Alice Bailey, dopo averli sottoposti
però al controllo ed all’approvazione del suo ispiratore.
L’argomento è suddiviso in quattro libri, di cui il primo contiene un’esposizione
generale del Raja Yoga, degli ostacoli che si frappongono al suo compimento e dei benefici
che se ne possono trarre. Il secondo libro esamina in particolare gli ostacoli ed indica i mezzi
per superarli; il terzo tratta del dominio mentale, mentre il quarto illustra i risultati che si
possono conseguire con la pratica di questa disciplina.
In una breve introduzione, l’Autrice, basandosi sull’autorità dei Maestri orientali,
afferma come, per la Legge dei Cicli, l’attuale razza umana sia destinata a raggiungere una
meta importante: il governo della mente affidato all’anima individuale; il che costituirà un
beneficio per l’intera collettività.
In ogni epoca e per tutte le razze e civiltà che si sono succedute sul nostro pianeta, lo
yoga ha costituito un valido strumento di evoluzione, a cominciare dalla razza lèmure che
apprese l’Hatha Yoga, utile per armonizzare il fisico, per arrivare a quella atlantidèa che
conobbe il Laya Yoga ed il Bhakti Yoga, adatti a sviluppare i centri psichici nonché a
governare la natura emotiva, fino all’attuale umanità che deve apprendere appunto il Raja
Yoga, per accentrare la propria coscienza nell’anima.
Ora, quando l’anima si rivela ad un essere incarnato, opera sempre in lui una grande
trasformazione; gli individui più evoluti, avendo già sperimentato questo stadio, s’incaricano
di trasmettere le loro conoscenze ai fratelli che s’incamminano su questo impervio sentiero.
E’ così che si è formata la Gerarchia che da tempi immemorabili governa il pianeta,
fornendo impulsi atti a promuovere l’evoluzione umana. Se gli individui si dimostreranno
ricettivi al flusso di energia spirituale che viene immesso dall’Alto, il nostro pianeta potrebbe
far registrare un balzo qualitativo davvero notevole che non mancherà di far sentire i suoi
effetti a partire dal 2025.

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LIBRO I°

IL PROBLEMA DELL’UNIONE

1. AUM (OM). Le seguenti istruzioni riguardano la Scienza dell’Unione.

AUM è la Parola di Gloria che indica il Verbo fatto carne, cioè la manifestazione nella
materia del secondo aspetto divino.
Il Raja Yoga, o Scienza dell’Unione, fornisce regole con cui si può prendere contatto
con l’Anima, il secondo aspetto, il Cristo interiore e, quindi, conoscere il sé e dominare il
non-sé, ovvero gli elementi che costituiscono la propria personalità.
Quando si attua l’unione tra il terzo aspetto (corpo) ed il secondo (anima), si giunge
alla terza iniziazione e si parla di trasfigurazione; in seguito, si verificherà la sintesi tra i due
aspetti già unificati ed il primo (spirito).
Per chiarezza, è doveroso distinguere tra il principio Cristo, cioè l’aspetto spirituale
che ciascuno dovrà raggiungere, e lo stesso nome applicato ad una figura sublime capace di
incarnarlo, sia che si tratti dell’Uomo di Nazareth o di altri.

2. Questa Unione (o Yoga) si consegue soggiogando la natura psichica e raffrenando
chitta (o la mente).

Chi persegue l’Unione deve, quindi, dominare il proprio psichismo, che costituisce il
secondo aspetto della sua personalità, dopo il corpo fisico, ed impedire alla mente, che
rappresenta il terzo involucro dell’io umano, di inseguire le incessanti modificazioni del
principio pensante.

3. Ciò compiuto, lo Yogi conosce se stesso quale è in realtà.

Questo versetto (sutra) indica che lo Yogi s’identifica con la Realtà interiore e non più
con le forme che la velano.

4. Finora l’uomo interiore si era identificato con le sue forme e con le loro modificazioni
attive.

Quelle che vengono definite “forme” sono gli involucri che impediscono all’anima di
manifestarsi; esse assumono gli aspetti dei desideri impulsivi o dei pensieri della mente. Solo
quando si riesce a dominare questo flusso incontrollato, il tumulto della natura inferiore si
calma; pertanto, l’ente interiore può svincolarsi da questa schiavitù ed imporre la sua
vibrazione all’intera personalità.
L’anima perviene a questo stato quando assume la posizione dell’osservatore nei
confronti dei suoi veicoli inferiori.
In ciò consiste la vera meditazione, che non può limitarsi ad una seduta di durata variabile, ma
deve continuare per l’intera giornata, così da essere sempre presenti a se stessi.

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5. Gli stati mentali sono cinque e sono soggetti al dolore o al piacere; essi sono penosi e non-
penosi.

Le coppie di opposti ostacolano la realizzazione dell’individuo. Le reazioni definite
come dolore e piacere, derivanti dall’identificazione con la forma, devono essere trascese e
sostituite da un atteggiamento distaccato.
Le modificazioni dell’organo interno, la mente, sono cinque e s’identificano con
altrettante attività concernenti la mente concreta inferiore di natura razionale (kama manas).

6. Tali modificazioni (attività) sono: corretta conoscenza, conoscenza inesatta,
immaginazione, passività (sonno) e memoria.

Tre sono i modi di apprendere: attraverso i sensi, con il ragionamento, oppure per mezzo
della coscienza del sé; i primi due sono poco attendibili e comunque parziali, mentre il terzo
costituisce una forma di conoscenza certa ed infallibile. Le altre modificazioni riguardano
l’uso errato dell’immaginazione, la passività della mente autoindotta o dovuta allo stato di
sonno e la memoria, che altro non è se non la ritenzione delle forme pensiero entro l’aura
mentale.

7. Basi della corretta conoscenza sono: corretta percezione, corretta deduzione e corretta
testimonianza (o accurata evidenza).

L’elaborazione mentale dei fatti costituisce uno stadio preliminare che va sostituito con il
metodo usato dal Raja Yoga, per cui la mente viene considerata un organo di percezione, alla
stregua dei sensi fisici, di cui rappresenta la sintesi.
Occorre, quindi, che sia l’anima ad usare la mente e che l’oggetto della percezione sia
interpretato dall’intuito, poi vagliato dalla ragione ed infine trasmesso al cervello.

8. La conoscenza inesatta si basa sulla percezione della forma, anziché sullo stato
dell’essere.

Il Raja Yoga insegna come stabilire un contatto con l’essenza latente in ogni forma.
Questa è la vera realtà, non quella dedotta dalle forme ed acquisita mediante le facoltà
inferiori.
Solo l’anima, dunque, possiede una conoscenza corretta, perché entra in contatto col
germe, altrimenti detto principio buddhico o cristico, presente in ogni atomo.

9. L’immaginazione si regge su figure che non hanno esistenza reale.

Le immagini non hanno esistenza reale, perché sono elaborate dall’uomo entro la sua
aura mentale; esse sono vitalizzate dalla volontà e dal desiderio, ma svaniscono quando non vi
si pone più attenzione. Si tratta, quindi, di una percezione scorretta, di una fantasia.
Esse possono essere create non solo dall’individuo, ma da un’intera razza o da una
nazione e costituiscono quella che viene definita la grande illusione.

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10. La passività (sonno) è dovuta alla quiescenza delle “vritti” (o all’assenza di percezioni
sensorie).

Le “vritti” sono attività della mente che mettono in rapporto i sensi con l’oggetto della
percezione. Ora, se si sposta la coscienza dalla periferia al centro, si cade in una sorta di
trance che non ha nulla a che fare col samadhi o con la concentrazione, perché si entra in uno
stato di inconsapevolezza, mentre lo yogi usa la mente per agire su qualche piano.
Astrarsi dalla percezione sensoriale è pericoloso, perché questa passività autoindotta
predispone ad aprirsi ad influenze sconosciute ed indesiderate.
Fare il cosiddetto vuoto mentale, pertanto, non ha nulla a che spartire col vero yoga.
Infatti, il “sonno” a cui si allude non riguarda il corpo, ma la mente che non si sostituisce ai
contatti che di norma i sensi instaurano con l’esterno. Ciò può generare allucinazioni, illusioni
ed ossessioni.
Il sonno del corpo fisico, invece, non rappresenta un pericolo ed avviene quando il
cervello non reagisce ai contatti sensoriali.
Inoltre, il sonno o trance del medium si produce quando il corpo eterico si stacca
parzialmente dal fisico e dall’emotivo; stato, questo, da evitare se si temono intromissioni
indebite.
Esiste poi anche il sonno dell’anima, che si protrae fino al suo risveglio, cioè al
momento in cui la personalità diviene cosciente del sé interiore. A questo stato alludeva il
Buddha, quando diceva che nella reggia in cui era cresciuto tutti dormivano; anche il Cristo si
riferiva allo stesso concetto, quando parlava dei “morti” inconsapevoli della realtà delle cose.
Infine, il sonno dello yogi (samadhi) è prodotto dal consapevole ritirarsi del vero Io
dagli involucri dell’anima (fisico, emotivo e mentale), per operare su livelli più alti.

11. Memoria è ritenere ciò che è stato conosciuto.

La memoria comprende le immagini mentali del piano fisico; quelle prodotte da
desideri, a partire dai più grossolani fino agli estatici paradisi creati dal visionarismo
misticheggiante; quelle derivate da interessi intellettuali, non frutto di desiderio.
Tutte queste forme di memoria finiranno per essere obliate, quando la natura psichica
sarà dominata e si controlleranno le modificazioni del principio pensante.
Infine, la memoria include anche tutte le esperienze compiute dall’anima nelle varie
incarnazioni ed accumulate nella vera coscienza.

12. Il controllo di queste modificazioni dell’organo interno, la mente, si ottiene con sforzo
instancabile e distacco.

Lo sforzo instancabile a cui si allude riguarda la capacità di estirpare abitudini radicate,
mentre operare con distacco significa che le forme percepite mediante i sensi perdono la loro
presa sull’individuo.
Ovviamente, lo yogi continua a servirsi dei sensi, ma non ne è più schiavo; egli ne fa
dei semplici strumenti a fini di servizio o per il lavoro comune.

13. Lo sforzo instancabile è il tentativo costante di frenare le modificazioni della mente.

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bensì Signori di Compassione o Bodhisattva perché. ma anche con la super-anima e quindi con quelle insite in tutti gli esseri. il successo. Controllando i sensi. L’aggettivo “tradizionale” che appare in questo sutra si riferisce a tutte le idee preconcette relative al cosiddetto aldilà. Ora. che il pesce costituisce pure il simbolo del principio cristico incarnato. Operare col dovuto distacco significa non aver più “sete”. compresa quella che può costituire l’anima stessa. giungerà al fine che si era prefisso. si riesce ad esprimere la propria natura spirituale. anche il desiderio di raggiungere una meta. che si manifesta a livello macrocosmico come sistema solare e nel microcosmo. 16. A questo livello ci si libera dal ciclo di nascita e morte (samskara). Costoro non sono detti Nirvani. di questo mondo o dell’altro. emotivo e mentale) appartenenti alla sfera della personalità. sebbene ormai liberati dalla ruota della rinascita. cioè non solo all’Unione con l’anima individuale. però. restando tra gli uomini per servirli ed aiutarli nella loro crescita interiore. E’ anche vero.a quelle di chi è ancora legato al mondo della forma. Il Raja Yoga. ma prevede anche lo svincolarsi dell’uomo spirituale o vero Io da tutte le limitazioni. Se l’aspirante riesce a mantenere la tensione verso l’alto senza interruzione di continuità. non si desidera alcunché. il denaro. 5 . Quando il processo evolutivo raggiunge il culmine. i poteri supernormali o il premio da ottenere nel cosiddetto “cielo”. sotto forma di salvatore potenziale di ogni essere umano. Il distacco perfetto ha per risultato l’esatta conoscenza dell’uomo spirituale. dal momento che l’acqua per l’occultista è il simbolo della materia. dal momento che fa parte del mondo inferiore delle forme. del desiderio e del livello emotivo in genere. 15. la stabilità della mente (la quiete delle “vritti”) è conseguita. Che si tratti del paradiso o del devachan. proprio perché creato soggettivamente. lo psichismo inferiore e le modificazioni incessanti della mente. quando non si ha più “sete”. fosse pure la realizzazione individuale. Ciò implica l’immagine dell’uomo-pesce che nuota nelle acque della materia. Tuttavia. anch’esse derivate da un desiderio di pace. accettano di sottoporsi a condizioni analoghe -ma ovviamente non identiche. non solo libera l’anima dalla dimensione inferiore. libero dalle qualità o “guna”. cioè all’interno dell’individuo. non si brama il potere. Quando lo scopo è apprezzato al suo giusto valore e gli sforzi che ad esso mirano sono persistenti e incessanti. insegna a realizzare l’esperienza del nirvana in cui non sussistono più attaccamenti di sorta per l’adepto ormai liberatosi dai tre mondi inferiori (fisico. Pertanto. nel senso che la personalità umana è immersa in questo elemento simbolico. Distacco è libertà dalla bramosia per tutti gli oggetti di desiderio. si diventa padroni della propria natura inferiore. siano essi terreni o tradizionali. si è liberi dall’influenza che oggetti o persone potevano esercitare su di noi. 14. è possibile che coloro che abbiano compiuto questo distacco scelgano di sacrificarsi. di riposo e di felicità ultraterrena. invece. questo stato di beatitudine appare diverso per ognuno e nelle varie tradizioni religiose. ci si riferisce ancora sempre ad uno stato di coscienza mentale che va trasceso. non ci alletta più.

