Non c’è innovazione senza risultato

Ci siamo accorti di parlare spesso, nelle pagine di questo giornale, di innovazione. Forse ne parliamo troppo spesso. E l’eccesso fa perdere al termine senso e forza: nel momento in cui tutto viene etichettato come “innovazione”, rischiamo di perdere la nozione di cosa effettivamente sia innovativo. Secondo Peter Drucker, uno dei guru della teoria del management, è innovazione «un cambiamento che crea una nuova dimensione di performance.» E la definizione ufficiale data dal Ministero dell’Industria britannico è «lo sfruttamento efficace di nuove idee.» Queste definizioni ci riportano al nocciolo del problema: non c’è innovazione senza risultato. In assenza della dimostrazione della sua efficacia economica - che si manifesti attraverso un miglioramento misurabile della produttività, della qualità, del vantaggio competitivo o della quota di mercato - un prodotto, un processo o una prassi operativa non possono essere definiti innovativi, per quanto possano essere nuovi. Un’idea creativa non è che la base e il presupposto dell’innovazione. Ma per promuovere l’innovazione si deve agire sulle idee creative in modo da generare una differenza tangibile, quantificabile e riconoscibile nello stato delle cose. Il confondere, come spesso facciamo, l’invenzione – o la semplice novità - con l’innovazione ci distrae da un concetto fondamentale per ogni organizzazione aziendale: l’innovazione è ciò di cui si nutre l’attività d’impresa, perché senza innovazione non c’è crescita. Proprio sulla base di questa considerazione, vorremmo avviare una riflessione a più voci, sulle pagine del Perini Journal, sul concetto di innovazione, sui processi che la promuovono e su cosa, nel nostro settore, abbia effettivamente rappresentato un’innovazione nel recente passato. Nel frattempo, promettiamo una maggiore cautela nell’uso del termine. Walter Tamarri Direttore Responsabile

There is no innovation without results
We have noticed that in the pages of this Journal we often speak about innovation. Maybe we speak about it too much. And excess, in the end, makes a term lose meaning and strength. When everything is labeled as “innovation”, we risk missing the notion of what is actually innovative. According to Peter Drucker, one of the gurus of management theory, innovation is “a change that creates a new dimension of performance.” And the official definition given by the British Ministry of Industry is “the effective exploitation of new ideas.” These definitions take us to the core of the issue: there is no innovation without results. Without a demonstration of its economic efficacy – whether this be shown through a measurable improvement in productivity, quality, in a competitive advantage or in market share – a product, a process or a practice cannot be defined innovative, even though it may indeed be new. A creative idea is just the basis and the requirement for innovation. But in order to promote innovation, we must work on creative ideas in order to generate a tangible difference, quantifiable and recognizable in the status quo. Confusing, as is often done, the invention – or the mere novelty – with innovation distracts us from what is a fundamental concept for every business organization: innovation is what nourishes the activity of a business, because without innovation there is no growth. And it is precisely on the basis of this consideration that we would like to initiate a global reflection on the pages of the Perini Journal, on the concept of innovation, on the processes that promote it and on what, in our field, has truly represented an innovation in the recent past. In the meantime, we promise greater caution in the use of the term. Walter Tamarri Editor-in-Chief

Nella pagina accanto:“Scala per équipe” di Jacques Carelman.

Facing page:“Team ladder” by Jacques Carelman.

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