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Avvocatura del Comune di Avezzano

avv.ti Giampiero Nicoli e Antonio Milo


domicilio in L’Aquila
c/o avv. Antonio Valentini, p.zza
S.Giusta,5
tel.0863.22055 – fax 0863.444792

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER L’ABRUZZO

L’AQUILA

RICORSO

Per:

Comune di Avezzano, (c.fisc. 810029100669) in persona del sindaco pro tempore,

dott. Antonio Floris, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giampiero Nicoli (c.fisc.

NCLGPR39D16A271Z) e Antonio Milo, in virtù di procura a margine del presente

atto - connessa ad apposita delibera di G.C. - e con domicilio, eletto, in L’Aquila,

p.zza S.Giusta, 5, presso lo studio dell’avv. Antonio Valentini;

ricorrente

contro:

1 - il Comitato di coordinamento regionale per la valutazione di impatto

ambientale, in persona del presidente pro-tempore con sede in L’Aquila,

presso la Direzione affari della Presidenza della Regione;

2 - il Presidente pro tempore della Giunta della Regione Abruzzo, nella sua

sede di L’Aquila; nonchè c/o Avvocatura distrettuale dello Stato in L’Aquila;

intimati

nonché, ai sensi dell’art. 41 n.2 D.lgs. 2 luglio 2010 n.104

3 - nei confronti di la PowerCrop S.p.A., in persona del presidente pro-

tempore,con sede in via degli Agresti, 6 – 40123 – Bologna;

controinteressata

per l’annullamento

(con riserva di chiedere la sospensiva –art.55,c.3 D.Lgs.104/2010)

del Giudizio n. 1559 del 07/09/2010 – prot. 201018437 del 16/10/2009 - non

pubblicato sul B.U.R.A., richiesto e conosciuto dal Comune di Avezzano il 18

1
ottobre 2010, avente ad oggetto la valutazione di impatto ambientale chiesta dalla

PowerCrop per la realizzazione, in territorio del Comune di Avezzano, di una

centrale biomasse della potenza di 93 MWt (32 MWe); di un elettrodotto di

collegamento di tensione di 150 kv e lunghezza di circa km.4: di un impianto

fotovoltaico della potenza di 300 kWp. ; giudizio esprimente parere favorevole

alla installazione, con prescrizioni.

Ed altresì per l’annullamento di ogni altro atto presupposto, inerente, connesso e

conseguente.

°°°

INDICE

I – PREMESSA, pag. 3

II - SULLA LEGITTIMAZIONE DEL COMUNE DI AVEZZANO,pag. 4

III - IL FUCINO, pag. 5

IV - IL PARCO DEL SALVIANO E LA CENTRALE, pag. 6

V - LA PROMOZIONE DELLE ENERGE ALTERNATIVE E L’AMBIENTE,

pag.7

VI - LE CENTRALI A BIOMASSE: LA DEFINIZIONE E L’IMPIANTO

CENTRALE, pag. 9

VII - LE CENTRALI A BIOMASSE: L’APPROVVIGIONAMENTO E TIPI DI

FILIERE, pag. 11

VIII – IL PROGETTO DELLA POWERCROP,pag. 12

1 – il progetto di impianto e le sue due componenti, p.12

le motivazioni

prima componente: la centrale e sua localizzazione

seconda componente: la filiera di approvvigionamento e suo ambito

2 – primo aspetto fondamentale: l’ambito dell’agricoltura, p14

2
3 – secondo aspetto fondamentale: l’ambiente, p.24

4 – i pareri negativi del Corpo Forestale dello Stato, p.33

IX - LA V.I.A. , pag. 36

X - LE CENSURE E I VIZI, pag. 41

XI - CONCLUSIONI, pag. 50

I - PREMESSA

Il peculiare tema oggetto del ricorso è pressoché nuovo in ambito giuridico e ad un

tempo particolarmente complesso, sotto diversi aspetti.

Si ritiene pertanto opportuno che la trattazione in fatto e in diritto venga articolata

anche con l’inserimento di concise parti descrittive, di ordine geografico, morfologico,

economico, ambientale (relativamente al territorio in cui si propone l’installazione

dell’impianto ed a quello in cui si individua la fonte di approvvigionamento), di ordine

definitorio, strutturale e funzionale (relativamente al proposto impianto) e di ordine

giuridico (relativamente al rapporto tra la incentivante legislazione utilizzata dalla

PowerCrop e il Codice dell’Ambiente).

Si ritiene altresì di avvertire, che per la illustrazione degli aspetti in fatto non si può

evitare un’ampiezza della esposizione che sia adeguata all’esigenza di indispensabile

informazione sulla materia oggetto di esame da parte del Giudice amministrativo.

Tali parti descrittive saranno naturalmente essenziali e funzionali alla tesi che qui si

sosterrà: della esistenza di radicali vizi giuridici del “giudizio” impugnato (VIA

emessa ai sensi degli artt. 19 e segg. del D.Lgs. 4/2008) ; e nel contempo di oggettiva

non attuabilità in questo territorio del tipo di impianto proposto dalla

PowerCrop S.p.A.

Ma è preliminare un breve cenno sulla legittimazione del Comune di Avezzano alla

impugnazione, per la ipotesi che ex adverso si volesse contrastare la domanda,

3
sostenendo la mancanza di interesse ad agire da parte dell’Ente pubblico territoriale,

non ostante lo stesso sia espressamente indicato nell’atto impugnato.

II – SULLA LEGITTIMAZIONE DEL COMUNE DI AVEZZANO

La Città di Avezzano si affaccia sulla piana del Fucino, nella quale è da gran tempo

sviluppata un’agricoltura intensiva (la più importante d’Abruzzo ed una delle più

importanti d’Italia) e che a sua volta ha dato luogo, fra l’altro, ad industrie scaturenti

dalla lavorazione dei prodotti agricoli, su cui si fonda una parte rilevante

dell’economia del territorio.

La localizzazione dell’impianto della PowerCrop, e di cui al “giudizio” che qui si

impugna, viene proposta proprio in una zona del Fucino non solo ricadente nel

territorio del Comune di Avezzano, ma addirittura nella zona di rispetto di una

importantissima riserva naturale dello stesso Comune, istituita con legge regionale; e

l’impianto è di una spropositata potenza, tale da far presagire lo stravolgimento del

tessuto economico del territorio, che è legato all’agricoltura ed alla conservazione

dell’ambiente, con conseguenti enormi danni, di diversa natura, per la comunità

civica.

Orbene il Comune che – come stabilito dal D.Lgs. 267/2000 – è l’ente locale che

rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo,

ritiene proprio onere quello di opporsi alla realizzazione della progettata centrale, per i

motivi che verranno di seguito esposti ed argomentati; in estrema sintesi riconducibili

essenzialmente a danni: all’ambiente, alla salute dei cittadini, all’economia agricola e

a quella tout-court del territorio del Comune stesso.

Per altro è la stessa VIA che indica il Comune di Avezzano come luogo in cui

dovrebbe avvenire l’installazione.

Ritiene quindi sussistente la propria legittimazione ad impugnare il giudizio di cui in

epigrafe. Al riguardo, solo a titolo di esempio, annotiamo dalla giurisprudenza

4
amministrativa, T.A.R. Marche, 19/09/2003, n. 1015:”In virtù di quanto disposto

dall'art. 3 commi 2 e 3 del T.U. n. 267 del 2000, gli atti amministrativi lesivi degli

interessi del gruppo degli associati o della comunità nel suo complesso,

legittimamente possono essere impugnati in via autonoma dal Comune e dalla

Provincia, dal momento che detti enti hanno la funzione di curare e tutelare gli

interessi della propria comunità di cui promuovono lo sviluppo”. Ed ex plurimis,

Cons. Stato Sez. VI, 07/04/1997, n. 559.

Entriamo nel tema.

III - IL FUCINO

Dell’Abruzzo si è detto che è la regione più verde d’Europa. In effetti è caratterizzata

da: 3 parchi nazionali; 1 parco regionale; 13 riserve naturali regionali (una delle quali

interessa direttamente l’odierno ricorso); 6 parchi territoriali attrezzati; 11 riserve

statali; 2 aree di particolare interesse vegetazionale. Dunque ben 36 luoghi di valore

naturalistico (1 ).

Parte di rilievo della Regione Abruzzo è la Marsica, la cui città di riferimento è

Avezzano, che si sviluppa essenzialmente al margine nord della piana del Fucino,

alveo dell’antico lago prosciugato dal principe Torlonia nella seconda metà

dell’ottocento, e da allora divenuto un fondamentale polo agricolo sia regionale che

nazionale.

Per gran tempo nella piana v’è stata una prevalente coltura bieticola, finalizzata prima

allo zuccherificio di Avezzano, poi a quello di Celano. Dimessa, intorno al 2006,

l’attività di produzione saccarifera, la produzione agricola si è ottimamente

trasformata attraverso il consolidamento di coltivazioni ortofrutticole (grano,


1
- Parco nazionale d’Abruzzo; parco nazionale Gran Sasso –Laga; parco nazionale della Maiella; Parco
Sirente Velino – Parco del Salviano; bosco di S.Antonio; sorgenti del Pescara; zompo lo schioppo; lago di
Penne; valle dell’Orta; Voltino e valle d’Angri; lago della Serranella; gole del Salinello, Macella
orientale; valle del foro; grotte di Pietrasecca; Castel Cerreto – Sorgenti del Vera; sorgenti del Lavino;
fiume fiumetto; vicoli; orto botanico città S.Angelo; Annunziata; – Colle di Licco e feudo In tramonti;
valle dell’Orfento e piana grande; lago di Pantaniello; pineta di S.Filomena; feudo Ugni; quarto S.Chiara;
monte rotondo; Fara S.Martino Palombaro; lago di Campotosto; lama bianca; monte Velino – Bosco di
Don Venanzio; lecceta litoranea di Torino di Sangro.

5
pomodori, patate, finocchi, carote, peperoni ed altri ortaggi vari, frutteti). In questo

ambito si sono anche affermate denominazioni IGP e protette per la loro qualità.

Siffatto polo agricolo è uno dei fondamenti dell’economia del territorio fucense.

Questo vasto altopiano agricolo (nel tempo divenuto anche industriale) confina verso

nord / nord est con il Parco regionale Sirente-Velino; verso sud / sud est con il Parco

nazionale d’Abruzzo; e verso ovest con il Parco del Salviano.

IV – Il PARCO DEL SALVIANO E LA CENTRALE

La legge regionale n. 134 del 23.12.1999, ha istituito la “Riserva naturale guidata del

Monte Salviano”; Parco del Comune di Avezzano ed in sua gestione.

Sul “Parco del Salviano”, dopo l’istituzione con L.R., il Comune è intervenuto, nel

tempo con le seguenti deliberazioni, tra loro tutte collegate come conseguenti: 1)

delibera di Giunta Comunale n. 477 del 13.10.2000, avente ad oggetto un protocollo

d’intesa con il Parco Nazionale d’Abruzzo, per la riserva naturale guidata; 2) delibera

di Consiglio Comunale n. 90 del 26.09.2001, avente ad oggetto le prime modalità di

gestione; 3) delibera di Consiglio Comunale n. 56 del 2.5.2007, in cui si approva il

preliminare PIANO DI ASSETTO NATURALISTICO (P.A.N.)della riserva del

Salviano; 4) delibera di Consiglio Comunale n. 85 del 26.10.2010, in cui si approva

integralmente il P.A.N. della riserva.

E’ il caso di sottolineare che la Legge Regionale del ’99, sopra richiamata, all’art. 5,

comma 4 stabilisce che il P.A.N. potrà definire e regolamentare anche una fascia di

rispetto o area contigua.

Ciò è proprio quello che il Comune di Avezzano ha fatto con la più recente delibera

consiliare, ma che la L.R. prevedeva sin dal 1999, e quindi era nelle attese. Ed è bene

tener presente che la fascia di rispetto del Parco è stata determinata sulla base di una

doviziosa serie di motivazioni scientifiche, tanto che non avrebbe potuto essere

6
diversamente collocata. Per una visione del luogo si può comunque esaminare il

relativo documento che si produce.

E’ poi necessario tenere a mente (perché sembra sfuggito alla controinteressata ed

anche alla VIA) che un PIANO DI ASSETTO NATURALISTICO, è un complesso di

norme sovraordinato sia ai Piani regolatori comunali sia al Piani dei nuclei

industriali, con l’ovvia conseguenza che, in caso di contrasto, è il P.A.N. la sola fonte

normativa di riferimento.

Orbene, la centrale a biomasse – che, si badi, la PowerCrop ha localizzato senza

sentire mai l’Amministrazione comunale di Avezzano, né le altre limitrofe – verrebbe

a trovarsi situata proprio all’interno della fascia di rispetto della Riserva

regionale del Salviano, istituita come detto con Legge.

Questa circostanza è di per sé un ostacolo insormontabile alla realizzazione

dell’impianto.

E’ insomma aprioristicamente impossibile costruire la centrale a biomasse della

PowerCrop nel territorio fucense unilateralmente scelto. Ma procediamo comunque

nella esposizione ulteriore.

DI QUANTO SOPRA LA VIA, IN APPLICAZIONE DEL D.LGS. 4/2008,

AVREBBE DOVUTO TENERE CONTO E QUINDI CONCLUDERSI CON UN

PARERE SFAVOREVOLE. CIO’ NON E’ ACCADUTO E NE CONSEGUONO

EVIDENTI VIZI DELL’ATTO (per la loro specificazione si rinvia al Cap. X, pag.41).

V – LA PROMOZIONE DELLE ENERGIE ALTERNATIVE

E L’AMBIENTE

L’Italia, in adesione alla disciplina comunitaria ed internazionale contribuisce a

promuovere le fonti energetiche rinnovabili per la produzione di elettricità,

sostenendole e favorendole anche sotto il profilo finanziario.

