IL NUOVO CONCETTO DELLA RAPPRESENTANZA NELLO SVILUPPO ECONOMICO SOCIALE

CHIARA ZECCHERINI 5411000192

Indice 1. Rappresentanza 2. CNA, associazione che esercita la rappresentanza 3. Patto per lo sviluppo della Provincia di Forlì-Cesena 4. Reti d’impresa 5. CNA Automazione pag. pag. pag. pag. pag. 3 4 7 11 14

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1. Rappresentanza Il concetto di rappresentanza esprime un insieme di servizi: rappresentanza è tutto ciò che serve all’associato, dall’interpretazione della norma all’identificazione di opportunità di sviluppo economico. Alcuni degli obiettivi tipici del processo di rappresentanza sono contenere la pressione fiscale, avere un progetto di sviluppo locale, influire sui processi decisionali locali, migliorare il rapporto tra banche e imprese. In particolare, i soggetti che esercitano rappresentanza cercano di collegare gli obiettivi individuati a due sottoprocessi principali del processo di rappresentanza: costruzione del capitale politico e valorizzazione del capitale politico. I macroprocessi riconducibili alla valorizzazione del capitale politico sono: - attività di costruzione di progetti di varia natura (di cui l’attività di monitoraggio è un processo a supporto); - attività di partecipazione agli organi di rappresentanza interna ed esterna; - attività di influenza di organismi decisionali pubblici. Lo strumento utilizzato per la costruzione del capitale politico è la partecipazione agli organi di rappresentanza, ma è importante codificare i bisogni rilevati e costruire su questi delle azioni di rappresentanza. La capacità tipica richiesta dall’attività di rappresentanza è quella di mediazione, ovvero la capacità di mettere in relazione domanda e offerta per identificare come fornire una soluzione. Per svolgere bene questa attività serve creatività, capacità di influenza ma anche “tecnica”, ovvero competenze manageriali. La capacità delle organizzazioni di generare consenso e di sviluppare appartenenza è uno degli elementi centrali per il loro perdurare nel tempo, così come per il raggiungimento delle finalità istituzionali. Tale capacità è ancora più importante in ambito associativo, dove i legami e l’appartenenza non dipendono da sistemi contrattuali rigidi o modalità gerarchiche, ma si basano sulla libera scelta degli individui. Un’associazione per poter gestire in maniera conscia il processo di rappresentanza deve essere in grado non solo di raccogliere le informazioni relative ai singoli iscritti e alle iniziative, ai servizi e alle comunicazioni in atto, ma deve anche essere in grado di rielaborare tali dati, per creare nuovi strumenti di valorizzazione dell’appartenenza e di sviluppo del patrimonio degli associati. Infatti, alla base della scelta associativa da parte degli iscritti vi sono un sentire comune, una condivisione di valori e di atteggiamenti, ancor prima che di scelte, e la percezione di un’immagine dell’identità dell’organizzazione che sia coerente alla loro. L’appartenenza è un processo delicato e complesso che richiede tempo per consolidarsi, ma è anche un processo dinamico, evolutivo, che deve essere continuamente alimentato e rinforzato da parte delle associazioni attraverso: una continua opera di ascolto, un rinforzo della propria identità tramite azioni di comunicazione, 3

un insieme coordinato di attività di relazione con gli associati e con i principali stakeholder dell’organizzazione. D’altra parte, chiunque non partecipi in prima persona, ha due possibilità: si fa ignorare o si fa rappresentare. Ne è un esempio la sfera politica, dove non tutte le persone hanno le capacità di rappresentare le proprie aspirazioni nel mondo politico e quindi si affidano al sistema di delega del voto. Negli anni ’70-’80 la scelta di adesione era legata ad un sentimento comune degli artigiani spesso ideologico e indipendentemente dal settore produttivo al quale appartenevano. In quel periodo sono state condotte delle battaglie di rappresentanza di associazioni in particolare quella di riuscire a costruire un sistema previdenziale che permettesse agli artigiani di oggi di riscattare pensioni dignitose. L’interlocutore era quasi sempre il governo centrale perché all’epoca anche il potere esercitato dalle amministrazioni locali era inferiore a quello che le amministrazioni locali esercitano oggi e la rappresenta tipica era la manifestazione di piazza per richieste ad esempio modifiche fiscali e previdenziali. Negli anni ’90 sono aumentate le aspettative del rappresentato, la componente ideologica ha perso significato ed sono entrati in gioco elementi distintivi nei quali le persone potessero riconoscersi. Le imprese avevano bisogno di risposte concrete e di qualità a problemi che erano riconducibili a quella tipologia d’impresa in un mercato sempre più difficile e competitivo. E’ in questo contesto di maggiore concorrenza e maggiore peso delle istituzioni locali, che sono nati i primi servizi avanzati di CNA: piani di finanziamento per progetti e promozione economica, al fine di fornire e dare una risposta a quelli che erano i problemi vitali delle imprese.

2. CNA, associazione che esercita la rappresentanza CNA, Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa, costituisce il sistema nazionale ed unitario di rappresentanza generale dell'impresa italiana, con particolare riferimento all'Artigianato, alle Piccole e Medie imprese, alle Piccole e Medie Industrie, a CNA Pensionati ed ai relativi Raggruppamenti d'interesse: imprenditrici, giovani imprenditori e a tutte le forme del lavoro autonomo. CNA opera per l'affermazione nella società, nelle istituzioni, nella politica e nello stesso universo delle imprese, dei valori che attengono all'impresa, al lavoro, all’economia di mercato. Tale affermazione si realizza sia nella costante ricerca della piena sintonia tra interessi delle imprese ed interessi strategici vitali dell'intero Paese, sia nella partecipazione attiva allo sviluppo delle imprese, delle imprenditrici e degli imprenditori ed è strumento della loro valorizzazione. Valori distintivi dell'artigianato e delle piccole e medie imprese sono l'autonomia e l'integrazione sociale, l'indipendenza e la competizione, la solidarietà e la cooperazione, la sintesi di imprenditorialità, dedizione, innovatività, creatività e qualità, la collaborazione con il lavoro dipendente, la lealtà, l’onestà, l’integrità morale. Il sistema CNA è autonomo ed agisce per l’unità delle organizzazioni di rappresentanza dell’artigianato italiano e per la ricerca di convergenze con tutto il mondo dell’impresa ed opera per la crescita armonica dell'Italia e per 4

