You are on page 1of 10

l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.

48 Pagina 19

2. La volontà di Dio

Il fatto stesso che si dedichi del tempo a cercare le


cose dell’anima, indica che si vorrebbe fare qualche cosa
di più, che si vorrebbe seguire il Signore con intelligen-
za, con impegno, – diciamo pure la grande parola! – con
perfezione.
La perfezione è un assoluto, e tutto ciò che è assoluto
attrae e sgomenta insieme: attrae, perché l’anima nostra è
fatta per l’assoluto; sgomenta, perché la nostra debolezza
non ne è capace. Siamo sospinti e respinti da questa attrat-
tiva delle cose perfette, e cediamo all’attrattiva cercando
di seguire questo invito che ci viene da Dio. Se volessimo,
con sant’Ignazio, dare un preludio a questa meditazione,
vi proporrei di guardare una notte stellata, di avere davan-
ti il quadro dell’universo, il silenzioso luccichio di occhi
celesti insensibili sopra di noi. Guardare l’universo e,
come fanno i naviganti, fissare il punto in cui mi trovo.
E allora mi accorgo che non posso definire la mia vita
se non come un rapporto. La vita umana è un rapporto:
sarà un rapporto col tempo, sarà un rapporto con lo spa-
zio, un rapporto con la storia, un rapporto sociale, ma da
sola, come un solipsismo, come un isolamento che faccia
della mia vita un essere a sé stante, non posso definirla.
In altri termini, per dare alla mia vita una definizione
esatta, devo stabilire un rapporto con Dio: con Dio che è

19
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 20

il principio, con Dio che è la ragione, con Dio che è il ter-


mine di tutte le cose.
Se io riesco a individuare bene questo rapporto e se la
mia vita è in armonia con esso, allora la mia vita si svolge
con un disegno che devo definire interamente perfetto.
Per dirlo in una forma più facile, dico che la perfezio-
ne, cioè il segreto della vita, la forma esemplare della
nostra esistenza, deve consistere nella conformità al vole-
re di Dio. Se io credo al Signore, se so che ogni filosofia,
ogni pensiero, ogni tentativo umano di dare senso alle
cose finisce in Dio, devo concludere che Dio mi si rivela
come il sovrano dell’esistenza, sovrano da cui ogni esi-
stenza trae il suo principio, la sua definizione, la sua
ragione d’essere, il suo termine, il suo fine.
La mia esistenza, per essere perfetta, deve interpreta-
re, rispecchiare, tradurre in atto questa sovranità. Se la
sovranità di Dio, se questo cielo stellato che ho sopra di
me, se questo alfa e omega della mia esistenza fosse avul-
so da me, la mia vita potrebbe avere un istante di baglio-
re, un attimo di felicità, un’ora di illusione, ma non sareb-
be una vita nell’ordine, una vita che si definisce per il suo
costituzionale, essenziale rapporto con Dio.
Cristo stesso, quando definisce tutta la legge, dice:
ama Dio con tutto il cuore; cerca un rapporto, un’adesio-
ne, un completamento della tua povera esistenza col vole-
re di Dio. Questo rapporto, che è espresso come deside-
rio nella sublime preghiera: «Padre nostro... sia fatta la
tua volontà», è l’espressione della vita perfetta.
La perfezione della nostra vita consiste dunque nel fare la
volontà di Dio, ma il primo problema che si affaccia alla
nostra anima, se accettiamo questa formula, è quello di
conoscere la volontà di Dio. Purché io conosca il pensiero di
Dio sopra di me, purché io sappia cosa Dio ha voluto da me
quando mi ha creato, quando mi ha voluto, al di là di quel-
lo che io stesso possa desiderare per la mia felicità! Quel

