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Fondamenti teorici di psicologia sociale

di Antonella Bastone
Riassunto del libro che traccia le linee di sviluppo della psicologia sociale,
scienza giovane e in continua evoluzione. Le teorie, i modelli, gli autori di
riferimento vengono descritti nei loro capisaldi, ai fini di ricostruire gli apporti di
questa disciplina nel panorama delle scienze psicologiche. Delineato anche il
contributo del cognitivismo.

Università: Università degli Studi di Torino


Facoltà: Scienze della Formazione
Esame: Psicologia sociale
Docente: Rossati
Titolo del libro: Fondamenti teorici di psicologia sociale
Autore del libro: P. Amerio
Editore: Il mulino
Anno pubblicazione: 1995
Antonella Bastone Sezione Appunti

1. Riscoprire la psicologia sociale


Interesse crescente per il versante sociale della psicologia (problema dell’articolazione tra psichico/sociale),
mondo privato/pubblico); oggi le rivendicazioni d’identità e storia personale sono costantemente confrontate
con congiunzioni ed emozioni che ci giungono mediate dal contesto sociale: è difficile pensare di affrontare
problematiche personali senza tener conto dell’universo collettivo.
Il sociale come:
- elemento eziopatogenetico
- risorsa terapeutica

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2. Riconoscere la specificità dei processi psicologici e della


situazione in cui agiscono, rintracciare le reciproche relazioni
Perché riscoprire, che cosa riscoprire?
La psicologia sociale ha bisogno di essere riscoperta se la si considera come uno dei possibili strumenti di
rilevazione di quella complessa realtà in cui il versante individuale e soggettivo dei problemi si articola con
la dimensione sociale (una realtà in cui gli eventi personali rimandano a processi sociali in cui sono inseriti).

Psicologia sociale come una specifica via d’approccio all’articolazione processi psicologici/sociali, mondo
privato/pubblico, agire del singolo /della società.
Non deve essere considerata solo come area disciplinare in cui si svolgono le ricerche, si conducono
riflessioni, si elaborano modelli ma come strumento concettuale specifico.
Nasce come conseguenza di quegli eventi che hanno evidenziato l’interagire delle strutture sociali con
l’interagire degli uomini: per es. rivoluzione francese e americana portano ad una concezione diversa della
persona e della società (vuol dire esprimersi, avere un’identità, dignità, creatività, partecipazione).

Più eventi come:


- subculture provocate dall’emigrazione campagne/città
- aree di devianza sociale
- fenomeni come colera, tubercolosi, malattie che rendono meno funzionale la secolare distinzione
paziente ricco – povero
- organizzazione delle grandi periferie urbane
- organizzazioni lavoratori

Nascita di punti di vista che iniziano a tener conto in modo concomitante dei 2 fattori (ribaltamento
dell’individuale sul sociale e viceversa); è da qui che nasce la psicologia sociale soprattutto in USA, cresce
rapidamente ma non in modo uniforme. Analizzare i filoni centrali che possono contribuire a fare della
psicologia sociale uno strumento di rivelazione della realtà.

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3. Psicologia sociale: fatti e teorie. Oggetti e idee


Gli oggetti della psicologia sociale: comprende gli aspetti sociali della percezione e processi cognitivi, i
fenomeni relativi alle relazioni interpersonali, i fenomeni collegati alla dinamica dei piccoli gruppi a livello
di comunicazione, scambio, cooperazione. Recentemente altre 2 aree di analisi particolare: processi di
azione più linguaggio (processi di comunicazione). È una disciplina che può essere affrontata da più punti di
vista.
Spesso è stata definita come disciplina che ha per oggetto la relazione interpersonale: e sì, un tema specifico
importante, ma rischio di comportare una chiusura scientifica di fondo (riduzionismo oggettivistico).
Es. di Allport: insiste sul fatto che l’unico modo di studiare psicologicamente il gruppo consiste nello
studiare i singoli individui del gruppo stesso perché le azioni dell’insieme degli individui non sono niente di
più che la somma delle azioni di ognuno preso separatamente (ignora il concetto d’interazione). per lui solo
l’individuo è reale mentre il gruppo è solo una relazione tra cose, un’astrazione, su di esso non si può fare
scienza perché non è reale.
Il pensiero scientifico moderno ha totalmente superato questa concezione a partire dalle scienze fisiche: per
es. campo magnetico non si studiano particelle ma lo spazio in cui esistono.
Lewin: il gruppo non è l’insieme degli individui concetti, ma l’insieme organizzato delle relazioni tra gli
individui stessi (la reazione non è meno reale degli individui).

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4. Realtà sociale e soggetti umani


Analizzare i modi con cui la realtà si mostra e si relaziona con i soggetti umani, diviene essenziale il
rapporto cose e soggetto e i modi in cui il soggetto si appropria della realtà sociale attraverso i processi di
rappresentazione, valutazione, inferenza e tutti i modi con cui si inserisce il dato reale esterno nell’ambito
dei significati oggettivi.
Rischio di riduzionismo soggettivistico: partendo dall’idea di valorizzare il ruolo attivo del soggetto nella
definizione della situazione in cui agisce, rende inconsistente il contesto sociale (il mondo delle risorse,
capacità, condizioni materiali e relazioni di potere in cui l’uomo è collocato). Psicologia sociale fondata
esclusivamente su un mondo soggettivizzato, costituito unicamente dalle rappresentazioni e valutazione che
i soggetti danno sulle cose, eventi, situazioni.

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5. Lineamenti della nostra analisi di psicologia sociale


Periodo XIX/XX sec: è denso di eventi sia per le vicende sociali e politiche che nella storia del pensiero.
Grandi avvenimenti che cambiano la scena del mondo, i modi di pensare, rapporti tra persone, pensiero
scientifico e filosofico; da qui nasce la psicologia sociale.
USA: clima culturale, politico, scientifico e filosofico che favorisce la nascita più i 2 orientamenti del
pensiero psicologico che ne influenzano teoria e ricerca empirica (behaviorismo – cognitivismo).
Incontro con 3 gestaltisti europei: Kurt Lewin, Salomon Asch, Fritz Heider che portano una cultura diversa.
Lewin non trova specifici continuatori mentre la teoria di Heider dà luogo alla teoria dell’attribuzione più
teoria della dissonanza cognitiva elaborata da Festinger.
Cognitivismo: in USA è configurato come psicologia incentrata sul trattamento delle informazioni da parte
della mente umana (sistema di strutture, meccanismi e processi che analizzano ciò che perviene
all’individuo).
In Europa: l’ottica cognitiva assume altre forme; eventi come immigrazioni, cambiamenti cultura/ costumi,
crescita centri urbani; il problema centrale è il ruolo che il sociale esercita sui processi cognitivi. Il ruolo
delle idee è visto a livello di rappresentazioni sociali (Durkheim).
Concetto di azione più linguaggio (analisi del discorso e studi sulla conversazione non solo come strumento
di comunicazione sociale ma anche prerogativa sociocognitiva dell’essere umano).

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6. Individuo e società nel pensiero moderno e contemporaneo


2 problemi essenziali:
o conoscenza: come l’uomo conosce e si conosce; tentativo di applicare concetti, principi e metodi derivanti
dall’analisi del mondo fisico allo studio della mente, ma anche posizioni dirette a sottolineare il carattere
unico e non analizzabile naturalisticamente delle mente umana
o società organizzata: condizione indispensabile per permettere al pensiero il suo lavoro e il suo sviluppo

In questo quadro psicologia e sociologia prendono il loro assetto scientifico e si consolidano come discipline
autonome non solo da filosofia da cui sono nate ma anche da confronti reciproci:
studio dell’individuo dal punto di vista dell’attività cognitiva, vita emozionale e condotte / studio delle
società dal punto di vista delle strutture e processi che contribuiscono a mantenerla o cambiarla.
Divisione dei campi che rende problematico il costituirsi di una psicologia sociale.

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7. Il contesto sociale e culturale in cui si sviluppa la psicologia


sociale
Il mondo europeo della seconda metà 800: denso di cambiamenti, fermenti, contraddizioni sul piano
economico, politico, istituzionale e sociale.
- sviluppo industria: impone nuovi modelli di vita e di relazione tra persone e classi sociali, costituisce
ricchezze e genera nuove povertà; accanto alla borghesia: formazione classe operaia di grandi dimensioni
(nascita di una nuova povertà che a differenza di quella delle campagne è spinta all’emancipazione
individuale e sociale grazie ai movimenti socialisti), presenza delle folle non solo nei momenti di protesta
ma anche di festa
- rottura del principio di autorità (autorità del principe deriva da dio), con la rivoluzione francese, si
consolidano associazioni e partiti; il gruppo come luogo di interazione liberamente scelto, di partecipazione
attiva, elementi di mediazione istituzioni/relazioni personali
- individualismo: contemporaneamente si consolida e assume dimensioni più critiche, individualismo
inteso in senso liberale: Constant (libertà in tutto, religione, filosofia, letteratura, industria, politica); da un
lato critica dal filone antindividualista reazionario che vagheggia il ritorno ad un ordine autoritario (dx
europea che sfocerà nel fascismo); critica della sinistra (diritto della proprietà come diritto di godere dei
propri beni e dispone senza preoccuparsi degli altri); individualismo come elemento di fondamentale tutela
della libertà e dignità di ogni uomo.

Durkheim: “l’individualismo è il nostro solo fine collettivo, non ci disperde ma ci collega, non è egoismo,
ma simpatia dell’uomo per l’uomo”.

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8. Scienze della natura. Scienze dell’uomo e della società


L’ottica positivista domina il campo impregnando anche psicologia e sociologia in formazione; il pensiero
positivista conferisce alla scienza un ruolo essenziale nella spiegazione del mondo e dell’uomo attraverso
l’osservazione e sperimentazione; in particolare la scienza sovrana: fisica è lo strumento essenziale per il
progredire dell’umanità.
Compte: la fisica sociale o sociologia basata sul modello concettuale e metodologie delle scienze fisiche.
Fechner: la psicofisica per misurare l’evento psichico secondo i canoni delle leggi fisiche (psicologia
fondata su metodo quantitativo). Nonostante Wundt (strutturalismo) che libera la psicologia dai riduzionismi
psicofisici, e Durkheim che sgancia la sociologia dai tentativi di fisica sociale: sottolineano la differenza tra
scienze della natura e dell’uomo; però il concetto di scienza su cui si basano conserva l’ottica newtoniana
(fare esperimenti e osservazioni) più trarre conclusioni per mezzo dell’induzione più universo stabile e
immutabile regolato da leggi esprimibili matematicamente.
Ottica del meccanicismo che influenza anche le scienze umane, gli eventi sono analizzati attraverso la
scomposizione negli elementi costituenti (riduttive per scienze umane).
Periodo di svolta nelle scienze naturali: Faraday e Maxwell, lo spazio non è più un contenitore vuoto di
corpi alle cui caratteristiche sono affidate le cause degli eventi, ma un luogo attivo che contiene in sé la
spiegazione degli eventi stessi. Con la fisica dei campi: non sono importanti le caratteristiche dei singoli
elementi presenti nel campo ma le caratteristiche del campo in sé.
Fisica di Plance e Einstein: l’analisi di un universo che non entra nella nostra percezione diretta.
Filosofia di Kant: le nostre percezioni non riproducono le cose, ma sono un rifacimento che dipende dalla
vita e centri nervosi.
Altri studiosi approfondiscono la critica del positivismo.
Dilthey distingue le scienze dello spirito: i fenomeni psicologici e sociali hanno solo una dimensione esterna
ma anche un vissuto (dati vissuti dal nostro senso interno), una specifica scienza che non può essere
naturale; gli oggetti delle scienze dell’uomo sono storici, connessi alle vicende storiche in cui si situano
naturalismo/storicismo). Necessità per Dilthey di una psicologia analitica e descrittiva capace di cogliere la
singolarità e comprensione.

