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1.

premesse concettuali all’aziendalità


La definizione “generica” di azienda

• L’azienda è un’attività economica qualificata

• ciò significa che è dotata di requisiti


• fondamentali
• imprescindibili
• grazie ai quali essa può essere identificata

Definizioni:

L’az è un sistema, organizzazione di persone, con diverse funzioni e svolgono un processo


produttivo attraverso un’attività che compiono, mirato a ottenere un guadagno.
Nel codice civile la def: si parla di insieme di beni messi a disposizione a dei soggetti per
esercitare un’attività produttiva a scopo di lucro.

È un sistema di mezzi di produzione con l’obiettivo di realizzare una certa produzione. (q def
mette l’accento sul aspetto materiale).

L’azienda è un’attività economica qualificata- e una def diversa da quelle sopra perché
l’azienda è l’azione che viene compiuta per raggiungere un determinato obiettivo. Non c’è
scritto che c’è uno scopo di lucro ma uno scopo qualsiasi.
Ci vuole :
• un obiettivo altrimenti non c’è la spinta ad agire.
• I mezzi perché altrimenti non c’è modo di perseguire l’obiettivo
• delle persone che agisca

(attività= vuol dire un modo di agire, comportarsi),

un’attività economica qualificata- significa che è un’attività dotata di certi requisiti, deve
essere svolta in un det modo che la contra distinguono da attività economiche possibili ma
svolti in altri modi.
Azienda= radice etimologica: agire, azione

L’origine dello studio dell’azienda

Lo studio dei fenomeni aziendali è remoto


“Ragioneria” e Ragionateria” sono termini che si trovano già negli scritti del 1500

L’azienda è l’oggetto di studio dell’Economia Aziendale

Scienza fondata da Gino Zappa nel 1927


«Tendenze nuove negli studi di ragioneria»

Gino Zappa è stato un innovatore nel senso che lui da un coordinamento agli studi che
esistevano allora, di riunirli, verso rispetto ad un oggetto di indagine che doveva essere l’az.
Quindi non più le tecniche di rilevazioni ai fini se stessi: prima devo capire qual è l’oggetto da
studiare e poi adatto a questo oggetto una disciplina . Mi occupo di una organizzazione
rispetto all’oggetto, all’azienda., quindi non solo studi.
Il passaggio che lui ha fatto è dare indicazione di un met di analisi più adatta al oggetto di
riferimento.
Solitamente ci sono 2 metodi applicati: deduttivo e induttivo.
Secondo Zappa le 2 andavano fuse creando metodo misto.
Perché il metodo misto è più adatto rispetto agli altri 2? vediamo come sono gli altri 2.

La nuova scienza dell’azienda


L’Economia Aziendale si propone di:

• coordinare ed indirizzare gli studi sull’azienda

• dare unità di metodo agli studi sull’azienda

metodo misto:

• deduttivo
• induttivo

• L’Economia Aziendale appartiene alle Scienze economiche, le quali – a loro volta – fanno
parte delle Scienze sociali

Metodo deduttivo: dimostrazioni partendo da ipotesi attraverso una deduzione logica si arriva
ad una conclusione. Parte da principi, postulati che non si dimostrano. Si dimostra una
teorema, regola che poi vale tutte le volte che il punto di partenza e quello.

Metodo induttivo: es chimica, scienza. Parte da osservazioni di fatti reali, fenomeni, (se vedo
che faccio 100 volte il sperimento e vedo che 98 volte il risultato è lo stesso, ho trovato la
legge, generalizzo.

Per es una regola di comportamento= tra piu prodotti uguali scelgo quello col prezzo più
basso.
Nel metodo induttivo il rischio è che possiamo fare n osservazioni e ricavare una regola di
comportamento che poi viene generalizzata.

Quindi Zappa dice di fondere i 2 metodi. Lui dava importanza al legame teoria-fatti.”le teorie
hanno dei doveri verso i fatti ma non viceversa.”
In ec az cosa si fa: si parte da un’osservazione dei fatti reali, applichiamo un metodo
induttivo.
Otteniamo delle regole di comportamento dopo andiamo a verificarle, se riusciamo a
individuare i comportamenti delle aziende.
Se un’azienda non si comporta in quel modo non concludiamo dicendo quella li non è
un’azienda, ma mettiamo in dubbio che la regola sia vera. La modifichiamo.
Quindi c’è un continuo movimento di andata e ritorno.

L’econ aziendale è una scienza economica ma anche sociale -(l’elemento osservato è


l’individuo che agisce all’interno del gruppo, vediamo le azioni compiute dalle persone).
La stessa persona puo assumere diversi comportamenti in tempi diversi, figuriamoci quando
ci sono gruppi di persone.
Prima di Zappa mancava l’impulso di voler studiare l’azienda come attività economica
qualificata. La ragioneria si occupava di registrare i valori ma non ci si chiedeva perché devo
registrali. Erano discipline applicata in maniera scoordinata.
Invece qui vengono coordinate e viene introdotta il nuovo metodo che è metodo misto.

L’attività economica

L’attività economica = azione tesa a procurarsi beni ritenuti idonei a soddisfare un certo
bisogno attraverso il consumo

Procacciamento Produzione
Distribuzione

scambio → MERCATO
consumo
tornando alla definizione di azienda come attività econ qualificata, le persone hanno bisogno
di determinati beni di consumo e una volta procurati posso realizzare il mio obiettivo, quindi
attraverso il consumo di questi beni soddisfo la mia necessità, esco dal mio bisogno.
Avere un bisogno = essere in una situazione dalla quale si vuole uscire. (ho sette devo bere
acqua). Ma può tornare il bisogno anche se è stato soddisfatto, c’è continuità.
Realizzare questo circuito:
- procacciamo i beni (procurare),
-utilizzo quello che è disponibile in natura, lo trasformo, creo qualcosa di più adatto e poi
procedo al consumo.

In questa fase in cui si produce per poi consumare si inseriscono anche altre 2 modalità do
comportamento: distribuzione e scambio.
Distribuzione= c’è un bisogno; invece che sia io a produrre il bene che mi serve, il bene lo
produce qualcun altro e poi me lo regala per consumarlo. Abbiamo un’attività di produzione e
distribuzione gratuita di beni che è a vantaggio di un soggetto che poi effettua il consumo e
che non ha partecipato all’attività di produzione.

es. aziende non-profit= spesso sono servizi, ma anche beni di consumo. Loro creano a
vantaggio di persone disagiate e distribuiscono questi beni/servizi non li vendono. Aziende
che si occupano dell’assistenza domiciliare delle persone che hanno determinate stati di
necessità e non chiedono un corrispettivo per le loro prestazioni, si sostengono in un altro
modo ma non attraverso la vendita dei beni/servizi.

Scambio= c’è qualcuno che produce un bene/servizio e poi lo destina al soggetto che lo vuole
utilizzare chiedendo un corrispettivo (non gratuito), a titolo oneroso.

Quindi possiamo produrre e consumare quello che abbiamo prodotto oppure consumare
qualcosa che è stato prodotto da un altro e ci e regalato oppure consumare qualcosa che
abbiamo acquistato da chi l’ha prodotto o dal soggetto che la mette a disposizione se la
catena di scambio fosse più lunga.

Attività econ: fase di produzione, di distribuzione ( se c’è), di scambio (se c’è) e quella di
consumo che è l’atto finale.

Le prime 3 sono diverse dall’ultima per una caratteristica: il consumo diventa un atto
individuale, il bisogno è soggettivo e quindi attraverso il consumo io soddisfo il mio bisogno.
(possiamo essere in tanti ad avere questo bisogno ma non c’è una relazione tra di noi),
invece se partecipiamo ad un processo produttivo dobbiamo coordinarci con gli altri perché
dobbiamo arrivare tutti allo stesso obiettivo.

Nel momento in cui vado a consumare per soddisfare il mio bisogno il coordinamento con gli
altri non serve, io consumo a prescindere da quello che fanno gli altri. Se gli altri non
consumano non me ne importa niente. Qui non c’è un mio coinvolgimento collettivo.

Il consumo è un atto strettamente individuale,( ci è indifferente per lo studio) noi ci


occuperemo delle fasi dell’attività economica che coinvolgono una collettività di soggetti, cioè
di produzione, distribuzione e scambio.
Procacciamento non esiste più da millenni.

I presupposti dell’Economia Aziendale1

L’Economia Aziendale si fonda su:

1° protopostulato:
scarsità dei beni in natura à
beni economici
il problema in economia nasce perché c’è scarsità di beni in natura rispetto ai bisogni
soddisfatti assumono la qualifica di beni economici.
Il bene economico= il bene disponibile in natura ma non in quantità indefinita per cui nasce il
problema di come fare per utilizzarlo nel modo migliore.
Il bene economico e bene economico in qualsiasi contesto.
l’aria non è un bene economico, ma se abbiamo un sottomarino diventa un bene molto
economico, perché e limitata.

Quindi la qualifica di bene economico non è in senso assoluto.

L’Economia Aziendale si fonda anche su:

2° protopostulato:- razionalità dei comportamenti umani

La razionalità è, però:
• soggettiva
• relativa
• limitata
L'economia studia come rendere utili le azioni, attraverso l’osservazione e formalizzazione di
comportamenti pragmatici.

Posso soddisfare più bisogni. l’acqua la usiamo in modi diversi.


Se abbiamo poca- sapendo che utilizzandola per uno scopo ci precludiamo la possibilità di
utilizzarla per un altro (perché una volta consumata non c’è ne più) dobbiamo degli scali di
priorità.
Stabilire quale è il bisogno da soddisfare per primo, il secondo, ecc. perché l’utilizzo della
risorsa scarsa non è univoco ma si utilizza per diversi tipi di necessità.
Ordine di importanza.
Se confrontiamo 2 individui=scopriamo che loro non hanno lo stesso ordine di importanza.

Lo scambio c’è quando un certo bene quando per uno è molto importante per l’altro non lo è.
Se il soggetto ha questo bene a disposizione che per lui non è importante lui tenderà a
scambiarlo per ottener qualcosa altro che per lui e importante. Quindi ci sono le condizioni per
avvenire lo scambio.
Dunque lo scambio avviene quando io rinuncio a qualcosa perché quello che mi viene dato in
cambio per me è più importante.
Quello che per me è importante per altro non lo è.- giudizio rovesciato.
Se non fosse cosi non ci sarebbe lo scambio.

Quando si ha risorse scarse devo comprare quello che costa di meno a parità di qualità.-
razionalità.
Mi è simpatico il venditore anche se costa un può di più- io lo percepisco cosi. Questa è una
componente non razionale .

Razionalità= agire per ottenere l’utilità maggiore possibile dagli i effetti di questa azione.

Razionalità soggettiva= non posso stabilire che un certo comportamento che osservo sia
razionale in assoluto perché dipende dallo scopo. Se modifico lo scopo può darsi che il
comportamento che prima era razionale adesso non lo sia più.
Per es: è più razionale fare il corso di velocità o le corse di durata? Dipende dallo scopo. Se
invece vuoi fare la maratona scarti le gare di velocità e tialleni sulle corse di durata.

La razionalità (di un comportamento) si fonda su due criteri da rispettare


contemporaneamente:

• efficienza à dimensione quantitativa: "ottenere il massimo risultato


con date
risorse disponibili" oppure "minimizzare le risorse da impiegare per
ottenere un
• risultato prestabilito"
• efficacia à dimensione qualitativa: "potenziare il gradimento nella
percezione dei
• destinatari dell'utilità prodotta"

come valutare se chi agisce si comporta in un modo razionale?


Ci sono 2 criteri. Se rispettiamo questi criteri riusciamo ad ottenere il livello di soddisfazione
più elevato da quella determinata azione.

Efficienza:
e un concetto che si avvicina al concetto di rendimento.
Un comportamento è efficiente quando date le risorse di partenza ottieni il max risultato
possibile (maggior nr di panini).
Ottenere un risultato prefissato usando il minor nr possibile di risorse.
Per ottenere 1 panino usare meno farina possibile, etc. è un concetto di tipo quantitativo.
Massimizzare la quantità ottenuta oppure minimizzare le risorse per ottenere una unità di
prodotto in modo da ottenere più prodotti possibile.

Efficacia= concetto di tipo qualitativo.


Fare in modo che chi compra i panini lo percepisca come prodotto buono qualitativamente.

Quando spingo al massimo uno dei 2 più delle volte danneggio l’altro.
Farò degli analisi sul mercato e cercherò di produrre un nr di prodotti non elevatissimo ma
neanche basso, un numero congruo che mi permette di mettere all’interno del processo
produttivo una quantità di mat prima adeguata perché il prodotto resista almeno 10 anni non
2 anni.
Certi pezzi vengono programmati che si rompano proprio per equilibrare l’efficienza e
l’efficacia. Se farei prodotti che durano all’infinito a quel punto l’esigenza non c’è più.
Il consumatore percepirà un efficacia adeguata 10 anni, ecc durata limitata ma non troppo
limitata come 2 anni.

Domande:
1. solo assumendo comportamenti razionali è possibile raggiungere risultati vantaggiosi. NON
è VERO
Scelta razionale=cerchi lavoro, avrò uno stipendio.
Scelta irrazionale= gioco al loto. Mi permette di ottenere un risultato ben più elevato di quello
che otterrei con il comportamento razionale.

2. l’economia aziendale nega che l’uomo si comporti in modo irrazionale in campo economico.
NO, specialmente nel mondo delle imprese spesso l’idea irrazionale che portano
all’innovazione e che poi mette in moto il meccanismo economico di sviluppo del sistema. Se
tutti si comportassero in modo razionale ci sarebbe una stasi totale, congelato. Invece c’è
qualcuno che ha delle idee fuori dal coro. Quindi spesso l’irrazionalità e il motore
dell’economia.

3. la razionalità dei comportamenti umani in campo economico è un presupposto dell’econ az


perché permette la loro formalizzazione.
VERO. Le idee irrazionali non si possono studiare e siamo costretti andare a studiare
comportamenti razionali che date determinate condizioni, input, prevedibilmente ti fanno
vedere che l’azione sarà questa, abbiamo delle logiche di comportamenti che riusciamo a
formalizzare. Come presupposto =razionalità.

4. la razionalità umana considerata dall’ec az è assoluta. NO Assoluta vuol dire: una volta che
ho stabilito che il comportamento è razionale lo sarà per sempre.

5. la razionalità umana consente di individuare molte soluzioni alternative: alcune di queste


sono di efficienza altre sono di efficacia. NO
La razionalità umana consente di avere più alternative poi scegliamo quella che ci conviene di
più. Noi dobbiamo trovare un equilibrio: non dobbiamo produrre prodotti che non si rompono
mai e ne che si rompono subito.
6. assumere comportamenti razionali (razionalità econ) significa tendere al ottenimento di
una utilità. SI.
Tale utilità porta sempre un vantaggio economico personale. NO, non è detto. Potrebbe essere
utilità a vantaggio di qualcun altro (destinazione gratuita).

la fase del consumo non la consideriamo.

2. l’impresa nel sistema economico

La mission dell’impresa
L’impresa:
• è caratterizzata dal fatto che l'istituto sociale dal quale deriva ha finalità strettamente
economiche;
• è caratterizzata dalla completa "immersione" nel mercato (opera attraverso scambi che
vengono resi possibili attraverso i prezzi di mercato).

inoltre l'impresa:
… è cellula vitale del sistema economico»: all’interno di un sistema econ operano imprese,
aziende che non sono imprese, oppure altre entità che non sono aziende.
… non solo crea ricchezza, ma la diffonde -la sua funzione non è solo generatrice di valore
ma è anche di diffusione e di sviluppo econ nella quale è inserita.

… tale funzione implica il coinvolgimento di vari soggetti:

- coloro che, a vario titolo, contribuiscono a tale creazione- dipendenti= persone


che partecipano direttamente. l’impresa ha un impatto sociale molto forte sotto profilo della
creazione di posti di lavoro . Anche qui la mission è economica entra anche la componente
sociale. Aprire un’azienda vuol dire promuovere lo sviluppo sociale di quel luogo,
chiuderla e danneggiare.
- coloro cui il valore creato è destinato

la definizione dell’azienda e la diretta conseguenza dell’impostazione patrimonialista.


l’impresa è una particolare tipologia di azienda che ha 2 requisiti ulteriori rispetto alle 4
caratteristiche canoniche.
Azienda e impresa non sono sinonimi.

