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INTRODUZIONE

Schopenhauer definisce gli uomini come “animali metafisici”, poichè oltre


all'istinto, seguendo la ragione, si interrogano sul perchè della propria
esistenza. Entriamo in una questione molto delicata dalla cui risposta
dipendono aspetti fondamentali della vita come la morale e le relazioni
sociali, il ruolo dell'uomo nell'universo e l'essenza della religione, il nostro
essere in tutta la sua complessità.
Analizzerò questi problemi, che ben lontano dall'essere risolti in formule
matematiche o in libri sacri, dividono l'intera umanità da secoli, dato che
li ritengo non solo interessanti ma anche basilari per la mia vita extra
scolastica.

Al “perchè?” dell'esistenza, noi tutti non possediamo una risposta


ovvia, poiché siamo esseri “contingenti” e non “necessari”, esseri
mancanti delle cause prime della stessa esistenza.
L'essere “necessario” è solo quello che:
“necessariamente è e quindi non può non essere”; ed è anche ciò che
“necessariamente è quello che è, e quindi non può mutarsi”.
Concludiamo facilmente che tutti gli esseri che costituiscono l'universo
sono contingenti.

Da secoli il mondo si è diviso principalmente fra chi crede che l'uomo sia
contingente poiché creato da un Essere necessario, propriamente detto Dio,
e che faccia parte di un progetto finalistico, e chi crede che l'uomo debba
assumersi il peso della propria contingenza senza eluderla in artificiosi
concetti metafisici.

Analizzerò qui le principali tendenze filosofiche e il loro rapporto con la


fede, le basi della morale in quei movimenti che hanno segnato epoche,
senza trascurare le scoperte scientifiche che hanno messo in discussione il
ruolo centrale dell'essere umano nell'universo. Voglio soffermarmi
sull'azione umana in tutta la sua complessità, su come tutte le nostre
certezze possano essere messe in discussione, e i pilastri della nostra
morale cadere nel nulla.
KIERKEGAARD, EFFETTO DELLA “CONTINGENZA”

L'uomo che guarda solitario dentro di sé, avverte una terribile vertigine, un
senso di smarrimento, causato appunto dall'essenza contingente e non
necessaria del proprio essere.

La filosofia di Kierkegaard analizza questa situazione ponendo l'unica


realtà nel singolo individuo, che si concretizza nel mondo come possibilità.
La vita umana si identifica nell'insieme di possibilità che si offrono
all'uomo, il quale è costretto a scegliere. Anche astenersi per Kierkegaard
rappresenta una scelta.
L'uomo “non è quello che è” ma “è quello che sceglie di essere”.
Ma poiché l'uomo intuisce che nella scelta, ad ogni possibilità favorevole
si contrappongono non solo infinite possibilità sfavorevoli, ma anche la
possibilità del nulla, rimane al “punto zero”, in quella situazione di
incertezza, che generando angoscia e disperazione paralizza ogni
iniziativa.

L’uomo nella storia ha vinto il “punto zero” in maniere molto diverse; ad


esempio perché figlio di Dio, perché fiero della propria libertà, perché
impegnato in un ruolo civile e molte altre…
LA MORALE FUORI DI NOI

La figura di Dio come unico“essere necessario” permette all'uomo di


affermare che le proprie azioni non sono casuali, ma manifestazione
coerenti della volontà divina.
Gli antichi Greci erano fedeli ad Ares, Dio della guerra, così che alla
domanda “perchè fate la guerra ?” la risposta avrebbe avuto una solida
base su cui poggiarsi, e l'azione umana un fine trascendente che l'avrebbe
resa inattaccabile.
Ogni religione che possiede una morale, implica che l'uomo abbia un ruolo
centrale nell'universo, poiché l'essere metafisico, che è la base del Tutto,
non è distante da noi, anzi con Lui l'uomo ha instaurato un rapporto diretto
basato sull'amore e sulla fede. Quest’ultima, dipendendo da Dio stesso,
rende l’uomo ancora più dignitoso.

L’opera che evidenza maggiormente quale ruolo la religione, in questo


caso quella cristiana, assegna all’uomo è l’ ”Oratio de hominis dignitate”
di Pico della Mirandola.

