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“Nugae - scritti autografi” Norme per la collaborazione: la collaborazione è gratuita

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ANNO III - N.8 - Gennaio/Marzo 2006 borati possono essere inviati, al fine di essere valutati
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il periodico. Il Foro di Salerno è competente per even-
31 Marzo 2006 tuali controversie.

In copertina: dipinto presente a pag. 134 del catalogo Lapidario
"The dream… per non dimenticare"
La diaspora del popolo italiano negli Stati Uniti d'America nel XX secolo. “Non prestate alcuna attenzione alla
- ARTE IMMAGINI DOCUMENTI -
critica degli uomini che non hanno,
Autore: Simone Cianetti. IV classe Pittura e Decorazione pittorica.
Liceo Artistico Statale "Giorgio de Chirico"- Roma loro stessi, scritto un’opera notevole.”
Ringraziamo: Prof.ssa Maria Evasia Quagliozzi (Insegnante)
Ezra Pound
Prof.ssa Maria Zeno (Dirigente Scolastico)
SOMMARIO PAG.

L’EDITORIALE Michele Nigro 2

SPAZIO NUGAE 3

Emigrazione Raffaele Rago 7

APPUNTI DI STORIA Paolo De Vita 9

L’INTERVISTA: James Koller Michele Nigro 11

IL LABORATORIO: “Anatomia di una poesia” Vito Cerullo 16

POESIE e POESIE D’ANTAN AA.VV. 19

LA RECENSIONE(1): “Where I Come From” di Maria M. Gillan Elisabetta Marino 24

LA RECENSIONE(2): “Una vita…” di Mario Festa Maria Rosaria D’Alfonso 26

VERNACOLO: “Paese addo’so‘nnata” di Raffaela Cerino 27

Problemi psicologici di Dino Campana Mariano Lizzadro 28

Canzoni ed Ombre: incontro con Aleandro Baldi Maria Rosaria D’Alfonso 31

Il palo Stefania Pagano 33
Vite parallele Michele Nigro 35
SUONI DI LETTERE:”Edgar Allan Poe & The Alan Parsons Project” Michele Nigro 38

riVISTE 40

CONTROEDICOLA 4ª
CONTRIBUTO ANNUALE STAMPA PUNTI VENDITA
(4 numeri)
Tipologia contributi:
“NUGAE - scritti autografi”
ORDINARIO ————————————————- € 15,00
SOSTENITORE ——–———————————- € 30,00 ______
BENEMERITO ———————————————- € 50,00
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ANNATA ARRETRATA —————————- € 20,00
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SCRITTI AUTOGRAFI>>... Libreria Treves
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recapito. Via Toledo, 249/250 - 80132 Napoli
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la seguente e-mail: scrittiautografi@virgilio.it
Per informazioni: 333-5297260
di Evelina Pavone
Via Luca Giordano 10/A – 80127 Napoli
LA SCADENZA DELL’ANNUALITA’ VERRA’ COMUNICATA TRA-
MITE APPOSITO AVVISO INCLUSO NELLA SPEDIZIONE DEL-
L’ULTIMO NUMERO. 1
nostra storia locale che è poi storia universale.
L’editoriale
Altra novità di questo numero è la prima “intervista
di Michele Nigro transoceanica” di “Nugae” realizzata grazie alla straor-
dinaria disponibilità di un poeta - James Koller - artista
esponente della Beat Generation ed oggi impegnato
Le novità che caratterizzano l’incipit del terzo anno di nelle delicate tematiche del bioregionalismo… Anche
vita della rivista “Nugae”, sono molteplici e in alcuni con “Jim” abbiamo parlato di emigrazione! E mentre
casi necessarie. Cominciamo dall’aspetto estetico: il leggete questo noioso editoriale, un paio di copie della
software per l’impaginazione è sempre lo stesso nostra rivista stanno “emigrando” negli Stati Uniti ver-
(lo dice pure il proverbio: “chi lascia la via vecchia per so l’abitazione di James Koller… E non solo: anche il
la nuova…!”), ma con dei piccoli accorgimenti e con Prof. Dominic Candeloro di Chicago (pag.6) e la scrit-
un po’ di cura in più si può correre ad Indianapolis trice italo americana Maria Mazziotti Gillan (pag.24)
anche con una “Fiat Cinquecento”. Alcuni Lettori con nel New Jersey riceveranno una copia di “Nugae”…
problemi di vista mi hanno intimato di cambiare il ca- Ci stiamo montando la testa? Niente affatto: sono solo
rattere dei testi: spero di aver accontentato le loro diot- le normali conseguenze del “confronto” senza paura e
trie. L’area stampabile è aumentata in modo tale da dell’interesse culturale che travalica gli angusti confini
sfruttare al massimo lo spazio senza per questo rinun- del proprio giardino.
ciare ad una elegante rifilatura! I Lettori che ci seguono Per quanto riguarda le rubriche, dobbiamo registrare
da tempo avranno sicuramente notato che il formato di alcune nascite: “Appunti di storia” si occuperà so-
“Nugae” oscilla - ahimè! - da un numero all’altro senza prattutto, ma non solo, di storia locale… Battipaglia,
mai trovare pace… Anche quest’ennesimo aspetto in- sotto certi aspetti, è un po’ come un grosso “tumore
stabile, che ha caratterizzato fino ad ora l’impaginazio- urbano” che esiste nel bel mezzo della Piana del Sele
ne, è destinato ad estinguersi. Se in futuro aumentere- senza sapere veramente perché… Una città che si van-
mo o diminuiremo il formato, sarà solo a causa di logi- ta di essere “capofila”, ma che ha tanto bisogno di ri-
ci e programmati motivi editoriali. Il bianco e nero? trovare (o forse solo di organizzare!) una propria iden-
Siamo spiacenti per gli appassionati della cromotipia, tità storica. Noi vorremmo dare, così, il nostro umile
ma la monotona sobrietà di una rivista senza colori è a contributo! “Poesie d’antan”, invece, è un piccolo
dir poco avvincente, se confrontata con l’inutile ipersti- angolo ricavato in una già discreta area destinata alla
molazione sensoriale della nostra società al neon, fatta poesia e dedicato a un certo tipo di liriche: quelle “del
di laser e ormoni… tempo che fu”, quelle che imparavano i nostri nonni a
Per quanto riguarda i più importanti aspetti contenuti- scuola e che oggi nessuno ricorda.
stici, invece, devo dire che l’anno 2006 si sta dimo- Il numero 8 accoglie con entusiasmo anche un altro
strando davvero generoso. Nuove ed interessanti colla- genere con cui non avevamo ancora avuto l’occasione
borazioni stanno prendendo forma o già compaiono in di confrontarci - il vernacolo - degnamente rappresen-
questo numero, grazie soprattutto agli innumerevoli tato dalle liriche di Raffaela Cerino. Il “vernacolo” dal
contatti che si vengono naturalmente a creare nel mo- latino vĕrna, che significa “schiavo nato in casa” e in
mento in cui si sceglie di partecipare agli eventi cultu- seguito “paesano”, “domestico”, è un linguaggio che
rali e sociali che il territorio, provinciale o nazionale, rispecchia fortemente il luogo in cui si è formato; è una
offre. Eventi non sempre strettamente legati al mondo parlata, che caratterizza un’area geografica o addirittu-
della letteratura. Anzi: la letteratura, quella “vera”, ra un singolo paese, affidata quasi esclusivamente alla
quella che non si limita ad una sterile ed autocelebrati- tradizione orale.
va ricerca stilistica, quella che ha come obiettivo prin-
cipale il voler raccontare la vita, deve nutrirsi di realtà Altra interessante new entry è il “genere tesistico”,
sociale, di fatti, di storia - attuale o passata -, di memo- facente parte del vasto settore saggistico: la tesi di lau-
ria… Senza demolire le classiche colonne portanti di rea di Mariano Lizzadro dedicata al poeta Dino Cam-
un periodico letterario (narrativa, poesia e saggistica), pana, si trasferisce dagli ambienti accademici all’edito-
abbiamo sentito l’esigenza di dare più spazio alla sto- ria periodica. Pur trattandosi di una tesi di laurea in
ria, ai suoi personaggi, alla cultura della memoria, ai psicologia, abbiamo apprezzato le argomentazioni in
mutamenti sociali che ne sono conseguiti e che ancora essa contenute, riguardanti uno dei personaggi più in-
non possiamo considerare risolti… Perché l’ispirazione quieti della storia letteraria italiana e mondiale.
poetica, l’idea ossessionante che alimenta la prosa del Ed infine la rubrica “Suoni di lettere” che cercherà di
romanziere, la ricerca meticolosa dell’insoddisfatto indagare sugli affascinanti legami esistenti tra due
saggista, risulterebbero vane se non affondassero le mondi bellissimi che costantemente nutrono la nostra
proprie radici in modo consapevole nel terreno educati- anima assetata di nuovi orizzonti: la musica e la lettera-
vo della storia che le ha generate. Una tappa evolutiva tura. Ad aprire le danze due realtà apparentemente agli
che “Nugae” non poteva ignorare. antipodi: il rock sinfonico di Alan Parsons e la scrittura
Una velata, ma non troppo, tematica di fondo - l’emi- di Edgar Allan Poe. Crediamo, infatti, in un progetto di
grazione - caratterizza, a partire dall’immagine di co- ricerca letteraria in grado di andare oltre i confini cano-
pertina, questo numero 8. Cominceremo da lì, da eventi nici della scrittura e capace di entrare in contatto con
che solo apparentemente sembrano portarci lontano, tutte le altre espressioni artistiche appartenenti alla
oltreoceano, su un piroscafo, ma che inevitabilmente creatività umana.
finiscono per ripercorrere le dimenticate stradine della 2
zato su Bellizzi la massima attenzione di addetti ai la-
Spazio Nugae vori e non, per una rassegna culturale di grande spesso-
eventi e proposte re. Sul tema: “Una diversa abilità che è ricchezza”, è
stato presentato il libro di Doriano Doria e Franco
Leo “Tra sogno…e realtà”, relatore: il prof. Alberto
La serata del 10 Dicembre 2005 ha chiuso Granese docente presso l’Università di Salerno. Una
“I Sabati Letterari”: pubblicazione nata grazie alla straordinaria intuizione
kermesse di grande successo organizzata dall’Assesso- dell’Assessore alle Pari Opportunità di Bellizzi, Franca
re alle Pari Opportunità Franca Pia Ciliberti. Pia Ciliberti. Una commistione cuore-testa, un mixer
per gli autori, Doriano Doria artefice delle splendide
BAGNO DI FOLLA PER LA PRESENTAZIONE poesie e Franco Leo dei magici dipinti. Due diversa-
DEL LIBRO DI DORIANO DORIA E FRANCO LEO mente abili, il primo per una sorta di disagio sociale, il
“TRA SOGNO…E REALTA’” secondo di tipo motorio, supportati entrambi da una
spasmodica voglia di “normalità” in una società ove le
BELLIZZI (Sa) – Cala il sipario sulla prestigiosa ras- “barriere”, non solo architettoniche, stentano ad essere
segna inserita fra le attività programmate dall’Ammini- abbattute, il pregiudizio regna sovrano e ne consegue,
strazione comunale bellizzese, per favorire la parteci- spesso, una emarginazione latente, che esclude da ogni
pazione ad attività culturali e di contesto sociale. Ter- processo di condivisione. Doriano, un giovane che dà e
mina, si auspica momentaneamente, la seconda edizio- chiede amicizia, affetto, forse anche amore, nell’acce-
ne dei “Sabati Letterari”, kermesse di straordinario zione del sentimento “puro”. Nelle sue liriche traspare
successo, ideata dall’Assessorato alle Pari Opportunità, la pressante richiesta di aiuto, di più attenzione, di sen-
presieduto da Franca Pia Ciliberti, in collaborazione timenti a volte celati, altre volte sopiti, ma che riverbe-
con gli Assessorati alla Cultura e alla Programmazione, rano minacciosi nei rari momenti di angoscia, quando
con il Patrocinio del Comune e della Provincia. Gli basterebbe una parola amica, un gesto, uno sguardo
appuntamenti hanno previsto, fra l’altro, per ogni sera- dolce, a dargli fiducia, conforto e serenità. Franco Leo,
ta, un dibattito a tema, intermezzi musicali alternati invece, è capace di “arricchire” chi capita nel suo
alla lettura di poesie o di brani letterari degli autori “raggio di azione”, perché fornisce all’interlocutore
presenti, momenti di solidarietà e condivisione, mostre una lezione di vita, accettando con il sorriso sulle lab-
fotografiche, pittoriche, scultoree e di arte in genere, bra le difficoltà. Franco è un giovane come tanti altri,
secondo il seguente calendario: sabato 5 novembre ma è diversamente abile, “vive” sulla sedia a rotelle,
2005 “La poesia al femminile”, serata a più voci, pre- dalla nascita ma non per questo ha rinunciato alla sua
sentazione dei libri di poesie di: Raffaela Cerino passione: la pittura. Inizia a disegnare avvalendosi di
“Paese addo’ so’ nnata” – Rosaria Zizzo “Petali di pa- quello che oggi definisce il suo migliore amico: il com-
role” – Maria Rosaria Salito “Storia di un amore anti- puter. Non avendo la possibilità di usare le mani, per la
co” – M. Rosaria Pagnani “Mode e modi di donne”; sua disabilità, utilizza la testa e attraverso un innesto
Relatore dott. Alfonso Mariano”; Mostra di pittura di particolare sul personal computer, riesce a realizzare
Roberta Di Francesco; sabato 12 novembre - “Ricordi delle opere straordinarie, di rara bellezza: un’esplosio-
e testimonianze”. Serata in versi dedicata alle vittime ne di colori vivaci che danno luce, solarità ed amore in
di tutte le guerre” – Momenti musicali di Redelio Giu- chi le ammira. Franco Leo è dotato di una intelligenza
bileo. Mostra fotografica di immagini belliche a cura straordinaria, pur non potendo parlare, partecipa con
dell’Arch. Lino Nicolino; sabato 19 novembre – Sera- gesti significativi ad ogni discussione, annuendo o dis-
ta dedicata al poeta Alfonso Gatto in preparazione del sentendo, segue ogni iniziativa culturale, va a cinema,
trentennale dalla morte dal titolo “Amore per la sua teatro, gli piace andare a messa a Salerno. Il suo desi-
terra” – Relatore prof. Francesco D’Episcopo; sabato derio è essere coinvolto da tanti amici ed inserito nel
3 dicembre - Presentazione del libro di Geremia Parag- gruppo, avendo un pulmino a disposizione. La sua te-
gio “Il nido della poiana” – Mostra di scultura di Raf- nacia, lo portò ad organizzare una esposizione per far
faele Russo. Moderatore il giornalista Enzo Landolfi. conoscere le sue stupende opere proprio nella Casa di
Intrattenimenti musicali a cura dell’Accademia Musi- Dio, la chiesa, perché è fermamente convinto che sia
cale L.W. Beethoven di Maria Bergamo con il gruppo proprio il Signore a dargli la forza di affrontare e supe-
“Kind of Mood”, composto da Teresa Boccia (voce), rare ogni difficoltà ed accettare la sua “croce”, quella
Peppe Pacelli (chitarra), Giovanni Crescenzi (basso) e sedia a rotelle che è la sua diuturna compagna di viag-
Fiorenzo Di Palma (percussioni). gio. Oltre alla pittura l’altra grande passione è il calcio,
tifa per il Napoli e la Nazionale; sulla parete della sua
Con lo slogan: “Cogli l’opportunità… di esserci”, la camera è disegnata la “N” della squadra partenopea e
rassegna ha inteso coinvolgere le nuove generazioni ad sul suo letto c’è uno splendido “ciuccio” in peluche che
una più attenta percezione della cultura, ma anche di completa il suo amore per la squadra del “Vesuvio”,
sensibilizzazione e solidarietà nei confronti dei più mentre il soffitto è dipinto con i colori della bandiera
disagiati, intesi a favorire l’integrazione e la socializza- italiana ed un grande vessillo è presente nella sua stan-
zione con i tanti diversamente abili. za. Una voglia di fare eccezionale, non demorde, carat-
tere forte, riesce sempre a perseguire ogni obiettivo che
Manifestazioni culturali cui hanno partecipato i mag-
si pone e vederlo sorridere è fantastico. Un
giori artisti di tutta la provincia e numerosi cittadini.
“giacimento” prezioso, venuto alla luce grazie alla ras-
Serata particolare quella tenutasi sabato 10 dicembre,
segna dei “ Sabati Letterari” organizzata da Franca Pia
alle ore 19.00 presso l’Aula Consiliare, che ha cataliz- 3 Ciliberti, estremamente sensibile alle problematiche
inerenti i diversamente abili, alla quale va il merito di con il libro anche i poeti: Franco Nicolino, Immacola-
aver fatto “emergere” due realtà “sommerse”: il mondo ta Merino, Antonio De Stefano, Jole Mustaro, Fran-
ovattato e assente alla richiesta di aiuto di Doriano e la cesco Papalino, Marisa Santoro, Elia Nese, Anna
società moderna attenta più all’apparire che all’essere. Trotta, Anna Giannini, Orazio Colicino, Mario Fe-
Chissà quanti altri stupefacenti interpreti del mondo dei sta, Roberto Furcillo, Roberta Iemma, Liliana Pri-
diversamente abili non riescono ad infrangere e mo, Vito Cerullo, Rino Califano, Giuliano Colicino,
“polverizzare” quelle “maledette” barriere che ancora Marcello Feola, Carmine De Dominicis e Cosimo
li isolano dal mondo. Un’occasione, quella offerta dal Clemente. Premiate anche le lettrici che hanno decla-
Comune di Bellizzi, da non perdere, per alimentare la mato le poesie: Rossella Spisso, Maria Sannino, e
“fiaccola” della solidarietà e della condivisione, con Marina Sole, per le splendide interpretazioni. Hanno
azioni spontanee di volontariato sociale e di recupero ricevuto un libro anche le sottoelencate Associazioni:
di tante “intelligenze”, inopinatamente, sino ad oggi, Opera Vernieri, Venerdì letterari di Albanella:
disperse. Intervenuti, fra gli altri: il sindaco di Bellizzi Gaetano Ricco e Gaetano Marabello; Oltre la Spe-
Bruno Dell’Angelo che si è congratulato per la lode- ranza, Battipaglia Presidente Antonio Marigliano;
vole iniziativa, il vice-sindaco Avvenire – Battipaglia,
e consigliere provinciale Do- Bruno Carbone; Associa-
menico Volpe, l’assessore zione AM.DOS – Bellizzi
alle pari opportunità Franca Carmelinda Forlenza, Nu-
Pia Ciliberti vera “anima” cleo Protezione Civile, Bel-
della manifestazione, l’asses- lizzi - Responsabile Massi-
sore alla cultura Pino Schia- mo La Rocca; A.V.O. Sa-
vo, lo scrivente, la psicologa lerno Presidente Patrizia
Alfonsina Boffardi ed il do- Durante; Fidapa Battipa-
cente universitario Alberto glia; Volo alto Cooperativa
Granese che ha parlato del- sociale – Battipaglia Presi-
l’aspetto semantico-lessicale dente Maria Carmela Mor-
delle belle poesie di Doriano ra; Forum dei Giovani Bel-
Doria e della grande luminosi- lizzi, Presidente Andrea
tà e sacralità delle stupende Volpe; Commissione Pari
opere di Franco Leo. Presenti, Opportunità di Buccino
inoltre: Gerarda Salimbene vice-presidente Piera Cato-
Assessore alle Politiche So- ne; Settima onda Monte-
ciali di Buccino che ha parlato corvino Rovella presidente
della scarsa sensibilità nei Raffaella Capodanno. Un
confronti dei più disagiati; libro anche per i giornalisti
M. Grazia Del Prete Coordi- che hanno seguito l’interes-
natrice Segretariato Sociale, sante rassegna: Michele
Marina Marinari (Piano di Nigro, direttore editoriale ed
Zona) e Membro Commissio- esponente di spicco della
ne Provinciale Pari Opportu- Rivista letteraria “Nugae”,
nità, Annunziata Elia Presi- costante la sua presenza nelle
dente Commissione Pari Op- quattro serate con interventi
portunità di Pontecagnano e centellinati e molto seguiti;
Alberto Massa Sociologo. “Tra sogno e realtà”: volume di poesie e dipinti . Geremia Paraggio “Il Sag-
In copertina: dipinto di Franco Leo.
Sono stati premiati con perga- gio”; Nicola Nigro
mena più libro poeti, scultori, pittori, artisti in genere, “L’informatore delle autono-
che hanno presentato le loro opere durante “ i sabati mie locali”; Domenico Bianchi “Punto d’incontro”;
letterari”: Carolina Santoro “La Nuova Graticola”; Alfonso
Raffaela Cerino, poetessa, per il libro “Paese addo’ Mariano “Il Salernitano” e Antonietta Piscione.
so’ nnata”, Rosaria Zizzo, poetessa, per il libro “Petali Dulcis in fundo due splendide targhe su tela, con im-
di parole”, M. Rosaria Pagnani, scrittrice, per il libro presso il frontespizio del libro, per Doriano Doria e
“Mode e modi di donne”, Maria Rosaria Salito, scrit- Franco Leo, quest’ultimo ha ricevuto, tramite lo scri-
trice, per il libro “Storia di un amore antico”, Geremia vente, il gagliardetto ufficiale del Napoli Soccer, gra-
Paraggio, scrittore, per il libro “Il nido della poiana”, zie alla signora Galloppi e ad Antonio Flaminio, per
Raffaele Russo scultore, Roberta Di Francesco pittri- Franco una gioia incontenibile. Serata affidata alla
ce, Salvatore Bolli pittore, Michela Micciariello per grande bravura e professionalità del giornalista Enzo
la mostra di monili antichi. Premiati per intrattenimen- Landolfi.
to musicale: Maria Bergamo Accademia Musicale
Addobbi floreali: Eden Flowers di Francesco Sica,
L.V. Beethoven di Bellizzi, “Kind of Mood” compo-
riprese fotografiche di Pasquale Coppola.
sto da: Teresa Boccia, Peppe Pacelli, Giovanni Cre-
scenzi e Fiorenzo Di Palma; Redelio Giubileo. Per la
serata “Ricordi e testimonianze” con Mostra Fotografi- Alfonso Mariano
ca ha ricevuto il libro l’Arch. Lino Nicolino. Premiati 4
“Giovanna d’Arco: i lupi e il vento” Concorso Letterario Internazionale
Romanzo inedito per ragazzi di “TROFEO DEL BERGAMOTTO”
Claudio Elliott -Città di Reggio Calabria-
Quarta Edizione
Il concorso si articola in quattro sezioni:
Pubblicato a puntate a cura
A)Poesia in lingua italiana a tema “Il Bergamotto”
dell'Associazione Culturale
B)Poesia in vernacolo a tema “Il Bergamotto”
Italia Medievale
C)Poesia in lingua italiana a tema libero
D)Poesia in vernacolo a tema libero
Quota di partecipazione: 15,00 euro
...puoi leggerlo sul blog: Scadenza: entro e non oltre il 30/08/2006
http://elliott.splinder.com/ Ulteriori informazioni ed il bando completo
possono essere richiesti telefonando al
RISULTATI Presidente Regionale dell’Associazione
SETTIMO “PREMIO UNGARETTI”
UNIVERSUM
CENTRO STUDI AGORA’ Francesco Fiorente
RINGRAZIANDO TUTTI QUELLI CHE CI HANNO ONORATO ai numeri 0965-641256; cell. 328-1244802
DELLA LORO PARTECIPAZIONE E SCUSANDOCI PER IL
RITARDO CON CUI VI INFORMIAMO DELL’ESITO, RITARDO oppure scrivendo alla
DOVUTO A PROBLEMI DI VARIA NATURA, SEGNALIAMO
L’ELENCO DEI VINCITORI E DI QUELLI CHE RICEVERANNO Segreteria Generale del Premio:
UNA SEGNALAZIONE DI MERITO, PERCHE’ HANNO SFIORATO
LA “ZONA MEDAGLIA”. Universum – Calabria
SEZIONE ITALIANO: Via Trapezi 19, Trav. Priv.
1° CASADEI FRANCO di CESENA, 2° DE STEFANO SIMONA di 89060 Croce Valanidi (Reggio Calabria)
NAPOLI, 3° PENSO MARA di MESTRE (VE).
SEGNALAZIONI DI MERITO: e-mail: fiorente@aliceposta.it
PROIETTI GIANFRANCO di TIVOLI (RM), MERCIAI GIAMPAO- associazioneuniversum.calabria@simail.it
LO di SAN MARCELLO (PT), NATALI CARLA di LIVORNO, VEN-
TURINI GLORIA di LENDINARA (ROMA), CATALANO PIETRO sito internet: www.universumcultura.org
di ROMA, MASSARA PATRIZIA E MARIA di REGGIO CALA-
BRIA, INCUDINE ANNA di ROMA, CONSOLI SANTO di CATA-
NIA.
SEZIONE DIALETTO: st’anno ha visto la soddi-
1° PINI PIERINO di MONTICHIARI, 2° D’URSO RICCARDO di sfacente partecipazione di
NAPOLI, 3° SASSETTO FRANCESCO di VENEZIA.
ben 300 poeti! Da una
SEGNALAZIONE DI MERITO: doverosa e giudiziosa pre-
IIRITI MARIA NATALIA di BOVA MARINA (RC). selezione si è giunti ad un
SEZIONE HAIKU: ventaglio finale di 213
1° CATALANO PIETRO di ROMA, 2° IIRITI MARIA NATALIA di opere poetiche raccolte nel
BOVA MARINA (RC), 3° TATARU ANA OLIMPIA di POGGIO A volume che abbiamo il
CAIANO (PO). piacere di presentarvi.
SEGNALAZIONE DI MERITO: Ricordiamo, inoltre, che
PENSO MARA di MESTRE (VE), DI SALVATORE ROSA MARIA di sul numero 9 di “Nugae”
CATANIA. (Aprile 2006) pubblichere-
PREMIO GIOVANI ”TRILUSSA” : mo i vincitori delle due
GAZZOLI ALESSANDRO di EDOLO.
sezioni del concorso
(giovani autori dai 18 ai
ATTESTAZIONE DI MERITO:
30 anni e “over 30”)
NANNINI ALESSANDRO di FAENZA, EMANUELA ESPOSITO di L’antologia di poesie Per richiedere una copia
SOMMA VESUVIANA (NA).
“Premio Cuorediafano” dell’antologia o per
TUTTI I PARTECIPANTI NON ELENCATI POTRANNO AVERE, (2005), edita dalla Casa i n f o r m a z i o n i :
A RICHIESTA, L’ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE, CHE E’
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MICILIO A NOSTRE SPESE. E’ IMPORTANTE SEGNALARE LA Premio l e t t e r a r i o Tipo-Litografia “Imma &
PROPRIA PRESENZA ENTRO LE ORE 10.00 DEL 5 MARZO 2006. “Cuorediafano” organizza- Paolo”, Via Sannio, 3 -
PIERO BORGO, V. ZARA 45, 80011 ACERRA (NA) to dal poeta campano Grottaminarda (Av)
TELEFAX 081-8850793. 5 Rosario Volpi e che que-
“ITALIANI IN AMERICA”
Il 9 Dicembre 2005, presso
l’Archivio Centrale dello Sta-
to a Roma, si è conclusa l’in-
teressante mostra dal titolo
“The dream…per non di-
menticare” dedicata alla dia-
spora del popolo italiano ne-
gli Stati Uniti d’America del
XX secolo. Colonne portanti
dell’evento sono state le im-
magini d’epoca riguardanti
l’emigrazione, provenienti
dalle collezioni americane e
raccolte dal curatore della mostra, l’instancabile Prof.
Dominic Candeloro (storico, antropologo e Direttore
dell’American Italian Historical Association); le opere
areografiche dell’artista Meo Carbone; i preziosi docu-
menti storici dell’Archivio Centrale dello Stato di Ro-
ma; il contributo di giovani artisti e l’ampia partecipa-
zione, tramite disegni e dipinti, degli alunni di alcune
Emigranti italiani - New York 1905
scuole coinvolte nel progetto (vedi l’immagine di co-
pertina!) La tematica di base della mostra è stata, infi-
ne, egregiamente corroborata, dal punto di vista lettera-
rio, dall’intervento della Dott.ssa Elisabetta Marino
dell’Università di Roma “Tor Vergata” (vedi articolo
pag.24) che ha reso partecipi gli intervenuti della poeti-
ca di Maria Mazziotti Gillan, scrittrice americana di
origine italiana (e precisamente dalla provincia di Sa-
lerno!), e della difficile, ma alla fine rinfrancante, ela-
borazione di una propria identità italo americana me-
diante, appunto, la scrittura… La partecipazione del
sottoscritto, in qualità di curatore della rivista “Nugae”,
e del Sig. Cosimo Clemente (collaboratore de “Il sag-
gio”) ai lavori conclusivi della mostra, si è realizzata
grazie all’intermediazione della preziosa Prof.ssa Ma- Sacco e Vanzetti
ria Rosaria D’Alfonso (scrittrice, insegnante di lingua
inglese presso il Liceo Scientifico Gallotta di Eboli
(Sa), con alle spalle una profonda e personale esperien-
za di “vita americana” testimoniata dal libro recensito
nella rubrica “Controedicola” di questo numero) già
coordinatrice, il 30 Novembre 2005, presso il Centro
d’Arte e Cultura “Alfonso Grassi” di Salerno, dell’in-
contro intitolato “Immigrazione: tra sogno e realtà” e
che ha visto la dotta partecipazione del critico storico
Prof. Raffaele Rago (vedi articolo pag.7) e del relatore
Prof. Dominic Candeloro di Chicago Heights - Illinois
(USA). (m.n.)