7
Normativa base in questo ambito è il D.Lgs 29.12.2003, n. 387, che attua la direttiva

2001/77/CE, incentivando la realizzazione di una serie di fonti energetiche, fra le quali

vi sono gli impianti alimentati dalle biomasse.

E’ in virtù del richiamato D.Lgs. che è stato avviato il progetto PowerCrop del quale

parliamo.

Ma dobbiamo subito osservare che nessuna iniziativa imprenditoriale, anche se

sostenuta da una legislazione che la privilegia, può confliggere con la tutela

dell’Ambiente, che ha un fondamento di rango costituzionale (2)

E dunque pure le intraprese nell’ambito delle energie rinnovabili devono rispettare i

principi del CODICE DELL’AMBIENTE, cioè del D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006,

come integrato e corretto dal D.Lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008.

Tali principi “costituiscono regole generali in materia ambientale”.

Vanno qui richiamati: il principio dell’azione ambientale (art.3-ter); il principio dello

sviluppo sostenibile (art. 3-quater); e i principi di sussidiarietà e leale collaborazione

(art. 3- quinques). E proprio in una fattispecie come quella in esame vanno tenuti

chiaramente presenti (3).

Non si può dunque emettere una VIA, in applicazione degli artt. 19 e segg. del

Codice dell’Ambiente, omettendo di conformarsi agli artt. 1, 3-bis, 3-ter, 3-quater e 3-

quinques dello stesso Codice.

2
- I principi del diritto ambientale “costituiscono principi generali in tema di tutela dell’ambiente,
adottati in attuazione degli articoli. 2,3,9,32,41,42,44,117, commi 1 e 3 della Costituzione e nel rispetto
del Trattato dell’Unione europea” (art. 3- bis d.lgs. 4/2008)
3
- Evidenziamo solo una parte essenziale delle norme: “La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi
naturali…deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche… mediante
un’adeguata azione che sia informata ai principi della prevenzione, dell’azione correttiva, della
prevenzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio “chi
inquina paga”…”- Ed ancora: “Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice
deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei
bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle
generazioni future…”. Infine: i principi del Codice dell’Ambiente “costituiscono le condizioni minime
ed essenziali per assicurare la tutela dell’ambiente su tutto il territorio nazionale… Il principio di
sussidiarietà opera anche nei rapporti tra regioni ed enti locali minori”.

8
LA VIA IMPUGNATA NON SI CONFORMA AI PRINCIPI DEL CODICE

DELL’AMBIENTE, E CIO’ CONFIGURA EVIDENTI VIZI DELL’ATTO(per la

loro specificazione si rinvia al Cap. X, pag.41).

VI – LE CENTRALI A BIOMASSA

LA DEFINIZIONE E L’IMPIANTO CENTRALE

Varie fonti normative riportano la definizione di biomassa.

In primo luogo il D.Lgs. 387/2003, che all’art. 2, lett. a) detta: “…In particolare, per

biomasse si intende la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti

dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e

dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e

urbani”.

E poi il D.Lgs. 152/2006, allegato X alla parte V, la cui elencazione qui si annota

solo per mostrate la quantità assai varia di rifiuti che possono confluire nella

produzione delle biomasse (4).

Infine l’allegato II, parte V dello stesso D.Lgs. (5).


4
«tipologia e provenienza delle biomasse combustibili: a) materiale vegetale prodotto da coltivazioni
dedicate, b) materiale vegetale prodotto da trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni
agricole non dedicate, c) materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, a manutenzione
forestale e da potatura, d) materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di
legno vergine e costituito da cortecce, segatura, trucioli, chips, refili e tondelli di legno vergine,
granulati e cascami di legno vergine, granulati e cascami di sughero vergine, tondellli, non contaminati
da inquinanti, e) materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti
agricoli, f) sansa di oliva disoleata avente le caratteristiche riportate nella tabella seguente" (si veda il
box 1) «ottenuta dal trattamento delle sanse vergini con n-esano per l'estrazione dell'olio di sansa
destinato all'alimentazione umana, e da successivo trattamento termico, purché i predetti trattamenti
siano effettuati all'interno del medesimo impianto; tali requisiti, nel caso di impiego del prodotto al di
fuori dell'impianto stesso di produzione, devono risultare da un sistema di identificazione conforme a
quanto stabilito al punto 3 ; g) liquor nero ottenuto nelle cartiere dalle operazioni di lisciviazione del
legno e sottoposto ad evaporazione al fine di incrementarne il residuo solido, purché la produzione, il
trattamento e la successiva combustione siano effettuate nella medesima cartiera e purché l'utilizzo di
tale prodotto costituisca una misura per la riduzione delle emissioni e per il risparmio energetico
individuata nell'autorizzazione integrata ambientale. A queste tipologie, recentemente, sono state
aggiunte, con legge 30 dicembre 2008 n. 205, le vinacce vergini nonché le vinacce esauste e i loro
componenti, bucce, vinaccioli e raspi, derivanti dai processi di vinificazione e di distillazione, che
subiscono esclusivamente trattamenti di tipo meccanico fisico, compreso il lavaggio con acqua o
l'essiccazione, destinati alla combustione nel medesimo ciclo produttivo”.

5
«biomassa: prodotti, costituiti interamente o in parte di materia vegetale, di provenienza agricola o
forestale, utilizzabili come combustibile ai sensi della normativa vigente per recuperarne il contenuto
energetico, e i seguenti rifiuti usati come combustibile: a) rifiuti vegetali derivanti da attività agricole e
forestali, b) rifiuti vegetali derivanti dalle industrie alimentari di trasformazione, se l'energia termica
generata è recuperata, c) rifiuti vegetali fibrosi della produzione di pasta di carta grezza e della

9
La copiosa elencazione contenuta nelle norme porta a riflettere che nel termine

“biomasse” sono compresi prodotti, ma anche rifiuti e residui della più varia natura.

Da ciò scaturisce l’importanza di fornire, prima della fase autorizzativa all’impianto

una descrizione molto dettagliata delle biomasse che si intendono utilizzare, delle loro

caratteristiche e soprattutto delle modalità di approvvigionamento del tipo di biomasse

scelte. Altrimenti sarebbe facile mistificare; cioè far funzionare l’impianto con rifiuti

di ogni genere.

Naturalmente per la trasformazione delle biomasse in energia occorre un impianto,

che va innanzitutto localizzato.

L'inserimento sul territorio di una centrale a biomasse va prima verificato sotto il

profilo della pianificazione. Ed è indispensabile sentire in proposito gli Enti locali e

muoversi all’interno delle loro norme.

Nel SIA devono essere descritte le interazioni del progetto con ogni altro eventuale

piano che venga individuato come interessante l'opera in questione. È necessario

considerare anche il rischio di interferenze con altri impianti industriali già esistenti

sul territorio. Va definito il quadro ambientale “ante-operam", ovvero lo stato di fatto

del luogo prima dell'avvenuto inserimento dell 'impianto e come questo si modifichi in

fase sia di cantiere sia di esercizio.

Gli aspetti sui quali l'approfondimento dovrà essere maggiore sono relativi alle

matrici ambientali, nei confronti delle quali gli impatti sono da considerarsi più

significativi. Per una centrale a biomasse e, in generale, per gli impianti destinati alla

produzione di energia elettrica, è sicuramente fondamentale analizzare gli impatti sulla

componente atmosfera. Diviene, quindi, necessario fornire: 1)una descrizione: del

produzione di carta dalla pasta, se gli stessi sono coinceneriti sul luogo di produzione e se l'energia
termica generata è recuperata, d) rifiuti di sughero, e) rifiuti di legno, a eccezione di quelli che possono
contenere composti organici alogenati o metalli pesanti, a seguito di un trattamento o di rivestimento,
inclusi in particolare i rifiuti di legno, ricadenti in questa definizione, derivanti dai rifiuti edilizi e di
demolizione».

1
clima locale; delle temperature mensili; del regime pluviometrico; del regime

anemometrico; delle diverse condizioni di stabilità atmosferica; 2) un inquadramento

dello stato della qualità dell'aria locale (6).

Va tenuto presente, per quanto riguarda la valutazione delle emissioni in

atmosfera, che la combustione di biomasse comporta la formazione di inquinanti

quali: monossido di carbonio (CO); ossidi di azoto (NOx); ossidi di zolfo (SOx);

composti organici volatili (COV); polveri sottili (PM10 particelle con diametro

aerodinamico inferiore a 10 flm; PMzs: particelle con diametro aerodinamico inferiore

a 2,5 flm).

VII– LE CENTRALI A BIOMASSA

L’APPROVVIGIONAMENTO E I TIPI DI FILIERE

Un impianto a biomasse è un impianto industriale caratterizzato da una peculiarità

strutturale: l’approvvigionamento.

Il concetto di approvvigionamento riguarda in generale tutte le industrie. Perché

dunque, per questo tipo di industria parliamo di peculiarità?

Perché qui l’approvvigionamento è per così dire la longa manus dell’impianto

centrale, che opera quotidianamente non solo sul ristretto territorio dove è

realizzata la centrale, ma su un territorio esteso. E’ insomma come se le sue

macchine prelevassero ogni momento il materiale che lavorano, dai luoghi in cui il

materiale stesso si trova.

Una centrale a biomasse che ad esempio produca energia attraverso la combustione

di materiale vegetale prodotto da coltivazioni dedicate, può produrla solo se tale

materiale, da qualunque luogo provenga, entra quotidianamente nella macchine

destinate alla sua combustione.

6
Per ulteriori approfondimenti cfr. “Tecnologie e soluzioni per l’ambiente” Il Sole24ore- Biomassa
AAVV. pagg. 38 e segg.

1
E’ come se i territori programmati per la produzione nel materiale “dedicato” fossero

parte dell’impianto, dell’industria che emette energia.

L’impianto insomma ha due facce: 1) la centrale di produzione dell’energia; 2) le

zone di approvvigionamento.

Per questa seconda faccia, si parla di filiere corte o (di recente) di filiere dislocate

anche in ambienti tra loro lontani e diversi.

Potremmo dire che la filiera corta è quella in cui la “centrale” è al centro di un

territorio compatto che la circonda, funzionalizzato alla produzione del materiale che

le occorre.

Ma anche in un tipo di filiera corta, il materiale non si trova alla porta della centrale,

perché è a distanza dalla stessa, anche di molti chilometri. Perciò ogni giorno il

materiale necessario va trasportato dal luogo dove si trova fino alla centrale. E ciò

ovviamente richiede i mezzi di trasporto, che costituiscono un ulteriore problema da

valutare, sia sotto il profilo delle modifiche dei territori interessati, sia sotto quello

della sostenibilità, sia sotto quello dell’ aggravamento del traffico, sia infine sotto

quello dell’inquinamento dell’aria e acustico.

VIII– IL PROGETTO DELLA POWERCROP

1 – IL PROGETTO DI IMPIANTO E LE SUE DUE COMPONENTI

1.1 – Le motivazioni fornite per l’impianto

Nell’introduzione al progetto si dichiarano le sue motivazioni (7).

Nel leggerle – al di là di qualche formulazione percorsa da tendenziale vena

demagogica – si trae la certezza che a base del progetto è posta l’ interdipendenza

7
Viene richiamato innanzitutto l’accordo di riconversione produttiva stipulato il 19.9.2007. Poi le
motivazioni si precisano come segue: “1) riconversione dei terreni agricoli un tempo dedicati alla
barbabietola a coltivazioni “no food” per uso energetico e valorizzazione dei terreni marginali; 2)
sviluppo di colture a basso impatto capaci anche di risanare i terreni stressati da uso intensivo di
concimi e prodotti chimici e riduzione globale dell’impatto ambientale rispetto alle colture tradizionali;
3) creazione di una stabile ed equa fonte di reddito per il mondo agricolo; 4) risposta all’occupazione
direttamente od indirettamente legata allo zuccherificio; 5) progetto in linea con le politiche ambientali
nazionali e internazionali grazie all’impiego di fonti rinnovabili di derivazione vegetale; 6) disponibilità
di energia termica ad un eventuale utente finale.

1
con l’agricoltura del territorio, della quale l’installazione della centrale risolverebbe

ogni eventuale problema.

1. 2 – Prima componente: la centrale e sua localizzazione

Quanto al nucleo del progetto, si precisa che la prevista centrale a biomasse è della

potenza termica di circa 93 MWt – 32MWe ( e che v’è inoltre un elettrodotto di

tensione di 150kW e un impianto fotovoltaico della potenza di 319 kWp ). E che la

centrale occuperà un’area di circa 142.000 mq.

Poiché sopra (Cap. II) abbiamo qualificato come “spropositata” la potenza di tale

centrale, vogliamo incidentalmente osservare che la legislazione sembra privilegiare

(ed a ragione) le centrali di contenuta potenza ( 8); e che, ad esempio, una analoga

centrale in via di autorizzazione nel vicino territorio di L’Aquila (si badi : dentro il

raggio di quella proposta nel sito di Avezzano), ha una potenza di 5MW. E’ dunque

giocoforza definire spropositata, poiché incredibilmente sovradimensionata, una

centrale di potenza molte volte superiore.

1.3 – Seconda componente: la filiera di approvvigionamento e suo ambito

Premettiamo che il progetto della PowerCrop, così come presentato per la VIA,

prevede una filiera corta.

Si dice nel progetto che per l’approvvigionamento sono previste coltivazioni

dedicate che copriranno una superficie massima di circa 4.500 ettari e saranno

comprese in un raggio massimo di 70 chilometri dalla centrale.

Si dice ancora che la scelta è caduta sul pioppo come coltura principale con

integrazione di colture arboree più rustiche e colture erbacee.

Si precisa che il fabbisogno annuo è di 275.000 t. (150.000 provenienti da

coltivazioni di pioppo dedicate e il resto proveniente da boschi) con superficie

8
L’art. 5, comma 1, lett. g) del D.Lgs 387/2003 stabilisce che v’una promozione prioritaria degli
impianti cogenerativi di potenza elettrica inferiore a 5 MW.

