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LA VOCE IRPINA

IMAGINI DI CASTELFRANCI
PAGINE WEB ITALIANE
La VOCE IRPINA di Rosario
ha preparato questa
pubblicazione con imagini
di Castelfranci , che siano
state pubblicate in pagine Web
italiane , per tutti gli “ castellesi”
dell Argentina.

AMIGOS ITALIANOS ESTA PUBLICACION


NOS BRINDA UN PANORAMA DEL PUEBLO
DE NUESTROS MAYORES.

Lic SOCCORSO VOLPE


LA VOCE IRPINA DI ROSARIO
JULIO 2007
- Sito UFF ICIALE del Comune di CASTELFRANCI -

Il Comune di Castelfranci è stato uno dei primi comuni


dell'Alta Irpinia a pubblicare sul portale www.inirpinia.it,
a titolo completamente GRATUITO, atti amministrativi
d'interesse per la collettività quali: delibere di Giunta e di
Consiglio, Bandi di Gara, Procedure, Modulistica,
Regolamenti, Determine, Ordinanze e News.

In pratica, ogni cittadino comodamente, da casa e da ogni parte del mondo, può non
solo conoscere l'intera vita amministrativa e sociale, ma anche interagire direttamente
con il Comune.

Obbiettivo del progetto è costruire, attraverso un percorso ragionato, un sito internet in


grado di informare il cittadino di tutte le attività poste in essere dal Comune di Castelfranci.

Nel menu alla vostra sinistra sono indicate le sezioni che compongono questo spazio
differenziate secondo la tipologia delle informazioni.

Nel menu alla vostra destra sono indicate, invece, le manifestazioni che si svolgono nel
nostro comune.

Se avete delle proposte da sottoporci per migliorare i nostri servizi, oppure indicarci delle
manifestazioni, inviate un e-mail all'indirizzo castelfranci@inirpinia.it; il nostro staff
vaglierà tutte le proposte.

Assessorato
Innovazione Tecnologica
Maurizio FERRIERO
Storia - La Chiesa di S.Maria del Soccorso.

La Prima Cappella.
Nel Medioevo il territorio del comune di Castelfranci occupava spazi limitati. Il centro abitato
era contenuto in limiti precisi che ne determinavano i confini e le regole di vita. Al suo interno
negli anni si era sviluppata una povertà senza precedenti. La mancanza di manifatture aveva
annullato qualsiasi forma di commercio, sicchè la popolazione, composta per lo più da braccianti
aveva fatto del lavoro dei campi l'unica attività alternando a questa l'esercizio dei pochi usi civici
concessi. Urbanisticamente il paese non si era delineato ancora del tutto. In questo periodo le
costruzioni ricavate per motivi contingenti lungo la roccia ne seguono l'andamento escludendo,
almeno per il momento, soluzioni isolate. Solo più tardi si svilupperanno ed in maniera
occasionale anche lateralmente ad essa. Per questo all'occhio del viandante gli abitacoli anneriti
dal tempo e dalla miseria, sembrano uscire da un itinerario fantastico. In questo sconforto la fede
diviene la condizione naturale dell'uomo ed è la fede e dal devozione per la Vergine del Soccorso
a determinare in tutti la volontà di erigere una cappella nel "piano antico" del paese, conosciuto
poi come l'Ortora.
Per chi sale dal basso o vi discende dal borgo, il piano antico è una distesa di terra in leggero
pendio. Ricco di vegetazione, umido e, malsano per via dell'acqua che naturalmente sgorga dal
terreno, incomincia dal punto in cui si incontra il monte per declinare al fiume che scorre poco
lontano. In questo spazio, dove a volte le nuvole volano così basse da sentirne l'odore, viene
sistemata la prima cappella. È una costruzione modesta e senza alcuna solennità esterna, che dal
punto in cui è posta oggi la balaustra avanza nel piano occupandone uno spazio circoscritto.
Nella parte posteriore il terrapieno che lo sovrasta e, che sembra debba travolgerla da un
momento all'altro interessa il piano "...con una continuazione di terra primitiva ben solida..." che
si estende fino alle mura della chiesa. Poggia senza fondazioni su terra solida e non presenta
soluzioni tecniche particolari. Non viene abbassato il piano su cui poggia e, cosa ancora più
inquietante, non vengono posti in essere tutti quegli accorgimenti necessari ad allontanare l'acqua
che creerà non pochi problemi. Soprattutto all'immagine stessa della cappella ritenuta "...bella
nella costruzione, ma insalubre, poiché umida". Vi si accede da un unico ingresso ricavato nel
muro che si affaccia sul piano, mentre alcune aperture consentono una illuminazione
insufficiente.In questo periodo non viene realizzato neanche il campanile i cui lavori
prenderanno il via solamente verso la fine del VXII secolo, anno della peste. Per questo periodo
le funzioni vengono annunciate dal suono di una campanella posta sul lato destro dell'altare, al di
sotto del quadro della Vergine.
Chiesa S. Maria
del Soccorso
Portone Centrale
Particolare
del portone
Stemma del
Comune nella chiesa
I dipinti.
Al suo interno, secondo la tradizione furono sistemati tre dipinti. Il quadro della Madonna del
Soccorso, detto in seguito dell'Effigie Miracolosa, posta sul muro di prospetto, ad oriente; quello
di S. Rocco in cornu epistole e di S. Sebastiano in cornu evangeli.
Una prima notizia documentata sulla loro esistenza ci viene offerta dalla visita pastorale del
vescovo Alfiero risalente al 1565 "Item continuando officium Visitationes devenit ad ecclesiam
Sante Marie del Soccorso constructam extra menia ditte terre et deveniendo ad altar (em)
maiorem invenit eum decente ornatu (m) cum una cona magna deaurata cum imaginibus beate
Marie in medio. In cornu evangeli S. Sebastiani et in cornu epistole S. Rochi..."
Bisogna precisare che le rappresentazioni artistiche della Madonna del Soccorso non sono poi
così estranee dalle nostre zone. È soltanto nella prima metà del 1300 invece, che si comincia a
rappresentarla così come dipinta nel quadro che si conserva nella nostra chiesa. Questo avviene a
seguito della introduzione in queste zone del culto della Madonna del Soccorso così come
raffigurata, originatosi a Palermo nel 1308.
Nel nostro quadro viene fatto dipingere, probabilmente da un artista francese, un angelo alla
destra della Vergine armato di clava nell'atto di scacciare il demonio. Sul lato destro e su quello
sinistro i quadri di S. Rocco e S. Sebastiano rappresentano i santi che si invocano contro la peste.

