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05/02/2019

IL ‘600 IN
I TA LI A :
L A N A S C I TA D E L
M E LO D R A M M A

LE ORIGINI DELLA MUSICA EUROPEA


- IL MEDIOEVO
La musica europea ha avuto le sue origini nel Medioevo. E’ vero che essa sia esistita in Europa assai prima di quel
periodo ma di quella fase più antica non è rimasta traccia. Si hanno solo alcune descrizioni lasciate da scrittori come
Platone o Aristotele ma quelle descrizioni sono lontane dall’offrire un’esperienza diretta della musica greca.

M US IC A P ROFAN A M US ICA S AC RA
Le caratteristiche della musica profana non IL CANTO GREGORIANO ( dall’VIII al XII secolo d.C.)
erano le stesse in tutta Europa: • Il nome deriva da Gregorio Magno, papa al quale viene
Tra il1050 ed il 1250 nella Francia del Sud e del attribuita la riforma del canto liturgico cristiano
Nord si diffondono i trovatori e trovieri che • E’ un canto monodico = una sola voce o più voci
diffondono canzoni monodiche in lingua volgare all’unisono che seguono una linea melodica
di temi amorosi.
• Solitamente interpretato da voci di uomini o bambini
In Italia l’abbandono della lingua latina lo si
• In latino
ritrova nelle laude, canzoni religiose in volgare
che risalgono al XIII secolo. I temi non potevano • A cappella cioè senza accompagnamento strumentale
essere amorosi. • Per secoli i canti vennero trasmessi oralmente, poi si
La Chiesa non vedeva di buon occhio queste usò la notazione NEUMATICA, in modo che potessero
manifestazioni. essere fissati sulla carta e trasmessi alla posterità

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https://www.youtube.com/watch?v=CAmydVsNMqM

LA SITUAZIONE MUSICALE DOPO IL 1000


DAL CANTO GREGORIANO ALLA POLIFONIA
Dopo il 1000 la musica segue un lento e graduale passaggio
dalla MONODIA ( una sola voce all’unisono) alla POLIFONIA ( pluralità di voci)
M US IC A P ROFA N A M US ICA S AC RA

La fucina della musica polifonica profana è la I primi tentativi di polifonia affiancano all’unica voce
Francia nel XII secolo. una seconda voce che canta seguendo una linea
diversa.
Le forme più importanti sono il RONDELLUS Esempio: Rex coeli, Domine maris undisoni
ed il MOTTETTO
https://www.youtube.com/watch?v=2HkeLJT0vuE
I primi tentativi di creazioni polifoniche nascono e si
Esempio Sumer is icumen in sviluppano in Francia :
L’ars Antiqua ( dal 1000 al 1300) che ha i suoi autori
https://www.youtube.com/watch?v=b4FU8yz4B
più significativi in Leonino e Perotino che lavorano
YY presso la cattedrale di Notre Dame a Parigi e
L’ars Nova (1300) il cui massimo esponente è
Guillaume de Machaut

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LA SITUAZIONE MUSICALE NEL ‘300 E ‘400


M US ICA P ROFA N A M US IC A S ACRA
Prima testimonianza in Italia: 1340 E’ la musica composta per funzioni religiose
Il ritorno della sede papale da Avignone Si hanno:
conduce in Italia una schiera di musici e LE MESSE, maggiore esponente Giovanni
cantori francesi che portano in Italia le Pierluigi detto il Palestrina
innovazioni polifoniche.
lL MOTTETTO forma minore di musica sacra a
Tre forme si sviluppano in Italia: più voci
Il MADRIGALE: breve composizione poetica di
otto versi di argomento bucolico-amoroso e GLI IMPROPERI che sono delle cantate a più
poi politico, satirico su testi di autori voci eseguite la settimana santa
importanti quali Tasso, Petrarca e Ariosto LA CORALE, cantata sacra in lingua tedesca
eseguito da 5 a 8 voci Tutte in forma polifonica
La BALLATA a tre voci https://www.youtube.com/watch?v=Ot6Cv8T3p
La CACCIA che descriveva scene di caccia As
con impiego della imitazione a canone

Il Quattrocento vede l’affermazione della polifonia dei Fiamminghi

LA SITUAZIONE MUSICALE NELL’ULTIMO


QUARTO DEL XVI SECOLO
M US ICA P ROFA N A M US ICA S AC RA

Si sviluppa fortemente la musica Continuano ad esistere i generi del periodo


strumentale. precedente.
Inizialmente sono trascrizioni di chansons https://www.youtube.com/watch?v=H3v9unp
vocali chiamate canzone da sonar, poi hfi0
nascono forme di scrittura e stili propri.