1
coltivata a pioppeto di circa 4.500 ettari , con una raccolta dai pioppeti di circa 2.500

ettari l’anno.

Riguardo all’approvvigionamento, una volta fatta la scelta delle colture dedicate,

occorrono: 1)la precisa indicazione delle fonti; 2) la descrizione dei flussi di traffico

previsti nei diversi scenari di esercizio, con la indicazione di ogni tipo di conseguenza.

E quanto alle fonti, occorrono i contratti di approvvigionamento. L’indicazione,

infatti, va presentata in concreto, non in astratto, come è nel piano della PowerCrop.

Se la società proponente parla di biomasse da produzione vegetale e silvicola, per

alimentare un impianto che necessita del detto elevatissimo numero di tonnellate

annue, deve anche precisare dove viene prodotto e/o reperito quel materiale nel raggio

di 70 km, e sulla base di quali rapporti contrattuali.

Nel nostro caso il raggio dei 70 km (graficamente rappresentato a pag. 11 dello

studio NOMISMA redatto circa un anno dopo la richiesta della VIA ! ) comprende

complessivamente ben 459 comuni (di cui 108 nella provincia di L’Aquila che, come

detto, si trova pressoché già autorizzata una centrale a biomasse) delle seguenti

province: L’Aquila, Pescara, Chieti, Teramo, Roma, Frosinone, Rieti, Latina, Isernia.

Osserviamo subito, leggendo l’elenco delle province interessate, che, per la

componente approvvigionamento del progetto PowerCrop, si trovano coinvolte 3

regioni (Abruzzo, Lazio, Molise).

2 – PRIMO ASPETTO FONDAMENTALE : AMBITO DELL’AGRICOLTURA

° L’ACCIDENTATO PERCORSO DEI TENTATIVI DI ACCORDO

CON LE ORGANIZZAZIONI AGRICOLE

° L’INCOMPATIBILITA’ DEL PROGETTTO

CON L’AGRICOLTURA E IL TERRITORIO FUCENSE

° IL DOCUMENTO FINALE DELLE ORGANIZZAZIONI AGRICOLE

1
2.1 – Incontro 8.7.2007 promosso dall’ARSSA tra SADAM e organizzazioni di

categoria.

Come già detto il progetto dell’impianto a biomasse ha, per volontà espressa dalla

stessa società proponente, precise motivazioni, che si manifestano, come presupposti

della sua realizzabilità, nell’iter di circa un anno e mezzo, iniziato con buoni propositi

e concluso negativamente.

La SADAM (PowerCrop) propone: A) la realizzazione di un impianto per la

conservazione e il condizionamento delle patate(250.000 q.li) e delle carote(100.000

q.li); B) la realizzazione di una centrale a biomasse, di 30 MW, con utilizzazione

diretta di prodotti rivenienti dalla forestazione locale e dalle colture delle essenze

agricole e forestali a rapido accrescimento, proveniente da un’area valutabile in circa

70 km. di raggio.

L’ARSSA sottolinea l’importanza delle fase di riconversione, riguardante anche la

produzione di patate e carote.

Le organizzazioni di categoria, evidenziano la necessità di impianti di

trasformazione delle produzioni agricole, per consentire nuovi sbocchi commerciali

ai prodotti fucensi; e per la centrale a biomasse proposta, evidenziano la necessità di

attivare processi sperimentali, per dimostrare la convenienza economica per il

mondo agricolo.

La SADAM conferma la volontà e disponibilità ad attivare subito almeno 100 ettari

di sperimentazione (Fucino, piani Palentini, valle Peligna, valle Roveto).

C’è accordo su questo programma che sarebbe stato definito quando la SADAM

(PowerCrop) avesse presentato i contratti di conferimento.

Gli elementi fondanti di questo accordo ( il punto A; la trasformazione; la

sperimentazione; i contratti di conferimento) non si sono mai concretizzati.

1
2.2 – Riunione del 18 luglio 2007 per la verifica dello stato di attuazione della

riconversione dello zuccherificio di Celano.

Gli impegni di quella riunione sono rimasti lettera morta.

2.3 – Preliminare di accordo – 24.7.2007

Tra Organizzazioni agricole e cooperative territoriali, da un lato e Eridania Sadam e

PowerCrop dall’altro, per lo stesso oggetto della precedente riunione.

Le parti hanno concordato sul progetto complessivo, che però è rimasto inattuato.

2.4 – Intesa quadro del 31.8.2007

L’intesa è stata sottoscritta da: ARSSA, SADAM, POWERCROP, COLDIRETTI,

CONFAGRICOLTURA, CIA COPAGRI.

In sintesi a fondamento dell’attuabilità della centrale a biomasse della PowerCrop,

vengono posti i seguenti presupposti: 1) partecipazione economica della componente

agricola al progetto industriale; 2) che gli enti locali procedano alla individuazione del

sito; 3) e che procedano anche alla verifica della sostenibilità territoriale, agricola ed

economica; 4) la realizzazione è connessa all’avvio e al consolidamento di una filiera

agricola locale, tale da assicurare nel tempo il costante approvvigionamento della

materia prima; 5) il tutto è funzionale alla riconversione dell’ex zuccherificio di

Celano.

Nessun presupposto si è verificato.

2.5 – 6.3.2009 – Recesso delle Organizzazioni agricole

La Confragricoltura di L’Aquila, la Coldiretti di L’Aquila, la CIA di L’Aquila, a circa

due anni dagli accordi, “facendo proprie le richieste del mondo agricolo del Fucino

manifestate in numerose assemblee trasmettono il documento con il quale ritirano il

loro formale assenso all’intesa quadro di filiera per i progetti di riconversione dello

zuccherificio di Celano”.

1
Questo fondamentale documento, indirizzato alla PowerCrop, alla SADAM e a tutti

gli enti e soggetti interessati, è ampiamente motivato e spiega le ragioni per cui il

progetto dell’impianto a biomasse non solo non risponde alle esigenze e potenzialità

del territorio, per ragioni ben evidenziate, ma: “Non si colloca in un quadro di

riferimento legato alla ben nota carenza idrica che sta assumendo proporzioni esiziali

per la produzione agricola…Non si inserisce nel tessuto produttivo locale…Non tiene

conto degli sforzi degli imprenditori agricoli locali…che hanno notorietà sui mercati

nazionali ed europei…Non trova più il consenso di molte istituzioni pubbliche e delle

popolazioni del territorio marsicano”. Ed infine: “non v’è stato il coinvolgimento

degli enti locali per la individuazione del sito ed è mancata la verifica della

sostenibilità territoriale, agricola ed economica”.

Dissenso radicale di una chiarezza indiscutibile!

DI CIO’ LA VIA AVREBBE DOVUTO TENERE CONTO. NON LO HA FATTO,

EVIDENZIANDO COSI’ INSORMONTABILI VIZI(per la loro specificazione si

rinvia al Cap. X, pag.41).

2.6 – Decisione della Provincia di L’Aquila del 17.3.2009

Nel generale dissenso delle organizzazioni agricole ed a loro sostegno si inserisce un

dato di provenienza istituzionale.

A firma dell’allora vice presidente della provincia e dell’allora assessore all’ambiente,

a tutti i soggetti interessati alla rilevante tematica perviene una lettera che chiede di

porre ex novo in discussione il problema del rapporto tra l’esigenza di riconversione e

la proposta centrale a biomasse.

A fondamento della contestazione e della richiesta, la Provincia osserva, in sintesi: 1)

non è stato costituito il gruppo di lavoro presso l’ARSSA per lo studio del “bacino di

approvvigionamento”; 2) non è stato coinvolto il Comune di Avezzano; 3) le

associazioni provinciali degli agricoltori hanno ritirato il loro assenso; 4) le risorse

1
idriche del bacino del Fucino, già indebolite da esigenze complessive del territorio,

sono insufficienti.

La Provincia, nel suo intervento, oltre a registrare la posizione dissenziente delle

associazioni agricole e l’impossibile esclusione del Comune di Avezzano, focalizza

due aspetti di notevole importanza che la VIA avrebbe dovuto valutare in modo

attento e approfondito: l’approvvigionamento e le risorse idriche del bacino

fucense.

DI TUTTE QUESTE OSSERVAZIONI LA VIA AVREBBE DOVUTO TENERE

CONTO. NON LO HA FATTO E L’OMISSIONE RENDE L’ATTO VIZIATO(per

la specificazione dei vizi si rinvia al Cap. X, pag.41).

2.7 – Documento finale delle organizzazioni agricole, datato 1.3.2010

La Federazione Provinciale Coltivatori Diretti, la Confagricoltura L’Aquila, la

Confederazione Italiana Agricoltori L’Aquila hanno presentato infine un determinante

Documento di posizione sulla riconversione dello Zuccherificio che era stata proposta

per ottenere l’avallo al progetto PowerCrop..

Dopo una premessa cronologica, le Organizzazioni rappresentative dell’intero

contesto agricolo del territorio fucense, dichiarano che il progetto PowerCrop ha usato

gli interessi dell’agricoltura del territorio solo strumentalmente ai propri interessi

speculativi e che quel progetto non è di alcuna utilità per le aziende agricole del

comprensorio Marsicano, danneggiate dalla dismissione della produzione di zucchero.

1
In proposito elencano le ragioni del loro dissenso ( 9) . E poi, entrando nel merito del

progetto, le OO.PP.AA. formulano essenziali osservazioni. Ricordano intanto che la

procedura di riconversione era iniziata con un accordo che prevedeva due concomitanti

iniziative: una relativa alla trasformazione delle produzioni orticole; una relativa alla

centrale a biomasse agro forestali locali (10).

Le parti, inoltre avevano concordato sulla necessità di monitorare l’iniziativa con

incontri periodici aventi lo scopo, nello specifico, “di verificare gli esiti della

sperimentazione delle nuove colture e di verificare la sostenibilità dell’iniziativa

rispetto ai bacini di alimentazione e la remunerazione degli agricoltori”.

In data 31/08/2007 le stesse parti sottoscrivevano l’intesa quadro di filiera agro

energetica per la riconversione dell’attività bieticolo-saccarifera dell’ex zuccherificio

di Celano dove in premessa la Powercrop “ribadisce che la realizzazione

dell’investimento è intimamente connessa all’avvio ed al consolidamento di una

filiera agricola locale tale da assicurare nel tempo il costante approvvigionamento

della materia prima nella quantità e qualità necessarie”.

Il documento, inoltre, dopo aver definito sommariamente le caratteristiche

dell’impianto, rimanda alla Regione Abruzzo la previsione di sostenere “con l’utilizzo

9
1- il Fucino non potrà mai concorrere alla produzione delle biomasse richieste in quanto i terreni
sono vocati alle produzioni di ortaggi, non esistono, inoltre, le condizioni per produrre biomasse nel
Fucino, fuori Fucino e Campi Palentini, né pare che le risultanze sperimentali abbiano dato risultati
positivi e che i pochi terreni disponibili allo scopo non sono in grado di alimentare un generatore di
tali dimensioni. 2 - il prezzo degli affitti e la piccola maglia poderale non si conciliano con le
produzioni estensive e/o poliennali. 3 -il progetto di investimento nell’area non tiene conto delle reali
esigenze delle aziende agricole del Fucino: razionalizzazione dei sistemi irrigui, manutenzione
straordinaria delle opere di bonifica: strade, ponti, canali. 4 -l’investimento appare in stridente
contrasto con la necessità di migliorare l’immagine e la qualità dei prodotti agricoli del Fucino
testimoniata dall’avvenuto riconoscimento dell’IGP della carota e quello in itinere per la patata.

10
Il preliminare di accordo individuava “l’ARSSA quale punto di incontro degli attori del settore agricolo
forestale interessati alla riconversione”. Nel contempo “prevede l’avvio di un progetto di ricerca e
sperimentazione poliennale per l’innovazione di processo e di prodotto a carico delle produzioni
interessate con l’utilizzo di provvidenze finanziarie messe a disposizione della regione per la
diversificazione produttiva ex reg. 320/06”.

1
di fondi per la riconversione produttiva sia la fase di avvio delle colture che non

meglio specificati investimenti infrastrutturali”.

Il 19/09/2007 viene firmato presso il MIPAAF l’accordo di riconversione produttiva

dove vengono definiti, tra l’altro, i principali aspetti del progetto di riconversione e

viene ribadita la necessità di avviare “coltivazioni sperimentali relative alle nuove

filiere”. Inoltre, “ai fini di aumentare l’efficienza dei processi di coltivazione” viene

ritenuto “indispensabile stimolare ulteriormente la ricerca agronomica verso varietà

in grado di incrementare la produttività delle culture interessate dai progetti”.

Attraverso “uno specifico progetto di collaborazione con l’ARSSA in coerenza con

l’accordo del 24/07/2007”.

In data 6 marzo 2009 Confagricoltura L’Aquila, Coldiretti L’Aquila e CIA L’Aquila,

con nota indirizzata a tutte le parti in causa, ritirano la propria firma su tutte le intese

per la palese violazione di clausole ed impegni, come riportato in nota (11).

