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RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Ministero dello Sviluppo Ministero dell’Università e


Economico della Ricerca

RiSEM
Rischio Sismico negli Edifici
Monumentali

Relazione Tecnica sullo


Stato di Avanzamento del Progetto

Primo Semestre
(1 giugno 2011 – 30 novembre 2011)

PAR FAS REGIONE TOSCANA


Linea di Azione 1.1.a.3

Scienze e tecnologie per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni


culturali

Firenze, 5 febbraio 2012


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Sommario
Introduzione ............................................................................. 2
Descrizione generale ................................................................. 5
Descrizione del progetto ............................................................................ 5
Descrizione delle attività previste nel primo semestre ................................ 7
Attività previste nel WP-1: coordinamento ................................ 9
Attività svolte nel periodo di riferimento .................................................... 9
Attività previste nel WP-2: sismicità......................................... 13
Tasks SISM-1 e SISM-2: Reperimento dati di sottosuolo da analisi
geologiche e geotecniche già effettuate e inizio della caratterizzazione
geologica e geomorfologica del sottosuolo ......................................... 13
Task SISM-3: Caratterizzazione geotecnica, risposta sismica locale e
interazione dinamica terreno struttura................................................ 17
Attività previste nel WP-3: rilievo............................................. 21
Task RIL-1: Rilievo geometrico, analisi del manufatto e degli interventi di
restauro .............................................................................................. 21
Task RIL-2: Reperimento della documentazione disponibile a livello
iconografico e storico-archivistico ....................................................... 36
Attività previste nel WP-4: caratterizzazione ........................... 53
Task CARAT-1: Analisi con tecniche GPR non a contatto .......................... 53
Task CARAT-2: Definizione dei parametri meccanici ................................ 59
Conclusioni ............................................................................. 78
Sintesi delle attività svolte ........................................................................ 78
Deliverables / Attività di disseminazione .................................................. 78
Criticità / Aggiornamenti del progetto ...................................................... 79
RiSEM è… ................................................................................................. 80
Allegati ................................................................................... 82
Scheda di lancio del “blind benchmark” .................................................... 82

Relazione primo semestre pag. 1


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Introduzione
Aspetti organizzativi generali del progetto e inquadramento della relazione

La presente relazione si riferisce alle attività svolte nel corso del primo
semestre del progetto RiSEM (Rischio Sismico negli Edifici
Monumentali), ossia nel periodo dal 1 giugno 2011 (data di inizio delle
attività) al 30 novembre 2011.

Il progetto è stato finanziato dalla Regione Toscana (RT nel seguito) su


fondi PAR FAS REGIONE TOSCANA Linea di Azione 1.1.a.3, nell’ambito
disciplinare “Scienze e tecnologie per la salvaguardia e la valorizzazione
dei beni culturali”, per il periodo 01/06/2011 – 30/05/2012 (2 anni).

Il progetto RiSEM ha l’obiettivo di mettere a punto tecniche di


indagine, di analisi e di diagnosi che consentano (in maniera
sufficientemente speditiva, con costi relativamente contenuti, ed
utilizzando per quanto possibile tecniche non a contatto) di stabilire il
rischio sismico di beni monumentali di rilevanza o di interi agglomerati
urbani di interesse storico.

RiSEM vede il coinvolgimento di quattro Dipartimenti delle Università


di Firenze e di Siena (per l’Università di Firenze, UNIFI nel seguito: 1)
DICeA, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Facoltà di
Ingegneria; 2) DiCR, Dipartimento di Costruzioni e Restauro, Facoltà di
Architettura*; 3) DET, Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni,
Facoltà di Ingegneria - Per l’Università di Siena, UNISI nel seguito: DST,
Dipartimento di Scienze della Terra, Facoltà di Scienze Matematiche,
Fisiche e Naturali), oltre che del Comune di San Gimignano (COMSG
nel seguito).

Il progetto utilizza il caso della città di San Gimignano perché


rappresenta al tempo stesso un caso unico nel panorama mondiale ed
un caso contraddistinto da una forte omogeneità tipologica. Lo studio
si propone infatti di analizzare il comportamento sismico di tutte le
Torri presenti nel Centro Storico del comune di San Gimignano (sia
quelle di proprietà pubblica che di proprietà privata) che costituiscono
le emergenze monumentali maggiormente “a rischio” nel caso di eventi
sismici, a causa della loro intrinseca vulnerabilità.

Il programma di ricerca si sviluppa su due anni, attraverso la


suddivisione in 7 WP (work-packages, pacchi di lavoro), ciascuno dei

*
Il Dipartimento di Architettura partecipante al progetto è rappresentato da DiCR
(Dipartimento di Costruzioni e Restauro), mentre in fase di progetto era stato
indicato il DIRES (Dipartimento di Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici);
la differenza è dovuta alla diversa afferenza dei docenti di Restauro partecipanti al
presente progetto.

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quali a sua volta suddiviso in un certo numero di obiettivi (o tasks),


secondo lo schema riportato di seguito:

WP_1 – COORD - Guida, coordinamento, gestione del progetto e


disseminazione dei risultati (coinvolgimento di tutte le unità
di ricerca, coordinamento DICeA).
WP_2 - SISM - Definizione della pericolosità sismica (valutazione
della risposta sismica locale e dell’interazione dinamica
terreno-struttura) (coinvolgimento di DICeA, DST e COMSG).
WP_3 - RIL - Acquisizione delle caratteristiche geometriche e
dell’evoluzione storica e degli interventi sul manufatto
(coinvolgimento di DiCR e COMSG).
WP_4 – CARAT - Definizione delle caratteristiche meccaniche e
dinamiche delle torri (coinvolgimento di DICeA, DET e DST).
WP_5 - VULN - Definizione della vulnerabilità sismica
(coinvolgimento di DICeA).
WP_6 - RIS - Definizione del rischio sismico (coinvolgimento di DICeA
e COMSG).
WP_7 - ADV– Messa a punto di tecniche di indagine e di analisi
innovative (coinvolgimento di DICeA e DET).
I 7 Work-packages porteranno alla definizione di una serie di
risultati/prodotti della ricerca (deliverables) che, a partire dal primo
anno, verranno resi disponibili a vari soggetti, ed illustrati nel corso di
manifestazioni pubbliche che costituiranno i momenti di diffusione dei
risultati dell’intero progetto.

La presente relazione è strutturata in accordo alla suddivisione in WP


dell’intero progetto. Ad una prima parte che riguarda una descrizione
generale delle attività previste e svolte nel corso del periodo a cui la
presente relazione si riferisce, seguono le parti dedicate ai singoli
ambiti del progetto; ogni parte è stata curata delle varie unità di ricerca,
attraverso i coordinatori ed i partecipanti al progetto, rappresentati da:
 DICeA, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Facoltà di
Ingegneria (UNIFI), coordinatore: prof. Gianni Bartoli
 DiCR, Dipartimento di Costruzioni e Restauro, Facoltà di
Architettura (UNIFI), coordinatore: prof. Luca Giorgi
 DET, Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni, Facoltà di
Ingegneria (UNIFI), coordinatore: prof. Massimiliano Pieraccini
 DST, Dipartimento di Scienze della Terra, Facoltà di Scienze
Matematiche, Fisiche e Naturali (UNISI), coordinatore: Prof. Dario
Albarello
Un ulteriore importante contributo è stato inoltre offerto dal Dott.
Antonello Mennucci, titolare di un contratto finanziato nell’ambito del
progetto, relativamente alle attività di ricerca storiche e
documentaristiche sulle Torri di San Gimignano (sotto-gruppo di ricerca
di archeologia dell’architettura).

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Figura 1. San Gimignano, Pianta di riferimento per la numerazione e la


nomenclatura provvisoria delle torri

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Descrizione generale
Nel seguito si riassumono brevemente gli obiettivi del progetto e si inquadrano le
attività svolte nel primo semestre, delle quali si riferirà nelle parti successive della
presente relazione.

Descrizione del progetto


Il progetto RiSEM nasce da una duplice osservazione.
Da una parte dalla constatazione della massiccia presenza, su tutto il
territorio Italiano, di edifici di valore storico e monumentale (in molti
casi dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO), che non solo
hanno un valore storico e documentale (attorno al quale si costruisce e
si coagula l’identità storica di una comunità), ma costituiscono,
specialmente in aree dove il turismo è diventato una (se non l’unica)
delle principali attività economiche, un irrinunciabile valore economico
di sostegno alla comunità stessa.
Di contro, però, gli eventi sismici ai quali il territorio italiano è
periodicamente sottoposto, ad esempio il sisma del 6 aprile 2009 a
L’Aquila, hanno messo in evidenza l’elevata vulnerabilità del patrimonio
monumentale; non di rado si sono manifestati dissesti e, in alcuni casi,
crolli, di edifici monumentali o di parte di essi a seguito di terremoti
anche non estremamente violenti (si pensi, ad esempio, ai danni subiti
dalla Basilica di San Francesco ad Assisi a seguito delle scosse del
novembre 2007).
Di conseguenza appare di assoluto rilievo lo sviluppo della ricerca
indirizzata alla messa a punto di tecniche di indagine, di analisi e di
diagnosi che consentano, in maniera sufficientemente speditiva e con
costi relativamente contenuti, di stabilire il rischio sismico di beni
monumentali di rilevanza o di interi agglomerati urbani di interesse
storico.
Il progetto di ricerca si pone quindi l’obiettivo di raccogliere sotto un
denominatore comune competenze e tecniche diverse che, con un
impatto minimo sul territorio e sul patrimonio analizzato, possano
giungere alla quantificazione del rischio sismico, attraverso la
definizione dei diversi aspetti ad esso collegati; tale valutazione viene
condotta alla luce delle possibilità offerte dalle più moderne tecnologie
disponibili, prevedendo inoltre lo sviluppo e la messa a punto di nuove
metodologie e tecniche di indagine.

San Gimignano
Dovendo definire e mettere a punto delle procedure, il progetto si è
indirizzato verso un caso studio particolarmente rappresentativo,
rappresentato dalla città di San Gimignano e dalle sue torri.
Il caso di San Gimignano rappresenta al tempo stesso un caso unico nel
panorama mondiale ed un caso contraddistinto da una forte
omogeneità tipologica. Gli elementi dai quali prende spunto il progetto
si identificano ovviamente in tutte le Torri presenti nel Centro Storico
del comune di San Gimignano (sia quelle di proprietà pubblica che di

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proprietà privata) che, oltre a rappresentarne gli elementi


caratterizzanti, costituiscono le emergenze monumentali
maggiormente “a rischio” nel caso di eventi sismici, soprattutto a causa
della loro intrinseca vulnerabilità. Al tempo stesso, la presenza di più
elementi con comportamento dinamico “analogo” rende il caso
individuato come particolarmente significativo in termini di “banco di
prova” di nuove tecniche di indagine e di analisi.
In questo senso, San Gimignano rappresenterà un progetto pilota per la
messa a punto di metodologie che potrebbero in seguito essere estese,
oltre che agli elementi di interesse storico-monumentale presenti nello
stesso territorio comunale, anche ad altre realtà presenti sul territorio
regionale.
Inoltre, relativamente al solo caso della Torre Grossa, una precedente
attività di ricerca effettuata a metà degli anni ’90 permetterà di
confrontare i risultati ottenuti nel corso della presente ricerca con quelli
già disponibili; l’attività precedente si riferisce al “Progetto San
Gimignano - Interventi di rilievo, conoscenza, monitoraggio, per la
tutela ed il riuso della cinta muraria e di due torri di San Gimignano”,
nato dalla collaborazione tra la Regione Toscana, il Dipartimento di
Ingegneria Civile dell’Università di Firenze, il Dipartimento di
Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena ed il
Dipartimento di Progettazione dell’Architettura dell’Università di
Firenze.

Filosofia e obiettivi generali del progetto di ricerca


Utilizzando un caso studio di rilevante interesse (il caso delle Torri di
San Gimignano), il progetto si propone di affiancare a tecniche di
indagine “classiche”, da tempo patrimonio della comunità scientifica,
una serie di metodi innovativi (alcuni dei quali verranno definiti e messi
“alla prova” proprio all’interno del presente progetto) che consentano
di acquisire le informazioni necessarie allo sviluppo del complesso
percorso che porta alla definizione del rischio sismico.
Tali tecnologie si caratterizzano con il denominatore comune di
prevedere, per quanto possibile, indagini “a distanza” del bene da
valutare, quindi consentendo l’acquisizione delle caratteristiche
necessarie alle successive analisi senza entrare in contatto con il
monumento, e quindi garantendo una intrusività pressoché nulla ed, al
tempo stesso, una rapidità di indagine che le tecniche classiche non
riuscirebbero a consentire. Tale rapidità consente, tra l’altro,
l’estensione delle tecniche a larghe porzioni di realtà monumentali,
allargando la scala delle analisi di rischio sismico dal livello “puntuale”
(di singolo monumento) ad un livello “territoriale”.
Sotto questo profilo il progetto si propone di rispondere ad una serie di
esigenze/intenzioni che possono essere così riassunte:
1. Proporre e sviluppare tecniche di indagine innovative “a distanza”
in grado di raggiungere un certo grado di conoscenza dell’edificio
sotto il profilo meccanico e materico, in accordo alla normativa
sismica italiana che ha, per l’analisi degli edifici esistenti,
introdotto i cosiddetti livelli di conoscenza.

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2. Analizzare criticamente e proporre criteri di modellazione


numerica in campo non lineare in grado di fornire indicazioni
abbastanza rapide sul comportamento sotto sisma di edifici
monumentali, procedendo ad implementare nuovi modelli
costitutivi su codici OpenSource, in modo da diffondere quanto
trovato presso la comunità scientifica e tecnica.
3. Definire una sorta di “scheda di vulnerabilità” (basata
fondamentalmente su indici di carattere geometrico e su ulteriori
pochissimi parametri), definita a partire dai risultati delle analisi
numeriche ottenute sui modelli numerici identificati delle torri.
4. Individuare una sorta di livello “minimo” di conoscenza da
raggiungere affinché l’analisi possa fornire risultati efficaci ed
attendibili sotto il profilo dell’identificazione del comportamento
dell’edificio, arrivando alla produzione di “Linee Guida per la
vulnerabilità sismica degli edifici in muratura a Torre”.
5. Un ulteriore obiettivo del progetto è invece strettamente legato al
particolare caso-studio prescelto; ad oggi, infatti, nonostante le
Torri di San Gimignano siano universalmente note e la loro
rilevanza sia riconosciuta in maniera indubbia (come l’inserimento
della città all’interno del patrimonio mondiale dell’UNESCO
testimonia), il livello di conoscenza di tali oggetti da un punto di
vista storico-archeologico e architettonico è inspiegabilmente
estremamente basso. Una parte della ricerca (che vedrà il
coinvolgimento di archeologi e di architetti) sarà quindi indirizzato
al reperimento di tutte le fonti storiche relative alle torri del
Comune di San Gimignano ed al loro rilievo accurato, al fine di
fornire, come ulteriore “deliverable” del progetto, una serie di
pubblicazioni di livello scientifico che posano descriver i beni
investigati anche sotto questo punto di vista.

Descrizione delle attività previste nel primo semestre


Con riferimento alla tabella allegata alla richiesta di finanziamento
(allegato B), le attività previste per il primo semestre riguardavano 4 dei
7 WP, secondo lo schema riportato nel seguito. In ogni WP erano stati
individuati dei “tasks” (obbiettivi) che configurano in maniera più
dettagliata le attività contemplate all’interno dei singoli work-
packages. Limitatamente al primo periodo di attività, i WP ed i task
attivati sono riportati nel seguente schema:

ATTIVITÀ PRIMO SEMESTRE


WP_1 – COORD
COORD-1: Pubblicazione dei risultati scientifici
Inizio: mese 1 - Termine: mese 24
WP_2 – SISM
SISM-1: COMSG: Reperimento dati di sottosuolo da analisi
geologiche e geotecniche già effettuate
Inizio: mese 1 - Termine: mese 6

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SISM-2: DST: Caratterizzazione geologica e geomorfologica


del sottosuolo
Inizio: mese 3 - Termine: mese 9
WP_3 – RIL
RIL -1: DiCR: Rilievo geometrico, analisi del manufatto e
degli interventi di restauro.
Inizio: mese 3 - Termine: mese 15
RIL -2: COMSG: Reperimento della documentazione
disponibile a livello iconografico e storico-archivistico.
Inizio: mese 1 - Termine: mese 6
WP_4 – CARAT
CARAT-1: DET: Analisi con tecniche GPR non a contatto
Inizio: mese 1 - Termine: mese 12
CARAT -2: DICeA: Definizione dei parametri meccanici
Inizio: mese 5 - Termine: mese 10
CARAT -5: DICeA: Analisi ed interpretazione dei dati e
modellazione strutturale
Inizio: mese 5 - Termine: mese 15

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Attività previste nel WP-1:


coordinamento
Il work-package 1, destinato alla definizione ed alla messa a punto di tutte quelle
attività destinate alla guida, al coordinamento, alla gestione del progetto (sotto
il profilo scientifico, amministrativo e finanziario) ed alla disseminazione dei
risultati, vede ovviamente il coinvolgimento di tutte le unità di ricerca, ed è
coordinata dal capofila del progetto, ossia da DICeA, che ha curato la redazione
del capitolo.

Attività svolte nel periodo di riferimento


Dal momento che il WP-1 ha il compito di indirizzare e guidare il
progetto verso il raggiungimento degli obiettivi principali, in una fase
iniziale le attività relative saranno principalmente indirizzate al
coordinamento delle attività delle diverse componenti del progetto,
mentre in una seconda fase si dovrà provvedere all’organizzazione della
disseminazione dei risultati.
Nell’arco del semestre, l’attività di coordinamento è principalmente
consistita:
 nella ri-definizione delle figure e della struttura del progetto;
 nell’analisi dei costi inizialmente previsti e nella rimodulazione delle
spese del progetto;
 nella convocazione e nella gestione di due plenary meetings;
 nella messa a punto di una postazione di lavoro a San Gimignano, di
una piattaforma internet e di un sito FTP.

Ri-definizione delle figure e della struttura del progetto


In fase di stesura del progetto si erano inizialmente delineate le
seguenti figure destinate alla gestione del progetto:
1. Il Coordinatore del Progetto
2. Il Comitato Esecutivo, composto dai rappresentanti delle unità di
ricerca e presieduto dal coordinatore (organo decisionale)
3. Il Comitato Tecnico, composto dai responsabili e dai partecipanti
alle attività previste nei Work-packages e presieduto dal
coordinatore (organo di supervisione, controllo e guida
dell’avanzamento del progetto)
4. L’Ufficio Servizi alla Ricerca e Relazioni Internazionali del Polo
Biomedico e Tecnologico, struttura permanente dell’Università di
Firenze dedicata agli aspetti finanziari e contrattuali del progetto
In alcune riunioni preliminari che si sono tenute nei mesi di aprile e
maggio 2011 (quindi preliminarmente rispetto all’inizio ufficiale del
progetto), si è provveduto ad una analisi critica di quanto riportato nel
progetto ed i coordinatori delle singole unità di ricerca hanno
concordato di identificare il Comitato Esecutivo nelle figure dei

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coordinatori delle quattro unità (più eventualmente ulteriori


rappresentanti delle singole unità se, all’interno del gruppo di ricerca, si
trovano ad operare dei sotto-gruppi distinti tra loro) e da un
rappresentante del Comune di San Gimignano.
Viene inoltre deciso che, in linea generale, le riunioni del Comitato
Esecutivo possano coincidere con le riunioni del Comitato Tecnico (che
di fatto vede il coinvolgimento di tutti i partecipanti al progetto), a
meno di eventuali convocazioni che vengano richieste dai responsabili
delle singole unità di ricerca. Quindi le riunioni del Comitato Tecnico
avranno luogo indicativamente una volta ogni sei mesi, mentre quelle
del Comitato Esecutivo potrebbero essere convocate anche in ulteriori
momenti intermedi rispetto a quelle del Comitato Tecnico; in ogni caso,
le riunioni del Comitato Tecnico varranno da riunione anche per il
Comitato Esecutivo.
Viene invece ribadito il ruolo fondamentale dell’Ufficio Servizi alla
Ricerca e Relazioni Internazionali del Polo Biomedico e Tecnologico per
quanto riguarderà la gestione amministrativa e finanziaria del progetto,
nonché la rendicontazione dello stesso attraverso il portale ARTEA
della Regione Toscana.

