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“Nugae—Scritti Autografi”
Norme per la collaborazione : la collaborazione è aperta a tutti ed è comple-
tamente gratuita. Gli elaborati vanno inviati tramite e—mail o all’indirizzo della
Redazione nitidamente dattiloscritti e firmati ove non fosse possibile l’invio di
Gregorio Caloprese:
floppy disk o cd-r . I racconti non dovranno superare la lunghezza di 6 cartelle.
La Redazione non restituirà il materiale pervenuto presso la sede del periodico.
un grande meridionale da riscoprire
La Redazione, inoltre, si avvale della prerogativa di non pubblicare gli elaborati
sprovvisti dei requisiti minimi dal punto di vista letterario o sgrammaticati. La
riproduzione, anche parziale, della presente rivista, è consentita dietro autorizza-
Saggistica di Antonio Vincenzo Valente
zione scritta della Direzione e con la citazione della fonte. Gli organizzatori dei
premi letterari dovranno far pervenire i testi dei bandi almeno quattro mesi pri- Il presente scritto, estrat- colori retorici, son privi di ogni vigore, testi. Dal punto di vista dei conte-
ma. Gli articoli, i racconti e le liriche riflettono le opinioni dei loro Autori, che di to dal “Nuovo Diogene Moderno” di ogni vivacità non altrimenti che se nuti la scuola calopresiana avvicina-
essi risponderanno direttamente di fronte alla Legge. di Scalea (Giugno 2001, AnnoV – fussero corpi senza spirito. Ma il pen- va i giovani agli autori di Port-
n° 4), viene riproposto ai colleghi satore della Scalea non può essere Royal e a Cartesio”. A partire dagli
Rivista letteraria bimestrale autogestita SOMMARIO e ai lettori di “Nugae” affinché pos- ritenuto soltanto uno dei padri anni settanta l’insigne calabrese
a cura dell’Associazione Culturale sano conoscere meglio il filosofo dell’estetica moderna, ma altresì viene pure studiato come teorico
“cartesiano”, nato nel suddetto un grande pedagogista. In proposi- della scienza “civile”. L’aspetto
“Nugae” “Grida dall’anima” Pag. 3 centro tirrenico nel 1654 e ivi to, è di estrema importanza la te- politico, connesso alla meditazione
Presidente: Fabio De Santis morto il 18 marzo del 1715.* stimonianza di un altro illustre antropologica, è analizzato da Enri-
Sede legale: via Guinizelli, 14 Sc. A “Sprazzi di taccuino” di Michele Nigro Pag. 4 allievo, il principe Francesco Maria co Nuzzo e da altri accademici, i
Spinelli, che nell’autobiografia quali evidenziano che il Caloprese
84091 Battipaglia (Sa) Il suo pensiero, rimasto descrive ed elogia il metodo educa- si pone in netta antitesi con le
Tel. 0828-303091 “La fototessera” di Massimo Longo Pag. 6 nell’oblio fino ai primordi del No- “impostazioni razionalistico-
vecento, comincia ad essere divul- utilitarie di marca machiavellica e
Direzione, Redazione, Amministrazione:
gato da Raffaele Cotugno, il quale soprattutto hobbesiana”, quindi
Via XX Settembre, 23 Battipaglia “Esile resurrezione” di Adriana Mazzella Pag. 9 riserva un’attenzione particolare contro i sostenitori della tesi se-
E-mail : scrittiautografi@tiscali.it alle idee estetiche. Successivamen- condo cui gli uomini sono tutti
Direttore responsabile: Alfonso Amato
“Crionica” di Michele Nigro Pag. 11 te è Attilio Pepe ad affrontare le malvagi e scellerati. Il filosofo non
stesse e il primo a precisare che intende negare che “il numero de’
Redazione: occorre considerare il “renatista”
“La mano” di Lucia Ielpo Pag. 14 tristi non sia grande, e per avven-
Michele Nigro (cell.333-5297260) come un pensatore geniale e non tura assai maggiore de’ buoni: ma
Massimo Longo (cell.328-7327630)
solo come il maestro di Gian Vin- che tutti e sempre siano di questa
“Odissea notturna” di Michele Nigro Pag. 16 cenzo Gravina e di Pietro Metasta- fatta, e che questa massima, come
Paola Magaldi; Fabio De Santis; Antonia sio. A dimostrazione di ciò, lo stu- sopra a ben saldo fondamento si
di Dario; Lucia Ielpo; Lucio Spampinato; dioso rileva che la riflessione esteti-
Vito Cerullo; Adriana Mazzella. “Vocazioni” di Fabio De Santis Pag. 18 habbiano d’appoggiare tutte le
ca si ritrova sviluppata nei testi dei leggi del viver civile, è così lontano
Pubblicità: Paola Magaldi maggiori rappresentanti della filo- dal vero”, che non sa “come da
(cell. 335-8384148) “Rondinità” di Michele Nigro Pag. 20 sofia dell’arte. Tale assunto è riba- huomo di senno si possa afferma-
dito da Benedetto Croce nella re- re”. Nell’aprile del 1991 i risultati
Stampa: Centro copie “Duc@s” censione di un saggio del Pepe:
“Poesie di Francesco Pignataro” Pag. 21 delle ricerche compiute sono stati
via E. De Nicola, 24 Battipaglia egli, infatti, afferma che l’estetica esposti e discussi dai ricercatori in
Registrazione del Tribunale di Salerno: “s’iniziò in Germania sotto il po- un apposito convegno, tenutosi nel
“Come uno slogan rimasto in gola” Pag. 22 tente influsso dei teorici italiani”, tivo del maestro. Rifacendosi a luogo natio del pensatore. Dai la-
N° 20 del 28/Giugno/2004
di Davide Dalmiglio tra cui il Caloprese. Il filosofo cala- quanto scrive il nobile scaleoto, vori è emerso che nonostante i
Editore: “Edizioni Nugae” brese, insistendo sul ruolo della Giuseppe Ricuperati sottolinea che notevoli passi in avanti degli ultimi
Via XX Settembre, 23 fantasia, pone la medesima come nella scuola del filosofo si tendeva “ decenni, ancora manca uno studio
“Versi insonni” di Lucia Ielpo Pag. 23 fondamento dell’opera d’arte, con-
84091 Battipaglia (Sa) a realizzare un’esperienza globale, organico sulla sua riflessione non-
sistente nell’espressione delle che investiva non solo la mente ma ché una riflessione critica dei suoi
Cell. 347-3098430 “Silloge per Le roselline di Persano” Pag. 24 “costituzioni d’animo che si gene- anche il corpo. Inoltre era una scritti.
Chiuso in Redazione: 16/Luglio/2004 di Vito Cerullo rano in noi dalla considerazione scuola maieutica, non cattedratica.
degli accidenti o buoni o rei che Ginnastica e letture delle Sacre
Per liberi contributi, lasciti, donazioni
nel corso delle umane operazioni Scritture, commenti di queste con * A pochi anni dal rientro
rivolgersi al Tesoriere Sig. Colitti Salva-
tore (Cell. 338-2025760) o direttamente in
Autori vari Pag. 25 sogliono accascare”. Pertanto “le confronti patristici riempivano la definitivo da Napoli, dove era stato
Redazione. Grazie.
composizioni più belle sono appun- mattinata, mentre il pomeriggio un esponente di spicco dell’Acca-
“La familiarità degli astri negli ermetici” Pag. 26 to quelle che ne rappresentano più era occupato da filosofia ed elo- demia degli Investiganti e di quella
In copertina: foto di Massimo Longo al vivo le sembianze. Tutte quelle Palatina.
di Vito Cerullo quenza, realizzate sempre attraver-
Titolo - “Nugae: la prima rivista alle quali manca questa rappresen- so la lettura e la spiegazione dei
fatta con i piedi dedicata a chi “Gregorio Caloprese” di Antonio Valente Pag. 27 tazione, quantunque forniti di tutti i
scrive con la testa…Ed il cuore!”
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La familiarità degli astri negli ermetici Grida dall’anima
di Vito Cerullo Promossa dall’associazione culturale “I Ragazzi di San Rocco”, il 23 maggio scorso si è svolta presso l’auditorium
Saggistica dell’I.T.I.S. “G. Gatta” a Sala Consilina, nel Vallo di Diano, una serata di poesia dal titolo “Grida dall’anima”,
Eventi rassegna di autori locali inediti giunta alla terza edizione. La lettura interpretativa dei componimenti poetici è
stata curata dalla compagnia teatrale Kiosa, mentre alcune classi del Liceo Classico “Cicerone” hanno curato la
L’aspetto consolatorio degli astri si “resa” spontanea d’ogni conflittua- figli che partono”. Tracciando il
concreta per gli ermetici a seguito lità interiore, deriva dalla mite punto della situazione, sinora tutto lettura di un’antologia di autori lirici classici greci e latini, nelle lingue originali ed in traduzione. Sul palco di
dell’emigrazione a onda “melodica” “sorpresa” di “astri Familiari” ovve- si è svolto in altezza da cielo a cie- “Grida dall’anima” sono stati ospiti anche la redazione ed il numero zero di “Nugae”, con una breve presentazione
in terra straniera generante un dif- ro della propria terra in immediata lo, e nella media presente reso al della rivista e la lettura di alcune delle poesie pubblicate. L’associazione che ha promosso “Grida dall’anima” ha
fuso sentimento di nostalgia, anche probabile percezione al presente, e presente. Nel contesto relativo a anche pubblicato un libello dallo stesso titolo che raccoglie le poesie selezionate per la rassegna, precedute da una
se non può escludersi completa- ancora gli identici “astri” riscoperti Sul colle delle “terre bianche” sempre introduzione che di seguito riportiamo perché rende bene il senso dell’iniziativa.
mente per i luoghi d’origine. Lo “in un cielo d’esilio” . Questo dato di Quasimodo, dove inizialmente
sradicamento dalle consuetudini suggerisce un tramite tra i luoghi consolante ( a causa di una prece- Carlo Maucioni
domestiche per realizzazioni eco- natii e il nuovo domicilio. Riflesso dente figura “informe”) è la terra Associazione “I ragazzi di San Rocco”
nomiche, sociali e intellettuali, con che si estende al Quasimodo dei attraverso la suggestiva “eco” in Sala Consilina
variabili differenti da poeta a poeta, Ritorni: gli “occhi” uniscono in ide- cronologia sino alla calma estatica
( valenza patetica per Qua- e “geometrica dell’Orsa”, la
simodo, nulla per de Libero cerniera di raccordo è com-
che rimane nella sua pro- presa tra l’atipico spazio ter- Velocità e fretta hanno investito tutto. sentare i significati, di veicolare i segni mica, innaturale, da OGM (organismi
vincia a mitizzare un idillio restre maggiormente carico e E tutti. Sono il nostro tempo. La catena e, quindi, i sentimenti. Ergo, la comuni- geneticamente modificati).
senza tempo) determina quello astrale della menziona- di montaggio mediatica delle parole cazione rischia di essere di superficie, di Non è la sintesi poetica, che è sintesi
successivamente affetto, ta costellazione. L’evidenza di abbrevia, sintetizza, riduce ad acronimo. facciata, imballata; rischia di essere un naturale, sintesi semantica e quindi di
ricordo e senso di rimorso “omogenea struttura” della In questo gioco al massacro linguistico, segni, sentimenti, di immensità inte-
interiore per l’allontana- volta celeste, quale seconda e protagonisti contemporanei perdono riori, di profondità estetica ed estati-
mento. E quindi, il bisogno definitiva possibilità consola- pezzi di sé: Margaret Thatcher diventò ca. La brevità della poesia è densità,
di celebrare il degrado del toria viene presto rifiutata, Maggie sulla scena politica; Ronaldo, pregnanza; è cuore e amore, è guerra
proprio sud misurato nel rovesciata e ridimensionata a Schumacher e Shevchenko sono Roni, e pace; è colori e fiori; è organismi
declino della Magna Grae- ricerca ( nel Firmamento sini- Schumy e Sheva per i cronisti sportivi; digitalmente non modificati. Ancor-
cia, attraverso una poesia sgalliano) di una sola “stella” l’Artista Prima Noto Come Prince - ché forme comunicative entrambe
volta a una teorizzazione con la meteora dello sguardo The Artist Formerly Known As Prince – è brevi, la poesia sta alla lentezza come
“matematico-geometrica” attraverso un “cielo” tolemai- ormai solo T.A.F.K.A.P. Meno silla- l’SMS sta alla velocità. La brevità ricca
come traspare nel disegno co, e il cui esito permane in be, meno battute sulla tastiera del pc di sfumature della poesia si completa
delle curve della ‘parola’ . un’ipotesi visiva. Rimodulante (già personal computer), minor consu- nella riflessione e nell’approfondimen-
Nell’ottica di quest’ultima la distrazione del poeta, in mo di inchiostro di stampante. La sum- to e quindi nella lentezza, laddove la
affermazione si comprende Febbraio dolce e amaro il cielo si ma della riduzione comunicativa è brevità dei messaggini si esaurisce
meglio della cosiddetta riduce a balenante “crepa di l’SMS: sempre più piccolo il medium nell’istante, nella ristretta memory
“geometria astrale” rilevata beatitudine”, prevedibile già cellulare, di appena tre lettere l’acro- card del cellulare. Le grida dall’anima
da Macrì per un campione da quelle “due macchie” che nimo di Short Message System, abbre- resistono alla montante spazzatura
di figure riscontrate nella sembrano fissarne il campo viatissime (il superlativo è fuori luogo) semantica; c’è ancora chi urla la pro-
poesia di Quasimodo, sin- fisico. E ancora come possibi- le parole. Da interpretare prima di pria interiorità nei versi brevi della
cronia ad esempio della foglia ale linea retta le “stelle” fisiche le modello di raffronto, nei Ritorni essere comprese: xké è la versione bit poesia per comunicare al di là di un
“simmetrica” con le stelle, a esem- dalla trasparenza sovrastante la di un’antecedente redazione, appa- della preposizione interrogativa e cau- display o di un monitor fino ad un’al-
plificare un soccorso ora da un straniera “Piazza Navona” in visione re già nelle premesse di partenza la sale; appena tre lettere come l’interro- tra anima, fino ad altre anime. “Grida
universo frammentato, espresso in in tempo reale, e seguendo quelle materiale scomposizione del firma- gativa inglese why, anzi meglio della dall’anima” è una piccola rassegna di
maniera disarticolata mediante “stesse” sino al cielo della memoria mento a “nido” da raccogliere poi corrispettiva causale inglese because, queste grida. Grida di provincia, di un
l’azione benefica di singoli astri o “disteso” sugli eterici “ciottoli” del nella cavità della mano, come par- lunghissima, come questo superlativo, lembo geografico e di umanità dove
stelle. Tuttavia, circa l’uniforme locale fiume “Platini”. Le “stelle ziale compensazione di un lontano proprio demodé! Ma questo fenomeno non tutto è di plastica, dove ancora si
disseminazione dei corpi celesti se vespertine” guardate dalla vigna, in “orizzonte privo di tenuta”. Soltan- comunica(t)tivo è mondiale, fino a comunica attraverso la sintesi poetica,
ne ricava una sorprendente quanto quanto “luci” vivaci “su opposti to il cielo illustrato nell’Indovino regressioni alfanumeriche: for you è se ne raggiungano le vette artistiche
astratta impressione di non soluzio- poli” lasciano intuire tutta l’esten- quale “patria…ampia e accoglien- ormai 4 U. In tal modo la lingua si oppure no, che si ribella alla fretta
ne di continuità spazio-temporale. sione del cielo. La “stella del matti- te”, viene serenamente inteso a standardizza, si plastifica, diviene asetti- imballaggio da raccolta differenziata per digitale, all’angosciante contemporanea
Se ne ha subito conferma nella liri- no” collega il territorio “delle ma- compendio del tutto. ca, perde colore. Ne risulta ridotto il un riuso che ad ogni riciclo perde valore velocità.
ca Narni Amelia Scalo di Sinisgalli: la dri che restano” e l’altrove “dei potere semantico, la capacità di rappre- semantico. È sintetica, ma di sintesi chi-

