«IL RITORNO DELLA MUSICA» nisshin m .

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#1 Vivere la musica
Ho voluto iniziare con questa bellissima poesia di Laura LETTERA ALLA MUSICA Silvestri per introdurvi all’interno dell’argomento: Il ritorno della Musica. Mi sei mancata, sai? Ti ho aspettata, Riuscire a vivere la Musica, diventare Musica respirando avevo fiducia nel tuo ritorno Musica, questo dovrebbe essere la meta di ogni musicie per non violentare il tuo ricordo sta e di ogni ascoltatore. Ma come è possibile tutto ciò? decisi che era meglio aspettare Purtroppo è opinione comune che per viaggiare sulle, o piuttosto che giocare a tombola con le immagini. con le ali della Musica ci si debba dedicare allo studio e Sapessi quante volte ho sperato di rincontrarti all’approfondimento delle parti che la compongono, come sotto un pergolato adorno di fiori di pesca l’armonia, la melodia, il contrappunto. o dentro un pomeriggio dai colori cangianti. Ti ringrazio di parlarmi ancora La Musica però, non è un “fatto” di pochi eletti. Nemmee di darmi la possibilità no un fenomeno intellettuale. Non bisogna essere partidi scrivere e sognare. colarmente dotati per godere appieno delle “proprietà” Ho stuzzicato i miei sentimenti della musica. Con questo non voglio dire che per diventaper pregare il tuo ritorno re musicisti non di debba studiare anni, e anni. E’ soltanto per invocare una nuova spinta mio desiderio riconsegnare a tutti, quello che da sempre verso quel mondo che finisce con la firma. lo è stato: la naturalezza del “fenomeno acustico”. DivenQuando vorrai ci saluteremo tare musicisti o ascoltatori è un altro discorso. Sono due con il solito punto fermo, percorsi purtroppo rimasti per troppo tempo separati. Il ma io ancora aspetterò che ritorni. musicista spesso non è un ottimo ascoltatore e l’ascoltatore il più delle volte si considera un musicista “mancato”. Questo porta a credere in due realtà separate! Ma la Musica è una e una soltanto. Per approfondire questo argomento, bisognerebbe addentrarsi all’interno di vari discorsi che appartengono più al campo psicologico, che musicale. Noi cerchiamo di etichettare per il solo e semplice desiderio, o bisogno innato di possedere. Ma possedere cosa. Immaginate se chi ha inventato la lampadina per puro egoismo, si fosse limitato a goderne esclusivamente lui. Per quanti anni in più avremmo acceso candele? Lo stesso lo si potrebbe dire per la musica. Se i grandi compositori del passato, avessero scritto musica, solo ed esclusivamente per il loro piacere, quanti di noi e delle generazioni passate e future, avrebbero potuto godere delle loro più segrete emozioni? La Musica, dal momento in cui è stata composta, non appartiene più al compositore, ma a tutti coloro che ne vengono a contatto. Siate coscienti di questo. Le orecchie non sono dominio di pochi! Recentemente ho pubblicato edito dalla casa editrice Erga un libro dal titolo”Avatar La chitarra di Luce” (la pubblicità è l’anima del commercio solo quando è semplice commercio) dove ho cercato nel limite delle mie possibilità, di approfondire oltre al discorso tecnico/ergonomico della posizione da assumere quando si suona la chitarra, anche ciò che concerne la sfera emotiva del musicista.

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«LA CHITARRA DI LUCE» nisshin m . c l a u s
di Al musicista bisognerebbe insegnare, prima di tutto come si ascolta la Musica poi, come si suona. Dal momento però che si comincia a produrre Musica, scatta in noi un meccanismo strano che ci porta a volerla dominare. Non a caso nella maggioranza di scuole di musica si insegna a dominare lo strumento musicale come antidoto all’emozione. Tutto è ridotto ad una semplice operazione matematica. Ma l’essere umano che ruolo ha, in questo gioco delle parti? L’udito è la porta che ci conduce verso l’infinito, solo ed esclusivamente se si impara a non giudicare a priori ciò che si ascolta. Quella che per uno è bella musica per un altro può assomigliare a semplici rumori. Ma l’opinione non deve essere ne ora ne mai una sentenza. Quando ascoltiamo una persona parlare non ci fermiamo a ragionare sul semplice significato delle singole parole. Se ciò dovesse accadere, perderemmo certamente il significato del discorso. Tutto questo accade, il più delle volte, anche in campo musicale. Provate a sedervi comodamente in un luogo tranquillo e dopo aver chiuso gli occhi provate a portare attenzione solo ed esclusivamente su i rumori che arrivano al vostro orecchio e vi renderete conto di quanto l’udito sia importante. Ascoltare, parte prima da dentro. Per costruire una casa non si incomincia dal tetto, quindi cercate di portare ad un livello cosciente il fenomeno acustico e vi renderete conto che anche i rumori, quelli più fastidiosi dal momento che ci rifiutiamo di sentirli il nostro rifiuto amplifica il loro livello di disturbo. Accettare, in questo caso assomiglia molto a credere. Provate a fare questo semplice esperimento e fatemi sapere le vostre impressioni. Detto ciò, non mi resta che augurarvi buon ascolto

