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ANGLOAMERICANA III 6 cfu 



“Ritratto di signora: il Novecento”

4/10/2017


nel corso del Novecento la figura femminile diventa man mano importante fino a divenire
protagonista intorno agli anni ’60 del secolo; tuttavia, già dalla seconda metà del 1800 i
personaggi femminili hanno la loro importanza nella letteratura americana > vedi Hester
Prynne. 

Il Novecento si apre con l’avvento del modernismo > protezione verso il contemporaneo. 

Le figure femminili subiscono cambiamenti nel corso della storia della letteratura ->
evoluzione nella forma letteraria ed evoluzione del contesto storico in cui si sviluppa la
letteratura > la scrittura ha sempre un legame con il contesto storico in cui si sviluppa:
CONTESTO; inoltre ciascun testo ha un rapporto con gli altri testi della tradizione, passata
e contemporanea: INTERTESTO.

Gertrude Stein -> personalità esuberante; dà il segno che qualcosa all’inizio del secolo è
cambiata > confronto tra Henry James e la Stein: tipi di scrittura completamenti diversi,
nonostante James si avvicina agli espedienti novecenteschi. La Stein si concentra sulla
psicologia del personaggio (in concomitanza con la diffusine della psicanalisi) > rottura con
la tradizione; emerge un universo sconosciuto attraverso l’uso della parola > linguaggio
dell’interiorità > indaga all’interno della psiche umana. Questo tipo di rivoluzione sta
avvenendo in tutte le espressioni artistiche nei primi del ‘900 > scossa ai canoni
tradizionali -> astrattismo, sovvertire i canoni artistici che vigevano sin dal Rinascimento >
CAMBIAMENTO. Anche Musica, scultura, danza subiscono un cambiamento radicale ->
MODERNISMO.

Uno dei primi legami che la Stein stabilisce in ambito artistico è con pittori come Cezanne,
Matisse e Picasso. 

Riscrittura e richiami sono il cardine di questo periodo: riprendere modelli in cui si vede il
contemporaneo -> valore dei modelli nel presente, attraverso una lettura che coglie aspetti
comuni tra un testo precedente e la cultura contemporanea.

Hemingway - “A Farewell to Arms” > Cathrine Barkley personaggio enigmatico; vera
protagonista del romanzo (???), reticente, quindi nascosta > da un senso di verso a come
si legge il romanzo -> modello per l’esistenzialismo.

Faulkner - “A Rose for Emily” > Emily, figura enigmatica, forse richiama personaggi eroici
come Ahab di Moby Dick; ha una vita nascosta; il segreto viene svelato indirettamente
nelle ultime 3 parole del testo. Proseguimento delle innovazioni della Stein.

T. Capote - “Breakfast at Tiffany’s” > ci presenta una New York contemporanea; Holly ->
una delle caratteristiche che emerge è il continuo “muoversi”, con poca coerenza, con
impulsività, personaggio che non si lascia leggere fino in fondo.

5/10/2017
GERTRUDE STEIN -> persona particolare; interessi diversi, tra cui quello letterario >
scrive generi diversi > sperimentazione; ingresso nella scena letteraria caratterizzato dalla
spostamento dell’attenzione verso la cultura europea -> Parigi, culla della sperimentazione
modernista.; confronto con la tradizione europea tipico degli americani dei primi anni del
Novecento. Le innovazioni avevano terreno fertile in Europa all’inizio del Novecento; la
cultura europea è sì tradizionale, ma al suo interno l’artista trova un terreno più fertile
rispetto agli USA > retaggi puritani, arte vista come cosa negativa, artista come rifiuto della
società, in particolare artisti innovatori. Prima di giungere in Europa, la Stein, si sviluppa
nel realismo e naturalismo -> scuola più lontana rispetto alle aspirazioni della Stein > no
favorevole alla sperimentazione; nei primi del Novecento è la figura più rappresentativa
dell’artista americano costretta all’espatrio, perché limitata; una volta a Parigi, la Stein,
sarà la prima di tanti quegli artisti innovatori di questo secolo. Nata da famiglia di ebrei
tedeschi immigrati in Pennsylvania, la sua componente etnica forse ha contribuito alla sua
volontà di spostarsi in Europa -> esprime senza condizionamenti la sua personalità
artistica, a volte anche contraddittoria: artista, ma con formazione scientifica (cosa non
tipica per una donna in quel tempo) > studia con William James, che la sottopone a
esperimenti sul linguaggio automatico; training scientifico, che poi avrà significato nella
sua scrittura > segue una logica associativa (emotiva), non consequenziale. Aveva un
fratello, con cui comincia a collezionare dispinti di pittori, al tempo sconosciuti (> Matisse,
Cezanne, Picasso), entrandoci in amicizia e in collaborazione > campi apparentemente
diversi, ma tutti tendevano a scardinare la logica che voleva le espressioni artistiche
“separate” > fluidità; per esempio alcuni principi del cubismo verranno fatti propri dalla
Stein > mescolanza di esperienze diverse. 

La prima opera della Stein è “The Making of The Americans” (non è il primo ad essere
pubblicato) > attenzione sempre verso la propria cultura, nonostante stia in europa >
indaga sulla peculiarità di chi è cittadino americano; il cittadino americano nasce
ovviamente in Europa > apparentemente non ha una storia definita, ma ha le radici che lo
riporta al vecchio mondo, cosa che stride con il concetto che gli americani abbiano
un’identità a sé > “the new people made out of the old”; ambiguità della scrittura della
Stein > diverse interpretazioni.

“Three Lives” > primo testo ad essere pubblicato (1909), a proprie spese; pubblicato in
Italia nel 1940, da Cesare Pavese. La Stein vede il linguaggio come viv > fa leva su una
serie di aspetti che vengono intensificati nel tempo; obiettivo > ripristinare il valore
originario della parola, attraverso il recupero della sua volontà elementare: potenzialità
espressive che la Stein vedeva deperite dall’uso > dispersione progressiva delle
potenzialità del linguaggio; quella della Stein non è un’operazione di archeologia
linguistica, ma parte da una coscienza delle mutazioni avvenute e si punta a ridare qualità
semantiche al linguaggio > rapporto che una parola aveva originariamente con la realtà; la
parola non è più la cosa, riesce tutt’al più a descriverla > la parola, inevitabilmente, è
diventata polisemica > questo “fenomeno” viene visto dalla Stein come un impedimento
alla comunicazione, perché non ci si rapporta più in modo completo con la realtà; la Stein
allude a questa operazione come una “intellectual recreation” > ripristinare quel livello di
comunicazione significa muoversi verso una maggiore lucidità di un determinato concetto
> propria dei processi di percezione nell’età infantile > ripristino dell’originarietà -
associazione > non c’è ragionamento, si basa tutto sull’istinto; la parola stessa costruisce
la sua logica, prefigura i propri significati > vocazione all’astrattezza, capacità di
suggestione.


THREE LIVES

romanzo strutturato sulla base di 3 diversi racconti, riferimento a 3 personaggi femminili
diversi; Melanctha è il racconto centrale; i tre racconti hanno una relazione, ma non troppo
stretta:

- The Good Anna - ??????

- Melanctha - realtà di una comunità angloamericana > Bridgepoint (*)

- The Gentle Lena - ?????

(*) modellata su una città del Connecticut; c’è un continuum perché tutte le realtà fanno
parte di Bridgepoint.

Da un lato, collocare il racconto in una cittadina in cui esistono queste realtà, potrebbe
portare il lettore a collocare i racconti nel realismo, ma il modo in cui sono scritti smentisce
tutto ciò. La Stein sceglie un soggetto, in Melanctha, che fino a quel momento ignorato >
donna nera e proletaria: sostanziale novità; scelta provocatoria: l’afroamericano è ancora
una novità, la loro cultura comincia ad emergere negli anni ’20 , al di là di far eccezioni;
inoltre la Stein sceglie di dare vita a un personaggio vittima di tre livello di discriminazione:
donna, nera e proletaria > provocazione esplicita. L’interiorità è un aspetto cardine nelle
opere della Stein > si muove sul terreno della psicologia del personaggio > la questione
sociale non ha un forte impatto el racconto. Non mancano, tuttavia, gli stereotipi > è
un’opera contraddittoria, la Stein risente della situazione culturale dell’epoca; la
provocatorietà è evidente anche nell’uso del linguaggio, sin dalle prime righe del testo.

1909 -> 5 anni prima di Joyce e Wolf > gli espedienti dalla Stein anticipano i due carini
della scrittura in cui la psicologia del personaggio è protagonista.

6/10/2017

Melanctha -> eiste un abbozzo precedente; tentativi giovanili, americani > rifiutato dalla
Stein; influssi diversi rispetto a quelli degli europei > entra in contatto con la pittura
d’avanguardia > rinnovamento radicale (*), crea sconcerto e altre reazioni negative; a
Parigi gia negli ann 80 del 1800 c’erano gli impressionisti, che entrano in collisione con
lAccademia, dove veniva fruita la pittura, dove si voleva mantenere il rapporto con le
tradizioni, ignorando spinte innovative di ogni genere. (*)Si porta la pittura all’esterno >
violazione plateale dei codici; modifica della tecnica pittorica: prima si curava il disegno,
mentre invece quello che gli impressionisti fanno è abile il disegno > l soggetto viene
rappresentato direttamente dal colore > non c’è la precisione millimetrica del disegno >
allontanamento dalla riproduzione fedele della realtà, si comunica l’impressione di un
determinato soggetto. SI prosegue, con questi principi, con la scuola post-impressionista e
con il cubismo. Quando si parla di avanguardia dei primi del 1900, s intende post-
impressionismo; V. Wolf “In or around dicembre 1910, human nature changed” >
cambiamento dovuto a cosa? Forse per via di una mostra che si tenne a Londra tra
Novembre 1910 e Gennaio 1911: Manet and the post-impressionists > qui si mostravano
per la prima volta gran parte dei quadri contemporanei appartenenti ai (futuri) grandi
maestri del 1900 > evento che rimetteva in discussione la maggior parte dei concetti
estetici fino ad all’ora divulgati; questa data (1910) è molto vicina alla pubblicazione di
Malanctha > vicinanza di ideali tra Londra e Parigi. Questa innovazione nel linguaggio
pittorico ha influsso nella letteratura e nella musica > reazione a catena; Charter (?) cerca
di puntualizzare questi influssi, soprattutto per quando riguarda Cezanne e Picasso nei
confronti della Stein: fatti raccontati non in modo lineare (Cezanne); i ritratti perirono carica
psicologica, soprattutto attraverso il colore, stesso lavoro che fa Stein in Malanctha
(Matisse) > processo verso l’astratto: irriconoscibilità della storia narrata e del suo setting;
scrittura fatta di infinite ripetizioni sintattiche > stabilisce l’umore e la sessualità e esplicita
di Melanctha (Picasso). 

Liberazioni dalle coercizioni delle convenzioni > si scrive in favore dell’orizzontalità (i vari
elementi sembrano essere tutti sullo stesso piano), senza che ci sia una gerarchia e una
convenzione di valore degli eventi > processo di accumulazione; le ripetizioni continue
pongono l’accento sulla dimensione interiore del personaggio, enfatizzando la ripetitività
dell’esistenza. Scrittura come laboratorio, senza certezza dei risultati (????). Primitivismo
> ripristinare la carica originaria.

11/10/2017

Copertina di Three Lives > condense in sé una seria di significati immediati.



THREE LIVES (testo) > paradigmatico per il secolo: sia per gli espedienti usati, sia per i
personaggi e gli argomenti trattati -soprattutto Melanctha.

Il fuoco del soggetto è rappresentato dall’interiorità del personaggio, dimensione emotiva >
diventa difficile farne argomento di di interesse per un’audience nuova a questo tipo di
racconti.

analisi del testo, p. 59 incipit: saggio di Giulia Leyda “Stein’s Melanctha” > problema della
vice narrante: chi è? Identificazione non facile > problemi: uso degli stereotipi >
nonostante la Stein sia una persona “evoluta”, spesso ci accorgiamo che vengono usati
stereotipi pesanti nei confronti degli afroamericani; perché vengono usati questi stereotipi?
Stereotipi di ordine razziale proposti attraverso una forma caricaturale; varie interpretazioni
sul perché vengono utilizzati, forse perché non si sa chi sia il narratore e si da per scontato
che sia l’autrice stessa, cosa che ovviamente non è. È necessario fare un close reading >
si pone alcuni obiettivi (tra cui identificare il narratore), che si sofferma su determinati
aspetti: ricchezza del linguaggio di chi narra ( il lessico di espande e quella persona ha un
bagaglio culturale ampio); 

TECNICHE NARRATIVE DELLA STEIN: ripetizione, evidente già dall’inizio del testo (già
molto più frequente in inglese che in italiano, vedi ripetizione soggetto) > ma si tratta di
ripetizioni intenzionali? Se lo sono, hanno ovviamente ragion d’essere ed essendo la
frequenza delle ripetizioni molto alta è molto probabile che siano intenzionali.

Il testo non è realista: succede molto poco, così come poche sono le descrizioni >
provocazione al pubblico che legge. 

“Melanctha - each one as she may” > ha una funzione, si può interpretare come
un’epigrafee apposta dall’autore o da chi narra, ma essendo un elemento extratestuale
non dovrebbe rientrare tra i compiti del narratore.

I pagina, analisi > incipit: ruolo rilevante in questa pagina è di Rose Johnson, quando
invece la protagonista è Malanctha (Rose Johnson > personaggio strumentale). Nome e
cognome ripetuti ogni volta > pratica della dominazione: dare un nome > ci da un indizio
sul tipo di narratore, ossia descrive una realtà di cui non è parte integrante (quindi non è
afroamericano); ci sono altri elementi che ci portano verso questa direzione, per esempio
la prima riga: “Rose Johnson made it very hard…” > viene detto in una forma difficile,
nesso tra forma e contenuto.

“its birth” > non riconoscimento dell’umanità del bambino (cosa però giustificata dal punto
di vista linguistico); comunque è Melanctha che se ne occupa; Rose, la madre è descritta
come non curante del bambino ed immatura, “like a simple beast”. 