20
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 21

giorno che ha chiamato dall’eternità la mia esistenza aveva


un pensiero: se io lo sapessi! se lo conoscessi! se sapessi l’a-
more con cui Dio ha amato la mia esistenza! «In caritate per-
petua dilexi te» (Ger 31,3). Mi ha amato un momento e pen-
sarmi e farmi essere è stato un momento solo! Una cosa esi-
ste in quanto Dio la pensa: se io esisto è perché Dio mi
pensa, perché sono un pensiero di Dio, una parola di Dio.
Se sono, è perché sono presente in Dio. Se Dio cessasse di
pensare a me, cadrei in cenere, mi annullerei.
Se potessi rendermi conto di come Dio pensa a me, in
altre parole, se potessi sapere cosa Dio vuole da me,
avremmo un idillio d’amore, un’estasi, un’armonia di
anime, un’armonia tra me e Dio: che rispondenza, se
potessi captare l’intenzione di Dio a mio riguardo!

Le condizioni storiche

Dio si esprime anzitutto con la natura fisica, con l’es-


sere che mi ha dato. Questa espressione non è libera, non
è reciproca, è unilaterale. «Quis potest adicere ad staturam
suam cubitum unum?» (Lc 12,25); chi può aggiungere un
solo centimetro alla sua statura, chi può alterare i tratti
del proprio volto, cambiare la propria costituzione fisica?
C’è una fissità, una determinazione, qualche cosa di
necessario, che prescinde dalla mia volontà.
Queste condizioni fisiche sono il primo capitolo della
volontà di Dio, è la prima legge data alla mia esistenza.
Perciò anzitutto l’amore all’esistenza: ti ringrazio,
Signore, che mi hai creato. Devo riconoscere che questa
è volontà di Dio, e accettarla con tutto quello che segue,
a cominciare dalla salute, questa necessità inesorabile.
Bisogna essere stati malati, per capire... La natura passa
inesorabile sulla nostra esistenza: ci fa nascere, ci innalza,
ci umilia, ci fa scomparire.

21
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 22

Questa apparizione alla luce del sole della mia esisten-


za è il primo atto della volontà di Dio. Ci sono altre con-
dizioni nella nostra vita che sembrano avvenire per un
gioco più libero e meno determinato, imprevedibile, e
sono le circostanze storiche, quelle che dipendono dal
gioco ricchissimo dell’istinto, delle leggi degli esseri vivi e
specialmente dell’uomo, che è l’essere più libero. E que-
sta volontà libera agisce in modo tale che nessuno può
prevederne il risultato, che è la storia, sintesi del contra-
sto delle volontà.
Questo gioco non determinabile, che rifugge da leggi,
che sfugge a schemi, è stato però permissione di Dio, sua
volontà, se non disponente, permittente, vale a dire che
una presenza di Dio la posso trovare anche nelle circo-
stanze storiche in cui vivo, e andando più in là vedrò che
proprio in questo gioco indisciplinato, la provvidenza,
cioè il pensiero amoroso di Dio, viene realizzandosi. Dio
non si rivela tanto nell’ordine fisico assoluto, quanto
nella storia attuale, nel gioco libero della volontà libera.
Se ho incontrato Dio, non l’ho incontrato contando le
stelle, ma guardando nei volti degli uomini, nel mistero
umano.
Le condizioni tragiche in cui ci troviamo sono manie-
re in cui si manifesta la volontà di Dio, e beati noi se
sapremo leggere in questo libro. «Adhuc et vos sine intel-
lectu estis?» (Mt 15,16), dice il Signore agli apostoli; guar-
date i segni dei tempi, «quando l’albero del fico si ricopre
di foglie, sapete che è vicina l’estate» (Mt 24,32), quando
il cielo è rosso di sera, sapete che il giorno dopo sarà sere-
no (cf. Mt 16,2). Questa scienza dei tempi dovrebbe per-
ciò essere una scienza cristiana.
Ma vi è una terza manifestazione della volontà di Dio,
perché Dio si è rivelato. Credo a una manifestazione di
Dio nel tempo e nella storia, manifestazione che ha carat-
teri di autenticità. Credo all’antico Testamento, al nuovo

22
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 23

Testamento, al Vangelo, alla Chiesa. Questo corpus di


dottrina è rivelazione di Dio, in esso c’è la rivelazione
della sua volontà.

