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COP. ISPANOAMERICANA 173-2019_COP.

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ISPANOAMERICANA Anno XXXIX, n. 173, 2019

LETTERATURE D’AMERICA
RIVISTA TRIMESTRALE

n. 173
A LICINO L AURA , La muerte hablada y la muerte como
representación: hacia una interpretación ética de la muerte
en Pedro Páramo de Juan Rulfo

JUAN M. BERDEJA, Lenguajes de muertos: “El señor de palo”


(1932), de Efrén Hernández y “La frontera increíble”
(1946), de Revueltas

LETTERATURE D’AMERICA
MICHELA CRAVERI, La gran fiesta de la muerte: las calaveras
literarias en el México independiente

FABRIZIO LORUSSO, “Nos une el mismo dolor.” Narrative, lutto


e ricerca di vita nel collettivo de “Los otros desaparecidos
de Iguala”

HÉCTOR PEREA, En pocas palabras: el guiño de la muerte

€ 15,00

BULZONI EDITORE
ISSN 1125-1743
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Bulzoni editore - Lett. d'America: ISPANOAMERICANA, n. 173 - Domograf

ISPANOAMERICANA

Anno XXXIX, n. 173, 2019

«La Morte nella letteratura e cultura in Messico»

ALICINO LAURA, La muerte hablada y la muerte como


representación: hacia una interpretación ética de la
muerte en Pedro Páramo de Juan Rulfo .....................pag. 5

JUAN M. BERDEJA, Lenguajes de muertos: “El señor de


palo” (1932), de Efrén Hernández y “La frontera
increíble” (1946), de Revueltas ......................................» 33

MICHELA CRAVERI, La gran fiesta de la muerte: las


calaveras literarias en el México independiente..............» 59

FABRIZIO LORUSSO, “Nos une el mismo dolor.” Narrative,


lutto e ricerca di vita nel collettivo de “Los otros
desaparecidos de Iguala” .................................................» 85

HÉCTOR PEREA, En pocas palabras: el guiño de la muerte....» 105


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La rappresentazione della morte costituisce uno dei


più importanti tratti distintivi dell’espressione iden-
titaria messicana. Dalla ritualità dei sacrifici umani
in epoca precortesiana alle festose celebrazioni del
Giorno dei Morti che oggi invadono luoghi pubbli-
ci e privati di tutta la Repubblica, il rapporto con
l’aldilà abita da sempre lo spazio sincretico di una
geografia culturale che, amalgamando sacralità e
ironia, ha saputo costruire un dialogo ininterrotto
tra la spiritualità indigena e la tradizione cristiana.
Esorcizzata, festeggiata e addirittura santificata, la
morte appartiene a quel corredo di immagini misti-
che che, dalla frontiera nord alle selve del Chiapas,
hanno saputo disegnare i contorni della sfera onto-
logica nazionale. Alla luce dell’importanza artistica
e letteraria che il racconto del limite assume nell’im-
maginario icono-grafico, i saggi raccolti in questo
volume testimoniano la ricchezza e la complessità
del tema senza cedere al folclore delle maschere.
Dalle stampe di Soriano e Posada alle voci sotterra-
nee di Rulfo, dal silenzio della parola sottratta di
Hernández e Revueltas alle sparizioni forzate di
Iguala, gli autori tracciano una traiettoria polifoni-
ca capace di riportare, attraverso la letteratura, il
cinema, il disegno e le testimonianze orali, l’espe-
rienza dell’assenza nell’orizzonte politico, artistico
e filosofico del Messico moderno e contemporaneo.

Angela Di Matteo
(curatrice del numero)
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FABRIZIO LORUSSO

“NOS UNE EL MISMO DOLOR.”


NARRATIVE, LUTTO E RICERCA DI VITA
NEL COLLETTIVO DE
“LOS OTROS DESAPARECIDOS DE IGUALA”

Quest’articolo è risultato della ricerca intitolata Ti cer-


cherò fino a trovarti. La creazione di un movimento sociale per
la ricerca dei desaparecidos in Messico: “Los otros desaparecidos
de Iguala” (d’ora in poi “Los otros”) che dal 2017 conduco
grazie al sostegno dell’Università Iberoamericana León,
Messico. La ricerca, di tipo qualitativo, si basa sull’approccio
della storia del tempo presente, il quale da una parte condivi-
de alcune tecniche con il giornalismo e altre scienze sociali,
ma dall’altra possiede aspetti peculiari: va oltre l’effimera nota
per ricercare l’elaborazione di un senso profondo della storia
recente e propone la reintroduzione della longue durée nel
contesto del tempo recente, la rivelazione dei collegamenti tra
vita quotidiana e fattori persistenti, l’impostazione comparati-
va e multidisciplinare. La sua idea centrale è che “el deber del
historiador es no dejar esa interpretación del mundo contem-
poráneo a otros, bien sean los media o los periodistas (por no
hablar de los propagandistas), o bien las otras diversas cien-
cias sociales.”1
La storia orale, intesa come strumento che restituisce agli
individui un ruolo nella storia, recupera la soggettività e ha

1
François Bédarida, “Definición, método y práctica de la Historia del
Tiempo Presente,” Cuadernos de historia contemporánea, n. 20, (19-27,
1998): 23.

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come materia prima l’intervista,2 apre un’interessante opzione


epistemologica per lavorare sulla memoria in quanto rivela il
nesso tra memoria individuale e collettiva in comunità e grup-
pi determinati e, mediante il confronto di testimonianze ed
esperienze del passato “vivo,” permette l’analisi della relazione
tra storia e memoria.3 Inoltre abilita la costruzione d’un livello
empirico, micro, che è essenziale alla comprensione di struttu-
re, meccanismi e motivazioni degli attori nella storia e all’affi-
namento di un “microscopio sociale”4 con cui avvicinarsi all’e-
splorazione e interpretazione di processi sociali, quali per
esempio la creazione di collettivi di vittime di esperienze trau-
matiche e violazioni ai diritti umani, attraverso la selezione di
casi significativi e storie di vita e l’uso anche di metodi etnogra-
fici d’osservazione e raccolta dei dati.5
Le fonti secondarie, giornalistiche e accademiche, sono
accompagnate da fonti orali, cioè da 40 interviste in profon-
dità, semi-strutturate e centrate su diversi aspetti biografici
degli intervistati, con familiari di desaparecidos, attivisti fonda-
tori del collettivo, funzionari statali e giornalisti durante sette
soggiorni di ricerca nel meridionale stato messicano del
Guerrero. S’indagano i motivi e i meccanismi che nel novem-
bre 2014 hanno portato alla formazione del collettivo di ricer-
ca di persone scomparse Los otros desaparecidos de Iguala nella
città di Iguala, in seguito alla sparizione forzata di 43 studenti
della scuola di Ayotzinapa il 26 settembre 2014.

