Monsieur Vincenzo Tusa

La Sicilia fenicio-punica
In: Dialogues d'histoire ancienne. Vol. 9, 1983. pp. 237-285.

Citer ce document / Cite this document : Tusa Vincenzo. La Sicilia fenicio-punica. In: Dialogues d'histoire ancienne. Vol. 9, 1983. pp. 237-285. doi : 10.3406/dha.1983.1607 http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/dha_0755-7256_1983_num_9_1_1607

DHA

9

1983

237 - 286

LA SICILIA FENICIO-PUNICA E' stato sempře un «luogo comune», una posizione che sembrava defínitivamente acquisita, anche presso strati di popolazione di media cultura, considerare la Sicilia antica tutta greca : la «Sicile grecque» era diventata, e lo è ancora per molti, una «verità», difficile da modificare о anche solo dascalfire. Tanto piii perô le verità sembrano raggiunte e definitive, acquistando quindi il valore di luoghi comuni ormai assodati, tanto piu debbono essere indagate e rimesse in discussione alia luce di una critica razionale e documentata la quale non deve temere di abbattere miti e di mettere da parte ricostruzioni fantastiche, per ristabilire invece una corretta interpretazione del documento о per riempire un vuoto o, al contrario, di sostituire con un vuoto di notizie quel che era riempito di ricostmzioni fantastiche e arbitrarie. Su questa linea idéale io mi sono mosso e mi muovo nella mia attività di archeologo militante che opera nella Sicilia Occidentale, fin da quando mi sono imbattuto, a Solunto, nei primi monumenti che non rientravano tra i modelli del mondo greco-romano a me noti ; per la carenza dei nostri insegnamenti infatti, anche presso le scuole di perfezionamento, che io stesso avevo frequentato a Roma, nessuno mai parlô agli studenti dell'esistenza, in sede archeologica,delJ'Egitto, della Fenicia, di Babilonia, dell'Assiria, etc... Quali i motivi di questa carenza ? In verità sono facili ad individuare. Da un lato, come motivo remoto, la nota mitizzazione della civiltà greca, messaggio altissimo e grandissimo per l'umanità, ma che finiva di essere umano quando si considerava «miracolo» (W. Deonna, Le miracle grec !) e, più vicino a noi, nel nostro Paese, l'ostracismo fascista per tutto quanto non fosse romano («... e tutto quanto è grande e augusto, egli è romano ancora...»), tanto peggio se c'era odor di semitico ! E' chiaro che in nessuno dei due casi si fa storia, ma solo retorica e demagogia. Queste, che considero verità, mi furono chiare fin da quando mi awicinai agli studî archeologici e, sopratutto, fin da quando, oltre trent'anni fà, venni a Palermo, addetto come Ispettore presso la Soprintendenza allé Antichità della Sicilia Occidentale (1). Abito quindi a Palermo da oltre trent'anni, vi opero nel campo dell' archeologia militante, il che mi ha obbligato e mi obbliga ad avere contatti

238

V. TUSA

e a conoscere ambienti diversi (culturali, politici, agricoli, imprenditoriali, popolari, piccolo borghesi, etc.) in tutta la Sicilia Occidentale dato che la Soprintendenza archeologica che dingo ha giurisdizione sulle provincie di Palermo e Trapani. La mia formazione culturale è awenuta principalmente a Catania (con periodi di permanenza a Roma e sopratutto a Bologna) dove ho compiuto tutti i miei studí, dalle scuole médie aU'Università. Provengo da una famiglia di imprenditori agricoli che ha operato e opera a Catania ed io stesso ho operato in quel campo. Queste brevi note autobiografíche mi autorizzano, ritengo, ad affermare che la mia conoscenza della Sicilia nella sua fase attuale, pu 6 considerarsi abbastanza varia ed esauriente, tale comunque da consentirmi di rapportare, ed anche di verificare, gli awenimenti attuali con quelli antichi, documentati da quelle fonti originali e immediate costituite dalle testimonianze archeologiche. Considero quindi «attuale» qualsiasi awenimento storico, modesto o grandioso, antico o moderno che sia, da immettere comunque nel contesto globale délie vicende storiche di quesťisola, uno dei luoghi, per la sua posizione geografica e per le sue qualita climatiche e produttive, tra i più interessanti del Mediterraneo e fors'anche di altri continenti. L'«attenzione» che dedico agli awenimenti della Sicilia mi spinge a dire ai varî interlocutori con cui spesso m'incontro, che non c'è errore più grande, quando si parla della Sicilia, di considerarla corne «un tutt'uno», a qualsiasi aspetto ci si voglia riferire, moderno o antico che sia, trannne che non si voglia alludere all'espressione geografica : è un errore che fanno molti, dovuto, nella quasi totalita dei casi, alla mancata conoscenza degli avvenimenti storici siciliani (2). Una verifica incontrovertibile che autorizza a ritenere giusto quanto fin quà si è detto è costituita dagli awenimenti recenti verificatisi in questi ultimi tempi nella sicilia Occidentale : mi riferisco particolarmente, e supratutto, ai molti omicidi perpetrati in questa parte delT isola, e specialmente nella zona palermitana, ad opera della mentalita mafiosa che domina in questa stessa parte dell'isola, mentalita che si trova, ma solo sporadicamente e, comunque, con aspetti diversi, in qualche zona della Sicilia Centrale e Orient ale,ma che non ha raggiunto, nemmeno lontanamente, il potere determi nante invece detiene nell'altra parte della Sicilia. che Questo è l'aspetto più éclatante cui oggi assistiamo, ma è tutto un cos tume di vita, la «way of life», che rende straordinariamente diverse le due parti della Sicilia. Quale il motivo di tutto questo ? Non mi pare che ci possono essere dubbi per attribuirlo aile stratificazioni storiche che si sono succedute nell'isola dalla più remota preistoria fino ad epoca récente. Non farb certo un «excursus» storico generále, me ne manca la competenza e, inoltre, non è questa la sede adatta,auspico pero che

DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE

239

una analisi storica, per i varî periodi, venga fatta seriamente al fine di comprendere la situazione attuale e prowedere in conseguenza : senza un'adeguata conoscenza storica, cioè senza la diagnosi, non si puo indicare la terapia. Fatta questa brève premessa, che ho ritenuto opportuna anche per dare un senso e una giustificazione al mio lavoro e, in particolare, a quello che sara l'oggetto dell'argomento che tratterb qui di seguito, vengo ora a discorrere délia Sicilia anellenica. Pensando alla Sicilia antica, anche da parte di persone di media cultura, corne ho accennato sopra, il pensiero corre aile consistenti testimonianze, archeologiche e letterarie, che la cultura greca vi ha lasciato : questo è giusto, ed è anche giustificato dal fatto che, in realtà, le massime manifestazioni che ci son rimaste délia Sicilia antica, sia in senso qualifïcativo che quantitativo, sono derivati appunto da quella cultura connessa alla colonizzazione greca che, dalla meta dell'VIII0 sec. a. C. in poi, ebbe luogo nella maggior parte del territorio dell'isola. Questo fatto, di per se incontrovertibile, non giustifica perô che per il passato sia stato trascurato, anzi, spesso, addirittura ignorato, un altro aspetto délia Sicilia antica rappresentato dalla presenza nell'isola, fin da un periodo precedente la colonizzazione greca e proseguito poi durante la colonizzazione stessa, di altre popolazioni non greche che, se pur non lasciarono testimo nianze tali da reggere il confronto con quelle greche, rappresentarono pur tuttavia un elemento determinante nelle vicende délia Sicilia antica e la cui conoscenza si dimostra sempře più indispensable per un'esatta comprensione délia storia antica délia Sicilia, storia che a sua volta costituisce una componente essenziale per la conoscenza del Mediterraneo antico : mi riferisco alla presenza fenicio-punica ed elima nell'isola, presenza che, com'è noto, è generalmente localizzata nella Sicilia Occidentale. Da un po di tempo a questa parte pero, studi e ricerche più approfonditi, e sopratutto senza pregiudizî , vanno dimostrando che una certa presenza fenicio-punica, anche indiretta, non è assente nemmeno nella Sicilia Orientale, corne avremo modo di accennare in seguito. Fenici — Del resto la prima e forse più autorevole testimonianza di questa situazione ce la d à Tucidide in un noto passo délia sua opera (VI, 2) che costituisce la base e il punto di partenza per lo studio délia presenza feniciopunica nell'isola, che sempře più si va dimostrando verosimile e che qui trascriviamo per una migliore intelligenza di quanto diremo : «Abitarono poi anche i Fenici tutte le coste délia Sicilia, avendo occupato i promontorî sul mare e le isolette vicine, a causa del commercio con i siculi. Ma quando poi gli Elleni in gran numero vi giunsero per mare, lasciata la maggior parte (dell'isola) abitarono a Motya e Soloenta e Panormo ; vicino agli Elimi avendole confederate, fidando nell'alleanza degli Elimi e perché, da quel punto,