Uso di immagini sterotipiche > modalità narrativa o “bagaglio culturale”del narratore?
atteggiamento di distanza da parte del narratore > vedi la morte del bambino che è tratta
in modo sbrigativo; 

Werner Sollors, critico contemporaneo che si è occupato di scritture etniche tra cui “Ethnic
Modernism” (2008), si sofferma anche su Melanctha; si pone il problema della ripetizione,
che non è mai la stessa altrimenti risulterebbe noiosa: lo stesso termine acquista ogni
volta una dimensione diversa; la Stein fa un’operazione esplicita e pragmatica dell’uso di
stereotipi e ripetizioni, cosa percepita dal lettore; quell’uso così insistito a volte sembra
svuotare il senso di quella operazione razzista > se continuo a fare quella operazione la
rendo innocua.

12/10/2017

Sterling Brown, poeta afroamericano, ha un linguaggio vernacolare che proviene dalla


cultura afroamericana. Egli nota che la Stein parla della tipica risata da nero, che però
viene attribuita ai personaggi maggior > Rose e James Herbert non la hanno; Brown
insieme ad altri autori negli anni ’20 stabilisce un rapporto molto stretto tra poesia scrittura
e musica.

Il sorriso identifica razzialmente gli afroamericani; dal momento in cui viene citato Jeff qui
“negro sunshine”ha già perso la sua carica razziale > continuo spostamento di significato,
per cui la parola sunshine si risemantizza da etichetta a semplice parola. La Stein
smantella una “linguistic feature by repetition”.

Cesare Pavese > uno dei grandi scopritori della letteratura americana insieme a Elio
Vittorini. Negli anni ’20 la letteratura americana era spesso censurata dal regime. 

Pavese e Vittorini: traduttori e scrittori (non traduttori per professione, ma comunque
alcune traduzioni ebbero importanza in quanto gesti di mediazione culturale).

Le tre sezioni del romanzo sono collegate da un filo > ha a che vedere con la sinteticità
estrema del ciclo biologico: 3 esistenze nel romanzo, legate da una coincidenza
conflittuale tra gli estremi del ciclo biologico -> vita e morte: alla morte della Good Anna fa
seguito la nascita del figlio di Rose Johnson e la sua prematura morte; Melanctha si
conclude con la morte della protagonista > collegata alla fine del primo racconto e del
secondo, per analogia. Struttura testuale che da senso di unità.

Epigrafe all’inizio del testo (“each one as she may”) > elemento della disgrazia non è
attribuita alla persona né alla vita. Anticipa uno statement di quello che diverrà filosofia
esistenzialista, incentrata sullo scetticismo, quello che accade, accade indipendentemente
dal resto e da sé (> tema che ritornerà in Hemingway - la filosofia del ). 

Il ciclo biologico nel testo viene ridotto ai due momenti essenziali: nascita e morte. Ciò
significherebbe che per il narratore non c’è molto spazio per l’articolazione dei sentimenti e
di ciò che c’è nel mezzo; di fatto i personaggi sono bidimensionali, abbozzati, anche se
bisogna ricordarsi che alla Stein non interessa l’azione in sé ma ciò che c’è dietro ->
limitatezza dell’orizzonte del narratore > sembra utilizzi una psicologia primitiva, una
personalità ristretta, per il mondo afroamericano che rappresenta. Per la Stein è
importante anche riscoprire un linguaggio degli afroamericani, meno strutturato e più
genuino di quello della cultura egemone.

La costruzione del personaggio di Melanctha viene fatta inizialmente attraverso una
contrapposizione con Rose Johnson, un personaggio strumentale > somigliano con il
metodo cubista: progressione addizionale sul piano orizzontale di tratti apparente
sconnessi tra loro > principio di contiguità che rimanda alla semplificazione di volumi e alla
moltiplicazione di piani >> Picasso! > il soggetto viene avvicinato da più punti di vista
contemporaneamente. Crea un effetto definito “quadro tempo” in pittura o simultaneità dei
lati.

Ripetizione > modello privilegiato dalla Stein.

Uno degli aspetti già ripetuto di Melanctha è il fatto che passi per una serie di esperienze
cercando qualcosa (wandering), che però non viene mai messo a fuoco. Da là la
sensazione di un movimento continuo nello spazio senza una meta recisa (aimlessly) e ci
descrive già una personalità irrisolta. Può essere anche segno di libertà. Le sue
esperienze non vengono mai concluse. Si tratta di una libertà di vagare e una disponibilità
all’incontro, che non implica che questo vada a buon fine > modello che va contro il
bildungs roman > no maturazione. L’unica conclusione biologica à la malattia che causerà
la morte di Melanctha.

L’isolamento è un altro aspetto che caratterizza il personaggio > non è mai sola, ma si
isola > anche con Jeff c’è un dialogo che però non è in sintonia, è una solitudine legata
alla sua emotività.

Uno dei motivi che la spingono a continuare a vagare è la ricerca di un completamento.

13/10/2017

Isolamento di Melanctha che deriva dalla sua incapacità di fare scelte nella vita > tratto
che caratterizza l’intero romanzo.

Emarginazione che si più definire involontaria ( > Melanctha, personaggio con vocazione
per l’incapacità): Melanctha è contraddittoria > si esprime a livello linguistico attraverso
una prosa che diventa intricata a tratti (vedi incipit) > psicologia del personaggio che va in
concomitanza con il linguaggio: P. 69, Melanctha incontra un personaggio (quando viene
presentato un nuovo personaggio si accenna al colore della pelle, specificandone le
sfumature > gerarchia basata sul colore della pelle: più bianco è, più è “accettato”
socialmente > passing; questo personaggio è “light brown, gentle…” > cuore della pelle
che “condizione” il carattere del personaggio ) > “there was one big … trouble” >
ripetitività, aggettivazione massiccia (esperimento “cubista” sulla scia di Picasso); difficoltà
di linguaggio riflette la difficoltà di Malanctha a relazionarsi con gli altri personaggi;
paratassi utilizzata quasi in modo ossessivo, ripetizione continua che riflette la difficoltà di
Melanctha e crea quasi un effetto di fatica nella scrittura.

formazione di un modello della narrativa del ‘900 > antieroe, personaggio cone le
caratteristiche di Melanctha, caratteristiche involontarie, no motivazioni ideologiche;
entieroismo non di natura ideologica > Melanctha è antieroe casualmente > anticipa il
modello dell’antieroe, come elemento tipico della contemporaneità; già dagli anni ’20 > in
Addio alle Armi Frederic Henry è un personaggio che più che vivere è vissuto.

La stessa struttura del romanzo fa in modo ce esso si tenga insieme al personaggio.

Melanctha si comporta in modo particolare nei confronti della (propria e non) sofferenza
conseguenza diretta del suo isolamento > spinta di solidarietà nei confronti dei personaggi
con cui si rapporta (vedi incipit e pagina 65 episodio con sui padre J. Herbert “who never
was a joyous negro” e con the good John, il cui nome è una connotazione del personaggio
in sintonia con la vena di kindness di cui Melanctha è portatrice, apprezzato da M. in
quanto era un “decent…” > connotazione in termini positivi, ma non si entra nel
particolare, si dà un’impressione.

Melanctha, pur essendo in sofferenza, non si lamenta mai e tutti i personaggi si chiedono
quanto soffrisse > noi percepiamo la sua sofferenza tramite gli occhi degli altri personaggi.

Ripetitività > anafora > a livello di discorso ora è una strategia linguistica: garantisce
momento per pensare a chi parla e a chi ascolta per fissare nella memoria determinati
concetti; c’è poi un “effetto ipnotico” di queste ripetizioni; inoltre la ripetizione di parole ci fa
riflettere sul significato della/delle parola/e ripetuta/e.

Melanctha è un testo eternamente presente. Vero la fine il testo diventa prettamente
dialogico e la ripetizione si fa sempre più presente.

Mabel Dodge Luhan “Speculation or post impressionism in prose”: nei racconti della Stein
ogni parola vive, è ritmica e scadenzata e quando viene letta a voce alta è come musica;
se si tralascia il significato letterale della parola, si può essere “assoggettati” al suo fascino
graduale (semicit da “Speculation or post impressionism in prose”). 

Carl Van Vechten, “How to read Gertrude Stein”: lingua come musica > il suono delle
parole è più importante del significato delle parole; la Stein ti apre la mente, facendo
scattirire da una singola parola mille significati; scrive senza filtri, creando qualcosa di
nuovo e inimitabile (semicit da “How to read Gertrude Stein”).
La Stein descrive un esistenza nn cronologica, ma spaziale: la storia avanza sì, ma in
modo impercettibile.

Contesto > la Stein è consapevole di vivere tra due secoli, periodo in cui avvengono varie
evoluzioni (rivoluzioni) scientifiche e tecnologiche: telefono, simultaneità temporale,
importanza fondamentale; potenziamento e diffusione dei trasporti, annullamento delle
distanze e il rapporto dell’individuo con ciò che lo ricorda cambia. Si diffonda la
psicoanalisi > linguaggio e psicologia.


18/10/2017

Melanctha > ritratto del personaggio > importanza anche dello sfondo nel ritratto, in
rapport al volto > nel racconto queste componenti sono abbozzate, volutamente
incomplete: l’avvicinamento al personaggio non è mai completa, non si tratta di un ritratto
ben definito, è più uno studio/un abbozzo della figura del personaggio e del plot stesso >
non c’è un qualcosa che ci permette di individuare le azioni in senso progressivo, così
come manca una maturazione del personaggio; questo è evidente anche per quanto
riguarda il rapporto tra i personaggi > orizzontalità > simile alla tecnica pittorica del
monocromatismo: nel quadro a dominare è un determinato colore, nelle sue sfumature,
piuttosto che il soggetto stesso del quadro. Nel testo ciò è evidente nel rapporto tra
Melanctha e il suo “sfondo” > Bridgepoint, non ha una rilevanza particolare, pur essendo in
genere in opere testuali (quelle naturaliste) > poetica della con-fusione: non c’è distacco
del soggetto centrare rispetto al suo sfondo > monocromatismo > la pittura va a braccetto
con la pittura; proprio per l’uso di questa tecnica nel romanzo sembra che alla fine non
accade nulla > omogeneità che sembra statica. 

Il motivo del monocromatismo è che abbiamo a che fare con l‘interiorità del personaggio >
vedi la costante sofferenza di Melanctha, che sembra immotivata, isolata rispetto al resto
dei personaggi; Melanctha cerca delle risposte, sempre, che però non avrà mai; lei soffre,
ma non sa perché.

La vita di Melanctha è “analizzata” in modo non cronologico, ma ci sono comunque degli
episodi chiave nella sua vita, t.ex. quando M. comincia a incontrare una serie di uomini >
personaggio caratterizzato dalla sua promiscuità: aspetto delicato da trattare a quel tempo
> tabù della sessualità afroamericana (non è frequente incontrare un personaggio
femminile a quel tempo che metta in evidenza quell’aspetto; la conoscenza di numerosi
uomini non è scandalosa, ciò che è scandaloso è la sua libertà nei rapporti > la Stein
“enfatizza” la promiscuità di Melanctha sia con uomini che con donne > rottura di schemi
tradizionali, modernità della Stein; tuttavia anche questo argomento è abbozzato; la libertà
non è solo dal giudizio altrui > lontananza dal moralismo che vige nella società in cui
Melanctha vive > tutto ciò è però resi in modo naturale, non è enfatizzato pesantemente:
M. vuole semplicemente vivere la sua vita senza costrizioni. Questa libertà è percepita
dall’esterno > episodi legati allo scalo ferroviario, luigo dinamico, di scambio, di modernità,
però rischioso.

“In these days” > tutti danno per scontato la sua esperienza nonostante non ne abbia.

Isabel Archer (Henry James) come Melanctha: acquista la maturità attraverso solitudine e
sofferenza, tuttavia Melanctha non arriva a maturità = intertestualità.

paragrafo 88-89: Melanctha non è una gran comunicatrice, ma sa ascoltare.
“melancholy”> sensibilità interiore del personaggio, per questo Melanctha è attratta da lui;
tra l’altro è uno story teller.

paragrafo 90: è evidente una divaricazione tra le tendenze di Melanctha (personaggio non
omogeneo); nonostante tutto ciò lei non cambia: “she could never…” tutte queste
contraddizioni hanno un riflesso sul quotidiano: par. 92;

“Melanctha wanders on the edge of wisdom” (par. 95) > anche qui siamo davanti ad
un’orizzontalità della narrazione.

Incontro con Jane Harden > hanno un rapporto stretto; la compagnia di J. sembra aiutare
M. a capire: “it wasn’t from the men that Melanctha gained her wisdom”; allusione a
rapporto sessuale tra le due ragazze, mascherato però sapendo cosa avrebbe comportato
sul piano sociale > è esplicito, ma non i si sofferma troppo (“she learned to love Jane”);
questo rapporto le insegna cosa è la gioia, ma quanto facilmente potesse soffrire
(paragrafo 120).

Rapporto tra M. e Jeff Campell (anche qui passing) > par. 135; sembra che finalmente ci si
trovi davanti alla conquista della wisdom sempre sfiorata da Melanctha > “she just gave
herself to this experience” volontà decisa, tuttavia anche questa esperienza finirà, anche
questa senza motivazione fornita dal narratore. Forse si tratta di casualitàà, perché tutto
finisce senza ragione, perché c’è incapacità di concludere > imponderabilità > attraverso la
voce di un narratore che non si pone mai il problema dell’imponderabilità, ma ce lo mostra
nella vicenda > domina una tendenza latente alla visione esistenzialista o una tendenza
alla psicologia esistenziale, elaborata filosoficamente da James sulle orme di Kierkegaard
> componente europea, risemantizzata in america.

Abbozzo di Three lives, cominciato in america, aveva come titolo Q.E.D. (quod erat
demostrandus = come volevasi dimostrare). 


20/10/2017


Il flusso è pervenire all’inclusività capace di creare i confini del pensiero. L’incisività del
linguaggio ricrea l’estrema flessibilità del pensiero, rappresentato ad uno stato pre-
conscio. Ciò che ne esce è recuperare un modello linguistico di naturalezza. Uno degli
aspetti contemporanei che veniva sottolineato era la rappresentazione di uno stato di
devianza e questa idea continuerà ad esistere per molti anni. Nel ritratto, comunque, non
rientra la componente ideologica, nemmeno nella “libertà” di Melanctha. Questo romanzo
si allontanerà dal tipico romanzo sentimentale > Jeff e Melanctha mancano di una spinta
sentimentale riconoscibile, non si arriva mai ad una conclusione. Questa scelta fa calare il
personaggio nel presente continuo in cui l’elemento sentimentale tende ad essere
rimorso.