2
Graciela De Garay, “La entrevista de historia oral: ¿monólogo o con-
versación?,” Revista Electrónica de Investigación Educativa, vol. 1, n. 1,
(1999).
3
Pierre Sauvage, “Una historia del tiempo presente,” Historia Crítica,
vol. 17, (jul-dic, 59-70, 1998): 17.
4
Si veda: Peter Burke, History and Social Theory (Nueva York: Cornell
University Press, 1993), pp. 38-43.
5
Eduardo Restrepo, Etnografía: alcances, técnicas y éticas (Bogotá:
Envión Ed. Pontifica Universidad Javeriana, 2016).

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Neoliberalismo, sparizioni forzate e società civile in Messico

L’11 dicembre 2006 il presidente messicano Felipe


Calderón annunciò l’inizio di una guerra al narcotraffico basa-
ta sull’affidamento della sicurezza pubblica alla marina e all’e-
sercito. Questa politica è stata seguita dal suo successore,
Enrique Peña, al potere tra dicembre 2012 e dicembre 2018,
ed è stata accompagnata dall’implementazione di un ambizio-
so piano di riforme dette “strutturali,” le quali hanno sancito
l’avanzata di un modello di sviluppo basato sui dettami del
Consenso di Washington.6 Sono oltre 37.000 i desaparecidos
riconosciuti ufficialmente,7 360.000 i rifugiati interni, oltre
250.000 gli omicidi dolosi negli ultimi 12 anni e l’impunità dei
delitti è stimata al 99.3%.8 Il 2017 è stato l’anno più violento
della storia recente con 31.174 omicidi.9
Accademici come Schedler10 parlano di una guerra civile
di tipo economico tra gruppi armati regolari e irregolari, stata-
li e privati, a volte confusi tra loro, mentre Paley11 riconosce
anche un componente ideologico e politico dato che il conflit-

6
Espressione dell’economista americano J. Williamson (1989).
Paradigma di sviluppo imposto da istituzioni come FMI, Banca Mondiale e
Tesoro USA a paesi debitori basato su stabilizzazione macroeconomica, libe-
ralizzazione (commerci, investimenti e finanze), privatizzazione e deregola-
mentazione dell’economia.
7
RNPED, http://secretariadoejecutivo.gob.mx/rnped/consulta-publi-
ca.php (ultima consultazione: 30/04/2018).
8
Juan Antonio Le Clercq e Gerardo Rodríguez Sánchez, La impunidad
subnacional en México y sus dimensiones IGI-MEZ 2018 (Messico: UDLAP,
2018).
9
Alejandra González, “El sexenio más violento de la historia reciente,”
Gatopardo, (04/09/2018).
10
Andreas Schedler, En la niebla de la guerra, (Messico: CIDE, 2015),
pp. 11-12.
11
Dawn Marie Paley, Capitalismo antidrogas. Una guerra contra el pue-
blo (México. Soc. Comunitaria de Est. Estrat. y Libertad Bajo Palabra,
2018).

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to, foraggiato da interessi geopolitici e dai finanziamenti statu-


nitensi dell’Iniziativa Merida,12 sta fungendo da meccanismo
di pulizia sociale e di riproduzione del terrore per facilitare le
riforme strutturali, lo spopolamento di territori e la conse-
guente appropriazione di risorse. Il modello è quello del capi-
talismo antidroga in cui “el desarrollo económico impulsado
en beneficio del capital global contribuye a la violencia estruc-
tural”13 e quindi più che una guerra alle droghe si tratta di “un
remedio a largo plazo para los achaques del capitalismo, que
combina legislación y terror en una experimentada mezcla
neoliberal para infiltrarse en sociedades y territorios antes no
disponibles para el capitalismo globalizado.”14
La politica economica degli ultimi tre decenni ha aumen-
tato disuguaglianze e povertà.15 La violenza strutturale si
coniuga con il conflitto armato e un’inedita crisi dei diritti
umani. In Messico sono oltre 22.000 i corpi non identificati nei
depositi statali e il paese è disseminato di fosse clandestine: tra
il 2007 e l’agosto 2018 sono state registrate 1.306 fosse con
3.760 corpi per cui le capacità di risposta dello Stato appaiono
infime di fronte alla crisi umanitaria.16
Il traffico di droga è solo un tassello di un puzzle più com-
plesso, composto dall’implementazione di un modello socioe-
conomico neoliberale e dalla necessità di mantenere con la
forza e col sostegno statunitense un ordine sociale struttural-

12
Piano di cooperazione, addestramento, vendita di armi e attrezzatu-
re USA-Messico. https://mx.usembassy.gov/es/our-relationship-es/temas-
bilaterales/iniciativa-merida/ (ultima consultazione: settembre 2018).
13
Paley, Capitalismo antidrogas, cit., p. 259.
14
Ibidem, p. 12.
15
Il 43,6% dei messicani vive in povertà; il coefficiente di Gini, misura
della disuguaglianza economica, è fermo da un decennio a 0,48, tra i 20 più
alti al mondo. AA.VV., Desigualdades en México 2018 (Messico: El Colegio
de México, 2018), p. 23.
16
Com. Nac. de Derechos Humanos, Comunicado DGC/257/18,
Messico, (7/09/2018).

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mente escludente, causa di conflitti e ribellioni, violenze e


ingiustizie che coinvolgono sempre più cittadini e li spingono
a risposte collettive.17 Le desapariciones forzadas sono parte di
questo quadro.
Nel 2017 è entrata in vigore la prima Legge federale sulle
Sparizioni di Persone per cui
comete el delito de desaparición forzada de personas, el
servidor público o el particular que, con la autorización, el
apoyo o la aquiescencia de un servidor público, prive de la
libertad en cualquier forma a una persona, seguida de la
abstención o negativa a reconocer dicha privación de la
libertad o a proporcionar la información sobre la misma o
su suerte, destino o paradero.18

Incorre nel crimine di sparizione commessa da privati


“quien prive de la libertad a una persona con la finalidad de
ocultar a la víctima o su suerte o paradero.” Si tratta di un
delitto permanente, imprescrittibile e ben più grave del seque-
stro di persone, in cui viene richiesto un riscatto e si hanno
notizie dello scomparso.
La sparizione forzata di persone è una tecnica di genera-
zione di terrore e repressione già nota nell’Unione Sovietica
dagli anni ’30 del ‘900 e nella Germania nazista
dell’Operazione Notte e Nebbia, dove le Direttive per la perse-
cuzione delle infrazioni commesse contro il Reich del 1941
erano una guida per far sparire gli oppositori senza lasciarne
tracce col fine di mantenere i loro familiari nell’incertezza sul
loro destino.19 Nella Guerra fredda, con le dittature di “sicu-

