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VALENTINA FORTI

TRASFERIMENTO DI AZIENDA E RAPPORTI
PREVIDENZIALI: PROFILI DI DIRITTO INTERNO E
COMUNITARIO.

SOMMARIO: 1. Il principio del mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di
azienda. - 2. Diritti previdenziali e trasferimento d’impresa nelle fonti comunitarie-
3. L’ordinamento italiano. Problematiche aperte dal trasferimento d’azienda in ordine al
mantenimento dei diritti derivanti dalla previdenza obbligatoria: posizione dei lavoratori e
degli enti previdenziali. - 4. Riflessi del trasferimento d’azienda sul regime e/o
sull’inquadramento previdenziale, sulla disciplina degli ammortizzatori sociali e delle
agevolazioni contributive. - 5. Trasferimento d’azienda e previdenza complementare
nell’ ordinamento italiano

1. La materia del trasferimento d’azienda è disciplinata nel nostro
ordinamento dall’art. 2112 c.c. che, rispetto al testo originario, è stato
novellato prima dall’ art. 47 della legge 29 dicembre 1990 n. 4281, poi dal
D. lgs 2 febbraio 2001 n. 182 e infine dal D. lgs. 10 settembre 2003 n. 2763.
Tali modifiche sono state necessitate dall’adeguamento della disciplina
italiana alla normativa comunitaria: la legge del 1990 ha infatti recepito la
Dir. 77/187/CEE del 14 febbraio 19774 e il decreto del 2001 è stato adottato
in attuazione della successiva Dir. 98/50/CE del 29 giugno 1998, che ha
novellato in modo sostanziale la direttiva del 19775, successivamente alla
Dir. 98/50, è stata adottata la Dir. 2001/23, anche se in realtà la stessa non ha
apportato modifiche sostanziali alla versione del 1998, ma ha semplicemente
provveduto a codificare la normativa comunitaria in materia di trasferimento
d’impresa.
Le norme, sia comunitarie che nazionali, in materia di trasferimento di
azienda hanno lo scopo di tutelare i lavoratori nelle situazioni in cui muta la
titolarità della stessa, assicurando ad essi la continuità del rapporto di
lavoro.

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Che costituisce anche norma autonoma, che regola la procedura di informazione e
consultazione sindacale. Per commenti, vedi M. MAGNANI, Disposizioni in tema di
trasferimento di azienda. Commento all’art. 47 della legge 29 dicembre 1990 n. 428,
in Nuove leggi civ. comm., 1992, 652 ss.
2
Tra i numerosi studi in merito, cfr . C. CESTER, Trasferimento di azienda e rapporti
di lavoro: la nuova disciplina, in Lav. giur., 2001, 6, 505 ss e F. SCARPELLI, Nuova
disciplina del trasferimento di azienda, in Dir. prat. lav., 2001, 12 , 779 ss.
3
Ex plurimis, vedi L. DE ANGELIS, La tutela del lavoratore ceduto, in W.P.-
C.S.D.L.E “Massimo D’Antona”, 2004, 50, in www.unict.it/documenti; mi permetto inoltre
di rinviare a V. FORTI , La disciplina del trasferimento di azienda e di ramo di azienda
prima e dopo il d. lgs 276/2003, di attuazione della legge n. 30 del 2003, in Dir. lav .
Marche, 2003, 3 - 4, 379 ss; più di recente cfr. V. SPEZIALE, Le “esternalizzazioni” dei
processi produttivi dopo il D.lgs n. 276 del 2003: proposte di riforma , in Riv. giur. lav.,
2006, 1, 3 ss.
4
Vedi F. VANDAMME, Concentrations d’enterprises et protection des travaillers,
in CDE, 1977, 25 ss.
5
Le novità della direttiva sono state, tra gli altri, esaminate da R. C OSIO, La nuova
direttiva sul trasferimento delle imprese: l’ambito di applicazione, in Foro it., 2000, I, 879.

ma la norma citata contiene una norma derogatoria rispetto ai principi generali. il secondo comma della norma codicistica specifica che. F. 2112. in deroga ai principi generali in materia di cessione di contratto (vedi l’art. che lascia agli Stati membri la facoltà di prevedere che il cedente. in Le garanzie individuali dei lavoratori. ai sensi dell’ art.1 della Dir. di fonte legale. delle condizioni di 6 Cfr. consente la liberazione dal debito del suo precedente datore di lavoro. 3. 3. I. ind.Per un commento su tale norma della direttiva..c. 1406 c. Tale atto è riconducibile alla fattispecie della remissione di debito ex art. per i prestatori di lavoro. 430 ss. 2001/239 “I diritti e gli obblighi che risultano per il cedente da un contratto o da un rapporto di lavoro esistente alla data del trasferimento d’impresa sono. obbligato in via solidale: se quindi il lavoratore.P. 2112 .2112 cod. La responsabilità solidale nel trasferimento d’azienda. lav. una responsabilità solidale di alienante e acquirente dell’azienda “per tutti i crediti che il lavoratore aveva al momento del trasferimento”. contrattuale (individuale e collettiva) o consuetudinaria. 4. dopo la “riforma Biagi” v. di liberare l’alienante dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. lav. consente al lavoratore. 2112 c. dir. 8 Delle ricadute del trasferimento d’ azienda sui diritti individuali dei prestatori di lavoro ceduti si sono occupati molti autori. c. seconda parte. 221 ss. 1999. Se secondo l’art. 2006. riconoscendo il cessionario come suo unico debitore.. 1. 91 ss e. comma 4. A. 2001/23/CE e art. par. 2 Infatti. Dir. art. in Quad. secondo periodo. cod. più di recente. anche dopo la data del trasferimento dell’azienda. 9 Non modificato in tal punto rispetto alla formulazione originaria . giur. 2001/23. In dottrina il tema della responsabilità di cedente e cessionario per i crediti del prestatore di lavoro è stato oggetto di ampia trattazione: vedi da ultimo lo scritto di C. nel corso delle procedure di conciliazione ex artt. per quanto riguarda i crediti già maturati ed acquisiti dal lavoratore prima del trasferimento d’azienda. 410 e 411 c. Il successivo 3° comma dell’art. in Riv. . 1° comma. 2113. lav. sia la direttiva CE che l’art. prevedendo al 2° comma dell’art. 28. civ. AIMO. nel corso delle procedure conciliative. in quanto la manifestazione di volontà del prestatore di lavoro non estende i suoi effetti anche al cessionario.. 3. indipendentemente dal consenso del prestatore di lavoro. che il lavoratore possa far valere nei confronti del cessionario tutti i propri diritti scaturenti dal contratto o dal rapporto di lavoro con il cedente. Tutela del lavoratore nel trasferimento di azienda tra normativa nazionale e normativa comunitaria. Il mantenimento dei diritti del lavoratore nel trasferimento d’azienda: problemi vecchi e nuovi.c. comma 4. vedi AIMO.. rel. 2112 c. della Dir. tra questi M. 2° comma. op. in via generale. 836 ss. I. SCARPELLI. trasferiti al cessionario”.c. vige la regola della responsabilità solidale tra alienante e acquirente10. c. la rinunzia o transazione dovrà essere considerata valida ex art.c. 841 ss. sia responsabile con il cessionario degli obblighi risultanti prima della cessione da un contratto o rapporto di lavoro a quel momento esistente.c. Il legislatore italiano ha esercitato tale facoltà. in Riv.c. MAZZA. civ. L’art. stabilisce invece peculiari norme volte alla conservazione.p. il passaggio del lavoratore dal cedente al cessionario si attua automaticamente. 2004.. par. 1301 c. (su Trasferimento di azienda). e prev. RAFFI. civ.c. in conseguenza di tale trasferimento. 2112. in Dossier sul trasferimento di azienda tra diritto comunitario e diritto interno. cit. giur. 1. 7 Infatti. 2006.).. 10 A livello comunitario vedi l’art. conservando il lavoratore tutti i diritti che ne derivano8. Se da quest’ultima norma si può desumere. “In caso di trasferimento d’ azienda il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano”. prevedono che il trasferimento d’azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento 6 e che il rapporto di lavoro continua ipso iure con il cessionario7. in Resp.