Melanctha è dotata di intelligenza ed è mulatta, e molto complessa dal punto di vista
emotivo. I conflitti emotivi non sembrano mai avere cause né fini precisi; sono il centro d’
interesse da cui l’intera narrazione si evolve. È un conflitto anche in ambito spaziale, ha
una collocazione dinamica. Anche il rifiuto della parola la isola e la rende unica e
protagonista di una vicenda contorta. Lo stesso rapporto con Jeff è impostato sul travaglio
emotivo dei personaggi. La Stein inventa un nuovo modello estetico che pone il lettore di
fronte al linguaggio in gradi di evocare l’immediatezza delle emozioni, così, queste
emozioni non vengono giustificate in modo visibile. La logica dietro non è quella visibile.

Il ritratto della donna americana del 1900 - è innegabile che l’apparente immaturità
(mancanza di spessore) finisca per ribaltarsi nel suo contrario. Si tramuta in evoluzione del
modello femminile e una sua proiezione nel caos epistemologico del ‘900. È un tentativo di
dar forma ad una maturità contemporanea che non può essere sistemata in termini logici
perché nata nel caos. La modernità del ritratto non è solo nella tecnica ma anche
nell’imperscrutabilità di Melanctha diventa centrale e rappresentativa. Non solo come
oggetto rimosso dalla società americana ma soprattutto rappresentativa di una nuova
attenzione dall’artista nei confronti dell’oscurità della sfera interiore. La Stein si spinge su
un terreno sconosciuto.

La libertà estrema con cui la Stein si libera di Melanctha dopo averla creata > tratta la sua
morte in modo sbrigativo. Il congedo di Melanctha sembra quasi più un’eliminazione. E’
una visione pragmatica, priva di sentimento e sentimentalismi, moderna e laica (elemento
che ritornerà in Hemingway)

25/10/2017


Ernest Hemingway

For whom the bell tolls > contribuisce a rendere Hemingway uno scrittore conosciutissimo
nel corso del ‘900.

Ha frequentato l’atelier di Stein e il rapporto tra u due si riflette nella scrittura di H. > si
manifestano vicinanze ad alcuni aspetti che caratterizzano S. come innovatrice; la stessa
cosa avviene con Sherwood Anderson > influenza non indifferente nei confronti di
Fitzgerald, Hemingway e Faulkner> contribuisce ala loro carriera; i rapporti personali con
tutti e tre finiscono per essere freddi, soprattutto per quanto riguarda H. che si servì delle
lettere di presentazione di Anderson, per poi prenderlo come modello negativo per i suoi
personaggi. Succede anche con Fitzgerald sempre da parte di H., accade anche con la
Stein. Raccolta di racconti > Winesburg Ohio > Winesburg non esiste, ma diventa la
quintessenza della cittadina di provincia > operazione simile a quella compiuta dalla Stein
per Bridgepoint.

Anderson fa la stessa operazione della Stein, per quanto riguarda la psicologia dei
personaggi, senza però calcare la mano dal punto di vista linguistico e delle immagi

ni > in modo non esplicito, rispetto a come faceva la Stein. 

Hemingway: scrittore controverso > la critica ha opinioni contrastanti riguardo questo
autore. Vedi ad esempio come vien costruito il personaggio di Cathrine > diverse proposte
di lettura, dibattito controverso; senza dubbio essa stessa è un personaggio controverso,
non facile da decifrare sia dal punto di vista psicologico che fisico.

Disfatta di caporetto(1917): episodio centrale in A Farewell to Arms > fallimento militare e
psicologico; interessante vedere come viene presentato l’episodio storico, in un’opera
funzionale (questo episodio ha molte ripercussioni all’interno dello stato maggiore italiano)
>> rapporto tra storia e narrazione: fanno leva su elementi diversi; è possibile avere
un’oggettività del racconto? L’autore riesce a dirci cose che lo storico non ci dice?
(>Hawthorne con la vicenda di Hester: rivisitando l’episodio storico dice verità storica).

Binomio tra amore e guerra (=amore e morte) > H. mette in luce gli aspetti di
contraddittorietà tra spinta romantica da un lato (amore) e gli aspetti della modernità
(guerra > I g.m.: tecnologica a tutti gli effetti, così come la guerra di secessione; riflessione
sull’idea di progresso, ci si trova davanti ad una realtà sconcertante: progresso = guerra?);
questo binomio si sviluppa in modo interessante: manca il lieto fine, tipico della vicenda
d’amore > viene meno ciò che ci si aspetta da un romanzo d’amore; di questo finale
esistono diverse versioni > l’autore è attento a ciò che decide di scrivere, così come è
attento nel costruire l’intero romanzo; così come i post impressionisti lavoravano
attentamente ai loro quadri.


Hemingway - Biografia

midwestern di nascita (1889), nemmeno ventenne allo scoppio della guerra; nato
Chicago, capitale del midwest, il cui spirito imprenditoriale viene messo a fuoco dal poeta
Carl Sandburg > “Chicago Poems”; centro pulsante dell’economia americana; detta anche
città dalle spalle larghe; aspetto che caratterizza anche Hemingway. 

Autori che entrano in contatto con la Prima Guerra Mondiale, anche se non da subito
(direttamente); nel 1916 l’america non è interventista, solo all’inizio del 1918 le truppe
alleate entrano in europa; coperti della crocerossina > modo indiretto in cui Hemingway,
come altri, entrarono in guerra; Hemingway si arruola come volontario nel mese di maggio
del 1918 > previsto arrivo in Francia, poi Milano, poi Friuli sul fronte dove si svolgevano i
combattimenti con le truppe austro-ungariche e tedesche. La partecipazione di
Hemingway alla guerra dura due settimane, poi dopo essere stato colpito dalle schegge di
una granata mentre portava rifornimento al fronte viene trasferito all’ospedale americano
di milano > episodio presente anche nel libro; rimarrà poi all’ospedale fino all’armistizio.
Nella trasposizione letteraria, la storia degli eventi della guerra e la storia personale di un
personaggio si fondono > mescolanza di elementi di tipo diverso: coincidenza tra
MACROSTORIA e MICROSTORIA (i.e. guerra -macrostoria- vissuta nel dettaglio da un
personaggio -microstoria-) > un’esperienza rivissuta all’interno della letteratura,
esperienza vissuta in prima persona dall’autore, a dieci anni di distanza: l’H. che scrive il
romanzo non è più lo stesso che aveva partecipato alla guerra; non si tratta di un diario di
guerra ma di una narrazione studiata e manipolata; l’atteggiamento romantico che lo
aveva portato ad arruolarsi, si trasforma in esistenzialismo dopo l’esperienza della guerra.
Inoltre il personaggio femminile (Cathrine) si rivela più coraggioso e più lucido dei
personaggi femminili che incontriamo.

C’è una ricorsività di elementi nel testo: simboli che tendono as essere utilizzati in modo
ripetitivo per costruire riferimenti che il lettore comincia a riconoscere > sottotesto
(insegnamento della Stein); segno contrastanti, costruiti su opposizione: morte-vista; odio-
amore; natura-tecnica > intervento negativo dell’uomo sulla natura; utilizzo deviato del
mondo naturale (I capitolo).

Guerra esperienza centrale e spinge numerosi autori a volervi partecipare per completare
la loro formazione e raggiungere la maturità.

Spostamento in europa > rito di passaggio da parte dell’uomo nuovo che riporta la propria
cultura nel luogo della sua nascita, nel “vecchio mondo” > sacrificio per un mondo
migliore, investimento morale nella minzione dell’americano: carica emotiva che si
percepisce distintamente nella lettura del testo.


26/10/2017

Agnes Von Kuroswsky > crocerossina che ispira la figura di Catherine in Addio alle Armi.


Parlando della disfatta di Caporetto H. si concentra sulla pioggia, che accompagna anche
altri eventi tragici nel libro, e sul fango > soldati che affondano nel fango / morale basso
del soldati.

Mimetizzazione dell’artiglieria / mezzi di trasporto > uso strumentale della natura -vedi
sopra- > enfatizzato da H. già dalle prime battute del romanzo (Tecnologia + natura
sempre presenti) > dato reale della guerra di cui H. si serve per fornire un paradigma
funzionale.


Tre incipit dei maggiori scrittori modernisti: Fitzgerald “The Great Gatsby”, Hemingway “A
Farewell to Arms”, Faulkner “The Sound and The Fury”; diverse scelte dei 3 autori: figura
del narratore, e la sua modalità di espressione, stili di comunicazione degli autori tutti
diversi, nonostante si tratti di tre autori americani e contemporanei.


The Great Gatsby: narrato in prima persona > punto di vita circoscritto. Narratore
omodiegetico, fa parte della vicenda raccontata > scelta molto moderna, tipica del ‘900.

Chi parla è una persona molto colta > articolazione del discorso, selezione accurata dei
termini usati; ci dice della cultura della persona in modo esplicito (parla di college) > date
queste premesse il personaggio è attendibile in ciò che dice > ciò da un lato non è
oggettivamente vero: ci dice che, in base agli insegnamenti del padre, è portato a non
giudicare gli altri, cosa non vera, soprattutto nella seconda parte del romanzo, dove
giudicherà molti degli altri protagonisti della vicenda.


A Farewell to Arms: capitolo I > sono stipati una serie di segni: da quelli che costruiscono il
discorso, a quelli che stabiliscono un rapporto somatico, a quelli che costruiscono
opposizioni, ripetizioni (uso visibile); segni che alludono a moralizzanti temporali (ci si apre
il testo) o locali. Moralizzanti temporali > importanza nell’intero romanzo.

La voce narrante è meno esplicita: è narrato in prima persona, ma l’accento non è sul
singolo, qui c’è una mascheratura della voce narrante > si tratta di un soldato che fa parte
dell’esercito > il gruppo gli permette di fare un discorso che vale per sé come per gli altri >
oggettività camuffata.

“That year” non c’è una collocazione temporale precisa; “in the late summer” > si avvicina
l’autunno > caduta delle foglie > morte della natura > metafora centrale del romanzo:
cadono le foglie in autunno, come cadono i soldati in guerra.

Sin da subito il testo presenta parole chiave > fall autunno - fall delle foglie/fall dei soldati;
il “we” ci dice che è parte di un gruppo caratterizzato dallo stesso destino delle foglie in
autunno. Non ci viene detto chi è che parla: l’individualità in una situazione come quella
presentata non conta nulla > negare la consistenza dell’individuo: esistenzialismo >> tutti
moriremo prima o poi; presenza costante della consapevolezza della nostra caducità, in
termini laici. Tutto ciò in contrapposizione al trascendentalismo > la scelta di H. va a
scontrarsi con il trascendentalismo americano.

Sia per a farewell to arme che per the great gatsby il rapporto con il lettore fa leva sulla
verosimiglianza > si parla in modo comprensibile.


The Sound and The Fury: linguaggio sregolato; comincia in medias res; si tende a
confondere il lettore, sembra che ci vengano tolti i punti di riferimento: appiattimento della
complessità narrativa > semplicità; sembra che chi parla ha delle difficoltà: ripetizioni > chi
parla sembra infantile. Le ripetizioni ci danno, nel caos, le parole chiave > prima forma di
orientamento.

Fence > delimitazione dello spazio, proprietà delimitata. Già dalle prime due righe,
attraverso a ripetizione, ci vengono indicate altre parole chiave che stabiliscono legami tra
loro: fence, flower, flag > allitterazione; caratterizzano un campo verticale; colui che
parla, parla di un certo Luster > chi cazz’è? suggerimenti: parla come un afroamericano,
ma comunque in modo autoritario nei confronti di Benji Compson che è un demente, non
può organizzare mentalmente le sue espressioni, non ha una cognizione del tempo (come
le libere associazioni della Stein); chi parla non è un bambino: “ain’t you something, 33
years old…” Luster deve badare e fare compagni a Benji > è “autorizzato” a parlargli così.

La sperimentazione, qui, è tangibile.


27/10/2017
FAREWELL TO ARMS

chapter I (lettura): aspetto della costruzione del testo > allusioni, suggerimenti,
accrescimento di significato dato dalla ripetizione > incremental repetition; le parole chiave
vengono spesso accoppiate con altre il che accresce il valore simbolico.

Il primo capitolo si struttura in termini paradigmatici > modello delle ripetizioni:

“in the late summer” (inizio capitolo) vs “and the start and of the winter came” (fine
capitolo) > compressione del tempo narrativo in poche righe.

Uso del colore nella narrazione (appunti 26/10); il linguaggio assume una conformazione
fisica > visualizzazione dell’immagine; dire “late summer” ci porta a pensare ad una serie
di colori precisi, così come quando vediamo “winter” > sollecitare percezione visiva,
propria dell’associazione, ma anche esplicitamente; alternano tra scene complessive “dei
campi lunghi”, ampie e close-up molto ristretti > verrà ripetuto diverse volte all’interno del
testo, ovviamente produce un significato.

Contrapposizioni che danno dinamismo al testo; ma anche staticità vs movimento >
“pebbles and boulders in the bed of the river” vs “water swifty moving”.

Subito dopo la presentazione dell’elemento naturale, si passa alla presentazione
dell’elemento umano > ancora contrapposizione staticità (natura) - movimento (troops);
fango > immagine principe della situazione in cui si trovano le truppe.

“the leaves of the trees” - “the trunks of the trees” > ripetizione che sottolinea l’importanza
dell’elemento naturale: finché le foglie sono sull’albero sono “vive” > enfasi sulla caducità
della vita. Paratassi > primitivismo, allusione alla semplicità apparente della situazione che
in realtà è drammatica > visione semplice delle cose, del ciclo vitale > la volontà dell’uomo
non può impedire il ciclo naturale delle cose.

C’è sempre l’immagine della natura, seguita da quella dell’uomo.

altra opposizione: pianura (1) - montagna (2):

(1): pesantezza, passività rispetto agli elementi naturali, teatro della tragedia;

(2): purezza, freddo, impedimento della proliferazione di malattie che invece si
manifesterebbero/svilupperebbero in pianura > simbolismo: sulla montagna, nell’ambito
della cultura americana, nascono significati che si radicano > trascendentalismo “the city
upon the hill”, in alto, vicinanza alla perfezione e al regno di Dio; combattimenti in modo
diverso: in pianura si combatte in trincea, non c’è nulla di trascendente.