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9. Una psicologia individualistica


Le fondazioni della psicologia scientifica
• Compte: non c’è posto per la psicologia nel suo sistema di scienze (lo studio dell’uomo è affidato a
sociologia e biologia)
• anche Helmholtz non lontano dallo spirito positivista: considerare tutti i fenomeni come soggetti a leggi
naturali invariabili
• Condillac: già nel 700 “analizzare un corpo significa scomporlo per osservarne separatamente la qualità e
rcomporlo per cogliere il complesso delle qualità riunite”
• Wundt: principio di scomporre in unità minimali di conoscenza ai fatti di coscienza e collegarli secondo i
principi dell’associazione impliciti nella tradizione empirista;

riduzionismo: identificazione dei fenomeni psicologici con quelli fisiologici


• Stuart Mill: “ gli esseri umnai in società non hanno altre proprietà di quelle derivate dalle leggi della
natura dell’uomo singolo”, società come somma di individui
• La psicologia postwundtiana non mette in dubbio l’assunto principale secondo cui la psicologia è scienza
dell’esperienza diretta, non mediata dal mondo. 3 limiti di Wundt: elementismo /frantumazione atto
psichico), irrilevante presenza del soggetto, soggetto a nudo di fronte al mondo, in relazione diretta con esso
(l’esperienza che l’uomo fa del mondo non può mai essere totalmente diretta, è sempre mediata da
strumenti, tecnologie, saperi altrui, linguaggio)

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10. L’intenzionalità e l’atteggiamento fenomenologico


Psicologia dell’atto di Brentano: per la psicologia non sono rilevanti i contenuti di coscienza (sensazioni,
percezioni, immagini) ma gli atti intenzionali (il sentire, percepire…). Intenzionalità = il rapportarsi del
soggetto all’oggetto, l’oggetto ha caratteristiche proprie, ma diventa esistente solo quando diventa oggetto di
un atto, da essa prende le mosse la Gestalt e la fenomenologia di Husserl.
Contro la psicologia di Brentano, Frege: “il concetto è qualcosa di oggettivo che non è costruito per opera
nostra: il n. 3 resta tale indipendente da ogni intervento soggettivo”.

Fenomenologia: intuizione che nasce dall’esperienza vissuta che la coscienza fa degli oggetti (un’intuizione
non empirica o psicologica ma categoriale che a partire dall’oggetto ne coglie l’essenza. Fenomenologia
come scienza dell’essenza e idee (coscienza come vissuto soggettivo).
Gestalt:non si centra sulle essenze, ma sui dati fattuali della nostra conoscenza del mondo (Kolher, Koffka,
Wertheimer); analisi del mondo nella sua immediatezza e globalità senza postulare mediazioni,
scomposizioni, ricostruzioni. Il dato primario della conoscenza non sono sensazioni elementari, ma un
mondo già organizzato e strutturato. L’indagine psicologica è diretta a rintracciare le leggi di questa
strutturazione che regolano il nostro contatto col mondo. L’analisi strutturale parte dell’insieme e non dalle
parti perché è il tutto che dà significato alle parti; quest’analisi dinamica è stata condotta dalla Gestalt
usando il costrutto di CAMPO (derivato da fisica: esso ha proprietà che dipendono no dalle proprietà delle
particelle singole, ma dai loro rapporti, equilibrio).

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11. L’altra scena dello psichico e del sociale: psicoanalisi


• Psicologia ufficiale: coscienza come luogo privilegiato più la normalità è condizione fondamentale della
mente e della vita psichica
• Psicoanalisi: inconscio più malattia come terreno privilegiato

Inconscio: è costituito da rappresentazioni pulsionali che aspirano a scaricare il proprio investimento


(desideri), dipende unicamente dal principio di piacere. La disillusione rompe questo stato di
autorappresentazione e insatura il rapporto con il mondo (principio di realtà): l’essere umano entra così nel
sociale in modo problematico (processi di rimozione e fantasie che si oppongono ai valori e ideali della
vita).
Il sociale è inteso come insieme delle norme che fondano l’identità della cultura umana.
“Totem e tabù”: orda primitiva retta da un capo con poteri assoluti su tutti in modo uguale, ucciso e divorato
il padre da parte dei fratelli, nel divorarlo compiono l’identificazione col padre, inizio delle organizzazioni
sociali, restrizioni morali e religiose, nascita del tabù dell’omicidio, religione e incesto.
“Psicologia delle masse e analisi dell’io”: all’interno di una massa il singolo subisce una modificazione
spesso profonda della propria attività psichica, la sua affettività è straordinariamente esaltata ed è equiparato
agli altri individui appartenenti alla massa;fenomeno di contagio sociale in cui il soggetto cede molto di sé
agli altri, soprattutto al capo-guida. Nella massa nascono omogeneità e sentimenti di uguaglianza, imitazione
del narcisismo e naturale aggressività verso l’altro, si crea un legame lipidico con gli altri a causa di pulsioni
amorose deviate rispetto alle loro mete originarie (sublimazione e identificazione).
Il capo tiene unita la massa.
All’origine c’è sempre il mondo della pulsione e del conflitto: la socialità è una derivazione del conflitto
interiore.

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12. Il primato scientifico e morale del sociale: Durkheim


Il sociale: è una dimensione che trascende lo psichico (il fatto sociale manifesta il suo primato sul fatto
psichico: può essere analizzato solo in base ad altri fatti sociali senza bisogno di alcun risultato al fatto
psicologico, si spiega solo in base a fattori sociologici).
Il sociale si impone sull’individuo determinando comportamenti e idee, alcune si generalizzano e diventano
rappresentazioni collettive (religioni).
La società è tenuta insieme dalla solidarietà che affonda nella coscienza collettiva (come un collante sociale,
condizione base della vita associativa umana: può subire momenti di rottura, sconvolgimenti ma persiste
perché posta aldilà delle vicende individuali). Può essere meccanica (tipico delle società primitive con
lavoro indifferenziato) e organica (società moderne in cui la divisione del lavoro crea relazioni funzionali e
differenziate).
Il fatto sociale è qualsiasi modo di fare stabilito o no, suscettibile di esercitare sull’individuo una costruzione
esterna in quanto ha una sua propria esistenza indipendente dalle manifestazioni individuali (netta
autonomia del sociale rispetto allo psichico).
Analisi del suicidio: analizzato secondo categorie sociali al di fuori di ogni connotazione soggettiva:
- altruistico: legato a situazioni di elevata condivisione e coesione di principi collettivi
- egoistico: tempi in cui prevalgono valori individualistici ed è più debole il senso di tradizione collettiva
- anomico: momenti in cui si indeboliscono norme, valori, idee condivise

Analisi del gruppo: pensa, sente e agisce in modo totalmente diverso da quello in cui si comporterebbero i
suoi membri se isolati.

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13. Società del conflitto, soggetto dell’azione: Weber


Ottica molto diversa da Durkheim.
Per Weber la società è un concreto luogo di associazioni, scambi, conflitti plasmato dalle idee e dalle azioni
dei soggetti individuali e collettivi: l’incontro/scontro di credenze e interessi è il vero determinante del
possibile ordine esistente (non c’è un’ipotetica solidarietà o coscienza collettiva).
Siamo nel primo ventennio de XX sec: scontri sociali, guerre, crisi, si è perduta l’illusione di ogni forma di
solidarietà profonda.
Le idee: non sono entità idealisticamente intese, ma espressioni del concreto posizionarsi dei soggetti
individuali e collettivi che agiscono sulla scena sociale.
L’azione: non è espressione della struttura sociale, ma di concreti soggetti umani, non solo deve essere
spiegata secondo io metodo delle scienze naturali, ma compresa a livello delle intenzioni che la muovono e
delle relazioni mezzi/fini che la sostengono per coglierne il senso che i soggetti le attribuiscono.
La differenza con Durkheim: fatto sociale come modo di agire, pensare eterno all’individuo e dotato di
potere coercitivo.

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14. Individuo e società nella pratica sociale


Il mondo del conflitto (scontro degli interessi e azione concreta degli individui, gruppi, classi): relazione
psichico/sociale in cui si esprimono le trasformazioni della società, emancipazione classe operaia e ceti più
poveri.
1° esponente è Babeuf (anima sociale della rivoluzione francese), Saint-Simon.

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15. Persona e comunità nell’utopia fourierista. Fourier


La base della società: motivazioni individuali a viver ela vita ina armonia co i propri bisogni e con la vita
degli altri (l’uomo appartiene a un disegno di armonia universale: non deve reprimere le sue passioni, ma
esprimerle in modo opportuno). La repressione è mantenuta da classi dominanti e religione: ma
organizzando bene le proprie passioni si possono creare delel comunità capaci di vita armoniosa senza
conflitti o repressioni; divisione armoniosa dei compiti, cibo comune, uguaglianza sessi.
Senso del gruppo come organismo che garantisce pienezza di vita individuale e sociale, senso di
autosperimentazione delle regole di vita comune, senso di partecipazione, lavoro come piacere perchè
espressione diretta delle passioni individuali; tematica della liberazione nel lavoro e vita comune.
Profonde critiche alle classi dominanti politiche e religiose, differenze sessuali, educazione repressiva dei
bambini, lavoro disumanizzato: però accusato di ingenuità pechè manca la dimensione storico-politica
(utopia).

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16. Le idee nelle condizioni materiali di produzione. Marx


I rapporti di produzione sono al centro della concezione materialistica della storia. Gli uomini iniziano a
distinguersi dagli animali quando producono i loro mezzi di sussistenza e indirettamente la loro stessa vita
materiale; i modi di associazione (relazioni sociali) si connettono ai modi di produzione (la storia
dell’umanità deve essere studiata in relazione alla storia dell’individuo e dello scambio). Anche il mondo
delle rappresentazioni del pensiero e della coscienza (sovrastruttura: produzioni culturali) è un’emanazione
diretta dell’attività materiale e struttura economica: produzione idee, rappresentazioni, coscienza, scambi
spirituali sono emanazioni del comportamento materiale).
Non è la coscienza che determina la vita ma viceversa.
Il lavoro è il luogo fondamentale in cui l’attività cognitiva diventa dominio pratico e sociale.
Le idee sono intimamente connesse alla struttura materiale in cui nascono e ai rapporti di potere che si
generano: la classe sociale che detiene il potere economico diviene la potenza dominante sia sul piano
materiale che spirituale.
Gramsci: si allontana dalla concezione meccanicistica e deterministica del sociale introducendo il concetto
di responsabilità individuale che permette il cambiamento sociale (senò mondo e storia sarebbero immobili).