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#2 Sentire per ascoltare
Voglio iniziare questo mio intervento facendo i miei migliori auguri a tutti, con la speranza che il prossimo anno sia ricco di soddisfazioni e di pace. Detto questo, passiamo all’argomento che mi sta a cuore. Recentemente sto portando, in giro per l’Italia, il mio seminario di meditazione, con l’ausilio della musica eseguita alla chitarra classica. Durante il seminario eseguo brani composti da me per questo tipo di “terapia”. Sono musiche inedite, mai incise prima, che hanno, e devono avere, determinate caratteristiche sonore. L’ascoltatore, è immerso all’interno di un mondo sonoro, dove il mio ruolo, oltre ad essere quello dell’esecutore dei brani, è anche quello della guida. Fra le persone che partecipano all’evento molti sono musicisti che, più che per la meditazione, s’inscrivano per scoprire le capacità che la chitarra ha nel campo della musicoterapica. Ho avuto modo di costatare, nonostante - scusatemi l’ardire - l’ottimo successo di pubblico, che la maggior parte delle persone, non sa ascoltare i suoni. Purtroppo, grazie anche a molti pseudo musicisti, la musica è, come mi piace spesso dire: in dialisi. Cosa intendo? Si fa un grande uso di musica ma nel modo sbagliato. Ascoltiamo musica mentre ci facciamo la doccia, mentre facciamo da mangiare, mentre ci occupiamo di tutt’altro che di ciò che dovremmo fare: ascoltare. Vedete: è un po’ come se mentre una persona ci parla, noi pensassimo ad altro o addirittura facessimo dell’altro. Questo, inevitabilmente ci porta a perdere la capacità di ascoltare. Ritengo che il gran problema sia questo. Il ruolo principale, di quest’inganno, al contrario, non spetta alla musica ma all’uso sbagliato che facciamo dell’udito. Usiamo le orecchie soltanto per sentire, e mai, o quasi mai, per ascoltare. In un mio precedente intervento ho cercato di rilevare l’importanza che ricopre l’udito nella vita di tutti i giorni. Ovviamente non è, questa, una discriminazione fra normoudenti e audiolesi ma il desiderio di focalizzare l’attenzione su quanto avviene, attraverso l’udito. La caratteristica dell’individuo normale di sentire, nella maggior parte dei casi, è sottovalutata. L’udito va visto come una porta di entrata. Ascoltando attentamente una poesia o una canzone permettiamo ai versi di penetrare nel profondo di noi stessi. Vi siete mai chiesti perché, quando una persona non ricorda, si considera responsabile, di solito, di non aver ascoltato? Nella tradizione indiana e Buddista in genere, si fa uso dei mantra. La recitazione dei mantra va fatta pronunciando le parole o le sillabe che lo compongono, prestando attenzione a ciò che si dice. L’attenzione non è rivolta al significato ma al suono prodotto dallo stesso. Chi vi parla è un praticante buddista aderente alla corrente di Nichiren Shonin, appartenente alla scuola Honmon Butsuryushu. La nostra scuola basa la sua pratica sulla recitazione del Daimoku del Sutra del Loto. Il Daimoku, simile ad un mantra, è più precisamente un Dharani. Il “Dizionario di termini buddisti” , edito dalla “Shogakukan”, alla voce Dharani afferma: “Il termine sanscrito Dharani indica delle sillabe mistiche che alimentano la vita spirituale di colui che le recita. Nel Buddismo, i Dharani sono spesso considerati la quintessenza di un sutra, simili, nel loro uso, ai mantra propri dell’induismo. © 2000 - 2008

