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CAPITOLO 1

Propagazione elettromagnetica nelle strutture cilindriche chiuse

1.0 – Introduzione

Ci riferiremo spesso a due equazioni vettoriali di Maxwell1:


∇ × E = − jωµ H

∇ × H = jωε c E + Ji
In queste equazioni:
∂ ∂ ∂
• ∇= ix + i y + iz è l’operatore nabla;
∂x ∂y ∂z
• E è il fasore del campo elettrico;
• H è il fasore del campo magnetico;
• Ji è il fasore della densità di correnti impresse.

Siccome sappiamo che ogni quantità vettoriale può essere scomposta nelle sue tre componenti
relative agli assi
E = Ex i x + E y i y + Ez i z
H = H x i x + H yi y + H z i z
allora possiamo dire che dalle due equazioni vettoriali scritte sopra possiamo trarre 6 (cioè 3+3)
equazioni scalari.
L’utilizzo dei fasori deriva dal fatto che le quantità da noi utilizzate variano in maniera
sinusoidale: ciò significa che possiamo associare ad un campo tempo variante
e (t , P )
(funzioni del tempo t e del punto P)
h ( t, P )
un fasore tempo invariante che dipende soltanto dalla pulsazione2:
E (ω )
(funzione della sola pulsazione).
H (ω )

1.1 – Strutture cilindriche: generalità

Vi sono vari modi in cui un segnale si può propagare:


• propagazione libera (cioè nello spazio libero). Esempio: due antenne comunicanti poste a una
certa distanza d e in contatto visivo fra di loro. Questo tipo di comunicazione, affascinante e
molto utilizzata, ha alcuni inconvenienti: l’attenuazione dello spazio libero è infatti molto

1 Sono equazioni formulate nel dominio delle frequenze.


2 Ci si può interrogare sul senso di questa operazione e obiettare che, nella realtà, non trasmetteremo mai segnali
puramente sinusoidali, in quanto essi non trasmettono alcuna informazione. Tale obiezione cade però di fronte al fatto
che la nostra è soltanto un’approssimazione: i segnali sinusoidali sono infatti spessissimo utilizzati per creare le portanti,
righe dello spettro attorno alle quali viene concentrato il segnale; tuttavia, mentre la portante si trova generalmente a
frequenze molto elevate [GHz, THz], la banda di frequenza del segnale a questa associato è spessissimo molto stretta e
parecchio inferiore se facciamo un confronto [qualche KHz di banda << GHz, THz della portante]. Fatte queste ipotesi,
l’approssimazione che facciamo per lo studio del campo elettromagnetico consente dunque di confondere
l’oscillazione modulata con il segnale sinusoidale della portante. E ora, siccome il segnale è puramente sinusoidale,
possiamo davvero passare nel mondo dei fasori.
consistente e quindi,
i, a garantire la bontà del collegamento, servono antenne molto potenti
pot e
con elevati guadagno e direttività.
direttività. Abbiamo inoltre il problema delle interferenze: antenne
trasmettenti due segnali completamente diversi e indipendenti3 possono “darsi fastidio” a
tal punto che un ricevitore, nelle vicinanze, finisce per ottenere un segnale fortemente
disturbato e indistinguibile rispetto a quelli che si volevano trasmettere. L’entità di questo
problema è così notevole, e le applicazioni che si basano sulla propagazione
propagaz di segnali
talmente pervasive, che si è presto sentita la necessità di regolare e centellinare lo spettro
delle frequenze tramite l’istituzione di norme molto severe;
• propagazione guidata (cioè forzata).
forzata). La propagazione elettromagnetica guidata si serve
ser di un
supporto fisico per trasmettere un segnale. Facciamo un esempio: prendiamo una struttura
cilindrica molto particolare,
particolare cioè un cavo; la sua struttura comprende
- un “nucleo” dielettrico4, caratterizzato da una certa permettività elettrica ε = ε 0ε r 5
e una certa permeabilità magnetica µ = µ0 µr ;
- un “rivestimento
rivestimento” conduttore4, che forza il segnale a rimanere all’interno del
dielettrico riflettendo l’onda che si sta trasmettendo.

Abbiamo detto che il cavo è una struttura cilindrica; con questo termine si intende un mezzo:
• non omogeneo;
• privo di sorgenti: ciò significa che lo studio di una struttura cilindrica riguarda una zona
molto diversa da quella in cui è avvenuta l’alimentazione (cioè l’introduzione del campo camp
elettromagnetico);
• le cui proprietà geometriche ed elettromagnetiche (e quindi la distribuzione spaziale dei
valori dei parametri costitutivi ε [permettività elettrica], µ [permeabilità magnetica], c
[conducibilità])
ducibilità]) sono invarianti rispetto ad una direzione dello spazio, chiamata direzione
assiale (o direzione di propagazione)
propagazione della struttura. Ciò significa che tutte le sezioni normali a
tale direzione sono identiche6.
Si faccia attenzione che quella di struttura cilindrica è un’astrazione: non è assolutamente detto
che essa debba essere geometricamente cilindrica. È sufficiente, infatti, che presenti una direzione

3Ma posti in frequenze simili.


4Si noti che non è possibile
ile stabilire in maniera assoluta se un materiale è un buon conduttore o è un buon isolante:
tutto dipende infatti dalla natura del segnale e dalla sua frequenza. Si ha infatti:
c c
≫1 buon conduttore ≪1 buon dielettrico
ωε ωε
Si ricorda, a tal proposito, che c è la conducibilità elettrica del materiale scelto.
5 ε 0 si riferisce al vuoto; ε r è invece la permettività elettrica relativa,, la quale dipende dal materiale usato.
us Le stesse
considerazioni possono essere fatte con la permeabilità magnetica.
6 Inoltre, le condizioni al contorno e di continuità imposte al campo elettromagnetico sono le stesse su ogni piano

perpendicolare a tale direzione.


privilegiata7; a riprova di quanto appena detto, nella figura
figura sottostante vediamo una sezione di
una struttura cilindrica generica. Si osservi che non vi è nulla di geometricamente cilindrico e che,
anzi, la forma della struttura è irregolare e resa piuttosto complicata dalla presenza di più
conduttori e più dielettrici

La presenza di una direzione privilegiata ci permette di scrivere il campo in maniera particolare,


per certi versi semplificata,, e di trascurare le variazioni che si hanno lungo la direzione z, sapendo
che in tale direzione si ha un’attenuazione
un’attenuazion esponenziale che va col termine
e −γ z
dove γ (costante di propagazione) è un numero complesso
α = costante di attenuazione 8
γ = α + jβ  ()
 β = costante di fase
che dipende fortemente dalla frequenza alla quale si lavora.
Dunque, l’espressione del campo è:
 parte
trasversale
  attenuazione

e ( x1 , x 2 , z ) = Et ( x1 , x 2 ) + Ez ( x1 , x 2 ) k e ( )
  −γ ω z

  

 parte assiale 
D’altronde, sappiamo che esso si può scrivere anche scomponendo quest’ultimo lungo le direzioni
cartesiane ortogonali:
e = ex i + e y j + ez k
Se raggruppiamo quelle che si riferiscono al piano trasversale9, sostituendo ex i + ey j con et
(componente trasverasale), si ha:
et = Et ( x1 , x 2 ) e −γ (ω )z
e = et + ez k dove  (10)

ez k = Ez ( x1 , x 2 ) ke
− γ (ω ) z

7 Negli esempi che faremo in seguito, la direzione privilegiata è quella che coincide con l’asse z di un sistema solidale
con la struttura cilindrica. Inoltre, tale direzione coincide con quella che prima abbiamo detto assiale o di propagazione.
8 La costante di attenuazione, espressa in valori naturali, si misura (come quella di fase) in m −1 . Tuttavia essa e spesso

data in unità logaritmiche: a questo proposito si ha


α  m − 1 
α  dB m  = 20 log10 e   = 20 log10 e ⋅α  m −1  = 8,69 ⋅α  m − 1 
   
9 Cioè quello che la direzione assiale (cioè quella privilegiata della struttura) “buca” perpendicolarmente.
10 Si noti che anche ez dipende da x1 ,x2 : se, cioè, valutiamo questa componente del campo in due punti diversi
d della
stessa sezione otteniamo due risultati diversi. Nonostante dunque ez sia chiamata la “componente assiale” ciò non
significa che sia invariante sul piano trasversale.
1.2 - Modi

Per definizione, un modo è un’onda elettromagnetica11 (soluzione particolare delle equazioni di


Maxwell) che soddisfa le condizioni al contorno12 su ogni sezione trasversale della struttura
cilindrica e che si propaga nella direzione assiale di quest’ultima. È lecito quindi presumere che
tali soluzioni dipendano dalla coordinata assiale z tramite un fattore di propagazione
strutturalmente analogo a quello della propagazione libera: e, infatti, ad ogni modo è associata
una particolare costante di propagazione γ , oltre che a quattro particolari equazioni di modo.
Quindi, due particolari modi i e j saranno caratterizzati da:

costante di propagazione → γ i costante di propagazione → γ j


 
campo elettrico (trasversale) → Eti campo elettrico (trasversale) → Etj
 
modo i campo elettrico (assiale) → Ezi k modo j campo elettrico (assiale) → Ezj k
campo magnetico (trasversale) → H campo magnetico (trasversale) → H
 ti
 tj
campo magnetico (assiale) → H zi k campo magnetico (assiale) → H k
 zj

La sovrapposizione di tutti i modi dà origine alla vera soluzione dell’espressione dei campi nella
struttura cilindrica. In particolare a caratterizzare il vero campo elettromagnetico sarà una
combinazione lineare delle equazioni di modo13:
combinazione lineare
  
 parte
trasversale
  attenuazione
 N
e ( x1 , x2 , z ) =  Et ( x1 , x2 ) + Ez ( x1 , x2 ) k  e ( ) = lim ∑ an en ( x1 , x 2 , z )
−γ ω z

  
 N →∞
n =1   

 parte assiale  modo


combinazione lineare
  
 parte
trasversale
  attenuazione
 N
h ( x1 , x2 , z ) =  Ht ( x1 , x2 ) + Ez ( x1 , x 2 ) k  e ( )
= lim ∑ an hn ( x1 , x 2 , z )
− γ ω z

  
 N →∞
n =1   

 parte assiale  modo

La rappresentazione tramite le funzioni di modo ha una vantaggio nascosto: spesso, infatti, non è
necessario trovare tutti gli infiniti modi per caratterizzare e ed h . Anzi, a volte ne basta soltanto
uno (che chiameremo modo fondamentale).

Vogliamo ora studiare la propagazione elettromagnetica nelle strutture cilindriche facendo uso
delle equazioni di Maxwell omogenee, nell’ipotesi di mezzo normale14
 × h ( x1 , x2 , z ) = jωε c ( x1 , x2 ) e ( x1 , x2 , z )
∇

∇ × e ( x1 , x2 , z ) = − jωµ ( x1 , x2 ) h ( x1 , x 2 , z )
c
dove ε c = ε − j è la permettività elettrica complessa.
ω
Come si vede, dobbiamo andare a sostituire all’interno delle equazioni soprascritte le espressioni
di e ( x1 , x 2 , z ) e h ( x1 , x 2 , z ) . Risulta anzitutto conveniente scomporre l’operatore Nabla in due

11 Le soluzioni delle equazioni di Maxwell che hanno interesse in relazione alla propagazione guidata sono quelle
aventi il carattere di onde elettromagnetiche che si propagano lungo l’asse della struttura.
12 Ed, eventualmente, di continuità.

13 Non si conosce una funzione? La si scompone in una combinazione lineare di funzioni più semplici! È questo un

approccio molto comune per risolvere problemi ingegneristici molto raffinati dal punto di vista matematico.
14 Cioè spazialmente non dispersivo, stazionario, lineare ed isotropo.
parti, mettendo bene in evidenza la parte riguardante la sezione trasversale (variabili x1 , x2 ) e
quella concernente la variabile z:
assiale
 trasv.
∂ ∂ ∂  ∂ ∂ ∂
(Nabla) ∇ = i+ j+ k ∇ = ∇t + k ⇐ ∇t = ix + i y
∂x ∂y ∂z ∂z ∂x ∂y
Detto questo, andiamo effettivamente a sostituire i campi all’interno del sistema:
e = et + e z k = E t e − γ z + E z k e − γ z h = h t + hz k = Ht e − γ z + H z k e − γ z
∇ × h = jωε c e

∇ × e = − jωµ h
Otteniamo:
( ) (
∇ × Ht e −γ z + H z ke −γ z = jωε c Et e −γ z + Ez ke −γ z
 )

(
−γ z
∇ × Et e + Ez ke
−γ z
) (
= − jωµ Ht e −γ z + H z ke −γ z )
Raccogliamo i termini esponenziali:
 ∇ ×  ( H t + H z k ) e − γ z  = jωε c ( E t + E z k ) e − γ z
  

 ∇ ×  ( E t + E z k ) e  = − jωµ ( H t + H z k ) e
−γ z −γ z

Sfruttiamo ora la scomposizione, poco fa esaminata, dell’operatore Nabla nelle sue due parti:
 ∂ 
 ∇t + ∂z k  × ( Ht + H z k ) e  = jωε c ( Et + Ez k ) e
−γ z −γ z

 

 ∇ + ∂ k  × ( E + E k ) e −γ z  = − jωµ ( H + H k ) e −γ z
 t ∂z   t 
 
z t z

Quindi applichiamo la proprietà distributiva nei termini a sinistra dell’uguale, per ottenere:
( ∇t × Ht − γ k × Ht + ∇t H z × k ) e −γ z = jωε c ( Et + Ez k ) e −γ z

( ∇t × Et − γ k × Et + ∇t Ez × k ) e = − jωµ ( Ht + H z k ) e
−γ z −γ z

A questo punto marchiamo chiaramente quali siano le parti che si riferiscono alla sezione
trasversale e quelle che invece riguardano la direzione z…15
 parte

 assiale parte trasversale
   trasv. 
 assiale
 ∇t × Ht −γ k × Ht + ∇t H z × k = jωε c  Et + Ez k 
  
 
 parte assiale parte trasversale
      
 ∇t × Et −γ k × Et + ∇t H z × k = − jωµ  H t
+ H z 
k

  trasv. assiale 
… ed ora uguagliamole16!

∇t × Ht = jωε c Ez k → assiale (campo elettrico)



∇t × Et = − jωµ H z k → assiale (campo magnetico)

γ k × Et + k × ∇t Ez = jωµ Ht → trasversale (campo magnetico)
γ k × H + k × ∇ H = − jωε E → trasversale (campo elettrico)
 t t z c t

15 Si presti attenzione che ci sono dei prodotti vettoriali di mezzo, quindi non è immediato associare Et alla
componente trasversale, né fare l’associazione tra il pedice z e la direzione di propagazione della struttura!
16 Si fa uso della proprietà anticommutativa del prodotto vettoriale

∇ t H z × k = − k ×∇ t H z
Attenzione al cambio di segno effettuato!
Se ora prendiamo l’ultima equazione (trasversale, campo elettrico), ed esplicitiamo il termine Et ,
otteniamo:
γ k × Ht + k × ∇t H z = − jωε c Et
j
ωε c
( γ k × Ht + k × ∇t H z ) = Et
Giunti a questo punto, sostituiamo il tutto nell’equazione gemella a quella poco fa elaborata e cioè:
γ k × Et + k × ∇t Ez = jωµHt
Si ha:
 j 
γk×  ( γ k × Ht + k × ∇t H z ) + k × ∇t Ez = jωµHt
 ωε c 
Distribuiamo i termini tra parentesi, in modo da mettere in evidenza i prodotti vettoriali tripli17:
 j j 
γk×  γ k × Ht + k × ∇t H z  + k × ∇t E z = jωµ Ht
 ωε c ωε c 
γ ( k × ( k × Ht ) ) + γ ( k × ( k × ∇t H z ) ) + k × ∇t Ez = jωµ Ht
j 2 j
ωε c ωε c
A questo punto sviluppiamo i prodotti tripli18:
j 2
(
γ k ⋅ ( k × Ht ) − Ht ⋅ ( k × k ) +
ωε c
j
) ( )
γ k ⋅ ( k × ∇t H z ) − ∇t H z ⋅ ( k × k ) + k × ∇t Ez = jωµ Ht
ωε c
j j
− γ 2Ht −
γ∇ H + k × ∇t Ez = jωµ Ht
ωε c ωε c t z
Moltiplichiamo per il termine + jωε c da entrambe le parti:
γ 2Ht + γ∇t H z + jωε c k × ∇t Ez = −ω 2 µε cHt
A destra dell’uguale compare il termine −ω 2 µε c , che poniamo prontamente pari a σ 2 (19):
σ 2 = −ω 2 µε c
Indi per cui abbiamo:
(γ 2
)
− σ 2 Ht = −γ∇t H z − jωε c k × ∇t Ez
Facendo la stessa cosa con l’altra equazione si ottiene la formula a questa duale:
(γ 2
)
− σ 2 Et = −γ∇t Ez + jωµ k × ∇t H z
Abbiamo quindi un bel sistema in cui compaiono le componenti trasversali in funzione di quelle
assiali:
( )
 γ 2 − σ 2 Ht = −γ∇t H z − jωε c k × ∇t Ez

 2
( )
 γ − σ Et = −γ∇t Ez + jωµ k × ∇t H z
2

Le equazioni trovate (cioè queste ultime assieme al sistema di 4 equazioni assiali/trasversali) sono
le equazioni fondamentali per lo studio della propagazione nelle strutture cilindriche. Si noti che
esse valgono in generale per qualunque andamento dei parametri costitutivi µ , ε ,c sul piano
trasversale. È inoltre importante ricordare che la costante di propagazione γ che compare in
queste equazioni dipende solo dalla pulsazione e non dalla coordinata z.

17 Attenzione alle parentesi: se non venissero specificate, il prodotto vettoriale triplo non avrebbe alcun senso.
18 Si ha u × ( v × w ) = ( u × w )⋅ v − ( u × v )⋅ w . Una volta sviluppato il prodotto, fortunatamente alcuni termini se ne vanno.
19Si ricordi che σ è la costante di propagazione intrinseca del mezzo. La costante c, invece, è la conducibilità del mezzo (non
la si confonda con la velocità della luce, che in questa sede chiameremo v ).
0
Sulla base delle componenti assiali Ez , H z i modi di una struttura cilindrica si classificano come
segue:
• modi trasversali elettromagnetici (TEM), aventi Ez e H z entrambi nulli e, quindi,
completamente privi di componenti assiali;
• modi trasversali elettrici (TE), aventi Ez = 0 e H z ≠ 0 e, di conseguenza, campo elettrico solo
trasversale;
• modi trasversali magnetici (TM), aventi Ez ≠ 0 e H z = 0 e , di conseguenza, campo
magnetico solo trasversale;
• modi ibridi, aventi Ez ≠ 0 e H z ≠ 0 . Per i modi ibridi si fa una sotto-classificazione:
o modi quasi-TEM: in cui Ez ≪ Et e H z ≪ Ht ;
o modi HE: in cui H z ≫ E z ;
o modi EH: in cui Ez ≫ H z .
I modi TEM, TM e TE sono molto importanti e comodi: in loro presenza, le equazioni
fondamentali per lo studio della propagazione nelle strutture cilindriche si semplificano
moltissimo. Per avere delle strutture in cui ho modi puramente TE, TM, TEM, è necessario che si
soddisfino alcuni requisiti:
• le strutture devono essere cilindriche;
• le strutture devono essere omogenee20, 21.

1.3 - Le equazioni di Helmholtz e le loro condizioni al contorno

Nel caso di regione omogenea, i parametri µ , ε ,c (e, di conseguenza, σ 2 ) sono costanti rispetto a
x1 , x2 e si ha:
∇ ⋅ e ( x1 , x 2 , z ) = 0
Scindendo nelle componenti trasversali e assiali sia il Nabla che il campo elettrico otteniamo:
 ∂  −γ z −γ z
 ∇t + k ∂z  ⋅ Et e + Ez ke  = 0
 
Da cui, applicando le proprietà del prodotto scalare:
 ∂ 
 ∇t + k ∂z  ⋅ Et e + Ez ke  = ∇t ⋅ Et e − γ Ez ke = 0
−γ z −γ z −γ z −γ z

 
La stessa cosa si può fare per il campo magnetico; otteniamo:
∇t ⋅ Ht e −γ z − γ H z ke −γ z = 0
Abbiamo quindi ricavato queste due relazioni22:
∇t ⋅ Et = γ Ez k

∇t ⋅ Ht = γ H z k

20Se infatti avessi un mezzo non omogeneo (con tanti conduttori ma, soprattutto, tanti diversi dielettrici) dovrei
andare ad applicare le equazioni di continuità
Eτ 1 = Eτ 2 e Hτ 1 = Hτ 2

su ogni superficie di separazione fra i dielettrici stessi: ciò comporterebbe l’esistenza di una E z e H z e la violazione
delle condizioni necessarie per avere un modo TEM, TE o TM.
21 Si noti che non è presente alcun vincolo sulla natura aperta o chiusa della struttura.

22 In particolare, si ha

per Ez = 0 → ∇t ⋅ Et = 0
per H z = 0 → ∇t ⋅ Ht = 0
Ora, se applichiamo all’equazione
(γ 2
)
− σ 2 Et = −γ∇t Ez + jωµ k × ∇t Hz
l’operatore ∇t (da entrambe le parti), abbiamo23:
(γ 2
)
− σ 2 ∇t ⋅ Et = −γ∇t ⋅ ∇t Ez + jωµ∇t ⋅ ( k × ∇t H z )
Sviluppando il tutto, notiamo che il termine jωµ∇t ⋅ ( k × ∇t H z ) se ne va…
(γ 2
)
− σ 2 ∇t ⋅ Et + γ∇t2 Ez = jωµ ( ∇t H z ⋅ ∇t × k − k ⋅ ∇t × ∇t H z ) = 0
Se ora inseriamo all’interno dell’equazione la relazione,
∇t ⋅ Et = γ Ez k
e dividiamo per γ , otteniamo
(γ 2
)
− σ 2 Ez + ∇t2 Ez = 0
e, dualmente,
(γ 2
)
− σ 2 H z + ∇t2 H z = 0
Quelle che abbiamo trovato sono due equazioni differenziali scalari, del secondo ordine (aventi
ciascuna ∞ 2 soluzioni); ponendo kc2 = γ 2 − σ 2 riconosciamo che tali equazioni sono equazioni di
Helmholtz omogenee!
∇t2 Ez + kc2 Ez = 0
 2
∇t H z + kc H z = 0
2

A questo punto, per risolvere il problema di Maxwell, si può prima di tutto trovare le H z e Ez da
queste equazioni e, quindi, sostituire tutto quanto nelle relazioni che restituiscono le componenti
trasversali in funzione di quelle scalari.
Tuttavia, necessiterò di opportune condizioni al contorno per definire una soluzione univoca24,25:
tali condizioni al contorno sono
• per i conduttori elettrici perfetti: componente tangente del campo elettrico pari a zero tra
dielettrico e conduttore  eτ = 0 ; tale condizione si traduce in
o Ez = 0 per i modi TM26
∂H z
o =0 per i modi TE27
∂n
o Φ = costante per i modi TEM28

23 Nella nuova relazione trovata compare l’operatore


∇t ⋅ ∇t = ∇t2
(Laplaciano)
24Soluzione univoca di un’equazione differenziale = integrale generale + condizioni al contorno.
25 In realtà poi mi servirebbero anche le costanti di propagazione γ , alle quali saranno associati un certo

comportamento assiale di Ez e H z , ma per ora non ci preoccupiamo di questo aspetto, che esamineremo meglio in
seguito.
26 Infatti sul contorno del conduttore elettrico perfetto vale che

(γ 2 − σ 2 ) E t = − γ ∇ t E z + jωµ k × ∇ t H z  [condizione TM, H z = 0 ]  (γ 2 − σ 2 ) E t = − γ∇ t E z


Quindi (formula inversa):
γ ⋅ ∇t Ez
Et = −
γ 2 −σ 2
Se ora troviamo quel che accade nella direzione tangente, scopriamo che:
γ ∂Ez
Et ⋅ τ = − 2 2 (cioè l’annullamento di Ez comporta l’annullamento di Et ⋅ τ = e )
γ −σ ∂τ τ
27 Caso duale al precedente (v. nota 26).
• per i conduttori magnetici perfetti: componente tangente del campo magnetico pari a zero
tra dielettrico e conduttore  hτ = 0 ; tale condizione si traduce in
∂E z
o =0 per i modi TM29
∂n
o Hz = 0 per i modi TE30
∂Φ
o =0 per i modi TEM
∂n

1.4 – Modi TEM

Le equazioni di Maxwell nei fasori sostengono che:


∇t × Ht = jωε c Ez k

∇t × Et = − jωµ H z k
Tuttavia sappiamo che, per i modi TEM, si ha Ez = H z = 0 , quindi le equazioni di prima
diventano:
∇t × Ht = 0

∇t × Et = 0
Il ché significa che Ht e Et sono irrotazionali e, di conseguenza, conservativi. Ciò impone
l’esistenza di una quantità chiamata potenziale:
Ht = ∇t Ψ potenziale scalare magnetico
 (31)

Et = −∇t Φ potenziale scalare elettrico

La ragione del segno diverso sta nel fatto che le equazioni


γ k × Et + k ×∇t E z = jωµ Ht → trasversale (campo magnetico)

γ k × Ht + k ×∇t H z = − jωε c Et → trasversale (campo elettrico)
diventano, per il modo TEM,
γ k × Et = jωµ Ht → trasversale (campo magnetico)

γ k ×Ht =− jωε c Et → trasversale (campo elettrico)
da cui:

28 Specificheremo più avanti il senso di questa affermazione.


29 Infatti vale la
(γ 2 − σ 2 ) E t = − γ ∇ t E z + jωµ k × ∇ t H z  [condizione TM, H z = 0 ]  (γ 2 − σ 2 ) E t = − γ∇ t E z
Da cui:
γ γ
Et = − ∇ E ⇒ Et ⋅ n = − 2 ∇ E ⋅n = 0
γ 2 −σ 2 t z γ −σ 2 t z
D’altronde è abbastanza comprensibile che la componente tangente e il versore n (normale) siano ortogonali (e il loro
prodotto scalare sia nullo)!
30 Caso duale al precedente (v. nota 28).

31 Ora che abbiamo definito il potenziale scalare elettrico, possiamo chiarire meglio il significato delle due condizioni

al contorno:
∂Φ
= 0 ( sui contorni dei c.m.p ) , Φ = costante ( sui contorni dei c.e.p )
∂n
Queste due condizioni ci dicono che:
• in ogni piano trasversale il contorno di ogni conduttore elettrico perfetto è una linea equipotenziale;
• la superficie di un conduttore magnetico perfetto impone che la componente dell’intensità di campo elettrico
normale ad esso sia nullo.
 γ
 H t = jω µ k × E t


E = − γ k ×H
 t jω ε c
t

Il meno presente in queste equazioni lo si “tira dietro” anche nella formulazione del potenziale. Si
noti che queste equazioni forniscono la stessa informazione: si ha infatti

±ηHt = k × Et η= µ
εc

Qualche pagina fa abbiamo scritto che, se Ez = 0 , allora


∇t ⋅ Et = 0
Quindi, se ora applichiamo ambo i lati l’operatore Nabla trasversale alla formula del potenziale
scalare elettrico, otteniamo
∇t ⋅ Et = −∇t ⋅ ∇t Φ = −∇t2Φ = 0 ⇒ ∇t2Φ = 0
Quindi il potenziale scalare soddisfa l’equazione di Laplace in due dimensioni.
Giunti a questo risultato, notiamo che – sempre per quanto riguarda i modi TEM – le equazioni
( )
 γ 2 − σ 2 Ht = −γ∇t H z − jωε c k × ∇t Ez

 2
( )
 γ − σ Et = −γ∇t Ez + jωµ k × ∇t H z
2

si semplificano tantissimo diventando:


(
kc2Et = γ 2 − σ 2 Et = 0
 )
 2
(
kc Ht = γ − σ Ht = 0
2 2
)
A questo punto ci possiamo chiedere a che condizioni queste due equazioni vanno davvero a zero;
tale scenario si ha:
• se Et e Ht sono nulli, ma questo è un caso banale, relativo a una situazione in cui la
propagazione avviene lungo un sistema di conduttori elettrici (ed, eventualmente,
magnetici) perfetti, cilindrici e con generatrici fra loro parallele, immersi in un mezzo
omogeneo32;
• se γ 2 = σ 2 (33,34) il ché prevede che µ , ε ,c debbano essere costanti in ogni punto.

1.5 – Ricapitolando: analisi di una struttura cilindrica chiusa

Consideriamo una struttura cilindrica generica rivestita da un conduttore (e quindi chiusa).

32Infatti all’interno di un conduttore elettrico (o magnetico) perfetto il campo elettromagnetico è nullo. Pertanto, anche
in questo caso il mezzo in cui il campo elettromagnetico ha sede è effettivamente omogeneo. Strutture cilindriche di
questo tipo, purché contenenti almeno due conduttori elettrici, si dicono linee di trasmissioni uniformi a più fili e hanno
grande importanza tecnica. Con un solo conduttore, si diceva, non posso avere il campo, in quanto il potenziale
scalare elettrico è costante
Φ ( x1 ,x2 ) = Φ1 (costante)
Ciò significa che il gradiente di questa quantità è nullo e, dato che
Et = −∇t Φ
la presenza di un solo conduttore non permette l’esistenza di una componente Et , non è possibile trasmettere
l’informazione.
33 Ricordiamo che σ è la costante di propagazione intrinseca del mezzo, pari a −ω 2 µε c .
34 Ma dobbiamo stare attenti al fatto che il termine γ (ω ) è funzione della pulsazione!
La struttura conterrà, oltre al conduttore esterno (generalmente detto anche freddo), altri
conduttori, responsabili di quella differenza di potenziale in grado di veicolare l’informazione.

Se la struttura regge il modo TEM35 allora


γ TEM = ±σ
In tal caso, dunque, dobbiamo risolvere una sola equazione scalare
∇t2 Φ = 0
invece che 6. A tale equazione vanno associate le condizioni al contorno
 ∂Φ
 = 0 ( sui contorni dei c.m.p )
 ∂n
Φ = costante ( sui contorni dei c.e.p )

Nel caso TEM non è presente la componente assiale del campo elettrico, né del campo magnetico: i
due campi sono dunque pari alle componenti trasversali seguenti36
et = Et e −γ z
ht = Ht e −γ z

Se la struttura sorregge il modo TM allora dobbiamo prendere l’equazione di Helmholtz


( )
∇t2 Ez + γ 2 − σ 2 Ez = 0
A tale equazione vanno associate alcune condizioni al contorno, le quali sono
 Ez = 0 sui conduttori elettrici perfetti

∂Ez
 =0 sui conduttori magnetici perfetti
 ∂n
Per ogni modo si ricavano quindi le componenti trasversali in funzione di quelle assiali:
( )
 γ 2 − σ 2 Et = −γ∇t Ez

 2
( )
 γ − σ Ht = − jωε c k × ∇t Ez
2

Se la struttura sorregge il modo TE allora dobbiamo prendere l’altra equazione di Helmholtz


(quella duale)
( )
∇t2 H z + γ 2 − σ 2 H z = 0
A tale equazione vanno associate alcune condizioni al contorno, le quali sono
 ∂H z
 =0 sui conduttori elettrici perfetti
 ∂n
H = 0 sui conduttori magnetici perfetti
 z
Per ogni modo si ricavano quindi le componenti trasversali in funzione di quelle assiali:

35 Il fatto che la struttura cilindrica sia chiusa non è però una condizione necessaria: il modo TEM è guidato anche
nelle strutture cilindriche aperte.
36 Un’altra ovvia conseguenza, abbastanza intuitiva ma fin’ora poco trattata, è che non vi è dispersione di potenza del

segnale al di fuori della struttura. Vi è, sì, attenuazione, ma non certamente dispersione: basti vedere l’espressione del
flusso del vettore di Poynting
  −2α z
( )
 ∫∫ Et × Ht k dS  e
*

S 
La presenza del versore k ci suggerisce che tale vettore è normale sia ad E che ad H (e quindi va tutto in direzione
assiale).
( )
 γ 2 − σ 2 Ht = −γ∇t H z

 2
( )
 γ − σ Et = jωµ k × ∇t H z
2

1.6 – Effetto di taglio dei modi TE e TM

Come si nota dalla trattazione appena fatta, invece di risolvere le famigerate equazioni di Maxwell
(molto belle ed eleganti, ma scomode per fare i calcoli) ci basta risolvere:
• 1 equazione di Laplace (nel caso TEM);
• 1 equazione di Helmholtz (nei casi TE e TM).
Le equazioni di Helmholtz hanno un’infinità numerabile di soluzioni (modi)37:
N N
e = lim ∑ aiei = lim ∑ ai Ei ( x1 , x 2 ) e −γ i z
N →∞ N →∞
i =1 i =1

Definita la geometria della struttura e la frequenza di lavoro, la sommatoria si risolve esaminando


i vari modi.
L’autovalore38 della funzione di Helmholtz è:
≠ 0 modi TE, TM
kc2 = γ 2 − σ 2 
= 0 modi TEM
Facciamo l’ipotesi che la struttura sia omogenea (e che quindi σ sia costante in tutta la struttura) e
che vi sia assenza di perdite39: ciò significa che ad ogni kc2 corrisponde un preciso γ 2 . Si avrà
dunque
= ± k2 + σ 2 = ± k2 − ω 2 µε modi TE, TM

γ =
c c c

= ±σ = ± −ω 2 µε c modi TEM


Osserviamo ora l’equazione
γ = ± kc2 − ω 2 µε c
La quantità γ sarà a questo punto puramente reale [puramente immaginaria] se il termine sotto
radice è maggiore di zero [minore di zero]. Infatti:
Re kc > ω µε c
2 2

γ =
Im kc < ω µε c
2 2

La γ detta la legge di propagazione del nostro modo; infatti essa compare all’interno
dell’espressione del campo elettrico…
 parte
trasversale
 
e ( x1 , x 2 , z ) = Et ( x1 , x 2 ) + E z ( x1 , x 2 ) k  e ( )
 −γ ω z

  

 parte assiale 
… che diventa, per ogni modo i:
ei ( x1 , x 2 , z ) = Eti ( x1 , x 2 ) + Ezi ( x1 , x2 ) k  e −γ i z
Considerando una struttura che non supporta il modo TEM (il quale si propaga sempre), se il
parametro γ è puramente reale allora il modo si attenua40 (l’esponenziale porta tutto verso lo

37 Si ricordi che ad ogni Ei è associata una γ i .


38 In algebra lineare, un autovettore di una trasformazione lineare è un vettore non nullo che non cambia direzione
nella trasformazione. Il vettore può cambiare quindi solo per moltiplicazione di uno scalare, chiamato autovalore (cfr.
Wikipedia).
39 E dunque è lecito scrivere:
σ = ± jω µε c .
e, viceversa, la costante γ è immaginaria, allora il modo si propaga. Possiamo ora
zero). Se,
esprimere il tutto in funzione della pulsazione dato che, in ultima analisi, la costante di
one è proprio funzione di ω .
propagazione
 kc
 < , γ ∈ Re
Re kc2 > ω 2 µε c µε
γ = ⇒ ω  c

Im kc < ω µε c
2 2
> kc , γ ∈ Im
 µε c

Quindi, in ultima analisi, esiste un effetto di filtraggio passa-alto intrinseco e il fatto che un modo di
propaghi o meno dipende dalla pulsazione; esistono infatti alcuni valori di ω che discriminano il
comportamento di una certa struttura: in particolare la pulsazione di taglio
k
ωc = c
µε c
fa da “spartiacque” fra l’avvenuta e la manca propagazione di un certo
modo. Quindi:
• il modo TEM si propaga sempre (v. figura a fianco);
• i modi TE e TM non si propagano sempre, ma soltanto al di sopra
di una certa pulsazione ωc , quando si dicono soprataglio, ovvero
quando α , cioè la parte reale di γ , si è annullata per lasciare
spazio alla parte immaginaria β . Nei grafici sottostanti vediamo
infatti che, per un certo modo i avente frequenza di taglio ωci , la
propagazione è possibile solo dove βi > 0 (e, di conseguenza,
α = 0 ):

Qui β > 0, α = 0 e il segnale si propaga Qui α > 0, β = 0 e il segnale è attenuato

Ogni modo ha la sua propria pulsazione di taglio: in base alla sua entità si differenziano i modi in
superiori (quelli con ωc “alta”) e inferiori (con ωc “bassa”).

