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La penna d’oro di

Marco Confortola

“ Ci sono ottomila bassi e


ottomila alti.
Il Kance come lo chiamiamo noi
Himalaisti è alto e pure difficile
perché quando superi quota
ottomila, comincia il duro”
La visione musicale di
Davide Bubani
Whatever You Want
Pink
Un consiglio di ascolto musicale per poter sognare guardando le
immagini e leggendo i testi
Cinque splendidi e altissimi picchi, che custodiscono le anime
della divinità e svettano su un massiccio dalle dimensioni enormi.
Ecco che cosa sono i "cinque tesori della grande neve" che
riposano nel cuore della parola Kanchenjunga: il nome con cui è
stata battezzata la terza montagna più alta della Terra. I tesori
divini custoditi al loro interno, secondo la religione indiana, sono
oro, argento, pietre preziose, grano e libri sacri. Si tratta di una
credenza antica di secoli e molto radicata nelle popolazioni locali:
per rispetto a questo credo, tutti gli alpinisti che sono saliti sulla
montagna nel corso della storia sono sempre rimasti a qualche
metro dal punto sommitale della cresta.
Quelli divini, comunque, non sono gli unici tesori custoditi dal
Kanchenjunga. Le sue pendici conservano un’infinità di
meraviglie naturali: dalla fauna, con il rarissimo panda rosso, alla
particolare flora, fino agli splendidi panorami mozzafiato.

L’alpinista
Davide Bubani
Kangchenjunga: la terza montagna più
alta del mondo dopo Everest e K2

by Davide Bubani

Il Kangchenjunga è una montagna che appartiene alla catena montuosa


dell’Himalaya e rientra tra i famosi Ottomila: è una delle 14 montagne al mondo che
in altezza superano gli 8.000 metri. Dopo l’Everest e il K2, il Kangchenjunga è la
montagna più alta del Pianeta e sono diversi gli alpinisti che si sono avventurati per
riuscire a raggiungere la vetta, che si trova a ben 8.586 metri di altitudine. Le prime
ascensioni documentate di questa montagna risalgono al 1955, quando una
spedizione inglese guidata da Charles Evans percorse la via normale. Ma le
ascensioni al Kangchenjunga non hanno avuto tutte esito positivo: sono stati diversi
gli incidenti, come quello che coinvolse le due alpiniste Joze Rozman e Marija
Frantar che morirono nel tentativo di compiere la prima ascensione Il
Kangchenjunga è la montagna più orientale degli Ottomila: si trova al confine tra il
Nepal e il Sikkim, in India. La due pareti occidentali sono nepalesi e si affacciano sui
ghiacciai Yalung, Ratman e Kangbachen, mentre le pareti orientali sono indiane e si
affacciano sui ghiacciai Talung e Zemu. Costituito da 5 cime, è la montagna indiana
più elevata in assoluto, considerato che l’Everest si trova tra Cina e Nepal e il K2 tra
Cina e Pakistan. Appartiene alla catena dell’Himalaya ed è la meta di numerosi
alpinisti, che si avventurano su una delle sue 5 cime.femminile. Fino alla metà del
1800 il Kangchenjunga era ritenuta la montagna più alta del mondo: quella con
l’altitudine più elevata in assoluto. Nel 1849, però, alcuni rilevamenti britannici
accurati hanno tolto il primato a questa montagna: l’Everest e il K2 erano più alti e
da quel momento hanno superato il Kangchenjunga. Oggi, con le moderne
strumentazioni, abbiamo la possibilità di stabilire con esattezza e assoluta
precisione l’altezza di questa montagna, che equivale a 8.586 metri. Stiamo
parlando della terza vetta più alta di tutto il Pianeta. Le via normale per raggiungere
la cima principale del Kangchenjunga è quella che è stata percorsa durante la prima
ascensione alla vetta nel 1955 ossia la parete sud-ovest, con partenza dal Great
Shelf. Dopo questa prima scalata, però, sono stati molti gli alpinisti che hanno
tentato vie alternative. Ricordiamo che questa montagna ha 5 cime ed ognuna di
esse può essere raggiunta dall’uno o dall’altro versante. Gli incidenti più importanti
sono avvenuti nel tentativo di raggiungere la vetta principale e risalgono tutti agli
anni ’90. Non possiamo dimenticare la morte delle due alpiniste Joze Rozman e
Marija Frantar che speravano di essere le prime donne a raggiungere la cima
principale. L’anno successivo anche un’altra donna, appartenente ad una diversa
spedizione, fu data per dispersa e anno dopo anno le ascensioni al Kangchenjunga
hanno fatto parlare di sé per questi incidenti funesti. Purtroppo stiamo parlando della
terza montagna più alta del mondo: può fare gola a molti appassionati, ma non tutti
riescono a sconfiggerla e vincerla. Il Kangchenjunga rimane comunque accessibile
per la maggior parte degli alpinisti, che ogni anno si avventurano lungo i suoi
percorsi per raggiungere uno dei punti più alti del modo.
KANGCHENJUNGA

