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Laurea in Scienze delle attività motorie e sportive

SEDE DI TORINO

Corso in
MEDICINA DELLO SPORT

Giuseppe Parodi
Servizio Pubblico di Medicina dello Sport/Centro di Esercizio-Terapia in Torino
A.S.L. TO1
gparodi@unito.it
Programma del corso
MERCOLEDI’ 16.03.2016 PRESENTAZIONE DEL CORSO. SCOPI E CAMPI D’AZIONE DELLA MEDICINA DELLO SPORT

MERCOLEDI’ 23.03.2016 LA PROMOZIONE DELL’ATTIVITA’ FISICA

MERCOLEDI’ 30.03.2016 LE FONTI ENERGETICHE DELL’ESERCIZIO FISICO. CLASSIFICAZIONE DISCIPLINE SPORTIVE

MERCOLEDI’ 06.04.2016 VALUTAZIONE DELLE DOTI DI EFFICIENZA FISICA

MERCOLEDI’ 13.04.2016 BENEFICI DELL’ESERCIZIO FISICO: SPORT E PATOLOGIE

MERCOLEDI’ 20.04.2016 LA PRESCRIZIONE DELL’ESERCIZIO FISICO

NON C’E’ LEZIONE


MERCOLEDI’ 27.04.2016

MERCOLEDI’ 04.05.2016 EFFETTI NEGATIVI DELL’ESERCIZIO FISICO: PATOLOGIE E IDONEITA’

MERCOLEDI’ 11.05.2016 LA CERTIFICAZIONE MEDICO-SPORTIVA

MERCOLEDI’ 18.05.2016 LE QUESTIONI DEL DOPING

MERCOLEDI’ 08.06.2016 SPORT E TRAUMATOLOGIA

MERCOLEDI’ 25.05.2016 ASPETTI DELLO SPORT NEL BAMBINO, NELL’ANZIANO

MERCOLEDI’ 01.06.2016 ASPETTI DELLO SPORT NEL DISABILE, NELLA DONNA. RIPRESA DI ARGOMENTI.

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Lezione del 25.05.2016

SPORT E BAMBINO

G. Parodi – S.S. Medicina dello Sport / Centro di Esercizio-Terapia ASL TO1


Premessa
Tenuto conto delle condizioni di vita attuali che
risultano molto diverse, rispetto a qualche decennio fa,
in termini di dispendi energetici legati all’attività fisica
ed alla termoregolazione, è indubbio che la pratica
regolare e adeguata di attività fisica-sportiva assume
un significato ancora più importante e rappresenta un
mezzo fondamentale per lo sviluppo di molte doti
organiche.
Esaminiamo alcune di queste doti
in rapporto alla fascia di età in questione.
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Doti aerobiche

Per quanto concerne il VO2max, i valori


aumentano in entrambi i sessi con analogo
andamento fino ai 12 anni circa.

Nei maschi l’incremento prosegue fino ai 18 anni,


mentre per le femmine raramente si hanno
incrementi dopo i 14 anni circa.
C.G.Gribaudo, G.P.Ganzit_Medicina dello Sport_UTET 1988

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Doti aerobiche
Nella crisi puberale, i soggetti di sesso femminile in genere
presentano una riduzione del VO2max espresso in
ml/Kg/min a causa dell’aumento del tessuto adiposo
previsto in questa fase di accrescimento.

Se correliamo il VO2max alla massa corporea magra, la


discrepanza legata al sesso si riduce in gran parte.

Negli adolescenti è necessario tener conto non tanto


dell’età cronologica, quanto dei valori staturo-ponderali: il
VO2max risulta dipendere soprattutto dal grado di
maturazione fisica del soggetto.
da C.G.Gribaudo, G.P.Ganzit_Medicina dello Sport_UTET 1988
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Doti aerobiche

La minore coordinazione neuro-motoria nei


bambini comporta spesso un maggior dispendio
energetico, specie in alcune attività come la corsa.
In altri casi, come nel ciclismo, non esistono
sostanziali differenze rispetto agli adulti.