240

V. TUS A

Cartagine dista dalla Sicilia di une brevissimanavigazione». Tucidide accenna al fatto che, all'arrivo dei Greci, i Fenici occupavano già «tutte le coste della Sicilia, avendo occupato i promontorí sul mare e le isole tte vicine» : è ormai noto e risaputo che i Fenici, per i loro approdi, prediligessero appunto promontorí ed isolette vicino alla costa, al fine di esercitare più agevolmente i loro commerci con le popolazioni locali, e Mozia ne è un chiaro esempio. Diciamo subito che non abbiamo, allô stato attuale délie nostre conoscenze, testimonianze archeologiche precise e dirette circa il periodo che precede gli awenimenti cui abbiamo accennato testé, fine delTVIIIosec. a. C. cioè, allô stesso modo pero diciamo che non possiamo rigettare l'affermazione tucididea per il fatto che non disponiamo finora di dati archeologici, considerata anzitutto l'autorità dello stesso e, nel nostro caso particolare, la veridicità di quanto afferma nel passo sopra riportato a proposito della Sicilia Occidentale. Vediamo ora di giustificare, per quanto possiamo, la nostra affermazione. Ansitutto abbiamo la testimonianza di storici antichi che, malgrado scrivessero in tempi considerevolmente lontani dagli awenimenti che narrano, sono da prendere in considerazione, sia pure con le dovute cautele (3) : essi ci dicono che negli ultimi anni del XII sec. a. С. i Fenici si spinsero fino aile estreme coste nord - occidentali dell' Africa fondando Uticae,ol trépassa te le colonne d'Ercole, fondando Cadice nelle coste sud-occidentali della Spagna e Lixus sulle coste africane dell'Atlantico ;Diodoro sembra confermare queste notizie accennando alla presenza fenicia in Africa prima della fondazione di Cadice alla quale peraltro fa cenno egli stesso. Malgrado si possa pensare il contrario, non doveva essere difficile о impossibile per i Fenici, che peraltro sappiamo essere stati esperti navigatori, attraversare il Canale di Sicilia о il Tirreno, se provenienti rispettivamente dall' Africa settentrionale о dalla Spagne, favoriti in questo anche dalle correnti marine che daU'Oceano Atlantico entrano nel Mediterraneo «con velocità variabile, ma sempře molto forte e che aiutano a comprendere perché gli antichi navigatori abbiano in et à cosi antica colonizzata la Sardegna, da Tartesso giungendo a Nora o spingendosi fino in Sicilia» (4). Sol che osserviamo una carta geografica del Mediterraneo notiamo corne la Sicilia non potè non essere stata toccata da questo movimento espansionistico fenicio : non solo per la sua posizione geografica ma anche perché in Sicilia si trovavano in quel periodo, dalla fine del XII sec. a. С in poi, consistenti nuclei di popolazione (mi riferisco aile località note di Pantalica, Cassibile, Dessueri, S. Angelo Muxaro, Finocchito, etc..) con cui i Fenici avevano interesse a commerciare. A questo punto, sempře per giustificare l'espansione fenicia nel Me diterraneo a cominciare dalla fine del XII0 sec. a. C, è opportuno fare

Altre considerazioni si possono ancora fare per apportare altri elementi alla presenza dei Fenici nel Mediterraneo nel periodo che intercorre tra la notizia délie fonti. délia successione nei commerci nel Mediterraneo.èlogicoe naturale che di questi stanziamenti sia rimasto poco o niente e che quindi le ricerche archeologiche non abbiano portato niente. alla luce : a questo riguardo. forse più appropriatamente. perché ne essi toccano l'oro prima che l'abbiano reso uguale al valore délie merci. Allora gl'indigeni vedendo il fumo vanno al mare e poi in luogo délie merci depongono oro e si ritirano lontano dalle mercanzie. A prescindere dall'aspetto quasi leggendario délia testimonianza. tra Micenei e Fenici o. 196) e che qui riportiamo : «Quando siano arrivati ed abbiano scaricato le merci. E i Cartaginesi sbarcati osservano. In questa sede non intendo assolutamente addentrarmi in questo arduo problema. finchè li sodisfino. Alla luce di questi due aspetti sipuô verosimilmente ipotizzare una successione fenicia nelTattività commerciale nel Mediterraneo. e se l'oro sembra ad essi degno délie merci lo raccolgno e s'allontanano. о quasi. E non si fanno torto a vicenda. è possibile dedurre da essa che i Fenici. e nello stesso tempo. se invece non sembra degno.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 241 brevemente un passo indietro per accennare ad un problema molto intéres santeai fini délia conoscenza di questo remoto periodo délia nostra storia : mi riferisco al problema dei rapporti o. b) la fine délia talassocrazia micenea si pone generalmente intorno al 1100 a. non avevano bisogno di sedi stabili e tanto meno di centri abitati regolarmente costituiti. e l'esistenza dei dati archeologici che testimoniano. per giustificare la mancanza di testimonianze archeologiche dirette per il periodo precedente. . peraltro ancora allô stadio iniziale di indagine presso i varî studiosi (5). inoltre. cui abbiamo accennato. qui mi basta soltanto accennare al pro blema e indicarne due aspetti che ritengo utili ai fini del terna che fa oggetto di questa nota : a) l'attività principale dei Micenei consisteva nel commercio con i varî popoli del Mediterraneo ed in particolare con quelli che abitavano in Sicilia.C. ma solo di qualche punto d'appoggio sulla costa. comunque.. per l'espletamento dei loro commerci. a tal proposito abbiamo una intéressante testimonianza trasmessaci da Erodoto (IV. la contemporanea scomparsa dei Micenei. tra Eteo-ciprioti e Fenici. dopo averle disposte in ordine lungo la spiaggia. se proprio non si servivano a questo fine délie loro stesse navi. Corne si pub bencomprendere. C'è anzitutto una fondamentale considerazione da fare sul tipo di commercio esercitato dei Fenici . depongono altro oro.(7). abbiamo il dovere di tener présente che le ricerche archeologiche sono sempře «in fieri» e che non si pub affatto pretendere. dalla fine deH'VIIIosec. la presenza dei Fenici in Sicilia . si rimbarcano e alzano una fumata. corne purtroppo talora si prétende. ne quelli toccano le mercanzie prima che gli altri abbiano preso l'oro». corne appare dal recconto di Erodoto. com'è testimoniato da un discreto numero di dati archeologici (6) . fattisi innanzi. rimbarcatisi di nuovo attendono :e quelli.

