MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI CARATTERISTICHE E REQUISITI

F.1. 1.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

F. MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

. E F.1.1 TERISTICH T CARA UISITI E REQ

F1

F.1. PARETI PERIMETRALI VERTICALI
F.1.1. CARATTERISTICHE E REQUISITI • Tipi e strati funzionali • Materiali edilizi F.1.2. MURATURE IN ELEMENTI RESISTENTI NATURALI • Elementi resistenti naturali • Tipologie murarie in elementi resistenti naturali F.1.3. MURATURE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI • Elementi resistenti artificiali F.1.4. LATERIZIO • Elementi resistenti artificiali • Tipi e caratteristiche delle murature F.1.5. CALCESTRUZZO • Elementi resistenti artificiali - Tipi e caratteristiche delle murature F.1.6. SISTEMI E PRODOTTI • Elementi resistenti in laterizio e calcestruzzo F.1.7. MALTE • Leganti • Inerti • Classificazione delle malte • Resistenza della muratura in elementi resistenti artificiali • Giunti F.1.8. APPARECCHIATURE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI • Apparecchiature murarie • Collegamenti e rinforzi nelle murature F.1.9. ALLOGGIAMENTO DI IMPIANTI F.1.10. ARCHI E PIATTABANDE • Archi • Piattabanda • Centinature F.1.11. ARCHITRAVI • Architravi di mattoni • Architravi di cemento armato • Architravi di acciaio F.1.12. MURATURA ARMATA • Caratteristiche e tipi • Muratura a intercapedine armata • Muratura ad armatura diffusa • Muratura ad armatura concentrata F.1.13. MURATURE A GETTO • Casseforme e sistemi a proiezione F.1.14. ELEMENTI DI CORRELAZIONE • Correlazione delle murature a elementi con la struttura portante F.1.15. PANNELLI IN CALCESTRUZZO • Pannelli prefabbricati - Caratteristiche e tipi • Attrezzature di giunto • Sistemi di ancoraggio F.1.16. MURATURE TRAFORATE • Apparecchiature murarie traforate F.1.17. FACCIATE LEGGERE • Classificazione • Profili e caratteristiche • Attrezzature di giunto F.1.18. PARETI TRASLUCIDE E TRASPARENTI • Vetrocemento • Profilati a "U" • Vetri organici F.1.19. PARETI IN LEGNO (Ing. Cecilia Vittori) • Pannelli a base di legno • Prodotti derivati dal legno F.1.20. INTONACI (Arch. Stefania Mornati) • Tipi e caratteristiche • Tipi di intonaci • Modalità di esecuzione F.1.21. RIVESTIMENTI LAPIDEI • Marmi e pietre: denominazioni e caratteristiche • Classificazione e caratteristiche • Ancoraggio delle lastre F.1.22. RIVESTIMENTI CERAMICI • Materiali ceramici F.1.23. RIVESTIMENTO A CAPPOTTO F.1.24. RIVESTIMENTO CON FACCIATA VENTILATA F.1.25. ISOLANTI TERMOACUSTICI 2 2 3 5 5 7 8 8 9 9 11 15 15 19 19 20 20 22 24 25 26 26 32 33 34 34 36 37 38 38 39 39 40 40 42 43 44 44 47 47 48 48 49 50 51 51 52 52 53 54 55 55 57 58 59 59 62 64 64 65 67 67 72 74 77 77 78 80 82

• Materiali termoisolanti • Ponti termici • Posa in opera dei materiali termoisolanti • Isolamento delle pareti e correzione dei ponti termici • Materiali fonoisolanti F.1.26. SERRAMENTI ESTERNI (Ing. Silvano Stucchi) • Caratteristiche e requisiti • Vetri • Controtelai • Soglie e imbotti • Serramenti esterni in legno • Serramenti in acciaio • Serramenti in lamiera d'acciaio • Serramenti in alluminio • Serramenti esterni in materiali misti • Serramenti in PVC • Dispositivi di oscuramento • Lucernai F.1.27. FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI • Facciate continue • Facciate strutturali • Facciate miste (continue e strutturali) F.1.28. PORTE, PORTONI, SERRANDE • Porte esterne • Serramenti esterni

82 83 85 87 88 88 92 97 98 99 105 108 110 113 114 115 118 121 121 124 126 130 130 132

F.2. CHIUSURE ORIZZONTALI (Arch. Stefania Mornati)
F.2.1. CARATTERISTICHE E REQUISITI • Isolamento termico • Materiali impermeabilizzanti F.2.2. FONDAZIONI E INTERRATI • Protezione delle murature di fondazione • Protezione delle chiusure orizzontali di base • Chiusure in grigliati metallici F.2.3. PAVIMENTI (Ing. Silvano Stucchi) • Tipi di pavimenti • Isolamento acustico dei pavimenti F.2.4. CONTROSOFFITTI • Tipi di controsoffitti • Apparecchi di sospensione • Correlazioni F.2.5. COPERTURE CONTINUE (Arch. Stefania Mornati) • Isolamento termico e impermeabilizzazione • Tetto giardino • Ancoraggi perimetrali e di coronamento • Ancoraggi perimetrali, profili di tenuta, scossaline • Impermeabilizzazione di soglie e raccordi con volumi emergenti • Raccolta e smaltimento delle acque meteoriche F.2.6. COPERTURE DISCONTINUE • Coperture discontinue • Isolamento termico e impermeabilizzazione • Manto di copertura • Correlazioni e raccordi • Lastre • Raccolta e smaltimento delle acque meteoriche F.2.7. COPERTURE TRASLUCIDE E TRASPARENTI • Coperture di vetrocemento F.2.8. BALCONI F.2.9. GIUNTI DI DILATAZIONE (Ing. Silvano Stucchi) 137 137 141 141 143 144 146 146 148 150 150 152 153 154 154 160 161 162 163 164 165 165 166 167 171 173 182 185 185 187 188

F.3. PARTIZIONI INTERNE
F.3.1. TRAMEZZI • Tramezzi in laterizio, in blocchi di calcestruzzo, in pannelli di gesso, in legno • Lastre e pannelli • Lastre di gesso su orditura metallica e accessori • Partizioni spostabili F.3.2. SERRAMENTI INTERNI • Porte • Porte antincendio • Rivestimenti antincendio 190 190 191 193 194 195 195 196 197

F.4. ELEMENTI DI COMUNICAZIONE VERTICALE
F.4.1. SCALE F.4.2. ASCENSORI E AUSILI MECCANICI 198 201

F.5. ARREDI
F.5.1. BAGNI • Pareti tecniche • Apparecchi sanitari • Cellule prefabbricate F.5.2. CUCINA F.5.3. ARREDI MOBILI • Tavoli e sedute • Poltrone, divani, letti • Armadi, scaffali, librerie 202 202 203 205 207 208 208 211 212

F.6. SISTEMAZIONI ESTERNE
F.6.1. RECINZIONI E PROTEZIONI • Recinzioni e protezioni in muratura • Recinzioni in legno e metallo F.6.2. AREE D'USO E ARREDI • Pavimentazioni • Aree d'uso • Accessori 213 213 214 216 216 218 219

F.1. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE CARATTERISTICHE E REQUISITI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

Il termine chiusura verticale indica gli elementi tecnologici atti a delimitare un determinato spazio. I componenti della chiusura verticali sono le pareti perimetrali verticali e i serramenti esterni verticali, nelle diverse categorie e con i diversi accessori. Le principali norme UNI di riferimento sono:

7959 Pareti perimetrali verticali. Analisi dei requisiti. 8369/1 Chiusure verticali. Classificazione e terminologia. 8369/2 Pareti perimetrali verticali. Classificazione e terminologia. 8369/3 Chiusure verticali. Classificazione e terminologia dei serramenti esterni verticali.

8369/4 Chiusure verticali. Giunto tra pareti perimetrali verticali e infissi esterni. Terminologia e simboli per le dimensioni. 8979 Pareti perimetrali verticali. Analisi degli strati funzionali.

TIPI E STRATI FUNZIONALI
La parete perimetrale verticale è portante quando svolge la funzione strutturale (in questo caso può essere collocata sia al perimetro dell’edificio che al suo interno); è di tamponamento quando svolge principalmente il compito di chiusura e, impropriamente, non viene ritenuta collaborante ai fini statici. La muratura monostrato viene realizzata con uno stesso tipo di elemento resistente. L’impiego di blocchi di grandi dimensioni consente la realizzazione di murature monostrato impiegando un solo blocco a tutto spessore. Lo spessore di una muratura monostrato è generalmente compreso tra 12 e 50 cm. Il comportamento termoigrometrico è molto uniforme e presenta una buona resistenza al fuoco. La muratura monostrato deve essere in grado di garantire da sola, o con una finitura di intonaco o di altro materiale per rivestimento, un adeguato isolamento termico e acustico, la portanza, la tenuta all’acqua. La muratura multistrato è principalmente di tipo misto e a doppia parete. Altre soluzioni costruttive delle murature multistrato sono le murature cave, a doppia intercapedine, a intercapedine sfalsata, a diaframmi, le pareti ventilate. La muratura mista è costituita dall’affiancamento di due strati verticali realizzati ognuno con mattoni o blocchi di diverso tipo collegati tra di loro a intervalli regolari dalle compenetrazioni degli stessi mattoni o da elementi metallici posti trasversalmente. Uno dei due strati assolve generalmente la funzione portante, mentre l’altro risponde a requisiti di isolamento termoacustico. Le murature a sacco possono rientrare in questa categoria. La muratura a doppia parete è costituita da due strati con interposta una camera d’aria, con funzione isolante, di 3–5 cm di spessore. Oltre tale spessore la funzione isolante della camera d’aria stagna non offre contributi significativi. Per aumentare il potere coibente del “sistema parete”, la camera d’aria può essere totalmente o parzialmente riempita con materiale isolante; quest’ultimo deve essere adeguatamente protetto da infiltrazioni di acqua o fenomeni di condensa interstiziale che lo danneggiano, compromettendone le prestazioni. Il materiale isolante deve essere impermeabile all’acqua e permeabile al vapore; quando quest’ultima caratteristica non è garantita, l’isolante viene protetto dalla barriera al vapore. Il comportamento termoigrometrico e acustico della parete varia al variare dei singoli spessori e dei materiali utilizzati. La discontinuità trasversale della muratura e la presenza delle cavità negli elementi resistenti costituiscono un contributo all’isolamento termico. I requisiti che la parete perimetrale deve soddisfare oltre quelli relativi alla stabilità poiché è comunque soggetta alle sollecitazioni esterne e al peso proprio, riguardano le esigenze di sicurezza, di benessere igrotermico, di resistenza termica, di purezza dell’aria, di isolamento acustico, di aspetto, tattili, di durabilità, di disponibilità a sostenere carichi appesi, di economia, di energia, di sicurezza durante la messa in opera. I singoli strati che costituiscono la parete, sia di tipo multistrato che monostrato, di seguito descritti (UNI 8979), devono rispondere, singolarmente o integrando le funzioni, alle prestazioni richieste. Lo strato di barriera al vapore ha resistenza molto elevata alla diffusione del vapore; la sua presenza evita l’accumulo di vapore all’interno del sistema parete. Si adotta quando l’elemento termoisolante è protetto superficialmente da strati impermeabili al vapore che impediscono la migrazione di quest’ultimo verso l’ambiente esterno, o quando in presenza di rilevante umidità relativa negli ambienti interni, l’elemento termoisolante è costituito da un materiale che assorbe l’umidità. Nella sequenza degli strati dall’esterno all’interno la barriera viene collocata in successione allo strato di isolante termico, affinché la sua temperatura sia superiore a quella corrispondente al punto di rugiada dell’aria interna. I materiali costituenti possono essere, ad esempio, i materiali bituminosi o sintetici con eventuale lamina metallica associata i fogli a base di polimeri. La resistenza alla diffusione del vapore, che può essere parziale o totale, è espressa in 10 9 m2 Pa/Kg. Lo strato di collegamento è l’insieme di elementi che assicura il collegamento dell’isolamento termico, dello strato di tenuta, della finitura interna o esterna all’elemento portante. Si adotta quando vi è rischio di asportazione di tali strati a causa del vento, della gravità o di altre sollecitazioni. A tale scopo sono impiegati chiodi, ganci, profilati, zanche, malta, adesivi. Lo strato di diffusione o ugualizzazione del vapore impedisce la formazione di sovrapressioni interne alla parete causate da evaporazione di acqua occlusa. Si adotta quando si possono verificare forti afflussi di vapore all’interno e quando la parete è costituita da strati che presentano un elevato grado di impermeabilità al vapore. Nella sequenza degli strati dall’esterno all’interno, questo strato si colloca in successione alla barriera al vapore o agli strati di tenuta contigui. Viene realizzato mediante intercapedine d’aria, con fogli a base di prodotti bituminosi rivestiti su una faccia con granuli di dimensioni opportune, con strati di intonaco granigliato. Lo strato di protezione o di finitura costituisce la superficie esterna della parete, ne garantisce uniformità di aspetto e protegge gli strati sottostanti dall’aggressione degli agenti esterni. La funzione di finitura può essere svolta dallo stesso elemento resistente, detto in questo caso faccia a vista, o da idonei materiali da rivestimento. Lo strato di rivestimento interno costituisce la superficie interna della parete e ne soddisfa le esigenze di aspetto e tattili. La scelta dei materiali da rivestimento dipende da esigenze estetiche, funzionali, di manutenzione. Lo strato di regolarizzazione viene adottato per eliminare le asperità dello strato sottostante al fine di evitare tensioni meccaniche tra strati contigui o migliorarne l’adesione. Se realizzato da materiali in fogli è collocato generalmente prima della barriera al vapore o dell’elemento di tenuta all’acqua o all’aria. Altri materiali impiegati sono gli intonaci con granulometria fine, i composti a base di gesso, strutture secondarie metalliche o di legno. Lo strato di ripartizione dei carichi o di irrigidimento ha la funzione di sopportare e trasmettere le tensioni concentrate quando sono presenti strati che non assicurano adeguata resistenza. Può essere adottato a protezione dello strato di isolamento termico, collocandosi sulla sua faccia interna o esterna, o può essere posizionato al di sotto dello strato di finitura interna o esterna. I materiali impiegati sono, ad esempio, gli intonaci cementizi armati, gli intonaci premiscelati con rete di armatura, le strutture secondarie di legno o metallo, le lastre rigide. Lo strato di isolamento termico ha la funzione di portare la resistenza termica globale della chiusura ai valori richiesti collaborando al benessere abitativo, alla riduzione dei consumi energetici, all’eliminazione di fenomeni di condensazione superficiale; in presenza di strati di accumulazione termica contiene i disperdimenti termici. Può essere collocato in diverse posizioni: sul lato interno o esterno dell’elemento portante o integrato con esso; nella sequenza degli strati dall’esterno all’interno può essere collocato in successione all’elemento di tenuta o allo strato di ventilazione. I materiali utilizzati sono: • pannelli o materassini, posati a secco o incollati, costituiti da materiali in fibra (vetro, minerali, polimeri); • materiali granulari (scisti, perlite, pomici); • materiali cellulari (schiume sintetiche, sughero, vetro); • materiali compatti (silicato di calcio, calcestruzzo preformato, laterizio alveolato, polimeri); • materiali sciolti, a base di perlite, vermiculite, argille, espanse, posati in sito nelle intercapedini del sistema parete; • materiali schiumati (urea, poliuretano) posati in sito fra strati consecutivi del sistema parete. Lo strato o elemento portante ha la funzione di sopportare i carichi dovuti al peso proprio e agli elementi a esso vincolati, i sovraccarichi, le sollecitazioni esterne. Molti requisiti funzionali sono spesso integrati nello strato portante. Lo strato di tenuta all’aria assicura un’adeguata tenuta all’aria e alla pressione del vento. È posizionato internamente allo strato di protezione e finitura esterna e in prossimità di discontinuità strutturali. I materiali idonei sono gli intonaci cementizi, le membrane, le lastre di materiali diversi, i prodotti sigillanti. Lo strato di tenuta all’acqua è sempre presente e assicura la richiesta impermeabilità alla chiusura. Deve resistere alle sollecitazioni provenienti dall’esterno e dall’uso. È collocato all’interno dello strato di finitura esterna o esternamente alla parete. I materiali impiegati sono gli intonaci cementizi e adeguati materiali da rivestimento. Lo strato di ventilazione contribuisce al controllo delle caratteristiche igrotermiche della parete mediante ricambi d’aria naturali o forzati. Sempre collocato esternamente allo strato termoisolante e al di sotto dello strato di tenuta all’acqua, contribuisce nella stagione invernale allo smaltimento verso l’esterno del vapore proveniente dagli ambienti e, attraverso i moti convettivi, riduce, nella stagione estiva, gli effetti dell’irraggiamento solare sulla parte. Viene realizzato con struttura portante secondaria in legno o metallo, tale da creare una camera d’aria collegata con l’esterno, e pannelli in laterizio, metallo o altro materiale da rivestimento. Lo strato di protezione al fuoco assicura alla parete o a elementi strutturali in essa inseriti gli adeguati valori di resistenza al fuoco richiesti. Localizzato laddove necessario, può essere realizzato con lastre di cartongesso, intonaci premiscelati rinforzati e applicati su rete di supporto, altri materiali ignifughi. Lo strato di accumulazione termica porta ai valori richiesti l’inerzia termica della parete. Normalmente questa funzione è integrata nei materiali costituenti la parete (calcestruzzo, laterizi, materiali lapidei).

F2

Scomposizione, postulata dal gruppo neoplastico olandese sin dal 1917, o decostruttivismo esaltato dal MOMA

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI CARATTERISTICHE E REQUISITI

F.1. 1.
A.IONI Z

MATERIALI EDILIZI
TAB. F.1.1./1 MATERIALI EDILIZI – ELEMENTI CHIMICI – DATI TECNICI MATERIALI EDILIZI Elemento Afnio Alluminio Antimonio Argento Argo Arsenico Azoto Bario Berillio Bismuto Boro Bromo Cadmio Calcio Carbonio Cerio Cesio Cloro Cobalto Cripto Cromo Disprosio Elio Erbio Europio Ferro Fluoro Fosforo Gadolinio Gallio Germanio Idrogeno Indio Iodio Iridio Itterbio Ittrio Lantanio Litio Lutezio Magnesio Manganese Simbolo Hf Al Sb Ag Ar As N Ba Be Bl B Br Cd Ca C Ce Cs Cl Co Kr Cr Dy He Er Eu Fe F P Gd Ga Ge H In I Ir Yb Y La Li Lu Mg Mn Peso atomico 178,6 26,97 121,76 107,88 39,94 74,91 14,008 137,36 9,02 209,0 10,82 79,92 112,41 40,08 12,01 140,1 132,9 35,457 58,94 83,7 52,01 162,5 Samario 4,003 Scandio 167,2 Selenio 152,0 Silicio 55,84 19,00 31,02 156,9 69,72 72,60 1,0081 114,8 126,92 193,1 173,0 88,92 138,9 6,94 175,0 24,32 54,93 Sodio Solfo Stagno Stronzio Tallio Tantalio Tellurio Terbio Titanio Torio Tulio Uranio Vanadio Volframio Xeno Zinco Zirconio Si Na S Sn Sr Tl Ta Te Tb Ti Th Tm U V W Xe Zn Zr Se Sc 45,10 78,96 28,06 Marmi compatti 22,997 32,06 118,7 87,63 204,4 Quarzo siliceo 180,9 127,6 159,2 47,90 232,1 169,4 238,1 50,95 183,9 131,3 65,38 91,22 Terra argillosa umida Terra mista a ciottoli 22563 2300 Rocce disgregabili Sabbia, creta, calcare (asciutti) Sabbia, creta, calcare (bagnati) Terra silicea leggera Terra ghiaiosa asciutta Terra ghiaiosa umida Terra argillosa secca 19620 15696 20601 14715 15696 17658 19620 2000 1600 2100 1500 1600 1800 2000 26487 2700 Mattoni ordinari Neve (caduta di fresco) Neve (umida e acquosa) 17653 785–1864 1962–7688 1800 80–190 200–800 Sm 150,4 Elemento Mercurio Molibdeno Neo Neodimio Nichel Niobio Olmio Oro Osmio Ossigeno Palladio Piombo Platino Potassio Praseodimio Radio Rado Rame Renio Rodio Rubidio Rutenio MATERIALI EDILIZI Simbolo Hg Mo Ne Nd Ni Nb Ho Au Os O Pd Pb Pt K Pr Ra Rn Cu Re Rh Rb Ru Peso atomico 2000,6 95,95 20,18 144,3 58,69 92,91 163,5 197,2 190,2 16,000 106,7 207,2 195,2 39,096 140,9 226,0 222,0 63,57 186,3 102,9 85,48 101,7 Ghiaia bagnata Graniti Legno di abete bianco (in ciocchi) Legno di abete rosso (in ciocchi) Legno di faggio (in ciocchi) Legno di quercia (in ciocchi) Malta (calce e sabbia) 16677 26487 3335 3139 3924 4120 1700 2700 340 320 400 420 Conifere (in ciocchi) Fosforiti Ghiaia asciutta 3237 330 Argilla bagnata Calcare duro Calcare compatto Calce grassa (cotta e polverulenta) Calcestruzzo con calcare Calcestruzzo con granito Calcestruzzo con rottami di mattoni Cemento (sciolto) 19620 26487 25506 4905 19620 21582 17658 13734 2000 2700 2600 500 2000 2200 1800 1400 Arenarie calcari leggeri Argilla asciutta PESO DI SOSTANZE IN MUCCHIO N/mc 22563 3240 kg/mc 2300 1800

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

11772–12753 1200–1300 14715 1500
RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

16677–17653 1700–1800 27469 2800

17658–21582 1800–2200

. E F.1.1 TERISTICH T CARA UISITI E REQ

di New York nel 1988. Cambiando le formule, si arricchiscono i contenuti, ma l’obiettivo resta lo stesso. Urge

F3

F.1. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE CARATTERISTICHE E REQUISITI
➦ MATERIALI EDILIZI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

TAB. F.1.1./2 MATERIALI EDILIZI – PESI DELL’UNITÀ DI VOLUME O DELL’UNITÀ DI SUPERFICIE MATERIALE MATERIALI LAPIDEI Pomice Tufi vulcanici e calcarei Calcari teneri, travertini e arenarie Calcari compatti, graniti, sieniti e porfidi Basalti e serpentini LEGNAMI • Conifere: Abete rosso Cipresso Larice Pino silvestre Douglas Hemlock Pitch pine • Latifoglie: Acero Castagno Faggio Noce Olivo Olmo Rovere Iroko Mogano d’Africa Palissandro d’Asia Teck METALLI Acciaio Alluminio Bronzo Ghisa Ottone Piombo Rame CALCESTRUZZI Calcestruzzo ordinario Calcestruzzo armato, ordinario o precompresso Calcestruzzo di aggregati leggeri non strutturale Calcestruzzo di aggregati leggeri strutturale MURATURE Muratura in blocchi laterizi pieni Muratura in blocchi laterizi semipieni Muratura in blocchi laterizi forati Muratura in blocchi lapidei e malta 17651 14709 10787 21573 1800 1500 1100 2200 23534 24515 11767 17651 2400 2500 1200 1800 78448 29418 87273 73545 86292,8 109827,2 87665,64 8000 3000 8900 7500 8800 11200 8940 6864 5687 7354 7060 9316 6080 7452 6472 5982 9316 6374 700 580 750 720 950 620 760 660 610 950 650 4315 6080 6178 5589 5197 4413 6080 440 620 630 570 530 450 620 7845 12748 19612 27457 31379 800 1300 2000 2800 3200 N/mq kg/mq N/mc kg/mc MATERIALE Muratura listata in blocchi lapidei e malta Muratura in blocchi forati di calcestruzzo LEGANTI – MALTE – INTONACI Gesso Calce idrata Calce idraulica Cemento Sabbia Malta di calce Malta di cemento Malta bastarda di calce o cemento Malta di gesso Intonaco (spessore 1,5 cm) ISOLANTI Argilla espansa (diametro 8–16 mm) Lana di vetro Sughero Poliuretano espanso Fibra di cellulosa Fibra di poliestere MANTI COPERTURA Manto impermeabilizzante di asfalto (spessore 2 cm) Manto impermeabilizzante prefabbricato in feltro (spessore 1 cm) Tegole maritate, coppi ed embrici in cotto Tegole maritate in cemento Sottotegole di tavelloni forati (spessore 3–4 cm) Lamiere in acciaio ondulate o nervate (indicativo) Lamiere in alluminio ondulate o nervate (indicativo) Lastre traslucide in policarbonato ondulate o nervate (indicativo) Lastre ondulate in fibrocemento (indicativo) PAVIMENTI Gomma, linoleum (spessore 2,5 mm) Legno (spessore 1,5 cm) Laterizio, ceramica, gres o graniglia (spessore 2 cm) Marmo (spessore 3 cm) VETRI Cristallo normale 3 mm Cristallo normale 4 mm Cristallo normale 5 mm Cristallo normale 6 mm Cristallo normale 8 mm Cristallo normale 10 mm Cristallo stratificato 11–12 mm 73 98 122 147 196 245 264 7,5 10 12,5 15 20 25 27 98 245 392 784 10 25 40 80 294 98 588 471 343 118 49 98 196 30 10 60 48 35 12 5 10 20 32356 490 1275 314 274 294 330 50 130 32 28 30 7845 4903 8825 9806 12748 17651 20590 18631 11767 294 800 500 900 1000 1300 1800 2100 1900 1200 30 N/mq kg/mq N/mc 20593 11767 kg/mc 2100 1200

F4

rompere, sfasciare la scatola edilizia tridimensionale di matrice rinascimentale, che comprime i vuoti anziché

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURE IN ELEMENTI RESISTENTI NATURALI

F.1. 2.
A.IONI Z

Il DM 20 novembre 1987 fissa i criteri tecnico costruttivi per la progettazione, esecuzione e collaudo degli edifici realizzati in muratura con funzioni statiche, costituita da elementi resistenti collegati da malta. Non rientrano nel decreto le murature di tamponamento le tramezzature leggere, i muri realizzati con getto di calcestruzzo. Per le murature armate e gli edifici in zona sismica si applicano le norme della legge

2 febbraio 1974 n.64 e il DM 24 gennaio 1986 e successive modifiche e integrazioni. Gli elementi che costituiscono la muratura possono essere: • elementi resistenti naturali; • elementi resistenti artificiali. Le murature, inoltre, possono essere realizzate con pannelli prefabbricati o eseguiti a piè d’opera, o con getto di calcestruzzo.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

ELEMENTI RESISTENTI NATURALI
Gli elementi resistenti naturali sono i materiali lapidei ricavati in genere per abbattimento Per essere impiegate in edilizia le pietre devono avere i requisiti di resistenza stabiliti, di rocce (UNI 8458 – Prodotti lapidei. Terminologia e classificazione). sia allo stato asciutto che bagnato, devono essere resistenti al gelo. In ordine all’accertamento dei valori della resistenza a compressione del materiale, le A questi requisiti fisici e meccanici, deducibili da prove di laboratorio, se ne aggiuncave di estrazione hanno l’obbligo di un controllo annuale. gono altri riscontrabili a vista, come l’assenza di sostanze solubili o residui organici, I criteri di accettazione, la resistenza, le modalità di controllo dei prodotti lapidei sono l’assenza di parti alterate o facilmente removibili, la non friabilità o sfaldabilità la buona determinati dalla normativa vigente (UNI 9724/1–8, 9275, 9276, 10330, SS UNI adesività alle malte. U32.07.248.0). TAB. F.1.2./1 ROCCE ERUTTIVE INTRUSIVE (provenienti da un lento raffreddamento del magma in profondità) COMPOSIZIONE GRANITI SIENITI quarzo, feldspati, miche feldspati ricchi di sodio e ferro, miche, anfiboli, pirosseni, biotite plagioclasio, miche STRUTTURA granulare cristallina granulare cristallina LAVORABILITÀ piuttosto dura, lucidabile facilmente lucidabile COLORAZIONE varia, in funzione dei componenti secondari scuro, a volte rossastro IMPIEGHI lastre per rivestimento lastre per rivestimento

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

DIORITI

granulare cristallina

facilmente lucidabile

verde, nero

lastre per rivestimento, frantumato per costruzione di strade lastre per rivestimento, pavimenti

G.ANISTICA
URB

GABBRI

plagioclasio, pirosseni anfiboli, olivina

granulare cristallina

facilmente lucidabile

grigio, nero

TAB. F.1.2./2 ROCCE ERUTTIVE EFFUSIVE (provenienti dal raffreddamento del magma affiorante in superficie) COMPOSIZIONE PORFIDO DI QUARZO BASALTO TRACHITE fenocristalli di quarzo feldspati, miche feldspati, miche feldspati, femici STRUTTURA granulare cripto–cristallina granulare cripto–cristallina granulare cripto–cristallina LAVORABILITÀ resistente all’usura lucidabile duro, resistente all’usura porosa, bassa resistenza a compressione facilmente segabile COLORAZIONE bruno, rossiccio IMPIEGHI pavimentazioni stradali pietrisco inerte, pavimenti, rivestimenti lastre per pavimentazioni stradali, rivestimenti blocchi, basi monumentali per murature
RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

bruno, nerastro grigio, verde, rossiccio

TAB. F.1.2./3 ROCCE ERUTTIVE PIROCLASTICHE (provenienti dal brusco raffreddamento del magma affiorato in superficie in seguito a eruzioni vulcaniche) COMPOSIZIONE POZZOLANA POMICE TUFO VULCANICO quarzo, ossidi di alluminio, ossidi di ferro ossidi di silicio, ossidi di alluminio ossidi di silicio, ossidi di alluminio STRUTTURA granulare, friabile amorfa, porosa massa amorfa, porosa IMPIEGHI preparazione di malte inerte per calcestruzzi leggeri, isolanti termici blocchi per murature

TAB. F.1.2./4 ROCCE SEDIMENTARIE DI ORIGINE CHIMICA (provenienti dalla precipitazione di acque sature) COMPOSIZIONE GESSO TRAVERTINO solfato di calcio biidrato, anidrite calcite precipitata da carbonato di calcio STRUTTURA compatta, macrocristallina vacuolare, compatta, tenera IMPIEGHI lastre per rivestimento di interni, preparazione di stucchi blocchi per murature, lastre per rivestimento

TAB. F.1.2./5 ROCCE SEDIMENTARIE ORGANOGENE (provenienti dalla trasformazione chimica di depositi organici) COMPOSIZIONE CALCARE DOLOMITE carbonato di calcio carbonati di calcio e magnesio STRUTTURA compatta, omogenea, macrocristallina compatta COLORAZIONE bianco giallastro, grigio giallo, bruno IMPIEGHI preparazione di leganti, lastre per rivestimento lastre per rivestimento

TAB. F.1.2./6 ROCCE CLASTICHE SCIOLTE (provenienti da altre rocce disgregate) DIMENSIONE ELEMENTI (mm) CIOTTOLI E GHIAIA SABBIA ARGILLA 2–20 0,02–0,2 0,002–0,02 inerte per calcestruzzi preparazione malte elemento base per preparazione di impasti ceramici IMPIEGHI
. E F.1.1 TERISTICH T CARA UISITI E REQ . F.1.2TURE IN ENTI MURANTI RESIST ELEME ALI R NATU

liberarli in un dialogo assiduo dentro-fuori. Quella neoplastica è una poetica di piani, lastre, setti bidimensionali

F5

F.1. 2.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURE IN ELEMENTI RESISTENTI NATURALI
➦ ELEMENTI RESISTENTI NATURALI
TAB. F.1.2./7 ROCCE CLASTICHE COMPATTE PROVENIENZA
conglomerati

DIMENSIONE ELEMENTI (mm) 2–20

CARATTERISTICHE GEOMETRICHE a spigoli vivi arrotondati

STRUTTURA compatta grana fine compatta, lucidabile porosa, friabile

IMPIEGHI blocchi per murature, lastre per rivestimenti blocchi per murature, lastre per rivestimenti pietra da taglio

BRECCE PUDDINGHE ARENARIE

diagenesi delle ghiaie diagenesi delle ghiaie diagenesi delle sabbie

0,02–0,2

TAB. F.1.2./8 ROCCE METAMORFICHE (provenienti dalla trasformazione di rocce eruttive e sedimentarie) COMPOSIZIONE MARMI FIILLADI carbonato di calcio ossidi di silicio PROVENIENZA metamorfosi termica dei calcari metamorfosi di argille o arenarie lucidabile sfaldabile secondo piani paralleli (struttura scistosa) LAVORABILITÀ IMPIEGHI lastre per rivestimenti lastre per rivestimenti

TAB. F.1.2./9 PROPRIETÀ FISICHE DELLE PIETRE NATURALI PESO SPECIFICO (g/cm3) Eruttive intrusive GRANITO SIENITE DIORITE GABBRO Eruttive effusive PORFIDO DI QUARZO BASALTO Eruttive piroclastiche POMICE TUFO Sedimentarie CALCARE TENERO CALCARE COMPATTO DOLOMITE TRAVERTINO Metamorfiche GNEISS SCISTI (LAVAGNA) MARMO QUARZITI 2,65–3,00 2,70–2,80 2,70–2,80 2,60–2,65 0,4–2 1,6–2,5 0,5–3,0 0,4–2,0 0,3–1,8 1,4–1,8 0,5–3,0 0,4–2,0 0,1–0,6 0,5–0,6 0–1 0,2–0,6 5 5 3 5 1,70–2,60 2,65–2,85 2,30–2,85 2,40–2,50 0,5–30 0,4–2 0,4–2 5–12 0,5–30 0,5–1,8 0,5–1,8 4–10 1–25 2–4 2–4 2–5 4 3 3 4 0,5–1,10 1,10–1,75 30–70 25–60 25–60 25–50 30–70 25–50 9 9 2,55–2,80 2,95–3,00 0,4–1,8 0,2–0,9 0,4–1,5 0,3–0,7 5 5 2,60–2,80 2,80–3,00 0,4–1,5 0,5–1,6 0,4–1,4 0,5–1,6 0,2–0,5 0,2–0,4 8 8 POROSITÀ TOTALE (% del volume) POROSITÀ APPARENTE (% del volume) COEFFICIENTE DI IMBIBIZIONE COEFFICIENTE DI DILATAZIONE (cm°C x 10–6)

TAB. F.1.2./10 PROPRIETÀ MECCANICHE DELLE PIETRE NATURALI RESISTENZA A ROTTURA PER COMPRESSIONE (kg/cm2) Eruttive intrusive GRANITO SIENITE DIORITE, GABBRO Eruttive effusive PORFIDO DI QUARZO BASALTO Eruttive piroclastiche TUFO Sedimentarie CALCARE TENERO CALCARE COMPATTO TRAVERTINO Metamorfiche GNEISS SCISTI (LAVAGNA) MARMO QUARZITI 1.600–2.800 300–1.000 1.000–1.800 1.500–3.000 – – 60–150 – 5.000–7.000 2.000–6.000 4.000–7.000 5.000–7.000 1–2 4–8 4–8 1,5 5 5 3 5 200–900 800–1.800 200–600 50–1.100 60–150 40–100 3.000–6.000 4.000–7.000 2.500–5.000 70–110 70–110 60–100 4–9 4–8 7–12 50–200 – 1.000–3.000 – – 1.800–3.000 2.500–4.000 150–200 150–250 5.000–7.000 9.000–12.000 130–240 160–300 1–1,5 1–2 1.600–2.400 1.700–3.000 100–200 100–220 5.000–6.000 8.000–1.000 110–120 130–180 1 1–1,5 RESISTENZA A ROTTURA PER FLESSIONE (kg/cm2) MODULO DI ELASTICITÀ (kg/mm2) resistenza all’urto (cm kg/cm2) RESISTENZA ALL’USURA (vol. materiale asportato per attrito, ponendo quello del granito = 1)

F6

librati nello spazio. Quella decostruttivista è più emancipata; nel caso di Frank O. Gehry si sottrae a qualsiasi

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURE IN ELEMENTI RESISTENTI NATURALI
TIPOLOGIE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI NATURALI
MURATURA IN TERRA CRUDA
Una rara applicazione di materiali naturali per la realizzazione di muratura, peraltro non consentita dalla vigente legislazione e limitata quindi a sporadici e particolari esempi, riguarda l’impiego della terra cruda. La possibilità di usare direttamente la terra nella realizzazione di una muratura dipende dalla qualità della terra disponibile. La terra deve essere stabilizzata. Le tecniche di stabilizzazione fanno capo a: • correzione della densità: compattazione del prodotto naturale a mano o con ausili meccanici; • correzione della granulometria: miscelazione del prodotto naturale con elementi che ne migliorino la continuità granulometrica; • correzione della qualità fisico-chimica: aggiunta all’impasto di prodotti come il cemento, la calce, il bitume, le resine sintetiche; ovvero, nella tradizione, l’uso di caseina, di oli vegetali (cocco, lino, cotone). L’aggiunta alla terra cruda di paglia conferisce al prodotto una sorta di armatura continua e diffusa che ne migliora le caratteristiche meccaniche. Questa tecnica si accoppia spesso alla realizzazione di telai lignei portanti autonomi, in un procedimento costruttivo ove la terra cruda è utilizzata come semplice tamponamento. I sistemi costruttivi che utilizzano la terra cruda fanno capo a due procedimenti base: il pisé e l’adobe. Il pisé, o terra battuta, si realizza battendo, corso dopo corso, la terra appositamente preparata in una cassaforma mobile fatta di tavole di legno. La battitura avviene con un pestello, che può avere forme diverse. La terra costipata, privata dell’aria e dell’acqua, si lega e acquista compattezza. L’altezza del corso è determinata dalla casseratura utilizzata. La cassaforma, interamente recuperabile, è composta di tavole rese solidali per mezzo di una intelaiatura spostabile. Le tavole possono essere alte 50–90 cm e lunghe 100–200 cm. L’adobe prevede la formatura di blocchi elementari, da mettere in opera successivamente ricorrendo alle tecniche murarie tradizionali. Il blocco viene preparato in casseforme e asciugato al sole. L’uso di presse manuali trasportabili (10 kg/cmq) consente di produrre 1200 blocchi al giorno. Nella costruzione in terra cruda l’orizzontamento è affidato alla volta o al solaio ligneo. La terra cruda va ben protetta dall’azione degli agenti atmosferici; il rivestimento è oggetto di accurata manutenzione.

F.1. 2.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

MURATURA DI PIETRA
Gli elementi in pietra sono legati tra loro tramite malta. Secondo il DM 20 novembre 1987 le pietre devono essere resistenti al gelo, non friabili o sfaldabili, monde di cappellaccio e di parti alterate o facilmente removibili; non MURATURA DI PIETRA NON SQUADRATA Composta da pietrame di cava grossolanamente lavorato e posto in opera in strati pressoché regolari. Lo spessore minimo deve essere 50 cm. devono contenere sensibili quantità di sostanze solubili o residui organici; devono presentare buona adesività alle malte e i requisiti minimi di resistenza devono essere determinati secondo le modalità indicate dal decreto. MURATURA LISTATA Costituita come la precedente ma intercalata da fasce di conglomerato semplice o armato, o da ricorsi orizzontali costituiti da almeno due filari in laterizio pieno, posti a interasse non superiore a 1,6 m ed estesi a tutta la lunghezza e a tutto lo spessore del muro. Lo spessore minimo deve essere 40 cm. Il decreto distingue le murature in elementi resistenti naturali in: muratura di pietra non squadrata, muratura listata, muratura di pietra squadrata. I muri a secco, senza impiego di malta, non sono previsti dalla norma. MURATURA DI PIETRA SQUADRATA Composta con pietre di geometria pressoché parallelepipeda poste in opera a strati regolari. Lo spessore minimo deve essere 24 cm.

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

S ≥ 50 cm Ammorsamento tra il pilastrino in laterizio e la muratura in pietrame

S ≥ 40 cm I ricorsi di mattoni realizzano superfici piane e legano la muratura

S ≥ 24 cm

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

RESISTENZA DELLA MURATURA
Le proprietà fondamentali di una muratura sono la resistenza caratteristica a compressione fk e al taglio fvk. Il valore fk è dato dalla resistenza fbk del singolo elemento componente e dalla resistenza della malta (cfr. Malte). Il dimensionamento semplificato delle murature in elementi resistenti naturali, cioè con l’omissione dell’analisi strutturale e delle verifiche di sicurezza, è possibile previo accertamento delle caratteristiche meccaniche dei singoli elementi secondo le modalità specificate dalla norma. A tale proposito non sono ammessi tufi con resistenza a compressione del singolo elemento fbk < 20 kg/cm2 e per gli altri materiali si considera convenzionalmente fbk = 0,75 fbm , essendo fbm la media aritmetica della resistenza degli elementi che compongono il provino espressa in N/mm2 o kg/cm2. Il valore della resistenza caratteristica a compressione della muratura può essere dedotto dalla resistenza caratteristica a compressione degli elementi fbk e dalla classe di appartenenza della malta a condizione che i giunti orizzontali e verticali riempiti di malta abbiano spessore compreso tra 5 mm e 15 mm e siano presenti entrambi. Analogamente e per le stesse condizioni, la resistenza caratteristica al taglio della muratura si determina sperimentalmente su campioni di muri secondo le modalità stabilite dalla legge, ovvero è dedotta dalla formula fvk = fvko = 0,4 σ n , dove fvko è la resistenza caratteristica al taglio in assenza di carichi verticali e σn è la tensione normale media dovuta ai carichi verticali agenti nella sezione di verifica. I valori di fvko possono essere dedotti dalla resistenza caratteristica a compressione degli elementi fbk e dalla classe di appartenenza della malta. Le norme svizzere prescrivono per le murature in pietra da taglio l’impiego di malta di cemento o malta bastarda di cemento e calce idraulica. Nell’esecuzione della muratura è comunque necessario evitare i nidi di malta (cioè la concentrazione di eccessive quantità di malta), curare le ammorsature tra i muri e la corretta esecuzione di cordoli e incatenamenti. (cfr. sez. D.) TAB. F.1.2./11 VALORE DELLA fk PER MURATURE IN PIETRA NATURALE SQUADRATA Resistenza caratteristica a compressione fbk dell’elemento N/mm2 1,5 3,0 5,0 7,5 10,0 15,0 20,0 30,0 > 40,0 kg/cm2 15 30 50 75 100 150 200 300 > 400 N/mm2 1,0 2,2 3,5 5,0 6,2 8,2 9,7 12,0 14,3 TIPO DI MALTA M1 kg/cm2 10 22 35 50 62 82 97 120 143 N/mm2 1,0 2,2 3,4 4,5 5,3 6,7 8,0 10,0 12,0 M2 kg/cm2 10 22 34 45 53 67 80 100 120 N/mm2 1,0 2,2 3,3 4,1 4,7 6,0 7,0 8,6 10,4 M3 kg/cm2 10 22 33 41 47 60 70 86 104 N/mm2 1,0 2,0 3,0 3,5 4,1 5,1 6,1 7,2 – M4 kg/cm2 10 20 30 35 41 51 61 72 –

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

TAB. F.1.2./12 VALORE DI fvko PER MURATURE IN PIETRA NATURALE SQUADRATA Resistenza caratteristica a compressione fbk dell’elemento N/mm2 fbk ≤ 3 fbk > 3 kg/cm2 fbk ≤ 30 fbk > 30 M1 M1 M4 M2 M2 M3 M3 M4

TIPO DI MALTA

fvko

N/mm2 0,1 0,2 0,1

kg/cm2 1 2 1
. F.1.2TURE IN ENTI MURANTI RESIST ELEME ALI R NATU

legge, regola, principio, invariante. Ogni architetto, per diventare creativo, deve sottoporsi alla giocosa fatica di

F7

F.1. 2./3.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURE IN ELEMENTI RESISTENTI NATURALI
➦ TIPOLOGIE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI NATURALI
APPARECCHIATURE MURARIE E INCATENAMENTI
In relazione alla disposizione dei conci la muratura in elementi resistenti naturali è definita: • isodoma quando i blocchi parallelepipedi sono uguali e disposti in filari regolari sovrapposti a giunti sfalsati; • pseudoisodoma quando i blocchi hanno dimensioni differenti e i filari risultano di altezze disuguali; i conci si assestano su linee spezzate ma sempre su piani orizzontali; • diatona quando i blocchi occupano l’intero spessore del muro; • pseudodiatona quando un filare è costituito da conci diatoni e il successivo da blocchi affiancati nel senso della lunghezza. I collegamenti tra i blocchi possono essere realizzati con perni di unione o staffe in metallo (bronzo o materiali autoprotetti non soggetti a ossidazione). Questi collegamenti vengono ubicati in appositi alloggiamenti scavati nella pietra. Una colata di piombo fuso blocca la staffa alla pietra FIG. F.1.2./1 TIPI DI APPARECCHIATURE MURARIE

FIG. F.1.2./2 STAFFE DI COLLEGAMENTO TRA I BLOCCHI LAPIDEI

MURATURE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI
ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI
Gli elementi resistenti artificiali possono essere realizzati in: laterizio normale, laterizio alleggerito in pasta, calcestruzzo normale, calcestruzzo alleggerito. Gli elementi sono definiti di tipo comune se destinati a essere rivestiti. Quelli da paramento sono lasciati faccia a vista. La superficie in vista può essere diversamente trattata e presentarsi rigata, graffiata, splittata, sabbiata. F = area complessiva dei fori passanti e non passanti; A = area lorda della faccia forata delimitata dal suo perimetro. Elementi pieni Elementi semipieni* φ ≤ 15% 15% < φ ≤ 45% 45 < φ ≤ 55% f ≤ 9 cm2 f ≤ 12 cm2 f ≤15 cm2 S ≥ 12 cm S ≥ 20 cm S ≥ 25 cm

CARATTERISTICHE GEOMETRICHE DEGLI ELEMENTI
Gli elementi con percentuale di foratura FIG. F.1.3./1 – SPESSORI MINIMI f > 55% non sono utilizzabili per murature portanti; per murature di tamponamento, >= 8 mm controparete o tramezzature il valore di f >= 10 mm può arrivare sino al 70%. Nella percentuale di foratura sono compresi i fori di presa, posti per agevolare da un punto di vista ergonomico la presa dell’elemento. Se la >= 10 mm faccia dell’elemento ha superficie compresa tra 300 e 580 cm2, è consentito un solo foro di presa di 35 cm2; se la superficie è supe>= 8 mm riore a 580 cm2, i fori possono essere due. In ordine alla posizione dei fori nell’elemenAREA MAX FORO DI PRESA: to, la legge prescrive distanze minime dai ELEMENTI ELEMENTI PIENI <= 9 cmq bordi e tra i fori stessi; di particolare imporELEMENTI ELEMENTI SEMIPIENI <= 12 cmq tanza per le tipologie faccia a vista è il riELEMENTI ELEMENTI FORATI <= 15 cmq spetto della distanza tra l’ultima serie di fori e il bordo esterno del mattone, che deve essere di 15 mm, per gli elementi lisci, e di 13 mm, per quelli rigati, al netto della rigatura, in modo tale da evitare eventuali infiltrazioni di acqua meteorica all’interno del muro, possibili invece con spessori più ridotti.

Elementi forati**

* Per la norma UNI 8942 sono denominati elementi “semipieni di tipo A”. ** Per la norma UNI 8942 sono denominati elementi “semipieni di tipo B” cui si aggiungono i forati con f > 55 %. S = minimo spessore consentito. Gli elementi in laterizio sono principalmente prodotti per estrusione o pressati; per ripristini o restauri possono essere ancora formati a mano. Hanno generalmente forma parallelepipeda e sono messi in opera per ricorsi orizzontali regolari e di spessore costante. La dimensione degli elementi varia notevolmente, in ordine all’impiego e alle tradizioni locali. La presenza di fori, passanti o profondi non passanti, o camere d’aria migliora le caratteristiche isolanti dell’elemento resistente e della muratura nel suo insieme. Maggiore è il numero di zone d’aria attraversate dal flusso termico migliore è la capacità coibente del materiale; i setti interni devono essere quindi sfalsati nella direzione del flusso termico. Nel caso di faccia a vista, caratteristiche fondamentali sono la non gelività, l’assenza di inclusioni calcaree, la regolarità delle superfici, l’uniformità cromatica, le tolleranze dimensionali (dell’ordine dell’1%), l’attitudine all’efflorescenza di grado leggero (verificabile dal fatto che in presenza di un’eventuale patina non uniforme sia comunque visibile il laterizio sottostante). L’impermeabilità non deve compromettere la permeabilità al vapore.

TIPOLOGIE DEGLI ELEMENTI
L’UNI definisce il formato del mattone pieno in 5,5 x 12 x 25 cm e del doppio UNI in 12 x 12 x 25 cm. Distingue inoltre tra mattone e blocco, intendendo con il primo termine gli elementi con volume < di 5500 cm3 e con il secondo quelli con volume ≥ a 5500 cm3. Se l’elemento è destinato a essere messo in opera con i fori in direzione normale al piano di posa si definisce a foratura verticale, se in direzione parallela, si definisce a foratura orizzontale. Gli elementi con alta percentuale di foratura sono generalmente a fori orizzontali. La presenza dei fori influisce sul comportamento statico della muratura; gli elementi sono pertanto distinti (DM 20 novembre 1987) in relazione alla percentuale di foratura φ = 100 F/A e all’area media f della sezione normale di un foro, essendo:

BLOCCHI E PEZZI SPECIALI
I blocchi non sempre presentano dimensioni coordinate; la produzione attuale prevede l’impiego di blocchi a sistema a configurazione specifica, completi di pezzi speciali per la realizzazione di punti singolari della costruzione (angoli, mazzette, architravi); i blocchi sono inoltre predisposti per l’eventuale spaccatura, in modo da facilitare l’aggregazione. La maggiore resa, in termini di operabilità, nella costruzione della muratura si ha con blocchi di circa 15–20 dm3 equivalenti a un formato di 30 x 25 x 25 cm, oltre il quale la resa diminuisce. Un contributo alla capacità di isolamento termico deriva dalla presenza di dentature di incastro atte a eliminare il ponte termico costituto dalla malta nei giunti verticali e dalla possibilità di ridurre la larghezza dei letti di malta nei giunti orizzontali.

F8

frantumare il proprio edificio riassemblandone le parti in modo da non riformare mai la scatola.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI

F.1. 3./4.
A.IONI Z

FIG. F.1.3./2 BLOCCHI E PEZZI SPECIALI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
FASCE PER LA MALTA

PEZZO SPECIALE D’ANGOLO D ANGOLO CAMERE D ARIA D’ARIA

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
ELEMENTI A FORI VERTICALI ELEMENTI A FORI ORIZZONTALI SETTI

E.NTROLLO
PEZZO SPECIALE PER ARCHITRAVE

S S L H

L

CO NTALE AMBIE

H

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

12 x 25 x 19/24 cm

14,5 x 30 x 19/24 cm

25 x 30 x 19/24 cm

H = 12-20 cm S = 12-25 cm L = 25-30 cm

H = 20-30 cm S = 20-30 cm L = 30-50 cm

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ
BLOCCO A INCASTRO 20 x 25 x 30 cm PEZZO SPECIALE D’ANGOLO ANGOLO 20 x 30 x 50 cm PEZZO SPECIALE PER LA CONFORMAZIONE DI MAZZETTE 24 x 24 x 30 cm

F.3. IONI IZ PART E N INTER
FASCE DI MALTA

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

LATERIZIO
ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI
Il laterizio è un materiale poroso che si ottiene dalla cottura dell’argilla a circa 800°C. L’argilla è una roccia sedimentaria sciolta di origine meccanica, con struttura fisica e chimica eterogenea. È composta da quantità variabili di silice, allumina, acqua, ferro, materiali alcalini o alcalino-ferrosi. Le impurità sono costituite dalla presenza di quarzo, gesso, salgemma, pirite, feldspati, mica ecc. Dopo la frantumazione delle zolle, la depurazione da elementi estranei e la bagnatura dell’impasto, il processo di produzione prevede: la formatura, che può avvenire per estrusione, per pressatura o a mano; l’essiccazione, attraverso cui viene sottratta acqua all’impasto; la cottura. Cuocendo argille quarzose naturali fino alla vetrificazione si ottiene il grès. La colorazione del prodotto finale dipende dal tipo di argilla o miscela di argille utilizzata; in particolare il rapporto tra gli ossidi di calcio e di ferro determina la variazione cromatica, che va dal giallo al rosso vivo; mattoni di colore rosso vivo si ottengono con materiali molto ricchi di ferro. Il laterizio alleggerito si ottiene inserendo nell’impasto argilloso polistirolo, segatura, sansa di olive, materiali che non lasciano traccia di incombusti nel prodotto finito e non ne modificano il comportamento al fuoco. L’elemento presenta in questo caso degli alveoli vuoti non comunicanti tra loro, di diametro non superiore a 2,5 mm. Le cavità, oltre ad alleggerire l’elemento resistente, riducono la conduttività del materiale, migliorando le caratteristiche termoisolanti, senza compromettere, in proporzione, la resistenza meccanica. Una recente teconlogia costruttiva prevede la rettificazione dei blocchi. La rettifica è un’operazione meccanica d’elevata precisione, a seguito della quale le facce forate dei blocchi risultano perfettamente piane e parallele, garantendo quindi una perfetta ortogonalità rispetto alle facce laterali. Ciò consente l’impiego del collante cementizio in luogo della malta, in particolare nei letti orizzontali. Si ottiene così un risparmio dei tempi di messi in opera e dei costi, e la riduzione dello spessore dei giunti orizzontali, con un migliorameno dell’isolamento termico della muratura.

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

. F.1.2TURE IN ENTI MURANTI RESIST ELEME ALI R NATU 3. F.1. TURE IN ENTI MURANTI RESIST ELEME IALI IC ARTIF . F.1.4IZIO LATER

F9

F.1. 4.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE LATERIZIO
➦ ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

La maggior parte della produzione attuale di laterizi utilizza un codice in cifre attraverso il quale si identifica il tipo di mattone o blocco, la posizione di giacitura in opera, la tecnologia di produzione: MP = mattone pieno MPR = mattone pieno da rivestimento MS(A) o BS(B) = mattone o blocco semipieno (di tipo A o di tipo B) MSR o BSR mattone o blocco semipieno per rivestimento MF o BF = mattone o blocco forato MFR o BFR mattone o blocco forato per rivestimento 11 = mattone o blocco a fori verticali 00 = mattone o blocco a fori orizzontali 21 = estruso con massa normale 31 = estruso con massa alveolata 41 = pressato in pasta 51 = pressato in polvere 11 = formato a mano R = rettificato dopo il ciclo di produzione C = calibrato

FIG. F.1.4./1 NOMENCLATURA DEL MATTONE UNI E FRAZIONAMENTO
DOPPIO UNI 12 x 25 x 12 cm

UNI 12 x 25 x 5,5 cm

PIATTO, FACCIA DI LETTO

Ad esempio, il blocco 45 UNI BSB 11-31 è un blocco di tipo B (in particolare con φ del 45%) con fori verticali, estruso e con massa alveolata.

TAB. F.1.4./1 DIMENSIONE DEI MATTONI PIENI (Φ ≤ 15%) IN ALCUNE REGIONI E CITTÀ ITALIANE Piemonte Lombardia Veneto Trentino Friuli V.G. Liguria Emilia Romagna Toscana Marche Umbria Lazio Abruzzo Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Alessandria Ancona L’Aquila 6 x 12 x 24 5,5 x 11,5 x 24 6 x 11 x 23 6 x 10,5 x 22,5 6 x 12,5 x 26 6 x 13 x 26 5,5 x 12 x 25 6 x 12 x 24 5,5 x 12 x 28 6 x 13 x 26 5,8 x 14 x 26 5,5 x 12 x 25 6 x 13 x 26 6 x 13 x 26 6 x 13 x 26 5,5 x 13 x 26 5 x 14 x 28 5,5 x 12,5 x 25,5 6 x 13 x 26 6 x 13 x 27 Catanzaro Como 6 x 13 x 26 5,5 x 12,8 x 26 6 x 13 x 26 5 x 12 x 26 4 x 12 x 24 5,5 x 12 x 25 6 x 12 x 24 6 x 13 x 26 6 x 13 x 26 Firenze Foggia Genova Grosseto Cosenza Cremona Arezzo Ascoli Piceno Avellino Bari Bergamo 6 x 12 x 24 6 x 12 x 26 6 x 13 x 26 5,5 x 13 x 26 6 x 13 x 26 6 x 13 x 24 6 x 12 x 24 6 x 13 x 26 6 x 11 x 23 5,5 x 12 x 25 5,8 x 14 x 28,5 5,5 x 12 x 25 6 x 13 x 26 6 x 12 x 24 6 x 12 x 24 6 x 13 x 26 5 x 12 x 25 6 x 14 x 30 6 x 13 x 26 6 x 14 x 30 5,5 x 12 x 25 6 x 12 x 24 6 x 11 x 23 6 x 12 x 24 5,5 x 12 x 25 6 x 11 x 23 5 x 12 x 26 6 x 13 x 28 5,5 x 12 x 24 6 x 14 x 28 Mantova Imperia Latina Lecce Livorno 6 x 13 x 26 6 x 13 x 28 5,5 x 12 x 24 5,8 x 13 x 26 6 x 13 x 26 5,5 x 13 x 24 6 x 13 x 26 5,5 x 12 x 25 6 x 12 x 24 6,5 x 13 x 26 6 x 13 x 26 6 x 13 x 26 5 x 12 x 25 6 x 14 x 30 6 x 11 x 23 6 x 13 x 26 5 x 12 x 25 6 x 12 x 25 6 x 12,5 x 26 6 x 13 x 26 5 x 12 x 25 6 x 14 x 30 6 x 12 x 24 6 x 13 x 26 6 x 13 x 26 6 x 13 x 26 5,5 x 12 x 25 5,5 x 12 x 25 6 x 13 x 24 5 x 12 x 26 Venezia Verona Viterbo Trieste Udine Teramo Torino Trento Reggio Calabria Reggio Emilia Roma Potenza Ragusa Ravenna 6 x 13 x 26 6 x 12 x 26 5,5 x 12 x 25 5,5 x 14 x 28 6 x 13 x 26 6 x 14 x 30 6 x 13 x 27 3,2 x 14 x 28 5,5 x 14 x 28 4 x 13,5 x 27 6 x 13 x 26 6 x 12 x 24 6 x 12 x 24 6 x 13 x 26 5,5 x 14 x 28 5,5 x 10 x 27 6 x 13 x 24 6 x 12 x 25 5,5 x 12 x 25 6 x 12 x 24 5,5 x 12 x 25 6 x 12 x 25 5 x 12,5 x 26 6 x 12,5 x 26 5,5 x 12 x 25 6 x 12 x 25 6 x 12,5 x 26 6 x 12 x 25 6 x 13 x 26 6 x 14 x 28 4,5 x 13 x 26

LISTA, FASCIA, COSTA

TESTA

MEZZO LUNGO

Bologna

Matera Messina

Salerno Sassari Savona Siena

Brescia Brindisi Cagliari Catania

MEZZO 1/4 1/4 3/4 3/4

Milano Napoli Nuoro Padova Palermo

TRE QUARTI 3/4 3/4 1/4 1/4

Pavia Perugia Pesaro Pescara Piacenza Pisa

BERNARDINO O QUARTINO

COMPORTAMENTO AL FUOCO
Il comportamento al fuoco, viene valutato secondo due categorie: • la reazione al fuoco, intesa come grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è sottoposto; • la resistenza al fuoco (REI), cioè l’attitudine di un materiale da costruzione, componente o struttura, a conservare secondo un programma termico stabilito e per un periodo determinato la stabilità (R), la tenuta (E), l’isolamento termico (I). La classe è espressa dalla sigla REI seguita da un numero che indica i minuti primi in cui tali caratteristiche sono conservate. Si hanno così pareti di classe REI 60, REI 90, REI 180. In linea generale tutte le pareti divisorie di locali a rischio di incendio devono essere realizzate con materiali REI 90 o 180. L’argilla, in merito al comportamento al fuoco, risponde ai requisiti richiesti dal decreto del Ministero degli Interni del 14 gennaio 1985; non presentando contributo all’incendio, ha classe di reazione al fuoco 0. Lo spessore della parete è un parametro che condiziona il comportamento al fuoco. I blocchi di laterizio di spessore 25 cm rientrano generalmente nella classe REI 180, la massima prevista in Italia.

FIG. F.1.4./2 GIACITURA DEL MATTONE UNI

DI PIATTO VERTICALE

DI COLTELLO

DI COSTA

IN CHIAVE O DI TESTA

DI PIATTO ORIZZONTALE

A SPINA O IN DIAGONALE

DI FASCIA

F 10

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI LATERIZIO

F.1. 4.
A.IONI Z

TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE
TAB. F.1.4./2 TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE (dalla UNI 10355) CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) MURATURA SPESSORE (mm) MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq)

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

FORATURA (%)

FORATURA (%)

RESISTENZA TERMICA

RESISTENZA TERMICA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

MATTONE PIENO

MATTONE SEMIPIENO

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

140 280

120 20 250

E.NTROLLO
1800 21 V CM GC 120 0,19 181

1800

0

CM GC

140

0,18

252

CO NTALE AMBIE

50 60

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

1800
60

0

CM GC

280

0,36

504 1800
50

G.ANISTICA
21 V CM GC

URB
250 0,37 379

1800
60

0

CM GC

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC

425

0,54

765
120 20 250

F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

1800
120 20 250

41

V

CM GC

120

0,24

140
F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

120 20

1800

0

CM GC

120

0,15

216
120 20

1800

41

V

CM GC

250

0,47

297

50

1800
50

0

CM GC

250

0,32

450
140 40 280

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

1800 1800
50

30

V

CM GC

140

0,24

192

0

CM GC

375

0,47

675
60

LEGENDA – V= fori verticali; O= fori orizzontali; P= fori passanti; PP= fori parzialmente passanti; NP= fori non passanti; CM= giunti verticali con malta; SM= giunti verticali senza malta; GC= giunti orizzontali continui; GI= giunti orizzontali interrotti per un terzo. La massa volumica è riferita al materiale che costituisce l’elemento; la massa superficiale è valutata escludendo gli intonaci e comprendendo la malta dei giunti di s= 12 mm; la resistenza termica unitaria è riferita alla Tm di 20°C.

1800
60

30

V

CM GC

280

0,46

385

. F.1.4IZIO LATER

F 11

F.1. 4.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE LATERIZIO
➦ TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

➦ TAB. F.1.4./2 TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE (dalla UNI 10355) CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) 248 153 187 206 SPESSORE (mm) 370 200 250 300

FORATURA (%)

FORATURA (%)

RESISTENZA TERMICA

BLOCCO SEMIPIENO

➦ BLOCCO SEMIPIENO

165 65 350
450

250

1400

41

V

CM GI

350

1,05

306
300

1800

66

V

CM GI

250

200

150 250 300

1400
250

44

V

CM GI

200

0,47

164

1800
250

60

O

CM GI

190 90 245 400 300

1400
250

44

V

SM GI

300

0,85

232

165 65

1800

61

O

CM GI

BLOCCO FORATO

250

250
300

250

1400
250

45

V

CM GI

300

0,89

241
250

1800

65

O

CM GI

F 12

RESISTENZA TERMICA 1,06 0,61 0,77 0,86

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI LATERIZIO

F.1. 4.
A.IONI Z

CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA

CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm)

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

FORATURA (%)

FORATURA (%)

RESISTENZA TERMICA

RESISTENZA TERMICA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

➦ BLOCCO FORATO

➦ BLOCCO FORATO

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

250

250

300

370

E.NTROLLO
1400 41 V CM GI 350 1,05 306

CO NTALE AMBIE

1400
250

54

V

CM GI

300

0,94

208

250

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
200 200 250 250 250

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC

1800

60

V

CM GI

200

0,60

153

1400

44

V

CM GI

200

0,47

164
F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

250

250

250

250 250

250

1800
250

61

V

CM GI

250

0,77

187

1400

44

V

SM GI

300

0,85

232

250

300 300 250

250

1800
250

65

V

CM GI

300

0,86

206

1400

45

V

CM GI

300

0,89

241

. F.1.4IZIO LATER

F 13

F.1. 4.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE LATERIZIO
➦ TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

➦ TAB. F.1.4./2 TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE (dalla UNI 10355) CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) 114 34 40 SPESSORE (mm) 150 40 60

FORATURA (%)

FORATURA (%)

RESISTENZA TERMICA

➦ BLOCCO FORATO

➦ MATTONE FORATO

250

250

150 50 250

370

250

1800

66

O

CM GI

370

1,07

248

1800

60

O

CM GI

MATTONE FORATO

TAVELLONI

250

250 1200 200 80 250 40

1800

63

O

CM GC

80

0,20

62

1800

56

O

CM GC

250

250 1200 200 100 00 250 60

1800

62

O

CM GC

100

0,27

78

1800

67

O

CM GC

250

250

120 20

1800

66

O

CM GC

120

0,31

86

F 14

RESISTENZA TERMICA 0,45 0,11 0,13

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI CALCESTRUZZO

F.1. 5.
A.IONI Z

ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI – TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE
Il calcestruzzo è una miscela di tre componenti fondamentali: il cemento, che costituisce il legante, l’acqua, che idrata il cemento conferendo all’impasto caratteristiche di lavorabilità e plasticità, gli inerti o aggregati che, per il calcestruzzo ordinario, sono di origine naturale (sabbia, ghiaia o pietrisco) e costituiscono lo scheletro dell’impasto. La normativa di riferimento per il calcestruzzo, gli aggregati e i prodotti di calcestruzzo è inserita nel raggruppamento UNI 91.100.30. Gli inerti, di granulometria opportunamente assortita, devono essere bene avvolti dalla pasta di cemento e ben distribuiti. L’impiego di additivi (agenti acceleranti, ritardanti, fluidificanti plastificanti, aeranti, impermeabilizzanti) migliora la lavorabilità dell’impasto e le prestazioni del prodotto indurito, la cui resistenza dipende dal rapporto acqua/cemento, dalla qualità e dalle caratteristiche meccaniche e geometriche degli inerti, dalla modalità di mescolamento, messa in opera e compattazione. Analogamente ai laterizi, gli elementi resistenti in calcestruzzo sono divisi in base alla percentuale di foratura; ma a differenza dei primi, la distanza minima tra un foro e il perimetro esterno, al netto dell’eventuale rigatura, e tra due fori non potrà essere < 18 mm. Gli elementi sono prodotti per vibrocompressione o stampaggio e i fori risultano leggermente svasati per facilitare l’uscita dallo stampo. I blocchi, più diffusi dei mattoni, sono idonei all’impiego in zona sismica. La gamma geometrica e dimensionale e le modalità di messa in opera sono analoghe ai laterizi; per gli elementi faccia a vista la gamma cromatica è particolarmente varia. Il buon comportamento al fuoco (cfr. pag. F10) del calcestruzzo lo rende adatto alla realizzazione di murature tagliafuoco. La resistenza al fuoco dei blocchi può raggiungere, per spessori di 25 cm, la classe REI 240. I blocchi in calcestruzzo sono definiti pesanti se la densità del materiale è dell’ordine di 2000 kg/mc e sono impiegati soprattutto ove occorre un’elevata resistenza meccanica; sono alleggeriti quando la densità è compresa tra 450 e 1400 kg/mc; densità di 800–1000 kg/mc risultano ottimali e presentano buone caratteristiche isolanti. Il calcestruzzo alleggerito (UNI 7548) impiega come inerti il polistirolo l’argilla espansa, la pomice, il gesso, trucioli o cascami di legno, le fibre vegetali, il magnesio, l’alluminio. Il calcestruzzo cellulare gassificato è un materiale molto leggero, 450 kg/mc, facilmente lavorabile; è ottenuto con impasto di sabbia e carbonato di calcio miscelato in acqua con polvere di alluminio; la polvere sviluppa gas espandendo il volume della miscela iniziale. Per l’assemblaggio dei blocchi in calcestruzzo cellulare gassificato si impiega malta collante con giunti di spessore di circa 1 mm.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
TAB. F.1.5./1 ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI IN CALCESTRUZZO ALLEGGERITO CON AGGREGATI DI ARGILLA ESPANSA (dalla UNI 10355) CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm)

CO NTALE AMBIE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

FORATURA (%)

FORATURA (%)

RESISTENZA TERMICA

RESISTENZA TERMICA

G.ANISTICA
URB

BLOCCHI PIENI
45 488

➦ BLOCCHI PIENI
75 495

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

650
195 95

CM GC

45

0,18

14 650
195 95

CM GC

75

0,28

58
F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

88 488 117 195 95

650

CM GC

88

0,34

14

495

650
195 95 138 38 488

CM GC

117

0,44

13

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

195 95

650

CM GC

138

0,54

102
195 95 500

650 LEGENDA – V= fori verticali; O= fori orizzontali; P= fori passanti; PP= fori parzialmente passanti; NP= fori non passanti; CM= giunti verticali con malta; SM= giunti verticali senza malta; GC= giunti orizzontali continui; GI= giunti orizzontali interrotti per un terzo. La massa volumica è riferita al materiale che costituisce l’elemento; la massa superficiale è valutata escludendo gli intonaci e comprendendo la malta dei giunti di s= 12 mm; la resistenza termica unitaria è riferita alla Tm di 20°C.
195 95

8

P

SM GI

195

0,76

123
. F.1.4IZIO LATER

. F.1.5STRUZZO E CALC

F 15

F.1. 5.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE CALCESTRUZZO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

➦ ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI – TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE
➦ TAB. F.1.5./1 ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI IN CALCESTRUZZO ALLEGGERITO CON AGGREGATI DI ARGILLA ESPANSA (dalla UNI 10355) CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) MURATURA SPESSORE (mm) MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) 102 99 114 132

FORATURA (%)

FORATURA (%)

RESISTENZA TERMICA

➦ BLOCCHI PIENI
245

➦ BLOCCHI SEMIPIENI
141 490

500

650
195 95

7

P

SM GI

245

0,95

157
195

900

30

P

CM GC

141

295 490 500

195

650
195 95

6

P

SM GI

295

1,15

191
195 95

700

41

P

CM GI

195

BLOCCHI SEMIPIENI
75

BLOCCHI FORATI

245 490 490

700
195

30

P

CM GC

75

0,26

48
195

700

47

PP

CM GI

245

120 20 295 488 490

700
195

35

P

CM GC

120

0,43

68
195

700

49

PP

CM GI

295

F 16

RESISTENZA TERMICA 0,45 0,69 0,76 0,84

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI CALCESTRUZZO

F.1. 5.
A.IONI Z

CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA

CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm)

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

FORATURA (%)

FORATURA (%)

RESISTENZA TERMICA

RESISTENZA TERMICA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

BLOCCHI SEMIPIENI

➦ BLOCCHI SEMIPIENI

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

250 500 500

320

E.NTROLLO
700 41 PP SM GI 320 1,27 146

CO NTALE AMBIE

700
195 95

24

PP

SM GI

250

0,97

143
195 95

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
SCHIUMA SINTETICA UREICA 30 kg/mc 140 40 495 490 245

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC

700
195 95

32

PP

SM GI

245

1,03

128
195 95

900

41

PP

SM GC

140

0,91

86
F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

SCHIUMA SINTETICA UREICA 30 kg/mc 295 195 95 490

490

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

700
195 95

44

PP

CM GI

295

1,05

140
195 95

900

43

P

CM GI

195

1,22

116

SCHIUMA SINTETICA UREICA 30 kg/mc 300 295 495 500

700
195 95

40

PP

SM GI

300

1,08

66
195 95

900

40

P

SM GI

295

1,91

174

. F.1.5STRUZZO E CALC

F 17

F.1. 5.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE CALCESTRUZZO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

➦ ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI – TIPI E CARATTERISTICHE DELLE MURATURE
➦ TAB. F.1.5/1 ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI IN CALCESTRUZZO ALLEGGERITO CON AGGREGATI DI ARGILLA ESPANSA (dalla UNI 10355) CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) SPESSORE (mm) SCHEMA DEL SINGOLO ELEMENTO E DELLA MURATURA CARATTERISTICHE ELEMENTO MASSA VOLUMICA (kg/mc) GIUNTI VERTICALI FORATURA (tipo) MURATURA MASSA DI SUPERFICIE (kg/mq) 142 199 232 350 SPESSORE (mm) 245 345 300 450

FORATURA (%)

FORATURA (%)

RESISTENZA TERMICA

➦ BLOCCHI SEMIPIENI
SCHIUMA SINTETICA UREICA 30 kg/mc

➦ BLOCCHI SEMIPIENI

295 295 495 500

900
195 95

40

P

SM GI

295

1,69

172
195 95

700

23

PP

SM GC

295

345

495

495

700
195 95

24

PP

SM GI

295

1,20

169
195 95

700

23

PP

SM GI

BLOCCHI FORATI
295 300

450

700
195 95

17

P

SM GI

295

1,08

182

450

900
195 95

18

P

CM GI

245 495

700
195 95

23

PP

SM GI

900 245 1,09 142
195 95

18

P

CM GI

F 18

RESISTENZA TERMICA 1,09 1,53 0,98 1,45

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SISTEMI E PRODOTTI

F.1. 6.
A.IONI Z

ELEMENTI RESISTENTI IN LATERIZIO E CALCESTRUZZO
LATERIZIO ALVEOLATO
Comprende laterizi speciali a elevato isolamento termico; le categorie sono definite dalla percentuale di foratura degli elementi: 45, 50, 55, 60. Alle diverse percentuali corrispondono determinate caratteristiche di resistenza e le qualità termoisolanti rimangono sostanzialmente uniformi. Gli elementi sono quindi adatti per murature portanti monostrato o pluristrato, in zone normali o sismiche di qualsiasi grado. Dati tecnici indicativi di un elemento di classe 45: • Dimensioni: 19 x 30 x 50 cm • Peso medio: 23 kg/cad • Foratura: 45% F • Trasmittanza termica per murature di 30 cm con intonaco civile su entrambe le facce: 0,76 W/m2 K • Isolamento acustico (500 Hz) (spessore 30 cm): 45 db • Resistenza a compressione verticale del blocco: 120 kg/cm2 • Resistenza a compressione verticale della muratura con malta M3: 55 kg/cm2

BLOCCO PER MURATURA ARMATA
Blocchi a foratura verticale in laterizio alleggerito di grande formato per muratura monostrato normale o armata. Gli elementi per muratura armata sono dotati di particolare conformazione per l’alloggiamento dell’armatura. Sono idonei all’impiego in zona sismica. Dati tecnici indicativi: • Dimensioni: 25 x 30 x 30 cm • Peso medio: 8 ~ kg/cad • Foratura: ≤ 45% • Trasmittanza termica per murature di 30 cm con intonaco di 1 cm su entrambe le facce: 0,67 W/m2 K • Isolamento acustico (500 Hz) (spessore 30 cm):

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

44–48 db
• Resistenza a compressione verticale del blocco: 80 > kg/cm2 • Resistenza a compressione verticale della muratura (Tab. A DM 30 novembre 1987): 50 kg/cm2

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

LATERIZIO ALLEGGERITO
Costituito da argilla e perlite, è un prodotto minerale a basso peso specifico ricavato dall’espansione, a seguito di trattamento termico di una roccia d’origine vulcanica simile all’argilla. A differenza dei laterizi alveolati, la struttura è compatta senza cavità e fori superficiali. Adatto per murature portanti. Dati tecnici indicativi di un elemento di classe 45: • Dimensioni: 19 x 25 x 30 cm • Peso medio: 11,7 kg/cad • Foratura: 45% • Trasmittanza termica per murature di cm 30 con intonaco civile su entrambe le facce: 0,90 W/m2 K • Resistenza a compressione verticale del blocco: 260 kg/cm2 • Resistenza a compressione verticale della muratura (Tab. A DM 30 novembre 1987):

BLOCCO IN CALCESTRUZZO ALLEGGERITO
Blocco alleggerito con inerti di argilla espansa. Dati tecnici indicativi: • Dimensioni: 20 x 19,5 x 50 cm • Peso del blocco: 10 kg • Trasmittanza termica: 0,85 W/m2 K • Isolamento acustico (500 Hz) spessore 30 cm:

G.ANISTICA
URB

48,5 db
• Resistenza a compressione verticale del blocco:

35 kg/cm2
• Resistenza al fuoco: 240 REI
RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

BLOCCO IN CALCESTRUZZO CELLULARE
È costituito da calcestruzzo cellulare espanso prodotto in autoclave. I componenti essenziali sono la sabbia ad alto tenore di silice, il cemento, la calce e l’alluminio con funzione espandente. A seguito della reazione chimica con la calce, l’alluminio si espande producendo gas idrogeno che provoca la porosità interna del materiale. Gli elementi sono facilmente sezionabili in cantiere con sega a disco o a nastro; con l’impiego di appropriata strumentazione la realizzazione di tracce risulta semplificata. Dati tecnici indicativi: • Dimensioni: 25 x 25 x 25 cm • Peso del blocco: 18 kg • Trasmittanza termica di parete con intonaco: 0,45–0,47 W/m2 K • Isolamento acustico (500 Hz) (parete intonacata): 49 db • Resistenza a compressione verticale del blocco: 380 kg/cm2 • Resistenza a compressione verticale della muratura (Tab. A DM 30 novembre 1987): 21,8 kg/cm2 • Resistenza al fuoco: 180 REI

80 kg/cm2 BLOCCO A INCASTRO
Laterizio alleggerito con aggregazione a incastro in modo da consentire pareti di spessore di 30 cm. Gli elementi base sono corredati dal semiblocco e da elementi speciali a spacco facilitato, per lo sfalsamento dei giunti verticali e per la realizzazione di angoli incroci mazzette. Dati tecnici indicativi di un elemento di classe 55: • Dimensioni: 19 x 22,5 x 30 cm • Peso medio: 11 kg/cad • Foratura: 55% • Isolamento acustico (500 Hz): 46 db • Trasmittanza termica per murature di cm 30 senza intonaco: 0,63 W/m2 K • Resistenza a compressione verticale del blocco: 90 kg/cm2 • Resistenza a compressione verticale della muratura (Tab. A DM 30 novembre 1987):

36

kg/cm2

BLOCCO RETTIFICATO IN LATERIZIO PER TAMPONAMENTI
Blocco in laterizio, a fori verticali, dalla speciale struttura a nido d’ape che, grazie al disegno della foratura e al ridotto spessore dei setti, che non superano 3 mm, consente buone prestazioni termiche e acustiche. La rettifica consente una assoluta precisione nella geometria del blocco, con facce di posa piane e parallele. È previsto quindi l’impiego di collante cementizio per i giunti orizzontali (spessore 3 mm) e la posa a incastro per i giunti verticali, con un notevole risparmio di tempi di posa e dei costi, e con la riduzione dei ponti termici. Dati tecnici indicativi: • Dimensioni: 30 x 25 x 25 cm • Trasmittanza termica: 0,39 W/m2 K • Isolamento acustico: 48 db • Resistenza al fuoco: 180 REI

BLOCCO CASSERO IN LEGNO-CEMENTO
Il legno di abete rosso è macinato e mineralizzato con il cemento, ottenendo una struttura porosa. I blocchi non sono propriamente elementi resistenti ma costituiscono la cassaforma a perdere del successivo getto di calcestruzzo. Sono posati a secco e il loro impiego è idoneo alla realizzazione di muratura portante. È previsto l’inserimento nei fori di uno strato di polistirolo di spessore da 2 a 5 cm. Dati tecnici indicativi: • Dimensioni: 25 x 30 x 50 cm • Peso dei blocchi: 74 kg/m2 • Peso muratura con calcestruzzo: 327 kg/m2 • Isolamento acustico (500 Hz): 52 db • Resistenza al fuoco: 180 REI
. F.1.5STRUZZO E CALC . OTTI F.1.6 I E PROD M SISTE

F 19

F.1. 7.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE MALTE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

La malta è un impasto formato da legante, inerte e acqua nelle giuste proporzioni; indurisce in un tempo più o meno lungo e nel passaggio dallo stato semifluido allo stato solido l’impasto è soggetto al fenomeno del ritiro. La malta è impiegata per preparare gli intonaci, per collegare elementi resistenti e distribuire uniformemente le sollecitazioni cui la muratura è sottoposta. La mescola si presenta fresca, di consistenza adatta all’uso e, a indurimento avvenuto, offre determinati valori di resistenza.

L’acqua per il confezionamento della malta deve essere limpida, senza impurità nocive, sostanze organiche o grassi, non deve essere aggressiva né contenere solfati o cloruri in percentuale dannosa. L’acqua potabile è adatta; è da evitare l’acqua del mare. Le caratteristiche delle malte e dei loro componenti sono definiti dal DM 20 novembre 1987. Le malte si distinguono, in relazione alla principale caratteristica del legante impiegato, in malte aeree e malte idrauliche: le prime fanno presa solo in presenza di aria, le seconde anche in presenza di acqua.

LEGANTI
I leganti sono materiali che, in seguito a reazione chimica o trasformazione fisica, provocano la coesione di particelle altrimenti incoerenti (cfr. sez D: Progettazione strutturale). I leganti impiegati per il confezionamento della malta possono essere aerei o idraulici. I primi fanno presa solo all’aria, i secondi fanno presa anche nell’acqua. I leganti aerei sono: la calce aerea e il gesso. TAB. F.1.7./1 LEGANTI AEREI E IDRAULICI LEGANTE Gesso Calce aerea TIPO aereo aereo MATERIE PRIME pietra da gesso calcare puro PREPARAZIONE cottura da 150°C a 800°C a seconda del processo cottura a 850–900°C COMMERCIALIZZATO in polvere in zolle se viva, in polvere se spenta; come grassello in polvere macinato finemente macinato finemente MESSO IN OPERA COME: pasta e malta malta I leganti idraulici sono: la calce idraulica, l’agglomerante cementizio, il cemento. Per essere adatti all’impiego, i leganti devono possedere le caratteristiche tecniche e i requisiti previsti dalle norme vigenti (RRDD 16 novembre 1939 n. 2231-2230, legge 26 maggio 1965 n.595, DM 14 gennaio 1966 DM, 3 giugno 1968, DM 31 agosto 1972 e successive modifiche o integrazioni).