Analisi dei costi inizialmente previsti e rimodulazione delle spese del


progetto
Sempre nel corso di alcune riunioni del Comitato Esecutivo che hanno
avuto luogo prima della partenza ufficiale del progetto, si è provveduto
ad effettuare un’analisi dettagliata delle spese previste in sede di
presentazione del progetto, e si è preso atto delle informazioni
pervenute da RT circa l’ammissibilità o meno di alcune spese, riguardo
la definizione di alcune delle spese di progetto (principalmente legate ai
contratti ed alle consulenze) e relativamente alle procedure di
rendicontazione delle spese per l’acquisto di attrezzature.
A seguito di tali informazioni, e grazie al supporto dell’Ufficio Servizi
alla Ricerca e Relazioni Internazionali del Polo Biomedico e
Tecnologico, si è ritenuto necessario procedere ad una prima
rimodulazione delle voci di spesa previste nel progetto, principalmente:
 incrementando la voce “spese del personale strutturato” (di circa il
3.3%) a seguito della migliore definizione del gruppo di ricerca, che
prevede il coinvolgimento di un numero di docenti e ricercatori
maggiore rispetto a quello inizialmente previsto;
 inserendo (ovviamente aumentandola) la voce relativa a “servizi di
consulenza”;
 incrementando (del 4,5%) la voce di spesa “altri costi”, in quanto
nella fase iniziale del progetto non era stato considerato che in
questa voce dovessero essere allocati anche i costi inerenti alle
spese di missione, le spese relative alla pubblicazione scientifica e le
spese per l’acquisto di materiali e componenti necessari alla
costruzione di alcune nuove strumentazioni che verranno messe a
punto nell’ambito del progetto;
 riducendo la voce relativa a “strumenti e attrezzature”, dovuta
all’incremento delle voci precedenti, facendo rientrare una parte

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delle attrezzature nella voce “altri costi” e prevedendo l’acquisto di


altre attrezzature con fondi esterni al progetto di ricerca.
La proposta di rimodulazione, presentata in data 9.5.2011, è stata
approvata in data 11.5.2011.

Convocazione e gestione di due plenary meetings


Nel periodo di riferimento, hanno avuto luogo due plenary meetings,
previsti in fase di progetto e coincidenti con le prime due milestones del
progetto.
Il primo plenary meeting ha avuto luogo presso la Sala del Consiglio del
Comune di San Gimignano in data 21 giugno 2011. La riunione ha visto
la partecipazione di 14 ricercatori delle quattro unità di ricerca e di tre
rappresentanti del Comune di San Gimignano. La riunione, che in
accordo a quanto riportato nel progetto relativamente e questa prima
milestone (M.1, riunione di kick-off), rappresenta il vero e proprio avvio
operativo del progetto, nel corso della quale si è provveduto a notificare
formalmente l’inizio del progetto, ripercorrendo le principali tappe di
sviluppo del progetto e verificando la sequenza temporale delle attività.
In particolare, viene discusso il diagramma di Gantt allegato al progetto
per ravvisare l’eventuale necessità di rimodulazioni temporali tra le
diverse fasi del progetto a seguito della migliore individuazione delle
singole attività dei gruppi di ricerca. Nonostante si possa evidenziare
che alcune attività potranno protrarsi per periodi leggermente maggiori
di quanto indicato a suo tempo nel diagramma di Gantt, tali variazioni
vengono ritenute non significative e, pertanto, non si ravvisa necessità
di modificare il programma temporale.
Nel corso della riunione, il Comune di San Gimignano ha reso
disponibile per le riunioni del progetto e per le attività in-situ una base
operativa in uno spazio interno del Palazzo Ardinghelli. Lo spazio è
stato successivamente attrezzato come una postazione operativa fissa,
dotata di PC e scanner A3; la postazione PC rappresenta inoltre un
server condiviso dai partecipanti al progetto.
Sempre nella riunione, viene discussa l’organizzazione della pagina web
del progetto definendo i contenuti che vi dovranno essere inseriti
(differenziando uno spazio pubblico accessibile a tutti da uno spazio
privato accessibile ai soli partecipanti al progetto). La pagina web è
stata poi realizzata a cura del DET.
Il secondo plenary meeting, in accordo con il programma di progetto,
ha avuto luogo in data 20 dicembre 2011, presso l’aula storica del
Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Siena. La riunione,
dedicata principalmente ad una verifica dello stato di avanzamento del
progetto, era stata inizialmente suddivisa in una serie di presentazioni
(da parte delle singole unità di ricerca), per poi procedere alla
discussione ed alla pianificazione attività future.
La vasta partecipazione di ricercatori (17 per le varie unità di ricerca) e le
discussioni attivate dalle presentazioni dei singoli gruppi di ricerca,
hanno obbligato a spostare la parte di programmazione della attività ad
una successiva riunione del solo Comitato Esecutivo.
In data 25 gennaio 2012, presso il Laboratorio GeCo (Facoltà di
Architettura, Università di Firenze), ha avuto quindi luogo un incontro

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del Comitato Esecutivo, nel quale si è fatto il punto delle attività in


corso di svolgimento e si sono pianificate le attività dell’immediato
futuro, in accordo con quanto previsto nella milestone M.2.

Messa a punto di una postazione di lavoro a San Gimignano, di una


piattaforma internet e di un sito FTP
Al duplice scopo di fornire una visibilità pubblica al progetto e di
definire un portale collaborativo che servirà anche per la gestione dei
flussi di informazione tra i partecipanti al progetto, è stato messo a
punto un sito web, raggiungibile all’indirizzo www.risem.unifi.it, la cui
schermata iniziale è mostrata in Figura 2.
Accanto ad un’area “pubblica”, nel sito è infatti presente un’area di
natura privata all’interno della quale sono collezionati alcuni dei
documenti di importanza comune a tutti i partecipanti al progetto.

Figura 2. Sito web del progetto RiSEM

Inoltre, per consentire una maggiore facilità nello scambio di dati, si è


provveduto ad organizzare un servizio FTP dedicato al progetto, in
modo da poter condividere anche file di elevate dimensioni.

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Attività previste nel WP-2:


sismicità
Nel primo semestre del progetto, le attività collegate al WP-2 sono rappresentate
dal reperimento delle informazioni disponibili sul sottosuolo nel territorio di San
Gimignano, così come ricavabili dagli elaborati in possesso del Comune (task
SISM-1: reperimento dati di sottosuolo da analisi geologiche e geotecniche già
effettuate, con referente COMSG) e dall’inizio delle attività generali relative alla
definizione da un punto di vista geologico e geomorfologico del territorio (task
SISM-2: Caratterizzazione geologica e geomorfologica del sottosuolo, con
referente DST). Le due attività sono state coordinate entrambe da DST, per cui è
possibile renderne conto congiuntamente.
Nonostante il successivo obiettivo (task SISM-3: Caratterizzazione geotecnica,
risposta sismica locale e interazione dinamica terreno struttura, con referente
DICeA) fosse stato previsto soltanto nel secondo semestre di attività del progetto,
in realtà ha visto l’inizio di alcune delle attività, per cui se ne renderà brevemente
conto nel seguito.

Tasks SISM-1 e SISM-2: Reperimento dati di


sottosuolo da analisi geologiche e geotecniche già
effettuate e inizio della caratterizzazione geologica e
geomorfologica del sottosuolo

Nei primi 6 mesi, le attività del gruppo del Dipartimento di Scienze della
Terra dell’Università di Siena sono state essenzialmente finalizzate alla
realizzazione della cartografia geologica e geomorfologica finalizzata
alla formulazione del modello geologico di riferimento per la
Microzonazione Sismica di Primo Livello del Comune di San
Gimignano. In particolare sono state eseguite indagini nei seguenti
ambiti:
- Individuazione e reperimento dati cartografici e topografici di
riferimento per il rilevamento di campagna e per la stesura finale degli
elaborati;
- Reperimento dei dati geologici e geomorfologici esistenti
- Reperimento dei dati di sottosuolo esistenti
- AereoFotointerpretazione: dati gelogici e geomorfologici
- Rilevamento geologico ex-novo di campagna
- Rilevamento Geomorfologico ex-novo di campagna
- Creazione DataBase Cartografico
Di seguito viene riportata una breve descrizione delle attività svolte in
ciascuno di questi ambiti.
Individuazione e reperimento dei dati cartografici e topografici di
riferimento per il rilevamento di campagna e per la stesura finale
degli elaborati

Relazione primo semestre pag. 13


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In questa fase sono stati reperiti presso i repertori cartografici locali


(Provincia di Siena, Comune di San Gimignano, Università di Siena) le
basi topografiche alle scale ritenute più adatte per il lavoro di
cartografia geologica e geomorfologica. Per questo scopo,
conformemente a quanto previsto dalle Linee Guida Nazionali per la
Microzonazione Sismica (LNMZS), sono state scelte le basi
topografiche (Carte Tecniche) in scala 1:10.000 (curve equidistanza 10
m), in scala 1:5000 (curve equidistanza 5 m) e in scala 1:2000 (curve di
livello equidistanza 2m) In particolare quest’ultima è stata scelta per
rappresentare la geologia e la geomorfologia del centro abitato,
essendo disponibile solo per questa estensione, mentre le carte a scala
minore sono state utilizzate per i rilevamenti e le rappresentazioni
cartografiche dell’intero rilievo alla cui sommità sorge San Gimignano.
Le carte in scala 1:10000 e 1:2000 sono state acquisite in formato
digitale mentre per la carta in scala 1:5000 è stato reperito ed utilizzato
il solo raster.
Reperimento dati geologici e geomorfologici esistenti
In questa fase sono stati reperiti i dati cartografici geologici e
geomorfologici già realizzati e disponibili per l’area. Per quanto
riguarda la cartografia geologica nell’area sono stati raccolti i dati in
scala 1:100.000 derivabili dalla Carta Geologica d’Italia, Foglio 113
Castelfiorentino, realizzata negli anni ’60 del secolo scorso, e i dati in
scala 1:10.000 della Carta Geologica Regionale realizzata agli inizi del
XXI secolo (sezione 286090). La cartografia geologica è stata acquisita
in formato raster ed utilizzata come base di partenza e confronto per i
rilevamenti ex-novo realizzati nel corso del progetto. Per quanto
riguarda i dati di cartografia geomorfologica era disponibile la Carta
Geomorfologica in scala 1:25.000 realizzata nel 2005 dalla Provincia di
Siena in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra
dell’Università di Siena. Anche in questo caso i dati sono stati acquisiti
in formato raster.
Reperimento dati di sottosuolo esistenti
Per pianificare le indagini da effettuare e per avere il controllo delle
geometrie dei corpi geologici oggetto del rilevamento sono stati
reperiti presso i tecnici operanti nell’area 37 sondaggi geognostici
effettuati negli ultimi 30 anni nell’area di studio. Tali sondaggi sono
stati eseguiti per scopi diversi (edilizia, ricerca di acqua ecc..) e
raggiungono profondità da pochi metri fino a circa 100 metri dal piano
di campagna. Con i sondaggi reperiti e georeferenziati è stata costruita
una banca dati contenente i dettagli relativi alle profondità dei corpi
geologici incontrati. Bisogna tuttavia tener presente che spesso i
sondaggi riportano una descrizione poco dettagliata o controversa sia
dei corpi geologici sia delle profondità. Per questa ragione alcuni dei
sondaggi, a seguito dei rilevamenti effettuati ex-novo e delle indagini
geofisiche, sono stati ritenuti poco affidabili.
Aereofotointerpretazione: dati geologici e geomorfologici
In fase preliminare rispetto ai rilevamenti di campagna ex-novo, è stata
effettuata una campagna di rilevamento su foto aerea (volo Regione
Toscana 2000, a colori, scala 1:30.000) che è stata utilizzata per rilevare

Relazione primo semestre pag. 14


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

i dati geologici (principali contatti, stratificazione) e i dati riguardanti i


depositi di copertura (frane, depositi eluvio-colluviali). Sono state
inoltre cartografate le principali morfologie antropiche (scarpate,
sbancamenti, modificazioni topografiche), di erosione selettiva
(scarpate), gravitative (corone di frana, morfologie associate alle frane)
e legate alle acque correnti superficiali (idrografia superficiale, forme
erosive, forme deposizionali). E’ stata quindi realizzata una carta
preliminare derivata dalla fotointerpretazione che è stata
successivamente utilizzata durante i rilievi di campagna per le verifiche
e le modifiche del caso.
Rilevamento geologico ex-novo di campagna
Il rilevamento geologico ex-novo è stato effettuato con le classiche
tecniche dei sopralluoghi di campagna durante i quali l’intera area è
stata investigata alla ricerca di affioramenti che permettessero
l’osservazione delle caratteristiche geologiche e geometriche dei corpi
litologici. Ogni affioramento è stato caratterizzato in funzione delle
caratteristiche geologiche e litologico-tecniche sulla base di quanto
indicato nelle LNMZS. Inoltre di ogni affioramento è stata redatta la
documentazione grafica di supporto (fotografie, log speditivi) con
indicata l’estensione degli affioramenti stessi. Particolare attenzione è
stata volta alla caratterizzazione dei depositi di copertura ossia i
depositi eluvio-colluviali, alluvionali e di frana. Durante il lavoro di
rilevamento di campagna sono state visitate numerose cavità artificiali
presenti nel sottosuolo di San Gimignano. Alcune di queste, censite
dall’amministrazione comunale, sono state tracciate sulla base dei dati
topografici e planimetrici disponibili mentre in altri casi date le ridotte
dimensioni sono state trattate come elementi puntuali. Il lavoro di
rilevamento geologico ha consentito la stesura della carta geologica
preliminare e la realizzazione di un log preliminare rappresentante le
relazioni geometriche verticali e laterali dei diversi corpi geologici
rilevati.
Rilevamento Geomorfologico ex-novo di campagna
E’ stato inoltre effettuato un rilevamento geomorfologico ex-novo con
le tecniche tradizionali dei sopralluoghi di campagna. Durante il lavoro
di rilevamento sono state individuate, cartografate e caratterizzate le
morfologie e i depositi associati importanti ai fini del progetto, secondo
quanto riportato dalle LNMZS. In particolare sono stati individuati e
caratterizzati i movimenti franosi, distinti per tipologia di movimento e
stato di attività. Inoltre sono state cartografate le morfologie
responsabili di possibili fenomeni di amplificazione locale del moto
sismico, quali le scarpate (di origine antropica e strutturale) che sono
risultate essere molto numerose e diffuse su tutto il territorio.
Creazione DataBase Cartografico
Al fine di raccogliere in un unico contenitore le informazioni relative alle
indagini geologiche, alle litologie, alle forme e ai processi cartografati,
nonché alle elaborazioni dei risultati ottenuti, è stato realizzato un
database geografico in ambiente ArcGIS.
Durante la progettazione del database è stata svolta un’accurata ricerca
bibliografica, sono state ipotizzate le tipologie e i quantitativi di

Relazione primo semestre pag. 15


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

informazione attesi. È stato quindi deciso di realizzare il database


seguendo gli schemi e i principi descritti nelle linee guida per la
Microzonazione Sismica, in quanto tale struttura è stata ritenuta
aggiornata ed appropriata agli scopi del progetto RiSEM.

Figura 3. Carta Geologico-Geomorfologica

Relazione primo semestre pag. 16


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 4. Dettaglio carta geologica centro storico

Task SISM-3: Caratterizzazione geotecnica, risposta


sismica locale e interazione dinamica terreno
struttura
L’attività svolta nel primo semestre nell’ambito del WP_2-SISM-3 dal
gruppo geotecnico del DICeA ha riguardato la raccolta e l’esame delle
informazioni già disponibili, utili ai fini della caratterizzazione
geotecnica del sottosuolo, messe a disposizione dal Comune di San
Gimignano (COMSG).
In particolare, sono stati analizzati i dati contenuti nella “Relazione
geologica e geologico-tecnica sulle caratteristiche fisiche e fisico-

Relazione primo semestre pag. 17


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

meccaniche dei terreni incontrati nel sondaggio geognostico posizionato


in Piazza della Cisterna” (Malesani e Becattelli, 1990), redatta per la
progettazione e direzione lavori del risanamento dell’antico cunicolo
sottostante il centro storico di San Gimignano. Nel seguito si
riassumono brevemente alcune informazioni tratte dalla suddetta
relazione e ritenute significative per gli obiettivi connessi all’attività
WP_2 SISM-3, rimandando al testo originario per ulteriori dettagli e per
la documentazione fotografica.
Nella relazione di Malesani e Becattelli (1990) sono descritti i risultati
relativi ad un sondaggio a carotaggio continuo, con misure di
permeabilità e prelievo di campioni indisturbati, successivamente
analizzati in laboratorio. La perforazione è stata successivamente
predisposta per le misure del livello di falda mediante tubo aperto
finestrato in PVC.
Il sondaggio, eseguito in Piazza della Cisterna, è stato spinto fino alla
profondità di 35.20m dal piano campagna.
La successione stratigrafica, al di sotto della pavimentazione in cotto
con relativo sottofondo (con spessore complessivo di circa 60cm),
evidenzia la presenza di depositi carbonatici fino ad una profondità di
20.60m da p.c. (indicati nella Relazione di Malesani e Becattelli come
’Calcari organogeni’ o ‘Calcari ad Amphistegina’). Tali materiali sono
costituiti da livelli litoidi vacuolari intercalati a strati, sempre
carbonatici, a granulometria sabbiosa, talora limo-argillosi. In alcuni
livelli, sia litoidi sia ‘pulverulenti’ sono presenti inclusi litoidi carbonatici
di dimensioni da millimetriche a centimetriche.
Questi materiali, nei quali sono presenti cavità e cunicoli, sia di origine
naturale sia di origine antropica, sono caratterizzati da numerose
fratture che costituiscono vie preferenziali di scorrimento della acque,
con conseguente dissoluzione e disfacimento dei depositi carbonatici
originari e formazione di materiale residuale costituito da frammenti
litoidi inglobati in una matrice limo-argillosa (quale ad esempio quello
incontrato in corrispondenza della verticale indagata tra 5.00 e 5.30m e
tra 10.20 e 17.70m da p.c.).
Ai depositi carbonatici segue uno spessore di circa 4m di sedimenti
definiti nella Relazione di Malesani e Becattelli come ‘transizionali’,
costituiti da marne con inclusi litoidi sia carbonatici che silicatici
rimaneggiati e da sabbie litificate. In tale strato è riconoscibile la
variazione di ambiente deposizionale tra lo strato sovrastante, di
origine continentale (‘lagunare’) e quello sottostante depositato in
ambiente marino in età pliocenica.
Lungo la verticale esaminata, il tetto dei depositi marini pliocenici,
costituiti da sabbie limose, talora litificati, alternate ad argille più o
meno limose, è stato incontrato alla profondità di 24.50m dal p.c.
Il livello freatico è stato rilevato ad una profondità di 27.80m da p.c.,
circa 1m al di sopra del tetto di uno strato di argilla limosa grigio-
azzurra che costituisce il primo orizzonte ‘impermeabile’ della
successione stratigrafica.
Nel corso della perforazione di sondaggio sono stati prelevati 13
campioni, su 9 dei quali sono state eseguite prove di classificazione. Dei

Relazione primo semestre pag. 18


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

9 campioni analizzati, 4 sono stati prelevati nei depositi carbonatici, 1


nei materiali di transizione e 4 nei depositi marini.
Dalle analisi granulometriche eseguite risulta che i 3 campioni più
superficiali (campioni 3, 4 e 5, provenienti rispettivamente da
profondità medie di 8.70, 10.35, 13.15m da p.c.) sono classificabili come
ghiaie e sabbie; i campioni 6 e 7, prelevati rispettivamente intorno ai
20m e 20.80m di profondità, sono invece costituiti prevalentemente da
argille e limi; oltre i 25m di profondità (campioni 10, 11, 12 e 13 prelevati
a profondità medie comprese tra i 25.30m e i 33.30m) si trovano sabbie
argillose o argille sabbiose con limo.
Ad eccezione del 7 e del 12, i campioni analizzati sono costituiti da
materiali a bassa plasticità.
Su 5 campioni (2 appartenenti alla formazione dei calcari, 1 ai materiali
di transizione e 2 ai depositi marini) sono state eseguite prove di taglio
diretto, che hanno fornito: per i materiali calcarei ’ compreso tra 17° e
22° e c’ compreso tra 0.15 e 0.28 kg/cm2; ’=14° e c’=0.85 kg/cm2 per il
campione appartenente allo strato di transizione, ’ compreso tra 22° e
27° e c’compreso tra 0.33 e 0.98 kg/cm2 per i depositi marini.
Le principali caratteristiche dei campioni analizzati sono sintetizzate
nella Tabella riportata in Figura 5, estratta dall’allegato (“Analisi
geotecniche di laboratorio su campioni provenienti da località: Piazza
della Cisterna - San Gimignano”) alla relazione di Malesani e Becattelli
(1990).
Poiché sulla base dei soli dati disponibili non è stato possibile
caratterizzare in modo esauriente il sottosuolo, si è ritenuto opportuno
programmare una campagna di indagini aggiuntive che consentissero
di completare la definizione del modello geologico e geotecnico, sia in
condizioni statiche, sia in condizioni simiche.

