Misure elettriche di base

Oscilloscopio analogico - 1

Oscilloscopio analogico

1 - Principio di funzionamento
Il CRT e la deflessione del fascio elettronico L’oscilloscopio è uno degli strumenti elettronici più diffusi e versatili. Il suo scopo principale è quello di riprodurre su uno schermo l’andamento temporale dei segnali applicati. Questo risultato è ottenuto tramite un sottile fascio di elettroni, che colpisce uno schermo fluorescente ricoperto di fosfori. Lo schermo si illumina nel punto in cui si è verificato l’impatto degli elettroni. L’oscilloscopio, in una rappresentazione semplificata (Fig.1.1), è costituito da un tubo sotto vuoto (Cathode Ray Tube, CRT) contenente un cannone elettronico e un sistema di placche di deflessione. Il cannone elettronico è costituito da un filamento riscaldato, un catodo e un anodo. Il filamento emette elettroni per effetto termoionico. Gli elettroni vengono accelerati secondo la direzione z per mezzo di un generatore di tensione continua di valore Ua il quale crea un campo elettrico fra anodo e catodo del cannone elettronico, determinando pertanto su un generico elettrone la forza Fz.

Fig.1.1 - Schema del CRT. Indicando con me ed qe rispettivamente la massa e la carica di un elettrone emesso dal catodo, si può determinare la velocità Vz raggiunta alla fine del percorso di accelerazione la, eguagliando l’energia cinetica Ee dell’elettrone a quella elettrostatica del campo elettrico. Si ha infatti:
Fz = qe Ua la ; Ee = 1 meVz2 = Fz la = qeU a 2 ⇒ Vz = 2qeU a me

(1.1)

Superato l’anodo acceleratore, l’elettrone rimane con questa velocità Vz costante fino ad incontrare le placche di deflessione verticale, alle quali è applicata la tensione Uy.
 2003, Nicola Locci Corso di Misure Elettriche

Il campo elettrico fra le placche determina sull’elettrone una forza Fy che lo deflette dalla sua originaria traiettoria. come accade in pratica. Indicheremo (Fig. Al riguardo. Si ha pertanto: F y = qe Uy ly = me dv y dt (1.1. Se L è la distanza dello schermo dal centro delle placche e D la deflessione verticale del punto luminoso sullo schermo. Si mostra anche che tale tangente (e quindi la direzione della velocità d’uscita) passa per il punto centrale fra le placche. imprimendogli un’accelerazione (dvy/dt) secondo la direzione y. come accade in pratica.2) da cui si ricava l’espressione della componente verticale di velocità Vy all’uscita dalle placche: Vy = qeU y me l y tz = qeU y l z me l y V z (1. L’accelerazione uniforme secondo l’asse y cessa.2 La tensione Uy è proporzionale all’ampiezza del segnale che interessa visualizzare. Si adotterà pertanto una soluzione di compromesso. l’elettrone presenta pertanto due componenti di velocità. dall’altro riduce la possibilità di deflessione. non essendovi più campi acceleratori secondo z una volta superato l’anodo. se da un lato un aumento della Ua consente di ottenere un punto più luminoso. determinano sullo schermo una deflessione verticale del fascio elettronico e sono pilotate dal segnale da visualizzare. 2 .1) con ly la distanza fra le armature delle placche di deflessione e con lz la loro larghezza nella direzione z.1. • la velocità di traslazione orizzontale Vz=lz/tz è costante.5) La deflessione verticale D è quindi proporzionale alla tensione Uy fra le placche. risulta infine: D Vy 1 lz U y = = L Vz 2 l y U a (1. come desiderato. per avere una rappresentazione bidimensionale sullo schermo del segnale applicato  2003.1. Ma la deflessione dipende anche dalla tensione acceleratrice Ua.La base dei tempi Schema a blocchi Le placche di deflessione della Fig.Misure elettriche di base Oscilloscopio analogico . che rimarranno successivamente costanti: Vz = 2qeU a me e Vy = qeU y l z mel y Vz (1. non appena l’elettrone esce dall’azione delle placche deflettrici. All’uscita dalle placche (z=lz). Nicola Locci Corso di Misure Elettriche . Tuttavia.4) La traiettoria in uscita risulta tangente alla parabola del moto entro le placche.3) Tale espressione è valida se: • le variazioni della tensione Uy sono lente rispetto al tempo di transito dell’elettrone sotto le placche di deflessione.