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Eventi nemmeno sui latini e giocando con le somiglianze sonore tra

Sprazzi di taccuino
di Michele Nigro
il titolo della nostra rivista e la lingua degli antichi romani,
riusciva a disorientare tre quarti di pubblico con un
“…<<nugas postulare>> di Plauto, ovvero “chiedere l’impossibi-
Autori vari
le”, nutrire i sogni impossibili…” Un invito o la triste profezia
del nostro destino!? “Nugae è una rivista per giovani ed è giova-
…dalla prima presentazione pubblica della nostra rivista ne…C’è un buon equilibrio culturale, ma non c’è unità. Tra i vari
“Nugae-Scritti Autografi”. autori prevale una disomogeneità che denuncia la diversa origine
della passione per la scrittura e che lascia trasparire una grande Poesia
Battipaglia, 25 Giugno 2004. esigenza esistenziale…” Era un complimento? Forse solo un
*** dato di fatto… “Manca una volontà precisa nel creare una prospet- Il Diabetologo non ha il Diabete
tiva unitaria per far sì che le pagine della rivista diventino il luogo
L’odissea autostradale sembrava finita. L’annosa vergogna Diabetologo, Diabete, Insulina (Provare per credere)
ideale in cui i motivi sociali e di gruppo, le difficoltà politiche, i e Divorzio Mattino d’Italia e d’Europa
dei lavori d’ampliamento di una tragicamente famosa motivi dei giovani, insomma, trovino la loro massima realizzazio- Però disciplina la malattia
“Salerno- Reggio Calabria”, si era scaraventata senza pietà sul ne…” Ma ecco che, facendosi spazio tra tali crude premesse, Col segreto amorevole
nostro ospite, il Professore Rino Mele, che impiegando quasi Il Diabete è un amico sballato Variabile di sereno e la pioggia
giungevano le prime indicazioni speranzose per un possibile Ci aiuta a convivere.
due ore per coprire il tragitto Fisciano- Battipaglia, sperava futuro: “…bisogna convogliare l’ansia letteraria, tenendo conto e Quando lo conosci
Ci aspettano giorni da leoni. richiude le sue bandiere tra
così di battere il record universitario, girone docenti, di conservando le differenze che naturalmente esistono tra i vari generi Ti sembra un bambino
“permanenza in auto”… Il tempo di trovare un parcheggio, In attesa abbiamo messo su gli arcobaleni. Cattedrali e prati
presenti nella rivista… Intorno a questo nucleo cercare una via A poco a poco cresce
un caffè per risvegliarsi e per ritornare a credere nel “perché” Una fabbrichetta di scolapasta
comune, pur conservando le differenze…Cercare di costruire una via E ti tradisce. turbinano per la frescura dell’a-
di tale sacrificio e poi giù, negli inferi de “Il Punto”…! Lungo comune intorno ad un “asse politico centrale”… E specificando Speciali sessanta buchi al mese
Mentalmente t’illudi ria.
le scalinate dell’Ade preso in prestito, alcune candele accese immediatamente: “…non politico nel senso partitico del termine, Per vivere meglio.
e l’allucinante miscellanea odorosa di incenso e muffa, lascia- Di avere un gran piatto Perché passeggi nel vento
ma per una precisa incidenza sociale…” Quelli che, tra i presenti
vano presagire incontri mitologici! Intanto gli altri ospiti, in sala, vedevano in “Nugae” un possibile “bollettino laico”, Col tempo sei fregato lo stesso. Alfonso Di Dio La Leggia di un mattino feriale?
sopravvissuti anche loro agli ingorghi di ferro e sole, avevano organo ufficiale di un improbabile neopartito lenin-material- Ti farà star male ____________
già dato fuoco alle polveri della discussione. Dopo gli inter- Non ha tempo la gente del nord
marxista, erano stati avvisati! Mele tentava di portare a ter- E arrivi all’ultimo stadio
venti introduttivi di Lucio e Fabio, già riscaldati a fuoco lento mine un approccio-attacco alle radici esistenzialiste di per pensarti invisibilmente a
dai riflettori di TeleSalerno, il Professore Alfonso Pace rive- Che ti devi sposare
“Nugae” e prendendo spunto dall’incipit di una poesia di Fa- piazze
lava nei dettagli – ahimè, anche a quelli che non l’avevano Con la Signora Insulina.
bio De Santis (“Passeggio il paese Battipaglia…”) cercava di di suoni: varia come le meteore
ancora letto! – la trama del romanzo “Miserere” dell’altro interpretare l’animo di quei giovani artigiani della parola alle Ci sono regali
Rino della serata, Malinconico nel cognome, ma decisamente prese con il territorio in cui vivono… Con il loro intimo (Flaconi e Siringhe per inietta- Io di questi cieli d’Italia e d’Europa.
gioviale e ottimista nei fatti. Un oratore consumato non ha re).
malessere “metropolitano” espresso in una “poesia toponoma-
bisogno di seguire tutta la discussione per intervenire. Infatti, stica”… Dirà più tardi, dietro le quinte, l’insigne docente: La cerimonia è offerta dal Dia-
Percorro le strade asfaltate di
cogliendo al volo le briciole del discorso di Malinconico, il betologo. Vito Cerullo
“…Battipaglia è tutta una enorme periferia…!” – per collegarsi, città lontane,
Prof. Mele, giunto il suo momento di parlare, esordiva più o forse, indirettamente al discorso sulla rivista “Nugae” che ai Ci dichiara marito e moglie
i sentieri, i boschi di casa mia,
meno così: “…uno scrittore, nel momento in cui pubblica un pro- suoi occhi appariva senza Piano Regolatore… E’ evidente che E nessuno ci può separare.
prio lavoro, è già editore di se stesso…E’ già “genere”… Ha già le rive dei fiumi,
“l’anarchia” di “Nugae” spaventa quella stretta cerchia di dot- L’amore cresce ciecamente
scelto il suo genere letterario…Non sappiamo se in modo consapevo- le spiagge,
ti-critici i quali si difendono cercando di capire la genesi di Senza speranza di divorzio
le o meno!” Le premesse già spaventavano. E infatti: “…Ho una “scrittura locale” e tentando un parallelismo tra i fattori ma sono io, sempre.
avuto modo di sfogliare “Nugae” e di sorvolare sui vari generi in esso E vissero felici e contenti.
geopolitici predisponenti e i “prodotti letterari” di un territo- L'io che semina la poesia,
contenuti. Sulla copertina leggo “Prosa- Il mio nome è
rio. Siamo “palazzi disordinati”…! la poesia che mette radici
Poesia-Saggistica”: è una pretesa uni- Ma che vuole da noi questo Profes- Di Dio La Leggia Alfonso
tra le pietre
versale…che contrasta decisamente con sore travestito da “nonno” e venuto, Discendenza di sangue blu.
il titolo “nugae” . Un titolo che si riferi- e nasconde le prime foglie
dietro nostro invito, dall’Università I miei antenati
sce umilmente a “cose di poco conto”… tra foglie più ampie.
di Salerno? Eccoci serviti: “…ci Hanno attentato
1 a 0 per Mele! Segnava un goal con vuole più crudeltà nella scelta dei pezzi Sarò poeta quando la gente
tiro di testa al primo minuto di Al mio futuro.
da pubblicare e avere il coraggio di coglierà il fiore dei mie versi
gioco lasciando spiazzata, solo appa- E mia madre mi ha lasciato
chiedere anche ad un amico di rivedere e respirerà i petali delle mie pa-
rentemente, la difesa della il proprio scritto, di spostarne la pubbli- Una grande eredità. role.
“redazione” di “Nugae” ! E riferen- cazione in un prossimo numero o addi- Il Diabete
dosi, evidentemente, anche alle rittura rifiutarlo...” Come per magia E’ una classica malattia Rosario Volpi
nostre pretese di “autonomia lette- cominciarono a riaffiorare, durante
raria” continuava: “…amare i maestri Bilanciata mimetizzata
quella anomala serata estiva, i vec-
della letteratura significa diventare Col Buchi – Buchi ___________
chi discorsi cominciati verso la fine
grandi!... La morte dei padri e dei maestri porta alla mancanza di del 2003 in seno al gruppo, quando quell’ abbozzo primor- L’amore si stabilisce
nutrimento per l’alunno!... L’alunno deve amare il maestro per diale di rivista piombò inatteso sul Natale di “parenti e ami- E il successo è garantito.
nutrirsi…Mai come adesso abbiamo bisogno di tali figure significa- ci”… L’esigenza di condividere i “perché” di uno scritto; la Sogni di pranzi succulenti
tive…” Dopo aver tirato fuori dal “kit dell’oratore classico” ricerca di una maledetta “poetica comune”; la maturità vacil- Equilibrando le unità d’amore.
gli immortali Manzoni e Alighieri, il Prof. non risparmiava

