E-GOV E POLITICA Fondi strutturali comunitari

Luigi Reggi

I fondi strutturali nanziano l’e-government: risorse, strumenti, progetti
Le strategie dell’informazione coinvolgono anche il Mezzogiorno: l’obiettivo è assicurare coordinamento alle iniziative locali digitalizzando intere aree “strategiche”
Non c’è dubbio che le politiche per l’innovazione e la società dell’informazione siano più efcaci in presenza di una forte regia nazionale, soprattutto nel nostro Paese dei “100 ori” e 8.100 comuni. Assicurare un adeguato livello di coordinamento delle iniziative locali e una diffusione omogenea dei “fattori abilitanti” della società digitale quali le reti di comunicazione e i servizi infrastrutturali, è però più facile quando il livello centrale può disporre di una dotazione

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suf ciente di risorse c.d. “ordinarie”. Se, inoltre, si tiene conto delle conseguenze della riforma del titolo V della Costituzione sull’autonomia delle regioni nel settore dell’innovazione, si spiega facilmente come, a partire dalla conclusione della prima fase del piano nazionale di egovernment, le strategie e le politiche regionali abbiano assunto un ruolo centrale nella diffusione della società dell’informazione in Italia.

I numeri del Mezzogiorno digitale
A fronte della progressiva diminuzione delle risorse nazionali, infatti, si è assistito, al centro nord, a una maggiore frammentazione degli interventi che ha portato a privilegiare le iniziative delle singole regioni nanziate prevalentemente con fondi propri e, al sud, ad un maggiore ruolo esercitato della politica di coesione comunitaria e nazionale. Specie nel Mezzogiorno, infatti, i fondi strutturali comunitari gestiti dalle regioni all’interno dei programmi operativi regionali (POR) costituiscono di gran lunga la principale fonte di nanziamento per questo settore. Sulla base degli ultimi dati disponibili, nel periodo 20002006 gli investimenti per l’e-government nanziati dai fondi strutturali sono stati pari a 595 milioni di euro, come riportato nell’ultima relazione del Ministero dello sviluppo economico sullo stato di attuazione del quadro comunitario di sostegno 2000-2006. Inoltre, secondo il rapporto di DigitP.A. (all’epoca Cnipa) “Lettura trasversale sulle politiche di e-government e società dell’informazione”, occorre tener conto degli accordi di programma quadro del settore “Società dell’Informazione” (sui quali convergono i fondi strutturali ma anche da risorse del FAS e risorse regionali ordinarie), pari a circa 1.280 milioni di euro (il 73% dei quali destinati al Mezzogiorno). Si tratta di progetti orientati al front of ce e all’erogazione di servizi telematici (268.4 milioni di euro), al back of ce e ai processi interni (221.38 milioni di euro) e all’inclusione digitale (105.65 milioni di euro). Lo sviluppo di reti a banda larga rappresenta l’ambito a cui è 48

stato destinato il maggior ammontare di investimenti (26% sul totale), mentre le risorse dedicate allo sviluppo di servizi infrastrutturali e di back of ce ammontano al 24% del totale (312 milioni di euro); la stessa percentuale si registra per quanto riguarda il rafforzamento del front of ce. Nel periodo 2007-2013, le risorse dedicate alla società dell’informazione aumentano ancora. La programmazione del quadro strategico nazionale 2007-13 ha destinato all’Ict, secondo il rapporto del Ministero dello sviluppo economico “Migliorare le Politiche di Ricerca e Innovazione per le Regioni“, 3.500 milioni di euro, il 77% dei quali concentrati nelle regioni dell’obiettivo convergenza (Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata). Delle risorse programmate, circa 650 milioni sono dedicati ai servizi pubblici digitali (e-government, sanità elettronica, e-learning, e-inclusion), 370 milioni allo sviluppo della banda larga nelle zone a fallimento di mercato, 350 alla promozione delle Ict nelle imprese. Le risorse restanti sono dedicate a settori trasversali quali i trasporti, la sicurezza, l’istruzione, le tecnologie ambientali oppure ai servizi infrastrutturali (interoperabilità, sicurezza informatica, ecc.).

Le scelte regionali: obiettivo convergenza
La Campania è la prima regione in Europa per ammontare di risorse comunitarie destinate alla società dell’informazione (800 milioni di euro), più di interi paesi come Svezia e Finlandia (che, ovviamente, ricevono minori nanziamenti in quanto aree più ricche). Seguono la Puglia (340) e la Sicilia (247). Anche la Sardegna ha programmato notevoli risorse (290 milioni di euro), la maggior parte delle quali destinate all’e-government. Le scelte strategiche regionali si ri ettono negli interventi inclusi nei POR: l’e-government è presente in maniera signi cativa in tutti i programmi operativi delle regioni convergenza; nell’obiettivo competitività, le Marche e la Provincia Autonoma di Trento

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si concentrano sulla reingegnerizzazione dei processi interni della P.A. e sulla costruzione di sistemi informativi integrati a vantaggio degli utenti dei servizi pubblici. Inoltre, quasi tutte le regioni hanno dedicato interventi alla diffusione dell’Ict nelle imprese. Le regioni che hanno previsto interventi per portare la banda larga nei territori marginali a fallimento di mercato sono diciassette. L’attuazione dei programmi operativi 2007-2013 è iniziata, come nel resto d’Europa, con grave ritardo, e sta entrando a regime solo in questi mesi. Considerando gli assi dei POR dedicati alla società dell’informazione (che comprendono, talvolta, anche interventi per l’innovazione nelle imprese e in taluni casi per la ricerca), secondo i dati uf ciali di monitoraggio della Ragioneria generale dello Stato, ad aprile 2010 gli impegni giuridicamente vincolanti si attestano a circa il 20% della dotazione complessiva, mentre i nanziamenti giunti a destinazione (pagamenti) sono ancora fermi a poco più del 10%. La tabella riporta alcuni esempi dei primi progetti avviati in tema di servizi pubblici digitali