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di I Dharani sono parole segrete, sillabe mistiche, incantesimi che i bodhisattva pronunciano mentre sono immersi nella concentrazione meditativa”. C’è anche da notare che i Dharani esulano sempre dal loro significato letterale. Come appare chiaro, attraverso l’udito, l’essere umano ha la possibilità di nutrirsi spiritualmente. Riflettete su quanto davvero è importante ascoltare. Normalmente quando ascoltiamo cerchiamo di capire ciò che sentiamo, ma nel caso della musica l’unica cosa da fare, è lasciarsi avvolgere dai suoni, come l’acqua avvolge il nostro corpo. Non dobbiamo sforzarci, al contrario: è più opportuno assistere a questo fenomeno, senza interferire in alcun modo. Ciò ci permette di assumere i suoni e trarne giovamento. Provate a sedervi sulla vostra poltrona e dedicate, dopo aver chiuso gli occhi, la vostra attenzione a tutti i rumori che sentite. Dopo poco, vi renderete conto che concentrarsi sull’udito vi da la possibilità di spegnere la mente. Provate a fare questo piccolo esperimento e comunicatemi le vostre sensazioni! Dedicate all’ascolto della musica anche una piccola parte del vostro tempo, e vedrete che andando avanti nel tempo sentirete la necessità di dedicare sempre più tempo a questo semplice esercizio. Dedicare tempo all’ascolto è dedicate tempo a voi stessi.

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#3 Ho pensato
Ho sempre pensato al mondo come una grande giostra colorata, piena di luci e suoni. Mi sono spesso chiesto chi fosse, che con la sua spinta desse vita al gioco. Sapeste quante volte seduto su un prato, guardando le montagne o le colline di fronte, mi è parso di intravedere il giusto verso delle cose ma, dopo poco, tutto svaniva come aria all’interno di una bolla di sapone. Credo che sia normale avere paura o sentirsi troppo piccoli per camminare realmente, ma mai come in questi giorni mi sono sentito piccolo, fuori luogo, e distratto dalle continue sensazioni forti che mai avevo provato a provare. La musica è meravigliosa perché al di fuori delle parti. Non appartiene a nessuno e nessuno sa dove nasca, o riposi. L’uomo fatica a crescere, a diventare ciò che vuole, il tempo passa e il bambino dentro di noi rimpicciolisce fino ad occupare pochissimo spazio all’interno della nostra vita. Così avviene che capita di sentirsi stanchi annoiati e avere voglia di giocare, di essere ancora liberi, ma purtroppo spesso i giochi crescono con noi e, di quello che erano al tempo, rimane solo la sensazione. Il gioco, in fondo, è da sempre una sorta di rifugio, al quale fare riferimento per essere diversi dal solito, oppure cercare in tutti i sensi di ritornare ad essere noi stessi. Il gioco ci piace perché è distante dagli schemi ai quali tutti facciamo riferimento e proprio per questo che ci aiuta. Ma mai vivremmo nella realtà ciò che facciamo per gioco. Una bambola quando cade rimane una bambola e non si fa male, un soldatino se abbattuto da un soffio di vento basta rimetterlo in piedi e il gioco ricomincia. L’altra sera ho visto soldatini a terra colpiti da uno strano vento. Ho aspettato che qualcuno li ritirasse su, ma non ho visto nessuno. La strada assomigliava del tutto ad una strada vera. Nonostante abbia aspettato nessuno si è mosso, allora ho capito che quello che sembrava un gioco, una finzione, per effetto di una diavoleria era diventato realtà. Ho pensato a come è difficile capire, accettare o forse mi sono reso conto che il segreto sta proprio nel non capire, nel non accettare e chiamarsi fuori. Ho bestemmiato contro la “giostra” e mi sono allontanato con la musica in una mano e nell’altra la consapevolezza che chi non capisce rispecchia la realtà del mondo attuale dove chi cade non si aspetta di rialzarsi e chi dovrebbe sapere è lo stesso che gioca. Anche la musica è diventata rumore, li in quel gioco, allora non ho voluto ascoltare nessuno e ho pregato che tutti i soldatini e tutte le persone alla fine chiedessero il permesso di alzarsi. Ho aspettato che le case si riformassero ancora. Mi sono addormentato l’altra sera, e al mio risveglio ho visto una scritta evidenziata alla televisione: Iraq. La musica suonata, quella ascoltata, quella sognata è un riflesso di ciò che siamo e che non appare agli specchi. Se volete guardarvi dentro provate ad ascoltare la musica che vi piace, quella che vi permette di prendere contatto con ciò che vive, ama, e odia dentro di voi, profondamente coscienti dell’attimo, cercando di credere che esista una dimensione diversa, più completa.