Vediamo ora corne si présenta. per Героса precedente la colonizzazione storica (9). e particolarmente nella Sicilia Orientale. : il ri nvenimento in mare. TUS A che esse abbiano già fornito tutti i materiali sui quali quindi si possa dire l'ultima parola. è noto che solo da pochi anni si sono iniziate ricerche sistematiche nelle varie località dell' isola e si vanno studiando e pubblicando. ma senza sovranità territoriale. Bernabo . avulsa quindi da qualsiasi contesto archeologico. la Sicilia fenicio-punica (14) attraverso alcune testimonianze délie varie località interessate (fig. diminuisce il valore che questa statuetta avrebbe avuto ai fini della documentazione della presenza fenicia nel /lediterraneo in quella lontana epoca. Mozia (fig. secondo l'accezione che diamo alla parola quando la riferiamo ad un nucleo di cittadini di un paese stanziati in località straniera» . forse corrispondente a filanda. in varie occasioni. Poche persone viventi in seno a villaggi indigeni. riproducente verosimilmente il dio Hadad.242 V. Pantaleo posta difronte a Marsala.Com'è stato dimostrato (1 1) essa appartiene a quel «tipo iconografico assai diffuso in Siria durante le et à del Medio e Tardo Bronzo» (12) e particolarmente aiï'ambiente ugaritico cui appartengono altre stauette simili databili al XIII-XII sec. In particolare. riunite semmai in quartieri speciali con privilegi di diritto e di fatto. In questo contesto è da vedere Горега di L. Concludendo su questo argomento. Agli elementi sopra riportati. alia luce di una nuova impostazione degli studi. 2). con re ti a strascico. Molto probabilemnte fu il centro abitato più importante del dominio . per quanto riguarda la Sicilia. 3) — E' il nome fenicio. malgrado la mancanza di dati archeologici strettamente pertinenti e relativi all'epoca cui si riferisce. sotto l'aspetto archeologico. io ritengo che la Sicilia sia stata interessata all'espansione fenicia nel Mediterraneo fin dalle sue prime fasi. alla luce di quanto è stato qui detto. basati su varie considerazioni e su testimonianze indirette. uffici di corrispondenza per acquisto o collocamento di merci. dell' isoletta di S. in un tratto di mare detto «Stagnone». una testimonianza diretta il cui valore pero.Brea il quale. sempře per la stessa epoca. materiali già noti e completamente ignoti in passato (8). Per una pi ù esatta comprensione di questa fase ritengo sempře valida la géniale intuizione di В. ha accennato e anche trattato della presenza culturale fenicia in Sicilia. Расе (13) secondo la quale i primi stanziamenti fenici dovevano essere «scali commerciali. essa pero rappresenta sempře un eiemento che non si pub ignorare e di cui bisogna tener conto. rinvenuta da pescatori alcuni anni fà nel tratto di mare antistante Selinunte (fig. simile a coloni moderni. ai nostri fini. ha dei limiti dovuti allé modalita di rinvenimento : mi riferisco alia statuetta di bronzo. sia pur limitatamente. 1) (10) . si è aggiunta recentemente.

8). a. fecero andare a monte il piano di Dionisio il quale potè prenderla solo dopo un lungo assedio. Ma la poderosa cinta muraria che circondava tutta l'isola. La cinta muraria subi1 varî rimaneggjamenti. come awiene invece nelle fortifie azi oni greche. insieme a ceramica tipicamente fenicio-punica. tutto il resto délia Sicilia punica sarebbe caduto facilmente. C. la strada sottomarina tutt'ora conservata. le corsie non sono in asse con l'ingresso. a. (fig. attraversô la necropoli tagliandola e quindi rendendo impossibili ulteriori deposizioni. Scavi eseguiti recentemente nella cinta muraria e tutt'ora in corso.Era stata fondata alla fine dell'VIII0 sec. . le sedi dei cardini . col sistema a diatoni e ort ostati (fig. intorno al580a. C. si profïlô la prima minaccia di invasione greca di cui si è conoscenza dalla tradizione.(15) (figg. nei primissimi anni del IV sec. 7) due torrioni posti di sbieco fiancheggiano l'ingresso che immette in due corsie divise da un muro centrale e chiuse a loro volta da tre coppie di porte di cui son rimasti i batten ti e. si deduce che i fondatori di Mozia non ritennero necessario dotare subito la città di una fortificazione : questo fecero dopo oltre un secolo dalla fondazione quando. esiste perô qualche tratto in pietra diversa trasportata dalla Sicilia e costruito alla maniera greca. vasi corinzî importati databili tra la fine dell' VIII0 e gl'inizî del VII0 sec. come recentemente si è ipotizzato. Tenendo présente la data d'inizio della città e la data di costruzione della cinta muraria. dopo questa data i Moziesi andarono a deporre i loro morti sulla costa siciliana antistante. la datazione che abbiamo indicato a proposito della necropoli. come si puô desumere dal těsto tucidideo che abbiamo riportato sopra e dai dati archeologici in nostro possesso : mi riferisco specialmente alla necropoli arcaica in gran parte scavata recentemente e di cui alcuni corredi recano. qualcuno forse anche . confermano (16). C. 5 e 6) La necropoli di cui si parla ebbe sede a Mozia fîno agl'inizî del VI sec.CTra i varî tratti della cinta muraria è degna di nota la Porta Nord : (fig. corne si evince da materiále corinzio importato rinvenuto nei van corredi . C. la spedizione cioè che prende il nome dallo cnidio Pentatlo e che awenne. dovendo circondare tutta l'isola lambendo quasi il mare. pensando forse che. per la costruzione della cinta stessa.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 243 fenicio-punico in Sicilia : su Mozia infatti puntô direttamente Dionisio quando. in una località denominata Birgi. ma ricordano il sistema délie porte scee di omerica memoria e dicui troviamo qualche esempio in ambiente siro-palestinese (Tell-Mardik) (17). nel 397 a. di cui ancora oggi sono conservati considerevoli resti. abbattendo Mozia. costruendo. Per la costruzione è stata adoperata pietra locale discretamente squadrata. 4) e Pimpegno degli abitanti a difendere la propria città. com'è noto. A questo i Moziesi furono indotti dalla nécessita di costruire la cinta muraria che. decise di impadronirsi di tutta la Sicilia. forse per l'occasione. in qualche caso. a.

Molto probabilmente. fors 'anche in maniera più modesta e probabilmente fino alla fine délia prima guerra punica quando la Sicilia tutta. . fu unificata sotto il dominio romano (18). TUSA dopo il 397 : contrariamente a quel che si credeva prima infatti la vita a Mozia continue) anche dopo la distruzione. C. 10).d. databile al VI0 sec. nel «tophet» è stato rinvenuto un gruppo di maschere di terracotta che nelloro insieme costituiscono uno «specimen» interessantissimo délia cultura figurativa fenicio-pnica : notiamo prevalente in queste maschere la componente egizia (fig. (fig. una maschera di tipo greco : (fig. Secondo la collega A. Il luogo dove sorge questo santuario è il posto più alto di Mozia. un luogo alto cioè. C. Ma il luogo che forse più di ogni altro caratterizza Mozia fenicio-punica è il «tophet». costituito da un muro di cinta aU'interno del quale dovevano esserci vari edifici di culto oggj non facilmente identificabili anche a causa di uno scavo che nel passato distrusse gran parte dei resti allora esistenti (fig. 12) nella maschera orrida si puô forse individuare un'espressione autonoma dell'artigianato feniciopunico di Mozia. 9) : l'edificio principale è costituito da una costruzione a tre navate in senso longitudinale Est-Ovest e da una trasversale in senso NordSud nella parte posteriore : secondo l'uso orientale (il tempio di Afrodite paphia a Cipro. a.) fino aU'alto . Ciasca. (ricordiamo i «luoghi alti» menzionati dalla Bibbia) che è stato occupato. di «Cappiddazzu». tranne Siracusa. spesso fïgurata e aile volte con iscrizione (fig. Tra le città fenicio-puniche délia Sicilia Mozia ê quella che conserva la maggior copia di testimonianze di quella civiltà : notevole è un recinto sacro. 13). che per alcuni anni ha diretto lo scavo. 14) in pietra basaltica nera. l'uso del «tophet» si pub porre tra gl'inizî del VII0 e il III sec. la cui conoscenza è ormai insostituibile per chiunque voglia avère cognizione délia scultura fenicio-punica nel suo complesso (21). a. coincide quindi con l'inizio e la fine délia città. Il rinvenimento più importante perô è stato quello délie stele : ne sono state rinvenute circa 700e costituiscono nel loro insieme un repertorio délia scultura fenicio-punica. (fig. con una leggerissima variante negli occhi. urnette che spesso venivano segnate con una stele di pietra scolpita. Mozia era gjà nota corne luogo di provenienza di due grandi sculture. quel luogo cioè dove si praticava il sacrificio dei bambini e dove si deponevano le urnette contenenti i resti del sacrificio. corne abbiamo indicato sopra (20). com'è stato rilevato a seguito di scavi recenti. Oltre aile stele.244 V.) l'edificio principale non è compreso dentro il recinto ma incastrato nel recinto stesso. la nota statua acefala. 11) mentre è usata integralmente.medioevo quando vi si installé una comunità di monaci basiliani che diede il nome moderno dell 'isola. c. verosimilmente sempře da edifici sacri daU'epoca più antica (fine VIII0 sec. di cui diremo appresso. ad es. il basamento esistente sarà stato rifatto posteriormente alla distruzione del 397 (19).