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Doti anaerobiche
I bambini presentano doti anaerobiche ridotte sia
per difetto qualitativo, sia per un minore
reclutamento di unità motorie.
La capacità glicolitica risulta più bassa per una
minore capacità di formazione e di tolleranza
all’acido lattico: il muscolo dell’adulto è in grado di
contrarsi a valori di pH muscolari di 6,6 mentre nel
bambino la contrazione cessa a valori di pH
nettamente superiori.
da C.G.Gribaudo, G.P.Ganzit_Medicina dello Sport_UTET 1988
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Specializzazione
Per lavori sotto-massimali i bambini presentano un adattamento più
veloce degli adulti: per esempio raggiungono uno stadio di steady-
state per un carico di lavoro pari al 55% della massima frequenza
cardiaca teorica in circa 2 minuti, contro i 4 di una persona adulta.
Questo compensa in qualche misura le minori capacità glicolitiche
del bambino.
Il motivo dipenderebbe dalle dimensioni più ridotte del corpo con
minore tempo di circolo.
Nei bambini sono quindi appiattite le caratteristiche di
specializzazione: bambini dotati di elevate capacità aerobiche
hanno risultati al di sopra della media anche in prestazioni
anaerobiche.
da C.G.Gribaudo, G.P.Ganzit_Medicina dello Sport_UTET 1988
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Apparato cardio-circolatorio

Le differenze più rilevanti nell’adattamento all’esercizio


fisico, dal punto di vista cardio-circolatorio, fra il bambino e
l’adulto consistono principalmente in una maggiore
frequenza cardiaca e in una minore pressione arteriosa
(sistolica e diastolica), a parità di carichi di lavoro.

I valori di frequenza cardiaca tendono a diminuire col


passare degli anni: in un bambino di 8 anni sono superiori
di 30-40 battiti al minuto rispetto ad un ragazzo di 18 anni.

da C.G.Gribaudo, G.P.Ganzit_Medicina dello Sport_UTET 1988

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Apparato respiratorio

La ventilazione massima aumenta proporzionalmente


all’età, da quella infantile a quella giovanile.

A parità di carico di lavoro, la ventilazione è più alta nel


bambino, soprattutto per aumento della frequenza
ventilatoria (risposta di tipo tachipnoico e superficiale con
respiri sono meno profondi)

Per cui i bambini devono ventilare un maggiore quantitativo


d’aria per uno stesso apporto di O2 rispetto all’adulto.

C.G.Gribaudo, G.P.Ganzit_Medicina dello Sport_UTET 1988

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Preferenze. Atteggiamenti
Di solito i bambini preferiscono attività di breve durata
soprattutto per motivi di atteggiamento psicologico perché
queste attività richiedono minore concentrazione, sono più
varie, divertenti.

E’ stato rilevato altresì che la sensazione di intensità di


esercizio ad un determinato livello di frequenza cardiaca (f.c.)
proporzionale alla f.c. massima è minore nei bambini rispetto
agli adulti: i bambini sono più attivi, gli adulti più soggetti alla
sedentarietà e quindi più sensibili alla percezione di fatica.
Da questo deriva la maggiore facilità dei bambini a ripetere
esercizi anche faticosi con minori intervalli di riposo.

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Effetti dell’allenamento
Aerobico: tra i 5 e i 10 anni non vi sono miglioramenti della
massima potenza aerobica. Gli eventuali miglioramenti
della prestazione sono collegati a miglioramenti dello stile e
del rendimento nel gesto motorio.

Anaerobico: si registrano miglioramenti collegati ad


aumento delle concentrazioni muscolari di ATP,
fosfocreatina, glicogeno e per l’aumento di attività
enzimatiche.

Forza: il periodo di maggiore allenabilità inizia in


corrispondenza con lo sviluppo puberale.
C.G.Gribaudo, G.P.Ganzit_Medicina dello Sport_UTET 1988
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Età minime agonistiche
(alcuni esempi – vedi lezione 8)
Sport Età minima Tipologia età
Canoa 8 Anagrafica
Nuoto 8 Sportiva
Pallacanestro 11 Solare
Pallavolo 10 Sportiva
Tennis 8 Solare
Sci alpino 11 Solare
Calcio 12 Anagrafica
Atletica leggera 12 Solare
Twirling 8 Solare
Pallamano 8 Sportiva
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Attività fisica e osteoporosi
 L’importanza del picco di massa ossea nell’età
giovanile:
un importante investimento
per gli anni a venire,
da realizzarsi con adeguate
dieta e attività fisica.