l'integrazione politica ed economica dell'Europa. Il sistema CNA concorre inoltre a promuovere con Istituzioni, Enti, ed Organizzazioni economiche, sociali e culturali del Paese e della Unione Europea, forme di collaborazione, nel perseguimento di obiettivi di progresso civile e di sviluppo. CNA formula le strategie per il settore artigiano, riconoscendo la centralità del mercato in un sistema economico moderno dove si affermano qualità, identità, valori dell'imprenditorialità artigiana in una moderna cultura del saper fare. Rappresentatività, professionalità e dinamismo dimostrati in sessanta anni di attività, distinguono CNA nella rappresentanza delle imprese, permettendole di far crescere in Italia e in Europa il ruolo fondamentale esplicato dall'artigianato, rendendo l'impresa artigiana sempre più interlocutrice del sistema produttivo avanzato e della società, le cui dinamiche sono in continua evoluzione. All'enorme diffusione dell'artigianato, sia nelle grandi città come nei piccoli comuni, corrisponde la presenza capillare CNA: 8.000 persone operanti in 1.160 sedi della Confederazione, che non offrono soltanto servizi, consulenze e informazioni, ma che hanno la credibilità, la professionalità e la forza di sentirsi compartecipi e coprotagonisti del successo della piccola impresa e dello sviluppo di un comparto che, da solo, continua a creare occupazione e nuove imprese. Fondato nel 1946, il sistema CNA è costituito dalle CNA Regionali che sono 19, dalle CNA Provinciali che sono 108, da CNA Pensionati (che associa 225.000 pensionati); dalle Unioni Nazionali. Conta circa 650.000 associati, ha sedi nazionali a Roma e a Bruxelles. Sono organi della CNA: l'Assemblea, la Direzione e la Presidenza. Le aree di business sono: Servizi di rappresentanza: servizi per la rappresentanza e tutela degli interessi dell'impresa, esempio politiche fiscali, politiche del walfere, politiche del credito, politiche formative e del lavoro, partecipazione gestionale Enti Bilaterali (EBER, Cassa edile, ecc), concertazione programmazione territoriale, ecc. Questi servizi vengono svolti per conto del sistema delle imprese e non per la singola impresa. Servizi progresso: servizi per lo sviluppo dell'imprenditoria locale e del suo territorio, creazione opportunità economiche, es. CNA INNOVAZIONE, CNA NAUTICA, CNA ECONATURALE, CNA TURISMO.COM ecc. Servizi che servono a qualificare non la singola impresa ma il contesto territoriale nel quale le imprese operano. Servizi sviluppo: servizi di consulenza e formazione per lo sviluppo dell'impresa, es. Credito e Finanziamenti, Consulenza aziendale e societaria, Consulenza del Lavoro, ecc. Sono servizi per lo sviluppo economico della singola impresa. Servizi gestione: consulenza, formazione e servizi di adempimento per l'impresa, es. contabilità, tenuta libri paga, ambiente e sicurezza ecc. Servizi sociali: servizi all'imprenditore, ai dipendenti, ai pensionati, agli stranieri, alle famiglie, es. dichiarazioni dei redditi, servizi previdenziali, sportello imprenditori stranieri, ecc. Sono i servizi che si rivolgono al tessuto sociale del territorio e non alle imprese. 5

CNA Emilia Romagna ha, da tempo, avviato un riflessione sui cambiamenti avvenuti all’interno del suo processo di rappresentanza. Tali cambiamenti sono stati causati da due fenomeni: il primo legato all’evoluzione dell’identità stessa dell’organizzazione, il secondo connesso alle dinamiche esterne alla CNA, vale a dire alla progressiva frammentazione della base associativa attuale e potenziale. La Confederazione ha assistito al diminuire del valore politico-ideologico dell’appartenenza, il quale aveva la funzione di collante organizzativo e costituiva un valore primario dell’identità associativa. Tale valore era in grado di generare un senso di appartenenza per somiglianza, per condivisione dello stesso motivo ideologico e valoriale. Nello stesso periodo si è manifestata una crescente frammentazione di profili professionali, aspirazioni, modelli di impresa all’interno del mondo dell’artigianato. L’evoluzione della categoria artigiana, che comprende piccole botteghe così come aziende che operano su nicchie di mercato globali, ha generato un caleidoscopio di nuove istanze, sempre più complesse e articolate. Una prima risposta a questa accresciuta complessità è stata l’offerta di un numero molto elevato di servizi da parte di CNA, quale elemento di valore per gli associati, di fronte a un’identità ancora in evoluzione. Tale deriva utilitaristica, tuttavia, non è sembrata sufficiente per creare un adeguato capitale politico per fare di CNA un portatore di istanze e di interessi degli artigiani e delle piccole imprese sempre più forti. Per questa ragione è stata avviata una riflessione profonda sui processi della rappresentanza e dello sviluppo dell’identità di CNA come fattori determinati nelle scelte di adesione e come basi per la progettazione e l’erogazione di tutte le attività e i servizi a valore aggiunto e coinvolgendo tutto il proprio gruppo dirigente, ha ridisegnato il proprio presente ed il proprio futuro, puntando sulla sempre maggiore integrazione tra la funzione politica di rappresentanza degli interessi e quella di assistenza alle imprese sui mercati. Da qui l’ampia trasformazione del ruolo di CNA che oggi è quello di una Confederazione autonoma che integra la propria funzione politica di rappresentanza non più soltanto d’imprese artigiane, ma anche di piccole e medie imprese dell’industria e del commercio e del lavoro autonomo, compresi i new worker del lavoro atipico. Questo processo ha eliminato le vecchie barriere “merceologiche” tra le diverse Associazioni, creando, di fatto, una competizione ad ampio raggio della rappresentanza dell’impresa minore e del lavoro autonomo, all’interno della quale, CNA si candida ad essere un unico soggetto di rappresentanza dando voce e forza alla concertazione con le altre parti sociali e col governo sia regionale che nazionale. Per quanto riguarda il prossimo futuro una questione di primaria importanza è la scelta di quale tipo di democrazia debba connotare le relazioni tra i diversi nodi di una rete perché la rappresentanza è tanto più efficace quanto più chi la esercita è effettivamente rappresentativo della base associativa. Il cambiamento ha investito anche il rapporto Associazioni - Istituzioni. Si è passati da una situazione in cui i partiti rappresentavano il canale di accesso alle politiche pubbliche, ad un nuovo profilo che prevede il dialogo diretto con le istituzioni. Lo stesso ruolo della Regione è cambiato, 6

prevedendo oggi accanto ad un’attività incentrata su interventi prevalentemente immateriali (insediamenti, finanziamenti), anche interventi immateriali (ricerca, sviluppo, formazione). La globalizzazione, l’allargamento dell’Unione Europea ad est, il processo di federalismo ed il nuovo ruolo delle Regioni, ridisegnano modelli di sviluppo e fattori della competitività e della concorrenza; stimolando ulteriormente le Associazioni ad uno sforzo straordinario di cambiamento per continuare a svolgere con efficacia il proprio ruolo di “corpo intermedio” tra governo regionale e le centinaia di migliaia di piccole imprese che costituiscono il tessuto economico di questa regione. Questo nuovo scenario istituzionale che richiede necessariamente politiche di concentrazione, acquisisce nuovi significati anche alla luce della recente sottoscrizione del Patto per lo sviluppo dell’Emilia Romagna tra Regione e parti sociali, accordo che assegna alle associazioni, nuovi compiti e nuove responsabilità.