Catalogo della mostra “The dream…”
In copertina: Italo Balbo, momenti di storia e di vita italiana.
Roma (9/12/05); da sinistra: Clemente, Nigro, Carbone, Candeloro, Marino6 Areografia su tela di Meo Carbone
Da “La stella degli emigranti” - Gennaio 1904:
Emigrazione “Spettacolo desolante - Bagnara Calabra-… Quasi
di Raffaele Rago tutte le mattine una folla di contadini paesani prove-
STORIA nienti da Sant’Eufemia d’Aspromonte, Sinopoli, San
Procopio, ecc., si riversa in questa stazione e prende
d’assalto il primo treno. Essi partono per Napoli e di
(prima parte) là s‘imbarcano alla volta delle Americhe. E’ uno spet-
tacolo invero desolante. Ed intanto non si provvede in
alcun modo contro questa continua crescente emigra-
Dopo l’unità d’Italia e precisamente dal 1876 al 1901, zione, che, lascerà certo le terre tutte abbandonate e
si calcola che in tutto il “regno” ci furono 5.792.546 costituisce una vera piaga per le nostre Calabrie”…
emigrati, nella sola Calabria 310.363 così suddivisi: Ed aggiungo: “Non solo per la Calabria, ma per tutto il
Cosenza 166.815; Catanzaro 108.721; Reggio Calabria Sud !!!”
34.827 (da Emilio Franzina, “La grande emigrazione”
Ed. Marsilio - Venezia 1976). A questo punto una domanda nasce spontanea: “Perché
prima di tutti gli avvenimenti che portarono all’unità,
Milioni di “cafoni” parteciparono, in modo attivo, allo l’emigrazione era sconosciuta?”. E’ banale, per me,
sviluppo delle Americhe, dell’Argentina, del Brasile, ripetere quello che da 145 anni fanno i nostri studiosi,
del Venezuela e dei paesi del Nord Europa (Belgio, perché sotto il regno dei Borbone non c’erano motivi
Germania, Francia, Svizzera) ed ovviamente dell’Italia sufficienti per lasciare la propria Patria. Certamente
Padana. Primeggiano gli U.S.A… Il 90-95% degli ita- non tutto filava liscio, ma in quel periodo quale Stato
lo-americani sono di origine meridionale. Non bisogna era da considerare perfetto? La popolazione dal 1730
dimenticare che dei 5 milioni e più di emigrati, 3 milio- fino al 1860 era aumentata e ciò indica “1‘aumentato
ni e più erano meridionali. E’ da tener presente che gli benessere ovviamente relativamente ai tempi e con-
emigrati non dimenticarono mai la loro terra, infatti, frontando le condizioni di pari classi nei diversi Stati”.
dopo essersi “sistemati”, inviarono soldi (tanti!!!) per (AA.VV., “La storia proibita”- Quando i Piemontesi
rendere sempre più belli i loro paesi. E’ interessante invasero il Sud - ed. Controcorrente 2001).
leggere il “Resoconto finanziario delle contribuzioni
dei Diocesani emigrati negli Stati Uniti d‘America per E’ da tener presente che l’emigrazione non iniziò subi-
l‘erigendo Seminario Estivo presso il Santuario di Ma- to dopo l’unità; il Sud, inizialmente, riuscì ad attutire le
ria SS. d‘Avigliano in Campagna (Sa)”. pretese del programma governativo, che con il definirsi
liberista, “eliminò le barriere doganali tra gli ex stati
Quando nel 1901 il presidente del Consiglio, on. Za- italiani, imponendo nel contempo a questi le leggi del
nardelli, si recò a Moliterno, una piccola città della Piemonte”. Fu la fine di buona parte dell’industria me-
Lucania, il sindaco (Vincenzo Valinoti Latorraca) gli ridionale e la colpa maggiore fu della borghesia del
diede il benvenuto con queste parole: “La salutiamo in Sud, “sempre attenta al proprio tornaconto personale
nome di ottomila cittadini, tremila dei quali sono in e null‘altro”.
America, mentre gli altri cinquemila stanno per seguir-
li”, denunziando un’amara realtà fatta di miseria, di L’agricoltura meridionale reagì e riprese a vendere i
disperazione, di fuga” (da “America! America!” di suoi prodotti molto apprezzati all’estero: olio, agrumi,
Antonio Margariti). … perché “il Nord era troppo povero per comprare tali
produzioni” (AA.VV., “La storia proibita”).
Nel numero 134 - settembre/ottobre 1976 - “La parola
del popolo” ci dà i seguenti dati sull’emigrazione negli “Il governo, nominalmente liberista, si scoprì all’im-
U.S.A.: provviso protezionista, e incominciò una guerra doga-
nale con la Francia, nel 1887-’88, che rispose mettendo
dal 1871 al 1880 55.759 emigrati alti dazi sui prodotti agricoli che importava dall’Italia,
dal 1881 al 1890 307.309 “ tutti prodotti meridionali”. Questo modo di fare del
dal 1891 al 1900 651.893 “
governo unitario “causò la rovina economica del meri-
dal 1901 al 1910 2.135.877 “
dione, non più in grado di reagire; alle masse contadi-
dal 1911 al 1920 651.898 “
ne, degli operai e degli artigiani, non rimase altra alter-
(da “America! America!” di Antonio Margariti. Atti e nativa, per sopravvivere, che 1’e m i g r a z i o n e .
memoria del popolo. Galzerano Ed. - 1979). Siciliani, Calabresi, Abruzzesi, Molisani, Campani,
Con l’unificazione le riserve auree del Sud furono Lucani, Pugliesi dovettero partire verso un mondo
‘incamerate’ dal governo piemontese. Cosa accade in ignoto”.
quel periodo? Lo spostamento economico al Nord ed il Lo Stato, che era stato sensibile alle richieste degli in-
Sud, lentamente, perse ogni primato ed ogni avere. Al dustriali per la protezione doganale, non fece nulla per
momento dell’annessione la ricchezza degli Stati italia- aiutare i contadini, che, per la crisi agricola abbandona-
ni ammontava a 668.000.000. vano le terre a migliaia ed emigravano. Fu la campa-
La situazione economica del Sud precipitò definitiva- gna, ancora una volta, a pagare, e talvolta in forme di-
mente, quando arrivarono i Piemontesi, che, con le loro sumane, un pesante prezzo per avviare il processo di
tasse, le loro prepotenze e le loro violenze, diedero industrializzazione del paese. I contadini veneti, che
inizio ad una piaga che ancora oggi non s’è rimargina- abitavano in miseri “casoni”, presero la via della tra-
ta: l’ e m i g r a z i o n e, che fece dire a Giustino For- smigrazione oltre oceano, senza essere protetti dalle
tunato: “… ci purgò dal brigantaggio!” autorità statali. La stessa cosa facevano i contadini del
7 Sud, perché lo Stato aveva negato la spartizione delle
terre demaniali. Tutto era difficile per poter agevolare forestiero, presentatosi come rappresentante di una
la vita dei “cafoni” del Sud: proprietà mal distribuita, linea di navigazione, gira per il Comune e promette a
mancanza di capitali e fitti usurai. I contadini delusi ed chi vuole espatriare di procurare il passaporto gratui-
offesi dallo Stato, presero la via dell’esodo. I nostri to e di avere già pronto un contratto di lavoro. Parla a
contadini furono costretti ad abbandonare le loro terre tutti di terre favolose ove ogni seme produce una ric-
e con un piccolo bagaglio -“a mappatella”- si imbar- chezza immensa e chi lavora la terra ne diventa anche
carono a Napoli per le Americhe alla ricerca di un toz- proprietario. A nulla valgono le esortazioni a stare
zo di pane che il nuovo governo non aveva saputo loro attenti che paternamente elargisco agli amministrati,
assicurare. Il nuovo Stato caricò di tasse i poveri conta- perché ognuno crede alle lusinghe e spera in un diver-
dini del Sud, mentre “i vecchi padroni diventavano i so futuro” (da AA.VV, “San Mauro La Bruca e San
nuovi e il latifondo rimaneva sempre nelle mani dei Nazario”, op. cit.). Le preoccupazioni aumentano e nel
terrieri che trovavano il modo di continuare il colossale dicembre 1883 il Sindaco attestava che “(...) dal 1878
e disumano sfruttamento” (A. Margariti, “America! ad oggi hanno lasciato il paese 99 amministrati della
America!” - Galzerano editore). cui sorte non si hanno più notizie. Anche le poche mo-
I Piemontesi non ebbero nessuna pietà per il Sud, che gli che non hanno seguito i mariti lamentano, sfortuna-
fu trattato come terra di conquista, comportandosi ma- te, di non saper più nulla del loro congiunto, tranne
lissimo verso i contadini ai quali, purtroppo, ”non restò una che riceve corrispondenza da Montevideo.
altra via che l’emigrazione”. Moltissimi, delusi dal re e A quanto si sente in giro e dalle indiscrezioni raccolte
in special modo da Garibaldi, furono attratti dall’Ame- dal Parroco che le ha riferite al sottoscritto è da cre-
rica ricca e si imbarcarono nella città di Partenope, dere che il fenomeno (dell‘emigrazione) aumenterà
speranzosi e perché attacca
fiduciosi; ma il tutti come un mor-
nuovo continen- bo (da AA.VV.,
te, per i nostri ”San Maura La
emigrati, fu un Bruca e San Na-
vero inferno: … zario”, op. cit.).
altro che paradi- Gli emigranti tro-
so terrestre! La varono, invece,
vergognosa emi- un’America fatta
grazione non fu di “prepotenze, di
scatenata, come soprusi, di anghe-
da anni ripetono rie”. Con tutto
i libri che si usa- questo, l’emigra-
no dalle elemen- zione non si fer-
tari all’universi- mò e si legge da
t à , d a l l a “La stella del-
“povertà” (?) del l’emigrante”:
Regno delle Due -Emigrazione-
Sicilie, ma dal “Cesarò (Sicilia).
“saccheggio dell’economia meridionale” da parte dei Giorni addietro partivano per le lontane americhe
Piemontesi. A tutto questo è da evidenziare “l’inabilità trenta lavoratori in massima parte concittadini, diretti
e l’incoscienza della nuova classe dirigente, che fece nell’Ohio, a Cleveland, in cerca di migliore fortuna. E’
capire ai contadini che le promesse proclamate ai quat- il secondo gruppo che, quest’anno, si allontana dalla
tro venti da Garibaldi erano state fatte esclusivamente patria, mentre altre reclute sono in linea di formazio-
per conquistare e non per aiutare. La classe politica del ne, disposti a muovere in aprile o maggio. E così l’eso-
tempo si chiedeva se l’emigrazione era utile o no, se do triste va compiendosi lentamente, con grave danno
bisognava combatterla o favorirla. La maggioranza delle nostre campagne, che, a causa dell‘assenteismo
riteneva l’emigrazione dannosa, perché non essendoci rurale, sono lasciate in abbandono, prive di coltura e
villici a coltivare la terra, faceva salire i salari. di vita.”

Nel 1888 Francesco Saverio Nitti così scriveva: - “Se (Per le fonti bibliografiche si rimanda all’ultima
vi è classe che ha gioito dell‘aumento del dazio sui parte)
cereali e che interessa che sia messo un limite al nu-
mero degli emigranti è certamente quella dei piccoli Raffaele Rago vive a Battipaglia. Critico e revisionista
borghesi che vivono di rendita. Essi con le loro anghe- storico, da sempre palese antagonista degli studiosi di
rie e i loro soprusi hanno contribuito a rendere più regime, concentra la propria attenzione soprattutto sulla
triste la sorte di coloro che costringono ad emigra- maltrattata storia dei Borbone, la rivoluzione napoletana
re”… Accanto a questi soprusi, molti contadini furono del 1799, sul fenomeno del cosiddetto “brigantaggio”,
anche ingannati dalla falsa propaganda delle agenzie di sull’emigrazione e sulle innumerevoli “patriottiche ine-
navigazione, che fecero vedere l’America come la loro sattezze” riguardanti l’unità d’Italia che ancora abbonda-
salvezza e quella della famiglia, nascondendo, ad arte, no imperterrite nei libri di storia… Ha pubblicato libri di
l’inganno di una “vita di tormenti e di stenti”. Nel 1883 poesie e di narrativa per la scuola. Collabora con la rivi-
il sindaco di San Mauro La Bruca denunciava che sta “Il Postiglione” e il periodico battipagliese di politi-
“E’ a conoscenza di questa Amministrazione che un 8ca, costume ed attualità “News Controcorrente”.
Appunti di storia va davvero di tutto. Fu compito del Menna dare una
più degna collocazione alla popolazione scolastica bat-
di Paolo De Vita tipagliese che nel 1931 aveva raggiunto le 844 unità.
Il primo progetto per la realizzazione del plesso scola-
stico fu affidato agli ingegneri Michele e Luigi De An-
gelis e fu approvato, per una spesa prevista di Lire
“Lo stato della scuola battipagliese negli anni ‘30” 870.000, col decreto del 5 febbraio 1930. Per avere la
"Ho sempre viva nella mente la penosissima impressio- certezza che la richiesta per il concorso governativo
ne ch'ebbi nel visitare la prima volta le scuole di Batti- nella spesa per gli interessi del mutuo da contrarsi con
paglia: alcune installate in terreni angusti, senz'aria e la Cassa DD. e PP. (Depositi e Prestiti) andasse a buon
senza sole; altre, nelle fetide stanzette di un fabbricato fine, il Commissario Alfonso Menna preferì ridimen-
demaniale del rione dell'antica colonia. Piccole gale- sionare la spesa alla cifra di Lire 550.000, bastevole
re, destinate a torturare il corpo ed il cervello dei bam- per la realizzazione del primo lotto della scuola. Così
bini". Con queste parole si apre il dodicesimo capitolo l'1 dicembre del 1930 un decreto governativo concede-
- avente per oggetto l'istruzione primaria - del libro di va al comune di edificare il primo lotto della "de Ami-
Alfonso Menna "Origini e formazione del comune di cis" e successivamente Menna ottenne anche l'eroga-
Battipaglia", del quale il cav. Vincenzo Citro custodi- zione del mutuo da pagare in concorso con lo stato.
sce amorevolmente una rarissima copia. Nel testo che Il primo lotto per la realizzazione della scuola "de
il Commissario Prefettizio del neonato comune di Bat- Amicis" prevedeva la costruzione di dieci aule, che
tipaglia aveva inviato al Prefetto della Provincia di avrebbero contenuto l'intera popolazione scolastica
Salerno nel 1931, dell'epoca. Per il
a mo' di sunto del Commissario Prefet-
lavoro che egli ese- tizio si trattava di
guì durante il suo dare le prime essen-
mandato ammini- ziali risposte alle
strativo, non manca esigenze primarie
un'esauriente pano- della popolazione,
ramica sull'attività anche di quella sco-
scolastica a Battipa- lastica che poteva
glia, che proprio in contare su di un edi-
quell'anno avrebbe ficio in grado di
visto sorgere il pri- raddoppiare in futu-
mo edificio creato e ro la sua recettività
consacrato alla di almeno altre dieci
scuola: il plesso aule. Dopotutto fu lo
e l e m e n t a r e stesso Menna a fare
"Edmondo de Ami- redigere la perizia
cis". Prima di quel del secondo lotto per
fatidico 1931 la vita l'ampliamento della
scolastica a Battipaglia era ben altra cosa. I bambini scuola, da lui stesso approvata con deliberazione del 15
che frequentavano la scuola primaria erano così suddi- maggio 1931. La scuola elementare, i cui lavori furono
visi: quelli iscritti alle prime tre classi erano sistemati appaltati in data 23 marzo 1931 alla Cooperativa "La
in altrettante stanze site al primo piano dell'ultima Muraria" di Roccapiemonte sorse sul terreno di pro-
"compresa" di Via Olevano, alle quali si accedeva per prietà della signora Mastrillo, maritata Mezzacapo alla
mezzo di una scala di legno, detta scalandrone. La quale andò un indennizzo di Lire 10 il mq. La scelta
quarta classe si trovava in un locale a pian terreno ove della zona dove sarebbe sorto l'istituto scolastico e la
adesso ha sede la Deutsche Bank e l'ultima a Via Roma configurazione architettonica dello stesso furono og-
(ex negozio ottica Messina). Ogni classe aveva il suo getto di un'attenta analisi dello stesso Menna. "Per as-
insegnante: gli alunni di prima elementare erano affida- sicurare alle aule una ricca provvista di aria e di luce,
ti alla maestra De Matteis, quelli di seconda alla mae- il suolo a sede dell'edificio fu scelto in località isolata,
stra Altieri, i bambini che frequentavano la terza ele- pur essendo nel centro dell'abitato. La funzione delle
mentare venivano seguiti dalla maestra Tatò - De Sio, scuole non sarà, così, disturbata, dagli assordanti ru-
gli alunni di quarta erano con la maestra Cincotti - Pe- mori delle industrie e del frastuono provocato dall'in-
trone, mentre in quinta elementare c'era ad attenderli il tenso transito rotabile che si svolge sui tratti interni
temibile maestro Domenico De Sio, che non lesinava delle due arterie nazionali. L'edificio è esposto a mez-
l'uso della bacchetta per mantenere l'ordine nella sua zogiorno e, a settentrione, è protetto da colline".
classe. Le famiglie che se lo potevano permettere man- "Il piazzale antistante, oggi adibito a mercato domeni-
davano i propri figli al doposcuola dalla sorella della cale, e le ampie zone riservate a giardino, ai lati, assi-
maestra De Matteis, o dalla sorella della maestra Altie- cureranno una completa indipendenza all'edificio, an-
ri. Gli alunni si rifornivano del materiale didattico nel che quando questo subirà graduali ampliamenti, in
negozio di De Francesco, detto "O Sinnichiello", per conseguenza dell'incremento della popolazione scola-
via della sua funzione di messo comunale. Nel suo em- stica". "Per le dimensioni del suolo è stato largheggia-
porio, sito all'estremità della "compresa" che fa angolo to, allo scopo di avere il terreno occorrente per i futuri
con Via Mascagni e piazza della Repubblica si vende- 9 ampliamenti dell'edificio di assicurare alla casa della
scuola una indipendenza in rapporto ai fabbricati che Amicis", dopo la seconda guerra mondiale non restaro-
potranno sorgere in quel rione, di avere, infine, acco- no che gli scheletri. Per far fronte all'emergenza scola-
sto all'edificio un piccolo campo sportivo". "L'edificio stica, le insegnanti elementari ospitarono nelle proprie
è distribuito su due piani, con cinque aule per ogni abitazioni gli alunni per le lezioni, mentre la scuola di
piano, ed ha tre bracci di fabbrica: uno sul fronte prin- Avviamento professionale fu collocata in un angolo del
cipale, con sei aule; agli altri due perpendicolari e Municipio solo a partire dal 1947. Questo istituto, de-
laterali al primo, con quattro aule. I due bracci laterali nominato "Guglielmo Marconi", dette i natali, a partire
potranno prolungarsi gradualmente, a seconda del dal 1962, alla II^ scuola media battipagliese che trove-
bisogno. Sicchè le aule potranno, a mano a mano, ele- rà il suo ricovero definitivo in un confortevole edificio
varsi a dodici, quattordici, sedici, ecc.". "Sul prospetto nel 1973. La prima scuola media fu inaugurata, invece,
principale si hanno due ingressi: uno a sinistra, per il nel 1951. Il suo primo "sponsor" fu l'allora assessore
pianterreno, l'altro a destra, per il piano superiore. alla scuola, il prof. Antonio Baldi e costituì una valida
I due piani possono comunicare fra loro, mediante il alternativa alla scuola media privata (detta
vano di porta fra la scala ed il vestibolo di destra". "Governativa") già esistente sul territorio. La sua prima
"Alle aule è stata riservata la posizione sud- est; preside, Adriana Costanzo chiese ed ottenne che la
ai corridoi, quella nord- ovest". scuola fosse intitolata ad un suo zio, filosofo calabrese,
Gli alunni che per la prima volta occuparono i banchi Francesco Fiorentino. La crescita demografica di Batti-
della "de Amicis" furono 844, dei quali circa 200 pro- paglia nel corso degli anni '60 e '70 si rispecchiava an-
venienti dalle frazioni di Belvedere, Santa Lucia e Ser- che nell'incremento della popolazione scolastica e, con
roni. Una cifra nel suo complesso non trascurabile se si esso, nell'edilizia, quest'ultima non sempre al passo con
considera che solo nove anni prima (anno scolastico le esigenze di quegli anni, tanto da costringere i presidi
1921-22) gli iscritti erano in tutto 279, dato che molto all'introduzione dei doppi turni. I Circoli Elementari si
diceva anche sull'incremento demografico di Battipa- moltiplicarono (nel 1978 se ne contavano già quattro),
glia, passata dai 4193 abitanti del 1921 agli 8049 del così come le scuole medie che nel 1976 divennero cin-
1930. Se nel centro di Battipaglia sorgeva in quegli que, in seguito all'inaugurazione della "Sandro Penna"
anni il primo vero edificio scolastico, per i bambini che che seguiva, nel breve volgere di nove anni la nascita
vivevano in periferia i disagi restavano immutati. Così della "G. Salvemini" (1970) e della "Alfonso Gat-
il Menna venne incontro almeno alle esigenze degli to" (1973).
alunni residenti a Belvedere realizzando in loco due
aule, seppure adattate in stanze non proprio consone Fonti bibliografiche:
all'uopo. Ma anche in questa circostanza, il prefetto
Menna dette dimostrazione di lungimiranza, poichè "Origini e fondazione del comune di Battipaglia" (A.
fece redigere un progetto per la realizzazione di una Menna);
scuola potendo contare su di un sussidio statale per la "Battipaglia. Documenti, testimonianze, personaggi dal
costruzione di edifici di piccole dimensioni in aree ru- 1929 al 1969" (AA.VV. Edito dalla FIDAPA di Batti-
rali. In località Serroni e S. Lucia, inoltre, funzionava- paglia, 1991);
no due scuole dell'Ente contro l'analfabetismo con an-
nesso un appezzamento di terreno per la pratica agrico- "1914-1979: 65 anni di sviluppo economico e di cresci-
la. Nel 1938 fu inaugurata la prima scuola superiore di ta sociale nel segno della cooperazione" (AA.VV. Edi-
Battipaglia; si trattava di un istituto per l'Avviamento to dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Battipaglia,
Professionale di tipo industriale maschile e femminile, 1979).
a programmi ridotti. Della scuola superiore e della "de