Viene costruita dal popolo.


Ora contrariamente a quanto accaduto per gli altri luoghi di culto presenti sul nostro territorio,
l'edificazione della cappella avviene per volontà popolare.
Questo si evince:
!da una bolla del vescovo Alfiero da Montemarano del 1572 con la quale veniva concessa a don
Placido Vitagliano della cappella del Soccorso l'investitura canonica. Nella stessa inoltre il
prelato compie un gesto fondamentale riconoscendo all'Università il "Ius Praesentationis"
basandosi sul fatto che l'esercizio del diritto di elezione, così come dichiarato dal sindaco e dagli
eletti derivava loro da bolle autentiche;
!dall'esercizio incontrastato del diritto di nominare l'Amministratore che si sarebbe interessato
delle rendite della cappella;
!dall'obbligo che l'Università aveva di versare annualmente a favore della cappella la somma di
ducati 27 per olio e lampade;
!dallo stemma comunale fatto riprodurre sul lato destro dell'altare maggiore della chiesa stessa a
testimonianza e riconferma del diritto patronato.
La prima chiesa.
Verso la metà del secolo XVII la cappella viene demolita e al suo posto, sullo stesso sito anche se
abbassato rispetto al precedente, viene costruita la prima chiesa. Su questo aspetto particolare e
determinante della storia non abbiamo notizie dirette. È possibile tuttavia risalire a questo
periodo dal contenuto di alcuni atti il primo dei quali, per la stessa provenienza, assume carattere
di ufficialità.
Si tratta del manoscritto "Acta seu Gesta Fr. Antonimi a S. Micaeli R. mi D. ni Episcopi Montis
Marani et Alioru (m)" redatto a seguito della visita pastorale compiuta dal vescovo Rodriquez il
17 settembre del 1565. Questo atto ci consente di eliminare ogni possibile dubbio sulla
consistenza strutturale e architettonica della costruzione che presenta una superficie maggiore
consentendo una distribuzione più funzionale e sicuramente diversa dello spazio interno.
Per effetto di ciò la nuova costruzione viene ad inserirsi in un contesto urbanistico in movimento
rispetto al passato, ed è essa stessa cagione di nuovi insediamenti che, a cominciare dal piano
interessano le zone circostanti, conferendo al tutto un aspetto meno primitivo e più completo.
Rispetto alla chiesa attuale possiamo dire che l'impianto del 1500 e di conseguenza l'antica
cappella, assumono come punto di origine la balaustra occupandone, sia pure con volumi diversi,
lo spazio corrispondente oggi alla navata centrale. Vi si accede ancora da un piccolo ingresso,
unico per il momento e privo dell'antiporta di legno, mentre l'interno della chiesa è ancora privo
del pavimento. Questo ricavato come il precedente in terra battuta è esposto a continue
infiltrazioni di acqua che in poco tempo rendono la costruzione estremamente umida.
L'altro documento che da solo potrebbe sostenere la tesi dell'edificazione avvenuta ne XVI
secolo è il manifesto fatto preparare in occasione dei festeggiamenti del 1926 e che costituisce in
un certo qual modo la chiave di lettura per molti degli avvenimenti che caratterizzano la storia
della chiesa.

