CAPITOLO 1

Propagazione elettromagnetica nelle strutture cilindriche chiuse

1.0 – Introduzione

Ci riferiremo spesso a due equazioni vettoriali di Maxwell
1
:
c i
j
j
ωµ
ωε
∇× = − ¦
´
∇× = +
¹
E H
H E J

In queste equazioni:

x y z
x y z
∂ ∂ ∂
∇ = + +
∂ ∂ ∂
i i i è l’operatore nabla;
• E è il fasore del campo elettrico;
• H è il fasore del campo magnetico;

i
J è il fasore della densità di correnti impresse.

Siccome sappiamo che ogni quantità vettoriale può essere scomposta nelle sue tre componenti
relative agli assi
x x y y z z
E E E = + + E i i i
x x y y z z
H H H = + + H i i i
allora possiamo dire che dalle due equazioni vettoriali scritte sopra possiamo trarre 6 (cioè 3+3)
equazioni scalari.
L’utilizzo dei fasori deriva dal fatto che le quantità da noi utilizzate variano in maniera
sinusoidale: ciò significa che possiamo associare ad un campo tempo variante
( )
( )
,
,
t P
t P
e
h
(funzioni del tempo t e del punto P)
un fasore tempo invariante che dipende soltanto dalla pulsazione
2
:
( )
( )
ω
ω
E
H
(funzione della sola pulsazione).

1.1 – Strutture cilindriche: generalità

Vi sono vari modi in cui un segnale si può propagare:
• propagazione libera (cioè nello spazio libero). Esempio: due antenne comunicanti poste a una
certa distanza d e in contatto visivo fra di loro. Questo tipo di comunicazione, affascinante e
molto utilizzata, ha alcuni inconvenienti: l’attenuazione dello spazio libero è infatti molto

1
Sono equazioni formulate nel dominio delle frequenze.
2
Ci si può interrogare sul senso di questa operazione e obiettare che, nella realtà, non trasmetteremo mai segnali
puramente sinusoidali, in quanto essi non trasmettono alcuna informazione. Tale obiezione cade però di fronte al fatto
che la nostra è soltanto un’approssimazione: i segnali sinusoidali sono infatti spessissimo utilizzati per creare le portanti,
righe dello spettro attorno alle quali viene concentrato il segnale; tuttavia, mentre la portante si trova generalmente a
frequenze molto elevate [GHz, THz], la banda di frequenza del segnale a questa associato è spessissimo molto stretta e
parecchio inferiore se facciamo un confronto [qualche KHz di banda << GHz, THz della portante]. Fatte queste ipotesi,
l’approssimazione che facciamo per lo studio del campo elettromagnetico consente dunque di confondere
l’oscillazione modulata con il segnale sinusoidale della portante. E ora, siccome il segnale è puramente sinusoidale,
possiamo davvero passare nel mondo dei fasori.
consistente e quindi, a garantire la bontà del collegamento, servono antenne molto pot
con elevati guadagno e direttività
trasmettenti due segnali completamente diversi e indipendenti
tal punto che un ricevitore, nelle vicinanze, finisce per ottenere un segnale fortemente
disturbato e indistinguibile rispetto a quelli che si volevano trasmettere. L’entità di questo
problema è così notevole, e le applicazioni che si basano sulla propagaz
talmente pervasive, che si è presto sentita la necessità di regolare e centellinare lo spettro
delle frequenze tramite l’istituzione di norme molto severe;
• propagazione guidata (cioè forzata
supporto fisico per trasmettere un segnale. Facciamo un esempio: prendiamo una struttura
cilindrica molto particolare
- un “nucleo” dielettrico
e una certa permeabilità magnetica
- un “rivestimento
dielettrico riflettendo l’onda che si sta trasmettendo.

Abbiamo detto che il cavo è una struttura
• non omogeneo;
• privo di sorgenti: ciò significa che lo studio di una struttura cilindrica riguarda una zona
molto diversa da quella in cui è avvenuta l’alimentazione (cioè l’introduzione del camp
elettromagnetico);
• le cui proprietà geometriche ed elettromagnetiche (e quindi la distribuzione spaziale dei
valori dei parametri costitutivi
[conducibilità]) sono invarianti rispetto ad una direzione dello spazio, chiamata
assiale (o direzione di propagazione
tale direzione sono identiche
Si faccia attenzione che quella di struttura cilindrica è un’astrazione: non è assolutamente detto
che essa debba essere geometricamente

3
Ma posti in frequenze simili.
4
Si noti che non è possibile stabilire in maniera assoluta se un materiale è un buon conduttore o è un buon isolante:
tutto dipende infatti dalla natura del segnale e dalla sua frequenza. Si ha infatti:
1
c
ωε
≫ buon conduttore
Si ricorda, a tal proposito, che c è la conducibilità elettrica del materiale scelto.
5

0
ε si riferisce al vuoto;
r
ε è invece la permettività elettrica
considerazioni possono essere fatte con la permeabilità magnetica.
6
Inoltre, le condizioni al contorno e di continuità imposte al campo elettromagnetico sono le stesse su ogni piano
perpendicolare a tale direzione.
i, a garantire la bontà del collegamento, servono antenne molto pot
e direttività. Abbiamo inoltre il problema delle
trasmettenti due segnali completamente diversi e indipendenti
3
possono “darsi fastidio” a
tal punto che un ricevitore, nelle vicinanze, finisce per ottenere un segnale fortemente
disturbato e indistinguibile rispetto a quelli che si volevano trasmettere. L’entità di questo
problema è così notevole, e le applicazioni che si basano sulla propagaz
talmente pervasive, che si è presto sentita la necessità di regolare e centellinare lo spettro
delle frequenze tramite l’istituzione di norme molto severe;
forzata). La propagazione elettromagnetica guidata si ser
supporto fisico per trasmettere un segnale. Facciamo un esempio: prendiamo una struttura
cilindrica molto particolare, cioè un cavo; la sua struttura comprende
un “nucleo” dielettrico
4
, caratterizzato da una certa permettività elettrica
e una certa permeabilità magnetica
0 r
µ µ µ = ;
rivestimento” conduttore
4
, che forza il segnale a rimanere all’interno
riflettendo l’onda che si sta trasmettendo.
struttura cilindrica; con questo termine si intende un mezzo:
privo di sorgenti: ciò significa che lo studio di una struttura cilindrica riguarda una zona
molto diversa da quella in cui è avvenuta l’alimentazione (cioè l’introduzione del camp
le cui proprietà geometriche ed elettromagnetiche (e quindi la distribuzione spaziale dei
valori dei parametri costitutivi ε [permettività elettrica], µ [permeabilità magnetica],
ducibilità]) sono invarianti rispetto ad una direzione dello spazio, chiamata
direzione di propagazione) della struttura. Ciò significa che tutte le sezioni normali a
tale direzione sono identiche
6
.
Si faccia attenzione che quella di struttura cilindrica è un’astrazione: non è assolutamente detto
geometricamente cilindrica. È sufficiente, infatti, che presenti una direzione
ile stabilire in maniera assoluta se un materiale è un buon conduttore o è un buon isolante:
tutto dipende infatti dalla natura del segnale e dalla sua frequenza. Si ha infatti:
buon conduttore 1
c
ωε
≪ buon
è la conducibilità elettrica del materiale scelto.
è invece la permettività elettrica relativa, la quale dipende dal materiale us
considerazioni possono essere fatte con la permeabilità magnetica.
Inoltre, le condizioni al contorno e di continuità imposte al campo elettromagnetico sono le stesse su ogni piano
i, a garantire la bontà del collegamento, servono antenne molto potenti e
. Abbiamo inoltre il problema delle interferenze: antenne
possono “darsi fastidio” a
tal punto che un ricevitore, nelle vicinanze, finisce per ottenere un segnale fortemente
disturbato e indistinguibile rispetto a quelli che si volevano trasmettere. L’entità di questo
problema è così notevole, e le applicazioni che si basano sulla propagazione di segnali
talmente pervasive, che si è presto sentita la necessità di regolare e centellinare lo spettro
). La propagazione elettromagnetica guidata si serve di un
supporto fisico per trasmettere un segnale. Facciamo un esempio: prendiamo una struttura
la sua struttura comprende
, caratterizzato da una certa permettività elettrica
0 r
ε ε ε =
5

il segnale a rimanere all’interno del

si intende un mezzo:
privo di sorgenti: ciò significa che lo studio di una struttura cilindrica riguarda una zona
molto diversa da quella in cui è avvenuta l’alimentazione (cioè l’introduzione del campo
le cui proprietà geometriche ed elettromagnetiche (e quindi la distribuzione spaziale dei
[permeabilità magnetica], c
ducibilità]) sono invarianti rispetto ad una direzione dello spazio, chiamata direzione
Ciò significa che tutte le sezioni normali a
Si faccia attenzione che quella di struttura cilindrica è un’astrazione: non è assolutamente detto
cilindrica. È sufficiente, infatti, che presenti una direzione
ile stabilire in maniera assoluta se un materiale è un buon conduttore o è un buon isolante:
buon dielettrico
, la quale dipende dal materiale usato. Le stesse
Inoltre, le condizioni al contorno e di continuità imposte al campo elettromagnetico sono le stesse su ogni piano
privilegiata
7
; a riprova di quanto appena detto, nella f
una struttura cilindrica generica. Si osservi che non vi è nulla di geometricamente cilindrico e che,
anzi, la forma della struttura è irregolare e
conduttori e più dielettrici
La presenza di una direzione privilegiata ci permette di scrivere il campo in maniera particolare,
per certi versi semplificata, e di trascurare le variazioni che si hanno lungo la direzione
che in tale direzione si ha un’attenuazion
dove γ (costante di propagazione) è
γ α β = +
che dipende fortemente dalla frequenza alla quale si lavora.
Dunque, l’espressione del campo è:
(
e E k
D’altronde, sappiamo che esso si può scrivere anche scomponendo
cartesiane ortogonali:
Se raggruppiamo quelle che si
(componente trasverasale), si ha:
t z
e = + e e k

7
Negli esempi che faremo in seguito, la direzione privilegiata è quella che coincide con l’asse
con la struttura cilindrica. Inoltre, tale direzione coincide con quella che prima abbiamo detto
8
La costante di attenuazione, espressa in valori naturali, si misura (come quella di fase) in
data in unità logaritmiche: a questo proposito si ha
dB m 20 log 20 log m 8,69 m α α α = = ⋅ = ⋅

9
Cioè quello che la direzione assiale (cioè quella privilegiata della struttura) “buca” perpendicolarmente.
10
Si noti che anche
z
e dipende da
1 2
, x x
stessa sezione otteniamo due risultati diversi. Nonostante dunque
significa che sia invariante sul piano trasversale.
; a riprova di quanto appena detto, nella figura sottostante vediamo una sezione di
una struttura cilindrica generica. Si osservi che non vi è nulla di geometricamente cilindrico e che,
anzi, la forma della struttura è irregolare e resa piuttosto complicata dalla presenza di più
La presenza di una direzione privilegiata ci permette di scrivere il campo in maniera particolare,
, e di trascurare le variazioni che si hanno lungo la direzione
si ha un’attenuazione esponenziale che va col termine
z
e
γ −

un numero complesso
j
α
γ α β
β
¦
= +
´
¹
= costante di attenuazione
= costante di fase
(
8
)
che dipende fortemente dalla frequenza alla quale si lavora.
l’espressione del campo è:
( ) ( ) ( )

parte trasversale attenuazione
1 2 1 2 1 2
parte assiale
, , , ,
t z
x x z x x E x x e



= +


e E k

.
D’altronde, sappiamo che esso si può scrivere anche scomponendo quest’ultimo
x y z
e e e = + + e i j k
Se raggruppiamo quelle che si riferiscono al piano trasversale
9
, sostituendo
dove
( )
( )
( )
(
γ ω
γ ω


¦
=
¦
´
=
¦
¹
1 2
1 2
,
,
z
t t
z z
x x e
e E x x e
e E
k k
in seguito, la direzione privilegiata è quella che coincide con l’asse
con la struttura cilindrica. Inoltre, tale direzione coincide con quella che prima abbiamo detto
La costante di attenuazione, espressa in valori naturali, si misura (come quella di fase) in
data in unità logaritmiche: a questo proposito si ha
1
m
1 1
10 10
dB m 20 log 20 log m 8,69 m e e
α
α α α

− −



= = ⋅ = ⋅

Cioè quello che la direzione assiale (cioè quella privilegiata della struttura) “buca” perpendicolarmente.
1 2
x x : se, cioè, valutiamo questa componente del campo in due punti d
stessa sezione otteniamo due risultati diversi. Nonostante dunque
z
e sia chiamata la “componente assiale” ciò non
significa che sia invariante sul piano trasversale.
igura sottostante vediamo una sezione di
una struttura cilindrica generica. Si osservi che non vi è nulla di geometricamente cilindrico e che,
complicata dalla presenza di più

La presenza di una direzione privilegiata ci permette di scrivere il campo in maniera particolare,
, e di trascurare le variazioni che si hanno lungo la direzione z, sapendo
che va col termine
( )

attenuazione
z
x x z x x E x x e
γ ω −

quest’ultimo lungo le direzioni
, sostituendo
x y
e e + i j con
t
e
) γ ω z

(10)

in seguito, la direzione privilegiata è quella che coincide con l’asse z di un sistema solidale
con la struttura cilindrica. Inoltre, tale direzione coincide con quella che prima abbiamo detto assiale o di propagazione.
La costante di attenuazione, espressa in valori naturali, si misura (come quella di fase) in
1
m

. Tuttavia essa e spesso



Cioè quello che la direzione assiale (cioè quella privilegiata della struttura) “buca” perpendicolarmente.
: se, cioè, valutiamo questa componente del campo in due punti diversi della
sia chiamata la “componente assiale” ciò non
1.2 - Modi

Per definizione, un modo è un’onda elettromagnetica
11
(soluzione particolare delle equazioni di
Maxwell) che soddisfa le condizioni al contorno
12
su ogni sezione trasversale della struttura
cilindrica e che si propaga nella direzione assiale di quest’ultima. È lecito quindi presumere che
tali soluzioni dipendano dalla coordinata assiale z tramite un fattore di propagazione
strutturalmente analogo a quello della propagazione libera: e, infatti, ad ogni modo è associata
una particolare costante di propagazione γ , oltre che a quattro particolari equazioni di modo.
Quindi, due particolari modi i e j saranno caratterizzati da:

costante di propagazione
campo elettrico (trasversale)
campo elettrico (assiale)
campo magnetico (trasversale)
campo magnetico (assiale)


modo


i
ti
zi
ti
zi
i E
H
γ → ¦
¦

¦
¦

´
¦

¦
¦

¹
E
k
H
k

costante di propagazione
campo elettrico (trasversale)
campo elettrico (assiale)
campo magnetico (trasversale)
campo magnetico (assiale)


modo


j
tj
zj
tj
zj
j E
H
γ → ¦
¦

¦
¦

´
¦

¦
¦

¹
E
k
H
k


La sovrapposizione di tutti i modi dà origine alla vera soluzione dell’espressione dei campi nella
struttura cilindrica. In particolare a caratterizzare il vero campo elettromagnetico sarà una
combinazione lineare delle equazioni di modo
13
:
( ) ( ) ( )
( )

( )
combinazione lineare
parte trasversale attenuazione
1 2 1 2 1 2 1 2
1
parte assiale modo
, , , , lim , ,
N
z
t z n n
N
n
x x z x x E x x e a x x z
γ ω −
→∞
=


= + =



e E k e

. .

( ) ( ) ( )
( )

( )
combinazione lineare
parte trasversale attenuazione
1 2 1 2 1 2 1 2
1
parte assiale modo
, , , , lim , ,
N
z
t z n n
N
n
x x z x x E x x e a x x z
γ ω −
→∞
=


= + =



h H k h

. .

La rappresentazione tramite le funzioni di modo ha una vantaggio nascosto: spesso, infatti, non è
necessario trovare tutti gli infiniti modi per caratterizzare e ed h . Anzi, a volte ne basta soltanto
uno (che chiameremo modo fondamentale).

Vogliamo ora studiare la propagazione elettromagnetica nelle strutture cilindriche facendo uso
delle equazioni di Maxwell omogenee, nell’ipotesi di mezzo normale
14

( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( )
1 2 1 2 1 2
1 2 1 2 1 2
, , , , ,
, , , , ,
c
x x z j x x x x z
x x z j x x x x z
ωε
ωµ
¦∇× =
¦
´
∇× = −
¦
¹
h e
e h

dove
c
c
j ε ε
ω
= − è la permettività elettrica complessa.
Come si vede, dobbiamo andare a sostituire all’interno delle equazioni soprascritte le espressioni
di ( )
1 2
, , x x z e e ( )
1 2
, , x x z h . Risulta anzitutto conveniente scomporre l’operatore Nabla in due

11
Le soluzioni delle equazioni di Maxwell che hanno interesse in relazione alla propagazione guidata sono quelle
aventi il carattere di onde elettromagnetiche che si propagano lungo l’asse della struttura.
12
Ed, eventualmente, di continuità.
13
Non si conosce una funzione? La si scompone in una combinazione lineare di funzioni più semplici! È questo un
approccio molto comune per risolvere problemi ingegneristici molto raffinati dal punto di vista matematico.
14
Cioè spazialmente non dispersivo, stazionario, lineare ed isotropo.
parti, mettendo bene in evidenza la parte riguardante la sezione trasversale (variabili
1 2
, x x ) e
quella concernente la variabile z:
(Nabla)
x y z
∂ ∂ ∂
∇ = + +
∂ ∂ ∂
i j k

assiale
trasv.

t t x y
z x y
∂ ∂ ∂
∇ = ∇ + ⇐ ∇ = +
∂ ∂ ∂
k i i
Detto questo, andiamo effettivamente a sostituire i campi all’interno del sistema:
z z
t z t z
e e E e
γ γ − −
= + = + e e k E k

z z
t z t z
h e H e
γ γ − −
= + = + h h k H k
c
j
j
ωε
ωµ
∇× = ¦
´
∇× = −
¹
h e
e h

Otteniamo:
( ) ( )
( ) ( )
z z z z
t z c t z
z z z z
t z t z
e H e j e E e
e E e j e H e
γ γ γ γ
γ γ γ γ
ωε
ωµ
− − − −
− − − −
¦
∇× + = +
¦
´
∇× + = − +
¦
¹
H k E k
E k H k

Raccogliamo i termini esponenziali:



Sfruttiamo ora la scomposizione, poco fa esaminata, dell’operatore Nabla nelle sue due parti:
( ) ( )
( ) ( )
z z
t t z c t z
z z
t t z t z
H e j E e
z
E e j H e
z
γ γ
γ γ
ωε
ωµ
− −
− −
¦ ∂
∇ + × + = +
¦

¦
´

¦
∇ + × + = − +

¦


¹
k H k E k
k E k H k

Quindi applichiamo la proprietà distributiva nei termini a sinistra dell’uguale, per ottenere:
( ) ( )
( ) ( )
z z
t t t t z c t z
z z
t t t t z t z
H e j E e
E e j H e
γ γ
γ γ
γ ωε
γ ωµ
− −
− −
¦ ∇ × − × + ∇ × = +
¦
´
∇ × − × + ∇ × = − +
¦
¹
H k H k E k
E k E k H k

A questo punto marchiamo chiaramente quali siano le parti che si riferiscono alla sezione
trasversale e quelle che invece riguardano la direzione z…
15



parte assiale parte trasversale
trasv. assiale
parte assiale parte trasversale
trasv. assiale
t t t t z c t z
t t t t z t z
H j E
H j H
γ ωε
γ ωµ
¦
| |
¦
| ∇ × − × + ∇ × = +
|
¦
¦ \ ¹
´
| |
¦
∇ × − × + ∇ × = − + |
¦
|
¦
\ ¹ ¹
H k H k E k
E k E k H k



… ed ora uguagliamole
16
!

assiale (campo elettrico)
assiale (campo magnetico)
trasversale (campo magnetico)
trasversale (campo elettrico)
t t c z
t t z
t t z t
t t z c t
j E
j H
E j
H j
ωε
ωµ
γ ωµ
γ ωε
∇ × = → ¦
¦
∇ × = − →
¦
´
× + ×∇ = →
¦
¦
× + ×∇ = − →
¹
H k
E k
k E k H
k H k E


15
Si presti attenzione che ci sono dei prodotti vettoriali di mezzo, quindi non è immediato associare
t
E alla
componente trasversale, né fare l’associazione tra il pedice z e la direzione di propagazione della struttura!
16
Si fa uso della proprietà anticommutativa del prodotto vettoriale

t z t z
H H ∇ × = − ×∇ k k
Attenzione al cambio di segno effettuato!
( ) ( )
( ) ( )
z z
t z c t z
z z
t z t z
H e j E e
E e j H e
γ γ
γ γ
ωε
ωµ
− −
− −
¦ ∇ × + = +
¦
´
∇ × + = − +
¦
¹
H k E k
E k H k
Se ora prendiamo l’ultima equazione (trasversale, campo elettrico), ed esplicitiamo il termine
t
E ,
otteniamo:
t t z c t
H j γ ωε × + ×∇ = − k H k E
( )
t t z t
c
j
H γ
ωε
× + ×∇ = k H k E
Giunti a questo punto, sostituiamo il tutto nell’equazione gemella a quella poco fa elaborata e cioè:
t t z t
E j γ ωµ × + ×∇ = k E k H
Si ha:
( )
t t z t z t
c
j
H E j γ γ ωµ
ωε

× × + ×∇ + ×∇ =


k k H k k H
Distribuiamo i termini tra parentesi, in modo da mettere in evidenza i prodotti vettoriali tripli
17
:
t t z t z t
c c
j j
H E j γ γ ωµ
ωε ωε

× × + ×∇ + ×∇ =


k k H k k H
( ) ( ) ( ) ( )
2
t t z t z t
c c
j j
H E j γ γ ωµ
ωε ωε
× × + × ×∇ + ×∇ = k k H k k k H
A questo punto sviluppiamo i prodotti tripli
18
:
( )
2
t
c
j
γ
ωε
⋅ × k k H
( )
( )
( )
t t z
c
j
H γ
ωε
− ⋅ × + ⋅ ×∇ H k k k k
( )
( ) t z t z t
H E jωµ − ∇ ⋅ × + ×∇ = k k k H
2
t t z t z t
c c
j j
H E j γ γ ωµ
ωε ωε
− − ∇ + ×∇ = H k H
Moltiplichiamo per il termine
c
jωε + da entrambe le parti:
2 2
t t z c t z c t
H j E γ γ ωε ω µε + ∇ + ×∇ = − H k H
A destra dell’uguale compare il termine
2
c
ω µε − , che poniamo prontamente pari a
2
σ
(19)
:
2 2
c
σ ω µε = −
Indi per cui abbiamo:
( )
2 2
t t z c t z
H j E γ σ γ ωε − = − ∇ − ×∇ H k
Facendo la stessa cosa con l’altra equazione si ottiene la formula a questa duale:
( )
2 2
t t z t z
E j H γ σ γ ωµ − = − ∇ + ×∇ E k
Abbiamo quindi un bel sistema in cui compaiono le componenti trasversali in funzione di quelle
assiali:
( )
( )
2 2
2 2
t t z c t z
t t z t z
H j E
E j H
γ σ γ ωε
γ σ γ ωµ
¦
− = − ∇ − ×∇
¦
´
− = − ∇ + ×∇
¦
¹
H k
E k

Le equazioni trovate (cioè queste ultime assieme al sistema di 4 equazioni assiali/trasversali) sono
le equazioni fondamentali per lo studio della propagazione nelle strutture cilindriche. Si noti che
esse valgono in generale per qualunque andamento dei parametri costitutivi , ,c µ ε sul piano
trasversale. È inoltre importante ricordare che la costante di propagazione γ che compare in
queste equazioni dipende solo dalla pulsazione e non dalla coordinata z.


17
Attenzione alle parentesi: se non venissero specificate, il prodotto vettoriale triplo non avrebbe alcun senso.
18
Si ha ( ) ( ) ( ) × × = × ⋅ − × ⋅ u v w u w v u v w . Una volta sviluppato il prodotto, fortunatamente alcuni termini se ne vanno.
19
Si ricordi che σ è la costante di propagazione intrinseca del mezzo. La costante c, invece, è la conducibilità del mezzo (non
la si confonda con la velocità della luce, che in questa sede chiameremo
0
v ).
Sulla base delle componenti assiali ,
z z
E H i modi di una struttura cilindrica si classificano come
segue:
• modi trasversali elettromagnetici (TEM), aventi e
z z
E H entrambi nulli e, quindi,
completamente privi di componenti assiali;
• modi trasversali elettrici (TE), aventi 0 e 0
z z
E H = ≠ e, di conseguenza, campo elettrico solo
trasversale;
• modi trasversali magnetici (TM), aventi 0 e 0
z z
E H ≠ = e , di conseguenza, campo
magnetico solo trasversale;
• modi ibridi, aventi 0 e 0
z z
E H ≠ ≠ . Per i modi ibridi si fa una sotto-classificazione:
o modi quasi-TEM: in cui e
z t z t
E E H H ≪ ≪ ;
o modi HE: in cui
z z
H E ≫ ;
o modi EH: in cui
z z
E H ≫ .
I modi TEM, TM e TE sono molto importanti e comodi: in loro presenza, le equazioni
fondamentali per lo studio della propagazione nelle strutture cilindriche si semplificano
moltissimo. Per avere delle strutture in cui ho modi puramente TE, TM, TEM, è necessario che si
soddisfino alcuni requisiti:
• le strutture devono essere cilindriche;
• le strutture devono essere omogenee
20, 21
.

1.3 - Le equazioni di Helmholtz e le loro condizioni al contorno

Nel caso di regione omogenea, i parametri , ,c µ ε (e, di conseguenza,
2
σ ) sono costanti rispetto a
1 2
, x x e si ha:
( )
1 2
, , 0 x x z ∇⋅ = e
Scindendo nelle componenti trasversali e assiali sia il Nabla che il campo elettrico otteniamo:
0
z z
t t z
e E e
z
γ γ − −
∂ | |
∇ + ⋅ + =
|


\ ¹
k E k
Da cui, applicando le proprietà del prodotto scalare:
0
z z z z
t t z t t z
e E e e E e
z
γ γ γ γ
γ
− − − −
∂ | |
∇ + ⋅ + = ∇ ⋅ − =
|


\ ¹
k E k E k
La stessa cosa si può fare per il campo magnetico; otteniamo:
0
z z
t t z
e H e
γ γ
γ
− −
∇ ⋅ − = H k
Abbiamo quindi ricavato queste due relazioni
22
:
t t z
t t z
E
H
γ
γ
∇ ⋅ = ¦
´
∇ ⋅ =
¹
E k
H k


20
Se infatti avessi un mezzo non omogeneo (con tanti conduttori ma, soprattutto, tanti diversi dielettrici) dovrei
andare ad applicare le equazioni di continuità
1 2
E E
τ τ
= e
1 2
H H
τ τ
=
su ogni superficie di separazione fra i dielettrici stessi: ciò comporterebbe l’esistenza di una e
z z
E H e la violazione
delle condizioni necessarie per avere un modo TEM, TE o TM.
21
Si noti che non è presente alcun vincolo sulla natura aperta o chiusa della struttura.
22
In particolare, si ha
per 0 0
per 0 0
z t t
z t t
E
H
= →∇ ⋅ =
= →∇ ⋅ =
E
H

Ora, se applichiamo all’equazione
( )
2 2
t t z t z
E j γ σ γ ωµ − = − ∇ + ×∇ E k H
l’operatore
t
∇ (da entrambe le parti), abbiamo
23
:
( ) ( )
2 2
t t t t z t t z
E j H γ σ γ ωµ − ∇ ⋅ = − ∇ ⋅ ∇ + ∇ ⋅ ×∇ E k
Sviluppando il tutto, notiamo che il termine ( )
t t z
j H ωµ∇ ⋅ ×∇ k se ne va…
( ) ( )
2 2 2
0
t t t z t z t t t z
E j H H γ σ γ ωµ − ∇ ⋅ + ∇ = ∇ ⋅ ∇ × − ⋅ ∇ ×∇ = E k k
Se ora inseriamo all’interno dell’equazione la relazione,
t t z
E γ ∇ ⋅ = E k
e dividiamo per γ , otteniamo
( )
2 2 2
0
z t z
E E γ σ − + ∇ =
e, dualmente,
( )
2 2 2
0
z t z
H H γ σ − + ∇ =
Quelle che abbiamo trovato sono due equazioni differenziali scalari, del secondo ordine (aventi
ciascuna
2
∞ soluzioni); ponendo
2 2 2
c
k γ σ = − riconosciamo che tali equazioni sono equazioni di
Helmholtz omogenee!
2 2
2 2
0
0
t z c z
t z c z
E k E
H k H
¦∇ + =
¦
´
∇ + =
¦
¹

A questo punto, per risolvere il problema di Maxwell, si può prima di tutto trovare le e
z z
H E da
queste equazioni e, quindi, sostituire tutto quanto nelle relazioni che restituiscono le componenti
trasversali in funzione di quelle scalari.
Tuttavia, necessiterò di opportune condizioni al contorno per definire una soluzione univoca
24,25
:
tali condizioni al contorno sono
• per i conduttori elettrici perfetti: componente tangente del campo elettrico pari a zero tra
dielettrico e conduttore 0
τ
= e ; tale condizione si traduce in
o 0
z
E = per i modi TM
26

o 0
z
H
n

=

per i modi TE
27

o costante Φ = per i modi TEM
28


23
Nella nuova relazione trovata compare l’operatore
2
t t t
∇ ⋅ ∇ = ∇

(Laplaciano)
24
Soluzione univoca di un’equazione differenziale = integrale generale + condizioni al contorno.
25
In realtà poi mi servirebbero anche le costanti di propagazione γ , alle quali saranno associati un certo
comportamento assiale di e E H
z z
, ma per ora non ci preoccupiamo di questo aspetto, che esamineremo meglio in
seguito.
26
Infatti sul contorno del conduttore elettrico perfetto vale che
( )
2 2
t t z t z
E j H γ σ γ ωµ − = − ∇ + × ∇ E k [condizione TM, 0 H
z
= ] ( )
2 2
t t z
E γ σ γ − = − ∇ E

Quindi (formula inversa):
2 2
t z
t
E γ
γ σ

= −


E

Se ora troviamo quel che accade nella direzione tangente, scopriamo che:
2 2 t
E
z
γ
τ
γ σ

⋅ = −


E τ (cioè l’annullamento di
z
E comporta l’annullamento di
t
τ
⋅ = E τ e )
27
Caso duale al precedente (v. nota 26).
• per i conduttori magnetici perfetti: componente tangente del campo magnetico pari a zero
tra dielettrico e conduttore 0
τ
= h ; tale condizione si traduce in
o 0
z
E
n

=

per i modi TM
29

o 0
z
H = per i modi TE
30

o 0
n
∂Φ
=

per i modi TEM

1.4 – Modi TEM

Le equazioni di Maxwell nei fasori sostengono che:
ωε
ωµ
∇ × = ¦
´
∇ × = −
¹
t t c z
t t z
j E
j H
H k
E k

Tuttavia sappiamo che, per i modi TEM, si ha 0
z z
E H = = , quindi le equazioni di prima
diventano:
0
0
t t
t t
∇ × = ¦
´
∇ × =
¹
H
E

Il ché significa che
t
H e
t
E sono irrotazionali e, di conseguenza, conservativi. Ciò impone
l’esistenza di una quantità chiamata potenziale:
potenziale scalare magnetico
potenziale scalare elettrico
t t
t t
= ∇ Ψ ¦
´
= −∇ Φ
¹
H
E

(31)


La ragione del segno diverso sta nel fatto che le equazioni
trasversale (campo magnetico)
trasversale (campo elettrico)
t t z t
t t z c t
E j
H j
γ ωµ
γ ωε
× + ×∇ = → ¦
´
× + ×∇ =− →
¹
k E k H
k H k E

diventano, per il modo TEM,
trasversale (campo magnetico)
trasversale (campo elettrico)
t t
t c t
j
j
γ ωµ
γ ωε
× = → ¦
´
× =− →
¹
k E H
k H E

da cui:

28
Specificheremo più avanti il senso di questa affermazione.
29
Infatti vale la
( )
2 2
t t z t z
E j H γ σ γ ωµ − = − ∇ + × ∇ E k [condizione TM, 0 H
z
= ] ( )
2 2
t t z
E γ σ γ − = − ∇ E

Da cui:

2 2 2 2
0
t t z t t z
E E
γ γ
γ σ γ σ
= − ∇ ⇒ = − ∇ =
− −
⋅ ⋅ E E n n

D’altronde è abbastanza comprensibile che la componente tangente e il versore n (normale) siano ortogonali (e il loro
prodotto scalare sia nullo)!

30
Caso duale al precedente (v. nota 28).


31
Ora che abbiamo definito il potenziale scalare elettrico, possiamo chiarire meglio il significato delle due condizioni
al contorno:
( ) ( ) 0 sui contorni dei c.m.p , costante sui contorni dei c.e.p
n
∂Φ
= Φ =


Queste due condizioni ci dicono che:
• in ogni piano trasversale il contorno di ogni conduttore elettrico perfetto è una linea equipotenziale;
• la superficie di un conduttore magnetico perfetto impone che la componente dell’intensità di campo elettrico
normale ad esso sia nullo.
t t
t t
c
j
j
γ
ωµ
γ
ωε
¦
= ×
¦
¦
´
¦
= − ×
¦
¹
H k E
E k H

Il meno presente in queste equazioni lo si “tira dietro” anche nella formulazione del potenziale. Si
noti che queste equazioni forniscono la stessa informazione: si ha infatti
µ
η η
ε
± = × =
t t
c
H k E


Qualche pagina fa abbiamo scritto che, se 0
z
E = , allora
0
t t
∇ ⋅ = E
Quindi, se ora applichiamo ambo i lati l’operatore Nabla trasversale alla formula del potenziale
scalare elettrico, otteniamo
2 2
0 0
t t t t t t
∇ ⋅ = −∇ ⋅ ∇ Φ = −∇ Φ = ⇒ ∇ Φ = E
Quindi il potenziale scalare soddisfa l’equazione di Laplace in due dimensioni.
Giunti a questo risultato, notiamo che – sempre per quanto riguarda i modi TEM – le equazioni
( )
( )
2 2
2 2
t t z c t z
t t z t z
H j E
E j H
γ σ γ ωε
γ σ γ ωµ
¦
− = − ∇ − ×∇
¦
´
− = − ∇ + ×∇
¦
¹
H k
E k

si semplificano tantissimo diventando:
( )
( )
2 2 2
2 2 2
0
0
c t t
c t t
k
k
γ σ
γ σ
¦
= − =
¦
´
= − =
¦
¹
E E
H H

A questo punto ci possiamo chiedere a che condizioni queste due equazioni vanno davvero a zero;
tale scenario si ha:
• se
t
E e
t
H sono nulli, ma questo è un caso banale, relativo a una situazione in cui la
propagazione avviene lungo un sistema di conduttori elettrici (ed, eventualmente,
magnetici) perfetti, cilindrici e con generatrici fra loro parallele, immersi in un mezzo
omogeneo
32
;
• se
2 2
γ σ =
(33,34)
il ché prevede che , ,c µ ε debbano essere costanti in ogni punto.

1.5 – Ricapitolando: analisi di una struttura cilindrica chiusa

Consideriamo una struttura cilindrica generica rivestita da un conduttore (e quindi chiusa).

32
Infatti all’interno di un conduttore elettrico (o magnetico) perfetto il campo elettromagnetico è nullo. Pertanto, anche
in questo caso il mezzo in cui il campo elettromagnetico ha sede è effettivamente omogeneo. Strutture cilindriche di
questo tipo, purché contenenti almeno due conduttori elettrici, si dicono linee di trasmissioni uniformi a più fili e hanno
grande importanza tecnica. Con un solo conduttore, si diceva, non posso avere il campo, in quanto il potenziale
scalare elettrico è costante
( )
1 2 1
, (costante) x x Φ = Φ

Ciò significa che il gradiente di questa quantità è nullo e, dato che
t t
= −∇ Φ E
la presenza di un solo conduttore non permette l’esistenza di una componente
t
E , non è possibile trasmettere
l’informazione.
33
Ricordiamo che σ è la costante di propagazione intrinseca del mezzo, pari a
2
c
ω µε − .
34
Ma dobbiamo stare attenti al fatto che il termine ( ) γ ω è funzione della pulsazione!
La struttura conterrà, oltre al conduttore esterno (generalmente detto anche freddo), altri
conduttori, responsabili di quella differenza di potenziale in grado di veicolare l’informazione.

Se la struttura regge il modo TEM
35
allora
TEM
γ σ = ±
In tal caso, dunque, dobbiamo risolvere una sola equazione scalare
2
0
t
∇ Φ =
invece che 6. A tale equazione vanno associate le condizioni al contorno
( )
( )
0 sui contorni dei c.m.p
costante sui contorni dei c.e.p
n
∂Φ ¦
=
¦

´
¦
Φ =
¹

Nel caso TEM non è presente la componente assiale del campo elettrico, né del campo magnetico: i
due campi sono dunque pari alle componenti trasversali seguenti
36

z
t t
e
γ −
= e E
z
t t
e
γ −
= h H

Se la struttura sorregge il modo TM allora dobbiamo prendere l’equazione di Helmholtz
( )
2 2 2
0
t z z
E E γ σ ∇ + − =
A tale equazione vanno associate alcune condizioni al contorno, le quali sono
0 sui conduttori elettrici perfetti
0 sui conduttori magnetici perfetti
z
z
E
E
n
= ¦
¦
´∂
=
¦
∂ ¹

Per ogni modo si ricavano quindi le componenti trasversali in funzione di quelle assiali:
( )
( )
2 2
2 2
t t z
t c t z
E
j E
γ σ γ
γ σ ωε
¦
− = − ∇
¦
´
− = − ×∇
¦
¹
E
H k


Se la struttura sorregge il modo TE allora dobbiamo prendere l’altra equazione di Helmholtz
(quella duale)
( )
2 2 2
0
t z z
H H γ σ ∇ + − =
A tale equazione vanno associate alcune condizioni al contorno, le quali sono
0 sui conduttori elettrici perfetti
0 sui conduttori magnetici perfetti
z
z
H
n
H
∂ ¦
=
¦

´
¦
=
¹

Per ogni modo si ricavano quindi le componenti trasversali in funzione di quelle assiali:

35
Il fatto che la struttura cilindrica sia chiusa non è però una condizione necessaria: il modo TEM è guidato anche
nelle strutture cilindriche aperte.
36
Un’altra ovvia conseguenza, abbastanza intuitiva ma fin’ora poco trattata, è che non vi è dispersione di potenza del
segnale al di fuori della struttura. Vi è, sì, attenuazione, ma non certamente dispersione: basti vedere l’espressione del
flusso del vettore di Poynting
( )
* 2
dS
z
t t
S
e
α −

×


∫∫
E H k

La presenza del versore k ci suggerisce che tale vettore è normale sia ad E che ad H (e quindi va tutto in direzione
assiale).
( )
( )
2 2
2 2
t t z
t t z
H
j H
γ σ γ
γ σ ωµ
¦
− = − ∇
¦
´
− = ×∇
¦
¹
H
E k


1.6 – Effetto di taglio dei modi TE e TM

Come si nota dalla trattazione appena fatta, invece di risolvere le famigerate equazioni di Maxwell
(molto belle ed eleganti, ma scomode per fare i calcoli) ci basta risolvere:
• 1 equazione di Laplace (nel caso TEM);
• 1 equazione di Helmholtz (nei casi TE e TM).
Le equazioni di Helmholtz hanno un’infinità numerabile di soluzioni (modi)
37
:
( )
1 2
1 1
lim lim ,
i
N N
z
i i i i
N N
i i
a a x x e
γ −
→∞ →∞
= =
= =
∑ ∑
e e E
Definita la geometria della struttura e la frequenza di lavoro, la sommatoria si risolve esaminando
i vari modi.
L’autovalore
38
della funzione di Helmholtz è:
2 2 2
0 modi TE, TM
0 modi TEM
c
k γ σ
≠ ¦
= −
´
=
¹

Facciamo l’ipotesi che la struttura sia omogenea (e che quindi σ sia costante in tutta la struttura) e
che vi sia assenza di perdite
39
: ciò significa che ad ogni
2
c
k corrisponde un preciso
2
γ . Si avrà
dunque
2 2 2 2
2
= modi TE, TM
modi TEM
c c c
c
k k σ ω µε
γ
σ ω µε
¦
= ± + ± −
¦
=
´
= ± = ± − ¦
¹

Osserviamo ora l’equazione
2 2
c c
k γ ω µε = ± −
La quantità γ sarà a questo punto puramente reale [puramente immaginaria] se il termine sotto
radice è maggiore di zero [minore di zero]. Infatti:
2 2
2 2
Re
Im
c c
c c
k
k
ω µε
γ
ω µε
¦ >
¦
=
´
<
¦
¹

La γ detta la legge di propagazione del nostro modo; infatti essa compare all’interno
dell’espressione del campo elettrico…
( ) ( ) ( )
( ) γ ω −


= +

.
parte trasversale
1 2 1 2 1 2
parte assiale
, , , ,
z
t z
x x z x x E x x e e E k
… che diventa, per ogni modo i:
( ) ( ) ( )
1 2 1 2 1 2
, , , ,
i
z
i ti zi
x x z x x E x x e
γ −
= +

e E k
Considerando una struttura che non supporta il modo TEM (il quale si propaga sempre), se il
parametro γ è puramente reale allora il modo si attenua
40
(l’esponenziale porta tutto verso lo

37
Si ricordi che ad ogni
i
E è associata una
i
γ .
38
In algebra lineare, un autovettore di una trasformazione lineare è un vettore non nullo che non cambia direzione
nella trasformazione. Il vettore può cambiare quindi solo per moltiplicazione di uno scalare, chiamato autovalore (cfr.
Wikipedia).
39
E dunque è lecito scrivere:
c
j σ ω µε = ± .
zero). Se, viceversa, la costante
esprimere il tutto in funzione della pulsazione dato che, in ultima analisi, la costante di
propagazione è proprio funzione di
2 2
2 2
Re
Im
c c
c c
k
k
γ
¦
¦
=
´
¦
¹
Quindi, in ultima analisi, esiste un effetto di
propaghi o meno dipende dalla pulsazione; esistono infatti alcuni valori di
comportamento di una certa struttura: in particolare la
ω
c
fa da “spartiacque” fra l’avvenuta e
modo. Quindi:
• il modo TEM si propaga sempre
• i modi TE e TM non si propagano sempre, ma soltanto al di sopra
di una certa pulsazione
c
ω
quando α , cioè la parte reale di
spazio alla parte immaginaria
infatti che, per un certo modo
propagazione è possibile solo dove
0 α = ):
Qui 0, 0 β α > = e il segnale si propaga

Ogni modo ha la sua propria pulsazione di taglio: in base alla sua entità si differenziano i modi in
superiori (quelli con
c
ω “alta”) e inferiori


40
Il modo si attenua nonostante non vi siano perdite
perfettamente spiegabile.
e, viceversa, la costante γ è immaginaria, allora il modo si propaga.
esprimere il tutto in funzione della pulsazione dato che, in ultima analisi, la costante di
one è proprio funzione di ω .
2 2
2 2
Im
c c
c c
k
k
ω µε
ω µε
>
<


γ
µε
ω
γ
µε
¦
< ∈
¦
¦
´
¦
> ∈
¦
¹
, Re
, Im
c
c
c
c
k
k
esiste un effetto di filtraggio passa-alto intrinseco e
o meno dipende dalla pulsazione; esistono infatti alcuni valori di
comportamento di una certa struttura: in particolare la pulsazione di taglio
µε
=
c
c
c
k

fa da “spartiacque” fra l’avvenuta e la manca propagazione di un certo
il modo TEM si propaga sempre (v. figura a fianco);
i modi TE e TM non si propagano sempre, ma soltanto al di sopra
c
ω , quando si dicono soprataglio, ovvero
, cioè la parte reale di γ , si è annullata per lasciare
spazio alla parte immaginaria β . Nei grafici sottostanti vediamo
infatti che, per un certo modo i avente frequenza di taglio
ci
ω , la
propagazione è possibile solo dove 0
i
β > (e, di conseguenza,
e il segnale si propaga Qui 0, 0 α β > = e il segnale è attenuato
Ogni modo ha la sua propria pulsazione di taglio: in base alla sua entità si differenziano i modi in
inferiori (con
c
ω “bassa”).

nonostante non vi siano perdite: sembra assurdo, eppure – vedremo più avanti
è immaginaria, allora il modo si propaga. Possiamo ora
esprimere il tutto in funzione della pulsazione dato che, in ultima analisi, la costante di
, Re
, Im

e il fatto che un modo di
o meno dipende dalla pulsazione; esistono infatti alcuni valori di ω che discriminano il

e il segnale è attenuato
Ogni modo ha la sua propria pulsazione di taglio: in base alla sua entità si differenziano i modi in


vedremo più avanti – questo è
Dobbiamo ora spiegare come sia possibile che un modo entrante in una struttura cilindrica, e
avente una pulsazione inferiore a quella critica, non riesca ad raggiungerne la fine e
apparentemente – scompaia.


Per andare al nodo della questione è
( )
( )
2 2
2 2
modi TM
t t z
t c t z
E
j E
γ σ γ
γ σ ωε
¦
− = − ∇
¦
´
− = − ×∇
¦
¹
E
H k
… dividere per
2 2 2
c
k γ σ = − …
2 t t z
c
j
k
ωε
= − ×∇ H k
… e sostituire
t z
E ∇ e
t z
H ∇ , ricavati dalle prime espressioni:
2
c
k
γ
− = ∇ E
Otteniamo:
2
c c
t t
c
j k
k
ωε
= − × − H k E
Da cui:
c
t t
j
ωε
γ
= × H k E
t t
c
j
γ
ωε
= × H k E
t t
j
× = k E H
t TM t
Z × = k E H

La
TM
Z e la
TE
Z sono delle impedenze e si comportano in maniera completamente diversa in base
alla natura di γ :
• se Im γ ∈ allora
TM
Z e
TE
Z
comportano alla stregua di resistenze elettriche;
• se Re γ ∈ allora
TM
Z e
TE
Z
e quindi entrambe reattive (
riflettono indietro la potenza. Ecco svelato il segreto: i modi non scompaiono, bensì vengono
riflettuti indietro.
Dobbiamo ora spiegare come sia possibile che un modo entrante in una struttura cilindrica, e
avente una pulsazione inferiore a quella critica, non riesca ad raggiungerne la fine e
Per andare al nodo della questione è sufficiente prendere le equazioni…
t t z
t c t z
E
j E γ σ ωε − = − ×∇ H k

(
(
2 2
2 2
modi TE
γ σ γ
γ σ ωµ
¦
− = − ∇
¦
´
− = ×∇
¦
¹
2
c
t t z
c
E
k
ωε
= − ×∇ H k
2 t t z
c
j
H
k
ωµ
= ×∇ E k
, ricavati dalle prime espressioni:
t t z
E − = ∇ E
2
c
t t z
k
H
γ
− = ∇ H
2
c c
t t
j k
γ
| |
= − × −
|
\ ¹
H k E
2
2
c
t t
c
k j
k
ωµ
γ
| |
= × −
|
\ ¹
E k H

c
t t
ωε
γ
= × H k E
t t
jωµ
γ
= − × E k H
t t
= × H k E
t t
j
γ
ωµ
− = × E k H
t t
c
j
γ
ωε
k E H
t t
j
γ
ωµ
× = k H E
t TM t
Z × = k E H
t TE t
Z × = k H E
sono delle impedenze e si comportano in maniera completamente diversa in base
TE
Z sono impedenze reali (l’unità immaginaria
comportano alla stregua di resistenze elettriche;
TE
sono impedenze immaginarie (l’unità immaginaria sopravvive)
e quindi entrambe reattive (
TM
Z diventa capacitiva e
TE
Z induttiva), questo significa che
la potenza. Ecco svelato il segreto: i modi non scompaiono, bensì vengono
Dobbiamo ora spiegare come sia possibile che un modo entrante in una struttura cilindrica, e
avente una pulsazione inferiore a quella critica, non riesca ad raggiungerne la fine e –

)
)
2 2
2 2
t t z
t t z
H
j H
γ σ γ
γ σ ωµ
− = − ∇
− = ×∇
H
E k

t t z
H
t t
| |
|
\ ¹
E k H
t t
E k H
t t
E k H
t t
k H E

sono delle impedenze e si comportano in maniera completamente diversa in base
sono impedenze reali (l’unità immaginaria si semplifica) e si
sono impedenze immaginarie (l’unità immaginaria sopravvive)
induttiva), questo significa che
la potenza. Ecco svelato il segreto: i modi non scompaiono, bensì vengono
Quindi, quando siamo sottotaglio, la
impedenza reattiva e riflette
41
; viceversa, soprataglio, la parete di impedenza è reale e quindi il
segnale può propagarsi. In definitiva la migliore o peggiore propagazione dipende sia dal tipo di
materiale scelto, sia dalla frequenza (e quindi dalla pulsazione) di propagazione.