ad una stele di Sidone si riferisce direttamente una di Mozia. a. che raffîgura forse un sacerdote. ne citeremo quindi solo alcune(figg. del Medio e Vicino Oriente . ê il diretto rapporto che si puô stabilire tra il linguaggio che queste stele esprimono e quello. Una stele riproducente una figura maschile vestita con una lunga veste edalto copricapo ricorda da vicino raffigurazioni simili neH'area siro-palestinese . due figure accoppiate in altre. Un altro aspetto che si coglie subito osservando le varie centinaia di stele è dato dallo straordinario numero di esse riproducenti la forma umana : è nota la suddivisione che spesso si fà tra «iconismo e aniconismo nelle stele puniche» (23) e le questioni che questo aspetto comporta anche in sede cronologica. procedere ad un esame specifico dei varî motivi e délie varie tipologie délie stele. С. riscontriamo poi. La componente egjzia è présente in alcune stele sia nelle forme architettoniche (naiskos e gola di tipo egizio) che nella decorazione costituita aile volte dai noti urei riprodotti nell 'architrave dove più spesso troviamo perô il disco solare e il crescente lunare . l'altra si riallaccia più direttamente a prototipi del Medio e Vicino Oriente. A queste grandi seul ture. si aggiungono ora le stele del tophet perle qualiil dato più sicuro e più visibile che risalta subito. tracce in colore in alcune stele. su monumenti simili о meno.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 245 a. dénota un influsso chiaramente cipriota. di questo rapporto è probabile che Mozia sia stata la portatrice verso le altre località fenicio-puniche del Mediterraneo e forse anche verso Cartagine stessa : è un problema questo che merita quanto meno di essere affrontato. in questa sede. С . a taie riguardo. corne . altri particolari quali la donna col disco in mano vista di profilo. :(fig. ed a qualche al tra già esistente. Corne si è accennato sopra alcune stele recano iscrizioni votive tutte dedicate a Bàal Hammon. une figura umana dipinta. Un motivo di sicura origine orientale è rappresentato dalla donna con un disco in mano :oltre che nel Medio e Vicino Oriente questo motivo è documentato anche à Cipro. Le stele di Mozia sono per la maggior parte iconiche in contrasto con quelle di Cartagine in cui prédomina l'aniconismo : i simboli aniconici che troviamo nelle stele di Mozia sono vicini a quelli di Cartagine. pure databile al VI sec. (22) e l'altrettanto noto gruppo scultoreo riproducente due leoni che azzannano un toro. 15) mentre la prima. Accanto agl'influssi esterni notiamo nelle stele moziesi una originalita e una autonomia degne délia massima attenzione. Sarebbe troppo lungo. anche dopo un esame superficiale. 16-17-18). manca invece qualsiasi riferimento a Tanit. purtroppo frammentaria. quale appunto l'iconismo. e per questi possiamo anche pensare a scambi reciproci. che conserva ancora due coppie di gambe lunghe e unite a parte del corpo tondeggiante .

quando voliéro costruire una nuova città per abitarvi dopo la distruzione di quella più antica operata da Dionisio agli inizî del IV a. C. 21) i soluntini cioè. presem a modello Furbanistica ippodamea che già era stata attuata in Grecia.Uberti. ben delimitate da mura. Sorge a circa 20 km.la Solunto più antica di cui parla Tucidide. insieme ad al tri elementi. . oltre che di carattere religioso. cit. (24) sia che si tratti di una fabbrica di laterizi. una zona che si ritiene industriale. non è stata ancoraindividuata malgrado qualche tentativo fatto in passato (27). a Thurii. a Mozia stessa oltre che in altre località puniche della Sicilia. Questo ambiente ebbe vita in concomitanza con la vita della città fino agli inizî del IV sec. contrariamente a quel che si è sempře detto e scritto a questo riguardo. tra cui la nota «casa dei mosaici» (fig. come farebbero supporre le due fornaci che sono state rinvenutenellostesso recinto. (Diod. 20) conferma che. lo scavo eseguito comunque. Per quanto riguarda la cronologia le stele sono state datate recentemente (Moscati . tutto pieno di fosse scavate nelle roccia. XIV. 57) «tra la meta del VI sec. da cui appunto si estraeva la рофога. e buona parte del V°» . p.. C. ma sempře sporadicamente. a. fosse che all'atto della scoperta presentavano le pareti rivestite di argilla per l'impermeabilizzasione delle fosse stesse (fig. TUS A del resto il segno di Tanit è assente nella simbologia delle stele. cioè fino alla distruzione ad opera di Dionisio. 5 . cui verosimilmente appartiene una necropoli arcaica recentemente scoperta accanto a quella più récente già nota da tempo. anche cronologico. su una collina denominata «Monte Catalfano» : è questa perô la città sorta nel IV Sec a. С. C. 7). Mozia continué ad essere abitata almeno fino alla meta del III sec. tra la necropoli arcaica e il tophet. dato che sappiamo che solo alia fine del V° sec. in Asia Minore e nella Magna Grecia. ad Est di Palermo. Sokinto — E' un'altra delle località menzionate da Tucidide tra quelle dove si ritirarono i Fenici quando abbandonarono la Sicilia Orientale. a. С. . Il fatto più intéressante della Solunto posta sul monte Catalfano è costituito dalla urbanistica. Un saggio eseguito nella zona abitata ha messo in luce parte di un quartiere con una larga strada e un 'area sacra posteriore perô alla distruzione del 397 (26) : scavi in corso tendono a mettere in luce la zona abitata che precede la distruzione. che vi è stata rinvenuta : è un ambiente quasi quadrangolare. 78. 19). il segno appare a Cartagine : e del resto in epoca più tarda appare anche. cioè greca : (fig. 48. Nelle varie campagne di scavo che si sono succedute a Mozia in questi ultimi anni è stata messa in luce.246 V. tipicamente ippodamea. (25) oppure che si tratti di un luogo per la concia e la coloritura delle pelli come farebbero supporre il confronto con ambienti simili moderní nell 'Africa settentrionale e la grande quantità di «murices». a. questa circostanza costituisce un elemento.