“Stabilì finalmente l'ottimo artefice che a colui cui nulla poteva dare di proprio
fosse comune tutto ciò che singolarmente aveva assegnato agli altri. Perciò accolse
l'uomo come opera di natura indefinita e, postolo nel cuore del mondo, così gli
parlò: “non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio né
alcuna prerogativa tua, perchè(...) tutto secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio
ottenga e conservi. Tu te la determinerai senza essere costretto da nessuna barriera,
secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai.”
Analizzando il problema della morale, mi soffermerò sul messaggio che
Seneca, Manzoni e Dante ci hanno lasciato partendo dalla fede religiosa.
Le tre figure, seppur lontane nel tempo, sintetizzano le caratteristiche
basilari del rapporto uomo-Dio nella storia dell’uomo.

Seneca nel:

“De providentia” sostiene che l’universo è retto dalla provvidenza divina.


Egli, esponente dello stoicismo, ha basato le sue scelte morali sulla ricerca
di quelle virtù, fra cui “l’atarassia”, che rendono l’uomo superiore ai beni
terreni e ai suoi mali. L’autore nel testo risponde a Lucilio che i mali che
colpiscono i saggi, cioè gli uomini virtuosi, sono solo prove offerte da Dio,
atte a rafforzare l’animo umano.
“ Quaesisti a me , Lucili, quid ita,si providentia mundus ageretur, multas banis
viris mala acciderent.(…)Patrium deus aberet adversus bonos viros animum et
illos fortilliter amate et operibus inquit doloribus damnis axagitentur, ut verum
colligant ribur”
( Tu mi chiedi, Lucilio, perchè se Dio si prende cura del mondo, accadono ai buoni
tante disgrazie.(…)Dio ha cuore di padre verso gli uomini e li ama virilmente:
“Siamo sempre alle prese” dice “con lavori, dolori, privazioni, per acquistare la
vera forza”.

Seneca riduce i mali del mondo quasi a favori che Dio offre ai saggi,
ribadendo il ruolo privilegiato che la religione pone nell’uomo.
Anche il romanzo di Manzoni “I promessi sposi” giunge ad una
conclusione simile:

“Il bello era a sentirlo raccontare le sue avventure: e finiva sempre col dire le gran
cose che ci aveva imparate, per governarsi meglio in avvenire. “Ho imparato”,
diceva, “a non mettermi ne’ tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho
imparato a guardare con chi parlo: ho imparato a non alzare troppo il gomito(…)”.
Lucia però(…)a forza di sentir ripetere la stessa canzone, e di pensarci sopra, ogni
volta, “e io”, disse un giorno al suo moralista, “cosa volete che abbia imparato? Io
non sono andata a cercare guai: sono loro che sono venuti a cercare me.(…)Dopo
un lungo dibattere e cercare insieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso,
perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta
a tenerli lontani; e che quando vengono o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio
li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore.
Questa conclusione benché trovata da povera gente,c’è parsa più giusta, che
abbiam pensato di metterla qui,come il sugo di tutta la storia.”

La morale cristiana, in Manzoni, propone un atteggiamento di accettazione


speranzosa dei mali della vita, poiché essi colpiscono tutti
indifferentemente, sia i virtuosi, sia coloro che li vanno a cercare. Ma le
avversita’ non vengono per nuocere: esse hanno il solo fine di rafforzare le
virtù cristiane permettendo all’uomo di accedere al regno dei cieli. E’
dunque solo attraverso la fede, che possiamo addolcire le sofferenze
inserendole nel progetto divino della “provvida sventura”.
Nella vicenda dantesca dell’Ulisse, si esprimono le possibilità conoscitive
dell’uomo in rapporto a Dio.

“fatti non foste a viver come bruti,


ma per seguir virtute e canoscenza".

In questi versi è Ulisse che, parlando come un uomo moderno, si rivela


insofferente ai dogmi e alle verità svelate, essendo affamato di conoscenza,
di avventure, di spingersi oltre ogni barriera. Egli, ideatore del “cavallo di
Troia”, rappresenta nel miglior modo l’astuzia umana.
Dante giudica peccaminosa la volontà della ragione di andare oltre le
“colonne d’Ercole”, cioè di comprendere razionalmente il Tutto, poiché
esso è un campo su cui solo la Fede può pronunciarsi.