Nel 1926, contrariamente a quanto sostenuto, non si festeggiava il centenario della prima
Incoronazione dell'Effige Miracolosa ma il "Quarto Centenario di Maria Santissima del
Soccorso". Era il 2 agosto 1926, i Castellesi nella gioiosa serata di festa gremivano la piazza, la
Chiesa, le strade, l'orchestra suonava, improvvisamente la piazza fu scossa da micidiali e
terrificanti scoppi. L'enorme quantitativo di materiale pirotecnico, custodito in una abitazione
vicinissima alea piazzc, esplose; diciotto Castellesi persero la vita, altri rimasero feriti. Quarto
Centenario che ci riporta agli inizi di quel XVI secolo che vede finalmente costruita la prima
chiesa nello stesso sito della vecchia cappella sancendone una continuità storica e urbanistica.

I lavori del campanile.


Realizzato su tre ordini composti e non ancora completati, costituisce per questo periodo un
corpo di fabbrica indipendente dal resto della chiesa. Vi si accede grazie a due ingressi ricavati
ad occidente e a mezzogiorno, mentre la muratura, eccezion fatta per il lato che guarda a sud e
che poggia su solida roccia, ha un contatto diretto con il terreno. Gli spigoli vengono abbelliti
con pietre lavorate. Alcune di queste mostrano scritte come "Regina Celi" o fregi particolari
risalenti ad epoche precedenti. Di notevole interesse le due edicole funerarie sistemate nel primo
e nel secondo ordine della torre stessa, risalenti al 1° secolo dopo Cristo, periodo imperiale.

I lavori di ampliamento.
I lavori di ampliamento della chiesa comportano delle variazioni veramente notevoli rispetto
all'impianto del 1500. innanzitutto perché la nuova costruzione va di fatto ad inserirsi in un
contesto urbanistico e sociale sicuramente diverso dalle epoche precedenti. Siamo agli inizi del
1700. Nuovi problemi interessano una popolazione schiacciata da una crisi economica che non
sembra avere via d'uscita. Il paese da un punto di vista urbanistico è in lenta trasformazione e
l'Ortora, di conseguenza, non è più quel luogo lontano, posto fuori le mura del castello.
I lavori di ampliamento però sono preceduti da alcuni atti: il regio assenso datato 5 luglio 1783 e,
due Atti notarili datati rispettivamente 1776 e 1784.
Nel 1785 i sacerdoti secolari don Carmine Celli, don Giovanni d'Alessandro e don Nicola Delli
Storti, unitamente a Costantino e Gioacchino Moscariello da Montella, ingegneri, si
costituiscono dinanzi al notaio e redigono un atto ritenuto necessario per "...ampliare, ingrandire,
e riformare la chiesa sotto il titolo di Tanta Matia del Soccorso...".
Completati i lavori ritenuti necessari iniziano quelli destinati ad ampliare la chiesa nel suo
insieme la cui unica navata viene ingrandita, ottenendo così una chiesa a tre navate con transetto,
mentre la volta della navata viene interessata da finalizzati a migliorarne sia la struttura che
l'aspetto architettonico. A questo scopo viene fatto dipingere da Matteo Vigilante da Solfora nel
1792 il quadro dell'Assunta.