from Singapore General Hospital SingHealth

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Esiti permanenti da infortuni sportivi
Uno studio clinico longitudinale (1985-1997) italiano (Trieste)* ha analizzato
la frequenza di esiti permanenti, in soggetti di età compresa tra 6 e 15 anni, a
seguito di infortuni sportivi di entità > 2 secondo la scala AIS (Abbreviated
Injury Scale) che va da 1 (infortunio minore) a 6 (infortunio non trattabile).
Abbreviated Ingiury Scale
Codice AIS Infortunio Esempio
1 Minor Ferita superficiale
2 Moderate Frattura
3 Serious Frattura esposta
4 Severe Perforazione
5 Critical Rottura d’organo
6 maximum Letale
Gli infortuni sportivi furono tre volte più frequenti e gravi degli infortuni per
incidenti stradali.
Oltre i 10 anni di età, risultarono secondi, in termini di frequenza, e superiori, in
termini di gravità, rispetto agli infortuni da incidenti domestici.
* A. G. Marchi et al. Arch Dis Child 1999; 81: 324-328
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Esiti permanenti da infortuni sportivi
 I fattori più importanti per determinare la probabilità di esiti permanenti risultarono la
gravità, la tipologia e la sede della lesione. Non il sesso, né l’età, né il tipo di attività
sportiva. (Esempi: frattura di gomito in cui l’evoluzione del callo osseo va a occupare la fossa
olecranica oppure distorsione di caviglia la cui instabilità residua causi successive recidive).

 La più alta frequenza di esiti post-infortunio si registrava a seguito di infortunio con


codice AIS di 3.
 Sono le specifiche caratteristiche anatomiche e funzionali dell’età pediatrica in
questione, non lo sport praticato, a determinare la frequenza di esiti permanenti.
 L’attenzione per gli infortuni sportivi in età molto giovanile deriva dal fatto che,
benché per lo più non gravemente disabilitanti, possono arrecare danni e disturbi
per la vita e le attività quotidiane.
 Gli Autori invitano a non sottovalutare gli infortuni sportivi dei bambini: consigliano di
valutare le caratteristiche di efficienza fisica del bambino e di attitudine a quella
determinata attività sportiva.
 Raccomandano di porre attenzione ai percorsi di riabilitazione/rieducazione
funzionale post-infortunio sportivo nel bambino parimenti a come si fa per l’adulto.
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Riflessioni

Pratica sportiva nelle fasce di età «pediatrica» http://noi-italia.istat.it


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Riflessioni

L’importanza dell’attività sportiva nel bambino si collega oggi


anche al ridotto dispendio energetico dello stile di vita
odierna (come valutato nell’incontro dedicato alla promozione
dell’attività fisica), nell’ottica di compensare questo ridotto
impegno organico giornaliero, almeno in parte, specie per i
soggetti che vivono in ambiti cittadini. Ne dovrebbe
conseguire uno sviluppo più armonico e completo sul piano
fisico e psicologico.

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Riflessioni

Vi sono diversi studi (Barnekow-Bergkvist 2001, Tammelin

2003, Telama 1994, 1997, 2006) che mettono in luce

l’importanza della pratica sportiva durante l’adolescenza come

significativo predittivo dei livelli di attività fisica nell’età adulta.

A.L. Smith, S.J.H. Biddle


«Youth physical activity and sedentary behaviour: challenges and solutions» 2008

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Riflessioni
L’attività sportiva, specie di gruppo, favorisce la socializzazione,
specialmente per bambini che, per svariati motivi, presentino notevoli
aspetti di introversione o timidezza.

Invece, soggetti vivaci oppure scoordinati dal punto di vista motorio


possono trarre giovamento da discipline come judo, karate, scherma,
pallacanestro etc.

L’attività sportiva, nel bambino, va inquadrata più che mai come strumento
di miglioramento generale dello stato di salute, ovviamente psico-fisico, ed
è importante per contro correggere qualsiasi situazione di eventuale
danno per il bambino.

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Riflessioni
Va evitata un’attività sportiva agonistica che arrivi ad essere
esasperata, non solo perché non procuri elementi negativi dal punto di
vista del benessere del bambino, ma anche perché, in prospettiva,
potrebbe portare ad atteggiamenti di rifiuto verso lo sport negli anni
successivi (non sarebbe proprio un modo di promuovere l’attività fisica
nello stile di vita!)

E’ importante saper trattare i soggetti meno predisposti o meno


impostati facendo in modo di inserirli senza sovraccarichi in senso
relativo alla loro condizione. Si vada ad osservare i vari aspetti del
miglioramento soggettivo e non a ricercare il risultato in senso assoluto.

L’attività sportiva è poi un elemento di integrazione sociale in una


società che, da alcuni anni, è progressivamente multi-etnica.

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Livelli di attività fisica raccomandati dall’O.M.S – 2010
BAMBINI e RAGAZZI (5-17 anni di età)
 Almeno 60 minuti al giorno di attività fisica al giorno, di intensità variabile tra
moderata e vigorosa.
____________________________________________________________________________________

 Lo svolgimento di attività fisica superiore ai 60 minuti


fornisce ulteriori benefici per la salute.
___________________________________________________________________________________

 La maggior parte dell’attività fisica quotidiana dovrebbe essere aerobica.


