You are on page 1of 4
Gustav Klin, Fregio di Bee- thoven, 1902, (particolare Vienna, Sala della Seces sione. Jean-Honore Fragonard, Lalezione di musica, 1760-1768, Parigi, ‘Museo dei Louvre. 1. La forma sonata. Le forme sonata La sonata é una forma strumentale che ha una lunga storia. Nel petiodo di Mozart ¢ Beethoven si era assestata in una structura in tre © quattro movimenti (sia per un solo strumento che per pitt strumenti). II primo movimento, asua volta, generalmente era organizzato in una particolare forma che si chiama proprio “forma sonata’. Essa era diffusissima in quell’epoca: tutti i primi movimenti di sonate, sinfonie, quartetti, trii, ecc. erano costruiti in questo modo. E non mancano influenze della forma sonata anche nella musica vocale e nel concerto per strumento solista ¢ orchestra. Con questa varieti di applicazioni, da parte di moltissimi compositori, non ci si stupira del fatto che non sia possibile parlare di una sola forma sonata. Il pianista e musicologo Chatles Rosen ha scritto qualche anno fa un libro intitolato proprio Le forme sonata (Sonata Forms, 1980, trad. it. 1986), per evidenziare la molteplicita di modelli rinvenibili. Pau sowtenro cea Saar Kea Cercheremo qui di semplificare il discorso, facendo riferimento anche a quanto scrivevano i teorici dell’epoca. Esposizione, sviluppo, ripresa » In generale si pud dire che la forma sonata si suddivide in tre sezioni principali: una esposizione (ritornellata), uno sviluppo ¢ una ripresa (ripetizione con qualche variante dell’esposizione). Se facciamo riferimento allo schema di qualsiasi discorso verbale, possiamo trovare delle analogie: nella parteiniziale (esposizione) di solito esponiamo quelli che saranno gli argomenti da trattare. Nella parte centrale del testo (sviluppo) sviluppiamo le argomentazioni, ampliandole e cercando anche di confutare eventuali ipotesi contrarie. Nella parte conclusiva Joseph Kar! Stieler, Ritratto di Ludwig van Bee- Gipret) salemiamo con magne av neconpebneltatns convinzione Vipotesi iniziale, che é stata ‘messa alla prova con varie argomentazioni. Non molto diversamente avviene in questa struttura (con laggiunta del ritornello delPesposizione). Esposizione (ritornello) ed cre Una forma bipartita » Alla fine del Settecento, i teorici descrivevano forme come questa in relazione alle aree tonali che venivano raggiunte. Veniva indicato un principale spostamento di tonalita, che doveva essere realizzato entro la fine della prima parte (poi ritornellata). La seconda parte iniziava nella nuova area tonale ¢ si riportava poi nella tonalita dimpianto. In modo maggiore, lo spostamento classicamente si verificava dal tono d’impianto verso la tonalita della dominante (con ritorno poi nella parte conclusiva alla tonica): ad esempio da do maggiore a sol maggiore. In modo minote, lo spostamento era dal tono d’impianto, al tono del relativo maggiore: ad esempio da do minore a mi bemolle maggiore. esposizione (con ritomello) sviluppo e ripresa dal tono dal | alV dalVall dal tono dat | m al relativo M al relativo M al tono del Im In termini di spostamenti tonali, era definita quindi come forma bipartita (cio’ suddivisa in due parti). enous | LAFORMA SONATA SS 1 Sov ee Ee La fantasia dei compositori » I compositori interpretarono nelle maniere pit ™H— diverse questo spostamento di area tonale. Non sempre lo spostamento avveniva verso le tonalita previste. Oppure una volta giunti nella nuova tonalita, potevano succedere varie cose: Mozart, ad esempio, era molto generoso nel proporre nuove melodie. Spesso nella prima area tonale proponeva vari motivi melodici diversi © cosi nella seconda area tonale. Si parla in questi casi di “primo gruppo” (cio? gruppo di motivi nella tonalied della prima area armonica) e di “secondo gruppo” (gruppo di motivi nella tonalitd della seconda area). Haydn, al contrario, spesso amava mostrare la sua bravura utilizzando un solo elemento tematico per tutto il brano: il medesimo tema era presentato nella prima c nella seconda area tonale. Beethoven, invece, in molte composizioni propone due temi principali: uno nella prima area armonica e uno nella seconda. Una forma tripartita e bitematica » In seguito, i teorici che nel? Ottocento studiarono la forma sonata furono ammirati soprattutto dall'uso che ne faceva Beethoven nelle sue opere pitt note. Descrissero quindi una tipologia di forma cui lo spostamento verso la nuova area armonica coincideva con la n solo nuovo elemento tematico. In Beethoven i due principali i sono generalmente molto contrastanti (spesso il primo molto energico cil secondo cantabile) ¢ l'articolazione della forma in questo senso molto chiara. Dando importanza agli elementi tematici, risulta molto in evidenza anche sonata presentazione elementi temati il momento della ripresa, in cui si ripresentano i temi della parte iniziale, stavolta entrambi in tono d’impianto, La forma sonata descritta dai teorici dell’ Ottocento & quindi definita: tripartita e bitematica, secondo la seguente articolazione. Cee uno) ry frees) primotema | secondo tema | elaborazione motivica | primotema | secondo tema modo M1 v modulante 1 ' modom:1 | relativo M modulante 1 ' In realta questo schema, tramandato nella teoria fino al Novecento, é molto rigido, € non rende giustizia nemmeno a molte composizioni dello stesso Beethoven. Sulla base degli studi pit: recenti ¢ cercando di comprendere anche stili un po’ diversi, possiamo proporre il seguente schema. un) rad rey I gruppo tematico | Il gruppo tematico | elaborazione motivica | | gruppo tematico | II gruppo tematico modo M: | Marea armonica | modulante ' ' modo m: 1 Marea armonica | modulante ' ' 142