Calci idrauliche Calci eminentemente idrauliche Calce pozzolanica Calce siderurgica Cemento portland Cemento portland ferrico Cemento portland bianco Cemento pozzolanico Cemento d’altoforno Cemento alluminoso o fuso Agglomerante cementizio

idraulico idraulico idraulico idraulico idraulico idraulico idraulico idraulico idraulico idraulico

calcare + argilla calce spenta + pozzolana calcare + argilla calcare + argilla + cenere di pirite calcare + caolino clinker di Portland + pozzolana clinker di basica granulata calcare + bauxite clinker di Portland + inerte

cottura a 900–1000°C nessuna cottura; macinazione

malta pasta e malta pasta e malta pasta, malta e calcestruzzo pasta, malta e calcestruzzo pasta, malta e calcestruzzo pasta, malta e calcestruzzo pasta, malta e calcestruzzo pasta, malta e calcestruzzo pasta e malta

calce spenta + scoria basica granulata nessuna cottura; macinazione

cottura a incipiente scorificazione macinato finemente cottura a incipiente scorificazione macinato finemente cottura a incipiente scorificazione macinato finemente nessuna cottura macinazione nessuna cottura macinazione cottura a 1600–1700°C nessuna cottura; macinazione macinato finemente macinato finemente macinato finemente macinato finemente

CALCE
La calce deriva dalla cottura o calcinazione di calcari. Il principale costituente è l’ossido di calcio. La calce aerea proviene dalla cottura a 850–900°C di calcari puri; si ottiene la calce viva, che si presenta sotto forma di zolle grigie e bianche; a contatto con l’aria si trasforma in massa polverulenta, ovvero sfiorisce. È anidra e fortemente igroscopica. La calce viva deve essere estinta, o spenta, mediante idratazione con acqua pura, accuratamente dosata. A idratazione avvenuta si ottiene il latte di calce, di consistenza liquida, costituito da idrato di calce e particelle di ossido di calce in sospensione. Il latte di calce è impiegato per tinteggiare e per la disinfezione. La completa idratazione delle particelle di ossido di calce, a seguito di stagionatura in vasche di contenimento, dà luogo al grassello, o calce dolce, una pasta morbida di colore bianco, utilizzata come legante. Il volume di grassello prodotto è circa 3 volte superiore a quello della calce viva. La resa in grassello (mc/t) è il rapporto tra il volume di grassello ottenuto e il peso della calce viva di partenza. La calce si dice grassa quando proviene da calcari puri; si idrata rapidamente ed è facilmente lavorabile; la resa in grassello è superiore a 2,5. La calce si dice magra quando proviene da calcari meno puri e mal cotti; il rendimento è compreso tra 2,5 e 1,5, è meno idratabile e meno plastica della precedente. TAB. F.1.7./2 RESA IN GRASSELLO TAB. F.1.7./4 PROCESSO DI FORMAZIONE DELLA CALCE IDRAULICA CALCE VIVA IN ZOLLE Grassa kg 450–550 Magra kg 550–650 MC DI ACQUA 1,70 1,30 MC DI GRASSELLO 1 1 CALCARI ARGILLOSI Il grassello, a contatto con l’anidride carbonica dell’aria libera acqua e dà avvio al processo di presa, attraverso la carbonatazione della calce. La calce viva in zolle non è quasi più reperibile in commercio. LOPPA BASICA DI ALTOFORNO POZZOLANA (naturale o artificiale) + cottura = + macinazione + macinazione + CALCE IDRATA= + CALCE IDRATA= CALCE IDRAULICA (da calcari marnosi naturali contenenti silice, allumina, ossido di ferro) CALCARI MARNOSI + cottura a 900–1000°C = CALCE IDRAULICA CALCE IDRAULICA NATURALE IN ZOLLE CALCE IDRAULICA ARTIFICIALE SIDERURGICA CALCE IDRAULICA ARTIFICIALE POZZOLANICA Al suo posto si impiega la calce idrata in polvere, o idrato di calcio secco, cioè la calce spenta con procedimenti industriali; è commercializzata in sacchi ed è pronta all’uso con un evidente vantaggio economico e tecnico; inoltre la calce idrata in polvere è meno geliva e più resistente della calce grassa. Anche il grassello e le zolle di preparazione industriale sono pronti all’uso. La calce idraulica deriva dalla cottura a 900–1000°C di calcari marnosi naturali contenenti silice, allumina e ossido ferrico. Si ottiene anche dalla cottura di impasti di calcare e materie argillose. L’indice di idraulicità, cioè la capacità di far presa sott’acqua, è il rapporto tra le percentuali di argilla e di ossido di calcio presenti nel legante. Tale indice, direttamente proporzionale al contenuto di argilla, determina la differenza tra la calce idraulica, con resistenza a compressione dopo 28 giorni non inferiore a 15 kg/cmq, e la calce eminentemente idraulica, con resistenza a compressione dopo 28 giorni non inferiore a 30 kg/cmq. Secondo il tempo di presa, le calci sono distinte in: debolmente idraulica mediamente idraulica idraulica propriamente detta eminentemente idraulica tempo di presa: 15-30 giorni tempo di presa: 10-15 giorni tempo di presa: 5-10 giorni tempo di presa: 2-4 giorni

Altri tipi di calce sono: la calce idraulica naturale in zolle, che deriva dalla cottura di particolari calcari argillosi che ne consentono un facile spegnimento; la calce idraulica artificiale siderurgica, anch’essa in polvere, che si ottiene dalla macinazione di loppa basica d’altoforno, cioè scorie derivate dalla produzione della ghisa, e di calce aerea idrata; la calce idraulica artificiale pozzolanica, cioè una miscela di pozzolana naturale o artificiale e calce idrata. Le calci suddette, naturali o artificiali, si presentano in polvere.

TAB. F.1.7./3 PROCESSO DI FORMAZIONE DELLA CALCE AEREA CALCE AEREA (da calcari puri) + acqua = CALCARI + cottura a 850–900°C = CALCE VIVA CALCE SPENTA + acqua in quantità maggiore GRASSELLO di quella necessaria = + spegnimento industriale = CALCE IDRATA IN POLVERE O IDRATO DI CALCIO SECCO

F 20

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI MALTE

F.1. 7.
A.IONI Z

GESSO
Il gesso è un legante aereo; è il prodotto della cottura di minerali contenenti solfato di calcio bi-idrato. La diversa temperatura di cottura e la successiva macinazione ne determinano le caratteristiche e l’impiego. La scagliola deriva dalla cottura a temperatura inferiore a 160°C; una macinazione grossolana è sufficiente per il confezionamento di malte per intonaco, la macinazione TAB. F.1.7./5 PROPRIETÀ DEI GESSI COMMERCIALI FINEZZA DI MACINAZIONE Passante al setaccio da 0,2 mm (% minima) Scagliola Da muratura Allumato Da pavimenti 95 70 90 90 Passante al setaccio da 0,09 mm (% minima) 85 50 80 80 Tempo minimo di presa (minuti) 15 7 20 40 Resistenza a trazione minima (kg/cm2) 20 8 12 – Resistenza a flessione minima (kg/cm2) 30 20 30 – Resistenza a compressione minima (kg/cm2) 40 50 70 – molto fina è impiegata per gli stucchi. Il gesso d’opera o per muratura deriva dalla cottura a temperature sino a 200–250°C. La macinazione è grossolana, la presa è rapida. Il gesso allumato deriva dalla cottura a 1000°C del gesso puro misto ad allume. Il gesso è impiegato per intonaci duri e in ambienti non umidi. Mescolato con polvere di calcare e pigmenti è impiegato per il marmorino, un’imitazione del marmo, e può essere lucidato. Il gesso può essere integrato da ritardatori di presa, ad esempio solfato di zinco o calce, da colla che ne aumenta l’aderenza e da pigmenti, per dare colore. Il gesso, che fa presa in alcuni minuti, e la scagliola sono impiegati essenzialmente per realizzare malte per intonaco interno.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

AGGLOMERANTE CEMENTIZIO
Con il termine di agglomerante cementizio si intende un legante idraulico chimicamente diverso dal cemento e con inferiori caratteristiche di resistenza. Integrando il prodotto con additivi plastificanti si ottiene l’agglomerante cementizio plastico, caratterizzato, analogamente alla calce, da una migliore lavorabilità.

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

CEMENTO
Il cemento è un legante idraulico ottenuto per macinazione di clinker e gesso. Secondo la normativa italiana il cemento, dopo 28 giorni di stagionatura sott’acqua, deve presentare una resistenza a compressione maggiore o uguale a 325 kg/cm2. Una classificazione dei cementi tiene conto dei valori di resistenza a compressione e del tempo di presa: • a lenta presa tempo di presa: 8-12 ore; • ad alta resistenza tempo di presa: 4-7 ore; • a rapida presa/alta resistenza tempo di presa: 5-15 min. Il componente fondamentale del cemento è il clinker che viene miscelato oltre che con il gesso, con alluminio, ferro, pozzolana, dando luogo a prodotti con caratteristiche diverse. Il clinker si ottiene dalla cottura a 1400°C di miscele di carbonato di calcio, silice, allumina e piccole percentuali di ossido di ferro e magnesio. Dopo la cottura i composti sono dotati di proprietà idrauliche. Il clinker artificiale è ottenuto da miscele di calcari, argilla e marne. Dalla successiva macinazione e integrazione con additivi specifici si ottengono cementi di tipo diverso, distinti dalle norme in cemento portland, cemento pozzolanico, cemento d’altoforno, cemento alluminoso. Il cemento portland, naturale o artificiale in relazione al tipo di clinker presente nel composto, prevede l’impiego di gesso o anidride per regolarne la presa. È un cemento poco resistente alle acque marine e agli agenti chimici a base solfatica che determinano la formazione di un sale, l’ettringite, causa di rigonfiamenti, sino al 230% del volume, e disgregazione della massa. Aggiungendo all’impasto l’ossido ferrico si ottiene un altro tipo di portland, il cemento ferrico, molto resistente ai solfati. Il cemento bianco è un tipo di cemento portland in cui le materie prime sono a basso contenuto di ferro; è utilizzato per ragioni estetiche; aggiungendo al cemento bianco pigmenti inorganici di diversi colori si ottengono i cementi colorati. Il cemento pozzolanico è composto di clinker e pozzolana, o altro materiale dotato di una buona attività pozzolanica, cioè la capacità di reagire, a temperatura ambiente e in presenza di acqua, con la calce o idrato di calcio, al fine di costituire un composto stabile con proprietà leganti e caratteristiche idrauliche. A una minore resistenza iniziale, rispetto al cemento portland, nel cemento pozzolanico seguono, a stagionatura avvenuta caratteristiche di resistenza uguali o maggiori. Il cemento pozzolanico è poco permeabile, quindi meno attaccabile dall’azione aggressiva delle acque solfatiche. Il cemento d’altoforno unisce al clinker le loppe basiche mescolate con gesso, calce e solfuro di calce, che conferiscono idraulicità alle scorie. Il comportamento è analogo a quello del cemento pozzolanico: scarsa resistenza iniziale e bassa permeabilità. Il cemento alluminoso è composto da clinker formato principalmente da alluminati idraulici di calcio. Il giusto dosaggio dei componenti, caratterizzati da prestazioni diverse e contrastanti, determina il tempo di presa e il rapido raggiungimento delle caratteristiche meccaniche, che in 24 ore si avvicinano al massimo valore. Contrariamente ai cementi precedenti, la resistenza iniziale, rispetto al cemento portland, è particolarmente elevata per ridursi con il procedere della maturazione, sino ad assestarsi sui valori di norma. Il fenomeno è accentuato dalle alte temperature. Il cemento alluminoso ha una bassa permeabilità, è poco attaccabile dalle acque solfatiche ma reagisce a quelle alcaline.

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

TAB. F.1.7./6 VALORI MINIMI DI RESISTENZA MECCANICA (kg/cm2) PER I DIVERSI TIPI DI CEMENTI – Resistenza a flessione (F) e a compressione (C) – Tempi di presa secondo il DPR 3 giugno 1968 CEMENTO PORTLAND (o pozzolanico d’altoforno) TEMPO (giorni) 325 F 1 3 7 28 90 Tempi di presa – – 40 60 – C – – 175 325 – F – 40 60 70 – Tipo 425 C – 175 325 425 – F 40 60 – 80 – 525 C 175 325 – 525 – F 40 60 – 80 – C 175 325 – 525 – > 45’ < 12 h F – – – – – C – – – 225 350 Alluminoso

TAB. F.1.7./7 CARATTERISTICHE MECCANICHE DEI LEGANTI IDRAULICI A VARIE STAGIONATURE (valori minimi stabiliti dall’art. 1 della legge 26 maggio 1965 e dal DM 31 agosto 1972) Resistenza a flessione Resistenza a compressione Kg/cm2 dopo Kg/cm2 dopo stagionatura di giorni stagionatura di giorni 1 Cemento normale (N) Cemento ad alta resistenza (AR) Cemento ad alta resistenza e rapido indurimento (ARI) Cemento alluminoso Cemento per sbarramenti di ritenuta Agglomeranti cementizi a presa lenta Agglomeranti cementizi a presa rapida Calci idrauliche naturali – – 3 – 40 7 40 60 28 60 70 1 – – 3 – 175 7 175 325 28 325 425 90 – –

Per sbarramenti di ritenuta

CLASSIFICAZIONE

40 40 – – – – –

60 60 – – – – –

– – – – – – –

80 80 – – – – –

175 175 – – – – –

325 325 – – – – –

– – – 100 130* – –

525 525 225 160 – 15 30

– – 350 – – – –
. F.1.7 E MALT

inizio presa: > 45’ termine prese: < 12h

Calci idrauliche artificiali (pozzolaniche, sider.)

I valori sono considerati con una tolleranza del 5%

F 21

F.1. 7.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE MALTE
➦ LEGANTI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

TAB. F.1.7./8 REQUISITI CHIMICI DEI LEGANTI IDRAULICI (art. 2 della legge 26 giugno 1965 e art. 2 del DM 31 agosto 1972) CEMENTO PORTLAND Perdita al fuoco Residuo insolubile Contenuto di SO3 Contenuto di MgO Contenuto di zolfo da solfuri Contenuto di Al2O3 Saggio di pozzolanicità ≤ 5% ≤ 3% ≤ 3,5% ≤ 4% – – – CEMENTO D’ALTOFORNO ≤ 7% ≤ 16% ≤ 5% ≤ 3% – – positivo CEMENTO POZZOLANICO ≤ 5% ≤ 3% ≤ 3,5% ≤ 7% ≤ 2% – – CEMENTO ALLUMINOSO ≤ 5% ≤ 3% ≤ 5% ≤ 3% – ≥ 35% – AGGLOMERANTI CEMENTIZI – – ≤ 3,5% ≤ 4% – – – CALCI IDRAULICHE – – – ≤ 5% – – –

TAB. F.1.7./9 REQUISITI FISICI DEI LEGANTI IDRAULICI (art. 5 della legge 26 maggio 1965 e art. 3/4 del DM 31 agosto 1972) TEMPI DI PRESA inzio Cemento alluminoso Tutti gli altri cementi Agglomeranti cementizi a lenta presa Agglomeranti cementizi a presa rapida Calci idrauliche ≥ 30’ ≥ 45’ ≥ 45’ ≥ 1’ ≥ 60’ fine ≤ 10 h ≤ 12 h ≤ 12 h ≤ 30 h ≤ 48 h INDEFORMABILITÀ Le Chatelier ≤ 10 mm ≤ 10 mm ≤ 10 mm ≤ 10 mm – Autoclave ≤ 0,5% ≤ 0,5% ≤ 1% ≤ 1% ≤ 1% FINEZZA DI MACINAZIONE % in peso di legante trattenuto su setaccio da 0,18 mm ≤ 2% ≤ 2% ≤ 2% ≤ 2% ≤ 2% 0,09 mm ≤ 10% ≤ 10% – – –

POZZOLANE
Sono quei materiali di origine vulcanica composti fondamentalmente da silice reattiva. La pozzolana, impastata intimamente con calce (idrossido di calcio) e in presenza di acqua, dà luogo a una reazione chimico-fisica a seguito della quale si ottengono malte capaci di far presa e indurire anche sott’acqua e che presentano un residuo non superiore al 40% a un attacco basico. I materiali a comportamento pozzolanico sono quelli che, pur non essendo di origine vulcanica, rispondono alle condizioni della precedente definizione (RD 16 novembre 1939, n.2230). La pozzolana e i materiali a comportamento pozzolanico devono essere scevri da sostanze eterogenee. La pozzolana in sé non ha alcuna capacità idraulica, né può essere considerata un materiale inerte. La pozzolana naturale è una roccia piroclastica incoerente derivata da eruzioni vulcaniche di tipo prevalentemente esplosivo; si presenta sia allo stato incoerente che compatto. La pozzolana artificiale, valida alternativa alla naturale, è il prodotto della cottura di argille e scisti a 700-900°C oppure deriva dai residui della combustione di carboni fossili (carbone, lignite). In quest’ultimo caso i prodotti prendono il nome di ceneri volanti.

INERTI
L’inerte impiegato nel confezionamento delle malte è la sabbia che ha il compito di aumentare il volume dell’impasto e ridurne il ritiro. Gli inerti devono essere privi di sostanze organiche, terrose o argillose, e la dimensione dei grani deve essere inferiore a 4-5 mm. La sabbia è naturale se proviene dallo sminuzzamento di ghiaia depositata negli alvei dei fiumi o bacini marini; è artificiale se proviene dalla macinazione di rocce e scorie d’altoforno. La prima, ben lavata, è la più adatta all’impiego nelle malte. La granulometria, la qualità e la pulitezza della sabbia determinano la resistenza della malta. La Federazione Europea degli Industriali dei Laterizi (TBE) definisce le percentuali granulometriche presenti nella malta; secondo la TBE la sabbia deve essere composta da una percentuale non superiore al 5% di granuli da 4-5 mm; il restante 95% di granuli da 2-4 mm e da 0-2 mm, questi ultimi in percentuale non inferiore al 10%. In ogni caso, le particelle inferiori a 3 micron non devono superare il 4%. In caso di scarsità di sabbia fine la TBE consiglia di aggiungere alla sabbia la farina di calcare. TAB. F.1.7./10 CLASSIFICAZIONE DELLE SABBIE E LORO IMPIEGO TIPO DI SABBIA DIMENSIONE DEI GRANULI (mm) 1–7 0,5–1 0,2–0,5 ≤ 0,1 IMPIEGO calcestruzzi per getto di piccole dimensioni malte da muro intonaco lisciatura di intonaco

Sabbia molto grossa Sabbia grossa Sabbia media Sabbia fine

CLASSIFICAZIONE DELLE MALTE
Le malte sono classificate secondo diversi parametri. In ordine al tipo di legante impiegato si ha: la malta aerea che utilizza la calce aerea (calce idrata o grassello); la malta idraulica che utilizza i leganti idraulici; la malta composta o bastarda che contiene due o più leganti, solitamente calce e cemento. In ordine all’impiego, la malta si distingue in: malta per muratura, per intonaco, per sottofondo di pavimentazione, per ancoraggio, per ripristino, per applicazione di rivestimento. In ordine alla consistenza la malta è superfluida, fluida, plastica, umida. In ordine alle prestazioni prevalenti la malta è isolante, impermeabilizzante, antidilavante, adesiva, fibrosa. TAB. F.1.7./11 CLASSI DI MALTA PER COMPOSIZIONE

CLASSIFICAZIONE IN RAPPORTO ALLA COMPOSIZIONE
Le malte sono divise in quattro classi in rapporto alla composizione in volume (DM 20 novembre 1987). Alle classi corrisponde una diversa resistenza meccanica e diverse risposte in relazione alle principali prestazioni. Passando progressivamente dalla M1 alla M4 aumentano la lavorabilità e la flessibilità, la permeabilità al vapore e la deformabilità plastica, la resistenza acustica e la risalita capillare dell’umidità; si riducono il pericolo di efflorescenze e la trasmittanza termica. Viceversa passando dalla M4 alla M1 aumenta la resistenza meccanica, la resistenza al gelo, la fessurabilità, il modulo elastico, la durabilità, mentre diminuisce la penetrazione dell’acqua.

CLASSE M4 M4 M4 M3 M2 M1

TIPO DI MALTA Idraulica Pozzolanica Bastarda Bastarda Cementizia Cementizia

COMPOSIZIONE (parti per volume) Cemento – – 1 1 1 1 Calce aerea – 1 – – – – Calce idraulica 1 – 2 1 0,5 – Sabbia 3 – 9 5 4 3 Pozzolana – 3 – – – –

F 22

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI MALTE

F.1. 7.
A.IONI Z

CLASSIFICAZIONE IN RAPPORTO ALLA RESISTENZA
In rapporto alla resistenza le malte sono divise in 5 classi. Malte confezionate con diversi proporzioni dei componenti sono ritenute analoghe a quelle riportate in tabella, per i seguenti valori di resistenza: • 120 kgf/cm2 per l’equivalenza alla malta M1; • 80 kgf/cm2 per l’equivalenza alla malta M2; • 5 kgf/cm2 per l’equivalenza alla malta M3; • 2,5 kgf/cm2 per l’equivalenza alla malta M4. È da tenere presente che non sempre alla resistenza della malta corrispondono, in percentuale, analoghi valori di resistenza della muratura.

TAB. F.1.7./12 CLASSI DI MALTA PER RESISTENZA CLASSE DI MALTA M20 M15 M10 M5 M2 RESISTENZA A COMPRESSIONE MINIMA A 28 GG (N/mm2) 20 15 10 5 2.5 1 1 1 1 COMPOSIZIONE (parti per volume) calce idraulica da confermare nelle prove 0–1/4 1/4–1/2 1/2–1 1/4 1 1/4–2 1/2 3 4–4 1/2 5–6 8–9

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
SABBIA

CEMENTO

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
TIPI DI MALTE E LORO IMPIEGO
La malta aerea fa presa solo all’aria; è facilmente lavorabile ma presenta scarsa resistenza meccanica. Oggi scarsamente utilizzata, è molto sensibile agli agenti atmosferici e l’indurimento è molto lento. Il processo di indurimento avviene dall’esterno verso l’interno, per effetto della carbonatazione della calce, cioè la trasformazione dell’idrato di calcio, a contatto con l’anidride carbonica dell’aria, in carbonato di calcio. È molto importante il giusto dosaggio del grassello per evitare che la malta risulti troppo porosa (poco grassello), dando luogo a una malta poco resistente, ovvero poco porosa (troppo grassello), ritardando la carbonatazione, anche di anni. Se la calce impiegata non è ben spenta è possibile la formazione di calcinaroli, ovvero di granuli di ossido di calcio che tenderanno a spengersi in seguito, per effetto dell’umidità, aumentando di volume. Il rigonfiamento dei granuli causa il distacco della malta sovrastante il granulo idratato. Questo tipo di malta può essere usata esclusivamente per murature poco sollecitate, massimo due piani, e per intonaci. caratteristiche portanti non è sempre consigliata. Le norme DIN a tale proposito fissano il limite di 375 kg di cemento per m3 di sabbia. Con blocchi con percentuale di forature (φ) compresa tra il 45% e il 55% è consigliato usare malta di non elevata resistenza, ma di buona deformabilità. Alla malta possono essere aggiunti additivi chimici e inerti che ne migliorano le prestazioni. Gli additivi chimici impiegati sono: plastificanti che migliorano la lavorabilità e la resistenza meccanica, antigelo, resine adesive impermeabilizzanti, acceleranti e ritardanti di presa, espansivi che controllano il ritiro della malta, alleggerenti che conferiscono un buon isolamento termico, incrementatori di presa che possono quadruplicare la resistenza a compressione e triplicare i valori di resistenza a trazione e al taglio. L’aggiunta di cemento bianco rende la malta bianca; colorazioni particolari sono date da coloranti in polvere o liquidi.

CO NTALE AMBIE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

La malta idraulica impiega come legante le calci eminentemente idrauliche o agglomeranti cementizi. È facilmente lavorabile, è plastica, elastica, ha resistenza superiore alla malta aerea. La struttura finemente porosa conferisce un certo potere isolante. Per contro, in ambienti chimicamente aggressivi sono più adatte le malte confezionate con calci idrauliche artificiali pozzolaniche o di loppe d’altoforno.

La malta di gesso ha scarsa resistenza. Più comunemente, al gesso si aggiunge sabbia. Per la sua elevata sensibilità all’umidità l’uso è limitato agli ambienti interni. Essendo la presa molto rapida, questa malta è utilizzata per lavori di breve durata, come la murazione di infissi, mensole ecc. Il gesso aggredisce il ferro e lo zinco, per cui le eventuali parti a contatto devono essere protette con minio. Le malte di gesso si distinguono in base alla loro destinazione. Per la realizzazione di cornici o stucchi si aggiunge la polvere di marmo e si impiega gesso finemente macinato.

Le malte cementizie hanno come componenti il cemento, nei diversi tipi, e la sabbia. Le elevate resistenze che le caratterizzano sono raggiunte abbastanza rapidamente; sono malte impermeabili e durevoli. Adatte agli ambienti umidi e chimicamente aggressivi, per l’alta percentuale di cemento che contengono sono soggette a forti ritiri con conseguenti fessurazioni. L’aggiunta di calce idrata, nella misura del 20% circa, agisce da plastificante, migliorandone la lavorabilità. Per le murature armate sono impiegate solo le malte di cemento. In presenza di ambienti contenenti solfati, come può accadere in alcuni terreni o nell’atmosfera inquinata, è necessario utilizzare cementi non attaccabili dai solfati. Le malte cementizie non sono adatte alla realizzazione di murature faccia a vista, poiché i sali solubili presenti nel cemento (in particolare di sodio e potassio) possono provocare efflorescenze e macchie.

L’impiego di malte isolanti, confezionate con inerti leggeri (argilla espansa, perlite, vermiculite, pomice, polistirolo espanso, ceneri volanti), consente la riduzione dei ponti termici che si verificano in corrispondenza dei letti di malta. Gli inerti utilizzati hanno resistenza molto inferiore a quelli d’uso comune. Il basso valore del modulo di elasticità di queste malte, sottoposte a carico verticale comporta la maggiore dilatazione dei giunti orizzontali rispetto alle malte normali. Di conseguenza la resistenza della malta isolante risultando inferiore a quella della malta normale, conferirà al muro valori di resistenza inferiori. Le malte premiscelate e pronte per l’uso devono essere accompagnate dalla dichiarazione del fornitore attestante il gruppo della malta, il tipo e la quantità dei leganti e degli eventuali additivi. Le modalità per la determinazione della resistenza a compressione delle malte sono riportate nel DM del 13 settembre 1993. Le malte premiscelate sono fornite in miscela secca, cui deve essere aggiunta in cantiere l’acqua ed eventualmente la sabbia, secondo le quantità prescritte dal fornitore; le malte pronte all’uso sono fornite umide dalla fabbrica. Per la realizzazione di murature sono attualmente utilizzate, in particolare nell’Europa centrale, anche le colle, la cui resistenza a trazione e compressione risulta superiore a quella delle malte. Le colle, generalmente a base cementizia sono stese in spessori molto sottili e consentono una posa molto rapida; per contro richiedono elementi resistenti di notevole precisione dimensionale.

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

TAB. F.1.7./13 CORRISPONDENZA TRA 1 m3 DI MATERIALE E L’UNITÀ DI PESO Sabbia secca Sabbia umida equivale a equivale a equivale a equivale a equivale a equivale a equivale a equivale a kg 1250 kg 1300 kg 1000–1100 kg 900–1050 kg 900–950 kg 900–1000 kg 450–500 kg 700
. F.1.7 E MALT

La malta bastarda è costituita da due o più leganti; composta da calce e gesso è caratterizzata da una rapida presa; l’aggiunta del gesso al cemento, invece, ne rallenta la presa; la malta di calce e cemento ha una buona resistenza meccanica; la presenza della calce idraulica riduce gli effetti negativi delle malte a base di cemento, cioè il ritiro, la bassa porosità, la formazione di sali solubili e quindi limita l’insorgenza di efflorescenze e migliora la lavorabilità della malta; una composizione di calce idrata, calce idraulica e cemento è adatta per realizzare intonaci esterni; l’impiego di cemento pozzolanico riduce i fenomeni di efflorescenza. I dosaggi della malta sono molto differenziati, anche in ordine allo stesso impiego. I diversi dosaggi devono comunque confezionare malte con valori di resistenza già citati. Le ricette sono espresse secondo diverse unità di misura: parti per volume, unità di volume, unità di peso, secchi. La scelta della malta è commisurata generalmente ai valori di resistenza degli elementi, mattoni o blocchi, utilizzati. L’aggiunta di cemento per conferire maggiori

Cemento portland 325/425 Cemento portland 525 Cemento pozzolanico 325 Calce idraulica Calce idrata Gesso

F 23

F.1. 7.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE MALTE
➦ CLASSIFICAZIONE DELLE MALTE
TAB. F.1.7./14 COMPOSIZIONI DELLE MALTE E LORO IMPIEGO COMPONENTI TIPO DI MALTA MALTA AEREA

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

GRASSELLO O CALCE IDRATA CALCE GESSO SABBIA CALCE DOLCE IN POLVERE IDRAULICA (kg) (V) 1 (v) 1 (v) 2–3 (v) 2 (v) 100 kg 9 (v) 6 (v) 5 (v) 4–4,5 (v) 4,5–5 (v) 1 m3 1 m3 1 m3 1 m3 5,4–6(v) 350–400 450–500 500 1 1 (v) 1 1 m3 1 m3 1 m3 4,8–5,4(v) 15 kg 1 (v) 1 (v) 1 (v)

POZZOLANA (m3)

CEMENTO 325 IMPIEGO (kg) murature intonaci murature murature intonaci stabilitura (ultimo strato di intonaco) murature all’asciutto murature all’asciutto intonaci verticali e orizzontali intonaci verticali e orizzontali murature intonaci rustici e murature in presenza di acqua intonaci civili murazioni, cornici, stucchi intonaci murature in presenza di acqua e all’asciutto, intonaci verticali muri di pietrame o mattoni 150–200 150–200 muri di pietrame o mattoni muri di pietrame o mattoni muri di pietrame o mattoni intonaci verticali intonaci verticali 280–300 intonaci verticali intonaci verticali intonaci orizzontali intonaci orizzontali 300–350 intonaci orizzontali intonaci orizzontali murature con blocchi a fori orizzontali murature con blocchi a fori orizzontali e con caratteristiche altamente portanti murature murature intonaci intonaci 300–350 280–300

MALTA DA CALCE IDRAULICA

MALTA DI GESSO MALTA DI GESSO ALLA CALCE MALTA DI CEMENTO MALTA BASTARDA MAGRA

2,5 (v) 1 (v) 1 m3 0,8–1 (v) 0,8–1 (v) 1 m3 1 m3 1 m3 1 m3 1 m3 1 m3 1,4–1,6 (v) 1,6–1,8 (v) 1,6–1,8 (v) 1 m3 1 m3 1 m3 1 m3 1 m3 1 m3 2–2,2 (v) 200 200 1 m3 1 m3 2–2,2 (v) 1,6–2 (v) 350–500 350–500 1,6–2 (v) 1 (v) 1 (v) 200–230 200–230

400–500

MALTA BASTARDA GRASSA

1,4–1,6 (v)

300–330 300–330

MALTA BASTARDA

200 300 1

MALTA POZZOLANICA

0,33 m3 0,40 m3

1 m3 100–125 kg 1 m3 1 m3 125–150 kg

1 1 1

v = parti del volume

RESISTENZA DELLA MURATURA IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI
Il valore della resistenza caratteristica a compressione della muratura fk può essere dedotto dalla resistenza caratteristica a compressione degli elementi fbk e dalla classe di appartenenza della malta, a condizione che siano impiegati elementi resistenti pieni e semipieni, che i giunti orizzontali e verticali riempiti di malta abbiano spessore compreso tra 5 mm e 15 mm e siano presenti entrambi. La resistenza caratteristica al taglio fvk , è definita come la resistenza all’effetto combinato delle forze orizzontali e dei carichi verticali che agiscono sulla muratura. È ricavabile quindi dalla relazione fvk = fvko + 0,4 σn dove: fvko = resistenza caratteristica a taglio in assenza di carichi; σn = tensione normale media dovuta ai carichi verticali agenti nella sezione di verifica. Per le stesse condizioni suddette, il valore di fvko può essere dedotto dalla resistenza caratteristica a compressione degli elementi fbk e dalla classe di appartenenza della malta. (cfr. sez D) TAB. F.1.7./15 VALORE DELLA fk PER MURATURE IN ELEMENTI ARTIFICIALI PIENI E SEMIPIENI Resistenza caratteristica a compressione fbk dell’elemento N/mm2 2.0 3.0 5.0 7.5 10.0 15.0 20.0 30.0 40.0 kg/cm2 20 30 50 75 100 150 200 300 400 N/mm2 1.2 2.2 3.5 5.0 6.2 8.2 9.7 12.0 14.3 TIPO DI MALTA M1 kg/cm2 12 22 35 50 62 82 97 120 143 N/mm2 1.2 2.2 3.4 4.5 5.3 6.7 8.0 10.0 12.0 M2 kg/cm2 12 22 34 45 53 67 80 100 120 N/mm2 1.2 2.2 3.3 4.1 4.7 6.0 7.0 8.6 10.4 M3 kg/cm2 12 22 33 41 47 60 70 86 104 N/mm2 1.2 2.0 3.0 3.5 4.1 5.1 6.1 7.2 – M4 kg/cm2 12 20 30 35 41 51 61 72 –

F 24

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI MALTE

F.1. 7.
A.IONI Z

TAB. F.1.7./16 VALORE DI fvko PER MURATURE IN ELEMENTI ARTIFICIALI IN CALCESTRUZZO PIENI E SEMIPIENI Resistenza caratteristica a compressione fbk dell’elemento N/mm 2 fbk ≤ 3 fbk > 3 kg/cm 2 fbk ≤ 30 fbk > 30 M1 M1 M4 M2 M2 M3 M3 M4

TAB. F.1.7./17 VALORE DI fvko PER MURATURE IN ELEMENTI ARTIFICIALI IN LATERIZIO PIENI E SEMIPIENI Resistenza caratteristica a compressione fbk dell’elemento

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

TIPO DI MALTA N/mm 2 0.1 0.20 0.10

fvko kg/cm 2 1 2.0 1.0

TIPO DI MALTA N/mm 2 M1 M1 M2 M2 M3 M3 M4 M4 0.20 0.30

fvko kg/cm 2 2.0 3.0

N/mm 2 fbk ≤ 15 fbk > 15

kg/cm 2 fbk ≤ 150 fbk > 150

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

GIUNTI

E.NTROLLO
Nell’esecuzione della muratura, a esclusione di murature realizzate con mattoni fatti a mano che consentono una certa tolleranza, è necessario verificare il corretto allineamento dei giunti orizzontali e verticali e garantire uno spessore costante. Una buona esecuzione richiede che lo sfalsamento dei giunti verticali di ricorsi successivi non sia inferiore a 0,4 h, dove h è l’altezza dell’elemento, e comunque mai inferiori a 4,5 cm. Lo spessore ottimale dei giunti di malta è compreso tra 5 e 15 mm. Impiegando malta collante i giunti sono dell’ordine di 1 mm. Nel caso in cui il giunto accolga un’armatura, necessaria nella disposizione a sorelle, cioè con i giunti verticali allineati, lo spessore complessivo del giunto è pari al doppio del diametro dei ferri di armatura interposti. I giunti devono essere conformati in modo da evitare la ritenzione di acqua; sono realizzati mediante la tecnica della costipazione o del rigiuntaggio e successiva stuccatura. La costipazione si esegue durante la formazione dei corsi: un ferro sagomato viene passato più volte sul giunto in modo da lisciare la malta emergente. Il rigiuntaggio prevede l’asportazione della malta ancora fresca per una profondità di 1,5-2 cm e la successiva stuccatura con malta grassa e sabbia fine, che viene costipata con il ferro sagomato.
MATERIALE COMPRIMIBILE (ELASTOMERO)

CO NTALE AMBIE

La malta impiegata per la realizzazione dei giunti deve avere un potere di assorbimento capillare non superiore a quello del mattone; deve quindi avere una adeguata percentuale di inerti fini e presentare un aspetto compatto. La granulometria della sabbia dipende dallo spessore s dei giunti. TAB. F.1.7./18 SPESSORE DEI GIUNTI IN RELAZIONE ALLA DIMENSIONE DEI GRANULI DI SABBIA SPESSORE (mm) s<5 5 < s ≤ 15 s > 15 DIMENSIONE MASSIMA DELLA SABBIA (mm) 2 3 5
SIGILLANTE RESILIENTE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

GIUNTI DI CONTROLLO
L’asciugatura delle murature, l’assestamento, il ritiro delle malte e dei calcestruzzi a seguito della presa, i fenomeni termici producono nei setti murari variazioni dimensionali che richiedono la creazione di giunti di controllo o di dilatazione. Tali giunti eseguiti nella fase realizzativa, consentono lo spostamento relativo delle porzioni murarie delimitate dai giunti stessi, evitando il formarsi di fessurazioni. La normativa europea prevede, per tutti i materiali da costruzione, la realizzazione di giunti di controllo nei seguenti punti: • in corrispondenza di variazioni di altezza e di spessori di muro; • a contatto con strutture realizzate con materiali di natura diversa;
1,5 mm FERRO A “Z”

• nei muri di sottofinestra: da una sola parte, per finestre di lunghezza inferiore a 1,75 m, da ambo le parti per luci superiori; • nei muri di lunghezza, senza interruzione, superiore a 5–6 m tenendo conto che i vani porta sono da considerare giunti naturali.

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FIG. F.1.7./1 MODALITÀ DI REALIZZAZIONE DEI GIUNTI DI CONTROLLO

FIG. F.1.7./2 DISPOSIZIONE E PROFILI DEI GIUNTI

MATTONI A VISTA SIGILLANTE RESILIENTE SIGILLANTE RESILIENTE MATERIALE COMPRIMIBILE (ELASTOMERO)
GRAFFE DI SOLIDARIZZAZIONE
GIUNTI VERTICALI ALTERNATI DISPOSIZIONE ISODOMA tra 5 e 15 mm a sguincio rasato

GIUNTI COSTIPATI

1,5 mm

FERRO A “Z” RIEMPIMENTO CON MATERIALE COMPRIMIBILE
GIUNTI VERTICALI ALLINEATI DISPOSIZIONE A SORELLE spessore = 2 o armatura

ad angolo

rotondo

MURATURA A INTERCAPEDINE MATTONI A VISTA SIGILLANTE RESILIENTE

TECNICA DEL RIGIUNTAGGIO E SUCCESSIVA STUCCATURA

. F.1.7 E MALT

F 25
GRAFFE DI SOLIDARIZZAZIONE

F.1. 8.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI APPARECCHIATURE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI
APPARECCHIATURE MURARIE
Alcune murature tradizionali, anche se non contemplate dalla normativa sono ancora impiegate, in particolare nelle zone rurali. La muratura a sacco prevede la realizzazione di due cortine murarie con funzione di cassaforma, entro cui viene gettato il conglomerato cementizio. L’orizzontamento del piano ogni 7-10 ricorsi, viene realizzato con mattoni diatoni o con filari passanti di mattoni. FIG. F.1.8./1 MURATURE A SACCO
CORTINE MURARIE ESTERNE PER UNA MIGLIORE AMMORSATURA SI IMPIEGANO MATTONI TRIANGOLARI RICORSI DI MATTONI CON FUNZIONE DI LEGATURA, CONTROVENTAMENTO E RIPARTIZIONE DEI CARICHI CONGLOMERATO CEMENTIZIO

MATTONE DIATONO CON FUNZIONE DI LEGATURA, CONTROVENTAMENTO E RIPARTIZIONE DEI CARICHI CONGLOMERATO CEMENTIZIO

CONGLOMERATO CEMENTIZIO MURATURE A SACCO MURATURA IN CHIAVE A 2 TESTE 25

FIG. F.1.8./2 MURATURE MONOSTRATO – DISPOSIZIONI DI MATTONI E BLOCCHI
MURATURA IN CHIAVE A 1 TESTA 12 5,5

MURATURE A SACCO

MURATURE A SACCO

MURATURA IN FOGLIO A 1 TESTA

5,5 12

5,5

PIANTA DEI RICORSI

PIANTA DEI RICORSI

PIANTA DEI RICORSI 25 25 12

MURATURA A 2 TESTE (GOTICA) 25 5,5

MURATURA A CROCE A 2 TESTE 25 a c a b a PIANTA DEI RICORSI c 5,5

MURATURA A BLOCCO A 2 TESTE 25 5,5

PIANTA DEI RICORSI

PIANTA DEI RICORSI

b

a

12 MURATURA A BLOCCO A 5 TESTE 25 25 12 5,5

MURATURA A BLOCCO A 3 TESTE (GOTICA) 25 5,5

MURATURA A CROCE A 4 TESTE a c a b a PIANTA DEI RICORSI

PIANTA DEI RICORSI

PIANTA DEI RICORSI

c

b

a

F 26

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI APPARECCHIATURE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI

F.1. 8.
A.IONI Z

FIG. F.1.8./3 MURATURE MONOSTRATO – SOLUZIONI DI INCROCIO E ANGOLO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,
INCROCIO A “T” TRA MURI A 1 TESTA ANGOLO TRA MURI A 2 TESTE INCROCIO A 4 VIE TRA MURI A 2 TESTE

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

INCROCIO A “T” TRA MURI A 2 TESTE

ANGOLO TRA MURI A 2 TESTE

INCROCIO A 4 VIE TRA MURI A 2 TESTE

INCROCIO A “T” TRA MURI A 2 TESTE

ANGOLO TRA MURI A 2 TESTE

INCROCIO A 4 VIE TRA MURI A 2 TESTE E MURO A 3 TESTE

. RE F.1.8 ECCHIATU ENTI R M APPA RIE IN ELE ICIALI MURA ENTI ARTIF T RESIS

F 27

F.1. 8.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI APPARECCHIATURE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI
➦ APPARECCHIATURE MURARIE
➦ FIG. F.1.8./3 MURATURE MONOSTRATO – SOLUZIONI DI INCROCIO E ANGOLO

INCROCIO A “T” TRA MURI A 3 TESTE E MURO A 2 TESTE

ANGOLO TRA MURI A 3 TESTE

INCROCIO A “T” TRA MURI A 3 TESTE

ANGOLO TRA MURI A 4 TESTE

INCROCIO A 4 VIE TRA MURI A 3 TESTE E MURO A 1 TESTA

INCROCIO A “T” TRA MURI A 4 TESTE E MURO A 3 TESTE

ANGOLO TRA MURI A 4 TESTE

INCROCIO A 4 VIE TRA MURI A 4 TESTE

F 28

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI APPARECCHIATURE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI

F.1. 8.
A.IONI Z

FIG. F.1.8./4 MURATURE MONOSTRATO – PARTICOLARI SOLUZIONI DI INCROCIO E ANGOLO

FIG. F.1.8./5 BLOCCHI A SISTEMA
INCROCIO A “T”

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
ANGOLO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

ANGOLO

ANGOLO

19 PEZZO SPECIALE D’ANGOLO ANGOLO 30 1° RICORSO 2 ° RICORSO

12

. RE F.1.8 ECCHIATU ENTI R M APPA RIE IN ELE ICIALI MURA ENTI ARTIF T RESIS

F 29

F.1. 8.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI APPARECCHIATURE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI
➦ APPARECCHIATURE MURARIE
FIG. F.1.8./6 PILASTRI IN LATERIZO
Possono essere realizzati con elementi ordinari o pezzi speciali possono essere armati o non armati, a sezione piena o mista. I criteri di progettazione fanno riferimento alla normativa inglese (BS5628).

PILASTRI A SEZIONE PIENA NON ARMATI

PILASTRI A SEZIONE MISTA ARMATI PEZZI SPECIALI GETTO DI CALCESTRUZZO

2 x 2 TESTE 3 x 4 TESTE PEZZI SPECIALI ARMATURA

2 x 3 TESTE

EVENTUALE ARMATURA PROFILO METALLICO INSERITO NEL GETTO DI CALCESTRUZZO 5 x 5 TESTE

30

3 x 3 TESTE 1°RICORSO RICORSO 2 °RICORSO RICORSO 1°RICORSO RICORSO 2 °RICORSO RICORSO

FIG. F.1.8./7 MURATURE MISTE
12 BLOCCO FORATO 12

FIG. F.1.8./8 MURATURE CAVE
MATTONE PIENO UNI

BLOCCO FORATO

25

15 MATTONE SEMIPIENO DOPPIO UNI MATTONE PIENO UNI 8 MATTONE PIENO UNI

La discontinuità discontinuit della muratura e la presenza delle cavità cavit contribuiscono all’isolamento all isolamento termico

FIG. F.1.8./9 MURATURE A DOPPIA PARETE
INTERCAPEDINE D’ARIA ARIA S = 3-5 cm MATTONI PIENI FACCIA A VISTA MATTONI FORATI MATTONI PIENI INTONACO MATTONI FORATI GRAFFA DI SOLIDARIZZAZIONE CON RONDELLA DI PLASTICA E GOCCIOLATOIO MATTONI COPRICORDOLO 100 mm 2-4 mm INTONACO 210 mm RINZAFFO DI INTONACO 100 mm 30-50 mm Il gocciolatoio evita il passaggio di condensa; la rondella può anche pu trattenere strati di isolante Graffa di solidarizzazione realizzata con una piastra di acciaio zincato; l avvolgimento l’avvolgimento forma il gocciolatoio 105-305 mm INTONACO

TAVELLA COPRICORDOLO

RINZAFFO DI INTONACO

F 30

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI APPARECCHIATURE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI

F.1. 8.
A.IONI Z

< =12 È consigliabile aerare l’intercapedine libera l intercapedine per smaltire l eventuale condensa. l’eventuale È utile in questo caso, impiegare un profilo di raccolta e allontanamento dell’acqua. dell acqua. INTONACO DI RINZAFFO 47 12 4 30 INTONACO INTERNO (1 cm) ELEMENTI A FORI VERTICALI BARRIERA AL VAPORE MATTONI FACCIA A VISTA STRATO ISOLANTE 6 INTERCAPEDINE > =4 8 12

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ
INTONACO INTERNO (1,5 cm) BARRIERA AL VAPORE STRATO ISOLANTE

I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

PROFILO DI RACCOLTA E ALLONTANAMENTO DELLA CONDENSA 47,5 12 4 30 ELEMENTI A FORI ORIZZONTALI

RIVESTIMENTO IN LISTELLI

E ESE ESSIONAL PROF

INTONACO DI RINZAFFO

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

GIUNTO VERTICALE APERTO

E.NTROLLO
L’intercapedine è totalmente riempita intercapedine con materiale isolante non idrofilo. L’intercapedine è parzialmente riempita con materiale intercapedine isolante posto a ridosso della parete interna; l’isolante è cos protetto da infiltrazioni di acqua dall esterno. isolante così dall’esterno.

CO NTALE AMBIE

MATTONI COPRICORDOLO INTONACO INTERNO (1,5 cm)

F. TERIALI,

INTONACO ESTERNO (2 cm)

INTONACO INTERNO (1,5 cm) ELEMENTI A FORI ORIZZONTALI BARRIERA AL VAPORE STRATO ISOLANTE

MATTONI FACCIA A VISTA

INTONACO INTERNO (1,5 cm) BARRIERA AL VAPORE

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

MATTONI FACCIA A VISTA

INTERCAPEDINE D’ARIA ARIA

GRAFFA INCLINATA VERSO L’ESTERNO ESTERNO

STRATO ISOLANTE MATTONI A FORI ORIZZONTALI

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

4 25 33

12 > =4

6 < =12

42 12 4 INTONACO INTERNO (1,5 cm) GRAFFA MATTONI FACCIA A VISTA MATTONI DOPPIO UNI INTERCAPEDINE D’ARIA ARIA BARRIERA AL VAPORE INTONACO ESTERNO (2 cm) 25 12 3

30 12 INTONACO INTERNO (1,5 cm) STRATO ISOLANTE MATTONI FORATI INTONACO ESTERNO (2 cm) BLOCCHI A FORI VERTICALI 25

39 8 3 INTONACO INTERNO (1,5 cm) BARRIERA AL VAPORE STRATO ISOLANTE MATTONI FORATI

38 25 4 8 INTONACO INTERNO (1,5 cm) 25

37 8 3 MATTONI FACCIA A VISTA DOPPIO UNI STRATO ISOLANTE INTONACO INTERNO (1,5 cm) MATTONI FORATI BARRIERA AL VAPORE INTONACO ESTERNO (2 cm) BLOCCHI A FORI VERTICALI 25

40 4 8 INTONACO INTERNO (1,5 cm) MATTONI FORATI INTERCAPEDINE D’ARIA ARIA

MATTONI FACCIA A VISTA DOPPIO UNI

MATTONI FORATI

INTERCAPEDINE D’ARIA ARIA

. RE F.1.8 ECCHIATU ENTI R M APPA RIE IN ELE ICIALI MURA ENTI ARTIF T RESIS

F 31

F.1. 8.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI APPARECCHIATURE MURARIE IN ELEMENTI RESISTENTI ARTIFICIALI
COLLEGAMENTI E RINFORZI NELLE MURATURE
Nella pratica costruttiva, per migliorare le caratteristiche statiche dell’apparecchio murario, si impiegano elementi metallici come tralicci, graffe, barre di armatura, disposti in modo opportuno. Tali elementi vanno collocati in punti singolari della costruzione soggetti a particolari concentrazioni di tensioni (incroci, angoli, discontinuità), o vengono utilizzati per collegare strati murari separati da intercapedine (cfr. F.1.7.). L’apparecchiatura muraria con disposizione “a sorelle”, cioè con i giunti coincidenti sulle linee verticali, richiede un traliccio metallico ogni 2–3 ricorsi. FIG. F.1.8./10 COLLEGAMENTI AGLI INCROCI

GRAFFE E ANCORAGGI
Le graffe e gli ancoraggi hanno la funzione di garantire la solidarizzazione tra le murature negli innesti e negli incroci; nelle murature a doppia parete collegano tra loro gli strati murari. Sono realizzati in metallo inossidabile. L’eventuale inclinazione della graffa va rivolta verso l’esterno per evitare il passaggio di umidità all’interno. Gli elementi sono collocati nei letti di malta e penetrano nelle murature per almeno 50 mm. Sono distribuiti omogeneamente nella muratura in quantità e spaziatura che variano in ragione dei carichi e dello spessore degli strati costituenti la parete. Per le murature doppie la norma DIN 1053 prevede cinque ancoraggi per mq di parete integrati da tre ancoraggi per metro di bordo sui lati liberi (angoli, aperture, giunti di dilatazione, bordi superiori esterni) (cfr. F.1.7.).

FIG. F.1.8./11 GRAFFE, STAFFE, TRALICCI, ARMATURE DI RINFORZO
GRAFFA ADATTABILE PER PARETI CON LETTI DI MALTA A QUOTE DIVERSE GOCCIOLATOIO ANCORAGGIO A FARFALLA 150 ÷200 mm 200 75 ÷100 100 RONDELLA GOCCIOLATOIO 100

100

36 PROSPETTO

GOCCIOLATOIO PROSPETTO PROSPETTO

La tradizionale piegatura che forma il gocciolatoio indebolisce la staffa. È preferibile utilizzare ferri diritti e affidare la funzione di gocciolatoio a una rondella in plastica.

DISPOSIZIONE ISODOMA

GRAFFA INCLINATA

ANCORAGGIO A DOPPIO TRIANGOLO 150 ÷200 mm 200 65 50 GOCCIOLATOIO 5 STAFFA RETTANGOLARE 22 STAFFE ADATTABILI STAFFA A “Z” DISPOSIZIONE A SORELLE, CON TRALICCI METALLICI OGNI 2-3 RICORSI

PROSPETTO

PROSPETTO

Le barre di armatura possono essere collocate laddove si verifica una concentrazione di tensioni (al di sopra di vani aperti, nella contiguità di masse murarie di dimensioni diverse), contiguit ovvero dove si ritiene necessario creare solidarizzazioni tra pareti di tamponamento, parapetti o altro con la struttura portante. ARMATURA ARMATURA ARMATURA

ARMATURE DI RINFORZO AL DI SOPRA DEI VANI

ARMATURA DI RINFORZO IN UNA MURATURA POGGIANTE SU TRAVE ELASTICA, PER EVITARE LE FESSURAZIONI

ARMATURA LOCALIZZATA IN CORRISPONDENZA DI MASSE MURARIE DI DIVERSE DIMENSIONI

F 32

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI ALLOGGIAMENTO DI IMPIANTI

F.1. 9.
A.IONI Z

ALLOGGIAMENTO DI IMPIANTI
Negli edifici in muratura, l’alloggiamento di frutti o il passaggio di impianti richiede la realizzazione di incavi chiamati tasche, se eseguiti nella fase di costruzione della muratura, tracce, se eseguiti nella muratura costruita. Tali incavi implicano una diminuzione della capacità portante della muratura. A esclusione delle murature a doppio strato, dove sono ammessi spessori relativamente sottili dei due strati portanti, nelle murature monostrato con caratteristiche strutturali lo spessore della porzione muraria interessata da tasche o tracce non deve essere < 20 cm. Le tasche e le tracce sono pertanto sconsigliate nelle murature portanti realizzate con blocchi forati con φ > 45%, in particolare se monostrato. L’Eurocodice sulle murature (EC6) ne vieta la realizzazione in elementi forati se la porzione di sezione ridotta è > del 20% o se lo spessore degli incavi è maggiore dello spessore della parete esterna dell’elemento TAB. F.1.9./1 DIMENSIONI DI TASCHE E TRACCE VERTICALI PERMESSE SENZA CALCOLO NEGLI EDIFICI IN MURATURA TRACCE SPESSORE DEL MURO (mm) ≤ 115 175 240 300 365 Massima profondità (mm) 10 30 30 30 30 Massima larghezza (mm) 100 100 100 100 100 TASCHE Massima larghezza (mm) non permesso 260 260 260 260 Minimo spessore rimanente del muro (mm) non permesso 115 115 175 240 SPESSORE DEL MURO (mm) ≤ 115 175 240 300 365 MASSIMA PROFONDITÀ (mm) Lunghezza illimitata non permesso non permesso 15 20 20 Lunghezza ≤ 1250 mm non permesso 25 25 30 30 resistente, caratterizzata, generalmente, da uno spessore consistente. Le tracce verticali che non si estendono per più di 1/3 dell’altezza di interpiano, considerata al di sopra del livello del solaio e realizzate in spessori murari ≥ 240 mm, possono avere altezza ≤ 80 mm e larghezza ≤ 120 mm. La distanza minima delle tracce dalle aperture è di 115 mm; quella delle tasche è il doppio della larghezza delle tasche stesse. La larghezza totale di tasche o tracce per muri di lunghezza di 2 m deve essere ≤ 260 mm; per muri di lunghezza inferiore la larghezza degli incavi deve essere ridotta proporzionalmente. La distanza minima tra ogni traccia o tasca è di 260 mm. Le tracce orizzontali e inclinate sono sconsigliate e sono vietate nelle murature costituite da elementi resistenti a fori orizzontali. Nella necessità di realizzarle devono essere posizionate entro 1/8 dell’altezza di interpiano sopra e sotto il livello di solaio. TAB. F.1.9./2 DIMENSIONI DI TASCHE E TRACCE ORIZZONTALI E INCLINATE PERMESSE SENZA CALCOLO NEGLI EDIFICI IN MURATURA

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

FIG. F.1.9./1 POSIZIONAMENTO E PROTEZIONE DI CANALIZZAZIONI, CANNE FUMARIE, TUBI E CONDOTTE
Posizionamento corretto di canalizzazioni verticali e canne fumarie. Lo spessore murario non viene ridotto e si evita la foratura del cordolo a livello dei solai. MATTONE CON FORO PASSANTE Matton predisposti per lo spacco attoni predisposti atti atti al passaggio di canalizzazioni verticali e orizzontali

FIG. F.1.9./2 MODALITÀ DI ISOLAMENTO DEI TUBI

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

I giunti degli strati devono essere sfalsati COPPELLA IN MATERIALE ISOLANTE TUBO

Da usare su tubi che lavorano in ambienti con temperatura al di sopra del punto di rugiada COPPELLA TAGLIATA

ISOLAMENTO DI UN CONDOTTO DI AERAZIONE MATERIALE ISOLANTE

Rivestimenti permeabili per i tubi caldi, impermeabili per i tubi freddi NASTRO DI BARRIERA AL VAPORE CON GIUNTI SFALSATI

SUPPORTO APPESO AL SOLAIO

MANICOTTO ELASTICO INTERROTTO NELL’INTERCAPEDINE NELL INTERCAPEDINE INTONACO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

BARRIERA AL VAPORE SUPPORTO

BULLONCINO DI SERRAGGIO TUBO

La protezione deve evitare sollecitazioni alla barriera al vapore RIVESTIMENTO DI PROTEZIONE DOPPIA COPPELLA ISOLAMENTO FLESSIBILE MATERIALE COMPRIMIBILE

ISOLAMENTO ACUSTICO DELLE TUBATURE Murature monostrato e a intercapedine GIUNTO ELASTICO

COPPELLA IN MATERIALE ELASTICO

TASSELLO ELASTICO DI FISSAGGIO

. RE F.1.8 ECCHIATU EMENTI R L APPA TURE IN E ICIALI MURA ENTI ARTIF T RESIS . O F.1.9 GIAMENT G ALLO IANTI P DI IM

F 33

F.1. 10.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ARCHI E PIATTABANDE
ARCHI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

L’apertura di vani nelle murature portanti non deve compromettere la stabilità del muro (cfr. sezione D). Con spessori del giunto di malta all’intradosso compresi in 5-7 mm e all’estradosso in 10-20 mm, si realizzano archi di raggio = 1,20 m; per raggi maggiori possono essere impiegati listelli di laterizio nei giunti.

TAB. F.1.10./1 VALORI MINIMI PER ARCHI IN MURATURE A DOPPIA PARETE (sottoposti principalmente al peso proprio; h massima dei piedritti 3 m) L 90 180 D 9 19 29 39 B 40 60 90 120 T 40 60 60 60
D ACUTO D RIBASSATO D

L 120 240

D 9 19

B 60 60

T 40 60

L 120

D 19

B 60

T 40

FIG. F.1.10./1 TIPI E NOMENCLATURE DEGLI ARCHI
CONCIO DI CHIAVE

270 390

E

S

T

RA

S DO
A

SO
SO

CONCIO GIUNTO
I EN ER LL A

A TUTTO SESTO

IN

TR

S DO

NO PIA

PIA NO

SPESSORE
AL LE RE NI

60° 60 PIANO D’IMPOSTA D IMPOSTA PIEDRITTI

B

L

T

B

L

T

B

L

T

LUCE O CORDA

La dimensione di B può essere ridotta di 1/3 nel caso di un risvolto d’angolo di almeno 40 cm. La dimensione di T deve essere verificata con il calcolo quando si è in presenza di carichi elevati (misure in cm).

R1

R1 R1 R1 C1 F1 R2 F2

C1 C1

A TUTTO SESTO O A PIENO CENTRO

A SESTO RIBASSATO O A SESTO SCEMO

A SESTO RIALZATO O BIZANTINO

A SESTO ELLITTICO

R1 R1

R1

R1

R1

C1

C1

C2 C1 C2

A SESTO PARABOLICO

A SESTO ECCEDENTE TONDO O A FERRO DI CAVALLO

A SESTO ECCEDENTE ACUTO

A SESTO ACUTO LANCEOLATO

R2 R1 R1 R1 R1 R1 C1 C2 C1 C2 C3

R2 C4 R1

R2 C3

R1 C1

R1 C2

C1 C2

A SESTO ACUTO SEMPLICE C2 R1

A SESTO ACUTO RIBASSATO C3 R1 R1 R1

TRILOBATO CON LOBO ACUTO C3 R2 R2 C4

TRILOBATO

R2 C2

R1 C1

R1 C1 R2 C2 R2

R1

R1 C1

R1 C2

R1 C1

C1

C3 TUDOR TUDOR FIAMMEGGIANTE

C4 A SESTO INFLESSO O A FIAMMA RAMPANTE

TUDOR (POLICENTRICO)

F 34

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI ARCHI E PIATTABANDE

F.1. 10.
A.IONI Z

FIG. F.1.10./2 APPARECCHIO COSTRUTTIVO DEGLI ARCHI
CONCIO DI CHIAVE CONCI DI LATERIZIO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO
CONCI DI PIETRA CONCIO DI CHIAVE IN PIETRA PULVINI IN PIETRA

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

ARCO IN PIETRA S 10 < = S < = 20 mm 5 < = s < = 7 mm GIUNTO DI MALTA s

ELEMENTI DI LATERIZIO

ARCO RIBASSATO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

ARCO MISTO IN PIETRA DA TAGLIO E MURATURA

PULVINO IN PIETRA ISPESSIMENTO DELLA MURATURA ALLE RENI ARCHI A DUE TESTE SPICCATI DA UN PULVINO IN PIETRA ARCHI D ALTEZZA DI DUE TESTE D’ALTEZZA E SPESSORE DI QUATTRO TESTE ARCO A DOPPIA CURVATURA ARMATURA DEL MURO B

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

IMPOSTA DEL TERZO ANELLO IMPOSTA DEL SECONDO ANELLO IMPOSTA DEL PRIMO ANELLO ARCO RASTREMATO ARCO A TRE TESTE

B

SEZIONE BB

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

A

A ARCO A QUATTRO ANELLI DI CUI DUE ARMATI ARCO ARMATO resiste a sollecitazioni eccentriche

APPARECCHIO A DUE TESTE IN CORRISPONDENZA DELLE RENI

L’APPARECCHIATURA CONCENTRICA APPARECCHIATURA EVITA COMENTI TROPPO SPESSI DI MALTA

SEZIONE AA

38 A 27,5 8 3,8 25 55 27,5 31 15 A B 12 28,5 C APERTURA CIRCOLARE STROMBATA A 30 ESTERNAMENTE 30° MATTONI TAGLIATI 75 106 38 A

C B

APERTURA AD ARCO CON STROMBATURA ESTERNA A DENTI

E 0. BAND F.1.1 E PIATTA HI ARC

F 35

F.1. 10.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ARCHI E PIATTABANDE
➦ ARCHI
➦ FIG. F.1.10./2 APPARECCHIO COSTRUTTIVO DEGLI ARCHI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

f f = 1/6 ÷1/10 L 1/10 L SEMIARCO PER APERTURE DI LUCE MODEST MODESTA SEZIONI SEZIONE

PIANTE IPOGRAFIA ARCO RIBASSATO CON ESTRADOSSO PIATTO ARCHI DI ALTEZZA DI TRE TESTE E DIVERSO SPESSORE SEMIARCO CON SGUINCIO A BOTTE: PROSPETTO, IPOGRAFIA E SEZIONE

PIATTABANDA
La piattabanda è un arco il cui intradosso è costituito da una linea retta. È una soluzione costruttiva adatta a luci modeste (1,5 m) ed è comunemente impiegata per vani porta e finestra. L’arco di sordino o di scarico è una soluzione costruttiva che consente di aumentare la luce della piattabanda riducendo i carichi da essa sostenuti; l’arco di sordino è collocato al di sopra della piattabanda che, in questo caso, sostiene solo il peso proprio e quello della muratura tra essi compresa. FIG. F.1.10./4 APPARECCHIO COSTRUTTIVO DELLA PIATTABANDA
PIATTABANDA ALLA ROMANA: I GIUNTI CONCORRONO IN UN SOLO PUNTO

FIG. F.1.10./3 RIFERIMENTI GEOMETRICI PER LA PREDISPOSIZIONE DEI CONCI DELLE PIATTABANDE
PIANO DI IMPOSTA PIANO DI IMPOSTA PIANO DI IMPOSTA

A 2 TESTE

A 4 TESTE

PIATTABANDA ALLA FRANCESE: I GIUNTI NON CONCORRONO IN UN PUNTO

A 2 TESTE R=L PIEDRITTI L R=2xL ARCO DI SORDINO PIEDRITTI R = 1,5 x L APPARECCHIATURA MISTA CON SAETTONI IN ELEMENTI LATERIZI E RIEMPITIVO IN PIETRAME E CALCESTRUZZO A 4 TESTE

TAB. F.1.10./2 LUCE MASSIMA L IN FUNZIONE DELLO SPESSORE D (in cm) D 24 365 L 80 120

TAB. F.1.10./3 VALORI MINIMI PER PIATTABANDE IN MURATURE A DOPPIA PARETE (sottoposte principalmente al peso proprio e altezza massima dei piedritti 3 m) L 120 240 360 D 9 19 29 B 60 60 90 T 40 60 60
B
La dimensione di B può essere ridotta di 1/3 nel caso di un risvolto d’angolo di almeno 40 cm. In presenza di carichi elevati la dimensione di T deve essere verificata con il calcolo (misure in cm).

ARCO CON PIATTABANDA APPESA (per luci notevoli) TIRANTI ARCO PORTANTE IN MATTONI

D

L

T

PIATTABANDA

FERRI DI SOSTEGNO DELLA PIATTABANDA

F 36

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI ARCHI E PIATTABANDE

F.1. 10.
A.IONI Z

CENTINATURE
La realizzazione degli archi in mattoni richiede la predisposizione delle centine, ovvero di armature provvisorie, in genere in legname impostate fra i piedritti, atte a sostenere i mattoni sino alla presa della malta, cioè sino a quando l’arco è in grado di resistere autonomamente alle sollecitazioni di carico previste. La configurazione delle centine dipende dalla luce, dallo spessore e dalla morfologia della curva da realizzare. Le centine hanno generalmente sostegni propri, i ritti; più raramente sono sostenute dai piedritti su cui è impostato l’arco, che risulta così arretrato rispetto al filo dei piedritti stessi. Dopo la presa, l’arco deve essere disarmato gradualmente, agendo su appropriati meccanismi di disarmo: cunei di legno, sacchi di sabbia, martinetti.

CENTINE AD ASSETTO VARIABILE
Sono basate sulla adattabilità della struttura alla curva dell’arco da realizzare. Sono utilizzate per la costruzione di archi e volte in muratura, pietra, calcestruzzo armato. Il sistema statico resistente è costituito da un traliccio strutturale e la configurazione necessaria è realizzata mediante il serraggio degli elementi.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

FIG. F.1.10./5 CENTINE FORMATE DA ASSI E TAVOLE (adatte a luci ridotte, sino a 2 m)
ASSE PER VERIFICARE LA DISPOSIZIONE RADIALE DEI GIUNTI

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

MANTO

E.NTROLLO F. TERIALI,
ASSE

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

TAVOLA

G.ANISTICA
RITTO

URB

FIG. F.1.10./6 CENTINE FORMATE DA ASSI DI LEGNO INCASTRATE CON SCHEMA TRIANGOLARE O A RAGGERA (adatte a luci considerevoli, sino a 3,50 m)
RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ
APPOGGIO AI PIEDRITTI

STRATI SOVRAPPOSTI DI TAVOLE CON GIUNTI SFALSATI

RITTO

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

APPOGGIO AI PIEDRITTI

FIG. F.1.10./7 MECCANISMI DI DISARMO
I cunei di legno vanno tolti prima del martinetto

FIG. F.1.10./8 CENTINA AD ASSETTO VARIABILE

RITTO RITTO CUNEI DI LEGNO RITTO CUNEI DI LEGNO

TAVOLA DI LEGNO

SACCO DI SABBIA facilmente riducibile

MARTINETTO A VITE consente un disarmo graduale dopo aver eliminato i cunei

E 0. BAND F.1.1 E PIATTA HI ARC

F 37

F.1. 11.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ARCHITRAVI
ARCHITRAVI DI MATTONI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.11./1 ARCHITRAVI DI MATTONI A VISTA REALIZZATI CON L’IMPIEGO DI ELEMENTI DI ACCIAIO
Le armature possono passare in fori praticati nei mattoni ed essere integrate in un getto di malta; in questo caso i fori devono essere sufficientemente ampi. I MATTONI SONO POGGIATI ALLA BARRA RISULTANDO A FILO CON I PIEDRITTI BARRA DI ACCIAIO ANCORATA AI PIEDRITTI ARCHITRAVE DI CALCESTRUZZO ARMATO POGGIATO SULLA ZONA RETROSTANTE DEI PIEDRITTI PROFILO A “L” PER LUCI NOTEVOLI STAFFE DI ACCIAIO OGNI 3 GIUNTI MATTONI FORATI TONDINI DI ACCIAIO FORI RIEMPITI CON MALTA ARCHITRAVE MATTONI DI COLTELLO A FILO CON I PIEDRITTI 20-25 cm PIEDRITTI ELEMENTO INTERO PROFILI DI ACCIAIO SPECIALE ADATTI PER LE MURATURE A INTERCAPEDINE

TONDINI DI ACCIAIO ANCORATI AI PIEDRITTI

GRAFFE DI SOLIDARIZZAZIONE TRA MATTONI E GETTO DI CALCESTRUZZO DA INSERIRE TRA I MATTONI PRIMA DI ESEGUIRE IL GETTO

BARRA DI ARMATURA DELL’ARCHITRAVE DELL ARCHITRAVE IN CALCESTRUZZO

PROFILO METALLICO CON FUNZIONE DI SOSTEGNO DEI MATTONI

CASSAFORMA PER IL GETTO DI CALCESTRUZZO

I MATTONI RISULTANO A FILO CON I PIEDRITTI

FIG. F.1.11./2 ARCHITRAVI DI MATTONI NON A VISTA Possono essere realizzati con diverse modalità, impiegando elementi speciali prefabbricati o blocchi ordinari; tra i primi sono impiegati elementi atti ad accogliere l’armatura o i blocchi cassero, i quali costituiscono la cassaforma per un getto di calcestruzzo armato. I blocchi ordinari possono essere opportunamente preparati a pie’ d’opera, eliminando parzialmente i setti interni, in modo da accogliere il getto di calcestruzzo e l’armatura.
BLOCCO CASSERO 25 x 25 x 50 cm

BLOCCHI CASSERO

25-30 x 19,5 x 50 cm

GETTO DI CALCESTRUZZO

ARCHITRAVE CON UN BLOCCO SPACCATO E GETTO INTEGRATIVO DI CALCESTRUZZO ARMATO SOPRAFINESTRA SENZA CASSONETTO SOPRAFINESTRA SENZA CASSONETTO SOPRAFINESTRA CON VELETTA E CASSONETTO

GETTO DI CALCESTRUZZO

GETTO DI CALCESTRUZZO

CON BLOCCHI ARMATI

CON BLOCCHI CASSERO

F 38

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI ARCHITRAVI

F.1. 11.
A.IONI Z

ARCHITRAVI DI CEMENTO ARMATO
Adatti a luci notevoli possono essere prefabbricati o realizzati in opera mediante opportune casseformi. FIG. F.1.11./3 ARCHITRAVI DI CEMENTO ARMATO
RIVESTIMENTO IN CORTINA DI LATERIZIO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
20 cm

PRO TTURALE STRU
20 cm ARCHITRAVE DI CEMENTO ARMATO FACCIA A VISTA ARCHITRAVE DI CEMENTO ARMATO CON VELETTA ARCHITRAVE DI CEMENTO ARMATO RIVESTITO

E.NTROLLO F. TERIALI,

FIG. F.1.11./4 MARIO BOTTA, EDIFICIO PER UFFICI A LUGANO (1981-85). Vista prospettica con architravi scalettati

FIG. F.1.11./5 GINO VALLE, COMPLESSO RESIDENZIALE ALLA GIUDECCA, VENEZIA (1980-85). Dettaglio dell’architrave prefabbricato in cemento armato

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

252 56

G.ANISTICA
URB

187 41,5 ARCHITRAVE DI CEMENTO ARMATO RIVESTITO 104

104

13

41,5

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

ARCHITRAVI DI ACCIAIO
FIG. F.1.11./6a ARCHITRAVI DI ACCIAIO
Architravi di acciaio realizzati con profili a doppio T, adatti per luci notevoli. Per spessori elevati di muratura le travi sono rese solidali tra loro mediante manicotti, chiavarde, staffe. I profili di acciaio possono anche costituire la cassaforma a perdere per un eventuale getto di calcestruzzo.

FIG. F.1.11./6b ARCHITRAVI DI ACCIAIO – ALDO ROSSI, NUOVO EDIFICIO PER UFFICI “CASA AURORA” TORINO (1983-87). Dettagli costruttivi dell’architrave di acciaio
1600 B C

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC

A 1420

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

ELEMENTI INTERI A 20 cm RETE PORTAINTONACO TRA LE ALI INFERIORI

PIANTA

B ARCHITRAVE DI ACCIAIO ANCORATO ALLA STRUTTURA

C

ARCHITRAVE DI ACCIAIO INTEGRATO DA UN GETTO DI CALCESTRUZZO

SEZIONE C-C

850 400

FLANGIA DI ANCORAGGIO

SEZIONE B-B

SEZIONE A-A

1. F.1.1 RAVI IT ARCH

F 39

F.1. 12.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE MURATURA ARMATA
CARATTERISTICHE E TIPI
La muratura armata è costituita da elementi resistenti, con caratteristiche tipologiche definite dal DM 20 novembre 1987 con alloggiamento predisposto per contenere una armatura diffusa verticale, integrata, in fase di realizzazione, da un’armatura orizzontale disposta lungo i letti di malta o in apposita sede. L’armatura conferisce al setto murario la continuità e la capacità di resistere a trazione. Il collegamento tra gli elementi resistenti deve avvenire esclusivamente con malta di classe M1, M2, M3. L’argomento è oggetto di aggiornamento e revisione attraverso gli Eurocodici EC 6 “Progettazioni di strutture in muratura” e EC 8 “Progettazioni di strutture in zona sismica”. Da un punto di vista strutturale gli edifici in muratura armata devono comportarsi come strutture tridimensionali in cui tutti gli elementi, pareti e solai, contribuiscono globalmente a resistere alle azioni esterne. Le barre di armatura devono essere del tipo ad aderenza migliorata e adeguatamente protette dalla corrosione. La distanza minima della armatura dalla superficie esterna non dovrà essere inferiore a 5 cm. Gli elementi resistenti hanno configurazione tale da accogliere l’armatura e il getto; sono utilizzati anche ordinari mattoni pieni o a fori orizzontali. Per realizzare architravi ed elementi di sottofinestra si utilizzano blocchi speciali atti ad accogliere le armature che saranno ammorsate con le pareti adiacenti. Le armature verticali sono poste a interasse di 4-5 m. Le barre hanno sezione > 4 cm2 . Le armature orizzontali, con barre di diametro > 4 mm, sono collocate nei ricorsi murari e devono avere interasse < 600 mm; quelle che costituiscono incatenamento avranno interasse < 4 m. La percentuale di armatura verticale e orizzontale, riferite alla sezione trasversale deve essere > 0,05%. Le murature armate sono di tre tipi: • la muratura a intercapedine armata; • la muratura ad armatura diffusa; • la muratura ad armatura concentrata. La differenza tra i diversi tipi riguarda non solo i procedimenti realizzativi, ma le modalità con le quali gli elementi costruttivi che compongono la muratura armata reagiscono alle sollecitazioni esterne.

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.12./1 BLOCCHI PER MURATURE ARMATE

13,7 x 28,6 x 20 cm

13,7 x 48,6 x 20 cm

20 x 28,6 x 30 cm

6,5 x 12,5 x 25 cm

BLOCCO BASE

M+1/2M

M+1/4M

1/4M

1/2M

BLOCCO A “T”

ELEMENTO BASE E PEZZI SPECIALI

ARCHITRAVE

BLOCCHI CON APPOSITA SEDE PER L’ARMATURA L ARMATURA ORIZZONTALE

MURATURA A INTERCAPEDINE ARMATA
Il setto murario si configura come cassaforma a perdere per un getto di calcestruzzo armato particolarmente fluido. Alcuni elementi di rinforzo come staffe e tralicci, attuano la collaborazione tra i vari strati di cui è costituito il setto e collaborano alla stabilità della armatura durante il getto. FIG. F.1.12./2 APPARECCHIATURE MURARIE
BARRE DI ARMATURA ORIZZONTALE Il getto di calcestruzzo fluido l garantisce l aderenza tra l’aderenza armature verticali e murature BARRE DI ARMATURA VERTICALE BARRE VERTICALI BARRE VERTICALI STAFFA DI COLLEGAMENTO E DI POSIZIONAMENTO DELL’ARMATURA DELL ARMATURA

Sono impiegati mattoni pieni o semipieni, con una percentuale di foratura del 25%, disposti a una testa. Il calcestruzzo deve essere gettato in fasi intervallate da vibrature dell’impasto e deve attuare il collegamento tra gli elementi portanti del solaio e l’armatura dei setti verticali.

Il riempimento dell’intercapedine può avvenire in contemporanea con la costruzione dei setti, oppure ogni 30-40 cm di costruzione dei setti stessi o per altezze maggiori. In quest’ultimo caso la presenza delle staffe assicura stabilità alle pareti prima del getto.

MATTONI PIENI

MATTONI PIENI ELEMENTI A FORI VERTICALI BARRE ORIZZONTALI

ANCORAGGI BARRE ORIZZONTALI

F 40

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURA ARMATA

F.1. 12.
A.IONI Z

FIG. F.1.12./3 POSIZIONAMENTO DELL’ARMATURA E DELLE STAFFE DI COLLEGAMENTO TRA I SETTI
Le barre verticali si devono sovrapporre per una lunghezza da 30 a 60 volte il diametro STAFFA BARRA ORIZZONTALE BARRA VERTICALE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

BARRA VERTICALE

C.RCIZIO
ARMATURA CON DUE BARRE VERTICALI E DUE ORIZZONTALI

E ESE ESSIONAL PROF

STAFFA

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

BARRA ORIZZONTALE STAFFE BARRA VERTICALE 2d d BARRA ORIZZONTALE

BARRA ORIZZONTALE

BARRA VERTICALE

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

SEZIONI VERTICALI

SEZIONE ORIZZONTALE

G.ANISTICA
URB

l = 30d

SPEZZONI PIEGATI ALTERNATI A DESTRA E A SINISTRA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

l = 30d

BARRE DIRITTE E SPEZZONI PIEGATI

BARRE PIEGATE

Negli angoli alle barre diritte si aggiungono egli spezzoni piegati, oppure si piegano le barre

Negli innesti a “T” gli spezzoni piegati si sovrappongono egli alle barre diritte per 30 volte il diametro SEZIONI ORIZZONTALI

I ferri di ancoraggio e di taglio provenienti dal solaio si devono sovrapporre ai ferri della muratura

STAFFA DI COLLEGAMENTO

STAFFE DI COLLEGAMENTO ARMATURA DI TAGLIO E ANCORAGGIO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FERRI DI CONTINUITÀ CONTINUIT RIPIEGATI

GIUNTI DEL GETTO

FERRO DI CONTINUITÀ CONTINUIT

NODO TRA MURATURA PERIMETRALE E SOLAIO

NODO TRA MURATURA INTERNA E SOLAI TESSUTI NELLA STESSA DIREZIONE

NODO TRA MURATURA INTERNA E SOLAI TESSUTI IN DIREZIONI DIVERSE SEZIONI VERTICALI

ATA 2. F.1.1TURA ARM MURA

F 41

F.1. 12.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE MURATURA ARMATA
MURATURA AD ARMATURA DIFFUSA

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.12./4 APPARECCHIATURE MURARIE E DISPOSIZIONE DELLE ARMATURE L’armatura verticale è costituita da barre; quella orizzontale da barre o da tralicci. Possono essere impiegati elementi resistenti di diverso tipo: • gli elementi speciali presentano la cavità per il passaggio dell’armatura verticale e devono consentire lo sfalsamento dei giunti tra corsi successivi; • con i blocchi a “T” la giustapposizione degli elementi conforma la cavità verticale; • i mattoni pieni ordinari vengono disposti a Quetta.
15 BARRE VERTICALI TRALICCI STAFFA DI COLLEGAMENTO TRA LE MURATURE E IL RIVESTIMENTO INNESTO AD ANGOLO

GIUNZIONE E PIEGATURA DI TRALICCIO

PIEGATURA DEI FERRI ORIZZONTALI GETTO DI MALTA ARMATURA VERTICALE Le armature orizzontali sono posizionate ogni 2 ricorsi ARMATURA ORIZZONTALE RIPIEGATA

ARMATURA ORIZZONTALE PIANTA DEI RICORSI MURATURA A 4 VIE MURATURA A 3 VIE BLOCCO A “T” MATTONI ORDINARI

PIANTA DEI RICORSI PIANTA DEI RICORSI

DISPOSIZIONE A QUETTA

FIG. F.1.12./5 MURATURA MONTATA A SECCO Muratura realizzata con mattoni modulari la cui particolare configurazione consente l’assemblaggio mediante una serie di perni-guida in plastica. La muratura viene montata a secco per un’altezza di 2-3 m; posizionate le armature orizzontali e successivamente quelle verticali, viene colata una malta fluida nei fori verticali che defluirà anche nei canali orizzontali dell’elemento.
VANO PER IL GETTO

Gli spinotti in plastica facilitano il posizionamento

F 42

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURA ARMATA

F.1. 12.
A.IONI Z

MURATURA AD ARMATURA CONCENTRATA
FIG. F.1.12./6 APPARECCHIATURE MURARIE E DISPOSIZIONE DELLE ARMATURE L’armatura è collocata in travetti e pilastrini inseriti nello spessore murario. La funzione portante è affidata essenzialmente allo scheletro in calcestruzzo armato, a cui sono opportunamente collegati i setti murari che comunque collaborano, anche se con funzione secondaria, alla stabilità dell’insieme. Per il passaggio delle armature verticali, oltre gli elementi con specifica geometria, sono utilizzabili anche i blocchi a fori verticali.
PEZZO SPECIALE A FORI VERTICALI PER IL PILASTRO D’ANGOLO, CHE NON D ANGOLO, LASCIA FORI APERTI VERSO L’ESTERNO L ESTERNO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
TRALICCIO METALLICO ELEMENTO A FORI ORIZZONTALI PANNELLI PREFABBRICATI IN MURATURA ARMATA

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ
LARGHEZZA DA 0,375 A 2,00 m PANNELLO FINESTRA SOTTOFINESTRA

BARRE VERTICALI DI SOLLEVAMENTO DA AGGANCIARE ALLE BARRE DEL CORDOLO

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC
MATTONI SPECIALI: PIANTE DEI RICORSI PILASTRINI AGGETTANTI DAL FILO DELLA MURATURA

STAFFE ORIZZONTALI

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

SPESSORE MURI 24-30-35 cm

PANNELLI SPECIALI PER PORTE E FINESTRE

ARMATURA DI UN PANNELLO

GIUNTO TRA PARETI GIUNTO TRA PANNELLI BARRE ORIZZONTALI BARRE VERTICALI BARRE VERTICALI PILASTRINI INTERNI ALLA MURATURA

MURI DI RITEGNO “POCKET TYPE WALLS : POCKET WALLS”: DISPOSIZIONE DELLE ARMATURE

ATA 2. F.1.1TURA ARM MURA

F 43

F.1. 13.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE MURATURE A GETTO
CASSEFORME E SISTEMI A PROIEZIONE
Le murature realizzate con getti di calcestruzzo eseguiti in opera prevedono l’uso di casseforme entro cui contenere il getto e le armature, ovvero supporti adeguatamente resistenti su cui il calcestruzzo viene dato a spruzzo. L’evoluzione delle tecniche delle casseforme ha notevolmente accelerato i tempi di esecuzione e, naturalmente, reso più economico il getto del calcestruzzo in opera per la realizzazione delle murature. Alle tradizionali casseforme in legno, realizzate in cantiere, le cui tavole sono connesse con chiodature, ancora largamente utilizzate, si aggiungono oggi sistemi completi di casseforme ad alta riutilizzabilità. Questi sono integrati da accessori e componenti che ottimizzano i tempi di casseratura, scasseratura e i costi di manodopera; è previsto anche l’impiego di passerelle di getto innestate direttamente sui casseri, rispondenti ovviamente alle norme di sicurezza. Sono sistemi modulari, composti da elementi di diversa larghezza e altezza, sovrapponibili fino a raggiungere altezze complessive di oltre 10 m, di semplice montaggio e ridotta manutenzione. I telai possono essere in legno, acciaio o alluminio; il rivestimento è realizzato con pannelli in compensato multistrato di diverso tipo e intaglio, così da conferire qualsiasi finitura al calcestruzzo. Per particolari planimetrie è possibile mettere a punto, grazie all’ausilio di programmi automatizzati e alla adattabilità degli elementi standard, casseforme dalla geometria complessa, atte a consentire il getto dell’intero perimetro. L’impiego di tali programmi non solo permette la modifica continua delle casseforme, ma la fornitura della distinta completa dei pannelli e degli accessori necessari alla realizzazione della struttura.

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.13./1 CASSEFORME A TRAVI E A TELAIO
SISTEMI MODULARI DI CASSEFORME A TRAVI L’assemblaggio dei moduli consente assemblaggio l’esecuzione di elementi non lineari esecuzione e la realizzazione di geometrie complesse, come questa che presenta raggi variabili.

CASSEFORME A RIPRESA
Sono casseforme per pareti, dotate di piani di servizio, utilizzate per la realizzazione di manufatti a elevato sviluppo verticale e sezione costante (canne di ascensori, vani scala, pile di ponti ecc.). Il tipo rampante viene sollevato dal tiro della gru e si ancora al manufatto costruito; il tipo autosollevante, adatto ad altezze notevoli, anche superiori a 100 m, viene innalzato senza l’impiego della gru, ma attraverso un meccanismo di sollevamento idraulico, controllato elettronicamente, sino all’altezza successiva del giunto di ripresa (60-75 cm).

2,40-5,95 m

ELEMENTO BASE DELLA CASSAFORMA A TRAVI

VISTA ASSONOMETRICA

PIANTA

I moduli sono idonei alla realizzazione al a di pareti con raggio variabile, a partire da raggi di 1 m, come nel caso di impianti di depurazione, rampe, silos ecc.

F 44

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURE A GETTO

F.1. 13.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
SISTEMA MODULARE DI CASSEFORME A TRAVI, completo di passerella di servizio

SISTEMA DI CASSAFORMA A TELAIO

FIG. F.1.13./2 CASSEFORME PER PILASTRO E CASSERI A RIPRESA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

0,30-3,00

0,25-0,70 m CASSEFORME PER PILASTRO CIRCOLARE

CASSAFORMA CASS FORMA CON UN SOLO PARAMENTO Per altezza di getto fino a 8,75 m

CASSERO RAMPANTE: FASI OPERATIVE FASE 1 FASE 2 Getto della parete. Si trasla la cassaforma. Si monta l’ancoraggio ancoraggio superiore. Sale la guida che si assicura automaticamente.

FASE 3 Sale l’unit di l unità passerella a ripresa senza ancoraggi intermedi, fino a raggiungere il successivo livello a ripresa di getto. La cassaforma è cos pronta così per il successivo ciclo di ripresa.