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IL MELODRAMMA
Due aspetti della musica POLIFONICA vengono Di questi due problemi si discuteva negli
messi in discussione verso la fine del ‘500: ultimi decenni del Cinquecento a Firenze,
- l’intreccio polifonico di più voci autonome che
nella casa del Conte Bardi, dove si ritrovano
rendeva quasi impossibile
comprendere il testo che veniva cantato; vari intellettuali e musicisti dell’epoca in
quella che fu definita la ‘Camerata dei
- nella musica polifonica si rilevava la difficoltà di Bardi’. Tra di essi vi era anche Vincenzo
comunicare le emozioni (o, come Galilei, padre dello scienziato Galileo Galilei.
venivano chiamate allora, gli affetti )

Quello su cui essi si trovarono concordi fu l’intuizione di come entrambi gli aspetti
problematici si sarebbero risolti passando dalla polifonia alla MONODIA
accompagnata, ovvero a un tipo di canto affidato a una voce singola sostenuta da un
accompagnamento.

Gli intellettuali della Camerata dei Bardi nel loro appoggiare la monodia accompagnata si
rifacevano inoltre al prestigioso teatro tragico degli antichi greci (considerati modello
sommo da seguire e imitare) che si riteneva fosse una forma teatrale in cui gran parte dei
dialoghi e monologhi dei personaggi venissero cantati anziché recitati.
Da tutte queste riflessioni e da tutti questi stimoli che nasce l’idea del “recitar cantando”:
ovvero di un dramma in cui (secondo il modello già dell’antico teatro greco) i personaggi anziché
recitare le loro battute, le cantano. Un dramma, quindi, tutto in musica: il melodramma.
Con un canto ad una voce sola le parole diventano comprensibili, è possibile veicolare le
emozioni e gli affetti suscitati dal testo poetico che si sta intonando.

CARATTERISTICHE DEL NUOVO STILE CHIAMATO


RECITAR CANTANDO
- La linea vocale è poco melodica, una via di mezzo tra il recitare e il cantare, come una sorta di
amplificazione del linguaggio parlato
- Per valorizzare la voce è necessario un accompagnamento leggero che sostiene i cambi di emozione
che il cantante esprime nel suo «recitar cantando» chiamato basso continuo

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I PRIMI MELODRAMMI
Fin da subito il nuovo genere del melodramma suscitò aspre critiche. In molti sottolineavano come
fosse assurdo concepire un dramma in cui i personaggi anziché parlare cantavano; ...e anche per
rispondere a tali critiche i compositori scelsero volutamente nelle prime opere delle trame
ispirate a vicende mitologiche, aventi come personaggi dei o semidei, ninfe dei boschi, pastori di
epoche leggendarie ecc.: in tal modo, infatti, era più facile giustificare che – trattandosi di
ambientazioni mitologiche, leggendarie, favolose – i personaggi comunicassero fra di loro in ‘recitar
cantando’.

MITO DI ORFEO E EURIDICE


scelta non casuale giacche si tratta del mito che più di ogni altro celebra la musica e la capacità
della musica di comunicare e suscitare sentimenti. Euridice è morta e Orfeo riesce grazie alla
musica a compiere ciò che nessun uomo e mai riuscito a fare: sconfiggere la morte,
attraversare la barriera che separa la vita e morte (Orfeo e un cantore ed e col proprio canto
che riesce a convincere il guardiano degli Inferi a lasciarlo entrare nel regno dei morti per
riportare in vita l’amata Euridice).

t e r m i n e
La parola Melodramma è stata creata partendo dal greco μέλος, melos, che significa “canto”,
“musica” e, sempre dal greco ma presente in tutte le lingue europee, δρᾶμα, dram(m)a,
che significa “teatro”, “mess’in scena” – e non ha alcuna connotazione “drammatica”
come può avere in italiano.

d o v e
Firenze

q u a n d o
1600
c o s a
Primi melodrammi:
L’Euridice di Jacopo Peri https://www.youtube.com/watch?v=6Z1i4aYgmyc
L’Euridice di Giulio Caccini
su libretto di Ottavio Rinuccini