con l’identificazione. non supera gli dei e coloro che sono in rapporto col mondo concreto. Ciò non significa affatto che ci si trovi in uno stato di passività. con l’ispirazione (beatitudine) e anima. Si medita inoltre sullo scopo a cui tende ogni cosa. 18. Le guna sono le qualità che l’energia macrocosmica infonde alla materia al momento della manifestazione. essendo unita a tutte le altre e con la Superanima. identica a quella insita in noi. per cui si arriva a conoscere l’anima con i suoi poteri. condurre speculazioni di sorta. entra in un nuovo stato di coscienza. scopo. 17. Si giunge. qualità (“guna”). l’attività esteriore è stata interiorizzata. si medita sulla natura di una forma. con l’esame. Un ulteriore stadio di “Samadhi” è raggiunto quando. ma si deve rafforzare il legame con l’anima. attività (rajas) ed inerzia (tamas). esse vengono definite come ritmo o vibrazione armonica (sattva). l’uomo spirituale non ne ha più bisogno. libero ormai dalle guna e sciolto dall’obbligo di assumere una qualsiasi forma. trasferendo la coscienza nell’uomo reale o spirituale. All’inizio. 6 . definito appunto nirvana. Ciò comporta un’espansione di coscienza che dona beatitudine. Il “samadhi” è raggiunto quando si dominano a tal punto gli organi di percezione sensoria che questi non trasmettono più alla mente alcuna reazione nei confronti dell’oggetto percepito. In questo stato “chitta” percepisce soltanto impressioni soggettive. fino ad identificarsi con l’unica realtà. almeno al nostro attuale livello. Il cervello si calma ed il corpo mentale cessa di produrre le sue incessanti modificazioni. Sebbene l’essersi servito di una forma abbia generato esperienza utile all’evoluzione. Si arriva poi a cogliere la sua qualità. cioè su Chi utilizza una data forma per un certo fine. La coscienza di un oggetto si consegue concentrandosi sulla sua quadruplice natura: forma. Il “Samadhi” testé descritto non oltrepassa i limiti del mondo fenomenico. infine. si tratta di una meditazione senza oggetto. il cervello diviene sempre più sottomesso alla mente e questa s’identifica con lo spirito. così da conoscerne l’energia interiore. pertanto. 19. a meditare sull’anima. L’anima. concentrato il pensiero su un solo punto. cercando d’individuare l’idea che l’ha prodotta e l’energia che essa esprime. Ci si trova ancora nell’ambito dei tre mondi (fisico. su cui è del tutto inutile però. con la consapevolezza che essa esprima il simbolo di una realtà interiore. per mezzo della discriminazione. l’attività esterna è calmata. si sono calmate le modificazioni della mente. emotivo e mentale). Praticando regolarmente la meditazione. ottenendo una perfetta concentrazione. possiede una coscienza collettiva ed obbedisce ad un Piano ben definito. Quattro sono gli stadi meditativi su un oggetto.

Infine. si rivela come il Cristo interiore celato nel cuore di ognuno. trascurando la mente e coltivando il sentimento. un amore puro ed il servizio altruistico. prendendo coscienza dell’anima individuale e poi del puro spirito. per cui la visione del non-sé scompare. per arrivare ad illuminare il fisico. Occorre adesso che la meditazione elabori le emanazioni dell’anima fissate nel cervello. meditazione e giusta percezione. Per questo è raccomandato all’umanità odierna di attenersi ad una via mediana. 23. 22. Ciò si verifica solo se il discepolo si fa guidare dalla volontà. Dapprima. Occorre però un grande impegno. Pertanto. lepri e tartarughe giungeranno assieme al traguardo. combinando le qualità del cuore e della testa. ma la loro tenacia li farà procedere in modo costante. Segue poi la fase dell’energia. il Cristo permetterà al discepolo impegnato sul sentiero interiore di conoscere anche il Padre. Altri yogi raggiungono il “Samadhi” e discernono il puro Spirito per mezzo della fede accompagnata da energia. L’altra via è quella della devozione pura. Lo si può conoscere. si manifesta nel sole e. praticando la devozione. Si riesce a cogliere le percezioni dell’anima e fissarle nel cervello. Il mistico. che si consegue con l’adorazione e la consacrazione. a questo punto. 7 . perseveranza e tenacia. La realizzazione del “samadhi” avviene per gradi. 21. cioè da quell’aspetto di sé che è collegato alla Volontà del Logos. si procede veloci. Questo stato (coscienza spirituale) è conseguito rapidamente da chi ha volontà intensa e viva. quindi. ognuna delle quali. così che si possa collaborare alla sua realizzazione. si vive l’esperienza della cosiddetta “fede”. Per la vera coscienza spirituale. va intesa la frase del Cristo “i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi”. nel microcosmo. Coloro che s’impegnano in maniera moderata. Con l’intensa devozione per Ishvara. In questo senso. moderato o limitato. Lo si conosce. non appare sufficiente a conseguire la piena realizzazione. Ishvara è il Figlio che. presa in sé. I seguaci del Raja Yoga usano invece la volontà.20. dunque. Decadono quindi dalla coscienza dell’ego tutte le forme che hanno velato la Realtà. conosceranno un progresso più lento. deve trasformarsi in occultista. poiché le insufficienze o gli errori comportano la necessità di qualche riparazione. se questa è fortissima. a livello macrocosmico. Anche chi si avvale della volontà se ne serve in maniera diversa. Ora. quando si comincia ad agire. vi è anche un’altra via. usando in modo corretto la forza che sospinge alla meta. la giusta percezione permette che si percepisca il Piano stabilito dalla Mente Universale. cioè in modo intenso. alla fine. ma c’è il rischio di trascurare il sentimento.

il Gurudeva. nel senso che i suoi quattro involucri inferiori (denso. è l’AUM. 8 . in cui s’incontrano i tre aspetti del divino: spirito. Essa è la Parola del regno umano. perché tutto ciò che attiene alla percezione sensoriale non l’attira più. Pertanto. Pranava in sanscrito vuol dire Parola. il suono FA è la Parola o suono usato da Brama. ma raggiungere quello invisibile. compassione ed Amore. invece. la sfera degli effetti è trascesa. così non si attivano condizioni capaci di produrre effetti nocivi. sono in grado di insegnare a coloro che sono indietro sul sentiero. per aver sperimentato varie espansioni di coscienza. non all’esterno. Pronunciando la Parola. cioè il Maestro di tutti. fino al Logos solare. 26. quindi. in una catena ininterrotta di solidarietà. si trova la Via. figlio di Dio. ma si volge all’alto ed all’interno. libera da Karma e da desiderio. ormai. anche l’uomo supera il ciclo delle rinascite. libera da desiderio. il germe di ogni conoscenza si espande all’infinito. 28. Ishvara. il Maestro o Cristo interiore. E’ così che si apprende e s’insegna ad un tempo. da adepto a Maestro. Dio è detto “Gurudeva”. dunque. 25. i grandi Adepti che hanno stabilito il contatto col Maestro interiore. quando la coscienza individuale cessa d’identificarsi con i propri veicoli. anima e corpo. la sua coscienza. altrimenti detto angelo solare.24. L’anima è detta senza limiti. il suono che manifesta l’anima incarnata. il suono della Vita cosciente infusa in tutte le forme. 27. il Demiurgo. La Parola Sacra. non si proietta più verso il basso e non si disperde all’esterno. dello scopo che ha avuto l’assumere una forma. del rapporto tra questa ed il Sé divino. essa opera sempre in accordo con la Legge. poiché s’identifica con la somma di tutti gli stati di coscienza. Questo è il Pranava. Essi. ma lo yogi non è interessato ad essa. Pertanto. ha trovato il suo vero sé. il Gurudeva. è il Maestro dei Signori primordiali. perché opera all’interno. Se l’anima viene liberata dall’influenza delle forze ed energie inferiori. Facendo risuonare la Parola e riflettendo sul suo significato. La Parola di Ishvara è AUM (Om). dal Signore del Mondo agli Spiriti planetari. ego. non intendendo moltiplicare l’aspetto tangibile della creazione. passando dallo stato di aspirante a discepolo. perché la realizzazione conseguita l’ha immessa nel mondo delle cause. I Signori primordiali sono quindi i Saggi. libera da karma. è l’anima di tutte le cose. il germe dell’onniscienza comincia ad espandersi. la Parola o nota distintiva della natura s’identifica col suono FA. Fin dalle origini sono esistiti coloro che seppero raggiungere la liberazione della propria anima. Ora. da Mahatma a Cristo. emotivo e mentale) non l’imprigionano più e divengono strumenti che può usare o lasciare a volontà. eterico. Ishvara è l’Anima. In senso macrocosmico. Egli è onnisciente. In Ishvara. si diviene coscienti della propria divinità essenziale. senza limiti. identificandola con la Superanima che attrae a sé tutte le cose manifestate. non essendo soggetto al tempo.

la vista eterica. la visione cosmica. se non si formula un chiaro pensiero in proposito. ed infine la visione simbolica. A questo punto. Il termine “negligenza” indica l’incostanza mentale. 29. inconcepibile per l’essere umano. Per ovviare alle infermità fisiche. dall’ego che dirigerà questa vibrazione al cervello che costituisce il terminale di una sequenza che ha il suo inizio nella dimensione interiore. dubbio. Tutto procederà. influirà con la sua vibrazione sui vari corpi che la rivestono. che permette di coglier l’aura che circonda ogni essere vivente. sono tre e comprendono la visione pura che si ottiene quando l’anima usa la mente come strumento di percezione. essi sono: la vista fisica. Gli aspetti superiori della visione. bisogna purificare il corpo in modo da ricostituirlo. attivando la ghiandola pineale e aprendo il terzo occhio. bisogna apprendere la tecnica del distacco. la tendenza naturale della mente a produrre forme-pensiero che impediscono la concentrazione. tuttavia non si rivela affidabile. facoltà del corpo mentale che permette di vedere colori e simboli geometrici. 9 . poiché dipende da stati emotivi distinti dalla vera percezione spirituale. Quindi. Così si realizza il Sé (l’Anima) e si rimuovono gli ostacoli. le sue percezioni continuano ad essere errate. inerzia mentale. i corpi inferiori si allineano con l’anima. quindi. 30. Ciò avviene quando l’aspirante sottopone la sua natura inferiore ad un nuovo reggente. cioè di controllare le modificazioni della mente. invece. il tempo passa e non si ottiene nulla. Gli ultimi ostacoli sono dati dall’incapacità di concentrarsi. Finché il Pensatore s’identifica con la forma. che risente dei nostri limiti attuali. da ogni tradizione e dal condizionamento esercitato dai dogmi. pertanto. data dall’apertura del settimo centro. Se perdura il desiderio e l’attaccamento alle cose materiali. Se la Parola viene correttamente intonata dall’anima. il dubbio impedisce qualsiasi progresso. si affina anche l’eterico e si risvegliano i suoi centri. cioè di riflettere sulle esperienze vissute dall’anima. il procedimento è mentale ed utilizza le potenti facoltà dell’immaginazione. perché propria di Intelligenze planetarie. Ecco perché le persone mentali sono più adatte dei devoti a praticare questa sacra scienza. dunque. siano essi teologici. e di meditare. Tra la conoscenza teorica e la pratica dello yoga intercorre un abisso. l’impulso che si vuol dare all’azione risulterà insufficiente. in tal modo. Per inerzia mentale s’intende l’incapacità di pensare chiaramente alla realizzazione. la chiaroveggenza che. incanalandola lungo la spina dorsale. falsa percezione. pigrizia. incapacità di concentrarsi e di mantenere l’atteggiamento meditativo conseguito. negligenza. Gli ostacoli alla conoscenza dell’anima sono: infermità fisiche. mostrando le sue condizioni psico-fisiche. Infatti. sebbene consenta di addentrarsi nella dimensione astrale. religiosi o scientifici. la visione spirituale. Occorre poi liberarsi da ogni autorità esterna. se la volontà è debole. l’aspirante al Raja Yoga potrà dirigere l’energia interna verso l’alto. contrapponendo ad un difetto il suo contrario. della visualizzazione e della perseveranza nella meditazione. E’ bene precisare che esistono quattro tipi di visione capaci di indurre in errore. attaccamento. che fa intuire lo scopo della manifestazione.

le energie praniche o vitali prenderanno la direzione giusta. 10 . pur non rivestendo una particolare importanza. tramite la mente. Si prova dolore. privo di una meta ben precisa. dimostrare amore nei confronti degli animali. questo stato è tipico dell’umanità odierna e comporta tensione ed aggressività. Pertanto. non quando ci si dedica ad esercizi di respirazione o di attivazione dei sette centri eterici. dalla morte all’immortalità. e poi comprendere che le forme esprimono le caratteristiche di ciascun livello. o respiro vitale. Con l’uso cosciente della volontà applicata ad ogni piano dell’essere. indica che non si è raggiunta la pace interiore. dal fisico allo spirituale. le correnti vitali sono ben dirette se ci si concentra intensamente. cooperare con la Gerarchia. L’occultista conosce per esperienza diretta le varie dimensioni in cui può spostare la sua coscienza. quindi. occorre intensa applicazione del volere a qualche verità (o principio). 34. quando il corpo emotivo non riesce ad equilibrare gli opposti e disperazione. e da tutte le forme di bene e di male. allineare la propria personalità con l’anima. forme che costituiscono vari aspetti assunti dall’unica Realtà. prima di dedicarsi ad esercizi di hatha yoga. Per superare gli ostacoli e i loro effetti. s’impegni a rimuoverli uno ad uno. 32. automaticamente. Non è sufficiente conoscere teoricamente quali siano gli ostacoli e come superarli. disperazione. Infine. 33. La tenacia dei propositi va applicata invece verso la Gerarchia. viene incluso tra i metodi utili a pacificare la mente. La pace di “chitta” si ottiene anche regolando il prana. Anche il pranayama o scienza del respiro. La liberazione dalle forme fisiche si ottiene tramite il distacco nei loro confronti. Occorre. contrapponendo loro un’azione di segno contrario. diviene consapevole dell’attuale imperfezione e degli ostacoli da superare. che vanno dal piano fisico a quello spirituale. Va precisato poi che col termine simpatia ci si riferisce ai rapporti da instaurare con l’umanità. Dolore. In tal modo. dunque.31. nonché le forme da usare in ciascuna di esse. Solo così si riesce a passare dalle tenebre alla luce. occorre che la volontà. è necessario conoscere dapprima i princìpi che riguardano l’essere umano. applica la volontà sul principio o sulla qualità divina espressa dalle singole forme. quando l’aspirante pensa di non riuscire nel suo intento. dunque. si vive in modo ritmico e si organizza con cura la propria vita. il corpo fisico deve essere un mezzo utile per aiutare i fratelli umani. mentre la tenerezza riguarda l’atteggiamento da assumere col regno animale. si riesce ad armonizzare la manifestazione inferiore con quella superiore. La pace di “chitta” (o sostanza mentale) si consegue con la simpatia e la tenerezza. disciplinare il sé inferiore. attività fisica malintesa ed erronea direzione (o controllo) delle correnti vitali sono effetti degli ostacoli esistenti nella natura psichica inferiore. con la tenacia dei propositi e con il distacco dal piacere e dal dolore. Per questo. L’attivismo sfrenato.