C’è poi da dire che, nei materiali reali
esserelo teoricamente (cioè α è semplicemente
α ≪ in regime di sottotaglio).
Inoltre, non esiste quella discontinuità così marcata presente
grafico sia α che β , come in figura
Nei materiali reali le curve sono più dolci. Infine, non è vero che non vi sono perdite; per questo
bisogna avere:
• buoni dielettrici
m m
c ≪
• ottimi conduttori
42

m m
c ≫
Le perdite introducono un contributo nella costante di fase e, inoltre, sono responsabili del
cosiddetto effetto pelle. Se consideriamo una struttura cilindrica c
trasversalmente omogenea, possiamo stare sicuri che non vi è alcuna componente del campo
all’interno del conduttore stesso. I conduttori reali, invece, soffrono di uno
in cui il campo non è zero (da qui la scelta di
non solo il campo si dissipa nel conduttore, ma vi è anche un accumulo di energia di
propagazione, oltre ad un’alterazione della costante di attenuazione.
Per ora, tuttavia, non ci curiamo di questo e consideriamo materiali ideali.

1.7 – Qualche precisazione sul vettore di propagazione

Abbiamo detto che
2
c
k è l’autovalore della funzione di Helmholtz; esso è pari a:
costante di propagazione
(in direzione assiale) del modo
Tale autovalore entra in gioco se consideriamo il
Le componenti di tale vettore non sono totalmente scorrelate fra loro; precisamente,
gradi di libertà: ricordiamo infatti che

41
L’eventualità che il segnale venga rispedito indietro è molto indesiderabile oltre che potenzialmente pericolosa: in
circuiti funzionanti a centinaia di GHz, con segnali di decine di W (e,
tutto.
42
Ad esempio l’oro, oppure il platino.
Quindi, quando siamo sottotaglio, la sezione trasversale si comporta come una parete di
; viceversa, soprataglio, la parete di impedenza è reale e quindi il
segnale può propagarsi. In definitiva la migliore o peggiore propagazione dipende sia dal tipo di
e scelto, sia dalla frequenza (e quindi dalla pulsazione) di propagazione.
nei materiali reali, α e β non sono mai veramente a zero dove dovrebbero
è semplicemente β ≪ quando siamo soprataglio e, viceversa,
non esiste quella discontinuità così marcata presente se sovrapponiamo in un unico
, come in figura:

Nei materiali reali le curve sono più dolci. Infine, non è vero che non vi sono perdite; per questo
m m
ε ω ≪
m m
ε ω ≫
Le perdite introducono un contributo nella costante di fase e, inoltre, sono responsabili del
. Se consideriamo una struttura cilindrica costituita da conduttore perfetto,
trasversalmente omogenea, possiamo stare sicuri che non vi è alcuna componente del campo
all’interno del conduttore stesso. I conduttori reali, invece, soffrono di uno
a qui la scelta di skin effect per nominare questo fenomeno). Quindi
non solo il campo si dissipa nel conduttore, ma vi è anche un accumulo di energia di
propagazione, oltre ad un’alterazione della costante di attenuazione.
o di questo e consideriamo materiali ideali.
vettore di propagazione
è l’autovalore della funzione di Helmholtz; esso è pari a:
2 2 2
c
k γ σ = −
propagazione costante di propagazione
(in direzione assiale) del modo intrinseca del mezzo
se consideriamo il vettore di propagazione s (per le onde piane!).
x y z
s s s = + + s i j k
Le componenti di tale vettore non sono totalmente scorrelate fra loro; precisamente,
gradi di libertà: ricordiamo infatti che
L’eventualità che il segnale venga rispedito indietro è molto indesiderabile oltre che potenzialmente pericolosa: in
circuiti funzionanti a centinaia di GHz, con segnali di decine di W (e, quindi, molto potenti), rischiamo di bruciare
sezione trasversale si comporta come una parete di
; viceversa, soprataglio, la parete di impedenza è reale e quindi il
segnale può propagarsi. In definitiva la migliore o peggiore propagazione dipende sia dal tipo di
e scelto, sia dalla frequenza (e quindi dalla pulsazione) di propagazione.
non sono mai veramente a zero dove dovrebbero
quando siamo soprataglio e, viceversa, β è
se sovrapponiamo in un unico
Nei materiali reali le curve sono più dolci. Infine, non è vero che non vi sono perdite; per questo
Le perdite introducono un contributo nella costante di fase e, inoltre, sono responsabili del
ostituita da conduttore perfetto,
trasversalmente omogenea, possiamo stare sicuri che non vi è alcuna componente del campo
all’interno del conduttore stesso. I conduttori reali, invece, soffrono di uno spessore di penetrazione
per nominare questo fenomeno). Quindi
non solo il campo si dissipa nel conduttore, ma vi è anche un accumulo di energia di

è l’autovalore della funzione di Helmholtz; esso è pari a:
costante di propagazione
intrinseca del mezzo
(per le onde piane!).
Le componenti di tale vettore non sono totalmente scorrelate fra loro; precisamente, si hanno due
L’eventualità che il segnale venga rispedito indietro è molto indesiderabile oltre che potenzialmente pericolosa: in
quindi, molto potenti), rischiamo di bruciare
2 2 2
x y z
s s s σ = + +
Quindi si può asserire che:
( )
2 2 2 2
z x y
s s s σ = − + +
Ed ecco quindi i due gradi di libertà!
Se ora poniamo:
( )
2 2 2 2
c t x y
k γ γ γ = − = − +
( costante di propagazione in direzione trasversale
t
γ = )
Abbiamo che
2 2 2
c
k γ σ = −

2 2 2
t
γ γ σ − = −
2 2 2
t
σ γ γ = +
Ma d’altronde abbiamo detto che
43

2 2 2
x y z
s s s σ = + +
… dunque:
2 2 2 2 2 2
x y z t
s s s γ γ σ + + = + =
Se ora imponiamo che la propagazione avvenga unicamente lungo la direzione z (modo TEM), e
cioè che la costante di propagazione
2
t
γ =
2 2
x y
s s + sia pari a zero
44
, abbiamo:
2 2
γ σ =
Nei modi TM e TE ciò non avviene e tutte e tre le componenti del vettore di propagazione s sono
diverse da zero: la propagazione – in tal modo – si eserciterebbe in tutte le direzioni, ma
fortunatamente la presenza di un conduttore periferico può rendere chiusa la nostra struttura e
salvarci da questo inconveniente.

43
Viene citata la relazione pitagorica delle onde piane: possiamo infatti trattare il campo elettromagnetico come
sovrapposizione di onde piane.
44
Non vi è propagazione lungo le direzioni del piano trasversale.
Esempi notevoli di strutture cilindriche chiuse

1.8 – Lastra planare ideale

determinare l’insieme completo dei modi
ricavare le espressioni del campo elettrico e magnetico:
Le prime osservazioni che possiamo fare sono le seguenti:
• la struttura è omogenea;
• esistono due conduttori elettrici perfetti (un primo conduttore, ad esempio quello inferiore,
lo si assume a massa e lo si chiama
conduttore caldo
46
).
Possiamo immediatamente concludere che tale struttura regge il modo TEM
pulsazione di taglio pari a zero e quindi si propaga sempre e comunque
sono un’infinità numerabile (come vedremo più avanti).

Chiamiamo ora
1
φ il potenziale presente lungo la retta
quello riscontrabile lungo y = 0 (in corrispondenza
Siccome possiamo dire con sicurezza che
Questo implica immediatamente che esista una componente trasversale del campo

45
Omogenee, perché per ipotesi non vi sono sorgenti.
46
Per questo, in generale, una linea ad m+
“conteggio” dei fili.
47
Se i potenziali alle ordinate 0 e b sono diversi, vuol dire che il gradiente sarà sicuramente diverso da zero (in caso
contrario φ sarebbe costante).
CAPITOLO 1bis
Esempi notevoli di strutture cilindriche chiuse
Una lastra planare ideale
e cilindrica circondata da:
• due conduttori elettrici perfetti;
• due conduttori magnetici perfetti.
Il mezzo, sede del campo elettromagnetico,
occupa una regione rettangolare che
consideriamo indefinitamente estesa in
direzione z e stante all’interno di:
0
0
≤ ≤ ¦
´
≤ ≤
¹

Vogliamo analizzare analiticamente questa
struttura e, per farlo, potremm
risolvere direttamente le equazioni di
Maxwell
45
; tuttavia ci interessa maggiormente
determinare l’insieme completo dei modi, in modo da poterli poi sommare tutti quanti per
ricavare le espressioni del campo elettrico e magnetico:
( )
1
lim
i
n
z
i ti z
n
i
a E e
γ −
→∞
=
= +

e E k
( )
1
lim
i
n
z
i ti z
n
i
a H e
γ −
→∞
=
= +

h H k
Le prime osservazioni che possiamo fare sono le seguenti:
esistono due conduttori elettrici perfetti (un primo conduttore, ad esempio quello inferiore,
lo si assume a massa e lo si chiama conduttore freddo; l’altro diventa immediatamente il
Possiamo immediatamente concludere che tale struttura regge il modo TEM
pulsazione di taglio pari a zero e quindi si propaga sempre e comunque. I modi TE e TM, invece,
no un’infinità numerabile (come vedremo più avanti).
il potenziale presente lungo la retta y = b (nei pressi del conduttore caldo) e
in corrispondenza del conduttore posto a massa).
Siccome possiamo dire con sicurezza che
1 0
φ φ ≠ , allora si ha
( ) , 0 x y φ ∇ ≠
(47)

Questo implica immediatamente che esista una componente trasversale del campo
Omogenee, perché per ipotesi non vi sono sorgenti.
m+1 conduttori è detta ad m fili: trascuriamo infatti il conduttore freddo nel
sono diversi, vuol dire che il gradiente sarà sicuramente diverso da zero (in caso
Esempi notevoli di strutture cilindriche chiuse
lastra planare ideale è una struttura chiusa
e cilindrica circondata da:
due conduttori elettrici perfetti;
due conduttori magnetici perfetti.
Il mezzo, sede del campo elettromagnetico,
occupa una regione rettangolare che
consideriamo indefinitamente estesa in
e stante all’interno di:
0
0
x a
y b
≤ ≤
≤ ≤

Vogliamo analizzare analiticamente questa
struttura e, per farlo, potremmo tentare di
risolvere direttamente le equazioni di
; tuttavia ci interessa maggiormente
, in modo da poterli poi sommare tutti quanti per
esistono due conduttori elettrici perfetti (un primo conduttore, ad esempio quello inferiore,
; l’altro diventa immediatamente il
Possiamo immediatamente concludere che tale struttura regge il modo TEM, il quale ha
I modi TE e TM, invece,
(nei pressi del conduttore caldo) e
0
φ
del conduttore posto a massa).
Questo implica immediatamente che esista una componente trasversale del campo.
fili: trascuriamo infatti il conduttore freddo nel
sono diversi, vuol dire che il gradiente sarà sicuramente diverso da zero (in caso
Inoltre, abbiamo dato per ipotesi che non vi siano sorgenti (v. nota 1), il che ci porta ad affermare:
( )
2
, 0 x y φ ∇ =
Detto questo, poniamo il potenziale sul conduttore freddo pari a 0:
( ) ,0 0 x φ =
Assegniamo invece il valore 1 al potenziale sul conduttore caldo:
( ) , 1 x b φ =
Per cercare di semplificare il problema facciamo quindi l’ipotesi di lavoro che il potenziale
dipenda solo da y
(48)
. Per cui:
0
x
φ ∂
=


Questa condizione è chiaramente valida sia lungo la retta x = 0, sia lungo x = a, allorché si ha:
( )
0, 0 y
x
φ

=


( )
, 0 a y
x
φ

=


Abbiamo quindi tutte le conduzioni al contorno:
( )
( )
( )
( )
( )
2 2 2
2
2 2 2
condizioni sul potenziale nei conduttori
potenziale invariante rispetto alle
assenza di sorgenti
,0 0
, 1
0, 0
, 0
, 0 cioè 0
x
x
x b
y
x
a y
x
x y
x y y
φ
φ
φ
φ
φ φ φ
φ
¹
¦
`
¦
)
¦
=
¦
=
¦
¦
∂ ¹
¦
=
¦
¦
¦ ∂
´ `

¦ ¦
=
¦ ¦
∂ )
¦
∂ ∂ ∂
¦
∇ = + = =
∂ ∂ ∂
¹
¦

L’integrale generale dell’equazione differenziale
2
2
0
y
φ ∂
=


ha la seguente forma:
( )
1 2
y c y c φ = +
Tuttavia sappiamo che
( ) , 0 0 x y φ = =
( ) , 1 x y b φ = =
Dunque già abbiamo le seguenti informazioni
1 2
0 0 c c = ⋅ +
1 2
1 c b c = ⋅ +
2
0 c =
1
1
c
b
=
le quali ci fanno concludere che il potenziale ha la seguente distribuzione
49
:
( )
1 2
y
y c y c
b
φ = + =
Sappiamo poi, dalla teoria di base dell’elettromagnetismo, che:
( ) ( ) φ = −∇ , ,
t t
x y x y E
Se separiamo la relazione appena scritta nelle componenti x e y otteniamo:

48
Questo è un metodo di risoluzione molto comune ogniqualvolta si disponga di un teorema che garantisce l’unicità
della soluzione cercata. Se, in base all’ipotesi fatta, si ottiene una soluzione, per il teorema di unicità essa è l’unica. La
correttezza dell’ipotesi si verifica dunque a posteriori.
49
Si nota la dipendenza lineare rispetto alle y.
y
x
( ) ( )
, ,
x x y y x y
x y x y
E E
x y
φ φ | | ∂ ∂
+ = − +
|
|
∂ ∂
\ ¹
i i i i
Tuttavia sappiamo che il potenziale è invariante rispetto ad x, per cui si annulla immediatamente
la relativa derivata parziale:
( ) ,
t x x
E x y E = i
( ) ,
y y
x y
E
x
φ ∂
+ = −

i
( ) ,
x y
x y
y
φ
| |

| +
|

\ ¹
i i
( )
( ) ,
,
t y y y
x y
E x y E
y
φ ∂
= = −

i i
Capiamo quindi che il campo è diretto lungo l’asse delle y, e
precisamente verso la direzione negativa di tale asse
50
.
Calcoliamoci numericamente a quanto è pari questo campo
elettrico trasversale sapendo che
( )
y
y
b
φ = :
( )
( ) ,
1
,
t y y y y
x y
E x y E
y b
φ ∂
= = − = −

i i i
Una volta trovato il campo elettrico (in direzione trasversale), possiamo trovare immediatamente
quello magnetico tramite la relazione:
t z t
η ± = × H i E
( )
,
t z y
c
x y
y
φ
µ
ε
| | ∂
± = × −
|
|

\ ¹
H i i
( )
,
t z y
c
x y
y
φ
µ
ε

± = − ×

H i i
1
c
t x
b
ε
µ
= H i ∓
Quindi abbiamo già finito di analizzare il modo TEM:
( ) ,
TEM
z
TEM t
x y e
γ −
= e E
( ) ,
TEM
z
TEM t
x y e
γ −
= h H
Siccome sappiamo che, per i modi TEM, si ha
2 2
γ σ =
j γ σ ω µε = ± = ±
possiamo infine dire, sostituendo, che
51,52
:
j z
TEM y
e
b
ω µε −
= − e i
j z
c
TEM x
e
b
ω µε
ε
µ

= ± h i

Il modo TEM, come sappiamo, ci fa molto comodo perché si propaga sempre; tuttavia non è il solo
ad esistere in tale struttura e, anzi, nel nostro esempio l’energia si distribuisce anche fra tutti gli

50
Si faccia riferimento alla relazione scritta poco dopo: ha segno negativo.
51
Teniamo soltanto il segno meno nella relazione j σ ω µε = ± .
52
Notiamo che il legame fra i campi e ed h è statico: risulta quindi possibile sostituire questo componente con un
circuito a costanti concentrate.
E
(infiniti) modi di tipo TE e TM. L’unico modo per ottimizzare la nostra distribuzione energetica è
quello di porre sottotaglio tutti i modi “superflui”. Vediamo, anzitutto, quali sono questi modi.
Scriviamo le equazioni di Helmholtz:
2 2
2 2
0
0
t z c z
t z c z
E k E
H k H
¦∇ + =
¦
´
∇ + =
¦
¹

2 2
2
2 2
2 2
2
2 2
0
0
z z
c z
z z
c z
E E
k E
x y
H H
k H
x y
¦∂ ∂
+ + =
¦
∂ ∂
¦
´
∂ ∂
¦
+ + =
¦
∂ ∂
¹

Dopodiché analizziamo le condizioni al contorno.

MODI TM
( )
( )
( )
( )
(sopra e sotto) condizioni sul campo elettrico (nullo) nei conduttori elettrici perfetti
condizioni riferite ai conduttori magnetici perfetti (ai lat c i , )
0 , 0
, 0
, 0
, 0
0
z
z
z
z
E x
E x
E y
x
E y
x
b
a
¹
¦
`
¦
)
=
=
∂ ¹
=
¦
¦ ∂
`

¦
=
¦
∂ )
on direzione tangente x
¦
¦
¦
¦
¦
´
¦
¦
¦
¦
¹


MODI TE
( )
( )
( )
( )
(ai lati) condizioni sul campo magnetico (nullo) nei conduttori magnetici perfetti
condizioni riferite ai conduttori elettrici per (sopra fetti , co e sotto)
0
, 0
, 0
, 0
, 0
0
z
z
z
z
H y
H y
H x
y
H b
a
x
y
¹
¦
`
¦
)
=
=
∂ ¹
=
¦

¦
`

¦
=
¦

)
n direzione tangente y
¦
¦
¦
¦
¦
´
¦
¦
¦
¦
¹


Si tratta ora di risolvere le equazioni differenziali di Helmholtz; per farlo, useremo il metodo di
separazione delle variabili (v. oltre).

MODI TE
Supponiamo che
z
H si possa esprimere come il prodotto di una funzione X (della sola x) e di una
funzione Y (della sola y):
( ) ( ) ( ) ,
z
H x y X x Y y =
Una volta separate le nostre variabili, mettiamo l’equazione
2 2
2
2 2
0
z z
c z
H H
k H
x y
∂ ∂
+ + =
∂ ∂

nella forma:
( )
( )
( )
( )
( )
( )
2
2
2
2
2
2
2
2
2 2
2
2 2
non dipende da
non dipende da
,
,
quindi facendo
quindi facendo
d
d
si ha
si ha
d
d
0
z
z
c
X y
Y x
H x y
H x y
x
y
X x
Y x
Y y
X y
x
y
X Y
Y X k XY
x y




∂ ∂
+ + =
∂ ∂
.
.

Dopodiché, con qualche passaggio matematico:
2 2
2
2 2
0
c
X Y
Y X k XY
x y
∂ ∂
+ + =
∂ ∂

2 2
2
2 2 c
X Y
Y X k XY
x y
∂ ∂
= − −
∂ ∂

2 2
2
2 2
dipende solo da
dipende solo da
1 1
c
x
y
X Y
k
X x Y y
∂ ∂
= − −
∂ ∂
.
.

Siccome x e y sono due variabili indipendenti, poniamo la quantità sopra pari ad una costante che
chiameremo
2
x
k :
2 2
2 2
2 2
1 1
c x
X Y
k k
X x Y y
∂ ∂
= − − = −
∂ ∂

Ora si ha
53
:
2
2
2
2 2 2
2
2 2 2
2
1
ove
1
x
y x c
c x y
X
k
X x
k k k
Y
k k k
Y y
¦ ∂
= −
¦
∂ ¦
+ =
´

¦
= − + −
¦

¹


Gli integrali generali delle equazioni nel sistema soprastante sono:
( ) ( ) ( )
3 4
cos sin
x x
X x c k x c k x = +
( ) ( ) ( )
5 6
cos sin
y y
Y x c k y c k y = +
Ora tiriamo fuori le condizioni al contorno. Le abbiamo scritte anche prima, ma ora dobbiamo
esprimerle con le nuove funzioni X e Y:
( ) ( )
( ) ( )
( )
, 0 0
, 0 0
1
, 0
0 0
0
z
z
z
H y X
H y X
H x
y X
x
x a a
y
= ⇒ =
= ⇒ =
= =



=
=
( )
( )
d
0
d
1
, 0
0

z
y b
Y
y
H x
y X
=

= ⇒

=
( ) d
0
d
Y b
y
¦
¦
¦
¦
¦
´
¦
¦
¦
=
¦
¹

Imponendo ( ) 0 0 X = :
( ) ( ) ( )
3 4
0 cos 0 sin 0 0
x x
X c k c k = ⋅ + ⋅ =
3
0 c =
Imponendo ( ) 0 X a = :
( )

( )
0
3
cos
x
X a c k a
=
= ⋅
( )
4
sin 0
x
c k a + ⋅ =
( )
4
sin 0
x
c k a ⋅ =
Le soluzioni sono quindi
54
:
{ }
, 0
x
m
k m
a
π = ∈ − ℕ
Ora passiamo alle altre due condizioni, ovvero a

53
Queste relazioni richiamano anche le equazioni di stampo “pitagorico” viste alla fine del capitolo scorso:
2 2 2 2
c t
k γ γ σ = − = −

2 2 2
t
γ γ σ + =

54
E qui finalmente capiamo perché sono un’infinità numerabile (
1
∞ valori). Con m = 0 ci riconduciamo al modo TEM.
( ) d 0
0
d
Y
y
=
che ci fa avere
( )
5
d
cos 0
d
y
c k
y

( )
{ }
( )
6
0
sin 0 0
y
Y
c k + ⋅ =
.

( ) { } { }
6 6
d d
sin 0 0
d d
c c
y y
= = ⇒
6
0 c =
e all’altra condizione
( ) d
0
d
Y b
y
=
che ci porta a scrivere
55

( ) { } ( )
6 6
d
sin sin 0
d
y y
c k b c b k b
y
⋅ = − ⋅ = ⇒ ,
y
n
k n
b
π = ∈ℕ

Ora possiamo valutare
z
H nei modi TE:
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( )
3 4 5 6
, cos sin cos sin
z x x y y
H x y X x Y y c k x c k x c k y c k y

= = + + =


( )
3
0
cos
x
c k x
=
=

( )
4 5 6
0
sin cos sin
y
m n
c x c y c k y
a b
π π
=

| | | |

+ +
| |

\ ¹ \ ¹



=



( )
( )
4 5 ,
sin cos ,
z m n
m n
c c x y H x y
a b
π π | | | |
=
| |
\ ¹ \ ¹

Ricordando ora le espressioni, valide per i modi TE, che mettono in funzioni le componenti assiali
con quelle trasversali (v. capitolo 1)…
( )
( )
2 2
2 2
t t z
t t z
H
j H
γ σ γ
γ σ ωµ
¦
− = − ∇
¦
´
− = ×∇
¦
¹
H
E k

… che nel nostro caso diventano…

( ) ( )
( ) ( )
2
, ,
2
, ,
t t c m n z m n
t t c m n z m n
k H
k j H
γ
ωµ
¦ = − ∇
¦
´
= ×∇
¦
¹
H
E k
z
= k i
… possiamo immediatamente ottenere:
( ) ( )
( ) ( )
4 5 4 5 2 2
, ,
4 5 2 2
, ,
sin cos sin cos
sin cos
t
t t x y
c m n c m n
t z t z x y
c m n c m n
m n m n
c c x y c c x y
k a b k x y a b
m n
j c c x y j
k a b k x y
γ π π γ π π
ωµ π π ωµ

| ∂ ∂ | | | | | | | | |
= − ∇ = − +
| | | | |
∂ ∂
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
| ∂ ∂ | | | |
= ×∇ = × +
| |
∂ ∂
\ ¹ \ ¹ \
H i i
E i i i i
.
4 5
sin cos
t
m n
c c x y
a b
π π

¦
¦
¦
¦
´
| | | | |
¦
| | |
¦
\ ¹ \ ¹ ¹
¦
¹
.
( )
( )
4 5 4 5 2
,
4 5 4 5 2
,
sin cos sin cos
sin cos sin cos
t x y
c m n
t z x y
c m n
m n m n
c c x y c c x y
k x a b y a b
m n m n
j c c x y c c x y
k x a b y a b
γ π π π π
ωµ π π π π
¦ ∂ ∂ | | | | | | | |
= − +
¦ | | | |
∂ ∂
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹

¦
´
∂ ∂ | | | | | | | |
¦
= × +
| | | |
¦
∂ ∂
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹

¹
H i i
E i i i


55
E anche questa volta abbiamo un’infinità numerabile di valori.
Scriviamo quindi così la componente tangente del campo elettrico:
( )
4 5 4 5 2
,
sin cos sin cos
t z x y
c m n
j c c x y c c x y
k x a b y a b
ωµ π π π π ∂ ∂
= × + =

∂ ∂

E i i i
( )
4 5 4 5 2
,
cos cos sin sin
z x y
c m n
m m n n m n
j c c x y c c x y
k a a b b a b
ωµ π π π π π π
= × − + =


i i i
( )
4 5 4 5 2 2
, ,
cos cos sin sin
c m n c m n
m m n n m n
j c c x y j c c x y
k a a b k b a b
ωµ π π π ωµ π π π | | | | | | | |
= − × + × =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
… applichiamo il prodotto
( )
4 5 4 5 2 2
, ,
cos cos sin sin
c m n c m n
m m n n m n
j c c x y j c c x y
k a a b k b a b
ωµ π π π ωµ π π π | | | | | | | |
= − + −
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹

Considerazioni assolutamente analoghe possono essere fatte anche per i modi TM: ancora una
volta quel che se ne deduce che i modi
coppia di valori (m,n), sono un infinità numerabile
per gli n).

CONCLUSIONI E OSSERVAZIONI
• se abbiamo una lastra planare si ha la seguente relazione per
Helmholtz:
2 2 2 2 2 2
c x y
k k k γ σ γ = − = + = + = −
Si nota la proporzionalità inversa rispetto ad
lastra planare;

2
c
k concorre, per ogni generico modo, a determinare la rispettiva pulsazione di taglio:
Come si nota, le pulsazioni di taglio (TE, nell’esempio) sono

2
c
k fa la sua comparsa anche all’interno della costante di propagazione:
( , c m n
γ ω µε ω µε
• può essere interessante andare a
vedere quale sia la più piccola
pulsazione di taglio, fra tutte
quelle dei vari modi (escluso,
chiaramente, quello fondament
TEM). Non bisogna fare molti
sforzi: basta porre m = 0 ed
( ) 1,0
1
c
a
π
ω
µε
=

56
I suddetti valori sono i più piccoli assumibili da
Scriviamo quindi così la componente tangente del campo elettrico:
4 5 4 5
sin cos sin cos
t z x y
m n m n
j c c x y c c x y
k x a b y a b
ωµ π π π π ∂ ∂ | | | | | | | |
= × + =
| | | |
∂ ∂
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
E i i i
… sviluppo delle derivate…
4 5 4 5
cos cos sin sin
z x y
m m n n m n
j c c x y c c x y
k a a b b a b
ωµ π π π π π π
| | | | | | | |
= × − + =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
i i i
( )
( )
4 5 4 5 2 2
, ,
cos cos sin sin
z x z y
c m n c m n
m m n n m n
j c c x y j c c x y
k a a b k b a b
ωµ π π π ωµ π π π | | | | | | | |
= − × + × =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
i i i i
… applichiamo il prodotto vettoriale ai versori…
( )
4 5 4 5 2 2
, ,
cos cos sin sin
y x
c m n c m n
m m n n m n
j c c x y j c c x y
k a a b k b a b
ωµ π π π ωµ π π π | | | | | | | |
= − + −
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
i i
Considerazioni assolutamente analoghe possono essere fatte anche per i modi TM: ancora una
volta quel che se ne deduce che i modi TE(m,n) e TM(m,n), ciascuno dei quali è individuato da una
), sono un infinità numerabile (pari a
2
∞ ciascuno, ovvero
E OSSERVAZIONI:
se abbiamo una lastra planare si ha la seguente relazione per l’autovalore della funzione di
(
2 2
2 2 2 2 2 2
c x y t m n
m n
k k k
a b
π π
γ σ γ
| | | |
= − = + = + = −
| |
\ ¹ \ ¹
Si nota la proporzionalità inversa rispetto ad a e b, cioè alle dimensioni geometriche della
concorre, per ogni generico modo, a determinare la rispettiva pulsazione di taglio:
( )
2 2
,
c
c m n
m n
k a b
π π
ω
µε
µε
| | | |
+
| |
\ ¹ \ ¹
= =
Come si nota, le pulsazioni di taglio (TE, nell’esempio) sono
2
∞ (stessa cosa per il caso TM);
fa la sua comparsa anche all’interno della costante di propagazione:
)
2 2
2 2 2
, c c c c m n
m n
k
a b
π π
γ ω µε ω µε
| | | |
= − = + −
| |
\ ¹ \ ¹
può essere interessante andare a
vedere quale sia la più piccola
pulsazione di taglio, fra tutte
quelle dei vari modi (escluso,
chiaramente, quello fondamentale
TEM). Non bisogna fare molti
= 0 ed n = 1
(56)

I suddetti valori sono i più piccoli assumibili da m ed n.
sin cos sin cos
t z x y
m n m n
j c c x y c c x y
k x a b y a b
ωµ π π π π
| | | | | | | |
= × + =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
E i i i
cos cos sin sin
z x y
m m n n m n
j c c x y c c x y
k a a b b a b
ωµ π π π π π π
| | | | | | | |
= × − + =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
i i i
( )
cos cos sin sin
z x z y
m m n n m n
j c c x y j c c x y
k a a b k b a b
ωµ π π π ωµ π π π | | | | | | | |
= − × + × =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
i i i i

( )
cos cos sin sin
y x
m m n n m n
j c c x y j c c x y
k a a b k b a b
ωµ π π π ωµ π π π | | | | | | | |
= − + −
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
i i
Considerazioni assolutamente analoghe possono essere fatte anche per i modi TM: ancora una
, ciascuno dei quali è individuato da una
ciascuno, ovvero
1
∞ per gli m e
1

l’autovalore della funzione di
)
2 2 2 2 2 2
. t m n

, cioè alle dimensioni geometriche della
concorre, per ogni generico modo, a determinare la rispettiva pulsazione di taglio:
(stessa cosa per il caso TM);
fa la sua comparsa anche all’interno della costante di propagazione:
c c c
γ ω µε ω µε
La banda f =
( ) 1,0
0,
2
c
ω
π




è detta banda di
essa esiste soltanto il modo TEM. In questa banda
sono le dimensioni lineari a
a finire nell’unico modo (TEM
campi dinamici risonanti e l’energia si suddivide anche fra di essi

1.9 – Guida rettangolare ideale
58

Siamo in assenza di perdite, quindi
(
cioè alla costante
di fase intrinseca del
dielettrico in assenza
di perdite
1
c m n
k
j
ω
γ β ω µε
ω
=
| |
= = ± − |
|
\ ¹
.

Le condizioni al contorno sono in parte
diverse da quelle della lastra planare:

MODI TM
( ) ( )
}
( ) ( ) }
condizioni sul campo elettrico (nullo)
stesse condizioni, ma riferite ai c.e. p
, , 0
, ,
0
0 0
z z
z z
E x b E x
a E y E y
¦
= =
¦
´
= =
¦
¹

MODI TE
( ) ( )
( ) ( )
¹
¦
`
¦
)
¦ ∂ ∂
= =
¦
∂ ∂
¦
´
∂ ∂ ¹
¦
= =
`
¦
∂ ∂
)
¹
condizioni riferite ai c.e.p , con dire
0
, , 0
, , 0
0
z z
z z
H x H x
y y
H y
x x
b
H a y


57
Modificando le dimensioni della struttura, in ogni caso, la propagazione del modo TEM non viene perturbata. Tale
modo, infatti, è privo di effetti di taglio e, più in generale, le grandezze cara
dipendono solo dal mezzo e non dalla geometria della struttura cilindrica.
58
In questo paragrafo, come in quello precedente, faremo l’ipotesi di assenza di sorgenti.
è detta banda di unimodalità del sistema, in quanto all’interno di
essa esiste soltanto il modo TEM. In questa banda – tanto più grande quanto più piccole
a e b della sezione trasversale della struttura
TEM) esistente
57
; per frequenze superiori a
e l’energia si suddivide anche fra di essi.


La guida rettangolare ideale si differenzia dalla lastra planare
ideale per la presenza di un unico ed avvolgente conduttore
elettrico perfetto. Avendo soltanto un conduttore (e non due
o più), non abbiamo il modo TEM, bensì un’infinità
numerabile di modi TE e TM.
La curva di dispersione è simile a quella del caso precedente:
differisce, appunto, per la sola assenza del modo TEM (v.
figura sottostante).



Siamo in assenza di perdite, quindi
)
2
, c m n
ω
| |
|
|
\ ¹

Le condizioni al contorno sono in parte
diverse da quelle della lastra planare:
condizioni sul campo elettrico (nullo) nei conduttori elettrici perfetti
stesse condizioni, ma riferite ai c.e. perfetti ai l ti a
¹
¦
`
¦
)
¹
`
)
condizioni riferite ai c.e.p , con dire
stesse condizioni riferite ai conduttori elettrici
(sopra e sotto) , , 0
, , 0
y
Modificando le dimensioni della struttura, in ogni caso, la propagazione del modo TEM non viene perturbata. Tale
modo, infatti, è privo di effetti di taglio e, più in generale, le grandezze caratteristiche della sua propagazione
dipendono solo dal mezzo e non dalla geometria della struttura cilindrica.
In questo paragrafo, come in quello precedente, faremo l’ipotesi di assenza di sorgenti.
del sistema, in quanto all’interno di
tanto più grande quanto più piccole
sezione trasversale della struttura – tutta l’energia va
; per frequenze superiori a
( ) 1,0
2
c
ω
π
, invece, si hanno
si differenzia dalla lastra planare
di un unico ed avvolgente conduttore
soltanto un conduttore (e non due
o più), non abbiamo il modo TEM, bensì un’infinità
La curva di dispersione è simile a quella del caso precedente:
differisce, appunto, per la sola assenza del modo TEM (v.
(so nei conduttori elettrici perfetti pra e sotto)
condizioni riferite ai c.e.p , con direzione tangente
elettrici ai perfetti lati
y

Modificando le dimensioni della struttura, in ogni caso, la propagazione del modo TEM non viene perturbata. Tale
tteristiche della sua propagazione

Cambiano, di conseguenza, anche le
• per un generico modo TE si ha:
• per un generico modo TM si ha:
I risonatori (come questo) sono componenti molto particolari, in quanto sono gli unici a violare i
principi espressi dal teorema di Poynting e dal teorema di unicità; in particolare,
mantengono costantemente l’uguaglianza
energia elettrica energia magnetica
e quindi si autosostengono.
Le condizioni per la risonanza sono intimamente legate alla geometria della struttura
condizioni al contorno che abbiamo si può dimostrare
possono propagare soltanto i modi risonanti. Ne deduciamo che è importante scegliere le
dimensioni giuste della guida in modo da poter trasmettere i segnali voluti.

Poiché il TEM non esiste, il TE
1,0
è il modo fondamentale
a cui è possibile la propagazione elettromagnetica nella guida rettangolare
cresce al diminuire delle dimensioni lineari della sezione

59
Mentre vi è un’attenuazione lungo z.
60
Sono gli effetti della presenza di una parete reattiva. Se infatti consideriamo il modo TE , il c.e.p. funziona come una
sorta di cortocircuito, allo stesso modo in cui
aperto:
61
Fermo restando che la risonanza si ha solo per determinate frequenze.
62
Se a ≥ b.
63
Questo particolare rende le guide rettangolari degli elementi intrinsecamente passa
trasmettono il segnale (al contrario delle strutture che sostengono il modo TEM)!
64
A frequenze relativamente basse (1 Ghz ca.), affinché la fre
deve essere dell’ordine dei centimetri, cosicché i circuiti in guida risultano pesanti, ingombranti e costosi.
Cambiano, di conseguenza, anche le espressioni delle componenti:
per un generico modo TE si ha:
( )
,
costante
cos cos
z m n
m n
H C x y
a b
π π | | | |
=
| |
\ ¹ \ ¹
per un generico modo TM si ha:
( )
,
costante
sin sin
z m n
m n
E D x y
a b
π π | | | |
=
| |
\ ¹ \ ¹
Notiamo immediatamente che i modi TE e TM hanno, in
direzione x ed y, un andamento sinusoidale rispetto a
variabili spaziali
59
.
Si ha quindi una situazione come quella in figura a fianco,
dove il campo elettrico è stato fotografato in corrispondenza
di tre istanti
1 2 3
, e t t t . Si vede che si ha
implica per il campo elettromagnetico, detto
presenza di nodi e di ventri; il campo, inoltre, rimane
racchiuso all’interno di un inviluppo (anch’esso sinusoidale).
Quel che accade, che è anche il motivo per cui vi è
stazionarietà, è che il campo si “palleggi” da una parte
all’altra della guida senza mai uscire
60
.
I risonatori (come questo) sono componenti molto particolari, in quanto sono gli unici a violare i
principi espressi dal teorema di Poynting e dal teorema di unicità; in particolare,
mantengono costantemente l’uguaglianza
energia elettrica energia magnetica
e m
U U → = ←
Le condizioni per la risonanza sono intimamente legate alla geometria della struttura
condizioni al contorno che abbiamo si può dimostrare che nella guida d’onda rettangolare si
i modi risonanti. Ne deduciamo che è importante scegliere le
dimensioni giuste della guida in modo da poter trasmettere i segnali voluti.
è il modo fondamentale
62
e
1,0
f rappresenta la frequenza minima
a cui è possibile la propagazione elettromagnetica nella guida rettangolare
cresce al diminuire delle dimensioni lineari della sezione trasversale
64
.
ti della presenza di una parete reattiva. Se infatti consideriamo il modo TE , il c.e.p. funziona come una
sorta di cortocircuito, allo stesso modo in cui – fatte identiche ipotesi – un c.m.p. si comporterebbe alla stregua di un
che la risonanza si ha solo per determinate frequenze.
Questo particolare rende le guide rettangolari degli elementi intrinsecamente passa-
trasmettono il segnale (al contrario delle strutture che sostengono il modo TEM)!
A frequenze relativamente basse (1 Ghz ca.), affinché la frequenza di taglio sia minore di quella di lavoro, la guida
deve essere dell’ordine dei centimetri, cosicché i circuiti in guida risultano pesanti, ingombranti e costosi.
H C x y
| | | |
| |
\ ¹ \ ¹
;
E D x y
| | | |
| |
\ ¹ \ ¹
.
Notiamo immediatamente che i modi TE e TM hanno, in
, un andamento sinusoidale rispetto a tali
una situazione come quella in figura a fianco,
dove il campo elettrico è stato fotografato in corrispondenza
. Si vede che si ha stazionarietà: ciò
per il campo elettromagnetico, detto in risonanza, la
; il campo, inoltre, rimane sempre
racchiuso all’interno di un inviluppo (anch’esso sinusoidale).
Quel che accade, che è anche il motivo per cui vi è
campo si “palleggi” da una parte
.
I risonatori (come questo) sono componenti molto particolari, in quanto sono gli unici a violare i
principi espressi dal teorema di Poynting e dal teorema di unicità; in particolare, i risonatori
energia elettrica energia magnetica
Le condizioni per la risonanza sono intimamente legate alla geometria della struttura
61
; con le
che nella guida d’onda rettangolare si
i modi risonanti. Ne deduciamo che è importante scegliere le
dimensioni giuste della guida in modo da poter trasmettere i segnali voluti.
rappresenta la frequenza minima
a cui è possibile la propagazione elettromagnetica nella guida rettangolare
63
. Questa frequenza
ti della presenza di una parete reattiva. Se infatti consideriamo il modo TE , il c.e.p. funziona come una
un c.m.p. si comporterebbe alla stregua di un

-alto, in quanto non sempre
quenza di taglio sia minore di quella di lavoro, la guida
deve essere dell’ordine dei centimetri, cosicché i circuiti in guida risultano pesanti, ingombranti e costosi.

Tenendo presente che questa volta
ancora le relazioni:
• sulla pulsazione
( ) , c m n
ω = =
• sulla costante di propagazione
Le guide d’onda di questo tipo vengono utilizzate per circuiti di potenza, linee di alimentazione,
antenne Horn
65
. Per ogni banda di lavoro, inoltre, esistono dimensioni obbligatorie di
funzionamento della guida.

1.10 – Guida circolare

come in figura a destra.
Il resto della trattazione, invece, è ben
differente rispetto ai paragrafi precedenti
dobbiamo infatti adottare un sistema di
riferimento a coordinate cilindriche e
formulare le nuove condizioni al
contorno.
L’equazione di Helmholtz da risolvere è:
( ) ( )
2 2
, , 0
t z c z
E r k E r ϑ ϑ ∇ + =
Sviluppando il Laplaciano (ricordando di essere in un sistema di coordinate cilindriche)
otteniamo:
∂ ∂ ∂
∂ ∂ ∂
Le condizioni al contorno, invece,

65
Si tratta di antenne fortissimamente direttive spesso utilizzate per le comunicazioni
66
Si nota da tali relazioni che la linea di separazione fra il dielettrico e il conduttore è una circonferenza di raggio
Tenendo presente che questa volta per i modi TM e TE non può essere né
2 2
c
m n
k a b
π π
µε
µε
| | | |
+
| |
\ ¹ \ ¹
= =
sulla costante di propagazione
( )
2 2
2 2 2
, c c c c m n
m n
k
a b
π π
γ ω µε ω µε
| | | |
= − = + −
| |
\ ¹ \ ¹
questo tipo vengono utilizzate per circuiti di potenza, linee di alimentazione,
. Per ogni banda di lavoro, inoltre, esistono dimensioni obbligatorie di
La guida circolare è una struttura cilindrica chiusa ad un solo
conduttore. Senza troppo dilungarci nelle solite
considerazioni, abbiamo:

2
∞ modi TE;

2
∞ modi TM;
• siamo privi del modo TEM.

Dunque anche questa volta, per pulsazioni inferiori a
di taglio del modo fondamentale (che è anche la pulsazione
di taglio minima
min
ω ), nulla si propaga nella struttura:
dunque anche questa volta abbiamo curve di dispersione
invece, è ben
differente rispetto ai paragrafi precedenti;
dobbiamo infatti adottare un sistema di
riferimento a coordinate cilindriche e
formulare le nuove condizioni al
L’equazione di Helmholtz da risolvere è:
, , 0
ando il Laplaciano (ricordando di essere in un sistema di coordinate cilindriche)
2 2
2
2 2 2
1 1
0
z z z
c z
E E E
k E
r r r r ϑ
∂ ∂ ∂
+ + + =
∂ ∂ ∂

sono
66
:
( )
( )
, 0 modi TM
, 0 modi TE
z
z
E a
H
a
r
ϑ
ϑ
¦ =
¦
´

=
¦
∂ ¹

Si tratta di antenne fortissimamente direttive spesso utilizzate per le comunicazioni Terra
Si nota da tali relazioni che la linea di separazione fra il dielettrico e il conduttore è una circonferenza di raggio
non può essere né m = 0 né n = 0, valgono
2 2
2 2 2
c c c
m n
a b
π π
γ ω µε ω µε
| | | |
= − = + −
| |
\ ¹ \ ¹

questo tipo vengono utilizzate per circuiti di potenza, linee di alimentazione,
. Per ogni banda di lavoro, inoltre, esistono dimensioni obbligatorie di
cilindrica chiusa ad un solo
conduttore. Senza troppo dilungarci nelle solite
Dunque anche questa volta, per pulsazioni inferiori a quella
di taglio del modo fondamentale (che è anche la pulsazione
), nulla si propaga nella struttura:
dunque anche questa volta abbiamo curve di dispersione
ando il Laplaciano (ricordando di essere in un sistema di coordinate cilindriche)
Terra-satellite.
Si nota da tali relazioni che la linea di separazione fra il dielettrico e il conduttore è una circonferenza di raggio a.
Facciamo nuovamente l’ipotesi di lavoro della separazione delle variabili: immaginiamo dunque
che il campo elettrico
z
E possa essere espresso attraverso il prodotto di due funzioni una (R)
dipendente unicamente dal raggio r e l’altra ( Θ) dipendente da solamente dall’angolo ϑ :
( ) ( ) ( ) ,
z
E r R r ϑ ϑ = Θ
Detto questo, l’equazione di Helmholtz diventa:
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( )
2 2
2
2 2 2
1 1
0
c
R r R r R r k R r
r r r r
ϑ ϑ ϑ ϑ
ϑ
∂ ∂ ∂
Θ + Θ + Θ + Θ =
∂ ∂ ∂

Ora eseguiamo le derivate parziali e dividiamo per RΘ:
2 2
2
2 2 2
0
c
R R R
k R
r r r r ϑ
∂ Θ ∂ ∂ Θ
Θ + + + Θ =
∂ ∂ ∂

2 2
2
2 2 2
1 1 1
0
c
R R
k
R r rR r r ϑ
∂ ∂ ∂ Θ
+ + + =
∂ ∂ Θ ∂

Moltiplicando per
2
r si ha:
2 2 2
2 2
2 2
1
0
c
r R r R
k r
R r R r ϑ
∂ ∂ ∂ Θ
+ + + =
∂ ∂ Θ ∂

2 2 2
2 2
2 2
parte espressa in funzione della sola parte espressa
in funzione
della sola
1
c
r
r R r R
k r
R r R r
ϑ
ϑ
∂ ∂ ∂ Θ
+ + = −
∂ ∂ Θ ∂
. .

