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app di trigonometria:app di trigonometria 13/04/12 15.

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M. SCOVENNA M. CHIODI A. MANGIAROTTI

APPUNTI DI
TRIGONOMETRIA
E COMPLEMENTI DI MATEMATICA

AMBITO PROFESSIONALE IPIA

C
colophon:Layout 1 12-04-2010 16:02 Pagina 1

internet: www.cedamscuola.it
e-mail: info@cedamscuola.it

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© 2002 CEDAM SpA – Padova
© 2007 Diffusione Scolastica s.r.l. – Novara
© 2010 De Agostini Scuola SpA – Novara
1a edizione: aprile 2002
Printed in Italy

In copertina: Gian Calloni, Alba.


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Stampa: A.G.F. Italia - Peschiera Borromeo (Mi)

Ristampe 5 6 7 8 9 10
Anno 2010 2011 2012
Presentazione

La matematica, come scienza di forme significative, interagisce


in maniera sempre più ampia con l’intero contesto del pensiero
e della pratica umani.
BROUWDER e MAC LANE

In questo volume, dedicato agli Istituti Professionali Industriali e Artigianato, vengono sviluppati con par-
ticolare cura gli elementi di Goniometria, con lo studio delle funzioni goniometriche, delle formule di tra-
sformazione, delle identità, equazioni e disequazioni goniometriche, e i principali argomenti di Trigono-
metria, con le applicazioni alla Geometria e alla Fisica.
Si studiano poi gli elementi fondamentali del Calcolo vettoriale, si approfondiscono le conoscenze sulle
funzioni esponenziale e logaritmica e si introducono i numeri complessi.
La struttura didattica e l’organizzazione degli esercizi di questo volume è del tutto analoga a quella degli
altri volumi dell’opera.
In particolare, gli esercizi sono strutturati in: esercizi risolti, esercizi proposti, verifiche, attività di recupero,
esercizi in laboratorio.
Ringrazio vivamente il prof. D. Ciceri per la collaborazione nella stesura delle schede di utilizzo di Derive in
laboratorio e W. Scaglianti per il notevole aiuto dato nella redazione di questo volume.
Per gli esercizi è stato indicato il grado di difficoltà (facili, normali e/o media difficoltà:  , di un certo im-
pegno:  ).

Monza, 22 Marzo 2002

Marina Scovenna

Appunti di trigonometria e complementi di matematica - Cedam Scuola © 2010 De Agostini Scuola S.p.A. - Novara
Indice

1 Funzioni goniometriche
Angoli e loro misura (3)
Scopo della trigonometria (3). Angoli e loro misura (4). Angoli orientati e loro misura (8). Generalizzazione del
concetto di angolo (9).
Funzioni goniometriche (10)
Circonferenza goniometrica (10). Definizioni delle funzioni goniometriche (10). Proprietà delle funzioni seno,
coseno e tangente (13). Alcune caratteristiche delle funzioni goniometriche (13). Cotangente, secante e co-
secante di un angolo orientato (20). Grafici delle funzioni goniometriche (21). Espressioni delle funzioni go-
niometriche per mezzo di una di esse (24). Angoli associati (26). Relazioni tra gli elementi di un triangolo
(29). Coordinate polari (32).
ESERCIZI (34). VERIFICA (47). VERIFICHE SOMMATIVE (49, 50). ESERCIZI IN LABORATORIO (51).

2 Formule di trasformazione
Formule di addizione e di sottrazione (57). Formule di duplicazione (60). Formule di bisezione (62). Formule
di prostaferesi (63). Formule di WERNER (64). Formule parametriche (65).
ESERCIZI (66). VERIFICA (72). VERIFICHE SOMMATIVE (73, 74). ATTIVITÀ DI RECUPERO (75).
ESERCIZI IN LABORATORIO (77).

3 Identita,̀ equazioni e disequazioni goniometriche


Identità ed equazioni (79)
Identità goniometriche (79). Equazioni goniometriche (82). Equazioni lineari in sen x e cos x (88). Equazioni
omogenee di secondo grado in sen x e cos x (90). Sistemi di equazioni goniometriche (93).
Disequazioni goniometriche (94)
Disequazioni elementari (94). Disequazioni lineari e omogenee (96).
ESERCIZI (98). VERIFICA (111). VERIFICA SOMMATIVA (116). ESERCIZI IN LABORATORIO (118).

4 Applicazioni della trigonometria


Applicazioni alla geometria (121)
Richiami (121). Area di un triangolo (122). Area di un parallelogrammo (123). Triangoli e circonferenze (124).
Risoluzione dei triangoli (125)
Risoluzione dei triangoli rettangoli (125). Risoluzione dei triangoli qualunque (127).
Alpplicazioni alla fisica (131)
Lavoro di una forza (131). Intensità e direzione della risultante di due forze applicate ad uno stesso punto
(131). Piano inclinato (132). Rifrazione della luce (133). Moto oscillatorio (134). Funzioni sinusoidali (135).
Confronto tra funzioni sinusoidali (137). Correnti monofase, bifase e trifase (138).
ESERCIZI (140). VERIFICA (151). VERIFICA SOMMATIVA (152).

Appunti di trigonometria e complementi di matematica - Cedam Scuola © 2010 De Agostini Scuola S.p.A. - Novara
..
Indice V.

5 Vettori
Definizione di vettore (155). Addizione tra vettori (157). Prodotto di un vettore per un numero reale (159).
Versori (160). Scomposizione cartesiana di un vettore (160). Prodotto scalare di due vettori (162). Espres-
sione analitica del prodotto scalare (163). Vettori e funzioni goniometriche (164). Prodotto vettoriale (165).
ESERCIZI (166). VERIFICA SOMMATIVA (172).

6 Funzioni esponenziale e logaritmica


Richiani sui numeri reali (173).
Funzione esponenziale (178)
Potenza a esponente reale e proprietà (178). Funzione esponenziale e suo grafico (182). Equazione espo-
nenziale elementare (184).
Funzione logaritmica (185)
Definizione di logaritmo e proprietà (185). Funzione logaritmica (187). Teoremi fondamentali sui logaritmi
(188). Sistemi di logaritmi (191). Proprietà del cambiamento di base (192). Logaritmi decimali (193).
Equazioni esponenziali e logaritmiche (194)
Primi esercizi sulle equazioni esponenziali (194). Equazioni logaritmiche (197). Equazioni esponenziali risolte
con i logaritmi e graficamente (199). Sistemi con equazioni esponenziali e logaritmiche (200). Applicazioni
(201).
Disequazioni esponenziali e logaritmiche (204).
Disequazioni esponenziali (204). Disequazioni logaritmiche (205).
ESERCIZI (207). VERIFICA (225). VERIFICA SOMMATIVA (226). ATTIVITÀ DI RECUPERO (231).
\kern -1dd ESERCIZI IN LABORATORIO (233).

7 Numeri complessi
Premessa storica (239). Numeri immaginari (240). Numeri complessi (243). Operazioni con i numeri com-
plessi (245). Rappresentazione geometrica dei numeri complessi (249). Forma trigonometrica dei numeri
complessi (250). Operazioni su numeri complessi scritti in forma trigonometrica (251). Radice n-esima di
un numero complesso (254). Radici dell’unità (256). Rappresentazione geometrica delle radici dei numeri
complessi (257). Equazioni di secondo grado ad una incognita nel campo complesso (258). Forma espo-
nenziale dei numeri complessi (258). Simboli i e ei# come operatori vettoriali (260).
ESERCIZI (262).

PROVA FINALE (273)

FORMULARIO DI TRIGONOMETRIA (275).

GLOSSARIO (279).

Appunti di trigonometria e complementi di matematica - Cedam Scuola © 2010 De Agostini Scuola S.p.A. - Novara
STRUTTURA DEL LIBRO
Ogni unità contiene ...
Nella teoria

Mappa Prerequisiti / Nozioni Note storiche:


concettuale Obiettivi essenziali Dalla storia ...
..
263 .
..
Funzioni e limiti
Teoremi fondamentali del calcolo differenziale in R
Funzioni in R 39 .
Prerequisiti 2. Conseguenze del teorema di LAGRANGE
– Conoscenza delle funzioni;
– calcolo dei limiti;
Dalla storia ...
Spazi numerici Vogliamo ora evidenziare alcuni corollari, che sono conseguenze immediate e notevoli del teorema di LA- GEORG CANTOR (Pietroburgo 1845 - Halle 1918).
– equazione della retta passante per un punto. GRANGE. Creò la teoria degli insiemi, fondamento di tutta la matematica moderna ed esempio quasi
FUNZIONI LIMITI unico, nella storia della scienza, di teoria dovuta sostanzialmente all’opera di un solo uomo.
Il decennio 1872-1882 fu il più fecondo della sua attività e delle sue pubblicazioni: ricordia-
C1. Se la derivata prima di una funzione è nulla in tutti i punti di un intervallo ða; bÞ, la funzione è mo una nuova concezione dei numeri irrazionali; l’enunciazione di un assioma per la con-
costante.
RAPPRESENTAZIONI TIPOLOGIA DEFINIZIONI TEOREMI Obiettivi tinuità della retta. A lui si devono anche risultati in teoria dei numeri e in teoria delle funzioni.
Al rigore logico unı̀ una sensibilità quasi ossessiva per i problemi filosofici e teologici con-
– Definire il concetto di derivata; nessi con le sue scoperte teoriche. La febbre intellettuale che lo dominò, soprattutto nella
Tabulare costante lim fðxÞ ¼ ‘ dell’unicità Dimostrazione seconda metà della sua vita, gli creò dei problemi di equilibrio psichico che lo costrinsero a
x!c – interpretare geometricamente la derivata;
identica del limite periodici ricoveri in cliniche.
Analitica Detto x un punto qualunque interno ad ½a; b, applicando il teorema di LAGRANGE all’intervallo ½a; x, si ha:
lim fðxÞ ¼ 1 della permanenza – saper operare con le derivate; La tragedia personale di CANTOR trova un conforto nelle lodi di uno dei maggiori matematici dell’inizio del
suriettiva x!c fðxÞ  fðaÞ nostro secolo, DAVID HILBERT, che esaltava l’opera di CANTOR come «il prodotto più stupefacente del pen-
algebrica del segno – collegare derivabilità e continuità; ¼ f 0 ðcÞ;
trascendente iniettiva lim fðxÞ ¼ ‘ xa siero matematico, una delle più belle creazioni dell’attività umana nel campo del puro intelligibile».
x!1 del confronto – risolvere problemi con le derivate;
biunivoca dove c è un punto compreso tra a e x. Ma, per ipotesi, la derivata f 0 ðxÞ è nulla in tutti i punti di ða; bÞ, e quindi da E.S.T. Mondadori
– utilizzare i principali teoremi del calcolo differenziale;
lim fðxÞ ¼ 1 risulta: f 0 ðcÞ ¼ 0.
monotona x!1 – riconoscere e determinare i massimi e minimi di una funzione;
Ne segue:
pari / dispari – studiare le funzioni e saperne tracciare il grafico.
fðxÞ  fðaÞ ¼ 0, da cui: fðxÞ ¼ fðaÞ, per ogni x di ða; bÞ,
periodica OPERAZIONI
Grafica limitata e quindi fðxÞ è costante in ½a; b. &
funzioni

grafici trasformazione
funzioni
composte

funzioni
  
0 1
infinitesime C2. Due funzioni fðxÞ e gðxÞ, derivabili in un intervallo ða; bÞ, che abbiano derivate uguali in tutti i
punti dell’intervallo differiscono per una costante. Richiami di teoria:
Forme indet.: ; ; ½1  1; ½0  1; :::