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17. La psicologia delle folle: Le Bon


Insieme di autori che studiano fenomeni collettivi. Clima culturale: le folle hanno invaso le piazze, soggetti
collettivi organizzati nei movimenti sindacali e politici che cercano nel sociale non tanto le ragioni di un
ordine diverso ma la possibilità di un miglioramento di vita e liberazione.
Tratti essenziali:
- teoria dell’uomo: guidato da modelli e non tanto dal ragionamento
- meccanismi fondamentali che regolano il rapporto soggetto/modello sono imitazione e suggestione
- analisi condotta individuale e sociale è fatta in base a moventi e non tanto ai fini (il movente s’impone al
fine).
A differenza di Durkheim e Wundt vi è alla base un essere umano fondamentalmente razionale capace
d’impostare l’agire in coerenza dei fini.
Le Bon: mette in discussione l’uguaglianza tra uomini; tutti gli esseri umani devono stare al loro poato
perché in ognuno c’è un fondo di passioni che se non è frenato si scatena; soprattutto quando sono insieme,
le passioni prevalgono e travolgono l’ordine sociale.

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18. La società come imitazione. Espinas e Tarde


Idea che la società sia essenzialmente determinata da un meccanismo d’imitazione. 3 cause fondamentali di
ordine psicologico (tarde):
- desiderio: è la molla dell’attività umana che indirizza l’agire secondo ciò che si crede desiderabile; il
desiderio è guidato da un duplice principio (equilibrio e massimo) perché tende a creare un equilibrio
nell’uomo e società, ma anche esigenza di continuo aumento di desiderio
- invenzione: operazione per cui attraverso l’eredità delle generazioni e suggestioni dell’ambiente il
pensiero approda a nuove costruzioni
- relazioni interpsicologiche: formano dei punti d’intersezione che sono al centro di nuovi sviluppi e
creazioni

2 punti fondamentali:
1. figura dell’inventore: anche se il processo d’invenzione è comune a tutti, è particolarmente vivo in certi
uomini che assurgono al ruolo automatico di modello dell’imitazione (leader) che determinano il destino di
gruppi e nazioni
2. carattere di accidentalità della vita psichica e sociale: il desiderio non è generato da una deliberata attività
della mente o dinamica pulsionale interna, ma da casuali condizioni di elementi soggettivi e oggettivi con gli
aspetti emozionali; elementi che non appartengono al campo della coscienza e razionalità.

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19. La psicologia delle folle. Le Bon - 1985


Le folle: protagonista dell’era che sta sorgendo.
- irrazionalità: incapaci di avere un’opinione qualsiasi aldilà di quelle suggerite da altri, si lasciano sedurre
da impressioni che qualcuno ha suscitato
- assume un preciso significato psicologico quando un agglomerato di persone sotto la spinta di
circostanza particolari si unisce, stringe i legami, diventa un’unità che trascende i singoli individui che la
compongono. La personalità singola svanisce, sentimenti e idee si polarizzano in un’unica direzione, questo
perché il comportamento umano è sorretto da motivi inconsci comuni, il prevalere dell’inconscio fa sì che si
perdano le qualità intellettuali e personali (la folla non è capace di azioni razionali)
- meccanismi che la presiedono: senso di potenza (che viene agli uomini unendosi e si affievolisce il senso
di responsabilità e corretto rapporto con realtà), contagio mentale (spinge a confondersi con l’anima
collettiva), suggestionabilità (affievolirsi della coscienza e volontà personale, trasforma l’individuo in
automa più tendenza a tradurre immediatamente in azione le idee suggerite)
- sulle folle dominano necessariamente i capi dotati di forte volontà, capaci di imporsi e guidare un gregge
che non può fare a meno di un padrone, con l’uso di 3 strumenti: affermazione, ripetizione, contagio

opera come tentativo di psicologia, in realtà è una raccolta di luoghi comuni di tradizione individualista
liberale (soluzione autoritaria che contribuisca a un’ottica reazionaria, sfiducia nelle possibilità
democratiche delle masse più idea assoluta di capo).

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20. La nascita ufficiale della psicologia americana


1908 USA: pubblicati 2 testi:
- introduzione alla psicologia sociale (McDougall): uomo agisce sulla base di istinti e tendenze innate
(simpatia, suggestione, imitazione e tendenza ludica) che evolvendosi nello sviluppo individuale
costituiscono i fondamenti della vita sociale
- psicologia sociale (Ross): ispirato a Tarde, società come finzione in cui non vi sono che persone che
s’influenzano reciprocamente
1910/1930 I fase (psicologia sociale e sociologia non sono chiaramente distinguibili), interesse per il grande
gruppo e rapporto individuo-massa

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21. La vita sociale. Le idee


Utilità, progresso, associazione (3 concetti chiave)
1. utilità: Bentham; principio di utilità è il regolatore della vita umana e sociale, consiste nella massima
felicità divisa ne maggior numero di peone; Stuart Mill: esaltazione per iniziativa individuale che si collega
con assetto ideologico del capitalismo (fornisce una base efficace) più carattere pratico della futura
psicologia sociale americana, intesa come capacità di affrontare concreti problemi della vita sociale
2. adattamento: Darwin. Variazioni che si producono casualmente acquistano particolare importanza per la
sopravvivenza e l’adattamento nel corso della lotta per la vita; essa determina una selezione naturale della
specie indispensabile contenere un eccessivo aumento della popolazione e consentire la sopravvivenza sulla
terra. La selezione porta l’estensione/consolidamento di specifiche caratteristiche che diventano nuovi ceppi
d’individui. Affinamento delle discendenze per migliori possibilità di adattamento. Grande influenza:
interazione organismo/ambiente, comportamento, adattamento…
3. progresso: Spencer. Evoluzionismo come continuo perfezionamento della vita umana più concetti di
democrazia e associazionismo (Tocqueville: fenomeno associazionistico della vita americana per religione,
feste, costruzione edifici).

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22. Le idee e i temi della sociologia empirica americana


La psicologia americana appare naturalmente aperta alla dimensione sociale, mentre la sociologia presenta
molte aperture verso il dato di ordine psicologico (uso di schemi interpretativi fondati è sull’individuale che
sul contesto situazionale). Il riferimento all’individuale comporta un’enfasi sul dato psicologico.
Per es. Ward, Small, Thomas (analisi sociologia empirica: nata già in Inghilterra sostegno della lotta della
sinistra contro le condizioni di povertà, indagini su comunità urbane e rurali, sui problemi
dell’emarginazione e subculture, bande giovanili, tematica razziale) più Interazionismo simbolico di Blumer

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23. Il costruzionismo sociale di Mead e il problema del self


Analisi del self aperta da James (come elemento centrale del collegamento tra mondo mentale ed esterno),
ogni pensiero tende a far parte di una coscienza personale (ogni pensiero è sempre di qualcuno). I’io
personale è il dato immediato della psicologia.

George Mead: la mente e il sé NON sono persistenti rispetto al processo sociale, si formano nel momento
internazionale. “cominciamo da un determinato insieme sociale costituito da complesse attività di gruppo e
al suo interno analizziamo il comportamento di ciascuno dei separati individui che lo compongono; spiegare
la condotta di un individuo nei termini di condotta organizzata del gruppo sociale”.
Psicologia fa uso dell’introspezione perché ricerca nell’esperienza individuale quei fenomeni che non
vengono trattati in nessun’altra scienza verso cui l’individuo in sé dispone di un accesso esperienziale; però
quest’esperienza interiore non può esser affrontata dal punto di vista comportamentistico perché ciò che noi
osserviamo come atti esterni è solo una parte del processo che ha avuto inizio all’interno, l’altra parte
appartiene all’organismo ed emerge dopo; non appare all’esterno, ma appartiene all’atto. L’atteggiamento è
rappresentante di uno stato espressivo e punto di partenza di un atto, fase preparatoria dell’azione.
Nell’interazione sociale acquista significato nella misura in cui suscita risposte adeguate da parte dell’altro,
essendo legato ad una potenziale azione.
Però per sviluppare un sé nel senso più completo non è sufficiente assumere gli atteggiamenti che gli altri
tengono nei propri confronti, bisogna assumer egli atteggiamenti degli altri individui nei confronti dei
diversi momenti e aspetti della comune attività sociale
Self e società all’interno di un processo dinamico, concepito come luogo di interazione e ruoli.

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24. Il piccolo gruppo e la relazione interpersonale


II fase (1930/60 interesse per piccolo gruppo).
Cooley: gruppo primario (caratterizzato da associazione e cooperazione intima, faccia a faccia, formano la
natura sociale egli ideali dell’individuo, ne risulta una fusione delle individualità in una totalità comune
cosicché l’io si identifica con la vita e scopi comuni del gruppo, offrono all’individuo la prima e più
completa esperienza di unità sociale). Caratteristiche:
1. il gruppo è rappresentato come un insieme di interrelazioni personali, l’intero sistema sociale è
analizzato come un sistema di interazioni personali e di gruppo
2. il gruppo è un’alternativa al sistema sociale, non è un elemento del sistema stesso (opposizione
gruppo/organizzazione sociale)

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25. Esperimento Hawtorne - 1927/32


2 esperimenti relativi a una squadra di 6 ragazze operaie e una di 14 operai; gli elementi che hanno influito
di più sulla variazione di produttività sono di natura psicologica; gli operai lavorando insieme sono diventati
un gruppo (sentimento di gruppo è la vera variabile che influisce sul rendimento comportamento, il senso di
partecipazione diventa unità sociale). È la 1° volta che si osserva sperimentalmente la nascita e
organizzazione di un gruppo come unità organica psicologia e sociale.
Moreno: propone una teoria della relazione interpersonale per cui la spontaneità/creatività sono forza
propulsiva del progresso umano. All’inizio della società c’è stato un momento di creatività e spontaneità
caratterizzato da modalità di comunicazione più dirette e sostanziali. Poi con l’elaborazione di codici
linguistici i rapporti personali hanno assunto modalità più complesse (distacco e separazione); ritrovare il
senso degli antichi rapporti che erano garanzia di armonia mettendo in atto metodi che consentano un’azione
liberatoria basata su possibilità creative e spontaneistiche dell’uomo. Ciò è possibile grazie a individui adatti
a diventare catalizzatori dei momenti di trasformazione, capaci di essere spontanei e cerativi e di diventare
forze motrici de mutamenti sociali (leader come Gesù e Lenin).
Anni 30/40: quadro delle scienze sociali e psicologiche va mutando, > istituzionalizzazione delle discipline,
netta separazione Psicologia sociale/ scienze sociali.