“IMAGINES”
IMMAGINI E VICENDE DI STORIA LOCALE DALLE ORIGINI AD OGGI: AGROPOLI
Ciclo di incontri/seminari presso la BIBLIOTECA CIVICA viale Europa, Agropoli (Sa) - ore 17
4/2/06 dott.ssa Antonia Tierno “La terra del latte e del miele: il Cilento tra Longobardi e Normanni
18/2/06 dott.Giovanni Guardia “La conservazione di un dipinto:”l’Annunciazione” della Cappella di Casa Rotoli
25/2/06 dott. Giuseppe Cirillo “Settecento cilentano”
4/3/06 ins. Maria Elena Esposito “Luisa Sanfelice”
18/3/06 dott. Antonio Capano “Il Cilento e il mare”
25/3/06 dott. Domenico Chieffallo “Brigantaggio ed Emigrazione”
8/4/06 dott. Domenico Chieffallo “Agropoli, terra di confino politico”
22/4/06 arch. Costabile Cerone “Realtà industriali cilentane:
10 la fornace di Agropoli”
L’intervista più viaggi. Per quanto mi riguarda una “vita buona”
significa anche “bisogni veri”, alimenti e abitazioni,
cure sanitarie, interazioni familiari e sociali che siano
a cura di Michele Nigro adeguatamente e non eccessivamente perseguite e co-
Traduzione di Maria Rosaria D’Alfonso nosciute, in modo tale da avere del tempo a nostra di-
sposizione per osservare e riflettere sul nostro ambiente
A Napoli, precisamente al Largo del Petraio, il 7 No- naturale e sociale. È stato detto che noi diventiamo ciò
vembre 2005 ho conosciuto James Koller… Ovvia- che facciamo. Ma c’è di più. Il comportamento sociale
mente non è stato un incontro casuale! Avevo ricevuto orienta la biologia. Qual è la base nella scelta del com-
un invito, da parte di Gino Sansone (artista della Co- pagno? Che cosa significa avere figli? Stiamo perpe-
munità del Petraio), a partecipare alla “Festa della poe- tuando le relazioni di gruppo (“tribali”) o quelle reli-
sia” durante la quale si sono esibiti, con alle spalle lo giose? Stiamo contribuendo inconsciamente al sogno
stupendo scenario notturno offerto dal Golfo di Napoli capitalistico? Il rapporto genitori-figli, figli-genitori,
illuminato dalla luna, poeti e musicisti napoletani... quello tra famiglia ed amici, fornisce le direttive e la
Neanche Ettore Meis è riuscito a sfuggire al reading base per le scelte che si faranno, ogni relazione inter-
collettivo, gettando nella mischia la poesia “Sentori” personale contribuisce al futuro e alla sua interazione
apparsa sul n.5 di “Nugae”. Ospite d’onore della serata, genetica e sociale.
dicevo, “Jim” Koller: invitato dalla Rete Bioregionale La tua poesia è ricca di riferimenti naturalistici vis-
Italiana per leggere alcune poesie tratte dalla sua ulti- suti in prima persona come se volessi suggellare i
ma raccolta “Close to the ground” (“Vicino alle origi- momenti più importanti della vita collegandoli ai
ni” - Ed. Rete Bioregionale Italiana & Coyote Books). fatti della natura piuttosto che alle date effimere
Così lo ha definito Gino “Cavallo di Vento” della Tri- della cosiddetta Storia Ufficiale. La poesia è il com-
bù dell’Arcobaleno Fiammeggiante: “Jim è una perso- pletamento della naturale gioia dell’esistere?
na semplice, schiva, quasi invisibile… Non butta sul
mercato ciò che è racchiuso nel cuore… ma quando La vita è vissuta in contesti. Nel contesto del mondo
l’atmosfera si fa profonda e i rapporti caldi, eccolo naturale gli esseri umani funzionano insieme ai sistemi
sciogliersi e condividere il suo vissuto, le sue esperien- e ai cicli dati. Bisogna far attenzione, imparare il pro-
ze di vita, la poesia i(n)spirata.” L’intervista che segue cesso di “causa ed effetto” di questi sistemi e di questi
nasce con la stessa semplicità, anche se la complessità cicli. L’archeologia, l’antropologia, la storia sono tutte
delle risposte lascia trapelare l’impegno totale di un piene di esempi di tentativi umani che non erano in
artista che va oltre il verso … armonia. Ma sembra che noi non impariamo dai nostri
errori. Forse la poesia funziona poiché aiuta a ricono-
…Nella prefazione di “Close to the ground” affer- scere le verità…
mi: “Per me la poesia è celebrazione di tutto ciò che
esiste, di tutto ciò che è vivo o è stato vivo…” In una tua poesia scrivi: “Does it matter/ whether the
Pensi che l’essere umano, oggi, abbia dimenticato il hawk/ understands cause & effect?” (“Importa forse/
valore della vita, della storia (anche biologica) e di se il falco/ comprende causa & effetto?”)
quegli intimi meccanismi che permeano la sua esi- Cosa ci dovrebbe insegnare la semplicità istintiva
stenza? insita nella Natura?
Io non credo che sia una questione di aver dimenticato La natura non si riferisce ad altri sistemi se non ai si-
qualcosa. Infatti abbiamo a nostra disposizione delle stemi propri e ai propri cicli. Come esseri umani ci
informazioni, oggi più che mai. Ciò che manca è la possiamo aspettare dalla natura solo ciò che essa è real-
consapevolezza della nostra esigenza di focalizzare sul mente, e quindi è questo che dobbiamo insegnare a noi
concetto che siamo individui bisognosi di venir fuori stessi. Aristotele avrebbe detto: “E’ nella natura del
dal flusso, e di scoprire che dobbiamo analizzare se falco essere cacciatore”. La filosofia e la scienza sono i
tutto ciò di cui abbisogniamo sia informazione rilevan- dilemmi dell’uomo.
te, per poi riunirci al flusso e quindi creare per noi stes- Ho letto da qualche parte, correggimi se sbaglio,
si la vita che desideriamo. La maggior parte della po- che la tua esperienza poetica sarebbe cominciata nel
polazione del nostro pianeta cerca di funzionare utiliz- 1956 quando, in una San Francisco pervasa dal-
zando il modello economico conosciuto come capitali- l’energia mistica dei poeti della Beat Generation,
smo. Capisco che il capitalismo cerchi coscientemente fosti scoperto da Philip Whalen… In questo nostro
di contenderci tutti a proposito di ciò che è la vita, di mondo attuale, tecnologicamente globalizzato e so-
ciò che è necessario per vivere. Il capitalismo crea pro- cialmente omologato, quali energie percepisci in
dotti, sopravvive diffondendo quel prodotto a popola- ambito artistico?
zioni sempre più grandi, le quali avranno stili di vita
sempre più complessi. Intere popolazioni sono convin- La mia esperienza con la poesia è iniziata a 10 anni nel
te di lavorare e di acquistare ciò che immaginano per- 1946. Mi fu regalato un libro dal titolo “Cento poesie
metterà loro di migliorare la propria vita. La pubblicità che raccontano” (“One Hundred Narrative Poems”).
arriva al punto di delineare gruppi-target e di offrire Quelle forme che trovai nel libro sono le prime che ho
beni e stili di vita che facilmente saranno accettati. usato e le ho imitate, realizzando i loro collegamenti
Mentre la vita familiare è in molti mercati, l’unità di con la musica popolare, che è stata un’altra parte dei
famiglia ideale per il capitalismo è ridotta perché rad- miei interessi che ho successivamente coltivato. In un
doppia i bisogni, i.e. crea l’esigenza di numerose cose, primo momento ho osservato le energie “Beat” di San
beni più numerosi, una più consistente comunicazione, 11 Francisco nel 1956. Avevo lavorato l’inverno prece-
dente in una fabbrica di poltrone nel Midwest mentre ne meglio in forma orale che in forma scritta. Là dove
ero ancora a scuola, e a venti anni giravo nel Midwest, si devono trasmettere emozioni, sento di fare del mio
facendo ogni lavoro che potevo e sapevo fare. A San meglio quando sono presente fisicamente per essere
Francisco fui attratto dalla libreria “City Lights”, che a visto e ascoltato mentre le trasmetto.
quei tempi era piccolissima... Allora ho sentito le ener- Come nacquero la rivista “Coyote’s Journal” e i
gie, ho sentito le cose che accadevano, ma non ho in- “Coyote Books”?
contrato nessuno… Mi sono collegato alla scrittura
“Beat” dopo aver letto una recensione del 1957 di “On Nel 1964 ero direttore responsabile della sezione poe-
the road”, che si riferiva ai poeti di San Francisco e sia di una rivista letteraria - “The Northwest Re-
così ordinai il libro. Ho incontrato Philip Whalen, Ri- view” (Università dell’Oregon) - quando quella rivista
chard Brautigan e gli altri, personalmente, solo nel fu sospesa nel tentativo di non far circolare un’intervi-
1960. sta con Fidel Castro, alcune poesie di Philip Whalen e
una traduzione di “To Have Done With The Judgement
Le energie Beat erano da considerarsi di largo respiro, of God” (“Aver Trattato Con il Giudizio di Dio”) di
ma per la maggior parte esse riflettevano il distacco da Antonin Artaud. Noi direttori, quando fummo licenzia-
quei valori economici, scaturiti dagli anni ’30, che si ti, decidemmo di continuare a pubblicare il materiale
proposero in primis come valori religiosi, in linea con che avevamo già accettato per la pubblicazione con
le idee di individualismo e identità nel mondo corpora- una nuova rivista “Il Giornale del Coyote” (“Coyote’s
tivistico allora in via di espansione. Molti americani Journal”). Nell’avere le adesioni degli abbonati, deci-
lasciarono gli Stati Uniti. Per quelli che rimasero l’Esi- demmo che vi era un interesse sufficiente per scrivere
stenzialismo e il Buddismo, dove ne erano conosciute anche libri, quindi seguì la “Coyote Books”.
le teorie, contribuirono a dare nuove direttive. L’ugua-
glianza sociale e i valori ambientali, in linea generale, Che cos’è il movimento underground, a cui hai am-
arrivarono più tardi, negli anni ’60. Oggi (Gennaio piamente partecipato ?
2006), le migliori energie riflettono l’impegno nel Il malfamato episodio del “Be-In” (“siate con noi”), a
mantenere e nell’estendere quel terreno ambientale San Francisco nel 1966, portò orde di giovani verso la
guadagnato negli anni ’60 quando era diffuso il pensie- città per un’ “Estate d’Amore”, creando confusione in
ro ecologico; riflettono l’impegno continuo nel mante- tutta la sezione “Haight – Ashbury” della città. Peter
nere tutte le identità etno-linguistiche. Specialmente Berg, Emmett Grogan e altri fondarono gli
per quelle tribù indigene deliberatamente spiazzate “Scavatori” (“the Diggers”) per organizzare e procura-
dalle azioni violente del capitalismo globale. Il capita- re servizi sanitari, alimentari e gli alloggi gratuiti.
lismo vorrebbe eliminare il pensiero tribale, sostituire L’Azienda delle Comunicazioni (“Communications
le tribù con governi provvisti di pieni poteri che posso- Company”), iniziata dagli “Scavatori”, procurò delle
no essere comprati col denaro oppure cambiati o mani- distribuzioni gratuite sulle strade, mentre annunciavano
polati a proprio vantaggio al fine di procurarsi petrolio, eventi e servizi che diedero luogo alla poesia e all’arte
gas o altri vecchi “materiali grezzi”. libera. Claude Hayward e Richard Brautigan mi chiese-
Secondo me, quei programmi che propongono modelli ro di aiutarli nell’Azienda delle Comunicazioni. Ho
di vita migliori e un migliore tenore di vita riguardo la contribuito ad assisterli con altri progetti “Scavatori”,
salute, con tutta la questione dei diritti umani sul piane- come potevo.
ta, può solo fallire là dove si utilizzano criteri diversi Che cos’è il bioregionalismo ?
da quelli dei popoli che si prefiggono di assistere. Ci
sono società dove una maggioranza non è sufficiente Un’isola ha un perimetro chiaramente definito. Ciò che
per decidere un voto – tutti devono finalmente essere accade sull’isola, a proposito della struttura dell’am-
d’accordo. Criteri arbitrari, come confini arbitrari, rap- biente e in termini di economia e dinamica della popo-
presentano interessi acquisiti. Per quanto riguarda la lazione, fa parte di modelli biogeografici. I famosi eco-
scrittura, la parte migliore proviene da coloro che sono sistemi, i cui perimetri sono meno chiaramente definiti
in grado di esprimere nella propria lingua la propria su un più vasto gruppo di terreni contigui, sono analo-
realtà individuale e la propria realtà linguistica. gamente regioni con modelli biogeografici. Si deve
pensare a tali regioni come a delle bioregioni. Il movi-
Il tuo modo di fare arte non ha paura di sperimenta- mento bioregionale iniziò negli U.S.A negli anni ’70
re: pittura, fotografia, letture pubbliche, teatro, quando i componenti di gruppi ecologicamente consa-
musica… Testimoni di questa poliedricità sono lo pevoli, specialmente coloro che sentivano di essere
spettacolo teatrale ''The bone show'' (1987) e la per- parte di una “società alternativa”, si risistemarono nelle
formance condivisa con Beltrametti dal titolo abitazioni o nelle aree nuove, cercando di ridefinire e
''Graffiti lyriques'', un mix di pittura, lettura e mu- di capire ex novo il concetto di “regione” in termini di
sica… Il vero artista è colui che non si accontenta di ecologia e del “vivere in maniera giusta” in quelle aree
una sola ed unica forma espressiva? prescelte. Uno studio della progressione culturale uma-
Suppongo che il vero artista sia colui che non si ferma na e delle usanze in questi luoghi aiutò a chiarire i mo-
prima di creare, in un qualche campo, ciò che sente di delli biogeografici e quei cambiamenti positivi o nega-
dover creare. Ognuna delle arti sembra adattarsi a que- tivi che si erano effettuati o che erano stati resi possibi-
sto o quel fine particolare. In base alla mia esperienza li con ogni nuovo tentativo. Con opportuni cambia-
ho scoperto che riesco ad esprimere alcune cose meglio menti si poteva ottenere una certa sostenibilità. Oltre la
nella scrittura (alcune meglio in poesia e non in prosa, scienza venne la conoscenza degli spiriti di un luogo
o viceversa), altre meglio sulla tela - per alcune perso- 12 che hanno bisogno di mantenere la felicità. Tutte le
culture, umana, animale o vegetale, come anche il luo- Ibn Khaldun, nato nella Spagna musulmana del 13°
go fisico in sé, necessitavano di essere in armonia se si secolo, ha descritto nelle sue opere l’effetto delle mi-
volevano ottenere le condizioni per vivere una “buona grazioni berbere in Spagna. Egli pensava che con ogni
vita”. Il bioregionalismo si occupa di questi argomenti. nuova migrazione di successo la popolazione della
Che valore hanno le differenze individuali esistenti Spagna sarebbe stata nuovamente vitale e forte. Tra
all’interno di una comunità? una migrazione e l’altra (gli spagnoli) diventavano
sempre più deboli fino all’avvento della migrazione
Con l’avvento di numerose popolazioni, caratterizzate successiva. Ibn Khaldun si riferiva ad uno stato non del
da culture e idee diverse, il linguaggio e le idee della tutto definito, alla popolazione di un territorio fisico.
città cambiano rapidamente, mentre, salvo poche diffe- La stessa idea di immigrazione oggi presuppone confi-
renze, la lingua e le idee delle comunità rurali cambia- ni arbitrari, misura gli effetti che gli immigrati creano
no relativamente poco e in periodi più estesi. Le comu- nell’ambito di quei confini - il che, per quanto utile dal
nità rurali che non tollerano le differenze ideologiche, punto di vista dello stato-nazione, non dice nulla in
alla fine stimoleranno i giovani ad andare via. Una co- termini del valore di eticità. Gli stati che si definiscono
munità chiusa dal punto di vista genetico si estinguerà solo per via del proprio potere possono solo essere con-
nel tempo. cepiti in un senso arbitrario. Né il tribalismo né l’etni-
Dato tutto ciò, è logico che una comunità crei e segua cità forniscono dati positivi per un tale stato, ad ecce-
modelli che la reggeranno secondo i suoi desideri. zione dei luoghi in cui un gruppo si impone con la for-
Trattasi di modelli che riescano a farla stare in pace za in un’altra regione, per realizzare differenze nella
con se stessa e nello stesso tempo le permettano di popolazione dando luogo, eventualmente, ad una forma
mantenere buoni rapporti con le comunità vicine. Per di “democrazia” controllata - una tattica, questa, che
fare queste cose, credo che una comunità debba neces- può essere benefica o dannosa per tutti quelli che sono
sariamente favorire il flusso di nuova gente e di nuove coinvolti. In termini di bioregionalismo noi possiamo
idee. (Il che non vuol dire che debba incoraggiare il solo valutare come gli immigranti si rapportano al-
commercio capitalistico, che tollera come unico valore l’ecosistema nel quale entrano a far parte, i.e. si può
il profitto). sapere come essi valorizzano il luogo o lo denigrano.
Se un gruppo etnico è più capace di un altro nel rappor-
Quale funzione ha il gruppo etnico nel mondo di tarsi ad un dato luogo, oppure se riesce di più a rappor-
oggi? tarsi rispetto al luogo precedente, ciò potrebbe signifi-
Un gruppo etnico ha generalmente una storia comune, care che lo spostamento ha fatto progredire il gruppo.
in comune c’è una certa consistenza artistica, linguisti- In alcune tue riflessioni su popolazioni e bioregioni
ca e, in minore misura, anche culinaria. (Ciò potrebbe leggiamo: “Quando studiamo gli esseri umani dob-
avere o meno una continuità religiosa). Oggi queste biamo osservarne l’attività soprattutto attraverso la
caratteristiche comuni possono fornire una identità e storia scritta e ciò che accade molte migliaia di anni
dei valori per tutti gli individui che si dibattono nel- prima di essa…” Cosa intendi dire?
l’ambito della monocultura capitalista - che essi si
ritengano o meno “etnici”. Nella maggior parte delle Quello che volevo dire era: “Quando si studiano gli
circostanze le persone corrispondono a nomi dati, il esseri umani dobbiamo guardare verso l’attività umana
che rende chiara la loro appartenenza a questo o a quel in tutta la sua evoluzione storica (documentata) e a
gruppo etnico – se mai se lo dovessero chiedere… molte migliaia di anni prima di ciò”. Poi ho continuato
In un mondo ideale io credo che i gruppi etnici potreb- a dire: “Se riduciamo la nostra visuale storica vedremo
bero governarsi da sé. Nel nostro mondo, caratterizzato solo una parte del quadro, il che non può aiutare, bensì
da una comunicazione istantanea, la maggior parte del- sviare l’interpretazione verso una direzione condizio-
le persone in una gran parte del mondo hanno le poten- nata (a causa di ciò che abbiamo deciso di guardare).”
zialità di mettersi in contatto con chiunque. Questa La storia è un’interpretazione dei fatti che si conoscono
comunicazione può seguire varie linee: interessi ed in un dato momento. È informata dal tempo in cui essa
etnicità sono le prime due... Non importa più dove sia- è stata scritta, come anche dalle peculiarità e dai condi-
mo dal punto di vista geografico per capire a chi ci zionamenti del pensiero dell’autore. Allo stesso modo
accostiamo con la nostra sfera emotiva. Nello stesso in cui le traduzioni devono essere aggiornate da una
tempo quelli che sono vicini in senso fisico potrebbero generazione all’altra, così la storia richiede una riscrit-
non avere assolutamente niente in comune, tranne il tura dal punto di vista delle prospettive della società
loro indirizzo. Mentre coloro che sono vicini fisica- contemporanea, attribuendo criteri di attualità alle vec-
mente devono accettare le leggi del luogo in cui vivo- chie scritture. Man mano che si descrivono nuovi even-
no, essi non devono, credo, sottoporsi a quelle leggi ti, essi diventano più o meno significativi. Anche i do-
che non hanno nulla a che vedere con le loro stesse cumenti “inattaccabili” dell’archeologia cambiano se
tradizioni o con il proprio stile di vita; eccetto in termi- considerati alla luce di un’altra epoca. Credo che il mio
ni di come trattano i propri vicini e le bioregioni in cui punto di vista fosse che niente di ciò che conosciamo
vivono e si muovono. della preistoria proviene da reali testimonianze, anzi ne
In questo numero di “Nugae” tratteremo, sotto vari è la speculazione di qualche condizionamento. Così,
aspetti, del tema dell’emigrazione… Confrontandoci analogamente, la nostra interpretazione di ciò che chia-
con la “dottrina” dei bioregionalisti, l’emigrazione miamo documentazione storica riflette (logicamente) i
deve essere vissuta come una sconfitta dell’etnicità o condizionamenti dei tempi in cui scrive lo storico,
come un arricchimento del gruppo stesso? 13 mentre noi, con il nostro sistema di valori, facciamo le
nostre considerazioni. Certamente, ogni volta, vi è un Philip Lamantia, poeta della beat generation, rifiutò
valore in ciò che è stato scritto. Ma questo deve essere di pubblicare i propri versi perché ritenne che essi
giudicato non solo in rapporto al “quando e perché” è avevano già compiuto la loro funzione nel momento
stato scritto, ma anche in base a ciò che si pensa ora. in cui avevano dato sollievo alle sue inquietudini…
Sei famoso in Europa anche grazie alla tua amicizia D’altronde anche tu, sempre in “Remembering
con lo scomparso poeta italo-svizzero Franco Bel- Franco”, affermi: “sapevamo che molti di coloro che
trametti. Leggendo “Remembering Franco” ho ci leggevano…vedevano “solo le orme” che lasciava-
avuto l’impressione di rivivere le avventure di Neil mo…” Quando e come senti l’esigenza di condivi-
Cassady e Jack Kerouac nel celebre “On the road”... dere, tramite la pubblicazione, i tuoi versi?
Che cos’è per te il viaggio? Dopo aver pubblicato per anni ci si rende conto che
Franco Beltrametti era il figlio buona parte di quello che si scri-
di un uomo che aveva trascorso ve è frainteso quando si legge.
una buona parte della propria Infatti Lamantia quando pubblicò
vita lavorando nelle ferrovie il suo primo libro in assoluto, si
svizzere. Da ragazzo Franco ha rese conto che non aveva avuto
viaggiato spesso con suo padre e bisogno, né aveva mai desiderato
quindi ha amato notevolmente le il successo che seguì alla pubbli-
stazioni ferroviarie. Anni più cazione dell’opera. Gli bastò la
tardi, negli Stati Uniti, io e lui scrittura in sé per riprendere
facemmo un giro speciale per l’equilibrio che cercava. Quando
vedere le vecchie stazioni ferro- mi riferisco alle tracce che la-
viarie. Quando Franco andò per sciammo con la nostra scrittura,
la prima volta in Giappone, egli intendo dire che un altro non può
attraversò l’Asia, come aveva mai vivere l’esperienza dell’auto-
fatto Blaise Cendrars, attraver- re stesso, indipendentemente
sando la Siberia con la ferrovia. dall’abilità dello scrittore - anche
Analogamente, andò in America se il lettore, in qualche modo, ne
con la nave, come aveva fatto ricava il senso e si rende conto
Cendrars - ma Franco arrivava Franco Beltrametti e James Koller
che è successo qualcosa che vale
dal Giappone e non dall’Europa. la pena di conoscere. Le cose scritte sono
I miei stessi viaggi iniziarono nel 1940. La mia fami- come finestre che si affacciano nella vita di qualcun
glia proveniva dal Midwest, dal centro del paese, lonta- altro, come impronte nella neve che raccontano una
no da qualsiasi posto. Quando finì la guerra nel 1945, storia.
io avevo nove anni ed ero pronto per vedere il mondo. Allen Ginsberg, durante l’epoca in cui la minaccia
Nei due anni successivi ho convinto i miei genitori a nucleare sembrava vicinissima, disse in televisione o
percorrere in auto l’Ovest, nel Wyoming, New Mexico, scrisse in una sua poesia: “Andate a farvi f…, voi e
Texas: era il 1947. la vostra bomba atomica!” Poiché oggi viviamo altre
Ancora nei due anni seguenti abbiamo viaggiato attra- minacce non meno gravi, cosa ne pensi della politica
verso il nord-ovest, l’ovest, e di nuovo poi a sud-ovest. ambientalista dei paesi industrializzati e in partico-
Nel 1950 siamo andati a New Orleans, Key West lar modo dell’indifferenza di Bush nei confronti del
(Florida) e poi siamo tornati a casa attraverso la Caroli- Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici?
na del Nord e del Sud. I paesi industrializzati sono controllati da quelle indu-
Credo che si conosca meglio il posto in cui si vive strie. Fino a quando il capitalismo e l’industria gover-
quando è possibile rapportare quel luogo ad altri luoghi neranno, le preoccupazioni sociali e ambientali saranno
noti. Essendo stato all’Ovest, posso vedere dove sia il secondarie a quelle economiche. Il pianeta ha bisogno
Midwest perché creo una relazione incentrata su di un di eliminare il sistema capitalistico, ha bisogno di ri-
sistema fluviale ai margini orientali delle pianure che durre la domanda di produzione industriale. La mag-
raggiungono i monti, il grande bacino, e poi ancora gior parte di noi non ha bisogno di una “vita miglio-
montagne che si susseguono fino al Pacifico. Analoga- re” (più comodità), abbiamo già in eccedenza ciò di cui
mente, credo che visitare la Germania e la Scandinavia abbiamo bisogno. Perché dunque ci sorprende che un
ci aiuti a capire perchè il Midwest fu insediato da tede- petroliere ha poco rispetto per gli effetti dell’inquina-
schi e scandinavi dopo che la Guerra Civile aveva ucci- mento?
so un gran numero di inglesi, scozzesi ed irlandesi. A quale religione appartieni? O meglio: coltivi una
Per quanto mi riguarda partire e ritornare a casa raffor- tua religiosità? E come?
za il concetto (di casa) nella mia mente, mi chiarisce Credo che tutto ciò che esiste abbia uno spirito e che
ciò che essa è e ciò che essa non è, mi chiarisce chi è e questi spiriti rimangano anche mentre noi cambiamo le
chi non è lì con me. I miei amici vanno qua e là sul nostre forme. Credo che sia possibile conoscere tali
pianeta. Noi capiamo che il fatto che siamo collegati ha spiriti. Capisco che il pianeta debba essere una realtà
poco a che vedere con un dato luogo, o con una deter- unificata e integrata, con un proprio spirito. Credo che
minata routine in quel luogo; anzi il nostro legame è di l’uomo debba preoccuparsi di capire gli spiriti, di co-
natura spirituale e si collega al benessere del pianeta di municare e di commiserarsi con loro per il benessere
cui tutti vogliamo far parte. 14
del pianeta.
La contemplazione derivante dal vivere immersi cambiamento è drammatico, qualche altra volta piut-
nella natura è l’unica possibilità che abbiamo per tosto sottile, ma vi è sempre un cambiamento. Sono a
non essere schiacciati dal collettivismo sociale e mo- favore di quello scrittore o di quell’artista che lascia
rale. Quale futuro intravedi per l’uomo metropoli- liberamente fiorire il suo lavoro, non credo che
tano, tu che hai scelto di abitare in una casa nei bo- dovrebbe essere forzato.
schi sull’isola di Georgetown, lungo la costa del Che cos’è per te la libertà?
Maine?
Una volta “libertà” significava libero da controllo ar-
Il vantaggio del vivere nella foresta è che le cose sono bitrario, costrizione o prigione. Con gli obblighi del
più chiare (lì) in quanto vi sono poche variabili, per controllo arbitrario, così diffuso nel mondo d’oggi, si
quanto tutto rimanga lo stesso. Le città sono il risultato potrebbe dire che la libertà e la condizione dell’essere
della necessità di produrre e di far proliferare i beni. Le liberi (“freedom & liberty”) siano diventate più eviden-
convenienze di chi possiede, dei produttori e dei vendi- ti con la cosciente e deliberata mancanza di rispetto che
tori, si riscontrano in una città dove il lavoro e il si manifesta nei confronti di ciò in cui non si crede.
cliente (-lismo) sono a portata di mano. Quando il capi-
talismo non sarà più la base sulla quale sono organizza-
te le nostre società, allora potremo riorganizzarci se- James Koller nasce nel
condo le linee utilitaristiche che forniscono altri biso- 1936 negli Stati Uniti,
gni. L’antropologia ci racconta che il gruppo sociale ad Oak Park (Illinois), e
ideale funziona meglio quando conta circa trecento trascorre i primi 36 anni
individui in tutto, come nel caso di un villaggio con nel west e midwest ame-
organizzazione agricola e non una città. ricano. Il suo primo rea-
In una poesia dedicata al tuo amico Franco ding negli Stati Uniti
Beltrametti (“Echo summit” – “La vetta dell’eco” ; risale al 1959, ma è nel
30/11/1995) scrivi: “Rising before me now / these 1965 che riceve credito
mountains are the Sierras, / where you built your e stima al “Berkeley
house”…(“Mi sorgono davanti adesso/ queste mon- Poetry Conference”. Fin
tagne, la Sierra/ dove ti sei costruito la casa”). dagli anni '70 partecipa
Che significato ha per te la parola casa? a numerose letture e
E’ solo un luogo fisico o è, prima di tutto, festival in Europa. Dal
u n a c o n d i z i o n e m e n t a l e ? 1964 Koller pubblica la
Per Franco la casa che egli costruì significò molto di rivista “Coyote’s Journal” che diverrà forum catalizza-
più della struttura – rappresentava il ritorno nel paese tore per molteplici forme artistiche: poesia, fotografia,
in cui era nato suo padre e dal quale era stato strappato. teatro, prosa… Fonda la casa editrice “Coyote Books”;
È stato certamente un modo di vivere, una possibilità condivide la direzione del giornale di recensioni libra-
inerente … La mia opinione è che la casa è un rifugio, rie “Otherwise”. Partecipa attivamente allo svolgersi
che si tratta di una cosa temporanea, qualcosa che si del movimento underground, promuovendo la visione
dovrebbe essere in grado di lasciare. Noi viviamo sul di una Terra – Madre popolata da esseri viventi frater-
terreno, sul pianeta e siamo orientati nel sapere come e namente uniti…
dove spostarci quando è necessario. Poeta e scrittore, ma anche artista visivo e fotografo
In un’altra tua poesia, invece, affermi: “After sixty (mostre a Portland - Maine, Santa Fè - New Mexico, e
years, / they say, one can start again./ I think I will / New York), realizza lo spettacolo teatrale ''The bone
need some sleep first.” (“Dopo i sessant’anni,/ show'' (1987). Negli anni 1987/89 Koller ed il suo inti-
dicono, si può ricominciare./ Penso che dovrò/ farmi mo amico, il poeta ticinese Franco Beltrametti scom-
una dormita, prima.”- 31/5/1996). Secondo una vi- parso nel 1995, portano la performance ''Graffiti lyri-
sione, diciamo, mediterranea dell’esistenza, ques'' (pittura, letture e musica) da Bologna a Stoccol-
“pigrizia” e “meditazione” spesso coincidono… ma e negli U.S.A., paese che i due attraverseranno più
Cosa ne pensi di quell’ozio che precede l’inizio di volte assieme dal 1977 al 1989. Koller è cresciuto nel-
qualcosa di nuovo nella vita? l’ambiente della Beat Generation tra Ginsberg, Ke-
rouac e Ferlinghetti, e appartiene oggi alla Comunità di
Raramente mi sono dedicato all’ozio… Mi interessano poeti e pensatori bioregionalisti, che include Gary
troppe cose. Per gran parte della mia vita, quando non Snyder, Peter Berg, Nanao Sakaki, Gary Lawless e
ero impegnato nelle mie pubblicazioni o nel vendere i altri. James Koller ha pubblicato quattro romanzi e
miei libri, ho lavorato nel giardinaggio, oppure come quaranta raccolte di poesie e testi teatrali, saggi ecolo-
arborista, oppure nell’edilizia paesaggistica. Il lavoro gici, sociali e letterari. Negli anni 1968 e 1973 riceve il
mi è piaciuto perchè ha dato la possibilità alla mia National Endowment for the Arts fellowship. La sua
mente di vagare, senza richiedere costantemente la mia ultima opera è “Like It was” un mix di prosa, poesia e
attenzione. Io non scrivo tutti i giorni, mi siedo per stralci di un romanzo inedito. I suoi lavori sono tradotti
scrivere solo quando sono certo di avere qualcosa da in italiano, francese, tedesco, olandese e svedese. Nel
dire. Ciò che l’arte ha fatto per me è stato nei tempi di 1972 si trasferisce nel Maine, in una casa nei boschi
transizione che mi ha fornito, durante gli spazi tra un sull’isola di Georgetown. E' sposato e padre di sei figli.
lavoro e l’altro oppure tra le serie di poesie e, ovvia-
mente, il lavoro nuovo è veramente nuovo, non (FONTI: www.petraio.com ; www.portodeisanti.org ;
riprende ciò che stavo facendo prima. Qualche volta il 15 Rete Bioregionale Italiana)
associa e le conferisce autenticità, e che non può essere
Il laboratorio in questo caso poetica, poiché si tratta di un esercizio
di Vito Cerullo di prosa scientifica. Mentre la prima di valenza
“ordinaria” si rende necessaria per i motivi appena
esposti, la seconda tipologia di “tensione interna” (5) é
frutto dell’irregolarità che si determina all’interno del
“Anatomia di una poesia.” sistema metrico adottato. Stratagemma che si contem-
E’ abbastanza noto che un poeta, intuita la felice pla dall’ottocento in proiezione al novecento, ma con
espressione di un concetto decida di costruirvi intorno episodi a ritroso nella storia letteraria, giù, sino agli
un discorso poetico. Un’intuizione di termini da non esperimenti delle Canzoni del Davanzati. Per esempio,
collocarsi necessariamente in apertura del testo, ma che in una farsa del Sannazaro (La giovane e la vecchia,
può situarvisi nella zona mediana o in coda ad essa. Si vv. 1 - 4) leggiamo:
sa che un autore operi raccogliendo inizialmente noti-
zie sommarie attraverso i cosiddetti “taccuini”, oppure
organizzandosi secondo “abbozzi” per personali mano- Care e belle compagne
scritti: la trasposizione della materia dal primitivo ab- non sia chi più si lagne de sua sorte,
bozzo al definitivo componimento creativo, in riferi-
mento alle due rispettive estensioni grammaticali, forse né de l’acerba morte o de fortuna,
appartenenti ad un unico percorso sintattico ed emozio- che non han colpa alcuna a’nostri danni
nale, pone anche qui un problema non tanto in natura
di spazio e di tempo, cioè del “dove” e del “quando”,
ma nel senso del “come” (1) ovvero del modo median- L’endecasillabo al verso 2 rima al primo emistichio col
te cui attuarsi. In parole povere, non tutto può essere verso iniziale (un settenario); e si potrebbe procedere,
trasferito sempre alla lettera da una parte all’altra, nello osservando del suo secondo semiverso in rima col pri-
stesso ordine, per ovvie esigenze di ritmo e di suono; mo del verso successivo (sempre un settenario) e così
variabili, queste, irrinunciabili circa la verifica della via… compiendo un salto in avanti nel tempo, un eser-
funzionalità del verso libero, superata ormai l’adozione cizio metrico spregiudicato si denota operante in due
della prova scientifica della rima dal novecento in poi. versi di Gozzano:
Il capovolgimento della lineare (2) successione dei
termini in gioco, considerando che verità oggettiva non
coincide con quella poetica, può condurre lungi dal le tele di Massimo d’Azeglio, le miniature
significato che ci eravamo prefissi in partenza. Il croni- i dagherrotipi: figure sognanti in perplessità
co dilemma è privilegiare dunque la forma o il conte-
(L’amica di Nonna Speranza, vv. 9-1O)
nuto? Resta allo stato attuale un aderire ancora parziale
e “in modo imperfetto” alle cose, volendo orientare
nella nostra direzione i differenti esiti del pensiero pa- Innanzitutto, è stato osservato di una ipometria all’emi-
scoliano esemplificati in un suggestivo passo dell’Era stichio di partenza al verso 9 “le tele di Massimo”,
nuova. Pervenendo al cuore del nostro argomento, cir- e quindi di una rima imperfetta (più attendibilmente
ca norme di poesia distinta da prosa, denotiamo del un’assonanza di tono) instaurata tra “Massimo” in rela-
classico endecasillabo dantesco “In forma dunque di zione a “perplessità”. Il notevole fenomeno di tensione
candida rosa” (Par. XXXI, I) riportato spesso a model- si innescherebbe nella divisione praticata artificiosa-
lo di rappresentazione di un verso: ovvero, un insieme mente alla voce “d’Azeglio” in “d’A-zeglio” consen-
di sillabe e accenti.(3) La menzionata componente ver- tendo così di recuperare una sillaba in più, ottenendo
sale viene a ritrovarsi compressa tra il “discorso verba- un novenario d’apertura e un successivo ottonario ai
le piano”, la lingua nel complesso, e il “metrema”, fe- due semiversi in questione. Rilevante, infine, appare la
nomeno che ne determina una “tensione”(4). Maggiore serie di ictus rinvenibili nel breve schema posto in evi-
sarà il dislivello tra i due elementi in gioco, lingua e denza. Le figure anisosillabiche (in opposto alle speci-
metro, (é il caso di schemi elaborati o tradizionali) tan- fiche e tradizionali soluzioni isosillabiche) sembrano
to maggiore risulterà la tensione, vitale affinché ci sia essere in apparenza similari a quelle poc’anzi esamina-
poesia. E fatta salva anche in presenza dell’effetto-rima te, ma vi differiscono per la presenza di una blanda
ritenuto come tentativo a volte svincolante da questo metricità e dalla dilatabilità dell’intera struttura: nel
progetto; stimabile già di grado minore nelle dinamiche senso che all’interno di una singola strofa vi si possono
del verso libero. Tecnica conflittualità operante da rintracciare ottonari, novenari, decasillabi o altre misu-
Dante a Pascoli, e rimodellata lungo il cammino dalla re metriche. Se ne segnalano nella poesia del Duecento
petrarchesca attrazione gravita-zionale. Un eventuale di stampo giullaresco (che predilige il novenario) e di
appianamento tra i due poli determinerebbe quella pro- vocazione mistica (orientata verso l’ottonario) nel caso
sa che pur tuttavia contempla regole di disciplina fuor- delle Laude cortonesi o in quelle di Iacopone da cui
vianti comunque da norme di limitazione grafica, ictus leggiamo rispettivamente in ottonario, novenario, deca-
e posizioni che contraddistinguono il marchio della sillabo ed endecasillabo:
poesia. Il “poéme en prose” (Baudelaire, i vociani...) da
tradurre nel rovescio di prosa lirica, va inteso quale Molto me so’ delongato
prosa. E’ stata segnalata la presenza di “frammenti me- Ma a quil che covelle me dona
trici” in pagine di critica; la volontarietà e suo opposto,
non può prescindere dalla funzione principale che le si 16 Corrocciato me so’ per usanza,
Alluminato me mostro da fore. lo successivo, secondo modalità che oscillano in fun-
(Molto me so’ delongato, XXIX) zione dell’autore e dei tempi, ne risulta quale prodotto
anch’esso di un colmato percorso letterario. Evoluzio-
ne che nella seconda metà del novecento porta a rico-
Con quaternari tripli ai primi due versi, doppi al terzo e noscere al dato del “significante”, quale semplice trac-
quarto; e un ottonario al verso conclusivo nell’esempio cia sonora di un termine (“Capelvenere”) non ancora
cortonese O Maria, d’omelia: caricato di senso, un’indipendenza (9) nei confronti del
“significato”, all’intercorrere tra le due figure di un
“rapporto segnico”.(10) Il paesaggio dalla versifica-
Gran reina, chi inchina ciascun regno zione tradizionale a quella libera accade già con i tenta-
tivi d’inversione pascoliana ancora contenuti nello sti-
sì m’affina la curina, quando segno.
le, e che nei modi di una rappresentazione più visiva
Io non degno - ‘n core tegno delle cose, conosce un‘altra tappa fondamentale col
tuo figura - chiar’ e pura, Futurismo e per qualche frammento crepuscolare:
“Battaglia/Peso+odore” (Marinetti),
ch’ogne mal m’é ‘n oblianza. “Uomo+vallata+montagna”(Boccioni). Le diverse
(LC, X, vv. 4-8) linee crepuscolari, più sintomatiche che plastiche in
questo senso, vanno dallo scherzo formale di Palazze-
schi “Clof, Clop, Cloch” nella Fontana malata, a una
Rappresentano esempi di figure pianificata poetica della
metriche di spessore storico nella “colloquialità” per Gozzano. Nel
vicenda letteraria, e ormai d’anti- tempo di una poesia ormai
quariato come la rima composta o “abortita” non esente da episodi di
franta congeniale a Dante, e che “elettricità”, si colloca Govoni con
riportiamo per qualche segmento: le sue sperimentazioni “rarefatte”,
“...ch’ altrove troppa,/...con gran- dove all’interno o di contorno a un
d’urli,/...per forza di pop- oggetto vengono didascalicamente
pa./...poscia pur lì/.../…Perché distribuite parole in evidente anar-
burli?” (Inf., VII, vv. 25-28, 30). chia. Importante contributo grafi-
Il sistema in figura decentrerebbe co successivo si compie attraverso
per valenze prosodiche l’accento la scheletrica parola ungarettiana
da “pur lì” a “pùr li”. Nell’infinito naufraga in mezzo alla pagina
novero dei tipi di rime, accenne- dell’Allegria, mentre le “triture”
remmo a quelle “desinenziali” di Saba sono percepibili su di un
anacronistiche e dantesche; quindi piano tematico. La contraddizione
a quelle “identiche”, in esiti di ermetica, per qualcuno “rimpianto
“parola-rima”. Proiettando in ere- di coscienza” fuori tempo, riscat-
dità al novecento quelle tata in parte con singolari soluzio-
“traumatiche”, “Crocifisso: prezzo ni grammaticali (specifiche prepo-
fisso” attraverso le rinnovate an- sizioni, ellissi ed altre formale) si
golature della poetica passeggiata coglie anche nella teorizzazione di
palazzeschiana. Interessante si un linguaggio d’ambivalenza (11)
rivela la fenomenologia della che non rende agevole la facoltà
“rima equivoca”, dove in “una di comprensione come, ad esem-
coppia omonimica”(6) una delle pio, per diversi idilli sinisgalliani
due forze in atto contraddice il di Vidi le Muse, quella relativa al
significato dell’altra: mistero di “ombre”, a diretti o
“donna:donna”. La “rima derivativa” (7) o pseudo tale, sottintesi “tu” da adeguare a figure di identità maschile
“fiore: cavolfiore”, risulterebbe essere un riflesso della o femminile, oppure a età tramontate. La tecnica neo-
precedente e vi differirebbe non presentando sconnes- avanguardista di disporre parole in collage e farle ruo-
sione etimologica. Di rime, se ne concepiscono a deno- tare nello spazio, é già di là da quella poesia compassa-
minazione “canonica”, perché rispondente a un canone ta nel descrivere la monotona banalità del quotidiano
di riferimento che allinea diversi poeti; “case: cimase”, circa un evento meteorologico o un giorno qualunque,
ad esempio, coinvolge almeno: Pascoli, Gozzano, come un altro. Se non fosse piovuto, se non fosse stato
Montale, Moretti, Sinisgalli e Giannangeli. Se ne dise- di mercoledì, se non fosse accaduto a Cesena (e tutto
gnano in “orizzontale” o per soluzioni “scalene”. questo ad incipit di più vari significati) forse sarebbe
“Assonanze” e “allitterazioni” (quest’ultime intese co- andata diversamente...
me decorate ripetizioni di suono: <<ai piedi belli con NOTE
dieci conchiglie>> in Parola di Quasimodo) risalenti
nell‘uso a letterature neolatine e allo stilema germani- (1) Centrata diversamente la questione in Quasimodo,
co, ne costituiscono una sorta di ritorno sperimentativo messa in luce da S. Ramat (Quasimodo e lo spazio
alle origini dopo aver completato l’escursione storica. grammaticale, in Storia della poesia italiana del ‘900,
Lo stesso “enjambement” (8), spiegabile nella dinami- Milano 1976, p.284). Lo stesso fenomeno è riscontra-
ca di spezzatura del senso di un verso che rinvia a quel- 17 bile dall’altrove citato “spazio letterario” di
M.Blanchot, rimodulandosi verso lo “spazio lirico” Bologna, 1968, pp. 68s).
teorizzato da Vàrvaro ed emerso dal suo Struttura e
forme della letteratura romanza del Medioevo, Napoli
1968. (8) “notevole” per Aymone (Tre idilli di Sinisgaslli,
Salerno 1981, p.24) quello rinvenibile nella serie “nel
buio/ Tocca” nella lirica Ora so non dolermi da Vidi le
(2) In riferimento a un sistema ovviamente più rigoro- Muse di Leonardo Sinisgalli. “Spezzature” o prosaici
so nelle rimature dantesche; da cui T. Wlassics cerca “enjambement”, dunque. Circa i “versi spezzati” o me-
di rilevare quella rima “prima nata” che di norma nel glio “rompimenti di versi” ne riferisce Tasso ai Discor-
prodotto finito appare quale ultima. (Interpretazioni di si dell’arte poetica e al Poema eroico; il Minturno
prosodia dantesca, Roma 1972, pp. 9ss.). (Arte poetica) riporta note su “versi incatenati” e su
“legamenti di versi”. Il DEI autorizza “spezzatura” alla
relativa voce a far data dal XVIII secolo. Terminologia
(3) Vedi A. Levi, Della versificazione italiana, in del cinquecento risulta “inarcatura” secondo Fubini
“Archivum Romanicum”, XIV, p.462. Con connota- (Studi sulla letteratura del Rinascimento, Firenze
zioni più precise in W.T.Elwert, Versificazione italiana 1947) che tuttavia vi predilige “Enjambement”, sebbe-
dalle origini ai giorni nostri, Firenze 1973. ne il DEI la confermi per il XVIII secolo. Riassumendo
“enjambement” é del XVII secolo
e il verbo “enjamber” del XVI.
(4) Cfr. C. Di Girolamo, Due Ulteriori digressioni in
forme di tensione, in Teoria e “accavallamento” traduzione dal-
prassi della versificazione, Bolo- lo spagnolo “encabalgamiento”, e
gna 1983, in particolare pp. 97 - il poco efficace “intralciamento”.
116. “Versbrechung” in tedesco e
“run-on lines” in inglese. Si ricor-
di, infine, l’odierna soluzione
(5) Si rileva a volte di un’iper-
tecnica in “rigetto”. La parola
metria in soluzione di perfezione
“spezzatura” (relativa al concetto
come in un esempio di Montale
rinviato in successione, e non al
da Satura (Le rime): in cui, in
verso: P. Valesio, On Poeties and
riferimento a una tediosità di ri-
Metrical Style, in “Poetics”, 2,
me maggiore di quella relativa
1971) rende il senso di quell’im-
alle “dame di San Vincenzo”, il
mediatezza non comune ad altre
disporre ai due estremi della liri-
denominazioni esaminate. (Si
ca i termini “delle: quelle”; ov-
rinvia più diffusamente a Di Gi-
vero ai margini “di sicurezza”,
rolamo, cit.,p.53). Si veda inoltre
rende sempre la rima ipermetra e
R . C r e ma n t e , N o t a s u l -
allo stesso tempo perfetta.
l’”enjambement”, in “Lingua e
(Indipendentemente da un discor-
stile”, 11, pp. 377ss. (1967).
so di rime, la “riuscita” di una
poesia è verificabile negli esiti di
“un bel fuoco” duraturo per quel (9) Cfr. G.L. Beccaria, L’auto-
Sinisgalli che si spinge persino “La nascita di una poesia vista con gli occhi del foglio” (m.n.) nomia del significante, Torino
oltre nell‘elaborare la formula 1975.
della poesia: a+bj, ovvero, la somma delle quantità
reali (a e b) e l’operatore immaginario ( j ) agente in
esse). (10) C. Segre, Il segno letterario (già in Simbolo, me-
La non regolarità del ritmo che conduce all’uniformarsi tafora e allegoria. Atti del convegno di Bressanone,
dell’accento e dell’ictus su di un’identica posizione, si 1976) in Semiotica filologica, Torino 1979.
coglie nell’endecasillabo ungarettiano “Per condurmi,
Madre, sino al Signore” riscontrabile in una poesia del
Sentimento del tempo. (Di Girolamo, op. cit., p.115). (11) Complessa ambivalenza rimandabile anche alla
decifrazione di effetti cromatici concentrati, ad esem-
pio, sull’aggettivo “bianca” relativo a una
(6) Secondo una “tensione dialettica”, appunto, che “terra...d’infanzia” (cantata ancora in Ora so non do-
“sotto identica forma” conosce il contrasto di lermi) in ipotesi fisicamente polverosa o risultante tale
“accezioni o specializzazioni diverse della stessa paro- dalla evocatività del ricordo; tesi che probabilmente si
la” (R.Stefanini, Figure retoriche nel verso e in rima, compensano e si escludono a vicenda. W. Empson ha
in “Italica”, XLVIII, pp. 367ss.). inteso delineare gli aspetti più vari di innumeri ambi-
guità, attraverso riscontri storici, antropologici ed este-
tici. (Sette tipi di ambiguità, Torino 1965).
(7) Separazione di etimologia conferisce, viceversa,
vita alla rima ambigua. (P. Valesio, Strutture dell’allit-
terazione. Grammatica, retorica e folklore verbale, 18
Poesie Trame
Fascino spietato equilibratore del
“tutto è come deve essere”
Una lente da lontano dona ragione a quanto
Schiavo di luce Clamorosamente è in un nucleo
e in suo classico calzar stretto il rivelarsi
Stiamo sugli alberi, del barlume di una luce propria,
frutti asserviti, in volti chiari o adombrati pretesto,
schiavi motivo a crear varco
dei tralci e del vino… preamboli di azioni ingiuste indurre alle sembianze
… Aggrappati ai tronchi, di reazioni nascoste nel dietro le quinte
immaturi per la dipartita, di una vita per sé.
maturi per l’ etere… Delva Della Rocca