3. ETTO F.1.1TURE A G MURA

F 45

F.1. 13.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE MURATURE A GETTO
➦ CASSEFORME E SISTEMI A PROIEZIONE
CASSAFORMA IN POLISTIRENE
Il modulo base è un elemento cassero per la costruzione di pareti portanti, costituito da due lastre di polistirene espanso autoestinguente, distanziate da staffe in lamiera prestampata. Gli elementi sono montati a secco, guidati dagli incastri. Una serie di pezzi speciali completa il sistema. Dati tecnici: Dimensioni dell’elemento base: 100 x 25 x 25 cm Peso muratura: 350 kg/m2 Trasmittanza termica di parete con intonaco: 0,30 W/m2K Isolamento acustico (500 Hz) (parete intonacata): 45 db
SEZIONE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.13./3 CASSEFORME E SISTEMI A PROTEZIONE
CASSAFORMA IN POLISTIRENE MODULO BASE VARIATORE DI ALTEZZA

cm 100 x 25 x 25 h

PIANTA

INSERTO cm 50 x 5 x 5 h SEZIONE

SISTEMA A PROIEZIONE
Il sistema è costituito da un traliccio spaziale di acciaio elettrosaldato e da uno strato di poliuretano espanso all’interno. Il pannello viene completato in opera con proiezione di malta cementizia. La malta riempie le distanze tra lo strato coibente e le reti, fuoriuscendone per uno spessore di circa 2-2,5 cm. Il sistema, adatto a realizzare sia pareti di tamponamento che portanti, consente l’integrazione degli impianti all’interno del pannello. Dati tecnici: Dimensioni del pannello: altezza variabile, larghezza 1,20 m, spessore 4-15 cm Trasmittanza termica di parete di 20 cm: 0,31 W/m2K Isolamento acustico (500 Hz) (parete intonacata): 47 db Resistenza al fuoco: 180 REI
INSERTO PER FINESTRE

cm 60 x 35 x 25 h

ANGOLO

ANGOLO CURVO

CASSAFORMA IN PANNELLI MULTISTRATO

SISTEMA A PROIEZIONE 40 40 40 40 CASSAFORMA METALLICA POLIURETANO ESPANSO TRALICCIO SPAZIALE ARMATURA DEL TRAVETTO FORCELLE DI ANCORAGGIO ARMATURA A MOMENTO NEGATIVO NODO A DUE VIE

RETE DI CUCITURA

RETE DI CUCITURA

TRALICCIO SPAZIALE CON ARMATURA IN CORRISPONDENZA DELLE APERTURE SEZIONE ORIZZONTALE

SEZIONE VERTICALE

GETTO DI COMPLETAMENTO

PARTICOLARE ATTACCO AL SOLAIO

FORCELLE DI ANCORAGGIO DEL PANNELLO AL GETTO DEL SOLAIO

SEZIONE ORIZZONTALE

F 46

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI ELEMENTI DI CORRELAZIONE

F.1. 14.
A.IONI Z

CORRELAZIONE DELLE MURATURE A ELEMENTI CON LA STRUTTURA PORTANTE
FIG. F.1.14./1 CORRELAZIONE CON IL TELAIO DI ACCIAIO
MONTANTE DI ACCIAIO PROFILO DI RIVESTIMENTO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

SERRAMENTO

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
PILASTRO IN ACCIAIO GETTO IN CALCESTRUZZO DI RIVESTIMENTO DEL PILASTRO MURATURA DI MATTONI MONTANTE DI ACCIAIO PROFILO DI CONNESSIONE TRA MURATURA E MONTANTI DI ACCIAIO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

PROFILO DI CONTENIMENTO DEL GETTO GUAINA IMPERMEABILE GIUNTO FLESSIBILE GRAFFA TRAVE PERIMETRALE SOTTOFONDO PAVIMENTO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FIG. F.1.14./2 CORRELAZIONE CON IL TELAIO IN CALCESTRUZZO ARMATO
INTERCAPEDINE 5 cm INTONACO ZOCCOLO MATERIALE ISOLANTE 4 ÷6 cm 6 PAVIMENTO GRAFFA IN GUIDA A CODA DI RONDINE MALTA DI ALLETTAMENTO

LAMIERA GRECATA

GETTO DI CALCESTRUZZO

GUARNIZIONI DI TENUTA SU GIUNTO RIEMPITO DI MATERIALE COMPRIMIBILE BARRE DI ARMATURA ORIZZONTALE

PROFILO A “L” DI SOSTEGNO DELLA MURATURA INTONACO MURATURA A FACCIA VISTA IN LATERIZIO

RIEMPIMENTO CON MATERIALE COMPRIMIBILE

MATERIALE COMPRIMIBILE

MATERIALE ISOLANTE 6 cm INTERCAPEDINE 5 cm GRAFFE DI SOLIDARIZZAZIONE CON RONDELLE IN MATERIALE PLASTICO BARRIERA AL VAPORE MATERIALE COMPRIMIBILE SIGILLANTE PILASTRO IN CALCESTRUZZO INTONACO 2 cm MURATURA INTERNA IN BLOCCHI DI CALCESTRUZZO

SIGILLANTE GRAFFE DI SOLIDARIZZAZIONE CON RONDELLE IN MATERIALE PLASTICO BARRIERA AL VAPORE BLOCCHI DI CALCESTRUZZO

3. ETTO F.1.1TURE A G MURA 4. F.1.1NTI DI ELEME LAZIONE E CORR

SEZIONE SUL SOLAIO

PIANTA SULL’ANGOLO SULL ANGOLO

F 47

F.1. 15.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PANNELLI IN CALCESTRUZZO
PANNELLI PREFABBRICATI – CARATTERISTICHE E TIPI
Il pannello è definito a sviluppo orizzontale se è prevalente la dimensione della larghezza; a sviluppo verticale se è prevalente la dimensione dell’altezza; chiuso quando il vano finestra è ricavato all’interno della geometria del pannello; pieno quando il pannello non presenta aperture; aperto quando la forma è tale che le eventuali aperture sono ricavate dalla aggregazione di elementi contigui; monostrato quando è realizzato solo da calcestruzzo eventualmente alleggerito; multistrato quando la sezione presenta uno strato di materiale isolante o una camera d’aria; misto quando è realizzato con materiali diversi, ad esempio laterizio nella faccia esterna e calcestruzzo nella faccia interna. Il pannello di calcestruzzo può essere totalmente o parzialmente prefabbricato; in quest’ultimo caso necessita di completamento in opera. La produzione dei pannelli avviene su tavoli orizzontali ribaltabili in officina o a pie’ d’opera. Le dimensioni massime dei pannelli sono condizionate dalle possibilità di trasporto, regolamentata per legge. Attualmente le dimensioni consentite per il trasporto devono essere contenute nei seguenti valori: • larghezza 2,50 m; • altezza 2,70 m (massima altezza ammissibile compreso il pianale del mezzo di trasporto 4,00 m); • lunghezza 12 m; • peso 20 t. La finitura esterna del pannello può essere molto diversificata e può essere realizzata in fase di produzione o dopo la posa in opera. Le colorazioni sono ottenute mediante l’inserimento di pigmenti organici o polvere di marmi colorati nell’impasto; i risalti superficiali, di infinite variazioni e possibilità aggregative, sono ottenuti con matrici di vario materiale, in fase di produzione; la messa in vista degli inerti è ottenuta con sistemi che erodono lo strato superficiale del pannello finito, oppure è prevista durante la fase di produzione dello stesso. I pannelli prefabbricati in laterizio rientrano nella categoria delle murature armate (cfr. F.1.12.) e rispondono alle caratteristiche richieste per essere impiegati per le costruzioni in zona sismica.

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.15./1 PANNELLI IN CALCESTRUZZO (misure minime consigliate in mm)
PANNELLI A SVILUPPO ORIZZONTALE PANNELLI A SVILUPPO VERTICALE

< = 160

30

30 > = 20

30 20 20 20 20 20

20 120 ÷240 ÷ 250 240 20 < = 150 ÷ 60 20 20 30 20 H = 120 ÷240 ÷ 250 =120 240 20 20 20

30

30

20 30 30

60 PANNELLI APERTI 30 > = 30

120 ÷ 240 ÷250 250 > = 20 > = 20 ÷30 30

> = 30 PANNELLI APERTI

30

30 20

20

20

30

FIG. F.1.15./2 PANNELLI A SEZIONI PIANE E CONCAVE
20 ÷ 40 12 ÷ 24 120 ÷ 240 ÷ 250 10 ÷ 20 4 max 250 4 8 ÷ 30 120 ÷ 240 ÷250 250 4

CALCESTRUZZO CELLULARE O ARGILLA ESPANSA 4 4 4 12 ÷24 24

CALCESTRUZZO PANNELLO NON COIBENTATO 10 ÷20 20 3 4 3 MATERIALE ISOLANTE

14 ÷ 24

30

20

5 5 5 PANNELLI MULTISTRATO

120 ÷ 240 ÷250 250

PANNELLI NON COIBENTATI 12 ÷ 16 ÷20 ÷ 24 20

4

12 ÷ 24

PANNELLO CON CORREZIONE DEI PONTI TERMICI LANA DI ROCCIA 5 5 5 100 ÷ 125 POLISTIROLO ESPANSO H = fino a 8 m

CALCESTRUZZO CELLULARE O ARGILLA ESPANSA

CALCESTRUZZO CELLULARE O ARGILLA ESPANSA 22 ÷ 26

MATERIALE ISOLANTE max 240 ÷ 250

30 ÷ 50

4,5 4,5 6 100 ÷ 125

max 240 ÷ 250 5 ÷6 5 ÷6

CALCESTRUZZO CELLULARE O ARGILLA ESPANSA 12 ÷24 24 10 4,5 4,5 6 1,8

H = fino a 8 m

POLISTIROLO ESPANSO

PANNELLI MULTISTRATO NERVATI

PANNELLI MULTISTRATO A SEZIONI DIVERSE

100 ÷ 168

H = fino a 11 m

PANNELLI DI TAMPONAMENTO

F 48

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI PANNELLI IN CALCESTRUZZO

F.1. 15.
A.IONI Z

ATTREZZATURE DI GIUNTO
Alla attrezzatura di giunto è affidata la continuità fisica e strutturale dell’organismo costruito e la tenuta agli agenti atmosferici. I giunti orizzontali attuano il collegamento sui lati orizzontali del pannello; i giunti verticali attuano il collegamento sui lati verticali. Il giunto semplice o a uno stadio è realizzato con una guarnizione in neoprene o una sigillatura in nastro di schiuma di polietilene, in modo da costituire una barriera alle infiltrazioni di acqua e aria. La guarnizione o la FIG. F.1.15./4 GIUNTI SEMPLICI
GIUNTI ORIZZONTALI sigillante GIUNTI VERTICALI

sigillatura devono essere protette dai raggi ultravioletti. Il giunto doppio o a due stadi, impiegato per pareti di spessore superiore a 15 cm, oppone due barriere: una esterna e una interna, tra le quali si crea un vuoto di decompressione che equilibra la pressione interna ed esterna al giunto. Il vuoto di decompressione deve essere ventilato e drenato. Una fodera di zinco, politene o gomma butilica, denominata grembiale, riveste la battuta orizzontale del pannello, risvoltando nel vuoto di

decompressione; l’acqua proveniente dal vuoto del pannello superiore viene così incanalata in quello del pannello inferiore e non scorre sulla superficie esterna. Il giunto è riempito con materiale spugnoso e sigillato con mastice o striscia adesiva (s ≥ 1 cm), in modo da fornire la distanza necessaria a permettere le dilatazioni termiche. In sostituzione del mastice o della striscia può essere impiegato un coprigiunto in profilo di materiale metallico o plastico. FIG. F.1.15./3 FINITURE ESTERNE
30 50 15

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

VARIABILE GIUNTO CON 2 FEMMINE APERTO interno GIUNTO CON MASCHIO E FEMMINA SEMICHIUSO 25 ÷ 30

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

95

40

55 40

GIUNTO LISCIO APERTO

FIG. F.1.15./5 GIUNTI DOPPI
GIUNTI VERTICALI E ORIZZONTALI 5 5 esterno 1 2 5 5 7 3 2 5 GIUNTO CON BANDA E SIGILLO 4 interno 4 4 4

AMPIEZZA DEI GIUNTI FINITURE ESTERNE DEI PANNELLI L’ampiezza dei giunti DI CALCESTRUZZO verticali av , e orizzontali ao deve essere

G.ANISTICA
URB

compresa tra 10 e 30 mm. Le ampiezze minime sono date ao = 8 mm + Tp dalla relazione: av = 8 mm + Tp + ∆ L + ∆ H dove: Tp = tolleranza di produzione dei pannelli, normalmente compresa fra +/-5 mm ∆ L = deformazioni termiche orizzontali = L x ∆T x αt ∆ H = deformazioni termiche verticali = H x ∆T x αt L = larghezza del pannello H = altezza del pannello ∆T = escursione termica; in riferimento all’Italia il valore può essere compreso: per pareti di colore chiaro, da un minimo di –10°C e un massimo di + 30°C; per pareti di colore scuro ∆T è circa 60°C. αt = coefficiente di dilatazione termica (calcestruzzo normale αt = 0,00001; calcestruzzo alleggerito αt = 0,000008)

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

esterno 5 5

8

8

9 10 6

FIG. F.1.15./6 NODI D’ANGOLO

9

11 interno 10

4 NODO A 3 VIE

4

11 10 GIUNTO CON GUARNIZIONI E MEMBRANA 12 12 esterno interno 6 9 4 LAMIERA 13 4 ÷7 4 ÷7

10 ÷ 30 mm

14 13

12

GIUNTO DI PANNELLI MULTISTRATO SEZIONI SUL GIUNTO
1 2 3 4 – – – – zona drenante; banda; vuoto di decompressione; materiale spugnoso; 5 6 7 8 – – – – sigillatura o mastice; banda elastica di tenuta; grembiale; guarnizione forata; 9 – vuoto sagomato; 10– membrana interna; 11– protezione della membrana; 12– pettini a incastro; 13 – getto di calcestruzzo; 14 – guarnizione in neoprene inserita nella guida del pannello.

5. F.1.1ELLI IN PANNSTRUZZO E CALC

F 49

F.1. 15.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PANNELLI IN CALCESTRUZZO
SISTEMI DI ANCORAGGIO
FIG. F.1.15./7 APPOGGIO DEI PANNELLI IN FONDAZIONE
FERRO USCENTE DAL PANNELLO STRATO ISOLANTE GOCCIOLATOIO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

STRATO DI MALTA PER LIVELLAMENTO TONDINO IN FERRO SALDATO ALLA PIASTRA MASTICE PER SIGILLATURA PIASTRA ANNEGATA NEL CORDOLO DI FONDAZIONE

PANNELLO CON BORDO INFERIORE SAGOMATO PER ALLOGGIARE I PROFILI METALLICI DA COLLEGARE ALLA PIASTRA STRATO ISOLANTE

MASTICE PER SIGILLATURA PROFILO IN FERRO DA SALDARE ALLA PIASTRA

FERRO USCENTE DALLA FONDAZIONE

MASTICE PER SIGILLATURA

FIG. F.1.15./8 PROFILI DI ANCORAGGIO (misure in mm)
ELEMENTO DI COLLEGAMENTO CON PIASTRA E MANICOTTO PER L ANCORAGGIO A CONTATTO L’ANCORAGGIO

20 ANCORAGGIO A CONTATTO SU TRAVI DI BORDO Portata di esercizio 700 kg ortata

250 mm

ANCORAGGIO A DISTANZA SU TRAVI DI BORDO Portata di esercizio 700-1270 kg ortata PIASTRA A BAIONETTA PER L’ANCORAGGIO A DISTANZA L ANCORAGGIO

100 mm

50 60

ELEMENTO DI COLLEGAMENTO CON PIASTRA A “U” ANCORAGGIO A SCOMPARSA SU PILASTRI Portata di esercizio 450-1100 kg ortata

PROFILO CON PIEDINI DI ANCORAGGIO ANNEGATI NEL CALCESTRUZZO (14.000 kg/ml) ANCORAGGIO PER PANNELLI SOSPESI A TRAVI DI BORDO O SOLAI Portata di esercizio 1250-3000 kg ortata ELEMENTO DI COLLEGAMENTO CON PIASTRA ANGOLARE E CONTROPIASTRA

ANCORAGGIO SU TRAVE DI GRONDA Portata di esercizio 700 kg ortata

ELEMENTO DI COLLEGAMENTO CON PIASTRA A “U”

F 50

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI MURATURE TRAFORATE

F.1. 16.
A.IONI Z

APPARECCHIATURE MURARIE TRAFORATE
Sono impiegate per muri di separazione o recinzioni di ambienti esterni, e per ridurre l’insolazione e l’introspezione verso l’interno. Possono essere realizzate con elementi di dimensioni correnti disposti secondo modalità diverse (di fascia, di coltello, inclinati) o con elementi speciali.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

FIG. F.1.16./1 APPARECCHIATURE MURARIE

MATTONI DISPOSTI DI FASCIA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

MATTONI DISPOSTI DI FASCIA E DI COLTELLO

MATTONI A DISPOSIZIONE INCLINATA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

MATTONI SPECIALI

MATTONI DISPOSTI DI FASCIA E INCLINATI

ELEMENTI SPECIALI (dimensioni in cm)

14,5 15 7,5

8,5 15

29 8 7 15

5. F.1.1ELLI IN PANNSTRUZZO E CALC TE 6. FORA F.1.1TURE TRA RA MU

F 51

F.1. 17.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE FACCIATE LEGGERE
CLASSIFICAZIONE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

La facciata leggera è una chiusura verticale realizzata con pannelli prefabbricati non aventi caratteristiche portanti. Il peso del singolo pannello è generalmente inferiore a 100 kg/m2. Sono esclusi quindi il calcestruzzo e la muratura. Le Direttive comuni per l’Agrément tecnico dell’UEAtc classificano le facciate leggere e le tipologie di pannelli secondo le modalità di messa in opera del pannello. I pannelli impiegati nelle facciate leggere hanno struttura multistrato; l’isolante interposto può essere del tipo da iniettare, ovvero in materassini rigidi. FIG. F.1.17./1 TIPOLOGIA DEI PANNELLI
PANNELLI A SVILUPPO VERTICALE

I pannelli sandwich non necessitano di una controfodera di finitura interna; i pannelli deck richiedono la realizzazione in opera della finitura interna. Tra i materiali impiegati nella realizzazione di pannelli per facciate leggere figurano il policarbonato rinforzato con fibra di vetro, il fibrocemento senza amianto, le resine plastiche e termoindurenti, l’acciaio, l’alluminio. Le superfici dei pannelli metallici possono essere di lamiera liscia, nervata, imbutita. La lamiera esterna può essere rivestita di smalto porcellanato, vernici o pellicole plastiche.

PANNELLI A SVILUPPO ORIZZONTALE

FACCIATA A CORTINA

MURI SOLAI

MURI SOLAI

MURI SOLAI

CORTINA

CORTINA

FACCIATA-CORTINA CONTINUA IN TUTTI I SENSI

MURI SOLAI

MURI SOLAI

MURI SOLAI

INSERITA

SEMICORTINA

FACCIATA SEMI-CORTINA IN TUTTI I SENSI

MURI SOLAI

MURI SOLAI

FACCIATA-PANNELLO

INSERITA

FACCIATA-CORTINA INSERITA VERTICALMENTE

MURI SOLAI

MURI SOLAI

MURI SOLAI

FACCIATA-PANNELLO CONTINUA TRA I SOLAI

SEMICORTINA

FACCIATA SEMI-CORTINA INSERITA VERTICALMENTE

FIG. F.1.17./2 SEZIONI DI PANNELLI
MURI SOLAI

PANNELLO SANDWICH

LAMIERA ESTERNA

ISOLANTE

FACCIATA-PANNELLO SEMI-CORTINA TRA I SOLAI LAMIERA INTERNA PANNELLO DECK MURI SOLAI LAMIERA ESTERNA

FACCIATA-PANNELLO INSERITA NEI QUATTRO LATI

EVENTUALE RIVESTIMENTO

F 52

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI FACCIATE LEGGERE

F.1. 17.
A.IONI Z

PROFILI E CARATTERISTICHE
TAB. F.1.17./1 PROFILI IN LAMIERA D’ACCIAIO CON CARATTERISTICHE ACUSTICHE LUNGHEZZA MASSIMA (m)
lato superiore-fianchi forati 32 119 88

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
LUNGHEZZA MASSIMA (m) SPESSORE MATERIALE (mm) 0,75 24
287 825 39 foratura 16 1% 16,1%

SPESSORE MATERIALE (mm)

PESO (kg/m2)
fianco forato 140 135

PESO (kg/m2) 8,11 9,51 10,80 8,90 10,50 11,90 11,00 12,90 14,70 18,40 22,00

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

18
207 1035 40 foratura 23% tutta la superficie forata 32 119 88 207 1035 40 foratura 34% lato superiore-fianchi forati 40 119 64

0,75

5,76

101

0,88 1,00 0,75

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

fianco forato 140 110 10

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

18

0,75

5,05

106 250 750 40 foratura 18%

24

0,88 1,00 0,75

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

18
183 915 40 foratura 27% tutta la superficie forata 40 119 64

0,75

6,51

fianco forato 119 131 158 58 250 750 41 foratura 18%

0,88 24 1,00 1,25 1,50

18
183 915 40 foratura 39%

0,75

5,71

G.ANISTICA
URB

PANNELLI SANDWICH
TAB. F.1.17./2 CARICO MASSIMO UNIFORMEMENTE DISTRIBUITO (kg/m2)
1000 200 166,6 LAMIERA GRECATA RESINA POLIURETANICA AUTOESTINGUENTE, CON SCHIUMA POLIISOCIANURATA O CON RITARDANTI DI FIAMMA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

s A

1000 200 s B

LAMIERA GRECATA

SPESSORI S (mm)

K kcal 2 h °C m

PESO PANNELLO (kg/m2) 0,4 + 0,4 0,5 + 0,5

DISTANZA TRA GLI APPOGGI “L” IN METRI L

L

2,50

3,00

3,50 kg/m2

4,00

4,50

2,00

2,50

L 3,00 kg/m2

3,50

4,00

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

A 25 30 35 40 50 60 80 100 B 40 60 100 0,485 0,326 0,200 8,52 9,27 10,77 10,27 11,02 12,52 343 528 880 199 367 611 125 269 449 83 188 344 59 133 272 403 660 1100 206 422 704 119 269 489 75 169 359 50 113 275
7. RE F.1.1 TE LEGGE IA FACC

0,771 0,643 0,552 0,485 0,391 0,326 0,247 0,200

7,92 8,10 8,29 8,48 8,85 9,23 9,98 10,73

9,67 9,85 10,04 10,23 10,60 10,98 11,73 12,48

133 192 263 343 440 528 704 880

77 111 152 199 305 367 489 611

48 69 96 125 197 269 359 449 46 64 83 130 188 275 344 45 59 92 133 217 272

157 226 308 403 550 660 880 1100

80 115 157 206 323 422 563 704

46 66 91 119 187 269 391 489 42 57 75 118 169 287 359 50 78 113 202 275

F 53

F.1. 17.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE FACCIATE LEGGERE
ATTREZZATURE DI GIUNTO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

I giunti tra i pannelli devono garantire impermeabilità all’aria e all’acqua. Sono quindi sigillati con resine e guarnizioni. I principali tipi di giunto sono: a sovrapposizione, a battente, a incastro, ad accostamento ad anima o linguetta, a labirinto. Il fissaggio può essere a vista (forature passanti viti, rivetti) o a scomparsa (graffe, fori non passanti, collanti speciali). FIG. F.1.17./3 MODALITÀ DI FISSAGGIO TRA I PANNELLI

COPRIGIUNTO A SCATTO GUARNIZIONE

CAPPELLOTTO

FISSAGGIO A SCOMPARSA SU CORRENTI DI LEGNO

FISSAGGIO A SCOMPARSA CON COPRIGIUNTO

FISSAGGIO A VISTA

FISSAGGIO A SCOMPARSA

FISSAGGIO A VISTA

FIG. F.1.17./4 TIPI DI GIUNTI

FIG. F.1.17./5 SISTEMI DI ANCORAGGIO AL TELAIO
ANCORAGGI CON TELAIO AUSILIARIO E PANNELLI METALLICI PROFILO IN NEOPRENE PROFILO IN ALLUMINIO SILICONE STRUTTURALE

GIUNTI A BATTENTE

d

S c b

a a a

TELAIO AUSILIARIO

a > = 4 mm b > = 20 mm c = 3 mm d = 10 mm GIUNTI AD ANIMA

ADATTI PER PANNELLI CON S = 8 ÷10 mm 10 DOPPIO PROFILO IN ALLUMINIO E NEOPRENE GIUNTO REALIZZATO NEI RISVOLTI LATERALI DEL PANNELLO GIUNTO INTEGRATO NEL PANNELLO COLLEGATO CON SILICONE STRUTTURALE

CAPPUCCIO DI COPERTURA

RIVETTO IN ALLUMINIO BUSSOLA

CAPPUCCIO DI COPERTURA

GIUNTI E FISSAGGI PASSANTI PER PANNELLI IN LAMINATO COPRIFILO

PANNELLO

VITE

TELAIO CAPPUCCIO DI COPERTURA VITE BUSSOLA DOPPIO PROFILO IN ALLUMINIO FISSAGGIO CON RIVETTI O VITE AUTOFILETTANTE

TELAIO AUSILIARIO

MONTANTE VERTICALE

FISSAGGIO MECCANICO SUL PANNELLO

FISSAGGIO MECCANICO E COPRIFILO SEZIONI ORIZZONTALI

F 54

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI PARETI TRASLUCIDE E TRASPARENTI
VETROCEMENTO
Il termine indica una struttura in cui elementi modulari di vetro stampato, i diffusori, di forma diversa e con elevate caratteristiche meccaniche, sono inseriti in una sottile intelaiatura di cemento armato. Le pareti risultano autoportanti, in grado cioè di sostenere il proprio peso, la spinta del vento e i carichi d’urto. La malta impiegata è composta da 350 kg di cemento portland 325 per 1 mc di sabbia, più acqua. L’armatura orizzontale e verticale è realizzata con ferri di 6 mm di diametro, ad aderenza migliorata, privi di ossidazione, zincati o con trattamento superficiale antiruggine. Nella realizzazione pratica il singolo elemento non è sezionabile, quindi in fase di progettazione si dovrà tenere conto della dimensione modulare degli elementi scelti. La dimensione effettiva di una parete in vetrocemento è calcolata con le seguenti espressioni: Larghezza A = nL + (n – 1) g + 2 fL Altezza B = mL + (m – 1) g + fs + fi dove: n = n° diffusori orizzontali m = n° diffusori verticali L = larghezza dei diffusori fL = spessore della fascia laterale di calcestruzzo fi = spessore della fascia inferiore di calcestruzzo fs = spessore della fascia superiore di calcestruzzo g = spessore del giunto di calcestruzzo FIG. F.1.18./1 DIFFUSORI DOPPI CON CAMERA D’ARIA

F.1. 18.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO
14 x 26 x 6 cm rigato 20 x 20 x 10 cm a prismi incrociati 20 x 20 x 10 cm trasparente

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

FIG. F.1.18./2 DETTAGLI COSTRUTTIVI
SEZIONI VERTICALI MATERIALE ESPANSO

MATERIALE ESPANSO

MATERIALE ESPANSO

E.NTROLLO
PROFILAIO IN ACCIAIO CARTONFELTRO BITUMATO

CO NTALE AMBIE

ARMATURA ORIZZONTALE ARMATURA VERTICALE

CARTONFELTRO BITUMATO SIGILLANTE ESTERNO CARTONFELTRO BITUMATO

SIGILLANTE ESTERNO DIFFUSORE SIGILLANTE ESTERNO

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

Attualmente è molto diffuso l’impiego di pannelli pre- SIGILLANTE fabbricati che hanno limiti dimensionali: lunghezza masESTERNO sima 7,50 m o altezza massima 6 m; superficie massima 13-15 mq. Lungo il perimetro, le pareti in vetrocemento devono prevedere solo il vincolo di appoggio. Per pareti di dimensioni molto ridotte è possibile evitare le nervature in cemento armato e impiegare solo un collante. La formazione di condensa è evitata con l’impiego dei diffusori a camera d’aria, in cui le piastre di chiusura o la saldatura a fuoco delle pareti realizzano una camera d’aria che offre buone prestazioni termiche e acustiche.

G.ANISTICA
URB

MATERIALE ESPANSO PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO CARTONFELTRO BITUMATO SIGILLANTE ESTERNO PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO SIGILLANTE ESTERNO

MATERIALE ESPANSO MATERIALE ESPANSO PROFILO PROFILO D’ACCIAIO D’ACCIAIO ACCIAIO ACCIAIO PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO PROFILO D’ACCIAIO CON ACCIAIO GOCCIOLATOIO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE
MATERIALE ESPANSO

PROFILO D’ACCIAIO SIGILLANTE ACCIAIO ESTERNO

SEZIONI ORIZZONTALI MATERIALE ESPANSO CARTONFELTRO BITUMATO

PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO

SEZIONE VERTICALE

ARMATURA ORIZZONTALE MATERIALE ESPANSO SIGILLANTE ESTERNO CARTONFELTRO BITUMATO MATERIALE ESPANSO CARTONFELTRO BITUMATO PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO CARTONFELTRO BITUMATO FERRI DI ARMATURA DISPOSTI ALTERNATIVAMENTE INTERNO/ESTERNO (esterno) CON DOPPIA ARMATURA SIGILLANTE ESTERNO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

SIGILLANTE ESTERNO ARMATURA VERTICALE PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO

SIGILLANTE ESTERNO

CARTONFELTRO BITUMATO MATERIALE ESPANSO

MATERIALE ESPANSO SIGILLANTE ESTERNO

SIGILLANTE ESTERNO PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO

SIGILLANTE ESTERNO PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO MATERIALE ESPANSO

7. RE F.1.1 TE LEGGE IA FACC 8. IDE F.1.1I TRASLUC T PARE PARENTI S E TRA

F 55

F.1. 18.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PARETI TRASLUCIDE E TRASPARENTI
➦ VETROCEMENTO
FASI REALIZZATIVE DELLA PARETE IN VETROCEMENTO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

Dopo avere determinato l’allineamento della parete, si stende alla base uno strato di cartonfeltro bitumato, per favorire la dilatazione lineare, e sui lati si dispone circa 1 cm di materiale espanso imputrescibile, al fine di assorbire le dilatazioni e gli assestamenti strutturali. Al di sopra del cartonfeltro si stende uno strato di malta con inserito uno o due tondini di armatura; l’armatura non deve risultare a contatto con i mattoni di vetro. Si prosegue disponendo la prima fila orizzontale di diffusori, distanziati tra loro di 1 cm. L’impiego di distanziatori facilita la posa. Le fughe verticali si riempiono di malta dopo avere inserito i ferri verticali. Si prosegue allo stesso modo con le file successive di diffusori, inserendo le armature in tutte le fughe orizzontali e verticali. Sopra l’ultimo corso di mattoni si inserisce 1 cm di materiale espanso. La stuccatura delle fughe con malta a base di cemento conclude la realizzazione della parete. Per pareti di notevoli dimensioni la realizzazione viene fatta a pie’ d’opera su un piano orizzontale; ad asciugatura avvenuta, per evitare sollecitazioni alla parete, questa viene sollevata in verticale insieme al piano di appoggio.

FIG. F.1.18./3 GIUNTI VERTICALI TRA PARETI
TELAIO D’ACCIAIO ACCIAIO MATERIALE ESPANSO CARTONFELTRO BITUMATO

MATERIALE ESPANSO PROFILO D’ACCIAIO D ACCIAIO

CARTONFELTRO BITUMATO

TELAI IN ACCIAIO SEPARATI

FIG. F.1.18./4 REALIZZAZIONE DI ANGOLI – SEZIONI ORIZZONTALI
MATERIALE ESPANSO DIFFUSORI DIFFUSORI MATERIALE ESPANSO PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO DIFFUSORI CARTONFELTRO BITUMATO TELAIO D’ACCIAIO ACCIAIO CARTONFELTRO BITUMATO TELAIO D’ACCIAIO ACCIAIO

PEZZO SPECIALE D’ANGOLO ANGOLO

SIGILLANTE ESTERNO

SIGILLANTE ESTERNO

FIG. F.1.18./5 INSERIMENTO DI SERRAMENTI

FIG. F.1.18./6 GIUNTI TRA PANNELLI PREFABBRICATI

CARTONFELTRO BITUMATO MATERIALE ESPANSO

GIUNTO VERTICALE TRA PANNELLI PREFABBRICATI SIGILLANTE

PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO

MATERIALE ESPANSO TELAIO IN LEGNO

CARTONFELTRO BITUMATO

MATERIALE ESPANSO TELAIO D’ACCIAIO ACCIAIO GIUNTO VERTICALE DI DILATAZIONE PROFILO D’ACCIAIO D ACCIAIO CON FUNZIONE PORTANTE SIGILLANTE

CARTONFELTRO BITUMATO

MATERIALE ESPANSO

CARTONFELTRO BITUMATO

SEZIONI ORIZZONTALI

SEZIONE VERTICALE

GIUNTO ORIZZONTALE DI DILATAZIONE

F 56

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI PARETI TRASLUCIDE E TRASPARENTI
PROFILATI A “U”
Sono elementi autoportanti realizzati con barre di vetro con il profilo a U, chiamati comunemente vetro strutturale. Le dimensioni sono: lunghezza 3-7 m, larghezza 30 cm circa, spessore 6 mm, alette alte 4-6 cm. Possono essere rinforzati con fili di acciaio inox disposti longitudinalmente. Lungo il perimetro le lastre vengono intelaiate in appositi profilati metallici in alluminio anodizzato o in acciaio rullato. Nelle zone esposte al vento è necessario inserire elementi rompitratta ogni 1,50 m di altezza. Le barre sono indipendenti e la distanza tra loro non deve superare 3 mm. La tenuta in verticale, sia nella posa a semplice che a doppia parete, è assicurata dall’impiego di mastici plastici, ad esempio il silicone. Un più efficace isolamento termoacustico si può ottenere montando le barre in posizione contrapposta e interponendo uno speciale foglio in fibra di vetro. Nella posa a camera d’aria, rispetto alla posa a pettine o a greca, diminuisce sia il fattore di trasmissione luminosa che il coefficiente globale di trasmissione termica K, mentre aumenta il potere fonoisolante. TAB. F.1.18./1 CARATTERISTICHE FISICOTECNICHE Momento di inerzia rispetto all’asse n-n Larghezza 270 mm Larghezza 350 mm Momento resistente in a-a Larghezza 270 mm Larghezza 350 mm Momento resistente in b-b Larghezza 270 mm Larghezza 350 mm Sezione (mm) largh. 270 350
a n b 6 mm 40 mm 6 mm

F.1. 18.
A.IONI Z

FIG. F.1.18./7 PROFILATI A “U”
6 220 250 320

FIG. F.1.18./8 MODALITÀ DI ASSEMBLAGGIO
POSA A PETTINE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

COSTE 41 – 60 POSA A GRECA POSA A CAMERA D’ARIA D ARIA POSA A PETTINE CON CAMERA D’ARIA D ARIA CON INSERITO UN FOGLIO IN FIBRA DI VETRO FIBRA DI VETRO SEMIRIGIDA

C.RCIZIO

NORMALE 220 250 320

E ESE ESSIONAL PROF

6

SILICONE COSTE 41 – 60
OA O F FIN 7 7m

BARRE A “U”

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
FASI DI POSA IN OPERA SEZIONE VERTICALE I

CO NTALE AMBIE

ARMATO TELAIO II FIBRA DI VETRO III
A A INO FIN

kg/mm3 174.500 182.000 kg/mm3 5.300 5.400 kg/mm 3 25.000 29.200
RETINATO 6 250

F. TERIALI,
“U” GLASS

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

m 7m

IV

alt. 40 40

sp. 6 6

Lunghezze (m) 2+7 2+7
a n b

Peso (kg/m2) 5,1 6,0 TAB. F.1.18./2 DATI TECNICI

V

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER
3 6 4 2

POSA A PETTINE Fattore di trasmissione luminosa per profilato a “U” incolore Trasmissione luminosa in modo diffuso Coefficiente globale di trasmissione termica K = kcal/m2 h°C Fattore solare per profilato a “U” incolore
350 mm

POSA A CAMERA D’ARIA 0,60 3,5 0,70 30

0,75 traslucidità 5 0,80 24

270 mm

Potere fonoisolante: indice di attenuazione (con parete ben sigillata) = dB

FIG. F.1.18./9 SCHEMI DI MONTAGGIO CON PROFILI IN ALLUMINIO
POSA A PETTINE POSA A GRECA POSA A CAMERA D’ARIA D ARIA

FIG. F.1.18./10 SCHEMI DI MONTAGGIO CON PROFILI IN ACCIAIO
POSA A PETTINE POSA A GRECA POSA A CAMERA D’ARIA D ARIA MONTAGGIO IN VERTICALE: 1. Profilo a “C” con scossalina 2. Profilo a “C” laterale 3. Profilo a “C” superiore 4. Lastra di vetro a “U” 5. Elemento di fissaggio 5 6. Elemento di fissaggio 1

8. IDE F.1.1I TRASLUC T PARE PARENTI S E TRA

F 57

F.1. 18.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PARETI TRASLUCIDE E TRASPARENTI
VETRI ORGANICI
L’impiego di materiali sintetici dà luogo ai cosiddetti vetri organici. Per la produzione di vetri organici vengono utilizzate resine polimeriche di tipo termoplastico, quali il polimetilmetacrilato (PMMA), il policarbonato e il policloruro di vinile (PVC), eventualmente rinforzate da fibre di vetro. La produzione di lastre può avvenire per laminazione o per estrusione, mentre è possibile realizzare cupoline o elementi curvi per stampaggio. A causa delle differenti caratteristiche chimico-fisiche, il vetro organico non costituisce, se non in casi particolari, un sostituto del vetro minerale. Infatti, se rispetto a quest’ultimo presenta un minor peso specifico, una bassa conducibilità, una migliore resistenza agli urti e una maggiore lavorabilità, altre caratteristiche limitano l’impiego dei vetri organici. Tra queste: • la minore rigidezza dovuta al basso valore del modulo elastico, che limita le dimensioni delle lastre e impone l’impiego di elementi di irrigidimento; • la maggiore sensibilità alle variazioni termiche (alto valore del coefficiente di dilatazione termica) e alle radiazioni solari, che ne provocano un rapido invecchiamento (ingiallimento per le lastre trasparenti) e opacizzazione; • la scarsa resistenza alle abrasioni a causa di rigature, con conseguente opacizzazione delle lastre; • la bassa resistenza al fuoco, soprattutto per il PVC e il PMMA; • l’alta infiammabilità, soprattutto per il PVC. Le lastre possono essere nervate, alveolate o normali e possono essere assemblate con l’ausilio di un profilo di tenuta, con un meccanismo a scatto o a incastro. Lo spessore delle lastre, dell’ordine di alcuni millimetri, varia in relazione alla struttura della lastra (a doppia parete, s = 4-10 mm; e tripla parete, s = 10-16 mm), al tipo di resina impiegata; la larghezza è circa 30 cm; la lunghezza può raggiungere 12 m.

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.18./11 PERCENTUALE DI LUMINOSITÀ DI LASTRE DI DIVERSO MATERIALE
TRASMITTANZA % 100

80 60 40 20 VISIBILE

0 1000 LUNGHEZZA D’ONDA ONDA RESINA POLIESTERE (1 mm) POLIMETACRILATO DI METILE (2 mm) 2000 300 314 380 420 450 480 520 540 560 580 620 680 760

POLICARBONATO (2 mm) VETRO (3 mm)

TAB. F.1.18./3 LASTRE (in polimetilmetacrilato) TIPO Estruso Colato SPESSORE (mm) 2/12 2,5/8 10/25 30/60 DIMENSIONI (mm) 2000 x 3000 1210 x 2010/1510 x 2000 1200 x 2000/1500 x 2000 1200 x 2000

TAB. F.1.18./4 LASTRE ALVEOLARI (in policarbonato) PESO (kg/m2) 1,000 1,300 1,700 2,000 2,100 2,850 3,000 K (kcal/h m2 °C) – 3,3 2,6 2,6 2,3 2,4 30/60 DIMENSIONI (mm) 2100 x 1245 x 6000 2100 x 1245 x 6000 2100 x 1245 x 6000 2100 x 1245 x 6000 2100 x 1245 x 6000 2100 x 1245 x 6000 2100 x 1245 x 6000

TAB. F.1.18./5 LASTRE OTTICHE (in policarbonato) SPESSORE (mm) 3/12 DIMENSIONI (mm) 2050 x 3000

FIG. F.1.18./12 SISTEMA DI MONTAGGIO E PROFILI DI TENUTA PER LASTRE IN POLICARBONATO
PROFILO A “U”

FIG. F.1.18./13 PROFILI DI TENUTA PER LASTRE IN POLICARBONATO

2
PROFILO AD “H”

3

4 3

6

1. Telaio inferiore foratura scarico acqua 2. Telaio superiore 3. Telaio laterale 4. Tassello in polistirolo 5. Tassello in polistirolo 6. Montante in acciaio 7. Lastra 8. Banchina davanzale foratura scarico acqua 2 4

7 SCARICO ACQUA
PROFILO METALLICO UNIVERSALE (impiegabile su lastre di tutti gli spessori) PROFILO A SCATTO IN ALLUMINIO CON GUARNIZIONI (disponibile per lastre di spessore 16 mm)

7 LATO ESTERNO 5

8 5

FIG. F.1.18./14 PROFILI SPECIALI
ELEMENTO SINGOLO CONNESSO A INCASTRO

8

1
320 mm PROFILO METALLICO A SCATTO SUPERFICIE PI NA PIANA 640 mm PROFILO METALLICO A SCATTO 6 mm 40 mm SUPERFICIE CURVA 10 mm 0 40 mm

N BA

INA CH

E BIL RIA VA
8 LATO ESTERNO

BANCHINA DAVANZALE VARIABILE

3

6

7

5

6

F 58

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI PARETI IN LEGNO

F.1. 19.
A.IONI Z

PANNELLI A BASE DI LEGNO
Il legno è un tessuto vegetale formato da macromolecole di cellulosa (fibre), che ne costituiscono la struttura portante, tenute insieme dalla lignina, sostanza aromatica che conferisce tenacità all’intreccio delle fibre. La struttura del fusto, dei rami, delle radici è conformata da strati concentrici: a partire dal centro la norma UNI 4390 distingue i diversi strati in: midollo, cuore, legno, alburno, cambio, libro corteccia. All’interno delle cellule circola acqua di imbibizione: nel legno fresco il contenuto d’acqua varia tra il 20% e il 50%. La zona più interna è la più povera d’acqua, l’alburno è la zona più vitale. Per essere utilizzato nell’edilizia, il legno deve essere sottoposto a stagionatura: deve perdere cioè l’acqua di imbibizione e parte di quella di saturazione. La stagionatura può essere naturale (1-5 anni) o artificiale. La prima lavorazione del legno è la segagione fatta nella lunghezza del tronco: i diversi metodi permettono di avere tavolati di maggior larghezza (mezzone) o tavolati specchiati (quarti), meno deformabili. La stagionatura avviene sul tronco e sul semilavorato. I procedimenti devono lasciare nel legno una quantità d’acqua non superiore al 12-18% (UNI 4391 e 3253). La struttura monodirezionale delle fibre induce nel legno comportamenti anisotropi.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

CLASSIFICAZIONE DEI LEGNAMI
Le essenze si differenziano per le differenti costituzioni della fase solida e per le diverse percentuali d’acqua presenti. Per una stessa essenza le proporzioni possono dipendere anche dall’area geografica di provenienza, dall’esposizione, dal periodo vegetativo del taglio, dall’età della pianta. I criteri di classificazione sono oggetto delle norme UNI 2853-2854 e UNI 3917. Nell’edilizia si utilizzano maggiormente legnami di conifere e di latifoglie.

TAB. F.1.19./1 VARIAZIONI VOLUMETRICHE DEL LEGNO IN FUNZIONE DELL’IGROSCOPICITÀ DIREZIONE (rispetto agli anelli) Tangenziale Radiale Longitudinale RITIRO % IN VOLUME 7-12 3-16 0,1-0,3 RIGONFIAMENTO % IN VOLUME 6-12 3-5 0,1-0,5

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

CARATTERISTICHE E REQUISITI DEI LEGNAMI
Tra le caratteristiche che caratterizzano il legno vi sono: • igroscopicità: la tendenza del legno ad assumere acqua dall’ambiente sotto forma di vapore (UNI 4145); • peso specifico apparente o massa volumica: è funzione della struttura cellulare dell’essenza, della provenienza, della stagionatura (UNI ISO 4469, 4858); • permeabilità all’acqua: è maggiore nella direzione delle fibre e minore in senso trasversale; • resistenza: è diversa in funzione dell’angolo che la direzione della sollecitazione forma con l’asse delle fibre e varia con il grado di stagionatura del legno; • durezza: è determinata dal carico necessario a infiggere il provino e valuta la possibilità di lavorazione del legno.

TAB. F.1.19./2 CLASSIFICAZIONE DELLE ESSENZE PIÙ DIFFUSE ESSENZA Conifere leggere Conifere medie Abete bianco, Abete rosso Larice, Pitch-pine, Pino d’Aleppo, Pino marittimo, Abete douglas Frassino, Pioppo PESO SPECIFICO (kg/dm3) 0,3-0,6 LAVORABILITÀ tenero, lavorabile duro 0,6-0,8 IMPIEGHI palificazioni, casseforme, truciolari traversine,serramenti, pavimenti, costruzioni navali

G.ANISTICA
URB

Latifoglie leggere

0,5-0,7 0,7-0,8 0,8

tenero, elastico

manici per utensili, compensati traversine, travi, serramenti travi, pavimenti, costruzioni navali

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

Latifoglie medie Latifoglie pesanti

Faggio, Castagno Quercia, Rovere

duro, lavorabile duro

TRATTAMENTI DEL LEGNO
Il legno si deteriora a causa della variazione dell’umidità ambientale e a causa della sua attaccabilità da parte di insetti xilofagi e di funghi. I trattamenti per prevenire tali fenomeni sono: • superficiali: con vernici (pellicole trasparenti), pitture (vernici pigmentate), catrame; • impregnanti: con procedimenti vari si fa assorbire al legno la sostanza in grado di renderlo impermeabile o inattaccabile. Il legno è facilmente combustibile e infiammabile. Il sistema di ignifugazione (superficiale o impregnante) mira a rendere il processo di combustione lento e incompleto, tendendo a conservare in loco la crosta carbonizzata scarsamente conducibile. I trattamenti vanno ripetuti nel tempo, rimuovendo gli strati superficiali esausti.

TAB. F.1.19./3 CARICHI DI SICUREZZA DEI PIÙ COMUNI LEGNAMI ITALIANI DA OPERA E DA LAVORO Peso specifico (kg/m3) 450 750 650 700 850 850 900 420 750 650 Specie legnose o essenze Abete bianco Larice Pino Castagno Faggio Frassino Quercia Pioppo Robinia Olmo kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 kg/cm2 N/mm2 Compressione parallela alle fibre 70÷100 7÷10 75÷120 7,5÷12 70÷110 7÷11 70÷110 7÷11 75÷120 7,5÷12 70÷110 7÷11 75÷120 7,5÷12 60÷100 6÷10 75÷120 7,5÷12 70÷110 7÷11 Compressione normale alle fibre 20 2 20÷25 2÷2,5 20÷25 2÷2,5 20 2 22÷30 2,2÷3 20 2 22÷30 2,2÷3 15 1,5 22÷30 2,2÷30 20 2 Trazione parallela alle fibre 60÷110 6÷11 70÷120 7÷12 60÷110 6÷11 60÷110 6÷11 70÷120 7÷12 60÷110 6÷11 70÷120 7÷12 45÷90 4,5÷9 70÷130 7÷13 60÷110 6÷11 Taglio normale alle fibre 7÷9 0,7÷0,9 9÷11 0,9÷1,1 8÷10 0,8÷1 6÷8 0,6÷0,8 9÷12 0,9÷1,2 6÷8 0,6÷0,8 9÷12 0,9÷1,2 4÷6 0,4÷0,6 9÷12 0,9÷1,2 6÷8 0,6÷0,8

Flessione 75÷115 7,5÷11,5 85÷130 8,5÷13 80÷125 8÷12,5 80÷120 8÷12 85÷130 8,5÷13 80÷120 8÷12 85÷130 8,5÷13 65÷105 6,5÷10,5 90÷135 9÷13,5 80÷120 8÷12

8. IDE F.1.1I TRASLUC T PARE PARENTI S E TRA 9. O F.1.1I IN LEGN T PARE

NB I valori più alti si riferiscono a legnami di 1° categoria e quelli più bassi a legnami di 3° categoria.

F 59

F.1. 19.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PARETI IN LEGNO
➦ PANNELLI A BASE DI LEGNO
FIG. F.1.19./1 TIPI DI SEGAGIONE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

PRODOTTI DERIVATI DAL LEGNO
Al fine di rendere più omogenee e isotrope le caratteristiche prestazionali del materiale si preferisce l’impiego di materiali derivati dal legno, ottenuti attraverso alcuni procedimenti: la struttura fibrosa del legno, dapprima scomposta in elementi (scaglie, trucioli, listelli o fogli sottili), viene successivamente riassemblata mediante l’impiego di resine e/o azioni meccaniche (pressatura) sotto forma di pannelli. Il comportamento del legno può essere migliorato attraverso trattamenti chimici e meccanici: • legni impregnati: sono ottenuti impregnando il legno con resine sintetiche che lo rendono più compatto, meno sensibile all’umidità e ai parassiti; • legni metallizzati: sono ottenuti impregnando il legno con metalli caratterizzati da un basso punto di fusione.

MEZZONE

COMPENSATI Ottenuti mediante l’incollaggio a strati e successiva pressatura di sottili fogli di piallaccio disposti con fibre ruotate ortogonalmente fra loro. Tra i vari prodotti: • compensato: ottenuto per incollaggio a caldo (95100°C) di fogli di spessore variabile tra 0,15 mm, e 1,50 mm posti a fibre angolate, generalmente in numero dispari; • multistrato: formato da un numero di fogli, di spessore compreso tra 0,5 mm 1,5 mm, in numero dispari a partire da tre; • paniforte: ottenuto per interposizione tra due fogli di piallaccio di uno o più strati di tavolette di legno accostate e disposte con le fibre ortogonali alle fodere. Le definizioni, la classificazione, la composizione, i requisiti e le prove riguardanti tali prodotti sono oggetto delle norme UNI 6467, 6483 e UNI EN 313.

RADIALE O A MAGLIA

PANNELLI DI PARTICELLE DI LEGNO Sono ottenuti per pressatura, più raramente per estrusione, di agglomerati di frammenti legnosi (trucioli, scaglie) prodotti dalla frantumazione di cascami (residui di lavorazioni, rami, fronde) e leganti di varia natura (organica, inorganica, sintetica). I pannelli di particelle sono definiti e normati dalle UNI EN 309, 311, 312. Tra i prodotti: • truciolare monostrato: l’impasto legnoso è caratterizzato da una granulometria piuttosto grossolana e costante; • truciolare multistrato: è ottenuto per pressatura di strati sovrapposti a granulometria variabile. Più grossolana nello strato centrale, la granulometria diviene progressivamente più sottile negli strati esterni che, più compatti, sono caratterizzati da una superficie più liscia e meno porosa grazie a una PANNELLI IN FIBRA DI LEGNO Il materiale base è costituito da trucioli e scaglie di legno sottoposti a feltratura, procedimento finalizzato a migliorare l’adesione delle fibre con il legante. I frammenti vengono rammolliti con vapore e successivamente passati sotto mole rotanti che ne provocano la sfibratura. I pannelli formati per pressatura sono caratterizzati da isotropia. È possibile variare il peso specifico (o la densità) e la porosità delle lastre in funzione delle necessità, utilizzando metodi differenti di pressatura (umida, secca e semisecca). Tali prodotti sono definiti e classificati dalle norme UNI EN 316. Tra i prodotti: • faesite o maesite (Hard Board): nome commerciale, ormai entrato nell’uso comune per indicare un particolare tipo di pannello ottenuto per pressatura umida ad alta temperatura di agglomerati di fibre e legante a base di resine naturali. In relazione alla densità è possibile distinguere faesiti normali, generalmente prodotte sotto forma di lastre in spessori da 1,2 mm a 1,5 mm, e faesiti a bassa densità, prodotte in lastre meno compatte e resistenti delle precedenti, in spessori da 6 mm a 12 mm; • medium density fibreboard (MDF): ottenuto per pressatura a secco di agglomerati di fibre omogenee legate MESSA IN OPERA La parete può essere realizzata direttamente in opera, con tavolati di disegno diverso applicati su strutture fittamente intelaiate (balloon frame) costituendo direttamente l’involucro, ovvero può essere realizzata con autonomi pannelli di tamponamento. Gli elementi del telaio, sui quali sono riportate le battute di correlazione, e gli elementi che costituiscono la tamponatura non dovranno essere soggetti a fenomeni di ritiro. Il pannello deve risultare impermeabile all’aria e all’acqua; per questo è necessario che il legno sia ben stagionato, trattato con impregnanti, accuratamente manutenuto. Fondamentale è la scelta della tipologia degli incastri tra i diversi elementi che costituiscono i pannelli. Per ovviare alla difficoltà di ottenere legni ben stagionati a basso costo, si possono usare profili di piccole dimensioni, ovvero prodotti derivati (compensati, sfibrati). Il comfort ambientale può essere aumentato con l’interposizione di strati di barriera al vapore e materassini isolanti (lana di roccia, poliuretano). con resine sintetiche. Caratterizzato da struttura omogenea e molto compatta, rende il pannello lavorabile a macchina (segatura, tornitura, finitura), e da trama sottile, che consente l’impiallacciatura o la laccatura delle superfici, questo pannello viene spesso impiegato in sostituzione del legno naturale. Le specifiche e i requisiti dei pannelli in MDF sono oggetto delle norme UNI EN 622. Tra gli altri derivati del legno si ricordano inoltre: • tamburato: pannello formato da due fogli di compensato applicati su uno strato irrigidente leggero, costituito da un reticolato in legno, un nido d’ape di carta o cartone o da materiale plastico espanso; • lamellare: è un materiale ottenuto per incollaggio a pressione di strati di lamelle o listelli di legno (spessore ≤ 50 mm) e resine sintetiche. Caratterizzato da elevata resistenza alle sollecitazioni di compressione, trazione e taglio è utilizzato per la realizzazione di elementi strutturali anche di notevoli dimensioni. Tra le normative cui si fa riferimento: DIN 1052 (Germania), REGLES C.B. 71 (Francia), SIA 164 (Svizzera), BSI 5268/1988 (Inghilterra), ÖNORM (Austria): B 4100, 4101. maggiore concentrazione di legante che riveste le particelle lignee. • pannelli in lana di legno: formati per pressatura a pressione ridotta di un impasto di trucioli di legno, essiccati e trattati, e resine artificiali, cemento o leganti minerali. Il diverso orientamento dei frammenti garantisce un comportamento isotropo del prodotto, che deve rispondere alle norme UNI 3748, 9714 e UNI EN 310; • pannello in scaglie di legno orientate (Oriented Strand Board, OSB): composto da scaglie di grande dimensione (strand) distribuiti sul piano con fibre orientate. Il piano individuato dalla direzione delle scaglie, generalmente coincidente con quello del pannello, ha valori di resistenza molto elevati. Tali prodotti debbono rispondere alla norma UNI EN 300.

RADIALE CON MEZZONI

RADIALE CON MEZZONI A SPESSORI MISTI

IN QUARTO A VENTAGLIO

MISTA SU TRONCO

IN QUARTO CON MEZZONI

F 60

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI PARETI IN LEGNO

F.1. 19.
A.IONI Z

FIG. F.1.19./2 PANNELLI
STRATO DI COMPENSATO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
PANIFORTE A LISTELLI TAMBURATO

PANIFORTE A TAVOLETTE

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

LISTELLI STRATO DI COMPENSATO EVENTUALE IMPIALLACCIATURA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
COPRITESTA

GIUNTI DI TAVOLATI PER SPESSORI PICCOLI

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

A SQUADRO

A 45 °

A 60° 60

A METÀ LEGNO MET

A CUNEO

A LINGUETTA RIPORTATA

A DENTE E CANALE

G.ANISTICA
URB

GIUNTI DI TAVOLATI PER SPESSORI MAGGIORI Disposizione delle tavole in pannelli per evitare l’effetto dell imbarcamento l effetto dell’imbarcamento 2/3 1/3

TAVOLA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC
con linguetta riportata

TRAVERSO

TAVOLA

TRAVERSO

con profilo esterno

F.5. I D ARRE
TIPOLOGIE DI TAVOLATI PER PANNELLATURE

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER
con tassello a filo

SEMPLICE

CON SPESSORE INSERITO

CON GOCCIOLATOIO

MONTANTE

MONTANTE

MONTANTE

con spina

GIUNZIONI CHIODATE DI TAVOLATI PER PANNELLATURE

GIUNTI DI PROFILATI

GIUNTI DI TAVOLE

9. O F.1.1I IN LEGN T PARE

F 61

F.1. 19.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PARETI IN LEGNO
PRODOTTI DERIVATI DAL LEGNO
FIG. F.1.19./3 SISTEMI DI MONTAGGIO
PILASTRO AZZANCATO NELLA STRUTTURA

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

GUARNIZIONE

PANNELLO DOGATO

PANNELLO INTERNO

min 15 mm FERMO IN GOMMA

PANNELLO ESTERNO

SOGLIA IN LEGNO

PAVIMENTO

DOGHE SAGOMATE

DOGHE A TAVOLA

FACCIATA VENTILATA

SOLUZIONE D’ANGOLO D ANGOLO PARTIZIONI INTERNE

PARETE

SUPPORTO PAVIMENTO DOGHE LAMA D ARIA D’ARIA PILASTRO CONTROSOFFITTO

SUPPORTO

SEZIONE VERTICALE

PIANTA

F 62

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI PARETI IN LEGNO

F.1. 19.
A.IONI Z

FIG. F.1.19./4 NODI PER TELAI
A CIMATURA DIAGONALE A TENAGLIA NODO INTERMEDIO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

A CIMATURA QUADRA

A MEZZO LEGNO CON CIMATURA DIAGONALE

NODO PERIMETRALE

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

NODO INTERMEDIO

G.ANISTICA
URB
NODO PERIMETRALE

NODI PER TELAI: TIPOLOGIE DI INCASTRO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ
INTAGLIO DI TESTA INCASTRO A DENTE E CANALE DOPPIO INCASTRO A DENTE E CANALE

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

PROFILO IN ACCIAIO PIEGATO

PROFILO IN ACCIAIO PIEGATO

INCASTRI A CODA DI RONDINE SEMPLICI E MULTIPLI

INCASTRI A TENONE E MORTASA

UNIONI REALIZZATE MEDIANTE L’INSERIMENTO DI PROFILI METALLICI INSERIMENTO

9. O F.1.1I IN LEGN T PARE

F 63

F.1. 20.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE INTONACI
TIPI E CARATTERISTICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

L’intonaco è una malta, composta da leganti, inerti, acqua ed eventuali additivi (cfr. F.1.7.), che costituisce la finitura della muratura proteggendola dall’azione aggressiva degli agenti atmosferici (UNI 7959). Gli inerti sono sabbie, pozzolane e particolari materiali che conferiscono caratteristiche diverse all’intonaco. L’intonaco si può considerare come uno strato di usura, soggetto cioè a sostituzioni periodiche. La malta per intonaci deve essere sufficientemente elastica, deve avere un limitato ritiro per evitare fessurazioni e cavillature, deve essere meccanicamente resistente, deve avere valori di permeabilità al vapore uguali o superiori a quelli del supporto, deve essere impermeabile all’acqua (per intonaci esterni), deve essere compatibile con il supporto in termini di elevata aderenza a esso e compatibilità dei valori del coefficiente di dilatazione termica.

CARATTERISTICHE DELL’INTONACO
I parametri che determinano il comportamento dell’intonaco sono: • il tempo di applicabilità: il tempo che l’operatore ha a disposizione, dopo aver aggiunto acqua all’impasto, per applicare l’intonaco sul muro; trascorso tale periodo l’intonaco diventa viscoso e inutilizzabile; • il tempo di presa: l’intervallo di tempo che intercorre tra l’inizio delle operazioni dell’impasto e l’inizio della brusca diminuzione di plasticità dello stesso; • il tempo di lavorabilità: il tempo in cui l’intonaco resta plastico e quindi spianabile dopo averlo applicato sul muro.

epossidiche e poliestere, acetati acrilici e polivinilici) per migliorare la resistenza alla solubilità e alle azioni degli acidi e degli alcali, la compattezza, la flessibilità, l’adesività. Per contro, gli additivi sintetici, se non dosati correttamente, possono causare la formazioni di sali solubili con rischio di efflorescenze, rigonfiamenti e rotture.

PRESA DELL’INTONACO
La presa dell’intonaco a base di calci aeree (calce idrata, grassello) avviene per evaporazione dell’acqua di impasto e, successivamente, per il processo di carbonatazione della calce, per cui l’idrato di calcio, a contatto con l’anidride carbonica dell’aria, si trasforma in carbonato di calcio. L’indurimento avviene per reazione endogena, dall’interno verso l’esterno. La presa dell’intonaco a base di calci idrauliche (calci idrauliche normali o artificiali in polvere, calci eminentemente idrauliche o artificiali in polvere, calci idrauliche artificiali pozzolaniche in polvere, calci idrauliche siderurgiche in polvere) che fanno presa anche in presenza di acqua, non è legata al processo di carbonatazione, bensì alla formazione, per idrolisi in soluzione acquosa, di silicati e alluminati. La presa dell’intonaco a base di gesso avviene a seguito della evaporazione dell’acqua di impasto, al successivo indurimento della polvere di gesso che riacquista le molecole perse durante la cottura della pietra naturale. La presa dell’intonaco a base di cemento avviene, ugualmente, a seguito dell’evaporazione dell’acqua, che produce il consolidamento e indurimento dell’impasto.

ADDITIVI
Gli additivi migliorano le proprietà e le caratteristiche dell’intonaco. I ritardatori e gli acceleratori di presa modificano la velocità di indurimento dell’intonaco. I plastificanti rendono le malte più viscose, omogenee e stabili; la maggiore richiesta di acqua rende però l’intonaco meno resistente meccanicamente, per cui ai plastificanti sono spessi associati additivi fluidificanti e acceleranti. Gli aeranti formano una struttura microalveolare che migliora il comportamento al gelo dell’intonaco. È ormai raro l’uso di additivi organici, utilizzati cioè allo stato naturale (l’albume, la caseina la colla animale ecc.); è invece frequente l’impiego di additivi sintetici (resine

TIPI DI INTONACI
Per gli intonaci interni si impiegano prevalentemente malte di calce aerea, di calce idraulica o di gesso; per gli intonaci esterni, per la maggiore funzione protettiva che devono assolvere, si impiegano malte di calce eminentemente idraulica, malta di cemento o malte bastarde. L’intonaco alla calce è molto permeabile al vapore, ha buona deformabilità, è poco impermeabile ma in grado di restituire l’acqua assorbita, ha un lungo tempo di indurimento, ha bassa resistenza meccanica, non è resistente al gelo, degrada facilmente per la cristallizzazione dei sali. È particolarmente indicato nei restauri di murature antiche per la elevata traspirabilità e per la compatibilità con il supporto in relazione ai valori del coefficiente di dilatazione termica. L’intonaco alla calce con moderata aggiunta di leganti idraulici è realizzato sostituendo a una parte di grassello una equivalente di legante idraulico (pozzolana e materiali a comportamento pozzolanico, cocciopesto). L’intonaco a base di leganti idraulici ha buona consistenza e bassa porosità. Nella realizzazione a più strati, la resistenza meccanica dei leganti impiegati deve diminuire man mano che si passa agli strati successivi. Il primo strato, se a base di cemento, non deve superare mm 3 di spessore; l’arriccio, composto di calce idraulica e cemento deve avere spessore di circa mm 15; l’ultimo strato, sottile, deve essere composto con calce idrata e cemento. L’uso eccessivo di cemento porta a un intonaco rigido, che evidenzierà rapidamente fessurazioni e distacchi; gli stessi rischi si avranno se il dosaggio del cemento nello strato di finitura sarà superiore a quello dei leganti aerei. L’intonaco a base di cemento dovrebbe impiegare cementi a basso contenuto di alcali, per evitare la cristallizzazione dei sali. È particolarmente indicato per locali umidi sotterranei, per fognature, pozzetti di raccolta, pozzi neri e, come impermeabilizzante, per vasche e serbatoi. È sconsigliabile l’uso di intonaco a base di cemento negli edifici storici a causa della sua scarsa porosità, che non consente la migrazione di acqua e vapore all’esterno; il coefficiente di dilatazione termica è inoltre troppo elevato rispetto a quello dei materiali antichi; infine, a contatto con intonaci tradizionali, sviluppa sollecitazioni dannose, a causa della elevata resistenza meccanica di questo tipo di intonaco rispetto a quello antico. dà luogo a un intonaco resistente e poco assorbente; l’aggiunta di 1/3 di grassello di calce rende l’intonaco più lavorabile e più assorbente.

INTONACI A BASE DI LEGANTI SINTETICI
Sono impiegati leganti polimerici composti da resine acriliche o viniliche disciolte in solventi, da granulati di marmo o silicati, da coloranti e additivi. Questi intonaci sono impiegati generalmente solo per lo strato di finitura offrendo una superficie molto compatta che, se da un lato garantisce una ottima impermeabilizzazione, dall’altro impedisce la migrazione del vapore attraverso la muratura. I cicli di formazione di condensa interstiziale e di eventuale gelo provocano rigonfiamenti dello strato superficiale di intonaco, fessure e distacchi. Sono quindi da escludere nei restauri e nelle murature tradizionali non solo per i motivi suddetti, ma anche per i diversi valori del coefficiente di dilatazione termica. Sono invece adatti nella protezione di strutture in cemento armato, dove il rischio di umidità proveniente dall’interno è ridotto al minimo, mentre è richiesta una protezione dall’esterno.

INTONACI A BASE DI GESSO
A causa della sua sensibilità all’umidità, l’intonaco a base di gesso è impiegato essenzialmente per interni. Ha capacità isolanti, fornisce una buona protezione al fuoco e, asciutto, presenta una superficie molto levigata. Non è adatto a ricoprire superfici in cemento per la elevata differenza del coefficiente di dilatazione dei due materiali (alto per il gesso, basso per il cemento) che causa distacchi e fessurazioni; non deve entrare in contatto con elementi di ferro, che sono aggrediti dal gesso. Gli intonaci a base di gesso si differenziano in relazione alla natura del gesso. L’intonaco a base di gesso semiidrato, detto intonaco di Parigi, impiega gesso il cui processo di idratazione non è completato; ha una presa estremamente rapida e risulta difficile la posa a mano. Aggiungendo additivi ritardanti si ottiene un intonaco a base di gesso semiidrato ritardato, di più facile stesura; questo intonaco è impiegato per il primo strato di aderenza e per lo strato di finitura. L’intonaco a base di gesso anidro è composto con gesso completamente disidratato. Ha un tempo di presa molto lungo e può essere lavorato sino a risultare lucido e levigato. Caratterizzato da elevata resistenza non deve essere applicato su superfici assorbenti: l’acqua d’impasto infatti, a causa del lento indurimento, può essere assorbita dalla struttura sottostante causando una idratazione prematura dell’intonaco. I tempi di presa possono essere regolati con additivi acceleranti, ottenendo un intonaco adatto a finiture resistenti e durevoli. Un intonaco a base di gesso impiegato per i primi strati può avere il seguente dosaggio: 1 parte di gesso e 1,5 di sabbia. Per lo strato di finitura il solo impiego di gesso

INTONACI SPECIALI
Fanno parte di questa categoria quegli intonaci, in genere premiscelati e preconfezionati, in cui la presenza di alcuni componenti nell’impasto (perlite, vermiculite, pomice, granulati plastici ecc.) garantisce particolari prestazioni. La preparazione può prevedere l’aggiunta di sabbia. Tra questi vi sono gli intonaci termoisolanti, ignifughi, fonoassorbenti, deumidificanti, impermeabilizzanti, consolidanti. La preparazione industriale garantisce qualità costanti e per quelli colorati in pasta, omogeneità di colori. La posa è rapida; possono essere impiegati in unico strato e applicati in due fasi; il secondo passaggio è applicabile già dopo 3 ore. Al fine di ridurre i fenomeni di fessurazioni, le caratteristiche meccaniche sono migliorate con l’impiego di fibre di vetro, di cellulosa, di polipropilene.

F 64

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI INTONACI

F.1. 20.
A.IONI Z

MODALITÀ DI ESECUZIONE
L’intonaco è applicato a strati. L’applicazione dei singoli strati deve avvenire dopo asciugatura di quelli precedenti e in condizioni meteorologiche costanti (5-30°C). Lo spessore complessivo è circa 1,5-2,5.cm Un intonaco ad alto contenuto di legante presenta buona aderenza, compattezza e lavorabilità; per contro è facilmente fessurabile per il forte ritiro e la scarsa deformabilità a rottura. Riducendo il contenuto di legante l’impasto diviene meno lavorabile, poroso e quindi permeabile all’acqua e presenta scarsa adesione al supporto. Per ovviare a tali inconvenienti è opportuno distinguere le funzioni, e quindi le ricette, dei singoli strati che costituiscono l’intonaco; l’impiego di calce facilita la lavorabilità dell’impasto; l’impiego di leganti idraulici e di opportuni additivi consente di integrare le diverse caratteristiche. La granulometria degli inerti si raffina passando dal primo strato a quello di finitura.Il primo strato di intonaco, chiamato rinzaffo, aggrappo o intonaco rustico, è realizzato con una malta bastarda (1 m3 di sabbia, 400 kg di calce idraulica o 0,5 m3 di grassello 100 kg di cemento); gli inerti sono grossolani, lo spessore dello strato ≥ 1 cm. Ha la funzione di assicurare l’aderenza dell’intonaco al supporto e deve pertanto essere lasciato rugoso. TAB. F.1.20./1 CLASSIFICAZIONE DEI VARI TIPI DI INTONACI BASATA SULLA NATURA DEI LEGANTI STRATO ALLA CALCE TRADIZIONALE cemento portland e calce idraulica MODERNO MINERALE cemento portland e calce idraulica MODERNO SINTETICO cemento portland e calce idraulica Nell’intonaco a tre strati, il rinzaffo, ad alto contenuto di cemento (500–600 kg), è molto sottile. Il secondo strato, detto stabilitura o arriccio può essere anche di finitura; in quest’ultimo caso è chiamato intonaco civile. Questo strato è realizzato con una malta a minore contenuto di cemento, per evitare le fessurazioni a seguito del ritiro del legante (1 m3 di sabbia, 400 kg di calce idraulica o 0,5 m3 di grassello, 30–50 kg di cemento). Gli inerti hanno granulometrie più raffinate di quelle impiegate per lo strato precedente. Nel caso sia di finitura, lo spessore complessivo non deve essere inferiore a 1,5.cm Il terzo strato, o corpo dell’intonaco, deve essere compatto e poco fessurabile. Ha funzione impermeabilizzante. La malta può essere di cemento (1 m3 di sabbia, 400–500 kg di cemento) o bastarda (1 m3 di sabbia, 300 kg di cemento, 150 kg di calce idraulica). Un ultimo strato, di finitura, deve impiegare malta dello stesso tipo di quella impiegata per lo strato precedente, ma con minore contenuto di cemento (300–400 kg di cemento, 150–250 kg di calce). TAB. F.1.20./2 COMPOSIZIONE DI INTONACO A BASE DI LEGANTI AEREI COMPONENTI PER LA MALTA inerti: • Sabbia grossa • Sabbia fina Calce in pasta ARRICCIO calce idrata cemento portland e calce idraulica cemento portland e calce idraulica cemento portland e calce idraulica Spessore 1° STRATO (parti in volume) 11 – 3 8-10 mm 2° STRATO (parti in volume) – 8 3 3-5 mm 3° STRATO (parti in volume) 9 – 3 10-20 mm FINITURA (parti in volume) – 10 3 3-4 mm

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

RINZAFFO calce idrata

G.ANISTICA
URB

TAB. F.1.20./3 COMPOSIZIONE DI INTONACO A BASE DI LEGANTI IDRAULICI FINITURA calce idrata cemento portland e calce idrata cemento portland calce idrata e calce idraulica polimero COMPONENTI PER LA MALTA inerti: • Sabbia grossa • Sabbia fina Cemento portland normale Cemento portland bianco Calce idraulica Calce idrata in polvere Spessore 1° STRATO (parti in volume) 12 – 0,5 – 1,5 – 8-10 mm 2° STRATO (parti in volume) – 12 – – 2,5 – 3-5 mm 3° STRATO (parti in volume) 12 – 0,5 – 2 1 12-15 mm FINITURA (parti in volume) – 12 – 1 – 3 3-5 mm

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

APPLICAZIONE DELL’INTONACO
L’intonaco viene applicato su una parete opportunamente preparata: deve risultare sufficientemente asciutta, pulita ed esente da difetti di costruzione, deve avere una superficie scabrosa per facilitare l’aderenza dell’intonaco. In assenza di quest’ultimo requisito è possibile bocciardare la superficie, fare delle striature, far sporgere la malta dai giunti dei mattoni, impiegare un primer (ad esempio l’acetato di polivinile), predisporre vere e proprie armature di sostegno all’intonaco, come griglie metalliche protette dall’ossidazione, in PVC, in legno, reti portaintonaco in fibra di vetro. La rete è particolarmente utile in corrispondenza dei giunti tra materiali diversi (ad esempio tra i pilastri e i cordoli in calcestruzzo e la muratura), dove le differenti dilatazioni dei materiali sottostanti l’intonaco provocherebbero sollecitazioni differenziate, tali da causare l’insorgere di fessurazioni e cavillature. La rete deve essere estesa per l’intera area soggetta a tale fenomeno. Le giunzioni della rete hanno sovrapposizioni per circa 10 cm. L’impasto, dopo essere stato preparato nel secchio, viene steso a strati. Il primo strato di rinzaffo viene proiettato energicamente a mano, o con attrezzature pneumatiche o meccaniche, e completato con la cazzuola. Il secondo strato, l’arriccio, viene passato quando ancora il precedente non ha completato la presa (da 3 a 7 giorni dopo) e dopo aver bagnato la superficie; può essere lasciato grezzo di proiezione, o compresso con il frattazzino o la cazzuola, o reso liscio con il frattazzo. L’ultimo strato di finitura deve essere compatto, levigato e perfettamente livellato; la superficie viene lavorata con strumenti diversi in relazione all’aspetto desiderato. Il fissaggio di un reticolo di poste precede l’applicazione dell’intonaco. Le poste sono frammenti di laterizio o pietra, dello spessore uguale a quello previsto per i primi due strati di intonaco, fissati alla parete con la stessa malta impiegata per l’intonaco. Un filo steso tra due poste conseguenti in verticale segna lo spessore di una striscia di malta, guida, che regolerà lo spessore definitivo dell’intonaco. Si procede a intonacare i campi tra strisce di malta verticali, controllando con il regolo la planarità dello strato rispetto alle guide. Per superfici curve il regolo è sostituito da opportune sagome appositamente preparate. È opportuno evitare rapide essiccazioni che porterebbero a eccessivo ritiro con conseguenti fessurazioni; a tale proposito è utile mantenere moderatamente umida la superficie per una settimana. Alla comparsa di piccole screpolature si passa alla lisciatura dell’intonaco mantenendo umida la superficie con un pennello bagnato. Per attuare un efficace collegamento tra campi di intonaco conseguenti (su pareti d’angolo o su una stessa parete) è necessario stendere l’intonaco del campo successivo prima che quello del precedente sia indurito. L’intonaco deve essere interrotto in corrispondenza dei giunti di dilatazione.

FIG. F.1.20./1 UTENSILI IMPIEGATI NELLA PREPARAZIONE E STESURA DELL’INTONACO

FRATTAZZO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

CAZZUOLA DA INTONACO SECCHIO

FRATTAZZINO

SPARVIERE O TAVOLETTA PORTA MALTA

SPARVIERE O PALETTA PORTA MALTA CAZZUOLA DA MURO O COMUNE FERRO DA STUCCO

CAZZUOLA DA STUCCO

CAZZUOLA METALLICA PER LISCIATURA E RASATURA

REGOLO

0. F.1.2 ACI N INTO

F 65

F.1. 20.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE INTONACI
➦ MODALITÀ DI ESECUZIONE
FINITURA

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

L’ultimo strato di intonaco può essere realizzato con inerti diversi e diverse tecniche di finitura per conferire aspetti particolari; prende il nome in questo caso di colla. Molto particolare è la colla di cocciopesto il cui impasto è costituito da calce e frammenti di mattoni, coppi o tegole (coccio) frantumati al mortaio (pesto). È adatta ad ambienti umidi rendendo la superficie impermeabile. La colla brodata o alla genovese impiega, insieme alla calce, la sabbia bianca, che conferisce un aspetto simile al marmo. È adatta ai rivestimenti esterni e non richiede la tinteggiatura. La colla di marmo o marmorina aggiunge alla calce la polvere di marmo frantumata al mortaio. Impiegata in strati sottili di 2-3 mm per favorire la carbonatazione, risulta molto simile esteticamente al marmo. La superficie può essere ulteriormente lucidata. La colla a stucco lucido è adatta sia per interno che per esterno. È una malta fine di grassello di calce aerea della migliore qualità, mista, come la precedente, a polvere di marmo molto sottile. Per lo strato di finitura la composizione è 1 parte in volume di grassello per 1 o 1,5 di polvere di marmo. Passata più volte, lisciata con panni umidi e sfregata con ferri caldi presenta, infine,

una superficie lucida e molto levigata. Integrata con polvere di marmi colorati e lavorata a encausto si presenta simile al marmo. Può anche essere colorata dopo la presa, prima dell’indurimento, con la tecnica dell’affresco. Per il trattamento a encausto le ultime mani sono trattate con cera vergine riscaldata a ferro che viene stesa ripetutamente con panni di lana, sino a ottenere un piano perfettamente lucido e liscio. La colla di travertino prevede l’impiego di travertino frantumato al mortaio, per emulare appunto un paramento in travertino. Stesa in spessori da 3 a 10 mm la superficie viene ulteriormente elaborata con graffiture. La finitura a ghiaietto prevede l’applicazione, su un intonaco di cemento ancora fresco, di inerti di granulometria compresa tra 5 e 10 mm. Si definisce intonaco a mezzo stucco quello formato da intonaco grezzo con malta fine di calce spenta e pozzolana, tirata a frattazzo e rifinito con uno strato di circa mm 2 di malta per stucchi, perfettamente levigata con il frattazzo metallico. Si definisce intonaco a stucco quello formato come il precedente ma con uno strato di finitura di circa 5 mm.

COLORITURA
I prodotti vernicianti sono le vernici le pitture, gli smalti. Le vernici sono prodotti trasparenti, privi di pigmenti; le pitture contengono pigmenti e cariche; gli smalti sono coprenti e hanno caratteristiche di brillantezza e resistenza agli agenti esterni. I componenti delle pitture nella produzione attuale sono: i leganti, i solventi, i pigmenti, gli additivi. I leganti sono polimeri o resine che consentono alla pittura di creare una pellicola asciutta e aderente al supporto. I solventi sono sostanze volatili in cui sono diluiti i componenti e facilitano l’applicazione del prodotto; per motivi ecologici e di sicurezza si tende a ridurre l’impiego di solventi a favore di leganti fluidi. I pigmenti sono polveri micronizzate che conferiscono il colore e il potere coprente. Gli additivi migliorano le caratteristiche del prodotto, come ad esempio l’essiccazione, la resistenza agli agenti esterni, la facilità di applicazione, la stabilità in barattolo. Le pitture sono monocomponenti quando sono pronte all’uso e la formazione della pellicola coprente avviene a seguito della evaporazione del solvente; sono bicomponenti quando è necessario miscelare due prodotti e la fissazione del colore avviene per reazione chimica tra i due componenti; questi ultimi sono prodotti molto resistenti. La coloritura dell’intonaco avviene secondo due modalità diverse: inserendo nell’impasto di finitura pigmenti o polvere di marmo o pietre, oppure sovrapponendo allo strato di finitura una tinta miscelata con un legante organico o inorganico cui è affidata l’adesione al supporto. I prodotti impiegati per la pittura all’esterno devono essere resistenti agli agenti atmosferici e il supporto deve essere pulito e spianato. Tinta a fresco (affresco) – È realizzata su intonaco tradizionale fresco, ma già consistente; lo strato di finitura dell’intonaco, liscio e non eccessivamente costipato, deve pertanto essere steso solo sulla superficie da tinteggiare. Il colore, infatti, penetra nell’intonaco e rimane fissato grazie al processo di carbonatazione della calce, che determina la presa e l’indurimento. Le parti di intonaco non raggiunte dalla tinta vanno quindi rimosse e sostituite con malta fresca. I colori impiegati, pigmenti a base di terre colorate naturali o di ossidi metallici, sono diluiti in acqua e stesi in una sola mano. Per avere maggiore effetto coprente, i pigmenti possono essere diluiti con acqua di calce o grassello diluito. Il metodo a fresco non consente ritocchi a meno di asportare l’intonaco essiccato e sostituirlo con malta fresca. La tinta viene passata a pennello. Tinta a calce (a secco) – Viene eseguita su intonaco tradizionale a calce, sia allo stato fresco che asciutto. La tinta a calce viene eseguita anche su intonaco di calce idraulica, risultando meno durevole, ma è incompatibile su intonaci di cemento, da cui si distacca facilmente. Sono impiegati pigmenti a base di terre naturali o di ossidi di ferro artificiali, diluiti in grassello di calce, che ha la funzione di legante e realizza l’adesione del colore al supporto. La percentuale di pigmenti nel grassello dovrebbe essere ≤ al 10% per evitare di ridurre la capacità adesiva del grassello. La stesura avviene a pennello in due o più mani. Sottoposta agli agenti atmosferici, la tinta a calce tende al dilavamento; pertanto nell’impasto si può aggiungere colla forte (di origine animale, caseina, olio di lino in emulsione), oppure si può proteggere la parete, dopo la completa asciugatura della tinta, con due mani di olio di lino cotto passato a pennello. Tinta a tempera o a colla – È adatta agli ambienti interni o pareti esterne protette dagli agenti atmosferici. I colori, di tipo artificiale o naturale, sono diluiti in un legante di tipo organico. Alle colle impiegate nel passato (di origine animale, vegetale ecc.) sono oggi sostituiti i prodotti pronti all’uso, che sono passati a pennello su un supporto ben pulito. La tinta a tempera, che consente un’ottima traspirazione della muratura, si adatta a qualsiasi tipo di intonaco interno. Tinta ai silicati – È molto resistente e adatta agli ambienti aggressivi; è compatibile con tutti gli intonaci porosi, ma non è indicata sul calcestruzzo poiché non lo difende dall’aggressione acida del biossido di carbonio. Su un intonaco precedentemente bagnato con acqua di calce, si applica il pigmento diluito in acqua. A completa asciugatura della tinta viene dato a spruzzo un composto fissante di silicato di sodio o potassio e acqua, nella proporzione di 1 a 2, che penetra nei pori dell’intonaco fissando il colore. Tinte viniliche o acriliche – Sono pitture organiche a base di resine sintetiche viniliche o acriliche. Sono molto coprenti e impermeabilizzanti, ma la parete risulta poco traspirante. Il prodotto può essere passato a pennello, a rullo, a macchina.

FIG. F.1.20./2 SIMBOLI DEI PRINCIPALI AVVISI DI RISCHIO APPLICATI SUI PRODOTTI VERNICIANTI (Direttive CEE 1989/677, 1991/338, 1991/339)
INFIAMMABILI: sono prodotti che a contatto con l’aria e a temperatura possono infiammarsi; ovvero possono facilmente infiammarsi per azione di una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo l’allontanamento della sorgente di accensione. TOSSICI: sono prodotti che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi gravi, acuti o cronici e anche la morte. NOCIVI: sono prodotti che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi di gravità limitata.

F

T

Xn

C

FACILMENTE INFIAMMABILE

TOSSICO

NOCIVO

CORROSIVO

F+

T+

Xi

CORROSIVI: sono prodotti che, a contatto con i tessuti vivi, possono esercitare su di essi un’azione distruttiva. IRRITANTI: sono prodotti che, pur non essendo corrosivi, possono produrre, al contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle e le mucose, una reazione infiammatoria.