STATO: Nepal - India


CATENA: Himalaya
ALTEZZA: 8586 m

Il Kangchenjunga è la terza montagna più elevata della Terra con i suoi 8586 m
s.l.m. Situata al confine fra il Nepal e lo Stato indiano del Sikkim, è la cima più alta
dell'India, il più orientale degli ottomila dell'Himalaya e, dal 1838 al 1849, ritenuta
la vetta più elevata del pianeta, fino a quando rilevamenti britannici appurarono
che Everest e K2 erano più elevati. L'origine del termine Kangchenjunga è incerta e
controversa, ma una delle versioni più diffuse è quella che attribuisce alla parola la
traduzione "cinque forzieri della grande neve" con riferimento ai cinque picchi di cui
è composto il massiccio.
OLTRE LE VETTE
I TESORI DELLA BELLEZZA
di Elisabetta Galimberti

Nel cuore del nome della terza montagna più alta della Terra si nasconde il
significato di "cinque tesori della grande neve”, proprio come i suoi splendidi e
altissimi picchi, che svettano su un maestoso massiccio. Ogni picco, secondo la
religione indiana, custodisce al suo interno oro, argento, pietre preziose, grano e
libri sacri: cinque splendidi tesori divini, simbolo di bellezza. Ma cos’è la bellezza?
Cosa rappresenta la bellezza che si percepisce di fronte alle sublimità della natura?

Per i greci la bellezza era ordine, armonia e proporzione. I pitagorici, per esempio,
identificavano il bello con la simmetria e la proporzione. Platone la inseriva in un
contesto metafisico e riteneva che fosse in grado di elevare l'uomo all'idea di bene
e fosse manifestazione sensibile dell'assoluto.

Plotino ne dava una visione ancor più intellettualistica e teologica: la bellezza è


l'unica idea "visibile", capace di guidare l'anima nel suo "metafisico cammino di
ritorno" all'Uno, "fonte di ogni bellezza".
Non è forse una sensazione questa che molti provano davanti alla magnificenza di
una montagna? Quante volte siamo stati presi dal raptus contemplativo sentendoci
parte di qualcosa di più universale e assoluto.
Nel tempo la filosofia si è sempre interrogata sul significato del bello.

Quando giudichiamo bello un paesaggio o un oggetto, nel nostro giudizio si


manifesta qualcosa che 'sentiamo' e che nello stesso tempo - come sosteneva I.
Kant nella Critica del giudizio (1790) - non riusciamo a 'dire', ovvero a definire, in
termini logico-concettuali.

Al riguardo, il grande filosofo analizzava il bello dandone quattro definizioni, che ne


delineano altrettante caratteristiche:

 il bello è "disinteressato": secondo Kant un oggetto è bello indipendentemente


dalla sua utilità. La bellezza è “pura contemplazione disinteressata”: non è mirata
a uno scopo, ma è finalizzata unicamente a sé stessa Per fare un esempio, una
montagna è bella indipendentemente dall’interesse alpinistico o naturalistico che
può suscitare.
 Il bello è "universale" a prescindere da ogni concettualizzazione: il bello è ciò
che piace universalmente ed condiviso da tutti, senza che risponda a un’ idea di
bello, il bello non è sottomesso a ragionamento; il bello è vissuto
spontaneamente e non può essere spiegato intellettualmente, si può solo
contemplare. Una montagna non è bella perché è piramidale, supera gli 8000m
ed è scalabile da pochi; una montagna si percepisce bella senza pensare all’
idea del bello.
 Il bello è concepito senza “finalità”. La montagna è bella prima ancora di
pensare al fine, che può essere il raggiungimento della vetta.
 Il bello è “necessario”: non ne possiamo fare a meno, rende ricca la vita. Se si
togliesse la bellezza disinteressata, cosa sarebbe la nostra vita? Tutti abbiamo
bisogno di bellezza, per questo motivo la bellezza salverà la nostra vita.

Secondo Kant al bello si può educare, ma non attraverso manuali, ma


contemplando direttamente le cose belle.

Il bello rapisce e quando ci si abitua al bello non si torna più indietro.

Kant spiega anche la differenza tra “ciò che è bello” e “ciò che piace”. Il piacevole
è legato ai sensi, il bello invece ci mette in un rapporto intimo e armonioso con le
cose. Se di fronte al Kanchenjunga affermo che mi piace, questo piacere è
il mio piacere e non contesterò se il mio vicino affermerà il contrario. Se per
contro mi trovo autenticamente, intimamente a riconoscere che la montagna è
bella, allora sarò sorpresa se il mio vicino non condividerà questo giudizio. La
bellezza si distingue dunque dal “piacere”, principalmente per questo aspetto di
universalità, che Kant definisce universalità soggettiva. Il piacere segue la
bellezza è elemento conclusivo di questa esperienza estetica.
libro di vetta 01/2019
 Invernali: si sale sul Nanga Parbat e sul K2
 Invernali: Moro sommerso dalla neve, al K2 slitta
l’uscita dei russi per problemi logistici. Al Nanga si
attende
 Everest: la Cina taglia i permessi per pulire i rifiuti e
portare via i morti dalla montagna
 Due alpinisti dispersi sul Fitz Roy, morto un ceco.
Sette italiani e Urubko tra i soccorritori
 Yuichiro Miura abbandona il sogno di scalare
l’Aconcagua a 86 anni
 Invernale al K2: Alex Txikon al campo base avanzato.
La spedizione russa: “Va alla grande”
 “Free solo” di Alex Honnold candidato agli Oscar 2019
 Corvara, torna la Coppa del mondo di arrampicata su
ghiaccio
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Redazione a cura di : DAVIDE BUBANI


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