TALATTA FLOS SRL - PENTASETTIMANALE ANNO VI - POSTE ITALIANE s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.

46) art. 1, comma 1, DCB ROMA

3 - 2007

La democrazia ha bisogno dei cattolici

Santa Sede e Cina, il miracolo dello sport

Democratici e Cristiani in politica

L’Europeismo prudente della Repubblica Ceca

sommario

PRIMO PIANO
DEMOCRATICI E CRISTIANI IN POLITICA
Lucio D’Ubaldo

5

QUALE RIFORMA ELETTORALE? QUALE MODELLO DI DEMOCRAZIA?
Guido Bodrato

9

LO SVILUPPO DELLA DEMOCRAZIA E LE RIFORME ISTITUZIONALI
Franco Marini

19 25

LA DEMOCRAZIA HA BISOGNO DEI CATTOLICI
Giuseppe Fioroni

LA STORIA E NOI
IL PROFETA DELL ’UGUAGLIANZA
Luigi Bonanate

29

SPRAY
PASSIONI ADDIO! I PARTITI SONO DIVENTATI S.P .A.
P B. .

39

sommario

LO SPIRITO DEL TEMPO
UNA PROPOSTA INDECENTE
Corrado Corghi

43 47

LE SFIDE DEL NUOVO SECOLO
Zygmunt Barman

TRANSECONOMIA
SEGNI INQUIETANTI SUL FUTURO DEL PETROLIO
Marcello Colitti

71 75

IL CAPITALE CAMBIA ROTTA
M. C.

EUROPAMONDO
IRAQ IRAQ. UNA TRAPPOLA PER TUTTI
Paola Brianti

77 79 81

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE DEL KOSOVO
Kamila Kowalska-Angelelli

L ’EUROPEISMO PRUDENTE DELLA REPUBBLICA CECA
Giuseppe Caggiati

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’UNIONE EUROPEA IL TIMIDO RITORNO DELL
Paolo Barbi

UCRAINA, TERRA DI FRONTIERA
Maurizio Caggiati

LUCI E OMBRE SULLA TURCHIA IN EUROPA
Giuseppe Caggiati

FORSE È L ’ORA DEL DISGELO
Pabri

“La casa dell'infanzia”.sommario DIVAGAZIONI IL DIAVOLO Marcello Colitti 111 SCAFFALE LA POLONIA. olio su tavola . UN PAESE VICINO Kamila Kowalska-Angelelli 119 In copertina: Giuseppe Caggiati.

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sia degli stili di vita. benché nel ritmo del suo discorso si potesse cogliere tanto orgoglio e tanta speranza proprio nella nascita di un partito nazionale cattolico. appunto. poiché un cambio di mentalità epocale produce sempre uno spartiacque oltre il quale ogni evento si pone. Per questo il riferimento a Murri può sembrare azzardato. Cosa ci dice questo riferimento a un codice ideale tanto lontano e al tempo stesso tanto vicino. da un processo di globalizzazione sia dell’economia. che implica la ridefinizione e l’amalgama di ciò che potremmo ancora oggi identificare né più né meno come una politica onesta? È un quesito che può avere valore e significato solo se posto a contatto con la profonda secolarizzazione intervenuta dal dopoguerra in poi nelle società dell’occidente democratico. con il suo programma. parlando come leader della giovane corrente democratico-cristiana. in totale contrasto col passato. pensava Murri. di lotta politica e. uno strumento moderno. Così esordiva Romolo Murri in un breve articolo del 1° giugno 1900. almeno nella forma. Formalmente non partiva dalla difesa dell’identità cristiana. Era una dichiarazione semplice e impegnativa. Oggi lo potremmo definire un partito democratico e riformatore capace. né reazionario né sovversivo. la categoria destinata a strappare la vita pubblica e istituzionale all’assedio del burocratismo e del favoritismo delle classi dirigenti dell’epoca. che indicava nell’onestà. resa ancora più potente. negli ultimi anni.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • 5• Democratici e Cristiani in politica L’IMPERVIA STRADA DEI CATTOLICI VERSO LA LAICITÀ di Lucio D’Ubaldo I «I cattolici vogliono anzitutto una politica onesta». . di porsi al servizio di un’Italia che cambia. a suo dire.

tra libertà di mercato e regole collettiviste. c’è il segno di quella operazione intrisa di forte spiritualità proveniente dal Concilio Vaticano II. di grande livello intellettuale e politico: per tutto il ‘900 la politica dei democratici-cristiani si è nutrita di un patrimoIl grande nio diffuso di idee e di suggestioni. E allora si ragiona sulla scorta dell’abbandono definitivo di ogni ancoraggio identitario. sapendo comunque che in questa spontanea riduzione all’essenziale. Ma dopo la svolta del ’68 e La scelta laica dopo la caduta del muro quel retaggio di idee e di valori finisce del movimento con il configurarsi nei termini di una posizione antiquata. la nuova sinistra mondiale. quasi che dietro l’identità si debba nascondere obbligatoriamente la rinascita di una tentazione integralista. il profondo rispetto per le istituzioni e delle regole democratiche. Esistono valori che non tramontano malgrado la censura dei tempi. libertaria e post-socialdemocratica. È la sfida verso un modello di pensiero. Torniamo a Murri. quello democratico e quello cristiano. ci sono esperienze degne di essere rilette e attualizzate. È vero. a quella sola e pervicace ambizione di una politica onesta. anche se. In un cercattolico to senso è difficile ammettere persino la sussistenza di un problema attuale in ordine alla eventuale ricongiunzione dei due aggettivi. che si limita a registrare la percezione diffusa del carattere antiquato di ogni storia e di ogni tradizione politica. tra individualismo e massificazione. In passato ha preso corpo una sintesi alta. una terza via immaginata e poi costruita da una grande generazione di pensatori e dirigenti politici. non per pigrizia ma per virtù. non c’è più il pericolo totalipensiero tario e dunque non c’è più l’esigenza dell’originale ‘terza via’ tra cattolico del ’900 fascismo e comunismo. può esistere il rischio della banalizzazione e dell’infantilismo al punto che oggi ci si trova all’improvviso a discutere nuovamente di terza via solo per il fatto che a proporne la realizzazione sono i teorici del liberismo etico e i leader della new left. l’umanizzazione della politica e dello .•6 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O È a tutti noto come la sensibilità democratico-cristiana sia stata all’origine della laicizzazione del movimento cattolico e anche della formazione del partito aconfessionale di matrice sturziana. a dimenticarcene. o la pretesa di una autarchia filosofico-morale. quello attuale. Se finisce la storia del partito di ispirazione cristiana. si ricomincia inavvertitamente con il desiderio di guardare all’essenziale. non finisce invece la meditazione e l’iniziativa di quanti avvertono la necessità di armonizzare nello spazio della politica il loro essere buoni democratici e buoni cristiani. forse colcontributo del pevolmente. ci sono ragioni ancora vive e ancora integre: la difesa della persona e l’autonomia del sociale. Dopo la lunga. che invece potrebbero o dovrebbero caratterizzare per noi una politica nuova. complessa e straordinaria vicenda della Democrazia Cristiana. nella furia di cancellare ogni antecedente ideologico. Tendiamo facilmente.

come se il cattolicesimo democratico possa esimersi dall’obbligo di misurarsi con la regolarità della politica. è l’impresa che rende onesta per noi la prospettiva di una nuova politica. l’idea dell’equilibrio tra mercato e bisogni sociali. ma otterrà ancora più credito se nel medio periodo avrà la forza di promuovere una ricomposizione ideale e politica entro cui possa operare il contributo essenziale del cattolicesimo democratico e popolare.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • • 7• Stato. in altri termini. a dissimulazione. Potrà avere successo se creerà le condizioni per una profonda intesa tra culture riformiste diverse. . cioè se basti. ovvero con la fatica dell’organizzazione e con la dura legge dei rapporti di forza. che abbiamo di fronte. ma non è scontato. dunque. Ecco. Uscire dal perimetro del partito di ispirazione cristiana non può significare. è vero. la mediazione corretta tra fede e politica. abbandonarsi al sogno di una vitalità garantita dall’attitudine e dall’amore verso la ricerca delle res novae (la Rerum novarum di Leone XIII). se tutto debba ridursi a mimesi. La questione. della laicità nell’impegno pubblico. allora. l’enfasi posta sulla partecipazione. un altro orizzonte. in sostanza. Oggi si apre. è la proiezione di una generale volontà di cambiamento senza perdite di consapevolezza e di coscienza critica. affermare di volta in volta unicamente la tutela di un interesse o di un bisogno. Non è impossibile. il Partito Democratico assume la fisionomia di un luogo aperto. sono tutti questi i riferimenti obbligati di una cultura politica che possiede tanti elementi capaci di generare un nuovo progetto democratico e una nuova sensibilità cristiana. è se venga meno definitivamente l’esigenza di fare sintesi. il senso profondo.

ruba la sua posta. Vincitore del Prix l’Èraire 2004 des Grandes Ecoles e del Prix du premier roman de l’Université d’Artois ALBERTO GAFFI EDITORE IN ROMA Via della Guglia 69 B . Hannah racconta episodi della sua vita: il desiderio di diventare rabbino.118 Ufficio commerciale: Via Sebino 32 A .33. il giovane scopre dei quaderni redatti nel ghetto di Varsavia da una certa Hannah K. Una sera. che lo porterà attraverso la Polonia ed Israele verso il proprio centro di gravità. posa i rifiuti davanti alla sua porta e getta l’acqua sporca sulle sue mattonelle.it . Durante i loro appuntamenti. 06. Hannah è una insopportabile vecchia del piano di sopra. che in realtà si chiamava Anna.Tel. il giovane la salva e diventano amici.04.841.853.00186 ROMA . viene aggredita.E-mail:info@gaffi.Le due morti di Hannah K.Fax 06. Nella cantina della vicina. Hannah.639 www. nel reparto psichiatria.. il teatro di Varsavia negli anni Trenta e la sua relazione con Louis Jouvet. 06.gaffi. di Renaud Meyer Il percorso di un giovane trentenne dalle abitudini sregolate e dell’incontro con una donna.it ..699.00199 ROMA Tel. Gli incontri hanno termine quando Hannah viene ricoverata in ospedale.24 .42. e muore.

nel giugno del 2006 si attendevano una vittoria di misura del ‘no’ per riaprire subito il dialogo con la destra sulle riforme istituzionali. ha detto no al ‘presidenzialismo’ eppure i sostenitori di sinistra del nuovo referendum promosso da Segni. non cancellerebbe le liste bloccate che hanno permesso alle oligarchie di consolidare il loro dominio sulle istituzioni. che perseguono l’obiettivo di modificare la legge imposta da Berlusconi nella fase finale dell’ultima legislatura. In realtà l’abrogazione della legge Calderoli non cancellerebbe gli aspetti più gravi della legge che lo stesso proponente ha definito «una porcata»: non rafforzerebbe la governabilità. I partiti di Centro-sinistra non dovrebbero dimenticare che il referendum che nel giugno del 2006 ha bocciato la proposta di revisione costituzionale. Il modello presidenzialista è stato rilanciato dalla vittoria di Sarkozy nelle presidenziali francesi: il dibattito sulla riforma elettorale si è intrecciato nuovamente con il dibattito sulla riforma della Costituzione. rafforzerebbe le tendenze trasformistiche che caratterizzano questo ‘finto proporzionale’. e sempre più il decisionismo si è intrecciato con la personalizzazione della politica. tutti i partiti debbono verificare se il Parlamento è capace di riformare una legge sbagliata e di porre .P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • • 9• di Guido Bodrato Quale riforma elettorale? Quale modello di democrazia? LA SITUAZIONE POLITICA IMPONE SCELTE E MODELLI IN LINEA CON I TEMPI L La riforma elettorale è tornata al centro del dibattito politico anche per effetto della iniziativa referendaria di Segni e Guzzetta. Per uscire dall’ambiguità. ma che si propongono sopratutto di riaprire il dibattito sulla Repubblica Presidenziale. con evidenti distorsioni per la vita democratica. E finirebbe con l’assegnare il premio di maggioranza ad una lista che ha conquistato meno del 40 per cento dei voti. come se non fossero ‘presidenzialisti’ anche Chavez e Putin.

anche se i partiti che l’hanno scritta si sono dissolti e si sono rafforzate le tendenze alla personalizzazione del potere. in quanto un discorso sulla qualità della democrazia ha a che fare con l’identità di un ‘partito nuovo’ che dovrà essere ‘maggioritario’ ma anche ‘plurale’. nella logica del bipolarismo. poiché il tema della riforma elettorale sarà centrale anche nella fase costituente del Partito Democratico.•10 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O finalmente mano ad una seria riforma della politica. Il referendum confermativo del giugno dela Costituzione 2006 ha ribadito la validità di questa carta costituzionale. dopo una Resistenza al nazifascismo che ha avuto connotati di guerra civile. dopo il patto di Yalta che aveva diviso il mondo tra Usa ed Urss. non sa dire cosa sarebbe successo. O se ha ragione Beppe Grillo quando sostiene che tutti i partiti sono ormai incapaci di guidare la società. Tuttavia è utile tentare un riepilogo delle proposte che da oltre vent’anni alimentano il dibattito politico. Questo ‘detonatore’ ha svelato la debolezza di una nomenclatura che sta allontanandosi dal paese reale e ha riportato alla memoria l’amaro commento di chi a metà degli Anni Ottanta ha scritto che «la sola alternativa concreta ai molti partiti è il partito unico: cioè un solo enorme ladro e sfruttatore. poiché l’obiettivo strategico sono le elezioni anticipate. La polemica provocata dal referendum si sta incrociando con la polemica sulla durata di un governo che i sondaggi considerano a rischio di dissoluzione e Tra una polemica con la polemica sulla ‘spallata’ berlusconiana che dovrebbe portae l’altra re allo scioglimento del Parlamento. se gli italiani avessero dovuto scegliere se stare ‘di qua o di là’. i tribunali e le carceri». Ma chi ritiene che il bipolarismo sia la forma matura della democrazia. ma bisogna riconoscere che la satira di Grillo ha fatto tremare il Palazzo. dimostrando che la sfiducia che minaccia la politica riguarda le istituzioni in modo più diretto di quanto le ha minacciate Tangentopoli all’inizio degli Anni Novanta. Anche oggi si può essere molto critici sul ‘qualunquismo’. È bene ricordare che la Costituzione Repubblicana del ‘48 ha disegnato un sistema democratico caratterizzato dalla centralità del Parlamento e dal I punti fermi ruolo dei partiti politici. dovrà cioè tenere insieme tradizioni riformiste che si sono duramente scontrate e che ora debbono ripensarsi in una prospettiva di convergenza degli ex democristiani e degli ex comunisti che ‘supera’ l’esperienza che ha caratterizzato la strategia morotea dell’attenzione e gli anni del confronto e della solidarietà nazionale. È comunque difficile capire se Berlusconi sia pronto ad un confronto sulla riforma elettorale o se questa disponibilità sia destinata a naufragare al primo incidente di percorso. nel clima di una Guerra Fredda che ha fatto parlare di ‘equilibrio del terrore’ con riferimento al pericolo nucleare. con a propria esclusiva disposizione i carabinieri. Il sistema bipolare avreb- .

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be inasprito lo scontro tra una destra post-fascista ed una sinistra filo-sovietica; e il partito di centro attorno al quale è stata costruita la ‘diga’ anti-comunista, avrebbe ceduto alle pressioni di chi voleva fare della Dc il perno di un blocco conservatore senza confini a destra. Lo scontro politico tra l’alleanza centrista ed il fronte socialcomunista ha invece fatto emergere nel ’47 un ‘bipolarismo imperfetto’, temperato dalla proporzionale, evitando che lo scontro tra la Dc di De Gasperi ed il Pci di Togliatti travolgesse l’Assemblea Costituente e portasse alla tragica condizione in quegli anni sperimentata dalla Grecia. Sin dal tempo del centrismo degasperiano, cui il voto del 18 aprile ’48 ha assegnato la maggioranza assoluta, per evitare che la Dc spostasse il baricenNecessità di tro a destra per garantire la stabilità del governo, De Gasperi e alleanze giuste Scelba si erano proposti di rafforzare la politica di centro con un premio di maggioranza da assegnare alla coalizione che superasse il 50 per cento dei consensi. Rafforzando l’alleanza della Dc con i partiti laici si contrastava la tentazione dei moderati a cercare il sostegno dei monarchici e del Msi, entrambi in crescita nelle regioni meridionali. Non si trattava di un ragionamento astratto: infatti nel ’52, in occasione delle elezioni amministrative di Roma, anche la gerarchia ecclesiastica aveva auspicato una lista anticomunista senza confini a destra, e questa pressione aveva costretto De Gasperi ad opporsi personalmente a questa ipotesi. Tuttavia nel ‘53 la riforma della proporzionale è naufragata, poiché la sinistra ha sostenuto che si trattava di una ‘legge truffa’, progettata per consolidare ‘il regime democristiano’; e dopo quel voto Alcide De Gasperi, ‘il ricostruttore’ del Paese, ha subito il voto contrario del Parlamento. Ma la sua politica ha inciso profondamente sulla esperienza democratica del paese. L’introduzione di un ‘premio di maggioranza’ che favorisse l’alleanza della Dc con i partiti di centro e la stabilità dei governi a guida democristiana, è rimasta per molto tempo la proposta della Dc; la quale ha pensato anche al ‘cancellariato’ (modello tedesco), cioè ad un sistema proporzionale con clausola di sbarramento (contro la proliferazione dei partiti) e con la sfiducia costruttiva (per la stabilità del governo). Questo progetto è stato avversato dai partiti laici (liberali, repubblicani e socialdemocratici) che temevano di restare prigionieri della Dc, dalla destra che si proponeva di condizionare il centrismo, e soprattutto dai comunisti che lo ritenevano un artificio per rendere impossibile una ’alternativa democratica’ di sinistra. In quella fase della politica nazionale la Guerra Fredda e la conventio ad exludendum dalle alleanze di governo erano un vincolo che da solo impediva al Pci di guidare l’alternativa alla Dc. Dopo il referendum sul divorzio, vinto nel ‘74 da uno schieramento radical-socialista che con il sostegno dei comunisti aveva supera-

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to il 60 per cento dei consensi, gli stessi radicali che avevano guidato la battaglia divorzista ‘contro la Dc’, hanno dichiarato che il Pci era utile per battere il fronte clericale ma che con il Pci non era possibile governare l’Italia. Quando Sorgi ha scritto su La Stampa che la proporzionale e le correnti democristiane sono all’origine dell’instabilità dei governi, sembra dimenticare del tutto la complessità della situazione politica, ed il fatto che comunque in quegli anni la situazione del paese non è rimasta prigioniera di quelle straordinarie condizioni internazionali. Nel corso della ‘seconda fase’ dell’esperienza post-fascista, cioè nella stagione dell’apertura ai socialisti, che dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria Gli obiettivi (1956) camminavano verso l’autonomia dal Pci, il sistema propordel sistema zionale si è diffuso anche agli enti locali, prima caratterizzati da proporzionale leggi elettorali di impianto maggioritario. L’elezione dei consigli comunali e provinciali con il sistema proporzionale, e poi l’adozione della proporzionale anche per i consigli regionali (1970), aveva l’obiettivo di indebolire la formula centrista e di rendere possibili, a seconda dei casi, alleanze con partiti di diverso orientamento al fine di favorire una alleanza politica che non ruotasse attorno alla sola Dc. Solo all’inizio degli Anni Novanta, quando si fa più evidente il declino della Dc, il Parlamento approva una legge maggioritaria per gli enti locali e decide l’elezione diretta del sindaco e del presidente della Provincia, accompagnando questa riforma con un forte ridimensionamento delle competenze dei consigli comunali e provinciali. La riforma maggioritaria e l’elezione diretta del sindaco consolidano la stabilità dei governi locali, ma indeboliscono la partecipazione ed il ruolo delle amministrazioni elettive. Non è tutto oro ciò che luce: di questa riforma non si è fatto sin’ora un bilancio serio, non si è fatta una completa riflessione sulla tendenza populista alimentata dal voto diretto e sull’intreccio che in molti casi si è rafforzato tra le istituzioni locali e le nomenclature locali. È comunque sempre più evidente che con il declino della democrazia dei partiti, che si accompagna al declino del primo centro-sinistra, si è avviato un dibattito che punta alla riduzione del potere dei partiti (e della delega) e all’affermarsi di diversi modelli di ‘democrazia diretta’. La sinistra pensava soprattutto all’assemblearismo, e partendo dal dibattito sulla ‘partecipazione si svilupperanno diverse forme di ‘democrazia dei consigli’: dalle scuole alle fabbriche ai quartieri delle città. Dalla ‘contestazione studentesca ed operaia (che coinvolgerà anche i sindacati) ha prenso forza il movimento anti-parlamentare. Eda ancora oggi la piazza svolge un ruolo decisivo sulla strategia della sinistra. La destra ed alcuni democristiani guardavano invece al modello gollista: hanno puntato sin dagli anni ‘80 sul presidenzialismo ed hanno parlato di ‘seconda repubblica’. Il repubblicano Pacciardine ha parlato sin

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dall’inizio degli Anni Sessanta e poi ne ha parlato il liberale Sogno all’inizio degli Anni Settanta. Si trattava di un progetto tendenzialmente autoritario, che si richiamava all’esperienza francese, alla crisi della IV Repubblica. In realtà il generale De Gaulle, dopo aver salvato Parigi dalla minaccia della destra militare, si proponeva di rafforzare il centro e di isolare le ali estreme del Parlamento, in polemica con una democrazia rappresentativa che si era dimostrata incapace di risolvere la tragica crisi algerina. L’avviarsi del dibattito sulla ‘terza fase’ della vita nazionale, di cui parlerà Aldo Moro e che sarà caratterizzata dalla solidarietà nazionale e dall’ingresso dei La ‘terza fase’ Pci nella maggioranza parlamentare (1975/79), porta in primo piano «la riforma del regolamento di Montecitorio, che attribuisce secondo Moro all’assemblea (presieduta da Ingrao) poteri che si intrecciano con ciò che dovrebbe caratterizzare una responsabilità esclusiva del governo. Da questo punto di vista l’assemblearismo anticipa scelte che faranno parlare di consociativismo». Il confronto parlamentare tra maggioranza ed opposizione favorirà l’approvazione di importanti leggi: (lo Statuto dei Lavoratori, la riforma della sanità), ma sarà responsabile anche della crisi della finanza pubblica, dell’esplosione del debito pubblico. Con la politicizzazione delle lotte sociali e la mobilitazione della piazza, finisce il collateralismo delle Acli e della Cisl nei confronti della Dc, mentre il diffondersi dell’operaismo mette in discussione il ruolo del partito della classe operaia e la stessa democrazia sindacale. Questo intreccio indebolisce la centralità del Parlamento ma anche la distinzione dei poteri (Legislativo, Esecutivo, Giudiziario), e provoca la ripresa (da sinistra) di un dibattito sulle riforma istituzionale ed elettorale che si farà più forte dopo gli Anni di Piombo e dopo l’assassinio di Aldo Moro, interlocutore di Enrico Berlinguer e garante del ‘compromesso’ che avrebbe dovuto portare al superamento della conventio ad exludendum ed all’approdo alla Democrazia Compiuta. Quando il Congresso della Dc (1980) decide che «allo stato degli atti» è impossibile il dialogo con il Pci, l’attenzione si sposta sulla ‘grande riforma’ di Craxi e poi sulla ‘strategia referendaria’ di Pannella e di Segni. La contorta vicenda degli Anni Ottanta si può interpretare solo riconoscendo che diversi modelli politici sono più funzionali alla conquista del potere che alla governabilità ed alla trasparenza democratica. Quando Roberto Ruffilli, uno dei più acuti politologi, ucciso dalle Br nel 1983, pochi giorni dopo essere diventato il consulente di De Mita per le riforme istituzionali, ha chiesto di «restituire ‘lo scettro agli elettori’ non proponeva un sistema autoritario, in qualche modo riferibile alla democrazia diretta, ma il ritorno alla democrazia dei partiti, nel contesto della modernizzazione di uno stato democratico che deve permettere la

spalancando le porte ai referendum che Mario Segni ha promosso tra il 1990 ed il 1994 prima contro le Quando il preferenze (accusate di essere la madre di tutte le corruzioni) e poi Parlamento si contro la proporzionale. La Dc era in difficoltà per il consolidarsi di una società secolarizzata che si stava lasciando alle spalle le ideologie. per poi guidare l’alternativa di sinistra. ha però chiesto l’introduzione della clausola del cinque per cento dei voti per accedere alla rappresentanza. poiché questo sistema avrebbe costretto i socialisti a scegliere prima del voto se schierarsi con la Dc o con il Pci. Craxi ha imposto a De Mita ‘il patto della staffetta’. per quanto riguardava la legge elettorale. prometteva di rinnovare il regime parlamentare liberandolo dal dominio dei partiti. Esecutivo e Giudiziario) e dalla centralità del Parlamento». dall’anti-politica. Per certi versi è cresciuto il solco che separa ‘i politici’ dalla società . restando però caratterizzato dalla distinzione dei poteri (Legislativo. cioè dal partito al governo da oltre quarant’anni. ma anche nei confronti di un cattolicesimo post-conciliare sempre più rispettoso delle scelte politiche dei credenti. Queste polemiche hanno paralizzato il Parlamento. La polemica contro la democrazia dei partiti che ha caratterizzato la strategia referendaria. accusata di provocare l’instabilità del trovò ingessato governo. che non hanno saputo rispondere ai movimenti che dopo il ‘68 si proponevano un rovesciamento delle istituzioni tradizionali e neppure alla crescente disaffezione dell’opinione pubblica. Ed è noto che su questa ‘guida’ è entrato in rotta di collusione con il Pci di Berlinguer. cioè l’alternanza alla guida del governo al fine di conquistare più consenso come partito di governo. sono invece caratterizzate dalla ostilità verso una democrazia dei partiti che è degenerata in partitocrazia ed in occupazione del potere. sempre più tentata da soluzioni autoritarie. Le ipotesi di riforma che si confrontano all’inizio degli anni segnati dal declino della Prima Repubblica. «Craxi ha rimesso in campo con la ‘grande riforma’ l’idea della Repubblica Presidenziale. con inevitabili accenti qualunquistici. A conclusione di un lungo braccio di ferro tra il Psi e la Dc. Craxi non ha accettato la proposta democristiana di assegnare un premio di maggioranza alla coalizione vincente con almeno il quaranta per cento dei voti. al fine di spingere repubblicani e social-democratici a convergere sul Partito Socialista.•14 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O scelta di una stabile maggioranza di governo. Il tema è rimasto di attualità. «Ma può la democrazia sopravvivere alla morte dei partiti e del loro ruolo di organizzatori del consenso attorno ad un progetto politico?» La polemica referendaria è stata favorita dalla miopia dei partiti di massa. E questa scelta avrebbe cancellato il ruolo di ‘ago della bilancia’ su cui era fondata la strategia elettorale socialista». Questa degenerazione della democrazia è stata pagata soprattutto dalla Dc.

si trattava cioè di una specie di ‘regolamento’ della Camera dei Deputati. Si è così avviata la ‘partitocrazia senza partiti’. La questione non riguardava i senatori. All’opposto. Nel corso di dibattiti parlamentari che nei primi Anni Novanta sono stati caratterizzati da una sempre più aspra polemica sulla corruzione dei partiti. in quelli perdenti. impedendo così il ricorso alla ‘catena’ del voto clientelare. avrebbe potuto essere evitato. costringendo gli elettori ad una ratifica delle decisioni assunte e gli eletti alla sudditanza nei confronti di chi li ha designati. Il berlusconismo esprime in modo pieno questo modello autoritario. Segni ha sostenuto che il referendum avrebbe liberato i parlamentari dalla subalternità ai partiti. poiché con l’uninominale i singoli parlamentari avrebbero risposto solo agli elettori del loro collegio ed il Parlamento avrebbe così riacquistato la sovranità che i partiti gli avevano sottratto. Questo insabbiamento. in quelli incerti. la . che si è rivelato decisivo per l’avvenire della democrazia rappresentativa. In realtà il referendum promosso nel ’92 contro le preferenze. il referendum che ha ridotto al venticinque per cento la rappresentanza assegnata con la proporzionale al Senato e la successiva estensione alla Camera della stessa regola. È stata soprattutto la Sinistra a polemizzare contro la ‘deriva plebiscitaria’ della Destra. si è svolto perché il partito trasversale dei referendari ha di fatto impedito al Parlamento di legiferare in coerenza con la proposta della Commissione Bicamerale presieduta da Ciriaco De Mita e poi da Nilde Jotti. ma non pensavano che con il bipolarismo i parlamentari sarebbero stati sottoposti ad un ‘vincolo di schieramento’ ben più forte del vincolo imposto dai partiti. poiché esprime la personalizzazione della politica ed il potere televisivo. di collocarli nei collegi sicuri. subendo le pressioni di chi voleva conservare un più elevato numero di preferenze. ma questo modello ha condizionato anche l’Ulivo e potrebbe condizionare il Partito Democratico. E non pensavano che l’uninominale avrebbe consegnato ai vertici dei partiti il potere di scegliere i candidati.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • 15• civile. Sin da allora i referendari pensavano all’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del capo del governo (cioè a quello che in seguito sarà definito il ‘sindaco d’Italia’). Questo emendamento. l’irresistibile marcia delle oligarchie. giustificata dal richiamo al mandato a governare che il premier ha ottenuto dagli elettori. votato dal Parlamento. accusate di essere espressione del voto di scambio e di essere veicolo della corruzione della politica. Quasi tutti hanno compreso che quel modello elettorale contiene una torsione plebiscitaria e la tentazione della ‘dittatura della maggioranza’. andava incontro alla richiesta di Segni. L’Assemblea di Montecitorio aveva deciso di ridurre a due il numero delle preferenze. eppure il Senato ha insabbiato la legge fino allo scioglimento del Parlamento. è stato cancellato dalla memoria della Repubblica.

un potere di veto che ha costretto uno dei sacerdoti del bipolarismo (Passigli) a parlare di un ‘falso bipolarismo’ ed a riconoscere che comunque la ‘democrazia dell’alternanza’ dovrebbe essere altra cosa.•16 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O quale con la legislatura che si è conclusa nel 2006 ha imposto una riforma elettorale caratterizzata dalla presentazione di liste rigide che consegnano ai vertici dei partiti il potere di scegliere chi fare eleggere. moderati e leghisti. in questi dodici anni ha costretto sia la Destra che la Sinistra a raschiare il fondo del barile per conquistare Palazzo Chigi. e sono sempre aggirabili. E su questo punto Grillo ha ragione. L’uninominale maggioritario. costruito per costringere gli elettori a stare a destra od a sinistra e per rendere irreversibile la svolta bipolare. se necessario. anche perché il comportamento degli elettori è imprevedibile e può differenziarsi tra Senato e Camera. Ma quella legge ha prodotto due diverse maggioranze. la democrazia dell’alternanza resta in pie- . non sono da attribuirsi alla proporzionale (comunque stravolta dal premio di maggioranza) ma alla lista bloccata. quando si è acceso il dibattito sull’identità del Partito Democratico. Tuttavia le leggi elettorali condizionano ma non sostituiscono la politica. alla sinistra radicale ed alla Lega. proponga la riforma della legge elettorale in primo luogo per della riforma risolvere le contraddizioni provocate dal diverso meccanismo elettorale ‘maggioritario’ previsto per Senato e Camera. «Se questa è la strada obbligata della governabilità e della modernizzazione. È giusto che chi vuole garantire la stabilità del governo e vuole associarla ad una corretta vita parlamenUrgenza tare. alla Camera ed al Senato. Tuttavia bisogna riconoscere che i limiti di questa legge ‘oligarchica’. da cui dipende la modernizzazione del paese. Con la conseguenza di assegnare alle ali estreme. ed ora tutti sembrano pronti a modificarla. prima Rutelli e poi anche Veltroni hanno parlato di un Centro-sinistra «di nuovo conio» che dovrebbe fare alleanze coerenti con il programma del Governo cioè. e che gli aspetti peggiori della legge sono stati avvallati dalla coalizione di Centro-sinistra. Poi. i quali hanno scritto un lungo elenco di scelte strategiche che dovrebbero essere affidate a decisioni bipartisan. la quale li ha adottati con liste costruite dalla nomenclatura che guida la Quercia e la Margherita. Veniamo allora alle discussioni di questa stagione. In realtà la lista rigida è stata utilizzata come l’uninominale-maggioritario. spostando il baricentro delle alleanze elettorali al centro. e da un premio di maggioranza che avrebbe dovuto garantire la stabilità del governo espresso dallo schieramento vincente. deve cercare la convergenza verso il centro della destra moderata e della sinistra riformista. Non a caso Mario Monti ha ripetutamente notato che la politica delle riforme. ha costretto a sommare voti riformisti e massimalisti. Ed il club dei ‘volonterosi’ ha in seguito dimostrato che questa critica è condivisa anche da molti bipolarismi.

rischia di rendere più fragile la governabilità poiché spinge le ali estreme a darsi una più forte caratterizzazione. rischiando in questo modo di affondare nella palude dell’anti-politica. e se comunque i voti della sinistra radicale sono determinanti per il successo della coalizione di cui è perno il Partito Democratico. ha consultato 24 gruppi parlamentari. ma è sempre più chiaro che la formazione di partiti unici di destra o di sinistra. è tempo di fare un bilancio della svolta che ha avviato la ‘transizione’. e l’inciucio che potrebbe mettere insieme una parte della Sinistra ed una parte della Destra per varare una legge di impianto maggioritario. ma cosa resta del bipolarismo?» Se i sondaggi dicono che gli elettori moderati non sono disposti a votare per un partito che è condizionato dai massimalisti. sulla Destra e sulla Sinistra. Con l’uninominale-maggioritario la frammentazione del Parlamento è cresciuta ed entrambi gli schieramenti si definiscono più per ‘essere contro’ un nemico (Berlusconi. . Il referendum promosso da Segni e Guzzetta in netto contrasto con l’orientamento certificato dal referendum confermativo del 2006.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • 17• di. come si supera questa contraddizione? D’altra parte chi. Per non tentare un bilancio della strategia referendatransizione ria. Il presidente Napolitano. immaginati come ‘partiti del presidente’. e quindi la conquista di Palazzo Chigi. naufraga nel trasformismo. temendo un complotto neo-centrista. i bipolaristi continuano a parlare di transizione incompiuta e ritornano alla strategia referendaria. quando per un voto si vince tutto o si perde tutto. dopo il voto sulla politica estera che aveva costretto Prodi a dare le dimissioni. Quando la Prima Repubblica’ è giunta al capolinea. Sono passati più di dieci anni dalla svolta del ’94 e dalla fine della Prima Repubblica. metterebbe a rischio l’unità delle coalizioni e l’esito della contesa elettorale. Entrambi gli schieramenti sono alla ricerca di un pilastro che sorregga il bipolarismo. i comunisti…) che per il programma che si propongono di realizzare. sostiene che non si può accettare che un partito del sei per cento (l’Udc) condizioni le scelte del Governo. di rivolgersi alla piazza. Questa riflessione si accompagna alla constatazione che in entrambi gli schieramenti non è possibile trovare una intesa sulla legge elettorale. non può dare la soluzione di un problema che è politico. Si sono sperimentate due bicamerali e si sono svolte tre elezioni poliLa lunga tiche. e rischia anche di aprire un dibattito sulla leadership. Un bipolarismo caratterizzato dalla radicalizzazione dello scontro. sulla capacità del Premier di tenere insieme coalizioni senza identità e di dare loro una reale forza di governo. hanno meno del sei per cento dei voti. dovrebbe riconoscere che con questo bipolarismo l’attività dei governi è comunque condizionata da partiti che. il Presidente Scalfaro ha consultato nove gruppi parlamentari.

che sembra tornata al primo posto nell’agenda politica e che non può Il modello non riguardare anche le ‘primarie’ del PD e la fase costituente del nuovo partito. ha proposto un rafforzamento del ruolo del Parlamento ed un ripensamento della legge elettorale britannica. Per parte mia metto al primo posto il modello tedetedesco sco. vorrei ricordare che non a caso dietro ogni Cesare c’è l’ombra di Bruto. di una politica caratterizzata dal rapporto diretto tra il leader e l’opinione pubblica mediato della TV. come è ancora per le Province. . sta cercando la convergenza delle posizioni attorno ad un modello che si riferisce a quello della elezione dei consigli comunali. l’ultimo da candidature di collegio e premio di maggioranza. Anche Gordon Brown. Quando sento che il ministro per le riforme. cioè l’idea del ‘partito del presidente’. Come era in passato per il Senato. o dei consigli provinciali. a condizione che si tratti del modello che prevede un secondo turno aperto a tutti i candidati che nel primo turno superano la soglia del 10/12 per cento dei voti espressi. al terzo posto il doppio turno francese. nell’attribuzione proporzionale dei seggi. ogni sistema ha i suoi pregi ed i suoi difetti. al secondo posto il modello spagnolo (che privilegia. Non liste rigide. o dei consigli regionali. E ricordando che in Francia è in corso un dibattito per correggere quel sistema con una importante riserva di seggi da assegnare con la proporzionale. i primi due caratterizzati dalla proporzionale con liste e premio di maggioranza. Ed a chi insiste su modelli elettorali che evocano il Presidenzialismo. a condizione che non si definiscano collegi elettorali cinicamente studiati per soffocare i partiti minori. nuovo leader del Partito Laburista. suggerisco a Chiti due condizioni: purché rispettino la centralità del Parlamento e non prevedano di riferire il premio di maggioranza ad un ‘listino’ di candidature che gli elettori non possono che ratificare. Tutti riconoscono la centralità del Parlamento (anche il modello britannico) ed il ruolo dei partiti. consiglierei candidature uninominali di collegio. Quasi tutti cercano un equilibrio tra l’obiettivo di garantire la rappresentanza delle forze in campo e quello della stabilità del governo.•18 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O Da queste riflessioni deve partire la discussione sulla riforma della legge elettorale. E se dovessi esprimere una preferenza sulla presentazione delle candidature. cioè la proporzionale con uno sbarramento per l’assegnazione dei seggi al 4/5 per cento (o la proporzionale con premio di maggioranza) e la clausola della sfiducia costruttiva. nell’ambito di circoscrizioni elettorali di dimensione regionale. i partiti che hanno una più forte concentrazione regionale dei voti).