ESTREMAMENTE INFIAMMABILE

MOLTO TOSSICO

IRRITANTE

F 66

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTI LAPIDEI

F.1. 21.
A.IONI Z

MARMI E PIETRE: DENOMINAZIONI E CARATTERISTICHE
TAB. F.1.21./1 MARMI E PIETRE: DENOMINAZIONE, PROVENIENZA, COLORAZIONE, CARATTERISTICHE DENOMINAZIONE PIEMONTE Granito bianco del Montorfano e di Mergozzo Granito bianco di Alzo Graniti roseo e rosso di Baveno, del Mottarone, di Omegna Sienite della Balma (o Granito della Balma o di Biella) Diorite di Anzola (o Granito nero di Anzola) Diorite di Malanaggio (o Gneiss di Malanaggio) Verde di Varallo Versante meridionale e orientale di Montorfano (Novara) bianca grigia tessitura minuta e porfiroide compatto, resistente LOCALITÀ DEI GIACIMENTI COLORAZIONE COMPLESSIVA PROPRIETÀ E CARATTERISTICHE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

Alzo (sponda occidentale del lago di Orta) più chiara della precedente versante orientale del monte Camoscio (Novara) rosa pallido e rosso mattone

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

Valle d. Cervo (Vercelli) alla Balma; grigia-violetta Campiglia S. Paolo Cervo, Rosazza, Oropa Media Val Toce, presso Ornavasso (Novara) Bassa Val Chisone (Pinerolo) Val Sesia (Vercelli) nera leggermente punteggiata di bianco grigia con lenti scure e rare vene bianche quarzitiche serpentina verde scuro striata di bianco macchie a varie tonalità di verde e venature bianche ricorda il verde greco tessalico più cupa della precedente verde scuro, con reticolato di vene bianche di calcite, o omogenea verde-giallognola con sottili venule bianco verdi bianca con tenue colorazione carnicina e rosata dal bianco al rosa carnicino puro o macchiata e anche zonata di grigio bianca venata

resistente, lavorabile, lucidabile

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,
tipo a frantumazione vasta

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

Verde Champ de Praz (Verde damascato Presso Mongiove (Aosta) delle Alpi, Serpentino verde mare) Verde antico Italia di Chatillon Verde Cipresso di Chatillon Verde di Cesana Regione Saint Denis presso Chambave Regione Saint Denis presso Chambave Cesana Torinese (Cuneo)

G.ANISTICA
URB
calcare cristallino lavorabile e lucidabile cristallino e compatto di varia grana scarsa produzione
F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC

Marmo di Candoglia Marmi di Valle Strona (Bianco grigio rosato, Bianco perla, Grigio) Marmo di Varallo Bardiglio di Valdieri Cipollino dorato di Valdieri Cipollino verde di Valdieri Nero di Boves Diaspro rosso di Garessio Broccatello di Rusca “fior di pesco” Breccia policroma di Gozzano Breccia di Arona Gneiss del Sempione o d’Antigorio (Granito del Sempione o Serizzo) Gneiss di Bussoleno (o di S. Giorgio) Gneiss di Luserna Verde Roja o Pietra di Roja Quarzite di Barge o Bargiolina

Candoglia (Novara) presso Omegna (Novara). Cave di Massiola e Sambughetto Civiasco, Varallo (Vercelli) S. Lorenzo di Valdieri (Cuneo) S. Lorenzo di Valdieri (Cuneo) S. Lorenzo di Valdieri (Cuneo) Boves (Cuneo) Villarchiosso presso Garessio (Cuneo)

grigio cenere e grigio ferro con sottili vene saccaroide a grana minuta, lucidabile sfumate bianche giallo rosato con zone serpeggianti viola pallido con fitte zone di verde pallido materiale non schistoso di grana fine, traslucido

elementi rosso accesi su pasta rosso chiara

a sud del lago di Orta (Novara) Lago Maggiore presso Domodossola (Caddo, Preglio) e nella Valle d’Antigorio (Novara) Valle di Susa A sud di Pinerolo (Novara) Valle Roja (Cuneo) Monte Bracco vicino a Saluzzo

bianca e rosso cupo giallo rosato di varia tonalità, a seconda dei luoghi di escavazione bianco-grigia cinerea, grigia, giallognola verde olivo, abbastanza uniforme a seconda degli strati (bianchiccia, grigia, cenere, giallo-dorata) tessitura porfiroide e granitoide, lucidabile poco micaceo, lucidabile minuto quarzoso resistente, poco lucidabile quarzite schistosa resistentissima, inalterabilità chimica

LOMBARDIA Botticino Bianco di Musso Nero di Varenna Nero Gazzaniga (Nero d’Italia) Nero Nube Gazzaniga Botticino Mattina e Botticino Sera (Brescia) calcare bianco Falde del Monte Fratte presso Musso (riva occidentale del lago di Como) Varenna (Como) Gazzaniga (Bergamo) Gazzaniga (Bergamo) colore bianco puro nella parte alta e fondo azzurrognolo nella parte bassa nera, in taluni casi striata di bianco perfettamente nera o di un nero meno intenso con sottili venature bianche, macchie di colore marrone molto saldo, lucidabile, senza macchie o vene
0. F.1.2 ACI N INTO 1. F.1.2 IMENTI T RIVES EI LAPID

grana fine omogeneo, saldo, di facile lavorazione, molto resistente alla gelività saccaroide bianco, grana fine nella parte alta, varia nella bassa; facilmente lucidabile

F 67

F.1. 21.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE RIVESTIMENTI LAPIDEI
➦ MARMI E PIETRE: DENOMINAZIONI E CARATTERISTICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

➦ TAB. F.1.21./1 MARMI E PIETRE: DENOMINAZIONE, PROVENIENZA, COLORAZIONE, CARATTERISTICHE DENOMINAZIONE ➦ LOMBARDIA Onice dorato Gazzaniga Marmi rosa e grigi della Val Seriana Pietre di Viggi e di Saltrio Pietra di Moltrasio Gandino Ardesio (Bergamo) Viggi e Saltrio (Varese) Bacino inferiore occidentale del Lago di Como Trezzo sull’Adda e Brembate (Bergamo) grana fine, con poco ciottolame struttura grossolana con ciottoli di diverso colore Val Mera (Sondrio) Valmasino e presso Vogogna (Sondrio) biancastra grana media, molto resistente il primo a grana grossa, il secondo più fine e talora tabulare; non facilmente lucidabile rispettivamente rosa variegato e bigia morata tonalità chiare, grigie, paglierine resistente agli agenti atmosferici adatto a fine levigatura senza giungere alla lucidatura LOCALITÀ DEI GIACIMENTI COLORAZIONE COMPLESSIVA PROPRIETÀ E CARATTERISTICHE

Ceppi di Trezzo d’Assa e di Brembate: • Ceppo Gentile • Ceppo Mezzano e rustico Granito di S. Fedelino Ghiandone e Serizzo di Valmasino e di Vogogna Serpentino di Sondrio Diorite della Valcamonica Porfido Rosso e Sanguigno di Como Porfiroide di Cuasso al Monte Porfido del Gleno

Caspoggio, Torre S. Martino, Dubino (Sondrio) varie località della media Valcamonica (Brescia) Introbio (Como) e Rogno (Bergamo) presso Cuasso al monte (Varese) Darfo, Angolo, Biemmo (Brescia) granito rosso porfiroide rossa cupa sanguigna o grigia verdastra nera punteggiata di bianco granitoide ad alta resistenza

Serpentino della Val Malenco e di Como Chiesa e Lanzada (Sondrio) VENETO Marmi di Lasa: presso Lasa prevalgono i tipi bianchi e le tonalità chiare calcare cristallino a struttura saccaroide, frattura lucente, grana piuttosto grossa, perfettamente lucidabile, elevata resistenza alla gelività

• Statuario Superiore • Statuario Corrente • Bianco unito • Bianco venato Marmi colorati del Trentino: • Giallo fiammato • Rosso di Fai Rossi di Verona: • Broccatello • Broccato • Mandorlato • Brecciato (Breccia orientale rosa, Breccia rosata, Rosa del Garda) • Persichino Giallo imperiale Marmi di Asiago: • Giallo • Lumachella gialla • Biancone bianca con poche e chiare venature presso Asiago e paesi vicini Selva di Pragno macchie rosse più ampie unite da un reticolato sanguigno macchie più chiare e fondo più tenue tonalità che passano dal roseo al rosso vivo, dal rosso screziato di giallo al rosso fegato S. Ambrogio Valpolicella, Caprino, Grezzana Valpantena macchie rosse su fondo sanguigno struttura nodulare tra Folgaria-Mori e Arco, Mori fondo bianco azzurrognolo e venature grigio piombo ben marcate

F 68

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTI LAPIDEI

F.1. 21.
A.IONI Z

DENOMINAZIONE Marmi di Chiampo: • Chiampo perla e Chiampo perlato • Mandorlato • Chiampo porfirico Pietra di Vicenza (o Pietra tenera o Pietra morta) Marmi del Bellunese: • Fior di pesco carnico • Madreperla delle Alpi Marmi di Verzegnis: • Corallino • Noce radica • Macchia di Verzegnis • Rosso porfido (porfido chiaro scuro, vermigliato, fiorito) Neri del Carso: • Nero Unito, detto anche Paragone • Nero nube Forni Voltri

LOCALITÀ DEI GIACIMENTI Valle di Chiampo

COLORAZIONE COMPLESSIVA

PROPRIETÀ E CARATTERISTICHE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

tinta lattea generalmente senza venature a punteggiature color rosso vivace

Varie località dei Colli Berici

calcare grossolano

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

Cima Lavinzola (Udine) rosa vivace aspetto legnoso rossa e rossiccia con macchie e vene bianche rossa cupa con punteggiature bianche calcari cristallini bituminosi Cave del Vallone (Trieste) Scherbina e Sesana (Trieste) generalmente grigiognoli con fossili bianchi e neri tinta classica con sottili vene nere colorazione zonata giallo rossastra violacea, rosso bruna, rosso grigia-rosa non porosi, lucidabili resistente alle intemperie, lucidabile colore nero tendente all’avana

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

Marmi di Aurisina (qualità varie: chiara, Aurisina (Trieste) granitella, fiorita, macchiata ecc.) Orsera (qualità varie: bianco, avorio) Alabastro calcareo (o Stalattite gialla e rossa del Carso) Porfidi Trachite LIGURIA Portoro (Portoro a macchia grande o a macchia fine) Bianco e Nero di La Spezia Persichino di Nava Pietra di Finale Arenarie Pietra di Voltri Verde Polcevera Rosso di Levanto Ardesia TOSCANA Marmi Apuani: Bianco chiaro Bardiglio (Comune, Chiaro, Cappella, Imperiale ecc.) Statuario (Polvaccio, Bianco Altissimo, Scaglia) Paonazzo Paonazzetto varie località del Carrarese e del Massese varie località del Carrarese Cave Carraresi nel Massese e nel Carrarese Carrara è il centro principale Finale Ligure (Savona) varie località della Liguria orientale Acquasanta, Pegli, Cogoleto (Genova) Pietralavezzara in Valpolcevera Monte Vergè (La Spezia) varie località in provincia di Genova Orsera (presso Parenzo, Pola) Duino, Aurisina, Visogliano, Sgonigo Trentino Alto Adige Colli Euganei

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

Monte S. Croce, Muzzerone, Portovenere fondo cupo a macchie giallo-dorate (La Spezia) o giallo-rosa Monte S. Croce, Muzzerone, Portovenere nera o grigia con macchie (La Spezia) e vene biancastre

giallo-rosa o roseo-carnicina

aspra al tatto, tessitura granulosa, dura, resistente ottime, cementate da silice dura e tenace

verde chiara con grosse vene bianche fondo rosso-sanguigno con inclusioni verdi e reticolato bianco di calcite grigio cupa o quasi nera ottima qualità

bianco-grigia

caratteri e aspetti secondo località, struttura saccaroide, grana più o meno fine

grigio-azzurra, variamente venata con toni più o meno cupi straordinaria bianchezza fondo giallo-avorio con macchie e vene violacee e verdastre fondo più chiaro del precedente e macchie fini

molto apprezzabile; il Bardiglio imperiale è a grana fine omogeneità e purezza materiale pregiato
1. F.1.2 IMENTI T RIVES EI LAPID

F 69

F.1. 21.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE RIVESTIMENTI LAPIDEI
➦ MARMI E PIETRE: DENOMINAZIONI E CARATTERISTICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

➦ TAB. F.1.21./1 MARMI E PIETRE: DENOMINAZIONE, PROVENIENZA, COLORAZIONI, CARATTERISTICHE DENOMINAZIONE ➦ TOSCANA Fior di Pesco o Persichino Cipollini (Zebrino Arni, della Versilia, del Cardoso Verde Apuano, Arabescato) Brecce e Mischi: • Breccia Stazzema • Breccia Medicea • Skyros d’Italia • Breccia Corchia • Breccia Capraia • Rosa corallo Bardiglio Fiorito Bardiglio Tigrato Portoro Marmi di Camaiore: • Rosso unito • Rosso violaceo Giallo di Siena Rosso di Roccalbegna (o Rosso perlato Amiata) Portasanta Nero Montieri Arenarie: • Pietra serena o Macigno • Pietra forte Alabastro agata Verde di Prato Travertino Granito dell’Elba Granito del Giglio Trachite MARCHE Arenarie Travertino UMBRIA Marmi grigi e neri LAZIO Travertino Tufo litoide Pozzolana Peperino Lave Trachite Pietra di Subiaco o Affilana Marmo di Cottanello varie località varie località numerosissime cave numerosissime cave numerosissime cave Tolfa e Vito presso Subiaco Cottanello (Rieti) bianca rosso pallido con venature bianche calcare semicristallino dal bianco latte al grigio giallognolo varie colorazioni varie colorazioni calcare leggermente spugnoso leggero e resistente conglomerato vulcanico Varie presso Pesaro, Ancona e Ascoli Piobbico (Pesaro) varie località Galluzzo e Regello (Firenze) Volterra Prato (Cave del Monteferrato) Rapolano (Siena) Secchetto e Grottamargherita (Campo) Isola del Giglio Abbadia S. Salvatore, Castiglion d’Orcia, Roccastrada grigio cilestrina grigia, a volte a fondo grigio-marrone e macchie azzurre colore e venature simile all’agata verde scura nocciola chiaro rosato fondo rosa chiaro fondo rosa chiaro composizione e strutture varianti da luogo a luogo resistente alle intemperie e lucidabile poroso polimentabile, in grandi blocchi grana fine e grana grossa compatta, dura, resistente alle intemperie Montagnola senese Roccalbegna (Grosseto) presso Gavorrano (Grosseto) Montieri rosso carico sfumato in carnicino zonato a chiazze bianche e rosse irregolari con piccole vene dal grigio al paonazzo tendenza grigiastra grana fine e compatta, aspetto ceroide grana ceroide, resistente, lucidabile assume un bel polimento Versilia Stazzema Monte Corchia nella Versilia Monte Corchia nella Versilia Monte Corchia Capraia Arnetola (Lucca) Versilia Versilia Carrarese e Versilia Camaiore (Lucca) Metato fondo statuario annuvolato e macchie grigie, violacee e verdastre fondo bianco rosato e venature rosso-violacee fondo grigio chiaro con sottili venature grigio nere fondo cinerognolo e macchie grigio scure e nere grigio cupa e venature gialle piccole escavazioni inclusi bianco-giallastri o azzurrognoli e cemento dal violaceo al roseo Elementi bianco arancio, gialli e grigi con cemento viola scuro Elementi bianchi rosa e gialli con pasta viola-roseo molto salda vivace effetto policromo fondo statuario con screziature rosso-violacee dal bianco cinereo al verdognolo con zonature verdastre compatta LOCALITÀ DEI GIACIMENTI COLORAZIONE COMPLESSIVA PROPRIETÀ E CARATTERISTICHE

F 70

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTI LAPIDEI

F.1. 21.
A.IONI Z

DENOMINAZIONE ABRUZZO Marmi di Avezzano MOLISE Pietre del Molise Arenaria CAMPANIA Lave Tufo Piperno Tufo giallo Trachite Pozzolana Marmi di Vitulano: • Uria rossa • Uria grigia PUGLIA Pietra di Trani (Puro, Perlato, Cocciolato, Ondagato ecc.) Calcare bianco Pietra di Gioia del Colle Pietra di Bisceglie Pietra di Lecce Tufo Mazzaro Gentile Colorati del Gargano: • Palombino Pozzolana BASILICATA Marmo e Breccia di Pisticci Lava Pozzolana CALABRIA Calcari rosati di Catanzaro Oficalci verdi di Corica o di Amantea Verdi di Gimigliano Graniti Porfidi di Catanzaro SICILIA Rosso Alcamo Pietra Misca dell’Erice Rosso Fiorito di S. Vito Giallo Segesta Calcare Rosso Lave Basalto Pomice SARDEGNA Calcari arenacei e calcari corallini Diaspri (vari colori) Granito della Maddalena Granito di Terranova Pausania

LOCALITÀ DEI GIACIMENTI

COLORAZIONE COMPLESSIVA

PROPRIETÀ E CARATTERISTICHE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

Avezzano

biancastra

Campobasso Teramo e Campobasso

bianca uniforme

media tenacità e resistenza

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF
grigie e verdastre fondo grigio con macchie più scure granuloso, poroso

varie località provincia di Napoli provincia di Napoli Quarto e Monte Olibano (Napoli) Bacoli, M. di Procida Vitulano e Cautano (Benevento)

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

incoerente, cinerea

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

cave tra Trani e Andria tra le Murge e l’Adriatico provincia di Bari provincia di Bari provincia di Lecce, Taranto, Brindisi numerosissime cave

tende al giallognolo bianchissima con rare macchie grigie bianco giallastra bianco giallastra bianco giallastra

compatta, omogenea, cristallina, lavorabile compatto e facilmente lavorabile in grandi dimensioni facilmente lavorabile lavorabile, compatta grana uniforme, dura, resistente, lavorabile poroso, leggero, consistente, resistente

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

come il Fior di Pesco Provincia di Bari

Pisticci (Matera) Vulture Vulture grigio scura

provincia di Catanzaro Amantea (Cosenza) Gimigliano (Catanzaro) versanti ionico e tirrenico della Calabria presso Catanzaro verde con vene bianche verde con vene bianche

Alcamo (Trapani) Monte Erice (Trapani) Monte S. Giuliano (Trapani) Margana (presso Segesta) Taormina e S. Marco di Aluzio Etna Provincia di Catania e Siracusa Isola Lipari

rosso cupa grigia con macchie bianche rossa, venata di bianco giallo passerino rameggiata

lucidabile lucidabile

di difficile segatura

grigio cenerina

spugnosa, leggera

presso Cagliari Isola S. Pietro giallorossa

resistenti, non lucidabili piccole dimensioni fine, compatto
1. F.1.2 IMENTI T RIVES EI LAPID

provincia di Sassari

giallastra, rosea, violacea

F 71

F.1. 21.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE RIVESTIMENTI LAPIDEI
CLASSIFICAZIONE E CARATTERISTICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

La norma UNI 8458 classifica i prodotti lapidei impiegati in edilizia, sotto forma di elementi con dimensioni predeterminate. Le rocce ornamentali e da costruzione sono raggruppate in quattro categorie commerciali. Marmo (termine commerciale) Roccia cristallina, compatta, lucidabile, da decorazione e da costruzione, prevalentemente costituita da minerali di durezza Mohs dell’ordine di 3-4 (quali calcite, dolomite, serpentino). A questa categoria appartengono: i marmi propriamente detti (calcari metamorfici ricristallizzati), i calcefiri, i cipollini, i calcari, le dolomie e le brecce calcaree lucidabili; gli alabastrini calcarei, i serpentini, le oficalci. Granito (termine commerciale) Roccia fanero-cristallina, compatta, lucidabile, da decorazione e da costruzione, prevalentemente costituita da minerali di durezza Mohs dell’ordine di 6-7 (quali quarzo, feldspati, feldspatoidi). A questa categoria appartengono: i graniti propriamente detti (rocce magmatiche intrusive acide fanero-cristalline, costituite da quarzo feldspati, sodio-potassici e miche); altre rocce magmatiche intrusive (dioriti, granodioriti, sieniti, gabbri ecc.); le corrispondenti rocce magmatiche effusive, a struttura porfirica; alcune rocce metamorfiche di analoga composizione come gneiss e serizzi. Travertino Roccia calcarea sedimentaria di deposito chimico con caratteristica strutturale vacuolare, da decorazione e da costruzione; alcune varietà sono lucidabili. Pietra (termine commerciale) Roccia da costruzione e/o decorazione, di norma non lucidabile. A questa categoria appartengono rocce di composizione mineralogica molto varia, non inseribili in nessuna classificazione. Esse sono riconducibili a uno dei due gruppi seguenti: rocce tenere e poco compatte. Esempi del primo gruppo sono: varie rocce sedimentarie (calcareniti, arenarie a cemento calcareo ecc.) varie rocce piroclastiche (peperini, tufi ecc.); al secondo gruppo appartengono le pietre a spacco naturale (quarziti, micascisti, gneiss lastroidi, ardesie ecc.) e talune vulcaniti (basalti trachiti, leuciti ecc.). Il comportamento meccanico dei materiali lapidei è determinato dalle seguenti caratteristiche: il carico a rottura a compressione semplice e dopo gelività, il carico a rottura a trazione indiretta mediante flessione, il modulo di elasticità, il coefficiente di dilatazione termica lineare, il coefficiente di imbibizione. È consigliabile che la fornitura del materiale lapideo sia accompagnata dalla dichiarazione dei valori medi delle seguenti caratteristiche, valutate secondo la norma UNI 9724: massa

volumica reale e apparente, coefficiente di imbibizione della massa secca iniziale, resistenza a compressione, resistenza a flessione e resistenza all’abrasione, misurata, quest’ultima, secondo le disposizioni del RD 19 novembre 1939 n.2234. Il rivestimento in materiale lapideo (UNI 8458, DIN 18515-16) è molto resistente, durevole e, se posto in opera correttamente, non richiede frequenti interventi di manutenzione periodica. Sono poco adatti i materiali a struttura non omogenea e incoerente come alcuni calcari, i materiali contenenti pirite o solfato, quest’ultimi solubili in acqua, le brecce o le oficalci; risultano invece adatti all’impiego in esterno i materiali a struttura compatta e cristallina, come il bianco di Carrara, i graniti e i travertini. Le lastre possono avere finitura superficiale molto diversificata: arrotata, levigata, lucidata, bocciardata, fiammata, spuntata, gradinata. Le superfici poco porose e compatte sono più resistenti alla azione aggressiva degli agenti atmosferici e ambientali. Lo spessore delle lastre deve essere proporzionato alle loro dimensioni: lastre di grande dimensione richiedono spessori elevati per resistere alle dilatazioni strutturali: per i marmi è opportuno che lo spessore non sia inferiore a 3-4 cm; per le pietre 6 cm. Per evitare la rottura o il distacco delle lastre è necessario assecondare le dilatazioni strutturali dell’edificio e quelle del rivestimento. Riguardo alle prime, i giunti strutturali, pur se coperti da rivestimento, devono essere lasciati liberi. Riguardo al rivestimento le lastre sono montate generalmente con giunti orizzontali aperti (6 mm) o con giunti orizzontali chiusi, prevedendo il giunto aperto (15-20 mm) in corrispondenza dei marcapiani; i giunti verticali devono avere interasse ≤ 6 m. I materiali lapidei sono anche impiegati in sottili lastre (3-5 mm) integrate a pannelli sandwich o a pannelli con struttura alveolare, di cui costituiscono la superficie esterna, risultando nel complesso molto resistenti e leggeri, in particolare sulle grandi dimensioni. I prodotti lapidei agglomerati (UNI 10330), chiamati comunemente pietre ricomposte, sono anch’essi caratterizzati da elevati valori di resistenza e compattezza; sono realizzati con un impasto di microgranuli di porfidi, graniti, marmi e cementi bianchi ad alta resistenza, su uno strato di calcestruzzo. Questo sistema consente ampia varietà cromatica. Il sistema Precast è una tecnica di prefabbricazione di pannelli, di grandi dimensioni, rivestiti in pietra naturale (marmo o granito); il rivestimento lapideo è collegato a un supporto di irrigidimento (cemento armato, cemento alleggerito, telaio metallico) tramite collegamenti di tipo meccanico, chimico o misto. Un metodo alternativo prevede che la lastra, con spessore di circa 30 mm, sia ancorata a una intelaiatura metallica galvanizzata a caldo; l’intelaiatura viene poi agganciata alla struttura dell’edificio mediante sostegni di acciaio inossidabile o alluminio. Quest’ultimo sistema deve prevedere il completamento della parete per assicurare le necessarie condizioni di comfort.

FIG. F.1.21./1 PRINCIPALI LAVORAZIONI DEI BORDI DELLE LASTRE E GIUNZIONI D’ANGOLO – TERMINOLOGIA
SCURETTO SPIGOLI BISELLO (o smusso) SPIGOLI VIVI

QUARTOBUONO

A BATTENTE

CON BISELLO (o “via il vivo”) via vivo

superficie bocciardata

BUGNATO

>=3 cm 3 >=1cm 1cm

TESTA SPESSORE LU NG HE ZZ A

CON VISTA RISVOLTATA “SPESSORATA SPESSORATA” (con scuretto sulla lastra)

CON VISTA RISVOLTATA “SPESSORATA SPESSORATA” (con scuretto sulla costa)

COSTA STONDATA (mezzo toro o becco di civetta)

FACCIA A VISTA O PARAMENTO DIETRO O SPIGOLO COSTA ANGOLO

F 72

LARGHEZZA

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTI LAPIDEI

F.1. 21.
A.IONI Z

FIG. F.1.21./2 PRINCIPALI DISPOSIZIONI DELLE LASTRE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
DISPOSIZIONE A CORTINA NELLA CONNESSIONE D ANGOLO VERTICALE, D’ANGOLO indicata per elementi a grande spessore ELEMENTI LAVORATI “A GRANA GROSSA CON “CORDELLA A GROSSA” CORDELLA” LISTELLI A SPACCO RUSTICO, A SEZIONE RETTANGOLARE E A TESTA TRANCIATA

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

GIUNTI BISELLATI ORIZZONTALI E VERTICALI ALLINEATI O DISPOSIZIONE A SORELLE

GIUNTI BISELLATI ORIZZONTALI ORIZZONTALI, VERTICALI SFALSATI

ELEMENTI RETTANGOLARI DI VARIA DIMENSIONE CON LATI REFILATI A SEGA E FACCE LISCE

ELEMENTI RETTANGOLARI DI VARIA DIMENSIONE CON LATI NON REFILATI E FACCE A SPACCO O BOCCIARDATE

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

RICORSI ORIZZONTALI EVIDENZIATI SISTEMA PRECAST

RICORSI ORIZZONTALI E VERTICALI EVIDENZIATI LASTRA LAPIDEA 30 mm LASTRA LAPIDEA

ELEMENTI CON GIUNTI VERTICALI ALLINEATI INTERROTTI DA FASCE IN MASSELLI RETTANGOLARI DI DISTRIBUZIONE DEL PESO GRAFFA IN ACCIAIO INOX

ELEMENTI A “OPUS INCERTUM OPUS INCERTUM” CON LATI TRANCIATI

ANCORAGGIO SUPERIORE ANCORAGGIO SUPERIORE PARTICOLARE DELLA GRAFFA IN ACCIAIO INOX

TAB. F.1.21./2 COMPOSIZIONE DELLE MALTE DI IMBOTTITURA
PIASTRA METALLICA PIASTRA DI CALCESTRUZZO ARMATO ANCORAGGIO INFERIORE PIASTRA METALLICA ANCORAGGIO INFERIORE PANNELLO IN CALCESTRUZZO ARMATO

SABBIA (mc) Malta di cemento ad alta resistenza Malta normale di cemento Malta bastarda di calce e cemento 1,00 1,00

CEMENTO 425 (kg) 500 –

CEMENTO 325 (kg) – 500

ACQUA (L) 150 150
1. F.1.2 IMENTI T RIVES EI LAPID

PROFILATO METALLICO

I componenti: cemento 325, calce grassa, sabbia e acqua sono variamente dosati secondo le esigenze

F 73

F.1. 21.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE RIVESTIMENTI LAPIDEI
ANCORAGGIO DELLE LASTRE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

Qualsiasi sistema di ancoraggio previsto deve garantire un’adeguata resistenza meccanica per sopportare il peso proprio e del rivestimento, deve resistere alla corrosione e consentire le necessarie regolazioni in fase di montaggio; devono essere evitate incompatibilità termiche, chimiche o elettriche con i materiali costituenti gli strati sottostanti. L’ancoraggio della lastra avviene mediante zanche metalliche e malta (sistema tradizionale) o staffe e profili adeguatamente ancorati al supporto che lasciano la lastra indipendente dalla parete retrostante. Gli ancoraggi possono essere di tipo puntiforme, lineare, continuo, a telaio (cfr. F.1.25.). Se l’ancoraggio è posizionato sui giunti verticali o orizzontali, la lastra deve presentare sui bordi delle scanalature atte ad accogliere il terminale della zanca o della staffa; se è realizzato sul retro, la lastra viene opportunamente forata con più fori passanti o non passanti.

Il carico che grava sugli ancoraggi è dato dal peso della porzione di lastra interessata (per gli ancoraggi nei giunti verticali, ad esempio, il carico di ancoraggio su ogni lato è dato dal peso delle due metà lastre adiacenti) e dalla spinta del vento, funzione, quest’ultima, dell’altezza dell’edificio (10012 CNR). La posa a giunto chiuso è adatta a rivestimenti di ridotte superfici e di altezza limitata e, comunque, ai sistemi di posa tradizionali; quella a giunto aperto (larghezza del giunto 6 mm) consente maggiori tolleranze di assestamento degli ancoraggi e l’assorbimento di movimenti differenziali delle lastre. Durante la posa in opera deve essere verificata la corretta esecuzione dei giunti, il loro allineamento, la complanarità, se prevista, degli elementi che costituiscono il rivestimento. Il sistema di rivestimento e di ancoraggio deve assicurare un buon comportamento termico, la tenuta all’acqua e non deve essere fonte di rumore a causa di pioggia o vento.

FIG. F.1.21./3 RIVESTIMENTO CON IMBOTTITURA DI MALTA E CEMENTO: SISTEMI PUNTIFORMI
IMBOTTITURA DI MALTA MORBIDA O BOIACCA SEMIFLUIDA COLATA NELL'INTERCAPEDINE IMBOTTITURA DI MALTA MORBIDA O BOIACCA SEMIFLUIDA COLATA NELL’INTERCAPEDINE NELL INTERCAPEDINE

30

30

÷100 mm 100 25 50 MALTA DI ANCORAGGIO CON SABBIA E CEMENTO ADDITIVATO CON RESINA EPOSSIDICA O CEMENTI AUTOESPANSIVI 20 ZANCHE IN FILO DI ACCIAIO TONDO Ø 5 (inox AISI 316) ZANCHE IN FILO DI ACCIAIO TONDO Ø 5 (inox AISI 316)

÷100 mm 100 50 120 mm IMBOTTITURA DI MALTA MORBIDA O BOIACCA SEMIFLUIDA COLATA NELL’INTERCAPEDINE NELL INTERCAPEDINE 20

50 GIUNTO CHIUSO SIGILLATO CON MALTA ZANCHE DI ACCIAIO PIATTE 5 x 20 mm

20 ZANCHE DI ACCIAIO PIATTE 5 x 20 mm

50

÷120 mm 120 50

È consigliabile lasciare, in corrispondenza dei solai, un giunto orizzontale aperto, sigillato con guarnizioni elastiche

FIG. F.1.21./4 MODALITÀ DI REALIZZAZIONE DEL GIUNTO APERTO
MASTICE SIGILLANTE INTERCAPEDINE MASTICE SIGILLANTE INTERCAPEDINE

5 mm
Ø5

20 mm 150 mm 70 mm 5 20 mm

ZANCA RITORTA DI ACCIAIO PIATTO, da murare a cemento, impiegata nei rivestimenti a camera d aria senza impiego d’aria di imbottitura di malta

GUARNIZIONE DI MATERIALE ELASTICO (neoprene) ZANCA SPECIALE PER GIUNTO DI DILAZIONE ORIZZONTALE

GUARNIZIONE DI MATERIALE ELASTICO (neoprene) ZANCA DOPPIA SPECIALE PER GIUNTO DI DILATAZIONE VERTICALE

F 74

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTI LAPIDEI

F.1. 21.
A.IONI Z

FIG. F.1.21./5 MODALITÀ DI FISSAGGIO CON SPINE ELASTICHE, PERNI, PIASTRE
SPINA ELASTICA PER IL FISSAGGIO DI LASTRE IN PIETRA NATURALE CON MALTA a 1/2 a PORTATA VERTICALE 0,5 KN PER COPPIA DI SPINE IMBOTTITURA DI MALTA 1/4 a 1/4 b
Ø7

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
BANDA BIADESIVA da applicare ai bordi delle lastre per realizzare i giunti di dilatazione

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

1/4 a

0,8 mm

C.RCIZIO

17 mm

E ESE ESSIONAL PROF

1/2 b b 20-30° 20-30 1/4 b DISPOSIZIONE DELLE SPINE LASTRA PERNO DI ANCORAGGIO UNIVERSALE PER GIUNTI ORIZZONTALI E VERTICALI PER MURATURE E CALCESTRUZZO La sporgenza dal filo interno del supporto è regolabile nella malta 30÷ 30 40 SUPPORTO

D.GETTAZIONE
9 mm

PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

SOSPENSIONE DI LASTRE ORIZZONTALI PER IMBOTTI

LASTRA MALTA DI FISSAGGIO

G.ANISTICA
URB

2 mm MANICOTTO DI DILATAZIONE, FISSATO CON MALTA, che consente il movimento delle lastre 25 5

10 PERNO DI ANCORAGGIO Ø > = 4 mm l < = 140 mm

20 PERNO
Ø 5 x 60

TUBO Ø 10

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

L L > = 90 mm per muratura L > = 80 mm per calcestruzzo PIASTRE IMPIEGATE ANCHE NELLE FACCIATE VENTILATE TASSELLO A ESPANSIONE

PERNO DI ANCORAGGIO

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

PIASTRA PIASTR DI RITENUTA SUPERIORE

PIASTRA PIASTR DI RITENUTA SUPERIORE TASSELLO A ESPANSIONE

PIASTRA INTERMEDIA

PIASTRA PASSANTE

ANCORAGGIO A ESPANSIONE FORZATA, CON CONTROLLO DI COPPIA

ANCORAGGIO PER FACCIATE VENTILATE CON POSSIBILITÀ POSSIBILIT DI REGOLAZIONE SUI TRE ASSI X, Y, Z PERNO RIVESTITO DI NYLON TUBETTO ELASTICO IN NYLON VITE DI REGISTRO FUORI PIOMBO

PIASTRA INIZIAL PIASTR INIZIALE

PIASTRA INIZIAL PIASTR INIZIALE

1. F.1.2 IMENTI T RIVES EI LAPID

F 75

F.1. 21.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE RIVESTIMENTI LAPIDEI
➦ ANCORAGGIO DELLE LASTRE
CAVIGLIA CHIMICA

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

È un sistema adatto a intervenire su edifici esistenti e comunque ogni qualvolta gli ancoraggi delle lastre non richiedano importanti regolazioni dei punti di vincolo. Il sistema non innesca nella struttura tensioni significative. L’ancoraggio chimico prevede il riempimento del foro eseguito sulla muratura a conci o sul calcestruzzo, con una miscela di resine epossidiche e materiale inerte entro la quale rimane fissata una barra filettata o boccola. FIG. F.1.21./6 CAVIGLIA CHIMICA

TAB. F.1.21./3 CARATTERISTICHE DELLE CAVIGLIE CHIMICHE CON BARRA FILETTATA Fialoide Barra filettata ØxL ØxL mm 9 x 80 11 x 80 13 x 95 mm 8 x 110 10 x 130 12 x 160 16 x 190 20 x 260 24 x 300 30 x 380 Ø 10 12 14 18 25 28 35 Foro mm profondità 80 90 110 125 170 210 280 Carico ammissibile Distanza minima a trazione e taglio dal bordo kg 370 600 870 1600 2500 3700 5900 cm 4 5 7,5 10 15 20 30

BARRA FILETTATA CON DADO E RONDELLA

17 x 95 22 x 175

FIALOIDE DA INSERIRE NEL FORO E ROMPERE CON L INSERIMENTO DELLA BARRA PER MISCELARE L’INSERIMENTO I COMPONENTI IN ESSO CONTENUTI

24 x 210 33 x 265

FIG. F.1.21./7 SISTEMI LINEARI

BRETELLE PER INIZIARE IL RIVESTIMENTO A FILO DEL PIANO DI PARTENZA

CAVALLOTTO DI SPESSORAMENTO

PROFILO

SISTEMA A DISTANZIALI INTERPIANO REGOLABILE IN TUTTE LE DIREZIONI

MESSA A PIOMBO DEI PROFILI MEDIANTE L'IMPIEGO DI CAVALLOTTI DI SPESSORAMENTO

BULLONE INSERITO NEI PROFILI

PIASTRA INIZIALE

FIG. F.1.21./8 SISTEMI CONTINUI: A MONTANTI E CORRENTI
1 TASSELLO A ESPANSIONE 1 PIASTRA DI RITENUTA SUPERIORE

PROFILO VERTICALE PROFILO VERTICALE 2 2 PROFILO ORIZZONTALE PROFILO ORIZZONTALE TASSELLO MECCANICO A ESPANSIONE BULLONE 12 x 35 mm 2 VITE CON DADO

3

3

PIASTRA PER MARMI, TIPO INTERMEDIO

PIASTRA DI DISTANZIAMENTO

F 76

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTI CERAMICI

F.1. 22.
A.IONI Z

MATERIALI CERAMICI
I materiali ceramici sono i prodotti ottenuti dalla lavorazione formatura e cottura di sostanze inorganiche non metalliche. Le norme relative riguardano le definizioni e caratteristiche generali (UNI EN 87, UNI 10291, UNI EN 658) i metodi di prova (UNI EN ISO 10545, UNI ENV 1071), i requisiti di prodotto (UNI EN 101, 121, 159, 176-178, 186-188). Per essere adatti all’impiego in esterno i materiali ceramici devono avere buona resistenza all’inquinamento e agli agenti atmosferici. La produzione commerciale prevede diversi formati e pezzi speciali, come i listelli, gli angolari, le piastre. La vasta gamma cromatica, geometrica e di finitura superficiale rende il materiale ceramico molto versatile. I risalti sul retro degli elementi hanno la funzione di migliorare l’adesività al supporto. I materiali ceramici comprendono i laterizi (Cfr. F.1.4.), le piastrelle ceramiche, il clinker. Le piastrelle ceramiche sono classificate dalla UNI EN 87 in base al metodo di formatura (piastrella estrusa o pressata) e al coefficiente di assorbimento d’acqua (tra 0 e 25%), che indica la porosità del materiale e, di conseguenza, il comportamento agli agenti esterni. Il clinker è un materiale ceramico che utilizza come materia base l’argilla naturale di origine feldspatica. L’argilla viene sottoposta a procedimento di polverizzazione e mescolazione e il prodotto viene cotto a temperature non inferiori a 1250°C. È un materiale molto compatto, duro e resistente, con un alto grado di impermeabilità, notevole capacità mecTAB. F.1.22./1 COMPOSIZIONE DELLA MALTA DI RINZAFFO E/O DI POSA (parti per volume) SABBIA 2 (0,66 mc) 4-5 GRASSELLO 1 (0,33 mc) – CEMENTO – 1 Malta di posa Malta a colla (per supporto cementizio) Malta di stuccatura canica, elevata resistenza all’usura e agli agenti atmosferici, non assorbente (assorbimento di acqua compreso tra 0 e 6%), inalterabile, di facile manutenibilità. La produzione commerciale riguarda mattonelle estruse utilizzate per rivestimenti esterni e pavimentazioni. Per le sue caratteristiche, è molto indicato nell’edilizia industriale e pubblica, negli impianti sportivi e ricreativi, nell’arredo urbano. Oltre il clinker, con superficie smaltata o non smaltata anche il gres porcellanato è particolarmente adatto all’impiego in esterno. È un prodotto ceramico molto compatto e impermeabile, ad alta resistenza meccanica (coefficiente di assorbimento di acqua compreso tra 0 e 0,5%). e la posa del rivestimento; per superfici poco adesive, come il calcestruzzo, la composizione della malta di posa deve prevedere una maggiore dose di cemento ed essere integrata da sostanze a base organica o da calce. Per la posa su pareti esterne il lattice di gomma sostituisce la calce. Gli adesivi, a uno o più componenti, sono a base cementizia o a base organica. Possono essere pronti all’uso o devono essere preventivamente preparati. La direttiva UEAtc in La Guida Tecnica per Agrément degli adesivi per rivestimenti ceramici, classifica gli adesivi in base alla sensibilità all’acqua (elevata, moderata, nulla), e i supporti in base al grado di esposizione e alla reazione all’umidità. Tale classificazione è finalizzata ad assicurare la compatibilità tra i due strati funzionali. La prova di aderenza dell’adesivo non deve inoltre risultare inferiore a 0,5 N/mm2. Gli adesivi a base cementizia sono adatti a tutti gli impieghi. Quelli a un componente devono essere miscelati con acqua. Risultano resistenti agli agenti atmosferici e chimici, ma sono rigidi e fragili. Quelli a due componenti, detti anche cementi elastici, sono molto flessibili e adatti a essere impiegati su strutture elastiche. Gli adesivi a base organica sono di due tipi: a base di resine sintetiche, acriliche o viniliche, non adatti all’impiego in esterno per le scarse qualità meccaniche; quelli a base di resine sintetiche epossidiche e poliuretaniche sono adatti a tutti gli impieghi e presentano elevate caratteristiche di adesività.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

POSA IN OPERA
Prima della posa i materiali ceramici devono essere bagnati. La posa avviene utilizzando la malta o gli adesivi pronti o da preparare. La malta è adatta a qualsiasi supporto; gli adesivi essendo distribuiti in spessori ridotti, richiedono supporti lisci o adeguatamente preparati. La malta è realizzata con sabbia a granulometria fine (< 2 mm), grassello e cemento nelle proporzioni richieste dal tipo di rivestimento e dal supporto. La malta di rinzaffo o intonaco di sottofondo realizza il piano su cui si applica il rivestimento, dopo averne coperto il retro con la malta di posa. Nel caso di supporti tradizionali, la composizione delle due malte può coincidere, realizzando nel contempo lo strato di preparazione

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

TAB. F.1.22./2 COMPOSIZIONE DELLA MALTA CEMENTIZIA DI POSA E DI STUCCATURA CEMENTO PORTLAND 425 1 1 1 SABBIA FINE 2 1 1/4 LATTICE DI GOMMA 1 1 1/2 ACQUA q.b. q.b. q.b.
RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

FIG. F.1.22./1 TIPOLOGIE E MODALITÀ DI ASSEMBLAGGIO DEI RIVESTIMENTI

C A

B LISTELLO POSA A GIUNTI SFALSATI

A 4 5 6

B 25 25 25

C 2 2 2
C A B

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

C A

B QUADRO POSA A GIUNTI ALLINEATI O A SORELLE

A 10 12 13 15 20 25

B 10 12 13 15 20 25

C 2 2 2 1,8 2,3 2,3

ANGOLO VERTICALE

ANGOLO ORIZZONTALE A

C

B POSA A GIUNTI SFALSATI POSA A GIUNTI SFALSATI

A 4 5 6 8 10 12

B 25 25 25 25 25 25

C 12,5 12,5 12,5 12,5 12,5 12,5

A 4 5 6 8 10 12

B 25 25 25 25 25 25

C 4 5 6 8 10 12

1. F.1.2 IMENTI T RIVES EI LAPID 2. F.1.2 IMENTI T RIVES ICI M CERA

F 77

F.1. 23.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE RIVESTIMENTO A CAPPOTTO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

Una particolare categoria di sistemi di rivestimento esterno è quella che realizza, insieme alla finitura dell’edificio, un efficace e integrale isolamento termico. A questa categoria appartengono il rivestimento a cappotto esterno e la facciata ventilata. L’impiego di questi sistemi riduce sensibilmente, o elimina, il problema dei ponti termici e gli inconvenienti a essi attribuiti; protegge le pareti perimetrali verticali e riduce lo shock termico a cui esse sono sottoposte; contribuisce allo sfasamento e smorzamento

dell’onda termica; riduce o elimina, nel caso della facciata ventilata, il fenomeno della condensa all’interno della muratura. Entrambi i sistemi sono di facile manutenibilità e sono particolarmente adatti negli interventi di recupero e di miglioramento delle condizioni termiche di edifici esistenti. Il materiale isolante utilizzato per la realizzazione dei due sistemi (poliuretano, polistirolo espanso, fibre minerali, fibre di vetro, sughero, vetro cellulare) deve essere inalterabile, permeabile al vapore, non infiammabile, non idrofilo.

RIVESTIMENTO A CAPPOTTO
Uno strato di materiale coibente, uniforme e continuo viene posato a contatto con la parete esterna e rifinito con ordinari materiali da rivestimento. Il sistema viene realizzato: • con componenti prefabbricati, costituiti da uno strato isolante e una finitura esterna di materiale metallico (alluminio prelaccato, acciaio plastificato o inossidabile), di materiale minerale (fibrocemento, laterizio, malta di cemento armata con rete in fibra di vetro), di materiale organico (poliestere, malta di resina); • con idoneo materiale da rivestimento o intonaco sottile posto in opera su isolante (pannelli di polistirolo, poliuretano, polistirene, fibre di vetro, fibre di legno). Il materiale isolante è fissato al supporto, preventivamente pulito e spianato, con collante, ed eventualmente integrato da fissaggi meccanici in materiale plastico o PVC, a evitare FIG. F.1.23./1 MODALITÀ DI FISSAGGIO DELLO STRATO ISOLANTE
STRATO DI ISOLANTE STRATO ISOLANTE

i ponti termici. Il fissaggio dello strato isolante o del componente prefabbricato può, prevedere l’impiego di un telaio metallico o ligneo fissato al supporto. Non impiegando componenti prefabbricati la finitura esterna può essere realizzata con doghe metalliche o altro materiale adatto alla posa in esterno, ovvero con uno strato d’intonaco cementizio, armato con rete in fibra di vetro e con successiva stesura d’intonaco plastico, impermeabile ma traspirante. Gli spigoli, i vani d’apertura, il coronamento e gli attacchi a terra devono essere adeguatamente protetti. Utilizzando la stessa tecnica del cappotto è possibile intervenire anche dall’interno, applicando gli strati necessari sulla superficie interna della parete. Si perde, in questo caso, la continuità dell’isolamento in corrispondenza dei solai e non è ridotto lo shock termico delle pareti.

RETE PORTAINTONACO PRIMA RASATURA DI INTONACO INTONACO

PROFILI IN LAMIERA ZINCATA RETE PORTAINTONACO PRIMA RASATURA DI INTONACO INTONACO

STRATO DI ISOLANTE INCOLLATO E RIVESTIMENTO CON INTONACO SUPPORTO PANNELLO ISOLANTE BATTENTATO DISPOSTO IN CONTINUO FISSAGGIO MECCANICO IN PVC RETE IN FIBRA DI VETRO CONTINUA E CON SOVRAPPOSIZIONI > = 7 cm NEI GIUNTI STRATO DI MALTA DI CEMENTO E ADESIVO INTONACO ELASTICO E TRASPIRANTE

STRATO DI ISOLANTE FISSATO CON PROFILI METALLICI E RIVESTIMENTO CON INTONACO

TASSELLI A ESPANSIONE DOGHE METALLICHE PER ESTERNO STRATO ISOLANTE

ISOLANTE POSTO ALL’INTERNO ALL INTERNO

STRATO DI ISOLANTE FISSATO CON TASSELLI A ESPANSIONE E RIVESTIMENTO IN DOGHE FISSATE SUI CORRENTI

F 78

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTO A CAPPOTTO

F.1. 23.
A.IONI Z

FIG. F.1.23./2 PROTEZIONE DI PUNTI SINGOLARI: MODALITÀ E ACCESSORI
TASSELLI PER IL FISSAGGIO DI PANNELLI ISOLANTI RONDELLA DI RIPARTIZIONE INTONACO ARMATO CON RETE IN FIBRA DI VETRO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

RONDELLA DI RIPARTIZIONE

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
TASSELLO A ESPANSIONE adatto alle murature vuote o calcestruzzo alleggerito TASSELLO A PRESSIONE adatto alle murature piene e calcestruzzo VITE adatta al fissaggio dell’isolante dell isolante su orditi di metallo o legno INTERRUZIONI DEL PANNELLO (5 mm) PER L’INSERIMENTO L INSERIMENTO DI SIGILLANTE ELASTICO

PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
1,5 3,5 25 4

CO NTALE AMBIE

MODALITÀ MODALIT DI PROTEZIONE DI PUNTI SINGOLARI RETE PORTAINTONACO IMPERMEABILIZZAZIONE SCOSSALINA INTONACO ARMATO CON RETE IN FIBRA DI VETRO SIGILLANTE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

ISOLANTE ANGOLARE IN LAMIERA ZINCATA O ALLUMINIO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ
INTERRUZIONI DEL PANNELLO (5 mm) PER L INSERIMENTO L’INSERIMENTO DI SIGILLANTE ELASTICO

PROTEZIONE A TERRA

PROTEZIONE SUPERIORE

PROTEZIONE IN CORRISPONDENZA DI SOGLIE

SOLUZIONE D ANGOLO D’ANGOLO PROFILO METALLICO DI SOSTEGNO E ANCORAGGIO DEI PANNELLI ISOLANTI

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

ISOLANTE

FORI PER ANCORAGGIO CON TASSELLI A ESPANSIONE

PANNELLO ISOLANTE

FISSAGGIO MECCANICO PROFILO DI PARTENZA ALLA BASE IN LEGA LEGGERA PERFORATA Il profilo di partenza va posizionato sotto la prima soletta interessata dall’isolamento; dall isolamento; nel caso di partenza a terra si lascia 1 cm circa dal piano di calpestio. PANNELLO ISOLANTE RIVESTIMENTO IN DOGHE METALLICHE PROFILO PER L’ANCORAGGIO ANCORAGGIO DELLE DOGHE

3. F.1.2 IMENTO T RIVES POTTO P A CA

F 79

F.1. 24.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTO CON FACCIATA VENTILATA
FACCIATA VENTILATA
Il sistema è caratterizzato dalla presenza di un’intercapedine ventilata (spessore = 20-60 mm) tra l’isolante e il rivestimento esterno, che elimina i problemi di condensa e attenua gli effetti dell’irraggiamento solare. Opportune aperture sulla parete, sia superiormente che inferiormente, provvedono ad attivare la ventilazione. Pertanto, nella stagione estiva si produce l’effetto camino: l’aria nell’intercapedine si trova a temperatura maggiore di quella esterna e tende a salire. Il moto ascensionale contribuisce alla riduzione dell’energia termica, smaltisce l’eventuale presenza di condensa e abbassa la temperatura superficiale esterna dell’isolante; in inverno l’effetto camino è molto ridotto e l’isolante riduce la trasmissione del calore dagli ambienti interni verso l’esterno. Il rivestimento è applicato mediante un telaio fissato al supporto, che svolge anche la funzione di distanziatore. Le lastre di rivestimento sono indipendenti e autoportanti e non devono esserne impedite le dilatazioni termiche; devono assicurare la tenuta all’acqua, agli agenti atmosferici e agli urti; devono avere buone caratteristiche meccaniche. Tra i materiali impiegati per il rivestimento vi sono l’alluminio, il legno, il PVC, le pietre, i laterizi, i prodotti lapidei agglomerati (pietre ricomposte), l’intonaco idraulico di forte spessore (3 cm) su armature di lamiera stirata e protetto da intonaco plastico o doghe di calcestruzzo. Secondo le Direttive comuni per l’Agrément Tecnico delle facciate leggere dell’UEAtc, i fori di ventilazione, una serie per piano, devono avere una superficie S ≥ 50 cm2/m di facciata, se l’isolante è direttamente a contatto con l’intercapedine o separato da essa da uno strato permeabile al vapore; negli altri casi S > 10 cm2/m. La normativa francese dimensiona i fori in relazione all’altezza H dell’edificio H (m) S (cm2) 3 50 6 65 18 100
4

FIG. F.1.24./1 DETTAGLI COSTRUTTIVI
ORDITURA VERTICALE IN LEGNO CON INTERPOSTO ISOLANTE PANNELLI ISOLANTI TRAVETTI DI SOSTEGNO IN LEGNO PANNELLI ISOLANTI DOPPIA ORDITURA DI LEGNO SOVRAPPOSTA ALL’ISOLANTE ALL ISOLANTE

LINGUETTE METALLICHE DI FISSAGGIO

CORRENTINI IN LEGNO

RIVESTIMENTO (LASTRE DI ARDESIA, LEGNO, FIBROCEMENTO) EVENTUALE PARASPIGOLO

RACCORDO CON COPERTINA E CON IMBOTTE COPERTINA SEZIONE VERTICALE SPAZIO PER VENTILAZIONE RETE ANTIINSETTI MURATURA IN C.A., IN MATTONI PIENI O ALTRO MATERIALE ADATTO AL TASSELLAGGIO MECCANICO STRATO ISOLANTE FISSATO CON TASSELLO MECCANICO STAFFA DI ELEMENTO SOSTEGNO E DI METALLICO REGOLAZIONE DISCONTINUO LASTRA DI PIETRA STRATO DI INTERCAPEDINE VENTILAZIONE VENTILATA STAFFA DI SOSTEGNO

RACCORDO CON SERRAMENTO SEZIONE ORIZZONTALE TASSELLO A ESPANSIONE SERRAMENTO IN ALLUMINIO

con S = sezione dei fori per metro (in pianta) di parete.

I fori di ventilazione devono essere protetti da una rete antiinsetti. Gli spigoli, i vani di apertura, il coronamento e gli attacchi a terra devono essere adeguatamente protetti. Per ulteriori sistemi di ancoraggio del rivestimento al supporto cfr. F.1.22.

ISOLANTE

SOGLIA DAVANZALE

PANNELLO DI ALLUMINIO

GUARNIZIONE IN NEOPRENE

PROFILO METALLICO VERTICALE SEZIONE VERTICALE

RACCORDO CON SERRAMENTO SEZIONE ORIZZONTALE

ARIA RACCORDO CON DAVANZALE IMBOTTE

STRATO ISOLANTE

SERRAMENTO IN LEGNO GIUNTO DI DILATAZIONE

SEZIONE ORIZZONTALE

SERRAMENTO PANNELLO IN ALLUMINIO

ISOLANTE

PROFILO METALLICO DI CHIUSURA STRATO DI VENTILAZIONE TASSELLO A ESPANSIONE CON DISTANZIATORE PROFILO METALLICO A “U” LASTRA DI FIBROCEMENTO

MATERIALE COMPRIMIBILE SIGILLANTE

F 80

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI RIVESTIMENTO CON FACCIATA VENTILATA

F.1. 24.
A.IONI Z

PRODOTTI IN MATERIALI SINTETICI Tra i prodotti più diffusi per le facciate ventilate si annoverano i cosiddetti laminati plastici: sono pannelli formati da fibre cellulosiche impregnate con resine termoindurenti all’interno e da fibre cellulosiche impregnate con resine aminoplastiche all’esterno, con funzione decorativa: il multistrato viene sottoposto contemporaneamente a pressione e a cottura, azioni che determinano la policondensazione delle resine. Il prodotto viene fornito in pannelli di spessore variabile tra i 4–10 mm, decorati su entrambe le facce, e con spessori di 2–3 mm, con una sola faccia trattata. Questi ultimi vengono utilizzati per finiture di pannelli sandwich. La giunzione tra pannelli può essere eseguita con linguette riportate nello spessore del pannello. Possono essere tagliati e bucati con utensili al carburo di tungsteno e con modalità opportune (velocità di rotazione) anche in cantiere. Elementi curvati possono essere realizzati in officina secondo geometrie prestabilite su spessori opportuni.

TAB. F.1.24./1 CARATTERISTICHE DI UN PANNELLO CON ANIMA IN NIDO D’APE E SUPERFICI ESTERNE IN ALLUMINIO ALLUMINIO Al 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 Al 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 5052 SPESSORE SPESSORE NIDO D’APE PANNELLI (mm) (mm) 10 0.5 15 0.5 20 0.5 25 0.5 30 0.5 10 0.8 15 0.8 20 0.8 25 0.8 30 0.8 10 1 15 1 20 1 25 1 30 1 10 1.2 15 1.2 20 1.2 25 1.2 30 1.2 10 1.5 15 1.5 20 1.5 25 1.5 30 1.5 SPESSORE L (m) TOTALE (mm) Freccia (mm) 11 16 21 Q (kg/ml) 26 31 11.6 16.6 21.6 Q (kg/ml) 26.6 31.6 12 17 22 Q (kg/ml) 27 32 12.4 17.4 22.4 Q (kg/ml) 27.4 32.4 13 18 23 Q (kg/ml) 28 33 PANNELLO TIPO LxL/2 1.0 1.5 2.0 2.8 4.2 5.5 467 315 237 1007 683 515 1747 1189 899 2679 1832 1386 3796 2611 1980 780 529 399 1647 1125 852 2808 1938 1471 4254 2962 2256 5958 4197 3201 1003 684 517 2082 1435 1089 3515 2452 1867 5277 3728 2849 7356 5261 4030 1237 847 642 2526 1756 1335 4219 2978 2273 6295 4504 3453 8721 6317 4872 1605 1110 843 3204 2257 1723 5282 3787 2905 7797 5672 4384 10686 7909 6154

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

PRODOTTI IN MARMO NATURALE E IN PIETRE ARTIFICIALI Tra i materiali attualmente in commercio, vi sono quelli prodotti attraverso una vasta gamma di tecnologie applicate alla lavorazione dei materiali litoidi naturali, tendenti a usare spessori limitati di materiali e, affidando ad altri elementi la funzione resistente, ovvero tendenti a proporre nuove lavorazioni delle pietre, al fine di avere elementi più economici, ma anche più duttili alle esigenze dei rivestimenti e delle finiture. Alla prima categoria possono essere ascritti quei prodotti nei quali il pannello (60 x 60 cm, 90 x 90 cm) è costituito da due lastre tra le quali è interposta una maglia d’acciaio o una lamiera continua d’acciaio con funzione di armatura, solidarizzata con le lastre mediante collati epossidici ad alta resistenza, per spessori totali di 13–15 mm; nella seconda categoria rientrano quei prodotti ottenuti dalla macinazione dei materiali naturali (85–90%) e dalla loro successiva ricomposizione attraverso la miscelazione con resine poliestere (10–15%), l’interposizione di una rete di fibra di vetro e la cottura a 240°C. Nella composizione della miscela si possono ottenere effetti particolari (cromatici o compositivi,) ovvero nella predisposizione della cassaforma possono essere inseriti elementi decorativi diversi. Questa seconda tipologia di produzione consente di ottenere anche elementi curvi. FIG. F.1.24./2 STRUTTURA DEI PANNELLI

G.ANISTICA
URB

TAB. F.1.24./2 CARATTERISTICHE DI UN PANNELLO CON ANIMA IN NIDO D’APE E SUPERFICI ESTERNE IN LAMINATO ALLUMINIO Al 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 3003 fibre fibre fibre fibre fibre fibre fibre fibre fibre fibre SPESSORE SPESSORE NIDO D’APE PANNELLI (mm) (mm) 10 0.4 15 0.4 20 0.4 25 0.4 30 0.4 10 0.8 15 0.8 20 0.8 25 0.8 30 0.8 SPESSORE L (m) TOTALE (mm) Freccia (mm) 10.8 15.8 20.8 Q (kg/ml) 25.8 30.8 11.6 16.6 21.6 Q (kg/ml) 26.6 31.6 PANNELLO TIPO LxL/2 1.0 1.5 2.0 2.8 4.2 5.5 86 57 43 187 125 94 328 219 165 507 340 255 725 486 366 184 123 92 392 263 197 677 455 342 1037 698 526 1474 994 748
MARMO/GRANITO 4 ÷ 6 mm 6 ÷ 30 mm

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

6 ÷ 25 mm

LANA DI VETRO

TELAIO DI CORRELAZIONE PANNELLO SANDWICH

ALVEOLARE IN ALLUMINIO CARATTERISTICHE TECNICHE COMPOSIZIONE MARMO/GRANITO INCOLLATO SUL SUPPORTO CON SPECIALI RESINE EPOSSIDICHE E/O POLIURETANICHE MARMO/GRANITO 4 ÷ 6 mm; SUPPORTI DA 6 ÷ 30 mm; DA 10 ÷19 Kg/mq 19 SU SUPPORTO A 13 mm: 35 Kg/cmq SU SUPPORTO A 20 mm: 40 Kg/cmq I SUPPORTI POSSONO ESSERE FORNITI AUTOESTINGUENTI ESP. LIN.: 4,6 x 10 -6 PER 0 °C FINO A 125 °C C FINO A 120 x 240 cm O A RICHIESTA

SPESSORI PESO CARICO DI ROTTURA A COMPR. FUOCO COEFF. TERMICO MISURE

SOLAIO

RIVESTIMENTO

ALVEOLARE IN ALLUMINIO

4. ON F.1.2 IMENTO C ATA T IL RIVES TA VENT IA FACC

F 81

F.1. 25.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ISOLANTI TERMOACUSTICI
MATERIALI TERMOISOLANTI
Le norme UNI relative a questo argomento sono inserite nella Selezione 10 “Edilizia e materiali da costruzione”, raggruppamento 91.120.10. Gli isolanti termici sono materiali, di natura organica e inorganica, con conduttività termica λ ≤ 0,065 W/mK e spessore tale da fornire una resistenza termica R ≥ 0,5 m2 K/W (UNI 7745, 7891, 7357, UNI 10351). L’isolante termico riduce lo scambio termico tra ambienti interni e aria esterna o tra ambienti interni a diversa temperatura. L’impiego di un isolante termico deve evitare: • gli shock termici, causa di fessurazioni sulle murature; • la condensa superficiale, ovvero condensa di vapore acqueo sulla superficie interna degli ambienti, causa di formazione di muffe e insalubrità dei locali; • la condensa interstiziale, ovvero condensa all’interno delle strutture murarie, ancora più pericolosa se seguita dal gelo; • i ponti termici. Un materiale isolante deve avere elevata resistenza meccanica e stabilità dimensionale al variare della temperatura e della umidità relativa, non deve essere idrofilo, fragile, infiammabile e non deve dare contributo allo sviluppo di gas tossici o alla emissione di sostanze nocive per la salute; non deve formare polveri e non deve costituire nutrimento per funghi, muffe o batteri. Per tutti i materiali isolanti di forma geometrica determinata è inoltre opportuno conoscere le dimensioni, la massa areica, la resistenza termica specifica. Le prestazioni di un isolante termico e la sua durata sono compromesse dalla presenza d’umidità (pioggia, vapore acqueo, condensazione interna allo strato isolante, umidità risalente dal sottosuolo, perdite da tubazioni ecc.); la normativa prevede che il potere d’isolamento termico di un materiale termoisolante non debba ridursi oltre il 10%. L’impiego di un isolante termico richiede comunque il controllo delle condizioni igrotermiche all’interno della muratura, in particolare della diffusione del vapore (Sezione E.). Dal calcolo delle condizioni igrotermiche può risultare necessaria l’adozione di una barriera al vapore (cfr. Pareti perimetrali verticali) per allontanare il pericolo della condensa. CLASSIFICAZIONE DEI MATERIALI TERMOISOLANTI I materiali termoisolanti possono essere prefabbricati in stabilimento, ovvero possono essere composti da materiale da iniettare o applicare in sito mediante spruzzatura. Sono prodotti sotto forma di pannelli rigidi, di materassini flessibili, di materiale sciolto. I primi due tipi possono essere già dotati di barriera al vapore in carta Kraft politenata, in pellicola d’alluminio o altro. Per la valutazione delle caratteristiche di conduttività termica e permeabilità al vapore e per le modalità di calcolo

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

si rimanda alla Sezione E. L’aria in quiete all’interno di un’intercapedine offre una buona resistenza termica. Da un punto di vista costruttivo la condizione di quiete è praticamente impossibile, poiché tra l’aria e le superfici che delimitano l’intercapedine si ha passaggio di calore. Oltre cm 5 di spessore, l’intercapedine d’aria non offre contributi significativi. La norma UNI 10351/10355 valuta la resistenza termica R (m2K/W) delle intercapedini chiuse verticali in relazione allo spessore S: S = 1 cm 2–10 cm > 10 cm R = 0,133 0,192 0,246 I calcestruzzi alleggeriti (calcestruzzi di argilla espansa calcestruzzi cellulari autoclavati, calcestruzzi di perlite e vermiculite) sono caratterizzati dall’impiego di inerti leggeri (argilla espansa, perlite, vermiculite) che conferiscono all’impasto caratteristiche d’isolamento. I calcestruzzi cellulari autoclavati sono materiali silicei; l’aggiunta di alluminio nella composizione, come agente espandente, attiva una reazione chimica che sviluppa idrogeno, conferendo alla massa la struttura cellulare. I materassini di fibre minerali (fibre ottenute da rocce feldspatiche, basaltiche, loppe d’altoforno, fibre di vetro) sono costituiti da fibre minerali trattate con resine termoindurenti e leganti sintetici, a formare un feltro compatto. Sono caratterizzati da scarsa igroscopicità e completa permeabilità al vapore. I feltri in fibre minerali sono soggetti al fenomeno dell’insaccamento, cioè non conservano inalterata la posizione verticale per lungo tempo, anche se appesi; pertanto per l’impiego nelle pareti verticali dovranno risultare sufficientemente rigidi (UNI 6547-69) e privi di materiale non fibrato (UNI 6823-71). I materiali sfusi (argilla espansa in granuli da 3 a 25 mm, perlite espansa in granuli, pomice naturale, scorie espanse, vermiculite espansa, fibra di cellulosa, scaglie di sughero, polistirolo espanso in perle non sinterizzate), generalmente destinati all’alleggerimento dei calcestruzzi, possono essere impiegati per il riempimento di intercapedini, o possono essere stesi in strato su superfici non calpestabili (solai di sottotetto); sono di facile impiego. L’argilla espansa è ottenuta a seguito del processo di clinkerizzazione dei granuli di argilla, ossia di cottura in forno rotante a 1200°C. La tensione interna dilata i granuli determinando una struttura cellulare chiusa a carattere vetroso, ricoperta da una scorza resistente; ha buona aderenza al cemento e al bitume, è inalterabile e sterile. La perlite è ottenuta dall’espansione di roccia effusiva a seguito della sua macinazione, essiccazione e processo di shock termico a 1000°C. L’acqua contenuta nella roccia si trasforma in vapore gonfiando le pareti del granulo. Si presenta sotto forma di grossi granuli del tutto esenti da polvere; ha una buona resistenza all’invecchiamento è imputrescibile ed è inerte nei confronti dei metalli. La vermiculite è il prodotto della alterazione

naturale di miche e cloriti; in seguito a riscaldamento il minerale perde acqua e, rigonfiandosi, assume la forma vermicolare. Il vetro cellulare, è ottenuto dalla macinazione del vetro e dalla sua rifusione con materiali che, ad alta temperatura, sviluppano gas. I pannelli di fibre vegetali (lana di legno, sughero) sono ottenuti dall’impasto delle fibre con cemento portland, cemento alla magnesite, gesso. Le fibre sono precedentemente sottoposte a trattamento chimico mineralizzante che elimina i composti organici soggetti a deperimento e rende il prodotto resistente agli agenti chimici, imputrescibile e inattaccabile dalle muffe. Per quanto riguarda il sughero, la coesione dei granuli, derivati dalla frantumazione della corteccia, è ottenuta dalla liquefazione delle resine in essi contenute, a seguito del processo di cottura; il composto viene successivamente pressato. Sia le fibre di legno che il sughero hanno buona resistenza all’invecchiamento, sono inattaccabili da insetti e roditori. Le materie plastiche cellulari (PVC espanso in lastre, polietilene estruso non reticolato o reticolato, poliuretani espansi, polistirene espanso) hanno la struttura caratterizzata da una fase gassosa (aria, freon o simili), dispersa in una struttura solida (poliuretano, polistirene, polietilene) conformata a celle. Il prodotto si presenta in pannelli rigidi che vengono assemblati per accostamento, incastro o battentatura. A questa categoria appartengono le resine fenoliche e le resine ureiche; queste ultime sono impiegate in soluzione acquosa, essenzialmente per il riempimento di intercapedini di pareti o mattoni. Per gli intonaci isolanti (cfr. F.1.20.). TAB. F.1.25./1 TEMPERATURE DEGLI AMBIENTI IN FUNZIONE DELLA DESTINAZIONE D’USO DESTINAZIONE D’USO Camere da letto Locali da studio, sale da pranzo e da riunione Corridoi e locali di passaggio Infermerie Sale per operazioni chirurgiche Gabinetti, bagni, spogliatoi Aule scolastiche Teatri Chiese Laboratori, officine Serre Sale da ballo, palestre TEMPERATURA 18°C 20°C 18°C 20°C 24-28°C 22°C 18°C 18-20°C 12-15°C 16-18°C 20-30°C 15-18°C

TAB. F.1.25./2 CARATTERISTICHE DI ALCUNI ISOLANTI MAGGIORMENTE USATI Isolanti di origine vegetale sughero TIPO Densità (kg/mc) Conducibilità termica Permeabilità al vapore acqueo Resistenza a compressione Temp. massima d’impiego Assorbimento d’acqua Comportamento al fuoco Isolanti di origine minerale Isolanti di origine sintetica

fibra fibra fibra vetro argilla polistirolo polistirolo poliureta polietilene urea perlite vermiculite PVC di legno di vetro di roccia cellulare espansa espanso estruso no espanso formaldeide feltro/ feltro/ sfuso/ pannello/ pannello pannello sfuso sfuso pannello pannello pannello pannello schiuma pannello pannello pannello pannello schiuma 50÷100/ 100÷150 220÷250 20÷200 20÷200 120÷140 65÷100 350÷500 15÷35 25÷40 30÷700 25÷50 35÷70 9÷12 170÷190 ••• • ••• •• • M4 • •• ••• •• • M3/M4 •• • ••• • ••• ••• ••• M0/M1 ••• • •••• ••• ••• M0 •• •••• •••• •••• •••• M0 •••/•• –/••• –/••• ••••/•• –/•• M0/M1 ••• – – •••• – M0 • – – •••• – M0 ••• •• •• • •• M4 •••• ••• ••/••• • •• M4 ••••/••• •••/– •••/– •• •• M4 •••• ••• ••• • ••• M1 ••• •••/•••• • • ••• M2 ••• – – •• • M2

•••• comportamento ottimo ••• comportamento buono

comportamento medio comportamento scarso

M0 incombustibile M1 infiammabile

M2 difficilmente infiammabile M3 mediamente infiammabile

M4 facilmente infiammabile M5 molto facilmente infiammabile

F 82

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI ISOLANTI TERMOACUSTICI

F.1. 25.
A.IONI Z

PONTI TERMICI
I ponti termici sono punti singolari della costruzione a bassa resistenza termica. I principali punti che possono costituire ponte termico sono rintracciabili: • in corrispondenza di angoli esterni verticali e orizzontali; • negli incroci tra muri interni ed esterni; • in corrispondenza di travi e cordoli perimetrali; • nei contorni dei serramenti; • nei muri di sottofinestra; • fra elementi costruttivi adiacenti a differenti valori di trasmittanza. In corrispondenza dei ponti termici si ha abbassamento di temperatura superficiale, con conseguente rischio di formazione di condensa, muffe e pericolo di fessurazione della struttura. L’impiego di isolanti a forte spessore, non accompagnato da un adeguato controllo dei ponti termici, accresce il rischio di condensa a causa delle elevate differenze di temperatura superficiale che si rilevano in corrispondenza delle discontinuità costruttive. I ponti termici riducono il potere isolante dell’intera parete e il bilancio termico globale della struttura.
PIANTA SEZIONE

FIG. F.1.25./1 SCHEMI DI ALCUNI PONTI TERMICI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,
pericolo di infiltrazioni di umidità all’interno dell’isolante) mediante incollaggio per punti, con fissaggi meccanici in PVC (cfr. F.1.23. Rivestimento a cappotto) o con rondelle in plastica, in abbinamento alle zanche di collegamento tra le pareti (cfr. F.1.8 Apparecchiature murarie in elementi resistenti artificiali).

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

POSA IN OPERA DEI MATERIALI TERMOISOLANTI
La funzione isolante può essere svolta dal singolo elemento resistente (mattoni, blocchi, pannelli prefabbricati con capacità isolante), eventualmente integrata da altri strati funzionali può essere assolta da uno strato di materiale isolante inserito nell’intercapedine; da uno strato totalmente esterno all’edificio come ad esempio nel caso di rivestimento a cappotto o di facciata ventilata (cfr. F.1.23. “Rivestimento a cappotto”, F.1.24. “Rivestimento con facciata ventilata”); infine, da uno strato collocato in posizione interna. I fattori che orientano la scelta tengono conto del tipo di materiale isolante impiegato, della complessità volumetrica dell’edificio, del grado di isolamento che si intende ottenere. In linea generale, un isolante collocato in posizione esterna sottopone la parete a minori shock termici, produce un maggiore sfasamento e smorzamento dell’onda termica e può essere applicato anche in fasi successive alla realizzazione del fabbricato; uno strato isolante in posizione interna non richiede particolari oneri di mano d’opera e attrezzature per il montaggio, può essere applicato, senza disturbo, in qualsiasi momento della vita dell’edificio ed è facilmente manutenibile, per contro non riduce lo shock termico delle pareti e non risolve il problema dei ponti termici. L’isolante in intercapedine non è manutenibile ed è previsto generalmente in fase di costruzione; a tale scopo possono essere utilizzati anche i materiali sciolti, che vengono introdotti nella intercapedine sino al suo riempimento, nel mentre si procede alla costruzione della parete; in tal caso il materiale viene inserito dopo avere praticato alcuni fori nella parte alta della parete; l’omogeneità della distribuzione di questo tipo di materiale isolante risulta però difficilmente controllabile. I calcestruzzi alleggeriti sono impiegati, secondo le modalità consuete. I pannelli sono accostati tra di loro con giunti semplici o battentati e sono fissati al supporto con collanti o sistemi meccanici. I materassini sono accostati tra loro e fissati alla parete. In caso di presenza di barriera al vapore è necessario verificarne la continuità in prossimità dei giunti tra pannelli o tra materassini. Tale continuità è assicurata da spezzoni di barriera opportunamente sistemati a coprire il giunto. I materassini e i pannelli, in particolare se riempiono parzialmente un’intercapedine devono essere fissati a una parete (preferibilmente quella interna per eliminare il

G.ANISTICA
URB

FIG. F.1.25./3 ISOLAMENTO DI TUBAZIONI

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FIG. F.1.25./2 MODALITÀ DI FISSAGGIO DI UN PANNELLO ISOLANTE

LASTRA

a)

MALTA ADESIVA MURO
a)

SPESSORI PROVVISORI b) TASSELLO A FUNGO IN PLASTICA PER ANCORAGGIO INCOLLAGGIO DI UN PANNELLO RIGIDO A MEZZO DI COLLANTE SU SUPPORTO PREVENTIVAMENTE TRATTATO CON PRIMER a) Nel caso di supporti lisci: strisce di malta adesiva della larghezza di 15 cm, cm, distanziare 20-25 cm b) Nel caso di supporti ruvidi: il collante viene applicato per punti (plots), circa 15/mq 15/mq.
b)

COPPELLE PER L ISOLAMENTO TERMICO L’ISOLAMENTO indicate per tubazioni d acqua o liquidi freddi, a evitare fenomeni d’acqua di condensa. Le coppelle sono fissate con fascette metalliche o filo di ferro zincato: a) Coppella monostrato. b) Doppia coppella con sfalsamento dei giunti sia longitudinale che radiale, per evitare discontinuit nella protezione. discontinuità

5. F.1.2NTI ISOLA ACUSTICI O TERM

F 83

F.1. 25.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ISOLANTI TERMOACUSTICI
➦ POSA IN OPERA DEI MATERIALI TERMOISOLANTI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

TAB. F.1.25./3 CARATTERISTICHE DI ALCUNI TIPI DI PARETE CON PANNELLI ISOLANTI DI DIVERSO SPESSORE MURATURA DI TAMPONAMENTO (con camera d’aria interna all’isolante) DESCRIZIONE Intonaco esterno, mattone semipieno, isolante, camera d’aria, laterizio forato 8 cm, intonaco interno Intonaco esterno, mattone doppio UNI, isolante, camera d’aria, laterizio forato 10 cm, intonaco interno Intonaco esterno, laterizio forato 12 cm, isolante, camera d’aria, laterizio forato 12 cm, intonaco interno Mattone faccia a vista 12 cm, isolante, camera d’aria, laterizio forato 15 cm, intonaco interno Peso parete (kg/m 2) Massa efficace (kg/m 2) Spessore isolante (cm) Trasmittanza termica (k) 3 0,66 4 0,57 5 0,50 6 0,44

310

90

285

100

0,61

0,53

0,47

0,42

230

110

0,57

0,50

0,44

0,40

320

140

0,56

0,49

0,43

0,39

MURATURA DI TAMPONAMENTO (con camera d’aria esterna all’isolante) DESCRIZIONE Intonaco esterno, mattone semipieno, camera d’aria, isolante, laterizio forato 8 cm, intonaco interno Intonaco esterno, mattone doppiouni, isolante, laterizio forato 10 cm, intonaco interno Intonaco esterno, laterizio forato 12 cm, camera d’aria, isolante, laterizio forato 12 cm, intonaco interno Mattone faccia a vista 12 cm, camera d’aria, isolante, laterizio forato 15 cm, intonaco interno Peso parete (kg/m 2) Massa efficace (kg/m 2) Spessore Styropor F (cm) Trasmittanza termica (k) 3 0,66 4 0,57 5 0,50 6 0,44

300

90

275

100

0,61

0,53

0,47

0,42

220

110

0,57

0,50

0,44

0,40

310

140

0,56

0,49

0,43

0,39

MURATURA PORTANTE ESTERNA DESCRIZIONE Intonaco esterno, blocco laterizio forato,isolante, laterizio forato, intonaco interno Intonaco esterno, blocco laterizio alveolato, isolante, laterizio forato, intonaco interno Intonaco esterno, blocco leggero portante, isolante, laterizio forato, intonaco interno Intonaco esterno, blocco leggero portante, isolante, laterizio forato, intonaco interno Spessore muro (cm) 20 25 30 20 25 30 20 25 30 20 25 30 Peso parete (kg/m 2) 282 304 342 281 297 324 274 299 309 262 313 344 Massa efficace (kg/m 2) 90 90 90 90 90 90 90 90 90 90 90 90 Spessore isolante (cm) Trasmittanza termica (k) 3 0,57 0,52 0,50 0,54 0,50 0,48 0,60 0,59 0,56 0,47 0,43 0,40 4 0,50 0,46 0,44 0,48 0,45 0,43 0,53 0,52 0,46 0,47 0,43 0,40 5 0,45 0,42 0,40 0,43 0,40 0,38 0,47 0,46 0,43 0,42 0,39 0,36 6 0,40 0,39 0,36 0,39 0,37 0,35 0,42 0,41 0,39 0,38 0,35 0,33

MURATURA PORTANTE INTERNA DESCRIZIONE Mattone faccia a vista a fori verticali, isolante, blocco laterizio forato, intonaco interno Mattone faccia a vista a fori verticali,isolante,blocco laterizio alveolato, intonaco interno Blocco leggero a fori verticali, isolante, blocco leggero portante, intonaco interno Blocco leggero pieno a fori verticali, isolante, blocco leggero portante, intonaco interno Spessore muro (cm) 20 25 30 20 25 30 20 25 30 20 25 30 Peso parete (kg/m 2) 445 467 505 374 396 434 320 371 403 333 358 368 Massa efficace (kg/m 2) 192 214 252 191 207 235 172 223 255 185 210 220 Spessore isolante (cm) Trasmittanza termica (k) 3 0,60 0,54 0,52 0,55 0,52 0,49 0,53 0,49 0,45 0,62 0,60 0,56 4 0,52 0,48 0,46 0,48 0,46 0,44 0,47 0,44 0,40 0,53 0,52 0,49 5 0,46 0,43 0,41 0,43 0,41 0,39 0,42 0,39 0,36 0,47 0,46 0,44 6 0,41 0,39 0,37 0,39 0,37 0,36 0,38 0,36 0,33 0,42 0,41 0,39

F 84

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI ISOLANTI TERMOACUSTICI

F.1. 25.
A.IONI Z

ISOLAMENTO DELLE PARETI E CORREZIONE DEI PONTI TERMICI
FIG. F.1.25./4 ISOLAMENTO DELLE PARETI E CORREZIONE DEI PONTI TERMICI
25 STAFFA DI ANCORAGGIO DELLE DUE PARETI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

COLLANTE INTONACO INTERNO cm 1,5 STRATO ISOLANTE BARRIERA AL VAPORE RETE PORTAINTONACO IN FIBRA DI VETRO RETE DI ARMATURA PER L INTONACO L’INTONACO IN CORRISPONDENZA DELLO STRATO ISOLANTE SCALA DI RAPP. 1/15 PARAMENTO ESTERNO INTONACO DI FINITURA

INTONACO INTERNO

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
SOLETTA

CO NTALE AMBIE

INTONACO ESTERNO

F. TERIALI,
STRATO ISOLANTE

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

PARAMENTO INTERNO STRATO ISOLANTE

G.ANISTICA
URB

STRATO ISOLANTE cm 4 INTONACO DI FONDO ARMATO CON RETE RIVESTIMENTO PLASTICO

TRAMEZZO

TAVELLA IN LATERIZIO CHIODO DI FISSAGGIO PAVIMENTO IN KLINKER MALTA DI ALLETTAMENTO ARMATA CON RETE FELTRO DI SCORRIMENTO STRATO ISOLANTE cm 4 IMPERMEABILIZZAZIONE MASSETTO DI PENDENZA PANNELLI ISOLANTI INTEGRATI AL SOLAIO IN C.A. INTONACO INTERNO SEZIONE ESTERNO

INTONACO ESTERNO ARMATO IN CORRISPONDENZA DEL MATERIALE ISOLANTE

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

INTERNO

INTERNO

ESTERNO

PIANTA

SEZIONE INTONACO ESTERNO

ISOLAMENTO DI LOGGIA

CORREZIONE DI PONTI TERMICI IN CORRISPONDENZA DI TRAVI, PILASTRI, TRAMEZZI

PANNELLO MONOSTRATO L'impiego di un pannello monostrato prefabbricato richiede il completamento con uno strato isolante SIGILLANTE

GETTO DI COMPLETAMENTO

TRANCIA DI PANNELLO ISOLANTE COLLOCATO IN OPERA SIGILLANTE

SEZIONE

PIANTA

SEZIONE VERTICALE CON PARTICOLARE DELLA SOSPENSIONE GETTO DI A MENSOLA COMPLETAMENTO

PIANTA

5. F.1.2NTI ISOLA ACUSTICI O TERM

F 85

F.1. 25.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ISOLANTI TERMOACUSTICI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

➦ ISOLAMENTO DELLE PARETI E CORREZIONE DEI PONTI TERMICI
FIG. F.1.25./5 CORREZIONE DI PONTI TERMICI: RACCORDI CON I SERRAMENTI
BARRIERA AL VAPORE COLLANTE O FISSAGGIO MECCANICO BARRIERA AL VAPORE LASTRA IN GESSO RIVESTITO PER INTERNO 4 ISOLANTE POSTO ALL’INTERNO ALL INTERNO COPRIFILO COPRIFILO LASTRA IN GESSO RIVESTITO PER INTERNO ISOLANTE POSTO ALL’INTERNO ALL INTERNO COPRIFILO ANGOLARE O SIGILLATURA DEL GIUNTO ISOLANTE POSTO ALL’INTERNO ALL INTERNO

LASTRA IN GESSO RIVESTITO PER INTERNO BARRIERA AL VAPORE

17 4 4 COPRIFILO ANGOLARE COLLANTE O FISSAGGIO MECCANICO 24 IMBOTTE IN MARMO 25 IMBOTTE IN MARMO 25

INTONACO ESTERNO 2 cm INTONACO ESTERNO 2 cm

INTONACO ESTERNO 2 cm Adatto a costruzioni esistenti

35 23 10 3 1,5 8 12 2,5 9,4 1,5 18 26,5

38,5 1,5 4 12

LATERIZIO FACCIA A VISTA TELAIO VELETTA LATERIZIO ALVEOLATO MALTA DI RINZAFFO COLLANTE DAVANZALE INTERNO IN LEGNO

12 INTERCAPEDINE 3-5 cm

25 ISOLANTE 2-3 cm

SOGLIA IN MARMO

ISOLAMENTO CON BARRIERA AL VAPORE

COPRIDAVANZALE

INTONACO

PANNELLO TERMORIFLETTENTE TERMOSIFONE PANNELLO ISOLANTE 3-5 cm 12

INTONACO INTERNO CON RETE IN FIBRA DI VETRO INTONACO

F 86

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI ISOLANTI TERMOACUSTICI

F.1. 25.
A.IONI Z

MATERIALI FONOISOLANTI
Gli isolanti acustici sono impiegati in ordine a due tipologie del rumore: rumori aerei e rumori di impatto (rumori di calpestio, caduta di oggetti, trasporto di oggetti pesanti). Gli isolanti acustici sono classificati in prodotti per assorbimento acustico e prodotti per isolamento acustico (cfr. Sez. E.). Le tecniche di insonorizzazione devono provvedere a limitare la trasmissione del rumore dall’esterno verso l’interno e tra ambienti contigui (fonoisolamento), e ridurre l’energia sonora diretta e riflessa all’interno di un ambiente (fonoassorbimento). Per tutti i materiali di forma geometrica determinata è opportuno conoscere le dimensioni, con le tolleranze stabilite dalle norme UNI, la massa areica, i cui valori devono rientrare in quelli stabiliti dalle norme UNI, il coefficiente di assorbimento acustico (UNI EN 20354), il potere fonoisolante (UNI EN 20140-12354, UNI EN ISO 140), la reazione o il comportamento al fuoco, i limiti di emissione di sostanze nocive per la salute, la compatibilità chimicofisica con gli altri materiali.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

PRODOTTI PER ASSORBIMENTO ACUSTICO
I materiali fonoassorbenti dissipano l’energia sonora incidente sulla loro superficie, riducendone la propagazione nell’ambiente disturbato (energia riflessa). Tale proprietà è indicata dal coefficiente di assorbimento acustico: o schiuma a celle aperte), i pannelli vibranti, i pannelli forati (cfr. Sez. E). A parità di struttura, lo spessore e la posizione rispetto alla parete condiziona le proprietà fonoassorbenti. Oltre alle caratteristiche suddette, per questi materiali è necessario conoscere la resistività al flusso d’aria (ISO/DIS 90537). I materiali fonoassorbenti sono impiegati in tutti quegli ambienti (sale di teatro, cinema, uffici, sale collettive) in cui è richiesta la correzione acustica e il controllo dei tempi di riverbero, al fine di ridurre i disturbi provocati dalla riverberazione, migliorando la qualità dell’ascolto.