Le tre incoronazioni.
Il 1826 è un anno fondamentale per la storia della chiesa del Soccorso. Su iniziativa del
decurionato viene presentata al vescovo De Nicolais una domanda per l'Incoronazione della
Effige Miracolosa. Inoltrata la domanda alcuni popolani vengono ascoltati presso la curia
vescovile di Nusco e sotto giuramento depongono alcune "positiones et articoli". Completata
senza ostacoli questa prima fase si entra in quella successiva , più delicata in quanto chiama in
causa direttamente il Capitolo della Basilica Vaticana presso il quale è giunta la richiesta di
Incoronazione trasmessa dai naturali di Castelfranci.
"Al Re.mo Capitolo della Sacrosanta Basilica Vaticana
Il Clero, e Popolo del Comune di Castel de Franci, in Diocesi di Nusco, divotamente espongono,
come da tempo immemorabile, in Tempio magnifico, sotto il titolo di S. Maria del Soccorso, sito
in detta di loro Patria, si venera insigne, ed antichissima Immagine dipinta, di Maria S.ma sotto
lo stesso titolo del Soccorso, chiarissima per molti miracoli, come dall'annesso testimoniale
dell'Ordinario Diocesano.
Ad oggetto di sempre più infiammare la pietà de Fedeli verso la Gran Madre di Dio, adorata in
detta Sagra Imagine, gli Oratori ardentemente desiderano, che la Imagine medesima sia
solennemente coronata nella solenne dilei Festività, che si celebra nella prossima prima
domenica di Agosto, o in altro giorno, che sarà al più presto possibile. Implorano la facoltà
necessarie per tale solenne Coronazione, e tutto riceveranno a Grazia Singolarissima".
Anche il Vescovo De Nicolais dal canto suo e, così come dovuto, fa pervenire una lettera al
Capitolo Vaticano riassumendo nelle poche pagine che la compongono i momenti più
significativi dell'intera vicenda.
Espletate tutte le formalità il 7 Agosto del 1826, anno terzo del pontificato di Leone XII, con
diploma dello stesso viene concesso il permesso per la Incoronazione. La seconda Incoronazione
avviene il 4 Agosto del 1839. La terza nel 1841, prima domenica di Agosto.
Il 23 ottobre del 1839, alla presenza del Clero, del Sindaco e del Decurionato, con decreto del
vescono Francesco Paolo Mastropasqua viene dichiarata "...matrice Parrocchiale".

I lavori ampliamento del 1892.


Gli anni che vanno dal 1870 al 1890 non sono particolarmente ricchi di notizie. L'abitato è stato
interessato da un timido accenno di sviluppo urbanistico portando alla luce l'esistenza di
problemi antichi e mai risolti. Lontano da ogni forma di commercio il paese conosce ancora
quella forma di isolamento e di abbandono simile in tutto ai secoli precedenti. Non a caso il
consiglio comunale con proprio atto del 1870 rappresentava al Ministro dell'Agricoltura,
dell'Industria e del Commercio con sede a Firenze le tristi condizioni in cui versava la
popolazione nel frattempo cresciuta di numero. Aumento demografico che non incide solamente
sulla vita del paese ma sulla storia stessa della chiesa, determinando in tutti la convinzione che
essa sia divenuta improvvisamente piccola e incapace di accogliere un numero di fedeli sempre
crescente. In tutto questo periodo la costruzione è interessata da interventi ordinari come ad
esempio sistemazioni varie e restauri. Nel 1892 i lavori di ampliamento della chiesa interessando
le due navate laterali, compromettendo definitivamente la linearità architettonica della prima
costruzione.

La festa della prima domenica di Agosto.


Una storia nell'immaginario popolare parla di un sogno fatto una sera d'estate.
Si racconta che la vergine apparve in sogno ad una povera donna del posto chiedendole di recarsi
l'indomani dal parroco affinché edificasse la Sua Cappella nel luogo indicato e conosciuto come
l'Ortora. Il mattino seguente la donna si recò dal prete e raccontato il sogno, fu da questi
schernita.
Tornata a casa piena di rabbia e di vergogna pensò bene di non uscire ma la Vergine riapparve
nuovamente quella notte ed ella, imperterrita, ritornò dal parroco il quale la allontanò con
violenza. La terza volta la Vergine confidò in sogno alla donna che, come segno della Sua
presenza e della Sua volontà, avrebbe fatto cadere nel posto indicato tanta neve quanta ne
sarebbe bastata per definire il perimetro dell cappella. Così fu. Il giorno dopo, era la prima di
agosto, dinanzi agli occhi esterrefatti dei popolani e dell'incredulo prete, nel posto dove oggi
sorge la chiesa del Soccorso, apparve, scolpito nella neve, il perimetro di una cappella. Fu un
evento straordinario, la gente accorse da ogni dove per pregare e dinanzi a quel prodigio i ciechi
videro, gli infermi guarirono, gli storpi camminarono. E perché nulla di ciò che accadde fosse
dimenticato indusse il quel popolo a ricordare ogni anno e per sempre quel giorno.
Nasceva così la festa della prima domenica di agosto.