Fu sempře uno dei capisaldi délia provincia punica in Sicilia : il suo porto e il suo retroterra.E' la terza tra le città menzionate da Tucidide . ma non necessaria potendo giustificare la presenza di materiále greco con gli scambi commerciali che certo dovevano essere abbastanza intensi (30) (figg. consistent elementi di conoscenza ricaviamo invece dalle necropoli databili dal IV° sec. C. Lilibeo . Altri oggetti rinvenuti. abbastanza fertile.E' una località che si trova ad Est di Palermo. gli unici di que sto tipo esistenti in Sicilia. i corredi tombali che in gran numero si rinvengono nelle moltissime tombe scavate nella rocciache occupano una vasta area a sud dellacittà. la «tenacia semitica» (29) con cui i punici difesero sempře Palermo fino a quando nel 244 a. a poco più di dieci Km. fanno di questo centro uno dei più importanti délia Sicilia per il periodo più antico délia presenza fenicio-punica nella Sicilia Occidentale (3 1) (fig. 26).DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 247 Ma la città era abitata da punici come fanno fede i tre edifici sacri finora messi in luce e varî altri oggetti rinvenuti nelle abitazioni (fig. costituiscono certamente motivi validi perché il possesso di questa città venisse considerato indipensabile per chiunque volesse conservare il dominio délia Sicilia Occidentale : si spiega cosi. Palermo . C. La città fu abbandonata alla fine del II sec. C. etc. 23). sia pure non a seguito di scavi regolari. a. non furono costretti ad abbandonare ai Romani l'ultima posizione costituita dal Monte Pellegrino per abbandonare definitivamente il campo tre anni dopo. verosimilmente. La presenza culturale punica inoltre è attestata dal tipo di tombe tipicamente puniche. contengono suppellettili di tipo fenicio-punico (ceramica. corne fanno fede alcuni dati archeologici. Fu fondata dopo la distruzione di Mozia awenuta nel 397 a. 22) (28).C.Conosciamo poco il centro abitato antico essendovisi sovrapposto l'abitato moderno. Cannita . ma fino all'ultimo vi si praticavano i culti nelle aree sacre puniche. abbas tanza vaste e in gran parte esplorate : si tratta délie solite tombe puniche .nota sopratutto perché circa tre secoli fà vi furono rinvenuti i due noti sarcofagi antropoidi oggj conservati al Museo di Palermo.) ma anche molta ceramica greca d'importazione. la quai cosa ha fatto pensare a qualcuno che la città fosse abitata anche da greci : cosa non impossibile questa. malgrado i corredi comprendano in gran parte materiále d'importazione greco (fig. 24 e 25). monili. al II0 d. d.Corrisponde all'odierna Marsala. Le nostre conoscenze archeologiche di Palermo si basano principalmente sulla necropoli dato che la cittàmodernacopre quella antica .C. E.

il segno di Tanit con il caduceo e la triade betilica(33). 28) e con colonnine о pilastri : sono di pietra calcarea. fïglio di Adonba'al. tenendo conto ovviamente degli edifici e degti allineamenti strádali già esistenti . C. d.32). (fig. studiate e previste singolarmente e portate poi a costituire un tutto unico dove l'uomo puô avère tutto quanto a lui è utile per vivere in maniera ottimale. con alterne vicende. hanno la forma di un piccolo edifïcio. reca varî simboli relativi alla religione punica e cioè un sacerdote che prega davanti ad un «thymiaterion». 30) anse di anfore con bolli e segni punici e varie altre testimonianze (figg. con frontoncino (fig.l'aspetto attuale dell'acropoli. passô sotto il dominio politico cartaginese sotto cui visse. scene di banchetto. si puô parlare di «sistemazione viaria» eseguita nel IV sec. oltre ad una iscrizione punicadedicataaBa'al Hammon da parte di Hanno. I corredi sono mol to varî : accanto a materiále di tipo punico è présente in quantité considervole ceramica di tipo ellenistico (32). fino ad epoca tarda. da parte dei Cartaginesi e dopo lo sfortunato tentativo di Ermocrate di riconquistarla al dominio siracusano. fino alla conquista romana che ne provocô la totale distruzione e Pabbandono. Notevoli le stele funerarie : una in particolare (fig. Un altro gruppo di stele. a. quale appare oggi a prima vista. (39) e non di urbanistica nel significato più vero di questa parola : questa infatti è la risultanzadi varie componenti. Selinunte . appartengono alla «faciès» punica délia città la sistemazione urbanistica delT acropoli. abbandonato il luogo délia città. TUSA scavate nella roccia. nel posto scelto a questo fine . C. uniti a quei pochi che si conoscevano in precedenza. Stando cosi le cose per quanto riguarda l'acropoli. iscrizioni greche e il segno di Tanit con caduceo: la presenza di questi due segni punici in questi monumenti ci dà la testimonianza del perdurare. 29) che i selinuntini abitarono dopo la distruzione délia loro città che invece adoperarono corne necropoli (36).e meta del 111°. C. niente di tutto questo invece sull'acropoli di Selinunte : il posto non fu . (37) (fig. anche questa doveva essere molto devastata. 31. cominciano a delineare un quadro abbastanza consistente délia punicità di questo centra (35) . festoni di fïori. tre aree sacre di tipo puni co. in gran parte a pozzo verticale. Corne si è accennato sopra i sehnuntini. 27) che. a vivaci colori. si pose quindi ai selinuntini il problema di rendere questo luogo atto a ricevere le loro abitazioni : per questa esigenza sistemarono adeguatamente l'acropoli.Dopo la distruzione di questa pretigiosa città awenuta nel 409 a. per tutto ilIV°sec. andarono ad abitare suU'acropoli . rivestite di uno spesso strato di stucco bianco su cui sono dipinti. di un ethnos punico che si manifesta specialmente nei fatti religiosi (34).248 V. Scavi e studi recenti hanno messo in luce varî elementi che. databili al I-II sec.due segni di Tanit su pavimenti. rispecchia questa situazione (38).

corne nel caso di quelle esistenti a SO del tempio С. i varî edifîci già esistenti condizionarono certamente la sistemazione che oggi vediamo. in génère dal piccolo vano che si trova al punto opposto délia strada si diparte una scale tta che porta al piano superiore. corne si trova invece a Solunto. si trova a NE del tempio С : (41) su una stretta via in senso EO si affacciano abitazioni abbastanza modeste costituite da complessi abitativi aventi mûri in comuni. Favignana . Erice . Data questa realtà. posti l'uno dietro altro comunicanti attraverso porte strettissime. elima. sia pure proveniente da rinvenimenti fortuiti. tuttora ben conservata anche per varî restauri che vi sono state eseguiti nel corso dei secoli . a. ne tanto meno tirare in ballo il nome di Ippodamo da Mileto. Poche case so no state messe in luce fïnora nell'acropoli lungo le vie principali NS ed EO : si traita di piccole abitazioni molto strette ed anguste. attra verso strette aperture .(fig. come invece si puô fare benissimo per Solunto (40). databile tra l'VIH e il VI sec. spesso con qualche accenno di scala che portava ad un piano sovrastante : in questo caso non si esclude che il vano sottostante prospiciente sulla strada possa essere stato adoperato come bottega.Malgrado questa città appartenga. C.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 249 scelto dagli abitanti. non si puó parlare assolutamente di «urbanistica». Lungo la strada principale NS si trova qualche casa un pô più grande . com'è noto dalla tradizione. essa mostra chiari segni punici : la tradizione stessa peraltro c'informa che Erice in particolare ebbe rapporti stretti col mondo punico. una breve iscrizione in neo-punico databile al II-I sec. sorto in epoca punie a. 33). С. in una di queste grotte. ed una seconda fase «punica» databile tra la seconda meta del VI la fine del Iv sec. nessuno studio potè precedere questa sistemazione stessa dati gli awenimenti che diedero origine all'utilizzazione dell' acropoli per funzioni abitative. Constano di due e tre ambienti. alla regione elima. abbarbicate le une aile altre e spesso. Pochi scavi sono stati condottiad Erice : essi perô hanno permesso di accertare due fasi nella costruzione délia cinta muraria. rive la una presenza costante dimotivi fenicio-punici (43). con l'atrio al centro. ma senza peristilio. anche qui è probabile che il vano che si affacciava sulla strada sia stato adibito a bottega (42) (fig. oggi non più esistente . anche questi. a.I resti punici di Favignana sono costituiti da alcune tombe di tipo punico incavate nella roccia cui si accede spesso per un «dromos» : notevole. Un certo schema organico. addossate quasi all'edificio presistente. formati da due о tre váni posti l'uno dietro l'altro e comunicanti. di difficile interpretazione ed in cui si accenna forse ad un' . Anche il materiále conservato nel piccolo museo locale. : a questa seconda fase apparterebbero le lettere puniche incise su alcuni blocchi che compongono le mura. a. 34) una prima fase. C.