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lante nell’accettare le differenze; i giudizi sommari e i plotoni ciascun scrittore… Essere selettivi a monte, prima di proporre gli

Silloge per “Le roselline di Persano” di esecuzione affogati nel vino; i pregiudizi nei confronti dei
generi letterari “non ufficiali”; le varie sindromi da “prima
scritti al pubblico…” Più “possibilista” la scuola di Rino Malin-
conico: “è vero, avete bisogno di un lavoro redazionale e c’è bisogno
donna”; i saccenti da anestetizzare; il protagonismo provincia- di una certa selezione, ma andate avanti così senza troppi stravolgi-
lotto; il disequilibrio tra la letteratura e i piaceri della tavola; menti!” E mentre arrotolava a cilindro la copia di “Nugae” che
di Vito Cerullo troppo amici per essere obiettivi o troppo umani per valutare aveva tra le mani: “ciò che mi interessa è riconoscere qual è il “senso
solo la parola; la difficoltà nel valutare e soprattutto nel valu- politico” che è insito nella creazione di una rivista come “Nugae”…

Poesia
tarci; l’autocoscienza dinanzi ai propri “meravigliosi” e intoc- Per rispondere bisognerebbe ampliare le conoscenze antropologiche
cabili scritti; la difficoltà nello stabilire quei parametri di valu- sull’identità dell’uomo…Andando al di là delle scoperte tecnologi-
tazione che non siano i soliti e banali “piace-non piace”, che e scientifiche, la dimensione umana viene ampliata soprattutto
“noioso-divertente”, “lungo-corto”… Riesumati e fortificati dall’arte e facendo leva anche su una rivista che nasce in un ambien-
dalla voce autorevole di un “estraneo”, i temi “caldi” di te cittadino scarno…Questa parola che tenta di vivere al di là della
Lunedì d’Albis (a Michele Nigro) Per Atena “Nugae” venivano così convalidati e ufficializzati, come quan- dimensione anche temporale in cui è stata pronunciata e che diventa
do l’adolescente non parla in famiglia dei propri problemi, ma rivista!” Per dirla in parole povere: “i famosi scritti chiusi nel
si affida al giudizio “altro” di chi vive fuori, dell’amico cassetto!” Con maggior spirito pionieristico rispetto alla di-
Oggi, non proseguiremo il viaggio Il sentiero di pietra “grande” che sa tutto… L’incomunicabilità interna: un pro- sincantata “crudeltà” del Prof. Mele, l’autore di “Miserere”
verso le foci del Sele, azzurre; blema antico come l’umanità e che colpisce famiglie, partiti continuava: “…Io vi chiedo…Volete fare scandalo con la vostra
cerca corse di vento.
politici e addirittura associazioni di sedicenti scrittori! Quelli rivista in una cultura normativizzata…? Volete usare l’originalità
né andremo per i templi di Paestum, Ditemi il nome dell’albero snello, che bruciano gioiosi nel fuoco della comunicazione scritta e per “provocare”? Volete intraprendere una battaglia contro i canoni
dove mi attendono vivi un solo giorno nei pressi. che rimangono al tempo stesso vittime dell’incomunicabilità di una cultura dominante…? C’è l’esigenza di rimuovere certi cano-
umana! Intanto Mele incalzava: “…la rivista è un esercizio di ni e oggi fa scandalo promuovere l’originalità e l’autenticità (quest’
antichi morti risorti. Per dove indica quel segno, crescita, di confronto e non di scontro…se non si vengono a creare ultima vista come “verità immediata”) in un mondo che ha paura di
Tu mi condurrai sulle alture, i miei occhi rivedono dei validi canali comunicativi tra i vari generi e le persone che li cambiare e di criticare la cultura dominante. Dovete porvi questa
rappresentano, si rischia di fare un <<ortus communis>> grazie al domanda voi di “Nugae”: “vogliamo abbattere questi canoni e dare
tra le pietre e gli alberi. una luce chiara. quale ci si stacca dalla realtà con la scusa della pubblicazione delle battaglia al mondo culturale?” L’artigianato della parola che voi
Vedrò solo fiori gialli. proprie “opere”, senza comunicare con l’esterno…” Il caro latino avete intrapreso è certamente la risposta più genuina nei confronti
Mi dici se ne coglierò? corre in aiuto dell’oratore scaltro quando questo, non poten- della cultura ufficiale…!” Bella anche la “battuta” sulla
do usare termini offensivi nei confronti di chi lo ospita, sosti- “…grafica volutamente povera…!” Altro che “volutamente”:
Uguali, i paesi che al tramonto tuisce il termine “accozzaglia” di bassa lega con un elegante e questo passa il “convento del software”…! L’orgoglio dell’
attraverseremo in corsa: dotto “ortus communis”. Non si fece attendere la “difesa d’uf- “autogestione”, che viene scambiata per anarchica presunzio-
ficio” del De Santis:“…sappiamo di essere all’inizio, ma non ab- ne, si nutre del “fai da te”… Facciamo tutto noi, pur di non
avranno case di pietra e lo stesso verde. biamo mai vissuto le differenze come un handicap…Anzi crediamo diventare il “supplemento” di un giornale padronale! Mi veni-
Guarderemo i monti sporgersi che la “convivenza delle diversità” esistente in “Nugae” sia proprio va da aggiungere, mentre cercavo di correre con il mio tac-
uno dei punti di forza della rivista.” Quando ormai tra il pubblico cuino dietro le parole degli oratori: “…ci interessa veramente la
lentamente sopra il sole.
si era creato un onesto equilibrio tra “abbandoni e resistenza”, ricerca di una poetica comune? O pensiamo di poter lasciare traccia
ecco provenire dal fondo della sala la paterna e amichevole anche in qualità di “ortus communis”?E’ possibile che dal passato
domanda del Professor Grimaldi che come un “grimaldello” letterario non ci giunga traccia di simili esperienze “artigianali” che
cercava di scardinare la “crudeltà” di Mele: “…questi ragazzi hanno lasciato segni indelebili nella storia di un territorio?Non è che
Alla foce hanno cercato di creare qualcosa di nuovo in una città che non offre questa esigenza della poetica comune sia solo la tana sicura del solito
moltissime possibilità culturali. Ecco, ciò che ha detto è giusto, ma “conservatore” che ha paura di provare? Il dibattito tra i “grandi”,
non crede che a questo punto i ragazzi abbiano bisogno di ricevere da le scuole di pensiero che prendevano posizione durante la
Di Maggio, ai paesi, lei qualche indicazione precisa e pratica per superare la diversità presentazione di “Nugae” non ci lasciarono stupiti più di tanto
guardavamo rosse rose nei cancelli. interna alla rivista?” Mele imperterrito e dimostrando abili perché nei nostri Venerdì associativi di “poesia e vinelli” ave-
capacità diplomatiche: “...mi complimento con lei per la sua do- vamo già affrontato tali dibattiti. La vera scoperta della serata
A valle, fertili pianure infinite del Sele.
manda e devo dire che si nota ed è apprezzabile la benevolenza che era che già ci eravamo “scoperti”. Da tempo! E forse la mèta
Erano più verdi nutre nei confronti di questi giovani, tuttavia…” – rincarando la era quella! Chissà… La stanchezza stava prevalendo sulla
presso le acque del fiume.
dose di necessaria crudeltà- “…la rivista non deve essere un luogo voglia di fare altre domande agli illustri ospiti… Senza fron-
da addobbare con gli scritti, ma una “piazza” in cui incontrarsi per zoli e senza nessuna musichetta a far da sigla, i moderatori
Veniva il tuo regno a noi, in corsa; discutere delle cose da pubblicare, trattare insieme e con maturità gli licenziarono il pubblico mettendo fine ad una serata tutto
svaniva per criniere in fuga. argomenti che ne scaturiscono…Discutere non per passare il tempo sommato riuscita. Le argomentazioni erano state ricche ed
ma per “disegnare il sentiero della rivista”…Saper dire “no” a degli interessanti e i temi toccati nel dibattito avevano assunto una
Tra i massi scorgemmo scritti, per crescere e non per essere cattivi! Per confrontarsi senza nuova forma più matura e rivitalizzata. Risalendo in macchina
i pescatori e le lucenti reti. cattiveria! Avere il coraggio di chiedere all’amico “perché hai scritto il Prof. Mele, ribadendo il suo legame con Battipaglia e le
questa cosa?” L’esercizio della scrittura porta alla felicità, ma non sensazioni di accoglienza e amicizia scaturite dall’incontro, si
Ma vinse il cielo alla foce:
deve essere un modo per “piacersi”, per chiudersi nell’autocelebrazio- lasciò sfuggire: “…ora comincia per voi un duro lavoro!” Forse
dipinse d’azzurro il fiume, il mare ne…Essere selettivi: non tutto ciò che viene scritto, deve essere per “Nugae”, dopo sette mesi di vita, era appena diventata mag-
e lo spirito che andava leggero sulle acque.
forza pubblicato. E la prima vera tappa di questa sana crudeltà deve giorenne…
avvenire singolarmente nella mente e nel silenzio della stanza di