Il calvario.
Anche il nuovo secolo, come il precedente porta una speranza nuova del cuore della gente. La
storia della chiesa del Soccorso sembra essersi improvvisamente fermata.
Stanca forse di quel frastuono che nel bene e nel male ne aveva caratterizzato il 1800 è incapace
di provocare nuove emozioni. Questo fino al 1906, quando il nostro paese è meta di una visita
missionaria da parte dei padri Redentoristi. Incontro che segna particolarmente la vista dei
borghigiani che a ricordo della visita costruisco, il "calvario".
(Vincenzo Di Lalla, La Storia della Cappella del Soccorso, Montella, 1998)

Particolare
del portone

Stemma del
Portone Centrale Comune nella c hiesa
Chiesa S. Maria
del Soccorso
TRADIZIONE
MUSICA POPOLARE IRPINA
Un canto popolae non rappresenta solo ed esclusivamente un evento musicale;nel suo interno,
infatti, appaiono sempre tratti che appartengono alla sfera affettiva e culturale di una
particolare comunità."

L'Irpinia rappresenta ancora una zona poco esplorata nell'ambito della riceca di musica
popolare.
La ri-scoperta del substrato sonoro, come risorsa storica da rivalutare e fare apprezzare alle
nuove generazioni, contribuisce (insieme ad altri valori) alla costruzione di un'identità umana
meglio calata nel proprio territorio.
Lavorare ad una ricerca di vissuti musicalmente formalizzati richiede l'attivazione di un
insieme di processi, che vanno dall'acquisizione del materiale sul campo, alla selezione in base
a originalità e rilevanza comunicativa, catalogazione e analisi formale-strutturale del
contenuto.
L'acquisizione di canti originali, da parte dei pochi depositari delle tradizioni, serve a
documentare lo studioso e, spesso, gli stessi canti risultano del tutto improponibili in forma
originale alla fruizione da parte delle generazioni piu giovani.
La musica si evolve e si modifica nel tempo velocemente; la musica popolare è influenzata
dalla musica colta che a sua volta la influenza; si sperimentano nuovi ritmi, nuove sonorità,
tutte rispecchiano fedelmente un modo di essere della società contemporanea
PROVERBI POPOLARI IRPINI
Il linguaggio di ogni popolo è coronato di espressioni più o meno concise dette
da persone importanti o umili che assumuno e conservano in sè un profondo significato.
Queste espressioni, che col tempo diventano proverbiali, vengono menzionati per
meglio esprimere un concetto o fare paragoni.
I proverbi, cosi come enunciati, nella propria lingua o nel proprio dialetto,rappresentano
l'anima, la vita di un popolo.
A volerli tradurre in altra lingua perdono di effetto e di validità.
Riportare "detti e proverbi" vuol essere un "fotografare" i momenti
più disparati e colti dei discorsi della gente: di una vita sociale pura,
semplice, attiva di cui si denota una cultura ormai al tramonto, ma che di
tanto in tanto affiora fresca e genuina come al tempo che fù.

CANTI POPOLARI IRPINI


Questo tipo di canti/racconti appartengono alla tradizione irpina:il loro cammino nel tempo è
stato segnato dalla semplice trasmissione orale, da cui anche la difficoltà a ricavarne la
pronuncia dialettale corretta e l'origine esatta nel tempo.
Sono canti che, a differenza di quelli riportati in mp_3, vengono a volte rielaborati nei
contenuti,
a volte modificati nella pronuncia dialettale (la differenza dei dialetti dei vari paesi irpini è
molto sottile, in alcuni casi molto accentuata)ma comunque "simili" e "assonanti".

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PROVERBI POPOLARI
DELL'IRPINIA
Proverbi: memoria vivente della saggezza antica