Le circostanze personali

Quando noi parliamo di perfezione e di volontà di


Dio, abbiamo davanti la manifestazione della sua volontà,
la manifestazione personale. Ma per me cosa ha pensato
Dio di personale, cosa vuole da me, a differenza dei miei
compagni e dei miei coetanei? In altri termini, la volontà
di Dio si manifesta a me per via di ispirazione.
Ci sono due categorie di ispirazione. Una è l’ispira-
zione naturale, indipendentemente dalla grazia, e viene
dal fatto che siamo uomini, che abbiamo questo dono
del Signore, l’intelligenza, la facoltà di pensare, che
abbiamo l’ansia dell’ordine, che abbiamo, per gli anni
giovanili e pieni di promesse, il desiderio di una pienez-
za di vita. Tutto questo è ispirazione e vocazione natura-
le. Chi ha la vocazione al pensiero, chi la vocazione all’a-
zione, all’arte, all’amore. Queste tendenze naturali sono
volontà di Dio che va decifrata. Sarà difficile, perché non
è più volontà di Dio inappellabile ma è volontà di Dio
proposta «per speculum in aenigmate» (1Cor 13,12).
Come per incantare un bambino gli dico un indovinello
e lo guardo negli occhi, e stabilisco uno stupendo rap-
porto tra me e lui, così si direbbe che Dio propone all’in-
telligenza mille cose per invitarla, per risvegliarla, per
renderla discepola e alunna sua, per essere lui maestro e
tutta la vita scuola sua, ricerca del pensiero del Signore.
Tutte le volte che apro un libro, che cerco ciò che è vero
e ciò che è bene, vado studiando ciò che vuole il Signore
da me, rispondo ad una sua vocazione, ad una sua ispi-
razione.

23
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 24

E, a un grado più in là, l’ispirazione diventa sopranna-


turale, cioè dipende da qualche cosa di superiore, non
parte più dalla natura, ma da un libero gioco della grazia.
Il Signore ha tutta una sua arte e un suo dialogo con le
anime e una sua maniera di esprimersi. Ogni anima ha le
sue ore di luce e le sue ore di parola. Egli le chiama ordi-
nariamente tutte col magistero della parola divina, ma poi
le chiama con una parola più intima che penetra nel silen-
zio, che parla nella meditazione, che ha momenti di
inconfondibile sicurezza e che ha anche momenti più
belli in cui pare che il Signore non dica, non parli, ma
canti; in cui il suo discorso sembra di musica più che di
parole. Nota attraente, ma molto misteriosa; occorre
attenzione, occorre fedeltà, sospensione di spirito, occor-
rono mesi, anni di aspettazione: Signore, ho aspettato che
tu parlassi, ho aspettato che tu dicessi...
Eppure c’è per ogni persona il suo momento, la sua
ora, il suo giorno, in cui il Signore manifestamente pro-
nuncia: voglio questo da te!
La volontà di Dio, ripeto, si manifesta con questa
gamma molto varia. E dovrà essere mia prima preoccupa-
zione quella di decifrare la volontà del Signore a mio riguar-
do. «Quid me vis facere» (At 9,6) domanda san Paolo. Non
domanda chi è, non chiede perdono, ma chiede che cosa
deve fare. Questa è l’espressione del candidato alla santità,
alla perfezione: Signore, dimmi cosa vuoi che faccia.
Se Dio si manifesta severo, esigente, la mia risponden-
za deve essere di chi si inginocchia con la schiena curva
come lo schiavo: «Loquere Domine, quia audit servus
tuus» (1Sam 3,10): parla, Signore che il tuo servo, il tuo
schiavo ti ascolta. Ma se il Signore parlando mi sorrides-
se, se aprisse sopra di me tesori di bontà, se la sua faccia
divenisse quella di un Padre, se volesse esser conosciuto
e amato come un Padre, se volesse essere conosciuto e
amato come l’amore: «Deus caritas est» (1Gv 4, 8), quale