Dalla teoria ...


notevoli di grafici invertibili 0 1 Dimostrazione
Posto: hðxÞ ¼ fðxÞ  gðxÞ, la derivata di hðxÞ risulta:
h0 ðxÞ ¼ f 0 ðxÞ  g0 ðxÞ;
ed, essendo f 0 ðxÞ ¼ g0 ðxÞ in tutti i punti x dell’intervallo, si
FUNZIONI CONTINUE Discontinuità ha:
Una funzione f : A ! A si chiama identità, e si indica con IA , se associa, ad ogni elemento di A, l’elemento
h0 ðxÞ ¼ 0: y = f(x)
stesso.
DEFINIZIONI Limite fondamentale In base al corollario precedente, questo significa che la fun-
  zione hðxÞ è uguale ad una costante k in tutto l’intervallo, e Ad esempio
1 x pertanto si ha:
lim 1 þ ¼e La funzione, definita in R: fðxÞ ¼ x,
funzioni funzioni continue x!1 x y = g(x)
fðxÞ  gðxÞ ¼ k; per ogni x 2 ½a; b:
elementari in un intervallo è un’identità, perché, per ogni x 2 R, risulta: x ¼ x.
chiuso e limitato Osserviamo infine che, essendo f 0 ðxÞ ¼ g0 ðxÞ in ogni punto a x cÞ b x
Limiti notevoli x 2 ½a; b, le tangenti alle due curve di equazioni: y ¼ fðxÞ, Dalla teoria ...
funzioni y ¼ gðxÞ sono parallele in ogni punto di ascissa x (fig. 5.10). Figura 5.10
funzioni composte & Funzioni uguali Noi adottiamo le seguenti convenzioni:
inverse
R : insieme dei numeri reali;
CALCOLO
invertibilità Due funzioni: R ¼ R  f0g : numeri reali diversi da zero;
monotonia verticali: lim fðxÞ ¼ 1 ) x ¼ c Rþ : numeri reali positivi: x > 0;
continuità x!c
Osservazione f :A!B e g : C ! D; Rþ
0 : numeri reali non negativi: x  0;
ASINTOTI orizzontali: lim fðxÞ ¼ k ) y ¼ k
x!1 sono uguali se verificano queste tre condizioni: R : numeri reali negativi: x < 0;
Per la validità dei due precedenti corollari, è essenziale che le funzioni di cui si parla siano definite in
un intervallo ½a; b e che siano derivabili in ða; bÞ. Per rendersene conto, è sufficiente osservare le R
0 : numeri reali non positivi: x  0.
obliqui: y ¼ mx þ q: A ¼ C; B ¼ D; 8x 2 A : fðxÞ ¼ gðxÞ:
figg. 5.11 e 5.12. Altri autori potranno seguire convenzioni di-
verse.
Un comportamento asintotico secondo Escher: Limite M.C. Escher. Limite circolare III.
Nella prima, è riportato il grafico di una funzione definita nell’insieme A ¼ ½0; 1 [ ½2; 3 che, pur Ad esempio
quadrato. avendo derivata nulla in tutto A, non è costante in A. O Le funzioni fðxÞ ¼ log x2 e gðxÞ ¼ 2 log x non sono uguali, perché il dominio di fðxÞ è R , mentre quel-
lo di gðxÞ è Rþ .
O Le funzioni: fðxÞ ¼ logx2 e gðxÞ ¼ 2 logjxj sono uguali.

Negli esercizi
Per sapere Per saper fare Per verificare
Sintesi Esercizi risolti Verifiche
.. ..

3 Esercizi
Funzioni continue 171 . . 178 Unità 3

Esercizi Limiti di funzioni


proposti 4. Se fðxÞ è una funzione monotona crescente continua in R e tale che fð4Þ ¼ 3 e fð5Þ ¼
allora:
13
2
, M
Verifiche

.
aÞ la funzione ha almeno 1 zero in ½4; 5;
Esercizi risolti
Verifica & Forma di indecisione
0
0 ..
bÞ la funzione non ha zeri;
cÞ la funzione ha un unico zero;
dÞ la funzione non ha massimo e minimo assoluti in R;
sommative
1 Calcolare: lim
2
x  5x þ 6
:
. 170
Unità 3
eÞ nulla si può dire a proposito di fðxÞ.

.. x!3 x2  9
I termini della frazione si annullano entrambi per x ¼ 3, e ci si trova quindi di fronte alla forma di indecisione .
0 Domande aperte

169 . Esercizi proposti


0
Per il teorema di RUFFINI sulla divisibilità dei polinomi, i termini della frazione sono divisibili per ðx  3Þ, e ri-
..
5. Classificare le seguenti funzioni in base alla proprietà: essere continue nell’intervallo ½0; 6:

In sintesi
Funzioni continue
sulta, per x 6¼ 3:
ðx2  5xdei
þ teoremi
6Þ : ðx enunciati
3Þ x sui
2 limiti e ricordando la continuità delle funzioni elementari, dimostrare che si ha:
aÞ y ¼ lnx; eÞ y ¼
ln x
x
; . 294 Unità 5 fðxÞ continue
in ½0; 6
fðxÞ non continue
in ½0; 6
Servendosi ¼ :
O Sia fðxÞ definita in [a, b] e c 2 (a, b).  x ðx2  9Þ : ðx  3Þ xþ3 bÞ y ¼ 3x ; fÞ y ¼ 3x  2;

.. 3
1
Si dice che fðxÞ è continua nel punto c, se lim fðxÞ ¼ fðcÞ.
x!c
O Un importante limite fondamentale è: lim 1 þ

1
x
1
x!1 x
¼ e, dal quale si deducono i limiti notevoli:
1 ln ð1 þ xÞ
Si ha perciò: 1. aÞ lim ðx þ 3xÞ ¼ 0;
2
x!0
2
x!1
3
bÞ lim ðx  3x þ 1Þ ¼ 1;
x!2
x
cÞ lim 3 ¼ 9.
cÞ y ¼
4x
; gÞ y ¼ e1x ; Verifica sommativa 5.1
Sono funzioni continue, dove esistono, le funzioni elementari. lim 1  ¼ ; lim ð1 þ xÞ x ¼ e; lim ¼ 1; x  5x þ 6 x2 1 3  2x

– Le funzioni razionali:
x!1 x e x!0 x!0 x
2.lim aÞ xlim 2x9 ¼¼250;
x!3
lim2xþ3
x!5
¼ :
63 x!3 bÞ lim log2 x ¼ 0;
x!1
cÞ lim
x!0
1
¼ .
2 x1
1
2 dÞ y ¼
3x
; hÞ y ¼

2x þ 1; x1
ax  1 ex  1 ð1 þ xÞk  1 pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi 8x x2 þ 2; x > 1:
lim ¼ ln a; lim ¼ 1; lim ¼ 1; ::: : pffiffiffi
ðx  2Þðx þ3.
n
aÞ intere: fðxÞ ¼ a0 x þ a1 x n1
þ a2 x n2
þ ::: þ an1 x þ an ; x!0 x x!0 x x!0 kx 3 xþ7 1 1. Verificare il teorema di ROLLE per le funzioni:
x2  4 x þðx2  2x þ 3Þ ¼ 7;
aÞ lim bÞ lim ð2x þ x  5Þ ¼ 5; cÞ lim ¼ : pffiffiffiffiffi
AðxÞ 2 lim
x2  5x þ 6
¼ lim
x!2 ðx  2Þðx  3Þ

¼ lim ¼ 4. x!2
x!2 x  3
x!4 x!2 3x 2 a) fðxÞ ¼ x3  x, in ½0; 1; b) fðxÞ ¼ jxj, in ½1; 1.

.
bÞ fratte: fðxÞ ¼ , con AðxÞ e BðxÞ polinomi in x. O Sono utili, per il calcolo dei limiti, gli infinitesimi equivalenti, ovvero gli infinitesimi  e  tali che: x!2
 3  6. Mettere in corrispondenza i seguenti limiti:
BðxÞ x2 þ 1 x2  3
ðxÞ pffiffiffi pffiffiffi4. aÞ lim 2 ¼ ;
5
bÞ lim
x  3x þ 1 3
þ1 ¼ ; cÞ lim
pffiffi ¼ 0. 3 x2  4 2. Verificare il teorema di LAGRANGE per le funzioni:

7
– Le funzioni esponenziali: lim ¼ 1. pffiffiffix  pffiffi1ffi 3pffiffiffi x4 4 3 2
x! 3 3x þ 2x þ 7 cÞ lim 3x ; dÞ lim  3x ;
y ¼ ax , con a > 0:
x!0 ðxÞ
3 x!3
3x
lim pffiffiffi pffiffiffi ¼ lim
3 x x!3
ð3  xÞð 3 þ xÞ
3x x!3
x!2
¼ lim ð 3 þ xÞ ¼ 2 3.
x!0

rffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
aÞ lim
x!1 ðx þ 1Þ2
; bÞ lim
x!2 x2
;
x!þ1 x!1
(
1
a) fðxÞ ¼ x3  3x þ 1, in ½0; 3; b) fðxÞ ¼ e x1 ; per x 6¼ 1 in ½0; 3.
ex  1
5. 2x þ 1 x 2; per x ¼ 1;
– Le funzioni logaritmiche:
y ¼ loga x, con a > 0 e a 6¼ 1: 4 lim
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
x þ 1  x2 þ 3x þ 1
¼ lim
aÞ lim
ðx þ 1Þ2  ðx2 þðx3xþ1Þ1Þ
x!1
 2
2
¼ þ1;
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi ¼ lim
bÞ lim
x!þ1
x2 þ 2x þ 1  x2  3x  1
xþ1 Esercizi in laboratorio
¼ 1;
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi ¼
cÞ lim
x!0 xþ1
¼ 0. con il proprio valore

eÞ 0; fÞ þ 1; gÞ3. 4;Sulla curva di equazione fðxÞ ¼ ln x, determinare il punto nel quale la tangente sia parallela alla corda congiun-
hÞ 1.
– Le funzioni potenza:
x!0 3x
6.
x!0 3xðx þ 1 þ x2 þx 3x
aÞ lim
x!2 xþ3
þþ 2x1Þ
1 ¼ ;
x!0 3xðx 3 þ 1 þ x2 þ 3x
5
ln þ x 1Þ
bÞ limþ pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi ¼ 1;
x!0 xþ1
cÞ lim lnðx2 þ 3Þ ¼ þ1.
x!þ1
gente i punti Að1; 0Þ e Bðe; 1Þ.
7. Mettere in corrispondenza le seguenti funzioni con le relative discontinuità.
Verifica
y ¼ xa , con a 2 R; x > 0:
3 ¼ lim
x!0 3xðx þ 1 þ
x
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi ¼ lim
7.
x2 þ 3x þ 1Þ aÞx!0lim 3ðxðxþ2 ln 1þ
1
xÞ ¼xþ1;
2 þ 3x þ 1
1
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi ¼  .
6 lim 2 ln x ¼ 1;

ex
¼ 0. cÞ lim aÞ y ¼
4x  8
;
Calcolare i seguenti limiti, usando, eventualmente, le regole di DE L’HOSPITAL.
eÞ discontinuità di 2a specie in x0 ¼ 2;