_________________________________________________________________________

 Attività di intensità vigorosa, che comprendano quelle che rafforzano muscoli


e ossa, dovrebbero essere previste almeno tre volte la settimana.
__________________________________________________________________________

 Le attività da proporre a bambini e ragazzi dovrebbero supportare il naturale


sviluppo fisico, essere divertenti e svolte in condizioni di sicurezza.
http://www.who.int/dietphysicalactivity/factsheet_recommendations/en/
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GRAZIE PER L’ATTENZIONE

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Laurea in Scienze delle attività motorie e sportive
SEDE DI TORINO

Corso in
MEDICINA DELLO SPORT

Giuseppe Parodi
Servizio Pubblico di Medicina dello Sport/Centro di Esercizio-Terapia in Torino
A.S.L. TO1
gparodi@unito.it
Lezione del 24.05.2016

SPORT E INVECCHIAMENTO

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Premesse
Il rapporto tra gli anziani (>65 aa.) e i giovani (<15 aa.) ha
assunto proporzioni notevoli nel nostro Paese, raggiungendo,
al 1° gennaio 2013, quota 151,4 per cento e al 1° gennaio 2014
quota 154,1 per cento.
L’indice di vecchiaia è un rapporto demografico di composizione,
definito come il rapporto percentuale tra la popolazione in età
anziana (65 anni e più) e la popolazione
in età giovanile (meno di 15 anni).
Si tratta di uno dei possibili indicatori
demografici atto a misurare il livello
di invecchiamento di una popolazione.
E’ importante aumentare la speranza di vita in termini
non soltanto quantitativi, ma anche qualitativi.
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Premesse
Terminologia.
I termini vecchiaia – senescenza - senilità, spesso vengono
utilizzati indifferentemente. Per alcuni, invece, esiste
qualche differenza concettuale: vecchiaia ha significato
puramente cronologico; senescenza è la prospettiva
biologica sotto la quale si manifesta nei suoi anni più
avanzati la persona che conserva le caratteristiche di
sanità fisica e psichica normale; senilità fa riferimento
all’aspetto patologico della vecchiaia.

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Premesse
La discussione circa gli aspetti dell’invecchiamento (senescenza) è
difficile perché gli individui tra di loro, e anche parti differenti del corpo
di uno stesso individuo, possono invecchiare in tempi differenti.
Forse è anche difficile definire quando comincia l’invecchiamento: per
certi versi, si può dire che i primi 20-25 anni di vita sono dedicati allo
sviluppo e i rimanenti a un lento, continuo invecchiamento.
In altro modo, si può considerare l’invecchiamento quel periodo che
segue all’arresto dei processi di accrescimento ed al susseguente
periodo di stato (che non è facile da individuare in termini temporali e
risulta variabile da soggetto a soggetto).

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Premesse
Gli effetti causati dalla senescenza possono essere descritti
calcolando la percentuale di funzionalità o di quantità di tessuto
conservato in un uomo di 75 anni (conferendo alle variabili
fisiologiche di un uomo di 30 un valore pari al 100%). Per
esempio:
− peso del cervello: 56%
− flusso ematico cerebrale: 80%
− gettata sistolica a riposo: 70%
− numero di papille gustative: 36%
− VO2max durante sforzo: 40%
− capacità massima di lavoro: 70%

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Premesse
Le teorie sulle cause dell’invecchiamento si concentrano di
volta in volta su processi legati ad una programmazione
genetica specie-specifica, a vari condizionamenti ambientali,
allo stile di vita condotto, al corredo genetico personale.

WEAR & TEAR: preservare da un eccessivo consumo onde evitare il logorio.

USE IT or LOSE IT: tenersi in allenamento per mantenere l’uso della funzione.

Vale a dire: se praticare esercizio fisico a lungo termine possa


modificare l’attuale ritmo di declino delle funzioni fisiologiche o
se, per contro, acceleri il deterioramento della funzione che già
si verifica col passare degli anni.

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Effetti – Forza muscolare
La massima forza muscolare, nell’uomo e nella donna, è generalmente raggiunta tra i
20 e i 30 anni, in un periodo in cui le aree di sezione muscolare sono maggiori. Viene
mantenuta quasi costante fino ai 40-49 anni, poi incomincia gradualmente a
declinare.
 meno 10-12% a 50 anni
 meno 20-22% a 60 anni
 meno 30% a 70 anni (meno 30% arti superiori; meno 40% arti inferiori)
Perché_
 Si riduce la massa muscolare (dal 45 al 25% della massa corporea totale)
per atrofia muscolare (un fenomeno in parte mascherato dall’aumento
della massa grassa e del tessuto connettivo) dovuta a riduzione dell’area
della fibra muscolare e a riduzione del n.ro totale di fibre muscolari.
 Si riduce il contenuto di fosfageno, di glicogeno muscolare e si riduce il volume
dei mitocondri insieme ad una riduzione dell’attività enzimatica.
 Si riduce il n.ro di unità motorie funzionanti: questo spiegherebbe il maggior calo
della forza degli arti inferiori negli anni avanzati in quanto le unità motorie dei
muscoli degli arti inferiori coinvolgono un maggior numero di fibre muscolari.