Dopo questa ricostruzione critica, osservano che è apparso subito insolito, che un

progetto di tale portata, nella fase di presentazione, fosse carente dell’elemento

essenziale rappresentato dal piano di approvvigionamento delle biomasse. Infatti,

solo nel corso della procedura VIA, la POWER CROP Spa, anche a seguito di

11
SADAM-POWERCROP Spa non ha dimostrato alcun concreto interesse e non si è impegnata,
come per la Centrale a biomasse, per far partire il progetto riguardante la c.d. filiera agricola,
rinviando ad una ipotetica disponibilità a collaborare con l’imprenditoria locale, peraltro mai
sufficientemente informata, per la realizzazione di un “ Centro di Trasformazione Orticola “

2) SADAM-POWER-CROP Spa non ha fornito il numero delle aziende agricole che


hanno sottoscritto i contratti di coltivazione sperimentali né ha fornito i dati della produzione delle
biomasse e le risultanze della sperimentazione effettuata sui vari comprensori. Ciò nonostante che le
OOPPAA abbiano organizzato specifici incontri con gli agricoltori e con i tecnici della società per
illustrare i protocolli sperimentali e le condizioni economiche del contratto.
In assenza di comunicazioni ufficiali, da nostre informazioni ci risulta che la
sperimentazione non abbia dato risultati sperati per l’esiguo numero di aziende interessate, per i
pochi ettari di superficie impegnati, per i risultati produttivi ottenuti.
3) Né la Regione Abruzzo né l’ARSSA hanno dimostrato interesse all’iniziativa la prima
non prevedendo alcun tipo di beneficio per le aziende che si impegnano alle riconversioni produttive
ai sensi del Reg. CE n 320/06, l’Agenzia di Sviluppo Agricolo non avendo svolto alcuna attività di
monitoraggio della sperimentazione condotta né producendo alcuna informativa ufficiale sullo stato
dell’arte del progetto.

2
specifiche richieste, completa la documentazione progettuale fornendo uno studio

elaborato dalla Soc NOMISMA Spa dal titolo “Piano di Approvvigionamento

dell’Impianto POWER CROP di Avezzano”.

E proseguono: la lettura dello studio, che si basa su dati prelevati dal censimento

dell’agricoltura italiana del 2000 (ben 10 anni fa), e senza citare alcuna risultanza

sperimentale o verifica in campo evidenzia l’estrema teoricità delle conclusioni con

una ricostruzione delle potenzialità agricole del tutto fuorviante..

Il testo evidenzia inoltre i seri elementi di criticità per quanto attiene alle risorse

forestali(12) .

12
I dati statistici delle superfici e delle produzioni sono abbastanza fondati, tuttavia si tratta di dati
aggregati senza alcuna analisi;

b) Manca l’analisi delle risorse legnose disponibili per singolo proprietario (sia pubblico che
privato) non è stato proposto un inventario aziendale e comprensoriale sui prodotti forestali
disponibili non utilizzati da altri e più redditizi canali di mercato.

c) Nell’area considerata, la proprietà dei boschi è privata per il 40% (estremamente frazionata
con una superficie media aziendale di 1,5 ettari). L’altro 60% è pubblica (con una diffusa
destinazione di natura demaniale civica e quindi non direttamente disponibile);

d) Non sono stati quantificati quali e quanti proprietari sono disposti a cedere il materiale
legnoso al prezzo indicato di circa 40 euro/t. E’ bene ricordare che oggi il prezzo medio di mercato
è di circa 60,5 – 70,5 euro/t, cui vanno aggiunti i costi di trasporto;
e) Trattandosi di aree prevalentemente montane è difficile prevedere l’abbattimento dei costi di
trasformazione con il miglioramento dei sistemi di raccolta.

f) I limiti maggiori e difficilmente superabili vanno ascritti alle carenze di infrastrutture viarie sia
di cantiere che di trasporto, è sufficiente ricordare che buona parte del trasporto è assicurato dai
muli.

g) viene ipotizzato l’impiego di materiale che oggi trova utilizzo per riscaldamento domestico per
cui a parte le diverse quotazioni di mercato c’è da chiedersi con quale fonte di energia verrebbe
sostituito il riscaldamento domestico non essendo stata calcolata la sostenibilità ambientale di
questi prelievi aggiuntivi.
h) Non vi è uno studio di quante possano essere le imprese agricole-forestali pronte a investire in
nuovi macchinari per la raccolta della biomassa, che consentano un abbattimento dei costi in
ambienti difficili.

i) Lo studio mette in evidenzia che la provincia di Rieti è quella che rappresenta il bacino di
approvvigionamento più promettente con oltre il 30% della biomassa ottenibile seguita dalla
provincia dell’Aquila con il 22,9% e di Frosinone con il 15,8%.
j) Lo studio conferma che “ai prezzi del mercato attuale del legname cippato (intorno a 40 €/t
l’attività di raccolta del legname forestale per l’approvvigionamento di centrali a biomassa appaia
scarsamente remunerato”.

k) Del tutto fantasiose sono le fonti di approvvigionamento di cippato denominate “da altri
canali” (residui di potatura, manutenzione di verde pubblico) perché lo studio conferma non solo
che si tratta di dati instabili ma che detto materiale viene utilizzato prevalentemente per scopi

2
E poi espone ancor più pesanti rilievi critici, con ulteriori osservazioni che mettono

in luce la assoluta distanza dello studio PowerCrop dai problemi agricoli del territorio

fucense (13).

Per quanto attiene il punto a), di cui in nota 13), si evidenzia l’estrema rischiosità del

progetto, fondato sulla costruzione di una centrale di 30 MW facendo affidamento

sull’andamento di mercato dei cereali. E si soggiunge che solo in tale prospettiva si

ipotizza la diffusione della coltivazione di pioppi da utilizzare come fonte primaria

di alimentazione di combustibile.

Per quanto riguarda il punto b) si legge: sono sconcertanti e superficiali le

conclusioni cui perviene lo studio che indica in 3.300-5.500 ettari la superficie

potenzialmente in grado di essere dedicata dagli agricoltori alla coltivazione di

pioppo SRF. Lo studio, infatti, con una serie di discutibili elaborazioni statistiche

individua, nei comuni il cui territorio è coinvolto nel bacino di approvvigionamento

domestici e perché le condizioni di mercato non sono remunerative.

13
Lo studio non evidenzia nella giusta misura il fatto che la centrale è stata proposta quale
riconversione dello smantellamento dello Zuccherificio di Celano e della necessità di offrire
alternative colturali ai terreni agricoli del Fucino che non sono più coltivati a barbabietola da
zucchero.
2) Lo studio non individua nessun tipo di coltura destinata a produrre biomassa che può
fornire un’alternativa di reddito alle colture orticole di pieno campo praticate nella piana del
Fucino.
3) I nostri agricoltori sanno che le destinazioni colturali tradizionali del Fucino non possono
essere convenientemente sostituite dai pioppeti a ciclo breve,
4) La destinazione alle coltivazioni dedicate per biomassa dei terreni marginali non
garantisce rese elevate essendo il pioppo una specie piuttosto esigente dal punto di vista
agronomico e colturale;
5) Lo studio parte dal condivisibile presupposto che la pioppicoltura SRF, in quanto coltura
poliennale, possa assumere un ruolo di possibile alternativa colturale negli ordinamenti produttivi
delle imprese agricole a due condizioni:
a) Alla presenza di prezzi agricoli dei seminativi ed in particolare modo dei cereali
flettenti o stagnanti;
b) Alla propensione degli agricoltori alla diversificazione produttiva che è tanto più
elevata in considerazione della maggiore estensione delle superfici aziendali.

2
(70 Km) dell’impianto di Avezzano, circa 663 aziende agricole che possiedono una

superficie agraria superiore a 50 ettari.

Ma lo studio non dimostra l’esistenza effettiva di tali aziende agricole né attraverso

dati statistici facilmente verificabili (ad esempio consultando il SIAN, i servizi

informativi agricoli regionali, il GIS), né con una campionatura statistica delle stesse

(verifica in loco, indagine demoscopica, ecc.).

Inoltre, ammettendo anche in astratto l’esistenza effettiva delle aziende, NOMISMA

Spa, non descrive le potenzialità produttive dei terreni da dedicare alla pioppicoltura.

Non si fa accenno alle condizioni pedoclimatiche dei territori considerati, né una

verifica orografica, né un controllo sulle effettive suscettività dei suoli a sostenere le

coltivazioni di pioppi SRF.

Confagricoltura L’Aquila, CIA Provinciale e Federazione Provinciale Coltivatori

Diretti, proprio per la conoscenza del territorio e della struttura imprenditoriale

agricola sono in grado di dimostrare l’infondatezza delle conclusioni prendendo ad

esame i dati riferiti ad alcuni di comuni della provincia dell’Aquila.

Questi Comuni per ubicazione, qualità dei terreni, situazioni pedoclimatiche,

orografiche e presenza di imprenditori agricoltori non possono disporre delle

superfici da destinare alla pioppicoltura come riportato dallo studio

In proposito si riportano in nota chiari dati esemplificativi (14).

Si deduce: E’ del tutto evidente la superficialità delle analisi condotte che ledono

in modo irreparabile la credibilità dello studio anche sui dati riferiti alle altre

province considerate.
14
A titolo di esempio basta considerare i dati riferiti ai seguenti comuni: Anversa degli Abruzzi situato
all’interno delle aspre gole del Sagittario che dallo studio potrebbe garantire nell’ipotesi più favorevole
oltre 100 ettari di pioppeti, i comuni montani di Castel del Monte (1310 mslm) con 23 ettari;
Castelvecchio Calvisio (1071 mslm) con 12 ettari; Rocca Pia (1181 mslm) con 111 ettari, Prata
d’Ansidonia (846 mslm) con 21 ettari, Collelongo (915 mslm) con 16 ettari, Massa D’Albe (865 mslm)
con 35 ettari; oppure località cui è stata condotta la sperimentazione con scarsi o nulli successi Castel di
Ieri con 46 ettari, Castelvecchio Subequo con 76 ettari, Secinaro 21 ettari ecc

2
La serrata analisi critica delle Organizzazioni agricole mostra inoltre come lo studio,

non evidenzi la sussistenza di altre condizioni ostative alla diffusione delle colture

dedicate legate proprio alla situazione fondiaria del bacino considerato (15).

Il documento conclude sottolineando che la scelta del sito non risponde ad esigenze

di razionalità e sostenibilità ambientale ma solo ad esigenze di carattere industriale.

E si riporta uno studio dell’ENEA del 2003 dal titolo “L’impatto ambientale di

centrali elettriche alimentate a biomasse legnose” che nelle conclusioni riassume in

modo esauriente le perplessità delle scriventi organizzazioni in ordine al progetto di

riconversione che, rispetto allo studio ENEA raccoglie in sé ulteriori criticità, infatti:

 le potenze proposte per queste centrali tendono ad essere elevate per

rispondere a requisiti di produttività; ciò contrasta con la necessità di

limitare i quantitativi di combustibili da approvvigionare in ambito

territoriali limitati (70 Km) e pone il rischio di perdere il significato di

impianto integrato ed in relazione con il territorio nel quale è inserito.

 Le aspettative sul piano socio economiche ed occupazionali sono

sostanzialmente aleatorie sia perché la rioccupazione del personale dello

Zuccherificio non è integralmente soddisfatta sia perchè non si offre alcuna

risposta ai problemi agricoli scaturiti dalla chiusura dell’impianto di Celano.

15
Le aziende agricole presenti nella provincia di L’Aquila (lo stesso discorso può essere esteso anche
alle altre province) hanno una struttura afflitta dalla c.d. patologia fondiaria più comunemente nota
come polverizzazione fondiaria cioè piccolissime particelle di terreno (500-1500 mq) appartenenti a
proprietari diversi spesso indivise ed in comunione.
Le aziende maggiormente strutturate posseggono pochi terreni in proprietà (5-10%) e la
restante parte in affitto ottenuti da una pluralità di soggetti (molto frequenti sono i casi di aziende estese
30-50 ettari e costituite da 500-1000 particelle catastali di terreni appartenenti a centinaia di
proprietari. In questi casi la volontà del conduttore a destinare una superficie di terreno a coltura
poliennale deve passare necessariamente con la riformulazione dei contratti agrari (quasi sempre
annuali se non precari) per acquisire il necessario consenso ai sensi della Legge 203/82 del
proprietario: sono evidenti le difficoltà legate a tali procedure.

2
Lo stesso Presidente di ITABIA (Italian biomass association) Giuseppe Caserta in

una recente intervista sul Supplemento Bioenergia ed agricoltura della Rivista Terra

e Vita n. 1 del 25/4/2009 riconferma quanto asserito nello Studio dell’ENEA e cioè

che il basso rendimento termodinamico per la produzione di elettricità può essere

elevato solo impiegando il calore residuo disperso attraverso il teleriscaldamento ed

il tele raffrescamento. E che la soluzione più idonea è quella di produrre vapore e

calore con piccoli impianti ben localizzati. Ossia nelle vicinanze di utilizzatori finali

piuttosto che energia elettrica prodotta da centrali elettriche di tali dimensioni.

Da ultimo vogliamo sottolineare che questo determinante documento richiama a

sostegno il parere negativo espresso dal Corpo Forestale dello Stato ( Cfr. par. 4).

LA VIA HA LETTERALMENTE IGNORATO TUTTI I FONDAMENTALI

ASPETTTI ILLUSTRATI DAL DOCUMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI

AGRICOLE DEL TERRITORIO E CIO’ CONFIGURA INNEGABILI VIZI

DELL’ATTO IMPUGNATO(per la loro specificazione si rinvia al Cap. X, pag.41).

3 – SECONDO ASPETTO FONDAMENTALE : L’AMBIENTE

3.1 – Incompatibilità del progetto con l’ambiente della piana del Fucino e del

territorio marsicano

A – In generale

L’associazione per il Parco del Salviano, sul problema della centrale a biomasse della

Powercrop, è intervenuta con studi scientifici approfonditi, dopo i quali, l’11 ottobre

2008, ha inviato un’ampia relazione sull’impatto ambientale della centrale stessa alla

Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia, della Regione Abruzzo.

A tale relazione – che costituisce una argomentata opposizione alla istallazione

dell’impianto PowerCrop e che la predetta Direzione ha indubbiamente reso nota alla

commissione di VIA , che quindi ne aveva conoscenza – facciamo riferimento nello

svolgimento del presente paragrafo.

2
Cominciamo col dire che Avezzano è la porta dei Parchi per chi proviene dalla

Capitale, anzi il suo territorio è il baricentro di Parchi ed aree protette della Regione

Abruzzo.