17
Margarita Favela, “Neoliberalismo y movilización ciudadana: dos
eslabones perdidos en la comprensión de la crisis de derechos humanos en
México,” El Cotidiano, vol. 33, n. 206, (nov-dic 2017): 7-18.
18
Congreso de la Unión, Ley General en Materia de Desaparición
Forzada de Personas, (México: DOF, 2017).
19
Federico Mastrogiovanni, Ni vivos ni muertos. La sparizione forzata

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rezza nazionale” degli anni ’60, ‘70 e ‘80, questa pratica si


diffonde in Latinoamerica come forma di terrorismo di Stato
della cosiddetta “guerra sporca” contro gli oppositori politici
e la popolazione che, nel solo stato messicano del Guerrero,
fece oltre 600 vittime di sparizione forzata.20 Una violenza
sistematica che continua tuttora: dal 2007 comincia un nuovo
ciclo di desapariciones con l’esercito per le strade e la moltipli-
cazione degli attori armati.
L’alternanza politica e l’apertura di nuovi canali d’espres-
sione negli anni 2000 si sono allacciate alla globalizzazione e al
neoliberalismo in una società più escludente e disuguale
rispetto a Europa e Stati Uniti, il che ha favorito l’emersione di
nuove domande sociali, spesso osteggiate tanto dalle autorità
come dal crimine organizzato, o da alleanze tra questi.21 Le
ondate e i riflussi dei movimenti sociali, l’accumulazione d’e-
sperienze e tradizioni di lotta hanno creato repertori, immagi-
nari duraturi e progressi anche legali che vengono capitalizza-
ti: le successive grida d’indignazione generano un’espansiva
presa di coscienza che può confluire nel ciclo successivo.22
Se il grido di dolore delle madri dei desaparecidos degli
anni ’70 e quello dei genitori degli studenti di Ayotzinapa era
ed è “Vivos se los llevaron, vivos los queremos” e “Fue el
Estado,” quello che nel 2011 scosse il Paese contro la violenza
è stato “Estamos hasta la madre” del Movimento per la Pace
con Giustizia e Dignità, iniziato dal poeta e attivista Javier
Sicilia dopo la brutale uccisione di suo figlio. Il movimento

in Messico come strategia del terrore (Roma: DeriveApprodi, 2015), pp. 125-
26.
20
Carlos Illades y Teresa Santiago, Estado de guerra: de la guerra sucia
a la narcoguerra (Messico: Era, 2015), pp. 42-43.
21
Fabrizio Lorusso, Narcoguerra. Cronache dal Messico dei cartelli della
droga (Bologna: Odoya, 2015).
22
Pietro Ameglio, “Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad:
construir paz en la guerra de México,” Polis, n. 43, (2016).

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smascherò i fallimenti della politica di sicurezza e rese visibili


e attive le vittime e le loro storie che per la prima volta sfida-
vano la narrativa ufficiale che le dipingeva come criminali o
effetti collaterali di una “guerra giusta.” Nel 2013 il movimen-
to ottenne l’approvazione della Legge delle Vittime, che garan-
tisce speciali benefici e meccanismi di protezione e riparazio-
ne. Ameglio spiega che queste ondate movimentiste sono eredi
delle grandi grida del 1994, madri di tutte le grida d’indigna-
zione universale, condensate nel Ya Basta dell’Esercito
Zapatista di Liberazione Nazionale, riferendosi all’insurrezio-
ne del 1 gennaio ’94 dei neozapatisti in Chiapas.23
Le rivendicazioni di riconoscimento, verità, giustizia e
diritto alla ricerca dei desaparecidos hanno segnato l’identità
dei collettivi di vittime, dalle storiche organizzazioni dell’ulti-
mo quarto del ‘900, come Eureka, Afadem (Associazione di
Familiari di Detenuti-Desaparecidos) e Hijos México a quelle
recenti come Fundec (Forze Unite per i Nostri Desaparecidos
nel Coahuila), sorta nel 2009, Los Otros Desaparecidos, dal
2014, e poi nel 2015 Las Rastreadoras del Fuerte de Sinaloa, il
collettivo Solecito de Veracruz e il Movimento per i Nostri
Desaparecidos in Messico, rete di oltre cinquanta organizza-
zioni.

Nascita e azione collettiva de “Los otros desaparecidos de Iguala”

A Iguala, terza città per abitanti (160.000 circa) del


Guerrero, la notte del 26-27 settembre 2014 un gruppo di stu-
denti della scuola “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa è stato
vittima di una serie di aggressioni armate condotte da agenti di
diverse polizie e da presunti membri del gruppo criminale
guerreros unidos. L’operazione durò quattro ore e negli attac-

23
Ibidem, pp. 4-5.

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chi, in modi più o meno diretti, hanno partecipato i membri


delle polizie locali di Iguala, Cocula e Huitzuco, della
Federale, la Ministeriale, la Statale e dell’esercito, lasciando un
saldo di 43 studenti desaparecidos, sei persone uccise e decine
di feriti.24
Nei giorni seguenti le ricerche dei ragazzi nei dintorni col-
linari sono condotte dalle autorità ma anche da cittadini di
Iguala e organizzazioni sociali del Guerrero, come il sindacato
dei docenti e la polizia comunitaria UPOEG (Unión de
Pueblos y Organizaziones del Estado de Guerrero), guidata da
Miguel Ángel Jiménez.25 Il 5 ottobre la Procura annuncia il
ritrovamento di cinque fosse con 28 corpi, ma dieci giorni
dopo dichiara che non sono dei 43 studenti.26
Durante le ricerche “los familiares de otras personas desa-
parecidas fueron compartiendo sus historias”27 e si forma il
gruppo de “Los otros desaparecidos,” battezzato così dalla TV
americana Univision in un reportage del 26 ottobre 2014 che
parlava delle sorelle Mayra e Magdalena Vergara, in cerca del
fratello Tomás, desaparecido dal 2012. Le due chiariscono che
l’incapacità istituzionale nel far fronte al problema è la ragione
per cui gli stessi familiari portano avanti le ricerche dei loro
desaparecidos.
La UPOEG è ricevuta da Padre Oscar Prudenciano nella
parrocchia di San Gerardo, che diventa la sede del movimen-
to e dei luoghi più simbolici per i familiari che vi fanno riunio-

24
Grupo Interdisciplinario de Expertos Internacionales, “Informe
Ayotzinapa. Resumen,” pp. 7-10, https://www.oas.org/es/cidh/actividades/
giei/resumenejecutivo-giei.pdf (ultima consultazione: settembre 2018).
25
Carlos Acuña, “Las fosas clandestinas de Iguala. ¿A cuánta gente
vinieron a tirar esos cabrones?,” Emeequis, (3/11/2014): pp. 21-22.
26
PGR, Informe del caso Iguala. Estado que guarda la investigación de
los hechos del 26 y 27 de septiembre de 2014 en Iguala, Guerrero (Messico:
PGR, 2016), pp. 166-67.
27
CIDH, “Situación de los derechos humanos en México,”
OEA/Ser.L/V/II. Doc. 44/15, (31/12/2015): p. 85.