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26. La sociologia microinterazionista - microsociologia


Attenzione per i processi di interpretazione soggettiva della realtà sociale, per il posto che i soggetti umani
occupano negli eventi sociali con la loro vita quotidiana, ruolo che la società svolge nei processi psicologici,
interesse per problemi concreti.

L’interazionismo simbolico (1° nucleo del pensiero microsociologico, Mead, Blumer)


Blumer: il soggetto è un individuo dotato di una mente capace di elaborazioni simbolica che si muove in un
mondo di significati e non di stimoli obiettivamente intesi. Il sociale è un contesto situazionale fluido e
negoziato tra gli attori sociali. Interesse per problemi sociali concreti della vita quotidiana di persone e
gruppi (devianza).
Problema fondamentale: definizione della situazione (Thomas): gli uomini agiscono in base ai significati che
le cose hanno per loro; il significato di una cosa per una persona nasce dal modo con cui gli altri agiscono
nei confronti delle persone in merito alla cosa. Alla base dell’agire umano sta il significato che l’attore
attribuisce alla situazione il quale è determinato dall’agire stesso nel contesto dell’interazione (reciproca
interpretazione di ciò che si pensa essere l’agire dell’altro).
Effetti: attenzione per dimensione soggettiva degli eventi sociali, necessità di entrare nel punto di vista degli
altri; per es. studio devianza (molte patologie di ordine tradizionalmente psicologico sono in realtà
socialmente costruite dall’agire che gli altri manifestano verso persone portatrici di certi comportamenti).
Limiti: soggettivismo estremo (non esiste più alcuna realtà obiettiva)+ soggettivismo senza soggetto (l’attore
non ha consistenza psicologica, i suoi propositi e decisioni si annullano).

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27. Il rituale dell’interazione - Goffman


L’oggetto di studio dell’interazione non è l’individuo ma le relazioni sintattiche esistenti fra gli atti delle
persone che vengono a contatto diretto.
Il self è il prodotto di una scena rappresentata, non è qualcosa di organico, ma un effetto drammaturgico che
emerge da una scena rappresentata.
La vita sociale è il luogo in cui gli esseri umani sono impegnati a presentarsi, dare impressioni positive di sé,
sintonizzarsi con la loro recita nel mondo; la vita sociale è una rappresentazione come scena teatrale (ma è
imposta, senza la quale non potremmo neppure esistere, senza gli altri personaggi che danno vita al
dramma). Noi siamo sempre sulla scena anche quando pensiamo di essere assolutamente spontanei, noi
siamo ciò che fingiamo di essere, ciò che non possiamo essere è semplicemente uomini o donne (concezione
drammaturgia della vita sociale).
Si basa sulla concezione del sociale di Durkheim: rituali che regolano le relazioni fra uomini e che
trascendono l’individuo incanalando l’azione del singolo)
Goffman non nega che oltre ai rituali ci sia un mondo di interessi e scopi materiali che si scontrano, ma si
situa dietro la scena; è la necessità di presentare il proprio sé in modo decoroso e sintonico coi rituali
prescritti che crea una realtà vera.

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28. L’etnometodologia - Garfinkel


Linea di ricerca che indaga i metodi di ragionamento pratico che la gente usa nella vita quotidiana (metodi
pratici: ragionamenti popolari con cui spiegare le cose della vita di tutti i giorni); implicita critica verso la
sociologia ufficiale che tende a d astratte costruzioni teoriche.
La realtà sociale: insieme di gesti e conversazioni quotidiane, pratiche coerenti, gesti minuti e microeventi
che costituiscono il nostro mondo; la realtà sociale non nasconde sistemi di regole o principi di spiegazione.
La realtà è il tacito consenso con cui gli attori sociali accettano i sistemi di convenzione in cui sono immersi
e con cui affrontano i problemi della loro esistenza. Nasce da una convenzione tra soggetti che si accordano
sul modo di interpretare gli oggetti e situazioni.
Solo ciò che avviene sulla scena esiste, importanza del contesto per comprendere i modi con cui la gente
cerca di rendere comprensibile il mondo in cui vive.

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29. I grandi orientamenti psicologici e la psicologia sociale


lewiniana
Anni 30/40 : behaviorismo è l’unica psicologia possibile più Kurt Lewin più cognitivismo
Nasce nel 1913 con l’articolo di Watson, idea centrale è costruire una psicologia rigorosamente obiettiva,
fondata sull’osservabile e tangibile, come le scienze fisiche. L’oggetto di analisi è il comportamento
manifesto (ricerca di obiettività) più indirizza la polemica all’introspezionismo come metodo, è rifiutato
l’oggetto stesso dell’introspezione (coscienza). L’obiettivo è la previsione/controllo sperimentale del
comportamento.
Il comportamento è definito come una serie di risposte a stimoli esterni (S/R) in causalità lineare, la cui
natura è esplicitata in termini fisici/fisiologici: spiega ogni evento della condotta e vita psichica in termini di
sistema di abitudini, esalta il ruolo determinante dell’ambiente nella formazione delle abitudini (no
patrimonio genetico innato). Le abitudini si formano in base ad apprendimenti, tutto il comportamento è
finalizzato all’adattamento e può essere considerato un continuo processo di apprendimento per tentativi ed
errori o tramite condizionamenti (meccanismo di premi/punizioni che agiscono come rinforzi).

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30. Il neobehaviorismo e il paradigma S-O-R


Già dal 30/40 cambiamenti: sviluppo delle neuroscienze (studio delle funzioni nervos,e scoperte della
neurochirurgia), si accumulano molti dati sul cervello che dimostrano che l’attività nervosa è un fenomeno
strutturato e organizzato.
Hebb: comprendere il comportamento significa comprendere l’azione totale del sistema nervoso; necessità
di rintracciare dei meccanismi di mediazione tra S/R che tengano conto delle differenze di risposta, abitudini
e fenomeni più complessi di comportamento.

Hull: punto di partenza è la funzione adattativi del comportamento, compito della psicologia è comprendere
le modalità di adattamento (modi con cui i bisogni sono ridotti) più introduce un meccanismo fondamentale:
abitudine (tendenza a rispondere in modo = allo stesso stimolo)

Tolman: il comportamento è guidato da scopo e intenzioni (senso della meta), ha carattere intenzionale e
cognitivo (capacità del soggetto di stabilire una relazione tra il fine da raggiungere e i mezzi per
conseguirlo). Esiste nell’organismo un senso della meta da raggiungere che periste durante tutto il corso
dell’azione e vi resiste oltre, quando la meta è stata memorizzata.

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31. La Psicologia Sociale di Kurt Lewin


Un maestro dimenticato
I suoi concetti non sono al centro delle ricerche attuali di psicologia, ma la sua influenza si riflette nel suo
orientamento generale. I suoi allievi non sono stati dei grandi teroici, non hanno elaborat teorie generali ma
limitate e specifiche sotto forma di esperimenti di laboratorio.
Inoltre, incompiutezza del suo sistema teorico, noncuranza per formazione di una scuola, invadenza del lima
culturale comportamentistico.

La “feld – theory”
Si oppone ai principi di causalità lineare e di spiegazione secondo ricorrenze statistiche che domina nella
ricerca comportamentistica, in favore dei nuovi principi della dinamica introdotti nella fisica (campi
elettromagnetici di Maxwell): ottica dinamica che analizza le situazioni a livello dell’interdipendenza dei
fattori che vi agiscono.

Teoria del campo: permette di ragionare sui fenomeni non sulla base delle caratteristiche de corpi
appartenenti al campo, ma sulla base della configurazione del sistema globale in cui i corpi sono compresi e
che contribuiscono a formare con il loro sistema di relazioni. Il campo è un sistema dinamico.
Le leggi del campo non dipendono dalle caratteristiche dei singoli elementi ma dalla configurazione e
movimento del campo globalmente considerato. Non più spiegazione basata su causalità lineare (ciò che
avviene prima è causa di ciò che avviene dopo), ma spiegazione della dinamica del sistema (relazione tra gli
elementi).

Problema centrale: rapporto motivazione/azione (interdipendenza tra fattori cognitivo/affettivo/situazione


sociale), perciò:
- analisi centrata su situazioni concrete di vita reale
- situazioni inserite in un contesto più vasto, non fini a se stesse
- formulare leggi sempre più generali relativi al modo in cui l’uomo agisce, ragiona, valuta

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32. Il campo psicologico


Campo = totalità dei fatti coesistenti nella loro interdipendenza. 3 tipi:

Interdipendenza: le proprietà di ogni fatto derivano dalla relazione con tutti gli altri fatti presenti e in base al
sistema di interrelazioni ogni fatto trova la sua spiegazione e funzione nel concorrere alla dinamica del
sistema.
Il campo psicologico è diviso in regioni separate da frontiere di diversa stabilità e consistenza (non sono
divisioni stabilite una volta per tutte ma variano col variare del campo in estensione, consistenza, posizione,
struttura interna).
La persona è la regione privilegiata: costituita da diverse regioni corrispondenti ai suoi stati interni più ha
una regione periferica che la mette in contatto tramite processi percettivo-motori con le regioni
dell’ambiente; a sua volta l’ambiente ha zone più periferiche che lo mettono in contatto con l’ambiente
esterno al campo. Nella regione persona: le sue regioni possono variare a seconda della situazione, per es. in
casi di particolare attenzione, predomina la regione in cui è rappresentato il compito e sono meno ampie le
regioni di altre attività. Le regioni non sono espressioni spaziali, ma rappresentazioni concettuali, si
riferiscono a situazioni/attività.
Locomozione: possibilità della persona si spostarsi avvicinandosi/allontanandosi ad una meta.

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Elemento centrale che lega valenza, forza è il bisogno: esso aumento la tensione, libera energie, conferisce
valenze all’ambiente, dà significato e direzione alle forze, dà maggiore importanza alle determinazioni
sociali (appartenenza a un gruppo, norme, ideologie) che ai bisogni nell’influenza di una condotta.
Contemporaneità: tutto ciò che avviene in un campo è considerato esclusivamente come funzione della
configurazione del campo in un dato momento; quello che succede qui e ora è causato dalla situazione qual
è qui e ora. Nel campo entrano anche passato e futuro psicologici che hanno il senso di un’incidenza
presente (che possono determinare la situazione in atto).