… Grevi e lancinanti,
ma sempre protetti dalla scorza,
Orfeo sveglio
dal tempo,
Iniziava, come iniziava il raggio,
dal guscio.
sciogliendole i capelli sul cuscino
e a furia di separar le ciocche
Quando, in cambio,
scopriva il viso.
una bellissima luna,
Lei, la sposa, imbronciata di sonno:
in una sera d’ estate,
-ancora un po’!-
verrà a svegliare
e se lo tirava al seno la furbetta.
i nostri corpi nervosi e sudati…
quando, poi,
scomparirà Euridice, amata fino all’orlo

dietro un sipario viola, -Euridice...- piano fra le coperte.
solo quando Luca Fortunato
di lontano ci saluterà…

cadremo infranti, 'O razzismo
su cuscini di lucciole, 'A terra è culurata
fieno battuto ce sta 'o niro
e saliva di uccelli. 'o giallo
Sarà come morire… 'o rrusso
cadere da una rupe 'o ghianco.
in fondo al mare… 'O niro: 'a ciucculata
E nell’ immensità scopriremo 'o giallo: 'o limone
che giù si vive fino a quando 'o russo: 'a pummarola
l’ essere non sia niente più 'o ghianco: 'e maccarune.
che un albero ricoperto di foglie.
Mo me scurdavo
Rossella Oricchio ce sta pure 'o verde:
è 'a speranza.
Piero Borgo
19
Domenica di guerra come la bomba legata a nodi di arterie e vene.
Innocua valigia posata La dissoluzione dell’avversario, delle sue fibre vince
con un balzo dell’ansia l’appassita nostra perseveranza.
- la città sempre ferma Non chiedo a Dio di esistere, né
alle tre del pomeriggio. l’intromissione nei suoi affari:
Confermo con la lettera e dopo le mie fibre le ho legate alle scarpe
i giornali l’inverosimile esistenza per andare. Chiedo al vagone di arrivare sul binario
dell’io: è una piccola cesura anche in cattivo orario e in un ottimo stato.
nel quotidiano, nel faggio,
nel tronco che breve Fabio De Santis
s'innalza al niente.
Nota
Chissà se tu l’hai aperto il cestello I versi "agonia del legno/sballottato dall’onda leggera,/
dei panini, chiuso all’ora di colazione la risacca" traggono spunto da questi di Montale:
"Oh allora sballottati/come l’osso di seppia dalle on-
di un festivo? Il nostro è date/svanire a poco a poco", tratti da "Riviere", l’ulti-
cesellato oggi: la zip ma poesia degli Ossi. La "pietra" del verso successivo
è quella dell’attacco di "Uomo del mio tempo" di
del bagaglio, l’ora del treno, Quasimodo.
le notizie egiziane della strage
e la paura di viaggiare.

“Tralicci come stenti d’uomo” - Foto di Antonio Piccolomini
Svilita agonia del legno
sballottato dall’onda leggera,
la risacca.
Una "pietra" arde il festivo,
accende nomi, volti
nello specchio;
li porta altrove
distanti
sulla strada. Nel vuoto
crollano noia
e una malinconia. Emerge
come il fungo chissà dove, il timore.