non si esclude perô una componente etimologica fenicia. Levanso e Marettimo. Di origine fenicia sono alcune terrecotte riproducenti teste e protomi feminili con «Klaft о benda che. «sesi». C. monetě) mentre ci forniscono la prova archeologica della sicura esistenza nell'isola di una lunga «faciès» culturale fenicio-punica. collane. com'è noto. (edifici ed aree sacre. siluro. eistono altresi. rimonta alla meta del IV° sec. : in esso si dice che Pantelleria distava un giorno di navigazione da Lilibeo. 36) II nome antico di Pantelleria (questo appare solo nel XIIe sec. in real ta i Fenici e Punici usarono sempře dove più e dove meno. testimonianza questa della presenza punica in quel mare (44). La più antica fonte su Pantelleria è il «periplo» dello pseudo-Scilace che. si rinvengono spesso anfore с d. Pantelleria . Altre poche testimonianze di epoca punica (gjoielli.(fig. di tipo punico. TUSA offerta a base di legno (fig. provengono dalla località «bagno delTacqua» dove sarebbe stato un santuario di tipo punico di epoca abbastanza antica. Marco. a. corne più e meglio si confaceva alla loro sensibilité : in sostenza la cultura greca non si puô considerare una componente delle manifestazioni artigianali puniche in Occidente allô stesso modo corne consideriamo componenti l'egiziana. Teresa e S. in località S. corne testimonierebbe un aryballos tardo-corinzio ivi rinvenuto e databfle al VI sec. con molte varianti : incerta è l'origine di questo nome.) è Kóaaoupa . cinto da una muraglia . ci danno nello stesso tempo la précisa sensazione che l'insediamento punico aveva una consistenza abbastan za (45). che a suo tempo le ha recuperate. come nei fatti religiosi. Questa considerazione sui rapporti tra fenicio-punici e greci non ci deve . secondo P. limi tata Nel corso di queste brevi note abbiamo accennato qualche volta a presenze culturali greche in ambiente fenicio-punico . com'è noto. i с. d. ma non ne recepirono mai lo spirito. 35).250 V. C. resti preistorici di notevole intéresse. simboli religiosi varî corne le stele di Lilibeo) si esprimevano a modo loro. alcuni tratti di mura forse di epoca punica. quando perô si doveva esprimere il loro spirito. Nel mare intorno a Favignana e aile altre due isole che costituiscono l'arcipelago delle Egadi. Esistono a Pantelleria. Cossyra. Orsi. oltre ad un villaggio in località «Mursia». il contatto con la cultura greca restô sempře per loro un fatto epidermico superficiale quindi .i prodotti della cul tura greca addirittura costruirono città (Solunto) alla maniera greca. che furono fatte proprie dalla cultura fenicio-punica. la mesopotamica о la siro-palestinese. a. a.

passim (ivi ampia bibliografia). p. С. Tutte queste calamità si datano approssimativamente intorno al 1110 a. 216 e XIX. in Sicilia Archeologica. il quale pero. 2. qual'è la sua. Roma 1976. Lettere e Belle Arti. Egeo о Occidente alla fine del lť millennio a. Prof.. p. corne si evince anche dal titilo (La Sicilia corne metafora. BREGLIA. uno dei più interessanti ed affascinanti per chi voglia seriamente conoscere una délie componenti essenziali dell'antica storia del Mediterraneo. 4. puô non attenersi scrupolosamente ai dati storici. PLINIO. Un esempio récente di questa mancata conoscenza ci è offerte dall'intervista rilasciata ad una giornalista francese da un uomo di grande talento. La Breglia ammette che la presenza fenicia lungo la rotta africana è documentata dal XII-XI secolo. oviamente un linguaggio assolutamente diverse Queste osservazioni non vogliono essere ne assolute ne definitive. W. che esprimono quindi. Milano 1979). MARAZZI. 211 e sgg.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 251 sorprendere : si tratta di due mondi. 23 e sgg. MARAZZI e S. I Micenei in Sicilia. di due popoli assolutamente diversi. cioè di noi stessi : la civiltà fenicio-punica. Milano 1966. 7. С . V. L. 1956. 1974. 26. di due opposte concezioni di vita. 5.. Napoli. 2. 191-192 « Iolkos fu sopraffatta Micene fu completamente distrutta. A questo punto è forse opportuno che dica qualcosa di me stesso perche si possa comprendere meglio quanto dirb in seguito. 3. Si tratta di VELLEIO PATERCOLO. M. 3. DIOD. VII. in discussioni private . 6. M. in Rendiconti deU'Acc. A questo punto mi corre l'obbligo di dire che. Prospettive per una ricerca di gruppo. di Archeologia. che spesso ha inter preta to corne nessun'altro alcuni aspetti délia Sicilia. N. pur ribadendo che Горега letteraria. 20. Le antiche rotte del Mediterraneo documentate da monetě e pesi. / Micenei.lo scrittore siciliano ebbe a dirmi che il suo pensiero era stato in parte falsato. intendono soltanto costituire lo spunto per un approfondimento del problema. TUSA.. TAYLOUR. tende a far apparire corne diffusi in tutta la Sicilia alcuni aspetti di luoghi ben delimitati e circoscritti délia zona centro méridionale dell'isola. I. 63. Pp. XVIo. H. Vincenzo TUSA NOTES 1. Leonardo SCIASCIA.