Dopo aver analizzato tre rappresentativi esempi di morali metafisiche,


fuori di noi, a cui corrisponde un ruolo centrale dell’uomo nel creato,
analizzerò alcune morali dentro di noi, che si accompagnano alla perdita
della centralità umana.
FEUERBACH, L’ATEISMO

Nello sviluppo del pensiero moderno è presente la figura di Feuerbach, che


fondando l’ateismo filosofico (sinistra hegeliana), ha segnato una tappa
fondamentale nella storia.
Nella sua opera principale “L’essenza del cristianesimo” egli ha mostrato
come qualsivoglia teologia sia un’antropologia capovolta.
“Nostro compito è appunto quello di mostrare che la teologia non è che un’
esoterica patologia, antropologia e psicologia, nascosta a se stessa e che perciò
l’antropologia reale, la psicologia reale hanno molto più titolo al nome di teologia,
giacchè questa non è altro che una psicologia e antropologia immaginaria”.

L’essenza di Dio ha origine all’interno dell’uomo, nella sua coscienza, che


essendo indiretta, si aliena in un essere metafisico estraneo.
“La religione è la prima e, per giunta, indiretta conoscenza che l’uomo ha di sé.
Perciò la religione precede dappertutto la filosofia sia nella storia sia nell’umanità,
sia anche nella storia dell’individuo. L’uomo traspone anzitutto la sua essenza
fuori di sé, prima di trovarla in sé”.

Feuerbach crede che Dio ami perché l’uomo ama, che Dio sia buono e
comprensivo perché l’uomo le ritiene qualità fondamentali per una
persona.
“Dio come Dio è l’essenza obiettiva della ragione o dell’intelletto, Dio come uomo,
come oggetto della religione, è l’essenza obiettiva del cuore o dell’animo”
L’alienazione in Dio ha tre cause principali: la coscienza che l’uomo ha
della specie; il suo egoismo atto a superare il contrasto fra potere e volere;
ed infine il suo sentimento di dipendenza con la natura.

Feuerbach, risolvendo l’infinito nel finito (Dio nell’uomo), ha messo a


repentaglio la solidità di quelle morali che si basavano sulla fede.
La carità cristiana è una virtù che non ha più alle spalle una dottrina
metafisica, ma è una scelta umana che si scontra alla pari con qualsiasi
altra scelta.
LA MORALE DENTRO DI NOI

Parallelamente all’ateismo, la morale metafisica è stata messa in


discussione dalle scoperte scientifiche che hanno tolto all’uomo il ruolo
centrale e dignitoso assegnatogli da Pico della Mirandola.
Gli sviluppi della scienza a riguardo costituiscono le tre “rivoluzioni”,
copernicana, darwiniana e freudiana.

Durante la rivoluzione scientifica (1543-1687), attraverso l'utilizzo di uno


strumento d'avanguardia come il telescopio, Galileo Galilei confermò
quanto Copernico aveva affermato circa il moto della terra, dando validità
scientifica a quella teoria che veniva considerata assurdità. La rivoluzione
Copernicana fece interrogare l'uomo a proposito della propria posizione
nel cosmo, dato che dal centro del creato egli si era trovato su di un pianeta
che gira inspiegabilmente su di sé e attorno al sole.

Se Copernico aveva tolto l'uomo dal centro del mondo cosmico, Darwin lo
tolse anche dal centro del mondo terreno affermando ne “L'origine
dell'uomo” del 1871 che:
“l'uomo porta ancora impresso nella sua struttura fisica il marchio indelebile della
sua umile origine”.
L’umile origine dell’uomo era spiegata da Darwin con la teoria dalla
selezione naturale esposta ne “L’origine delle specie”del 1859.
Gli esseri viventi si sono sviluppati tutti a partire da poche forme di
primati. L’azione di alcuni errori casuali presenti nella trasmissione dei
caratteri (oggi detta “deriva genetica”) di generazione in generazione, uniti
alle variazioni casuali del clima, hanno favorito la diversificazione delle
specie ed il loro dominio sulla terra.