Poiché i due membri di questa equazione sono funzioni di due diverse variabili indipendenti,
ciascuno di essi dev’essere uguale ad una costante, che indicheremo con
2
h :
equazione armonica
2 2
2 2
2 2
1 1
h h
ϑ ϑ
∂ Θ ∂ Θ
− = ⇒ = −
Θ ∂ Θ ∂


Le possibili soluzioni dell’equazione armonica sono
( ) ( )
1
cos c h ϑ ϑ Θ =
( ) ( )
2
sin c h ϑ ϑ Θ =
(o una combinazione lineare di queste)
Per ragioni fisiche, il campo elettrico
z
E dev’essere una funzione del punto ad un solo valore.
Poiché i due insiemi di coordinate ( ) , , r z ϑ e ( ) , 2 , r m z ϑ π + , con m intero e diverso da zero,
individuano lo stesso punto, si ha la seguente periodicità:
( ) ( ) 2m ϑ ϑ π Θ = Θ +
Ovvero:
( ) ( ) ( ) ( )
1 1
cos cos 2 c h c h m ϑ ϑ ϑ π Θ = = +
( ) ( ) ( ) ( )
2 2
sin sin 2 c h c h m ϑ ϑ ϑ π Θ = = +
Questo porta anche la costante h ad assumere valori interi (altrimenti si “sballa” la periodicità e
non compare più un termine additivo multiplo di 2π ).
Detto questo si ha:
2 2
2 2 2
2 c
r R r R
k r h
R r R r
∂ ∂
+ + = −
∂ ∂

Moltiplichiamo per R e dividiamo per
2
r :
2 2 2 2
2 2
2 2 2 2
1 1
0
c c
R R h R R h
Rk R R k
r r r r r r r r
| | ∂ ∂ ∂ ∂
+ + − = + + − =
|
∂ ∂ ∂ ∂
\ ¹


L’integrale generale di questa equazione differenziale è:
In questa relazione:
• ( )
n c
J k r è la funzione di Bessel ordinaria di prima specie e di ordine
• ( )
n c
Y k r è la funzione di Bessel ordinaria di seconda specie (o funzione di Neumann) di
ordine n.

In definitiva, questa è la forma di
( )
, cos
z n c n c
E r R r c h c J k r c Y k r ϑ ϑ ϑ = Θ = +
Abbiamo quindi un’infinità numerabile di modi definiti da

1.11 – Cavo coassiale
67

Sfruttiamo quindi la proprietà per la quale si ha
se siamo in assenza di sorgenti. In coordinate cilindriche, questa relazione diventa:
A questa relazione dobbiamo aggiungere le condizioni al contorno
circonferenze di raggio
1
R e
2
R che sono le demarcazioni fra
Tenendo presente che sia le condizioni al contorno che il potenziale, per simmetria del problema,
sono indipendenti dall’angolo ϑ , l’equazione
1 1
r
r r r r
φ φ ∂ ∂ ∂ | |
+
|
∂ ∂ ∂
\ ¹
L’integrale generale è, quindi:

67
Il cavo coassiale può degenerare in una
68
Tali condizioni sono indipendenti dall’angolo
( ) ( ) ( )
3 4 n c n c
R r c J k r c Y k r = +
è la funzione di Bessel ordinaria di prima specie e di ordine
è la funzione di Bessel ordinaria di seconda specie (o funzione di Neumann) di
z
E
( ) ( ) ( ) ( ) (
1 3 4
, cos
z n c n c
E r R r c h c J k r c Y k r ϑ ϑ ϑ = Θ = +

Abbiamo quindi un’infinità numerabile di modi definiti da
c
k e h.
Un cavo coassiale ha una struttura come quella in figura.
Notiamo immediatamente che sono presenti due conduttori,
uno interno (caldo) e uno di rivestimento
significa che la struttura sorregge il modo TEM
modo fondamentale). Esisterà poi la solita infinità di modi TE
e TM.

MODO TEM

Per analizzare tale modo dobbiamo, utilizzando le coordinate
cilindriche, trovare un’espressione per il potenziale
Sfruttiamo quindi la proprietà per la quale si ha
( )
2
, 0
t
r φ ϑ ∇ =

In coordinate cilindriche, questa relazione diventa:
2
2 2
1 1
0 r
r r r r
φ φ
ϑ
∂ ∂ ∂ | |
+ =
|
∂ ∂ ∂
\ ¹

A questa relazione dobbiamo aggiungere le condizioni al contorno
che sono le demarcazioni fra il conduttore e il dielettrico:
( ) ( )
( ) ( )
1 1
2 2
, 1
, 0
R R
R R
φ ϑ φ
φ ϑ φ
¦ = =
¦
´
= =
¦
¹

Tenendo presente che sia le condizioni al contorno che il potenziale, per simmetria del problema,
, l’equazione di Laplace diventa:

0
2
2 2
1 1
r r r r
φ φ
ϑ
=
∂ ∂ ∂
+
∂ ∂ ∂
le derivate da parziali
diventano ordinarie
1 d d
0 0
d d
r
r r r
φ | |
= ⇒ =
|
\ ¹

( )
1 2
ln r c r c φ = +
Il cavo coassiale può degenerare in una stripline, avente forma schematizzabile nella sottostante figura:

Tali condizioni sono indipendenti dall’angolo ϑ .
è la funzione di Bessel ordinaria di prima specie e di ordine n;
è la funzione di Bessel ordinaria di seconda specie (o funzione di Neumann) di
)
z n c n c
E r R r c h c J k r c Y k r


truttura come quella in figura.
otiamo immediatamente che sono presenti due conduttori,
uno di rivestimento (freddo): questo
significa che la struttura sorregge il modo TEM (che è anche il
Esisterà poi la solita infinità di modi TE
Per analizzare tale modo dobbiamo, utilizzando le coordinate
cilindriche, trovare un’espressione per il potenziale φ .
In coordinate cilindriche, questa relazione diventa:
A questa relazione dobbiamo aggiungere le condizioni al contorno
68
, riferibili alle due
il conduttore e il dielettrico:
Tenendo presente che sia le condizioni al contorno che il potenziale, per simmetria del problema,
le derivate da parziali
diventano ordinarie
0 0 =
, avente forma schematizzabile nella sottostante figura:
Imponendo le condizioni al contorno si ha:
1 1 2
1 2 2
ln 1
ln 0
c R c
c R c
+ = ¦
´
+ =
¹

Facciamo ora qualche calcolo:
2
1
1
2 1 2
1
ln
ln
c
c
R
c c R
− ¦
=
¦
´
¦
= −
¹

2
1
1
2 2
2 2
1 1
1
ln
ln ln
ln ln
c
c
R
R R
c c
R R
− ¦
=
¦
¦
´
¦
= −
¦
¹

2
1
1
2 2
2
1 1
1
ln
ln ln
1
ln ln
c
c
R
R R
c
R R
− ¦
=
¦
¦
´
| |
¦
− = −
|
¦
\ ¹
¹

2
1
1
2
1
2
2
1
1
ln
ln
ln
ln
1
ln
c
c
R
R
R
c
R
R
− ¦
=
¦
¦
¦
´
¦
=
¦

¦
¹

2
1
1
2
1
2
1
ln
1
ln
1
ln
c
c
R
c
R
R
− ¦
=
¦
¦
¦
´
=
¦
¦ −
¦
¹

2
1
1
2 2
2
2
2 1
1
1
ln
ln ln
ln ln
ln
c
c
R
R R
c
R
R R
R
− ¦
=
¦
¦
´
= =
¦

¦
¹

2
2
1
1
1
2
2
2
1
ln
1
ln
ln
ln
ln
R
R
R
c
R
R
c
R
R
¦

¦
¦
¦
=
¦
´
¦
¦ =
¦
¦
¹

2
2
1
1
2
1
1
2
2
2
1
ln ln
ln ln
ln
ln
R
R
R
c
R
R
R
R
c
R
R
¦

¦
=
¦
¦
´
¦
=
¦
¦
¹

2 1 2
1
2
1
1
2
2
2
1
ln ln ln
ln ln
ln
ln
R R R
c
R
R
R
R
c
R
R
− − ¦
=
¦
¦
¦
´
¦
=
¦
¦
¹

1
1
2
1
1
2
2
2
1
ln
ln ln
ln
ln
R
c
R
R
R
R
c
R
R
− ¦
=
¦
¦
¦
´
¦
=
¦
¦
¹

1
2
1
2
2
2
1
1
ln
ln
ln
c
R
R
R
c
R
R
− ¦
=
¦
¦
¦
´
¦
=
¦
¦
¹

La funzione cercata è dunque:
( )
2
2 2
1 2
2 2 2 2
1 1 1 1
ln
ln ln ln 1
ln ln
ln ln ln ln
R
R r R
r
r c r c r
R R R R
R R R R
φ
− + −
= + = + = =
Ora possiamo finalmente ricavare
t
E e
t
H :
2
2 2
2
2
2 2 2
1 1 1
ln
d d 1 d
ln
d d d
ln ln ln
t t r r r r
R r
R
r R
R
r
r
R R R
r r r
R R R
φ
φ




= −∇ = − = − = − = − =





E i i i i
2
2
2
2 2 2
1 1 1
ln ln ln
r r
r
R r
r R
r r
R R R
R R R

= = − =
i i
i
1
t z t
η
= ± × H i E =
2 2 2
1 1 1
1 1
1 1 1
ln ln ln
r
z z r
r r r
R R R
R R R
ϑ
η η η
± × = ± × = ±
i
i i i i
Quindi questa è l’espressione tempo-variante dei campi
69
:
( )
z
t t r
r e
σ ±
= e E i
( )
z
t t
r e
σ
ϑ
±
= h H i


69
Si ricordi che, per il modo TEM, si ha
2 2
γ σ γ σ = ⇒ = ±
MODI TE e TM

Abbiamo
2
∞ modi TM e
2
∞ modi TE, tutti con frequenza di taglio diversa da zero. La curva di
dispersione appare quindi molto simile a quella delle altre strutture cilindriche: avremo una
banda di unimodalità (in cui è presente il solo modo TEM) e una banda (illimitata a destra) di
multimodalità. L’unico modo (nel caso volessimo lavorare a frequenze maggiori con il solo modo
TEM) per aumentare la banda di unimodalità, la cui estensione dipende dalle caratteristiche
geometriche del cavo, è quello di costruire un cavo più piccolo.
CAPITOLO 2
Propagazione e.m. nelle strutture cilindriche aperte e nelle strutture non omogenee

2.1 – Generalità: i modi radianti in strutture aperte omogenee senza perdite

Abbiamo già più volte sottolineato nel capitolo precedente che, se la struttura è chiusa
1
e non vi
sono perdite, tutta l’energia e l’informazione si propagheranno dall’ingresso all’uscita della guida
d’onda. Se la struttura, invece, è aperta
2
, potremmo avere qualche problema:
• se la trasmissione risulta unimodale
3
(e quindi siamo fra la frequenza della continua e la
prima frequenza di taglio
c
ω , corrispondente al primo modo superiore), allora il discorso è
analogo a quello fatto per le strutture chiuse;
• se la trasmissione consta di più modi, nessuno ci garantisce che essi arriveranno intatti
all’uscita!
Dunque risulta naturale voler decurtare i modi superiori; vale infatti la legge pitagorica per la
quale

2 2 2
assiale
trasv.
t
γ γ σ + =
Inoltre abbiamo che:
2 2
t c
k γ = −
dove
2
c
k è sicuramente reale. Ciò porta a dire che, se siamo soprataglio
4
, possiamo scrivere
t c
jk γ = −
Siccome la parte trasversale è diversa da zero, la struttura propagherà anche in quella direzione
5
.
Tale situazione è assolutamente da evitare
6
, perché comporta:
• uno spreco di potenza;
• pericoli per la salute umana, se si fosse esposti a lungo alle irradiazioni;
• un abbassamento repentino della qualità del segnale trasmesso.

Dobbiamo quindi iniziare a parlare di modi radianti. I modi TE e TM di una struttura omogenea
aperta hanno infatti il comportamento asintotico di onde che si propagano in direzione radiale con
costante di fase
c
k e costante di attenuazione nulla (v. oltre). Essi non sono guidati e non possono
essere confinati in una regione di dimensioni finite trasversalmente all’asse della struttura. Una
struttura omogenea aperta possiede pertanto un’infinità continua di tali modi radianti
7
, che nel
loro insieme costituiscono il campo di radiazione della struttura medesima.

1
Ed è quindi rivestita da un conduttore esterno, il quale riflette il segnale verso l’interno della struttura cilindrica ed
impedisce l’irraggiamento verso l’ambiente circostante.
2
L’esempio più comune è quello di linea di trasmissione ordinaria (studiato a Propagazione L-A).
3
Il che significa che si trasmette soltanto il modo TEM, il quale è intrinsecamente assiale e sicuramente non si irraggia.
Quando infatti abbiamo introdotto questo particolare modo, e ci siamo focalizzati sui requisiti necessari per poterlo
reggere, mai si è specificato che si necessitasse di struttura chiusa!
4
Quindi i modi superiori ci sono eccome e
c
ω ω > !
5
Il che equivale a dire che irraggiamo in ogni direzione del generico piano xy contenente una generica sezione
trasversale. Insomma, irraggiamo ovunque.
6
Ovviamente ci stiamo riferendo al caso della guida d’onda, ovvero della trasmissione elettromagnetica convogliata
lungo una struttura: in tale contesto non vogliamo alcuna dispersione lungo altre direzioni che non siano quelle assiali
della struttura. Se, invece, è di un’antenna che abbiamo bisogno, questo caso è assolutamente favorevole e desiderato.
7
Un modo radiante di ampiezza finita trasporta potenza infinita in direzione dell’asse della struttura. Ciò significa che
un modo radiante non può essere eccitato singolarmente con ampiezza finita, ma solo con ampiezza infinitesima.
Domanda: possiamo ricavare i campi elettrici e magnetici tempo
utilizzando la solita combinazione
( ) (
combinazione lineare
1 2 1 2
1
, , lim , ,
N
n n
N
n
x x z a x x z
→∞
=
=

e e

La risposta è negativa: infatti i modi radianti decadono con fattore
distanza (cioè per r → ∞), alcuni di loro

Procediamo alla nostra valutazione matematica, tenendo
indichiamo con A la quantità
z
E
nostra equazione di Helmholtz:
Possiamo scrivere questa relazione nel nostro sistema di riferimento: essa ha il seguente aspetto
Considerando il comportamento asintotico, ovvero quello che si ha
termine proporzionale a
2
1
r
che si trova a primo membro:
Questa è un’equazione di Bessel di ordine 0 rispetto alla sola variabile

L’integrale generale di questa equazione, per
all’infinito, è (omettendo la dimostrazione):
Si ha, inoltre, che
c t t t
jk j j α β β = + =

Per poter quindi esprimere il campo radiante, dobbiamo abbandonare i coefficienti
per le strutture chiuse e utilizzare nuovi coefficienti
nota 7); inoltre, siccome abbiamo detto che vi
sommatoria con un integrale. Ecco qual è quindi il nuovo aspetto del nostro ca

8
E quindi non numerabile.
9
Nelle espressioni seguenti non abbiamo considerato il modo TEM, il quale non rientra nell’ambito di questo
ragionamento e può essere scritto nella u
Se impostiamo un sistema di coordinate cilindriche centrato
sulla nostra struttura aperta, chiamando
centro e ψ l’angolo che individua i punti
raggio r (vedi figura), vogliamo quindi poter trovare i campi
elettrici e magnetici in funzione delle coordinate
( ) ,
z
r ψ E H

Domanda: possiamo ricavare i campi elettrici e magnetici tempo-
utilizzando la solita combinazione lineare dei modi?
( )
combinazione lineare
1 2 1 2
modo
, , lim , ,
n n
x x z a x x z e e

( )
1 2 1 2
, , lim , ,
N
N
n
x x z a x x z
→∞
=
=

h h

La risposta è negativa: infatti i modi radianti decadono con fattore
1
r
, alcuni di loro scompaiono.
Procediamo alla nostra valutazione matematica, tenendo conto di tutti questi particolari
z
(per un modo TM) o
z
H (per un modo TE), abbiamo sempre la
2 2
0
t c
A k A ∇ + =
Possiamo scrivere questa relazione nel nostro sistema di riferimento: essa ha il seguente aspetto
2 2
2
2 2 2
1 1
0
c
A A A
k A
r r r r ψ
∂ ∂ ∂
+ + + =
∂ ∂ ∂

il comportamento asintotico, ovvero quello che si ha r → ∞
che si trova a primo membro:
2
2
2
1
0
c
A A
k A
r r r
∂ ∂
+ + =
∂ ∂

Questa è un’equazione di Bessel di ordine 0 rispetto alla sola variabile r.
di questa equazione, per r → ∞ e fatta l’ipotesi di regolarità del campo
all’infinito, è (omettendo la dimostrazione):
( ) ( )
1
1
,
c
jk r
A r c e
r
ψ ψ


c t t t
jk j j α β β ( costante di attenuazione nulla:
t
α =
( ) ( )
1
1
,
t
j r
A r c e
r
β
ψ ψ


Per poter quindi esprimere il campo radiante, dobbiamo abbandonare i coefficienti
per le strutture chiuse e utilizzare nuovi coefficienti ( )
n c
a k , che sono ampiezze infinitesime (v.
abbiamo detto che vi è un’infinità continua
8
di modi, dobbiamo sostituire la
sommatoria con un integrale. Ecco qual è quindi il nuovo aspetto del nostro ca
Nelle espressioni seguenti non abbiamo considerato il modo TEM, il quale non rientra nell’ambito di questo
ragionamento e può essere scritto nella usuale maniera.
rdinate cilindriche centrato
struttura aperta, chiamando r la distanza dal
i punti sulla circonferenza di
ndi poter trovare i campi
ici in funzione delle coordinate:
( ) ,
z
r ψ H
-varianti “complessivi”
( )
combinazione lineare
1 2 1 2
1
modo
, , lim , ,
N
n n
n
x x z a x x z
=

h h

1
r
(v. oltre) e, a grande
conto di tutti questi particolari. Se
(per un modo TE), abbiamo sempre la
Possiamo scrivere questa relazione nel nostro sistema di riferimento: essa ha il seguente aspetto
→ ∞, possiamo trascurare il
e fatta l’ipotesi di regolarità del campo
0 = ). Quindi:
Per poter quindi esprimere il campo radiante, dobbiamo abbandonare i coefficienti
n
a utilizzati
, che sono ampiezze infinitesime (v.
di modi, dobbiamo sostituire la
sommatoria con un integrale. Ecco qual è quindi il nuovo aspetto del nostro campo radiante
9
:
Nelle espressioni seguenti non abbiamo considerato il modo TEM, il quale non rientra nell’ambito di questo
2 2
2 2
0
0
( )
( )
c
c
k z
R c c
k z
R c c
a k e dk
a k e dk
σ
σ

− +
+

− +
+
=
=


e E
h H

(10)

Quindi, ricapitolando:
• se esiste il modo TEM (che è sempre guidato), l’espressione del campo è:

( ) ( )
σ σ

− + −
= + = + +

2 2
1
0
parte guidata parte radiante
parte guidata
parte radiante
, ( )
c
k z z
TEM R TEM c t z c
a x y e a k E e dk e e e E E k

( ) ( )
σ σ

− + −
= + = + +

2 2
1
0
parte guidata parte radiante
parte guidata
parte radiante
, ( )
c
k z z
TEM R TEM c t z c
a x y e a k H e dk h h h H H k
• se abbiamo meno di due conduttori, invece, abbiamo solo le
R
e e
R
h già espresse sopra.
Il nostro obiettivo, visto che vogliamo creare una struttura guidata e non un’antenna, è
chiaramente quello di rendere la componente guidata TEM molto più consistente della parte
radiante:

parte guidata parte radiante
TEM R
e e ≫

parte guidata parte radiante
TEM R
h h ≫
I modi radianti non esistono sempre ma soltanto da una certa frequenza in poi
11
, come già
abbiamo visto per i modi TE e TM delle strutture cilindriche chiuse. La pulsazione di taglio, per
ognuno dei modi radianti (individuati da m ed n), è:
( )
( ) ,
,
c m n
c m n
k
ω
µε
=
Al solito, se si lavora a frequenze inferiori da quella di taglio, dove
( ) ( ) , , c m n c m n
k µεω >
allora si è in regime di sottotaglio e il modo viene ostacolato dalla presenza di una parete reattiva,
che rispedisce tutto il campo indietro. In caso contrario, con
( ) ( ) , , c m n c m n
k µεω <
siamo soprataglio e il modo (m,n) si può propagare tranquillamente. Si capisce chiaramente che,
una volta definita la frequenza di lavoro, non ha senso considerare i modi sottotaglio nella
formula che determina i campi elettrico e magnetico: possiamo dunque operare un saggio cambio
di estremi nell’integrale in
c
k
( )
0
... d
c
k
ω µε




2.2 – Fibre ottiche: un esempio di guide d’onda aperte non omogenee

Dopo tutte le considerazioni fatte può sorgere il dubbio su come facciano a funzionare le fibre
ottiche. Esse sono strutture aperte senza alcun conduttore (quindi ci possiamo scordare i modi

10

+
E e
+
H sono, per l’onda progressiva (da qui il pedice +), le funzioni di modo ottenute risolvendo le equazioni di
Helmholtz con le rispettive condizioni al contorno (diverse per
z
E e
z
H , come sappiamo dal capitolo 1), ovvero
t z
E + E k
e
t z
H + H k

Esisterebbero anche le

E e

H (onda regressiva), ma non le consideriamo a r → ∞ .
11
D’altronde, l’integrale presente all’interno delle espressioni dei campi è in
c
k , termine che concorre – come si vede
poco dopo – all’interno dell’espressione della pulsazione di taglio
c
ω .
TEM): vuol quindi dire che abbiamo soltanto i modi radianti? Eppure la propagazione del campo
avviene ed in maniera molto efficiente!
in sordina: la non omogeneità della sezione trasversale.
Una fibra ottica coinvolge ben tre dielettrici
dielettrica
La costante dielettrica del
intermedia è quella del
dell’aria. Come può quindi il campo propagarsi all’interno di tale fibra, districandosi fra questi tre
diversi dielettrici? Anche questa vol
piane elementari. Quando una radiazione, viaggiante in un certo mezzo, incontra un secondo
materiale, possono infatti accadere diverse eventualità.

CASO 1: due mezzi a contatto, il mezzo 2 è
In questo caso si ha la cosiddetta
mezzi funge da parete reattiva e rispedisce tutto all’interno del mezzo 1, rispettando la legge della
riflessione (
i r
ϑ ϑ = ).

CASO 2: due mezzi a contatto, il mezzo 1 ha una
In questo secondo caso l’onda incidente viene in parte riflessa (e quindi rispedita nel mezzo 1) e in
parte rifratta (con un angolo ≠
costanti dielettriche in gioco
13
) all’
certo angolo (detto angolo critico) anche in questo caso si ha la riflessione totale.

12
In realtà le parti coinvolte sono di più: oltre al
e il jacket).
13
Si veda la legge di Snell.
ε ε ε >> >>
2 1 0
TEM): vuol quindi dire che abbiamo soltanto i modi radianti? Eppure la propagazione del campo
efficiente! Il segreto sta in un particolare che fin’ora è rimasto un po’
della sezione trasversale.
Una fibra ottica coinvolge ben tre dielettrici
• l’aria (esterna), con costante dielettrica
• il cladding, un dielettrico di rivestimento, con costante
dielettrica
1
ε ;
• il core, un dielettrico interno, con costante dielettrica
La costante dielettrica del core è la maggiore di tutte; quella
intermedia è quella del cladding, mentre la più piccola è la
Come può quindi il campo propagarsi all’interno di tale fibra, districandosi fra questi tre
diversi dielettrici? Anche questa volta la giustificazione del fenomeno viene dalla teoria delle onde
Quando una radiazione, viaggiante in un certo mezzo, incontra un secondo
materiale, possono infatti accadere diverse eventualità.
CASO 1: due mezzi a contatto, il mezzo 2 è un c.e.p. e quindi ha
2
0 ε =
In questo caso si ha la cosiddetta riflessione totale, in quanto la linea di demarcazione fra i due
mezzi funge da parete reattiva e rispedisce tutto all’interno del mezzo 1, rispettando la legge della
CASO 2: due mezzi a contatto, il mezzo 1 ha una ε maggiore di quella del mezzo 2.
In questo secondo caso l’onda incidente viene in parte riflessa (e quindi rispedita nel mezzo 1) e in
≠ da quello di incidenza e dipendente dal rapporto fra le due
) all’interno del mezzo 2. Se però l’angolo di incidenza
) anche in questo caso si ha la riflessione totale.
In realtà le parti coinvolte sono di più: oltre al core e al cladding esistono due rivestimenti ancora più esterni (il
TEM): vuol quindi dire che abbiamo soltanto i modi radianti? Eppure la propagazione del campo
Il segreto sta in un particolare che fin’ora è rimasto un po’
Una fibra ottica coinvolge ben tre dielettrici
12
:
l’aria (esterna), con costante dielettrica
0
ε ;
, un dielettrico di rivestimento, con costante
, un dielettrico interno, con costante dielettrica
2
ε .
è la maggiore di tutte; quella
, mentre la più piccola è la
0
ε
Come può quindi il campo propagarsi all’interno di tale fibra, districandosi fra questi tre
la giustificazione del fenomeno viene dalla teoria delle onde
Quando una radiazione, viaggiante in un certo mezzo, incontra un secondo

, in quanto la linea di demarcazione fra i due
mezzi funge da parete reattiva e rispedisce tutto all’interno del mezzo 1, rispettando la legge della
maggiore di quella del mezzo 2.

In questo secondo caso l’onda incidente viene in parte riflessa (e quindi rispedita nel mezzo 1) e in
da quello di incidenza e dipendente dal rapporto fra le due
Se però l’angolo di incidenza
i
ϑ supera un
) anche in questo caso si ha la riflessione totale.
esistono due rivestimenti ancora più esterni (il buffer
La fibra utilizza la riflessione totale per imbrigliare un’onda elettromagnetica
Di riflessione in riflessione, il fascio di onde giunge a

2.3 – Modi ibridi guidati nelle guide aperte non omogenee

Ripercorriamo per sommi capi il percorso compiuto fin’ora: quando cerchiamo di caratterizzare la
propagazione all’interno di una guida circondata da un conduttore (anche se spesso non conviene
introdurlo per ragioni di prezzo e di rigidità della struttura) possiamo stare certi che la
propagazione è guidata. Se la guida, invece, è aperta, allora si necessita di risonanza
trasmissione del segnale. Il modo TEM è sicuramente guidato: dunque, finché siamo sotto la
frequenza di taglio del primo modo superiore, sicuramente la propaga
Nelle strutture aperte, invece, i modi soprataglio
risulta quindi opportuno alzare la pulsazione di taglio
struttura.

Quando il mezzo in cui il campo ha sede è trasversalmente non omogeneo, la determinazione del
campo elettromagnetico presenta maggiori difficoltà. Nella maggior parte dei casi di interesse
tecnico il mezzo non omogeneo è costituito da più regioni omogenee

14
Le frecce indicano in realtà la direzione del vettore d’
15
A tal fine, per il campo elettrico ogni c.e.p. funge da cortocircuito, mentre ogni c.m.p. costituisce un aperto.
riflessione totale per imbrigliare un’onda elettromagnetica
mostrate due onde
• l’onda
d’incidenza troppo piccolo e viene
rifratta (e persa per sempre);
• l’onda a
e viene riflessa all’interno del
Di riflessione in riflessione, il fascio di onde giunge a destinazione.
Modi ibridi guidati nelle guide aperte non omogenee
il percorso compiuto fin’ora: quando cerchiamo di caratterizzare la
propagazione all’interno di una guida circondata da un conduttore (anche se spesso non conviene
introdurlo per ragioni di prezzo e di rigidità della struttura) possiamo stare certi che la
propagazione è guidata. Se la guida, invece, è aperta, allora si necessita di risonanza
Il modo TEM è sicuramente guidato: dunque, finché siamo sotto la
frequenza di taglio del primo modo superiore, sicuramente la propagazione è guidata.
modi soprataglio sono un problema in quanto sono
risulta quindi opportuno alzare la pulsazione di taglio
min
ω tramite un rimpicciolimento della
mezzo in cui il campo ha sede è trasversalmente non omogeneo, la determinazione del
campo elettromagnetico presenta maggiori difficoltà. Nella maggior parte dei casi di interesse
tecnico il mezzo non omogeneo è costituito da più regioni omogenee, aventi pa
diversi, separate da superfici di discontinuità.
Esaminiamo, a questo proposito,
non omogenea come quella in figura;
dielettrico molto denso in una regione limitata
dielettrica
1
ε ) e, attorno, N –
materiali con costanti dielettriche via via inferiori (se
procediamo in senso antiorario in figura):
• dielettrico 2
2 1
ε ε < ;
• dielettrico 3
3 2
ε ε < ;
• dielettrico 4
4 3
ε ε < ;
• … etc…
• dielettrico N
1 N N
ε ε

< .
Le frecce indicano in realtà la direzione del vettore d’onda e le linee la “passata” direzione di tale vettore.
A tal fine, per il campo elettrico ogni c.e.p. funge da cortocircuito, mentre ogni c.m.p. costituisce un aperto.
riflessione totale per imbrigliare un’onda elettromagnetica; in figura vengono
mostrate due onde
14
:
l’onda b ha un angolo
d’incidenza troppo piccolo e viene
rifratta (e persa per sempre);
a supera l’angolo critico
e viene riflessa all’interno del core.

il percorso compiuto fin’ora: quando cerchiamo di caratterizzare la
propagazione all’interno di una guida circondata da un conduttore (anche se spesso non conviene
introdurlo per ragioni di prezzo e di rigidità della struttura) possiamo stare certi che la
propagazione è guidata. Se la guida, invece, è aperta, allora si necessita di risonanza
15
per la
Il modo TEM è sicuramente guidato: dunque, finché siamo sotto la
zione è guidata.
sono un problema in quanto sono modi radianti:
tramite un rimpicciolimento della
mezzo in cui il campo ha sede è trasversalmente non omogeneo, la determinazione del
campo elettromagnetico presenta maggiori difficoltà. Nella maggior parte dei casi di interesse
aventi parametri costitutivi
separate da superfici di discontinuità.
una struttura generica
omogenea come quella in figura; è presente un
in una regione limitata (costante
1 regioni illimitate di
con costanti dielettriche via via inferiori (se
procediamo in senso antiorario in figura):
onda e le linee la “passata” direzione di tale vettore.
A tal fine, per il campo elettrico ogni c.e.p. funge da cortocircuito, mentre ogni c.m.p. costituisce un aperto.
La sezione trasversale della guida, dicevamo, può essere suddivisa in queste N porzioni
omogenee, limitate o illimitate, la generica delle quali (i-esima) avrà parametri costitutivi
( ) ( ) ( )
costante dielettrica , permittività magnetica , costante di fase intrinseca
i i i i i
ε µ β ω ε µ = .
Nella struttura appena descritta non avremo sicuramente i modi TEM, ma solo modi ibridi. I modi
ibridi
16
si propagano in direzione assiale con la solita legge (che va con
z
e
γ −
), ma trasversalmente si
comportano in maniera differente da regione a regione (vedremo come).
Per trovarli dobbiamo risolvere le ormai familiarissime equazioni di Helmholtz
2 2
2 2
0
0
t z c z
t z c z
H k H
E k E
∇ + =


∇ + =



abbinate, questa volta, ad una lunga serie di condizioni al contorno, una per ogni superficie di
discontinuità (cioè per ogni zona di confine fra le varie regioni): tali condizioni al contorno sono
quelle già esaminate in precedenza, con l’aggiunta di quelle riguardanti l’uguaglianza delle
componenti tangenti dei campi e ed h a cavallo delle varie zone.
1
1
1 2
1 2
...
etc...
e e
h h
e e
h h
τ τ
τ τ
τ τ
τ τ
+
+
+ +
+ +
= 

=


=


=






Quel che dovremmo fare, a questo punto, è scrivere tante equazioni di Helmholtz quante sono le
regioni tenendo presente tutte le condizioni al contorno appena descritte. Il problema sta nel fatto
che, pur rimanendo costante, fra tutte le regioni, ( ) assenza di perdite j j γ α β β = + = , abbiamo
bisogno di definire la quantità
2
c
k per ogni singola zona. Dunque dobbiamo ricavarci
17

( )
2 2 2 2 2 2 2
regione
ci ic i i i
i k γ ω σ ω µ ε β β β ∀ = − = − = −
Ebbene, affinché i modi risultino guidati (altrimenti non si riuscirebbe a trasmettere nulla), si deve
avere che:

2
0
ci
k <
i
β β ⇒ > nelle regioni i illimitate
18
;

2
0
ci
k >
i
β β ⇒ < nelle regioni i limitate
19
.
D’altronde, un’altra condizione per la quale i modi presenti all’interno della zona limitata siano
guidati (e cioè trasversalmente confinati), prevede che i campi associati a tali modi debbano
decadere esponenzialmente per r → ∞ in tutte le regioni illimitate. Pertanto, se la regione i-esima
è illimitata, dev’essere
reale immaginario
ci ti ci
jk k α = ⇒
Da qui
2
0
ci
k <
il ché porta immediatamente a sostenere che
i
β β >
(20)
.

16
Ricordiamo che i modi ibridi sono quelli né trasversi elettrici, né trasversi magnetici (v. capitolo 1). In strutture del
genere i modi sono ibridi perché le condizioni al contorno accoppiano le componenti del campo (non lo dimostriamo).
17
Dal punto di vista pratico, il problema diventa parecchio oneroso.
18
Nella nostra struttura sono le regioni i = 2, 3, …, N.
19
Nella nostra struttura è la sola regione i = 1.
20
Questo è un risultato simile a quello che si trova per le onde piane evanescenti: se la costante di fase in una
direzione è superiore a quella intrinseca, in una direzione perpendicolare a quest’ultima l’andamento del campo è
attenuato.
Ciò implica anche che, essendo valida la seguente relazione
anche la costante di propagazione trasversale è
puramente immaginaria.

Ricapitolando, affinché la struttura possa sostenere modi ib
regione omogenea, limitata in senso trasversale, in cui l’andamento del campo (sempre in senso
trasversale) è di tipo ondulatorio (ovvero la costante di propagazione trasversale è puramente
immaginaria); questa regione deve avere la
costituiscono la guida. A questa porzione della nostra struttura
all’insieme delle regioni illimitate in cui il campo si attenua esponenzialmente in senso asintotico
sul piano trasversale si dà invece il nome di
Dunque il campo è guidato
fianco, con una co
quelle pulsazioni
massima costante di fase

riscontrabile fra le regioni illimitate
In caso contrario, il modo risulta
Se chiamiamo
inferiore) per la quale il modo appare guidato o meno
accorgiamo di avere un secondo parametro chiave (oltre a quello della pulsazione di taglio, già
esaurientemente esaminato nel
capitolo precedente) utile per
tracciare la curva di dispersione
(v. figura a destra), la quale ha
due andamenti diversi in base a se
ci troviamo:
( )
( )
1
M
β ω β
β ω β
 <


<



min
fra e
c
ω ωɶ
oppure
( )
( )
β ω β
β ω β
 >


<


1
M
sopra ωɶ
Dunque, risulta conveniente far crescere di
che i modi presenti siano in propagazione guidata.
L’utilizzo di un materiale dielettrico ha molti vantaggi rispetto all’uso dei conduttori:
• è molto meno costoso;
• è flessibile;
• è miniaturizzabile;
• può lavorare a frequenze altissime;
• vi sono dispersioni e perdite (dovute
soprattutto se paragonate a quelle dei conduttori.


21
È curioso notare che tale auspicio va in direzione opposta rispetto a quello che ci facevamo sempre nel capito
1bis), in cui cercavamo di tagliare fuori più modi superiori possibili in modo da riservare tutta l’energia per il modo
TEM.
anche che, essendo valida la seguente relazione
2 2
ti ci
k γ = −
la costante di propagazione trasversale è – sempre all’interno della regione illimitata
Ricapitolando, affinché la struttura possa sostenere modi ibridi guidati, deve esistere almeno una
regione omogenea, limitata in senso trasversale, in cui l’andamento del campo (sempre in senso
trasversale) è di tipo ondulatorio (ovvero la costante di propagazione trasversale è puramente
deve avere la massima costante intrinseca tra quelle che
A questa porzione della nostra struttura si dà il nome di
all’insieme delle regioni illimitate in cui il campo si attenua esponenzialmente in senso asintotico
sul piano trasversale si dà invece il nome di rivestimento (cladding).
Dunque il campo è guidato (e avviene la situazione in figura a
fianco, con una continua riflessione totale
quelle pulsazioni ω tali per cui:
(
massima costante di fase

riscontrabile fra le regioni illimitate

M
β β ω β





→ < < ←
In caso contrario, il modo risulta radiante.
Se chiamiamo ωɶ la pulsazione di discrimine (nel
inferiore) per la quale il modo appare guidato o meno
accorgiamo di avere un secondo parametro chiave (oltre a quello della pulsazione di taglio, già
esaurientemente esaminato nel
capitolo precedente) utile per
ispersione
(v. figura a destra), la quale ha
due andamenti diversi in base a se
ɶ
Dunque, risulta conveniente far crescere di molto la frequenza di lavoro
21
, in modo da essere sicuri
che i modi presenti siano in propagazione guidata.
L’utilizzo di un materiale dielettrico ha molti vantaggi rispetto all’uso dei conduttori:
lavorare a frequenze altissime;
vi sono dispersioni e perdite (dovute alla presenza di una conduttività
soprattutto se paragonate a quelle dei conduttori.
È curioso notare che tale auspicio va in direzione opposta rispetto a quello che ci facevamo sempre nel capito
1bis), in cui cercavamo di tagliare fuori più modi superiori possibili in modo da riservare tutta l’energia per il modo
sempre all’interno della regione illimitata –
ridi guidati, deve esistere almeno una
regione omogenea, limitata in senso trasversale, in cui l’andamento del campo (sempre in senso
trasversale) è di tipo ondulatorio (ovvero la costante di propagazione trasversale è puramente
massima costante intrinseca tra quelle che
si dà il nome di nucleo (core);
all’insieme delle regioni illimitate in cui il campo si attenua esponenzialmente in senso asintotico
(e avviene la situazione in figura a
all’interno del core) per
( )
1
costante di
fase del core
β β ω β

→ < < ←



la pulsazione di discrimine (nel senso di estremo
inferiore) per la quale il modo appare guidato o meno, ci
accorgiamo di avere un secondo parametro chiave (oltre a quello della pulsazione di taglio, già
, in modo da essere sicuri
L’utilizzo di un materiale dielettrico ha molti vantaggi rispetto all’uso dei conduttori:
alla presenza di una conduttività 0 c ≠ ) bassissime,
È curioso notare che tale auspicio va in direzione opposta rispetto a quello che ci facevamo sempre nel capitolo 1 (e
1bis), in cui cercavamo di tagliare fuori più modi superiori possibili in modo da riservare tutta l’energia per il modo
2.4 – Ortogonalità dei modi

L’analisi dei campi elettrici e magnetici tramite i modi ci porta spesso a descrivere tali campi non
nella loro formulazione “completa” (la famosa sommatoria)
ma, appunto, attraverso i modi
che in un certo istante si eccitano
all’interno della struttura stessa.
Vorremmo quindi avere la
capacità di studiare un modo per
volta (essendo sicuri che tali modi
non si influenzano fra di loro nella
propagazione), sia perché spesso
alcune soluzioni modali esistono indipendente dalle altre, sia perché sotto tale con
equalizzare, modulare e/o demodulare i modi
Quest’indipendenza che i modi esercitano l’uno rispetto all’altro viene chiamata
vediamo ora sotto quali condizioni se ne può parlare.

Consideriamo due modi TE o TM distinti, individuati da due indici interi (
che essi siano contemporaneamente eccitati in una data guida. Si indichino con
autovalori dei due modi e con
m
γ ,
In queste condizioni, la potenza complessa trasportata dalla guida vale
cmn z z
P S S
(
*
e
t t
e h sono le componenti riferite alla sezione trasversale
In regime di onda puramente progressiva si ha:
γ γ γ
γ γ
− − −
− −
= + × + ⋅ =
= × ⋅ + × ⋅ +
+ × ⋅
∫∫
∫∫ ∫∫
∫∫

1
( ) ( ) ( ) d
2
1 1
d d
2 2
1
d
2
cm cn
cnm
t t t t z
S
z z z
t t z t t z
S S
P z P z
z z
t t z
S
P z
P z e e e e S
e e S e e S
e e S
E E H H i
E H i E H i
E H i
m m n n
n m
c m n m n
m m n n
n m

La presenza dei termini incrociati
22
γ γ γ − − −
× ⋅ × ⋅
∫∫ ∫∫

( ) ( )
potenza trasportata dal modo
1 1
d e d
2 2
cnm cmn
z z z
t t z t t z
S S
P z P z
e e S e e S E H i E H i
n m m n
* *
n m m n
grazie alla presenza del modo
indica che l’esistenza di un certo modo può influire profonda
modi, anche sotto il profilo della potenza

22
Che hanno a tutti gli effetti la struttura formale di una potenza.
e magnetici tramite i modi ci porta spesso a descrivere tali campi non
nella loro formulazione “completa” (la famosa sommatoria)
( )
1 2
1
lim ,
i
n
z
k i
n
i
a x x e
γ −
→∞
=
=

e e
ma, appunto, attraverso i modi
che in un certo istante si eccitano
Vorremmo quindi avere la
un modo per
volta (essendo sicuri che tali modi
non si influenzano fra di loro nella
sia perché spesso
alcune soluzioni modali esistono indipendente dalle altre, sia perché sotto tale con
equalizzare, modulare e/o demodulare i modi in maniera più semplice e immediata
Quest’indipendenza che i modi esercitano l’uno rispetto all’altro viene chiamata
vediamo ora sotto quali condizioni se ne può parlare.
riamo due modi TE o TM distinti, individuati da due indici interi (
che essi siano contemporaneamente eccitati in una data guida. Si indichino con
,
n
γ le rispettive costanti di propagazione.
In queste condizioni, la potenza complessa trasportata dalla guida vale:
* *
d d
2 2
t t
cmn z z
S S
P S S
× ×
= =
∫ ∫
e h e h
i i
sono le componenti riferite alla sezione trasversale
In regime di onda puramente progressiva si ha:
γ γ γ γ
γ
γ γ γ
γ γ
− − − −

− − −
− −
= + × + ⋅ =
= × ⋅ + × ⋅ +
+ × ⋅
∫∫ ∫∫

* *
*
*
*
( ) ( )
(
( ) ( ) ( ) d
1 1
d d
2 2
d
cm cn
cnm
z z z z
t t t t z
z
z z z
t t z t t z
S S
P z P z
z z
t t z
P z
P z e e e e S
e e S e e S
e e S
E E H H i
E H i E H i
E H i
m n m n
m m n n
n m
* *
c m n m n
* *
m m n n
*
n m
γ
γ


+ × ⋅
∫∫

*
) ( )
1
d
2
cmn
z
z
t t z
S
P z
e e S E H i
m n
*
m n
22
,
γ γ γ − − −
× ⋅ × ⋅
∫∫ ∫∫

*
( ) ( )
potenza trasportata dal modo potenza trasportata
1 1
d e d
2 2
cnm cmn
z z z
t t z t t z
S S
P z P z
n
e e S e e S E H i E H i
n m m n
* *
n m m n
dal modo
grazie alla presenza del modo grazie alla presenza del modo m n
indica che l’esistenza di un certo modo può influire profondamente sulle caratteristiche degli altri
modi, anche sotto il profilo della potenza
23
.
Che hanno a tutti gli effetti la struttura formale di una potenza.
e magnetici tramite i modi ci porta spesso a descrivere tali campi non
alcune soluzioni modali esistono indipendente dalle altre, sia perché sotto tale condizioni posso
e immediata.
Quest’indipendenza che i modi esercitano l’uno rispetto all’altro viene chiamata ortogonalità:
riamo due modi TE o TM distinti, individuati da due indici interi (m ed n) e si supponga
che essi siano contemporaneamente eccitati in una data guida. Si indichino con
2
m
k e
2
n
k gli
le rispettive costanti di propagazione.
sono le componenti riferite alla sezione trasversale S)
= + × + ⋅ =
= × ⋅ + × ⋅ +

( ) ( ) ( ) d
d d
t t z t t z
P z e e e e S
e e S e e S E H i E H i
+ × ⋅

d
t t z
e e S E H i

γ −
× ⋅ × ⋅

*
d e d
z
t t z t t z
e e S e e S E H i E H i
n m m n
dal modo
nza del modo
m
m n

mente sulle caratteristiche degli altri
Quello che invece sarebbe desiderabile avere è la seguente equazione
( ) ( )
1
N
c ci
i
P z P z
=
=


(senza termini “misti” ortogonalità)
la quale è verificata se
, P 0
cmn
m n ∀ ≠ = (con m e n indici di due modi generici)
Tale eventualità accade
24
quando sussiste questa relazione per gli autovalori riferiti ai nostri modi
m ed n
2 2
c c
k k ≠
m n
ortogonalità

Solo in questo caso i modi hanno interesse applicativo, in quanto veicoli indipendenti di trasporto
di potenza (cioè di informazione). È interessante notare che questa condizione coincide con quella
per la quale due modi si dicono non degeneri: due modi si dicono non degeneri se, a una data
frequenza, hanno diverse costanti di propagazione. Deduciamo immediatamente che si ha:
non degenerazione


ortogonalità
(25)

Capiamo immediatamente che i modi TEM sono degeneri, visto che hanno tutti quanti lo stesso
autovalore: questo significa che è necessario ortogonalizzarli. Come fare? Ripercorriamo la strada
battuta fin’ora per sommi capi.
Anzitutto si prende la struttura tridimensionale in questione, si verifica che è effettivamente
cilindrica e se ne esamina più precisamente la tipologia (è aperta o chiusa? È omogenea?);
successivamente si cercano i modi risolvendo le equazioni di Laplace/Helmholtz e si determinano,
per ogni modo m, le
cm
k ,
m
E ,
m
H e
m
γ . Fatto questo si confrontano le varie
cm
k : se
2 2
,
c c
n m k k ∀ ≠ ≠
m n

allora i modi non sono degeneri e quindi sono ortogonali e si ha
( ) ( )
1
N
c ci
i
P z P z
=
=


Se siamo più sfortunati, dobbiamo trovare dei parametri alternativi a
m
a e
m
γ (chiamiamoli
m
b e
m
γ ′ ) che ci forniscano una rappresentazione formalmente equivalente, ma con l’aggiunta
dell’ortogonalità tanto agognata. Alla fine di tutto il procedimento avremo quindi:
( )
( )
( )
( )
1 2 1 2
1 1
vecchia rappresentazione (non ortogonale) nuova rappresentazione (ortogonale)
lim , lim ,
i i
N N
z z
k i k i
N N
i i
a x x e b x x e
γ ω γ ω ′ − −
→∞ →∞
= =
= =
∑ ∑
e e e



2.5 – Eccitazione di una guida e discontinuità

Completando le proprietà di completezza ed ortogonalità degli insiemi di modi delle strutture
omogenee si possono dare semplici soluzioni ad alcuni importanti problemi relativi al

23
E questa situazione rappresenta delle insidie profonde: in presenza di perdite, infatti, si può avere il fenomeno di
trasferimento di potenza chiamato conversione di modo (che avviene ad es. se
cmn
P aumenta molto a scapito di
cn
P , che
diminuisce drasticamente - e cioè, in pratica, se il modo n si svuota per alimentare il modo m).
24
Lo si può dimostrare ma non lo faremo.
25
Significa che la non degenerazione è condizione sufficiente, ma no necessaria, per l’ortogonalità tra due modi TE o
TM.
comportamento elettromagnetico delle guide d’onda. Un esempio tipico è costituito dalle
condizioni di eccitazione della guida, di cui si darà ora un cenno semplificato
Supponiamo che la nostra guida d’onda sia eccitata da un insieme di sorgenti, rappresentato da
una rete elettrica monoporta attiva connessa alla guida nella sezione d’imbocc
per il teorema di equivalenza le sorgenti possono essere descritte mediante le distribuzioni di
campo trasversale
t
e e
t
h , da esse
generate sul piano z = 0
(27)
.
Si indichino ora con
tn
E e
tn
H le
componenti trasversali delle
funzioni relative all’n-simo modo
della guida e si supponga che in
quest’ultima, di ciascun modo,
risulti eccitata la sola componente progressiva
Grazie alla completezza dell’insieme dei modi, l’intensità di campo elettrico trasversale in una
sezione generica della guida può rappresentarsi nella forma:
Ponendoci in z = 0 abbiamo:
Ora dobbiamo imporre che gli
n
a
di Poynting associato alla generica interazione fra il modo

t t z n tn t z n t t z m t t z
n n
S S S S
dS a dS a dS a dS × ⋅ = × ⋅ = × ⋅ = × ⋅
∑ ∑
∫∫ ∫∫ ∫∫ ∫∫
e H i E H i E H i E H i
* * * *
m m n m m m

Questa relazione ci consente di ricavare esplicitamente in maniera immed
eccitazione (cioè le ampiezze complesse) dei singoli modi:
× ⋅ = × ⋅
∫∫ ∫∫

t t z m t t z
S S
e H i E H i

In tale relazione
t
e si considera come un dato del problema, in quanto esprime la condizione al
contorno imposta dalla sorgente, mentre
della struttura, determinate sulla base dell’equazione degli autovalor
contorno imposte dalla sezione trasversale della struttura. Il numeratore, cioè

26
Nel senso che non ci si occuperà del problema di determinare
sorgente, la cui risoluzione richiede l’applicazione della teoria dei potenziali.
27
Sia in tale piano che su quello che appartiene
necessario chiamare in causa tutti i modi. In tutti gli altri punti, dove la struttura è effettivamente cilindrica, si può
“sfrondare” e parlare semplicemente di campo elettrico e mag
28
Come avviene se, ad esempio, la guida è eccitata al finito e illimitata nel verso positivo dell’asse
comportamento elettromagnetico delle guide d’onda. Un esempio tipico è costituito dalle
condizioni di eccitazione della guida, di cui si darà ora un cenno semplificato
Supponiamo che la nostra guida d’onda sia eccitata da un insieme di sorgenti, rappresentato da
una rete elettrica monoporta attiva connessa alla guida nella sezione d’imbocc
per il teorema di equivalenza le sorgenti possono essere descritte mediante le distribuzioni di
, da esse
le
componenti trasversali delle
simo modo
della guida e si supponga che in
quest’ultima, di ciascun modo,
risulti eccitata la sola componente progressiva
28
.
zza dell’insieme dei modi, l’intensità di campo elettrico trasversale in una
sezione generica della guida può rappresentarsi nella forma:
( )
n
z
t n tn
n
z a e
γ −
=

e E
( )
t n tn
n
z a =

e E
n
a “combinino” solo modi ortogonali; calcoliamo quindi il vettore
di Poynting associato alla generica interazione fra il modo m e n:
l'integrale va a zero per ogni , quindi
e lasciare gli unici membri che sopravvi

t t z n tn t z n t t z m t t z
n n
S S S S
m n
dS a dS a dS a dS

× ⋅ = × ⋅ = × ⋅ = × ⋅
∑ ∑
∫∫ ∫∫ ∫∫ ∫∫
e H i E H i E H i E H i
* * * *
m m n m m m

Questa relazione ci consente di ricavare esplicitamente in maniera immed
eccitazione (cioè le ampiezze complesse) dei singoli modi:
=
× ⋅ = × ⋅
∫∫ ∫∫

abbiamo detto che in questo caso

t t z m t t z
S S
m n
dS a dS e H i E H i
* *
m m m

× ⋅
=
× ⋅
∫∫
∫∫


t t z
S
m
tm t z
S
dS
a
dS
e H i
E H i
*
m
*
m

si considera come un dato del problema, in quanto esprime la condizione al
contorno imposta dalla sorgente, mentre

e
tn tn
E H sono le funzioni di modo del generico modo
della struttura, determinate sulla base dell’equazione degli autovalor
contorno imposte dalla sezione trasversale della struttura. Il numeratore, cioè
si occuperà del problema di determinare
t
e nella sezione z = 0 sulla base dei dati relativi alla
sorgente, la cui risoluzione richiede l’applicazione della teoria dei potenziali.
Sia in tale piano che su quello che appartiene all’utilizzatore cade la definizione di struttura cilindrica ed è quindi
necessario chiamare in causa tutti i modi. In tutti gli altri punti, dove la struttura è effettivamente cilindrica, si può
“sfrondare” e parlare semplicemente di campo elettrico e magnetico.
Come avviene se, ad esempio, la guida è eccitata al finito e illimitata nel verso positivo dell’asse
comportamento elettromagnetico delle guide d’onda. Un esempio tipico è costituito dalle
condizioni di eccitazione della guida, di cui si darà ora un cenno semplificato
26
.
Supponiamo che la nostra guida d’onda sia eccitata da un insieme di sorgenti, rappresentato da
una rete elettrica monoporta attiva connessa alla guida nella sezione d’imbocco (coordinata z = 0);
per il teorema di equivalenza le sorgenti possono essere descritte mediante le distribuzioni di
zza dell’insieme dei modi, l’intensità di campo elettrico trasversale in una
“combinino” solo modi ortogonali; calcoliamo quindi il vettore
l'integrale va a zero per ogni , quindi possiamo togliere la sommatoria
e lasciare gli unici membri che sopravvivono,

t t z n tn t z n t t z m t t z
S S S S
dS a dS a dS a dS × ⋅ = × ⋅ = × ⋅ = × ⋅
∫∫ ∫∫ ∫∫ ∫∫
e H i E H i E H i E H i
* * * *
m m n m m m
ovvero e
t m
a E

m

Questa relazione ci consente di ricavare esplicitamente in maniera immediata i coefficienti di
si considera come un dato del problema, in quanto esprime la condizione al
sono le funzioni di modo del generico modo
della struttura, determinate sulla base dell’equazione degli autovalori e delle condizioni al
contorno imposte dalla sezione trasversale della struttura. Il numeratore, cioè
= 0 sulla base dei dati relativi alla
all’utilizzatore cade la definizione di struttura cilindrica ed è quindi
necessario chiamare in causa tutti i modi. In tutti gli altri punti, dove la struttura è effettivamente cilindrica, si può
Come avviene se, ad esempio, la guida è eccitata al finito e illimitata nel verso positivo dell’asse z.
viene detto integrale di ricoprimento
invece, gioca il ruolo di fattore di normalizzazione ed è proporzionale alla potenza complessa
trasportata dal modo n-esimo.