Infatti. a patto che chi governa abbia ben presente che ogni sistema federale: richiede la ricerca e il mantenimento. di maggiore valorizzazione delle identità territoriali. un binomio che sta mostrando una capacità espansiva sempre più intensa. in grado di contemperare le esigenze di coinvolgimento delle popolazioni locali nelle decisioni pubbliche e di valorizzare il pluralismo territoriali con migliori garanzie di equità. inoltre. I sistemi federali. OTTAWA . di equilibri forti. Tutto questo. Il federalismo deve essere.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • 19• di Franco Marini Lo sviluppo della democrazia e le riforme istituzionali TRATTO DAL DISCORSO DEL PRESIDENTE DEL SENATO FRANCO MARINI. in tutte le civiltà occidentali. di solidarietà e di unità. di riconoscimento delle diverse componenti sociali e culturali presenti. Federalismo e democrazia. infatti. devono anche contribuire a migliorare l’efficienza amministrativa e a rendere insieme più trasparente e responsabile l’esercizio del potere. . avvicinando il livello della decisione politica ai cittadini. anche in questo nuovo secolo. spesso molto delicati e in continua evoluzione. tanto più si alimentano le aspirazioni di maggiore partecipazione delle comunità locali al governo della ‘cosa pubblica’. quanto più si realizza la crescita e la maturazione della democrazia rappresentativa.5 SETTEMBRE 2007 Q Quando utilizzo il termine ‘federalismo’ sono consapevole dei molteplici significati di questa espressione e delle diverse forme ed esperienze di Stato che ad essa vengono ricondotte. La strutturazione in senso federale dello Stato costituisce uno strumento che si sta dimostrando cruciale per la realizzazione di queste aspirazioni di partecipazione e di maggiore responsabilità della società. ma anche in quelle di molti paesi in via di sviluppo. oramai. però.

a tutti i livelli. Tuttavia. da fondamentalismi religiosi e culturali. fra il governo centrale e quelli locali. autorevole e con funzioni chiare e indiscusse. inoltre. da istanze autonomistiche e localiste. Già due secoli fa Tocqueville aveva L’esempio colto il nesso fondamentale tra federalismo e democrazia ed avedel Canada va evidenziato come l’assetto federale di uno stato potesse controbilanciare. quei fenomeni che possono portare ad una degenerazione della democrazia. che sappia mantenere viva la coesione sociale complessiva e l’unità nazionale. Certamente il federalismo non è la panacea dei molti mali che affliggono le democrazie contemporanee. ad esempio. si finisca per riconoscere solamente il ‘mercato’ come principio regolatore indi- . abbiamo appena vissuto una stagione di forte attacco verso la politica e verso il sistema pubblico. il diffuso scontento anche verso i sistemi politici. dalla crisi di vecchie politiche sociali. I problemi delle democrazie contemporanee fanno emergere con sempre più evidenza l’insoddisfazione verso gli attuali meccanismi di scelte collettive e. una vera maturità del sistema politico. l’insegnamento di Tocqueville credo sia ancora attuale e in grado di spiegare la diffusa tendenza degli stati contemporanei a ricorrere a sistemi istituzionali caratterizzati dalla coesistenza di forti governi locali accanto a quello centrale. dalla mutevolezza delle proprie componenti etniche. considerati solamente dei costi da ridurre in modo drastico. implica la necessità di sostenere costi che devono essere ridistribuiti. in modo efficace. In Italia. anche attraverso effettivi meccanismi di perequazione. E qui. presuppone. accanto ad autonomie regionali e locali capaci di svolgere tutti i compiti loro affidati.•20 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O comporta una chiara ripartizione di funzioni fra i diversi livelli di governo ed esige la definizione di precise responsabilità fra questi ultimi. e assicurando a tutti un trattamento omogeneo secondo la Costituzione. sistema politico e ruolo dello Stato. il passo è breve. strattonate. senza gravare eccessivamente sui cittadini. da una parte. nelle teorie del cosiddetto ‘stato minimo’. Su tutti questi punti devo riconoscere che l’esperienza istituzionale del Canada ha maturato molte cose da insegnare. prevede una più forte coesione nazionale e uno Stato centrale. e. Lo Stato nel suo complesso viene messo in discussione fino al rischio che. consentitemi di allargare le mie riflessioni al rapporto fra democrazia. dalla competizione e dalla globalizzazione delle economie e dei mercati. pur nel riconoscimento delle autonomie e delle diversità. dall’altra. nonché dalle spinte ad equilibrare il prelievo fiscale e a rendere più efficienti la spesa pubblica.

A mio avviso si dovrebbe definire la trasfor- . di accompagnare e di promuovere la crescita civile e lo sviluppo economico. al contrario. si sono rivelate assai innovative e più idonee ad affrontare i nuovi problemi dei cittadini. sono state attuate solo nel 1970 perché vi erano vive preoccupazioni per la disarticolazione dello Stato in un quadro politico interno di forte contrasto ideologico e di ‘guerra fredda’ sul piano internazionale. che ne rafforzi le funzioni di indirizzo. che sappia assumersi l’onere di decisioni concrete. che le problematiche straordinariamente complesse con cui le nostre società si confrontano devono tornare ad essere affrontate dalla politica. Anche a seguito della modifica della parte della Costituzione che ha rimodulato i rapporti fra Stato centrale e periferia. provinciale e delle città. responsabilizzata Un assetto istituzionale e politico con significativi poteri e funzioni decentrati a livello locale può contribuire a migliorare il rapporto di fiducia fra cittadini e apparati pubblici e a rafforzare la stessa legittimazione democratica del sistema politico. Il compito al quale siamo chiamati non è affatto facile. Le nostre Regioni. con il gradualismo Una politica necessario. Irrobustire i poteri regionali e locali deve anche rappresentare l’occasione per uno snellimento significativo dello Stato centrale. rispettoso dell’autonomia del privato e del ruolo essenziale delle imprese.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • 21• scusso e insoluto. i tempi sono dunque maturi per fare passi ulteriori verso un più incisivo ed equilibrato riconoscimento dei poteri locali ed una più intensa affermazione del principio di sussidiarietà. appunto. e come ho avuto modo di dire in altre occasioni. efficiente. di coordinamento e di controllo. lasciando invece le attività di gestione diretta. Così come sono convinto. Sono convinto. delle riforme possibili. ai poteri locali o alle organizzazioni della società. e senza gettare ombra su talune criticità che effettivamente esistono. Il clima politico culturale italiano è da tempo mutato e molte esperienze di governo locale-regionale. Penso però ad un sistema pubblico moderno. Da una politica fortemente e direttamente responsabilizzata. capace di orientare. che la fase delicata e nuova che stanno vivendo le nostre democrazie richieda un impegno straordinario del ‘sistema pubblico’. dove la Camera dei Deputati e il Senato sono entrambi eletti a suffragio universale e hanno la stessa funzione legislativa. che grossomodo equivalgono alle vostre Province. pur previste nella Costituzione Repubblicana entrata in vigore dal 1948. In Italia il confronto culturale e politico è oramai da molti anni incentrato su sulla necessità di individuare riforme istituzionali e costituzionali capace di dare risposte più adeguate alla fase di transizione e di cambiamento che sta vivendo il Paese. Per far questo credo si debba cominciare dalla riforma del nostro bicameralismo perfetto.

senza un rinnovamento della vita pubblica. hanno bisogno. di approfittare . deciso di sciogliersi e di dare vita al Partito L’impegno Democratico. Il sistema dei partiti di massa che ha fatto la Repubblica e la Costituzione. la Margherita e i democratici di sinistra. Ma è. su questo importante argomento. anzitutto. La crisi definitiva delle grandi ideologie totalitarie che hanno caratterizzato il Novecento apre spazi nuovi di responsabilità e di iniziativa per la politica. magari.•22 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O mazione del nostro Senato nella Camera rappresentativa delle regioni e di altre forme di governo locale. che è anche la premessa per un serio confronto parlamentare e per una decisione a larga maggioranza. con la responsabilità chiara della decisione. una sfida di impegno moderno per una risposta concreta ai problemi del nostro Paese e alla sua capacità di offrire un contributo deciso nel quadro europeo ed internazionale. da improvvisati partiti personali o da figure carismatiche in grado. hanno. però. È questa. e tutto il mondo. Guardo sempre con sospetto agli attacchi moralistici o strumentali che vengono rivolti alla vita politica. In Italia. ha iniziato a mostrare i suoi limiti fino dalla metà degli Anni Settanta. né. la maturazione di un consenso diffuso tra le forze politiche. Ma ogni riforma dei nostri ordinamenti potrebbe risultare solo una decisione di ‘ingegneria istituzionale’ senza un profondo rilancio della responsabilità politica. non posso non convenire con l’esigenza che la politica dimostri una nuova capacità di orientare le grandi scelte delle quali le singole comunità nazionali. in cui le responsabilità dei governi sul territorio siano accompagnate da strumenti finanziari più idonei e congruenti con le specificità locali. Riscontro ormai. i due maggiori partiti del centro-sinistra. che ha accompagnato l’Italia nella sua straordinaria crescita economica. Spazi che non possono essere riempiti da ciò che resta di vecchie oligarchie partitiche. tantomeno. così come di dare maggiore spazio e valore ai contributi della società e delle sue diverse e libere organizzazioni. con il metodo del dialogo. che ha sostenuto scelte fondamentali di politica estera e di alleanze internazionali. Tuttavia. del confronto. e poi. anche. Credo davvero che molto possa derivare dal rafforzamento equilibrato del nostro originale sistema di articolazione istituzionale che riconosce le Autonomie locali e sociali. sociale e civile. un’esigenza di riduzione del del nuovo Partito numero dei partiti e di semplificazione della vita politica che ha Democratico ormai raggiunto taluni eccessi di frammentazione intollerabili e dannosi. da tempo. e che si propone di rilanciare il protagonismo delle regioni e di altre forme di governo locale. Auspico poi la conclusione del percorso di riforma del federalismo fiscale. pur con la previsione di necessari meccanismi perequativi e di solidarietà.

con coalizioni capaci di sfidarsi e di competere per goverVerso nare e non per difendersi l’una dall’altra secondo gli schemi di un un bipolarismo contrasto ideologico che non esiste più nella realtà delle cose. L’esistenza e l’idea del Partito Democratico non sono dunque di oggi: hanno radici nel dibattito vivace. e per rinsaldare così quel sentimento di lungo confronto e di amicizia che ha sempre distinto i nostri rapporti. Crescita collettiva equilibrata e diritti individuali chiedono oggi. . cattolico-democratiche. e ad una maggiore capacità di governo. e a volte confuso di questi anni. contribuendo così ad una piena maturazione del nostro sistema bipolare. di culture e forze politiche socialdemocratiche. La nascita di questa esperienza nuova non potrà avvenire dall’alto.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • 23• delle opportunità offerte dalla società della comunicazione. che non nasce dalla semplice fusione della Margherita e dei Democratici di Sinistra. ma che può contare sull’esperienza di collaborazione. Dunque. L’ambizione di questo disegno. Sono oggi maturi i tempi in Italia per vedere la formazione e la responsabilità di nuove forze politiche democratiche. ma ad un partito nuovo. voglio sottolinearlo ancora come Presidente di un ramo del nostro Parlamento. attraverso decisioni verticistiche di elite ristrette. tra spinte di movimenti elitari e resistenze di partiti vecchi solo restaurati. capaci d’impegnarsi per risolvere i problemi comuni. liberal-democratiche e ambientaliste. non solo per offrirvi una mia riflessione. ma proprio per raccontarvi dal vivo quello che accade. con dirigenti scelti ed eletti dai cittadini. dopo quello degasperiano del Dopoguerra e quello del primo Centro-sinistra. Sono cresciute in questi anni le aspirazioni di cittadinanza democratica di fasce sempre più vaste di cittadini che esigono una democrazia più aperta ed efficiente. una nuova politica che deve anzitutto rispondere a domande vere e profonde della società e che deve esprimersi attraverso una nuova generazione di politici più giovani. efficace Come potete capire ho ritenuto di dover fare qualche riferimento concreto ed attuale alla situazione politica del mio Paese. è che un simile processo di semplificazione e di chiarificazione possa germogliare anche nello schieramento di Centrodestra. da più di un decennio. capaci di intercettare la crescita diffusa di cittadinanza democratica e di coinvolgerla nelle responsabilità della vita collettiva e dei suoi equilibri di giustizia e libertà. L’obiettivo non è dunque quello di dare vita ad un nuovo partito. un nuovo progetto di modernizzazione sociale e politica. La politica nel suo complesso deve offrire proposte più incisive e stimolanti. certamente in Italia. La nostra vita democratica dovrebbe così caratterizzarsi con un più sano ed efficace bipolarismo. capaci di nuove responsabilità nella nostra vita comune. aperte e partecipate.

valorizzando opportunità e complementarietà. cioè dal cuore di ogni democrazia. abbiamo interesse a conoscerci più a fondo. Proprio per questi motivi. Quel sentimento che ha radici profonde non solo nella comune origine europea. negli anni più recenti. A cominciare da una maggiore sintonia tra le nostre Istituzioni parlamentari. l’impegno per sostenere il cammino libero e democratico dell’Afghanistan. pur in forme diverse.•24 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O Quel sentimento di fiducia reciproca che ha portato decine di migliaia di italiani a scegliere il vostro Paese come luogo di lavoro e di residenza e ad integrarsi pienamente e democraticamente in esso. . della tutela dei diritti umani e della diffusione della democrazia nell’area internazionale e che ci ha portato. Una visione solidale dello sviluppo civile. ma anche nella solida alleanza atlantica e nella comune visione di molti grandi problemi del pianeta. a condividere.

metodo che si fa dialogo. Noi non abbiamo l’ambizione.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • 25• La democrazia ha bisogno dei cattolici di Giuseppe Fioroni LA FORZA DELLA PARTECIPAZIONE CATTOLICA ALLA VITA DEL PD U «Un politico – diceva De Gasperi – guarda alle prossime elezioni. Abbiamo anche un’ambizione in più: competere per la guida del processo di costruzione perché. ascolto. paura. stimolarlo. sarebbe solo arroccamento. I cattolici hanno sempre dato un apporto fondamentale alla società italiana e in modo particolare alla nascita. come accadde quando lavorammo tutti insieme alla Carta Costituzionale. Vogliamo portare nel PD il nostro contributo di idee. anzi. la nostra cultura politica. È questo. ha vocazione maggiori- . ricerca. sulla base della nostra storia e dei valori antichi declinati nel cogliere i segni dei tempi. un buon viatico che dovremmo tener presente nel momento in cui ci apprestiamo a dare vita al Partito Democratico. infatti. credo. abbiamo l’opportunità di offrirci come sale e lievito nella costruzione del nuovo soggetto politico. Il PD. al consolidamento e all’allargamento della democrazia repubblicana. Con il PD non vogliamo costruire il Grande Centro e tantomeno inseguire inutili nostalgie. Un partito di cattolici. la nostra laicità che non rinuncia al valore dell’ispirazione religiosa ma la vive nella storia come garanzia di libertà. incontro con gli altri. di costruirci la nostra stanzetta nel PD ma abbiamo l’ambizione di costruire una casa accogliente per tutti in cui tutti si possano sentire contemporaneamente progettisti e costruttori. oggi. un partito nuovo dove non dovrà esserci spazio per le correnti ma per il confronto tra aree culturali. Uno statista guarda alla prossima generazione». La missione dei cattolici non è quella di chiudersi in un recinto. come area cattolico-democratica. chiusura. Non dobbiamo temere il confronto ma.

rifiuto dello schema amiconemico. l’aiuto reciproco. Un della politica partito nazionale. radicato nella varietà del territorio italiano. Ad Assisi il 2 settembre. La politica ha la responsabilità cruciale di realizzare condizioni che favoriscano la coesione sociale. che vuole dare spazio alla partecipazione dei cittadini che per la prima volta. democratici e riformatori. Per questo ci impegniamo a promuove una ‘società della cura’. La nostra politica ha la cifra distintiva della moderazione che è rispetto dell’avversario. ma che abbia l’ambizione di ricostruire la cultura delle relazioni e di promuovere il rispetto della dignità e della unicità di ognuno. al di là delle storie personali di ciascuno di noi. a conclusione del convegno Cattolici. le sue potenzialità e la sua unicità. Per fare questo il PD dovrà riportare nell’agenda politica la dimensione sociale e partecipativa mettendo al centro la persona. rifiuto della violenza reale o simbolica. il mutuo riconoscimento in una società in costante e a volte disordinato divenire. Il metodo elettorale di una testa un voto è fondante per scegliere qualunque dirigente del Partito Democratico. Stiamo costruendo. con le primarie di ottobre. i suoi bisogni. La promozione di una società della cura presuppone un sistema di welfare rinnovato e partecipato che sappia favorire nello stesso tempo la realizzazione di progetti personali e la crescita di relazioni solidali. Questo signiLe nuove sfide fica pensare a un rapporto inscindibile tra sviluppo economico e coesione sociale: solo così potremo dar vita a un welfare inclusivo e solidale che non risponda solo sull’indispensabile terreno dei servizi di base. un partito popolare che realizza la sua politica Il rinnovamento attraverso l’impegno. È il tempo nuovo.•26 • • • • • • • • • P R I M O P I A N O taria e resta a favore del bipolarismo. abbiamo sottoscritto un manifesto per dare contenuti e risposte ai bisogni e ai problemi della gente. che spesso hanno votato Centro-destra o Centro-sinistra turandosi il naso. relativizzazione dell’enfasi salvifica della politica. Un manifesto che sarà anche il contributo dei cattolici democratici alla costruzione del PD in termini di contenuti. Sono convinto che il PD sia destinato a segnare l’evoluzione della politica italiana. Il PD è un progetto politico che deve avere la capacità di interpretare valori e idee che offrano le soluzioni agli italiani per i prossimi decenni. una società che sappia non solo affrontare i bisogni creati dalle emergenze e dalle marginalità ma anche valorizzare le attitudini di ogni persona. infatti. Un welfare attivo che si realizza attraverso una poli- . composizione dei conflitti attraverso la libera maturazione del convincimento. sono chiamati ad eleggere direttamente il leader di un partito e lo fanno sulla base di programmi. abolendo completamente il metodo della cooptazione e delle riserve. l’interscambio. ma deve dare una casa anche ai moderati. la passione e la fatica di tante persone.

. spazi e tempi in cui queste posizioni e punti di vista possano evolvere insieme.P R I M O P I A N O • • • • • • • • • • • 27• tica del territorio. che è l’ambito più pertinente per intrecciare e valorizzare tutte le risorse. per non degradarsi e non sgretolarsi. soprattutto. hanno bisogno di una pluralità di posizioni e punti di vista ma. I nostri valori e il nostro impegno. scambiandosi vicendevolmente le proprie interrogazioni e le proprie conquiste. sono ben saldi e possono diventare patrimonio comune del Partito Democratico. di contesti. per costruire una rete capace di sostenere le persone e migliorare la qualità della vita. Il PD deve far propria e diffondere la convinzione che le odierne società complesse. da quelle istituzionali a quelle di volontariato. tanto nelle istituzioni quanto nella società civile.

in seguito all’incontro casuale con un giovane medico della capitale cinese. Tra i due nasce un amore appassionato che.853.Tel. Sono gli anni bui della Rivoluzione Culturale. 06. Incapace di sopportare una relazione che le sembra senza sbocchi. però. pretende di governare anche i sentimenti. una giornalista italiana ignora le ferree leggi di un regime che.E-mail:info@gaffi.00199 ROMA Tel. estrema espressione di una lotta feroce tra i dirigenti del partito che si contendono il governo del Paese.24 .841.Volavano soltanto aquiloni di Paola Brianti Prefazione di Renata Pisu Pechino. 06.33. per assicurarsi il potere assoluto.Fax 06.42. può esprimersi soltanto attraverso poche parole e furtivi incontri in pubblico. La Cina si sta riaprendo lentamente al mondo esterno.it .it .699.118 Ufficio commerciale: Via Sebino 32 A . Arrivata con l’entusiasmo di scoprire quella Cina nuova che aveva acceso gli entusiasmi di tanti intellettuali occidentali. ALBERTO GAFFI EDITORE IN ROMA Via della Guglia 69 B .639 www. ma all’interno resta oppressa da uno spietato regime poliziesco. inizi degli anni Settanta.00186 ROMA . alla fine la ragazza decide di interrompere anche quel sottilissimo filo di dialogo che la tiene legata all’amico e nell’ultimo incontro lo evita ostentatamente.04. Verrà a scoprirlo lentamente. Ignora che all’indomani il medico sarà costretto a partire per una località sconosciuta dello sterminato territorio cinese dove le autorità lo hanno inviato con l’intento di punirlo e rieducarlo ai principi rivoluzionari.gaffi.

Umanesimo integrale. Primauté du spirituel. gli farà comprendere però che il filosofo non può vivere separato dal mondo. apparentemente. Precedentemente i suoi interessi hanno riguardato la metafisica. ma ha anche il compito di riflettere sui problemi del tempo. Il pensiero del filosofo dovrà maturare ancora nel campo della filosofia politica. non si parla più di cristianità (anche se l’idea per- .L A S T O R I A E N O I • • • • • • • • • 29• di Luigi Bonante Docente di Relazioni Internazionali all’Università di Torino Il profeta dell’uguaglianza LA DEMOCRAZIA INTERNAZIONALE E LA PACE COME BENE COMUNE UNIVERSALE SECONDO JACQUES MARITAIN J Jacques Maritain comincia ad interessarsi relativamente tardi. attorno ai cinquant’anni di politica e di filosofia politica. ancora nell’ambito della cristianità sia pur ‘profana’. per arrivare a delineare. è il libro clou che Maritain scrive contro il ‘primato della politica’ di Maurras. una politica d’ispirazione cristiana adatta ai tempi moderni. nel 1934. a spingerlo ad interessarsi ai problemi della città. Insomma è la rottura con Charles Maurras con cui aveva simpatizzato. della filosofia della cultura e della filosofia della storia. Con L’uomo e lo Stato del 1951. come molti cattolici che vedevano nella sua associazione un baluardo contro l’anticlericalismo. in Spagna. apre un capitolo nuovo nella sua riflessione che gli permetterà di comprendere appieno la dimensione della politica. l’«ideale storico concreto» di una «nuova cristianità». l’arte e la filosofia della natura. Tale rottura ha un enorme impatto su di lui. La sua riflessione si situa. insomma il superamento dello Stato cattolico. ma vi sono aspetti che già caratterizzano la nuova stagione: l’accettazione del pluralismo religioso e del pluralismo politico. La sua opera più importante di cultura e politica. La rottura con l’Action française. del 1927. con Umanesimo integrale. anche in rapporto all’etica. anche se letta a Santander. è pubblicata nel 1936.

firma una protesta contro il regime sovietico per l’esecuzione di alcuni politici ed intellettuali dopo un processo sommario3. ma propri di ogni uomo) e alla piena democrazia. aprendo così il cammino al pieno riconoscimento dei diritti dell’uomo (non più octroyés.. in primo luogo. E «(le internazionale catholique) sait que l’organisation juridique de cette communauté des peuples est une des tâches nécessaires du temps present [. ordinata e giusta.. con un articolo su la Vie intellectuelle. ma realizzata a livello mondiale perché solo così potrà essere raggiunta la pace e il bene comune dell’umanità. L’uomo e lo Stato è il compimento della riflessione politica di Maritain. personalista e comunitaria.. ma di democrazia. vorrei ricordare i momenti principali dell’azione di Maritain relativa alle relazioni internazionali. Inoltre dovrà trattarsi di una democrazia non limitata ai singoli paesi. ma di una democrazia pluralista. Andando indietro nel tempo. sul piano interno ed internazionale in vista della pace come bene comune universale. che assicurino una convivenza umana. Con questo intervento. in seguito. del 20 gennaio..•30 • • • • • • • • • L A S T O R I A E N O I mane nel sottofondo). affronta il problema del rapporto tra pace e capitalismo: «Il est clair que pour assurer la paix d’une . a differenza di quanto afferma l’internazionalismo comuniper la politica sta che tende à «réduire toutes les nations à l’unité du prolétariat mondial considéré comme le représentant de l’humanité»1. non di una democrazia individualistico-borghese. d’ispirazione roussoviana. Nello stesso anno. e. presentando la Ligue des Catholiques Français pour la Justice et la Paix Internationale.] Il appartient aux catholiques de témoigner de l’accord nécessaire entre le juste amour de la patrie et le juste amour du genre humain: il leur appartient de promouvoir un sage esprit d’internationalité. ed altri). concessi dallo Stato. che per essere tale deve essere animata da valori. mi pare che bisogna arrivare al 1930 per cogliere il primo testo esplicito sul tema.] il leur appartient de collaborer aux organisations (internationales) permanents [. dedicato alla mondializzazione e alla sua visione di una società politica mondiale in vista della pace come bene comune universale.. L’anno successivo. rileggere l’ultimo capitolo di L’uomo e lo Stato. il leur appartient de travailler à la réalisation de cette paix qu’annoncèrent les anges [. Si tratta di un articolo per il quotidiano La I momenti Croix.] pour introduire un esprit de coopération dans les relations politiques et économiques entre les nations»2. ed in particolare da valori cristiani. del 26 dicembre.. intitolato proprio L’essence de l’internalisation in cui si rileva che un corretto internazionalismo si costruisce a principali dell’interesse partire del riconoscimento dell’identità della patria di ciascun di Maritain popolo. È l’opera che contesta l’idea della sovranità dello Stato. Thomas Mann. assieme ad alcuni intellettuali tedeschi (Albert Einstein.

. Mendizábal. Si tenterà.] La loi de fer d’un régime économique générateur de rivalités et de discordes tend de soi à pousser les nations vers de nouveaux conflits»4. in novembre. Nel 1937. l’appello Pour le peuple basque9 a seguito dei bombardamenti aerei di Durango e di Guernica. a Parigi sul tema La personne humaine en général11. in seguito alla guerra civile spagnola. Nello stesso anno firmerà una Note sur la situation internazionale14 relativa alla crisi dei Sudeti in cui si chiede. con raro discernimento. In alcuni paesi dell’America Latina in cui l’influsso maritainiano permaneva. in Francia e in Gran Bretagna. Nello stesso anno firma un manifesto. assieme ad altri intellettuali francesi. un controllo degli armamenti e una collaborazione economica tra i paesi europei. Devant la menace13 che è un appello alla resistenza all’indomani dell’annessione dell’Austria da parte della Germania. in particolare. cercando di coinvolgere anche le grandi potenze neutrali. ma non in maniera unanime. assieme ad altri intellettuali francesi lancia un appello a favore di personalità cattoliche tedesche perseguitate dopo l’avvento di Hitler al potere5. Nel 1937. promuove Comités pour la paix religieuse e civile8 (tra gli esiliati spagnoli). Aux origines d’une tragédie10 in cui contesta la posizione franchista della ‘cruzada’ e sottolinea. le ragioni sociali e politiche che hanno condotto allo scontro. la sua difesa fu energica. una mediazione tra gli opposti fronti. mais en extirpant le mal qui l’a fait naître»6. in quest’ultimo paese con la collaborazione di don Luigi Sturzo in esilio.. assieme ad altre personalità francesi ed europee. Va segnalato. Nel 1934 critica l’atteggiamento colonialista del governo francese aderendo alla petizione Pour l’Indochine pubblicata su Esprit del 1 gennaio in cui si legge: «Ayant eu connaissance de la répression brutale qui a suivi les soulèvements d’Indochine et des odieuses méthodes de colonisation qui les ont provoqués. in una conferenza a Parigi denunzia. Importante è anche la prefazione che Maritain scrive al libro di A. invece. firma il manifesto Pour la Justice et la Paix7 contro l’invasione italiana dell’Etiopia. L’atteggiamento del filosofo francese è però in contrasto con il mondo cattolico che. oltre a compiere ogni sforzo per aiutare i rifugiati in Francia.. il problema dell’antisemitismo. Nello stesso anno terrà la relazione principale al Congresso della Confederazione internazionale dei sindacati cristiani. appoggia la posizione franchista ed egli sarà quindi fortemente attaccato in Europa e nelle due Americhe. les dispositions dont nous parlons devraient être générales et réciproques [. senza successo. Nel 1933.L A S T O R I A E N O I • • • • • • • • • 31• façon stable. in quasi tutti i paesi. Il testo sarà pubblicato poi nel libro Les Juifs parmi les nations12. nous pensons qu’on n’étouffe pas une mystique de révolte par la force policière ou par la corruption. tema su cui tornerà più volte. tra l’altro. Nel 1935.

raccolti poi nel volume De la justice politique16. è impegnato su due fronti per ciò che riguarda i diritti dell’uomo: quello della preparazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e quello dell’UNESCO. Lo stesso discorso viene ripreso e sviluppato da Maritain alla Seconda Conferenza Generale dell’UNESCO a Città del Messico nello stesso anno.•32 • • • • • • • • • L A S T O R I A E N O I Nel 1939. Anche Maritain viene consultato e risponde con un testo. Durante la guerra si impegnerà a fondo a sostenere la resistenza francese. ecc. Sur la philosophie des droits de l’homme20 in cui afferma la possibilità di un testo universale. cioè su di un elenco di diritti comuni a tutti. scrive una serie di articoli in riviste diverse sul tema della pace e della ricostruzione dei paesi europei del dopoguerra. necessariamente divergenti. Nel 1951. Christianisme et démocratie (1943). pubblica un articolo. più tardi. in nuce il celebre discorso all’UNESCO del 1947. In particolare parla di un’Europa federale in cui dovrà essere inserita la Germania al temine del conflitto17 e. oltre a chiarire alcuni temi politici. Western Civilizations and Religious Faith nella rivista Library Journal22 in cui non solo insiste sull’importanza di un’ispirazione religiosa ‘temporalizzata’ per animare la democrazia. Negli anni 1939-40. È. Nel 1947. Á travers la victoire (1945) e altri. dal titolo La voie de la paix21. ma solo su un «accordo pratico comune».) se non si pretende di trovare un comune denominatore. si possono ricordare: Á travers le désastre (1941). basandosi però non su di un comune accordo teorico. ma anche che essa non può essere esportata con la forza. dov’è presente come capo della delegazione francese e la sua tesi viene accettata da tutti e questa sarà la prospettiva pluralista su cui si svilupperà l’UNESCO. Egli scrive: «La technique politique de la démocratie peut être adoptée par les civilisations du Proche et de l’Extrême- . Sul rapporto tra religione e pace è importante il suo discorso al Boston University Institute on Post-War Problems del 12 marzo 194419. a questo fine. Les droits de l’homme et la loi naturelle (1942). viene chiesto all’UNESCO di consultare filosofi e scienziati di varie culture e religioni sul significato e la possibilità di un accordo sui diritti umani. tiene alla Sorbona un discorso al IV Congresso mondiale dei «Credenti per la difesa della persona» che titola Qui est mon prochain?15. Tra le sue opere importanti dell’epoca. Il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU ha istituito una commissione per preparare la suddetta Dichiarazione e. anche di una federazione atlantica18 che comprenda cioè anche gli Stati Uniti. senza cercare giustificazioni teoriche. in cui sostiene la possibilità di collaborazione tra uomini di fede religiosa e di convinzioni politiche diverse su «principi pratici comuni» (diritti umani.