Le aziende possiamo classificarle non tanto guardando la fine ma la destinazione di ciò che
viene creato. Ogni impresa e per forza un’azienda ma non ogni azienda e un’impresa.
l’azienda è un qualcosa che un soggetto ha per esercitare l’impresa.
l’impresa è un’azienda che produce e che scambia su mercato.
In caso di un’impresa l’obiettivo e strettamente economico in caso di azienda l’obiettivo e a
prescindere.

L’impresa =attività economica qualificata svolta dai membri di uno istituto sociale(risponde
perfettamente alla def di azienda) inoltre ha le 2 caratteristiche ulteriori:
-finalità strettamente economica perseguita dai soggetti che danno vita a questa attività
- totale immersione nel mercato sia dal punto di vista dal procurarsi fattori, quindi mezzi, sia
dal pdv di cedere ai terzi perché questa è la destinazione del prodotto ciò che è risultato dal
processo produttivo.(i beni che vengono allestiti cioè beni concreti ma anche servizi).

Bene economico= beni di servizi

1.quindi se abbiamo queste caratteristiche è impresa.

2. Se abbiamo un’azienda che produce che destina a persona diverse da quelle che hanno
concorso alla produzione il risultato di questa produzione. Se la destinazione è gratuita manca
l’immersione i mercato completa. In questo caso è un azienda di produzione ma non è
qualificabile come impresa perché segue una logica diversa sotto profilo della cessione dei
risultati del processo produttivo.
3. Se abbiamo un azienda che genera valore ma poi gli autoconsuma all’interno cioè gli stessi
soggetti che hanno generato quel valore lo consumano direttamente non siamo di fronte ne
ad una azienda di produzione che destina ai terzi gratuitamente e nemmeno che vende sul
mercato. Quindi una terza tipologia di azienda che ha caratteristiche diverse. Non è impresa.
Pero tutte e tre i casi siamo di fronte ad un azienda perché l’attività econ compiuta e
compiuta in modo qualificato cioè con i 4 caratteri.

La “dimensione sociale” dell’impresa


La funzione assolta dall’impresa è duplice:

economica à creazione della ricchezza-→ utilità in senso economico

sociale à diffusione delle ricchezza → utilità in senso sociale

la prerogativa di avere una funzione sociale non è tipica delle aziende non profit c’è l’ha
anche l’impresa. l’impresa è un centro di aggregazione sociale siccome nasce da un’attività
economica condotta da un gruppo la funzione sociale è implicita- scaturisce dal
coordinamento, condivisione di norme che vengono dettate all’interno del gruppo in modo che
il funzionamento sia mirato a raggiungere l’obiettivo finale.
le origini dell'azienda

dalla fine dell'800 fino a quando Gino Zappa introduce i nuovi concetti, l'idea di azienda era:
c'era anche un autore di riferimento Fabio Besta considerato fondatore capostipite di una
impostazione teorica che si chiama patriamonialista (c'era il sistema del patrimonio); l'idea di
azienda che c'era a quel tempo era fortemente ancorata al elemento materiale (i beni) qunidi
potremmo dire che allora l'azienda era identificata con i beni che formavano il patrimonio.

la definizione originaria= e un insieme di beni che fanno capo a un patrimonio. era un'idea
statica, l'azienda era ciò che uno possiede. erano epoche in cui l'economia non era
industrializzata, era caratterizzata da grandi latifondi.

latifondo= è un possedimento terriero vasto; un insieme di terreni che sono utilizzati per
coltivare, di grandi dimensioni.

quasto tipo di idea ha influenzzato l'azienda che c'è tutto'oggi nel codice italiano'48 art.2555
=insieme di beni a disposizione di qualcuno per esercitare un'attività a scopo di lucro.

anhe oggi il codice la definisce cosi nonostante si sia superata questa visione strettamente
ancorata al elemento materiale per far posto al idea di azienda come attività econ.

questa idea, azienda= patrimonio ha influenzato molto anche la modalita di rilevazione


contabile. la contabilità all'epoca si teneva sempre a partita doppia ma secondo un sistema
logico che era il sistema del patrimonio; per cui utilizzando la partita doppia venivano rilevate
delle quantità diverse da quelle di oggi.

oggi rileviamo costi, ricavi entrate uscite, all'epoca si rilevavano quantità differenti da queste.

dal 900 nascono le fabbriche, flussi demografici dalla campagna verso città. a livello giuridico
nascono le società anonime(oggi sono le spa) per raccogliere capitali e investirli in capitali
produttivi. cioè erano delle società dove uno comprava delle quote e li investiva in societa per
diventare socio, con quei capitali la società veniva creata col rischio di perdere solo le somme
investite nel comprare le azioni (limitazione della responsabilità).

attraverso questo processo si passa dalla visione statica al dinamismo e si fa strada all'idea
che il capitale non è importante in sè perchè lasciato da solo non genera nulla.
per poter generare ricchezza bisogna applicare delle energie, idee per lo svogimento delle
azioni. è questo che genra valore, facrescere l'entità nel capitale.

questa visione viene sistematizzata da Zappa secondo il quale l'azienda è un sistema di


azioni, comportamenti che è caratterizzata da 2 proprietà:

-la coordinazione

Zappa definisce l'azienda 2 definizioni:

1. "l'azienda è una coordinazione econ in atto che è istituita è retta per soddisfacimento dei
bisogni umani."- qui manca il riferimento del patrimonio, ne le persone.

l'idea di coordinazione esprime l'idea che le persone che operano e i mezzi utilizzati devono
essere tra loro coordinati. la coordinazione riguarda le presone. poi queste persone quando
scelgono determinanti passi e devono agire anche nella loro azione ci deve essere un
coordinamento che eviti contrasti.

la scelta dei beni, mezzi utilizzati non è casuale: se ho un processo produttivo che utiliza
determianti macchinari li dovrò alimantare con materie prime di un certo tipo, adatte.

-la dinamicità (svolgimento azioni utilizzando i mezzi)

c'è un continuo ricambio di mezzi produttivi. abbiamo quelli fissi utilizzati per più cicli ma
abbiamo quelli rinovati. anche un cambio di persone perchè non sono le stesse all''infinito e
viene rimpiazzato da qualcun altro.

esiste l'entità azienda nonstante al suo interno ci sai un continuo ricambio di mezzi e di
persone. anche i fondatori dell'azienda. c'è questa spersonalizzazione.

dunque la definizione di azienda= organizzazione di persone deve essere rivista. perchè


altrimente se una persona viene meno l'az cessa. invece non è cosi, c'è un rinnovarsi degli
organi.

chi decide di dar vita all'attività d'az dovrebbe essere anche chi stabilisce qual è la
destinazione. lo scopo dell'attività e assunta da persone. l'az in sè non può decidere perchè è
l'attività che viene svolta. lo scopo lo fissa la persona poi queste persone si avvalgono
dell'azienda per raggiungere l'obiettivo; allora l'azienda diventa uno strumento, la via.

perchè allora si dice l'azienda con scopo di lucro oppure non profit?

forse perchè fa riferimento ad altr concetti.

domanda esame: cos'è un'azienda? come la definirei? sbagliato dire che è un organizazzione
di persone. Risposta corretta= è un'azione poi deve essere qualificata, organizzazione ecc.

tra le 3 alternative(gruppo di persone, mezzi, luogo fisico dove viene svolta l'attività
produttiva) nessuna delle 3 è corretta.

noi dobbiamo attenerci a questa definizione perchè altrimenti non funziona quello che
facciamo dopo.

tornando alle critiche che riguarda la def 1 dove manca il riferimento ai soggetti ecc ha
portato alla nascita di una seconda def di Zappa, che è nota come CONCEZIONE
ISTITUZIONALE DI AZIENDA.

2. l'azienda viene collegata ad un concetto nuovo: dell'istituto sociale.


l'istituto sociale= è un gruppo di persone che hanno un obiettivo/vi comuni da raggiungere
che sono degli obiettivi permanenti, che si rinovano continuamente, ricorrenti, si dotano di
norme di comportamento condivise.

quindi l'istituto sociale non è semplicemente un gruppo di persone che ha degli obiettivi
condivisi e di raggiungere in modo ricorrente e che si sia dotato di un sistema di norme di
comportamento anche queste condivise, rispettate.

come si pone il concetto di azienda rispetto al istituto sociale ?

l'attività econ che compie l'istituto sociale se è qualificata, se possiede determinati


requisiti(tra cui la sistematicità, la dinamicità) quella è l'azienda.

quindi L'AZIENDA= è L'ATTIVITà ECON QUALIFICATA SVOLTA DA UN ISTITUTO SOCIALE PER IL


RAGGIUNGIMENTO DEL SUO FINE DI QUALSIASI NATURA.

qualsiasi natura=spesso colleghiamo ad un fine economico ma può essere anche di natura


etica, culturale, religiosa, politica. ma se per raggiungere quell'obiettivo si avvale di attività
econ qualificata sta utilizzando un azienda per arrivare al obiettivo.

per impresa è un può diverso.

dunque i termini azienda impresa non sono dei sinonimi. l'impresa e una sottocategoria di
azienda ma non nel senso dispreggiativo. è un insieme circoscritto di un particolare tipo di
azienda che oltre ad avere i caratteri di tutte le aziende deve avere anche delle altre.

2. definizione: l'azienda è un istituto econ destinato a perdurare, che per il soddisfacimento


dei bisogni umani ordina e svolge in continua coordinazione la produzione il procacciamento e
il consumo della ricchezza.

la prima contraddizione= istituto economico.

in questa definizione c'è anche un'altra parola che non dovrebbe esserci: il consumo.

in questa def il consumo era inteso (non come l'appagamento del bisogno finale consumandoi
beni procurati) come stadio intermedio del processo produttivo; cioè quando una azienda
prende risorse e l utilizza per dar vita ad un processo produttivo. quindi non è il consumo
finale.

-destinata perdurare nel tempo= riferimento temporale.

Prima si parlava di "coordinazione in atto istituita".

istituire= dar vita a quella cosa con lo scopo che duri nel tempo, perché le istituzioni sono
entità che esprimono una durata di tempo. istituzione=vuol dire che c'è da sempre.

soddisfare i bidogni umani= il motivo della posta in essere dell'az. l'az è strumentale per
raggiungere l'obiettivo.

le 2 caratteristiche che si aggiungono sono:

3, la strumentalità= l'azienda è neutrale rispetto al fine da raggiungere. e solo uno strum.

4. la durevolezza: l'azienda non è un'attività econ saltuaria, mira a raggiungere uno specifico
obiettivo e una volta raggiunto basta, non e una attività continuativa che tendenzialmente
dovrebbe durare a lungo. l'azienda non nasce con la data di scadenza. volontà di stabilire
coordinamento durevole.
Se è vero che l'az e neutra rispetto al fine non ha senso parlare di az profit o non profit
perche l'azienda è azienda sempre.

La modalità di gestione di un'az non profit e una profit sono diverse. per le aziende profit e
pacifico la creazione di valore ma lo è anche per le non profit.

l'azienda non profit come fa a creare valore? non è un valore economico ma è un valore
sociale, tangibile, servizi. il problema nelle aziende non profit che non cìè nelle aziende profit:
non è tanto la creazione di valore ma il problema è come facciamo a valutarlo. se le aziende
non profit fa un servizio di trasporto questo quanto vale? difficile dirlo. mentre se faccio
riferimento in unazienda profit, c'è un prezzo uno scambio del valore creato.

nel mercato non profit non c'è questa misurazione perché siamo fuori dal mercato. pero la
creazione di valore c'è comunque. questo deve acadere sempre aprescindere se profit o non
profit.

quando siamo di fronte ad un'aziende valgono quelle regole li, a prescindere dallo scopo che
viene perseguito.

l'azienda è un istituto economico: l'azienda non è un gruppo ma un'attività. l'autore intende


con questo termine: istituto economico, che è condensato, dice tutto questo.

istituto sociale # istituto economico

istituto sociale= gruppo di persone che si organizza perchè vuole raggiungere un fine comune
di qulunque natura ma in modod stabile. ma nella def di Zappa non c'è scritto questo, dice
che è un istituto economico.

istituto economico= è l'attività economica compiuti dai membri di un istituto sociale.

qui si apre un altro problema: nel concetto di istituto c'è la ricorrenza, la collettività, le norme
condivise (non e che si firma un contratto ma c'è uno che parla e gli altri ascoltano, come il
prof si fanno delle domande e si ridponde senza firmare un contratto).

se io faccio l'esame poi non vedo piu i lprof=non c'è ricorrenza.

ma quando io faccio qualsiasi azione, agisco, qual è il movente che mi spinge? l'impulso
economico.

per individuare l'attività econ compiuta dai membri del istituto sociale noi riusciamo a
scorporare dal agire del gruppo solo la componente strettamente economica. come dire:
quando faccio un'azione faccio entrare tutti gli impulsi di natura diversa da quella economica
e tenta solo l'impulso economico, quindi: il coordinamento delle risorse e mezzi.

si filtra tutto quello che non è economico e poi compensare con il concentrarsi solo sul
impulso economico.

infatti, e attività econ solo quella compiuta dai membri di un istituto sociale. non è facile fare,
scorporrare la natura economica, specialmente quando l'obiettivo e non economico.

quando la mia finalità e non economica gli impulsi di natura diversa da quella econ sono
prevalente. invece si semplifica se ho un fine strettamente economico, per cui il tipo di
movente mi spinge ad agire è prevalentemente economico. ci sono anche altri ma in
minoranza.

eliminiamo gli altri impulsi e guardiamo solo quello economico=> si chiama astrazzione.
il concetto di azienda è astratto. perchè primo, prescinde dai fini di qualunque natura che
sono prefissati dalle persone, dal istituto e secondo, prescinde dalle altre azioni non
economiche che pure vengono svolte all'interno del gruppo. di un istituto sociale.

il concetto di azienda e anche un concetto unitario, perchè può avere varie modalità di
manifestazioni ma sde il suo scopo e di creare valore allora deve creare in tutte queste
manifestazione.

quantificare un valore attraverso un prezzo: se una cosa ha il prezzo di 50 euro allora


possaimo dire che 50 euro e diventato un valore oggettivo? si perchè il mercato dice 50 euro.

per chi vende il prodotto di 50 euro vale meno di 50€ per chi lo compra vale di più. altrimenti
non si avrebbe lo scambio. accetto lo scmbio perchè per me e un beneficio: ottengo un valore
maggiore di quello che vale il prodotto per me.

chi accetta di comprare a 50€ lo fa perchè vale la pena, li da utilità maggiore.

l'azienda=attiv econ con i 4 caratteri: sistemica, strumentale, durevole nel tempo, dinamica.

l'azienda è un concetto astratto perchè viene considerato solo l'aspetto economico


dell'attività, finalizzata a creare valore di qualunque forma e deriva dall'esistenza di un
istituto sociale che persegue finalità che potrebbero essere anche non economiche.

quando si parla di istituto sociale si fa riferimento a un gruppo di persone, resta esclusa


l'attività svolta individualmente.

quando un individuo agisce e fa tutto questo ma e da solo non è più un istituto sociale.

perchè l'econ aziendale si è concentrata sul gruppo e tralasciato i songoli? non perchè un
singolo non può dar vita ad un azienda ma perchè quando lui agisce per forza e razionale e se
ha deciso una scelta vule dire che era la migliore. quando siamo di fronte a un gruppo che
agisce ci possono essere dei contrasti per cui bisogna trovare il compromesso, diventa
razionale quando c'è l'accordo interno e solo in quel momento si può passare all'azione.

abbiamo esaurito il cap 1.

la classificazione dell'azienda

i caratteri secondari, ulteriori che un'impresa possiede: sono 2:

- primo riguarda la natura del fine stabilito dal gruppo. nel caso di impresa si tratta di
un'azienda utilizzata per perseguire un fine dichiaratamente economico. questo facilita di
molto il processo dell'astrazzione. qunado si e dichiaratamente economico le azioni sono
prevalentemente economiche quelle non economiche sono la minoranza, facile escluderele.

la tipologia di azienda che corrisponde a questo tipo è facilmente individuabile.