In tal modo il moto degli elettroni sullo schermo descrive un percorso che risulta dalla combinazione di una deflessione orizzontale x=x(t) dovuta alla base dei tempi.Schema per la sincronizzazione.2. Lo schema di Fig.2 .3 y=y(t) è necessario che il fascio elettronico presenti anche un moto uniforme lungo l’asse orizzontale che costituisce l’asse dei tempi. In sostanza lo spazzolamento (sweep) della base dei tempi viene attivato in corrispondenza di un opportuno valore del segnale da visualizzare.2. la forma d’onda sullo schermo deve risultare il più possibile stabile e ferma. Fig.1 .  2003. e di una deflessione verticale y=y(t) dovuta al segnale applicato.1 non soddisfa ancora a tale esigenza.Misure elettriche di base Oscilloscopio analogico . Una deflessione uniforme nella direzione orizzontale x dello schermo viene ottenuta tramite una apposita sezione dello strumento detta base dei tempi. Tale circostanza viene rilevata da un circuito comparatore che confronta il segnale applicato con il livello impostato per il trigger (Fig.2).2. almeno con segnali ripetitivi. La sincronizzazione e il trigger Per poter essere osservata agevolmente.1). detto livello di trigger. Fig.2.2.Schema a blocchi per l’oscilloscopio. Per ottenere immagini stabili. l’oscilloscopio è dotato di una opportuna sezione di TRIGGER. Nicola Locci Corso di Misure Elettriche . Questa provvede a generare una tensione a dente di sega x=x(t) che viene applicata a una seconda coppia di placche di deflessione ortogonali alle prime (Fig.

Misure elettriche di base Oscilloscopio analogico . un treno di pacchetti di impulsi (burst). in quanto non si riesce ad apprezzare la dentellatura dei due segnali visualizzati.Il canale verticale Sistema a due tracce La maggior parte degli oscilloscopi consente la rappresentazione contemporanea di almeno due segnali (CH1 e CH2). positiva o negativa (TRIGGER SLOPE). Questo modo di operare è il più intuitivo e il più diffuso. questa può avvenire in DC e in AC: nel primo caso il segnale viene applicato direttamente. Talvolta può essere necessario visualizzare tensioni continue. invece. viene commutato dal canale uno (CH1) a quello due (CH2) in rapida successione durante lo stesso sweep.4 Poiché la coincidenza si verifica sia per valori crescenti che decrescenti del segnale applicato. Per quanti riguarda infine l’accoppiamento dei segnali ai canali verticali. Un’altra interessante funzione sul controllo della base dei tempi è rappresentata dall’HOLDOFF. in quanto l’occhio non è in grado di percepire il ritardo del secondo sweep rispetto al primo. il segnale di comando delle placche di deflessione verticale. Nicola Locci Corso di Misure Elettriche . La modalità illustrata per l’avviamento dello sweep è quella cosiddetta NORMAL. Consiste nel disabilitare il circuito di trigger per un certo tempo. La visualizzazione dei due segnali avviene pertanto in due operazioni di sweep. per certe applicazioni.3.Visualizzazione Alternate e Chop. detta AUTOMATIC. In modalità CHOP. Si rivela utile per visualizzare. tuttavia la sincronizzazione. Fig.1 . nel secondo con l’interposizione di un condensatore che blocca le componenti continue. secondo due diverse modalità: ALTERNATE e CHOP. vengono selezionate solo le intersezioni che avvengono con una prefissata pendenza. In modalità ALTERNATE si applica alle placche di deflessione verticale dapprima il segnale presente al canale uno (CH1) e successivamente quello presente al canale due (CH2). dopo la fine di uno sweep. In tal caso non risulta possibile un funzionamento corretto del trigger. che provvede ad avviare comunque lo sweep dopo un certo tempo entro il quale non si sia verificato alcun evento di trigger. ad esempio. Si supera l’inconveniente selezionando un’opportuna modalità. La seconda modalità si rivela viceversa più idonea per segnali lenti. può essere determinata anche da segnali esterni (EXTERNAL TRIGGER). La prima modalità si rivela idonea per segnali veloci. Tale possibilità può essere realizzata tramite commutatori. 3 . In tal caso infatti tutti gli impulsi del pacchetto presenterebbero la condizione di trigger e potrebbe non risultare possibile la loro corretta visualizzazione sullo schermo.  2003.