“There was fighting” > dark/flashes; mountain/artillery “it was like summer lightning, but
(…) there was not the feeling of a storm coming”;

“sometimes in the dark” > di nuovo close-up > attenzione rivolta agli armamenti >
movimento; dal generale al dettaglio; contrasto gray tractors vs green vines > ironia:
immagini legate alla fertilità, ma è una fertilità falsa; falsa pregnancy: anticipazione della
scena finale > la fertilità che si trasforma nel suo opposto;

ultima parte del testo > cambia stagione; presenza di fango > il discorso prende una piega
diversa; trucks-mud; troops-muddy-wet; i colori dominanti sono brown e gray;

si parla dell’epidemia di colera in meno di due righe > compressione del linguaggio, si
toglie valore alle vite dei soldato morti > è tutto naturale >pioggia-colera-morte; l’immagine
della morte è resa ancora più cruda dalla sbrigatività.

2/11/2017


For Whom the Bell Tolls vs A Farewell to Arms -> nel primo manca la chiarezza e la
freddezza con cui Hemingway comincia ad organizzare il materiale di scrittura, compresi
gli espedienti; organizzazione del romanzo: struttura articolata su 5 libri (frammentazione
della struttura), che richiamano la struttura della tragedia classica in 5 atti, quali però sono
legati tra loro dalla numerazione continua e progressiva dei capitoli; in ogni libro si passa
ad un setting diverso dal precedente > circolarità nell’ambito di ciascun libro, che segnala
inizio sviluppo e conclusione di un libro > ogni libro, un addio; l’addio definitivo è alla fine
dell’ultimo capitolo con la morte di Cathrine.


Libro 1 > si apre su un villaggio (di fronte a Gorizia, anche se non è precisato) sul fronte
italo-austriaco, in prossimità di un fiume (Isonzo, anche se non è precisato però lo
sappiamo) a fine estate (autunno) > definizione - offuscamento che fa parte della tecnica
usata da Hemingway / dinamismo / coinvolgimento del lettore; ricostruendo le varie
vicende si sa che stiamo nell’autunno del 1915, primo anno di guerra per l’Italia; Gorizia
viene conquistata nell’autunno del ’16, non ci viene detto in modo esplicito, ma ci viene
detto che “The mountain that was beyond the valley … was captured” (capitolo 2) > setting
che ci accompagna per tutto il primo libro che si conclude con la partenza di un treno
militare che trasporta F. Henry all’ospedale di Milano (pag 72, cap. 12).

L’episodio centrale di questo libro è quello della ferita, che occupa una scena importante
nel testo; è un episodio che ci offre una serie di chiavi di lettura e interpretazioni, ci offre un
raffronto tra quello che leggiamo nel romanzo e quello he è accaduto in realtà ad
Hemingway, ferito davvero quando era al fronte > si parte da una base verificabile; tra
l’episodio reale e la ricostruzione non c’è grande discrepanza > il narratore ironizza su
questo episodio, fa emergere il lato involontario dell’episodio in sé e anche le modalità
tutt’altro che eroiche che stonano con la visione eroica della guerra > nb: Hemingway
viene decorato in seguito al ferimento) attraverso le quali Frederik viene ferito (cap. 9) * >
colpito da schegge di un proiettile esploso, per caso; il motivo per cui il narratore sceglie di
raccontare l’episodio in questo modo rientra nella volontà del narratore (autore?) di farci
capire che ciò che governa la nostra vita è il caso > si torna alla base della filosofia
esistenzialista che ci vede come persone inermi.

* “I tried to breathe…” > dinamismo, totale ingovernabilità del corpo; anticlimax, totale
infermità dei protagonisti


Libro 2 (cap. 13): “we got into Milan early in the morning”; stacco marcato tra il fronte
(libro 1) e l’atmosfera di Milano, che non fa parte del fronte, vita del tutto diversa rispetto a
quella del primo libro; questa diversità si allarga anche al tono della vicenda,
all’atteggiamento dei personaggi, al loro rapporto con la realtà e tra loro > primo momento
dell’idillio tra Fredrik e Cathrine. Questa situazione è caratterizzata da pulizia ( “a girl
sweeping out” / “they were watering the streets”) diversamente dal fango (e dalla pioggia)
onnipresente del primo libro (e che caratterizzerà i momenti più “tragici” del romanzo);
stesso stacco ci sarà tra quarto e quinto libro. Tutte le situazioni si riflettono sullo stato
d’animo dei personaggi. Simbologia dell’acqua > acqua piovana -> tragicità; secondo libro
> simbologia cristiana, battesimo, allusione alla rinascita (emersione dall’acqua) (*)

Treno: segna il cambio di scena; dal fronte a Milano, poi di nuovo al fronte; il ‘secondo
treno’ è affollato, trasporta soldati verso il fronte che verranno poi uccisi in battaglia “the
train was always crowded”.


Libro 3 (cap. 25): il capitolo 25 prelude l’episodio di Caporetto (cap. 28/31); tutti gli
elementi che finora caratterizzano la tragedia umana sono tutti stipati nelle primissime
righe del capitolo 25, per anticipare l’episodio della disfatta di Caporetto (materia del terzo
libro). 

La scena conclusiva della rifatta di Caporetto è caratterizzata dalla “pratica della
decimazione” dell’esercito in ritirata: fucilazione immediata di un ufficiale ogni 10, perché
non si è stati coraggiosi; qui Frederik (tenente) viene selezionato per essere ucciso,
impulsivamente fugge e poi si getta nel fiume (Tagliamento) > episodio che viene costruito
sulla base della simbologia cristiana (*), emersione dall’acqua, rinascita > appena esce
dall’acqua non è più lo stesso, si toglie la divisa; Frederik sale su un altro treno diretto
Milano (treno merci) che trasporta armi, si nasconde sotto ad un tendone (fine capitolo
31). 


Libro 4 (cap. 33): “I dropped off the train in Milan…”; 

si conclude con una traversata in barca di notte per raggiungere la Svizzera, da Stresa,
perché si parla di un suo (di Frederik) arresto per diserzione. Anche qui l’acqua ha un
valore simbolico > ulteriore rinascita, che qui caratterizza anche Cathrine che è incinta.
Tuttavia l’uso della simbologia cristiana subisce un’ambiguità, perché poi sia Cathrine che
suo figlio moriranno > per un momento c’è allusione di trovarsi ad una nuova nascita, ma
si tratta di un cammino verso la morte (almeno per C.).

Libro 5 (cap. 38): ancora collocazione temporale e spaziale, però non precisa; campo
lungo / close up; la conclusione del libro e del romanzo avviene in una strada, davanti
all’ospedale dove muore Catherine “But after I had got the out and shut the door … and
walked back in the rain” di nuovo qui la pioggia segna una scena “tragica”


3/11/2017
FINALI E TITOLI DI ADDIO ALLE ARMI - Simonetti
linguaggio di Hemingway ingannevole > può dare impressione di superficialità, ma così
non è; si tratta di un linguaggio essenziale, che però dice molto di più di quello che
effettivamente sta scritto sulla pagina. Ci sono vari livelli di scrittura: primo livello (?);
secondo livello > quello simbolico, tematico > riflessione che Hemingway porta avanti nel
romanzo; terzo livello > stile, linguaggio, parole non scelte a caso: revisioni, modifiche,
ripensamenti > vedi alternative endings (più di 50 varianti, 39 riscritte diverse) e vari titoli a
cui Hemingway aveva pensato.


IL TITOLO > ha il compito di identificare un’opera; deve designare il contenuto del libro -
funzione descrittiva- però può essere ambiguo, non lascia capire sempre di cosa parla il
romanzo, si tratta comunque di una descrizione parziale; un’altra funzione è quella di
evidenziare l’opera, di indurre il pubblico a leggere il libro. Ovviamente nel corso dei secoli
la forma e la funzione dei titoli è cambiata. Hemingway è sempre molto attento ai titoli:
volutamente ambigui, interpretabili, molti sono citazioni da altre opere. Il titolo della prima
opera narrativa di Hemingway è “In Our Time” > brano del Book of Common Prayer (vedi
preghiera) > si coglie l’ironia -tutti racconti che ruotano attorno al tema della violenza e di
una perdita-; il primo romanzo di Hemingway di intitola “The Sum also Rises” > citazione
dalla Bibbia; il titolo dell’opera è il messaggio dell’opera stessa riassunto o ironizzato. Ci
sono due tipi di titoli: titoli con riferimenti topografici o atmosferici e quelli che hanno
riferimenti religiosi o letterari (vedi sopra).

Per A Farewell to Arms i titoli sono 33 (vedi *), relativi a 3 categorie: guerra, amore,
maturazione del protagonista; il titolo finale incorpora tutti e 3 > Farewell: maturazione;
arms: guerra (armi) e amore (arms = braccia); *altri titoli: “Late Wisdom”, “The Grand
Tour”, “The Italian Journey”, “A Patriot’s Progress” -in riferimento al viaggio del pellegrino
cristiano (=patriota, qui)- ,“A World to See” (…). Il titolo scelto “A Farewell to Arms” deriva
dal verso di una poesia del 1590 di George Peele > commemorazione in blank verse di un
torneo che si è tenuto davanti alla Regina Elisabetta per il suo compleanno > poema
cavalleresco, una sezione del quale è intitolata a farewell to arms che parla di un cavaliere
(Sir Henry) che rinuncia al suo ruolo di soldato per dedicarsi ad una vita di famiglia >
FAREWELL, maturazione del protagonista del romanzo di Hemingway, c’è un prima e un
dopo nella vita del protagonista. 


IL FINALE > un paragrafo molto breve, zero sentimentalismo, zero tragicità anche se è
palese che sia un momento tragico della storia > ESPLICITAMENTE non c’è drammaticità.
Linguaggio scarno, immediato, senza retoricità, che però riesce a trasmettere la solitudine
del protagonista. Ci sono volute 47 varianti, prima di arrivare al finale definitivo; ha scritto
39 finali diversi, prima di essere soddisfatto, perché non riusciva a trovare le parole giuste
(“getting the words right”). 

Tutti i finali prevedono la morte di Catherine: addio alle armi (volontario) e addio all’amata
(non volontario); per concludere il romanzo ha valutato diverse ipotesi: una delle prima è
“the nada ending” > riassume la sua filosofia, nichilismo > il più pessimista di tutto, sembra
condurre il protagonista ad una sorta di indifferenza cosmica: tutto è perduto nullo sarà
come prima >
“That is all there is to the story. Catherine died and you will die and I will die and that is all I
can promise you.”: “the religious ending” > ovviamente non andava bene perché era in
contrasto con tutto ciò che aveva scritto nel romanzo, però secondo questo tipo di finale
(notte illuminata dalla luce dell’amore di Dio) il romanzo viene letto ancora di più come un
romanzo di formazione > protagonista da ateo a credente, cosa comunque incongruente
con il resto del romanzo. “The live-baby ending” in cui Catherine muore, ma il bimbo
sopravvive; dice “I had a son, but a didn’t give a damn about him”, c’è qualcosa che
sopravvive anche dopo la morte ma a lui non gliene frega nulla perché l’unica cosa di cui
gli interessava era Catherine. Però Hemingway dice che una nascita non attenua una
morte, quindi non avrebbe funzionato come finale; inoltre la storia si sarebbe spostata sul
bambino, cosa che non andava bene perché la protagonista in quel momento è Catherine.
“Funeral ending” in cui si descrive il funerale di Catherine > non va bene per ragioni
strutturali: funerale descritto attraverso la preterizione (quando si dichiara di non voler dire
qualcosa, mentre invece se ne parla). “The morning-after ending” che parla della mattina
dopo la morte di Catherine: è cambiato il tempo, c’è il sole, è primavera, sembra quasi che
per un secondo non sia cambiato nulla, ma poi si rende conto che la sera precedente è
morta Catherine “and that is the end of the story” ci sono 13 frammenti diversi solo su
questo finale; contrasto tra notte e pioggia della notte in cui è morta Catherine e sole della
mattina dopo. “The original Scribner’s magazine ending” > il romanzo venne pubblicato in
puntate sulla rivista dell’editore di Hemingway; abbozza un finale per ogni personaggio,
dice che fine ha fatto ogni personaggio del libro. “The Fitzgerald ending” > suggerito
appunto da Fitzgerald (aveva già aiutato Hemingway con l’incipit di “The Sun also Rises”),
che aveva letto e anche criticato il romanzo; decide di non utilizzare questo finale, per
orgoglio. Ci sono poi una serie di frammenti non correlati tra loro, quindi “miscellaneous
endings”.
8/11/2017

Libro 2 > passaggio dal fronte ad una città lontana da esso (Milano), la diversità dei due
ambienti si coglie già dalle prime battute del capitolo 13; fine del libro 1 > primo addio
(farewell). 

Figura di Catherine > già dal quarto capitolo “entra in scena” come personaggio; già a
partire da questo quarto capitolo si nota un effetto di sospensione che fa leva su un
registro narrativo che sia degna a questa nuova atmosfera > delicatezza, alleggerimento
della pesantezza che si era riscontrata dai primi capitoli (precede l’interludio che poi verrà
segnato più esplicitamente dal libro 2) ingresso di un personaggio che si isola
nell’ambiente maschile tipico del fronte > ingresso segnato anche da uno stacco di tono >
Catherine si presenta, già dalle prime battute, come un personaggio concreto, pragmatico,
che è privo di ipocrisia; proprio per la mancanza di ipocrisia viene recepito come un
personaggio attendibile e realistico, nonostante la componente romantica che però è
soffocata dalla sofferenza che caratterizza il personaggio di Catherine > ci viene subito
detto che il suo ragazzo viene ucciso al fronte (C. stessa lo racconta a Henry) > morte che
segnala il cinismo e la freddezza di questo personaggio. 

Nella seconda sezione, nonostante si tratti di un interludio, è comunque presente l’idea
costante di morte. 

