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Martedì 2 novembre 2010

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L’Intervista
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Social network in cifre
l Secondo gli ultimi dati Audiweb
(www.audiweb.it) l’accesso a Internet è disponibile per oltre 30 milioni di italiani (il 67% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni), raggiungendo una penetrazione del 78% tra gli italiani di età compresa tra gli 11 e i 54 anni (27 milioni) sono adulti tra i 35 e i 54 anni (il 46% degli utenti attivi): navigano in media per 1 ora e 36 minuti al giorno consultando 177 pagine, seguiti dai 35­34enni (il 21% degli utenti attivi) che trascorrono quotidianamente 1 ora e 45 minuti online visitando 197 pagine per persona giovani tra i 18 e i 24 anni: trascorrono in assoluto più tempo in rete, registrando in media un consumo individuale di 1 ora e 48 minuti e 189 pagine al giorno un momento importante per la storia di Internet: per la prima volta social network e blog diventano la destinazione più popolare sul Web per tempo trascorso ­ ogni utente Internet vi ha trascorso nel mese circa 5 ore e mezzo ­ superando motori di ricerca, siti di informazione e di acquisto, giochi online Giuseppe Riva, edizioni Il Mulino. www.isocialnetwork.info)

l La maggioranza degli italiani online

l Numerosi (l’11% degli utenti) anche i

l Il mese di dicembre 2009 rappresenta

l(Numeri tratti da I social network di

La nostra vita cambiata da Facebook & C.
Giuseppe Riva l Insegna Psicologia della Comunicazione, Psicologia e Nuove Tecnologie della Comunicazione all’Università Cattolica di Milano.
Social network, moda o fenomeno duraturo?

ma: “se tanti mi scelgono come ‘amico’ allora ‘valgo’; di autorealizzazione: “posso raccontare me stesso come voglio”), alla possibilità di farsi conoscere dalle aziende.
Come?

Sempre più spesso i “cacciatori di teste” utilizzano i social network, soprattutto quelli professionali come Linkedin, per cercare profili con specifiche competenze.
Le reti sociali rischiano talvolta di creare vere e proprie dipendenze. Gli italiani sono “campioni di Facebook”: 6,5 ore al mese di connessione con­ tro una media mondiale di 5,5.

sona su dieci con meno di 25 anni trova una qualche forma di relazione online, e che una parte importante di utenti, tra il 15 e il 20%, utilizza i social network per flirtare con nuove persone.
Interessante…

non sembra essere l’unico pericolo: dagli Usa sono in arrivo ben quattro film (“The Social Network”, “Trust”, “Easy A” e “Catfish”) che affrontano il “lato oscuro” della Rete…

Più che altro direi che i social network sono il punto di arrivo di un processo che ha caratterizzato l’evoluzione del computer. Un un punto di arrivo parziale: probabilmente quello che vedremo tra qualche anno sarà qualcosa di diverso.
Ci spieghi meglio.

Non è tutto: lo spostamento verso l’online altera le modalità della relazione. Paradossalmente nei social network, nonostante le foto di tutti i tipi che corredano il profilo di un utente, il corpo è solo “virtuale”. Il che non permette di cogliere in tempo reale le emozioni e gli stati d’animo dell’altro.
Con quali conseguenze?

Il computer nasce per fare calcoli. Progressivamente si è poi trasformato in un sistema di comunicazione.
Se non sono una moda, che effetti hanno sui nostri comportamenti relazionali?

Da una parte spesso si finisce col valutare dell’altro solo l’aspetto visibile sul profilo - la “pars pro toto”. Dall’altra, la generazione dei “nativi digitali” (i nati a partire dalla metà degli anni ’90 che hanno sempre vissuto usando Internet e i nuovi media), abituata più all’interazione mediata che diretta, dove la fisicità del corpo è sostituita da quella del computer, fatica ad apprendere e interpretare le emozioni.
Quello che lei chiama “analfabetismo emoti­ vo”…

Vede, il social network consente di decidere come rapportarsi con gli altri. Nella vita “reale” non abbiamo tutti questi gradi di libertà: se io sono all’interno di un gruppo, mentire, ad esempio, è difficile. Nelle reti sociali posso invece usare modalità con cui raccontare me stesso che possono essere fortemente orientate – mettere una serie di foto che presentano solo una serie di aspetti, post che sottolineano solo una serie di cose eccetera. Il problema è che l’“orco” può usare gli stessi strumenti, e nascondersi dietro una facciata apparentemente amichevole.
Un guaio...

È così. Un uso moderato, inferiore al 20% del tempo lavorativo (circa due ore al giorno), ha come effetto un aumento di produttività. Oltre questa soglia può nascondersi un vero proprio “disturbo di dipendenza da Internet”. E vuole sapere un dato interessante? Nei social network, a essere più vulnerabili alla dipendenza da Internet, sono le donne.
Perché?

Perché nelle donne, più che negli uomini, l’autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri.
Si possono curare queste dipendenze?

In Italia esiste un ambulatorio dedicato all’Internet Addiction Disorder, all’interno del Day hospital psichiatrico dell’ospedale Gemelli di Roma.
Privacy: quanto è tutelata sui social network?

Secondo una ricerca di “Sicuramente Web” solo il 22% degli utenti fra gli adolescenti iscritti alle reti sociali afferma di conoscere bene gli “amici” con cui è in contatto – in media 500.
Senta, quali opportunità offrono invece i social network, e quali bisogni soddisfano?

Li cambiano parecchio. Un dato americano di qualche settimana fa ci dice che negli Usa una persona su quattro ha trovato il partner su un social network. In Italia, se al dato delle reti sociali aggiungiamo quello dei siti di dating (che organizzano incontri con potenziali partner n.d.r.) ci accorgiamo che una per-

“Sui social network, nonostante tutte le foto che corredano il profilo, il corpo di un utente è solo virtuale”

Esatto. A questo proposito vorrei far notare come alcuni studi attribuiscano proprio all’analfabetismo emotivo almeno tre problemi che caratterizzano le giovani generazioni: bullismo, tossicodipendenza, alcolismo.
L’analfabetismo emotivo

Le opportunità possono essere molto diverse tra loro. Si va dal soddisfacimento di alcuni bisogni (di sicurezza: “nel social network comunico solo con ‘amici’ e non con estranei; associativo: “con questi amici posso comunicare e scambiare opinioni e risorse”; di sti-

“Le donne sono più vulnerabili alla dipendenza da internet perché la loro autostima dipende dalle proprie relazioni”

Le politiche di accesso ai dati personali degli utenti applicate dalla maggioranza delle reti sociali sono piuttosto “soft”. Non tutti sanno che molte informazioni personali restano disponibili online anche dopo parecchi anni. Anche uscire da un social network non è facile: nella maggioranza dei casi, la richiesta di cancellazione non elimina totalmente il profilo dell’utente, ma lo disattiva soltanto, mantenendo in memoria immagini, testi e relazioni. Facebook, sotto la pressione di media e utenti, ha attivato un processo di rimozione automatica. Laura Zangarini