in cui affronta il problema della fame nel mondo: «Si les hommes consacraient autant d’intelligence. già Direttore generale della FAO. naturellement. d’efforts et d’argent à mettre en valeur les ressources de la nature qu’à préparer les moyens de s’entretuer. affrontando il tema della guerra giusta. scrive la prefazione all’edizione francese del libro di Roberto Brittain. quoique à un moindre degré d’intensité. insiste sul fatto che bisogna andare oltre la ricerca del bene comune nazionale e auspica «une structure internationale capable d’assurer vraiment la paix [. Nel internazionale luglio 1943 in una conferenza al Schuster’s Hunter College affermava: «le nazioni debbono scegliere tra la prospettiva di un caos aggravato e senza rimedio e uno sforzo strenuo di cooperazione. una democrazia specialmente durante gli anni della guerra e del dopo-guerra. solo così potranno Verso superarsi i contrasti tra le nazioni e realizzare il bene comune dell’umanità. E termina con una domanda: «est-ce que dans l’ordre de la vie politique des peuples le grand changement auquel nous sommes requis de travailler aujourd’hui n’est pas l’avènement d’une organisation politique supranationale du monde?»26. nei suoi interventi Maritain torna spesso sull’idea che oggi sia ancor più necessaria una società politica mondiale. et finalement devant la totale inhumanité de la guerre totale»25. la guerre contre la faim serait gagnée». Maritain non può essere certamente iscritto tra i neocons statunitensi. Nello stesso anno pubblica L’uomo e lo Stato24 che raccoglie una serie di conferenze tenute nel 1949 all’Università di Chicago. par l’effort des autres pays vers l’accomplisse- . E in un discorso a Palazzo Taverna a Roma il 14 luglio 1945. impegnato con pazienza e perseveranza verso un’organizzazione progressiva del mondo in una comunità sopranazionale»27.. Nel 1956. Ancora nello stesso anno. Scrive: «Les critères de la juste guerre élaborés par les docteurs du moyen âge sont devenus de plus en plus inadéquats devant les conditions de fait présentées par les guerres modernes. docente all’Università di Chicago. Une telle uniformité externe est sans signification et trompeuse. comme les techniques scientifiques ou industrielles. Maritain ripete spesso nella suo opera questo concetto. recensisce un libro di John Nef. intitolato Bien commun national et bien commun international.L A S T O R I A E N O I • • • • • • • • • 33• Orient et se répandre de par le monde.] Tout en voulant et aimant davantage.. le bien de notre peuple et de notre pays. di cui dirò più avanti. Let There Be Bread. ou toute autre technique. War and Human Progress. Come si è visto. elle n’a rien a voir avec un véritable rassemblement des hommes»23.] Il n’y aura vraiment une société des nations que lorsque les citoyens d’un pays se sentiront touchés... il nous est demandé d’aimer et de vouloir aussi le bien des autres peuples et des autres pays [.

ou un État supérieur privé de corps politique [.] La poursuite. è il suo «organo strumentale» cui sono demandate dal popolo funzioni importanti. l’ultimo. «une interdépendance essentiellement économique ne peut qu’exaspérer les besoins rivaux et l’orgueil des nations»30. attenuando poi però la portata del termine).à l’interdépendance économique de toutes les nations . Inoltre l’esistenza della bomba atomica e del suo controllo rende ancor più necessario un governo dei processi di mondializzazione.oltre .. in cui i rapporti tra Stati non sono ostacolati dalla sovranità illimitata di ciascuno. quanto piuttosto per uno Stato funzionante nell’ambito di uno spazio più grande che è quello della mondializzazione. tema tipico della modernità. scrive ancora Maritain. où aucune organisation politique mondiale ne correspond à l’unification matérielle du monde»31..scrive acutamente Maritain. capace di promuovere una pace durevole»29.•34 • • • • • • • • • L A S T O R I A E N O I ment de leur tâche ici-bas et vers le progrès de la vie humaine [.] i fondamenti di un’organizzazione sociale. Maritain non è automaticamente a favore di meno-Stato. come molti vorrebbero oggi. sta divenendo un dato di fatto. o addirittura la sua abolizione come molti (i marxisti) volevano ieri. È necessario quindi che i governi attuino secondo la volontà dei popoli perché. tra cui quella di mantenere l’ordine nella libertà e di perseguire il progresso nella giustizia sociale. Come arrivare a realizzarlo? La soluzione proposta dal filosofo parte dalla critica della sovranità dello Stato quale potere assoluto e trascendente rispetto al popolo. spinta dalla crescente interdipendenza economica. Nel capitolo VII. Il problema – l’osservazione viene fatta nel 1949 – è che.présente phase irrationnelle d’évolution politique. Egli rileva che la mondializzazione. scrive Maritain. Inoltre. come afferma più volte Maritain. anche se la sua parte più alta. d’un Super-État mondial absolu serait la poursuite . lo Stato non è una persona morale separata e trascendente rispetto al corpo politico. un’intesa tra i governi non condurrebbe ad un’intesa duratura ma ad «un super-État absolu. nella società politica l’autorità va dal basso verso l’alto. «La soi-disant souveraineté absolue des États modernes . Sia detto incidentalmente. In essa Maritain delinea «attraverso una filosofia della democrazia d’ispirazione personalista-comunitaria [. Maritain sviluppa la sua tesi arrivando a proporre un’«Autorità mondiale» che non significa automaticamente un governo mondiale. sul piano interno e su quello internazionale. Tale tesi è sviluppata nella maniera più completa nella sua opera L’uomo e lo Stato (1951).. dans l’âge moderne. considerando invece lo Stato solo come una parte del corpo politico.]»28. ma che potremmo tradurre oggi con il termine di governance (anche se lui parla esplicitamente di World Government.. basata sul pluralismo e sul rispetto dei diritti ‘naturali’ della persona. sono gli ostacoli alla pace nella ...

ciò significa che tale integrazione non si sarebbe realizzata solo attraverso le alleanze di governo. inoltre. Un’altra tesi. et une sérieuse répercussion de ces changements sur les libres affaires de beaucoup d’individus. qui ne serait pas meilleur que les autres»32. E non sarà la paura della guerra atomica. ad una democrazia internazionale. Un’intesa che perduri è solo quella voluta dai corpi politici. qui ne sont pas les plus nombreux dans le monde. che la democrazia è debole senza un capitale sociale di fiducia. . Egli scrive. opus justitiae pax – è il bene comune universale33. da Kant in poi. ma anche di alcuni analisti odierni i quali vedono nello sviluppo di una società civile transnazionale (Maritain direbbe società politica perché per lui l’ambito del politico include il sociale) la possibilità di una pace nella democrazia e. un regolamento effettivo degli attori sociali ed economici che agiscono nello spazio transnazionale. ce sera parace qu’ils auront la volonté d’accomplir une tâche commune à l’échelle du monde»37. resisi conto che il bene comune di tutti – ed in particolare la pace che è il risultato della giustizia.L A S T O R I A E N O I • • • • • • • • • 35• d’un Empire démocratique multinational. la sola che potrebbe dar vita ad un ordine internazionale stabile. alla lunga. che hanno indagato sul rapporto pace-guerra e sulle possibilità di un ‘governo universale’. afferma ancora il filosofo. i popoli. Maritain è cosciente delle enormi difficoltà perché tale idea possa realizzarsi. afferma che la pace e la democrazia possono realizzarsi con l’’esportazione’ (anche con la forza) della democrazia nei paesi in cui non c’è. Tale tesi non è lontana a quella di molti. dimenticando che l’istituzione democratica è fragile senza la crescita di una società civile che la sostenga. nous unissons des hommes»34. mais les plus attachés à faire du profit»35. centrata cioè sulla crescita di un corpo politico mondiale. quella dei neocons statunitensi. «Quand les hommes auront la volonté de vivre ensemble dans une société à l’échelle du monde. invece. a costruire una comunità politica mondiale perché «la crainte de la guerre n’est pas et n’a jamais été la raison pour laquelle les hommes ont désiré former une société politique»36. egli è cosciente che una convivenza tra popoli diversi dovrà essere pluralista e basata sul rispetto dei diritti umani. una «teoria pienamente politica». che «l’existence même d’une société à l’échelle du monde impliquera inévitablement de profonds changements dans les structures sociales et économiques de la vie nationale et internationale des peuples. Jean Monnet utilizzava le stesse parole nella sua lotta per l’integrazione europea: «Nous ne coalisons pas les États. senza cui degenera in pura amministrazione conflittuale di interessi sociali contrapposti. di ideali condivisi. per intenderci. Così Maritain respinge una «teoria puramente governativa» dell’organizzazione mondiale e propone. ma soprattutto attraverso la volontà dei popoli.

Messages. 14 Ibidem. 26 Ibidem. à longueur de temps. pp. 22 Ibidem. O. cit. in particolare il messaggio dell’8 marzo 1944. O. vol.. pp. 28 Maritain. p. p. 1192.. poco prima di morire.C. O. Ibidem. 1169. cit. VIII. 1002-1054.C. 6 Ibidem. Religion et paix.. Á travers la victoire. fondée sur la raison éclairée par la foi. 17 “Commonweal”. 25 Maritain. vol. pp. X. Paris. Suisse-Éditions SaintPaul. pp.1146-1148. cit. pp. n. vol. 19 aprile 1940. cit. 7 Maritain. nella sua opera Approches sans entraves. 1215-1255. pp. vol. 12 Maritain. O. VIII.. pp. IX.. vol. qu’il s’agit de faire. O. op. pp. p. VIII. 6. O. pp. p. 1081-1089.. 4 Ibidem. vol.. cit. 23 Ibidem. 8 Ibidem.. 21 Ibidem. 471-736.. nel 1973. 18 Messages. cit.C.. p. gennaio-marzo 1997. cit. vol. O. VI. 1051... 24 Ibidem. 937-957. op. 1178-1190.C. NOTE 1 J. 1109-1114. 1040-1042. 1166-1167. XVI. reconnaître la vérité par les esprits»38.C. op. VI.. . 1136. 366. op. cfr. 1144. 1192-1196.. Tema ripreso in. op. pp. vol. 1123-1129 e pp. pp. op. op. cit. 13 Maritain. pp. 5 Maritain. 1941-1944. op.•36 • • • • • • • • • L A S T O R I A E N O I Più tardi. 1130-1132.C. vol.C. parlando delle «condizioni spirituali del progresso e della pace» riafferma il primato dello spirituale attraverso un enorme sforzo di educazione e di rinnovamento culturale e la necessità di superare la sovranità dello Stato e guardare al bene comune dell’umanità e scrive «C’est de toute une philosophie politique et une éthique politique. 2 Ibidem. 11“Notes et Documents”. vol. 27 Maritain. cit. 19 Maritain. VII.. 15 Maritain. vol. 283-425. pp. 1183-1186. O. pp. vol.. pp. 1168-1169. 143-164. XII. O. 20 Maritain.C. p.. VIII..C. 279-306. op. Oeuvres Complètes. C. 3 Ibidem.. 9 Ibidem. Éditions Universitaires Fribourg. IV. pp. pp. cit. O. op. 16 Maritain.. op. Maritain. O. pp. cit.C. 447-448. 481-552. 10 Ibidem.

cit.C. 726. en “Maritain Studies”. . 37 Ibid. Maritain on Religion in a Democratic Society: Man and the State Revisited. 3 AprilJune 1967. 5) e con l’istituzione di “un’autorità pubblica universale. Freedom For Friendship: Maritain’s Christian Personalist Perspective on Global Democracy and the New World Order. riconosciuta da tutti. Papini. The Role of Jean Monnet. La democrazia internazionale. o. 38 Maritain. Bologna. Un’introduzione al pensiero politico di Jacques Maritain.J. vol. vol. vol. Dewan.. suscettibile di garantire a tutti la sicurezza” (82). 80-81. 352. bisogna “ordinare i rapporti economici mondiali secondo le norme di giustizia” (86. cit. O. p.. 31 Ibidem. Il Mulino. 36 Ibid.p.. p. 760. op.C. anche W. op. la Pacem in terris (1963) di Giovanni XXIII che afferma “l’ordine morale stesso esige la costituzione di un’autorità pubblica a competenza universale” (par. pp. sino al Concilio Vaticano II che con la costituzione Gaudium et spes (83-90) consacra lunghi passaggi alla costruzione di una comunità internazionale in vista del bene comune universale. “Government and Opposition”. n. aggiungendo che.. 34 Citato in R. vol.. Bonanate e R. 33 La posizione di Maritain è quella della dottrina sociale della Chiesa.. 137).C. IX. Ottawa. tra i moltissimi testi recenti. Schultz. a questo fine. XXI. p. L’homme et l’État. Cfr. e L. 706. IX. XIII. O. capace di un potere efficace.L A S T O R I A E N O I • • • • • • • • • 37• 29 R. 2. op. 2006. Mayne. 30 Maritain. 710. p.. 35 Maritain. 2005. L’homme et l’État. È sufficiente citare. O. cit. Papini. in L. Association canadienne Jacques Maritain. 32 Ibidem. Problemi politici dell’ordine internazionale. pp.

Togliatti e De Gasperi.33. Un testo che resta centrale per comprendere l’analisi delle lezioni degasperiane e togliattiane. sia pure in modo simmetrico conservatori.118 Ufficio commerciale: Via Sebino 32 A . approfondimento.De Gasperi il restauratore di Palmiro Togliatti A cura di Fabio Silvestri Il polemico saggio di Togliatti.841. innovarono e trasmisero valori.639 www.853. riflessione e nutrimento dell’azione quotidiana.699. resta attuale il richiamo all’importanza intrinseca della politica. ALBERTO GAFFI EDITORE IN ROMA Via della Guglia 69 B .24 . 06.00186 ROMA .42.Tel.Fax 06.04. intesa come studio.gaffi. 06. Un monito per l’intera classe dirigente dove la prassi cancella la politica.it . crollate le ideologie e di fronte al rischio di un nuovo sincretismo. Due portatori di politiche fondate su ideologie diverse. Oggi. apparso su “Rinascita” a cavallo fra il ’55 e il ’56 – prima dei fatti di Ungheria – viene riproposto in versione integrale.E-mail:info@gaffi.it .00199 ROMA Tel.

fu approvata da papa Onorio III con la bolla datata 29 novembre 1223. al Lyric Theatre. noiosissimi.P . Passioni addio! I partiti sono diventati S. si sono presentati in accordo perfetto. “Solet annuere”. sia pure di allegria moderata. i passaggi lirici erano stati sostituiti da formule giuridiche.da non confondere con Nuova Fase. Inviata a Roma. come faremo a distinguerlo dalle guide candidate a dirigere il Pd? Meglio lasciare perdere. dove subì ancora qualche ritocco da parte del cardinale Ugolino. B.A. La maggior parte delle S citazioni evangeliche della regola del 1221 vi erano state soppresse. Organizzato dalla rivista Quarta Fase .il Convegno è stato animato da centinaia di popolari venuti nella terra del Santo Poverello e tanto pieni di entusiasmo e di buona volontà. ma forse ritornerà. da salutare con generosi applausi quasi tutti gli interventi. anche le ripetute feste di matrimonio annunciato. da cui direttamente discendiamo . praticamente insopportabili e lontani dalla cultura quanto più pretendevano di esserne gli elitari esponenti. L’atmosfera generale era sicuramente allegra. assemblati nell’ormai famoso ‘ticket’. cattolici democratici. magari a un viaggio su un treno o su un autobus. noi popolari. I due leader del nuovo partito. adesso non c’è più. anche quelli lunghissimi. termine di cui nessuno ha spiegato l’origine e che d’ora in avanti sarà opportuno non osare tradurre mai. farebbe pensare a chissà cosa. . Il ‘biglietto’ Veltroni-Franceschini suonerebbe infatti male.S P R A Y • • • • • • • • • • 39• di P. Fu soppresso un articolo che autorizzava i frati a disubbidire ai superiori indegni»* Settembre è cominciato ad Assisi. «Finalmente la nuova regola fu pronta nella primavera o estate dell’anno 1223. Con la fine dell’estate. ma anche così l’espressione non è felicissima perché richiama irresistibilmente al ticket sui farmaci che nel Lazio prima c’era. abbiamo rinnovato i festeggiamenti per la conclusione del lungo fidanzamento con i Ds e ribadito il nostro appoggio a Veltroni e a Franceschini nella corsa verso la vittoria del Partito Democratico. donde il nome di “Regula bullata”. ma adesso tutto è e deve essere moderato. E se mai dovesse tornare.

E non avrebbe potuto essere diversamente. dove in Italia rimane leader il cattolicesimo. perfino quelli che si sono vantati di non essere cattolici adulti come De Mita. facilitazioni sui percorsi verso il Paradiso. però. Si è applaudito tutto e tutti. degli evangelici. dei musulmani e di tanti altri ancora che. quali sconti sui peccati. vanitas vanitatum. pur scegliendo il Centro-sinistra. E se non c’entra il cuore. quando ha invocato una «religione nazionale» di inquietante memoria. aveva ragione Franceschini quando nel suo intervento ha messo in guardia contro l’uso sconsiderato del plausometro per verificare la popolarità e quindi la credibilità dei politici! E però Franceschini ha detto anche che con il Partito Democratico il cuore non c’entra per niente. vuol dire che sono da eliminare anche i sentimenti. da non confondere con il secondo Comandamento che impone di non nominare il nome di Dio invano e che sicuramente. ragion per cui di religione hanno parlato un po’ tutti. riportato dal Vangelo di Matteo e che fino a ieri. ha dato tanto filo da torcere a tutti i massimi teologi dell’era cristiana. applausi e applausi.•40 • • • • • • • • • S P R A Y Nella vasta platea del Lyric. riduzioni nelle spese di viaggio e soggiorno per i luoghi di culto più frequentati e via discorrendo. Eh sì. nonostante la pubblicità faccia periodicamente oscillare l’indice di fedeltà dei credenti. quantunque insidiato da una concorrenza agguerrita come quella dei Testimoni di Geova. gli entusiasmi. siamo così stati informati dell’esistenza di un ‘mercato religioso’. Applausi. considerata l’atmosfera mistica che aleggiava a pochi chilometri dal teatro e la necessità di dimostrare che si può restare fedeli alla propria religione. al quale l’anagrafe dovrebbe impedire certe sortite e perfino Carra. attraverso promesse di vantaggi allettanti. Inizia la nuova era dei consigli politici di amministrazione e di conseguenza si annunciano tempi durissimi per tutti quelli che della passione politica hanno fatto fino a ieri. In omaggio alla nostra devozione politica. in quella famosissima fotografia dove sembra meditare con dolore sul suo partito e sulla sua stessa vita. degli ebrei. le passioni. è quel peccato contro lo Spirito «che non sarà perdonato». È vero che veniva distribuita la rivista Quarta Fase. la loro bandiera. Ma è altrettanto vero che adesso il potere viene sbandierato e non più coperto da quel pudico velo che le vecchie convenien- . degli ortodossi. e qui sta lo scoop della relazione. con la copertina dedicata ad Aldo Moro. non sono ancora in grado di ridurre in maniera preoccupante la quota di mercato dei cattolici. siamo stati edotti sul significato del termine vacuità. c’entra soltanto la ragione. Il tema del convegno verteva sull’impegno dei cattolici in politica.

e sono la maggioranza . sono tenuti da gente pagata e che alle riunioni partecipa per mestiere. Ma queste sono altri argomenti e ad Assisi non se ne è parlato. La gente che va ancora a votare. Adesso c’è perfino qualcuno che propone di risolvere il problema della sanità con un enorme ombrello assicurativo dimenticando che quel sistema assicura le cure adeguate soltanto a chi è ricco. tanto da comportarsi molto più scorrettamente dei dirigenti delle grandi aziende che prima di prendere qualche decisione di rilievo. debbono essere mostrate generosamente alle telecamere di tutti i canali. Oggi il lusso va esibito. Gli altri paesi si muovono.si debbono rassegnare a morire o a guadagnare più soldi. A dire il vero. il suo Paese. È vero che ormai i politici si sentono sempre più manager e sempre più tendono a dimenticare gli impegni assunti con i loro elettori. I tempi cambiano e non c’è nostalgia in grado di fermarli. La strada si annuncia un po’ pericolosa. Gli altri . per responsabilità sua e dei suoi improvvidi alleati impantanati nella guerra dell’Iraq. La nuova Francia di Sarkozy abbatte e alza barriere ovunque chiami l’interesse del giorno. il potere va sbandierato.S P R A Y • • • • • • • • • 41• ze e la povertà della maggior parte della popolazione italiana imponevano. Speriamo. . le piscine stile Hollywood prima maniera. Negli Stati Uniti. lo fa perché crede ancora in qualcosa e ci va gratuitamente. E in questa bella America che dovremmo prendere a modello.però. neppure verso l’Europa. che almeno i partiti non vadano in borsa come si è fatto con le squadre di calcio che i tifosi amano sempre meno. invece. di solito si consultano con gli azionisti di riferimento. mentre il mestiere di elettore non è stato ancora inventato. I consigli di amministrazione delle aziende. oltre 48 milioni di persone non sono in grado di pagarsi le cure di cui necessitano perché o sono senza assicurazione oppure ne hanno una a basso costo che non permette neppure una operazione di appendicite. stipulano alleanze sempre più disinvolte e sempre più proficue. quasi 9 milioni di bambini sono completamente privi di cure mediche perché le loro famiglie non sono in grado di pagare i premi richiesti dalle assicurazioni. realizzano accordi. nessuno sguardo è stato lanciato oltre i confini patri. sta subendo la più grave disfatta morale e strategica che mai l’America abbia conosciuto dai tempi del Vietnam. la Spagna di Zapatero può vantarsi di avere bruciato tutte le trappe e di essere diventata leader in Europa e mentre il presidente Bush confida di «avere pianto sulla spalla di Dio» ( un giorno forse riusciremo a sapere anche noi come si fa).

1999.•42 • • • • • • • • • S P R A Y Ma le primarie si fanno in Italia e niente deve distrarre dai problemi nazionali. un mistico di nome Giovanni Battista Bernardone. Gallimard. Laterza. neppure la questione sulla futura collocazione dei Democratici in Europa. nella sua terra. quasi ottocento anni fa. tr. Le Goff . Paris. It. Meglio concentraci sulle necessità di ogni giorno e ignorare che qui. San Francesco d’Assisi.Saint François d’Assise. divenuto in seguito san Francesco e proclamato patrono d’Italia.Bari. amava passeggiare nei boschi cantando in francese. . Roma. * J. 2000.

per qualche tempo e in via straordinaria. uomo politico Una proposta indecente IL PROBLEMA DELLA VECCHIAIA E UNA DISCUTIBILE IDEA PER RISOLVERLO I In un tempo lontano per l’odierna gioventù di oggi. Lo scrittore ha lasciato alle sue spalle il messaggio di Gioventù è rivoluzione.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 43• di Corrado Gorchi Docente. presidente (edizione italiana di Marsilio). in un mondo dove ci si reinventa ogni giorno con la consacrazione dell’istante e del presenzialismo. «La vecchiaia è banale e la senescenza una degenerazione». pubblicato l’anno scorso da Marsilio. ho in qualche modo collaborato a liberare lo scrittore francese Regis Debray dalle prigioni boliviane condannato per aver cercato di raggiungere la guerriglia del Che. Una proposta indecente. stretta fra droga e assenza di valori individuali e comunitari. Ma è un altro volume di Debray che mi ha interessato: Fare a meno dei vecchi. e già nel 1990 pubblicava A domani. Il giovane se la cava molto meglio del vecchio in un mondo tecnologicamente globalizzato. . Debray riflette da cittadino francese e da filosofo di formazione sul dominante invecchiamento della popolazione con il conseguente deficit nei bilanci statali. È una catastrofe la longevità? Ed è ipocrita la dizione melliflua di terza età? È vero che la vecchiaia costituisce un ‘rischio’ per il cosiddetto benessere e per il consumo. Scrive Debray che è falso ripetere che l’età non fa il vecchio. Ho letto con l’animo di una persona anziana e che in un recente passato. come è vero che un vecchio non ha più posto in una società di emulazione votata alla Mobilità permanente. scrittore. ha amministrato un grande ospizio fiorentino. come affermano gli occhi degli adolescenti invaghiti di se stessi. rileggendo De Grulle fuori dai conformismi che hanno provocato il collasso dei partiti.

La dispersione dei vecchi nel paese. oppure si senta attratto verso nuove conoscenze e nuove esperienze culturali. . ma con scarsa attenzione verso la discriminazione e la solitudine della vecchiaia. necessita di coltivare un interesse verso qualcosa che lo sproni a sentirsi partecipe e in qualche modo utile. nell’utopia di Debray. Due parole di commento: sulla situazione delle persone vecchie condivido l’analisi di Debray. Di fronte alla cultura dei giovani. Questa istituzione centralizzata è una colonia conviviale e paesaggistica. per la musica. lo sparpagliamento degli La soluzione ospizi esigono la formazione di un raggruppamento in un determinato territorio di almeno un milione di persone all’anno. Un ghetto? No. come ho incontrato vecchi desiderosi e capaci di impartire lezioni di piccolo artigianato ai ragazzi. come riconosco che ogni vecchio che non sia invalido. non esiste cultura dei vecchi. Una colonia di questo tipo permetterebbe la reintegrazione mentale del vecchio nei ritmi cosmici. Occorre affrontare la società della conservazione lottando contro la tirannia dei morti e contro il mondo vecchio (come i libri fossili). allietati da conferenze spirituali sul buddismo e sulla cosmologia. ma solo monconi di vita associativa. afferma lo scrittore. I politici si occupano della gioventù. Sono convinto che occorra dare spazio alla volontà di presenza dei vecchi con l’aiuto di giovani volontari. esclusi dai cortei. Debray è cosciente che il progetto Bioland sia in anticipo sui tempi ma egli si augura che settori illuminati dell’opinione pubblica riescano ad impadronirsene tempestivamente. È il luogo per morire con gaiezza. Nel grande ospizio fiorentino di Montedomini. lo scrittore ipotizza la cremazione generale e la trasformazione dei cimiteri in parchi. Per non sprecare terreni coltivabili. con partecipazione ai lavori di campagna. A fronte dello stato della vecchiaia esiste una soluzione? Debray risponde che esiste e propone la creazione della Bioland. Riconosco tuttavia l’attenzione del bambino verso il vecchio e la dolcezza del vecchio verso il bambino. disponibili per la medicina da Debray palliativa. non è un ospizio ma la fusione fra natura e misticismo. come sono convinto che ogni vecchio desideri restare e morire nel proprio ambiente. attraverso proposta la scelta di persone vecchie e fragili. La Bioland. ho incontrato vecchi ringiovaniti con l’interesse per la pittura.•44 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O eliminatori della morte dal proprio campo visivo e intrappolati dal presente ludico e sessuale. si nascondono dietro il vano delle finestre con la loro depressione. Osserva l’autore che mezzo milione di omosessuali mettono i legislatori ai loro piedi e milioni di anziani votanti.

L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 45• Spetta all’autorità politica assumere l’impegno di aiutare le famiglie o il vecchio solo. malgrado le proposizioni di Debray. I vecchi sono portatori della storia. i giovani urlatori rappresentano la storia futura. Ma non apprezzo il progetto di Bioland perché. è comunque utile per avviare un dibattito civile e culturale sull’invecchiamento della popolazione e il giovanilismo dilagante. Ma Bioland non può risolvere il problema della vecchiaia nell’Europa come idealizza Debray che riuscirebbe soltanto a frantumare il dialogo fra generazioni.dopo aver vissuto il . sarebbe pur sempre un ghetto moderno. . Questo libro dissacratorio e la ‘proposta indecente’ della creazione di una Bioland. una totale separazione dalla società. ponendo un limite all’età libera con l’ultima età programmata d’autorità.gioioso gioco del Divino e le facezie di una natura reincantata». ad assicurare alle abitazioni quanto tecnologicamente è di aiuto per la vita di chi è fragile. Si possono immaginare mura che circondano Bioland dove si «muore in gaiezza .

Dizionario delle opere. Il Mulino. Bologna. Gorazd Kocijancic e Giovanni Grandi (a cura di). 2003. Roma. Piero Viotto. Gabriela Häbich (a cura di). Luigi Bonanate . v v . 2005. Dizionario delle opere. Soveria Mannelli. Un’introduzione al pensiero politico di Jacques Maritain. Oriente e Occidente. 2004. 2003. Rubbettino. Piero Viotto. Antonio Pavan (a cura di). Louis Baeck. Culture. La pace in tempi di guerra. Politiche di confine nel Mediterraneo. 2005. Jacques Maritain: la politica della saggezza. Jacques Maritain. 2005. 2003. Il Mulino. Bologna. Rubbettino. Luoghi critici e saggi di applicazione di un’idea. Rubbettino. religioni e democrazia nel Mediterraneo. 2003. Rubbettino. Rubbettino.Roberto Papini. Dalla guerra di Spagna al Concilio. 2006. Soveria Mannelli. Rubbettino. L’idea di persona nel pensiero orientale. Gabriela Häbich (a cura di). Raïssa Maritain. Edizioni Scientifiche Italiane. Città Nuova. Soveria Mannelli. Memorie di un protagonista del XX secolo. Soveria Mannelli. Soveria Mannelli. Dire persona. Roma. 2004. Sviluppo: cinquant’anni di teorie e di pratiche. La democrazia internazionale. Vincent Aucante e Roberto Papini (a cura di). Ramon Sugranyes De Franch. Città Nuova Editrice. Soveria Mannelli. 2004. Napoli.ISTITUTO INTERNAZIONALE JACQUES MARITAIN ULTIMI VOLUMI PUBBLICATI Giovanni Grandi (a cura di).

nascosto. Gli itinerari della vita sembra che siano divisi in episodi. così come lo sono i piaceri che un mondo pieno di sorprese e una vita caratterizzata da ‘sempre nuovi inizi’ promettono di darci. Per la maggior parte di noi la vita sembra mutare troppo rapidamente perché sia possibile seguirne le curve e le tortuosità. mentre progettare sulla lunga distanza e pensare al futuro sembrano comportamenti totalmente azzardati.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 47• di Zygmunt Barman Sociologo e docente universitario Le sfide del nuovo secolo I VECCHI SCHEMI NON SERVONO PIÙ. e . In un contesto di questo tipo la nostra condizione è resa ancor più confusa dalle ‘reti concettuali’ che abbiamo ereditato dal passato per comprendere le realtà più problematiche. già sembrano imprese rischiose. ANCHE LE API CE LO INSEGNANO (Relazione tenuta al Convegno dei Popolari di Assisi settembre 2007) I Il XXI secolo è ancora giovane. e con velocità crescente. quando riferiamo ciò che abbiamo scoperto. Le preoccupazioni e le apprensioni riguardo ai loro esiti sono numerose (e pesanti da portare). le connessioni tra questi episodi. diventano leggibili (quando va bene) solo retrospettivamente. per non parlare delle loro connessioni causali. ma dopo aver già portato molte novità promette (o forse minaccia?) di portarne ancora altre. indecifrabile o facilmente equivocabile. non parliamo poi di anticiparle. Molti concetti e molte parole che servivano a questo scopo ora si dimostrano non più adatti. Pianificare le proprie mosse e rimanere fedeli a quanto si è ideato. Per rendere un po’ più chiaro il discorso su ciò di cui avremmo bisogno per poter ridefinire gli schemi comunemente utilizzati. in un modo che ci consenta di percepirne la logica e di riconoscerne il messaggio. Abbiamo assolutamente bisogno di nuove categorie con le quali fissare e organizzare la nostra esperienza. e dal lessico che siamo stati abituati a usare.

con tutta la nostra efficiente ed avanzata tecnologia. Come tutti gli assiomi. nessuno. per condividerlo con il resto della popolazione nativa dell’alveare. Il pensiero di seguire gli spostamenti tra i nidi o gli alveari non venne in mente né al grande pubblico né agli esperti.•48 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O sugli ostacoli che potremmo incontrare in questo processo. né gli zoologi di professione né il pubblico profano ha mai messo in dubbio l’idea che la ‘socievolezza’ di questi insetti riguardasse solo i membri della colonia di appartenenza. formiche e vespe) è stata coniata ed è entrata in uso. Si accettava come un assioma che discutibili i ‘nativi’ della colonia. molte energie e molte risorse furono investite per scoprire come gli insetti sociali riconoscono un estraneo fra di loro: lo distinguono a vista? Dal suono? Dall’odore? Da lievi differenze di comportamento? La domanda intrigante era: come riescono a fare gli insetti quello che noi esseri umani. i movimenti di 422 vespe appartenenti a 33 diverse colonie1. eliminandoli se questi avessero rifiutato di allontanarsi. avrebbero prontamente scacciato gli intrusi. che abbandonasse l’alveare di nascita per unirsi ad un altro – l’alGli assiomi veare di elezione – era vista (nei rari casi in cui la si prendeva in esame) come un’idea assurda. questa convinzione non fu mai messa in discussione né provata. era ‘logico’. ma è anche vero che strumenti del genere non erano stati messi a punto poiché la questione non sembrava nemmeno meritevole di essere indagata. Le scoperte effettuate da questi scienziati hanno cancellato stereotipi vecchi di secoli sulle usanze degli insetti sociali. ‘noi’ da ‘loro’? . Al contrario. impiegata per tracciare e monitorare. il luogo in cui essi sono nati e in cui portano i proventi delle loro scorribande alimentari. il presupposto che gli istinti di socializzazione fossero limitati a ‘parenti e amici stretti’. diamo uno sguardo alla recente avventura intellettuale di un gruppo di ricercatori della Zoological Society di Londra. coloro che erano nati in quel nido e ne erano perciò i membri ‘legittimi’. Per gli studiosi. termiti. 000 ore. Ai profani. siamo riusciti a realizzare solo parzialmente? In altri termini: come riescono a mantenere ben protetti i confini della ‘comunità’ e a mantenere separati i ‘nativi’ dai ‘forestieri’ – e cioè. in altre parole alla comunità di nascita e dunque di appartenenza. La possibilità che qualche ape o vespa operaia varcasse i confini tra una colonia e l’altra. in un arco di oltre 6. Il gruppo era dotato della più avanzata tecnologia. che si erano recati a Panama per studiare la vita sociale delle vespe che vivono laggiù. Fin da quando la nozione di ‘insetti sociali’ (comprendente api. la cosa sembrava ‘ragionevole’ Ammettiamo che i mezzi tecnici per risolvere la questione di una possibile migrazione tra i nidi (mediante il ‘pedinamento elettronico’ di singole vespe) non fossero disponibili.