3. Patto per lo sviluppo della Provincia di Forlì-Cesena La Provincia di Forlì-Cesena ha definito delle priorità di intervento per lo sviluppo locale, nella consapevolezza che coesione sociale e qualità della vita nascono dalla costruzione di nuovi percorsi di crescita economica. L'estensione territoriale del progetto fa riferimento ai confini della Provincia di Forlì-Cesena considerando il territorio come un sistema profondamente integrato con le province confinanti. Il Patto per lo Sviluppo ha fatto leva su una logica concertativa moderna che coinvolge enti locali e istituzioni, Università e mondo del credito, associazioni di categoria, sindacati e centrali cooperative. Dalle analisi sull'economia del territorio della Provincia di Forlì-Cesena predisposte negli ultimi anni emerge un quadro caratterizzato da buone potenzialità, che hanno determinato nel tempo una sostenuta crescita sociale ed economica, ma anche da alcuni limiti allo sviluppo, tuttora irrisolti che, nell'attuale contesto generale di riferimento, destano preoccupazione. A ciò si aggiunge una fase di incertezza che ha caratterizzato, negli ultimi due/tre anni, il quadro congiunturale anche nel territorio di questa Provincia. Si è reso necessario, dunque, per l’Amministrazione provinciale, porre al primo posto nelle priorità di intervento i temi dello sviluppo locale, nella consapevolezza che anche coesione sociale e qualità della vita non sono scindibili dalla costruzione di nuovi percorsi di crescita economica. La competizione si è spostata sul piano globale: delle reti lunghe, delle infrastrutture, delle strade di ferro, di asfalto e di cavi, dei servizi e del sistema del credito, dell'università e della ricerca; e gli enti locali non possono più provvedere da soli, sia per competenze che per risorse. Pur tuttavia, anche nella consapevolezza che le questioni dello sviluppo, per il nostro territorio, si giocano sul piano almeno regionale e nazionale per non dire, ormai in gran parte, sul piano internazionale, è apparso necessario ripensare alle priorità del proprio sviluppo e definire di conseguenza progetti e strumenti sui quali investire. L'estensione territoriale del progetto è dunque quella che fa riferimento ai confini della Provincia di ForlìCesena, nella convinzione peraltro che essa appartiene ad un sistema economico-sociale-culturale profondamente integrato con le province confinanti. La Provincia di Forlì-Cesena, che primeggia per benessere e 7

qualità della vita, si è dunque messa in cammino allo scopo di aggiornare il proprio modello di sviluppo alle nuove sfide che sono imposte da un contesto sociale ed economico in rapidissima evoluzione. L’amministrazione provinciale ha per questo ritenuto necessario promuovere un'attiva partecipazione ed un reale protagonismo alle scelte di sviluppo territoriale di tutti gli attori pubblici e privati (enti locali, associazionismo economico, sindacale e sociale, istituti di credito, università, mondo del lavoro e del volontariato ed eccellenze imprenditoriali). Uno degli elementi determinanti che ha caratterizzato negli anni l'evoluzione e la tenuta del nostro sistema territoriale è stata infatti la forte coesione sociale che ha permesso di realizzare grandi percorsi di cambiamento economici e sociali; questa si alimenta attraverso la partecipazione e la consapevolezza dei cittadini e delle organizzazioni che li rappresentano. In questo modo, applicando un metodo concertativo che fa leva sui punti di forza della realtà locale, è stato possibile far nascere un Patto che ha l'ambizione di divenire motore di un efficace rafforzamento della competitività del territorio. In altri termini, l'obiettivo del Patto è stato ed è quello di trovare le condizioni per dar voce ad un coro, quello del territorio, con l'obiettivo di fare leva sulla identità dell’amministrazione e individuare la direzione dello sviluppo futuro. Dal punto di vista socio-economico, la realtà della provincia di ForlìCesena si configura da anni come una delle più dinamiche della Regione Emilia-Romagna e del Paese. Gli indicatori la mettono stabilmente ai primi posti per reddito pro-capite e per qualità della vita. Il suo tessuto imprenditoriale, fatto di alcune medie imprese leader nei loro settori e di un indotto di piccole e piccolissime imprese molto dinamiche ha tenuto più di altre aree del Paese negli ultimi delicati anni. Il territorio, in cui convivono aree montane e costiere, pianeggianti e collinari, rappresenta uno dei punti di forza di una economia che mette in campo una grande qualità del lavoro e un grande dinamismo imprenditoriale. Il lavoro dell’amministrazione si è concentrato nel ricercare, insieme a tutti gli stakeholders, quelli che si ritengono essere i punti di criticità e di possibile debolezza del modello di sviluppo di questa provincia, per definire su essi dei progetti mirati di intervento. Alcune di queste aree sono: - struttura economico finanziaria e accesso al credito delle PMI. Il tessuto imprenditoriale locale è composto sostanzialmente, da imprese di piccole dimensioni, sia in termini di addetti che di fatturato. Esse, se da un lato rispondono con flessibilità alle sollecitazioni congiunturali, dall'altro, proprio a causa della loro ridotta massa critica, incontrano maggiori difficoltà nell'affrontare le sfide poste dall'attuale contesto competitivo; - scarsa propensione all'innovazione, difficoltà nell'affrontare percorsi di ricerca, difficoltà nell'affrontare i mercati internazionali, sono le conseguenti caratteristiche che si riscontrano nelle nostre imprese. A ciò si aggiunge una spesso insufficiente capitalizzazione delle imprese stesse. Diviene quindi tema fondamentale quello dell'accesso al credito, pur in un territorio che ha sempre goduto dell'attenzione del sistema del Credito locale (Casse rurali e Casse dei Risparmi); - passaggio generazionale, neoimprenditorialità, formazione, cultura d'impresa e accrescimento del capitale umano. Secondo uno studio condotto nel 2002 dalla Commissione Europea, entro il 2012 circa un terzo delle imprese familiari affronterà processi di trasferimento generazionale, con una 8