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sul rigo superiore la melodia (e


le parole) intonata dal cantante;

nel rigo inferiore, scritto in


chiave di basso, la linea del basso
continuo, da eseguire con gli
strumenti che più si ritenevano
opportuni.
Il basso continuo è una linea di
accompagnamento, scritta su un solo
pentagramma in chiave di basso, che
accompagna la melodia dall’inizio alla fine
(ecco perche ‘continuo’). Per il basso
continuo non viene specificato lo
strumento che deve suonarlo: sta
all’esecutore/al direttorestabilire come
eseguire la linea del basso (un violoncello,
ad esempio, o un liuto, un clavicembalo,
un organo, un’arpa o anche combinazioni di
piu strumenti insieme), a seconda
dell’atmosfera espressiva che si vuole
L’EURIDICE di Jacopo Peri creare, e magari anche arricchendo la linea
del basso con variazioni, accordi e arpeggi

CHI SONO?
Ottavio Rinuccini è stato un librettista e poeta italiano
A lui si devono i primi libretti della storia del melodramma italiano.
In occasione delle nozze di Maria de Medici , figlia del granduca di Toscana
Francesco I de’Medici con Enrico IV di Francia, celebrate nel Duomo di
Firenze il 5 ottobre 1600, Ottavio Rinuccini scrisse un testo, l’Euridice.

I compositori Jacopo Peri e Giulio Caccini lo musicarono quasi


contemporaneamente. Il melodramma l’Euridice fu rappresentato per la
prima volta a Palazzo Pitti il giorno successivo al matrimonio con la musica
di Jacopo Peri, il quale tuttavia utilizzò anche due arie (l'aria di Euridice e
l'aria del pastore) e il coro "Al canto, al ballo" di Caccini.

Altro importante compositore è Claudio Monteverdi. Famoso il suo Orfeo


rappresentato per la prima volta a Mantova su libretto di Alessandro
Striggio.

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DOVE
Le prime opere vengono rappresentate nelle corti, all’interno dei palazzi, in occasioni di feste
principesche (matrimoni, avvenimenti speciali ecc.). Particolarmente appassionati al nuovo genere del
melodramma sono le corti di Firenze e Mantova.

Il grande successo dell’opera lirica fa si che essa dalle corti di Firenze e di Mantova si propaghi ben
presto in altre corti d’Italia ed Europa. Per parecchio tempo essa rimane pero un genere di
spettacolo riservato agli aristocratici, rappresentato esclusivamente nelle corti: ci vorranno più di
trent’anni prima che l’opera lirica diventi accessibile a tutto il pubblico, e ciò avverrà quando –
ormai convinti del gradimento suscitato dal melodramma – si inizieranno a rappresentare le opere
nei teatri, consentendo a tutti di potervi assistere dietro il pagamento del prezzo del biglietto. Si
passerà quindi dalla stagione della cosiddetta ‘opera di corte’ a quella dell’opera ‘mercenaria’, a
pagamento (si parla in proposito anche di ‘opera impresariale’, perchè veniva gestita da degli
impresari come fosse un’impresa, con spese, guadagni ecc.). La prima opera lirica rappresentata in
un teatro a pagamento fu l’Andromeda, che andò in scena nel 1637 al Teatro S. Cassiano di Venezia.

L’OPERA TRA LA FINE DEL SEICENTO E L’INIZIO DEL


SETTECENTO
Il fatto che l’opera diventi un genere “di consumo”, che deve mantenersi ‘in attivo’ attraverso le
entrate derivanti dai biglietti venduti, fa si che i compositori, nello scrivere i loro melodrammi,
cerchino di andare incontro il più possibile a quelli che sono i gusti e le tendenze del pubblico, in
modo da riuscire ad assicurarsi un buon successo (e quindi ingenti guadagni). Da ciò deriva, a
partire della seconda meta del Seicento, il progressivo aumento delle arie all’interno delle opere:
sono infatti le arie i momenti che – com’era prevedibile – il pubblico dimostrava di apprezzare
maggiormente; ...e tali arie sempre più diventano non solo dei momenti di espressività, ma
soprattutto delle occasioni per mirabolanti esibizioni vocali, in cui gli interpreti si cimentano nei più
sensazionali virtuosismi. E in questo periodo che, in linea con tali cambiamenti, acquistano una
sempre maggiore importanza le figure dei cantanti (in particolare castrati), venerati dal pubblico
come fossero delle popstar o rockstar dei giorni nostri.