24 5
La fototessera Versi insonni
di Lucia Ielpo
di Massimo Longo
Prosa Poesia
***
Settimio non rischiava mai. Preferiva lambiccarsi il cervello Settimio fu sempre colpevole e fuggiasco allo stesso tempo,
prima di prendere qualunque decisione, persino le piú scioc- di una certezza che si proponeva di non rinnovare mai, pelle come buccia di mandarino, bucherellata, ruvida, graffiata. emana dai pori il profumo del sangue. ho sospe-
che. Soltanto allora Settimio decideva di agire, solo dopo illustrando nel suo matrimonio e nel suo amore, la forza so ogni giudizio, me ne sono andata da me stessa, affondando i piedi nella terra bagnata. il cappotto era sempre
aver avuto la certezza che le conseguenze sarebbero state di durevole. più pesante, di pioggia, di te. sono fuggita dalla mia stessa ombra, pelle rancida, odore di legno bruciato, disse-
grande beneficio. minando pezzi di tessuto per la via. arrivata all'angolo, ho svoltato senza guardare in avanti, sola, io e il mio
Ma da quando aveva scoperto la fototessera, tutto era di- sguardo, io e il mio sguardo. troppi scalini e scarpe dimenticate in fondo all'ultima via del ricordo, ti ho perso
Una volta peró, l’istinto brutale, soffocato in tutta la sua vita ventato oscuro e instabile. La sua inquietudine cresceva sui binari della ferrovia, mentre partivo ma in realtà eri tu che te ne stavi andando. il tuo treno l'ho visto quella
(Settimio non aveva che quarant’anni), lo avvinghió per la ogni giorno di piú, cercava di non tornare mai a casa, in- notte mentre mi baciavi. scorreva liscio come la tua lingua tra i miei denti, non l'ho mai visto rallentare e te ne
gola rivelandogli l’orrore della veritá. La veritá del tradi- ventava bugie di giorno in giorno, preferiva andare a dor- sei andato. ti ho perso in quel risveglio tuo non mio, quando io non avevo ancora capito e ho tenuto gli occhi
mento. mire in un motel, sottraendosi vigliaccamente agli occhi di stretti per non guardarti mentre te ne andavi ma sapevo che il rumore della porta era il tuo e che non l'avrei
Era solo un’immagine, stampata su di una banale fototessera, Amanda. più risentito. sorprendo le mie mani a raschiare il muro, scoverò un altro pezzo di me, forse quello che dimenti-
ma attraverso quella interpretazione tutta la veritá veniva a Il suo dolore diventava insopportabilmente atroce quando co nella battitura, scappato, volatilizzato, inafferrabile.
galla, Settimio non aveva nessun dubbio. pensava a lei che andava, lentamente, a farsi fotografare da
***
Senz’altro la fototessera era stata fatta ad una delle macchi- una macchinetta automatica. La vedeva pettinarsi, vestirsi,
mia finitudine di porte aperte e chiuse
nette che si trovano alle stazioni ferroviarie, Settimio si sen- poi mentre attraversava la strada, salutava qualcuno distrat-
tamente. Tutti questi gesti, sottratti alla passione vigile di equilibrio di porte socchiuse
tiva soffocare solo all’idea, di tanto in tanto prendeva la foto
Settimio, si rivelarono in tutta la loro caducitá. Non era usci scivolosi
e la osservava, da questa o quell’angolazione, ne studiava le
Amanda che si pettinava, era piuttosto una donna estranea usci legnosi vivi
sfumature del volto, della bocca e degli occhi.
e brutale che si pettinava. In quel volto, in quegli occhi, come di confini sfaldati dalla pioggia che batte e batte
Piú che un’idea peró si trattava di una singolare percezione, Amanda rivelava la passione morta, seppellitta fra le abitu- mia finitudine
di una donna conosciuta e amata, ma di una stabile e inquie- dini e la noia, e in piú la strategia per un futuro nuovo e
tante estraneità. mi allargo dentro di te fino a ritornare
misterioso.
il cerchio
L’unica sua colpa era stata quella di sottrarre la fototessera di Settimio non ricordava da quanti giorni andava in giro con una coda di serpente
nascosto dalla borsa di sua moglie, Amanda. Lei non era in quella fototessera in tasca, aveva l’impressione che avesse
casa, ma chissá perché aveva lasciato la borsa, lei che non la mille giorni ancora ti darò l’addio nella bocca
sempre piovuto, costantemente, senza nemmeno una pic-
dimenticava mai. toccandoti il respiro come una lingua la corda.
cola interruzione. Rileggo me stessa
Non aveva mai provato a guardarci dentro, Settimio non era Si ravvivava i capelli bagnati di tanto in tanto, ora aveva Rileggo me stessa nel tempo del ciliegio
curioso, e poi cosa poteva tenerci dentro sua moglie? Tutte deciso peró di tornare a casa, le notti al motel erano diven- sbocciato sotto la camicia.
cose che lui conosceva, era sicuro che Amanda avesse pochi tate lunghissime e insopportabilmente noiose, preferiva
interessi, le bastava poco, non desiderava dalla vita nient’al- incontrare Amanda, trovarsi dinanzi i suoi occhi, la sua Il tempo era giusto per annusare l’erba bagnata,
tro, e non aveva nessun segreto da nascondere, proprio nes- bocca, il suo sorriso inquietante. il tempo era pronto sopra le coperte, ai piedi del letto.
suno.
Aprí la porta con scarsa decisione, si asciugó le scarpe sullo Oggi il tempo è cambiato; qualcuno ha cambiato persino i sensi unici nel mio paese.
Durante il giorno, come una fuggevole occupazione, Setti- zerbino. Forse lei non c’era, non c’erano suoni in casa di
mio prendeva la foto che aveva in tasca e la osservava, senza Non ho sentito alcun passante che dicesse che tu mi avevi cercato;
nessun tipo e non c’erano tracce di lei. Neppure la borsa
mai sottrarsi al dolore, voleva che tutto fosse presentato al c’era. non ho visto nessuna traccia di amore,
mondo nella sua interezza, cosí com’era, con tutto l’orrore e solo il fango lasciato dai tuoi piedi nella pioggia.
il danno che ne conseguivano. Aprí un cassetto dove Amanda conservava le foto e ne pre-
se alcune. Molte risalivano a qualche anno prima, lei era Questo sei tu. Un albero senza frutti.
Poi si diceva che lei, la donna con cui aveva trascorso gran diversa, aveva uno sguardo complice, privo del sarcasmo
parte della vita, cieca fatalitá, non fosse piú la stessa donna, Io ho creduto di amare il raggio di sole sulla mela rossa ed invece c’eri tu.
che la sua bocca disegnava sulla fototessera. Si tolse le scar-
era cambiata dopo la fototessera, e il suo cambiamento aveva pe bagnate e le calze, poi si lavó i piedi nel lavabo, li asciu- La rosa senza spine, sotto la corona il rosso di un pallido colore pastello.
lasciato che tutto cambiasse, le loro vite, il loro matrimonio gó con cura. Si pettinó, si guardó allo specchio e notó, con Ho amato la siccità, l’aridità, ho amato la caverna della tua bocca in cui si perdevano migliaia di parole intrise di
e tutte le vite di tutti gli uomini. stupore, che i suoi capelli avevano perso la loro lucentezza, notte.
Non dovette affatto convincersi che si trattava di tradimento, non ricordava di avere tanti capelli grigi. E ancora una ruga
profonda sulla fronte, e sulla guancia a scivolare lungo la Oggi so che tu sei una maschera di gesso. Se solo ti avessi visto prima.
fu l’immagine a parlargli, fu l’occhio colpevole e sottratto
alla negazione, che gli rivelarono ció che piú temeva al mon- bocca. Sorrise osservando scrupolosamente il suo cambia- Il tuo amore non è valso nemmeno la mia morte.
do. mento, gli sembrava che fosse un uomo nuovo, diverso,
La mia morte.
Se solo ti avessi riconosciuto prima.

6 23
Come uno slogan rimasto in gola piú maturo e piú consapevole. Perché mai aveva sempre collo con il filo, il volto le diventó immediatamente pao-
avuto la convinzione di conoscersi bene? Settimio era un nazzo, i due si adagiarono sul letto, Amada riuscí a blatera-
...e altre poesie uomo dai capelli luminosi, alto e snello. E Amanda, perché re parole incomprensibili, si dimenava incessantemente,
mai aveva creduto che Amanda fosse la donna che aveva prima afferrando il filo e cercando di allentarlo dalle mani
sposato e basta? assassine, poi provando a dargli dei pugni, delle gomitate. I
Poesia di Davide Dalmiglio
Era stato un ingenuo, solo un ingenuo; annuí mentre si corpi rotolarono dall’altra parte del letto, i loro gesti scon-
nessi, il loro dimenarsi e mugugnare sembrava sorprenden-
guardava ostinatamente allo specchio, e sorrise, e il suo
sorriso era freddo e diabolico, lo sguardo criminoso di chi temente silenzioso.
Come uno slogan rimasto in gola Passeggiate romane ha deciso di scindere il bene dal male. Il male era il tradi- Amanda aveva colpito Settimio al volto, il suo naso prese a
mento di Amanda, della donna amata, della donna ormai sanguinare, ma non lasció la presa, continuó a stringere
sconosciuta. con forza, il collo di Amanda era segnato da una linea pro-
Aveva bisogno delle forbici, fonda, la faccia violacea, cessó la resistenza, si accasció da
Eserciti, esercitati spesso ad esercitare Stretti in lunghi giri, assicurati alle cortecce dei bovini quelle tagliavano bene, le un lato, Settimio rifiató.
l’esercizio dell’esorcismo alla misticanza il rosso anemico dello scanno, dita consumate, mulinate aveva comprate lui stesso, Si alzó con tutta calma, poi
ma possibile che Amanda andó in bagno per lavarsi la
Il ritmo ride, ovvio che è ovvio come tenera mescolanza faccequarzo ben staccate, plastiche, dai muri, avvitati
non metteva mai le cose allo faccia, si ripulí del sangue che
pronta, bava lanuginosa, fresche fauci di lumache scarsi rabberciati al manzo e parrucchierizzati: stesso posto? Eppure erano gli scorreva sulla bocca e sul
oltre gli argentei stagni e code rotocalchi del mattino, state sempre li, lo ricordava mento.
bene. Ora le aveva trovate, Poi sedette sul letto e aspiró
sirene odo il ringhio grattato dal nocciolo il calcinaccio 89 conservato sul comodino.
controlló che la lama fosse profondamente. Non si tratta-
sul vergine penetrante, arrogante sindrome ben affilata, lo era. Ora il va di vendetta, si trattava in-
cinese usurpatrice del nostro.
ferro da stiro, quello aveva vece del corso naturale degli
un filo lungo e robusto. eventi, lui non si era proposto
Intoniamo un cantare, programmare, preventivare.
Non l’aveva sentita, Amanda di modificarli. La sua reden-
Insomma, dare, fare, dare: era arrivata in camera da zione esaurí in questo pensie-
con il gesto antico del seminare, letto e Settimio era ancora a ro, si portó il pugno alla boc-
trafficare con il filo del ferro ca come per riflettere. Il ferro
invisibili sopra un deserto medio orientale.
da stiro. L’aveva tagliato, da stiro era ancora nel mobi-
arrotolato e infilato nella letto, bisognava disfarsene,
tasca dei pantaloni, nascosto cosí come il filo. Le forbici le
il ferro da stiro in un mobi- mise al loro posto, ora era in
letto. cerca di un sacchetto per na-
“Sei tu?” disse Amanda men- sconderci il ferro e il filo.
tre si toglieva il cappotto, Non trovava nessun sacchet-
“Settimio sei tu?”, “sono io” to, non capiva perché Aman-
*** da non metteva la roba sem-
disse Settimio.
pre allo stesso posto, non si
Amanda si tolse le scarpe, si riusciva mai a trovare nulla in
Dormi a graffito egizio, che so, lenzuola cartocciate sedette sul bordo del letto e casa. Guardó scrupolosamen-
Angoli retti e dita divaricate. si massaggió i piedi. “Fa freddo lo sai?” disse ancora Aman- te in tutti i mobiletti della cucina, in tutti gli spazi possibili,
da “ho i piedi gelati.” non c’era un sacchetto. Poi andó nel salotto, e ricominció
L’ultima modella impilata a far da
Si alzó dal letto e andó verso lo specchio, sciolse i capelli, la ricerca, aveva poca speranza, i sacchetti non vanno messi
sedile fra i miei radi tiri di brace. in salotto, i sacchetti dovrebbero stare in cucina. Decise di
poi allargó la bocca in una smorfia scoprendo i denti, li
Non vi somigliate, calmami, respira, gratta qualche neo. raschió con l’unghia come per pulirli. Ci teneva particolar- vuotarne uno, dentro c’erano lenzuola, le piegó accurata-
Nel meeting d’oltreoceano rimasto acceso sotto vetro mente allo smalto dei denti, li voleva sempre bianchissimi. mente sistemandole in un armadio. Sembravano un po’
sporche, chissà se andavano lavate prima. Le posó comun-
la simpatia ha ruttato, a mareggiate. Settimio arrivó lentamente in camera da letto, Amanda lo
que, si portó una mano alla fronte massaggiandosi le tem-
vide allo specchio che si avvicinava furtivo, gli sorrise, lui
pie. “Devo ricordarmi di lavarle prima di usarle quelle len-
tossicchió con il pugno alla bocca, cacció il filo dalla tasca e
zuola” pensó, poi tentó di organizzare la sua serata. Biso-
ne controlló la lunghezza, poi guardó Amanda, si stava
gnava per prima cosa togliere le impronte su tutto ció che
massaggiando il collo. “Va bene” pensó, la lunghezza é giu-
aveva toccato da quando era rientrato.
sta.
Le impronte sono recenti, e gli uomini che si incaricano di
Amanda aveva gli occhi chiusi quando Settimio le strinse il
risalire alle cause della morte di una giovane donna sposata