In particolare, all’interno del suo comune è situata, come detto in apertura, la

Riserva Naturale Regionale “Monte Salviano”, il cui perimetro ingloba la zona

proposta per la centrale a biomasse. Per questa posizione della città, occorreva un

accurato monitoraggio sui consumi energetici connessi alla centrale (16).

Ed è inoltre Avezzano il maggiore aggregato urbano della conca del Fucino, snodo

di importanti direttrici di interscambio economico regionale ed extraregionale;

crocevia rispetto ad importanti flussi turisticomontano-paesaggistici e sciistici della

Provincia (17) .

Sorge allora l’interrogativo: quali motivazioni di carattere economico, possono

giustificare la realizzazione in Avezzano della Centrale a Biomasse di grande potenza

della PowerCrop?

B – Le dimensioni della centrale

16
Il monitoraggio poi dovrebbe essere allargato a tutta l’area del bacino della Marsica Fucense, territorio
d’influenza della centrale a biomasse, dato che per esempio con Decreto del Ministero dell’Ambiente del
29 novembre 2004 (1129), emesso di concerto con il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, è stato
espresso “parere favorevole relativamente alla compatibilità ambientale dell’intervento di potenziamento
della esistente centrale termoelettrica a ciclo combinato alimentata a gas naturale ubicata nel Comune
di Celano consistente nell’incremento della potenza da 250 MWt alla potenza di 375 MWt (192 Mwe),
proposto dalla Società Termica Celano S.r.l. …”, con tutta una serie di prescrizioni, limitazioni e
controlli che devono sicuramente interfacciarsi con i calcoli dei consumi della produzione e degli aspetti
ambientali eseguiti per la centrale a biomasse di Avezzano.

17
Una caratteristica rilevante di Avezzano e dei suoi dintorni è la diversificazione del suo territorio in
varie zone di tipo urbano, periurbano e naturale. Di fatto si tratta di un centro multivalente ricco di
emergenze, che racchiude le varie epoche e culture della Marsica: dalle popolazioni Bertoniane alla
storia preromana e romana; dal Castello medioevale alle ricostruzioni antisismiche; dall’espansione
moderna dell’industrializzazione all’archeologia industriale; fino alla bonifica e alla agricoltura della
Conca (ex lago) del Fucino. Si tratta di un territorio straordinario con scenari maestosi celebrati anche
dai viaggiatori stranieri dei secoli passati, su cui domina la mole inconfondibile del Monte Velino. Ma è
anche centro di una cultura ambientalista avanzata, che ispirandosi al modello del vicino Parco
Nazionale d’Abruzzo ha fatto si che in questi luoghi fosse realizzato nel 1993 il primo Parco periurbano
d’Italia, per l’Europa secondo soltanto a quello di Stoccolma. Ma oltre a ciò va rilevato che Avezzano e
il Monte Salviano, nel cuore della Marsica, costituiscono un importantissimo crocevia biogeografico.
Infatti attraverso questo corridoio ecologico transitano o potranno transitare in futuro, specie animali di
grandissima importanza che in molti casi risultano protette a livello comunitario. Ricordiamo
innanzitutto l’orso bruno marsicano, il lupo, la lince appenninica.

2
Il Presidente del WWF Abruzzo, in data 24.12.2007 prot. n.119/07, inviava alla detta

Direzione regionale una comunicazione nella quale, quanto alla produzione di energia

da Biomasse PowerCrop, evidenziava che le analisi ambientali per il progetto erano

solo di carattere descrittivo e del tutto generico, con riferimenti solo normativi o in

ordine alle sole estensioni delle aree protette, mentre mancava qualsiasi riferimento

alle problematiche di conservazione di specie ed habitat che sarebbero state

condizionate dall’utilizzo delle biomasse forestali (18)

Precisava poi nella sua nota che bisognerebbe utilizzare in pratica delle vere e

proprie “tare” a priori per non incorrere in una erronea e pericolosa

supervalutazione di disponibilità energetica.

Oltretutto è ormai un dato acquisito che è fondamentale il mantenimento di una

minima massa legnosa marcescente ai fini della tutela della biodiversità.

Infine, per quanto riguarda le dimensioni delle centrali, se non si vuole avviare la

produzione di energia importando materiali, è necessario identificare limiti di potenza

a seconda dei diversi distretti energetici in cui potrebbe essere suddiviso l’Abruzzo, e

in base alla disponibilità reale di biomassa.

Una taglia massima di 5-10 Mw è senz’altro auspicabile onde inserire gli interventi

nel migliore dei modi dal punto di vista ambientale e sociale.

18
anche gli indicatori riportati nell’allegato F risultano carenti e generici, mancando ogni riferimento,
es., a distribuzione, status e trend delle diverse popolazioni animali appartenenti a specie tutelate ai
sensi delle Direttive“Uccelli” ed “Habitat” ed affette in diversa maniera dalle attività di gestione
forestale. In ogni caso, qualunque indicatore si voglia utilizzare, non si potrà prescindere da una precisa
valutazione ex ante a cui fare riferimento. Per l’utilizzo delle biomasse forestali, in assenza di un piano
forestale regionale, è indispensabile che le valutazioni delle potenziali produzioni dei tagli forestali
vengano opportunamente “tarate” sulla base della presenza o meno in determinati soprassuoli forestali
di specie particolarmente sensibili.
Non è sufficiente valutare la presenza del solo Orso bruno marsicano, ma è necessario
prendere in considerazioni anche altre specie come, ad es., il Picchio dorso bianco di Lilford, raro
endemismo abruzzese, la cui tutela impone la riduzione del taglio di piante arboree di determinate
dimensioni e caratteristiche con conseguenti riduzioni della biomassa disponibile anche per scopi
energetici.

2
Si potrebbe obiettare che la centrale a biomasse che si intende realizzare in Avezzano

viene proposta dalla Società PowerCrop come elemento con le caratteristiche previste

dagli strumenti di pianificazione energetica.

Ora che la biomassa rappresenti una idonea fonte per la produzione energetica è

condivisibile (che sia opportuno adottare la strategia della combustione è già meno

dimostrato). Ma solo se la premessa è data dal conferimento di materiale a breve

raggio (prodotto in loco) e costantemente disponibile da attività produttive e non

diversamente utilizzabile, e solo se è possibile realizzare modesti impianti al servizio

di piccole comunità.

Invece pensare di realizzare una centrale a combustione di biomassa legnosa, per

produrre energia da destinare alla rete energetica nazionale è progetto che

inevitabilmente difetta dei requisiti di sostenibilità economica dell’impianto, anche a

causa dello scarso valore energetico del combustibile, mediamente ricco di un 30-

40% di umidità con la quale siamo costretti a bruciare 100 per ricavare 30 di utile,

così come dichiarato anche dal proponente PowerCrop (19).

La reperibilità di grandi quantità di combustibile implica di certo la scelta

( incomprensibile) di sottrarre vastissime aree alla biodiversità, cioè alla produzione

alimentare, e coltivarle invece per produrre materiale da incenerire o da dedicare a

produzioni energetiche (tema riguardante la già svolta incompatibilità con l’ambito

agricolo) (20).
19
Tali requisiti sono oggi garantiti dai “Certificati Verdi”, una sovvenzione attraverso l’uso di denaro
pubblico dedicata a chi incenerisce biomassa per la produzione di energia. Tenendo presente, per
completare un quadro relativo alla produzione di energia elettrica da impianti a biomassa, che può
essere utile sapere che alcuni impianti sono alimentati a RSU e CDR, fonti che vengono a volte comprese
nel termine generico “biomassa” e comunque sono spesso trattate insieme alle coltivazioni e ai residui
agro-industriali all’interno di un’unica categoria denominata “biomasse e rifiuti”.

20
La centrale stessa viene ad essere inserita in un contesto agricolo con produzioni di qualità per le
quali non si accetta lo scambio che declasserebbe il livello della nostra agricoltura e in ogni caso si
propone di sostituire la quota di terreni prima dedicato alla produzione bieticola con produzioni “no
food” , sottraendo cioè terreno alla produzione di derrate alimentari.

2
Va osservato che la monocoltura a pioppi è esattamente il contrario della biodiversità

delle colture, che è l’obiettivo privilegiato di un ambiente agricolo. E per altro,

come già detto, il territorio del Fucino è già egregiamente coltivato con una notevole

varietà di colture di qualità.

C – Il trasporto

Ma poi si pone un altro problema: quello del trasporto per lunghi tragitti.

Problema grave e rilevante perché va considerato anche l’inquinamento causato

dal trasporto del materiale verso la centrale a biomasse. Se la raccolta delle

biomasse è estesa su grandi appezzamenti di terreno o in località lontane tra loro, il

modo per convogliare grandi quantità di biomasse nel luogo della centrale, implica

un massiccio utilizzo di automezzi di trasporto. E quanto più aumenta la distanza tra

luogo di raccolta e luogo di combustione tanto maggiore sarà l’inquinamento

prodotto per trasformare le biomasse.

Il grande volume occupato dalle biomasse sui mezzi di trasporto riduce le economia

di scala del trasporto, costringendo ad aumentare il numero dei vettori, con un

maggior costo del trasporto e con una maggiore emissione totale di gas serra.

La centrale PowerCropo è di circa 30MWe, e quindi è da prevedere un

movimento di un minimo di 100 camion al giorno !

E’ stato calcolato quanta CO2 emettono 100 camion al giorno nei pressi dell’area

industriale, urbana e agricola del comprensorio interessato? Quante micro-particelle

inquinanti e pericolose emettono tutti questi motori a gasolio che dovrebbero

assicurare il rifornimento della centrale? (21).

21
Per semplice paragone un’auto di ultima generazione (EURO 4) di media cilindrata, emette circa 120
grammi/Km di CO2, oltre alle cosiddette particelle sottili. Si pensi pensate quante ne emette un
camion !!! Nel nostro caso poi si dovrebbe sommare anche l’inquinamento prodotto dal consumo di circa
800 tonnellate annue di gasolio, necessarie ad alimentare la caldaia durante le operazioni di
avviamento/fermata impianto, la caldaia ausiliaria, ed i mezzi per la movimentazione del cippato.

2
Impianti siffatti quindi non sono sostenibili per l’ambiente ( e per l’economia): la

quota delle immissioni di CO2 che in questo caso diventa decisamente sbilanciata

verso un aumento delle emissioni rispetto alla quantità che le piante riescono a

sintetizzare nel corso della loro vita.

Le emissioni dei fumi e di polveri sottili , la produzione, quale scarto, di ceneri

classificate come rifiuti speciali conducono a problematiche di natura sanitaria che

riguardano la popolazione per un vasto raggio di chilometri e devono essere messi in

rapporto con le condizioni di salubrità dell’aria e dell’ambiente dell’area interessata

dal progetto, che non può essere solo il territorio comunale di competenza.

Se poi consideriamo che il Borgo Incile si trova a soli 300 ml. dall’area di

localizzazione della Centrale a Biomasse, il livello di attenzione nei riguardi della

popolazione dovrebbe essere tale da scoraggiare qualsiasi ulteriore tentativo di

insediamento nella zona (22).

Lo studio di impatto ambientale presentato richiede l’analisi delle varie

componenti ambientali di un’area vasta, che va ben al di là di quella della

centrale.

Considerato che, per la matrice atmosferica, tale area si estende ad un raggio di oltre

20Km attorno al sito dell’impianto, occorreva verificare, in conferenza di servizi, il

coinvolgimento di tutti i Comuni interessati.

D – L’elettrodotto

Per quanto concerne infine l’elettrodotto, in relazione alla tutela della salute e alla

salvaguardia dell’ambiente dall’inquinamento elettromagnetico, andavano verificati i

valori di induzione magnetica per la protezione a lungo termine da esposizione a

campi elettromagnetici a bassa frequenza.

22
come d’altronde fatto dalla MICRON nel ritirare la proposta dell’impianto a torce, in una corretta
visione lungimirante e sostenibile, visto anche il “danno sociale” che ne poteva scaturire.

3
Recenti studi epidemiologici (Albhom et al. British Journal of Cancer n.83, 5/2000)

hanno mostrato un aumento del rischio di insorgenza di leucemie infantili per

esposizioni maggiori di 0,4 microTesla di induzione magnetica da ELF, mentre con

esposizioni inferiori agli 0,4 microTesla il rischio aggiuntivo è risultato nullo (23).

Occorre considerare, poi, che si avrà un peggioramento del clima acustico, sia

durante la fase di cantiere che durante l’esercizio dell’Elettrodotto perché questo, in

particolari condizioni atmosferiche (soprattutto in caso di pioggia e nebbia), è fonte

di emissioni sonore a causa di perdite di energia dai conduttori, con conseguenti

piccole scariche elettriche che si manifestano in prossimità dei conduttori (effetto

corona). A tal proposito viene dichiarata dal progettista un’intensità massima di

pressione sonora di circa 40 -dB(A). Il predetto effetto corona, collegato alla

ionizzazione degli strati d’aria più prossimi al conduttore, può causare anche la

produzione di ozono ed ossidi di azoto (24).

LA VIA, SUGLI ASPETTI AMBIENTALI FA VAGHE AFFERMAZIONI

RECEPITE PASSIVAMENTE DA QUELLA DELLA POWERCROP E SENZA

ACCERTAMENTI AUTONOMI. E CIO’ SI TRADUCE IN UN VIZIO

DELL’ATTO(per la specificazione si rinvia al Cap. X, pag.41)..

3.2 – Richiamo opportuno di un esempio analogo in altra zona d’Italia

Il caso - pressoché identico a quello di Avezzano - è la storia della riconversione

dell'ex zuccherificio Eridania di Russi (Ravenna).