media di circa seicentomila trasferimenti annuali. E' quindi prevedibile, data la tipica struttura familiare delle imprese italiane, che nei prossimi anni un numero elevato di imprese dovrà affrontare questo delicato momento di cambiamento, sia in termini di capitale investito, sia in termini di gestione. Il passaggio generazionale incontra notevoli difficoltà culturali e di mentalità in ragione delle quali l'imprenditore uscente spesso non è in grado di organizzare il trasferimento delle conoscenze tecniche, gestionali e manageriali al successore. Tale processo è già in atto con qualche difficoltà anche in alcune aziende della nostra provincia, che è caratterizzata da piccole imprese a vocazione familiare. La trasmissione dell'impresa è spesso preparata male. In genere, il problema viene affrontato troppo tardi, quando impone opzioni più costose e più rischiose. Sulle dinamiche di nascita, crescita e consolidamento delle imprese incidono, poi, fortemente le politiche formative, il rapporto università-impresa, in ultima analisi la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo di una moderna cultura d'impresa; - internazionalizzazione. Nell'era della globalizzazione e con la contemporanea presenza di un Euro forte, l'internazionalizzazione delle nostre imprese diventa un fattore indispensabile allo sviluppo. Oggi, poi, non solo si deve esportare in nuovi mercati; è altresì necessario investire direttamente in questi mercati e, come flusso inverso, attrarre investimenti sul nostro territorio. E' quindi necessario creare nuovi strumenti, anche di tipo finanziario e utilizzare al meglio quelli esistenti per facilitare l'internazionalizzazione delle imprese locali. - innovazione. L'innovazione è uno dei principali fattori della crescita economica in quanto permette alle imprese di soddisfare una domanda sempre più sofisticata e di competere con i concorrenti nazionali e internazionali contribuendo ad accrescere l'efficienza dei fattori di sviluppo di un territorio. Il contributo dell'innovazione alla crescita della produttività si identifica in una più elevata efficienza nell'utilizzo di capitale e lavoro ed è determinata da innovazioni tecnologiche e non, come migliori pratiche manageriali, cambiamenti organizzativi, miglioramento nella produzione e distribuzione di beni e servizi. L'analisi dei dati a disposizione per monitorare il fenomeno conferma che il sistema produttivo locale è caratterizzato da imprese non sufficientemente votate all'innovazione e che hanno difficoltà, anche a causa della ridotta dimensione, ad affrontare percorsi di ricerca. Promuovere l'innovazione nelle imprese esistenti e stimolare la nascita di nuove iniziative imprenditoriali, caratterizzate da un elevato valore aggiunto e intensità di conoscenza, da un maggior utilizzo di manodopera specializzata e con un migliore impatto infrastrutturaleambientale, diventa quindi determinante per lo sviluppo del territorio; - burocrazia. Il contributo che gli Enti locali possono dare alla competitività territoriale dipende anche dalla capacità di trasformare il rapporto con le imprese da puro adempimento, con i vincoli ed i costi ad esso connessi, ad opportunità in una logica di partnership e supporto. I processi di innovazione e qualificazione della Pubblica Amministrazione possono favorire questo percorso, permettendo alle imprese di sfruttare sempre meglio la qualità del territorio come fattore di competitività. E' quindi obiettivo e compito irrinunciabile delle istituzioni locali, per favorire lo sviluppo del territorio, la revisione continua dei propri processi operativi al fine di ottimizzarne l'efficienza e l'efficacia. L'utilizzo dei nuovi strumenti 9

informatici, che l'evoluzione dei progetti di e-government mette a disposizione, potrà certamente aiutare a rendere più semplici e snelli i rapporti che intercorrono tra gli Enti locali, tra essi ed i cittadini, tra essi e le imprese; - infrastrutture fisiche e del sapere. Le infrastrutture sono ovviamente fondamentali per lo sviluppo: quelle tradizionali di ordine materiale, a cui si affiancano oggi quelle tecnologiche legate alla trasmissione del sapere. Esse rappresentano la risposta della P.A. alle crescenti esigenze delle persone e delle imprese in termini di mobilità (trasporti, viabilità), logistica (porti, aeroporti, autoporti), servizi (acqua, energia, rifiuti, telematica). Le infrastrutture danno corpo ad un'idea di società e di sviluppo e rappresentano una delle chiavi con le quali rispondere alle sfide che la modernità pone alla qualità della vita dei cittadini e alla capacità competitiva dei sistemi locali. La molteplicità delle esigenze, la sempre maggiore scarsità di risorse pubbliche a disposizione e l'eterogeneità delle competenze rende oggi obbligatorio pensare e predisporre nuove forme d'intervento e nuove modalità di partecipazione alla realizzazione degli interventi infrastrutturali, anche con l'apertura al contributo del privato. L'Amministrazione provinciale insieme alla CCIAA e ai Comuni di Forlì e Cesena, ha lanciato nel 2005 la prospettiva di un Progetto su ''Strategie e governo del territorio'', che nei mesi successivi ha visto tutto il territorio, le amministrazioni locali, i sindacati, le associazioni portatrici di interessi collettivi, insieme all'Università ed al sistema del credito, ritrovarsi per focalizzare l'analisi su criticità e punti di forza del nostro quadro economico locale. Il lavoro ha prodotto: - un ''Protocollo per lo sviluppo'' siglato nel luglio del 2005 dalle parti sociali, sul modello del ''Patto per la qualità dello sviluppo, la competitività, la sostenibilità ambientale e la coesione sociale in Emilia-Romagna'' promosso nel 2004 dall'Amministrazione regionale; - un confronto partecipato e proficuo in quattro tavoli di lavoro tematici dedicati a: ''Qualità del lavoro''; - la redazione di un documento programmatico, caratterizzato dalle diverse proposte operative emerse dal dibattito, che è stato sottoposto alle parti sociali, alle pubbliche amministrazioni del territorio, alle autonomie funzionali (prima fra tutte l'Università) e al mondo del credito; - la sottoscrizione del documento stesso, denominato "Patto per lo sviluppo", attraverso il quale contribuire ad un aggiornamento e ad un rilancio del modello di sviluppo territoriale, attraverso concreti progetti settoriali di intervento e attraverso la definizione di uno strumento innovativo: la Fondazione di sviluppo. Il Patto è stato promosso in collaborazione con la CCIAA di FC. Esso si è avvalso della consulenza di alcune professionalità (provenienti dal mondo dell'Università e delle professioni) per lo studio, la ricerca e la gestione di alcune sue parti ad alto contenuto tecnico-specialistico Tutti gli stakeholders del territorio si sono lasciati coinvolgere e hanno contribuito ad un Patto che poi hanno sottoscritto. CNA ha condiviso, nel metodo e nei contenuti, il Patto per lo Sviluppo della Provincia, in quanto doveva consentire di individuare le priorità di azione, tramite la condivisione di tutti i partecipanti. Lo sviluppo di una economia locale dipende da due elementi che 10

dovrebbero marciare alla medesima velocità: la qualità e l’identità del territorio e la qualità del tessuto imprenditoriale. Da anni CNA si impegna per accrescere sia il numero delle imprese della provincia che affronta i mercati internazionali, sia i volumi delle produzioni ed in questo senso la concreta collaborazione che si è instaurata tra le rappresentazioni e la Camera con l’ufficio estero allargato, deve essere ulteriormente rafforzata. La competitività delle imprese, anche nella nostra realtà, è messa sempre più a dura prova dalla crescita esponenziale delle economie dei paesi emergenti, in primo luogo Cina e paesi dell’Est asiatico. Tolti i fattori prezzo e standardizzazione produttiva, sui quali le imprese locali sono perdenti in partenza nei confronti dei paesi ad accelerato sviluppo industriale ed a basso costo della manodopera, occorrerà focalizzarsi sulla specializzazione, sulla flessibilità e su altri elementi di distinzione che, nei prossimi anni, faranno la differenza e che, per esempio, potrebbero riguardare un approccio etico del mondo della produzione. In particolare CNA si riferisce: - alla diffusione dell’approccio della responsabilità Sociale; - all’ampliamento dell’esperienza del marchio “Artigiano Etico”, sia nel senso di incrementare notevolmente il numero delle aziende iscritte all’apposito Albo, sia nella direzione di sperimentazione un analogo percorso per imprese maggiormente strutturate; - alla diffusione di percorsi di vera e propria certificazione etica, ai sensi delle norme strutturate; - alla necessità di riaprire la discussione sul “Marchio di Identificazione Territoriale” a forti contenuti anche sociali, in grado di rappresentare un vantaggio per tutte quelle aziende che decideranno di aderire.