22 7
Francesco Pignataro (Bari)
e senza figli, troveranno impronte del marito, è vero, ma era quella, era pronto a giurarlo, l’aveva guardata bene,
di almeno un giorno prima. Insomma l’uomo, suo mari- l’aveva studiata in tutte le sfumature. Pienamente consapevole del suo male incurabile, prima di morire il 4
to, non era in casa nel momento in cui la donna è stata La guardó ancora una volta, si accorse che gli uomini in Dicembre 2001 - a soli 31 anni - ha avuto la forza di donare al
uccisa, non è stato lui, e poi perché mai avrebbe dovuto
Poesia
uniforme stavano per uscire, il dolore lo accasció lungo
farlo? Tutti ne parlano come una coppia felice, piuttosto il pavimento, afferró un uomo per la caviglia “Sono stato
prossimo i suoi ultimi pensieri…Ve ne proponiamo alcuni.
ordinaria, non c’è nulla che possa far nascere un sospetto io” disse gridando “ma non era lei, sono stato io”.
del genere, proprio nulla.
L’ultimo treno Il sipario
Si adoperó con un fazzoletto, pulí la maniglia della porta
d’ingresso, tutte quelle dei mobiletti della cucina e del Notizie “di poco conto”
salotto, quella dell’acqua in bagno e lo sciacquone. Nel silenzio della notte Quando calerà il sipario
...dal mondo letterario
“Peccato” pensó poi, ora sarebbe stato costretto a cenare sulle ali dell’ultimo respiro su questa scena
fuori, avrebbe mangiato volentieri una bistecca di vitello è arrivato mesto ed inesorabile sarà per l’ultimo atto.
che ancora era nel congelatore. Era stata Amanda a com- Il Comune di Olevano sul Tusciano
prarla, per quanto riguarda il gusto in questioni di cucina l’ultimo treno. I convenuti si alzeranno
e il Centro culturale Tusculorum
lei era impeccabile. Alzó gli occhi al soffitto e sorrise, Nell’aria fredda del primo mattino e andranno via sgomenti,
evocando l’immagine della donna che si aggiustava i ca- organizzano la VII Edizione del
scivolando silenzioso ma non tutti increduli.
pelli spettinati dietro un orecchio, mentre cucinava. Premio letterario nazionale
come un soffio di vento è arrivato Io sarò lì,
Infine uscí, nelle mani teneva il sacchetto con l’arma, in “TUSCULORUM”
testa un cappello di lana che gli copriva le orecchie, Setti- l’ultimo treno. dietro le quinte,
Il premio si articola in tre sezioni:
mio ci teneva alla salute, e da quando aveva scoperto di Non c’era nessuno a salutarti ad osservare le reazioni
soffrire di lancinanti mal di testa, difficilmente usciva di • poesia inedita
a stringerti la mano il silenzio
casa senza cappello di lana. Se lo caló per bene sulle orec- • racconto inedito
chie. e solo sei partito. il dolore
• racconto riservato agli alunni del-
le scuole medie con tema “Come Era l’ultimo treno. le lacrime

Erano circa le dieci del mattino quando Settimio rientró vorrei la mia famiglia” Viaggi verso il sole di chi ha compreso veramente
in casa. Era stato fuori solo una notte. e giá c’erano uo- I lavori, redatti in 5 copie, devono per- e ogni giorno splenderai e a guardare divertito
mini in uniforme che trafficavano fra le stanze, scattavano venire, entro il 30/9/2004 presso: Pre-
fotografie, discutevano fra di loro gesticolando con le per illuminarci il cammino chi non ha capito nulla
mio Tusculorum c/o Municipio-Piazza
mani. Uno di loro gli si avvicinó, Settimio alzó una mano Umberto I - 84062 - Olevano sul Tuscia- verso l’ultimo treno. di questa mia commedia.
come per invitarlo a non parlare, il corpo di Amanda era no (Sa). E a tutti donerò
disteso supino, dalla porta uscivano i capelli cosparsi sul
pavimento e parte della testa. Si sedette e si coprí il vol- Limiti: poesie = max 30 versi Silenzio un ultimo sorriso!
to, ancora l’uomo cercó di parlargli, Settimio di nuovo lo racconti=max 3 cartelle
interruppe “Non voglio sapere nulla” disse. “ A che ora è
spazio 2 Quando arriverai silenzio
uscito lei? Ha passato la notte fuori?” “Si, sono stato fuori
per la notte” disse Settimio “E lei invece?” L’uomo in 1 rigo = 60 battute non mi farai paura.
uniforme si allontanó, gesticoló con un suo collega come La vita è dura Addio
Una delle copie deve contenere:
per comunicargli che non era il caso di interrogare quel-
l’uomo adesso, bisognava aspettare che fosse piú tran- -generalità dell’autore ma non ti agogno.
quillo. -indirizzo Verrai silenzio Questo fiume mi porta
Un’ora dopo, gli uomini avevano pulito il sangue sul pa- -recapito telefonico ma attendi, ti prego. dalla vita alla morte.
vimento, persino alcune goccioline che avevano macchia-
-dicitura: “L’OPERA PRESENTATA AL Mille e una cosa ho in mente. Perciò devo dirvi addio,
to una parete. Ora bisognava aspettare, gli inservienti
avrebbero portato via la salma, bisognava fare tutta una PREMIO E’ DI MIA ESCLUSIVA CREA- Se è possibile farle, attendi. amici gentili.
serie di indagini. ZIONE”
Attendi, silenzio. Quando la mia barca
Settimio infiló una mano in tasca, ne tiró fuori la fototes- -firma
Attendi ancora. dalla vista scompare
sera e la guardó. Il suo volto si contrasse in una smorfia
Ciò che odo non è perché
dolorosa, Amanda aveva il labbro inferiore ripiegato, gli
occhi spalancati, una curva che le scendeva giú lungo il Per Informazioni: 338-4071961 ancora mi piace. il mio viaggio è finito.
naso. Sembrava supplicare, la sua era una smorfia di do- E ciò che vedo, forse, è ancor più dolce E’ solo il fiume
lore, non era lo stesso volto, Settimio era sicuro che
l’immagine che lo aveva inquietato per tanti giorni non del silenzio. che curva dolcemente

8 21
Rondinità Esile resurrezione
di Adriana Mazzella
di Michele Nigro
Poesia Prosa
senza pedaggio e stop. tra sorelle e gatti sotto un sole
Suoni stridenti Voraci filtri su cieli trafficati annebbiato
Ho pensato di nascondere il mio viso alla gente, di diven- te di un sole artificiale che non ti abbatte come il mio quan-
tare altro. do, vinto dal caldo, mi vesto di terra. Lucertola immobile
di mezzelune e virgole d’ ignari insetti da familiari presenze. da miasmi urbani, e attenta mi nutro di sole, statua sudante e sorgente di pi-
L’ho pensato per ovvie ragioni; avere un altro volto è non
ricchi di zeta appena nati Testimoni annuali -volate oltre!- avere il mio. Potrebbe bastare, ma aggiungo che l’ho fatto grizia. Mi riscalda la vita e scopro il piacere di essere lì e
perché niente ha il mio nome, la mia impronta, niente mi non saperlo neppure. Non sapere più nulla mentre l’erba,
ed echi veloci da tepori pasquali. con suoni brevi tra ricordi e silenzi
somiglia, in nulla mi rispecchio. Non sono proprietario di alzatosi il vento, mi solletica il naso. Insetto gigante, il mio
tra i primi venti caldi Amore rondineggiante tra pace e silenzio rondinescamente cibo è la terra, fertile e morbida, per alcuni disgrazia, co-
niente.
dal mare d’Aprile. leggiadro ma grave sulla città dormiente fino alla mia sera me per me che ora, deciso ad immolarla, la devo lasciare.
Così ho deciso. Scrollarmi la terra di dosso e continuare a sentirne l’odore.
Frecce nere di di afose ore solari in ore piccole e luminose. di pomodori e origano
Ho solo un angolo che, mio, mi appartiene, vittima del Corro, si allontana il mio nido, api mi inseguono per rega-
saettanti stormi -ridammi tutto!- Vortici neri sui quartieri letto. mio sentire, vittima io stessa del suo larmi miele, cola il cemento di que-
su sfondi celesti la gioiosa fine della scuola, di bocche attente Alveari umani essere natura, istinto, colore. sta nuova vita…che ho fatto? Ne
con panna. la giovane madre simulanti di solitudini Ho solo un sentiero di erba inchina- sento ancora il ronzio. Assorbo
tasi all’incedere umano, il mio, il l’umidità di questo nuovo ambien-
Frappè al latte con ombrellone e figli, meccaniche quantistiche. e sbadigli amari. solo. Di erba piegatasi al tatto di dita te, strane api mi vengono contro,
e spalle scottate. la bicicletta usata Orbite di elettroni Illudendoci di erba…un sentiero, nient’altro. mi adulano, mi umiliano, mi rega-
lano documenti che non ho mai
Memorie puntuali tra borotalco e schiaffi, su atomi di noia. tra poesie e amicizie, Erbaccia, accarezzarti è così bello…
firmato. Non sanno di miele, non
di primavere felici. età sospesa nel vuoto Allegri giullari rinviando suicidi, Eh già! Ho pensato di cambiare il sanno di terra! L’inchiostro ancora
Anche se una non basta. di una provincia prestata per vite pesanti, impegnando anche le ossa.
mio aspetto e di fare una liposuzione fresco mi sporca le dita, nere. Pe-
ai pensieri, all’ansia e alla pesantezza netra un raggio improvviso, mi
Eterno rondinìo per dirottamenti mortali acrobati dell’aria Impreparati alla vita che mi rende irritabile… punta e gli vado verso, mi ricono-
tra palme e pollini senza effetti apparenti. su respiri corti per scelta. Un semplice stravolgimento dei sce, dal basso verso l’alto mi esplo-
e di cosce bianche Minestroni e pessimisti. Ed ogni anno le aspetto miei tratti somatici con piallatura ra. Chiudo le imposte per non far-
del mio tortuoso sentire; di rendere mi tentare dal canto del sole, legato
per l’inverno coperto. salati con lacrime Gioco sadico come un bimbo al chiosco. al documento che non sa di miele
costante il grafico dei miei pensieri,
Ritornando fedeli e fughe meditate. di balsamo farne una funzione di vita con nessu- ma che mi assicura un nome, prima
na variabile. lucertola, ape, seme, terra, sorgen-
per inconsapevoli istinti. Primi vagiti asociali ricco di promesse estive Michele Nigro
te, ora inchiostro. Mi mette alla
Senza passioni politiche tra quark e spock su animi Un’unica immagine, sorriso scolpi- prova, mi ricorda cos’ero…
to, matematica mente, eleganza e
ignoranti per natura. nell’imbrunire sconfitti alla nascita scioltezza connaturata nei gesti. Esiste una medicina per la perdita
Richiami dell’anima arancione e ampio. irrisolti e tristi. del mio male, il nascondiglio che
L’ho pensato, lo faccio. mi fa alienare, il viottolo che ho
per pomeriggi stanchi Insolazioni sudate Riflessioni Comincio a seminare un po’ di asfal- ancora negli occhi. La si trova in
interrotti da traiettorie mettendo chiodi sui binari che si perdono to sul mio sentiero contaminato che tutte le farmacie, è accanto ai co-
audaci e precise. per farne coltelli nello spazio.
è già rugiadoso di lacrime trasparenti come questo delitto. smetici per non farti invecchiare, agli omogeneizzati per
Crimine lucido di un suicida stanco, intrapreso per evitare bimbi sani e belli, ai pannolini per vecchi… vecchi con
Nobili volanti e ginocchia sbucciate Età di fallimenti la sosta, meditazione superba che ti distanzia dal mondo. l’imposizione dei saggi, pagine di un libro ingiallito con la
costruttori da sora terra. e scelte appassite. Materia astratta, non estimata e per questo inutile come morte stampata sul volto.
ciò che possiedo, unico bene che mi induce ad oziare. E per non essere tale devi conoscere l’ultima moda, il ri-
di inaccessibili Mari di carte Dimenticando giovinezze
Il mio sventurato sentiero su cui batte la luce sulle punte storante ultra moderno all’angolo del borgo medievale,
stoici nidi e catinelle-oceano e foto con visi magri.
dell’erba. Alta, sottile che se solo la sfiori… l’ultimo autore scapigliato, il cantante che introdusse quel
per saliva e pazienza. per giochi da bagno. Tra le lontane risacche genere, il training autogeno appena sveglio, in pausa pran-
Accarezzare, sfiorare, strappare, estirpare il mio male.
Abitanti muri vecchi Solitudine di salsedine zo durante la dieta e la sera prima o dopo il sesso, meglio
Cambiare, essere simpatico, sorridente, solare, ovviamen- durante! E allora? Allora si cambia! La medicina funziona,
e autostrade del cielo di ringhiere e balconi sabbia e sudore