1 .  2003. In tal modo la sezione di trigger viene esclusa. Infatti si ha: Z in = Rin ⋅ Z Cin Rin Rin = = Rin + Z Cin 1 + jω ⋅ Rin Cin 1 + jωτin (τin = Rin Cin ) (4.E+00 1.E+02 1.E+04 1.E+04 1. un valore tipico per la capacità Cin di 20pF. Una tipica applicazione è costituita dal rilievo delle caratteristiche tensione-corrente (V-I) di componenti o dispositivi.Le sonde di tensione L’impedenza d’ingresso dell’oscilloscopio L’impedenza di ingresso Zin di un oscilloscopio è tipicamente costituita da una resistenza Rin di 1MΩ in parallelo con una capacità Cin di valore compreso fra 10÷30pF (vedi Fig.E+08 Frequenza (Hz) 1.Andamenti del modulo e della fase dell’impedenza Zin in funzione della frequenza.E+03 1.4. Nicola Locci Corso di Misure Elettriche . Modulo dell'impedenza Zin 1.E+06 1.E+06 1. per fissare le idee. Assumendo. con basso valore di Rin. L’impedenza della capacità ZCin diminuisce al crescere della frequenza e pertanto l’impedenza complessiva Zin dell’oscilloscopio.E+00 1.Schema per l’effetto di carico di un oscilloscopio.E+08 Frequenza (Hz) Fig. l’impedenza corrispondente ZCin raggiunge il valore di 1MΩ alla frequenza di appena 8kHz.Misure elettriche di base Oscilloscopio analogico .1) Dove τin è la costante di tempo del circuito d’ingresso.4. data dal parallelo (Rin//ZCin).1).5 Modalità XY La modalità di visualizzazione XY applica i due segnali presenti su gli ingressi CH1 e CH2.E+02 1.E+05 1. Risulta evidente che la banda passante è più ampia nel secondo caso. rispettivamente alle placche di deflessione orizzontale e verticale.E+06 1.E+04 1.4. Fig.E+07 1.E+00 Fase dell' impedenza Zin 0 -20 -40 -60 -80 -100 1. 4 .E+02 1.2 .E+01 1. decade al crescere della frequenza del segnale applicato.