V. con particolare riguardo alla Sicilia Occidentale. ed alla introduzione. 13. p. età per età. sulla base délie fonti storiche. di prodotti in ferro» (riportato da M. G.MATTHIAS. non all 'Italia». si mantengono quelli tradizionali nella Sicilia délia prima e délia media età del bronzo. L. Le navi fenicie hanno sostituito quelle micenee nei mari che circondano la Sicilia». 9. Ars Syra. a. 1973. Napoli 1980. si sostituiscono poi quelle derivanti dal commercio fenicio. Roma. Siamo nel X e IX sec. 1962. 87 e sgg. 231. 99). p. 1958. la oinochoe a bocca trilobata. La Sicilia sudorientale durante la tarda età del bronzo e la prima età del ferro guarda al Mediterraneo eallaGrecia. in Sicilia Arch eologica. p. nel periodo délia colonizzazione fenicia sulle coste dell' Africa settentrionale e délia Spagna. Pp. 8. cit. abbracciando tutta la Sicilia sud-orientale. TUSA Lo stato miceneo in realtâ non si riprese più dai colpi subiti alla fine del XIII sec. lOesgg. Al contrario esse sono il riflesso archeologico di un fatto storico di grande portata : le navigazioni e il commercio dei Fenici nel Mediterraneo occidentale e oltre lo stretto di Gibilterra. Non ignoro posizioni diverse al riguardo. mentre i řiti funebri. collegato аИа comparsa fin da quest'epoca di testimonianze materiali quali la fibula con areo a gomito. 11. 1964-85. op. il suo commercio. p. PURPURA. Sullo stato délie ricerche e degli studi archeologici in Sicilia all'inizio di una nuova fase degli studi stessi. Sia i tipi délie ceramiche che quelli dei bronzi si ripetono con constanza. 1972.) e.252 V. Già sono state fondate Utica e Cadice. GARBINI. TUSA. p. Ancora il BERNABÔ-BREA in Sicilia pri ma dei Greci. 12. X-XI. Problemi presenti e futuri dell'archeologia nella Sicilia Occidentale. Leggenda e Archeologja nella protostoria siciliana. MARAZZI. V. I. su tutto questo vasto territorio. I Fenici in Occidente. C. a pag. 1-33 : qui VA traita «delTinserimento del commercio fenicio in Sicilia agl'inizî del X sec. Aile evidentissime influenze micenee. che era stato la sua vita. Ed ancora. mostra una faciesdi civiitàabbastanza unitaria.p. 125 e sgg. РАСЕ. F . in Kokalos. pag. Prévale infïne l'imitazione di tipi del tardo geometrico greco. seppure in maniera ancora sporadica. 2. 173 e sgg. 154-6) al fenomeno «singolare» per il quale «parecchi dei bronzi siciliani di questa età si ritrovano in Spagna o sulle coste atlantiche délia Francia o dell' inghliterra» dice : «Queste analogie tipologiche non sono certamente accidentali.Storia e Religione. ultima. in RIASA. 1964-65 . tra cui quella di Garbini (G. La complessa amministrazione che aveva sorretto la sua potenza si disintegró. Sulle vicende e il luogo di rinvenimento del cosiderto Melqart di Selinunte. 10. La statue tta fenicia del Museo Nazionale di Palermo. В. Milano 5 éd. BERNABO-BREA. che contraddistdnguono il primo momento. si frammentô e il tessuto délia sua società decadde verso una fine ingloriosa». Ma nessun elemento ci richiama a quelle culture appenniniche о sub-appenniniche délia penisola italiana délie quali. 56 e sgg.. v. cosi come molti altri elementi. accennando (pagg. Arte e Civiltà délia Sicilia Antica. in / Fenici . TUSA. in Rivista di Studi Fenici. Ie. 46-47 . quella di . 169 : «Questo complesso di rivenimenti che va dal Pantalica al Dessueri. 1981 . dovremmo pensare che i Siculi fossero portatori.

Il numero totale degli oggetti rinvenuti nelle tombe ammonia a 461. per tutto quanto essa comporta. TUSA. 19. 2.La Stele. mentre per «punico» bisogna in tendere tutto quanto di nuovo e di diverso ha espresso quella cultura che ebbe il suo centro a Cartagine fin dalla sua fondazione (814 a. TUSA. se si fa eccezione per quattro tombe (3. Mozia 1979. MOSCATI.III. in Missione Archeologica in Si ria. A. Tra le tombe rinvenute notevole un gruppo. un richiamo a tener conto. 18. p.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 253 Moscati (S. Lo scavo del 1971. 21. 20. V. MOSCATTI . del Lincei. in Rivista di Studi Fenici. MATTHIAE. per i motivi che adduco in questa sede. Scavi a Mozia . Recensione a G.). IX. II settore A. L'expansion phénicienne en Médi terranée. Scavi aile mura. DAVICO e P. V.1978. e fïno aile ultime. a presdndere evidentemente dalla distruzione di Cartagine stessa del 146 a. 237 esgg. 10) dove è aggiunta una coppetta bianzata che ricorda il tipo délia Kylix corinzia a sua volta riferibiïe a tipi orientali. Rome 1967. 126-7) che ha sostansialmente modificato la sua prece dente . Delia necropoli arcaica sono state portate alla luce 162 tombe di cui solo 33 contenevano ceramica importata esclusivamente corinzia (in questa sede non faccio distinzione tra protocorinzia e corinzia : lo stesso Payne del reste ha dimostrato che protocorinzio e corinzio sono due fasi successive délia produzione ceramica di Corinto)' mentre 23 avevano ceramica corinzia dlmitazione : quesťultima costituita quasi sempře da coppette biansate imitanti le «Kotylai» c. in RSF. passim. 16. Ritengo necessario a questo punto definire anzitutto che cosa intendo per «fenicio» e che cosa intendo per «punico» : per «fenicio» bisogna in ten dere tutto quanto ha origine о dériva dalla costa occidentale délia Siria. p. VIII. 6. p. A. percepibili manifestazioni di questa faciès culturale. tranne in due casi (tombe 41 e 51) in cui si è rinvenuta solo ceramica importata quesťultima si accompagna sempře a ceramica fenicio-punica che costituisce quindi la parte prépondérante del corredi. non si accompagna mai con quella importata. in poi. 85 e sgg. 1981. S. Mozia 1-IX. secondo i limiti geografici e cronologici proposti da S. 11 skyphoi' 10 aryballoi e una oinochoe . C. : ritengo incosistente la tesi del Forrer secondo la quale sarebbe stata fondata nel 673-663). CIASCA. 1953. m Mozia VIII. 483 e sugg. 1981 . 6. di questa nuova realtà che si chiamaCartagine. d. 14. in Mozia .MX. Roma 1967. Mozia dopo il 397 a. 1980. e comunque dall' VIII sec. Moscati nella sua nota memoria e che qui si accetta corne valida ipotesi di lavoro (La questione fenicia in Rendiconti dell'Accademia Naz. poco meno del 9 % cioè : di questi 19 sono Kotylai. UBERTI. p. . 7 e sgg. proto corinzie. io perb non ritengo di modificare la mia. Eowio che il limite cronologico qui indicate non vuole assolutamente cosituire un distacco netto e preciso in tutti i sensi in quanto Finflusso fenicio continua anche dopo la fonda zione di Cartagine : esso vuole costituire soltanto un awertimento. 17. BUNNENS. A. CIASCA e altri. 21 e sgg. Roma 1964 . p. 15. // Cappiddazzu. il cui corredo è costituito solo da ceramica punica arcaica. cui 41 sono quelli importati. C. Roma 1972. C. p. numerate da 1 a 16. Roma. nell'esame délie varie manifestazioni. sembra quasi che la sostituisca.