3 lavoro convenute mediante contratto collettivo: è previsto infatti l’obbligo del cessionario di applicare i trattamenti economici e normativi già vigenti in base ai contratti collettivi nazionali. Per quanto riguarda invece i “regimi di previdenza complementare”. si può desumere che l’eccezione alla regola del trasferimento al cessionario dei diritti e degli obblighi che risultano per il cedente dal contratto di lavoro individuale o collettivo debba essere applicata in modo restrittivo. una volta approvata la normativa di attuazione. cui è riferibile il Regolamento 833/2004/CE (che. Serene ( in Lav. vista la finalità. trasferimento di imprese e previdenza: riflessi nell’ordinamento interno. in questa Rivista. 3. che giurisprudenziali13. 77/187. 12 Per “regimi legali” nella terminologia delle fonti CE si intendono quelli di previdenza obbligatoria o di base. da parte del diritto comunitario. dello stesso livello. 2.. 2002. 2004. di armonizzazione di ordinamenti molto diversi tra loro e. a differenza dell’art. per quello che ci interessa. secondo il quale dopo il trasferimento d’ impresa il cessionario deve mantenere ai lavoratori ceduti le condizioni di lavoro convenute mediante contratto collettivo nei termini previsti da quest’ ultimo per il cedente. par. con differenti sistemi di contrattazione collettiva. 3. 533 ss ) e del 6 novembre 2003. nel senso che la stessa può essere riferita solo alle prestazioni che sono elencate nella direttiva e queste ultime devono essere intese in un’ accezione ristretta14 . 9. che stabilisce principi volti al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale dei paesi membri. par. comma 3. . sia normative. 13 Cfr. disponeva solo che i paragrafi 1 e 2 non si applicassero tout court ai diritti dei lavoratori a prestazioni di previdenza complementare. Trasferimento d’azienda: la Corte CE ribadisce il proprio favore verso la garanzia dei diritti previdenziali dei lavoratore ). come quei “regimi pensionistici di categoria stabiliti in conformità delle legislazioni e delle prassi nazionali”. ma 11 A livello comunitario vedi l’art. Per quanto riguarda la sostituzione del contratto collettivo applicabile in caso di cessione d’ azienda (da quello del cedente a quello del cessionario). applicabili all’ impresa del cessionario11. la norma CE citata è molto generica e ciò è comprensibile. Tale regola non trova però attuazione. ai sensi del successivo art. dovrà sostituire il Regolamento 1408/71/CEE). 1 e 3. Beckmann (commentata. territoriali ed aziendali fino alla loro scadenza. 3. Corte di giustizia. Inoltre l’art. da P. Dir. sono definiti dalla direttiva 98/49/CE (che si occupa specificamente del mantenimento dei diritti dei lavoratori iscritti a fondi di previdenza complementare in caso di mobilità all’ interno della UE). 865 ss con nota di L. giur. par. PASSALACQUA. 2001/23 non dispone un’esenzione “secca”dall’applicazione dei paragrafi riguardanti il mantenimento dei diritti dei lavoratori maturati nell’ambito della previdenza complementare15.c. sancito dalla direttiva 23/2001/CE all’art. 4. in relazione ai “diritti dei lavoratori a prestazioni di vecchiaia.. 14 Vedi il punto 460 della sentenza Beckmann. le sentenze della Corte di giustizia del 4 giugno 2002. fino alla data della risoluzione o della scadenza dello stesso contratto o dell’ entrata in vigore o dell’ applicazione di un altro contratto collettivo (del cessionario). 2. par. 3. di invalidità o per i superstiti dei regimi complementari di previdenza professionali o interprofessionali esistenti al di fuori dei regimi legali di sicurezza sociale degli Stati membri”12. c. C. lett. 4. Dall’analisi delle fonti comunitarie. NATALI. della Dir. c-164/2000.C. tra gli altri. 3.3 dell’ originaria Dir. 3. a).4/01. si applica ai diritti e agli obblighi che risultano da un contratto o da un rapporto di lavoro. 2112. 15 Mentre l’art. 2001/23/CE. Si è rammentato che il principio del mantenimento presso il cessionario dei diritti dei lavoratori coinvolti in un trasferimento d’impresa o di un suo ramo. salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi.

Utet. in Trasferimento o conferimento di attività economica organizzata. Lo Stato viene quindi incaricato di proteggere i lavoratori. che sia capace di assicurare la tutela dei lavoratori anche al di là delle norme protettive riguardanti la modificazione 16 Già art. 4 prevede che gli Stati membri possano disporre anche di questi diritti (possano cioè stabilire che anche gli stessi vengano conservati dal lavoratore che con il trasferimento passa automaticamente dal cedente al cessionario). 28-29 ). par. per quanto riguarda i diritti.d. con un metodo non usuale. par. 2001/23 in riferimento a forme di previdenza che. principio del favor per il lavoratore . 2000. della direttiva. Anche un altro giuslavorista19 condivide l’opinione suesposta. vale a dire impedendo che questo “carico di pensioni” venga trasmesso all’acquirente dell’azienda. il principio della conservazione dei diritti a prestazioni di previdenza complementare. che non hanno come fonte il contratto. tanto più tale esclusione è valida per le forme previdenziali di base. a). 1 e 3. a norma della lett. della direttiva del 200116 sancisce che gli Stati membri. spec. 3. sostenendo che l’atteggiamento astensionistico in materia di regimi legali di sicurezza sociale è probabilmente fondato sulla considerazione da parte degli organismi comunitari dell’esistenza di una copertura di base in ogni ordinamento di un paese membro20. Inoltre la lett. a prestazioni di vecchiaia o per i superstiti. come quelle complementari o integrative. ma direttamente la legge: in sostanza. “risultano da” contratti di lavoro. della direttiva del 1977. è stata la dottrina a proporre diverse soluzioni interpretative. 4. 3. 17 Mentre il principio del mantenimento presso il cessionario dei diritti derivanti da un contratto di lavoro stipulato con il cedente si applica solo a coloro il cui rapporto sia ancora in corso con lo stesso al momento del trasferimento dell’impresa. vista l’esclusione dalla tutela prevista in via generale dall’ art. Tale norma non impone obblighi di conformazione. 18 M. già assicurato dalla previdenza di base. 2002. hanno comunque l’onere di predisporre i provvedimenti necessari per tutelare gli interessi dei lavoratori e di coloro che hanno già lasciato lo stabilimento del cedente al momento del trasferimento. come quello del principio di conservazione. 2. Profili di diritto del lavoro e della previdenza sociale. par. le fonti comunitarie scontano il fatto che in materia di previdenza obbligatoria la tutela dei prestatori di lavoro trovi un’adeguata garanzia nelle relative discipline nazionali. 9 ss ( spec. VILLANI. 19 G. b) dello stesso art. CINELLI. seconda parte. 3. che in tale momento hanno maturato o stanno maturando diritti a prestazioni di previdenza integrativa e che. Per quanto riguarda la sorte dei diritti dei lavoratori trasferiti presso il cessionario derivanti dalla previdenza obbligatoria o di base. anche non più dipendenti del cedente quando viene effettuato il trasferimento della azienda17. anche alla previdenza complementare. secondo tale teoria. Torino. 72. 3. potrebbero subire conseguenze sfavorevoli a causa del trasferimento. Trasferimento d’azienda. anche quando non prevedano. ma sembra lasciare agli ordinamenti nazionali piena libertà di ampliare l’assetto protettivo. senza bisogno di interventi ulteriori. Secondo un’autorevole opinione18 se l’operatività del principio di conservazione è in via di principio (salvo deroghe stabilite da singoli Stati membri) esclusa dalla Dir. non facendo la direttiva CE ad essi alcun riferimento. principio del mantenimento dei diritti dei lavoratori e previdenza. dei suddetti regimi complementari. in questa Rivista. . maturati o in corso di maturazione. in virtù del c.