Mi affido al sempiterno rollio dei ragazzi,
allo sfinimento dei ritardi ferroviari,
Con spuria mente
al turgore familiare dei bagagli.
Quanti nembi e fumi d’intorno, lembi superflui e stelle,
Spero nel prossimo viaggio insieme:
Offuscarsi di giri, negromanti opacità, ottundimenti e
le provviste, la febbre nelle mani,
Labirintiche torsioni di voli e strazi giunti a sfacelo, pensieri
gli occhi tremanti nel paesaggio.
Ossessi, lacrime, parole stanche e cupe che vibrano nell’aere
Ricacciandosi in recessi donde uscire ancora per strillare.
E del suo io, del suo approssimarsi
cosa se ne fa il nemico?
Vorrei un cielo vuoto e la luna nel mezzo.
un’esplosione di propositi omicidi
Il mio corpo puro ed il volto lei stessa.
- non la benevolenza dei signori,
Vorrei farmi fiume per tornare. Neve per obliare.
il misericordioso conquistare occidentale - 20 Antonio Piccolomini
O brigante
O brigante, Ti chiamano brigante, O brigante,
ancor’oggi, ma innanzitutto sei un uomo, ancor’oggi sei calunniato,
dopo anni di calunnie, con nell’animo la rabbia ché fai ancor paura alla gente
sei diffamato nel veder calpestato il proprio mondo che di te niente conosce,
per aver desiderato da fameliche belve ché la storia la scrivono i vincitori,
il rispetto del tuo vivere e da schifosi vampiri ancor più forti se aiutati
e della tua libertà di scelta da senza Dio da vigliacchi ingannatori.
e di seguire il tuo capo. e disperato combatti. Raffaele Rago
Trascorrevi tranquillo Il tuo destino fu segnato,
le tue giornate, quando il tuo luogo nativo fu venduto
tra casa e lavoro da generali traditori,
e con i tuoi figli condannati all’eterna vergogna
ti trastullavi ed al disprezzo dei conquistatori.
ed a sera Sui monti s’odono ancora
un bicchier di vino le tue canzoni
con gli amici bevevi e l’eco le ripete all’infinito,
e raccontavi son dolci e tristi,
della bellezza dei tuoi campi. ove si ricorda, con melanconia,
Un dì la patria, la famiglia, Dio,
un sovrano straniero il nome del tuo amato re,
e soldati violenti, la tua fedeltà tradita
che parlavano un’altra lingua, da coloro che ti dovean guidare Briganti: anno 1860

affamati più dei lupi, a ritornar padrone sulla tua terra, _______________________________
violentatori di donne ma sei morto,
Da “Parole con il bacio” :
e macellai di indifesi, ucciso a tradimento
di bambini e vecchietti tremanti, da gente che nemmeno conosceva Guardando i lampioni
occuparono il tuo paese, la tua assolata contrada. Ciclopi
mostrando al mondo intero T’hanno spogliato, indifferenti al sole
il lor valore, t’hanno strappato l’anima ed il cuore, come me
non contro eserciti agguerriti, t’hanno lasciato morire come un cane, aspettano la notte
ma verso deboli cittadini, per la gioia per fissare
che desideravano solamente di chi del tuo ardire lo stesso punto
vivere in pace. non ha capito nulla di nulla, caparbiamente,
Ora ti chiamano brigante, ma continuano a chiamarti, finché
hai abbandonato casa e famiglia con disprezzo, regge l’anima
e chiedi l’elemosina brigante, che la ruggine
di un tozzo di pane ché hai lottato corrode;
per poter vivere ed essere libero. contro chi pensava di farti diventar troppo distanziati
Sei violento, uccidi, [schiavo,
per baciarsi,
ma t’hanno spinto a farlo, con l’armi e parole incomprensibili.
troppo alti
tu cerchi di salvar la tua dignità, Le tue gesta
per farlo io;
che uomini infami son ormai leggenda
e poi anch’io
vogliono toglierti, e c’è ancor chi ti ricorda
cerco chi mi baci.
disonorandoti in tutti i modi. e fa le lodi al tuo coraggio.
21 Gianfranco Proietti
Eco di baci L’emigrante

I cerchi concentrici Si penz’ ‘a luntananza, so’ lacreme lucente
che erano ca scenneno senza scuorno...
le nostre pietre, Annanz’ ‘a ‘st’uocchie vec’ ‘a mamma
il nostro giocar sull’acqua, so’ emigrante in terra straniera.
l’essere assieme Spisse m’ ‘accumpar’ ‘a casa mia.
e insieme Nu lietticciullo ‘e fierro arret’ ‘a porta,
curiosità, na cupertella vecchia spurtusata e…
frecce di sole ‘a cap’ ‘o lietto ‘o quatro da’ Madonna Ncurunata,
conchiglie di seno nu friddo ncuollo e senz’ ‘a luce elettrica.
curiosità alate ... Mo’ sto ‘e casa ncopp’ ‘o grattacielo:
s’allargano. tappet’ ‘e lusso e parlo americano...
Chiudono un tempo. ma nun sento cchiù ‘a voce ‘e na canzone
Nuove pietre ca canta “Anema e core”.
rigettate dalla mente, M’ ‘arricordo ‘o mandulino ca sunav’ ‘o prufessore
s’adagiano e na chitarra e don Ciro ‘o mercataro.
si cullano Mò guar’ ‘o schermo gigante e ‘stu televisore
sull’amaca del niente; e facci’ ‘o signore stann’ ‘e casa ncopp’ ‘o grattacielo.
ed un pensiero So’ emigrante, so’ ricco e so’ putente
staziona ‘o cielo azzurro ‘e Napule è sulo fantasia...
su labirinti ricamati, Pe quanno moro, lascio na carta scritta e liggitela...
ami agganciati alla materia “Io voglio turnà a Napule emigrante,
messaggera di smanie miez’ ‘e scugnizze ‘e terra addò so’ nato,
dentro il corpo antico. voglio na voce e na canzona
Fomenta i baci un eco. che m’accumpagna ncielo senza grattaciele...
voglio turnà a Napule emigrante!
G. Proietti Raffaela Cerino

X Edizione Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio - Città di Eboli”
Il Concorso si articolerà in quattro sezioni:
Sezione A - Poesie a tema libero in lingua italiana; Sezione B - Poesia a tema libero in vernacolo; Sezione C - Poesia
“a chiave obbligata” via e-mail: questa sezione, per la sua peculiarità merita una menzione a parte. I poeti interessati
alla inedita esperienza poetica possono aderire inviando apposita richiesta all’indirizzo e-mail
poesie.ilsaggio@libero.it indicando i dati anagrafici, il domicilio, numero di telefono e l’autorizzazione a trattare i
dati personali. Le poesie elaborate con il sistema “a chiave obbligata” oltre a partecipare al nostro Concorso di Poesia
(Luglio 2006) parteciperanno anche ad altri Concorsi. I poeti che parteciperanno alla X edizione del nostro concorso
nelle sezioni A, B e D se in possesso di una e-mail potranno partecipare gratuitamente alla sezione “a chiave obbliga-
ta”. Sezione D - poesia religiosa.
Quota di partecipazione - Per ogni poesia iscritta al concorso nelle sezioni A - B - D si richiede un contributo di
partecipazione di 10,00 Euro. Per ogni gruppo di tre poesie il contributo richiesto è di 25,00 Euro. Ogni concorrente
può partecipare con un numero illimitato di poesie. Tale contributo servirà a coprire parzialmente le spese organizza-
tive. La quota di partecipazione può essere cumulabile tra le sezioni A, B e D e dovrà essere versata sul CCP n. 4981-
2035, intestato a Giuseppe Barra (tel. 3281276922) via Don Paolo Vocca, 13 - 84025 Eboli (Sa), indicando nella cau-
sale X Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio - Città di Eboli”. Copie - I concorrenti debbono inviare quattro
copie per ogni poesia, una ulteriore copia completa di nome e cognome, indirizzo, recapito telefonico ed eventuale
indirizzo e-mail. Onde evitare errori d’interpretazione le poesie debbono essere inviate scritte in stampatello o digitate
o anche su dischetto. Per leggere il BANDO COMPLETO del Concorso, consultare il sito: www.ilsaggio.it
Scadenza del bando - Le poesie elaborate dovranno pervenire unitamente alla copia della ricevuta di versamento,
non oltre il 30 aprile 2006 presso la sede del Centro Culturale
22 Studi Storici - via don Paolo Vocca, 13 - 84025 Eboli.
Poesie
d’antan
Arnaldo Fusinato, vicentino nato a Schio nel 1817, studiò a
Padova dove compose i primi versi satirici contro l'Austria.
Nel 1848 esplosero nel Lombardo-Veneto le famose rivolte
(I Guerra di Indipendenza), alimentate anche dalla mancanza
di libertà nella vita intellettuale, e gli austriaci si ritirarono
nelle fortezze del Quadrilatero. Il 17 e 18 marzo del '48
anche a Vicenza si ebbero le prime dimostrazioni "dei Cro-
ciati" vicentini che ebbero il loro sfortunato battesimo del
fuoco nei pressi di Sorio e Montebello e a Vicenza, Fusinato,
combattè anche lui per la difesa della città ma, perduto Mon-
te Berico, Vicenza fu assediata... Fusinato non si arrese e
corse a combattere gli Austriaci a Venezia. Qui la difesa gui-
data da Manin si trasformò in una epopea, ma anche Venezia
dopo l'assedio drammatico durato quasi un anno, fu costretta
dalla fame e dalle malattie, alla resa. Fu proprio Arnaldo
Fusinato con dei versi accorati ad esprimere sconforto e
amarezza con la struggente Poesia della "Bandiera bian-
ca" (“Ode a Venezia”). Fusinato fu anche lui esiliato…
Morì a Roma nel 1889. Il verso-chiave “…sul ponte sventola
bandiera bianca!” tornerà in auge dopo più di un secolo gra-
zie alla canzone “Bandiera bianca” di Franco Battiato
(“La voce del padrone” - Emi 1981), facendo riferimento,
però, ad altri moderni “assedi culturali”... Pur consapevoli
della necessità di un serio ed approfondito revisionismo storico dei fatti e dei personaggi che portarono alla
realizzazione dell’unità d’Italia, per una sorta di poetica “par condicio” riproponiamo i versi di questa poesia
risorgimentale che fino al 1968 era obbligatorio imparare a memoria nelle scuole italiane… (m.n.)

E' fosco l'aere, No, no, non splendere Sulle tue pagine l'ultimo pianto!
il cielo e' muto, su tanti guai, scolpisci, o Storia,
ed io sul tacito sole d'Italia, l'altrui nequizie Ramingo ed esule
veron seduto, non splender mai; e la sua gloria, in suol straniero,
in solitaria malinconia e sulla veneta e grida ai posteri vivrai, Venezia,
ti guardo e lagrimo, spenta fortuna tre volte infame nel mio pensiero;
Venezia mia! si eterni il gemito chi vuol Venezia vivrai nel tempio
della laguna. morta di fame! qui del mio core,
Fra i rotti nugoli Venezia! Viva Venezia! come l'imagine
dell'occidente l'ultima ora e' venuta; L'ira nemica del primo amore.
il raggio perdesi illustre martire, la sua risuscita
del sol morente, tu sei perduta... virtude antica; Ma il vento sibila,
e mesto sibila Il morbo infuria, ma l'onda e' scura,
per l'aria bruna il pan ti manca, ma il morbo infuria, ma tutta in tenebre
l'ultimo gemito sul ponte sventola ma il pan le manca... e' la natura:
della laguna. bandiera bianca! Sul ponte sventola le corde stridono,
bandiera bianca! la voce manca...
Passa una gondola Ma non le ignivome
della città. palle roventi, Ed ora infrangasi Sul ponte sventola
"Ehi, dalla gondola, ne' i mille fulmini qui sulla pietra, bandiera bianca!
qual novità ?" su te stridenti, finché e' ancor libera,
"Il morbo infuria, troncaro ai liberi questa mia cetra.
Arnaldo Fusinato
il pan ci manca, tuoi di' lo stame... A te, Venezia,
sul ponte sventola Viva Venezia! l'ultimo canto,
23
bandiera bianca!" Muore di fame! l'ultimo bacio,
La recensione passato che, all’epoca, avvertiva come un peso: “I
thought I was being transformed, lifted up and away
di Elisabetta Marino from my own Italian self” (32). Fu solo nel 1985,
POESIA (Università di Roma “Tor Vergata”) quando vide per la prima volta il suo nome per esteso,
“Maria Mazziotti Gillan”, stampato all’interno di
un’antologia intitolata - non a caso - The Dream Book:
The Dream… per non dimenticare: l’esperienza an Anthology of Writings by Italian American Women,
italiana in America colta attraverso gli occhi di che la scrittrice riscoprì quell’orgoglio per le proprie
Maria Mazziotti Gillan. origini che l’ha portata a prendere nuovamente posses-
La letteratura italiana americana è permeata dall’idea so del suo nome, guidandola in un lento processo di
del sogno e dalla parallela necessità di dimenticare, di riconciliazione dei frammenti della propria identità
cancellare i tratti caratteristici della propria italianità capace di rompere il silenzio, di sciogliere i nodi del
come prezzo da pagare per potersi meglio fondere nel dolore nella poesia. Uno tra i suoi contributi più inte-
melting pot, in quel crogiolo di lingue e di culture che è ressanti è senza dubbio il volume intitolato Where I
l’America. L’esperienza della Come From (1997), che raccoglie
poetessa Maria Mazziotti Gillan, componimenti scritti tra il 1980 e
nata a Paterson (New Jersey) nel il 1995 cui l’autrice ha rifiutato di
1940 da genitori originari della attribuire una stretta cronologia,
provincia di Salerno, appare forse per sfuggire alla logica di
esemplificativa di un cammino di mutua esclusione tra passato e
maturazione e crescita che molti presente che è sottesa alla linea
artisti americani di origine italia- temporale, promuovendo invece
na hanno percorso prima e dopo un’idea di ritorno, di compresen-
di lei, e che si traduce nella sere- za, di unione, in un tempo che, pur
na presa di coscienza della natura dilatandosi, costantemente si ri-
composita della propria identità piega su se stesso.
(dopo anni di conflittualità e di Il silenzio, tipico delle prime ge-
rifiuto), nel recupero dei contenu- nerazioni di immigrati, stigmatiz-
ti rimossi, e nella conseguente zate per l’uso di un inglese imper-
scoperta della scrittura come stru- fetto (noto come “broken En-
mento per infrangere il silenzio, glish”), viene evocato nella poesia
per riappropriarsi della propria dal titolo “Growing up Italian”,
voce negata, quasi come una tera- dove si legge: “In Kindergarten,
pia, che sia in grado di ricompor- English words fell on me,/ thick
re il trauma per la paventata per- and sharp as hail. I grew silent”
dita delle proprie origini. (54). Il senso di inadeguatezza e la
Nella testimonianza autobiografi- necessità di variare il proprio co-
ca intitolata “Why I Took Back dice linguistico e comportamenta-
My Name”, Maria Mazziotti Gil- le a seconda del contesto emergo-
lan descrive i suoi numerosi ten- no anche in “Public School No. 18
tativi miranti a “rub out [her] Paterson, New Jesey”, dove l’au-
foreigness” (31), a cancellare ciò trice commenta: “At home, my
che la rendeva diversa, estranea a words smooth in my mouth/ […]
quel tessuto sociale all’interno del In school, I am silent […]/ With-
quale desiderava inserirsi: ai folti out words, they tell me/ to be
capelli, neri e ribelli, aveva infatti tentato di dare un ashamed./ I am” (12). L’imbarazzo per le origini italia-
aspetto più ordinato, pettinandoli in continuazione; la ne è evidente nel componimento “Arturo”, dedicato a
sua pelle olivastra era stata schiarita con l’aiuto di co- quel padre che lei chiamava Arthur, sperando di privar-
smetici; aveva ridotto le dimensioni del suo naso italia- lo, in questo modo, almeno dello strato più superficiale
no, “[her] big Italian nose” (31), ricorrendo a un inter- della sua italianità. La poesia, tuttavia, si conclude con
vento di chirurgia estetica. Alla progressiva eliminazio- l’orgogliosa affermazione della propria identità come
ne dei tratti fisici mediterranei si era presto affiancata italiana americana, espressa chiaramente nelle battute
la metamorfosi del suo nome: “Maria” era riservato finali: “Listen, America/ this is my father, Arturo, / and
all’ambiente domestico, al lessico familiare, mentre per I am his daughter, Maria. Do not call me Marie” (51).
gli amici era “Mary”, “Marie”, “Ria” o “Rie”. Il culmi- Il recupero dell’origine italiana da parte dell’autrice
ne di questo processo venne raggiunto con la scelta di sembra avvenire anche attraverso l’esaltazione della
abbandonare il proprio cognome italiano a favore di figura materna, che quasi si trasforma in un paradigma
quello di suo marito, “Gillan”, che tutti avrebbero sa- capace di abbracciare i concetti di lingua madre e di
puto pronunciare correttamente, che non le avrebbe madre patria. In “Heritage”, si legge infatti che la voce
creato imbarazzo, affrancandola finalmente da quel 24 italiana di sua madre, in un primo tempo appena per-
cettibile, avvolta in una coltre di silenzio, diviene via
via più chiara, col trascorrere dei giorni (“your voice a
whisper that grows clearer/ with each day” – 113). Nel-
la poesia dal titolo “Connection”, invece, la figura ge-
nitoriale si trasforma in “the only solid place/ on which
to stand” (63), in un territorio degli affetti in cui la di-
stanza geografica e culturale tra l’Italia e l’America
può finalmente annullarsi. Ciò che ha animato la mo-
stra intitolata The Dream… per non dimenticare, all’in-
terno della quale la presentazione dei testi di Maria
Mazziotti Gillan ha avuto luogo, sembra esser stata la
volontà di preservare, nella coscienza degli italiani e
degli italiani d’America, la memoria di un sogno di
affermazione che, tra luci e ombre, speranze e delusio-
ni, ha coinvolto centinaia di famiglie, imbarcatesi alla
volta della terra promessa americana tra la fine del-
l’Ottocento e la metà del secolo successivo. I contorni,
ormai sfumati nel tempo, di questa nostra avventura
oltreoceano si accostano, tuttavia, in modo sorprenden-
te, ai tratti del nuovo fenomeno migratorio che sta
coinvolgendo l’Italia, percepita questa volta non come
Maria Mazziotti Gillan (foto Ellen Denato)
luogo di partenza ma come terra d’approdo per molti
immigrati. Ed ecco che il ricordo cui il titolo della mo-
stra si appella, quel filo che, dipanandosi, ha potuto Il nonno di Maria Mazziotti, Alessandro Mazziotti, era
unire i numerosi materiali fotografici, artistici e lettera- originario di Galdo Cilento, in provincia di Salerno. In
ri presentati, capaci di dare un corpo all’Italian Ameri- America sposò Laura Cortiglia di Pollica (Salerno). Il
can Dream, non si limita a sostenere il solo culto per il padre di Maria, Arturo Mazziotti, nacque negli Stati
passato, pur sottolineando l’importanza di preservare Uniti, ma a due anni si trasferì con i genitori a Galdo
un legame stretto e vitalizzante con le proprie radici; il Cilento dove rimase fino a 16 anni. Poi ritornò in Ame-
ricordo riesce, infatti, a fornire gli strumenti adatti a rica dove, nel 1935, sposò Angelina Schiavo. Poco
comprendere e interpretare il presente, incoraggiandoci dopo nacque Maria.
a non venir meno a quell’impegno volto alla realizza- Nel 1981 a Maria Mazziotti è stato attribuito dal New
zione di un futuro d’integrazione, di rispetto reciproco Jersey State Council il premio «Arts Creative Writing
e di condivisione autentica tra le culture che tutti noi Grant»; nel 1985 ha vinto il «Premio Sri Chinmoy» e il
siamo chiamati ad assumerci e di cui Maria Mazziotti «Premio Walt Whitman». Le sue poesie sono state
Gillan si è fatta portavoce, con la sua poesia. scelte per l'«Editor's Choice 1985 Selection». È stata
proposta per il «Pushcart Prize». Ha tenuto recital di
sue poesie in varie università e centri di poesia degli
Bibliografia Stati Uniti. Ha insegnato alla Drew University, al
Maria Mazziotti Gillan, Where I come From, Guernica, Bloomfield College, al Passaic County College e alla
Toronto, 1997. Missouri University. Attualmente dirige la rivista
The Paterson Literary Review. I suoi lavori sono ap-
parsi su numerosi giornali tra cui The New York Times,
The Christian Science Monitor, Poetry Australia e Po-
etry Ireland. Ha pubblicato numerose raccolte di poe-
Elisabetta Marino è ricercatrice di letteratura inglese
sie, tra cui Winter Light, The Weather of Old Seasons,
all’Università di Roma “Tor Vergata”. Ha pubblicato
Taking Back My Name e, recentemente, Where I Come
un volume dal titolo Tamerlano dalla letteratura ingle-
From: Selected and New Poems. Nel 1980 ha fondato
se alla letteratura americana (Roma, Sun Moon Lake,
il Poetry Center presso il Passaic County Community
2000), ha curato gli atti della seconda edizione del con-
College. Ora questa istituzione è conosciuta in tutti gli
vegno “Asia and the West”, organizzato dalla professo-
Stati Uniti: stampa un giornale; pubblica collane di
ressa Lina Unali presso l’Università di Roma “Tor
poesia. L'attività è seguita dalla comunità locale, da
Vergata” (Roma, Sun Moon Lake, 2002), e ha curato
studenti, e da persone provenienti da ogni parte del
assieme a B. Simal Gonzalez una raccolta di saggi dal
New Jersey e da New York.
titolo Transnational, National, and Personal Voices,
New Perspectives on Asian American and Asian Dia-
Fonti: www.santantonio.org