DE SANCTIS. Urbanistica 23.VI. Rapport sur l'urbanisme de Selinonte. II centro abitato.. III. A. Roma 1967. MARTIN. in Kokalos. . che sarà opportunamente pubblicato. 47-68.Vm. 1. 1971. N. DE LA GENIERE. 17. La statua fenicio-cipriota dello Stagnone. 30. TUS A 22. p. Topografia. XVIII. MOSCATI. p. TUSA. TUSA. e sgg. V. pp. V. 23. 32. che è da vedere in tutto il conteste selinuntino. pp. Per una visione generále storico-archeologica di Solunto v.eArtidi Palermo. 1977. TAMBURELLO. Roma 1970. in Mozia . Roma 1978. 1970. FALSONE. CA. in Kokalos. 1969. : ead. in CRAI. la. G. S. n° 10. Edificio scaro Solunto. in Mozia . pp. G. al tal proposito J. p. XVII. pp. . V. Palermo : osservazioni sulla necropoli punica. XXII-XXIII. 1972. in Sicilia Archeologica. in Revista de la Universidad Complutense (Homenaje a Garcia Bellido II) . M. CUOMO DI CAPRIO. R. III. XXV. 65 e sgg. 1976-77. Annotazioni tecniche in margine al cosidetto «Luo go Arsione» di Mozia. in Kokalos. DI STEFANO. in Sicilia Archeologica. 27 e sgg. 34. Luogo di arsione. 234. Martin cui esprimo in questa sede la più sincera gratitudine e il più vivo apprezzamento per l'opéra Sua e délia Sua «équipe» tanto preziosa per i nostri studi. Le stele puniche. 1975. 1966. Histoire de Sélinonte d'après les fouilles récentes. id.IX. 24. 152 e sgg. 154-156. MARCONI-BOVIO. Martin ha già fornito i primi risultati : v. V. p. Di questo lavora. Solunto-Nuovi contributi alla soluzione del problema storico-topografico. p. 89. III. 720-723. 59 e sgg.. 54-67 . archeologia di Pizzo Cannita . 29-35. 25. in Sicilia Archeologica. 76 e sgg. RALLO. pp. 26. 1967. p. Solunto nel quadro délia civiltà punica délia Sicilia Occidentale. 68-109. avendo ottenuto l'ambita collaborazione del più illustre studioso di urbanistica antica. in Palladio. p. «urbanistica» che intanto. 37. Palermo. BISI. E noto come da parte di vari studiosi si sia interprétai» in vario modo F«urbanistica» di Selinunte. di Struttura e origine orientale dei forni da vasaio di Mozia. GUZZO-AMADASI.Relazione preliminare. 1975. 1976. 36. l'amico R. 54 e sgg. 104.. CITRO. 46-63 . pp. pp. TUSA. XIII. XIV. 2. Libibeo alla luce délie nuova scoperte archeologiche. Punici e Greci a Palermo nelTetà arcaica ? in Kokalos. TUSA. 7 e sgg. 33. N. XXI. 1953. 1980. 27. I-IV. 1981 . XXI. la Soprintendenza Archeologica di Palermo ha promosso già da alcuni anni campagne di scavo.. il prof. riguarda solo l'acropoli : v. in Kokalos. p. V. G. 31. Scavi e ricerche ne lia città antica di Selinunte. p. in Sicilia Archeologica. I. p. Selinunte punica. Saggi sull'acropoli di Selinunte .La Cronia di Polieno. 7 e sgg. 1974. pag. Roma 1967. Storia dei Romani. storia. AM. ricerche e studi sull'argomento. pp. Lett. Le iscrizioni fenicie e puniche délie colonie in Occidente. V. 57-58. in RIASA. Data l'importanza del problema. . 1981. 49 e sgg. in Kokalos. 28. 35. p. in A tti A ce. Relazione preliminare. II. id. Se. 155 e sgg.S. 1952-53. TUSA. V. Firenze 1976. 33 e sgg. TUSA. Segni di Tanit a Selinunte. 197 1 . XX. in OriensAntiquus. C. Iconismo e aniconismo nelle più antiche stele puniche.254 V. 29. FALSONE.G. J. 38. (ivi Bibliografïa precedente).

in Art. 41. 80. L'aspetto punico di Selinunte con particolare riferimento all' urbanistica. III. 13 e sgg. in Sicilia Archeologica. VERGER. Eryx. : id. 42. 99. 45. in Oriens Antiquus. 249 e sgg. pp. 44. 28-29. BISI. p.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 255 39. 5 e sgg.518. ROCCO. V. 1981. Favignana . pp. in Tunisia : v. 317-8. 40. MARCONI-BOVIO. Mainz. cit. B. 1966.-P. TUSA. Prince ton 1976.. l'urbanistica di Solunto in : La città etrusca e italica preromana (Bologna 1970) 291 e sgg. TUSA. pp. in 150 Jahre Deutsches Archaologisch es Institut 1829-1979. J. 81. Qualche confronto si puô stabilire con la città punica di Kerkouane. V. p. p. A. MOREL. V. 1970. La dea femminile seduta ela questione di Solunto. : L. v. Kertouane. V. 1963-64. in Karthago 12.. in parte scoperta. ville punique du Cap Bon : remarques archéologiques et historiques. esistente a Capo Bon. 1975. 85 e sgg. s. TUSA.107. Pantelleria nell'Antichità. NATOLI DI CRISTINA. 43. . 2. J. Ancora sulla grotta del Pozzo a Favignana. 473 . A. in Sicilia Archeologica. 1969. VIII. p. in Mélanges d'Archéologie et d'Histoire. in The Princeton Encyclopedia of classical Studies.Nuove scoperte archeologiche. Caratteri délia cultura abitativa di Solunto in Scritti in onore di Salvátore Caronia (Palermo 1965) 1 e sgg. . afferma che «il livello stradale messo ora in luce corrisponde alla cita del IV-III secolo.-M.

— Selinunte zona archeologia . RESTAURO seununte zona archeqiûgica Fig. 1. TUSA SCAVO fRAFiiC H ITAl ШЛ'Л.256 V.

foto aerea dell'isola .DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 257 Fig. 2. 3. — Mozia. — Centri non greci délia Sicilia Occidentale Fig.

necropoli arcaica. — Mozia. 4. TUSA Fig. particolare . — Mozia. particolare della cinta muraria Fig. 5.258 V.

cinta muraria.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 259 Fig. 6. porta Nord . — Mozia. Museo Whitaker. — Mozia. corredo tombale Fig. 7.

TUSA Fig. — Mozia. particolare Fig. cinta muraria. — Mozia. 8.260 V. 9. il santuario di « Cappiddazzu » .

il tophet . — Mozia. 10.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 261 Fig.

maschere. — Mozia. 11.262 V. dal tophet . TUSA Fig. Museo Whitaker.

maschere. — Mozia.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 263 Fig. dal tophet . 12. Museo Whitaker.

13. dal tophet . TUSA Fig.264 V. Museo Whitaker. — Mozia. maschere.

Museo archeologico régionale. statua acefala .DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 265 Fig. — Palermo. 14.

Museo Whitaker. 15. gruppo scultoreo riproducente due leoni che azzannano un toro . TUSA Fig. — Mozia.266 V.

— Mozia. 16.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 267 Fig. Museo Whitaker. stele dal tophet .

stele dal tophet . TUSA Fig.268 V. Museo Whitaker. — Mozia. 17.

DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 269 Fig. 18. stele dal tophet . — Mozia. Museo Whitaker.

19. casa dei mosaici. particolare . zona industriale Fig. — Mozia. — Mozia. TUSA Fig.270 V. 20.

— Solunto. pianta délia città .DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 271 Fig. 21.

— Palermo.Stele punica da Solunto . 22.272 V. TUSA Fig. Museo Archeologico régionale .

23. della necropoli . — Palermo. Museo Archeologico régionale statuetta tipo « tanagra ».DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 273 Fig.

dalla necropoli punica .274 V. TUSA Fig. — Palermo. 24. Museo Archeologico régionale monili d'argento e d'osso.

dalla necropoli punica . Museo Archeologico régionale cippo di pietra. 25.ОЛ DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 275 Fig. — Palermo.

TUSA Fig. dalla localité « Cannita » . 26.276 V. Museo Archeologico régionale sarcofago antropoide. — Palermo.

Museo da Lilibeo stele funeraria Archeologico régionale . 27.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 277 Л Fig. Palermo.

Museo Archeologico régionale stele funeraria da Lilibeo . TUSA Fig. 28.278 V. — Palermo.

Acropoli . 29.DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 279 Fig. — Selinunte.

Acropoli : il segno di Tanit con caducéi nel pavimento di una casa Fig. 31. collina orientale. — Selinunte. TUSA Fig. 30. mura di tipo punico .280 V. — Selinunte.

DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 281 Fig. stele gemina Palermo. Museo Malophoros di Selinunte . —dal santuario della archeologico régionale. 32.

— Selinunte. 33. TUSA Fig. case puniche sull'Acropoli .282 V.

cinta muraria. — Erice. 34. particolare .DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 283 Fig.

iscrizione neo-punica .284 V. lí\<':: Л У 'à* mí. — Favignana. Ш- Fig. TUSA . 35.

DIALOGUES D'HISTOIRE ANCIENNE 285 pa nt e 1 1 e r i a Fig. 36. — Pantelleria. pianta dell'isola .