Pulizia, di cui ci si accorge sia dalle prime battute del capitolo 13, sia dalla descrizione
dell’ospedale (ospedale militare americano > ulteriore allontanamento e isolamento dal
fronte): è nuovo, nella sua descrizione vengono evocati i sensi del lettore “it was cool and
it din’t smell like a hospital”; la guerra viene messa, per un certo periodo, da parte > si
vuole accentuare la somiglianza dell’ospedale con un albergo; nel secondo libro (cap. 14)
appare la figura di Catherine > apparizione celeste (pag. 84): uso estremamente
economico del linguaggio, tutto molto ridotto (poetica della sottrazione) > importanza della
visualità, rapporto con le arti visive (vedi anche Gertrude Stein); 

“It was Catherine Barkley” > estrema sintesi, estrema tangibilità, presenza immediata resa
dal linguaggio semplice e ridotto. “When I saw her I was in love with her” > niente giri di
parole, concretezza > tipica del linguaggio di Hemingway, ma esprime anche il sintomo
stesso del periodo di cui si parla: si trova conforto nella dimensione materiale, non c’è altro
se non la concretezza estrema che diventa uno degli aspetti che si articola a diversi livelli
per esempio attraverso l’uso di un linguaggio del genere. 

In questo contesto anche vivere il rapporto tra i due è difficile, si teme una delusione,
quando invece si cerca sollievo dalla sofferenza; la conclusione di questo quattordicesimo
capitolo ci riporta alla necessità di trovare un modo per parare possibili delusioni > nota
latente di timore, di possibile tragedia non abbandona mai interamente la situazione
rappresentata > non c’è spensieratezza neppure in un momento di coinvolgimento
affettivo; in questo ambito sono importanti gli usi simbolico degli elementi naturali > la
pioggia, ancora, a Milano (ma in generale nel romanzo) serve per segnare i momenti più
tristi > pioggia legata alla morte > ultima scena del romanzo. 

“Happiness” e “happy” diventano delle parole ricorrenti in questa seconda sezione,
autoconvinzione di essere felici in quello che poi diventa una sorta di crescendo sempre
più vuoto > cap. 16 e raggiunge il culmine alla fine del cap. 18 > pag. 104-105 > fragilità
psicologica dei personaggi resa dall’ossessività dello scorrere del tempo (cosa che
avviene anche nella seconda sezione di “The Sound and The Fury” di Faulkner) >
angoscia che viene resa con la ripetizione che non funziona più come un qualcosa di
psicologicamente rassicurante, ma assume un andamento “maligno” e tormentoso;
ovviamente personaggi sono impotenti: eventi esterni alla loro volontà possono porre fine
alla loro storia, alla loro temporanea felicità.

Esce fuori il discorso del matrimonio, a cui nessuno dei due poi alla fine crede davvero,
anche qui è un modo per illudersi di poter essere felici (dialogo pag.104). 

Tutto, nella seconda sezione, tende ad affermare un principio di normalità e vitalità in cui
Catherine e Frederic per un periodo riescono ad introdursi, ovviamente non del tutto >
ospedale di Milano visto come casa, ma comunque l’idea della guerra (e della morte) e del
fronte è sempre presente, con la sua costante incertezza; l’unica soluzione è dire addio
alle armi > gli addii sono numerosi (volontari o non).

Capitolo 19 > la pioggia compare in modo più prepotente: pag 113-114 > intero dialogo
che verte sulla paura della pioggia. 

Annunciazione della nascita > capitolo 21; la reazione all’annuncio è “all right” > pag 124.
incontro di due culture > Inghilterra - Europa - Catherine vs America - Frederic > rapporto
tra due culture sempre stato vivace, rapporto in cui avviene anche una sorta di
contaminazione tra le due culture, sottolineato in molti romanzi

9/11/2017

Libro 3 (III atto di una tragedia, quello più sanguinoso) > tutto incentrato sull’episodio di
Caporetto; la prima parte del libro costruisce questo episodio fino a portare al massimo la
tensione drammatica con la disfatta di Caporetto. 

Tipica dl terzo libro è anche la dilatazione del tempo narrativo, fatta attraverso la parola,
che corrisponde all’aumento della tensione drammatica. 

Ritorno al fronte dopo la lunga parentesi milanese; continuità presente nonostante la
frammentarietà > ritroviamo personaggi che avevamo già conosciuto tuttavia l’atmosfera è
cambiata e già dalle prime battute il tono “pesante” è visibile in modo esplicito > il
narratore si concentra sull’aspetto drammatico della vicenda, fino ad arrivare al picco. Con
il ritorno al fronte, ritroviamo anche le dispute tipiche della prima parte del romanzo, in toni
però più tragici > e.g. Rinaldi vs cappellano militare, che impersonano due modi di
concepire la realtà in modi completamente opposti: l’atmosfera di pessimismo ormai si
diffonde tra tutti i personaggi, il cappellano stesso fa fatica a far emergere la sua fede > “it
has been a terrible summer” (capitolo 26 - prima pagina); gli stessi soldati non sembrano
sapere cosa stia succedendo: “who won the fighting this summer?”; “I don’t believe in
victory anymore” > che senso ha vincere, in mezzo a tutta questa distruzione? Le parole
hanno perso il loro senso (insegnamenti della Stein), si cerca concretezza: di fronte a
interrogativi che investono la natura umana, il senso della vita, Frederic parla di credenza
nel sonno (“in sleep” I said).

Comincia a delinearsi quello che sarà lo sfondo della ritirata di Caporetto; azione
accompagnata da una crescente perdita delle coordinate, la scena è dominata da pioggia
e fango, si perdono le coordinate della razionalità umana, ci si spara tra compagni > follia
e angoscia crescenti; di conseguenza si comincia a percepire la realtà unicamente in
termini di cieca sopravvivenza, dettata dall’istinto > si accentua la dimensione animalesca
dell’uomo; nel costruire la scena si vuole sempre maniere un equilibrio tra l’esperienza
personale di Catherine e Frederic (fiction) e quella della Storia (realtà) > questi due piani si
incontrano in modo esplicito, ovviamente sempre mantenendo un principio di
verosimiglianza e attendibilità storica (oggettività) del testo in quanto tale; la rielaborazione
narrativa è filtrata dalla componente psicologica del narratore (personaggio funzionale) il
quale narra fedelmente un fatto realmente accaduto > quindi c’è necessariamente una
selezione degli eventi che è operata dalla psicologia della voce narrante.

Fine 27esimo capitolo “I went out…” > diverse inquadrature (da campo lungo a close up),
si arriva addirittura ad “inquadrare” le gocce (“and the drops hung to the branches”). 

capitolo 28: a ridosso di quello che sarà il momento più drammatico ci ritroviamo davanti
ad uno spezzone narrativo simile ad un flusso di coscienza, con l’idea ovviamente di
riprodurre ciò che accade nella mente umana: pensieri non ordinati, sensazioni, ricordi >
questo forse è il modo più appropriato per rappresentare un momento di caos (“I left them
sitting together with Aymo … I come whenever you want me”): le frasi stesse arrivano a
non avere senso; questo flusso di coscienza viene messo quasi come avvertimento per
quello che saranno poi gli eventi della disfatta. Soldati e civili sono mescolati, fatto
riscontrabile nella realtà. Tuttavia c’è resistenza da parte del narratore nel procedere
soltanto con una narrazione realistica > vedi l’uso crescente del discorso simbolico, che
ovviamente è la cosa più lontana dal realismo: “ahead of us the road was narrow and
muddy” ancora pioggia e fango usati con valore simbolico.

Cap. 29 “at noon we were stuck in a muddy road” > la situazione comincia a precipitare, ci
si trova di fronte ad uno scenario che oltre ad essere di guerra e caos, è anche uno
scenario di pericolo, sconfitta e dolore.

Cap. 30: fuga dal plotone d’esecuzione a cui Frederic era stato destinato. Già dalla pagina
iniziale del trentesimo capitolo il ponte viene messo subito sotto gli occhi del lettore. 

“we are in more danger from Italians than Germans” > non ci si capisce più niente, è tutto
confuso.

15/11/2017

Frederic Henry viene portato davanti alla corte marziale; questo episodio di verifica in un
luogo rilevante, in prossimità del fiume Tagliamento, dal punto di vista storico e dal punto d
vista del simbolo che l’episodio in sé e gli elementi che lo costituiscono contribuiscono a
dare > acqua, fiume, ponte. Questo passaggio segna anche un confronto con la morte,
molto più drammatico rispetto a quelli già a voti > coinvolge delle componenti diverse dello
stesso esercito > immagine degradata di quelli che dovrebbero rappresentare la gustizia.
È notte, ci si serve di torce > altro elemento negativo dal punto di vista metereologico, oltre
alla pioggia; Frederic oltrepassa il Tagliamento, il fiume è in piena > “the river was close
under de wooden plan”.

Insistenza sulla parola “cross” (polisemia: attraversare e croce > passaggio cruciale,
analogia tra questa farsa di processo e quello di Cristo); costruzione drammatica fatta su
allusioni a elementi della tradizione che aumentano la tragedia della scena rappresentata. 

Frederic viene preso per un infiltrato tedesco nell’esercito italiano > motivo per cui deve
essere fucilato; Frederic si immedesima in quella corte marziale improvvisata: “I saw how
their minds worked … they were saving their country”; “so far … in any danger of it” >
ironia, filosofia esistenzialista > distacco nei confronti della giustizia più fura, tipica degli
uomini che hanno a che fare con la morte senza patire il pericolo di morire essi stessi; alla
fine del capitolo Frederic scappa, inciampando cade nel fiume: descrizione che tende
all’impersonale, come se non riguardasse direttamente la sua persona, parla di colpi
(“there were shots”) come se non stessero sparando intenzionalmente. 

Libro 3: Uscito dal fiume, Frederic riesce a salire du un treno merci fino a Milano >
continui allontanamenti dal fronte: qui comincia l’ultimo “farewell”: da Milano andrà poi a
Stresa, poi in Svizzera dove la scena si conclude. La Svizzera è neutrale, l’addio alle armi
è definitivo, dopo numerose tappe che segnano un progressivo allontanamento; questo è
anche un momento in cui l’allontanamento dalla guerra viene chiamato da Frederic
“separate peace” > rinascita di razionalità, vitalità, in concomitanza con l’allontanamento
dai ranghi: allontanamento da costrizioni, per prima cosa la divisa > no appartenenza a
fazione in guerra, ma ritorno all’umanità > cap. 34: Frederic è in abiti civili, compra un
biglietto per Stresa dove poi si ricongiungerà con Catherine. Frederic ricomincia ad
assaporare la vita: la scrittura suscita i sensi del lettore. Non vuole ricordare la guerra, ha
un giornale ma non lo legge perché non vuole saperne nulla; “I had made a separate
peace”.

Quando Frederic incontra Catherine, lei è con Mrs. Ferguson > personaggio strumentale
usato per un discorso sul concetto di onore; in questo quarto libro vediamo come lo
scrittore incrementa l’utilizzo dei personaggi secondari, tutti con funzioni strumentali per lo
svolgimento della storia. Benché si tratti di personaggi diversi l’uno dall’altro, hanno aspetti
in comune: conclusione del discorso sulla futilità dell’azione umana > dialettica indiretta tra
questi 3 personaggi (Ferguson, Conte Greffi, barman); Ferguson mostra la propria
convinzione nell’esistenza di valori etici e morali che non possono essere messi in
discussione e accusa Frederic di essere diventato “troppo italiano”: immagine stereotipia
della figura dell’italiano da parte dell’anglosassone > la Ferguson accusa Frederic di
essere “slay” (viscido, subdolo, poco limpido dal punto di vista morale). Il Conte Greffi è
cinico e si nota quando incontra Frederic nella sala da biliardo (cap. 35): le palle da
biliardo simboleggiano gli uomini stessi che si agitano, vanno in diverse direzioni,
comandate da un “gesto esterno”, da qualcuno che con la sua azione mette in movimento
i vari elementi; il dialogo tra i due è all’insegna del distacco dai problemi umani, come se si
fossero astratti dalla vicenda umana che in realtà coinvolge Frederic in prima persona.
Dinamica giovane-vecchio; la saggezza di Greffi è data dall’esperienza e dal cinismo
(Frederic maturerà una posizione analoga: “it sounds very wise to me”), diversamente
dalla saggezza della Ferguson legata a valori morali. Il Barman, figura costruita con una
saggezza dovuta alla qualità della propria professione, alla gestualità con cui il barman
classico agisce e si relaziona con il pubblico; ha una sua responsabilità, ha un codice di
comportamento fatto da valori che non possono essere traditi (idea del code hero, che
risponde a una serie di norme che vanno osservate): deve far bene il suo mestiere. Aiuterà
Frederic Henry e Catherine a scappare > gesto di solidarietà umana che servirà ad evitare
parzialmente il confronto con la morte; è particolare che sia proprio il barman a fare questo
gesto, dato che conosce la vita sa “mescolarne gli ingredienti”, sa che quella vita è un
“cocktail di eventi” pilotati dal destino che è nelle mani del barman, affinché ne faccia
qualcosa di schietto e giusto; al tempo stesso il barman è uno che sa accettare il rischio
che la vita comporta, per questo il personaggio di Hemingway molto esplicito: rifiuta i soldi
di Frederic Henry quando gli da la barca, li accetterà solo se Frederic e Catherine
riusciranno ad arrivare vivi dove vogliono arrivare (fine cap. 36); è un deus ex machina.
L’allontanamento dalla guerra porta un ribaltamento dei rapporti umani che sono bastati su
valori diversi. 

Cap. 37: scena notturna dell’attraversamento del lago (rimanda ai Promessi Sposi), da cui
poi si arriva in Svizzera luogo neutrale, che sancisce la fine del viaggio e la vine della
vicenda.


Libro 5: confronta inizio del libro 1 con inizio del libro 5 > il percorso si completa
circolarmente.

“We lived”: nel libro primo “we” sta per “noi soldati”, qui sta per “Catherine ed io”.
Insistenza, ancora, sugli alberi e sul legno come elemento naturale, non è qualcosa che
“deturpa” la natura (a differenza della casa del primo libro e della guerra in generale) >
stacco dalla prima parte del testo. 

Situazione apparentemente idillica che facilita la vita, costruita attraverso l’uso di elementi
paradigmatici. La guerra ormai è qualcosa di remoto, paragonata al football. 

Nella scena conclusiva emerge la freddezza di Catherine e la sua forza morale, non vuole
far preoccupare Frederic.


16/11/2017

FAULKNER - A Rose For Emily (pagina Rubeo)



Si tratta di una autore legato per ran parte della sua vita e per l’interezza della sua scrittura
al sud degli USA > tratto distintivo che appare evidente ai lettori; il rapporto con il sud
forgia la sua poetica in modo diverso rispetto agli altri modernisti.