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33. La dinamica del gruppo e "l’action research" - ricerca azione


La teoria del campo = interesse per il gruppo (vero ambiente sociale con cui l’uomo entra in contatto in
molti momenti della vita). Il gruppo è un fenomeno, non la somma di fenomeni rappresentati dai suoi
membri, è un’unità ben diversa dalla somma dei suoi membri, ha una struttura, fini, relazioni propri. È una
totalità dinamica la cui essenza è l’interdipendenza: un cambiamento di stato in una sua parte qualsiasi
interessa lo stato di tutte le altre.
Perciò bisogna considerare i problemi di gruppo non riconducibili a problemi dei singoli, il gruppo
evidenzia bisogni non riconducibili a quelli dei singoli.
Ricerca condotta da Lewin, Lippit, White: gruppi omogenei di bambini di 10/11 anni finalizzati a
fabbricazione di maschere per teatro. La direzione dei gruppi:
- democratica: viva collaborazione tra membri, soddisfazione individuale e di gruppo, creatività,
produzione qualitativamente più ricca
- autoritaria: fenomeni di aggressività, capri espiatori verso cui si sfoga la tensione generata da pressioni
del conduttore autoritario o apatia, incertezza davanti a situazioni impreviste o quando il leader viene a
mancare
- permissiva
Da qui i temi che guideranno la ricerca di Lewin sul piano psicosociale: collaborazione democratica,
partecipazione, cooperazione.
Teoria del cambiamento: stato di equilibrio sociale caratterizzato da oscillazioni introno a una linea di
equilibrio compiuto da forze = e contrarie, tendenti a innalzamento/abbassamento dello standard di vita
sociale.
Dagli esperimenti eseguiti: superiorità di un metodo basato sul coinvolgimento di gruppo, partecipazione
attiva a problemi e progetti. La psicologia è una possibilità d’intervento positivo sulle situazioni sociali.
Metodo della ricerca-azione (ricerca attiva, partecipante) e del T-group (gruppo di formazione): integrazione
di ricerca di laboratorio e sul campo (teoria più prassi), possono fornire risposte a più problemi teorici e
rafforzare l’approccio a problemi pratici.
Il gruppo di formazione è espressione della R-A: parte dal concetto fondamentale che solo vivendo
un’esperienza si conosce e si cambia o contribuisce a cambiare gli altri.
Lewin propone alla psicologia un’occasione per confrontarsi con i problemi reali e per riagganciare le
scienze psicologiche alla trasformazione sociale.

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34. La svolta cognitivista: la mente riscoperta


Anni 50/60 vivace dibattito in psicologia, nuovo modo di concepire l’uomo e studiarne il comportamento, si
accentua l’interesse per processi cognitivi (leader del movimento Bruner più Chomsky)

Cognitivismo: si occupa del problema di come l’uomo raccoglie informazioni e conoscenze del mondo,
come agisce nell’ambiente in base a queste conoscenze; scoprire i processi che sottostanno alle conoscenze,
determinare le condizioni del loro formarsi e la loro funzione nel corso del comportamento.

La psicologia dello “human processing” (trattamento dell’informazione)


Al centro del cognitivismo c’è la mente, non il comportamento. Attività dell’organismo è una sequenza di
azioni dotate di scopo e dirette a un fine e non come condotta diretta da stimoli esterni (S/R). anche se non si
nega l’influenza dell’ambiente, si privilegia lo studio di meccanismi innati che presiedono
all’organizzazione dell’esperienza.
La realtà fisica non è riscontrata immediatamente da realtà psichica: deriva da un processo di costruzione
mentale (memoria, categorizzazione, scelta: operazioni del pensiero). Non abbiamo alcune accesso
immediato al mondo, tutto ciò che conosciamo è mediato dagli organi di senso e dal sistema di
interpretazione sensoriale: vedere, sentire, ricordare sono atti di costruzione.
Uso di modelli derivati da cibernetica per rappresentare i processi cognitivi (computer): dispositivi di
ingresso dell’informazione e uscita del dato elaborato in base a richieste specifiche, memoria, centri di
elaborazione che consentono verifiche e aggiustamenti.
Interesse per i processi è la nota dominante: il cognitivismo tende a ricostruire col massimo di dettagli
possibili i passaggi con cui il materiale è elaborato e trasformato fino a ottenere un risultato percettivo o
risposta; ogni attività dell’organismo richiede un certo numero di operazioni mentali con cui il materiale è
elaborato.
Un problema affrontato: quantità d’informazioni che può giungere alla mente umana. L’uomo ha capacità
limitata (teoria del filtro di Broadbent): vi è un filtro posto all’ingresso del sistema nervoso che impedisce
che le informazioni in eccesso penetrino.

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35. La dissonanza cognitiva - Festinger


Dissonanza cognitiva (1960-70) e attribuzione (70-80), anche se oggi sono superate, hanno aperto nuove
strade e vie d’analisi.
Nasce da una constatazione dell’esperienza comune: l’uomo tende in generale ad essere coerente con se
stesso nel modo di pensare/agire. Quando la coerenza manca, si crea uno stato di disagio che l’attività
mentale cerca di eliminare o ridurre con diverse forme di ristrutturazione cognitiva.

3 aspetti base:
- il soggetto sperimenta una dissonanza in concomitanza con una decisione
- la dissonanza, creando disagio, costituisce una motivazione a cercare modalità per eliminarlo
- le modalità possono essere o un cambiamento di comportamento o ristrutturazione cognitiva

L’unità minima alla base dell’analisi è l’elemento cognitivo: credenze, opinioni, tutto ciò che un individuo
pensa su se stesso, sua condotta e ambiente.
Condizione affinché 2 elelemti siano in dissonanza/consonanza: devono avere qualcosa in comune che li
colleghi. Possono entrare in dissonanza per motivi di logica interna, in contrasto con norme culturali o
precedenti esperienza personali. L’unico metro per valutare la dissonanza è la logicità che possiedono nel
sistema concettuale del soggetto.
L’insorgenza della dissonanza è sempre legata a un coinvolgimento personale molto stretto (decisione).
L’ampiezza della dissonanza è funzione diretta di: importanza della decisione per persona, numero
alternative in gioco, attrattività alternative.
La riduzione:
- produrre un cambiamento nell’ambiente se esso è uno dei dati dissonanti
- modificare proprio comportamento
- modificare proprio mondo cognitivo

L’accordo forzato
Situazione tipica di dissonanza: la persona è indotta a sostenere un comportamento in contrasto con sue idee.

Costringere una persona a dichiarare un cosa contraria a sue convinzioni introduce una dissonanza
considerevole quando il premio offerto è di poca importanza: il soggetto riduce la dissonanza trasformando
le sue opinioni in modo da diminuire il disagio; ciò dimostra che una persone più modifica suo
atteggiamento in base a quanto meno viene ricompensata. Mette in crisi il presupposto comportamentista
(non è un premio elevato – rinforzo) che induce a modificare l’atteggiamento ma il bisogno di coerenza
mentale.

Scelta, decisione, responsabilità:

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Nell’esperienza quotidiana: situazioni conflittuali determinate da necessità di scegliere tra alternative tutte
+/- gradevoli che spesso creano uno stato di tensione che può bloccare il soggetto; la decisione è un atto che
mette fine a situazione conflittuale, sblocca l’indecisione e incanala l’azione futura.

Riduzione dissonanza: aumentare la similarità alternative per sdrammatizzare la scelta compiuta più
rivalutare alternative per aumentare la positività e attrattività di quella scelta.

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36. "Committment" - impegno - e responsabilità - Brehm e Cohen


La scelta è l’unica vera condizione in grado di determinare l’insorgenza della dissonanza cognitiva, se una
persona è costretta a una decisione (per es. dittatura, tortura) l’elemento esterno di costrizione diventa una
giustificazione sufficiente contro cui non si può lottare; vive un forte disagio, ma NON una dissonanza. Ciò
che più induce sugli stati di dissonanza è il senso soggettivo della scelta, la decisione di impegnarsi i
un’azione: impegno = introduzione dell’elemento personale nella teoria della dissonanza.

La dissonanza è tanto >, quanto più il soggetto si sente libero di decidere e impegnarsi e responsabile della
decisione.

Responsabilità come capacità di:


- prevedere conseguenze di una decisione
- determinare in 1° persona le aspettative
- sentirsi responsabili delle conseguenze di una scelta

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37. Oltre la dissonanza: motivazione intrinseca e ruolo dell’agire


problema che insorge dalla teoria dissonanza: le persone si sentono di fatto a disagio quando agiscono,
pensano in modo incoerente? Consapevolezza dello stato di tensione.
Uno stato di tensione è provato o conosciuto? Non è necessario sapere di provare uno stato di tensione
perché questo agisca come elemento motivazionale: la dissonanza può insorgere aldilà della consapevolezza
e agire come elemento motivazionale. La dissonanza è una motivazione intrinseca alla struttura e
funzionamento della mente.

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38. La psicologia ingenua – o del senso comune - Heider


Si basa sulle conoscenze non/quasi formulate così come sono espresse dalla nostra esperienza e linguaggio
quotidiano, su ciò che di ovvio sperimentiamo nella nostra vita sociale e su quanto intuitivamente ne
conosciamo: nella vita quotidiana ci formuliamo delle idee su altri individui e situazioni sociali,
interpretiamo le azioni altrui e cerchiamo di prevedere come si comporteranno.
Aspetti fondamentali:
- gli individui hanno consapevolezza del loro ambiente circostante e eventi che accadono (spazio di vita)
- raggiungono tale consapevolezza attraverso la percezione e altri processi
- sono influenzati dal loro ambiente personale e impersonale
- hanno bisogni e sentimenti
- hanno rapporti di unione con altre entità e sono responsabili verso se stessi e altri secondo certe norme
(dovere morale)

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39. Descrizione fenomenologia e analisi casuale

Tentativo di fissare delle proprietà di costanza e stabilità anche nel campo della percezione sociale come nel
mondo degli oggetti: possiamo conoscere il comportamento altrui non solo nella sua fenomenologia di volta
in volta mutevole, ma fin dentro al bocciolo delle sue caratteristiche di fondo.
3caratteristiche fondamentali su cui la psicologia ignea costruisce la percezione delle caratteristiche stabili
del mondo sociale e delle relazioni fra persone: oggetto/ambiente/stato dell’organismo percipiente.

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40. L’attribuzione di causalità


Problema centrale per Heider è la ricerca di stabilità a cui ancorare le nostre azioni e rapporti con gli altri;
perciò ricerchiamo le cause di ciò che avviene attorno a noi, compiendo attribuzioni di causalità.
L’uomo non si accontenta di registrare ciò che osserva, ma sente la necessità di riferire i fatti osservati alle
invarianze del suo ambiente per lui rilevanti; conferiscono significato a ciò che sperimenta. La ricerca di tali
strutture è possibile perché possiamo passare dalla ricognizione degli stimoli più vicini ai dati sempre più
profondi fino a risalire alle cause degli eventi. Distinzione: cause di natura personale/ambientale.
Distinzione interna tra fattori transitori e permanenti (gli uomini tendono verso quelli permanenti perché
consentono di muoversi in un mondo più stabile).
Concetto di intenzione: è il fattore centrale della causalità personale: intenzione di una persona di portare
ordine nella varietà di sequenze di azioni possibili coordinandole con un fine. Da qui il problema della
responsabilità.

