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Teorie e approcci ai problemi alcolcorrelati

Di Salvatore A. (2015), in Manuale di Alcologia di V. Hudolin, Terza edizione, Prima parte -


Cap. 5, Erickson, Trento. Aggiornamento gennaio 2019.

Va subito sottolineato che, nell’attuale approccio ecologico-sociale ai problemi


alcolcorrelati e complessi, non viene più usato il termine “alcolismo” e si considerano i
problemi legati al consumo di bevande alcoliche inseriti in un continuum. 1 2 3

Oggi è da più parti riconosciuto che consumare bevande alcoliche è un


comportamento che crea sempre, in ogni caso, un danno multidimensionale (fisico,
psicologico, familiare, relazionale, finanziario, penale, scolastico, lavorativo). Il danno è
sistemico, perché non riguarda soltanto la persona che beve, ma anche la sua famiglia, i
parenti, gli amici, i conoscenti e tutti gli altri cittadini. Il danno è indeterminato (nessuno sa
quanti problemi avrà e quali), imprevedibile (nessuno di coloro che hanno bevuto la prima
volta ha mai pensato di arrivare ad avere problemi), soggettivo e dinamico (con differenze
ovvie fra persona e persona, con il variare dei contesti e di molte altre variabili, tenuto
conto anche dei tempi e delle vite individuali).

Si tratta di fenomeni sistemici complessi e non è perciò possibile studiarli e trattarli


come una variabile isolata. Per questi motivi, tentare di dare una spiegazione da un punto
di vista univoco è come osservare con un microscopio le parti più piccole di un capello e
ignorare la testa e l’intera persona. Proprio come un sistema è qualcosa di più della
semplice somma dei componenti, così ogni approccio è solo una parte di una visione più
complessa e olistica.

I problemi legati al consumo di bevande alcoliche possono essere spiegati meglio e


affrontati con maggiore efficacia se si tiene conto di ciascuno degli approcci di seguito
descritti.i I vari meccanismi e processi contenuti nella teorizzazione di ciascun approccio
possono intersecare quelli propugnati da tutti gli altri e combinarsi in modo variabile,
indeterminabile e unico nelle varie persone, famiglie e comunità.

Anche se i confini della terminologia in questo caso sono difficili da tracciare, può
risultare utile distinguere l’Approccio (metodo o atteggiamento mentale o prospettiva
particolare con cui si affronta lo studio di un problema) 4 dalla Metodologia/Metodo (modo,
procedimento seguito nello svolgere una qualsiasi attività, secondo un ordine e un piano

1“Non sottoscriviamo l’idea che l’alcolismo sia una malattia. Invece il quadro che proponiamo vede ogni
bevitore collocato su di un continuum che va dal bere senza danni al bere con danni. Il comportamento
legato al bere si impara e si modifica con l’esperienza: in ogni stadio è determinato dall’equilibrio fra vantaggi
e svantaggi, fra piacere e danno. Ciascuno, qualunque sia il suo attuale livello di assunzione, ha la
possibilità di scegliere di muoversi avanti o indietro lungo questo continuum”. (Royal college general
practitioners, 1986)

2Di Salvatore A., citazione in Corlito G., Corlito F. /2917), Alcologia e salute mentale, Volume 14 - 6 Aprile

3Di Salvatore A. (1989), Il trattamento ecologico dei problemi alcolcorrelati, Tesi di specializzazione in
Psichiatria, non pubblicata, Roma, Università di Tor Vergata.
prestabiliti).5 Grossolanamente, l’approccio corrisponde alla teoria, la metodologia alla
prassi.