4. Reti d’impresa L’innovazione è uno dei principali fattori di crescita economica; essa consente alle imprese una domanda sempre più sofisticata, di competere a livello internazionale e la sua promozione e diffusione diventa quindi determinante per lo sviluppo del territorio e, di riflesso, diventa una azione di sistema. Bisogna ricercare ulteriori finanziamenti per le imprese in questa direzione e occorre anche sostenere con maggiore convinzione i percorsi formativo/consulenziali che dovranno portare le imprese a costituire reti, in risposta alle sollecitazioni che arrivano dal mercato relative alla dimensione aziendale ed a funzioni strategiche non perseguibili singolarmente. Nell’era della globalizzazione e dell’economia della conoscenza, si pone per le piccole imprese la necessità di investire sul capitale intellettuale, manageriale e tecnologico e di estendere le reti di relazioni e cooperazione. Lavorare in rete, rafforzare i legami e i rapporti di collaborazione, riposizionamento all’interno di reti lunghe che escono dal territorio, è una necessità e un’opportunità per le piccole imprese che non vogliono fondersi, per crescere, per muoversi meglio sui mercati, per acquisire maggiore forza contrattuale nei confronti di terzi. 11

Al fine di favorire la crescita economica del paese, il precedente Governo ha strategicamente individuato nelle reti d’impresa, nella finanza innovativa e soprattutto in progetti di innovazione industriale, gli strumenti per garantire il riposizionamento strategico del “sistema paese”. Con “Industria 2015”, disegno di legge sulla nuova politica industriale varato dal governo italiano il 22 settembre 2006, le cui previsioni sono state recepite dalla Legge Finanziaria 2007, il governo ha voluto lanciare un messaggio chiaro e forte: la proiezione al 2015 vuole riconoscere che, per avere risultati in termini di produttività e innovazione, bisogna cominciare subito e in fretta, sapendo che i frutti potranno arrivare solo tra qualche anno. Nello specifico le reti d’impresa, il Disegno di Legge Bersani introduce un concetto di industria esteso alle nuove filiere produttive che integrano manifattura, servizi avanzati e nuove tecnologie, riferendosi in particolare alle indicazioni per le PMI che vorranno creare una “rete” per muoversi meglio sul mercato Industria 2015 prevede che il governo, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, insieme ai Ministri dell'Economia e della Giustizia, possa adottare decreti legislativi per: • definire le forme di coordinamento stabile di natura contrattuale tra imprese (che abbiano centri di imputazione soggettiva distinti) idonee a costituire una rete di imprese in forma di gruppo paritetico o gerarchico; definire i requisiti di stabilità, coordinamento e direzione necessari a riconoscere la rete di imprese; definire gli effetti giuridici della rete di imprese anche con riguardo alle conseguenze di natura contabile e impositiva, eventualmente coordinando e modificando le normative vigenti in materia di gruppi e consorzi di imprese; con riferimento alle reti che comprendono imprese con sede legale in diversi paesi, prevedere una disciplina delle reti transnazionali, eventualmente distinguendo tra reti europee e reti internazionali; prevedere che ai contratti possano aderire anche imprese sociali ed enti senza scopo di lucro che non esercitino attività d'impresa.

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Con il concetto di “rete” si vuole identificare una aggregazione di imprese in grado di costituire strutture e processi finalizzati all’assunzione congiunta di decisioni e all’integrazione dei propri sforzi al fine di progettare, realizzare e produrre beni o servizi, sviluppare nuovi processi e prodotti, accorciare i tempi di innovazione o di ingresso nei mercati, scambiare informazioni e altre risorse per adattarsi alle contingenze ambientali. E’ invece opportuno chiarire la distinzione concettuale esistente fra le “reti d’imprese” e “l’impresa a rete”. Per E. Esposito , M. Raffa, G. Zollo “le reti” sono da intendersi come un reticolo di rapporti contrattuali tra imprese, mentre “l’impresa rete” è vista come un insieme di rapporti tra grande impresa e subfornitori di varia dimensione. Secondo tale impostazione, comunque condivisa dai più, il termine reti d’impresa si presta ad un modello di riferimento tipico per le imprese di piccola e media dimensione, viceversa quello di impresa rete è 12

rappresentativo di una grande impresa che attua un processo di verticalizzazione. Il termine di impresa rete viene anche utilizzato per identificare particolari fenomeni fra cui: - accordi intesi non solo in riferimento ai contenuti economici, ma in particolare alle relazioni contrattuali, ai legami gerarchici; - al decentramento produttivo da imprese medio grande a struttura rigida centralizzata verso imprese subfornitrici; - filiere o costellazioni di imprese con cui si identificano sistemi di cooperazioni operativi attuati mediante accordi formali in assenza di rapporti societari ed organizzativi; - distretti industriali in riferimento a sistemi d’impresa di solito di piccole medie dimensioni omogenee o disomogenee localizzate su una determinata area territoriale. Le principali componenti strutturali di una rete sono: i nodi, denominati anche sistemi della rete, possono essere costituiti da entità diverse. Trattasi di unità giuridicamente autonome (aziende o altri enti civilisticamente autonome per esempio un consorzio, una associazione di categoria, ecc.) o di organismi interni dell’azienda (una business unit, una direzione funzionale, un ufficio, un reparto, ecc.) o anche le singole persone. L’importante è che essi siano soggetti capaci di una condotta autonoma, al tempo stesso autoreferenziata per la propria sopravvivenza e interattiva con gli altri sistemi per lo scambio di energia e valori. Conseguentemente i rapporti che si vengono a creare tra i vari nodi vengono definiti legami o connessioni fra i nodi. Tali possono essere suscettibili di forme varie in riferimento all’oggetto e alla finalità della relazione stessa. Per quanto attiene all’oggetto della relazione ci si riferisce sostanzialmente alla natura dello scambio sintetizzabile nella realtà in quattro tipologie: 1) transazioni: generatrici di network per lo scambio di prodotti/servizi; 2) scambi informativi: generatori di network della comunicazione; 3) scambi affettivi e normativi: generatori di network delle aspettative sociali; 4) associazioni di risorse: network di affiliazione o di “azione comune”. In base alla finalità delle relazioni si distinguono in: a) relazioni strategiche aventi per finalità ad esempio lo sviluppo di prodotti o all’ingresso in nuovi mercati; b) relazioni operative che riguardano accordi di scala o attività esternalizzate per ragioni legate alle strutture di costo. Infine l’ultima componente si identifica con le caratteristiche operative rappresentate da regole condivise in grado di permettere il successo alla rete: linguaggio comune, norme di condotta, sistemi di pianificazione e controllo, sistemi di progettazione e innovazione, sistemi di incentivazione comunemente riconosciuti e accettati. Il passaggio da un tipo di impresa a struttura tradizionale, rappresentata da strutture gerarchiche, ad un’impresa rete, si caratterizza per l’aumento di importanza dei sistemi di coordinamento e controllo dovuti alla crescente complessità. La trasformazione, poiché richiede la ridefinizione di tutti i componenti 13