Gli
n
a ora hanno un significato e, per determinarli, ho bisogno appunto di sapere com’è fatta la
rete di alimentazione; il punto chiave sta nel fatto che tali coefficienti costituiscono
progetto e, quindi, non qualcosa di aleatorio e misterioso che
l’opportunità di amplificare (o, viceversa, di decurtare) alcuni modi, affidando ad essi particolari
valori di
n
a scelti in sede di progetto: e questo è un modo molto efficace ed elegante di spo
avanti gli indesiderati modi superiori nelle strutture provviste di modo TEM (v. figura
sottostante).

2.6 – Discontinuità e problema dell’irraggiamento

Abbiamo visto che nella sezione della sorgente (
non verrebbero eccitati nelle ascisse a partire da
effetti considerata come cilindrica
presenti tutti i modi e che, di conseguenza, si avrà anche il problema dell’irraggiamento
assiale della struttura cilindrica ha l’effetto di eccitare tutti i modi della struttura necessari a
sostituire un insieme completo (ai fini di soddisfare

29
Se si eccitano tutti i modi, si ecciteranno anche quelli radianti.
30
Ad esempio la giunzione tra due linee di trasmissione di sezioni trasve

t t z
S
dS × ⋅
∫∫
e H i
*
m

integrale di ricoprimento tra il campo delle sorgenti e il modo n-esimo; il denominatore,

tn t z
S
dS × ⋅
∫∫
E H i
*
m

invece, gioca il ruolo di fattore di normalizzazione ed è proporzionale alla potenza complessa
ora hanno un significato e, per determinarli, ho bisogno appunto di sapere com’è fatta la
rete di alimentazione; il punto chiave sta nel fatto che tali coefficienti costituiscono
e, quindi, non qualcosa di aleatorio e misterioso che va calcolato. Abbiamo
l’opportunità di amplificare (o, viceversa, di decurtare) alcuni modi, affidando ad essi particolari
scelti in sede di progetto: e questo è un modo molto efficace ed elegante di spo
avanti gli indesiderati modi superiori nelle strutture provviste di modo TEM (v. figura
Discontinuità e problema dell’irraggiamento
Abbiamo visto che nella sezione della sorgente (z = 0) sono presenti tutti i modi (anche quelli che
non verrebbero eccitati nelle ascisse a partire da 0 z
+
= , dove la struttura può essere a tutti gli
cilindrica). Questo significa anche che in tale sezione “cri
presenti tutti i modi e che, di conseguenza, si avrà anche il problema dell’irraggiamento
Situazioni analoghe
descritta si verificano di regola in
corrispondenza di tutte le sezioni di
discontinuità, cioè di quelle posizioni
in cui la geometria della sezione
trasversale cambia in maniera brusca
In via del tutto generale si può
affermare cioè che
deviazione da una perfetta invarianza
assiale della struttura cilindrica ha l’effetto di eccitare tutti i modi della struttura necessari a
un insieme completo (ai fini di soddisfare le condizioni al contorno); nel caso di
Se si eccitano tutti i modi, si ecciteranno anche quelli radianti.
Ad esempio la giunzione tra due linee di trasmissione di sezioni trasversali differenti).
esimo; il denominatore,
invece, gioca il ruolo di fattore di normalizzazione ed è proporzionale alla potenza complessa
ora hanno un significato e, per determinarli, ho bisogno appunto di sapere com’è fatta la
rete di alimentazione; il punto chiave sta nel fatto che tali coefficienti costituiscono specifiche di
va calcolato. Abbiamo di conseguenza
l’opportunità di amplificare (o, viceversa, di decurtare) alcuni modi, affidando ad essi particolari
scelti in sede di progetto: e questo è un modo molto efficace ed elegante di spostare in
avanti gli indesiderati modi superiori nelle strutture provviste di modo TEM (v. figura

= 0) sono presenti tutti i modi (anche quelli che
, dove la struttura può essere a tutti gli
). Questo significa anche che in tale sezione “critica” sono
presenti tutti i modi e che, di conseguenza, si avrà anche il problema dell’irraggiamento
29
.
analoghe a quella appena
descritta si verificano di regola in
corrispondenza di tutte le sezioni di
discontinuità, cioè di quelle posizioni
in cui la geometria della sezione
trasversale cambia in maniera brusca
30
.
In via del tutto generale si può
affermare cioè che qualunque
deviazione da una perfetta invarianza
assiale della struttura cilindrica ha l’effetto di eccitare tutti i modi della struttura necessari a
le condizioni al contorno); nel caso di

propagazione multimodale questo dà luogo in genere a trasferimenti di potenza attiva tra i modi
in propagazione, fenomeno noto col nome di conversione di modo. Tale fenomeno può dare luogo a
distorsione del segnale nel caso in cui lungo la guida si verifichino ripetutamente trasferimenti di
potenza tra il modo utilizzato per la trasmissione e altri modi che risultino contemporaneamente
in propagazione.
CAPITOLO 3
Strutture cilindriche con conduttori elettrici imperfetti

3.1 – Analisi perturbativa

Fin’ora abbiamo utilizzato conduttori perfetti e dielettrici perfetti; in pratica, ci siamo posti nel
caso ideale di assenza di perdite. Chiaramente in natura non esistono né gli uni né gli altri
1
e ciò
rende la situazione molto più complicata perché si rende necessario tenere conto della presenza di
campo elettromagnetico all’interno dei conduttori stessi
2
.

Il metodo classico (per strutture ideali) prevedeva che:
1. si scegliesse il mezzo trasmissivo (struttura cilindrica), caratterizzato da dielettrico ideale
3
e
conduttori perfetti
4
;
2. si calcolassero i modi i ovvero le quantità
, , , ,
i zi ti zi ti
E H i γ ∀ E H
3. si considerasse la relazione
( )z
e
γ ω −

riguardante la coordinata assiale z. Ciò consisteva nell’analizzare la costante
( ) ( )
ideale
ideale
ideale
0, Im soprataglio
0, Re sottotaglio
j
α γ
γ α ω β ω
β γ
= ∈ → ¦
= + →
´
= ∈ →
¹


Introducendo le perdite, la costante
reale
γ è sempre maggiore di zero, anche quando la stessa
frequenza di taglio è zero! In particolare si ha:
( ) ( ) ( )
NOTA:
perdite nei perdite nei le perdite provocano
conduttori dielettrici cambiamento di fase
reale ideale m d
reale immaginaria
j γ γ α ω α ω β ω = + + + ∆

. .

In questo capitolo rimuoveremo dunque l’ipotesi di assenza di perdite ed applicheremo il
cosiddetto metodo perturbativo per l’analisi di strutture reali.

Il metodo perturbativo (e il modello qualitativo della propagazione lungo la struttura con conduttori
imperfetti), cui ci si atterrà nel seguito, si regge sulle seguenti considerazioni:

1
Ci limitiamo ai buoni conduttori (oro, platino, rame, etc…) e ai buoni dielettrici (aria, terreno, vetronite, teflon, duroid,
alluminia, etc…), pur tenendo presente che nessun materiale a priori si pone in una di queste due categorie: si tenga
presente che
c ω ε ≪ buon dielettrico
c ωε ≫ buon conduttore
Dunque sceglieremo il materiale che ci interessa esaminando i parametri , , c ε ω . Vale inoltre la relazione:
tan tan
c
δ
ωε
=
dove δ è l’angolo di perdita
2
Una risoluzione rigorosa del problema in termini analitici in questi casi è assolutamente fuori questione, salvo rare
eccezioni di strutture aventi un grado elevato di simmetria, quali strutture piane uniformi e strutture a simmetria di
rotazione. Tuttavia, sotto certe ipotesi semplificative, è ugualmente possibile svolgere alcune considerazioni di
carattere generale, da cui si può trarre un quadro qualitativo della struttura e una valutazione approssimata al
prim’ordine delle costanti di propagazione dei suoi modi.
3
Costante dielettrica
0 r
ε ε ε = , c = 0.
4
c = +∞.
1. Se un conduttore ha conducibilità elettrica
elevata, il campo elettromagnetico al suo
interno è apprezzabilmente diverso da zero
solo in uno strato adiacente alla superficie
che lo limita, il cui spessore è legato allo
spessore di penetrazione.
pari a
5
:
l’interno del conduttore
6
!
2. Il campo elettromagnetico, salvo che nei
immutato al caso ideale (c
superficie dei conduttori stessi, il quale assume valori piccoli ma finiti. Ciò richiede che
sia piccolo rispetto alle dimensioni reali della zona dielettrica.
3. Risulta possibile trascurare la componente assiale, in quanto all’interno dei conduttori reali
vi è praticamente solo propagazione lungo il piano trasversale. Quindi, se indichiamo con
s il vettore di propagazione, e lo scindiamo n
si ha
ad es. con un modo TEM
dielettrico
La costante di propagazione trasversale del campo nei punti interni ai conduttori è
espressa da
Se ora estraiamo la radice di questa quantità otteniamo:
1
m m
jk
δ
+
≈ ≈
4. I contorni dei conduttori sul piano trasversale sono curve regolari aventi in ogni punto
raggio di curvatura grande rispetto allo spessore di penetrazione
5. Abbiamo detto poco fa che
dielettrica. Non solo: vogliamo che esso sia piccolo anche rispetto allo spessore dei
conduttori
9
.

5
Nella relazione seguente,
m
µ è la permeabilità magnetica del conduttore reale e
6
È proprio questo fatto a rendere i calcoli molto più complicati: non si può infatti né parlare di uniformità, né di modi
TEM, ma soltanto di modi ibridi.
7
Quindi tutto è uguale a ciò che abbiamo detto nel capitolo precedent
modo “classico” senza preoccuparci delle perdite.
8
Localmente, all’interno dei conduttori si ha un’onda piana che si propaga in un mezzo omogeneo nella direzione
normale al contorno.
Se un conduttore ha conducibilità elettrica
elevata, il campo elettromagnetico al suo
o è apprezzabilmente diverso da zero
solo in uno strato adiacente alla superficie
che lo limita, il cui spessore è legato allo
Quest’ultimo è
m
δ
ωµ
=
Il fatto che, in una piccola parte del conduttore
campo sia diverso da zero
perpendicolarità del vettore campo elettrico
rispetto alla superficie del c.e. reale (v. figura).
Esiste infatti una componente che va verso
Il campo elettromagnetico, salvo che nei punti interni al conduttor
)
m
c = +∞
7
, fatta eccezione per il componente di
superficie dei conduttori stessi, il quale assume valori piccoli ma finiti. Ciò richiede che
sia piccolo rispetto alle dimensioni reali della zona dielettrica.
Risulta possibile trascurare la componente assiale, in quanto all’interno dei conduttori reali
vi è praticamente solo propagazione lungo il piano trasversale. Quindi, se indichiamo con
il vettore di propagazione, e lo scindiamo nelle sue tre componenti cartesiane ortogonali
x y z
s s s = + + s i j k
= = ¦
¦
´

¦
¹
ad es. con un modo TEM
0
dielettrico
0
x y
z
s s
s
conduttore
x z
y z
s s
s s
¦
¦
´
¦
¹


La costante di propagazione trasversale del campo nei punti interni ai conduttori è
( )
2
2
m t m m
jk j γ ωµ ε = − ≈
Se ora estraiamo la radice di questa quantità otteniamo:
1
(costante intrinseca del conduttore)
m m
m
j
σ
δ
+
≈ ≈
I contorni dei conduttori sul piano trasversale sono curve regolari aventi in ogni punto
raggio di curvatura grande rispetto allo spessore di penetrazione
8
.
Abbiamo detto poco fa che
m
δ deve essere piccolo rispetto alle dimensioni reali della zona
dielettrica. Non solo: vogliamo che esso sia piccolo anche rispetto allo spessore dei
è la permeabilità magnetica del conduttore reale e
m
ε la sua costante dielettrica.
È proprio questo fatto a rendere i calcoli molto più complicati: non si può infatti né parlare di uniformità, né di modi
Quindi tutto è uguale a ciò che abbiamo detto nel capitolo precedente: potremo andare a lavorare con i modi in
modo “classico” senza preoccuparci delle perdite.
Localmente, all’interno dei conduttori si ha un’onda piana che si propaga in un mezzo omogeneo nella direzione
2
m m
c ωµ

in una piccola parte del conduttore, il
campo sia diverso da zero, dipende dalla non
perpendicolarità del vettore campo elettrico
rispetto alla superficie del c.e. reale (v. figura).
una componente che va verso
punti interni al conduttore, rimane praticamente
, fatta eccezione per il componente di e tangente alla
superficie dei conduttori stessi, il quale assume valori piccoli ma finiti. Ciò richiede che
m
δ
Risulta possibile trascurare la componente assiale, in quanto all’interno dei conduttori reali
vi è praticamente solo propagazione lungo il piano trasversale. Quindi, se indichiamo con
elle sue tre componenti cartesiane ortogonali
conduttore
x z
y z
s s
s s
γ σ = ±
La costante di propagazione trasversale del campo nei punti interni ai conduttori è quindi
(costante intrinseca del conduttore)
I contorni dei conduttori sul piano trasversale sono curve regolari aventi in ogni punto
deve essere piccolo rispetto alle dimensioni reali della zona
dielettrica. Non solo: vogliamo che esso sia piccolo anche rispetto allo spessore dei
la sua costante dielettrica.
È proprio questo fatto a rendere i calcoli molto più complicati: non si può infatti né parlare di uniformità, né di modi
e: potremo andare a lavorare con i modi in
Localmente, all’interno dei conduttori si ha un’onda piana che si propaga in un mezzo omogeneo nella direzione
In breve, il campo si propaga:
• nel dielettrico con funzioni di modo praticamente immutato rispetto al caso ideale;
• in corrispondenza della superficie dei conduttori penetra all’interno secondo la direzione
normale (e con costante di propagazione
m
σ ).

Dobbiamo quindi andare ad esaminare cosa succede modo per modo. Si noti che è importante, a
tal proposito, che i modi siano ortogonali: se ciò non fosse non sarebbe possibile andare ad
occuparci singolarmente di ognuno di essi e, anzi, ogni modo influenzerebbe gli altri in maniera
sensibile
10
.

Inoltre, è necessario dare una verosimile rappresentazione delle funzioni
11
:
( ) ( ) ( )
reale ideale m d
j γ γ α ω α ω β ω = + + + ∆
• ( )
m
α ω dovuta alla potenza dissipata nei conduttori
• ( )
d
α ω dovuta alla potenza dissipata nel dielettrico
• ( )
β ω ∆ dovuta all’accumulo di energia EM nei conduttori
12

Riferiamoci alla figura accanto, la quale rappresenta una sezione
trasversale di un conduttore:
• P è un punto all’interno del conduttore stesso;
• P0 è un punto che si trova sulla superficie del conduttore;
• n è il versore normale alla superficie;
• τ è il versore tangente alla superficie;
• z è la coordinata della direzione lungo la quale avviene la propagazione (individuata dal
versore k );

st
J è la componente di densità di corrente superficiale relativa al piano trasversale
(sezione) sul quale stiamo lavorando;

zt
J è la componente di densità di corrente superficiale relativa alla direzione di
propagazione.

La densità di corrente superficiale presente nel punto
0
P dipende, nel caso ideale, dal
componente
13
( )
0
P
τ
h :
( ) ( ) ( ) ( )
somma dei due componenti vettoriali
0 0 0 0

s st sz
P J P J P P
τ
= ⋅ + ⋅ = × J τ k h n

(14)

La presenza di tale densità di corrente genera, sempre in
0
P :
• una densità di corrente assiale pari a ( )
0 0 0
d d
s sz
P l J l ⋅ = J k
• una densità di corrente trasversale
15
pari a ( )
0
d d
s st
P z J z ⋅ = J τ

9
In questo modo, partendo da un qualunque punto di contorno e muovendosi in direzione della normale, si può
sempre pervenire a punti interni al conduttore in cui il campo elettromagnetico è praticamente nullo.
10
… rendendo il quadro di insieme impossibile da districare!
11
Sono tutte funzioni che dipendono dalla pulsazione ω (cioè dalla frequenza di lavoro).
12
Oltre all’effetto Joule.
13
Componente del campo magnetico tangente alla superficie del conduttore nel punto P0.
14
Il tutto è anche dovuto al fatto che, per i conduttori elettrici perfetti, vale 0
H
z
n

=

[?].
15
Attraverso un elemento di linea dz preso in direzione assiale.
Quando il generico conduttore ha una conducibilità finita (e quindi non è perfetto), queste
correnti
16
sono distribuite all’interno del conduttore con densità finita, anziché essere puramente
superficiali.

Giunti a questo punto, sapendo che con le perdite il campo decade assieme a
17

t m
jk
e e e
γ γ − − −
= =
n n n

possiamo scrivere
18

( ) ( ) ( )
1
0 0
m m
j
jk
z z z
e n e P e e P e
δ
+


≈ =
n
n

( ) ( ) ( )
1
0 0

m m
j
jk
t t t
n P e P e
δ
+


⋅ ≈ ⋅ = ⋅
n
n
e τ e τ e τ
Se ora ci ricordiamo del fatto che:
c
c = ⋅ j e

(equazione del trasporto)
Possiamo trasformare le due equazioni di prima in modo da ricavare l’espressione esatta delle
correnti superficiali
19
:
( ) ( ) ( ) ( )
0 0 0 0 0 0
1
0

0
0 0
d d d d d d d
1
m m m
sz s m m
j
z z z
e n e
c
J l P l l c n l c n l e P
j
P e
δ
δ
∞ ∞
+

= ⋅ = = ≈
+
∫ ∫
n
J k
( ) ( ) ( ) ( )
0
0
0 0

0
1
d d d d d d d
1
m m m
st s m
j
t t t m
c
J z P z z c n z c n n P e z P
j
δ
δ
∞ ∞
+

= ⋅ = = ≈ ⋅
+
⋅ ⋅
∫ ∫
n
e τ e e τ J τ τ
Possiamo a questo punto combinare le due relazioni appena scritte in quanto, lo ricordiamo,
( ) ( ) ( ) ( )

( ) ( )
somma dei due componenti vettoriali
1
0 0 0 0 0 0
+
1 1 1
m m m m m m
s st sz t z t
c c c
P J P J P P e P P
j j j
δ δ δ
=
= ⋅ + ⋅ = ⋅ ⋅ ⋅ ≈
+ + +
J τ k e τ τ k e

La superficie del conduttore si comporta quindi come una buona parete di impedenza. Ponendo
per definizione
1
s
m m
j
Z
c δ
+
≜ (impedenza superficiale del conduttore)
si ha:
( ) ( )
0 0
1
s t
s
P P
Z
≈ J e
( ) ( )
0 0 t s s
P Z P ≈ e J
Ricordando poi che (l’abbiamo scritto non molto tempo fa):
( ) ( )
0 0 s
P P
τ
= × J h n
Possiamo quindi scrivere
( ) ( )
0 0

t s
P Z P
τ
≈ × ⇒ e h n

( ) ( )
0 0
1
t
s
P P
Z
τ
× ≈ h n e


16
Le quali sono legate all’intensità del campo magnetico h e, dunque, restano praticamente immutate per ipotesi.
17
Nota che c’è n al posto del solito k che scrivevamo nei capitoli 1 e 2: tutto però torna se consideriamo che il campo
elettrico si propaga nel piano trasversale (sul quale giace n) e non nella direzione assiale (individuata da k).
18
Ricordiamo che
1
(costante di propagazione intrinseca del conduttore)
m m
m
j
jk σ
δ
+
≈ ≈

19
Nelle due relazioni che seguono, l’estremo superiore di integrazione dovrebbe essere
m
mδ , essendo m un numero
tale che, ad una distanza dalla superficie pari a
m
mδ , il campo risulti praticamente estinto. Questo fatto autorizza, dal
punto di vista puramente matematico, a porre all’infinito tale estremo, senza che praticamente il valore dell’integrale
cambi.
la quale, in virtù delle proprietà del prodotto vettoriale può essere scritta nel seguente modo
( ) ( ) ( )
0 0 0 t s s
P Z P Z P
τ τ
× ≈ × × = n e n h n h

( ) ( )
0 0 t s
P Z P
τ
× ≈ n e h

3.2 – Considerazioni energetiche: potenze attive

La presenza di un campo elettromagnetico all’interno dei conduttori dà luogo ad effetti energetici
consistenti in una dissipazione di potenza attiva e in un accumulo di energia elettromagnetica in
eccesso rispetto al caso ideale.

La potenza attiva dissipata per effetto Joule per unità di lunghezza vale:
2
0 0
1
d ( ) d
2 2
m
m
L s s
S
c
P S R P = ⋅ ≈
∫∫ ∫
*
e e J


(20)
(
m
S è la sezione trasversale dei conduttori)
Se facciamo uso delle relazioni:
( ) ( )
( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( )
1
1
0 0
0
1
0 0

m m
m
m m
j
jk j
z z z
j
jk
t t t
e n e P e e P e
n P e
n P e P e
δ
δ
δ
+

− +

+


¦
≈ = ¦
¦
≈ ⇐
´
¦
⋅ ≈ ⋅ = ⋅
¦
¹
n
n
n
n
n
e e
e τ e τ e τ

Possiamo scrivere

( ) ( ) ( ) ( )
1 1 2

0 0 0 0
d d d
2 2 2
m m m
m m m
j j
m m m
L
S S S
c c c
P S P P e e S P P e S
δ δ δ
+ −
− − −
= ⋅ = ⋅ = ⋅
∫∫ ∫∫ ∫∫
n n n
* * *
e e e e e e

Se ora scomponiamo la superficie
m
S nelle sue dimensioni (e quindi “sciogliamo” l’integrale
doppio in due integrali semplici, uno calcolato su ℓ , che è il contorno della regione occupata dai
conduttori, e l’altro calcolato sulla direzione normale n) otteniamo:
2
0 0 0 0 0 0
0
d ( ) ( ) d ( ) ( ) d
2 4
m m m m
L
c c
P e n P P P P
δ
δ


= ⋅ = ⋅
∫ ∫ ∫
n
* *
e e e e
ℓ ℓ
ℓ ℓ

Per quanto riguarda l’energia immagazzinata, si ha che quella di tipo magnetico è molto
maggiore rispetto a quella di tipo elettrico:
( ) ( )
e m
U z U z ≪
Essa è inoltre pari a:
*
( ) d d
4 4
m m
m m
m t t
S S
U z S S
µ µ
= ⋅ ≈ ⋅
∫∫ ∫∫
*
h h h h
A questo punto possiamo procedere come nel caso della potenza dissipata: si trova
( ) ( ) ( )
2
2
*
0 0 0 0 0 0 0 0
0
1 1 1
d ( ) ( ) d d d
4 8 2
m m
m m m t t s
m m
U e n P P P P P
c
δ
µ
µ δ
ω δ


= ⋅ ≅ =
∫ ∫ ∫ ∫
n
*
h h h h J
ℓ ℓ ℓ
ℓ ℓ ℓ

Quindi, brevemente, abbiamo che:
1
2
m L
U P
ω


20
Enunciamo la seconda uguaglianza senza dimostrarla.
Dalle equazioni di Maxwell scritte per un solo modo, procedendo come per il calcolo del vettore di
Poynting e prendendo la parte reale
21
, si ottiene
( )
α ω
¦ ¹ ¦ ¹ × ⋅ ¦ ¦
⋅ = + × ⋅
´ ` ´ `
¦ ¦
¹ ) ¹ )
∫∫ ∫∫ ∫


. . .
0
potenza potenza complessiva potenza
ceduta al conduttore dissipata nel dielettrico (vettore di Poynting)
1
2 ( )Re d d Re d
2 2 2
m
lm ld
t t
t t
S S
P P z P
S c S
* *
*
e h e e
k e h n

(22)
( ) α = + 2
ld lm
P z P P
Questa legge ha l’aspetto di un principio di conservazione dell’energia.

A questo punto possiamo formulare una relazione tra potenza attiva (e da qui l’operatore di parte
reale) in una z qualsiasi e nella sezione di alimentazione (z = 0):
( )

* *
2
esce questo
termine che è la
parte reale di
potenza 0 alla coordinata 0
( ) Re d Re d
2 2
m m
z
z t t t t
z z
S S
e
P z
P z S S e
γ
α


=
¦ ¹ ¦ ¹
× × ¦ ¦ ¦ ¦
= ⋅ = ⋅ ⋅
´ ` ´ `
¦ ¦ ¦ ¦
¹ ) ¹ )
∫∫ ∫∫
e h E H
i i
.

(23)
2
( ) (0)
z
P z P e
α −
=
Derivando questa espressione rispetto all’ascissa z:
2
d d
( ) (0)
d d
z
P z P e
z z
α −
=
( )
α
α α α

= − = − = − +
.
2
( )
d
( ) 2 (0) 2 ( )
d
z
ld lm
P z
P z P e P z P P
z

Essendo negativa la derivata, percepiamo che c’è una diminuzione della potenza, dovuta alla
somma delle potenze attive
ld
P dissipata nel dielettrico e
lm
P ceduta alla zona occupata dai
conduttori
24
. Ecco quindi meglio svelato dove stava il principio di conservazione dell’energia.

21
DIMOSTRAZIONE
Equazioni di Maxwell per un solo modo:
trasversale (campo magnetico)
trasversale (campo elettrico)
t t z t
t t z c t
E j
H j
γ ωµ
γ ωε
× + ×∇ = →
× + ×∇ = − →
k E k H
k H k E

* * * *
* * * * *
moltiplichiamo per
coniughiamo e moltiplichiamo per
t t t t t t z t
t t t c t t t z t
j E
j H
γ ωµ
γ ωε
→ × = ⋅ − ∇ × ⋅
→ − × = −∇ × ⋅
H E H k H H H k
E E H k EE E k

(si è fatto pesante uso della proprietà anticommutativa del prodotto vettoriale)
Facendo uso di identità vettoriali e delle
assiale (campo elettrico)
assiale (campo magnetico)
t t c z
t t z
j E
j H
ωε
ωµ
∇ × = →
∇ × = − →
H k
E k

Otteniamo:
( )
( )
2
* * *
2
* *
= +
= +
t z t t z t c z
t z t t t z z
E E j E
H H j H
ωε
ωµ
∇ × ∇ ×
∇ × ∇ ×
H H k
E E k

Ponendo ora
*
j j γ α β γ α β = + ⇒ − = − + , sottraendo la
* * * * *
t t c t t t z t
j H γ ωε − × = − ∇ × ⋅ E H k E E E k

dalla
* * *
t t t t t z t
j E γ ωµ × = ⋅ − ∇ × ⋅ E H k H H H k
e sfruttando le
( ) ( )
2 2
* * * * *
= + = +
t z t t z t c z t z t t t z z
E E j E H H j H ωε ωµ ∇ × ∇ × ∇ × ∇ × H H k E E k

Si ha:
( ) ( )
* * * *
2
t t t t z z t
c j H E α ω µ ε × ⋅ = ⋅ + ⋅ − ⋅ + ∇ × −
* *
E H k E E H H E E E H k

Di questa quantità dobbiamo prendere la sopraccitata parte reale.
22
Omettiamo la dimostrazione per alleggerire l’aspetto matematico.
23
L’uscita del termine esponenziale è dovuta al fatto che siamo passati dai campi tempo continui ai fasori.
Ma questo ha anche un risvolto ancora più interessante: poco fa abbiamo visto che si ha
( ) 2 ( )
ld lm
P z P P α − = − +
Ma ciò significa anche che
( )
α α
α ω
+
= = +
. .
2 ( ) 2 ( ) 2 ( )
d m
ld lm ld lm
P P P P
P z P z P z

E dunque possiamo velocemente calcolare, col bilancio di potenza, la parte reale della costante di
propagazione nel caso con perdite! D’altronde, notiamo anche che la forma del principio di
conservazione dell’energia viene ereditata anche dalla costante di attenuazione del modo:

dielettrico conduttore
d m
α α α = +
Dove:
α ω
α ω
¦ ¹ ¦ ¹
× ×
⋅ ⋅
´ ` ´ `
¹ ) ¹ )
= =
¦ ¹ ¦ ¹
× × ¦ ¦ ¦ ¦
⋅ ⋅
´ ` ´ `
¦ ¦ ¦ ¦
¹ ) ¹ )
⋅ ⋅
= =
¦ ¹ ¦ ¹
× × ¦ ¦ ¦ ¦
⋅ ⋅
´ ` ´ `
¦ ¦ ¦ ¦
¹ ) ¹ )
∫ ∫
∫∫ ∫∫
∫∫ ∫∫
∫∫ ∫∫
ℓ ℓ
ℓ ℓ
* *
0 0
*

Re d Re d
2 2
( )

Re d Re d
2 2
d d
2 2
( )
Re d Re d
2 2
m m
m m
m m
t t t t
m
t t t t
z z
S S
S S
d
t t t t
z z
S S
S S
c S c S
S S
*
* *
* *
E H e h
n n
E H e h
i i
E E e e
E H e h
i i
¦
¦
¦
¦
¦
¦
¦
´
¦
¦
¦
¦
¦
¦
¹

Pare evidente, dunque, che tale strumento ha una grande efficacia.

3.3 – Considerazioni energetiche: potenze reattive

Dalle equazioni di Maxwell scritte per un solo modo, procedendo come per il calcolo del vettore di
Poynting
25
e prendendo la parte immaginaria, si ottiene:
β ω
¦ ¹
× ¦ ¦
⋅ =
´ `
¦ ¦
¹ )
∫∫
2 ( ) Re d
2
m
t t
S
S
*
e h
k

( )
2 2
*
0
1
2 d Im d
4 4 2
m
t t z t t z
z t t z
S
h e
S e h ω µ ε
| |
⋅ − ⋅ − ¦ ¹
|
= + + + ⋅
´ `
|
¹ )
\ ¹
∫∫ ∫
* *
*
h h e e
h e τ


Dividendo entrambi i membri per
2
¦ ¹
× ¦ ¦

´ `
¦ ¦
¹ )
∫∫
Re d
2
m
t t
S
S
*
e h
k
si ha:
( )
β β
ω µ ε
β

| |
⋅ − ⋅ −
¦ ¹
| +
+ ⋅
´ `
|
\ ¹ ¹ )
= +
¦ ¹ ¦ ¹
× × ¦ ¦ ¦ ¦
⋅ ⋅
´ ` ´ `
¦ ¦ ¦ ¦
¹ ) ¹ )
∫∫

∫∫ ∫∫


. .
0
2 2
*
0
1
2 d
Im d
4 4
2
2Re d 2Re d
2 2
m
m m
t t z t t z
z t t z
S
t t t t
S S
h e
S
e h
S S
* *
*
* *
h h e e
h e τ
e h e h
k k


24
Entrambe per unità di lunghezza.
25
La dimostrazione è la stessa della nota 21.
E quindi:

0
componente costante di fase
aggiuntiva che si avrebbe
in un materiale
ideale
... ...
2 2
S
P P
β β β = + ∆ = +
∫∫ ∫∫


Anche questa volta emerge tutta la potenza del metodo perturbativo.

3.4 - Conclusioni

Ecco, per punti, come funziona quindi il metodo perturbativo.
• Si assume la struttura ideale e si calcolano i modi ortogonali.
• Se i modi non hanno tutti autovalori distinti [es. i modi TEM hanno tutti ( )
id
γ ω σ = ], si
deriva una nuova base di modi ortogonali mediante combinazione lineare della base di
partenza.
• Dal bilancio delle potenze attive e reattive si ottiene la correzione alla costante di
propagazione utilizzando le funzioni della struttura ideale.
Tale metodo è ingegneristicamente molto furbo, ma fisicamente un po’ scorretto.


4.1 – Generalità e definizione di rete elettrica

Immaginiamo di voler implementare
30 30,5 GHz
(v. figura affianco), grazie ad un
frequenza interessata.
Sulla carta tutto sembra andare bene; se però provo a far
funzionare questo circuito nella realtà, il funzionamento risulta
essere completamente sballato.
Come mai?
Il
solo ed esclusivamente nel caso in cui
in realtà avviene eccome! Quindi, mentre per frequenze piccole (alte lunghezze d’onda) posso
mantenere la “vecchia” rappresentazione mediante i componenti a costanti concentrate, ad alte
frequenze (piccole lunghezze d’onda) devo utilizzare una diversa rappresentazione.
È quindi necessario creare uno strumento che caratterizzi queste strutture da
vista circuitale e, cosa non meno importante, trovare adeguati strumenti di misura (che non siano
a costanti concentrate come voltmetri e amperometri
quella della lunghezza d’onda!).

Il primo passo per raggiungere questo scopo è quello di definire il concetto di
la k-esima) un piano trasversale arbi
bocca) della guida k-esima; la sezione trasversale
relativo piano di riferimento si chiama
S, dai conduttori esterni alle N strutture cilindriche fino alle intersezioni di queste coi piani di
bocca si chiama rete elettrica a N porte fisiche.

Per ogni porta fisica si hanno poi molte
ortogonali che trasportano (in tante parti) il segnale
quindi, la porta fisica stessa). In tale struttura, il campo elettrico e magnetico trasversali saranno
dunque esprimibili come sovrapposizione
CAPITOLO 4
Reti elettriche
e definizione di rete elettrica
implementare un filtro passa-banda che funzioni nell’intervallo di frequenze
30 30,5 GHz ∼ e scegliamo di progettarlo a costanti concentrate
(v. figura affianco), grazie ad un risonatore
frequenza interessata.
Sulla carta tutto sembra andare bene; se però provo a far
funzionare questo circuito nella realtà, il funzionamento risulta
essere completamente sballato.
Come mai?
Il nodo della questione è che questo circuito funzionerebbe bene
solo ed esclusivamente nel caso in cui non vi fosse propagazione all’interno dei componenti, cosa che
in realtà avviene eccome! Quindi, mentre per frequenze piccole (alte lunghezze d’onda) posso
mantenere la “vecchia” rappresentazione mediante i componenti a costanti concentrate, ad alte
frequenze (piccole lunghezze d’onda) devo utilizzare una diversa rappresentazione.
È quindi necessario creare uno strumento che caratterizzi queste strutture da
vista circuitale e, cosa non meno importante, trovare adeguati strumenti di misura (che non siano
a costanti concentrate come voltmetri e amperometri, i quali hanno dimensioni paragonabili a

sso per raggiungere questo scopo è quello di definire il concetto di
Si consideri una superficie chiusa
della quale agiscono delle sorgenti note (ed
eventualmente nulle) e sulla quale le condizioni
al contorno imposte al campo elettromagnetico
siano 0
t
= e o 0
t
= h in tutti i punti, salvo che
in un certo numero N di regioni nelle
e/o
t
h sono diversi da zero: attraverso queste
porzioni di superficie la zona racchiusa
all’interno è accessibile per mezzo di altrettanto
strutture cilindriche chiuse di qualunque
natura.
Fissato su una di queste generiche (ad esempio
trasversale arbitrario, si assuma questo come piano di riferimento
esima; la sezione trasversale S
(k)
della k-esima struttura cilindrica che giace sul
relativo piano di riferimento si chiama porta fisica. La porzione di spazio delimitata dalla superficie
strutture cilindriche fino alle intersezioni di queste coi piani di
porte fisiche.
Per ogni porta fisica si hanno poi molte porte virtuali (o elettriche), rappresentate da tutti i modi
ortogonali che trasportano (in tante parti) il segnale attraversante la relativa struttura cilindrica
. In tale struttura, il campo elettrico e magnetico trasversali saranno
dunque esprimibili come sovrapposizione di modi della stessa:
che funzioni nell’intervallo di frequenze
scegliamo di progettarlo a costanti concentrate
risonatore che funzioni alla
Sulla carta tutto sembra andare bene; se però provo a far
funzionare questo circuito nella realtà, il funzionamento risulta
nodo della questione è che questo circuito funzionerebbe bene
all’interno dei componenti, cosa che
in realtà avviene eccome! Quindi, mentre per frequenze piccole (alte lunghezze d’onda) posso
mantenere la “vecchia” rappresentazione mediante i componenti a costanti concentrate, ad alte
frequenze (piccole lunghezze d’onda) devo utilizzare una diversa rappresentazione.
È quindi necessario creare uno strumento che caratterizzi queste strutture da un nuovo punto di
vista circuitale e, cosa non meno importante, trovare adeguati strumenti di misura (che non siano
, i quali hanno dimensioni paragonabili a
sso per raggiungere questo scopo è quello di definire il concetto di rete elettrica.
Si consideri una superficie chiusa S all’interno
agiscono delle sorgenti note (ed
eventualmente nulle) e sulla quale le condizioni
al contorno imposte al campo elettromagnetico
in tutti i punti, salvo che
di regioni nelle quali
t
e
sono diversi da zero: attraverso queste
porzioni di superficie la zona racchiusa
all’interno è accessibile per mezzo di altrettanto
strutture cilindriche chiuse di qualunque
sato su una di queste generiche (ad esempio
piano di riferimento (o piano di
esima struttura cilindrica che giace sul
. La porzione di spazio delimitata dalla superficie
strutture cilindriche fino alle intersezioni di queste coi piani di
, rappresentate da tutti i modi
la relativa struttura cilindrica (e,
. In tale struttura, il campo elettrico e magnetico trasversali saranno

Le funzioni di modo sono sempre definite a meno di un fattore moltiplicativo complesso
arbitrario. In seguito, al fine di rimuovere ogni indeterminazione, si farà esclusivamente uso di
funzioni di modo normalizzate, per le quali cioè tale costante arbitraria è univocamente fissata
tal maniera, le funzioni di modo normalizzate vengono a dipendere soltanto dalle caratteristiche
della guida, e quindi nella rappresentazione data poco fa soltanto le
note a priori
3
perché dipendenti dal
regime elettrico.

Nella figura a destra vediamo un
esempio meno generico e più
caratterizzato, ovvero quello di una
connessione a T di una guida: si
vedono tre strutture cilindriche
afferire all’interno di un’unica
superficie chiusa S (il centro
dell’intersezione); ad ogni struttura
cilindrica corrisponde una porta
fisica con una propria sezione
trasversale e dei propri modi. Se

1
Fissando l’origine della coordinata assiale per la struttura cilindrica
assumendo come verso positivo di
( ) k
z quello diretto dal piano di rifer
anche intensità d’onda incidenti alla porta k
2
Un’implicazione interessante delle reti elettriche è che una qualsiasi onda associata ad una qualunque porta dipende
da tutti i modi afferenti alla rete elettrica.
3
Tuttavia gli
( ) k
j
a potrebbero essere comunque noti visto che rappresentano il modo con il quale viene alimentata la
struttura, aspetto che viene presumibilmente fissato in sede di progetto. Dunque, il problema è trovare i
saranno funzione di tutti gli
( ) k
j
a e delle sorgenti presenti nella rete.
( )
( )
( )
( ) ( )
( )
( ) ( )
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
1
parte incidente parte riflessa
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
1
parte incidente parte riflessa
k
k k k k
j j
k
k k k k
j j
M
z z
k k k k k
t j tj j tj
j
M
z z
k k k k k
t j tj j tj
j
a e b e
a e b e
γ γ
γ γ

+ −
=

+ −
=
= +
= +


e E E
h H H
. .
. .
Le varie quantità sono da leggersi così:

( ) k
S indica una ben precisa porta fisica;

( ) k
n è il versore normale alla porta fisica
(orientato verso la direzione positiva);

( )
0
k
z = è il piano di riferimento della guida

( ) k
j
a è il coefficiente dell’onda incidente del modo
k-sima porta fisica
1,2
;

( ) k
j
b è il coefficiente dell’onda incidente
j alla k-sima porta fisica
1,2
;

( ) k
M è il numero di modi presenti alla porta fisica
Le funzioni di modo sono sempre definite a meno di un fattore moltiplicativo complesso
seguito, al fine di rimuovere ogni indeterminazione, si farà esclusivamente uso di
per le quali cioè tale costante arbitraria è univocamente fissata
tal maniera, le funzioni di modo normalizzate vengono a dipendere soltanto dalle caratteristiche
della guida, e quindi nella rappresentazione data poco fa soltanto le
( ) k
j
a
perché dipendenti dal
Nella figura a destra vediamo un
esempio meno generico e più
quello di una
connessione a T di una guida: si
vedono tre strutture cilindriche
afferire all’interno di un’unica
(il centro
dell’intersezione); ad ogni struttura
cilindrica corrisponde una porta
fisica con una propria sezione
le e dei propri modi. Se
Fissando l’origine della coordinata assiale per la struttura cilindrica k-esima sul piano di bocca della porta fisica e
quello diretto dal piano di riferimento verso la rete, allora le
k-esima e le
( ) k
j
b intensità d’onda riflesse alla medesima porta.
Un’implicazione interessante delle reti elettriche è che una qualsiasi onda associata ad una qualunque porta dipende
da tutti i modi afferenti alla rete elettrica.
potrebbero essere comunque noti visto che rappresentano il modo con il quale viene alimentata la
struttura, aspetto che viene presumibilmente fissato in sede di progetto. Dunque, il problema è trovare i
e delle sorgenti presenti nella rete.
( )
( )
( ) ( )
( ) ( )
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
parte incidente parte riflessa
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
parte incidente parte riflessa
k k k k
j j
k k k k
j j
z z
k k k k k
t j tj j tj
z z
k k k k k
t j tj j tj
a e b e
a e b e
γ γ
γ γ
+ −
+ −
= +
e E E
h H H
. .
. .


ndica una ben precisa porta fisica;
è il versore normale alla porta fisica k-esima

della guida k-esima;
onda incidente del modo j alla
onda incidente riflessa del modo
di modi presenti alla porta fisica k.
Le funzioni di modo sono sempre definite a meno di un fattore moltiplicativo complesso
seguito, al fine di rimuovere ogni indeterminazione, si farà esclusivamente uso di
per le quali cioè tale costante arbitraria è univocamente fissata: in
tal maniera, le funzioni di modo normalizzate vengono a dipendere soltanto dalle caratteristiche
e
( ) k
j
b sono quantità non
esima sul piano di bocca della porta fisica e
imento verso la rete, allora le
( ) k
j
a si chiamano
alla medesima porta.
Un’implicazione interessante delle reti elettriche è che una qualsiasi onda associata ad una qualunque porta dipende
potrebbero essere comunque noti visto che rappresentano il modo con il quale viene alimentata la
struttura, aspetto che viene presumibilmente fissato in sede di progetto. Dunque, il problema è trovare i
( ) k
j
b , i quali
facciamo l’ipotesi che questi modi siano ortogonali, avremo – ad ogni porta fisica – una porta
elettrica per ognuno di essi. Abbiamo poi delle discontinuità, tutte racchiuse nella superficie S: in
quei punti cade la definizione di struttura cilindrica e si eccitano tutti i modi.