che. v. In merito è importante segnalare una recente sentenza della Cassazione. instaurarsi il rapporto contributivo. la protezione dei diritti dei lavoratori derivanti dalla previdenza pubblica obbligatoria.. Per quanto riguarda le ricadute del trasferimento d’azienda sui diritti dei lavoratori derivanti dalla previdenza obbligatoria. sconta. cit.c. NICOLOSI.. si deve invece riscontrare una totale inerzia sul punto da parte del nostro legislatore. si occupa di entrambi i profili previdenziali e mentre dispone. Mentre infatti l’art. 2112 c. “in prima approssimazione si può affermare che la direttiva comunitaria. sancisce il principio. se il legislatore comunitario sancisce. una specifica disciplina riguardo alla sorte dei diritti previdenziali dei lavoratori in caso di trasferimento d’impresa24.c.. quando ha adottato le norme atte a recepire le direttive che si sono susseguite in materia di trasferimento d’azienda. al contrario. spec. 72. 976 -977 ). CINELLI. 2001. cit. pur non parlando espressamente dei diritti previdenziali. 2112 c. malgrado il silenzio del legislatore. sezione lavoro25: il caso affrontato dalla Suprema Corte trae origine da un decreto ingiuntivo dell’Inps per il recupero di contributi non corrisposti nei 20 L’autore fa riferimento al principio di sussidiarietà.. secondo la contraria opinione di CINELLI. anche se non espressamente e diffusamente. non ha dettato apposite disposizioni volte a disciplinare le conseguenze per i lavoratori ceduti sui propri diritti a prestazioni di previdenza sia obbligatoria. 23 A tale opinione aderisce anche M. 29. invece non menziona tra i destinatari della tutela l’istituto previdenziale nei confronti dei quali intercorre o deve. Passando dalla disamina delle fonti CE a quelle dell’ordinamento italiano. in caso di trasferimento d’azienda. prev. del mantenimento dei diritti dei lavoratori maturati presso il cedente nei confronti del cessionario. o se si vuole. 3. previsto in via generale dal diritto comunitario. se questo ultimo ritiene che il principio del mantenimento dei diritti dei lavoratori ceduti in materia di previdenza pubblica non possa essere desunto dalla direttiva 2001/23 21. II. in Trasferimento d’azienda e debiti contributivi: la responsabilità solidale dell’acquirente. . applicare ai diritti dei lavoratori derivanti dalla previdenza pubblica obbligatoria e da ogni altra forma di previdenza predisposta inderogabilmente dall’ordinamento nazionale23. in quanto. 24 Anche se abbiamo visto che mentre secondo VILLANI. sancisce il principio della responsabilità solidale tra alienante e acquirente per i crediti che il lavoratore ceduto aveva maturato presso il cedente. ult. come abbiamo visto. la direttiva non è comunque applicabile per quanto riguarda i diritti a prestazioni previdenziali di base. 84. il secondo giurista22. in op. per effetto di eventuali inadempimenti pregressi. è necessario ora verificare se di tale solidarietà possa avvalersi anche l’ente previdenziale nel caso in cui il cedente abbia omesso di versare i contributi obbligatori per il prestatore di lavoro. che complementare. 21 Cfr. sia pur in modo sintetico e generale. sostiene che la normativa de quo si debba comunque. è necessario distinguere i rapporti che legano il cedente e il cessionario ai lavoratori ceduti o all’ente assicuratore. 969 ss ( sul punto. il secondo comma dell’ art. 5 soggettiva del datore di lavoro. op. in Inf. Però poi le sue conclusioni si discostano in modo netto da quelle cui è giunto il primo studioso. e che riguarda anche la sicurezza sociale. facoltizza interventi protettivi nella previdenza complementare…”. 22 Vedi lo scritto di VILLANI a pag. In particolare se.

contenuta nell’ art. giur. DE PAOLA. riconoscendo. da F.VII. eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva. 29 dicembre 1999. 6 confronti di una società a responsabilità limitata. MAZZIOTTI. inserto.c. 2°comma. c. in quanto il debito previdenziale era sorto in un periodo antecedente al trasferimento d’azienda. con nota di M.. La Suprema Corte. La contribuzione previdenziale. costituiscono debiti inerenti all’esercizio dell’azienda e restano soggetti alla disciplina dettata dall’art. che aveva acquisito una ditta individuale. GHEIDO . e questi siano stati colpiti da prescrizione. che “Nel trasferimento d’azienda commerciale risponde dei suddetti debiti anche l’acquirente dell’azienda. restando estraneo al rapporto contributivo. 1997. con nota di S. anteriori al trasferimento. comma. da F. 526 ss. n. non essendo ricompresi nell’ambito della norma 25 Sentenza 26 aprile .16 maggio 2001. 1999. in Riv. vedi Cass.c. accogliendo le istanze della società.. che sancisce. II. n. che “ L’alienante non è liberato dai debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta. non può operare l’automatica estensione di responsabilità dell’acquirente prevista dall’art. 2560 c. 26 Norma di portata generale. lav. Trasferimento d’azienda ed omissione contributiva e in Inf. 8179. 2112. prev. in Dir. come sappiamo. che intercorre tra l’ente previdenziale e il datore di lavoro”. M. a differenza dell’ art. cit. ESI.. al 2°comma... sia perché il lavoratore non ha diritto di credito verso il datore di lavoro per l’omesso versamento dei contributi obbligatori28. Torino. tuttavia l’espressione “mantenimento di tutti i diritti”.. quali devono ritenersi gli enti previdenziali.c. commi 1 e 2. cit.27. VI . sia perché la solidarietà è limitata ai soli crediti di lavoro del dipendente e non è estesa ai crediti di terzi. 2005. quando quest’ultima era ancora di proprietà della ditta individuale. CINELLI. NICOLINI. c. opera anche senza il consenso del lavoratore ceduto e anche se il suo credito non risulta dai libri contabili obbligatori 28 Oltre al diritto al risarcimento dei danni nell’ ipotesi prevista dall’art. 2002. 3. in Trasferimento d’azienda e debiti contributivi: la responsabilità solidale dell’acquirente. PERSIANI. Diritto della previdenza sociale.c. op.c. 26 ss.. si riferisce unicamente ai crediti del lavoratore. L’automaticità delle prestazioni previdenziali e le azioni del lavoratore: un ulteriore contributo della giurisprudenza. 2112. 14680. che in giurisprudenza: tra le altre sentenze. Mentre il giudice di primo grado accoglie l’opposizione della società ricorrente e revoca il decreto ingiuntivo. 2001. il Tribunale ritiene fondato il ricorso dell’ Inps. Trasformazioni… cit.26: per i predetti debiti. spec.A. 29 Sostenuto autorevolmente già dai primi anni ’90 da M. giur. da ultimo. lav.A. infatti.D. comma 2. 2560 c. CIOCCA. 400. 27 Che. se essi risultano dai libri contabili obbligatori”.. se non risulta che i creditori vi hanno consentito” e. NICOLOSI. 969 ss. c. La sentenza della Corte ha confermato l’orientamento dottrinale29. 30 L’interesse del lavoratore alla regolarità della propria posizione contributiva trova ampio riconoscimento sia in dottrina. nel caso in cui il datore abbia omesso di versare i contributi dovuti. e. la responsabilità solidale dell’acquirente per i debiti contributivi contratti dall’ alienante. in Mass. prat. lav. sez. contro tale sentenza la società propone ricorso in Cassazione.c. lav.. . alla quale era imputabile l’omissione contributiva. ha affermato il seguente principio di diritto: “…in caso di trasferimento di azienda.R. MASTRANGELI e C. i debiti contratti dall’ alienante nei confronti degli istituti previdenziali per l’omesso versamento dei contributi obbligatori. 2116. c. 25. 2112. pur dovendosi ravvisare che il prestatore di lavoro ha un interesse tutelato direttamente nei confronti del datore per quanto concerne l’obbligazione contributiva30. prima parte. al 1°comma. 2000. secondo il quale. ex art. con nota di G. esistenti al momento del trasferimento. La società debitrice propone opposizione al decreto ingiuntivo. 31.. da M. Napoli. CASOTTI in Trasferimento dei lavoratori nella cessione di azienda.

cit. cit. in Mass. Tali affermazioni si fondano sul principio di autonomia del rapporto previdenziale rispetto al rapporto di lavoro: se infatti di regola il presupposto materiale del rapporto giuridico previdenziale è un “rapporto di lavoro”. n. Infatti queste non possono considerarsi inserite nel rapporto di lavoro ai sensi dell’ art. 3572. voce Infortuni sul lavoro. 31 Tale conclusione non viene smentita dall’ art. 7 citata i crediti contributivi.. cit. Foro it. 548.c. L’autonomia dei due rapporti 35 è particolarmente evidente quando si fa riferimento alle obbligazioni contributive del datore di lavoro. in Not. 32 Oltre ad attività lavorative non poste nel mercato (ad es. 39 Cfr. quella delle casalinghe o dei ministri di culto). Così sostiene CINELLI.. n. solo per i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. 21. 595 e 13 aprile 1999. 34 Se ad es. non rilevando il fatto che il lavoratore accetti dal datore una retribuzione inferiore. anche alle obbligazioni contributive. 2126 c. lav. prevede.. 906. in quanto non sono a carico solo del datore. riconosce comunque al lavoratore il diritto alla retribuzione. essendo diretta ad assicurare. cit. 1124 del 1965 che invece. alla stregua di obblighi legali. 35 In giurisprudenza. n.. ma sono ripartite pro quota anche con il lavoratore ex art. . sia nel momento genetico 33. soggetti e contenuti. ex art. limitata alla specifica assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. l’ art. 2115 c.. in caso di trasferimento di azienda.. cit.c. 1993. di spettanza degli istituti previdenziali: da ciò deriva la non estendibilità del principio di solidarietà tra cedente e cessionario. 38 O meglio. 8179 del 2001. vedi tra le altre Cass. in op. “una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.. un obiettivo pubblicistico37. con cui viene gestita la previdenza complementare. ex art. 33 Pensiamo infatti che. ciò non pregiudica il credito contributivo vantato dall’ente previdenziale. n. che è costituita dalla retribuzione “dovuta” per legge o contratto collettivo. 2112 c. la solidarietà tra cedente e cessionario: infatti tale norma può essere ritenuta di carattere eccezionale.. del D. 4. che regola il sistema pensionistico obbligatorio36. 2°comma Costituzione”: così CINELLI. sia subordinato. anche se il contratto di lavoro è invalido. 677.c. 22.R. Inoltre l’autonomia dei due rapporti risulta evidente anche nella disciplina della retribuzione imponibile per il calcolo dei contributi. n. 2112 c. giur. Più correttamente presupposto del rapporto previdenziale si può considerare “una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società. che autonomo32. 37 Così CINELLI. 38 Cost. 1374 c. 3630. 36 A differenza del sistema a capitalizzazione. in Rep. comma 1. per la prestazione di lavoro effettuata. 1999. prevista dal 2°comma dell’ art. che durante il corso del rapporto di lavoro34. 15 e la Cassazione nelle sentenze 29 gennaio 1992 n. oltre a Cass. datore e lavoratore stipulano una transazione circa la natura del loro rapporto (autonoma o subordinata). si distingue da quest’ultimo per fonte. 20 gennaio 1993. lav. e quindi priva di valenza generale. inoltre. pur avendo come presupposto un rapporto di lavoro38. 15. in quanto tale norma è considerata avere carattere eccezionale39. oltre al versamento dei contributi previdenziali.P. 24.c. 1995. la contribuzione previdenziale trascende la logica di scambio del rapporto di lavoro. per quanto riguarda il pagamento dei premi per l’INAIL. op. l’orientamento dottrinale citato ritiene logico non applicare il principio del mantenimento dei diritti dei lavoratori e quello di solidarietà ex art. 1992 e 29 marzo 1995 n. civ.c. sez. visto il criterio di gestione finanziario della ripartizione. CINELLI. in riv... 1138. i due rapporti conservano comunque una reciproca autonomia. ult. alle obbligazioni per contribuzioni previdenziali31. giust. Accertato quindi che il rapporto previdenziale. op..