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41. L’analisi dell’azione


Azione intenzionale: promossa da un soggetto che dopo aver analizzatola situazione prende una decisione e
mette in atto un proposito.
Condizioni:
- capacità: reale possibilità di produrre un mutamento o azione
- tentare: qualcosa che va aldilà del semplice desiderio, che mira al mutamento anche se non si ha la
capacità di produrla

Caratteristiche che contraddistinguono la forza effettiva personale che sta alla base di un’azione.
3 fattori responsabili di un’azione:
- tentare (fattore motivazionale)
- potenza (capacità, forza personale)
- ambiente

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42. L’equilibrio cognitivo


Si fonda sui concetti di unità e sentimento.
2 entità separate formano un’unità se concepite come appartenenti l’una all’altra; i rapporti di unità si
fondano su somiglianza causalità, ambiente; i rapporti di sentimento sono stabiliti dai meccanismi di
valutazione.
Il postulato vuole che i rapporti sentimentali e di unità tendano verso una situazione di equilibrio;
il limite della teoria è il soggettivismo perché non riconosce l’esistenza di una realtà esterna al soggetto.

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43. Lo scienziato ingenuo


Idea di essere umano come scienziato ingenuo: un essere che, a comando, procede come una macchina
analizzatrice producendo inferenze, giudizi, confronto dati, i cui errori sono accettabili in quanto ritenuti
funzionali alle esigenze di economia cognitiva imposte dai limiti dell’esperienza umana (errori attribuzionali
in cui gli individui incorrono nella determinazione della causalità).

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44. Dagli atti alle intenzioni Jones-David


Tentativo di risalire per sequenze dagli effetti di un’azione alle intenzioni che l’hanno mossa e quindi alle
disposizioni dell’attore.
2 condizioni fondamentali perchè l’osservatore stabilisca le intenzioni e giunga a inferire le disposizioni: la
persona abbia piena conoscenza dei risultati della su azione più che possieda l’abilità necessaria per
compierla.
Elemento essenziale per determinare l’intenzionalità di un’azione: constatare che l’agente abbia scelto
un’azione tra le diverse possibili (libertà di scelta): l’azione deve essere liberamente scelta tra le diverse
alternative sennò non c’è intenzionalità. Se per es. l’azione è limitata da costrizioni ambientali, ruoli
sociali… non è possibile attribuire gli effetti alle persone in sé.
Un’azione piò produrre effetti diversi e azioni diverse possono produrre lo stesso effetto; in questo caso il
criterio discriminante sarà fondato sugli effetti non comuni e desiderabilità sociale di questi effetti:
2 fattori motivazionali possono incidere sull’analisi cognitiva della causalità: rilevanza edonica
(conseguenza che l’azione può avere sul mondo psicologico dell’osservatore) e personalismo (se l’azione è
compiuta sotto l’influenza dell’osservatore).
La possibilità di risalire alle caratteristiche personali di chi agisce è legata soprattutto agli effetti più unici e
diversi dell’azione: un’azione desiderabile socialmente e appropriata alla situazione ci dice poco sulla
personalità dell’attore. Le azioni più originali sono quelle che ci rivelano le caratteristiche personali
sottostanti, cioè i comportamenti devianti.

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45. L’attribuzione come analisi mentale delle covariazioni - Kelley


Modello ANOVA (analisi varianza): fonda l’attribuzione della causalità sull’analisi della covarianza dei
fattori causali intervenienti con gli effetti osservabili di un evento: “l’effetto è attribuito a quella condizione
che è presente quando l’effetto presente e che è assente quando l’effetto è assente”.
Il processo di attribuzione avviene attraverso un’analisi mentale della varianza per cui la persona che assiste
a un evento valuta i fattori che vi intervengono, li compara con gli effetti che osserva e, attraverso il gioco di
covariazioni che registra, arriva ad attribuire specifici effetti a specifiche cause.
4 criteri di validazione:
- specificità: impressione attribuita alla cosa occorre unicamente quando la cosa è presente e non occorre
quando assente ( per es. decidere se il divertimento di una persona che assiste a un film dipenda dal film in
sé o altre cause)
- consistenza nel tempo: ogni volta che la cosa è presente le reazioni del soggetto sono = o simili (se il film
produce lo stesso effetto anche in altre proiezioni)
- consistenza nelle modalità: reazioni del soggetto sono le stesse anche se varia il suo modo di interagire con
l’oggetto (il film produce lo stesso effetto anche se presentato in altri modi)
- consenso: gli attributi di origine esterna sono sperimentati allo stesso modo da tutti gli osservatori (se
produce lo stesso effetto su altre persone).

È un modello che rappresenta il modo con cui un certo contesto informativo è analizzato e decifrato da un
osservatore per formulare un’attribuzione delle cause dell’evento in corso. Poter collegare le cause di ciò
che succede attorno e in noi a fattori oggettivi per rendere stabile il nostro mondo cognitivo.

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46. Il problema attore – osservatore - Bem


La “self – perception theory”
Interpreta la teoria dell’attribuzione alla lice della dissonanza (cambiamento di un atteggiamento
determinato da necessità di riaggiustamento cognitivo per ripristinare una coerenza interna).
Però posizione comportamentista: interpretazione del fenomeno che prescinde da un’ipotetica
considerazione di stati mentali conflittuali e si basa esclusivamente su dati obiettivi (no processi interni, ma
osservare le relazioni S/R rispetto all’esperienza passata del soggetto).
Il nuovo atteggiamento che si verifica nei soggetti non dipende da una necessità di riaggiustamento interno,
ma dal fatto che il soggetto vede se stesso agire in un determinato modo e si attribuisce quindi
quell’atteggiamento; mette in opera quell’atteggiamento perchè spinto da circostanze esterne, si osserva
agire e su ciò si attribuisce un dato atteggiamento. Perciò essendo i dati di osservazione gli stessi, attore e
osservatore possono fare identiche attribuzioni (dispongono delle stesse fonti di evidenza).

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47. L’errore fondamentale - Jones/Nosbett


Generale tendenza per l’attore ad attribuire le proprie azioni a fattori ambientali e per l’osservatore ad
attribuire le stesse azioni compiute dall’altro a fattori disposizionali (personali e stabili): la gente, quando
compie attribuzioni sulla condotta di altri, tende ad esaltare il ruolo dei fattori personali e disposizionali a
scapito di quelli situazionali anche quando essi assumono una forte evidenza esplicativa.
Spiegazione: salienza = poiché le persone tendono a vedere il proprio comportamento in funzione
responsiva all’ambiente, le informazioni collegate ad esso diventano salienti per l’attore che guarda a sé,
mentre per l’osservatore è saliente l’attore.
Rinforza l’idea di scienziato ingenuo: modello di uomo dominato nei suoi rapporti con l’ambiente da un tipo
di organizzazione mentale che gli s’impone in modo automatico e necessario.

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48. Gli effetti "Self-serving" - Zuckermann, 1979


Altro errore messo in luce dalla ricerca: tendenza generalizzata ad attribuire a se stessi il successo e a negare
la responsabilità dell’insuccesso: self-serving = processo che tende a proteggere e favorire il sé (esigenza
della persona di salvaguardare la stima di sé e dare un’autovalutazione positiva).

Fondamenti teorici di psicologia sociale Pagina 50 di 67


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49. Approcci schematici e stereotipi sociali


Gli individui compiono molti errori nel corso dei processi di attribuzione. Nell’esperienza pratica quotidiana
le attribuzioni sono compiute attraverso scorciatoie e semplificazioni che tendono più a confermare ipotesi
già possedute che non ad analizzare l’informazione (schemi = elemento organizzatore cognitivo e
semplificatore di una classe di dati raccolti; concezioni generali che una persona ha sul modo con cui
determinate cause interagiscono per produrre determinati effetti e che servono da guida non solo quando
l’informazione è incompleta, ma anche quando il soggetto non può perdere tempo a completarla) = canoni di
semplificazione ed economicità.
Ruolo degli stereotipi nel guidare la ricerca soggettiva di causalità: si formano in ambito sociale, sono
condivisi da gruppi, diventano guide per giudizi e prese di posizione individuale.
Per es. ricerche su stereotipi che si sono formati sulla donna (inferiorità nel sociale): in genere per l’uomo il
successo è attribuito alla capacità, per la donna alla fortuna o sforzo, l’insuccesso dell’uomo è attribuito alla
difficoltà del compito, nella donna a mancanza di abilità.
Per es. stereotipo etnico-religioso: costante ipervalutazione del proprio gruppo che attribuisce i
comportamenti desiderabili a cause interne e quelli indesiderabili a cause esterne (fenomeni di pregiudizio e
razzismo).
In molte situazioni ciò che guida i processi di attribuzioni è l’inserimento sociale del soggetto, si tende ad
attribuire capacità ad un soggetto non tanto sulla base della sua condotta effettiva, ma su quella della
categoria di appartenenza.

Fondamenti teorici di psicologia sociale Pagina 51 di 67


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50. Epistemologie ingenue e processi di interazione


Cause e ragioni
Interesse per tentativo di togliere dal suo isolamento l’attività di attribuzione e di inserirla nel processo più
vasto di analisi, comprensione, spiegazione eventi con cui cerchiamo di capire il mondo in cui viviamo e di
situare l’agire nostro e altrui.

L’epistemologia profana (Kruglanski)


Modalità di conoscenza comune con cui è impegnato il comune uomo di strada. Tutte le conoscenza
avvengono secondo lo stesso processo, uno schema ciclico.

Bisogno di chiusura: per comprendere chiaramente l’ambiente in cui si vive, c’è il bisogno di giungere a
conclusioni precise (desiderio di una risposta su un dato argomento), esso può essere responsabile di:
- congelamento (interruzione del processo di formulazione di ipotesi e ricerca)
- scongelamento (ripresa del processo)

La dimensione motivazionale è inseparabile dall’attività di attribuzione: le motivazioni influenzano


direzione/misura/risultati. Non c’è incompatibilità tra fattori logici e motivazionali, ogni es. di attribuzione è
contemporaneamente logico (soddisfa il criterio di consistenza logica con processi deduttivi) e
motivazionale (riflette i bisogni di coerenza, validità e chiusura).

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51. Negoziazione dell’interazione e presentazione di sé -


interazionismo simbolico: Semin/Manstead
Interazionismo simbolico: le inferenze sono condivise da coloro che interagiscono (il significato è negoziato
e non determinato da qualche parametro), l’attribuzione ha qui la funzione di regolazione del rapporto
interattivo, di aiuto alla negoziazione. L’attribuzione è un processo modellato sulla base di significati
comuni e condivisi che vive costantemente nell’interazione sociale: quando nell’interazione si verificano
fratture e problemi bisogna rendere conto di azioni ed eventi, avanzare le proprie giustificazioni, presentare
il sé per ripristinare la relazione. Qui l’attore controlla il proprio comportamento assumendo un
atteggiamento riflessivo, anticipando l’attribuzione di significati e la risposta dell’altro; permette una
continua regolazione/modulazione della propria condotta su quella dell’altro. Perciò la riflessione sulla
condotta è stimolata solo dalle situazioni in cui i 2 interlocutori si accorgono di non far è riferimento a
schemi di significato condivisi.
L’adeguatezza dell’attribuzione non è individuata in base a regole logico – statistiche ma diviene problema
interpersonale; qualsiasi spiegazione causale sulla propria o altrui condotta può essere considerata
un’occasione a disposizione del parlante per trasmettere una determinata immagine di sé )presentarsi).
Quindi il linguaggio è un riferimento essenziale: strumento per comprendere le dinamiche nell’interazione e
per costruire il mondo dell’interazione stessa.