prima di passare alla scienza del respiro e a quella dei sette centri attraverso cui far scorrere le energie verso l’alto. perché ben presto un nuovo stimolo insorge. così da escludere il rischio di potenziare gli stimoli della natura inferiore. L’aspirante deve apprendere a trasferire gradualmente la sua coscienza dalla sfera dei sensi a quella del sé interiore. 35. purificando la propria personalità. Il sogno a cui si allude è quello più profondo che sperimenta l’individuo incarnato. Per l’occultista. 36. 40. “chitta” è resa stabile e libera dall’illusione. 38. È opportuno regolare le azioni quotidiane secondo un ritmo costante. Invece. da un “anu” (atomo) ad “atma” (Spirito) la conoscenza è perfetta. La pace che fa seguito al soddisfacimento dei desideri inferiori non è duratura. Quindi. la vita non consiste in altro che in un sogno. in un sonno profondo che altera l’aspetto della Realtà. La pace si acquista anche concentrandosi su ciò che è più caro al cuore. liberatisi da tutte le reazioni dei sensi. nascosta appunto dietro il velo di maya. Questo “sutra” intende riferirsi alla bianca luce radiante detta “gioiello” (cintamani) che promana dal centro dei chakras esistenti nella testa. Meditare su questa luce permette di conoscere lo Spirito. Meditare sull’esempio fornito da grandi Esseri come Krishna. assumendo così la parte dello spettatore nei confronti di tutto ciò che lo circonda. invece di controllarli. il Buddha e il Cristo. 39. La pace (stabilità di “chitta”) si consegue meditando sulla conoscenza dei sogni. Quando si è purificata e dominata la natura inferiore. permette al discepolo di seguirne le orme. Meditando sulla Luce e sulla Radianza si conosce lo Spirito e quindi la pace. la potente illusione da lui vissuta è prodotta dalle vibrazioni delle cellule cerebrali. In tal modo la realizzazione si estende dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. si deve badare a conseguire un equilibrio nella vita. 11 . quindi. è illusorio inseguire una felicità basata su ciò che è effimero. all’inizio. La mente può essere educata alla stabilità con quelle forme di concentrazione che hanno rapporto con le percezioni dei sensi. 37. non lasciandosi quindi più influenzare dagli eventi esteriori. Pertanto. la riconquista di un antico e stabile possesso interiore soddisfa pienamente.

perché il livello umano rappresenta il punto mediano dell’evoluzione. Si è visto che. parola e oggetto sono trascesi e solo l’idea rimane. non ha forma o segni distintivi d’alcun genere. delle vite superumane o con quella dello stesso Dio. quello che ne coglie l’essenza grazie ad un’intensa concentrazione e quello che permette d’identificarsi con l’anima racchiusa entro le forme. 46. Essa esiste solo nell’aspetto sottile e può essere definita come Sostanza Primordiale o Materia-Spirito. a quello stato di puro essere spirituale chiamato “Pradhana”. detta Mulaprakriti dai Vedantini. che costituisce l’involucro tangibile. ci si accorge che tutte le anime costituiscono un’unità inscindibile. La natura di Dio. Il concreto conduce al sottile e questo. 12 . 45. 44. 43. con e senza raziocinio. si applicano anche a ciò che è sottile. cioè che si celano sotto il velo delle apparenze esteriori. La percezione senza raziocinio si ha quando la memoria non domina più. Infatti. ma anche una più sottile che si percepisce con sensi più acuti rispetto a quelli usati normalmente. non si considera più alcun oggetto. occorre attraversare vari stadi. che essenzialmente è Amore o irresistibile Forza attrattiva. è per questo che si può indifferentemente collegarsi con la coscienza dell’atomo. così come il cristallo assume il colore di ciò che riflette. Chi ha pieno dominio delle “vritti” (modificazioni della mente) diviene simile e identico a ciò che ha realizzato. Il conoscitore. tre sono gli stadi della conoscenza: quello che si limita a registrare le forme circostanti. Gli stessi due metodi di concentrazione. Se si è consapevoli di ciò. Se si medita senza far uso razionale della mente. degli altri individui. è la causa che produce le cose sottili. Giunti allo stadio della contemplazione. che indica la qualità delle cose. la conoscenza ed il campo della conoscenza divengono tutt’uno. progressivamente. Al di là di essa. Qui s’intende dire che la mente può arrivare a riflettere il pensiero del Pensatore. cioè se si contempla in modo puro. esiste il Principio Assoluto. penetrandone la coscienza. esiste in uno stato indifferenziato. né si ode la parola che lo definisce. Tutto ciò costituisce la meditazione con seme. il primo è quello della forma. per penetrare nel cuore dell’essere. Non esiste soltanto la forma grossolana. che non può essere compreso da mente umana. L’adepto riesce ad identificarsi sia con l’atomo che con l’infinito. la mente concentrata entra in contatto con ambedue le dimensioni. resta solo l’idea che esprime ambedue e ci si addentra nel mondo delle idee e delle cause. il secondo è quello cosiddetto sottile. termine sanscrito con cui si indica la causa delle forme concrete. 41. si giunge infine al Pradhana.

che ogni campo di coscienza raggiunto mediante stati emotivi e mentali sia psichico. e tutte le sostituisce. perché parziali. I sensi forniscono un’interpretazione errata della realtà. trasmette al cervello ciò che fluisce dai livelli più alti. Questo stato non va confuso col sonno fisico o con la “trance”. l’induzione e la deduzione) non può scoprire. che svolge le funzioni d’intermediario tra questi principi dell’essere umano. ma solo identificandosi con la monade. senza seme. 50. raggiungendo così la dimensione del divino. 47. 48. perché dal mondo della forma si è passati a quello a-formale. Del resto. si conosce la natura dello spirito. quindi. può conoscerlo direttamente. intangibile ed invisibile per l’individuo comune. I quattro “sutra” precedenti si riferivano ad altrettante forme di concentrazione su un oggetto. il cervello riceve percezioni corrette ed il terzo occhio si apre. La mente umana può svelare ciò che riguarda l’oggettività. 13 . anche se di natura sottile. Essa avversa tutte le altre impressioni. la mente stabilisce un rapporto col mondo del pensiero che comprende anche l’attività mentale del pianeta. ma anch’essa induce ad interpretazioni errate. 49. Ora si può conoscere la verità e svelare la causa di ciascuna forma all’interno di ogni regno naturale. Quando la sostanza mentale è del tutto calma. anche se su livelli che trascendono lo stato di veglia normale. al Pensatore. i tre aspetti inferiori (fisico. Questa speciale percezione è unica e rivela ciò che la mente razionale (con la testimonianza. la sostanza mentale è quieta. con il divino sé in noi. Lo Yogi si accosta per gradi al puro spirito. lo Yogi conquista la pura realizzazione spirituale per mezzo dell’equilibrio e della pace di “chitta” (sostanza mentale). In ciò consiste la vera magia bianca. emotivo e mentale) risultano allineati. Solo nello stato super-contemplativo ci si polarizza nella natura spirituale e si vive quale anima o Cristo interiore. A questo livello. Il conoscitore è immerso nella contemplazione della sua pura natura spirituale e sperimenta la meditazione ideale. si stabilisce il contatto fra l’anima e la monade o spirito. perché il meditante resta pienamente cosciente. Si può dire. In questo stato super-contemplativo. che noi siamo Sue manifestazioni e che nulla esiste al di fuori della Vita Una. La sostanza mentale calma. La sua percezione è allora esatta (o la sua mente svela soltanto il vero). la conoscenza che ne deriva è trasmessa al cervello per mezzo della mente. non le cause o le energie che li producono. perché non ci s’identifica con la mente od altri involucri del sé. le vibrazioni inferiori ed i colori non saranno più percepiti e resterà solo la luce ed il suono. perché mostrano gli effetti della vita interiore. se riesce a trascendere la sfera delle sensazioni e della mente. che Dio è. cioè senza bisogno di concentrarsi su un oggetto particolare.

FINE DEL PRIMO LIBRO 14 . Quando questa percezione è a sua volta dominata (o trascesa) il puro “Samadhi” è raggiunto. Nello stato di Samadhi si conosce lo stato di coscienza in cui è immerso l’uomo spirituale e si percepiscono i livelli a-formali del sistema solare. La coscienza s’identifica con le energie proprie della Vita divina e la grande eresia della separatività è definitivamente trascesa.51.

detto anche Cristo nel cuore o con termine sanscrito Ishvara o Jiva. è l’unico che comprenda la scienza della mente e della volontà diretta a uno scopo. Il Karma Yoga si pone in rapporto con l’attività fisica. mentre il Raja Yoga dapprima sintetizza tutte le forze nella regione della testa e poi le ridistribuisce a tutto il corpo. che ha preceduto la nostra. essa infatti costituisce il primo passo del Raja Yoga. l’Io divino nel cuore degli uomini può essere definito il Maestro dei Maestri. saper sottomettere la personalità terrena alla volontà del Dio interiore. Vari tipi di yoga permettono di conseguire la coscienza spirituale. Grazie ad esso. perché un simile atteggiamento annienterebbe la volontà individuale. perciò. però. costituisce la via regale alla realizzazione e risulta il più adatto all’attuale razza umana. invece. pertanto. I devoti a Ishvara stabiliscono un rapporto tra il sé personale ed il Sé superiore. esso può dirsi la sintesi di tutti gli altri. che riguarda il corpo eterico ed i suoi centri di forza (chakras). ne ha consentito la manifestazione. Il Raja Yoga. per non viverle in modo automatico. cioè di superare l’egoismo. perché ci si allena a vedere in ogni forma il simbolo di un’idea. però. pertanto. Questo traguardo è raggiunto grazie ad un’ardente aspirazione. attraverso un pensiero ed un suono. 15 . Infine. esso fu insegnato alla razza lémure. che conduce all’unione con l’anima. il triplice uomo inferiore. essa verrà immessa in un nuovo ciclo evolutivo in cui perverrà alla sua realizzazione. va detto che la pratica della lettura spirituale rappresenta la preparazione esoterica più importante. Tale capacità è insita in ciascuno di noi. cioè di un’energia spirituale che. risvegliando il fuoco serpentino che dorme alla base della colonna vertebrale (kundalini) e distribuendo le correnti vitali. una capacità propria del corpo mentale che consente di stabilire un contatto col centro di coscienza dell’oggetto preso in esame. avrà compiuto il suo ciclo evolutivo. rappresenta la via del cuore che invita a ricercare sopra ogni cosa il Dio d’Amore. Infatti. È bene chiarire un punto. è ardente aspirazione. esso comprende l’Hatha Yoga che insegna ad essere coscienti di tutte le funzioni del corpo. ed infine alla devozione per Ishvara che riguarda il corpo emotivo e sospinge all’amore per Dio. alla pratica della lettura spirituale. La pratica del Karma Yoga risveglia i quattro centri sotto il diaframma. LIBRO II° GLI STADI CHE CONDUCONO ALL’UNIONE 1. la vera scienza dello yoga non insegnerà mai l’obbedienza incondizionata nei confronti di un guru o di un mahatma. era praticato dalla razza atlantidea. solo per una minoranza la durata di una manifestazione cosmica (manvantara) non consentirà di acquisire lo stesso risultato. formato dall’involucro fisico emotivo e mentale razionale. tanto nel selvaggio come nell’adepto. Lo Yoga dell’azione. quasi tutti i suoi componenti si riconosceranno figli di Dio ed useranno coscientemente i poteri divini racchiusi nell’anima. il Bhakti Yoga attiva i due centri del cuore e della gola. diviene uno strumento dell’anima. la differenza consiste solo nel grado di manifestazione e di dominio che si riesce a conseguire. Il Bhakti Yoga. Quando l’attuale razza umana. Questo processo permette di acquisire la coscienza di gruppo. ed il Laya Yoga. invece. definita ariana dagli occultisti. esso permette di divenire un santo iniziato ai Misteri (arhat). lettura spirituale e devozione per Ishvara. occorre.