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ni e da lì partono per cercare le fosse clandestine. Un comuni-


cato dell’Associazione Civile, nata nel 2016 come evoluzione
del collettivo, spiega questo proceso:
“Lo que encontramos fueron osamentas y, por ello, dife-
rentes personas se acercaban, día con día a nuestro colecti-
vo, deseando encontrar a sus buscados o ser ayudados para
encontrar a sus familiares desaparecidos […] Así fue como
nos aglutinamos hasta formar lo que es hoy Los otros desa-
parecidos de Iguala A.C., deslindándonos desde el mismo
nombre del grupo de los 43 estudiantes desaparecidos de
Ayotzinapa, logrando que la PGR se viera obligada a levan-
tar denuncias y pruebas de ADN a más de 500 personas y
poder, hasta la fecha, contar con 325.”28

Ogni domenica sono decine i familiari che camminano per


ore sotto il sole per cercare i loro cari, armati solo di pale e pic-
coni, cappelli e barre metalliche. Portano una maglietta nera
con due scritte: “Te buscaré hasta encontrarte” e “Hijo, mien-
tars no te entierre, te seguiré buscando.” La ricerca, l’incontro
e l’appartenenza a una comunità del dolore sono centrali nei
movimenti di cercatori e familiari dei desaparecidos, come
spiega l’Equipe Messicana d’Antropologia Forense: “Cada
hallazgo de fosas clandestinas trae consigo la esperanza de
encontrar a su familiar, sin importar lo doloroso que pudiera
resultar encontrar sólo sus restos, al menos finalmente ten-
drían la certeza sobre su paradero, al menos podrían tener
donde llorarlos.”29
A inizio novembre 2014 la madre di un desaparecido, l’at-
tivista di Acapulco Julia Alonso, offre 500 prove di DNA gra-

28
Los otros desaparecidos de Iguala AC, “Comunicado de prensa,”
Archivio personale, (13/11/2017).
29
Equipo Mexicano de Antropología Forense, La importancia del pro-
ceso de investigación forense en casos de desaparición forzada. Taller imparti-
do al Comité de Los Otros Desaparecidos de Iguala, Guerrero (Messico,
EMAF-Heinrich Böll Stiftung, 2015).

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tuite, finanziate dall’Università di Durham, alla gente di Iguala


e con l’aiuto di Jiménez, Padre Oscar, Mayra Vergara e della
psicologa Xitlali Miranda, abitante di Iguala solidale, convoca
un’assemblea nella sala sotterranea di San Gerardo a cui par-
tecipano, inaspettatamente, oltre cento familiari che per la
prima volta esternano la loro rabbia, piangono e denunciano le
ingiustizie subite.30
Si creano comitati di ricerca e Xitlali diventa la portavoce
del gruppo che cresce costantemente: il 23 novembre realizza
la prima spedizione di ricerca e si presenta alla stampa.
S’aggrega Mario Vergara, fratello di Mayra, il quale diventa
presto uno dei cercatori più noti del Messico. “Così come i
genitori di Ayotinapa si sono uniti per esigere il ritorno dei
propri figli, lo faranno anche i familiari degli altri desapareci-
dos, perché non sono solo 43,”31 annuncia Mayra alle radio
locali. Dopo tre anni di ricerche, alla fine del 2017 l’associazio-
ne civile de “Los otros,” diretta da un gruppo che ha sostitui-
to i fondatori, diffuse la cifra di 165 corpi ritrovati e 25 resti-
tuiti ai propri familiari.

Lutto sospeso, lutto condiviso e ricerca di vita

I rituali legati alla morte e alla separazione, l’espressione


del dolore, il lutto e la necessità di forme di commemorazione
e significazione dei ricordi sono aspetti presenti in tutte le cul-
ture. In molti casi, per lo meno nella cultura occidentale, il
ruolo delle donne al riguardo è prominente e acquisisce
dimensioni simboliche, religiose e psicologiche ma anche lega-

30
Alejandro Guerrero, “Se reúnen 100 familiares de desaparecidos por
el crimen organizado de Iguala, Cocula y Mezcala,” El Sur. Periódico de
Guerrero, (12/11/2014).
31
Claudia Solera, “Ausencias que lastiman: llega de EU a buscar a su
hijo en fosa de Iguala,” Excelsior, (22/11/2014).

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li, economiche e politiche, per cui si tratta di processi profon-


damente sociali che, nell’ambito del conflitto armato messica-
no, vengono ritualizzati e assimilati in modo differente rispet-
to a contesti in cui una morte repentina e violenta, per omici-
dio o in scontri armati, non è considerata la norma.32
Freud in “Lutto e melancolia”33 differenzia il lutto, in cui
si vive ed elabora la perdita dell’oggetto amato, dalla melanco-
lia, in cui l’Io s’identifica con l’oggetto perduto e si rifiuta la
perdita, che viene introiettata negando il lutto. Con la sparizio-
ne forzata si crea “un fantasma,” per cui l’assenza corporale e
l’incertezza circa il suo stato, vivo o morto, impediscono l’ela-
borazione necessaria del lutto e i rituali funerari. Berta
Moreno, familiare del collettivo di Iguala, commenta le terapie
psicologiche che ricevono dai funzionari della procura:
Pues él [suo marito] dice que ya nos están dando terapias
para aceptarlo pues, si llegara a suceder […] ya están entre-
gando cuerpos pues que, si llegara a suceder, pero pues al
menos yo he visto todos los cuerpos que han salido, yo he
visto. Yo me tocó ver, en uno [fossa clandestina] sacába-
mos que 5, otros sacábamos que 12, otros sacábamos que
6, otros que 3. Entonces yo todos los vi, todos me tocó ver
cómo estaban.34

Le istituzioni provano con terapie a far accettare un’even-


tuale realtà luttuosa, cioè la probabile morte dei propri cari, ai
familiari del collettivo, ma se normalmente “el duelo se genera

32
Patricia Tovar, “Muertos heroicos y muertos anónimos: rituales de
duelo y viudez en la violencia,” Revista de psicoanálisis. Escuela de Estudios
en Psicoanálisis y Cultura (Bogotá), n. 4, (2004): 278-79.
33
Sigmund Freud, “Duelo y melancolía,” Obras completas, vol. xiv,
Contribución a la historia del movimiento psicoanalítico. Trabajos sobre
metapsicología y obras, James Strachey (Buenos Aires: Amorrortu, 2004,
1917).
34
Fabrizio Lorusso, “Intervista con Berta Moreno García,” Archivio
personale, (Iguala, 18/05/2017).