Figura 5. Principali caratteristiche dei campioni prelevati in località


Piazza della Cisterna - San Gimignano (da Malesani e Becattelli (1990))

Relazione primo semestre pag. 19


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

In particolare, la campagna geotecnica prevista comprende N. 2


sondaggi a carotaggio continuo della lunghezza di 30m nei quali
eseguire prove geofisiche di tipo down-hole e prelevare campioni
indisturbati da analizzare in laboratorio con prove statiche
convenzionali e prove in condizioni di carico dinamico e ciclico.
Per identificare in maniera opportuna i siti di indagine, sono stati
eseguiti una serie di sopralluoghi che, tenendo conto anche delle
informazioni disponibili, hanno consentito di identificare le due verticali
in corrispondenza delle quali effettuare le perforazioni di sondaggio,
rispettivamente in prossimità della Torre Grossa e delle Torri Gemelle.
Una mappa con la localizzazione delle due verticali di indagine è
riportata in Figura 6.

Sondaggi a carotaggio continuo


(progetto RiSEM)

Figura 6. Mappa con la localizzazione delle torri e dei sondaggi previsti

Relazione primo semestre pag. 20


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Attività previste nel WP-3:


rilievo
Le attività all’interno del work package di rilievo, si sono sostanziate nel periodo
con le attività svolte dal gruppo DiCR (task 3.1: Rilievo geometrico, analisi del
manufatto e degli interventi di restauro ) ed in carico a COMSG (task 3.2:
Reperimento della documentazione disponibile a livello iconografico e storico-
archivistico), di cui si rende conto separatamente nei prossimi paragrafi. Il primo
paragrafo è stato curato da DiCR (resp. Luca Giorgi), mentre il secondo è stato
redatto da Antonello Mennucci.

Task RIL-1: Rilievo geometrico, analisi del manufatto


e degli interventi di restauro

Premessa
La ricerca del gruppo DiCR prevedeva lo svolgimento delle indagini
metriche nella prima fase del lavoro. Si sono individuati due indirizzi, il
primo prevalentemente rivolto ad acquisire informazioni sugli interni
delle diverse torri e sulle loro vicende costruttive e materiche, il
secondo rivolto ad acquisire informazioni geometriche e materiche
degli esterni, difficilmente rilevabili con metodologie tradizionali. Per
raggiungere il primo obbiettivo, da ottenere con rilievi strumentali
puntuali e manuali dei vani interni, si sono in via preventiva acquisite
strumentazioni di misura (teodolite, livello, distanziometro,…) e sono
stati fatti due bandi per collaborazioni di supporto alla ricerca. In
particolare nei bandi si richiedeva lo svolgimento di attività supporto
alle indagini sulle torri di San Gimignano, mediante la ricerca di
materiale archivistico e bibliografico, il rilievo architettonico di
dettaglio e a grande scala delle torri e del loro contesto, l’elaborazione
di tavole tematiche.
Per gli esterni, con un rilievo condotto per documentare
completamente lo stato di fatto delle strutture, si è scelto di misurare la
geometria e la tridimensionalità degli spazi con l’uso di scanner laser,
documentando la composizione materica e lo stato di degrado delle
superfici esterne da immagini prospetticamente corrette, con un rilievo
topografico e satellitare a costituire l’ossatura che consente alle due
metodologie di convivere. Per questa ragione è stato bandito un
assegno di ricerca con decorrenza 01/07/2011 avente per oggetto
“Strumenti e tecniche della geomatica per la salvaguardia dei Beni
Monumentali: il caso studio delle Torri di San Gimignano”.
L’assegno, di durata annuale, prevedeva in dettaglio:
• Impianto topografico per la creazione di un sistema di riferimento
per tutte le operazioni successive;

Relazione primo semestre pag. 21


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

• Rilievo di punti di appoggio, riconoscibili sull’oggetto o


materializzati con mire temporanee, per legare le immagini
fotografiche al sistema di riferimento citato e per allineare le nuvole
di punti;
• Rilievo del modello digitale tridimensionale (laser scanner);
• Prese fotogrammetriche;
• Restituzione ed elaborazione dei dati (editing delle nuvole,
allineamento, estrazione di sezioni e di viste, creazione dei sistemi
locali al fine di consentire l’orientamento delle immagini
fotografiche, rototraslazione della porzione di modello
tridimensionale di pertinenza e proiezione orto-fotogrammetrica,
fotomosaicatura delle immagini);
• Ricognizione e integrazioni;
• Editing ed elaborati finali.

Indagini svolte nel primo semestre


Si è deciso, per ragioni logistiche, di iniziare le indagini dalle torri più
facilmente accessibili, ossia quelle di proprietà pubblica, le Torri
Ardinghelli, e dalle Torri Gemelle o Salvucci, dove era altrettanto
garantita ogni necessità operativa.
Su queste torri è stata quindi svolta sia la campagna di misurazioni
dirette che quella di acquisizione dati mediante scanner laser.
Con questo ultimo è stata svolta la prima campagna nel luglio 2011,
realizzando 9 stazioni di presa.

Torri Salvucci (Torri 8 e 9)


La campagna di rilevamento degli esterni si è svolta il 22 luglio 2011. La
rapidità della strumentazione impiegata, il laser scanner
distanziometrico a differenza di fase HDS6000 (Leica Geosystems), ha
consentito di raccogliere in maniera automatica grandi quantità di dati
in tempi di acquisizione ridotti pur producendo una descrizione
completa e dettagliata dell’oggetto indagato. Nel caso delle Torri
Salvucci è stato necessario fare alcune prove di acquisizione a
differente risoluzione per calibrare quella più adeguata al
raggiungimento degli obbiettivi prefissati tenendo presente, in
particolare, che la densità dei punti varia con la distanza e con
l’inclinazione della superficie da rilevare rispetto allo strumento. In
particolare, prendendo in esame distanze superiori a 25 m, vista
l’altezza delle Torri, sono stati valutate le caratteristiche tecniche di due
livelli di risoluzione (Figura 7)

Relazione primo semestre pag. 22


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 7. Le due diverse risoluzioni di scansione

Sono state eseguite 9 scansioni da postazioni differenti per avere una


documentazione esaustiva di tutti i prospetti delle Torri. Sulla scena
sono state disposti 20 target cartacei necessari al successivo
allineamento in un unico sistema di riferimento. Oltre all’informazione
geometrica è registrata anche, per ogni punto rilevato, l’intensità del
segnale riflesso, funzione delle caratteristiche della superficie indagata.
Questo dato può essere visualizzato in scala di grigi o in falsi colori,
agevolando in modo significativo l’interpretazione dei dati rilevati. La
complessità delle strutture rilevate hanno richiesto la realizzazione di
acquisizioni da postazioni differenti: complessivamente sono state
eseguite 29 scansioni.

Relazione primo semestre pag. 23


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 8. Schema di presa per il rilievo 3D degli esterni delle Torri Salvucci.
In giallo sono indicate le 9 postazioni di scansione

Figura 9. Snaphsot del modello complessivo di punti delle Torri Salvucci

Relazione primo semestre pag. 24


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Parallelamente sono state svolte le indagini mediante misurazioni


dirette degli interni.
Le torri sono separate da un corpo di fabbrica di limitate dimensioni e
fronteggiano via San Matteo e piazza dell’Erbe. La piazza dell’Erbe si
trova, rispetto a via San Matteo, a un livello superiore di ca. 5 m.

Figura 10. Sezione verticale delle torri Salvucci (Torri 8 e 9)

Relazione primo semestre pag. 25


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 11. Sezioni orizzontali delle torri Salvucci (Torri 8 e 9)

La torre nord ha una pianta alla base all’incirca larga 5,00 m e profonda
6,00, in sommità 4,80X5,90 m. Lo spessore delle murature perimetrali,
al livello di piazza delle Erbe, è pari a 205 cm. All’interno è stato ricavato
un vano di ridotte dimensioni, di 190X100 cm, l’altezza complessiva sul
lato di via S. Matteo è di ca 41,30 m. Le sezioni longitudinale e
trasversale, nonché le piante eseguite a sei livelli, mostrano l’esistenza
di 8 e 10 cm che aumentano lievemente la dimensione dello spazio
interno.

Relazione primo semestre pag. 26


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 12. Sezioni della torre Salvucci nord (Torre 8)

Questa torre è stata oggetto di una sensibile riduzione della massa


muraria a livello di via San Matteo per ricavare spazi per attività
commerciali, dove si è ricavata una porta d’ingresso e i fianchi sono
stati demoliti in un lato per uno spessore di 60 cm nell’altro di 75 cm;
riduzioni murarie analoghe si osservano a quota di piazza delle Erbe.
Le maggiori demolizioni si registrano a un livello accorpato a parti
abitative (al terzo piano su piazza delle Erbe): qui la superficie delle
masse murarie è stata ridotta del 40 %. In sommità un fianco è stato
assottigliato di ca 65 cm per inserire una scala a chiocciola.

Relazione primo semestre pag. 27


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

In vari livelli sono state rinvenute le mensole lapidee su cui si


appoggiavano i dormienti che sostenevano solai lignei, collegati con
ogni probabilità da scale in legno a pioli.
La torre sud alla base ha una pianta quadrata con lato esterno di ca.
7,00 m, spessore murario di 235 cm (un lato è di 215 cm), vano interno
quadrato con il lato di 2,42 cm; l’altezza da via San Matteo è di 42,85 m.

Figura 13. Sezione verticale della torre Salvucci sud (Torre 9)

Relazione primo semestre pag. 28


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 14. Sezioni orizzontali della torre Salvucci sud (Torre 9)

Le sezioni longitudinale e trasversale, le piante eseguite su quattordici


livelli hanno messo in luce che il vano interno quadrato, con progressive
e limitate riseghe murarie, assume in sommità il lato di 2,75 cm. Inoltre
in sommità la dimensione esterna della torre si riduce a ca. 6,55 cm
senza l’esistenza di riseghe; si registra quindi nell’elevazione un lieve
restringimento delle pareti esterne della torre (analogamente alla nord)
con andamento necessariamente a scarpa vista la mancanza di riseghe.

Relazione primo semestre pag. 29


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

La riduzione delle masse murarie ha interessato il livello su via San


Matteo, dove vi sono oggi attività commerciali e i piani alle due quote
superiori (il più elevato in particolare), accorpati ad abitazioni: al livello
più basso e a quello più elevato è stata aumentata l’ampiezza del vano
centrale, in quello intermedio sono stati ricavati due passaggi e una
nicchia nelle pareti perimetrali.

Torri Ardinghelli (Torri 18 e 19)


Le torri Ardinghelli hanno una fronte su piazza della Cisterna, mentre i
tre restanti lati sono inglobati da un edificato eterogeneo frutto di una
complessa stratificazione; l’ultima modificazione del contesto riguarda
probabilmente la loggia che vi si addossa a nord, sul lato di piazza
Duomo.
Di queste torri, nella prima fase di lavoro, sono state svolte solo le
indagini mediante misurazione diretta.
Le piante dei diversi livelli e le sezioni longitudinali e trasversali hanno
messo in luce numerose singolarità dimensionali e costruttive delle
torri, nonché incisive trasformazioni delle loro compagini murarie.

Figura 15. Sezione verticale delle torri Ardinghelli (Torri 18 e 19)

Relazione primo semestre pag. 30


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 16. Sezioni orizzontali delle torri Ardinghelli (Torri 18 e 19)

La torre nord al piano terra ha compagini murarie laterali, spesse 1,50


m, che oltrepassano l’ampiezza del vano interno di 20 cm. Al terzo
livello coperto da una volta a botte sono state demolite le murature dei
fianchi (sul lato Nord di 55 cm e sull’altro di 35 cm) per ricavare un vano
di maggiore ampiezza: all’appoggio della volta sopravvive una parte
della muratura con l’originario spessore interno.

Relazione primo semestre pag. 31


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 17. Sezione verticale della torre Ardinghelli nord (Torre 18)

Relazione primo semestre pag. 32


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 18. Sezioni orizzontali della torre Ardinghelli nord (Torre 18)

Oltre quota 12,69 m, considerando il livello del piano di calpestio del


piano terreno come quota zero, tutto il perimetro interno della
muratura è stato scortecciato, rendendo così visibile il nucleo della
muratura in conglomerato di calce e pietrame, che risulta eseguito con
legante di grande qualità. Così sono stati ottenuti i conci squadrati per
sopralzare la torre con materiale analogo a quello esterno esistente (le
due facce di ciascuna parete erano state eseguite con la medesima
tecnica costruttiva).
La sezione evidenzia il sopralzo, con cui la torre raggiunge i 27,55 m,
caratterizzato da uno spessore di 50 cm, estremamente più sottile
rispetto alle compagini sottostanti. Nondimeno si osserva che lo
sviluppo della superficie interna scortecciata è assai inferiore a quella
della parte ricostruita, pertanto si dovette rendere necessario dell’altro
materiale, reperito forse nel lato di facciata e di quello opposto interno,
dove vi sono ampie aperture sicuramente non originarie. E non è
escluso che possa essere stato in parte ricavato dalle vaste demolizioni
che hanno interessato il fianco nord del terzo e quarto piano
dell’Ardinghelli sud.
Quest’ultima ha uno spazio interno largo 2,50 m e profondo 3 m, con
spessori murari dei fianchi di 1,30 m analoghi a quelli della torre nord.
Le pareti di facciata e quella interna opposta appaiono completamente
trasformate: la prima ha grandi aperture create con ogni probabilità da
un restauro e spessore residuo di circa 70 cm, all’ultimo livello ridotto a
soli 40 cm; la seconda è stata completamente demolita e, ai livelli più

Relazione primo semestre pag. 33


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

alti, sostituita da un muro in mattoni nel primo tratto a tre teste e in


quello più elevato a due teste.

Figura 19. Sezione verticale della torre Ardinghelli sud (Torre 19)

Figura 20. Sezioni orizzontali della torre Ardinghelli sud (Torre 19)

Relazione primo semestre pag. 34


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Le torri Ardinghelli sono caratterizzate da un evidente strapiombo


dovuto alla loro divaricazione. La torre nord fino al livello del sopralzo
strapiomba a settentrione di ca 30 cm, mentre per il sopralzo si riduce a
ca 3 cm: questo si deve al fatto che l’innalzamento della torre fu
eseguito in appiombo su una torre strapiombante e in seguito si è avuto
un ulteriore lieve incremento dell’inclinazione.

Figura 21. Quadro riassuntivo dei rilievi eseguiti ed in corso alla fine del
Gennaio 2012

Relazione primo semestre pag. 35


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Task RIL-2: Reperimento della documentazione


disponibile a livello iconografico e storico-archivistico

Premessa
Fin da subito si è inteso affrontare gli obiettivi previsti nell’ambito del
WP3, RIL-2 (reperimento della documentazione disponibile a livello
iconografico e storico-archivistico) con un approccio più vasto di quanto
inizialmente preventivato.

Figura 22. Le torri di San Gimignano viste dalla rocca di Montestaffoli

L’occasione di indagare le torri di San Gimignano (Figura 22) nella loro


materialità, nell’ambito del contesto urbano di cui costituiscono i
principali capisaldi generatori, nonché la possibilità di studiare le
dinamiche relative al loro sviluppo nel tempo, alle trasformazioni che le
hanno interessate, allo sviluppo dei complessi architettonici che sono
sorti addossandosi alle loro strutture hanno reso indispensabile
estendere le ricerche alla totalità di questi edifici, prevedendone in
primo luogo un censimento complessivo in ambito sangimignanese,
che comprendesse anche quelle oggi abbattute e inglobate nei fronti
stradali (Figura 23). D’altronde anche molte di quelle che oggi svettano
al di sopra dei tetti degli edifici circostanti, talvolta solo di pochi metri,
sono state oggetto di interventi che ne hanno ridotto più o meno
significativamente la quota.
Ci eravamo accorti, per di più, che gli studi che hanno avuto per oggetto
l’architettura e la storia medievale di San Gimignano, a dispetto della
notorietà del profilo turrito della cittadina, citano solo marginalmente
questi particolari edifici, pur così fortemente caratterizzanti.

Relazione primo semestre pag. 36


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 23. Resti del lato est della Torre 3

Se si tolgono alcune fondamentali osservazioni del Fiumi (1961), i


precoci ma non del tutto attendibili tentativi del Ceccarini (pubblicati
fra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta del secolo
scorso) e la reiterata citazione poco più che turistica delle strutture più
celebri, spesso accompagnata da labili e imprecise notizie circa la
fondazione e i proprietari, ci si accorge del vuoto conoscitivo che
avvolge queste costruzioni. Solo negli ultimi venti anni continui studi di
Archeologia dell’Architettura sul costruito sangimignanese hanno
gettato le basi per un approccio più strutturato alla questione,
prendendo le mosse dall’indagine diretta della materialità degli edifici.
Anche dal punto di vista più propriamente storico mancano studi
specificamente concentrati su questo tema. Documenti che in qualche
modo menzionano torri sono stati pubblicati in numerosi contributi già
a partire dalla fine del XIX secolo, ma la loro dispersione, la
disomogenea qualità delle edizioni e, soprattutto, l’impiego dei testi
d’archivio per fini diversi da quello che qui si intende perseguire, hanno
spesso generato confusione tra gli autori, rendendo indispensabile la
revisione di quanto sinora messo a disposizione degli studiosi.

Relazione primo semestre pag. 37


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Prima di procedere è comunque opportuno chiedersi cos’è una torre.

Figura 24. Musei Civici di San Gimignano, Pinacoteca, TADDEO DI


BARTOLO, San Gimignano e otto storie della sua vita (particolare),
tempera su tavola, 1401

Il quesito, apparentemente banale, implica una risposta tutt’altro che


immediata.
Se il termine richiama immediatamente l’immagine di un edificio
spiccatamente verticale, a pianta di ridotte dimensioni e
tendenzialmente e quadrata, caratterizzato da poche aperture e da
muri perimetrali di forte spessore, una vasta categoria di edifici
risponde a questa descrizione, seppure spesso assai diversi tra loro.
Giacché l’oggetto d’indagine sono le torri gentilizie urbane di San
Gimignano, restano immediatamente escluse dalle ricerche le piccole
torri rompitratto del lato occidentale della seconda cinta muraria
medievale (Figura 24), pure improntate dalle stesse caratteristiche, e
resterebbero esclusi anche i campanili monumentali, se San Gimignano
ne possedesse analogamente alle vicine Volterra, Siena e Firenze, ma
restano anche escluse le torri del contado e dei castelli, di frequente più
tarde di quelle che hanno reso famosa la cittadina valdelsana e spesso
edificate con tecniche costruttive diverse.