- secondo carattere: è il fatto di essere immersa nel mercato- scambio oneroso. parleremo di
costi di acquisto e vendita che sono delle misurazioni delle utilità assorbite oppure generate.
questa proprietà di essere immersa nel mercato fa sicchè che non diventi oggettivo ma possa
essre oggettivato attraverso i prezzi di mercato. rende più facile capire la realtà perche se io
voglio sapere se un'azienda va bene o male devo cercare di quantificare la ricchezza che
produce e confrontarla con quella che assorbe e va bene se produce di più di quello che
assorbe, va male il contrario.

per un impresa è sufficiente guardare i costi e i ricavi e fare il confronto fra questi.
20.09.18

l'impresa è una particolare tipologia di azienda che ha 2 requisiti ulteriori : di avere una
finalità strettamente econ, poi immersa nel mercato (opera attraverso scambi che resi
possibili attraverso i prezzi di mercato).

l'impresa è il centro di aggregazione sociale. la funzione sociale scatutrisce dal fatto che c'è
la cooperazione e coordinamento e condivisione di norme che vengono dettate all'interno del
gruppo in modo che il funzionamento sia mirato a raggiunfere in odo più efficace, efficiente
l'obiettivo finale.

nel suo funzionamento l'impresa coinvolge diversi soggetti:

- tra impresa e dipendenti: i dip partecipano direttamente alla creazione di valore. l'impresa
ha un impatto sulla creazione dei posti di lavoro.

qui c'è un impatto sociale che va oltre i confini dell'impresa e che a volte determina le sorti
dell'impresa. delle volte certe imprese creano danno e vengono escluse. altre grazie agli
investiementi fatti per la salvaguardia della'mbiente vengono preservati.

la componente sociale è strettamente collegata a quella econ ma esiste.

la valenza sociale si manifesta sotto diversi pdv.

soggetti che realizzano l'impresa:

1. clienti

2. fornitori

clienti: la presenza di clienti e fondamentale per l'esistenza dell'impresa. se non ci sono i


soggetti che comprano il processo si arresta. le imprese si misurano sul mercato con altre
imprese concorrenti. la corsa di accaparrasi più clienti. stimola le imprese aprocedere nella
creazione di valore nel modo più efficace ed efficiente possibile, aumentando la qualità e
cercando di ridurre i prezzi ma soprattutto sviluppando attività di ricerca. (prodotti nuovi,
innovativi).

fornitori: di beni e servizi= sono tutti i soggetti che forniscono fatori produttivi all'interno
dell'impresa in cambio di un corrispettivo. vendono fattori produttivi.

beni e servizi= mate prime , merci, energia, trasporto, servizio di diffusione di informazione, la
prestazione lavorativa, (i dipendenti), la pubblica amministrazione(fisco) fornisce
l'allestimento di strutture e servizi tramite raccolta di tasse. quindi paghiamo un corrispettivo
(tassa, imposta) e riceviamo il servizio o l'infrastrutture vitali per il funzionamento del sist
econ.

risorse finanziarie= denaro che viene utilizzato per avviare il processo produttivo.

2 tipologie di fornitori di risorse finanziarie:

a. con vincolo di prestito = le risorse finanziarie che vengono date devono essere restituite.
(temporaneamente).

i caratteri fondamentali sono:

- è previsto nell'accordo la data di restituzione. la modalità della restituzione può essere


diversa: tutto o rateale.
- è previsto un compenso a favore del soggeto che mi presta la risorsa. siccome lui rinuncia
alla disponibilità di questa risorsa per un certo tempo chiede un compenso (somme a titolo di
interessi) pattuito a priori. (banca)- è obbligatorio. la banca e sottoposta al rischio alla non
liquidità dell'impresa e non al fatto che l'impresa va bene o mael, cioè perdite. gli interessi li
devo a prescindere se l'impresa va bene o male perchè previsto dal contratto. non c'è
collegamento tra segno del risultato economico e disponibilità liquide. cioè l'impresa può
essere con ris positivo ma senza liquidità. per il finanziatore(banca) c'è il rischio di insolvenza
mia e non è assoggettato al andamento dell'attività che va bene o male.

- il soggetto che presta il denaro rimane fuori dall'impresa, soggetto esterno, terzo che
attende la restituzione. per l'impresa la restituzione è un costo per il fananziatore e un
recupero + come ricavo gli interessi che riceve.

b. con vincolo do proprietà= le risorse vengono date allo svolgimento dell'impresa e non ha
una scadenza di restituzione.

ci sono dei soggetti che hanno delle risorse finanziarie e decidono di destinare, vincolare il
denaro all'esercizio dell'attività di impresa. finanziano l'impresa non attraverso una forma di
prestito bensì mette a disposizione il denaro e non mi aspeto alla restituzione e né
remunerato. non c'è data di restituzione. si spera ad un compenso ma non e detto. pattuito a
priori, e residuale (dopo aver tolto i costi, quello che rimane), eventuale.

il risultato dipende da come gestisco l'impresa. alla luce di questo meccanismo, io che do
voce all'attività sono anche il proprietario d'impresa (socio dell'impresa) mentre quelli che
prestano ,no.

società con vincolo di rischio, dipemde di come e gestita l'impresa. c'è il rischio di non vedere
generare ricchezza o addirittura distrutta) a sufficienza per un compenso adeguato.

qui fa la differenza se l'attività e gestita bene o male. invece per i prestatori no.

altra classificazione di soggetti:

1. soggetto giuridico= da non confondere con la personalità giuridica. è rappresentato dai


finaziatori con vincolo d proprietà, coloro che destinano risorse per l'esercizio dell'impresa.
l'imprenditore se da dolo, i soci della società.

le soc di persone non hanno personalità giuridica invece quelle di capitali si. sul soggetto
giuridico ricadono tutti i diritti e doveri collegati all'esercizio dell'impresa.

rappresenta la forma giuridica, la veste guridica. è nominamente volitivo= (volitivo= in grado


di far valere la propria volontà). questa affermazione è strana cioè che è nominalmente, solo
sulla carta in grado di far valere la propria volontà.

le soc di persone e formata da pochi soggetti che sono legati da un qualche vincolo. le
decisioni le prendono in unanimità nasce il contrasto pero. qui c'è chi rischi e chi decide.

oppure le decisio sono delegate ad un soggetto.

nelle soc di capitali, spa, sono molti soci e le decisioni sono in mano ad un consiglio di
amministrazione o amministratore delegato.

sulla carta il socio decide ma si rimette nelle mani dell'amministratore.

dunque: le soc di persone hanno pochi soci e sono caratterizzate dalla responsabilità
illimitata. rispondono anche col patrimonio personale, ad alto rischio.
soc di capitali: tanti soci, ma la responsabilità è limitata alle somme destinate per la società.

la logica di funzionamento d'impresa:

-sono i clienti che danno un corrispettivo per i prodotti,

- per vendere i prodotti l'impresa ha acquistato precedentemente ha acquistato dei fattori


produttivi.si è rivolta ai fornitori per ottenere mat prime, prestazioni di lavoro, serviz vari,
anche capitali: forme di finanziamenti con vincolo di prestito (prestiti) per quel fattore
produttivo e infatti ha un costo, il costo del denaro preso a prestito, gli interessi che si pagano.

nella schema su slide: l'ordine in cui sono esposti le nozioni: prima c'è la vendita che permette
di avere dei ricavi e dopo è descritto il processo di acquisizione di fattori.->non è corretto
perchè per realizzare le prime vendite devo avere prima il prodotto, come ho fatto ad avere le
risorse finanziarie per acquistare i fattori? utilizzando le 2 forme di finanziamento di prima.

o le risorse mi sono state date dal soggetto giuridico (soci) oppure chiesti in prestito a
qualcuno oppure entrambe le cose.

nel processo: la prima cosa che si deve fare è un accaparamento di risorse finanziarie sotto le
2 forme possibili. una volta ottenute può dar vita all'acquisto dei fattori, inesca il processo
produttivo interno ottiene i prodotti e arriva a le vendite.

poi col denaro delle vendite cosa farà: in parte andrà a restituire i prestiti, pagare gli interessi,
con il resto pagherà i fornitori di vari fattori produttivi e con quello che rimane (la diff tra ricavi
e costi) andrà a compensare i soggetti che hanno finanziato l'impresa con vincolo di proprietà.

se la diff tra ricavi e costi=positiva andrà al soggetto giuridico se invece e negativa cioè
valore distrutto questo comporta una riduzione delle risorse personali di chi ha finanziato con
vincolo di proprietà, perchè tutti gli altri soggetti no dovrebbero subire nessun danno dal fatto
che c'è questa diff neg perchè non sono sottoposti a rischio di impresa.

il rischio d'impresa c'è l ha solo il soggetto giuridico e lui che mangia o non mangia a seconda
di come va l'impresa. questo processo di generazione o distruzione di valore da chi è gestito?
nominalmento se sono in pochi o uno è il soggetto giuridico ma quando sono in tanti è il
soggetto economico incaricato(una persona o un gruppo di persone) che è decisore di fatto,
quello che concrettamente governa l'impresa.

questo si è volitivo.è quello che fa valere la sua volontà perchè questa prerogativa li e stata
concessa attraverso la nomina, l'incarico che ha ricevuto di gestire e di governare l'impresa.

l'amministratore non è socio.

3 modelli di governo (corporate governance):

- l'impresa padronale

- pubblic company

- ....ristretta

i caratteri di fondo di queste 3 tipologie:

- l'impresa padronale= è nelle mani di un soggetto/pochi soggetti che sono allo stesso tempo
soggetto economico. modello tipicamente italiano. (le imprese familiare, )

- pubblic company- tipo anglo sassone. il capitale non proviene da una famiglia o da un
soggetto ma dal frazionamento in tante quote azionarie e dalla la vendita di queste azioni sul
mercato azionario. il capitale è fornito dal pubblico degli azionisti. questi azionisti a volte
acquistano azioni e poi magari cercano anche di interessarsi della gestione dell'az ma spesso
acquistano le azioni con uno scopo speculativo: sperare che la cotazione dell'azione salga,
ricevere dividendi, e che quando venderanno l'azione ci sia una diff positiva.

chi governa l'impresa sono i gruppi ristretti i soci, il consiglio d'amministrazione o gli
amministratori delegati. qui c'è la famosa spaccatura fra il comando che porta a verificarsi di
tante annomalie.

qui il pericolo e molto più forte rispetto al precedente.

- proprietà ristretta: europa continentale, asiatica, ha delle caratteristiche intermedie di quelle


precedenti. rispetto alla pubblic company c'è anche qui la presenza dei finanziatori diffusi, il
capitale frazionato in quote azionarie e ci sono tanto soggetti che hanno acquistato quote
azionarie. somiglia alla pubblic, c'è una miriade di risparmiatori, soggetti che hanno finanziato
l'impresa.

perchè proprietà ristretta? perchè all'interno di questa massa di finanziatori c'è ne sono alcuni
che sono stabili, non hanno fatto un investimento speculativo ma lo hanno fatto mirando a
gestire l'impresa di cui sono diventati soci. questo gruppetto di finanziatori ha il capitale di
comando, cioè una quota di capitale sufficiente da garantire che le loro scelte che vengono
poi applicate perchè prevalgono, cioè viene presa la decisione-, ed è stabile nel tempo.
tendono a comportarsi come il titolare dell'impresa padronale.

ulteriore classificazione sempre parlando di soggetti coinvolti: soggetti interni e esterni.

abbiamo come riferimento l'istituto sociale (gruppo di persone che ha delgli obiettivi comuni e
si danno le norme condivise e perseguono gli obiettivi in modo continuo). possiamo vedere chi
e dentro e chi fuori, cioè chi interagisce col gruppo dal esterno e chi fa parte dal gruppo del
istituto sociale.

soggetti interni che fanno parte del gruppo istituto sociale: il soggetto giuridico e i dipendenti.
perchè i dipendenti sono considerati interni al istituto sociale? perchè al pari dei finanziatori
col vincolo di proprietà hanno l'interesse comune che l'impresa duri più a lungo possibile
perchè questo garantisce loro la stabilità del posto del lavoro.

soggetti esterni: clienti, consumatori, fornitori di beni e servizi sia pubblici che privati, i
lavoratori autonomi e i finanziatori col vincolo di prestito.

per i soggetti esterni: ho dei clienti ma non mi interessani che siano sempre quelli basta che
siano clienti mentre se io parlo dei lavoratori dipendenti che hanno una certa preparazione
professionale non mi è indifferente avere questi o avere degli altri che devo formare.

il rapporto di fornitura e anche un rapporto di fiducia, ma si possono cambiare.

fig nr 6 libro3 soggetti interni.....linia tratteggiata= non è sempre cosi marcata cioè ci sono sit
in cui dei soggetti che possono diventare soggetti interni. il gruppo dei soggetti interni si
arrichisce di nuove figure tra quelli esterni.

es: i lavoratori autonomi= prestano servizi lav ma non sono dipendenti dell'impresa. può
diventare interno perchè ho fimato un contratto in esclusiva., che vincola sotto questo
aspetto.

fornitori son quelli che rinfornisco l'impresa di fattori prod. ci sono dei lavori su commessa
che producono dei manufatti particolari non prodotti in serie ma sono specifiche. gli altri
fornitori producono gli stessi prodotti ma con delle tolleranze maggiori per cui può capitare
quando consegno il prodotto qusto me lo rifiutta perchè non funziona bene perchè siamo oltre
le tolleranze.

dunque il fornitore che fa i prodotti specifici non mi è indifferente, se lo sostituisco con un


altro rischio di perdere clienti.

i prodotti di nichia posso venderli solo ai certi clienti non tutti.

la distinzione tra patrimonio e capitale dell'impresa:

patrimonio: è l'insieme delle condizioni produttive che sono a disposizione di un determinato


soggetto del gruppo per effettuare una produzione, per creare valore. (macchinari , i fabbricati
denaro, crediti che sono il denaro che devo ancora ricevere,ecc tutti gli elem attivi o passivi).

questa è la parte quantificabile, valutabile, misurabile è associato un valore 10 €. ma non è


solo questo.

ci sono anche degli aspetti che non sono valutabili: la sua affidabilità (non è scritta in calce)
ha un valore: cioè la percezione che mercato ha circa la capacità dell'impresa di tener fede
agli impegni.

l'impresa affidabile può andare in banca chiedere mutuo al 3%, quella meno affidabile può
ottenre lo stesso mutuo ma paga 6 % ( di piu) .

una affidabile può chiedere ai fornitori di ritardare i pagamenti perchè i fornitori si fidano. una
meno affidabile non ci riesce.

la reputazione dell'impresa è un elemento importantissimo che fa parte del patrimonio ma


che non parte del calce.

quindi il P è formato da parti valutabili e non valutabili (non riusciamo a dire quanto vale la
reputazione dell'impresa) ilconcetto di P non è una quantità ma è un concetto QUALITATIVO.
posso dire di cosa è formato il P ma non quanto vale.

se invece isolo solo le parti valutabili ottento il CAPITALE.

quindi il capitale è la parte del P che è valutabile ed è una quantità, quantificabile. (nei bilanci
è il k non il P).

il P è più ampio.

24.09.18

gli elementi attivi e passivi del P

elemento attivo= es il denaro, sono dei beni o comunque delle potenzialità che
reappresentano qualcosa che io posso utilizzare per generare valore all'interno del processo
produttivo. (fabbricati attrezzature)

potenzialità utilizzabile= ho pagato per poter utilizzare un certo bene per es ho pagato l'affitto
per utilizzare un certo bene. (magazzino)

la possibilità di utilizzare un bene è un elem attivo.

gli elem attivi sono beni o servizi, potenzialità o possibilità che sono utilizzabili o che possono
dare utilità in futuro.

def: l'elem attivo esiste solo in funzione della sua possibilità di fornire un'utilità futura.
se ho un elem attivo che perde questa possibilità smetterò di considerarlo un elem attivo. se
ho una scorta di merci che posso venderli e un elem attivo perchè attraverso la vendita
recupero somme di denaro. a queste merci sarà associato un valore in funzione della
possibilità di vendita.

ma se queste merci sono fuori mercato perchè superate da altre per orientamento dei clienti,
subiscono danni fisici, oppure non rispetono la normativa, ecc il valore di queste merci che
c'era, adesso non c'è più. il loro valore si azzera perchè non possono essere più vendute.

elem passivi:

ci sono operazioni di vendita che non prevedono il pagamento immediato. io consegno la


merce al cliente che deve darmi 100 € ma non me li da subito, non quindi il flusso di denaro in
entrata ma c'è un CREDITO un diritto a ricevere una somma di denaro in futuro o di una
prestazione.

un'impresa che ha comprato da noi delle merci, da noi ci sono debiti quindi tipico elem attivo
e rappresentato dai debiti.

debiti= sono obblighi di effettuare prestazioni o di erogare somme dei denaro a favore di
qualcuno dal quale abbiamo ottenuto a sua volta prestazioni di servizi o beni consegnati.

da una lato posso scambiare tra di loro elem attivi. ho delle merci che sono degli elem attivi,
le cedo, quindi si riducono ma in cambio di questa cessione delle merci o entra denaro (elem
attivo) oppure sono dei crediti.

quindi ho cambiato nome a un elem che prima era merci e dopo l'operazione è diventato
denaro o credito. questo si chiama PERMUTAZIONI perchè c'è equivalenza tra il valore che
esce e quello che entra.

stessa cosa per gli elem passivi: se compro da qualcuno e non pago ho un debito. quando
vado a pagare il debito l'elem debiti si riduce ma esce denaro. qui abbiamo una
PERMUTAZIONE che non è tra gli elem attivi ma tra quelli passivi.

sparisce debito si riduce elem passivo e esce denaro si riduce anche quello.

se abbiamo bisogno di denaro, chiedo un prestito, se la banca mi concede un prestito mi entra


denaro e il denaro è un elem attivo, c'è un aum degli elem attivi, 10mila. il P cresce di 10mila.
questo mi fa sorgere l'obbligo di restituire, aum elem passivo che si contrappone al elem
attivo. permutazione tra un elem passivo e attivo. uno cresce ma cresce anche l'altro.

quando restituirò ridurrò elem passivo cioè cancello il debito ma dall'altra parte ridurrò il
denarro. abbiamo una riduzione paralela di 2 elem.

permutazione= operazione che prevede movimentazioni di soldi che sono IDENTICHE.

il CAPITALE= è il valore che noi diamo alle condizioni produttive disponibili, esistenti in un
dato istante. (governo)

quando vado a fare una quantificazione del k fell'impresa faccio riferimento a un momento
temporale. in quel momento lì il k è questo.

se mi sposto da quel mom lì in cui ho detto che il k valeva x, il valore del k è già diverso
perchè la gestione lo modifica.

capitale= è formato da valore attribuito agli elem P -ali attivi e possiamo det il valore totale
degli elem attivo, che si chiama ATTIVITà= è la somma di tutti i valori attribuiti che sono
dentro al k dell'impresa.