Il linguaggio di ogni popolo è coronato di espressioni più o meno concise dette


da persone importanti o umili che assumuno e conservano in sè un profondo significato.
Queste espressioni, che col tempo diventano proverbiali, vengono menzionati per
meglio esprimere un concetto o fare paragoni.
I proverbi, cosi come enunciati, nella propria lingua o nel proprio dialetto,
rappresentano l'anima, la vita di un popolo.
A volerli tradurre in altra lingua perdono di effetto e di validità.
Riportare "detti e proverbi" vuol essere un "fotografare" i momenti
più disparati e colti dei discorsi della gente: di una vita sociale pura,
semplice, attiva di cui si denota una cultura ormai al tramonto, ma che di
tanto in tanto affiora fresca e genuina come al tempo che fù.
Giuseppe Iacoviello
-Abbrìl' doì nor'ch' a' fil' (In Aprile la pianta del grano mette due nodi)
-Abbrilì ogn' gocc' nu varril'(In Aprile la pioggia è abbondante e ogni goccia è grande)
-Abbril' chiov' chiov',Magg' un' e bon'(In Aprile piove spesso, a Maggio ne serve una e
abbondante)
-A cas' r' pezziend' nun manch' n' tozz'l'(A casa dei pezzenti non manca il pane)
-A cas' r' sunatur' nun c' vuonn mait'nat'(Nella casa dei musicisti non vi sono mattinate=Dare
consigli ad esperti non serve)
-A cas' r' mp'ccat' nun s'adda parlà r' cord(Nella casa dell'impiccato no bisogna parlare di corda)
-Acqua e mort' arret' a la port'(La pioggia e la morte sono imprevedibili=a volte arrivano
all'improvviso)
-Acqua frsc'ch sana malat'(L'acqua fresca è un ottimo ristoratore)
-A la puttan' l' rann' la segg'a lu mariuol' lu tr'miend'n' appriess'(La donna di facili costumi riceve
ospitalità ovunque, mentre il ladro viene schivato e guardato di malocchio)
-A pranz' ca nun si mm'tat' nun ' scì ca sì cacciat'(Se non sei invitato ad un convito non andare,
puoi essere messo alla porta)
-An'm' e curagg' sett' femm'n' nu viagg'(Animo e coraggio, sette donne in un solo viaggio)
-Accucchì't' cu chi è meglì r' te e fall' r' spes'(Frequenta chi è meglio di te anche se ci devi
rimettere)
-A chi nun piac' ru buon l'ammaccasse lu truon'(A tutti piacciono le cose buone)
-Acqua r'Aust castagn' e must'(L'acqua di Agosto è buona per un buon raccolto di castagne e di
uva)
-Acqua re' giugn' arruvin' lu munn'(L'acqua di Giugno rovina il raccolto)
-Addo cand'n' tanta all nun fac' mai iuorn (Dove comandano in tanti si fa confusione)
-Addo c'è gust nun c'è p'rdenza (Dove c'è gusto non c'è perdita)
-Megl'nu ust ca nu cappott (Quando le cose si fanno con soddifaszione anche se ci si rimette non
dispiace)
-Addo sta lu mond iocca la nev'(Dove ci sono i soldi vanno gli altri soldi)
-Ad ac'n ad ac'n' s' fa la mac'na(Con i piccoli sacrifici si realizzano anche grandi cose)
-A furi' vinn e a furi' nun cumprà(Vendi in fretta e non comprare in fretta)
-Agg' furtun' e vutt't' a mar'ca pur lu mar't' caccia for'(Chi è fortunato supera qualsiasi difficoltà)
-Aiut't' ca Dì t'aiuta(Dio aiuta gli intraprendenti)
-A la Cann'lor' se è buon tiemp' r' viern' sim' for', si chiov' e tira viend sim' rind(Alla Cadelora-2
febbraio- se è bel tempo dell'inverno siamo fuori, se piove e tira vento dell'inverno siamo dentro
- e si continuerà ancora per quaranta giorni-)
-A la Croc' pigl' r' pert'ch' p' r' noc'(per il 14 settembre, si cominciano a preparare le pertiche per
la raccolta della noci)
-A la vicchiaia cu r' cazett ross(Si dice quando si è costretti a combinare incontri, matrimoni,
affari senza provare piacere)
-Alb'r' carut' accetta accett'(Quando uno cade in disgrazia tutti ne approfittano)
-A li Sand sciupp e chiand (Per i Santi-1°novembre-si pulisce il terreno e si pianta tutto)
-Allora è mancanza vera quannu lu sol' cala e la luna leva(Allora è mancanza vera quando il sole
leva e la luna è vera)
-Allong la via e vattinn a cas't'(La strada più lungha si rivela sempre la migliore)
-A lu spend' r' la nev s' canusc'n' r' strunz(Quando la neve si scioglie si conoscono le mele fatte)
-Ando t' muzz'ch' t' siend fa mal'(Dove ti mordi ti senti far male)
-An'ma netta nun ten' paura r' li truon'(Un'anima onesta non ha paura di niente)
-Annat' r' nuzz'l', carastia r' tuozz'l'(Se il raccolto è ottimo per la frutta lo è anche per il grano)
-Appriess' a la sagliuta ven' la scesa(dopo i sacrifici vengono il benessere)
-Aria rossa terra n'fossa(Quando il cielo è di colore rosso è probabile che piova)
Note
1)sono ordinati in modo alfabetico (secondo la dizione dialettale)
2)"-" il trattino sta ad indicare che inizia il proverbio;
3)il segno " ' " (apostrofo) indica la dizione in lingua dialettale.
4)le parentesi " ( " indicano la traduzione in italiano e ove necessario contengono una interpretazione metaforica
del proverbio.
5)il dialetto è simile in molti paesi irpini. I proverbi riportati sono diffusi in tutta irpinia (e non solo a Castelfranci).