malvisti. questo non dipende dalla mancanza di strumenti di indagine. Se non viene fatto alcuno sforzo per saggiare la veridicità delle ‘convinzioni diffuse’. cambia alveare nel corso della Versatlità delle sua vita: e non semplicemente trasferendosi in altre comunità in api operaie qualità di visitatori temporanei. si riducono a una proiezione sugli insetti di preoccupazioni e pratiche ‘umane. diventando quindi. Cambia così come cambiano la condizione umana e le sfide che essa propone. tende a cambiare nel tempo. L’inevitabile conclusione è stata che gli alveari studiati dal gruppo di ricerca erano di norma costituiti da una ‘popolazione mista’. quello che viene considerato ‘razionale’. ma in qualità di membri effettivi (per così dire ‘a pieno titolo’) della nuova ‘comunità’ d’arrivo: esse provvedono. La ricerca sul campo condotta dalla Zoological Society di Londra indica – ammesso che vi fosse il bisogno di tale indicazione – che in questo caso la situazione è cambiata. almeno dal punto di vista degli osservatori umani. a nutrire e ad accudire la nidiata locale. sanno fare.di quello che gli esseri umani solitamente fanno. che ha messo in dubbio la ‘naturalità’ e l’universalità dei limiti ‘innati’ della socialità […] Contrariamente a tutto ciò che si sapeva (o si credeva di sapere) da secoli. ma dal fatto che il senso comune dell’epoca non ritiene che tale verifica sia necessaria. Una volta . i ricercatori londinesi a Panama hanno scoperto che un’ampia maggioranza delle vespe operaie. le une accanto alle altre. I programmi di ricerca degli studiosi prendono le mosse dalle pratiche prosaiche degli esseri umani. istruiti e inclini a fare. all’interno dell’esperienza umana. così come quello che viene considerato ‘sensato’. se non con l’ausilio di una ‘marchiatura elettronica’ […] Le notizie provenienti da Panama introducono per prima cosa uno sbalorditivo rovesciamento di prospettiva: convinzioni che fino a non molto tempo fa erano considerate semplici constatazioni del corso naturale delle cose ora. considerate retrospettivamente. a procurare il cibo. È accaduto qualcosa.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 49• Tuttavia. Questa condizione tende ad essere prassomorfica. il 56 per cento. I problemi che si presentano nella convivenza quotidiana decidono la ‘rilevanza attuale’ delle questioni e suggeriscono le ipotesi che i programmi di ricerca tentano successivamente di confermare o di confutare. Quello che viene considerato ‘razionale’ o ‘sensato’ prende forma dalle realtà ‘esterne’ viste però attraverso il prisma delle pratiche umane . tra loro indistinguibili. troppo umane’ da parte degli studiosi (benché questo tipo di pratiche oggi sia più raro che in passato). a volte esplicitamente perseguitati. o comunque considerati con ostilità. discriminati ed emarginati. al loro interno le vespe indigene e quelle immigrate vivevano e lavoravano fianco a fianco. sono addestrati. proprio come le operaie indigene. dunque.

nel mondo» quello che essi avevano imparato a fare ed effettivamente facevano «qui. V. Questa spiegazione era tranquillizzante: dopotutto. senza tribunali né campi di permanenza per coloro che chiedono asilo politico […] In questo caso. come si può immaginare. sulle prime faticando a credere a fatti così diversi da quelli che i loro professori li avevano indotti ad attendersi. nel patrimonio delle loro nozioni più familiari e consolidate. gli abitanti del Württemberg o nostre società i Sassoni (proprio come attualmente si sta cercando di fare con gli Ossi e i Wessi . dovevano esserlo per forza. discendenti dalla stessa razza germanica e animati dallo stesso spirito germanico. hanno deciso che le vespe appena arrivate. i Bavaresi. Volendo adattare un fatto inconsueto a una visione del mondo a loro familiare. Quando poi essi hanno cercato una spiegazione convincente del bizzarro comportamento delle vespe di Panama. senza frettolose proposte di legge al riguardo. «non potevano essere veramente estranee» – estranee lo erano. il diritto dei ‘parenti stretti’ di far visita e di sostare nella casa di famiglia è comunque un diritto legato alla nascita. senza l’intervento di regie commissioni. come volevasi dimostrare. lo hanno trovato. cugini o persino fratelli. Quello che i ricercatori di Londra evidentemente hanno dimenticato o hanno evitato di dire. la natura prassomorfica della percezione umana ha portato questi studiosi a trovare «là fuori. svolto talvolta Gli esempi delle brandendo le spade e talaltra praticando il lavaggio del cervello. come immagine del vero ‘stato delle cose’. e ciò che tutti noi abbiamo nelle nostre teste. alle quali era permesso di stare nel nuovo alveare. forse […]».•50 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O che una generazione un po’ più giovane di scienziati ha portato nella foresta panamense la sua (e la nostra) esperienza delle pratiche di vita emergenti acquisite e assorbite nell’attuale cosmopolita Londra. Come può essere che le cose stiano così? – si chiedevano i ricercatori londinesi sconcertati da ciò che avevano scoperto. senza dubbio. come in molti altri. no? Altrimenti le abitanti dell’alveare le avrebbero scacciate o le avrebbero uccise seduta stante – C. autenticamente estranee: «esse erano semplicemente entrate a far parte di una comunità di vespe apparentate con loro – loro cugine. a casa loro». patria ‘multiculturale’ di diaspore tra loro intrecciate. per convincere i Prussiani. ma non così estranee come altre. essi hanno puntualmente ‘scoperto’ che il carattere fluido dell’appartenenza e la continua mescolanza di popolazioni sono la ‘norma’ anche fra gli insetti sociali. e che per questi motivi . è che ci è voluto più di un secolo di duro lavoro. o perlomeno nel nostro inconscio. e una norma apparentemente applicata con modalità ‘naturali’.i tedeschi dell’ex Germania Est e quelli dell’Ovest o con i calabresi e i lombardi) che erano tutti parenti stretti tra loro. Ma come si può essere certi che le vespe estranee fossero ‘parenti strette’ di quelle autoctone? Beh. D.

Ma per farla breve: la differenza tra le ‘mappe cognitive’ delle vecchie generazioni di entomologi.alla modernità ‘liquida’. Lo stesso discorso si può applicare a Francia. della Borgogna. Italia. di fare della Francia nel suo complesso la vostra casa comune e della terra di Francia la vostra sola patria […]. più in generale. della Bretagna. in una maggiore o minore misura esso riguarda qualsiasi territorio ‘defrontierizzato’ del pianeta ad eccezione di poche superstiti enclave totalitarie. allargare e integrare popolazioni di regni e principati fino ad allora divisi e reciprocamente sospettosi. Spagna. la Francia rivoluzionaria dovette includere lo slogan della fraternité nel suo appello rivolto ad ‘autoctoni’ di ogni tipo. gente che fino ad allora raramente aveva guardato oltre (e ancor più raramente attraversato) i confini della Linguadoca. di amarvi a vicenda. O hanno dimenticato che. e quelle acquisite-adottate dalle generazioni più giovani. arruolare. tutti i movimenti lanciati per convertire. parecchie centinaia di migliaia in Nigeria. Germania. malvista. finalizzate più a mantenere i detenuti (i cittadini dello Stato) ‘all’interno delle mura’ (i confini di Stato) che a tenere ‘fuori’ gli stranieri. Polonia. quasi un milione in Spagna. 000 perfino nella Corea del Nord. La Gran Bretagna. del Limosino. ad esempio. che nel cammino verso il moderno Stato-nazione centralizzato. è attualmente un paese di immigrazione (anche se i vari ministri dell’Interno ci tengono sempre a mostrare il massimo impegno nell’innalzare nuove dighe e nell’arginare gli ingressi). dalla modernità ‘solida’ .dedita a trincerare e fortificare il principio della sovranità territoriale. quei ricercatori. di aiutarvi a vicenda. hanno pensato bene di chiamare i loro adepti presenti e futuri con l’appellativo fratelli e sorelle […]. ora divenuti les citoyens. esclusiva e indivisibile. con le sue linee di confine sfocate e altamente permeabili. con un’inarrestabile (anche se biasimata. con le frontiere che vengono attraversate da ambedue i lati. Irlanda. riflette il passaggio dalla fase di ‘costruzione della nazione’ nella storia degli Stati moderni alla fase ‘multiculturale’ nella loro storia. del Poitou. quasi un milione e mezzo di persone nate in Gran Bretagna vivono attualmente in Australia. o. dalla Rivoluzione Francese in poi. della Guascogna o della Franca Contea […]. Fraternité. Certo. che ancora usano anacronistiche tecniche nello stile del Panopticon. collaborando nella tutela e nell’incremento del benessere comune […]. e circa 12. e a circondare i territori sovrani con frontiere impermeabili .L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 51• dovevano comportarsi come fanno tra di loro i parenti stretti: offrendo ospitalità. perciò siete pregati di comportarvi come fratelli. O hanno dimenticato. traffico umano… che procede in entrambi i sensi. ma bisogna anche tener conto del fatto che. combattuta) relativizzazione del territorio e un intenso traffico umano attraverso ogni tipo di frontiera. . secondo le più recenti stime. fratellanza: tutti i francesi sono fratelli.

Per quanto ne sappiamo. gli scenari della vita contemporanea e il filo che costituisce la trama delle singole esistenze rimarranno probabilmente proteiformi. sempre mutevoli. mentre per avere il diritto di diaspore di demarcare questa linea e di mantenerla intatta e inviolabile si combattono molte scaramucce e battaglie ‘per il riconoscimento’. così come la pratica quotidiana del mischiarsi e del convivere con la diversità. uno schema derivato dalla nostra recente esperienza di una convivenza umana caratterizzata da scenari diversi. di conseguenza. come le vespe di Panama. nel futuro. questa tendenza potrebbe anche mantenersi indefinitamente. assorbendo i nuovi arrivati senza conflitti e senza patire delle defaillance per la parten- . variegati e caleidoscopici per molto tempo. e ognuno di essi doveva accettare un continuo rimescolamento nella sua popolazione. il ‘dentro’ dal ‘fuori’. Noi sperimentiamo la vaghezza della linea che separa l’’interno’ dall’’esterno. che il fatto di definire. religiose e di stili di vita. elaborare e mettere in pratica delle regole di mutua ospitalità sarebbe a un certo momento divenuto una necessità per la specie umana. Nel tentativo di dare un senso allo stato attuale della nostra coabitazione planetaria come esseri umani.•52 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O La popolazione di quasi ogni paese. è una collezione di diaspore. oggigiorno. La maggior parte degli stati sono ormai usciti dalla loro fase di ‘costruzione della nazione’ e dunque non sono più interessati ad ‘assimilare’ gli stranieri in arrivo (cioè. D’altra parte. ogni alveare sembrava riuscire a cavarsela piuttosto bene. è stato per un caso che le vespe di Panama hanno ‘fatto storia’ come la prima ‘entità sociale’ alla quale sia stata applicata il nuovo schema cognitivo (precoce e non ancora riconosciuto né approvato). diviene la sfida più rilevante del nostro tempo. Ma più precisamente. Noi tutti già siamo. il prendere in prestito i modelli e le categorie che i ricercatori a Panama hanno dovuto applicare per conferire un senso alle loro scoperte potrebbe non essere un’idea malvagia. In effetti. una sfida che esige la risposta più urgente e ponderata possibile. La popolazione di qualsiasi città di media grandezza è oggigiorno un aggreUna collezione gato di differenze etniche. secondo una tendenza probabilmente destinata a durare in futuro. o presto diventeremo. nessuno degli alveari studiati aveva gli strumenti per mantenere impermeabili i propri confini. a forzarli ad abbandonare la loro peculiare identità per ‘dissolversi’ nella massa uniforme dei nativi). Ciò che era stato predetto più di due secoli fa da Immanuel Kant (e cioè. La composizione delle oltre duecento ‘entità sovrane’ presenti sulla mappa politica del pianeta ricorda sempre più quella dei trentatré alveari studiati nella spedizione scientifica della Zoological Society di Londra. O meglio. dove la linea fra insider e outsider non è affatto evidente. per il semplice motivo che tutti noi abitiamo sulla superficie di un pianeta sferico) è divenuto realtà.

o a cercare di riempire. che la cosa ci rallegri o ci spaventi. costituisce per i potenti e per gli arroganti una costante tentazione a riempire. Ogni alveare doveva far fronte ai vari problemi più o meno da solo. sebbene l’alta frequenza nel ‘turnover del personale’ verosimilmente assicurasse che il know-how acquisito da ciascun nido potesse (come di fatto accadeva) viaggiare liberamente e contribuire alla sopravvivenza di tutti gli altri alveari. senza alcuna coercizione o propaganda. risulta essere di impaccio piuttosto che di aiuto. intellettuali.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 53• za dei membri di lunga data. gli esseri umani sparsi fra le oltre duecento ‘entità sovrane’ note con il nome di ‘Stati’ sono ormai in grado. Per prima cosa. sembra un paraocchi. non si possono più sovrapporre. nel nostro disperato sforzo di comprendere le dinamiche degli eventi planetari. riguardo alla sua influenza e peso. senza l’intervento di alti ufficiali o di comandi in capo. . In secondo luogo. in sostanza. i ricercatori londinesi non sembrano aver trovato evidenze concrete di guerre tra gli alveari. senza fare riferimento a un centro […] E che lo ammettiamo o no. gerarchia. potrebbe non durare a lungo. Le concentrazioni locali di poteri e influenze economiche. artistiche non sono più (se mai lo sono state) coincidenti. di vivere senza un centro . sulle quali i colori delle entità politiche segnalano il loro ruolo e la loro importanza nei termini – rispettivamente – dell’industria globale. Dunque. almeno per un certo tempo. essi hanno intuito che il coordinamento e la cooperazione indiretta tra gli insetti sociali di Panama si sono realizzati. a quanto pare. dovremmo applicare i colori che usiamo con parsimonia. degli investimenti. Le mappe del mondo. all’osservazione non risultava nulla di simile a un ‘centro degli insetti’ capace di regolare il loro traffico – né qualsiasi altra cosa che potesse esercitare questa funzione. in modo da poterli lavare via. il flusso di ‘quadri’ sembrava poter costituire una forma di compensazione per gli eccessi o i cali della popolazione nei singoli nidi. prima intimamente connesse e collegate è stato (forse irreparabilmente) infranto. piuttosto che una fonte di luce. La ‘centralità’ del ‘centro’ è stata destrutturata e il nesso tra sfere di autorità. superiorità e inferiorità. Infine. Inoltre. del commercio. come era in passato. delle scoperte scientifiche e delle creazioni artistiche. militari. Gli strumenti sviluppati e applicati nella ricerca sulle vespe di Panama potrebbero essere molto più utili allo scopo.anche se l’assenza di un centro globale manifesto. dotato di ogni potere e di un’autorità indiscussa. poiché l’attuale posizione gerarchica di ciascun territorio. della potenza militare. la vecchia e tenace abitudine di elaborare un’immagine mentale degli equilibri del potere mondiale ricorrendo a strumenti concettuali come centro e periferia. E per rendere queste mappe ancora utili in futuro. questo vuoto.

uguali e anche fratelli. il conforto e l’aiuto vicendevole sono diritti di nascita. Ed è forse per questa ragione che le supposte condizioni della felicità individuale vengono progressivamente rimosse dalla sfera sovraindividuale della Politica ‘con la P maiuscola’ e trasferite verso la ‘politica di vita’ individuale. un destino ed un dovere individuale.•54 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O Quando fu proclamato per la prima volta. la loro autoevidenza. doveva essere praticata individualmente. Mentre gli individui avevano bisogno di acquisire e sviluppare l’arte di vivere felicemente. realistica premessa di tale filosofia di vita. poiché per i fratelli la reciproca solidarietà. dipendeva dalla configurazione della ‘collettività’ – della società intesa come casa comune. ciascun individuo applicando ad essa le risorse di cui disponeva. interesse condiviso e prodotto degli sforzi di les hommes et les citoyens. implicava come un fatto scontato che fosse dovere della collettività fornire e preservare le condizioni favorevoli per la ricerca della felicità. ma il richiamo a perseguire la felicità era indirizzato allo stesso modo agli individui e alla società nel suo complesso: la possibilità che questa ricerca ricevesse una risposta adeguata. Il cambiamento riflette le mutevoli condizioni di vita che derivano dai processi ‘liquido-moderni’ di . assiomatiche (poiché considerate autoevidenti) premesse sostenevano quel triplice progetto. un interesse. La ricerca della felicità non aveva alcuna possibilità di essere elevata al rango di un diritto genuinamente universale. Due tacite. Il programma di libertà. così concepita. per l’opinione comune così come per i prodotti raffinati che gli intellettuali ne sanno ricavare. Fraternité era una frase sintetica che espriIl messaggio meva allo stesso tempo una filosofia di vita. nel clima eccitato della rivoluzione in Francia. se questi poteri non si fossero davvero interessati ai parametri di una ‘buona società’ – e tra di essi. o stanno rapidamente perdendo. una dichiarazione di intenti ed un grido di guerra. perché divenissero alleati dei cittadini-apprendisti. i più rilevanti e decisivi erano l’eguaglianza e la fraternità. L’altra premessa sottaciuta ma accettata come assioma. era la necessità di condurre la battaglia per la felicità su due fronti. La felicità è un diritto umano. considerata come l’ambito di iniziative essenzialmente individuali. mentre della Rivoluzione la ricerca della felicità è un’inclinazione umana naturale ed univerfrancese sale – così suonava la tacita. e per raggiungere la felicità. Egalité. lo slogan Liberté. non un privilegio che debba essere guadagnato e garantito solo a tale condizione. gli esseri umani devono essere liberi. i poteri che dettavano le condizioni per l’esercizio effettivo di quell’arte dovevano essere essi stessi riformati. in cui risorse individuali vengono utilizzate principalmente (se non esclusivamente) in chiave individuale. gli uomini/cittadini. uguaglianza. fraternità. Sono queste premesse del vincolo intrinseco e infrangibile tra la qualità della collettività e le opportunità di felicità individuale che hanno perso. La ricerca della felicità era una questione.

la ‘stella della parità’ brilla sempre di più. L’idea di distribuire la ricchezza. è una ‘eguaglianza’ ridotta al semplice diritto al riconoscimento. Réseau (‘Sicurezza. con ogni evidenza. pubblicato nel 1929. insieme al graduale ma continuo smantellamento delle reti di sicurezza e delle forme di garanzia contro la sfortuna un tempo progettate. all’’esternalizzazione’. gli agi e le speranze di vita. mentre quella dell’eguaglianza impallidisce. o qualunque altra modalità di dismissione delle funzioni che nel passato erano state assunte ed esercitate da istituzioni pubbliche). al diritto ‘di essere’ e ‘di essere lasciati soli’. tutto ciò sta sparendo dall’elenco dei presupposti e degli obiettivi realistici della politica. Egalité. la perdita di sicurezza. Rete’). le diverse varietà delle società ‘liquido-moderne’ si adattano alla permanenza di una diseguaglianza economica e sociale. realizzate e mantenute dalle istituzioni pubbliche. o per meglio dire.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 55• deregulation e privatizzazione (e cioè. e ancor più l’idea di spartire in modo equanime i compiti e i benefici che la vita in comune comporta. Il valore della ‘sicurezza’ è il valore che fa oggi a gomitate con il valore della ‘libertà’. I rischi presenti nella individualizzazione e nella privatizzazione della ricerca della felicità. Parità. nel suo Das Unbehagen in der Kultur (‘Il disagio della civiltà’). e angosciante il grado di incertezza che ne deriva. anche se il prezzo da pagare è un certo grado di liberta personale in meno. Nella costellazione attuale delle condizioni (e anche delle aspettative) di una vita decente e piacevole. In meno di un secolo. senza essere stati consultati in proposito) esorbitante – insostenibile e inaccettabile. affrancati a forza. universalmente condivisa viene gradualmente rimpiazzata dall’idea di una diversificazione senza limiti: e il diritto all’eguaglianza è rimpiazzato dal diritto ad essere e a rimanere diversi senza che ci vengano per questo negati dignità e rispetto. La visione delle condizioni di una vita uniforme. diversa dall’’eguaglianza’. il continuo progresso della libertà personale di espressione e di scelta ha raggiunto un punto nel quale il prezzo di questo progresso. La ‘parità’ è. ha sottolineato per primo il ‘tiro alla fune’ e il ‘funambolismo’ tra due dimensioni egualmente indispensabili e desiderate ma difficilmente conciliabili. Parité. agli ‘appalti’. sono enormi. Fraternité a Securité. il benessere. Il compromesso che siamo soliti chiamare ‘civiltà’ ha compiuto il suo corso da quando Sigmund Freud. inizia ad essere considerato da un numero crescente di individui ‘liberati’ (o forse. . il ricorso alla ‘sussidiarietà’. La formula che attualmente si sta imponendo per indicare il (di per sé immutato) fine della ricerca della felicità potrebbe essere indicata come uno spostamento da Liberté. ha acquisito un fascino particolare e potere di seduzione. Una vita permeata da un po’ più di certezza e sicurezza. Sempre più.

che loro non possono essere ciò che ritengono di essere. Le guerre di riconoscimento prendono il posto delle rivoluzioni: il fine delle lotte in corso non è più la forma del mondo che verrà. o destinata a essere frustrata – e fin troppo spesso con modalità crudeli. «Un atto è umiliante . in definitiva implica: il riconoscimento del diritto a partecipare al gioco. l’esperienza del ‘non sentirti all’altezza’. incontrando poca resistenza e al massimo un’opposizione marginale e confusa.se decisamente ignora o contraddice le rivendicazioni avanzate da particolari individui.brutalmente dimostrato con parole. Umiliazione è l’esperienza che vive un gran numero di persone alle quali «prerogative umane come la capacità di agire. in molti casi. Questo è ciò che la ‘parità’.secondo la definizione di Dennis Smith2 . ne consegue un senso di prigionia o di esclusione. Ma è. ma solamente l’ammissione al tavolo da gioco.e alle quali dunque viene . accompagnato da disistima e depressione. azioni e fatti. obsolete. non sono più in discussione le regole. così come dalle lobby capaci di plasmare l’immaginario collettivo. di non essere capaci di realizzare quello che molti altri riescono ad ottenere senza sforzo […] Nella lapidaria versione di Richard Rorty. imprigionati. gruppi o società sul loro status. Il diritto all’autorealizzazione tende ad essere rapidamente reinterpretato come obbligo di affermarsi. ed il fallimento nella richiesta di legittimità e approvazione per la condizione di vita praticata (o desiderata) tende ad essere interpretato dagli altri e dagli stessi protagonisti dell’insuccesso come la prova di una loro inadeguatezza. lenta. Il problema è che la ricerca del riconoscimento è. bloccati ed espulsi»3. irridenti e umilianti. innanzitutto e soprattutto. La devastante consapevolezza dell’umiliazione deriva dallo scontro tra l’idea dominante di un diritto universale all’autoaffermazione e la realtà di fatto dell’impossibilità assoluta di ottenere rispetto per il modo in cui ciascuno ha scelto. l’avatar emergente dell’idea di imparzialità. oppure un furioso desiderio di vendetta. vengono celebrate a gran voce. sul loro ruolo e sulle loro aspirazioni». Alla soglia del XXI secolo Dennis Smith sugge- . ecco che le differenze ‘orizzontali’ si moltiplicano. senza valore»4. ma la possibilità di acquisire un ruolo accettabile e accettato in quel mondo. o ha dovuto adattarsi a vivere. elogiate e attivamente promosse dai poteri politici e commerciali. la sicurezza e il riconoscimento sono negate . la libertà. aleatoria. bruI diritti negati tali. evitando un verdetto di esclusione. «il miglior modo per causare alle persone un dolore persistente nel tempo è umiliarle facendo apparire le cose per loro importanti futili. L’umiliazione è l’esperienza dell’essere ingiustamente e irragionevolmente messi da parte.•56 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O Mentre le disuguaglianze ‘verticali’ nell’accesso ai valori universalmente approvati e agognati tendono a crescere ad un ritmo costantemente accelerato. o evitando che questo verdetto venga emesso in futuro.

Per lo stesso motivo. il passaggio dalla fratellanza alla rete… Se la ‘fratellanza’ implica una preesistente struttura che deterDalla fratellanza mini e definisca a priori delle norme vincolanti di condotta. senza alcuna durata prestabilita. Una persona ‘A’ e una persona ‘B’ possono appartenere entrambe alla medesima rete di ‘C’. Diversamente da un gruppo o da qualsiasi altro tipo di ‘complesso sociale’. degli alla rete atteggiamenti e delle regole di interazione. ‘strutture’. come le lumache trasportano la loro casa. fondati sulla nascita o su una scelta. L’‘appartenenza’ viene ridotta da ‘premessa’ a ‘conseguenza’ dell’identità e segue immediatamente e senza fornire resistenza le successive rinegoziazioni e ridefinizioni dell’identità. ‘società’ o . Attraverso le reti. le chiese o i quartieri urbani. e vengono mantenute in vita (o piuttosto. Il sempre più frequente ricorso alla metafora della ‘rete’ per i termini più comunemente usati in passato nelle descrizioni delle interazioni sociali (termini come ‘sistemi’.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 57• risce che il risentimento che ne deriva «rende l’umiliazione ancor più esplosiva che il semplice sfruttamento. fluide come l’identità del suo ‘perno’. le reti offrono al loro proprietario/amministratore la confortante (anche se fondamentalmente illusoria) sensazione di un completo e sicuro controllo sui loro obblighi e vincoli di fedeltà. attorno al suo corpo. asservimento e alienazione»5. senza vincoli e non gravati dal peso degli impegni a lungo termine.una situazione inconcepibile all’interno delle ‘totalità sociali’ come le nazioni. In netta contrapposizione ai ‘gruppi di appartenenza’. La più ovvia caratteristica delle reti è comunque la particolare flessibilità del loro raggio d’azione e la straordinaria facilità con la quale la loro conformazione può essere modificata: gli elementi individuali possono essere aggiunti o rimossi con uno sforzo non maggiore di quello richiesto per inserire o cancellare un numero di telefono dalla rubrica del nostro cellulare. la sua sola componente stabile e irrinunciabile. Legami estremamente fragili collegano le unità di una rete. le ‘reti’ (networks) non hanno nessuna storia alle spalle: le reti nascono nel corso dell’azione. sebbene ‘A’ non appartenga alla rete di ‘B’ né ‘B’ a quella di ‘A’ . l’‘appartenenza’ diviene un sedimento (tenue e incerto) dell’identità personale. Infine. le relazioni stabilite e mantenute secondo il modello della rete si avvicinano all’ideale di una ‘relazione pura’: a legami elementari e non impegnativi. del suo unico creatore. Si presume che ogni individuo si porti dietro la sua rete. la rete fa riferimento e si basa sugli individui – poiché l’individuo che la tesse è il perno. proprietario e amministratore. vengono continuamente ricreate/resuscitate) solo grazie alle successive interazioni tra i membri.

Suggerisce. con un’inclinazione estrema verso uno dei due valori. in altre parole. Non si dà una cura radicale. invece di un ‘progresso lineare’ verso una maggiore libertà e sicurezza. né i pericoli. ad esempio. egualmente indispensabili per una vita umana dignitosa. il sentimento di incertezza prevale sul timore per la mancanza di Le insidie libertà (anche se nessuno può dire quanto durerà questa tendenza). mentre la sicurezza tende ad affiancarsi al concetto di limitazioni della libertà. e l’equilibrio perfetto tra loro deve essere ancora trovato. Questa congenita ‘incompiutezza’. e che raramente si possa attribuire loro una qualche consistenza nel tempo. in direzione del secondo. sono difficili da conciliare. come le ‘reti’. che le ‘totalità’ odierne. Quindi. perché gli sforzi per costruire la propria identità oscillano affannosamente – non potrebbe essere altrimenti . l’inevitabile permanenza del compito dell’autoidentificazione. né le opportunità. si trasforma in un compito a vita. Il processo di ‘formazione delle identità’ diventa essenzialmente una rinegoziazione senza fine di reti… Io sono dell’idea che le ‘identità’. al contrario. Se le ‘strutture’ tendono a comprimere e a racchiudere. modificata. provoca una gran quantità di tensioni e di ansia. La libertà. restringere. siano più fluide di quanto non fossero o di quanto non si pensava che fossero. Poiché noi patiamo sia l’incertezza che la mancanza di libertà. contenere – l’idea di ‘rete’. a quanto pare. La ‘formazione delle identità’.tra due valori umani egualmente centrali: la libertà e la sicurezza. rimangano in uno stato fluido. Attualmente. in lotta per il riconoscimento. si accompagna al concetto di insicurezza. poiché non smettono mai di cambiare né le condizioni di vita. poi con un allontanamento da esso. e tende ad essere. siano sempre in fieri. dopotutto. rimanda al gioco perpetuo del connettere e disconnettere. un’ampia maggioranza delle della paura persone si dichiara disposta a rinunciare ad alcune libertà civili per . in molte o forse nella maggior parte delle aree del pianeta. mai ultimato: in nessun momento della vita si dà un’identità ‘finale’ Rimane sempre un ulteriore compito di riadattamento. Questi valori. ed è probabile che questo si realizzerà anche in futuro: prima. In Gran Bretagna. o più correttamente la loro ‘ri-strutturazione’. quando i termini ora in declino erano stati coniati e adottati. Per questo tipo di ansia. a dominare.•58 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O ‘comunità’) riflette (benché non sempre consciamente) l’idea che le ‘totalità sociali’ abbiano dei confini incerti. sussistano oggi esclusivamente in un processo di continua rinegoziazione. La più ovvia prerogativa di una rete è la formidabile flessibilità dei suoi contenuti – la straordinaria facilità con la quale la sua conformazione può essere. non c’è un facile rimedio. possiamo notare che storicamente si è dato un movimento ‘a pendolo’. è difficile che ci possiamo accontentare di qualsiasi combinazione in parti diverse della sicurezza e della libertà.

possiamo notare un’altra somiglianza rilevante tra il modo in cui vivono le vespe di Panama e quello in cui viviamo noi… In una Gli sciami e noi società liquido-moderna gli sciami tendono a rimpiazzare i gruppi –. finora ostinatamente rifiutate in Gran Bretagna in nome della libertà individuale e del rispetto della privacy. Viene delegato sempre più all’iniziativa dei singoli ‘io’ connessi in rete e alle loro iniziative e operazioni di connessione/disconnessione. sembrano correre in parallelo con la centralità emergente di un ‘io’ rimasto orfano. quotidiana degli individui sia divenuta casuale. È il ‘Sé’. desideri. saldamente strutturati e potentemente ‘strutturanti’. Significa soltanto che la non casualità. sempre in nome della sicurezza.caratterizzati dalla presenza di leader. non più con gli stratagemmi impositivi. i più sono pronti ad accettare l’introduzione di carte d’identità. sventolando la bandiera con scritto «più sicurezza». ambizioni e timori. si disperdono. Il compito di tenere insieme la società (per quel che può significare ‘società’ in condizioni della modernità liquida) viene ‘esternalizzato’. ora è l’io che si sforza o che è costretto ad assumere la funzione di centro della Lebenswelt (l’interpretazione privatizzata/individualizzata/soggettivizzata dell’universo). Nel vuoto lasciato da autorità in ritirata e sempre più evanescenti. si radunano nuovamente secondo le cir- . l’ordine pubblico e le catene di comando – gli strumenti preferiti dalle ‘totalità’ del passato. il rapporto fra le attuali autorità politiche e gli individui loro soggetti è modellato nel segno di un’intesa reciproca e di azioni coordinate. così si auspica) le minacce alla sicurezza. Lo smembramento e la disabilitazione dei ‘centri’ tradizionali. routinaria. Tutto ciò non significa che la condotta ‘normale’. illogica e scoordinata. essi si formano. i più vogliono che le autorità statali abbiano il diritto di intercettare telefonate private e di aprire la posta personale… E sempre per lo stesso motivo. che puntavano a essere ‘maggiori della somma delle loro parti’ e perciò erano inclini a comandare/allenare/addestrare le loro ‘unità umane’ a una condotta ripetitiva. sovraindividuali. la logicità e la coordinazione di azioni intraprese individualmente può essere (e di norma è) raggiunta attraverso mezzi diversi dagli espedienti in auge nella modernità solida. di una gerarchia di autorità e un ordine interni. assegnando alle sue parti una diversa rilevanza a seconda dei propri bisogni.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 59• ridurre (almeno. Lo sciame può fare a meno di tutte quelle redini e stratagemmi senza i quali un gruppo non si costituirebbe né sarebbe in grado di sopravvivere. a disporre il resto del mondo come una propria periferia. Gli sciami non hanno bisogno di portarsi sulle spalle un simile kit di sopravvivenza. Avendo considerato tutto ciò. saldamente regolata. ora. disciplinata. ‘appaltato’. In nome di una maggior sicurezza personale. o semplicemente rinviato all’ambito della politica individuale della vita quotidiana.