40Il modo si attenua nonostante non vi siano perdite:


perdite sembra assurdo, eppure – vedremo più avanti – questo è
perfettamente spiegabile.
Dobbiamo ora spiegare come sia possibile che un modo entrante in una struttura cilindrica, e
avente una pulsazione inferiore a quella critica, non riesca ad raggiungerne la fine e –
apparentemente – scompaia.

Per andare al nodo della questione è sufficiente prendere le equazioni…


( )
 γ 2 − σ 2 Et = −γ∇t Ez
 ( )
 γ 2 − σ 2 Ht = −γ∇t H z

modi TM  modi TE 
( 2
)
 γ − σ Ht = − jωε c k × ∇t Ez
2
( )
 γ − σ Et = jωµ k × ∇t H z
2 2

… dividere per kc2 = γ 2 − σ 2 …


jωε c jωµ
Ht = − k × ∇t E z Et = k × ∇t H z
kc2 kc2
… e sostituire ∇t Ez e ∇t H z , ricavati dalle prime espressioni:
kc2 kc2
− Et = ∇t Ez − Ht = ∇t H z
γ γ
Otteniamo:
jωε c  kc2  jωµ  kc2 
Ht = − k ×  − Et  Et = k ×  − Ht 
kc2  γ  γ
2
 kc 
Da cui:

ωε c jωµ
Ht = j k × Et Et = − k × Ht
γ γ
γ γ
Ht = k × Et − Et = k × Ht
jωε c jωµ
γ γ
k × Et = Ht k × Ht = j E
jωε c ωµ t
k × Et = ZTM Ht k × Ht = ZTE Et

La ZTM e la ZTE sono delle impedenze e si comportano in maniera completamente diversa in base
alla natura di γ :
• se γ ∈ Im allora ZTM e ZTE sono impedenze reali (l’unità immaginaria si semplifica) e si
comportano alla stregua di resistenze elettriche;
• se γ ∈ Re allora ZTM e ZTE sono impedenze immaginarie (l’unità immaginaria sopravvive)
e quindi entrambe reattive ( ZTM diventa capacitiva e ZTE induttiva), questo significa che
riflettono indietro la potenza. Ecco svelato il segreto: i modi non scompaiono, bensì vengono
riflettuti indietro.
Quindi, quando siamo sottotaglio, la sezione trasversale si comporta come una parete di
impedenza reattiva e riflette41; viceversa, soprataglio, la parete di impedenza è reale e quindi il
segnale può propagarsi. In definitiva la migliore o peggiore propagazione dipende sia dal tipo di
materialee scelto, sia dalla frequenza (e quindi dalla pulsazione) di propagazione.

reali α e β non sono mai veramente a zero dove dovrebbero


C’è poi da dire che, nei materiali reali,
esserelo teoricamente (cioè α è semplicemente ≪ β quando siamo soprataglio e, viceversa, β è
≪ α in regime di sottotaglio).
Inoltre, non esiste quella discontinuità così marcata presente se sovrapponiamo in un unico
grafico sia α che β , come in figura:
figura

Nei materiali reali le curve sono più dolci. Infine, non è vero che non vi sono perdite; per questo
bisogna avere:
• buoni dielettrici  cm ≪ ε mω
• ottimi conduttori42  cm ≫ ε mω
Le perdite introducono un contributo nella costante di fase e, inoltre, sono responsabili del
cosiddetto effetto pelle.. Se consideriamo una struttura cilindrica costituita
costituita da conduttore perfetto,
trasversalmente omogenea, possiamo stare sicuri che non vi è alcuna componente del campo
all’interno del conduttore stesso. I conduttori reali, invece, soffrono di uno spessore di penetrazione
in cui il campo non è zero (daa qui la scelta di skin effect per nominare questo fenomeno). Quindi
non solo il campo si dissipa nel conduttore, ma vi è anche un accumulo di energia di
propagazione, oltre ad un’alterazione della costante di attenuazione.
Per ora, tuttavia, non ci curiamo o di questo e consideriamo materiali ideali.

1.7 – Qualche precisazione sul vettore di propagazione

Abbiamo detto che kc2 è l’autovalore della funzione di Helmholtz; esso è pari a:
kc2 = γ 2 − σ 2
costante di propagazione costante di propagazione
(in direzione assiale) del modo intrinseca del mezzo
Tale autovalore entra in gioco se consideriamo il vettore di propagazione s (per le onde piane!).
s = sx i + sy j + sz k
Le componenti di tale vettore non sono totalmente scorrelate fra loro; precisamente, si hanno due
gradi di libertà: ricordiamo infatti che

41 L’eventualità che il segnale venga rispedito indietro è molto indesiderabile oltre che potenzialmente pericolosa: in
circuiti funzionanti a centinaia di GHz, con segnali di decine di W (e, quindi, molto potenti), rischiamo di bruciare
tutto.
42 Ad esempio l’oro, oppure il platino.
σ = sx2 + sy2 + sz2
Quindi si può asserire che:
( )
sz2 = − sx2 + sy2 + σ 2
Ed ecco quindi i due gradi di libertà!
Se ora poniamo:
(
kc2 = −γ t2 = − γ x2 + γ y2 )
( γ t = costante di propagazione in direzione trasversale )
Abbiamo che
kc2 = γ 2 − σ 2
−γ t2 = γ 2 − σ 2
σ 2 = γ 2 + γ t2
Ma d’altronde abbiamo detto che43…
σ = sx2 + sy2 + sz2
… dunque:
sx2 + s2y + sz2 = γ 2 + γ t2 = σ 2
Se ora imponiamo che la propagazione avvenga unicamente lungo la direzione z (modo TEM), e
cioè che la costante di propagazione γ t2 = sx2 + s2y sia pari a zero44, abbiamo:
γ2 =σ2
Nei modi TM e TE ciò non avviene e tutte e tre le componenti del vettore di propagazione s sono
diverse da zero: la propagazione – in tal modo – si eserciterebbe in tutte le direzioni, ma
fortunatamente la presenza di un conduttore periferico può rendere chiusa la nostra struttura e
salvarci da questo inconveniente.

43 Viene citata la relazione pitagorica delle onde piane: possiamo infatti trattare il campo elettromagnetico come
sovrapposizione di onde piane.
44 Non vi è propagazione lungo le direzioni del piano trasversale.
CAPITOLO 1bis
Esempi notevoli di strutture cilindriche chiuse

1.8 – Lastra planare ideale

Una lastra planare ideale è una struttura chiusa


e cilindrica circondata da:
• due conduttori elettrici perfetti;
• due conduttori magnetici perfetti.
Il mezzo, sede del campo elettromagnetico,
occupa una regione rettangolare che
consideriamo indefinitamente estesa in
direzione z e stante all’interno di:
0 ≤ x ≤ a

0 ≤ y ≤ b

Vogliamo analizzare analiticamente questa


struttura e, per farlo, potremmo
potremm tentare di
risolvere direttamente le equazioni di
Maxwell45; tuttavia ci interessa maggiormente
determinare l’insieme completo dei modi,modi, in modo da poterli poi sommare tutti quanti per
ricavare le espressioni del campo elettrico e magnetico:
n
e = lim ∑ ai ( Eti + Ez k ) e −γ i z
n →∞
i =1
n
h = lim ∑ ai ( Hti + H z k ) e −γ i z
n →∞
i =1

Le prime osservazioni che possiamo fare sono le seguenti:


• la struttura è omogenea;
• esistono due conduttori elettrici perfetti (un primo conduttore, ad esempio quello inferiore,
lo si assume a massa e lo si chiama conduttore freddo;; l’altro diventa immediatamente il
conduttore caldo46).
Possiamo immediatamente concludere che tale struttura regge il modo TEM, TEM il quale ha
pulsazione di taglio pari a zero e quindi si propaga sempre e comunque.
comunque I modi TE e TM, invece,
sono
no un’infinità numerabile (come vedremo più avanti).

Chiamiamo ora φ1 il potenziale presente lungo la retta y = b (nei pressi del conduttore caldo) e φ0
quello riscontrabile lungo y = 0 (in
in corrispondenza del conduttore posto a massa).
Siccome possiamo dire con sicurezza che φ1 ≠ φ0 , allora si ha
∇φ ( x , y ) ≠ 0 (47)

Questo implica immediatamente che esista una componente trasversale del campo.
campo

45 Omogenee, perché per ipotesi non vi sono sorgenti.


46 Per questo, in generale, una linea ad m+1
m+ conduttori è detta ad m fili: trascuriamo infatti il conduttore freddo nel
“conteggio” dei fili.
47 Se i potenziali alle ordinate 0 e b sono diversi, vuol dire che il gradiente sarà sicuramente diverso da zero (in caso

contrario φ sarebbe costante).


Inoltre, abbiamo dato per ipotesi che non vi siano sorgenti (v. nota 1), il che ci porta ad affermare:
∇ 2φ ( x , y ) = 0
Detto questo, poniamo il potenziale sul conduttore freddo pari a 0:
φ ( x ,0 ) = 0
Assegniamo invece il valore 1 al potenziale sul conduttore caldo:
φ ( x ,b ) = 1
Per cercare di semplificare il problema facciamo quindi l’ipotesi di lavoro che il potenziale
dipenda solo da y(48). Per cui:
∂φ
=0
∂x
Questa condizione è chiaramente valida sia lungo la retta x = 0, sia lungo x = a, allorché si ha:
∂ ∂
φ ( 0, y ) = 0 φ ( a, y ) = 0
∂x ∂x
Abbiamo quindi tutte le conduzioni al contorno:
φ ( x ,0 ) = 0 
  condizioni sul potenziale nei conduttori
φ ( x , b ) = 1 

 ∂ φ ( 0, y ) = 0 
 ∂x 
  potenziale invariante rispetto alle x
 ∂ φ (a, y ) = 0 
 ∂x 

 ∇ 2φ ( x , y ) = 0 cioè ∂ φ + ∂ φ = ∂ φ = 0
2 2 2
assenza di sorgenti
 ∂x 2 ∂y 2 ∂y 2

L’integrale generale dell’equazione differenziale
∂ 2φ
=0
∂y2
ha la seguente forma:
φ ( y ) = c1 y + c2
Tuttavia sappiamo che
φ ( x, y = 0) = 0
φ ( x , y = b) = 1
Dunque già abbiamo le seguenti informazioni
0 = c1 ⋅ 0 + c2 1 = c1 ⋅ b + c2
1
c2 = 0 c1 =
b
le quali ci fanno concludere che il potenziale ha la seguente distribuzione49:
y
φ ( y ) = c1 y + c2 =
b
Sappiamo poi, dalla teoria di base dell’elettromagnetismo, che:
Et ( x , y ) = −∇tφ ( x , y )
Se separiamo la relazione appena scritta nelle componenti x e y otteniamo:

48 Questo è un metodo di risoluzione molto comune ogniqualvolta si disponga di un teorema che garantisce l’unicità
della soluzione cercata. Se, in base all’ipotesi fatta, si ottiene una soluzione, per il teorema di unicità essa è l’unica. La
correttezza dell’ipotesi si verifica dunque a posteriori.
49 Si nota la dipendenza lineare rispetto alle y.
 ∂φ ( x , y ) ∂φ ( x , y ) 
Ex i x + E y i y = −  ix + iy 
 ∂x ∂ y 
 
Tuttavia sappiamo che il potenziale è invariante rispetto ad x, per cui si annulla immediatamente
la relativa derivata parziale:
 ∂φ ( x , y ) ∂φ ( x , y ) 
Et ( x , y ) = Ex i x + E y i y = −  ix + iy 
 ∂x ∂y 
 
∂φ ( x , y )
Et ( x , y ) = E yi y = − iy
∂y
E Capiamo quindi che il campo è diretto lungo l’asse delle y, e
precisamente verso la direzione negativa di tale asse50.
y Calcoliamoci numericamente a quanto è pari questo campo
y
elettrico trasversale sapendo che φ ( y ) = :
x b
∂φ ( x , y ) 1
Et ( x , y ) = E y i y = − iy = − iy
∂y b
Una volta trovato il campo elettrico (in direzione trasversale), possiamo trovare immediatamente
quello magnetico tramite la relazione:
±ηHt = i z × Et
µ  ∂φ ( x , y ) 
± Ht = i z ×  − iy 
εc  ∂y 
 
µ ∂φ ( x , y )
± Ht = − iz × i y
εc ∂y
εc 1
Ht = ∓ i
µ b x
Quindi abbiamo già finito di analizzare il modo TEM:
eTEM = Et ( x , y ) e −γ TEM z
hTEM = Ht ( x , y ) e −γ TEM z
Siccome sappiamo che, per i modi TEM, si ha
γ2 =σ2
γ = ±σ = ± jω µε
possiamo infine dire, sostituendo, che51,52:
e − jω µε z
eTEM = − iy
b
ε c e − jω µε z
hTEM = ± ix
µ b

Il modo TEM, come sappiamo, ci fa molto comodo perché si propaga sempre; tuttavia non è il solo
ad esistere in tale struttura e, anzi, nel nostro esempio l’energia si distribuisce anche fra tutti gli

50 Si faccia riferimento alla relazione scritta poco dopo: ha segno negativo.


51 Teniamo soltanto il segno meno nella relazione σ = ± jω µε .
52 Notiamo che il legame fra i campi e ed h è statico: risulta quindi possibile sostituire questo componente con un
circuito a costanti concentrate.
(infiniti) modi di tipo TE e TM. L’unico modo per ottimizzare la nostra distribuzione energetica è
quello di porre sottotaglio tutti i modi “superflui”. Vediamo, anzitutto, quali sono questi modi.
Scriviamo le equazioni di Helmholtz:
 ∂ 2 Ez ∂ 2 Ez
∇t2 E z + kc2 E z = 0  2 + + kc2 Ez = 0
 ∂x ∂y 2

 2 ⇒  2
∇t H z + kc H z = 0  ∂ H z + ∂ H z + k2 H = 0
2 2

 ∂x 2 ∂y2 c z

Dopodiché analizziamo le condizioni al contorno.

MODI TM
 E z ( x , 0 ) = 0 
  condizioni sul campo elettrico (nullo) nei conduttori elettrici perfetti (sopra e sotto)
 E z ( x , b ) = 0 

 ∂ E ( 0, y ) = 0 
 ∂x z 
 ∂  condizioni riferite ai conduttori magnetici perfetti (ai lati), con x direzione tangente
 E (a, y ) = 0 
 ∂ x z 

MODI TE
 H z ( 0 , y ) = 0 
  condizioni sul campo magnetico (nullo) nei conduttori magnetici perfetti (ai lati)
 H z ( a , y ) = 0 


 H z ( x , 0 ) = 0 
 ∂y 
 ∂  condizioni riferite ai conduttori elettrici perfetti (sopra e sotto), co n y direzione tangente
 H z ( x ,b ) = 0 
 ∂ y 

Si tratta ora di risolvere le equazioni differenziali di Helmholtz; per farlo, useremo il metodo di
separazione delle variabili (v. oltre).

MODI TE
Supponiamo che H z si possa esprimere come il prodotto di una funzione X (della sola x) e di una
funzione Y (della sola y):
H z ( x , y ) = X ( x )Y ( y )
Una volta separate le nostre variabili, mettiamo l’equazione
∂2H z ∂2 H z
+ + kc2 H z = 0
∂x 2
∂y 2

nella forma:
∂2X ∂ 2Y
Y + X + kc2 XY = 0
∂x 2
 ∂y 2

X non dipende da y Y non dipende da x
∂2 H z (x ,y ) ∂2H z (x ,y )
quindi facendo quindi facendo
∂x 2 ∂y 2
d2 X (x ) d 2Y ( x )
si ha Y ( y ) si ha X ( y )
dx 2 dy2

Dopodiché, con qualche passaggio matematico:


∂2X ∂ 2Y
Y + X + kc2 XY = 0
∂x 2
∂y 2

∂2X ∂ 2Y
Y = −X − kc2 XY
∂x 2
∂y 2

1 ∂2X 1 ∂ 2Y
=− − kc2
X
 ∂x

2
Y∂
y 2

dipende solo da x dipende solo da y

Siccome x e y sono due variabili indipendenti, poniamo la quantità sopra pari ad una costante che
chiameremo kx2 :
1 ∂2 X 1 ∂ 2Y
= − − kc2 = − kx2
X ∂x 2
Y ∂y 2

Ora si ha53:
 1 ∂2 X
 = − kx2
 X ∂x 2

 ove ky2 + kx2 = kc2


 1 ∂ Y = −k 2 + k 2 ≜ −k 2
2

Y ∂y 2 c x y

Gli integrali generali delle equazioni nel sistema soprastante sono:


X ( x ) = c3 cos ( kx x ) + c4 sin ( kx x )
Y ( x ) = c5 cos ( ky y ) + c6 sin ( ky y )
Ora tiriamo fuori le condizioni al contorno. Le abbiamo scritte anche prima, ma ora dobbiamo
esprimerle con le nuove funzioni X e Y:
 H z ( x = 0, y ) = 0 ⇒ X (0 ) = 0

H z (x = a, y ) = 0 ⇒ X (a ) = 0

 ∂ 1 dY (0 )
 H z (x, y = 0) = 0 ⇒ =0
 ∂y X dy

 ∂ H (x, y = b) = 0 1 d Y (b )
⇒ =0
 ∂ y z
X dy
Imponendo X ( 0 ) = 0 :
X ( 0 ) = c3 cos ( kx ⋅ 0 ) + c4 sin ( kx ⋅ 0 ) = 0
c3 = 0
Imponendo X ( a ) = 0 :

=0

X ( a ) = c3 cos ( kx ⋅ a ) + c4 sin ( kx ⋅ a ) = 0
c4 sin ( kx ⋅ a ) = 0
Le soluzioni sono quindi54:
m
π , m ∈ ℕ − {0}
kx =
a
Ora passiamo alle altre due condizioni, ovvero a

53 Queste relazioni richiamano anche le equazioni di stampo “pitagorico” viste alla fine del capitolo scorso:
kc2 = −γ t2 = γ 2 − σ 2
γ 2 + γ t2 = σ 2
E qui finalmente capiamo perché sono un’infinità numerabile ( ∞ valori). Con m = 0 ci riconduciamo al modo TEM.
54 1
dY ( 0 )
=0
dy
che ci fa avere
d
{
c5 cos ( ky ⋅ 0 ) + c6 sin ( ky ⋅ 0 ) = 0
dy 
}
Y (0)

d
dy
{c6 sin ( 0 )} =
d
dy
{c6 } = 0 ⇒ c6 = 0

e all’altra condizione
dY ( b )
=0
dy
che ci porta a scrivere55
d
dy
{ }
c6 sin ( ky ⋅ b ) = −c6b sin ( ky ⋅ b ) = 0 ⇒ ky =
n
b
π, n∈ℕ

Ora possiamo valutare H z nei modi TE:


H z ( x , y ) = X ( x )Y ( y ) = c3 cos ( kx x ) + c4 sin ( kx x )  c5 cos ( ky y ) + c6 sin ( ky y )  =
  mπ     nπ  
= c3 cos ( kx x ) + c4 sin 
 x  c5 cos  y  + c6 sin ( ky y )  =
 = 0  a  
   b  = 0 
 
 mπ   nπ 
= c4 c5 sin  x  cos  y  ≜ H z (m,n ) ( x , y )
 a   b 
Ricordando ora le espressioni, valide per i modi TE, che mettono in funzioni le componenti assiali
con quelle trasversali (v. capitolo 1)…
( )
 γ 2 − σ 2 Ht = −γ∇t H z

 2
( )
 γ − σ Et = jωµ k × ∇t H z
2

… che nel nostro caso diventano…


kc2(m,n )Ht = −γ∇t H z (m,n)

 2 k = iz
kc(m,n ) Et = jωµk × ∇t H z (m,n )
… possiamo immediatamente ottenere:
 γ   mπ   nπ   γ  ∂ ∂   mπ   nπ  
Ht = − 2 ∇t c4 c5 sin  x  cos  y  = − 2  i x + i y  c4 c5 sin  x  cos  y
 kc(m ,n )   a   b  kc(m ,n )  ∂x ∂y    a   b  

 ∇t

E = j ωµ i × ∇ c c sin  mπ x  cos  nπ y   = j ωµ i ×  ∂ i + ∂ i  c c sin  mπ x  cos  nπ y  
 t z t  4 5  a   b  z  ∂x x ∂y y   4 5  a   b 
kc2(m ,n )     kc2(m ,n)     
   
 ∇t

 γ ∂  mπ   nπ  ∂  mπ   nπ  
Ht = − 2  c4 c5 sin  x  cos  y  i x + c4 c5 sin  x  cos  y  iy 
 kc(m,n)  ∂x  a   b  ∂y  a   b  

E = j ωµ i ×  ∂ c c sin  mπ x  cos  nπ y  i + ∂ c c sin  mπ x  cos  nπ y  i 
 t kc2(m,n )
z  ∂x 4 5  a   b  x ∂y 4 5  a   b  y
          

55 E anche questa volta abbiamo un’infinità numerabile di valori.


Scriviamo quindi così la componente tangente del campo elettrico:
ωµ ∂  mπ   nπ  ∂  mπ   nπ  
Et = j 2 i z ×  c4 c5 sin  x  cos  y  i x + c4 c5 sin  x  cos  y  iy  =
kc(m,n)  ∂x  a   b  ∂y  a   b  
… sviluppo delle derivate…
ωµ  mπ  mπ   nπ  nπ  mπ   nπ  
=j 2 i z ×  −c4 c5 cos  x  cos  y  i x + c4 c5 sin  x  sin  y  iy  =
kc(m,n )  a  a   b  b  a   b  
ωµ mπ  mπ   nπ  ωµ nπ  mπ   nπ 
= −j 2
cos 
c4c5 x  cos  y  ( iz × ix ) + j 2 c4c5 sin  x  sin  y  (iz × i y ) =
kc ( m ,n )
a  a   b  kc(m,n ) b  a   b 
… applichiamo il prodotto vettoriale ai versori…
ωµ mπ  mπ   nπ  ωµ nπ  mπ   nπ 
= −j 2 c4c5 cos  x  cos  y  iy + j 2 c4 c5 sin  x  sin  y  ( −i x )
kc(m,n) a  a   b  kc(m,n ) b  a   b 

Considerazioni assolutamente analoghe possono essere fatte anche per i modi TM: ancora una
volta quel che se ne deduce che i modi TE(m,n) e TM(m,n), ciascuno dei quali è individuato da una
), sono un infinità numerabile (pari a ∞2 ciascuno, ovvero ∞1 per gli m e ∞1
coppia di valori (m,n),
per gli n).

CONCLUSIONI E OSSERVAZIONI:
OSSERVAZIONI
• se abbiamo una lastra planare si ha la seguente relazione per l’autovalore della funzione di
Helmholtz:
2 2
 mπ   nπ 
k = γ −σ = k + k = 
2
c
2 2
 +2
x  = −γ t2(m.n)
2
y
 a   b 
Si nota la proporzionalità inversa rispetto ad a e b,, cioè alle dimensioni geometriche della
lastra planare;
• kc2 concorre, per ogni generico modo, a determinare la rispettiva pulsazione di taglio:

 mπ   nπ 
2 2

kc  a  + b 
ωc(m,n ) = =    
µε µε
Come si nota, le pulsazioni di taglio (TE, nell’esempio) sono ∞2 (stessa cosa per il caso TM);
• kc2 fa la sua comparsa anche all’interno della costante di propagazione:

 mπ   nπ 
2 2

γ c(m,n ) = k − ω µε c = 
2
c
2
 +  − ω 2 µε c
 a   b 
• può essere interessante andare a
vedere quale sia la più piccola
pulsazione di taglio, fra tutte
quelle dei vari modi (escluso,
chiaramente, quello fondamentale
fondament
TEM). Non bisogna fare molti
sforzi: basta porre m = 0 ed n = 1(56)
1 π
ωc(1,0 ) =
µε a

56 I suddetti valori sono i più piccoli assumibili da m ed n.


 ωc(1,0) 
La banda f = 0,  è detta banda di unimodalità del sistema, in quanto all’interno di
 2 π 
essa esiste soltanto il modo TEM. In questa banda – tanto più grande quanto più piccole
sono le dimensioni lineari a e b della sezione trasversale della struttura – tutta l’energia va
ωc(1,0)
a finire nell’unico modo (TEM
TEM) esistente57; per frequenze superiori a , invece, si hanno

campi dinamici risonanti e l’energia si suddivide anche fra di essi.
essi

1.9 – Guida rettangolare ideale58

La guida rettangolare ideale si differenzia dalla lastra planare


ideale per la presenza di un unico ed avvolgente conduttore
elettrico perfetto. Avendo soltanto un conduttore (e non due
o più), non abbiamo il modo TEM, bensì un’infinità
numerabile di modi TE e TM.
La curva di dispersione è simile a quella del caso precedente:
differisce, appunto, per la sola assenza del modo TEM (v.
figura sottostante).

Siamo in assenza di perdite, quindi


 ωc(m,n )
2

γ = jβ = ± ω µε 1− 
  ω 
= k cioè alla costante  
di fase intrinseca del
dielettrico in assenza
di perdite

Le condizioni al contorno sono in parte


diverse da quelle della lastra planare:

MODI TM
}
 E z ( x , 0 ) = E z ( x , b ) = 0 condizioni sul campo elettrico (nullo) nei conduttori elettrici perfetti (so pra e sotto)


 E z ( 0 , y ) = E z ( a , y ) = 0} stesse condizioni, ma riferite ai c.e. perfetti
p ai l a ti

MODI TE
 ∂ ∂ 
 ∂y H z ( x , 0 ) = ∂y
H z ( x , b ) = 0  condizioni riferite ai c.e.p (sopra e sotto), con y dire
direzione tangente
 

 ∂ H (0, y ) = ∂
H (a, y ) =

0  stesse condizioni riferite ai conduttori elettrici perfetti ai lati
 ∂ x z ∂x z 

57 Modificando le dimensioni della struttura, in ogni caso, la propagazione del modo TEM non viene perturbata. Tale
modo, infatti, è privo di effetti di taglio e, più in generale, le grandezze caratteristiche
caratteristiche della sua propagazione
dipendono solo dal mezzo e non dalla geometria della struttura cilindrica.
58 In questo paragrafo, come in quello precedente, faremo l’ipotesi di assenza di sorgenti.
Cambiano, di conseguenza, anche le espressioni delle componenti:
 mπ   nπ 
• per un generico modo TE si ha: H z (m,n ) = C cos  x  cos  y ;
costante  a   b 
 mπ   nπ 
• per un generico modo TM si ha: Ez (m,n ) = D sin  x  sin  y .
costante  a   b 
Notiamo immediatamente che i modi TE e TM hanno, in
direzione x ed y,, un andamento sinusoidale rispetto a tali
variabili spaziali59.
Si ha quindi una situazione come quella in figura a fianco,
dove il campo elettrico è stato fotografato in corrispondenza
di tre istanti t1 , t2 e t3 . Si vede che si ha stazionarietà: ciò
implica per il campo elettromagnetico, detto in risonanza, la
presenza di nodi e di ventri;; il campo, inoltre, rimane sempre
racchiuso all’interno di un inviluppo (anch’esso sinusoidale).
Quel che accade, che è anche il motivo per cui vi è
stazionarietà, è che il campo si “palleggi” da una parte
all’altra della guida senza mai uscire60.
I risonatori (come questo) sono componenti molto particolari, in quanto sono gli unici a violare i
principi espressi dal teorema di Poynting e dal teorema di unicità; in particolare, i risonatori
mantengono costantemente l’uguaglianza
energia elettrica → Ue = Um ← energia magnetica
e quindi si autosostengono.
Le condizioni per la risonanza sono intimamente legate alla geometria della struttura61; con le
condizioni al contorno che abbiamo si può dimostrare che nella guida d’onda rettangolare si
possono propagare soltanto i modi risonanti. Ne deduciamo che è importante scegliere le
dimensioni giuste della guida in modo da poter trasmettere i segnali voluti.

Poiché il TEM non esiste, il TE 1,0 è il modo fondamentale62 e f1,0 rappresenta la frequenza minima
a cui è possibile la propagazione elettromagnetica nella guida rettangolare63. Questa frequenza
cresce al diminuire delle dimensioni lineari della sezione trasversale64.

59Mentre vi è un’attenuazione lungo z.


60Sono gli effetti
ti della presenza di una parete reattiva. Se infatti consideriamo il modo TE , il c.e.p. funziona come una
sorta di cortocircuito, allo stesso modo in cui – fatte identiche ipotesi – un c.m.p. si comporterebbe alla stregua di un
aperto:

61 Fermo restando che la risonanza si ha solo per determinate frequenze.


62 Se a ≥ b.
63 Questo particolare rende le guide rettangolari degli elementi intrinsecamente passa- passa-alto, in quanto non sempre
trasmettono il segnale (al contrario delle strutture che sostengono il modo TEM)!
64 A frequenze relativamente basse (1 Ghz ca.), affinché la frequenza
frequenza di taglio sia minore di quella di lavoro, la guida
deve essere dell’ordine dei centimetri, cosicché i circuiti in guida risultano pesanti, ingombranti e costosi.
Tenendo presente che questa volta per i modi TM e TE non può essere né m = 0 né n = 0, valgono
ancora le relazioni:
 mπ   nπ 
2 2

kc  a  + b 
• sulla pulsazione  ωc(m,n) = =    
µε µε

 mπ   nπ 
2 2

• sulla costante di propagazione  γ c(m,n ) = k − ω µε c =   +  b  − ω µε c


2
c
2 2

 a   
Le guide d’onda di questo tipo vengono utilizzate per circuiti di potenza, linee di alimentazione,
antenne Horn65. Per ogni banda di lavoro, inoltre, esistono dimensioni obbligatorie di
funzionamento della guida.

1.10 – Guida circolare

La guida circolare è una struttura cilindrica chiusa ad un solo


conduttore. Senza troppo dilungarci nelle solite
considerazioni, abbiamo:
• ∞ 2 modi TE;
• ∞ 2 modi TM;
• siamo privi del modo TEM.