op.lgs 2 febbraio 2006 n. di recente. 388/ 2000 e. oltre che in favore del lavoratore. all’obbligo per il datore di versare anche la quota contributiva dovuta dal prestatore di lavoro e alla tutela apprestata dal Fondo di garanzia presso l’Inps 45. comma 1. 48 Cfr. ma anche quello di versare premi e contributi: l’obbligazione contributiva costituisce quindi un elemento causale tipico ed immanente del rapporto di lavoro. che esclude per il prestatore di lavoro il rischio di intervalli di copertura assicurativa41. che ha sostituito il precedente sistema di calcolo della pensione retributivo con quello contributivo. Inoltre considerare applicabili il principio del mantenimento dei diritti e della solidarietà tra alienante e acquirente a tutti i diritti e a tutti i crediti. interpretando letteralmente l’art.. Profili di diritto del lavoro e della previdenza sociale.c. VILLANI . alle cui considerazioni aderisce M. 1991. 410 e 411 c. 41 Sebbene la sua operatività sia contenuta nell’ ambito delle contribuzioni non prescritte. prevista dal 2° comma. cit.. che consentono al lavoratore di non perdere spezzoni contributivi versati in gestioni diverse44. Secondo uno studioso48. 71 della legge n. lav.c. 2116. prat. 75 – 76. agli istituti della ricongiunzione42 e della totalizzazione43. VILLANI. cit.lgs 80/92 per gli altri crediti.. 45 del 1990 e n. seconda parte (con le procedure ex artt. 43 Vedi l’ art. prima parte. c. 47 Così NICOLOSI. 44 La necessità di tenere conto dell’ intero assetto contributivo è ancora più evidente a seguito della legge 335/1995.c. cit. 8 Secondo uno studioso40 . 1519.c. e il D.. 274 del 1991. ivi.R. Secondo un altro orientamento dottrinale46 invece tra rapporto giuridico previdenziale e rapporto di lavoro vige una stretta connessione. 23 ss. Da tale principio non può che conseguire che in caso di trasferimento di azienda debba applicarsi. NICOLOSI . 29 del 1979. mentre. . cit.F. dovrà considerarsi estesa anche nei confronti dell’ente previdenziale che vanti una posizione creditoria per omissione contributiva precedente al negozio traslativo47. op. escludendosi perciò i diritti previdenziali. Trasferimento d’azienda. Pensiamo prima di tutto al principio di automaticità delle prestazioni sancito dall’art. La responsabilità del datore di lavoro cessionario nell’obbligazione contributiva. la disciplina della continuità e della solidarietà passiva troverà applicazione senza specificazioni. che previdenziali. GULLI’. la possibilità di liberazione dell’alienante.) da parte del lavoratore risulterà possibile invece solo per i suoi “diritti derivanti dal rapporto di lavoro”. 99 ss. oltre che per i crediti di lavoro.. 2112 c. 45 Vedi la legge 297/82 per il T. che non sono disponibili dalle parti del rapporto49. in Dir. ai sensi dei commi 1 e 2. anche per quelli previdenziali il principio del mantenimento dei diritti sancito dal 1° comma dell’art. in quanto dal contratto di lavoro non deriva solo l’obbligo da parte del datore di erogare al prestatore di lavoro la retribuzione. di lavoro e previdenziali. 42 Vedi le leggi n.42. inoltre la responsabilità solidale tra cedente e cessionario. sia 40 Sempre CINELLI. 46 Di cui principale esponente è G. il D. sia per i crediti di lavoro. op. 2112 c. n. Trasferimento d’azienda e rapporto previdenziale....alla cui opinione mi sento di aderire .il nostro ordinamento appresta comunque altre misure di tutela degli interessi previdenziali del lavoratore in caso di vicende circolatorie proprie o dell’azienda da cui dipende. anche prescritti. 49 Vedi anche C.p.

ai sensi dell’art. op. in quanto è intervenuta la prescrizione del credito contributivo. se la normativa comunitaria sancisce norme generali e di ampio contenuto. capoverso. secondo l’orientamento dottrinale suesposto appare più conforme alla normativa comunitaria50. Beckmann. lett.. 3. cit. 2112 c. 50 Così sostiene. Dir. . che fa riferimento anche alla sentenza della Corte di giustizia del 4/6/2002. op. nello scritto più volte menzionato. 1338 del 1962. 51 Così ritiene P. c-164/00. seppur il nostro art. op. 2001/23. anche PASSALACQUA. ma. Infatti la direttiva 77/187. PASSALAQUA. 2116. es. contiene la generica formula “diritti e obblighi che risultano per il cedente da un contratto di lavoro”. eccezion fatta per le deroghe contemplate al n. PASSALACQUA. quello di automaticità delle prestazioni) e predispone efficaci strumenti diretti a garantirlo dal rischio di non percepire le prestazioni previdenziali in caso di inerzia del datore di lavoro. quale anche successivamente modificata. CINELLI. 3 di detto articolo” (quelle riguardanti di diritti a prestazioni di previdenza complementare).. c-135/83 (Abels ). cit. 4. a). cit. e. Oltre ai mezzi di tutela già accennati nella trattazione. 547 ss. 546-547. oltre a VILLANI e NICOLOSI.. ricordiamo anche che. potrà agire. in particolare. 2116. per quello che ci interessa. 77/187 va interpretato nel senso che esso ricomprende le obbligazioni del cedente derivanti da un contratto di lavoro o da un rapporto di lavoro sorte anteriormente alla data del trasferimento. soprattutto. comma 1. Continuando ad analizzare le ricadute del trasferimento d’azienda in materia di previdenza obbligatoria. civ. c. oltre a poter chiedere al datore la costituzione di una rendita vitalizia presso l’ente assicuratore52. secondo la quale “L’art. nei confronti dello stesso datore per il risarcimento del danno derivante dall’irregolare contribuzione previdenziale53.. ma importante sentenza del 7 febbraio 1985. 13 della legge n.c. par. 1 della Dir. Bisogna comunque considerare che. il lavoratore. cod. nel caso in cui non può operare il principio di automaticità delle prestazioni ex art. altri effetti derivanti dallo stesso riguardano il regime o l’inquadramento previdenziale54. L’ordinamento italiano. sancisce in favore del lavoratore principi (tra cui ad. Inoltre lo studioso si rifà anche alla risalente. che previdenziali. cit. da M. 9 di lavoro. secondo cui le deroghe all’applicabilità del principio del mantenimento dei diritti e della solidarietà tra cedente e cessionario in caso di trasferimento di impresa vanno intese nella ristretta accezione dell’ art. 52 Pari alla pensione o quota di pensione dell’assicurazione obbligatoria che spetterebbe al lavoratore in relazione ai contributi omessi: vedi l’ art. sancendo così in capo al cessionario l’ accollo di tutti gli obblighi connessi al rapporto di lavoro. 547. non menzioni espressamente i diritti previdenziali.. 29 ss. Inoltre la stessa direttiva esclude l’applicabilità del principio del mantenimento dei diritti in caso di trasferimento d’ impresa espressamente solo per quelli derivanti dalla previdenza complementare: da ciò può desumersi che invece gli stessi siano applicabili in caso di previdenza obbligatoria51.c.. poi occorrerà verificare se in concreto l’ordinamento dei singoli Stati membri contenga disposizioni che nel complesso garantiscano i crediti contributivi e previdenziali del lavoratore in caso di vicende circolatorie dell’impresa. in caso di trasferimento d’azienda. 3 n. 53 Tale azione è esperibile dal lavoratore entro 10 anni dalla data del provvedimento di rifiuto della prestazione da parte dell’ente previdenziale. 54 Tali problematiche sono state affrontate sinteticamente da P. 4.