Relazione primo semestre pag. 38


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 25. Edificio addossato alla torre Moronti (Torre 29)

Anche restringendo l’osservazione al centro storico si incontrano edifici


che non è facile definire. Si tratta di strutture che in genere non
sembrano aver mai superano i quattro o cinque piani, spesso edificate
in appoggio a torri preesistenti e quasi sempre mancanti del lato di
contatto. Conservano tuttavia marcatamente l’aspetto di torri, sia per
quanto attiene le tecniche costruttive, sia nella scelta dei modelli
architettonici (Figura 25). Si incontrano inoltre notevoli corpi di
fabbrica, delle fogge più disparate, sempre improntati a una marcata
verticalità, ma con sviluppo planimetrico più ampio, di frequente
associato ad alzati traforati da aperture più grandi e numerose.
Su questa linea è emblematico il caso del palazzo Pesciolini, definito
spesso col termine “casa torre”, utilizzato prima dalla tradizione orale e
passato poi senza alcun vaglio critico nella letteratura, sebbene
l’edificio corrisponda ormai a una evoluta domus signorile, che delle
torri conserva soltanto un’altezza considerevole (Figura 26).

Relazione primo semestre pag. 39


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 26. Palazzo Pesciolini

Dopo attenta riflessione e per definire un profilo preciso degli oggetti di


ricerca si è deciso di prendere in esame solo costruzioni sorte in
posizione isolata, sia integre che ridotte di quota, in origine
marcatamente improntate a un poderoso sviluppo verticale, dotate di
ridotta planimetria rispetto all’altezza, di muri di forte spessore, di
ambienti interni di ridotte dimensioni e di scarse aperture. Il primo
assunto è risultato determinante nella selezione degli edifici, variando
maggiormente le proporzioni planimetriche, lo spessore murario e la
dimensione dei vani interni.
Solo nel caso della torre Becci (Torre 24) si è derogato a questo punto
fondamentale, in considerazione del fatto che l’edificio è sorto
utilizzando come fondazione del lato meridionale una porzione del più
antico circuito murario (Figura 27).

Relazione primo semestre pag. 40


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 27. La torre Becci (Torre 24) vista da via San Giovanni

Il riconoscimento e la precisa collocazione topografica delle torri così


definite sono stati dunque ritenuti fondamentali per quantificare
l’entità del fenomeno e per delinearne la portata topografica e
urbanistica.
Altrettanto fondamentale è risultata la necessità di registrare le
principali caratteristiche costruttive delle torri, indagate tutte nella loro
complessità e nei rapporti con gli edifici circostanti. Per le analisi sono
stati applicati gli strumenti propri dell’Archeologia dell’Architettura,
dispiegati per decodificare le caratteristiche originarie della fabbrica, le
modifiche avvenute nel tempo (sia quelle causate dalle trasformazioni
antropiche, sia quelle dovute all’invecchiamento dei materiali e anche
agli eventi calamitosi), nonché le tecniche costruttive, con riferimento a
quelle abitualmente adottate nello specifico contesto territoriale.
Anche in questo senso è evidente l’importanza di studiare tutte le torri
del centro storico, per poter disporre di una significativa quantità di
confronti, indispensabili per tentare di conoscere più a fondo queste
apparentemente impenetrabili strutture e per cimentarsi con
l’elaborazione di una proposta cronologica (Figura 28).
Tutte infatti presentano più o meno evidenti trasformazioni, diverse
fasi di costruttive, svuotamenti delle pareti perimetrali e conseguente
dilatazione degli ambienti interni, distruzioni, appoggio a uno o più lati
di edifici sorti successivamente alla costruzione delle torri (Figura 29).
In sintesi, senza perdere di vista il profilo prettamente storico, si è
ritenuto di procedere inizialmente alla conoscenza materiale degli
edifici, utilizzati in questa fase come principale fonte di informazioni.
Il progetto di conoscenza, tuttavia, non poteva prescindere
dall’analizzare lo sviluppo delle torri in un contesto più ampio, sia sotto
il profilo territoriale, sia dal punto di vista storico e si è dunque
preventivata anche la ricognizione di quanto edito sull’argomento,

Relazione primo semestre pag. 41


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

focalizzando l’attenzione sull’Italia centro settentrionale, ove il


frenetico sviluppo delle torri ha caratterizzato il periodo compreso tra il
IX e la metà del XIII secolo.
Per tutti questi motivi lo sviluppo cronologico delle attività previste dal
RIL-2 è stato fin da subito ampliato, estendendo le ricerche fino a
comprendere per intero il primo anno di svolgimento del progetto.

Figura 28. Veduta dalla Torre Grossa

Relazione primo semestre pag. 42


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Figura 29. Interventi sul lato nord della torre “gemella” settentrionale
(Torre 8)
Il primo semestre di attività
L’avvio delle ricerche ha coinciso con l’immediato approccio alle
strutture, comprensivo della parte logistica inerente i contatti con i
diversi proprietari che, a vario titolo, possiedono porzioni di torri o di
edifici a esse addossati. Tale attività è stata messa anche a disposizione
degli altri gruppi di ricerca in tutti i casi in cui le esigenze del progetto lo
hanno reso necessario.
Altre volte i sopralluoghi sono stati condotti congiuntamente al gruppo
di rilievo (DiCR), oppure con la totalità dei partecipanti alle attività di
ricerca, come nel caso delle ispezioni ad alcuni ambienti ipogei, scavati
in prossimità delle fondazione di torri.
Dal punto di vista più strettamente archeologico si è inizialmente
proceduto alla ricognizione dell’intero centro storico, tenendo conto
delle informazioni raccolte in anni di ricerche sul tessuto insediativo di
San Gimignano. Il primo risultato ha coinciso con il posizionamento di
tutte le torri gentilizie urbane sulla planimetria del centro storico
(Figura 30), strumento messo a disposizione di tutti i gruppi di ricerca
entro il primo semestre di indagini. Sono state censite 49 torri
rispondenti alle caratteristiche prefissate, pur se rispondenti a differenti
macrotipologie.
In parallelo sono iniziate le indagini dirette delle strutture, fino
dall’incipit improntate alla apparentemente banale, eppure inedita
novità, almeno su una scala così vasta, di procedere, in tutti i casi in cui
fosse stato possibile, alla ricognizione di tutti e quattro i lati esterni e
interni delle torri, raccogliendo dati circa le principali attività di
accrescimento e di distruzione, le tecniche costruttive (materiali, posa
in opera, lavorazione e finitura, dimensione degli elementi,
caratteristiche del nucleo e delle fondazioni etc.), nonché lo sviluppo
dei corpi di fabbrica addossati.
Si è proceduto da sud verso nord affrontando tutte le torri schierate
lungo via San Matteo, piazza del Duomo, Piazza delle Erbe, Piazza della
Cisterna e un tratto di via del Castello. Restano tuttavia ancora escluse
porzioni più o meno vaste di alcune torri, nonché l’intera torre del
Diavolo (Torre 23) (Figura 31), per problemi logistici o legati alla
temporanea indisponibilità dei proprietari. Fra quelle affrontate nella
loro completezza si citano le due torri “gemelle” (Torri 8, 9) (Figura 32) e
le due Ardinghelli (Torri 18, 19) (Figura 33), sulle quali si andavano
concentrando anche le attività di rilievo (DiCR).
Anche le indagini della torre Coppi (Torre 37) (Figura 34) sono ormai
complete; si attendono solo alcune verifiche per chiudere i
sopralluoghi.
La mole di dati raccolta durante questa prima tornata di indagini, per
quanto ancora in gran parte da interpretare correttamente, ha
consentito fin da subito di individuare almeno tre modelli di torre
ricorrenti, seppure di volta in volta interpretati in nuove varietà. È stato
pure possibile verificare, in alcuni casi, cronologie relative fra i differenti
modelli, vegliate anche alla luce dello sviluppo delle tecniche

Relazione primo semestre pag. 43


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

costruttive, fortunatamente già abbastanza ben studiate nel caso


sangimignanese.

Relazione primo semestre pag. 44


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Figura 30. Planimetria del centro storico con posizione delle torri

Relazione primo semestre pag. 45


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Figura 31. La torre del Diavolo (Torre 23)

Figura 32. Le torri “gemelle” (Torri 8, 9)

Relazione primo semestre pag. 46


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Figura 33. Le torri Ardinghelli (Torri 18, 19)

Figura 34. La torre Coppi (Torre 37)

Relazione primo semestre pag. 47


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Oltre alle macroscopiche demolizioni insistenti sulle torri, di solito


consistenti in scarniture delle pareti perimetrali per la dilatazione degli
angusti ambienti interni, oppure in sfondamenti finalizzati alla messa in
comunicazione con gli edifici circostanti, si sono evidenziate anche le
principali fasi costruttive dei corpi più antichi e di quelli ad essi
appoggiati nel tempo. E’ evidente che le registrazioni si sono limitate
all’osservazione delle pareti a faccia vista, senza prevedere alcun saggio
distruttivo sui rivestimenti di quelle intonacate.
Durante lo svolgimento delle indagini condotte sul campo si è
proceduto alla predisposizione di una specifica campagna fotografica,
ad oggi consistente in svariate migliaia di scatti.
Gli ultimi due mesi del semestre sono stati dedicati a una prima
rielaborazione dei dati raccolti sul campo e a un primo vaglio di quanto
edito sull’argomento torri, ivi compresa la presa di contatto con alcuni
degli autori delle più significative pubblicazioni in materia.
Particolare attenzione è stata dedicata alle raccolte documentarie
derivanti da contributi di singoli studiosi, non solo per quanto attiene
l’argomento torri, ma anche per le informazioni ricavabili circa la
complessa storia delle famiglie consortili che le hanno possedute e, in
alcuni casi, quasi certamente edificate.
L’inizio della sistematica schedatura di tutti i testi disponibili ha già
gettato le basi per la revisione di quanto finora noto in merito a queste
strutture, spesso presentato dagli autori come assodato, anche se
basato su contributi spesso tendenti a confondere personaggi, luoghi e
date delle vicende descritte dai documenti d’archivio.
La schedatura delle informazioni edite ha inoltre già iniziato a delineare
una lista di carte, finora presentate in maniera frammentaria, che
meritano certamente la rilettura integrale nonché la loro trascrizione,
anche in vista della predisposizione di un’appendice documentaria da
dispiegarsi a corredo degli studi.
Alla fine del semestre è stata predisposta la bozza della scheda relativa
ai risultati delle ricerche archeologiche e storiche, centrata sulla torre
“gemella” settentrionale (Torre 8), che è stata presentata,
congiuntamente ai primi risultati delle indagini e alle linee di sviluppo
della ricerca, nella riunione plenaria tenuta a Siena, presso la Facoltà di
Scienze Naturali il 20.12.2011 e che qui riportiamo nella sua parte
iniziale, per quanto, per praticità, privata delle note.

TORRE 8
La torre, conservata integralmente fino alla quota massima raggiunta nel tempo dalla
costruzione e parzialmente alterata soltanto in occasione degli ultimi interventi di
ristrutturazione (primi anni novanta del XX secolo), è probabilmente il risultato di tre
distinte fasi costruttive, alle quali si aggiungono le molteplici trasformazioni interne
relative, in primo luogo, a una serie di svuotamenti ottenuti riducendo a varie quote lo
spessore dei muri perimetrali. A questi si sommano le modifiche dell’assetto originario
dei solai, non facilmente verificabile a causa della recente installazione di un ascensore
interno che oblitera buona parte del vano verticale.

PERIODO I. Costruzione della torre. (Fine XI-metà del XII secolo)


Fase 1
La costruzione di un edificio come la torre nord delle così dette “Gemelle”, avvenuta in
un’area di primissimo piano del più antico insediamento sangimignanese, dovette

Relazione primo semestre pag. 48


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

acquisire immediatamente un valore urbanistico di assoluto rilievo nell’evoluzione


dell’abitato, soprattutto se considerata in relazione alla realizzazione dell’altra torre e
all’estrema prossimità del primo circuito murario del castello, oltre tutto comprendente
la porta settentrionale, rivolta verso Pisa. I due edifici, anche se non necessariamente in
contemporanea, vennero infatti fondati con i due lati orientali perfettamente allineati
alla viabilità centrale, l’asse urbano della Francigena, lungo una costa che, all’epoca,
verosimilmente, degradava dal colle di Montestaffoli in maniera assai più graduale che
al presente. Questa scelta, destinata a improntare in maniera indelebile i futuri assetti
viari della cittadina, costrinse tuttavia i costruttori a confrontarsi con un lotto di terreno
in leggero declivio, degradante cioè in maniera progressiva verso est, ma anche verso
nord, seguendo il percorso del tracciato stradale, allora ancora assai impervio e
accidentato. Attualmente conosciamo il sistema di fondazioni della torre solo in
corrispondenza del lato orientale ove, poco sotto il lastricato recentemente rinnovato,
venne intercettato un affioramento di dura roccia calcarea, puntualmente utilizzato
come base d’appoggio del tratto più a valle dell’edificio. Quel che resta di una risega in
muratura, risparmiata dalle successive asportazioni, emerge ancora oggi dalla
pavimentazione stradale di via San Matteo, a monte del più tardo portale; si tratta
probabilmente dei primi filari basamentali, organizzati in maniera da correggere
eventuali irregolarità del piano di scavo. Tutt’altra cosa è stabilire se tale appoggio
caratterizzi l’intero sviluppo planimetrico della torre, o se invece lo scavo dell’irregolare
quadrato abbia altrove intercettato un terreno meno omogeneo; non si vuole certo
sottovalutare il massiccio affioramento di calcare compatto bianco presente subito
oltre l’arco della Cancelleria, poco a nord della torre, indicativo della diffusione e delle
caratteristiche di questo materiale, ma non si può neanche dimenticare la presenza di
lenti di argilla rossastra mescolata a calcari bianchi, spesso in frana in corrispondenza di
cunicoli o cantine, registrata poco distante, in alcuni ambienti ipogei situati appena a
nord est dell’antistante Torre 10 (Pettini).
E’ comunque certo che la torre venne innalzata realizzando una struttura poderosa,
caratterizza da muri perimetrali di quasi 250 cm di spessore, costituiti da un massiccio
nucleo in calcestruzzo perfettamente aderente e coeso ai rivestimenti esterni e interni
in conci lapidei. Con la straordinaria consistenza delle strutture contrasta invece la
dimensione degli ambienti interni, fino dal principio concepiti come spazi di fatto
inabitabili e, date le dimensioni planimetriche, che non superano i 185x115 cm, pure
apparentemente inadatti alla conservazione di quantità significative di derrate o di
merci. Il lato settentrionale, quello orientale e quello meridionale emergono tutti dalle
pavimentazioni circa alla medesima quota; quello occidentale invece, prospiciente
piazza delle Erbe, rimane oggi interrato, rispetto agli altri tre, per almeno sei metri di
altezza . Si dovrà tuttavia prendere in seria considerazione la possibilità che il terreno,
in quest’area, si sia elevato progressivamente, fino a raggiungere il livello attuale,
partendo da un’altimetria originaria forse assai più prossima al lastricato di Via San
Matteo che non all’ammattonato della piazza retrostante. È possibile che le due torri e,
in seguito, il complesso formato dalle stesse e dagli edifici ad esse addossati, fossero
venuti a costituire come una barriera per i detriti dilavati dalla sommità del colle di
Montestaffoli, ma è altrettanto verosimile che il progressivo definirsi di uno spazio
retrostante le torri, soprelevato rispetto alla Francigena, sia anche il risultato di
interventi pianificati, miranti a rendere tangibile, tramite le costruzioni e i livellamenti
del suolo, il potere che un particolare gruppo familiare andava dispiegando sull’area in
questione.
La Fase 1 corrisponde alla realizzazione della porzione inferiore della torre. Si distingue
dal resto della costruzione, rivestita pressoché interamente in conci di matrice calcarea,
per l’impiego preponderate, nella costituzione del paramento esterno, di conci di
arenaria pliocenica, probabilmente cavata da qualche affioramento poco distante. Gli
elementi sono in genere ben squadrati, organizzati su filari orizzontali e paralleli
talvolta sdoppiati in corrispondenza delle angolate. I cantonali risultano generalmente
di grandi dimensioni, sono invece più spesso di dimensioni medie i pezzi assemblati al
centro dei pannelli murari. Rarissimi pezzi in travertino compatto bianco, di solito assai
sottili, punteggiano qua e là la muratura, di rado impiegati come cantonali, più di
frequente come elementi orizzontali dei filari sdoppiati in corrispondenza dell’angolata.
Un numero un poco maggiore di conci in travertino si ritrova in corrispondenza del lato
ovest, nel breve tratto emergente dal pavimento di piazza delle Erbe. In questo caso,
oltre agli elementi sparsi irregolarmente nella compagine muraria, apparecchiati sia per

Relazione primo semestre pag. 49


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

verticale che per orizzontale con funzioni di regolarizzazione dei corsi, altri conci sono
stati utilizzati nella realizzazione del piccolo portale di accesso alla torre comunicante
con piazza delle Erbe. Due, appena arrotondati verso l’interno del vano, costituiscono le
imposte dell’enorme (cm 81x159, spessa 34,5) architrave monolitica in calcare
cavernoso. Un’altra serie compone il filare soprastante l’architrave, appena eccedente
la sua lunghezza e corrispondente alla base d’imposta dell’arco a tutto sesto che lo
sormonta. Altri quattro definiscono un settore della ghiera comprendente la chiave,
mentre i cunei rimanenti e la lunetta semicircolare sono d’arenaria. Si tratta dell’unica
apertura originale tra quelle che oggi traforano la porzione inferiore della torre; la
realizzazione del ben più ampio portale del livello sottostante, che si apre sul lato
opposto, delineato solo più tardi nelle proporzioni che oggi è dato di osservare (cfr.
Periodo III, Fase 6), ha definitivamente eliminato la possibilità di verificare se l’ambiente
al piano più basso fosse dotato fin dal principio di un accesso autonomo, direttamente
comunicante con la viabilità principale, o se invece la comunicazione col ridottissimo
vano interno venisse garantita soltanto dalla piccola porta del lato occidentale, al
momento della costruzione dell’edificio probabilmente raggiungibile solo con una
scala, in quanto situata a diversi metri da terra.
La considerevole sensibilità all’azione degli agenti atmosferici dimostrata dal materiale
pliocenico ha condotto all’alterazione di gran parte delle superfici e, in particolare, di
quelle da sempre esposte al dilavamento. Soltanto i lati sud e nord, per il fatto di esser
rimasti a lungo compresi, per un buon tratto, all’interno di edifici innalzati assai presto a
ridosso della torre, conservano almeno in parte traccia delle finiture originali, a quanto
sembra riconducibili ad attrezzi a punta quali le subbie. Giunti e letti di posa sono invece
mediamente assai sottili, anche se non sempre regolari a causa di alcune discontinuità
di squadratura degli elementi lapidei.
Non sono molte le buche contemporanee alla realizzazione dell’edificio che è dato di
individuare, quasi tutte quelle che si leggono sono più tarde, poco penetranti, scavate
grossolanamente a subbia e spesso irregolari. Soltanto le due riconoscibili ai lati
dell’arco del portale del fronte orientale potrebbero essere autentiche, ma per la loro
dimensione, assai superiore rispetto a quella delle buche pontaie e per la presenza di
frammenti residui delle mensole lapidee aggettanti che le sottolineavano, sembrano
più consone ad alloggiare i sostegni di un ballatoio che quelli di un palco da costruzione.
Se fosse prevista una struttura lignea permanente si dovrà ritenere che circondasse in
qualche modo la torre, dato che l’unica comunicazione con l’interno, a questo livello,
come abbiamo detto, era garantita dalla singolare porta del lato opposto. D’altronde si
noterà che la porzione inferiore della torre, sostanzialmente priva di buche pontaie vere
e proprie, poteva esser stata realizzata impiegando ponti da costruzione ancora
poggianti direttamente sul terreno, oltre che gli impalcati sviluppati nel vano interno.
Se, all’esterno, nel suo complesso, la porzione inferiore della torre si presenta
abbastanza integra, tutt’altra è la situazione dell’interno. Tutti e due i livelli conservati
presentano, infatti, una decisa scarnitura delle superfici che ha alterato profondamente
l’assetto originario nel tentativo di dilatare gli spazi disponibili (cfr. Periodo III, Fase 6) .
Al primo piano tutti i lati sono stati scavati, anche se quello orientale e quello
occidentale in maniera particolarmente pervasiva. La recente realizzazione di un
ascensore interno alla torre (cfr. Periodo VI, Fase 9), che si sviluppa proprio a partire da
questo ambiente, complica ulteriormente, congiuntamente alla diffusa presenza di
strati di rivestimento, la lettura delle superfici. Lacerti ben conservati dei paramenti
murari interni sono comunque individuabili nella porzione orientale del vano,
retrostante la cella dell’ascensore e oggi adibita a vano tecnico. Le murature originali,
ridotte a pochissimi filari di conci ben squadrati, si conservano solo a diretto contatto
con il solaietto moderno, in latero-cemento, che chiude, in alto, la vista del tratto
superiore della canna interna della torre. Verso oriente le lacune dei rivestimenti
lasciano intravedere limitate porzioni del nucleo interno, costituito da ghiaie, sabbie e
ciottoli legati da malta di calce abbastanza tenace. Gli elementi costituenti i paramenti,
accuratamente spianati ma privi di nastrino perimetrale e di segni riferibili con certezza
a specifici attrezzi da finitura, risultano prevalentemente di travertino. L’impiego di
conci d’arenaria risulta invece assai limitato. Qualora l’osservazione si mostrasse
corretta e anche non estendendola all’intero sviluppo delle pareti perimetrali, ove gli
originali rivestimenti lapidei risultano in buona parte asportati dai tagli funzionali alla
dilatazione degli ambienti, si dovrà concludere che, all’interno, il ricorso prevalente a
elementi calcarei e, in particolare, ai travertini, precede almeno di qualche filare quanto