TAB. F.1.25./4 CLASSIFICAZIONE DEI MATERIALI FONOASSORBENTI MATERIALI FIBROSI Minerali Vegetali Fibra di vetro, fibra di roccia Fibra di legno o cellulosa, truciolari MATERIALI CELLULARI Minerali Calcestruzzi alleggeriti con pozzolane, perlite, vermiculite, argilla espansa, laterizi alveolati, prodotti a base di tufo Poliuretano a celle aperte, polipropilene a celle aperte

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

a = Wa/Wi
dove: Wa = energia sonora assorbita Wi = energia sonora incidente. I materiali adatti all’assorbimento acustico sono quelli porosi a struttura fibrosa o alveolare aperta (lana di vetro

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

Sintetici

PRODOTTI PER ISOLAMENTO ACUSTICO
I materiali fonoisolanti hanno la funzione di ridurre sensibilmente la trasmissione di energia sonora che li attraversa. Il potere fonoisolante, espresso in dB, è dato da: finitura in gesso eleva notevolmente le prestazioni acustiche della parete. Inoltre, nelle murature a doppio strato: • le pareti dovrebbero avere spessore e peso differenti (la somma delle rispettive masse ≥ 200 kg/mq); • uno strato di intonaco frattazzato sulla superficie interna di una delle due pareti contribuisce a isolare acusticamente; nel caso dell’impiego di elementi resistenti in calcestruzzo alleggerito, caratterizzati da una struttura cellulare aperta e quindi da un alto coefficiente di trasmissione dell’energia sonora, è opportuno rivestire di intonaco entrambe le facce di una delle pareti; • l’intercapedine, di spessore compreso tra 3 e 5 cm , dovrebbe essere riempita con materiale fonoassorbente (lana di vetro, schiume poliuretaniche), poiché la sola presenza dell’aria aumenta il fenomeno della risonanza; inoltre, tanto più la massa di una delle due pareti è bassa, maggiore deve essere la loro distanza; • l’impiego di parapetti nei balconi contribuisce all’isolamento acustico. Per costruzioni esistenti: • è possibile modificare il comportamento acustico di una parete monostrato mediante l’accoppiamento di una controparete in materiale fonoisolante, così da aumentare il numero degli strati e migliorarne l’isolamento; • rivestire la parete con fogli di piombo che ne aumentano il peso; • proiettare sulla parete intonaci fonoassorbenti a base di fibre minerali, vermiculite, polistirolo, nello spessore di 1–3 cm.

G.ANISTICA
URB

R = 10 log Wi/Wt
dove: Wi = energia sonora incidente Wt = energia sonora trasmessa. Un buon isolamento acustico, espresso come differenza dell’intensità del suono prima e dopo l’attraversamento di un materiale, è valutabile in 30–40 dB. Una parete permeabile al flusso di aria (priva di intonaco, fessurata, con serramenti privi di guarnizioni) presenta un isolamento acustico molto basso. I materiali più adatti a essere impiegati come isolanti acustici, cioè atti a ridurre il passaggio dell’energia sonora attraverso pareti e solai, devono essere impermeabili, ad alta densità, malleabili. Gli isolanti termici impiegati in edilizia hanno anche proprietà fonoisolanti; pertanto le modalità di fabbricazione della maggior parte degli isolanti acustici e le loro proprietà chimico-fisiche e meccaniche, come anche la normativa di riferimento, coincidono con quelle dei materiali termoisolanti. Oltre quanto già detto, per i materiali fonoisolanti è opportuno conoscere il modulo di elasticità e il fattore di perdita. I parametri che intervengono nella valutazione della capacità fonoisolante di una struttura edilizia sono: la massa degli elementi strutturali attraversati dell’energia sonora, la loro composizione strutturale, la frequenza della radiazione sonora (cfr. Sez. E., “Controllo ambientale”). In generale si può osservare che, a parità di massa per unità di superficie, le pareti pesanti o a doppio strato hanno maggiore capacità fonoisolante delle pareti leggere o monostrato; le pareti doppie consentono inoltre, a parità di isolamento acustico, un peso minore; l’impiego di materiali fonoassorbenti nell’intercapedine delle pareti contribuisce al miglioramento dell’isolamento acustico, sul quale incidono la distanza tra le pareti – proporzionale all’isolamento acustico –, la loro rispettiva frequenza di risonanza e gli eventuali collegamenti reciproci; con le alte frequenza di energia sonora si ottengono i migliori risultati di isolamento. Le principali regole di cui è necessario tenere conto nella realizzazione di murature con potere fonoisolante, oltre l’impiego di additivi specifici per la realizzazione della malta e dell’intonaco sono le seguenti: • i mattoni o blocchi di maggiore peso e pieni offrono migliori caratteristiche acustiche; • i mattoni o blocchi devono essere integri; • i giunti tra gli elementi resistenti devono essere ben riempiti di malta, senza vuoti; • lo spessore degli intonaci deve essere > 1,5 cm; • i tramezzi devono poggiare su uno strato di materiale elastico (cfr. Isolamento acustico di pavimenti); una

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FIG. F.1.25./6 SCHEMI DI ALCUNI PONTI ACUSTICI TRA AMBIENTI CONTIGUI

PASSAGGIO IMPIANTI

80 dB

35 dB

PIANTA

SEZIONE

PONTI ACUSTICI
Analogamente ai ponti termici, i ponti acustici sono punti singolari della struttura edilizia in cui è notevolmente ridotta la resistenza al passaggio dell’energia sonora. Le principali cause di ponti acustici possono essere: • le fessure e i vuoti nella malta dei giunti tra gli elementi resistenti; • l’impiego di elementi resistenti fessurati; • i giunti murari; • il passaggio, nelle strutture verticali (portanti o tramezzi) di canalizzazioni e supporti rigidi di fissaggio delle stesse; • i collegamenti rigidi tra strati di muratura e tra tramezzi e solai; • i telai dei serramenti esterni e interni; • le superfici vetrate.

TAB. F.1.25./5 CONFRONTO FRA GLI INDICI DI ISOLAMENTO ACUSTICO PER ALCUNI TIPI DI PARETE TIPO DI MURO Fibre di legno, agglomerate con cemento, spessore 7 cm Blocchi di cemento di 10 cm Mattoni pieni di 11 cm INDICE DI ISOLAMENTO (dB) senza intonaco con intonaco

4

36,5 (S)

29

43,5 (S) 45 (C) 42,5 (S) 43 (C)

37

S = scagliola, C = intonaco cementizio.

5. F.1.2NTI ISOLA ACUSTICI O TERM

F 87

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
CARATTERISTICHE E REQUISITI
Un serramento deve assolvere due funzioni principali: permettere il passaggio (persone, cose, luce, aria), garantire la tenuta (all’acqua, al vento, al calore, al suono, al fuoco). L’UNI stabilisce quattro parametri secondo i quali effettuare la scelta del serramento (vedi Tab. F.1.26./2; Fig. F.1.26./1): a) zona climatica (in funzione dei “gradi giorno”); b) zona di vento (in funzione del regime dei venti, della distanza dal mare, dell’altitudine); c) esposizione dell’edificio; d) altezza dell’edificio. Definito il serramento in base a questi quattro parametri, se ne possono verificare le prestazioni.

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

TAB. F.1.26./1 REQUISITI DEI SERRAMENTI ESTERNI (UNI 7959 e UNI EN 12207,12208,12210) Controllo ambientale: capacità di controllare il passaggio di luce, calore, suono, aria, acqua, vapore acqueo e di controllare i fenomeni di condensazione. Resistenza: alle sollecitazioni meccaniche dovute a compressione, trazione, flessione, taglio, torsione, urti, vibrazioni, cicli di pressione e depressione, usura meccanica. Sicurezza: capacità di controllare la propagazione delle fiamme, le modalità di rottura per prevenire o limitare i danni e i pericoli per l’utenza, l’intrusione di persone e animali. Capacità di assorbimento delle variazioni dimensionali: ovvero di risolvere le variazioni dimensionali dovute a errori di fabbricazione, di posizionamento, fenomeni termici, igrotermici, d’assestamento, elastici o non. Aspetto: capacità di controllare modificazioni di forma derivanti dalle sollecitazioni correnti, di mantenere inalterato nel tempo l’aspetto specificato, di evitare effetti indesiderati sui componenti adiacenti. Durabilità: capacità di mantenere nel tempo le prestazioni fornite inizialmente ai relativi livelli, nel quadro di un definito contesto ambientale e in condizioni d’uso e di manutenzione specificate, considerando anche l’eventualità, per effettuare quest’ultime, di operazioni di montaggio e smontaggio, parziali e/o totali che non provochino però danni. Economia: avere un costo iniziale complessivamente noto, un deprezzamento noto, un costo di manutenzione noto. FIG. F.1.26./1 ZONE DI VENTO COMUNE Livorno Lucera Macomer Melfi Messina Milano Milazzo Mineo Mores Napoli Norcia Ortisei Padova Palermo Pavullo nel Frig. Perugia Pesaro Pescara Pescopagno Piacenza Pienza Pisa Porretta Terme Potenza Ravenna Recoaro Reggio Calabria Rieti Riposto Roma Salò Sassari Sestola Siena Siracusa Sondrio Taranto Tarvisio Teramo Torino Trento Treviso Trieste Tropea Udine Urbino Venezia Verghereto Verona Provincia – Foggia Nuoro Potenza – – Messina Catania Sassari – Perugia Bolzano – – Modena – – – Potenza – Siena – Bologna – – Vicenza – – Catania – Brescia – Modena – – – – Udine – – – – – Vibo Val. – Pesaro – Forlì – Quota Gradi Zona s.l.m. giorno climat. 3 235 563 531 3 121 1 511 366 10 604 1.234 12 14 682 493 11 4 954 61 491 5 349 819 4 450 15 405 7 20 75 225 1.020 322 17 307 15 732 265 239 194 15 2 61 119 485 1 812 59 1.360 1.520 1.610 1.800 330 2.340 320 1.430 1.350 880 2.460 3.990 2.340 690 2.750 2.190 2.030 1.600 2.980 2.540 2.230 1.380 2.600 2.500 2.160 2.960 380 2.200 400 1.440 2.420 1.180 3.290 2.000 620 2.480 1.010 3.750 1.530 2.570 2.570 2.160 1.960 550 2.240 2.360 2.110 2.550 2.050 C D D D A E A D C B E F E B F E D D E E E C E E E E A E A D E C F D B E C F D E E E D A E E E E D
A B B SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO NAZIONALE IN ZONE CLIMATICHE (Circ. Min. LLPP n.22631 del 24 maggio 1982)

TAB. F.1.26./2 ZONE CLIMATICHE Quota Gradi Zona s.l.m. giorno climat. Agrigento – 230 979 A Alassio Savona 5 1.020 C Alessandria – 95 2.550 E Amatrice Rieti 955 3.040 F Ancona – 16 1.590 D Aosta – 583 2.750 E Arezzo – 296 1.950 D Ariano Irpino Avellino 780 2.440 E Atri Teramo 442 2.240 E Auronza Belluno 864 3.960 F Avellino – 350 1.940 D Bari – 5 1.100 C Belluno – 383 3.000 E Benevento – 135 1.710 D Bergamo – 249 2.370 E Bertinoro Forlì 220 2.150 E Biella Vercelli 420 2.670 E Bologna – 55 2.170 E Bormio Sondrio 1.225 3.310 F Bressanone Bolzano 559 3.400 F Cagliari – 4 920 C Camerino Macerata 671 2.380 E Caserta – 68 1.220 C Catania – 10 690 B Chieti – 330 2.000 D Como – 201 2.400 C Corleone Palermo 542 1.340 C Cosenza – 237 1.020 C Courmayeur Aosta 1.224 3.620 F Crotone Catanzaro 8 930 C Desenzano Brescia 5 2.130 E Desulo Nuoro 891 2.250 E Dobbiaco Bolzano 1.243 5.300 F Edolo Brescia 699 2.760 E Enna – 931 2.080 D Fabriano Ancona 325 2.140 E Firenze – 50 1.800 D Floresta Messina 1.275 2.750 E Foligno Perugia 234 1.750 D Foggia – 76 1.380 C Foppolo Bergamo 1.508 5.100 F Forlì – 34 1.960 D Gallipoli Lecce 12 790 B Genova – 19 1.240 C Gorizia – 84 2.300 E Jesi Ancona 97 1.580 D Imperia – 22 1.120 C IsoladelCantone Genova 298 2.370 E Ivrea Torino 245 2.310 E Lacedonia Avellino 736 2.220 E L’Aquila – 714 2.670 E La Spezia – 3 1.390 C Lecce – 51 1.030 C COMUNE Provincia

A

C B B D C

E

C

FASCIA SUBCOSTIERA

ENTROTERRA

ALTITUDINE

2000 m 1200 m

FASCIA COSTIERA 3

REGIONI CLIMATICHE

REGIONE A

20 km 20 km 500 m 0 m s.l.m.

ZONA

4

3

2

1 ENTROTERRA

2 FASCIA COSTIERA

ALTITUDINE

1500 m 800 m

REGIONE B

20 km 0 m s.l.m.

300 m 4 3 2 1 ENTROTERRA 2 FASCIA COSTIERA

ZONA

ALTITUDINE

1500 m 800 m

REGIONE C

20 km 0 m s.l.m.

300 m 4 3 2 2 ENTROTERRA 3 FASCIA COSTIERA

ZONA

ALTITUDINE

REGIONE D-E

800 m

20 km

Zone climatiche: A = meno di 600 gradi giorno; B = fra 600 e 900 gradi giorno; C = fra 900 e 1.400 gradi giorno; D = fra 1.400 e 2.100 gradi giorno; E = fra 2.100 e 3.000 gradi giorno; F = oltre 3.000 gradi giorno.

0 m s.l.m. 4 regione D = 3 regione E = 4

ZONA

F 88

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

PRESTAZIONI
Il serramento deve garantire tre categorie di prestazioni (verificate tramite prove standardizzate): a) permeabilità all’aria; b) tenuta all’acqua; c) resistenza al vento. PERMEABILITÀ ALL’ARIA Il serramento deve garantire un’adeguata permeabilità all’aria, per evitare fenomeni di condensa sulle sue superfici e per garantire i ricambi d’aria necessari al soddisfacimento del comfort ambientale. In relazione alle prestazioni ottenute durante le prove, descritte dalla norma UNI EN 1026, il serramento viene classificato sulla base del confronto tra la permeabilità dell’intera superficie dell’infisso e la permeabilità all’aria riferita alla lunghezza dei lati apribili. TAB. F.1.26./3 CLASSIFICAZIONE BASATA SULLA SUPERFICIE TOTALE Permeabilità all’aria di riferimento a 100 Pa m3/hm2 Pressione massima di prova Pa Classe 0 150 300 600 600 1 2 3 4 TENUTA ALL’ACQUAIl serramento deve impedire il passaggio dell’acqua. Un limitato passaggio d’acqua può essere consentito se il serramento la trattiene al suo interno e la riesce a smaltire all’esterno. La prova, eseguita secondo le modalità prescritte dalla norma UNI EN 1027, avviene sottoponendo il serramento, in modo uniforme e con continuità, a una portata d’acqua prestabilita ma a pressione crescente, per un determinato periodo di tempo (5’). Il valore della pressione a cui l’acqua si è infiltrata e l’intervallo di tempo trascorso prima che l’acqua penetri nel campione consentono di attribuire al serramento la classe di appartenenza. TAB. F.1.26./6 TENUTA ALL’ACQUA: CLASSI DI APPARTENENZA Pressione Classificazione di prova metodo di prova Pmax in Paa) – 0 50 100 150 200 250 300 450 600 A 0 1A 2A 3A 4A 5A 6A 7A 8A 9A B 0 1B 2B 3B 4B 5B 6B 7B – – nessun requisito Irrorazione per 15 min come classe 1+5 min come classe 2+5 min come classe 3+5 min come classe 4+5 min come classe 5+5 min come classe 6+5 min come classe 7+5 min come classe 8+5 min Al di sopra di 600 Pa con cadenza 150 Pa, la durata di ciascuna fase deve essere di 5 min TAB. F.1.26./8 RESISTENZA AL VENTO: CLASSIFICAZIONE Freccia relativa frontale A A1 A2 A3 A4 A5 AExxxx B B1 B2 B3 B4 B5 BExxxx C C1 C2 C3 C4 C5 CExxxx Classe di pressione del vento 1 2 3 4 5 Exxxx

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

Nella classificazione della resistenza al carico del vento la cifra si riferisce alla classe di carico del vento, e la lettera si riferisce alla freccia relativa frontale

Specifiche

E.NTROLLO F. TERIALI,

TAB. F.1.26./9 VALORI DELLA TRASMITTANZA SERRAMENTI Legno Acciaio Alluminio Legno Acciaio Alluminio Alluminio a taglio termico VETRO 3 mm 3 mm 3 mm 4-6-4 mm 4-6-4 mm 4-6-4 mm 4-6-4 mm K= 5,3 K/mq °C 6,6 K/mq °C 6,7 K/mq °C 3,5 K/mq °C 4,5 K/mq °C 4,6 K/mq °C 3,4 K/mq °C

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

Non sottoposto a prova 50 27 9 3

G.ANISTICA
URB

Permeabilità all’aria di riferimento a 100 Pa e alle pressioni massime di prova, in rapporto alla superficie totale, per le classi da 1 a 4.

TAB. F.1.26./4 CLASSIFICAZIONE BASATA SULLA LUNGHEZZA DEI LATI APRIBILI Permeabilità all’aria di riferimento a 100 Pa m3/hm2 Pressione massima di prova Pa

TAB. F.1.26./10 VALORI REI RICHIESTI ALTEZZA ANTINCENDIO da 12 a 32 m da oltre 32 a 80 m oltre 80 m REI 60 90 120

> 600 Classe 0

Exxx

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

Non sottoposto a prova 12,50 6,75 2,25 0,75 150 300 600 600

1 2 3 4

I due metodi si distinguono per la diversa inclinazione degli ugelli di irrorazione. Il metodo A è adatto per prodotti pienamente esposti. Il metodo B è adatto per prodotti parzialmente protetti. a) dopo 15 min. a pressione 0 e 5 min. alle fasi susseguenti.

Permeabilità all’aria di riferimento a 100 Pa e alle pressioni massime di prova, in rapporto alla lunghezza dei lati apribili, per le classi da 1 a 4.

TAB. F.1.26./5 CLASSIFICAZIONE RELATIVA ALLA PERMEABILITÀ ALL’ARIA GLOBALE DEL SERRAMENTO (UNI EN 12207)
Z Y 04 05 06 07 08 001

RESISTENZA AL CARICO DEL VENTO Il serramento deve resistere a bruschi innalzamenti della pressione esterna e alla forza del vento, senza che si manifesti eccessiva flessione sui componenti (freccia relativa frontale < 1/200 della luce); le deformazioni non devono essere permanenti, né arrecare carenze funzionali. La prova eseguita secondo la UNI EN 12211 avviene sottoponendo il serramento a tre tipi di sollecitazioni: • P1 pressione applicata per misurare le deformazioni di parti del campione; • P2 pressione pulsante applicata per 50 cicli al fine di valutare le prestazioni a fronte di ripetuti carichi dovuti al vento (P2 = 0,5 P1); • P3 pressione applicata per valutare la sicurezza del campione in condizioni estreme (P3 = 1,5 P1). La norma classifica la resistenza al carico del vento del serramento combinandolo con la freccia libera frontale. TAB. F.1.26./7 CARICO DEL VENTO: CLASSIFICAZIONE P1 P2 a) Non sottoposto a prova 400 800 1.200 1.600 2.000 xxxx 200 400 600 800 1.000 600 1.200 1.800 1.400 3.000 P3 Classe 0 1 2 3 4 5 Exxxx b)

Per altezza antincendio s’intende l’altezza massima di un edificio, misurata dal livello inferiore dell’apertura più alta dell’ultimo piano abitabile e/o agibile, esclusa quella dei vani tecnici, al livello del piano esterno più basso.

CONDUZIONE TERMICA Attraverso il serramento l’ambiente più caldo cede calore a quello più freddo. La cessione avviene per irraggiamento conduzione, convezione. La quantità di calore scambiata dipende dalle caratteristiche del telaio, della specchiatura, dei giunti (tra serramento e involucro) e delle tenute (tra telaio fisso e telaio mobile). La trasmittanza termica (K) di un elemento in 1 h indica la quantità di calore, espressa in Watt, dispersa da 1 mq di superficie di un determinato materiale con una differenza di temperatura di 1°C. La conduzione del calore del serramento questa può determinarsi per sovrapposizione degli effetti: K = (KtSt + KvSv) / (St + Sv) in cui: Kt è la trasmittanza termica del telaio (W/mq K); Kv è la trasmittanza termica della specchiatura (W/mq K); St è l’area esposta del telaio (mq); Sv è l’area esposta della specchiatura (mq). Il valore della trasmittanza deve essere certificato secondo le prove descritte dalla norma ASTCM C 236. In prima approssimazione si può tener conto dei seguenti valori medi: ISOLAMENTO ACUSTICO Dipende dalle caratteristiche del telaio, della specchiatura dei giunti (tra serramento e involucro) e delle tenute (tra telaio fisso e telaio mobile). La proprietà fonoisolante di un serramento viene classificata secondo la norma UNI 8204 che, correlando il livello di rumore esterno con il livello tollerabile all’interno

itnuig arutrepa id h /3 m = Z X 006 003 52,0

01 5,21 51 57,6 57,0 0,5 0,2 2,2 5,2 5,0

elatot aera'lled 2 m h /3 m = Y 051 001 05

1 ESSALC 2 ESSALC 3 ESSALC 4 ESSALC

aP ni enoisserP = X 01 1

4 5 6 7 8 9 01

3

2

02 72 03

a) Questa pressione viene ripetuta 50 volte. b) Il campione sottoposto a prova con un carico del vento superiore a classe 5, vengono classificati Exxxx – dove xxxx è la pressione reale di prova P1 (per esempio 2.350 ecc.).

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 89

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ CARATTERISTICHE E REQUISITI
➦ ISOLAMENTO ACUSTICO (per tipologia d’utenza), determina l’abbattimento sonoro. Le classi sono tre: • R1 20-27 dB; • R2 28-35 dB; • R3 oltre 35 dB.

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

TENUTA AL FUOCO Deve essere garantita per la durata prevista all’evacuazione dell’immobile. Varia da 60’ a 120’. In questo intervallo di tempo i singoli elementi garantiscono la tenuta al fuoco mantenendo inalterate le proprie caratteristiche meccaniche sia di tenuta che di isolamento.

Le specifiche vengono date con i simboli: R = conservazione della stabilità; E = conservazione della tenuta; I = conservazione dell’isolamento termico; seguiti dal numero di minuti primi in cui sono garantiti i requisiti: 60’, 90’, 120’, secondo le prescrizioni della Circolare Min. Industria n.91 del 1961 e successivi.

COMFORT AMBIENTALE
Il comfort ambientale dipende dal ricambio dell’aria, dal comfort igrotermico, dalla ventilazione strutturale, dal fattore medio di luce diurna e dal fattore solare. RICAMBIO DELL’ARIA Serve per eliminare l’anidride carbonica, le tossine, gli odori e l’umidità che si producono in un ambiente confinato. L’anidride carbonica presente in un ambiente non può eccedere lo 0,5% in volume (0,1% in Francia). La quantità d’aria (Q) da immettere in un ambiente può essere determinata considerando la quantità di CO2 (q) prodotta da una persona presente nell’ambiente attraverso: Q = q / 4,5 (mc/h/persona) Se una persona, in attività sedentaria, produce 18 mc/h di anidride carbonica, dalla formula è possibile dedurre che la quantità d’aria da immettere nell’ambiente per persona è circa di 4 mc/h. Per ottenere un sufficiente ricambio d’aria si può rispettare il rapporto: Sm ≥ 1/8 di Sf, ove Sm è la superficie apribile dell’infisso e Sf è la superficie lorda dell’ambiente. COMFORT IGROTERMICO È necessario che tra la persona e l’ambiente esista un equilibrio termico. Questo equilibrio dipende da una serie mutevole di fattori tra i quali si possono elencare il tipo di attività svolto, l’abbigliamento indossato, l’esposizione. VENTILAZIONE STRUTTURALE Riguarda la ventilazione necessaria a controllare le differenti temperature delle due superfici del serramento (interna ed esterna). È buona norma che in inverno il tasso di umidità relativa negli ambienti sia compreso tra il 30% e il 60%. Gli attuali serramenti garantiscono spesso chiusure pressoché ermetiche. È necessario provvedere a un’aerazione controllata che permetta i ricambi d’aria previsti, per eliminare i prodotti dell’inquinamento interno, tramite aeratori. Gli aeratori possono essere costituiti da elementi autonomi e integrati nel serramento. Sono in produzione sia fissi che regolabili manualmente, motorizzati. Se necessita realizzare un accurato abbattimento acustico tra esterno e interno si ricorrere ai modelli isofonici. FATTORE MEDIO DI LUCE DIURNA È il rapporto tra la luce riflessa all’interno dell’ambiente W/A (ove W è la superficie netta della specchiatura trasparente e A è la superficie laterale complessiva dell’ambiente) e l’illuminamento prodotto dall’intera volta celeste su una superficie orizzontale, nelle stesse condizioni di tempo e di luogo. FATTORE SOLARE È il rapporto tra energia entrante ed energia uscente. Le radiazioni solari trasmettono, attraverso il serramento, energia all’ambiente. L’energia raggiante che investe la superficie del serramento si suddivide in tre componenti: energia riflessa, energia termica assorbita per convenzione dal materiale, energia termica trasmessa all’interno. Le tre componenti variano in funzione dell’angolo d’incidenza dell’energia raggiante e della natura del materiale investito.

La superficie apribile dell’infisso è ottenibile tramite la seguente formula: Sm = 0,0025 nV Σi (1 / √hi) in cui: n = numero dei ricambi orari dell’aria ambiente; V = volume del locale (m3); hi = dimensione verticale della superficie apribile dell’infisso i-esimo del locale (m). In ogni caso si dovrà rispettare il seguente valore:

Sm ≥ 1/8 Sf

dove Sm è la superficie apribile dell’infisso e Sf è la superficie lorda dell’ambiente.

MATERIALI PER SERRAMENTI
I materiali indicati per realizzare i telai di un serramento sono fondamentalmente: • il legno; • il legno lamellare; • i metalli; • le materie plastiche. TAB. F.1.26./11 CONFRONTO DI DATI TECNICI TRA MATERIALI DIVERSI USATI PER SERRAMENTI Massa volumica (g/cm3) 7,9 2,7 0,6 1,5 Carico di rottura a flessione (MPa) 300/500 150/300 60/80 30/90 Modulo elastico (MPa) 21.000 7.000 1.000 1.800/2.800 Coefficiente di conducibilità termica (W/m °C) 58 200 0,14 0,16 Coefficiente di dilatazione termica (10-5/°C) 12,5 24 6/7 70/80 Variazione dimensionale per 10°C e 2 m di lunghezza (mm) 0,25 0,48 0,14 1,60

Materiale

Acciaio Alluminio Legno abete PVC antiurto

NOMENCLATURA
La normativa usa una nomenclatura standardizzata per i subsistemi e i componenti che realizzano il serramento. ATTACCO ALLA STRUTTURA È composto da staffe e/o controtelai che trasmettono gli sforzi ai quali è sottoposto il FIG. F.1.26./2 NOMENCLATURA DEI COMPONENTI DEL SERRAMENTO
LUCE NETTA TELAIO MOBILE: MONTANTE DELL’ANTA DELL ANTA

serramento (vento, peso proprio, carichi accidentali, manovre) ad altri elementi costruttivi (involucro, scheletro); le staffe e i controtelai provvedono inoltre ad adattare il serramento al vano. Il vano a sua volta può essere predisposto alla messa in opera del “sistema serramento”, composto da controtelaio, telaio fisso e mobile, soglie, eventuale cassonetto con avvolgibile e apparecchi di manovra.

CASSONETTO GUARNIZIONE TELAIO FISSO: TRAVERSA SUPERIORE DEL TELAIO FISSO GIUNTO APRIBILE GUIDA DELL’AVVOLGIBILE DELL AVVOLGIBILE TASSELLO POGGIAVETRO GOCCIOLATOIO DELL’ANTA DELL ANTA TELAIO FISSO: traversa inferiore del telaio fisso SOGLIA GIUNTO FISSO TELAIO MOBILE: traversa superiore dell'anta FERMAVETRO SPECCHIATURA TRASPARENTE O OPACA FERMAVETRO TELAIO MOBILE: traversa inferiore dell'anta PROFILO RACCOGLICONDENSA CONTROSOGLIA

° GUARNIZIONE CERNIERA SGUINCIO O SGUANCIO COMANDO SISTEMA DI CHIUSURA PROFILO RACCOGLICONDENSA TELAIO MOBILE: MONTANTE DELL ANTA DELL’ANTA

CONTROTELAIO TELAIO FISSO: MONTANTE DEL TELAIO FISSO

F 90

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

TELAI FISSI E MOBILI Il telaio fisso può risolvere esso stesso l’attacco alla struttura, mediante staffe, ovvero può essere connesso al controtelaio; sopporta i movimenti del telaio mobile e oppone a questo adeguate battute. Il telaio mobile è l’elemento che supporta la specchiatura e che è chiamato a resistere alle sollecitazioni del vento; presenta sezioni configurate in modo da realizzare, con il telaio fisso, la tenuta agli agenti atmosferici. L’insieme deve poi sopportare le sollecitazioni dovute all’utenza. SPECCHIATURE Possono essere opache o trasparenti, di natura e caratteristiche diverse. Tra queste: il vetro, i prodotti della chimica organica, l’alabastro, il legno, i pannelli composti. Non devono alterarsi facilmente all’azione degli agenti atmosferici; in particolare devono resistere alle sollecitazioni del vento. Devono regolare gli scambi di calore, isolare dal rumore, essere sicure.

SCHERMATURE Sono chiamate a graduare l’illuminazione degli ambienti e a ridurre gli apporti di calore, nonché eventualmente a collaborare a evitare l’intrusione. Sono di natura e caratteristiche diverse; tra queste: le persiane, le tapparelle, gli scuri, le tende, i frangisole, le zanzariere. MOVIMENTAZIONE E MANOVRA Sono tutti quegli elementi che concorrono alla perfetta funzionalità del serramento; tra questi: le cerniere e i perni, le guide e i sistemi di movimento, le maniglie e i meccanismi di comando. GUARNIZIONI E SIGILLANTI Sono chiamati a migliorare la tenuta; devono resistere a trazione, deformarsi a compressione, rimanere elastici per il tempo preventivato, essere facilmente sostituibili. La scelta del sigillante e le modalità di stesura devono essere previste in fase progettuale, per garantirne l’esatta ubicazione e la possibilità di manutenzione.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

FIG. F.1.26./3 RIDUZIONE DEL FLUSSO LUMINOSO ENTRANTE IN RELAZIONE ALL’INGOMBRO DEL TELAIO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

16%

27%

36%

45%

FIG. F.1.26./4 TIPOLOGIA DELLE PRINCIPALI ARTICOLAZIONI

G.ANISTICA
URB

1

2

3

4

5

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

6

7

8

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

9

10

11

12

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

13

14

Vanno scelte in funzione della tipologia edilizia e delle esigenze funzionali dei singoli ambienti, della praticabilità del vano e della manutenzione del serramento. La norma UNI 8370 propone per gli infissi esterni verticali una terminologia di riferimento basata sul tipo di movimento, sulla posizione dei vincoli, sul senso di apertura delle ante mobili.

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

Apertura Apertura Apertura Apertura Apertura Apertura Apertura Apertura Apertura

all’inglese (verso l’esterno) alla francese (verso l’interno) oscillobattente basculante sali scendi fisarmonica girevole scorrevole a visiera esterna

10. 11. 12. 13. 14.

Apertura Apertura Apertura Apertura Apertura

a a a a a

visiera interna vasistas esterno vasistas interno bilico pantografo
6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

In relazione al numero delle ante (partite) che si aprono, le finestre possono essere anche dette a una, due, ... partite.

F 91

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
VETRI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

Il vetro è il prodotto del raffreddamento di un miscuglio omogeneo di minerali che, dopo essere stati portati alla fusione, passano allo stato rigido senza cristallizzare, ma assumendo una struttura molecolare disordinata e piuttosto instabile (stato amorfo). I costituenti principali del vetro sono: • la silice è il componente principale della miscela di base (sostanza vetrificante); è presente nella miscela per circa il 75%; • i solfati di sodio o potassio (ossidi alcalini) contribuiscono ad abbassare il punto di fusione del vetrificante (1100°C); sono presenti per il 10–15%; • i carbonati di calcio o di magnesio (ossidi alcalino terrosi), presenti per il 10–15%, hanno funzione stabilizzante. La sostituzione dell’ossido di sodio (feldspato) con ossidi di piombo e di potassio consente di ottenere il cristallo, ovvero una lastra di vetro particolarmente trasparente e brillante, mentre la sostituzione nella miscela di solfati di sodio (vetri sodico-calcici) con il solfato di potassio rende l’impasto più lavorabile e il vetro ancora più brillante (cristallo di Boemia). Con il termine cristallo vengono spesso indicati anche i vetri sodico-calcici, caratterizzati da alta resistenza, bassa fragilità e ottenuti per ricottura delle lastre. I prodotti vetrari si distinguono, sulla base dei processi di lavorazione subiti, in: • prodotti vetrari di base, che non presentano altre lavorazioni oltre quella di fabbricazione; • prodotti vetrari trasformati, che sono ottenuti grazie a ulteriori lavorazioni atte a migliorarne le prestazioni.

FIG. F.1.26./5 SOLLECITAZIONI E TENSIONI PER VETRO NORMALE E TEMPERATO
VETRO RICOTTO, IN ASSENZA DI SOLLECITAZIONI DIAGRAMMA DELLE TENSIONI

STRATO IN COMPRESSIONE STRATO NEUTRO STRATO IN TRAZIONE

VETRO RICOTTO, SOTTOPOSTO A FLESSIONE

DIAGRAMMA DELLE TENSIONI

COMPRESSIONE

FIG. a TRAZIONE

STRATO IN COMPRESSIONE

VETRO TEMPERATO, IN ASSENZA DI SOLLECITAZIONI

DIAGRAMMA DELLE TENSIONI FIG. b TRAZIONE

PRODOTTI VETRARI DI BASE
I prodotti vetrari di base si distinguono, in funzione della tecnologia di produzione, in: • vetri tirati; • vetri colati e laminati; • vetri float; • vetri profilati; • vetri pressati in stampi; • vetri temprati. I vetri tirati (UNI EN 572(1996)) sono realizzati facendo passare l’impasto attraverso una fenditura, realizzata su una lastra di materiale refrattario; l’impasto viene tirato (metodo di Fourcault) e successivamente sottoposto a ricottura (metodo Libbey-Owens). La ricottura consente di eliminare le tensioni interne che possono essere causate dal raffreddamento differenziato subito dalla lastra. I vetri colati e laminati (UNI EN 572) vengono realizzati mediante colatura diretta dell’impasto fuso tra i rulli laminatori. La diversa superficie dei rulli, liscia o a rilievo, consente di ottenere lastre di vetro lisce o stampate, su di una faccia o su entrambe, mentre la deposizione di una sottile pellicola di ossido metallico consente la colorazione superficiale della lastra. Anche questo procedimento produttivo prevede la ricottura della lastra. Con la stessa tecnica, ma senza la ricottura, si producono le lastre di vetro armate derivanti dalla laminazione di massa vetrosa fusa nella quale è stata introdotta una rete metallica. I vetri float (UNI EN 572) che prendono il nome anche di cristalli, sono ottenuti mediante colatura, in atmosfera inerte della massa vetrosa su un bagno di stagno fuso (to float = galleggiare). Il vetro si deposita sullo stagno secondo uno spessore naturale di 6 mm e viene poi sottoposto a una successiva ricottura e raffreddamento. È possibile produrre lastre di spessori compresi tra 2 e 19 mm, intervenendo nella fase di colatura con opportuni accorgimenti. Questo procedimento produttivo, attualmente il più impiegato, consente di ridurre al minimo le fessurazioni, grazie alle minori sollecitazioni subite dalle lastre. I vetri profilati (UNI EN 572) sono elementi traslucidi, caratterizzati dal caratteristico profilo a “U”. Ottenuti per trafilatura, hanno lunghezze fino a 4 m. I vetri profilati possono essere di tipo semplice o armato con sottili fili d’acciaio, disposti in lunghezza.

STRATO IN TRAZIONE STRATO IN COMPRESSIONE

COMPRESSIONE COMPRESSIONE

FORTE COMPRESSIONE LEGGERA TRAZIONE

VETRO TEMPERATO, SOTTOPOSTO A FLESSIONE

DIAGRAMMA DELLE TENSIONI

COMPRESSIONE TRAZIONE

STRATO IN TRAZIONE

TAB. F.1.26./12 COMPORTAMENTO ACUSTICO DI ALCUNI TIPI DI VETRO TIPO DI VETRO Cristallo Cristallo Cristallo Cristallo Cristallo Doppia vetrata Cristallo Stratificato mm 3 4 5 6 8 4+4 10 11/12 MASSA (kg/mq) 7,5 10 12,5 15 20 20 25 27 INDICE ISO 26 dB

27,5 dB 28,5 dB 30 32 32 33 37 dB dB dB dB dB

FIG. F.1.26./6 SCHEMATIZZAZIONE DELLA QUANTITÀ DI ENERGIA RAGGIANTE TRASMESSA IN FUNZIONE DEL TIPO DI CRISTALLO
3 3 2 1 4 1. ENERGIA RAGGIANTE 2. PORZIONE ASSORBITA DAL CRISTALLO DISSIPATA ALL INTERNO (3) ALL’INTERNO E ALL ESTERNO (4) ALL’ESTERNO 3. PORZIONE RIFLESSA ALL ESTERNO ALL’ESTERNO 4. PORZIONE RIFLESSA ALL INTERNO ALL’INTERNO 2 4 4 1 1

4 1. ENERGIA RAGGIANTE 2. PORZIONE ASSORBITA DAL CRISTALLO E DISSIPATA PARTE ALL’INTERNO ALL INTERNO E ALL’ESTERNO ALL ESTERNO 3. PORZIONE RIFLESSA DAL CRISTALLO 4. PORZIONE TRASMESSA ALL'INTERNO 2 3 1. ENERGIA RAGGIANTE 2. PORZIONE RIFLESSA ALL’ESTERNO ALL ESTERNO 3. PORZIONE DISSIPATA DAL CRISTALLO E CEDUTA ALL’ESTERNO ALL ESTERNO E ALL’INTERNO ALL INTERNO 4. PORZIONE TRASMESSA ALL’INTERNO ALL INTERNO

6 2 3 4

5

3

2

LASTRA DI CRISTALLO FLOAT NON SCHERMATO

CRISTALLO RIFLETTENTE

CRISTALLO ASSORBENTE

F 92

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

I vetri pressati in stampi, detti anche diffusori per la scarsa trasparenza, vengono realizzati per colatura in appositi stampi e successiva compressione, operata tramite punzoni, dell’impasto vetroso, che è in questo modo costretto ad assumere la forma dello stampo. Con tale procedimento è possibile ottenere diffusori sotto forma di blocchi cavi o a camera d’aria (UNI 9303), dal bordo rialzato. I vetri temprati: la tempra (UNI EN 12150, UNI 7697) è un processo termico il cui scopo è quello di indurre particolari tensioni sulla lastra di vetro per conferirle migliori caratteristiche di resistenza, soprattutto a flessione.

A tale processo è possibile sottoporre sia le lastre ottenute mediante procedimenti float che quelle colate. La lastra, tagliata a misura e dotata dei fori o tacche per l’eventuale montaggio, viene introdotta in forno (sospesa o trascinata su rulli) e bruscamente raffreddata da getti d’acqua. Il brusco raffreddamento induce sulle facce esterne tensioni, diverse da quelle presenti all’interno, di compressione che ne migliorano la resistenza. La lastra che ha subito la tempra, oltre a una migliore resistenza a flessione e allo shock termico, ha la caratteristica, una volta che ne sia provocata la rottura, di ridursi in frammenti minuti piuttosto che in schegge taglienti.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

PRODOTTI VETRARI TRASFORMATI
Sono ottenuti per successiva lavorazione operata sui prodotti vetrari di base al fine di migliorare le caratteristiche del vetro; tra questi si distinguono: • vetri riflettenti o vetri basso emissivi; • vetri camera; • vetri stratificati; • vetri cromogenici. I vetri riflettenti, grazie al trattamento superficiale subito, sono in grado di riflettere almeno in parte la radiazione solare incidente filtrando energia solare, a evitare che TAB. F.1.26./13 CARATTERISTICHE DI VETROCAMERA (6-15-6) CON GAS ARGON TL (%) ARGENTO 7/8 12/14 17/17 27/277 33/33 BLU 17/16 25/23 33/30 ORO VERDE 8/11 9/10 14/13 22/18 7 12 17 27 33 17 25 33 8 9 14 22 RL (%) 42 29 24 13 9 24 17 11 29 24 19 10 TE (%) 4 8 10 18 23 10 15 21 5 4 7 11 RE (%) 33 25 20 12 10 21 15 10 25 14 11 8 FS (%) 8 14 17 27 33 16 23 30 11 10 13 18 SC 0,09 0,16 0,20 0,31 0,38 0,18 0,26 0,34 0,13 0,11 0,15 0,21 K (W/mqK) < 1,3 < 1,3 < 1,3 1,3 1,3 < 1,3 < 1,3 1,3 < 1,3 < 1,3 < 1,3 < 1,3
TL: Trasmissione luminosa (%). Flusso luminoso direttamente trasmesso attraverso il vetro. RL: Riflessione luminosa (%). Flusso luminoso riflesso direttamente dalla lastra verso l’esterno. TE: Trasmissione energetica (%). Flusso energetico direttamente trasmesso attraverso il vetro. RE: Riflessione energetica (%). Flusso energetico riflesso direttamente dalla lastra verso l’esterno. FS: Fattore solare (%). Il fattore solare è il rapporto tra l’energia solare entrante (somma dell’energia passata direttamente all’interno TE più quella assorbita dalle lastre e ritrasmessa all’interno per convezione e irraggiamento nello spettro dell’infrarosso lontano) e l’energia solare incidente. Valori calcolati (ISO 9050). SC: Shading coefficient. Il coefficiente shading è il rapporto tra l’energia solare totale e quella che passa attraverso la vetrata. K: Trasmittanza termica (W/mqK). Rappresenta la quantità di calore espressa in Watt che si trasmette attraverso un metro quadrato di superficie per ogni grado di differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno. I valori nelle tabelle sono calcolati secondo ISO-OP 10292.

C.RCIZIO

questa sotto forma di luce o di calore, penetri all’interno dell’ambiente. Analogamente ai cristalli riflettenti i vetri basso-emissivi sono utilizzati per contenere le dispersioni termiche, mediante l’azione riflettente esplicata verso l’interno dell’ambiente. Il calore irraggiato dai corpi scaldanti (termosifoni, pannelli radianti) viene intercettato e riflesso all’interno dell’ambiente riscaldato. La superficie della lastra viene resa riflettente mediante il deposito di metalli e ossidi metallici per pirolisi (a caldo) o per polverizzazione (a temperatura ambiente); è possibile, inoltre rendere riflettenti o basso-emissivi i cristalli, mediante l’applicazione di pellicole sintetiche applicate sulle lastre anche successivamente alla loro posa in opera.

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FIG. F.1.26./7 ALCUNE TIPOLOGIE DI VETROCAMERA
ANTISFONDAMENTO ANTISFONDAMENTO CON LATO ESTERNO RIFLETTENTE CONDUTTORI ELETTRICI DA COLLEGARE A MICRORELE’ (12-14 V) MICRORELE CRISTALLO STRATIFICATO CRISTALLO SALI DISIDRATANTI DISTANZIATORE GUARNIZIONE DI TENUTA DISTANZIATORE SALI DISIDRATANTI GUARNIZIONE DI TENUTA CON ALLARME INSERITO

FILM PLASTICO CRISTALLO RIFLETTENTE

CRISTALLO RIFLETTENTE

CRISTALLO FLOAT

ARIA DISIDRATATA

CRISTALLO

ELEMENTO SENSIBILE ALLA ROTTURA DELLA LASTRA

ARIA DISIDRATATA

CRISTALLO TEMPRATO

VETRI CAMERA VETRO FLOAT CHIARO 3 mm INTERCAPEDINE CON GAS DISIDRATATI (ARIA O ARGON) ARGON) VETRO FLOAT CHIARO 3 mm PELLICOLA SOSPESA IN MATERIALE POLIMERICO (PET) CON COATING A BASSA EMISSIVIT EMISSIVITÀ INTERCAPEDINE CON GAS DISIDRATATI (ARIA O ARGON) DISTANZIATORI GUARNIZIONE A TENUTA

INTERCAPEDINE CON GAS DISIDRATATI (ARIA O ARGON) VETRO FLOAT CHIARO 3 mm

VETRO FLOAT CHIARO 3 mm PELLICOLA SOSPESA IN MATERIALE POLIMERICO (PET) CON COATING A BASSA EMISSIVITÀ EMISSIVIT INTERCAPEDINE CON GAS DISIDRATATI (ARIA O ARGON ) DISTANZIATORI GUARNIZIONE A TENUTA

INTERCAPEDINE CON GAS DISIDRATATI (ARIA O ARGON) DISTANZIATORI

DISTANZIATORI

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 93

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ VETRI
➦ PRODOTTI VETRARI TRASFORMATI
Il vetro camera (UNI 10593) è un pannello caratterizzato da proprietà isolanti, sia termiche che acustiche. I pannelli sono ottenuti sigillando ermeticamente lungo il perimetro due o più lastre di vetro, in modo da lasciare tra esse un’intercapedine contenente aria secca o gas nobili (argon). Le lastre vengono distanziate mediante l’interposizione di un profilato in materiale plastico o metallico (distanziatore) contenente polveri disidratanti, mentre un’opportuna sigillatura perimetrale in materiale plastico impedisce lo scambio con l’ambiente esterno (tenuta). L’aria o il gas racchiuso nell’intercapedine, che determina le caratteristiche isolanti del pannello, è soggetto a variazioni di temperatura e di pressione, soprattutto in fase di trasporto e montaggio, che provocano sulle lastre una leggera flessione. Il pannello di vetro camera può, eventualmente, ospitare un sistema di oscuramento (tenda tipo veneziana) con orientamento a comando magnetico, oppure, qualora il pannello sia costituito da un cristallo

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

normale e da uno stratificato (antintrusione), un sistema di allarme sensibile alla rottura della lastra di cristallo più fragile. Il vetro stratificato (UNI EN ISO 12543, UNI EN 356, UNI EN 1063) è un pannello costituito dall’accoppiamento di più lastre di vetro, che sono unite su tutta la superficie mediante l’interposizione di un film plastico (0,3–0,5 mm) trasparente di polivinilbutirrale (PVB) o policarbonato. La presenza del film plastico conferisce al pannello una buona resistenza agli urti e allo sfondamento; inoltre, nel caso in cui l’urto ne determini la rottura, i frammenti rimarranno attaccati alla plastica senza disperdersi. Un’evoluzione dei vetri stratificati è costituita dai vetri cromogenici, pannelli in grado di variare a comando la propria opacità. Questi sono realizzati accoppiando due cristalli mediante due fogli di PVB con interposto uno speciale film a cristalli liquidi che in assenza di tensione elettrica è opaco, mentre la presenza di un

campo elettrico consente alla lastra il passaggio allo stato trasparente. L’intensità del campo elettrico può essere regolata mediante un interruttore, oppure da sistemi fotometrici. I vetri cromogenici sono dispositivi caratterizzati dalla possibilità di variare le proprie caratteristiche ottiche in risposta a stimoli esterni, quali la variazione di intensità della luce (fotocromici), l’applicazione di un campo elettrico (elettrocromici e a cristalli liquidi), variazione della temperatura (termocromici). Particolari proprietà chimico fisiche dei materiali utilizzati consentono a tali dispositivi di modificare il proprio comportamento da altamente trasmittente a parzialmente riflettente fino al totale assorbimento della radiazione luminosa. Tali dispositivi si distinguono in due categorie principali: non attivati elettricamente di cui fanno parte i dispositivi fotocromici e quelli termocromici, attivati elettricamente che comprendono i dispositivi elettrocromici e quelli a cristalli liquidi.

FIG. F.1.26./8 SCHEMA DI FUNZIONAMENTO DI UN VETRO CROMOGENICO
CRISTALLI STRATIFICATI A TRASPARENZA VARIABILE VETRO FOGLIO DI PVB FILM A CRISTALLI LIQUIDI FOGLIO DI PVB VETRO CONDUTTORE TRASPARENTE VETRO LUCE INCIDENTE LUCE INCIDENTE ELETTROLITA CONDUTTORE TRASPARENTE VETRO STRATO DI ACCUMULO FILM ELETTROCROMICO

TENSIONE SFERA DI POLIMERO CON CRISTALLI LIQUIDI LUCE TRASMESSA IN ASSENZA DI TENSIONE (ASPETTO TRASLUCIDO)

TENSIONE

LUCE TRASMESSA SOTTO TENSIONE (ASPETTO TRASPARENTE)

SCHEMA DI FUNZIONAMENTO DI DISPOSITIVO A CRISTALLI LIQUIDI

COMPOSIZIONE DI UN DISPOSITIVO ELETTROCROMICO

AD R

R N O ZII IA AD

E E N O ZII IA

SOLE

STRATO SOLUZIONE ACQUOSA E POLIMERI PELLICOLA PROTETTIVA POLIMERI

SOLE

R R LA SO SO

ACQUA

PELLICOLA PROTETTIVA (1) Con bassa radiazione solare, lo strato contenente la soluzione acquosa polimerica rimane trasparente fino al raggiungimento della temperatura critica.

SCHEMA DI FUNZIONAMENTO DI DISPOSITIVO TERMOCROMICO

E E E E R R LA SO S

PELLICOLA PROTETTIVA

PELLICOLA PROTETTIVA (2) Al raggiungimento della temperatura critica, le molecole polimeriche tendono a concentrarsi cambiando il colore della lastra, che diviene bianca, cos da riflettere la radiazione solare. così

E E

POLIMERI ACQUA

F 94

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

FIG. F.1.26./9 POSA DI CRISTALLI STRATIFICATI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

3-5

FOGLIO DI PVB

FOGLIO DI PVB 3-5

FLOAT FLOAT 3 MASTICE PLASTICO 3 MASTICE PLASTICO

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
15 TASSELLO IN NEOPRENE 4 15 TASSELLO IN NEOPRENE

CO NTALE AMBIE

4

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
CRISTALLO DOPPIO STRATO CRISTALLO A TRE STRATI
RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC

TAB. F.1.26./14 CARATTERISTICHE DI VETRI STRATIFICATI SPESSORE (mm) 6/7 8/9 10/11 10,5/11 11/12 19/21 18/19 19/20 26/27 27/29 29/30 28/30 29/31 36/38 39/40 38/40 39/41 50/52 dB (500 Hz) 32,5 34 36,5 36 36,5 40 39 39,5 42 42,5 42,5 43,5 43 44 44,5 45 44,5 46 DIMENSIONE MAX (cm) 321 x 240 260 x 400 260 x 400 260 x 400 260 x 400 260 x 400 260 x 400 260 x 400 – – – 240 x 260 – – – 240 x 260 – – PESO (Kg/mq) 15,5 20,5 25,5 26 27 45 46 47 66 67,5 68,5 68,5 70 91 93,5 68,5 93,5 120

FIG. F.1.26./10 VETROCAMERA CON SERRANDA INTERNA
6 27 25

F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ
16 SISTEMA DI COMANDO MAGNETICO

12 42

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

50 APPARECCHIO PER IL SOLLEVAMENTO E L’ORIENTAMENTO L ORIENTAMENTO DELLA TENDA

LAMELLE ORIENTABILI LASTRE DI VETRO (SPESS. Ø MAX 6 mm) LASTRE DI VETRO (SPESS. Ø MAX 6 mm)

ARIA DISIDRATATA GUARNIZIONE SIGILLANTE

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 95

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ VETRI
VETRI RESISTENTI AL FUOCO
L’elemento sotto l’azione del fuoco deve conservare per un tempo determinato: R: la stabilità; E: la tenuta alle fiamme, ai vapori e ai gas; I: l’isolamento termico. Le modalità sono prescritte dal DM n.339 del dicembre 1983. Gli elementi resistenti al fuoco possono garantire la classe RE, ovvero la classe REI; il numero successivo (30’–60’–120’) indica la durata dell’attitudine comprovata. Alla classe RE rispondono bene i vetri retinati. I vetri tagliafuoco (REI) sono dei multistrato, assemblati interponendo, tra le lastre, speciali strati ignifughi i quali, sotto l’azione del fuoco, liberano vapore d’acqua e formano una schiuma isolante, refrattaria al fuoco. La schiuma crea una barriera alle fiamme, ai fumi e al calore. Particolare cura deve essere posta nel fissaggio del multistrato al telaio del serramento, ricordando che durante il funzionamento il multistrato tende ad aumentare di spessore e, pertanto, deve essere libero di dilatarsi. Altrettanta cura si richiede per la movimentazione e lo stoccaggio delle vetrate in cantiere.

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.26./11 COMPORTAMENTO DEI VETRI RESISTENTI AL FUOCO
Temperatura °C 1000 VETRI RESISTENTI AL FUOCO 900 800 700 600 500 400 300 200 100 0 0 10 20 30 40 50 Tempo in minuti 60 70 80
Vetro speciale che si oppone al passaggio di fumo, fiamma e irraggiamento (REI) (diventa opaco in caso d’incendio) d incendio) Vetro ad elevata resistenza meccanica (RE) (rete trasparente in caso d incendio) d’incendio) Vetro armato (RE) Curva tempo - temperatura BS 476-PART 8 (ISO 834)

PELLICOLE PER VETRI
Sono in commercio pellicole in poliestere che possono essere applicate su vetrate al fine di: a) diminuire la luminosità interna degli ambienti; b) aumentare l’isolamento termico; c) garantire l’incolumità degli occupanti da eventuali rotture a scheggia della vetrata; d) abbattere la trasparenza verso l’interno (pellicole opache). La pellicola normalmente è predisposta all’incollaggio in fase di produzione con un adesivo trasparentissimo, protetto fino al momento della messa in opera, ovvero, può essere direttamente incollata in cantiere con adesivo acrilico. La pellicola e l’adesivo devono avere caratteristiche specifiche compatibili con il vetro (dilatazione termica, composizione chimica). La pellicola è costituita da strati di polietilene trattati e assemblati secondo le prestazioni richieste, ed è superficialmente protetta da una base di resine antigraffio. Tra le pellicole con caratteristiche specifiche, si ricordano le pellicole anticondensa (antiappannanti), lavorate con materiali che abbassano la tensione superficiale dell’acqua in modo da ‘diffondere’ in uno strato uniforme l’umidità senza creare zone opache (gocce). TAB. F.1.26./15 CARATTERISTICHE DELLE PELLICOLE SU VETRO NORMALE (6 mm) Termoriflettenti Trasmittanza energia solare % Riflettanza energia solare % Assorbenza energia solare % Trasmittanza luce visibile % Trasmittanza ultravioletti % Coefficiente schermatura % Energia solare respinta % 12÷25 23÷48 37÷55 13÷31 0,4 0,24÷0,44 62÷79 Oscuranti 40÷49 7÷14 44÷52 11÷43 0,4 0,60÷0,70 39÷48 Atermiche 11÷63 9÷46 25÷55 15÷66 0,4 0,26÷0,80 30÷77 Antisfondamento 12÷79 10÷48 11÷40 15÷85 0,4 0,24÷1,93 19÷79

FIG. F.1.26./12 TIPOLOGIE DI LASTRE DA IMPIEGARE PER LA REALIZZAZIONE DI ELEMENTI CURVI
ARIA DISIDRATATA ARIA DISIDRATATA

SALE DISIDRATANTE DISTANZIATORE GUARNIZIONE DI TENUTA

3-19 mm FLOAT

3-19 mm TEMPERATO FOGLIO DI PVB

SALE DISIDRATANTE S VETROCAMERA H

F

R SUPERFICI CURVE

BISTRATO

TRISTRATO

QUADRISTRATO

VETRI STRATIFICATI CON INTERPOSTO FOGLIO DI POLIVINILBUTIRRALE (PVB) INCOLLATO A CALDO IN AUTOCLAVE TIPOLOGIE DI LASTRE DA IMPIEGARE PER LA REALIZZAZIONE DI LASTRE CURVE

VETRO NORMALE O STRATIFICATO O ISOLANTE
H – altezza max S – sviluppo max F – freccia max R – raggio minimo 2700 o 1900 1900 o 2700 850 50 mm mm mm mm

VETRO TEMPERATO
H – altezza max S – sviluppo max F – freccia max R – raggio minimo 2200 1200 300 100 mm mm mm mm

F 96

NORMALE O STRATIFICATO O ISOLANTE H-altezza max 2700 o 1900 mm S-sviluppo max 1900 o 2700 mm

TEMPERAMENTO H-altezza max 2200 mm S-sviluppo max 1200 mm

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

CONTROTELAI
Tra telaio fisso e vano murario, sede del serramento, può venire interposto il controtelaio. Il controtelaio, generalmente bloccato al muro mediante zanche, ha lo scopo di ammortizzare le imperfezioni presenti nel vano murario e di costituire un solido supporto per il fissaggio del telaio fisso. Generalmente il controtelaio è costituito da due montanti e un traverso; può essere in legno o in lamiera zincata profilata a freddo. Il serramento può essere posto in opera anche senza il controtelaio, murando direttamente il telaio fisso per mezzo di zanche o tasselli a espansione; in questo caso è necessario prevedere le opportune tolleranze per un montaggio a regola. FIG. F.1.26./13 CONTROTELAI
CONTROTELAIO METALLICO PER SERRAMENTO SCORREVOLE CON GUIDA PER AVVOLGIBILE A SCOMPARSA: FASI DI MONTAGGIO GUIDA

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
1. 2. 3.

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

CONTROTELAIO METALLICO ELEMENTO DI CONTROVENTO PROVVISORIO

ZANCHE PER CONTROTELAI METALLICI SCATOLARI

CONTROTELAI IN LEGNO ZANCHE MOBILI Si adattano meglio alla apparecchiatura costruttiva del vano ZANCHE FISSE CONTROTELAIO ESTENSIBILE

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC
Sistemi di controvento istemi utilizzati per il trasporto dei controtelai; da eliminare dopo l installazione l’installazione

F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER
ZANCA

ZANCA ELEMENTO DI CONTROVENTO

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

ZANCA

ZANCA

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER
ZANCA

POSA DEL TELAIO FISSO SENZA CONTROTELAIO CONTROTELAI IN LEGNO CONTROTELAIO SPESSORI TELAIO FISSO VITE

MOSTRA ZANCA

TASSELLO COPRIVITE 1) FISSAGGIO A MURO DEL CONTROTELAIO 2) FISSAGGIO DEL TELAIO FISSO AL CONTROTELAIO 3) POSA DELLE MOSTRE E DEI TASSELLI COPRIVITE

MODALITÀ MODALIT DI POSA DEL TELAIO FISSO SU CONTROTELAIO

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 97

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
SOGLIE E IMBOTTI
FIG. F.1.26./14 SOGLIE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

SOGLIA BATTENTATA DOPPIA PER INFISSI A CASSETTONE

SOGLIA BATTENTATA A VASCHETTA

SOGLIA BATTENTATA SEMPLICE

SOGLIA IN LAMIERA DI FERRO ZINCATA

SOGLIA CON RISALTO METALLICO

SOGLIA CON L’ALLOGGIAMENTO L ALLOGGIAMENTO DELLA GUIDA PER OSCURANTE SCORREVOLE

SOGLIA IN LAMIERINO DI FERRO ZINCATO

SOGLIA CON RISALTO METALLICO E CONTROSOGLIA

SOGLIA DI LEGNO

SOGLIA PER PORTAFINESTRA

CONTROSOGLIA INTERNA PER RACCOLTA ACQUE DI CONDENSA

SOGLIA BATTENTATA DOPPIA PER OSCURANTE A PERSIANA

SOGLIA UNICA

vano termosifone

mobile

SOGLIA MISTA LEGNO MATTONE

SOGLIA UNICA ESTERNA

SOGLIA PIANA CON PENDENZA REALIZZATA CON MALTA

SOGLIA E CONTROSOGLIA LIGNEA

SOGLIA E CONTROSOGLIA LIGNEA CON MOBILE

FIG. F.1.26./15 CONFIGURAZIONI DI IMBOTTI IN LATERIZIO
VISTE DALL INTERNO E DALL’ESTERNO DALL’INTERNO DALL ESTERNO B) A) C) D) D) C) B) PIANTE DEI RICORSI

A) A) C)

TIPO 1

A) B) A) TIPO 2

A) B) A)

B) TIPO 1

D)

A) A) B) A) A) B) A) TIPO 2

B)

A) TIPO 3 TIPO 3 A) B) A) TIPO 4 A) B) A) B) TIPO 4

B)

B)

F 98

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

SERRAMENTI ESTERNI IN LEGNO
Le essenze utilizzate per realizzare infissi possono essere sia tenere che dure, ma l’elemento deve essere privo di nodi, senza fenditure, ben stagionato, con una presenza d’acqua inferiore al 15%, deve essere stato posto a un procedimento di impregnazione ignifugo e antiparassitario. Sono utilizzati anche legni lamellari (realizzati con listelli stagionati artificialmente, di essenze diverse, e incollati) che permettono, rispetto ai prodotti tradizionali, migliori prestazioni meccaniche e una maggior resistenza agli agenti atmosferici. L’idoneità tecnica delle specie legnose per serramenti è descritta nella norma UNI 8938, mentre i procedimenti di impregnazione e di preservazione fanno capo alla norma UNI 8662/2. Per i tipi tecnologici che si usano nei serramenti (pannelli a base di legno, compensati, pannelli di fibre e particelle) esistono famiglie di norme apposite: sono rispettivamente le UNI 79.060, le 79.060.10, le 79.060.20. I diversi elementi costituenti i telai sono collegati tra loro attraverso incastri di tipologia diversa secondo il tipo di sollecitazione alla quale sono sottoposti. Per gli elementi che costituiscono il telaio fisso, non particolarmente sollecitato, l’incastro è a mascella. FIG. F.1.26./16 PROFILI IN LEGNO
65 9 51 20 45 25 11 45 9 19 45 58 65 15 45 12 30 48 30 10 20 8 17 25 17 35 14 70 55 14 35 45 61 10 335 15 47 45 30 12 70 71 54 9 36 54 9 15 30 11 45 65 65 45

Per gli elementi che costituiscono il telaio mobile, più sollecitato, è bene ricorrere a un incastro maschio-femmina con perni di giunzioni in metallo o nylon, da inserire in apposite cavità ricavate all’interno dell’elemento. Il telaio mobile e il telaio fisso possono essere complanari, oppure disporsi su piani paralleli. Nella scelta della ubicazione dei serramenti è opportuno accertarsi che le parti mobili non interferiscano tra loro, né con altri elementi. Nel disegno della battuta tra telaio mobile e traversa inferiore fissa possono essere previsti dei canali per eliminare l’acqua eventualmente infiltratasi. I sistemi di battuta possono essere a rasamento, a bietta a doppia o tripla battuta e possono avere geometria diversa: a spezzate perpendicolari, sghembe, a scozia o bocca di lupo. Il traverso inferiore del telaio mobile, che risulta il più esposto alle intemperie, è protetto da un profilo ligneo o metallico, chiamato gocciolatoio. Il gocciolatoio, oltre a proteggere il traverso dall’acqua battente, allontana l’acqua dalla battuta inferiore con un incastro a coda di rondine: la scanalatura che rompe la goccia deve avere sezione opportuna e deve sporgere rispetto alla traversa del telaio fisso, ovvero del risalto

della soglia per allontanare l’acqua in modo sicuro. Tra il telaio fisso e il telaio mobile si possono avere uno o più contatti o battute (che assicurano la tenuta all’acqua) e una o più camere d’aria o camere di decompressione, (che assicurano la tenuta al vento). Al telaio possono essere aggiunti dei profili di geometria opportuna (cartelle) atti a contenere e/o schermare le ferramenta. L’UNI ha codificato i profili delle intelaiature per finestre, balconi, persiane a ventola, persiane scorrevoli, cassonetti per avvolgibili. Il fissaggio del serramento al vano può avvenire direttamente, ovvero tramite controtelaio. Il controtelaio è fissato dal muratore al vano. Sul controtelaio il falegname avvita a secco il telaio fisso. Tra controtelaio e serramento deve essere prevista una tolleranza di 10 mm. L’impiego del controtelaio garantisce allineamenti e appiombi più precisi e la sostituzione del serramento senza arrecare danni al vano murario. Se non è presente il controtelaio, nel montaggio del telaio fisso deve essere garantito un perfetto posizionamento a piombo. Il vano murario deve presentare configurazioni adatte ad accogliere in modo opportuno il serramento, che può essere montato a filo esterno, a filo interno, in posizione

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

TAB. F.1.26./16 SERRAMENTI IN LEGNO RITIRO % ESSENZA DUREZZA TanAssiale Radiale gente 0,1 0,1 0,4 0,4 0,4 0,25 0,25 0,2 0,3 0,1 0,1 0,3 0,2 2,6 2,6 4,4 4,4 44 4,2 4,2 5,4 3 2,3 2,3 2,6 4,3 5,3 5,63 6,5 6,5 6,5 7,8 7,8 10,5 6 4,5 4,5 6,1 7 • • • • • ESTERNI Verniciati • • • • • • • • • • • • • Lucidati

G.ANISTICA
URB

Abete Douglas Pseudoisuga Douglas Abete Rosso Picas Excelsa Castagno Castanes Saturs Cerro Quercus Cerris

tenero tenerissimo medio duro duro

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

65

19

26

Cipresso medio duro Cipressus Sempervirens Farnia Quercus Peduncolata Larice Larix Europeae Noce Juglans Regis duro tenero medio duro

80 62

Pino giallo (Pitch Pine) duro Pinus Silvestris Pino silvestre Pinus Silvestris Pino Loricuto Pinus Leucodermis Rovere Quercus Sassilifloras Quercia Quercus Pubescens medio duro medio duro duro duro

30

15

FIG. F.1.26./17 PROFILI IN LEGNO LAMELLARE
27 27 12 27 15 12

54 27

27

27 15

27

12

27

90 70 FERMAVETRO 15 22 TELAIO FISSO TELAIO MOBILE

90

90

15 17 22 27

15


TRAVERSO ROMPITRATTA TRAVERSO INFERIORE

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 99

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ SERRAMENTI ESTERNI IN LEGNO
intermedia. Il vano murario, infine, può presentare una geometria tale da realizzare una battuta per il serramento (mazzetta o imbotte). Il giunto tra serramento e finitura a intonaco del perimetro del muro circostante può avvenire predisponendo dei canali nell’intonaco, fresando i canali nel telaio, oppure coprendo il giunto con un regolo. Nella parte inferiore del vano si colloca una soglia con la funzione di raccogliere e allontanare dal paramento sottostante l’acqua meteorica che ha dilavato il serramento. Il collegamento tra traversa inferiore e soglia può avvenire con soluzioni diverse. Nella soglia è ricavato un battente per posizionare la traversa inferiore e per impedire infiltrazioni. La soglia può essere unica o in due pezzi; può avere altre battute o risalti per gli oscuramenti. Il telaio mobile può prevedere due soluzioni per il montaggio del vetro: la battentatura, secondo la quale il vetro va a battere su un risalto dei profili; la scanalatura a infilare, secondo la quale il vetro è inserito in apposite guide scavate nei profili e non necessita quindi di apposito fermavetro. Con la battentatura il fissaggio del vetro può avvenire tramite chiodatura e stucco, o con idoneo profilo fermavetro. Sia nella soluzione con fermavetro che nella soluzione a infilare può essere prevista l’interposizione di guarnizioni o tasselli tra il vetro e il telaio mobile. I dispositivi di movimento riguardano la rotazione verticale e orizzontale e lo scorrimento. Le cerniere, che consentono le rotazioni su un asse verticale, possono essere a bietta, a rasare, a sedia. I perni, che consentono le rotazioni su un asse orizzontale sono a scatola semplici, a scatola con frizione. Esistono altre tipologie di meccanismi che permettono di ottenere minori ingombri nell’apertura ovvero permettono di ottenere tipologie particolari di aperture (a ventola, a bussola). I dispositivi di bloccaggio delle ante mobili sono: a cremonese, a leva, ad asta rigida a cremagliera; i comandi possono essere a leva o a manovella, eventualmente motorizzati. I dispositivi di apertura possono essere coadiuvati da compassi, contrappesi, fermi. I dispositivi di oscuramento possono essere interni o esterni. Tra quelli esterni vi sono le persiane e gli avvolgibili. Le persiane a loro volta sono caratterizzate dal loro movimento (a cerniera, scorrevoli). Per quelle a cerniera possono essere previste partiture più articolate, denominate a fisarmonica. Le articolazioni dei dispositivi possono interessare opere accessorie da prevedersi nelle zone perimetrali del vano (raccoglitori, comandi, tassellature per fissaggi). I serramenti sono sottoposti a una serie di prove per accertarne la qualità: a) planarità: viene verificata la complanarità dei vertici per garantire la tenuta delle battute e la manovrabilità; b) resistenza all’estrazione delle viti: si verifica la forza necessaria a sfilare alcune viti della serratura e della maniglia; c) resistenza alla fatica: la porta, aperta a 90°, caricata verticalmente sull’estremo dell’anta, viene sollecitata a cicli di deformazione orizzontali che non devono risultare permanenti; d) resistenza allo svergolamento: la maniglia della porta aperta a 90° è sollecitata da una forza orizzontale che la può deformare ma non in modo permanente; e) resistenza nel piano dell’anta: la porta aperta a 90° è sollecitata da una forza verticale sull’estremo senza deformazioni permanenti che ne pregiudichino la funzionalità; f) dimensioni e perpendicolarità: la verifica degli spessori e delle dimensioni assicurano un perfetto accostamento tra il telaio mobile e quello fisso.

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.26./18 INCASTRI

TELAIO FISSO – INCASTRO A MASCELLA GOCCIOLATOIO

TELAIO MOBILE – INCASTRO MASCHIO-FEMMINA

FIG. F.1.26./19 BATTUTE CENTRALI E LATERALI
contatto contatto

cartella copriferramenta

camera d’aria aria

camera d’aria aria

NODO CENTRALE DI CHIUSURA: A DOPPIA BATTUTA (tre contatti, due camere d aria) d’aria)

A BOCCA DI LUPO (tre contatti, due camere d aria) d’aria)

A TRIPLA BATTUTA (quattro contatti, tre camere d’aria) d aria)

NODO LATERALE: A RASAMENTO

A BIETTA

cerniera

camera d’aria aria

contatto mostra

La descrizione esatta delle prove e delle misurazioni sono contenute nel gruppo di norme UNI 91.060.50-30 “Prove su serramenti”.

NODI LATERALI NON COMPLANARI DUE CONTATTI E UNA CAMERA D’ARIA D ARIA TRE CONTATTI E DUE CAMERE D’ARIA D ARIA TRE CAMERE D ARIA D’ARIA E QUATTRO CONTATTI

F 100

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

FIG. F.1.26./20 CERNIERE
ANELLO SOSTITUIBILE PER LA MANUTENZIONE ANELLO SOSTITUIBILE PER LA MANUTENZIONE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
PIANA BIETTA

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

GROSSEZZA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

SEDIA

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,
CERNIERA A BIETTA CERNIERA A RASARE CERNIERA A SEDIA

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

FIG. F.1.26./21 SOLUZIONI DI GIUNTO CON IL VANO MURARIO

G.ANISTICA
URB
SCURO

SCURO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC
MOSTRA CON MOSTRA CON SCURO NELL INTONACO NELL’INTONACO CON SCURO NEL TELAIO

F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

FIG. F.1.26./22 SISTEMI DI CORRELAZIONE CON I VETRI

MASTICE CHIODO 15 mm

FERMAVETRO

MASTICE O GUARNIZIONE

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

15 mm

22 mm POSA IN OPERA CON BATTUTA APERTA SISTEMI DI CORRELAZIONI VETRI

22 mm POSA IN OPERA CON FERMAVETRO POSA IN OPERA “A INFILARE” A INFILARE

FIG. F.1.26./23 POSA IN OPERA DEI TASSELLI

FIG. F.1.26./24 GOCCIOLATOIO
1) il gocciolatoio deve assicurare il distacco della goccia: per dimensione (1,5 x 1,5 cm) e per geometria (ad angolo retto); 2 2) il traverso inferiore del telaio mobile deve presentare la parte interna pi alta più rispetto a quella esterna per garantire la tenuta all acqua; all’acqua; 3) la goccia rotta deve essere allontanata dal traverso inferiore del telaio fisso e portata direttamente sulla soglia.

1

3

TASSELLO D APPOGGIO D’APPOGGIO O PERIFERICO POSA IN OPERA DEI TASSELLI

TASSELLO D APPOGGIO D’APPOGGIO E TASSELLO SPAZIATORE

GOCCIOLATOIO

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 101

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ SERRAMENTI ESTERNI IN LEGNO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.26./25 SERRAMENTI A DUE ANTE CON NODO FISSO CENTRALE A BILICO, SCORREVOLI

SERRAMENTO A BILICO

MIN 15 mm

FERMO IN GOMMA

GOCCIOLATOIO IN LAMIERA

GUARNIZIONE SUL TELAIO FISSO

GUARNIZIONE SUL TELAIO MOBILE

SERRAMENTO CON APERTURA A BATTENTE

SERRAMENTO CON APERTURA A SCORRERE

F 102

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

FIG. F.1.26./26 SERRAMENTI A BATTENTE E SCORREVOLI
SEZIONE VERTICALE 5,5 SEZIONE ORIZZONTALE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA
6

INFISSO LEGNO

4 2

4 2 5,5

C.RCIZIO

2

E ESE ESSIONAL PROF

VETRO TERMICO POSIZIONI GUIDA AVVOLGIBILE

GUIDA AVVOLGIBILE 4 GUIDA AVVOLGIBILE CON AGGANCIO AUTONOMO 50 BINARIO SPORTELLO D’ISPEZIONE ISPEZIONE

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

FINESTRE A BATTENTE

2

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

PULEGGE PER CONTRAPPESI 12

FINESTRA SCORREVOLE VERTICALE

4 TELAIO FISSO

FISSAGGIO AL TELAIO MOBILE

G.ANISTICA
URB

15

VANO CONTRAPPESI

GUIDE VERTICALI 34 TELAIO MOBILE VETRO CAMERA GUIDE VERTICALI 40

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC

TELAIO FISSO

22 BINARIO PER FINESTRA SCORREVOLE ORIZZONTALE

SPORTELLO D’ISPEZIONE ISPEZIONE

SEZIONE ORIZZONTALE

SEZIONE VERTICALE

25 GUIDA

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

5,5 PROFILO ELASTICO DI TENUTA FINESTRA A BINARIO SINGOLO

FINESTRA A BINARIO DOPPIO

FINESTRA SCORREVOLE ORIZZONTALE

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 103

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ SERRAMENTI ESTERNI IN LEGNO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

GUARNIZIONI E ACCESSORI DI GIUNTO PER SERRAMENTI IN LEGNO
La guarnizione viene inserita nel serramento per migliorarne (o ripristinarne) la funzionalità, in merito alla tenuta all’acqua, all’aria, al suono. Le guarnizioni sono realizzate con plastomeri o elastomeri e sono prodotte per estrusione. Le guarnizioni plastomeriche sono a base di polimeri termoplastici (PVC), additivati con mescole diverse per garantire doti di flessibilità. Possono essere coestruse con altri materiali, in modo da conferire ai diversi strati durezza diversa. Le guarnizioni elastomeriche sono a base di gomma. Offrono una buona resistenza alle intemperie e migliori livelli prestazionali sono assicurati da quelle di colore nero. A questa classe appartengono anche le guarnizioni in elastomero siliconico che garantiscono qualità meccaniche superiori, una migliore resistenza all’invecchiamento e possono essere diversamente colorate. La guarnizione deve garantire: a) la tenuta; b) la resistenza alla trazione; c) la perfetta resistenza alla deformazione. Queste qualità devono essere mantenute nel tempo, sotto l’azione delle intemperie, dei raggi ultravioletti, del gelo e del calore. La dilatazione termica che la guarnizione subisce deve essere compatibile con quella del materiale con il quale è realizzato il serramento. La sagoma della guarnizione è progettata in funzione: a) della sollecitazione alla quale sarà sottoposta in esercizio (sforzi di compressione, flessione, scorrimento); b) del vano nel quale sarà alloggiata e delle relative modalità di montaggio e di manutenzione. Nei casi nei quali è richiesta continuità nel perimetro della guarnizione, essa può essere saldata o incollata, anche in cantiere, con appositi ausili che garantiscono la complanarità tra i diversi segmenti e l’esattezza dello squadro. Nell’operazione di montaggio la guarnizione va compressa nel vano, eventualmente con rollini o con macchine fornite dal produttore, senza sottoporla a stiramenti. Al fine di migliorare le prestazioni del serramento sono disponibili numerosi accessori in profilo di alluminio, da inserire in corrispondenza del traverso inferiore del telaio fisso. Tra le funzioni esplicate dagli accessori: allontanamento delle acque meteoriche, protezione della battuta inferiore e del traverso inferiore del telaio fisso.

FIG. F.1.26./27 ACCESSORI IN ALLUMINIO E GUARNIZIONI

37 8 31 4 9,5 19,5 16 14 23,5 4

15 3 5,5 26,5 38 35 12,8 11 3,2 22

32

35

12 35 25,2 4 9

6,4 4,2 18,5 20 21 3 16,5 8

2,5 6,8 4

6

4,8

25 5 15 20

SISTEMI DI ALLONTANAMENTO DELLE ACQUE METEORICHE TIPI DI FRESATURE NEI TELAI È possibile operare anche su serramenti già gi in opera con macchine opportune 7,5 A 45 NEL TELAIO FISSO 45° A 90° NEL TELAIO FISSO 90 4,5 10,5 0,5 10

4,8 Ø5 7

7,8

3

6,4

8

3,5

4,5 4 Dimensioni prescritte per la fresatura del telaio

9

VETROCAMERA A 45 NEL TELAIO MOBILE 45°

VETROCAMERA A 90° NEL TELAIO MOBILE 90 GUARNIZIONI ED ELEMENTI DI BATTUTA ANCHE SU SERRAMENTI GIÀ IN OPERA GI

GUARNIZIONI PER LE BATTUTE

F 104

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

SERRAMENTI IN ACCIAIO
L’acciaio segue le norme CNR-UNI 10011; accanto ai tipi ordinari sono utilizzati acciai speciali con caratteristiche particolari. Gli acciai vengono commercializzati in laminati a caldo: profilati, barre, larghi piatti, lamiere e tubi. I profilati sono sagomati a U, L, T, Z. I procedimenti di lavorazione dell’acciaio sono: fonderia, laminazione, fucinatura. Il primo prevede l’utilizzazione del getto, gli ultimi la lavorazione del lingotto a caldo o a freddo. Nel processo di laminazione a caldo il lingotto è preventivamente riscaldato a 1250°C, per renderlo plastico e deformabile, e poi viene fatto passare nelle macchine che lo sbozzano e lo lavorano nella configurazione desiderata. Dopo le lavorazioni al laminatoio, l’acciaio subisce alcune modificazioni fisiche, che possono richiedere ulteriori processi termici (ricottura tempra, rinvenimento, bonifica), per conferirgli le caratteristiche desiderate. I materiali con basso tenore di carbonio (0.22–0.27%) sono più facilmente saldabili. La saldabilità è assicurata dal fatto che la fusione non genera difetti nel materiale saldato e non produce indurimenti che potrebbero creare rotture fragili. La saldatura avviene ad arco elettrico. Il procedimento utilizza il calore dell’arco che scocca attraverso l’intervallo gassoso che separa l’elettrodo dal pezzo da saldare. La temperatura di 3000°C generata dall’arco fonde il pezzo da saldare e proietta su di esso le particelle fuse o gassificate dell’elettrodo, formando un deposito intimamente collegato al pezzo. L’elettrodo è protetto da ossidi metallici, da carbonati o silicio a evitare che le particelle fuse si disperdano nell’atmosfera, formando nel contempo una scoria galleggiante di protezione alla saldatura. Le caratteristiche dell’acciaio possono essere modificate da processi corrosivi: in particolare la corrosione elettrochimica provocata dagli agenti atmosferici. La presenza contemporanea nell’atmosfera di ossigeno e di acqua (vapore acqueo) crea, tra le diverse costituzioni superficiali dell’acciaio, una serie di micropile che portano alla formazione di ossido idrato di ferro, scarsamente adesivo alla superficie. Il fenomeno, accelerato in atmosfere aggressive, riduce lo spessore del materiale, peraltro non in modo omogeneo, provocando cavità pericolose. La resistenza alla corrosione varia con la composizione chimica dell’acciaio. I tipi con basso tenore di carbonio sono meno soggetti a fenomeni corrosivi; la presenza di rame, cromo, nichel nella lega crea una patina protettiva che protegge il materiale dai fenomeni elettrochimici aggressivi. I procedimenti per salvaguardare il materiale dalla corrosione possono essere: • passivi: con pitture che rivestono completamente il materiale in modo da isolarlo dall’aria e dall’acqua; • attivi: con rivestimento metallico di zinco che, con la sua alta conducibilità, consente, laddove si possa scoprire il ferro, la riformazione di ossidi di zinco protettivi. L’acciaio ha un notevole allungamento termico. A 550°C il materiale perde le sue caratteristiche meccaniche, senza preavviso, deformandosi; gli elementi metallici devono essere protetti dal fuoco con rivestimenti adatti.