1996. 59 Ad es. gli effetti previdenziali possono consistere o nell’assoggettamento (o meno) del datore di lavoro a determinati obblighi assicurativi 60. dal diverso inquadramento dell’impresa cessionaria. 1 e 4 del D. in genere. 1990. 56 Facendo un esempio. in 55 Oltre al caso del trasferimento di azienda. della contribuzione è a carico del lavoratore. del settore industriale o commerciale. si può far riferimento anche alle ipotesi di trasformazione di una società o di dismissione di un ente pubblico. 49 della legge n. In alcuni casi. pur essendo obbligato ex lege al versamento della contribuzione all’ istituto previdenziale il solo datore di lavoro. 88 del 1989. 10 Infatti in alcune ipotesi la modifica della titolarità dell’impresa55 ai sensi di legge può implicare per i lavoratori il passaggio da un ente previdenziale ad un altro56. le aliquote contributive per i dipendenti di imprese inquadrate nel settore industriale sono più elevate di quelle applicate sulle retribuzioni dei lavoratori di aziende commerciali e artigianali. lav. SILVESTRO. rispetto a quello della cedente. Ma può accadere che anche il cedente subisca conseguenze in ordine alla classificazione a fini previdenziali. se pur minore (in genere un terzo). effettui una riorganizzazione della propria attività produttiva59. 58 Ad es. tuttavia. 31 ss. n. quest’ ultima era un’impresa commerciale. . La classificazione delle imprese ai sensi dell’art. nei casi ex lege. che si occupa in particolare dei riflessi previdenziali per i lavoratori a seguito della privatizzazione dei servizi pubblici locali ). un dirigente. 62 Anche se sappiamo che una quota. ai sensi della norma citata. tra gli altri dipendenti. in un settore diverso rispetto a quello dell’ impresa alienante58. possono derivare effetti previdenziali anche nei confronti dei lavoratori: ciò può verificarsi. FERRARO. Contributo allo studio dell’ inquadramento previdenziale. op. Può verificarsi in primo luogo che il lavoratore venga trasferito ad un’acquirente dell’azienda che sia inquadrato. non essere più obbligata a versare i premi all’ INAIL. a seguito del trasferimento di un ramo dell’azienda. ult. si hanno ricadute principalmente in capo ai datori di lavoro62. pur rimanendo fermo l’originario regime previdenziale. 157 ss e C. in altri casi può accadere che in caso di trasferimento d’azienda. cede. se l’ alienante. inoltre possono aversi variazioni circa il quantum contributivo anche a seconda dell’ ubicazione geografica dell’ impresa. o in variazioni circa l’ammontare dei contributi da versare per i lavoratori all’ente previdenziale61: in tali casi. 49 nella legge n. delle integrazioni salariali da parte dell’ INPS e. il cessionario invece è inquadrato nel settore industriale. con conseguente venir meno della possibilità di fruire. ad esempio quando la diversa classificazione ai fini previdenziali dell’ impresa cui il prestatore di lavoro va a dipendere a seguito del trasferimento della azienda comporti per lo stesso la fuoriuscita dall’ ambito di applicazione della disciplina della CIG. 60 Effettuando una diversa attività un’azienda potrebbe ad es..R. ad un acquirente che esercita invece attività agricola. il rapporto assicurativo del suddetto dirigente dovrà proseguire (a condizioni diverse) con l’Enpaia. l’attività oggetto della vicenda modificativa dia luogo per l’impresa ad un diverso inquadramento previdenziale ai sensi dell’art. Napoli. 88 del 198957. comunque. 57 In dottrina vedi G. dir. quando ad es. Nelle ipotesi suesposte.P. iscritto all’Inps. cit. ESI. in Riv. con trasferimento dell’attività ad un soggetto privato (vedi in merito CINELLI. 61 Infatti. non esercitando più in prevalenza attività industriale. 1124 del 1965.. it. ma concentrandosi nell’attività commerciale. I. in quanto non si tratta di attività assicurabile ex artt.

Per quanto riguarda il requisito della “anzianità aziendale”. 65 Che all’art. 223 del 1991. 335 del 1995. In caso di trasferimento di azienda possono aversi anche problematiche circa la possibilità da parte degli enti previdenziali di erogare o meno ai lavoratori trasferiti nella nuova impresa prestazioni riconducibili ai c. 160 del 1988). . 223 del 1991). che all’art. art. se viene alienato un ramo di azienda. questa può essere usufruita solo da lavoratori che dipendono da un’impresa che rientra nel campo di applicazione della CIGS. art. requisito soggettivo: in particolare. della legge n. visto il calcolo delle pensioni. di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato. Oggi tale prestazione è stata sostituita dall’indennità di mobilità ex lege n.d.16 fa riferimento esclusivamente alla “anzianità aziendale66: Tale indicazione sembrerebbe a prima vista aver fatto superare i precedenti problemi interpretativi. 8 legge n. per quest’ultima sono stabiliti criteri diversi a seconda del settore dell’impresa. comma 4. “ammortizzatori sociali”: in particolare parliamo della CIG. Inoltre se il cambiamento di regime previdenziale o di inquadramento ex art.. 11 caso di licenziamento. non è detto che la somma dei rapporti di lavoro ceduti con quelli già preesistenti nell’organizzazione dell’acquirente riesca a soddisfare i requisiti occupazionali previsti per l’ammissione dei lavoratori a tali trattamenti. 1° comma . ha abrogato il precedente trattamento di disoccupazione 66 Così VILLANI. Il trasferimento dell’impresa o di un suo ramo può incidere sulle posizioni soggettive dei prestatori di lavoro coinvolti: facendo un esempio concreto.d. in passato la questione si era posta con una certa frequenza per quanto riguarda l’indennità di disoccupazione prevista dall’art. 8 della legge n. 92. ai sensi della legge n.”. 88 del 1989 del datore di lavoro comporta l’applicazione sulla retribuzione del lavoratore di una diversa aliquota contributiva.d. in quanto se si dovesse riconoscere che l’unica anzianità di servizio che conta per la legge è quella che si matura presso l’impresa cessionaria (restando irrilevante quella precedentemente maturata presso il cedente). Trasferimento di azienda. dell’ indennità di mobilità ai sensi della legge n. 16. 49 della legge n. il lavoratore potrebbe subire conseguenze pregiudizievoli dal trasferimento d’azienda. in quanto tale trattamento era concesso solo se il lavoratore avesse prestato un certo periodo di servizio “alle dipendenze della stessa impresa”. ciò potrebbe influenzare l’ammontare delle sue prestazioni pensionistiche: tali effetti ora sono maggiormente accentuati. più volte menzionato. per quanto riguarda l’indennità di mobilità. giacchè in tal caso lo stesso 63 Il c. un lavoratore sarà ammesso a godere della CIGS se abbia conseguito presso l’ impresa almeno 90 giorni di anzianità lavorativa dalla data di richiesta dell’ intervento (v. 64 Il c. con il criterio contributivo.223 del 199165. 16. requisito occupazionale: i requisiti sono diversi a seconda che si tratti di Cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Tali prestazioni sono infatti concesse ai prestatori di lavoro solo nel caso in cui il datore da cui dipendono possieda determinate dimensioni63 e se gli stessi lavoratori abbiano maturato una certa anzianità aziendale64. e comunque deve aver svolto un rapporto di lavoro a carattere continuativo. tuttavia è necessario affrontare la questione in modo più approfondito. 1115 del 1968. potrà usufruire invece dell’ indennità di mobilità solo se “possa far valere un’ anzianità aziendale di almeno dodici mesi. dell’ indennità di mobilità e dei trattamenti di disoccupazione. non a termine (cfr.