della struttura organizzativa, non può semplicemente attuarsi mediante un adattamento automatico ma richiede, dopo aver attentamente analizzato l’aspetto strategico di tale iniziativa, una progettazione del nuovo assetto. Pertanto diventa indispensabile prima il ruolo del manager-architetto della rete per promuovere la formazione di reti, sviluppando l’idea e definendo i ruoli dei soggetti da coinvolgere. Successivamente il lavoro verrà continuato da un operatore-manager che, dopo aver valutato le aziende partners adatte, ne definisce i legami formali. L’impostazione di una struttura reticolare in tal modo pianificata e progettata serve a limitare i rischi dell’insuccesso. Di fatto, stante all’esperienza, le cause della crisi delle reti sono riconducibili non tanto ad una inadeguatezza della forma a rete quanto piuttosto ad oneri del management in sede di progettazione. CNA intende costruire reti di impresa in grado di realizzare progetti e soluzioni alla domanda posta dalla committenza, avendo come elemento di unificazione il prodotto o il mercato, non tanto il settore di appartenenza, attraverso un nuovo raggruppamento CNA Automazione.

5. CNA Automazione CNA Automazione è una nuova rappresentanza designata a promuovere l’innovazione tecnologica, ad offrire opportunità di crescita economica ed favorire l’integrazione delle imprese dei settori dell’elettronica, delle telecomunicazioni, della robotica, della demotica, della logistica integrata, della sensoristica, nonché degli engineering e degli spin-off dello sviluppo di nuovi prodotti. Negli ultimi tempi il sistema delle rappresentanze della CNA di ForlìCesena ha visto nascere nuovi organismi, CNA Econaturale, CNA Nautica, CNA Turismo e Commercio, alcuni dei quali con specifiche espressioni anche in ambito nazionale. Gli obiettivi che hanno motivato la scelta di CNA a costituire questo nuovo organismo sono: 1. nuova rappresentanza e sviluppo di opportunità economiche per le imprese: integrare le imprese in rete per generare massa critica ai fini presentarsi su commesse importanti. Cercare di integrare le imprese in rete per far si che anche le piccole imprese che pur avendo le forti potenzialità non riescono a fare massa critica per mettersi a confronto o in competizione con le grandi imprese. 2. possibilità di rappresentare gli interessi di “nuove” tipologie d’impresa, ad oggi al di fuori del contesto associativo di CNA. Con “nuove” s’intende spin-off universitari che anche nel nostro territorio stanno diventando un soggetto importante per lo sviluppo economico del territorio stesso. 3. per dare una risposta all’evoluzione del mercato: - sinergia fra meccanica, elettronica e ICT - sviluppo di nuove aree di mercato per le imprese della sub – fornitura Gli obiettivi che hanno mosso gruppi di imprenditori in questa direzione, trovano origine in diversi ambiti e sono riconducibili spesso a motivazioni 14

legate ad una maggiore visibilità di uno specifico sistema d’imprese, tra loro legate da fattori di mercato, di prodotto o di cicli produttivi, nonché mosse da obiettivi di sviluppo di un sistema a rete delle imprese stesse oppure, qualora il contesto fosse anche nazionale, per poter incidere in modo più significativo sulle politiche legislative che regolano un determinato settore. Una caratteristica di queste nuove forme di rappresentanza è sicuramente la “trasversalità” delle imprese rappresentate che trovano collocazione in Unioni della CNA che spaziano dalla “Produzione” ai “Servizi”, ma anche la “necessità” di aggregarsi, che muove da scelte utili ai fini dello sviluppo economico delle imprese aventi processi innescati dalla globalizzazione, è la molla che spinge gli imprenditori dinamici a rivedere le proprie strategie per creare valore e migliorare il potenziale competitivo d’impresa. I Consigli Europei di marzo e giugno 2005 hanno sancito la revisione della strategia di Lisbona definendone sia gli obiettivi, sia il metodo attraverso cui raggiungerli. Le priorità fondamentali sulle quali sviluppare il rilancio della strategia di Lisbona da parte delle Regioni, si declinano essenzialmente in tre temi, primo fra i quali la conoscenza e l’innovazione quali motori di una crescita sostenibile. Secondo la Commissione Europea occorrono nuove idee per rafforzare il processo d’innovazione con altre politiche quali la concorrenza, il mercato interno, la politica, le misure fiscali, l’istruzione e la formazione professionale, l’ambiente, la normalizzazione o il brevetto comunitario. Il Quadro Strategico Nazionale per la politica regionale di sviluppo 2007-2013, nelle valutazioni di scenario a medio-lungo termine, evidenzia che l’Italia ha e continuerà ad avere un forte potenziale produttivo, ma solo riavviando un deciso processo innovativo potrà utilizzare questo potenziale. Gli elementi di scenario mostrano un rapido cambiamento negli equilibri economici mondiali, con un graduale spostamento del baricentro dell’economia mondiale verso il Pacifico (legato alla rottura che la tecnologia dell’informazione ha prodotto nel monopolio indotto dai precedenti paradigmi tecnologici) e, in ambito europeo, verso l’Europa centro-orientale, chiudendo alcune opzioni di sviluppo ma aprendone altre, soprattutto a un paese che fosse capace di sfruttare nuovi e diffusi mercati di consumo, rilanciando innovazione e internazionalizzazione sul ceppo ancora robusto della propria imprenditorialità. Ancora le accelerazioni innovative e di produttività si potranno verificare solo se sarà elevato l’impegno di ricerca e se continuo sarà il rapporto fra ricerca e impresa, nonché applicazioni produttive. Al fine di contribuire allo sviluppo del Paese e con la funzione di realizzare obiettivi di crescita delle imprese associate, ovvero con l’intenzione di promuovere azioni volte a favorire il vantaggio competitivo delle imprese afferenti al sistema, CNA Associazione Provinciale di ForlìCesena ha ritenuto opportuno “raggruppare” le imprese riconducibili all’Automazione per meglio rappresentare gli interessi. Tale scelta trova origine, principalmente, nella volontà di creare opportunità di sviluppo, potendo e volendo agire nell’ambito dell’innovazione del prodotto, dei sistemi produttivi, della commercializzazione e dell’internazionalizzazione. D’altra parte, l’effetto della globalizzazione ha indotto nei mercati paesi nuovi e molto competitivi, sul piano sia dei contenuti tecnologici del prodotto sia dei costi (India, Cina, Corea, ecc...). Una risposta efficace delle nostre imprese può arrivare solo accentuando le caratteristiche e le 15