Gabriel Garcia Marquez > molto legato alla narrativa di Faulkner, pur essendogli
successivo, lo considerava un maestro; sia Faulkner sia Marques hanno ricevuto il Nobel
per la letteratura (F. nel 1949, ritirato nel 1950, M. nel 1982). Nel discorso di accettazione
Marquez fa riferimento ad una frase, che Faulkner aveva pronunciato in quella stessa
occasione 32 anni prima quando egli stesso aveva ritirato il premio Nobel, in cui fa un
riferimento al lancio della bomba atomica appena avvenuto. (chiedi frase a Francesca)

Faulkner muore nel 1962 in Mississipi, stesso luogo di nascita, stato che si identifica con il
sistema schiavistica e che esce sconfitto dalla guerra civile; rimane per lungo tempo in uno
stato di depressione economica; una situazione molto diversa da quella degli altri grandi
scrittori del 1900. Sud, terra caratterizzata da violenze (vedi sistema schiavista e le
piantagioni) impossibili da cancellare, dove storicamente si è sofferto molto > uno dei temi
che svilupperà nelle sue opere > attaccamento forte, ma anche odio e volontà di criticare,
per via della colpa che i padri hanno tramandato ai loro figli. Il Mississipi è la sua realtà;
crea una contea immaginaria che va sotto il nome di Yoknapatawpha (Yoknapatufa), ossia
“terra dove l’acqua scorre lenta” (Marquez anche ne crea una “Macondo {?}”); l’autore
cerca di crearsi un proprio mondo in cui è libero di inventare. Faulkner amava proclamarsi
l’unico proprietario di Yoknapatawpha. Questa contea diventa una sorta di sfondo
complessivo per la sua produzione ma al tempo stesso un paesaggio interiore, un luogo
della memoria, in cui viene messo in scena l’accumularsi di conflitti umani, familiari e tra
famiglie, che fanno parte di quella realtà e che continuano a segnare il presente anche se
si svolgono nel 1800 > continuità tra presente e passato. Yoknapatawpha > microcosmo
che si espande, le storie che si svolgono in questo spazio ridotto sono poi quelle che
vediamo nello spazio più ampio; in questo microcosmo si muovono personaggi di diversa
estrazione, fino a mescolarsi > un grande affresco in cui si individuano una serie di
protagonisti che danno vita a questa saga. Ci sono diverse tappe dello sviluppo letterario
di Faulkner * (18 romanzi tutti svolti in questo microcosmo).

Faulkner e Hemingway erano coetanei, si trovano a confrontarsi con la guerra; Faulkner
aveva provato ad arruolarsi nel 1918 nell’aviazione statunitense, ma fu scartato perché
troppo basso; quel rifiuto avrebbe scatenato una reazione radicale da parte di Faulkner,
soprattutto da parte della sua fantasia > avrebbe prima alterato i suoi documenti
aggiungendo una u al suo cognome (era Falkner), perché lo giudicava più “british” e iniziò
anche a parlare con accento inglese e si arruolò come cadetto nell’aviazione canadese,
passando 4 mesi in un training camp tra il luglio e il novembre del 1918; tuttavia proprio in
quel mese venne firmato l’armistizio e a questo punto prima di far ritorno a Oxford
Mississippi, cominciò ad inventare una serie di aneddoti, per esempio raccontò di un
combattimento aereo in Francia, in cui disse di aver riportato una ferita (andava in giro con
il bastone come prova); comprò anche una divisa per rendere il tutto credibile.

* 1924: esce il suo primo libro, raccolta di poesie, “The Marble Fall” (titolo omonimo del
suo ultimo romanzo del 1960); il suo primo romanzo esce nel 1925 “Soldier’s Pay),
incentrato sul motivo del ritorno del reduce di guerra > pone al centro della narrativa
l’elemento della sofferenza: il reduce crea sconcerto, prova reazioni negative al contrario
da quanto ci si aspetterebbe dal ritorno di un uomo dalla guerra > dà il segno che Faulkner
di muove su un terreno scomodo; nel 1927 uscirà “Mosquitos”, romanzo satirico su un
gruppo di artisti sudisti (su avvicina alla narrativa in cui il sud è protagonista) che operano
nella città di New Orleans, capitale culturale dell’intero sud; lo stesso Faulkner aveva
lavorato come giornalista ad un giornale di New Orleans. Il primo romanzo importate di
Faulkner viene pubblicato nel 1929: “Sartory’s” > primo romanzo ambientato nella contea
di Yoknapatawpha e che da vita alla “saga” di questa contea; il 1929 è l’anno del crollo
della borsa, ma anche del primo capolavoro di Faulkner: “The Sound and The Fury”,
romanzo sul crollo di una grande famiglia della Contea in anni a lui contemporanei; ciò che
viene messo in scena è la totale disgregazione di una struttura molto chiusa. “A Rose For
Emily” scritto nel 1928 e pubblicato nel 1929 > viene messo in scena il conflitto tra un
passato che si prolunga (vecchia signora Emily) e un presente che cerca di cancellarlo >
conflitto tra vecchio e nuovo, dove il nuovo non rappresenta un’evoluzione ma un degrado,
una involuzione rispetto ad alcuni aspetti della grandezza passata, soprattutto dal punto di
vista culturale > la cultura al sud ha sempre avuto un ruolo di primo piano; c’era anche un
legame molto stretto con, per esempio, la cultura europea. In questo conflitto tra passato e
presente, ciò che mette in crisi il sistema del passato è l’affermarsi si una modernità
caratterizzata da una mancanza di codici che erano rilevanti nel “sud antico”, valori che nel
presente vengono azzerati e così il presente è privo di morale e ciò che domina è il trionfo
del lassez faire (lassismo); la conflittualità tra passato e presente è anche dovuta alle
colpe del passato, che assumono forme diverse nel presente. 

All’indomani del 1930, Faulkner pubblica un altro romanzo che racconta le vicende di una
famiglia di bianchi poveri che è invischiata in una sorta di odissea che ha dei forti sviluppi
di tipo paradossale > il grottesco assume un ruolo centrale e in parte si vede fin dal titolo
“As I Lay Dying”; da un lato veniamo proiettati in una dimensione fantastica (memorie
pronunciate da una morta), dall’altro, sul piano della narrazione , già in The Sound and
The Fury essa è frammentaria e una provocazione. I romanzi di Faulkner hanno avuto
fortuna dal 1945 e soprattutto dopo la morte dell’ autore stesso.

1931 > “Sanctuary”, l’unico vero successo di Faulkner; romanzo che esula dal resto della
sua produzione, è un noir, non fa parte del contesto della Contea, è profondamente
tragico; è un giallo in cui tutti i personaggi escono sconfitti dalle loro stesse azioni >
nemesi stoica che colpisce tutti i personaggi, gli eventi si ribaltano contro di loro e nessuno
di questi personaggi è in grado di dominarli. 

1932 > “Light in August”, conflitto razziale e altri conflitti che si agitano all’interno di una
comunità rurale (la Contea);

17/11/2017

I nuclei familiari tracciati da Faulkner stanno ad indicare dei tipi abitanti del sud. Ciascuno
di essi è indicativo di un atteggiamento di fondo.

Nel 1936 viene pubblicato “Absalom! Absalom!” testo che molti criticano come il momento
più alto della produzione di Faulkner e termina i 7 anni di maggiore produzione iniziati con
TSATF. Absalom presenta una scrittura autoriflessiva: la trama riporta una ricostruzione
avviene anche attraverso Thomas Sutpen (personaggio di AbAb) che impersona la forza
selvaggia della natura e che caratterizza una parte di vita della contea. L’operazione di
scrittura di Faulkner è complessa. La narrazione è affidata a 4 personaggi che
appartengono a generazioni diverse e hanno una narrazione diversa l’una dall’altra. Il
macrotesto faulkneriano è interconnesso in un continuum storico che non ha cesure e che
scorre continuamente. Il passato vive nel presente e si proietta nel futuro. È una visione
che tende a dare un quadro vivente che non ha mai fine. Un critico del XX secolo, Malcolm
Cowley decise di mettere insieme un’antologia di brani, racconti, interventi e romanzi di
Faulkner secondo l’idea della collana “the portable +nome autore” edita dalla Viking Press,
che ha fatto un po’ la storia dell’editoria americana.

1942 > viene pubblicato “Gow Down Moses”; richiama la Bibbia. E’ un romanzo sui
generis: appare come una raccolta di racconti che in realtà sono tutti collegati tra loro.
Tende a far risultare identità culturale degli indiani, degli americani e di diversi nuclei che si
succedono in quella zona.

Al suo interno contiene una short story “The Bear” + note di Faulkner e della narrativa. È
un grande racconto di iniziazione. L’orso in questione sarà l’evento che cambierà la vita al
protagonista, il quale decide di rifiutare (?).

Verso la fine degli anni ’40 viene pubblicato “Intruder in the Dust” > contribuisce
all’attribuzione del Nobel.


“A Rose for Emily” > scritto nel 1929 e pubblicato nel ’30 sulla rivista Forum. Rispetto
agli eventi narrati in TASTF, questi sono precedenti (1924). Uno dei motivi della sua
notorietà è la sua organizzazione testuale > tutto concentrato in una brevità esemplare. Un
dato che salta all’occhio è la scansione in 5 sezioni complessa perché l’ultima delle 5
riporta l’attenzione al paragrafo iniziale e coincide con il momento della scrittura. La
ciclicità è la cornice a cui interno si sviluppa il racconto e che completa il ritratto di Emily. Il
racconto è costituito da una serie di analisi in sequenza cronologica.

L’incipit è molto concentrato ed è rilevante ch i vari aspetti che verranno sviluppati sono
concentrati tutti insieme. La narrazione è fondata su una serie di paradigmi oppostivi, tra
cui quello dell’incipit dell’indicazione temporale. Questo indica che questo paradigma è il
dominante (F. stabilisce sempre un flusso temporale inarrestabile). È un contrasto tra due
epoche storiche, tema principale del racconto; tra queste due epoche si è rappresentata
una frattura. Le varie componenti del testo segnalano questo conflitto attraverso quello
che sembra essere il commento distaccate di un narratore ignoto. Il narratore si identifica
con la cittadina (“our whole town”); l’ambiguità della sua voce viene mantenuta
volutamente fino alla fine.

Il personaggio di Emily viene presentato da una voce esterna apparentemente oggettiva;
questa voce accentua l’isolamento di Emily sin dall’inizio, cosicché Emily venga proposta
come protagonista e che il narratore se ne distacchi. L’individualità presuppone
un’autonomia del personaggio. Ci sono diversi piano temporali, il passato prossimo che
appartiene alla collettività e il passato remoto che appartiene ad Emily. Riesce un
paradigma per cui al passato appartiene l’individualità e l’intimo, al presente la collettività
(privato ≠ pubblico). Il privato è femminile e il pubblico è maschile: gli uomini vano al
funerale per un motivo, le donne per curiosità. Nel secondo paragrafo quel paradigma
assume un vero e proprio accerchiamento intorno alla figura di Emily, è un’opera di
intrusione. Viene fatto tutto attraverso la casa che presenta, come la sua proprietaria, i
segni dell’invecchiamento. 

“Fallen monument” -> figura ossidrica, ci indica un conflitto implicito tra verticalità
(monumento) e orizzontalità (la sua caduta). Rimanda alla contraddittorietà del
personaggio di Emily, ai suoi valori e al suo privato. Funziona anche da elemento
anticipatorio: monument > posizione di rilievo di Emily; fallen > progressivo decadimento
del personaggio, sociale (anche della società).

22/11/2017

Casa di Emily > estensione della sua personalità, perché rappresenta la figura stessa
traslata.


Lettura del testo, section I



Paradigmi oppostivi > di diversa natura: presente - passato (opposizione temporale,
segnalata dalla primissima parola del testo “WHEN” e dall’ultima parola del paragrafo “at
least ten years”) > Emily rappresenta il presente: sud sottomesso a nord industrializzato
dopo guerra civile > c’è un personaggio che proviene dal nord, che rappresenta questa
sottomissione e a visione del nord in generale > estensione del conflitto nord - sud;
insieme all’opposizione di tempo temporale, se ne affiancano altre: tipo spaziale > la
cittadina di Jefferson ripropone al proprio interno di nuovo l’opposizione tra Emily e il resto
della cittadina che deriva dall’appartenenza a periodi differenti. 

Identificazione o contiguità tra personaggio centrale di questo racconto e la sua
abitazione: la casa di Emily è un’estensione della sua personalità, ha una rilevanza
particolare all’interno del testo perché rappresenta al figura stessa del personaggio
(omologia personaggio - casa).

Immagini simboliche nel testo: una delle prime presentate è quella nella seconda riga del
testo quando si paragona Emily a un fallen monument > ci presenta in sé già una serie di
forti contraddizioni: il monumento è qualcosa che ha rilevanza nel contesto in cui è inserito
e trattandosi di un fallen monument è chiaro che abbia perso la sua rilevanza (vari livelli di
caduta: caduta fisica, o di tipo morale, o anche di tipo temporale in cui perde il proprio
valore perdendo la propria funzione); tutte le immagini simboliche -tessuto di immagini
simboliche- fungono da anticipazioni (criptiche) per un qualcosa che verrà poi ripreso o
sviluppato nel testo > processo drammatico in cui lo scrittore attraverso una o più immagini
suggerisce in modo implicito quello che sarà poi il dramma centrale del testo. 

Il punto di vista è esterno, sembra essere collettivo (“we”) > voce della comunità,
presumibilmente più giovane di quella di Emily appartenete a una generazione che è in
confitto con il personaggio centrale; in seguito la voce tenderà a variare > problemi
interpretativi.

Viene presentato un nuovo personaggio: “an old man- servant - a combined gardener and
cook” (ovvio che sia nero), si parla solo della sua funzione all’interno della casa di Emily e
la sua funzione sociale > alcuni dati che il narratore avrebbe potuto rivelare per rendere
esplicito il personaggio presentato, vengono nascosti di proposito per enfatizzare il mistero
e la drammaticità che circonda il personaggio di Emily e coloro a leo collegati: tecnica
della reticenza.

Stacco sulla casa (II par.): la prima parte del secondo paragrafo agisce tutta
sull’approfondimento dell’opposizione temporale (squarish frame house that had once
been white) e spicca all’interno del panorama di Jefferson, così come Emily spicca
all’interno della popolazione di Jefferson (omologica casa-personaggio); progressivo
decadimento percepito attraverso la descrizione della casa e del suo setting: set on what
had once been our most select street. Decadimento anticipato da fallen monument;
cancellazione (obliterated).