Fonte del testo:"Baronia: linguaggio, usi e costumi"


Autore: Sig. Giuseppe Iacoviello
CANTI POPOLARI
Questo tipo di canti/racconti appartengono alla tradizione irpina:il loro cammino nel
tempo è stato segnato
dalla semplice trasmissione orale, da cui anche la difficoltà a ricavarne la pronuncia
dialettale corretta e
l'origine esatta nel tempo (non è possibile reperire materiale sonoro).
Sono canti che, vengono a volte rielaborati nei contenuti, a volte modificati nella pronuncia
dialettale
(la differenza dei dialetti dei vari paesi irpini è molto sottile, in alcuni casi molto
accentuata)
ma comunque "simili" e "assonanti".
Seca, seca Mastu Cicci'
Filastrocca per bambini.

Gli adulti tenedoli a cavalcioni sulle gambe,


e dondolandosi avanti e indietro, ne recitavano le strofe.

Seca, seca Mastu Cicci'

Seca mulleca
donne di Gaeta,
donne a cucinà
pur' stu figli' vol' mangià

Seca, seca Mastu Ciccì,


la panella e li zazicchi',
li zazicchi' nc' r' mangiam',
e la panella nc' la st'pam'.

Seca, seca Mastu Cicci',


la seca nun bol' s'ca'
l'ram' na bella zita
ianca, rossa e sapurita.

Seca, seca Mastu Cicci',


la seca nun bol' s'ca',
vol' ciaccia e maccarun,
stu n'nnill nun bol' fasul'

S'cam, s'cam cumpagn',


ncoppa a la seca nun c'è guaragn
s'cam p' nu mes' nun guaragnam'
manch' r' spes',
s'cam p' n'ann' nun accattam' manch'
li pann.

Musc' muscill'
Filastrocca per bambini.
I grandi per far divertire i piccoli prendevano loro le braccine
e facevano accarezzare ad ambedue il volto ad ogni passo.
A "Frust a la cas'" si acceleravano le carezze quasi a
schiaffetti sul volto dei piccoli che scoppiavano in un'allegra
risata.
Musc' muscill' (0)

Musc', muscill'(1)
Att', attill'(2)
Andò si ggiut'?(3)
A lu m'rcat(4)
Che t'è accattat'?(5)
Na pezz r' cas'(6)
Andò le miss'?(7)
A lu vucch'l' r' cimm(8)
Nun c' staie'!(9)
A lu vucch'l' r' sott'(10)
Nun c' staie!(11)
Frust' a la cas'(12)
Frust' a la cas'.(13)

TRADUZIONE

0)Micio micino
1)...
2)gatto gattino
3)dove sei stato?
4)al mercato,
5)cosa hai comprato?
6)un pezzo di formaggio
7)dove l'hai messo?
8)nel buco di sopra
9)non ci sta,
10)nel buco di sotto
11)non ci sta!
12)vattene via!
13)...

Fonte del testo:"Baronia: linguaggio, usi e costumi"


Autore: Sig. Giuseppe Iacoviello
Comune di Castelfranci

Nel suo territorio tracce di una frequentaziane in età romana sono testimoniate fin dal
secolo scorso da numerosi iscrizioni funerarie, sepolcreti e reperti vascolari rinvenuti nella
località attualmente denominata Baiano. Il toponimo del paese deriva da un castrum francorum,
nel significato di fortezza dei francesi, che evidentemente si arroccarono in epoca alto
medioevale nella zona dove più tardi si formò il primitivo borgo. Secondo altri il nome
deriverebbe da castellum Francorum (lett. Castello dei Franci), dall’eponima famiglia feudataria
Delli Franci.
Le prime notizie storiche del centro si hanno a partire dalla prima metà del XII secolo, quando ne
era signore Landolfo, sub feudatario di Raone de Farneto dal 1138. Dal Catalogo dei Baroni
sappiamo che dal 1152 al 1167 un Guaimarius Saracenus tenet Castellum Franci. Passato
successivamente ad un Guglielmus Saracenus, il feudo fu venduto nel 1254 a Tommaso
d’Aquino e nel 1270 a Giovanni Virgato. Da costui il paese fu acquistato nel 1278 dal barone
Giovanni della Lagonessa, che prese parte alla spedizione angioina per la conquista della Sicilia.
Gli successero Carlo (1295), Enrico (metà del XIV secolo) e Giovanni della Leonessa (fine XIV
secolo). Nel 1452 ottenne Castelfranci, Serino e Volturara il nobile Giacomo Antonio della
Marra, a cui segui il figlio Camillo, il quale ebbe confermate le terre feudali con approvazione
reale di Ferrante I d’Aragona del 20 febbraio 1464. Francesco della Marra tenne poi il feudo dal
1490 al 1530, anno in cui i possessi furono ereditati dal nipote Cesare, che a sua volta li diede al
figlio Giovanni, con riconoscimento regio di Pietro de Toledo, viceré di Napoli, del 1546. Morto
Giovanni senza eredi diretti, Castelfranci passò alla sorella Antonia e nel 1634 a Geronimo della
Marra, che, pagato il solito relevio, vendette nello stesso anno per ventitremila ducati a
Geronimo Naccarelli. Al figlio di costui, Giuseppe, il paese appartenne fino al 1670, quando la
Gran Corte della Vicaria ne inveì feudatario il marchese di Mirabella, Geronimo II Naccarelli.
Alla sua morte, avvenuta il 10 gennaio 1707, ne ereditò tutti i possedimenti la figlia Anna, da cui
passarono nel 1735 al nipote Scipione. Si avvicendarono poi nel dominio Onofrio II (1770) e
Tommaso Naccarelli (1785), ultimo intestatario delle terre di Castelfranci. Ai moti reazionari del
1820 circa duecento cittadini presero parte alla Carboneria con la creazione di una associazione
segreta chiamata “I Difensori della Patria”. Dura la repressione borbonica in paese contro i
cospiratori, con condanne a morte, al carcere a vita ed all’esilio.