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Effetti – Forza muscolare
 In collegamento a quanto già detto, le variazioni muscolari nell’anziano sono
ritenute più di tipo quantitativo che qualitativo. Forza isometrica e forza dinamica
presentano un andamento analogo col passare degli anni.
 Non si registrano differenze significative nella composizione relativa tra fibre FT e
fibre ST. Solo in età più avanzata si riducono le fibre FT, in particolare del tipo b.
 A parità di forza percentuale rispetto alla massima (non in senso assoluto), il
muscolo dell’anziano ha una capacità di endurance muscolare sia dinamica che
isometrica maggiore rispetto a soggetti più giovani: minore riduzione di forza nella
ripetizione nel tempo di contrazioni massimali dinamiche, maggior tempo di
mantenimento nel sostenere una contrazione isometrica continua pari al 50%
della forza massima. Ipotizzati la maggiore utilizzazione di fibre tipo I con minore
formazione di acido lattico ed il livello di percezione soggettiva dello sforzo (RPE),
mantenuto e finanche migliorato negli anni.
 Con l’invecchiamento si ha la riduzione delle strutture elastiche muscolari di
natura connettivale (tendine, perimisio, endomisio). Ma con questo concetto,
passiamo ad un altro aspetto fisiologico.

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Effetti – Flessibilità
Meno 30% dai 30 ai 70 anni.

Perché_
 Fenomeni degenerativi (artrosici) a carico delle articolazioni: fenomeni di
assottigliamento, erosione, fissurazione, fissazione di calcio che coinvolgono la
cartilagine articolare.
 Processi di fibrosi (tessuto più rigido, meno elastico) a carico di legamenti e
capsule.
 Il tendine degenera perdendo progressivamente le sue fibre elastiche mentre il
contenuto idrico si riduce dall’80% della nascita al 30% del vecchio.
 Diventa meno efficace il meccanismo della innervazione crociata per il quale nei
nostri movimenti, mentre da una parte vi sono fibre nervose che trasmettono
l’impulso per i muscoli che devono entrare in azione, dall’altra,
contemporaneamente, ve ne sono altre che provocano efficacemente il
rilasciamento dei muscoli antagonisti, inibendoli.

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Effetti – Apparato cardio-circolatorio
Riduzione della frequenza cardiaca massima (Cooper: 220-età)
Riduzione della gittata cardiaca (dopo i 30 anni, meno 1%/anno)
Riduzione della portata cardiaca (da 6 l/min. a 3,5 l/min.)
Aumento della pressione arteriosa
Perché_
 Riduzione della capacità contrattile del cuore.
 Le pareti cardiache hanno minore elasticità e ci mettono più tempo a permettere
un ciclo cardiaco.
 La riduzione della densità dei capillari determina minore vascolarizzazione
cardiaca e riduzione delle capacità di VO2 del cuore.
 Le trasformazioni in senso fibrotico, come in altre parti del corpo, dei tessuti
valvolari e dell’albero vascolare ne riducono la funzionalità.
 La presenza di depositi di calcio o di depositi di materiale lipidico (aterosclerosi)
incidono su tutte le attività cardiache, sia dal punto di vista vascolare (ischemia)
che meccanico (contrattilità) che elettrico (extrasistoli).
 A livello vascolare i processi di aterosclerosi determinano riduzione dell’elasticità
vasale, maggiore rigidità dei vasi, con aumento delle resistenze periferiche e
quindi della pressione arteriosa.

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Effetti – Apparato cardio-circolatorio
Un cuore meno efficace nel pompare sangue, e per di più con un sistema a valle di
aumentate resistenze periferiche, rende gravosa (e quindi tendenzialmente evitata)
qualsiasi manifestazione motoria di una qualche intensità.
Comunque il cuore, a parità di frequenza, rispetto alla situazione giovanile, pompa
meno sangue al minuto e deve lavorare di più per farlo.

Effetti – VO2max
La riduzione della efficienza del sistema cardio-circolatorio, associata alle variazioni
metaboliche, funzionali e di vascolarizzazione dei muscoli scheletrici determinano la
riduzione progressiva del VO2max.
meno 40% circa a 65 aa. rispetto a 20 aa. di età
meno 60% circa a 80 aa.