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di Sognate, se non vi riesce di immaginarlo: nei sogni tutto è possibile, quindi non dovete fare troppi sforzi per viverli. Prendete coscienza con la vostra parte spirituale. Per completarsi abbiamo bisogno di alimentare tutte e due le parti che ci compongono: spirituale e materiale. Come due braccia o due gambe hanno bisogno di crescere insieme, così anche queste nostre metà. L’occidente ha bisogno dell’oriente e il contrario, quindi fino a quando questo non sarà chiaro, saremo sempre in pericolo, come soldatini, bambolotti, bambole che vivono e muoiono per un gioco giocato da altri. Prendetevi il tempo di riflettere. Riposatevi.

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#4 Il cambiamento
Ho letto in questi giorni che il prossimo sarà l’anno del cambiamento, della presa di posizione. Pare che saremo tutti predisposti al dialogo, all’assoluto rinnovamento del nostro modo di concepire sia la vita di tutti i giorni che il mondo stesso. Non posso che sperare che ciò sia vero. Ammetto di avere qualche perplessità al riguardo, ma cerco di farmi forza e, facendo appello a tutto il mio ottimismo, a volte riesco a intravedere un leggero cambiamento. Nel campo della musica certamente una specie di rivoluzione, effettivamente, c’è stata. Siamo passati dall’ascoltare rock, all’acquistare musica new age! Certamente questo non vale per tutti, ma stando ai sondaggi portati avanti in questo ultimo periodo, la gente fa un grande uso di musica ambient. Tutto questo non può che farmi molto piacere, per diversi motivi. Sono certo però che molto dipende dal diverso metodo di ascolto della musica. In rete certamente c’è l’imbarazzo della scelta. Sono molte le webradio che danno la possibilità a chiunque, collegandosi al loro sito, di ascoltare numerosi generi musicali, che fino ad ora, non avevano avuto nessun modo di arrivare all’orecchio degli ascoltatori. Ecco allora nascere diversi generi musicali e diversi modi di scrivere musica. La musica certamente non manca, cosa manca semmai è il desiderio di ascoltarla come, secondo me, andrebbe fatto. Solitamente siamo portati a pensare che l’ascolto di un brano musicale, sia un qualcosa di passivo, mentre è certamente più attivo di quanto possiamo immaginare. Ascoltare musica classica, checchè se ne dica, è sempre stato un qualcosa d’elite, ora molti giovani si avvicinano alla “grande” musica, spinti ed incuriositi dalla contaminazione che la madre di tutti i generi musicali, ha provocato e provoca nella musica cosiddetta moderna. Sono molti i generi attualmente molto seguiti. Il punto, se vogliamo, è che pare che piano piano ci rendiamo conto di quanto la musica assomigli alla nostra idea di libertà, o meglio a quanto dietro alla musica si muova questo grande desiderio di andare oltre i soliti confini. I critici musicale più attenti, hanno espresso pareri molto favorevoli sull’inserimento di diversi nuovi generi musicali all’interno delle play list delle numerose radio, sia terresti che dedicate solamente alla diffusione di musica in rete. Cercando di andare a vedere cosa di vero c’è in tutto questo, ci si imbatte subito nel diverso modo di concepire e scrivere musica di numerosi musicisti, di nuova o vecchia conoscenza del panorama musicale. Cornelius - noto geniaccio nipponico con la passione dei film di fantascienza, tanto da prendere in prestito come nome quello di un noto personaggio del film Il pianeta delle scimmie - rappresenta secondo me l’anello di congiunzione fra il vecchio e il nuovo modo di scrivere musica. Ultimamente i compositori si dedicano molto di più allo sviluppare le sensazioni che i diversi momenti musicali danno piuttosto che cercare, come si è sempre fatto in precedenza, una sorta di andamento melodico. Attualmente la musica si sta sviluppando certamente più in modo armonico che melodico. I nuovi compositori preferiscono sviluppare le loro idee facendo particolare attenzione alle sensazione create dalle varie combinazioni