. le pronunce della Cass. ma di escludere il diritto dell’impresa di accedere ad alcuni benefici: si tratta in particolare degli sgravi contributivi riconosciuti dall’ art. 2 settembre 1996. oltre all’ipotesi in cui l’imprenditore alieni la propria azienda dopo aver collocato in mobilità i lavoratori e questi ultimi. 2002. in concreto. che “ in caso di passaggio diretto ed immediato in assenza di trasferimento d’ azienda. lav. 466 e 9 gennaio 2002 n. ma riorganizzata dal cessionario senza soluzione di continuità. 2 aprile 2001 n. 161 ss. che precisa che: “l’anzianità aziendale maturata alle dipendenze di più datori di lavoro può essere presa in considerazione solo nel caso di trasferimento d’ azienda” e. in Riv. 67 Vedi Cass. n. conseguentemente non può essere concessa l’ indennità di mobilità di cui all’ art. comma 4. 12899. con conseguente continuità del rapporto di lavoro67. Quando il lavoratore in mobilità torna al punto di partenza. con costituzione di un nuovo rapporto con il nuovo imprenditore. cit. in Mass. In tal caso l’istituto previdenziale spesso non ha riconosciuto sussistenti le condizioni per la concessione delle agevolazioni contributive citate al nuovo datore. 467). in un caso di acquisto di azienda da parte di un’ impresa fallita. . I giudici che si sono occupati del problema in genere hanno fatto riferimento al criterio dell’ “effettività”: hanno cioè dato rilievo al fatto che. 12 potrebbe non riuscire a soddisfare il requisito soggettivo previsto per usufruire delle prestazioni di disoccupazione. in Mass. negli specifici casi esaminati potesse.. 68 Il Pretore di Torino. La questione se. avessero agito fraudolentemente o ponendo in essere accordi simulatori69. o un passaggio diretto del dipendente. 372) . lav. Sul punto cfr. che di legittimità (vedi ad es.. ha riconosciuto ai dipendenti ceduti il diritto al trattamento di integrazione salariale sulla base del cumulo dell’ anzianità aziendale pregressa. cit. che si occupa della valutazione dell’anzianità aziendale in caso di passaggio diretto tra imprese appartenenti ad un unico gruppo). 1997. 1998. piem. nella pronuncia del 30 dicembre 1994 (consultabile in Giur. In particolare. 466 e del Tribunale di Treviso 14 giugno 1997.. 1995. in quanto ha ritenuto che in realtà i rapporti di lavoro fossero proseguiti tra le due imprese senza soluzione di continuità e che queste ultime. PANAIOTTI. 8024. In altri casi la ricorrenza di una cessione di azienda può invece determinare l’effetto non di attribuire. ma inattiva fino a quel momento) assuma in toto o parzialmente i dipendenti posti in mobilità da un’altra società. “ammortizzatori sociali”. può verificarsi che invece in realtà nessun trasferimento venga formalmente configurato. 1998. 8.d. che. quindi con perdita per il lavoratore dell’ anzianità maturata con il precedente datore di lavoro68. 116. è stata oggetto di diverse interpretazioni. 6315. lav.. siano riassunti dal cessionario. 356) afferma che in caso di passaggio diretto di un lavoratore da una società all’altra si determina la costituzione di un nuovo rapporto di lavoro. anche la Circolare INPS del 27 aprile 1996 n. l’anzianità aziendale è determinata esclusivamente tenendo conto dell’attività svolta presso il datore di lavoro che ha attivato la procedura di mobilità”. della legge 223 del 1991. ivi. dir. 5 maggio 2001 n. in caso di cessione d’impresa.. it. 19 dicembre 1997 n. ritenersi sussistente un trasferimento d’azienda. dopo un periodo di tempo. che giurisprudenziali. con nota di L. per fruire dei suddetti sgravi contributivi. le sentenze del Tribunale di Vicenza 5 gennaio 1998. ma che una impresa (costituita appositamente. ulteriormente. tra le altre. o già esistente. si possa o meno ritenere la continuità del rapporto di lavoro al fine della maturazione dei requisiti per godere dei c. giur.. in riv. sez. giur. 69 La posizione dell’ente previdenziale è stata avallata da diversi giudici sia di merito (cfr. 1557. in Foro it. al di là della formale configurazione giuridica data dalle parti alla fattispecie. I. 4825. 16 della legge 223/1991. 174. civ. 2002.. lav. sia dottrinali. II..

223 potessero essere concessi nel caso in cui i lavoratori posti in mobilità fossero stati licenziati dall’ impresa a seguito di operazioni societarie.it/ documenti. legislative e amministrative. 51 (v.lavoro. mentre in realtà le interpretazioni andrebbero distinte nei due casi . 25. riconoscendo in molte sentenze77 la legittimità della concessione dei benefici contributivi 70 Con riferimento ai lavoratori collocati in mobilità nei sei mesi precedenti.2 esclude espressamente dalle agevolazioni contributive 70 di cui alla legge n. sez. a seguito della cessazione di attività dell’ azienda cedente. lav. con il subentro di nuove compagini imprenditoriali: da ciò è derivato un notevole contenzioso sia amministrativo74. La Cassazione non sembra però aver accolto tali principi. prat. comma 3. prot. 122. in cd Juris data. 45. 28 ottobre 2002. 8. finalizzato a garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali: l’Inps si è adeguato a tali direttive con la circolare del 1/6/1999 n. 1995. oltre che dall’art.inps..451 del 1994. 36. 16444 e 22 gennaio 2004 n. 46 e F. lav. a seguito di trasferimenti d’azienda…”.gov. citato. Trasferimento…. Successivamente.. prat. 1112. è stata ritenuta suscettibile di ostacolare la ripresa di aziende decotte. 31. vedi M. 71 Agevolazioni agli imprenditori che assumono lavoratori posti in mobilità sono previste. Per una panoramica sulle varie disposizioni. XIX.R. 77 Cfr. 223 del 199171 le imprese che presentano lo stesso assetto proprietario dell’impresa cedente o che siano collegate o controllate dallo stesso alienante. n. n. regolanti le agevolazioni contributive in caso di trasferimento d’azienda. comma 2. 13 La preoccupazione di evitare pratiche elusive è evidente anche nella legge n. 15207. 75 Le cui disposizioni sono consultabili in www. che all’art. LIVATINO. 27. MISCIONE. n. lav. 76 Vedi la direttiva prot. il Ministero76 è di nuovo intervenuto.it. l’Inps72 è andato ben al di là delle suddette previsioni. in Guida lav. 2005. 103146. 73 Tra gli altri vedi M. BALBI . 3 novembre 2003 n. e dal successivo art. 102845 del 28 aprile 1999 e la successiva dell’ 11 maggio 1999. Con la circolare n. anche dal 2°comma della stessa norma. n. sancendo che gli sgravi contributivi di cui alla legge n. l’una la derivazione dell’altra che ha posto in mobilità i medesimi lavoratori. 1761 ss. 15652. 27. nei fatti. rappresentano. 239 del 1984.. che giudiziario. Cass. in Dir. tutte in Dir. Gli incentivi della mobilità anche per i trasferimenti d’ azienda. MAGRI. Mobilità e agevolazioni contributive nel trasferimento d’ azienda. pur essendo volta ad evitare pratiche elusive. Tale disposizione è stata oggetto di critiche73. cit. in quanto. nel cui contesto fosse stato concluso uno specifico accordo sindacale.. in quanto ha stabilito che gli sgravi in parola non possano essere riconosciuti nel caso di “rapporti di lavoro che si svolgono sostanzialmente senza soluzione di continuità alle dipendenze delle due imprese che. 2003. 69/15 del 18/5/1995 ha invitato formalmente l’Inps a concedere le agevolazioni ex lege 223/1991 nei casi in cui risultasse un trasferimento di azienda effettivo. 74 Di fronte al Comitato amministratore del Fdpl. 12 dicembre 2001. secondo cui in tale circolare sono stati stabiliti criteri comuni per la concessione degli sgravi in caso di trasferimento di azienda e collegamenti societari. Le agevolazioni contributive nel trasferimento di azienda. 72 Tutte le circolari e i provvedimenti dell’INPS sono disponibili in www. apparentemente e formalmente diverse e distinte. finalizzato al recupero dei prestatori di lavoro licenziati. nel 1999. Il Ministero del lavoro75 con la nota n. ibidem.. e CINELLI. nota 78). .