“An eyesore among eyesores” > commento del narratore, contraddittorietà dell’ambiente in
cui si trova la casa, si comincia a vedere distacco critico nei confronti della casa di Emily
(e necessariamente di Emily stessa) {Voce narrante cfr Benito Cereno > difficile
identificazione}.

La guerra civile continua, in qualche misura, ad esser presente anche oggi (al tempo in cui
è ambientato il racconto) > la ferita non è del tutto rimarginata.

Par. III: ancora opposizione presente - passato; “Colonel Sartoris, the mayor--he who
fathered the edict that no Negro woman should appear on the streets without an apron” >
(apron = grembiule) sembrerebbe un inciso, ma ci da alcune indicazioni rilevanti: ci
troviamo di fronte ad un iperconservatore - la donna nera deve essere identificata in
pubblico come una servant; Il colonnello Sartoris permette ad Emily di continuare a vivere
a Jefferson senza pagare le tasse, dopo la morte di suo padre > motivo di conflittualità con
le generazioni future (??).

“STUBBORN” > riferito alla casa di Emily e poi anche attribuita ad Emily stessa, non
attraverso una descrizione ma attraverso la sua diretta presentazione nel testo, cioè
quando prende parola. 

Not that Miss Emily would have accepted charity > ulteriore forma di conservazione.


Par. IV: con la nuova generazione, l’arrangement del colonnello creò problemi; primo
distacco netto dalla comunità in cui fino al quel momento era fermamente legata;
comunque il narratore continua a prendere le distanze da quel “they” e allo stesso modo
non chiarisce nemmeno l’aspetto temporale pur chiarendo il distacco tra passato e
presente.
“The tax notice was also enclosed, without comment” > comincia ad emergere bene la
cocciutaggine di Emily e comincia a costruirsi il suo ritratto, disegnato aspetto aspetti della
personalità e non attraverso l’esteriorità della figura - precede il ritratto di Rosa Colfield,
protagonista di “Absalom, Absalom!” del 1936 e anche in quel caso (pag 5.) compaiono
degli aspetti che erano stati anticipati nella scena di “a rose fo emily”). 


Par. V: importante l’aspetto degli odori, allineano del testo quasi sempre cattivi -
enfatizzare il decadimento.

Par. VI: Polisemia: A rose for Emily - They rose > ambiguità intorno al termine “rose”.

Descrizione fisica di Emily > tutta in negativo.


Par VII: la figura di Emily è sempre incorniciata (in questo caso nella porta, mentre è in
piedi davanti ai funzionari)

23/11/2017

struttura temporale del testo > il narratore sembra essere molto preciso nella scansione
temporale della vicenda; tuttavia la collocazione è priva di un referente che rende possibile
la collocazione storica della vicenda, dobbiamo esser noi a stabilire una cronologia sia per
quanto riguarda al storia stessa, sia per quanto riguarda la storia americana. Questo
aspetto fa sì che il racconto venga collocato nel genere noir > mistero, omicidio,
narrazione organizzata in modo tale da tenere nascosto il più a lungo possibile la
soluzione del racconto. 


Section II: anch’essa collocata in un ambito temporale riconoscibile anche se non
oggettivamente: “That was two years after her father's death and a short time after her
sweetheart--the one we believed would marry her --had deserted her”; inoltre compare un
altro personaggio, “sweetheart”.

Sezione in cui si rafforza l’aspetto caratteriale di Emily; terminologia interessante >
“vanquished” esprime una sorta di dominio, ci indica ancora la decisione del personaggio.
In questa sezione i poli casa-esterno entreranno in collisione > “After her father's death
she went out very little; after her sweetheart went away, people hardly saw her at all.”
L’unico segno di vita è questo uomo di colore che entra ed esce da casa > siamo davanti
ad una segregazione autoimposta dal personaggio > sottrarsi al confronto, alla vista, ai
rapporti, progressivo isolamento; inaccessibilità della casa = inaccessibilità di Emily >
anche noi lettori scopriremo questo personaggio e la sua storia progressivamente.
“So the next night …” > comincia un accerchiamento fisico per la casa e Emily; i 4 uomini
se ne vanno in giro per la casa cercando di capire da dove venisse l’odore.

Illazione della gente della comunità > nella famiglia di Emily ci sono stati casi di malattia
mentale.

“None of the young men were quite good enough for Miss Emily and such” > Il narratore
sa sicuramente più di quello che ci dice: potrebbe essere una donna che con cattiveria
esprime la sua opinione su Emily, o un uomo a suo tempo rifiutato… si tratta comunque di
una voce che partecipa. 

“Miss Emily a slender figure in white in the background ” >ambivalenza del personaggio di
Emily, subisce una metamorfosi (prima ci era stata presentata come una vecchia robusta
vestita di nero).

“we were not pleased exactly, but vindicated; even with insanity in the family she wouldn't
have turned down all of her chances if they had really materialized.” > altro indizio sulla
voce del narratore; continuo slittare dei soggetti, così come per le collocazioni temporali.

“She told them that her father was not dead” > sintomo dei casi di malattia mentale nella
famiglia: nonostante il padre sia morto lei sostiene che non lo sia, per 3 giorni.
24/11/2017

Section III, par. I: ci viene confermata con più chiarezza la natura sfuggente del
personaggio, soggetto anche dal punto di vista esteriore ad una metamorfosi (anziana
signora vestita di nero, grassa, pallida; vestita di bianco, giovane, magra; con i capelli
corti), la quale trova riflesso nella sua doppia “faccia interiore”.

Par. II: vengono forniti dati riconducibili al periodo storico: ricostruzione della città > “ The
town had just let the contracts for paving the sidewalks … The construction company
came with riggers and mules and machinery, and a foreman named Homer Barron, a
Yankee…” > presenza del nord nel sud; oligarchia di tipo economico-industriale (Homer
Barron) che in un certo senso continua tutt’oggi > Robert’s Barron; visione che tende a
sottolineare l’aspetto di “rapacità” legato al nord o a chi lo rappresenta, in questo caso la
famiglia Barron. Venendo Homer Barron dal nord, si crea una sorta di rapporto conflittuale
e contraddittorio tra un rappresentante del nord e un ambiente totalmente diverso (????); 

“The little boys would follow in groups to hear him cuss the riggers, and the niggers singing
in time to the rise and fall of picks” > chain gangs: gruppi di persone, solitamente carcerati,
e ovviamente neri (carcerati = neri) impiegati per lavori a costo zero > rientrano nell’idea di
sfruttamento che è segnale di quell’epoca ed è documentabile in quel periodo storico;
Homer Barron oltre ad essere il sovrintendente di questa impresa è anche legato allo
sfruttamento intensivo di neri al sud. Scena simile si trova in “Absalom, Absalom!”. Si
solleva il problema della liberazione proforma degli schiavi: non alfabetizzati, non
potevano far altro che continuare a coltivare i campi, continuavano a rimanere legati ai loro
padroni per mancanza di possibilità, tutto ciò dopo la fine della guerra civile fino agli anni
’30 del 1900. Viene descritto, dall’esterno, il rapporto tra Emily e Homer.

Par. VII: scena in cui si danno le motivazioni dello “smell” nella sezione precedente, scena
in cui Emily dimostra la sua padronanza e la sua decisione. Per come viene raccontato
questo episodio (attraverso i dialoghi e basta) ci aspettiamo che il narratore fosse presente
o sapesse molto bene cosa si erano detti, forse a causa del gossip che girava intorno ad
Emily e alle sue azioni.


Section IV: cambio continuo di “soggetto” per quanto riguarda il narratore e anche cambio
continuo delle opinioni della comunità: ogni evento scatena una conseguenza, prima Emily
è “poor”, poi vista come un esempio cattivo, poi pensano che sposerà Homer, poi dicono
di no, etc. SERIE DI SPECULAZIONI, ma di fatti concreti ce ne sono pochi. 

“She died in one of the downstairs rooms, in a heavy walnut bed with a curtain, her gray
head propped on a pillow yellow and moldy with age and lack of sunlight” > insistenza sul
buio, oscurità (già visto nella prima sezione); il luogo in cui muore è descritto come se
fosse una tomba.
29/11/2017

Section V: aspetto nascosto di Emily che viene svelato solo nell’ultima frase del testo >
aspetto drammatico del testo portato all’estremo, con pochi paragrafi.

A partire dalla terza sezione ci sono riferimenti ad una psicopatologia nei confronti del
personaggio principale, si allude ad alcune stranezze del personaggio, ma sempre senza
insistere troppo su alcuni aspetti ch invece potrebbero chiarire la vicenda; una delle
stranezze presentata (sempre in tono minore) ha a che vedere con la volontà di emily di
negare la morte del padre, ma in questa scena conclusiva avrà un grande peso >
realizzazione di quella sua volontà (non liberarsi del corpo) > si deve tornare a decifrare
episodi precedenti, quindi alla luce della fine possiamo interpretare l’intero racconto.
INSISTENZA SUL COLORE in tutte le sezioni;

sul personaggio del “negro” sappiamo molto poco, sia per una reticenza da parte del
narratore sia per una reticenza da parte sua (quando si parla della sua voce e del fatto che
sparisce proprio), quindi aprire la sezione con questo personaggio vuol dire enfatizzarlo e
metterlo in primo piano, indicandone la rilevanza.

Con la sparizione del “negro”, c’è la sparizione dell’unico testimone dei fatti, quindi non
possiamo vedere la vicenda in modo completo.

Par. II > si parla delle uniformi > passato che viene fatto rivivere attraverso l’immagini delle
vecchie uniformi, per essere poi esibite in questa ultima occasione. 

Giudizio nei confronti del sud che continua a guardare al passato pur di non confrontarsi
con il futuro.

Anche il narratore entra nella stanza, comincia a descriverla, in modo dettagliato, ma la
cosa più importante (presenza del cadavere) viene descritta per ultima, con la massima
concisione: “The man himself lay in the bed.” > cadavere di Homer Barron; capiamo un
sacco di cose.

“Then we noticed that in the second pillow was the indentation of a head. One of us lifted
something from it, and leaning forward, that faint and invisible dust dry and acrid in the
nostrils, we saw a long strand of iron-gray hair.” > abbiamo conferma della necrofilia di
Emily (what the fuck aiude).

Fino all’ultima parola dell’ultima riga il narratore assume un tono informale, mantenendosi
fedele alla tecnica dell’understatement; è sempre distante, non c’è partecipazione emotiva
nel raccontare > tono che fa sì che sia il lettore a dover ricostruire da sé l’intera vicenda.
C’è uno scompenso tra la natura gotica dell’episodio e il modo fattuale in cui viene
riportato > effetto sorpresa che viene ulteriormente ampliato dalle implicazioni che il lettore
trae dal racconto e specialmente dall’ultimo paragrafo. 

Conflitto Emily vs comunità in cui vive: Emily riesce a ingannare l’intera comunità, perché
nessuno si aspetterebbe mai che avrebbe potuto fare cose del genere, ed è riuscita a
mantenere il suo segreto. Emily non è quella che sembra: tutti i discorsi sull’etica, sulla
caratura sociale, vengono a cadere proprio come un “fallen monument” > è riuscita a dare
di sé un’immagine diversa da quella reale > ironia nei confronti del personaggio; tutto ciò
implica anche una cecità dell’intera comunità, Homer compreso che viene dall’esterno. 


TITOLO > polisemia del termine “rose” : l’autore gioca sulle diverse accezioni di questo
termine, che forniscono una serie di spunti e suggerimenti diversi; la rosa è un omaggio e
in questo senso potrebbe costituire una sorta di riconoscimento della comunità nei
confronti del personaggio, che ha tradizionalmente rappresentato un elemento di
distinzione (anche se non ben accetta a tutta la comunità) > omaggio al senso di cavalleria
a cui emily credeva, omaggio al passato di cui era rimasta l’ultima rappresentante >
omaggio del “nuovo sud” nei confronti del “vecchio sud” sconfitto (“fallen”) ma ancora
indomito. Data la conclusione del racconto potrebbe anche trattarsi di una rosa come un
omaggio per una donna (emily in questo caso) che è riuscita ad ingannare la comunità
grazie alle sue doti di “attrice” e di conseguenza la sua casa è vista come un teatro e la
comunità come il pubblico > interpreta la parte di un’eroina di altri tempi in preda ad un
delirio romantico che anziché portarla al suicidio come si aspettava la comunità, a porta ad
un matrimonio grottesco che prevede l’omicidio del proprio uomo. Non è più soltanto un
semplice omaggio floreale ma c’è un gesto che accompagna questo omaggio che a che
vedere con “rose” come passato di “to rise” > standing ovation nei confronti di una grande
interprete.

Il simbolo della rosa è anche quello della segretezza > il segreto è il centro di questo
racconto.

Un’altra interpretazione proposta da alcuni critici: “rose colored glasses” , per sottolineare
l’atteggiamento positivo/ottimistico (guardare la realtà in rosa) rispetto alla realtà, visione
però fallace perché tende a interpretare in positivo ciò che non è tale; questa
interpretazione è possibile se la si lega all’importanza degli aspetti visivi nel racconto:
emily vista come idealizzata dalla comunità che non riesce a carpire la verità.

NB: rose, in quanto fiori, all’interno del racconto, non ne compaiono > evidente uso
strumentale.


Emily vuole avere una rivalsa sul potere maschile che le aveva tolto l’indipendenza (vedi il
padre); Homer Barron come surrogato del padre; completamento del gesto che Emily
aveva cominciato con il padre.


Esempio di intertestualità > Garcia Marquez (vedi inizio degli appunti) e ancora Camilleri
con “L’odore della notte”, in cui cita Faulkner, presentando un caso simile a quello
avvenuto in “A Rose for Emily”; già dal titolo > insistenza di Faulkner sugli odori, così come
in Camilleri. Ancora, presenza di colori, in particolare il rosa e il grigio (ovviamente in un
contesto diverso).