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bajo el influjo del examen de realidad que exige categórica-


mente separarse del objeto porque este ya no existe más,”35 nel
caso dei desaparecidos questo esame della realtà risulta impos-
sibile perché questi sono “fantasmi,” la cui corporalità è seque-
strata e, nel contempo, rappresenta simbolicamente la violen-
za di Stato.36
In una situazione di normalità i rituali del lutto sono parte
di una transizione che permette ai dolenti di continuare a vive-
re in un nuovo equilibrio con l’intorno e passare una serie di
tappe, dalla negazione all’accettazione finale della morte.37 In
condizioni di violenza sociale e guerra, le famiglie e le comu-
nità tendono a non offrire più il supporto emozionale e cultu-
rale atteso, mentre intervengono fattori quali la criminalizza-
zione delle vittime, la generazione di terrore e l’impunità, che
impediscono l’esternazione pubblica del dolore, i rituali tradi-
zionali e la denuncia delle ingiustizie: è dunque più difficile
sciogliere il nodo dell’ambivalenza psicologica delle persone
che provano un forte dolore e una perdita e si ritrovano senza
nemmeno le informazioni necessarie a strutturare un racconto
coerente sulle cause e le circostanze di quanto accaduto.38
Lo esemplifica Prisca Arellano, zia di Omar Basilio
Arellano e Isidro Vázquez Arellano, scomparsi nel gennaio e
febbraio 2013, parlando della ricerca:
Muy importante porque son mis sobrinos, pero es como si
fueran mis hijos, y es muy importante para mí estar en la
búsqueda porque quiero saber de ellos. Hasta ahora no he

35
Freud, “Duelo y melancolía,” cit., p. 160.
36
Laura Echavarría Canto, “Ayotzinapa: Locas y fantasmas. Duelo y
melancolía,” Pensar Ayotzinapa, Rosaura Martínez Ruiz et al. (Messico:
UNAM-Almadía), p. 109.
37
Elisabeth Kubler Ross, On Death and Dying, (New York: McMillan,
1969).
38
Barbara Myerhoff, “Rites of Passage: Process and Paradox,”
Celebration: Studies in Festivity and Ritual, Victor Turner, (Washington DC:
Smithsonian Institution, 1982).

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sabido nada y yo deseo que esto se dé pronto, que los


encontremos, sea como sea queremos saber de ellos. Para
nosotros es muy doloroso no saber nada, vivimos todavía
pensando en ellos.39

Nel caso delle persone che spariscono forzatamente si


viene a creare un vuoto, il lutto resta “sospeso,” non si posso-
no fare rituali in presenza del corpo o chiudere il ciclo con l’ac-
cettazione della morte.40 La presunzione della morte di un
desaparecido rappresenta un processo psicosociale che impli-
ca un cambiamento nell’identità dell’assente e un conflitto
morale per i suoi cari, data la relazione affettiva vigente e l’im-
possibilità di chiudere il ciclo della perdita.41 Questo si chiude
e smette di essere “sospeso” quando avviene la restituzione del
corpo o il ritrovamento in vita dei desaparecidos. A Iguala
s’avverte tra i familiari uno stato di maggiore rassegnazione
rispetto al resto del Messico, in quanto sono tantissime le fosse
clandestine scoperte nei pressi della città e per ora nessun inte-
grante de “Los otros” ha ritrovato i propri cari vivi.
Rogelio Mastache per due anni ha cercato suo figlio Aldo,
vittima di sparizione forzata all’età di 28 anni. Il suo corpo
senza vita fu ritrovato in una fossa, poi restituito a suo padre e
seppellito nell’agosto del 2016. Rogelio è una delle venticinque
persone del collettivo che hanno potuto cominciare la chiusu-
ra del lutto grazie alla restituzione del corpo e ai rituali funera-
ri, per cui sua testimonianza contrasta con quella dei familiari
il cui lutto resta “sospeso”:

39
Fabrizio Lorusso, “Intervista con Prisca Arellano Rocha,” Archivio
personale, (Iguala, 28/11/2018).
40
Tovar, “Muertos heroicos,” cit., p. 281.
41
Carolina Robledo, “Crisis de representación y nuevos actores de la
violencia actual. Una aproximación a la presunción de muerte en el caso de
los desaparecidos de Tijuana,” Revista Legislativa de Estudios Sociales y de la
Opinión Pública, vol. 5, n. 10 (lug-dic, 2012): 85.

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Sentí feo porque yo quería encontrarlo vivo, que aparecie-


ra vivo. De todos modos le doy gracias a Dios que me lo
entregó, aunque sea muerto. Para mí significa mucho el
tener ya su cuerpo y poderlo enterrar, o sea que yo ya lo
tenga y está conmigo. Aunque esté allá en un panteón ente-
rrado, pero yo sé que allí está él y que puedo ir a llevarle
flores el día que yo quiero porque sé en donde está. Yo des-
cansé mentalmente porque es una angustia bien fea el estar
pensando en que si tu hijo está vivo o está muerto. El
poderlo encontrar para mí significó mucho.42

Margarito Soriano ha 81 anni. Ha cercato suo figlio Mario


dal 2010, l’ha trovato senza vita e poi seppellito nel luglio del
2018. Margarito manifesta maggiore insoddisfazione e tristez-
za, malgrado lo stato di relativa calma che la restituzione del
corpo del figlio gli ha dato: “De verdad yo sentí algo que me
calmó porque en sí el encontrarlo así no es lo mismo, claro que
da gusto, se siente uno contento, pero no es igual, no totalmen-
te a gusto. Porque para mí hubiera sido vivo y no muerto.”43
Margarito, come Rogelio e altri familiari che hanno riavu-
to per lo meno i corpi dei loro figli, non hanno più smesso di
fare ricerche insieme agli altri membri del collettivo. Sebbene
non rappresenti una forma chiusura del lutto in sé, quale inve-
ce è la restituzione della persona scomparsa, il passaggio da un
dolore individuale o familiare a uno socializzato e la ricerca
comune dei desaparecidos costituiscono efficaci strategie d’af-
frontamento della melancolia e il dolore.
Quando il dolore è condiviso tra le vittime e il lutto è
sospeso ma condiviso, pur esistendo motivazioni personali
diverse nella partecipazione, si creano legami intensi e duratu-
ri, paragonabili alla parentela o all’amicizia di vecchia data,

42
Fabrizio Lorusso, Intervista con Rogelio Mastache Villalobos,
Archivio personale, (Iguala, 28/11/2018).
43
Fabrizio Lorusso, Intervista con Margarito Soriano Eusebio,
Archivio personale, (Iguala, 28/11/2018).