Dopo tali scoperte il nostro posto nell'infinità dello spazio appare molto
lontano da quello di cui avevano coscienza gli antichi Greci, e fu
inevitabile per l'uomo interrogarsi sull'effettiva validità della morale
religiosa, che non era più rivolta all'uomo figlio di Dio, ma all'uomo che
tale divenne per selezione naturale. (questa affermazione dà voce a coloro che
non hanno trovato nella deriva genetica l’azione di Dio)

Nel 1899 Freud pubblico “L’interpretazione dei sogni”, in cui era svelata
una delle scoperte scientifiche più sorprendenti della storia. Egli capì come
le nostre azioni non siano solo il frutto della ragione cosciente, quella che
ogni giorno, chi più chi meno, domina, ma anche l’elaborazione inconscia
di miliardi di dati.
La ragione è solo la punta di un ice-berg, la parte nascosta e’ inconscio,
una forza oscura che pare agisca senza regole all’interno del corpo,
dominando le nostre scelte.
In questo modo anche il rapporto fra l’uomo e la sua interiorità era stato
definitivamente trasformato.
Continuando la mia analisi della morale, dopo aver illustrato come sia
cambiata negli anni la coscienza delle persone a causa delle “Rivoluzioni”
e della filosofia di Feuerbach, parlerò di coloro che hanno trovato dentro
di sé, rifiutando ogni dogma, le motivazioni per agire nella società.
( Non voglio sostenere che l’ateismo di queste personalità sia nato in concomitanza
con i progressi scientifici, ma solo che la scienza ha contribuito a modificare
l’atteggiamento culturale europeo in generale, di cui l’ateismo ne è una singola
manifestazione.)

La figura di Nietzsche,

che tanto affascina la gioventù per la sua carica innovativa, rappresenta


una delle massime esponenti della morale atea.
Il super-uomo di Nietzsche, che nasce con la morte di Dio (gott ist tott! ),
abbraccia la visione nichilistica della realtà.
Il nichilismo per Nietzsche è: “manca il fine; manca la risposta al “perché?” e i
valori supremi si svalorizzano” , e lo porta ad affermare in “Al di là del bene e
del male” del 1886 che: Non esiste un MONDO VERO (…) non essendo
(ontologicamente) dato, deve essere (umanamente) inventato: DARE UN SENSO
questo compito resta assolutamente da assolvere, posto che nessun senso vi sia
già!”.
Da questa situazione, il super-uomo, affermandosi come volontà di potenza
(l’intima essenza dell’essere), supera il nichilismo ponendosi come il
creatore dei valori.
Il bene da raggiungere per Nietzsche è espresso nell'anticristo:
Che cosa è il bene?- Tutto ciò che aumenta nell'uomo il senso di potenza, la volontà
di potenza, la potenza stessa.
Che cosa è il male?- Tutto ciò che procede alla debolezza
Che cosa è la felicità?- Avvertire che la potenza aumenta- che si9 vince una
resistenza.
Egli si assume tutta la responsabilità di seguire la propria morale la quale
dà voce allo spirito dionisiaco che è in lui e, “una morale siffatta è auto
glorificazione”.
Anche il punto di partenza di Foscolo

è il nichilismo, inteso come il “nulla eterno” che attende l’uomo dopo la


morte, simbolo del materialismo settecentesco. L’animo del poeta, dopo le
delusioni politiche per le campagne napoleoniche (trattato di
Campoformio), è stato rivolto alla ricerca di ideali che dessero all’uomo la
possibilità di agire, di vincere la nuova sconfortante realtà politica, e di
superare la prospettiva nullificatrice del nichilismo.
La sua stessa produzione poetica può essere intesa come il susseguirsi di
varie fasi che giungono al carme dei “Sepolcri”, in cui il Foscolo assegna
alla poesia il compito di eternizzare l’azione umana. I versi di Omero
appaiono l’unica possibilità per vincere il “reo tempo”:
“(…).Il sacro vate,
placando quelle afflitte alme col canto,
i prenci argivi eternerà per quante
abbraccia terre il gran padre Ocèano.
e tu onori di pianti, Ettore, avrai
ave fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finchè il Sole
risplenderà sulle sciagure umane.”
Foscolo attraverso la poesia ha raggiunto l’illusione di essere immortale,
dato che anche le sue gesta potranno sopravvivere nelle coscienze dei
posteri dopo la sua morte. L’azione umana si concretizza nel valore civile,
e la poesia ha il compito di trasmettere il messaggio sia dei vinti che dei
vincitori.
Lo sviluppo della società borghese ha determinato anche l’avanzata del
proletariato. Unitosi nei partiti socialisti e comunisti d’Europa, esso ha
dato vita alle tre Internazionali, in cui il forte spirito di iniziativa era basato
principalmente sulla morale laica di Marx.