SERRAMENTI IN PROFILATI NORMALI
Per realizzare serramenti si utilizzano profilati a caldo a L, a lati uguali o diseguali, a T, a Z. Questi profili, detti normali, vengono assemblati, fra di loro e con altri elementi funzionali, come zanche, fermaFIG. F.1.26./28 PROFILI BASE
PROFILI BASE 5 5 35 5 35 20 30 35 30 35 18 5 18 5 35

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
vetri, gocciolatoi, compassi, in modo da costituire sezioni addette a realizzare il serramento. L’assemblaggio avviene attraverso saldature (preferibilmente in officina) e viti. FIG. F.1.26./31 TIPOLOGIA A BATTENTE
INT

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
INT

GOCCIOLATOI 10 40 PROFILO 35 LAMIERA PIEGATA 11

CO NTALE AMBIE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

FIG. F.1.26./29 CORRELAZIONI CON IL VANO MURARIO

G.ANISTICA
URB

INT

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC

INT

SEZIONE VERTICALE

FIG. F.1.26./30 LUCERNARIO E SERRAMENTO CON APERTURA A VASISTAS
STUCCO VETRO PROFILO PORTANTE TASSELLO TASSELLO INCLINATO TELAIO PORTANTE INT TELAIO SECONDARIO

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

VETRO

TELAIO SECONDARIO ELEMENTI DISCONTINUI FERMAVETRO

PARTICOLARE PER L APPOGGIO DEI FERRI L’APPOGGIO PER I VETRI DEI LUCERNARI 70 35 SEZIONE VERTICALE TELAIO FISSO 30 x 30 STUCCO PROFILO METALLICO SEZIONE ORIZZONTALE PARTICOLARE D’ANGOLO D ANGOLO

TELAIO FISSO INTERMEDIO

INT

LUCERNARIO E INFISSO CON APERTURA A VASISTAS

SISTEMI DI FERMAVETRO

TELAIO FISSO INTERMEDIO

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 105

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ SERRAMENTI IN ACCIAIO
SERRAMENTI IN FERROFINESTRA
Il profilo ferrofinestra deriva dalla possibilità di profilare a caldo sezioni più elaborate, idonee a configurare gli elementi del telaio senza ricorrere agli ingombranti assemblaggi necessari per i profili normali. Il profilato ferrofinestra è stato prodotto in poche serie dimensionali. La produzione del ferrofinestra è oggi molto limitata e finalizzata essenzialmente agli interventi di restauro. FIG. F.1.26./32 PORTA FINESTRA
PORTA FINESTRA
19,8 27,8

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.26./33 PROFILI FERROFINESTRA

4 21,4 31,7

21,4 17,5 17,5 31,7 27 30 34 40 33,5 34,5 3,8 4 21,4 9,5 31,7 18,5 19,5 21,4 8 9,5 27,8 18,5 8,5 19,5 9,5 31,7 18,5 8,5 19,5 9,5 9 10 30,9 40,4 17,5 19,1 31,7 46,8

24,4 20 27 31,7 9,5

12,5 42 45 24 25 33,5 34,5 33,5 34,5 34,5

FIG. F.1.26./34 CORRELAZIONI CON IL VANO MURARIO
SEZIONI VERTICALI INT INT CON CASSONETTO INT INT SEZIONI ORIZZONTALI VETRATA CON PANNELLO INFERIORE OPACO INT INT INT

SISTEMI DI FERMAVETRO

STUCCO CON IMBOTTE RIPORTATA CON OSCURAMENTO CON IMBOTTE MURARIA

FIG. F.1.26./35 A DUE ANTE E A LIBRO

A DOPPIA ANTA PROFILO METALLICO

INT

INT A LIBRO LEGNO

SERRAMENTI IN FERROFINESTRA CON BATTUTE INTEGRATE
I serramenti realizzati in ferrofinestra presentano una serie di inconvenienti che sinteticamente possono essere riassunti nella tenuta precaria tra le battute, nella notevole elasticità dei telai, nello scarso isolamento termico. Per ovviare a parte di questi inconvenienti le ultime serie di profilati ferrofinestra, molto utilizzati nel restauro e nelle ristrutturazioni degli edifici dell’architettura moderna, prevedono l’integrazione dei profili con elementi in alluminio e guarnizioni che agevolano la funzionalità e migliorano la tenuta del serramento. FIG. F.1.26./36 PROFILI BASE, ACCESSORI IN ALLUMINIO E GUARNIZIONI
4 25 20 20 45 23 20 3 4 3 4 48 45 19 19 30 27 45 17 18 45 28 25 35 28 33 32 45 18 30 27 42 65 10 22

15

F 106

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

FIG. F.1.26./37 BATTUTE E CORRELAZIONI CON IL VANO MURARIO
10 4 19 25 VITE PER IL FISSAGGIO DEL FERMAVETRO 9 FERMAVETRO A SCATTO 60 4 14 28 28 10 35 MASTICE 47 ZANCA 4 19 72

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

FERMAVETRO IN ALLUMINIO PER VETRO CAMERA

MASTICE SUPPORTO PER FERMAVETRO

36 GUARNIZIONE

SUPPORTO PER GUARNIZIONE

33 FERMAVETRO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
TELAIO FISSO

TELAIO MOBILE CONTROTELAIO IN PVC 100 PRESA D’ARIA ARIA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

CHIUSURA FORO PER IL FISSAGGIO DEL CONTROTELAIO

GOCCIOLATOIO

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

CONTROTELAIO IN PVC

TELAIO FISSO

SIGILLANTE STUCCATURA CONTROTELAIO IN PVC SCOSSALINA IN LAMIERA PIEGATA MASTICE FERMAVETRO PAVIMENTO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

DAVANZALE IN PVC SCOSSALINA METALLICA

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 107

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
SERRAMENTI IN LAMIERA D’ACCIAIO
Sono realizzati utilizzando nastri d’acciaio di spessore variabile tra 0,8 e 1,5 mm, piegati a freddo. La piegatura è effettuata da macchine a rulli. Il nastro è zincato; può essere preverniciato, oppure il profilo viene trattato successivamente con spruzzature elettrostatiche di polveri che ne determinano la finitura e il colore. I profilati sono tagliati e accoppiati configurando sezioni

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

tubolari di forme diverse; la chiusura del profilo è realizzata con la tecnica dell’aggrappaggio, per non rovinare la preverniciatura. L’assemblaggio del serramento avviene con squadrette e viti; tutti i fori che vengono effettuati sui tubolari devono essere sigillati, a evitare fenomeni corrosivi dovuti alla condensa. Con questi profili sono stati realizzati i cosiddetti blocchi

finestra, elementi costruttivi complessi preassemblati in officina, completi di cassonetto e di oscuramento, preverniciati; in cantiere è prevista solo l’operazione di montaggio. Attualmente sono in produzione profili a taglio termico che offrono migliori caratteristiche isolanti; il taglio termico è realizzato interrompendo la sezione del profilo e interponendo un materiale isolante.

FIG. F.1.26./38 SERRAMENTI IN LAMIERA (blocchi finestra)
GUARNIZIONE GOCCIOLATOIO 16 mm PROFILI FERMAVETRO 47 mm 92 mm 9 mm 52 mm 49 mm 71 mm 53 mm 58 mm 50 mm

71 mm 71 mm 51 mm

53 mm 90 mm 55 mm

67 mm

50 mm

48 mm

VITE DI FISSAGGIO

71 mm

50 mm

GUARNIZIONI

CASSONETTO CON ISOLANTE

294 mm 334 mm 330 mm

328 mm

198 mm

200 mm

50 mm 50 mm 70 mm

CASSONETTO IN LAMIERA NON COIBENTATA

37 mm

26 mm 28 mm

50 mm 49 mm

20 mm

53 mm TAPPO VETRO A INFILARE FORO DI USCITA ACQUA FORO DI USCITA 15 mm ACQUA 58 mm

14 mm ACQUA DI CONDENSA 92 mm

13 mm 53 mm

67 mm

SENZA VELETTA INTEGRATA TELAIO FISSO MONTANTE INTERMEDIO

CON VELETTA METALLICA INTEGRATA AL MONOBLOCCO TELAIO FISSO

F 108

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

FIG. F.1.26./39 SERRAMENTI (finestra e portafinestra) A TAGLIO TERMICO A DOPPIA ANTA
PROFILI BASE 71 mm 50 mm 20 mm

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA
70 mm

112 mm 115 mm 36 mm 104 mm

C.RCIZIO
78 mm

E ESE ESSIONAL PROF

ISOLANTE RIGIDO
24 mm

46 mm

46 mm

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

GOCCIOLATOIO

RACCOGLI CONDENSA

PROFILO FERMAVETRO

GUARNIZIONI DI TENUTA

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

CASSONETTO CON ISOLANTE

G.ANISTICA
URB
328 mm 332 mm 20 mm 36 mm 46 mm CASSONETTO 314 mm 300 mm 273 mm

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC

70 mm 56 mm

20 mm

14 mm

36 mm

92 mm

176 mm

GOCCIOLATOIO

GOCCIOLATOIO VASCA RACCOGLI CONDENSA 112 mm 46 mm GOCCIOLATOIO 84 mm 62 mm

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

112 mm 12 62 mm 20 mm

24 mm

TELAIO FISSO

MONTANTE INTERMEDIO

TELAIO FISSO

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 109

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
SERRAMENTI IN ALLUMINIO
L’alluminio viene utilizzato legato con altri materiali in serie diverse: la serie 4000 ha un alto tenore di silicio ed è facilmente saldabile; la serie 5000, con alto tenore di magnesio ha buone caratteristiche meccaniche, con basso tenore di magnesio è facilmente laminabile; la serie 6000 ha basso tenore di silicio e di magnesio; resiste bene alla corrosione ed è facilmente estrudibile. I profili con i quali si realizzano i serramenti sono estrusi. La billetta di lega di alluminio viene preriscaldata a 500°C e spinta da una pressa (da 1200 a 10.000 t) verso una matrice sagomata denominata filiera; all’uscita da questa il profilato subisce un rapido raffreddamento che può rendere necessario un successivo processo di tempra. La velocità d’estrusione varia in funzione della complessità della sezione. Spesso si scompone la sezione in profili più semplici, da assemblare successivamente. La tenuta del “sistema serramento” deve essere assicurata:

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

• tra telaio fisso e vano murario; • tra telaio fisso e telaio mobile; • tra telaio mobile e vetro. Tra il telaio fisso e il vano murario, la tenuta è affidata all’assenza di discontinuità nel giunto e la finitura è risolta con profili coprigiunto. Tra telaio fisso e telaio mobile la tenuta è affidata ai sistemi di battuta che possono essere: • tenuta a battuta o perimetrale: è affidata alla pressione di contatto tra la guarnizione che viene inserita nel profilo del telaio mobile e il telaio fisso; può dare luogo a infiltrazioni di acqua e di aria; • tenuta a giunto aperto o a compensazione di pressione: è risolta da una camera interposta tra i profili nella quale la divisione tra interno ed esterno è affidata a una grande guarnizione che, in equilibrio tra pressione esterna e quella interna, offre una maggiore aderenza contro la relativa battuta.

Tra il telaio mobile e il vetro la tenuta è affidata ai sistemi usuali già descritti. Per migliorare l’isolamento termoacustico del profilo d’alluminio si usano: • profili a scudo termico; • profili a taglio termico; • profili misti. Profili a scudo termico: un elemento, in PVC o in metallo, con buone caratteristiche isolanti, è sistemato sulla faccia esterna del profilo e collegato a esso con supporti isolanti. Profili a taglio termico: la sezione del profilo è interrotta e tra le due parti è inserito un materiale isolante rigido che riduce la trasmissione del calore e la formazione di condensa all’interno dei tubolari. Profili misti: vengono accoppiati profili di materiali diversi, lasciando all’esterno quelli che meglio resistono agli agenti atmosferici e che necessitano di minor manutenzione.

FIG. F.1.26./40 SERRAMENTI AD ANTA SEMPLICE E A DOPPIA ANTA (finestra e portafinestra)
50 32

43 70,5

43

48 53 11 36 50 17 48 20

FINESTRA A UNA ANTA

25 20 74,5 11,5 1,5 18 15

85 PORTA FINESTRA A DUE ANTE A GIUNTO APERTO

43

43

17 20

49,5 47

48 53 48 19,5 15 20 43

F 110

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

FIG. F.1.26./41 SERRAMENTI AD ANTA A GHIGLIOTTINA E SCORREVOLI
60 mm 48 mm 60 mm 37 mm 24 mm 48 mm 19 mm PROFILO FERMAVETRO 25 mm 14 mm 60 mm PROFILO GOCCIOLATOIO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
TELAIO FISSO SEZ. ORIZZONTALE TELAIO FISSO 71 mm 25 mm 26 mm 16 mm 17 mm 19 mm 24 mm

CO NTALE AMBIE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

39 mm 25 mm 30 mm 72 mm TELAIO FISSO 16 mm 21 mm

89 mm

SEZ. VERTICALE

G.ANISTICA
URB

CONTROTELAIO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

GUARNIZIONE DI TENUTA

VETROCAMERA

MANIGLIA DI CHIUSURA

DISPOSITIVO DI SCORRIMENTO SEZ. ORIZZONTALE

GUIDA DI SCORRIMENTO

103 mm 48 mm 24 mm 43 mm

23 mm

21 mm 48 mm

36 mm 50 mm 75 mm

81 mm

41 mm

42 mm

SEZ. VERTICALE

TELAIO FISSO

VETROCAMERA

DISPOSITIVO DI BLOCCAGGIO

DISPOSITIVO DI SCORRIMENTO GUARNIZIONE DI TENUTA GUARNIZIONE DI FISSAGGIO DEL VETRO GUIDA DI SCORRIMENTO SEZ. ORIZZONTALE SEZ. VERTICALE

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 111

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ SERRAMENTI IN ALLUMINIO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.26./42 SERRAMENTI IN ALLUMINIO CON CAMERA DI COMPENSAZIONE

FINESTRA A BILICO ORIZZONTALE

43

50

43 32

MONOBLOCCO FINESTRA A DUE ANTE

48 53 90,5

57,5 18 16 47 36 20 100

57

17 28 20

48 43

100

F 112

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

SERRAMENTI ESTERNI IN MATERIALI MISTI
FIG. F.1.26./43 PROFILI A SCUDO TERMICO E A TAGLIO TERMICO (sezioni orizzontali)
A SCUDO TERMICO A TAGLIO TERMICO A TAGLIO TERMICO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

SILICONE PROFILO IN PVC CAMERA SILICONE ELEMENTO RIGIDO ISOLANTE

ELEMENTO RIGIDO ISOLANTE

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

FIG. F.1.26./44 PROFILI MISTI

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

LEGNO

ALLUMINIO CAMERA

PVC CAMERA

G.ANISTICA
URB
LEGNO

ALLUMINIO ALLUMINIO SEZIONI VERTICALI PVC

ALLUMINIO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER
ELEMENTO RIGIDO DI CORRELAZIONE

VITI CON TESTA PREDISPOSTA PER L’APPLICAZIONE APPLICAZIONE A SCATTO CAMERA

CAMERA

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

25 cm

25 cm

25 cm

SEZIONI ORIZZONTALI

CAMERA CAMERA

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 113

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
SERRAMENTI IN PVC
Il polivinilcloruro (PVC) è un polimero del cloruro di vinile prodotto di sintesi dell’etilene, derivato del petrolio, e del cloruro sodico. È un materiale non soggetto a fenomeni di corrosione, ma è poco resistente agli urti (modulo elastico pari a 22.500 kg/cmq), ha un alto valore di dilatazione termica (5 x 10-5 cm/°C), si degrada facilmente sotto l’azione della luce a causa di fenomeni di deidroclorurazione, favoriti dall’umidità. Quest’ultimo fenomeno è favorito dalle colorazioni scure del prodotto. Il PVC è un materiale autoestinguente, ma produce una notevole densità di fumi (530 Dm conFIG. F.1.26./45 PROFILI BASE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

tro i 160 Dm del legno secondo la norma DBS). A tutte queste caratteristiche non ottimali si ovvia con additivazioni ancora allo studio. Il profilo in PVC è prodotto per estrusione a caldo. Il materiale, preventivamente rammollito, è spinto da una vite senza fine verso la testata di estrusione (filiera); dalla filiera passa a un dispositivo di calibratura, al raffreddamento e al taglio. La colorazione del prodotto può essere data in pasta o per coestrusione, ovvero successivamente a caldo o a freddo. Quest’ultimo metodo può consistere nella semplice verniciatura o nell’applicazione di sottilissime pellicole di

PVC (200 micron), a loro volta protette da film di polimetilmetacrilato (PMMA), o ancora nel procedimento di impiallacciatura vera e propria dell’essenza desiderata. Per ovviare alla forte dilatazione termica del materiale, per migliorarne le qualità meccaniche e per facilitare l’applicazione di accessori e dispositivi, nel profilato di PVC vengono inseriti profili di acciaio zincato o di alluminio fissati, per renderli perfettamente solidali, ogni 250 mm. Per la posa in opera deve essere prestata la massima attenzione al sistema di giunto, in funzione della dilatazione termica calcolata.

FIG. F.1.26./47 INTEGRAZIONE SU SERRAMENTI GIÀ ESISTENTI

FOGLIO D’ACCIAIO ZINCATO D ACCIAIO Da inserire nei profilati in pvc per irrigidimento

PROFILI BASE IN PVC

5,5

6,5

FIG. F.1.26./46 CORRELAZIONI CON IL VANO MURARIO E NODI TIPO

TAB. F.1.26./17 REQUISITI DI QUALITÀ DEL PVC RIGIDO PER PROFILATI (norma UNI 8648) N. di CARATTERISTICA ordine 1 2 3 Temperatura di rammollimento Prova di trazione: carico unitario di snervamento allungamento a rottura Modulo di elasticità a flessione Resistenza a trazione per urto: a 23°C a 0°C Resistenza a flessione per urto: a 0°C a -10°C Contrazione a caldo Variazione di aspetto a caldo Durabilità: a) aspetto TIPO 360 A TIPO 360 B VALORE LIMITE 80°C 44 MPa 120% 3.000 MPa 600 kj/m2 400 kj/m2 massimo 1 rottura – 2% 75°C 39 MPa 150% 2.250 MPa 700 kj/m2 500 kj/m2 – massimo 1 rottura su 10 provette METODO DI PROVA UNI EN ISO 306 UNI EN ISO 1163-2 UNI EN ISO 178, velocità 2 mm/min UNI EN ISO 8256

GIUNTO ELASTICO

GIUNTO ELASTICO CON CONTROTELAIO A FILO COPRIFILO

4

5 6 7

UNI 8649 punto 9.2 e punto 4.8 UNI 8649 punto 4.6

Assenza di bolle, delaminazioni, fessurazioni UNI 8649 punto 4.5.3 UNI 8649 punto 9.4 e UNI 5317 punto 4.1 UNI EN ISO 8256 prog. UNIPLAST 453

COPRIFILO SENZA CONTROTELAIO

8

Assenza di fessurazione e bolle, permanenza tinta grado 3 scala grigi b) resistenza a trazione Media di 10 provette 250 kj/m2 Singola provetta 120 kj/m2 per urto a 23°C c) misura della deidroclorurazione Da concordare tra le parti Stabilità delle tinte

9
75 / 90

Permanenza di tinte non minore del grado 3 UNI EN ISO 4892 scala di grigi dopo F Gj/m2 di irraggiamento punti 5.1.2 e 5.1.3 (corrispondente a circa n.7/3 lana blu) con lampada allo xeno o all’arco di carbone con spruzzo d’acqua La rottura non deve avvenire, per oltre i 2/3 UNI 8649 punto 9.3 della sua area, nel piano di saldatura
75/90 75/90

10

Resistenza della saldatura

75/90 CON CONTROTELAIO E MAZZETTA NODI INFERIORI EST EST. INT INT. EST. EST

INT. INT

EST. EST PROFILO METALLICO

INT. INT

PROFILO IN ACCIAIO ZINCATO

PROFILO METALLICO

PROFILO METALLICO

F 114

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

DISPOSITIVI DI OSCURAMENTO
FIG. F.1.26./48 OSCURAMENTI A PERSIANA
SERRAMENTI ESTERNI IN LEGNO – OSCURAMENTI A PERSIANA 12 10 15 45 15 83 15 95 33 45 85 33 45 10 75 10 15 12 45 95 95 11 45 50 55 25 18 25 105 25 10 45 22 245 33 45 45 45 10 22 4 13 16 GUIDA FERMO PERSIANA SCORREVOLE A SCOMPARSA 55 22 4 21 160 GUIDA 45 4 12 21 73 10 15 15 33 95 15 15 15 40 45 75 10 75 10 15 15 85 15 CUSCINETTO PERNO DI ROTAZIONE SCURO INTERNO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

25

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER
SCURO

PERSIANA CON CERNIERA SU TELAIO DOPPIO

PERSIANA

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

DISPOSITIVO DI BLOCCAGGIO

PERSIANA CON CERNIERA SENZA TELAIO

DISPOSITIVO DI BLOCCAGGIO DELLA PERSIANA APERTA PERSIANA OSCURAMENTO CON PERSIANA E SCURO INTERNO

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 115

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ DISPOSITIVI DI OSCURAMENTO
FIG. F.1.26./49 OSCURAMENTI A SERRANDA

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

RACCOGLITORE PER AVVOLGIBILE VELETTA IN CLS RETINATO RACCOGLITORE CINGHIA MASSIMO INGOMBRO AVVOLGIBILE GUIDA PER AVVOLGIBILE VVOLGIBILE CIELINO GUIDA PER AVVOLGIBILE CIELINO VELETTA IN CARTONGESSO CIELINO

RACCOGLITORE PER AVVOLGIBILE AVVOLGIBILE

VELETTA IN CLS RETINATO

GUIDA PER AVVOLGIBILE

SOLUZIONE DI VELETTA CON TAVELLA ARMATA

CINGHIA

GUIDA PER AVVOLGIBILE

CINGHIA

RACCOGLITORE PER CINGHIA

AVVOLGIBILE RACCOGLITORE PER CINGHIA DISPOSITIVO DI BLOCCAGGIO DISPOSITIVO DI BLOCCAGGIO RACCOGLITORI PER CINGHIA RACCOGLITORE PER CINGHIA

OSCURAMENTO CON AVVOLGIBILE

NASTRO TESSILE

NASTRO TESSILE DA AGGANCIARE AL RULLO 3 4 cm 3 4 2 4 3

CIELINO

CINGHIA

MAX INGOMBRO AVVOLGIBILE

5,5

DISPOSITIVO DI BLOCCAGGIO

NASTRO TESSILE DA AGGANCIARE AL RULLO

4,5 1,5

4,5

GANCIO METALLICO 290, 260, 220

365 cm 30 ARMATURA

RACCOGLITORI PER CINGHIA

22 FRONTALE IN FIBRA DI LEGNO E CEMENTO (5 mm) APPARECCHIO A SPORGERE POLIURETANO ESPANSO 18 25 PROFILI IN ALLUMINIO 315, 250, 190

32 GUIDE PER CIELINO 25

FORO PER CINGHIA

DISPOSITIVO DI BLOCCAGGIO

CASSONETTO ISOLANTE

TESTATA PORTARULLO IN PVC O LEGNO

F 116

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

FIG. F.1.26./50 OSCURAMENTI A SERRANDA IN PVC
ESTERNO RULLO ISOLANTE TERMICO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

CASSONETTO DIETRO LA VELETTA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
H H TELAIO FISSO SPORTELLO PER MANUTENZIONE

CO NTALE AMBIE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

CASSONETTO SENZA LA VELETTA AVVOLGIBILE IN PVC

CASSONETTO IN PVC

PERSIANA REGOLABILE IN PVC

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC

PROFILI TERMINALI DI FERRO ZINCATO H H

Ø RULLO 15,5 cm H MAX 280 cm

Ø RULLO 13,5 cm H MAX 280 cm

Ø RULLO 21 cm H MAX 280 cm

Ø RULLO 25 cm H MAX 280 cm

Ø RULLO 25 cm H MAX 280 cm

Ø RULLO 28,5 cm H MAX 280 cm

67

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

PROFILI STANDARD IN PVC PVC METALLO METALLO PVC ALLUMINIO ALLUMINIO ALLUMINIO

PVC

PVC

PVC

PROFILI MISTI

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 117

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
LUCERNARI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.26./51 FINESTRA SU TETTO VENTILATO IN LATEROCEMENTO E CON TEGOLE IN CEMENTO
RACCORDO PER PARTE SUPERIORE
60-1 m 50 m

MEMBRANA BITUMINOSA SUPPORTINO PER TEGOLA

PARTE INFERIORE RACCORDO EDW con grembialina in piombo

min. m 15 m

60-80

mm

MEMBRANA BITUMINOSA

SEZ. A-A

MEMBRANA BITUMINOSA

RACCORDO LATERALE

RACCORDO LATERALE

STAFFE DI FISSAGGIO

A B B

A

PIANTA

SEZ. B-B

FIG. F.1.26./52 GEOMETRIE PER CUPOLE E BASAMENTI PREFABBRICATI

L H

L

EVENTUALE SCOSSALINA RACCOGLICONDENSA

L

ALCUNI TIPI DI GEOMETRIE DELLA PRODUZIONE CORRENTE DI CUPOLE (67 cm < L < oltre 2 m m)

BASAMENTI

F 118

FINESTRA SU TETTO VENTILATO IN LATEROCEMENTO E CON TEGOLE IN CEMENTO

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI SERRAMENTI ESTERNI

F.1. 26.
A.IONI Z

FIG. F.1.26./53 TIPOLOGIE DI FINESTRE A TETTO E DI LUCERNARI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
BILICO ORIZZONTALE A VISIERA FISSA A VISIERA

CO NTALE AMBIE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC
A VOLTINA A CAPANNA APRIBILE A CUPOLINA

F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER
GIUNTO PLASTICO ESPANSOLENE GRIGIO GIUNTO PLASTICO ESPANSOLENE GRIGIO PARETE INTERNA PARETE ESTERNA VITE DI FISSAGGIO GUARNIZIONE DI TENUTA GIUNTO SIGILLANTE BIADESIVO MORSETTO VITE GIUNTO PLASTICO ESPANSOLENE GRIGIO RONDELLA ACCIAIO INOX SERRAMENTO VITE DI FISSAGGIO IMPERMEABILIZZAZIONE BASE PREFABBRICATA TASSELLO CON RONDELLA INCORPORATA BASE PREFABBRICATA INTONACO STRUTTURA D’IMPOSTA IMPOSTA INTONACO STRUTTURA D’IMPOSTA IMPOSTA SOLUZIONE CON LUCERNARIO APRIBILE SU BASE PREFABBRICATA PARETE INTERNA PARETE ESTERNA

FIG. F.1.26./54 LUCERNARI DI TIPO CONTINUO FISSI E APRIBILI

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

VITE DI FISSAGGIO GIUNTO SIGILLANTE BIADESIVO MORSETTO VITE RONDELLA ACCIAIO INOX IMPERMEABILIZZAZIONE TASSELLO CON RONDELLA INCORPORATA GUARNIZIONE DI TENUTA

SOLUZIONE CON LUCERNARIO FISSO SU BASE PREFABBRICATA

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER

F 119

F.1. 26.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI ESTERNI
➦ LUCERNARI
FIG. F.1.26./55 LUCERNARIO SU BASE IN OPERA
GIUNTO PLASTICO ESPANSOLENE GRIGIO VITE DI FISSAGGIO GUARNIZIONE DI TENUTA GIUNTO SIGILLANTE BIADESIVO MORSETTO VITE RONDELLA ACCIAIO INOX TASSELLO PARETE ESTERNA

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.26./56 LUCERNARIO SU COPERTURA CALPESTABILE
PARETE INTERNA PARETE ESTERNA GIUNTO PLASTICO ESPANSOLENE GRIGIO VITE DI FISSAGGIO PARETE INTERNA GUARNIZIONE DI TENUTA GIUNTO SIGILLANTE BIADESIVO MORSETTO VITE RONDELLA ACCIAIO INOX TASSELLO PAVIMENTO MALTA IMPERMEABILIZZAZIONE PENDENZA ISOLANTE INTONACO COLLO RETINATO IN CLS GIUNTO

IMPERMEABILIZZAZIONE

STRUTTURA D’IMPOSTA FISSAGGIO CUPOLA MONOBLOCCO SU MURETTO IN CALCESTRUZZO

FIG. F.1.26./57 LUCERNARI: DISPOSITIVI DI APERTURA

DISPOSITIVO DI APERTURA MANUALE IN PROFILATO DI ALLUMINIO. L'apertura pu essere semplice o tandem. può

DISPOSITIVO DI APERTURA ELETTRICA, IN PROFILATO DI ALLUMINIO L'apertura pu essere semplice o tandem. può

FIG. F.1.26./58 LUCERNARI: CARATTERISTICHE DIMENSIONALI
C T 90 30 7.5 M 180

7.5 A B

TAB. F.1.26./18 CARATTERISTICHE DIMENSIONALI DELLA PRODUZIONE CORRENTE A cm B cm C cm T cm M cm 50 65 72 90 180 65 80 87 90 180 85 100 107 90 180 95 110 117 90 180 100 115 122 90 180 105 120 127 90 180 110 125 132 90 180 120 135 142 90 180 125 140 147 90 180 135 150 157 90 180 140 155 162 90 180 150 165 172 90 180 160 175 182 90 180 175 190 197 90 180 220* 235* 242* 60* 125*

(*) Interasse delle costolature a cm 25

F 120

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI
FACCIATE CONTINUE
Sono chiusure verticali non portanti, utilizzate per tamponature leggere (sottili), appese allo scheletro portante in modo da essere sollecitate a solo sforzo di trazione, evitando così fenomeni di instabilità. Le modalità di intelaiatura e di correlazione sono diverse. Il telaio portante della facciata è visibile all’esterno. Le specchiature possono essere opache o trasparenti. Spesso le specchiature opache sono finite all’esterno dallo stesso vetro che delimita la parte trasparente, in modo da dare un effetto di continuità all’involucro. Gli elementi della facciata sono sollecitati essenzialmente dal peso proprio e dal vento; non trascurabili sono gli effetti delle dilatazioni termiche sulla continuità dell’involucro che si risolvono con correlazioni che consentano al sistema i movimenti relativi all’assorbimento delle stesse. La manutenzione è possibile solo dall’esterno, con ponti sospesi che corrono su binari a livello delle coperture. Le normative da seguire sono le stesse vigenti per i serramenti e i materiali costituenti.

F.1. 27.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

FIG. F.1.27./1 DETTAGLI DEI NODI E CORRELAZIONI CON L’APPARECCHIATURA COSTRUTTIVA (correlazioni verticali)
VETROCAMERA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
MATERIALE ISOLANTE PAVIMENTO

E.NTROLLO
PANNELLO OPACO PROFILO PER ANCORAGGIO 139 mm GIUNTO MECCANICO 66 mm 114 mm PROFILO PORTANTE TRAVE JOIST

CO NTALE AMBIE

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

VETROCAMERA

32 mm

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

CONTROSOFFITTO 52 mm VETROCAMERA GOCCIOLATOIO

PROFILO PORTANTE

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

MATERIALE ISOLANTE

67 mm

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

PANNELLO OPACO VETROCAMERA 240 mm

93 mm PROFILO PER ANCORAGGIO 75 mm 129 mm

MATERIALE ISOLANTE DAVANZALE

6. F.1.2 MENTI SERRA I N ESTER 7. INUE F.1.2 TE CONT IA FACC TTURALI U E STR

SOLAIO

F 121

F.1. 27.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI
➦ FACCIATE CONTINUE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

FIG. F.1.27./2 DETTAGLI DEI NODI E CORRELAZIONI CON L’APPARECCHIATURA COSTRUTTIVA (correlazioni orizzontali)
PILASTRO SOLAIO RACCORDO CON TOLLERANZE DI MONTAGGIO

PROFILO DI ANCORAGGIO PANNELLO ISOLANTE 81 mm

77 mm

PANNELLO TRASPARENTE

349 mm TAGLIO TERMICO PANNELLO OPACO
VETRO CAMERA

500 mm

CORRELAZIONE CON TOLLERANZA DEL GIUNTO

LAMIERE DI CORRELAZIONE
MONTANTE TUBOLARE PORTANTE

TUBOLARE PORTANTE
SIGILLATURE ELASTICHE

LAMIERE DI CORRELAZIONE

SCHEMA AGGREGATIVO

CORRELAZIONE CON LAMIERE

CORRELAZIONE CON PEZZO SPECIALE PANNELLO TRASPARENTE IN VETROCAMERA PANNELLO OPACO 105 mm

PEZZO SPECIALE

83 mm MONTANTE

ELEMENTO TUBOLARE PORTANTE

FILO SOLAIO

F 122

100 mm

SCHEMA AGGREGATIVO

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI

F.1. 27.
A.IONI Z

FIG. F.1.27./3 OSCURAMENTI
SOLAIO 140 mm GIUNTO MECCANICO ISOLANTE PROFILO DI ANCORAGGIO PANNELLO OPACO 64 mm SISTEMA DI OSCURAMENTO CARTER METALLICO CONTROSOFFITTO IRRIGIDIMENTI PANNELLI 124 mm GUIDA DEL SISTEMA DI OSCURAMENTO VETRO CAMERA 74 mm 58 mm 125 mm

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

290 mm

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

110 mm

72 mm

G.ANISTICA
URB

TAGLIO TERMICO 96 mm

66 mm

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

GOCCIOLATOIO

PAVIMENTO 90 mm 117 mm

SEZIONI VERTICALI PILASTRO 100 mm

88 mm 72 mm 72 mm

138 mm

89 mm 74 mm

SEZIONI ORIZZONTALI

7. INUE F.1.2 TE CONT IA FACC TTURALI U E STR

F 123

F.1. 27.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI
FACCIATE STRUTTURALI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

Sono analoghe alle facciate continue ma gli elementi portanti della facciata non sono visibili dall’esterno. Questo tipo di facciata affida al silicone strutturale il compito di trasmettere al telaio retrostante i carichi ai quali sono sottoposte le specchiature della facciata. L’incollaggio può avvenire sui lati verticali, su quelli orizzontali, ovvero su tutti i lati della specchiatura. La dimensione della striscia portante di incollaggio dipende dalle solleFIG. F.1.27./4 FACCIATE STRUTTURALI

citazioni esterne calcolate e dalla tensione ammissibile a trazione del silicone utilizzato. Il silicone è sollecitato a trazione per la depressione generata dal vento, e a taglio per le dilatazioni termiche. L’altezza minima della fascia di silicone è data dall’espressione: H = minima altezza; p = carico di tensione; l = lato minore della facciata; σ = tensione ammissibile a trazione del silicone.

H = 0,5 lp / 1000 σ

TELAIO PORTANTE TELAIO SECONDARIO SUPPORTO DI INCOLLAGGIO DELLA VETRATA

MATERIALE RIGIDO ISOLANTE 136 mm

83 mm VETROCAMERA

AZIONE DEL VENTO (DEPRESSIONE) SEZIONE ORIZZONTALE PANNELLO ESTERNO CON ISOLANTE

38 mm

GOCCIOLATOIO TELAIO PORTANTE 178 mm 62 mm

GIUNTO DI SILICONE STRUTTURALE AZIONE DEL VENTO (DEPRESSIONE) PANNELLO TRASPARENTE

83 mm

191 mm GIUNTO DI SIGILLATURA DELLA VETRATA ISOLANTE VETRATA ISOLANTE SEZIONE VERTICALE 178 mm 87 mm 58 mm

TELAIO PORTANTE TELAIO SECONDARIO SUPPORTO DI INCOLLAGGIO DELLA VETRATA 113 mm

LISTELLO DI APPOGGIO

GUARNIZIONE

SIGILLANTE 178 mm DAVANZALE

SEZIONE VERTICALE MATERIALE ISOLANTE

F 124

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI

F.1. 27.
A.IONI Z

FIG. F.1.27./5 CORRELAZIONI CON L’APPARECCHIATURA COSTRUTTIVA

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

FERRO TIPO HALFEN AFFOGATO NEL SOLAIO (TOLLERANZA SULL ASSE X) SULL’ASSE MORSETTO DI CORRELAZIONE SOLAIO Y Z X FORO AD OLIVA (TOLLERANZA SULL ASSE Y) SULL’ASSE FORO AD OLIVA (TOLLERANZA SULL ASSE Z) SULL’ASSE TRAVERSO MONTANTE VERTICALE

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

MONTANTE IN ALLUMINIO CORRELAZIONE ALL ESTRADOSSO DEL SOLAIO ALL’ESTRADOSSO

G.ANISTICA
URB
DEFLUSSO ACQUA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE
APPARECCHIO DI CORRELAZIONE TRA IL MONTANTE E IL TRAVERSO Z Y X

MONTANTE IN ALLUMINIO SOLAIO FERRO TIPO HALFEN AFFOGATO NEL SOLAIO (TOLLERANZA SULL ASSE X) SULL’ASSE Y Z X FORO AD OLIVA (TOLLERANZA SULL ASSE Y) SULL’ASSE FORO AD OLIVA (TOLLERANZA SULL ASSE Z) SULL’ASSE MORSETTO DI CORRELAZIONE

TRAVERSO

CORRELAZIONE SULLA FACCIA LATERALE DEL SOLAIO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

MONTANTE IN ALLUMINIO SOLAIO FERRO TIPO HALFEN AFFOGATO NEL SOLAIO (TOLLERANZA SULL ASSE X) SULL’ASSE FORO AD OLIVA (TOLLERANZA SULL ASSE Y) SULL’ASSE FORO AD OLIVA (TOLLERANZA SULL ASSE Z) SULL’ASSE

CORRELAZIONE ALL INTRADOSSO DEL SOLAIO ALL’INTRADOSSO

MORSETTO DI CORRELAZIONE

GIUNTI DI DILATAZIONE

7. INUE F.1.2 TE CONT IA FACC TTURALI U E STR

F 125

F.1. 27.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI
FACCIATE MISTE (continue e strutturali)
FIG. F.1.27./6 CORRELAZIONI CON L’APPARECCHIATURA COSTRUTTIVA
MATERIALE RIGIDO ISOLANTE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

MONTANTE

VETRO CAMERA

TAGLIO TERMICO PANNELLO ISOLANTE PANNELLO ISOLANTE

SOFFITTO 102 mm 160 mm

182 mm VETRO CAMERA

PANNELLO AUTOPORTANTE DI CHIUSURA DEL GIUNTO

LAMIERA PIEGATA DI CORRELAZIONE COL SOLAIO

76 mm

100 mm

160 mm

PANNELLO OPACO CON RIVESTIMENTO ESTERNO UGUALE AL PANNELLO TRASPARENTE GIUNTO MECCANICO

98 mm LAMIERA PIEGATA DI CORRELAZIONE COL SOLAIO FERRO

PANNELLO ISOLANTE

ATTACO AL SOLAIO

F 126

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI

F.1. 27.
A.IONI Z

FIG. F.1.27./7 VETRATE SOSPESE

FIG. F.1.27./8 ELEMENTI PER IL FISSAGGIO DELLE LASTRE AL TELAIO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

ASTA DI COLLEGAMENTO

C.RCIZIO
STRUTTURA A CAVI TESI ORIZZONTALE

TESTA (SFERICA) DELL’ASTA DELL ASTA DI COLLEGAMENTO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

VITE DI COLLEGAMENTO DEL PERNO
STRUTTURA A CAVI TESI VERTICALE

AMMORTIZZATORE IN GOMMA SPINOTTO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

SPINOTTO

BRACCIO VERTICALE

STRUTTURA PER LA SOSPENSIONE A PUNTONE

BRACCIO ORIZZONTALE ARTICOLATO ALL’ASTA ALL ASTA

G.ANISTICA
URB
BULLONE ARTICOLATO

"TIGE" CON TESTA FORATA PERNO DI FISSAGGIO LASTRA DI VETRO
STRUTTURA A PUNTONI PER PARETI CURVE

DISCHETTO IN TERMOPLASTICO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE
GUARNIZIONE IN MATERIALE TERMOPLASTICO GHIERA DI CHIUSURA

"TIGE" FILETTATA

"TIGE" CON TESTA FORATA

STRUTTURA A CAVI TESI PER CHIUSURE ORIZZONTALI

FIG. F.1.27./9 DETTAGLIO DELL’ATTACCO TRA LASTRA DI VETRO E BULLONE ARTICOLATO
LASTRA DI VETRO ELEMENTO DI MEDIAZIONE IN ALLUMINIO AMMORTIZZATORE IN GOMMA GHIERA DI CHIUSURA TESTA FRESATA A SNODO SFERICO (ASSEMBLATA IN OFFICINA) TESTA FRESATA A SNODO SFERICO (ASSEMBLATA IN OFFICINA) GUARNIZIONE IN MATERIALE TERMOPLASTICO ELEMENTO DI MEDIAZIONE IN ALLUMINIO

LASTRA DI VETRO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

AMMORTIZZATORE IN GOMMA

7. INUE F.1.2 TE CONT IA FACC TTURALI U E STR

F 127

F.1. 27.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI
➦ FACCIATE MISTE (continue e strutturali)
FIG. F.1.27./10 PARTICOLARI COSTRUTIVI
ANCORAGGIO DEL PILASTRO A TERRA PILASTRO IN TRIPLICE LASTRA DI VETRO TEMPERATO E STRATIFICATO

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

ASSONOMETRIA ESPLOSA DEL GIUNTO TRA PILASTRO E TRAVE IN VETRO (tipo tenone e mortasa)

PANNELLO DI TAMPONATURA IN VETRO TEMPERATO

ELEMENTO DI COPERTURA VETROCAMERA

SIGILLANTE TRAVE IN VETRO TEMPERATO E STRATIFICATO

PILASTRO DI VETRO TEMPERATO E STRATIFICATO

COPERTURA IN VETRO STRUTTURALE LASTRA DI COPERTURA VETRO CAMERA

SIGILLANTE

LASTRA DI COPERTURA VETRO CAMERA ELEMENTO PER FISSAGGIO DELLE LASTRE ELEMENTO PER FISSAGGIO DELLE LASTRE

GUARNIZIONI DI TENUTA

A

A

TIRANTE

TIRANTE

SEZIONE A-A

NODO 1

NODO 2

NODO 1 NODO 2

F 128

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • PARETI PERIMETRALI VERTICALI FACCIATE CONTINUE E STRUTTURALI

F.1. 27.
A.IONI Z

FIG. F.1.27./11 GUARNIZIONI
GUARNIZIONI PER FACCIATE STRUTTURALI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO
GUARNIZIONE DI TENUTA GUARNIZIONE PER CAMERA DI COMPENSAZIONE

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
VETRO GUARNIZIONE FILLER

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

GUARNIZIONI PNEUMATICHE

VETRO

TELAIO IN LAMIERA

GUARNIZIONI A STRUTTURA CELLULARE

GUARNIZIONI FUSTELLATE

7. INUE F.1.2 TE CONT IA FACC TTURALI U E STR

F 129

F.1. 28.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PORTE, PORTONI, SERRANDE
PORTE ESTERNE
FIG. F.1.28./1 PORTE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

MOSTRA 2,5 4,5 2,5 TELAIO FISSO CON MAZZETTA CON CONTROTELAIO MOSTRA

CON MAZZETTA SENZA CONTROTELAIO

TELAIO FISSO SENZA MAZZETTA ESTERNO: A TAVOLATO INTERNO: SPECCHIATA MOSTRA

SPECCHIATA VARIABILE SPECCHIATURA (LAMINATI ,COMPENSATI , NOBILITATI ,…) 4,5 4,5 ÷ 6,4 2,5 TAVOLATO 4,5 ÷ 6,4

A DOPPIO TAVOLATO

2,5 4,5 2,5

SPECCHIATURA CON REGOLI

SPECCHIATA

A TAVOLATO 2,5 4,5

4,5 ÷ 6,4

DOPPIO VETRO

4,5 ÷ 6,4

SPECCHIATURA CON LAMINATO E ISOLANTE

LAMINATO

SPECCHIATA 4,5 ÷ 6,4 ISOLANTE

TAMBURATA

4,5 ÷ 6,4 LAMINATO 4,5 ÷ 6,4

TAMBURATA

TAMBURATA CON PANNELLO A NIDO D’APE D APE

F 130

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI PORTE, PORTONI, SERRANDE

F.1. 28.
A.IONI Z

FIG. F.1.28./2 SERRAMENTI ESTERNI A FISARMONICA

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

CIELINO GUIDA CARRELLO CON SFERA REGOLAZIONE D’ALTEZZA ALTEZZA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

INFISSO LIGNEO

E.NTROLLO
GUIDA AVVOLGIBILE

CO NTALE AMBIE

VETRO TERMICO GUIDA PERSIANA AVVOLGIBILE

F. TERIALI,
REGISTRO INFERIORE COPRIFILO CON BATTUTA

GUIDA INFERIORE

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

GOCCIOLATOIO IN OTTONE

REGISTRO INFERIORE GUIDA CERNIERA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

50 65 40 28 65 7 7 50 7 20 50

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

60

20

46

65

7

7

65

46

65

65

46

65

65

46

65

60

7

65

46

65

7

7

65

46

65

65

46

65

65

46

20

8. I, F.1.2 , PORTON E PORT NDE SERRA

F 131

F.1. 28.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PORTE, PORTONI, SERRANDE
SERRAMENTI ESTERNI
PORTE ANTIEFFRAZIONE
Sono le porte che oltre a resistere alle sollecitazioni meccaniche sono in grado di evitare l’intrusione. Per i portoncini ci si affida ad ancoraggi nel muro e a rinforzi dell’anta in corrispondenza delle serrature; sono prescritti dei particolari requisiti per il controtelaio, per il telaio mobile, per le cerniere e per le serrature, secondo quanto indicato dalla norma UNI 9569. FIG. F.1.28./3 PORTE ANTIEFFRAZIONE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

Le porte di sicurezza devono essere inserite in una muratura che assicuri almeno la stessa sicurezza offerta dalla porta; devono avere un controtelaio fissato con zanche lunghe 15 cm, disposte ogni 15 cm; controtelaio e telaio sono realizzati in acciaio elettrozincato; le cerniere sono saldate a filo continuo e sono antiscardino; l’anta è rivestita con doppia lamiera d’acciaio pie-

gata ai bordi, rinforzata da profili a Z longitudinali, in acciaio saldati; la serratura è corredata da aste verticali e/o orizzontali di bloccaggio. Le porte possono essere integrate da profili alla battuta inferiore atti ad assicurare la tenuta; possono aver all’interno dell’anta pannelli fonoassorbenti; possono essere rifinite all’esterno con rivestimenti nobilitati.

SERRATURA AD UN PUNTO DI CHIUSURA

SERRATURA A TRE PUNTI DI CHIUSURA

SERRATURE A CINQUE PUNTI DI CHIUSURA

SERRATURE A CINQUE PUNTI DI CHIUSURA CON MEZZA ANTA

SERRATURE A CINQUE PUNTI DI CHIUSURA CON ANTA COMPLETA

SERRATURA CON ASTE CURVE

PORTE ESTERNE ANTI EFFRAZIONE

SPIONCINO

ZANCHE DI ANCORAGGIO MURATURA PROFILO ANTI EFFRAZIONI IMPELLICCIATURA PAVIMENTAZIONE ALLETTAMENTO GUAINA IMPERMEABILE TELAIO FISSO SERRATURA ORIZZONTALE LAMIERA

INTONACO PROFILO METALLICO CONTINUO SOTTOFONDO PROFILO METALLICO DI BORDO LAMIERE DI RINFORZO IMPELLICCIATURA

CONTROTELAIO

PAVIMENTO INTERNO
ANIMA DELL ANTA DELL’ANTA RIVESTIMENTO TELAIO FISSO SERRAMENTI ESTERNI PORTE COPRIGIUNTO ANTA

SOGLIA ESTERNA

ALLETTAMENTO PAVIMENTAZIONE ESTERNA PORTA ESTERNA TAMBURATA GUAINA IMPERMEABILE

F 132

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI PORTE, PORTONI, SERRANDE

F.1. 28.
A.IONI Z

FIG. F.1.28./4 PORTE BASCULANTI
PORTA BASCULANTE SU ROTAIE PORTA BASCULANTE A CONTRAPPESO IN LAMIERA

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA
MECCANISMO DI BILANCIAMENTO

R D E H C C VERSIONE NON DEBORDANTE

MIN 210 mm TELAIO FISSO TELAIO MOBILE

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
210 mm CHIUSURA CON PALETTI LATERALI (MECCANICA OD ELETTROMECCANICA)

3/4 H B B

1/2 H A A INGOMBRI E TRAIETTORIE D’INNALZAMENTO INNALZAMENTO

PANNELLO COPRI CONTRAPPESO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

PAVIMENTAZIONE ALLETTAMENTO

1/4 H

H A-A m 1,98 210 2,08 220 2,18 230 2,28 240 2,38 250 2,48 260 2,58 270

H/4 495 520 545 570 595 620 645

B-B 510 530 550 570 590 610 630

H/2 C-C 3H/4 misure in mm. 990 970 1480 1040 1020 1560 1090 1070 1640 1140 1120 1710 1190 1170 1790 1240 1220 1860 1290 1270 1940

D 180 180 180 180 180 180 180

E 330 330 330 330 330 330 330

R GUAINA IMPERMEABILIZZANTE 1900 2000 2100 2200 2400 2400 2500

G.ANISTICA
URB

PORTA BASCULANTE A CONTRAPPESO IN LEGNO 155 130 ÷ 180 M 80

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

180/230 mm

VARIANTE CON MOTORE

STANDARD

ROTAIA METALLICA DI SCORRIMENTO SEZIONE INGOMBRO INTERNO = Hfm + 585 600/700 Hfm = ALTEZZA FORO MUROPIANTA MIN 130 mm VARIANTE CON PORTA TIPO STANDARD TELAIO MOBILE PROFILO METALLICO PROFILO METALLICO INSERITO NEL PAVIMENTO

CONTRAPPESO VARIANTE CON PORTA INSERITA

RUOTE IN NYLON

TIPOLOGIE D INSTALLAZIONE DEL CONTRAPPESO D’INSTALLAZIONE

70 350

80 110 TELAIO A RIDOSSO TELAIO IN LUCE

370

110

350

110

110 TELAIO OLTRE LA LUCE IN MAZZETTA

CONTRAPPESO RUOTATO DI 90 90° ALLINEATO AL TELAIO

CONTRAPPESO RUOTATO DI 90 90° SFALSATO DAL TELAIO

8. I, F.1.2 , PORTON E PORT NDE SERRA

F 133

F.1. 28.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PORTE, PORTONI, SERRANDE
➦ SERRAMENTI ESTERNI
FIG. F.1.28./5 PORTE SCORREVOLI
PORTE SU GUIDE CURVE - SCHEMI Q A

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

Q R

220 45 Q G A 45

Q +160

R +80 80

PESO MASSIMO DEL BATTENTE DELLA PORTA 2 x 150 kg A = LARGHEZZA DEL PASSAGGIO G = ALTEZZA DEL PASSAGGIO Q = DIAMETRO Q +160 + X 160 SEZIONE TRASVERSALE

PORTE SCORREVOLI F = 2 D+50 A

PORTE GIREVOLI SU GUIDE CURVE 170 ÷ 204 ROTAIA DI SCORRIMENTO CURVA 220 PROFILO DI SOSPENSIONE MOTORE

170 ÷ 204 mm

D APERTURA A DESTRA CONTROSOFFITTO F = 2 D+50 2D+50 A G PARETE FISSA PARETE MOBILE PROFILO DI SOSPENSIONE INFISSO MOBILE

220

170 ÷ 204 mm

90 D APERTURA A SINISTRA PROFILO PORTANTE

50 2A F = 2A + 100 A 170 ÷ 204 mm PROFILATI IN ALLUMINIO DA 20 mm 20 VETROCAMERA G 20 18 20 4 20 APERTURA A DUE ANTE GUARNIZIONE PARTE MOBILE MULTISTRATO DI SICUREZZA

20

50

A = LARGHEZZA DI PASSAGGIO NETTA (LARGHEZZA D APERTURA) D’APERTURA) D = CORSA D APERTURA D’APERTURA F = LUNGHEZZA TRAVERSA

PARTE FISSA PROFILATI IN ALLUMINIO ARROTONDATI ANTIURTO DA 50 mm FERMAVETRO

6 GUARNIZIONE 22

MULTISTRATO 50 53 6 53

GUIDA NELLA PARTE FINALE

F 134

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARETI PERIMETRALI VERTICALI PORTE, PORTONI, SERRANDE

F.1. 28.
A.IONI Z

FIG. F.1.28./6 PORTE GIREVOLI
TRE ANTE QUATTRO ANTE IMPIEGO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

1600-2300

1600-2300

AP

C.RCIZIO
2400-3000 INCREMENTO DIMENSIONALE 200mm 2400-3000 ANTE RIGIDE ANTE A SFONDAMENTO SIMMETRICO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

3000-3800

H (O>3000), AP

E.NTROLLO
3000-3800 INCREMENTO DIMENSIONALE 200mm 3000-3800 H ANTE A SFONDAMENTO CENTRALE 4200-6000 H, CC, AP ANTE A SFONDAMENTO ANTIPANICO D 1600 1700 1800 1900 2000 2200 2400 2600 2800 3000 3200 3400 3600 3800 D 1600 1700 1800 1900 2000 2200 2400 2600 2800 3000 3200 3400 3600 3800 C 1055 1125 1195 1265 1335 1475 1615 1755 1895 2035 2175 2315 2455 2595 C 700 750 800 850 900 1000 1100 1200 1300 1400 1500 1600 1700 1800 E 1677 1777 1877 1977 2077 2277 2477 2677 2877 3077 3277 3477 3677 3877 E 1677 1777 1877 1977 2077 2277 2477 2677 2877 3077 3277 3477 3677 3877

CO NTALE AMBIE

4200-6000 INCREMENTO DIMENSIONALE 600mm

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

D 3100 x 5435 3000-3400 (2+2 ANTE) H, CC, AP H, CC, AP C E SEZ B-B 3600-4800 H PER PORTATORI DI HANDICAP AP CON MANIGLIONI ANTIPANICO H, CC, AP CC PER CENTRI COMMERCIALI D PROFILATI DI RACCORDO VARIABILI PANNELLO IN LEGNO 30 C E SEZ B-B LARGHEZZA VANO = INT.+187 ASSE CENTRALE TOURNIKET LARGHEZZA MAX = INT.+157 200 15 Ø ESTERNO = INT.+77 Ø ESTERNO MONTANTE = INT.+77 200 Ø ESTERNO CAPPELLO = INT.+60 CIELINO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

76 35,3

40 x20 x2 20 40 30 30 Ø ESTERNO = INT.+77 Ø INTERNO TELAIO ANTA MOBILE PROFILATO DI RACCORDO STANDARD A GUARNIZIONE ANTA MOBILE 120 B B B 66,5 GUARNIZIONE

A

16 A SEZ A-A

SEZ B-B

8. I, F.1.2 , PORTON E PORT NDE SERRA

F 135

F.1. 28.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PORTE, PORTONI, SERRANDE
➦ SERRAMENTI ESTERNI
FIG. F.1.28./7 CANCELLI RIDUCIBILI

PARETI PERIMETRALI VERTICALI

MECCANISMO DI SCORRIMENTO

GUIDE A PAVIMENTO

SERRATURA DI SICUREZZA A DOPPIO CATENACCIO TIPO YALE SEZIONE DEL CARRELLO DI SCORRIMENTO SUPERIORE A DOPPIO CUSCINETTO

SFERE IN ACCIAIO Ø 3 / 16” 16

SFERE IN ACCIAIO Ø 1 /80 80” MECCANISMO DI SCORRIMENTO

RULLINO IN FERRO CEMENTATO Ø 44 mm

RUOTA IN FERRO Ø 33 mm

GUIDE A PAVIMENTO

TIPO PER GUIDE 56 x 50

TIPO PER GUIDE 40 x 40 MONTANTI DI BATTUTA PER CANCELLI A UNA SOLA BATTUTA

15 x 15 x 15 20 x 15 x 20 30 x 22 x 30 SPAZI MINIMI DI INGOMBRO I L I I L L I I L I

L I I I

L L I 8 I L I 10

CANCELLI DI TIPO 1 SPAZI MINIMI DI INGOMBRO A DUE BATTENTI Raccoglimento oltre la luce Raccoglimento in luce

CANCELLI DI TIPO 2 SPAZI MINIMI DI INGOMBRO RACCOGLIMENTO OLTRE LA LUCE A due battenti A un battente

CANCELLI DI TIPO 3 SPAZI MINIMI DI INGOMBRO RACCOGLIMENTO IN LUCE A due battenti A un battente

Largh. luce Ingombro Largh. luce Ingombro (da m a m) (da m a m) (da m a m) (da m a m) 1,83-2,52 2,52-3,20 3,20-3,90 3,90-4,60 4,60-5,28 5,28-6,21 26,5-31 31-38 38-45 45-52 52-59 59-68 2,31-3,14 3,14-3,96 3,96-4,80 4,80-5,64 6,64-6,19 6,19-7,58 26,5-31 31-38 38-45 45-52 52-59 59-68

Largh. luce Ingombro Largh. luce Ingombro (da m a m) (da m a m) (da m a m) (da m a m) 1,13-1,98 1,98-2,65 2,65-3,34 3,34-4,04 4,04-4,73 4,73-5,58 16-21 21-26,5 26,5-31,5 31,5-36,5 36,5-41,5 41,5-48,5 1,12-1,56 1,56-1,90 1,90-2,24 2,24-2,58 2,58-2,92 2,92-3,37 24,5-29,5 29,5-35 35-40 40-45 45-50 50-57

Largh. luce Ingombro Largh. luce Ingombro (da m a m) (da m a m) (da m a m) (da m a m) 1,42-2,42 2,42-3,20 3,20-3,99 3,00-4,76 4,76-5,54 5,54-6,58 16-21 21-26,5 26,5-31,5 31,5-36,5 36,5-42,5 42,5-48,5 1,21-1,73 1,73-2,08 2,08-2,51 2,51-2,90 2,90-3,29 3,29-3,81 23-28 28-33 33-38 38-43,5 43,5-48,5 48,5-55

F 136

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI CARATTERISTICHE E REQUISITI

F.2. 1.
A.IONI Z

Il termine chiusura orizzontale comprende più unità tecnologiche (UNI 8290, parte 1°), cui sono richieste prestazioni funzionali diverse. In questa categoria sono qui comprese: le chiusure orizzontali di base o inferiori, le chiusure orizzontali intermedie, le chiusure orizzontali superiori o coperture. La rispondenza alle prestazioni richieste è affidata a

singoli strati funzionali e alla loro corretta posa in opera. Le chiusure orizzontali inferiori devono assicurare il controllo termico e igrometrico al fine di evitare fenomeni di condensa, infiltrazioni di acqua per risalita capillare dal suolo o per penetrazione orizzontale. Le chiusure orizzontali intermedie devono contribuire al mantenimento delle condizioni igrotermiche evitando di-

spersioni attraverso i ponti termici e assicurare il necessario isolamento acustico, ed eventualmente termico, tra i diversi livelli di piano. Le coperture devono assicurare la tenuta all’acqua meteorica, proteggere termicamente e acusticamente gli ambienti sottostanti, evitare fenomeni di infiltrazione e condensa.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

ISOLAMENTO TERMICO
In merito alle caratteristiche meccaniche e di stabilità richieste per l’impiego dei materiali isolanti nelle strutture orizzontali, la norma ISO DP 4898.4 distingue i prodotti isolanti a celle chiuse in relazione al campo di applicazione: • isolanti per applicazioni in chiusure orizzontali non portanti (intercapedini, coperture ventilate, soffitti) cui è richiesta una resistenza a compressione di 0,5 kg/cmq con deformazione ≤ 10% e variazione dimensionale < 5% dopo 48 h a 70°C; • isolanti per applicazioni in chiusure orizzontali in cui la funzione portante è integrata dalla presenza di una soletta sovrastante di ripartizione, o compresa nel prodotto prefabbricato; è richiesta una resistenza a compressione ≥ 1 kg/cmq e resistenza alle deformazioni plastiche sotto carico di 0,2 kg/cmq dopo 48 h a 80°C; • isolanti per applicazioni in chiusure orizzontali portanti (terrazzi, zone carrabili, parcheggi, fondazioni), cui è richiesta una resistenza a compressione ≥ 1,5 kg/cmq e resistenza alle deformazioni plastiche sotto carico di 0,4 kg/cmq dopo 7 giorni a 70°C. I materiali termoisolanti sono generalmente adatti all’impiego in posizione orizzontale; in particolare è preferibile l’impiego in orizzontale per i materassini di fibre minerali e i materiali sfusi (cfr. F.1.25.). In ordine all’intercapedine di aria, integrata nella struttura portante del solaio, la norma UNI 10351,10355 valuta la resistenza termica R (m2K/W) per intercapedini chiuse in relazione allo spessore S dell’intercapedine. TAB. F.2.1./1 RESISTENZA TERMICA R (m2K/W) S= Strato d’aria orizzontale (flusso ascendente) Strato d’aria orizzontale (flusso discendente) 1 cm 0,133 2-10 cm 0,144 > 10 cm 0,216

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

0,133

0,157

0,344

POSA IN OPERA DEGLI ISOLANTI TERMICI
La funzione isolante può essere svolta dallo stesso elemento costruttivo che realizza la chiusura orizzontale (pignatte con caratteristiche isolanti o pani di polistirolo) o può essere assolta interamente da uno strato applicato all’intradosso o all’estradosso dell’orizzontamento, in relazione alle possibilità realizzative e alle esigenze funzionali; i fattori che orientano la scelta tengono conto del tipo di isolante impiegato, della complessità volumetrica dell’edificio, del grado di isolamento che si intende ottenere. Per quanto riguarda le solette di copertura, in linea generale, un isolante collocato in posizione esterna sottopone la soletta a minori shock termici, produce un maggiore sfasamento e smorzamento dell’onda termica e può essere applicato anche in fasi successive alla realizzazione del fabbricato; un isolante collocato all’intradosso, in caso di solai intermedi e solette di copertura non richiede particolari oneri di mano d’opera e attrezzature per il montaggio, può essere applicato, senza disturbo, in qualsiasi momento della vita dell’edificio ed è facilmente manutenibile. Le modalità di posa in opera variano in funzione del tipo di materiale impiegato. I materiali sciolti sono stesi in strati orizzontali; possono essere posati, anche in fase successiva alla costruzione, sull’estradosso dei solai non calpestabili di sottotetto. I materassini, particolarmente adattabili alle diverse geometrie e più indicati per la posa in orizzontale, sono stesi anche in più strati e giuntati; richiedono la protezione con fogli separatori, o carta kraft, dagli strati di finitura successivi. I pannelli sono accostati tra di loro con giunti semplici o battentati, se in doppio strato, i giunti dei due strati devono risultare sfalsati; il fissaggio avviene con bitume caldo, con adesivi o, con sistemi meccanici; nelle coperture in particolare, prima di applicare il materiale isolante può essere necessario trattare il piano di posa con un primer, costituito da un’emulsione bituminosa. La posa a secco è adatta quando la protezione superficiale della copertura è affidata a manti zavorrati. FIG. F.2.1./1 MATERASSINI ISOLANTI
Stesura orizzontale in doppio strato con giunti non coincidenti

FIG. F.2.1./2 ISOLAMENTO TERMICO DI SOLAI SU SPAZI APERTI

PAVIMENTO SOTTOFONDO

MASSETTO IN CALCESTRUZZO CON ALLOGGIAMENTO DELLA SERPENTINA

G.ANISTICA
URB
PAVIMENTO SOTTOFONDO

2 3 5 ÷6 5

2 3

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

18

18 5 2 STRATO ISOLANTE STRATO SEPARATORE IN CARTALANA, CARTA KRAFT, CARTONFELTRO BITUMATO PANNELLI ISOLANTI CON GIUNTI BATTENTATI INTONACO ARMATO

SERPENTINA TUBI DI RISCALDAMENTO

STRATO SEPARATORE E BARRIERA AL VAPORE S = 2-3 mm

Nel caso di solai controterra, è necessario inserire al di sotto dello strato isolante un manto impermeabile di circa 4 mm

FIG. F.2.1/.3 ISOLAMENTO DI PAVIMENTO RADIANTE
PAVIMENTO SOTTOFONDO SERPENTINA DI TUBI DI RISCALDAMENTO BARRIERA AL VAPORE IN ALLUMINIO O FOGLIO DI POLIETILENE 5 6 4 ÷5 GIUNTO DI DILATAZIONE PERIMETRALE S=10 mm SOLAIO STRATO ISOLANTE Richiede la massima coibentazione per non riscaldare inutilmente gli ambienti sottostanti MASSETTO IN CALCESTRUZZO CON ALLOGGIAMENTO DELLA SERPENTINA

8. I, F.1.2 , PORTON E PORT NDE SERRA . E F.2.1 TERISTICH T CARA UISITI E REQ

IMPERMEABILIZZAZIONE FONDAZIONE

F 137

F.2. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE CARATTERISTICHE E REQUISITI
MATERIALI IMPERMEABILIZZANTI
MATERIALI
I materiali impermeabilizzanti sono impiegati per impedire l’infiltrazione di acqua, per risalita capillare o gravità in quella parti della struttura edilizia maggiormente a rischio (fondazioni, solai a terra, chiusure verticali dei piani interrati, balconi, coperture). La normativa di riferimento, relativa ai criteri generali di classificazione (UNI 8818), ai metodi di prova (UNI 8202), alla determinazione delle caratteristiche fisiche, meccaniche e dimensionali (UNI 8269) è contenuta nei raggruppamenti della Selezione 10 UNI 91.060.20-30, 91.060.20-40. Oltre al principale requisito di impermeabilità, questi materiali devono avere (UNI 8202) buone caratteristiche meccaniche per resistere ai movimenti strutturali, adeguata resistenza al punzonamento statico e dinamico, stabilità dimensionale, plasticità, resistenza agli agenti atmosferici e all’invecchiamento, devono essere imputrescibili. Se esposti ai raggi UVA, alle piogge acide e alle escursioni termiche richiedono un’adeguata

CHIUSURE ORIZZONTALI

protezione superficiale, realizzata con successivi strati di finitura o, nelle membrane prefabbricate, con strati protettivi applicati in officina. In queste ultime, la protezione è costituita da scaglie di ardesia o lamine metalliche: le prime sono ottenute per macinazione della pietra naturale, eventualmente colorate, e preparate in modo da favorire l’adesione alla membrana impermeabilizzante; le lamine metalliche sono realizzate con metalli puri, alluminio eventualmente colorato, rame, acciaio inox, di spessore 6-8 centesimi di millimetro. I prodotti impermeabilizzanti, applicabili a freddo o a caldo, sono commercializzati in forma liquida o pastosa in membrane mono o pluristrato. Un’eventuale armatura, che migliora le caratteristiche meccaniche, può essere integrata nella fase di posa in opera o predisposta già nel prodotto prefabbricato. I prodotti liquidi o pastosi sono: i mastici di rocce asfaltiche o di asfalto sintetico, gli asfalti colati, le malte asfalti-

che, i prodotti termoplastici, le soluzioni in solvente di bitume, le emulsioni acquose di bitume, i prodotti a base di polimeri organici. Le membrane si distinguono in base: al materiale componente (bitume ossidato fillerizzato, bitume polimero plastomero, bitume polimero elastomero, etilene propilene diene ecc.); al materiale di armatura integrato nella membrana (velo vetro, poliammide tessuto, film di polipropilene, foglio sottile di alluminio ecc.); al materiale di finitura della faccia superiore (film di poliestere o di polietilene da non asportare, graniglie, scaglie metalliche ecc.); al materiale di finitura della faccia inferiore (poliestere non tessuto, sughero, foglio sottile di alluminio ecc.). I materiali impermeabilizzanti sono di tipo naturale o sintetico. Alla prima categoria appartengono i materiali bituminosi, impiegati anche nella produzione delle membrane bituminose e come sigillanti; alla seconda categoria appartengono le membrane sintetiche.

TAB. F.2.1./2 CLASSI DI RESISTENZA AL PUNZONAMENTO STATICO DI MEMBRANE IMPERMEABILIZZANTI (norma UNI 8202 parte 11) PS1 PS2 PS3 PS4 PS5 perdita di impermeabilità con carico di 7 kg nessuna perdita di impermeabilità con carico di 7 kg, ma perdita con carico di 15 kg nessuna perdita di impermeabilità con carico di 15 kg, ma perdita con carico di 25 kg nessuna perdita di impermeabilità con carico di 25 kg, ma perdita con carico di 35 kg nessuna perdita di impermeabilità con carico di 35 kg

TAB. F.2.1./3 CLASSI DI RESISTENZA AL PUNZONAMENTO DINAMICO DI MEMBRANE IMPERMEABILIZZANTI (norma UNI 8202 parte 12) PD1 PD2 perdita di impermeabilità sotto urto di 2 Nm (0,2 kgm) nessuna perdita di impermeabilità sotto urto di 2 Nm (0,2 kgm), ma perdita sotto urto di 3 Nm (0,3 kgm) nessuna perdita di impermeabilità sotto urto di 3 Nm (0,3 kgm), ma perdita sotto urto di 5 Nm (0,5 kgm) nessuna perdita di impermeabilità sotto urto di 5 Nm (0,5 kgm)

PD3 PD4

MATERIALI BITUMINOSI
I bitumi sono idrocarburi, o miscele di idrocarburi, di origine naturale o derivati dai petroli o da rocce (esclusi i combustibili fossili), solubili in solfuro di carbonio e dotati di capacità agglomerante. I principali materiali bituminosi sono il bitume, l’asfalto, il catrame, i cilindrati o cartonfeltri bitumati. Il bitume (80% C, 8-10% H, S quantità variabili) è una resina termoplastica di origine organica (densità 1,21) di natura colloidale; non contiene sostanze volatili. Il bitume naturale, piuttosto raro e di impiego limitato, proviene dalla evaporazione e ossidazione dei giacimenti petroliferi; quello artificiale, oggi largamente usato, è il prodotto residuo della distillazione industriale del petrolio, dopo l’estrazione delle benzine e degli olii pregiati. Il bitume non viene impiegato allo stato puro, data la scarsa resistenza agli agenti atmosferici; al variare della temperatura modifica il suo stato fisico (da rigido e fragile, diviene pastoso all’aumentare della temperatura e passa allo stato fluido per temperature > 50°C). Le principali caratteristiche (punto di rammollimento, espresso in °C, penetrazione alla temperatura di 25°C, suscettibilità termica) sono migliorate con la distillazione, cioè l’estrazione delle sostanze grasse e leggere, o con l’ossidazione, cioè un processo industriale di soffiatura con aria ad alta temperatura (220-250°C), a seguito della quale vi è la creazione di molecole pesanti cui sono aggiunti materiali di natura polimerica, come il propilene o la gomma sintetica Stirene-butadirene-stirene (Sbs). Questi ultimi, oltre a migliorare le caratteristiche suddette, aumentano la resistenza all’invecchiamento. Il maggiore impiego del bitume, in particolare quello distillato, è legato alle pavimentazioni stradali; in misura minore viene impiegato, in genere il tipo ossidato, come impermeabilizzante in edilizia, per rivestimenti protettivi, sigillanti, mastici, opere di ingegneria idraulica, per preparazione di sottofondi prima della posa di definitivi manti bituminosi. Infatti l’impregnazione con bitume ad alto punto di rammollimento, miscelato con solventi a essiccamento rapido, penetra nei pori del materiale sottostante e garantisce la corretta adesione del successivo strato impermeabile. L’asfalto è una roccia calcarea che contiene il 7-15% di bitume; oltre al carbonato di calcio (50-90%), sono presenti il carbonato di magnesio (0,10-15%), l’anidride carbonica, argilla e ossidi di calcio (0,15-5%), l’acqua e sostanze volatili (0,2-5%). La farina d’asfalto, derivata dalla macinazione della roccia, viene utilizzata nella preparazione di intonaci e pavimentazioni e per confezionare il mastice. Il mastice di asfalto è composto da farina di asfalto e bitume al 7-8%. La posa in opera del mastice richiede la fusione, a seguito della quale è necessario aggiungere ancora bitume (1-6%) per reintegrare quello volatilizzato e migliorare l’idrorepellenza del prodotto, ma ciò abbassa la temperatura di fusione; la pasta fusa viene miscelata con sabbia fine (34-40%), oppure pietrisco o ghiaia nel caso di superfici sottoposte a usura, e stesa per strati successivi incrociati, per uno spessore massimo di 10 mm. La sabbia rende il prodotto meno sensibile alle alte temperature, ma ne riduce l’impermeabilità e lo rende fragile alle basse temperature. La superficie di posa deve essere asciutta e pulita; residui di acqua producono rigonfiamenti. L’emulsione di asfalto è additivata con acidi che fluidificano l’impasto; per la sua azione legante, realizza una sorta di pietra naturale quando viene stesa su strati di ghiaia grossa penetrando negli interstizi. Il catrame è ottenuto dalla distillazione di carbon fossile, torbe, ligniti o scisti; il prodotto è denso e di colore scuro, composto da sostanze aromatiche, fenoli e sostanze azotate. Si distingue chimicamente dai bitumi per la diversa struttura molecolare. Questi sono costituiti da composti paraffinici e naftenici; quello da composti aromatici. Il catrame è nocivo e l’esposizione ai fumi dà effetti irritanti. È molto sensibile alle variazioni di temperatura, divenendo molto fragile alle basse temperature. Ha ottime proprietà antiruggine ed è scarsamente compatibile con il bitume; è quindi da evitare l’abbinamento di prodotti a base di catrame con quelli a base di bitume. Oggi il catrame viene impiegato in larga misura per impregnare i cartoni impermeabilizzanti. Le spalmature di bitume a caldo su cartonfeltro sono ormai completamente superate, per impieghi in edilizia, dai prodotti industriali. I cilindrati, denominati commercialmente cartonfeltro e cartonlana, sono costituiti da carta o stracci impregnati di bitume. L’impiego di prodotti fabbricati in officina, oltre a offrire maggiori garanzie sulla qualità del prodotto, semplifica la posa in opera che consiste nella sovrapposizione di strati prefabbricati da saldare a caldo o incollare a freddo con mastice. La semplificazione delle operazioni di posa in opera e la maggiore sicurezza in cantiere hanno orientato gli operatori verso l’impiego delle membrane prefabbricate.

MEMBRANE BITUMINOSE
Sono membrane prefabbricate a base di bitume e agenti modificanti atti a migliorare le caratteristiche del bitume; sono commercializzate in teli arrotolati, di altezza 1-1,70 m e spessore 2-5 mm. La massa impermeabilizzante prevede l’impiego di miscele di bitume ossidato, di bitume polimero (MBP) o di catrame modificato a cui si aggiungono, oltre gli additivi, i plastomeri o gli elastomeri al fine, come già detto, di migliorarne le caratteristiche. I plastomeri impiegati sono polimeri polipropilenici, in particolare il polipropilene atattico APP; tra gli elastomeri si impiega la gomma Stirene butadirene stirene; gli elastomeri sono principalmente copolimeri di etilene e propilene. Le membrane bituminose, di norma, vengono classificate in base al polimero aggiunto al bitume per modificarne alcune caratteristiche e renderlo più adatto all’impiego: • membrane BPE (Bitume Pollimero Elastomero) presentano un’ottima lavorabilità alle basse temperature ed hanno una migliore resistenza alle sollecitazioni meccaniche; • membrane PAO (Bitume Polimero Poliolefinico) hanno elevata resistenza al’invecchiamento termico e agli UV. Ottima lavorabilità sia alle alte, sia alle basse temperature; • membrane BPP (Bitume Polimero Plastometro) hanno un’ottima stabilità dimensionale a caldo e una buona flessibilità a freddo. Il manto bituminoso viene posato in due o più strati e, per la facilità di posa, è particolarmente adatto a superfici con rilievi e all’esecuzione di dettagli complessi.

F 138

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI CARATTERISTICHE E REQUISITI

F.2. 1.
A.IONI Z

MEMBRANE SINTETICHE
Sono membrane prefabbricate che non contengono bitume. Sono commercializzate in rotoli di altezza 1-1,70 m e spessore 2-5 mm. Sono costituite (UNI 8818) da una massa impermeabilizzante, da un’armatura e da un’eventuale finitura sulle superfici inferiore e superiore. I materiali che costituiscono i diversi strati funzionali sono numerosi. Per le membrane sintetiche la massa impermeabilizzante prevede l’impiego di materie plastiche o elastomeri; l’armatura è realizzata con tessuto non tessuto (TNT) in velo vetro o poliestere, carta feltro, fogli di alluminio ecc.; le finiture superficiali sono realizzate per la faccia superiore con film di poliestere, polipropilene, lamine metalliche, graniglia ardesia, sabbia ecc.; per la faccia inferiore con velo vetro, film di polietilene, sughero, adesivo ecc. La posa prevede un solo strato di membrana. Le materie plastiche e gli elastomeri (gomme) sono sostanze macromolecolari (polimeri). Le prime, ottenute con procedimenti di sintesi della chimica organica, sono caratterizzate dal comportamento plastico alle alte temperature che consente la formatura; gli elastomeri, che presentano a temperatura ambiente un comportamento elastico, sono ottenuti da polimeri liquidi, naturali o sintetici, le cui strutture lineari sono vincolate tra loro attraverso il processo chimico di indurimento, chiamato vulcanizzazione. Alla scarsità dei legami che si formano tra le catene a seguito della vulcanizzazione è da attribuire il comportamento elastico delle gomme. Tra le materie plastiche impiegate, si ricorda il PVC, il poliisobutilene (PIB), il butile, l’EPDM termoplastico e vulcanizzato, il polietilene semirigido ad alta densità. L’assenza di finiture superficiali è prevista dalla normativa e non pregiudica la qualità del prodotto finito, ma dipende dalla specificità delle lavorazioni e delle materie prime impiegate. Il PVC, o polivinilcloruro, è il polimero del cloruro di vinile. Ha buone caratteristiche meccaniche, è molto resistente al gelo, ha buona stabilità termica. L’aggiunta di additivi plastificanti consente la realizzazione di prodotti flessibili e resilienti adatti all’impiego in edilizia; sensibile ai raggi ultravioletti viene integrato con additivi stabilizzanti che ne inibiscono la decomposizione. Nella posa è consigliabile l’interposizione di uno strato di TNT che protegge la membrana dalle asperità del supporto. Con il poliisobutilene, PIB, polimero dell’isobutilene, si realizza una membrana adatta a essere impiegata in copertura. È resistente all’invecchiamento, ma ha scarsa resistenza al punzonamento; anche in questo caso è opportuno interporre uno strato di TNT a protezione della membrana. Le membrane che impiegano il polietilene semirigido ad alta densità, HDPE, polimero dell’etile, sono prodotte con bugnature profonde, costituite da rilievi semiconici o troncopiramidali che, oltre a rinforzare meccanicamente la membrana opponendosi anche alla perforazione delle radici, realizzano un’intercapedine drenante tra la membrana stessa e il supporto. Queste membrane sono particolarmente adatte nella protezione dai danni meccanici allo strato impermeabilizzante nelle platee di fondazione, nei muri controterra, nei giardini pensili. L’altezza delle bugne, da 8 a 20 mm, varia in ragione del tipo di applicazione della membrana. Nei muri controterra, il montaggio è spesso abbinato a un foglio di TNT sul lato a contatto con il terreno, per evitare che le particelle di quest’ultimo intasino gli spazi tra i rilievi.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

GEOTESSILI
Sono impiegati con funzione di armatura nelle membrane impermeabili; con funzione filtrante e drenante nella realizzazione di drenaggi, giardini pensili, nelle opere di ingegneria civile e idraulica; come strato separatore e di scorrimento in abbinamento a strati di impermeabilizzazione, in particolare nelle coperture con elemento di tenuta in PVC. Il tipo tessuto è una stoffa realizzata con due serie di fili: ordito e trama; il tipo non tessuto, identificato con la sigla TNT, è un telo in poliestere, polipropilene o poliammide, somigliante a un feltro ma con elevata resistenza meccanica e chimica; le fibre o i filamenti che lo compongono sono distribuiti in maniera casuale e legati con trattamento meccanico (agugliatura), chimico (impregnazione) o termico (fusione). Anche i teli in velo di vetro sono comunemente assimilati ai TNT; hanno grammatura di 50 gr/mq, e sono costituiti da fibre di vetro del diametro di circa 15 micron e lunghezza compresa fra 6 e 12 mm; le fibre sono incollate con resine termoindurenti, a base di bachelite o formaldeide, e i teli sono rinforzati da fili di vetro disposti longitudinalmente. Sono in produzione tessuti multiassiali in fibra di vetro, nei quali, alla planarità delle fibre, che consente di sfruttarne pienamente la resistenza a trazione, si aggiunge la multidirezionaità secondo le direzioni realmente sollecitate. La resistenza complessiva risulta così incrementata, mentre si riduce il peso. La cucitura con sottili fili di poliestere offre un ulteriore contributo al comportamento al taglio e alla resistenza all’urto. I TNT di poliestere, di peso variabile tra 100 a 300 gr/mq, sono ottenuti dall’incollaggio, con resine termoindurenti di tipo acrilico, delle fibre discontinue, TNT da fiocco, o del filato continuo, TNT da filo continuo, e successiva polimerizzazione a caldo. Le fibre discontinue hanno lunghezza non inferiore a 6 cm e, alla fine della lavorazione, risultano orientabili, cioè la resistenza meccanica è diversa nella direzione trasversale o longitudinale (comportamento anisotropo). Le fibre continue che escono dalle filiere sono distribuite disordinatamente su un nastro trasportatore e saldate. Le caratteristiche meccaniche sono analoghe nelle due direzioni, trasversale e longitudinale, risultando un materiale con buon comportamento isotropo. Per i TNT è opportuno conoscere il peso unitario, la natura del trattamento legante, se sono costituiti da filamento continuo o da fiocco. Sono oggi in produzione membrane prefabbricate a effetto schermante che abbinano alla funzione impermeabilizzante quella di schermatura dell’edificio dagli effetti nocivi dei campi elettromagnetici, in particolare quelli causati dalle radiofrequenze (ponti radio, ripetitori, antenne di telefonia mobile, radar ecc.). Si tratta di membrane a base di bitume modificato, che adottano come armatura una speciale lega metallica, capace di neutralizzare gli effetti delle onde elettromagnetiche. In prossimità dei bordi, un particolare tipo di cimosa consente “il collegamento elettrico” tra i rotoli affidato a una speciale pasta conduttrice.

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

TAB. F.2.1./4 PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEI TESSUTI NON TESSUTI IN POLIESTERE DA FIOCCO E DA FILO CONTINUO TNT da filo continuo PESO SPESSORE Carico rottura UNI 8202-8 Allungamento alla rottura UNI 8202-8 Resistenza alla lacerazione UNI 8202-9B Rientro termico a 200°C L daN/5 cm T daN/5 cm 170 gr/mq 1,0 mm 52 45 TNT da fiocco 200 gr/mq 1,2 mm 60 40 TNT fiocco da 180 a 200 gr/mq TNT filo continuo da 120 a 250 gr/mq Biarmato (vetro+poliestere) L daN T daN L% T% 3,5 3,5 1,0 0,3 3,0 3,3 1,5 0,7 Compositi da 130 a 200 gr/mq Tipo di armatura Velo di vetro 50 gr/mq Caratteristiche principali Campi di impiego

Ottima stabilità dimensionale; Strati di schermo al vapore; scarsa resistenza alla fatica 1° strato in coperture e al punzonamento. multistrato per conferire stabilità dimensionale. Buone caratteristiche meccaniche (carichi, lacerazioni, punzonamento). Scarsa isotropicità. Migliori caratteristiche meccaniche e buona isotropia. Rifacimenti e in tutti i campi di edilizia civile.

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

L% T%

30 40

25 35

Rifacimenti e in tutti i campi di edilizia civile e industriale.

Buona stabilità dimensionale; Rifacimenti e in tutti i campi possibilità di delaminazione; di edilizia civile e industriale. possibilità di grinze in superficie. Ottima stabilità dimensionale; Ove sia richiesta elevata buone caratteristiche stabilità dimensionale; meccaniche; strati a finire. isotropia e ortometria.