.
Domande aperte x2
– Le funzioni irrazionali: x!þ1 x!0 þ 3 þ ex
ln3 x x!þ1
x1
  bÞ y ¼ lnðx  2Þ; lim pffiffiffi
fÞ4.discontinuità ¼ 2.
p ffiffiffi 1. Definizione di funzione continua. x  1 eliminabile in x0 ¼ 2;
y¼ n
x, con x  0:
&
1 aÞ lim 8.lnx  1
x!1 x þ 2
¼ ;
1
3
bÞ limþ
ln x
x!0 1 þ ex
¼ 1; cÞ lim
x!þ1 x
3
þ
1
ln x
¼ 0.  x
3; x<2
x!1

O Inoltre: 2. Fare un elenco delle principali funzioni continue. Forma di indecisione cÞ y ¼


2x þ 3; x  2; 5. lim
ex  1 di prima specie in x0 ¼ 2;
gÞ discontinuità
¼ 1.
1   x!0 x2
– La somma e il prodotto di funzioni continue sono funzioni continue.
3. Può una funzione essere continua in un punto c se fðcÞ non esiste? 9.
aÞ lim e3x ¼ 0;
2
bÞ lim 3 x ¼ 1; cÞ limþ
5
1. Integrali definiti
þ ln2 x ¼ þ1. jx  2j
– Il quoziente di funzioni continue è una funzione continua, dove non si annulla il denominatore.
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
5 Calcolare: lim
3x þ 1
x!1 x  1
.
x!þ1
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
x!þ1 x!0 x
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi pffiffiffi
dÞ y ¼
x2
. 6. lim
x!þ1
ex
x3
¼ þ1.
y

– Siano f : A ! B e g : C ! D, con fðAÞ  C. 4. La funzione fðxÞ ¼ 4  x2 è continua nel punto c ¼ 3? Perché?


Se f è continua in a 2 A e g è continua in c ¼ fðaÞ 2 C, allora la funzione composta g  f è continua in x ¼ a.
10. x2 þ 3x  1
aÞ lim a 1, per cui siamo
Il numeratore e il denominatore tendono entrambi
x!þ1 2x þ 5
1
¼ ; di fronte
2
bÞ alla
ln ð1  xÞ
¼ þ1;
lim formax di indecisione
x!1 e
1
L’integrale
. definito
cÞ di
l’area1della regionex!2
limuna
 x  fðxÞ
2funzione
2
di pianoxcompresa
x in un intervallo ½a; b, in cui fðxÞ sia continua, è un numero che rappresent
¼ þ1.
tra la curva e l’asse delle ascisse. 8. Dopo aver analizzato il grafico (fig. E.3.1) della seguente
ln x
5. La funzione fðxÞ ¼ lnx è continua nel punto c ¼ 1? Perché? funzione, descriverne dominio, limiti agli estremi7.del
lim
domi- ¼ 0.
Dividendo ambo i termini della frazione per x, otteniamo: x!þ1 x2
O È fondamentale il fatto che: 1 nio, discontinuità, eventuali simmetrie.
1 Considerata la funzione fðxÞ ¼ , ci proponiamo di calcolare il valore dell’area compresa fra la curva e l’asse del
6. La funzione fðxÞ ¼ è continua nel punto c ¼ 0? Perché? 1 x ð2 x3  3x2 þ 4x þ 1 1
l’immagine continua di un intervallo è un intervallo. x Calcolare i seguenti
3x þ 1 limiti 3 þdi funzioni, provando che si ha: 8. lim ¼  –3
. O 3 7 x
x , ascisse nell’intervallo ½1; 2, ovvero fðxÞ dx. x!þ1 x  2x3 þ 4 2
pffiffiffiffiffiffiffiffi ¼
Questo fatto viene precisato nel modo seguente: 7. La funzione fðxÞ ¼ ln x è continua nel punto c ¼ 1? Perché? x x 1 1 1
x2  2 x2 þ 2ax þ a2
i valori che una funzione continua assume in un intervallo chiuso e limitato, ½a; b costituiscono anch’essi un 1
aÞ lim 11. þ3 14
x!1 x þ 2
¼ ;x

3
bÞ lim
x!2 x þ 1
¼ ;
2
3
cÞ lim
Prima di tutto, inseriamo
x!a lax funzione
þa
¼ 2a.
data:
h
9. lim
4
x!2 x  2
x
Figura2 E.3.1
¼ 4 ln 2.
8. Enunciare il teorema di WEIERSTRASS. per x 6¼ 0; e, poiché lim ¼ 0, si ottiene:
intervallo chiuso e limitato ½m; M. x!1 x pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi Risposte pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi pffiffiffi 1 1  5  x2
9. Enunciare
Inoltre: se fðxÞ è continua in [a, b] ed fðaÞ  fðbÞ < 0, allora esiste almeno un il teorema
punto c tale che: dei valori intermedi e darne l’interpretazione geometrica. 3x
12.
aÞ lim 4x  3 ¼3 þ5;1
þ1
x!2 x ¼ 3:
bÞ lim
x!2
2x  4
x
¼ 0; #1: fðxÞ :¼cÞ lim p3xffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi2
xx!1 x2  1 ¼ 1. 1. V, F, V, F, V, V, F, V, V, V, F, V, F, V; 2. c; 3. d; 10. lim
6. ða; xfÞ;ðb;
4. c;x!2 ¼ 2.
2 gÞ; ðc; eÞ; ðd; hÞ; 7. ða; fÞ; ðd; gÞ; ðc; gÞ ðb; eÞ;
fðcÞ ¼ 0 con a < c < b: lim ¼ lim pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
x!1 x  1 1 8. Dominio ð1; 3Þ [ ð3; 3Þ [ ð3 þ 1Þ x0xÞ¼1x 3; ¼ eþ3; x12 ¼ 7; lim y ¼ 0; lim y ¼ þ1;
i discontinuità in 1 þxx1 
x!1
10. Enunciare il teorema dell’esistenza degli zeri e darne l’interpretazione geometrica. 1 e tracciamone il grafico 2nella finestra grafica 2D (fig. L.7.1). ð1 þ x!1 x!þ1
x2  1 x2  2x þ 1 x þ 2a2 11. lim ¼ e:
11. La funzione composta y ¼ ln
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
x2 þ 1 è continua nel punto x ¼ 0? Perché?
lim 13.
x!3 x  1
¼ 4;
x
bÞ lim
x!2 x1
¼ 1; cÞ lim 2
Osservando la figura,
¼ 3.
x  2a2 vedere che la funzione è definita in
x!a possiamo
lim y ¼ 1; lim y ¼ 1; no simmetrie.
x!3 x!þ3
x!0 x2 12

R ed inoltre è continua e monotona decrescente in Rþ e R .


12. Definizione di funzione inversa. Quando una funzione è invertibile? pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
ffi pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
ffi ½a; b in Rþ (o in R Þ, 12. lim ln x  ln ð1 þ xÞ ¼ 0:
14.
aÞ lim p
ð3x aÞðxþ aÞ
ffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi ¼ 2a;
x!a 3 ðx þ aÞ 4a2
bÞ lim ð 4þ x  x 1Þ ¼Se
x!5
1; dunque consideriamo
cÞ lim ð x2 xþ1
sappiamo che esiste
un intervallo chiuso
þ x3 xþ4 Þ¼3.
x!1 l’integrale definito della funzione, poiché fðxÞ
x!0þ

13. Una funzione (strettamente) crescente (o decrescente) è sempre invertibile? è continua in ½a; b.  
1 1
13. lim  e x þ x 1  2 ¼ 0:
Per calcolarlo, suddividiamo l’intervallo ½a; b in n parti uguali, me- x!0 x
14. Completare:
 x Calcolare i seguenti limiti destro o sinistro. diante i punti:
1 lnð1 þ xÞ ex  1
lim 1 þ ¼ :::::::::::::::::::::::::::::::; lim ¼ ::::::::::::; lim ¼ :::::::::::::::::::: . 14. lim x x
x
1
¼ 1:
x!1 x x!0 x x!0 x a ¼ x0 ; 2xx1; 3x2 ; :::; xn1 ; xn ¼ b
15. lim
x!0
3x þ 1
x
¼ 1; bÞ limþ
x!0
4x þ 3
2ax
¼ þ1; cÞ lim
x!0 x
¼ þ1.
x!0þ

15. Definizione e classificazione dei punti di discontinuità in modo tale che, detta h l’ampiezza di ciascuno degli n intervalli Figura L.7.1
parziali, risulti:
7x2 þ 2x  1 7x2  2x þ 1 7x2  2x þ 1
16. Definizione e classificazione degli asintoti. 16 Þ li bÞ li
ð1Þ h¼
Þ li a
b
:
n
In questo caso, le ascisse xi degli estremi di ciascun intervallo saranno (fig. L.7.2):

x0 ¼ a h h h h
x1 ¼ a þ h
x2 ¼ a þ 2h x0 = a x1 x2 ... xn – 1 xn = b x
ð2Þ

Esercizi
:::::
xn1 ¼ a þ ðn  1Þh Figura L.7.2
xn ¼ a þ nh:

Possiamo ora associare, a ciascuno degli n intervalli, due rettangoli di base h e di altezza, rispettivamente, fðxi Þ e
fðxi þ hÞ ð0  i  n  1Þ.

in laboratorio: Poiché la funzione è monotóna decrescente in ½a; b, fðxi Þ è il valore massimo di fðxÞ nell’i-mo intervallo, ed fðxi þ hÞ
il valore minimo.

Schede di utilizzo di DERIVE

Il libro contiene ...


Attività di recupero Glossario
& Preliminari
1. Rivedere le verifiche di pagine 119; 126.

2. Domande aperte
A lembert (Jean le Rond D’)
Filosofo e matematico francese (1717 – 1783).
Ascissa
Dal latino «Ascissa» = «Tagliata».
1. Esprimere, prima in forma descrittiva utilizzando il linguaggio comune, e poi con la definizione rigorosa, il Si dice ascissa di un punto del piano cartesiano Oxy la pri-
Eletto all’età di 23 anni all’Accademia delle Scienze, fu uno ma coordinata di questo punto.
significato dei seguenti limiti: dei grandi spiriti dell’Illuminismo. Su una retta orientata di origine O, un punto P ha ascissa x
aÞ lim fðxÞ ¼ ‘; bÞ lim fðxÞ ¼ ‘; cÞ lim fðxÞ ¼ þ1; Si occupò di fisica (Trattato di dinamica, 1743) prima anco- quando OP ¼ x, con x positivo, negativo o nullo a seconda
x!c x!þ1 x!þ1 ra che di matematica e, sensibile alle problematiche del suo che P si trovi sulla semiretta positiva o negativa di origine
tempo, fu con Denis Diderot il fondatore dell’Encyclopédie O, oppure coincida con O.
dÞ lim fðxÞ ¼ 1;
x!c
eÞ lim fðxÞ ¼ 1;
x!1
fÞ limþ fðxÞ ¼ þ1.
x!c
2 di cui redasse nel 1751 un Discorso preliminare nel quale
espose i principi della filosofia degli Enciclopedisti.