30/11/2017

Dagli anni ’20/’30 ai ’50/‘60



La generazione che si forma con la guerra esplode negli anni anni ’20 > Fitzgerald e
Hemingway. Essi coprono il periodo che fa fino a subito dopo la II Guerra Mondiale. Le
due generazioni di scrittori si incontrano in quest’ultima parte, dove si consolidano una
serie di spinte radicate nella cultura americana. Dal punto di vista politico nel ’52 l
testimone passa da Thruman (bomba su Hiroshima) ad un repubblicano ex generale della
IIGM > Eisenhower. Gli anni ’50 sono in realtà dal punto di vista politico e culturale anni
molto movimentati. I protagonisti sono rispettivamente Joseph McCarthy che dà il via al
fenomeno della “cacci alle streghe” (comunisti?) scatenato dal timore dell’unione sovietica.
Il clima è decisamente teso (il picco della guerra fredda sono gli anni ’50). Questo periodo
è conosciuto come Affluent Society, un boom economico che sembra abbassare il livello
dell’attenzione sui conflitti interni. La caccia alle streghe colpisce molto anche l’ambito
culturale, in particolare il cinema. Sono gli anni anche del boom demografico; cresce la
fiducia nelle istituzioni più concrete come la famiglia e la scuola. Tra il ’55 e il ’56, il
senatore McCarthy decade in conseguenza a questi fattori. Tutta questa situazione porta a
pensare che tutto vada nel migliore dei modi > nascita di alcune società che vanno in
direzioni opposte: “la società del benessere”. Negli anni ’50 nasce la grande mobilitazione
intorno ai diritti civili, nata dall’episodio di Montgomery, Alabama. L’ispiratrice è Rosa
Parks, domestica afroamericana. Il boicottaggio porterà alla dichiarazione che la
segregazione fosse anticostituzionale sugli autobus (solo su quelli). In questo clima
movimentato nascono delle tendenze contrarie alla cultura americana di quegli anni. C’è
una rivoluzione della cultura popolare nel corso del decennio e che vede una rinascita
della cultura. Una grande icona è Elvis Presley, protagonista della rivoluzione rock >
sfrutta l’energia della cultura musicale afroamericana. Questo contribuisce a dare risalto a
quella cultura e ad integrarla a quella dominante in modo naturale.

Il mondo letterario degli anni ’50 aperto senza nemmeno saperlo. Ci sono energie nuove e
numerose. Il fenomeno letterario potrebbe quasi intendersi come completamento del
processo con la musica di etnicità. Gli anni ’50 e ’60 sono anche gli anni della beat
generation, legati alle immagini della musica, della droga, del vivere al di fuori degli
schemi, rivendicato sul punto di vista del costume e non dell’ideologia.

1/12/2017

Fin dal suo esordio, Truman Capote si identifica con un personaggio pubblico con una
carica di provocatorie nei confronti dell’ambiente in cui si trova. Egli impone la sua
presenza. “Breakfast at Tiffany’s” è una commistione di letteratura, cinema e gi altri
interessi di Capote. Esordì giovanissimo con “Miriam” (1945) che fece molto successo.
Aveva stretto amicizia con la Random House, casa editrice molto importante. Nel ’48 uscì
il suo primo romanzo a sfondo semi-autobiografico, “Other Voices, Other Rooms” e lo
consacrò come scrittore. Capote rappresenta il “giovane”, tema spesso trattato negli anni
’50. Esso ha anche a che vedere con l’immagine giovanistica che l’America inizia a
mostrare di sé in quegli anni e che forse nasce dal distacco con il vecchio mondo europeo.


Breakfast at Tiffany’s > pubblicato nel 1958, ed è subito un caso editoriale, insieme a “In
Cold Blood”, romanzo più compiuto di Capote, che dà l’avvio ad un genere più o meno
nuovo, il genere del new journalism in cui la scrittura parte da un legame diretto con la
cronaca che vieni trasforma in finzionalità, non è una pura cronaca dei fatti. Capote aveva
avuto nel ’52 un momento di notorietà perché aveva partecipato ad una missione collettiva
della compagnia che rappresentava Porgy and Bess (musical), la quale fece un tour anche
in Unione Sovietica. Dopo pubblicherà per il The Newyorker una corrispondenza. C’è un
legame tra tutti gli interessi di Capote. Breakfast at Tiffany’s viene definito “novella”,
romanzo breve. La scrittura di Capote attinge ad una particolare limpidezza e incisività. Si
afferma la figura femminile nella famiglia ma diametralmente anche nella sua
indipendenza e autonomia. Il romanzo si propone di mettere in scena una trasformazione
dei costumi sociali con la creazione di un personaggio come Holly Golightly.

Sono dei cambiamenti rispetto alla rigidità, al conformismo di quegli anni. Forse è meno
conflittuale ad esplicito rispetto ai suoi contemporanei (vedi Salinger).

Anche il luogo dove si svolge la vicenda ha la sua importanza: Upper East Side, molto
esclusiva. Holly ha una componente molto marcata, come accade spesso nella letteratura
americana, di apparente ingenuità. La narrazione è in prima persona, ma il focus
dell’azione è Holly (non voce narrante, personaggio terzo). Il narratore non ha un nome
preciso (se non Fred, nome datogli di Holly), ma ha un’identità precisa. Lascia intende un
coinvolgimento emotivo nella vicenda e anche nei confronti di Holly. Capote propone un
clima e un personaggio che si allontanano dalla prima metà del secolo (è un vero e proprio
farewelpl > addio alle convenzioni in “vigore” fino a quel momento). I nomi sono importanti,
il nome di Holly sembra quasi sembra quasi esprimere una sofferenza. Ridefinisce lo
spazio in cui essa si muove e anche i personaggi che con lei vengono in contatto. Holly
trasgredisce benevolmente con personaggi maschili e se ne serve. Tende ad apparire
come frivola. C’è anche però una vena meditativa, un aspetto di malinconia e solitudine
del personaggio; ce ne si accorge nel rapporto col gatto. Slop (il gatto), l’unica presenza
fissa nella sua casa. Holly è inafferrabile, sfuggente; i personaggi di quest’epoca diventano
personaggi icona e non solo letterari. C’è un rapporto stretto e diretto tra società e
letteratura. Il personaggio di Holly si ricrea nella vicenda (cambia), esso è creato da Holly
stessa all’interno della storia > vedi anche Gatsby: entrambi cambiano nome e si
reinventano.

6/12/2017

Breakfast at Tiffany’s

New York - Manhattan > città letteraria; ha subito numerose trasformazioni nel corso dei
secoli. Nel 1600 è New Amsterdam (primi nuclei di origine olandese) > la colonizzazione
parte dal sud dell’isola; New Amsterdam delimita da mura, oggi in corrispondenza di Wall
Street. La parte di Manhattan (parte antica di New York) ha una struttura di stampo
europeo, mentre da dopo Wall Street c’è una struttura “a griglia” con una divisione delle
strade con i numeri (dal più basso a sud, fino alla punta nord). Broadway taglia l’intera
isola in verticale.

La parte sud est della città è importante dal punto di vista letterario perché qui si
concentrano le ondate migratorie provenienti dall’ Europa.

Central Park > ricalca la conformazione dei parchi europei; i grattacieli cominciano ad
apparire per via della mancanza di spazio edificabile, intorno agli anni ’90 dell’800 >
sviluppo caotico della città di New York, testimoniato da “The American Scene” di Henry
James, in particolare nei primi quattro capitoli dell’opera > Manhattan descritta come un
cuscinetto con spilli infilati per descriverne l’urbanizzazione quasi compulsa.

Anche Central Park ha un ruolo importante nella letteratura > vedi Giovane Holden. Le
zone vicino a parco (upper east side e upper west side) sono quelle più esclusive. L’upper
east side (dove tra l’altro è ambientato breakfast at tiffany’s) si sviluppa intorno agli anni
’70 dell’800, quartiere borghese, di forte componente tedesca. 


la città di New York diventa importante a livello cosmopolita dai primi del ‘900, e dal
secondo dopoguerra assume un rilievo particolare nell’ambito letterario; diventa la capitale
culturale degli USA all’indomani del loro impegno come forza alleata nella seconda guerra
mondiale > impatto sulla politica internazionale, anche alla fine del conflitto; in questo
periodo si stabiliscono a New York istituzioni internazionali importanti, tra cui l’ONU (sud
est della città). Avviene una concentrazione cosmopolita che comincia a dare una
conformazione internazionale alla città, cosa che influenza la sua rilevanza a livello
mondiale. In questi anni avviene il primo boom economico successivo alla seconda guerra
mondiale. Si sviluppa anche l’industria del turismo e industria dei trasporti > nuova serie di
possibilità, tutti fattori che rendono possibile questo enorme sviluppo della città.

In concomitanza con tutti questi fattori avviene anche un forte sviluppo delle attività
artistiche > New York diventa una delle sedi più importanti sia per quanto riguarda il
commercio d’arte (gallerie d’arte), sia per quanto riguarda i musei. Nel anni ’50 ci sono una
serie di iniziative dal punto di vista artistico (pittura/poesia) > si parla ad esempio di scuola
di New York; in questo contesto si sviluppa la figura di Truman Capote e vi si inserisce
perfettamente il personaggio di Holly Golightly, in costante movimento, creativo, tipico
degli anni in cui vive.

Già dall’inizio della narrazione si notano alcuni aspetti > narrazione classica in prima
persona, accento sulla persona che parla, narratore anonimo che si presenta come uno
scrittore (cfr The Great Gatsby) > “…so I felt to become the writer I wanted to be”; anche
l’aspetto del luogo (“places”) > identificazione immediata del luogo della narrazione.

La presentazione occupa circa 11 pagine, per poi arrivare alla vicenda vera e proprie che
parte con un’analessi. 

Sovrapposizione di un tempo della scrittura e un tempo dell’azione che sono separati da
alcuni anni (non ci viene mai detto con precisione): presente, in cui si scrive e “those days”
in cui ebbero luogo le vicende.

Le informazioni riguardo i personaggi e riguardo anche il tempo della vicenda principale
(“those days” or “during the war” which war???)sono molto vaghe, ma non nello stesso
modo in cui era vago Faulkner (???????????????).

Joe Bell inventore del telefono - Joe Bell proprietario del bar e possessore di un telefono.


Holly Golightly si inserisce perfettamente nella tradizione dei personaggi femminili della
letteratura americana; ritratto di una giovane donna determinata ma al tempo stesso molto
scompensata, personaggio contraddittorio; ragazzina di origine texana, importante perché
lo sviluppo iniziale del personaggio ci riporta ad una situazione sociale di arretratezza a cui
si tenta di dare una svolta attraverso l’abbandono del sud > fenomeno tipico dopo la
guerra civile; questo aspetto ricompare in molti romanzi, movimento verso il nord che lo
stesso autore compie muovendosi verso una meta come new you partendo da new
orleans.

Holly non sa bene quale sia la sua collocazione sociale, forse non da molto peso alla
cosa; presentata come una persona enigmatica, dinamica. 

Pag. 17 > prima presentazione vera e propria di Holly, presentazione piena di contrasti. Le
caratteristiche di tipo fisico alludono anche ad alcuni aspetti caratteriali > capacità di
trasformismo e di costruire per sé un personaggio del tutto artefatto, che si presenta non
per ciò che realmente è. Anche se non ci viene detto esplicitamente, Holly viene
presentata come una “phony”, aspetto che caratterizza l’abitante-tipo di New York negli
anni ’50; da un lato c’è questo essere “falso” del personaggio, dall’altro c’è una sorta di
autenticità che contrasta con questa maschera > è un essere camaleontico. La
leggerezza di questo personaggio viene notata e suggerita dal narratore.

7/12/2017

In Holly c’è un rifiuto di crescere e fare il salto verso l’età adulta. Holly non ha delle vere e
proprie radici e lo spostamento dal Texas a New York ne è la conferma. Holly viene subito
presentata come un personaggio urbanizzato. Nel vero nome di Holly c’è un’allitterazione
con il nome di ULALUME (componimento poetico di Poe). Holly si prepara all’abbandono
ma poi se ne pentirà. Abbandonerà il suo gatto per preservare la libertà. Uno degli aspetti
curiosi del romanzo a che vedere con il titolo: nasce da una “leggenda” degli anni ’50 > chi
viene da aree poco popolate si fa prendere dalla grande città. La frase nasce per uno
sbaglio tra Tiffany’s (negozio) e Tiffany’s (ristorante). C’è intensità con cui la città di New
York partecipa alla vicenda. Central Park è facilmente raggiungibile dal luogo dove Holly e
il narratore vivono. Nel romanzo rapporti sociali si rimescolano. Il racconto è venato da
una grande sensibilità solidarietà verso la protagonista. Questo atteggiamento potrebbe
essere preso come scontato, perché un narratore invadente non funzionerebbe nel
romanzo. La sua discrezione però sembra derivare da altri motivi: la curiosa mancanza di
una storia d’amore, non del tutto giustificata in quegli anni. Holly è corteggiata da molti
uomini; lei stessa ci confessa che tra lei e il narratore non ci sia nulla di più di un’amicizia:
il ruolo in ombra del narratore potrebbe essere dato dal voler proteggere la sua scarsa
mascolinità. Ficelle è un personaggio funzionale (è un tipo di personaggio) nel romanzo e
in questo caso è Rusty: il discorso gira attorno alla gelosia e all’omosessualità. È
significativo che il narratore si soffermi sulla sua biografia. Il narratore descrive il
personaggio e la sua storia con ironia. Secondo Pugh, l’omosessualità di due amici di
Holly è descritta con tanta delicatezza da non accorgersene.
13/12/2017

Per fare un ritratto completo di un personaggio bisogna anche considerare il setting del
romanzo. 

Negli anni in cui uscì il film ispirato al romanzo di Capote la situazione politica del Paese è
dominata da tensione generale, dovuta alla crisi di Cuba > l’industria del film è sempre
stata influenzata dalla situazione del Paese.

Episodio in cui stanno sul ponte di Brooklyn > Holly dice qualcosa che riflette la posizione
dell’autore: c’è bisogno di maggiore apertura culturale > negli anni ’60 ci sono dei momenti
di conflittualità all’interno della società borghese americana; visione progressista
dell’autore e di Holly: “A person ought to be able to merry men or women … Love should
be allowed” > modernità delle parole di Holly (conseguentemente dell’autore stesso)
scoperte solo in un secondo momento, dato che il film che ha reso famoso questo
racconto, puntava su altri temi.

Colazione da Tiffany, differenze tra romanzo e versione cinematografica: il romanzo è
interamente frutto del lavoro di una persona (in linea di massima); il film è prodotto da un
gruppo di persone, comporta un investimento economico nettamente superiore a quello di
un libro e le priorità vengono imposte da chi ha investito su di esso, in modo tale che ne
abbia un ritorno.