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L’opera della fine del Seicento e di tutto il Settecento e dunque dominata dalle figure dei cantanti e
dall’importanza delle arie.
A livello strutturale si configura come un’alternanza
- di recitativi (nello stile di quello che veniva alle origini denominato ‘recitar cantando’, quindi con la voce
accompagnata da un essenziale basso continuo).
Tale tipologia di recitativo si definisce secco.
- e di arie (in cui la voce e accompagnata da tutta l’orchestra e in cui la melodia, più orecchiabile, si
organizza in ‘forme chiuse’, con ripetizioni, riprese ecc.).

Se durante i recitativi l’azione prosegue, il tempo scorre (accadono gli avvenimenti), durante le arie e invece
come se il tempo si fermasse: l’aria e una specie di oggettivazione dell’affetto, dell’emozione, come se noi,
durante l’aria (con il tempo che si sospende) potessimo sbirciare nell’anima del personaggio e conoscere il
sentimento (l’affetto che sta provando), e di cui l’aria ci offre una perfetta .
Il fatto che le arie siano rappresentazioni di affetti standard (ira, furore, nostalgia, amore, gioia, invidia,
rassegnazione, allegria ecc.) fa si che le opere italiane possano essere comprese, nelle linee generali della loro
trama, anche all’estero, anche da chi non conosce la lingua italiana. E infatti anzitutto la musica a permettere a
chi ascolta di capire quale sia lo stato d’animo del personaggio.
E il vantaggio non è da poco, visto che, fino alla fine del Settecento, l’opera lirica viene composta
ed eseguita in tutta Europa in lingua italiana (salvo rari casi e con l’eccezione della Francia, dove l’assolutismo
nazionalista del re Luigi XIV porto alla creazione di un’opera lirica in francese, denominata tragédie lyrique).

DIFFERENZE TRA IL ‘600 ED IL ‘700


Melodramma del ‘600 Opera del ‘700
(Peri, Caccini, Monteverdi) (Vivaldi, Haendel, Mozart)
STILE RECITAR CANTANDO ARIE
VOCALE
RECITATIVI SECCHI E ACCOMPAGNATI

CANTANTE UOMINI CASTRATI CONSIDERATI DIVI

PARTITURA LINEA MELODICA PARTI SCRITTE PER OGNI STRUMENTO


LINEA DEL BASSO CONTINUO DA REALIZZARE
STRUMENTI CLAVICEMBALO,VIOLONCELLO,LIUTO, ORCHESTRA D’ARCHI ( fiati inseriti man
ORGANO, ARPA come basso continuo mano)

Da L’Orlando finto pazzo di Vivaldi (Venezia, 1714): https://www.youtube.com/watch?v=g0ifquyvCEo

Da L’Ottone in villa https://www.youtube.com/watch?v=1uDq-0SbcxQ

Dal Rinaldo di Haendel (Londra, 1711) https://www.youtube.com/watch?v=WuSiuMuBLhM

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MOZART (1756-1791)
I recitativi accompagnati iniziano a comparire già nei primi decenni del Settecento, di norma affidati
ai personaggi principali dell’opera e inseriti nei momenti di maggiore pathos e intensità (di solito ce
n’erano uno o al massimo due in tutta un’opera); ma tendono ad aumentare sempre di più man mano
che ci si avvicina alla fine del Settecento.
Nei primi decenni dell’Ottocento i recitativi secchi tenderanno sempre più a diminuire, fino a
scomparire del tutto, soppiantati per intero dai recitativi accompagnati.
Nel Don Giovanni di Mozart (1787) sono presenti sia recitativi secchi che accompagnati:

http://www.youtube.com/watch?v=FlurwfGXJco
Qui trovate la prima sezione in cui si ha il recitativo secco di Don Giovanni cui segue il recitativo
accompagnato in cui dialogano Donna Anna e Don Ottavio;

http://www.youtube.com/watch?v=Wp8UTemmlq8
Qui invece il video inizia direttamente dal recitativo accompagnato cui segue, al minuto 3’35’’, l’aria
≪Or sai chi l’onore≫.

IL COMPOSITORE MOZART
E IL POETA PARINI
Mozart e Parini si incontrarono a Milano almeno in un paio di occasioni,
nel 1770 e nel 1771. Che cosa si dissero? Perché tali contatti non
lasciarono una significativa traccia nelle loro opere? Non è possibile
offrire risposte certe. Sembra quasi che i due si sopportassero, che siano
stati costretti dalle circostanze a collaborare.Tra il geniale ragazzo
austriaco e il poeta già famoso non nacque un' intesa, meno che mai un'
amicizia, nemmeno qualcosa che assomigliasse alla simpatia.