23
A seguito di questa metanalisi, che, mettendo a confronto 9 studi epidemiologici, ha permesso di
esaminare circa 3.000 casi e più di 10.000 controlli con un metodo omogeneo e considerando misure di
esposizione prolungate, nel 2001 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha
incluso i campi elettromagnetici a bassa frequenza tra gli agenti possibilmente cancerogeni.

24
I principali effetti dell’ozono si evidenziano a carico delle vie respiratorie, dove si ha l’induzione di
una risposta infiammatoria sia degli epiteli di rivestimento che degli endoteli vascolari; l’insieme di
queste alterazioni determina una riduzione della funzione polmonare e la comparsa di un’iperreattività
bronchiale.

3
Nel 2000 la CEE liberalizza il mercato dello zucchero, aprendolo ai paesi balcanici,

così nel 2005 l'Italia rivede l'organizzazione di tale settore, adeguandosi alle scelte

europee e agendo su prezzi e quantità da produrre nel nostro paese.

L'Emilia Romagna, storicamente regione bieticolo-saccarifera (9 impianti su 19

nazionali, il 50% della produzione italiana, oltre 32mila operatori) risente

maggiormente le conseguenze di questa decisione europea ed dal 2005, provvede a

ripensare la destinazione di impianti prima utilizzati per tali produzioni, attraverso

progetti di riconversione, dotati di relativo sostegno dell'Europa.

Uno di questi progetti riguarda la costruzione di una enorme centrale a

combustione di biomassa legnosa da 30MW elettrici a Russi, in sostituzione dello

zuccherificio Eridania.

L'accordo di riconversione, siglato da Powercrop srl, enti locali, sindacati ed

Eridania spa prevede che le 270.000 tonnellate annue necessarie per alimentare

siffatto impianto sarebbero state reperite entro un raggio di 70 km dalla centrale

stessa (identico ad Avezzano).

Prevede altresì che la PowerCrop stipuli dei contratti di approvvigionamento delle

biomasse ligneo cellulosiche corrispondenti al fabbisogno della centrale, in una fase

precedente rispetto all'inizio dell'attività dell'impianto.

Questi contratti non sono mai stati stipulati poiché, vista la quantità di prodotto

necessaria (270.000 t/anno) ad alimentare un impianto di tali dimensioni, non sono

reperibili scarti sufficienti e dunque si dovrebbe procedere alla piantumazione ad hoc

per l'incenerimento.

Si è riscontrata la contrarietà del mondo agricolo locale e siffatto impianto è apparso

evidentemente irrealizzabile oltre che non conveniente per quel territorio che vive

anche di un' agricoltura di alta qualità.

3
Per altro è immaginabile che una volta avviato, l'impianto potrà accogliere come

materiale per la combustione anche rifiuti solidi urbani ovvero biomasse provenienti

da altri territori, con un bilancio energetico complessivo negativo.

Perciò la Regione Emilia Romagna ha per due volte negato il via libera alla

Powercrop ed è pendente un ricorso al TAR.

Ora sembra che la società Powercrop voglia far leva su un recentissimo decreto

ministeriale, successivo alla VIA in esame nel nostro ricorso ( decreto che – absit

iniuria verbis - potrebbe sembrare “ad impresam”) ed ampliare così il raggio di

provenienza del materiale combustibile fino a 300 km, compromettendo

inevitabilmente la tracciabilità dello stesso e col rischio che l'iniziale centrale a

combustione di biomassa legnosa, già fortemente rischiosa per la salute della

popolazione, vista la dimensione e la vicinanza al centro abitato, si trasformi

sostanzialmente in un inceneritore di rifiuti. Il tutto in una zona in cui la qualità

dell'aria è già fortemente compromessa, come dimostrano il piano di risanamento della

qualità dell' aria della Provincia di Ravenna e le statistiche epidemiologiche.

Dunque in quella regione si è consapevoli che si tratta di un impianto con bilancio

energetico negativo e che mette a serio rischio la salute delle persone che vivono a

Russi e nei territori circostanti, oltre a comprometterne l'economia agricola di qualità

che caratterizza la zona. E v’è la forte opposizione della comunità locale che,

ragionevolmente, non concepisce la presenza di un impianto che non produce nel suo

complesso alcun valore aggiunto né energetico, né occupazionale e che

contemporaneamente arreca un evidente danno ambientale e mette a serio rischio la

salute dei cittadini.

4 – PARERI NEGATIVI DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO

4.1 - Parere 1.10.2008

3
Il Comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato, indirizza alla PowerCrop

e p.c. alla Regione Abruzzo e ai coordinamenti distrettuali del C.F.S. l’anticipazione

del parere negativo, che darà al Comitato V.I.A. di cui è componente di diritto.

Relativamente all’alimentazione dell’impianto con biomasse provenienti dalla

riconversione alla pioppicoltura di terreni attualmente coltivati con essenze erbacee,

nonché da materiale legnoso prelevabile dai boschi dell’Aquilano e del Reatino,

precisa “che il progetto così come impostato e molto generico relativamente alle fonti

di approvvigionamento della materia prima per il funzionamento dell’impianto,

laddove si riferisce alle compagini forestali” , poiché al tema sono dedicate “solo 6

righe nell’ambito di una corposissima relazione”.

Prosegue affermando che “Non si può negare l’importanza dell’impatto negativo che

l’impianto in argomento avrebbe sull’ambiente….e non è certo un fatto positivo l’aver

tralasciato pressoché interamente l’incidenza indiretta che si avrebbe sul territorio

forestale”. Ed ancora osserva che è stato “ escluso l’interessamento del vincolo

idrogeologico dalla sfera di influenza operativa dell’impianto, senza considerare che

i boschi da cui dovrebbe essere prelevata la biomassa, per lo più hanno le limitazioni

d’uso imposte dalla legge 3267/1923. Altresì sono quasi tutti demaniali e vi è su di

essi il diritto di uso civico delle popolazioni locali”.

Pone poi un problema di enorme portata laddove afferma che “ Un prelievo

consistente di legname implica la costruzione di piste e di strade, con riflessi negativi

sulla funzionalità degli ecosistemi forestali e sulla stabilità dei versanti montani”.

E fa riflettere sulla immaginabile impossibilità di riconversione dei terreni agricoli,

poiché “nei terreni prescelti, seminativi non irrigui, vi è un fattore molto limitante che

è la carenza idrica, la quale è notoriamente esiziale per una adeguata produzione di

massa legnosa dal pioppo”.

3
In conclusione – a parte le insormontabili censure sopra mosse – osserva che si

rischia di costruire un impianto con successiva difficoltà di funzionamento per carenza

di materia prima. E per individuarne le fonti occorrerebbe una verifica “precisa e

puntuale”; e poi occorrerebbe una armonizzazione “con la vincolistica territoriale

esistente anche in materia di vincolo idrogeologico”.

4.2 – Parere del 24.3.2009

Il Coordinatore distrettuale del Corpo Forestale dello Stato, su richiesta

dell’Assessore alla protezione civile e all’Ambiente della Giunta regionale della

Regione Abruzzo, in proposito alla progettata centrale a Biomasse della PowerCrop,

invia poi un parere nel quale premette che la realizzazione “della detta centrale

muove pesanti perplessità” che poi puntualizza, in parte ribadendo concetti già

espressi nel parere precedente, ma soprattutto con rilievi nuovi, decisivi e trancianti

(25)
25
l – L’impianto di che trattasi certamente costituirà un forte impatto ambientale, attese le
caratteristiche orografiche, i valori ambientaIi e paesaggistici sia del territorio comunale di Avezzano,
ove avrebbe sede rimpianto: e più in generale per l'intero comprensorio marsicano dove sono già
presenti impianti termoelettrici di rilevante potenza . 2 - Per mantenere attivo rimpianto, necessitano
enormi quantitativi di materiale legnoso (270.000 tonnellate annue) il cui trasporto è stimato in 100 TIR
pro-die che quotidianamente attraverserebbero sia il territorio del comune di Avezzano che i comuni
limitrofi, con indubbie e pesanti conseguenze negative a livello d'inquinamento a cui vanno sommati i
TIR per il trasporto dei materiali di rifiuto e dei reagenti per il processo di impianto. 3 -
L'approvvigionamento della ingente biomassa legnosa per l'utilizzo della Centrale lascia serie incertezze
in .termini di disponibilità quantitativa sia per l'attualità che per il futuro, avendo al riguardo
circostanziati elementi valutativi sia per la fornitura in loco che per quella reperibile in un raggio
d'azione di 70 Km dal1'impianto (fì1iere corte). I boschi della Marsica, estesi per circa Ha 34.000,
possono fornire teoricamente circa 135.000 tonnellate annue di legna. Considerando però la loro
orografia e la limitata accessibilità, per mancanza di piste e strade, tale quantità si abbassa
vertiginosamente. Non si entra nella fattibilità della riconversione dei terreni agricoli per le colture
energetiche anche se si hanno forti dubbi che una operazione del genere possa avere successo, tenendo
presente c1ìe nei terreni prescelti , seminativi. non irrigui, vi è un fattore molto. limitante che è la
carenza idrica. la quale è notoriamente esiziale per una adeguata produzione di massa legnosa dal
pioppo .4 - L'impianto è fonte di rifiuti di notevole entità: a) rifiuti speciali non pericolosi costituiti dalle
ceneri; b) rifiuti pericolosi costituiti dalle polveri di elettrofiltro e filtro a maniche in tessuto. Il comma
382 dell' art. 1 della legge 29 novembre 2007, n. 222 recita ... " La produzione di elettrica mediante
impianti alimentati da biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli di allevamento e forestali. ivi
inclusi i sottoprodotti, è ottenuta nell' ambito di intese di filiera o con quadro ai sensi degli artt. 9 e 10
del decreto legislativo 27 maggio 2005 , n. 102, oppure di filiere corte, cioè ottenute entro un raggio di
70 dall'impianto che li utilizza per produrre energia elettrica. Non risultano a questo Coordinamento,
all'attualità, filiere di produzione e distribuzione di biomasse forestali in situ e nel! 'intorno, atte a
soddisfare l'alimentazione di una centrale di questa potenza. 5 - R.isultano di primaria importanza
clementi di vulnerabilità del territorio comunale e più in generale anche degli altri Comuni della

3
In sintesi, rimarca il negativo impatto ambientale sull’intero territorio del Comune di

Avezzano. Espone le pesanti conseguenze sull’inquinamento, con l’aggravante del

continuo trasporto. Richiama la indisponibilità attuale e futura della ingente massa

legnosa, e i conseguenti problemi per i boschi della Marsica; ed osserva che non

esistono filiere nel territorio per la produzione destinata ad una centrale così potente.

Rileva la non fattibilità della riconversione agricola e la carenza idrica. Pone l’accento

sul problema dei rifiuti speciali e pericolosi; sulla vulnerabilità del territorio per le

combustioni con prodotto di polveri inquinanti, da ossidi inquinanti, contenenti fra

l’altro, diossine. Osserva, per altro, che i costi non sarebbero compensati dagli introiti

per la produzione di energia elettrica; e che l’altissima richiesta giornaliera di

biomassa, può essere sostenuta solo dal contributo pubblico, che non può superare i 15

anni. Dunque parere radicalmente negativo.

A SEGUITO DI QUESTE SPECIALISTICHE, AUTOREVOLI ED

INSORMONTABILI CENSURE, LA VIA NON POTEVA CONCLUDERSI CON

UN PARERE FAVOREVOLE. L’AVERLE IGNORATE CONFIGURA UN

PALESE VIZIO DI CONTRADDIORIETA’ INTERNA ALL’AMMINISTRAZIONE

Marsica ( parte del quale è zona preparo) in quanto l’attività proposta prevede combustioni
considerevoli dai cui sottoprodotti risultano polveri fini ed ultrafini con ricaduta delle irnm1ssioni
aeriformi. L'orografia del territorio, con quote altimetriche di discrete proporzioni, ostacola e rende
difficile il ricambio ed il rimescolamento dell’aria con l’aggravante delle ridotte caratteristiche
anemologiche stagionali. 6 - Gli inquinanti emessi nella combustione quali ossidi di azoto, ossido di
Carbonio, acidi, ecc. oltre ai microinquinanti emessi nei fumi (diossine, furani , idrocarburi policiclici
aromatici e metalli pesanti) creeranno serie ipotesi di danno per la salute pubblica e per l'intero
ambiente (sono di altissima pericolosità perché cancerogeni, mutageni e teratogeni). 7 - l costi. per
mantenere in attività la Centrale in argomento non sono trascurabili, considerando l'acquisto della
biomassa legnosa, i costi per il suo trasporto, gli oneri per il personale addetto ai lavori, i costi dì
manutenzione dell'impianto e quelli per lo sma1timento dei rifiuti a fronte di introiti bassissimi per la
produzione di energia elettrica.
Occorre tener presente che una centrale da biomassa, per produzione da 30 megawatt / c
(netto MW 25) per funzionare a pieno regime, richiede una biomassa al1'incirca di 800 t. al giorno, il cui
costo, in ragione delle condizioni di produzione non ottimali - come già. in precedenza abbastanza
riferito – è abbastanza elevato; la fattibilità ò perciò surrogata esclusivamente dal contributo pubblico
(certificati verdi) concedibile solo per 15 anni. Ciò premesso, considerati tutti i motivi innanzi esposti, si
ritiene di esprimere preliminarmente parere negativo..

3
REGIONALE RELATIVAMENTE AL PROGETTO POWERCROP(per la sua

specificazione si rinvia al Cap. X, pag.41).

IX – LA V.I.A.

1 – RICHIAMO TEORICO

In astratto, la valutazione d’impatto ambientale (VIA) è un procedimento tecnico-

amministrativo finalizzato a individuare gli effetti sull’ambiente (quali che siano) di

realizzandi progetti pubblici o privati, per giudicarne la compatibilità con l’ambiente

sul quale sarebbero destinati ad incidere.