. E F.2.1 TERISTICH T CARA UISITI E REQ

F 139

F.2. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE CARATTERISTICHE E REQUISITI
➦ MATERIALI IMPERMEABILIZZANTI
POSA IN OPERA DEI MATERIALI IMPERMEABILIZZANTI
L’efficacia della protezione impermeabile, indipendentemente delle prestazioni dei materiali utilizzati, è completamente vanificata da una posa in opera non corretta. Lo strato di tenuta deve assecondare i movimenti strutturali e le dilatazioni termiche senza venirne danneggiato. I difetti più comuni dei materiali sono in genere rilevabili a vista ed eliminabili prima della posa; le perdite di impermeabilità sono pertanto da attribuire essenzialmente a errori di progettazione ed esecuzione dell’opera. La posa dei materiali impermeabili avviene a freddo o a caldo e dipende dal tipo di materiale impiegato; a tale proposito, al di là dei criteri di carattere generale, è comunque necessario attenersi alle istruzioni dei produttori. Tutte le giunzioni devono avvenire per sovrapposizione (8-15 cm a seconda dei materiali) e lo strato a quota più alta deve sormontare quello a quota più bassa. La posa deve essere sempre effettuata a temperature superiori a 5°C e con tempo stabile; la superficie di posa deve essere asciutta e pulita. I materiali bituminosi sono posati generalmente a caldo; la posa a freddo non garantisce la durabilità del prodotto. L’asfalto viene steso a caldo in due strati, di 10 mm ciascuno, con giunti sfalsati. La miscela è composta di 60 parti in peso di mastice di asfalto, 34-39 parti di sabbia, 1-6 parti di bitume naturale. È steso direttamente sul massetto, la cui pendenza deve essere ≤ 8%. Data la poca elasticità del manto, l’interposizione di uno strato di scorrimento in velo vetro, TNT o carton feltro ne evita la fessurazione. La finitura superficiale è realizzata con uno strato di 15-20 mm composto da una miscela di asfalto e sabbia. Un piano praticabile è realizzato con mattonelle di asfalto, spessore 15-20 mm, posate su uno strato di asfalto di 5 mm, a sua volta steso su un feltro isolante; le fughe sono sigillate con ulteriore asfalto liquido e la finitura superficiale è realizzata con asfalto sabbiato. L’impermeabilizzazione a strati multipli impiega i cartoni

CHIUSURE ORIZZONTALI

bitumati, i feltri bitumati, i teli di fibra di vetro bitumati. I teli sono posati a giunti sovrapposti, di almeno 8 cm; tra gli strati (da 3 a 8) viene interposto uno strato di bitume ossidato fuso o una membrana bituminosa posta in opera a fiamma. La massa base di bitume deve risultare alla fine pari a circa 6,5 Kg/mq per pendenze < del 10%, di 5,5 Kg/mq per pendenze > del 10%. Utilizzando una membrana sintetica prefabbricata è necessario verificarne l’assenza di difetti, rilevabili a vista, che ne limiterebbero la funzionalità: la mancanza di rettilineità dei rotoli è pericolosa solo nel caso di membrane autoprotette, poiché il taglio comprometterebbe la tenuta alle giunzioni; eventuali fessurazioni, vistose ondulazioni e delaminazioni (distacco dell’armatura dalla massa impermeabilizzante), irregolarità dello spessore, mancanza di adesione impongono la sostituzione del rotolo. Prima dello strato impermeabilizzante, il piano di posa deve essere asciutto, pulito e privato delle asperità che potrebbero compromettere l’aderenza o provocare il punzonamento del manto. Le membrane bituminose sono fissate al supporto mediante riscaldamento con cannello a fiamma del film plastico inferiore, sino a liquefarne lo strato superficiale. I teli adiacenti devono sovrapporsi di 10-20 cm. Gli strati successivi sono eseguiti con uguale modalità, badando che i giunti dello strato superiore non coincidano con quelli dello strato inferiore. I manti sintetici sono saldati con uno strato di bitume ossidato a caldo o con collanti a freddo. Nelle membrane in gomma EPDM la saldatura dei lembi sovrapposti avviene per vulcanizzazione, con speciale nastro e pressa termomeccanica, o con nastro di gomma biadesivo. Nei manti autoprotetti è sconsigliata la posa a fiamma. Nelle superfici in pendenza, le sovrapposizioni della membrana saranno ortogonali alla linea di pendenza e realizzate, come già detto, in modo che il telo a quota maggiore sormonti quello a quota inferiore, e non viceversa. In relazione al collegamento con il sottofondo sono pre-

viste tre modalità. Il collegamento in completa aderenza si ha quando lo strato di tenuta aderisce totalmente al sottofondo con una percentuale di adesione del 100%; questo tipo di posa si rivela il più affidabile soprattutto per i manti bituminosi, ma non sempre eseguibile in presenza di discontinuità del supporto. Il collegamento in semiaderenza prevede una percentuale di adesione di circa il 30%. I punti o le strisce adesive sono realizzati con prodotti adesivi o interponendo, tra il sottofondo e la guaina, uno strato forato di TNT o cartonfeltro, sul quale viene steso del bitume ossidato a caldo (1,5-2,0 kg/mq) che forma punti di adesione elastici in corrispondenza dei fori. La totale indipendenza della guaina dal supporto è adatta per impermeabilizzare superfici piane orizzontali e in zone con scarso vento; uno strato separatore in cartone bitumato o non tessuto precede la posa del manto; se posto in orizzontale, il manto impermeabile deve essere adeguatamente zavorrato senza ridurne l’indipendenza; le membrane con profilo bugnato, con funzione drenante o a protezione di un ulteriore strato impermeabile sono montate in genere secondo questa modalità. A differenza dei manti sintetici, nella posa delle guaine bituminose è bene evitare piegature con angoli ≤ 90°, che provocherebbero, in corrispondenza della piega, pericolose sollecitazioni di trazione. A tale scopo sono impiegati supporti in cemento retinato o profili di diverso materiale che attenuano la piegatura. I punti critici sono rappresentati dai giunti strutturali, dove la guaina deve essere lasciata libera di assecondare i movimenti della struttura, dagli imbocchi dei pluviali, dai raccordi con elementi verticali che costituiscono, se non protetti, vie certe di infiltrazione di acqua. Nei casi di elementi strutturali che possono subire l’aggressione delle radici (muri controterra, giardini pensili, fondazioni), lo strato impermeabile deve offrire requisiti di membrana antiradice, cioè di contrasto all’azione chimica, meccanica, di disgregazione, di punzonamento delle radici, ovvero essere integrato da uno strato con specifica funzione, proteggendo in tal caso anche lo strato impermeabile.

FIG. F.2.1./4 MODALITÀ DI POSA TAB. F.2.1./5 MEMBRANE BPP Caratteristiche primarie Miglior stabilità dimensionale
POSA IN OPERA IN COMPLETA ADERENZA POSA IN OPERA IN COMPLETA INDIPENDENZA

Motivo Presenza del BPP Natura del BPP Costo del polimero

Utilità Miglior stabilità del manto Maggior durata del manto Economicità

Miglior resistenza agli U.V. Buon rapporto prezzo/qualità

POSA IN OPERA IN SEMIADERENZA

TAB. F.2.1./6 MEMBRANE SBS Caratteristiche primarie Unistagionalità membrana Ottima lavorabilità a basse temperature, scarsa lavorabilità nella bella stagione Motivo Non esiste mescola estate/inverno Natura del polimero SBS Utilità Tempi maggiori di stock

Impiego basse temperature

MASSETTO DELLE PENDENZE SFALSAMENTO DEI GIUNTI DELLE MEMBRANE IMPERMEABILI SOVRAPPOSIZIONE DELLE MEMBRANE IMPERMEABILI IN DIREZIONE DELLE PENDENZE

Miglior resistenza alle Alto modulo elastico sollecitazioni meccaniche

In tutti i casi ove è richiesta resistenza alla fatica

F 140

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI FONDAZIONI E INTERRATI

F.2. 2.
A.IONI Z

PROTEZIONE DELLE MURATURE DI FONDAZIONE
Le murature di fondazione sono interessate dal fenomeno dell’umidità, sia per percolamento dal terreno circostante, sia per risalita capillare. I sistemi di protezione prevedono la realizzazione di intercapedini perimetrali aerate, che isolano la struttura muraria dal contatto laterale con il terreno, oppure l’impiego di barriere impermeabili verticali e orizzontali, associate a un sistema di drenaggio. La barriera impermeabile è realizzata generalmente con membrane bituminose armate con velo di vetro o TNT di poliestere. FIG. F.2.2./1 PROTEZIONE CON INTERCAPEDINE La posa della membrana in verticale deve essere preceduta da un pretrattamento bituminoso con primer applicato sulle murature, che garantisce l’adesione e la tenuta nel tempo; la guaina si estenderà dal piano di imposta del muro interrato sino a 10-15 cm fuori terra. La giunzione tra lo strato di tenuta verticale e quello orizzontale deve essere accurata. In presenza di falda freatica prossima alle murature è opportuno applicare due strati di impermeabilizzazione sia verticale che orizzontale. FIG. F.2.2./2 PROTEZIONE CON MEMBRANE IMPERMEABILI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

GRIGLIA

MURATURA ELEMENTO DI TENUTA VERTICALE ELEMENTO DI TENUTA ORIZZONTALE MASSETTO STRATO ISOLANTE 4 cm GUAINA IMPERMEABILE SU STRATO DI PROTEZIONE MASSETTO IN CALCESTRUZZO CUNETTA CON PENDENZA VERSO IL PUNTO DI RACCOLTA DELL ACQUA DELL’ACQUA VESPAIO RINFORZO

PROFILO DI CHIUSURA LASTRA DI PAVIMENTAZIONE E DEFLUSSO ACQUE METEORICHE TESSUTO NON TESSUTO A PROTEZIONE DEL DRENAGGIO DRENAGGIO ELEMENTO DI PROTEZIONE DELLA GUAINA IN FOGLIO DI POLIETILENE A RILIEVO GUAINA TAGLIAMURO CONDOTTO PER SCARICO TUBO DI DRENAGGIO

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

MALTA E PAVIMENTAZIONE MASSETTO IN CALCESTRUZZO STRATO DI SEPARAZIONE

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

INTERCAPEDINE CON CUNETTA DI RACCOLTA DI ACQUA TUBO DI RACCOLTA ACQUA VENTILAZIONE DEL VESPAIO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC
GRIGLIA DI PROTEZIONE GUAINA IMPERMEABILIZZANTE PROFILO DI CHIUSURA MEMBRANA SEMIRIGIDA IN POLIETILENE AD ALTA DENSITA’ CON DENSITA FUNZIONE DRENANTE TELO IN TNT DI RACCOLTA E PROTEZIONE GHIAIA

GUAINA IMPERMEABILE MASSETTO IN PENDENZA

CANALE DI VENTILAZIONE IN PVC RETE ELETTROSALDATA VESPAIO AERATO

F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

10 15 40

STRATO DI LIVELLAMENTO INTERCAPEDINE CON CUNETTA E TUBO DI RACCOLTA ACQUA

COLLETTORE DRENANTE GRIGLIA

GUAINA IMPERMEABILE BOCCA DI LUPO PREFABBRICATA IN MATERIALE PLASTICO

. E F.2.1 TERISTICH T CARA UISITI E REQ . F.2.2AZIONI E FOND ATI R INTER

F 141

F.2. 2.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE FONDAZIONI E INTERRATI
➦ PROTEZIONE DELLE MURATURE DI FONDAZIONE
OPERE DI DRENAGGIO

CHIUSURE ORIZZONTALI

Il sistema di drenaggio (DIN 4095, 18195) contribuisce alla dispersione nel terreno dell’acqua in eccesso, evitando ristagni. La dispersione deve essere distribuita e non concentrata, in modo da non saturare il terreno con carichi eccessivi di acqua, ma consentirne il rapido smaltimento. Il drenaggio circonda il perimetro della fondazione; per le opere civili, è realizzato con uno strato di pietrame da collocare in opera a mano, su terreno ben costipato per evitare cedimenti. La dimensione delle pietre diminuirà mano a mano che si sale: da pietre grosse e regolari negli strati più profondi fino a impiegare, nell’ultimo strato superiore, del pietrame minuto, ghiaia o pietrisco, al fine di impedire l’intasamento degli interstizi tra le pietre con la terra sovrastante, che dovrà essere convenientemente pigiata sull’ultimo strato di pietrisco. Il drenaggio è disposto, come si è detto, sul perimetro delle strutture fondali, o a poca distanza da esse (nel caso di elevata presenza FIG. F.2.2./3 PROTEZIONE DI MURATURE SEMPLICI E A DOPPIA PARETE

di acqua o quando sia necessario bonificare gli strati sottostanti la base di fondazione). In presenza di terreno impermeabile è opportuno prevedere un tubo di drenaggio, situato alla base del drenaggio. Il tubo di drenaggio presenta dei fori sulla parte superiore, destinati a incanalare l’acqua drenata al suo interno, e ha un’inclinazione di 5 mm per metro lineare verso le canalizzazioni di scarico. Il tubo deve presentare ottima resistenza alla compressione, ottima flessibilità e adattabilità a ogni tipo di percorso. Vicino al tubo di drenaggio il pietrame sarà di maggiore dimensione e regolare. Un ulteriore sistema prevede la disposizione inversa del pietrame: scendendo in profondità, la granulometria è via via più sottile, fino ad arrivare con uno strato di 20-30 cm di sabbia grossa intorno al tubo di drenaggio. Il pietrame necessario al drenaggio può anche essere avvolto, o semplicemente protetto sui lati esterni, da uno strato di TNT che, oltre a contenerne la massa, ha anche funzione filtrante.

BARRIERA IMPERMEABILE VERTICALE DRENAGGIO

GUAINA TAGLIAMURO

MASSETTO ARMATO PER PAVIMENTAZIONE GUAINA GIUNTO DI PROTEZIONE DELLA GUAINA (PONTAGE) MAGRONE IN CLS

STRATO TERMOISOLANTE STRATO DI PROTEZIONE DELLA GUAINA GUAINA TAGLIAMURO FONDAZIONE DRENAGGIO

BARRIERA IMPERMEABILE ORIZZONTALE

VESPAIO DI AERAZIONE

TUBO DI DRENAGGIO PROTEZIONE DALL UMIDITÀ NELLE FONDAZIONI CONTINUE E ISOLATE E MURI CONTROTERRA DALL’UMIDIT TESSUTO NON TESSUTO BARRIERA IMPERMEABILE ORIZZONTALE BARRIERA IMPERMEABILE TAGLIAMURO SAGOMATA A “Z” STRATO ISOLANTE STRATO DI PROTEZIONE IN VELO DI VETRO 80 cm TUBO DI DRENAGGIO BARRIERA TAGLIAMURO

ISOLANTE STAFFE DI COLLEGAMENTO TRA LE PARETI

TUBO DI DRENAGGIO

RACCORDO DI SCARICO DALLA CUNETTA

RIPORTO

GHIAIA

BARRIERE IMPERMEABILI VESPAIO

PROTEZIONE DI MURATURA A DOPPIA PARETE

PROTEZIONE DI PARETE DOPPIA CON MURO SEMINTERRATO DOPPIO E CUNETTA TRA LE DUE PARETI

CUNETTA INTERNA DI RACCOLTA (PENDENZA 1 ) 1%)

F 142

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI FONDAZIONI E INTERRATI

F.2. 2.
A.IONI Z

PROTEZIONE DELLE CHIUSURE ORIZZONTALI DI BASE
La chiusura orizzontale di base deve possedere requisiti tali da assicurare l’abitabilità e il comfort degli ambienti interessati. Il sistema costruttivo deve quindi provvedere a garantire il controllo dell’umidità risalente dal terreno, della condensa, della temperatura superficiale. Questi requisiti sono raggiunti mediante la costruzione di un’intercapedine aerata, di un vespaio aerato o di un massetto su membrana impermeabile. L’intercapedine aerata è ubicata al di sotto del solaio; è alta circa 60 cm ed è comunicante con una intercapedine perimetrale chiusa all’esterno da una griglia; in tal modo è garantita l’aerazione continua dell’intercapedine sottostante il solaio. Il solaio può essere realizzato con il sistema a setti e impalcato, quando l’impalcato è portato da muretti, i quali non devono essere di ostacolo alla circolazione di aria e provvisti, quindi, di fori di aerazione; oppure con il sistema a ordito e impalcato, quando il solaio è sostenuto dai muri di ambito o dalle travi dell’ossatura portante. Nel vespaio aerato il solaio insiste su uno strato di pietrame grezzo entro il quale è assicurata l’aerazione mediante canali di aerazione paralleli, comunicanti con l’esterno FIG. F.2.2./4 INTERCAPEDINE AERATA CON SOLAIO A SETTI E IMPALCATO
CANALE GRIGLIATO MARCIAPIEDE PENDENZA 3 3% CIGLIO CANALE DI AERAZIONE PAVIMENTO SOTTOFONDO MASSETTO CON EVENTUALE PASSAGGIO DI IMPIANTI 20 BARRIERA AL VAPORE STRATO ISOLANTE DRENAGGIO IN CIOTTOLI DI FIUME POSATI A SECCO INTERCAPEDINE 40 AERATA GRIGLIE DI PROTEZIONE 80 SOLETTA SEZIONE DEL CANALE TRAVERSINA DEL CANALE 20 mm 20 20 SEZIONE DEL TELAIO CANALE GRIGLIATO 60 20 40

e tra loro, posti a interasse ≤ 1,5 m e con sezione non inferiore a 15 cm di base e 20 cm di altezza. Il vespaio ha funzione drenante e portante; viene realizzato con pietre omogenee derivanti da rocce compatte non gelive, con buona resistenza meccanica, non gessose o marmose. Per lo strato superficiale si impiegano grossi scheggioni a contrasto, disposti con l’asse maggiore verticale; i vuoti saranno riempiti con scaglie di pietra; l’ultimo strato sarà costituito da ghiaietto fine sino alla quota prescritta. Il massetto su membrana impermeabile è generalmente impiegato per realizzare i solai di garage, depositi, rimessaggi. Su un terreno spianato e battuto, si dispone uno strato drenante di pietrisco di 10-15 cm, sul quale viene stesa una guaina impermeabile, previa eventuale interposizione di una membrana antiradice. A completamento viene steso un massetto di 8 cm su cui potrà essere posato il rivestimento. L’impiego di una membrana bugnata, di spessore 8 mm, su terreno compatto, sostituisce lo strato di pietrame e riduce sensibilmente lo spessore complessivo del solaio.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ
PIANTA

GRIGLIE DI PROTEZIONE

FORI DI AERAZIONE

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

FIG. F.2.2./5 INTERCAPEDINE AERATA CON SOLAIO A ORDITO E IMPALCATO
TAVELLONI O PANNELLI PREFABBRICATI SOLETTA CON RETE ELETTROSALDATA TRAVE PREFABBRICATA TIPO “VARESE VARESE”

PAVIMENTAZIONE SOTTOFONDO (con eventuale rete) BARRIERA AL VAPORE STRATO ISOLANTE

MARCIAPIEDE IN CALCESTRUZZO CON RETE ELETTROSALDATA CANALE DI VENTILAZIONE GRIGLIA DI AERAZIONE 25 mm 90 mm

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

27 mm 16 mm IMPERMEABILIZZAZIONE PERIMETRALE 85 mm INTERCAPEDINE AERATA

40 mm

TUBO DI DRENAGGIO

. F.2.2AZIONI E FOND ATI R INTER

F 143

F.2. 2.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE FONDAZIONI E INTERRATI
➦ PROTEZIONE DELLE CHIUSURE ORIZZONTALI DI BASE
FIG. F.2.2./6 VESPAIO AERATO
TUBO DI AERAZIONE

CHIUSURE ORIZZONTALI

TUBO DI AERAZIONE FINITURA IN BATTUTO DI CEMENTO 3 cm STRATO DI LIVELLAMENTO 8 cm GRIGLIA DI PROTEZIONE BARRIERA AL VAPORE ISOLANTE 4 cm IMPERMEABILIZZAZIONE GRIGLIA DI PROTEZIONE TUBO DI DRENAGGIO BATTUTO BATTUT DI CEMENTO 3 cm STRATO IMPERMEABILIZZANTE STRATO IN CALCESTRUZZO MAGRO STRATO DI SCORRIMENTO E PROTEZIONE RETE ELETTROSALDATA

STRATO DI SCORRIMENTO E PROTEZIONE MASSETTO CON RETE ELETTROSALDATA 12 cm TUBO DI AERAZIONE VESPAIO AERATO 40 cm

12

40

STRATO IMPERMEABILE

Adatto a locali abitati CANALE DI AERAZIONE FERMAGETTO

Adatto a locali non abitati

STRATO DRENANTE IN CIOTTOLI DI FIUME A SECCO

RETE ELETTROSALDATA VESPAIO AERATO H =27 45 cm 27÷45 500

500 270 ÷450 450

MAGRONE

CASSERO A PERDERE

360

500

CASSERO A PERDERE MODULARE IN POLIPROPILENE PER LA REALIZZAZIONE DI SOLAI AERATI E COPERTURE AERATE

FIG. F.2.2./7 MASSETTO SU MEMBRANA IMPERMEABILE
RIVESTIMENTO INTERNO

MASSETTO CON RETE ELETTROSALDATA S > = 8 cm GUAINA IMPERMEABILE

MASSETTO CON RETE ELETTROSALDATA S > = 8 cm MEMBRANA BUGNATA 8 - 10 mm TERRENO COMPATTO

10 ÷15 cm 15

STRATO DI PROTEZIONE STRATO DRENANTE IN PIETRISCO TERRENO COMPATTO

MASSETTO SU MEMBRANA IMPERMEABILE TRADIZIONALE

MASSETTO CON L’IMPIEGO L IMPIEGO DI UNA MEMBRANA BUGNATA

CHIUSURE IN GRIGLIATI METALLICI
I principali procedimenti di produzione dei grigliati fanno capo all’elettroforgiatura e alla pressatura. Nel processo di elettroforgiatura i piatti portanti vengono posti paralleli tra loro e sopra di essi vengono posti i tondi, perpendicolari ai primi. I tondi vengono saldati sotto pressa in modo da penetrare completamente nella parte superiore del piatto, conformando una struttura reticolare di massima resistenza. Nel processo di pressatura i piatti portanti sono preventivamente intaccati nella parte superiore. L’ordito secondario, anch’esso costituito da piatti d’acciaio, viene forzato negli intagli con una pressa ad alta capacità. I piatti secondari subiscono una deformazione permanente, dovuta alla particolare forma e disposizione degli intagli, ottenendo una struttura reticolare solida, indeformabile e con un ottimale ripartizione del peso. Gli elementi così realizzati vengono zincati a caldo; successivamente possono essere verniciati o plastificati con resine poliuretaniche termoplastiche e termoindurenti.

F 144

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI FONDAZIONI E INTERRATI

F.2. 2.
A.IONI Z

FIG. F.2.2./8 GRIGLIATI METALLICI
GRIGLIATI PRESSATI GRIGLIATI ELETTROFORGIATI FISSO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

FISSO CON SCOSSALINA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
TONDINO QUADRELLO ANTISDRUCCIOLO APRIBILE

CONFIGURAZIONI CONFIGURAZION DELLA CORNICE DI TESTA TAGLIO DELLA GRIGIA E SAGOMATURA DELLA CORNICE

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
GRIGLIA APRIBILE PAVIMENTO ALLETTAMENTO SOTTOFONDO 40 TELAIO ZANCA CLS LUCE NETTA 30 TOLLERANZA GRIGLIATO APRIBILE 15 15 CERNIERA GIUNTO ELASTICO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

TAB. F.2.2./1 SOLLECITAZIONI ESTERNE E FRECCE ELASTICHE PIATTO PORTANTE h x S (mm) 25 x 2 30 x 2 40 x 2 25 x 3 MAGLIA 22 x 76 30 x 3 35 x 3 40 x 3 50 x 3 60 x 3 40 x 4 50 x 4 60 x 4 70 x 4 CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC CUD CC LUCE NETTA TRA GLI APPOGGI 300 13510 730 19450 1050 34580 1870 20260 1100 29180 1580 39720 2150 51880 2810 81060 4400 116720 6330 69170 3750 108080 5860 155640 8440 211850 11490 400 7600 480 10940 700 19450 1250 11400 730 16410 1050 22340 1430 29180 1870 45600 2930 65660 4220 38910 2500 60800 3910 87550 5630 1191160 7660 500 4850 360 6980 520 12420 930 7280 550 10480 790 14260 1070 18630 1400 29120 2200 41930 3160 24840 1870 38820 2930 55910 4220 76100 5740 600 3370 290 4860 420 8640 750 5060 440 7290 630 9930 860 12970 1120 20260 1760 29170 2530 17290 1500 27020 2340 38910 3370 52960 4590 700 2470 240 3560 350 6330 620 3710 360 5340 520 7280 710 9500 930 14850 1460 21380 2100 12670 1250 19810 1950 28520 2810 38820 3830 800 1870 210 2730 300 4860 530 2800 310 4100 450 5580 610 7290 800 11400 1250 16410 1800 9720 1070 15200 1670 21880 2410 29790 3280 900 1320 180 2170 260 3860 460 1980 270 3260 390 4440 530 5800 700 9060 1100 13040 1580 7730 930 12080 1460 17400 2110 23690 2870 1000 960 140 1660 235 3140 410 1440 220 2500 350 3600 470 4710 620 7360 970 10590 1390 6280 830 9810 1300 14130 1870 19230 2550 1100 720 120 1260 200 2600 370 1090 180 1880 310 2990 430 3910 560 6100 880 8780 1260 5210 750 8140 11700 11720 1690 15960 2300 1200 550 100 950 170 2160 340 830 150 1430 260 2280 390 3240 510 5060 800 7280 1150 4320 680 6750 1060 8720 1530 13240 2090 1300 430 80 750 140 1780 310 650 130 1120 220 1790 350 2670 460 4300 730 6192 1051 3560 620 5740 970 9270 1400 11250 1910 1400 350 70 610 120 1440 280 530 110 910 190 1450 300 2170 430 3770 670 5429 965 2890 570 5020 900 7240 1300 9850 1760 1500 280 60 500 110 1180 260 430 90 750 160 1190 260 1770 390 3300 620 4752 893 2370 530 4400 830 6340 1200 8640 1640 1600 230 50 410 90 970 230 350 80 610 140 970 230 1460 340 2850 580 4104 835 1940 460 3800 780 5560 1120 7570 1530 1700 190 50 330 80 800 200 290 70 500 130 800 200 1200 300 2350 550 3384 792 1600 410 3130 730 4870 1050 6640 1430 1800 160 40 290 70 690 180 250 60 430 110 690 180 1030 270 2020 510 2909 734 1380 360 2690 690 4430 990 6040 1350 1900 140 40 240 60 570 160 200 60 360 100 570 160 850 240 1670 480 2405 691 1140 330 2230 640 3860 930 5280 1270 2000 120 30 200 60 490 140 180 50 310 90 490 140 740 220 1440 430 2074 619 980 290 1930 580 3330 880 4800 1200

CUD carico uniformemente distribuito daN/m2 ca. CC carico concentrato daN/impronta 200 x 200 mm

Materiale in Fe 360B Carico di sicurezza 16 daN/mm2 (1 daN = 1 kg) Freccia elastica massima 1/200 della luce netta tra gli appoggi

. F.2.2AZIONI E FOND ATI R INTER

F 145

F.2. 3.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PAVIMENTI
TIPI DI PAVIMENTI
Il pavimento costituisce l’ultimo strato di finitura del solaio; deve sopportare i carichi previsti dalla destinazione d’uso (se soggetto a urti dovrà essere resiliente cioè, con possibilità di deformarsi, ma con una precisa capacità di “ritorno”), deve assecondare assestamenti e dilatazioni, deve resistere all’abrasione (calpestio e/o carraia), deve essere facilmente manutenibile (resistere all’aggressione chimica dei detersivi), deve essere sicuro per l’utenza (antiscivolo), in caso d’incendio non deve produrre fumo, deve resistere agli sbalzi termici (non gelivo per gli esterni), deve essere durevole. I materiali utilizzati per i pavimenti devono rispondere a una serie di norme specifiche (caratteristiche chimicofisiche, dimensionali, modalità delle prove). Importante nella messa in opera è la composizione e lo spessore del sottofondo e la sua esatta maturazione; è necessario, inoltre, rispettare i giunti di dilatazione strutturali. Il produttore indica insieme alla rispondenza alle normative del pavimento le modalità di messa in opera consentite. Il pavimento, di regola, viene eseguito prima dell’intonacatura delle pareti perimetrali. I pavimenti sono di due tipi: a elementi o continui. PAVIMENTI A ELEMENTI Gli elementi possono essere messi in opera con malta o con colla; si può evidenziare l’accostamento dei singoli elementi, disegnando con lo spessore della malta le fughe (0,5-1,5 mm); dopo la messa in opera degli elementi, possono essere necessarie ulteriori lavorazioni (lamatura, arrotatura, lucidatura). Per il collante è importante conoscere il “tempo aperto”, l’intervallo nel quale la presa non è completata e quindi l’elemento può essere rimosso, ma senza che il prodotto perda le sue caratteristiche di adesività. I collanti che contengono sostanze volatili possono richiedere particolari attenzioni e precauzioni per prevenire danni alla salute del posatore. La posa a colla necessita di un sottofondo adeguatamente orizzontale: si presta a essere utilizzata su pavimenti preesistenti. PAVIMENTI CONTINUI Possono essere stesi a teli ovvero gettati in opera (autolivellanti). Per i pavimenti gettati in opera è necessario prestabilire le eventuali perimetrazioni previste per rispondere alle dilatazioni termiche e le modalità di manutenzione e/o di sostituzione.Tra i primi vi sono quelli tessili, come la moquette e gli agugliati, come la gomma, il PVC nei diversi tipi, il linoleum, i semiflessibili, i vinilici autoadesivi; quelli laminati a base di melanina e derivati del legno. I teli vengono prevalentemente incollati con adesivi mono o bicomponente. Questi ultimi hanno una bassa appiccicosità iniziale. È opportuno impiegare adesivi con bassa emissione di sostanze organiche volatili. Può essere necessario, secondo l’adesivo scelto e il suo grado di appiccicosità iniziale zavorrare il telo.

CHIUSURE ORIZZONTALI

FIG. E.2.3./1 TIPI DI PAVIMENTI
CEMENTO PER STRATO SUPERFICIALE 1,5 12 SOTTOFONDO DI GHIAIA 3 -4 4 MASSETTO DI GHIAIETTA, SABBIA E CEMENTO CALCESTRUZZO DI CEMENTO DOSATO A 250 kg SOTTOFONDO PREESISTENTE

BATTUTO DI CEMENTO Per pavimenti limitatamente carreggiabili. Superficie rigata a geometrico e bocciardata. GRANIGLIA 1-2 cm E STRATO SUPERFICIALE DI SABBIA SILICEA STRATO DI ASFALTO steso a caldo e ricoperto dalla graniglia prima del raffreddamento 2 2 SOTTOFONDO DI CALCESTRUZZO A 250 kg, stagionato, kg, asciutto, pulito e spianato con malta liquida fine SOLAIO O GRETONATO

BATTUTO DI CEMENTO Su sottofondo preesistente

LASTRE DI MARMO DI LATO 5-10 cm. 5 10 cm 2 3 cm SPESSORE 2-3 cm. giunti stilati con boiacca grassa di cemento colorato 2÷3 2÷3

MALTA MOLTO GRASSA DI CEMENTO E POLVERE DI COCCIO O MARMO SPESSORE 2-3 cm 2 3

ASFALTO FUSO Per marciapiedi, cortili o per locali con intenso traffico SCAGLIE DI MARMO 10-25 mm IN MALTA GRASSA DI CEMENTO E POLVERE DI COCCIO O MARMO BATTUTO A RIFIUTO 2 ÷3 4 ÷6 LISTE DI MARMO O OTTONE, ANTICORODAL ECC. POSATE SULL’ESTRADOSSO SULL ESTRADOSSO DEL SOLAIO BATTUTO ALLA VENEZIANA SOLAIO O SOTTOFONDO SOTTOFONDO DI CEMENTO E SABBIA O DI DETRITI DI LATERIZIO E MALTA IDRAULICA

BOLLETTONATO

SOLAIO O SOTTOFONDO

SOTTOFONDO DI CEMENTO A LENTA PRESA (250 kg x mc di ghiaia fine) 2 4 MOSAICO MALTA SOLAIO O SOTTOFONDO

STILATURA CON MALTA DI CEMENTO MALTA SABBIA

MOSAICO STILATURA CON MALTA DI CEMENTO 5,5 3 2 MALTA SABBIA

12,5 3 2 AMMATTONATO Mattoni posti di coltello

SOLAIO O SOTTOFONDO AMMATTONATO Mattoni in piano

SOLAIO O SOTTOFONDO

LINOLEUM SPESSORI 2,5-8 mm LARGHEZZE ROTOLI 1-2 m 11 INTONACO 8÷10 10 0,51,3 0,5 1,3 0,7 INTONACO 5 ÷8 EVENTUALE STRATO DI SUGHERO AFONICO 2 cm RASATURA A GESSO MAGNESIACO PER SPIANAMENTO DOPO PROSCIUGAMENTO DEL MASSETTO (20 giorni dal getto) COLLA strato sottile MINIMO 3 cm DI MALTA DI CEMENTO O CEMENTO E POMICE O CEMENTO E SCORIE

LINOLEUM SPESSORI DA 2,5 A 6 mm EVENTUALE STRATO AFONICO cm 2

RASATURA A GESSO MAGNESIACO MASSETTO DI CALCESTRUZZO

2÷3 2÷3

4 ÷6

ASFALTO 1 cm

SOLAIO O SOTTOFONDO LINOLEUM Su sottofondo di cemento LINOLEUM SPESSORI DA 2,5 A 6 mm LISCIATURA O CARTONFELTRO 10 mm 5 ÷6

PARTICOLARE ZOCCOLO (nel pavimento a elementi l’intonaco l intonaco è eseguito successivamente) PIASTRELLE MALTA

LINOLEUM Su sottofondo di asfalto EVENTUALE STRATO AFONICO 1,5 cm ASSITO IN TAVOLE GIÀ GI ISOLATO DALL’UMIDIT DALL UMIDITÀ LINOLEUM SPESSORI SU COLLA DA 2,5 A 6 mm VECCHIO PAVIMENTO 2 ÷3 MALTA EVENTUALE STRATO AFONICO cm 1,5 O CARTONFELTRO PER SOTTOSTRATO MALTA SOLAIO O SOTTOFONDO RASATURA PREVIA STESURA DI VERNICE BITUNINOSA SABBIATA COLLA strato sottile

2÷3 SOLAIO O SOTTOFONDO

SOLAIO O SOTTOFONDO PIASTRELLE (CERAMICA, COTTO, GRES) LINOLEUM Su legno

LINOLEUM Su vecchio pavimento

F 146

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI PAVIMENTI

F.2. 3.
A.IONI Z

FIG. F.2.3./2 TIPI DI PAVIMENTI E ACCESSORI
LISCIATURA CON MALTA LIQUIDA FINE STAGIONATA E ASCIUTTA RESINA 3 ÷5 mm SPIANATURA CON MALTA DI CEMENTO E SABBIA FINE (in parti uguali) GOMMA CON SUPERFICIE LISCIA O RIGATA RIDOSSO CELLULARE O SCANALATO (S = 3 ÷18 mm) 18

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

MALTA MISCELATA A EMULSIONE BITUMINOSA (per perfezionamento del piano) RESINA 3 ÷5 mm 5 ÷7

ADESIVO BITUMINOSO IN SOLVENTE MASSETTO DI CEMENTO O PREESISTENTE PAVIMENTO DI PIASTRELLE O MONOLITICO

C.RCIZIO
4 ÷7

E ESE ESSIONAL PROF

SOLAIO PORTANTE RESINA SINTETICA In teli o in piastrelle ANCORAGGIO PAVIMENTI IN GOMMA (posa a tappeto) TASSELLI IN LEGNO ZOCCOLINO IN LEGNO GOMMA A RIDOSSO CELLULARE S= 5 ÷8 mm 8 GOMMA A RIDOSSO CELLULARE S= 5 ÷8 mm 8 LISTELLI IN LEGNO INCASSATI NEL SOTTOFONDO 1. A RIDOSSO CELLULARE 5,5 8

BOIACCA DI CEMENTO (1 parte di cemento 2 parti d acqua) d’acqua) RESINA SINTETICA Spalmata senza giunture su fondo massiccio e liscio. Anche su preesistenti pavimenti

MASSETTO DI CEMENTO 3 ÷4 cm (a 350 kg gettato 2 ÷3 giorni 3 della posa del pavimento) GOMMA Con attacco a cemento

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

SEZIONE PAVIMENTI IN GOMMA 2. A RIDOSSO PIANO 5 3. RIVESTIMENTO GRADINI 8

7,5

4 ALZATA 200 mm PEDATA 350 mm

G.ANISTICA
URB

GIUNZIONE TRA PAVIMENTI DIVERSI

GIUNZIONE SUI GRADINI

ACCESSORI IN ALLUMINIO: PASSACAVI 30 10 83 14 8 10 27 5 14 ZOCCOLO CONTINUO FERMO IN ALLUMINIO O PVC

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

10

5

TESSUTO TESSUTO ORDITO SUPPORTO TRAME FILATE LATTICE PRINCIPALE

TESSUTO ORDITO (senza supporto)

TESSUTO INCOLLATO FIOCCHI VINILE

ZOCCOLO RIPORTATO (legno, alluminio)

SUPPORTO DA INCOLLARE SUPPORTO DA INCOLLARE

TRAME FILATE

SUPPORTO DA INCOLLARE SPESSORE

LEGNO (su pavimento esistente) 2÷3 LISTELLI COLLA

LEGNO (inchiodato) 2÷3 CHIODI LISTELLI

LEGNO LISTE CATRAMATE 2÷3

SEZIONI TIPO

DIMENSIONI VAR VARIABILE VAR VAR

PAVIMENTO ESISTENTE PRIMA FILA (inchiodato) ALTRE FILE (inchiodato)

MALTA DI SABBIA E CEMENTO DISPOSIZIONI TIPO

50 °

SOTTOFONDO

2÷3

PROFILI IN LEGNO AFFOGATI NEL SOTTOFONDO

3 x 6 cm

CORRENTI IN LEGNO

. F.2.3 ENTI PAVIM

F 147

F.2. 3.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE PAVIMENTI
➦ TIPI DI PAVIMENTI
TIPI DI PAVIMENTO
È un sistema complesso che permette di ricavare sotto il pavimento vani di altezza diversa, attrezzabili per il passaggio di cavi e di canali. È composto generalmente da piastrelle autoportanti e piedini regolabili. Le prime, che presentano un’ampia gamma di finiture all’estradosso, sono facilmente amovibili per la manutenzione dei sistemi tecnologici alloggiati nel vano sottostante; i piedini regolabili, con o senza traversi di collegamento, trasmettono i carichi, ai quali è sottoposto il pavimento, al solaio sottostante, attraverFIG. F.2.3./3 PAVIMENTI SOPRAELEVATI
CON APPOGGIO DIRETTO

CHIUSURE ORIZZONTALI

so la base allargata del piedino stesso fissata al solaio. È importante che il pavimento sia a tenuta per consentirne la pulizia senza che l’acqua penetri nel vano sottostante. Per il pavimento viene richiesta la soddisfazione dei seguenti requisiti: a) resistenza all’usura; b) resistenza agli urti; c) resistenza all’umidità (anche per il prodotto usato per l’allettamento; d) resistenza alle macchie;

e) resistenza alla luce; f) resistenza alla sigaretta (e resistenza al fuoco secondo la classe prescritta dall’uso dell’ambiente, DM 25 giugno 1984); g) resistenza agli aggressivi chimici (natura per tipo d’uso); h) deve essere antibatterico; i) deve essere facilmente pulibile; l) resistenza elettrica superficiale. La normativa europea di riferimento è la UNI EN 438.

CON TELAIO POSIZIONATO A SCATTO SULLA TESTA

CON TELAIO FISSATO

20 mm

REGOLAZIONE PIEDE IN ACCIAIO ZINCATO

BASE STAMPATA INCOLLATA

TRAVERSA IN PROFILATI A FREDDO

Ø 16 ÷20 20

TRAVERSA IN PROFILATI A FREDDO

Ø 16 ÷20 20

PARTICOLARE FISSAGGIO

BATTISCOPA IN PVC INCOLLATO

GUARNIZIONE ANTISTATICA

PIASTRELLA TIPO CON VANO USCITA CAVI CON GRIGLIA PER L’ARIA CONDIZIONATA ARIA

FIG. F.2.3./4 PAVIMENTI ATTREZZATI
CANALETTE DA INSERIRE NEL SOTTOFONDO (in lamiera piegata a freddo) ALLETTAMENTO PAVIMENTO SOLAIO 2÷3 3 2 CANALETTA 3 21 SOTTOFONDO MOQUETTE FELTRO CANALETTA A COMPARTI SOTTOFONDO SOLAIO PUNTI D UTENZA D’UTENZA

40 mm

TESTA

TAPPO

COLONNINA D’UTENZA UTENZA

9

9

ISOLAMENTO ACUSTICO DEI PAVIMENTI
Il comportamento acustico di una pavimentazione, sollecitata dal rumore di calpestio, dipende da diversi parametri, tra cui la composizione del solaio, lo spessore, la massa areica. Lo strato portante dei solai non ha in genere un comportamento acustico tale da assicurare un buon isolamento dai rumori di calpestio nei locali abitati. TAB. F.2.3./1 COMPORTAMENTO ACUSTICO DI SOLAI IN CEMENTO ARMATO MONOLITICO (UNI 8437) (per luci comprese tra 1,5 e 6 m) Spessore della soletta (cm) 12 15 20 25 Indice di valutazione (Lnw) 84 dB 81 dB 78 dB 75 dB
Rispetto ai solai monolitici, quelli laterocementizi e in genere le strutture contenenti cavità, hanno di massima un decremento del valore di Lnw da 7 a 10 dB.

SOLUZIONI COSTRUTTIVE
Per quanto riguarda le chiusure orizzontali, una soluzione ricorrente è il controsoffitto (cfr. F.2.4.), in particolare per la correzione acustica di solai già esistenti; a questo proposito sono utilizzati i materiali a celle aperte, come le lastre di gesso, pannelli in fibra minerale ecc., eventualmente con sezione articolata. Un’ulteriore semplice soluzione è il rivestimento dei piani di calpestio con materiali morbidi e assorbenti quali la moquette, la gomma, i tappeti (cfr. Pavimenti). Un sistema più efficace è il pavimento galleggiante (DIN 18164 parte 2). Il pavimento e il massetto sono appoggiati su uno strato isolante, di materiale resiliente e smorzante che, grazie ai movimenti delle sue particelle, trasforma parte dell’energia meccanica

F 148

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI PAVIMENTI

F.2. 3.
A.IONI Z

di impatto in energia termica. Lo strato isolante deve essere posato con giunti sfalsati e ben accostati e, per isolare le pareti circostanti, deve risvoltare in verticale per l’intero spessore del massetto e del pavimento; ugualmente isolati dovranno essere cavi e tubazioni. Uno strato di separazione, realizzabile con un foglio di polietilene di 0,2 mm, separa l’isolante dal getto del massetto di ripartizione. Lo spessore minimo del massetto prescritto dalla norma, per carichi di esercizio fino a 1,5 kN/mq (carichi domestici e simili), è 35 mm se lo spessore dello strato isolante sotto carico è ≤ 30 mm; 40 mm per maggiori spessori di isolante. Con rivestimento ceramico o lapideo, lo spessore del massetto deve essere almeno di 45 mm e armato con rete elettrosaldata; in caso di presenza di riscaldamento a pavimento, con tubazioni annegate nel massetto, lo spessore minimo di quest’ultimo deve essere pari al diametro dei tubi + 45 mm, di cui almeno 25 mm sopra il tubo.

La malta del massetto può essere cementizia, bituminosa, magnesiaca o a base di anidride; la resistenza media a flessione delle malte idrauliche deve essere ≥ 2,5 N/mmq. Il dosaggio della malta, per evitare fessurazioni dovute al ritiro, deve essere a basso contenuto di cemento (< 400 kg/mc), con granulometria degli inerti < 8 mm per spessori del massetto ≤ 40 mm; con granulometria < 16 mm per spessori > 40 mm. Un dosaggio adeguato è: 1 mc di sabbia, 250 kg di cemento, 100 kg di calce idraulica. Oltre gli stessi materiali impiegati per l’isolamento termico, che richiedono comunque spessori elevati, possono essere impiegati i conglomerati elastoplastici a base di gomma, i feltri in fibre di vetro, le lastre di piombo. Questi materiali richiedono spessori limitati, dell’ordine di alcuni millimetri; il piombo in particolare è impiegato in lastre con spessore di 0,5-2 mm o assemblato con materiali flessibili (vinile o neoprene) o con strati di materiale assorbente.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
FIG. F.2.3./5 PAVIMENTO GALLEGGIANTE DETTAGLI COSTRUTTIVI
INTONACO DISTACCATO DAL PAVIMENTO ZOCCOLO DISTACCATO DAL PAVIMENTO EVENTUALE CORDONE DI MASTICE MASSETTO DI SOTTOFONDO >=4 cm CON RETE ELETTROSALDATA CARTONFELTRO BITUMATO O TNT RISVOLTATO SUI BORDI ISOLANTE DISPOSTO A GIUNTI SFALSATI SPESS. 15-20 mm INTONACO DISTACCATO DAL PAVIMENTO ZOCCOLO DISTACCATO DAL PAVIMENTO PAVIMENTO

PRO TTURALE STRU
MASSETTO DI SOTTOFONDO spess. 2 5 cm per pavimenti rigidi; 2,5 spess. 4 cm con rete elettrosaldata per pavimenti sottili resilienti PIANO DI POSA DI SPESSORE SUFFICIENTE A COPRIRE LE TUBAZIONI ED EVENTUALI ASPERITÀ ASPERIT CONGLOMERATO ELASTOPLASTICO A BASE DI GOMMA A GIUNTI SIGILLATI COLLOCATO SOTTO IL TRAMEZZO SOLAIO TUBAZIONE RACCORDATA CON MALTA DI CEMENTO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

PAVIMENTO

STRATO ISOLANTE PIANO DI POSA di spessore sufficiente a coprire le tubazioni ed eventuali asperit asperità

G.ANISTICA
URB

SOLAIO

TUBAZIONE RACCORDATA CON MALTA DI CEMENTO

INTONACO ARMATO 1 PIASTRELLE SIGILLANTE PAVIMENTO STRATO DI PROTEZIONE

GUAINA IMPERMEABILE MASSETTO STRATO DI SEPARAZIONE STRATO ISOLANTE

INTONACO DISTACCATO DAL PAVIMENTO ZOCCOLO DISTACCATO DAL PAVIMENTO PAVIMENTO MASSETTO DI SOTTOFONDO SPESS. 4 cm CON RETE ELETTROSALDATA FELTRO IN FIBRA DI VETRO SPESS. 3 mm CON GIUNTI SOVRAPPOSTI

RIVESTIMENTO ALLETTAMENTO STRATO ISOLANTE S=2 cm

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

4 4

PIANO DI POSA DI SPESSORE SUFFICIENTE A COPRIRE LE TUBAZIONI ED EVENTUALI ASPERITÀ ASPERIT ISOLAMENTO DI UNA SCALA DA RUMORI DI CALPESTIO

SOLAIO TUBAZIONE RACCORDATA CON MALTA DI CEMENTO PAVIMENTO GALLEGGIANTE IN LOCALE UMIDO ZOCCOLINO PAVIMENTO MASSETTO 4 cm SERPENTINA DEL RISCALDAMENTO FOGLIO DI ALLUMINIO CON FUNZIONE DI DIFFUSORE STRATO DI REGOLARIZZAZIONE 3 cm EVENTUALE CORDONE DI MASTICE PAVIMENTO SOTTOFONDO 2-3 cm SOLETTA MASSETTO >= 3 cm STRATO ISOLANTE 2 cm STRATO ISOLANTE BASE ELASTICA INDIPENDENTE 2 cm STRATO DI REGOLARIZZAZIONE MASSETTO >= 3 cm ISOLANTE 3 cm

SOTTOFONDO PAVIMENTO

STRATO DI SEPARAZIONE

BARRIERA AL VAPORE

STRATO SEPARATORE

DIVISORIO LEGGERO

PAVIMENTO GALLEGGIANTE CON RISCALDAMENTO A PAVIMENTO

MASSETTO

ISOLANTE

ATTRAVERSAMENTO DI PAVIMENTO GALLEGGIANTE DA PARTE DI TUBAZIONI TRAMEZZI CON SEPARAZIONE DEI MASSETTI ADIACENTI

. F.2.3 ENTI PAVIM

F 149

F.2. 4.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE CONTROSOFFITTI
TIPI DI CONTROSOFFITTI
L’intradosso del solaio prende il nome di soffitto: per necessità funzionali e/o formali, può essere necessario occultarlo con il controsoffitto. Il sistema può avere un ordito portante proprio, ma in genere è appeso al solaio soprastante. Gli elementi che costituiscono il controsoffitto sono: gli apparecchi di sospensione, il telaio, l’eventuale telaio FIG. F.2.4./1 CONTROSOFFITTI IN OPERA

CHIUSURE ORIZZONTALI

secondario, la tamponatura (continua o discontinua), gli elementi accessori. Le modalità di tamponatura spaziano dalla intonacatura completa su orditi di canne o di assi di legno, o reti metalliche, alle diverse tipologie di pannelli (in gesso, in lamiera, in legno, in fibre naturali). Il sistema deve garantire i requisiti imposti in termini di sicurezza di

isolamento, di smontabilità (ove richiesto), di durabilità. Il controsoffitto può avere funzioni antincendio; in tal caso, per i sistemi a pannelli, l’ordito portante, in genere realizzato con profili metallici, deve essere chiuso nel labirinto di giunzione e protezione, intendendo con questo termine una particolare geometria del collegamento atta a isolare dalle fiamme la staffa metallica di sospensione.

FILO DI FERRO Ø 3 mm ORDITO PRINCIPALE (4 x 8 / 5 x 10) CONTROSOFFITTO ORDITO SECONDARIO (3 x 3) (interasse 40-50) ORDITO SECONDARIO (3 x 3) (interasse 40-50) SOSPENSIONI ORDITO PRINCIPALE (4 x 4)

CONTROSOFFITTO

CONTROSOFFITTO

SOSPENSIONI CENTINA CURVA

TELAIO AUTONOMO ORDITI TRADIZIONALI (camere a canne)

TELAIO PORTATO ORDITO DOPPIO DI CANNE ORDITI IN LEGNO

TELAIO CURVO

TELAIO

CANNE

ORDITO

ORDITO

TELAIO

TELAIO

INTONACO PIASTRINA DI FISSAGGIO RETI METALLICHE ZINCATE

INTONACO FILO D ACCIAIO D’ACCIAIO

INTONACO FILO D ACCIAIO D’ACCIAIO

INTONACO FILO D ACCIAIO D’ACCIAIO

INTONACO FILO D ACCIAIO D’ACCIAIO

INTONACO FILO D’ACCIAIO D ACCIAIO

MAGLIA QUADRATA APPARECCHI DI SOSPENSIONE

MAGLIA ESAGONALE

LAMIERA STIRATA

GRATICCIO IN MAGLIA DI ACCIAIO ( 20 mm di lato) ED ELEMENTI DI ARGILLA

SU ORDITO IN LEGNO

SU ORDITO IN LEGNO

LAMIERA PIEGATA

SU ORDITO IN ACCIAIO

FILO DI FERRO ZINCATO Ø 3 mm

VITE DI FISSAGGIO FILO DI FERRO ZINCATO Ø 3 mm SU PIGNATTA IN LATERIZIO LAMIERA PIEGATA SU PIGNATTA IN LATERIZIO SU ORDITO IN ACCIAIO LAMIERA PIEGATA

F 150

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI CONTROSOFFITTI

F.2. 4.
A.IONI Z

FIG. F.2.4./2 CONTROSOFFITTI REALIZZATI IN OPERA E A PANNELLI
CONTROSOFFITTO PERRET FERRO D’ARMATURA ARMATURA SOSPENSIONE MALTA DI ALLETTAMENTO 1

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
PERRET APPLICATO A SOLAIO IN LEGNO

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO
2

E ESE ESSIONAL PROF

3

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

TAVELLINA INTONACO

SEZIONE IPOGRAFIA SOSPENSIONE TELAIO PORTANTE PANNELLI TELAIO SECONDARIO

CONTROSOFFITTI IN PANNELLI DI GESSO SCASSO DI CORRELAZIONE

E.NTROLLO F. TERIALI,
4 5 2 1 3 1. TAVELLINA LATERIZIA 2. GANCIO IN FERRO ZINCATO 3. TONDINO DI ARMATURA 4. TRAVICELLI IN LEGNO DI ORDITURA DEL SOLAIO 5. CHIODO COMUNE 6. SBRUFFATURA DI MALTA DI CEMENTO E INTONACO CIVILE

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

3

2

1

6

RETE PORTAINTONACO PANNELLI FONOASSORBENTI IN GESSO

FASCIA DI SIGILLATURA FRA I GIUNTI

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ
CON AGGIUNTA DI MATERASSINO

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

PANNELLO FONOASSORBENTE IN GESSO SOVRADIMENSIONATO

PARTICOLARE FORATURE

PROFILI DI TELAI

CORRELAZIONI CON IL TELAIO TELAIO IN LAMIERA PIEGATA TELAIO IN LAMIERA PIEGATA TELAIO IN LEGNO TELAIO IN LAMIERA PIEGATA TELAIO IN LAMIERA PIEGATA TELAIO IN LAMIERA PIEGATA

CON GIUNTO A FACCIAVISTA

CON GIUNTO SCURETTATO

CON GIUNTO SCURETTATO

CON LABIRINTO DI PROTEZIONE

A SCATTO

CON VITI AUTOFILETTANTI STUCCATE

. I F.2.4 OSOFFITT R CONT

F 151

F.2. 4.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE CONTROSOFFITTI
APPARECCHI DI SOSPENSIONE
FIG. F.2.4./3 SISTEMI DI MONTAGGIO

CHIUSURE ORIZZONTALI

PROFILO IN LAMIERA PIEGATA TONDINO ZINCATO

STAFFA DI FISSAGGIO

ELEMENTO DI FISSAGGIO AL SOLAIO

ELEMENTO DI FISSAGGIO AL SOLAIO

BARRA FILETTATA Ø 6 mm

GIOCO PER IL MONTAGGIO

← REGOLATORE DI ALTEZZA

PROFILO IN LAMIERA PIEGATA

PROFILO IN LAMIERA PIEGATA

TASSELLI A ESPANSIONE BARRA FILETTATA Ø 6 mm

BARRA FILETTATA Ø 6 mm REGOLATORE DI ALTEZZA

STAFFA DI FISSAGGIO

GIUNTO INSONORIZZANTE REGOLATORE DI ALTEZZA PROFILO IN LAMIERA PIEGATA

STAFFA DI SOSPENSIONE

PANNELLO

PROFILO IN LAMIERA PIEGATA PROFILO IN LAMIERA PIEGATA (telaio principale) PROFILO IN LAMIERA PIEGATA (telaio principale)

REGOLATORE DI ALTEZZA PROFILO IN LAMIERA PIEGATA (telaio secondario)

PROFILO IN LAMIERA PIEGATA (telaio secondario)

BARRE E STAFFE

F 152

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI CONTROSOFFITTI

F.2. 4.
A.IONI Z

CORRELAZIONI
FIG. F.2.4./4 DETTAGLI COSTRUTTIVI, ACCESSORI, DOGHE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

COLLANTE REGOLAZIONI SOSPENSIONE TELAIO TELAIO

PIATTINA COPRIFILO

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

TELAIO SECONDARIO PIATTINA COPRIFILO GUARNIZIONE IN NEOPRENE PANNELLO FISSAGGIO FISSAGGIO GIUNTO STRUTTURALE GIUNTO TRA STRUTTURE DIVERSE GIUNTO TRA STRUTTURE A DIVERSA ELASTICITÀ ELASTICIT

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

REGOLAZIONI SOSPENSIONE PLAFONIERA TELAIO TELAIO TELAIO SECONDARIO TELAIO SECONDARIO ARIA CONDIZIONATA SOSPENSIONE TUBO

G.ANISTICA
URB

CORRELAZIONI

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER
CONDOTTO

RIVESTIMENTO IN POLIURETANO CONTROSOFFITTO PANNELLO MATERASSINO PLAFONIERA

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC
MONTANTE

PARETE CON ISOLAMENTO ACUSTICO 85 mm PARETE IN CARTON GESSO INSONORIZZATO

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

PANNELLO CONTROSOFFITTO

100 mm

100 mm

200 mm

30 mm

20 mm

99,57mm 99 57mm A DOGHE ACCESSORI DI SISTEMA: PLAFONIERE

. I F.2.4 OSOFFITT R CONT

F 153

F.2. 5.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE CONTINUE
ISOLAMENTO TERMICO E IMPERMEABILIZZAZIONE

CHIUSURE ORIZZONTALI

Il quadro di riferimento normativo principale, relativamente ai sistemi di copertura, alla terminologia e all’analisi degli strati funzionali è costituito dalle norme UNI 8089, 8091, 8178, 8627, 9307, 9308. La superficie di copertura è la superficie geometricamente piana, o di forma più complessa, che delimita superiormente l’edificio e risulta esposta agli agenti atmosferici. Oltre la stabilità strutturale, i diversi strati funzionali di cui è composto il sistema della copertura devono quindi garantire la tenuta all’acqua e agli agenti atmosferici, la protezione termoacustica, la resistenza al fuoco, il controllo termoigrometrico; quest’ultimo ha la funzione di evitare la formazione di condensa sulla superficie intradossale della copertura o al suo interno. I singoli strati possono svolgere un’unica funzione o associare più funzioni. Relativamente alle modalità di tenuta all’acqua meteorica, la norma UNI 8627 distingue tra coperture continue e coperture discontinue o a falda.

STRATI FUNZIONALI
Gli strati funzionali principali di cui è composta una copertura sono: • lo strato portante; • lo strato della pendenza; le coperture continue hanno pendenza ≤ al 5%; • lo strato ventilato; generalmente ricavato entro lo strato della pendenza; • lo strato di isolamento termoacustico; • lo strato impermeabilizzante; • lo strato di finitura superficiale esterna; • lo strato di barriera o schermo al vapore, presente sempre nelle coperture non ventilate, è impiegabile anche in quelle ventilate nel caso l’analisi delle condizioni igrotermiche e delle caratteristiche di permeabilità al vapore dei materiali utilizzati ne richiedano la presenza. La barriera impedisce il passaggio di vapore, lo schermo lo riduce. Lo strato di barriera o schermo al vapore evita che il vapore che si produce nell’ambiente interno si diffonda nello strato isolante (cfr. F.1); è situato pertanto al di sotto dello strato isolante. La barriera è indispensabile se la finitura superficiale della copertura è eseguita con una guaina autoprotetta; l’elevata temperatura superficiale, a cui quest’ultima è sottoposta per effetto dell’irraggiamento solare (può arrivare a 70°C), eleva la tensione del vapore presente al di sotto della guaina stessa, formando bolle di vapore e quindi concentrazione di umidità, che si ripercuote sulle prestazioni dello strato isolante e sulla durata delle finiture interne. Lo spessore della barriera al vapore è circa 0,3-0,4 mm ed è generalmente costituita da una sottile membrana bituminosa con lamina di alluminio, posata a caldo con bitume ossidato, o da un foglio di polietilene. La barriera dovrà sempre possedere un valore di resistenza alla diffusione del vapore superiore o pari a quello del manto impermeabile.

COPERTURE CONTINUE
Nelle coperture continue lo smaltimento dell’acqua meteorica è indipendente dall’inclinazione della superficie, che comunque assume valori ≤ al 5%. In relazione alle modalità attraverso cui si effettua il controllo termoigrometrico, le coperture sono del tipo ventilato o non ventilato; nel primo caso tale controllo è affidato allo strato di ventilazione, nel secondo alla successione di altri strati funzionali. In relazione alla presenza o meno dello strato termoisolante, le coperture possono essere termoisolate o non termoisolate. Pertanto le coperture possono essere classificate secondo quattro schemi funzionali: • copertura senza elemento termoisolante e senza strato di ventilazione; • copertura senza elemento termoisolante e con strato di ventilazione; • copertura con elemento termoisolante, senza strato di ventilazione (tetto caldo); • copertura con elemento termoisolante e con strato di ventilazione (tetto freddo).

TENUTA ALL’ACQUA
L’elemento di tenuta ha la funzione di conferire alla copertura una prefissata impermeabilità all’acqua meteorica (UNI 8178), resistendo alle sollecitazioni fisiche, meccaniche, chimiche indotte dall’ambiente esterno o dall’uso. Per le coperture continue, la tenuta all’acqua è affidata allo strato impermeabile, che può essere realizzato con: • materiali forniti in foglio o simili, a base di bitumi, bitumi modificati, polimeri e loro miscele, associati o non associati ad armatura; • materiali forniti sotto forma di liquidi, paste o solidi da applicare sfusi, a base di mastice di asfalto, malta asfaltica, asfalto colato, bitumi e bitumi modificati, anche in emulsione, catrami e catrami modificati, polimeri, miscele dei componenti suddetti, associati o non associati ad armatura. (cfr. F.2.1) La tenuta all’acqua è comunque vanificata se alla scelta del prodotto non segue la sua corretta posa in opera, un’efficace protezione (se necessaria) e una corretta esecuzione di punti singolari della costruzione; particolare attenzione va posta quindi nei raccordi con gli elementi emergenti (camini, parapetti, muri), in prossimità dei quali il manto impermeabile deve risalire sulla superficie verticale per almeno 15-20 cm e risvoltare, se possibile, sul coronamento o all’interno della muratura stessa o, ancora, essere protetto da una scossalina. Nei raccordi con le superfici verticali i manti sintetici possono essere piegati a 90°; quelli bituminosi richiedono l’inserimento sull’angolo tra verticale e orizzontale, di un elemento sagomato, atto a smussare la piegatura e a ridurre le tensioni in quel punto. Il tipo di finitura di una copertura continua dipende dal grado di accessibilità richiesto (UNI 8627) e quindi dalla sua destinazione: l’accessibilità può essere limitata agli interventi di manutenzione della copertura stessa o delle attrezzature impiantistiche in essa localizzate, oppure interessare i pedoni (massa equivalente al pubblico = 400 kg/mq), il parcheggio di veicoli leggeri (≤ 2T per asse) o pesanti (> 2T per asse); può inoltre prevedere un giardino pensile o destinazioni speciali. La pendenza nelle coperture continue praticabili è circa del 1,5-2%; del 3% per quelle non praticabili. Per superfici non molto estese il piano inclinato che forma la pendenza è generalmente realizzato con un massetto di calcestruzzo alleggerito (400-1800 Kg/mq) di spessore crescente; per ampie superfici, dove la quota più alta del massetto diviene rilevante, è preferibile impiegare un ordito di muretti di altezza crescente e un impalcato di tavelloni con un sovrastante massetto di spessore costante..

FIG. F.2.5./1 FORMAZIONE DELLE PENDENZE

MASSETTO IN CALCESTRUZZO >=3 ÷ 4 cm pendenza 1 ÷ 2% 1,5 >=3 ÷ 4 cm pendenza >=1 ÷ 2 % >=1,5 >=3 ÷ 4 cm

LINEA DI IMPLUVIO

FALDA DI ESTENSIONE MODESTA

FALDA DI NOTEVOLE ESTENSIONE

PIANTA DELLE PENDENZE EVENTUALI CANALI DI AERAZIONE MASSETTO IN CALCESTRUZZO LEGGERO >=3 ÷ 4cm STRATI DI MATTONI FORATI MASSETTO IN CALCESTRUZZO LEGGERO DI SPESSORE COSTANTE MURETTI DI MATTONI FORATI TAVELLONI

FALDA DI NOTEVOLE ESTENSIONE

FALDA DI NOTEVOLE ESTENSIONE

F 154

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE CONTINUE

F.2. 5.
A.IONI Z

COPERTURE CONTINUE
La sequenza degli strati isolanti e impermeabilizzanti può variare dando luogo alle tipologie del tetto caldo del tetto rovescio, del tetto sandwich. Il tetto caldo è il sistema più tradizionale; il manto impermeabile è collocato al di sopra dello strato termoisolante e lo protegge dalle escursioni termiche, dai raggi ultravioletti, da danni meccanici. Le sollecitazioni termiche, cui è inevitabilmente sottoposto il manto, sono comunque trasmesse allo strato sottostante, in particolare se il fissaggio è effettuato in totale aderenza (cfr. F.2.1); i coefficienti di dilatazione termica dei due materiali devono quindi risultare compatibili. Se viceversa, il manto è indipendente dallo strato sottostante, è sufficiente interporre tra di essi uno strato separatore in carta lana, velo di vetro, TNT, per favorire gli scorrimenti relativi e porre uno strato di zavorramento al di sopra del manto. È necessaria la presenza di una barriera al vapore collocata al di sotto dello strato coibente. La barriera può essere stesa con l’impiego di bitume ossidato a caldo sopra uno strato di diffusione del vapore. Tale strato, che consente di controllare limitati tassi di condensa interna, è costituito da una sottile membrana bituminosa forata (diametro dei fori ~ 2 cm ) che convoglia ai diffusori o aeratori puntuali o lineari al bordo il vapore acqueo che proviene dagli ambienti interni o rimasto imprigionato nelle fasi esecutive, e da questi viene eliminato all’esterno. L’impiego dello strato di diffusione connesso agli aeratori è previsto quando le condizioni climatiche, nella fase di realizzazione del manufatto, non garantiscono la completa maturazione degli strati costituenti l’orizzontamento; questo strato contribuisce pertanto alla loro essiccazione evitando la formazione di bolle di distacco della membrana impermeabile. La membrana forata può essere posata a secco e successivamente fissata con fissaggi puntiformi di bitume (chiodi di bitume); assicura inoltre una corretta posa in semiaderenza del sovrastante pannello isolante. Al fine di ridurre il rischio di distacco della guaina impermeabile è da evitare la localizzazione di strati gettati a umido tra la barriera al vapore e la stessa guaina. Il tetto rovescio è caratterizzato dallo strato coibente ubicato al di sopra del manto impermeabile; lo strato coibente costituisce quindi anche la protezione del manto. Lo strato impermeabile svolge la funzione di barriera al vapore. Il materiale isolante, fortemente sollecitato, deve essere imputrescibile, non idrofilo, deve avere elevato potere coibente e notevole resistenza alla compressione. È necessario zavorrare i pannelli isolanti con ghiaia o con pavimentazione; se quest’ultima è sopraelevata, l’intercapedine che ne deriva ventila l’isolante e migliora il drenaggio. Il tetto sandwich, detto anche semirovescio, adatto a solai con bassa inerzia termica, prevede la guaina collocata tra due strati isolanti. La protezione è in tal modo assicurata per la guaina e per lo strato isolante inferiore, mentre quello superiore è sollecitato come nel caso del tetto rovescio.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB
FIG. F.2.5./2 COPERTURA ISOLATA E VENTILATA
PAVIMENTO PAVIMENTO S = 2 cm SOTTOFONDO GUAINA IMPERMEABILE STRATO DI REGOLARIZZAZIONE IN TESSUTO SINTETICO IMPUTRESCIBILE STRATO DI PENDENZA REALIZZATO CON TAVELLE LATERIZIE SU MURETTI SOTTOFONDO S = 3 cm GUAINA IMPERMEABILE EVENTUALE STRATO SEPARATORE IN CARTA LANA O VELO DI VETRO ELEMENTO TERMOISOLANTE S = 5 cm STRATO DI BARRIERA AL VAPORE

FIG. F.2.5./3 COPERTURA ISOLATA NON VENTILATA DEL TIPO “TETTO CALDO”

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

STRATO TERMOISOLANTE SOLETTA PORTANTE

STRATO DI PENDENZA SOLETTA PORTANTE

FIG. F.2.5./4 REALIZZAZIONE DI COPERTURA AERATA MEDIANTE L’IMPIEGO DI CASSERI MODULARI
SCARICO PLUVIALE (con bocchettone e parafoglie)

SUPPORTO DI GUAINA IN POLIETILENE (spezzone 15 x 15 cm) SFIATO Ø = 8 cm

RIALZO DI UNA DELLE DUE GUAINE SOTTOSTANTI IL CASSERO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

PAVIMENTO SCOSSALINA PRESA D’ARIA D ARIA Ø 8 cm CASSETTA PER PLUVIALE

TAB. F.2.5./1 ZAVORRAMENTO DELLO STRATO ISOLANTE: SPESSORI DI GHIAIA CONSIGLIATI IN FUNZIONE DELLO SPESSORE DEI PANNELLI ISOLANTI SPESSORE ISOLANTE ≤ 30 mm ≤ 50 mm ≤ 60 mm ≤ 70 mm ≤ 80 mm ≤ 100 mm SPESSORE GHIAIA 40 mm 50 mm 60 mm 65 mm 70 mm 80 mm PESO ZAVORRAMENTO 60 Kg/mq 75 Kg/mq 90 Kg/mq 100 Kg/mq 105 Kg/mq 120 Kg/mq

CALCESTRUZZO DI RIEMPIMENTO CASSERO MODULARE DOPPIA GUAINA ELASTOMERICA (4 kg/mq S = 4 + 4 mm)

CALCESTRUZZO ALLEGGERITO (spess. med. 7 - 8cm) REALIZZAZIONE DI COPERTURA AEREATA MEDIANTE L’IMPIEGO DI CASSERI MODULARI (IGLÙ) L IMPIEGO (IGL

SCARICO DI SICUREZZA (1 ogni pluviale) PLUVIALE

. F.2.5 TURE R COPE UE IN CONT

F 155

F.2. 5.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE CONTINUE
➦ ISOLAMENTO TERMICO E IMPERMEABILIZZAZIONE
FIG. F.2.5./5 TETTO ROVESCIO
GHIAIA PER COPERTURE NON PRATICABILI

CHIUSURE ORIZZONTALI

FIG. F.2.5./6 TETTO SANDWICH
PAVIMENTO PER COPERTURE PRATICABILI

PAVIMENTO SOTTOFONDO STRATO FILTRANTE STRATO TERMOISOLANTE SUPERIORE STRATO DI SEPARAZIONE GUAINA IMPERMEABILE STRATO TERMOISOLANTE INFERIORE BARRIERA AL VAPORE STRATO DI PENDENZA

STRATO FILTRANTE PERMEABILE AL VAPORE STRATO ISOLANTE DUE STRATI DI GUAINA IMPERMEABILE STRATO SEPARATORE IN TESSUTO SINTETICO IMPUTRESCIBILE STRATO DI PENDENZA

PANNELLO ISOLANTE CON GIUNTO A BATTENTE

5 cm

CANALI PRATICATI NELLO STRATO ISOLANTE (per migliorare il drenaggio dell’acqua dell acqua verso gli scarichi)

FIG. F.2.5./7 DIFFUSORI
DIFFUSORE DOPPIO per smaltire il vapore proveniente dagli ambienti interni DIFFUSORE SEMPLICE per smaltire solo il vapore intrappolato al di sotto della guaina

FIG. F.2.5./8 FISSAGGIO MECCANICO DELLA GUAINA
PANNELLO ISOLANTE CON GIUNTO A BATTENTE

TASSELLETTO DI SICUREZZA A PROTEZIONE DELLA SECONDA MEMBRANA

MEMBRANA FORATA per la posa in semiaderenza con funzione anche di diffusione del vapore verso i diffusori

TASSELLI CON RONDELLA, METALLICI O PVC, PER IL FISSAGGIO MECCANICO

BARRIERA AL VAPORE

FISSAGGIO MECCANICO
Il fissaggio meccanico delle membrane bituminose e dei pannelli isolanti è indispensabile in presenza di forti pendenze e/o forti venti. Le norme europee relative ai fissaggi meccanici prescrivono almeno quattro elementi per mq. Condizioni di particolare ventosità della zona o pendenze elevate della copertura possono richiedere un maggior numero di fissaggi meccanici. Su coperture in cemento sono utilizzati chiodi e rondelle con trattamento superficiale anticorrosione. Il fissaggio a vite è impiegato su coperture in acciaio e cemento armato; sono impiegati elementi a elevata resistenza meccanica e anch’essi con trattamento anticorrosione, completati da una piastra metallica con funzioni di distribuire le sollecitazioni locali indotte dal fissaggio sul pacchetto termoisolante. Ancora fissaggi a vite sono impiegati per coperture in lamiera leggera e legno, associati a una piastra in plastica. Gli ancoraggi devono essere disposti in maniera tale che ogni fissaggio si trovi al centro del poligono corrispondente alla propria area di influenza. FIG. F.2.5./9 DISPOSIZIONE DEGLI ANCORAGGI

F 156

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE CONTINUE

F.2. 5.
A.IONI Z

FIG. F.2.5./10 GIUNTI DI DILATAZIONE IN UN PAVIMENTO A GETTO
2m

STRATO IMPERMEABILE: INDICAZIONI PROGETTUALI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

GIUNTO A TUTTO SPESSORE

GIUNTO A MEZZO SPESSORE

Il tipo di vincolo tra lo strato impermeabile e il supporto dipende dalle caratteristiche di quest’ultimo (UNI 9307/1). È comunque sempre opportuno realizzare con cura i dettagli perimetrali, dove si concentrano le tensioni della membrana e, ove necessario, prevedere i giunti di contrazione o controllo che consentono movimenti differenziali dovuti alla variazione delle condizioni ambientali; tali giunti evitano eccessivi scorrimenti perimetrali o sollecitazioni in corrispondenza dei punti di fissaggio della guaina.Nel caso di membrane poste al di sopra di pannelli isolanti rigidi, dove può prevalere la tensione dovuta alla mobilità dei pannelli, la posa in indipendenza della membrana è la più opportuna; la posa in semiaderenza o totale aderenza dovrà essere

accompagnata da opportune strisce di indipendenza in corrispondenza delle linee di giustapposizione dei pannelli. (vedi F.2.1). I supporti continui rigidi, come gli strati di calcestruzzo, dovranno essere opportunamente armati e dotati di giunti di dilatazione, a evitarne la fessurabilità, particolarmente lesiva per la membrana impermeabile; risulta comunque più adatta la posa in semiaderenza. In ordine alla posa in indipendenza è opportuno adottare uno strato di separazione a evitare che lo zavorramento pesante, necessario alla stabilità della guaina, non impedisca, per attrito con il supporto, la contrazione della guaina stessa; anche gli eventuali incollaggi puntuali possono indurre sollecitazioni dannose alla membrana.

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

GIUNTO A MEZZO SPESSORE GIUNTO A TUTTO SPESSORE CORDONE DI MATERIALE COMPRIMIBILE

G.ANISTICA
URB

STRATO DI FINITURA
Impiegando la guaina autoprotetta, la funzione dello strato di finitura è assolta dalla guaina stessa. Se la guaina non è autoprotetta è necessario provvedere alla sua protezione dalle sollecitazioni esterne. Nel caso del tetto rovescio o sandwich, lo strato isolante non richiede protezione ma solo lo zavorramento, per evitare il sollevamento dei pannelli per azione del vento o per galleggiamento. È necessario comunque garantire la periodica manutenzione degli strati mobili. Nelle altre soluzioni costruttive lo strato di finitura è invece necessario alla protezione del manto impermeabile, nel caso questo non sia autoprotetto. Le protezioni leggere (adatte alle coperture non praticabili) sono le vernici riflettenti, all’alluminio, a base di gomme sintetiche. Le protezioni pesanti sono realizzate con strati di malta o conglomerato bituminoso, ghiaia, pavimentazione, sempre con assoluto rispetto di eventuali giunti strutturali. La pavimentazione adatta all’impiego in esterno (cfr. F.2.3) deve avere caratteristiche antigelive, antisdrucciolo, di resistenza agli agenti atmosferici. I piccoli formati si adattano meglio alle dilatazioni termiche cui il pavimento è inevitabilmente sottoposto. I materiali più appropriati sono le piastrelle di cotto, il cemento, il grès, la ceramica smaltata. Lo strato di finitura superficiale deve essere sottoposto a interventi di manutenzione periodica. Nelle coperture non praticabili è opportuno prevedere dei percorsi che consentano di effettuare le operazioni di manutenzione senza rischi di danneggiamenti.
RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

PAVIMENTO A GETTO DI CLS 5 ÷ 7 cm RETE ELETTROSALDATA STRATO DI SEPARAZIONE IN CARTA KRAFT SABBIA FINE 30 ÷ 40 mm MANTO IMPERMEABILIZZANTE 1,5 ÷ 2 mm STRATO DELLE PENDENZE

IMPERMEABILIZZAZIONE CON MATERIALI BITUMINOSI
FIG. F.2.5./11 IMPERMEABILIZZAZIONE CON ASFALTO FIG. F.2.5./12 IMPERMEABILIZZAZIONE A STRATI MULTIPLI

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

STRATO DI ASFALTO RISVOLTATO IN VERTICALE E SOTTO LA COPERTINA 3cm CARTONFELTRO BITUMATO BITUME A CALDO

RACCORDO DI ASFALTO > = 15 ÷ 20 cm

ASFALTO SABBIATO S = 15 ÷ 20 mm

EVENTUALE FINITURA IN LAMIERA METALLICA

STRATO DI SCORRIMENTO IN CARTONFELTRO BITUMATO CON LA SUPERFICIE TALCATA O SABBIATA O STRATO DI TNT

STRATI MULTIPLI DI ASFALTO S = 15 ÷ 20 mm STRATO DI SCORRIMENTO MASSETTO DELLE PENDENZE MASSETTO DELLE PENDENZE

. F.2.5 TURE R COPE UE IN CONT

F 157

F.2. 5.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE CONTINUE
➦ ISOLAMENTO TERMICO E IMPERMEABILIZZAZIONE
FIG. F.2.5./13 COPERTURE PRATICABILI E NON PRATICABILI
COPERTURE NON PRATICABILI STRATO DI GHIAIETTO SOTTILE (12 kg/mq) IMPERMEABILIZZAZIONE A STRATI MULTIPLI

CHIUSURE ORIZZONTALI

COPERTURE PRATICABILI DUE STRATI DI ASFALTO ASFALTO SABBIATO COLATO A GIUNTI SFALSATI SPESS. 15 mm SPESS. 15 ÷ 20 mm STRATO SEPARATORE IN VELO DI VETRO O TNT ISOLANTE 5 cm BARRIERA AL VAPORE

ISOLANTE 5 cm BARRIERA AL VAPORE

STRATO DELLE PENDENZE

STRATO SEPARATORE IN VELO DI VETRO O TNT

STRATO DELLE PENDENZE

LAMIERA METALLICA

IMPERMEABILIZZAZIONE A STRATI MULTIPLI

IMPASTO DI BITUME E GHIAIA SPESS. 5 cm

DUE STRATI DI ASFALTO COLATO SP. 15 ÷ 20 mm LETTO DI SABBIA 2 ÷ 3 cm

ISOLANTE 5 cm BARRIERA AL VAPORE ISOLANTE 5 cm BARRIERA AL VAPORE STRATO DELLE PENDENZE STRATO SEPARATORE IN VELO DI VETRO O TNT STRATO DELLE PENDENZE STRATO SEPARATORE IN VELO DI VETRO O TNT

(ADATTA A PENDENZE ELEVATE E SUPERFICI CURVE)

SABBIA SPESS. > 2cm GHIAIA SPESS. > 5 cm

IMPERMEABILIZZAZIONE CON STRATO DI ASFALTO

LASTRE DI CEMENTO SP. 5 cm

GIUNTO SIGILLATO CON BITUME

STRATO DI SABBIA SP. 2 ÷ 3 cm

IMPERMEABILIZZAZIONE A STRATI MULTIPLI SP. 15 ÷ 20 mm ISOLANTE 5 cm ISOLANTE 5 cm BARRIERA AL VAPORE BARRIERA AL VAPORE

STRATO DELLE PENDENZE

STRATO SEPARATORE IN VELO DI VETRO O TNT

STRATO DELLE PENDENZE

STRATO SEPARATORE IN VELO DI VETRO O TNT MALTA DI SOTTOFONDO SP. 2 ÷ 3 cm

SCOSSALINA STRATO DI GHIAIA IMPERMEABILIZZAZIONE

PAVIMENTO IN PIASTRELLE SP. 1.5 ÷ 2 cm 20 cm

STRATO DI SABBIA SP. 3 ÷ 4 cm ISOLANTE STRATO DELLE PENDENZE
÷ IMPERMEABILIZZAZIONE A STRATI MULTIPLI SP. 15 ÷ 20 mm

ISOLANTE 5 cm BARRIERA AL VAPORE

STRATO DELLE PENDENZE

STRATO SEPARATORE IN VELO DI VETRO O TNT

F 158

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE CONTINUE

F.2. 5.
A.IONI Z

IMPERMEABILIZZAZIONE CON MEMBRANE PREFABBRICATE
FIG. F.2.5./14 COPERTURE PRATICABILI E NON PRATICABILI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

6 1 2 2 3

6 7 2 3 4 5 4 5 15 14 6 9 11 3 4 5 2 o 12 13 3 5 10

6 8 2 2 3 4 5

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

1 MEMBRANA BITUMINOSA ARDESIATA AUTOPROTETTA Incollata per rinvenimento a fiamma S> = 3 5 kg/mq. 3,5 2 MEMBRANA BITUMINOSA ARDESIATA AUTOPROTETTA incollata per rinvenimento a fiamma S> = 4 mm - P = 4kg/mq 3 STRATO ISOLANTE S = 5 cm 4 SPALMATURA DI BITUME A CALDO per il fissaggio dell isolante dell’isolante 5 BARRIERA AL VAPORE REALIZZATA CON MEMBRANA BITUMINOSA rinvenuta a fiamma

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

COPERTURE PRATICABILI

6 ELEMENTO DI RACCORDO TRA I PIANI 7 MEMBRANA BITUMINOSA ARDESIATA AUTOPROTETTA incollata per rinvenimento a fiamma S > = 4 5 kg/mq. 4,5 16 17 18 2 13 3 3 5 5 13 MEMBRANA BITUMINOSA posata per rinvenimento a fiamma o manto sintetico armato S> = 4 mm - P = 4 kg/mq 14 INTONACO DI CEMENTO RETINATO 15 19 14 21 20 15 COPERTINA PAVIMENTO SOPRAELEVATO IN QUADROTTI DI CALCESTRUZZO 16 PAVIMENTO S = 1,5-2 cm 1 5-2 17 MASSETTO DI SOTTOFONDO S = 3 cm 18 TNT IN POLIESTERE P = 500 g/mq 19 STRATO DI VENTILAZIONE 20 SOSTEGNI DEL PAVIMENTO 21 PAVIMENTO IN QUADROTTI DI CALCESTRUZZO 3 18 12 11 EVENTUALE STRATO DI PROTEZIONE IN TNT POLIESTERE - P = 500 gr/mq 12 MEMBRANA SINTETICA ARMATA 8 VERNICE PROTETTIVA RIFLETTENTE 9 MEMBRANA SINTETICA ARMATA AUTOPROTETTA incollata con adesivo o con fissaggio meccanico 10 ZAVORRA IN GHIAIA S = 4-5 cm-P = 60 ÷ 75 kg/mq

15 14 6

16 17

15 14

18

18 12 3 5

18

. F.2.5 TURE R COPE UE IN CONT

F 159

F.2. 5.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE CONTINUE
TETTO GIARDINO
FIG. F.2.5./15 TETTO GIARDINO REALIZZATO CON IL SISTEMA DEL TETTO CALDO
TERRENO DI COLTURA STRATO FILTRANTE PERMEABILE AL VAPORE IN TNT STRATO DI DRENAGGIO IN ARGILLA ESPANSA O GHIAIA S = 5 cm MASSETTO ARMATO CON RETE ELETTROSALDATA S = 5 cm STRATO ANTIMBIBIZIONE IN CARTA PARAFFINATA STRATO FILTRANTE PERMEABILE AL VAPORE IN TNT MEMBRANA SINTETICA IMPERMEABILE ISOLANTE TERMICO BARRIERA AL VAPORE STRATO DI REGOLARIZZAZIONE IN TNT (500 gr/mq) STRATO DELLE PENDENZE

CHIUSURE ORIZZONTALI

Il tetto giardino può essere realizzato sia con il più tradizionale sistema del tetto caldo, sia con il sistema del tetto rovescio. È consigliabile impiegare guaine impermeabilizzanti resistenti alle radici. FIG. F.2.5./18 TETTO GIARDINO SOPRAELEVATO

EVENTUALE MARCIAPIEDE A copertura di un canale di scolo per la manutenzione FIORIERA BORDO FIORIERA GIUNTO A BITUME

GUAINA ANTIRADICE

CEMENTO RETINATO IMPERMEABILIZZAZIONE GRIGLIA SABBIA

GHIAIA

CAPPA A FORMAZIONE PENDENZA

FIG. F.2.5./16 TETTO GIARDINO REALIZZATO CON IL SISTEMA DEL TETTO ROVESCIO
TERRENO DI COLTURA STRATO FILTRANTE PERMEABILE AL VAPORE IN TNT STRATO DI DRENAGGIO IN ARGILLA ESPANSA O GHIAIA S = 5 cm STRATO FILTRANTE PERMEABILE AL VAPORE IN TNT

SOLAIO

AGGLOMERATO DI GHIAIETTO E BITUME

SEZIONE SUL DISCENDENTE
ISOLANTE TERMICO STRATO IMPERMEABILE SINTETICO STRATO DI REGOLARIZZAZIONE IN TNT (500 gr/mq) STRATO DELLE PENDENZE

FIG. F.2.5./17 TETTO GIARDINO REALIZZATO CON L’IMPIEGO DI MEMBRANE TRIDIMENSIONALI
TERRENO DI COLTURA RETE DI ANCORAGGIO RADICI STRATO DEUMIDIFICANTE IN TORBA O ALTRO S = 4 cm TNT FILTRANTE MEMBRANA TRIDIMENSIONALE A PROFILO TRONCOCONICO CON FUNZIONE DRENANTE S = 2 cm MEMBRANA SINTETICA IMPERMEABILE E RESISTENTE ALLE RADICI STRATO ISOLANTE STRATO DI REGOLARIZZAZIONE IN TNT (500 gr/mq) STRATO DELLE PENDENZE

FIG. F.2.5./19 GIARDINO PENSILE SU TERRAZZO

TERRENO VEGETALE ANTIRADICE MASSETTO TAVELLA BLOCCHETTI FORO DI DRENAGGIO GUAINA AUTOPROTETTA MASSETTO DI PENDENZA SOLAIO

F 160

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE CONTINUE

F.2. 5.
A.IONI Z

ANCORAGGI PERIMETRALI E DI CORONAMENTO
FIG. F.2.5./20 DETTAGLI COSTRUTTIVI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

. F.2.5 TURE R COPE UE IN CONT

F 161

F.2. 5.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE CONTINUE

CHIUSURE ORIZZONTALI

ANCORAGGI PERIMETRALI, PROFILI DI TENUTA, SCOSSALINE
FIG. F.2.5./21 DETTAGLI COSTRUTTIVI

F 162

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE CONTINUE

F.2. 5.
A.IONI Z

IMPERMEABILIZZAZIONE DI SOGLIE E RACCORDI CON VOLUMI EMERGENTI
FIG. F.2.5./22 DETTAGLI COSTRUTTIVI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
SOGLIA COMPLANARE CON IL PAVIMENTO ESTERNO

MALTA DI ALLETTAMENTO RETE DI ARMATURA SOGLIA IN MARMO

SOGLIA SITUATA ALLA QUOTA DEL PAVIMENTO INTERNO E RIALZATA RISPETTO AL PAVIMENTO ESTERNO SERRAMENTO METALLICO A SCORRIMENTO FELTRO SEPARATORE MANTO IMPERMEABILE > = 3 cm QUADROTTI SUPPORTI

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO
PROFILO DI FISSAGGIO DELLA GUAINA

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

GUAINA IMPERMEABILIZZANTE RISVOLTATA SOTTO LA SOGLIA

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

RACCORDO TRA I PIANI RACCORDO TRA I PIANI GUAINA RISVOLTATA DIETRO L’INFISSO L INFISSO COLLO IN CALCESTRUZZO RETINATO COPERTINA METALLICA AD ANELLO ANELLO PREFABBRICATO IN CALCESTRUZZO

PARTE ASPORTATA TUBAZIONE SIGILLANTE RACCORDO IN GOMMA

G.ANISTICA
URB

ANELLO

NASTRO SIGILLANTE

GUAINA IMPERMEABILE

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

GIUNTO IN BITUME

BARRIERA AL VAPORE Ø 150 Ø 90 RACCORDO IN GOMMA EPDM VULCANIZZATA Ø 30

TUBAZIONE

SIGILLANTE LAMIERINO METALLICO

Ø 50 290

130

Ø 570

GIUNTO IN BITUME GUAINA IMPERMEABILE

COLLARE IN RAME O PIOMBO PAVIMENTO SOTTOFONDO 3 cm

RACCORDO IN GOMMA COPRIANTENNA

RACCORDO IN GOMMA PER CAMINI E SFIATATOI

. F.2.5 TURE R COPE UE IN CONT

F 163

F.2. 5.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE CONTINUE
RACCOLTA E SMALTIMENTO DELLE ACQUE METEORICHE
È fatto obbligo che l’impianto per la raccolta e smaltimento delle acque meteoriche sia indipendente da altri impianti di smaltimento delle acque usate (UNI - EN 12056/3). Le acque meteoriche, mediante un’adeguata pendenza dei piani della copertura, confluiscono verso linee di raccolta e da qui, ai punti di raccolta dai quali sono inviate ai pozzetti per l’allontanamento definitivo (UNI 10372, 8090, 9460). Le linee di raccolta sono le linee di compluvio che, nelle coperture continue, sono realizzate dall’intersezione di piani lievemente inclinati. I punti di raccolta sono i doccioni e i bocchettoni, situati alla quota più bassa del massetto delle pendenze; in prossimità di questi elementi è opportuno passare più strati di impermeabilizzante ed estenderne anche all’interno dei bocchettoni stessi per circa 10 cm ; se realizzati in piombo i bocchettoni devono essere isolati, con uno strato di guaina, dalla azione aggressiva del calcestruzzo del massetto. I doccioni scaricano l’acqua liberamente al suolo, i bocchettoni la incanalano nei discendenti pluviali. I pluviali sono posti circa ogni 15 m. Le griglie di protezione o i chiusini evitano l’intasamento dei discendenti. Il dimensionamento di grondaie e pluviali dipende dall’altezza di pioggia, dalla superficie che afferisce al singolo pluviale e dall’intensità media delle precipitazioni. I materiali impiegati nella realizzazione di gronde, pluviali e accessori sono: acciaio al carbonio protetto con zincatura, verniciatura o preverniciatura, acciaio inossidabile, alluminio naturale o preverniciato, rame e le sue leghe, zinco al titanio, ghisa, materie plastiche come il PVC (UNI EN 607).