4.2 – Analisi della rete elettrica

Si consideri ora una situazione in cui sono note tutte le intensità d’onda incidenti, cioè la
componente del campo elettromagnetico che si propaga verso la rete in ciascuna delle strutture
cilindriche afferenti alla rete stessa. In queste condizioni il campo elettromagnetico nei punti della
rete si può considerare dovuto a due insiemi di sorgenti libere:
• le sorgenti impresse ( ) ( ) elettriche e magnetiche
i i
J M , che agiscono all’interno della rete;
• un sistema di correnti superficiali localizzate sui piani di bocca, che rappresentano le
sorgenti equivalenti ai generatori esterni liberi
4
cui si deve l’eccitazione delle onde
incidenti. Si ha che essi sono pari a
+ +
= =

= × = ×


∑ ∑
( ) ( )
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( )
1 1
k k
M M
k k k k k k k k
s j tj s j tj
j j
a a M E n J n H
Di conseguenza, non deve destare stupore il fatto che sia possibile esprimere
5
una qualunque
componente del campo e.m. tramite una combinazione lineare di:
"interne"
,
i i
J M
.

( ) ( )
"esterne"
,
k k
s s
M J
.

Vediamo ora come sia lecito, tramite i parametri introdotti fino ad ora, dare della rete una
descrizione alle porte, cioè mediante i valori dell’intensità dell’onda anziché tramite l’intera
distribuzione del campo elettromagnetico. Tale scopo sembra arduo da realizzare, ma siamo
avvantaggiati dal fatto che i nostri fenomeni hanno entità lineare, cosa che ci permette di applicare
la sovrapposizione degli effetti
6
; inoltre, possiamo applicare il teorema di equivalenza per rappresentare
il campo elettromagnetico attraverso le correnti elettriche e le correnti magnetiche.
Anzitutto introduciamo il vettore delle onde riflesse nel caso di rete elettrica a n porte (ognuna
avente
( ) i
M modi, ovvero
( ) i
M porte virtuali associate):
( ) ( )
( )
( ) ( ) ( )
( )
( ) ( ) ( )
( )
( )
1 2
1 1 1 2 2 2
1 2 1 2 1 2
riferiti alla porta 1 riferiti alla porta 2 riferiti alla porta
, , ..., , , , ..., , ..., ..., ..., , , ...,
n
n n n
M M M
n
b b b b b b b b b


=



b
. . .

Questo vettore ha al suo interno
( )
1
M
i
T
i
N M
=
=

chiaramente ≥ n (ed è = solo in condizioni di unimodalità)
elementi
7
.
Introduciamo poi il funzionale vettoriale lineare
( ) ,
j
m k
F , il quale dipende da come è fatta la rete
elettrica
8
e cioè, più precisamente:
• dal modo j sul quale ci stiamo concentrando;

4
Liberi significa che esistono indipendentemente dalla natura e dal comportamento della rete, in quanto imposti
dall’esterno.
5
Tramite il teorema di equivalenza, che fra poco verrà citato.
6
In questo modo riusciamo a esprimere il campo entrante/uscente da una porta fisica come sovrapposizione delle
relative onde.
7

T
N è anche il numero di onde riflesse e di onde incidenti della rete.
8
E anche dalla frequenza di lavoro.
• da quale porta si sta esaminando in un certo istante (parametro m);
• dalla porta k, dalla quale proviene l’onda che influisce su m (e sul modo j).
Facciamo poi l’ipotesi che i modi siano ortogonali e che sia stata applicata la normalizzazione
convenzionale di cui si parlava qualche pagina fa, ovvero che si abbia:
Onde progressive:
( ) ( )
( )
( )
( )
*
0 se
d
1 se
k
k k k
tj tj
S
j k
S
j k
+ +
≠ ¦
× =
´
=
¹
∫∫
E H n
(9)
Onde regressive:
( ) ( )
( )
( )
( )
( )
*
0 se
d
1 se
k
k k k
tj tj
S
j k
S
j k
− −
≠ ¦
× − =
´
=
¹
∫∫
E H n
Allora la seguente è l’espressione del campo elettrico tangente alla porta fisica m costituito da tutte
le onde riflesse “uscenti” da tale porta m:

( ) ( )
funzionale vettoriale
lineare che dipende
dalla struttura della rete
( ) ( ) ( ) ( ) ( , )
1 1
bisogna sovrapporre tutti i modi
che formano l'onda riflessa
uscente dalla porta
m k
M M
m m m k m k
t j tj j j
j j
m
b a
− −
= =
= =
∑ ∑
e E F
.
( )
( )
1
questa f
questa quantità dipende dalla struttura
della rete elettrica e dalle onde incidenti
e tiene conto quindi dei contributi di tutte
le altre porte le sulla porta
,
N
m
i i
k
k m
G
=
+

J M
.
unzione ci esplicita il contributo
delle correnti elettriche (e magnetiche)
presenti all'interno della rete elettrica
(sorgenti impresse e ), ovvero ci dice
come i generatori influscono su una certa
i i
J M
porta
.

E di conseguenza, per la normalizzazione nuovamente illustrata poco fa, si ha:
( ) ( )
( )
( )
( )
( )
*
0 se
d
1 se
k
k k k
tj tj
S
j k
S
j k
− −
≠ ¦
× − =
´
=
¹
∫∫
E H n
( )
( ) ( )* ( ) ( ) ( ) ( )* ( ) ( )
1
enunciata poc'anzi
d d
m
m m
M
m m m m m m m m
t tn j tj tn n
j
S S
S b S b
− − − −
=
× ⋅ − = × ⋅ − =


∫∫ ∫∫
e H n E H n
.

Ovvero, esplicitando:

( )
( ) ( ) ( , ) ( )* ( )
1 1
l'onda riflessa
dell' -simo modo
dipende dalle onde incidenti dei modi afferenti a tutte
della porta
le guide/porte fisiche della rete elettrica
d
k
m
N M
m k m k m m
n j j tn
k j
S
n
m
b a S

= =
= × ⋅ −

∑ ∑
∫∫
F H n
.
( ) ( )* ( )
e da tutti i generatori liberi interni alla rete
, d
m
m m m
i i tn
S
G S

+ × ⋅ −

∫∫
J M H n
.


Procedendo in maniera analoga, si dimostra che ogni intensità d’onda riflessa è esprimibile come
una combinazione lineare di tutte le intensità d’onda incidenti, più un termine noto, che dipende
solo dalle correnti impresse. Se chiamiamo a e b i vettori delle intensità d’onda incidenti e riflesse
e d quello dei termini noti, si può giungere alla seguente relazione matriciale
= + b Sa d
(10)

dove:
• b, a e d sono vettori di lunghezza
T
N ;
• S è una matrice
T
N ×
T
N
(11)
detta matrice di diffusione della rete elettrica. Tale matrice
12
,
strutturalmente assimilabile ma concettualmente diversa rispetto alle matrici circuitali, è
quella di forma canonica delle equazioni che esprimono i vincoli che la rete impone alle
grandezze delle porte.

9
Leggasi: il flusso del vettore di Poynting associato a ciascun modo vale 1.
10
S, a, d e b contengono numeri complessi.
11
La rete ha solo N porte fisiche, ma è descritta come rete elettrica a NT porte, perché NT è l’ordine della matrice di
diffusione. Dal punto di vista fisico questo non sorprende: ciascun modo, essendo ortogonale agli altri, rappresenta un
vincolo indipendente di scambio di potenza e di informazioni tra le rete ed il mondo esterno.
12
Che dipende dalla normalizzazione adottata nel definire le funzioni di modo e dalle posizioni arbitrariamente scelte
per i piani di bocca delle porte. Per una stessa rete, quindi, possono esistere più matrici di diffusione.
4.3 - La matrice di diffusione e le sue proprietà

La matrice di diffusione è una scoperta, relativamente recente, di grande potenza per l’analisi
delle reti elettriche. Essa è sempre definibile, anche nei casi – per così dire – “classici” dei circuiti a
costanti concentrate (e basse frequenze), mentre con i “vecchi” parametri ammettenza/impedenza
non saremmo andati molto lontani a frequenze elevate.
Facciamo l’ipotesi di sopprimere le correnti impresse (e cioè i generatori liberi) presenti nella
rete
13
. Questo comporta che:
,
i i
J M ⇒ 0 = d
La nostra relazione diventa quindi:
= b Sa
Possiamo dunque scrivere che:
1 11 1 12 2 1
...
T T
N N
b S a S a S a = + + +
2 21 1 22 2 2
...
T T
N N
b S a S a S a = + + +

1 1 2 2
...
T T T T T T
N N N N N N
b S a S a S a = + + +
Se ora mettiamo nella matrice S i termini appena scritti otteniamo…
12 1
21 2
1 2
11
22
..
...
...
... ... ...
.
.
..
T
T
T T T T
N
N N N N
N
S S
S S
S
S S
S
S



=




S
I termini sulla diagonale principale vengono detti riflettenze; il motivo di questo nome è facile da
capire: ogni termine
kk
S (con k indicante un preciso modo di una precisa porta, fra gli
T
N
possibili modi della nostra rete elettrica) ci dice quanto, del particolare modo individuato da k
(14)
,
ritorna (e quindi si riflette) sotto forma dello stesso modo e presso la stessa porta
15
. Tutti gli altri
termini, che regolano lo scambio di energia dei modi fra le varie porte, vengono detti trasmettenze.
Supponiamo ora di eccitare la componente progressiva del solo modo j-esimo nella sola guida k-
esima, cioè:
( )
0
k
j
a ≠
( )
0 per o
s
r
a r j s k ≠ ≠ ≠
Ciò significa andare a vedere che succede nella rete se vi è soltanto quella particolare onda
incidente (alla porta fisica k); da dove uscirà questa informazione? Ritornerà indietro, riflettendosi,
tutta alla porta k? Oppure verrà trasmessa anche alle altre?
Se a tale modo corrispondono il p-esimo elemento del vettore a e il p-esimo elemento del vettore
b
(16)
(e quindi la p-esima porta elettrica), e se all’m-esimo modo della guida l-esima corrispondono i
q-esimi elementi dei medesimi vettori (ovvero la q-esima porta virtuale), allora si ottiene:

13
Cioè di fare in modo che, lanciando l’onda regressiva di un qualunque modo che interessa della struttura, tale onda
non subisca riflessione all’estremità opposta alla porta fisica della rete. Ciò accade, in particolare, se la guida è di
lunghezza infinita.
14
Ci stiamo riferendo alla prima k del pedice di S, cioè alla posizione p (v. nota 16) e al numero della porta elettrica.
15
Questa volta parliamo della seconda k del pedice di S. Per il resto, le considerazioni sono le stesse della nota 14.
16
Perché non il j-esimo, direte voi? Perché i vettori a e b hanno una numerazione differente da quella dei modi di
ciascuna porta. Ad esempio, ecco dove si trova
( )
0
k
j
b ≠ (in rosso) nel vettore b
( ) ( )
( )
( ) ( ) ( )
( )
( ) ( ) ( )

( )
( )
1 2
1 1 1 2 2 2
1 2 1 2 1
riferiti alla porta 1 riferiti alla porta 2 riferiti alla p
posizi
orta k
one
, , ..., , , , ..., , ..., ..., ..., , ..., , ..., ..., , ..., ..
k
p
k k k
M M M
j
b b b b b b b b b = b
. . .
( ) ( )
( )
( )
1 2
riferiti alla porta
., ..., , , ...,
n
n n n
M
n
b b b





.

( )
( )
( ) ( )
( )
0
notazione che esplicita
notazione che esplicita
la posizione , dei modi
in maniera chiara
all'interno dei vettori e
il modo , e la porta ,
senza specificare la porta f
i
l
q
m
qp
k
p
j
a i p
q p
m j l k
b
b
S
a
a
= ∀ ≠
= =
a b
.
( )

isica
bensì la porta elettrica!

(17)
Tale parametro Spq indica “quanto” del modo incidente di posizione generica p nelle matrici a e b
va a finire nel modo di posizione q delle stesse matrici
18
, ovvero quanto della porta elettrica p – in
condizione di adattamento – fluisce nella porta elettrica q.

Quindi:
• la trasmettenza, che ha le dimensioni di un guadagno
19
, si determina eccitando il modo q e
misurando l’onda riflessa che finisce p. Essa va calcolata una volta che abbiamo creato
adattamento, cioè che abbiamo annullato tutte le onde incidenti presso tutte le altre porte
elettriche chiudendo queste ultime su carichi che non riflettono alcunché (carichi adattati
20
);
• la riflettenza è un caso particolare di trasmettenza, calcolato utilizzano una sola porta
elettrica; in pratica (sempre dopo aver creato adattamento) si guarda quanto
dell’informazione inviata nella porta elettrica p viene riflesso verso la stessa porta.

Se la matrice S è simmetrica (e quindi il mezzo di cui è costituita la rete è reciproco)

12 21 11
22
1 1
21 12 2 2
1 1 2 2
...
...
... . .. .. ...
...
.
T
T T
T
T T
T T T T
N N
N
N N N
N
N N N
S S S S
S S S S
S S S S
S
S
S
= =

= =

=



= =

S ovvero
pq qp
S S =
non è necessario calcolarsi tutti gli elementi, ma soltanto quelli
21
all’interno del triangolo disegnato
sulla soprastante matrice (poi basta “ribaltare”).

Per quanto riguarda il significato fisico degli elementi di d, si supponga di non eccitare alcuna
onda progressiva nelle strutture afferenti alla rete. Risulterà quindi:

17
Quindi, ad esempio, se
1 12 2
b S a =
allora si ha
1
12
2
b
S
a
=

Ripetendo le nostre considerazioni, tale parametro S indica “quanto” del modo incidente di posizione 2 nelle matrici a
e b va a finire nel modo di posizione 1 delle stesse matrici. Se
12
S era pari ad 1 significava che tutta l’informazione
del modo 2 (entrante) era andata a finire nel modo 1 (uscente).
18
Se p = q si tratta di una riflettenza; altrimenti stiamo lavorando con una trasmettenza.
19
O meglio, il significato di un guadagno, perché il guadagno è adimensionale.
20
Quindi non bisogna pensare, erroneamente, che “isolare” le altre porte significhi chiuderle su un aperto o su un
cortocircuito. Noi vogliamo assorbire tutta la potenza, quindi vogliamo adattare (non chiudere, né aprire): un aperto,
infatti, avrebbe – eccome! – generato una riflessione.
21
Il numero di elementi in questione è pari a:
2
1 1
( ) ( )
T T
N N
T T T T T
j j
N N N j N N j
= =
− − = − −
∑ ∑

invece che a
2
T
N .
0 = a
E quindi avremo:
= b d
Gli elementi di d rappresentano pertanto i contributi alle intensità d’onda riflesse generati dalle
sorgenti impresse
i
J e
i
M .
Se il generico elemento-riflettenza 0
pp
S = , allora la p-esima porta elettrica si dice adattata. Se tutte
le strutture afferenti alla rete sono adattate alle estremità per tutti i modi che si considerano, una
porta adattata non dà luogo a riflessione del modo incidente su di essa.

4.4 – Variazione del piano di riferimento

Spesso conviene spostarci lontano dalla rete elettrica, in modo da tenere a debita distanza le
pericolose discontinuità presenti presso la superficie S ove si congiungono tutte le guide d’onda
afferenti alla rete. Abbiamo però visto che i parametri della matrice di diffusione, i quali mettono
in relazione le onde che si propagano da e per la rete, sono influenzati dalla coordinata z riferita a
dove abbiamo posto il piano di bocca: “spostarci lontano” da esso significa voler variare tale
ascissa z, cosa che si ripercuote sui termini
ij
S ; essi contengono, infatti, le espressioni dei fasori del
campo e.m. viaggianti coi modi (i quali dipendono proprio da z). Fin’ora abbiamo usato quelle
riferite alla coordinata z = 0:
( )
( )
( )
0
, , 0
k k
tj tj
x y z = = E E
Tuttavia, siccome tutte le guide afferenti alla rete elettrica sono in realtà strutture cilindriche
(almeno fino alle discontinuità che tanto temiamo), possiamo scrivere
( ) k
tj
E in una formulazione
più generica dipendente da z:
( )
( )
( )
( ) ( )
0
, ,
k k
j
z k k
tj tj
x y z e
γ −
= E E

Non dobbiamo quindi rifare i calcoli daccapo: ci “basta” calcolare le nuove quantità
t
E e
t
H
postmoltiplicando quelle calcolate nell’ascissa z = 0 (del piano di bocca) per il termine
esponenziale contenente il relativo parametro
( ) k
j
γ .
Vediamo come queste variazioni si ripercuotono sulle relazioni matriciali introdotte nel paragrafo
scorso.

Chiamiamo:

( )
0
k
z = le ascisse dei vecchi piani di riferimento relazione: b = Sa

( ) k
l − le ascisse dei nuovi piani di riferimento relazione:
I I I
= b S a
Supponiamo poi che non ci siano perdite e che, dunque
j γ β = ±
(22)

Questo fa sì che, una volta che per ogni modo siamo a conoscenza della
k
γ , sia immediatamente
possibile riscrivere le espressioni degli elementi di a e b:
, con
k
k
j I
k k
k k k j I
k k
a a e
l
b b e
ϑ
ϑ
ϑ β

=
=
=

Ricordando poi che

22
In tal caso si ha solamente una variazione di fase; questo, tuttavia, non risulta essere poi così “innocuo” come può
sembrare, perché può comportare diverse variazioni nel comportamento circuitale. Una variazione di fase di π ,
infatti, può far variare il comportamento da uno di tipo induttivo ad uno di tipo capacito.
q
qp
p
b
S
a
=

diventa evidente che
2
k
k
k
k k
j I
j
q q j I
qp qp qp I j j
p p
b b e
e
S S S e
a a e e
ϑ
ϑ
ϑ
ϑ ϑ



= = = =
In forma matriciale tutto questo diventa
ϑ ϑ
ϑ ϑ




⋅ = ⋅ ⋅




⋱ ⋱
1 1
0 0
0 0
N N
T T
j j
I I
j j
e e
e e
b S a
dove
1 1
0 0
0 0
N N
T T
j j
j j
e e
e e
ϑ ϑ
ϑ ϑ
− −
− −


= ⋅ ⋅




I
S S ⋱ ⋱

4.5 – Significato energetico dei coefficienti
( ) k
m
a e
( )

k
m
b

Vogliamo mostrare che i parametri
( ) k
m
a e
( )

k
m
b sono dimensionalmente delle potenze. Anzitutto
ammettiamo di aver stabilito un regime di ortogonalità fra i modi
23
; dopodiché possiamo
intuitivamente (ma a ragione) scrivere che:

( ) ( ) ( )
potenza attiva parte entrante parte uscente
associata al modo nella rete attraverso dalla rete attraverso
della porta fisica il modo alla porta il modo alla porta
k k k
m m m
m
k m k m k
P P P
+ −
= −
Utilizzando l’espressione del vettore di Poynting, e sfruttando le normalizzazioni scelte
onde progressive:
( ) ( )
( )
( )
( )
*
0 se
d
1 se
k
k k k
tj tj
S
j k
S
j k
+ +
≠ ¦
× =
´
=
¹
∫∫
E H n

onde regressive:
( ) ( )
( )
( )
( )
( )
*
0 se
d
1 se
k
k k k
tj tj
S
j k
S
j k
− −
≠ ¦
× − =
´
=
¹
∫∫
E H n
si ha:
( ) ( )
( )
( ) ( )
( )
( ) ( )
( ) ( )
escplicitiamo le formule in funzione di
* ( ) ( ) ( )*
1 1
d d
2 2
k k k k
k k m m
z
k k j z j z k k k
m tm tm tm tm
S S
P z z S e e S
β β − +
+ + + + +

= × ⋅ = × ⋅ =

∫ ∫
e h n e h n

( )
( )
( ) ( )
( )
( )
( ) ( )
( ) ( )
( )
( ) ( )
2
( )
2
* * ( )
1 normalizzazione
1 1
d d
2 2 2
k k
tm tm
k k k k
k k m m
k
m k k k k j z j z k k k
m tm m tm tm tm m
S S
a
a e a e S S a
β β
+ +
− +
+ + + +
=

= × ⋅ = × ⋅ =

∫ ∫
e h
E H n E H n

.

( ) ( )
( )
( ) ( )
( )
( ) ( )
( ) ( )
esplicitiamo le formule in funzione di
* ( ) ( ) ( )*
1 1
d d
2 2
k k k k
k k m m
z
k k j z j z k k k
m tm tm tm tm
S S
P z z S e e S
β β + −
− − − − −

= × ⋅ − = × ⋅ − =

∫ ∫
e h n e h n

( )
( )
( ) ( )
( )
( )
( ) ( )
( ) ( )
( )
( ) ( )
2
( )
2
* * ( )
1 normalizzazione
1 1
d d
2 2 2
k k
tm tm
k k k k
k k m m
k
m k k k k j z j z k k k
m tm m tm tm tm m
S S
b
b e b e S S b
β β
− −
+ −
− − − −
=

= × ⋅ − = × ⋅ − =

∫ ∫
e h
E H n E H n

.


23
Non vogliamo avere a che fare con conversioni di modo, né abbiamo intenzione di calcolarci tutti i termini misti fra
le potenze dei vari modi.
Dunque:

2 2
( ) ( ) ( )
potenza potenza
disponibile riflessa
1
2
k k k
m m m
P a b
| |
|
= − |
|
|
\ ¹

La dimensione di
( ) k
m
a e
( ) k
m
b è W, dunque
2 2
( ) ( )
e
k k
m m
a b si misurano in W (potenze).

In una rete passiva, in cui si ha
= b Sa

e d = 0
in assenza di effetti dissipativi, si ha la conservazione della potenza, ovvero:
P
+
= P


potenza totale che entra nella rete = potenza totale che esce dalla rete
In termini di onde incidenti e riflesse questo significa che, facendo un bilancio energetico
dell’intera rete elettrica che tenga conto di quel che accade in tutte le
T
N porte virtuali, si ha:
P

=
2
1
T
N
q
q
b
=

=
2
1
T
N
p
p
a
=

= P
+

Dunque la rete semplicemente “ricombina” le energie, senza assorbirne neanche un po’.

Se, invece, la rete è sottoposta a perdite, si ha
P P
+ −
>
e viene dissipato quindi il termine che manca da P

per ristabilire l’uguaglianza (che si ha in
assenza di perdite) con la potenza entrante
24
.

4.6 – Parametri S in una rete priva di perdite

In una rete senza perdite si ha questa relazione fra i componenti dei vettori a e b
(25)
:
* *
1
( ) 0
T
N
p p p p
p
a a b b
=
− =


In forma matriciale, questa diventa:
T T
− =
* *
a a b b 0
1 1
* *
1 1
... ... ... ... 0
T T
T T
N N
N N
a b
a a b b
a b




⋅ − ⋅ =





T* T*
a a b b
⋮ ⋮
⋮ ⋮
. .

Sfruttando le relazioni:
T* T* T*
e anche = = b Sa b a S
Si ha:
T T
− =
* *
a a b b 0
T T* T*
− =
*
a a a S Sa 0

24
Questo implica anche che i parametri di S non possono essere progettati a piacimento: bisogna che essi sottostiano al
principio di conservazione dell’energia. Il numero di parametri indipendenti, all’interno di S, è infatti
1
( 1)
2
T T
N N +
su
2
T
N
25
Ricordiamo che tali elementi sono complessi, quindi ha senso coniugarli.
Ora raccogliamo, stando attenti a non violare le proprietà delle moltiplicazioni fra matrici
Dunque, in assenza di perdite, si deve avere:
Questo fissa un netto legame fra gli elementi
L’ultima relazione scritta si traduce infatti nelle due seguenti condizioni scalari
solo per le reti passive, che hanno cioè
1)
In questa relazione è nascosto il principio di conservazione
dell’energia: in pratica ci viene detto che, se entra 1 W attraverso
una porta elettri
tutto quello che fuoriuscirà dalla nostra rete (attraverso tutte le
porte elettriche) sarà ancora pari ad 1 (v. figura). La rete, dunque,
non crea (né dissipa energia) ma semplicemente la ridistribuisce.
2)


, stando attenti a non violare le proprietà delle moltiplicazioni fra matrici
( )
T T*
− =
*
a I S S a 0
Dunque, in assenza di perdite, si deve avere:
T*
− = I S S 0
T*
= I S S
Questo fissa un netto legame fra gli elementi delle varie colonne della matrice di diffusione.
L’ultima relazione scritta si traduce infatti nelle due seguenti condizioni scalari
, che hanno cioè d = 0):
1)
2
1
1 1,
T
N
qi T
q
S i N
=
= ∀ =

+ + + =
2 2
1 2
... 1
T
i i N i
S S S
(gli elementi delle varie colonne prese singolarmente, se
sommati, sono pari ad 1)
In questa relazione è nascosto il principio di conservazione
dell’energia: in pratica ci viene detto che, se entra 1 W attraverso
una porta elettrica della nostra rete passiva, allora la somma di
tutto quello che fuoriuscirà dalla nostra rete (attraverso tutte le
porte elettriche) sarà ancora pari ad 1 (v. figura). La rete, dunque,
non crea (né dissipa energia) ma semplicemente la ridistribuisce.
*
1
0 1, e
T
N
qi qm T
q
S S i N i m
=
= ∀ = ≠


, stando attenti a non violare le proprietà delle moltiplicazioni fra matrici:
delle varie colonne della matrice di diffusione.
L’ultima relazione scritta si traduce infatti nelle due seguenti condizioni scalari (valide sempre e
1 1,
qi T
S i N
+ + + =
2
... 1
i i N i

i elementi delle varie colonne prese singolarmente, se
sommati, sono pari ad 1)
In questa relazione è nascosto il principio di conservazione
dell’energia: in pratica ci viene detto che, se entra 1 W attraverso
ca della nostra rete passiva, allora la somma di
tutto quello che fuoriuscirà dalla nostra rete (attraverso tutte le
porte elettriche) sarà ancora pari ad 1 (v. figura). La rete, dunque,
non crea (né dissipa energia) ma semplicemente la ridistribuisce.
CAPITOLO 5
Linee di trasmissione

5.1 – Generalità

Le linee di trasmissione sono strutture cilindriche aperte o chiuse che contengono più conduttori (e
quindi se il mezzo è omogeneo possono reggere il modo TEM, come diremo fra poco). Sono molto
diffuse per la trasmissione di segnali a basse e medie frequenze; inoltre, nei circuiti integrati a
microonde, sono utilizzate per realizzare circuiti a costanti distribuite. Una prima distinzione fra le
varie linee di trasmissione coinvolge:
• linee TEM
1
: quando il mezzo sede del campo è omogeneo;
• linee quasi-TEM: quando il mezzo sede del campo non è omogeneo .
Qualche esempo di linea di trasmissione (che analizzeremo meglio):
• il cavo coassiale, formato da 2 conduttori e avente mezzo omogeneo
2
. Il cavo
coassiale ha al suo centro un singolo conduttore di rame (detto anima); un
dielettrico (generalmente in polietilene o PTFE) garantisce l'isolamento tra il
centro del conduttore ed uno schermo di metallo intrecciato (maglia). Lo
schermo di metallo aiuta a bloccare le interferenze. Il segnale viaggia come campo
elettromagnetico tra l'anima e la maglia;
• la stripline, linea di trasmissione TEM che consiste in una striscia
conduttiva posta tra due piatti paralleli che hanno la funzione di
piani di massa. La striscia può essere sufficientemente rigida da
essere sospesa in aria o può essere "compressa" tra due strati di
dielettrico. Questo tipo di linea di trasmissione è più difficile da fabbricare, ma offre alcuni
vantaggi per applicazioni speciali, cioè per realizzare filtri e
accoppiatori;
• la microstriscia (“sbilanciata”), che può essere fabbricata usando
la tecnologia per i circuiti stampati (PCB) e che è spesso
utilizzata per i circuiti a microonde. Consiste in una striscia di
conduttore separata dal conduttore di massa (cioè quello
freddo) da un substrato dielettrico. Viene utilizzata per
antenne, filtri, divisori di potenza ed è un componente
economico, leggero e molto compatto; i suoi punti deboli sono
tuttavia l’incapacità di convogliare segnali ad alta potenza e le
notevoli perdite. Inoltre, le microstrisce non sono schermate e
possono irraggiare o dare adito a fenomeni di cross-talking;
• la guida coplanare (“bilanciata”), che è simile alla
microstriscia, solo che questa volta il conduttore caldo è
circondato sullo stesso piano da due conduttori freddi
(collegati quindi a massa). Permane, rispetto alla
microstriscia, un substrato di dielettrico che sorregge sia
il conduttore caldo che i due conduttori di massa che lo
affiancano.

1
Se la propagazione è di tipo TEM sappiamo che i campi Et e Ht sono statici e quindi si ha:
( ) ( ) ( )
1 1 1 1 2 2 1 1
, , ,
t t t
E P t E P t t E P P t = ≠ = ≠

2
Detto questo, chiaramente capiamo che si tratta di una linea TEM.

Uno dei quesiti che ci porremo in questo capitolo è il seguente: è possibile dare una
rappresentazione circuitale della sezione trasversale delle nostre linee di trasmissione? In
direzione assiale, lo sappiamo già, non possiamo farlo, perché abbiamo propagazion
possono delineare le proprietà della sezione trasversale in termini di tensioni e di correnti?
Scopriremo che ciò è possibile solo se:
diametro della sezione trasversale
Inoltre, i modi oltre quello TEM devono necessariamente essere sottotaglio.

5.2 – Descrizione circuitale della propagazione TEM

Nel caso delle linee di trasmissione ci troviamo in
generale rispetto a quello studiato nei capitoli 1 e
modo TEM, non possiamo semplicemente dire che si ha
perché non abbiamo soltanto l’onda progressiva, bensì anche quella
regressiva

Siano ora
dal generatore ( A
+
); esse possono essere trova
causa le condizioni al contorno
Si ha infatti, ricordando le equazioni di Maxwell:
e
h k
(cosicché 0
t t
∇ × = E e
t t
= −∇ Φ E ) possiamo affermare che

3
In molti casi pratici è costituito da uno schermo che circonda tutti gli altri conduttori o da un piano metallico molto esteso posto a
massa.
4
Nel caso m = 1 (linea di trasmissione ordinaria
soltanto della sua geometria.
ei quesiti che ci porremo in questo capitolo è il seguente: è possibile dare una
rappresentazione circuitale della sezione trasversale delle nostre linee di trasmissione? In
direzione assiale, lo sappiamo già, non possiamo farlo, perché abbiamo propagazion
le proprietà della sezione trasversale in termini di tensioni e di correnti?

( )
( )
??
z
z

I
e
h V

Scopriremo che ciò è possibile solo se:
diametro della sezione trasversale σ λ ≪  lunghezza d’on
Inoltre, i modi oltre quello TEM devono necessariamente essere sottotaglio.
Descrizione circuitale della propagazione TEM
caso delle linee di trasmissione ci troviamo in
generale rispetto a quello studiato nei capitoli 1 e
modo TEM, non possiamo semplicemente dire che si ha
γ σ = ±
perché non abbiamo soltanto l’onda progressiva, bensì anche quella
regressiva (v. figura).
ora A

e A
+
le costanti complesse che dipendono dal carico (
); esse possono essere trovate conoscendo il potenziale scalare
cost sui c. e. p.
0 sui c. m. p.
n
Φ =
∂Φ
=


Si ha infatti, ricordando le equazioni di Maxwell:
( )
( )
1
z z
t t
z z
t t
A e A e
A e A e
σ σ
σ σ
η
− +
+ −
− +
+ −
= − + ∇ Φ
= − − ×∇ Φ
e
h k


Osserviamo ora la figura a sinistra: il conduttore
di pedice 0, che ha tutti i suoi punti a potenziale
nullo, si dice conduttore di riferimento
Il sistema di m+1 conduttori (dei quali soltanto
due sono raffigurati) in esame, una volta fissato
il conduttore di riferimento, si dice
trasmissione a m fili
4
.
Poiché il campo elettromagnetico è nullo
all’interno dei conduttor
assiale del campo magnetico è nulla ovunque
= −∇ Φ) possiamo affermare che l’integrale
to da uno schermo che circonda tutti gli altri conduttori o da un piano metallico molto esteso posto a
ordinaria) il potenziale risulta indipendente dal regime elettrico della linea ed è funzione
ei quesiti che ci porremo in questo capitolo è il seguente: è possibile dare una
rappresentazione circuitale della sezione trasversale delle nostre linee di trasmissione? In
direzione assiale, lo sappiamo già, non possiamo farlo, perché abbiamo propagazione. E poi: si
le proprietà della sezione trasversale in termini di tensioni e di correnti?
lunghezza d’onda
Inoltre, i modi oltre quello TEM devono necessariamente essere sottotaglio.
caso delle linee di trasmissione ci troviamo in uno scenario più
generale rispetto a quello studiato nei capitoli 1 e 2: quando parliamo di
modo TEM, non possiamo semplicemente dire che si ha
perché non abbiamo soltanto l’onda progressiva, bensì anche quella
le costanti complesse che dipendono dal carico ( A

) e
e conoscendo il potenziale scalare Φ e tirando in
Osserviamo ora la figura a sinistra: il conduttore
i suoi punti a potenziale
conduttore di riferimento (o di terra)
3
.
1 conduttori (dei quali soltanto
due sono raffigurati) in esame, una volta fissato
il conduttore di riferimento, si dice linea di
Poiché il campo elettromagnetico è nullo
all’interno dei conduttori e la componente
assiale del campo magnetico è nulla ovunque
to da uno schermo che circonda tutti gli altri conduttori o da un piano metallico molto esteso posto a
) il potenziale risulta indipendente dal regime elettrico della linea ed è funzione
0
d
i
i
P
t
P
L


e τ ℓ
( τ è il versore tangente alla linea
i
L )
è indipendente dalla scelta di
i
P e
0
P (la cui posizione poteva essere scelta a piacere all’interno dei
rispettivi conduttori, dato che la parte di integrale associata alla porzione di
i
L all’interno dei
conduttori non dà contributo) e della linea
i
L ( 0
t t
∇ × = E ci suggerisce che il campo è
conservativo, cioè irrotazionale). Di conseguenza tale integrale dipende unicamente dall’ascissa z
nonché dal pedice i. Infatti, considerate le due diverse linee,
i
L e
i
L′ , che congiungono i due
conduttori in figura, si può scrivere:

( )

′ Λ

⋅ − ⋅ = ∇ Φ⋅ = ∇ ×∇ Φ⋅ =
∫ ∫ ∫ ∫∫
ℓ ℓ ℓ

0 0
Stokes
funzione
della sola
d d ( ) d d 0
i i
i i
P P
t t t t t
P P S
L L
z
f z f z S e τ e τ τ n
( Λ è la linea chiusa che unisce tutti i percorsi disegnati in figura; S è la superficie chiusa
individuata da tale linea chiusa)
Il che vuol dire, in pratica:
0 0
d d
i i
i i
P P
t t
P P
L L



⋅ ≡ ⋅
∫ ∫
e τ e τ ℓ ℓ
(non dipendenza da
i
P e
0
P e dal percorso)
L’integrale
( )
i
V z =
0
d
i
i
P
t
P
L


e τ ℓ
rappresenta dunque la tensione sul conduttore i-esimo rispetto al conduttore di riferimento (pedice
0) sul piano trasversale considerato (e raffigurato nella pagina scorsa). Sostituendo:
( )
z z
t t
A e A e
σ σ − +
+ −
= − + ∇ Φ e
Si ha:
( ) ( ) ( )( ) ( )
0
d
i
i
P
z z z z z z
i t i i
P
L
V z A e A e A e A e A e A e
σ σ σ σ σ σ − + − + − +
+ − + − + −
= − + ∇ Φ⋅ = − + −Φ = + Φ

τ ℓ
Ponendo allora:
i i
V A
+ +
= Φ
i i
V A
− −
= Φ
(compare il pedice i perché chiaramente ogni conduttore ha un suo potenziale rispetto al
conduttore 0 di riferimento)
Si ha
( )
i
V z =
z z
i i
V e V e
σ σ − +
+ −
+
dove e
i i
V V
+ −
hanno il significato di fasore rispettivamente della componente progressiva e
regressiva della tensione del conduttore i-esimo rispetto a massa.
Per ogni ascissa z posso quindi definire un vettore delle tensioni:
( )
( )
( )
( )
( )
( )
1
2
tensione tra conduttore 1 e conduttore di riferimento 0
tensione tra conduttore 2 e conduttore di riferimento 0
tensione tra conduttore e conduttore di riferimento 0
m
V z
V z
V z m




=




V
⋮ ⋮

Facciamo ora un ragionamento analogo, ma per le correnti.
Sulle superfici dei conduttori scorrono correnti assiali le cui densità lineari possono calcolarsi
tramite le ben note condizioni al contorno relative ai conduttori elettrici perfetti. Si noti che queste
figura), bensì dipende dall’ascissa
Si ha infatti:

funzione
della sola
d d ( ) d d d 0
i i i i
t t t t e t
l l l l S
l l g z l l g z S
′ ′
⋅ − ⋅ = ∇ Φ⋅ + ∇ Φ⋅ = ∇ Φ =
∫ ∫ ∫ ∫ ∫∫
h τ h τ n n

deriva dal segno meno (che ora è diventato +)
(S è la superficie chiusa racchiusa dalla linea chiusa
Dunque abbiamo appena dimostrato
rappresenta davvero una corrente.
h k
sostituiamo e otteniamo:
1 1
( ) ( ) d ( ) d
z z z z
i t t
I z A e A e l A e A e l
σ σ σ σ
η η
− + − +
+ − + −
= − − −∇ Φ⋅ × = − ∇ Φ⋅
Se ora prendiamo l’espressione del potenziale
mettiamo in evidenza la dipendenza da
dall’alimentazione, possiamo formulare
( )
potenziale in direzione la gometria e le
trasversale della sezione trasversale
1 2 1 2
, , x x F x x Φ = Φ

Facciamo ora in modo che le funzioni
essere definite sul piano trasversale, soddisfino le seguenti condizioni al contorno
generico conduttore:
2
0 (Laplace)
1 sul contorno del conduttore
0 sul contorno degli altri conduttor
t j
j
j
F
F j
F i j
¦∇ =
¦
=
´
¦
= ≠
¹
Assegnando questi valori
6
, abbiamo introdotto una
l’espressione del potenziale (
1 2
, x x Φ

5
Volevo fare un gioco di parole, chiedo perdono.
Facciamo ora un ragionamento analogo, ma per le correnti.
scorrono correnti assiali le cui densità lineari possono calcolarsi
en note condizioni al contorno relative ai conduttori elettrici perfetti. Si noti che queste
sono le uniche correnti assiali, dal momento che al’interno dei
conduttori non c’è campo e quindi neanche corrente, e
all’esterno è nulla la componente assiale del
La corrente totale trasportata dal conduttore generico può
ottenersi dalla legge di circuitazione:
( )
d
i
i t
l
I z l = ⋅

h τ

Come abbiamo già fatto per le tensioni, mostriamo che questo
integrale non dipende dalla scelta del percorso chi
, bensì dipende dall’ascissa z.
salta fuori dal prodotto vettoriale

(
Stokes
funzione
della sola
d d ( ) d d d 0
i i i i
t t t t e t
l l l l S
z
l l g z l l g z S
′ ′

⋅ − ⋅ = ∇ Φ⋅ + ∇ Φ⋅ = ∇ Φ =


∫ ∫ ∫ ∫ ∫∫
τ h τ n n

(che ora è diventato +): è pari a ‒n
ficie chiusa racchiusa dalla linea chiusa
5
scelta)
Dunque abbiamo appena dimostrato
( )
d
i
i t
l
I z l = ⋅

h τ

Ricordando ora che
( )
1
z z
t t
A e A e
σ σ
η
− +
+ −
= − − ×∇ Φ h k
( )
il segno scappa fuori per
la proprietà anticommutativa
del prodotto vettoriale
1 1
( ) ( ) d ( ) d
i i
z z z z
i t t
l l
I z A e A e l A e A e l
σ σ σ σ
η η
− + − +
+ − + −

= − − −∇ Φ⋅ × = − ∇ Φ⋅
∫ ∫
k τ n
.

iamo l’espressione del potenziale Φ in un generico punto avente coordinate
mettiamo in evidenza la dipendenza dalle caratteristiche geometriche ed e
formulare questa espressione:
) ( )

numero di
conduttori
caldi
parte riguardante
potenziale in direzione la gometria e le caratteristiche
parte dipendente
trasversale della sezione trasversale
dall'alimentazione
1 2 1 2
1
, ,
m
j j
j
x x F x x
=
Φ = Φ


Facciamo ora in modo che le funzioni ( )
1 2
,
j
F x x , che devono soddisfare l’equazione di Laplace e
essere definite sul piano trasversale, soddisfino le seguenti condizioni al contorno
0 (Laplace)
1 sul contorno del conduttore
0 sul contorno degli altri conduttori
F j
F i j = ≠
1, 2, ..., j m =
, abbiamo introdotto una normalizzazione. Ora
)
1 2
, x x per ogni conduttore:
Volevo fare un gioco di parole, chiedo perdono.
scorrono correnti assiali le cui densità lineari possono calcolarsi
en note condizioni al contorno relative ai conduttori elettrici perfetti. Si noti che queste
sono le uniche correnti assiali, dal momento che al’interno dei
conduttori non c’è campo e quindi neanche corrente, e
all’esterno è nulla la componente assiale del campo elettrico.
La corrente totale trasportata dal conduttore generico può
d I z l
Come abbiamo già fatto per le tensioni, mostriamo che questo
integrale non dipende dalla scelta del percorso chiuso
i
l (v.
salta fuori dal prodotto vettoriale × k τ
)

2
0 !!
d d ( ) d d d 0
t t t t e t
l l l l S
l l g z l l g z S
=
⋅ − ⋅ = ∇ Φ⋅ + ∇ Φ⋅ = ∇ Φ =
∫ ∫ ∫ ∫ ∫∫

scelta)
( ) ( ) d ( ) d
i i
z z z z
i t t
l l
I z A e A e l A e A e l
σ σ σ σ − + − +
+ − + −
= − − −∇ Φ⋅ × = − ∇ Φ⋅
∫ ∫
τ n


in un generico punto avente coordinate ( )
1 2
, x x e
caratteristiche geometriche ed elettriche e
parte dipendente
dall'alimentazione

, che devono soddisfare l’equazione di Laplace e
essere definite sul piano trasversale, soddisfino le seguenti condizioni al contorno per ogni
1, 2, ..., j m
Ora possiamo conoscere
( )
( )
( )
( )
2
1 2
1 2 1 1 2
1 2 2 1 2
1 2 1 2
, 0 (Laplace)
, per le , conduttore 1
, per le , conduttore 2
, per le , conduttore
t
m
x x
x x x x
x x x x
x x x x m
¦∇ Φ =
¦
Φ = Φ ∈
¦
¦
Φ = Φ ∈
´
¦
¦
¦
Φ = Φ ∈
¹


(7)
Fatte queste precisazioni sul potenziale, la nostra
1
( ) ( ) d
i
z z
i t
l
I z A e A e l
σ σ
η
− +
+ −
= − ∇ Φ⋅

n

diventa
1
1
( ) ( ) d
i
m
z z
i t j j
j
l
I z A e A e F l
σ σ
η
− +
+ −
=

= − ∇ Φ ⋅




n

Ricombinando i termini:
1
1
( ) ( ) d
i
m
z z
i t j j
j
l
I z A e A e F l
σ σ
η
− +
+ −
=
¦ ¹
¦ ¦
= − ∇ ⋅ Φ
´ `
¦ ¦
¹ )


n

Moltiplicando e dividendo per ε
(8)
:
1
1
( ) ( ) d
i
m
z z
i j t j
j
l
I z A e A e F l
σ σ
ε
εη
− +
+ −
=
¦ ¹
¦ ¦
= − Φ ∇ ⋅
´ `
¦ ¦
¹ )


n

Se per definizione poniamo:
d
i
t j ij
l
F l C ε ∇ ⋅

n ≜

Si ha:
1
1
( ) ( )
m
z z
i j ij
j
I z A e A e C
σ σ
εη
− +
+ −
=
= − Φ



5.3 – La matrice capacità

Per comprendere il significato dei parametri
ij
C si consideri una
situazione statica in cui il conduttore j-esimo sia mantenuto al
potenziale costante di 1 V, mentre i rimanenti siano a potenziale zero
(v. figura). In queste condizioni non si hanno componenti assiali del campo elettrostatico, mentre
la distribuzione del campo trasversale, identica su ogni piano perpendicolare all’asse, è descritta
dal potenziale adimensionale
j
F definito, come abbiamo visto, da
2
0 (Laplace)
1 per il conduttore
0 per gli altri conduttori
t j
j
j
F
F j
F i j
¦∇ =
¦
=
´
¦
= ≠
¹
1, 2, ..., j m =