Dunque anche questa volta, per pulsazioni inferiori a quella


di taglio del modo fondamentale (che è anche la pulsazione
di taglio minima ωmin ), nulla si propaga nella struttura:
dunque anche questa volta abbiamo curve di dispersione
come in figura a destra.
Il resto della trattazione, invece, è ben
differente rispetto ai paragrafi precedenti;
precedenti
dobbiamo infatti adottare un sistema di
riferimento a coordinate cilindriche e
formulare le nuove condizioni al
contorno.
L’equazione di Helmholtz da risolvere è:
∇t2 Ez ( r,ϑ ) + kc2 E z ( r,ϑ ) = 0
Sviluppando
ando il Laplaciano (ricordando di essere in un sistema di coordinate cilindriche)
otteniamo:
∂ 2 E z 1 ∂Ez 1 ∂ 2 Ez
+ + 2 + kc2 Ez = 0
∂r 2
r ∂r r ∂ϑ 2

Le condizioni al contorno, invece, sono66:


Ez ( a,ϑ ) = 0 modi TM

 ∂H z
 ( a,ϑ ) = 0 modi TE
 ∂r

65 Si tratta di antenne fortissimamente direttive spesso utilizzate per le comunicazioni Terra-satellite.


Terra
66 Si nota da tali relazioni che la linea di separazione fra il dielettrico e il conduttore è una circonferenza di raggio a.
Facciamo nuovamente l’ipotesi di lavoro della separazione delle variabili: immaginiamo dunque
che il campo elettrico Ez possa essere espresso attraverso il prodotto di due funzioni una (R)
dipendente unicamente dal raggio r e l’altra ( Θ ) dipendente da solamente dall’angolo ϑ :
Ez ( r,ϑ ) = R ( r ) Θ (ϑ )
Detto questo, l’equazione di Helmholtz diventa:
∂2 1 ∂ 1 ∂2
R ( r ) Θ (ϑ ) + R ( r ) Θ (ϑ ) + 2 R ( r ) Θ (ϑ ) + kc2 R ( r ) Θ (ϑ ) = 0
∂r 2
r ∂r r ∂ϑ 2

Ora eseguiamo le derivate parziali e dividiamo per RΘ :


∂ 2 R Θ ∂R R ∂ 2 Θ
Θ 2 + + 2 + kc2 RΘ = 0
∂r r ∂r r ∂ϑ 2

1 ∂ R 1 ∂R
2
1 ∂ 2Θ
+ + + kc2 = 0
R ∂r 2 rR ∂r r 2 Θ ∂ϑ 2
Moltiplicando per r 2 si ha:
r 2 ∂ 2 R r ∂R 1 ∂ 2 Θ
+ + + kc2r 2 = 0
R ∂r 2
R ∂r Θ ∂ϑ 2

r ∂ R r ∂R
2 2
1 ∂ 2Θ
+ + k 2 2
r = −
R ∂r 2 R ∂r Θ ∂ϑ2
c
    
parte espressa in funzione della sola r parte espressa
in funzione
della sola ϑ

Poiché i due membri di questa equazione sono funzioni di due diverse variabili indipendenti,
ciascuno di essi dev’essere uguale ad una costante, che indicheremo con h2 :
1 ∂ 2Θ 1 ∂ 2Θ
equazione armonica  − = h 2
⇒ = −h 2
Θ ∂ϑ 2 Θ ∂ϑ 2

Le possibili soluzioni dell’equazione armonica sono


Θ (ϑ ) = c1 cos ( hϑ )
Θ (ϑ ) = c2 sin ( hϑ )
(o una combinazione lineare di queste)
Per ragioni fisiche, il campo elettrico Ez dev’essere una funzione del punto ad un solo valore.
Poiché i due insiemi di coordinate ( r, ϑ , z ) e ( r, ϑ + 2mπ , z ) , con m intero e diverso da zero,
individuano lo stesso punto, si ha la seguente periodicità:
Θ (ϑ ) = Θ (ϑ + 2mπ )
Ovvero:
Θ (ϑ ) = c1 cos ( hϑ ) = c1 cos ( h (ϑ + 2mπ ) )
Θ (ϑ ) = c2 sin ( hϑ ) = c2 sin ( h (ϑ + 2mπ ) )
Questo porta anche la costante h ad assumere valori interi (altrimenti si “sballa” la periodicità e
non compare più un termine additivo multiplo di 2π ).
Detto questo si ha:
r 2 ∂ 2 R r ∂R
+ + kc2 r 2 = −h 2
R ∂r 2 R ∂r
Moltiplichiamo per R e dividiamo per r 2 :
∂ 2 R 1 ∂R h 2 ∂ 2 R 1 ∂R  2 h2 
+ + Rkc − R 2 = 2 +
2
+ R  kc − 2  = 0
∂r 2 r ∂r r ∂r r ∂r  r 

L’integrale generale di questa equazione differenziale è:


R ( r ) = c3 J n ( kc r ) + c4Yn ( kcr )
In questa relazione:
• J n ( kc r ) è la funzione di Bessel ordinaria di prima specie e di ordine n;
• Yn ( kc r ) è la funzione di Bessel ordinaria di seconda specie (o funzione di Neumann) di
ordine n.

In definitiva, questa è la forma di Ez


Ez ( r,ϑ ) = R ( r ) Θ (ϑ ) = c1 cos ( hϑ ) c3J n ( kc r ) + c4Yn ( kc r ) 
Abbiamo quindi un’infinità numerabile di modi definiti da kc e h.

1.11 – Cavo coassiale67


Un cavo coassiale ha una struttura
truttura come quella in figura.
Notiamo
otiamo immediatamente che sono presenti due conduttori,
uno interno (caldo) e uno di rivestimento (freddo): questo
significa che la struttura sorregge il modo TEM (che è anche il
modo fondamentale). Esisterà poi la solita infinità di modi TE
e TM.

MODO TEM

Per analizzare tale modo dobbiamo, utilizzando le coordinate


cilindriche, trovare un’espressione per il potenziale φ .
Sfruttiamo quindi la proprietà per la quale si ha
∇t2φ ( r,ϑ ) = 0
se siamo in assenza di sorgenti. In coordinate cilindriche, questa relazione diventa:
1 ∂  ∂φ  1 ∂ 2φ
r + =0
r ∂r  ∂r  r 2 ∂ϑ 2
A questa relazione dobbiamo aggiungere le condizioni al contorno68, riferibili alle due
circonferenze di raggio R1 e R2 che sono le demarcazioni fra il conduttore e il dielettrico:
φ ( R1 ,ϑ ) = φ ( R1 ) = 1

φ ( R2 ,ϑ ) = φ ( R2 ) = 0
Tenendo presente che sia le condizioni al contorno che il potenziale, per simmetria del problema,
sono indipendenti dall’angolo ϑ , l’equazione di Laplace diventa:
le derivate da parziali

=0
 
diventano ordinarie

1 ∂  ∂φ  1 ∂ 2φ 1 d  dφ 
 r  + 2 =0 ⇒ r =0
r ∂r  ∂r  r ∂ϑ 2
r dr  dr 
L’integrale generale è, quindi:
φ ( r ) = c1 ln r + c2

67 Il cavo coassiale può degenerare in una stripline,, avente forma schematizzabile nella sottostante figura:

68 Tali condizioni sono indipendenti dall’angolo ϑ .


Imponendo le condizioni al contorno si ha:
c1 ln R1 + c2 = 1

c1 ln R2 + c2 = 0
Facciamo ora qualche calcolo:
 1 − c2
c1 =
 1 − c  1 − c ln R1
 1 − c2  c1 = 2
c1 = 2

c1 =  ln R1  ln R 1  ln R2
 ln R1 ⇒ ⇒ ⇒ ⇒
c = −c ln R c = c ln R2 − ln R2 
c 1 − ln R  ln R c = ln R
=−
2 2 1
 2 1 2
 2 2
ln R1 ln R1  2  ln R 1  ln R  2 ln R2
 1
 −1
 ln R1
 ln R2  R
 1 − c2  1− ln 2 − ln R2
 1 − c R  R1
c1 = ln R c1 = ln R c1 =
2
 ln 2
R1 
 c1 = R
1
 1  ln R1 ln 2
⇒ R1 ⇒

=
1 ln R2 ln R2 ⇒  ln R1 ⇒
 c2  2
c = =   ln R2
ln R1 ln R2 − ln R1 ln R2 ln R2
 1−  c2 = c2 =
 ln R2  R1  R  R
ln 2 ln 2
 R1  R1
 ln R2 − ln R1 − ln R2  − ln R1  −1
c1 =  c1 =  c1 =
R R R
 ln R1 ln 2
R  ln R1 ln 2
R  ln 2
R1
 1  1 
 ⇒ ⇒
c = ln R2 c = ln R2 c = ln R2
 2
R2  2
R2  2 R
 ln  ln  ln 2
R1 R1 R1
La funzione cercata è dunque:
R2
−1 ln R2 − ln r + ln R2 ln r
φ ( r ) = c1 ln r + c2 = ln r + = =
R R R R
ln 2 ln 2 ln 2 ln 2
R1 R1 R1 R1
Ora possiamo finalmente ricavare Et e Ht :
 R  R2 r

dφ d  ln r 
2
1 d  R2  r 2 R2
Et = −∇tφ = − ir = −   ir = − R ln i =− ir =
dr dr  ln R2  ln 2 dr  r  r R
ln 2
 R1  R1 R1
R r
ir − 22 ir
r r R r
= =− 2
ir =
R2 R2 R2
ln ln ln
R1 R1 R1
ir 1 1
1 1 r 1 r 1 r i
Ht = ± i z × Et = ± i z × =± i z × ir = ± ϑ
η η ln
R2 η ln
R2 η ln
R2
R1 R1 R1
Quindi questa è l’espressione tempo-variante dei campi69:
et = Et ( r ) ir e ±σ z
ht = Ht ( r ) iϑ e ±σ z

69 Si ricordi che, per il modo TEM, si ha γ2 =σ2 ⇒ γ = ±σ


MODI TE e TM

Abbiamo ∞2 modi TM e ∞2 modi TE, tutti con frequenza di taglio diversa da zero. La curva di
dispersione appare quindi molto simile a quella delle altre strutture cilindriche: avremo una
banda di unimodalità (in cui è presente il solo modo TEM) e una banda (illimitata a destra) di
multimodalità. L’unico modo (nel caso volessimo lavorare a frequenze maggiori con il solo modo
TEM) per aumentare la banda di unimodalità, la cui estensione dipende dalle caratteristiche
geometriche del cavo, è quello di costruire un cavo più piccolo.
CAPITOLO 2
Propagazione e.m. nelle strutture cilindriche aperte e nelle strutture non omogenee

2.1 – Generalità: i modi radianti in strutture aperte omogenee senza perdite

Abbiamo già più volte sottolineato nel capitolo precedente che, se la struttura è chiusa1 e non vi
sono perdite, tutta l’energia e l’informazione si propagheranno dall’ingresso all’uscita della guida
d’onda. Se la struttura, invece, è aperta2, potremmo avere qualche problema:
• se la trasmissione risulta unimodale3 (e quindi siamo fra la frequenza della continua e la
prima frequenza di taglio ωc , corrispondente al primo modo superiore), allora il discorso è
analogo a quello fatto per le strutture chiuse;
• se la trasmissione consta di più modi, nessuno ci garantisce che essi arriveranno intatti
all’uscita!
Dunque risulta naturale voler decurtare i modi superiori; vale infatti la legge pitagorica per la
quale
γt2 + γ2 = σ 2
trasv. assiale

Inoltre abbiamo che:


γ t2 = −kc2
dove kc2 è sicuramente reale. Ciò porta a dire che, se siamo soprataglio4, possiamo scrivere
γ t = − jkc
Siccome la parte trasversale è diversa da zero, la struttura propagherà anche in quella direzione5.
Tale situazione è assolutamente da evitare6, perché comporta:
• uno spreco di potenza;
• pericoli per la salute umana, se si fosse esposti a lungo alle irradiazioni;
• un abbassamento repentino della qualità del segnale trasmesso.

Dobbiamo quindi iniziare a parlare di modi radianti. I modi TE e TM di una struttura omogenea
aperta hanno infatti il comportamento asintotico di onde che si propagano in direzione radiale con
costante di fase kc e costante di attenuazione nulla (v. oltre). Essi non sono guidati e non possono
essere confinati in una regione di dimensioni finite trasversalmente all’asse della struttura. Una
struttura omogenea aperta possiede pertanto un’infinità continua di tali modi radianti7, che nel
loro insieme costituiscono il campo di radiazione della struttura medesima.

1 Ed è quindi rivestita da un conduttore esterno, il quale riflette il segnale verso l’interno della struttura cilindrica ed
impedisce l’irraggiamento verso l’ambiente circostante.
2 L’esempio più comune è quello di linea di trasmissione ordinaria (studiato a Propagazione L-A).

3 Il che significa che si trasmette soltanto il modo TEM, il quale è intrinsecamente assiale e sicuramente non si irraggia.

Quando infatti abbiamo introdotto questo particolare modo, e ci siamo focalizzati sui requisiti necessari per poterlo
reggere, mai si è specificato che si necessitasse di struttura chiusa!
4 Quindi i modi superiori ci sono eccome e ω > ω !
c
5 Il che equivale a dire che irraggiamo in ogni direzione del generico piano xy contenente una generica sezione
trasversale. Insomma, irraggiamo ovunque.
6 Ovviamente ci stiamo riferendo al caso della guida d’onda, ovvero della trasmissione elettromagnetica convogliata

lungo una struttura: in tale contesto non vogliamo alcuna dispersione lungo altre direzioni che non siano quelle assiali
della struttura. Se, invece, è di un’antenna che abbiamo bisogno, questo caso è assolutamente favorevole e desiderato.
7 Un modo radiante di ampiezza finita trasporta potenza infinita in direzione dell’asse della struttura. Ciò significa che

un modo radiante non può essere eccitato singolarmente con ampiezza finita, ma solo con ampiezza infinitesima.
Se impostiamo un sistema di coordinate
rdinate cilindriche centrato
sulla nostra struttura aperta, chiamando r la distanza dal
centro e ψ l’angolo che individua i punti sulla circonferenza di
raggio r (vedi figura), vogliamo quindindi poter trovare i campi
elettrici e magnetici
ici in funzione delle coordinate:
coordinate
Ez ( r,ψ ) Hz ( r,ψ )

Domanda: possiamo ricavare i campi elettrici e magnetici tempo-


tempo-varianti “complessivi”
utilizzando la solita combinazione lineare dei modi?
combinazione lineare combinazione lineare
     
N N
e ( x1 , x2 , z ) = lim ∑ an en ( x1 , x 2 , z ) h ( x1 , x 2 , z ) = lim ∑ an hn ( x1 , x2 , z )
N →∞   N →∞  
n =1 n =1
modo modo

1
La risposta è negativa: infatti i modi radianti decadono con fattore (v. oltre) e, a grande
r
distanza (cioè per r → ∞ ),, alcuni di loro scompaiono.

Procediamo alla nostra valutazione matematica, tenendo conto di tutti questi particolari.
particolari Se
indichiamo con A la quantità Ez (per un modo TM) o H z (per un modo TE), abbiamo sempre la
nostra equazione di Helmholtz:
∇t2 A + kc2 A = 0
Possiamo scrivere questa relazione nel nostro sistema di riferimento: essa ha il seguente aspetto
∂ 2 A 1 ∂A 1 ∂ 2 A
+ + 2 + kc2 A = 0
∂r 2
r ∂r r ∂ψ 2

Considerando il comportamento asintotico, ovvero quello che si ha r → ∞ , possiamo trascurare il


termine proporzionale a 1 2 che si trova a primo membro:
r
∂ 2 A 1 ∂A
+ + kc2 A = 0
∂r 2
r ∂r
Questa è un’equazione di Bessel di ordine 0 rispetto alla sola variabile r.

L’integrale generale di questa equazione, per r → ∞ e fatta l’ipotesi di regolarità del campo
all’infinito, è (omettendo la dimostrazione):
1
A ( r,ψ ) ≃ c1 (ψ ) e − jkc r
r
jk
Si ha, inoltre, che c = α t + j β t = j βt ( costante di attenuazione nulla: α t = 0 ). Quindi:

1
A ( r,ψ ) ≃ c1 (ψ ) e − jβt r
r

Per poter quindi esprimere il campo radiante, dobbiamo abbandonare i coefficienti an utilizzati
per le strutture chiuse e utilizzare nuovi coefficienti an ( kc ) , che sono ampiezze infinitesime (v.
nota 7); inoltre, siccome abbiamo detto che vi è un’infinità continua8 di modi, dobbiamo sostituire la
sommatoria con un integrale. Ecco qual è quindi il nuovo aspetto del nostro campo
ca radiante9:

8E quindi non numerabile.


9 Nelle espressioni seguenti non abbiamo considerato il modo TEM, il quale non rientra nell’ambito di questo
ragionamento e può essere scritto nella usuale
u maniera.
∞ − kc2 +σ 2 z
eR = ∫ a( kc )E+ e dkc
0 (10)
∞ − kc2 +σ 2 z
h R = ∫ a( kc )H+ e dkc
0

Quindi, ricapitolando:
• se esiste il modo TEM (che è sempre guidato), l’espressione del campo è:

= a1ETEM ( x , y ) e −σ z + ∫ a( kc ) ( Et + Ez k ) e c
− k2 +σ 2 z
e= eTEM + eR dkc
     0
 
parte guidata parte radiante parte guidata parte radiante

= a1HTEM ( x , y ) e −σ z + ∫ a( kc ) ( Ht + H z k ) e c
− k 2 +σ 2 z
h = hTEM + hR dkc
     0
 
parte guidata parte radiante parte guidata parte radiante

• se abbiamo meno di due conduttori, invece, abbiamo solo le eR e h R già espresse sopra.
Il nostro obiettivo, visto che vogliamo creare una struttura guidata e non un’antenna, è
chiaramente quello di rendere la componente guidata TEM molto più consistente della parte
radiante:
eTEM ≫ eR hTEM ≫ hR
   
parte guidata parte radiante parte guidata parte radiante

I modi radianti non esistono sempre ma soltanto da una certa frequenza in poi11, come già
abbiamo visto per i modi TE e TM delle strutture cilindriche chiuse. La pulsazione di taglio, per
ognuno dei modi radianti (individuati da m ed n), è:
kc(m,n)
ωc(m,n ) =
µε
Al solito, se si lavora a frequenze inferiori da quella di taglio, dove
kc(m,n ) > µεωc(m,n )
allora si è in regime di sottotaglio e il modo viene ostacolato dalla presenza di una parete reattiva,
che rispedisce tutto il campo indietro. In caso contrario, con
kc(m,n ) < µεωc(m,n )
siamo soprataglio e il modo (m,n) si può propagare tranquillamente. Si capisce chiaramente che,
una volta definita la frequenza di lavoro, non ha senso considerare i modi sottotaglio nella
formula che determina i campi elettrico e magnetico: possiamo dunque operare un saggio cambio
di estremi nell’integrale in kc
ω µε

∫ (...) dk
0
c

2.2 – Fibre ottiche: un esempio di guide d’onda aperte non omogenee

Dopo tutte le considerazioni fatte può sorgere il dubbio su come facciano a funzionare le fibre
ottiche. Esse sono strutture aperte senza alcun conduttore (quindi ci possiamo scordare i modi

10 E + e H + sono, per l’onda progressiva (da qui il pedice +), le funzioni di modo ottenute risolvendo le equazioni di

Helmholtz con le rispettive condizioni al contorno (diverse per Ez e H z , come sappiamo dal capitolo 1), ovvero
Et + Ez k e Ht + H z k
Esisterebbero anche le E− e H − (onda regressiva), ma non le consideriamo a r → ∞ .
11 D’altronde, l’integrale presente all’interno delle espressioni dei campi è in kc , termine che concorre – come si vede
poco dopo – all’interno dell’espressione della pulsazione di taglio ωc .
TEM): vuol quindi dire che abbiamo soltanto i modi radianti? Eppure la propagazione del campo
avviene ed in maniera molto efficiente! Il segreto sta in un particolare che fin’ora è rimasto un po’
in sordina: la non omogeneità della sezione trasversale.
Una fibra ottica coinvolge ben tre dielettrici12:
• l’aria (esterna), con costante dielettrica ε 0 ;
• il cladding,, un dielettrico di rivestimento, con costante
dielettrica ε1 ;
• il core,, un dielettrico interno, con costante dielettrica ε 2 .
La costante dielettrica del core è la maggiore di tutte; quella
ε 2 >> ε 1 >> ε 0 intermedia è quella del cladding,, mentre la più piccola è la ε 0
dell’aria. Come può quindi il campo propagarsi all’interno di tale fibra, districandosi fra questi tre
diversi dielettrici? Anche questa volta
vol la giustificazione del fenomeno viene dalla teoria delle onde
piane elementari. Quando una radiazione, viaggiante in un certo mezzo, incontra un secondo
materiale, possono infatti accadere diverse eventualità.

CASO 1: due mezzi a contatto, il mezzo 2 è un c.e.p. e quindi ha ε 2 = 0

In questo caso si ha la cosiddetta riflessione totale,, in quanto la linea di demarcazione fra i due
mezzi funge da parete reattiva e rispedisce tutto all’interno del mezzo 1, rispettando la legge della
riflessione ( ϑi = ϑr ).

CASO 2: due mezzi a contatto, il mezzo 1 ha una ε maggiore di quella del mezzo 2.

In questo secondo caso l’onda incidente viene in parte riflessa (e quindi rispedita nel mezzo 1) e in
parte rifratta (con un angolo ≠ da quello di incidenza e dipendente dal rapporto fra le due
costanti dielettriche in gioco13) all’interno
all’ del mezzo 2. Se però l’angolo di incidenza ϑi supera un
certo angolo (detto angolo critico)) anche in questo caso si ha la riflessione totale.

12 In realtà le parti coinvolte sono di più: oltre al core e al cladding esistono due rivestimenti ancora più esterni (il buffer
e il jacket).
13 Si veda la legge di Snell.
La fibra utilizza la riflessione totale per imbrigliare un’onda elettromagnetica;
elettromagnetica in figura vengono
mostrate due onde14:
• l’onda b ha un angolo
d’incidenza troppo piccolo e viene
rifratta (e persa per sempre);
• l’onda a supera l’angolo critico
e viene riflessa all’interno del core.
Di riflessione in riflessione, il fascio di onde giunge a destinazione.

2.3 – Modi ibridi guidati nelle guide aperte non omogenee

Ripercorriamo per sommi capi il percorso compiuto fin’ora: quando cerchiamo di caratterizzare la
propagazione all’interno di una guida circondata da un conduttore (anche se spesso non conviene
introdurlo per ragioni di prezzo e di rigidità della struttura) possiamo stare certi che la
propagazione è guidata. Se la guida, invece, è aperta, allora si necessita di risonanza15 per la
trasmissione del segnale. Il modo TEM è sicuramente guidato: dunque, finché siamo sotto la
frequenza di taglio del primo modo superiore, sicuramente la propagazione
propagazione è guidata.
Nelle strutture aperte, invece, i modi soprataglio sono un problema in quanto sono modi radianti:
risulta quindi opportuno alzare la pulsazione di taglio ωmin tramite un rimpicciolimento della
struttura.

Quando il mezzo in cui il campo ha sede è trasversalmente non omogeneo, la determinazione del
campo elettromagnetico presenta maggiori difficoltà. Nella maggior parte dei casi di interesse
tecnico il mezzo non omogeneo è costituito da più regioni omogenee,
omogenee aventi parametri
pa costitutivi
diversi, separate da superfici di discontinuità.
Esaminiamo, a questo proposito, una struttura generica
non omogenea come quella in figura; è presente un
dielettrico molto denso in una regione limitata (costante
dielettrica ε1 ) e, attorno, N – 1 regioni illimitate di
materiali con costanti dielettriche via via inferiori (se
procediamo in senso antiorario in figura):
• dielettrico 2  ε 2 < ε1 ;
• dielettrico 3  ε 3 < ε 2 ;
• dielettrico 4  ε 4 < ε 3 ;
• … etc…
• dielettrico N  ε N < ε N −1 .

14 Le frecce indicano in realtà la direzione del vettore d’onda


d’onda e le linee la “passata” direzione di tale vettore.
15 A tal fine, per il campo elettrico ogni c.e.p. funge da cortocircuito, mentre ogni c.m.p. costituisce un aperto.
La sezione trasversale della guida, dicevamo, può essere suddivisa in queste N porzioni
omogenee, limitate o illimitate, la generica delle quali (i-esima) avrà parametri costitutivi
ε i ( costante dielettrica ) , µi ( permittività magnetica ) , βi = ω ε i µi ( costante di fase intrinseca ) .
Nella struttura appena descritta non avremo sicuramente i modi TEM, ma solo modi ibridi. I modi
ibridi16 si propagano in direzione assiale con la solita legge (che va con e −γ z ), ma trasversalmente si
comportano in maniera differente da regione a regione (vedremo come).
Per trovarli dobbiamo risolvere le ormai familiarissime equazioni di Helmholtz
∇t H z + kc H z = 0
2 2

 2
∇t E z + kc E z = 0
2

abbinate, questa volta, ad una lunga serie di condizioni al contorno, una per ogni superficie di
discontinuità (cioè per ogni zona di confine fra le varie regioni): tali condizioni al contorno sono
quelle già esaminate in precedenza, con l’aggiunta di quelle riguardanti l’uguaglianza delle
componenti tangenti dei campi e ed h a cavallo delle varie zone.
eτ = eτ +1

hτ = hτ +1
eτ +1 = eτ +2

hτ +1 = hτ +2
...

etc...
Quel che dovremmo fare, a questo punto, è scrivere tante equazioni di Helmholtz quante sono le
regioni tenendo presente tutte le condizioni al contorno appena descritte. Il problema sta nel fatto
che, pur rimanendo costante, fra tutte le regioni, γ = α + jβ = j β ( assenza di perdite ) , abbiamo
bisogno di definire la quantità kc2 per ogni singola zona. Dunque dobbiamo ricavarci17
∀regione i kci2 = γ 2 (ω ) − σ ic2 = ω 2 µiε i − β 2 = βi2 − β 2
Ebbene, affinché i modi risultino guidati (altrimenti non si riuscirebbe a trasmettere nulla), si deve
avere che:
• kci2 < 0 ⇒ β > βi nelle regioni i illimitate18;
• kci2 > 0 ⇒ β < βi nelle regioni i limitate19.
D’altronde, un’altra condizione per la quale i modi presenti all’interno della zona limitata siano
guidati (e cioè trasversalmente confinati), prevede che i campi associati a tali modi debbano
decadere esponenzialmente per r → ∞ in tutte le regioni illimitate. Pertanto, se la regione i-esima
è illimitata, dev’essere
jkci = αti reale ⇒ kci immaginario
Da qui
kci2 < 0
il ché porta immediatamente a sostenere che β > βi .
(20)

16Ricordiamo che i modi ibridi sono quelli né trasversi elettrici, né trasversi magnetici (v. capitolo 1). In strutture del
genere i modi sono ibridi perché le condizioni al contorno accoppiano le componenti del campo (non lo dimostriamo).
17
Dal punto di vista pratico, il problema diventa parecchio oneroso.
18 Nella nostra struttura sono le regioni i = 2, 3, …, N.
19 Nella nostra struttura è la sola regione i = 1.

20 Questo è un risultato simile a quello che si trova per le onde piane evanescenti: se la costante di fase in una

direzione è superiore a quella intrinseca, in una direzione perpendicolare a quest’ultima l’andamento del campo è
attenuato.
Ciò implica anche che, essendo valida la seguente relazione
γ ti2 = −kci2
anche la costante di propagazione trasversale è – sempre all’interno della regione illimitata –
puramente immaginaria.

Ricapitolando, affinché la struttura possa sostenere modi ibridi ibridi guidati, deve esistere almeno una
regione omogenea, limitata in senso trasversale, in cui l’andamento del campo (sempre in senso
trasversale) è di tipo ondulatorio (ovvero la costante di propagazione trasversale è puramente
immaginaria); questa regione deve avere la massima costante intrinseca tra quelle che
costituiscono la guida. A questa porzione della nostra struttura si dà il nome di nucleo (core);
all’insieme delle regioni illimitate in cui il campo si attenua esponenzialmente in senso asintotico
sul piano trasversale si dà invece il nome di rivestimento (cladding).
Dunque il campo è guidato (e avviene la situazione in figura a
fianco, con una continua
co riflessione totale all’interno del core) per
quelle pulsazioni ω tali per cui:
 costante di
 → β M < β (ω ) < β1 ← 
massima costante di fase
riscontrabile fra le regioni illimitate 
fase del core
In caso contrario, il modo risulta radiante.
Se chiamiamo ωɶ la pulsazione di discrimine (nel senso di estremo
inferiore) per la quale il modo appare guidato o meno, meno ci
accorgiamo di avere un secondo parametro chiave (oltre a quello della pulsazione di taglio, già
esaurientemente esaminato nel
capitolo precedente) utile per
tracciare la curva di dispersioneispersione
(v. figura a destra), la quale ha
due andamenti diversi in base a se
ci troviamo:
 β (ω ) < β M
  fra ωc min e ωɶ
 β (ω ) < β1
oppure
 β (ω ) > β M
  sopra ωɶ
 β ( ω ) < β1

Dunque, risulta conveniente far crescere di molto la frequenza di lavoro21, in modo da essere sicuri
che i modi presenti siano in propagazione guidata.
L’utilizzo di un materiale dielettrico ha molti vantaggi rispetto all’uso dei conduttori:
• è molto meno costoso;
• è flessibile;
• è miniaturizzabile;
• può lavorare a frequenze altissime;
• vi sono dispersioni e perdite (dovute alla presenza di una conduttività c ≠ 0 ) bassissime,
soprattutto se paragonate a quelle dei conduttori.

21È curioso notare che tale auspicio va in direzione opposta rispetto a quello che ci facevamo sempre nel capitolo
capito 1 (e
1bis), in cui cercavamo di tagliare fuori più modi superiori possibili in modo da riservare tutta l’energia per il modo
TEM.
2.4 – Ortogonalità dei modi

L’analisi dei campi elettrici e magnetici tramite i modi ci porta spesso a descrivere tali campi non
nella loro formulazione “completa” (la famosa sommatoria)
n
e = lim ∑ ak ei ( x1 , x 2 ) e −γ i z
n →∞
i =1

ma, appunto, attraverso i modi


che in un certo istante si eccitano
all’interno della struttura stessa.
Vorremmo quindi avere la
capacità di studiare un modo per
volta (essendo sicuri che tali modi
non si influenzano fra di loro nella
propagazione), sia perché spesso
alcune soluzioni modali esistono indipendente dalle altre, sia perché sotto tale condizioni
con posso
equalizzare, modulare e/o demodulare i modi in maniera più semplice e immediata.
immediata
Quest’indipendenza che i modi esercitano l’uno rispetto all’altro viene chiamata ortogonalità:
vediamo ora sotto quali condizioni se ne può parlare.

Consideriamo
riamo due modi TE o TM distinti, individuati da due indici interi (m
( ed n) e si supponga
che essi siano contemporaneamente eccitati in una data guida. Si indichino con km2 e kn2 gli
autovalori dei due modi e con γ m , γ n le rispettive costanti di propagazione.
In queste condizioni, la potenza complessa trasportata dalla guida vale:vale
e× h *
e × ht
*
Pcmn = ∫ i z dS = ∫ t i z dS
S
2 S
2
( et e ht* sono le componenti riferite alla sezione trasversale S)
In regime di onda puramente progressiva si ha:
1
Pc ( z ) = ∫∫ ( Etm e −γ m z + Etn e −γ n z ) × (H*tm e −γ m z + H*tn e −γ n z ) ⋅ i z dS =
* *

2S
1 1 −γ * z
Etm e −γ m z × H*tm e −γ m z ⋅ i z dS + ∫∫ Etn e −γ n z × H*tn e n ⋅ i z dS +
*
=
2S∫∫ 2S
  
Pcm ( z ) Pcn ( z )

1 −γ n z − γ m* z 1 −γ m z * −γ n z
*

2 ∫∫ 2 ∫∫
+ Etn e × H*
tm e ⋅ i z dS + Etm e × Htn e ⋅ i z dS
S S
 
Pcnm ( z ) Pcmn ( z )

La presenza dei termini incrociati22,


1 −γ nz − γ m* z 1 −γ m z * −γ n z
*

2 ∫∫ 2 ∫∫
Et n e × H*
t m e ⋅ i z dS e Et m e × Ht n e ⋅ i z dS
S S
 
Pcnm ( z ) Pcmn ( z )

potenza trasportata dal modo n potenza trasportata dal modo m

grazie alla presenza del modo m grazie alla presenza


nza del modo n
indica che l’esistenza di un certo modo può influire profondamente
profondamente sulle caratteristiche degli altri
modi, anche sotto il profilo della potenza .
23

22 Che hanno a tutti gli effetti la struttura formale di una potenza.


Quello che invece sarebbe desiderabile avere è la seguente equazione
N
Pc ( z ) = ∑ Pci ( z )
i =1

(senza termini “misti”  ortogonalità)


la quale è verificata se
∀m ≠ n, Pcmn = 0 (con m e n indici di due modi generici)
Tale eventualità accade24 quando sussiste questa relazione per gli autovalori riferiti ai nostri modi
m ed n
kc2m ≠ kc2n  ortogonalità

Solo in questo caso i modi hanno interesse applicativo, in quanto veicoli indipendenti di trasporto
di potenza (cioè di informazione). È interessante notare che questa condizione coincide con quella
per la quale due modi si dicono non degeneri: due modi si dicono non degeneri se, a una data
frequenza, hanno diverse costanti di propagazione. Deduciamo immediatamente che si ha:

non degenerazione ortogonalità (25)

Capiamo immediatamente che i modi TEM sono degeneri, visto che hanno tutti quanti lo stesso
autovalore: questo significa che è necessario ortogonalizzarli. Come fare? Ripercorriamo la strada
battuta fin’ora per sommi capi.
Anzitutto si prende la struttura tridimensionale in questione, si verifica che è effettivamente
cilindrica e se ne esamina più precisamente la tipologia (è aperta o chiusa? È omogenea?);
successivamente si cercano i modi risolvendo le equazioni di Laplace/Helmholtz e si determinano,
per ogni modo m, le kcm , Em , Hm e γ m . Fatto questo si confrontano le varie kcm : se
∀n ≠ m, kc2m ≠ kc2n
allora i modi non sono degeneri e quindi sono ortogonali e si ha
N
Pc ( z ) = ∑ Pci ( z )
i =1

Se siamo più sfortunati, dobbiamo trovare dei parametri alternativi a am e γ m (chiamiamoli bm e


γ m′ ) che ci forniscano una rappresentazione formalmente equivalente, ma con l’aggiunta
dell’ortogonalità tanto agognata. Alla fine di tutto il procedimento avremo quindi:
N N
e = lim ∑ ak ei ( x1 , x 2 ) e i ( ) = lim ∑ bk ei ( x1 , x 2 ) e i ( )
−γ ω z −γ ′ ω z
N →∞ N →∞
i =1 i =1
  
vecchia rappresentazione (non ortogonale) nuova rappresentazione (ortogonale)

2.5 – Eccitazione di una guida e discontinuità

Completando le proprietà di completezza ed ortogonalità degli insiemi di modi delle strutture


omogenee si possono dare semplici soluzioni ad alcuni importanti problemi relativi al

23 E questa situazione rappresenta delle insidie profonde: in presenza di perdite, infatti, si può avere il fenomeno di
trasferimento di potenza chiamato conversione di modo (che avviene ad es. se Pcmn aumenta molto a scapito di Pcn , che
diminuisce drasticamente - e cioè, in pratica, se il modo n si svuota per alimentare il modo m).
24 Lo si può dimostrare ma non lo faremo.