Nicola Locci Corso di Misure Elettriche .E+02 1.4. se connettessimo all’oscilloscopio una sorgente di segnale.4. la quale.E-02 1. tipicamente 10X (vedi Fig. Normalmente sono costituite da una resistenza R1 di valore 9MΩ.E+09 1.Misure elettriche di base Oscilloscopio analogico .3 .E+08 1. realizzate in cavo coassiale e terminale BNC.E+03 1.E+12 Fase dell'impedenza Zin 0 -20 -40 -60 -80 -100 1.E-04 1. applicato allo strumento tramite le sonde.E+09 1.4).4. gli andamenti del modulo dell’impedenza d’ingresso Zin e la sua fase (in gradi). Per contrastare gli effetti della capacità equivalente in ingresso C2 dell’oscilloscopio. Le sonde compensate Le sonde costituiscono un corredo indispensabile dell’oscilloscopio.1 (generatore di segnale vs0 con la sua resistenza interna Rs). in funzione della frequenza. relativamente ai due casi: • Rin=1MΩ e Cin di 20pF (curve a tratto continuo) • Rin=50Ω e Cin di 20pF (curve a tratteggio) Modulo dell'impedenza Zin 1. Per ovviare agli inconvenienti dell’impedenza d’ingresso limitata.E+06 1. Tali diagrammi mostrano il comportamento passa-basso dello stadio d’ingresso dell’oscilloscopio.  2003.3.E+06 1.4.E+04 1. porta l’impedenza complessiva in DC vista dalla sorgente al valore di 10MΩ (oscilloscopio + sonda 10X). Pertanto si deduce che.E+00 1. In tal modo. Il segnale da visualizzare infatti viene.E+00 1. ne risulterebbe un effetto di carico. Contemporaneamente però si realizza una attenuazione di 10 volte per il segnale: vin= vs/10. Un valore relativamente basso della resistenza d’ingresso accresce la larghezza di banda dello strumento. come rappresentato nella Fig.E+03 1.E+06 Frequenza (Hz) 1. In molti oscilloscopi è presente la possibilità di selezionare un valore della resistenza d’ingresso Rin pari a 50Ω. si dispone nella sonda attenuatrice anche una capacità di compensazione C1 regolabile (vedi Fig.Impedenza Zin per Rin=1MΩ e Rin=50Ω.4.4). infatti ritarda le frequenze a cui cominciano a diventare rilevanti gli effetti delle impedenze capacitive.E+00 1. in serie con la resistenza di ingresso R2 dell’oscilloscopio pari a 1MΩ.E+12 Frequenza (Hz) Fig. si adoperano in pratica le sonde attenuatrici compensate. Per chiarire questo fatto si può osservare la Fig. di norma.6 Nella Fig. dove sono riportati gli andamenti dell’impedenza d’ingresso complessiva Zin (in modulo e fase). che cresce con la frequenza.2 sono rappresentati.E-06 1. Peraltro determina effetti di carico sul segnale applicato che non sempre sono tollerabili.4. se si rendono uguali le costanti di tempo R1C1=R2C2 si realizza una perfetta compensazione del comportamento in frequenza.

5) e analizzare l’andamento dei diagrammi di Bode rappresentati in Fig.4) e τ 2 = R2C2 Da tale espressione si osserva che la condizione desiderata (W=W0) viene raggiunta quando le due costanti di tempo risultano uguali: τ1 = τ2. I due casi rappresentati in Fig.4. Infatti risulta: V k1 (1 + τ1s ) W ( s ) = in = Vs k1 (1 + τ1s ) + k 2 (1 + τ 2 s ) 1   k1 = R  1 essendo  1 k 2 =  R2  e τ1 = R1C1 (4.4 . Per valutare il comportamento del sistema.2) In pratica si desidera che l’attenuazione W della sonda risulti costante per tutte le frequenze e pari al valore che presenta in continua (in DC): W0 = Vin Vs = DC R2 R1 + R2 (4. ωe =1/τe.Schema per la sonda compensata. Infatti la funzione di trasferimento della sonda può essere scritta.4.  2003. In questi diagrammi di Bode abbiamo indicato: ω1 = 1/τ1 .5 si riferiscono alle condizioni indicate nel seguito: Caso A) τ1 > τ2 ⇒ τ1 > τe > τ2 ω1 < ωe < ω2 ⇒ τ1 < τe < τ2 ω1 > ωe > ω2 Caso B) τ1 < τ2 • Il caso A) corrisponde ad un’accentuazione |W|dB delle alte frequenze e ad un’azione anticipatrice sulla fase Ψ(W).5. si può riscrivere l’equazione precedente nella forma: W ( s) = Vin 1 + τ1s = W0 Vs 1 + τe s essendo τe = k1τ1 + k2 τ2 k1 + k2 (4. quando non è verificata la condizione di compensazione perfetta. ω2 =1/τ2 . come: W= Vin Z2 Y1 = = Vs Z1 + Z 2 Y1 + Y2 (4. in funzione delle impedenze Z o delle ammettenze Y. Nicola Locci Corso di Misure Elettriche .3) In realtà il comportamento della sonda è funzione della frequenza.Misure elettriche di base Oscilloscopio analogico . • Il caso B) corrisponde invece ad un’attenuazione |W|dB delle alte frequenze e ad un’azione ritardatrice sulla fase Ψ(W).7 Fig.4.