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Effetti – Apparato respiratorio
Tra 20 e 80 anni:
Capacità vitale: meno 50%
V.E.M.S.* : meno 50% * ventilazione espiratoria massima al secondo.
M.V.V.*: meno 60% * massima ventilazione volontaria
Volume residuo: + 100% (diminuiscono le componenti aeree mobilizzabili)
Perché_
 Minore mobilità della cassa toracica
 Riduzione dell’attività dei muscoli inspiratori
 Riduzione dell’articolarità vertebro-costale e costo-sternale (per fenomeni di
ossificazione)
 Riduzione della componente elastica del polmone
 Aumento della componente fibrosa del polmone, ancor più per i vari insulti della
vita quotidiana: fumo, contaminazione ambientale professionale e urbana,
infezioni ricorrenti ..
 Riduzione degli scambi alveolo-capillari per i quali l’O2 inspirato viene riversato
nel sangue dell’albero vascolare laddove i capillari sanguigni si sono ridotti.

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Effetti – Apparato respiratorio

Due aspetti:

 La riduzione dei volumi dinamici è più rilevante di quella dei volumi statici in modo
che per lo stesso carico di lavoro, col passare degli anni, si deve garantire una
ventilazione maggiore.

 La limitazione della performance, anche la riduzione del VO2, è legata comunque


più ai limiti della pompa cardiaca e alle modificazioni dell’apparato cardio-
vascolare che non alle limitazioni funzionali respiratorie.

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Effetti – Doti anaerobiche
A 80 aa.:
Massima potenza anaerobica alattacida: meno 50%
Massima potenza anaerobica lattacida: meno 35%
Perché_
 Per le modificazioni metaboliche, biochimiche, istologiche del muscolo:
- riduzione dei depositi di fosfocreatina
- riduzione delle fibre veloci, in particolare delle FT del tipo b
- Minore efficienza della lattico-deidrogenasi e minore tolleranza al lattato
 Fattori meccanici: minore agilità e capacità di coordinazione, ridotta flessibilità,
minore velocità, sempre in relazione alle riduzioni di forza ed elasticità muscolare
analizzate in precedenza.

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Effetti – Allenabilità
Il guadagno che si può ottenere mediante l’allenamento declina con il passare degli
anni con una perdita progressiva rispetto al picco che si raggiunge a 20 anni:
meno 50% a 50 anni
meno 60% a 60 anni
meno 70% a 70 anni.
Sono dati che riguardano la forza muscolare e i vantaggi di un allenamento
isometrico, ma è un andamento biologicamente adattabile ad altri fattori fisiologici e
all’adattamento al carico di lavoro nel corso della vita.

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Si può migliorare?
Quanto detto limita notevolmente e progressivamente le possibilità di lavoro
muscolare o atletico nella «terza età», ma non tanto da impedirle.
E se è vero che esiste un calo evidente dell’efficienza fisica con gli anni, resta da
considerare se è possibile porvi rimedio con l’esercizio.
Sì, è possibile cancellare, almeno in parte, gli effetti negativi dell’invecchiamento
sull’efficienza fisica, se la persona svolge esercizio fisico con una certa regolarità.
Talora, per certi caratteri di efficienza fisica, una persona di 70 anni allenata può
avere livelli paragonabili a quelli di un 55enne sedentario e non allenato.
A parte le osservazioni sugli atleti masters, per i quali si dirà trattarsi di situazioni del
tutto particolari, si pensi all’osservazione corrente di contadini o montanari che, in
età di pensione, continuano a svolgere regolarmente le loro attività, di gran lunga
superiori a quelle dei loro coetanei non regolarmente attivi.

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Si può migliorare?
Analizziamo gli effetti di una regolare pratica di esercizio
fisico sugli aspetti dell’efficienza fisica nella terza età, al di là
degli effetti favorevoli già analizzati in precedenti incontri su
di una serie di patologie per l’appunto definite esercizio-
sensibili.