La prima funzione della mente è quella di raccogliere le impressioni e trasmetterle all’ego o conoscitore. nasce il senso della personalità. è una conseguenza necessaria per la scintilla divina che assume una forma. così facendo. i desideri e la volontà dell’ego o anima. s’identifica con la forma. essa è inconsapevole e deve usare i sensi per fare esperienza della materia. la scintilla divina racchiusa all’interno può emergere solo dopo aver stabilito un contatto con il mondo e lottato contro gli involucri che l’imprigionano. ma alla fine si supera quell’ignoranza che costringe alla ruota della rinascita ed impedisce di usare i poteri dell’anima. desiderio. quindi. Avidya (ignoranza) è la causa di tutti gli altri ostacoli. Questa è la via della liberazione e la meta da raggiungere. Il senso della personalità nasce dall’identificarsi del conoscitore con gli strumenti della conoscenza. L’ignoranza si riferisce al mondo fisico. Il processo del risveglio si compie in tempi lunghissimi. Avidya (ignoranza). 3. Gli impedimenti che si frappongono alla visione dell’anima s’annidano nel fisico. Così facendo. superati o in pieno vigore. il puro. in via di eliminazione. siano essi latenti. come uno strumento necessario per orientarsi nel mondo. Il Conoscitore o uomo spirituale che vive all’interno di ciascuno possiede vari strumenti atti a stabilire il contatto con l’esterno e per risvegliare la propria consapevolezza: tre involucri o corpi (fisico.2. si è automaticamente soggetti a limitazioni. cinque sensi e la mente considerata come un sesto senso. finché il Sé riconosce il non-sé come un involucro. 6. Questi sono gli atteggiamenti da evitare. odio e attaccamento sono gli ostacoli che producono le difficoltà. perché si apprende il sistema di trasmettere al cervello i pensieri. oppure derivano dalla famiglia e dalla razza di appartenenza. la fase della conoscenza è trascesa ed il Conoscitore contempla se stesso. si esaurirà il karma. emotivo e mentale. Una volta distrutti. 4. 16 . Quando si assume una forma. perché inducono ad identificarsi con gli aspetti inferiori e materiali. impuro. emotivo e mentale). l’identificazione col non-sé si attenua. ma non essenziale. il beato e il Sé con ciò che è impermanente. doloroso e non-sé. dimenticando la nostra origine divina. Avidya è lo stato per cui si confonde il permanente. nell’emotivo e nel mentale e possono essere stati posti sia in vite precedenti che in questa esistenza. 5. senso della personalità. ci si libererà dalla ruota delle rinascite e si otterrà la perfetta visione dell’anima. Lo scopo è raggiungere la visione dell’anima eliminando gli ostacoli. In seguito.

che la volontà di vivere o di manifestare implicita nella Vita divina è giusta e necessaria. compiuto il suo ruolo di mezzo d’esperienza. infatti. L’unico modo per superarlo consiste nel non essere più attratti dalle forme. Il desiderio è attaccamento agli oggetti di piacere. si perpetua da sé e lo conoscono anche i saggi. 9. finché il Logos prende forma in un sistema solare. L’attaccamento è intenso desiderio per l’esistenza senziente. quando discende nella forma. Gli ostacoli costituiti da avidya. compresa l’incarnazione umana. prodotta dalla brama di vita. In tal modo. a causa di delusione e dolore. dapprima controllando il flusso dei propri pensieri e poi contrapponendo ad essi forze di segno opposto. produce una spinta evolutiva. invece. Quando questi cinque ostacoli sono conosciuti nella loro intima natura. Quando la Vita o Spirito si ritrae. L’attaccamento causa ogni tipo di manifestazione. Gli oggetti di piacere si riferiscono sia ad oggetti materiali che alle emozioni e alle attività intellettuali. lo Spirito conosce un impulso involutivo. però. L’amore aggrega. cessa di esserlo. resta equidistante tra gli opposti. non invia più energia agli involucri esterni e l’attaccamento cessa. s’innesca il processo della liberazione e l’ignoranza (avidya) verrà soppiantata dalla vera conoscenza (vidya). l’aspirante discepolo s’impegna a superarli agendo sul piano mentale. non serve più al suo scopo. 8. invece. desiderio. 7. Alla fine. ma nemmeno avversione. non resta che confrontarsi con l’interna realtà spirituale. pur restando nella dimensione materiale. È insito in ogni forma. infatti. quando il pensiero dell’ego o Sé superiore contempla il proprio mondo. l’odio è un prodotto della personalità e dell’ignoranza che separa ed ostacola il processo evolutivo. fino a comprendere le estasi del mistico. quindi. odio e attaccamento sono riconosciuti come tali dall’uomo interiore. quando si distacca da essa e ne provoca la disintegrazione. In tutti questi casi. questa tendenza sussisterà negli Spiriti planetari e nelle entità spirituali più eccelse. 17 . personalità. perché scopre l’unità celata in tutte le forme. la mente è usata dall’anima come mezzo per conoscere la dimensione superiore. Il vero Yogi non prova desiderio. A questo punto. quando. 10. Così. opera dal centro dove esiste il divino sé e non è più attirato da nulla. Pertanto. possono essere rimossi con atteggiamento mentale opposto. l’individuo. finché. Non deve meravigliare il fatto che anche i saggi vi siano soggetti. si registra una tendenza estrovertita dello spirito. la forma muore. L’odio è avversione per un qualsiasi oggetto dei sensi. Bisogna chiarire.

Occorre estinguere la loro attività con la meditazione. In particolare. Queste attività sono triplici e producono conseguenze. vita ed esperienze di piacere e dolore. per l’attività delle guna. mentre il male genera dolore. l’inerzia caratterizza i tre involucri dell’uomo inferiore. perché l’Io divino soffre finché è imprigionato nel fisico. l’attività distingue le doti dell’anima. Questi semi (Samskara) producono piacere o dolore secondo la loro causa originaria. l’attività o moto è tipica della natura emotiva e rischia di essere caotica. il ritmo o equilibrio. questi produrranno inevitabili effetti. in grado di distaccarsi da pensieri e desideri che alimentano la personalità transitoria. attività (rajas) ed inerzia (tamas). è limitato nei suoi poteri. Il karma stesso vi ha la propria radice e deve dare i suoi frutti. bisogna sorvegliare i pensieri. la mente ed il cervello. cioè il fisico. Anche un Adepto. è la qualità dello spirito e sospinge la vita nelle sue varie manifestazioni verso la meta. ricorrendo ad una strenua opposizione mentale che si esplica nella pratica meditativa capace di coinvolgere il Pensatore. L’equilibrio o ritmo è proprio della mente. Finché non si superano gli ostacoli. Il dolore deriva dal conflitto che nasce dall’incontro nel tempo e nello spazio di due opposti. La liberazione dalla materia dona la vera gioia. che vuole sperimentare e poi servire. si muovono in due direzioni diverse. la Materia e lo Spirito. l’ansietà. invece. Ottenuto questo risultato. 12. per il fatto stesso di trovarsi nella dimensione fisica. 14. ansietà ed impressioni subliminali. 13. 15. La lunga assuefazione al mondo delle forme fa sì che le attività individuali siano governate dai suddetti cinque ostacoli. se non adeguatamente controllata. per evitare che vengano poste delle cause in grado di produrre nuovo Karma. Per l’uomo illuminato tutta l’esistenza (nei tre mondi) è dolore. Le conseguenze a cui si allude nel “sutra” sono prodotte dal karma accumulato in passato ed ora in via di smaltimento. i loro frutti saranno nascita. infine. l’emotivo ed il mentale. Occorre rimuoverli. non deriva solo dal timore della 18 . infatti. quindi. l’inerzia si annida nel corpo fisico. però. in questa o in altra vita. Finché le radici (Samskara) esistono. Ciò accade quando si stabilisce un contatto diretto con L’Ego. buona o cattiva. Col termine “guna” s’intende definire le tre qualità della materia inerenti a tutte le forme: ritmo (sattva). emotivo e mentale) è l’Ego stesso. Si ricordi che la causa prima dell’esistenza nei tre mondi (fisico. che però è in grado di reagire alle impressioni dei sensi. quando essa è orientata nel senso giusto. che porteranno sofferenze ed impediranno la liberazione dal ciclo di nascite e morti.11. creando attrito.

In seguito. infatti. acqua e terra) prodotti dal non-specifico o suono primordiale. vivendo in armonia con se stesso. infine. come un osservatore esterno degli eventi in cui è coinvolto. lingua e narici) che permettono di prendere contatto col mondo 19 . La Vita divina è trina. occhio. Si ricordi che anche la mente è considerata alla stregua degli altri sensi ingannatori. Questo “sutra” riassume tutte le fasi dello sviluppo umano. ma anche dalla paura di fallire nel servizio. l’intangibile. Esse sono: i cinque elementi (etere. si riferiscono al futuro e riguardano i presentimenti di morte. Il controllo mentale e la trasmutazione dei desideri evitano inutili sofferenze. si evitano le azioni capaci di produrre karma e si accettano serenamente gli effetti di cause poste in precedenza. “rajas” e “tamas” (ritmo. che può essere superata solo dopo numerose e dolorose esperienze. 19. L’uso di questi genera esperienza e poi liberazione. pelle. Lo scopo del Raja Yoga è appunto quello di operare il distacco dalle illusioni mentali e dal mondo fenomenico. in relazione alle reazioni individuali nei confronti del mondo oggettivo. aria. Il dolore futuro può essere schivato. pur restando una: Shiva rappresenta il Padre immanifestato. ma non s’identificherà più con esse. fuoco. l’individuo è caratterizzato dall’inerzia. con l’ambiente ed iniziando a collaborare col Piano divino.sofferenza. le impressioni subliminali. Il puro spirito. mentre Vishnu è il secondo aspetto o Cristo cosmico che si riveste di materia attiva ed intelligente o Brahma. è la causa (del dolore) che deve essere eliminata. Il “sutra” si riferisce alla natura settenaria della materia in tutte le possibili manifestazioni: dall’atomo al Logos solare. riuscendo a rimanere in disparte. Uno dopo l’altro. è incosciente ed ha bisogno di prendere contatto con la materia che costituisce il suo polo opposto. mobilità e inerzia). 17. il vero Io riesce a disciplinare il corpo mentale. Ciò che è percepito ha tre qualità: “sativa”. Quattro sono le divisioni delle “guna”(qualità della materia): lo specifico. 16. 18. Nello stato “sattvico”. per assumere una forma concreta. Praticando il distacco e disciplinando la natura inferiore. il non- specifico. L’uomo spirituale si libera da tutte le limitazioni imposte dalla forma. nella sua dimensione. l’uomo continua ad essere parte del tutto. L’illusione che il Percipiente e ciò che è percepito siano la stessa cosa. che viene usata come un semplice strumento. consiste degli elementi e degli organi sensoriali. sebbene sia necessaria per sperimentare ciò che in seguito andrà trasceso. All’inizio. Le tre “guna” possono suddividersi in sedici parti dette specifiche. si attivano i cinque sensi. cui fa seguito il risveglio della mente che predomina sugli altri. non più però schiavo della forma. i cinque organi dei sensi (orecchio. il designato. di dolori e ristrettezze. Egli allora userà le forme per i suoi scopi.

usando la mente come strumento di trasmissione. altrimenti detta Ragione pura.sensibile. il velo di maya e si percepisce la Realtà. non è detto che tutto esista in funzione nostra. è pur vero che alla fine indurrà a ricercare i mezzi per liberarsene. dell’odorato ed infine quella che fa nascere il senso della personalità. Esso è inconcepibile da mente umana. il Dio sconosciuto che include tutte le forme. quella che fa dire: “Io sono io”. 21. se è vero che l’individualizzazione produce il senso errato della separatività e la grande illusione che circonda gli esseri incarnati. 20 . cioè il mondo delle cause e le forze che ne promanano. nonché alla manifestazione di forze che producono forme od organi corrispondenti. cioè la coscienza di essere un individuo. libera dalla soggezione nei confronti di quelle forme che imprigionano la maggioranza degli individui nell’illusione dei tre mondi (fisico. Intuizione. la mente. La causa di tutte le suddette suddivisioni è Buddhi. Ora. del tatto. L’anima qui menzionata non è quella umana. perché consta del complesso della sostanza pensante che ingloba tutte le singole menti individuali. Per veggente s’intende l’uomo spirituale che usa la mente come mezzo per indagare il mondo degli effetti. Per chi ha conseguito lo Yoga (Unione) l’universo oggettivo non esiste più. Ora. il nostro pianeta fa parte di un sistema più vasto che esiste per il bene di una Vita maggiore. cioè non deformata dall’illusione. svolge le funzioni di una lastra sensibile su cui l’Io imprime la sua conoscenza pura. facoltà di cui gli altri regni di natura sono ancora privi. Perdura invece per chi non è ancora libero. sia esso un uomo o lo stesso Dio. Il mondo umano non è altro che il prodotto di una nostra proiezione mentale e serve solo per le esperienze che può fornire. di cui l’individuo non è che un atomo. Essa è caratterizzata dall’Amore-Saggezza e s’identifica con quel Principio Cristo o Vita interiore. il sesto senso che sintetizza tutti gli altri. i cinque organi dell’azione (vocali. emotivo e mentale). mani. esse sono quelle dell’udito. Tutto ciò che esiste è per il bene dell’anima. di cui siamo una parte infinitesimale. ma l’Essere Supremo. del gusto. è vero il contrario. Per quanto puro. 20. egli osserva l’idea attraverso la mente. Seguono poi sei suddivisioni non-specifiche (tanmatras) che si riferiscono ad aspetti soggettivi o intangibili. Intelletto distinto dalla mente inferiore. Il veggente è conoscenza pura (gnosi). della vista. allora. la cui esistenza resta oggetto di fede per la maggioranza dell’umanità che deve ancora sperimentarla. Infine. Quindi. ma alla fine va trasceso. a differenza di quanto ritengono i materialisti che attribuiscono ad esso la produzione dei pensieri. piedi. per creare il proprio mondo. 22. Si squarcia. proietta come un ologramma. esiste l’Intangibile. La pratica del Raja Yoga consentirà di acquisire tale conoscenza. Tutto ciò che vediamo è una delle possibili ed infinite modificazioni della sostanza- pensiero che il Pensatore. escretivi e generativi). poiché lo Yoga sopprime le attività del principio pensante. Il cervello. quello delle cause e se stesso. anzi.