6
In pratica, trovandoci sul conduttore j, abbiamo azzerato tutti i potenziali tranne quelli di tale conduttore j. Se siamo sul
conduttore 1, quindi, avremo semplicemente
1
Φ , e tutti gli altri termini
2
2
F Φ ,
3
3
F Φ , etc…. sono tutti azzerati.
7
Da qui pare ancora più evidente che le funzioni F dipendono soltanto dalla geometria della struttura: bisogna infatti vedere dove
si estendono i conduttori, che forma hanno e che spazio occupano nella sezione trasversale per poter avere l’espressione completa
di ( )
1 2
, x x Φ . Nel sistema appena mostrato, il potenziale ha un diverso valore, dipendente dall’alimentazione, in base a in quale
conduttore ci troviamo (ovvero dove ci troviamo - e il dove dipende chiaramente dalla forma).
8
Questa costante ci permetterà di distinguere fra casi TEM e casi non-TEM: nel caso TEM, infatti, è costante e possiamo portarla
fuori dall’integrale.
Il campo elettrostatico trasversale è cioè
1V
t t j
F = −∇ ⋅ e
(9)
È allora evidente per il teorema di Gauss

1V
Teorema di Gauss
1V
d
t j
i
F
ij ij
t j t
l
C C
q
F l
ε ε ε
−∇ ⋅

∇ ⋅ ⇒ − ≡

n e ≜ ≜
.

che 1V
ij
C ⋅ rappresenta la carica per unità di lunghezza posseduta dal conduttore i-esimo nella
situazione considerata (cioè quando tutti i conduttori sono azzerati tranne il conduttore j-esimo,
che sta a 1 V).
Poiché poi il solo conduttore j-esimo è a potenziale positivo, e gli altri a potenziale nullo, si avrà:
0
jj
C >
(cioè il conduttore j-esimo ha carica positiva
quando è l’unico ad essere messo a 1 V)
0
ij
C ≤ ( i j ≠ )
(cioè i conduttori diversi da j hanno carica negativa
quando il conduttore j è l’unico ad essere messo ad 1 V)
Inoltre, per il teorema di reciprocità
10
(essendo il mezzo lineare e isotropo, e quindi reciproco),
dev’essere:
ij ji
C C =
Infine, si osservi che, poiché il sistema di conduttori in esame si suppone isolato (cioè nient’altro si
suppone esistere nello spazio se non i conduttori stessi), la sua carica totale dev’essere nulla, cioè:
0
0
m
ij
i
C
=
=


Ne deduciamo che, nella matrice
0
C (simmetrica, perché abbiamo detto che
ij ji
C C = ) formata da
tutti i coefficienti C
11 12 1
21 22 2
0
1
m
m
m mm
C C C
C C C
C C



=



C


⋮ ⋮ ⋱ ⋮
⋯ ⋯

i termini positivi 0
jj
C > stanno tutti sulla diagonale, mentre tutti gli altri (i 0
ij
C ≤ ) sono negativi.
Inoltre, si ha che:
1
m
jj ij
i
i j
C C
=




Quest’ultima proprietà e le caratteristiche già illustrate della matrice capacità (grazie ad esse la
matrice è iperdominante), costituiscono la condizione necessaria e sufficiente affinché una data
matrice m x m di numeri reali possa interpretarsi come matrice capacità di una linea a m fili
11
.
Torniamo ora alla nostra relazione:
1
1
( ) ( )
m
z z
i j ij
j
I z A e A e C
σ σ
εη
− +
+ −
=
= − Φ


(12)


9

j
F è adimensionale; il suo corrispondente potenziale fisico è 1V
j
F ⋅ .
10
In soldoni: se il mezzo a è reciproco rispetto al mezzo b, l’effetto che le sorgenti di a hanno sul campo provocato da b è uguale a
quello che le sorgenti di b hanno sul campo provocato da a.
11
Questo fatto ha grande importanza in sede di progetto perché consente di giudicare se una matrice capacità ottenuta come
risultato di un procedimento di sintesi corrisponde o meno a una linea a più fili fisicamente realizzabile.
Siccome ci ricordiamo che
i i
V A
+ +
= Φ
i i
V A
− −
= Φ
Allora si ha:
1 1 1
1
( ) ( )
z z m m m
z z
i j ij ij j ij j
j j j
e e
I z A e A e C C V C V
σ σ
σ σ
εη ηε ηε

− +
+ − + −
= = =
= − Φ = −
∑ ∑ ∑


5.4 – Equazioni dei telegrafisti

Se ora ricordiamo il risultato al quale siamo giunti nel paragrafo scorso
( )
i
V z =
z z
i i
V e V e
σ σ − +
+ −
+
unitamente a ciò che siamo, dopo tanta fatica, riusciti a dire sulle correnti
1 1
( )
z z m m
i ij j ij j
j j
e e
I z C V C V
σ σ
ηε ηε

+ −
= =
= −
∑ ∑

e definiamo i seguenti due vettori
1 1
2 2

m m
V V
V V
V V
+ −
+ −
+ −
+ −



= =



V V
⋮ ⋮

allora possiamo scrivere, compattamente:
( )
( )
0 0
1 1
z z
z z
z e e
z e e
σ σ
σ σ
ηε ηε

+ −

+ −
¦ = +
¦
´
= −
¦
¹
V V V
I C V C V

Quindi si può costruire anche un vettore di correnti I, contenente tanti elementi quanti sono i
conduttori (meno quello di riferimento). Siccome abbiamo calcolato le tensioni e le correnti grazie
alla conoscenza di
t
E e
t
H , risulta dunque possibile, per un modo TEM, calcolare i vettori I e V se
si è a conoscenza dei modi della struttura. Se ora deriviamo rispetto a z:
1
0
0
d ( )
( )
d
d ( )
( )
d
z
z
z
z
z
z
σηε
σ
ηε

¦
= −
¦
¦
´
¦
=
¦
¹
V
C I
I
C V

(13)

Essendo:
j σηε ωµε =
c
j
σ
ω
ηε ε
= +

12
Mettiamo una sommatoria in i ambo i lati:

0 0 1 1 0
0
1 1
( ) ( ) ( ) 0
m m m m m
z z z z
i j ij j ij
i i j j i
I z A e A e C A e A e C
σ σ σ σ
εη εη
− + − +
+ − + −
= = = = =
=
= − Φ = − Φ =
∑ ∑∑ ∑ ∑

Se
0
0 1
( ) ( ) ( ) 0
m m
i i
i i
I z I z I z
= =
= + =
∑ ∑

Allora, portando di là dall’uguale, scopriamo che sul conduttore freddo circola la corrente:
( )
0
1
( )
m
i
i
I z I z
=
= −


13
L’invertibilità di
0
C è garantita dalla sua iperdominanza.
Possiamo scrivere:
σηε
σ
ηε

¦
= −
¦
¦
´

¦
=
¦
¹
1
0
0
d ( )
( )
d
d ( )
( )
d
z
z
z
z
z
z
V
C I
I
C V

ω µε
ω
ε

¦
= −
¦
¦
¦
| | ´
|
¦
= − +
|
¦
|
¦
\ ¹
¹
.
0
0
1
0
0 0
d ( )
( )
d
d ( )
( )
d
z
j z
z
z c
j z
z
L
G
V
C I
I
C C V

( )
0
0 0
d ( )
( )
d
d ( )
( )
d
z
j z
z
z
j z
z
ω
ω
¦
= −
¦
¦
´
¦
= − +
¦
¹
V
L I
I
G C V
con
1
0 0
0 0
c
µε
ε

¦ =
¦
´
=
¦
¹
L C
G C

(equazioni dei telegrafisti)
Come si vede, in tali equazioni sono spuntate fuori delle nuove quantità:
• la matrice induttanza caratteristica:
1
0 0
µε

= L C
• la matrice conduttanza caratteristica:
0 0
c
ε
= G C
Le equazioni dei telegrafisti costituiscono una particolare formulazione che si può dare alle
equazioni di Maxwell quando si considerano i soli modi TEM. Di fatto le equazioni dei telegrafisti
sono equivalenti alle equazioni di Maxwell in quanto forniscono le stesse informazioni, poiché
dalla descrizione del comportamento elettromagnetico della struttura in termini di tensioni e di
correnti si può risalire a quella in termini di campo elettromagnetico e viceversa.

Osservando i vettori di tensione e di corrente
( )
( )
0 0
1 1
z z
z z
z e e
z e e
σ σ
σ σ
ηε ηε

+ −

+ −
¦ = +
¦
´
= −
¦
¹
V V V
I C V C V

possiamo inoltre definire:
• la matrice impedenza caratteristica:
1
0 c
ηε

= Z C
• la matrice ammettenza caratteristica:
1
0
1
c c
ηε

= = Y C Z
Dunque si ha, in un regime qualsiasi:
( )
( ) ( )
z z
z z
c
z e e
z e e
σ σ
σ σ
− +
+ −
− +
+ −
¦ = +
¦
´
= −
¦
¹
V V V
I Y V V

Insomma, stanno rispuntando fuori tutte le quantità che già conoscevamo per lo studio dei circuiti
“classici”. D’altronde, giunti a questo punto, è facile notare che il parallelismo con le equazioni di
Maxwell è fortissimo: effettuando infatti le seguenti sostituzioni
“Nuove” quantità
( )
( )
0
0
0
d
dz
z
z
c
ε
µ
→ ∇×





I h
V e
C
G
L
“Vecchie” quantità
rispuntano tali e quali le equazioni già viste nei corsi di Fisica.

5.5 – I modi TEM in una linea a m conduttori

Mettiamo ora insieme le relazioni:
1) per le componenti trasversali del campo elettrico e magnetico:
( )
( )
1
z z
t t
z z
t t
A e A e
A e A e
σ σ
σ σ
η
− +
+ −
− +
+ −
¦
= − + ∇ Φ
¦
´
= − − ×∇ Φ
¦
¹
e
h k

2) che legano la tensione con le costanti complesse che dipendono dal carico e dal
generatore:
i i
V A
+ +
= Φ
i i
V A
− −
= Φ
3) che esprimono il potenziale in base all’alimentazione e alle caratteristiche geometriche
della rete:
( ) ( )
1 2 1 2
1
, ,
m
j j
j
x x F x x
=
Φ = Φ


Otteniamo:
( ) ( )
( ) ( )
1 2
1
1 2
1
,
1
,
m
z z
t t j j
j
m
z z
t t j j
j
A e A e F x x
A e A e F x x
σ σ
σ σ
η
− +
+ −
=
− +
+ −
=
¦
= − + ∇ Φ
¦
¦
´
¦
= − − ×∇ Φ
¦
¹


e
h k

1
1
1
j
j
j
j
V
V
m
z z
t j j t j
j
V
V
m
z z
t j j t j
j
A e A e F
A e A e F
σ σ
σ σ
η

+

+
− +
+ −
=
− +
+ −
=
¦ | |
¦ |
= − Φ + Φ ∇
¦ |
|
¦
\ ¹
´
| |
¦
|
¦
= − Φ − Φ ×∇
|
¦
|
\ ¹ ¹


e
h k
Siamo quindi giunti all’espressione del campo elettrico e magnetico per i modi TEM in una linea a
m conduttori
( )
1
m
z z
t j j t j
j
V e V e F
σ σ −
+ −
=
= − + ∇

e
( )
1
1
m
z z
t j j t j
j
V e V e F
σ σ
η

+ −
=
= − − ×∇

h k

Si noti che, come conseguenza di queste ultime equazioni, il campo elettromagnetico risulta
espresso come sovrapposizione di onde TEM del tipo:
( )
z z
tj j j t j
V e V e F
σ σ − +
+ −
= − + ∇ e
( )
1
z z
tj j j t j
V e V e F
σ σ
η
− +
+ −
= − − ×∇ h k
Una qualunque di queste onde non è esprimibile come combinazione lineare delle rimanenti. Si
può quindi affermare che una linea a m fili è capace di sostenere m modi trasversali tra loro
linearmente indipendenti.

5.6 – Potenza trasportata dal campo

Dal momento che gli unici componen
vettore di Poynting (che è perpendicolare a questi) ha la sola componente assiale, cioè la potenza
fluisce solo in quella direzione.
La potenza complessa che attraversa un piano trasversale all’a
1 1
( ) d ( ) ( ) ( )
2 2
c t t j j cj
S
P z S V z I z P z = × ⋅ = =
∫∫
e h k

5.7 – Linee a più fili con conduttori imperfetti

Per rappresentare accuratamente il comportamento reale delle strutture, l’analisi precedente va
naturalmente raffinata. Una prima ovvia misura consiste nel tener conto del comportamento
imperfetto dei conduttori. Si noti che in tal caso i risultati ottenuti sono solo approssimati perché,
in presenza di perdite nei conduttori, i modi non sono più rigorosamente TEM

14
È comunque intuitivo il fatto che, se permane il parallelismo con le equazioni di Maxwell e le relazioni fondamentali che
regolano il funzionamento dei circuiti a costan
tutti indipendenti, possiamo calcolare separatamente la potenza di ognuno di essi tramite le formule in cui compaiono i
componenti dei vettori delle tensioni e delle corren
Comunque sia, sostituendo le seguenti equazioni nell’espressione del vettore di Poynting
la dimostrazione rigorosa è la seguente (S la sezione trasversale del mezzo
1 1 1
( ) d d d
2 2 2
c t t t t t t
S S S
P z S f z g z S f z g z S = × ⋅ = ∇ Φ × × ∇ Φ ⋅ = ∇ Φ ⋅ ∇ Φ
∫∫ ∫∫ ∫∫
*
e h k k k
Abbiamo raccolto nelle funzioni f(z) e g(z), per comodità:
Siccome Φ e Φ * sono funzioni armoniche (= Laplaciano nullo), si
t t t t t
S S l
∇ Φ ⋅∇ Φ = ∇ ⋅ Φ∇ Φ = Φ∇ Φ
∫∫ ∫∫ ∫
Se ora teniamo conto del fatto che, all’interno dei conduttori, il potenziale è costante (lo portiamo fuori dall’integrale) e
sostituiamo nella relazione della potenza:
Siccome poi
( ) ( )
j j
f z V z Φ =
Arriviamo finalmente a dire che:
Potenza trasportata dal campo
Dal momento che gli unici componenti non nulli del campo elettromagnetico sono trasversali, il
vettore di Poynting (che è perpendicolare a questi) ha la sola componente assiale, cioè la potenza
a potenza complessa che attraversa un piano trasversale all’asse può esprimersi nella forma:
*
1 1
1 1
( ) d ( ) ( ) ( )
2 2
m m
c t t j j cj
j j
P z S V z I z P z
= =
= × ⋅ = =
∑ ∑
∫∫
*
e h k
Linee a più fili con conduttori imperfetti: circuito equivalente
Per rappresentare accuratamente il comportamento reale delle strutture, l’analisi precedente va
Una prima ovvia misura consiste nel tener conto del comportamento
imperfetto dei conduttori. Si noti che in tal caso i risultati ottenuti sono solo approssimati perché,
in presenza di perdite nei conduttori, i modi non sono più rigorosamente TEM
caso di linee di trasmissione ordinarie
comportamento non ideale dei conduttori sono suscettibili
di una semplice interpretazione circuitale.
A fianco vediamo il circuito equivalente per il caso di
conduttori perfetti:
comunque intuitivo il fatto che, se permane il parallelismo con le equazioni di Maxwell e le relazioni fondamentali che
regolano il funzionamento dei circuiti a costanti concentrate e se – come abbiamo detto – i modi TEM sorretti dalla struttura sono
tutti indipendenti, possiamo calcolare separatamente la potenza di ognuno di essi tramite le formule in cui compaiono i
componenti dei vettori delle tensioni e delle correnti. Alla fine, sommando tutto, si trova la potenza complessiva.
Comunque sia, sostituendo le seguenti equazioni nell’espressione del vettore di Poynting
( )
( )
1
z z
t t
z z
t t
A e A e
A e A e
σ σ
σ σ
η
− +
+ −
− +
+ −
¦
= − + ∇ Φ
¦
´
= − − ×∇ Φ
¦
¹
e
h k

la sezione trasversale del mezzo interposto fra i conduttori):
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) (
*
* * *
1 1 1
( ) d d d
2 2 2
c t t t t t t
S S S
P z S f z g z S f z g z S = × ⋅ = ∇ Φ × × ∇ Φ ⋅ = ∇ Φ ⋅ ∇ Φ
∫∫ ∫∫ ∫∫
e h k k k
, per comodità:
( )
( ) ( )
1
z z
z z
f z A e A e
g z A e A e
σ σ
σ σ
η
− +
+ −
− +
+ −
¦ = +
¦
´
= − −
¦
¹

* sono funzioni armoniche (= Laplaciano nullo), si ha:
( )
Stokes
* * *
0
d d d
j
m
t t t t t
j
S S l
S S l
=
∇ Φ ⋅∇ Φ = ∇ ⋅ Φ∇ Φ = Φ∇ Φ

∫∫ ∫∫ ∫
n

(
j
l è il contorno del conduttore j-esimo)
Se ora teniamo conto del fatto che, all’interno dei conduttori, il potenziale è costante (lo portiamo fuori dall’integrale) e
( ) ( )
* *
0
1
( ) d
2
j
m
c j t
j
l
P z f z g z l
=
= Φ ∇ Φ


n

e
( )
( )
*
( )
( ) d d
j j
j
j t t
l l
I z
I z g z l l
g z


= ∇ Φ⋅ ⇒ = ∇ Φ⋅




∫ ∫
n n

( ) ( )
( )
*
* *
0
1
( ) d
2
j
j
m
c j t
j
l
V
I z
P z f z g z l
=
= Φ ∇ Φ


n
.
.

ti non nulli del campo elettromagnetico sono trasversali, il
vettore di Poynting (che è perpendicolare a questi) ha la sola componente assiale, cioè la potenza
sse può esprimersi nella forma:
( ) d ( ) ( ) ( ) P z S V z I z P z
(14)

Per rappresentare accuratamente il comportamento reale delle strutture, l’analisi precedente va
Una prima ovvia misura consiste nel tener conto del comportamento
imperfetto dei conduttori. Si noti che in tal caso i risultati ottenuti sono solo approssimati perché,
in presenza di perdite nei conduttori, i modi non sono più rigorosamente TEM. Limitatamente al
caso di linee di trasmissione ordinarie m = 1, gli effetti del
comportamento non ideale dei conduttori sono suscettibili
di una semplice interpretazione circuitale.
A fianco vediamo il circuito equivalente per il caso di
comunque intuitivo il fatto che, se permane il parallelismo con le equazioni di Maxwell e le relazioni fondamentali che
i modi TEM sorretti dalla struttura sono
tutti indipendenti, possiamo calcolare separatamente la potenza di ognuno di essi tramite le formule in cui compaiono i
ti. Alla fine, sommando tutto, si trova la potenza complessiva.
interposto fra i conduttori):
)
* * *
( ) d d d
c t t t t t t
S S S
P z S f z g z S f z g z S = × ⋅ = ∇ Φ × × ∇ Φ ⋅ = ∇ Φ ⋅ ∇ Φ
∫∫ ∫∫ ∫∫

Se ora teniamo conto del fatto che, all’interno dei conduttori, il potenziale è costante (lo portiamo fuori dall’integrale) e quindi
*
( ) d d
j j
j t t
l l
I z g z l l

= ∇ Φ⋅


∫ ∫
n n


• i parametri
0
C , che inglobano nella loro formulazione gli indesiderati accoppiamenti
capacitivi fra i conduttori del circuito,
• trovati i
0
C possiamo calcolare la conduttanza
corrente attraverso il dielettrico che avvolge i conduttori)
• … e l’induttanza
0
L (che si riferisce alle
calcolando le definizioni che abbiamo già visto:

In regime puramente progressivo si ha poi:
V z I z Z I z I z
Come sappiamo, una volta che abbiamo in mano
facciamolo:
{ }
*
1
Re
2
P VI = =
In presenza di piccole perdite nei conduttori, si può ritenere che gli elementi
circuito equivalente, i quali sono legati alla distribuzione di campo r
rimangano praticamente immutati.

Come sappiamo, la presenza di campo all’interno dei conduttori dà luogo a una dissipazione di
potenza attiva e a un accumulo di energia magnetica. Questi effetti si possono interpretare
circuitalmente attribuendo ai conduttori una resistenza per unità di lunghezza
interna per unità di lunghezza
i
L
1
2
R I P
2 1
4
i m
L I U
Questo, quindi, è il nuovo circuito equivalente:

Ricordiamoci poi le espressioni della costante di fase e di attenuazione che abbiamo calcolato
quando abbiamo studiato il metodo perturbativo:
• costante di attenuazione
m
α
, che inglobano nella loro formulazione gli indesiderati accoppiamenti
capacitivi fra i conduttori del circuito, vengono calcolati utilizzando la relazione
d
i
ij t j
l
C F l ε∇ ⋅

n ≜

siamo calcolare la conduttanza
0
G (che incarna il trascurabile passaggio di
corrente attraverso il dielettrico che avvolge i conduttori)…
0 0
c
G C
ε
=
(che si riferisce alle proprietà auto-induttive del circuito)
calcolando le definizioni che abbiamo già visto:
0
0
L
C
µε
=
In regime puramente progressivo si ha poi:
( ) ( ) ( ) ( )
0
1
c
c
V z I z Z I z I z
Y C
ηε
= = =
Come sappiamo, una volta che abbiamo in mano V e Z, è facile calcolare la potenza attiva. Dunque
{ } { }
{ } { } {
2
*
2 2
* *
1 1
Re Re
2 2
1 1 1
Re Re Re
2 2 2
c c
c c c
Z II Z I
VY V Y V Y V
¦
=
¦
¦
= =
´
¦
= =
¦
¹
In presenza di piccole perdite nei conduttori, si può ritenere che gli elementi
circuito equivalente, i quali sono legati alla distribuzione di campo r
rimangano praticamente immutati.
Come sappiamo, la presenza di campo all’interno dei conduttori dà luogo a una dissipazione di
potenza attiva e a un accumulo di energia magnetica. Questi effetti si possono interpretare
nte attribuendo ai conduttori una resistenza per unità di lunghezza
i
L definite dalle relazioni
2
L
R I P = (potenza attiva dissipata)
2
i m
L I U = (energia magnetica accumulata)
Questo, quindi, è il nuovo circuito equivalente:
Ricordiamoci poi le espressioni della costante di fase e di attenuazione che abbiamo calcolato
quando abbiamo studiato il metodo perturbativo:
{ }
{ }
2
2
1 1
2 2 2 Re
Re
L
m
c
c
R I
P R
P Z
Z I
α = = =
, che inglobano nella loro formulazione gli indesiderati accoppiamenti
vengono calcolati utilizzando la relazione
(che incarna il trascurabile passaggio di
induttive del circuito), sempre
alcolare la potenza attiva. Dunque
}
2 2
c c c
VY V Y V Y V

In presenza di piccole perdite nei conduttori, si può ritenere che gli elementi
0 0 0
, , G C L del
circuito equivalente, i quali sono legati alla distribuzione di campo relativa al caso ideale,
Come sappiamo, la presenza di campo all’interno dei conduttori dà luogo a una dissipazione di
potenza attiva e a un accumulo di energia magnetica. Questi effetti si possono interpretare
nte attribuendo ai conduttori una resistenza per unità di lunghezza R e un’induttanza

Ricordiamoci poi le espressioni della costante di fase e di attenuazione che abbiamo calcolato
• costante di fase
{ }
{ }
2
2
1
1
4
1
2 Re
Re
2
i
m i
c
c
L I
U L
P Z
Z I
ω
β ω ω ∆ = = =
Ora abbiamo tutti gli elementi per esprimere sia R che
i
L :
{ }
1
2 Re
m
c
R
Z
α = ⇒ { }
2 Re
m c
R Z α =
{ }
1
2 Re
i
c
L
Z
ω
β ∆ = ⇒
{ }
2
Re
i c
L Z β
ω
= ∆
Inoltre, abbiamo tutti gli elementi per modificare la costante di propagazione:
senza perdite γ σ = ± con perdite
m
j γ σ α β = + + ∆

5.8 – Linee a più fili con conduttori imperfetti: analisi dei modi

I modi di una linea a più fili con conduttori reali (a basse perdite) possono essere determinati con
il seguente procedimento. Le funzioni di modo di m onde TEM linearmente indipendenti sono:
η
= −∇
∀ =
= − ×∇
1, ...,
1
tj t j
tj t j
F
j m
F
E
H k

dove
2
0 (Laplace)
1 per il conduttore
0 per gli altri conduttori
t i
i
i
F
F i
F l i
¦∇ =
¦
=
´
¦
= ≠
¹

Il problema è che i modi così ricavati sono tutti degeneri e quindi non ortogonali. Dobbiamo quindi
impegnarci per trovare una m-upla di modi TEM della linea che siano due a due mutuamente
ortogonali anche in presenza di conduttori imperfetti.
Dato che le espressioni dei campi elettrico e magnetico (trasversali) poco fa espresse costituiscono
un insieme completo, facciamo la scelta di riesprimere le stesse quantità, ma con dei coefficienti
diversi
qi
x :
1
1
m
q
t qi ti
i
m
q
t qi ti
i
x
x
=
=
=
=


E E
H H

Se ipotizziamo il fatto che il campo abbia una legge di dipendenza dalla coordinata assiale del tipo
z
e
γ −

si ha la seguente espressione per i campi associati:
1
1
q
q
m
z
q
t qi ti
i
m
z
q
t qi ti
i
e x
e x
γ
γ

=

=
=
=


e E
h H

In queste espressioni il termine
q mq mq
j γ σ α α = + +
è la costante di propagazione incognita da determinarsi per realizzare la situazione auspicata in
cui i modi non siano degeneri.
Il vettore
q
x dei coefficienti
qi
x ha un significato fisico ben preciso: esso rappresenta il vettore
delle tensioni associate alle ,
q q
t t
E H sul piano z = 0
(15)
. Tali coefficienti vanno determinati in
maniera tale che:
• in presenza dei modi p, q (con p diverso da q) la potenza attiva dissipata sia nel dielettrico
sia nei conduttori uguagli la somma di quelle che competono ai due modi singolarmente
considerati e che un’analoga condizione valga per la potenza complessa trasportata lunga
l’asse della linea: in pratica, ciò significa che la presenza di un modo non deve interferire
con un altro modo in termini di potenza. Traducendo queste poche righe in matematica si
ha:
termine incrociato per la potenza complessa
( )
*
1
d 0
2
qp p q
c t t
S
P S = × ⋅ =
∫∫
e h n
termine incrociato per la potenza dissipata nei conduttori
( )
*
1
d 0
2
qp p q
L s s s
l
P R l = ⋅ =

J J
termine incrociato per la potenza dissipata nel dielettrico
( )
*
d 0
2
qp p q
d t t
S
c
P l = ⋅ =
∫∫
e e
• in presenza del solo modo q (potenza
q
P ) tra le potenze attive dissipate nel dielettrico e nei
conduttori e la potenza attiva trasportata valga una condizione del tipo
2 2
q q
d L
q q q
P P
P P
α = +

perdite nei perdite nel
conduttori dielettrico
2 0
q q q
d L q
P P P α + − =

Senza scendere nei dettagli (la dimostrazione è infinita), combinando le condizioni di
annullamento dei termini incrociati, si ottiene il seguente sistema:
T
0 0
T
0 0
T
0 0
1 1 1
Re 0
2
1 1 1
Re 0
2
1 1 1
Re 0
2
q L q q
p L q q
L q q
α
η ε
α
η ε
α
η ε
¦
| | ¦ ¹
+ − =
¦ ´ ` |
¹ ) \ ¹ ¦
¦
| | ¦ ¹ ¦
+ − =
´ ´ ` |
¹ ) \ ¹ ¦
¦
| | ¦ ¹
¦
+ − =
´ ` |
¦
¹ ) \ ¹ ¹
x G P C x
x G P C x
M G P C x

(M è la matrice contenente, per colonne, i vettori
p
x )
Ne deduciamo che il generico vettore
q
x deve essere la soluzione del problema agli autovalori
0 0
1 1 1
Re 0
2
L q q
α
η ε
| | ¦ ¹
+ − =
´ ` |
¹ ) \ ¹
G P C x

15
Infatti se prendiamo le
1
1
q
q
m
z
q
t qi ti
i
m
z
q
t qi ti
i
e x
e x
γ
γ

=

=
=
=


e E
h H

e poniamo z = 0 l’esponenziale diventa pari ad 1 e si ha
1
1
m
q
t qi ti
i
m
q
t qi ti
i
x
x
=
=
=
=


e E
h H

A questo punto passiamo alla rappresentazione matriciale dei modi TEM “modificati”: in
presenza del modo p e indicando con
p
V
+
e
p
V

le ampiezze complesse della componente
progressiva e regressiva del modo p-esimo, le distribuzioni di tensioni e correnti sui conduttori in
presenza di questo modo si scrivono:
( )
( )
( )
( )
p p
p p
z z
p p p p
z z
p p p c p
z e e
z e e
γ γ
γ γ
− +
+ −
− +
+ −
= +
= −
V V V x
I V V Y x

Il regime elettrico più generale sarà allora:
( ) ( )
( ) ( )
1
1
n
p
p
n
p
p
z z
z z
=
=
=
=


V V
I I

In forma matriciale si ha:
( ) ( )
( ) ( )
Γ Γ
Γ Γ

+ −

+ −
= +
= −
c
z
z
z z
z z
V M e V e V
I Y M e V e V
con
Γ
1
0
0
p
m
z
z
z
e
e
e
γ
γ
γ






=




z
e

CAPITOLO 6
Linee di trasmissione, parte seconda

6.1 – Dalla propagazione TEM alla propagazione quasi-TEM

Nel capitolo precedente si sono studiate le linee di trasmissione a più fili come strutture capaci di
sostenere onde trasversali elettromagnetiche e si è visto che del loro comportamento si può dare
una descrizione circuitale rigorosa. In particolare si è messo in evidenza che soluzioni TEM delle
equazioni di Maxwell possono esistere solo se il dielettrico interposto tra i conduttori perfetti è
omogeneo. Questa condizione è dunque necessaria anche per la validità del circuito equivalente
della linea.

Ahimè, in molti casi di interesse tecnico si è condotti a considerare strutture cilindriche la cui
configurazione è simile a quella delle linee di trasmissione propriamente dette, ma che non
possono sostenere modi TEM poiché per esse la condizione di omogeneità del dielettrico risulta
violata. Queste guide si diranno d’ora in avanti strutture quasi-TEM.

L’affinità strutturale tra le due classi di mezzi trasmissivi, TEM e quasi-TEM, fa intuire una
fondamentale somiglianza del comportamento, almeno sotto certe ipotesi limitative, e in
particolare suggerisce la possibilità di applicare anche alle strutture quasi-TEM i concetti circuitali
propri delle linee di trasmissione. In generale ciò risulta possibile grazie alla capacità delle
suddette strutture di sostenere modi quasi-TEM, i quali a frequenze sufficientemente basse
godono di proprietà analoghe a quelle dei modi TEM propriamente detti, ovvero:
• frequenza di taglio pari a zero;
• distribuzione trasversale di campo che approssima una distribuzione statica;
• componenti assiali delle intensità di campo piccole rispetto a quelle trasversali.
In queste condizioni è possibile definire tensioni e correnti su ogni sezione trasversale con
incertezza trascurabile e quindi estendere alle strutture quasi-TEM il concetto di descrizione
circuitale.

6.2 – Linee di trasmissione non omogenee

Consideriamo una linea di trasmissione a m fili più massa,
costituita da m + 1 conduttori elettrici
1
perfetti in un mezzo
non omogeneo; in figura, infatti, si vede la presenza di due
dielettrici: uno di colore bianco (costante
0
ε ) e l’altro di
colore rosa (costante
0 1
ε ε ). La linea tratteggiata è quella
delle linee di forza del campo magnetico
2
, le frecce
raffigurano invece il campo elettrico. Si nota che soltanto queste ultime passano attraverso il
mezzo rosa: ci aspettiamo dunque, rispetto al caso semplicemente TEM, una uguale relazione per
il campo magnetico (il mezzo è omogeneo rispetto ad H) e un differente problema per il campo
elettrico (il mezzo non è omogeneo rispetto ad E).
Per semplificare la trattazione si supporrà di avere un mezzo privo di perdite (c = 0) e di lavorare
ad una pulsazione relativamente bassa. Prendiamo le stesse relazioni già viste nel capitolo 1:

1
m dev’essere almeno pari ad 1.
2
Che è evidentemente solenoidale.
assiale (campo elettrico)
assiale (campo magnetico)
trasversale (campo magnetico)
trasversale (campo elettrico)
t t c z
t t z
t t z t
t t z c t
j E
j H
E j
H j
ωε
ωµ
γ ωµ
γ ωε
∇ × = → ¦
¦
∇ × = − →
¦
´
× + ×∇ = →
¦
¦
× + ×∇ = − →
¹
H k
E k
k E k H
k H k E

In queste condizioni (siamo sempre nella banda di frequenze relativamente verso i valori bassi) si
dimostra che esistono soluzioni tali per cui si ha:
0
0
t z
t z
E
H
¦
¦
´
¦
¹
E
H
≫ ∼
≫ ∼

0
0
t t
t t
¦
´
¹
E E
H H


(appr. al second’ordine)
(dove
0 0
e
t t
E H sono i termini noti dello sviluppo di Mac Laurin)

Sostituendo nelle prime due equazioni del sistema soprastante, e ipotizzando di trovarci presso la
continua (ω = 0), si ha:
ωε
ωµ
∇ × =
∇ × = −
0
0
t t c z
t t z
j E
j H
H k
E k

0
0
0
0
t t
t t
∇ × =
∇ × =
H
E

Questo sistema di equazioni è analogo a quello valido per un modo TEM a frequenza qualsiasi.
D’altra parte, questa condizione è fra quelle richieste per poter parlare di conservatività e
introdurre i potenziali:
0 t t
φ = −∇ E (φ potenziale scalare elettrico)
0 t t
ψ = ∇ H (ψ potenziale scalare magnetico)
Essendo il mezzo privo di sorgenti, si ha (dalle equazioni di Maxwell):
( ) 0 ε ∇⋅ = e
0 ∇⋅ = h
Siccome in un regime quasi-TEM si ha
3
:
0
j z
t
e
β −
e E ≃
0
j z
t
e
β −
h H ≃
Sostituiamo e otteniamo:
( )
0
0
j z
t
e
β
ε

∇⋅ = E
( ) ( )
0
0
j z
t z t
e
β
ε

∇ + ∇ ⋅ = E
0
0
t t
ε ∇ ⋅ = E
( )
0
0
j z
t
e
β −
∇⋅ = H
( ) ( )
0
0
j z
t z t
e
β −
∇ + ∇ ⋅ = H
0
0
t t
∇ ⋅ = H
Se ora ci ricordiamo delle espressioni dei potenziali
0 t t
φ = −∇ E
0 t t
ψ = ∇ H
si ha immediatamente:
0
0
t t
ε ∇ ⋅ = E
0
0
t t
∇ ⋅ = H
0
t t
εφ −∇ ⋅ ∇ = 0
t t
ψ ∇ ⋅ ∇ =

2
1
0
t t t
φ ε φ
ε
∇ + ∇ ⋅ ∇ =
2
0
t
ψ ∇ =
Ne consegue che ψ è soluzione dell’identico problema di valori al contorno che si avrebbe per il
potenziale scalare magnetico di un campo TEM (in senso rigoroso) in dielettrico omogeneo,

3
Ricordiamo che, se non ci sono perdite, si ha:
j γ β =

mentre φ soddisfa un problema diverso. In altre parole, mentre
modo magnetica di un’onda TEM che si potrebbe propagare lungo la struttura in esame se il
dielettrico fosse omogeneo, questo non è vero per

6.3 – Calcolo delle tensioni

A questo punto dobbiamo ripetere il ragionamento già effettuato nel capitolo 5, trattandolo però
(
j z j z
e E e j
β β − −
× × + × ×∇ = × k k E k k k H
A questo punto ci ricordiamo dell’identità vettoriale
e dell’assenza di perdite
e scriviamo:
j z j z
e j E e j
β β − −
Se ora integriamo entrambi i membri tra
termine contenente
z
E dà valore nullo in quanto abbiamo spe
otteniamo:
o o
i i
i i
P P
P P
L L
j e l j e l β ωµ − ⋅ = × ⋅
∫ ∫
j z j z
j e l j e l
β β
β ωµ
− −
− ⋅ = × ⋅
Se ora poniamo
(per definizione e con l’aggiunta del termine esponenziale
per tenere conto del
possiamo scrivere:
j V z j e l − = × ⋅
Se ora deriviamo rispetto a z:
soddisfa un problema diverso. In altre parole, mentre
0 t
H coincide con la funzione di
modo magnetica di un’onda TEM che si potrebbe propagare lungo la struttura in esame se il
dielettrico fosse omogeneo, questo non è vero per
0 t
E .
etere il ragionamento già effettuato nel capitolo 5, trattandolo però
dal punto di vista dei modi quasi

Consideriamo dunque un regime
elettrico associato ad un solo modo
quasi-TEM puramente progressivo che si
propaga lungo la linea.
Prendiamo la terz
famoso sistema
t t z t
γ ωµ × + ×∇ = k E k H
e moltiplichiamo vettorialmente ambo i
lati per
j z
e
β −
k:
)
0
j z j z
t t z t
e E e j
β β
γ ωµ
− −
× × + × ×∇ = × k k E k k k H
A questo punto ci ricordiamo dell’identità vettoriale
( )
t t
× × = − k k a a
j γ β =
( )
0
j z j z
t t z t
e j E e j
β β
β ωµ
− −
− − ∇ = × E k H
Se ora integriamo entrambi i membri tra
i
P e
0
P lungo la linea
i
L , tenendo conto del fatto ch
dà valore nullo in quanto abbiamo specificato che nel caso quasi
0
0
t z
t z
E
H
¦
¦
´
¦
¹
E
H
≫ ∼
≫ ∼

0
d d
o o
i i
i i
P P
j z j z
t t
P P
L L
j e l j e l
β β
β ωµ
− −
− ⋅ = × ⋅
∫ ∫
E τ k H τ
0
d d
o o
i i
i i
P P
j z j z
t t
P P
L L
j e l j e l
β β
β ωµ
− −
− ⋅ = × ⋅
∫ ∫
E τ k H τ
( ) d
o
i
i
P
j z
t i
P
L
e l V z
β −
⋅ ≈

E τ
(per definizione e con l’aggiunta del termine esponenziale
tenere conto della propagazione in direzione assiale)
( )
0
d
o
i
i
P
j z
i t
P
L
j V z j e l
β
β ωµ

− = × ⋅

k H τ
coincide con la funzione di
modo magnetica di un’onda TEM che si potrebbe propagare lungo la struttura in esame se il
etere il ragionamento già effettuato nel capitolo 5, trattandolo però
dal punto di vista dei modi quasi-TEM.
Consideriamo dunque un regime
elettrico associato ad un solo modo
TEM puramente progressivo che si
propaga lungo la linea.
Prendiamo la terza equazione del nostro
0 t t z t
E j γ ωµ × + ×∇ = k E k H
e moltiplichiamo vettorialmente ambo i

, tenendo conto del fatto che il
cificato che nel caso quasi-TEM si ha
(per definizione e con l’aggiunta del termine esponenziale
la propagazione in direzione assiale)
( ) ( )
0
d d
d
d d
o
i
i
P
j z
i t
P
L
j V z j e l
z z
β
β ωµ

| |
|
− = × ⋅
|
\ ¹

k H τ
( ) ( )
0
d d
d
d d
o
i
i
P
j z
i t
P
L
j V z j e l
z z
β
β ωµ

| |
|
− = × ⋅
|
\ ¹

k H τ
Derivando l’esponenziale esce fuori un jβ − :

( )

0
1 1
d
d
d
d d
o
i
i
P
i j z
t
P
L
V z
jj jj e l
z z
β
β β ωµ

− −
| |
|
− = − ⋅ × ⋅
|
\ ¹

k H τ
( )
0
applicata la permutazione ciclica
del prodotto misto
d
d
d
o
i
i
P
i j z
t
P
L
V z
j e l
z
β
ωµ

= × ⋅

τ k H

( )
0
d
d
d
o
i
i
P
i j z
t
P
L
V z
j e l
z
β
ωµ

= − ⋅

H n dato che × τ k = ‒ n
Si consideri ora la struttura resa omogenea e siano
4
:

0
C la sua matrice capacità (elementi
ik
C ) e

1
0 0 0 0
µ ε

= L C (elementi
ik
L ) la sua matrice induttanza.
Poiché la
t
H è la stessa che avremmo in un modo TEM (abbiamo detto che le cose non cambiano
per il campo magnetico), si ha (senza dimostrazione) che:

0
siccome

0 0
1
d d
t t
o
i k
i
P
m
t ik t
k
P l
L
l L l µ

=
⋅ =

∫ ∫
H H
H n H τ
Quindi così diventa l’espressione della derivata:
( )
0 0
1 1
d
d d
d
k k
m m
i j z j z
ik t ik t
k k
l l
V z
j e L l j L e l
z
β β
ω ω
− −
= =
= − = −
∑ ∑
∫ ∫
H τ H τ
Ponendo ora:
( ) d
k
j z
k t
l
I z e l
β −
≈ ⋅

H τ
(teorema d’Ampére con l’aggiunta del termine esponenziale
per tenere conto della propagazione in direzione assiale)
otteniamo:
( )
( )
( )
0
1 1
d
d
d
k
k
m m
i j z
ik t ik k
k k
l
I z
V z
j L e l j L I z
z
β
ω ω

= =
≈ − = −
∑ ∑

H τ

In forma vettoriale si ha:
( )
( )
0
d
d
z
j z
z
ω ≈ −
V
L I
Quindi, a partire da una linea quasi-TEM e per quanto riguarda le tensioni, ci siamo ricondotti ad
una linea TEM: fatte le dovute ipotesi (basse frequenze, etc…), insomma, le relazioni che
riguardano il caso TEM (dielettrico omogeneo) possono approssimare quelle che concernono il
caso quasi-TEM (dielettrico non omogeneo).

4
Le matrici di seguito elencate sono le stesse del capitolo 5!
6.4 – Calcolo delle correnti

Procediamo ora al calcolo delle correnti: prendiamo la quarta equazione del sistema
t t c z
t t z
t t
t
z t
t z c t
j E
j H
E
j
j
H
ωε
ωµ
γ ω
γ
µ
ωε
∇ × = ¦
¦

× +
× = −
¦
´
× + ×∇
×∇
=
¦
¦
= −
¹
k H k
H k
E k
k E k H
E

e ripetiamo lo stesso identico ragionamento del paragrafo 6.3, moltiplicando vettorialmente ambo
i lati per
j z
e
β −
k :

t t z c t
j
j z j z
e H e j
β β
β
γ ωε

=

|
× + ×
|
| × = ×
|
\ ¹
∇ − k H k k E k
Chiaramente vale ancora l’identità vettoriale
( )
t t
× × = − k k a a
e quindi:
( )
j z j z
t t z c t
e j H j e
β β
β ωε
− −
× × + × ×∇ = − × k k H k k k E
( )
j z j z
t t z c t
e j H j e
β β
β ωε
− −
− − ∇ = − × H k E
Se ora integriamo entrambi i membri tra
i
P e
0
P lungo la linea
i
L , tenendo conto del fatto che il
termine contenente
z
E dà valore nullo in quanto abbiamo specificato che nel caso quasi-TEM si ha
0
0
t z
t z
E
H
¦
¦
´
¦
¹
E
H
≫ ∼
≫ ∼

e della relazione espressa nel paragrafo 6.3
( ) d
k
j z
k t
l
I z e l
β −
≈ ⋅

H τ
otteniamo:
i
j z
t t z
L
e j H
β
β

− + ∇ H d d
o o
i i
i
P P
j z
c t
P P
L
l e j l
β
ωε

⋅ = − × ⋅
∫ ∫
τ k E τ
( )
d d
o o
i i
i i
i
P P
j z j z
t c t
P P
L L
I z
j e l j e l
β β
β ω ε
− −
− ⋅ = − × ⋅
∫ ∫
H τ k E τ

( )
applicata la permutazione ciclica
d
o
i
i
P
j z
i c t
P
L
j I z j e l
β
β ω ε

= × ⋅

τ k E

( ) ( ) d
o
i
i
P
j z
i c t
P
L
j I z j e l
β
β ω ε

= − ⋅

E n dato che × τ k = ‒ n
Giunti qui, deriviamo rispetto a z:
( ) ( )
d d
d
d d
o
i
i
P
j z
c t
P
L
j I z j e l
z z
β
β ω ε



= − ⋅




E n
( )
( )
d
d
d
d d
o
i
i
P
j z
c t
P
L
I z
j j j e l
z z
β
β β ω ε



= − − ⋅



E n
( )

0
0
siccome

d
d
d
o
i
t t
i
P
j z
c t
P
L
I z
j e l
z
β
ω ε


| |
|
= − − ⋅
|
|
\ ¹

E E
E n
Adesso facciamo una cosa furba: riabilitiamo le condizioni al contorno relative al potenziale
scalare elettrico φ , che possiamo esprimere così
1
m
k k
k
F φ φ
=
=


essendo
k
F una funzione adimensionale delle coordinate trasversali definita come segue
2
1
1 sul contorno del conduttore
0 sul contorno del conduttore
t k t t k
k
k
F F
F k
F i k
ε
ε
¦
∇ = − ∇ ⋅ ∇
¦
¦
=
´
¦
= ≠
¦
¹
(k = 1, 2, …, m)
(5)
Quindi sfruttiamo la
0 t t
φ = −∇ E
e riscriviamo:
( )
( )
0
d
d d
d
o o
i i
i i
P P
j z j z
c t c t
P P
L L
I z
j e l j e l
z
β β
ω ε ω ε φ
− −
= − − ⋅ = − ∇ ⋅
∫ ∫
E n n
( )
1
d
d
d
o
i
i
P
m
j z
c t k k
k
P
L
I z
j e F l
z
β
ω ε φ

=

= − ∇ ⋅




n
( )
1
d
d
d
o
i
i
P
m
j z
k c t k
k
P
L
I z
j e F l
z
β
ω φ ε

=
= − ∇ ⋅


n
D’altra parte
( )
0
d d
o o
i i
i i
P P
j z j z j z
i t t k
P P
L L
V z e l e l e
β β β
φ φ
− − −
≈ ⋅ = −∇ ⋅ =
∫ ∫
E τ τ
e (v. capitoli addietro)
d
i
ik t k
l
C F l ε = ∇ ⋅

n
Di conseguenza:
( )
( )
1
d
d
m
ik k
k
I z
j C V z
z
ω
=
= −

(k = 1, 2, …, m)
Che diventa, in notazione matriciale:
( )
d
d
j z
z
ω = −
I
CV
(6)


In conclusione, la propagazione quasi-TEM lungo un sistema di conduttori in dielettrico non
omogeneo privo di perdite può essere descritta in via approssimata in termini di tensione correnti
dalle equazioni dei telegrafisti del tipo

5
Notiamo come questa volta gli Fk debbano soddisfare una equazione di Laplace non omogenea (cosa che non
accadeva nel capitolo 5).
6
Ricordiamo che la matrice capacità è stata ottenuta a partire dalla funzione potenziale in condizioni di mezzo non
omogeneo; la matrice induttanza, invece, è stata calcolata in condizioni di mezzo omogeneo.
( )
( )
0
d
d
z
j z
z
ω = −
V
L I
( )
d
d
j z
z
ω = −
I
CV
e quindi formalmente identiche a quelle valide per la propagazione TEM in senso stretto in un
mezzo omogeneo privo di perdite. La differenza sostanziale tra i due casi consiste nel fatto che,
mentre la matrice induttanza resta la stessa, la matrice capacità deve essere calcolata tenendo
conto della disomogeneità del mezzo. A parte questo, tutte le considerazioni svolte in precedenza
a proposito del comportamento circuita delle linee e più fili in regime TEM continuano ad essere
valide per le linee non omogenee nel campo di funzionamento quasi-TEM.
Anche in questo caso, le equazioni dei telegrafisti testé illustrate sostituiscono a tutti gli effetti le
equazioni di Maxwell ai fini della descrizione dei modi.
Infine, è ancora possibile descrivere un circuito equivalente per la propagazione quasi-TEM inteso
nello stesso senso già discusso nel capitolo scorso (vedremo meglio questo aspetto più avanti).