Relazione primo semestre pag. 50


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

registrato all’esterno, ove il rivestimento lapideo, fino a questa quota, è costituito


pressoché integralmente da conci d’arenaria.
Anche l’ambiente del piano terreno è oggi interamente intonacato e separato dal
soprastante da una volta a botte in mattoni. Quest’ultimo elemento non consente il
confronto immediato tra i due livelli e solo grazie ai rilievi sarà possibile comprendere
l’effettiva portata delle manomissioni insistenti sulle parteti perimetrali interne del
piano inferiore. E’ comunque possibile che la torre fosse cava fin dalle origini anche a
questo livello e che, dunque, l’ambiente attuale sia il risultato di interventi di
ampliamento, piuttosto che di uno scavo condotto a discapito di un solido basamento
interamente saturato dal nucleo in calcestruzzo. A prima vista, tuttavia, e senza
procedere ad alcuna verifica dell’originaria dimensione del vano, la parete orientale
rivela immediatamente la drastica riduzione dello spessore murario, probabilmente
modificato in concomitanza con l’apertura del nuovo portale (cfr. Periodo III, Fase 6). Ci
sembra inoltre di poter ipotizzare una dilatazione dello spazio anche verso nord e verso
sud. Si conserva, invece, con buona probabilità, l’allineamento interno della parete
ovest, ove tuttavia è stato ricavato un piccolo vano (ripostiglio) nello spessore murario,
oggi anch’esso intonacato. È dunque evidente che un’ipotesi circa gli originali spessori
murari ipotizzabili per questo livello andrà elaborata soltanto sulla base dei rilievi.

Fase 2
Corrisponde alla realizzazione della porzione intermedia della torre, caratterizzata
dall’impiego prevalente di conci di calcare cavernoso alternato a più rari elementi in
travertino, in genere compatto bianco e ad ancor più rari pezzi d’arenaria. I conci, sia
all’esterno che all’interno sono in genere ben squadrati, organizzati su filari orizzontali e
paralleli solo di rado sdoppiati in corrispondenza delle angolate. Il nastrino perimetrale
non è sempre presente su tutti i lati ma le superfici centrali delle pietre presentano
comunque i segni di una spianatura accurata, anche se ancora realizzata con grossolani
attrezzi a punta quali la subbia, dei quali si conservano, grazie al discreto stato di
conservazione del materiale da costruzione, segni abbastanza evidenti.
All’esterno si nota l’alternarsi di filari costituiti da elementi di maggiori proporzioni ad
altri di conci più piccoli, comunque mai inferiori alle dimensioni medie, dato che
potrebbe esser ricondotto all’approvvigionamento del materiale lapideo.
Anche in questo caso i rivestimenti risultano ben collegati al nucleo interno, costituito
da sabbie, ghiaie, e ciottoli, anche di discrete dimensioni, probabilmente di provenienza
fluviale, uniti con malta assai tenace anche a elementi di spacco, forse derivanti dalla
lavorazione del materiale da costruzione.

Fase 3
Secondo e ultimo rialzamento.

Prosecuzione delle attività di ricerca


Al termine del primo semestre di attività è dunque possibile stilare un
programma abbastanza preciso in merito agli obiettivi che si intende
perseguire entro la fine del primo anno di ricerche.
In primo luogo si intende affrontare l’elaborazione definitiva dei dati sin
qui raccolti, procedendo alla loro organizzazione sulla base del modello
di scheda presentato durante l’ultima riunione plenaria. Tale attività
richiederà anche di ultimare le registrazioni sulle torri sinora rimaste
incomplete.
Si porterà inoltre a termine la schedatura delle fonti edite, al fine di
raccogliere tutte le notizie disponibili sulle torri di San Gimignano e
sulle famiglie gentilizie che le hanno possedute. La schedatura
consentirà la predisposizione di una lista definitiva dei documenti da
sottoporre a rilettura e trascrizione (Figura 35), oltre a costituire la base
indispensabile per la pressoché definitiva redazione dei paragrafi
interpretativi delle schede.

Relazione primo semestre pag. 51


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Figura 35. Archivio Comunale di San Gimignano, ms. 106

Si tenterà infine di portare a termine la campagna di ricognizioni anche


sulle torri mancanti (Figura 36), nel frattempo continuando a fornire il
supporto logistico di volta in volta richiesto dai differenti gruppi di
ricerca.

Figura 36. La torre Cantagalli (Torre 41) vista dalla torre Becci (Torre 24)

Relazione primo semestre pag. 52


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Attività previste nel WP-4:


caratterizzazione
Le attività all’interno del work package di caratterizzazione, si sono sostanziate
nel periodo con le attività svolte dal gruppo DET (task CARAT-1: Analisi con
tecniche GPR non a contatto), ed in carico al gruppo DICeA (task CARAT-2:
Definizione dei parametri meccanici, e task CARAT-5: Analisi ed interpretazione
dei dati e modellazione strutturale), di cui si rende conto separatamente nei
prossimi paragrafi. Il primo paragrafo è stato curato da DET (resp. Massimiliano
Pieraccini), mentre il secondo, relativo agli altri 2 tasks, è stato redatto a cura di
DICeA (resp. Gianni Bartoli).

Task CARAT-1: Analisi con tecniche GPR non a


contatto

Introduzione
Le attività svolte dall’unita DET durante il primo semestre del progetto
RiSEM sono relative al solo work package WP_4 – CARAT (definizione
delle caratteristiche meccaniche e dinamiche delle torri).
In particolare l’unità DET è stata coinvolta nel task WP_4 – CARAT – 1,
in cui lo scopo è quello di ottenere una caratterizzazione della tessitura
muraria mediante l’utilizzo della tecnica radar penetrante (GPR).

Il task CARAT – 1
L’obiettivo del Task è quello di individuare alcune caratteristiche di tipo
meccanico delle torri mediante l’uso di strumenti di indagine che
permettano l’introspezione muraria non invasiva.
Il Ground Penetrating Radar (GPR) è uno strumento dotato di
un’antenna trasmettente e una ricevente e utilizza le microonde per
trarre informazioni sulla composizione dei mezzi che queste
attraversano nel percorso tra le due antenne.
Il GPR è ormai diffuso per la ricerca di oggetti sepolti nel terreno, dalla
mappatura dei sottoservizi urbani alla ricerca di reperti archeologici, ma
trova applicazione anche nell’ambito dell’ingegneria civile, per la
verifica a posteriori delle armature presenti nel cemento, per la misura
dello spessore dei manti stradali, ecc…
Per il progetto in corso, l’uso del GPR dovrebbe consentire
l’identificazione della costituzione muraria delle Torri di San Gimignano
(mura sostanzialmente realizzate con paramenti e sacco), la verifica
della presenza di un sacco di malta coesa oppure di un riempimento con
presenza di sacche d’aria.
Le misure verranno effettuate con tecnica a contatto. Nella proposta di
progetto era stata indicata anche la tecnica di ispezione a distanza che

Relazione primo semestre pag. 53


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

serve a preservare particolari pareti di pregio e facilmente deteriorabili,


come per esempio pareti affrescate.
Dopo attenti sopralluoghi è risultata evidente la possibilità di utilizzare
esclusivamente la tecnica a contatto, che garantisce senza dubbio
risultati migliori poiché in tal caso viene in pratica evitata la
discontinuità dielettrica aria-muro che altrimenti rifletterebbe gran
parte della potenza trasmessa.
Dalle prime riunioni tecniche tra i partecipanti è emersa inoltre una
nuova necessità di indagine che può essere effettuata con un GPR: la
ricerca di cavità nel terreno nei pressi delle torri.
La caratterizzazione della risposta sismica locale del terreno e delle
strutture può essere ancor più corrispondente alla realtà se si conosce
con esattezza la conformazione del terreno attorno alle fondamenta
delle torri. Ovviamente la ricerca con GPR di queste cavità, in molti casi
utilizzate come cantine, può risultare utile laddove le cavità non sono
note o non è possibile ispezionarle.

Tecnica d’indagine GPR


Il GPR è in grado di misurare solo la distanza dei possibili bersagli
immersi in un mezzo ma non la loro posizione assoluta. Realizzando
però delle scansioni lineari delle superfici da investigare è possibile
interpretare la disposizione dei bersagli all’interno del mezzo.
In Figura 37 è infatti spiegato ad esempio come un tubo trasversale alla
direzione di scansione oppure una pietra, descrivono nell’immagine
radar una iperbole. Allo stesso modo una discontinuità planare nel
mezzo, parallela al piano di scansione, darà come risultato una retta
nell’immagine radar. Esistono poi varie tecniche di post-processing che
servono ad integrare più scansioni GPR oppure a migliorare e rendere
più intellegibili i dati.
Nelle misure GPR resta comunque attualmente fondamentale
l’esperienza e la capacità di interpretazione dell’operatore.
L’applicazione della tecnica GPR ha comunque delle limitazioni dovute
ad aspetti fisici ma anche a limiti tecnologici.

Figura 37. Formazione dell’iperbole

Relazione primo semestre pag. 54


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I limiti fisici sono legati ai seguenti fattori:

 attenuazione del mezzo: non tutti i mezzi possono essere


esplorati mediante l’impiego di sistemi GPR. Il mezzo in cui è
immerso l’oggetto da localizzare deve infatti permettere la
propagazione dell’onda elettromagnetica in maniera efficiente.
Mezzi molto dissipativi (quindi con conducibilità elettrica
elevata) attenuano notevolmente l’onda elettromagnetica
irradiata dal sistema radar e retrodiffusa dal bersaglio
riducendo fortemente l’applicabilità di questa tecnica per la
localizzazione di bersagli profondi.
 dispersività del mezzo: i sistemi GPR impiegano sorgenti
elettromagnetiche ad elevatissima estensione spettrale al fine
di massimizzare il potere risolutivo e quindi permettere la
distinzione di due oggetti a profondità molto simili. In caso di
mezzi fortemente dispersivi, le varie componenti spettrali del
segnale elettromagnetico ricevuto non mantengono la corretta
relazione di fase. Questo fenomeno non permette la
massimizzazione delle prestazioni del ricevitore con
conseguente generazione di profili radar defocalizzati.
 riflettività del bersaglio: al fine di permettere la localizzazione
del bersaglio, quest’ultimo deve riflettere efficacemente l’onda
elettromagnetica incidente. Questa caratteristica viene
generalmente definita contrasto in quanto la riflettività all’onda
elettromagnetica incidente dipende dalla differenza tra le
caratteristiche dielettriche del bersaglio e le caratteristiche
dielettriche del mezzo in cui il bersaglio è collocato; di
conseguenza lo stesso bersaglio può cambiare la propria
riflettività e quindi la propria identificabilità in funzione del
mezzo nel quale è collocato. Questo problema è molto
importante in quanto molto spesso i bersagli di interesse per i
sistemi GPR sono collocati nel terreno e le caratteristiche
dielettriche di quest’ultimo sono fortemente dipendenti dal
grado di umidità presente.
 profondità del bersaglio: la localizzazione di bersagli molto
profondi mediante l’impiego di sistemi GPR è molto
difficoltosa. In questo caso, oltre all’attenuazione e alla
dispersività del mezzo, entrano in gioco una serie di parametri
che limitano fortemente l’identificabilità del bersaglio, tra
questi sicuramente il più importante è il clutter di volume. I
sistemi radar penetranti sono generalmente capaci di
localizzare la distanza (range) del bersaglio, di conseguenza
possiamo localizzare nel mezzo di indagine delle superfici
semisferiche equi-range. Tutti i bersagli localizzati su questa
superficie verranno collocati alla stessa profondità, è quindi
evidente che all’aumentare della profondità del bersaglio
aumenterà la dimensione della superficie sferica e quindi
aumenterà la probabilità che altri bersagli equi-range generino
un fenomeno di mascheramento del bersaglio di interesse.

Relazione primo semestre pag. 55


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

 estensione e forma del bersaglio: l’estensione fisica del bersaglio


è sicuramente un parametro molto importante soprattutto se
definita relativamente alla lunghezza dell’onda elettrica (nel
mezzo) irradiata dal sistema radar. E’ ben noto infatti che il
bersaglio manifesterà una diversa riflettività chiamata in
radaristica “sezione radar” (Radar Cross Section - RCS) in
funzione delle sue dimensioni fisiche in termini di lunghezze
d’onda della radiazione trasmessa.

I limiti tecnologici sono invece legati ai seguenti parametri:


 la banda operativa: la risoluzione dei sistemi GPR dipende dalla
larghezza di banda dei segnali utilizzati. La realizzazione di
sistemi efficienti a banda ultra larga (Ultra Wide Band - UWB)
necessita di avere sistemi in grado di generare e ricevere
segnali a largo spettro ma anche di trasmetterli. Entra quindi in
gioco anche la necessità di avere antenne che coprono la banda
di interesse in modo efficiente.
 il range non ambiguo: per ogni sistema radar esiste una
massima distanza oltre la quale non è possibile distinguere un
eventuale eco riflesso dalle riflessioni di bersagli posti a
distanze minori (si ha una sorta di effetto di aliasing). Tale
range non ambiguo è definito in modo differente in funzione
della tecnica radar utilizzata.
 la dinamica operativa: il range dinamico di ogni strumento
determina la sua sensibilità e la sua saturazione, ovvero il
segnale minimo e quello massimo riconoscibili. Anche questo è
sicuramente un limite tecnologico dovuto principalmente
all’accoppiamento diretto tra le antenne, alla compressione del
ricevitore e al rumore di fondo dell’elettronica.

Il GPR CW-SF
Lo strumento che verrà utilizzato per l’attività sperimentale è un GPR
ad onda continua e passi di frequenza (Continuous Wave – Stepped
Frequency, CW-SF) che è stato inizialmente sviluppato per un
precedente progetto dell’unità di ricerca DET.
In Figura 38 è visibile il radar nella sua versione finale posto su carrello
per la scansione del terreno.
La tecnica CW-SF in ambito GPR rappresenta attualmente la frontiera
tecnologica perché permette di incrementare in modo significativo la
dinamica e la banda operativa dello strumento (al netto della banda
operativa propria dell’antenna).
Al fine di utilizzare il nostro GPR per le misure sulle pareti delle torri
avevamo necessità di ottenere la massima risoluzione possibile, in
modo tale da poter discriminare nel dettaglio la composizione muraria.
Per questo motivo è stata estesa la banda dello strumento fino ad un
massimo di 900MHz. Considerando una velocità di propagazione media
su una muratura asciutta di circa 130000 km/s, si ottiene una risoluzione
per lo strumento di circa 7 cm, ovvero la possibilità di distinguere due
bersagli diversi che distano almeno 7 cm tra loro. La banda deve anche
garantire la massima penetrabilità possibile nel mezzo investigato. Per

Relazione primo semestre pag. 56


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

questo motivo la banda operativa è stata allocata tra 100MHz e


1000MHz. Scendere ulteriormente in frequenza avrebbe necessitato
antenne di dimensioni non accettabili per l’applicazione in essere,
mentre aumentare la frequenza avrebbe significato la possibilità di non
riuscire a penetrare le pareti delle torri che sono spesse anche oltre 2 m,
poiché, a parità di dinamica dello strumento, la profondità di
penetrazione delle onde elettromagnetiche nei mezzi dissipativi è
inversamente proporzionale alla frequenza utilizzata.
La tecnica CW-SF rende tecnologicamente possibile il raggiungimento
di tali estensioni di banda, con potenza trasmessa pressoché costante,
a scapito di una complessità hardware molto più spinta rispetto ai
tradizionali radar a impulsi.
Altro requisito fondamentale per poter indagare le discontinuità di
pareti con spessori così elevati è la dinamica del sistema radar-antenne.

Figura 38. Sistema radar GPR CW-SF montato su carrello

Il GPR sviluppato ha una dinamica superiore a 80 dB, consentendo di


penetrare fino almeno a 2 m di profondità in terreni mediamente umidi
e oltre 3m in pareti asciutte.
In Figura 39 è visibile l’estensione di banda del sistema radar più
antenne ottenuta da una misura su terreno asciutto. L’estensione di
banda è intesa come la differenza tra il picco più alto, dato dal segnale
che si accoppia direttamente tra le antenne, e il fondo di rumore, dato
dal rumore dell’elettronica del sistema. Sull’asse delle ascisse è indicato
il tempo di ritardo in ns del segnale elettromagnetico ricevuto che, nota
la velocità di propagazione del mezzo, è quindi proporzionale alla
distanza tra radar e bersaglio.