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Esercizio – forza muscolare
da +6 a +50% a seconda degli Autori.
 L’allenamento regolare, anche generico, a maggior ragione specifico,
permette non solo di mantenere la forza durante gli anni, ma anche di
migliorarla.
 Il miglioramento può avvenire per fattori intrinseci (di ipertrofia), in modo
più importante nel giovane, oppure per fattori estrinseci, più importanti
nell’anziano, consistenti nella capacità di sincronizzazione delle unità
motorie e nei meccanismi di esclusione/riduzione dei sistemi inibitori: in
sostanza nelle capacità di reclutamento nervoso delle fibre muscolari,
nel miglioramento della coordinazione neuro-muscolare.
 A livello muscolare è possibile una arborizzazione sia terminale che
collaterale della placca neuro-muscolare (sprouting) con fenomeni di re-
innervazione a livello delle fibre muscolari. Questo fenomeno è
stimolato dall’esercizio fisico e dall’allenamento.
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Esercizio – forza muscolare
 Per quanto detto, non sembra conveniente puntare su grandi carichi di
lavoro, onde favorire i processi di ipertrofia, anche perché sforzi
isometrici oltre il 40% della forza massima innescano reazioni cardio-
vascolari più importanti (con aumenti della frequenza cardiaca e della
pressione arteriosa).
 Inoltre, aumentando i carichi, bisogna fare i conti con le strutture osteo-
articolari, inevitabilmente ben più sollecitate in tal modo, specie se con
movimenti scorretti.
 Risulta proficuo puntare sulla regolarità dell’allenamento, per es. con
sedute a giorni alterni, sul lavoro di coordinazione neuro-muscolare,
sulla durata del lavoro, intendendo carichi di entità controllata (35%) con
ripetizioni protratte utilizzando le doti di endurance muscolare descritte
in precedenza.

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Esercizio - Flessibilità

+ 20-30% in soggetti di 60-75 anni.


 Questi miglioramenti sono rilevati a seguito di esercizi di mobilizzazione
lenta, anche secondo le varie tecniche attinenti (Méziéres, pilates,
yoga…), da svolgersi con regolarità, per lo meno due volte alla
settimana.
 L’aspetto del miglioramento della flessibilità e della mobilità articolare è
fondamentale per gli aspetti pratici della vita di relazione.
 I risultati sono evidenti e raggiungibili in poche settimane.

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Esercizio – Apparato cardio-vascolare
 Frequenza cardiaca (F.C.) max aumenta
 F.C. diminuisce per uguali carichi di lavoro
 F.C. diminuisce a riposo, indice di maggior efficienza cardiaca
 I valori pressori diminuiscono a riposo e durante sforzo (anche se
con osservazioni non univoche)
 La gittata sistolica aumenta in coloro che si allenano.
 Il polso di O2* aumenta. (*quanto O2 viene trasportato con ogni
battito cardiaco).
 Le coronarie di soggetti anziani che si allenano presentano le
alterazioni aterosclerotiche dei coetanei sedentari, ma il loro
diametro si mantiene ben superiore garantendo un maggiore
flusso coronarico.

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Esercizio – Capacità aerobiche
+ 5-30%
a seconda del carico di lavoro utilizzato e della durata dell’allenamento.
 Miglioramenti più elevati in soggetti con età media 65 aa. che hanno
mantenuto una f.c. 130-150 bpm per 30 minuti per seduta.
 Miglioramenti, meno evidenti, anche con f.c. di 105-115 bpm per circa 20
minuti a seduta.
 Ad ogni modo bisogna raggiungere gradualmente una f.c. non inferiore al
55-60% della max f.c. per avere effetti allenanti.
 E’ necessario un allenamento regolare con almeno due sedute alla
settimana, con carichi crescenti correlati ai meccanismi di adattamento e
con intensità allenante, anche per brevi periodi. Successivamente si può
passare a tre o quattro sedute settimanali secondo il livello di adattamento
allo sforzo raggiunto.

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Esercizio – Capacità aerobiche

 Avere cura di rispettare i tempi di recupero perché il soggetto anziano ha


capacità di recupero inferiori.

 Evitare attività che conducano a situazioni di confronto diretto con persone


più giovani.

 Gli ex-sportivi non devono rifarsi alle prestazioni di un tempo, ma devono


ripartire da .. zero.

 Le attività aerobiche sono di varia tipologia, come descritto in precedenti


incontri. Nella loro scelta, nell’anziano, va tenuto conto l’aspetto del carico
articolare ad evitare sollecitazioni troppo intense per il rachide, per le
articolazioni degli arti inferiori.

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Esercizio – VO2max
 In un gruppo di studio controllato in partenza e ricontrollato per dieci
anni, mantenendo costante il livello di allenamento, si riscontrò un
decremento del 2% (anziché la perdita media dell’1-2% all’anno).

 In un altro gruppo di studio, indagato con le medesime modalità, in cui i


soggetti non mantennero costanti i livelli di allenamento, il decremento
risultò del 13%.

 In un altro studio, durato 15 anni, con soggetti di età di 55-60 anni, i


valori di VO2max degli allenati risultarono del 36% superiori a quelli dei
soggetti sedentari di pari età.