In uno sciame non vi è scambio. somme di unità che si muovono autonomamente. Per questa sua capacità di confortare e rassicurare. Gli sciami non sono squadre. sul fatto di supporre che così tanti esseri umani senzienti e pensanti non potrebbero ingannarsi. sia quelli ereditati che quelli intessuti nel corso di interazioni personali. lo sciame è il migliore sostituto .vi è solo la prossimità fisica e la direzione grosso modo coordinata dei movimenti simultanei.in fondo altrettanto efficiente . guidati da criteri provvisori e attratti da obiettivi mutevoli e in movimento. di permettere loro di ultimare ciò che vanno facendo. e abbisogna dell’intero set di strumenti e di competenze necessari per eseguire l’intero lavoro. dal momento che uno sciame considerevolmente ampio la segue. ignorano il principio della divisione del lavoro. dall’inizio alla fine (nel caso degli sciami di consumatori. Ovunque i legami interumani. Ogni unità dello sciame riproduce i movimenti attuati dalle altre mentre svolge da sola tutto il suo lavoro. gli sciami non hanno vertici. questo lavoro consiste appunto nel consumare). o meglio. di queste unità capaci di pensare e di provare sentimenti. tutti quanti insieme. di regola. o il cui originale è stato scartato dopo l’uso e non può più essere rintracciato. il carattere rassicurante del volare-in-sciame si basa sulla fiducia nei numeri: sul fatto di credere che la direzione del volo sia quella giusta. non vi è una particolare forma di divisione del lavoro. dei legami umani Liberati dal loro inquadramento istituzionale (ora censurato e dete- . che si manifesta nell’imitazione dei comportamenti e del movimento in una certa direzione. Qui. In uno sciame. Il modo migliore per raffigurarli è di pensare alle immagini seriali di Warhol.•60 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O costanze. è solamente la direzione del loro volo attuale che colloca alcune delle unità dello sciame . non più a lungo che per la durata di un singolo volo. Essi non sono (a differenza dei gruppi animati da intenzioni condivise) niente di più che ‘somme delle loro parti’.non vi sono detentori di particolari (e preziose) abilità e risorse il cui compito sarebbe di aiutare le altre unità. collegate solamente da una ‘solidarietà meccanica’.dell’autorità dei leader all’interno di un gruppo. Il potere di seduzione di tali obiettivi mutevoli è una regola sufficiente per coordinare i loro movimenti. o di supplire alle lacune o incapacità dei singoli. perdono le loro precedenti protezioni istituzionali.ognuna in moto per conto proprio . nello stesso frangente. ogni unità è un factotum. rendendo superfluo ogni comando o altro procedimento ‘dal vertice’ Di fatto. non vi sono specialisti .nella posizione di ‘leader’ da ‘seguire’: da seguire. né cooperazione. né complementarità . o anche solo per un tratto di esso. che si perpetuano all’infinito senza un riferimento a un ‘originale’. le quali ora vengono viste sempre più come vincoli frustranti e insopFragilità portabili della libertà di scelta e di autoaffermazione degli individui. Nel caso degli esseri umani.

ciascuna delle forme che assume patisce delle contraddizioni interne più o meno acute. come per esempio l’aggregarsi e il chiamarsi fuori. che solo il sigillo dell’approvazione sociale. la routine e la spontaneità – tutti questi opposti sono esemplificazioni o derivati di una ‘meta-opposizione’. Si suppone che il prodotto della creazione del sé. impresso da una comunità (o da più comunità) di riferimento può offrire. ma il prodotto complesso e instabile di una continua interazione tra il desiderio di libertà individuale nella creazione del sé e l’altrettanto forte aspirazione alla sicurezza. irrimediabile incertezza e di continua esitazione ogni apprendista dell’arte di vivere. non è un processo unidirezionale.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 61• stato come fosse una ‘gabbia’ o una ‘prigione’). ciascuna è affetta da una mancanza di fiducia in se stessa. ma terribilmente difficili da conciliare e concretamente non perseguibili in egual misura. e l’interazione tra un mondo sempre mutevole e le ugualmente instabili autodefinizioni degli individui che tentano di stare al passo di condizioni di vita mutevoli. L’identità è costantemente in statu nascendi. una fiducia che potrebbe venire solo da un’aspettativa che coprisse l’intero arco dell’esistenza. François de Singly6 elenca i dilemmi che oggigiorno tendono a gettare in uno stato di acuta. In una notevole sintesi delle esperienze di vita più comuni della nostra società individualizzata. l’imitazione e l’invenzione. fragili e nella maggior parte dei casi hanno vita breve. contrariamente a un’opinione universalmente condivisa fino a poco tempo fa e ancora frequentemente sostenuta. sottili. soggettivo e oggettivo. l’identità non può in nessun caso essere intimamente coerente. o perfino completamente opposti. il processo operato dall’arte della vita sia l’’identità’ del creatore. Potremmo osservare che la stessa ‘socializzazione’. i legami diventano vaghi. Come suggerisce Claude Dubar7 ‘l’identità non è che un risultato nello stesso tempo stabile e provvisorio. nello stesso momento. E François de Singly8 suggerisce correttamente che nello studiare le identità odierne le metafore delle ‘radici’ e dello . biografico e strutturale. Date le contraddizioni che la creazione del sé si sforza invano di risolvere. La tensione fra i due momenti raramente si allenta e quasi mai svanisce del tutto. di differenti processi di socializzazione che simultaneamente formano gli individui e producono le istituzioni’. di una contraddizione di fondo nella quale la vita individuale è iscritta e alla quale non può sottrarsi: l’opposizione tra sicurezza e libertà – entrambe ardentemente desiderate. ciascuna in misura maggiore o minore risulta insoddisfacente e suscettibile di mutamento. Gli scopi della vita non possono che oscillare tra obiettivi reciprocamente incompatibili. né può in alcun momento dare a pensare di aver conseguito una sua completezza senza lasciare spazio (né l’impulso) a ulteriori miglioramenti. individuale e collettivo.

Tutto sommato. e per questo motivo è screditata come se fosse un sintomo di auti- .•62 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O ‘sradicamento’ (e aggiungerei. L’autoaffermazione è vista come un diafano parto dell’immaginazione. distanti tra loro. dovrebbero essere abbandonate e rimpiazzate dai tropi del gettare e del levare le ancore. La scelta del porto nel quale l’ancora sarà gettata la prossima volta sarà con ogni probabilità determinata dal tipo di carico che la nave trasporta: un porto che va bene per un certo tipo di cargo può essere completamente inadatto per un altro. le ancore invece sono solo un attrezzo ausiliario di un’imbarcazione in movimento. esse possono essere gettate con uguale facilità in molti porti di sbarco. le radici definiscono e determinano anzitempo la forma delle piante che da loro cresceranno. se viene messa alla prova. Il libro di bordo della nave e/o la testimonianza del capitano. immagini che implicano una visione drastica dell’emancipazione dell’individuo dalla tutela della comunità di nascita nonché il carattere compiuto e irrevocabile di tale atto. né la quantità di risorse di cui essa dispone. invece. escludendo la possibilità di altre forme. o perlomeno di un numero crescente di identità contemporanee. allo stesso modo agli ‘io’. per affinità. Proprio come le navi che gettano l’ancora successivamente o in modo intermittente in vari porti di sbarco. nel gettare l’ancora. ciascuna ‘comunità di riferimento’ determina le sue richieste per il tipo di documenti che devono essere presentati. vengono issate sperando che possano essere gettate nuovamente altrove: e di fatto. Se le Fenomeni radici sono state strappate dal terreno in cui erano cresciute. è migratori probabile che secchino e muoiano: l’eventualità (molto improbabile) che rinascano avrà del miracoloso. Le ancore. nelle ‘comunità di riferimento’ nelle quali cercano di essere ammessi durante la loro continua ricerca di un riconoscimento e di una conferma. l’emancipazione del sé e la sua effettiva autoaffermazione hanno bisogno di comunità assertive ed esigenti. In realtà. e a ogni fermata successiva il passato personale (accresciuto dalle registrazioni delle fermate precedenti) viene riesaminato e nuovamente valutato. molto frequentemente. diversamente che nei casi dello ‘sradicamento’ e dell’’esclusione’. è destinata a essere sconfitta. vengono controllate e approvate le credenziali ad ogni fermata. o anche solo di decisivo. Inoltre. non c’è nulla di irrevocabile. il tropo dell’’esclusione’). la metafora delle ancore coglie quello che la metafora dello ‘sradicamento’ trascura o non esprime: l’intreccio di continuità e discontinuità nella storia di tutte. sono il tipo di documenti da cui dipende questa approvazione. e non determinano le qualità della nave. Le fasi temporali che separano il gettare l’ancora dall’issarla di nuovo costituiscono degli episodi nella traiettoria della nave. Paradossalmente.

Egli ci mette in guardia contro l’idea che le ‘collettività di appartenenza’ siano necessariamente ‘comunità di integrazione’. Il concetto della ‘comunità di integrazione’ si collega a una serie di restrizioni imposte al movimento e al mutamento: tale comunità era essenzialmente una forza conservatrice (conservava. cosi che gli insider non siano disturbati né . è oggi ‘utilizzata primariamente come una risorsa dell’ego’. È meglio concepirle. Si riferisce al rafforzamento di una condotta uniforme e monotona. potremmo dire. come una serie di stazioni o di locande che marcano la traiettorie dell’ego impegnato a formarsi e a ri-formarsi. determinata nel tempo e nello spazio. della fiducia e della capacità di agire individuali. della novità e del cambiamento al fine di cambiare. mantenendo all’interno i reclusi. quel comandante supremo di un carcere) è stato riadibito ad ‘escludere e a mantenere fuori’. Era di casa in un contesto rigidamente amministrato. come un necessario accompagnamento del progresso dell’individualizzazione. ovvero impedendo agli di integrazione estranei di entrare e al tempo stesso ai membri di infrangere le norme per sfuggire alla morsa della routine. un correlato logico dell’autocostituzione.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 63• smo o un caso di autosuggestione. ‘L’appartenenza’. Oggi. egli indica. ciò che è ingannevolmente simile nella forma agli strumenti panottici ortodossi (e spesso è scambiato per un’altra versione dell’orwelliano ‘Grande Fratello’. E quale vantaggio comporterebbe tutto l’impegno profuso per l’autorealizzazione. Esso controlla i movimenti di outsider malvisti e indesiderati per mantenerli al di fuori. dal punto di vista della posizione. gli strumenti panottici ereditati nella loro forma tradizionale dalla passata ‘modernità solida’ sono impiegati principalmente nella ‘periferia sociale’: per impedire agli esclusi di rientrare nel flusso principale.scopo e momento conclusivo del processo – non avvenisse? Ma una conferma capace di completare il lavoro dell’autocreazione può essere offerta solo da un’autorità: una comunità nella quale sia importante essere ammessi proprio perché essa ha il potere di rifiutare l’ammissione… Una richiesta di appartenenza è. strettamente controllato e presidiato – ma non lo è più nel mondo liquidomoderno. quindi. Altrove. un’estensione naturale. invece che a imprigionare e a mantenere dentro o ‘in linea’. imponeva una routine e controllava). se la conferma del proprio valore . come Jean-Claude Kaufmann suggerisce9. con il suo culto della velocità e dell’accelerazione. riservato ai membri bona fide della società dei consumi e per mantenere i reietti lontani da comportamenti pericolosi. stabilizzava. La ‘comunità di integrazione’ è un concetto che abbiamo ereditato dall’ormai trascorsa era ‘panottica’ della ‘modernità solida’: si riferisce allo sforzo orgaLa comunità nizzato di fortificare i confini che erano soliti separare il ‘dentro’ dal ‘fuori’.

Non vi è accesso a un gruppo. non sono affatto ‘comunità di integrazione’: non controllano il traffico umano ai loro margini. e finché non inizia una diserzione di massa. Le ‘totalità’ sovraindividuali alle quali gli individui della ‘corrente dominante’ possono offrire la loro lealtà in qualche fase del loro itinerario di vita. dal momento in cui le offerte iniziano ad affluire. presidio e costrizione. registrare.•64 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O corrotti e possano stare in linea senza il bisogno di impiegare gli strumenti di sorveglianza. e non può esservi. chiarisce gli scopi della vita e il mondo all’interno del quale la vita viene vissuta. antagonismo e conflitto aperto. mentre l’altro lato consiste nella separazione e nella contrapposizione e tutto questo fin troppo spesso evolve in risentimento. L’identificazione del nemico inteso come un’incarnazione del male. Come detto prima. «una gran parte del processo di identificazione si nutre del rifiuto dell’Altro»10. Forse la modificazione più rilevante è lo svanire delle ambizioni monopolistiche dell’‘entità di appartenenza’. e cioè. ci si separa e allontana da lui. e sono a stento consapevoli delle decisioni individuali di ‘entrare a far parte’ o ‘lasciare’ Nemmeno gestiscono degli uffici che possano seriamente essere impiegati in tutto quel monitorare. all’attuale e sempre incompiuto processo di identificazione nella contemporaneità ‘liquida’. non hanno strumenti per monitorare l‘intensità della dedizione dei loro ‘membri’: né sono interessati a . non registrano coloro che attraversano i confini nelle due direzioni. i referenti dell’‘appartenenza’. Ma nel corso dell’era moderna. Più che integrare coloro che al momento ‘vi appartengono’. per cambiare poi idea alla fermata successiva o a quella successiva ancora. contro il quale la comunità ‘integra’. Scegliere un gruppo come luogo di appartenenza fa sì che altri gruppi siano considerati estranei. ‘Io sono P’ significa sempre (almeno implicitamente. R. S eccetera’. anche di autoidentificazione. Quello che si è detto sopra si applica a tutti i casi di appartenenza. L’identificazione di un avversario è un elemento indispensabile di identificazione con l’’entità di appartenenza’ e. L’’appartenenza’ è un lato della medaglia. mediante quest’ultima. accesso e offerta di lealtà. ma spesso esplicitamente) che ‘certamente non sono Q. nella sua fase ‘solida’. queste entità vengono integrate (anche se in modo piuttosto blando e facilmente ritrattabili) dalle offerte individuali di lealtà. con il passaggio dalla ‘costruzione dell’identità’. senza un’azione simultanea con cui ci si mantiene a distanza da qualcun altro. C’è un’altra differenza originaria tra i punti di riferimento dello stile contemporaneo di ‘appartenenza’ e le convenzionali ‘comunità di integrazione’ Per citare ancora una volta Kaufmann. diversamente dalle canoniche ‘comunità di integrazione’. questa caratteristica universale subisce delle modificazioni significative. controllare. e un territorio potenzialmente ostile.

l’attuale rivalutazione sul piano culturale del fenomeno dell’‘ibridismo’ (e cioè la combinazione di tratti derivanti da razze differenti e separate). Raramente le ‘appartenenze’ coinvolgono l’‘essere intero’. D’altronde. Mai in passato il bisogno di punti di orientamento e di guida era stato sentito in modo così forte e doloroso come ora. l’‘appartenenza’ a un’entità può essere ripartita e praticata simultaneamente con l’appartenenza ad altre identità quasi in ogni combinazione. senza necessariamente provocare condanne o misure repressive di qualsiasi tipo. esattamente come la combattività partigiana di coloro che vivono questi legami. questo nuovo scenario apre prospettive senza precedenti. In gran parte la loro veemenza e il loro vigore. Essere fedeli solo con una parte di sé. di guide fidate. i malesseri psicologici del presente derivino dalla sovrabbondanza e non dalla penuria di scelte. sono di regola attenuati da obbedienze parallele. gli ibridi tendono ad occupare posizioni elevate e la manifestazione del proprio ‘carattere ibrido’ diventa il primo veicolo della mobilità socio-culturale verso l’alto. Elogio delle come una virtù e un segno di distinzione piuttosto che come un vizio e un sintomo sia di inferiorità culturale che di riprovevole contaminazioni déracinement e déclassement (secondo un’opinione diffusa in un recente passato). in misura crescente. in ‘appartenenze multiple’. dal momento che ogni persona in qualsiasi momento della sua vita è coinvolta. è sempre più visto come un segno di inferiorità o povertà socio-culturale. Di conseguenza. Nell’interpretazione della modernità liquida contemporanea. o forse esclusivamente. o fedeli à la carte (cioè selezionando fra le richieste dell’‘appartenenza’) non è più considerato una forma di slealtà. Nella scala emergente della superiorità culturale e del prestigio sociale. Non sono gelosi alla maniera delle divinità monoteistiche. i legami tendono a perdere molta dell’intensità che avevano in passato. Per gli intenditori e gli apprendisti della vita come una forma d’arte. per così dire. sicuramente. sono state messe ai margini e si trovano perlopiù. e mai come prima i punti di orientamento stabili e le guide fidate sono stati così pochi a fronte di un bisogno così intenso e diffuso. ai gradini più bassi della scala socioculturale. Questa penuria (paradossalmen- . immutabile e confinato in se stesso. di valori e di modelli comportamentali. Siamo chiari: c’è un’irritante penuria di punti di orientamento stabili e affidabili. La libertà di auto-creazione non ha mai raggiunto prima un livello così emozionante . l’essere condannati per sempre a uno e a un solo sistema. ma allo stesso tempo spaventoso… Ci sono indizi convincenti che. Le ‘comunità di integrazione’ vecchio stile.elettrizzante. per non dire di tradimento. Da qui. gelose e monopolizzatrici.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 65• richiedere e a promuovere l’assoluta obbedienza e la totale lealtà dei membri.

rende ancor più confuso il compito di vagliare tra la folta schiera di proposte illusorie. quindi.l’era dell’intenso sforzo di costruzione della Nazione e dell’autorità dello Stato moderno. questa nuova rete dovrebbe cogliere la gamma di possibilità con le quali gli uomini e le donne contemporanei si devono confrontare se aspirano a una simile condizione di vita. Questo tipo di emancipazione emancipazione tende ad essere vissuta come una riconciliazione. e quindi viene vista come la fine di un conflitto epocale che. è se sia plausibile che questa missione debba essere svolta ancora una volta dalle ‘classi acculturate’ (knowledge classes) del nostro tempo. era collegato a un periodo nel quale entrambe queste classi rimanevano per ogni aspetto. Significa solo che le privazioni sono ora di un diverso tipo. Si sarebbe portati a dire che le previsioni nell’immediato o per il prossimo futuro non siano incoraggianti… Il ‘patto storico’ tra gli intellettuali e la gente sembra oggi un episodio del passato collegato alla prima fase ‘solida’ della modernità . Tale patto era anche collegato al fatto che sia le classi acculturate che le classi lavoratrici condividevano lo stesso spazio. Questa circostanza. per vedere se vi sia un punto di orientamento in grado di mantenere ciò che promette. in secondo luogo. emancipandosi progressivamente .•66 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O te. rendeva la civiltà un focolaio di insoddisfazione. dal punto di vista pratico. o perlomeno un armistizio. glebae adscriptae. e. comunque. compreso entro i limiti della sovranità territoriale dell’emergente Statonazione. Queste condizioni comunque non sono più presenti.da una necessità sperimentata come coercizione La grande e contro la quale ci si risentiva e ci si ribellava. La condizione umana emergente fa presagire un grado di emancipazione mai visto prima dalle limitazioni . con un’ondata di manuali per imparare a vivere e folle sempre più numerose di ‘consulenti’. ingannevoli o truffaldine. erano nel passato la missione e la vocazione degli intellettuali. tra i principi che ciò che Sigmund Freud definiva ‘principio di piacere’ e ‘principio di realtà’. ma in modo nient’affatto accidentale) coincide con una proliferazione di suggestioni allettanti e di seducenti offerte di orientamento. Lo scopo della nuova rete cognitiva dovrebbe essere quello di cogliere i modi in cui la condizione umana attuale potrebbe essere migliorata e resa più invitante e ospitale per una vita ‘buona’ ( o ‘migliore’). intimamente connessi. La grande domanda. devono essere analizzate e considerate in una nuova ottica. Le ‘classi acculturate’ (compresi gli intellettuali) abitano sempre più nel cyberspazio. che esse vengono sperimentate in un modo diverso e che sfuggono alle reti cognitive tessute per cogliere la natura delle vecchie privazioni: per questa ragione. Tutto ciò non significa comunque che questa mutata condizione umana sia stata risanata dalle privazioni che erano endemiche nelle sue forme precedenti. nella visione di Freud. Questi due compiti.

chiamati a condividere il pianeta. Al momento. La possibilità di una scorciatoia per un mondo più adatto agli esseri umani è andata perduta. . la sua sicurezza. né dei veicoli in grado di condurre coloro che lo desiderassero sull’altra sponda sani e salvi. Il calcolo dei passi da intraprendere in ogni singolo luogo deve valutare come reagiranno le persone dislocate altrove. In realtà. Sono però pochi (se davvero ve ne sono) i segnali che tutti noi. la sua prosperità a lungo termine. lungo le rive. se mai lo sono state solo per testardaggine si può accettare ancora questa tesi così come Marx l’aveva formulata. sulla lunga distanza? A Marx. rimasta alle loro spalle nello ‘spazio fisico’. il mondo sembrava pronto a trasformarsi ‘di lì a poco’ in un paradiso. come Theodor Adorno suggeriva. Le nostre interconnessioni e la nostra interdipendenza sono già globali. circa un futuro più distante? Per così dire. globale. le classi acculturate (e al loro interno molti intellettuali) sembrano sistemarsi nello ‘spazio di flusso’ planetario (per usare un’espressione di Manuel Castells) e quindi a mantenersi distanti dalla ‘gente’. Ma che cosa possiamo immaginare. Le cose non stanno più così. questa volta su scala planetaria. per quanto esteso. e un nuovo incontro di questo tipo deve (e può solamente) avvenire a livello planetario. Non si può tornare indietro. e rimarremo per un tempo indefinito. può proteggere da solo il suo benessere. Non ci sono neppure più delle folle desiderose di fuggire tumultuosamente per l’intera lunghezza del ponte. La nostra dipendenza reciproca è a livello planetario e quindi noi siamo già. siamo davvero soggettivamente disposti a farci carico di questa responsabilità oggettiva nei confronti di tutti i nostri simili. Nessun territorio sovrano. Si potrebbe concludere che tutte queste possibilità non sono immediatamente presenti.e superato. oggettivamente responsabili gli uni degli altri. Qualsiasi cosa accada in un posto. ‘dal momento che si dava nell’immediato la possibilità di cambiarne l’assetto ‘dalle fondamenta al tetto’’11. ospitale per l’umanità e user friendly. sembra che al momento non sia ancora avvenuto. se tale ponte fosse progettato. Un nuovo incontro e un nuovo ricongiungimento. reale o presunto. Si direbbe piuttosto che tra questo mondo presente e quell’altro mondo. per facilitare il traffico. Il mondo sembrava pronto a un’istantanea inversione di marcia.L O S P I R I T O D E L T E M P O • • • • • • • • • 67• dai condizionamenti e dalle popolazioni locali. influenza la vita e le possibilità di vita delle persone in tutti gli altri luoghi. non è rimasto alcun ponte. Nessuno può essere sicuro di come un ponte utilizzabile potrebbe essere progettato e dove potrebbero essere collocate le sue estremità. il suo stile di vita o l’incolumità dei suoi abitanti. il processo di globalizzazione sembra ora inevitabile e irreversibile. popoloso e ricco di risorse. Il punto di non ritorno è stato raggiunto .

rimangono testardamente locali .mentre il dramma contemporaneo si estende . costruiti originariamente per gli scopi politici dello Stato-nazione. Le immagini di una vita buona erano automaticamente pubbliche e sociali. Tali palcoscenici pubblici. La grande visione sociale è stata ripartita in una moltitudine di bagagli personali. una delle molte spoglie prodotte dalla ‘deregulation’. ‘privatizzazione’ o ‘individualizzazione’ . L’uno o l’altro soggetto occupavano stabilmente quel posto. come tutte le gioie legate al consumo. i modelli di una ‘vita buona’ sono diventati ora selvaggina e preda per guardaboschi e cacciatori solitari. il posto di un’ ‘autorità pubblica’ capace di agire effettivamente non era mai vuoto. Come ogni altra cosa un tempo stabilmente compresa in quella sfera. poiché il significato di ‘sociale’ e ‘pubblico’ non era messo in dubbio . quelli che le permettevano di ospitare i drammi allora rappresentati. un re o un popolo. i disegnatori di queste mappe riempivano semplicemente gli spazi vuoti o ridipingevano le parti deteriori dello spazio pubblico la cui presenza era.non era ancora. considerata scontata e non costituiva un problema. Quella particolare varietà di palcoscenico pubblico è stata spogliata della maggior parte dei suoi vecchi strumenti. a buona ragione. sorprendentemente simili ma decisamente non complementari. non si poneva la questione di chi dovesse realizzare il programma o presiedere al processo: poteva essere un singolo despota o una repubblica. ma chiunque fosse.•68 • • • • • • • • • L O S P I R I T O D E L T E M P O Un tempo agli intellettuali che le progettavano riusciva facile tracciare mappe di Utopia intesa come il modello di una ‘buona società’ che accompagnarono la nascita dell’epoca moderna.dalla conquista e annessione del pubblico da parte del privato. sulla scia del coup d’êtat neoliberista operato da Reagan e dalla Thatcher. confronto e accordo? Sì e no. Può lo spazio pubblico essere reso ancora una volta un luogo di impegno durevole piuttosto che di incontri casuali e fugaci? Uno spazio di dialogo. discussione. anche quando avviene in compagnia. Non c’è da stupirsi che questa utopia pubblica o sociale sia stata la prima vittima del drammatico cambiamento sopravvenuto ai giorni nostri nella sfera pubblica. nel senso di un godimento sommamente individuale. Ciascuno è fatto su misura per l’appagamento del consumatore – inteso. attendendo solo in apparenza un’illuminazione o un segnale per agire. Nelle epoche passate. l’argomento contestato ‘per definizione’. solitario. Se ciò che si intende per Nuove ‘spazio pubblico’ è la sfera pubblica disposta attorno a noi. La ricerca della felicità fu intesa come ricerca di una ‘buona società’. al cui responsabilità servizio si pongono le istituzioni rappresentative dello Stato-naziopolitiche ne (come è avvenuto per la maggior parte della storia moderna) la risposta probabilmente è ‘no’. come è poi divenuto ai nostri giorni.

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all’intera umanità, ed è palesemente globale. La risposta ‘sì’, per essere credibile, richiede un nuovo spazio pubblico globale: una politica autenticamente planetaria (che va distinta dall’attuale ‘politica internazionale) e un palcoscenico planetario idoneo. E richiede una responsabilità veramente planetaria: il riconoscimento del fatto che tutti noi che abitiamo il pianeta dipendiamo l’uno dall’altro per il nostro presente e il nostro futuro, che nulla di quello che facciamo o non facciamo è irrilevante per il destino di qualsiasi altra persona, e che nessuno di noi può più cercare e trovare una protezione individuale dalle tempeste che si originano in qualsiasi parte del globo. La logica della responsabilità planetaria mira, almeno in linea di principio, ad affrontare a bruciapelo i problemi che emergono a livello globale - al loro stesso livello. Essa deriva dall’assunto che autentiche e durature soluzioni ai problemi di portata planetaria si possano trovare e possano procedere solamente attraverso la rinegoziazione e la riforma della rete delle interdipendenze e interconnessioni globali. Invece di puntare a limitare localmente i danni e a ricavare qualche beneficio occasionale dai movimenti capricciosi e aleatori delle forze economiche globali, essa vorrebbe perseguire un nuovo tipo di contesto globale, in cui gli itinerari delle iniziative economiche in qualsiasi parte del mondo non siano più fluttuanti e ispirati solo a profitti momentanei, senza prestare attenzione alle loro implicazioni e ‘danni collaterali’, senza attribuire importanza alle dimensioni sociali dei rapporti tra costi e benefici. In breve, questa logica mira, per citare Habermas12, a sviluppare «una politica che possa stare al passo con i mercati globali». Noi sentiamo, supponiamo, immaginiamo che cosa si dovrebbe fare. Ma non possiamo sapere con quale modalità e forma questo alla fine si realizzerà. Possiamo essere certi che questa forma non risulterà familiare. Sarà diversa da tutto ciò cui eravamo abituati. Pochi mesi fa, a Praga, ho partecipato ai festeggiamenti per il settantesimo compleanno di Vaclav Havel, uno degli intellettuali più attivi e influenti del secolo scorso. Come ha potuto Havel lasciare un’orma così significativa nel mondo che abitiamo? Di lui si ricorda un’affermazione, «La speranza non è un pronostico». In realtà la speranza ha poco, se non nulla, a che fare con la statistica, con ‘tendenze’ calcolate con pedanteria e con i mutevoli ‘sondaggi del giorno’. Di regola, la speranza si protende oltre l’oggi e l’indomani (e, per la stupore di gran parte dei politici, anche oltre le prossime elezioni!) – e questa è la ragione per la quale molti politici navigati non vogliono saperne nulla. Havel, che quasi da solo è riuscito a rovesciare una delle più sinistre caserme nel campo sovietico-comunista, non aveva bombardieri, portaerei, missili o marines – nessuna di quelle armi che (come ci viene continuamente detto) decidono il corso della storia. Egli aveva solo tre armi: la

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speranza, il coraggio e la testardaggine. Sono armi primitive, non comportano alcuna tecnologia sofisticata. E sono le armi più comuni, più diffuse: tutti noi ne disponiamo, perlomeno dai tempi del Paleolitico. È solo che le usiamo troppo raramente […] E questa è la ragione per la quale io credo che i necrologi sul conto degli intellettuali siano grossolanamente esagerati […] È anche la ragione per cui credo che la frattura tra le loro e le nostre preoccupazioni sarà ricomposta, che il loro dialogo con l’esperienza quotidiana continuerà e che essi sapranno ancora comprendere l’evoluzione della condizione umana, con tutti i rischi e le opportunità che essa presenta per la nostra comune umanità.

NOTE
1 Vedi quanto riportato il 25 gennaio 2007 da Richard Jones, in ‘Why insects get such a buzz out of socializing’, http://www. guardian. co. uk/g2/story/0,, 1997821, 00. htm/ 2 Vedi Dennis Smith, Globalization: The Hidden Agenda, Polity Press 2006, p. 38. 3 Ibid., p. 37. 4 Richard Rorty, Contingency, Irony and Solidarity, Cambridge UP 1989, p. 89. 5 Dennis Smith, op. cit., p. 37. 6 François de Singly, Les uns avec les autres: Quand individualisme crée du lien, Armand Colin 2003, pp. 108-9 7 Vedi Claude Dubar, La Socialisation: Construction des identities sociales et professioneles, A. Colin 1991, p. 113. 8 Les uns avec les autres, p. 108 9 Si veda Jean-Claude Kaufmann, L’invention de soi: Une théorie d’identité, Hachette 2004, p. 214. 10 Ibid., pp. 212-3. 11 Theodor W. Adorno, Critical Models: Interventions and catchwords, trans. by Henry W. Pickford, 12 Jürgen Habermas, The Postnational Constellation: Political Essays, transl. by Max Pensky, Polity Press 2001, p. 109.

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Segni inquietanti sul futuro del petrolio
di Marcello Colitti

MA IL VECCHIO BARILE SEMBRA ANCORA INSOSTITUIBILE

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Ci sono in ogni campo delle attività umane, momenti in cui gli indici di controllo assumono andamenti contraddittori, o sono oscurati da fenomeni che non si erano verificati in precedenza. Quando gli indicatori ‘ballano’, e sembrano oscillare senza una spiegazione plausibile, vuol dire che il fenomeni che stiamo osservando stanno cambiando, che entrano in campo forze che portano ad un mutamento, forse molto profondo. Nel caso del petrolio, la straordinaria volatilità del suo prezzo sembra proprio indicare un inizio di discontinuità, anche perché le spiegazioni che vengono proposte non sono né stabili né convincenti, se giudicate con il metro che si era soliti usare. Una periodizzazione dell’andamento del prezzo del petrolio con dei periodi di 10 -15 anni, indica che agli inizi degli Anni Settanta, l’OPEC assunse il controllo del prezzo, e lo tenne alto. Essa soffrì del calo della domanda e della concorrenza del greggio non OPEC, e il suo prezzo crollò quando l’Arabia Saudita non riuscì più fare il producer of last resort, quello che assorbe tutte le riduzioni di produzione dell’intero gruppo. Nel 1985, con il controshock, iniziò un periodo incerto, in cui il prezzo rimase molto volatile, ma si mantenne a livelli piuttosto bassi, con andamenti altalenanti. L’OPEC recuperò posizioni, ma il non OPEC si sviluppò in modo abbastanza soddisfacente, fino a quando il sistema non entrò in tensione, a causa di un miscuglio di cause politiche e industriali. Il prezzo allora schizzò verso l’alto, e mantenne i livelli raggiunti, con una forte tendenza a crescere ulteriormente.

I sauditi cercano di confortare il consumatore con una previsione al ribasso. ma in senso contrario. con una buona rete di distribuzione in Italia. I commentatori. Solo la compagnia del Kuwait. sostiene come sempre l’ARAMCO. Oggi. se non per giustificare. già visibilmente insoddisfacente. Ma ora altri fenomeni sembrano insinuarsi nel quadro e vengono usati per spiegare. la spiegarono con il merIl nuovo periodo cato dei futuri. «Di petrolio greggio è disponibile una quantità sufficiente e nessuno rimarrà a secco». le avventure downstream dei paesi produttori erano sembrate sempre un poco incerte. e nonostante le difficoltà. che non sembrano avere più tanta capacità esplicativa nella nuova situazione. quanto più proficue alleanze politiche. continuano ad andare avanti. Anche il Venezuela. voci sempre più insistenti danno come fatto compiuto la vendita della Tamoil. della capacità di raffinazione disponibile negli Stati Uniti. Eppure. Intanto.•72 • • • • • • • • • T R A N S E C O N O M I A La fase che stiamo attraversando. non solo hanno ripetutamente spinto in alto il prezzo del greggio. Le oscillazioni. stanno cioè ripercorrendo una linea di sviluppo presa tanti anni fa e poi rapidamente abbandonata. che però si basa soprattutto su argomenti relativi alla produzione di greggio. anche perché sono molto grandi e molto costosi. in un primo tempo. una azienda ben piazzata. La forte volatilità verso l’alto del prezzo è agli inizi giustificata con l’andamento della produzione di greggio. sauditi e kuwaitiani stanno investendo in raffinazione. sembra essere presente in Europa con l’intenzione di restarci. agli albori dell’età del petrolio. inizia con questa spinta al rialzo dei prezzi. è però il venditore della benzina . oltre al volume delle scorte di prodotti. dovuto ai problemi in Nigeria ed in qualche altro paese. Fino ad ora. ma hanno anche creato un sistema di approvvigionamento via mare dall’emisfero orientale a quello occidentale simile a quello in vigore. Da parte libica. Questo andamento sembra aver creato una certa apprensione fra i produttori di greggio. ed in particolare della benzina. dopo una lunga fase di assestamento. il prezzo in aumento. poi come conseguenza delle tensioni sul mercato statunitense dei prodotti. Molti produttori probabilmente si rendono conto che se il mercato oggi è fatto dalla benzina. oggi si dice pronto ad abbandonarlo per essere libero di vendere il proprio greggio dove si guadagnano tanto non più dollari. che ha in passato ha investito pesantemente sul mercato americano. che riflette le aspettative di chi vi partecipa. i progetti di nuove raffinerie dei paesi produttori vanno avanti un po’ a sbalzi. in considerazione del fatto che il trasporto del greggio costa molto meno di quello dei prodotti. anche di lieve entità.

ma di tutto il barile. Questa ipotesi sarebbe valida anche per spiegare la volontà di non investire in nuovi impianti di raffinazione. Si andrà piuttosto incontro ad un lungo periodo di prezzi alti e di riduzione della domanda. Il compito di sviluppare la capacità di raffinazione. se fosse vera. Bastano le navi. dipende. Queste previsioni non sembrano affatto preoccupare le compagnie petrolifere. non è neanche necessario avere una rete di distribuzione. o di una situazione transitoria. fino a quando domanda ed offerta non arriveranno ad estinguersi più o meno contemporaneamente. Ma un’affermazione del genere. resta alto perché la mano invisibile del mercato prefigura il momento in cui il greggio non convenzionale sarà necessario per coprire la domanda. presto o tardi. il mercato europeo e quello giapponese restano praticamente stabili. concludono che sono visibili i segni dell’inizio della fine dell’epoca del petrolio.T R A N S E C O N O M I A • • • • • • • • • 73• che alla fine detta il prezzo di tutto il barile. anche a causa della crescente inclusione di carburanti non petroliferi. Ma non si domandano se il prezzo alto sia il frutto di un capriccio. corsi del titolo e dividendi sufficienti a scoraggiare qualsiasi tentativo di scalata in . starebbe ad indicare che l’industria petrolifera è destinata a finire anche prima della fine del greggio. data la sua importanza e il livello degli interessi in gioco. Sembrano così pensare che un prezzo stabilmente e seriamente in aumento da qui in avanti avrà prima o poi un effetto deprimente sulla domanda. Il motivo per cui questa opportunità viene trascurata. con costi molto superiori a quelli dei giacimenti oggi in sfruttamento. Un fenomeno di tale portata non può avvenire in nessun altro modo. Molti osservatori. In questa ottica. perché pagato in dollari. dal fatto che un impianto nuovo che obbedisse completamente alle regole contro l’inquinamento dell’aria e dell’acqua sarebbe troppo costoso. Gli europei usano macchine piccole e prediligono il gasolio. esaminando questo quadro. sostengono. l’elasticità della domanda sul prezzo sia destinata a farsi sentire. sembrerebbe spettare proprio alle compagnie petrolifere americane dato che proprio la raffinazione è il collo di bottiglia che influenza il mercato non solo della benzina. perché incompatibile con le esigenze economiche del pianeta. Prezzi alti significano profitti alti. Il petrolio non finirà certo all’improvviso. In realtà. la cui domanda è ancora in forte aumento. La cosa più strana è che per gli europei i prezzi del petrolio risultano i meno cari. dato che la storia ci dimostra come. Mentre il mercato dei raffinati in America è in continuo sviluppo e quelli dell’India e della Cina continuano ad aumentare. secondo i diretti interessati. moneta in continua discesa rispetto all’Euro o alla Sterlina. mentre tutti gli usi termici del petrolio sono stati assorbiti dal gas naturale.