2. Utilizzando le funzioni
1
Attività Scrisse inoltre numerosi articoli di Matematica.

Algoritmo
Dal nome del matematico arabo «Al-Kuwarismi».
Asse
In un piano od in uno spazio in cui esista un riferimento, si
chiama asse una qualunque retta sulla quale si sia definita
un’origine ed un verso (positivo).
fðxÞ ¼ x2 ; fðxÞ ¼ ln x; fðxÞ ¼ ex ; fðxÞ ¼  ; fðxÞ ¼ x3 ,

illustrare, anche graficamente, i limiti dell’esercizio precedente.


x2
di recupero Un algoritmo è un insieme di regole operative generali che
consentono, in un numero finito di passi, di giungere con
certezza ad un dato risultato.
Assioma
Dal greco «Axióma» = «Valutazione».
Si dice assioma un enunciato primitivo assunto come vero
in una data teoria matematica.
Analisi Nelle diverse teorie matematiche, pertanto, i teoremi non
3. Esaminare i grafici delle seguenti funzioni e descrivere il loro comportamento agli estremi del dominio. Dal greco: «Analysis» = «scomposizione». sono che gli enunciati dedotti dal sistema di assiomi consi-

aÞ y
lim fðxÞ ¼
x!1
lim fðxÞ ¼
x!2þ
Glossario Si applica allo studio delle proprietà e dei calcoli legati alle
nozioni di limite e di continuità.
L’analisi è un ramo della Matematica nata dai lavori sul cal-
colo infinitesimale, dal XVIII secolo.
derato.
Ad esempio, la Geometria Euclidea si basa su uno degli as-
siomi di Euclide:
«Dato un punto in un piano, per esso passa una ed una sola
retta che sia parallela ad una retta data nel piano».

–2 O x lim fðxÞ ¼ lim fðxÞ ¼ Applicazione


x!2 x!þ1 Assoluto (valore)
Un’applicazione f di un insieme A in un insieme B è una Il valore assoluto di un numero relativo è il numero stesso
–3 qualunque relazione che faccia corrispondere ad ogni ele- se questo è positivo o nullo, è il suo opposto se questo è
mento di A uno ed un solo elemento di B. negativo.
x; se x  0
j xj ¼
Archimede  x; se x < 0:
Matematico e fisico greco (287-212 a.C. ). Si ha:
Nacque a Siracusa e, dopo una formazione acquisita quasi jx þ yj  j xj þ j y j, (disuguaglianza triangolare)
bÞ y certamente ad Alessandria, vi tornò per dedicarsi allo stu- jxyj ¼ j xj  j y j.
lim fðxÞ ¼ lim fðxÞ ¼ dio ed alle applicazioni della matematica, di cui lasciò trac-
x!3þ x!0þ
cia in alcuni importanti studi sul calcolo delle aree.
Tuttavia Archimede passò alla storia soprattutto per il fa-
lim fðxÞ ¼ lim fðxÞ ¼ moso principio noto come Teorema della spinta di Archi-
–3 O 5 x
x!0 x!5 mede:
«Qualunque corpo immerso in un fluido riceve una spinta
B iiettivo, -iva vedi Biiezione
verticale dal basso verso l’alto uguale al peso del fluido Biiezione
spostato ed applicata al centro di gravità del corpo» (Trat- Dal latino «Injectio» = «Iniezione» preceduto dal prefisso
tato dei corpi galleggianti). «Bi» = «Due».
Oltre a questo, Archimede elaborò anche un metodo origina- Data un funzione f definita su un insieme A a valori in B, si
le per trovare un’approssimazione del numero  ed affrontò, dice che la funzione f è una biiezione di A su B se, ad ogni
cÞ in numerosi lavori, aspetti diversi della matematica e della fi- elemento x di A, corrisponde uno e un solo elemento y di B
y
lim fðxÞ ¼ lim fðxÞ ¼ sica. Nella propria città natale lavorò come ingegnere e, coin- e, viceversa, ogni elemento y di B è l’immagine di uno e un
x!1 x!1þ volto nell’assedio di Siracusa ad opera dei Romani, vi trovò la solo x di A.
–1 1 morte nel 212 a.C. Si dice anche che f è biiettiva.
O x lim fðxÞ ¼ lim fðxÞ ¼
x!1 x!þ1

Appunti di trigonometria e complementi di matematica - Cedam Scuola © 2010 De Agostini Scuola S.p.A. - Novara
Funzioni goniometriche

Angoli orientati FUNZIONI GONIOMETRICHE Segmenti orientati

! ! !
BM OB AC
y sen  ¼ cos  ¼ tg  ¼
C
OM OM OM
M

A
O B x

PROPRIETÀ

sen2  þ cos2  ¼ 1 sen  senð þ 2kÞ ¼ sen  tgð þ kÞ ¼ tg 


tg  ¼
cos  cosð þ 2kÞ ¼ cos 

GRAFICI ANGOLI ASSOCIATI FORMULE DI


y
TRASFORMAZIONE
A
1
P′ 3π fðxÞ ¼ sen x complementari
Q′ B 2 D
O π π π 2π x
4 2
–1
C
anticomplementari addizione e sottrazione
supplementari duplicazione e bisezione
D ¼ R; C ¼ ½1; 1, f dispari
antisupplementari prostaferesi e WERNER
y esplementari parametriche
fðxÞ ¼ cos x
1

π
(opposti)
O π 3π 2π x
2 2
–1

D ¼ R; C ¼ ½1; 1, f pari IDENTITÀ EQUAZIONI


E DISEQUAZIONI
y

APPLICAZIONI
fðxÞ ¼ tg x
O
π
2 π
x
Alla Geometria

Alla Fisica

  Alla Topografia

D¼R þ k ; C ¼ R, f dispari
2

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Prerequisiti
– Conoscenza della geometria elementare: angoli, segmenti, triangoli, isometria e similitudine dei trian-
goli; simmetrie centrali e assiali;
– numeri reali e teoria della misura;
– conoscenza della geometria analitica;
– coordinate cartesiane; distanze tra due punti;
– funzioni: concetti, parità, disparità, crescita e decrescita.

Obiettivi
– Introdurre una nuova unità di misura per gli angoli: il radiante;
– definire le principali funzioni goniometriche;
– evidenziare le proprietà delle funzioni goniometriche;
– studiare il grafico delle funzioni goniometriche;
– conoscere le relazioni tra gli angoli associati;
– determinare le relazioni tra gli elementi di un triangolo rettangolo e di un triangolo qualsiasi;
– introdurre il concetto di coordinate polari;
– conoscere le formule goniometriche di trasformazione;
– verificare identità goniometriche;
– saper risolvere equazioni goniometriche, sistemi di equazioni goniometriche e disequazioni goniome-
triche;
– risolvere i triangoli;
– studiare le principali applicazioni della trigonometria alla geometria e alla fisica.

Con una famiglia di curve sinusoidali, il matematico


J.B. FOURIER compı̀ dei progressi decisivi nello studio delle maree.

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1
Funzioni goniometriche
Tutto il corso della Natura è dominato dall’esistenza di eventi
periodici, cioè dall’esistenza di eventi successivi talmente si-
mili tra loro che, senza alcun sforzo di linguaggio, si possono
ben chiamare ricorsi del medesimo evento.
A.N. WHITEHEAD

ANGOLI E LORO MISURA

1. Scopo della trigonometria


Per costruire un poligono non è necessario conoscerne tutti gli elementi (lati ed angoli). Ad esempio, per
costruire un triangolo è sufficiente conoscere due lati e l’angolo compreso, per costruire un triangolo
equilatero è sufficiente conoscere l’altezza, per costruire un parallelogrammo è sufficiente conoscere
un lato e le due diagonali, ecc.. Tenendo conto di questi esempi, si può notare che alcuni elementi di
un poligono sono pienamente determinati quando sono noti altri elementi del poligono stesso. Eseguen-
do con cura le costruzioni, utilizzando strumenti elementari (riga, squadra, compasso), si possono deter-
minare numericamente gli elementi incogniti.
Tuttavia, la geometria elementare presenta qui una grave lacuna, poiché non fornisce alcun teorema che
esprima le relazioni che esistono fra le misure dei lati e le ampiezze degli angoli di un poligono.
Nella geometria elementare non si può quindi risolvere per via numerica un problema in cui intervengano
segmenti ed angoli. D’altra parte, problemi di questo tipo si incontrano di frequente, ad esempio, in astro-
nomia, in geografia, ed anche nel tracciato di semplici mappe topografiche e nella navigazione marittima
o aerea.
La Trigonometria ð1Þ nasce proprio dalla necessità di risolvere con il calcolo questi problemi.
In altre parole, lo scopo della Trigonometria è quello di fornire un procedimento di calcolo che permetta,
dato il valore numerico di alcuni elementi di un poligono che siano sufficienti ad individuarlo (lunghezze dei
lati e ampiezze degli angoli), di determinare il valore numerico degli altri elementi incogniti (lati ed angoli).
In questa Unità definiremo le funzioni goniometriche e ne faremo uno studio dettagliato.
Nelle Unità successive applicheremo poi i risultati ottenuti a problemi di vario tipo, quali la risoluzione dei
triangoli (trigonometria) e le relative applicazioni alla Geometria, alla Fisica, ecc.

ð1Þ
Parola che deriva dal greco e che significa: misura dei triangoli.

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..
.4 Unità 1

Dalla storia ...


Per molti secoli, la trigonometria dovette i suoi progressi quasi esclusivamente al-
l’opera di grandi astronomi e geografi.
Salvo ricerche precedenti di ARCHIMEDE e di APOLLONIO che possono essere inter-
pretate come ricerche trigonometriche, la fondazione di questa scienza si deve ad
IPPARCO di NICEA (II sec. a.C.) e a CLAUDIO TOLOMEO (II sec. d.C.), entrambi più
astronomi e geografi che non matematici.
Li seguirono poi, sviluppandone le teorie, gli arabi ALBATEGNO e ABUL’L WAFA, en-
trambi astronomi, ed altri. Infine il trecento vide risorgere la trigonometria special-
mente ad opera del francese LEVI BEN GERSON, finché, nel secolo che immediata-
mente segue la scoperta dell’America, questa scienza fu in pieno rigoglio, per
opera di astronomi, come REGIOMONTANO, COPERNICO e TICO BRAHE, con studi mi-
rati a prevedere con sempre maggiore precisione i fenomeni celesti, anche per un
più esatto e comodo calcolo di longitudini e latitudini.
Ma non si può ormai trascurare l’opera di grandi matematici puri, come il francese (N. COPERNICO. Ritratto
conservato in Polonia
VIÈTE e l’olandese SNELLIUS.
da U. Forti al Museo di Torún, sua
città natale)

2. Angoli e loro misura


Come è noto dalla Geometria ð1Þ , si dà la seguente:

Definizione
Si chiama angolo ciascuna delle due parti in cui un piano è diviso da due semirette OA e
OB che hanno la stessa origine O, incluse le semirette stesse.

Il punto O si dice vertice dell’angolo e le due semirette OA e OB si dicono lati dell’angolo.


I punti dell’angolo che non appartengono ai lati si dicono interni.
bB e, nella figura che rappresenta l’angolo, si è
Per indicare un angolo di lati OA e OB si usa la scrittura AO
soliti unire con un arco due punti dei lati, passando attraverso l’angolo che si intende considerare.
La terminologia e le proprietà degli angoli, già note dagli studi precedenti, vengono richiamate e comple-
tate nelle figure che seguono: 1.1 a  o.

B
B

O A
O A O A O A
B

aÞ Angolo nullo: bÞ Angolo convesso e b


cÞ Angolo retto: R dÞ Angolo convesso e
AObA ¼ 0b. bB < R
acuto: 0b < AO b. bB < P
b < AO
ottuso: R b.