In definitiva, i modi di affrontare i problemi legati al consumo di bevande alcoliche


dipendono fortemente da come questi sono percepiti, vissuti e considerati all’interno di una
determinata comunità (Sorini e Ronchi, 2002). 6

Un valido modo di affrontare questi problemi (approccio e metodologia, teoria e


pratica) dovrebbe fornire risultati positivi e stabili e offrire: 7
 la possibilità di prendere in considerazione non solo il cosiddetto «alcolismo» (oggi
questo termine è in disuso) ma anche tutti gli altri problemi legati al consumo di bevande
alcoliche (es. incidenti stradali causati da giovani);
 una spiegazione delle cause dei problemi alcolcorrelati;
 un metodo maneggevole e di facile riproducibilità e diffusione che riconosca sul nascere
i problemi, utilizzabile non solo dai professionisti;
 la possibilità di un intervento precoce;
 un metodo di intervento che garantisca risultati positivi e stabili nel tempo;
 una rete territoriale con risorse sinergiche capaci di organizzare interventi per la
promozione della salute nella comunità locale;
 un costo accettabile degli interventi rispetto ai benefici ottenuti;
 un facile accesso ai programmi per tutti;
 una sensibilizzazione e una formazione adeguata e aggiornata, dalla scuola d’infanzia
all’università.

Ciascuna teoria contiene una parte utile a soddisfare i criteri sopra elencati. Se le
diverse teorie vengono considerate tutte insieme, si ottiene infine uno schema semplice
dei fattori che concorrono allo sviluppo del fenomeno un tempo chiamato per convenzione
«alcolismo»:
– fattori biologici (ereditari, metabolici, neurobiologici, neuropsicologici e altri fattori
organici);
– fattori psicologici (legati alle azioni psicoattive dovute alla bevanda alcolica e alle
condizioni psichiche preesistenti);
4Treccani.it, L’Enciclopedia Italiana, accesso 31.1.2015

5 Ibidem

6(Sorini e Ronchi, 2002)

7Di Salvatore A. (2009), Manuale di Alcologia sociale, Erickson, Trento


– fattori socio-culturali (usanze, abitudini, modelli culturali e di comportamento accettati
dalla comunità, politiche sanitarie ed economiche, situazioni sociali e familiari, lavoro,
hobby).
In ogni caso tutti e tre i gruppi di fattori sono importanti, anche se quelli socioculturali
hanno un peso maggiore. Essi interagiscono variamente, anche in funzione del tempo, per
una singola persona inserita in un preciso contesto e nella comunità di appartenenza, con
la determinazione di uno stile di vita sui generis, comunque legato al consumo di bevande
alcoliche.
Nella descrizione dei vari approcci, un’ attenzione particolare andrebbe rivolta al
bere dei giovani del XXI secolo.

In sintesi, queste sono le teorie e gli approcci esaminati nel capitolo completo: Approccio
moralistico, Approccio medico, Teoria genetica, Teoria neurobiologica, Teoria neuropsicologica, Teoria sistemica,
Teoria della accessibilità alle bevande alcoliche, Teoria antropologica, Teoria economica, Approccio degli Alcolisti
Anonimi, Teoria dell’apprendimento sociale, Teoria del condizionamento classico, Teoria della personalità, Teoria
psicodinamica, Teoria epidemiologico-statistica, Approccio ecologico o verde (attuale Approccio Ecologico Sociale).

Approccio ecologico o verde (attuale Approccio Ecologico Sociale) 8


L’approccio ecologico-sociale prende spunto dalla teoria dei sistemi, secondo
la quale il comportamento di una persona (compreso il rapporto con le bevande alcoliche)
va considerato all’interno della famiglia e della comunità nelle quali la persona vive. I
problemi alcolcorrelati dipendono soprattutto dalla modalità di interazione fra l’individuo, la
sua famiglia, la comunità di appartenenza, la società in generale. Tutti i disagi legati al
bere nascono dalle complesse interazioni che avvengono in una società che sostiene la
cultura del consumo di bevande alcoliche.
Perciò i problemi alcolcorrelati sono l’espressione di un disturbo dell’equilibrio
ecologico sociale della comunità che si traduce in un particolare stile di vita della persona,
della famiglia e della comunità stessa.