ignorando la propria natura. guidati da un “guru” o maestro. La qualità che il discepolo sviluppa successivamente è quella del distacco dalle forme che prima attraevano in modo irresistibile. Padre celeste. finché si arriva a percepire sia le forme che la loro causa . poi con l’anima ed infine con lo spirito. La grande liberazione è raggiunta quando si elimina l’ignoranza dissociandosi dalle cose percepite. Causa di tale associazione è l’ignoranza o avidya. La schiavitù è soppressa con la pratica della discriminazione perfetta. prima ci s’identifica con l’aspetto esteriore. Questa ignoranza. la natura dell’anima generata dall’unione del padre-spirito e della madre-materia. L’anima. La discriminazione farà comprendere la differenza che intercorre tra spirito e materia. La teoria. Si può dire quindi che l’individuo viva dapprima una vita umana. Monade. L’anima o coscienza percipiente deve comprendere che gli opposti. alla ricerca del sé. produce degli effetti spiacevoli che inducono ad orientarsi in modo diverso. sono in contatto. fa comprendere la natura sia di ciò che è percepito sia del Percipiente. né immediata e solo lentamente può calarsi nella vita ordinaria. La cosiddetta “grande rinuncia” affrancherà l’individuo dalla dipendenza dai tre mondi. È ovvio che le leggi dei tre mondi non sono annullate. nonché la necessità d’identificarsi con l’aspetto spirituale. L’unificazione avviene per gradi. però. ma solo trascese. altrimenti detto pensatore divino. in un primo tempo s’identifica con gli organi della percezione che le svelano il mondo oggettivo. La discriminazione permette di comprendere che tutto in natura deriva dall’unione dei due poli dell’Assoluto: lo spirito e la materia. La conoscenza (illuminazione) è settemplice e progressiva. ci s’identifica con l’uomo spirituale. coltivando la coscienza del reale in ogni attività quotidiana. 23. 21 . 24. Il processo è lungo ed attraversa varie fasi. però. e quindi con ciò che questa percepisce. ed infine sperimentare varie espansioni di coscienza o iniziazioni sempre seguiti da una guida esperta. è così che si riconosce la propria natura spirituale e quella del mondo fenomenico. dapprima occorre purificarsi. Questa prassi non è semplice. deve essere verificata e ciò diviene possibile solo assumendo la qualità del polo superiore. 27. Questa deve essere superata. 25. Attraverso una serie d’espansioni di coscienza. perché l’elemento maggiore include sempre il minore senza distruggerlo. spirito (purusha) e materia (prakriti). poi vivere l’esperienza del discepolato. poi una vita mistica ed infine una vita occulta. L’associazione dell’anima con la mente. 26.

perché la sensibilità individuale va sempre più affinandosi. e quello di saper discernere l’anima celata dai suoi involucri. Il desiderio di fare il proprio dovere aiuta ad adempiere il “dharma”. che affiora quando non si crede più nelle capacità della mente di fornire spiegazioni. non in modo teorico. cioè lo scopo dell’esistenza che è servizio disinteressato. cioè come disciplinare e purificare l’uomo inferiore nel suo triplice aspetto (fisico. ma sperimentale. Gli stati di coscienza mentale sono sette. Il desiderio di felicità provoca quell’irrequietezza che dà impulso all’evoluzione. La paura. si ha la chiarezza che conduce all’illuminazione completa. Anch’esse sono cinque e si riferiscono alla vita interiore. 22 . Quando i mezzi di Yoga sono stati praticati con costanza e l’impurità è rimossa. o Pranayama. essi presuppongono l’autocontrollo e l’astensione da azioni errate. Riguardano la posizione del corpo durante la meditazione. contemplazione. o Dharana. emotivo e mentale). Il desiderio di libertà induce a liberarsi dalla ruota delle rinascite. o Yama. emotivo e mentale). così che i tre corpi formino un canale perfetto per far fluire la vita dello spirito. vicino alla ghiandola pineale. astrazione. Sono cinque e riguardano i rapporti da instaurare con gli altri e con l’ambiente. o Samadhi. per far esperienza dei mondi illusori. allineato e proteso verso l’alto. attenzione. posizione. Allora. 2° Mezzo Regole (Nijama). La pratica di questi mezzi di liberazione va attuata contemporaneamente in tutti e tre i corpi (fisico. GLI OTTO MEZZI 28. per coinvolgere tutta la personalità. Gli otto mezzi di Yoga sono: comandamenti. Conclusa la parte teorica. o Dhyana. una luce sempre più vivida. tra spirito e materia. regole. meditazione. È a questo punto che comincia ad essere percepita nella testa. Il dubbio. 29. le esperienze emotive e le attività mentali non possono offrirgli più nulla. Ciò produce un duplice effetto: quello di poter discriminare tra sé e non-sé. che può essere dominata solo dall’Ego. l’atteggiamento emotivo verso l’ambiente e la disposizione mentale verso le idee. Questi sette stati mentali permettono all’individuo di comprendere che la vita nel mondo fisico. i sutra Yoga di Patanjali indicano i mezzi per conseguire l’unione. 3° Mezzo Posizione (Asana). Il desiderio di conoscere spinge l’anima ad incarnarsi. o Nijama. Essi s’identificano con le sette iniziazioni che gradualmente conducono alla perfezione. o Asana. l’Ego può illuminare tutto l’uomo inferiore coordinato. o Pratyahara. retto controllo della forza vitale. Il dolore è proporzionale al progresso compiuto. 1° Mezzo Comandamenti (Yama).

tempo. renderebbero perfetti i rapporti tra gli uomini ed i regni super e sub-umani. il progressivo distacco dal mondo sensibile elimina i desideri. ma anche l’emotivo ed il mentale che non devono essere contaminati dall’ambiente. che diviene un docile strumento del Pensatore. La purificazione interiore ed esterna. la mente trasmette al cervello ciò che l’anima conosce. La purificazione si riferisce ai tre corpi che rivestono il Sé. astensione dal furto. riguarda non solo il fisico. 7° Mezzo Meditazione (Dhyana). dall’incontinenza e dall’avidità sono Yama. così da ottenere l’illuminazione. veracità verso tutti gli esseri. quindi. Innocuità. LE REGOLE 32. il quarto quello emotivo ed il quinto quello mentale. circostanza. il contentarsi. 6° Mezzo Attenzione (Dharana). l’ardente aspirazione. 23 . Yama è il dovere universale. prima di praticare qualsiasi forma di yoga. o i cinque Comandamenti. I COMANDAMENTI 30. Ai comandamenti succitati ed a queste regole deve attenersi l’individuo. L’uomo spirituale medita sul mondo delle cause. 5° Mezzo Astrazione (Pratyahara). luogo. I primi tre comandamenti coinvolgono l’aspetto fisico dell’individuo. Implica concentrazione e dominio dell’attività mentale. Provoca effetti sul corpo emotivo. SECONDO MEZZO. La regolazione del respiro permette al corpo eterico di trasmettere al fisico le correnti vitali emanate dall’ego. 4° Mezzo Retto dominio della forza vitale (Pranayama). la lettura spirituale e la devozione per Ishvara sono Nijama (o le cinque regole). PRIMO MEZZO. Se fossero praticati correttamente. 8° Mezzo Contemplazione (Samadhi). Le leggi che regolano la condotta umana presentano una valenza universale. Trasmette al cervello pensieri di ordine superiore e concetti idealistici. senza considerazione di razza. 31.

33. La devozione per Ishvara riguarda la disponibilità a servire l’ego o il Cristo interiore. il furto. i pensieri producono reazioni emotive e fisiche che ostacolano l’Unione. l’incontinenza e l’avidità. L’ardente aspirazione si ha quando si tende a tal punto verso la meta che nessuna difficoltà può far indietreggiare. comprendere le cause delle azioni. La verità che si possiede è relativa e dipende dall’evoluzione conseguita. si rafforza l’errore. 24 . è sufficiente che parole ed azioni siano coerenti con ciò che si reputa vero. per cui. Infatti il Sé. Alla presenza di chi è perfettamente innocuo cessa ogni ostilità. Trasgredire i comandamenti genera sempre qualche effetto. Solo col tempo si arriva a dire ciò che è del tutto esatto. Per tale ragione si devono coltivare i pensieri opposti. occorre vigilare su ogni parola. La lettura spirituale permette di cogliere il senso profondo delle scritture o dei simboli che esprimono un’idea. In genere. Inoltre. l’efficacia delle parole e degli atti si manifesta immediata. che si serve di parole e gesti rituali. sia che derivino da avidità ira o illusione (ignoranza). ma ciò è proprio solo dell’adepto. 36. nonché le cause dei propri impulsi emotivi. Agire in tal senso produce energie che vivificano l’eterico. la mente è quieta e si accetta il proprio karma. 35. racchiuso nella forma. subisce il fascino dell’illusione. si può visualizzare ciò che si pensa o s’immagina. il quale a sua volta influisce sul fisico. Quando ci si contenta del proprio stato. intuire la realtà in ogni forma. Quando si è in perfetta sincerità verso tutti gli esseri. è opportuno favorire quelli che permettono di conoscere e di identificarsi col vero Io. siano lievi. causati in altri. Le storie di animali feroci resi mansueti da santi e yogi trovano. Quando esistono pensieri contrari allo Yoga. pertanto. Da essi nascono sempre grande dolore e ignoranza. una spiegazione razionale. Bisognerebbe percepire l’essenza divina celata nelle forme e costruire una forma capace di esprimere la verità tutta intera. la falsità. questo atteggiamento rende inoffensive nei nostri riguardi anche le belve. 34. studiando la legge del karma che tende a rendere la materia conforme alle esigenze dello spirito. medi o forti. si devono coltivare quelli ad esso opposti. Per l’aspirante. che percepiscono questo stato d’animo. siano essi praticati di persona. invece. è così che si ottiene una trasformazione interiore. coltivando pensieri contrari allo Yoga. fidando in un ulteriore progresso. così. per stimolare il corpo emotivo ed ottenere risultati tangibili. L’amore universale dona il senso dell’unione col tutto ed elimina l’aggressività. favorendone altresì l’evoluzione. Pertanto. Pensieri contrari allo Yoga sono: l’essere nocivo. esercitarsi nel silenzio. o approvati.

dell’odio o dell’invidia altrui. quindi. sia per la propria che per tutte le altre. controllo degli organi e capacità di vedere il Sé. Quando l’astensione dal furto è totale. ma invitano a disciplinare i desideri. sperperare la forza vitale conducendo una vita dissoluta svaluta l’importanza della procreazione e rivela assenza di autodominio. 25 . 39. Non è detto poi che chi sia pervenuto alla liberazione finale non possa volontariamente tornare ad incarnarsi per scopi di servizio nei confronti di chi è ancora prigioniero di “maya”. l’energia che verrebbe dissipata attivando il centro inferiore viene concentrata e trasformata nell’opera creativa del mago bianco. consente di liberarci dai mondi illusori. il senso della situazione presente e quali comportamenti adottare per il futuro. non perché vi sia costretto dal richiamo di desideri inappagati. 41. pertanto. lo Yogi può avere tutto ciò che vuole. L’astensione dall’incontinenza genera energia. reputazione e popolarità che non gli spettano. I Maestri non impongono il celibato. chi non chiede per sé amore. ma anche alla sfera emotiva e mentale. che pertanto prende decisamente le distanze dalle pratiche della magia sessuale che appartengono alla via della mano sinistra.37. Lo yogi che conserva le proprie energie rispettando la continenza può trasmutare e sublimare il principio vitale. simpatia. origine d’ogni male e del dolore. La purificazione dona anche quiete allo spirito. Se non si desidera nulla in senso egoistico. Il desiderio per qualsiasi tipo di forma imprigiona lo spirito nel fisico. La purezza è una qualità dello spirito e la si realizza assimilando atomi e molecole atti a costituire una forma che non ostacoli l’azione dello spirito. Va precisato che il concetto di furto si applica non solo ad oggetti materiali. per l’aspirante è sufficiente condurre una retta vita sessuale e rispettare le leggi del proprio Paese. ma divenendo consapevoli che la sua funzione è solo temporanea. egli sceglie il sacrificio di sé per abnegazione ed altruismo. È per questo che l’antica saggezza invita a sradicare i desideri. Quando si è perfettamente privi di avidità si comprende la legge della rinascita. 38. Pertanto. Infatti. 40. invece. non diviene bersaglio dell’antipatia. Occorre quindi disporre la mente al contatto con l’anima. creando nella sfera mentale. cioè lo scopo del passato. Il potere che l’uomo e la donna hanno di creare una vita costituisce l’atto fisico supremo. cioè alla magia nera. senza considerare la forma come un male in sé. concentrazione. è allora che si comprendono le leggi che governano l’esistenza. Praticare la contentezza. La purificazione interiore ed esterna produce avversione per la forma. si riceve ciò di cui si ha veramente bisogno.

con tutti gli altri Sé e col Sé universale. La meta della meditazione è il Samadhi. TERZO MEZZO. essendo la manifestazione di un pensiero divino. 43. senza alcuna forma di “trance”. di desiderare in modo puro senza attaccamento alla forma. quanto le emozioni e la mente. Soprattutto per un occidentale non è necessario assumere posizioni innaturali. L’Io spirituale trasmette infine il contenuto della visione al cervello. La lettura spirituale pone in contatto con l’anima (o col divino). di sintonizzarsi con il vero Io. Qui si fa riferimento alla purificazione attraverso il fuoco e l’aria che si attua praticando lo yoga. La posizione assunta deve essere comoda e stabile. 44. La stabilità cui si allude non riguarda tanto il fisico. Si allude alla capacità di intuire il significato dei simboli che celano un pensiero. Il “sutra” insegna a non affliggerci per gli eventi della vita. sono queste da tenere sotto controllo. non limitandosi ad una visione superficiale. compresi quelli del capo. ma ad accettarli serenamente. Anche la forma umana è un simbolo. dapprima. 45. il richiamo dell’anima smuove il fuoco serpentino o “kundalini” annidato alla base della spina dorsale e lo sospinge verso l’alto. ma poi genera quiete e serenità. da lì passa nella mente ed il cervello rimane vigile. Effettuata la purificazione. si è in grado di dominare gli organi della percezione fisica. vista la sua funzione provvisoria di semplice strumento in vista di un’ulteriore evoluzione. La devozione per Ishvara dà il frutto della meditazione (il Samadhi). È sufficiente sedere su una sedia comoda con la schiena eretta. Tutto ciò all’inizio può provocare un tumulto interiore. Con l’ardente aspirazione ed eliminando ogni impurità. si perfezionano le facoltà del corpo e dei sensi. dove si attivano le arie vitali entro i ventricoli della testa. poi passa nell’anima dove può contemplare la realtà delle cose. Infatti. così da ardere ogni ostacolo e vivificare tutti i centri eterici. bisogna invece intuire la presenza del Sé divino esistente al suo interno come in tutte le altre forme. così che l’individuo possa beneficiare di tale esperienza. tramite la mente. LA POSIZIONE 46. di sviluppare i centri lungo la spina dorsale. L’appagamento produce beatitudine. grazie a cui la coscienza passa dal cervello all’anima. Non ci si deve identificare con essa. un’idea o una verità. Il processo è graduale. si stabilisce il contatto col Sé divino. in tale stato. 42. 26 . la coscienza estroversa si ritira nella testa.