ð1Þ
L. Scaglianti - M. Scovenna: Appunti di Geometria Euclidea. CEDAM

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..
Funzioni goniometriche 5.

B A A O O A A
O O O O B B

eÞ Angolo piatto: Pb. bB > Pb.


fÞ Angolo concavo: AO b.
gÞ Angolo giro: G

C C C

B B

A A A
O O O

lÞ Angoli anticomplementari:
hÞ Angoli consecutivi. iÞ Angoli complementari: bC  AO bB ¼ R
b.
bB þ BO bC ¼ R
b. AO
AO

B
B B

C A A A
O O O

mÞ Angoli adiacenti e quindi nÞ Angoli antisupplementari: oÞ Angoli esplementari:


supplementari: AO bB þ BO bC ¼ P
b. bC  AO
AO bB ¼ Pb. bB þ BO
AO bA ¼ G
b.

Figura 1.1 a  o

Inoltre:

Definizione
Si chiama arco (di circonferenza) l’intersezione tra una circonferenza e un angolo al centro
della circonferenza stessa.

I punti A e B si dicono estremi dell’arco, che si indica con: AB (fig. 1.2).


L’angolo AO bB e l’arco AB si dicono corrispondenti, e si dice anche che AO bB insiste
B
sull’arco AB.
Anche l’insieme degli angoli costituisce una classe di figure omogenee e misurabili, O
purché se ne fissi un’unità di misura.
Teoricamente, qualsiasi angolo può essere assunto come unità di misura, tuttavia, A
nella pratica, vi è una grandezza nota, quella dell’angolo giro, da cui si può dedurre
Figura 1.2
quella di ogni altro angolo, come parte di essa.
Di solito, si assumono come unità di misura due opportuni sottomultipli dell’angolo giro: il grado e il ra-
diante, il primo utile nelle questioni pratiche, il secondo in quelle teoriche.

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..
.6 Unità 1

& Misura in gradi


È la più antica e la più diffusa unità di misura per gli angoli: è stata tramandata dai Babilonesi, che la in-
trodussero prima del 2000 a.C.
Il grado è la 360a parte dell’angolo giro (o la 90a parte dell’angolo retto).
I sottomultipli del grado sono:
O il minuto primo, che è la 60a parte del grado;
O il minuto secondo, che è la 60a parte del minuto primo.
Il secondo si divide poi ulteriormente in decimi, centesimi, ecc., di secondo.

Ad esempio
Per esprimere che la misura g di un angolo è di 35 gradi, 23 primi, 9 secondi, 6 decimi e due centesimi,
si scrive:
g ¼ 35 230 900 ; 62:

& Misura in radianti


È un’unità di misura che viene adottata, di preferen-
za, negli sviluppi teorici. Dalla teoria ...
«In tutte le questioni di Matematica superio-
Prima di dare la definizione di questa nuova unità di re, fin dallo studio della Trigonometria, si
misura, consideriamo la proprietà che ne è alla base. esprime, perché più aderente alla natura dei
Dato un angolo  qualunque, questo si può interpre- problemi, una misura degli angoli diversa
tare come angolo al centro di due circonferenze C e da quella in gradi: quella in radianti».
C1 di raggi r ed r1 . U. MORIN

Detti allora ‘ e ‘1 gli archi, (rispettivamente corrispondenti), si ha, in ba-


se alla similitudine che trasforma C in C1 (fig. 1.3):
‘ : ‘1 ¼ r : r 1 :

r1
Quindi: 1

date due circonferenze, due archi che sottendano angoli al centro iso-
metrici, (in particolare uguali), sono proporzionali ai rispettivi raggi.
O r
Da qui segue che, se ‘ ed r hanno lunghezze uguali, anche ‘1 ed r1 avran-
no lunghezze uguali. In particolare, se le due circonferenze sono con-
centriche, possiamo dire che:
se un angolo al centro di una circonferenza corrisponde ad un arco
lungo quanto il raggio, allora lo stesso angolo corrisponde, su qualsiasi
altra circonferenza concentrica alla prima, ad un arco lungo quanto il Figura 1.3
raggio.
Dopo queste premesse, possiamo adottare il radiante come unità di misura per gli angoli, definendolo
nel modo seguente:

Definizione
Si chiama radiante l’angolo al centro di una circonferenza (di raggio arbitrario) che corri-
sponde ad un arco di lunghezza uguale al raggio.

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..
Funzioni goniometriche 7.

Da quanto abbiamo detto, e ricordando che gli archi di una circonferenza sono proporzionali ai rispettivi
angoli al centro, segue che:
le misure di un arco e dell’angolo al centro corrispondente, quando si prenda come unità di misura per gli
archi il raggio e per gli angoli il radiante, sono espresse dallo stesso numero.

In altre parole:
la misura in radianti di un angolo, interpretato come angolo al centro di una circonferenza, è uguale alla
misura, rispetto al raggio, dell’arco corrispondente.
Poiché la misura della circonferenza, rispetto al raggio, è data da:

C 2r
¼ ¼ 2;
r r

allora segue che l’angolo giro, in radianti, misura 2.



Cosı̀ pure, l’angolo piatto misura  e l’angolo retto misura .
2
Se si indica con g la misura in gradi di un angolo e con  la misura in radianti dello stesso angolo, si ha:

360 : 2 ¼ g : ;

da cui:

¼  g;
180
formula che permette di passare, dalla misura in gradi di un angolo, alla misura in radianti.
La formula inversa:

180
g¼  ;

permette invece di passare, dalla misura in radianti di un angolo, alla misura in gradi.

Ad esempio
O La misura in gradi g di un angolo, la cui misura in radianti è 1, è data da:

180
g¼  1 ¼ 57 170 4400 ; 80 . . .


O La misura in radianti dell’angolo di 1 è data da:



¼ ¼ 0;017453 . . . :
180

O In particolare, la seguente tabella fornisce le misure in radianti di alcuni angoli di uso frequente.

gradi 0 30 45 60 90 135 180 270 360

    3 3
radianti 0    2
6 4 3 2 4 2

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..
.8 Unità 1

3. Angoli orientati e loro misura


In geometria elementare si stabilisce un’importante proprietà degli angoli
convessi.
Fissata una corda AB in un angolo convesso O b (fig. 1.5):
O ogni semiretta condotta dal vertice O ad un punto della corda appartie-
ne all’angolo;
O ogni semiretta uscente da O e interna all’angolo incontra la corda in uno
ed un solo punto.
In altre parole, tra le semirette di un angolo convesso e i punti di una sua Figura 1.4
corda esiste una corrispondenza biunivoca.
In base a questa proprietà, un angolo si può dunque interpretare sia come insieme di punti (settore an-
golare piano), sia come insieme di semirette.
Queste semirette si possono pensare disposte in due ordini naturali, o versi, opposti fra loro.
Basta considerare una corda AB dell’angolo come un segmento orientato, ed associare ad ogni suo pun-
to la semiretta che passa per esso.
Le semirette risultano cosı̀ disposte nello stesso ordine in cui sono disposti i punti della corda AB.
Un angolo interpretato in questo modo si dice angolo orientato e si definisce come segue:

Definizione
Si dice angolo orientato un angolo pensato come l’insieme di tutte le sue semirette uscen-
ti dal vertice, che siano state ordinate secondo uno dei due versi possibili.

!
Se si considera la corda orientata AB (fig. 1.4), di origine A ed estremo B, ad essa corrisponde l’angolo
orientato AObB, che ha, come prima semiretta, il lato OA e, come ultima, il lato OB:
!
Se si considera, invece, la corda orientata BA , di origine B ed estremo A, ad essa corrisponde l’angolo
orientato BObA, che ha, come prima semiretta, il lato OB e, come ultima, il lato OA.
bB e BO
I due angoli orientati AO bA devono essere considerati come due angoli distinti e si dicono opposti
tra loro.
Se dunque a e b sono i lati di un angolo orientato, si indica con la scrittura:
ab;
l’angolo orientato il cui primo lato è a ed il secondo b.
Un angolo orientato ab di origine O si dice orientato positivamente (o positivo), quando il lato a deve
ruotare in senso antiorarioð1Þ attorno al punto O per descrivere l’angolo ab.
In caso contrario, si dice che l’angolo ab è orientato
negativamente (o negativo). b

a
Ad esempio
O
Nella fig. 1.5, l’angolo ab è orientato positiva-
mente, mentre, nella fig. 1.6, è orientato negati- O a
vamente.
b

Figura 1.5 Figura 1.6

ð1Þ
Cioè opposto al senso in cui ruotano le lancette di un orologio, collocato nel piano, con il quadrante rivolto verso l’osservatore.

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..
Funzioni goniometriche 9.

Dopo queste premesse, si dà la seguente:

Definizione
Si chiama misura di un angolo orientato ab (non nullo) la misura dell’angolo non orientato
c presa con il segno þ o con il segno  , a seconda che ab sia positivo o negativo. Se poi
ab,
ab
ab è nullo la sua misura è 0.

Si ricordi che la misura di un angolo orientato è un numero relativo, pertanto se la misura di ab è , quella
di ba è .

4. Generalizzazione del concetto di angolo


Se si considera l’angolo orientato come generato dal movimento di una semiretta che ruota attorno al
vertice, si giunge a una generalizzazione notevole del concetto di angolo, indispensabile in Matematica
e nelle Scienze applicate.
Supponiamo che l’angolo ab sia descritto in un certo verso da una semi- b
retta m, che inizialmente coincida con a (fig. 1.7).
Quando la semiretta m giunge a sovrapporsi alla semiretta b, ha percorso m

l’angolo orientato ab, minore di un angolo giro, che si dice angolo orien-
tato principale ab.
O a
Supponiamo ora che la semiretta m, arrivata a sovrapporsi alla semiretta
b, non si fermi, ma continui nel suo movimento, sempre nello stesso verso,
fino a fermarsi di nuovo in b dopo aver descritto uno o più angoli giro. Figura 1.7
In questo caso, diremo ancora che la semiretta m ha
descritto un angolo, che però risulta maggiore di un
angolo giro. Dalla teoria ...
La misura di questo angolo è rappresentata da un Se  e  sono le misure di due angoli orien-
numero (positivo o negativo a seconda che m abbia tati che hanno gli stessi lati, allora risulta:
ruotato in senso antiorario od orario) che ha il valore    ¼ k  2;
dell’angolo orientato principale ab aumentato o dimi- con k intero opportuno.
nuito di un multiplo di 2 ðo di 360 Þ.
Si dice anche, in questo caso, che i due nume-
Pertanto: ri  e  sono congrui modulo 2, e si scrive:
gli angoli orientati che hanno gli stessi lati differisco-  ðmod 2Þ:
no fra loro per un multiplo di angolo giro. Pertanto, i numeri che esprimono le misure di
Se dunque  è la misura di uno di essi, ad esempio tutti gli angoli che hanno gli stessi lati forma-
in radianti, la misura di tutti gli altri è data dalla for- no una classe di congruenza mod 2.
mula:

ð1Þ  þ 2k;
dove:
k ¼ 1; 2; 3; . . . :
Se invece la misura è espressa in gradi, si ha:

ð2Þ g þ k 360 ;
dove:
k ¼ 1; 2; 3; . . . :

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..
. 10 Unità 1

FUNZIONI GONIOMETRICHE

5. Circonferenza goniometrica
Dato un punto P su una circonferenza (fig. 1.8a), questo può muoversi su di essa in P
due sensi, o versi, uno opposto all’altro.
Una circonferenza si dice orientata quando viene fissato su di essa il verso positivo.
L’opposto del verso scelto si dice allora negativo. O

Assumeremo sempre come verso positivo su una circonferenza quello antiorario, e lo


indicheremo con una freccia (fig. 1.8b). Si dà inoltre la seguente: Figura 1.8a

Definizione
Si chiama circonferenza goniometrica una circonferenza orientata alla quale sia associato
un sistema di riferimento cartesiano ortogonale Oxy, di origine O, in cui il raggio sia assun-
to come unità di misura per i segmenti.