20 9
mi sento pervaso dal ritmo incessante del mondo. Pausa è
una parola che non conosco più, sono sempre al passo coi
tempi e alla continua ricerca dell’io più adatto. Ogni gior- Vocazioni ***
no cambio qualcosa, non importa cosa. Il cambiare impli- Un altro silenzio ancora altro
ca una scelta che potrebbe essere decisiva e vitale per Con il frac da frate fai il giullare minuto per capire ammaestrare
cui… sempre meglio cambiare.
nel chiostro cortile condominiale: una voglia di vivere. Dove
Accarezzare, sfiorare, strappare, estirpare il mio male.
Pavimentarlo di catrame con arredo urbano di amianto, freak-fratello-sole, sorellina finire stavolta, oltre
sole artificiale, musica soft nell’auto, nel traffico dell’ora indecisione tira il reggicalze il maestrale o dentro
di punta, davanti al semaforo mentre i clacson ti gridano
giarrettiera, niente soldi per un fienile, soffrire d’amore
contro, o mentre nel pullman leggi, allo scoccare del
trentacinquesimo giorno, la trenquattresima pagina dell’- una corriera, non ci resta che ancora, ruotare
Arte di amare, violentato dalla banalità di ogni giorno e un autostop coast to coast giochi la rotta, finire.
dalla mascherina antismog…eccomi mi vedo! Risplendo
senza frontiere.
tra la folla, ritmicamente cammino con la cravatta che si
adagia verso destra, impettito, elegante, energico, vitale,
giocattolo senza pile, marionetta pubblicitaria. Imbarazzo globaliz
Accarezzare, sfiorare, strappare, estirpare il mio male, zazione se poi serve soluzione
pavimentarlo di catrame e rimetterlo a nuovo, sconfitto
dall’erba ferita e assassina con alle punte la vita, la mia, a non sia faticosa e men che
ricordarmi com’ero, il delitto. A vedermi adesso, fattezze meno pericolosa, che
di catrame, sporco e logorante al suo riemergere. La mia
non si stropicci il frac, sarebbe
vera medicina, piccola, verde, ha sgominato l’asfalto,
pian piano risorge ciclopica, mi rivendica a sé, io parte un fattaccio brutta baldrac.
vitale del suo essere sentiero, architetto della sua curva
tracciata da un solo passo, il mio. Sinuosa si adagia al mio
corpo, si impossessa dei tetti, prevarica tutto. Un filo E
d’erba. La quarta Parca. finalmente, in convento quattro stelle,
schiuma la via lattea con le fette ***
CINEFORUM “NUGAE”
biscottate a mezzo integrali, college Lo sfacelo da immagini,
L’Associazione culturale “Nugae”, a partire dal mese di Set- con i voti niente moti, non c’è dalla carta stampa, da
tembre/Ottobre 2004, promuoverà una serie di incontri fina-
da diventar santi, siamo umili, refrattarie soluzioni d’unione,
lizzati alla visione di lavori cinematografici, in sede ancora da
tolleranti, consapevoli e da coniugali fetori. Psicotici
definire nella città di Battipaglia. Dalle pagine di questa rivista
vogliamo cogliere l’occasione per coinvolgere tutti coloro i limitati: viva evviva i mattini devoti cancri: preghiere subissate

quali, sia professionalmente che in veste amatoriale, senten- biscottati! dall’io, me, il mio delirio.
dosi vicini al mondo del cinema, individuano nel cineforum Deboli rabbie diluite nei brodini
un valido mezzo di confronto culturale e non solo di puro esterofili; gli amici rotti,
svago. Cerchiamo, dunque, persone interessate alla visione e spezzati dai lavori e motti
al dibattito, ma anche all’organizzazione, insieme a noi, del
di stupidi governi. E l’insulsa
cineforum stesso: dalla messa in opera tecnica della sala, alla
fede ai Globali Conti, essi
scelta ragionata delle pellicole. Sperando, altresì, che da que-
sta collaborazione possano nuovi nobili di volgari frodi.

nascere nuovi Soci per l’As- Il gelo del freddo zittire,


sociazione “Nugae”. stilema impossibile zelo…

Per informazioni: Anna Di Il senso di colpa per noi


Feo; Massimo Longo ; Lucia a scrivere solamente di noi.
Ielpo (vedi Redazione
“Nugae-Scritti Autografi” )

10 19
Vocazioni Crionica
di Fabio De Santis disegni eseguiti da Antonia di Dario di Michele Nigro
Poesia Prosa
*** Non appena ebbe finito di leggere l’ultima pagina, l’uo- corpo con una crema speciale e infilò le gambe nella tuta
mo diede uno sguardo tenero alla dedica scritta su uno criostatica che avrebbe svolto la funzione di “pigiama” nei
Scrolla la tapparella il giorno, nasconde
dei “fogli di guardia” e comprimendo i due lati della co- prossimi mesi. Lasciò scoperto, ancora per un po’, il petto
a cena reggiseni e baci pertina tra le sue mani disposte in preghiera, avvicinò il unto di crema e davanti allo specchio cominciò ad applicare
consolatori. A te ruggisce taglio del libro alla bocca come a voler baciare la persona dei sensori lungo la linea precordiale per seguire la danza
che con estrema cura aveva scelto per lui quell’opera del cuore e le sue pause.
notte sulla soglia, ma taci
antica.
Si sarebbero presi cura di lui…
Sua moglie lo conosceva in profondità e i suoi gusti lette-
Gli ultimi sensori li collocò sul cranio lucido e, alzando il
per serenità imbiancata dal candido rari non erano un segreto per lei.
cappuccio della tuta sulla testa, chiuse la cerniera lungo il
grembiule da massaia. Le bolle Si trattava del “Die Idee der Phänomenologie. Fünf torace. Era pronto.
di pomodoro al sugo sono le zolle Vorlesungen“ * di Edmund Husserl e alzandosi lentamente
Vide su uno dei numerosi monitor della nave che i sensori
dalla poltrona della sala carteggio, scelse il posto migliore
d’identità rubata per pigrizia avevano già cominciato a registrare i suoi parametri vitali
in cui conservarlo durante il lungo viaggio. Trovò uno
ed era sicuro del fatto che il computer avrebbe sospeso il
spazio libero tra due contenitori di pleximappe e lì infilò
“letargo” se qualche cosa nel suo organismo avesse comin-
il suo libro sfiorandone il dorso con le dita. Chiudendo
di continuità ed apri il rullo ciato a fare i capricci.
gli occhi, non poté fare a meno di ripensare a quando
delle imposte per cadere da una stella sulla Terra sfiorava nello stesso modo la schiena perfetta Alcune ore prima della “vestizione” aveva consumato un
su una vita, sempre tra braccia della sua donna mentre sonnecchiava nuda. pasto nutriente e facilmente digeribile. E gustando una
birra fredda, si era rilassato ascoltando della musica classi-
tra un marciapiede ed una strada, Un brivido stonato di piacere e dolore percorse il corpo
ca.
dell’uomo.
Diede un’ultima “ripassata” alle stelle guardando attraverso
Riaprendo gli occhi ricordò perché era lì e abbandonando
quella che ti porta dietro una scoscesa la visuale del ponte di comando: dopo nove mesi ne avreb-
l’espressione tenera che fino a pochi secondi prima lo
Fine giornata be viste di nuove.
imposta; anche te: rubare normalità, aveva accompagnato nelle sue escursioni mentali, si di-
resse con severità e determinazione verso il settore della Non era nostalgico: voleva solo essere sicuro di portare
convincere la spia serrando tapparelle,
nave con cui avrebbe condiviso i prossimi nove mesi del con sè tutte le cose belle in cui credeva; desiderava riempi-
cadere qualsiasi volta da tese suo affascinante e solitario viaggio surreale. re la propria memoria di scenari positivi e meravigliosi. Per
Il buio dagli usci distende, striscia ti chiude sognare… Era stato istruito alla perfezione sia tecnicamen-
Tutto era pronto: il sistema generale era perfettamente
la bocca. Riprende la frase te che psicologicamente… La preparazione scrupolosa a
convinzioni di straccia carta. programmato, i sensori allertati e il dispositivo di mante-
cui era stato sottoposto costituiva il fulcro della missione e
o l’azione dell’ora meriggia lasciata nimento vitale provato e riprovato fino alla nausea. Le
dall’ equilibrio raggiunto dipendeva anche la sua stessa
settimane precedenti trascorse sull’attracco orbitante
marcire, per noia, clamore, solare tensione. sopravvivenza.
intorno alla Terra erano state frenetiche e i tecnici onni-
Marcite in cortecce, neuroni, recluse presenti non gli avevano ancora dato l’opportunità di Rivolgendosi al computer, come se stesse parlando ad una
da cuoi, stonati, insidiati ritrovarsi dinnanzi alla dura prova della solitudine sidera- persona in carne ed ossa, disse: “…mi sembra di non aver
le. dimenticato nulla! Che ne pensi?... Mantieni rotta e veloci-
da spade stellari di notte. Per l’operato tà… Chiudi i pannelli delle visuali. Convoglia l’energia dei
Ora, invece, era veramente solo… La Terra ridotta ad
al boia pochi lumini ardenti: settori inutilizzati verso il sistema centrale: voglio avere il
appena un puntino, difficile da individuare nel mare co-
massimo della sicurezza nella mia “culla” ! Attiva i sensori
sezionate e sparite prove di tante smico, e “la parte finale dell’inizio” che doveva essere
dei reparti sottostanti e stabilizza la gravità artificiale ad un
piccole storie sopite al chiaro
necessariamente attuata. Per sopravvivere al viaggio…
livello medio… Non penso che camminerò molto nei
di luna cadente e nascente.
Rasò accuratamente la testa e aspirò i capelli tagliati affin- prossimi mesi!”- concluse con un cenno di autoironia che
ché non se ne andassero in giro per la nave intrufolandosi lasciava presagire una raggiunta serenità.
in circuiti delicati e vitali. Rasò anche i peli sul torace e
Passò in un settore parallelo e rivolgendosi sempre al suo
fece un’ “ultima” doccia.
unico “compagno” di viaggio, gli intimò: “…apri il portello
Con estrema meticolosità cosparse tutta la superficie del della criosala!”