1771, Mozart e Parini dovettero addirittura lavorare insieme per


l' Ascanio in Alba , in scena il 17 ottobre per le «felicissime nozze
arciducali» tra Ferdinando (uno dei figli di Maria Teresa) e Maria
Ricciarda Beatrice d' Este. Il libretto era di Parini e la musica di Mozart
ma, anche in tal caso, i due si incontrarono senza lasciare qualcosa
all' umanità oltre questa festa o serenata teatrale.Anzi, poco prima della
messa in scena, il 19 luglio da Salisburgo, c' è l' unica citazione del
letterato milanese nell' epistolario mozartiano con la grafia sbagliata,
sorta di inconscia vendetta di papà Leopold. Scrivendo al conte
Pallavicini di Bologna, ricorda che «un tal Sgr. Abate Porini sta
attualmente facendo la poesia».

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IL POETA PARINI
Il poeta Parini non solo compone il libretto dell ‘ Ascanio in Alba, ma compone 19 ODI.
L’ode è genere lirico riscoperto dagli autori dell’Arcadia, proveniva dai poeti lirici latini e
greci, si caratterizza da toni elevati e solenni.
Sono considerate l’opera poetica più importante, in queste odi vi sono la polemica
pariniana, la battaglia illuministica, argomenti morali. Sono state scritte in momenti diversi
della sua vita per comunicare principi etici e sociali, non vuole comunicare stati d’animo.

L’evirazione : nel Settecento vi era una barbara pratica di castrare i giovani ragazzi
affinché rimanesse loro una voce bianca, quasi una voce femminile, per cantare nelle
opere di teatro.
Parini denuncia questo malcostume nell’ ode LA MUSICA

LA MUSICA
Aborro in su la scena Oh misero mortale Barbara gelosìa Arresta empio! Che fai? 55
Un canoro elefante, Ove cerchi il diletto? 20 Nel superbo orïente Se tesoro ti preme,
Che si strascina a pena Ei tra le placid’ ale So che pietade oblìa Nel tuo figlio non l’hai?
Su le adipose piante, Di natura ha ricetto: Ver la misera gente, 40 Con le sue membra insieme,
E manda per gran foce 5 Là con avida brama Che da lascivo inganno Empio! il viver tu furi
Di bocca un fil di voce. Susurrando ti chiama. Assecura il tiranno: Ai nipoti venturi. 60

Ahi pera lo spietato Ella femminea gola 25 E folle rito al nudo Oh cielo! E tu consenti
Genitor che primiero Ti diede, onde soave Ultimo Caffro impone D’oro sì cruda fame?
Tentò di ferro armato L’aere se ne vola Il taglio atroce e crudo, 45 Nè più il foco rammenti
L’esecrabile e fiero 10 Or acuto ora grave; Onde al molle garzone Di Pentapoli infame,
Misfatto onde si duole E donò forza ad esso Il decimo funesto Le cui orribil’ opre 65
La mutilata prole. Di rapirti a te stesso. 30 Anno sorge sì presto. Il nero àsfalto copre?

Tanto dunque de’ grandi Tu non però contento Ma a te in mano lo stile No. Del tesor, che aperto
Può l’ozïoso udito, De’ suoi doni, prorompi Italo genitore 50 Già ne la mente pingi,
Che a’ rei colpi nefandi 15 Contro a lei vïolento, Pose cura più vile Tu non andrai per certo
Sen corra il padre ardito, E le sue leggi rompi; Del geloso furore: Lieto come ti fingi 70
Peggio che fera od angue Cangi gli uomini in mostri, 35 Te non error ma vizio Padre crudel! Suo dritto
Crudel contro al suo sangue? E lor dignità prostri. Spinge all’orrido ufizio. De’ avere il tuo delitto.

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L’oltraggio, ch’or gli è occulto Per quel suolo, che vanta


Il tuo tradito figlio Gran riti e leggi e studj;
Ricorderassi adulto; 75 E nutre infamia tanta,
Con dispettoso ciglio Che a gli Affricani ignudi,
Da la vista fuggendo Benchè tant’alto saglia, 95
Del carnefice orrendo. E a i barbari lo agguaglia.

In vano in van pietade


Tu cercherai: chè l’alma 80
In lui depressa cade
Con la troncata salma;
Ed impeto non trova
Che a virtude la mova.

Misero! A lato a i regi 85


Ei sederà cantando
Fastoso d’aurei fregi;
Mentre tu mendicando
Andrai canuto e solo
Per l’Italico suolo: 90

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