Egli escluse ogni essenza metafisica dalla realtà credendo che il divenire
fosse regolato da una legge immanente chiamata “dialettica”. Essa era
causata dalla dinamicità interna dalla materia.
Il messaggio di Marx è diretto alle masse operaie. Attraverso la rivoluzione
proletaria, egli auspica la realizzazione della società comunista, priva di
classi sociali, quindi di disuguaglianze economiche.
La forza del suo messaggio è presente nella fine del “Manifesto del partito
comunista” del 1848, che termina con: “Proletari di tutti i paesi, unitevi!”.

L’impegno morale che Picasso


assume nel famoso quadro “Guernica”, riprende direttamente l’unico
punto di unione dei vari movimenti socialisti unitisi nella seconda
Internazionale(1889-1914): Guerra alla guerra!
Picasso, durante i massacri della guerra civile spagnola(1936-1939), dirà:
“davanti ad un conflitto che mette in giochi i più alti valori dell’umanità, gli artisti
non possono e non devono rimanere indifferenti”.
Guernica mostra l’impegno sociale che Picasso, non professando alcuna
fede, assume nei confronti della civiltà.
Anche la filosofia di Sartre,

muove dall’ateismo, egli nell’“L’esistenzialismo è un umanismo” del


1946 scrive:
“Dostoevskij ha scritto:“se Dio non esiste allora tutto è permesso”. Ecco(…) se Dio
non esiste, non troviamo davanti a noi dei valori o degli ordini che possano
legittimare la nostra condotta. Così non abbiamo né dietro di noi né davanti a noi,
nel luminoso regno dei valori, giustificazioni o scuse. Siamo soli senza scuse.
Situazione che mi pare di poter caratterizzare dicendo che l’uomo è condannato ad
essere libero. Condannato perché non si è creato da solo, e ciò non di meno libero
perchè , una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto quanto fa.”
L’autore si sofferma anche sul tipo di responsabilità che l’uomo deve
assumersi: “Quando diciamo che l’uomo si sceglie, intendiamo che ciascuno di
noi si sceglie, ma, con questo, vogliamo dire anche che ciascuno di noi,
scegliendosi, sceglie per tutti gli uomini(…) così la nostra responsabilità è molto
più grande di quello che potremmo supporre.”
L’esistenzialismo ateo, di cui Sartre è autorevole esponente, è una filosofia
in cui l’azione umana ricade interamente sull’uomo. Quest’invito alla
responsabilità è frutto di quell’atteggiamento culturale, che dopo la
seconda guerra mondiale, a causa delle sue atrocità (Auschwitz-
Hiroschima), si sviluppa nell’intera Europa.
RIFLESSIONE

Ho mostrato come l'uomo abbia trovato una morale sia dentro, sia fuori di
lui. Ciò spinge a riflettere sulla loro effettiva validità, poiché esse vengono
a scontrarsi in più punti.
Cosa certa è che l'uomo si trovi nel mondo in maniera costitutiva, in
quanto egli può interagire direttamente con la natura. Personalmente sono
vicino all'Idealismo fichtiano, secondo cui in “principio era l'azione”, e
qualsivoglia morale non è che una personale oggettivazione del Principio.

BIBLIOGRAFIA:
Introduzione: frase del manuale scolastico
Kierkegaard: frase del manuale scolastico
Pico dalla Mirandola: Oratio de hominis dignitate
Seneca: De providentia
Manzoni: I promessi sposi (capitolo XXXVIII)
Dante: Divina commedia (inferno-ottava bolgia- canto XVI v.119\120)
Feuerbach: L'essenza del cristianesimo (capitoli II--X--XVII )
Darwin: L'origine delle specie
Nitzsche: Al di là del bene e del male
Nitzsche: L'anticristo
Foscolo: I sepolcri
Marx: Manifesto del partito comunista
Picasso: frase del manuale scolastico
Sartre: L'esistenzialismo è un umanismo