!
Ricordiamo infine che, se AB è un segmento orientato e u ¼ PQ l’unità di y
!
misura, la misura di AB rispetto a u, oltre che con AB, si indica anche, per
maggior chiarezza, con:
! A
AB
: O x
PQ
!
Questo numero è positivo se AB è orientato positivamente, negativo se
! !
AB è orientato negativamente, ed uguale a zero se AB è nullo.
Figura 1.8b

6. Definizioni delle funzioni goniometriche


Consideriamo una circonferenza goniometrica, ovvero il cui raggio sia as- y
sunto come unità di misura.
M C
Prendiamo su questa un angolo al centro orientato  (fig. 1.9) in cui:
O il primo lato coincide con il semiasse positivo delle x e incontra la cir-
conferenza nel punto A; A
O B x
O il secondo lato interseca in M la circonferenza e in C la tangente alla
circonferenza condotta da A;
O B è la proiezione ortogonale del punto M sull’asse x.

Figura 1.9

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..
Funzioni goniometriche 11 .

Si danno le seguenti:

Definizioni
Si chiama:
O seno dell’angolo orientato  l’ordinata del punto M, e si scrive:
!
BM
sen  ¼ yM ¼ ;
OM
O coseno dell’angolo orientato  l’ascissa del punto M, e si scrive:
!
OB
cos  ¼ xM ¼ ;
OM
O tangente dell’angolo orientato  l’ordinata del punto C, e si scrive:
!
AC
tg  ¼ yC ¼ :
OM

Osservazioni
l1 Dalle definizioni date segue che:
il seno, il coseno e la tangente di un angolo orientato  sono numeri reali relativi.
Essi infatti rappresentano le misure di segmenti orientati.
l2 Si considerino due circonferenze goniometriche, concentriche e di raggi diversi (fig. 1.10 a, b).

y y

M1 C1
M1
M M C

O B B1 x O A A1 x

aÞ bÞ
Figura 1.10

Dalla similitudine dei due triangoli OBM e OB1 M1 , si deduce, in valore e segno, che:
! ! ! !
BM B1 M1 OB OB1
sen  ¼ ¼ ; e cos  ¼ ¼ ;
OM OM1 OM OM1

mentre, dalla similitudine dei due triangoli OAC e OA1 C1 , si deduce, in valore e segno, che:
! !
AC A1 C1
tg  ¼ ¼ :
OM OM1
Si può dunque concludere che: il seno, il coseno e la tangente di un angolo orientato non variano al
variare del raggio della circonferenza.

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. 12 Unità 1

In altre parole:
il seno, il coseno e la tangente di un angolo orientato sono funzioni dell’angolo, cioè sono numeri
reali che dipendono esclusivamente dall’ampiezza dell’angolo considerato.

l3 
Non esiste la tangente degli angoli orientati la cui misura, in radianti, sia þ k o, in gradi,
2
90 þ k 180 , ðk 2 ZÞ.

Basta infatti osservare che, per un angolo  di misura, ad esempio, , il lato OM coincide con
2
il semiasse positivo delle y e quindi non incontra la retta tangente alla circonferenza in A.

l4 A volte, con la scrittura, ad esempio, sen , si intende anche il seno dell’angolo la cui misura è .

Con questa convenzione, sen rappresenta, ad esempio, il seno dell’angolo che, in radianti, mi-
 4
sura .
4
Questo consente di scrivere, ad esempio, sen  in luogo di sen , cosı̀ come faremo anche noi nel
seguito.

Dalla storia ...


Anticamente non si utilizzavano le funzioni seno e coseno, ma si parlava solo di corde degli archi. Ad usare
seno e coseno furono dapprima i matematici indiani BRAHMAGUPTA (VI sec. d.C) e BHASCARA, in opere de-
stinate alla formazione degli astronomi, ed, in seguito, gli arabi ALBATEGNO ed ABU’L WAFA (cui si deve an-
che l’introduzione della circonferenza goniometrica) del IX e X sec. d.C.
I concetti esatti di seno e coseno, cosı̀ come oggi li conosciamo, furono però utilizzati solo molto più tardi,
nel XVIII secolo.
Una delle ipotesi più attendibili per la genesi della parola seno (dal latino sinus = curva, golfo, piegatura
della toga sul petto) è che la scelta sia dovuta alla traduzione dell’opera di ALBATEGNO da parte di PLATONE
TIBURTINO (inizio del XII secolo): gli arabi, infatti, che in un primo tempo avevano indicato il seno con il ter-
mine jı̂ba (dall’indiano jı̃va = corda), ne avevano mutato, all’epoca della traduzione, la pronuncia in giaib
(insenatura).
Tuttavia esistono anche altre interpretazioni, secondo le quali il termi-
ne seno deriva semplicemente dal latino semi-inscripta (semicorda in-
scritta nella circonferenza goniometrica), abbreviata in S-ins, da cui
sins ed infine sinus.
Per quanto riguarda invece la parola coseno, questa fu coniata dall’in-
glese GUNTER (contemporaneo di GALILEO) a partire dal latino comple-
menti sinus (seno del complemento).
Gli Arabi furono i primi ad utilizzare le funzioni tangente e cotangente
per tracciare i quadranti delle meridiane e questo impiego si trova an-
che nelle opere dell’astronomo ALBATEGNO (850-929) e del matematico
HABASH (che stilò una tavola di circa 860 tangenti e cotangenti).
Per questo motivo, tali funzioni furono chiamate, in origine, ombra rec-
ta (la tangente) ed ombra versa (la cotangente) ed i nomi attuali furono
introdotti solo nel 1583 dal danese T. FINK.
In Europa, la prima tavola delle tangenti fu opera del REGIOMONTANO
(GIOVANNI MÜLLER DI KÖNIGSBERG), che le calcolò grado per grado dopo
aver diviso la circonferenza goniometrica in 100 mila parti uguali. Que-
sta tavola (tabula foecunda) fu pubblicata nel 1490 in uno scritto ad
uso astrologico.
Il REGIOMONTANO fu anche l’autore del primo trattato europeo di trigo- (REGIOMONTANO in una litografia del
nometria (De triangulis omnia modi libri quinque, 1533). sec. XIX. Civica Raccolta Stampe
da U. Forti A. Bertarelli. Milano)

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Funzioni goniometriche 13 .

7. Proprietà delle funzioni seno,


coseno e tangente
P1. RELAZIONE FONDAMENTALE

sen2  þ cos2  ¼ 1
y

Data la circonferenza goniometrica e l’angolo orientato  (fig. M C


1.11), nel triangolo OMB si ha che:
OM ¼ 1; BM ¼ sen ; OB ¼ cos :
A
Quindi, per il teorema di PITAGORA, deve essereð1Þ : O B x

sen2  þ cos2  ¼ 1:
Questa relazione è detta anche relazione pitagorica.

P2. NUOVA DEFINIZIONE DI TANGENTE


Figura 1.11
sen 
tg  ¼
cos 
  y
 B
Facendo riferimento alla fig. 1.11 con  6¼ , se consideriamo i
2
triangoli simili OAC e OBM, possiamo scrivere (in valore e segno):

OA : AC ¼ OB : BM; da cui: 1 : tg ¼ cos  : sen  C A


O x
sen 
e quindi: tg  ¼ , ðcon cos  6¼ 0Þ.
cos 
D

Figura 1.12

8. Alcune caratteristiche delle funzioni


goniometriche
& Valori notevoli
Dalle definizioni delle funzioni goniometriche, si ha (fig. 1.12):


O ¼0 ) M¼A ) sen 0 ¼ 0, cos 0 ¼ 1, tg 0 ¼ 0.


O  ¼ 90 ) M¼B ) sen 90 ¼ 1, cos 90 ¼ 0, tg 90 non esiste ðcos 90 ¼0Þ.


O  ¼ 180 ) M¼C ) sen 180 ¼ 0, cos 180 ¼ 1, tg 180 ¼ 0.

ð1Þ
Si è soliti scrivere sen2  e cos2  in luogo della forma più corretta ðsen Þ2 e ðcos Þ2 .

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. 14 Unità 1


O  ¼ 270 ) M¼D ) sen 270 ¼ 1, cos 270 ¼ 0, tg 270 non esiste.


O  ¼ 30
Basta notare (fig. 1.13) che il triangolo rettangolo OBM è la y
metà di un triangolo equilatero di lato OM.
Quindi: M

1 30° A
BM ¼ OM;
2 O B x

da cui, passando alle misure:


1
sen 30 ¼ ;
2
e, per la relazione fondamentale della goniometria (P1.): Figura 1.13

rffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi pffiffiffi pffiffiffi


pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi 1 3 ;  sen 30 1 2 3
cos 30 ¼ 1  sen2 30 ¼ 1 ¼ tg 30 ¼ ¼  pffiffiffi ¼ :
4 2 cos 30 2 3 3


O  ¼ 60
Si ha, ragionando allo stesso modo:
pffiffiffi
3 ; 1 pffiffiffi
sen 60 ¼ cos 60 ¼ ; tg 60 ¼ 3 :
2 2


O  ¼ 45
Dopo aver notato (fig. 1.14) che il triangolo rettangolo y
OBM è isoscele e che, di conseguenza:

sen 45 ¼ cos 45 ; M

45°
dalla relazione fondamentale, si ha: A
O B x
sen2 45 þ sen2 45 ¼ 1 da cui: 2sen2 45 ¼ 1.

Quindi:
pffiffiffi pffiffiffi
 2 ; 2 ; tg 45 ¼ 1 :
sen 45 ¼ cos 45 ¼
2 2 Figura 1.14


O  ¼ 18
In questo caso, con considerazioni geometriche che, vista la complessità, non riteniamo
opportuno esporre, si dimostra che risulta:
pffiffiffi pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
pffiffiffiffi sffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
pffiffiffi
 5  1 ;  10 þ 2 5 ;  5  2 5 :
sen 18 ¼ cos 18 ¼ tg 18 ¼
4 4 5

I valori delle funzioni goniometriche di alcuni angoli notevoli vengono riportati nella tabella che segue.

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Funzioni goniometriche 15 .

angolo seno coseno tangente

0 ð0Þ 0 1 0

  pffiffiffi pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
pffiffiffiffi pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
pffiffiffiffi
p 51
18 10 þ 2 5 25  10 5
10 4 4 5
  pffiffiffi pffiffiffi
p 1 3 1 3
30 pffiffiffi ¼
6 2 2 3
3

  pffiffiffi pffiffiffi
p 1 2 1 2
45 pffiffiffi ¼ pffiffiffi ¼ 1
4 2 2
2 2
  pffiffiffi
 p 3 1 pffiffiffi
60 3
3 2 2

 
 p
90 1 0 non esiste
2
 
180 p 0 1 0

 
 3p
270 1 0 non esiste
2

360 ð2pÞ 0 1 0

& Segni delle funzioni goniometriche


Ricordando che un sistema di riferimento cartesiano ortogonale divide il piano in quattro quadranti, e te-
nendo conto dei segni delle coordinate in ciascun quadrante, si hanno i risultati riportati nella fig. 1.15.