. . Conformandosi all’orientamento giurisprudenziale citato.LIVATINO. di invalidità o per i superstiti dei regimi 78 Vedi anche la circolare 24 giugno 2003 n. in quanto l’art. in più tale comportamento ostativo rischia di scoraggiare iniziative e investimenti imprenditoriali 79.c 80: infatti se tale norma sancisce in via generale che in caso di trasferimento d’impresa il lavoratore ha diritto a conservare tutti i diritti e il posto di lavoro. c. l’Inps78 da diverso tempo non riconosce i benefici menzionati nel caso in cui l’assunzione dei lavoratori in mobilità sia stata necessitata da un trasferimento d’ azienda. cit. 109. cit.organizzative. e le nuove assunzioni dei dipendenti di quest’ultima costituiscano una libera scelta dell’impresa e non siano invece dettate dalla legge. non trovando invece in via generale applicazione (salvo che i singoli paesi membri non stabiliscano diversamente) in relazione “ai diritti dei lavoratori a prestazioni di vecchiaia.. 50 ss. commentata da M. 81 Vedi l’art. tecnici e organizzativi che comportino variazioni sul piano della occupazione dell’azienda . Ciò significa che dovranno essere ritenuti legittimi licenziamenti giustificati da motivi diversi e autonomi dallo stesso trasferimento d’azienda. con effettiva cessazione della attività dell’impresa originaria. abbiamo già visto che la Dir. dall’art. CINELLI. 47 e da BALBI. ciò non pregiudica tuttavia che il recesso. 2112. Inoltre l’Inps e la giurisprudenza della Cassazione non sembrano tenere conto del complesso delle disposizioni contenute nell’ art. ma caso per caso l’istituto dovrebbe valutare se il licenziamento collettivo effettuato sia giustificato o meno e se le finalità della nuova impresa che assume non sono fraudolente. Tale atteggiamento dell’ente.. 5.2001/23/CE sancisce che il principio del mantenimento presso il cessionario dei diritti già goduti dai prestatori di lavoro presso il cedente è riferito solo a quelli derivanti da un contratto o da un rapporto di lavoro81. che è quella di facilitare il reinserimento produttivo dei prestatori di lavoro collocati in mobilità. 4°comma. 3. possa invece essere effettuato per motivi economici. in caso di trasferimento d’azienda. 79 Sul punto ritengo di aderire alla tesi di M. M AGRI. 223 del 1991 solo nel caso in cui la situazione di esubero del personale messo in mobilità sia reale. 1 e 3. pur apprezzabile nei suoi intenti antielusivi. par. 80 E delle norme e orientamenti giurisprudenziali comunitari. non è legittimo un rifiuto indiscriminato dell’istanza. Nel caso in cui quindi viene presentata all’ente previdenziale domanda per ottenere le agevolazioni contributive di cui alla legge 223 del 1991 da una nuova impresa. che del cessionario. 2112 c. 2112. vuole solo evitare che quest’ultimo costituisca il pretesto per disfarsi di personale scomodo in modo indiscriminato. che assume i lavoratori già licenziati e posti in mobilità a seguito di trasferimento di azienda. in quanto in contrasto con la finalità cui sono volte le agevolazioni di cui alla legge 223/91. come. op.c. 45 ss. non potendo la suddetta cessione costituire “di per sé” motivo di licenziamento. sia da parte del cedente. Per quanto riguarda le conseguenze del trasferimento d’azienda sui diritti del lavoratore ceduto derivanti dall’ iscrizione dello stesso ad una forma di previdenza complementare o integrativa. 14 di cui alla legge n.. è tuttavia criticabile. op. cit. senza reali giustificazioni economico . op.

in questa Rivista. 86 In G. Successivamente però è stato adottato il decreto legge 13 novembre 2006 n. comma 2. in Diritto del lavoro. troviamo l’anticipo della riforma del trattamento di fine rapporto. TURSI. In estrema sintesi. prospettive.. 4. i). M. di destinare la quota del suo TFR maturando ad un fondo pensione. G. Una rassegna critica tra vecchie e nuove riforme. art. h). A livello nazionale. 1. 88 Fra le disposizioni approvate. CARINCI (a cura di). in La previdenza complementare nella giurisprudenza.gov. 1. 364 ss e S. 2004.. 3. SANDULLI. lav. 265 del 14/11/2006 e in www. BESSONE . 243 del 2004 anche per l’entrata in vigore della riforma della previdenza obbligatoria.U. tutti i fondi pensione debbano aggiornare i propri statuti e regolamenti. La previdenza complementare. il D. né l’art. 2.F. 30/1/2006 n. 243 il Parlamento ha delegato il Governo ad approntare una riforma.it. oggi. che però in futuro dovrebbe essere abrogato. fondi aperti e forme pensionistiche individuali e la possibilità. né il D. novità. il decreto ha stabilito che entro il 31 dicembre 2006. Cedam. 252.lgs 124/93. 188 ss. Commentario diretto da F. 84 Tra i commenti cfr. lavoro.U. Infatti con la legge 23 agosto 2004 n. pubblicato in Arg. Milano. ci sono inoltre misure procedurali riguardanti l’adeguamento dei fondi pensione ai meccanismi di trasferimento del TFR. Per quanto concerne specificamente le conseguenze di un trasferimento di azienda sui diritti dei lavoratori che siano iscritti ad una forma di previdenza complementare. Torino. In particolare.U. 2. La previdenza complementare nel sistema italiano di sicurezza sociale. in Mass.. n.lgs 124/1993 a decorrere dal primo gennaio del 2008. 252 (il “Testo unico della previdenza complementare”)86. giur. Giuffrè. CINELLI . della direttiva del 2001. che ha anticipato al primo gennaio del 2007 l’entrata in vigore di alcune importanti norme in materia di previdenza complementare88. Per commenti in merito vedi R. Decreto legislativo 5 dicembre 2005 n. tra cui la 335/1995 e la 388/2000. 2004. 2112 c. 313 ss. 85 In particolare dell’art. prev. 87 In G. lettere e). La previdenza complementare Fondamento costituzionale e modelli organizzativi. l) e v). in attuazione della legge delega citata85 è stato approvato dal Consiglio dei ministri.. per essere sostituito da una nuova disciplina. 2005. . SGROI. in Lav. Prime note sulla riforma pensionistica 2004. 5. PESSI. Il nuovo sistema di previdenza complementare. 2006. 289. 12483. 2006. 2006. 243. vedi A. La riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare: principi ispiratori. che dovrebbe sostituire l’abrogando D. par. S. i punti più qualificanti della riforma in materia di previdenza complementare sono: la parificazione tra fondi negoziali. BUONANNO. data prevista dalla legge n. 2000 ed errata corrige in G. da parte del lavoratore. in data 5 dicembre del 2005. Uno studio sull’attuale quadro del sistema della previdenza complementare alla luce delle pronunce giudiziali in merito è stato effettuato da G. Per quanto riguarda la previdenza integrativa. 83 Novellato rispetto alla stesura originaria da varie leggi. e neppure l’ultimo decreto del 2005 prevedono una disciplina espressa in 82 Cfr.lgs 21 aprile 1993 n. In dottrina tra gli altri vedi A. come modificato rispetto alla versione originaria dalla Dir. Per quanto riguarda in particolare quest’ultima. La previdenza privata dopo la legge delega del 23 agosto 2004 n. 98/50. che integrativa84. sia al sistema di previdenza obbligatoria. 13/12/2005 n. Carinci . ZAMPINI. Padova. in Inf. ZAMPINI. la normativa di riferimento è il D.lgs n. 27987.P. lav. Utet. dir. prev. 2001. 587 ss. 15 complementari di previdenza professionali o interprofessionali esistenti al di fuori dei regimi legali di sicurezza sociale degli Stati membri”82. 24. mentre le forme pensionistiche attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita dovranno prevedere la costituzione del patrimonio autonomo e separato entro il 31 marzo 2007. 1. 2004 e M. 12 ss.O n. più di recente cfr.c.

vista la diversa morfologia dei fondi previdenziali e delle relative fonti istitutive. ex plurimis.. a) b) c) del D. avvalendosi della possibilità. regola invece le vicende del fondo pensione. 10. 2005 (in particolare pp. vedi per tutti TURSI. comma 1. cit. L’art. realizzata mediante un fondo esterno. Previdenza complementare e autonomia collettiva. 15 decreto legislativo appena citato. che il principio di conservazione dei diritti derivanti dal contratto di lavoro riguardi anche quelli in materia di previdenza complementare. il trasferimento della stessa: tali ipotesi sono tutte inerenti al datore di lavoro.nazionale o territoriale . il passaggio ad un fondo aperto o ad una forma pensionistica individuale. concessa dall’ art. per il quale il contratto collettivo . ma solo una convenzione di gestione patrimoniale tra il fondo patrimoniale e uno dei soggetti abilitati alla gestione ex art. nota 84 . alcune ex lege. vedi l’interessante monografia di R. cit. come la cessazione dell’azienda o il suo assoggettamento a procedure concorsuali . 2112 c. nel caso in cui lo stesso venga sciolto per vicende concernente i soggetti tenuti alla contribuzione95. cit. 2001/23 (a seguito della novella del 1998). 16 merito89: ne è derivato un intenso dibattito dottrinale. in via alternativa: il trasferimento presso altro fondo pensione integrativo cui lo stesso acceda in relazione alla nuova attività. appunto. o il riscatto della propria posizione individuale. o agli artt. 91 E la dottrina sul punto è pressoché unanime: cfr. si provvede alla intestazione diretta della copertura assicurativa in essere per coloro che fruiscono di prestazioni in forma pensionistica. ult. con personalità giuridica92: in tale ipotesi.. Non si pongono particolari problemi91 nel caso in cui il trasferimento di azienda avviene tra parti contraenti che afferiscono ad una stessa forma di previdenza complementare. 10 e 11 del D. secondo alcuni studiosi97 ben si può prestare a disciplinare anche l’ipotesi in cui tale mutamento dipenda da 89 Non avendo il nostro legislatore stabilito specificamente. 620 . con la prospettazione di soluzioni tra loro molto diverse90.632). a seconda delle varie fattispecie. . Cedam.. 11. 1°comma94. in dottrina sono state. 474 e CINELLI. delle varie posizioni dottrinali. 3.lgs 124/93. offendo un’apposita regolamentazione dei diritti del lavoratore alla garanzia della posizione previdenziale in caso di trasferimento da un fondo all’altro..c. Negli altri casi. del decreto del 1993 stabilisce che ove vengano meno i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica complementare. comma 1. l’imprenditore cessionario dell’azienda si limiterà a finanziare la previdenza integrativa dei nuovi dipendenti allo stesso modo che per i suoi lavoratori. stabilendo che.lgs 124/1993 93. lo statuto del fondo pensione deve consentire al lavoratore. In tal caso non esiste un vero e proprio rapporto assicurativo in capo agli iscritti. 10 citato. 94 Cui corrisponde l’ art. spec.. Padova. appartenenti alla stessa categoria. 92 Si pensi al caso di imprese. come la trasformazione dell’ azienda o. mentre per gli altri destinatari96 si applicano le disposizioni di cui all’art. che fanno riferimento o all’ art. Trasferimento o conferimento…. 93 Per commenti in generale su tali norme del D. TURSI. 90 Per una rassegna sintetica.10. 96 Per i soggetti cioè che ancora non godono della pensione. L’art.applicabile ad entrambe. prospettate diverse soluzioni interpretative. spec.4 della Dir. lett. infatti. La previdenza complementare nel sistema italiano di sicurezza sociale. op. altre individuate dalla dottrina. istituisca uno stesso fondo di previdenza complementare: ciò accade spesso nei trasferimenti tra imprese dello stesso gruppo societario. L’art. VIANELLO. ma stanno ancora accumulando i contributi per averla in futuro. 6. 417 ss . ma esaustiva.lgs 124/93. 95 Si può trattare di vicende estintive e modificative.