sporic Women Writers (Munster, LitVerlag, 2004). Nel
2005 ha pubblicato un volume intitolato Introduzione
alla letteratura bangladese britannica (Roma, Sun
Moon Lake, 2005). Ha pubblicato numerosi saggi sulla
letteratura italiana americana, asiatica americana, e
asiatica britannica. 25
detto “specialistico”; le risposte sono più immediate,
La recensione più coinvolgenti, più vere ed emotivamente più intense,
di rispetto alle tante lettere dell’apposita rubrica di questo
POESIA Maria Rosaria D’Alfonso o di quel giornale. La silloge di Mario Festa contenente
circa cinquanta poesie potrebbe essere un regalo per
San Valentino, che dovrebbe ricorrere tutti i giorni e
Per Amore… Solo per amore di Assunta. non solo il quattordici di febbraio. E’ qui che il cuore
di un uomo si apre ad una donna con spontaneità, veri-
tà, totalità ricevendo in cambio virtù, saggezza, forza,
Sull’amore c’è una letteratura molto vasta di prosa,
amore, e ancor amore che chiama altro amore. Per chi
poesia e saggistica. Tanti i poeti e tante le poetesse
è interessato a scoprire i segreti dell’amore duraturo e
ispirate da questo nobile sentimento, da Catullo a
vuole imparare ad amare veramente, per chi crede di
Gibran, da Dante alla Dickinson, da Leopardi alla
sapere amare già pur avendo altro da imparare, per chi
Bronte. Amore ideale, amore struggente, amore ineffa-
è smarrito in questo mondo materialista e utilitarista,
bile, amore vero. Quando l’ideale romantico femmini-
l’opera di Mario Festa è un vero vademecum. Come
le si concretizza in una donna che diventa moglie, ma-
nella fiction di Charles Dickens, con il nostro poeta
dre, compagna di vita e quel “… e vissero felici e con-
impariamo a sorridere e a piangere, ma soprattutto co-
tenti” del mondo fiabesco continua nella realtà di tutti i
gliamo l’essenza della filosofia dell’amore. Non occor-
giorni, tramutando la poesia in prosa realistica, la lette-
rono dizionari, enciclopedie, macro o micropedie,
ratura italiana si connota del nome di Mario Festa. Per
o magari Internet per capire il linguaggio del cuore.
l’autore campano, originario di Contursi e residente a
L’amore parla un linguaggio semplice, per sempre gio-
Battipaglia, Assunta è destino, l’universo poetico, tutta
vane, per sempre fresco. L’amore è fatto di esempi e di
la sua vita insomma. Le poesie di Mario Festa non si
insegnamenti: “non dimenticherò le cose preziose che
collocano solo in un primo tempo che si può definire
mi hai insegnato tu”. L’amore vive e non dimentica :
nel linguaggio alberoniano di sublime innamoramento;
“Chi, come te, lascia nel mondo un’eredità d’amore,
esse aprono altri capitoli in un continuum sul grande
non muore, non può morir”. L’amore è una canzone
palcoscenico della vita prendendo il nome di Matrimo-
scritta in una lingua universale, l’amore è un perenne
nio, Figli, Malattia, Morte in un crescendo di emozioni,
fluire, eterno fiore profumato di gioventù. Grazie, Ma-
di pathos, e di epifanie joyciane. A differenza dei per-
rio Festa, per averci insegnato ad amare. Grazie per
sonaggi di Joyce, il poeta ha subito riconosciuto l’im-
averci insegnato ad amare l’amore attraverso il tuo
portanza dell’altro di sé ne “i tuoi occhi, due grosse
mirabilissimo esempio, quello di un uomo che ha vis-
gocce di sole”, ma solo con il tempo si è potuto rende-
suto per amore…solo per amore di Assunta.
re conto dell’eternità del suo sentimento, che va oltre la
vita stessa, che dà forza attraverso il dolore, i ricordi, e
i trentasei anni intensamente vissuti insieme dal “’O
primmo vaso” al “Vuoto”. Leggere le poesie di Mario
Festa è come penetrare il sofferto mondo leopardiano
fatto di infinito e di mito, dove si impara ad amare la
vita ancora di più, nonostante travagli ed ostilità.
L’amore per Assunta ricorda l’”ever” and “evermore”
di John Keats nella sua immortalità, distinguendosi
però dall’anelito romantico che si scontra con l’ineffa-
bile, ossia con quel “never”, i. e. (Ode sull’Urna Gre-
ca): “mai le labbra dell’innamorato le sfioreranno la
labbra”. Infatti, qui nella poesia di Mario Festa dedica-
ta ad Assunta, l’amore diventa dialogo vero, simbiosi
di corpo e mente, “vita” vissuta. Bello davvero l’amore
di questo uomo per la sua donna che si muove final-
mente dal mondo ideale a quello reale e poi di nuovo
dal reale tragico all’ideale eterno, passando dalla non
vita, che si presuppone prima di essere “tra le tue brac-
cia”, alle prime frequentazioni già piene di “amore” e
di “energia”, e dall’annus terribilis 1986 all’oggi
(giugno 2005 - Il Saggio edizioni) in cui ancora fortis-
simamente “vivi in me”. Assunta è sintesi di passato e
presente; Assunta è il bello e il brutto che si confondo-
no come in un dramma scespiriano; Assunta è per sem-
pre la “gioia di vivere”. Oggi si parla tanto di counsel- Mario Festa è nato a Contursi (Sa) il 02-12-1948
ling nei rapporti affettivi e nelle relazioni di coppia: si e vive a Battipaglia. Autore di poesie e canzoni,
ricorre spesso a psicoterapeuti, sacerdoti, amici, talvol- cantante dilettante, ha iniziato la sua attività artistica
ta a manuali scritti da “esperti”. “Una Vita… Per nel 1964. Ha pubblicato numerose poesie sulle antolo-
Assunta” è molto più utile, anzi piacevole, per chi gie “Stampa d’oggi”,“La Nuova Europa”,“Versi Di-
volesse saperne di più su se stesso e l’amore, distac- versi” e sulle riviste “Canzoni Nuove”, “Il Club degli
candosi sapientemente da qualunque consiglio cosid- 26 Autori “,“Peloro 2000”…
“Paese addo’so‘nnata”
di Raffaela Cerino
VERNACOLO
è senza cchiu culor
Paese addo’ so ‘nnata r chiru vverde ca s’è scagnat.
Ru fuoco r leuna s’è perdutu,
E’ nu ricord ca nun po’ murì! nun scarfa cchiù com’ ‘a na vota;
Paese mio, Valle del Picentino. a casa cu puzzu s’è sgarrupata...
Penzier spassionata r creatura… e tu, paesu miu, ind’ a sta mente sì
si pazziava miezz’ a via tutta na jurnata com’ a nu libbru stambatu ca nun nzi cangella
a buttuni, a stracchie, a sittimana e bbanapò. p tutt’a vita!
T’aggiu lassat fujenn, com si foss stata n’anema sulagna.
Trist ‘stu core, senza sendì cchiù a voci e papà miu:
“è na tristezza p na vita...”. Nonna Sandina
Paese miu... mill ricordi so’ stambat ind’ a ‘sta mend
ca nu pozzu cangella p semb. Quann’a sera ind’a cucina,
Tremann cu 1‘uocchi lucendi, na pena è nascosta ngopp’u bangu ngiaddurmemmu
ind’u cor malatu r ruluri... venia a nonna c’affeziona
è scur cchiù da’ notte ca nun vère cchiù ‘stu sole... ind a r brazz ngiastringia.
Sciumu ru Picendino; cu l’acqua pulita currivi... Ciendu strof e milli cundi,
passann com a nu nastr d’argient ngandat: mbrazz a nonna arriva u suonnu,
figliol cu r bracce scupert ra fatica, candavan u sciumu, mo stu suonnu se ne nghiutu,
lavavvn lenzola cu nu surrisu r freschezza… nziem a nonna è partutu...
sciacquano e sbattenn r spannian u sole senza strofe e senza cundi...
a na sepa r rusti cu mmòvere nere. penzu a nonna, jaspettu u suonnu,
Cche belli pnzieri, chesta è a vita ca nu’torna.
‘sta mend spriggiona
Paese addo’ so’ nnata
Raffaela Cerino, nasce a Giffoni Valle Piana (SA), ma
na cartulina pittata ri culure miscat, per motivi di lavoro, avendo svolto attività lavorativa
nisciuno pittor ‘a sapeva addivinà. nel settore Sanitario, si trasferisce prima a Salerno e
poi a Bellizzi, dove tutt’ora risiede. La sua passione per
Ngopp’ a mundagna, la poesia è innata in lei, tant’è che sin da piccola si de-
n’andico castiello r storia dica ai versi e alla scrittura, componendo con una sem-
plicità disarmante, liriche di rara fattura. Nella sua pro-
r na guerra passata si fa guardà duzione si distingue una raccolta di liriche “Elegie di
com’ a nu rre un’anima” dedicata a Totò: un omaggio sentito e com-
Grott nascoste e sulagne, mosso ad uno dei simboli della Napoli che fu, presen-
tata recentemente al Comune di Bellizzi. Predilige il
mundagne addo i pasture vernacolo, attraverso il quale esprime e fa vivere la
pasculejan r gregge cu canu vicinu. realtà sociale dei nostri tempi e la tematica sentimenta-
le con sfumature e accenti passionali e veraci. Ha pub-
Oggi ‘stu munn va scumbarenn blicato su varie riviste e su molte antologie. Ha parteci-
resta sulu nu suonnu. pato a moltissimi concorsi Nazionali ed Internazionali,
ottenendo sempre prestigiosi riconoscimenti e vasti
Mundagne Picendine, terr’ r briganti
consensi da parte della critica e del pubblico. Le poesie
ca’ legge d’onore della Cerino sono l’espressione di un linguaggio coin-
cunzacrate cu l’oro senza parlà! volgente e caratteristico, intrise di musicalità del verso
e dalla perfetta assonanza con il dialetto del suo paese
Paese miu, t’ aggiu vulutu troppu ben, natio. La sua ultima antologia poetica è intitolata
nun di pozzu scurdà. “Paese addò sò nnata”, dedicata a Giffoni Valle Piana
e ai suoi eterni personaggi.
Mo’ pur’ a mundagna sta cagnann, 27
Problemi psicologici ed. Einaudi 1984). Affettiva-
mente Dino è singolarmente
di Dino Campana slegato, almeno all’apparen-
TESI di Mariano Lizzadro za, dai suoi familiari e dalla
gente tutta, ed è inoltre pro-
babile che abbia sviluppato
(prima parte) precocemente un sentimento
di ambivalenza nei confronti
della figura materna e verso i
Premessa suoi compaesani.
Le principali difficoltà riscontrate durante l’elaborazio-
Frequenta la scuola elemen-
ne e la stesura di questa tesi sono state essenzialmente
tare a Marradi (Il più lungo
relative a tre punti o livelli di indagine. La prima diffi-
viaggio della follia e della
coltà è stata di traduzione dei testi di Campana, nel
poesia, Olivia Trioschi,
senso che il linguaggio dei “Canti Orfici” ad un primo
Home page di Dino Campa- Dino Campana, 1885 - 1932
sguardo risulta ostico e di difficile comprensione e
na). Dal 1897 al 1898, Dino
necessita quindi di una traduzione ad un linguaggio più
Campana è iscritto presso il collegio salesiano di Faen-
accessibile. Una volta terminata questa stesura – tradu-
za (Ruggero Jacobbi, Campana, ed. Mursia 1976), ma
zione, quindi avendo fra le mani questo “secondo testo
sia di Faenza che dei luoghi dell’infanzia c’è un’ampia
campaniano”, ho potuto affrontare il secondo livello di
descrizione in molte poesie dei Canti Orfici, ad esem-
comprensione, ossia una lettura comparata fra i “Canti
pio si veda “Faenza” , “La Notte” oppure “La Verna” .
Orfici” ed alcune opere junghiane. Contemporanea-
mente a questo tentativo di lettura comparata è emersa Nell’anno scolastico 1899-1900, Dino Campana supera
l’esigenza di uno studio di altri testi di letteratura ine- gli esami di quinta ginnasiale presso il liceo Torricelli
renti sempre Campana. Dunque ad un primo momento di Faenza. In questa città Dino Campana riesce a trova-
o livello di traduzione è seguito un secondo momento o re un ambiente idoneo al manifestarsi dei suoi primi
livello di lettura, ossia una lettura comparata con le precoci interessi letterari, infatti legge Tasso, Ariosto,
opere di Jung e contemporaneamente anche un’esigen- Dante, seppure nelle edizioni censurate, ossia epurate
za di ampliamento con altri testi di critica letteraria che da ogni riferimento erotico, della biblioteca dei padri
rappresenta il terzo momento o livello d’indagine usato salesiani (La notte della cometa, op. cit.). Consegue
per giungere ad una più profonda comprensione dei ottimi risultati scolastici, ha una buona condotta, ma
“Canti Orfici” e dei problemi psicologici di Campana. molto precocemente si nota una tendenza all’introver-
sione caratteristica tipica degli animi sensibili. Nel
Biografia 1900 si iniziano ad intravedere i primi conflitti con la
Dino Campana nasce a Marradi, il 20 agosto del 1885 madre anche a causa della nascita del fratello minore
(Campana, Canti Orfici e altre poesie ed. Garzanti Manlio che la madre appunto riempie di coccole ed
1995) un piccolo paese in provincia di Firenze, situato attenzioni, Dino Campana è molto nervoso, ha fre-
sul versante adriatico dell’Appennino, nella valle del quenti scoppi d’ira, è pendolare fino a Faenza ed è in
Lamone (Nuova Enciclopedia Universale, Fabbri Edi- questo periodo che il padre si rivolge al Dottore Brugia
tore 1984). Suo padre Giovanni Campana è un maestro che in passato lo aveva curato da una forma di nevra-
elementare, uomo rigoroso senza essere rigido, compo- stenia, ed al Dottore Testi medico di Faenza che lo ras-
sto ma capace di una certa sobria tenerezza, patriota sicura dicendogli che gli squilibri del figlio erano nor-
appassionato, sua madre Francesca Luti detta “Fanny” mali problemi adolescenziali.
è una casalinga proveniente da una famiglia benestante
Nel 1900-1901 Dino Campana frequenta il primo liceo
di Comeana, paese non lontano da Lastra a Signa, dal
sempre all’istituto Torricelli di Faenza, quell’anno vie-
temperamento energico (Dino Campana biografia di un
ne bocciato, poiché in attrito con alcuni studenti, “i
poeta, Gianni Turchetta, ed. Marcos y Marcos, 1990).
rampolli della borghesia faentina”, e poiché ha subito
Altre figure impor- forse qualche rifiuto da qualche donna amata, marina
tanti, nel bene e nel la scuola e quando ci va, è sempre controvoglia, ed
male, nella vita di appunto viene bocciato (La notte della cometa, op.
Dino Campana cit.). Successivamente nel 1901 lo ritroviamo a fre-
sono il fratello quentare il liceo D’Azeglio a Torino. Consegue la ma-
Manlio, i fratelli turità durante l’anno accademico 1902-1903 presso il
del padre fra cui lo collegio Breglio di Carmagnola (Campana, op. cit.).
zio To r q u a t o Nel 1903 dopo aver conseguito la maturità, Dino Cam-
anch’egli maestro, pana va a stare per qualche settimana da alcuni parenti
Francesco avvocato a Campigno una località in montagna, al ritorno in ac-
e lo zio “pazzo”, le cordo col padre e con lo zio Torquato, egli si iscrive
zie Marianna e all’università di Bologna alla facoltà di chimica, dopo
Barberina Bianchi aver sostenuto durante Agosto anche le prove per l’am-
forse non vere e missione al corso per allievi ufficiali. L’anno dopo è un
proprie parenti (La anno negativo per Dino Campana, perché egli fallisce
Carl Gustav Jung, 1875 - 1961 notte della cometa, 28 nell’esame di ammissione al corso di allievi ufficiali
Sebastiano Vassalli,
poiché una sera a Modena, dove per l’appunto si svol- e Gigino il giornalista ed il filosofo amici marradesi di
gevano le suddette prove, viene fermato dalla polizia in Dino Campana, Renato e Rodolfo Ridolfi, ed. del Gira-
stato di ebbrezza, coinvolto in una rissa (La notte della sole, 2001).
cometa, op. cit.). E’ molto probabile che in questo mo- Nell’inverno del 1910-1911 Campana segue le lezioni
mento della vita di Dino Campana, cioè fra il 1903 ed del professore Mazzoni, docente di Letteratura Italiana
il 1907, iniziano i suoi vagabondaggi fra i monti e le presso l’università di Firenze. Un giorno all’università
valli intorno a Marradi, in ogni caso egli gira, cammina viene fermato, arrestato, perquisito ed interrogato poi-
spingendosi fra Toscana, Emilia e Liguria. Gli itinerari ché ritenuto anarchico, dopo poco viene rilasciato an-
di questi vagabondaggi sono presenti in molte prose che grazie all’intervento dello zio Francesco. Nel 1912
dei “Canti orfici”. Dato che a Bologna non riesce a Dino Campana ha probabilmente già terminato il ma-
sostenere esami si iscrive a Firenze presso la facoltà di noscritto “Il più lungo giorno”, che affidato l’anno suc-
chimica farmaceutica, e qui inizia a comporre i primi cessivo a Soffici e Papini verrà smarrito, causandogli
versi. Il 1906 è un anno tragico, uno dei tanti anni tra- ulteriori sofferenze.
gici che da questo momento in poi tormenteranno la
vita del nostro poeta (Campana, op. cit.). Infatti duran- Sono di questo periodo anche le prime pubblicazioni
te il suddetto anno, egli è nervoso, irascibile, sempre sulla rivista universitaria “Il Papiro” della poesia “La
più in preda ad attacchi d’ira, soprattutto nei confronti chimera” e della prosa “Dualismo”. Nel 1913 viene
della madre, a marzo viene rispedito a Marradi dalla pubblicata su una rivista bolognese “Il Goliardo” un
questura di Firenze che lo ha ricevuto proveniente da frammento: “Terra Rossa” (Campana, op. cit.). Emble-
Genova come risulta dai documenti raccolti da Gabriel matica dei vagabondaggi di questo periodo è invece
Cacho Millet (Dino Campana fuorilegge, Gabriel Ca- “La Petit Promenade du Poete”. Il 1913 è anche l’anno
cho Millet, ed. Novecento, 1985) per cui al compimen- in cui Dino Campana va ad abitare per qualche mese a
to della maggior età, viene ricoverato al manicomio di Genova, dove avverrà l’incontro folgorante con “le
Imola, il cui primario è il dottore Brugia, previo il con- mitiche” prostitute del porto.
senso dei genitori e del dottore sanitario di Marradi con Dopo lo smarrimento del manoscritto “Il più lungo
la diagnosi di demenza precoce, dovuta ad abuso di giorno” a causa di Papini e Soffici, Campana si impe-
caffè, i sintomi accertati sono: esaltazione psichica, gna in un lavoro di memoria per ricostruire il nucleo
impulsività e vita errabonda (La notte della cometa, op. centrale di quell’opera, ora nota come Canti Orfici. Nel
cit.). 1914 Dino Campana pubblica finalmente i suoi Canti
Questo primo internamento nel manicomio di Imola, a Orfici presso il tipografo di Marradi Ravagli.
cui ne seguiranno altri purtroppo, dura dal 3 settembre Durante il 1915 egli è prima a Novara poi a Torino,
al 31 ottobre del 1906. Il padre firma contro il parere viene nuovamente arrestato poiché trovato senza docu-
dei medici per portare fuori dal manicomio il proprio menti e rispedito a Marradi.
figlio. Il ritorno a Marradi, come si può immaginare, è
ulteriormente traumatico per Dino Campana poiché Nel 1916 va ad abitare con la famiglia a Lastra a Si-
egli adesso è ufficialmente riconosciuto e trattato come gna, dove in uno dei suoi perpetui viaggi conosce la
un matto (La notte della cometa, op. cit.). Nel 1907 si poetessa Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio,
iscrive al quarto anno di chimica pura presso l’univer- unico amore della sua vita.
sità di Bologna, ma a maggio fugge su un treno e va in Imprigionato a Novara nel 1917, riesce ad uscire di
Francia passando per la Svizzera. prigione grazie all’aiuto di Sibilla Aleramo, ma il loro
Da qui dopo peripezie varie si imbarca per il Sud Ame- amore finisce verso la fine di quello stesso anno.
rica come mozzo su una nave. Appartiene a questo Ci rimane però il loro splendido epistolario: Un viag-
periodo la composizione “Pampa”. Dall’Argentina si gio chiamato amore (Un viaggio chiamato amore lette-
imbarca per l’Europa, sbarca ad Odessa, e si incammi- re 1916-1918, Sibilla Aleramo Dino Campana, ed. Fel-
na attraverso il Belgio. trinelli 2000) Gennaio del 1918 è l’ultimo mese di li-
A Tournay, viene ricoverato nuovamente in manicomio bertà per Dino Campana, che in seguito all’avvenuta
poiché trovato senza documenti. Poi rilasciato ritorna dichiarazione di infermità mentale da parte della giunta
nuovamente a Parigi, ed infine ritorna a Marradi militare di Firenze viene spedito in osservazione presso
(Campana, op. cit.). Siamo nel 1909 a Marradi, quando l’istituto per le malattie mentali, da cui poi il 28 gen-
Dino Campana viene nuovamente ricoverato in mani- naio viene mandato al manicomio di Castel Pulci pres-
comio per pochi giorni a Firenze con la diagnosi di so Badia a Settimo da dove non uscirà che per essere
demenza precoce dovuta ad ereditarietà e alcolismo, tumulato dapprima a San Colombano e poi a Badia a
sintomi: trascuratezza, conflitti familiari, pericolosità. Settimo. Infatti la notte fra il 3 e il 4 marzo del 1932
muore questa “stella tormentata” della poesia italiana,
Sempre durante il 1909 egli inizia a frequentare ed a a causa di una setticemia riportata in conseguenza ad
lavorare presso la bottega di Michele Gordigiani pitto- una lesione dovuta ad una ferita che si era fatto, caden-
re ed artista marradese, e poi passa un periodo a Firen- do sul filo spinato del reticolo di protezione esterno del
ze dallo zio Francesco. Gli anni 1910 e 1911 sono rela- manicomio di Castel Pulci , nel suo ultimo tentativo di
tivamente tranquilli poiché il nostro poeta li trascorre fuga verso la libertà (Campana, op. cit.).
lavorando nella bottega del Gordigiani, vagabondando
fra i monti intorno a Marradi, ed aiutando il proprio Testimonianze su questo ultimo periodo della vita di
amico Francini ad allestire alcune commedie, messe in Dino Campana sono raccolte nel volume dello psichia-
scena grazie al piccolo teatrino marradese (“Bell’amì” 29 tra Pariani. (Vita non romanzata di Dino Campana,
Carlo Pariani, ed. Ponte alle grazie, 1994). proiezione reale o fantasmatica dello stesso Campana.
Il viaggio di Dino Campana Infatti per Campana, sembra non avere nessuna impor-
tanza se gli incontri notturni siano avvenuti ad esempio
La notte nel 1914 vengono pubblicati i “Canti orfici” a Faenza, a Bologna oppure in Sudamerica, invece è
dal tipografo di Marradi Bruno Ravagli. Se facciamo centrale piuttosto il fatto in sé, ossia l’iniziazione. “La
un piccolo salto indietro nel tempo, l’anno prima Soffi- notte” di Dino Campana potrebbe essere considerata
ci e Papini avevano smarrito il manoscritto de “Il più anche come uno specchio che, secondo Teresa Ferri
lungo giorno”, che poi verrà ritrovato cinquant’anni (Teresa Ferri, “Dino Campana: l’infinito del sogno”,
dopo e diventerà “un caso” letterario. La poesia dei ed. Bulzoni, 1985 ): “l’io narrante tenta di infrangere
Canti Orfici è una poesia orfica, la descrizione della ma che frammento per frammento, si riproduce per
prova che deve compiere il poeta per diventare uomo affidarsi all’eternità”. “Il viaggio e il ritorno” inizia
nuovo, libero, felice, per trasfigurarsi nel viaggio, ossia con una descrizione di una città, che molto probabil-
nel passaggio iniziatico, dalla fatica e dall’incubo della mente è Genova e di una scena i cui protagonisti sono:
vita e dell’amore terreno alla serenità e alla gioia del l’ombra dei lampioni, le prostitute ed il mare. Il tutto è
dominio sulle cose (Campana, Canti Orfici ed altre incastonato in una cornice rituale e simbolica che ruota
poesie, op. cit.). Per ottenere ciò occorre riprovare in sé intorno alla “Chimera” rappresentazione dell’eterna
tutte le sensazioni e tutta l’intera storia dell’uomo e illusione dell’amore ambiguo e misterioso.
quindi vivere intensamente, non accontentarsi mai,
ricominciare sempre, muoversi, agire, salire, Il ritorno per Campana è sempre un ritornare al ricordo
superare gli ostacoli, varcare i ponti e del ricordo, i cui oggetti sono gli amori e la
(Campana, Canti Orfici ed altre poesie, op. poesia. Tutta la città diventa melodiosa, il
cit,). Il poeta, nella visione di Dino Campana, tempo diventa eterno grazie all’amore che
s’identifica col viandante, con l’errante. L’in- getta un ponte, per il passaggio verso la divi-
cipit dei “Canti orfici” è un componimento in nità, verso la libertà e verso la bellezza.
prosa intitolato “La notte”. Tale componi- Nella “Fine” l’amore umano divinizzato pren-
mento è diviso in tre parti: la prima intitolata de il posto di Dio, le prostitute sono senza
appunto “La notte” ulteriormente divisa in nome e senza condanna, anzi diventano legge-
sedici parti numerate in modo progressivo, la re e “tessono fantasie multicolori”. La notte
seconda intitolata “Il viaggio e il ritorno”, canta nuovamente l’amore degli erranti ed in
suddivisa in tre parti ed infine l’ultima parte un certo senso il desiderio di sapere degli uo-
intitolata “Fine”. Nella Notte campaniana mini ansiosi della verità viene colmato.
tutto viene capovolto e rovesciato ed il lin- “La Notte” è un testo capitale della lirica no-
guaggio usato ne è prova, pieno com’è di vecentesca, dove la distinzione fra verso e
antinomie e di contraddizioni, di colori tenui e forti. La prosa è caduta, Campana alterna rapide notazioni pro-
notte è anche un simbolo dell’inconscio ed in quanto sastiche ad intere sequenze ritmate (Campana, Ruggero
tale esprime contenuti conflittuali, numinosi ed antino- Jacobbi, op. cit. ). Secondo Campana “La Notte” è una
mici. “La notte” è la metafora di un viaggio che inizia “sorta” di “cinematografia sentimentale”.
con un ricordo di Faenza e del fiume Lamone quindi
diciamo dall’infanzia ed approda alla storia umana, ai Il viaggio de “La Notte” è conoscenza, che avviene
suoi primordi, all’inizio della civiltà. Dunque è la fan- all’interno di scambi ed equivoci, tramite un gioco di
tasia, l’immaginazione di Dino Campana che si scontra specchi e che si risolve grazie al “mito” dell’amore.
con immagini archetipiche e che da colore, suono ed (Per le fonti bibliografiche si rimanda all’ultima
immagine a “La notte”. I personaggi che animano “La parte)
notte” di Campana sono figure fantasmatiche e reali
allo stesso tempo: prostitute, zingari, ebrei e passeggia- Mariano Lizzadro è nato a Potenza il 5 Novembre
trici. Per Campana l’iniziazione coincide con un viag- 1972. Letteratura, filosofia e storia, lo affascinano fin
gio mitico, un viaggio in cui entra in contatto con alcu- da piccolo, senza tralasciare altri campi artistici quali:
ni opposti come ad esempio verginità e prostituzione, pittura, cinema e soprattutto la musica, sua inseparabile
fango e cose limpide e pure. E’ come se Campana par- compagna. Trascorre l’infanzia scorazzando tra i campi
tisse da un quadro di desolazione, di degrado in cui il di Baragiano (paese in provincia di Potenza). Comincia
tempo sembra essere fermo a testimonianza dell’eterno a scrivere le prime cose nel 1989. Si trasferisce a Ro-
ciclo di nascita, vita e morte delle cose naturali ed ap- ma, dove matura profondità di pensiero e coscienza
prodi alla salvezza. “La notte” è anche il racconto di delle proprie possibilità. A Potenza conosce Claudio
un’iniziazione virile, forse il primo incontro di Campa- Elliott, scrittore di letteratura infantile ma, nello speci-
na con le prostitute, avvenuto a Genova tempo prima. fico, suo amico e prefatore; sotto il suo impulso centu-
Inoltre la presenza della donna nella Notte campaniana plica letture, conoscenze ed esperienze. Finalmente nel
è anche la storia metaforica dell’amore profano, del 1999 pubblica il suo primo libro di poesie -"Frammenti
sacrificio dionisiaco, della lussuria, dell’ambivalenza e di viaggio" - ed infine nel 2003 esce un secondo libro:
dell’ambiguità dell’amore. I luoghi sembrano non ave- "Parole contro". Consegue la Laurea in Psicologia,
re nessuna importanza nella fantasia campaniana, più presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma,
importante ne “La notte” è il rito d’iniziazione che av- discutendo la tesi “Problemi psicologici di Dino Cam-
viene sempre in presenza di due donne: una anziana pana” (Relatore: Prof. Aldo Carotenuto). Attualmente
“l’opulenta matrona” ed una giovane e bella; ed un è in fase di elaborazione un nuovo lavoro dal titolo
soggetto maschile che è il giovane poeta, ossia una 30 "Parlano parole".
Canzoni ed Ombre: L’arte è un’altra cosa, appartiene ad un’altra vita! Ep-
pure i sogni spesso si realizzano proprio accanto a te,
incontro con Aleandro Baldi nella realtà che vivi tutti i giorni: chi l’avrebbe detto
NARRATIVA di che a portarmi da Aleandro, il mio mito, potesse essere
Maria Rosaria D’Alfonso proprio il mio alunno G, figlio del Dott. X, il cui volto
cordiale e maturo, in tutto questo tempo, non sono riu-
scita a dimenticare. Era lui l’amico di Aleandro, quello
Estate del nostro contento: tempo di sole. Tempo di dell’ombrellone di fronte due anni fa or sono, che ci
relax. Lontano ormai dalla città. Lontano dal lavoro. regalò su quell’anonima spiaggia di provincia il mito
Lontano da tutto… e da tutti. Un pomeriggio rovente; della canzone italiana. “Prof, domani lo zio Aleandro vi
spiaggia semideserta. Un ombrellone: un solleone. Io, aspetta! Portate pure la vostra poesia, anzi portate tutte
all’ombra, distesa, con gli occhi chiusi, immersa nel le vostre raccolte”. Siamo in periodo natalizio. E’ tra-
mio mondo onirico. All’improvviso, nel silenzio, e scorsa l’Immacolata Concezione: è sabato, ormai,
nella pace simulata dei sensi, sento a breve distanza l’epilogo di un’altra settimana. Ho finito, anche questa
pochi passi delicati, sicuri e spediti; mi volto e lo vedo: volta. Sono le 12,30 e non ritorno a casa, come sono
è lui, Aleandro Baldi! Ma che dico? In quell’immensa solita fare. Vado da lui. Vado a conoscere Aleandro
distesa deserta da far invidia al Ghibli è solo un mirag- Baldi! Parcheggio la macchina velocemente, fin troppo
gio e così torno pure a dormire. Poco dopo lo sento: distante dall’abitazione - sarà l’emozione! - ed entro.
una voce rianima la spiaggia di una dolce, sottile ma- Lo trovo maestoso ed elegantemente casual, come un
linconia, mentre le onde poco distanti accarezzano la angelo in Paradiso, seduto al pianoforte. Da vero
sabbia cocente, alleviandola e consolandola nell’inces- gentleman si alza e mi viene incontro, proprio come se
sante, piacevole ristoro. “Nel Giardino di Tamara io fossi una vecchia amica. Io mi presento e lui, con tono
piango, io piango!” La voce è la sua, ma la canzone è familiare: “Sono Aleandro!” Così mi accomodo timida-
di un altro - ah sì, la Società Segreta, Popcorn - : Nel mente e gli racconto la mia favola, la nostra… Si siede
Giardino di Tamara ne era il bellissimo retro. Era il accanto a me su quel bel divano - i colori non li ricordo
1972! Aleandro continua a e nemmeno le dimensioni,
cantare, a parlare, ad osser- tanto ero intenta a godermi il
vare con gli amici il mio bel momento. Ricordo
“terribile” mondo che gli sta però ogni particolare della
intorno, quello che non pia- nostra conversazione, che
ceva neanche ad Amleto, sembrava più un monologo
quello cioè fatto d’ingiusti- drammatico, uno spontaneo
zia, di una legge purtroppo fluire di belle parole; Alean-
effimera e vuota, creata da- dro predilige l’ascolto, ha
gli uomini, quella giustizia precisato. Oggi la gente non
che arriva fin troppo tardi, sa più ascoltare. Io mi sento
per ingratitudine, per corru- graziata dalla sua presenza e
zione, per immoralità. da un’intervista/confessione
E Sanremo? Un autentico che egli mi regala, senza che
insuccesso! Ormai non can- gli venga esplicitamente
tano più le canzoni d’un tempo. Aleandro indossa oc- chiesto. “Il Giardino di Ta-
chiali scuri: è bello, profondo, sensibile, sicuro; vede mara”, sottolinea Aleandro, “è forse la canzone più
oltre la vista che la natura gli ha negato. Sembra aver importante della mia vita. Segna la mia prima delusio-
colto tutto della vita grazie all’”occhio interiore”, ne d’amore a diciassette anni, quando amai …d’un
avrebbe detto William Shakespeare. Lo seguo e lo am- amore struggente e non ricambiato. Soffrii molto, non
miro, estasiata e rapita, come per effetto di un incante- mangiavo più, dimagrii visibilmente fino al punto di
simo, per circa due ore, e poi Aleandro, come un attore dovermi far imboccare. Poi ci siamo rivisti a qua-
che ha finito la sua recita sulla scena, scompare nel rant’anni circa. Lei era vecchia. La riconobbi subito
nulla. Il sogno finisce. Io mi sento più ricca, più forte, senza vederla dal semplice contatto della mano sulla
più buona: il miracolo è fatto! Devo scrivere; devo se- spalla. Organizzarono tutto i miei amici.” “L’amore è
guire il mio irrefrenabile impulso! Ecco ci sono: sofferenza”, dice saggiamente Aleandro; “nel bene o
“Ballata per Aleandro”. E tutto sembra finire lì, come nel male, è sempre un travaglio, in altre parole eterna-
un sogno bellissimo, dal quale ti risvegli fin troppo mente dolore, ma adesso la cosa non mi fa più male. E’
presto. Tuttavia, questo sogno è diverso dagli altri, ha una cosa del passato, una cosa vecchia”. Continuo ad
lasciato le sue impronte, nel mio animo e sul foglio. E’ ascoltarlo mentre mi confessa che Nel Giardino di Ta-
una poesia che ho scritto per lui e che forse Aleandro mara segna anche l’inizio di una bella amicizia col
non conoscerà mai. Il tempo passa. Anni trascorrono Dott X, il nostro trait d’union. Questa bella melodia
tra lavoro, famiglia, amicizie, delusioni, inganni, e per- diventa anche fatale per il nostro incontro diventando
ché no, anche qualche piccolo successo letterario e per lui un vincolo trivalente. Si parla del mondo delle
artistico. Vivo sempre nella stessa casa, stessa famiglia, apparenze, della canzone che appare senza essere, degli
stessa scuola, e la solita routine. Amo il mio lavoro e americani che hanno rubato i suoi testi, i.e. Jennifer
non potrei mai lasciarlo, ma adoro scrivere. Non tutti Lopez e Marc Antony in “No me amas” (ossia “Non
lo sanno, lo tengo per me quando posso. Tanto sono amarmi”). Si parla del tempo e della comunicazione.
semplicemente, agli occhi della società, un’insegnante. 31 “Forse dovremmo impreziosire quei cinque minuti che
abbiamo a disposizione per interloquire ed imparare a
sfruttarli al meglio”, sottolinea Aleandro. E, ovviamen-
Raccontinani
te, non può mancare una sua bella indimenticabile esi-
bizione live, prima canora poi al pianoforte, seguita Divagazioni su … e … giù
infine da un bel duo con il suo amico, anzi il nostro A Treviso, mi sembra proprio sia questa la città men-
comune amico. Il pezzo è naturalmente “Nel Giardino zionata alcuni giorni fa dal TG delle tredici, una dozzi-
di Tamara”. Segue come prevista - anzi l’avevo quasi na o pressappoco di extra comunitari con regolare per-
rimossa - la mia poesia per lui e seguono le mie lacri- messo e con un lavoro retribuito, hanno manifestato sul
me di gioia, di stupore, di intensi attimi di vita. Lo sa- sagrato della chiesa o basilica che sia, di quella città.
luto, forse l’incontro magico è durato troppo poco, for- Chiedevano una casa, un alloggio tutto per loro.
se sarei stata per sempre con lui per imparare di più da
questo maestro di vita, maestro di saggezza senechiana. Si è verificata subito una competizione tra il sindaco e
Siamo tutti ombre che camminano, “walking sha- il vescovo; uno pro e uno contro, da quello che ho ca-
dows” mi sono detta, proprio come insegno ai miei pito. Uno razzista e uno no, hanno fatto capire.
allievi parlando di Shakespeare, anche se nel mio inti- In un paese cattolico. Dove tutti vengono battezzati
mo so che Aleandro non scomparirà come un assurdo prima ancora di aprire bocca. È cosi che si usa, è que-
attore. Anzi, egli vivrà per sempre nel mio cuore, come sta la direttiva della nostra religione?
ricordo del dono natalizio più bello che abbia mai rice-
vuto. Grazie, Aleandro! O vogliamo negare che il nostro non è un paese cattoli-
co? Che i bambini non si battezzano più?
Maria Rosaria D’Alfonso nasce il 4 Ottobre ’59 a Badate che io non sto muovendo nessuna critica.
Salerno. Dopo aver trascorso tredici anni della sua vita Sta parlando un battezzato come tanti milioni d’italia-
a Chicago, Illinois, frequenta le scuole italiane fino a ni.
laurearsi in Lingua e Letteratura Inglese all’Istituto
Tutti questi nomi se ci fate caso li sto scrivendo con la
Universitario Orientale di Napoli. Dal 1982 insegna
lettera minuscola; sindaco,vescovo, italiani, proprio per
presso il Liceo Scientifico A. Gallotta di Eboli. È col-
non dare preferenze o titoli a nessuno.
laboratrice esterna di Lingua Inglese presso la Facoltà
di Scienze dell’Educazione di Salerno. Ha pubblicato Tutti siamo utili, nessuno indispensabile, si diceva una
in lingua italiana “Coeur de femme”, in inglese volta.
“Enjoying Poetry I - II”, “Story of a Dragonfly”… Allora, questi lavoratori venuti dai paesi poveri dove
Collabora con alcune riviste e si occupa di traduzioni non c’è né casa, né lavoro, hanno trovato lavoro qui da
per il mondo artistico e scientifico. Il suo amore per la noi, ma non hanno da alloggiare, oppure costa troppo.
scrittura sperimentale è originalmente testimoniato Il sindaco mi sembra abbia risposto picche.