Secondo la direttiva 85/337/CEE, la VIA deve descrivere e valutare gli “impatti” sui

seguenti gruppi di fattori: - l’uomo, la fauna , la flora; - il suolo, l’acqua, l’aria, il

clima, il paesaggio; - l’interazione tra i fattori detti; - i beni materiali e il

patrimonio culturale.

La VIA deve essere atto motivato, preceduto da un’istruttoria, che tenga conto dei

risultati della consultazione con il pubblico; ed è atto endoprocedimentale, interno ad

un procedimento autorizzatorio.

Il complesso procedimento ha queste 6 fasi: 1)progetto; 2)studio d’impatto

ambientale; 3) screening o verifica di assoggettabilità alla VIA; 4) scoping o fase di

consultazione; 5) VIA; 6) autorizzazione.

Il D.lgs. 4/2008, negli allegati, stabilisce le ipotesi astratte di obbligatorietà della

V.I.A. ma, concretamente l’obbligatorietà scaturisce dalla fase screening.

Per quanto detto, i soggetti del procedimento sono: il proponente; il pubblico;

l’autorità competente; la commissione tecnica per le verifiche.

La normativa di riferimento è : Comunitaria; Nazionale (in particolare: D.Lgs. 3

aprile 2006, n. 152; D.Lgs 16 gennaio 2008, n, 4); Regionale (L.R. 23 sett.1997,

n.112).

2 – LA V.I.A. NEL CASO CONCRETO

3
2.1 – La scelta fatta dal proponente

Per il progetto in discussione, la VIA in astratto (cioè stando alle previsioni

progettuali) non doveva essere chiesta.

Semmai la sua obbligatorietà poteva scaturire dalla fase “verifica di assoggettabilità”.

Ma tale fase è stata saltata per dichiarata scelta della società proponente, che ha

deciso di passare a chiedere direttamente la VIA.

2.2 - Sintesi di emergenze salienti dell’istruttoria

Nell’istruttoria, lo studio di impatto ambientale premette che la realizzazione proposta

dal progetto PowerCrop è di una “centrale elettrica, alimentata a biomasse

legnocellulosiche, della potenzialità termica di 88,5 MW al CNC (al CMC= + 5% del

CNC) e da un elettrodotto da 150 kV”.

E riporta i dati del progetto: innanzitutto e con precisione il suo motivo fondante, che

è quello di fornire un’adeguata risposta ai problemi conseguenti alla cessazione

della bieticoltura (s’intende: nel Fucino). E’ proprio per questo che si dice avviato “

il processo di riconversione della filiera bieticolo-saccarifera, in una nuova filiera

agro-alimentare che integri in maniera virtuosa il mondo agricolo e quello

industriale”. Cosicché il 19.09.2007, tra Regione Abruzzo, Provincia di L’Aquila,

Comune di Celano, organizzazioni sindacali e PowerCrop, è stato sottoscritto un

accordo, per la seguente iniziativa agro-industriale: “riconversione dei terreni agricoli

un tempo dedicati alla barbabietola, a coltivazioni “no food” per uso energetico e

valorizzazione di terreni marginali”; (viene subito da rammentare che al di fuori del

Comune di Celano non risultano coinvolti nell’accordo altri comuni limitrofi della

piana del Fucino, e soprattutto il Comune di Avezzano, centro della Marsica, e nel cui

territorio viene proposto l’insediamento della centrale, e il Comune di Luco dei Marsi

che confinerebbe con la centrale).

3
Comunque questa svolta-riconversione avrebbe comportato “ sviluppo di colture a

basso impatto….creazione di una stabile fonte di reddito per il mondo agricolo…

risposta all’occupazione collegata con lo zuccherificio (ex)…progetto in linea con le

politiche ambientali… grazie alle fonti rinnovabili di derivazione vegetale…

disponibilità di energia termica per un eventuale utente finale”.

Lo studio esamina il quadro di riferimento progettuale, che questa difesa, ha già

individuato come costituito da due ambiti connessi e interdipendenti: 1 – l’ambito

della centrale a biomasse ( centrale che, ripetiamo, occuperà 142.000 mq in territorio

del Comune di Avezzano; elettrodotto; realizzazione di: fabbricati per uffici e servizi,

sistemi di stoccaggio, sistema di controllo, collegamento elettrico in alta tensione,

opere ausiliarie) ; 2 – l’ambito delle coltivazioni dedicate ( che, ripetiamo, coprirà

una superficie di 4.500 ettari, compresi in un raggio di km 70 dalla centrale, e ubicati

prevalentemente nei territori interni ai piani Palentini e in territori ricadenti nel

Fusinate, nel Reatino, nella conca Aquilana, compresi i boschi delle ultime due zone).

Lo studio considera poi l’altro fondamentale aspetto progettuale: quello degli

approvvigionamenti idrici, indicandone, a pag. 9, le fonti.

Viene quindi esaminato (rectius: si dice che viene esaminato, ma è solo

un’affermazione) il quadro di riferimento ambientale (inquadramento generale

dell’area con descrizione di rete viaria, mobilità e traffico; suolo e sottosuolo;

ambiente idrico; paesaggio; ecosistemi, fauna e vegetazione; climatologia e atmosfera;

clima acustico).

Nello studio infine ci si limita, laconicamente e di sfuggita ad accennare (che è quasi

un ignorare) che “è pervenuta una delibera del Consiglio Comunale di Avezzano

(n.74/2008) che lamentando il mancato preventivo coinvolgimento sull’iniziativa,

esprime parere contrario”; e che “è pervenuta una nota del Comando provinciale del

3
Corpo forestale (acquisita al prot.24617 del 13.10.2008) che anticipa il suo parere

negativo al Comitato di cui è componente di diritto”.

Lo studio, in conclusione, riferisce che “con nota acquisita al prot. il 16.10.2009, la

ditta interessata ha rimesso una serie di atti ed elaborati finalizzati a controdedurre

alle osservazioni ricevute”. In particolare: si evincerebbe che “le eventuali ricadute

all’interno di aree naturali protette…risultano essere nei limiti imposti dalla

normativa vigente” ; per l’approvvigionamento idrico v’è una dichiarazione del CAM

per la disponibilità di un quantitativo di 113 mc/h per complessivi 992.000 mc annui;

per l’incidenza sulla viabilità, il numero di viaggi giornalieri risulta essere di 42 per i

veicoli pesanti e di 30 per i veicoli leggeri, con un incremento di traffico sulla

superstrada del Liri del 4/6% per i mezzi pesanti, e sul tratto della S.P. interessata, del

13%; per le biomasse è stata stimata una disponibilità annua di 960.000 t.; per quanto

riguarda infine le ricadute sui terreni agricoli, in relazione ai parametri si SO2, NOx e

M10, non ostante l’aumento della concentrazione “le emissioni rimangono entro i

limiti di legge, non producendo variazioni significative sulla qualità dell’aria del

vicino abitato di Borgo Incili, né producono impatti negativi sulle colture”.

2.3 – La V.I.A. – Schematizzazione del contenuto

Nelle premesse della VIA, dopo le già dette indicazioni sul progetto, si dice:

- “uno degli aspetti che più attiene al rischio di incidenza rispetto alle aree limitrofe è

l’emissione di sostanze potenzialmente inquinanti. L’azienda ha previsto una serie di

sistemi per limitare ed abbattere l’emissione di sostanze inquinanti quali, ecc….”;

- “si ribadisce che le ricadute (degli inquinanti) sono caratterizzate da concentrazioni

ben al di sotto dei limiti normativi”;

- “si sottolinea in particolare che per quanto riguarda l’ambiente idrico, sia la fase di

cantiere che di esercizio non avrà incidenza sugli habitat flora e fauna…”;

4
- “sono indicate alcune misure di mitigazione….per ridurre il livello di inquinanti

delle acque. Stesso discorso è fatto per gli impatti su suolo e sottosuolo e per quelli

dovuti al rumore”;

- “per quanto riguarda gli ossidi di azoto si sottolinea che le basse concentrazioni

non comportano sintomatologie per le piante;

- per gli altri ossidi (di zolfo, di carbonio) parimenti si dice che manifestano solo scarsi

effetti;

- “le simulazioni effettuate hanno evidenziato che il contributo delle attività della

centrale sulla qualità dell’aria dell’area circostante, risulta poco significativo;

- “è valutato in dettaglio anche il rischio di incidenza per quanto riguarda le

emissioni sonore”.

Passando al dispositivo, pertanto il Comitato ESPRIME PARERE FAVOREVOLE

CON PRESCRIZIONI (installazione di una stazione di monitoraggio e relazione

annuale sulle eventuali ricadute ambientali relative alle emissioni in atmosfera sulla

piana del Fucino, sulla riserva e sul SIC).

X – LE CENSURE E I VIZI

Illustrati ampiamente gli aspetti in fatto, storici, contrattuali, collaterali; e quelli in

vario senso tecnici; ed altresì richiamate le norme di riferimento, occorre una sintetica

puntualizzazione degli aspetti eminentemente giuridici posti a sostegno del presente

ricorso, per altro già emergenti, man mano, dai precedenti capitoli e che, in sintesi, si

configurano sotto le astratte figure di: VIOLAZIONE DI LEGGE PER DIFETTO DI

PARTECIPAZIONE, DIFETTO DI MOTIVAZIONE, CARENZA DI

PRESUPPOSTI; ECCESSO DI POTERE PER CARENZA DI ISTRUTTORIA,

ERRORE DI FATTO, TRAVISAMENTO DEI FATTI; VIOLAZIONE DELLE

REGOLE DI LEALE SVOLGIMENTO DEGLI ACCORDI, ILLOGICITA’

MANIFESTA PER CONTRADDITTORIETA’ INTERNA.

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1 – VIA obbligatoria

Preliminarmente si osserva che la scelta operata dalla PowerCrop s.p.a, di chiedere

direttamente la valutazione d’impatto ambientale, senza passare attraverso la verifica

di assoggettabilità alla valutazione, conduce a considerare obbligatoria la VIA nella

concreta fattispecie.

2 – Mancanza di VAS e inattuabilità della localizzazione scelta anche sotto altro

profilo

Il progetto PowerCrop localizza l’impianto in un’area naturalistica protetta.

Per un caso come questo il titolo II del Codice dell’Ambiente (LA VALUTAZIONE

AMBIENTALE STRATEGICA) all’art. 13 prescrive (naturalmente prima della VIA)

la Redazione del rapporto ambientale, che, fra l’altro (e molto altro) obbliga il

proponente sin dai momenti preliminari ad una consultazione con l’autorità

competente e gli altri soggetti competenti in materia ambientale…. A questa norma

corrisponde poi l’Allegato VI (Contenuti del rapporto ambientale) in cui nelle lettere

da a) a j) sono elencate le copiose informazioni da fornire.

Queste norme sono state disattese, e si è così concretata una palese violazione di

legge sullo specifico punto ed eccesso di potere per carenza di presupposti.

Ma v’è in proposito un’altra violazione di legge, quella illustrata nel Cap. IV del

presente ricorso. (L.R. 134/1999)

3 – Violazione L. 241/90 e violazione degli accordi

3.1 - La VIA è atto endoprocedimentale al procedimento autorizzativo. E, all’intero

procedimento sin dalle fasi iniziali dello stesso, devono partecipare tutte le

amministrazioni interessate con le modalità stabilite dalla legge 241/1990, come

previsto nel D.Lgs. 387/2003, art. 12, comma 4.

3.2 - Negli accordi intervenuti tra PowerCrop, ARSSA, Organizzazioni degli

agricoltori, che hanno consentito alla stessa PowerCrop la presentazione del progetto

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era stato stabilito che sarebbero stati gli enti locali ed in particolare il Comune di

Avezzano (nel cui territorio avrebbe dovuto essere localizzata la centrale) ad indicare

il sito di localizzazione.

Orbene nel caso di specie: 1) il Comune di Avezzano non è stato chiamato a

partecipare al procedimento; 2) la PowerCrop, in palese violazione degli obblighi

assunti, ha scelto il luogo per la centrale, scavalcando pesantemente il Comune di

Avezzano.

Il giudizio per la VIA ha tranquillamente ignorato questi due radicali difetti, che

quindi, ad atto depositato, si traducono in violazione di legge per difetto di

partecipazione e carenza dei presupposti dell’atto, nonché violazione degli

accordi.

4 – Concetto di ambiente nel caso concreto e vizi conseguenti

Passiamo ora all’esame di un tema, certo inconsueto, che questa difesa ritiene però

essenziale ad inquadrare la particolare fattispecie concreta.

Cos’è la Valutazione d’impatto ambientale? Lo abbiamo già detto in apertura del

cap. IX (procedimento tecnico-amministrativo teso a determinare gli effetti che

determinati progetti possono comportare sull’ambiente, al fine di giudicarne la

compatibilità con esso). E l’ambiente, si è detto, va considerato in tutti i fattori che,

secondo legge, lo compongono (l’uomo, la fauna , la flora; - il suolo, l’acqua, l’aria, il

clima, il paesaggio; - l’interazione tra i fattori detti; - i beni materiali e il patrimonio

culturale).

Ma nel concreto caso che qui è oggetto di esame, quale è l’ambiente?

Quello ristretto dove è localizzata la centrale ? O anche quello più vasto dove la

centrale si approvvigiona in ogni momento?

E’ la zona dell’Incile ai piedi del monte Salviano (e casomai l’agro fucense) o è la

zona nei 70 km. del raggio che si fa ruotare dalla centrale ?

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Ebbene, questa difesa ritiene che la risposta sia la seconda. La prima è adeguata a

qualsiasi altro tipo di industria, ma non può esserlo per un’industria costituita da un

impianto a biomasse di oltre 30MW che sfrutti quotidianamente un vasto territorio

agro-forestale.

Ritenere, sulla scorta di una irriflessa abitudine, che anche per questa particolare

emergente tipologia industriale si debba valutare come ambiente solo lo spazio dove si

trova la centrale, è frutto di un atteggiamento miope, superficiale e irrispettoso dei

principi del Codice dell’ambiente.