Dalla storia ...


La prima tavola dei seni (detti allora corde) fu redatta dall’a-
stronomo IPPARCO da Nicea nel II sec. a.C. che riuscı̀, attra-
verso questa, a calcolare la distanza tra la terra e la luna.
Nonostante l’opera di IPPARCO non ci sia pervenuta, buona
parte del suo lavoro fu ripresa dall’astronomo CLAUDIO TO-
LOMEO (II sec. d.C.) nell’Almagesto (o Grande Composizio-
ne).
In quest’opera, TOLOMEO, spinto dalla necessità di avere ta-
vole specifiche da usare in astronomia, dopo aver calcolato
i seni (corde) di angoli particolari, ha posto le basi per la teo-
Figura 1.15 ria delle funzioni goniometriche.
da E.S.T. Mondadori

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. 16 Unità 1

& Periodicità delle funzioni goniometriche


Poiché angoli orientati che differiscono fra loro per
un multiplo di angolo giro hanno gli stessi lati (par.
4), si ha: Dalla teoria ...
Una funzione fðxÞ : A ! R si dice periodica
in radianti: di periodo T 6¼ 0, se:
sen ð þ 2kÞ ¼ sen ; 8x 2 A :
cos ð þ 2kÞ ¼ cos , k 2 Z; O x 2 A ) ðx þ TÞ 2 A
in gradi: O fðx þ TÞ ¼ fðxÞ:
sen ð þ k 360 Þ ¼ sen ;
cos ð þ k 360 Þ ¼ cos , k 2 Z.
y
Pertanto:
il seno e il coseno sono funzioni periodiche con periodo 2 radianti, C
oppure 360 .
π+α
Per quanto riguarda la tangente, dalla definizione segue che (fig. 1.16), α
quando la misura dell’angolo varia da  a 2 radianti (o da 180 a 360 ), O A x
essa assume, nello stesso ordine, i medesimi valori che assume quan-
do la misura dell’angolo varia da 0 a  radianti (o da 0 a 180 ).
Questo accade anche in ogni intervallo di misura  precedente e suc-
cessivo all’intervallo ½0; .
Pertanto:
la tangente è una funzione periodica con periodo  radianti, oppure AC ¼ tg  ¼ tg ð þ Þ:
180 , cioè: Figura 1.16
tg ð þ kÞ ¼ tg ; tg ð þ k 180 Þ ¼ tg ; k 2 Z:

Osservazione importante
Poiché, fissati una semiretta a di origine O sul piano ed un numero reale x qualsiasi, esiste (par. 4)
una e una sola semiretta b, uscente da O, che formi con la semiretta a un angolo orientato di misura
x (in radianti o in gradi), possiamo parlare convenzionalmente di seno, coseno e tangente di un nu-
mero reale qualsiasi.
Con questa convenzione:
O il dominio delle funzioni seno e coseno è R;  

O il dominio della funzione tangente è R þ k , k 2 Z.
2
Ad esempio
26 26 26
O In radianti: sen , cos  e tg  rappresentano il seno, il coseno e la tangente
3 3 3
dell’angolo la cui misura è:
2
 þ 2k; con k ¼ 4:
3
26 2 24 2 2
Infatti: ¼ þ  ¼  þ 8 ¼  þ 4  2:
3 3 3 3 3
O In gradi: sen 2190 , cos 2190 , tg 2190 , rappresentano il seno, il coseno e la tangente
dell’angolo la cui misura è:
30 þ k 360 ; con k ¼ 6:
 
Infatti, poiché: 2190 : 360 ¼ 6, con resto 30,
allora: 2190 ¼ 30 þ 6  360 .
 

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Funzioni goniometriche 17 .

& Parità e disparità delle funzioni goniometriche


In una circonferenza goniometrica, siano dati due angoli opposti  e   (fig. 1.17).
I due triangoli OBM e OBM0 sono isometrici.
Quindi:
0
BM ¼ BM ; OB ¼ OB;
da cui:
sen ðÞ ¼ sen ; cos ðÞ ¼ cos ; tg ðÞ ¼ tg :

Dalla teoria ...


Figura 1.17
Una funzione fðxÞ, di dominio D, si dice:

Pertanto: O pari se 8x 2 D ) fðxÞ ¼ fðxÞ;

le funzioni seno e tangente sono dispari; O dispari se 8x 2 D ) fðxÞ ¼ fðxÞ.


la funzione coseno è pari.

& Codominio e variazione delle funzioni seno e coseno


Dalla formula fondamentale:
sen2  þ cos2  ¼ 1;
segue che:
il seno e il coseno di un angolo orientato  sono sempre numeri reali compresi tra 1 e 1, estremi inclusi,
cioè:
1 sen  1; 1 cos  1:

sen AOM ¼ sen AON ¼ b cos AOM ¼ cos AON ¼ a


Figura 1.18a. Figura 1.18b

Inoltre, dato un qualsiasi numero b 2 ½1; 1, esiste almeno un angolo  tale che sen  ¼ b.
Infatti, se si considera, sulla circonferenza goniometrica, la retta parallela all’asse x, condotta per il punto
ð0; bÞ, che incontra la circonferenza nei punti M ed N (fig. 1.18a, dove b > 0), allora, per definizione, si ha:

sen AOM ¼ b e sen AON ¼ b.


Ragionando in modo analogo per la funzione coseno (fig. 1.18b), si può dedurre che:
al variare dell’angolo , le funzioni seno e coseno assumono tutti i valori compresi tra 1 e 1.
Questo significa che l’intervallo ½1; 1 rappresenta il codominio delle funzioni seno e coseno.

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..
. 18 Unità 1

Infine, dalla lettura diretta sulla circonferenza goniometrica (fig.


1.19a; b; c; d), si può vedere che: y
M′
nell’intervallo ½0; 2:

 3
O la funzione seno è crescente in 0; e ; 2 ; M
2 2
β

 3 α
è decrescente in ; ; O B′ B x
2 2
 <  ) sen  < sen 
O la funzione coseno è decrescente in ½0; ;  <  ) cos  > cos 

è crescente in ½; 2. Figura 1.19a

y y

β
y β
α α
M B B′ B B′
O x O x

M′ β M M′
α
M′ M
B′ B O x

 <  ) sen  > sen   <  ) sen  > sen   <  ) sen  < sen 
 <  ) cos  > cos   <  ) cos  < cos   <  ) cos  < cos 
Figura 1.19b Figura 1.19c Figura 1.19d

& Codominio e variazione della funzione tangente


Ricordando la definizione di tangente e ragionando come per le funzioni seno e coseno, si può osservare
che (fig. 1.20a; b):


O per 0<< , tg : y
2
C′
– è positiva;
– può assumere valori positivi comunque grandi; C
β
α
– è crescente; O A x


O per ¼ , tg  non esiste;
2

  <  ) tg  < tg 
O per <  <  , tg :
2 Figura 1.20a

– è negativa;
– può assumere valori negativi, in valore assoluto, comunque grandi;
– è crescente.

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..
Funzioni goniometriche 19 .

Poiché la funzione tangente è periodica di periodo , allora: y

3  M
O per << , tg  si comporta come nell’intervallo 0 <  < ;
2 2
M′ β
α
3 O A x
O per ¼ , tg  non esiste.
2 C′

3 
O per <  < 2 , tg  si comporta come nell’intervallo <  < .
2 2 C

 <  ) tg  < tg 
Infine, il codominio della funzione tg  è R. Figura 1.20b

Osservazioni
l1 Per esprimere il fatto che, al crescere di  da 0 a

, la tangente assume valori positivi comunque
2  
grandi, si dice che tg  tende a þ1 (più infinito) quando  tende a per valori inferiori a . Si dice
 2 2
anche che, quando  cresce da 0 a , tg  cresce da 0 a þ1.
2
l2 
Per esprimere il fatto che, al decrescere di  da  a , la tangente assume, a partire da 0, tutti i
2
valori negativi comunque grandi in valore assoluto, si dice che tg  tende a 1 (meno infinito)
 
quando  tende a per valori superiori a .
2 2
l3 Si dice anche che tg  varia da 1 a þ1.

l4 Se scriviamo:
 
  
! per esprimere il fatto che  tende a per valori inferiori a ,
2 2 2
 þ
  
! per esprimere il fatto che  tende a per valori superiori a , e simili ...
2 2 2

allora possiamo riassumere quanto abbiamo detto nel seguente schema (fig. 1.20c):
 

O se  ! , allora tg  ! þ1; y
2
−∞ +∞
 þ

O se  ! , allora tg  ! 1;
2
  O x
3
O se  ! , allora tg  ! þ1;
2
 þ
3 +∞ −∞
O se  ! , allora tg  ! 1.
2 Figura 1.20c

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..
. 20 Unità 1

9. Cotangente, secante e cosecante


di un angolo orientato
Sia dato un angolo orientato  ¼ AOM in una circonferenza goniometri- y
ca (fig. 1.21). Sia B il punto d’intersezione tra la circonferenza e l’asse y.
B C
Il secondo lato OM di  incontra nel punto C la tangente in B alla circon- H M
ferenza. Sia H la proiezione di M sull’asse y.
Poiché i triangoli OBC e OHM sono simili, si ha:
O A x
! !
BC HM
¼ ;
OB OH
cioè:
BC cos 
¼ : Figura 1.21
1 sen 

Si dà allora la seguente:

Definizione
Si chiama cotangente dell’angolo orientato  l’ascissa del punto C, cioè il rapporto, quan-
do esiste, tra il coseno e il seno dello stesso angolo, cioè:
cos 
ctg  ¼ :
sen 

Dalla definizione si può osservare che:


O non esiste la cotangente degli angoli orientati le cui misure principali, in radianti, sono: 0, , 2, in
quanto il seno di tali angoli è nullo;
 3
O risulta, in radianti: ctg ¼ 0, ctg ¼ 0,
2 2
e, in gradi: ctg 90 ¼ 0, ctg 270 ¼ 0;
O confrontando le definizioni di tg  e ctg , si può dire che la cotangente di un angolo orientato, quando
esiste ed è diversa da zero, è la reciproca della tangente dello stesso angolo, cioè:
1
ctg  ¼ :
tg 
Poiché lo studio della variazione della ctg  è del tutto analogo a quello effettuato per la tg , è possibile
provare che:
O la cotangente di un angolo orientato, al variare dell’angolo, può assumere qualunque valore, positivo,
negativo o nullo;
O inoltre, la cotangente di un angolo orientato  è:
 3
– positiva se 0 <  < , oppure  <  <
2 2
 3
– negativa se <  < , oppure <  < 2;
2 2
O ragionando come per la tangente, si può concludere che la cotangente è una funzione periodica del-
l’angolo, con periodo  radianti (ovvero 180 ).

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..
Funzioni goniometriche 21 .

Si danno infine le seguenti:

Definizioni
O Si chiama secante di un angolo orientato  il reciproco del valore di cos , (quando
cos  è diverso da zero), e si scrive:
1
sec  ¼ :
cos 

O Si chiama cosecante di un angolo orientato  il reciproco del valore di sen , (quando


sen  è diverso da zero), e si scrive:
1
cosec  ¼ :
sen 

Le sei funzioni che abbiamo definito fino a questo punto si chiamano funzioni circolari, o goniometri-
che, dell’angolo orientato.
Nel seguito, limiteremo lo studio alle funzioni seno, coseno, tangente e cotangente.