In conclusione
1960-85: cambiamento d’ottica riguardo ai processi di attribuzione:
1. soggetto epistemico: indirizzato a cercare la causa di ciò che succede per trovare punti di riferimento il
più possibile stabili per suo universo cognitivo e l’agire. Limite: isolano i processi di attribuzione dalle
concrete esigenze d’azione, staccata da motivazioni, scopi, intenzioni, stati affettivi; perciò il soggetto è
produttore di errori, utilizzatore di schemi prefabbricati e scorciatoie (scienziato ingenuo)
2. Maggior importanza ai motivi di tutela de sé, collocazione pubblica della propria persona e condotta,
l’universo cognitivo-sociale è più stabile di quanto si pensi e molte idee sull’accadere delle cose
appartengono a un sapere condiviso. Problema del linguaggio come strumento di costruzione della realtà
sociale: in esso bisogna cercare i modi e forme di spiegazione degli eventi e azioni sottoforma di rendiconti.

Fondamenti teorici di psicologia sociale Pagina 53 di 67


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52. Il sé e l’emozione nell’ottica sociocognitiva


Ritorno nella psicologia sociale del problema dei sentimenti e delle esperienze di ordine affettivo –
emozionale (ruolo svolto dal corpo e stati somatici nella dinamica di emozioni, affetti, sentimenti, umori) =
problema dell’articolazione corpo/mente più ripresa degli studi sul self.

Il sé come rappresentazione cognitiva - il “self-concept”

Frattura che si è creata tra le 2 componenti del sé:

Il self-concept è il protocollo di una descrizione di sé fondata sulla risposta a questioni come “chi sono io?”,
“parla di te stesso” sotto forma di questionari o metodologie +/- aperte a risposta libera.

Fondamenti teorici di psicologia sociale Pagina 54 di 67


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53. Il sé come struttura di conoscenza - ottica cognitiva


Nell’ottica cognitiva il self è considerato struttura di conoscenza:
- ogni concezione di sé si costruisce in sintonia a ciò che avviene per ogni altra forma di conoscenza
(rivelazione informazioni, sua organizzazione e fissazione in memoria)
- la struttura di conoscenza funziona come guida per ogni esperienza in corso (getta un ponte tra sé come
oggetto/sé conoscente)

Il centro della ricerca resta il sé conosciuto: una rappresentazione mentale di sé non diversa dalle
rappresentazioni mentali che una persona ha di oggetti, idee, eventi. Il sé è formato insieme da esperienza
più pensiero, codificato in memoria accanto alle rappresentazioni di altri oggetti appartenenti al mondo. Si
rappresenta come una struttura a rete i cui nodi rappresentano concetti di sé collegati fra loro:
Markus definisce il self come sistema di schemi di sé (strutture di conoscenza sviluppate dagli individui per
sostenere e spiegare le proprie esperienze sociali); lo schema integra tutte le informazioni note sul sé; ogni
schema è relativo a una determinata dimensione che per una persona è diventata particolarmente importante.
I sé possibili: appartiene al sistema degli schemi di sé di una persona, rappresentano le idee che un individui
ha su ciò che può diventare, desidera o teme (speranze, paure, scopi, minacce), sono collegamenti attivi
cognizione/motivazione. Recuperano il senso di un soggetto che è capace di produrre scopi, decisioni,
progetti (un soggetto intenzionale).

Fondamenti teorici di psicologia sociale Pagina 55 di 67


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54. Il sé come regolazione e come motivazione


1. il sé come regolazione: quando l’attenzione cosciente è focalizzata esclusivamente sul sé, il soggetto
può avvertire delle discrepanze tra i propri standard personali (fissati sempre al max livello di aspirazione,
autostima…) e i comportamenti in atto; ciò porta a ristabilire un equilibrio, eliminando le discrepanze. La
tendenza di fondo è il mantenimento dei propri standard di riferimento. Il comportamento è regolato da un
meccanismo di retroazione:
- si effettua una prestazione
- si controlla il risultato
- il base a questo ritorno la prestazione può cessare (se conforme allo standard previsto) o continuare fino
al raggiungimento dell’obiettivo con un riaggiustamento del comportamento
il fine del sistema non è di emettere comportamenti ma di mantenere al minimo le discrepanze tra
comportamento effettivo/valore di riferimento.

2. il sé come motivazione: ci sono diversi bisogni connessi al sé che guidano i processi cognitivi e le
condotte. Greenwald: idea di un self totalitario che funziona come un dittatore quando si racconta la propria
biografia (il racconto è costantemente diretto a soddisfare i bisogni di stabilità e benessere del sé = innalzare
la propria stima di sé attribuendosi caratteristiche personali positive anche aldilà dei dati realistici di fatto).
Tendenza funzionale al proprio benessere psichico.

Fondamenti teorici di psicologia sociale Pagina 56 di 67


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55. Un modello cognitivo – evolutivo del sé


Greenwald: un essere umano impegnato non solo nel trattamento dell’informazione e realizzazione del
bisogno di alta auto-valorizzazione, ma anche compiti concreti dell’esistenza.
3 aspetti schematici del sé:
- pubblico (deriva dalle esperienze di approvazione altrui)
- privato (in relazione al proprio mondo interno di standard di riferimento)
- collettivo (in relazione ai valori emergenti nei gruppi sociali, etnici, politici, religiosi)
L’ordine non è rigido, alcune dimensioni del sé possono restare poco sviluppate o predominare
determinando così diversi orientamenti personali.

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56. Le dimensioni sociali del sé e dell’identità


Concezioni che sottolineano il ruolo che il contesto sociale svolge nella determinazione del sé (collegamento
del sè con i diversi contesti sociali in cui si svolge la vita della persona).
1. Baldwin: concetto di socius (distingue l’ego – le idee che abbiamo su noi stessi – e l’alter – le idee che
abbiamo sugli altri); si sviluppano nel bambino in funzione reciproca: il punto di vista su se stessi ha
bisogno della presenza dell’altro per avviare il processo d’imitazione (considerato motore dello sviluppo
psichico) e il punto di vista dell’altro ha bisogno di un ego su cui proiettarsi
2. Rosenberg: identità sociali multiple (le posizioni e ruoli che il soggetto occupa nella società),
organizzato in un modello che permette di organizzare gerarchicamente le diverse concezioni del sé
emergenti nelle diverse situazioni concrete di vita; si richiede ai soggetti di descrivere un certo numero
d’identità che ritengono di possedere, elencandone le caratteristiche e i sentimenti associati
3. Gergen: concetto di sé fluido; idea di un self come elemento stabile e centrale che ci accompagna nella
vita guidando le nostre azioni, procurandoci un necessario sentimento d’identità; è un sé fluido, sempre
mutevole, multiplo e pieno di contraddizioni, ben difficilmente analizzabile e ha poca connessione con
l’agire individuale-sociale concreto
4. Harrè: distinzione self (concetto trascendente) – persona (realtà corporea, socialmente definita e
pubblicamente visibile, capace di produrre azioni pubbliche e significative). Ottica sociocostruttivista,
importante perché mette in luce il ruolo attivo della società nella costruzione del mondo rappresentazionale.
5. Zavalloni/Guerin: ego-ecologia (studio del sé nelle sue complesse relazioni con ambiente, modalità con
cui il sé, l’altro e società diventano elementi costitutivo della coscienza, come l’ambiente esterno diventa
ambiente interno). La nozione d’identità è inseparabile a quella di appartenenza socioculturale perché
attraverso le appartenenze sociali il soggetto stabilisce il proprio rapporto con ambiente. L’individuo è
collocato all’interno di una matrice sociale oggettiva costituita dai suoi gruppi di appartenenza più l’altro
(persone e gruppi significativi con cui il soggetto è in relazione).

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57. Emozione e cognizione. Un antico problema ripreso


Magda Arnold insiste sugli aspetti esperienziali dell’emozione come fenomeno che si realizza nella persona
e non nel corpo: il cervello non produce emozione ma media queste funzioni, siamo noi che sperimentiamo
l’emozione. Conia il concetto di appraisal (valutazione): valutazione immediata e intuitiva tra i 2 poli del
buono e del cattivo che accompagna ogni atto sensorio. Quando una situazione è percepita/valutata attiva
una tendenza all’avvicinamento – esitamento.

Fondamenti teorici di psicologia sociale Pagina 59 di 67


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58. Le teorie somatiche


Sostengono l’esistenza di centri nervosi specifici deputati alla produzione di specifiche emozioni.
Izard: ci sono 10 schemi di base che danno vita alle 10 emozioni fondamentali (paura, dolore, gioia,
disgusto, interesse, sorpresa, disprezzo, vergogna, tristezza, colpa). L’emozione è attivata da un evento che
modifica il livello di attività elettrochimica del SN. Le teorie somatiche presuppongono che emozione e
cognizione siano sotto il controllo di sistemi separati e parzialmente indipendenti.

Fondamenti teorici di psicologia sociale Pagina 60 di 67


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59. Le teorie cognitive


L’appraisal nella costituzione dell’emozione (Lazarus)
L’emozione include 3 componenti essenziali:
- apprasail cognitivo
- cambiamenti fisiologici legati alla mobilitazione per l’azione
- azioni con carattere contemporaneamente strumentale ed espressivo

Essa è espressione della continua transazione individuo/ambiente: xciò non è cosa stabile, ma fluisce e
cambia.
Appraisal = valutazione immediata in cui si costituisce il significato +/- della situazione. È determinata sia
da stimoli ambientali che da caratteristiche personali, è una valutazione personale sul significato che quello
stimolo assume per l’individuo.
Le emozioni hanno quindi valenza razionale, ciò che è dannoso/benefico per un soggetto non dipende solo
da condizioni oggettive, ma anche da bisogni, desideri, aspettative del soggetto. L’appraisal determina
quantità e qualità dell’emozione. Non precede l’emozione ma è parte della sua dinamica, emozione e
cognizione sono inseparabili.
Ogni emozione è contraddistinta da uno specifico appraisal e da uno specifico schema di reazioni somatiche.

“Arousal” somatico più cognizione


= attivazione viscerale e motoria

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60. Valutazione dell’azione ed emozioni


Lavori che sottolineano il contributo che la valutazione del proprio agire può fornire alal determinazione
degli stati emozionali: Weiner.
La valutazione dei risultati del proprio corso d’azioni avviene a 2 livelli:
- immediato: reazioni affettivo-emotive immediate e indipendenti dall’attribuzione causale dell’esito.
Reazione positiva per successo e negativa per insuccesso, da esse derivano emozioni primarie come
piacere/dispiacere, dipendono esclusivamente dal risultato ottenuto indipendentemente dal modo con cui è
stato raggiunto
- mediato e raffinato: reazione meno immediate e connesse e dipendenti dall’attribuzione, genera una
complessa gamma di emozioni più raffinate

Le cause inferite dal soggetto determinano il grado e genere degli stati affettivi che seguono l’azione più
regolano la tendenza a persistere o ricominciare il compito.