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Figura 39. Potenza del segnale ricevuto in funzione del tempo di ritardo

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Task CARAT-2: Definizione dei parametri meccanici

Le attività del task 2 del WP 4 consistevano in attività di ricerca volte


alla “definizione dei parametri meccanici necessari nelle successive
analisi, attraverso l’analisi dai dati raccolti nella campagna
sperimentale, in campagne sperimentali precedenti e da
documentazione di letteratura.” Tali attività, secondo il piano del
progetto avrebbero dovuto avere inizio a far data dal 5 mese dall’avvio
del progetto; esse sono state invece anticipate ed hanno avuto inizio fin
dai primi mesi del primo semestre (e sono tuttora in corso).
Fin da subito si è dunque proceduto da un lato alla raccolta ed alla
ricerca di dati, e quanto altro disponibile, in termini di prove
sperimentali e/o interventi eseguiti nel passato sulle Torri di San
Gimignano operando di concerto con gli uffici Comunali (partner
COMSG). Il materiale, ove disponibile, è stato catalogato ed acquisito in
forma digitale. Dall’altro è stata svolta un’accurata ricerca bibliografica
mirata ad analizzare criticamente gli studi scientifici svolti su edifici
storici con tipologia a Torre. La raccolta del materiale bibliografico è
stata svolta relativamente all’individuazione di ricerche, recenti e non,
aventi per tema la sperimentazione, le tecniche numeriche di
modellazione, l’identificazione statica e dinamica e la stima della
vulnerabilità sismica di strutture a torre (sia in riferimento a torri
medioevali vere e proprie che per strutture affini quali ad esempio i
campanili). Tale raccolta, mirata all’individuazione dello stato dell’arte
sul tema di ricerca, ha interessato non solo gli aspetti di “frontiera”, ma
anche i temi di carattere normativo specificatamente mirati alla verifica
di strutture storiche (sempre, ovviamente, con specifico riferimento alla
tipologia a torre). Sostanzialmente tale raccolta ha previsto la
consultazione di riviste e pubblicazioni specialistiche, tra cui le
principali: Engineering Structures, Computers and Structures, Reliability
Engineering and System Safety, Journal of Cultural Heritage, Probabilistic
Engineering Mechanics, International Journal of Architectural Heritage,
etc. Tale fase di ricerca ha dunque collezionato una serie di studi e
ricerche su diverse strutture a torre in Italia e sul territorio Europeo,
alcune delle quali sono riportate in Tabella 1 dove, a titolo di esempio, le
caratteristiche geometriche vengono comparate alle proprietà modali
(stimate sperimentalmente).
L’analisi critica dei lavori, quelli ove viene presentata una tecnica di
valutazione della vulnerabilità degli edifici, a parte le ovvie
considerazioni legate alle diverse strategie e metodologie di indagine,
ha messo in risalto l’importanza delle cosiddette incertezze di carattere
epistemico legate, nella sostanza, ai criteri di modellazione ed ai metodi
di analisi impiegati per le analisi di vulnerabilità.

Relazione primo semestre pag. 59


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Spessore
a a a
Altezza pareti Sezione 1 Freq. 2 Freq. 3 Freq.
Torre
(m) (alla base) (m × m) [Hz] [Hz] [Hz]
(m)
Saint Andrea Masonry
a a b
bell-tower 58 1.04 7.60 × 7.64 0.61 0.73 2.81
(Venice, Italy) [1]
Cathedral of Monza bell-tower a a b
74 1.4 - 0.598 0.708 2.456
(Monza, Italy) [2]
Nuestra Sra. de la Misericordia
a a b
Church bell-tower 41 1.2 5.6 × 5.6 1.294 1.489 4.321
(Valencia, Spain) [3]
Torrazzo in Cremona a a b
112 3.3 × 0.437 1.66 2.36
(Cremona, Italy) [4]
Torre Grossa a a b
55 2.6 9.5 × 9.5 1.306 1.331 3.410
(San Gimignano, Italy)
Torre Capocci a a b
36.2 - 8.2 × 9.4 2.0 2.170 6.70
(Roma, Italy) [5]
Serra San Quirico bell-tower a a b
34 1.2 - 1.950 2.200 6.750
(Ancona, Italy) [6]
Tower of Matilde a a b
35 - 10 × 7 1.196 1.913 3.221
(San Miniato, Italy) [7]
Tower of the
a a b
University of Coimbra 35 1.3 5.6 ×5.7 2.133 2.473 6.557
(Coimbra, Portugal) [8]
Mogadouro Clock Tower a a b
20.4 1.0 4.7 × 4.5 2.150 2.580 4.980
(Mogadouro, Portugal) [9]
[1] Russo G, Bergamo O, Damiani L, Lugato D. Experimental analysis of the Saint Andrea
Masonry Bell Tower in Venice. A new method for the determination of Tower Global Young's
Modulus E. Engineering Structures 2010; 32(2): 353-360.
[2] Gentile C, Saisi A. Ambient vibration testing of historic masonry towers for structural
identification and damage assessment. Construction and Building Materials 2007; 21(6): 1311-
1321.
[3] Ivorra S, Pallares FJ. Dynamic investigations on a masonry bell tower. Engineering Structures
2006; 28(5): 660-667.
[4] Binda L, Falco M, Poggi C, Zasso A, Mirabella Roberti G, Corradi R, TonginiFolli R. Static and
dynamic studies on the Torrazzo in Cremona (Italy): the highest masonry Bell Tower in
Europe. Proceeding of the International symposium on Bridging Large Spans (BLS) from
antiquity to the present, Istanbul (Turkey), 2000, pp. 100–110.
[5] Abruzzese D, Vari A. Vulnerabilità sismica di torri in muratura, Atti del XI Congresso Nazionale
L'ingegneria Sismica in Italia ANIDIS 2004, Genova (Italy), 25-29 gennaio 2004.
[6] Cosenza E, Iervolino I. Case Study: Seismic Retrofitting of a Medieval Bell Tower with FRP.
Journal of Composites for Construction 2007; 11(3): 319-327.
[7] Bennati S, Nardini L, Salvatore W. Dynamic Behavior of a Medieval Masonry Bell Tower. II:
Measurement and Modelling of the Tower Motion. Journal of Structural Engineering ASCE
2005; 131(11): 1656-1664.
[8] Eduardo Nuno Brito Santos Júlio, Carlos Alberto da Silva Rebelo, Daniel António Semblano
Gouveia Dias-da-Costa. Structural assessment of the tower of the University of Coimbra by
modal identification. Engineering Structures 2008; 30(12): 3468-3477.
[9] Ramos LF, Marques L, Lourenço PB, De Roeck G, Campos-Costa A, Roque J. Monitoring
historical masonry structures with operational modal analysis: Two case studies. Mechanical
Systems and Signal Processing 2010; 24(5): 1291-1305.

Tabella 1. Frequenze sperimentali


[(a) modo flessionale; (b) modo torsionale)]

Relazione primo semestre pag. 60


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Stante quanto emerso dall’analisi critica dei lavori è stato ritenuto


estremamente significativo affrontare questo tema, quello delle
incertezze di carattere espistemico, all’interno del task. In effetti i criteri
di modellazione (del comportamento meccanico non lineare, e dunque
dei parametri meccanici che è necessario definire e valutare per
caratterizzarne correttamente la risposta sia per azioni statiche che per
azioni dinamiche) ed i metodi di analisi impiegati per le analisi di
vulnerabilità avranno una ripercussione fondamentale sugli sviluppi
della ricerca.
È stata dunque avviato un confronto fra diversi approcci di
modellazione numerica, analizzando la risposta strutturale di una serie
di elementi in muratura (sottoposti ad azioni orizzontali). Il confronto si
è posto un duplice scopo: da una parte, definire in maniera corretta i
parametri che permettano di individuare la “crisi” degli elementi
strutturali (necessaria anche per poter procedere alla messa a punto di
modelli numerici semplificati); dall’altra fornire una stima delle
incertezze di tipo epistemico (Lagomarsino, 2011), collegate alle
diverse modellazioni e necessarie per la successiva definizione del
rischio sismico anche in termini probabilistici. L’idea è dunque stata
quella di determinare la curva di capacità di una serie di elementi
strutturali caratterizzati da una geometria relativamente semplice (ed a
volte anche volutamente irrealistica), utilizzando parametri meccanici
di base comuni per la definizione del materiale muratura (Tabella 3-
Tabella 4). Volendo, riguardo le incertezze di carattere epistemico,
interessarsi in modo specifico alle incertezze legate ai criteri di
modellazione, le analisi svolte sono state delle analisi statiche non
lineari di tipo pushover. I risultati ottenuti nelle analisi sono stati in
aggiunta confrontati con le previsioni di comportamento indicate dalla
normativa (D.M. 14/01/2008).
Le geometrie oggetto di indagini sono state scelte in modo da cercare
di coprire una gamma abbastanza ampia di snellezze (in alcuni casi
molto vicine a quelle effettive di una torre in muratura) e, allo stesso
tempo, per consentire di analizzare elementi che possano presentare
modalità di collasso diverse (per pressoflessione o per taglio). Esse
sono: tre mensole caratterizzate da diversi rapporti di snellezza e una
torre ideale (in quanto priva di aperture) in muratura. Le geometrie e i
carichi applicati sono riportati in Tabella 2.

BASE ALTEZZA SPESSORE


TIPOLOGIA AZIONI
(m) (m) (m)
distribuzione di forze orizzontali
Pannello molto snello 4 40 t
proporzionale alle masse
distribuzione di forze orizzontali
Pannello snello 10 40 t
proporzionale alle masse
forza orizzontale
Pannello tozzo 4 3 t
in testa al pannello
10×10 distribuzione di forze orizzontali
Torre a base quadrata 40 2.5
(esterno) proporzionale alle masse

Tabella 2. Caratteristiche geometriche dei casi di studio

Relazione primo semestre pag. 61


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Nelle prime tre tipologie lo spessore del pannello non è stato fissato,
poiché sono state considerate modellazioni bidimensionali in stato
piano di tensione o di deformazione ed il risultato in termini di taglio è
stato adimensionalizzato rispetto al peso del pannello. Per il pannello di
dimensione 4×3 m, sono stati considerati tre diversi livelli di carico
verticale: 0.50 MPa (corrispondente a 0.10 fwc, essendo fwc la resistenza
a compressione), 2.50 MPa (0.50 fwc) e 3.75 MPa (0.75 fwc). Le geometrie
degli elementi considerati sono volutamente semplici in modo da porre
in risalto gli aspetti epistemici sotto indagine.

Ew  c   fwc fwt
2 2 o o 2 2
(N/mm ) (N/mm ) () () (N/mm ) (N/mm )
1500 0.25 0.24 38 15 5.00 0.24

Tabella 3. Parametri meccanici: Ew (modulo di elasticità normale); v


(coefficiente di Poisson); c (coesione);  (angolo di attrito);  (angolo di
dilatanza); fwc(resistenza a compressione monoassiale); fwt (resistenza a
trazione monoassiale)

0 u b 1 k
2 2 2 2
(N/mm ) (N/mm ) (N/mm ) (N/mm )
0.440 0.415 1.5 0.440 0.293

Tabella 4. Tensioni tangenziali k a collasso ottenute con la simulazione


della prova PTC: 0 (compressione media iniziale); b (fattore di forma);
u(tensione tangenziale ultima); 1(tensione principale al centro del
pannello)

Le proprietà meccaniche selezionate, riportate nelle Tabella 3 e nella


Tabella 4, derivano dai risultati di campagne sperimentali in-situ
eseguite su murature storiche (Galano & Vignoli, 2001; Chiostrini et al.,
2003). Il peso specifico è stato assunto pari a 18kN/m3. Le tabelle
riassumo i valori di base e comuni a tutte le modellazioni; qualora una
singola modellazione richieda ulteriori parametri per la definizione del
comportamento meccanico del materiale questi sono stati stimati, e
specificati, sulla base dell’esperienza dell’analista sia mediante prove
numeriche parametriche che sulla base di riferimenti di letteratura.
Le attività svolte nell’ambito del task nel primo semestre hanno in
particolare visto l’analisi e lo sviluppo delle indagini nel caso del
pannello di dimensione 10×40 m. Il confronto è stato svolto
comparando le curve di capacità e valutando i seguenti parametri:
rigidezza iniziale elastica; rigidezza secante (corrispondente a 0.60
Vmax); taglio massimo (Vmax); taglio ultimo (Vu); spostamento al limite
elastico; spostamento ultimo (corrispondente a 0.85 Vmax nel ramo
decrescente dell’analisi); duttilità. Oltre a questi è stato valutato anche
il periodo del primo modo. Gli strumenti di calcolo utilizzati sono stati
sia codici appositamente realizzati per modellare la risposta sismica di
edifici in muratura (TREMURI, 3DMacro, SMARTmasonry) sia codici ad
elementi finiti general purpose (DIANA, ANSYS, CODE-ASTER); in
alcuni casi si sono considerati modelli “piani” (ossia gli elementi
utilizzati descrivono esclusivamente uno stato piano di tensione),
mentre in altri si sono considerate modellazioni tridimensionali, talvolta

Relazione primo semestre pag. 62


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

imponendo uno stato piano di deformazione. Il panorama di strumenti


numerici impiegato è dunque estremamente ampio e rappresenta un
elemento di novità rispetto a quanto disponibile nella letteratura
scientifica del settore. Di seguito viene riportata una traccia della
discussione dei risultati.

TREMURI
Il codice di calcolo è concepito per la verifica sismica di edifici con
struttura in muratura portante mediante lo sviluppo di analisi pushover
(Galasco et al., 2002; Cattari et al., 2004). Il solutore implementa il
metodo FME (Frame by Macro Elements), che schematizza la struttura
mediante tre tipologie di elementi, denominati macro-elementi:
maschi, fasce e nodi rigidi, tutti caratterizzati da un comportamento
piano. Il comportamento di maschi e fasce è di tipo elastico
perfettamente plastico, con taglio e spostamento ultimi determinati
mediante indicazioni della normativa (D.M. 14/01/2008). In particolare,
il taglio ultimo è valutato come il minimo tra i valori di resistenza per
pressoflessione, fessurazione diagonale (murature esistenti) e
scorrimento (murature nuove), e lo spostamento ultimo è ricavato
convenzionalmente come percentuale dell'altezza in funzione del
meccanismo di rottura.
La prima modellazione della mensola è consistita nella definizione di un
unico elemento (Figura 40a) di dimensioni 10×40×2.5 m. Tale
modellazione, pur fornendo i valori attesi ai sensi del D.M. 14/01/2008,
mal si presta per il caso in esame in quanto non schematizza la
distribuzione di carico uniforme. Per questo è stata quindi condotta
un’analisi di sensibilità suddividendo la struttura in più macro-elementi
nelle due direzioni, tutti individuati come elementi di tipo maschio.
Inizialmente la suddivisione è stata effettuata creando macro-elementi
con larghezza pari a 10 m, e altezza via via decrescente (Figura 40b-c-
d), con lo scopo di schematizzare una distribuzione uniforme delle
forze. Successivamente gli elementi sono stati suddivisi anche in
verticale (Figura 40e-f).

(a) (b) (c) (d) (e) (f)


Figura 40.Codice TREMURI: configurazioni di rottura delle varie
modellazioni della parete con suddivisione progressiva degli elementi

Relazione primo semestre pag. 63


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Dalle analisi svolte è stato individuato il modello che conduce ai risultati


più attendibili, vista la convergenza del valore di taglio ultimo osservata
nel corso delle analisi di sensibilità; tale modello è composto da 4×12
macro-elementi di dimensioni ciascuno 2.50×3.33 m (Figura 40f). La
crisi della mensola si manifesta per pressoflessione di un certo numero
di elementi con valore del moltiplicatore di collasso pari a 0.191 (taglio
normalizzato rispetto al peso proprio della mensola) e con spostamenti
in testa pari al 7.94‰ dell'altezza totale, pari a 31.8 cm. In particolare, i
primi macro-elementi della mensola ad andare in crisi sono quelli alla
base nella zona dove il carico assiale decresce durante l’evoluzione
dell’analisi, riducendo sensibilmente la resistenza a taglio dell'elemento
considerato. Le analisi svolte presentano un ridotto onere
computazionale.

3DMacro
Il codice di calcolo 3D Macro schematizza le pareti in muratura
mediante un macro-elemento piano sviluppato presso il DICA
dell’Università di Catania, che riesce a cogliere il comportamento non
lineare di una porzione di muratura, sia questa un maschio murario, una
fascia di piano o una zona di nodo (Caliò et al., 2005). Il macro-
elemento costituisce quindi un modello discreto equivalente ad un
pannello murario; la modellazione di un’intera struttura viene ottenuta
per assemblaggio di più pannelli. Il macro-elemento è costituito da un
quadrilatero articolato, in cui i lati sono collegati da bielle infinitamente
rigide e i vertici da molle diagonali che simulano il meccanismo di
rottura per fessurazione diagonale. Lungo il perimetro è disposto un
insieme discreto di molle distribuite che schematizzano il legame non-
lineare con gli elementi adiacenti (eventuali macro-elementi, vincoli,
aste, etc.); tale sistema è caratterizzato da molle ortogonali (che
rappresentano la deformabilità assiale e flessionale, e simulano i
meccanismi di rottura per schiacciamento e per ribaltamento) e da
molle parallele (che simulano il meccanismo di rottura a taglio per
scorrimento). Questo approccio riduce notevolmente l’onere
computazionale dell’analisi, rispetto ad una modellazione agli elementi
finiti, dati il numero ridotto di gradi di libertà e la schematizzazione del
comportamento non lineare dell’elemento mediante elementi
monodimensionali.

Relazione primo semestre pag. 64


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

(a) (b) (c)


Figura 41. Codice 3D Macro: (a) discretizzazione in altezza; (b)
discretizzazione adottata nella modellazione; (c) meccanismo a
pressoflessione

Con l’obiettivo di schematizzare la distribuzione di carico uniforme da


applicare durante l’analisi pushover, è stata effettuata una
discretizzazione in altezza della mensola. Successivamente sono state
eseguite delle analisi parametriche preliminari volte all’individuazione
della sensibilità della risposta ai parametri che definiscono il
comportamento del macro-elemento, come l’interasse delle molle di
interfaccia, e quello della mensola, come la dimensione del macro-
elemento; dalle suddette analisi emerge una ridotta sensibilità a questi
parametri. La discretizzazione adottata per la determinazione dei
risultati presentati (Figura 41b) prevede l’impiego di 16 macro-elementi
di dimensioni (5×5 m) ed un interasse delle molle di interfaccia pari a 50
cm. In Figura 41c è illustrato il meccanismo di rottura a pressoflessione
manifestato al termine dell’analisi.