peculiarità del nostro sistema produttivo (design, creatività, innovazione, flessibilità, capacità di offrire servizi e soluzioni a problematiche produttive complesse) e superando i limiti di questo stesso sistema, riconducibili soprattutto alla destrutturazione delle imprese e alla mancanza di un sistema di relazioni tra le stesse. La creazione di reti di impresa in grado di realizzare progetti e soluzioni complesse alla domanda posta dalla committenza, risulta una strategia vincente se l’elemento di unificazione è rappresentato dal prodotto o dal mercato e non tanto dal settore di appartenenza. L’idea dunque di creare una rappresentanza trasversale tra imprese del settore meccanico, del settore impiantistico ed elettronico e del settore informatico, rappresenta una opportunità reale per aprire nuovi mercati e generare nuovi prodotti, in assoluta coerenza con la necessità di crescita strutturale e di competenze delle PMI e delle imprese Artigiane allo scopo di meglio competere nei mercati nazionali e internazionali e di favorire un processo di passaggio di imprese nei mercati nazionali e internazionali e di favorire un processo di passaggio di imprese dalla subfornitura e dal conto terzi alla produzione in conto proprio. Questa scelta è una risposta all’evoluzione delle richieste del mercato verso prodotti che siano il risultato di sinergie di competenze altamente specializzate, anche di imprese del terziario: oggi tali imprese si trovano inserite in un processo di trasformazione, a cui possono rispondere con reazioni di adattamento passivo o, meglio, con scelte di evoluzione proattive. Il ricorso a relazioni di “rete fra imprese” e una strategia atta ad innescare evoluti processi di governo aziendale, a generare nuovi raggruppamento di settori economici ed a ridefinire i confini operativi dei mercati. Sono ormai di uso comune termini quali intelligenza artificiale, interconnettività, tracciabilità, così come si sentono spesso citare processi di telecontrollo, sistemi embedded e RFID. Oggi parlare di progettazione modulare, di integrazione ERP, di strumentazione virtuale e di sensoristica distributiva, ad esempio, significa proiettarsi in un futuro neanche tanto prossimo, quando già la ricerca ci stupisce con lo studio di robot che fra 20 anni assisteranno gli anziani o con il sensore portatile che converte il testo dei libri in linguaggio Braile. Si può affermare che l’automazione rappresenta un settore di imprese dai confini non esattamente definiti, ma riconducibili ad “applicazioni di procedimenti scientifici e tecnologici atti ad affidare alle macchine lo svolgimento automatico di una procedura di lavoro”. Tali imprese, in larga parte, fanno riferimento ad una segmentazione dei comparti Meccanico, Impiantistico e dell’ICT in senso più generale. Si può di fatto prendere a riferimento un nucleo d’imprese importantissimo e vitale per l’economia della nostra regione, che è riconducibile soprattutto all’asse BolognaModena – Reggio Emilia. Il distretto dell’hi-mec (meccanica avanzata), avvalendosi dell’introduzione dell’elettronica e dell’informatica, ha sviluppato negli ultimi anni una forte attenzione alla meccatronica e alla robotica integrata ai processi di automazione industriale, generando un indotto di imprese del terziario avanzato, in grado di realizzare prodotti orientati sia al consumo finale che a quello intermedio. Dall’analisi delle banche dati di CNA, nella provincia di Forlì-Cesena 16

risultano essere presenti circa 400 aziende che sono riconducibili all’automazione. Sono presenti i seguenti settori produttivi: domotica: sistemi di gestione che consente di governare l'automazione di tutte le funzioni elettroniche che sono all'interno ad esempio di una abitazione che possono andare dal accendimento o spegnimento delle luci all'accendimento anche a distanza del riscaldamento con un SMS oppure la possibilità di vedere con una telecamera tutta la mappa dell’abitazione. - packaging - microelettronica - biomedicale - logistica integrata - farmaceutico - alimentare - chimico-plastico - zootecnico - agricolo - industriale “Nuove” tipologie d’impresa - engineering e imprese di progettazione - spin-off universitari - liberi professionisti che operano nei settori dell’automazione e dell’innovazione tecnologica. Tale “lettura trasversale” mostra che accanto ad inevitabili differenziazioni, sia di dimensione sia di mercati sia di produzione, vi sono linee di fondo comuni quali la scelta di una forte specializzazione e l’intento di maggior attenzione ai bisogni del cliente. L’analisi delle imprese interessate, mostra che accanto ad inevitabili differenziazioni, sia di dimensione sia di mercati sia di produzione, vi sono linee di fondo comuni quali la scelta di una forte specializzazione e l’intento di maggior attenzione ai bisogni del cliente. Ma presagisce anche che le sinergie che si possono creare per effetto del lavoro in rete vadano a produrre un effetto positivo in termini di risorse sia materiali, come gli impianti produttivi, le reti distributive e le reti logistiche, sia immateriali, come i brevetti, le conoscenze e le competenze. CNA Automazione vuole perciò dare alle piccole e medie imprese riconducibili a questo “seme” la possibilità di esprimere livelli elevati di creatività, rapidità e flessibilità, e rendere più idonee a convivere con i repentini mutamenti dell’ambiente economico. Gli obiettivi di questo nuovo raggruppamento sono: - dare vita a nuovi business: mettere insieme le imprese per affrontare nuovi mercati e sviluppare nuovi prodotti (a novembre del 2007 è stato formulato un codice etico che contiene le norme di comportamento professionale che le imprese devono comunemente rispettare), - sviluppo di prodotti finiti, andando a sfruttare al massimo il potenziale tecnico-specialistico delle imprese stesse, anche per le imprese che operano nel conto-terzi, - favorire la crescita culturale degli imprenditori, quali importanti attori 17

