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VINCENT VAN GOGH

Considerato uno dei grandi precursori dell'arte moderna, Vincent Van Gogh contribuì in maniera decisiva al
superamento dell'impressionismo.
Vincent giunse piuttosto tardi alla pittura, dopo essere passato attraverso diverse esperienze. Ad Amsterdam studiò
per essere ammesso, senza successo, alla facoltà di Teologia e soggiornò per tre mesi vicino a Bruxelles presso una
scuola di evangelizzazione, ma al termine di quella esperienza non fu giudicato idoneo. Unico incarico temporaneo
che gli fu assegnato fu quello di Evangelista laico, che svolse in un paesino della Regione mineraria presso Mons. Qui
prese talmente a cuore le sorti e i diritti dei lavoratori da essere considerato dalle gerarchie ecclesiastiche
socialmente pericoloso. Da quel momento crebbe in lui una crisi interiore che lo portò a condurre una vita sempre
più tormentata.

All'inizio della carriera artistica Vincent fu profondamente attratto dalla vita dei contadini, dal lavoro dei campi, dalla
miseria dei minatori e dei tessitori. Nell'opera Mangiatori di patate, con toni cupi e bituminosi, egli ritrasse una
famiglia di contadini mentre consumava un pasto a base di patate in un misero interno. Le fisionomie sono rilevate
nella loro grossolanità, ma le pose e le espressioni, serie e composte, esprimono grande dignità. Questa non è
un'opera di denuncia sociale, ma un messaggio di profonda solidarietà nei confronti di coloro che hanno consumato
la propria vita nel lavoro dei campi, e questo lo si denota dal fatto che l’artista ha voluto mettere in risalto i volti dei
contadini segnati dalla fatica e dalla miseria, le mani deformate dal lavoro, i corpi rivestiti di panni poveri,
illuminandoli dall’unica misera luce fioca, ovvero la lampada ad olio. Anche i colori utilizzati rimandano ai campi,
infatti questa sembra quasi un’opera monocromatica: vengono utilizzati i colori neutri, bruni.

A 33 anni, Vincent si recò a Parigi dal fratello Theo, giovane mercante d'arte; l'unica persona in grado di stargli vicino
nei momenti di difficoltà, con il quale intrattenne una fitta e lucida corrispondenza. Grazie alla serie di autoritratti da
lui realizzati nel tempo, si nota come la sua pittura sia in continua evoluzione nel tempo, fino allo sviluppo di un
proprio stile pittorico, caratterizzato da pennellate espressive e colori forti.

Il desiderio di calore e di quiete dopo i due anni di febbrile attività parigina spinse Van Gogh a trasferirsi ad Arles, in
Provenza, dove alla fine dell'anno lo raggiunse Paul Gauguin. Il sogno a lungo accarezzato era di costituire una
comunità di artisti battezzata ‘Atelier del sud’, e per l'occasione decise di affittare la cosiddetta casa gialla. Fu proprio
durante la permanenza ad Arles che avvenne uno degli episodi più controverse drammatici della vita di Van Gogh. Il
pittore, dopo un tentativo di aggressione ai danni di Gauguin, si tagliò la parte inferiore dell'orecchio sinistro e la
portò in un bordello per farne regalo a una prostituta. La crisi che colpì Van Gogh, lo portò ad essere ricoverato
nell'ospedale di Arles; solo più tardi si saprà che l'artista soffriva in realtà di una forma di epilessia.
Van Gogh dipinse La camera da letto, dove raffigura un ambiente della casa gialla di Arles: un letto rifatto, un
tavolino con oggetti per la cura personale, quadri casualmente disposti. Il fine dell'opera era far riposare il cervello.
Segni scuri e decisi disegnano i mobili, mentre i colori sono senza ombre. L'immagine destabilizza per il suo vago
senso di deformazione prospettica, anticipazione dell'Espressionismo.

Dopo un breve internamento in ospedale, il pittore lascio Arles per Saint-Remy, dove si fece ricoverare nel locale
istituito per alienati.
Notte stellata appartiene un periodo molto tormentato dalla sua vita, caratterizzata da crisi ma anche da fasi
notevolmente produttive. Realizza più ‘Notti stellate’, ma questa è quella con le pennellate più turbinose.
Realizzato con colori a olio su tela, il dipinto presenta pennellate circolari, ampie, sicure e frenetiche allo stesso
tempo, che si succedono le une alle altre. Il colore dominante e il blu, rischiarato dal bagliore delle stelle bianche,
arancioni e gialle.
Van Gogh rappresenta un paesaggio stellato Sopra la città di Saint-Remy-de-Provence in Francia, ma
l'interpretazione che ne dà è assolutamente personale: gli alberi in primo piano assumono le fattezze di alte fiamme,
mentre il cielo e le stelle volteggiano in una visione cosmica. La composizione del dipinto è ancora tradizionale: i
cipressi a sinistra, il villaggio lontano. Ma la stesura pittorica risponde sempre più violentemente alla necessità di
piegare la visione esteriore delle cose al sentire interiore. Il quadro è un pretesto per registrare gli impulsi, per
esprimere il proprio rapporto con la realtà delle cose. Le pennellate testimoniano l’emotività, l'angoscia dell'artista
ma anche la profondità con la quale apprezza la bellezza del mondo.
L'ultima tela dipinta da Van Gogh fu probabilmente Campo di grano con volo di corvi. Sotto un cielo blu cobalto
cupo e innaturale, egli tracciò dei segni gialli per indicare il grano, altri tratti verdi e rossi per segnalare le strade che
attraversano i campi, pochi segni neri a raffigurare un volo di corvi. Il tutto è una mirabile sintesi di colore, materia e
segno, condotte a un livello magistrale di espressione di dramma. Van Gogh è riuscito a raffigurare sulla tela un
paesaggio interiore, il suo tormentato paesaggio, fatto di solitudine e disperazione.
Alcuni giorni più tardi Vincent Van Gogh si sparò un colpo di pistola al petto. Morì due giorni dopo il 29 luglio 1890.
Aveva solo 37 anni.