25 Significa che la non degenerazione è condizione sufficiente, ma no necessaria, per l’ortogonalità tra due modi TE o

TM.
comportamento elettromagnetico delle guide d’onda. Un esempio tipico è costituito dalle
condizioni di eccitazione della guida, di cui si darà ora un cenno semplificato26.
Supponiamo che la nostra guida d’onda sia eccitata da un insieme di sorgenti, rappresentato da
una rete elettrica monoporta attiva connessa alla guida nella sezione d’imbocco
d’imbocc (coordinata z = 0);
per il teorema di equivalenza le sorgenti possono essere descritte mediante le distribuzioni di
campo trasversale et e ht , da esse
generate sul piano z = 0 (27).
Si indichino ora con Etn e Htn le
componenti trasversali delle
funzioni relative all’n-simo
simo modo
della guida e si supponga che in
quest’ultima, di ciascun modo,
risulti eccitata la sola componente progressiva28.
Grazie alla completezza zza dell’insieme dei modi, l’intensità di campo elettrico trasversale in una
sezione generica della guida può rappresentarsi nella forma:
et ( z ) = ∑ an Etn e −γ n z
n

Ponendoci in z = 0 abbiamo:
et ( z ) = ∑ an Etn
n

Ora dobbiamo imporre che gli an “combinino” solo modi ortogonali; calcoliamo quindi il vettore
di Poynting associato alla generica interazione fra il modo m e n:
∫∫S et × Htm ⋅ iz dS = ∫∫S ∑n anEtn × Htm ⋅ i z dS = ∑n an ∫∫S Etn × Htm ⋅ i z dS = am ∫∫S Etm × Htm ⋅ iz dS
* * * *


l'integrale va a zero per ogni m ≠ n , quindi possiamo togliere la sommatoria
e lasciare gli unici membri che sopravvi
sopravvivono, ovvero Et m e am

Questa relazione ci consente di ricavare esplicitamente in maniera immediata immed i coefficienti di


eccitazione (cioè le ampiezze complesse) dei singoli modi:
∫∫S et × Htm ⋅ i z dS = am ∫∫S Etm × Htm ⋅ i z dS
* *

  
abbiamo detto che in questo caso m =n

∫∫ et × H*tm ⋅ i z dS
am = S

∫∫ E
S
tm × H*tm ⋅ i z dS

In tale relazione et si considera come un dato del problema, in quanto esprime la condizione al
contorno imposta dalla sorgente, mentre Etn e Htn sono le funzioni di modo del generico modo
della struttura, determinate sulla base dell’equazione degli autovalori
autovalor e delle condizioni al
contorno imposte dalla sezione trasversale della struttura. Il numeratore, cioè

26 Nel senso che non ci si occuperà del problema di determinare et nella sezione z = 0 sulla base dei dati relativi alla
sorgente, la cui risoluzione richiede l’applicazione della teoria dei potenziali.
27 Sia in tale piano che su quello che appartiene all’utilizzatore cade la definizione di struttura cilindrica ed è quindi
necessario chiamare in causa tutti i modi. In tutti gli altri punti, dove la struttura è effettivamente cilindrica, si può
“sfrondare” e parlare semplicemente di campo elettrico e magnetico.
mag
28 Come avviene se, ad esempio, la guida è eccitata al finito e illimitata nel verso positivo dell’asse z.
∫∫ e
S
t × H*tm ⋅ i z dS

viene detto integrale di ricoprimento tra il campo delle sorgenti e il modo n-esimo;
esimo; il denominatore,
∫∫ Etn × Htm ⋅ i z dS
*

invece, gioca il ruolo di fattore di normalizzazione ed è proporzionale alla potenza complessa


trasportata dal modo n-esimo.

Gli an ora hanno un significato e, per determinarli, ho bisogno appunto di sapere com’è fatta la
rete di alimentazione; il punto chiave sta nel fatto che tali coefficienti costituiscono specifiche di
progetto e, quindi, non qualcosa di aleatorio e misterioso che va calcolato. Abbiamo di conseguenza
l’opportunità di amplificare (o, viceversa, di decurtare) alcuni modi, affidando ad essi particolari
valori di an scelti in sede di progetto: e questo è un modo molto efficace ed elegante di spostare
spo in
avanti gli indesiderati modi superiori nelle strutture provviste di modo TEM (v. figura
sottostante).

2.6 – Discontinuità e problema dell’irraggiamento

Abbiamo visto che nella sezione della sorgente (z ( = 0) sono presenti tutti i modi (anche quelli che
non verrebbero eccitati nelle ascisse a partire da z = 0+ , dove la struttura può essere a tutti gli
effetti considerata come cilindrica).
cilindrica). Questo significa anche che in tale sezione “critica”
“cri sono
presenti tutti i modi e che, di conseguenza, si avrà anche il problema dell’irraggiamento29.
Situazioni analoghe a quella appena
descritta si verificano di regola in
corrispondenza di tutte le sezioni di
discontinuità, cioè di quelle posizioni
in cui la geometria della sezione
trasversale cambia in maniera brusca30.
In via del tutto generale si può
affermare cioè che qualunque
deviazione da una perfetta invarianza
assiale della struttura cilindrica ha l’effetto di eccitare tutti i modi della struttura necessari a
sostituire un insieme completo (ai fini di soddisfare le condizioni al contorno); nel caso di

29 Se si eccitano tutti i modi, si ecciteranno anche quelli radianti.


30 Ad esempio la giunzione tra due linee di trasmissione di sezioni trasversali
trasve differenti).
propagazione multimodale questo dà luogo in genere a trasferimenti di potenza attiva tra i modi
in propagazione, fenomeno noto col nome di conversione di modo. Tale fenomeno può dare luogo a
distorsione del segnale nel caso in cui lungo la guida si verifichino ripetutamente trasferimenti di
potenza tra il modo utilizzato per la trasmissione e altri modi che risultino contemporaneamente
in propagazione.
CAPITOLO 3
Strutture cilindriche con conduttori elettrici imperfetti

3.1 – Analisi perturbativa

Fin’ora abbiamo utilizzato conduttori perfetti e dielettrici perfetti; in pratica, ci siamo posti nel
caso ideale di assenza di perdite. Chiaramente in natura non esistono né gli uni né gli altri1 e ciò
rende la situazione molto più complicata perché si rende necessario tenere conto della presenza di
campo elettromagnetico all’interno dei conduttori stessi2.

Il metodo classico (per strutture ideali) prevedeva che:


1. si scegliesse il mezzo trasmissivo (struttura cilindrica), caratterizzato da dielettrico ideale3 e
conduttori perfetti4;
2. si calcolassero i modi i ovvero le quantità
γ i , Ezi , Eti , H zi , Hti ∀i
3. si considerasse la relazione
e ( )
−γ ω z

riguardante la coordinata assiale z. Ciò consisteva nell’analizzare la costante


α = 0, γ ideale ∈ Im → soprataglio
γ ideale = α (ω ) + j β (ω ) → 
 β = 0, γ ideale ∈ Re → sottotaglio

Introducendo le perdite, la costante γ reale è sempre maggiore di zero, anche quando la stessa
frequenza di taglio è zero! In particolare si ha:
NOTA:
perdite nei perdite nei le perdite provocano

conduttori

dielettrici
 
cambiamento di fase

γ reale = γ ideale + α m (ω ) + α d (ω ) + j∆β (ω )


  
reale immaginaria

In questo capitolo rimuoveremo dunque l’ipotesi di assenza di perdite ed applicheremo il


cosiddetto metodo perturbativo per l’analisi di strutture reali.

Il metodo perturbativo (e il modello qualitativo della propagazione lungo la struttura con conduttori
imperfetti), cui ci si atterrà nel seguito, si regge sulle seguenti considerazioni:

1 Ci limitiamo ai buoni conduttori (oro, platino, rame, etc…) e ai buoni dielettrici (aria, terreno, vetronite, teflon, duroid,
alluminia, etc…), pur tenendo presente che nessun materiale a priori si pone in una di queste due categorie: si tenga
presente che
c≪ ωε buon dielettrico
c ≫ ωε buon conduttore
Dunque sceglieremo il materiale che ci interessa esaminando i parametri ε , c , ω . Vale inoltre la relazione:
c
tan δ = tan dove δ è l’angolo di perdita
ωε
2 Una risoluzione rigorosa del problema in termini analitici in questi casi è assolutamente fuori questione, salvo rare

eccezioni di strutture aventi un grado elevato di simmetria, quali strutture piane uniformi e strutture a simmetria di
rotazione. Tuttavia, sotto certe ipotesi semplificative, è ugualmente possibile svolgere alcune considerazioni di
carattere generale, da cui si può trarre un quadro qualitativo della struttura e una valutazione approssimata al
prim’ordine delle costanti di propagazione dei suoi modi.
3 Costante dielettrica ε = ε ε , c = 0.
0 r
4 c = +∞ .
1. Se un conduttore ha conducibilità elettrica
elevata, il campo elettromagnetico al suo
interno
o è apprezzabilmente diverso da zero
solo in uno strato adiacente alla superficie
che lo limita, il cui spessore è legato allo
spessore di penetrazione. Quest’ultimo è
pari a5:
2
δm =
ωµmcm
Il fatto che, in una piccola parte del conduttore,
conduttore il
campo sia diverso da zero,zero dipende dalla non
perpendicolarità del vettore campo elettrico
rispetto alla superficie del c.e. reale (v. figura).
Esiste infatti una componente che va verso
l’interno del conduttore6!
2. Il campo elettromagnetico, salvo che nei punti interni al conduttore,
conduttor rimane praticamente
immutato al caso ideale ( cm = +∞ ) , fatta eccezione per il componente di e tangente alla
7

superficie dei conduttori stessi, il quale assume valori piccoli ma finiti. Ciò richiede che δ m
sia piccolo rispetto alle dimensioni reali della zona dielettrica.
3. Risulta possibile trascurare la componente assiale, in quanto all’interno dei conduttori reali
vi è praticamente solo propagazione lungo il piano trasversale. Quindi, se indichiamo con
s il vettore di propagazione, e lo scindiamo nelle
nelle sue tre componenti cartesiane ortogonali
s = sx i + sy j + sz k
si ha
sx = sy = 0 sx ≫ sz
dielettrico  conduttore  γ = ±σ
ad es. con un modo TEM s ≠ 0
 z sy ≫ sz
La costante di propagazione trasversale del campo nei punti interni ai conduttori è quindi
espressa da
( jkm )
2
= −γ t2 ≈ jωµmε m
Se ora estraiamo la radice di questa quantità otteniamo:
1+ j
jkm ≈ ≈ σ m (costante intrinseca del conduttore)
δm
4. I contorni dei conduttori sul piano trasversale sono curve regolari aventi in ogni punto
raggio di curvatura grande rispetto allo spessore di penetrazione8.
5. Abbiamo detto poco fa che δ m deve essere piccolo rispetto alle dimensioni reali della zona
dielettrica. Non solo: vogliamo che esso sia piccolo anche rispetto allo spessore dei
conduttori9.

5 Nella relazione seguente, µm è la permeabilità magnetica del conduttore reale e ε m la sua costante dielettrica.
6 È proprio questo fatto a rendere i calcoli molto più complicati: non si può infatti né parlare di uniformità, né di modi

TEM, ma soltanto di modi ibridi.


7 Quindi tutto è uguale a ciò che abbiamo detto nel capitolo precedente:
precedente: potremo andare a lavorare con i modi in
modo “classico” senza preoccuparci delle perdite.
8 Localmente, all’interno dei conduttori si ha un’onda piana che si propaga in un mezzo omogeneo nella direzione

normale al contorno.
In breve, il campo si propaga:
• nel dielettrico con funzioni di modo praticamente immutato rispetto al caso ideale;
• in corrispondenza della superficie dei conduttori penetra all’interno secondo la direzione
normale (e con costante di propagazione σ m ).

Dobbiamo quindi andare ad esaminare cosa succede modo per modo. Si noti che è importante, a
tal proposito, che i modi siano ortogonali: se ciò non fosse non sarebbe possibile andare ad
occuparci singolarmente di ognuno di essi e, anzi, ogni modo influenzerebbe gli altri in maniera
sensibile10.

Inoltre, è necessario dare una verosimile rappresentazione delle funzioni11:


γ reale = γ ideale + α m (ω ) + α d (ω ) + j∆β (ω )
• α m (ω )  dovuta alla potenza dissipata nei conduttori
• α d (ω )  dovuta alla potenza dissipata nel dielettrico
• ∆β ( ω )  dovuta all’accumulo di energia EM nei conduttori12
Riferiamoci alla figura accanto, la quale rappresenta una sezione
trasversale di un conduttore:
• P è un punto all’interno del conduttore stesso;
• P0 è un punto che si trova sulla superficie del conduttore;
• n è il versore normale alla superficie;
• τ è il versore tangente alla superficie;
• z è la coordinata della direzione lungo la quale avviene la propagazione (individuata dal
versore k );
• J st è la componente di densità di corrente superficiale relativa al piano trasversale
(sezione) sul quale stiamo lavorando;
• J zt è la componente di densità di corrente superficiale relativa alla direzione di
propagazione.

La densità di corrente superficiale presente nel punto P0 dipende, nel caso ideale, dal
componente13 hτ ( P0 ) :
 
somma dei due componenti vettoriali

Js ( P0 ) = J st ( P0 ) ⋅ τ + J sz ( P0 ) ⋅ k = hτ ( P0 ) × n (14)

La presenza di tale densità di corrente genera, sempre in P0 :


• una densità di corrente assiale pari a Js ( P0 ) ⋅ k dl0 = J sz dl0
• una densità di corrente trasversale15 pari a Js ( P0 ) ⋅ τ dz = J st dz

9 In questo modo, partendo da un qualunque punto di contorno e muovendosi in direzione della normale, si può
sempre pervenire a punti interni al conduttore in cui il campo elettromagnetico è praticamente nullo.
10 … rendendo il quadro di insieme impossibile da districare!

11 Sono tutte funzioni che dipendono dalla pulsazione


ω (cioè dalla frequenza di lavoro).
12 Oltre all’effetto Joule.

13 Componente del campo magnetico tangente alla superficie del conduttore nel punto P0.

∂H z
14 Il tutto è anche dovuto al fatto che, per i conduttori elettrici perfetti, vale = 0 [?].
∂n
15 Attraverso un elemento di linea dz preso in direzione assiale.
Quando il generico conduttore ha una conducibilità finita (e quindi non è perfetto), queste
correnti16 sono distribuite all’interno del conduttore con densità finita, anziché essere puramente
superficiali.

Giunti a questo punto, sapendo che con le perdite il campo decade assieme a17
e −γ n = e −γ t n = e − jkmn
possiamo scrivere18
1+ j
− n
ez ( n ) ≈ ez ( P0 ) e − jkm n
= ez ( P0 ) e δm

1+ j
− n
et ( n ) ⋅ τ ≈ et ( P0 ) ⋅ τ e − jkm n
= et ( P0 ) ⋅ τ e δm

Se ora ci ricordiamo del fatto che:


jc = c ⋅ e (equazione del trasporto)
Possiamo trasformare le due equazioni di prima in modo da ricavare l’espressione esatta delle
correnti superficiali19:
∞ ∞ 1+ j
− n cmδ m
J sz dl0 = Js ( P0 ) ⋅ k dl0 = dl0 ∫ cm ez ( n ) dn = dl0 cm ∫ ez ( P0 ) e δm
dn ≈ dl0 ez ( P0 )
0 0
1+ j
∞ ∞ 1+ j
− n cmδ m
J st dz = Js ( P0 ) ⋅ τ dz = dz ∫ cmet ( n ) ⋅ τ dn = dz cm ∫ et ( P0 ) ⋅ τ e δm
dn ≈ dz et ( P0 ) ⋅ τ
0 0
1+ j
Possiamo a questo punto combinare le due relazioni appena scritte in quanto, lo ricordiamo,
 
somma dei due componenti vettoriali

=1
cmδ m c δ c δ
Js ( P0 ) = J st ( P0 ) ⋅ τ + J sz ( P0 ) ⋅ k = et ( P0 ) ⋅ τ ⋅ τ + m m ez ( P0 ) ⋅ k ≈ m m et ( P0 )
1+ j 1+ j 1+ j
La superficie del conduttore si comporta quindi come una buona parete di impedenza. Ponendo
per definizione
1+ j
Zs ≜ (impedenza superficiale del conduttore)
cmδ m
si ha:
1
Js ( P0 ) ≈ e (P )
Zs t 0
et ( P0 ) ≈ Z sJs ( P0 )
Ricordando poi che (l’abbiamo scritto non molto tempo fa):
Js ( P0 ) = hτ ( P0 ) × n
Possiamo quindi scrivere
1
et ( P0 ) ≈ Z shτ ( P0 ) × n ⇒ hτ ( P0 ) × n ≈ e (P )
Zs t 0

16 Le quali sono legate all’intensità del campo magnetico h e, dunque, restano praticamente immutate per ipotesi.
17 Nota che c’è n al posto del solito k che scrivevamo nei capitoli 1 e 2: tutto però torna se consideriamo che il campo
elettrico si propaga nel piano trasversale (sul quale giace n) e non nella direzione assiale (individuata da k).
18 Ricordiamo che

1+ j
jkm ≈ ≈ σ m (costante di propagazione intrinseca del conduttore)
δm
19 Nelle due relazioni che seguono, l’estremo superiore di integrazione dovrebbe essere mδm , essendo m un numero
tale che, ad una distanza dalla superficie pari a mδm , il campo risulti praticamente estinto. Questo fatto autorizza, dal
punto di vista puramente matematico, a porre all’infinito tale estremo, senza che praticamente il valore dell’integrale
cambi.
la quale, in virtù delle proprietà del prodotto vettoriale può essere scritta nel seguente modo
n × et ( P0 ) ≈ n × Z shτ ( P0 ) × n = Z shτ ( P0 )
n × et ( P0 ) ≈ Z shτ ( P0 )

3.2 – Considerazioni energetiche: potenze attive

La presenza di un campo elettromagnetico all’interno dei conduttori dà luogo ad effetti energetici


consistenti in una dissipazione di potenza attiva e in un accumulo di energia elettromagnetica in
eccesso rispetto al caso ideale.

La potenza attiva dissipata per effetto Joule per unità di lunghezza vale:
c 1 2
PL = ∫∫ m e ⋅ e* dS ≈ Rs ∫ Js ( P0 ) dℓ 0 (20)
Sm
2 2 ℓ
( Sm è la sezione trasversale dei conduttori)
Se facciamo uso delle relazioni:
1+ j
 − n
ez ( n ) ≈ ez ( P0 ) e = ez ( P0 ) e δm
1+ j − jkm n
− n
e ( n ) ≈ e ( P0 ) e δm
⇐ 1+ j
 − n
e
 t ( n ) ⋅ τ ≈ et ( P0 ) ⋅ τ e − jkm n
= et ( P0 ) ⋅ τ e δm

Possiamo scrivere
1+ j 1− j 2
c c − n − n c − n
PL = ∫∫ m e ⋅ e* dS = ∫∫ m e ( P0 ) ⋅ e* ( P0 ) e δm
e δm
dS = m ∫∫ e ( P0 ) ⋅ e ( P0 ) e
* δm
dS
Sm
2 Sm
2 2 Sm

Se ora scomponiamo la superficie Sm nelle sue dimensioni (e quindi “sciogliamo” l’integrale


doppio in due integrali semplici, uno calcolato su ℓ , che è il contorno della regione occupata dai
conduttori, e l’altro calcolato sulla direzione normale n) otteniamo:
cm ∞ − δm n cmδ m
2

PL = ∫ ∫ ⋅ = ∫ e( P0 ) ⋅ e* ( P0 ) dℓ 0
*
e d n e( P0 ) e ( P0 ) d ℓ 0
2 0 ℓ
4 ℓ

Per quanto riguarda l’energia immagazzinata, si ha che quella di tipo magnetico è molto
maggiore rispetto a quella di tipo elettrico:
U e ( z ) ≪ Um ( z )
Essa è inoltre pari a:
µm µm
Um ( z ) = ∫∫ h ⋅ h dS ≈ ∫∫ h ⋅ ht* dS
*
t
4 Sm
4 Sm

A questo punto possiamo procedere come nel caso della potenza dissipata: si trova

µm
2
− n
1 1 1
µmδ m ∫ ht ( P0 ) ht* ( P0 ) dℓ 0 = ∫ J (P )
δm 2
Um =
4 ∫e
0
dn ∫ h( P0 ) ⋅ h * ( P0 ) dℓ 0 ≅

8 ℓ
2ω cmδ m ℓ
s 0 dℓ 0

Quindi, brevemente, abbiamo che:


1
Um ≅ P
2ω L

20 Enunciamo la seconda uguaglianza senza dimostrarla.


Dalle equazioni di Maxwell scritte per un solo modo, procedendo come per il calcolo del vettore di
Poynting e prendendo la parte reale21, si ottiene
 e × ht*  e ⋅ e* 1  
2α (ω )Re  ∫∫ t ⋅ k dS  = ∫∫ c dS + Re  ∫ et × ht* ⋅ n dℓ 0  (22)
 S 2  2 2  ℓ 
   S m
   
P ( z ) potenza complessiva Pld potenza Plm potenza
(vettore di Poynting) dissipata nel dielettrico ceduta al conduttore

2α P ( z ) = Pld + Plm
Questa legge ha l’aspetto di un principio di conservazione dell’energia.

A questo punto possiamo formulare una relazione tra potenza attiva (e da qui l’operatore di parte
reale) in una z qualsiasi e nella sezione di alimentazione (z = 0):
 e × h*   E × H*  −2α z
P ( z ) = Re  ∫∫ t t
⋅ i z dS  = Re  ∫∫ t t
⋅ i z dS  ⋅ e (23)

Sm 2  Sm 2  esce questo


 termine che è la− γ z
potenza P ( 0 ) alla coordinata z = 0 parte reale di e

P ( z ) = P (0)e −2α z
Derivando questa espressione rispetto all’ascissa z:
d d
P(z) = P (0)e −2α z
dz dz
d
P ( z ) = −2α P
 (0)
 e −2

αz
= −2α P ( z ) = −α ( Pld + Plm )
dz P(z)

Essendo negativa la derivata, percepiamo che c’è una diminuzione della potenza, dovuta alla
somma delle potenze attive Pld dissipata nel dielettrico e Plm ceduta alla zona occupata dai
conduttori24. Ecco quindi meglio svelato dove stava il principio di conservazione dell’energia.

DIMOSTRAZIONE
21

Equazioni di Maxwell per un solo modo:


γ k × Et + k × ∇t Ez = jωµHt → trasversale (campo magnetico)
γ k × Ht + k × ∇t H z = − jωε c Et → trasversale (campo elettrico)
moltiplichiamo per Ht* → γ Et × Ht*k = jωµHt ⋅ Ht* − ∇t Ez × Ht* ⋅ k
coniughiamo e moltiplichiamo per Et → − γ * Et × Ht*k = jωε c* Et Et* − ∇t H z* × Et ⋅ k
(si è fatto pesante uso della proprietà anticommutativa del prodotto vettoriale)
Facendo uso di identità vettoriali e delle
∇t × Ht = jωε c Ez k → assiale (campo elettrico)
∇t × Et = − jωµ H z k → assiale (campo magnetico)
Otteniamo:
( )
∇t Ez × Ht* = ∇t × Ez Ht* +jωε c* Ez k
2

= ∇ × ( E H ) +jωµ H
2
∇t H z* × Et t t
*
z z k

Ponendo ora γ = α + j β ⇒ −γ = −α + j β , sottraendo la


*

− γ * E t × H t* k = jω ε c* E t E t* − ∇ t H z* × E t ⋅ k
dalla
γ Et × Ht*k = jωµ Ht ⋅ Ht* − ∇t E z × Ht* ⋅ k
e sfruttando le
( )
∇ t E z × Ht* = ∇ t × E z Ht* + jωε c* E z k
2
( )
∇ t H z* × Et = ∇ t × Et H z* +jωµ H z k
2

Si ha:
( )
2α E t × H t* ⋅ k = c E ⋅ E * + jω µ H ⋅ H * − ε E ⋅ E * + ∇ t × E t H z* − E z H t* k ( )
Di questa quantità dobbiamo prendere la sopraccitata parte reale.
22 Omettiamo la dimostrazione per alleggerire l’aspetto matematico.
23 L’uscita del termine esponenziale è dovuta al fatto che siamo passati dai campi tempo continui ai fasori.
Ma questo ha anche un risvolto ancora più interessante: poco fa abbiamo visto che si ha
− 2α P ( z ) = − ( Pld + Plm )
Ma ciò significa anche che
Pld + Plm Pld Plm
α (ω ) = = +
2P ( z ) 2 P ( z ) 
 2P ( z )
αd αm

E dunque possiamo velocemente calcolare, col bilancio di potenza, la parte reale della costante di
propagazione nel caso con perdite! D’altronde, notiamo anche che la forma del principio di
conservazione dell’energia viene ereditata anche dalla costante di attenuazione del modo:
α = αd + αm

dielettrico conduttore

Dove:
  E t × H t*   et × h t* 
 Re ∫ ⋅ n d ℓ 0 Re ∫ ⋅ n dℓ 0 
α (ω ) = ℓ 2  = ℓ 2 
 m  E × H *   e × h * 
 Re  ∫∫ t t
⋅ i z d S  Re  ∫∫ t t
⋅ i z dS 
  Sm 2   Sm 2 

 E ⋅ E* e ⋅ e*
 ∫∫ 2c d S ∫∫ 2 d S
c
α d (ω ) = Sm
=
Sm

  E × H *   e × h * 
 Re  ∫∫ t t
⋅ i z d S  Re  ∫∫ t t
⋅ i z dS 
  Sm 2   Sm 2 
Pare evidente, dunque, che tale strumento ha una grande efficacia.

3.3 – Considerazioni energetiche: potenze reattive

Dalle equazioni di Maxwell scritte per un solo modo, procedendo come per il calcolo del vettore di
Poynting25 e prendendo la parte immaginaria, si ottiene:
 e × h * 
2β (ω ) Re  ∫∫ t t
⋅ k dS  =
Sm 2 
 h ⋅ h* − h 2 et ⋅ et* − ez 
2
 1 
= 2ω ∫∫  µ

t t

4
z

4 
( )
 dS + Im  ∫ ez ht* + et hz* ⋅ τ dℓ 0 
Sm   ℓ 2 
Dividendo entrambi i membri per
 e × h * 
2 Re  ∫∫ t t
⋅ k dS 
Sm 2 
si ha:
 h ⋅ h* − h 2 et ⋅ et* − ez 
2

2ω ∫∫  µ t t z
+ε  dS Im  1 e h * + e h* ⋅ τ dℓ 
( )
 4 4  ∫ 0
Sm    2 z t t z

β= + ℓ

 e × h *   e × h * 
2 Re  ∫∫ t t
⋅ k dS  2 Re  ∫∫ t t
⋅ k dS 
2
Sm   2
Sm   
  
β0 ∆β

24 Entrambe per unità di lunghezza.


25 La dimostrazione è la stessa della nota 21.
E quindi:
∫∫ ... ∫∫ ...
β= β + ∆
β = S
+ ℓ
0 2P 2P
costante di fase componente
che si avrebbe aggiuntiva
in un materiale
ideale

Anche questa volta emerge tutta la potenza del metodo perturbativo.

3.4 - Conclusioni

Ecco, per punti, come funziona quindi il metodo perturbativo.


• Si assume la struttura ideale e si calcolano i modi ortogonali.
• Se i modi non hanno tutti autovalori distinti [es. i modi TEM hanno tutti γ id (ω ) = σ ], si
deriva una nuova base di modi ortogonali mediante combinazione lineare della base di
partenza.
• Dal bilancio delle potenze attive e reattive si ottiene la correzione alla costante di
propagazione utilizzando le funzioni della struttura ideale.
Tale metodo è ingegneristicamente molto furbo, ma fisicamente un po’ scorretto.
CAPITOLO 4
Reti elettriche

4.1 – Generalità e definizione di rete elettrica

Immaginiamo di voler implementare un filtro passa-banda che funzioni nell’intervallo di frequenze


30 ∼ 30,5 GHz e scegliamo di progettarlo a costanti concentrate
(v. figura affianco), grazie ad un risonatore che funzioni alla
frequenza interessata.
Sulla carta tutto sembra andare bene; se però provo a far
funzionare questo circuito nella realtà, il funzionamento risulta
essere completamente sballato.
Come mai?
Il nodo della questione è che questo circuito funzionerebbe bene
solo ed esclusivamente nel caso in cui non vi fosse propagazione all’interno dei componenti, cosa che
in realtà avviene eccome! Quindi, mentre per frequenze piccole (alte lunghezze d’onda) posso
mantenere la “vecchia” rappresentazione mediante i componenti a costanti concentrate, ad alte
frequenze (piccole lunghezze d’onda) devo utilizzare una diversa rappresentazione.
È quindi necessario creare uno strumento che caratterizzi queste strutture da un nuovo punto di
vista circuitale e, cosa non meno importante, trovare adeguati strumenti di misura (che non siano
a costanti concentrate come voltmetri e amperometri,
amperometri, i quali hanno dimensioni paragonabili a
quella della lunghezza d’onda!).

Il primo passo
sso per raggiungere questo scopo è quello di definire il concetto di rete elettrica.
Si consideri una superficie chiusa S all’interno
della quale agiscono delle sorgenti note (ed
eventualmente nulle) e sulla quale le condizioni
al contorno imposte al campo elettromagnetico
siano et = 0 o ht = 0 in tutti i punti, salvo che
in un certo numero N di regioni nelle quali et
e/o ht sono diversi da zero: attraverso queste
porzioni di superficie la zona racchiusa
all’interno è accessibile per mezzo di altrettanto
strutture cilindriche chiuse di qualunque
natura.
Fissato
sato su una di queste generiche (ad esempio
la k-esima) un piano trasversale arbitrario,
arbi si assuma questo come piano di riferimento (o piano di
bocca) della guida k-esima;
esima; la sezione trasversale S(k) della k-esima
esima struttura cilindrica che giace sul
relativo piano di riferimento si chiama porta fisica.. La porzione di spazio delimitata dalla superficie
S, dai conduttori esterni alle N strutture cilindriche fino alle intersezioni di queste coi piani di
bocca si chiama rete elettrica a N porte fisiche.

Per ogni porta fisica si hanno poi molte porte virtuali (o elettriche),, rappresentate da tutti i modi
ortogonali che trasportano (in tante parti) il segnale attraversante la relativa struttura cilindrica (e,
quindi, la porta fisica stessa).. In tale struttura, il campo elettrico e magnetico trasversali saranno
dunque esprimibili come sovrapposizione di modi della stessa:
M (k)
−γ ( k )z( ) γ ( k )z( )
k k

e (k)
t = ∑j =1
a (j k ) Etj( k+) e j
 
+ b(j k ) Etj( k−) e j
 
parte incidente parte riflessa

M (k) ( k ) (k ) ( k ) (k)
( k ) −γ j z (k) γ j z
h t( k ) = ∑ aH
j =1
ej +b H e
(k)
tj +
 
(k)
j tj −

parte incidente parte riflessa

Le varie quantità sono da leggersi così:


• S ( ) indica
k
ndica una ben precisa porta fisica;
• n( ) è il versore normale alla porta fisica k-esima
k

(orientato verso la direzione positiva);


• z ( ) = 0 è il piano di riferimento della guida k-esima;
k

• a (j ) è il coefficiente dell’onda
k
onda incidente del modo j alla
k-sima porta fisica1,2;
• b(j ) è il coefficiente dell’onda
k
onda incidente riflessa del modo
j alla k-sima porta fisica1,2;
M(
k)
• è il numero di modi presenti alla porta fisica k.

Le funzioni di modo sono sempre definite a meno di un fattore moltiplicativo complesso


arbitrario. In seguito, al fine di rimuovere ogni indeterminazione, si farà esclusivamente uso di
funzioni di modo normalizzate, per le quali cioè tale costante arbitraria è univocamente fissata:
fissata in
tal maniera, le funzioni di modo normalizzate vengono a dipendere soltanto dalle caratteristiche
della guida, e quindi nella rappresentazione data poco fa soltanto le a (j ) e b(j ) sono quantità non
k k

note a priori3 perché dipendenti dal


regime elettrico.

Nella figura a destra vediamo un


esempio meno generico e più
caratterizzato, ovvero quello di una
connessione a T di una guida: si
vedono tre strutture cilindriche
afferire all’interno di un’unica
superficie chiusa S (il centro
dell’intersezione); ad ogni struttura
cilindrica corrisponde una porta
fisica con una propria sezione
trasversale
le e dei propri modi. Se

1
Fissando l’origine della coordinata assiale per la struttura cilindrica k-esima
esima sul piano di bocca della porta fisica e
assumendo come verso positivo di z ( k) quello diretto dal piano di riferimento
riferimento verso la rete, allora le a (jk) si chiamano
anche intensità d’onda incidenti alla porta k-esima
k e le bj( k ) intensità d’onda riflesse alla medesima porta.
2Un’implicazione interessante delle reti elettriche è che una qualsiasi onda associata ad una qualunque porta dipende
da tutti i modi afferenti alla rete elettrica.
3 Tuttavia gli a (jk ) potrebbero essere comunque noti visto che rappresentano il modo con il quale viene alimentata la
struttura, aspetto che viene presumibilmente fissato in sede di progetto. Dunque, il problema è trovare i bj( k ) , i quali
saranno funzione di tutti gli a (jk ) e delle sorgenti presenti nella rete.
facciamo l’ipotesi che questi modi siano ortogonali, avremo – ad ogni porta fisica – una porta
elettrica per ognuno di essi. Abbiamo poi delle discontinuità, tutte racchiuse nella superficie S: in
quei punti cade la definizione di struttura cilindrica e si eccitano tutti i modi.