•74 • • • • • • • • • T R A N S E C O N O M I A borsa. fattori che possono combinarsi con estrema difficoltà. almeno un altro fenomeno di non trascurabile rilievo. Va considerato. ma anche assolutamente innocua per l’impatto ambientale. sarebbe assurdo cancellarla con investimenti imprudenti. L’opinione pubblica è sempre più preoccupata dell’ecologia dell’intero pianeta. . Quale possa essere la tecnologia che dovrebbe sostituire il petrolio non è ancora chiaro. residuo di una tecnologia superata. Finora abbiamo parlato solo del prezzo. e sembra lentamente persuadersi del fatto che l’uso del petrolio. Si sta cercando infatti una fonte non solo poco costosa. nata due secoli fa. però. sarà presto superato. E poiché la scarsità di raffinerie ne sembra la causa principale.

dell’Africa e Medio Oriente. molti dei quali sono entrati o stanno entrando nell’Unione Europea) superano i . pari a 309 miliardi. I dati misurano in miliardi di dollari l’afflusso di capitali privati verso paesi che stanno uscendo dalla povertà soprattutto grazie a questi capitali privati che vi affluiscono da tutto il mondo. The Institute for International Finance li pubblica con un breve commento. Questa cifra è formata per 236 miliardi dagli investimenti nel capitale di imprese. sono leggermente calati. Il capitale cambia rotta I SORPRENDENTI RISULTATI DELLE ULTIME INDAGINI DELL’IFI S Sono usciti di recente i dati di previsione dei flussi di capitali privati verso i paesi cosiddetti emergenti.C. ma mettendo contemporaneamente in luce l’importanza delle cifre. relativa alla ripartizione geografica dei flussi finanziari. e’ salito di 26 miliardi di dollari fino a 194 miliardi. sottolineando che di previsioni. L’investimento diretto vero e proprio verso tutti i paesi considerati. cioè l’afflusso diretto di capitale di rischio. quelli che un tempo si chiamavano sottosviluppati. banche o imprese. cioè l’acquisto di azioni di imprese già esistenti. Questi dati mostrano una grande novità. Anche se il totale dei flussi di capitale privato avrà una leggera riduzione nel 2007 rispetto al 2006. e dell’Asia-Pacifico. dato il corso altissimo delle azioni sulle borse di quei paesi. e da tutti gli altri flussi di creditori privati.T R A N S E C O N O M I A • • • • • • • • • 75• di M. che arriveranno ai paesi emergenti dell’America Latina. divisi in investimenti diretti e di portafoglio. dell’Europa. È la prima volta che i paesi emergenti europei (cioè i paesi dell’Est Europeo. o addirittura paesi poveri. mentre gli investimenti di portafoglio. l’afflusso complessivo sarà pur sempre di 545 miliardi di dollari.

Cina compresa. che sta facendo uscire dalla povertà paesi un tempo del tutto emarginati. che l’anno scorso ne aveva avuto il 46%. L’Africa rimane invece l’area di minor interesse. ed è la strada per sviluppare rapidamente le economie di quei paesi. ricchi già sono. È questo il grande aspetto positivo della globalizzazione. come l’Europa. I dati rivestono una grande importanza anche in considerazione di un altro fattore fondamentale per l’economia mondiale. e lancia nello stesso tempo una forte sfida nel confronto di quei paesi che. mentre l’America Latina sale nel 2007 al 10% contro il 7% del 2006. .•76 • • • • • • • • • T R A N S E C O N O M I A paesi dell’Estremo Oriente. mentre l’Estremo. che anzi beneficeranno di un flusso rilevante di capitali a sostegno del loro processo di sviluppo. e quindi di tutta l’Europa. Stanno infatti ad indicare che la crisi finanziaria dovuta allo scoppio della bolla edilizia negli Stati Uniti ed in Europa non danneggerà nel 2007 i paesi emergenti. con meno del 6% del totale. Un’altra conferma che l’operazione europea di allargamento ad Est è stata un grosso successo. e’ sceso al 41%. All’Europa ‘emergente’ si rivolgerà nel 2007 il 43% dei flussi finanziari privati.

non dormono. Se preghi in una moschea bruciano la moschea se preghi in una chiesa sei un crociato traditore. se hai l’ardire di recarti al mercato. anche per lui pensare è dolore insopportabile. le cime bruciate dalle bombe piovute dal cielo. ti uccidono. Il fiume non vuole più vedere. Non era né vittoria né pace. viva la democrazia. altere e silenziose.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • • • 77• Iraq Sono passati quasi vent’anni. le strade scoppiano di fuoco. È arrivata l’America. quando a Fao osservammo stupiti lunghe file di palme decapitate. orgoglio di Bagdad. I soldati cantavano vittoria e chiedevano pace. cantavano vittoria e pensavano a casa. immobili nel vento dell’Eufrate. i bambini non sognano. cieco di orrore. Oggi a Bagdad un bambino senza più braccia cammina attonito tra mattoni anneriti e vetri spezzati. che importa se vera vittoria o irreparabile sconfitta. I mongoli un tempo lo tinsero con l’inchiostro dei libri strappati alla biblioteca. era il 1988. Ieri sua madre cantava la nenia lenta del Tigri. Chi è rimasto vivo si rassegna al destino. non aspettano niente. Le macchine scoppiano e diventano spade roventi. Non si può pregare. La pace è parola sconosciuta. . se cerchi lavoro ti uccidono. Il fiume non rasserena. oggi non ha più madre. Le bombe continuano a cadere. né casa né mani. Altri oggi lo colorano di sangue ogni mattina. domani sarà morto anche lui. se comperi un pezzo di pane ti uccidono. Il Tigri vorrebbe morire.

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È un verdetto senza appello e ancora nessuno è in grado di azzardare il più modesto dei progetti. si sono fatti silenziosi. un Paese è stato sterminato e ancora si spendono forze e risorse per gonfiare una campagna di propaganda alla quale nessuno riesce più a prestare attenzione.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 79• Iraq. Una trappola per tutti di Paola Brianti NELLA ‘TERRA DEI DUE FIUMI’. è che i profeti della giustezza dell’invasione. Ma la tragedia dell’Iraq grava non solo sulla coscienza di tutto l’Occidente. quando fu evidente che il terrorismo che oggi dilania l’Iraq è arrivato dopo l’invasione americana ed era prima inesistente. ma i pozzi non funzionano in stato di guerra ed era facilmente prevedibile che la mancata produzione del greggio avrebbe avuto come prima. ma anche sulla . i grandi propagandisti della necessità della guerra. sono state avanzate le congetture più macchinose per dare una spiegazione alla sciagurata avventura americana. di fronte alla disfatta. ammesso che ne esista una credibile. Si è pensato al petrolio. quando soprattutto nessuno poteva più ignorare che fra tutti i paesi arabi l’Iraq era quello che meno si poteva accusare di connivenza con Al Qaida. Le ragioni dell’iniziativa americana. Il verdetto è pronunciato da un diplomatico di altissimo rango che ha chiesto l’anonimato. IL FUTURO È SCOMPARSO R «Realisticamente parlando. Quello che ora pare certo. Forse. immediata conseguenza la salita dei prezzi del barile. Quando fu chiaro a tutto il mondo che la presenza di armi di distruzione di massa era una delle bugie più colossali mai inventate in un paese democratico. Una Nazione è stata distrutta. per l’Iraq non si può azzardare alcuna possibilità di soluzione». possono essere molteplici e forse presto qualche stralcio di verità si farà strada.

sia in perdite di vite umane e in sofferenze di ogni tipo. Ogni tipo di collaborazione con le forze occupanti. Dal Paese. Ma la violenza più spietata si sta abbattendo sulla popolazione. ma quel che è peggio è che quasi nessuno ne parla». Ma è evidente che l’indifferenza che circonda il dramma dei profughi iracheni è uno dei tanti sistemi che l’Occidente adotta per sfuggire al responsabilità che si aggravano ogni giorno di più. dopo quasi cinque anni dalla caduta di Bagdad. I morti non si contano e le famiglie che fuggono dall’inferno di casa loro. Il buio avvolge l’Iraq. Hanno bisogno di tutto. in Siria. dopo avere accolto le prime masse di diseredati.continua il diplomatico . La provincia autonoma del Kurdistan accoglie soltanto chi può pagare tremila dollari al mese per l’affitto di uno scantinato. I cristiani che non sono riusciti a fuggire. perché ogni giorno masse di disperati cerano rifugio alla morte e troppo spesso non riescono neppure a trovarlo. in Kurdistan. è stato assassinato con la sua scorta esattamente dieci giorni dopo avere stretto la mano del presidente Bush. Il tentativo degli americani di cercare una collaborazione con i notabili locali . Oggi.tentativo modesto in verità. ora esigono il visto d’ingresso. Siria e Giordania. sono stati in gran parte uccisi. Il messaggio è chiaro. mancano di tutto.•80 • • • • • • • • • E U R O P A M O N D O sua intera economia. dopo tutti i proclami sull’avvento della democrazia .è di aiutare i profughi iracheni. è punito con la morte. Il prezzo complessivo dell’avventura irachena non è ancora stato calcolato. Il leader sannita Abdul Sattar Buzaigh al-Rishawi. Gli intellettuali sono stati sterminati. il suo ruolo non glielo permette. certamente è ancora ridotto rispetto a quello che si rivelerà in un prossimo futuro e che nessuno osa ancora calcolare. il Governo iracheno non è in grado di governare il Paese. mentre gli americani non sono in grado di trovare una via decorosa per uscirne. Il diplomatico non commenta questo silenzio colpevole. ma seppure altissimo sia in moneta. uno dei capi più autorevoli della provincia di Anbar. . sono usciti circa quattro milioni e la maggior parte ha trovato rifugio in Giordania.è fallito al suo sorgere. spesso non hanno altra risorsa per vivere che i proventi della prostituzione delle ragazze «La sola cosa che ora si può fare .

con tanta fatica. postasi da molti interlocutori. la Comunità ha già espressamente annunciato che Albania. dal punto di vista di Bruxelles. La risposta. apparentemente come tante altre. Sembrerebbe singolare includere Pristina nell’ottica del processo di allargamento dell’Unione Europea. di fronte ai mutamenti di genere politico. verso l’Europa comune. e della sua spontanea volontà. Bosnia-Erzego- . possa scomporre perfino il gigantesco puzzle che. eppure sarebbe del tutto ragionevole. la questione kosovara può compromettere l’attuale immagine della Penisola che si vuole orientare uniformemente. Al contrario. così difficilmente conquistati. sembrare illegittima la domanda. pur essendo di dimensioni piuttosto insignificanti. Sulle diverse sfumature di questa ‘guerra in difesa dei diritti umani’. Per far sì che questo non accada. porta alla conclusione che il Kosovo non è affatto un territorio qualsiasi. Le vicissitudini dei profughi kosovari venivano seguite quotidianamente in prima serata dall’audience del villaggio globale su tutti i più importanti canali dei mass media mondiali. de ‘il perché’ di questo enorme interesse dei grandi poteri verso una provincia. e che i Balcani. saggi. stanno mettendo insieme i potenti del Vecchio Continente. Di fatto. unica nel suo genere. Non poteva. quindi. ancora più che ieri. scontata già allora e ripropostasi di recente. sin dal suo inizio nel marzo del 1999. economico e strategico che interessano da diversi anni i paesi dell’ex-Jugoslavia. sembra che oggi. reportage e libri. sono stati scritti numerosi articoli.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 81• Niente di nuovo sul fronte del Kosovo di Kamila KowalskaAngelelli Giornalista e ricercatrice universitaria IL PAESE È VITTIMA DEL DISACCORDO DEI GRANDI L La vicenda del conflitto per il Kosovo. ha consumato verosimilmente più inchiostro che qualsiasi altro avvenimento nella storia della geopolitica recente. non uscissero dall’orbita dell’Unione.

del resto. ovvero gli USA. La Serbia con il supporto della vecchia alleata Russia non prende minimamente in considerazione neanche l’idea della separazione. appesantita visibilmente dalla numerosità dei suoi membri. La Serbia infine paventa il pericolo dell’influenza americana e del patto Nato nelle proprie vicinanze. invece. che non c’è nemmeno il consenso internazionale per andare avanti e ciascuno dei mediatori e diretti interessati ritiene di essere in pericolo se le altre proposte vengano accolte. Come finirà questa partita di poker internazionale. L’Unione Europea teme che la separazione del Kosovo costituisca un precedente per i Paesi Baschi. mente l’Unione Europea. «Ljubliana ritiene prioritario aiutare i Paesi usciti dalla disintegrazione della Jugoslavia ad avvicinarsi il più possibile all’UE». però. lo scenario sembra ancora più grottesco. Serbia e infine anche il Kosovo sono considerati potenziali candidati all’ampliamento. Questa direzione della politica è stata. Dimitrij Rupel. La rilevanza strategica del Kosovo non è. Gli USA tengono a sottolineare. senza la minima volontà di cedere ad un compromesso accettabile. non riesce a pronunciarsi con una voce unica. riconfermata dalla Slovenia. Prendendo in considerazione anche i diretti interessati. dove l’Albania assieme agli Stati Uniti optano per una più o meno ampia indipendenza. che sarà alla guida della famiglia europea nel primo semestre del 2008. Per ora. forse. Così come. 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. ma soprattutto stabile. non può sorprendere. la decisione definitiva deve arrivare durante una conferenza a New York a fine settembre del 2007. Il problema è che i tre grandi in questione non riescono a raggiungere nessun accordo ormai da anni. e quindi gli albanesi ed i serbi che vivono nella provincia kosovara. ma alla luce dei fatti del passato è davvero difficile crederci. soltanto una questione del Vecchio Continente. futuro del Kosovo. Montenegro.•82 • • • • • • • • • E U R O P A M O N D O vina. Come ha tenuto a precisare il ministro degli Esteri sloveno. nessuno si aspettava. dal momento che ognuno rimane estremamente fermo sulle proprie posizioni. Fra le cinque parti vi sono almeno altrettante soluzioni da considerare. è abbastanza difficile da prevedere. inoltre. le divergenze di posizioni fra i membri della Trojka. la Russia lo teme per la Cecenia. Lo dimostrano. Una cosa è certa: indietro non si può sicuramente tornare. apparentemente. tuttavia. . che la risoluzione n. Il fatto. l’UE e la Russia che in veste di mediatori sono stati incaricati di trovare una via di uscita per un felice. Il problema principale è. per Amare previsioni introdurre in Kosovo il personale civile e forze di sicurezza «per un periodo iniziale di 12 mesi» in realtà sarebbe rimasta valida per molto di più. Lo si è percepito nel corso del 1999 e tale impressione non può sfuggire nemmeno oggi. come l’indipendenza del Kosovo sia stata programmata già nel giugno del 1999. entrata in vigore nel giugno del 1999. inoltre.

5%. rimuovendo gli attuali confini doganali e di frontiera tuttora esistenti.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 83• di Giuseppe Caggiati L’europeismo prudente della Repubblica Ceca PAURE E TITUBANZE DOPO IL LUNGO INVERNO S Sono passati ormai quattro anni da quando. è stata rinviata a data da stabilirsi. La conseguenza è stata l’adesione della Repubblica Ceca. il primo maggio del 2004 alla UE. La prudenza se non addirittura la reticenza con la quale il governo ceco tratta il tema della moneta unica. ma in controtendenza è il deficit sul pil che attualmente viaggia intorno al 4%. a metà luglio del 2003 la Repubblica Ceca con un referendum approvava. fa da sfondo alle preoccupazioni di un’economia che nonostante la sua crescita piuttosto sostenuta non è ancora in grado di allinearsi ancora pienamente con l’Europa monetaria e ancor prima con quella economica. La crescita del pil nel 2007 si aggirerà intorno al 6%. il suo ingresso nella Unione Europea. secondo le ultime dichiarazioni del primo ministro Mirek Topolanek. con il 77% dei consensi. mentre per il 2010 l’obiettivo è di portarlo al 2. La stessa data prevedeva l’ingresso di questo Paese nell’area dell’euro. Infine il primo semestre del 2009 vedrà la presidenza della Repubblica Ceca nel Consiglio dell’Unione Europea. ma per il momento l’abolizione della corona che era stata decisa per il 2012. Questo è stato il primo passo di un cammino che prevede alcune tappe fondamentali per l’integrazione di questo Paese con l’Europa tra cui va ricordato che fra il dicembre e il marzo del 2008 la Cekia aderirà pienamente all’area di Shengen. La preoccupazione che l’euro trascini l’economia ceca in una spirale inflativa o che comunque accentui la sperequazione tra costo della vita e potere d’acquisto dei salari risulta. fra gli argo- .

Il tasso di disoccupazione nel triennio considerato passerebbe dall’8. per alcuni aspetti giovani e un po’ fragili. Se il salario medio si aggira intorno alle 20. Il caso della Cekia.1%. tradursi attualmente in un atteggiamento sostanzialmente tiepido. da un lato quelle nazionali. dopo la Prima Guerra Mondiale con il congresso di Versailles. Spesso ondeggiano fra il populismo e una reinterpretazione del neoliberismo. mentre per l’anno corrente è previsto intorno al 2. Le democrazie degli ex paesi comunisti sono. e attualmente dal premier Mirek Topolanek.•84 • • • • • • • • • E U R O P A M O N D O menti degli euroscettici. dall’altro quelle soprannazionali che appartengono alla UE. una volta assicurati i vantaggi economici di un mercato unico. La situazione politica della Repubblica Ceca ha subito una fase di paralisi in seguito alle ultime elezioni dello scorso anno che . se anche le distanze rispetto agli anni passati. quello di maggior rilievo. Se il tasso di inflazione per il 2006 si è posto intorno al 2. difficoltà di rispettare in tempi rapidi le regole economiche che l’Ucon scettiscimo nione impone. Vaclav Havel è stato il primo Presidente della Repubblica. Si aggiunge anche un problema di rappresentatività che la Polonia dei gemelli Kajinsky ha ben stigmatizzato con il rifiuto di una Costituzione europea e la proposta di una rappresentanza parlamentare europea che rispetti la ‘regola della radice quadrata’ un paese cioè con 36 milioni di abitanti avrà sei europarlamentari. trova buona parte delle sue spiegazioni nella Avanti adagio. da democrazia ricca e forte è stata distrutta prima dai tedeschi e poi dal comunismo. Alla fine nel 1993 si è scissa dalla Slovacchia dando vita ad un nuovo stato ancora. in carica dal 2003 poi da Zeman ?pidla.6%. È nata infatti come Cecoslovacchia dalle ceneri dell’Impero Austro-ungarico. circa 700 euro. la Repubblica Ceca.13% al 7. mentre l’attuale è Vaclav Klaus. Si assiste ad un fenomeno di regionalizzazione dei parlamenti europei che i nuovi stati aderenti promuovono incoraggiando come compromesso una sorta di duplicazione delle istituzioni di governo. è quello di un paese di recente costituzione politica sia in senso lato che specifico. per il 2008 la crescita dei prezzi è prevista intorno al 3%. mentre uno con 81 milioni ne avrà nove. Gli Anni Novanta caratterizzati da sacrifici e da politiche economiche di stampo liberale sono stati governati da Vaclav Klaus. sembra.000 corone mensili. le pensioni hanno una media di circa 300 euro al mese. L’euroscetticismo che ha caratterizzato le politiche Gran Bretagna con Olanda e Polonia e Repubblica Ceca. L’entusiasmo iniziale che tanto aveva caratterizzato l’ingresso dei paesi dell’Est in Europa. in termini di reddito con il resto d’Europa si sono accorciate.4%. il cammino da intraprendere è ancora lungo. per altri sicuramente inesperte. In questo contesto si può ben capire che.

È solamente dal gennaio di questo anno che. ancora prima della giusta approvazione di una costituzione. attraverso la partecipazione di due deputati socialisti. L’accentuarsi dell’euroscetticismo a cui recentemente ha assistito la Repubblica Ceca deve far riflettere comunque sull’assenza di un rapporto più coinvolgente e diretto che in generale ancora manca fra i paesi all’interno della UE. una maggiore partecipazione ed un maggiore dialogo fra i cittadini di tutti i paesi dell’Unione Europea. Ciò è anche indice della mancanza di esperienza nella conduzione di una politica estera autonoma o comunque pienamente nazionale. assieme anche alla Polonia di insicurezza questo Paese ha sviluppato nei confronti delle influenze sopranazionali a cui i paesi in passato sono stati sottoposti. La sua elezione a premier. L’atteggiamento conservatore e prudente nei confronti del processo di unificazione dell’Europa da parte della Cekia è dovuto probabilmente anche ad un Un clima senso di insicurezza che in generale. occorre probabilmente. si è sbloccata la situazione di stallo ed è stato eletto premier Topolanek. Per arrivare meglio a meccanismi di maggioranza qualificata nei processi decisionali politici dell’Unione.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 85• anno visto una sostanziale parità di risultati fra gli opposti schieramenti. fino alla accettazione del progetto di scudo spaziale rispolverato da Washington. . ha dato un notevole contributo al miglioramento delle relazioni della Cekia con gli Stati Uniti.

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Ma. erano state bloccate dall’esito negativo dei referendum francese e olandese del maggio 2005. Come si é concluso? Si potrebbe dire che è andato meglio di quanto si temeva. la Convenzione. e soprattutto dopo che a Roma nell’ottobre 2004 tutti i Capi di governo.di quanto si sperava. col compito di elaborare un ‘Progetto di Costituzione’.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 87• di Paolo Barbi Il timido ritorno dell’Unione Europea IL ‘VERTICE’ DELLA MERKEL HA RISVEGLIATO L’EUROPA C Cruciale e decisivo si è rivelato il Consiglio europeo di Berlino del giugno scorso. che rischiava di minare tutta la costruzione unitaria europea e che si cercò di fronteggiare concordando una ‘pausa di riflessione’ per far maturare una soluzione di rilancio del progetto unitario. invece. non ne maturò alcuna costruttiva e percorribile. E non lo si poteva fare. A quella firma.molto peggio . per non dire sostanzialmente impossibile. avevano firmato solennemente il «Trattato che istituisce una Costituzione europea» Il compito del Vertice era peraltro difficilissimo. costituita non solo dai rappresentanti dei governi ma anche da quelli del Parlamento Europeo (PE) e dei Parlamenti Nazionali. adottando quel Progetto. infatti. ma peggio . nonostante gli apporti culturali del milieu europeista e le pressioni politiche dei maggiori leader. Era iniziata allora la più grande crisi dell’Unione. oltre che della Commissione Europea (CE). perché si trattava di conciliare due posizioni inconciliabili: da una parte l’esplicita volontà di non rinunciare alla . Certo non all’altezza di quanto era necessario dopo che un altro più positivo ‘vertice’ a Laeken (sempre in Belgio) nel dicembre del 2001 aveva deciso di convocare non la solita Conferenza Intergovernativa (CIG) ma un’eccezionale Assemblea. non erano seguite le necessarie ratifiche che.

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Costituzione (peraltro già ratificata da Italia, Germania, Spagna, Belgio, Lussemburgo ed alcuni dei nuovi stati ammessi) e dall’altra la altrettanto ferma ed esplicita volontà di quelli che non l’avevano ratificata (Francia e Olanda) o che - pur avendola firmata non intendevano neppure avviare il procedimento di ratifica (l’Inghilterra di Blair, cui si aggiunse la Polonia dei gemelli Kajinsky). Fu, dunque, ben presto evidente che si sarebbe dovuto ripiegare temporaneamente - ma certamente per un lungo periodo - su un ‘nuovo trattato’ che riuscisse a salvare almeno quelle riforme istituzionali che erano state codificate nel Progetto di Costituzione e che si ritenevano assolutamente indispensabili per la gestione democratica ed efficace di un’UE che da 15 era passata a 25 membri. A complicare il dibattito nella ‘pausa di riflessione’ e a rallentarne le conclusioni (fino a farlo durare due anni!) si aggiungevano le elezioni polacche che, nel Le riflessioni 2006, avevano portato al potere gli antieuropeisti di Kajinsky, e di Sarkozy sulla quelle francesi che si sarebbero svolte solo nella primavera 2007. ‘nuova Europa’ Sarkozy, quand’era ancora Ministro degli Interni e solo l’aspirante alla candidatura presidenziale, l’otto settembre parlando a Bruxelles in un convegno organizzato dalla Fondazione Schuman aveva esposto la sua ‘riflessione sull’Europa’, frutto di un’approfondita ponderazione con la collaborazione di due autentici ed esperti europeisti: Michel Barnier (ex commissario europeo) e Allain Lamassoure (parlamentare europeo), ambedue attivi membri del PPE. Già in quella occasione Sarkozy sintetizzò in alcuni ‘punti importanti’ quello che doveva essere la «nuova visione francese dell’Europa del futuro». A cominciare dalla constatazione che la Costituzione non entrerà mai in vigore: «è duro dirlo, è ingiusto per quelli che l’hanno ratificata, ma è la realtà». Eppure – riconosceva – «l’Europa ha bisogno di una legge fondamentale perché deve avere una dimensione politica: lo stato del mondo ha reso l’Europa necessaria». Ma così com’è essa non è in grado di adempiere alla sua missione. Non basta il mercato comune, c’è bisogno dell’Europa politica, dell’Europa-potenza, dell’Europa saldamente integrata. Se questo programma non può essere realizzato con una Costituzione, nell’integrazione si dovrà concordare rapidamente la proposta di un ‘micro-trattato’ che adotti le innovazioni istituzionali fondamentali del Progetto bloccato e approvi le decisioni del Consiglio con la ‘doppia maggioranza’ (degli Stati e delle popolazioni), l’istituzione di un ministro degli esteri europeo, la presidenza stabile ed efficiente (non semestrale, ma di due anni e mezzo), l’elezione del Presidente della CE da parte del PE, il controllo della sussidiarietà, la semplificazione della procedura per le ‘cooperazioni rafforzate’. Mini-trattato da elaborare e negoziare subito, durante la

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presidenza tedesca (prima metà del 2007) e ratificare entro il 2008 sotto la presidenza francese. Il secondo punto indica la riforma della CE secondo la vecchia proposta degli europeisti francesi: invece dell’attuale sistema di designazione di un commissario da parte di ciascuno Stato - che lo rende pletorico e non ne garantisce né l’efficienza né la legittimità democratica – si dovrà affidare al Presidente della CE la responsabilità di decidere sulla sua composizione non in relazione agli Stati, ma in funzione delle esigenze operative e dei rapporti delle forze politiche. Naturalmente sarà necessaria l’approvazione del PE e del Consiglio. Si dovrà poi eliminare il sistema paralizzante delle decisioni del Consiglio all’unanimità, generalizzando le decisioni a maggioranza qualificata e l’opting out di chi non volesse accettarle, come è già avvenuto, per esempio, per l’Euro. Si dovrà, inoltre, definire i confini dell’Europa, stabilendo quali paesi sono europei e quali no, ma prevedendo per i ‘vicini non europei’ (asiatici - quindi anche la Turchia - e mediterranei) forme di ‘partnership privilegiate’ con possibilità di partecipazione a talune politiche comunitarie. Ma Sarkozy preannunziava anche la volontà della Francia di modernizzare il finanziamento dell’UE superando il sistema dei ‘contributi nazionali’ con quello delle ‘risorse proprie’. Si poponeva inoltre di modernizzare la vita politica in Europa, proponendo che le liste nazionali dello stesso colore politico possano affiliarsi fra di loro, presentando un comune programma per le elezioni europee e un unico candidato alla presidenza della CE. Queste ‘riflessioni sull’Europa’ di Sarkozy suscitarono molto interesse perché, pur seppellendo definitivamente la Costituzione, lasciavano intravedere l’intenzione di rilanciare l’integrazione europea adottando alcune delI progetti le riforme istituzionali essenziali in essa contenute. Ed effettivae l’impagno mente furono, nel complesso, quelle le posizioni su cui si dovettedella Merkel ro ridurre ed attestare il dibattito dei mesi successivi e le decisioni del Vertice di giugno. Infatti la presidenza tedesca non poté andare oltre, nonostante le forti e ambiziose proclamazione della Markel, nonostante la sua attivissima opera di tessitura iniziata con il suo insediamento ai primi di gennaio 2007 e nonostante le insistenti sollecitazioni dei maggiori leader europei: da Napolitano e Prodi, a Zapatero, a Verhofstat, a Junker, a Karamanlis oltre che dai leader di alcuni dei piccoli Stati recentemente aggregati (Slovenia, Ungheria, Marta, Cipro). Sia attraverso l’annuncio (già a dicembre 2006) del suo Ministro degli esteri Steinmeier, sia nei suoi primi interventi alla CE e al PE (all’inizio di gennaio 2007) la Markel aveva dichiarato esplicitamente che «la Presidenza tedesca poneva la Costituzione al

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centro del suo programma» tenendo conto anzitutto del fatto che diciotto Stati (su ventisette) la avevano già ratificata, ma anche dell’impossibilità di ottenere la ratifica degli altri nove, ed in particolare di quelli che l’avevano bocciata con un referendum. Di conseguenza, «il processo costituzionale poteva esser rilanciato solo adottando nel più breve tempo possibile le riforme istituzionali necessarie per governare un’Unione allargata a 27». Perciò la Merkel - accogliendo già l’indicazione di Sarkozy intendeva chiedere che si concordasse di varare tali riforme con un Trattato da definire entro il 2007 e ratificare nel 2008, prima delle elezioni europee del 2009. La presidenza tedesca riuscì ad ottenere questa calendarizzazione impegnativa nel Vertice (Punto 11 delle Conclusioni). Ma, se è prevedibile che sarà rispettata nella sua prima fase, resta molto incerto che si riesca a far rispettare anche il tempo delle ratifiche (e se saranno attuate tutte... La spada di Damocle dell’unanimità incombe sempre!). Dunque fin dall’inizio dei negoziati - pur non rinunciando al ‘processo costituzionale’ perché «più che in passato l’Europa ha bisogno di una legge fondamentale che la costituisca in una Unione politica stabile ed irreversibile e la mette in condizione di parlare con una voce sola, in modo che gli Stati membri possono agire tutti insieme» - si dovette constatare realisticamente che, per ora, di Costituzione non si poteva neppur parlare. Si affermò peraltro che non ci si doveva accontentare solo di un ‘mini-trattato’, ma che si doveva mirare ad un ‘Nuovo Trattato’ che contenesse una ‘mini-costituzione’ costituita dalle più importanti innovazioni istituzionali. Su questo piano che si svolse l’abile e tenace opera di honest broker (come aveva preannunziato Steinmeier) cioè di mediatore capace di far convergere in un compromesso accettabile posizioni contrastanti e spesso tenacemente irrigidite. Si riuscì in questo modo a far accettare il mandato ad una CIG - da convocare subito, entro luglio - di definire il testo di un ‘Trattato di riforma’ che, accogliendo Mandato alla CIG le proposte della Convenzione Giscard, unificasse i Trattati che avevano istituito la CEE (Roma ‘57) e l‘UE (Maastricht ’91 e Amsterper un Trattato dam ’97) e ne fondando i ‘tre pilastri’, come chiedeva insistentedi riforma mente il PE. Ma nel mandato tale fusione è delineata in forma ambigua, evidente effetto del difficile compromesso perché intende superare e unire i precedenti Trattati, ma cancella il termine «comunità» che caratterizzava quello della CEE e lo ribattezza col nome di «Trattato sul funzionamento dell’Unione» (alla quale, peraltro, viene attribuita la personalità giuridica): chiara espressione della volontà degli antieuropeisti di rimuovere ogni possibile interpretazione ‘comunitaria’, sovrastatale, e di ridurre, invece, l‘Unione a sistema di intese intergovernative (Punto 2 delle ‘Progetto di mandato alla CIG’ – Allegato I - delle Conclusioni del Vertice).

che può condurre ad una difesa comune» . evidentemente. si deve constatare che. sulla responsabilità e sui poteri esistenti in ciascuno Stato membro per quanto riguarda la formulazione e la conduzione della sua politica estera. il suo servizio diplomatico. Si teme. Infatti la assoluta sovranità dei singoli stati viene pesantemente ribadita con la precisazione che «le disposizioni riguardanti la PESC non incidono sulla base giuridica.nel quale. le relazioni con i paesi terzi e le partecipazione alle organizzazioni internazionali. invece. rimane al livello di ricerca di ‘intese fra i governi’ ed è . e che il Ministro degli Esteri sarà semplicemente l’‘Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esterni». l’inno o il motto». compresa l’appartenenza al Consiglio di sicurezza dell’ONU». Si ribadisce inoltre che «le disposizioni relative alla PESD (Politica Estera e di Sicurezza Europea) non conferiscono nuovi poteri alla CE di proporre decisioni . per poter salvare le innovazioni istituzionali necessarie alla gestione dell’Unione allargata. invece. che l’UE diventi il ‘Superstato’ delle caricature polemiche antieuropeiste. quello della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) . ben lungi dal diventare una autentica «politica comune».E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 91• Intenzione anticomunitaria ribadita ed esplicitata anche nel Punto 3 in cui si precisa che il Trattato «non avrà carattere costituzionale .come. Ma anche nel settore in cui soprattutto si verifica se un’Unione é veramente politica. la Costituzione mirava a fare con l’inserimento del Ministro degli Esteri nella CE quale suo Vicepresidente e con un forte. proposto dalla Convenzione . compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune. federalista. autonomo ‘servizio per l’azione esterna’ – né accrescono il ruolo del PE.come era stato.la terminologia utilizzata in tutto il testo dovrà cancellare il termine ‘costituzione’. Se a questo si aggiunge che nello stesso Punto 3 si decide che nel nuovo testo non si dovrà fare «alcun riferimento ai simboli dell’UE quali la bandiera. non parlare mai di ‘leggi’ e ‘leggi quadro’ .e che pertanto .ma ancora soltanto di ‘regolamenti’ e ‘direttive’. che era stato abbastanza bene impresso nel Progetto della Convenzione. secondo i rilievi dell’Eurobarometro) si della PESC attende un’azione unitaria dell’Europa .la PESC. Nel Punto 8 si ripete solennemente ciò che era stato deciso già a Maastricht: «La competenza dell’Unione in materia di PESD riguarda tutti i settori della politica estera e tutte le questioni relative alla sicurezza dell’Unione.le pur significative innovazioni dell’‘Alto Rappresentante’ e del ‘Servizio per l’azione esterna’ sono gravemente inficiate dalle forti limitazioni dettagliatamente fissate dal Punto 8 del Mandato. l’opinione pubblica di tutti i Paesi membri (compresi e la debolezza inglesi e scandinavia. è stato necessario oscurare lo spirito comunitario. I limiti oltretutto.

d delle Modifiche al Trattato CEE .Punto 14 delle Modifiche al Trattato dell’Unione -».che «almeno un terzo degli Stati membri possa instaurare una cooperazione rafforzata sulla base di un progetto di Regolamento che la CE e il Consiglio non riescano ad adottare con la normale procedura».su indicazione della Convenzione .nella CIG di Napoli nel novembre 2003. Quello che è stato già fatto negli anni scorsi con l’espediente dell’opting out (che ha permesso la creazione dell’Euro affidata ad . apre un piccolo ma utile spiraglio istituzionale alla speranza di progresso verso la piena integrazione politica dell’UE. I-44 del Progetto di Costituzione. con la precisazione che «il numero minimo di Stati membri per avviarle sarà pari a 9 . Infatti è stata confermata la creazione delle cosiddette ‘cooperazioni strutturate permanenti’. deliberando all’unanimità. perché forniscono la base giuridica per la formazione di strutture militari comuni e permanenti e quindi per una strettissima collaborazione militare. aprendo la via per una «area europea della difesa». ovviamente destinata ad avere un grande peso nella PESC.è diventata indispensabile per fronteggiare unitariamente e con efficacia la grande sfida di questi ultimi tempi: il terrorismo interno e internazionale (oltre che l’espansione internazionale della criminalità organizzata).•92 • • • • • • • • • E U R O P A M O N D O soggetta a procedure specifiche: e cioè essa «è definita e attuata dal Consiglio Europeo e dal Consiglio dei Ministri degli Esteri. Cosa importante perché riguarda una politica che .all’interno delle regole generali dell’Unione e senza provocare lo smembramento del sistema definito dai Trattati. nel quale peraltro la gelosia delle sovranità nazionali è fortissima. intergovernativo). Ma questo passo è interessante anche dal punto di vista istituzionale perché si prevede esplicitamente – art. 2. com. Rende infatti realizzabile quella Europa a due velocità .che ormai sembra inevitabile . che finora costituiva il Terzo Pilastro.insieme a quella della difesa . Tali «cooperazioni strutturate» hanno una portata politica anche maggiore di quella delle altre «cooperazioni rafforzate». È esclusa l’adozione di atti legislativi e la Corte di Giustizia non ha competenze alcune in questo settore» Come e quando si potrà avere una vera politica estera comune con questi strumenti e con queste procedure? Ci sarà una vera Forse uno stimolo potrà venire dal significativo progresso che Europa? è stato compiuto nel delicatissimo settore della difesa. Un altro passo significativo è stato compiuto con l’accettazione dell’inserimento nel sistema comunitario del Primo Pilastro di Maastricht della politica per la Giustizia e gli Affari Interni (la GAI. L’inserimento integrale nel nuovo Trattato delle disposizioni sulle «cooperazioni rafforzate» stipulate nell’art. come erano state stipulate .