le mani incrociate in grembo. le coppie di opposti non intralciano più. studiandone i centri e le corrispondenze con energie che possono purificare ed illuminare tutto l’essere. rivelata dal moto dei polmoni dovuto al prana immesso col respiro. 47. emotivo e mentale) a ricevere l’influenza dell’ego che deve governare l’intero organismo. Il controllo del respiro permette di far affluire energia nel corpo eterico e di espellerla dal fisico. Il respiro. quindi. I termini “spazio. 50. Solo così si ottiene l’equilibrio fisico e la giusta concentrazione. che l’astrale sia controllato dalla mente. È l’eterico. Fissità e comodità di posizione si ottengono con sforzo lieve ma costante e concentrando la mente sull’infinito. influenzate da allettamenti illusori. il prana è l’energia che risiede in ogni corpo. a differenza di epoche passate in cui era necessario controllare il fisico e l’emotività. s’identifica il prana col respiro. Ciò fatto. Bisogna far sì. occorre preparare i corpi inferiori (fisico. il che permette il corretto scorrere delle energie. tempo e numero” hanno attinenza con l’astrologia che permette d’individuare i periodi più favorevoli per accelerare l’evoluzione individuale. se lo si costringe in una posizione insolita. invece. oltre a concentrare la mente. si esercita debito dominio sul prana e si inspira ed espira correttamente. Oggi quindi. al tempo e al numero e può essere breve o prolungato. bisogna imparare a purificare e disciplinare la nostra natura inferiore. Il dominio immoto delle correnti vitali rivela il raggiunto equilibrio tra il corpo denso e l’eterico. creando quella circolazione che necessita al mantenimento della vita e della salute. è soggetto allo spazio. Tuttavia. quindi. prima di controllare il respiro. Ottenuta la giusta posizione (Asana). interno o immoto. deve assumere un ritmo costante e regolare. QUARTO MEZZO. In genere. Gli opposti riguardano le emozioni. il mento un po’ abbassato ed i piedi incrociati in modo naturale. All’inizio. in realtà. il dominio interno si consegue invece conoscendo la natura del corpo eterico. Un quarto stadio trascende quelli relativi alle fasi esterne ed interne. gli occhi chiusi. 27 . ma assumendo una postura comoda e concentrando la mente sull’anima. 48. 51. bisogna disciplinare la mente ed instaurare un contatto con l’anima. Il retto controllo del prana (corrente vitale) è esterno. Il dominio esterno del prana riguarda gli esercizi di respirazione. PRANAYAMA 49. che vivifica il fisico per mezzo dell’apparato respiratorio che ossigena il sangue. Il corpo non viene dimenticato.

La mente ormai dominata permette all’ego o anima di trasmettere al cervello conoscenza. quindi. Quando è l’energia dell’anima a governare l’individuo. in genere proiettata all’esterno. Essa sarà percepita nella testa e si manifesterà agli occhi del veggente come un’aureola. per lui inizia uno stadio nuovo. L’astrazione (Prathyahara) è la sommissione dei sensi operata dal principio pensante che li ritrae dai loro oggetti consueti. 53. scientifico ed estremamente conciso. a questo punto. Il succitato quarto stadio. luce e saggezza. per fornire all’attuale razza umana i mezzi necessari per compiere un altro passo sul sentiero dell’evoluzione. la meditazione e la contemplazione. 55. La coscienza. il santo Graal. Con questi mezzi si soggiogano completamente gli organi dei sensi. I cinque sensi sono dominati dal sesto. Per suo mezzo. Ricapitolando: il primo libro degli aforismi espone lo scopo del Raja Yoga. FINE DEL SECONDO LIBRO 28 . il calice che contiene in sé la vita divina. il secondo spiega cinque degli otto mezzi yoga che permettono di dominare lo psichismo. la mente. QUINTO MEZZO. il terzo libro insegnerà invece il dominio mentale.Questo è un semplice involucro. non più ricettivo. è concentrata nella testa a contatto con l’anima. e tutta la natura psichica è sotto controllo. gli ostacoli e i benefici che ne derivano. coincide con la quiete interiore. ASTRAZIONE 54. preciso. Il tutto viene trattato in modo graduale. 52. si passa ad usare gli altri mezzi yoga: l’astrazione. La mente è pronta per meditare concentrata. Un primo effetto di tale trasformazione è costituito dall’affinamento delle forme materiali che offuscano la luce interiore. si elimina per gradi ciò che vela la luce. attraverso l’esposizione degli ultimi tre mezzi yoga. ma attivo. l’attenzione.

Si arriva alla meditazione. evitando di spostarla all’esterno e mantenendola nella testa tra i sopraccigli. La conoscenza acquisita con l’autoilluminazione deve essere condivisa con altri ed impartita chiaramente. La concentrazione prolungata è meditazione (dhyana). Pertanto. In tal modo. 3. LIBRO III° L’UNIONE RAGGIUNTA E I SUOI EFFETTI 1. Per effetto del samyama la luce risplende. Quando concentrazione. Si inizia praticando la concentrazione. si sposta la coscienza dal livello fisico a quello eterico e poi a quello emotivo e mentale. Lo yogi in meditazione può dirigere la luce che emana e illuminare ogni soggetto. Non è detto che l’oggetto debba essere necessariamente esterno. meditazione e contemplazione formano un solo atto sequenziale. le emozioni e l’ambiente circostante. su un concetto. questa è la meta a cui tende il Raja Yoga. oppure su una qualità con l’intento di acquisirla. Nella contemplazione lo yogi trascende la coscienza cerebrale. si ha contemplazione o samadhi. quando si riesce a fissare la mente a volontà su qualsiasi oggetto. arrivando all’illuminazione che consiste nel sentirsi come un centro di luce unito a quello nascosto in ogni forma visibile. 2. La luce nella testa aumenta d’intensità ed il terzo occhio si apre. si ha il samyama. 29 . Egli s’identifica con “l’anima” della forma scelta come oggetto di meditazione e non avverte più il senso di separazione. I primi quindici “sutra” riguardano i mezzi con cui conseguire il controllo della mente. Si passa così dalla forma visibile alla vita sottostante. o del sé personale. subumane e superumane. gli altri quaranta spiegano gli effetti che ne derivano. su una parola. Questa è la vera comunione. Il termine sanscrito indica la sintesi delle tre fasi di cui si compone la meditazione. ci si può concentrare infatti anche sui centri del corpo eterico. 4. siano esse umane. 5. cioè la percezione dello spazio-tempo. cioè la capacità di mantenere la mente fissa su un oggetto. in modo che la mente sia consapevole solo di sé e dell’oggetto. Si può visualizzare l’oggetto e percepire l’idea che l’ha prodotto. Quando chitta è assorbita nella realtà (cioè l’idea chiusa nella forma) ed è inconscia di separazione. È così che si sperimenta l’unità con tutte le anime. nulla resta celato alla sua vista. su un simbolo. Concentrazione (dharana) è fissare chitta (sostanza mentale) su un oggetto particolare. escludendo il fisico. nonché le reazioni emotive e quelle mentali.

il Conoscitore onnisciente ed onnipotente. All’inizio. il potere costante di contemplare. prima di averne fatto esperienza diretta. da ora in poi. 9. che rende il processo meno frammentario. È inutile però che il neofita tenti di comprendere. a questo punto. Si ricordi che forzare lo sviluppo comporta rischi non indifferenti. col tempo. Quindi essa reagisce ad entrambi questi atti. Questi ultimi tre mezzi di Yoga hanno esito interiore più profondo dei precedenti. Il consolidarsi di tale abitudine e il frenare la tendenza della mente a formare pensieri conferiscono. 8. questo stato di coscienza dura un attimo. Resta solo la coscienza del Sé. Gli otto mezzi suddetti servono per preparare quello stato di coscienza che trascende il pensiero e che viene indicato con i termini di unione. ci si può riferire ad un’esperienza concreta. L’illuminazione è graduale. Nulla di valido si produce senza uno sforzo lungo e costante. 30 . La pratica della meditazione è finalizzata ad ottenere uno stato di contemplazione continua. 12. perché la mente torna a modificarsi. Il successo si ottiene con la ripetizione continua. l’attenzione si concentra in un solo punto. Essa non risente gli effetti della natura discriminativa di chitta. la meditazione stessa diviene superflua. Tuttavia anche questi sono esteriori nei confronti della meditazione senza seme (samadhi) che non si basa su alcun oggetto. non limitato nel tempo. identificazione o nirvana. segue il momento del controllo mentale. È ovvio che. Quando si arriva a percepire l’unità con il Tutto. Coltivando questa abitudine mentale la percezione spirituale diviene stabile. 10. si sviluppa per stadi successivi. non ad una teoria o ad una fede cieca. 7. tuttavia. È allora che l’Io divino può trasmettere al cervello. Quando il controllo mentale e chi lo esercita sono equilibrati. la sua visione che coincide con la Realtà. realizzazione. Gli stadi mentali si susseguono così: la mente reagisce a ciò che si vede. L’identità col Percipiente è realizzata quando la mente è sotto controllo e l’oggetto veduto non suscita reazione. tramite la mente. Infine essi scompaiono e la coscienza percipiente ha il campo libero. si comprende il limite della visione dualistica. 11.6.

ciò che esso indica (l’oggetto) e l’essenza spirituale (o idea) che racchiude. Questa consapevolezza fa sì che si colga nella sua interezza il processo di sviluppo. occorre impegnarsi a non porre più cause che possano produrre effetti tali da impedire la liberazione finale. cioè quella esteriore che è la più evidente. il fatto che essa rappresenti il simbolo di un’idea che l’ha prodotta ed infine lo stadio di evoluzione presente. hanno caratteri propri. ponendosi dal punto di vista dell’Eterno Presente. la natura simbolica e l’uso specifico nel tempo (stadio di sviluppo) sono capiti e realizzati. 16. Lo Yogi. Questa è perfetta comprensione. i cosiddetti Sette Raggi. si ha una visione parziale e distorta della realtà delle cose. sono di solito confusi nella mente di chi percepisce. Con la meditazione 31 . 15. La meditazione concentrata sulla triplice natura di ogni forma rivela ciò che è stato e ciò che sarà. 17. Con questo procedimento si conoscono gli aspetti di ogni oggetto. La vera meditazione svela lo stadio raggiunto ed il karma di ogni cosa. Si è visto che ogni forma esprime una triplice natura. le loro caratteristiche (forma). Il Suono (o Parola). riesce a cogliere il senso complessivo del ciclo evolutivo nella sua interezza ed in tal modo può cooperare alla compiuta realizzazione del grande Piano divino. Pertanto. Sapere quale sia lo stadio raggiunto e quali siano i passi ancora da compiere è essenziale. dando così l’avvio a percorsi evolutivi differenti. però. Ciò dipende dal fatto che le vibrazioni delle sette energie principali che emanano dalla Vita Una. si è ancora vittime dell’illusione data dal senso di separatività. Anche se l’attenzione è focalizzata solo su un oggetto e sulla sua realtà interiore celata dalla forma. cioè la sua natura esteriore. La vera concentrazione permette di conoscere e sintetizzare i tre aspetti di una forma. Nel tempo e nello spazio tutte le caratteristiche hanno valore relativo. se si vuol progredire in modo rapido e corretto. I caratteri manifesti o latenti di ogni oggetto sono compresi. quella di simbolo di un pensiero che l’ha prodotta ed infine il suo attuale livello evolutivo. occorre innalzarsi ad uno stato di coscienza più elevato. 13. pertanto. dove si percepisce l’unità con la Vita celata in tutte le forme. altrimenti. 14. Dallo stadio di sviluppo dipendono le diverse modificazioni della versatile natura psichica e del principio pensante. sebbene l’origine e la meta di ogni cosa siano gli stessi.

Però l’oggetto di quei pensieri non appare a chi percepisce. Per lo 32 . dando origine all’universo. 18. 19. cioè i pensieri. perché il macrocosmo ed il microcosmo sono correlati dal principio di analogia. come per l’individuo comune. Con la meditazione concentrata divengono visibili i pensieri nelle menti altrui. le proprietà che lo rendono visibile all’occhio umano sono annullate (o ritirate). La sua meditazione esclude il tangibile. così da poter cooperare con il progetto evolutivo. Con il termine “forma” si allude al corpo eterico. grazie alla sua capacità attrattiva.concentrata su questi tre aspetti si ottiene la comprensione (intuitiva) del suono emesso da ogni forma di vita. che vede solo il pensiero e non l’oggetto. l’AUM. Nella mente umana. Si conoscono le incarnazioni precedenti quando si è acquisita la facoltà di vedere le immagini mentali. Chi controlla la mente può vedere le immagini mentali che si distinguono dalle impressioni lasciate nell’akasha. deve risalire alle cause che hanno prodotto l’intera manifestazione. Si saprà così di essere la Parola fatta carne. Lo yogi arriva a percepire ciò che determina la manifestazione. la forma che ne deriva non interessa il veggente. Ciò vale per il Logos che pensa un sistema planetario. Il potere di leggere nelle menti altrui è pericoloso e viene concesso solo a discepoli avanzati. perché costui. mantiene coeso il fisico e lo manifesta. e lo Yogi può rendersi invisibile. La vera meditazione svela il secondo aspetto divino o anima ed allora si ode il Suono o la Parola. 20. quindi. Il discepolo è conscio della sostanza-pensiero propria ed altrui che muove forze capaci di produrre forme corrispondenti all’idea originaria. In genere. invece. permette di cogliere l’energia mentale. qualora sia necessario comprendere le cause di certi eventi. essi non riescono a discriminare tra la mole sterminata di desideri ed esperienze terrestri accumulate in quell’immenso archivio. Ciò si ottiene usando la volontà ed alcune forze che permettono di vedere nell’aura altrui. non si comprende che ogni manifestazione oggettiva è preceduta dal Respiro divino che si è tramutato in Suono. tuttavia. questi tre aspetti sono confusi e si considera reale solo ciò che appare: lo yogi. percepite dai veggenti comuni. ne prevede l’inevitabile effetto. Con la meditazione concentrata sulla distinzione tra forma e corpo. e con “corpo” al fisico. Queste forme permangono fintanto che vi si fissa la mente. conoscendo la causa. Solo un occultista provetto sa distinguere la realtà dalle figurazioni astrali originate dall’immaginazione e da un forte desiderio. La meditazione concentrata. Il corpo vitale o eterico. 21.