4.2 – Analisi della rete elettrica

Si consideri ora una situazione in cui sono note tutte le intensità d’onda incidenti, cioè la
componente del campo elettromagnetico che si propaga verso la rete in ciascuna delle strutture
cilindriche afferenti alla rete stessa. In queste condizioni il campo elettromagnetico nei punti della
rete si può considerare dovuto a due insiemi di sorgenti libere:
• le sorgenti impresse Ji ( elettriche ) e Mi ( magnetiche ) , che agiscono all’interno della rete;

un sistema di correnti superficiali localizzate sui piani di bocca, che rappresentano le
sorgenti equivalenti ai generatori esterni liberi4 cui si deve l’eccitazione delle onde
incidenti. Si ha che essi sono pari a
M  M 
(k) (k)

M s =  ∑ a j Etj +  × n
(k) (k) (k) (k)
J s = n ×  ∑ a(jk )Htj( k+) 
(k) (k)

 j =1   j =1 
Di conseguenza, non deve destare stupore il fatto che sia possibile esprimere5 una qualunque
componente del campo e.m. tramite una combinazione lineare di:
Ji , M i M(sk ) , J(sk )
  
"interne" " esterne"

Vediamo ora come sia lecito, tramite i parametri introdotti fino ad ora, dare della rete una
descrizione alle porte, cioè mediante i valori dell’intensità dell’onda anziché tramite l’intera
distribuzione del campo elettromagnetico. Tale scopo sembra arduo da realizzare, ma siamo
avvantaggiati dal fatto che i nostri fenomeni hanno entità lineare, cosa che ci permette di applicare
la sovrapposizione degli effetti6; inoltre, possiamo applicare il teorema di equivalenza per rappresentare
il campo elettromagnetico attraverso le correnti elettriche e le correnti magnetiche.
Anzitutto introduciamo il vettore delle onde riflesse nel caso di rete elettrica a n porte (ognuna
avente M ( ) modi, ovvero M ( ) porte virtuali associate):
i i

 
b = b1( ) , b2( ) , ..., bM(1) ( 2) ( 2) ( 2) (n) (n) (n) 
1 1
(1) , b , b , ..., bM( )
, ..., ..., ..., b , b , ..., bM( ) 
    
1 2
 
2 1

2
 
n

 riferiti alla porta 1 riferiti alla porta 2 riferiti alla porta n 


Questo vettore ha al suo interno
M
NT = ∑ M ( ) chiaramente ≥ n (ed è = solo in condizioni di unimodalità)
i

i =1

elementi . 7

Introduciamo poi il funzionale vettoriale lineare Fj(


m ,k )
, il quale dipende da come è fatta la rete
elettrica8 e cioè, più precisamente:
• dal modo j sul quale ci stiamo concentrando;

4 Liberi significa che esistono indipendentemente dalla natura e dal comportamento della rete, in quanto imposti
dall’esterno.
5 Tramite il teorema di equivalenza, che fra poco verrà citato.

6 In questo modo riusciamo a esprimere il campo entrante/uscente da una porta fisica come sovrapposizione delle

relative onde.
T è anche il numero di onde riflesse e di onde incidenti della rete.
7 N

8 E anche dalla frequenza di lavoro.


• da quale porta si sta esaminando in un certo istante (parametro m);
• dalla porta k, dalla quale proviene l’onda che influisce su m (e sul modo j).
Facciamo poi l’ipotesi che i modi siano ortogonali e che sia stata applicata la normalizzazione
convenzionale di cui si parlava qualche pagina fa, ovvero che si abbia:
0 se j ≠ k (9)
Onde progressive: ∫∫ Etj( +) × Htj( +) n( ) dS = 
k k * k
(
1 se j = k
)
S( )
k

Onde regressive: ∫∫ ( E
( k)
tj − × Htj( −)
k *
) ( −n( ) ) dS = 10 sese jj =≠ kk
k

S( )
k

Allora la seguente è l’espressione del campo elettrico tangente alla porta fisica m costituito da tutte
le onde riflesse “uscenti” da tale porta m:
funzionale vettoriale
lineare che dipende
dalla struttura della rete
M (m ) N M(k) 
(m)
e
t− = ∑b
j =1
E (m)
j
(m)
tj − =∑∑a
k =1 j =1
(k)
Fj( m ,k )
j + G ( m ) Ji , M i 
 
    questa funzione ci esplicita il contributo
bisogna sovrapporre tutti i modi questa quantità dipende dalla struttura delle correnti elettriche (e magnetiche)
che formano l'onda riflessa della rete elettrica e dalle onde incidenti presenti all'interno della rete elettrica
uscente dalla porta m e tiene conto quindi dei contributi di tutte (sorgenti impresse Ji e Mi ), ovvero ci dice
le altre porte ( le k ) sulla porta m come i generatori influscono su una certa porta

E di conseguenza, per la normalizzazione nuovamente illustrata poco fa, si ha:


0 se j ≠ k
( k) ( k )* (k)
(
∫∫(k) Etj − × Htj− −n dS = 1 se j = k )( )
S
M (m)

∫∫ et − × Htn− ⋅ −n  dS = ∫∫
(m) ( m )* (m)

j =1
∑b
Etj( m− ) × Htn
(m)
j − ⋅  −n
( m )*
 ( m )  dS = bn( m )
Sm Sm 
enunciata poc'anzi

Ovvero, esplicitando:
N M (k)
b (m)
= ∑ ∑ a(jk ) ∫∫ F
( m ,k )
× Htn
( m )*
 ( m )  dS + ∫∫ G ( m ) Ji , Mi  × Htn
− ⋅  −n − ⋅  −n
( m )*
 ( m )  dS
 n
k =1 j =1
j
Sm Sm
l'onda riflessa
dell'n -simo modo  


della porta m dipende dalle onde incidenti dei modi afferenti a tutte e da tutti i generatori liberi interni alla rete
le guide/porte fisiche della rete elettrica

Procedendo in maniera analoga, si dimostra che ogni intensità d’onda riflessa è esprimibile come
una combinazione lineare di tutte le intensità d’onda incidenti, più un termine noto, che dipende
solo dalle correnti impresse. Se chiamiamo a e b i vettori delle intensità d’onda incidenti e riflesse
e d quello dei termini noti, si può giungere alla seguente relazione matriciale
b = Sa + d (10)
dove:
• b, a e d sono vettori di lunghezza NT ;
• S è una matrice NT × NT (11) detta matrice di diffusione della rete elettrica. Tale matrice12,
strutturalmente assimilabile ma concettualmente diversa rispetto alle matrici circuitali, è
quella di forma canonica delle equazioni che esprimono i vincoli che la rete impone alle
grandezze delle porte.

9 Leggasi: il flusso del vettore di Poynting associato a ciascun modo vale 1.


10 S, a, d e b contengono numeri complessi.
11 La rete ha solo N porte fisiche, ma è descritta come rete elettrica a NT porte, perché NT è l’ordine della matrice di

diffusione. Dal punto di vista fisico questo non sorprende: ciascun modo, essendo ortogonale agli altri, rappresenta un
vincolo indipendente di scambio di potenza e di informazioni tra le rete ed il mondo esterno.
12 Che dipende dalla normalizzazione adottata nel definire le funzioni di modo e dalle posizioni arbitrariamente scelte

per i piani di bocca delle porte. Per una stessa rete, quindi, possono esistere più matrici di diffusione.
4.3 - La matrice di diffusione e le sue proprietà

La matrice di diffusione è una scoperta, relativamente recente, di grande potenza per l’analisi
delle reti elettriche. Essa è sempre definibile, anche nei casi – per così dire – “classici” dei circuiti a
costanti concentrate (e basse frequenze), mentre con i “vecchi” parametri ammettenza/impedenza
non saremmo andati molto lontani a frequenze elevate.
Facciamo l’ipotesi di sopprimere le correnti impresse (e cioè i generatori liberi) presenti nella
rete13. Questo comporta che:
Ji , M i ⇒ d=0
La nostra relazione diventa quindi:
b = Sa
Possiamo dunque scrivere che:
b1 = S11a1 + S12a2 + ... + S1 NT aNT
b2 = S21a1 + S22a2 + ... + S2 NT aNT

bNT = SNT 1a1 + SNT 2a2 + ... + SNT NT aNT
Se ora mettiamo nella matrice S i termini appena scritti otteniamo…
 S11 S12 ... S1NT 
 
 S21 S22 ... S2 NT 
S= 
 ... ... ... ... 
SN 1 SN 2 ... SN N 
 T T T T 

I termini sulla diagonale principale vengono detti riflettenze; il motivo di questo nome è facile da
capire: ogni termine Skk (con k indicante un preciso modo di una precisa porta, fra gli NT
possibili modi della nostra rete elettrica) ci dice quanto, del particolare modo individuato da k(14),
ritorna (e quindi si riflette) sotto forma dello stesso modo e presso la stessa porta15. Tutti gli altri
termini, che regolano lo scambio di energia dei modi fra le varie porte, vengono detti trasmettenze.
Supponiamo ora di eccitare la componente progressiva del solo modo j-esimo nella sola guida k-
esima, cioè:
a (j ) ≠ 0 ar( ) ≠ 0 per r ≠ j o s ≠ k
k s

Ciò significa andare a vedere che succede nella rete se vi è soltanto quella particolare onda
incidente (alla porta fisica k); da dove uscirà questa informazione? Ritornerà indietro, riflettendosi,
tutta alla porta k? Oppure verrà trasmessa anche alle altre?
Se a tale modo corrispondono il p-esimo elemento del vettore a e il p-esimo elemento del vettore
b(16) (e quindi la p-esima porta elettrica), e se all’m-esimo modo della guida l-esima corrispondono i
q-esimi elementi dei medesimi vettori (ovvero la q-esima porta virtuale), allora si ottiene:

13 Cioè di fare in modo che, lanciando l’onda regressiva di un qualunque modo che interessa della struttura, tale onda
non subisca riflessione all’estremità opposta alla porta fisica della rete. Ciò accade, in particolare, se la guida è di
lunghezza infinita.
14 Ci stiamo riferendo alla prima k del pedice di S, cioè alla posizione p (v. nota 16) e al numero della porta elettrica.

15 Questa volta parliamo della seconda k del pedice di S. Per il resto, le considerazioni sono le stesse della nota 14.

16 Perché non il j-esimo, direte voi? Perché i vettori a e b hanno una numerazione differente da quella dei modi di

ciascuna porta. Ad esempio, ecco dove si trova b(j k ) ≠ 0 (in rosso) nel vettore b
 posizione p
 
b = b1 , b2 , ..., b (1) , b1 , b2 , ..., b (2 ) , ..., ..., ..., b1 , ..., b(j ) , ..., ..., b ( )(k ) , ..., ..., ..., b1( ) , b2( ) , ..., b( ()n ) 
 (1 ) (1 ) (1 ) (2 ) (2 ) (2 ) (k ) k k n n n
   M
   M
  M
   M

 riferiti alla porta 1 riferiti alla porta 2 riferiti alla p orta k riferiti alla porta n 
bm( )
l
bq
Sqp = (k )
= (17)
a ap
j
 ai = 0 ∀i ≠ p 
notazione che esplicita
notazione che esplicita la posizione ( q , p ) dei modi
in maniera chiara all'interno dei vettori a e b
il modo ( m , j ) e la porta ( l ,k ) senza specificare la porta fisica
( bensì la porta elettrica!)
Tale parametro Spq indica “quanto” del modo incidente di posizione generica p nelle matrici a e b
va a finire nel modo di posizione q delle stesse matrici18, ovvero quanto della porta elettrica p – in
condizione di adattamento – fluisce nella porta elettrica q.

Quindi:
• la trasmettenza, che ha le dimensioni di un guadagno19, si determina eccitando il modo q e
misurando l’onda riflessa che finisce p. Essa va calcolata una volta che abbiamo creato
adattamento, cioè che abbiamo annullato tutte le onde incidenti presso tutte le altre porte
elettriche chiudendo queste ultime su carichi che non riflettono alcunché (carichi adattati20);
• la riflettenza è un caso particolare di trasmettenza, calcolato utilizzano una sola porta
elettrica; in pratica (sempre dopo aver creato adattamento) si guarda quanto
dell’informazione inviata nella porta elettrica p viene riflesso verso la stessa porta.

Se la matrice S è simmetrica (e quindi il mezzo di cui è costituita la rete è reciproco)

 S11 S12 = S21 ... S1NT = SNT 1 


 
 S21 = S12 S22 ... S2 NT = SNT 2 
S=  ovvero S pq = Sqp
 ... . .. .. . ... 
SN 1 = S1 N SN 2 = S2 N ... S 
 T T T T NT NT 
non è necessario calcolarsi tutti gli elementi, ma soltanto quelli21 all’interno del triangolo disegnato
sulla soprastante matrice (poi basta “ribaltare”).

Per quanto riguarda il significato fisico degli elementi di d, si supponga di non eccitare alcuna
onda progressiva nelle strutture afferenti alla rete. Risulterà quindi:

17 Quindi, ad esempio, se
b1 = S 1 2 a 2
allora si ha
b1
S12 =
a2
Ripetendo le nostre considerazioni, tale parametro S indica “quanto” del modo incidente di posizione 2 nelle matrici a
e b va a finire nel modo di posizione 1 delle stesse matrici. Se S12 era pari ad 1 significava che tutta l’informazione
del modo 2 (entrante) era andata a finire nel modo 1 (uscente).
18 Se p = q si tratta di una riflettenza; altrimenti stiamo lavorando con una trasmettenza.

19 O meglio, il significato di un guadagno, perché il guadagno è adimensionale.

20 Quindi non bisogna pensare, erroneamente, che “isolare” le altre porte significhi chiuderle su un aperto o su un

cortocircuito. Noi vogliamo assorbire tutta la potenza, quindi vogliamo adattare (non chiudere, né aprire): un aperto,
infatti, avrebbe – eccome! – generato una riflessione.
21 Il numero di elementi in questione è pari a:
NT NT
N T N T − ∑ ( NT − j ) = N T2 − ∑ ( N T − j )
j =1 j =1

invece che a N T2 .
a=0
E quindi avremo:
b=d
Gli elementi di d rappresentano pertanto i contributi alle intensità d’onda riflesse generati dalle
sorgenti impresse Ji e Mi .
Se il generico elemento-riflettenza S pp = 0 , allora la p-esima porta elettrica si dice adattata. Se tutte
le strutture afferenti alla rete sono adattate alle estremità per tutti i modi che si considerano, una
porta adattata non dà luogo a riflessione del modo incidente su di essa.

4.4 – Variazione del piano di riferimento

Spesso conviene spostarci lontano dalla rete elettrica, in modo da tenere a debita distanza le
pericolose discontinuità presenti presso la superficie S ove si congiungono tutte le guide d’onda
afferenti alla rete. Abbiamo però visto che i parametri della matrice di diffusione, i quali mettono
in relazione le onde che si propagano da e per la rete, sono influenzati dalla coordinata z riferita a
dove abbiamo posto il piano di bocca: “spostarci lontano” da esso significa voler variare tale
ascissa z, cosa che si ripercuote sui termini Sij ; essi contengono, infatti, le espressioni dei fasori del
campo e.m. viaggianti coi modi (i quali dipendono proprio da z). Fin’ora abbiamo usato quelle
riferite alla coordinata z = 0:
Etj( ) ( x , y, z = 0 ) = Etj( 0)
k k

Tuttavia, siccome tutte le guide afferenti alla rete elettrica sono in realtà strutture cilindriche
(almeno fino alle discontinuità che tanto temiamo), possiamo scrivere Etj( ) in una formulazione
k

più generica dipendente da z:


(k) k
−γ j z ( )
Etj( ) ( x , y, z ) = Etj( 0) e
k k

Non dobbiamo quindi rifare i calcoli daccapo: ci “basta” calcolare le nuove quantità Et e Ht
postmoltiplicando quelle calcolate nell’ascissa z = 0 (del piano di bocca) per il termine
esponenziale contenente il relativo parametro γ j(k ) .
Vediamo come queste variazioni si ripercuotono sulle relazioni matriciali introdotte nel paragrafo
scorso.

Chiamiamo:
• z ( ) = 0 le ascisse dei vecchi piani di riferimento
k
 relazione: b = Sa
(k)
• −l le ascisse dei nuovi piani di riferimento  relazione: b I = S I a I
Supponiamo poi che non ci siano perdite e che, dunque
γ = ± jβ (22)
Questo fa sì che, una volta che per ogni modo siamo a conoscenza della γ k , sia immediatamente
possibile riscrivere le espressioni degli elementi di a e b:
akI = ak e jϑk
, con ϑk = β klk
bkI = bk e − jϑk
Ricordando poi che

22In tal caso si ha solamente una variazione di fase; questo, tuttavia, non risulta essere poi così “innocuo” come può
sembrare, perché può comportare diverse variazioni nel comportamento circuitale. Una variazione di fase di π ,
infatti, può far variare il comportamento da uno di tipo induttivo ad uno di tipo capacito.
bq
Sqp =
ap
diventa evidente che
bqI bq e − jϑk e − jϑk
I
Sqp = = = Sqp = Sqp e −2 jϑk
a pI a pe jϑk e jϑk

In forma matriciale tutto questo diventa


e jϑ1 0  e − jϑ1 0 
   
 ⋅ b  = S  ⋅   ⋅ a 
I I
 ⋱ ⋱
 jϑ   − jϑ 
 0 e NT   0 e NT 
dove
e − jϑ1 0  e − jϑ1 0 
   
SI  =  ⋱  ⋅ S  ⋅  ⋱ 
 − jϑ   − jϑ 
 0 e NT   0 e NT 

4.5 – Significato energetico dei coefficienti am( k ) e bm( k )

Vogliamo mostrare che i parametri am( k ) e bm( k ) sono dimensionalmente delle potenze. Anzitutto
ammettiamo di aver stabilito un regime di ortogonalità fra i modi23; dopodiché possiamo
intuitivamente (ma a ragione) scrivere che:
Pm( k ) = Pm( k+) − Pm( k−)
  
potenza attiva parte entrante parte uscente
associata al modo m nella rete attraverso dalla rete attraverso
della porta fisica k il modo m alla porta k il modo m alla porta k

Utilizzando l’espressione del vettore di Poynting, e sfruttando le normalizzazioni scelte


0 se j ≠ k
onde progressive: ∫∫ Etj( +) × Htj( +) n( ) dS = 
k k * k
(
1 se j = k
)
S( )
k

onde regressive: ∫∫ ( E
( k)
tj − × Htj( −)
k *
) ( −n( ) ) dS = 10 sese jj =≠ kk
k

S( )
k

si ha:
escplicitiamo le formule in funzione di z


1 (k) 1 ( k ) − jβm(k ) z (k ) ( k )* + j βm( k ) z ( k )  ( k ) 
P (k)
= ∫ etm + ( z ) × h tm + ( z ) ⋅ n
( k )*
 (k)
 d S = ∫ etm + e × h tm +e ⋅ n dS =
m+
2S   2S  
etm + (k ) htm + (k )


 
 am( k )
2
1 ( ) − β ( k ) (k )
( k )* + j βm( k ) z ( k )  ( k )  (k )
( k )*  ( k )  1 2
= ∫ am Etm + e × am Htm + e ⋅ n dS = ∫E × H tm + ⋅ n d S = am( k )
k k j m z k

2S   2
tm +  2

S
=1 ( normalizzazione )
esplicitiamo le formule in funzione di z


1 (k) 1 ( k ) + j βm( k ) z ( k ) ( k )* − j βm( k ) z ( k ) 
Pm( k−) = ∫ etm − ( z ) × htm − ( z ) ⋅  −n
( k )*
 ( k )  dS =
∫ etm e × htm −e ⋅ −n ( k )  dS =
2S  2S
−  
etm − (k ) htm − (k )


 b (k)
2
1 k ( k ) + jβm(k ) z (k ) ( k ) (k )
( k )* − j β m z (k) ( k )*  1 2
= ∫ bm Etm − e ⋅  −n ( k )  dS = ∫ ⋅ −n ( k )  dS = bm( k )
m
× bmk Htm − e Etm × Htm
2S   2 S
− −   2

=1 ( normalizzazione )

23Non vogliamo avere a che fare con conversioni di modo, né abbiamo intenzione di calcolarci tutti i termini misti fra
le potenze dei vari modi.
Dunque:
 
1  (k) 2 2
Pm( k ) =  am − bm( k ) 
2  
 potenza potenza 
 disponibile riflessa 
2 2
La dimensione di am( k ) e bm( k ) è W , dunque am( k ) e bm( k ) si misurano in W (potenze).

In una rete passiva, in cui si ha


b = Sa e d=0
in assenza di effetti dissipativi, si ha la conservazione della potenza, ovvero:
P+ = P−
potenza totale che entra nella rete = potenza totale che esce dalla rete
In termini di onde incidenti e riflesse questo significa che, facendo un bilancio energetico
dell’intera rete elettrica che tenga conto di quel che accade in tutte le NT porte virtuali, si ha:
NT NT

∑ bq = ∑a
2 2
P− = p = P+
q =1 p =1

Dunque la rete semplicemente “ricombina” le energie, senza assorbirne neanche un po’.

Se, invece, la rete è sottoposta a perdite, si ha


P+ > P−
e viene dissipato quindi il termine che manca da P− per ristabilire l’uguaglianza (che si ha in
assenza di perdite) con la potenza entrante24.

4.6 – Parametri S in una rete priva di perdite

In una rete senza perdite si ha questa relazione fra i componenti dei vettori a e b(25):
NT

∑ (a a
p =1
p
*
p − bpbp* ) = 0

In forma matriciale, questa diventa:


a T*a − bT*b = 0
 a1   b1 
   
⋮  ⋮ 
 a1 ... ... a N  ⋅  
* *
 
− b ... ... bNT  ⋅ =0
 T   ⋮   1  ⋮ 
   
 a NT 
 bNT 

   
aT *a bT *b

Sfruttando le relazioni:
b = Sa e anche bT* = a T*ST*
Si ha:
a T*a − bT*b = 0
a T* a − a T*ST*Sa = 0

24Questo implica anche che i parametri di S non possono essere progettati a piacimento: bisogna che essi sottostiano al
principio di conservazione dell’energia. Il numero di parametri indipendenti, all’interno di S, è infatti
1
NT ( NT + 1) su NT2
2
25 Ricordiamo che tali elementi sono complessi, quindi ha senso coniugarli.
Ora raccogliamo,, stando attenti a non violare le proprietà delle moltiplicazioni fra matrici:
matrici
( )
a T* I − ST*S a = 0
Dunque, in assenza di perdite, si deve avere:
I − ST*S = 0
I = ST*S
Questo fissa un netto legame fra gli elementi delle varie colonne della matrice di diffusione.
L’ultima relazione scritta si traduce infatti nelle due seguenti condizioni scalari (valide sempre e
solo per le reti passive,, che hanno cioè d = 0):
NT

∑S
2
1) qi =1 ∀i = 1, NT
q =1
2 2 2
S1i + S2i + ... + SNT i = 1
(glii elementi delle varie colonne prese singolarmente, se
sommati, sono pari ad 1)
In questa relazione è nascosto il principio di conservazione
dell’energia: in pratica ci viene detto che, se entra 1 W attraverso
una porta elettrica
elettrica della nostra rete passiva, allora la somma di
tutto quello che fuoriuscirà dalla nostra rete (attraverso tutte le
porte elettriche) sarà ancora pari ad 1 (v. figura). La rete, dunque,
non crea (né dissipa energia) ma semplicemente la ridistribuisce.
NT
2) ∑S
q =1
qi
*
Sqm =0 ∀i = 1, NT e i ≠ m
CAPITOLO 5
Linee di trasmissione

5.1 – Generalità

Le linee di trasmissione sono strutture cilindriche aperte o chiuse che contengono più conduttori (e
quindi se il mezzo è omogeneo possono reggere il modo TEM, come diremo fra poco). Sono molto
diffuse per la trasmissione di segnali a basse e medie frequenze; inoltre, nei circuiti integrati a
microonde, sono utilizzate per realizzare circuiti a costanti distribuite. Una prima distinzione fra le
varie linee di trasmissione coinvolge:
• linee TEM1: quando il mezzo sede del campo è omogeneo;
• linee quasi-TEM: quando il mezzo sede del campo non è omogeneo .
Qualche esempo di linea di trasmissione (che analizzeremo meglio):
• il cavo coassiale, formato da 2 conduttori e avente mezzo omogeneo2. Il cavo
coassiale ha al suo centro un singolo conduttore di rame (detto anima); un
dielettrico (generalmente in polietilene o PTFE) garantisce l'isolamento tra il
centro del conduttore ed uno schermo di metallo intrecciato (maglia). Lo
schermo di metallo aiuta a bloccare le interferenze. Il segnale viaggia come campo
elettromagnetico tra l'anima e la maglia;
• la stripline, linea di trasmissione TEM che consiste in una striscia
conduttiva posta tra due piatti paralleli che hanno la funzione di
piani di massa. La striscia può essere sufficientemente rigida da
essere sospesa in aria o può essere "compressa" tra due strati di
dielettrico. Questo tipo di linea di trasmissione è più difficile da fabbricare, ma offre alcuni
vantaggi per applicazioni speciali, cioè per realizzare filtri e
accoppiatori;
• la microstriscia (“sbilanciata”), che può essere fabbricata usando
la tecnologia per i circuiti stampati (PCB) e che è spesso
utilizzata per i circuiti a microonde. Consiste in una striscia di
conduttore separata dal conduttore di massa (cioè quello
freddo) da un substrato dielettrico. Viene utilizzata per
antenne, filtri, divisori di potenza ed è un componente
economico, leggero e molto compatto; i suoi punti deboli sono
tuttavia l’incapacità di convogliare segnali ad alta potenza e le
notevoli perdite. Inoltre, le microstrisce non sono schermate e
possono irraggiare o dare adito a fenomeni di cross-talking;
• la guida coplanare (“bilanciata”), che è simile alla
microstriscia, solo che questa volta il conduttore caldo è
circondato sullo stesso piano da due conduttori freddi
(collegati quindi a massa). Permane, rispetto alla
microstriscia, un substrato di dielettrico che sorregge sia
il conduttore caldo che i due conduttori di massa che lo
affiancano.

1 Se la propagazione è di tipo TEM sappiamo che i campi Et e Ht sono statici e quindi si ha:
Et ( P1 , t1 ) = Et ( P1 , t1 ≠ t2 ) = Et ( P2 ≠ P1 , t1 )
2 Detto questo, chiaramente capiamo che si tratta di una linea TEM.
Uno deiei quesiti che ci porremo in questo capitolo è il seguente: è possibile dare una
rappresentazione circuitale della sezione trasversale delle nostre linee di trasmissione? In
direzione assiale, lo sappiamo già, non possiamo farlo, perché abbiamo propagazione.
propagazion E poi: si
possono delineare le proprietà della sezione trasversale in termini di tensioni e di correnti?
e ?? I ( z )

h V (z )
Scopriremo che ciò è possibile solo se:
diametro della sezione trasversale  σ
≪ λ  lunghezza d’onda
d’on
Inoltre, i modi oltre quello TEM devono necessariamente essere sottotaglio.

5.2 – Descrizione circuitale della propagazione TEM

Nel caso delle linee di trasmissione ci troviamo in uno scenario più


generale rispetto a quello studiato nei capitoli 1 e 2: quando parliamo di
modo TEM, non possiamo semplicemente dire che si ha
γ = ±σ
perché non abbiamo soltanto l’onda progressiva, bensì anche quella
regressiva (v. figura).

Siano ora A− e A+ le costanti complesse che dipendono dal carico ( A− ) e


trova e conoscendo il potenziale scalare Φ e tirando in
dal generatore ( A+ ); esse possono essere trovate
causa le condizioni al contorno
Φ = cost sui c. e. p.
∂Φ
=0 sui c. m. p.
∂n
Si ha infatti, ricordando le equazioni di Maxwell:
(
et = − A+ e −σ z + A− e +σ z ∇t Φ)
ht = −
1
η
(A e+
−σ z
)
− A− e +σ z k × ∇t Φ

Osserviamo ora la figura a sinistra: il conduttore


di pedice 0, che ha tutti i suoi punti a potenziale
nullo, si dice conduttore di riferimento (o di terra)3.
Il sistema di m+11 conduttori (dei quali soltanto
due sono raffigurati) in esame, una volta fissato
il conduttore di riferimento, si dice linea di
trasmissione a m fili4.
Poiché il campo elettromagnetico è nullo
all’interno dei conduttori
conduttor e la componente
assiale del campo magnetico è nulla ovunque
(cosicché ∇t × Et = 0 e Et = −∇t Φ ) possiamo affermare che l’integrale

3 In molti casi pratici è costituito


to da uno schermo che circonda tutti gli altri conduttori o da un piano metallico molto esteso posto a
massa.
4 Nel caso m = 1 (linea di trasmissione ordinaria)
ordinaria) il potenziale risulta indipendente dal regime elettrico della linea ed è funzione
soltanto della sua geometria.
P0

∫e t ⋅ τ dℓ
Li Pi

( τ è il versore tangente alla linea Li )


è indipendente dalla scelta di Pi e P0 (la cui posizione poteva essere scelta a piacere all’interno dei
rispettivi conduttori, dato che la parte di integrale associata alla porzione di Li all’interno dei
conduttori non dà contributo) e della linea Li ( ∇t × Et = 0 ci suggerisce che il campo è
conservativo, cioè irrotazionale). Di conseguenza tale integrale dipende unicamente dall’ascissa z
nonché dal pedice i. Infatti, considerate le due diverse linee, Li e Li′ , che congiungono i due
conduttori in figura, si può scrivere:
P0 P0′
Stokes

∫ et ⋅ τ dℓ − ∫ et ⋅ τ dℓ = 
f (z) ∫ ∇t Φ ⋅ τ dℓ = f ( z ) ∫∫ ∇t × ∇t Φ ⋅ n dS = 0
Li Pi Li′ Pi′ funzione Λ S
della sola z

( Λ è la linea chiusa che unisce tutti i percorsi disegnati in figura; S è la superficie chiusa
individuata da tale linea chiusa)
Il che vuol dire, in pratica:
P0 P0′

∫e t ⋅ τ dℓ ≡ ∫e t ⋅ τ dℓ
Li Pi Li′ Pi′

(non dipendenza da Pi e P0 e dal percorso)


L’integrale
P0

Vi ( z ) = ∫e t ⋅ τ dℓ
Li Pi

rappresenta dunque la tensione sul conduttore i-esimo rispetto al conduttore di riferimento (pedice
0) sul piano trasversale considerato (e raffigurato nella pagina scorsa). Sostituendo:
(
et = − A+ e −σ z + A− e +σ z ∇t Φ )
Si ha:
P0

Vi ( z ) = − A+ e ( −σ z
+ A− e +σ z
) ∫ ∇ Φ ⋅ τ dℓ = − ( A e
t +
−σ z
+ A− e + σ z ) ( −Φ ) = ( A e
i +
−σ z
)
+ A− e + σ z Φ i
Li Pi

Ponendo allora:
Vi + = A+ Φi
Vi − = A− Φi
(compare il pedice i perché chiaramente ogni conduttore ha un suo potenziale rispetto al
conduttore 0 di riferimento)
Si ha
Vi ( z ) = Vi + e −σ z + Vi − e +σ z
dove Vi + e Vi − hanno il significato di fasore rispettivamente della componente progressiva e
regressiva della tensione del conduttore i-esimo rispetto a massa.
Per ogni ascissa z posso quindi definire un vettore delle tensioni:
 V1 ( z )  ← tensione tra conduttore 1 e conduttore di riferimento ( 0 )
 
 V2 ( z )  ← tensione tra conduttore 2 e conduttore di riferimento ( 0 )
V= 
 ⋮  ⋮
Vm ( z )  ← tensione tra conduttore m e conduttore di riferimento ( 0 )
Facciamo ora un ragionamento analogo, ma per le correnti.
Sulle superfici dei conduttori scorrono correnti assiali le cui densità lineari possono calcolarsi
tramite le ben
en note condizioni al contorno relative ai conduttori elettrici perfetti. Si noti che queste
sono le uniche correnti assiali, dal momento che al’interno dei
conduttori non c’è campo e quindi neanche corrente, e
all’esterno è nulla la componente assiale del campo elettrico.
La corrente totale trasportata dal conduttore generico può
ottenersi dalla legge di circuitazione:
I i ( z ) = ∫ ht ⋅ τ dl
li

Come abbiamo già fatto per le tensioni, mostriamo che questo


integrale non dipende dalla scelta del percorso chiuso
chi li (v.
figura),, bensì dipende dall’ascissa z.
Si ha infatti: salta fuori dal prodotto vettoriale k × τ
  Stokes
∫ h ⋅ τ dl − ∫ ht ⋅ τ dl = g ( z )  ∫ ∇t Φ ⋅ n dl + ∫ ∇t Φ ⋅ n e dl  = g ( z ) ∫∫ ∇t2Φ dS = 0
t 
li li′ funzione   li li′  S = 0 !!
della sola z

deriva dal segno meno (che ora è diventato +):


+) è pari a ‒n
(S è la superficie
ficie chiusa racchiusa dalla linea chiusa5 scelta)
Dunque abbiamo appena dimostrato
I i ( z ) = ∫ ht ⋅ τ dl
li

rappresenta davvero una corrente. Ricordando ora che


1
ht = − A+ e −σ z − A− e +σ z k × ∇t Φ
η
( )
sostituiamo e otteniamo:
1 1
I i ( z ) = − ( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∫ −∇t Φ ⋅ ( k × τ ) dl = ( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∫ ∇t Φ ⋅ n dl
η li

  η li
il segno − scappa fuori per
la proprietà anticommutativa
del prodotto vettoriale

iamo l’espressione del potenziale Φ in un generico punto avente coordinate ( x1 , x2 ) e


Se ora prendiamo
mettiamo in evidenza la dipendenza dalle da caratteristiche geometriche ed elettriche
e e
dall’alimentazione, possiamo formulare questa espressione:
numero di parte riguardante
potenziale in direzione conduttori la gometria e le caratteristiche parte dipendente
caldi


trasversale
m 
della sezione trasversale

dall'alimentazione

Φ ( x1 , x 2 ) = ∑ F j ( x1 , x 2 ) Φj
j =1

Facciamo ora in modo che le funzioni Fj ( x1 , x2 ) , che devono soddisfare l’equazione di Laplace e
essere definite sul piano trasversale, soddisfino le seguenti condizioni al contorno per ogni
generico conduttore:
∇t2 Fj = 0 (Laplace)

 F j = 1 sul contorno del conduttore j j = 1, 2, ..., m

 F j = 0 sul contorno degli altri conduttori
conduttor i ≠ j
Assegnando questi valori6, abbiamo introdotto una normalizzazione. Ora possiamo conoscere
l’espressione del potenziale Φ ( x1 , x 2 ) per ogni conduttore:

5 Volevo fare un gioco di parole, chiedo perdono.


∇t2Φ ( x1 , x2 ) = 0 (Laplace)

Φ ( x1 , x 2 ) = Φ1 per le x1 , x2 ∈ conduttore 1

Φ ( x1 , x 2 ) = Φ 2 per le x1 , x 2 ∈ conduttore 2 (7)