SMARTmasonry (caso a blocchi rigidi con e senza danno)


Il codice SMARTmasonry (SMARTmasonry, 2011) è stato sviluppato per
modellazioni ibride di strutture in muratura e consente di mescolare
nella stessa parete conci rigidi e continuo con microstruttura
(discretizzato in elementi finiti; Salvatori e Spinelli, 2011). In questa
applicazione si considera solo una modellazione della parete
discretizzata in macro-conci rigidi, orizzontali e sovrapposti come
mostrato in Figura 42a. Discretizzazioni più fini di quella adottata
risultano in variazioni trascurabili nelle quantità di interesse (periodo
del primo modo e curva di capacità).
Gli effetti geometrici dello spostamento dei centri di massa dei singoli
conci sono inclusi nel modello cinematico corotazionale (grandi
spostamenti, piccole deformazioni delle interfacce). Il modello
costitutivo delle interfacce fra conci è elastico nonlineare per azioni
normali, con assenza di resistenza a trazione e limite di resistenza in
compressione, ed elastico-perfettamente plastico per azioni
tangenziali, con criterio di snervamento di Mohr-Coulomb e flusso non
associato. Il danno a compressione è considerato definendo il limite di

Relazione primo semestre pag. 65


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

deformazione normale delle interfacce (o equivalentemente l’energia


specifica di frattura). Il danno per scorrimento o trazione (decoesione),
incluso nel modello costitutivo, viene attivato di fatto sin dal primo
passo di analisi, poiché si è scelto di assegnare coesione e resistenza a
trazione nulle (il solo attrito è tuttavia sufficiente a non attivare
meccanismi di scorrimento nella struttura in esame).
In una prima fase di carico, il peso proprio è applicato
incrementalmente con un’analisi statica nonlineare in controllo di
carico. Nella configurazione così raggiunta viene valutata la matrice di
rigidezza tangente per effettuare l’analisi modale. Si procede quindi
all’analisi statica nonlineare in controllo indiretto di spostamento,
variando l’accelerazione orizzontale e controllando lo spostamento
della cima della mensola (combinando linearmente la traslazione
orizzontale e alla rotazione del concio sommitale).
1

40 0.9
0.2

35 0.8

30 0.7
0.15

25 0.6
 [-]
y [m]

20 0.1
0.5

15 0.4

10 0.05
0.3

5 0.2

0 0 0.1
0 0.005 0.01 0.015 0.02 0.025 0.03 0.035 0.04 0.045 0.05
 [-]
0
-20 -10 0 10 20
Figura 42. SMARTmasonry: (a) configurazione al collasso (amplificata) e
x [m]

(b) curve di capacità (● collasso con danno a compressione, * collasso


convenzionale per riduzione della capacità a 0.85 αmax)

Oltre ai parametri meccanici comuni è necessario introdurre l’energia


specifica disponibile a compressione. Come valore di tentativo ed in
mancanza di letteratura a riguardo è stato considerato il valore
corrispondente ad una deformazione normale ultima pari al 3.5‰, in
analogia a quanto proposto dalle norme tecniche per il c.a. non
confinato. A tale valore di deformazione ultima corrisponde un’energia
specifica di frattura a compressione GcV = 9167 J/m3. A titolo
comparativo è stata effettuata anche un’analisi in assenza di danno a
compressione (GcV→∞).
In Figura 42b sono riportate le curve di capacità e la configurazione al
collasso (nel caso di assenza di danno a compressione). La curva di
capacità in presenza di danno coincide per tutto il suo sviluppo con
quella in cui il danno è disattivato, salvo arrestarsi in corrispondenza del
collasso per perdita di equilibrio. Le curve di capacità mostrano una
progressiva diminuzione di rigidezza dovuta alla parzializzazione. Nel
caso di danno a compressione attivato il collasso avviene in modo
repentino, non appena la sezione di base raggiunge la massima
rotazione in grado di fornire equilibrio alla forza peso: per spostamenti

Relazione primo semestre pag. 66


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

in sommità maggiori non è infatti più possibile trovare una


configurazione che soddisfi l’equilibrio alla traslazione verticale e
l’analisi si arresta. Al contrario, nel caso di assenza di danno a
compressione, la curva di capacità raggiunge un picco oltre il quale si
osserva un softening dovuto agli effetti geometrici e la curva prosegue
fino al ribaltamento. In tal caso lo spostamento ultimo può essere solo
definito in corrispondenza di una convenzionalmente riduzione del
taglio alla base.

Diana (modello 2D)


Il comportamento strutturale della mensola in oggetto è stato studiato
con il software FEM DIANA® (TNO DIANA BV, 2007), applicando la
tecnica della macro-modellazione. È stato realizzato un modello
bidimensionale della struttura discretizzata con elementi finiti
isoparametrici bidimensionali ad 8 nodi (CQ16M) a geometria
quadrilatera e aventi dimensione 1.00×1.30m. La simulazione del
comportamento meccanico della muratura è avvenuta adottando il
modello costitutivo a fessure rotanti (RCM), disponibile nella libreria del
software, nell’ipotesi di comportamento isotropo. È stata ipotizzata
una legge lineare di softening per gli stati di tensione di trazione, e di
tipo parabolica per le tensioni di compressione. Sono state quindi
definite le corrispondenti energie di frattura: Gft e Gfc (rispettivamente a
trazione e a compressione). I valori assunti per queste grandezze sono
stati ricavati dai risultati delle campagne sperimentali condotte da
Porto et al., 2010. Un ulteriore parametro aggiuntivo specifico per il
modello a fessure rotanti è il crack bandwidth (h); secondo quanto
indicato nel manuale del software DIANA®, per la tipologia di elementi
finiti adottati, risulta h=(Lx Ly)0.5 dove Lx ed Ly sono le lunghezze dei lati
degli elementi finiti quadrilateri della mesh. L’analisi strutturale è stata
eseguita assegnando al modello della mensola due azioni in
successione. È stato inizialmente applicato il peso proprio strutturale e
successivamente un’azione orizzontale uniformemente distribuita
lungo l’altezza della mensola il cui modulo, proporzionale alle masse, è
stato progressivamente incrementato in maniera monotona.

(a) (b)
Figura 43. Codice Diana (mod. 2D): (a) mappatura tensioni verticali al

Relazione primo semestre pag. 67


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

collasso, (b) quadro fessurativo al collasso

L’analisi è stata condotta in controllo di carico applicando la procedura


iterativa di Newton-Raphson modificata e il criterio di convergenza
energetico con tolleranza pari a 10-3. Il comportamento softening della
curva di capacità strutturale è stato individuato con l’algoritmo basato
sul metodo direct displacement control implementato nel software
DIANA®. La Figura 43 riporta la mappatura delle tensioni verticali ed il
quadro fessurativo in corrispondenza del collasso convenzionale. Sono
state determinate due curve di capacità per la struttura: in una si fa
riferimento a condizioni di linearità geometrica e nell’altra si
considerano anche gli effetti prodotti da non linearità geometriche. Il
confronto fra le due curve è riportato in Figura 44.

0.20

0.15
Vx / PT [-]

0.10

0.05
CASO 2D
CASO 2D, NLG
0.00
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
DRIFT [x1000]

Figura 44. Codice Diana (mod. 2D): confronto tra curve di capacità nel
modello con e senza non linearità geometriche

Diana (modello 3D)


Il codice di calcolo DIANA® è stato inoltre utilizzato per implementare
un modello tridimensionale della mensola secondo un approccio
classico agli elementi finiti. A tale scopo sono stati impiegati elementi
isoparametrici solidi a 6 nodi (TP18L, Figura 45a), per un totale di 2400
elementi e 1804 nodi (Figura 45b). La scelta di questi elementi è dovuta
a due ragioni: rendere la disposizione delle fessure indipendente dalla
forma della mesh, adottare da subito degli elementi che si prestino
anche a riprodurre geometrie meno regolari rispetto a quella qui in
esame. Oltre al vincolo di incastro alla base, sono stati impediti gli
spostamenti in direzione trasversale ed è stato posto pari a zero il
valore del coefficiente di Poisson , riconducendo quindi il modello ad
uno stato piano di deformazione. In un primo passo di carico è stato
applicato il peso proprio. Quindi la seconda condizione di carico, ovvero
una forza orizzontale distribuita sull’altezza in maniera proporzionale
alle masse, è stata fatta crescere monotonamente fino a collasso.
L’analisi pushover è stata condotta tenendo conto delle non linearità
meccaniche e geometriche, senza tuttavia registrare un’apprezzabile
variazione dei risultati delle analisi.

Relazione primo semestre pag. 68


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Il modello meccanico che, dalle prime simulazioni compiute, ha fornito


la migliore approssimazione dei valori attesi, richiedendo un numero
minimo di parametri aggiuntivi rispetto a quelli comuni, è il modello a
fessure fisse (Total StrainFixed Crack), in cui si assume:
comportamento in trazione secondo la curva di Hordijk (Hordijk 1991,
Figura 46a), comportamento in compressione secondo la curva di
Thorenfeldt (Thorenfeldt et al. 1987, Figura 46b), fattore di ritenzione
del taglio  costante. In Tabella 5 sono riportati i valori dei parametri
aggiuntivi che concorrono alla definizione del suddetto modello
meccanico.

FATTORE DI
COEFFICIENTE DI ENERGIA DI LARGHEZZA DI
RITENZIONE DEL
POISSON  FRATTURA Gf BANDA h
TAGLIO 
(-) (N/m) (m)
(-)
0.00 38.97 0.75 0.35
Tabella 5. Parametri aggiuntivi necessari per la definizione del modello
meccanico

(a) (b) (c)


Figura 45. Codice Diana (mod. 3D): (a) Elemento isoparametrico a 6 nodi
(TP18L); (b) Geometria; (c) Quadro fessurativo e tensioni verticali per lo
step di carico corrispondente al taglio massimo.

Il valore minimo di riferimento dell’energia di frattura Gf è stato stimato


mediante la relazione (1), mentre la larghezza di banda h è stata
calcolata in funzione delle dimensioni degli elementi, secondo l’Eq. (2),
dove V è il volume dell’elemento, pari a 0.83 m3. Per il fattore di
ritenzione del taglio, il valore scelto, pari a =0.35, rappresenta un
valore ricorrente in letteratura per la tipologia di muratura considerata.
f wt2  h
Gf   38.97 N / m
0.739  E (1)
h  3 V  0.75 m (2)

Relazione primo semestre pag. 69


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

(a) (b)
Figura 46. Codice Diana (mod. 3D): (a) Curva di Hordijk in trazione; (b)
Curva di Thorenfeldt in compressione.

ANSYS (modello 3D)


Tramite il codice di calcolo ANSYS la mensola è stata modellata
adottando elementi finiti tridimensionali isoparametrici ad 8 nodi
(solid65). Il comportamento meccanico non lineare della muratura è
stato riprodotto combinando il criterio di plasticizzazione di Drucker-
Prager (Drucker&Prager, 1952) con il dominio di fessurazione di
Willam-Warnke (Willam&Warnke, 1975). In sostanza tale scelta, nel
campo delle trazioni ed in regime di sforzo biassiale trazione-
compressione con compressioni medio-basse, corrisponde ad un
materiale con comportamento elasto-fragile, mentre in regime di
sforzo biassiale trazione-compressione con compressioni elevate, ed in
regime di compressione biassiale, si ha un materiale con
comportamento elasto-plastico. Il materiale muratura è dunque
modellato come un mezzo isotropo capace di deformarsi
plasticamente, di fessurarsi per trazione e schiacciarsi per
compressione.

(a) (b) (c) (d)


Figura 47. Codice ANSYS (mod. 3D): (a) mesh fine; (b) mesh adottata nella
modellazione; (c) quadro fessurativo a conclusione dell’analisi; (d) tensioni
verticali (in MPa).

Relazione primo semestre pag. 70


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Il carico è stato applicato in due fasi: in una prima è stato fatto agire il
peso proprio, mentre in una seconda fase è stato assegnato il carico
orizzontale (proporzionale alla masse e crescente monotonamente). Le
analisi sono state svolte in controllo di carico adottando l’algoritmo di
Newton-Raphson. Alcuni test preliminari sono stati svolti sia sulla
finezza della mesh impiegata (Figura 47a-b) che sulla sensibilità della
risposta DPai parametri che definiscono il materiale muratura. La mesh
[c=0.32;  =40°; =20°] & WW [Ft w w =0.29; Fc w w = 5; t=0.25; c =0.75]
finale adottata è riportata in Figura 47b e consta di 401 elementi solidi e
903 nodi,
0.2 per un totale di 2643 gradi di libertà. In Figura 47c è riportato
il quadro
0.15
fessurativo rilevato sulla mensola a conclusione dell’analisi
t

(ossia prima del collasso numerico) ed in Figura 47d la tensione verticale


V /P

(in MPa)0.1 allo stesso passo. Le analisi sono state condotte imponendo
Mod. lineare
x

uno stato
0.05 piano di deformazione, ed il coefficiente di Poisson
CASOè stato
2D
CASO
assunto pari a zero. Oltre alle non linearità meccaniche è stata svolta 2D, NLG
0
un’analisi0 in campo 50 geometricamente
100 150 non lineare,
200 ed 250
il confronto
300 tra il 350
caso geometricamente lineare e non lineare ux [mm] è riportato in Figura 48.
DP [c=0.32;  =40°; =20°] & WW [Ft w w =0.29; Fc w w = 5; t=0.25; c =0.75]

0.2

0.15
t
V /P

0.1 Mod. lineare


x

0.05 CASO 2D
CASO 2D, NLG
0
0 1 2 3 4 5 6 7 8
Drift [x1000]

Figura 48. Codice ANSYS (mod. 3D): confronto tra curve di capacità nel
modello con e senza non linearità geometriche

Code Aster (modello 3D)


Il software ad elementi finiti CodeAster è un software libero (reso
disponibile sotto la licenza GNU GPL) di simulazione numerica di
materiali e strutture meccaniche, sviluppato principalmente dal
dipartimento “Analyses Mécaniques et Acoustiques” di EDF (Électricité
de France); la denominazione ASTER deriva dall’acronimo francese per
“Analyses des Structures et Thermo-mécanique pour des Études et des
Recherches”. Mediante tale codice è stato realizzato un modello
costituito da elementi 3D a 8 nodi ai quali è stato assegnato un
materiale avente le caratteristiche meccaniche riportate nei paragrafi
precedenti. L’analisi di tipo non lineare è stata condotta introducendo,
per la muratura, un modello di comportamento elastico con
danneggiamento secondo lo schema riportato da Mazars (Mazars,
1984). Si tratta di un modello di danneggiamento in tre dimensioni,
isotropo e con dissimmetria fra trazione e compressione. Il modello di
danneggiamento utilizzato nella presente analisi è di tipo locale, per il
quale nessuna informazione viene fornita circa la larghezza di banda di
fessurazione. Complessivamente sono stati inseriti nel modello 6400
elementi solidi ad 8 nodi per un totale di 25200 gradi di libertà del
sistema. Per la risoluzione del problema è stato impiegato un algoritmo
di Newton-Raphson con controllo di spostamento. La Figura 49 mostra

Relazione primo semestre pag. 71


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

il danneggiamento rilevato nella mensola al termine dell’analisi. Nella


curva di capacità, la presenza del danneggiamento si manifesta con una
leggera discesa dopo il picco, prima dell’interruzione dell’analisi per
assenza di convergenza.

Figura 49. Codice Code Aster (mod. 3D): mappa del parametro di danno
rilevato alla fine dell’analisi.

ANALISI DEI RISULTATI OTTENUTI


I risultati provenienti dalle diverse modellazioni sono stati confrontati in
termini di alcune grandezze caratteristiche riportate in Tabella 6, al fine
di poterne quantificare il livello di incertezza.
La rigidezza iniziale, la rigidezza secante, il taglio massimo alla base e il
drift ultimo (ossia il rapporto tra lo spostamento del punto di controllo a
rottura e l’altezza del pannello) sono stati individuati nel corso delle
singole analisi. Il moltiplicatore ultimo (corrispondente al valore ultimo
del carico, Vu), il drift elastico e la duttilità (espressa dal rapporto du/de)
sono stati ottenuti da una bilinearizzazione delle singole curve di
capacità, in accordo alle prescrizioni riportate nel D.M. 14/01/2008,
considerando un primo tratto elastico che seca la curva di capacità nel
punto in cui raggiunge il 60% del taglio massimo ed un tratto a taglio
costante Vu ottenuto richiedendo l’equivalenza energetica fra la curva
di capacità e la bilineare stessa. In Tabella 6 sono riportati anche i valori
medi ricavati tra le otto analisi eseguite ed i coefficienti di variazione
(CV), espressi come rapporto tra deviazione standard e media. L’ultima
colonna della Tabella 6 riporta i valori ottenuti dall’applicazione del
D.M. 14/01/2008, considerando i limiti di spostamento validi per
elementi in muratura di nuova costruzione al fine di effettuare un
confronto più efficace con i modelli dei codici TREMURI e 3D Macro.

Relazione primo semestre pag. 72


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

TRE- 3D SMARTmasonry DIANA ANSYS Code Media CV NTC08


MURI Macro senza con Aster
2D 3D
danno danno
T1 [s] - - 1.141 1.141 1.133 1.130 1.136 1.134 1.136 0.004 -
[kN/mm
ke 34.47 36.50 36.36 36.36 34.95 37.58 37.22 36.80 36.28 0.029 -
]
αmax [-] 0.191 0.212 0.203 0.199 0.199 0.197 0.202 0.212 0.202 0.036 0.209
θu [‰] 7.94 4.03 42.00 6.58 10.00 6.22 8.05 14.10 12.36 0.998 8.00
[kN/mm
ks 33.31 35.90 34.30 34.08 34.95 33.23 35.45 35.62 34.61 0.030 -
]
θe [‰] 2.80 2.45 2.43 2.34 2.40 2.48 1.32 1.30 2.19 0.256 -
μ [-] 2.84 1.64 17.28 2.81 4.17 2.51 6.10 10.85 6.03 0.899 -
αu [-] 0.185 0.196 0.189 0.181 0.188 0.183 0.202 0.212 0.192 0.055 0.209

Tabella 6. Confronti tra i risultati delle varie modellazioni: periodo del


primo modo di vibrare (T1), rigidezza iniziale elastica (ke), moltiplicatore di
picco (αmax=Vmax/P), drift ultimo (θu=du/h), rigidezza secante (ks), drift al
limite elastico (θe=de/h), coefficiente di duttilità (μ=du/de), moltiplicatore
ultimo (αu=Vu/P)
La Figura 50 riporta gli andamenti delle curve di capacità negli otto casi
analizzati e, per confronto, l’applicazione del D.M. 14/01/2008.

d
e

Figura 50. Confronto tra curve di capacità

Le curve di capacità mostrano un buon accordo fino ad un drift di circa


6‰, come confermato dai bassi coefficienti di variazione della
rigidezza iniziale, della rigidezza secante e del taglio ultimo (il quale è
anche in accordo con il valore previsto dal D.M. 14/01/2008). Anche il
periodo del primo modo di vibrare mostra valori concordanti fra loro,
confermando una buona stima delle masse (oltre che delle rigidezze
elastiche). Le maggiori differenze tra le varie modellazioni si
riscontrano nel valore dello spostamento al collasso e,
conseguentemente, nel drift ultimo e nella duttilità. Rispetto al modo in
cui viene ottenuto lo spostamento ultimo, i modelli possono essere

Relazione primo semestre pag. 73


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

suddivisi in quattro gruppi:


 I modelli TREMURI e 3D Macro considerano il criterio di rottura
previsto dal D.M. 14/01/2008, basato su un drift ultimo imposto.
 I modelli Diana 2D e 3D, Code Aster e SMARTmasonry (versione
con danno) forniscono una stima del drift basata su modelli di
danno che portano ad una repentina decrescita della curva di
capacità. I rispettivi valori del drift ultimo dipendono dai parametri
che controllano il danno stesso (energia di frattura, ecc.).
 Il modello SMARTmasonry (versione senza danno) considera i soli
effetti geometrici cui corrisponde una curva di capacità che
discende molto lentamente raggiungendo una riduzione di
resistenza dell’85% per valori molto elevati del drift.
 Il modello ANSYS considera analisi in controllo di carico. Pertanto il
valore riportato per il drift ultimo è quello in corrispondenza
dell’ultimo passo di carico che raggiunge la convergenza.
Si osserva come anche i modelli che prevedono una rappresentazione
del danno portano a previsioni del drift al collasso abbastanza diverse
tra loro, con valori variabili dal 6‰ al 14‰. Da ciò si evince la
significativa dipendenza del drift ultimo dal modello di danno scelto (e
dai rispettivi parametri meccanici) ed il carattere cruciale della sua
determinazione, anche in considerazione del fatto che si tratta del
parametro fondamentale per la verifica della struttura e di conseguenza
per la valutazione del rischio. Il benchmark “al buio” proposto (cioè in
cui la risposta non è confrontata con dati sperimentali), consente di
stimare l’incertezza di tipo epistemico insita nella scelta del modello.
Non si tratta in questo caso di calibrare parametri meccanici e numerici
al fine di riprodurre risultati sperimentali di riferimento (ad esempio
cercando di sovrapporre la curva di capacità numerica a quella
sperimentale), quanto di valutare, a parità di parametri meccanici, il
possibile errore nella stima della capacità di un elemento strutturale del
quale sia incognito il comportamento al collasso.
I risultati del benchmark sono stati presentati, e resi pubblici, al
WONDERmasonry2011 (Workshop on Design for Rehabilitation of
Masonry Structures) tenutosi a Firenze il 10-11 novembre 2011.
Lo stesso è stato fatto al 5° Congresso Internazionale su “Science and
Technology for the Safeguard of Cultural Heritage in the
Mediterranean Basin”, tenutosi ad Istanbul il 22-25 novembre 2011.
Il foglio di lancio del benchmark, così come è stato illustrato nel corso
delle due conferenze ed è disponibile sul sito web del progetto, è
allegato anche alla presente relazione.
In tali circostanze, inoltre, il benchmark è stato presentato alla
comunità scientifica, invitando i ricercatori anche di altre Università a
parteciparvi. In parallelo è stata preparata la scheda per la sintesi dei
risultati e resa disponibile, ed è stata pubblicata sulla pagina web del
progetto.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
ANSYS (1992).Users’s Manual, Revision 5.0, Swanson Analysis system Inc., Houston,
Texas, USA.