PASSIVITà= la somma dei valori attribuiti a tutti gli elem passivi.

l'idea di elem passivi è associata all'idea di debiti. gli elem passivi sono per autonomasia
debiti (obblighi che l'impresa ha nei confronti di terzi soggetti).

quando ho bisogno di risorse finanziarie per poter svolgere la mia attività posso fare in 2
modi la raccolta:

-prestit i(finanziamenti esterni)

-oppure chiedere al soggetto giuridico/soci di mettere a disposizione di queste attività


d'impresa delle risorse personali: questo è il k di rishio o k di proprietà. (k proprio)

con le risorse raccolte le uso per acquistare elem attivi: macchinari , merci, mat prima, pago
l'affitto del magazzino (compare diritto di usare il magazzino).

se dal totale attività tolgo il valore delle passività (cioè il denaro che mi è stato dato) mi
resta= CAPITALE NETTO - il valore rappresentato dai mezzi nostri che non è una passività.

120 risorse raccolte- colona dx. se abbiamo 120 in tutto non possiamo spendere più di 120. la
colona dx ha come somma totale quella di sx cioè l'insieme di tutti gli elem attivi.

la colona di dx non è fatto solo di elem passsivi.

Capitale netto= il valore delle attività al netto delle passività.

se ho speso per comprare attività più di quello che avevo, quindi ho dilatato i debiti in
maniera da avere una somma d passività che è più grande di quella delle attività potrebbe
diventare negativo.

devo aver fatto delle operazioni che hanno aum le passività senza aum le attività. se ogni
volta che faccio un'operazione mi aum le passività, faccio crescere anche le attività c'è una
sorta di bilanciamento tra le 2, non si genera un differenza pos o neg.

dovrei fare operazioni che fanno crescere le passività senza che le attività aumentino di pari
passo.

potrei aver comprato delle merci che sono andati in magazzino che poi ho butato via. (non
erano più vendibili).->potrei avere un debito vs fornitore di 100€ e avevo merci in magazzino
per 100€ ma se le devo butare via illoro valore diventa zero ho elem attivi zero elem passivi
100.

avrei un diff neg. ma questo non è un risultato, parliamo della cosistenza dei mezzi.

arriveremo a collegare quesata cosa al risultato.

il concetto di risultato non è un concetto statico come questo, non riguarda un punto nel
tempo, ma il risultato riguarda quello che è avvenuto in un arco di tempo (ris dinamico).

mentre adeso guardiamo in quel mom lì cosa c'è a disposizione.

il k netto e il ris di esercizio sono collegati tra loro. uno e statico (quel mom lì) l'altro e
dinamico (ciò che accade in un arco di tempo).

CAPITALE NETTO= il valore delle risorse apportate dal soggetto giuridico. (k di proprietà/ k di
rischio perche spero che i soldi che metto renda ma non sono sicuro di riuscire).
LA GESTIONE DELL'IMPRESA

L’impresa è azione economica coordinata, dinamica, durevole, strumentale ai fini economici


perseguiti dall’istituto sociale e totalmente rivolta al mercato.

1- L’impresa prende vita e resta in vita grazie alla cioè all’attività che la governa, svolta dalla
governance (il soggetto econ) in modo:

-responsabile

-consapevole= non prendere decisioni a caso ma inserirle dentro a un pensiero sistemico in


modo che possa assolvere a suo fine (fine di generare valore) il più possibile come tempo. è
un'attività durevole; io che la governo devo fare in modo che venga rispettata questa regola.
che ci sia un sist di regole che permetta all'impresa di durare.

se è vero tutto questo si può dire che la gestione dell'impresa è un sistema di scelte,
comportamenti, operazioni (azioni, processi).( di pensiero azioni posti in atto e operazioni.)

conto economico è un prospetto con modalità scalare cioè prendo i valori positivi e quelli neg
e faccio un elenco e ogni tanti calcolo anche dei risultati intermedi.

se prendo tutti gli elem positivi che sono scaturiti dal fatto che vendo mobili e a questi valori
positivi tolgo i valori negativi trovo un ris che è un risultato operativo perchè è scaturito
dall'attività operativa (principale che l'impresa fa). dopo questo ris metterò altri valori positivi
legati ad altre operazioni verso il ris finale.

l'attività operativa genera da sola un ris operativo. ci sono altre attività non operative che
aggiungono/ tolgono valore e portano al ris finale.

serve per vedere l'andamento della gestione, vedere dove le cose non vanno bene ma in
realtà e un tutt uno, non un ris oprerativo e poi le altre.

grazie ad alcune operazioni fuori dall'area operativa mi viene consentito agire in un certo
modo dentro all'area operativa.

con la vendita di mobili area operativa riesco ad avere un surplus di denaro con cui posso
comprare dei titoli azionari obbligazionari (è un investimento non operativo, fuori dall'area
operativa). dunque l'area operativa permette di effettuare un operazione che è fuori dall'area
operativa.

siccome ho comprato dei titoli mi hanno reso moltissimo con il rendimento che ho ottenuto da
questi titoli vado ad ampliare il mio reparto produttivo. qui il senso e inverso: l'origine di tutto
il movimento è un operazione che sta fuori dall'attività operativa, ho comprato dei titoli e con
questa risorsa vado ad ampliare il mio reparto cioè vendo più mobili. qui succede il contrario,
è l'attività operativa che beneficia di quella non operativa.

Pur nella sua unitarietà e sistematicità, la gestione viene scomposta in sub-sistemi cioè in
funzioni strategiche.

§ Di norma, le funzioni strategiche sono anche unità organizzative, dotate di parziale


autonomia decisionale:

Pianificazione: si pianifica la mission dell'impresa, il vertice

Risorse finanziarie: raccolta delle risorse dai soci o prestiti dai finanziatori esterni e quali
forme di prestito.

Risorse umane: selezione di personale, selezione di personale,


Produzione: il nucleo centrale, è l'atto di trasformare i fatt prod in beni e servizi finale che poi
vengono ceduti

Marketing: promuovere i contatii con i clienti

Ricerca: permette di stare al passo col mercato

Amministrazione e controllo (qui ci collochiamo noi come insegnamento). come si raccoglie i


dati, le informazioni che provengono da tutte le altre funzioni, elaborarle, produrre dei report
(doc di sintesi) e trasmettere questa informazione complessa a chi amonte del processo deve
stabilire se va bene proseguire cosi o se cambiare qualcosa.

come è strutturata la gestione?

I processi gestionali sono sistemi di operazioni, distinguibili in:

-interni: processi produttivi in senso stretto (all'interno dell'impresa, indagati dall'ingegneria,


ecc)

-esterni: processi che avvengono tramite scambi (a noi interessa questo, cioè i punti di
contatto tra l'impresa e l'esterno, i mercati. il contatto avviene tramite scambi.

quando compra qualunque fattore produttivo deve pagare un prezzo, quando vende il frutto
del processo produttivo ottiene un prezzo, un ricavo. c'è un punto di contatto = scambio. i
regali no. la gratuita viene esclusa. per altre aziende è la norma (az non profit si regono con le
donazioni da parte dei sostenitori).

INVESTIMENTI: § scambi onerosi attraverso i quali vengono acquisiti i fattori produttivi

§ strettamente necessari

§ accessori:es compro parcheggio

quando io pago i dipendenti sto facendo un investimento perchè sto comprando la


prestazione lavorativa di questi soggetti. lo scambio è prestazione lavorativa in cambio dello
stipendio. e l'investimento del fattore lavoro.

quando pago le imposte è un'operazione di investimento. noi pagiamo un corrispettivo (le


imposte) per approdare infrastrutture, servizi. abbiamo comprato la quota parte di quei
servizi, un fattore in cambio di un corrispettivo.

è un investimento: ho pagato l'affitto per poter usare il magazzino.

DISINVESTIMENTI= scambi onerosi attraverso i quali vengono ceduti i prodotti ottenuti.

circuito di inv e disinvestimenti. è il motore dell'impresa se non funziona bene l'attività si


ferma.

per avviare il motore cioè come faccio ad avere risorse per acquistare se non ho ancora fatto
niente? ci sono i 2 modi di finanziamento i soci oppure i prestatori di denaro.

oltre ad essere ottenute nel caso in cui i scambi siano legati a richieste di prestiti allora
bisogna restituirli. devi innescare una specie di circuito: hai modo di chiedere risorse che poi
devi restituirli quindi finanziamenti e relativi ai rimborsi.

l'impresa chiede finanziamenti restituiscono e quando hanno finito chiedono dei altri. se
chiedono altri finanziamenti mentre stanno ancora restituendo, cosi si appesantisce.
FINANZIAMENTI= scambi onerosi attraverso i quali vengono attinte e restituite le risorse
finanziarie

la razionalità dice che se tu stai correndo un rischio più grande del compenso che ottieni, vai
via cambia.. i soci ritirano i loro risorse, privano l'impresa di queste risorse e questa impresa si
trova in difficoltà, perde capacità di funzionare.

oltre a restituire devo aggiungere lo scambio oneroso + interessi. somma + interessi. come
faccio avere di piu di quello che mi hanno dato? attraverso il circuito degli investimenti-
disinvestimenti si tende a generare valore sperando che con le vendite si ottenga di più di
quello che si è speso con gli acquisti.

sono 2 circuiti che uno sostiene l'altro.

circuito di finanziamenti consente al primo di partire, il funzionamento del primo consente al


secondo di rimanere. se uno dei 2 si ferma anche l'altro ne risente.

per riuscire a mantenere aperto il canale dei prestiti devo riuscire a garantire il rimborso +
pagamento degli interessi. questo mi collega col circuito sopra che è quello che produce
surplus che mi permette poi anche di pagare gli interessi.

La dinamica gestionale può essere rappresentata in circuiti

§ sequenza di processi (interni ed esterni) che movimentano gli elementi patrimoniali

In particolare, si considerano:

- circuito degli investimenti e dei connessi disinvestimenti: ->Operativi à AREE STRATEGICHE


D’ AFFARI

-> Accessori

- circuito dei finanziamenti

nel circuito degli investimenti- disinvestimenti si possono comprare e anche vendere dei beni
che sono strettamente collegati ai processi produttivi, sono beni strumentali all'attività
produttiva oppure dei beni che non lo sono.

nel secondo caso si parla di beni accessori: il terreno comprato dall'impresa che produce
mobili, titolo. (circuito accessorio)

a noi interessa il circuito operativo: in particolare quello che accade all'interno di questi
circuiti che potrebbero essere un unico insieme di operazioni omogenei quando un'impresa
svolge un solo tipo di attività oppure potremmo avere anche un'impresa che si muove su
diverse linee produttive (impresa multi prodotto).

questo circuito operativo che fa riferimento a ciascuno di questi prodotti prende nome di ASA
(area strategica d'affari).

ASA= circuiti gestionali che fanno riferimento a specifiche linee produttive. e sono più di una
quando un'impresa e multiprodotto. ci sono tante imprese che sono monoprodotto quindi
tutta l'impresa è un'ASA.

25.09.18

con circuito di inve-disnv---acquisti e vendite.

con circuito finanziamenti---procurarsi delle risorse fin per avviare l'attività e poi sostenerla.
sono molto legati tra di loro. quello che accade all'interno di uno influenza il funzionamento
dell'altro.

per es se devo chiedere un finanziamento a prestito devo sostenere degli oneri finanziari, dei
costi, e quindi l'altro circuito deve essere in grado di generare ricavi sufficienti a coprire anche
questi costi oltre che consentire attraverso risorse che vengono operate monetarie di
restituire il prestito. altrimenti il meccanismo si inceppa.

per capire come funzionano i circuiti bisogna ragionare per circuito e non singole operazioni di
acq o vendita. ma andiamo a vedere la correlazione tra acquisti e vendite, che è un concetto
molto importante.

che tipo di correlazioni possiamo trovare all'interno dei circuiti? abbiamo il circuito dei
investim- disinvestimenti.

si possono comprare beni strumentali all'impresa (acq+vendite) oppure non strumentali


(accessori: dove di compra e vende altri tipi di beni che non sono legati all'attività principale).

circuiti operativi: investimenti <->disinvestimenti

la correlazione tra acquisto mate prod e la vendita dei prodotti ottenuti. la correlazione
dipende dal tipo di fattore che io sto guardando.

Nei circuiti operativi si possono riscontrare le seguenti correlazioni:

dirette singolari e dirette plurime:

Investimenti in fattori a veloce ciclo di utilizzo e relativi disinvestimenti di prodotti ottenuti


trasformando tali fattori (materie prime, manodopera, …)

lega ad un fattore a veloce ciclo di utilizzo cioè un fattore che viene continuamente rinnovato,
che si può usare 1 volta sola all'interno del processo produttivo con il prodotto finale. per es la
mat prima.

io acquisto mat prima, attraverso processo produttivo trasformo la materia in prodotto e


vendo il prodotto. Dentro il prodotto c'è il fattore che ho acquistato, la mat prima.

Quindi la correlazione è diretta singolare tra il costo della materia prima comprata e il ricavo
che io ottengo vendendo il prodotto dentro al quale c'è la mat prima.

è singolare perchè c'è un solo fattore legato al prodotto finale. In realtà non esiste un
prodotto finale che sia fatto con 1 solo fattore. Di solito si incorporano diversi fattori
produttivi. (mat prima, energia, apporto mdo, ecc) in questo caso si parla di correlazioni
plurime.

Il fattore lavoro (mdo) è corretto considerarlo un fattore a veloce ciclo di utilizzo? il dipendente
va a creare tanti prodotti anche nel corso del tempo. Non dobbiamo confondere il dipendente-
persona con la sua prestazione lavorativa che lui rende. Quello che l'impresa acquista non è il
dipendente ma è la sua prestazione lavorativa. Lui è sempre lui ma il servizio è ogni volta
diverso anche se fa la stessa cosa oppure può fare cose diverse. Una volta che lui ha reso un
servizio si è consumato. Lui fa la stessa cosa, cioè fa una scatola ma poi fa un'altra non è la
stessa. E un servizio ripetitivamente prestato.

indirette:

Investimenti in fattori a lento ciclo di utilizzo e relativi disinvestimenti di prodotti ottenuti


mediante l’economico sfruttamento di tali fattori (impianti, macchinari,..).
Riguarda i fattori a lento ciclo di utilizzo: cioè quelli che vengono utilizzati per più processi
produttivi.

perchè si chiama indiretta?

Per es abbiamo un macchinario. Quello che andiamo a vendere poi non è il pezzo di
macchinario che è andato a finire dentro la scatola ma è il prodotto, che il macchinario ha
consentito di ottenere attraverso il suo utilizzo.