24
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 25

sarà l’atteggiamento mio? «Allontanati da me, Signore,


che sono uomo peccatore» (Lc 5,8); o, per onorare que-
sta bontà che si dona: «Signore, tu lo sai che ti amo» (Gv
21,17). Tra me e te, l’Essere, il Principio, l’Eterno ci può
essere armonia, colloquio, corrispondenza. Che deve mai
scattare tra l’anima e Dio, tra tutto Dio e tutta la capacità
dell’anima! Laudato sii mi Signore! Gloria in excelsis
Deo! Magnificat! Lode che sgorga dal cuore umano nel
momento in cui viene in rapporto con Dio.
Ci sono allora due atteggiamenti fondamentali: il
primo è un fiat di accettazione, un fiat passivo, ed è il più
importante. Man mano che si progredisce nella cono-
scenza dei sentieri di Dio, in questa sapienza arcana in cui
tutto finisce, si vede sì che noi abbiamo un compito, ma
si vede soprattutto che Dio è il trascendente, che è unila-
terale la salvezza, è solo da lui. Paradosso certamente:
«Qui creavit te sine te, non salvabit te sine te», dirà
sant’Agostino, che pure è il grande teologo della preva-
lenza dell’azione di Dio nella nostra salvezza.
La prima fase di compimento della volontà di Dio è
dunque l’accettazione, il fiat della vergine Maria: «Fiat
mihi secundum verbum tuum» (Lc 1,38). La volontà di
Dio mi è annunciata con i tratti del corpo, con l’ingegno,
con la famiglia, con le circostanze storiche e infine mi si
manifesta con la rivelazione: tu crederai questo perché
l’ho detto io, non perché tu lo possa capire; tu farai così
non perché ti piaccia, ma perché io sono il Signore, io il
giudice, io l’architetto dell’universo che ho stabilito così;
il mio atteggiamento deve essere un sì, un’accettazione,
un lasciar fare, una riconciliazione con la vita. Vedete i
grandi santi, i grandi interpreti della perfezione cristiana:
sono tutti dei grandi pacifici, dei grandi riconciliati con la
vita. Hanno le loro prove, ma sono amici delle cose, amici
del genere umano, amici del dolore, amici universali,
gente che ha capito che il corso della volontà di Dio flui-

25
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 26

sce in questo senso e volentieri segue questo corso.


Questa è la traccia di Dio e io la seguo cantando.
E questo potrà avvenire nella considerazione delle
cose naturali: siamo dei grandi naturalisti e vogliamo
bene alla natura, anche se qualche volta ci tradisce e ci
può esser di scandalo, perché è una biografia del Signore,
e veneriamo le cose perché sono opera di Dio, scala verso
di lui. Mi sforzerò di lasciare che Dio agisca nell’anima
mia, di lasciare lo Spirito santo pregare dentro di me
«gemitibus inenarrabilibus» (Rm 8,26). La preghiera sarà
vera quando noi ascoltiamo Dio che parla e lo adoriamo
nel silenzio della mente e nell’effusione del cuore.
Il secondo fiat, che è indispensabile e che, se non è
casuale, condiziona la nostra salvezza, è un fiat di volontà,
è personale, di creazione, è mio. Deve essere un fiat che
parte dalla mia unica e sola, insostituibile volontà. Se
voglio esser perfetto devo fare a Dio questo regalo, di crea-
re un sì che dipenda unicamente, esclusivamente da me.
Desto così in me un desiderio di fedeltà vera, un atto
di amore con le mie forze, con la mia volontà, e di volontà
piena e totale. Devo tender l’arco delle mie potenze fin
che sono capace, e se sono capace di amare molto, devo
dire un sì forte, potente, esuberante, che passi agli altri,
che mi permetta di impegnare non solo la mia vita, ma la
vita altrui. Anche qui la vergine Maria è un modello: la
formula più bella di santità ce l’ha data lei quando ha
detto: «Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum
tuum» (Lc 1, 38).