1991.c. ult.c. 451).c. e PASSALACQUA. 397 ss ( spec. 2112 c. comma 3. 60 – 61. dovendosi applicare anche in tal caso le norme di cui all’ art. vincolanti nei confronti dei destinatari in quanto espressamente accettate attraverso il recepimento nel contratto individuale: in tal caso la contrattazione collettiva successiva non potrà derogarvi in peius. in Not. in Riv.c. 100 “Detto fondo cioè è rappresentato. ult. a prestazioni di vecchiaia. 3. giur. 99 Oltre che nel caso menzionato in cui l’impresa venga trasferita ad un cessionario presso cui vige lo stesso fondo esterno (di categoria ) del cedente.. 2112. 2112 c. Trasferimento o conferimento…. 539. in Riv. 1341 c. dir. 56 ss.. 428 del 1990. 2. in quanto solo in tal caso le posizioni giuridiche attive dei prestatori di lavoro sono radicate nel vincolo associativo intercorrente tra gli stessi e il fondo.. cit.c. 2558 c.. 2003. sono state in parte risolte dal D. Secondo tale orientamento98 l’art.. 463 ss e nel più recente scritto Previdenza complementare e trasferimento di azienda. 2112 c. lav.. seppur sostenuta prima dell’ emanazione del D. Per quanto riguarda in particolare le problematiche sollevate in materia di successione di contratti collettivi dall’art. dotato di personalità giuridica.c.. 98 Cui si può far rientrare anche la posizione. 102 Secondo cui il subentro del cessionario ha luogo solo se non è pattuito diversamente nell’ atto traslativo. nella versione di cui alla legge n. 2112 c. le norme del regolamento aziendale sullo status giuridico ed economico del lavoratore sono qualificabili come mere proposte negoziali ex art. una mera posta contabile del bilancio aziendale”: così ritiene CINELLI. op. secondo dottrina consolidata. 18 97 Vedi CINELLI. Secondo tale opinione si dovrà invece fare ricorso all’art. it. potrà trovare applicazione 99 solo nell’ipotesi in cui il fondo pensione sia interno al patrimonio della azienda trasferita (sia quindi privo di personalità giuridica). 282 ss. da essi maturati o in corso di maturazione. dei regimi complementari… “ .3. suppl. dir. cit. trasformazioni d’ impresa e previdenza integrativa. 2117 c. solo da un insieme di obbligazioni del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti.. in quanto in tale ipotesi lo schermo costituito da tale distinta soggettività e l’inesistenza di un rapporto accessorio derivante da quello di lavoro impedirebbero l’applicabilità del principio del mantenimento dei diritti di cui all’ art. non sia ravvisabile nello stesso un “patrimonio di destinazione” ex art. 1992.lgs 124/1993. 104 Che impone agli Stati membri l’ adozione di “misure necessarie per tutelare gli interessi dei lavoratori…per quanto riguarda i diritti. e dai contenuti di questo sostanzialmente non distinguibili: in sostanza. in La disciplina comunitaria del trasferimento di azienda e la previdenza complementare. 17 vicende che travalicano la sfera individuale del lavoratore (come appunto il trasferimento di azienda).100 e l’istituzione e la disciplina dello stesso siano state poste con regolamento aziendale. di fatto.lgs n. che secondo lui non autorizza affatto una disciplina differenziata a seconda della tipologia dei fondi: per tale autore anche in caso di fondi “extra . della direttiva comunitaria104.c. cit. oltre che nel suo precedente scritto Trasferimenti d’azienda. spec. lav. cit. I. lav. 53.aziendali” lo schermo della distinta soggettività giuridica non vale a rompere il collegamento funzionale con il rapporto di lavoro. 101 Infatti. 102 nel caso in cui le obbligazioni previdenziali ineriscano ad un fondo esterno. suscita perplessità. potendosi ricondurre direttamente al rapporto di lavoro101. rimanendo il successivo datore di lavoro acquirente dell’ azienda obbligato alla loro osservanza.. in op. TURSI. alla luce dell’art. 103 Cfr. integrative del programma negoziale oggetto del rapporto di lavoro. it. di S. in op. Per un eminente studioso103 invece la distinzione tra “fondi interni” ed “esterni” ai fini dell’ applicabilità dell’art. PICCININNO.

10. ma dello stesso livello. 106 Così sostiene ZAMPINI. del D. C INELLI e PASSALACQUA. spec. op. norma che. VIANELLO. 105 Nazionali. salvo che siano sostituiti da contratti collettivi. a questa si affianca. 109 Come invece sostengono. più che sostituire la disciplina generale 109. .. nel caso in cui invece sia presso il cedente. territoriali ed aziendali. applicabile presso il cessionario. La previdenza complementare nel sistema italiano di sicurezza sociale.. dello stesso livello. 140 .lgs 124/93. 2112. 108 Perché è cambiata la categoria d’inquadramento per la quale il contratto collettivo del cedente costituiva il fondo pensione o perché si trattava di un fondo istituito da contratto collettivo aziendale. quali associati. spec. 107 TURSI. dei lavoratori che. cit. consentendo l’inclusione. A tale opinione si oppone la posizione di chi ritiene invece che l’autonomia e la separatezza della contrattazione collettiva avente ad oggetto la previdenza complementare faccia prevalere sulla regola di cui all’ultimo periodo dell’art. alla cui opinione mi sento di aderire. che ha stabilito che il cessionario debba applicare i contratti collettivi105 vigenti alla data del trasferimento di azienda fino alla loro scadenza. cit. c. e in virtù di un apposito accordo sindacale. Allo stato di incertezza dell’attuale disciplina. comma 1. 110 Che nella vicenda circolatoria diventa la forma pensionistica a qua. esistano fondi di previdenza complementare istituiti da fonti negoziali di livello differente. in seguito ad un trasferimento di azienda. cit.142. 621-623 (in particolare cfr. sempre più orientata ad estendere l’ambito dei destinatari della forma pensionistica complementare istituita110. cui spesso fa riferimento la stessa norma statutaria. . comma 3. nota 253). l’ acquirente dell’ azienda dovrà farsi carico anche del vecchio fondo106. che il cessionario. 18 del 2001. 471. quella della inammissibilità di una concorrenza tra fondi pensione chiusi107: secondo tale dottrina quando il trasferimento di azienda comporta la sostituzione del contratto collettivo applicabile108 troverà applicazione l’ art. con l’effetto di far conseguire o conservare la qualità di associato anche all’impresa acquirente112. è importante il ruolo svolto dalla prassi statutaria. dello stesso livello. 112 Un’interessante rassegna delle norme statutarie sul punto è effettuata da R. applicabili presso il cessionario: quindi nel nostro caso tale sostituzione automatica potrà effettuarsi solo se in cui il fondo pensione sia regolato da contratti collettivi diversi di alienante e acquirente. negli scritti sopra citati. concorrendo con la stessa a regolare una fase logicamente successiva a quella del trasferimento d’azienda. come abbiamo visto in precedenza. in op. 111 Tra i requisiti di partecipazione al fondo gli statuti includono invariabilmente il fatto che i destinatari della norma pensionistica siano dipendenti cui si applicano determinati contratti collettivi. sostituito dal contratto collettivo. purchè per l’impresa cessionaria non operi un analogo fondo di previdenza complementare.c.. abbiano perso i requisiti di partecipazione al fondo111.

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