10. Grafici delle funzioni goniometriche


In questo paragrafo verranno illustrati i grafici, ottenuti per punti in modo intuitivo, delle funzioni seno,
coseno, tangente e cotangente di un angolo orientato.

& Grafico di: y ¼ sen x


Abbiamo visto che la funzione:

y ¼ sen x;

in cui x rappresenta la misura in radianti di un angolo orientato ed y il valore corrispondente del seno, è
definita in tutto l’insieme R dei numeri reali, ovvero per ogni valore reale di x.
Prima di passare a studiarne il grafico, osserviamo che sen x è anche una funzione periodica di periodo
2 e pertanto, per stabilire quale sia l’andamento del grafico in tutto R, possiamo limitarci a considerare i
valori di x nell’intervallo ½0; 2.
In questa ipotesi, fissati sul piano un sistema di coordinate cartesiane Oxy ed un’unità di misura u per i
segmenti, consideriamo il segmento di misura 2 (corrispondente all’intervallo ½0; 2) ed indichiamo i
 3
punti di ascissa x ¼ , x ¼  ed x ¼ .
2 2
A questo punto, possiamo compilare una tabella con i valori di sen x che ci sono già noti:

    3
x 0  2
6 4 3 2 2
pffiffiffi pffiffiffi
1 2 3
y ¼ sen x 0 1 0 1 0
2 2 2

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..
. 22 Unità 1

y e considerare le coppie di numeri inserite come altrettante


coordinate di punti del grafico.
A
1 Riportando poi questi punti nel sistema di coordinate car-
P′ 3π
Q′ B 2 D tesiane e tenendo conto delle variazioni di sen x al variare
O π π π 2π x di x tra 0 e 2, possiamo tracciare un grafico approssima-
4 2
tivo della funzione (fig. 1.22).
–1
C Questo grafico, essendo sen x periodica di periodo 2, si
ripeterà poi, con le stesse caratteristiche, in ogni interval-
Figura 1.22 lo di misura 2, precedente e successivo all’intervallo
considerato.
Il grafico che abbiamo ottenuto è detto anche sinusoide.

y
& Grafico di: y ¼ cos x
1
Con un procedimento del tutto analogo a quello seguito per
π
disegnare il grafico di sen x e tenendo conto del fatto che O π 3π 2π x
anche cos x è una funzione periodica di periodo 2, si può 2 2
tracciare il grafico approssimativo di cos x (fig. 1.23) al varia- –1
re di x tra 0 e 2.
Il grafico ottenuto è detto anche cosinusoide. Figura 1.23

& Grafico di: y ¼ tg x


Poiché, come abbiamo visto, tg x è una funzione periodica di periodo , si y
può tracciarne il grafico approssimativo al variare di x tra 0 e , tenendo
conto dei valori corrispondenti di tg x in questo intervallo (fig. 1.24a).
Come si può osservare, il grafico della funzione si avvicina indefinitamente,
sia a sinistra che a destra, alla retta parallela all’asse y condotta per il pun-

to di ascissa x ¼ , senza mai raggiungerla. Questo rappresenta grafica-
2 sen x 
mente il fatto che la funzione tg x ¼ non sia definita per x ¼ , in π
cos x 2 2 π
x
quanto, in tale punto, cos x risulta uguale a zero. O

La retta a cui tg x si approssima quando x si



avvicina al valore è chiamata asintoto.
2
y Il grafico ottenuto è detto anche tangentoi-
de.
Figura 1.24a

& Grafico di: y ¼ ctg x


O π π x Anche la funzione ctg x è periodica di periodo  e pertanto, valutando co-
2
me varia ctg x al variare di x tra 0 e , è possibile tracciarne il grafico in
questo intervallo (fig. 1.24b).
In base a considerazioni analoghe a quelle fatte per il grafico di tg x, si può
osservare che, nel caso di ctg x, sono asintoti sia l’asse y, sia la retta parallela
all’asse y condotta per il punto di ascissa x ¼ .
Figura 1.24b Il grafico ottenuto è detto anche cotangentoide.

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..
Funzioni goniometriche 23 .

& Trasformazione dei grafici


In molte situazioni è utile saper trasformare i grafici delle funzioni goniometriche, come si può vedere nel-
l’esempio che segue.

Ad esempio
Noto il grafico (fig. 1.25) di: y
y = sen x
y ¼ senx;
1
nell’intervallo ½; , costruire i grafici di: π
–—
–π 2
1
aÞ y ¼ senx  ; O π π x
2 —
2
–1
bÞ y ¼ 2 senx;

cÞ y ¼ senðx  1Þ;
Figura 1.25
dÞ y ¼ jsenxj ¼ senjxj.

Si ha (figure 1.26a; b; c; dÞ:

y y = 2 sen x
y 2
y = sen x – 1

2

π 1
– π
–— –—
–π 2 2 π –π 2
–1
– π π x π π x
2 — — —
6 2 2
3
––
2
–2

Figura 1.26a - Effettuare una traslazione verso il Figura 1.26b - Moltiplicare per 2 ogni ordinata.
1
basso di ampiezza .
2

y
y = sen (x–1) y
y = |sen x| = sen |x|

1 1

–π+1
O 1 π π +1 x –π π O π π x
— +1 –— —
2 2 2
–1

Figura 1.26c - Effettuare una traslazione verso Figura 1.26d- Ribaltare rispetto all’asse x la par-
destra di ampiezza 1. te di ordinata negativa. Oppure ...

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..
. 24 Unità 1

11. Espressioni delle funzioni


goniometriche per mezzo di una di esse
Tra le funzioni goniometriche sen , cos , tg  e ctg  sussistono le seguenti relazioni:
sen 
ð1Þ sen2  þ cos2  ¼ 1; tg  ¼ ; ð2Þ
cos 
cos  1
ð3Þ ctg  ¼ ¼ .
sen  tg 
Le relazioni ð1Þ, ð2Þ e ð3Þ permettono di risolvere problemi di questo tipo:
dato il valore di una funzione goniometrica di un angolo orientato, calcolare il valore delle altre tre
funzioni goniometriche dello stesso angolo.
Le relazioni indicate si possono infatti considerare come un sistema di equazioni algebriche che hanno
come incognite le funzioni goniometriche: nota una di esse, risolvendo il sistema, si hanno i valori delle
altre. Distinguiamo i quattro casi che si possono presentare.

CASO 1 Dato sen , calcolare cos , tg  e ctg .


Dalla ð1Þ si ricava:
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
ð4Þ cos2  ¼ 1  sen2  e quindi: cos  ¼  1  sen2 . ð5Þ
Dalle ð1Þ e ð2Þ si deduce:
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
sen   1  sen2 
ð6Þ tg  ¼ pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi e quindi, per le ð3Þ: ctg  ¼ . ð7Þ
 1  sen2  sen 

Nel secondo membro della (5), il doppio segno deriva dal fatto che, se è: sen > 0, il co-
seno è positivo o negativo a seconda che il secondo lato di  sia nel I o nel II quadrante;
invece, se è: sen < 0, il coseno è positivo o negativo a seconda che il secondo lato di 
cada nel IV o nel III quadrante.
Anche il segno di tg e ctg resta determinato quando si sa in quale quadrante cade il se-
condo lato dell’angolo.

Ad esempio
1
O Calcolare cos , tg  e ctg  sapendo che sen  ¼ .
3
Si ha: rffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi pffiffiffi pffiffiffi
1 2 2 2 pffiffiffi
cos  ¼  1  ¼  , tg  ¼  , ctg  ¼ 2 2:
9 3 4
1 
O Calcolare cos , tg  e ctg  sapendo che sen  ¼ e che <  < .
3 2
Deve essere: cos  < 0, tg  < 0, ctg  < 0, da cui:
pffiffiffi pffiffiffi
2 2 2 pffiffiffi
cos  ¼  , tg  ¼  , ctg  ¼ 2 2.
3 4

CASO 2 Dato cos , calcolare sen , tg  e ctg .


Dalla ð1Þ si ricava:
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
ð8Þ sen2  ¼ 1  cos2  e quindi: sen  ¼  1  cos2 . ð9Þ

Dalle ð2Þ, ð3Þ e ð9Þ si deduce:


pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
 1  cos2  cos 
ð10Þ tg  ¼ , ctg  ¼ pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi . ð11Þ
cos   1  cos2 

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Funzioni goniometriche 25 .

Per quanto riguarda il doppio segno davanti ai radicali nei secondi membri delle ð9Þ, ð10Þ e
ð11Þ, si possono ripetere le considerazioni fatte nel CASO 1.
Ad esempio
1
O Calcolare sen , tg  e ctg  sapendo che cos  ¼ .
5
Si ha: rffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi pffiffiffi pffiffiffi
1 2 6 pffiffiffi 6
sen  ¼  1  ¼ , tg  ¼ 2 6,ctg  ¼  .
25 5 12
1 3
O Calcolare sen , tg  e ctg  sapendo che cos  ¼ e che  <  < 2.
5 2
Deve essere: sen  < 0, tg  < 0, ctg  < 0, da cui:
pffiffiffi pffiffiffi
2 6 pffiffiffi 6
sen  ¼  , tg  ¼ 2 6, ctg  ¼  .
5 12

CASO 3 Data tg , calcolare sen , cos  e ctg .


Elevando al quadrato ambo i membri della ð2Þ, si ha:
sen2  sen2  sen2  þ cos2 
tg2  ¼ , ed anche: tg2
 þ 1 ¼ þ 1, ossia: tg2
 þ 1 ¼
cos2  cos2  cos2 
1
e infine, per la ð1Þ: cos  ¼ pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi . (12)
 1 þ tg2 
1 cos 
Procedendo in modo analogo, a partire dalla relazione: ¼ , si ottiene:
tg  sen 
tg 
ð13Þ sen  ¼ pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi :
 1 þ tg2 
Relativamente al doppio segno che compare nel secondo membro delle ð12Þ e ð13Þ, vale
quanto detto nel CASO 1.
Ad esempio
1
O Calcolare sen , cos  e ctg  sapendo che tg  ¼  .
5
Applicando le ð3Þ, ð12Þ, ð13Þ si ottiene:
5 1
ctg  ¼ 5, cos  ¼ pffiffiffiffiffiffi , pffiffiffiffiffiffi .
sen  ¼
 26  26
1 3
O Calcolare sen , cos  e ctg  sapendo che tg  ¼  e che  <  < 2.
5 2
Poiché deve essere: sen  < 0, cos  > 0, ctg  < 0, si ha che:
5 1
ctg  ¼ 5, cos  ¼ pffiffiffiffiffiffi , sen  ¼  pffiffiffiffiffiffi .
26 26

CASO 4 Data ctg , calcolare sen , cos  e tg .


Partendo dalla ð3Þ e procedendo come nel CASO 3, si giunge alle formule:
ctg  1
ð14Þ cos  ¼ pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi , sen  ¼ pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi . ð15Þ
 1 þ ctg  2  1 þ ctg2 
Per quanto riguarda i doppi segni nei secondi membri delle ð14Þ e ð15Þ vale quanto detto
nel CASO 1.
Ad esempio
1
O Calcolare sen , cos  e tg , sapendo che ctg  ¼  .
2
Applicando le ð3Þ, ð14Þ e ð15Þ, si ottiene:
1 2
tg  ¼ 2, cos  ¼ pffiffiffi , sen  ¼ pffiffiffi .
 5  5

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