6.5 – Determinazione (della costante di propagazione) dei modi quasi-TEM

Consideriamo il nostro sistema a m+1 conduttori; ormai, giunti fino a questo punto, il concetto di
modo presumibilmente ci esce dalle orecchie, così come la dipendenza da
z
e
γ −

Lo scopo che ci prefiggiamo è proprio quello di trovare delle soluzioni alle equazioni
( )
( )
0
d
d
z
j z
z
ω = −
V
L I
( )
( ) ω = −
d
d
z
j z
z
I
CV
che abbiano dalla coordinata assiale una dipendenza del tipo:
( )
0
z
z e
γ −
= V V
( )
0
z
z e
γ −
= I I
con
0
V e
0
I vettori costanti (calcolati in z = 0, e da qui lo 0 al pedice) da determinarsi.
Sostituendo queste relazioni direttamente all’interno delle equazioni dei telegrafisti si ha:
( )
( )
0
d
d
z
j z
z
ω = −
V
L I
( )
d
d
j z
z
ω = −
I
CV
( )
0 0
d
d
z
e j z
z
γ
ω

= −

V L I
( )
0
d
d
z
e j z
z
γ
ω

= −

I CV
0 0 0
z z
e j e
γ γ
γ ω
− −
− = − V L I
0 0
z z
e j e
γ γ
γ ω
− −
− = − I CV
0 0 0
j γ ω = V L I
0 0
j γ ω = I CV
Sostituiamo la seconda equazione nella prima:
0
0 0
j j
ω
γ ω
γ
| |
=
|
\ ¹
CV
V L
2 2
0 0 0
γ ω = − V L CV
2 2
0 0 0
0 γ ω + = V L CV
( )
2 2
0 0
0
m
γ ω + = I L C V
Questa equazione risolvente rappresenta in realtà un sistema di m equazioni lineari omogenee in
m incognite (gli elementi del vettore
0
V ). Poiché soltanto le soluzioni diverse dalla ovvia (cioè
quella nulla,
0
0 = V ) hanno interesse, si deve imporre che γ sia tale da rendere soddisfatta
l’equazione:
( )
2 2
0
det 0
m
γ ω + = I L C
Questa equazione algebrica di grado 2m in γ ammette 2m soluzioni distinte e opposte a due a due.
Essendo la struttura priva di perdite per ipotesi si può porre:
ω
γ β = + = ±
p
j j
v

(
p
v è la velocità di fase)
Per cui si ha:
( )
2 2
0
det 0
m
γ ω + = I L C
2
2
0 2
det 0
m
p
v
ω
ω
| |
− + =
|
|
\ ¹
I L C
0 2
1
det 0
m
p
v
| |
− =
|
|
\ ¹
L C I
Si noti che ai due valori opposti ( ± ) corrisponde la stessa soluzione, cioè la stessa distribuzione di
tensioni. Si può allora affermare che una linea a m fili con dielettrico non omogeneo è in grado di
sostenere m modi quasi-TEM linearmente indipendenti e aventi in generale costanti di
propagazione distinte.
Inoltre, notiamo che gli inversi dei quadrati delle velocità di fase di tali modi, cioè
2
1
p
v

sono gli autovalori della matrice
0
L C, e quindi dipendono esclusivamente dalle caratteristiche
della linea e non dalla frequenza, in accordo col carattere quasi-TEM dei modi stessi.

Dal punto di vista intuitivo, è facile rendersi conto della ragione della diversità delle velocità di
fase dei modi quasi-TEM (questo aspetto ha un risvolto importantissimo: in virtù della
p
j j
v
ω
γ β = ± = ± diversa per ogni modo quasi-TEM
i modi quasi TEM avranno diverse costanti di propagazione, quindi non saranno degeneri e non ci
sarà quindi bisogno di normalizzarli). Essendo il dielettrico non omogeneo, l’energia trasportata
dal generico di tali modi si ripartisce in diverse misure tra le varie regioni dielettriche, le cui
velocità di fase intrinseche sono diverse. Poiché in realtà la velocità del modo dev’essere unica, ci
si può aspettare intuitivamente che l’effettiva velocità di propagazione dell’energia sia una media
pesata delle velocità di quest’ultima nelle varie regioni omogenee (frazioni di riempimento).
Poiché per un modo trasversale la velocità di propagazione dell’energia coincide con la velocità di
fase
p
v , la stessa conclusione vale per
p
v :
1
N
p k pk
k
v w v
=


(
k
w sono i pesi dati alle varie velocità di fase)
Quindi gli m modi quasi-TEM hanno diverse configurazioni di campo elettromagnetico, il ché
implica che vi siano diverse ripartizioni dell’energia: a seconda di come saranno distribuite le
tensioni e le correnti avremo infatti delle sezioni con potenza massima e delle sezioni con potenza
nulla. L’altro effetto di queste ripartizioni sta nel fatto che i conduttori si accoppieranno a livello
capacitivo e potremo quindi avere interferenza fra i segnali che si propagano.

Sia ora
pi
v la velocità di fase del modo i-esimo e
i
x l’autovettore di
0
L C corrispondente
all’autovalore
2
1
pi
v
. Per definizione si ha:
0 2
1
0
m i
p
v
| |
− =
|
|
\ ¹
L C I x
Se ora confrontiamo con
( )
2 2
0 0
0
m
γ ω + = I L C V
capiamo che si può assumere:
0
p pi
v v i =
= V x
L’autovettore
i
x assume allora il significato di vettore delle tensioni sul piano z = 0 in presenza del
solo modo i-esimo e

fissa, quindi, i valori delle tensioni e delle correnti sui conduttori nella sezione
di alimentazione in presenza del solo modo i-esimo
7
.
Siccome, ricordiamo, si ha

0 0
j γ ω = I CV
p
j j
v
ω
γ β = ± = ±
0 0
p
j j
v
ω
ω ± = I CV
0 0 p
v = ± I CV
allora
0
p pi
v v pi i
v
=
= ± I Cx

Insomma, grazie al principio di sovrapposizione degli effetti, alla fine possiamo esprimere il
campo quasi-TEM della linea come somma di m onde del tipo:
0
p pi
v v i =
= V x ( )
ω ω
− +
+ −
| |
| = +
|
\ ¹
pi pi
j z j z
v v
i i i i
z V e V e V x
0
p pi
v v pi i
v
=
= ± I Cx ( )
ω ω
− +
+ −
| |
| = −
|
\ ¹
pi pi
j z j z
v v
i pi i i i
z v V e V e I Cx
In altre parole, se poniamo:
1
0
0
p
m
z
z
z
z
e
e
e
γ
γ
γ






=




Γ
e
1
0
0
p
pj
pm
v
v
v


=



v
(matrice con gli esponenziali) (matrice delle velocità di fase)

1
1
11 1
1
m
p
p
m
m pm mm
x
x x
x x x



=




x x
x
M ⋮ ⋯ ⋮ ⋯ ⋮
(gli autovettori tutti affiancati)
Le soluzioni prendono la seguente forma:
( ) ( )
( ) ( )
z z
z z
z e e
z e e

+ −

+ −
= +
= −
Γ Γ
Γ Γ
V M V V
I CMv V V

Queste relazioni sostituiscono le

7
Inoltre, tale autovettore fissa le condizioni al contorno per il potenziale scalare elettrico.
( )
( )
0 0
1 1
z z
z z
z e e
z e e
σ σ
σ σ
ηε ηε

+ −

+ −
¦ = +
¦
´
= −
¦
¹
V V V
I C V C V

e ne costituiscono l’estensione a un dielettrico non omogeneo. La differenza fondamentale fra i
due casi consiste nel fatto che in dielettrico non omogeneo si hanno in generale tante diverse
velocità di fase quanti sono i conduttori della linea.

Se ora (hp: regime d’onda puramente progressivo) sostituiamo la
( )

+
= ⋅
z
z e
Γ
I CMv V ⇒ ( )
− − − −
+
=
1 1 1 z
z e
Γ
I C M v V
nella
( )

+
= ⋅
z
z e
Γ
V M V
abbiamo:
( ) ( )
1 1 1
z z
− − −
= V Mv M C I
Per cui le espressioni delle matrici impedenza e ammettenza caratteristica sono:
impedenza caratteristica
1 1 1
c
− − −
= Z Mv M C
ammettenza caratteristica
( )

− − − − −
= = =
1
1 1 1 1 1
c c
Y Z Mv M C CMvM
(8)
Inoltre, si ha:
c
= CMv Y M
Se sostituiamo questa quantità nel sistema
( ) ( )
( ) ( )
z z
z z
z e e
z e e

+ −

+ −
¦
= +
¦
´
= −
¦
¹
Γ Γ
Γ Γ
V M V V
I CMv V V

ci spunta fuori questa formulazione, più consueta per noi abituati alle formule
dell’elettromagnetismo classico:
( ) ( )
( ) ( )
z z
z z
c
z e e
z e e

+ −

+ −
¦
= +
¦
´
= −
¦
¹
Γ Γ
Γ Γ
V M V V
I Y M V V

Per confronto, nel caso di dielettrico omogeneo e conduttori perfetti, valgono le:
( )
( ) ( )
z z
z z
c
z e e
z e e
σ σ
σ σ

+ −

+ −
¦ = +
¦
´
= −
¦
¹
V V V
I Y V V

Si passa quindi da un caso all’altro eseguendo le sostituzioni
z z
e e
σ − −

Γ
M
z z
e e
σ

Γ
M
cioè mettendo in conto il fatto che, anziché avere un unico fattore di propagazione, se ne hanno m,
ognuno associato ad una specifica distribuzione di tensioni sui conduttori, rappresentata dal
vettore
i
x (cioè dall’i-esima colonna di M).

Ricordiamo che le considerazioni fatte fin’ora valgono soltanto a frequenze basse: oltre una certa
pulsazione limite
lim
ω , infatti, i termini della serie di Mac Laurin di grado superiore a 1 iniziano ad
avere influenza:
2 4
0 2 4
prima li trascuravamo;
ora iniziano a farsi sentire!
...
t t t t
R R
ω ω
ω ω
| | | |
+ + +
| |
\ ¹ \ ¹
E E E E ∼

R
ω il più piccolo dei raggi di convergenza della serie

8
Attenzione all’ordine delle matrici!
Questo è quel che si ha nella curva di

Qui il modo è quasi-TEM (guidato)


6.6 – Linea TEM associata ad un modo quasi

In un mezzo omogeneo e privo di perdite, la propagazione di un modo TEM in senso proprio è
caratterizzata da due grandezze: velocità di fase e impedenza d’
Se
0
µ µ = è la permeabilità magnetica del nostro mezzo, che ha anche costante dielettrica relativa
r
ε , esse sono espresse così:
• velocità di fase v
• impedenza d’onda η
Si consideri ora il generico (i-esimo) modo quasi
omogeneo. Se
pi
v è la velocità di fase di questo modo, si può ovviamente scrivere:
0
pi
eff
i
v
v
ε
=
Dunque la velocità di fase del modo quasi
supponiamo che esso si propaghi in un mezzo omogeneo di permettività relativa pari a

Analogamente possiamo definire per il modo quasi

A questo punto si supponga, per fissare le idee, che nella struttura non omogenea (
TEM) sia eccitato il solo modo
progressiva. Il regime elettrico della linea è allora espresso dai vettori di tensioni e di correnti:
Questo è quel che si ha nella curva di dispersione:
TEM (guidato) Qui vi sono modi ibridi (dispersivi)
e modi radianti
Linea TEM associata ad un modo quasi-TEM
In un mezzo omogeneo e privo di perdite, la propagazione di un modo TEM in senso proprio è
caratterizzata da due grandezze: velocità di fase e impedenza d’onda.
è la permeabilità magnetica del nostro mezzo, che ha anche costante dielettrica relativa
0
0 0
1 1
p
r r
v
v
µε µ ε ε ε
= = = ,
0
v = velocità della luce;
0 0
0 r
r
µ η µ
η
ε ε ε
ε
= = = ,
0
η = impedenza intrinseca del vuoto.
esimo) modo quasi-TEM di una linea a più fili con dielettrico non
è la velocità di fase di questo modo, si può ovviamente scrivere:
eff
dove
2
0 eff
i
pi
v
v
ε
| |
=
|
|
\ ¹
(permettività efficace)
Dunque la velocità di fase del modo quasi-TEM coincide con quella di un modo TEM se
supponiamo che esso si propaghi in un mezzo omogeneo di permettività relativa pari a
Analogamente possiamo definire per il modo quasi-TEM una impedenza d’onda efficace
0 0
0
eff
i eff
eff
i
i
µ η
η
ε ε
ε
= =
A questo punto si supponga, per fissare le idee, che nella struttura non omogenea (
TEM) sia eccitato il solo modo i-esimo con ampiezza unitaria e regime d’onda puramente
. Il regime elettrico della linea è allora espresso dai vettori di tensioni e di correnti:
( )
( )
pi
pi
j z
v
i i
j z
v
i pi i
z e
z v e
ω
ω


¦
¦ =
¦
´
¦
=
¦
¹
V x
I Cx


Qui vi sono modi ibridi (dispersivi)
In un mezzo omogeneo e privo di perdite, la propagazione di un modo TEM in senso proprio è
è la permeabilità magnetica del nostro mezzo, che ha anche costante dielettrica relativa
velocità della luce;
impedenza intrinseca del vuoto.
TEM di una linea a più fili con dielettrico non
è la velocità di fase di questo modo, si può ovviamente scrivere:
)
TEM coincide con quella di un modo TEM se
supponiamo che esso si propaghi in un mezzo omogeneo di permettività relativa pari a
eff
i
ε .
mpedenza d’onda efficace nella forma:
A questo punto si supponga, per fissare le idee, che nella struttura non omogenea ( modi quasi-
esimo con ampiezza unitaria e regime d’onda puramente
. Il regime elettrico della linea è allora espresso dai vettori di tensioni e di correnti:
A queste equazioni sono associate delle funzioni di modo trasversali che si indicheranno con
it
H . Si prenda ora in esame la struttura omogenea associata e le si attribuisca il valore di
permettività relativa (costante)
sostenere un modo TEM la cui fun
modo quasi-TEM. La velocità di fase in questa struttura omogenea è ovviamente uguale a
cosicché i due modi considerati, TEM e quasi
lo stesso vettore delle correnti (
i
z I
Indicata con
ci
Z la matrice impede
Z C L L
Il vettore di tensioni associato con la propagazione del modo TEM nella struttura omogenea è
dunque espresso da:
( ) ( )
ci i pi i i i
Z I L Cx x V
I due modi considerati, TEM e quasi
danno anche luogo all’identico regime di correnti e di tensioni sui conduttori della linea; essi
differiscono fisicamente soltanto per la funzione di modo elettrica.
Questo ci apre interessanti scenari
calcolo dei modi nelle linee quasi
omogeneo ( modi quasi TEM)…




… il vettore delle tensioni e delle correnti
tensioni e correnti delle tre seguenti
TEM):

A queste equazioni sono associate delle funzioni di modo trasversali che si indicheranno con
. Si prenda ora in esame la struttura omogenea associata e le si attribuisca il valore di
permettività relativa (costante)
eff
r i
ε ε = . Come già detto, questa struttura può certamente
sostenere un modo TEM la cui funzione di modo magnetica coincide con quella (
La velocità di fase in questa struttura omogenea è ovviamente uguale a
cosicché i due modi considerati, TEM e quasi-TEM, hanno lo stesso
t
h e quindi per la
( ) d
k
j z
k t
l
I z e l
β −
≈ ⋅

H τ
) z I .
la matrice impedenza caratteristica della linea omogenea, si ha:
η
η ε
µ

= = =
1
0 0 0
0
ieff
ci ieff eff pi
v Z C L L
Il vettore di tensioni associato con la propagazione del modo TEM nella struttura omogenea è
2
0
( ) ( )
pi pi
j z j z
v v
ci i pi i i i
z v e e z
ω ω
− −
= = = Z I L Cx x V
I due modi considerati, TEM e quasi-TEM, oltre ad avere la stessa funzione di modo magnetica,
danno anche luogo all’identico regime di correnti e di tensioni sui conduttori della linea; essi
differiscono fisicamente soltanto per la funzione di modo elettrica.
Questo ci apre interessanti scenari per quanto riguarda la complessità dei metodi adottati per il
nelle linee quasi-TEM. Infatti, se abbiamo 3 linee accoppiate in dielettrico non
modi quasi TEM)…
il vettore delle tensioni e delle correnti che le descrive è la sovrapposizione dei vettori di
sioni e correnti delle tre seguenti strutture equivalenti (con dielettrico omogeneo
( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( )
1 2 3
1 2 3
z z z z
z z z z
= + +
= + +
V V V V
I I I I
A queste equazioni sono associate delle funzioni di modo trasversali che si indicheranno con
it
E e
. Si prenda ora in esame la struttura omogenea associata e le si attribuisca il valore di
. Come già detto, questa struttura può certamente
zione di modo magnetica coincide con quella (
it
H ) relativa al
La velocità di fase in questa struttura omogenea è ovviamente uguale a
pi
v ,
e quindi per la
nza caratteristica della linea omogenea, si ha:
Il vettore di tensioni associato con la propagazione del modo TEM nella struttura omogenea è
oltre ad avere la stessa funzione di modo magnetica,
danno anche luogo all’identico regime di correnti e di tensioni sui conduttori della linea; essi
per quanto riguarda la complessità dei metodi adottati per il
nfatti, se abbiamo 3 linee accoppiate in dielettrico non
è la sovrapposizione dei vettori di
(con dielettrico omogeneo modi

( )
( )
1 2 3
1 2 3
z z z z
z z z z
= + + V V V V
I I I I
CAPITOLO 7
Esempi di calcolo di linee di trasmissione

7.1 – Linea di trasmissione ordinaria con dielettrico non omogeneo

La linea di trasmissione ordinaria si ha quando m = 1, cioè quando abbiamo un solo conduttore caldo
e un conduttore freddo (per un totale di m + 1 = 2 conduttori).
In questo caso si ha che la matrice

1
1
11 1
1
m
p
p
m
m pm mm
x
x x
x x x



=




x x
x
M ⋮ ⋯ ⋮ ⋯ ⋮

che è notoriamente pari ad m x m, è pari a 1 =

M .
Dunque le
( ) ( )
( ) ( )
z z
z z
c
z
z

+ −

+ −
¦
= +
¦
´
= −
¦
¹
Γ Γ
Γ Γ
V M e V e V
I Y M e V e V

diventano:
( )
( )
1
p p
p p
j z j z
v v
j z j z
v v
c
V z e V e V
I z e V e V
Z
ω ω
ω ω

+ −

+ −
¦
¦ = +
¦
´
| |
¦
| = −
| ¦
\ ¹
¹

Come è facile immaginare, tutte le matrici si riducono a scalari e una simile sorte tocca anche a
0 0
, e L C C. Si ha:
0 0
0
0
L
C
µ ε
=
Possiamo inoltre calcolarci velocemente la velocità di fase dell’unico modo quasi-TEM:
0 0 2 2
1 1
0 0
m
p p
L C
v v
− = ⇒ − = L C I
2 0 0
0 0
0 0
0
1

p p
C C
L C v v v
C C
L C
µ ε
= ⇒ = = =
Ne consegue dunque che:
2
2
0 0
0
0
0
eff
p
v v C
v C
C
v
C
ε
| |
|
| |
|
= = =
|
|
|
\ ¹
|
\ ¹

Possiamo ora trovare le espressioni anche:
• della costante di fase:
0
0

p p
C
j j
v v v C
ω ω ω
γ β β = ± = ± ⇒ = ± =
• dell’impedenza caratteristica:
0
0 0
1 1
c
p
L
Z
v C C
v CC
= = =
certa costante dielettrica efficace): capiamo immediatamente che, se vogliamo alte impedenze,
dobbiamo disporre di un conduttore stretto e alto. Non
possiamo tuttavia scendere troppo c
con le dimensioni
1
, perché in tal caso cade il modello di
linea di trasmissione quasi-TEM, in quanto la larghezza
del conduttore diventa paragonabile alla lunghezza
d’onda.
Sfruttando questo principio possiamo costruire degli

7.2 – Linee simmetriche a due fili

Un caso particolare di linee accoppiate di grande interesse tecnico è costituito dalle linee
simmetriche a più fili. La sezione trasversale di una struttura di questo genere possiede un asse di
simmetria.








Se siamo sotto la pulsazione limite (oltre la quale scompare l’approssimazione quasi
sosteniamo m = 2 modi quasi-TEM aventi velocità di fase
v

1
Un limite tecnologico sembra essere w/h
L’impedenza caratteristica, per questo tipo di
linee di trasmissione, ha in genere un valore
minimo di 20 Ω e un valore massimo attorno ai
100 Ω. Dall’espressione di
dipende dalla capacità C
dipende dalle caratteristiche geometriche del
conduttore (larghezza w, altezza
sinistra vediamo come essa varia
rapporto
w
h
(ad ogni curva corrisponde una
certa costante dielettrica efficace): capiamo immediatamente che, se vogliamo alte impedenze,
dobbiamo disporre di un conduttore stretto e alto. Non
possiamo tuttavia scendere troppo con l’impedenza e
, perché in tal caso cade il modello di
, in quanto la larghezza
del conduttore diventa paragonabile alla lunghezza
Sfruttando questo principio possiamo costruire degli adattatori di impedenza


Sempre limitatamente al caso di strutture quasi
conduttori (m = 1), gli effetti del comportamento non ideale
dei conduttori sono suscettibili di una semplice
interpretazione circuitale (v. figura affianco).



Linee simmetriche a due fili
Un caso particolare di linee accoppiate di grande interesse tecnico è costituito dalle linee
simmetriche a più fili. La sezione trasversale di una struttura di questo genere possiede un asse di
e siamo sotto la pulsazione limite (oltre la quale scompare l’approssimazione quasi
TEM aventi velocità di fase
0
1
1
p
eff
v
v
ε
=
0
2
2
p
eff
v
v
ε
=
w/h = 0,2.
L’impedenza caratteristica, per questo tipo di
linee di trasmissione, ha in genere un valore
e un valore massimo attorno ai
. Dall’espressione di
c
Z capiamo che essa
C la quale, a sua volta,
dipende dalle caratteristiche geometriche del
, altezza h). Nel grafico a
essa varia in funzione del
(ad ogni curva corrisponde una
certa costante dielettrica efficace): capiamo immediatamente che, se vogliamo alte impedenze,
i impedenza (v. figura a destra).
Sempre limitatamente al caso di strutture quasi-TEM a due
= 1), gli effetti del comportamento non ideale
dei conduttori sono suscettibili di una semplice
interpretazione circuitale (v. figura affianco).
Un caso particolare di linee accoppiate di grande interesse tecnico è costituito dalle linee
simmetriche a più fili. La sezione trasversale di una struttura di questo genere possiede un asse di
e siamo sotto la pulsazione limite (oltre la quale scompare l’approssimazione quasi-TEM)
espressi si ha inoltre l’uguaglianza

Esaminato questo scenario, capiamo bene il motivo della struttura simmetrica delle matrici
induttanza e capacità (entrambe 2 x 2):
Secondo quanto abbiamo detto nel capitolo scorso, la velocità di fase dei due modi quasi
la linea può sostenere sono legate agli autovalori della matrice:
0
L C
Questa matrice è del tipo
con:
I suoi autovalori sono dunque:
Mentre gli autovettori sono:
1 1
1
1

= = =


x V
Affiancando tali autovettori otteniamo immediatamente la matrice
Non è finita qui; possiamo ricavare anche l
( )
1
11 12 11 12
1 1
p
v
a b L L C C
= =
+ + +
11
22 C
Anche questa volta possiamo disegnare un circuito
equivalente, che però deve tenere conto:
• della presenza di due conduttori (invece che di
uno solo) e dal conseguente accumulo di energia
magnetica su ognuno di essi (vedi le due induttanze
ed
22
L , che poniamo essere uguali dato che i due
conduttori sono indistinguibili sia dal punto di vista
fisico che da quello elettromagnetico, così come sono
uguali i termini incrociati
12
L = L
• dalla presenza di tre contributi
capacità intrinseca del primo conduttore
intrinseca per il secondo conduttore
mutua fra i due conduttori. Per gli stessi mot
espressi si ha inoltre l’uguaglianza
11
C =
22
C .
Esaminato questo scenario, capiamo bene il motivo della struttura simmetrica delle matrici
induttanza e capacità (entrambe 2 x 2):

= =


11 12 11 12
21 22 12 11
C C C C
C C C C
C
11 12 11 12
0
21 22 12 11
L L L L
L L L L

= =


L
Secondo quanto abbiamo detto nel capitolo scorso, la velocità di fase dei due modi quasi
la linea può sostenere sono legate agli autovalori della matrice:
11 11 12 12 11 12 12 11
11 12 12 11 11 11 12 12
L C L C L C L C
L C L C L C L C
+ +
=

+ +

L C
a b
b a




a =
11 11 12 12
L C L C +
b =
11 12 12 11
L C L C +
( )( )
11 12 11 12
a b L L C C + = + +
( )( )
11 12 11 12
a b L L C C − = − −
( )
1 1
0 z = = = x V e (
2 2
1
1
z

= = =



x V
Affiancando tali autovettori otteniamo immediatamente la matrice M:
1 1
1 1

=



M
possiamo ricavare anche le velocità di fase per i due modi
( )
11 12 11 12
1 1
L L C C + +

(
2
11 12 11 12
1 1
p
v
a b L L C C
= =

Anche questa volta possiamo disegnare un circuito
valente, che però deve tenere conto:
della presenza di due conduttori (invece che di
uno solo) e dal conseguente accumulo di energia
magnetica su ognuno di essi (vedi le due induttanze
11
L
amo essere uguali dato che i due
conduttori sono indistinguibili sia dal punto di vista
fisico che da quello elettromagnetico, così come sono
21
L );
contributi capacitivi:
11
C ,
capacità intrinseca del primo conduttore,
22
C , capacità
intrinseca per il secondo conduttore, =
12 21
C C , capacità
fra i due conduttori. Per gli stessi motivi poco fa
Esaminato questo scenario, capiamo bene il motivo della struttura simmetrica delle matrici
Secondo quanto abbiamo detto nel capitolo scorso, la velocità di fase dei due modi quasi-TEM che
) 0 = = =
per i due modi:
)( )
11 12 11 12
1 1
L L C C − −

Inoltre, siamo già in grado di calcolare le correnti per i due modi:
( )
1 1 1
0
p
z v = = = I Cx
( )
2 2 2
0
p
z v = = = I Cx
Notiamo immediatamente che:
• il modo avente pedice 1…
( )
1
1
0
1
z

= =


V
… impone su entrambi i conduttori la stessa ten
1
x ha due 1 al suo interno);
• il modo avente pedice 2…
( )
2
1
0
1
z

= =



V
… impone su entrambi i conduttori la stessa tensione e la stessa corrente in modulo, ma in
opposizione di fase (dovuto al

Per via delle simmetrie instaurate
modo pari, mentre il modo col pedice 2 è il

In presenza del solo modo pari (d’ora in poi useremo il pedice
(
E E E
E E E
¦
¦
¦
¦
´
¦
¦
¦
¹
V
I
dove
1
E
pE
Z
v C C C C C
= = =
Si noti che in presenza del solo modo pari
Questa è una condizione al contorno notevole, pari a quella che
presenza del modo pari: stiamo infatti studiando la cosiddetta

2
Lo zero è l’unico numero che cambiato di segno dà sé stesso!
grado di calcolare le correnti per i due modi:
( )( )
11 12
1 1 1
12 11
11 12 11 12
1
p
C C
z v
C C
L L C C

= = =

+ +
I Cx
( )( )
11 12
2 2 2
12 11
11 12 11 12
1
p
C C
z v
C C
L L C C

= = =

− −
I Cx


( )
( )(
1
11 12 11 12
1
0 z
L L C C
= =
+ +
I
… impone su entrambi i conduttori la stessa tensione e la stessa corrente (infatti il vettore
ha due 1 al suo interno);


( )
( )( )
2
11 12 11 12
1
0 z
L L C C
= =
− −
I
… impone su entrambi i conduttori la stessa tensione e la stessa corrente in modulo, ma in
opposizione di fase (dovuto al ‒1 all’interno di
2
x ).
Per via delle simmetrie instauratesi all’interno del circuito, diremo che il modo con pe
, mentre il modo col pedice 2 è il modo dispari.
In presenza del solo modo pari (d’ora in poi useremo il pedice E di even) si
( )
( )
1
1
1 1
1
pE pE
pE pE
j z j z
v v
E E E
j z j z
v v
E E E
E
z e V e V
z e V e V
Z
ω ω
ω ω

+ −

+ −
| |

| = +

|

\ ¹
| |

| = −

|

\ ¹
V
I

( )( )
( )
11 12 11 12
11 12
11 12 11 12
1
pE
L L C C
L L
v C C C C C
+ +
+
= = =
+ +

Si noti che in presenza del solo modo pari la distribuzione del potenziale scalare elettrico è
simmetrica rispetto all’asse di simmetria della sezione
trasversale, perché tali sono le condizioni al contorno imposte
ad esso. Si ha infatti:
( ) ( , , x y x y φ φ = −
( ) (
, , x y x y
x x
φ φ
∂ ∂
= − −
∂ ∂
Se poniamo x = 0:
( ) ( )
0, 0, 0 y y
x x
φ φ
∂ ∂
= − =
∂ ∂

(2)
Questa è una condizione al contorno notevole, pari a quella che avremmo
presenza del modo pari: stiamo infatti studiando la cosiddetta linea del modo
Lo zero è l’unico numero che cambiato di segno dà sé stesso!
1
1




1
1





)
11 12
12 11
11 12 11 12
1
1
C C
C C




sione e la stessa corrente (infatti il vettore
)
11 12
12 11
11 12 11 12
1
1
C C
C C





… impone su entrambi i conduttori la stessa tensione e la stessa corrente in modulo, ma in
all’interno del circuito, diremo che il modo con pedice 1 è il
ha:

la distribuzione del potenziale scalare elettrico è
simmetrica rispetto all’asse di simmetria della sezione
trasversale, perché tali sono le condizioni al contorno imposte
) , , x y x y
)
, , x y x y = − −
avremmo (sempre con la sola
linea del modo pari, non la linea
complessiva in cui troviamo anche il modo dispari)
parte di destra) con un conduttore magnetico perfetto. La cosa semplifica molto i calcoli
nell’analisi elettromagnetica perché, in presenza di un modo pari, l
comportano in modo analogo e dunque basta analizzarne soltanto una

In maniera perfettamente analoga possiamo prendere in considerazione il secondo modo quasi
TEM (quello dispari, pedice O da
(
(
O O O
O O O
¦
¦
¦
¦
´
¦
¦
¦
¹
V
I
dove
O
Z è pari a:
1
O
pO
Z
v C C C C C
= = =

Si noti che in presenza del solo modo dispari la distribuzione del potenziale scalare elettrico è
Questa è una condizione al contorno notevole, pari a quel
presenza del modo dispari: stiamo infatti studiando la cosiddetta
complessiva in cui troviamo anche il modo
parte di destra) con un conduttore

Nel caso più generale, il regime elettrico della linea a due fili sarà la sovrapposizione dell’onda
pari e dell’onda dispari. Indicando con
( )
1
V z V z V z = +
( )
2
V z V z V z = −
le tensioni e le correnti sui due fili e riscrivendo le matrici relative a tale caso generico

3
Questo metodo non è valido solo in questo caso, ma ogni volta che individuiamo una simmetria in una certa
struttura.
4
Vedi nota 2.
5
Abbiamo derivato rispetto ad y, non rispetto ad
complessiva in cui troviamo anche il modo dispari) se sostituissimo metà struttura (ad esempio la
parte di destra) con un conduttore magnetico perfetto. La cosa semplifica molto i calcoli
nell’analisi elettromagnetica perché, in presenza di un modo pari, le due metà della struttura si
comportano in modo analogo e dunque basta analizzarne soltanto una
3
.
In maniera perfettamente analoga possiamo prendere in considerazione il secondo modo quasi
odd). In sua sola presenza si ha
( )
)
1
1
1 1
1
pO pO
pO pO
j z j z
v v
O O O
j z j z
v v
O O O
O
z e V e V
z e V e V
Z
ω ω
ω ω

+ −

+ −
| |

| = +

|


\ ¹
| |

| = −

|


\ ¹

( ) ( )
( )
11 12 11 12
11 12
11 12 11 12
1
pO
L L C C
L L
v C C C C C
− −

= = =
− −

Si noti che in presenza del solo modo dispari la distribuzione del potenziale scalare elettrico è
antisimmetrica rispetto all’asse di simmetria della
trasversale, perché tali sono le condizioni al contorno imposte
ad esso. Si ha infatti:
( ) ( , , x y x y φ φ = − −
( ) ( , , x y x y
y y
φ φ
∂ ∂
= − −
∂ ∂
Se poniamo x = 0:
( ) ( ) 0, 0, 0 y y
y y
φ φ
∂ ∂
= − =
∂ ∂

(4)
Questa è una condizione al contorno notevole, pari a quella che avremmo (sempre con la sola
: stiamo infatti studiando la cosiddetta linea del modo
complessiva in cui troviamo anche il modo pari) se sostituissimo metà struttura (ad esempio la
conduttore elettrico perfetto
5
.
Nel caso più generale, il regime elettrico della linea a due fili sarà la sovrapposizione dell’onda
pari e dell’onda dispari. Indicando con
( ) ( )
E O
V z V z V z = + ( ) ( ) ( )
1 E O
I z I z I z = +
( ) ( )
E O
V z V z V z = − ( ) ( ) ( )
2 E O
I z I z I z = −


1
1
1

=


x
2
1
1

=



x
le tensioni e le correnti sui due fili e riscrivendo le matrici relative a tale caso generico
Questo metodo non è valido solo in questo caso, ma ogni volta che individuiamo una simmetria in una certa
, non rispetto ad x!
metà struttura (ad esempio la
parte di destra) con un conduttore magnetico perfetto. La cosa semplifica molto i calcoli
e due metà della struttura si
In maniera perfettamente analoga possiamo prendere in considerazione il secondo modo quasi-

Si noti che in presenza del solo modo dispari la distribuzione del potenziale scalare elettrico è
antisimmetrica rispetto all’asse di simmetria della sezione
trasversale, perché tali sono le condizioni al contorno imposte
) , , x y x y
) , , x y x y = − −
la che avremmo (sempre con la sola
linea del modo dispari, non la linea
sostituissimo metà struttura (ad esempio la
Nel caso più generale, il regime elettrico della linea a due fili sarà la sovrapposizione dell’onda


le tensioni e le correnti sui due fili e riscrivendo le matrici relative a tale caso generico
Questo metodo non è valido solo in questo caso, ma ogni volta che individuiamo una simmetria in una certa
1 2
1 1
,
1 1

= =



M x x
C p
= = Z Mv M C
possiamo esprimere così le seguenti relazioni:
( )
(
1 2
E
V z V z
V z =
( )
(
1 2
O
V z V z
V z =
Esse consentono di trovare le componenti pari
viceversa.

Si noti che i modi pari e dispari potevamo tranquillamente averli
anche in una struttura TEM simmetrica (v. figura): in tal caso,
però, le costanti di propagazione del modo pari e dispari
sa
TEM
Quasi

7.3 – Linea simmetrica alimentata e caricata

Quando la linea, anziché essere illimitata in direzione assiale, è alimentata e caricata al finito
condizioni al contorno (cioè di alimentazione e di carico) ad essa imposte dal mondo esterno si
esprimono matematicamente come equazioni lineari tra le grandezze
( )
1
V z V z V z = +
( )
2
V z V z V z = −
sulla sezione iniziale e terminale. Queste equazioni danno luogo a condizioni al contorno sulle
tensioni e correnti dei modi pari e dispari. Le linee dei modi pari e dispari possono essere studiate
separatamente allo scopo di determinare
( )
( )
1
pE pE
pE pE
j z j z
v v
E E E
j z j z
v v
E E E
E
z e V e V
z e V e V
Z
ω ω
ω ω

+ −

+ −
¦
| |
¦ | = +
|
¦
¦ \ ¹
´
| |
¦
| = −
¦
|
¦
\ ¹ ¹
V
I
Una volta note, in ogni z, le tensioni e correnti, siamo in grado di esprimere completamente il
regime elettrico della linea a due fili.

In conclusione, i concetti di linea del modo pari e del modo dispari consentono di ricondurre
qualsiasi problema relativo a una linea simmetrica a due fili a un problema di gran lunga più
semplice, relativo a due linee a un filo tra loro disaccoppiate salvo che nelle sezion
alimentazione e di carico.

Per chiarire questo discorso si studierà ora il regime elettrico di una linea simmetria a due fili
una semplice situazione circuitale
1 1
1 1




0
0
pE
p
pO
v
v

=



v C
1 1 1
1
2
E O E O
C p
E O E O
Z Z Z Z
Z Z Z Z
− − −
+ −
= =

+ +

Z Mv M C
possiamo esprimere così le seguenti relazioni:
) ( )
1 2
2
V z V z +

( )
( ) (
1 2
2
E
I z I z
I z
+
=
) ( )
1 2
2
V z V z −

( )
( ) (
1 2
2
E
I z I z
V z

=
Esse consentono di trovare le componenti pari e dispari di un dato regime elettrico della linea e
Si noti che i modi pari e dispari potevamo tranquillamente averli
anche in una struttura TEM simmetrica (v. figura): in tal caso,
però, le costanti di propagazione del modo pari e dispari
sarebbero state uguali.
TEM
E O
β β =
Quasi-TEM
E O
β β ≠
Linea simmetrica alimentata e caricata non all’infinito
Quando la linea, anziché essere illimitata in direzione assiale, è alimentata e caricata al finito
condizioni al contorno (cioè di alimentazione e di carico) ad essa imposte dal mondo esterno si
esprimono matematicamente come equazioni lineari tra le grandezze
( ) ( )
E O
V z V z V z = + ( ) ( ) ( )
1 E O
I z I z I z = +
( ) ( )
E O
V z V z V z = − ( ) ( ) ( )
2 E O
I z I z I z = −
sulla sezione iniziale e terminale. Queste equazioni danno luogo a condizioni al contorno sulle
tensioni e correnti dei modi pari e dispari. Le linee dei modi pari e dispari possono essere studiate
separatamente allo scopo di determinare i rispettivi regimi elettrici tramite le
1
1
1
1
pE pE
j z j z
E E E
j z j z
v v
E E E
z e V e V
z e V e V
ω ω
+ −
+ −
| |

|

|

\ ¹
| |

|

|

\ ¹

( )
( )
1
pO pO
pO pO
j z j z
v v
O O O
j z j z
v v
O O O
O
z e V e V
z e V e V
Z
ω ω
ω ω

+ −

¦
| |
¦ | = +
|
¦
¦ \ ¹
´
| |
¦
| = −
¦
|
¦
\ ¹ ¹
V
I
, le tensioni e correnti, siamo in grado di esprimere completamente il
regime elettrico della linea a due fili.
concetti di linea del modo pari e del modo dispari consentono di ricondurre
qualsiasi problema relativo a una linea simmetrica a due fili a un problema di gran lunga più
relativo a due linee a un filo tra loro disaccoppiate salvo che nelle sezion
Per chiarire questo discorso si studierà ora il regime elettrico di una linea simmetria a due fili
.
11 12
12 11
C C
C
C C

=



)
I z I z

)
I z I z

e dispari di un dato regime elettrico della linea e
Si noti che i modi pari e dispari potevamo tranquillamente averli
anche in una struttura TEM simmetrica (v. figura): in tal caso,
però, le costanti di propagazione del modo pari e dispari
Quando la linea, anziché essere illimitata in direzione assiale, è alimentata e caricata al finito, le
condizioni al contorno (cioè di alimentazione e di carico) ad essa imposte dal mondo esterno si


sulla sezione iniziale e terminale. Queste equazioni danno luogo a condizioni al contorno sulle
tensioni e correnti dei modi pari e dispari. Le linee dei modi pari e dispari possono essere studiate
i rispettivi regimi elettrici tramite le
1
1
1
1
pO pO
pO pO
j z j z
v v
O O O
j z j z
v v
O O O
z e V e V
z e V e V
ω ω
ω ω
+ −
+ −
| |

| = +

|


\ ¹
| |

| = −

|


\ ¹

, le tensioni e correnti, siamo in grado di esprimere completamente il
concetti di linea del modo pari e del modo dispari consentono di ricondurre
qualsiasi problema relativo a una linea simmetrica a due fili a un problema di gran lunga più
relativo a due linee a un filo tra loro disaccoppiate salvo che nelle sezioni di
Per chiarire questo discorso si studierà ora il regime elettrico di una linea simmetria a due fili in
Il numero A si suppone, com’è lecito, reale e positivo.
Calcoliamoci subito cosa accade nella sezione d’alimentazione con tensioni e correnti:
( )
( ) ( )
+
= = =
1 2
0 0
2 0
0
2 2
E
V V
V A
Poiché la linea è adattata, tensioni e correnti dei modi pari e dispari sono espresse da
E
V z Ae
O
V z Ae
Siccome siamo bravi, possiamo immediatamente
ogni filo:
( ) ( ) ( ) (
1 E O
V z V z V z A e e

= + = +
( ) ( ) ( )
1
1 1
E
j z
E O
E O
I z I z I z A e e
Z Z
β −
| |
= + = +
|
\ ¹
Trovati questi valori possiamo esprimere la potenza attiva trasportata dalla lin

1
somma delle potenze
riferite a ciascun
modo
m
i
P P V I V I
=
= = + = +

Oppure, ragionando filo per filo
priva di perdite; dunque non ci dà alcun fastidio estrarre la parte reale per calcolare la potenza
trasportata singolarmente dai due fili)

FILO 1
{ }
* 2
1 1 1
1 1 1 1
Re Re
2 2
P V I A e e e e = = + + =
2
1 1 1 1
Re
2
E E E E
j z j z j z j z
E E O O
A
e e e e e e e e
Z Z Z Z
β β β β − + + −
¦ ¹
= + + + =
´ `
¹ )
( )
2 2
1 1 1 1 1 1
Re Re 1 cos cos
2 2 2
E O
j z
E O E O E O
A A
e z P z
Z Z Z Z Z Z
β β + −
¦ ¹
¦ ¦
= + + + = + + − =
´ `
¦ ¦
¹ )


6
Non vi sono perdite e dunque la costante di propagazione è semplicemente:
Vediamo la situazione in
figura affianco. La linea si
suppone illimitata nel verso
positivo dell’asse
alimentata nella sezione
tramite un generatore di
tensione ideale di forza
elettromotrice
avente
generatore è connesso al filo
1, mentre il filo 2 è a massa.
si suppone, com’è lecito, reale e positivo.
Calcoliamoci subito cosa accade nella sezione d’alimentazione con tensioni e correnti:
+
= = =
2 0
2 2
A
V A
( )
( ) (

= = =
1 2
0 0
0
2 2
O
V V
V A
Poiché la linea è adattata, tensioni e correnti dei modi pari e dispari sono espresse da
( )
E
j z
E
V z Ae
β −
= ( )
E
j z
E
E
A
I z e
Z
β −
=
( )
O
j z
O
V z Ae
β −
= ( )
O
j z
O
O
A
I z e
Z
β −
=
Siccome siamo bravi, possiamo immediatamente calcolarci il regime elettrico che si instaura su
)
O E
j z j z
V z V z V z A e e
β β − −
= + = +
( ) ( ) ( )
2 E O
V z V z V z A e e = − = −
1 1
O E
j z j z
E O
I z I z I z A e e
Z Z
β β −
| |
= + = +
|
\ ¹
( ) ( ) ( )
2 E O
I z I z I z A e e = − = −
Trovati questi valori possiamo esprimere la potenza attiva trasportata dalla lin

2
* *
1
somma delle potenze
riferite a ciascun
modo
1 1 1 1
2 2 2
m
i E E O O
E O
A
P P V I V I
Z Z
=
| |
= = + = +
|
\ ¹

(la linea trasporta soltanto potenza attiva perché è adattata e
priva di perdite; dunque non ci dà alcun fastidio estrarre la parte reale per calcolare la potenza
trasportata singolarmente dai due fili), si ha:
( )
* 2
1 1 1 1
Re Re
2 2
O O E E
j z j z j z j z
E O
P V I A e e e e
Z Z
β β β β − − − −
¦ ¹
| |
¦ ¦
= = + + =
´ ` |
\ ¹ ¦ ¦
¹ )
1 1 1 1
O O O O E E E E
j z j z j z j z j z j z j z j z
E E O O
e e e e e e e e
Z Z Z Z
β β β β β β β β − + + − − + + −
¦ ¹
= + + + =
´ `
¹ )
( ( {
2 2
1 1 1 1 1 1
Re Re 1 cos cos
2 2 2
E O
E O E O E O
A A
e z P z
Z Z Z Z Z Z
β β
¦ ¹
¦ ¦
= + + + = + + − =
´ `
¦ ¦
¹ )
Non vi sono perdite e dunque la costante di propagazione è semplicemente:
E E
j γ β =

O O
j γ β =

Vediamo la situazione in
figura affianco. La linea si
suppone illimitata nel verso
positivo dell’asse z e
alimentata nella sezione z = 0
tramite un generatore di
tensione ideale di forza
elettromotrice pari a 2A e
avente pulsazione ω . Il
generatore è connesso al filo
1, mentre il filo 2 è a massa.
Calcoliamoci subito cosa accade nella sezione d’alimentazione con tensioni e correnti:
) +
= = =
0 0
2 0
2 2
A
V A
Poiché la linea è adattata, tensioni e correnti dei modi pari e dispari sono espresse da
6
:
calcolarci il regime elettrico che si instaura su
) ( )
O E
j z j z
V z V z V z A e e
β β − −
= − = −
1 1
O E
j z j z
E O
I z I z I z A e e
Z Z
β β − −
| |
= − = −
|
\ ¹

Trovati questi valori possiamo esprimere la potenza attiva trasportata dalla linea nella forma:
1 1 1 1
| |
|
\ ¹

(la linea trasporta soltanto potenza attiva perché è adattata e
priva di perdite; dunque non ci dà alcun fastidio estrarre la parte reale per calcolare la potenza
*
O O
j z j z
P V I A e e e e
β β − −
¦ ¹
| |
¦ ¦
= = + + =
´ ` |
\ ¹ ¦ ¦
¹ )

O O O O
j z j z j z j z
e e e e e e e e
β β β β − + + −
¦ ¹
= + + + =
´ `
¹ )

) )}
2
Re Re 1 cos cos
2 2 2
E O
E O
e z P z
β β
β β
− | |
= + + + = + + − =
|
\ ¹

FILO 2
{ }
* 2
2 2 2
1 1 1 1
Re Re
2 2
P V I A e e e e = = − − =
2
1 1 1 1
Re
2
E E E E
j z j z j z j z
E E O O
A
e e e e e e e e
Z Z Z Z
β β β β − + + −
¦ ¹
= − − + =
´ `
¹ )
( )
2 2
1 1 1 1 1 1
Re Re 1 cos sin
2 2 2
E O
j z
E O E O E O
A A
e z P z
Z Z Z Z Z Z
β β + −
¦ ¹
¦ ¦
= + − + = + − − =
´ `
¦ ¦
¹ )

Come era logico attendersi, in ogni sezione trasversale la somma delle potenze trasportate dai due
conduttori è costante e pari alla potenza
P =
1 2
P P + =
2 2 2 2
cos sin cos sin
2 2 2 2
E O E O E O E O
P z P z P z z P
β β β β β β β β − − − − | | | | | | | |
+ = + =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
Abbiamo quindi scoperto che la potenza
sinusoidale sui due conduttori.
Nella sezione z = 0 si ha
2 2
1 2
cos 0 sin 0 0
2 2
E O E O
P P P P P
β β β β − − | | | |
= ⋅ = = ⋅ =
| |
\ ¹ \ ¹
e quindi tutta la potenza è detenuta dal filo 1
Dopodiché, al crescere di z, la potenza da
la potenza sarà passata al filo 2, bisogna vedere per quali valori
Questi valori, infatti, rendono pari a
filo 2). Si ha quindi che l’ascissa in cui tutta la potenza è detenuta dal filo 2 è:
Oltrepassando questo valore si ha un rovesciamento di tendenza fino al ritorno, in
situazione di partenza. Ecco quindi graficato l’andamento della potenza sui due fili in funzione
dell’ascissa z:
Tale fenomeno è detto di accoppiamento codirezionale
circuitali nei circuiti integrati a microonde. Nei problemi di trasmissione esso è più noto col nome
di diafonia. La lunghezza l gioca un ruolo molto importante nel fenomeno di accoppiamento: essa
rappresenta la distanza che bisogna percorrere affinché i due modi subiscano uno sfasament
differenziale pari a π .