Qui abbiamo un fattore comprato e una serie di prodotti non solo 1 prodotto, che rimane
nell'impresa come fattore e viene utilizzato per un certo tempo. Qui abbiamo una correlazione
tra il costo del fattore e il ricavo di vendia di qualcosa che non ingloba fisicamente il fattore
come è il caso della mat prima.

indiretta= c'è ancora un legame ma non è più diretto perchè o stesso machianrio consente di
ottenere non solo quel prodotto lì ma tutti quelli che si fabbricherano durante la sua vita utile
e il suo funzionamento.

Quindi investimenti fattori a lento ciclo di utilizzo e relativi disinvestimenti di prodotti ottenuti
mediante economico sfruttamento di questi fattori (che possono essere impianti, macchinari,
o qualsiasi idoneo ad essere utilizzato per più processi produttivi nel corso del tempo).

fig 3 libro pag 66 che rappresenta l'ipotesi semplificata.

Questa fig dice che se io mi riferisco al circuito degli investim operativi che cossa prevede:
operazioni di acquisto di fattore e operazione di vendita di prodotto che ottengo attraverso il
processo produttivo.

L'operazione di acquisto e quella di vendita sono le 2 operazioni elementari che formano il


circuito.

operazione di acquisto: c'è la necessità di comprare un fattore a veloce ciclo di utilizzo,


operazione che avviene sul mercato di approviggionamento. L'operazione si risolve in
cessione di mezzi monetari che passano dall'impresa al fornitore e in cambio entra il servizio
oppure il fattore a veloce ciclo di utilizzo (il bene comprato).

Prima di questa operazione avevo una certa consistenza di capitale, certe risorse a
disposizione, un k =100€. Faccio questa operazione il valore del k si è modificato? Entra un
bene ma esce il valore monetario di questo bene. Dopo questa operazione avrò ancora
k=100€, non è cambiato nulla dal pdv del valore, si è modificato invece avrò 30 contanti e ho
qualcosa che vale 70 € ma che non è contanti (bene).

Quindi si è modificata la composizione del P (di quali elem è composto) ma non il suo valore.

compro un fattore sul mercato e pago un prezzo che equivale al valore del fattore.

Questa operaz è una permutazione dove io scambio una cosa in cambio di un altra ma di
valore equivalente. Dal pdv del valore non cambia nulla. Permuto la forma ma non il valore.
Prima e dopo l'operazione non c'è nessuna differenza di valore.

Il prodotto ottenuto andiamo a venderlo sul mercato di sbocco.

Qui l'operazione elementare si chiama DISINVESTIMENTO= cessione onerosa sul mercato di


un prodotto ottenuto. Il meccanismo è analogo a prima solo che a contrario.

Quindi abbiamo la cessione del servizio/prodotto che abbiamo fabbricato su mercato in


cambio di una somma di mezzi monetari che esprime il prezzo che abbiamo stabilito per il
prodotto.

es. cedo il prodotto che ha il prezzo 50 € ed entra 50€ di mezzi monetari.

Se analizzo questo disinvestimeno da solo, notterò che non c'è nessuna variazione di valore,
cambia composizione non il valore. Cioè prima dell'operazione ho il prodotto e non ho mezzi
monetari, dopo l'operazione non ho più i prodotti pero ho i mezzi monetari. C'è una
trasformazione da prodotto a moneta, contante effettuata attraverso il disinvestimento.

Ma se il prodotto vale 50€ e il denaro che dispongo e 50€ il valore e lo stesso, non c'è nessuna
generazione o distruzione di valore.

Se con queste permutazioni non ci sono differenze di valore allora come fa l'impresa a
generare valore? Entra in gioco il problema della correlazione tra l'operazione elem di quello
che c'è sopra e quella che c'è sotto.

Per capire se genera valore devo collegare il circuito sopra con quello sotto. Per generare
valore bisogna che il valore del prodotto che poi genera ingresso di mezzi monetari in fase di
disinvestimento sia diverso da quello ce c'era la sopra, quando in fase di invesrtimento ho
acquistato il fattore produttivo cedendo i mezzi monetari.

Se nell'operazione di disinvestimento emergerà un valore superiore a quello che c'era


nell'operazione di investimento cosi si crea valore. C'è una correlazione diretta tra
l'investimento in fattore a veloce ciclo di utilizzo e disinvestimento del prodotto ottenuto
attraverso il suo utilizzo. E da lì che scaturisce il valore, questo vale per tutti i circuiti.

in realtà non esiste un solo fattore inglobato.

La correlazione si istaura tra gli investimenti nei vari sesttori produttivi a veloce ciclo di
utilizzo i quali poi attraverso il processo produttivo vengono inglobate in prodotto che viene
disinvestito, quindi c'è l'operazione di vendita di un prodotto che ingloba una serie di fattori a
veloce ciclo di utilizzo.

Il valore in fase di disinvestimento deve essere superiore a quello in fase di investimento.

Per i fattori a lento ciclo di utilizzo:

Acquisto un macchinario attraverso la cessione di mezzi monetari, (c'è equivaleza tra i valori)
che poi mi genera una serie di prodotti. Poi questo fattore entra ne processo produttivo,
partecipa a più cicli, anche a cicli che sono posizionati temporalmente lungo una sequenza..

A differenza di quelli a veloce ciclo l'acquisto e seguito a breve del disinvestimento invece per
quelli a lento ciclo non a breve, lungo periodo. Sfasamento temporario tra il momento in cui
viene fatto l'investimento e il tempo necessario per poter effettuare tutti quei disinvestimenti.

Cè una correlazione indiretta perche dentro il prodotto non c'è il pezzo del fattore ma il
servizio reso dal fattore.

Quando non avviene il disinvestimento cosa faccio? Può succedere anche per i fatt a veloce
ciclo.

Sono 2 valori correlati (inv-disinv) devono stare insieme non posso scrivere uno in un anno e
l'altro nel prossimo anno. Avrei un anno dove ho delle perdite e l'anno dopo in cui ho il
risultato positivo, ma in realtà e tutta l'operazione che devo guardare.

Bisogna legare i valori di inv con quelli di disinv.


Nei circuiti accessori:

§ il bene oggetto dell’investimento coincide con quello oggetto del disinvestimento

§ non fa parte di alcuna combinazione produttiva

§ non costituisce la dotazione di alcuna ASA

§ il mercato di riferimento è lo stesso (approvvigionamento = sbocco)

si tratta sempre di operazioni di inv e disinv, cambiano pero le caratteristiche:

- I beni accessori non entrano nel processo produttivo perchè se lo facessero non sarebbero
più accessori ma strumentale

-sono estranei all'attività principale (fuori ASA)

- di norma il mercato in cui vado a comprare e lo stesso in cui andrò a vendere, mentre nel
circuito operativo c'era un mercato di approvviggionamento e un mercato di sbocco, non
erano coincidenti.

un bene può essere accessorio per un'impresa e strumentale per un'altra impresa.; oppure e
accessorio per un certo tempo e poi diventa strumentale nella stessa impresa.

l'accessorietà può essere insita nella natura del bene ovvero può conseguire alla sua
destinazione, all'utilizzo che io ne faccio.

es : imprese industriali che comprano un terreno per parcheggio, il terreno non è coinvolta
nella produzione. Solo se aprira un altro reparto su quel terreno si trasformera in bene
strumentale perchè coinvolto nella produzione. c'è il cambio di destinazione.

es impresa di inetrmediazione immobiliare-finanziario per quella mpresa copmrare titoli o


vendere e l'attività principale. ma i titoli sono accessori quando un impresa li acquista per
averli lì per poi liquidarli.

Circuito dei finanziamenti

l'impresa si procura le risorse finanziarie in 2 modi: o provengono dal soggetto giuridico


(vincolo di proprietà) oppure provengono da soggetti esterni al soggetto giuridico, che
prestano del denaro all'impresa. (vincolo di prestito).

Finanziamenti passivi:

- scambi onerosi attraverso i quali, sul mercato dei capitali, si acquisiscono le risorse
finanziarie

I finanziamenti possono essere:

§ con vincolo di proprietà-(k netto)= non sono dei debiti, non è un prestito che i soci fanno. i
soci non fanno un prestito ma vincolano il capitale proprio all'attività d'impresa. Non e un
prestito. Il prestito proviene da chi non è socio. in questo schema sembra che siano passivi
ma allora diventerebbero dei debiti e non sono dei debiti.

§ con vincolo di prestito, (finanziamenti passivi)= sono scambi onerosi attraverso i quali sul
mercato dei k-li si ottengono prestiti da altri soggetti che non appartengono al soggetto
giuridico.

nel mom in cui il finanziamento proviene dal soggetto giuridico non è più un finanziamento
passivo ma diventa un finanziamento con vincolo di capitale proprio.

Questi prestiti sono divisi diversi per

- la moneta di riferimento (euro o valuta estera)

- la durata (breve o medio lungo)

- il pagamento degli interessi à anticipati oppure posticipati

prestiti restituiti in un'unica soluzione oppure restituirla a rate.

Finanziamenti attivi:- scambi onerosi attraverso i quali l’impresa – pur non essendo un
intermediario finanziario – concede prestiti ad altri soggetti

anzichè sia l'impresa che chiede finanziamenti a qualcun altro è l'impresa stessa che presta
denaro ad un altro soggetto. (come prestatore).

succede all'interno del gruppo di imprese, quando c'è surplus di liquidità.

Come capire se la nostra gestione è condotta bene (cioè rispettando determinati equilibri)?

La gestione può essere osservata sotto 2 diverse e interrelate prospettive: economica e


finanziaria.

osservare sotto la prospettiva economica= vuol dire cercare di capire l'effetto sulla
formazione/assorbimento di valore economico.

per acquistare dei fattori l'impresa sostiene dei costi e quando vende ottiene dei ricavi.

guardando dalla prospettiva economica= guardare ASA qual è la sequenza dei costi e ricavi
che scaturiscono all'interno dell'ASA. Si avrà un ris positivo quando l'entità dei ricavi> dei
costi.

Pero c'è il problema della correlazione.

L'acquisto del macchinario: nell'anno avremmo un costo enorme cioè il prezzo del
macchinario, poi dei ricavi ottenuti dalla vendita de prodotti che il macchinario consentiva
ottenere durante il tempo in cui ha funzionato. Sicuramente i ricavi sarnno molto inferiori al
prezzo del macchinario perchè la prospettiva di questo costo enorme serve per ottenere ricavi
nel corso del tempo, non tutti nel primo anno ma diluiti nel tempo.

Il problema che avrò nel primo anno sarà: come faccio dire che la mia impresa è in equilibrio?
Nel primo anno ho un costo enorme+ dei ricavi. Io devo correlare i costi con i ricavi in maniera
logica.

Non è logico confrontare il costo enorme del macchinario che funzionerà per 20 anni con i
ricavi del primo anno. Dobbiamo trovare un modo per risolvere questo problema.

Valutare sotto la prospettiva economica significa questo: verificare che ci sia una eccedenza
di ricavi sui costi ma solo dopo aver capito come determinare la correlazione tra ricavi e costi.
Devo guardare i ricavi e costi giusti, non quelli che ho visto manifestarsi durante l'anno.->
problema della competenza.

per essere un buon gestore dell'impresa devo capire prima del mom in cui il problema si è
verificato.

Lo possiamo fare a CONSUNTIVO? Cioè dopo che è trascorso un certo arco di tempo, vado a
fare questa verifica.

Sarebbe molto più utile se io riuscissi a farlo in prospettiva, cioè dicessi : date le operazioni
che ho in corso in questo mom che sono iniziate ma non si sono completate, qual è la
prospettiva in termini di relazione ricavi-costi di quelle operazioni?

Cioè se ho sostenuto un costo chec conosco qual è la prospettiva di ricavi correlati a questo
costo?

E una prospettiva che mi permette di avere ricavi superiori ai costi? Se si allora va bene. Se
non non va bene.

Allora abbiamo uno strumenti di analisi che mi permette di intervenire, fatta in prospettiva.

Si può analizzare tutto quello che c'è in corso in quel mom fino a quando sarà terminato. Se io
ho 5-15 operazioni iniziate ma non concluse cercherò di fare una proiezione che ipotizzi la
conclusione di queste operazioni e di permettere di mettere insieme i ricavi e i costi.

E un'analisi prospettica. Lo si fa all'interno delle ASA.

Sarebbe brutto che l'impresas nella sua attività principale fa dei disastri e poi grazie a delle
operazioni accessorie riesce e rimettere in sesto. Per quello si gurada l'ASA e non le operaz
accessorie. Perchè a questo punto è meglio cambiare il lavoro. Quelle accessorie non sono
ripetitive, può essere casuale dunque e ripetibile solo quello che faccio all'interno dell'ASA.

Le operazioni accessorie non dovrebbero essere l'asse portante dell'impresa.

la prospettiva finanziaria: l'osservazione dell'effetto sulla formazione/assorbimento di liquidità

Cioè l'effetto delle operazioni che generano dal pdv dei movimenti monetari. Si parla di
entrate/uscite monetarie.

il problema no è tanto di generare un risultato che viene analizzato nella prospettiva


economica ma il problema e legato a questo aspetto: se devo pagare qualcuno 10 € domani,
e domani mi presento ma non ho i 10 €, sono insolvente. Non mi presterà mai più.

Quando l'impresa deve far fronte a degli pagamenti, ha una scadenza di pagamento e non ha
la liquidità per farlo e un'impresa insolvente.

Questo genera un effetto negativo che si ripercuote a cascatta su tutto il sistema. (banca-
segnala l'impresa insolvente)

L'analisi sotto la prospettiva finanziaria serve per evitare questo.

Quest'analisi quarda la sequenza temporale delle entrate/uscite e cerca di fare in modo che
non ci sia mai un momento in cui c'è necessità di sostenere una spesa (uscita monetaria da
effettuare) e non ci sono risorse finanziarie sufficienti per farlo. Bisogna prima di quel mom si
siano generate entrate che abbiano costituito una somma di denaro sufficiente a sostenere la
spesa. Questo in ogni mom della vita dell'impresa.

Anche questa e interessante fatta a consuntivo, se già capitata non è più modificabile. E
fondamentale farla in ottica preventiva, quindi in prospettiva.

Se tu ha in corso una serie di operazioni che si devono ancora concludere, conosci l'effetto
finanziario che si è determinato quando le hai iniziate. Per cui ho comprato il macchinario,
speso 1 milione di €, ho avuto una uscita di 1 milione di € chiesto dalla banca e lo devo
restituire entro 20 anni.
L'uscita monetaria è il mom di partenza. Devo fare in modo che i movimenti in uscita
monetarie siano coperti da movimenti in entrata che potrò realizzare attraverso la vendita dei
prodotti. Devo pianificare questa cosa.

Perchè noi dobbiamo agire in equilibrio? Pr di economicità.

Il principio di economicità è teso alla salvaguardia dei requisiti essenziali di aziendalità, senza
i quali l’impresa perderebbe la sua vocazione alla generazione di valore e, con essa, la sua
stessa utilità.

§ È il fondamentale principio di conduzione aziendale in quanto “regola di buon governo”,


tesa a permettere all’impresa di perseguire la sua mission (obiettivo) preservando la sua.

se un'impresa è capace di regersi si dice che è autonoma.

capacità di ri-generarsi ---autonomia

capacità di auto-generarsi-------autonomia

Autonomia= l'impresa è in grado di regenerarsi e auto-generarsi.

Autonomia non vuol dire indipendenza dal sistema econ in cui è inserita anzì è strettamente
legata, ma vuol dire essere capace di rigenerarsi cioè attraverso l'attività compiuta e grazie
ai sistemi di relazioni l'impresa è in grado di generare ricchezza che permette di rinnovare
continuamente i fattori produttivi, rigenerando l'attività compiuta.

Cosi si tine in vita.

L'obiettivo che si ha quando si da vita ad una impresa è quello di potenziarsi, potenziare la


generazione di ricchezza in modo che il differenziale che resta tra quello che assorbe e quello
che genero cresca nel corso del tempo, sia più alto possibile.

Nel mom in cui ottengo dei differenziali positivi per potenziare la mia capacità sviluppo
l'impresa, quindi utilizzo tutta o parte della ricchezza che ho generato attraverso il processo
produttivo per potenziare l'impresa, ingrandirla per aver maggior capacità di generare
ricchezza.

Questo è il mom in cui l'impresa si auto-genera.

Se l'impresa perde uno dei 4 requisiti fondamentali automaticamente non è più autonoma.
Non è più un impresa diventa un'attività econ di altro tipo ma non risponde più alla definizione
del concetto di impresa.