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di sonore, che non sempre sono composte da note classiche come siamo solitamente abituati ad ascoltare, ma anche da rumori di fondo, come quelli che ascoltiamo nella vita di tutti i giorni. Detta così sono certo che vi farà storcere un po’ il naso ma provate ad ascoltare un progetto di questo tipo e certamente ne sarete molto piacevolmente colpiti. Forse è un modo per assimilare di più lo spettro acustico dei nostri giorni. La musica assume così più l’aspetto del viaggio che del brano musicale. Le discipline orientali certamente la fanno da padrone, sia nella concezione della musica, sia anche nella ragione di questo cambio di rotta da parte dei musicisti. La meditazione, disciplina che con il passare del tempo assume un’importanza sempre più rilevante nella nostra vita di tutti i giorni, si presenta come assoluta compagna di numerosi generi musicali di questi ultimi tempi. Secondo il mio punto di vista in tutto questo c’è molto arrosto, e poco fumo. Una volta tanto, cerchiamo di rallegrarci, invece che assistere attoniti al cambiamento. In un’epoca dove tutto è rivolto verso la velocità, la musica sembra quasi andare contro corrente. Al contrario ci aiuta a fermarci. Provate a prendere in considerazione il fatto che molto dell’attuale progresso è rivolto verso una nuova concezione del tempo. I computer sono passati da un processore veloce ad uno velocissimo nel giro di tre o quattro mesi. Certamente questo non rende felici coloro che hanno acquistato un Personal Computer prima dell’avvento dei nuovi processori. La televisione ecco che ci presenta nuovi canali televisivi digitali, ma non ci dice cosa ne dobbiamo fare, i giornali ci assillano con le loro notizie macabre e poi ci suggeriscono un mondo migliore. Tutto questo crea in noi il sacrosanto desiderio di fermarci. La musica, a questo punto, rispecchia tutto questo, ed ecco nascere brani che rappresentano una vera e propria mano santa per il nostro sistema nervoso. Pensate alla musica in questi termini e avrete la sensazione, quando ascolterete un brano, di sottoporvi ad una vera e propria cura omeopatica. Ho voluto parlarvi di tutto questo, per fare in modo che, nell’ascoltare nuovi generi musicali che rispecchiano ciò che è stato detto, voi non vi sentiate di colpo messi con le spalle al muro, di fronte a brani che apparentemente non hanno molto a che fare con la nostra concezione della musica ma che rispecchiano, ugualmente, determinati valori che la musica ha e ha sempre avuto.

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#5 L’anima del suono
Musica relax e musica terapeutica
Ritengo che la musica, così come la conosciamo e intendiamo noi, sia solo uno degli impieghi del suono. Esiste una specie di “nuova musica” o “musica diversa”, costruita seguendo diversi parametri, lontani da quelli tradizionali. La musica solitamente si basa su principi melodici e armonici prevalentemente su basi acustiche e armoniche. La ragione dell’esistenza di questo tipo di musica, risiede nel fatto che la parte fondamentale del suono è proprio la nostra reazione emotiva allo stesso. Chi può asserire con assoluta certezza se un brano musicale è bello o brutto? Ad alcuni piacciono i suoni e le frequenze basse, altri sono attratti da suoni acuti… Per quanto riguarda la musica della quale parlo, tutto è molto più complicato. Il suono è un fenomeno fisico ossia, senza addentrarci troppo in discorsi filosofo-acustici, una vibrazione; essendo una vibrazione, di conseguenza porta a vibrare tutte le superfici che incontra. Compreso il nostro corpo. Sono migliaia i casi dove un suono fa vibrare oggetti sparsi per la stanza: vetri, armadi ecc. Per quale motivo non dovrebbe far vibrare, o in alcuni casi, colpire più violentemente il nostro corpo? Tutti noi possiamo cimentarci in un rudimentale massaggio ma per massaggiare veramente occorre un’elevata preparazione, unitamente ad una giusta predisposizione naturale. Allo stesso modo ciò accade con i suoni. Molti sono i brani di musica relax (basta che siano lenti e cadenzati) ma molta musica spacciata per musicoterapica, in realtà è una finta commerciale. Tutti possono scrivere un brano di musica “relax” ma per creare un brano che abbia la caratterista e l’intento di “massaggiare” l’ascoltatore allora occorre una conoscenza accurata della materia. Ho chiamato questo nuovo tipo di musica “MUSICAURA”. Ora conoscete, se già non lo sapevate, la differenza che c’è tra la musica relax o new age e la musica per la meditazione, il massaggio, il reiki. Nonostante l’apparenza, credetemi, è una questione veramente seria: fate molta attenzione a cosa ascoltate in questo campo! Musiche prese a caso per fare meditazione, yoga o altre discipline simili, possono interferire negativamente sulla nostra salute psicofisica. Recenti ricerche hanno dimostrato quanto possa essere inutile, se non dannoso, questo tipo di atteggiamento, al punto che hanno proposto e attuato una sorta di comitato che stabilisce la veridicità del messaggio posto su numerose copertine di CD, che io definisco “tanto al chilo”, che promettono effetti benefici, sia nell’adulto che nel bambino. Qui si sconfina nel penale! Possiamo ascoltare un CD di musica relax alla guida, ma è sinceramente sconsigliato ascoltare un disco di brani concepiti per gli scopi accennati, quando si svolgono attività che richiedano una certa soglia di coscienza vigile. Per concepire e realizzare la “musicaura”, ci vogliono mesi, per fare un disco di musica relax, credetemi, infinitamente meno.

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