18 11
Erano state montate solo due capsule: una per il viaggiato- stante preoccupazione di essere attaccato da qualche belva
re e l’altra nel caso in cui il computer avesse riscontrato un feroce e affamata. Quella attenzione primitiva era diventata Pseudopalindrome alternate unite
guasto in quella utilizzata dall’uomo. parte del patrimonio genetico e durante la chiusura del
“Apri la capsula!”- disse mentre si infilava i guanti, l’ultima portello l’uomo la sentì ritornare più agguerrita e rinvigori-
“Il conto chiede il dolore
parte della sua “divisa da sonno”. ta che mai. Alla fine l’addestramento ebbe il sopravvento e
facendo un lungo e meditato respiro, l’uomo ripeté a se dimenticando la coscienza
Entrò nello strano letto trasparente e si distese supino cer- stesso che tutto andava bene e che tutto avrebbe funzionato e verso i lidi estinti
cando di rilassare ogni centimetro del proprio corpo; aprì alla perfezione. La fede nei confronti della macchina rie-
una piccola cerniera della tuta sul braccio destro e con le merse dai meandri di una paura radicata e naturale. padrona ritorna
dita della mano sinistra individuò la porta endovenosa in dell’uomo la povertà
cui inserire il deflussore. Attraverso quel tubicino sarebbe- “Spegnere luci…! Attivare deflussione…!” – disse l’uomo
ro entrati, nel suo circolo sanguigno, un liquido crioprotet- con un respiro meno frequente e più sereno. dormendo solo
tivo emocompatibile e altri medicinali che il computer La fase più fastidiosa di adattamento alla capsula era stata senza fretta.
avrebbe iniettato lentamente durante il viaggio. Sostanze superata e nel giro di pochi secondi il viaggiatore sentì il
La notte illumina,
nutrienti e farmaci neurostabilizzanti avevano la funzione di liquido che espandendosi lentamente lungo i numerosi vasi
assicurare un risveglio rapido e senza danni organici. La sanguigni, gli avrebbe assicurato la vita… I medicinali iniet- e solitaria naviga
“scienza dell’ibernazione”, necessaria nei viaggi spaziali, tati cominciavano ad avere i primi effetti e una “calma far- l’ illusione eterna
aveva fatto passi incredibili partendo dall’imitazione del macologica” invase la mente dell’uomo. Si sentiva leggero e
mentre nel mare dei colori
mondo animale e migliorando l’invenzione di madre natura perfettamente rilassato.
con tecnologie sempre più la morte nasconde la vita”
Si avvicinava il momento in
avanzate e sostanze chimiche cui il computer avrebbe
capaci di rendere operativo iniettato la sequenza finale
un “risvegliato” nel giro di La poesia è una danza articolata di parole tornite e nelle due “corsive”.
dei “farmaci letargici” e gra- asservite agli intimi scopi dell’artigiano scrivente.
poche ore. zie ai quali il viaggiatore si Anche compiendo il cammino a ritroso, come quando si
Come in una quadriglia di versi, la poesia può conte- cerca di ricordare un sogno, il significato non cambia e,
Non c’era altra scelta: per sarebbe affidato tra le brac- nere nel suo tessuto, apparentemente indivisibile,
non impazzire e per non mo- cia decisamente insolite di anzi, a tratti sembra amplificarsi grazie a nuovi intrecci e
molte più poesie che intrecciandosi o dividendosi (o nuove angolazioni semantiche. La poesia, così facendo, non
rire di fame… Poiché non un artificiale Morfeo. Con addirittura “riavvolgendosi” come in una moviola)
c’era abbastanza spazio per un sorriso drogato abbozza- diventa “gioco” ma “visione”.
realizzano, magicamente, sempre lo stesso significato
imbarcare alimenti in quanti- to sulle labbra, rivolse al spirituale e psicologico. La poesia deve essere vista, ancora prima di essere letta.
tà sufficiente per l’andata e il computer un ultimo, fonda- La “direzione” e il “verso” si annullano nella dimensione
ritorno! mentale, drammatico ordi- Quante volte siamo svegliati di notte dalla Coscienza
che durante il mattino razionale e laborioso non osa “altra” tipica della poesia. Lo spazio è talmente occupato
L’elemento vincente di que- ne. Una sola parola, scandi- dal “senso” della parola, da imporsi addirittura ai parametri
ta a forza tra i tentacoli del sottoporci domande scomode… “L’eterna illusione”
sta forma alternativa di viag- fatta di suoni, colori e divertimenti “illumina la not- geometrici e al rigore scientifico che vorrebbero rendere la
gio era naturalmente il freddo. Per rallentare le funzioni sonno, e la macchina avrebbe avviato il processo di iberna- poesia scevra da ogni forma di “manipolazione” strutturale.
zione. te”, ma non può competere con il lavorìo notturno
vitali senza danneggiare l’attività cerebrale bisognava adot- della mente. La “navigazione solitaria” è il prezzo del- “Pseudopalindrome” in quanto sarebbe stato eccessivo scri-
tare le basse temperature. Scegliere l’ipotermia adattativa “…Crionica!” – disse l’uomo quasi dormendo. In pochi l’illusione. Pur avendo tutto e praticando le folle, vere al contrario le singole parole approdando nel “non
per assecondare la mancanza di cibo e quindi di energia… decimi di secondo la capsula fu invasa dal gelo e lo sportello siamo sempre più soli. “La povertà dell’uomo” non senso”, ma la semplice “inversione di marcia” nella lettura
Solo che, in questo caso, l’inverno sarebbe arrivato dal trasparente da cui si poteva vedere benissimo l’intero corpo deve essere interpretata come difetto materiale, ma delle parole che compongono i versi è bastata a spiegare
“soffio gelido” di un computer! dell’ospite fino a qualche attimo prima, si appannò a causa quale parte integrante e necessaria dell’essere uma- l’esigenza di liberare ulteriormente la poesia da quei vinco-
L’uomo mise la mascherina dell’ossigeno sul viso e diede del leggero strato di ghiaccio che si era formato sul lato no… Una povertà che ci permette di approdare sui li che i più ottimisti e conservatori considerano già
gli ultimi ordini alla sua “balia elettronica” con voce caver- interno del vetro. Era tutto finito. Ogni dubbio sospeso e “lidi estinti” della zona più vera e genuina del nostro “licenza”…Per convenzione la poesia originaria è stata divi-
nosa: “…chiudere capsula!...” – odiava quel momento. ogni indecisione rimandata all’infinito. La fame, la sete, la “Io”. Il dolore va dimenticato, in un primo momento, sa in due caratteri diversi alternati ma, alla fine della visio-
Non perché soffrisse di claustrofobia, ma la sensazione di vescica piena, lo starnuto, lo sbadiglio, il tic nervoso, il non perché vogliamo vivere nell’illusione della felici- ne, quando il sogno-incubo è finalmente ricomposto, il
doversi affidare totalmente e incondizionatamente al com- continuo salire e scendere delle palpebre, le esigenze intel- tà, ma per sfruttare a pieno quella serenità che è l’uni- carattere diventa unitario anche se ricalca nuovamente le
puter di bordo, lo agitava. Era più forte di lui! Sapeva be- lettuali, i gusti alimentari, gli intercalari nei dialoghi, le ca chiave per recuperare la nostra natura atrofizzata. orme di quel suo bizzarro indietreggiare. Qui, per un atti-
nissimo che il computer provvedeva già alle numerose fun- paure e le presunzioni, le speranze e le gioie, la tristezza e mo, il dolore prende il sopravvento sulla coscienza ma “la
la rabbia, i sonni agitati e le polluzioni, il prurito nel palmo “Il conto chiede il dolore” se mai qualche illuso si fos- notte illumina”, ovvero “porta consiglio”, mentre l’illusio-
zioni della nave anche quando era sveglio, mentre leggeva se adagiato su una iniziale ricerca serena, dimentican-
un libro o espletava le sue funzioni fisiologiche… Anche della mano e la ginnastica della mattina, le dita nel naso e le ne del mondo sembrerebbe prevalere adoperando un mare
timide erezioni pensando alla moglie… Tutte queste cose do che fare i conti con se stessi porta inevitabilmente di colori e di promesse. La morte causata dall’opulenza
dopo tanti anni di evoluzione tecnologica, l’uomo non riu- dolore. Il “dominio onirico” della Coscienza che
sciva a seppellire definitivamente l’istinto primordiale della erano ormai congelate. Non c’era più spazio per gli sprechi nasconde la vita anche se, originariamente, sembrerebbe
energetici: solo il minimo indispensabile. L’intimo lavorio “padrona ritorna solo dormendo” è coadiuvato dalla che sia proprio la vita ad utilizzare i colori per nascondere
vulnerabilità notturna. Si trattava di un meccanismo atavi- ricerca della povertà che “senza fretta” ci indica nel
co che nessun computer avrebbe inceppato e risalente alle degli enzimi cellulari e le due principali funzioni fisiologi- la morte.
che, erano le uniche attività ancora concesse in quella culla sonno la vera strada da seguire.
notti primitive dell’ homo sapiens durante le quali, pur ripo-
sando accanto al fuoco appena scoperto, conservava la co- gelata. Il computer, che era stato dotato di un “programma Nelle due “cubitali” anche chi cerca la Verità rischia la
ironico” per fare compagnia all’uomo durante le pause della solitudine, così come si rischia “l’eterna illusione”

12 17
vita spaziale, si lasciò sfuggire un ultimo, freddo: “…buona
Odissea notturna notte!”
L’uomo già non poteva più udirlo. Il corpo ibernato e im-
di Michele Nigro mobile dietro quell’apparente morte gelida, conservava
ancora tutte le sue funzioni microscopiche anche se rallen-
Poesia tate e pigre. Un battito cardiaco ogni minuto e un atto
respiratorio ogni trenta secondi… Un’ eternità inconcepi-
bile; una vera sfida per la razionalità. Nel tempo enorme e
“Odissea notturna” silenzioso che separava un battito cardiaco dall’altro, si
concentrava tutta la morte dell’universo. I fisiologi lo chia-
(Poesie alternate pseudopalindrome)
mavano “grande silenzio”: ma rapportato all’esperienza
dell’ibernazione quel silenzio diventava inevitabilmente
“La vita nasconde la morte infinito.
NEL MARE DEI COLORI Il mistero di quella vita solitaria e sospesa al filo di un com-
puter, sfidava ogni umana comprensione.
mentre l’eterna illusione
“Sognerò?” – aveva chiesto l’uomo sulla Terra agli scienziati
NAVIGA SOLITARIA E
che lo addestravano per il viaggio.
illumina la notte.
Presto lo avrebbe saputo.
SENZA FRETTA
Nel buio silenzioso della capsula, quel corpo gelido provvi- citando...
Solo dormendo sto di una flebile vita possedeva ancora le chiavi chimiche
della memoria e le proiezioni elaborate dall’inconscio non “La tenebra non aveva alcun effetto sulla mia
LA POVERTA’ DELL’UOMO
furono rallentate dal freddo. fantasia; per me un cimitero era solo il ricet-
ritorna padrona
L’uomo sognò il corpo caldo della sua donna bella e profu- tacolo di corpi privi di vita, che dall’essere
VERSO I LIDI ESTINTI mata; sentì le voci divertite della gita al lago in cui lui le stati sede di bellezza e di forza, eran divenuti
e la coscienza chiese di sposarlo… E poi altri sogni assurdi: sveglie giganti
Alternata corsiva che suonavano motivetti rock e gente con la faccia a forma alimento del verme.Ed ecco che io fui condot-
DIMENTICANDO IL DOLORE
ALTERNATA CUBITALE di libro che lo salutava mentre camminava in un parco pie- to a esaminare la causa e il progresso della
chiede il conto” no di fiori di carta… Ghiaccioli alla menta, grandi come un
“La vita nasconde la morte
decomposizione, e forzato a passare giorni e
albero, che lo rincorrevano sudando cubetti di ghiaccio e
“NEL MARE DEI COLORI ragazze hawaiane completamente nude che conservavano notti in sepolcreti e ossari. La mia attenzione
mentre l’eterna illusione
NAVIGA SOLITARIA enormi quantità di frutta esotica in un frigo… Sognò la era su ogni oggetto più intollerabile alla deli-
illumina la notte.
dacia di Borìs Pasternàk ricoperta di neve e la sua vecchia
E SENZA FRETTA catezza dei sentimenti umani. Io vidi come la
Solo dormendo nonna con un punch bollente tra le mani… Sognò i ghiac-
LA POVERTA’ DELL’UOMO ciai islandesi e gli iceberg nello stretto di Bering… Le foche bella forma umana veniva degradata e consu-
ritorna padrona
VERSO I LIDI ESTINTI del pack e i pinguini… Si ritrovò con la mente sognante mata … Vidi come il verme ereditava le meravi-
e la coscienza nella tana di un orso in letargo e dopo pochi secondi il suo
DIMENTICANDO IL DOLORE” glie dell’occhio e del cervello. “ (…)
chiede il conto” sogno si spostò nella tana di una famiglia di marmotte in
pieno inverno… Sognò di essere un ghiro e calandosi nella da “Frankenstein” di Mary Shelley - cap.IV
Pseudopalindroma corsiva cavità di un tronco d’albero, si riscoprì scoiattolo su un
PSEUDOPALINDROMA CUBITALE
letto di ghiande e noci… Piumoni soffici e cuscini morbi-
dissimi attraversavano la sua mente… Letti a baldacchino e
“Chiede il conto “DIMENTICANDO IL DOLORE carillon si alternavano a pigiami di lana e lenzuola di flanel-
la… Che bello il letargo!
la coscienza VERSO I LIDI ESTINTI
L’astronave era un minuscolo oggetto metallico proiettato a
e padrona ritorna DELL’UOMO velocità sostenuta verso un preciso traguardo apparente-
solo dormendo. LA POVERTA’ mente perso nel nulla.
La notte illumina SENZA FRETTA L’uomo si sarebbe risvegliato, con quell’algido sorriso
l’eterna illusione stampato sul viso, dopo nove mesi…
E SOLITARIA
mentre la morte Come in una resurrezione programmata...
NAVIGA
nasconde la vita” Nel frattempo i suoi freddi sogni lo avrebbero tenuto in
NEL MARE DEI COLORI”
buona compagnia.
(* “L’idea della fenomenologia. Cinque lezioni”)