Quindi della protagonista del Vertice di giugno non si può dire che sia riuscita a ‘rilanciare la Costituzione’ . Dopo la lunga crisi del 2005-2006 si può dire che nel 2007 la illuminata e realistica Presidenza Merkel ha riaperto la strada verso l’integrazione europea con la tempestiva convocazione di una CIG. specialmente nelle relazioni esterne. Testo che non sarà certamente semplificato. Ma le difficoltà saranno tante . per poi accettare il laburista Blair.ma coerentemente costruite in mezzo secolo. o con l’Area Schengen che ha istituzionalizzato e allargato gli accordi fra alcuni Stati. Ma si deve riconoscerle il merito di avere fatto uscire l’UE dalla pericolosa crisi determinata dal fallimento del ‘grande passo’ della Costituzione e di avere riavviato il processo di integrazione con l’ormai obbligato metodo dei ‘piccoli passi’. dunque. E non sarà altro che il riconoscimento formale di due modi inconciliabili di concepire la nuova Europa: l’integrazione comunitaria (con sovranità compartecipate) o la cooperazione governativa (fra sovranità statali assolute). la via pratica per realizzare il ‘sogno’ dell’integrazione politica europea nei prossimi decenni.Blair ha voluto porre un vincolo giuridico alla Carta dei Valori firmata da lui stesso già nel 2007 . Con le «cooperazioni rafforzate». ora si potrà fare non più con espedienti occasionali ma con procedure esplicitamente previste e definite dal Trattato. federalistico.né a vincere le tenacissime resistenze degli inglesi.come i 18 Stati delle ratifiche avevano chiesto (anche con una riunione straordinaria a Madrid) e come lei stessa nelle prime dichiarazioni si era proposto . si cercherà di rendere possibile la loro convivenza.da accentuare le ‘due velocità’. la quale non dovrebbe incontrare molte difficoltà nella stesura formale del testo di un Trattato ‘rettificativo’ già dettagliatamente formulato nel mandato che le viene affidata. non hanno certamente rimosso il pericolo di ridurre l’UE al ‘libero mercato’ voluto dagli inglesi. . nonostante le incognite di vario tipo. verosimilmente. concepito e avviato dai padri fondatori 50 anni fa. Ma ne ha preservato e alme‘grande passo’ si no parzialmente migliorato le strutture istituzionali che sono state torna ai ‘piccoli passi’ lentamente – con tanti ‘piccoli passi’ . L’Europa a due velocità nell’ambito del sistema politico-istituzionale codificato dal nuovo Trattato sarà. o col Protocollo sociale da cui si tenne fuori la conservatrice Thatcher.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 93• un’organismo tipicamente federale quale la BCE). né la minaccia Bloccato il letale al progetto politico comunitario. le politiche comuni e gli opting out. ma ancor più complicato e di difficile lettura di quanto non lo fosse il tanto vituperato testo della Costituzione del 2004. Le decisioni del Vertice di giugno.

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la regione più industrializzata del Paese. In quest’area prevale l’idea russocentrica dell’inesistenza della nazione ucraina che è sempre stata considerata una parte della Russia. poi russi. Nel tardo Medioevo gran parte del suo territorio formò il primo importante Stato slavo-orientale. Non va sottovalutata la presenza tartara nella penisola di Crimea. una terra tutt’altro che periferica. area a lungo contesa . il bacino del fiume Donec. le cui vaste distese della steppa separavano gli stati europei che si andavano organizzando dalle orde turco-tartare. L’identità nazionale ucraina è percepita in modo integrale in Galizia. come del resto sono quasi tutti i Paesi nati dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. precursore della Russia. Era. L’Ucraina è un Paese etnicamente eterogeneo. regione regalata all’Ucraina da Krushev. come la Transcarpazia o nella regione orientale del Donbass.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 95• di Maurizio Caggiati Ucraina. dunque. anzi la chiamavano la ‘Piccola Russia’. È allora che inizia il suo ruolo di frontiera contesa. polacchi. DIPENDENZA ENERGETICA DALA RUSSIA U Ucraina significa terra di frontiera. Ragioni di contiguità geografica si sono abbinate ad un poderoso processo di industrializzazione durante il passato regime sovietico. terra di frontiera DESIDERIO D’EUROPA. L’identità nazionale è stata messa a dura prova già in passato dalla presenza di forze disgreganti al proprio interno. a causa di vicini più forti che la invasero: lituani. Divenne così un territorio periferico. Se ne osservano tuttora le conseguenze. con conseguenti flussi migratori di popolazioni russe. regione occidentale con capitale Leopoli. Poi decadde. ora Repubblica Autonoma. Spinte autonomistiche non mancano: in alcune frange periferiche occidentali. I russi sono assai numerosi e molti di più i ‘russofoni’.

Potenzialmente l’Ucraina potrebbe svolgere un ruolo centrale nello sviluppo dei corridoi transeuropei. Ungheria. visto che l’Ucraina ha uno sbocco sul Mar Nero a Sud e confina con la Russia a Est. ricca delle fertili ‘terre nere’. barbabietola da zucchero. allevamenti zootecnici consentono di esportare prodotti agricoli e trasformati. difendendo con determinazione le libertà e le autonomie locali. patate. la Bielorussia a Nord e con Polonia. I cosacchi hanno svolto un ruolo considerevole nella formazione della nazione ucraina. La crescita dell’export di beni e servizi. l’Ucraina è la terza repubblica più estesa tra tutte quelle nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. il più vasto degli stati europei. Qui il movimento antirusso è stato sempre più incisivo che nelle altre parti del Paese. Una divisione diventata esplicita in modo evidente in occasione delle elezioni presidenziali del 2004. Lo Stato. Se l’Ucraina è stata ed è tuttora una terra di frontiera. Con i suoi 600. come le tre Chiese ortodosse: una dipendente dal Patriarcato di Kiev. Nel 2005 e 2006 il Prodotto Interno Lordo è cresciuto rispettivamente del Una grande 12% e del 7%. La sua sconfinata pianura. nato dalla frammentazione dell’Urss. Strategica risulta la sua posizione geografica. Il sottosuolo fornisce carbone. Slovacchia. ne ha fatto per lungo tempo il ‘granaio d’Europa’. uno degli Stati più interessanti a livello commerciale e produttivo. Con oltre 50 milioni di abitanti si attesta in quinta posizione per ampiezza demografica fra gli stati europei. è un fattore che ostacola ulteriormente l’integrazione. La presenza di un’industria siderurgica ancora poderosa . spesso in conflitto. Cereali. unita ad un continuo flusso di rimesse di valuta da parte delle comunità ucraine affermatisi all’estero. In particolare il Corridoio V. stretta tra il vecchio continente e la regione orientale europea. quello che darebbe al Nord-Est italiano uno sbocco privilegiato verso Oriente. Romania e Moldova ad Ovest. Anche la presenza minoritaria ma radicata degli Uniati. la terza autocefala. Articolata anche la presenza di confessioni religiose diverse. in un futuro vicino. L’Ucraina potrebbe diventare uno dei Paesi della nuova Europa a più intenso sviluppo. escludendo la Russia. quando il Paese si è letteralmente spaccato in due a sostegno dei due candidati: il filo-occidentale Yushenko ed il filo-russo Yanukovich. essa è anche la terra dove si è formata la singolare comunità dei cosacchi: contadini e soldati al tempo stesso. mentre il reddito pro-capite è aumentato nel 2006 del potenzialità 28% ed i consumi delle famiglie del 32%. cattolici di rito orientale. manganese ed uranio. una seconda dal Patriarcato di Mosca. hanno consentito di .le conferisce un posto di rilievo fra gli Stati dell’Est Europa.•96 • • • • • • • • • E U R O P A M O N D O con il regno di Polonia e l’impero austro-ungarico.anche se con impianti obsoleti . potrebbe avere le carte in regola per crescere e diventare.000 chilometri quadrati di superficie. uomini di frontiera un po’ simili ai pionieri nordamericani. ad esclusione della Federazione Russa.

uranio arricchito) ha minato la stessa sovranità della neonata Ucraina: nei primi dieci anni ha accumulato un ingente debito estero con Mosca. La dipendenza dalla Federazione Russa per gli approvvigionamenti energetici (petrolio. . Nel credito e nel commercio estero hanno continuato ad operare le vecchie oligarchie statali che frappongono forti ostacoli alla libera concorrenza degli operatori stranieri. l’apparato militare. Tra i problemi posti dall’eredità sovietica c’è anche quello. L’Italia rappresenta un partner privilegiato per questo Paese. forte consumatrice di energia. la posizione geopolitica tra Est ed Ovest in Europa. Chernobyl insegna. Pur partendo da livelli bassi. il crollo del più importante mercato di sbocco dell’industria nazionale. di grande rilevanza strategica. le Public Utilities ed i progetti infrastrutturali.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 97• registrare dei surplus nel saldo delle partite correnti in questi ultimi anni. gas naturale. la meccanica leggera. In un quadro di totale disorganizzazione dei circuiti produttivi e di rifornimento. inoltre. La dissoluzione dell’URSS ha causato. trasporti. Va sottolineato. edilizia. inoltre. la transizione al mercato ha comportato deboli passi avanti. che la produzione di energia elettrica dipende da centrali nucleari fortemente obsolete. Il processo di privatizzazione si è accelerato solo a partire dalla fine degli Anni Novanta dello scorso secolo. Prospettive interessanti per gli investimenti diretti delle aziende riguardano l’industria del legname. La disillusione è stata totale. Essendo un grande produttore di derrate agricole il Paese necessita di macchinari per la movimentazione terra. In breve tempo è emersa nettamente la contraddizione di un’economia imperniata su di un’industria pesante. le risorse produttive. il peso demografico. in un Paese povero di gas e di petrolio. il turismo. risulta in continuo incremento il flusso degli investimenti diretti dall’estero. macchine per l’imballaggio e tutte le apparecchiature legate alla cosiddetta catena del freddo: da quelle aziendali alla trasportistica frigorifera. Figura infatti al quarto posto come cliente ed al quinto come fornitore. Notevole il consolidamento delle riserve conseguito dalla Banca Centrale. obsoleta e legata a comparti pesanti come la siderurgia. ma che non può essere certo ignorata. Una presenza a volte ingombrante. Al momento dell’indipendenza (agosto 1991) non poche speranze si erano create nel Paese circa il ruolo strategico – sia da un punto di vista politico che economico . I settori a più forte sviluppo sono: commercio. di un apparato militare costituito da armi nucleari e dalla consistente Flotta del Mar Nero.che l’Ucraina avrebbe potuto assumere: considerando la base territoriale. L’iniziativa privata si è affermata principalmente nel commercio al dettaglio e nell’artigianato.

Sono seguiti momenti di tensione che hanno messo in allarme i clienti europei: . a causa dei vincoli degli orizzonti marittimi. Inoltre.con popolazione in maggioranza russofona. Il bilancio dei primi quindici anni d’indipendenza appare piuttosto deludente. Questa politica d’avvicinamento deve superare i forti ritardi strutturali e la diffidenza del grande vicino. L’Ucraina non ha conseguito l’obiettivo di ridurre la propria dipendenza energetica da Mosca. fortissimo consumatore (batte la Germania) di energia a basso prezzo. dall’altra la Russia. L’Ucraina ambisce a inserirsi nell’Unione Europea. favorendo l’apertura dell’economia e cercando di contrastare la corruzione. Da una parte l’Ucraina. La ‘guerra del gas’ scoppiata nell’inverno 2005-06 tra Russia e Ucraina ha portato alla ribalta la duplice dipendenza che lega i due maggiori Paesi slavi: quella La geopolitica energetica dell’Ucraina e quella geografica della Federazione Russa. principale produttore mondiale di una risorsa energetica chiave. la Federazione Russa. la stessa praticata nei confronti dei clienti europei) avanzata da Gazprom.E. Di fronte alla richiesta di forte rialzo del prezzo (dagli iniziali 50 dollari per 1. del gas la quale. Sta collaborando con il Governo di Kiev per creare opportunità d’investimento nel Paese. Kiev si è rivalsa.ed il resto del Paese. prelevando 1 milione di metri cubi al giorno delle forniture dirette verso i Paesi dell’Unione Europea.R. (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) è l’istituto di credito multilaterale creato all’indomani del crollo del Muro di Berlino per pilotare le economie ex-comuniste verso l’ampia area del mercato concorrenziale dell’Unione Europea: risulta il più importante investitore estero in Ucraina. si è acuito lo squilibrio economico strutturale tra l’area orientale del Paese . è obbligata a far transitare in territorio ucraino i gasdotti provenienti dai giacimenti degli Urali e della Siberia Occidentale e diretti verso i consumatori dell’Unione Europea. Non va sottovalutato il ruolo cruciale che Kiev può giocare nelle infrastrutture e nei trasporti (ferrogomma e gasdotti). quasi interamente instradato verso Ovest attraverso le pipe-lines ucraine. Mosca guarda con una certa preoccupazione agli eventi che si susseguono in Ucraina: spinge affinché sia garantita la sicurezza del transito del gas naturale che dalla Russia e dalle Repubbliche dell’Asia Centrale viene esportato nei Paesi dell’Europa comunitaria attraverso il complesso sistema dei gasdotti ucraini. che dipendono per il 24% dal gas russo.000 metri cubi si è passati alla pesante tariffa di 230 dollari. Un braccio di ferro che è durato parecchie settimane. minacciando un taglio delle forniture. in cui si concentrano le produzioni dell’industria pesante ed in cui il 20% della popolazione ucraina produce il 65% del Pil . nettamente più arretrato. Non va dimenticato un fatto: fino ad oggi l’80% del gas inviato ai paesi europei dalla Russia passa attraverso il canale ucraino. come anello di passaggio fra il potente vicino e l’area sviluppata comunitaria.S.•98 • • • • • • • • • E U R O P A M O N D O La B.

in base alla provenienza della fonte energetica: 230 dollari per 1. Cekia. Nel rinnovo dei contratti di fornitura sono stati diversificata stabiliti livelli diversi di prezzo: la Bielorussia è passata dai 47 dollari della Russa per l’acquisto di 1. girerà l’aumento su Kiev. Kiev getta acqua sul fuoco indicando di aver raggiunto una nuova intesa con la Russia sul patto del gas. Libia. Austria. nel marzo del 2006. Blocco di Julia Timoshenko ed i socialisti di Alexander Moroz) ha tracciato. La crisi energetica è tutt’altro che risolta. Germania. un quadro di sostanziale paralisi. che attraversa il Mar Nero. tra cui l’Italia. Azerbaigian . La filooccidentale Turchia continuerà a pagare 100 dollari il gas trasportato lungo il gasdotto sottomarino Bleu Stream. la parte sconfitta avrebbe con ogni probabilità accettato il nuovo assetto parlamentare. con scorte strategiche di gas in grado di coprire il fabbisogno interno di sole poche settimane. che vuole alzare il grezzo del gas venduto alla Russia e che questa invia all’Ucraina: E se Gazprom pagherà di più.000 metri cubi per il gas russo e di 95 dollari per quello proveniente dal Turkmenistan e Kirghizistan.da 60 a 110. mentre le regioni ad Ovest aspirano ad una rapida adesione all’Unione Europea. seguito dai tre partiti del raggruppamento arancione (Nostra Ucraina di Yuschenko. Senza però rivelare che la variabile non ancora definita è il Turkmenistan. L’affermazione del Partito delle Regioni del filo-russo Yanukovich come prima forza. tranne la Transdnestria che rimarrà ancorata ai 60 dollari. Nessun rappresentante politico è in grado di sottoscrivere a Kiev . Dopo il voto. invece. È cresciuto il rischio che la spaccatura parlamentare trovi riflesso su quella territoriale. Olanda. la Polonia da 120 a 190. nonostante i Paesi dell’Unione Europea godano di fonti di approvvigionamento diversificate: Algeria.000 metri cubi di gas agli attuali 190. Ungheria. Questi Paesi si sono trovati di fronte ad un ricatto energetico in uno degli inverni più rigidi degli ultimi 20 anni. Il Presidente Romano Prodi ha avvertito ripetutamente che i depositi di gas ucraini sono per metà vuoti e ciò rappresenta una minaccia per le forniture dei Paesi europei comunitari. Un Paese gestito a mezzo servizio non offre garanzie di poter fronteggiare la minacciata crisi energetica invernale. Armenia. la Moldavia da 80 a 160. Italia. le tre Repubbliche caucasiche – Georgia.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • • 99• Polonia. si è assistito ad una lunga paralisi politica con quattro mesi senza formazione di governo. Norvegia e Regno Unito. riproponendo la divisione fra ucraini occidentali europeisti e orientali russofili. L’accordo è stato poi trovato (gennaio 2006) sulla base di un contratto quinquennale con prezzi diversificati. Se dalle urne fosse uscito un risultato netto. Il Paese è attraversato da una profonda frattura che disegna l’area d’influenza della Russia nella parte Est del Paese. i Paesi Baltici da 80 a 120. La ‘guerra del gas’ fra Russia e Ucraina ha comunque reso evidente la strategia differenziata con cui Mosca intende usare l’arma energetica in quella che fu l’area La strategia d’influenza sovietica.

•100 • • • • • • • • E U R O P A M O N D O impegni a lungo termine nel braccio di ferro energetico che si trascina da tempo con Mosca. Il Presidente della Repubblica Viktor Yuschenko. L’offensiva del premier negli ultimi mesi era stata quella di consolidare sempre più la maggioranza parlamentare. è stato costretto a scegliere come primo ministro il grande al governo a Kiev rivale Yanukovich. ad una cooperazione più intensa con la NATO. il Presidente della Repubblica Viktor Yuschenko firma un decreto per lo scioglimento della Rada. strumentalizzando i dissidi sorti all’interno della coalizione arancione e raggiungere una quota di consensi parlamentari così ampia da poter così bypassare gli eventuali veti del Presidente e procedere verso alcuni cambiamenti fondamentali della Costituzione ucraina che riducessero i poteri presidenziali. Ma i sondaggi indicano una maggioranza favorevole al capo del Governo. che offre migliori legami con Mosca. Questo avveniva nell’ambito dei colloqui fra il neopremier Yanukovich ed il Capo del Governo russo Mikhail Fradkov. La miccia è stata disinnescata. Il compromesso è diventato possibile dopo che il premier incaricato Yanukovich ha accettato di firmare una dichiarazione favorevole alla politica d’integrazione dell’Ucraina in Europa. Gazprom assicurava il pieno rispetto delle intese sui rifornimenti di gas all’Ucraina. alle riforme strutturali di mercato. Le ultime settimane di maggio hanno fatto pensare al peggio. Riesplode la crisi in Ucraina nell’aprile di quest’anno. fortemente intenzionato a garantire la sicurezza energetica europea e che dovrebbe scongiurare un’altra crisi del gas. l’ex-premier Julia Timoshenko: le elezioni parlamentari si terranno alla fine di settembre. dopo aver constatato per ben cinque mesi l’impossibilità di metter d’accordo i leader dei partiti della coalizione Filorussi arancione. La contestuale azione di convincimento a favore di un accordo sulla data delle elezioni svolta dalla Russia da una parte e dall’Unione Europea dall’altra. Lo showdown fra il Capo del Governo e il Presidente della Repubblica aveva coinvolto anche parti della polizia e delle forze speciali: lo spettro della guerra civile era imminente. il Parlamento ucraino e per la convocazione di nuove elezioni legislative fissate per la fine di maggio. D’altra parte i legami molto stretti tra il premier Yanukovich. . il Cremlino e la comunità degli affari russa dovrebbero escludere una nuova crisi del gas. Dopo mesi di braccio di ferro con il Governo del premier filo-russo Viktor Yanukovich. accettato dalle due parti e siglato anche dal leader dell’opposizione parlamentare. all’ingresso immediato nell’organizzazione mondiale del commercio. Il consolidamento del regime parlamentare a scapito di quello presidenziale è solo rimandato. Pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo governo a Kiev. Un esecutivo a pieno titolo. ha permesso di giungere ai primi di giugno ad un compromesso.

Hryvnia (6.8 mln 68 Roma 3.8 Uah x 1 euro) PIL (a parità di potere di acquisto) 1.) Computer (x 100 ab.260 mld Euro 241 mld Euro Pro Capite (a parità di potere di acquisto) 22. prodotti agricoli) 34 mld Euro (carburanti.350.7 4.) 6. macchinari) Principali clienti/fornitori: Russia. Turchia e Turkmenistan Disoccupazione (%) Spese (% PIL) Militari Sanitaria Istruzione Medici (x 1.4 3 5.) Abb.000 Euro 4.000 ab. Cellulari (x 100 ab.4 77 30 3 . Italia.700.9 2 29 69 23 41 35 225 mld Euro 221 mld Euro 19 mld Euro (metalli.2 4.7 3. Germania.7 5.125 Euro Inflazione (%) Origine PIL (%) Agricoltura Industria Servizi Commercio Export Import 2 7.4 4.8 96 110 32 2.) Matrimoni Divorzi TV color (x 100 fam.4 8.5 2 8.5 mln 67 Kiev 2.7 5.000 ab.000 50. Euro UCRAINA 600.000 57.5 0.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • 101• ITALIA Superficie (Kmq) Popolazione Urbanizzazione (%) Capitale Agglomerato urbano Unità monetaria 301.000 ab.

Macedonia) riguardanti società controllate da gruppi industriali italiani. Tra le comunità straniere in Italia quella ucraina è di recente immigrazione.) ha approvato nel 2006 otto progetti in alcuni Paesi dell’Europa Centrale e Orientale Fondi Bear a (Ucraina. acquisendo diverse commesse pubbliche.R.•102 • • • • • • • • E U R O P A M O N D O La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (B.000 presenze. L’investimento complessivo imprese italiane ammonta a quasi 200 milioni di Euro. Nella stessa area di riferimento le società italiane risultano attive. Albania. I cittadini provenienti dall’UUcraini craina superano le 100.S. impegnata soprattutto nell’assistenza degli anziani.E. in gran parte imputabile alla d’Italia componente femminile. emersa con il processo di regolarizzazione in atto. . Romania.

da quello economico. Alcune tra le posizioni più intransigenti nel rifiutare l’ingresso della Turchia in Europa come. come per altri paesi di recente ingresso. L’inserimento della Turchia nel Vecchio Continente è estremamente complesso e presenta problemi di non facile soluzione. hanno riacceso i riflettori sul difficile cammino che il Paese di Ataturk ha intrapreso per entrare in Europa. Quest’ultimo aspetto infatti ha legato indissolubilmente l’Occidente alla Turchia. riflettono il difficile rapporto di alcuni paesi europei nei confronti delle minoranze straniere musulmane presenti al loro interno. Per questo motivo. 3 milioni di persone. di una parte consistente della popolazione turca emigrata. potrebbero garantire in prospettiva un contenimento e una regolamentazione. uno sviluppo più monitorato e controllato della politica e della economia turca. limitandosi a proporre un accordo per una area commerciale privilegiata tra Germania e Turchia. La stessa Germania di Angela Merkel che vanta una comunità turca e curda di 2. non nasconde l’obiettivo di regolamentare in maniera più efficace i flussi migratori che dalla Turchia si diffondono in Europa. a quello politico e religioso.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • 103• di Giuseppe Caggiati Luci e ombre sulla Turchia in Europa L MA IL FUTURO SARÀ EUROTURCO Le polemiche seguite alla elezione di Abdullah Gul. se non il ritorno. per citare i casi più noti. a quello militare. undicesimo presidente della Repubblica Turca. attraverso la sua appartenenza alla Alleanza Atlantica. della Francia e dell’Olanda. La UE nell’intento di coinvolgere al suo interno il paese della Mezzaluna. si è mostrata tiepida se non contraria all’inserimento della Turchia nella UE. .

costituendo un punto di osservazione e di controllo privilegiato non solo verso il Medio Oriente. si costituisce come Repubblica parlamentare dotata di un sistema elettorale a suffragio universale. La storia recente della Turchia. dove ha ricoperto un ruolo centrale nella strategia di contenimento dell’influenza sovietica. Questo ruolo di controllo. ha comportato tre colpi di stato. Il sistema elettorale è proporzionale con uno sbarramento del 10%. risveglio politico La Turchia vanta una popolazione di 70 milioni di persone ed una crescita economica stimata intorno al 5% annuo a partire dal 2001 Nel 2006 ha sfiorato addirittura il 6%. La Costituzione del 1982 assegna il potere legislativo unicamente alla Grande Assemblea Nazionale Turca. attraverso il cosiddetto Colpo di Stato post moderno. La Turchia è membro della Nato dell’ONU e dell’OSCE. a volte estremamente pressante.•104 • • • • • • • • E U R O P A M O N D O È indubbio che la candidatura della Turchia alla UE stia determinando una interessante quanto sana dialettica politica in questo Paese. inviare raccomandazioni con . Dopo il crollo dell’Unione Sovietica. L’esercito turco si è proclamato sostenitore della laicità dello Stato e della custodia dei principi repubblicani di Mustafa Kemal Atatürk. ma anche verso il Caucaso ed i Balcani. nei confronti dell’area medio-orientale. si aprono prospettive di un suo ruolo più attivo. grazie anche ad un esercito che convenzionalmente era secondo solo agli Stati Uniti. che non è un organo direttamente politico. il Consiglio di Sicurezza Nazionale. nel 1960. a partire dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale. anche se le possiIn positivo bili ingerenze della componente musulmana potrebbero rallentarne il processo di democratizzazione. Nel 1951 la Turchia entra a far parte della Nato. Fin dalla sua nascita nel 1923. ma fino agli Anni Cinquanta il sistema politico ammette l’esistenza di un solo partito. il padre fondatore della Turchia. attraverso il Vecchio Continente. L’interesse geopolitico ed economico che suscita la Turchia nei confronti dell’Europa. è di grande rilievo. Si tratta del migliore risultato degli ultimi anni nell’area OCSE. nel 1971 e nel 1980. è profondamente legata all’Europa e più in generale all’Occidente. A controbilanciare gli organi descritti la costituzione turca prevede pure un organo di controllo l’MGK. Nella seconda metà degli Anni Novanta. per questioni di rilevanza nazionale. La Turchia è stata caratterizzata. anche se con forti limitazioni ed a volte battute d’arresto. Il Presidente della Repubblica è eletto ogni sette anni ed ha ampi poteri di controllo sul potere esecutivo del governo e su quello legislativo del Parlamento. al quale peraltro non partecipò. l’esercito è arrivato a sciogliere. ma può. il partito islamico allora al governo. fin dalla sua fondazione da profondi contrasti fra le sue vocazioni democratiche e laiche e quelle più autoritarie e fondamentaliste. la TBMM che con 550 deputati viene rinnovata ogni cinque anni.

non va dimenticata la sua formazione come economista specializzato in Gran Bretagna e che come ministro degli Esteri è stato un fautore convinto dell’adesione della Turchia alla UE. Il cammino europeo della Turchia dura da oltre quaranta anni. ma sempre stata confinata nella sfera del terrorismo. Dal 1999. anche a causa delle lotte e degli antagonismi religiosi fra la comunità greca di religione ortodossa e quella turca di religione mussulmana.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • 105• valore prescrittivo agli organi costituzionali del Paese. Se da un lato la sua azione ha mirato a legittimare l’attuale primo Ministro Recep Tayyip Erdogan del partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo. ex ministro degli Esteri. Nel 2005 sono stati avviati ufficialmente i negoziati per l’adesione della Turchia alla UE. coinvolge pesantemente la Turchia poiché al suo interno più di undici milioni di questa etnia non vedono ricono- . Dal 1996 è entrata a far parte dell’unione doganale europea. Inizia nel 1963. Fu istituito da Kemal in funzione anticomunista. hanno cercato in tutti i modi possibili di creare quelle condizioni politico economiche che erano ritenute necessarie per entrare a far parte della Unione Europea. Il problema del popolo curdo che comprende una popolazione di oltre i venti milioni di persone sparse fra la Turchia. In questo modo l’elezione di Gul. cioè l’accettazione senza riserve dei principi e dell’insieme dei diritti e degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli stati membri dell’Unione Europea. allorché per la prima volta venne ad essa assoIl lungo cammino ciata ponendola allo stesso tempo come membro del Consiglio verso l’Europa d’Europa. L’MGK è composto tradizionalmente da membri collegati più o meno direttamente alle forze armate. La questione della parte settentrionale di Cipro occupata dall’esercito turco dal 1974 è stata oggetto di negoziati lunghi e faticosi che non hanno ancora trovato un esito positivo. ed è anche la ragione dell’attuale omogeneità della comunità religiosa musulmana che è pari al 98% della popolazione turca. Irrisolta rimane poi la questione curda che non ha mai trovato una sua collocazione politica. anno in cui il Consiglio Europeo di Helsinky ha presentato ufficialmente la candidatura della Turchia per la sua adesione alla UE. Infine il Direttorato sugli Affari Religiosi si occupa di materie inerenti al culto. ma fu anche lo strumento di espulsione dei cristiani ortodossi che furono inviati con accordi in Grecia. allorché fu nel 2002 premier per pochi mesi. la Siria l’Iraq e l’Iran. I problemi che ancora dividono la Turchia dall’Europa riguardano per lo più l’aquis comunitario. a Presidente della Repubblica. va contestualizzata sia per quanto concerne la sua appartenenza islamica che per la difficile evoluzione politico-economica a cui la UE lo chiama. i vari governi turchi che si sono succeduti.