Incidenza dell’emozione su cognizione


Fin qui analisi sul ruolo che l’attività cognitiva esercita nella creazione delle emozioni, ora come
l’esperienza emozionale incida sulla cognizione.
Studi su stati d’animo dicotomizzati su 2 poli (+/-). In genere:
- stati d’animo +: effetto più su giudizi, valutazioni, rapidità dell’elaborazione mentale
- stati d’animo euforici, allegri: > creatività, disponibilità a cooperaizone, > accettazione del rischio,
decisioni rapide, disponibilità ad aiutare il prossimo
- stati d’animo - : effetti poco chiari dalle ricerche

Ricerca su relazione stati d’animo/memoria: in genere si ricorda meglio il materiale congruente con stato
d’animo (materiale negativo è memorizzato in modo meno strutturato).

Che cos’è l’emozione?


Necessità di una definizione in grado di cogliere e organizzare l’insieme dei processi che concorrono a
produrre l’emozione.
Teorie somatica e cognitiva: non possono permettersi d’ignorare né la componente somatica né quella
cognitiva, entrambe fanno appello a stimoli int/ext di attivazione del processo che genera l’emozione, ma
pensano in modo diversi i modi di elaborazione.
Necessità di contemplare entrambe le componenti: la valutazione e l’arousal somatico.

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61. Le rappresentazioni sociali - Moscovici


Rappresentazioni sociali come sistemi di idee (sistemi cognitivi) costruiti nell’interazione sociale
quotidiana. Necessità di uno strumento per comprendere quei nuclei d’idee che, formatisi nella
comunicazione tra le persone, agiscono nella società contemporanea.
Definizione di Moscovici a metà tra 2 grandi tradizioni del pensiero moderno:

Moscovici: rifiuta Durkheim, il carattere di stabilità e staticità delle rappresentazioni collettive (ne accetta il
carattere mobile e circolante, la plasticità) più ottica globalistica: rappresentazioni irriducibili ad ogni analisi
ulteriore (invece sono forme specifiche di conoscenza che si possono scindere per seguire la formazione e
cambiamento).

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62. Il cognitivo e il normativo-sociale delle rappresentazioni


Rappresentazioni sociali occupano un posto intermedio tra concetti (il cui fine è astrarre il significato dal
mondo e introdurre ordine) e precetti (riproducono il mondo in maniera significativa).
La rappresentazione fa corrispondere ogni immagine a un’idea e ogni idea a un’immagine più sono sistemi
cognitivi con un linguaggio e logica propri: gli individui pensano autonomamente e comunicano
incessantemente le loro specifiche rappresentazioni (x strada, bar, uffici…), la gente continuamente
analizza, commenta, inventa. Scopo: rendere familiare tutto ciò che è inconsueto e ignoto per creare un
universo in cui possiamo sentirci a casa. Si mettono in atto 2 meccanismi:
- ancorare: le idee insolite, ridurle e categorie e immagini ordinarie, porle in un contesto familiare, si
trasferiscono nella nostra sfera in cui siamo capaci di interpretarlo
- oggettivare: trasformarle da qualcosa di astratto in qualcosa di concreto (tradurre ciò che è nella mente in
qualcosa che esiste nel mondo fisico)

= meccanismi che rendono l’inusuale usuale; le rappresentazioni sociali diventano così parte del mondo
oggettuale che ci circondano ed entrano nel nostro universo psichico.
Hanno natura convenzionale più non sono il prodotto di ricostruzioni stabili, ma un principio organizzatore
della conoscenza mobile che varia in rapporto alla situazione contestuale. Non sono rappresentazioni
cognitive.

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63. Due sistemi cognitivi


1. operativo: procede per associazioni, inclusioni, discriminazioni, deduzioni
2. metasistema: che ri-lavora la materia prodotta da 1°, controlla, verifica, seleziona, attraverso l’uso delle
regole logiche o no. È necessario sempre sia per il pensiero formale (produzione artistico – scientifica) che
pensiero comune = sistema di controllo, validazione e mantenimento di coerenza

Per Moscovici il metasistema è un controllo esercitato dal sociale (non è diretto ad una specifica produzione
intellettuale, ma ad organizzare la comunicazione diretta e transitoria tra i soggetti nella vita sociale
quotidiana).

Ma in quale realtà entra in funzione?

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64. Struttura delle rappresentazioni sociali e pratiche sociali


Abric: problema della struttura e modi di trasformazione delle r.s.

3 tipi di cambiamento (Flament)


- trasformazione progressiva: i nuovi contenuti vanno progressivamente integrandosi nel nucleo centrale
- trasformazione resistente: gli schemi nuovi sono contraddittori, ma permettono ancora delle giustificazioni
e razionalizzazioni (modificazioni senza traumi)
- trasformazione brutale: i dati della situazione s’impongono nel nucleo centrale direttamente senza possibili
paraurti periferici (brusco cambiamento della r.s.)

Flament: 3 tesi
1. le cognizioni che appartengono ad una r.s. sono soprattutto di ordine prescrittivo (indicano istruzioni o
condotte imposte dalle specifiche situazioni sociali)
2. l’ordine prescrittivi è condizionale (x es. bisogna comportarsi così in questa situazione)
3. i fattori che determinano la trasformazione della r.s. sono essenzialmente connessi come le nuove
pratiche sociali con cui la gente accede

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65. Psicologia sociale: una teoria mancante


La psicologia sociale nasce in un contesto socioculturale percorso da grandi trasformazioni, le grandi masse
contribuiscono a trasformare politica, relazioni persone/gruppi più principi di libertà civile e giustizia sociale
usciti dalla rivoluzione francese si legano ai problemi di governo delle nazioni (idea di democrazia,
partecipazione) più nuove forme di benessere e povertà cambiano il modo di concepire la persona e gruppo.

Scenario dominato da una sociologia e psicologia che cercano di definire i loro oggetti e metodi. Sociologia:
- Durkheim: nasce dal contesto del positivismo francese di Compte che gli lascia un solido senso della
realtà sociale (fatto sociale come realtà di azione e pensiero che trascende l’agire e la coscienza individuale)
- Weber: influenza dell’idealismo tedesco che gli trasmette il senso della forza delle idee e del ruolo del
soggetto che culmina nella concezione di azione sociale

Psicologia
- Wundt: analisi dell’esperienza diretta che l’uomo fa del mondo, studio del processo di conoscenza come
struttura a partire dei dati di ordine sensoriale (fedeltà al dato empirico)
- Comportamentismo: rilevamento dell’esperienza

Psicologia e sociologia preoccupate di evitare ogni invadenza reciproca, lasceranno in disparte il problema
dell’articolazione psichico/sociale, mondo pubblico/privato.
Funzionalismo: sottolinea la funzione che i processi psicologici esercitano non solo nel conoscere il mondo
ma nello stare dentro al mondo mettendo l’accento sull’agire umano.

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Indice
1. Riscoprire la psicologia sociale 1
2. Riconoscere la specificità dei processi psicologici e della situazione in cui agiscono, 2
3. Psicologia sociale: fatti e teorie. Oggetti e idee 3
4. Realtà sociale e soggetti umani 4
5. Lineamenti della nostra analisi di psicologia sociale 5
6. Individuo e società nel pensiero moderno e contemporaneo 6
7. Il contesto sociale e culturale in cui si sviluppa la psicologia sociale 7
8. Scienze della natura. Scienze dell’uomo e della società 8
9. Una psicologia individualistica 9
10. L’intenzionalità e l’atteggiamento fenomenologico 10
11. L’altra scena dello psichico e del sociale: psicoanalisi 11
12. Il primato scientifico e morale del sociale: Durkheim 12
13. Società del conflitto, soggetto dell’azione: Weber 13
14. Individuo e società nella pratica sociale 14
15. Persona e comunità nell’utopia fourierista. Fourier 15
16. Le idee nelle condizioni materiali di produzione. Marx 16
17. La psicologia delle folle: Le Bon 17
18. La società come imitazione. Espinas e Tarde 18
19. La psicologia delle folle. Le Bon - 1985 19
20. La nascita ufficiale della psicologia americana 20
21. La vita sociale. Le idee 21
22. Le idee e i temi della sociologia empirica americana 22
23. Il costruzionismo sociale di Mead e il problema del self 23
24. Il piccolo gruppo e la relazione interpersonale 24
25. Esperimento Hawtorne - 1927/32 25
26. La sociologia microinterazionista - microsociologia 26
27. Il rituale dell’interazione - Goffman 27
28. L’etnometodologia - Garfinkel 28
29. I grandi orientamenti psicologici e la psicologia sociale lewiniana 29
30. Il neobehaviorismo e il paradigma S-O-R 30
31. La Psicologia Sociale di Kurt Lewin 31
32. Il campo psicologico 32
33. La dinamica del gruppo e "l’action research" - ricerca azione 34
34. La svolta cognitivista: la mente riscoperta 35
35. La dissonanza cognitiva - Festinger 36
36. "Committment" - impegno - e responsabilità - Brehm e Cohen 38
37. Oltre la dissonanza: motivazione intrinseca e ruolo dell’agire 39
38. La psicologia ingenua – o del senso comune - Heider 40
39. Descrizione fenomenologia e analisi casuale 41
40. L’attribuzione di causalità 42
41. L’analisi dell’azione 43
42. L’equilibrio cognitivo 44
43. Lo scienziato ingenuo 45
44. Dagli atti alle intenzioni Jones-David 46
45. L’attribuzione come analisi mentale delle covariazioni - Kelley 47
46. Il problema attore – osservatore - Bem 48
47. L’errore fondamentale - Jones/Nosbett 49
48. Gli effetti "Self-serving" - Zuckermann, 1979 50
49. Approcci schematici e stereotipi sociali 51
50. Epistemologie ingenue e processi di interazione 52
51. Negoziazione dell’interazione e presentazione di sé - interazionismo simbolico: 53
52. Il sé e l’emozione nell’ottica sociocognitiva 54
53. Il sé come struttura di conoscenza - ottica cognitiva 55
54. Il sé come regolazione e come motivazione 56
55. Un modello cognitivo – evolutivo del sé 57
56. Le dimensioni sociali del sé e dell’identità 58
57. Emozione e cognizione. Un antico problema ripreso 59
58. Le teorie somatiche 60
59. Le teorie cognitive 61
60. Valutazione dell’azione ed emozioni 62
61. Le rappresentazioni sociali - Moscovici 63
62. Il cognitivo e il normativo-sociale delle rappresentazioni 64
63. Due sistemi cognitivi 65
64. Struttura delle rappresentazioni sociali e pratiche sociali 66
65. Psicologia sociale: una teoria mancante 67