 Al di là dei miglioramenti cardio-vascolari e generali descritti, migliore


vascolarizzazione e maggiore capacità di estrazione di O2 dal sangue
arterioso sembrano incidere sugli effetti contrastanti il declino del
VO2max con l’età
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Conclusioni
 La pratica di attività fisica nella terza età si può svolgere per due
obiettivi principali: mantenere un buon livello di socializzazione con
attività di gruppo; conservare o acquisire un buon livello di efficienza
fisica.

 Per il primo obiettivo è adeguato organizzare attività fisiche di vario


genere, di carattere aggregativo-ricreativo, senza necessità di sforzi
fisici particolari.

 Per il secondo obiettivo è necessario tener conto delle considerazioni


fin qui fatte relative ad un esercizio significativo, per così dire allenante.

 Entrambe devono essere condotte in condizioni di rilassamento, di


divertimento, con il fine del benessere psico-fisico della persona.

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Conclusioni
 Al di là degli aspetti di varia natura incidenti sui fenomeni
dell’invecchiamento, la performance complessiva di un soggetto può
stabilizzarsi negli anni, con la pratica di un regolare esercizio fisico.

 Dal punto di vista dell’efficienza muscolare, per esempio, sono stati


riscontrati guadagni di efficienza fisica di circa 15 aa.

 Abbiamo già analizzato in precedenti incontri il fattore di protezione


verso diverse patologie croniche non trasmissibili, esercizio-sensibili.

 Gli effetti più importanti riguardano la forza muscolare, la flessibilità, le


capacità aerobiche.

 Le attività devono essere regolari senza interruzioni prolungate, di


settimane, che annullerebbero gli effetti: riduzioni di effetti sono presenti
già dopo due settimane, il 50% dei benefici cardio-respiratori
scompaiono dopo 4-12 settimane di stop, per es.
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Conclusioni
 Bisogna curare e rispettare le fasi di riscaldamento e di defaticamento in
modo particolare.

 Al di là delle indicazioni generali, bisogna poi valutare le situazioni


soggettive, specie se in presenza di portatori di patologia cronica.

 A questo proposito, a seconda del livello di attività che si svolge, si può


ricorrere ad appositi questionari informativi sullo stato di salute (es.
questionario PAR-Q) oppure al parere del medico di Medicina generale
oppure a consulenze più specialistiche, come visto nell’incontro
dedicato alla prescrizione dell’esercizio fisico.

 La promozione dell’attività fisica nell’età avanzata non si fa solo negli


anni in questione, ma si prepara nell’età adulta dei 40-50 anni. Bisogna
fare di più in questa fascia di età, a partire dalle azioni nei luoghi di
lavoro e dalle agevolazioni alla pratica sportiva.
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L’O.M.S. ha raccomandato questi livelli di attività fisica per
le persone ANZIANE >65 aa. (2010)
 150 minuti alla settimana di AF aerobica, di moderata intensità
(es.: camminare per circa 2,5 - 3 Km alla velocità di 5-6,5 Km/h)
oppure

 75 minuti alla settimana di AF aerobica vigorosa


oppure

 Una combinazione equivalente di attività fisica moderata e vigorosa


_______________________________________________________________
Sono ammesse sessioni di almeno 10-15 minuti
_______________________________________________________________
 Per avere ulteriori benefici per la salute bisognerebbe aumentare l’AF aerobica, di
intensità moderata a 300 minuti per settimana
oppure
 Impegnarsi in 150 minuti alla settimana di AF aerobica di intensità vigorosa
___________________________________________________________
 Sono poi indicate attività di rafforzamento muscolare per almeno 2 giorni alla
settimana, includendo il maggior numero i muscoli.
 svolgere anche attività orientate al miglioramento delle capacità di equilibrio per
prevenire le cadute, pe 3 o più giorni della settimana.
 Per coloro che non potessero seguire le raccomandazioni, seguire comunque uno
stile di vita attivo rapportato alle proprie condizioni
http://www.who.int/dietphysicalactivity/factsheet_recommendations/en/
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GRAZIE PER L’ATTENZIONE

G. Parodi – S.S. Medicina dello Sport / Centro di Esercizio-Terapia ASL TO1


Biblio-sito-grafia
 www.cdc.gov/physicalactivity/everyone/guidelines/olderadults.html
 C.G.Gribaudo, G.P.Ganzit. Medicina dello Sport. UTET 1988
 L. Vecchiet, P. Ripari, G. Pieralisi, A. Di Matteo «Attività fisica nel soggetto
anziano». Geriatrics 1985.
 V. Wyss, «Più sport, più salute» Ed. S.E.I. 1980

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