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Aggiornato il :24-08-01 .
Le stazioni

Stazione di CASTELFRANCI (Av)


Ferrovia Avellino - Lioni - Rocchetta Sant'Antonio

La stazione di Castelfranci è ubicata nella periferia del paese, nei pressi del campo sportivo.
E' quindi facilmente accessibile e, fino a poco tempo fa, esisteva anche una navetta che
collegava il centro del paese con la stazione. Proprio per la sua posizione, la stazione ha
sempre avuto un buon traffico viaggiatori e merci. Anche l'avvento degli autobus ha avuto
poca ripercussione sul traffico ferroviario visto che i tempi di percorrenza del treno erano
inferiori a quelli del trasporto su gomma. Purtroppo il numero sempre inferiore di corse
ferroviarie hanno di fatto costretto gli utenti a preferire l'autobus. A seguito del terremoto
del 1980, la stazione venne danneggiata e perciò i fabbricati vennero abbattuti e sostituiti
da un prefabbricato ancora esistente. Il secondo binario e lo scalo merci vennero aboliti,
trasformando di fatto la stazione in semplice fermata. Dal 1987 la stazione è impresenziata.
Alla fine degli anni '90 il numero di treni che effettuavano fermata a Castelfranci si stava
riducendo, ma l'impegno del sindaco Avv. Pacifico ha fatto sì che la situazione cambiasse. Il
comune istituì anche una navetta che collegava il centro con la stazione in coincidenza con
l'arrivo dei treni. Anche per questo, nonostante il suddetto sindaco non sia più in carico,
attualmente effettuano fermata a Castelfranci tutti i treni.

La stazione di Castelfranci oggi


Altitudine (m. sul livello del mare): 387
Distanza da Avellino (km): 32,899
Distanza da Rocchetta (km): 85,821
Numero binari: 1 di corsa (in uso) + altri (non in uso)
Situazione attuale: fermata attiva
Accessibilità: buona; strada asfaltata e segnalata; parcheggio
Centri abitati serviti e relative distanze: Castelfranci (1 km); Castelvetere sul
Calore (10 km); Torella dei Lombardi (12 km)
Altri insediamenti serviti:
Collegamenti con i centri abitati: Nessuno, ma fino a poco tempo fa esisteva una
navetta per il centro del paese

Possibilità di sviluppo future


La stazione di Castelfranci è fra quelle che maggiormente possono avere un ottimo sviluppo
futuro grazie alla posizione poco lontano dal centro del paese. Per raggiungere Avellino,
infatti, il treno è sicuramente il mezzo più veloce e sicuro. E' ovvio che sarebbe necessario
istituire un numero di corse ferroviarie ben maggiori di quelle presenti e soprattutto negli
orari che siano graditi ai pendolari. Anche dal punto di vista turistico, la stazione potrebbe
avere una buona risonanza. Castelfranci, infatti, è un centro di interesse medievale con la
presenza di un castello, alcuni palazzi gentilizi nonché chiese che meritano maggiore
valorizzazione.

Un'ALn 668 ferma alla stazione di Castelfranci

La stazione di Castelfranci negli anni '30


LA VOCE IRPINA