⋮
Φ ( x1 , x 2 ) = Φm per le x1 , x 2 ∈ conduttore m

Fatte queste precisazioni sul potenziale, la nostra
1
I i ( z ) = ( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∫ ∇t Φ ⋅ n dl
η li

diventa
1 m 
Ii (z ) = ( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∫ ∇ t  ∑ F j Φ j  ⋅ n dl
η li  j =1 
Ricombinando i termini:
m  
1 
( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∑  ∫ ∇t F j ⋅ n dl  Φ j
Ii (z ) =
η j =1  l
i 
Moltiplicando e dividendo per ε (8):
1 m  
Ii (z ) = ( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∑ Φ j ε ∫ ∇t F j ⋅ n dl 
εη j =1
 li 
Se per definizione poniamo:
ε ∫ ∇t Fj ⋅ n dl ≜ Cij
li

Si ha:
m
1
Ii (z ) = ( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∑ Φ jCij
εη j =1

5.3 – La matrice capacità

Per comprendere il significato dei parametri Cij si consideri una


situazione statica in cui il conduttore j-esimo sia mantenuto al
potenziale costante di 1 V, mentre i rimanenti siano a potenziale zero
(v. figura). In queste condizioni non si hanno componenti assiali del campo elettrostatico, mentre
la distribuzione del campo trasversale, identica su ogni piano perpendicolare all’asse, è descritta
dal potenziale adimensionale Fj definito, come abbiamo visto, da
∇t2 Fj = 0 (Laplace)

 F j = 1 per il conduttore j j = 1, 2, ..., m

 F j = 0 per gli altri conduttori i ≠ j

6 In pratica, trovandoci sul conduttore j, abbiamo azzerato tutti i potenziali tranne quelli di tale conduttore j. Se siamo sul
conduttore 1, quindi, avremo semplicemente Φ1 , e tutti gli altri termini F Φ 2 , F Φ 3 , etc…. sono tutti azzerati.
2 3
7 Da qui pare ancora più evidente che le funzioni F dipendono soltanto dalla geometria della struttura: bisogna infatti vedere dove
si estendono i conduttori, che forma hanno e che spazio occupano nella sezione trasversale per poter avere l’espressione completa
di Φ ( x1 ,x2 ) . Nel sistema appena mostrato, il potenziale ha un diverso valore, dipendente dall’alimentazione, in base a in quale
conduttore ci troviamo (ovvero dove ci troviamo - e il dove dipende chiaramente dalla forma).
8 Questa costante ci permetterà di distinguere fra casi TEM e casi non-TEM: nel caso TEM, infatti, è costante e possiamo portarla
fuori dall’integrale.
Il campo elettrostatico trasversale è cioè
et = −∇t Fj ⋅ 1V (9)

È allora evidente per il teorema di Gauss


−∇t Fj ⋅1V
Cij C ⋅ 1V q
∫ ∇t Fj ⋅ n dl ≜
li
ε
⇒ −et ≜ ij

  ε

ε
Teorema di Gauss

che Cij ⋅1V rappresenta la carica per unità di lunghezza posseduta dal conduttore i-esimo nella
situazione considerata (cioè quando tutti i conduttori sono azzerati tranne il conduttore j-esimo,
che sta a 1 V).
Poiché poi il solo conduttore j-esimo è a potenziale positivo, e gli altri a potenziale nullo, si avrà:
C jj > 0
(cioè il conduttore j-esimo ha carica positiva
quando è l’unico ad essere messo a 1 V)
Cij ≤ 0 (i ≠ j )
(cioè i conduttori diversi da j hanno carica negativa
quando il conduttore j è l’unico ad essere messo ad 1 V)
Inoltre, per il teorema di reciprocità10 (essendo il mezzo lineare e isotropo, e quindi reciproco),
dev’essere:
Cij = C ji
Infine, si osservi che, poiché il sistema di conduttori in esame si suppone isolato (cioè nient’altro si
suppone esistere nello spazio se non i conduttori stessi), la sua carica totale dev’essere nulla, cioè:
m

∑C
i =0
ij =0

Ne deduciamo che, nella matrice C0 (simmetrica, perché abbiamo detto che Cij = C ji ) formata da
tutti i coefficienti C
 C11 C12 ⋯ C1m 
 
 C21 C22 ⋯ C2m 
C0 =
 ⋮ ⋮ ⋱ ⋮ 
 
Cm1 ⋯ ⋯ Cmm 
i termini positivi C jj > 0 stanno tutti sulla diagonale, mentre tutti gli altri (i Cij ≤ 0 ) sono negativi.
Inoltre, si ha che:
m
C jj ≥ ∑ Cij
i =1
i≠ j

Quest’ultima proprietà e le caratteristiche già illustrate della matrice capacità (grazie ad esse la
matrice è iperdominante), costituiscono la condizione necessaria e sufficiente affinché una data
matrice m x m di numeri reali possa interpretarsi come matrice capacità di una linea a m fili11.
Torniamo ora alla nostra relazione:
m
1
Ii (z ) = ( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∑ Φ jCij (12)
εη j =1

9 Fj è adimensionale; il suo corrispondente potenziale fisico è Fj ⋅ 1V .


10 In soldoni: se il mezzo a è reciproco rispetto al mezzo b, l’effetto che le sorgenti di a hanno sul campo provocato da b è uguale a
quello che le sorgenti di b hanno sul campo provocato da a.
11 Questo fatto ha grande importanza in sede di progetto perché consente di giudicare se una matrice capacità ottenuta come

risultato di un procedimento di sintesi corrisponde o meno a una linea a più fili fisicamente realizzabile.
Siccome ci ricordiamo che
Vi + = A+ Φi
Vi − = A− Φi
Allora si ha:
1 m
e −σ z m
eσ z m
Ii (z ) = ( A+ e −σ z − A− e +σ z ) ∑ Φ jCij = ∑ CijV j + − ∑C V j−
εη j =1 ηε j =1 ηε j =1
ij

5.4 – Equazioni dei telegrafisti

Se ora ricordiamo il risultato al quale siamo giunti nel paragrafo scorso


Vi ( z ) = Vi + e −σ z + Vi − e +σ z
unitamente a ciò che siamo, dopo tanta fatica, riusciti a dire sulle correnti
e −σ z m eσ z m
Ii (z ) = ∑ ij j+
C V − ∑ CijV j −
ηε j =1 ηε j =1

e definiamo i seguenti due vettori


 V1 +   V1 − 
   
V V
V+ =  2 +  V− =  2 − 
 ⋮   ⋮ 
   
V m +  V m − 
allora possiamo scrivere, compattamente:
 V ( z ) = V+ e −σ z + V− eσ z

 1 1
I ( z ) = C0 V+ e −σ z − C0 V− eσ z
 ηε ηε
Quindi si può costruire anche un vettore di correnti I, contenente tanti elementi quanti sono i
conduttori (meno quello di riferimento). Siccome abbiamo calcolato le tensioni e le correnti grazie
alla conoscenza di Et e Ht , risulta dunque possibile, per un modo TEM, calcolare i vettori I e V se
si è a conoscenza dei modi della struttura. Se ora deriviamo rispetto a z:
 dV ( z )
 d z = −σηε C 0 I( z )
−1

 (13)

 d I( z ) = σ C 0 V ( z )
 d z ηε
Essendo:
σ c
σηε = jωµε = jω +
ηε ε

12 Mettiamo una sommatoria in i ambo i lati:


m m m m m
1 1
∑ Ii ( z ) =
εη
( A+ e −σ z − A− e +σ z )∑∑ Φ jCij =
εη
( A+ e −σ z − A− e +σ z )∑ Φ j ∑ Cij = 0
i =0 i = 0 j =1 j =1 
i =0
=0

Se
m m

∑ I (z) = I
i =0
i 0 (z ) + ∑ Ii ( z ) = 0
i =1

Allora, portando di là dall’uguale, scopriamo che sul conduttore freddo circola la corrente:
m
I 0 ( z ) = −∑ I i ( z )
i =1

13 L’invertibilità di C0 è garantita dalla sua iperdominanza.


Possiamo scrivere:
 dV ( z )
 d z = − jω µε


C 0−1 I( z )
 dV ( z ) 
 d z = −σηε C 0 I( z )
−1
L0

 ⇒   
 d I( z ) = −σ C 0 V ( z )  d I( z )  c 
 d z ηε  d z = −  jω C 0 + ε C 0  V ( z )
  
  G0 

 dV ( z )
 d z = − jω L 0 I( z )  L 0 = µε C 0−1

 con  c
 d I( z ) = − ( G + jωC ) V ( z ) G 0 = C 0
 d z 0 0  ε
(equazioni dei telegrafisti)
Come si vede, in tali equazioni sono spuntate fuori delle nuove quantità:
• la matrice induttanza caratteristica: L 0 = µε C 0−1
c
• la matrice conduttanza caratteristica: G0 = C
ε 0
Le equazioni dei telegrafisti costituiscono una particolare formulazione che si può dare alle
equazioni di Maxwell quando si considerano i soli modi TEM. Di fatto le equazioni dei telegrafisti
sono equivalenti alle equazioni di Maxwell in quanto forniscono le stesse informazioni, poiché
dalla descrizione del comportamento elettromagnetico della struttura in termini di tensioni e di
correnti si può risalire a quella in termini di campo elettromagnetico e viceversa.

Osservando i vettori di tensione e di corrente


 V ( z ) = V+ e −σ z + V− eσ z

 1 1
I ( z ) = C0 V+ e −σ z − C0 V− eσ z
 ηε ηε
possiamo inoltre definire:
• la matrice impedenza caratteristica: Zc = ηε C0−1
1
• la matrice ammettenza caratteristica: Yc = C0 = Zc−1
ηε
Dunque si ha, in un regime qualsiasi:
 V ( z ) = V+ e −σ z + V− e +σ z

(
I ( z ) = Yc V+ e − V− e
−σ z +σ z
)
Insomma, stanno rispuntando fuori tutte le quantità che già conoscevamo per lo studio dei circuiti
“classici”. D’altronde, giunti a questo punto, è facile notare che il parallelismo con le equazioni di
Maxwell è fortissimo: effettuando infatti le seguenti sostituzioni
d
→ ∇×
dz
I(z ) → h
“Nuove” quantità V (z) → e “Vecchie” quantità
C0 → ε
G0 → c
L0 → µ
rispuntano tali e quali le equazioni già viste nei corsi di Fisica.

5.5 – I modi TEM in una linea a m conduttori

Mettiamo ora insieme le relazioni:


1) per le componenti trasversali del campo elettrico e magnetico:
(
et = − A+ e −σ z + A− e +σ z ∇t Φ

)
 1 −σ z
ht = − A+ e − A− e
η
( +σ z
k × ∇t Φ )

2) che legano la tensione con le costanti complesse che dipendono dal carico e dal
generatore:
Vi + = A+ Φi
Vi − = A− Φi
3) che esprimono il potenziale in base all’alimentazione e alle caratteristiche geometriche
della rete:
m
Φ ( x1 , x 2 ) = ∑ F (x ,x ) Φ
j 1 2 j
j =1

Otteniamo:

( )
m

t ∑ F j ( x1 , x 2 ) Φ j
−σ z +σ z
e
 t = − A + e + A − e ∇
 j =1

( )
m
h = − 1 A e −σ z − A e +σ z k × ∇
t ∑ F j ( x1 , x 2 ) Φ j
 t η + −
j =1

 m 
Vj+
Vj−

e = −  A Φ e −σ z + A Φ e +σ z  ∇ F
 t ∑  + j
j =1 
− j
 t j
  

  j+V
V −

1 m  −σ z
j

+σ z 
ht = − ∑ A+ Φ j e − A− Φ j e k × ∇t F j
 η j =1  
  
Siamo quindi giunti all’espressione del campo elettrico e magnetico per i modi TEM in una linea a
m conduttori

( )
m
et = −∑ V j + e −σ z + V j − eσ z ∇t Fj
j =1

∑ (V )
m
1
ht = − j+ e − σ z − V j − eσ z k × ∇t F j
η j =1

Si noti che, come conseguenza di queste ultime equazioni, il campo elettromagnetico risulta
espresso come sovrapposizione di onde TEM del tipo:
(
etj = − V j + e −σ z + V j − e +σ z ∇t Fj )
= − (V )k × ∇ F
1
htj j+ e −σ z − V j − e +σ z
η t j

Una qualunque di queste onde non è esprimibile come combinazione lineare delle rimanenti. Si
può quindi affermare che una linea a m fili è capace di sostenere m modi trasversali tra loro
linearmente indipendenti.
5.6 – Potenza trasportata dal campo

Dal momento che gli unici componenti


componenti non nulli del campo elettromagnetico sono trasversali, il
vettore di Poynting (che è perpendicolare a questi) ha la sola componente assiale, cioè la potenza
fluisce solo in quella direzione.
Laa potenza complessa che attraversa un piano trasversale all’asse all’asse può esprimersi nella forma:
m m
1 1
Pc ( z ) = ∫∫ et × ht* ⋅ k dS = ∑ V j ( z )I j* ( z ) = ∑ Pcj ( z ) (14)
2S j =1 2 j =1

5.7 – Linee a più fili con conduttori imperfetti:


imperfetti circuito equivalente

Per rappresentare accuratamente il comportamento reale delle strutture, l’analisi precedente va


naturalmente raffinata. Una prima ovvia misura consiste nel tener conto del comportamento
imperfetto dei conduttori. Si noti che in tal caso i risultati ottenuti sono solo approssimati perché,
in presenza di perdite nei conduttori, i modi non sono più rigorosamente TEM. TEM Limitatamente al
caso di linee di trasmissione ordinarie m = 1, gli effetti del
comportamento non ideale dei conduttori sono suscettibili
di una semplice interpretazione circuitale.
A fianco vediamo il circuito equivalente per il caso di
conduttori perfetti:

14 È comunque intuitivo il fatto che, se permane il parallelismo con le equazioni di Maxwell e le relazioni fondamentali che
regolano il funzionamento dei circuiti a costanti
costan concentrate e se – come abbiamo detto – i modi TEM sorretti dalla struttura sono
tutti indipendenti, possiamo calcolare separatamente la potenza di ognuno di essi tramite le formule in cui compaiono i
componenti dei vettori delle tensioni e delle correnti.
correnti. Alla fine, sommando tutto, si trova la potenza complessiva.
Comunque sia, sostituendo le seguenti equazioni nell’espressione del vettore di Poynting
(
et = − A+ e −σ z + A− e +σ z ∇t Φ

)

h t = −
1
η
( )
A+ e − σ z − A− e + σ z k × ∇ t Φ

la dimostrazione rigorosa è la seguente (S la sezione trasversale del mezzo interposto fra i conduttori):
1 1 1
Pc ( z ) = ∫∫ e t × h t* ⋅ k d S = f ( z ) g * ( z ) ∫∫ ( ∇ t Φ ) × ( k × ∇ t Φ ) ⋅ k d S = f ( z ) g * ( z ) ∫∫ ∇ t Φ ⋅ ∇ t Φ * d S
*

2 S 2 S
2 S

Abbiamo raccolto nelle funzioni f(z) e g(z),, per comodità:


 f ( z ) = A+ e − σ z + A− e + σ z

 1
 g ( z ) = − A+ e − A− e
η
−σ z
( +σ z
)

Siccome Φ e Φ * sono funzioni armoniche (= Laplaciano nullo), si ha:

( ) dS
Stokes m

∫∫ ∇ t Φ ⋅∇ t Φ d S =
*
∫∫ ∇ t ⋅ Φ∇ t Φ
*
= ∑ ∫ Φ∇ Φ n d l
j=0 l
t
*

S S j

( l j è il contorno del conduttore j-esimo)


Se ora teniamo conto del fatto che, all’interno dei conduttori, il potenziale è costante (lo portiamo fuori dall’integrale) e quindi
sostituiamo nella relazione della potenza:
m
1
Pc ( z ) = f ( z ) g * ( z ) ∑ Φ j ∫ ∇ t Φ * n d l
2 j=0 lj

Siccome poi
* *
 
f ( z ) Φ j = Vj ( z ) e I j ( z ) = g ( z ) ∫ ∇ t Φ ⋅ n dl ⇒
 I j (z) 
  =  ∫ ∇t Φ ⋅ n dl 
lj  g ( z )   l j 

Arriviamo finalmente a dire che:


1 m
Pc ( z ) = ∑ f( z 
2 j =0

) Φ j g * ( z ) ∫ ∇t Φ *n dl
lj
Vj
  
I * (z)
• i parametri C0 , che inglobano nella loro formulazione gli indesiderati accoppiamenti
capacitivi fra i conduttori del circuito, vengono calcolati utilizzando la relazione
Cij ≜ ∫ ε∇t Fj ⋅ n dl
li

• trovati i C0 possiamo
siamo calcolare la conduttanza G0 (che incarna il trascurabile passaggio di
corrente attraverso il dielettrico che avvolge i conduttori)…
conduttori)
c
G0 = C0
ε
• … e l’induttanza L0 (che si riferisce alle proprietà auto-induttive
induttive del circuito),
circuito) sempre
calcolando le definizioni che abbiamo già visto:
µε
L0 =
C0

In regime puramente progressivo si ha poi:


1 ηε
V ( z ) = I ( z ) = Zc I ( z ) = I (z )
Yc C0
Come sappiamo, una volta che abbiamo in mano V e Z, è facile calcolare
alcolare la potenza attiva. Dunque
facciamolo:
1
 { 1
}
Re Zc II * = Re {Z c } I
2

1
{ } 
P = Re VI * =  2 2
2
 2
{c }
2
c
2
{ }
 1 Re VY *V = 1 Re Y * V 2 = 1 Re {Y } V 2
c

In presenza di piccole perdite nei conduttori, si può ritenere che gli elementi G0 , C0 , L0 del
circuito equivalente, i quali sono legati alla distribuzione di campo relativa
r al caso ideale,
rimangano praticamente immutati.

Come sappiamo, la presenza di campo all’interno dei conduttori dà luogo a una dissipazione di
potenza attiva e a un accumulo di energia magnetica. Questi effetti si possono interpretare
nte attribuendo ai conduttori una resistenza per unità di lunghezza R e un’induttanza
circuitalmente
interna per unità di lunghezza Li definite dalle relazioni
1 2
R I = PL (potenza attiva dissipata)
2
1 2
Li I = Um (energia magnetica accumulata)
4
Questo, quindi, è il nuovo circuito equivalente:

Ricordiamoci poi le espressioni della costante di fase e di attenuazione che abbiamo calcolato
quando abbiamo studiato il metodo perturbativo:
2
P 1 RI 1 R
• costante di attenuazione α m = L = =
2P 2 Re {Zc } I 2
2 Re {Z c }
1 2
Li I
Um 4 1 ω Li
• costante di fase ∆β = ω =ω =
1 2 Re {Zc }
Re {Z c } I
P 2

2
Ora abbiamo tutti gli elementi per esprimere sia R che Li :
1 R
αm = ⇒ R = 2α m Re {Zc }
2 Re {Z c }
1 ω Li 2
∆β = ⇒ Li = Re {Zc } ∆β
2 Re {Zc } ω
Inoltre, abbiamo tutti gli elementi per modificare la costante di propagazione:
senza perdite γ = ±σ  con perdite γ = σ + α m + j∆β

5.8 – Linee a più fili con conduttori imperfetti: analisi dei modi

I modi di una linea a più fili con conduttori reali (a basse perdite) possono essere determinati con
il seguente procedimento. Le funzioni di modo di m onde TEM linearmente indipendenti sono:
Etj = −∇t Fj
1 ∀j = 1, ..., m
Htj = − k × ∇t Fj
η
dove
∇t2 Fi = 0 (Laplace)

 Fi = 1 per il conduttore i
 F = 0 per gli altri conduttori l ≠ i
 i
Il problema è che i modi così ricavati sono tutti degeneri e quindi non ortogonali. Dobbiamo quindi
impegnarci per trovare una m-upla di modi TEM della linea che siano due a due mutuamente
ortogonali anche in presenza di conduttori imperfetti.
Dato che le espressioni dei campi elettrico e magnetico (trasversali) poco fa espresse costituiscono
un insieme completo, facciamo la scelta di riesprimere le stesse quantità, ma con dei coefficienti
diversi xqi :
m
Etq = ∑ x qi Eti
i =1
m
Htq = ∑ xqiHti
i =1

Se ipotizziamo il fatto che il campo abbia una legge di dipendenza dalla coordinata assiale del tipo
e −γ z
si ha la seguente espressione per i campi associati:
m
−γ q z
etq = e ∑x
i =1
qi Eti
m
−γ q z
h =e
q
t ∑x
i =1
qi Hti

In queste espressioni il termine


γ q = σ + α mq + jα mq
è la costante di propagazione incognita da determinarsi per realizzare la situazione auspicata in
cui i modi non siano degeneri.
Il vettore xq dei coefficienti xqi ha un significato fisico ben preciso: esso rappresenta il vettore
delle tensioni associate alle Etq , Htq sul piano z = 0 . Tali coefficienti vanno determinati in
(15)

maniera tale che:


• in presenza dei modi p, q (con p diverso da q) la potenza attiva dissipata sia nel dielettrico
sia nei conduttori uguagli la somma di quelle che competono ai due modi singolarmente
considerati e che un’analoga condizione valga per la potenza complessa trasportata lunga
l’asse della linea: in pratica, ciò significa che la presenza di un modo non deve interferire
con un altro modo in termini di potenza. Traducendo queste poche righe in matematica si
ha:
1
( )
*
termine incrociato per la potenza complessa  Pcqp = ∫∫ etp × htq ⋅ n dS = 0
2 S
1
( )
*
termine incrociato per la potenza dissipata nei conduttori  PLqp = Rs ∫ J sp ⋅ Jqs dl = 0
2 l
c
( )
*
termine incrociato per la potenza dissipata nel dielettrico  Pdqp = ∫∫
2 S
etp ⋅ etq dl = 0

• in presenza del solo modo q (potenza Pq ) tra le potenze attive dissipate nel dielettrico e nei
conduttori e la potenza attiva trasportata valga una condizione del tipo
Pdq PLq
αq = +
2P q 2P q
Pdq + PLq − 2α q P q = 0
 
perdite nel perdite nei
dielettrico conduttori

Senza scendere nei dettagli (la dimostrazione è infinita), combinando le condizioni di


annullamento dei termini incrociati, si ottiene il seguente sistema:
 T 1 1  1 
xq  G 0 + PL − α q Re   C0  xq = 0
 2 η  ε 
 
 T 1 1  1 
x p  G 0 + PL − α q Re   C0  xq = 0
 2 η  ε 

MT  1 G + P − α Re  1  1 C  x = 0
 η  ε
0 L q 0 q
2 
(M è la matrice contenente, per colonne, i vettori x p )
Ne deduciamo che il generico vettore xq deve essere la soluzione del problema agli autovalori
1 1  1 
 G 0 + PL − α q Re   C0  xq = 0
2 η  ε 

15 Infatti se prendiamo le
m
−γ q z
etq = e ∑x
i =1
qi Eti
m
−γ q z
htq = e ∑x
i =1
qi Hti

e poniamo z = 0 l’esponenziale diventa pari ad 1 e si ha


m
etq = ∑ xqi Eti
i =1
m
htq = ∑ xqi Hti
i =1
A questo punto passiamo alla rappresentazione matriciale dei modi TEM “modificati”: in
presenza del modo p e indicando con V p+ e V p− le ampiezze complesse della componente
progressiva e regressiva del modo p-esimo, le distribuzioni di tensioni e correnti sui conduttori in
presenza di questo modo si scrivono:
(
Vp ( z ) = V p + e
−γ p z
+ Vp− e
+γ pz
)x p

Ip (z ) = ( V p+ e
−γ pz
− Vp − e
+γ pz
)Yx c p

Il regime elettrico più generale sarà allora:


n
V ( z ) = ∑ Vp ( z )
p =1
n
I ( z ) = ∑ Ip ( z )
p =1

In forma matriciale si ha:


 e − γ 1z 0 
(
V (z ) = M e − Γz
V+ + e V−
Γz
)  −γ p z

con e − Γz = e 
I ( z ) = Yc M e( − Γz
V+ − e V−
Γz
)  0 e −γ m z 
 
CAPITOLO 6
Linee di trasmissione, parte seconda

6.1 – Dalla propagazione TEM alla propagazione quasi-TEM

Nel capitolo precedente si sono studiate le linee di trasmissione a più fili come strutture capaci di
sostenere onde trasversali elettromagnetiche e si è visto che del loro comportamento si può dare
una descrizione circuitale rigorosa. In particolare si è messo in evidenza che soluzioni TEM delle
equazioni di Maxwell possono esistere solo se il dielettrico interposto tra i conduttori perfetti è
omogeneo. Questa condizione è dunque necessaria anche per la validità del circuito equivalente
della linea.

Ahimè, in molti casi di interesse tecnico si è condotti a considerare strutture cilindriche la cui
configurazione è simile a quella delle linee di trasmissione propriamente dette, ma che non
possono sostenere modi TEM poiché per esse la condizione di omogeneità del dielettrico risulta
violata. Queste guide si diranno d’ora in avanti strutture quasi-TEM.

L’affinità strutturale tra le due classi di mezzi trasmissivi, TEM e quasi-TEM, fa intuire una
fondamentale somiglianza del comportamento, almeno sotto certe ipotesi limitative, e in
particolare suggerisce la possibilità di applicare anche alle strutture quasi-TEM i concetti circuitali
propri delle linee di trasmissione. In generale ciò risulta possibile grazie alla capacità delle
suddette strutture di sostenere modi quasi-TEM, i quali a frequenze sufficientemente basse
godono di proprietà analoghe a quelle dei modi TEM propriamente detti, ovvero:
• frequenza di taglio pari a zero;
• distribuzione trasversale di campo che approssima una distribuzione statica;
• componenti assiali delle intensità di campo piccole rispetto a quelle trasversali.
In queste condizioni è possibile definire tensioni e correnti su ogni sezione trasversale con
incertezza trascurabile e quindi estendere alle strutture quasi-TEM il concetto di descrizione
circuitale.

6.2 – Linee di trasmissione non omogenee

Consideriamo una linea di trasmissione a m fili più massa,


costituita da m + 1 conduttori elettrici1 perfetti in un mezzo
non omogeneo; in figura, infatti, si vede la presenza di due
dielettrici: uno di colore bianco (costante ε 0 ) e l’altro di
colore rosa (costante ε 0ε1 ). La linea tratteggiata è quella
delle linee di forza del campo magnetico2, le frecce
raffigurano invece il campo elettrico. Si nota che soltanto queste ultime passano attraverso il
mezzo rosa: ci aspettiamo dunque, rispetto al caso semplicemente TEM, una uguale relazione per
il campo magnetico (il mezzo è omogeneo rispetto ad H) e un differente problema per il campo
elettrico (il mezzo non è omogeneo rispetto ad E).
Per semplificare la trattazione si supporrà di avere un mezzo privo di perdite (c = 0) e di lavorare
ad una pulsazione relativamente bassa. Prendiamo le stesse relazioni già viste nel capitolo 1:

1 m dev’essere almeno pari ad 1.


2 Che è evidentemente solenoidale.
∇t × Ht = jωε c Ez k → assiale (campo elettrico)

∇t × Et = − jωµ H z k → assiale (campo magnetico)

γ k × Et + k × ∇t Ez = jωµ Ht → trasversale (campo magnetico)
γ k × H + k × ∇ H = − jωε E → trasversale (campo elettrico)
 t t z c t

In queste condizioni (siamo sempre nella banda di frequenze relativamente verso i valori bassi) si
dimostra che esistono soluzioni tali per cui si ha:
 Et ≫ Ez ∼ 0 Et ≃ Et 0
  (appr. al second’ordine)
 Ht ≫ H z ∼ 0 H
 t ≃ H t0

(dove Et 0 e Ht 0 sono i termini noti dello sviluppo di Mac Laurin)

Sostituendo nelle prime due equazioni del sistema soprastante, e ipotizzando di trovarci presso la
continua ( ω = 0), si ha:
∇t × Ht 0 = jωε c Ez k
∇t × Et 0 = − jωµ H z k
∇t × Ht 0 = 0
∇t × Et 0 = 0
Questo sistema di equazioni è analogo a quello valido per un modo TEM a frequenza qualsiasi.
D’altra parte, questa condizione è fra quelle richieste per poter parlare di conservatività e
introdurre i potenziali:
Et 0 = −∇tφ ( φ potenziale scalare elettrico)
Ht 0 = ∇tψ (ψ potenziale scalare magnetico)
Essendo il mezzo privo di sorgenti, si ha (dalle equazioni di Maxwell):
∇ ⋅ (ε e) = 0
∇⋅h = 0
Siccome in un regime quasi-TEM si ha : 3

e ≃ Et 0 e − jβ z
h ≃ Ht 0 e − jβ z
Sostituiamo e otteniamo:
(
∇ ⋅ ε Et 0 e − jβ z = 0 )  ( ∇t + ∇ z ) ⋅ (ε Et 0e − jβ z ) = 0  ∇t ⋅ ε Et 0 = 0
∇ ⋅ (H t0 e − jβ z )=0  ( ∇t + ∇ z ) ⋅ ( Ht 0e − jβ z ) = 0  ∇t ⋅ Ht 0 = 0
Se ora ci ricordiamo delle espressioni dei potenziali
Et 0 = −∇tφ
Ht 0 = ∇tψ
si ha immediatamente:
∇t ⋅ ε Et 0 = 0 ∇t ⋅ Ht 0 = 0
−∇t ⋅ ∇tεφ = 0 ∇t ⋅ ∇tψ = 0
1
∇t2φ + ∇tε ⋅ ∇tφ = 0 ∇t2ψ = 0
ε
Ne consegue che ψ è soluzione dell’identico problema di valori al contorno che si avrebbe per il
potenziale scalare magnetico di un campo TEM (in senso rigoroso) in dielettrico omogeneo,

3 Ricordiamo che, se non ci sono perdite, si ha:


γ = jβ
mentre φ soddisfa un problema diverso. In altre parole, mentre Ht 0 coincide con la funzione di
modo magnetica di un’onda TEM che si potrebbe propagare lungo la struttura in esame se il
dielettrico fosse omogeneo, questo non è vero per Et 0 .

6.3 – Calcolo delle tensioni

A questo punto dobbiamo ripetere


etere il ragionamento già effettuato nel capitolo 5, trattandolo però
dal punto di vista dei modi quasi-TEM.
quasi

Consideriamo dunque un regime


elettrico associato ad un solo modo
quasi-TEM
TEM puramente progressivo che si
propaga lungo la linea.
Prendiamo la terza
terz equazione del nostro
famoso sistema
γ k × Et + k × ∇t Ez = jωµ0Ht
e moltiplichiamo vettorialmente ambo i
lati per e − jβ z k :
e − jβ z ( k × γ k × Et + k × k × ∇t Ez ) = e − jβ z k × jωµ0Ht
A questo punto ci ricordiamo dell’identità vettoriale
k × ( k × a t ) = −a t
e dell’assenza di perdite
γ = jβ
e scriviamo:
e − jβ z ( − j β Et − ∇t Ez ) = e − jβ z k × jωµ0Ht
Se ora integriamo entrambi i membri tra Pi e P0 lungo la linea Li , tenendo conto del fatto che
ch il
termine contenente Ez dà valore nullo in quanto abbiamo specificato
specificato che nel caso quasi-TEM
quasi si ha
 Et ≫ E z ∼ 0

 Ht ≫ H z ∼ 0
otteniamo:
Po Po

− ∫ j β e − jβ z Et ⋅ τ dl = ∫ jωµ e 0
− jβ z
k × Ht ⋅ τ dl
Li Pi Li Pi
Po Po

− jβ e − jβ z
∫E t ⋅ τ dl = jωµ0 ∫e
− jβ z
k × Ht ⋅ τ dl
Li Pi Li Pi

Se ora poniamo
Po

e − jβ z
∫E t ⋅ τ dl ≈ Vi ( z )
Li Pi

(per definizione e con l’aggiunta del termine esponenziale


per tenere conto della
della propagazione in direzione assiale)
possiamo scrivere:
Po

− jβ Vi ( z ) = jωµ0 ∫e
− jβ z
k × Ht ⋅ τ dl
Li Pi

Se ora deriviamo rispetto a z:


d  
Po
d
dz
( i ( ) ) dz  0
j β V −z = jωµ e − jβ z
∫ k × Ht ⋅ τ dl 

 P
Li i 
d  − jβ z o 
P

− jβ
d
dz
( i ( ))
V z = jωµ 0
dz 
e ∫ k × H t ⋅ τ d l 

 P
Li i 
Derivando l’esponenziale esce fuori un − jβ :
dVi ( z ) d  o
P 
jj β jj β ⋅ ωµ0 e − jβ z
k × Ht ⋅ τ dl 
dz  P∫i
− = −
dz 
−1 −1
 Li 
dVi ( z ) Po

= jωµ0e − jβ z
∫ τ×k ⋅H t dl
dz
Li Pi

applicata la permutazione ciclica
del prodotto misto

dVi ( z ) Po

= − jωµ0 e − jβ z
∫H t ⋅ n dl dato che τ × k = ‒ n
dz
Li Pi

Si consideri ora la struttura resa omogenea e siano4:


• C0 la sua matrice capacità (elementi Cik ) e
• L0 = µ0ε 0C0−1 (elementi Lik ) la sua matrice induttanza.
Poiché la Ht è la stessa che avremmo in un modo TEM (abbiamo detto che le cose non cambiano
per il campo magnetico), si ha (senza dimostrazione) che:
siccome
Ht ≅ Ht 0
Po m
µ0 ∫ Ht ⋅ n dl = ∑ ik ∫ t 0 τ dl
L
k =1
H
Li Pi lk

Quindi così diventa l’espressione della derivata:


dVi ( z ) m m
= − jω e − jβ z ∑ Lik ∫ Ht 0 τ dl = − jω ∑ Lik ∫ e − jβ z Ht 0 τ dl
dz k =1 lk k =1 lk

Ponendo ora:
I k ( z ) ≈ ∫ e − jβ z Ht ⋅ τ dl
lk

(teorema d’Ampére con l’aggiunta del termine esponenziale


per tenere conto della propagazione in direzione assiale)
otteniamo:
dVi ( z ) m m
≈ − jω ∑ Lik ∫ e − jβ z Ht 0 τ dl = − jω ∑ Lik I k ( z )
dz k =1 lk k =1


Ik ( z )

In forma vettoriale si ha:


dV ( z )
≈ − jω L0I ( z )
dz
Quindi, a partire da una linea quasi-TEM e per quanto riguarda le tensioni, ci siamo ricondotti ad
una linea TEM: fatte le dovute ipotesi (basse frequenze, etc…), insomma, le relazioni che
riguardano il caso TEM (dielettrico omogeneo) possono approssimare quelle che concernono il
caso quasi-TEM (dielettrico non omogeneo).