dalla sua ultima opera intitolata “Plaisir: il pianeta
dimenticato”, racconto fantascientifico in versi - acro- Ma picche non significa che non gli sono simpatici, i
nimi. cuori, i quadri e i fiori (anzi potrebbe essere addirittura
un amante dei fiori, un botanico) ma semplicemente
rispondendo picche uno si risparmia di dire all’altro,
fanculo, fanculo.
Un paio di volte, almeno non nasce l’equivoco, e chi è
SPAZI PUBBLICITARI ANNUALI un po’ sordo ha la possibilità di afferrare il concetto
alla seconda battuta. Sono sicuro che tutti l’afferrano
rivista “NUGAE - scritti autografi” alla prima.
______________________________ C’è sempre il detto: «Fa il sordo del compare».
Formati disponibili : In un paese cattolico, un sindaco e un vescovo sono
distanti riguardo la soluzione ad un problema sociale,
• Pagina intera morale, di bisogno. Il primo non ne vuole sapere, il
• 1/4 di pagina secondo dice «Aiutiamoli».
Mi spiace contraddire il primo cittadino, ma nella mia
• 1/2 di pagina modesta graduatoria di valori, lo colloco (e stia zitto
• Pagine di copertina e interne mentre parlo!) all’ultimissimo posto della scala dei
valori morali.
Banner e logotipi forniti dai clienti o La gente va aiutata per quello di cui ha veramente biso-
realizzazioni personalizzate in sede gno.
redazionale. Bianco, nero, blu, cristiano, musulmano, erudito, igno-
Per informazioni e consulenze: rante...
Che vuol dire? Chi ha bisogno ha un nome e basta, si
cell. 333-5297260 chiama: “bisognoso”.
e-mail: scrittiautografi@virgilio.it Gianfranco Proietti
32
Il palo oltre la strada, si vide in aula e vide l’insegnante da-
vanti alla cattedra che ascoltava con massima attenzio-
di Stefania Pagano ne la recita della poesia; chi sbagliava, doveva ricomin-
NARRATIVA ciare daccapo. E’ per questo che anche lui, Domenico,
alla fine l’aveva imparata, per inerzia. Ma non le aveva
mai dato la soddisfazione di fargliela sentire, mai: lui
Faceva freddo. Domenico si strinse nel giubbino di era stato più tosto di lei.
finta pelle; si avvolse nella sciarpa. I lastroni di porfi-
do, intrisi di umido, riflettevano la luce dei lampioni; di Poi pensò era stato lui quello che l’aveva preso in culo:
tanto in tanto i fari di una macchina illuminavano lo col tira e molla con l’insegnante aveva fatto la figura
spazio dove era appostato costringendolo a nascondersi dello stronzo: tutti avevano avuto la licenza media e lui
dietro l’angolo del palazzo che svettava verso il cielo no.
gonfio di acqua. Si era rotto le palle di stare lì; ma per “Mannaggia ‘a miseria. Ma chi se ne fotte. Ma tu vide
chi l’avevano preso? Era un anno ormai che gli toccava nu’ poco che me vene a mmente.”
sempre di fare il palo.
Sbattè i piedi per terra per far circolare il sangue: sem-
“Guagliò, sì piccirillo. Non avere fretta, stamme a sen- bravano due marmi e gli facevano pure male.
tere.”
“Ma quanto ce mettono. Mi so’ rutte ‘e ppalle ‘e sta
E a Luigi non si poteva disobbedire. Una sola volta cca.”
aveva cercato di alzare la cresta e adesso aveva la ma-
scella un po’ storta che lo faceva assomigliare a Totò; Tirò un calcio all’aria, gettò una bestemmia.
da allora aveva obbedito come fa il cane col suo padro- “...è come un giorno d’allegrezza pieno...
ne. C’era silenzio. Erano le due passate, era venerdì, in ...che precorre alla festa di tua vita.”
giro per la città non c’era nessuno. Domenico si appog-
giò al muro e si accese una sigaretta pensando che Lui- Prepotenti parole si facevano largo nel suo cervello. Le
gi gli aveva promesso che al prossimo colpo lo avrebbe tempie gli pulsavano; sentiva la testa scoppiargli.
portato con sè. Si eccitò al pensiero ma ad un tratto una “Precorre alla festa di tua vita? Ma che cazzo signifi-
vocina gli sussurrò: ca? Ma pecchè me vene a mente stu’ strunzo?”
“Garzoncello scherzoso Domenico era disorientato. Qualcosa iniziava a fare
cotesta età fiorita breccia nella sua coscienza, come una vocina ancora
troppo fievole, ma che, se non stava attento, avrebbe
è come un giorno di allegrezza pieno” preso il sopravvento. Questa sensazione l’aveva avuta
“Gesù, ma che sto pensando? Che so’ ‘sti parole?” in altre occasioni, ma alla fine aveva vinto lui.
Si sentì l’eco della sua voce nel silenzio di piombo Anche la professoressa spesso assomigliava a quella
della strada. Quasi sussultò a quel suono; abbassò il vocina, ma Domenico l’aveva tenuta a bada; faceva un
tono e continuò a ragionare con se stesso. Quei versi grande sforzo a non mantenere l’attenzione quando
comparsi così all’improvviso. Si voltò di qua e di là, la spiegava, perché era brava, non urlava e quella voce...
strada era deserta, tutte le finestre buie come occhi “E il naufragar m’è dolce in questo mare”.
“cecati”. “Ancora, Ancora ... ANCORA!”
Si concentrò per ricordare il seguito di quella poesia Domenico sentì lo schiantarsi del silenzio per l’urlo
che era emersa prepotente alla memoria. Ricordi di un che gli era uscito dal petto. Si diede dello stronzo e
paio d’anni prima. La professoressa di lettere era una guardò intorno:
tosta: non capiva- una finestra aveva
mo niente? non aperto gli occhi e
volevamo capire? dietro i vetri gli
Allora si può sembrò di vedere
sempre imparare un’ombra. Si na-
a memoria. scose dietro un
Ci aveva fatto cassonetto della
imparare una spazzatura fino a
quantità di poe- quando non vide
sie, ma ora per- spegnersi la luce
ché gli era venuta aldilà dei vetri.
in mente proprio Erano le tre. Ora-
questa, si chiede- mai dovevano
va. aver finito. Alle
Si concentrò per sue spalle sentì lo
ricomporre la scalpiccio e le
poesia per intero; voci soffocate di
si accese un’altra Luigi e Antonio.
sigaretta e con lo “Ma quanto caz-
sguardo allungato 33 zo ci avete messo!
Mi sò fatto comm ‘a nu piezz’e jaccio, cca fore pe’ scantinato dove avevano nascosto il bottino. Per pren-
v’aspettà.” dere calore passeggiava senza sosta sul marciapiedi. Di
“Via, via, andiamo. Facimmo ambresso!” nuovo la memoria lo fece andare indietro nel tempo.
Questa volta era la voce dell’insegnante che era tosta,
“Ma pecché, che è stato?” - chiese Domenico - “Addò astuta; gli aveva consigliato di cambiare strada, di ri-
stà ‘a rrobba.” mettersi in carreggiata: lui poteva farcela se lo avesse
“Niente niente, jammuncenno.” voluto. Era in tempo e poi lei lo sapeva che almeno un
paio di poesie era in grado di dirle, lo sapeva anche se
Seppe da Luigi che i proprietari non erano andati fuori lui aveva sempre rifiutato di dimostrarlo. Quel giorno
città, ma erano a cena da vicini di casa. Erano rientrati Domenico la mandò affanculo.
all’improvviso e per poco non venivano sorpresi. Ave-
vano nascosto la refurtiva nello scantinato del palazzo Luigi e Antonio erano ben più in gamba. Luigi aveva
e l’indomani sarebbero andati a recuperarla. un macchinone da quando si era messo in proprio e
aveva chiesto proprio a lui di affiancarlo. Quella pro-
“E ci andrai tu - annunciò Luigi - così ti fai ll’ossa.” posta lo aveva riempito di orgoglio. Ma c’era un patto:
Domenico gli strinse il braccio con riconoscenza. Fi- non doveva fare il leccaculo, doveva dimostrare di es-
nalmente gli si concedeva l’occasione che aspettava da sere più forte e non poteva certo mettersi a fare i com-
tanto tempo: dimostrare che era in gamba quanto Anto- piti e fare la figura do’ cane ‘e pecora. Erano le tre e di
nio. Luigi ed Antonio neanche l’ombra. L’agitazione iniziò
a fargli sudare le mani e un pensiero scomodo comin-
“...e intanto riede alla sua parca mensa,
ciò a farsi strada. Con la voce della prof., gli ultimi
fischiando il zappatore...” versi della poesia che, a poco a poco, si era insinuata
Albeggiava quando Domenico rientrò a casa. Lo avvol- come un tarlo dalla notte prima:
se la puzza stagnante di cucinato. Piatti sporchi, posate “Godi, fanciullo mio; stato soave,
e bicchieri erano alla rinfusa sul tavolo.
stagion lieta è codesta.”
“Quanno me faccio ‘e sorde, aiza’ ‘ncuollo e me piglio
I suoi diciassette anni. Si rivide in aula. E questa volta
nà bella cammarera che me pulezza e po’... ma fotto
era in piedi, al lato della cattedra e recitava tutte le poe-
pure.”
sie che suo malgrado aveva mandato a memoria. Ban-
Provò a riposare. Provò a chiudere gli occhi, liberare do alla sua smania di ricchezza, via libera al desiderio
dai pensieri la sua testa e dopo essersi girato e rigirato di lasciare questa città di merda. Questo, Luigi e Anto-
nel letto la stanchezza prese il sopravvento. nio non lo sapevano. Ma dopo quella sera, lui, sarebbe
“...I fanciulli gridando... partito.
...e qua e là saltando, Avrebbe trovato un lavoro pulito.
fanno un lieto romore...” “Altro dirti non vo’, ma la tua festa
Quando si svegliò capì che doveva essere quasi mezzo- ch’anco tardi a venir non ti sia grave.”
giorno dal vociare dei “guaglioni” nella strada. Non
era un lieto romore: dalla finestra li mandò affanculo e
si rimise a dormire. Era pomeriggio inoltrato quando,
sazio di sonno, si alzò. La madre guardandolo distratta-
mente gli rivolse un: “Ti si sosuto? Bravo, accussì Stefania Pagano è nata a Napoli nel 1958, insegna
tuorne nata vota all’alba”. Italiano nella Scuola Media inferiore dal 1982 inclu-
“Tengo famme” - disse lui - “ce sta quacche ccosa ?” dendo gli anni di precariato. Laureata in Pedagogia si è
sempre interessata alle dinamiche sociali e agli aspetti
“Là, ‘o piatto cummugliato. Due maccaruni e’aiersera” psicologici dell’umana specie. Vive ai limiti del paese
Mangiò con appetito la pasta cucinata la sera prima. di Casoria e della città di Napoli, quasi alla frontiera e
Bevendo una birra sulla porta di casa che dava sulla lì lavora. Ha sempre amato scrivere, ma ha cominciato
strada, vide l’ombra di Rusinella proiettata sulla tenda a farlo in modo più costante da dieci anni. I suoi rac-
che si preparava per i clienti della notte. Era bella Rusi- conti hanno ricevuto svariate segnalazioni in concorsi
nella. Non appena avrebbe fatto il colpo (quella notte, letterari. Quest’anno il racconto “Ischia” è arrivato al
quella notte avrebbe preso la refurtiva. Se la sarebbero secondo posto nel concorso nazionale “Tra le parole e
spartita e...) si sarebbe potuto permettere una bella sco- l’infinito”. Ha pubblicato il racconto “Dietro la porta”
pata con Rusinella e poi se ne sarebbe andato. sull’antologia “Il filo rosso” (ed. La Rosa). Il racconto
“Domenica” è stato pubblicato sulla rivista
“...onde, siccome suole, “L’esordiente sgomita”. Cura una rubrica sulla rivista
ornare ella s’appresta “NapoliSana” che ha una distribuzione a carattere pro-
vinciale, ma tra qualche mese lo sarà su territorio re-
... il petto e il crine.”
gionale. Per il prossimo futuro avvierà altre collabora-
Ancora quella vocina che si faceva sentire senza essere zioni con giornali e quotidiani. E’ coordinatrice, inol-
stata interrogata. Alle due precise Domenico era all’an- tre, dell’associazione letteraria nazionale l’”Officina
golo della strada. Faceva freddo ma era meno umido. delle Parole” (OD@P). (Per leggere il manifesto anda-
Attese l’arrivo di Luigi e Antonio. Non conosceva lo 34 re sul sito www.libreriadonna.com).
Vite parallele* so cui attingere l’acqua di un nuovo ordine divenne il
subdolo imperativo del giovane artista.
di Michele Nigro Sicuramente l’arte e la ricerca insita nel processo arti-
NARRATIVA stico lo avrebbero aiutato in questa sua missione ed è
per questo che doveva assolutamente essere ammesso
“Credo nella reincarnazione all’Accademia. Si trattava di un passaggio fondamenta-
in quel lungo percorso
le che avrebbe dato un senso a quella sua vita precaria
e raminga trascorsa nei vicoli notturni del quartiere
che fa vivere vite in quantità ebraico tra birre solitarie e osservazioni sociologiche
ma temo sempre l’oblio arrotate su una pietra scintillante d’odio.
la dimenticanza… O almeno avrebbe, in un certo qual modo, compensato
E già qui vivo vite parallele…” le ingiustizie finora subite.
(da “Vite parallele” – Sgalambro/Battiato) L’esistenza non è una strada rinchiusa tra due invalica-
bili muri di pietra: spesso il cammino dell’uomo è in-
terrotto da sottopassaggi, sopraelevate, incroci custodi-
Gli anni che precedettero il viaggio a Vienna furono ti, piccole stradine a fondo cieco e bivi… Non ne com-
duri. prendiamo la funzione fino a quando non ci viene pre-
Certe velleità artistiche possono spingere l’essere uma- sentata la necessità di cambiare direzione e quando ciò
no lontano, molto lontano, e la capitale austriaca rap- accade pensiamo ancora di percorrere il tragitto che noi
presentava, agli occhi del giovane disegnatore, la “terra crediamo di aver deciso di percorrere. Ma non è così…
promessa” in cui poter realizzare il sogno da sempre La presunzione umana si sviluppa contemporaneamen-
coltivato: diventare un artista di successo. te all’inconsapevolezza che ne caratterizza le gesta.
Anche l’uomo più determinato nella sua follia ed ideo-
Oltre alla cartellina contenente i disegni e l’astuccio logicamente appassionato è sottoposto a tale regola;
con i lapis già consumati, il bagaglio del giovane con- anzi, la pressione evolutiva che accompagna le decisio-
sisteva in una semplice valigia ricolma di rabbia, fru- ni di tali uomini è maggiore che in altri ed ha un effetto
strazione, intolleranza e tanta voglia di cambiare le coadiuvante su quegli storici cambiamenti di rotta che
cose… La miseria e la promiscuità del quartiere che non conosceremo mai!
l’ospitava non avrebbero migliorato, certo, il suo stato
d’animo già tetro e diffidente. Ma i sogni richiedono Perché, questi personaggi, pensano di essere loro stessi
sacrificio e, tutto sommato, era finalmente giunto a i demiurghi delle variazioni di percorso e non il caso o
Vienna dove, non importava se tra settimane o mesi, chissà che! Poveri illusi: vittime della stessa vana glo-
avrebbe avuto i primi contatti con il vero scopo del suo ria di un granello di sabbia che vaga sospinto tra le
viaggio: l’Accademia di Belle Arti. onde dell’oceano, illudendosi di nuotare!
L’adolescenza costellata di insuccessi e il superbo iso- La mattina del primo colloquio con i docenti dell’Ac-
lamento su cui s’adagiò, avevano sviluppato in lui la cademia possedeva tutte le caratteristiche dell’animo
solipsistica certezza che il gusto per il bello non poteva oscuro e minaccioso del disegnatore: dapprima un cielo
appartenere a tutti gli esseri umani: solo alcuni sparuti plumbeo ed in seguito una pioggia incessante, prean-
eletti, forgiati nel dolore e nella consapevolezza di do- nunciavano una serata fredda fatta a posta per rintanar-
ver ricercare una presunta purezza smarrita, potevano si in una fumosa birreria del centro.
avvicinarsi alla comprensione di certe forme anatomi- Salendo lungo le scalinate dell’Accademia, però, il
che e all’apprezzamento di quei paesaggi naturali che pensiero dell’artista andava incessantemente a rivaluta-
richiamavano alla memoria la responsabilità e l’onore re le opere che avrebbe di lì a poco presentato alla
nell’essere teutonici. commissione: “…andranno bene? …piaceranno?” –
I primi dischi di Wagner sul grammofono di casa e la chiedeva in modo ossessivo una voce interiore che lo
commozione dinanzi all’impenetrabile barriera verde tormentava da anni, costringendolo ad oscillare rovino-
scuro della Foresta Nera; la dolce armonia delle vette samente tra le onde vorticose della disistima di sé,
innevate e la calma sorprendente dei laghi di monta- sempre in agguato, e i porti sicuri dell’autoerotismo
gna; la gelida agitazione del Mare del Nord e i ricordi artistico. Aveva atteso quel momento per molti mesi e
infantili nella Selva bavarese; la bellezza della sua gen- aveva sopportato la vicinanza di tanti esseri inutili e
te e l’orgoglio per la storia di un paese che nascondeva abietti nella squallida pensione in cui alloggiava: non
le sue nobili origini sotto una coltre di vergogna stori- poteva tirarsi indietro proprio ora che era a due passi
ca… Tutti questi aspetti trasparivano dai tratti nostalgi- dalla verità.
ci dei suoi disegni e le scene rappresentate in essi non Una verità che avrebbe aperto le porte del suo futuro in
testimoniavano la Germania del presente, ma sembra- quella città e non solo… Era attratto dalle adunanze e
vano piuttosto i promemoria di chi attende il ritorno di dalla vita politica, anche se non poteva dire di possede-
un’epoca arcaica mai vissuta e soltanto letta o sognata. re degli “amici” in ambito sociale. Una sorta di condi-
La bolgia umana che ritrovò a Vienna confermava an- zione schizofrenica lo induceva ad un’eterna transu-
cor di più le sue paure nei confronti di una minaccia manza tra un amore viscerale per la propria terra ed il
che presto avrebbe assunto i connotati di un gruppo di rifiuto di ogni coinvolgimento sentimentale nei con-
responsabili da combattere con veemenza ed ossessio- fronti della gente comune che incontrava tutti i giorni.
35 Allo stesso modo, proprio in virtù di questa contraddi-
nante paranoia… E la ricerca di una “fonte pura” pres-
zione interiore, sentiva crescere dentro di sé la necessi- “Grazie, Signor Professore: ne sono sicuro
tà di dedicare la propria esistenza totalmente all’arte ed anch’ io…!”
in modo particolare al disegno, alla pittura… Sapeva di “Tuttavia, mi scusi se la trattengo ancora, ci sono alcu-
sicuro che la vita politica appena in parte avrebbe potu- ni aspetti della sua matita che mi lasciano perplesso…”
to colmare i vuoti lasciati dai rancori e dalle sconfitte – riprese all’improvviso il canuto docente – “…Nei
della sua esistenza e che solo la rappresentazione arti- suoi disegni noto molta nostalgia e al tempo stesso
stica era in grado di ricreare quegli scenari ideali di un rabbia repressa per una perfezione non raggiunta…
mondo ormai scomparso. La bruttezza e l’ingiustizia Vede, per esempio, il paesaggio di questo suo disegno?
che incontrava per le strade di Vienna sarebbero state Non è un paesaggio reale, ma rappresenta piuttosto
sostituite dal suo personale ideale di bellezza. Ideale a l’idealizzazione di un mondo scomparso e che lei vor-
cui, sperava, si sarebbero ispirate le generazioni future rebbe ricreare nella sua arte… L’introduzione di ele-
sempre più stanche ed avvilite, ma bisognose di ritro- menti che si riferiscono alla morte contrasta con la bel-
vare forza ed orgoglio per combattere le nuove minac- lezza del paesaggio da lei scelto come se ci fossero
ce… degli eventi nella sua esistenza capaci di interrompere
“Venga più avanti…! Ci faccia dare un’occhiata!” – una piena e totale accettazione della semplice gioia
disse il docente con tono autoritario mentre, da sopra umana dinanzi alla natura… Forse mi sbaglio?… E
gli occhialini e circondato dai colleghi attenti e silen- questi nudi: non esistono esseri così perfetti… E le
ziosi, osservava l’indigenza portata con dignità dal posso assicurare che qui all’Accademia di nudi ne ve-
giovane artista. diamo tantissimi durante le lezioni di disegno, ma tutti
“Vediamo, vediamo…!” i nostri modelli e le nostre modelle posseggono, come
tutti noi d’altronde, quei piccoli difetti anatomici e di
“Questi sono i miei disegni preferiti: alcuni rappresen- postura che rendono intrigante il soggetto da ritrarre…
tano i paesaggi naturali della regione da cui provengo; Lei, invece, sembra escludere la presenza di difetti ed
questi altri sono nudi ritratti a Linz la scorsa estate…” idealizza un corpo quasi sovrumano, divino, ultraterre-
– illustrava alla commissione i suoi disegni con fierez- no, arcaico…”
za e passione.
“Ha ragione, Signor Professore: ma se all’arte venisse
“Bene, bravo…! Devo dire che c’è del talento in lei, tolta la prerogativa di poter creare un mondo alternati-
mio giovane artista. Certo, un talento che va smussato vo, mi scusi, non sarebbe più arte… E’ vero, la rappre-
ed educato… Ma credo che si possano gettare le basi sentazione artistica puramente concepita dovrebbe ri-
per una discreta carriera artistica… Tutto, naturalmen- produrre fedelmente la realtà utilizzando gli strumenti
te, dipenderà dal suo impegno e dalla sua tenacia: que- che ha a disposizione, ma cosa diventerebbe l’essere
sta Accademia è conosciuta per il suo rigore e non so- umano se non avesse più la possibilità di pensare e
no ammesse licenze artistiche che abbiano la pretesa di sognare un mondo differente riproducendolo nelle sue
minare il metodo d’insegnamento da noi perseguito.” poesie, nei suoi romanzi, nei suoi quadri…?”
“Sono d’accordo!” – rispose convinto e felice di aver “Io non contesto la sua personale ricerca artistica o i
trovato nella disciplina dell’Accademia quella dimen- singoli elementi da cui sono costituiti i suoi disegni…
sione esistenziale che tanto aveva cercato invano tra le Mi preoccupa, o meglio, m’incuriosisce soprattutto la
masse cittadine. E aggiunse speranzoso: “…quindi, spinta emotiva ed ideologica che si nasconde dietro i
accettate la mia richiesta di iscrizione all’Accademia?” soggetti e gli oggetti che rappresenta… Comunque
“Certamente! Ma dovrà votarsi completamente all’ar- avremo modo di affrontare questi argomenti durante le
te, senza alcuna condizione o distrazione… Niente più future lezioni a cui parteciperà!”
birrerie, cortei, adunanze, riunioni politiche o quant’al- “La mia infanzia non è stata facile, Signore, e non le
tro che possa distrarla dal suo obiettivo primario e cioè nascondo che sono stato sempre circondato da indivi-
diventare un artista degno di questa Accademia… Non dui incapaci di sviluppare un discorso costruttivo ri-
mi fraintenda: questa non è una prigione… Potrà e do- guardante le mie doti artistiche… Sono stato sempre
vrà sicuramente girare per la città alla ricerca di sog- sbeffeggiato ed umiliato, deriso e sottovalutato, isolato
getti umani e scorci cittadini da ritrarre, ma le sue ener- e castigato… Con lei, forse, è la prima volta che parlo
gie, d’ora in poi, appartengono all’Accademia e se uno di tali cose… Lei capirà che non potevo non crearmi
dei nostri studenti viene sorpreso in attività del tutto un mondo alternativo a misura delle mie esigenze, ose-
superflue e finalizzate alla dispersione degli obiettivi rei dire, spirituali! Per salvarmi da una realtà oppri-
artistici prefissati, quello studente può ritenersi fuori mente e denigrante... Io dovevo disegnare in questo
dall’Accademia… Mi sono spiegato?” E continuando modo: per sopravvivere, per fuggire via e volare verso
con un tono più rilassato: “…forse poco le importerà un mondo che tutti continuavano a negarmi senza spe-
sapere, mio giovane artista, che io sono ebreo e noi ranza… Ecco perché sono qui, Signor Professore, ecco
ebrei siamo noti, oltre che per le nostre capacità com- perché sono venuto a Vienna…”
merciali, anche per il parlar chiaro!”
“Capisco, mio giovane artista… Vada pure in segrete-
“E’ stato chiaro e, ripeto, sono d’accordo con lei, Si- ria a perfezionare la sua iscrizione e, ancora,… buona
gnor Professore!” fortuna!”
“Bene, sono contento che lei condivida gli scopi di “Grazie!”
questa scuola e sono sicuro che riuscirà ad integrarsi
perfettamente… Buona fortuna!” Uscendo dalla sala colloqui, il disegnatore di Linz sentì
36 all’improvviso che la vita non sembrava tanto spinosa
come le era sempre apparsa finora, ma a tratti riusciva
a stupirlo manifestando timide sorgenti di balsamico
Raccontinani
ottimismo da cui prelevare vigore e speranza.
Avvertì la mobilitazione di un’incontenibile riserva di
felicità mai utilizzata e di immense possibilità nel risul- Primavera - estate 2000
tato positivo dell’incontro, per troppi giorni immagina-
to e temuto. Era stato accettato dall’Accademia e la sua In una passerella per vestiti da donna presentati da pro-
gioia, improvvisamente, si ritrovò a competere con la fessioniste dell’alta moda, “nel mezzo del cammin del-
rabbia coltivata negli anni precedenti. Non era abituato la sfilata” ho apprezzato un seno che si celava e si sco-
a tali soddisfazioni personali e per un attimo aveva priva nell’incedere disinvolto dell’indossatrice.
creduto di non poter gestire una tale situazione così
ambigua ma al tempo stesso piacevole e sconosciuta. Primitivo e perfetto.
La cultura del sospetto cominciava inesorabilmente a Simpaticamente ostentato, forse ritoccato ma egual-
perdere colpi dinanzi ai nuovi orizzonti artistici che mente in carne e ossa nel contesto della persona. Quel
finalmente si dispiegavano dopo anni d’attesa. vestito ha svegliato il mio iniziale disinteresse, e mi ha
“Il suo nome, prego…” – il segretario interruppe la stimolato al punto che sarei salito sulla pedana per an-
pensierosa distrazione del giovane mentre attendeva la dare direttamente a rendergli omaggio con un casto
risposta con la penna già intinta nell’inchiostro e pron- bacio sul seno, se non mi fossi trovato sulla poltrona
ta ad entrare in azione su di un enorme registro aperto. davanti alla TV. Quando la donzella è rientrata nel ca-
merino ho cambiato subito canale; ci stavo annoiato
“Adolf… Adolf Hitler.” già da prima, debbo dire. Per cinque minuti me ne sto
“Nato a …?” buono a vedere uno sceneggiato rifatto, avevo foto-
“Braunau am Inn” grammi del seno che si sovrapponevano ai personaggi,
e li sopporto senza allungare le mani sulla busta delle
“Il…?” noccioline americane: “Trovo sempre le bucce sotto il
“Il 20 Aprile 1889” divano!” - si lamenta la donna delle pulizie. Si lamenta
pure che viene solo due volte. Non bastano due giorni a
Il lato oscuro della forza aveva ceduto il passo alla settimana? Sono solo, quanto casino posso fare? Forse
speranza. la manderò in licenza o la farò venire tutti i giorni.
Uscendo sulle gradinate dell’Accademia per dirigersi Non mi piacciono le mezze misure in questi casi. E’ il
verso la pensione, il giovane artista si accorse che ave- momento di consultare i programmi, dovrebbe esserci
va appena smesso di piovere ed un timido raggio di “Quark” con Piero Angela, e se non mi sono sbagliato,
sole tentava a spintoni, tra le nuvole grigie, di guada- non cambierò programma per tutta la serata. Potrei
gnarsi un dignitoso posto sulla terra. Forse ci sarebbe rinunciare al programma solo se mi citofonasse la mia
riuscito o forse avrebbe ripreso a piovere più violente- amica (quella fissa) magari per propormi una margheri-
mente di prima… ta in pizzeria. Dopo quella, di solito viene anche il re-
sto, a meno che non gli giri male; quando il programma
Ma ciò non interessava al disegnatore perché nella sua
è suo e sua la citofonata non succede mai; con un buon
mente una sola piacevole ossessione stava prendendo il
inizio, mi guardo bene dal contraddirla, gli argomenti
sopravvento: disegnare, dipingere ed ancora disegna-
sono terra terra e l’armonia ci accompagna al solito
re… Fino alla fine dei suoi giorni.
posto, in macchina. Mi piace che le serate si concluda-
Era l’unica cosa che veramente gli importava e non no in questo modo, una pizza da sola e una chiacchie-
riusciva ad immaginare un altro sistema per donare rata vanno bene con i vecchi amici, quando capita.
gloria e splendore alla nazione che tanto amava nono- Oppure, potrei rinunciare se mi venisse a cercare, con
stante tutto. l’abituale grazia, la signora del piano di sotto, l’ultima
I rancori e gli anni bui si sarebbero dileguati sulla tavo- arrivata; spesso non gli funziona qualcosa dentro casa;
lozza dei colori… mi dice: “Lei può aiutarmi, s’intende un po’ di tutto”
“Scendo subito”. L’assicuro. “Grazie”. Fa lei. E poi,
La sua vita sarebbe stata perfetta così. “lascio la porta socchiusa” aggiunge. Conto lentissima-
mente fino a dieci, sosto a controllare la faccia alla
specchiera dell’ingresso, e vado. L’ultima volta ho fat-
to una rampa di scale e sono rientrato, mi sono fatto un
altro sorrisetto da primo della classe, mi sono data una
spruzzatina di dopobarba anche se la rasatura era del
giorno avanti, ho dato un’altra sbirciatina alla mia fac-
cia e gli ho detto: “Tonifica e rinfresca”. Nelle occasio-
ni che ho avuto ci sono stati strofinamenti casuali (?)
ma io confido in una sterzata attrattiva. La signora ha
un profumino delicato, addosso; un profumo naturale,
di pelle.
*2° classificato narrativa Concorso Decennale “Zacem” 2005 - Savona; Gianfranco Proietti
1° classificato narrativa IV Premio Letterario “Parole nel vento” - Novara.
37
Suoni di lettere di sua moglie Virginia
ed il profondo males-
...quando la musica sere interiore del no-
incontra la letteratura stro Autore sempre
più dedito all’alcool;
di Michele Nigro “The Cask of Amon-
tillado” (Il barilotto
Edgar Allan Poe di Amontillado);
“The Fall of the
e
House of Usher” (La
“The Alan Parsons Project” caduta della casa de-
Alan Parsons, produttore, compositore, arrangiatore, gli Usher), scritto da
musicista, è passato alla storia per essere stato l’inge- Poe tra il 1837 ed il
gnere del suono nel floydiano “The dark side of the 1839, viene magistral-
moon”. Dopo una breve gavetta negli studi londinesi di mente suddiviso, nel-
Abbey Road, collaborando proprio agli ultimi lavori l’opera musicale di Edgar Allan Poe: 1809 - 1849
dei Fab Four (“Beatles”), realizza il suo personale Parsons, in cinque
"progetto" attorno a un rock sinfonico, in grado di uni- parti (I – Prelude, in cui Orson Welles riprende la nar-
re strumenti classici alle più moderne tecnologie elet- razione: “…Dal momento che la comprensione di dolci
troniche accelerando, così, l’avvento della musica elet- suoni è il nostro concetto più indefinito, la musica,
tronica contemporanea e l’evoluzione delle tecniche di quando è accompagnata dall' idea del piacere, è poe-
registrazione. Tuttavia, solo dopo l’avvenuto sodalizio sia…”; le altre parti sono strumentali: II – Arrival; III –
con Eric Wollfson e Andrew Powell (autore, quest’ulti- Intermezzo; IV – Pavane; V – Fall).
mo, della colonna sonora di "Ladyhawke", il film di Risulta impossibile, in questa sede, considerare attenta-
Richard Donner) si può dichiarare ufficialmente la na- mente ed in profondità tutte le analogie esistenti tra le
scita de “The Alan Parsons Project”. Intorno al nucleo opere letterarie di Poe appena citate e gli sparring par-
stabile formato da Parsons, Wollfson e Powell ruotano tners musicali di Parsons. Ci concentreremo, invece,
diversi musicisti e vocalist: tale dinamicità nelle colla- sul secondo brano del disco - “The Raven” (Il Corvo) -
borazioni rende anacronistico l’appellativo di band, che forse meglio riassume e rappresenta l’atmosfera
favorendo, invece, lo sviluppo di una eterogenea equi- misteriosa ed inquietante dell’opera di Poe.
pe musicale in continua evoluzione in base alle esigen-
L'idea originale di Eric Woolfson era quella di fare un
ze momentanee del progetto.
album totalmente "elettronico", ma Alan Parsons obiet-
Nel 1976, dopo due anni di elaborazione, viene pubbli- tava che, per fare un disco basato sulle opere di Edgar
cato il disco d'esordio dell'ensemble, Tales Of Mistery Allan Poe, fosse necessario citare alcune sue poesie e
And Imagination of Edgar Allan Poe, ispirato ai rac- storie; abbastanza ironicamente, "The Raven" è stato in
conti, alla poesia e all’inquieta esistenza del maestro assoluto il primo pezzo rock ad usare un vocoder ¹ di-
del gotico americano. Il primo brano ("A Dream Wi- gitale e Parsons è stato in assoluto il primo ad usarlo.
thin A Dream" – “Un sogno dentro un sogno”), con la
Ed è proprio grazie a questa poesia che Edgar Allan
voce narrante di Orson Welles che afferma: “…tutto
Poe, pubblicandola nel 1844 sulla rivista “The Evening
ciò che vediamo o sembriamo essere non è altro che un
Mirror” di New York, ottiene finalmente il successo
sogno all'interno di un sogno”, ci proietta immediata-
che inseguiva da anni, districandosi tra periodi psicolo-
mente nel travagliato abisso surreale dello scrittore di
gicamente bui ed enormi difficoltà economiche. “The
Boston. La cosa curiosa è che Orson Welles non ha
Raven” è un componimento costituito da 18 sestine e
mai incontrato Alan Parsons: dopo aver ricevuto lo
molte sono state, dalla data della prima pubblicazione,
script per la parte narrata, ha semplicemente inviato
le traduzioni effettuate. Pur consapevole del fatto che
una cassetta con la propria voce registrata. Piccoli mi-
la lettura di una traduzione costituisce sempre un pale-
racoli tecnologici
se “tradimento” dello spirito musicale (poeticamente
realizzabili a distan-
musicale!) dell’Autore, non posso concludere questo
za grazie all’affinità
ardito parallelismo tra Parsons e Poe senza un accenno
intellettiva esistente
ad almeno una delle opere principali del poeta e scritto-
tra menti creative e
re americano; e precisamente alla settima ed ottava
disponibili al gioco!
sestina della poesia “The Raven”.
I titoli di gran parte
E’ mezzanotte: un uomo stanco e disperato, quasi dor-
dei brani dell’album
miente, mentre cerca nei libri “un sollievo al dolore, al
sono identici a quelli
dolore per la perduta Leonora”, sente bussare alla por-
dei racconti di Poe
ta della propria camera… La scrittura di Poe non è ras-
ed i testi ad essi
sicurante, ma testimonia, in maniera tetra ed affasci-
s’ispirano:“The Tell-
nante, quella “logica dell’incubo” che costituirà la ner-
Tale Heart” (Il cuo-
vatura delle sue opere: il lettore non sa mai dove fini-
re rivelatore) scritto
sce la realtà e dove, invece, comincia il sogno. Indefi-
da Edgar Allan Poe
nite atmosfere notturne fanno da sfondo a simbolici
nel periodo 1842-
corvi parlanti forieri di eternità e, forse, di segnali
Alan Parsons 1843 tra la malattia 38
d’amore da parte di chi non vive più (“Molto mi mera- tinui e forti riferimenti alla tradizione gotica inglese e
vigliai nell'udire parlare … questo sgraziato volati- alle traduzioni in francese delle sue poesie ad opera di
le”); la ripetizione ossessiva di un messaggio inviato Mallarmé e Baudelaire. Il simbolismo francese rico-
da un Dio bizzarro (“Ma il Corvo… profferì soltanto nobbe ai suoi moduli narrativi il potere di contrapporsi
quell' unica parola, come se la sua anima in quel- ai concetti romantici di ispirazione e di spontaneità
l’unica parola fosse effusa.”); ogni movimento o ru- creativa. L’artificiosità dell’invenzione e l’ossessione
more, in altri momenti considerati normali, suscitano maturata nei confronti di una “poetica dell’incubo”,
sgomento nell’anima inquieta del personaggio (E il… tanto criticate in America, divennero suoi punti di forza
fruscìo di ogni tenda …mi faceva trasalire - mi riempi- tra i critici letterari e poeti europei…
va di fantastici terrori, mai provati prima…”); il sur- Uno scrittore poliedrico e caratterizzato da un’inven-
reale permea tranquillamente il consueto; la curiosità zione potente come Poe, non poteva sfuggire alla ricer-
umana di chi osa scrutare nelle tenebre compete con la ca musicale di Alan Parsons che nutre, ancor’oggi, il
paura dell’orrido (“Scrutando profondamente in quelle “progetto” di simboli suggestivi e di atmosfere surreali.
tenebre rimasi a lungo stupito, …sognando sogni che
mai nessun mortale osò sognare…”); la quotidianità E quello dei “Tales” non è un caso isolato: l’anno suc-
cede il passo al mistero (“Fa che il mio cuore si calmi cessivo, nel 1977, “The Alan Parsons Project” torna ad
un momento ed esplori questo mistero”); la raccapric- abbeverarsi presso le migliori fonti letterarie del pano-
ciante speranza di chi crede che si possa tornare dall’al rama mondiale con l’album “I Robot”, ispirato al-
di là (“…l'unica parola là pronunciata fu … l'omonimo romanzo di Isaac Asimov…
«Leonora?»…”); le tinte fosche che non impauriscono, Ma questa è un’altra storia!
ma predispongono all’introspezione e alla controllata
ricerca della verità (“mi misi a collegare immaginazio- Buona lettura e… buon ascolto!
ne a immaginazione, pensando cosa questo sinistro
uccello…intendeva dire gracchiando “Mai più”) …:

7) Spalancai l'imposta, quando, con molta civetteria e un battito d'ali,
avanzò colà un maestoso Corvo dei santi giorni d'altri tempi;
non fece la minima riverenza; non un minuto si fermò o rimase;
ma, con aria di dama o gentiluomo, si appollaiò sopra la porta della mia camera.
Si appollaiò su un busto di Pallade appena sopra la porta della mia camera.
Appollaiato, e seduto, e nulla più.

8) Poi inducendo quest'uccello d'ebano la mia triste immaginazione a sorridere,
con il grave e severo decoro che si dava,
"Sebbene la tua cresta sia tagliata e rasa" dissi "tu non sei certo un vile,
orrido, torvo e antico Corvo errante dalla riva Notturna.
Dimmi qual'è il tuo nobile nome sulla Plutonica ² riva della Notte! "
Disse il Corvo "Mai più"³.
1) Vocoder: apparecchio
Dopo più di un secolo “The Alan Parsons Project” rias- elettronico che altera il
sume le 18 sestine nel testo del brano “The Raven” e normale suono della
affida le sfumature gotiche dei racconti di Poe alle mo- voce.
derne meraviglie della musica elettronica. Oltre che per 2) Plutonica: relativa al
i suoi racconti metafisici e del terrore (le tematiche in dio Plutone, infernale
essi affrontati sono nutrite di ossessioni personali), Poe 3) Nevermore (“mai più”):
è considerato un pilastro fondamentale della letteratura l’unica parola che il
mondiale anche per essere stato un anticipatore di ge- Corvo ripeterà in modo
neri inediti quali il poliziesco (detective story) e la fan- ossessivo alla fine di
tascienza… Purtroppo non fu apprezzato nel suo paese, ogni sestina, dall’ottava
a differenza dell’Europa che ne riconobbe subito il alla diciottesima.
valore artistico originale, soprattutto grazie ai suoi con-

39
riVISTE
“Next” - rivista di cultura connettivista - “Due Sicilie”
Fondata e diretta da Periodico indipendente dei popoli delle Due Sicilie.
Zoon, Pykmil e X (il 146° anno di occupazione
rifiuto del nome costitui-
sce una precisa scelta Direttore: Antonio Pagano
filosofica dei padri fon- Bimestrale “…del Sud
datori e dei collaborato- redatto e stampato da
ri, come ci conferma duosiciliani al Nord”,
l’incipit dell’art.6 del questo periodico rappre-
“manifesto del connetti- senta la “voce cartacea”
vismo”: “Non abbiamo di quell’ampia fascia di
nomi: i nostri nomi non “storici alternativi” che,
ci identificano, sono solo contrapponendosi agli
una forma di control- studiosi di regime, cerca-
lo…”) “Next” è una in- no di revisionare la sto-
teressante ed inquietante ria d’Italia dall’unità ai
rivista fatta di racconti nostri giorni… Senza
(fantascienza), poesie (ribattezzate “Connessioni”) e mezzi termini, infatti, il
rubriche che a volte trascendono la classica argomenta- sottotitolo della rivista fa
zione letteraria per andare ad indagare all’interno di riferimento ai già tra-
quel mondo tecnologico che permea la nostra esisten- scorsi “146 anni di occu-
za. Lo spirito del periodico è prevalentemente gotico- pazione”.
matrixiano: la realtà percettiva, quella che abbiamo
imparato ad ereditare, viene messa a dura prova. E le Non si tratta, ovviamente, di una rivista che incita ad
inquietudini di chi non si accontenta dell’ordine costi- uno sterile odio interregionale o ad altre forme di cam-
tuito, rappresentano lo stimolo per una ricerca che non panilismo, ma cerca di fare luce su quei reali fatti stori-
si affida ai comuni sensi… Infatti i connettivisti ci che per troppi anni sono stati insabbiati sotto un ac-
“…come rabdomanti cibernetici…” anelano “…alle comodante patriottismo scolastico che ha trasformato i
connessioni segrete che fondono nel Tutto Unico Supe- carnefici in “eroi” e le ingiustizie economiche in
riore il significato e lo spirito di tutte le cose.” “necessarie trasformazioni”. Come spiega la Redazione
Ma affidiamoci alla spiegazione diretta di uno dei cura- di “Due Sicilie” in seconda di copertina:
tori, “X” : "Il nome, innanzitutto. Nella lingua di Sha- “L’Associazione Due Sicilie, nell’intento di rafforzare
kespeare “next” significa “prossimo” e richiama quin- i vincoli di fraternità tra tutti i Duosiciliani sparsi nel
di il futuro, ambiente nel quale, in quanto amanti della mondo, promuove un azione culturale tesa al recupero
fantascienza, ci sentiamo particolarmente a nostro della nostra memoria storica e al rafforzamento della
agio. Ma nella parola è insita anche un’assonanza nostra identità millenaria. Questa azione si è resa ne-
particolarmente fortunata con “text”, e quindi con la cessaria perché le nostre popolazioni stanno subendo
scrittura che ci proponiamo di rinnovare. Dopotutto, da molti anni un gravissimo processo di sradicamento
uno tra i più grandi autori viventi, James Graham Bal- culturale, che per la maggior parte dipende proprio
lard, ha dichiarato all’epoca della sua teorizzazione dal ceto colto meridionale, molto spesso ostile ed edu-
dell’inner space (nell’ambito di un’ondata di rinnova- cato dalle continue falsità diffuse dallo stesso Stato
mento che scosse la science fiction negli anni ’60) che italiano sin dal 1860 al disprezzo della propria terra
la fantascienza ha sostituito nel contesto della lettera- d’origine. Il periodico “Due Sicilie” ha lo scopo di
tura il ruolo delle vecchie avanguardie. In nessun ge- dare la più ampia e costante diffusione della verità
nere è infatti possibile “fare sperimentazione” come in sugli avvenimenti della nostra storia, soprattutto re-
questo, che si presta all’anticipazione per sua stessa cente, per consentire di comprendere l’origine dei no-
natura. Next si pone come un bollettino di informazio- stri mali attuali e di far nascere quella coscienza che è
ne, narrativa e poesia. Il numero 0, un esperimento per l’unica vera forza per poter migliorare la nostra socie-
sondare i gusti del pubblico e le reazioni della critica, tà continuamente brutalizzata da un sistema di governo
stampato in formato ridotto e con grafica essenziale, volutamente unidirezionale e che è contro i nostri inte-
ha avuto una tiratura di 100 copie e, pur con i suoi ressi da 145 anni. Il nostro sforzo è soprattutto rivolto
difetti, un successo ben superiore alle nostre aspettati- ai Duosiciliani emigrati, le prime vittime, per lo più
ve, che ci ha praticamente obbligati a una ristampa. Il inconsapevoli, della subdola e gravissima colonizza-
numero 1 è stato accolto con lo stesso entusiasmo. zione dei nostri territori e della nostra mente.”
Niente male, per un progetto nato come esperimento Per maggiori informazioni sulle attività dell’associa-
anacronistico di avanguardia". Per maggiori informa- zione o sul periodico: Associazione Due Sicilie –
zioni sul Connettivismo, per prenotare una copia e per casella postale 305 – 36100 Vicenza;
leggere i 13 punti del “manifesto del connettivismo”: e-mail:duesicilie@hotmail.com oppure
next@domist.net oppure http://www.domist.net/next/ 40 www.duesicilie.org
“Lato selvatico” “Carmilla” “Alchimie”
Pubblicazione aderente alla Rivista dell’immaginario Rivista trimestrale di
Rete Bioregionale Italiana (Terza serie) narrativa, arte, cultura
info: morettig@iol.it Direttore edit.: Valerio Evangelisti info: alchimie.to@libero.it

“il cavallo di Cavalcanti” “Osservatorio” “Peloro 2000”
Semestrale di cultura, narrativa Mensile di arti figurative, attualità, Bimestrale di attualità, arte, cultura
& critica letteraria cinema, letteratura, ... info: redazione@peloro.it
info: il cavallo@ilditoelaluna.net info: osservatoriopress@yahoo.it

“Robot” “la nuova Tribuna Letteraria” “Verso il futuro”
Rivista di fantascienza Periodico di lettere ed arte Periodico di Cronaca Culturale
Direttore: Vittorio Curtoni Direttore: Giacomo Luzzagni della Casa Editrice Menna
info: associazione@delosbooks.it info: tribunaletteraria@virgilio.it info: nunzio.menna@tin.it
“Controedicola”

“Scrapbook of America”
“Il libro della sventura”
di Maria Rosaria D’Alfonso
Autobiografia di un brigante.
America degli anni Sessanta. Italiani in
America. Martin Luther King, i fratelli di Michele Di Gè
Kennedy, il Vietnam. Un America vista a Nella prefazione di Gaetano Salvemini
ritroso con coinvolgenti flashbacks, di che arricchisce una delle prime riedizioni
fotografie e canzoni, che ricordano incon- del presente documento storico leggiamo:
“L’eredità della Priora” tri e momenti di vita vissuta tra sorrisi e “Michele Di Gè di Rionero, uscito di
di Carlo Alianello pianti. Mentre la New Age si avvia con il carcere nel 1893, grazie alla diminuzione
suo inarrestabile progresso economico e di pena accordatagli dal nuovo codice
Vasto affresco e sofferta rievocazione tecnologico, il passato ritorna inesorabil- penale (Zanardelli)… ha avuto la curiosa
degli eventi che si svilupparono nell’Italia mente e vichianamente con il fenomeno idea di scrivere la propria biografia…”
meridionale tra il 1861 e il 1862, migratorio che rende l’Italia, e con essa raccontando “…come in carcere imparò a
L‘eredità della Priora rimane ancor oggi, l’Europa, paese di accoglienza. In tempi leggere e a scrivere…” Il singolare scritto
a trent’anni dalla pubblicazione, la insu- in cui si parla di Intercultura, di conflit- del vecchio brigante, in questo caso, non
perata saga del brigantaggio, che trova tualità interetnica, di guerre che scaturi- subisce grosse alterazioni e l’editore cerca
tuttavia la sua forza e la sua originalità scono dalle prepotenti incomprensioni, di rimanere fedele al testo sgrammaticato,
nella capacità dell’Autore di accomunare Storie Americane si propone dunque ma vero, dell’autore.
in “elegiaco compatimento” vinti e vinci- come lettura semiseria di una simbolica
tori. Ma è principalmente sulla condizione vecchia America, di quel sogno ameri- La versione più recente, invece, che qui
dei vinti sotto qualsiasi bandiera, di tutti cano che ancora oggi anima le giovani presentiamo, edita a cura di Lacaita Edi-
quelli che combattono e amano per i pro- generazioni e gli eterni navigatori, curiosi tore e risalente al 1971, fa parte della
pri ideali, o, come i briganti, per un istin- di conoscere l’altra fetta del mondo e collana editoriale “Briganti e galantuomi-
tivo senso di giustizia, che si leva il canto desiderosi di cogliere l’incognita del pro- ni” diretta da Tommaso Pedio e Piero
pensoso di Carlo Alianello. Nata come prio essere. La protagonista (Mary) ci Lacaita. La lunga parte iniziale a cura di
romanzo ideologicamente orientato a far racconta di sé in modo semiserio, mentre Vincenzo Buccino, ricca di elementi nar-
valere le ragioni del Sud contro un Nord vive la sua esperienza americana, con- rativi e di approfondimenti, prende il
invasore e conquistatore, L‘eredità della frontandosi continuamente con quella sopravvento sullo scritto autografo del
Priora diventa inevitabilmente il romanzo italiana di provenienza, e noi la seguiamo, brigante effettuando un’operazione oppo-
dell’unità nazionale e, insieme, forte ri- piccola Alice, divertendoci sulle ambigue sta a quella del Salvemini che ebbe modo
chiamo per tutti gli uomini di tutti i tempi, e spesso confuse battute dialettali del suo di credere soprattutto nell’impatto genui-
soprattutto nostri, così tragicamente se- Meridione (Sicilia, Campania, Lucania), no del testo del Di Gè. Entrambe le ver-
gnati da incomprensioni etniche e razziali. ed emozionandoci in questo “viaggio sioni, però, si congedano dal lettore nella
della memoria” fatto di incontri, di lotte stessa maniera, con le parole del brigante:
Carlo Alianello (1901-1981) è stato pro- “Questo è il libro della sventura: e chi
fessore di liceo e collaboratore del per la sopravvivenza in una società com-
plessa, e di meraviglie grandi e piccole. vuole sentire il vero, qui ci è il male e il
“Corriere della Sera”, de “Il Giornale bene. Io, il tribolato, mi chiamo Di Gè
d’Italia” e del “Messaggero”. Il suo primo Tradotto minuziosamente in lingua ita-
liana da Scrapbook in America, testo di Michele natio di Rionero in Vulture.”
romanzo è L ‘Alfiere (1943).
letteratura angloamericana già in ado- (Michele Nigro)
zione nelle scuole e nell’Ateneo di
Salerno, questo libro si presenta come una Lacaita Editore – Manduria (1971)
serie di novelle che raccontano in cre-
Edizioni Osanna Venosa scendo l’iter della protagonista nelle fasi
dell’infanzia e della prima adolescenza.
L. 28.000 (i.i.) Amor “patrio”, spirito di appartenenza, e
lotta per una identità caratterizzano la
protagonista che in qualche modo ci ad-
dentra nella complessa realtà dell’immi-
grante, inaugurando la fiction italoameri-
cana ambientata negli anni Sessanta e
collocandosi nella panoramica della let-
teratura nordamericana sulla scia di
grandi autori come Arthur Miller
(Giovanni Di Luca).

Associazione Giordano Bruno (2005)
€ 10,00
Carlo Alianello nel suo studio a Roma Michele Di Gè

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