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mediante una convergenza profonda tra i reciproci investi-


menti affettivi delle persone, e questi legami si esprimono
secondo Corrao44 come “Koinodinia,” cioè la comunanza sta-
bilita dal dolore o esperienza del dolore di gruppo.45 Robledo,
studiosa dei collettivi di Tijuana e Sinaloa, precisa che “el
duelo se identifica como un campo social que puede revelar
nuevas formas de participación social, relacionada con accio-
nes colectivas en favor de la justicia y el reconocimiento
social.”46
Parlando dell’identità comune, narra Berta Moreno, inte-
grante del collettivo: “Pues lo mismo, lo de la desaparición
pues, lo mismo teníamos, el mismo dolor. Somos hermanos del
mismo dolor […] unos son sus esposos, unos son sus…pero
casi son puros esposos y puros hijos,”47 in riferimento agli
assenti.
Quando la cultura non prevede rituali di “lutto sociale” e
condivisione, ben stabiliti in caso di morte ma non per le per-
dite della sparizione forzata, il “lutto psichico” interno finisce
per essere affrontato in solitudine.48 Per i familiari di vittime
che riescono a condividere il dolore pubblicamente, a organiz-
zarsi e superare la paura, la rottura dell’isolamento è essenzia-
le.49 “Se empiezan a transformar cuando reconocen entre ellos
el mismo sufrimiento, dan su testimonio frente a un grupo,
hablando quizá por primera vez de lo que les sucede. Además,
entre todos nos apapachamos. Trato de hacerles sentir que no

44
Francesco Corrao, “Il concetto di campo come modello teorico,”
Orme, vol. II, Francesco Corrao, (Milano, Cortina: 1998).
45
Claudio Neri, “La condivisione del dolore,” Quad. Psicoter. Inf., n.
44, (maggio, 2002): 85-97.
46
Carolina Robledo, Drama social y política del duelo. Las desaparicio-
nes de la guerra contra las drogas en Tijuana (México:Colmex, 2017), p. 30
47
Lorusso, “Intervista con Berta Moreno,” cit.
48
Neri, “La condivisione,” cit., p. 3.
49
Pilar Calveiro, “Políticas de miedo y resistencias locales,” Athenea
Digital, v. 15, n. 4 (dic, 2015): 55.

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van a salir a luchar solos, que están entre hermanos,” spiega


Padre Óscar.50
I parenti delle vittime che s’uniscono scoperchiano le
trame d’impunità e di collusione politico-criminale in cui la
violenza è endemica e prevale l’inazione o l’azione criminale
dello Stato, tra silenzi, negazione e paura. Così costruiscono
nuove forme di cittadinanza considerate “pericolose” dalle
autorità e che sono “morali”51 perché esulano dal mero ambi-
to familiare, irrompono nello spazio pubblico e denunciano l’i-
nerzia delle indagini o la complicità delle autorità con il crimi-
ne organizzato. Sfidano l’ordine stabilito con la ricerca di fosse
e provano a ricollegare i morti, una volta identificati e coinci-
denti coi loro cari scomparsi, a una nuova dimensione sociale,
trasformando le relazioni esistenti tra morti e vivi.52
“Mire, más que el dolor que llevábamos todos parecidos,
todos todos, el mismo dolor nos hacía ser más humildes, más
comprensivos con la gente, sí osea con todos ellos era con uno
mismo, ser más, más, cómo le diré....unirnos más sí”, narra
José Anselmo Vázquez,53 parlando dell’unione e della felicità
nella condivisione: “Por mí sí porque, le voy a decir, me desa-
hogaba yo con la gente un poco, cosa que no hacía yo aquí [a
casa sua], ni con mis amigos ni con mi misma familia. Todos
ellos [membri del collettivo] yo creo que nos entendíamos
mejor.” “Nos une el mismo dolor,” difatti, è un’espressione

50
Blanche Petrich, “En Iguala nadie está a salvo; quienes ordenan las
desapariciones no se han ido,” La Jornada, (14/02/2015): 5.
51
Carlo Donolo e Gabriella Turnaturi, “Familismi morali,” Le vie del-
l’innovazione. Forme e limiti della razionalità politica, Carlo Donolo e Franco
Fichera, (Milano: Feltrinelli, 1988), pp. 164-85.
52
Ernesto Schwartz-Marin and Arely Cruz-Santiago, “Pure Corpses,
Dangerous Citizens: Transgressing the Boundaries between Experts and
Mourners in the Search for the Disappeared in Mexico,” Social Research,
vol. 83, n. 2 (estate, 2016): 484.
53
Fabrizio Lorusso, “Intervista con José Anselmo Vázquez,” Archivio
personale, (Taxco, 17/11/2017).

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ricorrente nelle narrazioni dei familiari e un fattore identitario


fondamentale.
Alfonsa Cecilio cerca suo figlio Alfonso Cardoso scompar-
so nel 2013: “Cuando voy a la búsqueda tengo la esperanza de
que encuentre su cuerpo, de poder darle una sepultura como
debe de ser. Me siento bien al buscarlo porque es una esperan-
za de si a lo mejor está por allí enterrado. Las autoridades no
hacen caso, ¿verdad?”.54 Insieme alla condivisione del dolore
le azioni collettive di ricerca sono un altro modo d’affrontare
il trauma, la melancolia e la sospensione del lutto. Infatti, le
testimonianze dei familiari spesso girano intorno a un concet-
to emergente, quello di ricerca di vita (búsqueda de vida), che è
stato esplicitato dal cofondatore dell’organizzazione di vittime
Fundec, Jorge Verástegui,55 nel prologo di una raccolta di testi-
monianze di donne che narrano la vita dei loro cari assenti. Il
libro sovverte la narrativa criminalizzante sui desaparecidos,
recuperando le loro storie personali con il fine di spiegare cosa
vi sia realmente dietro alla spinta dei familiari a cercarli.
Secondo Verástegui il vincolo tra chi cerca e lo scomparso
trascende la fisicità, la materialità e la corporalità e si costrui-
sce a partire dall’affettività, la soggettività e il vissuto per cui
ciò che si cerca è “vita,” intesa in senso oggettivo o fisico ma
anche affettivo e soggettivo. Quest’ultimo “riveste di vita” la
ricerca dei desaparecidos. Vi sono due possibilità di rincontro:
la localizzazione in vita o morto del desaparecido e, anche se
pare paradossale parlare di “ricerca di vita” in quest’ultimo
caso, i familiari intendono la vita come recupero della sogget-
tività e dell’affettività, concentrata magari in pochi resti ossei,
e la chiusura del lutto in modo degno. La desaparición spezza

54
Fabrizio Lorusso, “Intervista con Alfonsa Cecilia Agapito,” Archivio
personale, (Iguala, 28/11/2018).
55
Jorge Verástegui González, Memorias de un corazón ausente.
Historias de vida (México: Fundación H. Böll Stiftung, 2018), p. 7.