Concentrandosi nel vero Io. l’unione e l’identificazione permettono di liberarsene. La meditazione. ed è dovuta all’azione dell’anima. se l’anima si ritrae dalla materia. Quindi.Yogi. si entra in contatto con i mondi sottili ignorati dalla maggior parte dell’umanità e si può conoscere il passato ed il futuro. Questo processo unifica corpo ed anima e costituisce la meta del Raja Yoga. cosciente della purezza della sua aura. 25. si riesce a ritrarre l’eterico dal fisico che scompare. L’unione con altri si ottiene con la meditazione concentrata su tre sentimenti: compassione. mentre quella dell’anima sia la luce che le rende visibili. soprattutto quando ci si collega al piano mentale. perché ci si libera dai limiti spazio-temporali. la tenerezza si oppone all’individualismo e l’imparzialità al desiderio. 23. può fissare la coscienza nel mentale ed impedire la visibilità della componente fisica. la vera forma è il corpo vitale. si entra in rapporto con l’anima altrui. La meditazione appuntata sul sole dà coscienza (o conoscenza) dei sette mondi. lo yogi conosce il termine delle sue esperienze nei tre mondi. L’elefante simboleggia il centro alla base della spina dorsale. pur non dissolvendosi. I segni o presagi riguardano la sfera mentale. avida ed egoista. ritraendo l’eterico dal fisico. Infatti. esiste poi l’eterico che sottostà alla forma. La luce è prodotta da una radiazione nella testa. questa diviene invisibile. perfettamente concentrata sulla luce interiore accesa. dove si accumula l’energia di kundalini. Vigilando sul movente di ogni azione. sa di non dover reincarnarsi. Ora. Lo yogi. ci si libera dalla ruota della rinascita. mosso da compassione. Con la meditazione perfettamente concentrata su essi. per aiutare i fratelli ancora vittime dell’illusione. che vive ancora nell’illusione della dualità. Fissando l’attenzione a questa luce. che può essere trasmutata. tenerezza e imparzialità. può scegliere di tornare nel mondo come “bodhisattva”. Lo apprende anche da segni. presso la ghiandola pineale. concentrando la coscienza nell’anima. fa coscienti di ciò che è sottile. sede del vero Io. 33 . La compassione è l’antitesi della passione. se la bramosia lega agli aspetti meno nobili della persona. Il karma (o effetto) è di due specie: immediato e futuro. Tuttavia. 26. 22. 24. celato o remoto. La meditazione concentrata sul potere dell’elefante ne risveglia la forza o la luce. sublimata ed elevata al cielo. frutto dell’illusione. In altri termini. Coltivando questi sentimenti. si può dire che la caratteristica dello spirito o energia sia quella di dar vita a tutte le cose.

legato alla ruota delle rinascite. meditando sulla sua anima macrocosmica. fame e sete cessano. Si va dal piano terrestre a quello astrale. Fame e sete sono simboli di impulsi inferiori che vanno sublimati. in cui grandi Esseri riflettono i tre livelli della Trinità. mentre la coscienza del discepolo è accentrata nel cuore e quella del Maestro nella testa. quindi. La conoscenza di tutte le forme lunari si acquista con la meditazione appuntata sulla luna. ambedue popolati da esseri dominati dai loro desideri e legati alla ruota della rinascita. ci si immette nella porta che si apre sul settuplice sentiero cosmico. Esso è il più attivo nella maggioranza delle persone. in cui vivono ego più evoluti. come il sole lo è dell’anima. perché è dalla luna che derivano le forme di questo ciclo. Fissando l’attenzione sul canale o nervo sotto il centro della gola si ottiene l’equilibrio. Qui si vuol dire che meditare sulla causa del sistema solare favorisce la comprensione dei sette stati dell’essere. astrale e mentale. L’attenzione concentrata sul centro del plesso solare dà perfetta conoscenza delle condizioni del corpo. 34 . Concentrarsi sulla stella polare. che stimola le funzioni inferiori del corpo. analoga a quella microcosmica umana. si passa al mondo mentale. esistono i tre mondi superiori. Ciò permette di conoscere il mondo fisico. cioè dei sette piani di coscienza cui corrispondono altrettante specie di viventi. 27. tuttavia. 28. contemplanti. per arrivare alla sfera dei Maestri. si resta immobili tra gli opposti. Questo “sutra” costituisce la base di ogni ricerca astrologica. le loro vite si protraggono per tutto il tempo della manifestazione. anime liberate e contemplanti. Il sistema solare è solo un atomo nel cosmo. infine. 29. Fissando l’attenzione sul centro della gola. esso rivela come il nostro sistema solare sia collegato ad altri centri nell’universo. La concentrazione sulla stella polare fa conoscere le orbite dei pianeti e delle stelle. si comprende di essere un prodotto del desiderio. 32. 30. 31. Meditando sul plesso solare. di cui subiamo gli influssi. sono onniscienti. Focalizzando la luce nella testa è possibile vedere coloro che hanno raggiunto l’autodominio e venirne in contatto. ma è anche in grado di tramutare i desideri inferiori in superiori. La luna è simbolo della materia. Questo centro si colloca in posizione mediana rispetto agli altri ed esprime la natura emotiva. la cui natura e fine possono essere svelate. Conseguendo l’equilibrio. consente di intuire il ruolo della Terra nel cosmo. Questo potere si sviluppa con la meditazione concentrata. capaci di creare i propri veicoli di manifestazione e di esprimere l’Amore. privi di corpi densi.

detta anche il sé. Questo è il vero significato delle incarnazioni divine. 35. 33. finché la luce risplende senza interruzioni. 36. uomo spirituale cosciente o Cristo interiore. a fare l’esperienza del mondo e ad esprimersi mediante una forma. il che produce la conoscenza intuitiva. se ci si vuole liberare dai tre mondi (fisico. 35 . si attiva l’amore-saggezza. Finché ci s’identifica con la forma. si colgono solo dei lampi nella sfera mentale. si potenzia la volontà. Dirigendo la luce nella testa verso l’alto. Nella vivida luce dell’intuizione si conoscono tutte le cose. È l’anima. Ogni essere umano perverrà a tanto ed userà queste qualità spirituali per attuare il Piano divino sulla Terra. astrale e mentale). La comprensione della coscienza mentale nasce dalla meditazione appuntata sul centro del cuore.) e permette di cooperare col grande piano evolutivo che coinvolge il cosmo intero. del Verbo fatto carne. Si possono usare per servire l’umanità e la Gerarchia. Essi si manifestano solo quando si è compiuto correttamente il sentiero interiore. Anche questi poteri che appaiono meravigliosi agli occhi del profano devono essere trascesi. 37. Questi poteri sono ostacoli alla suprema realizzazione spirituale. si può cominciare a porre domande all’intuizione che rivela sempre la verità. Le forme oggettive esistono per uso (ed esperienza) dell’uomo spirituale. Riconosciuti i limiti della mente razionale. ma sono ancora pertinenti al mondo della forma. chiaroveggenza. Concentrandosi sui centri della testa. ma agiscono come poteri magici nei mondi oggettivi. Risultato di tale esperienza e meditazione è lo sviluppo dei sensi superiori. psicometria ecc. È questa la via per cui i geni sono giunti alle loro scoperte nei vari rami della scienza. sviluppa i sensi sottili (chiarudienza. Meditando su ciò si intuisce la natura spirituale (purusha). Meditare rende coscienti dell’esistenza dei mondi sottili. L’esperienza (degli opposti) deriva dall’incapacità dell’anima di distinguere tra sé personale e purusha (o spirito). sia a livello macrocosmico che microcosmico. 34. meditando su quello del cuore. Dapprima. non si può divenire consapevoli della propria vera natura. La luce dell’intuizione precede quella dell’illuminazione completa. si può entrare in contatto cosciente con i Maestri. essi diventano più frequenti.

40. si domina l’intero corpo e le energie praniche che lo vitalizzano. La luce interiore è offuscata da una serie d’involucri che occorre trasmutare e trascendere. 39. Un pensiero dell’Io divino. L’energia vitale che sgorga dal cuore è detta “samana”. ormai indebolite. È l’illuminazione. tutta la persona emana luce che il chiaroveggente vede come un alone di colori brillanti emanati dai centri vibranti di forza elettrica. e sapendo come trasferirsi (ritirarsi). L’Akasha è ovunque ed ha precise corrispondenze nei sette centri eterici del corpo umano. allora la personalità non s’identifica più con le forme passeggere ed è come disincarnata. Soggiogando il samana la scintilla diviene la fiamma. I termini usati vanno intesi in senso simbolico. può influenzare il corpo emotivo. Concentrandosi nella testa. senza limiti di tempo e spazio.38. quello eterico ed il fisico. libero dalle modificazioni del principio pensante. 43. Liberarsi dalle cause di servitù. Pertanto. la libertà dalle acque allude al potere di dominare la natura emotiva. Ecco perché un Adepto può risuscitare un morto o servirsi del corpo di un discepolo per operare nel mondo. e si ha il potere di elevarsi. infine. 36 . Così fece il Cristo. il fango si riferisce ai vincoli prodotti dai desideri e dalla mente inferiore. Questo può avvenire solo se i vincoli karmici e la dipendenza dal sé personale sono già attenuati. sopraggiunge lo stato detto disincarnato (o senza corpo). mentre uscire dal sentiero spinoso vuol dire che l’incarnazione che provoca tante sofferenze non è più necessaria. attraverso la mente. 41. che gli permette di essere guidato da grandi Esseri che gli inviano insegnamenti sotto forma di pensieri o frasi. dal sentiero spinoso e dal fango. Chi pratica il Raja Yoga acquisisce l’udito spirituale. Soggiogando la corrente vitale ascendente (udana) ci si libera dall’acqua. Con la meditazione concentrata sul rapporto fra corpo e Akasha si ha il potere di salire oltre la materia (i tre mondi) e di traslarsi nello spazio. servendosi del corpo di Gesù. Con la meditazione concentrata sul rapporto tra Akasha e suono si sviluppa l’udito spirituale. quando si è avanti nella pratica dello Yoga. Il Suono o Verbo diede origine al processo creativo ed Akasha è la prima differenziazione della sostanza primordiale. 42. quando l’anima assume il controllo del corpo. di cui “udana” è un aspetto. Consunto ciò che vela la luce. vengono comunicate delle parole che permettono di spostarsi a volontà. la sostanza mentale (chitta) può entrare in un altro corpo.

Una volta dominata la natura inferiore. Col termine “elementi” si vogliono indicare le sostanze elementali che compongono ogni forma densa. Utilizzando i corpi sottili (emotivo o mentale). mentre la compattezza adamantina indica la salda coesione delle tre parti di cui si compone un individuo. 46. sui loro attributi specifici. L’Adepto può anche costruirsi un corpo adatto alle sue necessità e non essere mai ostacolato. se si conoscono le qualità e la meta a cui tende. 37 . sul loro potere pervasivo e sulla loro utilità. È allora che. bellezza di colore. forza e compattezza diamantina sono la perfezione del corpo. infine. 45. si collabora col Piano divino. Risultati di questa perfezione sono: rapidità di azione. per far del bene inviando energie positive e di guarigione attraverso gli occhi e le mani. mentre la sublimazione dell’udito farà percepire la voce dello spirito o la musica delle sfere. la capacità d’individualizzazione che appare solo a livello umano. la volontà irresistibile. Mediante questo dominio si consegue l’estrema piccolezza e altri siddhi (poteri) e anche la perfezione del corpo e la libertà da qualsiasi ostacolo. Analizzando i sensi. si conosce a prescindere dalla mente e dai sensi che verranno usati a fine di servizio. il dominio sulla sostanza permetterà di creare. la qualità. Cinque sono i gradi della sostanza e presentano qualità peculiari. Sviluppando l’intuizione. si acquisiscono dei poteri di natura psichica. l’espansione della coscienza.44. come mago bianco. la levitazione. 48. Queste cinque forme sono: la natura grossolana. Quando l’anima si manifesta nella forma. la forma elementare. sull’egoismo. la corrispondenza macrocosmica. questa subisce una meravigliosa trasformazione. pari a quella mentale. si può entrare in contatto con un piano corrispondente. Il corpo eterico modella un corpo perfetto. corrispondenti ad uno dei cinque sensi. 47. La meditazione concentrata sulle cinque forme che ogni elemento assume produce il dominio su tutti gli elementi. manipolando la materia con la forza di volontà. Essi sono otto: l’estrema piccolezza. la penetrabilità e lo scopo fondamentale. dominio sulla sostanza fondamentale. il potere creativo ed il comando sulle forze della natura con l’uso del suono. percezione indipendente dagli organi. l’infinita facoltà di estensione e la finalità che è quella di sintonizzarsi con la natura divina. si scoprono i loro cinque aspetti: la natura che corrisponde ad impulsi interiori. il controllo della gravità. quello mentale si allinea con lo spirito. Simmetria di forma. Il dominio sui sensi si raggiunge con la meditazione concentrata sulla loro natura. quello delle emozioni presenta colori limpidi e brillanti. il conseguimento dello scopo prefisso.