A fare da freno ai negoziati da anni vi è poi il contenzioso sul riconoscimento del genocidio degli armeni che la Turchia ancora non vuole riconoscere e questo rappresenta un punto di forte frizione con la Francia. Ora. Se infatti attraverso sforzi più intensi si riuscisse a collocare con maggiore sicurezza e stabilità il percorso di ingresso della Turchia nella UE. fuggiasco da Troia e arrivato nei pressi di Roma. D’altra parte. come da più parti è stato auspicato.•106 • • • • • • • • E U R O P A M O N D O sciuti i propri diritti civili. politici e linguistici. Ma certo sarebbe di grande giovamento tentare il recupero delle radici culturali e giuridiche che hanno dato vita allo ius romano e soprattutto meditare sulle sorti del ‘pio’ eroe dell’Eneide. ultimamente i governi turchi hanno preso l’impegno di rispettare l’utilizzo di lingue diverse dal turco e di professare tre religioni differenti rispetto a quella ufficiale mussulmana. Tuttavia occorre aggiungere che nonostante la tradizionale politica di esclusione delle minoranze linguistiche e religiose dalla vita civile del Paese. per contrastare le tentazioni inclini al fondamentalismo islamico. come ha sottolineato recentemente il ministro degli Esteri Massimo D’Alema: «La migliore risposta a una guerra di religione sarebbe avere nell’UE la Turchia». attraverso l’europeizzazione della Penisola Anatolica il problema sarebbe di più facile soluzione. l’Europa si doterebbe di uno strumento di dissuasione nei confronti del fondamentalismo. per volontà divina… . Si potrebbe così offrire l’esempio di come anche un paese con radici islamiche possa contribuire alla crescita ed al rafforzamento dell’Europa. L’Europa ha forse qualche difficoltà nel rivendicare in maniera omogenea le proprie radici cristiane.

Mons. A Fu Tieshan fu infatti negato dalle autorità governative il permesso di recarsi a Roma per ottenere la nomina dal Papa. morto il 20 aprile scorso. nonostante la situazione della Cina oggi induca alla massima prudenza su ogni valutazione che riguardi la coscienza dei religiosi. Le diatribe vanno avanti da decenni e non si sono mai acquietate. i ‘clandestini’ ricordando la loro disponibilità al martirio e le persecuzioni subite a causa della loro fedeltà a Roma che li priva anche dei benefici materiali e delle risorse finanziarie di cui invece l’Associazione patriottica dispone. neppure dopo il martirio subito da entrambi negli anni della Rivoluzione Culturale che non perdeva tempo a fare certe disquisizioni. Un’inchiesta condotta anni fa da un gruppo di ricercatori irlandesi. già presidente della Associazione Patriottica e considerato uno dei prelati più intransigenti nel rifiuto della riconciliazione con la S. ai presbiteri. i patriottici rivendicando la loro lealtà alla nazione. uno degli ostacoli più difficili da superare per la normalizzazione dei rapporti con i Vaticano. Li Shan succede a Michele Fu Tieshan. è stato ordinato il nuovo vescovo di Pechino. due mesi dopo la lettera del Papa ai cattolici di tutta la Cina. affratellando tutti nella stessa condanna.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • 107• di Pabri Forse è l’ora del disgelo UN SOFFIO DI SPERANZA PER I RAPPORTI TRA CINA E SANTA SEDE I Il 21 settembre. La divisione tra i cattolici ‘patriottici’ e quelli cosiddetti ‘uder ground’ o ‘clandestini’ costituisce dopo la linea del governo di Pechino. alle persone consacrate e ai fedeli laici della .Sede. nonostante le sue ripetute richieste. Non a caso la lunga e storica lettera di Benedetto XVI rivolta «ai vescovi. denunciava addirittura una sorta di acuta acrimonia degli uni contro gli altri.

interpretata come una grande opportunità di confronto e di dialogo. non debbono esitare a partecipare all’Eucaristia. La Pira sosteneva che certi eventi della storia debbano venire interpretati come ‘segni’. alla vigilia del Concilio Vaticano II: “Ho sempre atteso una parola di fiducia ed ora vedo un Papa. E per togliere ogni ombra di dubbio.l’urgenza di confermare nella fede i cattolici cinesi e di favorire la loro unità con i mezzi che sono propri della Chiesa». La fiducia di Mons.le parole di François Mauriac. che in questi ultimi tempi si è assistito ad una concatenazione di fatti che indicano una situazione nuova. implicitamente abrogando la scomunica dei cattolici governativi. un Papa dichiara ufficialmente lecita la concelebrazione tra sacerdoti ‘clandestini’ e sacerdoti ‘patriottici’. celebrata da vescovi e da sacerdoti che sono in piena comunione con il Successore di Pietro e sono riconosciuti dalle Autorità civili.avverte . da portare sempre e comunque con grande umiltà e serenità. la ‘buona novella’. «La complessità dei problemi è enorme . Per la prima volta dal 1951 ad oggi. ma «anche i fedeli laici. il processo è irreversibile”». È certo. l’ordinazione dei Vescovi consacrati senza il mandato pontificio ma nel rispetto del rito cattolico. Sede è anche confortata dal prossimo grande appuntamento delle Olimpiadi. «è illegittima ma valida. Capovilla nell’avvio di nuove relazioni tra il governo di Pechino e la S. Forse il periodo della stagnazione è arrivato alla sua conclusione. Lo stesso vale per tutti i sacramenti».» «Non posso dimenticare . Loris Capovilla dalla sua sede di Sotto Il Monte Giovanni XXIII . Giovanni XXIII. Il cammino è iniziato. ma che ormai è davanti a noi. Capovilla . con una gara spettacolare che è diventata ormai leggenda. .osserva Mons. È necessaria una grande disponibilità di spirito.e certamente la distanza non aiuta a Il dialogo risolverli. ricordannon è spento do che il Cristo ci ha dato sì la missione di divulgare il Vangelo ovunque. però. Ma la Pira era un profeta e sicuramente vedeva molto più lontano di quanto non sia concesso ai comuni mortali. appunto. Non a caso le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cina furono anticipate dalla storica partita di ping pong tra le squadre dei rispettivi paesi.•108 • • • • • • • • E U R O P A M O N D O Chiesa Cattolica nella Repubblica Popolare Cinese . che sono animati da un sincero amore per Cristo e per la Chiesa. che fa sentire la sua umanità in mezzo agli altri uomini. ma senza dimenticare che il Vangelo è.continua Mons. Non solo. aprendo una strada che richiederà forse millenni per essere interamente percorsa. così come sono valide le ordinazioni sacerdotali da loro conferite e sono validi anche i sacramenti amministrati da tali vescovi e sacerdoti».

Li Shan. infatti. a breve termine. andarono deluse. parroco della chiesa di San Giuseppe di Pechino. di soli 40 anni.il resto verrà da sé». sia pure informalmente. ‘Nan Tang’. allora.E U R O P A M O N D O • • • • • • • • 109• «L’importante è lasciare il seme . Non è la prima volta che un vescovo viene ordinato con l’approvazione congiunta della S. dimostrava in modo inequivocabile la vitalità di tutti i fedeli cattolici in Cina. al di là di ogni rivendicazione espressa dai responsabili della ‘Associazione dei patriottici’. proprio alla vigilia del primo di ottobre. eserciterà la sua influenza anche sul resto dei cattolici cinesi. L’ordinazione di mons. senza distinzione di appartenenza o di schieramenti.Sede e delle autorità cinesi. se confermata. la segreteria di Stato. Capovilla . Li Shan è avvenuta con l’approvazione del Papa. suscitando speranze che poi. Cattolici clandestini e cattolici patriottici si riunirono. manifestando forse per la prima volta in maniera tanto esplicita. Ma allora ancora bruciava la decisione presa da Papa Giovanni Paolo II di proclamare santi più di venti missionari cattolici uccisi in Cina. fu recepita dal governo di Pechino come un affronto. fu riservata la stessa procedura. Al vescovo di Liaoning. I missionari avevano dichiarato ufficialmente il loro sostegno a Chang Kai Shek e la decisione di elevarli agli onori degli altari proprio in quella ricorrenza. Mons. era stato . per presentare le loro congratulazioni congiunte. Paolo Xiao Zejiang. mons.Sede. a Pechino. sarebbe positiva». con l’approvazione della S. L’anno scorso. il governo di Pechino procedette alla nomina di tre vescovi. ogni speranza di riconciliazione sembrò spenta e il governo cinese esercitò il suo pugno di ferro in maniera ancora più pesante contro la comunità cattolica legata a Roma. evitando di consultare. di cui 5 ‘patriotIl nuovo vescovo tici’ e circa 10 ‘clandestini’. nella Cina del Sud. pastore della capitale. una chiara volontà di riappacificazione. è stato ordinato vescovo coadiutore della diocesi di Guizhou. mons. di Pechino Fonti anonime del Vaticano considerano l’evento ‘un buon passo’. Agli inizi di settembre. In quel periodo. Da oggi. Ma la lettera di Benedetto XVI ha aperto una nuova fase nei rapporti Cina-Vaticano.osserva Mons. il nuovo vescovo Li Shan. mentre la folla che si accalcava sul sagrato della cattedrale dell’Immacolata Concezione. mentre l’Associazione patriottica sostiene di non saperne niente. che ha presenziato alla cerimonia di consacrazione del Vescovo di Pechino. Paolo Pei Junmin. pur ammettendo che «la notizia. oltre 15 milioni. giorno della festa nazionale della repubblica cinese. costruita vicina alla tomba di Matteo Maria Ricci.

. senza l’approvazione della S. guadagnandosi una grande popolarità tra i fedeli di tutta la provincia e. e tante volte colla risposta. come di altre. il dott. diventerà messaggero di pace e di fratellanza fra gli uomini di tutto il mondo e lo straordinario evento mondiale delle Olimpiadi renderà a Mons.Sede e del governo cinese. oggi grava la responsabilità di facilitare una intesa che molti diplomatici hanno già da tempo cominciato a preparare con silenziosa pazienza. ma nella quale fino a ieri ancora in pochissimi osavano credere.•110 • • • • • • • • E U R O P A M O N D O nominato vescovo della capitale dal governo cinese. Corsi e ricorsi (A proposito di esami. Società Editrice Dante Alighieri . traguardo fino a ieri ritenuto impossibile. Lo sport. Faceva però parte di una lista di candidati al soglio vescovile già stilata con l’assenso di Roma e questo accordo preliminare ha indubbiamente facilitato l’approvazione papale. per piccola mercede (perfin due prosciutti). Li Shan più lieve una missione che fino a pochi mesi fa sembrava chimera. Tratto da La Romagna dal 1796 al 1828 di Domenico Antonio Farini . Sulla spalle di uno dei vescovi più giovani del mondo. la stima e della S. Della qual scienza. ancora una volta e secondo le sue più autentiche tradizioni. secondo che occorreva per risposta imparata a quesiti mandati a casa.Ediz.Sede. Il giovane presule. solevasi acquistar la laurea in Cesena e in non poche altre altre città privilegiate. 1899. è servita a salvare l’orgoglio di Pechino ed a rassicurare i ‘patriottici’. originario della capitale cinese. ha sempre dimostrato una grande equidistanza tra le opposte spinte della ‘clandestinità’ e del ‘patriottismo’.Roma. oriundo bolognese. della quale non ben si potrebbe dire se fosse più esperto che di legge’. mentre la mossa a sorpresa del governo dell’estate scorsa. Luigi Cavallina. il 18 luglio. il cui padre esercitava in Russia la chirurgia. di lauree e di diplomi) Era governatore di Castelnuovo.

Sono il diavolo e basta. fecondata da mio padre… Lei ha genitori?» «No. è bello lo stesso. È una cosa unica».D I V A G A Z I O N I • • • • • • • • • 111• Il diavolo di Marcello Colitti L L’individuo ha un cappottino marrone con un colletto di velluto nero. un perché c’è sempre. esisto e basta». un po’ demodé. Io ad esempio. «Se le va bene così…» Il signore col cappello lo guarda. «Lei sa il mio nome? E parla latino. vero?» ripete facendo un largo gesto della mano verso il Foro Romano. non commenta. Lei chi è?» «Io sono il Diavolo». spero. «Che bello. anche se non la conosco… volevo comunicare la mia commozione di questo colpo d’occhio». Ha fatto bene. «Non importa. «Non mi dica il suo nome. Io non sono stato creato. Il signore col cappello sorride. «Vuol far smettere la pioggia? E perché? Un po’ di pioggia fa bene». «Non le piace la pioggia? La vogliamo far smettere?» Il signore col capello sorride. Io sono il Diavolo. «Mi scusi se attacco bottone così. Nomina non sunt res». «Non si stupirà. sono un uomo perché mi ha partorito mia madre. no?» «Ma allora lei crede alle balle dei preti! Che il Diavolo è un angelo . non c’è un perché!» «Beh. L’individuo col cappottino marrone sembra deluso. E perché è il Diavolo?» «Come. «Anche se piove. perché. Si stringono la mano. se mi troverà un poco scettico. un po’ sdrucito. Ci possiamo sempre presentare» e tende la mano. «Bello davvero» risponde il signore col cappello. lo so già» dice l’individuo col cappottino. «Ma davvero. «Come lei vuole». l’avrebbe pur sempre creato qualcuno. E anche se lei fosse il Diavolo.

è un buon tipo. naturalmente. Gli ho offerto tutto… niente da fare. e crea l’uomo. credo. altrimenti quello là ne faceva una delle sue …» «Una delle sue?» «Come quando mandò suo figlio sulla terra. Ma lei ha mai pensato a questo povero dio. energia scura. E poi si riposa. e lui li butta giù dalla nuvola. Eterno. no? Sono preti. proprio quello che portava la luce. che mette le cose… lei si è occupato di astronomia. e addio Foro Romano. nessuno è perfetto. da giovane». come piovesse! e dove li butta. il massimo. quello sì…» «Cioè. che prima crea gli angeli.Io e lui siamo due facce d’una medaglia. lo sa? Senza di quella l’Universo sarebbe una palla sola.•112 • • • • • • • • D I V A G A Z I O N I caduto… pietose bugie. il Diavolo?» «Meno che mai. poveretto…» «L’ha saputo tardi? E come mai?» «Perché lui lo teneva nascosto. «E come lo spiega?» «Come spiego che cosa?» . il migliore. ma non credo neanche al Diavolo. un po’ pasticcione… non gliene va bene una…. io ero distratto in altre cose… sa. Lei sa. Ha visto?» «Non piove più. «È vero che l’universo… dicono che si allarghi ancora… e allora perché…» «Perché ci ho pensato io a mettere un rimedio. no? Ma sono sicuro che lei non ci crede!» «No. caro signore. poveretto. addio a tutto… Sarebbe il nulla». «Esatto. non creato». a creare il suo contrario… i suoi colleghi adesso la chiamano dark energy. di nuovo quello si rivolta. il creatore di tutte le cose… che figura ci fa?» «Devo ammettere che è una storia poco credibile. e allora? Che cosa sono le pietose bugie?» «Per salvare la reputazione a dio. zac. è la pura verità.» «Neanche lei. Lei capisce al volo». che io avrei fatto meglio… L’ho saputo tardi. Lei ne ha una diversa?» «Ma certo! Non è una storia. non piove più. «Non m’offendo. dio. E così è finita proprio male. «E allora mi spieghi…la gravitazione universale… un capolavoro. Guardi. mangia la mela e lui un’altra volta… ma via! Questo infallibile. devono guadagnarsi da vivere. ha buone intenzioni. Io sono solo eterno. si figuri. senza dir niente a me. vero? Tutto attira tutto. e ho tentato di evitare… ma quel povero figlio non ha voluto. i quali subito lo tradiscono. infinitamente sapiente. e quindi tutto deve tornare a uno… cioè al nulla! Se non ci fossi stato io. del partito di dio. non si sa proprio. se lei non s’offende». vero?» «Sì. Io sono quello che non sbaglia. e.

dicevano i Greci. ciò che non si può risolvere.D I V A G A Z I O N I • • • • • • • • • 113• «Che lei esista… e che esista quell’altro pasticcione lassù. ad occuparsi…» «Dicono che lei li spinga al male». Ma io sono la forza vitale. non ci sarebbe proprio nulla da spiegare. la forza del cosmo. che è un concetto assurdo». Se non esistesse. Spiegare che qualcosa esiste è assurdo. Le do ragione. perché gli uomini fanno ciò che dice loro la natura. problemi ci sarebbero lo stesso». più o meno…» «Insomma. seguono il principio di sopravvivenza…» «e per questo fanno un bel po’ di guerre e cosette simili…» Beh. completo di figlio…» «Beh. che è eterno. altrimenti torniamo al punto di prima. altrimenti ci sarebbe il non esistere. Avrei fatto volentieri la parte del disordinato. «Questa è buona davvero! Ma lo sa che lei è spiritoso?» «Mi scusi. «Sempre per fare l’avvocato del…» il signore col cappello arrossisce. «Già. di armonia. la natura…» «e quell’altro cos’è?» «Ma. di quello che fa casino. per fortuna. dice?» . qualcosa deve pur esistere. perché ride?» «Perché. che butta per aria le carte di un gioco noioso… ma ho l’impressione che non sia così… il famoso principio di ordine dov’è? Non c’è. e nessuno per farlo». non so proprio. «Mi scusi. e cerco di rimediare. «Ci sareste solo lei e Dio. Neanche la gravitazione universale… i quanti. è troppo serio… se ridesse un poco le cose andrebbero forse meglio…» «Secondo lei vanno male?» «No. il nulla assoluto. deve esistere anche lui. lei ride». e perciò non resta che ridere… Dio non ride di certo. dovrei dire l’avvocato di Dio!» L’individuo col cappotto marrone scoppia in una gran risata. gli dei possono solo sorridere. bravo. Pensavo che fosse un principio d’ordine. «Il riso è la contraddizione. di spingere gli uomini a fare. non dovrei?» «Beh. «Lei cita sempre i preti». problemi ce ne sono sempre. Anche se non ci fossero uomini. «Appunto. i quanti?» «La fisica quantistica. lei pensa che non ci sarebbe neanche Dio? «Ma è proprio sicuro che quel pasticcione là esista?» «Se esiste lei. su qualunque scala. che non esiste neanche lei» «Giusto. perché non muoiono…» «…e infatti morirono. li conosce lei. ma se lei. «Perché. Dunque io esisto. o mi sbaglio?» «Ho il sospetto che lei si sbagli».

ha un bel Burberry. «Lo supponevo. L’individuo col cappottino non c’è più. gli fa segno di sedersi vicino a lui. con quel cappottino un po’ sdruscito…» «Non le piace. quando l’ha inventata?» «Signor mio. se esiste. «Che sorpresa» fa l’individuo «è un vero piacere!» «Che sia una sorpresa ho qualche dubbio. i voli con la scopa…» «Caro signore. per me il tempo non c’è». avrà un prima e un dopo. «Mi dica. «Già. Il signore seduto gli fa un cenno con la mano. quello della mela…» «Veramente quello della mela. se sa già tutto. no?» «Prima i pantaloni e poi le scarpe. le orge. caro signore. «Ha ricominciato a piovere» borbotta. di quelli imbottiti di cammello. l’individuo si volta. Non penserà mica che io…» «Facevo per dire. Me ne vanto ancora». L’uomo insegue. sa. come se non vedesse. e lei porta sempre tutto più avanti…» «Certo. vero?» «No». io dico Newton. Entra come distratto. il signore si alza. «Se non ricordo male l’ho fatto dopo». Viene verso di lui. ed ha anche un cappello. certe cose… sono tipiche dell’uomo… e io…» «Ma lei adesso è un uomo. La mia creazione più sofisticata. non ha più il cappottino marrone. ma è un piacere anche per . per ricordarle che per tanti secoli lei ha avuto una pessima fama».Lo vede entrare. e si annoia. con le vecchie streghe. può anche aver ragione. «Non volevo dare nell’occhio. gli tende la mano. il suo viso s’illumina. il più famoso. Altrimenti. «Ma se vive. la facevo più …informato. io. la prossima volta!» «Ma.•114 • • • • • • • • D I V A G A Z I O N I «Sì. sa com’è…» «Ma scegliendo una cosa così demodé… si faccia consigliare da una donna. era il mio amico Adamo!” «No. «Anche le donne?» «Certo. sa … io… le donne…» «Lei non era quello del sabba. Una gran differenza non c’è…» «Lo dice lei!» «Beh. glielo dicevo prima…» L’uomo col cappello dà un’altra occhiata al Foro Romano. «Si figuri se io vado in giro con delle vecchie streghe… io sono ben conscio della bellezza. E Adamo era un suo amico?» «Tutti gli uomini sono miei amici». non si dà più da fare e allora è la fine». Così l’uomo sopravvive. io sono eterno. dice?» «Proprio così! Adesso è lei che mi fa ridere! Chiedevo se ha fatto i quanti prima o dopo la scoperta di Newton. guardandosi attorno. lo scienziato».

Non ci avevo pensato». quello sta lì nel suo studio. senza gusto.dice sorridendo al dialogo dell’altra volta. «Posso offrirle qualcosa? Io ho bevuto un caffè. quello là pur di farmi un dispetto. una donna qualunque! C’era bisogno del diavolo. l’individuo lo beve. «Ricordavo il Faust…» «Non mi parli di quel buffone!» «Un buffone?» «Della peggior specie!» «Davvero?» «Ma non si ricorda? Quel tedesco là l’ha scritto in tutte lettere. pieno di roba. come si dice…» «Beh. lo fanno bene qui». Non c’è proprio da stupirsi che si sia convertito… un vero buffone!» «E poi si è salvato. che sembra una scenografia di Walt Disney disegnata da Durer. mi dovrebbero dare qualcosa per tenerle… magari per comprare degli armadi…» Il signore col cappello ride. «Sa. l’altro caffè non gli piace più…» riappoggia la tazza sul piattino. non vorrei insistere… le posso rinfrescare la memoria?» «Mi fa un favore». quello vuole capire i quanti. non voglio che smetta. e vuole sapere tutto… e io. che si chiamava Stasny. è proprio buono. anche le cose più basse…» «Mi scusi. L’individuo accetta con un gesto. «Buono davvero. Allora. come dicono gli economisti. zac. lei parlava delle donne…» «Lo so che non è un argomento nuovo… non sapevo che a lei non interessassero…» «A me interessa tutto». «Lo sa che a Praga fanno vedere ai turisti la casa di Faust? Dicono che fosse un praghese. chissà cosa fa… e cosa mi chiede? Di portarsi a letto una donna. l’offerta sarebbe così grande. È vero che. da cui è scappato il diavolo quando Stasny è morto… manco fossi un pallone aerostatico…! Ma le . che vuol dire appunto Fausto… c’è un bel buco nel tetto. certo. in generale… se comprassi anime sarei già fallito! Non basterebbe tutto l’oro che c’è sulla terra. così superiore alla domanda che il mercato farebbe un prezzo negativo.D I V A G A Z I O N I • • • • • • • • • 115• me. Arriva il caffè. ma la storia dell’anima… lei aveva comperato un’anima…» «E che anima! Di un frustrato di provincia! Cosa voleva che me ne facessi… cosa vuole che me ne faccia. ho pensato . «Poi la cosa si complica. Voi italiani fate un caffè davvero unico. e lui la tratta da cane. poveretto…» «Ma che dice! Il Faust?» «Mi scusi. dico?» «Capisco. fa di tutto. se uno ci si abitua. Lasci piovere». né stile. «Come vuole» La cosa lo disturba come la prima volta. roba da chiodi! Un vero mascalzone. Piove anche oggi… no.

escono nella mattina fredda. nessuno porta più il cappello. dopo i nostri incontri. Cosa dice il giornale?» «Perché. Nega di star sputando. Pioverà?» «Non so. «Vedo che ha un ombrello. Lo ritrovo sul Lungotevere dove sta come Planchet. non ci sarebbe nessun gusto». lei capisce. non è certo il caso di abusarne. se no quello là…» «Quello la?» «Mi capisce vero?» «Sì. «Anche lei. come mai questa guerra non finisce mai? Perché non vince? O deve finire col Giudizio Universale? Ma anche dopo di quello. Non ho la coda. L’individuo lo guarda. né le corna. sono il Diavolo. ci vorrà ben qualcuno che guardi coloro che sono rimasti all’Inferno…» «All’Inferno? Lei crede all’Inferno?» . «Facciamo due passi?» Si alzano. o smettere di piovere?» «Beh. «Planchet sputava per vedere i circoletti che faceva nell’acqua. Non avevo mai pensato al Faust in quel modo…» il signore col cappello guarda con piacere il panorama di alberi che li circonda. Lei è il Diavolo. sembra sorpreso. beh. come vuole la natura. e anche un ombrello. in città. «Vuole che gliene faccia crescere uno qui davanti.•116 • • • • • • • • D I V A G A Z I O N I pare?» Il signore ride ancor più forte. Non piove più. vero? Lei così ha detto» «Sì. se no non sono alberi. «Non le pare serio? Che vuol dire?» «Vuol dire che gli alberi devono crescere pian piano. Lei non può far piovere. ci sono tanti alberi…» «A lei piacciono gli alberi?» «Tanto». i circoletti non si vedono. Gli rivolgo la parola. Lei ha una conversazione molto interessante». dico lo riincontro perché l’uomo con il cappello sono io. «Un pallone! Questa è buona! Un buco nel tetto che ci piove dentro…» guarda fuori dalla vetrata. se non ricordo male. sputando nel fiume. come dicono al mio paese…» «Scherzi di natura… È giusto. «Io vengo qui la mattina della domenica. L’individuo col Burberry non c’è più. no? E allora. e si volta verso di lui. vero? E Dio è onnipotente. a fare due passi… è molto bello qui. ormai. tutto d’un colpo?» «Per carità! Cosa fa adesso? Si mette a far miracoli? Non mi pare serio». la capisco ma mi viene una domanda. Hanno ragione al suo paese. Ma lo riincontro. Mi può spiegare una cosa? Lei è il nemico di Dio. Ha ancora il Burberry. né il piede caprino. ma non piove. ma scherzi di natura. Qui l’acqua è troppo lontana. anche se siamo quasi a Carnevale…» «Capisco. a cui ho pensato spesso.

parlano tutti solo di soldi o di calcio… Dico che io nel creato ho un alleato potentissimo. Però piove e l’uomo si bagna e protesta. perché fa paura!» «Lasciamo stare l’Inferno. che. mi deve scusare. se la ricorda? Il fuoco… la mela… è sempre la stessa storia. «I Greci… non erano mica scemi. ma forse ha letto il testo dei cattolici. Per il semplice fatto di esistere… che vuol dire?» «Vuol dire che Dio è. ma tutti ne parlano…» «L’hanno inventato i fiorentini. rupi. si fa largo a gomitate. laghi gelati. mentre Dio presidia tutto il baraccone. ma Dio le fa cadere… l’uomo. tanto che di quello che è stato creato. «Infatti.. e l’uomo cade e si fa male… mi par logico che protesti. e mura. strade. senta. il più potente». L’uomo è invece un uomo. Javeh… eccetera… nemico mica per cattiveria. e combatte contro tutto. uno solo. il singolo. il Vangelo?” «Sì. ma per il semplice fatto di esistere…» «Mi scusi. Mi pare logico.. Chiedo scusa. tutta gironi. eccetera?» «No». quello che deve far funzionare tutto. o dovrebbe essere. in questo momento. della razza umana» «L’uomo?» «Sì. il particolare. il guardiano della totalità. ponti… come questo. l’universale… mi segue? Dio ha creato o almeno così si dice. quel bel tomo del vostro Dante… di fantasia ce n’aveva. io posso solo ragionare con le cose che dice lei.D I V A G A Z I O N I • • • • • • • • • 117• «Io no. c’è rimasto ben poco. «E chi è?» «Lei» «Io?» «Sì. non le pare? Quello è uno. Sembra debole. ma è in realtà potentissimo. no?» «Mi scusi. lei. per esempio. qui parliamo dei massimi principi. l’ho letto». la storia di Prometeo. qualunque ne sia la versione. L’uomo si bat- . o si dice che sia stato creato. la forza di gravità. poi la realtà. altrimenti non mi capirebbe… vero? Allora le dico…non so… con gli uomini si parla poco di metafisica. l’uomo. preferirebbe che le foglie non cadessero. non c’è. ho deviato il discorso. Torniamo al problema della sua vittoria o di quella di Dio» «Ma. È roba da poeti… quel Milton. quello lì!» «Ma cosa dice. dico. dico. fortuna che non lo legge quasi più nessuno… Certo i preti ci sono saltati sopra. far cadere le foglie. poi. quelli là. «Vi ha trovato traccia di quella bella costruzione. ci sono fabbriche. far girare i pianeti. il rappresentante. È. mi pare un po’… azzardato». l’ho persa. eccetera. che è di necessità il nemico di Dio. Zeus. salite e discese. L’ha inventato Dante? Prima non c’era?» «Lei dice di non essere religioso. che sembra la Torre di Babele.

l’universale. E lei tiene per l’uomo…» «Le pare una novità? Si ricorda quel toscano. Lei non mi ha spiegato il bene e il male…» «Sa. «Me lo dice sempre. lotta da solo contro tutto…» «Contro tutto quel po’ po’ di roba. è da poco che sta qui. ma qui comincia a piovere. non c’è più niente. l’uomo. «Quindi lei è amico del progresso. «Basta così?» «Le pare poco? Mi scusi. quello s’arrabbia… Mi pare logico». «Guardi che la medicina sta distruggendo quest’ignoranza. Lei l’ha letto?» «Sì» «O forza vindice della ragione? che poi era un treno… Carducci adorava i treni… si ricorda dei cipressi?» «Sì. io. . no? Coraggioso. «Ma l’uomo.•118 • • • • • • • • D I V A G A Z I O N I te per vivere bene. quest’idea di non sapere quando…» «È vero. qui da voi. questo». ha paura della morte…» «Sì. delle macchine. «Perché io dico la verità. Il bene è ciò che è bene per l’uomo». microscopico. o perlomeno quello che credo che sia la verità». «Secondo Lei. e quindi ognuno continua a fare cose come se dovesse. delle esplorazioni spaziali…» «Sono amico dell’uomo. Satana o ribellione. Lei lo chiama progresso. e lei non vuole mai che io la faccia smettere…» Guardo in alto. ma l’uomo muore. ma lei capisce. durare millenni». nessuno è perfetto». Piove forte. lui solo. io sono eterno e le parole che implicano il tempo le trovo ostiche … mi scusi. Niente male. sperduto nell’Universo dopo il Big Bang. certo. indifeso. e gli uomini vivono ancor più nella paura… ma per fortuna. della velocità. E in questa guerra. e quando Dio gli ricorda la sua potenza. Diamogli tempo. Sa imparare e con il mio aiuto chissà dove andrà. ha paura della morte. l’unico. Morto lui. Satana. è piccolo. quindi. e quant’altro… L’aveva già detto. sì. spera sempre di non morire. la lotta non è fra il bene e il male. dura poco…» «…ma intanto finché è vivo ne fa degli altri… non è poi così debole. o cade per terra. crescerà». io di filosofia morale… non sono ferratissimo. il giovanotto!» «Sì. ma fra l’uomo e Dio. L’uomo col Burberry non c’è più. Ma rimane pur sempre un punto oscuro. si capisce che ne ha paura! E i preti ci hanno costruito sopra. finché sono vivi si comportano come se fossero immortali… ci ho messo uno zampino anch’io. no? e allora…” «Sarà anche vero. Ma anche se lo sa. cioè che piove e lui si bagna.

Coordinatore Luigi Marinelli Primo numero. curata «da chi in Polonia si è occupato della cultura italiana» e da chi. la pittura. in realtà lo è stato da sempre. 2007 L La Polonia tra identità nazionale e appartenenza europea è il titolo del primo volume di una rassegna annuale. definizione usata da Milan Kundera e richiamata dagli ideatori del volume. un paese vicino di Kamila KowalskaAngelelli “LA POLONIA TRA IDENTITÀ NAZIONALE E APPARTENENZA EUROPEA”. dove vengono presentati i libri polacchi che gli autori del volume vorrebbero vedere tradotti in lingua italiana. In questa ottica. È una pubblicazione del tutto singolare. Un accenno particolare va.591. Rassegna italiana di argomenti polacchi. . e come propongono gli autori. ad un capitolo peculiare dal titolo Cercasi editore. ‘vicino’. a pieno titolo. si passa dai discorsi sugli aspetti storici. nell’assoluta molteplicità dei rispettivi aspetti e tematiche. EURO 18. che vuole proporre al lettore italiano una riflessione eclettica su questo Paese che da ‘lontano’ è divenuto recentemente e. nelle varie parti del libro. Da una base simile. it.S C A F F A L E • • • • • • • • 119• La Polonia. Il tema chiave della rassegna è quello «dell’unità nella diversità». la fotografia. però. i luoghi. la società. anche con una forte convinzione. invece. in Italia ha abbracciato la questione polacca. gli eventi e tanto altro. lo stile e la lingua. sulla geopolitica. il risultato finale non poteva essere che un mosaico assai stimolante per chi sente la curiosità di approfondire la conoscenza di questo Paese «dell’Europa rapita».00 Pl. il cinema. percepita. che sebbene riconosciuto a livello politico come ‘pienamente’ europeo solo il 1 maggio del 2004. PAGG. Si analizzano quindi la letteratura. l’arte della traduzione. LITHOS EDITRICE 2007. sui rapporti fra Polonia e Italia per soffermarsi successivamente sulle tematiche della cultura più o meno odierna. anche «dell’apprezzamento di ciò che è differente». la musica. nel modo maggiormente ampio possibile.

Szymborska e Herling-Grudzinski. una pubblicazione di circa 600 pagine. in maniera considerevole grazie al suo approccio così tanto multidisciplinare. riesce bene a incuriosire il lettore italiano sulle tematiche della Polonia di ieri e di oggi. che si presenta come una specie di sola introduzione alle tematiche della cosiddetta ‘polonità’. Kieslowski.•120 • • • • • • • • S C A F F A L E Può spaventare. ma questa volta. Ma non è l’unico dei polacchi-simbolo le cui storie e lavori compaiono nel volume. il soffio del nuovo vento. . La pubblicazione. Anzi. come viene definito da chi ha contribuito alla nascita di questo esperimento letterario. ma nel contempo così vicina al Bel Paese e all’intera Europa. è un tributo dedicato specificamente alla persona del grande reporter. Wajda. ma proprio dal cuore del Vecchio Continente. uscita nell’anno della morte di Ryszard Kapuscinski. infatti. a prima vista. it ne esce salvo. diversa. è. Per menzionarne soltanto qualcuno. Ciò nonostante. un insieme di nomi dal più alto scaffale della cultura universale. non dall’Est. Milosz. il primo numero di Pl. come vogliono gli autori. «cittadino polacco e del mondo».

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