16 13
La mano mento sarebbe stato veloce e scattante, per sfuggire nuova-
mente agli occhi indiscreti. Ad ogni buon conto, lui era
consapevole del fatto che ci fosse qualcuno alle sue spalle
volentieri e avrebbe finalmente pronunciato quelle tanto
agognate parole: “Non sono d’accordo”. Il volto gli sarebbe
diventato paonazzo e le vene del collo si sarebbero oltre-
di Lucia Ielpo che, dotato di un interesse superiore per le cose del mon- modo gonfiate; poi, quel filo di voce si sarebbe fatto avanti,
do, si era guardato intorno e tacchete! Era riuscito ad indi- spalancando le labbra bianche come le ante di una finestra
ciava in uno stato di vero e proprio panico. Che cosa avreb- viduare l’unica persona o cosa in movimento nell’intero aperta al sole di primavera e l’avrebbe fatto. Finalmente,
be fatto una volta che la sua mano fosse riuscita nel suo stanzone. Si stringeva nelle spalle come cercando di simu- sarebbe uscito dall’anonimato, lui, testa tra le teste, sareb-
Prosa intento? Avrebbe avuto la forza di riabbassarla e il coraggio
di tornare a tacere?
lare un rimpicciolimento del corpo che lo avrebbe sottratto
allo sguardo indiscreto. Vedeva quegli occhi girovagare
be diventato ‘la’ testa. La sua capigliatura non sarebbe più
stata soltanto il ricettacolo delle risatine malevoli dei suoi
I suoi movimenti erano impercettibili, la gravità dello Purtroppo stava accadendo qualcosa di strano; non si era sullo schienale della sedia, salire su per il collo e magari vicini, ma avrebbe acquistato un volto, persino un cervello.
sforzo sovrumano era leggibile soltanto nel girotondo di verificato spesso che qualche parte del corpo dissociandosi soffermarsi sui pois bianchi casualmente distribuiti sul nero Si sentiva sempre più eccitato dalla possibilità di arrendersi
quelle due pupille frenetiche. Sembrava che la pesantezza avesse procurato simili fastidi alla mente. Generalmente, della giacca. Come avrebbe voluto essere completamente a quel tumulto interiore, coalizzandosi con la mano che era
dei gesti si fosse trasferita nella proliferazione a dismisura episodi analoghi erano comparsi in momenti di solitudine solo o, almeno, non sentirsi minacciato dall’ ispezione osti- pur sempre una parte del suo corpo e andava ascoltata e
degli sguardi e dei movimenti incrociati degli occhi. Cer- perciò non l’avevano mai posto in una condizione di con- le di un guardone! Non che fosse una persona sempre così rispettata. Soprattutto, sarebbe stato ben lieto di debellare
to, l’aveva sempre saputo che gli occhi dialogano più facil- tatto con il mondo esterno. Un giorno, ora ricordava, il paranoica ed insicura. Il punto era che il tacco della scarpa quell’ansia e quella paura sottili che da sempre l’avevano
mente con il cervello rispetto alle altre parti del corpo, piede si era staccato, per così dire, dal resto del corpo e era davvero un po’ scollato e, malgrado avesse tirato giù soffocato e zittito. La mano sembrava essere ritornata in sé,
per questo motivo si era deciso ad usarli il più intensamen- aveva assunto una fisionomia nuova, del tutto estranea, l’orlo dei pantaloni all’improvviso si era
te possibile. La sua convinzione era che dopo vari, reiterati sprezzante delle altre parti, persino delle caviglie. C’era per camuffarlo, l’alo- ritrovata appollaiata
tentativi, sarebbe riuscito ad indirizzare la mente verso il voluto un po’ di tempo prima di riuscire a ricostruire per- ne della scucitura era sopra il banchetto,
suo obiettivo e lei, l’altra parte del corpo, non l’avrebbe fettamente l’unità perduta e tornare ad essere un unico ancora ben visibile. senza dare altri segni
avuta vinta. Si trattava di esercitarsi ben benino, di capire pezzo di carne, identificato nel corpo. La dissociazione Restava poi da celare d’irrequietudine.
quali tendini o venuzze si rivelassero più sensibili al co- della mano questa volta non solo l’aveva catapultato nel quella piccola fossetta Forse aveva intuito
mando inoltrato dal cervello. Bisognava, in un certo sen- panico ma aveva fatto emergere una serie d’effetti collate- spaurita e bianca che qualcosa e, infatti,
so, scoprire il suo punto debole. Non era di certo una rali a catena. Ad esser più espliciti, le altre parti del corpo si estendeva a cerchio cominciava a sentirsi
battaglia di poca importanza mettere a tacere quel male- avevano in un certo senso socializzato con la rivoltosa in sulla testa. Con l’altra madida ed infreddo-
detto impulso ovvero riuscire ad impedire quella tanto maniera del tutto fenomenologica, azionando dei leggeri mano si avventurava lita. Il panico iniziale
temuta impennata verso l’alto, considerando nella fattispe- ma non per questo meno intollerabili motivetti di vendetta ora nel riempimento si andava ora trasfor-
cie la caparbietà della parte ribelle. Gli era capitato spesso contro la signora mente. La loro reazione rispondeva alle di quella specie di mando in una sorta
di dover reprimere delle parti rivoltose, soggette ad un più ovvie delle logiche: quando un movimento viene in buca, coprendola con d’ansia da prestazio-
processo di dissociazione di cui stentava a capire le origini qualche modo taciuto o impedito, mille altri sorgono in i pochi capelli che gli ne o, per meglio
e le cause. D’un tratto, nel mezzo di un convegno aveva sostituzione di quest’ultimo. La guerriglia iniziale si era erano rimasti. dire, da intervento.
sentito quel leggero formicolio che via via era diventato trasformata in una vera e propria guerra, che aveva ormai Il tentativo di divinco- Anche il corpo co-
sempre più insistente ed assordante. Si rallegrava del fatto mobilizzato tutto il corpo, dal brontolio dello stomaco alla larsi dalle occhiatine minciava a muoversi
che nessuno potesse avvertire alcunché, la lotta si consu- rivolta pruriginosa degli ultimi capelli sparsi sulla testa. Se che si svolgevano alle nervosamente sulla
mava per così dire tutta all’interno, nei recessi della men- bloccare la mano era stato inizialmente abbastanza facile sue spalle o forse soltanto nella sua mente lo avevano mo- sedia come chi stia tentando di contenere la pulsazione
te. Grazie al peregrinare di quelle pupille dalla smania grazie all’ausilio dell’altra mano che ne aveva impedito mentaneamente distratto rispetto alla questione della ma- improvvisa dell’urina. La mente era obnubilata dallo sgo-
epilettica, riusciva a lanciare fugaci occhiatine intorno a sé momentaneamente il movimento, ora anche le dita di que- no. Quest’ultima aveva lasciato il campo alle altre parti del mento e da una strana frenesia, sensazioni tipiche di chi
e a notare, con suo grande sollievo, che il resto dell’audi- sta cominciavano a schioccare. Lo schiocco produceva un corpo ma adesso riprendeva la lotta. Lui aveva tentato di debba fuggire da una prigione alla quale ci si è anche un
torio era completamente assorto in un tiepido dormive- effetto simile al coperchio di una pentola quando viene capire le sue ragioni ma non aveva avuto molto successo. po’affezionati, rimanendo essa pur sempre odiosa e repel-
glia, tanto da non rendersi conto di nulla. La mano restava sollevato: ciò che sta cocendo sotto di esso, comincia d’im- Dacché gli fosse dato di ricordare, c’era sempre stata un’al- lente.
lì, ancora ferma ma i suoi leggeri sussulti annunciavano provviso a bollire e a scavalcare l’orlo della pentola. Ebbe- legra armonia tra il pensiero e la mano. Insieme avevano
ne sì, la mano cominciava a risvegliarsi e a fremere asse- Perché ora tutto taceva? Che forse si stessero preparando
l’arrivo di una vera e propria catastrofe. Ma perché la sua scritto delle pagine avvincenti o avevano compiuto gesti
condata dalla gemella complice. A ciò si aggiungeva, com’è all’ascolto? E perché qualcuno aveva già tirato su le vene-
mano doveva all’improvviso smettere di fare la mano e sempre coerenti, in perfetta sinergia. Quando lui aveva
stato detto, quel disgustoso prurito. E se avessero scambia- ziane e aperto le finestre? Che forse il battito delle sue ali
cominciare a parlare sebbene non interpellata? In realtà, avuto necessità di pettinarsi, la mano si era sollevata e ave-
to la mano che s’alza per grattare con la mano che vuole di piombo avrebbe fracassato i vetri della finestra oppure,
non si trattava di parlare nel senso proprio del termine va accomodato la capigliatura. In altri casi, se n’era rimasta
parlare? Bisognava rendere impercettibile il gesto; moven- com’era assai più probabile, la conferenza era giunta alla
ma, piuttosto, di costringere lui, il suo legittimo proprie- immobile, magari accompagnando di tanto in tanto il di-
dosi molto lentamente la mano avrebbe circumnavigato la fine?
tario a pronunciarsi in merito alla problematica proposta scorso, riempiendo i vuoti semantici con gesti diretti ed
nella conferenza. Sarebbe bastato un semplice gesto e lei, calotta posteriore poi, risalendo verso l’alto con delicati eloquenti. Perché dunque adesso si era venuta a creare ‘Com’è difficile farsi liberi e non sentirsi solo tali’ pensava;
la mano in persona, si sarebbe sollevata, spingendo delica- salterelli delle dita, avrebbe raggiunto il punto esatto in cui questa dissonanza? Forse perché lui in fondo avrebbe volu- ma spesso, per fortuna, quando la mente tace e si rannic-
tamente in avanti una delle dita, molto probabilmente dominava il prurito. Dopo aver assecondato la testa, grat- to parlare, dire a quella distinta gente in cravatta che erano chia in se stessa, è il corpo ad insorgere, fosse anche soltan-
l’indice, e lo spettacolo sarebbe repentinamente cambiato. tando via con un ticchettio delle dita il formicolio prodotto dei gran scansafatiche e perdigiorno, che in realtà lui se ne to una piccola mano che banalmente s’accompagna ad un
Lui non aveva la benché minima intenzione di parlare per da una specie d’accampamento di formichine elettriche infischiava di tutte quelle teorie da strapazzo e dei loro libri orologietto da polso.
un semplice, banale motivo: non aveva niente da dire. scoperte nel bel mezzo di una salsa, bisognava fare ritorno. carichi di ringraziamenti e di smancerie disgustose? In real-
Quella mano dissidente lo indispettiva e per di più lo lan- Questa volta, al contrario del viaggio d’andata, il movi- tà, se solo ne avesse avuto il coraggio, si sarebbe alzato

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