4 Le matrici di seguito elencate sono le stesse del capitolo 5!


6.4 – Calcolo delle correnti

Procediamo ora al calcolo delle correnti: prendiamo la quarta equazione del sistema
∇t × Ht = jωε c Ez k

∇t × Et = − jωµ H z k

γ k × Et + k × ∇t Ez = jωµ Ht
γ k × H + k × ∇ H = − jωε E
 t t z c t

e ripetiamo lo stesso identico ragionamento del paragrafo 6.3, moltiplicando vettorialmente ambo
i lati per e − jβ z k :
 
e − jβ z k ×  γ k × Ht + k × ∇t H z  = − jωε c e − jβ z k × Et
 
 = jβ 
Chiaramente vale ancora l’identità vettoriale
k × ( k × a t ) = −a t
e quindi:
e − jβ z ( j β k × k × Ht + k × k × ∇t H z ) = − jωε c e − jβ z k × Et
e − jβ z ( − j β Ht − ∇t H z ) = − jωε c e − jβ z k × Et
Se ora integriamo entrambi i membri tra Pi e P0 lungo la linea Li , tenendo conto del fatto che il
termine contenente Ez dà valore nullo in quanto abbiamo specificato che nel caso quasi-TEM si ha
 Et ≫ Ez ∼ 0

 Ht ≫ H z ∼ 0
e della relazione espressa nel paragrafo 6.3
I k ( z ) ≈ e − jβ z ∫ Ht ⋅ τ dl
lk

otteniamo:
Po Po
− jβ z − jβ z
−e ∫ jβ H t + ∇t H z ⋅ τ dl = − e ∫ jωε k × E c t ⋅ τ dl
Li Pi Li Pi
Po Po

− jβ e − jβ z
∫H t ⋅ τ dl = − jωe − jβ z
∫ ε k×E c t ⋅ τ dl
Li Pi Li Pi



Ii ( z )
Po

jβ I i ( z ) = jωe − jβ z ∫ ε τ×k⋅E
c t dl
Pi
Li


applicata la permutazione ciclica
Po

jβ I i ( z ) = jω e − jβ z ∫ ( −ε E c t ⋅ n ) dl dato che τ × k = ‒ n
Li Pi

Giunti qui, deriviamo rispetto a z:


d  
Po
d
 jβ I ( z )  = jω e − jβ z
∫P ( −ε c Et ⋅ n ) dl 
dz dz 
 Li i 
dI ( z ) − jβ z d
 Po 
jβ = − j β jω e 
dz  P∫i
( −ε c Et ⋅ n ) d l 
dz 
 Li 
 
dI ( z ) − jβ z
Po
 
= − jω e ∫P  −ε c Et 0 ⋅ n  dl
dz i  siccome 
Li  Et ≅ Et 0 
Adesso facciamo una cosa furba: riabilitiamo le condizioni al contorno relative al potenziale
scalare elettrico φ , che possiamo esprimere così
m
φ = ∑ φk Fk
k =1

essendo Fk una funzione adimensionale delle coordinate trasversali definita come segue
 2 1
∇t Fk = − ε ∇tε ⋅ ∇t Fk

 Fk = 1 sul contorno del conduttore k (k = 1, 2, …, m) (5)

 F = 0 sul contorno del conduttore i ≠ k


 k

Quindi sfruttiamo la
Et 0 = −∇tφ
e riscriviamo:
dI ( z ) Po Po

∫ ( −ε E ⋅ n ) dl = − jω e
− jβ z − jβ z
= − jω e c t0 ∫ ε ∇ φ ⋅ n dl
c t
dz
Li Pi Li Pi

dI ( z ) Po
 m

dz
= − jω e − jβ z ∫ ε c∇t ∑ φk Fk  ⋅ n dl
 k =1 
Li Pi

dI ( z ) m Po

= − jω ∑ φk e − jβ z
∫ε ∇ Fc t k ⋅ n dl
dz k =1
Li Pi

D’altra parte
Po Po

Vi ( z ) ≈ e − jβ z
∫E t0 ⋅ τ dl = e − jβ z
∫ −∇ φ ⋅ τ dl = φ e
t k
− jβ z

Li Pi Li Pi

e (v. capitoli addietro)


Cik = ∫ ε∇t Fk ⋅ n dl
li

Di conseguenza:
dI ( z ) m
= − jω ∑ CikVk ( z ) (k = 1, 2, …, m)
dz k =1

Che diventa, in notazione matriciale:


dI
= − jω CV ( z ) (6)
dz

In conclusione, la propagazione quasi-TEM lungo un sistema di conduttori in dielettrico non


omogeneo privo di perdite può essere descritta in via approssimata in termini di tensione correnti
dalle equazioni dei telegrafisti del tipo

5 Notiamo come questa volta gli Fk debbano soddisfare una equazione di Laplace non omogenea (cosa che non
accadeva nel capitolo 5).
6 Ricordiamo che la matrice capacità è stata ottenuta a partire dalla funzione potenziale in condizioni di mezzo non

omogeneo; la matrice induttanza, invece, è stata calcolata in condizioni di mezzo omogeneo.


dV ( z ) dI
= − jω L0I ( z ) = − jω CV ( z )
dz dz
e quindi formalmente identiche a quelle valide per la propagazione TEM in senso stretto in un
mezzo omogeneo privo di perdite. La differenza sostanziale tra i due casi consiste nel fatto che,
mentre la matrice induttanza resta la stessa, la matrice capacità deve essere calcolata tenendo
conto della disomogeneità del mezzo. A parte questo, tutte le considerazioni svolte in precedenza
a proposito del comportamento circuita delle linee e più fili in regime TEM continuano ad essere
valide per le linee non omogenee nel campo di funzionamento quasi-TEM.
Anche in questo caso, le equazioni dei telegrafisti testé illustrate sostituiscono a tutti gli effetti le
equazioni di Maxwell ai fini della descrizione dei modi.
Infine, è ancora possibile descrivere un circuito equivalente per la propagazione quasi-TEM inteso
nello stesso senso già discusso nel capitolo scorso (vedremo meglio questo aspetto più avanti).

6.5 – Determinazione (della costante di propagazione) dei modi quasi-TEM

Consideriamo il nostro sistema a m+1 conduttori; ormai, giunti fino a questo punto, il concetto di
modo presumibilmente ci esce dalle orecchie, così come la dipendenza da
e −γ z
Lo scopo che ci prefiggiamo è proprio quello di trovare delle soluzioni alle equazioni
dV ( z ) dI ( z )
= − jω L0I ( z ) = − jω CV ( z )
dz dz
che abbiano dalla coordinata assiale una dipendenza del tipo:
V ( z ) = V0 e −γ z
I ( z ) = I0 e −γ z
con V0 e I0 vettori costanti (calcolati in z = 0, e da qui lo 0 al pedice) da determinarsi.
Sostituendo queste relazioni direttamente all’interno delle equazioni dei telegrafisti si ha:
dV ( z ) dI
= − jω L0I ( z ) = − jω CV ( z )
dz dz
d d
 V0 e −γ z  = − jω L0I ( z )  I 0 e − γ z  = − jω CV ( z )
dz dz
−γ z −γ z
−γ V0 e = − jω L0I0 e − γ I 0 e − γ z = − jω CV0 e − γ z
γ V0 = jωL0I0 γ I 0 = jω CV0
Sostituiamo la seconda equazione nella prima:
 ωCV0 
γ V0 = jω L0  j
 γ 
γ 2 V0 = −ω 2L0CV0
γ 2 V0 + ω 2 L0CV0 = 0
(γ 2
Im + ω 2L0C V0 = 0 )
Questa equazione risolvente rappresenta in realtà un sistema di m equazioni lineari omogenee in
m incognite (gli elementi del vettore V0 ). Poiché soltanto le soluzioni diverse dalla ovvia (cioè
quella nulla, V0 = 0 ) hanno interesse, si deve imporre che γ sia tale da rendere soddisfatta
l’equazione:
(
det γ 2Im + ω 2L0C = 0 )
Questa equazione algebrica di grado 2m in γ ammette 2m soluzioni distinte e opposte a due a due.
Essendo la struttura priva di perdite per ipotesi si può porre:
ω
γ = + jβ = ± j
vp
( v p è la velocità di fase)
Per cui si ha:
(
det γ 2Im + ω 2L0C = 0 )
 ω2 
det  − 2 Im + ω 2L0C  = 0
 v 
 p 
 1 
det  L0C − 2 Im  = 0
 vp 

Si noti che ai due valori opposti ( ± ) corrisponde la stessa soluzione, cioè la stessa distribuzione di
tensioni. Si può allora affermare che una linea a m fili con dielettrico non omogeneo è in grado di
sostenere m modi quasi-TEM linearmente indipendenti e aventi in generale costanti di
propagazione distinte.
Inoltre, notiamo che gli inversi dei quadrati delle velocità di fase di tali modi, cioè
1
v2p
sono gli autovalori della matrice L0C , e quindi dipendono esclusivamente dalle caratteristiche
della linea e non dalla frequenza, in accordo col carattere quasi-TEM dei modi stessi.

Dal punto di vista intuitivo, è facile rendersi conto della ragione della diversità delle velocità di
fase dei modi quasi-TEM (questo aspetto ha un risvolto importantissimo: in virtù della
ω
γ = ± jβ = ± j diversa per ogni modo quasi-TEM
vp
i modi quasi TEM avranno diverse costanti di propagazione, quindi non saranno degeneri e non ci
sarà quindi bisogno di normalizzarli). Essendo il dielettrico non omogeneo, l’energia trasportata
dal generico di tali modi si ripartisce in diverse misure tra le varie regioni dielettriche, le cui
velocità di fase intrinseche sono diverse. Poiché in realtà la velocità del modo dev’essere unica, ci
si può aspettare intuitivamente che l’effettiva velocità di propagazione dell’energia sia una media
pesata delle velocità di quest’ultima nelle varie regioni omogenee (frazioni di riempimento).
Poiché per un modo trasversale la velocità di propagazione dell’energia coincide con la velocità di
fase v p , la stessa conclusione vale per v p :
N
v p ≃ ∑ wkv pk
k =1

( wk sono i pesi dati alle varie velocità di fase)


Quindi gli m modi quasi-TEM hanno diverse configurazioni di campo elettromagnetico, il ché
implica che vi siano diverse ripartizioni dell’energia: a seconda di come saranno distribuite le
tensioni e le correnti avremo infatti delle sezioni con potenza massima e delle sezioni con potenza
nulla. L’altro effetto di queste ripartizioni sta nel fatto che i conduttori si accoppieranno a livello
capacitivo e potremo quindi avere interferenza fra i segnali che si propagano.

Sia ora vpi la velocità di fase del modo i-esimo e xi l’autovettore di L0C corrispondente
all’autovalore 1 . Per definizione si ha:
v2pi
 1 
 L0C − 2 Im  xi = 0
 vp 
Se ora confrontiamo con
(γ 2
Im + ω 2L0C V0 = 0 )
capiamo che si può assumere:
V0 v p =v pi = xi
L’autovettore xi assume allora il significato di vettore delle tensioni sul piano z = 0 in presenza del
solo modo i-esimo e fissa, quindi, i valori delle tensioni e delle correnti sui conduttori nella sezione
di alimentazione in presenza del solo modo i-esimo7.
Siccome, ricordiamo, si ha
ω
γ I 0 = jω CV0 γ = ± jβ = ± j
vp
ω
±j I 0 = jω CV0
vp
I 0 = ±v pCV0
allora
I0 v p =v pi = ±v piCxi

Insomma, grazie al principio di sovrapposizione degli effetti, alla fine possiamo esprimere il
campo quasi-TEM della linea come somma di m onde del tipo:
ω ω
 −j z +j z 
V0 vp =vpi = xi Vi ( z ) =  Vi + e + Vi − e  xi
v pi v pi

 
 
ω ω
 −j z +j z 
I0 vp =vpi = ±v piCxi Ii ( z ) = vpi  Vi + e − Vi − e  Cxi
v pi v pi

 
 
In altre parole, se poniamo:
 e − γ1 z 0  v p1 0 
 − γ   
e− Γz =  v=
z
e p  vpj 
 0 −γ m z  

e
 0 v pm 
(matrice con gli esponenziali) (matrice delle velocità di fase)
 
x x p1 xm1 
 11 
M= ⋮ ⋯ ⋮ ⋯ ⋮ 
 
x1m x pm xmm 
 
 x1 xp xm 

(gli autovettori tutti affiancati)
Le soluzioni prendono la seguente forma:
V ( z ) = M e − Γz V+ + e Γz V−( )
(
I ( z ) = CMv e − Γz V+ − e Γz V− )
Queste relazioni sostituiscono le

7 Inoltre, tale autovettore fissa le condizioni al contorno per il potenziale scalare elettrico.
 V ( z ) = V+ e −σ z + V− eσ z

 1 1
I ( z ) = C0 V+ e −σ z − C0 V− eσ z
 ηε ηε
e ne costituiscono l’estensione a un dielettrico non omogeneo. La differenza fondamentale fra i
due casi consiste nel fatto che in dielettrico non omogeneo si hanno in generale tante diverse
velocità di fase quanti sono i conduttori della linea.

Se ora (hp: regime d’onda puramente progressivo) sostituiamo la


I ( z ) = CMv ⋅ e − Γz V+ ⇒ I ( z ) C−1M −1v −1 = e − Γz V+
nella
V ( z ) = M ⋅ e − Γz V+
abbiamo:
V ( z ) = Mv −1M −1C−1I ( z )
Per cui le espressioni delle matrici impedenza e ammettenza caratteristica sono:
impedenza caratteristica  Zc = Mv −1M −1C−1

( )
−1
ammettenza caratteristica  Yc = Z c−1 = Mv −1M −1C−1 = CMvM −1 (8)

Inoltre, si ha:
CMv = Yc M
Se sostituiamo questa quantità nel sistema
 V ( z ) = M e − Γz V+ + eΓz V−
 ( )

I ( z ) = CMv e V+ − e V−
− Γz Γz
( )
ci spunta fuori questa formulazione, più consueta per noi abituati alle formule
dell’elettromagnetismo classico:
 V ( z ) = M e − Γz V+ + eΓz V−
 ( )

I ( z ) = Yc M e V+ − e V−
− Γz Γz
( )
Per confronto, nel caso di dielettrico omogeneo e conduttori perfetti, valgono le:
 V ( z ) = e −σ z V+ + eσ z V−

I ( z ) = Yc e V+ − e V−
−σ z
(
σz
)
Si passa quindi da un caso all’altro eseguendo le sostituzioni
e − σ z ⇔ Me − Γ z eσ z ⇔ MeΓz
cioè mettendo in conto il fatto che, anziché avere un unico fattore di propagazione, se ne hanno m,
ognuno associato ad una specifica distribuzione di tensioni sui conduttori, rappresentata dal
vettore xi (cioè dall’i-esima colonna di M).

Ricordiamo che le considerazioni fatte fin’ora valgono soltanto a frequenze basse: oltre una certa
pulsazione limite ωlim , infatti, i termini della serie di Mac Laurin di grado superiore a 1 iniziano ad
avere influenza:
2 4
 ω   ω 
Et ∼ Et 0 + Et 2   + Et 4   + ... ωR  il più piccolo dei raggi di convergenza della serie
 ωR   ωR 
 
prima li trascuravamo;
ora iniziano a farsi sentire!

8 Attenzione all’ordine delle matrici!


Questo è quel che si ha nella curva di dispersione:

TEM (guidato)
Qui il modo è quasi-TEM Qui vi sono modi ibridi (dispersivi)
e modi radianti

6.6 – Linea TEM associata ad un modo quasi-TEM


quasi

In un mezzo omogeneo e privo di perdite, la propagazione di un modo TEM in senso proprio è


caratterizzata da due grandezze: velocità di fase e impedenza d’onda.
d’
Se µ = µ0 è la permeabilità magnetica del nostro mezzo, che ha anche costante dielettrica relativa
ε r , esse sono espresse così:
1 1 v0
• velocità di fase  vp = = = , v0 = velocità della luce;
µε µ0 ε 0 ε r εr
µ µ0 η
• impedenza d’onda  η= = = 0 , η0 = impedenza intrinseca del vuoto.
ε ε 0ε r εr
Si consideri ora il generico (i-esimo)
esimo) modo quasi-TEM
quasi TEM di una linea a più fili con dielettrico non
omogeneo. Se vpi è la velocità di fase di questo modo, si può ovviamente scrivere:
2
v0 v 
v pi = dove ε =  0  (permettività efficace))
eff

ε ieff v  i
 pi 
Dunque la velocità di fase del modo quasi-TEM
quasi TEM coincide con quella di un modo TEM se
supponiamo che esso si propaghi in un mezzo omogeneo di permettività relativa pari a ε ieff .

Analogamente possiamo definire per il modo quasi-TEM


quasi una impedenza
mpedenza d’onda efficace nella forma:
µ0 η
ηieff = = 0
ε 0ε ieff
ε ieff

A questo punto si supponga, per fissare le idee, che nella struttura non omogenea ( ( modi quasi-
TEM) sia eccitato il solo modo i-esimo esimo con ampiezza unitaria e regime d’onda puramente
progressiva.. Il regime elettrico della linea è allora espresso dai vettori di tensioni e di correnti:
ω
 −j z
 Vi ( z ) = xi e
v pi

 ω
 −j z
I
 i ( z ) = v pi Cx i e
v pi
A queste equazioni sono associate delle funzioni di modo trasversali che si indicheranno con Eit e
Hit . Si prenda ora in esame la struttura omogenea associata e le si attribuisca il valore di
permettività relativa (costante) ε r = ε ieff . Come già detto, questa struttura può certamente
funzione di modo magnetica coincide con quella ( Hit ) relativa al
sostenere un modo TEM la cui funzione
modo quasi-TEM. La velocità di fase in questa struttura omogenea è ovviamente uguale a vpi ,
cosicché i due modi considerati, TEM e quasi-TEM,
quasi hanno lo stesso ht e quindi per la
I k ( z ) ≈ ∫ e − jβ z Ht ⋅ τ dl
lk

lo stesso vettore delle correnti Ii ( z ) .


Indicata con Zci la matrice impedenza
impedenza caratteristica della linea omogenea, si ha:
ηieff
Zci = ηieff ε eff C0−1 = L = v pi L0
µ0 0
Il vettore di tensioni associato con la propagazione del modo TEM nella struttura omogenea è
dunque espresso da:
ω ω
−j z −j z
ZciIi ( z ) = v L0Cxi e = xi e = Vi ( z )
2 v pi v pi
pi

I due modi considerati, TEM e quasi-TEM,


quasi oltre ad avere la stessa funzione di modo magnetica,
danno anche luogo all’identico regime di correnti e di tensioni sui conduttori della linea; essi
differiscono fisicamente soltanto per la funzione di modo elettrica.
Questo ci apre interessanti scenari per quanto riguarda la complessità dei metodi adottati per il
calcolo dei modi nelle linee quasi-TEM.
quasi Infatti,
nfatti, se abbiamo 3 linee accoppiate in dielettrico non
omogeneo ( modi quasi TEM)…

V ( z ) = V1 ( z ) + V2 ( z ) + V3 ( z )
I ( z ) = I1 ( z ) + I2 ( z ) + I3 ( z )

… il vettore delle tensioni e delle correnti che le descrive è la sovrapposizione dei vettori di
tensioni
sioni e correnti delle tre seguenti strutture equivalenti (con dielettrico omogeneo  modi
TEM):
CAPITOLO 7
Esempi di calcolo di linee di trasmissione

7.1 – Linea di trasmissione ordinaria con dielettrico non omogeneo

La linea di trasmissione ordinaria si ha quando m = 1, cioè quando abbiamo un solo conduttore caldo
e un conduttore freddo (per un totale di m + 1 = 2 conduttori).
In questo caso si ha che la matrice
 
x x p1 xm1 
 11 
M= ⋮ ⋯ ⋮ ⋯ ⋮ 
 
x1m x pm xmm 
 
 x1 xp xm 

che è notoriamente pari ad m x m, è pari a M = 1 .
Dunque le
(
 V ( z ) = M e− Γz V+ + eΓz V−
 )

(
I ( z ) = Yc M e V+ − e V−
− Γz Γz
)
diventano:
ω ω
 −j z j z
V ( z ) = e V+ + e V−
vp vp


  −j ω z ω
j z 
 I ( z ) = 1  e vp V+ − e vp V− 
 Zc  
  
Come è facile immaginare, tutte le matrici si riducono a scalari e una simile sorte tocca anche a
L0 , C0 e C . Si ha:
µ0ε 0
L0 =
C0
Possiamo inoltre calcolarci velocemente la velocità di fase dell’unico modo quasi-TEM:
1 1
L0C − 2 Im = 0 ⇒ L0C − 2 = 0
vp vp
1 C0 C0
L0C = v2p ⇒ vp = = = v0
L0C µ0ε 0C C
Ne consegue dunque che:
2
 
v 
2
 v 
ε eff
= 0  = 0  = C
v   C0  C0
 p
 v0 
 C 
Possiamo ora trovare le espressioni anche:
ω ω ω C0
• della costante di fase: γ = ± jβ = ± j ⇒ β =± =
vp vp v0 C
1 L0 1
• dell’impedenza caratteristica: Zc = = =
vpC C v0 CC0
L’impedenza caratteristica, per questo tipo di
linee di trasmissione, ha in genere un valore
minimo di 20 Ω e un valore massimo attorno ai
100 Ω . Dall’espressione di Zc capiamo che essa
dipende dalla capacità C la quale, a sua volta,
dipende dalle caratteristiche geometriche del
conduttore (larghezza w,, altezza h). Nel grafico a
sinistra vediamo come essa varia in funzione del
rapporto w (ad ogni curva corrisponde una
h
certa costante dielettrica efficace): capiamo immediatamente che, se vogliamo alte impedenze,
dobbiamo disporre di un conduttore stretto e alto. Non
possiamo tuttavia scendere troppo con c l’impedenza e
con le dimensioni , perché in tal caso cade il modello di
1

linea di trasmissione quasi-TEM,, in quanto la larghezza


del conduttore diventa paragonabile alla lunghezza
d’onda.
Sfruttando questo principio possiamo costruire degli adattatori dii impedenza (v. figura a destra).

Sempre limitatamente al caso di strutture quasi-TEM


quasi a due
conduttori (m = 1), gli effetti del comportamento non ideale
dei conduttori sono suscettibili di una semplice
interpretazione circuitale (v. figura affianco).

7.2 – Linee simmetriche a due fili

Un caso particolare di linee accoppiate di grande interesse tecnico è costituito dalle linee
simmetriche a più fili. La sezione trasversale di una struttura di questo genere possiede un asse di
simmetria.

See siamo sotto la pulsazione limite (oltre la quale scompare l’approssimazione quasi-TEM)
quasi
sosteniamo m = 2 modi quasi-TEM
TEM aventi velocità di fase
v0 v0
v p1 = v p2 =
ε eff 1 ε eff 2

1 Un limite tecnologico sembra essere w/h = 0,2.


Anche questa volta possiamo disegnare un circuito
equivalente,
valente, che però deve tenere conto:
• della presenza di due conduttori (invece che di
C22 uno solo) e dal conseguente accumulo di energia
magnetica su ognuno di essi (vedi le due induttanze L11
ed L22 , che poniamo
amo essere uguali dato che i due
conduttori sono indistinguibili sia dal punto di vista
fisico che da quello elettromagnetico, così come sono
uguali i termini incrociati L12 = L21 );
11 • dalla presenza di tre contributi capacitivi: C11 ,
conduttore C22 , capacità
capacità intrinseca del primo conduttore,
conduttore C12 = C21 , capacità
intrinseca per il secondo conduttore,
mutua fra i due conduttori. Per gli stessi motivi
mot poco fa
espressi si ha inoltre l’uguaglianza C11 = C22 .

Esaminato questo scenario, capiamo bene il motivo della struttura simmetrica delle matrici
induttanza e capacità (entrambe 2 x 2):
C C12  C11 C12 
C =  11 = 
C21 C22  C12 C11 
L L12   L11 L12 
L0 =  11 = 
 L21 L22   L12 L11 
Secondo quanto abbiamo detto nel capitolo scorso, la velocità di fase dei due modi quasi-TEM
quasi che
la linea può sostenere sono legate agli autovalori della matrice:
 L C + L12C12 L11C12 + L12C11 
L0C =  11 11 
 L11C12 + L12C11 L11C11 + L12C12 
Questa matrice è del tipo
a b 
 
b a 
con:
a = L11C11 + L12C12
b = L11C12 + L12C11
I suoi autovalori sono dunque:
a + b = ( L11 + L12 )(C11 + C12 )
a − b = ( L11 − L12 )(C11 − C12 )
Mentre gli autovettori sono:
1 1 
x1 =   = V1 ( z = 0 ) x2 =   = V2 ( z = 0 )
e
1  −1 
Affiancando tali autovettori otteniamo immediatamente la matrice M:
1 1 
M= 
1 −1
Non è finita qui; possiamo ricavare anche le l velocità di fase per i due modi:
modi
1 1 1 1
v p1 = = v p2 = =
a +b ( L11 + L12 ) (C11 + C12 ) a −b ( L11 − L12 )(C11 − C12 )
Inoltre, siamo già in grado di calcolare le correnti per i due modi:
1 C11 C12  1
I1 ( z = 0 ) = v p1Cx1 =   
( L11 + L12 )(C11 + C12 ) C12 C11  1
1 C11 C12   1 
I2 ( z = 0 ) = vp2Cx2 =   
( L11 − L12 )(C11 − C12 ) C12 C11   −1
Notiamo immediatamente che:
• il modo avente pedice 1…
1 1 C11 C12  1
V1 ( z = 0 ) =   I1 ( z = 0 ) =   
1 ( L11 + L12 )(C11 + C12 ) C12 C11  1
… impone su entrambi i conduttori la stessa tensione
tensione e la stessa corrente (infatti il vettore
x1 ha due 1 al suo interno);
• il modo avente pedice 2…
1  1 C11 C12   1 
V2 ( z = 0 ) =   I2 ( z = 0 ) =   
 −1  ( L11 − L12 )(C11 − C12 ) C12 C11   −1
… impone su entrambi i conduttori la stessa tensione e la stessa corrente in modulo, ma in
opposizione di fase (dovuto al ‒1 all’interno di x2 ).

Per via delle simmetrie instauratesi


instaurate all’interno del circuito, diremo che il modo con pedice
pe 1 è il
modo pari,, mentre il modo col pedice 2 è il modo dispari.

In presenza del solo modo pari (d’ora in poi useremo il pedice E di even) si ha:
  − j vω z j
ω
z  1
 VE ( z ) =  e pE
VE + + e
v pE
VE −   
   1
  
 ω ω
 1  − j vpE z j z  1
 E( ) =  − 
v pE
I z e V E+ e V E−  
Z   1
 E   

dove
1 ( L11 + L12 )(C11 + C12 ) L11 + L12
ZE = = =
v pE C (C11 + C12 ) C11 + C12
Si noti che in presenza del solo modo pari la distribuzione del potenziale scalare elettrico è
simmetrica rispetto all’asse di simmetria della sezione
trasversale, perché tali sono le condizioni al contorno imposte
ad esso. Si ha infatti:
φ ( x , y ) = φ ( −x , y )
∂ ∂
φ ( x , y ) = − φ ( −x , y )
∂x ∂x
Se poniamo x = 0:
∂ ∂
φ ( 0, y ) = − φ ( 0, y ) = 0 (2)
∂x ∂x
Questa è una condizione al contorno notevole, pari a quella che avremmo (sempre con la sola
presenza del modo pari: stiamo infatti studiando la cosiddetta linea del modo pari, non la linea

2 Lo zero è l’unico numero che cambiato di segno dà sé stesso!


complessiva in cui troviamo anche il modo dispari) se sostituissimo metà struttura (ad esempio la
parte di destra) con un conduttore magnetico perfetto. La cosa semplifica molto i calcoli
nell’analisi elettromagnetica perché, in presenza di un modo pari, le
le due metà della struttura si
comportano in modo analogo e dunque basta analizzarne soltanto una3.

In maniera perfettamente analoga possiamo prendere in considerazione il secondo modo quasi-


quasi
TEM (quello dispari, pedice O da odd). In sua sola presenza si ha
  − j vω z j
ω
z  1 
 VO ( z ) =  e pO
VO + + e
v pO
VO −   
   −1
  
 ω ω
 1  − j vpO z j z  1 
IO ( z ) = e VO + − e VO −   
v pO

ZO   −1
   
dove ZO è pari a:

1 ( L11 − L12 )(C11 − C12 ) L11 − L12


ZO = = =
v pOC (C11 − C12 ) C11 − C12

Si noti che in presenza del solo modo dispari la distribuzione del potenziale scalare elettrico è
antisimmetrica rispetto all’asse di simmetria della sezione
trasversale, perché tali sono le condizioni al contorno imposte
ad esso. Si ha infatti:
φ ( x , y ) = −φ ( −x , y )
∂ ∂
φ ( x , y ) = − φ ( −x , y )
∂y ∂y
Se poniamo x = 0:
∂ ∂
φ ( 0, y ) = − φ ( 0, y ) = 0 (4)
∂y ∂y
Questa è una condizione al contorno notevole, pari a quella quella che avremmo (sempre con la sola
presenza del modo dispari:: stiamo infatti studiando la cosiddetta linea del modo dispari, non la linea
complessiva in cui troviamo anche il modo pari) se sostituissimo metà struttura (ad esempio la
parte di destra) con un conduttore elettrico perfetto5.

Nel caso più generale, il regime elettrico della linea a due fili sarà la sovrapposizione dell’onda
pari e dell’onda dispari. Indicando con
V1 ( z ) = VE ( z ) + VO ( z ) I1 ( z ) = I E ( z ) + I O ( z )
V2 ( z ) = VE ( z ) − VO ( z ) I 2 ( z ) = I E ( z ) − IO ( z )

1 1 
x1 =   x2 =  
1  −1 
le tensioni e le correnti sui due fili e riscrivendo le matrici relative a tale caso generico

3 Questo metodo non è valido solo in questo caso, ma ogni volta che individuiamo una simmetria in una certa
struttura.
4 Vedi nota 2.

5 Abbiamo derivato rispetto ad y,, non rispetto ad x!


1 1  vpE 0  C C12 
M =  x1 , x2  =   vp =   C =  11 
1 −1  0 vpO  C12 C11 
1  Z E + ZO Z E − ZO 
ZC = Mv −p1M −1C−1 = 
2  Z E + ZO Z E + ZO 
possiamo esprimere così le seguenti relazioni:
V ( z ) + V2 ( z ) I ( z ) + I2 ( z )
VE ( z ) = 1 IE (z ) = 1
2 2
V ( z ) − V2 ( z ) I ( z ) − I2 ( z )
VO ( z ) = 1 VE ( z ) = 1
2 2
Esse consentono di trovare le componenti pari e dispari di un dato regime elettrico della linea e
viceversa.

Si noti che i modi pari e dispari potevamo tranquillamente averli


anche in una struttura TEM simmetrica (v. figura): in tal caso,
però, le costanti di propagazione del modo pari e dispari
sa
sarebbero state uguali.
TEM β E = βO
Quasi
Quasi-TEM β E ≠ βO

7.3 – Linea simmetrica alimentata e caricata non all’infinito

Quando la linea, anziché essere illimitata in direzione assiale, è alimentata e caricata al finito,
finito le
condizioni al contorno (cioè di alimentazione e di carico) ad essa imposte dal mondo esterno si
esprimono matematicamente come equazioni lineari tra le grandezze
V1 ( z ) = VE ( z ) + VO ( z ) I1 ( z ) = I E ( z ) + I O ( z )
V2 ( z ) = VE ( z ) − VO ( z ) I 2 ( z ) = I E ( z ) − IO ( z )
sulla sezione iniziale e terminale. Queste equazioni danno luogo a condizioni al contorno sulle
tensioni e correnti dei modi pari e dispari. Le linee dei modi pari e dispari possono essere studiate
separatamente allo scopo di determinare i rispettivi regimi elettrici tramite le
  − j vω z j
ω
z  1   − j vω z j
ω
z  1 
 VE ( z ) =  e pE
VE + + e
v pE
VE −     VO ( z ) =  e pO
VO + + e
v pO
VO −   
   1    −1
     
 ω ω
 ω ω
 1  −j z j z   
1  1  − j vpO z j z  1 
IE ( z ) = e VE + − e VE −    IO ( z ) = e VO + − e VO −   
v pE v pE v pO

ZE   1 ZO   −1
       
Una volta note, in ogni z,, le tensioni e correnti, siamo in grado di esprimere completamente il
regime elettrico della linea a due fili.

In conclusione, i concetti di linea del modo pari e del modo dispari consentono di ricondurre
qualsiasi problema relativo a una linea simmetrica a due fili a un problema di gran lunga più
semplice, relativo a due linee a un filo tra loro disaccoppiate salvo che nelle sezioni
sezion di
alimentazione e di carico.