Alla Campania 800 milioni di euro per la società dell’informazione; seguono Puglia (340 milioni), Sicilia (247) e Sardegna (290)

nelle regioni dell’obiettivo convergenza, dove si concentra, come abbiamo visto, il maggiore ammontare di risorse. Si tratta per lo più di interventi a scala ridotta, riguardanti in alcuni casi lo sviluppo di sistemi informativi dell’amministrazione regionale. È questo il caso della Sicilia (63 milioni di euro): sono nanziati i sistemi informativi del lavoro, sanità, demanio marittimo, sistema museale, ambiente, nanziamenti alle imprese, nonché i sistemi territoriali. Tra i vari micro-progetti troviamo anche

Programma POR CALABRIA POR CALABRIA POR CALABRIA

Intervento Progetto Cittadinanza Digitale Sistema Informativo Amministrazione Regionale (SIAR) Sistema Informativo Sanitario Regionale (SISAR)

Risorse (Meuro) 1,8 8,99 8,99 45 39 59,2 63

Descrizione Avviso “Cittadinanza digitale attiva” Potenziamento del Sistema e-government Regionale Potenziamento del Sistema Informativo Sanitario Regionale Finanziamento progetti da parte di singoli Comuni o aggregazioni (>50.000 - >100.000 abitanti) Valutazione delle iniziative meritevoli di prosecuzione, individuazione di criteri e roadmap per l’avvio Presentazione nuovi progetti di e-government da parte delle Aree Vaste Interventi vari a regia regionale: sistemi informativi nei settori territorio, beni culturali, sanità industria, lavoro

POR CAMPANIA Avvisi e-government per i Comuni POR PUGLIA POR PUGLIA POR SICILIA Completamento e ampliamento iniziative ICT 2000-2006 Sviluppo nuovi servizi di e-government nella P.A. locale Incentivazione all’accesso e alla diffusione di servizi ICT da parte dei cittadini

Tabella 1 - Nuovi interventi avviati per le ICT nella P.A. nelle Regioni ob. Convergenza nanziati dai FS, giugno 2010. Fonte: DG per la Politica Regionale Unitaria Comunitaria, MiSE-DPS.

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il rafforzamento del sistema informativo degli sportelli unici, dei Cst e l’adesione al progetto interregionale Icarper l’interoperabilità e la cooperazione applicativa. La Campania dedica invece 45 milioni di euro per un avviso dedicato alla diffusione dell’e-government nei comuni del territorio, anche in forma associata, con numero totale di abitanti non inferiore a 100.000. L’intervento prevede l’interoperabilità delle soluzioni e una forte leva sull’organizzazione interna dei singoli enti. In Puglia, dove la nuova strategia regionale sulla società dell’informazione prevede la de nizione di un più stringente cronoprogramma delle varie azioni gestito dal Cripal (centro regionale per l’innovazione della pubblica amministrazione locale) e condiviso con i diversi attori coinvolti, i nuovi interventi riguardano progetti di e-government proposti dalle aree vaste, attualmente al vaglio dell’amministrazione.

Mentre la progettazione per il periodo 2014-2020 è alle porte, il prossimo decisivo passo sarà la de nitiva chiusura della programmazione 2000-2006 e i primi rapporti di valutazione indipendenti

“Fare sistema”, ma come?
In conclusione, è ancora presto per valutare se e come la politica regionale non solo saprà contribuire a diminuire la distanza che separa le nostre regioni del Mezzogiorno dalle aree più avanzate d’Italia e d’Europa, ma se saprà anche “fare sistema” per uno sviluppo complessivo del Paese. Per rispondere a entrambe queste domande, mentre la programmazione 2007-2013 entra nel vivo e la progettazione della nuova 2014-2020 è alle porte, il prossimo decisivo passo sarà la de nitiva chiusura della programmazione 2000-2006 e i primi rapporti di valutazione indipendenti. Nel frattempo, il Dipartimento per sviluppo e la coesione economica (DPS) del Ministero dello sviluppo economico, con il supporto dell’Agenzia per l’innovazione di Milano e di un team di esperti con vasta esperienza internazionale, ha lanciato un ambizioso progetto per il “Sostegno alle politiche di ricerca e innovazione delle Regioni”. 50

Lo scopo è coinvolgere i policy-maker regionali, condividere le esperienze e scrivere insieme bozze di documenti immediatamente (ri)utilizzabili nel lavoro quotidiano: testi di bandi, criteri di selezione e valutazione, ecc. I temi coperti – trasversali alle politiche per l’innovazione – spaziano dal foresight tecnologico per la de nizione delle priorità strategiche agli indicatori per la selezione dei progetti, il monitoraggio e la valutazione degli interventi, dal principio di condizionalità al public procurement pre-competitivo. Un modo per fare coordinamento “dal basso”, direttamente tra i funzionari responsabili della concreta attuazione delle politiche. E per legare, nalmente, le politiche di casa nostra alle esperienze più interessanti delle regioni europee.

www.luigireggi.eu

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