4. Caso B) sottocompensazione. Osserviamo infine che l’impedenza d’ingresso complessiva del sistema costituito dall’oscilloscopio e dalla sonda perfettamente compensata (R1C1=R2C2=τ) risulta pari a: Z osc + sonda = Z1 + Z 2 = R1 + R2 1 + jωτ (4. Potremo allora considerare la funzione W’ che descrive il rapporto fra Vs e Vs0: W'= Vs Z osc+sonda = Vs 0 Rs + Z osc+sonda R1 + R2 R1 + R2 1 + jωτ = = R + R2 Rs + Rs jωτ + R1 + R2 Rs + 1 1 + jωτ (4.4. minimizzando la caduta sulla resistenza interna Rs. che:  2003. legato all’uso di sonde compensate 10X.Caso A) sovracompensazione. riguarda l’incremento della banda passante. Infatti se è vero che.6) Un altro interessante effetto. con buona approssimazione.Diagrammi di Bode per la funzione di trasferimento della sonda Il risultato di tali azioni su una forma d’onda di tipo rettangolare è riportato in Fig. il trasferimento del segnale da vs a vin (vedi Fig. in condizioni di perfetta compensazione.5 . in realtà.6 . L’accentuazione delle alte frequenze esalta (caso A) le transizioni ripide dell’onda rettangolare.4. dovuta all’effetto di carico introdotto dall’impedenza Zosc+sonda. allora si ha.7) Se la resistenza interna Rs del generatore di segnale è molto più piccola della somma di R1 e R2 (pari a 10 MΩ). Nicola Locci Corso di Misure Elettriche . Fig.4.4) avviene con la semplice attenuazione di dieci volte per tutte le frequenze. è anche vero che.Misure elettriche di base Oscilloscopio analogico .8 Fig. si vorrebbe osservare la tensione vs0 del generatore di segnale. mentre le transizioni ripide vengono smussate (caso B) nel caso di attenuazione delle alte frequenze. che evidentemente varia con la frequenza.6.

 2003. Quanto detto vale. Se non avessimo usato la sonda compensata 10X.Misure elettriche di base Oscilloscopio analogico . indipendentemente dalla banda passante dei circuiti elettronici (per esempio l’amplificatore) presenti subito dopo. Nicola Locci Corso di Misure Elettriche . con la stessa approssimazione (Rs << R2). in ingresso all’oscilloscopio. pari a τ ⋅ Rs / R2 . la costante di tempo risulta: τ’= τ ⋅ Rs /( R1 + R2 ) . ricordando che la frequenza di taglio nei diagrammi di Bode risulta l’inverso della costante di tempo. In sostanza. ossia circa dieci volte più grande. l’impedenza d’ingresso vista dal generatore equivalente di segnale sarebbe stata solo Zin = Zosc = Z2 e la costante di tempo sarebbe stata.9 W '= Vs ≅ Vs 0 1 Rs 1 + jωτ R1 + R2 = 1 1 + jωτ' (4. naturalmente.8) In tal caso. si deduce che la sonda compensata 10X presenta una frequenza di taglio a 3 dB circa dieci volte più grande rispetto al caso di accoppiamento diretto del segnale.

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