Avevamo già precisato che l’impianto in questione ha due facce: la centrale di

produzione dell’energia e le zone di approvvigionamento. Due facce costantemente

complementari e interdipendenti.

Ora le zone di approvvigionamento (cioè della seconda faccia dell’impianto) sono

terreni agricoli, prati, boschi, in molti casi in zone protette e di pregio naturalistico, in

altri casi in zone con economia agricola consolidata e funzionale al territorio; sono

zone a volte abitate o attraversate da animali caratteristici e da specie protette; sono

zone con aria salubre. Sono percorsi di grande valore naturalistico. Sono paesaggi.

Sono in ultima analisi, antropologicamente, cultura.

Imporre una modifica radicale (perché tale sarebbe) di questi vasti habitat; imporre

una generale pioppicoltura, abolendo la più ambita biodiversità; tracciare nuove strade

che vengano percorse giornalmente da decine e decine di mezzi pesanti, con

ingombranti carichi; alterare l’aria, inquinandola, e creare il nuovo rumore dei luoghi

di transito; modificare il paesaggio ed anche i modi e le abitudini di vita delle

centinaia di piccoli comuni interessati; il tutto per garantire la combustione

costante di una megacentrale a biomasse, è, e non può non essere un impatto

ambientale da sottoporre a valutazione (e non astratta, ma su base concreta e

scientifica).

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La tesi che qui si avanza non è stravagante, ma assolutamente reale, tanto che, a ben

leggere, si rinviene in nuce nei pareri resi dal Corpo Forestale dello Stato e sopra

riportati e commentati. D’altra parte chi meglio di questo specialistico Corpo avrebbe

potuto comprendere tale aspetto!

Ripetiamone uno stralcio: “Non si può negare l’importanza dell’impatto negativo

che l’impianto in argomento avrebbe sull’ambiente….e non è certo un fatto positivo

l’aver tralasciato pressoché interamente l’incidenza indiretta che si avrebbe sul

territorio forestale”. Ed ancora: “ Un prelievo consistente di legname implica la

costruzione di piste e di strade, con riflessi negativi sulla funzionalità degli ecosistemi

forestali e sulla stabilità dei versanti montani”. E infine: “L’impianto di che trattasi

certamente costituirà un forte impatto ambientale, attese le caratteristiche

orografiche, i valori ambientaIi e paesaggistici sia del territorio…”.

Ebbene la VIA non si è neppure posto il problema!

E quindi è innegabilmente viziata per carenza di presupposti, carenza di

istruttoria ed errore di fatto.

5 – Contrasto con i principi del Codice dell’Ambiente

In relazione alle stesse ragioni il giudizio VIA si espone al vizio di illogicità

manifesta per contraddittorietà interna e perciò anche di violazione di legge.

Abbiamo sopra richiamato i principi ispiratori e fondanti del Codice dell’ambiente.

“La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve

essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati…mediante una adeguata azione che

si ispirata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in

via prioritaria, preventiva, dei danni causati all’ambiente…”. “ Ogni attività umana

giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio

dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle

generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle

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generazioni future”. Tali principi, afferma sempre il codice: “costituiscono le

condizioni minime ed essenziali per assicurare la tutela dell’ambiente su tutto il

territorio nazionale”.

Ora il giudizio VIA, nell’ epigrafe, si dice emesso ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs.

4/2008, ma poi contraddice puntualmente, disapplicandoli, i primi artt. dello

stesso D.Lgs.

6 – I contrari pareri di valenza regionale

Un analogo vizio di contraddittorietà interna si può ravvisare tra il giudizio VIA e

i pareri del C.F.S., in particolare il parere chiesto dall’Assessore regionale

all’ambiente (per la precisione persona diversa da quello del momento in cui la VIA è

stata depositata) ed a lui reso. Tali pareri si possono quindi considerare: il primo

parte della precedente istruttoria; il secondo parte del ”giudizio”

I pareri sono stati sopra richiamati in appositi paragrafi e sono sotto ogni profilo

negativi, così portando ad escludere l’installabilità del tipo di impianto progettato

dallaPowerCrop nella zona che la stessa società ha scelto in Avezzano.

I pareri, resi in tempi diversi sono tra loro conformi.

Ora è di solare evidenza che i pareri del C.F.S. – da considerarsi parte

dell’istruttoria– contrastano radicalmente con il giudizio VIA, dunque il dedotto vizio

è ravvisabile.

7 - Un sostanziale falso

Abbiamo difficoltà a qualificare nell’ambito dei vizi tipici dell’atto amministrativo

un sostanziale falso che tuttavia nel giudizio impugnato è palese e che riteniamo

doveroso segnalare e sottolineare.

Si dice che il giudizio è stato reso all’unanimità e vi compare anche la firma di un

delegato del Corpo Forestale dello Stato.

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Per contro il Corpo Forestale dello Stato, con parere dell’1.10.2008, a firma del suo

dirigente, ha espresso un motivato parere negativo relativo alla VIA PowerCrop.

8 – Impatti interregionali – enti da coinvolgere

Se è vero come riteniamo che il concetto di ambiente, nella concreta fattispecie, vada

considerato come esteso anche al territorio di approvvigionamento della centrale

(filiera corta) v’è un altro aspetto legislativo da prendere in considerazione: il Titolo

IV del Codice dell’ambiente (nella correzione D.Lgs. 4/2008) (Valutazioni ambientali

interregionali e transfontaliere) e in particolare l’art. 30 (impatti ambientali

interregionali).

In sintesi, la norma prevede che se i programmi sottoposti a VIA risultano localizzati

anche sul territorio di regioni confinanti “il processo di valutazione ambientale è

effettuato d’intesa tra le autorità competenti”. Oppure (comma 2) - a parte quindi la

localizzazione - se i progetti presentati in una regione “possano avere impatti

ambientali rilevanti su regioni confinanti, l’autorità competente è tenuta a darne

informazione e ad acquisire i pareri delle autorità competenti di tali regioni, nonché

degli enti locali interessati dagli impianti”.

Ebbene, come si può negare che l’ipotesi prevista dal comma 2, qui sia ravvisabile ?

Dunque l’aver omesso di considerare tale chiaro dettato legislativo configura il vizio

di violazione di legge ed anche il profilo di difetto di partecipazione.

Precisamente, nell’ultima parte del citato comma 2, si legge: “nonché gli enti locali

interessati agli impianti”. Quindi non una, ma tre regioni; non un comune, ma una

molteplicità di comuni, avrebbero dovuto essere interessati in fase di istruttoria.

9 – Rapporti con l’agricoltura

La realizzazione della centrale è stata proposta dalla stessa Powercrop come correlata

e contestuale alla riconversione agricola dei terreni fucensi.

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In proposito ci sono stati precisi e formali accordi, sottoscritti dalla PowerCrop. Gli

accordi prevedevano anche la sperimentazione per un determinato tempo che avrebbe

dovuto verificare l’attuabilità del progetto, in riferimento all’ambiente agricolo della

Piana del Fucino e ad altri ambienti di terreno, anche boschivo esterno al Fucino.

Quindi l’attuazione del progetto era subordinata ad una verifica di sostenibilità

territoriale, agricola, boschiva e, nel complesso, anche economica.

La riconversione non è nemmeno iniziata, ma soprattutto non v’è stata la

sperimentazione.

Come sarebbe allora stato possibile emettere un giudizio VIA favorevole ?

Quindi vizi per carenza di presupposti, eccesso di potere per carenza di

istruttoria, errore di fatto, travisamento dei fatti.

10 – I contratti di approvvigionamento

In secondo luogo il progetto indicava le zone di approvvigionamento dentro il raggio

di 70 km.

Ma: 1) il rapporto della Forestale, non solo, dimostra la estrema difficoltà si una

simile ipotesi, per l’orografia e la morfologia del territorio; ma anche perché la natura

dei terreni è spesso demaniale-civica; 2) inoltre il territorio di cui si tratta è costellato

di zone vincolate e protette; 3) ma soprattutto l’approvvigionamento previsto dalla

PowerCrop non è neanche lontanamente ipotizzabile, poiché non v’è un piano

concreto e non sono stati prodotti contratti o documenti atti a supportare

l’affermazione unilaterale che la biomasse sono realmente reperibili nel detto raggio.

Per altro lo studio NOMISMA che è stato presentato dopo l’avvio della procedura

VIA è astratto, esclusivamente teorico e velleitario, come per altro rilevato dalle

Organizzazioni agricole.

Anche qui dunque stessi vizi denunciati sub 9).

11 – Il documento delle Organizzazioni agricole

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Come si è sopra esposto, si tratta di un documento fondamentale, basato su

molteplici argomentazioni di vario ordine e che dimostra la impossibilità di realizzare

nel territorio del Fucino una centrale a biomasse come quella progettata da

PowerCrop.

Tale documento è praticamente ignorato con il conseguente vizio di eccesso di

potere per carenza di istruttoria ed errore di fatto.

12 – Problemi : idrico, dei trasporti, dell’elettrodotto, dei vari tipi di inquinamento,

delle interferenze con altri impianti

La VIA presenta il grave limite di essere fondata esclusivamente sulle dichiarazioni

contenute nel progetto della proponente PowerCrop, senza averle comparate con un

accertamento scientifico assolutamente autonomo.

Cosicché i rilevantissimi problemi idrici del Fucino sopra illustrati, sono ignorati, o

quando se ne parla, ciò vien fatto con affermazioni non vere od opinabili; il problema

dei trasporti e di tutte le sue serie conseguenze è pressoché ignorato; stessa cosa dicasi

per l’elettrodotto; e i problemi dell’inquinamento di varia natura sono trattati con

estrema superficialità; non si parla delle interferenze con la centrale biomasse di

L’Aquila e con la centrale elettrica autorizzata per Celano.

I dati reali, sotto tutti questi profili, sono assai diversi da quello che la PowerCrop

prospetta e che la VIA passivamente recepisce.

Anche in questo caso il giudizio palesa i vizi testè precisati.

°°°°°°

Il giudizio di VIA, insomma, ad una lettura complessiva, è incredibilmente

inadeguato, totalmente lacunoso (e naturalmente illegittimo): si limita ad un cenno

sulla marginalità di inquinamento dalla centrale dell’Incile ed sulla insussistenza di

problemi o sulla scarsa significatività degli stessi, avendo l’impresa adottato misure di

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riduzione; sulla insussistenza di problemi idrici; con la convinzione apodittica e

indimostrata che l’impianto proposto dalla PowerCrop è compatibile con l’ambiente.

Con una simile VIA è come se si potesse costruire un edificio di dieci piani con le

fondamenta per un solo piano!

°°°°°°

Avviandoci alla conclusione, viene alla mente un commentatore giuridico che, di

recente, a proposito di impianti come quello oggetto del ricorso, ha parlato di “delirio

energetico”.

Se le conseguenze di un simile impianto, per il presente e soprattutto per il futuro,

possono essere quelle che qui abbiamo tentato, molto parzialmente di illustrare, la

formulazione provocatoria non va lontano dalla verità.

Attenendoci strettamente all’ambito del diritto, ricorriamo a Codesto TAR per

scongiurare che i pericoli e i danni passino dalla sfera delle congetture a quella del

reale.

Per altro ciò non è affatto contrario alla applicazione delle energie alternative, che la

legislazione sostiene e privilegia.

E’ contrario solo a quelle modalità di applicazione che contrastano palesemente con

le esigenze di tutela della persona, dell’ambiente, dell’ecosistema, dell’economia

agricola, della compatibilità delle iniziative economiche e imprenditoriali con principi

sanciti dalla Costituzione.

Ci sono altri luoghi che non siano il Parco del Salviano, e che non siano la Regione

Abruzzo, la più verde d’Europa, adattissimi alla installazione di impianti di energia

alternativa. E soprattutto ci sono potenze in MW inferiori da privilegiare, per le quali

non v’è timore che si utilizzi una legislazione favorevole, per ottenere risultati diversi

dalle finalità della legge stessa.

XII – CONCLUSIONI

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Per tutto quanto sopra esposto, con riserva di presentare domanda cautelare, ai

sensi dell’art. 55, comma 3, del D.Lgs. n. 104/2010, e riservata ogni ulteriore

deduzione, precisazione ed eccezione in sede di eventuali motivi aggiunti e memoria

difensiva, il Comune di Avezzano, in persona del Sindaco pro tempore, come sopra

domiciliato, rappresentato e difeso, conclude affinché l’Ecc.mo TAR adito, in

accoglimento del presente ricorso ed ogni contraria domanda, istanza ed eccezione

disattesa, voglia - salva la eventuale domanda cautelare - :

1) nel merito, per i motivi sopra esposti, annullare e per l’effetto revocare,

siccome affetto dai denunciati vizi di illegittimità, il provvedimento

impugnato, con cui è stato espresso parere favorevole, con prescrizioni,

sulla Valutazione di impatto ambientale per il progetto di impianto a

biomasse della PowerCrop, nella località dalla stessa scelta e con il raggio

di approvvigionamento di 70 km.; nonché ogni presupposto, connesso e

consequenziale provvedimento;

2) Condannare l’intimato Comitato regionale, presso la Giunta della Regione

Abruzzo al pagamento delle spese, diritti ed onorari di giudizio.

in via istruttoria

1– Si chiede che il TAR ordini all’ Amministrazione intimata di depositare gli atti e i

documenti rilevanti. 2 - disponga una CTU, per la verifica dell’impatto ambientale

dell’impianto progettato dalla PowerCrop; verifica da effettuarsi in riferimento a tutti

gli aspetti illustrati nel ricorso. 3 – Si producono i documenti ai quali si è fatto

riferimento nel ricorso e come da indice nel fascicolo in sede di iscrizione.

L’Aquila, 09.12.2010

avv. Giampiero Nicoli avv. Antonio Milo

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