7
Cosa che ci aspettavamo, vista la situazione circuitale che avevamo disegnato.
( )
* 2
1 1 1 1
Re Re
2 2
O O E E
j z j z j z j z
E O
P V I A e e e e
Z Z
β β β β − − − −
¦ ¹
| |
¦ ¦
= = − − =
´ ` |
\ ¹ ¦ ¦
¹ )
1 1 1 1
O O O O E E E E
j z j z j z j z j z j z j z j z
E E O O
e e e e e e e e
Z Z Z Z
β β β β β β β β − + + − − + + −
¦ ¹
= − − + =
´ `
¹ )
( ( {
2 2
1 1 1 1 1 1
Re Re 1 cos sin
2 2 2
E O
E O E O E O
A A
e z P z
Z Z Z Z Z Z
β β
¦ ¹
¦ ¦
= + − + = + − − =
´ `
¦ ¦
¹ )
Come era logico attendersi, in ogni sezione trasversale la somma delle potenze trasportate dai due
conduttori è costante e pari alla potenza P complessivamente trasportata dalla linea. Infatti:
2 2 2 2
cos sin cos sin
2 2 2 2
E O E O E O E O
P z P z P z z P
β β β β β β β β − − − − | | | | | | | |
+ = + =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
Abbiamo quindi scoperto che la potenza P si suddivide in maniera dinamica e
2 2
1 2
cos 0 sin 0 0
2 2
E O E O
P P P P P
β β β β − − | | | |
= ⋅ = = ⋅ =
| |
\ ¹ \ ¹
e quindi tutta la potenza è detenuta dal filo 1
(7)
.
la potenza da
1
P inizia a passare a
2
P . Per capire il punto in cui tutta
la potenza sarà passata al filo 2, bisogna vedere per quali valori
2 2
E O
z
β β π −
=
Questi valori, infatti, rendono pari a 0 il coseno ( potenza filo 1) e pari ad 1 il seno (
Si ha quindi che l’ascissa in cui tutta la potenza è detenuta dal filo 2 è:
E O
z l
π
β β
= =


Oltrepassando questo valore si ha un rovesciamento di tendenza fino al ritorno, in
situazione di partenza. Ecco quindi graficato l’andamento della potenza sui due fili in funzione
accoppiamento codirezionale, con particolare riferimento alle applicazioni
ti a microonde. Nei problemi di trasmissione esso è più noto col nome
gioca un ruolo molto importante nel fenomeno di accoppiamento: essa
rappresenta la distanza che bisogna percorrere affinché i due modi subiscano uno sfasament
Cosa che ci aspettavamo, vista la situazione circuitale che avevamo disegnato.
*
O O
j z j z
P V I A e e e e
β β − −
¦ ¹
| |
¦ ¦
= = − − =
´ ` |
\ ¹ ¦ ¦
¹ )

O O O O
j z j z j z j z
e e e e e e e e
β β β β − + + −
¦ ¹
= − − + =
´ `
¹ )

) )}
2
Re Re 1 cos sin
2 2 2
E O
E O
e z P z
β β
β β
− | |
= + − + = + − − =
|
\ ¹
Come era logico attendersi, in ogni sezione trasversale la somma delle potenze trasportate dai due
complessivamente trasportata dalla linea. Infatti:
2 2 2 2
cos sin cos sin
2 2 2 2
E O E O E O E O
P z P z P z z P
β β β β β β β β − − − − | | | | | | | |
+ = + =
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹

si suddivide in maniera dinamica e con andamento
cos 0 sin 0 0
E O E O
| | | |
= ⋅ = = ⋅ =
| |
\ ¹ \ ¹

. Per capire il punto in cui tutta
potenza filo 1) e pari ad 1 il seno ( potenza
Si ha quindi che l’ascissa in cui tutta la potenza è detenuta dal filo 2 è:
Oltrepassando questo valore si ha un rovesciamento di tendenza fino al ritorno, in 2l, alla
situazione di partenza. Ecco quindi graficato l’andamento della potenza sui due fili in funzione

, con particolare riferimento alle applicazioni
ti a microonde. Nei problemi di trasmissione esso è più noto col nome
gioca un ruolo molto importante nel fenomeno di accoppiamento: essa
rappresenta la distanza che bisogna percorrere affinché i due modi subiscano uno sfasamento
È importante inoltre osservare che il fenomeno dell’accoppiamento codirezionale è strettamente
condizionato dal fatto che le velocità di fase dei modi pari e dispari siano diverse. Infatti se
E O
β β = la potenza non si trasferisce affatto, bensì…
( ) ( )
2 2 2 2
1 2
cos cos 0 sin sin 0 0
2 2
E O E O
P P P P P P P
β β β β − − | | | |
= = = = = =
| |
\ ¹ \ ¹

… è tutta in mano al conduttore 1!
L’accoppiamento codirezionale non ha quindi luogo nelle linee a due fili con dielettrico
omogeneo.

Questo fenomeno ha grande importanza in molte applicazioni tecniche. In certi casi è voluto e
viene utilizzato ad esempio per prelevare potenza da un collegamento in misura prefissata
(accoppiatori codirezionali). In altri casi il fenomeno è parassita e dà luogo a una perturbazione del
corretto funzionamento dei sistemi in cui si verifica. Il caso più tipico è rappresentato dalla
diafonia tra linee parallele in un collegamento telefonico, ma altri casi oggi sempre più importanti
si verificano nei moderni circuiti integrati, in cui la densità molto elevata di connessioni può dare
luogo ad accoppiamenti indesiderati non trascurabili (ad es. tra diversi bus dati) nonostante i
piccoli valori delle lunghezze in gioco.
Linee di trasmissione ordinarie

8.1 – Premessa: la rivincita delle grandezze classiche dell’elettromagnetismo

Studiando le linee di trasmissione abbiamo analizzato strutture elettromagnetiche in grado di
sostituire i circuiti classici alle alte frequenze.
Per descrivere il regime e.m. all’interno delle
linee di trasmissione abbiamo già utilizzato le
formule qui riportate a fianco della figura,
oppure abbiamo ragionato in termini di onda
incidente e di onda riflessa, analizzando i vari modi all’interno delle
strutture cilindriche (e formalizzando il rapporto fra porta fisica e porta
elettrica
1
). Nella realtà dei fatti, tuttavia, i parametri
circuiti per così dire “classici”), vengono ancora utili
descrivere le realtà più complesse
Vediamo, di seguito, come sia possibile effettuare questo tipo di analisi
nelle linee di trasmissione ordinarie

8.2 – Generalità: teoria assiomatica della linea di

Le linee di trasmissione ad un filo o
m fili già trattate: tuttavia, per la loro importanza, verranno in questo capitolo separatamente
trattate.

In questo caso abbiamo solamente due conduttori: uno
trasmissione ordinaria.
• L (induttanza per unità di lunghezza
(che, in assenza di perdite, sono l’unico contributo
l’accumulo di energia all’interno dello spezzone di linea di trasmissione;
• R (resistenza per unità di lunghezza
hanno una conducibilità
m
c

1
Tale rapporto è di 1 a 1 nella propagazione monomodale
2
In realtà esistono anche linee di trasmissione in cui nessuno dei due conduttori è a potenziale di terra: in genere si tratta
configurazioni simmetriche in cui in ogni sezione trasversale i due conduttori hanno tensioni rispetto a massa opposte in seg
uguali in valore assoluto (linee bilanciate).
CAPITOLO 8
Linee di trasmissione ordinarie e teoria assiomatica
la rivincita delle grandezze classiche dell’elettromagnetismo
Studiando le linee di trasmissione abbiamo analizzato strutture elettromagnetiche in grado di
circuiti classici alle alte frequenze.
Per descrivere il regime e.m. all’interno delle
linee di trasmissione abbiamo già utilizzato le
formule qui riportate a fianco della figura,
oppure abbiamo ragionato in termini di onda
analizzando i vari modi all’interno delle
strutture cilindriche (e formalizzando il rapporto fra porta fisica e porta
). Nella realtà dei fatti, tuttavia, i parametri L, C, G, R (tipici dei
circuiti per così dire “classici”), vengono ancora utilizzati anche per
e, per così dire, sono tornati in auge.
Vediamo, di seguito, come sia possibile effettuare questo tipo di analisi
ordinarie.
: teoria assiomatica della linea di trasmissione ordinaria
trasmissione ad un filo o ordinarie costituiscono un caso particolare (
fili già trattate: tuttavia, per la loro importanza, verranno in questo capitolo separatamente
In questo caso abbiamo solamente due conduttori: uno caldo e l’altro freddo
Com’è noto, si può rigorosamente
equivalente della propagazione in una struttura
cilindrica a un filo più massa solo in presenza di un
modo TEM; abbiamo però illustrato come
in realtà farlo anche in presenza di modi quasi
ma solo facendo un’approssimazione (tanto migliore
quanto più bassa è la frequenza).
Vediamo in figura affianco il circuito e
lo studio di un modo TEM (
già detto, anche di un modo quasi
rappresenta uno spezzone infinitesimo d
induttanza per unità di lunghezza) rappresenta sia le proprietà autoinduttive del circuito
assenza di perdite, sono l’unico contributo che genera L) sia, se vi sono perdite,
l’accumulo di energia all’interno dello spezzone di linea di trasmissione;
resistenza per unità di lunghezza) rappresenta le perdite ohmiche: i conduttori, infatti,
m
c finita (e non infinita, come nel caso ideale);
propagazione monomodale.
In realtà esistono anche linee di trasmissione in cui nessuno dei due conduttori è a potenziale di terra: in genere si tratta
configurazioni simmetriche in cui in ogni sezione trasversale i due conduttori hanno tensioni rispetto a massa opposte in seg
e teoria assiomatica
la rivincita delle grandezze classiche dell’elettromagnetismo
Studiando le linee di trasmissione abbiamo analizzato strutture elettromagnetiche in grado di
analizzando i vari modi all’interno delle
strutture cilindriche (e formalizzando il rapporto fra porta fisica e porta
(tipici dei
zzati anche per
Vediamo, di seguito, come sia possibile effettuare questo tipo di analisi

costituiscono un caso particolare (m = 1) delle linee a
fili già trattate: tuttavia, per la loro importanza, verranno in questo capitolo separatamente
freddo (cioè posto a massa)
2
.
rigorosamente parlare di circuito
equivalente della propagazione in una struttura
cilindrica a un filo più massa solo in presenza di un
abbiamo però illustrato come possiamo
in realtà farlo anche in presenza di modi quasi-TEM,
ma solo facendo un’approssimazione (tanto migliore
quanto più bassa è la frequenza).
Vediamo in figura affianco il circuito equivalente per
modo TEM (e, per quanto abbiamo
già detto, anche di un modo quasi-TEM): esso
rappresenta uno spezzone infinitesimo dz di linea di
sia le proprietà autoinduttive del circuito
) sia, se vi sono perdite,
l’accumulo di energia all’interno dello spezzone di linea di trasmissione;
rappresenta le perdite ohmiche: i conduttori, infatti,
finita (e non infinita, come nel caso ideale);
In realtà esistono anche linee di trasmissione in cui nessuno dei due conduttori è a potenziale di terra: in genere si tratta di
configurazioni simmetriche in cui in ogni sezione trasversale i due conduttori hanno tensioni rispetto a massa opposte in segno, ma
• G (conduttanza trasversale per unità di lunghezza
dovute alla sua conducibilità
• C (capacità per unità di lunghezza
illustrati nei capitoli precedenti.
Questi quattro parametri (L, R, G, C
pulsazione ω .
Definite tali quantità di base possiamo poi enunciare:
• l’impedenza della linea per unità di lunghezza
• l’ammettenza della linea per unità di lunghezza
Da qui la definizione di un analogo circuito equivalente, in cui sono
presenti
figura a sinistra).
Fatte queste precisazioni, le equazioni dei telegrafisti diventano:
Ai fini della presente trattazione, queste equazioni sostituiscono quelle di Maxwell.
Continuando nella nostra carrellata di parametri, d
Nel caso generico, così si esprime la
( ) ( ) ( j γ ω α ω β ω = +
Essa è pari a:
γ α β ω ω = + = ± = ± + +
Se ora eleviamo al quadrato:
2 2 2
parte reale
α β αβ ω ω ω − + = − + +

Eguagliando le parti reali ed immaginarie si ha:
Per quanto riguarda i conduttori,
correnti
Γ = ZY
dove:
• ( )
p
V z =
z
V e
−Γ
+
è la parte progressiva

3
Le relazioni che legano la costante di fase e di ampiezza alla pulsazione sono non lineari e quindi abbastanza complesse.
conduttanza trasversale per unità di lunghezza), è associata alle
conducibilità
m
c non nulla (e non pari a zero, come nel caso ideale);
capacità per unità di lunghezza) è dovuta agli accoppiamenti capacitivi e agli effetti già
illustrati nei capitoli precedenti.
L, R, G, C) sono detti parametri primari della linea e dipendono dalla
Definite tali quantità di base possiamo poi enunciare:
per unità di lunghezza:
ω = + Z R j L
per unità di lunghezza:
Y G j C ω = +
Da qui la definizione di un analogo circuito equivalente, in cui sono
presenti soltanto l’ammettenza in parallelo e l’impedenza in serie (v.
figura a sinistra).
Fatte queste precisazioni, le equazioni dei telegrafisti diventano:
¦
= −
¦
¦
´
¦
= −
¦
¹
d
d
d
d
V
ZI
z
I
YV
z

Ai fini della presente trattazione, queste equazioni sostituiscono quelle di Maxwell.
Continuando nella nostra carrellata di parametri, definiamo poi l’impedenza caratteristica della linea
ω
ω
+
=
+

c
Z R j L
Z
Y G j C

enerico, così si esprime la costante di propagazione:
) γ ω α ω β ω
( )
( )
costante di attenuazione
costante di fase
α ω
β ω
¦ →
¦
´

¦
¹
( )( ) γ α β ω ω = + = ± = ± + + j ZY R j L G j C
( )( )
2 2
R j L G j C α β ω ω − = + +

( )
2 2 2
parte reale
parte immag.
parte immaginaria
2 j RG LC j RC LG α β αβ ω ω ω − + = − + +

parti reali ed immaginarie si ha:
( )
2 2 2
2
RG LC
RG LC
α β ω
αβ ω
¦ − = −
¦
´
= +
¦
¹

Per quanto riguarda i conduttori, possiamo scrivere le seguenti relazion
ZY
( )
( ) ( )
1
z z
z z
c
V z V e V e
I z V e V e
Z
−Γ Γ
+ −
−Γ Γ
+ −
¦ = +
¦
´
= −
¦
¹

progressiva dell’onda;
Le relazioni che legano la costante di fase e di ampiezza alla pulsazione sono non lineari e quindi abbastanza complesse.
è associata alle perdite nel dielettrico
non nulla (e non pari a zero, come nel caso ideale);
) è dovuta agli accoppiamenti capacitivi e agli effetti già
linea e dipendono dalla
Da qui la definizione di un analogo circuito equivalente, in cui sono
l’ammettenza in parallelo e l’impedenza in serie (v.
Fatte queste precisazioni, le equazioni dei telegrafisti diventano:
Ai fini della presente trattazione, queste equazioni sostituiscono quelle di Maxwell.
impedenza caratteristica della linea:
costante di attenuazione

(3)

possiamo scrivere le seguenti relazioni per le tensioni e le
Le relazioni che legano la costante di fase e di ampiezza alla pulsazione sono non lineari e quindi abbastanza complesse.
• ( )
r
V z =
z
V e
Γ

è la parte regressiva dell’onda.

A partire da queste grandezze se ne definiscono altre due:
( ) ( )
1
z z
p L
c c
V
a z V z e a e
Z Z
−Γ −Γ +
= = = ( ) ( )
1
z z
r L
c c
V
b z V z e b e
Z Z
Γ Γ −
= = =
Intensità d’onda progressiva Intensità d’onda regressiva
Tra l’altro si ha che:
2
i
a P ∝ (potenza incidente)
2
r
b P ∝ (potenza riflessa)

In una qualsiasi sezione possibile introdurre la grandezza
( )
( )
( )
( )
( )
r
p
V z b z
z
V z a z
ρ = =
(4)
(coefficiente di riflessione all’ascissa z)

Lungo un tronco di linea di lunghezza l l’onda progressiva subisce uno sfasamento temporale in
ritardo (e la regressiva in anticipo) pari a
Tempo di transito (o ritardo di fase)
p
l
v
τ =
p
v
ω
β
=
dove
p
v è la velocità di fase dell’onda. Lo sfasamento angolare nelle stesse condizioni è invece:
Lunghezza elettrica 2
l
l β π ωτ
λ
= =
ove λ è la lunghezza d’onda.

Nei casi pratici, una linea non si estende da z = −∞ a z = ∞, ma è caricata, vale a dire interrotta, in
una data sezione (sezione di carico) e quivi connessa ad una rete elettrica monoporta: si studierà il
regime elettrico impostando l’origine del riferimento assiale (z = 0) presso tale sezione di carico.

Si ha, per z = 0:
( )
( )
0
0
p
r
V V
V V
+

¦ =
¦
´
=
¦
¹

( )
( )
0
0
L
c
L
c
V
a a
Z
V
b b
Z
+

¦
= =
¦
¦
´
¦
= =
¦
¹

( )
0
L
L
L
V b
V a
ρ ρ

+
= = =

Per cui:
( )
( ) ( )
( )
( )
β β
β β
β β
β β
− + −

+ −

+ −
− + −
¦ | |
¦ | = +
¦ = +
|
¦
¦ ¦ \ ¹
⇒ ⇒
´ ´
= −
| |
¦ ¦
| = − ¹
¦
|
¦ \ ¹ ¹

1
1
j z j z
j z j z
C
C C
j z j z
j z j z
c
C C C
V V
V z Z e e
V z V e V e
Z Z
I z V e V e
V V
Z
I z e e
Z Z Z


4
Esiste un interessante parallelismo fra le relazioni
( ) ( ) ( ) V z Z z I z = e ( ) ( ) ( ) b z z a z ρ =
In particolare, si può ricavare la coppia (a, b) conoscendo (V, I) e viceversa.
( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( )
( )
( )
ρ
ρ
¦
+
¦ = = + = + ¦

¦
¦
⇒ ⇒
´ ´
= − −
¦ ¦
= = −

¹ ¦

¹
0 1
0 0 0

1
0 0 0
0 1
L L
L C L C L
C
L
L L L L
L
C
L
C C
a b
V a Z a Z
V Z a b
a
I a b
a a b a
I
Z
a
Z Z

Per cui:
( )
( )
0
1
1 0
L
C L
L
V z
Z Z
I z
ρ
ρ
=
+
= =
− =

(5)
L
Z è detta impedenza di carico; se
C L
Z Z = la linea si dice adattata.

8.2 – Linee a basse perdite

Una linea di trasmissione si dice a basse perdite se, a tutte le frequenze di impiego
6
, i parametri
dissipativi sono piccoli rispetto alle reattanze, cioè:
1
R
L ω
≪ e 1
G
C ω

In questo caso le costanti di attenuazione e di fase possono essere approssimate a:
2 2
R C G L
L C
α
| |
= ± +
|
|
\ ¹

(7)
LC β ω = ±

Per l’impedenza caratteristica, invece, abbiamo questa relazione:
1
2 2
c
L G R
Z j
C C L ω ω
| |
= + −
|
\ ¹

(8)


Come si vede, compare un termine correttivo del prim’ordine in quadratura (cioè moltiplicato per
l’unità immaginaria j) col principale. Al denominatore dei termini di tale componente correttiva
compare la pulsazione ω , cosicché tale aggiunta viene trascurata ad alte frequenze, assumendo
direttamente:
c
L
Z
C


8.3 – Linee prive di perdite

Portando { } Re Z (ovvero R) e { } Re Y (ovvero G) verso lo zero, la linea diventa senza perdite e sia il
dielettrico che il conduttore sono perfetti.
Il fatto di poter ignorare le perdite ci perfette di fare comode approssimazioni:
• la grandezza impedenza caratteristica della linea
ω
ω
+
=
+

c
Z R j L
Z
Y G j C


5
Facendo la formula inversa troviamo un’altra interessante formulazione del coefficiente di riflessione:
L C
L
L C
Z Z
Z Z
ρ

=
+

6
Per inciso, si noti che, data una certa linea, non ha senso affermare che essa è a basse perdite o meno, se non in relazione al campo
di frequenze in cui la si intende utilizzare
7
Come si vede, la costante di attenuazione non dipende dalla pulsazione se non attraverso i parametri primari.
8
Questo parametro è debolmente complesso nel caso di basse perdite.
diventa semplicemente:
(si noti che, in questo caso, tale impedenza è una pura resistenza)
• la costante di attenuazione è
• la costante di fase diventa β ω
• l’ampiezza delle onde incidenti e riflesse è costante:
Come si vede le onde, propagandosi, modificano solamente la loro fase;
• il coefficiente di riflessione diventa:
una rotazione in senso orario.
In regime sinusoidale:
• se il carico è passivo si ha
• se il carico è attivo si ha
• se il carico è puramente reattivo
Si noti infine che il coefficiente di riflessione è periodico (non c’è da stupirsi: “percorre” una
circonferenza) con periodo
riflessione.
• l’impedenza della linea alla sezione

9
Nel caso con perdite sarebbe stata una spirale logaritmica
10
Pertanto, uno spezzone di linea priva di perdite, di lunghezza qualunque, chiusa su un
sempre al suo ingresso come una pura reattanza.
c
L
Z
C
=

(si noti che, in questo caso, tale impedenza è una pura resistenza)
la costante di attenuazione è 0 α = ;
LC β ω = ± ;
l’ampiezza delle onde incidenti e riflesse è costante:
( )
( )
j z
L
j z
L
a z a e
b z b e
β
β

¦
=
¦
´
=
¦
¹

( )
( )
L
L
a z a
b z b
¦
=
¦
´
=
¦
¹

Come si vede le onde, propagandosi, modificano solamente la loro fase;
il coefficiente di riflessione diventa:
( )
2 j z
L
z e
β
ρ ρ =
( )
L
z ρ ρ =
In particolare, il fatto che il modulo di
sia costante ci informa del fatto che, al
variare di z, il punto rappresentativo
tale parametro
descrive una circonferenza
nell’origine (v. figura)
β > 0, uno spostamento verso il carico
(incremento del valore di
una rotazione in senso antiorario, mentre
uno spostamento verso il generatore ad
una rotazione in senso orario.
se il carico è passivo si ha
( )
L
z ρ ρ = 1 ≤ ;
se il carico è attivo si ha
( )
L
z ρ ρ = 1 > ;
se il carico è puramente reattivo
( )
L
z ρ ρ = = 1
(10)
.
Si noti infine che il coefficiente di riflessione è periodico (non c’è da stupirsi: “percorre” una
circonferenza) con periodo
2
λ
: molte sezioni condividono perciò lo stesso coefficiente di
l’impedenza della linea alla sezione z diventa:
( )
cos sin
cos sin
L C
C
C L
Z z jZ z
Z z Z
Z z jZ z
β β
β β

=


In particolare
linea è cortocircuitata (
( )
C C
Z z Z j Z j z = − = −
(impedenza puramente complessa)
spirale logaritmica.
Pertanto, uno spezzone di linea priva di perdite, di lunghezza qualunque, chiusa su un carico puramente reattivo, si presenta
sempre al suo ingresso come una pura reattanza.
(si noti che, in questo caso, tale impedenza è una pura resistenza)
Come si vede le onde, propagandosi, modificano solamente la loro fase;
In particolare, il fatto che il modulo di ρ
sia costante ci informa del fatto che, al
, il punto rappresentativo di
tale parametro sul piano di Gauss
circonferenza
9
avente centro
(v. figura). Poiché si ha che
> 0, uno spostamento verso il carico
(incremento del valore di z) dà luogo ad
una rotazione in senso antiorario, mentre
uno spostamento verso il generatore ad
Si noti infine che il coefficiente di riflessione è periodico (non c’è da stupirsi: “percorre” una
: molte sezioni condividono perciò lo stesso coefficiente di
In particolare (v. es. in figura), se la
linea è cortocircuitata ( 0
L
Z = ), si ha:
sin
tan
cos
C C
z
Z z Z j Z j z
z
β
β
β
= − = −
(impedenza puramente complessa)
carico puramente reattivo, si presenta
Provando a graficare l’andamento dell’impedenza
cortocircuitata) otteniamo il seguente grafico:
• per 0
2
z
π
β < < la linea si comporta come un’induttanza: infatti si ha
( ) (
tan tan
C C C S
Z z Z j z Z j z jZ z j LC z j Lz j L β β β ω ω ω − = − − = → = = =
Ricordiamo infatti che L
approssimazione è tanto più vera quanto è
• per
2
z
π
β = abbiamo un risonatore LC
• per
2
z
π
β π < < la linea si comporta come una capacità
• per z β π = abbiamo un risonatore LC
NOTA IMPORTANTE: queste considerazioni, così come quelle a v
frequenze di lavoro stretta (e per stretta si intende pari circa al
centrobanda, quindi alla fine ci va anche grassa!)

Imponendo la condizione di carico cortocircuitato (
Possiamo perciò ripetere tutti i ragionamenti fatti nel caso di cortocircuito, ricordandoci però che
questa volta ci troviamo nel caso duale
Provando a graficare l’andamento dell’impedenza Z(z) in funzione di z β (sempre nel caso di linea
otteniamo il seguente grafico:
la linea si comporta come un’induttanza: infatti si ha
2

2 2 4
z z z
π π π λ
β
λ
⇒ ⇒ ≪ ≪ ≪
)

0
tan tan
C
z
C C C S
Z
L
Z z Z j z Z j z jZ z j LC z j Lz j L
C
β
β
β β β ω ω ω

− = − − = → = = =

L è l’induttanza per unità di lunghezza della linea. Tale
approssimazione è tanto più vera quanto è corta la linea di trasmissione;
abbiamo un risonatore LC-parallelo;
la linea si comporta come una capacità;
abbiamo un risonatore LC-serie.
NOTA IMPORTANTE: queste considerazioni, così come quelle a venire, valgono in una banda di
(e per stretta si intende pari circa al 5 10% ∼
centrobanda, quindi alla fine ci va anche grassa!).
Immaginiamo ora di non chiudere la linea su un
cortocircuito, ma di interrompere la metallizzazione e
di lasciare un aperto. Allora, alla stregua di come
abbiamo definito l’impedenza d’ingresso, possiamo
definire il parametro (duale) ammettenza d’ingresso
( )
cos sin
cos sin
L C
C
C L
Y z jY z
Y z Y
Y z jY z
β β
β β

=
Imponendo la condizione di carico cortocircuitato ( 0
L
Y = ), si ha:
( )
tan
C
Y z jY z β = −
Possiamo perciò ripetere tutti i ragionamenti fatti nel caso di cortocircuito, ricordandoci però che
duale. Ecco graficata l’ammettenza in funzione di
z (sempre nel caso di linea

la linea si comporta come un’induttanza: infatti si ha

S
C C C S
L
Z z Z j z Z j z jZ z j LC z j Lz j L β β β ω ω ω − = − − = → = = =

è l’induttanza per unità di lunghezza della linea. Tale
corta la linea di trasmissione;
enire, valgono in una banda di
5 10% ∼ della frequenza di
Immaginiamo ora di non chiudere la linea su un
cortocircuito, ma di interrompere la metallizzazione e
di lasciare un aperto. Allora, alla stregua di come
abbiamo definito l’impedenza d’ingresso, possiamo
ammettenza d’ingresso:
cos sin
cos sin
L C
C L
Y z jY z
Y z jY z
β β
β β



Possiamo perciò ripetere tutti i ragionamenti fatti nel caso di cortocircuito, ricordandoci però che
. Ecco graficata l’ammettenza in funzione di z β
• per 0
2
z
π
β < < la linea si comporta come una capacità: infatti si ha
( ) (
tan tan
C C C S
Y z Y j z Y j z jY z j LC z j Cz j C β β β ω ω ω − = − − = → = = =
Ricordiamo infatti che C
approssimazione è tanto più vera quanto è
• per
2
z
π
β = abbiamo un risonatore LC
• per
2
z
π
β π < < la linea si comporta come un’induttanza
• per z β π = abbiamo un risonatore LC

Dunque, grazie alle linee di trasmissione, possiamo realizzare delle funzioni elettriche uguali a
quelle che realizzeremmo con un circuito a costanti


E che succede se, all’ascissa z = 0, andiamo a mettere un carico generico resistivo (o anche
complesso)?
In tal caso dobbiamo fare i calcoli tenendo presente che:
L C
L
L C
Z Z
Z Z
ρ

=
+
Ricordiamo per l’ennesima volta che il parametro
carico (z = 0): per sapere qual è il coefficiente di riflessione in funzione dell’ascissa
utilizzare la relazione:
( )
z e ρ ρ
la linea si comporta come una capacità: infatti si ha
2

2 2 4
z z z
π π π λ
β
λ
⇒ ⇒ ≪ ≪ ≪
)

0
tan tan
C
z
C C C S
Y
C
Y z Y j z Y j z jY z j LC z j Cz j C
L
β
β
β β β ω ω ω

− = − − = → = = =

C è la capacità per unità di lunghezza della linea. Tale
approssimazione è tanto più vera quanto è corta la linea di trasmissione;
abbiamo un risonatore LC-serie;
si comporta come un’induttanza;
abbiamo un risonatore LC-parallelo.
Dunque, grazie alle linee di trasmissione, possiamo realizzare delle funzioni elettriche uguali a
quelle che realizzeremmo con un circuito a costanti concentrate.
= 0, andiamo a mettere un carico generico resistivo (o anche
In tal caso dobbiamo fare i calcoli tenendo presente che:
L C
L C
Z Z
Z Z

+

cortocircuito 1
circuito aperto 1
CC
CA
L
L
ρ
ρ
¦ = −
¦
´
=
¦
¹

sima volta che il parametro
L
ρ è il coefficiente di riflessione relativo al
= 0): per sapere qual è il coefficiente di riflessione in funzione dell’ascissa
)
2 j z
L
z e
β
ρ ρ =

(linea senza perdite)

S
C C C S
C
Y z Y j z Y j z jY z j LC z j Cz j C β β β ω ω ω − = − − = → = = =

per unità di lunghezza della linea. Tale
corta la linea di trasmissione;
Dunque, grazie alle linee di trasmissione, possiamo realizzare delle funzioni elettriche uguali a

= 0, andiamo a mettere un carico generico resistivo (o anche
cortocircuito 1

è il coefficiente di riflessione relativo al
= 0): per sapere qual è il coefficiente di riflessione in funzione dell’ascissa z dobbiamo

Si noti infine che nel progetto della linea (e
• lunghezza della linea ( 0
4
λ

• dimensioni della sezione trasversale

8.4 – Onde stazionarie

Dalle espressioni su tensioni e correnti della linea
( )
( ) (
β β −
+ −

+ −
¦ = +
¦
´ ´
= −
¦ ¦
¹
1
j z j z
c
V z V e V e
I z V e V e
Z
si ottiene, per 0
L
ρ = :
Come si vede, rimane soltanto la componente progressiva (si parla infatti di
progressiva): in tal caso, le ampiezze e le fasi dell’onda risultano essere indipendenti dalla struttura
della sezione traversale.
Inoltre, passando nel dominio dei tempi, si nota che la tensione varia sinusoidalmente e con la
stessa ampiezza in ogni sezione:
Non è dunque difficile convincerci del fatto che
Ripuntualizziamo inoltre
questo parametro è
logicamente il semiperiodo
esempio, se un carico a distanza
comporta come un chiuso, a
carico si comporterà come un aperto
figura a fianco).

della linea (e dello stub) abbiamo diversi gradi di libertà
4
λ
∼ ) e carico (+ relativo adattamento);
dimensioni della sezione trasversale (+ relative condizioni al contorno)
Dalle espressioni su tensioni e correnti della linea
)
( ) (
( ) (
β β β β
ρ
β β
β β
ρ
ρ

+

=
+ + −

− +
+ −
¦
= + = +
¦

´ ´
= −
= −
¦ ¦
¹

L
j z j z j z j z V
V
j z j z
j z j z
c
V z V e e V z V e V e
V
I z V e V e
I z e e
Z
( )
( )
β
β

+
− +
¦ =
¦
´
=
¦
¹
j z
j z
c
V z V e
V
I z e
Z

Come si vede, rimane soltanto la componente progressiva (si parla infatti di
: in tal caso, le ampiezze e le fasi dell’onda risultano essere indipendenti dalla struttura
Inoltre, passando nel dominio dei tempi, si nota che la tensione varia sinusoidalmente e con la
( ) ( ) { }
, Re
j t
v z t V z e
ω
=
Non è dunque difficile convincerci del fatto che l'inviluppo dell' onda (cioè il luogo dei massimi e
dei minimi al variare di
individuato da
parallele all' asse
Mostriamo ora che è possibile
scomporre l’espressione della tensione
V(z) in due parti:
• una parte
rendere l’idea, in qualche modo
“avanza” lungo la linea);
• una parte
invece, è come “congelata” e
immobile).
Ripuntualizziamo inoltre che il periodo di
questo parametro è
2
λ
(mentre
4
λ
è
logicamente il semiperiodo): quindi, ad
esempio, se un carico a distanza
4
λ
si
orta come un chiuso, a
2
λ
lo stesso
carico si comporterà come un aperto (v.
diversi gradi di libertà:
(+ relative condizioni al contorno).
)
)
β β
β β
ρ
ρ
j z j z
L
j z j z
L
V z V e e
I z e e

Come si vede, rimane soltanto la componente progressiva (si parla infatti di onda puramente
: in tal caso, le ampiezze e le fasi dell’onda risultano essere indipendenti dalla struttura
Inoltre, passando nel dominio dei tempi, si nota che la tensione varia sinusoidalmente e con la
l'inviluppo dell' onda (cioè il luogo dei massimi e
dei minimi al variare di z) è
individuato da ±V(z), cioè da due rette
parallele all' asse z (v. figura).
Mostriamo ora che è possibile
scomporre l’espressione della tensione
in due parti:
una parte progressiva (che, per
rendere l’idea, in qualche modo
“avanza” lungo la linea);
una parte stazionaria (che,
invece, è come “congelata” e
Si ha infatti:
( )
2 2 2
piccolo trucchetto per far tornare i conti
L
L
L L L
j j z j z j z j
L L
j j j
z
V z V e e e e e V e e e
ϕ β β β β
ρ
ϕ ϕ ϕ
ρ ρ
− −

+ +
| |
| |
|
= + = + =
|
| |
| \ ¹
\ ¹

( )
2
altro trucchetto che non cambia il valore dell'equazione ma che ci to
2 2 2
r
2
2 2
na mol
1
L L L L
L L
L
j z j z j z j z
j j
L L
j z
L
V e e V e e e e e
ϕ ϕ ϕ ϕ
ϕ ϕ
β β β
ϕ
β β
ρ ρ ρ
| | | | | | | |
− + + − + +
| | | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹ \ ¹
+ +
| |
− +
|
\ ¹
| | | |
| |
= + = + +
| |
\ ¹ \ ¹

to utile

=
( )
( )
( ) ( )
2
2
parte progressiv
u
a
parte stazio sato E nar r ia ule o
2 cos
2
1
L
L
L
j z
j
L L p s
V e e V z V z z
ϕ
ϕ
β
ϕ
ρ ρ β
| |
− +
|
\ ¹
+
|

|
+
|

− + = +



\ ¹

La parte progressiva dà un contributo formalmente pari alla consueta relazione espressa in
termini di onda incidente e riflessa, ma con una riduzione di un fattore (1
L
ρ − ).
La parte stazionaria, che abbiamo espresso nel dominio delle frequenze, può essere ricondotta nel
dominio dei tempi:
( ) ( ) ( ) { }
2
2 cos , Re
2
L
j
j t
L
L S s S
V e z V z v z t V z e
ϕ
ω
ϕ
ρ β
+
| |
+ = ⇒ = =
|
\ ¹

( ) ( ) ( )
1 2
2 cos cos arg
2 2
L L
L
V z t V f z f t
ϕ ϕ
ρ β ω
+ +
| | | |
= + + + =
| |
\ ¹ \ ¹

Come è stato enfatizzato, nel dominio dei tempi la parte stazionaria è formalmente caratterizzata
dal prodotto fra una funzione soltanto dipendente da z e un’altra unicamente dipendente da t.
Pertanto la parte stazionaria ha un andamento periodico (sinusoidale) sia nello spazio che nel
tempo, e in ogni sezione si ha un'oscillazione con ampiezza
( )
s
V z , diversa da punto a punto.
Calcoliamoci il modulo quadro di tale ampiezza d’oscillazione…
( ) ( ) ( )
2
*
V z V z V z = =
( ) ( )
2
2 2
2
1 4 cos 2 cos 2 1 cos
2 2 2
L L L
L L L L
V z z z
ϕ ϕ ϕ
ρ ρ β ρ β ρ β
+
| | | | | |
= − + + + + ⋅ − + =
| | |
\ ¹ \ ¹ \ ¹

( )
2
2 2
2
1 4 cos
2
L
L L
V z
ϕ
ρ ρ β
+
| |
= − + +
|
\ ¹
4 1
L
ρ + −
( )
2
cos
2
L
L
z
ϕ
ρ β

| |
+ =
|
\ ¹


( )
2
2 2
2
1 4 cos
2
L
L L
V z
ϕ
ρ ρ β
+
| |
= − + +
|
\ ¹

… dopodiché estraiamo la radice quadrata per ottenere:
( ) ( )
2
2
2
1 4 cos
2
L
s L L
V z V z
ϕ
ρ ρ β
+
| |
= − + +
|
\ ¹

Ora:
• se 0 ρ = si ha
( )
s
V z V
+
= onda puramente progressiva;
• se 1 ρ = (carico reattivo) si ha
( )
2 cos
2
L
s
V z V z
ϕ
β
+
| |
= +
|
\ ¹
; ciò significa che l’inviluppo della
nostra forma d’onda è sinusoidale e che siamo in presenza di un’onda puramente stazionaria,
(della quale si può vedere un esempio nella figura sottostante):

Come si vede in figura, l’inviluppo della tensione giunge al valore 2 di ampiezza
normalizzata: ciò significa che finiamo per avere una tensione massima 2 volte più grande
di quella di alimentazione; questo fatto si ripropone (con valori di massimo diversi ma
comunque superiori di un fattore 1 2 k < < alla tensione d’alimentazione) anche nel caso di
onda puramente stazionaria (v. oltre) ed è preoccupante, visto che può portare ad avere
sopratensioni molto consistenti (soprattutto se la tensione d’alimentazione è dell’ordine dei
1000 V). Il tutto, in alcuni casi, è reso ancora più complicato dal fatto non sappiamo quale
sia l’entità del carico collegato al termine della linea di trasmissione (per esempio, non si sa
a priori quanti utenti saranno collegati ad una certa linea elettrica dell’ENEL);
• per tutti gli altri valori del coefficiente di riflessione compresi fra 0 e 1 si ha un’onda
parzialmente stazionaria (ovvero a tutti gli effetti costituita da una parte stazionaria e una
parte progressiva).

C’è da dire che nella realtà dei fatti è impossibile avere pura progressività; infatti:
• i nostri ragionamenti sono stati fatti con l’ipotesi che la costante di propagazione porti
soltanto un contributo sulla fase, mentre nella realtà ve n’è anche uno sull’ampiezza (è
presente, cioè, una parte reale);
• entrambi questi contributi dipendono dalla frequenza: possiamo cioè, nei limiti del
possibile, riuscire a realizzare una linea perfettamente adattata ad una certa frequenza,
tuttavia i segnali che ci serve inviare apparterranno sicuramente ad uno spettro di
frequenze più o meno ampio. Di conseguenza, andiamo a trasmettere frequenze non
contemplate in sede di progetto (e per le quali, magari, non si ha neppure adattamento).

8.5 – Potenza

Rimaniamo sempre nel caso privo di perdite e
calcoliamo la potenza attraversante una qualsiasi
sezione z della linea di trasmissione. Utilizziamo
la definizione:
( ) ( ) ( ) { }
*
1
Re
2
P z V z I z = =
( ) ( )
*
*
1
Re
2
j z j z j z j z
L L
C
V
V e e e e
Z
β β β β
ρ ρ
− + −
+
+
¦ ¹
¦ ¦
= + + =
´ `
¦ ¦
¹ )

( )
( )
( ) ( )
( )
2
2 2 2
1
1
2 2
L L L
C
V
z a z b z
Z
ρ
+
= − = −
Come si vede, la potenza che vogliamo calcolare è – in generale – la differenza fra la potenza
progressiva e quella regressiva. Questa considerazione ci è molto utile visto che è fondamentale, per
il progettista, sapere quanta potenza viene riflessa: se essa è troppa, infatti, rischiamo di bruciare il
generatore.

Analizzando la relazione ottenuta scopriamo che la condizione migliore per la trasmissione di
potenza attraverso una certa sezione si ha quando
( )
0
L
z ρ = : in tal caso si ha infatti
( ) ( )
2
2
1
2 2
L
C
V
P z a z
Z
+
= =
e la potenza è utilizzata nella maniera migliore possibile, dato che va a finire tutta quanta nella
propagazione del segnale. Si noti inoltre che il valore di potenza
2
2
C
V
Z
+
è ottenibile se il generatore
ha un’impedenza interna uguale a quella caratteristica della linea: solo in questo caso, infatti, il
coefficiente di riflessione è nullo. Infine, siccome quando
( )
0
L
z ρ = si ha
( )
s
V z V
+
= = costante
(onda puramente progressiva), allora possiamo dire che anche P(z) è costante: la potenza
trasportata, insomma, è sempre quella per ogni sezione.
Se
( )
1
L
z ρ = , invece, nulla viene trasmesso
( )
P z = 0
coerentemente con il fatto che non c'è onda viaggiante ma solo un regime stazionario.

Queste considerazioni sulla potenza ci permettono di capire come sia possibile ricavare alcune
informazioni sul maggiore o minore adattamento di una certa linea di trasmissione: per farlo si
invia sulla linea una certa onda incidente, si misura la conseguente onda riflessa e si calcola la
potenza attiva presente. Confrontando i valori di quest’ultima con la potenza d’alimentazione
possiamo senza troppi sforzi capire quanto la nostra linea sia adattata.

8.6 – Massimi e minimi

Prendendo l’espressione
( ) ( )
2
2
2
1 4 cos
2
L
s L L
V z V z
ϕ
ρ ρ β
+
| |
= − + +
|
\ ¹

è facile accorgersi che l’ampiezza della tensione è massima quando il termine coseno è pari a uno,
il che si verifica se
2
L
z
ϕ
β + = 0
cioè quando si ha:
2
L
z
ϕ
β + = con 0, -1, -2, ... k k π =
Facendo la formula inversa otteniamo:
2 2 2 2 2
L L L
k k
z k
ϕ ϕ ϕ π π λ
β β π λ β β
= − = − = − z ≤ 0
Ciò significa che i punti di massimo sono distanziati di una mezza lunghezza d’onda. Notiamo
inoltre che la posizione dei massimi (e dei minimi) dipende dalla lunghezza d’onda, cioè dalla
frequenza, e dal carico.
Nelle sezioni di massimo si ha il seguente valore di tensione:
( )
max
1
L
V V V V ρ
+ + −
= + = +

Analogamente, si hanno valori di minimo quando il termine coseno è 1, il che si verifica se
2
L
z
ϕ
β + =
2
π
+ con 0, -1, -2, ... k k π =
Facendo la formula inversa otteniamo:
( )
... 2 1
4 2
L
z k
ϕ λ
β
= = + − z ≤ 0
Nelle sezioni di minimo si ha il seguente valore di tensione:
( )
min
1
L
V V V V ρ
+ + −
= − = −

Per quanto riguarda la corrente, a causa del meno presente nella qui di seguito riportata
espressione generale,
( )
( ) ( )
β β
β β

+ −

+ −
¦ =
¦

+
´
=
¦
¹
1
j z j z
j z j z
c
V z V e V e
I z V e V e
Z

si avrà un massimo (minimo) presso i valori di tensione minimi (massimi):
( )
max
1
L
V V V V ρ
+ + −
= + = + ⇒
min
C
V V
I
Z
+ −

=
( )
min
1
L
V V V V ρ
+ + −
= − = − ⇒
max
C
V V
I
Z
+ −
+
=

8.7 – Rapporto d’onda stazionaria

Il rapporto d’onda stazionaria (ROS, in italiano, o VSWR, Voltage Standing Wave Ratio, in inglese) è
un parametro facilmente misurabile definito come:
max
min
1
1
L
L
V V V
S
V V V
ρ
ρ
+ −
+ −
+ +
= = =
− −

Da questa formula si può ricavare una relazione per il coefficiente di riflessione:
1
1
L
S
S
ρ

=
+

(si ricordi che in assenza di perdite si ha
L
ρ ρ = )
S dà meno informazioni del coefficiente di riflessione, ma spesso è sufficiente per gli scopi pratici.
Si ha:
• per S = 1 regime d’onda puramente progressiva;
• per S tra 1 e ∞ regime d’onda parzialmente stazionaria;
• per S pari ad ∞ regime d’onda puramente stazionaria.

Il rapporto d’onda stazionaria può infine entrare a far parte di una relazione con il massimo e il
minimo dell’impedenza d’ingresso in una certa sezione.
MAX tensione / MIN corrente MIN corrente / MAX tensione
( )
max
max
min
1
i C
C
V V
V
Z SZ
I
V V
Z
+ −
+ −
+
= = =
+

( )
min
min
max
1
C C
i
V V
Z Z V
Z
I S V V
+ −
+ −
+
= = =
+

(NOTA: in entrambi casi l’impedenza in questione è una pura resistenza)

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