Il principio di economicità si fonda sulla contemporanea e non transitoria (stabile) esistenza


di due condizioni DI EQUILIBRIO

1. vitalità economica: § nei circuiti degli investimenti e dei relativi disinvestimenti


(operativi à ASA)-riguarda la prospettiva economica. Confronto i ricavi e i costi che
vengono collegati che scaturiscono dall'attività ASA.

2. di fattibilità finanziaria: § nella correlazione – qualitativa, quantitativa e temporale – tra i


flussi monetari in entrata e quelli in uscita- riguarda la prospettiva finanziaria. Riguarda
non solo le singole ASA ma l'intera attività compiuta dall'impresa, anche fuori dall'ASA.

Dal pdv econ è bene che un impresa sia forte nell'attività che svolge, se poi ha dei vantaggi
dalle attività accessorie queste si aggiungeranno, ma io devo verificare che nella sua attività
principale l'impresa lavori bene. Guardo solo la parte operativa. Come minimo deve andare
bene lì. Se c'è anche dell'altro meglio.

Quando guardo la fattibilità finanziaria: supponiamo che ho comprato un macchinario ho


come prospettiva un'uscita di 1 milione di €. Qui fa la differenza anche quello che accade fuori
dall'ASA.

Fa la differenza che comprero 8 milioni di euro domani, si perchè mi sottraie soldi per
comprare il macchinario.

Quello che accade fuori dalla sfera operativa dal pdv finanziario condiziona quello che può
accadere dentro alla sfera operativa. Se il denaro esce per altri motivi, è uscito non c'è più.
Non posso più fare l'operazione di acquisto dell'impianto.

E importante osservare l'insieme di quello che accade. Che non sia stata fatta un operazione
accessoria che mi impedisca di comprare l'impianto., operativa.

La condizione di vitalità economica riguarda i circuiti degli investimenti e dei disinvestimenti


soprattutto OPERATIVI

§ è finalizzata a garantire l’eccedenza del valore creato (RICAVI) rispetto a quello consumato
nella realizzazione delle varie combinazioni produttive (COSTI).

§ va perseguita per ogni singola ASA

=> Quanto maggiore risulta l'eccedenza dei ricavi sui costi (RICAVI E COSTI CORRELATI-che
hanno una relazione logica fra di loro che dovremmo individuare)- entrambi riferiti alla
medesima ASA- tanto più stabile appare l'equilibrio della dinamica gestionale.

Quali sono i ricavi e costi considerati?

Si tratta di ricavi ottenuti attraverso la produzione che è allestita all'interno dell'ASA mentre i
costi sono i fattori direttamente impiegate all'interno dell'ASA (mat prime, mdo, energia ecc) e
bisgogna considerare fra i costi anche quelli che sono riferiti a fattori comuni a diverse ASA: ci
sono fattori specifici che sono utilizzati solo per la linia produttiva e ci sono altri invece che
servono, prestono utilità a vantaggio di diverse ASA, e qui si pone il problema di come
ripartire il costo riferito al costo in comune in modo per farlo gravare per quote parti
all'interno delle singole ASA.

Fino a quando devo cercare di prevedere? è utile se lo si fa in prospettiva non in passatto.


Meglio farlo rispetto al futuro= che cosa accadrà da qui a fino a: il tempo di riferimento per
un'ASA e il tempo di funzionamento dell'ASA-> quindi la SUA VITA UTILE= il tempo necessario
per chiudere le operazioni che sono iniziate all'interno dell'ASA.

Di volta in volta andremmo a dire rispetto a quest'ASA quali sono le operazioni in corso in
questo momento?, le individuo e su queste faremo la proiezione da lì fino alla loro
conclusione. Si fa cosi fin quando l'ASA arriva alla fine della sua vita. Arrivata alla sua fine o
viene chiusa oppure rinnovata e allora ci sarà un'altro orizzonte temporale.

quindi il riferimento= il tempo necessario per concludere le operazioni in corso di


svolgimento.

la vita utile è determinata da: se all'interno dell'ASA cisono più fattori, fattori pluriennali la vita
utile dell'ASA arriva fino al mom in cui il primo di questi fattori pluriennali termina il suo
utilizzo, cioè il fattore con la vita più breve.

Dire che i ricavi e costi danno una situazione di equilibrio cosa significa?
Se ho 100 ricavi e 100 di costi non e un equilibrio ma una situazione di pareggio perchè lascia
i soggetti che corrono dei rischi completamente senza nessuna remunerazione. Il valore
creato deve andare dai soci perchè hanno investito capitale per farlo rendere. Quindi hanno
corso un rischio. Siccome il socio e razionale dirà chi mi fa fare di rischiare senza
remunerazione? Cambierà. Lui si aspetta un eccedenza sui costi almeno sufficiente per
compensare il rischio.

La situazione di equilibrio non è MAI ricavi= costi, ma è ricavi >costi di una qunatità
sufficiente per coprire il rischio. Dipende come percepisce lui il rischio, c'è chi si accontenta di
poco c'è chi pretende di più perchè dipende anche dal tipo di attività se è molto rischiosa
voglio remunerazione alta.

Praticamrente facciamo un'astrazione quando facciamo la verifica: guardiamo solo una ASA
ma questa e concatenata alle altre. Non sono autonome fra di loro perchè ci sono dei fattori
comuni da individuare, ci possono essere alche dellle relazioni produttive.

Dunque si ragiona in maniera frazionata poi si mette insieme tutto, come sistema. Non
vengono considerate le operazioni accessorie: non sono legate ai processi produttivi, non
dovrebbero essere la fonte principale della ricchezza della redditività dell'impresa.

26.09.18

La condizione di fattibilità finanziaria è volta alla ricerca della correlazione tra:

§ flussi monetari in entrata suscitati dalle operazioni di disinvestimento e di ottenimento di


finanziamenti

§ flussi monetari in uscita assorbiti dalle operazioni di investimento e di restituzione di


finanziamenti

=> RISCHIO DI ILLIQUIDITA

Sul versante della fattibilità fin il ragionamento è diverso.

Non si parla più del risultato che deve remunerare il rischio. Il rischio viene remunerato dal
risultato che io ottengo contrapponendo la ricchezza generata con quella assorbita.

Se questa differenza è positiva quello lì è la quantità che rappresenta la remunerazione a


rischio. Non si parla più di questo, perchè sotto il profilo finanziario il problema: devo evitare
che si verifichi durante la vita dell'impresa una situazione in cui l'impresa deve far uscire delle
quantità monetarie, pagare qualcuno e non ha la liquidità sufficiente per farlo.

Questo è l'unico problema che viene valutato sotto la fattibilità finanziaria. Qua non c'è misura
di remunerazione.

Per la fattibilità fin usiamo le entrate e uscite.

La verifica finanziaria consiste nell'accertare che man mano che le operazioni che impresa ha
incorso in un certo mom vanno completarsi, venga rispettata la relazione: i flussi monetari in
entrata (che scaturiscono dalle vendite oppure dai finanziamenti) sia idonei a procurare la
liquidità sufficiente a sostenere i flussi monetari in uscita (che derivano dagli acquisti e la
restituzione dei finanziamenti).

Nel mom in cui questo non si verificasse, in quel mom si verifica il rischio di illiquidità:
l'impresa non è in grado di far fronte alle uscite monetarie. Bisogna intervenire.

è questa la differenza tra il ragionamento economico e quello finanziario. Il primo attiene al


fatto che c'è un rischio che qualcuno deve essere remunerato (=la diff tra ciò che produco e
ciò che assorbo) invece il secondo attiene agli incassi e pagamenti con l'obiettivo di rispettre
la relazione esposta prima.

Oltre conoscere le entrate/uscite e fondamentale conoscere anche un'altro elem chiave:

es. supponiamo di avere crediti da pagare e debiti da pagare: con ciò che ottengo dai crediti
vado a pagare i debiti. Abbiamo 100€ crediti e debiti per 20€.

Dal pdv della fattibilità finanziaria=siamo tranquilli, però se aggiungo un'informazione: i


crediti 100 gli incasso fra 1 anno e i debiti sono da pagare domani-si ribalta tutto.

L'elem chiave è la scansione temporale: la scadenza che intercorre tra il mom in cui faccio
l'analisi e il mom in cui dovrò pagare il debito o incassare il credito.

Devo controllare che siano cadenzati in maniera corretta. Quindi la pianificazione finanziaria è
strettamente influenzata dal andamento temporale molto di più per quanto accade nel
aspetto economico (dove faremmo la correlazione tra ric e costi ).

Queste entrate monetarie derivano da disinvestimenti (questi disinvestim appartengono al


circuito operativo) ma facendo affidamento sulle entrate monetari di disinvestim operativi può
fare affidam anche sulle entrate monetarie che non sono operative, comunque entra moneta.

Questo è un ragionamento diverso dalla vitalità economica, perchè qui faccio affidamento alla
capacità dell'impresa di fattibilità fin io andrò a considerare i disinvestim di ogni tipo (anche
quando l'az cede un ramo d'az- mi consente di ricavare liquidità in misura tale di soregere
altre operazioni di natura magari operativa).

Stessa cosa per i finanziamenti:

I finanziamenti che genrano entrate di moneta sono: con vincolo do proprietà + prestiti.
Entrami procurano risorse finanziarie all'impresa. Li mettiamo insieme non importa il tipo.

Stessa cosa vale per i flussi monetari in uscita: questi provengono o dagli acquisti di
qualunque tipo di bene che l'impresa voglia acquistare, in gran parte saranno beni strumentali
e avrò flussi monetari in uscita quando vado a restituire le somme+ interessi+redistribuire la
quota di utile per i soci(distribuzione di dividendi).

C'è un'asimetria tra ragionamento econ e quello fin (che guarda qualunque cosa sia capace di
dare moneta che entra o che esce e correlarle).

le 5 slide che seguono li tratteremo prima della prova intermedia. Adesso rilevazioni:

Il rischio di illiquidità di manifesta in un certo mom le risorse monetarie non sono sufficienti a
fronteggiare gli impegni assunti nonostante il preventivo coordinamento (qualitativo quantità
e temporale) tra entrate monetarie e uscite.

E vero o e falso? Si perchè ci sono gli imprevisti. (banca o cliente che doveva pagarmi e mi
dice che non mi paga più).

Riv=costi non è equilibrio perchè manca il compenso al rischio.

Come si fa fronte ad un sit del genere? Diverse possibilità:

1. mi serve liquidità perchè non riesco a far fronte al pagamento-->chiedo finanziamento


(prestito o dai soci)
2. cerchiamo di dilazionare la scadenza dei debiti se non mi danno finanziamenti chiedo al
fornitore: puoi spostarmi la scadenza? per darmi tempo di reperire risorse.

3. ma potremmo anche di accelerare l'incasso dei crediti. (anticipare la riscossione dei crediti).

4. se ho dei beni accessori potrei venderli e attraverso questa dismissione (che è un


disinvestim ) recuperare.

Riguardante le prime 3 possibilità a volte si può ma non sempre, oppure a costi elevati.

In cambio delle dilazioni bisogna pagare un prezzo, se chiedo finanziam alla banca mi chiede
tassi interessi molto alti perchè sono più esposto dal pdv del finanziamento. Oppure i soci non
vogliono rischiare oltre.

La quarta è fattibile ma a patto che questi beni ci siano, già acquistati prima di questo mom.
Devo aver in via cautelativa utilizzato delle risorse monetarie che non mi servivano per altri
scopi per costituirmi questa specie di salvagente. (dei beni che possono fungere da sostegno).
E necessario che le entrate dei vari flussi non siano uguali alle uscite ma superiori alla
disponibilità liquida non vincolata da altri ...cioè libera, che ci permetta acquistare questi beni.

di nuovo la sit di equilibrio non è uguaglianza (flusso delle entrate=flusso delle uscite) ma è
una sit di disparità, sit di eccedenza delle entrate su le uscite con la quale si possono
costituire RISERVE DI LIQUIDITà.

Quali potrebbero essere questi beni?

- terreni immobili, obbligazioni (=titoli di credito emesse dalle imprese o dallo Stato),
azioni(=sono quote che danno la proprietà di una certa azienda), costituire fondi (cioè
bloccare liquidità).

Terreni e immobili si ma devono essere vendibili in maniera rapida e conveniente e in realtà


non è cosi rapida, il mercato è altalenante no sempre conveniente e non rapido. Quindi non è
un'alternativa tanto adatta.

Azioni- quotate in borsa subiscono un rischio- oscillazioni prezzo- per cui una riserva di
liquidità del genere oggi vale 100 domani 80. Per non quotate in borsa non c'è un mercato
per trovare un compratore. Le azioni sono da scartre perchè non sono stabili.

Rimangono le obbligazioni: sono un prestito, cioè quando compro un'obbligazione dò in


prestito denaro all'impresa oppure allo Stato. Sono titoli di credito che hanno un rendimento
prefissato, c'è un tasso d'interesse, prevista un scadenza entro la quale mi viene rimborsato
un valore che è il valore nominale: (so che sotto questo valore nominale non andrò). E una sit
molto più sicura.

Un tipico bene accessorio che viene utilizzato come riserva di liquidità = i titoli obbligazionari .
Sono delle forme di investimento in attività finanziarie che le imprese fanno per crearsi riserve
di liquidità. Il rischio non è zero ma è molto molto più limitato rispetto alla altre.

I titoli hanno un mercato per cui se ho dei titoli obbligazionari non sono costretto ad aspettare
scadenza del prestito per avere il rimborso ma posso venderli sul mercato.

Nulla toglie che io possa creare liquidità in altro modo basta che siano rispettate i requisiti:
tempestività e convenienza.

4. LE QUANTITA DI AZIENDA

cap 3 è stato affrontato in parte, riprendiamo prima delle prove intermedie.


Il numero non ha il signifiacto che ha in mate, dove è un nr assoluto, invece per econ
aziendale i numeri trasformano, traducono le quantità in funzionamento di eventi. Cioè le cose
che accadono in realtà vengono convertiti in numeri, valori.

per es il fenomeno è compro un fattore produttivo, la sua conversione è il costo di acquisto di


3€. Con questi numeri ragiono, elaboro, e ottengo delle indicazioni che mi permettano di
suggerire a chi deve decidere come agire per migliorare.

Conversione dei fenomeni, dei andamenti gestionali in numeri e poi riconversione dei numeri
in scelte.

A cosa servono i report e consegnarli ai top manager. Partiamo da ciò che accade per
influenzzare ciò che accadrà. In questo modo c'è un circuito continuo che permette il
funzionamento dell'az, funzionamento non casuale ma consapevole.

Il processo è questo: determinazinoe delle quantità, rappresentazione all'interno di prospetti


informativi, il bilancio di esercizio e interpretazione. Il bilancio= realtà trasformata in numeri e
devo interpretare q numeri per andare alla realtà successiva.

Il valore=la conversione di un fenomeno sotto profilo quantitativo. Noi abbiamo valori


monetari . Il termine valore e abbastanza indefinito. Poi se parliamo di valori di mercato=il
prezzo allora il prezzo è fissato e quindi diventa oggettivo, non dipende da me.

Ma se cerco di prevedere a quanto vendo un bene tra 1 anno devo fare una serie di
considerazioni, capire come si muoverà il mercato, le preferenze dei consumatori ecc. e alla
fine forse potrò vendere il bene a quel valore. Anche quello è un valore di mercato ma è
futuro per cui non è più oggettivo ed è soggetto a questa serie di previsioni.

Se anche una sola di queste ipotesi che farò non si verifica, il valore sarà quello.

Se nel bilancio leggo che l'impresa ha avuto 10 mila euro di utile= è un valore oggettivo?

Le quantità dell'az si classificano a seconda del mom in cui viene det la quantità rispetto al
fenomeno che vuole quantificare.

Quando determiniamo la quantità dopo che si è già verificato il fenomeno si tratta di una
quantità CONSUNTIVA- determinata alla fine. E oggettiva o no? Il fenomeno è gia successo
non si può più modificare. Si è oggettiva.

Se compro un fattore che costa 3 euro costa 3 euro non cambia più. in futuro si ma sarà
un'altra operazione.

Se voglio determinare la quantità prima che il fen si completi, si verifichi, ho delle quantità
PREVENTIVE( PREVISIONALI). Cioè provo a capire a quanto riuscirò a vendere il prodotto fra un
anno. Non è assolutamente una qunatità oggettiva.

Cambiando il momento temporale dello svolgimento al andamento del fenomeno si influenza


la qualità del numero: oggettivo se la quantità e consuntiva e non oggettivo se previsionali.