Relazione primo semestre pag. 74


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

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seismic behaviour of masonry buildings”. 10th International Conference on Civil,
Structural and Environmental Engineering Computing, Rome (Italy), 30 August - 2
September, Paper no. 195.
Cattari S., Galasco A., Lagomarsino S., Penna A. (2004). “Analisi non lineare di edifici in
muratura con il programma TREMURI”. XI Congresso Nazionale “L’ingegneria
Sismica in Italia”, Genova 25-29 gennaio 2004.
Chiostrini S., Galano L., Vignoli A. (2003). “In Situ Shear and Compression Tests in
Ancient Stone Masonry Walls of Tuscany, Italy”. Journal of Testing and Evaluation,
ASTM, Vol. 31(4), pp. 289-304.
D.M. del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 14/01/2008. Nuove Norme
Tecniche per le Costruzioni, G.U. n. 29 del 04/02/2008, S.O. n. 30.
Drucker D., Prager W. (1952). “Soil mechanics and plastic analysis or limit design”.
Quarterly of Applied Mathematics, Vol. 10(2), pp. 157–165.
EDF. Code_AsterDocumentation, v. 11, http://www.code-aster.org/V2/doc/default/fr/
Galano L., Vignoli A. (2001). “Resistenza a Taglio di Murature di Pietrame: Analisi
Comparata della Rappresentatività di Tipiche prove di Taglio in Situ”. X Congresso
Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”, Potenza, 9-13 settembre 2001.
Galasco A., Lagomarsino S., Penna A. (2002). “TREMURI Program: Seismic Analyser of
3D masonry buildings”, Università di Genova.
Hordijk D.A. (1991). “Local Approach to Fatigue of Concrete”, PhD Thesis, Delft
University of Technology.
Lagomarsino S. (2011). “Valutazione della sicurezza sismica del patrimonio
architettonico in muratura”. XIV Congresso Nazionale L'Ingegneria Sismica in Italia,
Bari, 18-22 settembre 2011.
Mazars J. (1984). “Application de la mécanique de l’endommagement au
comportement non linéaire et à la rupture du béton de structure”, Thèse de
doctorat d’état de l’Université Paris VI.
Porto F., Guidi G., GarbinE., Modena C. (2010). “In-Plane Behaviour of Clay Masonry
Walls: Experimental Testing and Finite-Element Modeling”. Journal of Structural
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Salvatori L., Spinelli P. (2011). “Modellazione ibrida di pareti in muratura”,
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concrete”. IABSE Seminar on Concrete Structures Subjected to Triaxial Stresses,
Bergamo, 17-19 May 1974.

Relazione primo semestre pag. 75


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Task CARAT-5: Analisi ed interpretazione dei dati e modellazione


strutturale

Così come per il task 2, anche le attività del task 5 del WP 4 hanno visto
un anticipo sui tempi previsti di effettivo avvio delle attività. Ciò è stato
reso possibile dalla disponibilità dei primi risultati della campagna di
rilievo geometrico (sia tradizionale sia con tecnica laser-scanner).
Quindi, sulla base di questi primi risultati della campagna di rilievo
geometrico si è proceduto ad individuare le torri sulle quali avviare la
modellazione numerica (milestone M2, punto 4.5). Queste sono state le
Torri Gemelle (le due torri Salvucci) e la Torre Coppi/Campatelli.
Per queste torri, sulla scorta delle operazioni di rilievo è stato eseguito
un modello solido che ricostruisce la geometria in 3D (necessario alla
successiva discretizzazione ad elementi finiti).

(a) (b) (c)


Figura 51. Modelli geometrici torri: (a) Torre Salvucci nord (Torre 8); (b)
Torre Salvucci sud (Torre 9); (c) Torre Coppi/Campatelli (proprietà del FAI)
(Torre 37).

Relazione primo semestre pag. 76


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

A prescindere comunque dalla successiva modellazione numerica, ed


identificazione, dei modelli (Model Updating) le operazioni di
modellazione solida sono state in questa fase primariamente finalizzare
ad un feedback di verifica ed interscambio con le componenti di rilievo
del progetto (WP3, task RIL-1), rappresentando questo di fatto un
punto di controllo della qualità e quantità delle informazioni acquisite
nella fase di rilievo del progetto. La Figura 51 riporta delle immagini
della ricostruzione solida tridimensionale delle Torri selezionate; in esse
è visibile l’attenzione posta agli aspetti di dettaglio geometrico con la
precisa rappresentazione delle irregolarità altimetriche (presenza di
vani, cavità, restringimenti di sezione, non verticalità, etc.) rilevate sulle
Torri.

Relazione primo semestre pag. 77


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Conclusioni
Nel seguito si riportano alcune indicazioni aggiuntive riguardanti altri aspetti
generali del progetto e le analisi delle possibili criticità emerse nel periodo di
riferimento.

Sintesi delle attività svolte


Riassumendo in estrema sintesi le attività svolte nel I semestre, con
specifico riferimento agli obiettivi del progetto, si può effettuare il
seguente riepilogo delle attività svolte nel I semestre precedentemente
descritte:
a) si è portata a conclusione la fase di raccolta di dati disponibili, in
collaborazione con il partner COMSG, in ambito geologico e
geotecnico (previste e svolte nell’ambito del task 2.1)
controllandone e valutandone criticamente la “qualità” (task 2.2) per
pianificare le indagini geotecniche da avviare nel semestre
successivo (2.3);
b) ha avuto inizio inoltre, ed in parallelo alle attività precedenti, il
reperimento dei dati (sia come studio materiale delle torri, sia la
raccolta del materiale storico/archivistico, sia come materiale
proveniente da interventi precedenti o saggi o quanto altro)
disponibili sulle Torri (3.2);
c) si è avviata la fase di misurazione di tipo geometrico (rilievo
geometrico vero e proprio e analisi dei manufatti e degli interventi di
restauro) “delle torri (3.1) ed i risultati ottenuti hanno condotto
all’individuazione di una o più torri sulle quali avviare la
modellazione solida e, nel seguito, numerica (4.5);
d) è stato selezionato e definito il tipo di strumento GRP con il quale
avviare le attività sperimentali (4.1);
e) hanno avuto avvio, con lieve anticipo rispetto al cronoprogramma,
le procedure di identificazione di cui al task 2 del WP4 (4.2) sia sotto
il profilo dell’analisi critica dei dati di letteratura che di indagini
numeriche finalizzate allo sviluppo delle analisi di vulnerabilità da
sviluppare nei semestri successivi.

Deliverables / Attività di disseminazione


In questa fase del progetto, non erano state previste né attività
specifiche di disseminazione né la definizione di nessun altro prodotto
della ricerca (deliverable).
Ciononostante, come illustrato in precedenza, nello svolgimento del
task CARAT-2: Definizione dei parametri meccanici, si è deciso di dar
vita ad una sorta di “blind benchmark” relativo alla risposta sotto forze
orizzontali di elementi in muratura. Il benchmark consiste nel confronto
tra i risultati ottenuti attraverso diversi approcci di modellazione
numerica e da ricercatori di istituzioni diverse tra loro, in un caso in cui
la soluzione effettiva non sia nota, da cui la denominazione di confronto
“al buio”.

Relazione primo semestre pag. 78


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

In questo caso quindi (al contrario delle usuali operazioni di


modellazione numerica) non si tratta di calibrare parametri meccanici e
numerici al fine di riprodurre risultati sperimentali di riferimento,
quanto di stimare, una volta assegnati a priori i valori dei parametri
meccanici, il possibile errore nella stima della capacità di un elemento
strutturale del quale sia incognito il comportamento al collasso.
La necessità di proporre il benchmark alla comunità scientifica (sia a
livello nazionale che internazionale) ha suggerito di proporre due
comunicazioni ad altrettanti convegni e quindi, di fatto, le memorie
presentate rappresentato un primo risultato della ricerca avviata.
Nel corso di WONDERmasonry2011 (Workshop on Design for
Rehabilitation of Masonry Structures) tenutosi a Firenze il 10-11
novembre 2011, si è presentato il benchmark, invitando la comunità
scientifica a parteciparvi ed, al tempo stesso, illustrando i risultati
ottenuti nel corso delle prime modellazioni [1]. Sempre nella stessa
occasione, si è proceduto ad una illustrazione delle finalità generali e
delle caratteristiche del progetto [2].
La stessa operazione è stata fatta in ambito internazionale
partecipando al 5° Congresso Internazionale su “Science and
Technology for the Safeguard of Cultural Heritage in the
Mediterranean Basin”, tenutosi ad Istanbul il 22-25 novembre 2011 e
presentando una memoria dalle caratteristiche analoghe [3].
Il foglio di lancio del benchmark, così come è stato illustrato nel corso
delle due conferenze ed è disponibile sul sito web del progetto, è
allegato anche alla presente relazione.

[1] Bartoli, G., Betti, M. (2012). “Il progetto RiSEM: rischio sismico negli edifici
monumentali”, atti di WONDERmasonry2011 (Workshop on Design for
Rehabilitation of Masonry Structures), Firenze 10-11 novembre 2011 [in stampa].
[2] Bartoli, G., Betti, M., Biagini, P., Borghini, A., Caccetta, C., Ciavattone, A., Del
Monte, E., Facchini, L., Marra, A.M., Orlando, M., Ortolani, B., Salvatori, L., Spinelli,
P., Vignoli A. (2012). “Analisi push-over di una parete snella in muratura:
modellazioni a confronto”, atti di WONDERmasonry2011 (Workshop on Design for
Rehabilitation of Masonry Structures), Firenze 10-11 novembre 2011 [in stampa].
[3] Bartoli, G., Betti, M. (2012). “The RiSEM project: seismic risk of monumental
buildings”, proceedings of 5th International Congress on "Science and Technology
for the Safeguard of Cultural Heritage in the Mediterranean Basin", Istanbul
(Turkey), 22-25 november 2011.

Criticità / Aggiornamenti del progetto


Alla conclusione della prima fase del progetto, non sono emerse
criticità tali da richiedere un aggiornamento del progetto, né in termini
di obiettivi né in termini di variazione delle tempistiche previste.
Probabilmente questo è dovuto all’ampio lavoro “istruttorio” effettuato
a monte dell’inizio ufficiale del progetto vero e proprio, che è servito,
grazie al contributo di tutti i ricercatori partecipanti al progetto, di
evidenziare alcune possibili criticità e di porvi rimedio “all’origine”.
Di conseguenza, non è da escludere che aggiustamenti del progetto
possano essere da prevedere nelle successive fasi, anche alla luce dei
primi risultati che sarà effettivamente possibile ottenere e del tempo
necessario a raggiungerli.

Relazione primo semestre pag. 79


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

RiSEM è…
Si riporta di seguito l’elenco di tutti i ricercatori (strutturati e non) che
stanno partecipando al progetto, la realizzazione del quale non sarebbe
possibile senza il loro apporto.

Università di Firenze
DICeA
Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale
Facoltà di Ingegneria
Gianni Bartoli (coordinatore)
Michele Betti (*)
Paolo Biagini
Andrea Borghini
Carlo Caccetta
Alberto Ciavattone
Luca Facchini
Claudia Madiai
Antonino Maria Marra (*)
Maurizio Orlando
Barbara Ortolani (*)
Stefano Renzi (*)
Luca Salvatori
Giovanni Vannucchi
Andrea Vignoli

DiCR
Dipartimento di Costruzioni e Restauro
Facoltà di Architettura
Luca Giorgi (coordinatore)
Pietro Matracchi
Alessia Nobile (*)
Grazia Tucci
Francesca Venturini (*)
Francesca Zanetti (*)

DET
Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni
Facoltà di Ingegneria
Massimiliano Pieraccini (coordinatore)
Devis Dei
Gianni Cheli
Daniele Mecatti (*)
Filippo Parrini

Relazione primo semestre pag. 80


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Università di Siena
DST
Dipartimento di Scienze della Terra
Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
Dario Albarello (coordinatore)
Mauro Coltorti
Dario Firuzabadì
Giacomo Peruzzi
Pierluigi Pieruccini
Fabio Sandrelli

Altri ricercatori e istituzioni


Maurizio Buiani, Comune di San Gimignano
Antonello Mennucci, libero professionista (*)

I ricercatori indicati con (*) sono titolari di contratti di ricerca attivati


all’interno del progetto RiSEM

Relazione primo semestre pag. 81


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Allegati

Scheda di lancio del “blind benchmark”

Relazione primo semestre pag. 82


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Relazione primo semestre pag. 83


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

www.risem.unifi.it
Il progetto RiSEM (Rischio Sismico negli Edifici Monumentali) è un progetto
finanziato nel biennio 2011-2013 dalla Regione Toscana nell’ambito dei progetti
PAR FAS (Linea di Azione 1.1.a.3 - Scienze e tecnologie per la salvaguardia e la
valorizzazione dei beni culturali). Il progetto nasce con lo scopo di mettere a punto
tecniche di indagine, di analisi e di diagnosi che consentano, in maniera
sufficientemente speditiva e con costi relativamente contenuti, di stabilire il
rischio sismico di beni monumentali di rilevanza.
Nel corso di RiSEM si utilizzerà come caso studio l’analisi delle Torri di San
Gimignano (SI). San Gimignano rappresenta un caso al tempo stesso unico nel
panorama mondiale e contraddistinto da una forte omogeneità tipologica.
Inoltre, la presenza di più elementi con comportamento dinamico “analogo” (le
torri) fa si che la situazione individuata rappresenti un “banco di prova” per la
messa a punto di nuove tecniche di indagine e di analisi. In questo senso, San
Gimignano rappresenta un possibile “progetto pilota” per la messa a punto di
metodologie che potrebbero in seguito essere estese, oltre che agli elementi di
interesse storico-monumentale presenti nello stesso territorio comunale, anche
ad altre realtà presenti sul territorio regionale e nazionale. Il progetto si propone
di affiancare a tecniche di indagine classiche, una serie di metodi innovativi
(definiti e messi “alla prova” proprio all’interno del progetto) che consentano di
acquisire le informazioni necessarie allo sviluppo del complesso percorso che
porta alla definizione del rischio sismico.
Il progetto vede il coinvolgimento di tre Dipartimenti dell’Università di Firenze
(DICeA - Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, coordinatore del
progetto; DICR - Dipartimento di Costruzioni e Restauro; DET - Dipartimento di
Elettronica e Telecomunicazioni) e di un Dipartimento dell’Università di Siena
(DST - Dipartimento di Scienze della Terra), oltre che del Comune di San
Gimignano.

Benchmark sulla risposta di elementi in muratura sottoposti


ad azioni orizzontali
Nell’ambito di RiSEM una prima parte della ricerca in ambito strutturale è stata
finalizzata al confronto di diverse modellazioni numeriche per la definizione
del comportamento di una serie di elementi, di geometria volutamente molto
semplice, sottoposti ad azioni orizzontali. Il confronto si propone di perseguire
un duplice scopo: da una parte, definire in maniera corretta i parametri di crisi
degli elementi strutturali, in modo da poter procedere alla messa a punto di
modelli numerici semplificati; dall’altra fornire una stima delle incertezze di
tipo epistemico, collegate cioè alle diverse di modellazione, necessarie per la
successiva definizione del rischio in termini probabilistici.
L’idea è quella di determinare (per il momento attraverso analisi statiche non
lineari del tipo “push-over”), la curva di capacità di quattro elementi
caratterizzati da una geometria molto semplice (a volte anche irrealistica…),
utilizzando una serie di parametri meccanici comuni; gli elementi sono
sottoposti ad una distribuzione di forze orizzontali (nel piano, se si tratta di
pannelli).

Relazione primo semestre pag. 84


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Proprietà meccaniche di riferimento


Le proprietà meccaniche di riferimento sono state tratte dai risultati di una
serie di prove di taglio-compressione effettuate su un pannello di muratura di
pietrame (delle dimensioni di 94.5 cm × 193 cm × 61 cm, base × altezza ×
spessore) di un edificio a Pieve Fosciana, in Garfagnana (Pannello identificato
con la lettera A).

Ulteriori informazioni, se necessarie, possono essere reperite nei seguenti


riferimenti bibliografici:
 L. Galano, A. Vignoli (2001). Resistenza a Taglio di Murature di Pietrame:
Analisi Comparata della Rappresentatività di Tipiche prove di Taglio in Situ.
In: X Congresso Nazionale "L'Ingegneria Sismica in Italia", Potenza - Matera
,Italia, 9-13 settembre 2001.
 S. Chiostrini, L. Galano e A. Vignoli (2003). In Situ Shear and Compression
Tests in Ancient Stone Masonry Walls of Tuscany, Italy, Journal of Testing
and Evaluation, ASTM, Vol. 31, n. 4, 2003, pp. 289-304.
Ovviamente, nell’ambito delle singole modellazioni numeriche (ad esempio a
macro-elementi, a elementi finiti, etc.) ogni ricercatore potrà aver bisogno di
assumere ulteriori parametri meccanici, che dovrà assumere in base alla
propria esperienza ed ai dati disponibili in letteratura, ma che dovrebbero
essere riportati nel foglio di riepilogo dei risultati.

Relazione primo semestre pag. 85


RiSEM – Rischio Sismico negli Edifici Monumentali

Caratteristiche geometriche
Le quattro strutture di riferimento assunte come casi studio sono le seguenti:
base altezza spessore
tipologia forze orizzontali
[m] [m] [m]
distribuzione proporzionale
pannello molto snello 4 40 t
alle masse
distribuzione proporzionale
pannello snello 10 40 t
alle masse
azione distribuita in testa al
pannello tozzo 4 3 t
pannello
torre in muratura a base distribuzione proporzionale
10×10 40 2.5
quadrata alle masse

Nel caso del pannello tozzo 4×3, si considereranno tre livelli diversi di sforzo
normale:
 livello 1: σN = 0.50 MPa (σN = 10%·fwc)
 livello 2: σN = 2.50 MPa (σN = 50%·fwc)
 livello 3: σN = 3.75 MPa (σN = 75%·fwc)
Nelle prime tre tipologie, lo spessore del pannello è lasciato a discrezione dei
singoli ricercatori, visto che si tratta di un parametro che dovrebbe risultare di
fatto ininfluente sulla soluzione (se questa viene espressa in termini
adimensionali rispetto al peso del pannello); se viene imposta (ad esempio nel
caso di modelli agli elementi finiti) una condizione piana (di tensione o di
deformazione), questa dovrà essere esplicitata nel foglio di riepilogo.
Nel caso della torre quadrata, la dimensione del lato (10m) si riferisce al lato
esterno della torre e, in prima approssimazione, si prescinderà dalla presenza
di qualsiasi apertura.
3
In tutti i casi si assumerà per la muratura un peso specifico pari a 18 kN/m .
I risultati dovranno essere riportati nel format predisposto nel foglio di
riepilogo allegato.

Pubblicità dei risultati


L’idea è quella di rendere pubblicamente disponibili i risultati sul sito di RiSEM;
dal momento che, una volta messi in rete, i dati divengono di patrimonio
comune, ogni ricercatore, inviando il foglio di riepilogo, implicitamente accetta
che tali dati possano essere utilizzati anche da altri. Ogni ricercatore può
tuttavia riportare nel foglio di calcolo eventuali riferimenti bibliografici che
dovranno essere riportati da tutti gli utilizzatori dei risultati.
I risultati, affinché vengano inseriti in rete, dovranno essere inviati per posta a
Gianni Bartoli (gianni.bartoli@unifi.it) o a Michele Betti
(mbetti@dicea.unifi.it).

Firenze, 23.12.2011

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