Spazio e tempo non esistono. 50. si ottiene la facoltà dell’onnipresenza e dell’onniscienza. presenta una propria caratteristica detta “genus”. corrispondente allo spostamento di un atomo da un punto ad un altro. 52. Quando la concentrazione si appunta sugli attimi e sul loro continuo succedersi. perché è ancora possibile riprendere contatto col male. pur usandoli per il bene altrui. 54. si coglie il senso dell’Eterno Presente e si conosce il passato come il futuro. si ottiene l’onniscienza. si soggiace alla grande illusione.49. L’attimo è l’estrema divisione del tempo. pur derivando dalla Vita Una. Chi discrimina fra anima e spirito ha supremazia su tutte le condizioni ed è onnisciente. è onnipresente e onnisciente. Da ciò deriva anche l’onnipotenza. è da respingere. lo Yogi considera con distacco anche i poteri psichici acquisiti. perché si attua l’unione col Tutto. la conoscenza intuitiva si sviluppa mediante la facoltà di discriminare. ma bisogna essere consapevoli che sopravalutare la sua importanza costituisce una deviazione dal sentiero spirituale. presente e futuro nell’Eterno Ora. Da tale conoscenza intuitiva sorge la capacità di distinguere (fra tutti gli esseri) e di conoscere il “genus”. Se si congiunge la propria anima con tutte le altre. l’unica Realtà è data dall’Unica Vita da cui promanano tutte le forme. Se ci s’identifica con esse. anche celeste. Concentrandosi sulle unità temporali. e include passato. La conoscenza intuitiva. Con la propensione distaccata per questa conquista e per i poteri dell’anima. Ogni forma. 38 . perché essa è il riflesso del divino. la qualità e la posizione nello spazio. 53. se invece si è consapevoli di appartenere all’Origine. chi è libero dalle cause di schiavitù realizza lo stato di unità isolata. Pertanto. che riflette la sua provenienza da uno dei sette Raggi o correnti di energia divina che hanno prodotto la manifestazione universale. Con ciò s’intende la separazione dagli aspetti formali ed il conseguimento dell’Unità spirituale. Ogni allettamento da parte di qualsiasi forma di esistenza. grande Liberatrice. 51. È errato demonizzare la materia. Il vero Yogi è in grado di conoscere tutto ciò che riguarda le singole vite presenti nel cosmo. Il tempo è solo una successione di stati di coscienza.

Quando l’anima ed i suoi strumenti hanno conseguito l’unione perfetta. unificazione e libertà sono raggiunte. FINE LIBRO TERZO 39 . la rinascita non è più necessaria.55. Quando le forme oggettive e l’anima hanno uguale purezza.

Essi includono quelli inferiori e. mossa da desideri. così che la natura individuale subisce un cambiamento radicale. anche se sono necessarie molte vite prima che lo strumento fisico sia purificato al punto di manifestare la natura cristica. inizia il cammino di ritorno all’Origine. I poteri superiori comprendono la conoscenza diretta. La vera causa del cambiamento individuale è data dal Cristo interiore o coscienza dell’anima che dall’interno orienta la natura inferiore verso l’alto. anche se può usarli per scopi benefici. la pura visione spirituale ed il conseguimento della saggezza. ma non a fini egoistici. invece di dominarlo. Due sono le specie di poteri che si possono acquisire: quelli psichici inferiori e quelli spirituali superiori. 4. I siddhi (o poteri) inferiori e superiori si ottengono con l’incarnazione. bensì per invocare l’assistenza di Esseri superiori. Per acquisirli. 5. perché esaltano l’astrale. sono infallibili ed attivabili all’istante. La coscienza è una sola. magia sessuale e parole di potere sono metodi legati alla via della mano sinistra o dei maghi neri. Una tale evoluzione si consegue lentamente durante le incarnazioni. per purificare ambienti. Comunque. 3. LIBRO IV° ILLUMINAZIONE 1. 40 . Si è visto che il vero Yogi non considera importanti i primi. ma può essere accelerata con la pratica del Raja Yoga. Il trasferirsi della coscienza da un veicolo inferiore in uno superiore fa parte del grande processo creativo ed evolutivo. come l’agricoltore prepara il terreno per la semina. per controllare le forze naturali. Spostare la coscienza verso l’alto provoca un afflusso di energia positiva. mentre l’uso di droghe. ma rimuovono gli ostacoli. desiderio intenso e meditazione. parole di potere. ma produce le varie forme del molteplice. Anche il mago bianco si serve di mantra e di profumi nelle cerimonie iniziatiche. la percezione intuitiva. che del resto può acquisire solo i poteri inferiori. droghe. Finché la coscienza è volta all’esterno. delusa. tutti arriveranno a possedere questi poteri. Le pratiche e i metodi non sono la vera causa del trasferimento della coscienza. è consentita la pratica della meditazione e l’intenso desiderio. assumendo strumenti e organi che possano fare esperienza del mondo e si soggiace all’illusione. La coscienza dell’“IO SONO” crea gli organi mediante i quali si ha il senso dell’individualità. ci si reincarna. a differenza di questi. 2. si rivolge all’interno. ma quando.

Quando ciò più non attrae. le forme scompaiono. 41 . Le altre sono di tre specie. altrimenti. per quanto lontana nel tempo o nello spazio. il Logos planetario e quello solare. Vi è identità di rapporto tra memoria e causa. 8. Da queste tre specie di karma derivano le forme necessarie per la fruizione degli effetti. soltanto quella risultato della meditazione è senza karma latente. Nell’Ego perdurano sempre le esperienze vissute in un’incarnazione. l’Io divino creerà degli involucri sempre adatti alla propria condizione ed alle esperienze che si dovranno attraversare. o volontà di vivere. Le attività delle anime libere sono svincolate dagli opposti. il secondo è quello comune che viene corretto dall’azione che l’anima esercita sulla personalità. 6. Le forme sono prodotte dal desiderio. non si conosce il principio di queste forme create dalla mente. La brama di vita individuale è un riflesso di un atteggiamento a cui ancora soggiace lo stesso Logos. anche se separate da specie. Entro tutte le forme esiste un’unica Vita che le anima e che crea i vari corpi che le avvolgono. la forma svanisce perché la sua manifestazione non è più necessaria e ci si libera dall’illusione. Pertanto. la vera meditazione è di tipo mentale. svincolata da esso. tempo e luogo. ci si libera dagli effetti karmici prodotti da una coscienza estrovertita. Queste forme sono create e tenute assieme dal desiderio. Quando però le esperienze sono vissute ed i desideri vengono saziati. 10. il lavoro da compiere in questa manifestazione universale consiste nel tentativo di isolarsi da influenze che circolano nel cosmo fin dai primordi. incline alla via della mano sinistra. arrivando a praticarla costantemente. il terzo è quello di chi si pone in una condizione tale da non porre più cause capaci di produrre effetti negativi. come per l’uomo. o oggetto. 9. Un karma totalmente negativo produrrà un essere grossolano ed egoista. Poiché il desiderio di vivere è eterno. pertanto. le immagini mentali e gli effetti da esse prodotte cessano. Le forme sussistono finché perdura la volontà di vivere. Tra le forme assunte dalla coscienza. dalla personalità. Pertanto. 11. Il primo è quello rarissimo di chi non riesce a esaurirlo neanche nell’arco di un’intera manifestazione e che costringe a ripetere daccapo le proprie esperienze. effetto. Qui si allude ai tre tipi di karma a cui possono soggiacere gli individui. 7. Ciò vale per l’atomo. così che ogni causa produca i suoi effetti. causa fondamentale. sono sostegno della vita volta all’esterno. dalla vitalità mentale. alimentate dalla vitalità mentale.

Il Logos solare. secondo le qualità latenti nella coscienza che percepisce. è sempre conscio della sostanza mentale in attività costante. Il percorso evolutivo è sempre individuale.12. può produrre forme. Lo stesso avviene nella fase evolutiva. che traggono esistenza dai molteplici impulsi mentali. Il presente è prodotto dal passato ed il futuro dipende dalle cause che si pongono ora. Il Signore della mente. 15. Esistono due linee evolutive distinte: quella della materia e quella dell’anima. 14. Dio. La forma oggettiva è dovuta all’azione concentrata della causa (unificazione delle modifiche della sostanza mentale). viene il momento del risveglio. Passato e presente esistono in realtà. per arrivare a quello sattvico o della perfetta armonia. Coscienza e forma sono distinte e separate. è la somma di tutti gli stati di coscienza. 42 . Le modificazioni della Mente Una producono le varie forme. quando si svilupperanno qualità latenti. Le caratteristiche. Il Raja Yoga consente di stabilire un contatto permanente col vero Io che controlla le continue modificazioni della mente. Ogni forma è il risultato del pensiero divino. Le percezioni sono commisurate al livello di coscienza individuale. per cui non esistono due esseri che abbiano un identico sentire nei confronti di esperienze vissute in comune. Non si può derogare da questa legge. Tuttavia. causa dei vari effetti. Colui che percepisce. la coscienza può agire a livelli diversi dell’essere. 13. 16. sebbene quest’ultima possa per lungo tempo identificarsi con la forma. quando ci si libera dai propri limiti: concentrazione ed unificazione. Le caratteristiche individuali sono il risultato di esperienze passate ed esprimono la capacità che la forma ha di adattarsi alla Vita che le anima. orientandola verso i pensieri provenienti dall’anima e distogliendola dagli impulsi originati dalla natura inferiore. Le forme sono conosciute o no. sarà possibile conoscere un mondo più vasto. sebbene le forme possano somigliarsi. 17. partecipano delle tre guna (qualità della materia). latenti o attive. ci si appresta a prendere forma e la mente è tutta concentrata a questo scopo. L’attività mentale di ogni essere. il Raj Yoga fornisce gli strumenti per evitare di porre i “semi” capaci di comportare nuove incarnazioni. Nella fase involutiva. 18. a partire dall’atomo. La forma assunta nel concetto temporale del presente è risultato di caratteristiche sviluppate in passato e porta i semi di qualità future. Si passa così da un atteggiamento tamasico o inerte ad uno attivo o rajasico.

si riflette nella sostanza mentale. che riflette infinite impressioni. è un semplice intermediario.19. Viene meno anche il desiderio di conoscere. Inoltre la mente. Questi riflessi sono ostacoli. pertanto. Per evitare d’incorrere in questo equivoco. Né può conoscere due oggetti contemporaneamente: se stessa e l’esterno. Nessun involucro dell’anima è autocosciente. 43 . 26. distogliendo la mente dagli influssi esteriori. 22. 25. però. si deduce un numero illimitato di conoscitori. Quando l’intelligenza spirituale. così da poter servire la Gerarchia. 21. bisogna ammettere l’esistenza di un Pensatore dietro la mente. nulla resta celato allo yogi che comunica sia con l’anima che col fisico. La meditazione rende coscienti della propria natura divina. un mezzo di conoscenza. 24. il sesto senso. 20. ed è onnisciente. Se si postula che la mente (chitta) sia conosciuta da un’altra mente. Allora la mente tende a discriminare e a rischiarare sempre meglio la vera natura del Sé. la mente riflette altre impressioni mentali e percepisce oggetti sensoriali. che comunica sia con l’anima che con la personalità. essi sono dei mezzi utili a sperimentare. La mente calma e concentrata può stabilire un contatto con il Conoscitore. non è la fonte dell’illuminazione. L’intelligenza spirituale è il vero Io che può essere conosciuto dalla mente durante la meditazione. contribuendo alla realizzazione del Piano evolutivo. La mente capta ciò che proviene dall’alto o dal basso. ma non una fonte di luce. è strumento del Sé e agente unificante. e l’insieme delle reazioni mnemoniche tenderebbe ad una confusione senza fine. Poiché la mente può essere vista e conosciuta. Per abitudine. a sé stante e indipendente dagli oggetti. Questo Osservatore immortale è l’anima o Ego. Ciò vale anche per la mente. perché si è appagati dalla gioia che deriva dall’unione col Sé. sorge consapevolezza del Sé. e il metodo per superarli è il medesimo. L’Io divino si serve della mente per dominare la natura inferiore. 23. Lo stato di Unità Isolata (ritratto nella vera natura del Sé) è la ricompensa per chi sa discriminare fra sostanza mentale e Sé o Uomo Spirituale. Allora la sostanza mentale riflette il Conoscitore e il conoscibile. più remota.

termina e cede all’Eterno Ora. Non resta che compiere l’ultimo passo: l’unione dell’anima con lo spirito. Quando. ogni conoscenza è accessibile. che è il susseguirsi delle modificazioni mentali. si consegue l’Unità Isolata. rimossi gli ostacoli e purificati gli involucri. Le modificazioni della sostanza mentale (o qualità della materia). Gli ostacoli generati dall’ignoranza sono rimossi. emotivo e mentale). Se non si è vigili. prende coscienza della nuvola sovrastante di conoscenza spirituale. Quando le tre guna non hanno presa sul Sé. 28. hanno fine. prodotte dalle tre guna. 27. le antiche abitudini mentali si riaffermano. accentrato nella coscienza del Conoscitore. poiché hanno servito allo scopo. sa di appartenere alla Vita Una. 31. nulla resta da compiere. gli involucri dell’anima sono purificati. In tal modo. FINE LIBRO QUARTO 44 . 29. Lo yogi. Chi si distacca anche dalla propria aspirazione alla luce e all’Unità Isolata. Anche il tempo. non è più soggetta alla legge di causa ed effetto. La pura coscienza spirituale si ritrae nell’Uno. Bisogna riuscire a restare distaccati anche dal proprio sviluppo spirituale. si dispone di ogni conoscenza. liberata dai mondi inferiori (fisico. 32. ostacoli e karma sono superati. 30. L’anima. Ciò raggiunto. si attua l’unione tra corpo e anima.