delle attività di sviluppo competitivo, focalizzandosi su cambiamento di valori e cambiamento di comportamenti, - formazione manageriale sul lavoro in rete d'imprese. La formazione deve assumere una diversa identità, alla luce della recente riforma dell’istruzione, per incontrare le reali esigenze delle imprese e rispondere ai bisogni in tempi compatibili con quelli imposti dalla concorrenza sui mercati, perché gli imprenditori associati sostengono che l’aggiornamento e la qualificazione professionale sono elementi vincenti per le piccole imprese, al pari della disponibilità di manodopera sul mercato. CNA Automazione esercita la rappresentanza sviluppando progetti su temi specifici, utilizzando le reti d’impresa, miste e anche reti di reti, per ottenere una massa critica (anche extraterritoriale) in grado di progettare e realizzare “soluzioni” per le committenze. Gli “strumenti” che si intendono adottare sono quelli dell’accesso alla ricerca ed allo sviluppo tecnologico, quelli dell’utilizzo delle leve della formazione e dell’integrazione col sistema dell’istruzione, quelli dell’accesso ai programmi di finanziamento dell’innovazione e dell’internazionalizzazione, fino ad oggi accessibili facilmente solo alle grandi imprese. Il modo di fare “impresa in rete” sarà condiviso nell’interno raggruppamento, e dovrà essere il risultato di attività e processi svolti da attori che si riconoscono quali membri di un preciso modello organizzativo, di cui condividono specifici valori e modi di essere. Le linee guida del piano di lavoro di CNA Automazione sono: 1. Imprese & Sistema della Ricerca (Università-CNR) Indubbiamente l’innovazione è uno dei motori principali della competitività delle imprese. Non tutte però posso sostenere i costi di un laboratorio di ricerca interno o di risorse umane qualificate. In particolare, le imprese di piccole o medie dimensioni tendenzialmente si trovano spesso in difficoltà nel sostenere attività di ricerca che utilizzino strutture già esistenti, quali università, centri di ricerca pubblici o privati, laboratori. Per sopperire a queste difficoltà, occorre costruire una strategia che includa soluzioni per il reperimento di risorse umane, per garantire l’accesso alle strutture di laboratorio e, non ultima, l’individuazione di risorse finanziare a copertura degli investimenti che un progetto di ricerca richiede. Il modello di lavoro che si propone è quello di creare una condizione di reciprocità tra esigenze di innovazione delle imprese e applicazione della ricerca tecnologica sviluppata dai centri di ricerca e dalle Università. Soprattutto grazie alla costruzione di reti miste si vuole andare a costruire una relazione stabile, anche giuridico/commerciale, tra i due sistemi, in modo che ognuno rappresenti costantemente opportunità per l’altro. In particolare, si vogliono andare a favorire processi di trasferimento tecnologico tra Università e Impresa: Università, in quanto comunità che produce conoscenza scientifica e tecnologica (offerta); Impresa, in quanto che applica, in specifici ambiti, la conoscenza scientifica e tecnologica come capitale sociale e culturale che entra a far parte delle risorse invisibili e del suo management (domanda). Il compito del Raggruppamento sarà necessariamente quella di garantire il funzionamento del modello, attraverso risorse e procedure dedicate: il ruolo di CNA sarà quello di garantire la necessaria integrazione tra i diversi partner, di ricerca e supporto all’azione di Capacity Building, di Fund 18

Raising e di apertura al mercato delle piattaforme di sviluppo ed innovazione tecnologica promosse dalla Rete stessa. Sarà possibile avvalersi anche di specifiche figure in grado di “facilitare “ il processo di integrazione di ogni singola Rete, utilizzando risorse dedicate ad altamente qualificate acquisite tramite i bandi per Borse di Ricerca. Di strategica funzione, inoltre sarà il coinvolgimento degli spin-off universitari, il cui ruolo andrà a garantire efficacia e rapidità nello scambio di informazioni nei processi di trasferimento tecnologico delle Università o dai Centri di Informazioni nei processi di trasferimento tecnologico delle Università o dai Centri di Ricerca verso le imprese, ma anche a valorizzare i risultati scientifici e le competenze dei gruppi di ricerca. In effetti, la tecnologia, di per sé, non costituisce un vantaggio competitivo: l’uso che si è capaci di farne fa la differenza. Solo disegnando processi e modi di operare in funzione delle potenzialità tecnologiche via via disponibili si potrà consentire di produrre valore per le imprese. 2. Sviluppo di nuovi prodotti – relazioni generative di business. La complementarietà delle imprese riconducibili a CNA Automazione potrà consentire alle stesse di cooperare sullo sviluppo di prodotti finiti, andando a sfruttare al massimo il potenziale tecnico-specialistico delle imprese stesse, anche per le imprese che operano nel conto-terzi. Grazie a relazioni di condivisione generate nell’ambito di tavoli tecnici aventi come obiettivo quello di dar vita a nuovi business, si andranno ad avviare nuove strutture organizzative, o a scoprire nuove fonti di approvvigionamento, o a ricercare nuovi mercati da penetrare. Il risultato sarà conseguito grazie alla contaminazione di conoscenze che si verifica qualora l’obiettivo condiviso sia quello di generare valore per le imprese. Le conoscenze tendono ad essere in gran parte incorporate nelle singole persone e radicate nell’azione. Ciò non significa che la conoscenza nella piccola-media impresa sia largamente non esternalizzabile: la conoscenza può essere intrinsecamente tacita – e, quindi, non separabile, attraverso processi produttivi. In particolare si andranno a progettare prodotti in sintonia con le caratteristiche fisiche e gestionali dei diversi sistemi produttivi, operando in modo organizzato in forte integrazione con il mercato, con un uso razionale ed efficiente delle risorse. I principali strumenti che si adotteranno saranno il “project planning” per sviluppare piani di progetto, e il “time to market”, cercando di privilegiare, rispetto ai concorrenti, la velocità di introduzione dei nuovi prodotti nel mercato. Mentre particolare attenzione sarà riservata al costo del prodotto, cercando di realizzare un livello complessivo di costi più basso rispetto alle aziende concorrenti, e alla qualità-affidabilità. Tentare di alterare lo status quo del confronto competitivo, mettendo in discussione le fonti del proprio vantaggio con la consapevolezza che, se non si agisce in tal senso, potrebbe essere i competitors a farlo, significa sì introdurre nuovi prodotti, servizi e tecnologie, ma può significare anche abbandonare il passato e le tradizioni dell’impresa per intraprendere nuove vie di sviluppo ed affermare nuove soluzioni in grado di generare valore per la domanda. 3. Formazione e cultura - conoscenza La conoscenza è un terzo fattore economico che influenza in modo determinante la crescita economica di lungo periodo. 19

I mutamenti strutturali, economici e sociali che sono innescati dalle innovazioni, inducono le organizzazioni ad interrogarsi su quali siano le modalità più efficaci per gestire la complessità e la dinamicità con cui si confrontano nel loro operato. Cresce il convincimento che, per assicurare sopravvivenza e sviluppo, sia necessario conoscere ed intervenire sui nuclei culturali e valoriali che sostengono ed orientano le scelte e l’azione dei sistemi organizzativi. Questo sostrato è costituito dalle persone, dalle relazioni che queste instaurano tra di loro e nei confronti del sistema a rete, dai valori che condividono e dal modo in cui vivono la loro “appartenenza” all’organizzazione. Si andranno a realizzare attività formative aventi l’obiettivo di favorire la crescita culturale degli imprenditori, quali importanti attori delle attività di sviluppo competitivo, focalizzando su: - cambiamento di valori - da conservazione a espansione, da competizione a cooperazione, da quantità a qualità, da gerarchia a rete; - cambiamento di comportamenti - da indipendenza a interdipendenza, da controllo a fiducia, da sicurezza ad adattabilità, da conformismo a creatività.

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