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il nesso fisico e quello affettivo. Trovare e identificare resti


umani aiuta a ricomporre almeno quest’ultimo.
Evarista Salgado, 73 anni, cerca suo figlio, Luis Fidel
Sánchez, e suo nipote, Santiago Velázquez, dal gennaio 2010.
Il significato della ricerca per lei assume tratti melancolici e il
dolore è palliato dalla speranza del ritrovamento durante le
spedizioni del collettivo:
Qué mi hijo regrese y ya esté conmigo. Si está trabajando,
si hay alguien que lo conozca, pues qué me digan, qué nos
hablen, por televisión también se puede. Quiero que regre-
se. Yo sin él no puedo estar y por eso lo busco. Ya tiene
harto, son muchos años que no lo veo a él ni a mi nieto. No
se me olvida mi hijo. Pues, cuando iba a búsquedas, yo sen-
tía como que ya lo iba a encontrar allí, o que ya me iban a
decir: ‘Mire, aquí está su hijo.’56

Anche se coscienti dell’alta probabilità che siano stati


assassinati, molti familiari nutrono la speranza, basata su alcu-
ni casi reali, che i loro cari siano spariti perché costretti a lavo-
rare per i gruppi criminali.
Il lutto aspira a un principio di chiusura e verità grazie allo
sforzo di ricerca di vita dei familiari che, da una parte, trascen-
dono la fisicità dell’assenza e, dall’altra, la alimentano di sog-
gettività e affettività. Questo si traduce in un ruolo sociale per
la nuova esistenza di chi resta e cerca gli scomparsi, riabilita la
loro memoria e inverte la narrativa criminalizzante dei media e
dell’autorità sui desaparecidos. Il caso di Mario Vergara, che
nel tempo è diventato un noto attivista critico delle autorità, è
un esempio rilevante. “Los otros buscadores: buscando vida
entre los muertos” è il nome del collettivo da lui creato nel
2018 che s’ispira al concetto di ricerca di vita tra ossa e fosse.

56
Fabrizio Lorusso, “Intervista con Evarista Salgado Olivares,”
Archivio personale, (Iguala, 28/11/2018).

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Nel 2016 un reportage raccontava la storia di Mario alla ricer-


ca del fratello desaparecido e s’intitolava “Encontrar a los
muertos para darle vida a los vivos,”57 a indicare che la stessa
attività di ricerca e la speranza del ritrovamento aprono possi-
bilità di scioglimento della melancolia, “de seguir adelante y
transitar de un estado de incertidumbre a un nuevo sentido de
vida.”58 La ricerca collettiva affronta la solitudine e il dolore
legato a un lutto indefinitamente sospeso. Cercare “resti di
vita” nelle fosse implica sfidare la comprensione ordinaria
della morte e riscattare una parte importante dell’esistenza di
chi cerca e degli assenti: anche per questo i cercatori del col-
lettivo dicono che i frammenti d’ossa rinvenuti sono per loro
“tesoros de inestimable valor.” Questi “tesori” permettono
loro di ritrovarsi nel non-sense delle sparizioni e, grazie all’u-
nione nel medesimo dolore, di rendersi più resilienti collettiva-
mente di fronte alla violenza e all’ingiustizia.

57
Juan Flores Mateos, “Encontrar a los muertos para darle vida a los
vivos,” Revista Nini, (23/06/2016). http://www.revistanini.mx/blog/index.
php/2016/06/23/285/ (ultima consultazione: 23/09/2018).
58
Verástegui, Memorias, cit., p. 11.

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RESUMOS

LAURA ALICINO, A morte falada e a morte como representação: para


uma interpretação ética da morte em Pedro Páramo de Juan Rulfo.
A intenção deste ensaio é propor a análise de um dos temas mais per-
turbadores no romance Pedro Páramo (1955) de Juan Rulfo: o tema
da morte. Partindo da premissa de que a morte não é apenas uma
questão física ou mítica, mas também uma entidade, um lugar enun-
ciativo, consideramos que todas as personagens têm que enfrentá-la
e, de fato, exercer sua própria resistência. Além de mostrar uma visão
fatalista da vida e da morte, o único romance de Rulfo aponta para
outro caminho, o da responsabilidade ética em relação ao Outro.

JUAN M. BERDEJA, Língua dos mortos: “El señor de palo” (1932), de


Efrén Hernández e “La frontera increíble” (1946), de José Revueltas.
A partir da análise dos contos “La frontera increíble” (1946) de José
Revueltas e “El señor de palo” (1932) de Efrén Hernández, este arti-
go estuda a condição inefável e literária da morte, mostrando que o
silêncio é o signo a que ambos os autores recorrem quando tentam ir
“além da linguagem.” O que há de dizível na morte? O que é que
escapa da Palavra no final da vida? Como a literatura pode contar o
que, por definição, excede a linguagem?

MICHELA CRAVERI, A grande festa da morte: as “calaveras literarias” no


México independente.
O culto mesoamericano dos mortos e a iconografia funerária cristã
convergiram na grande representação satírica da morte do século
XIX graças ao trabalho do impressor mexicano José Guadalupe
Posada. Neste artigo pretendo analisar alguns opúsculos distribuídos
no Dia dos Mortos a partir da segunda metade do século XIX e co-
nhecidos como calaveras literarias. Em particular, vou me concentrar
na análise de algumas calaveras ilustradas por Posada e recentemen-
te publicadas pela UNAM no catálogo Impresos Populares
Iberoamericanos.

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FABRIZIO LORUSSO, “A mesma dor nos une.” Narrações, luto e busca


pela vida no coletivo de “Los otros desaparecidos de Iguala.”
No México a dor comum e a busca dos desaparecidos levam os mem-
bros da família à ação coletiva em um contexto de violência e de crise
dos Direitos Humanos. Depois do desaparecimento forçado dos 43
estudantes de Ayotzinapa em 2014, nasce o grupo de Los otros desa-
parecidos de Iguala, formado pelos buscadores de desaparecidos no
Estado de Guerrero. A partir de seus depoimentos, o artigo analisa
os conceitos de luto suspenso e compartilhado, e a busca pela vida,
mostrando a contraposição às narrativas oficiais sobre a vida, a morte
e o status dos desaparecidos.

HÉCTOR PEREA, Em poucas palavras: a piscadela da morte.


O ensaio apresenta uma visão geral da presença da morte na literatu-
ra, na arte e, em geral, na cultura mexicana, desde o final do século
XIX até a narco-literatura contemporânea. Autores como Martín
Luis Guzmán, Nellie Campobello, Carlos Fuentes, Juan Rulfo e
Edmundo Valadés, herdeiros de Manuel Payno, Vicente Riva Palacio
José Guadalupe Posada, criaram uma corrente crítica da desigualda-
de e da violência na história mexicana que se estenderia até autores
contemporâneos como Elmer Mendoza, Yuri Herrera, Sérgio
González Rodríguez e Rosa Beltrán.