L’uso della libertà

Il Signore ha voluto lasciarci liberi, staccarci quasi da


sé, perché tornassimo verso di lui. Attuare questo pensie-
ro significa rispondere al piano di vita voluto da Dio, e

26
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 27

quando noi riusciremo ad attuarlo, allora davvero segui-


remo il programma di perfezione cristiana con tutta gene-
rosità.
Se io devo fare la volontà di Dio, bisogna che io mi dia
una regola. La volontà di Dio è una legge, ordinatio ratio-
nis, l’ordine della ragione di Dio, della ragione suprema.
Bisogna che io mi uniformi a questa legge, a questa ordi-
natio rationis, e perciò bisogna che io cerchi di fissare, di
determinare, di uscire dal vago, per dare alle mie azioni
questo senso, questa forma, questo sigillo della volontà di
Dio. Più io entro nella legge, più le mie azioni acquistano
un senso, e diventano perfette. Quante volte ricorre nel
vangelo questo pensiero: «Si vis perfectus esse» (Mt
19,21). Il regno dei cieli è simile a un cercatore di perle,
che trovatane una, vende tutto per acquistarla (cf. Mt
13,45-46).
Occorre dunque avere l’arte di determinare le proprie
azioni. Quest’arte significa darsi una regola, tracciare un
piano, seguire un programma.
La prima determinazione necessaria per render buona
la vita e incamminarla verso la perfezione è la determina-
zione del tempo. Non posso far nessun programma se
non sono padrone del tempo, se non esprimo la mia
volontà nell’uso del tempo. Vero che il tempo è solo
nominalmente nostro, infatti quante cose ci obbligano a
sbocconcellarlo in occupazioni di cui faremmo volentieri
a meno! Però, ripeto, la prima maestria, il primo atto di
dominio su noi stessi è l’uso del tempo. Perciò il primo
programma pratico, il primo esame, è di vedere se uso
bene il tempo che il Signore mi dà.
Sto subendo l’interrogazione di Dio, e se non mi
affretto a rispondere bene, subito, «timeo Dominum tran-
seuntem», temo Dio che passa, temo che questo tempo,
che è la grazia di Dio presente, mi sfugga. Il tempo ha
significato di esame dinanzi a Dio, bisogna riempirlo di

27
l’amicizia con Dio.qxd 04/07/2007 15.48 Pagina 28

opere buone, non dissiparlo. Guai a me se la frivolezza, se


il lasciar vivere, il passatempo, la noia, il gioco fossero il
criterio delle mie azioni! Valutiamo il tempo con lo sguar-
do di un amministratore acuto e avaro!
Voglio fare questo esame da un punto di vista più pra-
tico e più personale. Bisogna che amministri bene la mia
giornata, e perciò occorre specialmente che le dia perni
ben fissi, voluti da me (quanti non sono voluti da me! i
pasti, il sonno... o meglio, voluti e non voluti!). Ci sono
tuttavia dei punti fissi, e sono quelli che si riferiscono alla
vita dello spirito, quelli dei nostri rapporti con Dio che
dobbiamo ben determinare e ben difendere; ci deve esse-
re un istante di preghiera, fisso, profondo, ben difeso,
pieno, in ogni giornata. È perduta quella giornata che sia
passata senza questo contatto dell’anima con Dio! Il pre-
cetto lega una volta la settimana, ma per chi vuole stare
con gli occhi aperti, per chi vuol condurre la vita con per-
fezione, la preghiera quotidiana fatta bene è indispensa-
bile. Ci deve essere una preoccupazione domenicale per
il giorno di Dio, e una preoccupazione annuale per amare
e seguire bene le feste nell’anno, e specialmente la
Pasqua. Questo obbligo mi deve trovare pienamente
rispondente, non trainato da un precetto, ma invitato dal-
l’amore.

28