Il reddito di esercizio che leggo nel bilancio 31div che eriguarda i 12 mesi precedenti, è
consuntivo o preventivo?

Seconda classificazione tiene conto del tipo di fenomeno: cioè quantità SEMPLICI-quando
riguardano dei fenomeni elementari, delle singole operazioni, (un acquisto o una vendita).
COMPLESSE- se voglio tradurre un fenomeno complesso per es l' insieme delle azioni
gestionali che si sono verificate durante 12 mesi. Se metto insieme tutte queste quantità
semplici insieme e riuscissi una quantità di sintesi allora e una quantità complessa.
L'aspetto qualitativo, l'attendibilità del numero non è sempre la stessa.

Se la quantità e consuntiva e semplice allora è oggettiva. Se la quantità è preventiva e forse


complessa diventa molto meno attendibile perchè c'è un grado di oggettività molto basso.

Non posso dire se 10 mila è attendibile o non, serve capire come è stato determinato.

terza classificazione: quantità STOCK (o fondo) dalle quantità FLUSSO.

Uno stock o fondo= è la consistenza di un oggetto misurato in un preciso momento. (statico)

Un flusso= la dinamica, la variazione, cambiamento che interessa quel oggetto in un certo


arco di tempo.

se mettiamo insieme tutti i stock risulta un flusso. Un flusso può far crescere uno stock
diventa più duraturo.

es denaro: se penso ai soldi che ho in tasca questo è uno stock monetario. Se penso ai
movimenti, entrate in una settimana quello è il flusso monetario che andrà a modificarmi la
somma di denaro che ho in tasca adesso . Piu elegantemente si chiama cash flow. Fra un
settimana potrò rideterminarmi lo stock monetario esistente o comrando quando ho i soldi in
tasca oppure prendendo lo stock che avevo una settimana fa e aggiungendo il flussso.

Lo stock rappresenta la modifica che subisce un flusso da un istante zero a un istante 1.

Flusso= rappresenta la variazione, modifica, che lo stock, q-ta di moneta subisce tra un
istante 0 e un istante 1.

altro es di stock: il capitale netto (condizioni preesistenti)= è un valore che esprime la somma
di tutte le attività meno la somma di tutti gli elementi passivi. Esprime l'entità dei mezzi
propri. E il valore che il soggeto giuridico ha messo a disposizione.

Dopo un anno io avrò generato un risultato positivo che si chiama UTILE, questo è un FLUSSO
che spetta come remunerazione a rischio al soggetto giuridico, quindi è degli stessi soggetti
che hanno messo il capitale a disposizione.

Questo flusso andrà a sommarsi con il capitale iniziale e fornirà la misura del nuovo capitale
esistente dentro a quell'impresa è pari al k che c'era all'inizio+ k che si è generato durante un
anno di funzionamento.

Se andasse male il capitale sarà piu basso cioè perdita.

lo stock=k netto e il flusso = il reddito d'esercizio

Possiamo configurare lo stock come vogliamo, potrei prendere un certo insieme di elem attivi
e passivi, non tutti e formare uno stock che non si chiamerà più capitale ma un altro nome.
Non come abbiamo fatto adesso abbiamo preso tutto il capitale.

faccio cosi per capire come si modifica nel tempo e quindi andrò in ricerca del flusso che è
legato a quello stock. E una scelta che il soggetto fa.

Il flusso di che cosa è fatto? Il flusso= è la sequenza di incassi e pagamenti che io faccio da
questo istante ad un istante successivo. Se guardo i fenomeni singolarmente avrò delle unità
basilari del flusso.

ENTRATA-(non è un ricavo (no sempre coincide) =è una variazione che fa aumentare lo stock .
Si pensa che un entrata sia per forza positiva perchè fa aumentare ma invece lo stock lo
possiamo configurare come vogliamo.
Per es se configuro lo stock dicendo guardo lo stock dei debiti in questo caso l'entità dei debiti
aumenta quando vengono contratti nuovi debiti (i debiti hanno segno meno, sono quantità
neg). Quindi l'entrata non e detto che sia positiva. Fa crescere l'entità dello stock, dipende dal
tipo di stock.

USCITA=quantità che fa diminuire la misura dello stock.

L'utilità nel scegliere certi elementi per formare uno stock=

Tutte le operazioni di scambio hanno il denominatore comune: ogni volta che succede una di
queste operazioni noi assistiamo a un movimento che interessa o il denaro o qualcosa che
sostituisce il movimento immediato di denaro,( cioè ho il credito e i debito che sostituiscono il
denaro) per forza almeno uno dei 3 elementi deve muoversi: credito, debito, liquidità.

Vederemmo operazioni in cui più di 1 di questi si muovono. A noi interessa il segnale che c'è
stato uno scambio e quindi si è attivato il processo esterno e che e cambiata almeno 1 delle
misure.

Per accorgermi quando si verifica dei scambi non devo per forza tenere sotto controllo tutto il
capitale, cioè tutti gli elem passivi/attivi, mi basta controllare, monitorare solo la liquidità dei
crediti e debiti.

Ci sono operazioni in cui non c'è il movimento di nessuno dei 3 elementi. allora quelli
operazioni non sono scambi. Posso mettere da un alto quelle che sono scambi e quelle che
non lo sono.

Tutto questo è tradotto col termine PATRIMONIO NUMERARIO.

Il capitale dell'impresa contiene vari elem attivi e passivi pero alcuni di questi sono numerari
e altri no.

Quelli numerari= i mezzi monetari, i crediti e i debiti collegati alle operazioni di acquisto e
vendita e i crediti e i debiti collegati alle operazioni finanziamento.

=tutti i crediti di qualunque tipo e tutti i debiti di qualunque tipo.

Si chiamano numerari perchè si determinano contando. sono tutti dati oggettivi.

Quelli economici= elem strumentali oppure accessori. Nono sono dati oggettivi. Fattori a
veloce ciclo di utilizzo-uno dei elementi e il magazzino (le scorte). Quanto vale la scorta di
magazzino? dirmi che il magazzino vale come quando lo hai comprato forse non è cosi
attendibile. Vediamo quanto vale adesso? ecc possiamo fare stime diverse.

Una volta che abbiamo ottenuto 5 valori diversi qual e quello giusto? Tutto questo non
succede per un debito/credito perchè c'è una fattura/documento che dice qual e il valore.
Qunidi la caratteristica importante che hanno i 3 elem e di essere quantità oggettive.

Se abbiamo operazioni che non sono scambi (cioè no muove nessun elem) non facciamo
nulla.

Dunque solamente quando siamo in presenza di scambi ci attiviamo.

Nella slide PN è il patrimonio numerario e non netto. Per noi non si chiama patrimonio netto
ma k netto.

P numerario e un insieme circoscritto di elem passivi/attivi (solo numerari) del k netto.

Se fissiamo come stock il patrimonio numerario quale saranno le netrate e le usciteche a noi
interessa.? cioè in che modo il P numerario può aumentare/diminuire?

Pnumerario= cred+deb+liq

Per sapere quanto sono ricco devo sommare i cred+ denaro e sottrago i debiti. Per farlo
aumentare faccio aumento il denaro che è un'entrata numeraria. oppure faccio sorgere un
credito che fa aum l'elem numerario. oppure diminuisco i debiti=estinguo un debito, ho
un'entrata perchè riducendo il debito ho un effetto di aum.

Avremo entrate numerarie quando aumentano i mezzi monetari, aum i crediti o si riducono i
debiti.

Avremo uscite quando abbiamo movimenti contrari: si riduce il denaro, i crediti oppure
aumentano i debiti.

esercizio 1 slide

elem numerari sono: crediti di regolamento che riguardano i clienti, i mezzi monetari, i mezzi
monetari presso la banca, debiti nei confronti dei fornitori, debiti vs la banca.

Il P numerario vale: 17mila€. [denaro+ cred - debiti]

es 2:

1. 2 ott si incassano cred vs clienti per 110€. un'entrata di 110€ di denaro (liq). Devo
diminuire i crediti: e un'uscita. Mi entra denaaro devo ridure i crediti perchè li ho ricevuti,
incassati.

Il PN e cambiato? a livelllo quantitativo non perchè la delta e zero, ma a livello qualitativo si.

non c'è variazione. l'uscita è compensata da un'entrata. se fosse uscita da solo allora si c'è
stat una variazione sia qualitativa sia quantitativa perchè sosttengo un costo. Il costo e
l'uscita sono collegati ma non sono coincidenti. il costo nasce dal fatto che l'uscita non è
compensata da niente. se fosse compensata non c'è nessuna variazione. Qui non abbiamo ne
costo ne ricavo.

2. viene rimborsato il debito alla banca di 100.000€ + interessi1500.

a PN vedrò: che sparisce il debito cioè e un'entrata poi il fatto che escono dal cc 101500
perchè ci sono più gli interessi, quindi un uscita maggiore. Il PN e cambiato? Si. sia qualitativo
sia quantitativo. modificato di 1500 di interessi cioè un costo.

c'è un'uscita e c'è un costo ma non sono la stessa cosa. L'uscita e di 101500 e il costo e di
1500.

27.09.18

a volte l'operazione di scambio porta a dei movimenti delgi elem numerari che sono
compensativi: la prima operaz ha un'entrata e un'uscita di uguale valore e non det nessuna
variazione, cambia solo la composizione.

l'operazione 2 det entra e uscita di valore diverso. uscita>entrata-->la variazione del PN e


negativa -1500. (il segno verrà abbandonato perchè il segno contabile non c'è).

3. pago commissione alla banca: dal pdv numerario cambia: ho un'uscita numeraria 80€.
Nono ci sono entrate e quindi e una operazione con una solo movimentazione negativa.

4. ottengo un rimborso dallo Stato di 10.000. un'entrata di 10.000 e nessuna uscita.


5. per es vado a restituire un finanziamento alla banca di 20.000: diminuisce la liquidità
denaro, e diminuiscono i debiti. cioè uscita di denaro e l'entrata e la diminuzione del debito.
Sono uguali. non c'è variazione. PN non cambia se devo restituire semplicemente i soldi
prestati cosi come non varia quando lui mi presta il denaro. Se ottengo un prestito= aum il
denaro aum i debiti. la diff=0.

La ricchezza cambia quando ci sono delle differenze tra l'entrate e uscite in una operazione.
Per es nr 2, dove oltre alla somma da restituire ci sono anche 1500 gli interessi. gli interessi
det un cambiamento.

oppure quando ho pagato delle commissioni, operaz nr 3 prima avevo un certo PN e dopo mi
ritrovo 80 in meno.

es 4: ho un'entrata di 10.000 e quindi mi ritrovo un PN più grande rispetto a quello che c'era
prima dell'operazione.

Queste quantità sono le entrate e uscite numerarie ed esprimono le variazioni che subisce
questo sottoinsieme di elementi del k dell'impresa che si chiama PNumerario.

Tutte queste quantità segnalano che si stanno facendo degli scambi.

Se queste mancassero, facessi operazioni in cui nessuno di questi elementi viene intaccato
quella è un'operazione che fa parte dell'attività d'impresa ma che non è uno scambio.

Come si fa capire se c'è uno scambio? Devo vedere se cambia almeno uno elemento. A quel
mom lì quello è uno scambio e quindi procedo.

Per es se io metto le mat prime nel processo produttivo è un'operazione che fa parte del
processo interno; ma il fatto di prendere le mat prime dal magazzino e metterle nel reparto e
cominciare a lavorarle non fa modificare in nessun modo., non è uno scambio.

A noi interessa se ci sono gli scambi perchè ci occupiamo dei processi esterni e quindi
dobbiamo essere sicuri che quello che guardiamo e uno scambio cioè fa parte di un processo
esterno.

Se ci chiediamo qual è il cambiamento complessivo di queste 4 operazioni hanno generato?


Riusciamo a det questa quantità flusso ? Si perchè abbiamo tutte le variazioni in aumento e
tutte quelle in diminuzione, basta semplicemente metterle insieme.

Se io prendo le 3 entrate: 110mila, 100mila e 10mile= 220mila a queste contrappongo le 3


uscite: 110mila, 101500+80=291500=> un flusso positivo perchè le entrate prevalgono sulle
uscite di 8420. Il mio PN è variato di 8420€.

Posso dire che dopo queste 4 operazioni la liquidità è cresciuta di 8420? Questi 8420 riguarda
la liquidità? Tutte 4 operazioni hanno determinato movimenti di moneta. In questo caso
possiamo dire che 8420 corrisponde alla variazione monnetaria oltre che numeraria.

Una cosa e la moneta e una cosa sono i valori. Il PN quando si modifica cosa vuol dire? Vuol
dire che cambia dei crediti e dei debiti e si dimentica che c'è anche la moneta dentro.

Qui abbiamo una variazione del PN che è un flusso positivo di 8420 che coincide esattamente
con i movimenti di moneta, con il flusso di cassa, (cash flow) perchè tutte le operazioni sono
avvenute per contanti.

E chiaro che se ho dei movimenti in contanti il ris complessivo e contanti, cioè il flusso di
cassa.
Possiamo generalizzare? cioè sempre in ogni caso è cosi, che la vafriazione del PN esprime
essattamente i movimenti di moneta? No perchè basta che una di queste operazioni non
venga regolata per contanti ma faccia sorgere o dei crediti o dei debiti, succede che il PN si
modifica perchè contiene deb e cred.

In presenza di deb e crediti sorti nuovi io non ho modifiche di moneta, ( se io vado dal
fornitore e compro la materia prima e non pago subito dal pdv numerario ho un'uscita ma dal
pdv monetario non c'è nulla, perchè non c'è nessun movimento di moneta). Via via abbiamo
un PN che cambia e abbiamo uno stock monetario (flusso di cassa) che non vengono
interessati all'operazione.

Se mi sposto nel tempo e comincio cioè includere movimenti di moneta, il flusso di cassa avrà
un andamento suo.

Quando si parla di variazioni di flussi numerari non sempre riflettono anche variazioni/flussi
monetari.
A volte le due unita monetarie si muovono all’unisono a volte no, perché ci sono di mezzo
cred e debiti.
Es 1: PN numerario si modifica? No,Delta zero. Il flusso di cassa c’è? Si e di 110 mila euro
positivo.
Quando considero a livello numerario devo considerare i movimenti che interessano tutti gli
elementi numerari, la liq ma anche i crediti.
Quando ragiono a livello monetario (prospettiva fin) vedo questa variazione ma questa no la
vedo più perché quella è una quantità, una variazione ma non di moneta.
Qual è lo stock che stiamo guardando? La moneta? Il PN? O tutto il capitale? Sono 3 livelli
diversi.
Abbiamo un flusso positivo di 8420 ed è monetario e anche numerario.
Quale sara il valore monetario dopo le 4 operazioni?
Si prende il valore del PN iniziale si aggiunge il flusso nel suo segno algebrico, per cui avremo
un valore finale che sale a 25020.
E un incremento della ricchezza che è frutto del ris delle 4 operazioni.

Es testo cap 4 bis: devo det per ogni operaz se ci sono uscite/entrate, stab il valore, qual è il
flusso numerario, det il valore del nuovo PN dopo le 5 operaz.

Quale natura possono assumere le diverse quantità d’azienda a seconda di come vengono
determinate.
Gradi diversi di attendibilità, verificabilità:

quantità oggettive= sono delle misurazioni di fenomeni reali. Es: se compro dal fornitore una
mat prima lui mi emette una fattura e lì leggo il valore della mat prima, cioè il valore di
mercato il prezzo di acquisto, e una quantità di natura oggettiva. No hanno problemi di
determinazione, sono più attendibili di tutte.

Quantità ipotetiche:
La quantità oggettiva si riferisce a fenomeni semplici o complessi che si sono già verificate
per cui devo solo rilevare i dati, spesso arrivo a fare rilevazioni rispetto a fenomeni che hanno
iniziato a svolgersi ma non sono completati, per cui ho una parte di informazioni poi pero devo
ipotizzare il resto perché il fenomeno non si è ancora concluso.
Sono io valutatore che creo la quantità in base all’ipotesi che faccio che ne risente anche delle
mie capacità competenze, va da sé che se noi modifichiamo, cambiamo il valutatore più delle
volte cambia il nr.
Sulle stesse ipotesi posso avere criteri parametri diversi.
Sono delle valutazioni che non sono più misure, diverse da caso a caso.
Es : se devo capire quanto vale la mia giacenza di magazzino ci sono diversi modi per dare
valore a questa scorta, e ciascuno appoggia su certi ipotesi, fa riferimento a determinate
considerazioni che vengono fatte da chi e mandato a fare la valutazione.
Quindi usciranno delle valutazioni più o meno attendibili a seconda di quale procedimento è
stato utilizzato.
Il valore di magazzino dovrebbe dire quanto possiamo ottenere se vendiamo la scorta, quindi
quanto vale questa scorta.
Attraverso la vendita realizzo il valore posso fare il confronto tra questo valore realizzato che
in quel mom e diventato oggettivo, e l’ipotesi che avevo fatto.
E posso rendermi conto se la mia ipotesi era buona, se si è avvicinato al valore oppure se
molto lontana, in quel caso dovrò modificare il modo di valutare.
c’è la possibilità di verificare l’ipotesi: do un valore adesso ma tra 3 mesi lo posso verificare se
corretto o non rispetto al valore di realizzo del mercato che si manifesta quando c’è la
conclusione del fenomeno (la vendita della scorta).
Caratteristica importante: possono essere verificate a posteriori.