L’approccio ecologico-sociale presenta tutte le caratteristiche di efficacia descritte


sopra.
A. considera non solo il cosiddetto «alcolismo», ma anche tutti gli altri problemi
legati al consumo di bevande alcoliche; 9
B. fornisce l’ovvia spiegazione delle cause dei problemi alcolcorrelati, che dipendono
dal consumo di bevande alcoliche, dai comportamenti e dai danni individuali,
familiari e collettivi che ne derivano;
C. offre un metodo maneggevole e di facile diffusione, che può utilizzare chiunque,
per riconoscere i problemi sul nascere;
D. offre la possibilità di un intervento precoce, prima ancora che si rendano evidenti
danni fisici e/o psichici e/o sociali individuali, familiari, collettivi;
E. interagisce con la rete territoriale con le proprie risorse e organizza interventi per
la promozione della salute nella comunità locale, sia attraverso le scuole
alcologiche sia con altre numerose iniziative di informazione e di sensibilizzazione;
F. il costo degli interventi, rispetto ai benefici ottenuti, è più che accettabile (si
avvicina allo zero);

8Di Salvatore A. (2009), Manuale di Alcologia sociale, Erickson, Trento.

9Fanucchi T., Patussi V., Corlito G., Salerno M.T., Aquilino G., Baselice A., Bianchi, Cerrato V., Cimarosti P.,
Di Salvatore A., Marcomini F., Matteucci V., Pellicciari M. (2014), L’alcologia tra passato e presente “… e
infine vi prego di continuare”, Alcologia, n. 18, Società Italiana di Alcologia ed Eurocare, Firenze
G. tutti possono accedere facilmente ai programmi (il Club è vicino casa, non sono
previste tasse di iscrizione, è richiesto l’impegno di 90 minuti ogni settimana in orari
concordati);
H. offre una sensibilizzazione e una formazione adeguata e aggiornata, dalla
scuola d’infanzia all’università; molti membri dei Club sono presenti nei gruppi di
lavoro di istituzionali locali, regionali, nazionali ed europei.
I. fornisce un metodo di intervento che garantisce risultati positivi e stabili nel
tempo, attraverso il Club degli Alcolisti in Trattamento e i programmi relativi. Questi
risultati sono stati confermati dalle ricerche descritte di seguito.
1. Lo studio nazionale VALCAT (Valutazione Club degli Alcolisti in
Trattamento), durato quattro anni e condotto dall’AICAT (Associazione Italiana dei
Club degli Alcolisti in Trattamento) in collaborazione con il Ministero della Sanità e
dell’Istituto Superiore di Sanità, ha confermato che nell’arco di 36 mesi il 79% delle
famiglie frequenta con successo il Club. I dati del Progetto VALCAT (VALutazione
CAT) sono gli unici sistematici di valutazione dell’esito e dell’efficacia dei Club e in
paragone ai dati esistenti sui follow up di trattamento degli alcolisti (secondo la
vecchia terminologia) attestano che il sistema centrato sui Club è il più efficace
esistente. 10 11 12
2. ‘Alcohol, less is better’ project: outcomes of an Italian community-
based prevention programme on reducing per-capita alcohol consumption.
(Traduzione: Progetto “Alcol, meno è meglio”: risultati di un programma
italiano di prevenzione di comunità basato sulla riduzione di consumo pro-
capite di alcol”).13
Tra il 1999 e il 2006, sono state condotte due anni e mezzo di attività dirette
a informare e sensibilizzare la comunità sugli effetti dannosi dell'alcol sulla vita
sociale e sulla salute in 10 piccole comunità italiane selezionate, coinvolgendo un
totale di 123.235 individui (otto comunità sono state scelte come gruppo di
controllo). Il progetto ha concluso che “Un intervento di comunità coordinato

10Morosini P.L. et al. (2014), Alcologia, Firenze


Pier Luigi Morosini, dal 1981 al 2008, anno della sua scomparsa, è stato dirigente di ricerca
dell'Istituto Superiore di Sanità (Roma), prima come direttore del reparto di Valutazione dei servizi presso il
Laboratorio di epidemiologia e biostatistica, poi dal 2004 come direttore del reparto di Salute mentale del
Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps).

