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Come mai hai voluto analizzare la devozione spontanea tributata nei secoli alla madonna di

Montevergine da parte dei Femminielli napoletani ed oggi dalle persone omosessuali e
transessuali?
Devo dire che fin da ragazzina sono stata affascinata dalle espressioni della religiosità popolare, era
perciò inevitabile che alla prima occasione scegliessi questo campo di ricerca. Scoprire poi che tra
le “sette madonne sorelle” della Campania ve ne fosse una eletta a patrona delle persone
transessuali e omosessuali non ha fatto altro che catalizzare ancora di più la mia attenzione. Devo
anche ringraziare la professoressa Giacalone non solo per avermi suggerito il percorso di ricerca,
ma soprattutto per insegnare ad avere un approccio rispettoso dei sistemi culturali popolari, senza
considerarli inferiori o meno importanti rispetto alle culture ufficiali.
Per altro una spinta alla ricerca mi veniva anche dalla consapevolezza che l'argomento, per quanto
riguardava l'aspetto della religiosità transessuale e omosessuale, era in gran parte inesplorato.

Nel tuo libro ti occupi spesso del conflitto che questa devozione ha provocato nelle autorità
religiose spesso imbarazzate e infastidite da questa devozione popolare. Questo contrasto tra
chiesa ufficiale e fedeli omosessuali ha subito oggi dei cambiamenti?
Ci sono due piani: uno della chiesa locale e uno della chiesa ufficiale ossia il Vaticano. A livello
locale i monaci virginiani avevano sempre mantenuto un basso profilo, evitando clamori e
perseguendo una modalità di inclusione, probabilmente venata da una certa insofferenza... Poi ci fu
l'episodio della “cacciata dei femminielli” da parte dell'Abate Nazzaro, anche se come scrivo nel
libro l'abate sembrava avercela più con i tammorrari che non con le persone transessuali e
omosessuali. In ogni caso quello che ottenne fu un ritorno di attenzione e di un aumento delle
presenze a Montevergine in occasione della Candelora (il 2 febbraio). Ad oggi la linea dei monaci è
di nuovo quella del basso profilo e della mediazione, anche se traspare che potendo farebbero
volentieri a meno della presenza dei rappresentanti delle minoranze sessuali.
Per quanto riguarda il Vaticano nel dopo Concilio abbiamo assistito ad una vera escalation nella
produzione di documenti di condanna nei confronti della pratica dell'omosessualità, in particolare
con l'ascesa del Cardinal Ratzinger al ruolo chiave di Prefetto della Congregazione per la Dottrina
della Fede e poi a Pontefice (non vorrei però che ne uscisse sminuita la responsabilità di Giovanni
Paolo II). Quello che mi ha sempre colpito è che chi ha redatto i documenti ufficiali sembra non
avere idea di chi stia parlando, non fa distinzioni, sembra non registrare che ci siano delle differenze
di comportamento tra chi vive la propria sessualità in modo totalizzante, del tutto separata dalla
sfera affettiva e chi instaura rapporti di coppia sostenuti da un progetto familiare di condivisione.
D'altra parte è evidente che in tutto questo per il Vaticano quello che è più imbarazzante sono
proprio le persone omosessuali credenti, per le quali non sa dare altre risposte se non la condanna, e
guarda caso per la dottrina cattolica una coppia di persone omosessuali che viva un duraturo
rapporto di convivenza non è perdonabile, come invece lo è magari chi si dedica a rapporti
occasionali.
Proprio per questo ritengo fondamentale il ruolo dei gruppi di persone omosessuali credenti, che è
quello di essere lievito all'interno della chiesa, quella chiesa che continuano ad amare nonostante
tutto.
La tua ricerca si conclude infatti con un capitolo sui ‘credenti omosessuali’ di Nuova Proposta di
Roma che, come i devoti omosessuali del passato, non vogliono rinunciare a coniugare la loro fede
con la loro omosessualità nella loro chiesa. Qual’è il filo rosso che secondo te unisce la loro
esperienza di fede alla religiosità del passato dei femminielli devoti alla Madonna Schiavona?
Apparentemente le modalità espressive della devozione non solo dei femminielli del passato, ma
anche quella attuale espressa a Montevergine dalle persone omosessuali e transessuali, è quanto di
più lontano si possa immaginare dalla religiosità del gruppo “Nuova Proposta”, molto attenta,
meditativa, oserei dire cerebrale. Ma proprio nel corso di uno dei loro incontri di preghiera ho
afferrato qual era il filo rosso che univa le due diverse religiosità ed è proprio il loro presentarsi

. I femminielli hanno da sempre questa consapevolezza. e qui ci sta proprio bene.davanti al Signore con la propria identità di persone omosessuali. anzi direi. perchè da sempre appartiene loro un rapporto privilegiato con il divino. ma solo capolavori. le persone omosessuali di Nuova Proposta seguono un percorso più razionale per giungere alla stessa affermazione ovvero che Dio non fa errori. di creature omosessuali.