Per chiarire questo discorso si studierà ora il regime elettrico di una linea simmetria a due fili in
una semplice situazione circuitale.
Vediamo la situazione in
figura affianco. La linea si
suppone illimitata nel verso
positivo dell’asse z e
alimentata nella sezione z = 0
tramite un generatore di
tensione ideale di forza
elettromotrice pari a 2A e
avente pulsazione ω . Il
generatore è connesso al filo
1, mentre il filo 2 è a massa.
Il numero A si suppone, com’è lecito, reale e positivo.
Calcoliamoci subito cosa accade nella sezione d’alimentazione con tensioni e correnti:
V ( 0 ) + V2 ( 0 ) 2 A + 0 V ( 0 ) − V2 ( 0 ) 2 A + 0
VE ( 0 ) = 1 = =A VO ( 0 ) = 1 = =A
2 2 2 2
Poiché la linea è adattata, tensioni e correnti dei modi pari e dispari sono espresse da6:
A − jβE z
VE ( z ) = Ae − jβ E z IE (z ) = e
ZE
A − j βO z
VO ( z ) = Ae − jβO z IO ( z ) = e
ZO
Siccome siamo bravi, possiamo immediatamente calcolarci il regime elettrico che si instaura su
ogni filo:
(
V1 ( z ) = VE ( z ) + VO ( z ) = A e − jβE z + e − jβO z ) (
V2 ( z ) = VE ( z ) − VO ( z ) = A e − jβE z − e − jβO z )
 1 − j β E z 1 − j βO z   1 − jβE z 1 − jβO z 
I1 ( z ) = I E ( z ) + I O ( z ) = A  e + e  I 2 ( z ) = I E ( z ) − IO ( z ) = A  e − e 
 ZE ZO   ZE ZO 
Trovati questi valori possiamo esprimere la potenza attiva trasportata dalla linea lin nella forma:
m
1 1 A  1
2
1 
P= ∑
i =1
Pi = VE I E* + VO I O* =
2 2
 +
2  Z E ZO 


somma delle potenze
riferite a ciascun
modo

Oppure, ragionando filo per filo (la linea trasporta soltanto potenza attiva perché è adattata e
priva di perdite; dunque non ci dà alcun fastidio estrarre la parte reale per calcolare la potenza
trasportata singolarmente dai due fili),
fili) si ha:

FILO 1
 1 − jβO z  
*
− j βO z  1
1
2
{
P1 = Re V1 I1 = Re  A e
* 1
2
} 2
(
− jβE z
+e )
Z
e − jβ E z
+
Z
e  =
  E O  
A2  1 − j β E z + j β E z 1 − j βO z + j β E z 1 + j βO z − j β E z 1 + j βO z − j βO z 
= Re  e e + e e + e e + e e =
2  ZE ZE ZO ZO 
 1 + j β −β z  1 1   A  1 1  2  β E − βO
{ } 
2 2

 Re 1 + cos ( ( βE − βO ) z ) = P cos 
A 1
= Re  + + e ( E O)  +  =  + z
2  ZE ZO  ZE ZO   2  ZE ZO   2 

6 Non vi sono perdite e dunque la costante di propagazione è semplicemente:


γ E = jβE γ O = j βO
FILO 2
 1 − jβO z  
*
− j βO z  1
1
2
{ *
} 1
P2 = Re V2 I 2 = Re  A e
2
2
(
− jβE z
−e )  e − jβ E z
− e  =
  ZE ZO  
A2  1 − jβE z + jβE z 1 − jβO z + jβ E z 1 + jβO z − jβE z 1 + jβO z − jβO z 
= Re  e e − e e − e e + e e =
2  ZE ZE ZO ZO 
 1 + j β −β z  1 1   A  1 1  2  β E − βO
{ } 
2 2

 Re 1 − cos ( ( β E − βO ) z ) = P sin 
A 1
= Re  + − e ( E O)  +  =  + z
2  Z E ZO  ZE ZO   2  ZE ZO   2 

Come era logico attendersi, in ogni sezione trasversale la somma delle potenze trasportate dai due
conduttori è costante e pari alla potenza P complessivamente trasportata dalla linea. Infatti:
 β − βO   β − βO    β − βO   β − βO  
P = P1 + P2 = P cos2  E z  + P sin 2  E z  = P cos2  E z  + sin 2  E z  = P
 2   2    2   2 
Abbiamo quindi scoperto che la potenza P si suddivide in maniera dinamica e con andamento
sinusoidale sui due conduttori.
Nella sezione z = 0 si ha
 β − βO   β − βO 
P1 = P cos2  E ⋅0 = P P2 = P sin2  E ⋅0 = 0
 2   2 
e quindi tutta la potenza è detenuta dal filo 1(7).
Dopodiché, al crescere di z, la potenza da P1 inizia a passare a P2 . Per capire il punto in cui tutta
la potenza sarà passata al filo 2, bisogna vedere per quali valori
β E − βO π
z=
2 2
Questi valori, infatti, rendono pari a 0 il coseno ( potenza filo 1) e pari ad 1 il seno (
( potenza
filo 2). Si ha quindi che l’ascissa in cui tutta la potenza è detenuta dal filo 2 è:
π
z= =l
β E − βO
Oltrepassando questo valore si ha un rovesciamento di tendenza fino al ritorno, in 2l, alla
situazione di partenza. Ecco quindi graficato l’andamento della potenza sui due fili in funzione
dell’ascissa z:

Tale fenomeno è detto di accoppiamento codirezionale,


codirezionale, con particolare riferimento alle applicazioni
circuitali nei circuiti integrati
ti a microonde. Nei problemi di trasmissione esso è più noto col nome
di diafonia. La lunghezza l gioca un ruolo molto importante nel fenomeno di accoppiamento: essa
rappresenta la distanza che bisogna percorrere affinché i due modi subiscano uno sfasamento sfasament
differenziale pari a π .

7 Cosa che ci aspettavamo, vista la situazione circuitale che avevamo disegnato.


È importante inoltre osservare che il fenomeno dell’accoppiamento codirezionale è strettamente
condizionato dal fatto che le velocità di fase dei modi pari e dispari siano diverse. Infatti se
β E = βO la potenza non si trasferisce affatto, bensì…
 β − βO   β − βO 
P1 = P cos2  E  = P cos2 ( 0 ) = P P2 = P sin2  E  = P sin 2 ( 0 ) = 0
 2   2 
… è tutta in mano al conduttore 1!
L’accoppiamento codirezionale non ha quindi luogo nelle linee a due fili con dielettrico
omogeneo.

Questo fenomeno ha grande importanza in molte applicazioni tecniche. In certi casi è voluto e
viene utilizzato ad esempio per prelevare potenza da un collegamento in misura prefissata
(accoppiatori codirezionali). In altri casi il fenomeno è parassita e dà luogo a una perturbazione del
corretto funzionamento dei sistemi in cui si verifica. Il caso più tipico è rappresentato dalla
diafonia tra linee parallele in un collegamento telefonico, ma altri casi oggi sempre più importanti
si verificano nei moderni circuiti integrati, in cui la densità molto elevata di connessioni può dare
luogo ad accoppiamenti indesiderati non trascurabili (ad es. tra diversi bus dati) nonostante i
piccoli valori delle lunghezze in gioco.
CAPITOLO 8
Linee di trasmissione ordinarie e teoria assiomatica

8.1 – Premessa: la rivincita delle grandezze classiche dell’elettromagnetismo

Studiando le linee di trasmissione abbiamo analizzato strutture elettromagnetiche in grado di


sostituire i circuiti classici alle alte frequenze.
Per descrivere il regime e.m. all’interno delle
linee di trasmissione abbiamo già utilizzato le
formule qui riportate a fianco della figura,
oppure abbiamo ragionato in termini di onda
incidente e di onda riflessa, analizzando i vari modi all’interno delle
strutture cilindriche (e formalizzando il rapporto fra porta fisica e porta
elettrica1). Nella realtà dei fatti, tuttavia, i parametri L, C, G, R (tipici dei
circuiti per così dire “classici”), vengono ancora utilizzati
utilizzati anche per
descrivere le realtà più complesse e, per così dire, sono tornati in auge.
Vediamo, di seguito, come sia possibile effettuare questo tipo di analisi
nelle linee di trasmissione ordinarie.
ordinarie

8.2 – Generalità:: teoria assiomatica della linea di trasmissione ordinaria

Le linee di trasmissione ad un filo o ordinarie costituiscono un caso particolare (m


( = 1) delle linee a
m fili già trattate: tuttavia, per la loro importanza, verranno in questo capitolo separatamente
trattate.

In questo caso abbiamo solamente due conduttori: uno caldo e l’altro freddo (cioè posto a massa)2.
Com’è noto, si può rigorosamente parlare di circuito
equivalente della propagazione in una struttura
cilindrica a un filo più massa solo in presenza di un
modo TEM; abbiamo però illustrato come possiamo
in realtà farlo anche in presenza di modi quasi-TEM,
quasi
ma solo facendo un’approssimazione (tanto migliore
quanto più bassa è la frequenza).
Vediamo in figura affianco il circuito equivalente
e per
lo studio di un modo TEM (e, ( per quanto abbiamo
già detto, anche di un modo quasi-TEM):
quasi esso
rappresenta uno spezzone infinitesimo dz d di linea di
trasmissione ordinaria.
• L (induttanza lunghezza rappresenta sia le proprietà autoinduttive del circuito
induttanza per unità di lunghezza)
(che, in assenza di perdite, sono l’unico contributo che genera L)) sia, se vi sono perdite,
l’accumulo di energia all’interno dello spezzone di linea di trasmissione;
• R (resistenza lunghezza rappresenta le perdite ohmiche: i conduttori, infatti,
resistenza per unità di lunghezza)
hanno una conducibilità cm finita (e non infinita, come nel caso ideale);

1Tale rapporto è di 1 a 1 nella propagazione monomodale.


monomodale
2 In realtà esistono anche linee di trasmissione in cui nessuno dei due conduttori è a potenziale di terra: in genere si tratta di
configurazioni simmetriche in cui in ogni sezione trasversale i due conduttori hanno tensioni rispetto a massa opposte in segno,
seg ma
uguali in valore assoluto (linee bilanciate).
• G (conduttanza lunghezza è associata alle perdite nel dielettrico
conduttanza trasversale per unità di lunghezza),
dovute alla sua conducibilità cm non nulla (e non pari a zero, come nel caso ideale);
•C (capacità lunghezza) è dovuta agli accoppiamenti capacitivi e agli effetti già
capacità per unità di lunghezza)
illustrati nei capitoli precedenti.
Questi quattro parametri (L, C sono detti parametri primari della linea e dipendono dalla
L, R, G, C)
pulsazione ω .
Definite tali quantità di base possiamo poi enunciare:
• l’impedenza della linea per unità di lunghezza:
lunghezza
Z = R + jω L
• l’ammettenza della linea per unità di lunghezza:
lunghezza
Y = G + jω C
Da qui la definizione di un analogo circuito equivalente, in cui sono
presenti soltanto l’ammettenza in parallelo e l’impedenza in serie (v.
figura a sinistra).
Fatte queste precisazioni, le equazioni dei telegrafisti diventano:
 dV
 dz = −ZI

 dI = −YV
 dz
Ai fini della presente trattazione, queste equazioni sostituiscono quelle di Maxwell.
Continuando nella nostra carrellata di parametri, definiamo
d poi l’impedenza
impedenza caratteristica della linea:
linea
Z R + jω L
Zc ≜ =
Y G + jωC
Nel caso generico,
enerico, così si esprime la costante di propagazione:
α (ω ) → costante di attenuazione
γ (ω ) = α (ω ) + jβ (ω )  (3)

 β (ω ) → costante di fase
Essa è pari a:
γ = α + jβ = ± ZY = ± ( R + jω L )(G + jωC )
Se ora eleviamo al quadrato:
α 2 − β 2 = ( R + jω L )(G + jωC )
α − β2 + j 2αβ = 
RG−ω 2 LC  + j (
ω RC + ω LG )
2
   
parte reale parte immag. parte reale
parte immaginaria

Eguagliando le parti reali ed immaginarie si ha:


α 2 − β 2 = RG − ω 2 LC

2αβ = ω ( RG + LC )
Per quanto riguarda i conduttori, possiamo scrivere le seguenti relazioni relazion per le tensioni e le
correnti
V ( z ) = V+ e −Γz + V− e Γz

Γ = ZY  1
 I ( z ) = Z V+ e − V− e
−Γz
( Γz
)
 c

dove:
• V p ( z ) = V+ e −Γz è la parte progressiva dell’onda;

3 Le relazioni che legano la costante di fase e di ampiezza alla pulsazione sono non lineari e quindi abbastanza complesse.
• Vr ( z ) = V− e Γz è la parte regressiva dell’onda.

A partire da queste grandezze se ne definiscono altre due:


1 V 1 V
a (z) = V p ( z ) = + e −Γz = aL e −Γz b(z) = Vr ( z ) = − e Γz = bL e Γz
Zc Zc Zc Zc
Intensità d’onda progressiva Intensità d’onda regressiva
Tra l’altro si ha che:
2 2
a ∝ Pi (potenza incidente) b ∝ Pr (potenza riflessa)

In una qualsiasi sezione possibile introdurre la grandezza


V (z) b(z)
ρ (z) = r = (4)
Vp ( z ) a ( z )
(coefficiente di riflessione all’ascissa z)

Lungo un tronco di linea di lunghezza l l’onda progressiva subisce uno sfasamento temporale in
ritardo (e la regressiva in anticipo) pari a
l ω
Tempo di transito (o ritardo di fase)  τ= vp =
vp β
dove vp è la velocità di fase dell’onda. Lo sfasamento angolare nelle stesse condizioni è invece:
l
Lunghezza elettrica  β l = 2π = ωτ
λ
ove λ è la lunghezza d’onda.

Nei casi pratici, una linea non si estende da z = −∞ a z = ∞ , ma è caricata, vale a dire interrotta, in
una data sezione (sezione di carico) e quivi connessa ad una rete elettrica monoporta: si studierà il
regime elettrico impostando l’origine del riferimento assiale (z = 0) presso tale sezione di carico.

Si ha, per z = 0:
 V+
Vp ( 0 ) = V+ a ( 0 ) = = aL
 Z V− bL
ρ (0 ) = ρL =
c
  =
Vr ( 0 ) = V− b ( 0 ) = V− = b V+ aL
 Zc
L

Per cui:
  V V− 
V ( z ) = V+ e − jβ z
+ V− e jβ z V ( z ) = ZC  + e − jβ z + e jβ z 
  Z ZC 
  C 
 ⇒  ⇒
1
(
 I ( z ) = Z V+ e
− jβ z
− V− e jβ z )  1  V+ − jβ z V− jβ z 
 c  I ( z ) =  e − e 
 ZC  ZC ZC 

4 Esiste un interessante parallelismo fra le relazioni


V ( z ) = Z( z ) I ( z ) e b ( z) = ρ (z) a (z)
In particolare, si può ricavare la coppia (a, b) conoscendo (V, I) e viceversa.
  aL + bL 
V ( 0 ) = ZC a ( 0 ) + b ( 0 ) 
  V ( 0 ) = aL ZC   = aL ZC 1 + ρ L 
   a L 
⇒  1 ⇒ 
I (0) = a ( 0 ) − b ( 0 )   I 0 = aL  aL − bL  = aL 1 − ρ 
 Z C  ( ) 
Z C  aL 

ZC
 L

Per cui:
V ( z = 0) 1 + ρL
= Z = ZL (5)
I ( z = 0) 1 − ρL C
ZL è detta impedenza di carico; se ZC = ZL la linea si dice adattata.

8.2 – Linee a basse perdite

Una linea di trasmissione si dice a basse perdite se, a tutte le frequenze di impiego6, i parametri
dissipativi sono piccoli rispetto alle reattanze, cioè:
R G
≪1 e ≪1
ωL ωC
In questo caso le costanti di attenuazione e di fase possono essere approssimate a:
R C G L 
α = ±  +  (7)
β = ±ω LC
 2 L 2 C 
Per l’impedenza caratteristica, invece, abbiamo questa relazione:
L  G R   (8)
Zc = 1 + j − 
C  2ωC 2ω L  

Come si vede, compare un termine correttivo del prim’ordine in quadratura (cioè moltiplicato per
l’unità immaginaria j) col principale. Al denominatore dei termini di tale componente correttiva
compare la pulsazione ω , cosicché tale aggiunta viene trascurata ad alte frequenze, assumendo
direttamente:
L
Zc ≅
C

8.3 – Linee prive di perdite

Portando Re {Z } (ovvero R) e Re {Y } (ovvero G) verso lo zero, la linea diventa senza perdite e sia il
dielettrico che il conduttore sono perfetti.
Il fatto di poter ignorare le perdite ci perfette di fare comode approssimazioni:
• la grandezza impedenza caratteristica della linea
Z R + jω L
Zc ≜ =
Y G + jωC

5 Facendo la formula inversa troviamo un’altra interessante formulazione del coefficiente di riflessione:
ZL − ZC
ρL =
ZL + ZC
6 Per inciso, si noti che, data una certa linea, non ha senso affermare che essa è a basse perdite o meno, se non in relazione al campo
di frequenze in cui la si intende utilizzare
7 Come si vede, la costante di attenuazione non dipende dalla pulsazione se non attraverso i parametri primari.

8 Questo parametro è debolmente complesso nel caso di basse perdite.


diventa semplicemente:
L
Zc =
C
(si noti che, in questo caso, tale impedenza è una pura resistenza)
• la costante di attenuazione è α = 0 ;
• la costante di fase diventa β = ±ω LC ;
• l’ampiezza delle onde incidenti e riflesse è costante:
a ( z ) = a e − j β z  a ( z ) = aL
 L 
 
b ( z ) = bL e  b ( z ) = bL
jβ z

Come si vede le onde, propagandosi, modificano solamente la loro fase;


• il coefficiente di riflessione diventa:
ρ ( z ) = ρLe ρ ( z ) = ρL
j2 β z

In particolare, il fatto che il modulo di ρ


sia costante ci informa del fatto che, al
variare di z, il punto rappresentativo di
tale parametro sul piano di Gauss
descrive una circonferenza9 avente centro
nell’origine (v. figura)
figura). Poiché si ha che
β > 0, uno spostamento verso il carico
(incremento del valore di z) dà luogo ad
una rotazione in senso antiorario, mentre
uno spostamento verso il generatore ad
una rotazione in senso orario.
In regime sinusoidale:
• se il carico è passivo si ha ρ ( z ) = ρ L ≤ 1 ;

• se il carico è attivo si ha ρ ( z ) = ρ L > 1 ;

• se il carico è puramente reattivo ρ ( z ) = ρ L = 1 (10).


Si noti infine che il coefficiente di riflessione è periodico (non c’è da stupirsi: “percorre” una
circonferenza) con periodo λ : molte sezioni condividono perciò lo stesso coefficiente di
2
riflessione.
• l’impedenza della linea alla sezione z diventa:
Z cos β z − jZC sin β z
Z ( z ) = ZC L
ZC cos β z − jZL sin β z
In particolare (v. es. in figura), se la
linea è cortocircuitata ( ZL = 0 ), si ha:
sin β z
Z ( z ) = −ZC j = −ZC j tan β z
cos β z
(impedenza puramente complessa)

9Nel caso con perdite sarebbe stata una spirale logaritmica.


logaritmica
10Pertanto, uno spezzone di linea priva di perdite, di lunghezza qualunque, chiusa su un carico puramente reattivo, si presenta
sempre al suo ingresso come una pura reattanza.
Provando a graficare l’andamento dell’impedenza Z(z) in funzione di β z (sempre nel caso di linea
cortocircuitata) otteniamo il seguente grafico:

• per 0 < β z < π la linea si comporta come un’induttanza: infatti si ha


2
π 2π π λ
βz ≪ ⇒ z≪ ⇒ z≪
2 λ 2 4

Z ( − z ) = −ZC j tan β ( − z ) = ZC j tan β z 


β z →0 L
→ jZC β z = j ω LC z = jω 
Lz = jω LS
C 
 β LS
ZC

Ricordiamo infatti che L è l’induttanza per unità di lunghezza della linea. Tale
approssimazione è tanto più vera quanto è corta la linea di trasmissione;
• per β z = π abbiamo un risonatore LC-parallelo;
LC
2
• per π < β z < π la linea si comporta come una capacità;
capacità
2
• per β z = π abbiamo un risonatore LC-serie.
LC
NOTA IMPORTANTE: queste considerazioni, così come quelle a venire,
venire, valgono in una banda di
frequenze di lavoro stretta (e per stretta si intende pari circa al 5 ∼ 10% della frequenza di
centrobanda, quindi alla fine ci va anche grassa!).
grassa!)

Immaginiamo ora di non chiudere la linea su un


cortocircuito, ma di interrompere la metallizzazione e
di lasciare un aperto. Allora, alla stregua di come
abbiamo definito l’impedenza d’ingresso, possiamo
definire il parametro (duale) ammettenza d’ingresso:
Y cos β z − jYC sin β z
Y ( z ) = YC L
YC cos β z − jYL sin β z
Imponendo la condizione di carico cortocircuitato ( YL = 0 ), si ha:
Y ( z ) = − jYC tan β z
Possiamo perciò ripetere tutti i ragionamenti fatti nel caso di cortocircuito, ricordandoci però che
questa volta ci troviamo nel caso duale. Ecco graficata l’ammettenza in funzione di β z
• per 0 < β z < π la linea si comporta come una capacità: infatti si ha
2
π 2π π λ
βz ≪ ⇒ z≪ ⇒ z≪
2 λ 2 4

Y ( − z ) = −YC j tan β ( − z ) = YC j tan β z 


β z→0 C
→ jYC β z = j ω LC z = jω Cz
  = jωCS
L
 β CS
YC

Ricordiamo infatti che C è la capacità per unità di lunghezza della linea. Tale
approssimazione è tanto più vera quanto è corta la linea di trasmissione;
• per β z = π abbiamo un risonatore LC-serie;
LC
2
• per π < β z < π la linea si comporta come un’induttanza;
un’induttanza
2
• per β z = π abbiamo un risonatore LC-parallelo.
LC

Dunque, grazie alle linee di trasmissione, possiamo realizzare delle funzioni elettriche uguali a
quelle che realizzeremmo con un circuito a costanti concentrate.

E che succede se, all’ascissa z = 0, andiamo a mettere un carico generico resistivo (o anche
complesso)?
In tal caso dobbiamo fare i calcoli tenendo presente che:
Z − ZC cortocircuito ρ LCC = −1
ρL = L 
ZL + ZC circuito aperto ρ LCA = 1
sima volta che il parametro ρ L è il coefficiente di riflessione relativo al
Ricordiamo per l’ennesima
carico (z = 0): per sapere qual è il coefficiente di riflessione in funzione dell’ascissa z dobbiamo
utilizzare la relazione:
ρ ( z ) = ρLe
j2 β z
(linea senza perdite)
Ripuntualizziamo inoltre che il periodo di
questo parametro è λ (mentre λ è
2 4
logicamente il semiperiodo):
semiperiodo quindi, ad
esempio, se un carico a distanza λ si
4
orta come un chiuso, a λ
comporta lo stesso
2
carico si comporterà come un aperto (v.
figura a fianco).

Si noti infine che nel progetto della linea (e dello stub) abbiamo diversi gradi di libertà:
libertà
λ
• lunghezza della linea ( 0 ∼ ) e carico (+ relativo adattamento);
4
• dimensioni della sezione trasversale (+ relative condizioni al contorno).
contorno)

8.4 – Onde stazionarie

Dalle espressioni su tensioni e correnti della linea


V ( z ) = V+ e − jβ z + V− e jβ z

ρL =
V−
V+

(
V ( z ) = V+ e − jβ z + ρL e jβ z )
 ⇒ 
1
 I ( z ) = Z V+ e ( − jβ z
− V− e jβ z ) I ( z ) = (
V+ − jβ z
e − ρ L e jβ z )
 c  Zc
si ottiene, per ρ L = 0 :
V ( z ) = V+ e − jβ z

 V+ − jβ z
I ( z ) = Z e
 c

Come si vede, rimane soltanto la componente progressiva (si parla infatti di onda puramente
progressiva):: in tal caso, le ampiezze e le fasi dell’onda risultano essere indipendenti dalla struttura
della sezione traversale.
Inoltre, passando nel dominio dei tempi, si nota che la tensione varia sinusoidalmente e con la
stessa ampiezza in ogni sezione:
{
v ( z , t ) = Re V ( z ) e jωt }
Non è dunque difficile convincerci del fatto che l'inviluppo dell' onda (cioè il luogo dei massimi e
dei minimi al variare di z) è
individuato da ±V(z), cioè da due rette
parallele all' asse z (v. figura).
Mostriamo ora che è possibile
scomporre l’espressione della tensione
V(z) in due parti:
• una parte progressiva (che, per
rendere l’idea, in qualche modo
“avanza” lungo la linea);
• una parte stazionaria (che,
invece, è come “congelata” e
immobile).
Si ha infatti:
  ϕ ϕ ϕ
j L  
V ( z ) = V+ e
 jϕ L j β z  −j L j L
− jβ z
+ ρL e e = V+ e 2  e − j β z e 2 + ρ L e 2 e j β z  =
 
    
   
 ρL  
piccolo trucchetto per far tornare i conti

ϕL  − j β z + ϕ L  j β z+ L  
 ϕ  ϕ   ϕ 
− j β z + L   − j β z + ϕ L  j  β z + ϕL   
( )
j j L
= V+ e 2  e  2  + ρ L e  2   = V+ e 2  1 − ρ L e  2  + ρ L  e  2  + e  2    =
    
  
 
 
altro trucchetto che non cambia il valore dell'equazione ma che ci torna molto utile

 

ϕ 
ϕL  ϕL 
− j β z+  
( )
+ 2 ρ L cos  β z + L   = Vp ( z ) + Vs ( z )
j
V+ e 2  1 − ρ L e 
2 

     2 
 parte progressiva  
 parte stazionaria ( usato Eulero ) 

La parte progressiva dà un contributo formalmente pari alla consueta relazione espressa in


termini di onda incidente e riflessa, ma con una riduzione di un fattore ( 1 − ρ L ).
La parte stazionaria, che abbiamo espresso nel dominio delle frequenze, può essere ricondotta nel
dominio dei tempi:
ϕ
 ϕ 
2V+ e 2 ρ L cos  β z + L  = VS ( z ) ⇒ vs ( z , t ) = Re VS ( z ) e jωt = { }
j L

 2 
 ϕ   ϕ 
= 2V+ ρ L cos  β z + L  cos  ωt + L + arg ( V+ )  = f1 ( z ) f2 ( t )
 2   2 
Come è stato enfatizzato, nel dominio dei tempi la parte stazionaria è formalmente caratterizzata
dal prodotto fra una funzione soltanto dipendente da z e un’altra unicamente dipendente da t.
Pertanto la parte stazionaria ha un andamento periodico (sinusoidale) sia nello spazio che nel
tempo, e in ogni sezione si ha un'oscillazione con ampiezza Vs ( z ) , diversa da punto a punto.
Calcoliamoci il modulo quadro di tale ampiezza d’oscillazione…
V (z) = V ( z) V * ( z) =
2

2   ϕ   ϕ   ϕL 
( ) ( )
2 2
= V+  1 − ρ L + 4 ρ L cos 2  β z + L  + 2 ρ L cos  β z + L  ⋅ 2 1 − ρ L cos  β z +   =
  2   2   2 

2  ϕ 
2
(
2 
) ϕ 
= V+  1 − ρ L + 4 ρ L cos 2  β z + L  + 4 1 − ρ L ( )ρ L

cos 2  β z + L   =
  2   2  

2   ϕ 
( )
2 2
= V+  1 − ρ L + 4 ρ L cos 2  β z + L  
  2 
… dopodiché estraiamo la radice quadrata per ottenere:
 ϕ 
Vs ( z ) = V+ (1 − ρ )
2 2
L
+ 4 ρ L cos 2  β z + L 
 2 
Ora:
• se ρ = 0 si ha Vs ( z ) = V+  onda puramente progressiva;
 ϕ 
• se ρ = 1 (carico reattivo) si ha Vs ( z ) = 2 V+ cos  β z + L  ; ciò significa che l’inviluppo della
 2 
nostra forma d’onda è sinusoidale e che siamo in presenza di un’onda puramente stazionaria,
(della quale si può vedere un esempio nella figura sottostante):
Come si vede in figura, l’inviluppo della tensione giunge al valore 2 di ampiezza
normalizzata: ciò significa che finiamo per avere una tensione massima 2 volte più grande
di quella di alimentazione; questo fatto si ripropone (con valori di massimo diversi ma
comunque superiori di un fattore 1 < k < 2 alla tensione d’alimentazione) anche nel caso di
onda puramente stazionaria (v. oltre) ed è preoccupante, visto che può portare ad avere
sopratensioni molto consistenti (soprattutto se la tensione d’alimentazione è dell’ordine dei
1000 V). Il tutto, in alcuni casi, è reso ancora più complicato dal fatto non sappiamo quale
sia l’entità del carico collegato al termine della linea di trasmissione (per esempio, non si sa
a priori quanti utenti saranno collegati ad una certa linea elettrica dell’ENEL);
• per tutti gli altri valori del coefficiente di riflessione compresi fra 0 e 1 si ha un’onda
parzialmente stazionaria (ovvero a tutti gli effetti costituita da una parte stazionaria e una
parte progressiva).

C’è da dire che nella realtà dei fatti è impossibile avere pura progressività; infatti:
• i nostri ragionamenti sono stati fatti con l’ipotesi che la costante di propagazione porti
soltanto un contributo sulla fase, mentre nella realtà ve n’è anche uno sull’ampiezza (è
presente, cioè, una parte reale);
• entrambi questi contributi dipendono dalla frequenza: possiamo cioè, nei limiti del
possibile, riuscire a realizzare una linea perfettamente adattata ad una certa frequenza,
tuttavia i segnali che ci serve inviare apparterranno sicuramente ad uno spettro di
frequenze più o meno ampio. Di conseguenza, andiamo a trasmettere frequenze non
contemplate in sede di progetto (e per le quali, magari, non si ha neppure adattamento).

8.5 – Potenza

Rimaniamo sempre nel caso privo di perdite e


calcoliamo la potenza attraversante una qualsiasi
sezione z della linea di trasmissione. Utilizziamo
la definizione:

{ }
P ( z ) = Re V ( z ) I * ( z ) =
1
2
 
1
( ) (
V*
)
= Re V+ e − jβ z + ρ L e jβ z + e + j β z + ρ L* e − jβ z  =
2  ZC 
(1 − ρ ( z ) ) = 21 ( a ( z ) )
2
V+
− bL ( z )
2 2 2
= L L
2ZC
Come si vede, la potenza che vogliamo calcolare è – in generale – la differenza fra la potenza
progressiva e quella regressiva. Questa considerazione ci è molto utile visto che è fondamentale, per
il progettista, sapere quanta potenza viene riflessa: se essa è troppa, infatti, rischiamo di bruciare il
generatore.

Analizzando la relazione ottenuta scopriamo che la condizione migliore per la trasmissione di


potenza attraverso una certa sezione si ha quando ρ L ( z ) = 0 : in tal caso si ha infatti
2
V+
P ( z) = aL ( z )
1 2
=
2ZC 2
e la potenza è utilizzata nella maniera migliore possibile, dato che va a finire tutta quanta nella
2
V+
propagazione del segnale. Si noti inoltre che il valore di potenza è ottenibile se il generatore
2ZC
ha un’impedenza interna uguale a quella caratteristica della linea: solo in questo caso, infatti, il
coefficiente di riflessione è nullo. Infine, siccome quando ρ L ( z ) = 0 si ha Vs ( z ) = V+ = costante
(onda puramente progressiva), allora possiamo dire che anche P(z) è costante: la potenza
trasportata, insomma, è sempre quella per ogni sezione.
Se ρ L ( z ) = 1 , invece, nulla viene trasmesso
P ( z) = 0
coerentemente con il fatto che non c'è onda viaggiante ma solo un regime stazionario.

Queste considerazioni sulla potenza ci permettono di capire come sia possibile ricavare alcune
informazioni sul maggiore o minore adattamento di una certa linea di trasmissione: per farlo si
invia sulla linea una certa onda incidente, si misura la conseguente onda riflessa e si calcola la
potenza attiva presente. Confrontando i valori di quest’ultima con la potenza d’alimentazione
possiamo senza troppi sforzi capire quanto la nostra linea sia adattata.

8.6 – Massimi e minimi

Prendendo l’espressione
 ϕ 
Vs ( z ) = V+ (1 − ρ )
2 2
+ 4 ρ L cos 2  β z + L 
L
 2 
è facile accorgersi che l’ampiezza della tensione è massima quando il termine coseno è pari a uno,
il che si verifica se
ϕL
βz + =0
2
cioè quando si ha:
ϕL
βz + = kπ con k = 0,-1,-2, ...
2
Facendo la formula inversa otteniamo:
kπ ϕ L kπ ϕ λ ϕ
z= − = − L =k − L z≤0
β 2 β 2π λ 2 β 2 2β
Ciò significa che i punti di massimo sono distanziati di una mezza lunghezza d’onda. Notiamo
inoltre che la posizione dei massimi (e dei minimi) dipende dalla lunghezza d’onda, cioè dalla
frequenza, e dal carico.
Nelle sezioni di massimo si ha il seguente valore di tensione:
(
Vmax = V+ 1 + ρ L = V+ + V− )
Analogamente, si hanno valori di minimo quando il termine coseno è 1, il che si verifica se
ϕL π
βz + = + kπ con k = 0,-1,-2, ...
2 2
Facendo la formula inversa otteniamo:
λ ϕL
z = ... = ( 2 k + 1) − z≤0
4 2β
Nelle sezioni di minimo si ha il seguente valore di tensione:
(
Vmin = V+ 1 − ρ L = V+ − V− )
Per quanto riguarda la corrente, a causa del meno presente nella qui di seguito riportata
espressione generale,
V ( z ) = V+ e − jβ z + V− e jβ z

 1
 I ( z ) = Z V+ e (
− jβ z
− V− e jβ z)
 c

si avrà un massimo (minimo) presso i valori di tensione minimi (massimi):


V − V−
( )
Vmax = V+ 1 + ρ L = V+ + V− ⇒ I min = +
ZC
V+ + V−
( )
Vmin = V+ 1 − ρ L = V+ − V− ⇒ I max =
ZC

8.7 – Rapporto d’onda stazionaria

Il rapporto d’onda stazionaria (ROS, in italiano, o VSWR, Voltage Standing Wave Ratio, in inglese) è
un parametro facilmente misurabile definito come:
V V + V− 1 + ρ L
S = max = + =
Vmin V + − V− 1 − ρ L
Da questa formula si può ricavare una relazione per il coefficiente di riflessione:
S−1
ρL =
S+1
(si ricordi che in assenza di perdite si ha ρ = ρ L )
S dà meno informazioni del coefficiente di riflessione, ma spesso è sufficiente per gli scopi pratici.
Si ha:
• per S = 1 regime d’onda puramente progressiva;
• per S tra 1 e ∞ regime d’onda parzialmente stazionaria;
• per S pari ad ∞ regime d’onda puramente stazionaria.

Il rapporto d’onda stazionaria può infine entrare a far parte di una relazione con il massimo e il
minimo dell’impedenza d’ingresso in una certa sezione.
MAX tensione / MIN corrente MIN corrente / MAX tensione

V V+ + V− Vmin ZC
(
1
V+ + V− )
Z
Zi max = max = = SZC Zi min = = = C
I min 1
ZC
(V+ + V− ) I max V+ + V− S

(NOTA: in entrambi casi l’impedenza in questione è una pura resistenza)