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SUMMARIES

LAURA ALICINO, Death as Discourse and Death as Representation:


Toward an Interpretation of Death in Juan Rulfo’s Pedro Páramo.
The aim of this essay is to propose an analysis of death: one of the
most disturbing themes in Juan Rulfo’s novel Pedro Páramo (1955).
Starting from the assumption that death is not only a physical or
mythical issue, but also an entity, a place of enunciation, the author
considers that all the characters must face it and, in fact, try to resist
it in their own way. Beyond a fatalist vision of life and death, Rulfo’s
novel insists on the ethical responsibility towards the Other.

JUAN M. BERDEJA, The Language of the Dead: “El señor de palo”


(1932) by Efrén Hernández and “La frontera increíble” (1946) by José
Revueltas.
Analyzing the short stories “La frontera increíble” (1946) by José
Revueltas and “El señor de palo” (1932) by Efrén Hernández, this
essay explores the ineffable and literary condition of death in order
to show how both authors make recourse to silence in the attempt to
go “beyond language.” What is there that can be said about death?
What is it that escapes words at the end of life? How can literature
represent what by definition defeats language?

MICHELA CRAVERI, The Great Feast of Death: the “Calaveras


Literarias” in Independent Mexico.
The Mesoamerican cult of the dead and the Christian funerary
iconography converge in the great satirical representation of death in
the nineteenth century thanks to the work of Mexican engraver José
Guadalupe Posada. The author analyzes some printed booklets that,
in the second half of the nineteenth century, were distributed during
the Day of the Dead. They were known as calaveras literarias. This
essay focuses on a few calaveras illustrated by Posada and recently
published by UNAM in the catalogue Impresos Populares
Iberoamericanos.

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FABRIZIO LORUSSO, “The Same Grief Joins Us.” Narratives, Mourning,


and the Search for Life in the Collective “Los otros desaparecidos de
Iguala.”
In Mexico shared grief and the search for desaparecidos drive fami-
lies towards collective action in an environment characterized by vio-
lence and lack of human rights. In 2014, after the forced disappear-
ance of 43 students in Ayotzinapa, a group was formed, Los otros
desaparecidos de Iguala, that engaged itself in the search for desapare-
cidos in the state of Guerrero. This essay begins with their testi-
monies and analyzes the concepts of suspended and shared mourn-
ing, and the search for life, in contrast with the official narratives on
life, death, and the status of desaparecidos.

HÉCTOR PEREA, In Short: the Wink of Death.


This essay offers an overview of the presence of death in Mexican lit-
erature, art, and culture, from the end of the nineteenth century to
the contemporary narcoliterature. Authors such as Martín Luis
Guzmán, Nellie Campobello, Carlos Fuentes, Juan Rulfo, and
Edmundo Valadés — heirs to Manuel Payno, Vicente Riva Palacio,
José Guadalupe Posada – have created a critical thought on inequal-
ity and violence in Mexican history that has been embraced by con-
temporary authors such as Elmer Mendoza, Yuri Herrera, Sergio
González Rodríguez, and Rosa Beltrán.

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RESÚMENES

LAURA ALICINO, La muerte hablada y la muerte como representación:


hacia una interpretación ética de la muerte en Pedro Páramo de Juan
Rulfo.
El intento de este ensayo es proponer el análisis de uno de los temas
más perturbadores de la novela de Juan Rulfo, Pedro Páramo (1955):
el tema de la muerte. A partir del presupuesto desde el presupuesto
que la muerte no es sólo un asunto físico o mítico, sino también una
entidad, un lugar enunciativo, consideramos que todos los persona-
jes tienen que confrontarse con ella y, de hecho, actuar su propia
resistencia. Más allá de una visión fatalista de la vida y muerte del
mexicano, acaso la única novela de Rulfo nos indique otra vía, la de
la responsabilidad ética con hacia el Otro.

JUAN M. BERDEJA, Lenguajes de muertos: “El señor de palo” (1932), de


Efrén Hernández y “La frontera increíble” (1946), de José Revueltas.
A partir del análisis de los relatos “La frontera increíble” (1946) de
José Revueltas e “El señor de palo” (1932) de Efrén Hernández, este
artículo estudia la condición inefable y literaria de la muerte para
observar que el silencio es el signo al que recurren ambos autores
cuando intentan ir “más allá del lenguaje.” ¿Qué hay de decible en la
muerte? ¿Qué es aquello que escapa de la Palabra al final de la vida?
¿Cómo puede la literatura exponer lo que por definición supera al
lenguaje?

MICHELA CRAVERI, La gran fiesta de la muerte: las calaveras literarias


en el México independiente.
El culto mesoamericano a los muertos y la iconografía fúnebre cris-
tiana confluyeron en la magna representación satírica de la muerte
decimonónica por obra del impresor mexicano José Guadalupe
Posada. En este artículo me propongo el análisis de algunas hojas
volantes difundidas en el Día de Muertos a partir de la segunda
mitad del siglo XIX y conocidas como calaveras literarias. En parti-

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Bulzoni editore - Lett. d'America: ISPANOAMERICANA, n. 173 - Domograf

cular me centraré en el análisis de algunas calaveras ilustrada por


Posada y publicadas recientemente por la UNAM en el catálogo de
Impresos Populares Iberoamericanos.

FABRIZIO LORUSSO, “Nos une el mismo dolor.” Narrativas, duelo y bús-


queda de vida en el colectivo de "Los otros desaparecidos de Iguala.”
En México el dolor común y la búsqueda de los desaparecidos
empujan a los familiares a la acción colectiva en un contexto de vio-
lencia y crisis de los Derechos Humanos. Tras la desaparición forza-
da de los 43 estudiantes de Ayotzinapa en 2014, nacen Los otros desa-
parecidos de Iguala, buscadores de desaparecidos en Guerrero. El
artículo arranca de sus testimonios y analiza los conceptos de duelo
suspendido y compartido, y de búsqueda de vida, que se contrapo-
nen a las narrativas oficiales sobre la vida, la muerte y el estatus de
los desaparecidos.

HÉCTOR PEREA, En pocas palabras: el guiño de la muerte.


El ensayo despliega una panorámica sobre la presencia de la muerte
en la literatura, el arte y, en general, la cultura mexicana, desde fina-
les del siglo XIX hasta la narco-literatura contemporánea. Autores
como Martín Luis Guzmán, Nellie Campobello, Carlos Fuentes,
Juan Rulfo o Edmundo Valadés, herederos de Manuel Payno,
Vicente Riva Palacio José Guadalupe Posada, crearon una corriente
crítica de la desigualdad y la violencia presentes en la historia mexi-
cana que se extendería a autores contemporáneos como Elmer
Mendoza, Yuri Herrera, Sergio González Rodríguez o Rosa Beltrán.

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