Quantità congetturate:
assomigliano con le quantità ipotetiche, nel senso che fanno riferimento a fenomeni che sono
in corso del svolgimento quindi richiedono la formulazione di ipotesi sul probabile andamento
futuro ma a differenza di quelle ipotetiche queste qui non hanno la possibilità di essere
verificate neanche a posteriori perché non c’è un valore di confronto, che sia oggettivo.

Es:se ho un fatt a lento ciclo di utilizzo ,pluriennale abbiamo un costo di partenza che poi deve
essere spalmato su una serie temporale, periodi, perché l’utilizzo di quel fattore interessa
tutti questi beni.

Non e sensato mettere il costo tutto a carico del primo anno, e poi sfruttare dei beni per 20
anni senza che ci siano dei costi a carico di quei anni.

Bisogna prendere il costo di partenza e distribuirlo nel tempo. Man mano che il fattore
produce, crea benefici, ricavi, ma bisogna tener conto del costo correlato. Che è parte del
costo di partenza.

Quanto valgono queste quote a carico di vari anni?

Prendere il costo di partenza e dividerlo per 20 anni non e corretto perché si ipotizza che ci
sia un utilizzo costante tutto il tempo di vita utile del fattore.

Il primo anno determiniamo qual è il costo che viene considerato costo del primo anno. Se era
100mila € il costo complessivo 10mila li teniamo come costo del primo anno. Di conseguenza
quale sarà il costo che va a gravare su gli altri anni, 19 anni.? R: 100-10=90€

avrò 90 mila da distribuire per 19 anni.

Se nel primo anno invece di 10 fosse stato 20? gli altri anni 19→80mila di costi, se fosse 30→
70mila.

Perché puo diventare 10 o 20 o 30? perché posso scegliere criteri differenti di determinare il
concorso di partecipazione d questo fattore all’attività produttiva nel primo anno.

A seconda di come io determino il valore del primo anno vado ad influenzare


automaticamente tutto quello che succede dopo.

Quindi qual è il valore vero in tutto questo? Non c’è. Dipende come valuto il primo anno.

Per la scorta avevo già il valore 20, ma qui scelgo io il valore base sulla quale influenzare il
dopo.

Non è il valore diviso 10 o 20 perché allora è costante. l’utilizzo non è costante.


La capacità che il bene ha di rendere utilità non è costante nel tempo dipende da tanti
variabili.

Le quantità congetturate non possono essere verificate per cui l’attendibilità decresce ancora
di più.
Le quantità astratte non esistono, è un'astrazione. Le 2 quantità astratte per autonomasia:
reddito e il capitale perchè pretende di frazionare in intervalli regolari un fenomeno (che è la
gestione) che in realtà è continuo.

Se io comincio la mia impresa fra un anno, prima data in cui devo fare il bilancio che cosa
osserverò? Saranno si delle operazioni che ho iniziato e finito e quindi su queste avrò delle
quantità oggettive ma ci saranno sicuramente delle operazioni che sono iniziate e non sono
finite e su queste devo cominciare fare delle ipotesi e poi congetture e creare una quantità
che nella realtà non c'è ma è frutto di tutta questa elaborazione.

Quindi dirò, dopo 1 anno c'è un utile di 10 mila.€. Poi viene un altro e mi dice: se io ti cambio
questo criterio qua, e ti applico quest'altro tu hai una perdita sulla stessa realtà. E un altro
ancora, altro metodo, ecc.

Qual è il valore VERO? NON C'è. L'unico valore reale è quello che tutti questi 3 soggetti
possono vedere alla fine della vita dell'impresa quando ciascuno dirà: aveva 50 capitale
all'inizio e poi alla fine dell'impresa si ritroveranno tutti concorderanno perchè ci sono
osservazioni su fenomeni che sono tutti completati e non in corso di svolgimento. O uno
sbaglia a leggere, misurare oppure tutti i numeri che risultano saranno coincidenti.

Ciascuno darà la stessa risposta ma se chiediamo durante ciascuno darà una risposta diversa
perchè non c'è un vero o un falso.

Uno molto prudente tenderà a ingigantire gli effetti negativi, tiene conto di tutte le condizinoi
negative possibili anche quelle che sono un rischio e terrà conto degli effetti positivi solo se si
sisano già realizzati.

Se c'è un effetto positivo che dobrebbe realizzarsi lui non lo considera, non tiene conto perchè
non è stato realizzato, è in corso dunque in questo caso il numero di confronto sarà molto
basso. Per i valori positivi si mette il minimo certo.

Uno che ha un atteggiamento meno prudente avrà un ingrandimento dei valori positivi perchè
considera, cioè tiene conto anche dei valori positivi che si realizeranno, probabile, e elimina le
ipotesi di rischio, no li considera. Succede il contrario, avrò un valore molto grande.

Tutte e 2 sono sbagliati. Si deve interpretare il risultato del bilancio e non prendere il nr come
attendibile.

Queste quantità serve:

- per determinare delle altre

-funzione tipica: funge da strumento per chi deve governare, decidere avere idea di come
comportarsi, come interpretare i fenomeni, cosa riflette quel nr. S i parte dai dati semplici si
elabora e si ottengono idee di secondo grado (quantità di sintesi perchè racchiudono delle
informazioni contenute in data di partenza).

Le quantità di sintesi a cui faccio riferimento sono: il reddito e il capitale.

REDDITO= la ricchezza che si ritiene di aver creato/distrutto attraverso il processo gestionale


durante un certo arco di tempo.
C'è la tentazione di considerare questa ricchezza come quantità oggettiva creata o distrutta.
Ma il reddito e la sintesi di una serie di fenomeni complessi durante un arco di tempo e alcuni
dei quali non si sono conclusi nel mom in cui io voglio det la quantità. Quindi è astratta non
certa, oggettiva. Le operazioni non consluse li devo quantificarle ma non sono delle misure
sono delle valutazioni. Questo fotografa ciò che io penso di aver generato nelcorso di arco di
tempo (possiamo fissarlo dal 1 gennaio 31 dic-anno solare).

L'unica certezza e che alla fine della vita dell'impresa saremmo in grado di dire qual è il ris
totale cioè la somma di tutti i risultati di ogni anno. Se ho come ris totale 100 quanto valgono
i risultati che strada facendo formano il 100 finale? Ho delle finte combinazioni.

Posso mettere dei ris alti all'inizio e poi alla fine metterli molto più bassi e il totale sarà 100.
Oppure il contrario, sono prudente all'inizio e alla fine espando e viene 100.

Se mi chiedo se un ris di un certoanno è vero, non lo so, dipende dal criterio utilizzato.

CAPITALE= è il sistema di mezzi e condizion valutabili che sono disponibili in un certo istante
(31 dic) per dar modo alla vita dell'utilizzo. E il valore attribuito delle condizioni.

A livello di reddito vedo la ricchezza che ho generato negli ultimi 12 mesi, poi sotto quando
guardi il capitale vedo un'entità valorizzata che mi esprime la ricchezza che avrò generato in
futuro completando tutte le operazioni che al 31 dic non sono ancora completate.

=condizioni disponibili in un certo istante per generare ricchezza in futuro.

L'insieme di questi 2 messi insieme sono un'espressione della redditività dell'impresa. La


redditività non è solo il reddito ma anche il capitale in quanto mezzo, strumento idoneo a
generare reddito in futuro.

La redditività è il reddito passatto e futuro messi insieme.

Il capitale e l'insieme delle condizioni disponibili in quel mom lì. Quando andrò a valutare delle
operazioni che sono già in corso in quel mom lì e non andiamo a considerare le operazioni che
potrebbero iniziare perchè quelle non non in corso quindi non sono condizioni disponibili in
quel istante ma dopo.

cosa e l'impresa in grado di fare potenzialmente durante tutta sua vita, ma non e il capitale, e
un valore economico e vediamo nei bilanci. Nei bilanci vediamo la valorizzazione di ciò che
l'impresa ha in corso a 31 dic e che dovrà completare realizzando dei risultati quindi
ricchezza passatta, reddito, ricchezza che deve acora concretizzarsi ma che è già in atto
cristalizzata nel capitale.

E un modo diverso rispetto all'impostazione patrimonialista che dicceva che il capitale vale
perchè do un valore. Qui invece dico che il capitale vale perchè ha un potenziale a creare
reddito futuro.

Il reddito è anche il risultato economico: sintetizza un fenomeno complesso che è tutto il


processo del creazione di valore permettendo un confronto tra il valore in termini di prezzi
attribuito all'inpput e quelli attribuiti all'aoutput.

Quindi abbiamo i costi che rappresentano ciò che è stato assorbito per dar vita al processo e i
ricavi che rappresentano ciò che è stato ottenuto realizzando il processo produttivo sempre
passando attraverso i titoli nel mercato.

i ricavi esistono se l'impresa è legittimata a stare sul mercato, non sono automatici.

Quali costi e ricavi vanno considerati? Non quelli che si verificano temporalmente dentro ai 12
mesi. C'è la correlazione logica, ricavi e costi spalmati nel tempo.

Periodo amministrattivo= è un arco di tempo, e l'anno. sono i 12 mesi.

L'esercizio= è un sottoinsieme della gestione che è complessa, sono gli effetti di questa
gestione complessa, che vengono addossati, imputati a un certo periodo amministrativo. é il
sistema di costi e ricavi che vengono attribuiti a quei 12 mesi ma non perchè si sono verificati
nei 12 mesi.

Il costo sostenuto quest'anno e 100mila impianto ma agli effetti della determinazione del
risultato economico ne conto solo 12mila di quel costo lì.

argomenti spostati. cap 4 non e stato completato.

cap 5 sistema informativo aziendale

Scopo del sistema informativo

Il sistema informativo aziendale è lo strumento attraverso il quale si attua:

— la raccolta delle informazioni utili alla governance

— l’opportuna elaborazione delle informazioni raccolte al fine di renderle utilizzabili


(funzionalmente allo scopo conoscitivo)

Esso esplica la propria funzione attraverso le seguenti fasi operative:

— la rilevazione elementare

— la rilevazione complessa

— la rappresentazione e l’interpretazione dell’output informativo

è un processo di monitoraggio che serve per decidere cosa fare e poi per verificare che cosa
succede mentre si fa quello che si è deciso di fare.

La rilevazione elementare consiste nella:

— Ricerca delle informazioni

— Raccolta dati

— Selezione- per eliminare i dati inutili, ridondanti

— Classificazione - per rendere utilizzabili i dati all'interno della struttura

— Archiviazione- mettere i dati a disposizione per un dato successivo.

La premessa di tutto questo, prima di raccogliere i dati, classificarli, selezionarli, archiviarli a


noi serve dati di natura quantitativa perchè il ns scopo e di determinare le quantità di sintesi
ma a qualcun'altro serve dati di natura qualitativa perchè il suo scopo e di valutare il suo stato
di benessere.

La rilevazione complessa consiste nella determinazione di informazioni di sintesi non


immediatamente desumibili dall’osservazione diretta

— La determinazione di tale output informativo complesso richiede:

— l’individuazione delle informazioni elementari rilevanti

— l’attuazione di un opportuno processo di elaborazione delle informazioni elementari


selezionate
(attraverso la rilevazione elementare.)

La rappresentazione e l’interpretazione delle informazioni complesse

Affinché gli output informativi complessi possano servire ai fini conoscitivi manifestati dalla
governance è fondamentale:

— predisporre l’informazione in modo da favorirne la corretta interpretazione da


parte del destinatario …

— … a tale riguardo è determinante scegliere accuratamente la modalità e la forma


di rappresentazione delle informazioni da trasmettere

— in funzione dello scopo conoscitivo(tenendo conto dello scopo)

— in funzione del soggetto destinatario

Il report= documento che contiene informazioni di sintesi

L'output = il prodotto finale del processo.

La rilevazione contabile

— Nell’ambito delle imprese, particolare rilevanza assume il sistema informativo di


rilevazione «contabile», grazie al quale si effettua la rilevazione di quantità/valori (che sono
espressione dei fenomeni aziendali osservati) mediante l’utilizzo del particolare strumento
denominato «conto»

— Il «conto» è:

— formalmente, un prospetto grafico (tabella)- nella parte alta scrive l'intestazione poi c'è la
parte Sx e Dx. :DARE e AVERE.

dare= non vuol dire che deve dare a qualcuno qualcosa. ci permette di eliminare i segno
algebrici.

un valore positivo lo metto a sx e negativo a dx.

— sostanzialmente, una sequenza di valori omogenei, espressi in un’unità di misura comune


detta moneta di conto (€)

se non sono espressi in euro devono essere convertiti in euro. non si puo avere unità diverse.

I concetti di metodo e sistema1

Per poter condurre efficacemente la rilevazione contabile è necessario definire:

— il sistema contabile assunto come “guida” nel corso della rilevazione;

— il metodo contabile da utilizzare per rendere “funzionante” il sistema di rilevazione


prescelto

— Sistema e metodo contabile sono due costruzioni logiche distinte anche se strettamente
correlate

Metodo e sistema sono cose diverse non devono essere confuse: Il sistema dice dove
vogliamo arrivare, qual è l'obiettivo. Il metodo ci dice che per arrivare lì usa queste regole.

per arrivare al obiettivo. dall'altra paret avere un metodo, regole, senza sapere dove
vogliamo andare è inutile. Sono strettamente correlate fra di loro. Esistono tanti sistemi e
tanti metodi. Dobbiamo scelgiere un sistema e a questo sistema dobbiamo applicare un
metodo.

I concetti di metodo e sistema2


— Il sistema contabile (espressione diretta dell’impostazione teorica di riferimento) definisce:
— il fine conoscitivo della rilevazione — quali sono le quantità obiettivo che è rilevante
conoscere? — la sostanza della rilevazione — quali fenomeni vanno considerati al fine di
consentire la determinazione delle quantità obiettivo? — l’estensione della rilevazione — da
quale prospettiva devono essere analizzati i fenomeni indagati per giungere alla
determinazione delle quantità obiettivo?

I concetti di metodo e sistema3

— Il metodo contabile definisce le “regole” di funzionamento dei conti allo scopo di rendere
operante il sistema, cioè: — l’ordine delle scritture — classificazione dei conti e relativi criteri
di intestazione — la forma delle scritture — struttura grafica dei conti e dei registri utilizzati —
il collegamento delle scritture — nessi logici tra i conti appartenenti alle diverse classi e criteri
di associazione tra segni contabili dei valori e sezioni dei conti

Il “metodo della partita doppia”1

— Il metodo contabile più diffuso in assoluto è il metodo di scritture in partita doppia, più
comunemente noto come metodo della partita doppia

— Di esso esistono tracce che risalgono al XII-XIII sec., ma la sua prima formalizzazione
completa si ha nel 1494 — Tractatus de computis et scripturis, Summa de Arthmetica,
Geometria, Proportioni et Proportionalità di frate Luca Pacioli

Il “metodo della partita doppia”2 — Il metodo in esame si fonda sulla regola della «doppia
registrazione delle partite contabili», in base alla quale: — ogni rilevazione comporta sempre
l’iscrizione di almeno due valori: — se i valori sono solo due, il primo è iscritto in una sezione
di un conto, il secondo – di importo uguale al primo – è inserito nella sezione opposta di un
altro conto; — se i valori sono più di due, sono coinvolti più di due conti, ma la somma dei
valori inseriti nelle sezioni Dare (cioè a sinistra dei prospetti) coincide con la somma dei valori
iscritti nelle sezioni Avere (cioè a destra dei prospetti)

60 50

10 Conto C3

Conto C1 Conto C2

Figura 6 – p. 175

ciò implica il costante bilanciamento tra le sezioni dei conti impiegati nelle diverse rilevazioni