11Corlito G. e Santioli L. (a cura di) (2000), Vladimir Hudolin. Psichiatria sociale e alcologia: un pensiero vivo
per il nuovo millennio, Erickson, Trento.
La raccolta dati risale agli anni 90 del Novecento, fu autorizzata da Hudolin e realizzata da
un’agenzia prestigiosa indipendente dai Club, l’Istituto Superiore della Sanità. Il data base raccolto è enorme
ed è stato pubblicato in maniera parziale, anche a causa prima della morte del Professore (1996) e poi del
responsabile dell’ISS, Piero Morosini (2006). L’articolo di validazione degli strumenti standardizzato della
ricerca sono stati pubblicati su “Alcologia” (vol. 14, n° 2-3, 2000, pp. 89-96). Un articolo complessivo è stato
pubblicato in seguito (2014).

12Corlito G., Piani F., Morosini P., Cernuto F., Toniutti L., (2014), Lo studio VALCAT: valutazione a lungo
termine dei Club degli Alcolisti in Trattamento (oggi Club Alcologici Territoriali), Alcologia, 19, pp. 9-39, SIA
ed Eurocare, Firenze.

13Bagnardi V, et al. (2011), ‘Alcohol, less is better’ project: outcomes of an Italian community-based
prevention programme on reducing per-capita alcohol consumption , Addiction,106: 102-110
Vincenzo Bagnardi è Professore Associato in Statistica Medica (Settore Scientifico Disciplinare: MED/01).
Dipartimento di Statistica e Metodi Quantitativi. Università degli Studi di Milano – Bicocca.
può ridurre il consumo di alcol nella popolazione generale".
3. Nel 2006 dall’ Università Cattolica di Milano è stato pubblicato un lavoro
sul Capitale sociale nei Club degli Alcolisti in Trattamento. Il Capitale Sociale è
in generale la qualità delle relazioni tra le persone di un dato territorio. Le relazioni
sono buone quando le persone hanno fiducia le une nelle altre e si aprono ai
contatti e ad intraprendere azioni comuni, per soddisfare comuni interessi o bisogni.
Lo scopo delle ricerche sul capitale sociale (Folgheraiter, 2006 14; Di
Salvatore, 2009 15) è stato capire se la partecipazione al Club facilita il capitale
sociale e cioè la partecipazione alla vita della comunità locale, la proattività nel
contesto sociale, il senso di fiducia e di sicurezza, i buoni rapporti col vicinato, i
legami familiari e di amicizia, la tolleranza verso la diversità, i rapporti sul luogo di
lavoro, la soddisfazione per la propria vita (indicatori del capitale sociale).
Il campione di queste ricerche era costituito dai membri dei Club degli
Alcolisti in Trattamento. A tutti è stato somministrato un questionario rappresentato
da un adattamento (del professor Fabio Folgheraiter dell’Università Cattolica di
Milano) di uno strumento validato di misurazione del capitale sociale, elaborato da
Jenny Onyx e Paul Bullen (1997) del Centre for Australian Community
Organizations and Management.
La ricerca conclude che (come si può evincere dai risultati dell’indagine,
tenuto conto degli indicatori e degli indici di capitale sociale) è evidente che le
persone che frequentano il Club degli Alcolisti in Trattamento da più di due anni
presentano, rispetto a coloro che lo frequentano da meno di due mesi, e pressoché
in tutte le aree indagate, maggiore partecipazione civica, relazionalità, fiducia e
apertura, sicurezza.16
4. È in fase di realizzazione una nuova ricerca sulla valutazione
dell’efficacia dell’Approccio Ecologico Sociale, condotta da Emanuele Scafato,
Istituto Superiore di Sanità.

14Folgheraiter F. (2006), Capitale sociale e gruppi di auto/mutuo aiuto. Un'analisi nei Club degli alcolisti in
Trattamento (CAT), PubliCatt - Repository Pubblicazioni Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Fabio Folgheraiter è Professore Ordinario alla Facoltà di Scienze Politiche e Sociali all’Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

15Di Salvatore C. (2009), Il Capitale sociale nei Club degli Alcolisti in Trattamento, Tesi di laurea in
Psicologia, non pubblicata, Università degli Studi di L’Aquila.

16Folgheraiter F., ibidem


i