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Compito di Tecnologia dei media di Garofalo Emanuela Nunzia

"Io penso che la scuola si fondi sul modello di una linea di produzione in cui si mettono delle
conoscenze nella testa delle persone… Adesso i ragazzi non hanno più bisogno di acquisire
nozioni in questo modo, e con la moderna tecnologia dell'informazione possono imparare
molto di più facendo, possono imparare facendo ricerca da soli, scoprendo da soli. Il ruolo
dell'insegnante non è quello di fornire tutte le parti della conoscenza ma di fare da guida, di
gestire le situazioni molto difficili, di stimolare il ragazzo, forse, di dare consigli…" (Papert)

Finalità della scuola è da sempre quella di trasmettere il sapere. La scuola persegue questa finalità
ancora oggi in molti casi, secondo metodi tradizionali cioè attraverso lezioni frontali dove il docente
spiega e gli alunni devono apprendere. Questo tipo di apprendimento è puramente nozionistico.
Ilnoltre, nella società contemporanea l’acquisizione di conoscenze non avviene solo a scuola,
l’alunno può acquisirle anche in altri luoghi meno formali e comprenderle secondo i suoi tempi.
L’universo contemporaneo chiede di più. L’allievo deve imparare a fare proprie le sue conoscenze,
a rielaborarle per poi poterle usare nel suo contesto di vita. Non più solo sapere, ma saper fare e
saper essere. Il bambino deve divenire artefice del suo sapere. A tal proposito concordo con Papert
quando dice che il processo di apprendimento è un processo di costruzione del proprio sapere In
questo ci aiutano, dice Papert, gli artefatti cognitivi, cioè oggetti e dispositivi che facilitano lo
sviluppo di specifici apprendimenti. Il computer rappresenta un artefatto cognitivo ottimale nel
processo di insegnamento/apprendimento. Le tecnologie dell’informazione incuriosiscono e
affascinano i ragazzi e favoriscono l’apprendimento senza affaticare l’alunno. Diceva circa
trent’anni Isaac Asimov ” Il computer è il più efficace strumento pedagogico perché rende
impossibile non imparare. Un professore può essere insensibile, dei libri possono essere noiosi, ma
un computer produce un sistema nel quale contate solo voi. E non potete essere insensibile o noioso
con voi stessi. La gente ha difficoltà ad imparare perché raramente ha avuto la possibilità di
imparare alle proprie condizioni”( Da una lettera di ISAAC ASIMOV del 1982 -
http://www.byteman.it/low/sk.php?
TP=1&TI=ComputerDidattica&MH=Mhor0&MV=Mmix&FR=&CP=mix/mix06.php)
L’uso dei mezzi informatici richiede agli alunni di riesaminare il proprio modo di pensare e di
rielaborare il sapere, di progettare e di realizzare; inoltre fornisce nuove occasioni per lo sviluppo
della creatività, dell’elasticità mentale e dell’apprendimento. Il mezzo informatico va considerato
quindi come un potente strumento didattico per nuove modalità di apprendimento basate su un
sapere a mappe piuttosto che su un sapere a settori. Uno strumento, appunto, "trasversale" che può
spaziare in ogni area conoscitiva e intersecarsi con discipline diverse, dall'aritmetica alla lingua
straniera, dalla ricerca scientifica alla musica, dalla lingua alla geometria, dalla geografia alla
storia. Inoltre esso predispone alla progettualità e alla continua ricerca di soluzioni migliorative del
proprio lavoro. Il che è sicuramente un notevole obiettivo educativo in ogni ambito disciplinare.
Per questo le nuove tecnologie devono entrare nella scuola già dal primo ciclo e devono costituire
uno strumento quotidiano per gli insegnanti.
In questo nuovo contesto di apprendimento il docente assume quindi un nuovo ruolo, quello di
guida, di supporto, con la responsabilità di fornire le linee portanti del lavoro, i contenuti didattici,
permettendo però, poi, ai propri studenti di elaborarli liberamente. Papert dice in un’intervista
“l’insegnante deve abituarsi all’idea di rispettare gli alunni in quanto persone che imparano, di
riconoscere che essi producono le loro stesse conoscenze, che essi imparano sperimentalmente
facendo le cose che per loro sono veramente importanti.”. Questo nuovo scenario fa emergere
l’esigenza da parte dei docenti di una formazione stabile e sistematica, di una continua messa in
discussione dei presupposti didattici tradizionali, di una disponibilità verso il nuovo e l’ignoto, che
diventa elemento fondante della funzione docente e condizione necessaria per colmare il divario
creato tra istruzione e società.