CHIUSURE ORIZZONTALI

PIOMBO
Il piombo è un materiale che si trova nella galena, nella cerussite, nell’anglesite. Il metallo puro è molle, malleabile, poco resistente a trazione, se sottoposto a urti diviene fragile, ha peso specifico variabile tra 11.33 e 11.49 kg/dm3, fonde a 327°C, assorbe i raggi ad alta frequenza e per questo è utilizzato nelle schermature. Legato con l’antimonio (10-20%) migliora la durezza, con lo stagno (10-15%) facilita l’uso nelle saldature. Nell’edilizia è utilizzato nei bocchettoni di raccordo dei sistemi di raccolta e smaltimento delle acque, oltre che per fissare i ramponi di ferro o di bronzo utilizzati per connettere i conci litoidi e per creare comenti plastici tra i rocchi delle colonne. È tossico. È soggetto a fenomeni complessi e differenziati di corrosione. Le eventuali correnti galvaniche presenti nel terreno ne accelerano i processi corrosivi.

TAB. F.2.5./2 SUPERFICI SERVITE DAI PLUVIALI (UNI 9184) DIAMETRO INTERNO PLUVIALI (mm) Tubi in ghisa 50 65 80 100 125 150 175 200 60 80 100 120 140 170 200 63 75 110 125 140 160 200 ALTEZZA DI PIOGGIA (mm/h) 60 105 200 340 595 1035 1635 2405 3360 145 310 560 895 1310 2130 3240 155 300 545 985 1305 1840 3210 90 70 133 227 397 690 1090 1603 2240 97 207 373 997 873 1420 2160 103 200 363 657 870 1227 2140 120 52 100 170 297 517 817 1202 1680 72 155 280 447 655 1065 1620 77 150 262 492 652 920 1605 150 42 80 136 238 414 654 962 1344 58 124 224 358 524 852 1296 62 120 218 394 522 736 1284 180 35 67 113 198 345 545 802 1120 48 103 187 298 437 710 1080 52 100 182 328 435 613 1070 210 30 57 97 170 296 467 687 960 41 89 160 256 374 609 926 44 86 156 281 373 526 917 240 26 50 85 149 259 409 601 840 36 77 140 224 327 532 810 39 75 136 246 326 460 802 270 23 44 75 132 230 363 534 747 32 69 124 199 291 473 720 34 67 121 219 290 409 713 300 21 40 68 119 207 327 481 672 29 62 112 179 262 426 648 31 60 109 197 261 368 542 SUPERFICIE (mq)

Tubi in acciaio smaltato, lamiera zincata, rame

Tubi in PVC

FIG. F.2.5./23 DETTAGLI COSTRUTTIVI

FASE 1

FASE 2 FASE 3

F 164

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE
COPERTURE DISCONTINUE
FIG. F.2.6./1 SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO NAZIONALE IN ZONE CLIMATICHE (Circ. Min. LLPP n. 22631 del 24 maggio 1982) La falda di copertura è la superficie inclinata, geometricamente piana, esposta agli agenti atmosferici. La pendenza minima della falda di copertura dipende dal tipo di materiale impiegato per il manto di copertura, dalla lunghezza della falda, dalle prevalenti condizioni atmosferiche (vento, pioggia, neve). La circolare del Min. LLPP n. 22631, sulla base delle condizioni atmosferiche prevalenti e dell’altitudine, divide convenzionalmente il territorio italiano in 5 regioni (A, B, C, D, E) e in 4 zone climatiche (1, 2, 3, 4).

F.2. 6.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

A A B B

FIG. F.2.6./2 DENOMINAZIONE DELLE PARTI COSTITUENTI IL TETTO
LINEA DI CONVERSA INCLINATA (linea di impluvio) LINEA DI RACCORDO TRA VARIAZIONI DI PENDENZA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

LINEA DI COLMO ORIZZONTALE
C

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

VERTICE
B B D C

E

LINEA DI GRONDA

LINEA DI CONVERSA INCLINATA (linea di displuvio) LINEA DI BORDO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

C

LINEA DI GRONDA SPORTO
FASCIA COSTIERA

FASCIA SUBCOSTIERA

ENTROTERRA

REGIONI CLIMATICHE ALTITUDINE 2000 m 1200 m

LINEA DI RACCORDO TRA SUPERFICI VERTICALI
REGIONE A

G.ANISTICA
URB

LINEA DI CONVERSA ORIZZONTALE LINEA DI CONVERSA ORIZZONTALE

20 km 20 km 500 m 0 m s.l.m.

FIG. F.2.6./3 TIPI DI COPERTURE DISCONTINUE

ZONA

4

3

2

1 ENTROTERRA

2 FASCIA COSTIERA

3

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

ALTITUDINE

1500 m 800 m

REGIONE B

20 km 0 m s.l.m.

300 m 4 3 2 1 ENTROTERRA 2 FASCIA COSTIERA

ZONA

ALTITUDINE

1500 m 800 m

REGIONE C

20 km 0 m s.l.m.

300 m 4 3 2 2 ENTROTERRA 3 FASCIA COSTIERA

ZONA

ALTITUDINE

REGIONE D-E

TETTO A PADIGLIONE

TETTO A STELLA

800 m

20 km

TETTO A DUE FALDE TETTO ALLA MANSART CON TESTA A PADIGLIONE

0 m s.l.m. 4 regione D = 3 regione E = 4

ZONA

FIG. F.2.6./4 CONFIGURAZIONE DEL TETTO: TRACCIAMENTO GEOMETRICO

CONFIGURAZIONE DEL TETTO: TRACCIAMENTO GEOMETRICO
Questo metodo tiene conto dell’opportunità che le linee di gronda di un solido geometrico siano sempre alla stessa quota e le falde della copertura abbiano la stessa inclinazione. Il perimetro della copertura, e quindi l’andamento delle linee di gronda, è determinato dal perimetro del solido, maggiorato dello sporto necessario, cioè della superficie di copertura aggettante oltre il solido geometrico protetto. Le linee di compluvio e displuvio sono individuate dalle bisettrici degli angoli formati da linee di gronda contigue: gli angoli concavi danno luogo a linee di compluvio, gli angoli convessi a linee di displuvio. Le linee di colmo sono individuate o dalla bisettrice dell’angolo formato da linee di gronda convergenti ovvero, se le linee di gronda sono parallele, la linea di colmo è a esse parallela ed equidistante.

. F.2.5 TURE R COPE UE IN CONT . F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 165

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
ISOLAMENTO TERMICO E IMPERMEABILIZZAZIONE
STRATI FUNZIONALI ED ELEMENTO DI TENUTA
Nelle coperture discontinue la pendenza è realizzata dai piani di falda, che coincidono con lo strato portante; lo strato ventilato è ubicato al di sopra dello strato della pendenza; la funzione dello strato di tenuta (UNI 9460) è affidata al manto di copertura che può essere realizzato con: • • • • • prodotti in laterizio: tegole, coppi ecc.; prodotti di cemento: tegole, lastre ecc.; prodotti di fibrocemento: lastre piane e ondulate; prodotti di impasto bituminoso: tegole, lastre; prodotti di metallo o leghe metalliche: lastre piane, ondulate, grecate; • prodotti di legno: scandole, tavole ecc.; • prodotti di materiali sintetici: lastre piane e ondulate; • • • •

CHIUSURE ORIZZONTALI

prodotti vetrosi: tegole, lastre; prodotti di pietra: lastre di ardesia, scisti; prodotti di origine vegetale: paglia, stuoie ecc.; altro.

Il manto di tenuta (elemento di tenuta) deve essere inalterabile nel tempo dal punto di vista chimico, fisico, meccanico. I singoli pezzi o le lastre sono posati su adeguati supporti ed eventualmente fissati, in modo da assicurarne la stabilità in opera. Tali ancoraggi, che possono rendersi necessari per evitare la traslocazione dei singoli elementi o il sollevamento delle lastre per effetto del vento o per altre cause, devono consentire i movimenti relativi tra gli elementi di tenuta e tra questi e il supporto.

Se il manto di copertura è realizzato in tegole o coppi non è necessario generalmente lo strato di impermeabilizzazione, a meno che la pendenza delle falde non sia inferiore al 30%. La sua presenza è comunque utile in zone a forte precipitazione nevosa, dove l’accumulo di neve sulla gronda può creare ristagni di acqua. In questo caso risulta sufficiente posare una guaina lungo le prime tre file di elementi. L’intera falda viene comunque impermeabilizzata nel caso di pendenza inferiore a quella consigliata per il prodotto scelto, o di falde molto articolate. Oltre le membrane impermeabili, sono impiegate le lamiere e le lastre nervate di fibrocemento. Le membrane impermeabili possono essere posate in semiaderenza per pendenze < al 40%; la posa in totale aderenza è impiegata nelle falde a forte inclinazione e nei rivestimenti di gronde e converse.

ISOLAMENTO TERMICO
Nella realizzazione di falde di copertura isolate termicamente, lo strato di isolamento termico può essere realizzato in sito, mediante l’impiego di pannelli preformati o di strati continui di materiale coerente e incoerente (UNI 9460). Nel caso di edifici di nuova costruzione, la soluzione più razionale ed economica è quella di collocare lo strato termoisolante (pannelli rigidi o materassini) sull’estradosso del solaio di copertura, garantendo comunque i necessari strati di ventilazione sull’intradosso del manto di copertura (cfr. Microventilazione) o sulla superficie esterna dell’isolante. In edifici esistenti, con sottotetto praticabile, lo strato di isolamento può essere posto all’intradosso del solaio di copertura (pannelli rigidi o materassini) ovvero sull’estradosso dell’ultimo orizzontamento; in questo caso sono impiegabili anche i materiali di tipo sciolto.

FIG. F.2.6./5 ISOLAMENTO TERMICO POSTO ALL’INTRADOSSO DEL SOLAIO DI COPERTURA
ASSITO IN LEGNO SPESSORE DELL’ISOLANTE + 3 cm DELL ISOLANTE STRUTTURA IN LATEROCEMENTO LAMA D’ARIA D ARIA

LAMA D ARIA ≥ 3 cm D’ARIA ISOLANTE LISTELLI IN LEGNO TASSELLI IN LEGNO

FILO DI FERRO
50 cm

NASTRO ADESIVO PER LA CONTINUITÀ CONTINUIT DEL FRENO AL VAPORE

ISOLANTE

FELTRO EVENTUALE FRENO AL VAPORE TRAVETTI IN LEGNO L la distanza tra i travetti è uguale alla lunghezza del materassino + 1 cm CHIODI A TESTA LARGA FILO DI FERRO

CHIODI A TESTA LARGA

MICROVENTILAZIONE
L’impiego di tegole o coppi comporta l’attivazione naturale della microventilazione, ovvero della ventilazione al di sotto del manto di copertura. La microventilazione, indispensabile al corretto funzionamento del tetto e a garantire la durata nel tempo del manto di copertura, è attivata, grazie alla discontinuità e geometria dell’elemento di tenuta (nel caso di coperture con lastre è necessario predisporre opportune aperture di ventilazione alla gronda e al colmo), dalle variazioni di pressione prodotte dal vento e dalle differenze di temperatura che si verificano alle diverse quote dello strato di tenuta. L’aria entra dalla gronda, la linea più bassa del tetto, e fuoriesce dal colmo, la linea più alta. La microventilazione contribuisce a eliminare l’umidità assorbita dagli elementi a causa delle condizioni atmosferiche esterne; elimina il vapore acqueo proveniente dagli ambienti sottostanti; partecipa alla buona conservazione della listellatura del supporto ligneo del manto e di un eventuale isolante termico, quest’ultimo sarà sempre al di sotto dello strato di microventilazione; contribuisce all’isolamento termico globale dell’edificio; riduce, grazie alla differenza di temperatura tra intradosso ed estradosso del manto, le tensioni termiche che si verificano sia nel manto stesso che nella struttura. A tale proposito è opportuno evitare il fissaggio con malta degli elementi di colmo e, laddove questo fosse necessario (zone con forte vento), la ventilazione sarà assicurata da speciali elementi di aerazione.

VENTILAZIONE
Il potenziamento degli effetti della microventilazione e un ulteriore contributo al comfort degli ambienti sottostanti il tetto, sono realizzati, nell’ambito delle coperture ventilate, con altri accorgimenti progettuali: la ventilazione sottotetto o solaio aerato e la ventilazione sottomanto o tetto ventilato. La ventilazione sottotetto prevede la ventilazione del volume compreso tra l’ultimo solaio e le falde di copertura, mediante apposite aperture sulle murature d’ambito. La ventilazione sottomanto, utilizzabile in particolare nel caso di abitabilità dei locali di sottotetto, prevede uno strato di aria di 7-15 cm, sull’estradosso della falda, al di sopra dello strato isolante. La ventilazione sottomanto può coincidere con la microventilazione, aumentando lo spessore dello strato destinato ad attivare quest’ultima. Se nella copertura è presente solo la microventilazione, il sistema non si considera ventilato (UNI 8627).

F 166

30-

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE

F.2. 6.
A.IONI Z

FIG. F.2.6./6 MICROVENTILAZIONE
LISTELLI DI LEGNO cm 4x3/4x4 INCHIODATI AI CONTROLISTELLI VENTILAZIONE SOTTOMANTO E MICROVENTILAZIONE SOTTOTEGOLA COINCIDENTI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

MALTA Il fissaggio con malta richiede la presenza delle tegole di aerazione

7-15 cm CONTROLISTELLI DI LEGNO 4 x 2/4 x 4 cm INTERASSE 70 - 80 cm LISTELLI DI LEGNO

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

TEGOLA DI AERAZIONE LISTELLO DI GRONDA 6 x 4 cm

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

FORO DI AERAZIONE VENTILAZIONE SOTTOMANTO E MICROVENTILAZIONE SOTTOTEGOLA SEPARATE 7-15 cm

LISTELLI DI LEGNO 4 x 4 cm Lo spessore dell’isolante dell isolante non deve impedire la microventilazione

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

CONTROLISTELLI DI LEGNO TAVOLATO CONTINUO S cm ~ 2

MICROVENTILAZIONE

VENTILAZIONE SOTTOTETTO

MANTO DI COPERTURA
TEGOLE E COPPI
Le tegole e i coppi di laterizio sono prodotti per stampaggio o estrusione; quelli di calcestruzzo sono prodotti per formatura, a partire da malte cementizie (UNI 9460, 8626). Oltre gli elementi ordinari, sono in produzione pezzi speciali e accessori per la soluzione di punti singolari della copertura (colmi, displuvi, aeratori, tegole fermaneve ecc.). La posa degli elementi necessita di uno strato di supporto e di elementi di collegamento che consentano limitati movimenti differenziali (UNI 9460). FIG. F.2.6./8 INTRADOSSO DI UNA TEGOLA DI LATERIZIO
NASELLO DI AGGANCIO

G.ANISTICA
URB

FORO DI FISSAGGIO

ELEMENTO DI APPOGGIO

PROFILI TRASVERSALI DI INCASTRO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

FIG. F.2.6./7 ELEMENTI DI LATERIZIO
NERVATURE TRASVERSALI INTRADOSSO DI UNA TEGOLA DI LATERIZIO Gli intradossi,gli incavi e gli incastri assicurano la facilit di posa in opera facilità TEGOLA MARSIGLIESE TEGOLA PORTOGHESE PROFILI LATERALI DI INCASTRO

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

TAB. F.2.6./1 CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE DEGLI ELEMENTI DI LATERIZIO Portoghese e Olandese Dimensioni (cm)
TEGOLA ROMANA STAMPATA

Marsigliese 41 x 25 ca 2,8 14 ca 34-35 20 ca

Coppo 40 x 16/18* 50 x 17/19* 2-2,8 ca 30 ca 20-35 –

Romana 43 x 25/30* 44 x 29/33* 3,3-4,4 9 ca** 25-35 –

41 x 25 ca 2,8-3 ca 14 ca 34-35 20 ca

Massa (kg) N. pezzi al m2 Interasse di posa (cm) Lunghezza utile (cm)

TEGOLA OLANDESE

COPPO TRAFILATO

* Il valore prima della barra è riferito alla base minore e quello dopo la barra alla base maggiore ** Esclusi i coppi di completamento

TAB. F.2.6./2 PENDENZA MINIMA IN RELAZIONE AL TIPO DI ELEMENTO E ALLA ZONA CLIMATICA (cfr. FIG. F.2.6./1) Zona climatica Marsigliese, portoghese olandese e tipi assimilabili Coppi Italia del nord e zone appenniniche Italia centrale, meridionale, insulare tutto il territorio Lunghezza massima della falda* in m 10,00 12,00 10,00 Pendenza minima** 35% 30% 35% Pendenza massima senza fissaggio 60% 60% 45% Pendenza con obbligo di fissaggio > 60% > 60% > 45% Sovrapposizione minima incastro tra tegole incastro tra tegole 10 cm
. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

* Le lunghezze massime delle falde sono misurate in proiezione orizzontale

** I valori di pendenza minima possono essere ridotti qualora si adottino ulteriori strati sottostanti di tenuta all’acqua.

F 167

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
➦ MANTO DI COPERTURA
FIG. F.2.6./9 ELEMENTI DI CALCESTRUZZO

CHIUSURE ORIZZONTALI

FIG. F.2.6./11 PEZZI SPECIALI

TAB. F.2.6./3 CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE DEGLI ELEMENTI DI CALCESTRUZZO TIPO 1 Dimensioni (cm) Massa (kg) N. pezzi al m2 Larghezza utile B (cm) Interasse di posa (cm) Massa al m2 42 x 33 ca 4,8-5 9,5-10,5 30 32-36 45,6-52,5 2 42 x 33 ca 4,5 9,5-10,5 30 32-36 42,7-47,2 3 42 x 33 ca 4,6-5,4 9,5-10,5 30 32-36 43,7-56,7 4 42 x 33 ca 4,3-5 9,5-12 30 32-36 40,8-60,0

FIG. F.2.6./10 PENDENZA DELLA FALDA, SOVRAPPOSIZIONE DEGLI ELEMENTI E INTERASSE DELLA LISTELLATURA DI SUPPORTO

STRATO DI SUPPORTO
Lo strato di supporto è costituito da una listellatura fissata alla struttura portante, in direzione parallela alla linea di gronda per tutti i tipi di tegole, in direzione ortogonale per la posa dei coppi. I materiali impiegati devono essere adeguatamente protetti da funghi, muffe, corrosione ecc. La listellatura può essere di legno, di acciaio al carbonio, di acciaio inossidabile; si impiegano anche cordoli di malta, pannelli o lastre opportunamente sagomate; in questi ultimi può essere integrata la funzione termoisolante. Per migliorare la microventilazione e permettere lo scorrimento di eventuali infiltrazioni di acqua, le listellature devono essere interrotte ogni 4 m, i cordoli ogni 2 m. La dimensione dei listelli di legno varia se il piano di appoggio è continuo (solaio in cemento armato, tavelloni laterizi) o discontinuo. In quest’ultimo caso la dimensione dipende dalla luce libera tra gli appoggi e dai carichi di esercizio e accidentali previsti per la copertura. Per consentire alla prima fila di tegole di conservare la stessa inclinazione delle altre, il primo listello di gronda ha un’altezza maggiore (~ 2 cm per i prodotti in laterizio, ~ 3 cm per quelli in cemento). Per i coppi, il listello di gronda può essere sostituito da frazioni di coppi sovrapposte. La prima fila di elementi deve sporgere all’interno del canale di gronda per circa 1/3 della larghezza del canale stesso. La malta impiegata per i cordoli e per l’eventuale sigillatura degli elementi di colmo è malta di calce o malta bastarda. È esclusa la malta di cemento a causa della eccessiva rigidità. Il dosaggio per la malta bastarda è: 150 kg di cemento, 175-225 kg di calce idraulica, 1 mc di sabbia. Se l’eventuale strato impermeabilizzante è realizzato con una membrana prefabbricata, questa dovrà essere di tipo ardesiato, così da migliorare l’adesione dei cordoli alla guaina. TAB. F.2.6./4 DIMENSIONI DELLA LISTELLATURA DI LEGNO (in cm) PIANO CONTINUO 3x4/4x4 PIANO DISCONTINUO (altitudini < 500 m s.l.m.) 4 x 4 per luci ≤ m 0,80 5 x 5 per luci ≤ m 1 5 x 7 per luci ≤ m 1,40

F 168

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE

F.2. 6.
A.IONI Z

ELEMENTI DI COLLEGAMENTO
Gli elementi di collegamento hanno la funzione di ancorare il manto al supporto. Sono i ganci, le graffe, i fili, i chiodi di rame, di alluminio, di acciaio al carbonio, di acciaio inossidabile. Devono essere protetti contro la corrosione, avere adeguate caratteristiche meccaniche e di durata (UNI 4507, 4752, 5101, 5082, 6900), essere dimensionati in relazione ai pezzi che collegano. Prodotti di laterizio Per pendenze > del 60% per le tegole e del 45% per i coppi, ovvero per particolari condizioni di vento, tutti gli elementi di bordo devono essere fissati alla listellatura di supporto mediante chiodatura o filo di ferro; per tali condizioni è necessario anche il fissaggio alla listellatura di almeno un elemento ogni 5. Prodotti di cemento Per particolari condizioni di vento e per pendenze > del 45% tutti gli elementi di bordo devono essere fissati alla listellatura mediante ganci o chiodi. Per pendenze oltre il 100%, è richiesto anche il fissaggio di almeno un elemento ogni 5. Per pendenze maggiori è inoltre necessario fissare tutti gli elementi. Per fissare le tegole può essere impiegata una sigillatura con malta bastarda o di calce.

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

FIG. F.2.6./12 POSA DEL MANTO DI COPERTURA

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
PUNTI DI FISSAGGIO

E.NTROLLO F. TERIALI,
PENDENZA DELLA COPERTURA

LAMIERA O MEMBRANA IMPERMEABILE

CONTROLISTELLO DISTANZIATORE

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

TEGOLA

LA O DEL PASS ATURA TELL LIS

2÷3

cm

TAVOLATO

G.ANISTICA
URB

10 SOLAIO

CORDOLO DI MALTA EVENTUALE BITUMATURA SUPPORTO CON CORDOLI DI MALTA LAMIERA LISTELLO DI GRONDA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER
55 cm

POSA DEI LISTELLI DI SUPPORTO SU CONTROLISTELLI CHE FISSANO LO STRATO DI IMPERMEABILIZZAZIONE Adatto a falde di ridotta pendenza

SCHEMA DI FISSAGGIO DELLE TEGOLE

FIG. F.2.6./13 POSA DEL MANTO DI COPERTURA: TEGOLE PIANE

50 27 cm 15 35 3 5,5 30 4 42,5 39,5 39,5 39,5 SCAGLIE DI ARDESIA POSATE ALLA FRANCESE E ANCORATE CON GRAFFE METALLICHE FORO PER IL FISSAGGIO DEI RAMPONI

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

4

A CODA DI RONDINE

30

TAB. F.2.6./5 LARGHEZZA DELLA FALDA IN FUNZIONE DELLA PENDENZA
A SQUAME

75 cm

FORI PER I CHIODI DA 30 mm

LARGHEZZA FALDA (ml)
40

PENDENZA (%) 33 36 40 46 52 60

22 cm

da 0 a 4 da 4 a 5 da 6 a 7
20

da 7 a 9 da 9 a 11 da 11 a 13

A LASTRE RETTANGOLARI

LASTRE DI FIBROCEMENTO ANCORATE CON CHIODATURE E RAMPONE METALLICO SUL LEMBO INFERIORE

. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 169

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
➦ MANTO DI COPERTURA
FIG. F.2.6./14 FISSAGGIO DI COPPI O TEGOLE

CHIUSURE ORIZZONTALI

F 170

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE

F.2. 6.
A.IONI Z

FIG. F.2.6./15 PANNELLI PREFORMATI CHE REALIZZANO L’ISOLAMENTO E IL SOSTEGNO DI TEGOLE O COPPI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ
CONVERSA METALLICA

TEGOLA

I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
ELEMENTO DI COLMO PANNELLO ISOLANTE PER TEGOLA LISTELLATURA FISSATA ALLA FALDA 15-20 cm CONVERSA IN MATERIALE ISOLANTE

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

CORRELAZIONI E RACCORDI
I raccordi con le pareti verticali, analogamente a quanto detto per le coperture continue (cfr. Coperture continue), devono essere realizzati in maniera da evitare infiltrazioni di acqua, sia nella falda di copertura che nella parete. In corrispondenza di detti punti è opportuno associare al manto di copertura 2 o 3 strati di guaina impermeabile. I raccordi con i camini, le antenne, i lucernari ecc., possono prevedere l’impiego di pezzi speciali (basi per camino, per antenne ecc.) ovvero impiegare converse appositamente preparate (cfr. Fig. F.2.5./22.) FIG. F.2.6./16 RACCORDI CON PARETI VERTICALI
RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

G.ANISTICA
URB

. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 171

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
➦ CORRELAZIONI E RACCORDI
FIG. F.2.6./17 RACCORDI CON PARETI E RACCORDI TRA FALDE
SOLUZIONI DI COLMO SCOSSALINA CONVERSA ESTESA SOTTO LA PRIMA FILA DI TEGOLE FALDALE

CHIUSURE ORIZZONTALI

SCOSSALINA DI PROTEZIONE DEL COLMO TEGOLA DI COLMO FALDALE

SOLUZIONI DI COMPLUVIO CONVERSA LASTRE ONDULATE CONVERSA

ESECUZIONE ABBASSATA DELLA CONVERSA

Il travetto di conversa è disposto pi in basso; più basso per non doverlo incavare a “V’’ nel centro la listellatura ’’ centro, è fissata lateralmente con chiodi ai panconi di conversa

MANTO IMPERMEABILE CONVERSA

CONNESSIONE IN LAMIERA SAGOMATA

SEZIONE SULLA FALDA FALDE A BASSA PENDENZA

PIANTA CONVERSA ESTESA SOTTO LA PRIMA FILA DI TEGOLE

CONVERSA

SEZIONE SUL CAMINO ASSI DI LEGNO ASSI DI LEGNO FALDE A FORTE PENDENZA SEZIONE CONNESSIONE TRA COPERTURA E CAMINO IN MURATURA

F 172

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE
LASTRE
LASTRE DI MATERIALE METALLICO
Il manto di copertura è costituito da lastre piane o sagomate, con profilo (sezione) grecato, ondulato ecc. Le lastre devono avere (UNI 10372): • il momento di inerzia più alto possibile, compatibilmente con le esigenze di massa al metro quadrato; • tenuta all’acqua (le sezioni più ampie hanno maggiore tenuta all’acqua); • adeguata portata ai carichi uniformemente distribuiti (neve, vento), in relazione anche alla zona climatica (cfr. Fig. F.2.6./1), alla distanza e resistenza degli arcarecci di sostegno o dell’elemento di supporto continuo, alla pendenza delle falde del tetto; • devono essere pedonabili per la manutenzione. MATERIALI Rame del tipo Cu-DHP (UNI 5649/1, 3310/2, 9329-9) generalmente incrudito o ricotto, nello spessore di 0,60,8 mm. Il rame è un metallo facilmente reperibile allo stato nativo; ha peso specifico variabile, secondo il processo con il quale è ottenuto, tra 8,91 e 8,93 kg/dm3, fonde a 1083°C; è molto malleabile e duttile: è possibile tirare fili di 0,0025 mm di diametro. Dopo l’oro e l’argento è il miglior conduttore di elettricità. Legato con lo stagno forma il bronzo; legato con lo zinco forma l’ottone. Il rame posto all’aria (anidride carbonica e acqua) si ossida con un carbonato basico di colore verde che lo protegge. Tale patina può essere prodotta artificialmente prima di mettere le lastre in opera. Leghe a base di alluminio, grezzo o preverniciato con processo coil coating (UNI EN 485/3, UNI EN 485/4). L’alluminio è uno dei metalli più diffusi in natura; è estratto da diversi minerali (corindone, bauxite, criotite); fonde a 650°C, ha massa volumica tra 2,6 e 2,8 kg/dm3; essendo malleabile è idoneo a subire trattamenti superficiali. La lamiera d’alluminio viene prodotta partendo da placche di materiale colate in acqua. Il processo a caldo avviene tra 400-500°C fornendo un primo prodotto con spessore di 5-6 mm; successivamente, con processo a freddo, si raggiungono gli spessori correnti di commercializzazione: 0,2-3 mm. Con laminatoi speciali è possibile raggiungere spessori più sottili, ottenendo i fogli con i quali si realizzano, ad esempio, le barriere al vapore. La lavorazione della lamiera per crearvi risalti e greche avviene a freddo; l’estrusione e la pressofusione riguardano solo alcuni raccordi e pezzi speciali. Le leghe di alluminio normalmente impiegate sono: • 1050 A (alluminio 99,5, UNI 9001/2); • 3003 (alluminio, manganese, rame, UNI 9003/1); • 3004 (alluminio, manganese, magnesio, UNI 9003/2); • 3103 (alluminio, manganese, UNI 9003/3); • 5005 (alluminio, magnesio, UNI 9005/1). Lo spessore minimo della lastra di copertura, se realizzata con le leghe 3003-3004-3103-5005, è 0,7 mm; con la lega 1050A è 1 mm. Acciai inossidabili (UNI EN 10088/1, UNI EN 10088/2, UNI 8317) della serie austenitica (al cromo-nichel, 1820% di cromo e 8-10% di nichel) e ferritica (al solo cromo, 12-17%). Il ferro, da cui proviene l’acciaio, è estratto dai suoi minerali a 1600°C; il prodotto, ricco di carbonio, è un materiale duro ma molto fragile: la ghisa. Riducendo la quantità di carbonio si ottiene un materiale meno duro ma più malleabile: l’acciaio. Con contenuti di carbonio inferiori allo 0,25% il materiale non è più fragile ed è saldabile. Secondo la lega, il peso specifico dell’acciaio varia da 7,5 a 8,1 kg/dm3. Il ferro è soggetto a fenomeni corrosivi. Gli acciai inossidabili sono protetti dall’alligante scelto per legarli (il cromo, il nichel, il molibdeno) che promuove la formazione di un ossido trasparente, invisibile, duro e resistente sulla superficie del materiale. Con la laminazione a caldo vengono prodotte lamiere di 3 mm di spessore, larghe 3000 mm e lunghe fino a 18 m. Con la laminazione a freddo si raggiungono spessori inferiori, 0,5-0,6 mm, ma larghezze non superiori a 1800 mm; il prodotto ha finiture superficiali diverse per predisporlo a eventuali ulteriori lavorazioni (zincatura, verniciatura, lucidatura). Acciai al carbonio con rivestimenti protettivi. I prodotti impiegati sono le lamiere zincate a caldo, le lamiere zinco alluminate, rivestite cioè con una lega di zinco e alluminio, le lamiere zincate e preverniciate con procedimento coil coating, le lamiere con protezione multistrato, nelle quali la lamiera è integrata in un rivestimento protettivo che, oltre ad assolvere la funzione anticorrosiva, offre requisiti di coibenza termoacustica. I nastri impiegati hanno spessore di 0,6-1,5 mm. Zinco al titanio una lega di zinco-rame-titanio a base di zinco elettrolitico, avente purezza al 99,995%, con rame e titanio come elementi alliganti. Lo zinco è molto diffuso in natura: si trova in diversi minerali (blenda, smithsonite, zincite, calamina); ha peso specifico variabile tra 6,9 e 7,2 kg/dm3, fonde a 419°C ma a 100-150°C diventa duttile ed è facilmente laminabile; a 200°C è invece fragile e facilmente polverizzabile. È molto igroscopico e spesso è utilizzato come disidratante. Lo spessore minimo consigliato è 0,7 mm. Oltre che per le lastre di copertura, i laminati sono utilizzati per lattonerie. All’aria umida lo zinco si altera ma lo strato di ossido e di carbonato basico che si forma preserva il metallo da fenomeni corrosivi. Per questa sua qualità viene utilizTAB. F.2.6./6 CARATTERISTICHE FISICO-CHIMICHE DEL RAME Densità Punto di fusione Temperatura di ricottura Conduttività termica Conduttività elettrica Modulo di elasticità (ricotto) 8,94 g/cm3 1083°C 250-650°C 364 W/mK 49 m/Ωmm2 122 x 103 N/mm2 zato per proteggere altri metalli attraverso processi di galvanizzazione. Tali processi prevedono la sgrassatura del metallo da proteggere, al fine di migliorarne l’aderenza e successivamente si deposita su di esso, per via elettrolitica, un sottilissimo strato di zinco. L’elettrolisi deve avvenire con temperature opportune, la posizione degli anodi deve essere scelta in funzione della forma dell’oggetto, l’azione del bagno deve avere durata regolata sulla composizione dell’elettrolita e deve essere interrotta subito dopo la deposizione dello strato. Pannelli compositi, costituiti da una lamiera esterna, generalmente grecata, di spessore ≥ 0,5 mm; da una lamiera interna piana, liscia, goffrata o lievemente nervata, o altro materiale di rivestimento; da uno strato intermedio di materiale isolante realizzato con materiale fibroso (fibra di vetro, fibre minerali, fibre tessili sintetiche, altro) o materie plastiche cellulari (poliuretano, polistirolo, fenoliche, altre). Pannelli stratificati o sandwich, generalmente realizzati in opera, sono composti da due superfici metalliche, opportunamente distanziate con distanziatori, e uno strato interposto di materiale isolante, generalmente materassini di lana minerale o pannelli di resine espanse. TAB. F.2.6./7 CORRISPONDENZA TRA LE SIGLE DI ACCIAI AISI UNI AFNOR Z6 CN 18-09 BS 304S15 DIN (W.N.) SIS 1.4301 1.4401 1.4016 – 23 32 23 47 23 20 –

F.2. 6.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

304 X5 CrNi1810

316 X5 CrNiMo1712 Z6 CND 17-11 316S31 430 X8 Cr17 409L X2 CrTi12 Z8 C 17 – 43S17 –

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

TAB. F.2.6./8 CARATTERISTICHE FISICO-MECCANICHE DI ALCUNE LEGHE DI ALLUMINIO LEGA 1050A 3003 3004 3103 5005 SPESSORE (mm) 1,0 0,7-0,8 1,0 0,7-0,8 1,0 0,7-0,8 1,0 0,7-0,8 1,0 STATO FISICO H14 H19 H14 H19 H14 H19 H14 H18 H14 CARICO DI ROTTURA (MPa) min 105 210 145 270 220 200 140 185 145 max 145 – 185 – 265 – 180 – 185 SNERVAMENTO (MPa) min 85 180 125 240 180 175 120 165 120 max – – – – – – – – – ALLUNGAMENTO % 6 2 2 1 2 2 2 2 2

TAB. F.2.6./9 COMPOSIZIONI CHIMICHE PERCENTUALI DEGLI ACCIAI Design. AISI 304 316 430 409L Design. UNI 6900 X5 CrNi1810 X5 CrNiMo1712 X8 Cr17 X2 CrTi12 C max 0,08 0,06 0,12 0,03 Mn max 2,00 2,00 1,00 1,00 P max 0,045 0,045 0,040 0,040 S max 0,030 0,030 0,030 0,030 Si max 1,00 1,00 1,00 1,00 Cr 18,00+20,00 16,00+18,50 16,00+18,00 10,5+12,5 Ni 8,00-10,50 10,50+15,50 – 0,5 max Mo – 2,00+2,50 0,60 max –

TAB. F.2.6./10 PRINCIPALI CARATTERISTICHE FISICO-MECCANICHE Designazione ASI UNI Massa specifica (g/cm3) Struttura Coeff. di conducibilità termica a 100°C (cal/cm°Cs) Coeff. di dilatazione termica medio 0+100°C (x10 -6°C -t) Carico di rottura (N/mm2) Carico di snervamento allo 0,2% min. (N/mm2) Allungamento a rottura (%) min. Durezza in HRB 304 X5 CrNi1810 8,06 austenitica 0,039 17,3 550+700 200 45 70÷90 316 X5 CrNiMo1712 8,06 austenitica 0,039 16 550+700 200 40 70÷85 430 X8 Cr17 7,78 ferritica 0,062 10,4 450+600 260 22 88 409L X2 CrTi12 7,78 ferritica 0,061 11,7 450+600 240 25 75
. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 173

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
➦ LASTRE
SCHEMI FUNZIONALI Per quanto riguarda gli schemi funzionali e gli strati funzionali si rinvia al capitolo Coperture continue e alla normativa di riferimento citata. Si riassumono qui, sinteticamente, le categorie funzionali in cui le coperture sono classificate: • copertura senza elemento termoisolante non ventilata; • copertura senza elemento termoisolante ventilata; • copertura con elemento termoisolante non ventilata; • copertura con elemento termoisolante ventilata. L’adozione di uno strato di ventilazione richiede un’intercapedine libera di spessore ≥ 4 cm, per falde di lunghezza ≤ 12 m, e di spessore ≥ 6 cm, per falde di lunghezza superiore. La ventilazione deve essere assicurata dalla presenza di aperture al livello del colmo, della gronda e di eventuali bocchette di aerazione. STRATO DI SUPPORTO Serve ad ancorare efficacemente il manto di apertura alla struttura portante (UNI 10372); può essere lineare (listelli di legno, arcarecci metallici, elementi di calcestruzzo gettati in opera o prefabbricati ecc.) o continuo (tavolato di legno pannelli ecc.). La larghezza degli elementi lineari impiegati per fissare lastre di acciaio deve essere ≥ 40 mm; per lastre di alluminio, rame, zinco e per i pannelli la larghezza deve essere ≥ 50 mm. Lo spessore dei profilati metallici deve essere ≥ 1,5 mm; per i listelli di legno l’altezza deve consentire la penetrazione delle viti di tenuta per almeno 35 mm.

CHIUSURE ORIZZONTALI

Tra l’elemento di supporto e la superficie intradossale della lastra è opportuno inserire uno strato separatore che, oltre a proteggere il supporto durante le interruzioni nelle fasi del montaggio, ha la funzione di eliminare qualsiasi fenomeno di incompatibilità fisica tra i materiali, evitare l’abrasione del metallo e le infiltrazioni di umidità prodotta dalla condensazione dell’aria umida a contatto con la superficie intradossale della lastra. Lo strato separatore deve essere svincolato dagli strati con cui è a contatto, per consentire il reciproco spostamento. Lo strato separatore può essere realizzato con: • Cartonfeltri bitumati; hanno un elevato potere assorbente di umidità; i fogli devono essere posati per file parallele alla linea di gronda, con sovrapposizioni di 10 cm così da coprire la zona di chiodatura. • Stuoie a struttura, con caratteristiche fonoassorbenti; molto più efficaci delle tradizionali membrane fonoassorbenti, conosciute come antirombo, sono costituite da un materassino di monofilamenti poliammidici a struttura tridimensionale. Lo spessore è circa 18 mm. L’uso delle stuoie richiede linguette di ancoraggio più lunghe. La stuoia non svolge funzione di protezione del supporto. • Membrane prefabbricate saldate a fiamma, hanno anche effetto di schermo al vapore o di barriera, se integrate da un foglio metallico. • Membrane armate bituminose. • Fogli di polietilene, posati con i bordi termosaldati. • Nastri elastomerici o di resine espanse. • Profilati o pannelli di agglomerato ligneo.

ELEMENTI DI COLLEGAMENTO Attuano il fissaggio tra l’elemento di supporto e il manto di copertura; il sistema impiegato non deve pregiudicare la tenuta all’acqua e deve garantire le condizioni di sicurezza, tenendo conto delle azioni indotte dai carichi di progetto, delle sollecitazioni dovute alla depressione esterna del vento sommata alla pressione interna prodotta dallo stesso, dei movimenti strutturali, delle dilatazioni termiche delle lamiere e dei pannelli. In merito a quest’ultimo punto è opportuno che il fissaggio tra lo strato di supporto e il manto di copertura sia realizzato in modo da consentire libertà di scorrimento. Il materiale dell’elemento di collegamento deve essere uguale a quello del manto di copertura; nell’eventualità che particolari esigenze meccaniche richiedano l’impiego di un metallo diverso, questo dovrà essere elettrochimicamente compatibile e avere una resistenza alla corrosione uguale o maggiore a quella del manto. Gli elementi di collegamento, che devono avere appropriate caratteristiche di resistenza ed essere adeguatamente protetti contro la corrosione, sono: • viti e bulloni (UNI EN ISO 1478, 8108); • ganci (UNI ISO 2081, 6158, 2063, 6900); • chiodi impiegati per i giunti a tassello, con la sola funzione di fissaggio della cucitura; • rivetti di tipo cieco, di rame, alluminio e le sue leghe, acciaio, con mandrino di acciaio; i rivetti non sono adatti ai fissaggi strutturali; • linguette di ancoraggio, impiegate per giunti aggraffati; devono essere realizzate con lo stesso laminato impiegato per il manto di copertura e devono essere di dimensioni tali da evitare lo sfilamento durante l’esecuzione del giunto.

FIG. F.2.6./18 SCHEMI FUNZIONALI E DETTAGLI COSTRUTTIVI

F 174

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE

F.2. 6.
A.IONI Z

➦ FIG. F.2.6./18 SCHEMI FUNZIONALI E DETTAGLI COSTRUTTIVI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 175

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
➦ LASTRE
GIUNTI
I giunti longitudinali sono perpendicolari alla linea di gronda; i giunti orizzontali o intermedi di testa sono paralleli alla linea di gronda. La realizzazione del giunto non deve ostacolare le dilatazioni termiche lineari della lamiera, soggetta a una notevole escursione termica. A tale proposito, per manti di copertura realizzati con lastre piane, non sono necessarie particolari precauzioni se la lunghezza di falda è < 6 m, mentre per lunghezza di falda superiore si può prevedere la segmentazione del nastro metallico o il fissaggio con giunti scorrevoli. Per coperture che impiegano lamiere nervate, grecate o pannelli compositi non sono necessarie particolari precauzioni se la lunghezza di falda è < 6 m e se la lamiera è fissata in corrispondenza della parte alta della nervatura; per lunghezza di falda superiore è necessario adottare giunti scorrevoli o segmentare la lastra. LASTRE GRECATE E ONDULATE Sono disposte su supporti lineari o continui paralleli alla linea di gronda. I giunti longitudinali devono essere realizzati con la sovrapposizione della greca o dell’onda di lastre adiacenti. La sovrapposizione deve essere effettuata in senso opposto a quello dei venti dominanti. I giunti intermedi di testa sono assenti quando le lastre hanno lunghezza uguale alla falda. Quando, viceversa, tali giunti sono presenti devono avere una minima sovrapposizione in corrispondenza dell’elemento di supporto. Tale sovrapposizione è funzione della pendenza della falda e delle condizioni climatiche ed è rilevabile dalla tabella. I valori dedotti, in condizioni climatiche sfavorevoli devono essere adeguatamente incrementati, oppure è necessario applicare un idoneo sigillante. Le lastre sono giuntate con viti o ganci, in relazione al materiale del supporto (metallo, legno, calcestruzzo); i fissaggi dovranno essere muniti di protezione contro le infiltrazioni di acqua; se i fissaggi sono realizzati con metalli non compatibili è necessario verificare l’assenza di rischio di corrosione elettrochimica tra manto di copertura e supporto. FIG. F.2.6./19 TIPI DI GIUNTI
GIUNTI LONGITUDINALI:

CHIUSURE ORIZZONTALI

TAB. F.2.6./11 VALORI MINIMI DI SOVRAPPOSIZIONE DELLE LASTRE PENDENZA (%) 7 < P ≤ 10 10 < P ≤ 15 15 < P FISSAGGI I fissaggi sono ubicati sulle greche della lastra in corrispondenza del colmo, della gronda, dei compluvi, delle sovrapposizioni e delle porzioni di lamiera in aggetto. Possono rendersi necessari nella sovrapposizione di due lamiere contigue. In caso sia necessario realizzare fissaggi nella parte bassa della nervatura è opportuno verificare l’assenza di rischi di infiltrazioni di acqua, di sollevamento della lamiera a seguito di sollecitazioni di depressione, di sfilamento della lamiera dalla testa delle viti. NASTRI E LASTRE PIANE Per i giunti longitudinali si adottano i giunti a doppia aggraffatura e a tassello; per i giunti intermedi di testa si adottano i giunti ad aggraffatura semplice, a doppia aggraffatura o sovrapposizione e aggraffatura, a gradini aggraffati. GIUNTO A DOPPIA AGGRAFFATURA Sono impiegate delle linguette di ancoraggio con funzione di collegare tra loro le lastre contigue e di fissarle al supporto, a cui le linguette stesse sono fermate tramite chiodatura. Sulle linguette, che sono di tipo fisso o scorrevole, per non contrastare le dilatazioni, sono ripiegati i bordi di nastri contigui. Le linguette sono posizionate per file parallele secondo la linea di massima pendenza, a un interasse determinato dalla larghezza del nastro, al netto della ripiegatura dei bordi. SOVRAPPOSIZIONE (mm) 250 200 50

TAB. F.2.6./12 COEFFICIENTI DI DILATAZIONE TERMICA DI ALCUNI METALLI ALLUMINIO ACCIAIO ACCIAIO INOX AISI 304 PIOMBO RAME ZINCO ZINCO AL TITANIO 23,6 x 10 -6°C -1 12,0 x 10 -6°C -1 17,0 x 10 -6°C -1 29,3 x 10 -6°C -1 16,8 x 10 -6°C -1 27,4 x 10 -6°C -1 22,0 x 10 -6°C -1

GIUNTO A TASSELLO O ALL’ITALIANA Sono impiegati tasselli di legno o di metallo, disposti secondo la linea di massima pendenza, a interasse determinato dalla larghezza del nastro, al netto della ripiegatura dei bordi. Le lastre sono fissate ai tasselli con chiodatura o bandelle metalliche ancorate al tassello e aggraffate alla lastra. Per lastre di larghezza ≥ a 1000 mm, la distanza tra i punti di fissaggio deve essere ≤ 500 mm e, in prossimità della linea di gronda e di colmo, ≤ 330 mm. Un coprigiunto sormonta il tassello e il fissaggio della lastra, a protezione del giunto. Una adeguata protezione con cappellotto copritesta e sigillante è richiesta anche nei punti di fissaggio del coprigiunto. GIUNTO SCORREVOLE DI TESTA PER LASTRE GRECATE E ONDULATE Per consentire la dilatazione delle lastre grecate e ondulate è possibile realizzare un giunto scorrevole in cui, tenendo conto della effettiva dilatazione, la lastra superiore è fissata sull’arcareccio mentre quella inferiore è libera di scorrere.

FIG. F.2.6./21 GIUNTO ORIZZONTALE A SOVRAPPOSIZIONE E AGGRAFFATURA E INTERSEZIONE CON IL GIUNTO VERTICALE

GIUNTO ORIZZONTALE

1. A DOPPIA AGGRAFFATURA

2. A TASSELLO

LINGUETTA

GIUNTI INTERMEDI DI TESTA:

3. AD AGGRAFFATURA SEMPLICE 5. A GRADINI AGGRAFFATI

4. A DOPPIA AGGRAFFATURA O SOPRAPPOSIZIONE ED AGGRAFFATURA

FIG. F.2.6./20 SOVRAPPOSIZIONE DELLE LAMIERE GRECATE

ALTEZZA DELLA RIPIEGATURA DEI BORDI 10 mm PER PENDENZA VARIABILE TRA IL 30 E IL 35 %; ; 20 mm PER PENDENZA VARIABILE TRA IL 25 E IL 30 %; ; 30 mm PER PENDENZA VARIABILE TRA IL 20 E IL 25 %; ;

GIUNTO VERTICALE

VENTO DOMINANTE GIUNTO ORIZZONTALE A SOVRAPPOSIZIONE E AGGRAFFATURA ED INTERSEZIONE CON IL GIUNTO VERTICALE SOVRAPPOSIZIONE DELLA LAMIERA

F 176

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE

F.2. 6.
A.IONI Z

FISSAGGIO DELLE LASTRE PIANE
FIG. F.2.6./22 GIUNTO A DOPPIA AGGRAFFATURA – RACCORDI CON PARETI VERTICALI

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C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 177

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
➦ LASTRE
FIG. F.2.6./23 GIUNTO A TASSELLO

CHIUSURE ORIZZONTALI

FIG. F.2.6./24 COPERTURA A LASTRE PER CUPOLA: TIPOLOGIE DI GIUNTO

FIG. F.2.6./25 GIUNTI TRA PANNELLI I pannelli seguono gli stessi criteri di giuntaggio delle lamiere. Per quanto riguarda i giunti orizzontali, è necessario asportare alla lastra che sormonta una porzione di isolante e di lamiera introdossale pari alla sovrapposizione minima di giunto. Il fissaggio è eseguito su ogni greca e realizzato tramite viti con cappellotto di lamiera sagomato come la greca.

F 178

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE

F.2. 6.
A.IONI Z

PENDENZA DELLE FALDE
La pendenza delle falde dipende dalla zona climatica ed esposizione locale, dalla lunghezza della falda di copertura, dal materiale del manto di copertura e dalla entità della sovrapposizione. Per coperture realizzate con lastre grecate senza giunti intermedi di testa la pendenza è ricavabile dal diagramma, in relazione all’altezza H della greca e alla zona climatica (DM 12 febbraio 1982). In genere, in condizioni di esposizioni normali, la pendenza minima è circa il 7%. Per le coperture realizzate con giunti intermedi di testa si fa riferimento allo stesso diagramma. Per falde con pendenza < del 25% il valore ricavato viene maggiorato di 0,2 L, dove L è la lunghezza della falda espressa in metri. Il valore della pendenza P ricavato dal diagramma, per valori < del 15%, deve essere moltiplicato per il fattore di correzione 1,2, in situazione di esposizione al vento, e per il fattore di correzione 0,9, in situazioni protette. Per le coperture realizzate con lastre piane o nastri la pendenza è funzione del tipo di giunto utilizzato. In condizioni normali la pendenza è > al 5%. Per pendenze inferiori è necessario prevedere idonei sistemi di impermeabilizzazione dei giunti. FIG. F.2.6./26 DIAGRAMMA INDICATIVO DELLE PENDENZE MINIME PER COPERTURE GRECATE SENZA GIUNTI INTERMEDI DI TESTA
ALTEZZA DELLA GRECA H mm H = 50 H = 40 H = 30

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

FALDE IN M

25

20

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

15

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

10 SIGILLANTE 5

E.NTROLLO
1 3 6 2 6 12 3 9 18 4 12 24 5 15 30 6 18 36 7 21 42 8 24 48 9 27 54

CO NTALE AMBIE

INNEVAMENTO

TAB. F.2.6./13 CLASSIFICAZIONE DEI SITI (UNI 10372) SITO PROTETTO Fondovalle circondato da colline e protetto nelle direzioni di provenienza dei venti più violenti. SITO NORMALE SITO ESPOSTO Terreno piano che può presentare dislivelli poco sensibili. Zona litorale vicino al mare, valli montane in cui sono presenti venti violenti, zone montane isolate ed esposte.

RIDOTTO 0 MEDIO ALTO 0 0

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

PENDENZA IN %

G.ANISTICA
URB

FIG. F.2.6./27 ABACO PER LA SCELTA DEL TIPO DI GIUNTO IN FUNZIONE DELLA PENDENZA

TAB. F.2.6./14 CLASSIFICAZIONE DEL GRADO DI INNEVAMENTO (UNI 10372) (confronta FIG. F.2.6./1)
TA IT

45 ° 100 100%

INNEVAMENTO RIDOTTO

G NG IUN ITU TI DI INT NA ER LI ME DI D

È quello che dà luogo a depositi di lieve entità e non persistenti. Si verifica normalmente nelle zone climatiche con scarsa precipitazione nevosa, come ad esempio le zone 1 con altitudine h > 300 m e le zone 2 con altitudine h ≤ 500 m. È quello che dà luogo a depositi di lieve entità ma persistenti e, occasionalmente, a depositi di spessore più elevato ma non persistente (che si scioglie rapidamente). Si verifica normalmente nelle zone climatiche con medie precipitazioni nevose, come ad esempio le zone 1 con altitudine 300 < h ≤ 1000 m e le zone 2 con altitudine 500 < h ≤ 1200 m. È quello che dà luogo a depositi di lieve entità e persistenti. Si verifica normalmente nelle zone climatiche con notevoli precipitazioni nevose, come ad esempio le zone 1 con altitudine h > 1000 m e le zone 2 con altitudine h > 1200 m.
UN GI

ES

42 ° 90 90%

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

INNEVAMENTO MEDIO

35 ° 70 70%

TI

LO

INNEVAMENTO ALTO

26 °30 50 30’ 50%

3 2
15’ 30% 16 ° 15 30
7 °5 ,7%

17 3%

1
°1 00 %

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

60 °

45
30

30’ 15% 8° 30 15

1 ,6% 10 °17 30’ 4,4% 2°30

4 5

5 °45 10 45’ 10%

45 2° 45’ 5% 1°10 2% 10’

FIG. F.2.6./28 TIPI DI GIUNTI
GIUNTI LONGITUDINALI: GIUNTI INTERMEDI DI TESTA:

1. A DOPPIA AGGRAFFATURA

2. A TASSELLO

3. AD AGGRAFFATURA SEMPLICE

4. A DOPPIA AGGRAFFATURA O SOPRAPPOSIZIONE ED AGGRAFFATURA

5. A GRADINI AGGRAFFATI

. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 179

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
➦ LASTRE
FIG. F.2.6./29 FISSAGGIO DI LASTRE GRECATE
LATTONERIA DI COLMO E SOTTOCOLMO FISSAGGIO (CAPPELLOTTO A VITE) COLMO

CHIUSURE ORIZZONTALI

SOTTOCOLMO COLMO

PROFILI DI SCOSSALINA SCOSSALINA DI BORDO

VITE ISOLAMENTO ELEMENTO PORTANTE LASTRA SOTTOCOLMO DOPPIA SIGILLATURA ISOLANTE ELEMENTO PORTANTE SOTTOCOLMO BORDATURA DI COLMO A UNA FALDA

ELEMENTO PORTANTE ELEMENTO PORTANTE

SCOSSALINA DI TESTATA PARETE - FALDA

ELEMENTO DI SUPPORTO ELEMENTO DI FISSAGGIO LASTRA GRECATA TAMPONAMENTO INTERNO

RACCORDO DI FALDE A DIVERSA PENDENZA RACCORDO DI FALDE A DIVERSO LIVELLO 209 105 150 134 ISOLAMENTO TERMICO
IN TE RN O

COPERTURA AD ARCO AUTPORTANTE A DUE GUSCI

75

284 70

ES TE RN O

852

RACCORDO CON CAMINO

US CI O

PROFILO AD OMEGA

PROFILO DELLA LAMIERA

CAPPELLO

G

LAMIERA DI ACCIAIO ZINCATO PREVERNICIATO

US CI O

STAFFA DI SOSTEGNO RIVETTATURA E SIGILLATURA LASTRA O NASTRO STRATO SEPARATORE SUPPORTO CONTINUO

G

PIASTRA DI FISSAGGIO

TRAVATURA LATERALE DI APPOGGIO

TAB. F.2.6./15 SPESSORE DEI MATERIALI SPESSORE DEL MATERIALE (mm) 0,75 0,88 1,00 1,13 1,25 1,50 RAGGIO DELL’ARCO (mm) ≥ 15,00 ≥ 15,00 ≥ 14,00 ≥ 14,00 ≥ 14,00 ≥ 14,00 SPESSORE DEL MATERIALE (Kg/mq) 10,25 12,25 13,65 15,00 17,05 20,45
CHIUSURA VANO CANNA FUMARIA

La sigillatura pu essere eseguita per brasatura può dolce su rame, zinco, acciaio zincato RACCORDO A MONTE

LASTRA GRECATA

F 180

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE

F.2. 6.
A.IONI Z

LASTRE DI MATERIALE FIBROSO
Tra i materiali impiegati nella realizzazione di lastre vi sono il fibrocemento senza amianto, i materiali plastici rinforzati, come la resina di poliestere rinforzata con fibra di vetro, o non rinforzati, il polistirene, il polimetilmetacrilato (UNI 6774, UNI EN ISO 14631, UNI EN ISO 7823). Il fibrocemento senza amianto utilizza come tessuto di armatura le fibre naturali (cellulosa, lana, juta, cotone, lino) o sintetiche (fibre vetrose, polipropilene, polietilene), legate con calcestruzzo di cemento. La graniglia può essere colorata in pasta. La fibra, meglio se tessuta, crea una sorta di armatura distribuita nell’ambito del getto, migliorandone le qualità meccaniche. Queste lastre hanno buona resistenza agli agenti atmosferici, agli urti, allo sfondamento e non necessitano di manutenzione. Le lastre possono essere piane o curve, a profilo piano, ondulato o nervato; i diversi prodotti sono in genere corredati da profili e accessori di montaggio. L’impiego di lastre a lunghezza di falda riduce i rischi di infiltrazioni di acqua e di ponti termici. I prodotti devono rispondere a caratteristiche di affidabilità e funzionalità, lavorabilità, sicurezza nell’installazione, impermeabilità all’acqua, permeabilità al vapore, leggerezza, fonoassorbenza, inattaccabilità ai funghi; devono essere ignifughi e non devono sviluppare fumi tossici. Le lastre sono impiegate nelle costruzioni industriali, zootecniche, agricole, civili, oltre che come strato sottocoppo nel recupero di edifici antichi, riducendo, in quest’ultimo caso il peso complessivo della struttura di sottomanto. La tenuta all’acqua è garantita dalle dimensioni delle lastre, dal corretto fissaggio, dalla mutua aderenza nelle sovrapposizioni. La posa delle lastre segue gli stessi criteri esposti per le lastre metalliche: è opportuno che le sovrapposizioni siano effettuate in direzione opposta a quella dei venti dominanti; i punti di fissaggio sulle linee di colmo e di gronda, realizzati mediante cappellotti, come anche quelli sui correnti intermedi, devono essere posizionati sulle onde di sovrapposizione e in posizione centrale; le sovrapposizioni longitudinali, la cui lunghezza dipende dalla inclinazione della falda, non devono essere inferiori a 12 cm e devono essere eseguiti su tutte le onde. FIG. F.2.6./31 RACCORDI E CORRELAZIONI
ACCESSORI 35 cm 60 cm 162 ° 56 44 cm 145° 145 41

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
FIG. F.2.6./30 PROFILI DI LASTRE IN FIBROCEMENTO
m m

177 GUARNIZIONI E PROFILI SAGOMATI

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

57,5 57

5 6,

1100 mm Lastra di copertura a profilo europeo adatta astra a costruzioni zootecniche, agricole, civili
m m

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

195

61,5 61 1010 mm 235 980 mm Lastre sottocoppo impiegabili in interventi di recupero astre 350 6,5 mm 1130 mm Lastra adatta alla copertura di grandi luci astra peso delle lastre = 11 5 - 12 kg mq 11,5 kg/mq

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

6,

5

61,5 61

6,5

E.NTROLLO F. TERIALI,

mm

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

61,5 61

G.ANISTICA
URB

Guarnizione espansa di tenuta

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER
cm max 15

120° 120 COLMI ONDULATI 31

3
LASTRA SOTTOCOPPO COLMI A CERNIERA
30

m 0c
30
16 cm

cm
33/35 cm COLMI PER DIAGONALI

cm

0 30 cm

COLMI PER SHED SCOSSALINA SCOSSALINA LASTRA VERTICALE ELEMENTO DI RACCORDO LASTRA VERTICALE ELEMENTO DI RACCORDO COLMI ALI PIANE

ELEMENTO DI RACCORDO

ELEMENTO DI RACCORDO

RACCORDI DI FALDE A DIVERSA PENDENZA

RACCORDI CON PARETI VERTICALI
5 cm 2-1

EVENTUALE SIGILLANTE
> 20 cm

1

15 -

m 20 c

FISSAGGIO SU APPOGGI INTERMEDI

> 31% = 17 ° 17%-31% 17% 31% = 10 °-17 ° 17 10%-17% 10% 17% = 6 °-10 ° -10 SOVRAPPOSIZIONE DELLE LASTRE IN FUNZIONE DELLA PENDENZA

FISSAGGIO DELLA LINEA DI GRONDA

. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 181

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE
RACCOLTA E SMALTIMENTO DELLE ACQUE METEORICHE
L’impianto per la raccolta e smaltimento delle acque meteoriche deve essere indipendente da altri impianti di smaltimento delle acque usate (UNI EN 12056/3). Le acque meteoriche, mediante un’adeguata pendenza, confluiscono verso linee di raccolta e, da qui, convergono ai punti di raccolta dai quali sono inviate ai pozzetti per l’allontanamento definitivo (UNI 10372, 8090, 9460). Le linee di raccolta sono le linee di impluvio. Nelle coperture discontinue le linee di impluvio sono i canali di gronda e le converse; queste ultime sono collocate tra falde contigue. I canali di gronda hanno pendenza di circa 5 mm ogni metro; se realizzati in metallo, ogni 15 m deve essere previsto un giunto di dilatazione. Dai canali di gronda, attraverso i bocchettoni, l’acqua viene inviata nei discendenti pluviali. Eventuali griglie di protezione e pozzetti a cassetta evitano l’intasamento dei discendenti. I pluviali sono posti circa ogni 15 m. Il dimensionamento di grondaie e pluviali dipende dalla ampiezza delle superfici che afferiscono al singolo pluviale e dall’intensità media delle precipitazioni. I materiali impiegati nella realizzazione di gronde, pluviali e accessori sono: acciaio al carbonio protetto con zincatura, verniciatura o preverniciatura, acciaio inossidabile alluminio naturale o preverniciato, rame e le sue leghe, zinco al titanio, materie plastiche come il PVC (UNI EN 607). Per il dimensionamento dei pluviali cfr. la Tab. F.2.6./2. FIG. F.2.6./33 CANALI DI GRONDA PARANEVE

CHIUSURE ORIZZONTALI

FIG. F.2.6./32 DOCCIONE O GOCCIOLATOIO

Il paraneve frena la caduta delle masse nevose accumulatesi sulle coperture e di proteggere il canale di gronda dall’accumulo della neve. I paraneve sono adottati in zone a forte precipitazione nevosa e per coperture con pendenza compresa tra 20° e 60°%. Pendenze maggiori non producono grossi accumuli di masse nevose; pendenze minori non consentono lo scivolamento della massa nevosa mettendo a rischio la tenuta del sistema di copertura. TAB. F.2.6./16 SUPERFICI SERVITE DA CONVERSE E CANALI DI GRONDA SEMICIRCOLARI (UNI 9184) Dimensione nominale (mm) 75 100 125 150 175 200 250 Pendenze del canale di gronda (%) 0,5 18 40 70 100 150 220 400 1 25 55 95 150 210 300 550 2 35 80 135 200 300 430 780 4 50 110 190 300 420 600 1080 Superficie (mq)

F 182

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE DISCONTINUE

F.2. 6.
A.IONI Z

FIG. F.2.6./34 CANALI DI GRONDA E SCOSSALINE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FIG. F.2.6./35 TIPI DI SCOSSALINE SENZA RISVOLTO FERMA ACQUA (spessore 8 mm)

. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO

F 183

F.2. 6.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE DISCONTINUE

CHIUSURE ORIZZONTALI

➦ RACCOLTA E SMALTIMENTO DELLE ACQUE METEORICHE
FIG. F.2.6./36 CANALI DI GRONDA

GIUNTI DI SCORRIMENTO
FIG. F.2.6./37 GIUNTI DI SCORRIMENTO Per consentire le dilatazioni termiche i canali di gronda hanno generalmente lunghezza ≤ 15 m. Oltre tale misura è necessario inserire i giunti di scorrimento.

F 184

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • CHIUSURE ORIZZONTALI COPERTURE TRASLUCIDE E TRASPARENTI
COPERTURE DI VETROCEMENTO
Le coperture di vetrocemento, piane o inclinate, sono costituite da diffusori di vetro, l’armatura d’acciaio e il getto di calcestruzzo . Sono generalmente realizzate con pannelli prefabbricati, limitatamente alle possibilità di manovra e trasporto. La realizzazione in opera è in genere limitata alle grandi coperture piane, alle volte e alle cupole; questi casi richiedono un piano di posa in legname perfettamente liscio. FIG. F.2.7./1 DIFFUSORI ADATTI ALLA REALIZZAZIONE DI SOLETTE PIANE E CURVE

F.2. 7.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

CRITERI DI PROGETTAZIONE ED ESECUZIONE Se le sedi di appoggio sono costituite da travi in calcestruzzo, prima di posare in opera i pannelli è necessario attendere il completo disarmo e la stagionatura delle travi. Il vincolo tra le strutture che portano le solette di vetrocemento deve essere esclusivamente un vincolo di appoggio. Sono pertanto da escludere i vincoli di incastro o qualsiasi collegamento rigido con le strutture portanti. Analogamente a quanto accade per le pareti, tra le solette di vetrocemento e gli appoggi è necessario interporre, per l’intero perimetro, cartoni catramati o feltri bitumati al fine di assecondare gli scorrimenti relativi. L’impermeabilità è data dall’accurata costipazione dei getti, cosicché il calcestruzzo risulti privo di bolle d’aria e compatto, e dall’assenza di fenomeni di ritiro. Un adeguato dosaggio per il conglomerato cementizio è 400 Kg di cemento per 1.00 mc di impasto. L’armatura è realizzata con tondini di acciaio collocati tra i diffusori, adeguatamente distante da essi. Le armature principali sono collocate nella parte inferiore della soletta, tessute secondo la minore dimensione. Impiegando i pannelli, questi devono essere tenuti umidi per almeno 4 giorni, durante la fase di indurimento. Un’armatura di ripartizione viene posta al di sopra e ortogonalmente a quella principale. In prossimità dell’estradosso della soletta viene posto un ulteriore reticolo di tondini, posato quando il getto del conglomerato è giunto al livello. Tale reticolo è particolarmente indispensabile se la soletta è esposta a repentine variazioni termiche. Le fasce piane perimetrali hanno generalmente una larghezza maggiore di alcuni centimetri di quella delle fasce intervetro. L’accostamento di pannelli su elementi portanti richiede la realizzazione di giunti eseguiti con opportune modinature riempite con mastice di asfalto, oppure con coprigiunti in lamiera zincata, ancorati su tasselli di legno predisposti, che proteggono i bordi rialzati di pannelli contigui.

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

TAB. F.2.7./1 DIMENSIONAMENTO DELLE ARMATURE i H cm 19 19 22 19 5,5 8,5 6,0 5,5 4,0 7,0 4,0 4,0 8 10 10 8 h a b mm 6 8 8 6 4 4 4 4 c LUCE m 1,00 600 2000 900 600 8 10 10 8 a b mm 6 8 8 6 4 4 4 4 c LUCE m 1,50 200 800 350 200 8 10 10 8 a b mm 6 6 6 6 4 4 4 4 c LUCE m 2,00 100 350 150 100 - - 10 10 - - a b mm - - 6 6 - - - - 4 4 - - c LUCE m 2,50 - - 200 70 - - -

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FIG. F.2.7./2 ESEMPIO DI DIMENSIONAMENTO DELLE ARMATURE PER SOLETTE IN VETROCEMENTO – TONDINI Ø (mm) E SOVRACCARICO (kg/mq) SULLA LUCE LIBERA

. F.2.6 TURE R COPE NTINUE DISCO E . SLUCID F.2.7 TURE TRA PER RENTI CO PA S E TRA

F 185

F.2. 7.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE COPERTURE TRASLUCIDE E TRASPARENTI
➦ COPERTURE DI VETROCEMENTO
FIG. F.2.7./3 TIPI DI VINCOLO

CHIUSURE ORIZZONTALI

F 186

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI BALCONI

F.2. 8.
A.IONI Z

BALCONI
FIG. F.2.8./1 PARAPETTI, RINGHIERE, SCOSSALINE
CORRELAZIONE CON IL PARAPETTO PROFILO METALLICO AFFOGATO NELLA MURATURA

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

SCOSSALINA METALLICA PAVIMENTO ALLETTAMENTO GUAINA ASFALTO PAVIMENTO ALLETTAMENTO GUAINA ASFALTO ZANCA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

PENDENZA

PENDENZA SISTEMA DI ATTACCO PARAPETTI PREFABBRICATI

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

PARAPETTO IN MURATURA

PARAPETTO PREFABBRICATO

PIASTRA IN PIOMBO

TELAIO PARAPETTO SIGILLANTE SILICONICO

G.ANISTICA
URB

COPERTINA IN PIETRA SIGILLANTE SILICONICO TASSELLO A ESPANSIONE TELAIO ANCORATO CON TASSELLI A ESPANSIONE TELAIO ANCORATO CON ZANCHE ANNEGATE NEL GETTO DI CLS

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

MASSETTO PENDENZE GOCCIOLATOIO IMPERMEABILIZZAZIONE

TELAIO PARAPETTO GHIERA COPRIFILO

COPERTINE E SCOSSALINE

STRATO DI ASFALTO

IN PIETRA

SCOSSALINA A SCATTO

GUAINA ASFALTO TASSELLO IN LEGNO IN COTTO

IN LAMIERA

CORRELAZIONI ALLA CHIUSURA VERTICALE CON TAGLIO TERMICO INT INTONACO EST ANCORAGGIO A ESPANSIONE SCOSSALINA METALLICA PANNELLO ISOLANTE PAVIMENTAZIONE ALLETTAMENTO GUAINA ASFALTO MASSETTO PENDENZE PANNELLO ISOLANTE PAVIMENTAZIONE ALLETTAMENTO INT EST SCOSSALINA METALLICA ANNEGATA NEL CLS

SU PORTA FINESTRA

COLLO RETINATO

E . SLUCID F.2.7 TURE TRA PER RENTI CO PA S E TRA . F.2.8 NI O BALC

F 187

F.2. 9.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE GIUNTI DI DILATAZIONE
GIUNTI DI DILATAZIONE
Tutti i materiali, in misura diversa, sono soggetti a mutare dimensione se sottoposti a variazioni di temperatura. Nei corpi di fabbrica in elevazione, realizzati con materiali non adatti ad assorbire con continuità le deformazioni, è necessario predisporre delle discontinuità (calcolabili) per evitare che la dilatazione (positiva o negativa) non consentita, possa provocare fratture, coazioni, rotture. Particolare attenzione è richiesta nel disegno del giunto di dilatazione a evitare che la discontinuità possa agevolare la creazione di vie d’acqua, di ponti termici, di ponti acustici indesiderati. I materiali elastici predisposti a chiusura delle discontinuità possono necessitare di operazioni di manutenzione programmate. FIG. F.2.9./1 SOLAI DI COPERTURA E INTERMEDI

CHIUSURE ORIZZONTALI

TAB. F.2.9./1 COEFFICIENTI DI DILATAZIONE LINEARE DI ALCUNI MATERIALI METALLI E LEGHE acciaio 0,000012 alluminio 0,000024 bronzo 0,000018 ferro omogeneo 0,000012 ghisa 0,000011 ottone 0,000018 rame 0,000017 PIETRE – MURATURE ardesia 0,000010 arenaria 0,000010 conglomerato cementizio 0,000012 granito 0,000009 intonaco 0,000016 marmo 0,000007 muratura di pietrame 0,000006 muratura di mattoni 0,000006 pietra calcarea 0,000007 LEGNAMI (parallelamente alla fibra) abete 0,000003 acero 0,000006 pino 0,000005 quercia 0,000004 LEGNAMI (trasversalmente alla fibra) abete 0,000057 acero 0,000048 pino 0,000037 quercia 0,000054 VETRI 0,00000

F 188

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

CHIUSURE ORIZZONTALI GIUNTI DI DILATAZIONE

F.2. 9.
A.IONI Z

FIG. F.2.9./2 SOLAI DI COPERTURA E INTERMEDI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

. F.2.9 I DI T GIUN ZIONE A DILAT

F 189

F.3. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE TRAMEZZI

PARTIZIONI INTERNE

TRAMEZZI IN LATERIZIO, IN BLOCCHI DI CALCESTRUZZO, IN PANNELLI DI GESSO, IN LEGNO
Con il termine partizione interna si intende (UNI 7960) l’unità tecnologica destinata a separare gli spazi interni che sono compresi tra le partizioni orizzontali, a regolare le comunicazioni tra di essi e contribuire alla fornitura dei livelli di attrezzamento necessari allo svolgimento delle attività previste. La separazione è attuata dal punto di vista fisico, ottico, acustico, termico, psicologico. Le partizioni interne possono essere: semplici: quando assolvono la funzione principale di dividere gli spazi interni secondo quanto già detto; attrezzate: quando assolvono la funzione principale di dividere gli spazi interni ma contengono anche sistemi impiantistici; contenitori: quando, assolvendo la funzione principale, prevedono la possibilità di contenere oggetti; mobili: quando, attraverso facili meccanismi, possono essere rimosse annullando, con continuità nel tempo, la separazione tra ambienti. Le partizioni interne devono rispondere a requisiti relativi alle esigenze di fruibilità, di benessere, di incolumità e sicurezza, di prevenzione contro il danneggiamento; devono rispondere a esigenze estetiche, di utilizzazione delle risorse (integrabilità con elementi diversi), di eventuale coordinamento dimensionale, di sicurezza nella fase di produzione. FIG. F.3.1./1 TIPOLOGIE DEGLI ELEMENTI

25

33

50 25 33

50

25

33

25

12/15

25

25

8

TRAMEZZE

8 12 8 6

TRAMEZZE SUPER 40/50 60/120 200 40 50/60 120/200

12

120 140/160 120/140 160

IN LATERIZIO

25 25 8 TRAMEZZONE 12 TAVELLONI 3/4/6

IN GESSO

IN CALCESTRUZZO ALLEGGERITO

A GIUSTAPPOSIZIONE

A INCASTRO GETTO CON ARMATURA ORIZZONTALE

ARCHITRAVI GETTO CON ARMATURA VERTICALE

cm 12 x 27 x 74

cm 6 x 50 x 66,6

RINFORZI

cm 6 x 33,3 x 100

cm 6 x 50 x 66,6 CON ARCHITRAVE SENZA ARCHITRAVE RIVESTIMENTO IN COMPENSATO IMPIALLACCIATO A FACCIA VISTA

PARTIZIONI CON TELAI DI LEGNO

TELAIO IN LEGNO

PANNELLO IN GESSO CORNICI IN CEMENTO O GESSO BATTISCOPA IN CERAMICA BATTISCOPA IN LEGNO

RIVESTIMENTO IN MASONITE O COMPENSATO FINITO CON CARTA BATTISCOPA ATTREZZATO PROFILO IN ALLUMINIO A SCATTO CAVI ELETTRICI PROFILO METALLICO PORTANTE TASSELLO A ESPANSIONE GUARNIZIONE LIVELLO PAVIMENTO

F 190

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARTIZIONI INTERNE TRAMEZZI

F.3. 1.
A.IONI Z

LASTRE E PANNELLI
FINITURA IN LASTRE DI INTONACO
Lo strato di finitura delle partizioni interne può essere realizzato con intonaco (cfr. F.1.2). Sull’intonaco possono essere successivamente applicate le tappezzerie, le carte da parati, le pitture, gli stucchi. Altri sistemi di finitura prevedono l’impiego di doghe (metalliche, di legno, di materiali plastici) ovvero lastre di intonaco prefabbricate. TAB. F.3.1./1 PANNELLI DI GESSO SU POLISTIROLO ESPANSO Lastra + Spessore Peso PE +lastra totale (kg/mq) (mm) (mm) 10 + 20 + 10 10 + 30 + 10 10 + 40 + 10 10 + 50 + 10 10 + 60 + 10 10 + 70 + 10 10 + 80 + 10 40 50 60 70 80 90 100 16,80 17,00 17,10 17,30 17,40 17,60 17,70 Lastra + PE(mm) 10 + 20 13 + 20 10 + 30 13 + 30 10 + 40 13 + 40 10 + 50 13 + 50 Spessore Peso totale (kg/mq) (mm) 30 33 40 43 50 53 60 63 8,7 10,7 8,7 11 8,9 11,2 9 11,3 Lastra + PE (mm) 10 + 60 13 + 60 10 + 70 10 + 80 10 + 90 10 + 100 Spessore Peso totale (kg/mq) (mm) 70 73 80 90 100 110 9,2 11,5 9,3 9,5 9,6 9,8 Lastra (mm) 10 + 30 10 + 40 10 + 50 10 + 60 10 + 70 10 + 80 10 + 90 10 + 100 Spessore Peso totale (kg/mq) (mm) 40 50 60 70 80 90 100 110 9,3 9,6 10 10,3 10,7 11 11,4 11,7 Lastra + lana (mm) 10 + 30 10 + 40 10 + 50 10 + 60 10 + 70 10 + 80 10 + 90 10 + 100 Spessore Peso totale (kg/mq) (mm) 40 50 60 70 80 90 100 110 10,7 11,6 12,5 13,4 14,3 15,2 16,1 17,0

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

FIG. F.3.1./2 SCHEMI DI INCOLLAGGIO CON MALTA ADESIVA
3 cm

G.ANISTICA
35 35 Ø10 10 SU FONDI IRREGOLARI 1. LASTRA IN GESSO
1 2

35

35

URB

SU FONDI REGOLARI 1. LASTRA IN GESSO 3 cm 1 2 1 3. BARRIERA AL VAPORE 2. POLISTIROLO ESPANSO O ESTRUSO (densità (densit 35 kg/m 3) 2. POLISTIROLO ESPANSO O ESTRUSO (densità (densit 35 kg/m 3) 2. LANA DI ROCCIA VULCANICA AD ALTA DENSITA' (30 kg/m 3) 1. LASTRA IN GESSO 1 3 2 1 1. LASTRA IN GESSO 1 2

1

3

2

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE

1. LASTRA IN GESSO 2. POLISTIROLO ESPANSO O ESTRUSO (densità (densit 35 kg/m 3)

3. BARRIERA AL VAPORE 2. POLISTIROLO ESPANSO O ESTRUSO (densità (densit 35 kg/m 3)

SUCCESSIONE DEGLI STRATI NELLE LASTRE SANDWICHES COLLA BARRIERA AL VAPORE Spessore 1 cm COLLA BATTISCOPA FOGLIO IN PVC PAVIMENTO COLLA VITI

CORRENTI IN LEGNO

LEGNO PAVIMENTO

F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

CORRELAZIONE D ANGOLO D’ANGOLO

MONTAGGIO

PER LOCALI UMIDI (bagni, cucine)

CON TELAIO INCHIODATO ALLA MURATURA ESISTENTE

FORO PER SCATOLA IMPIANTO ELETTRICO

CAVI ELETTRICI

TRACCE PER MPIANTI

TASSELLO ANCORATO ALLA MURATURA RETROSTANTE

MURO

PER CARICHI LEGGERI

PER CARICHI PESANTI

. F.3.1 ZZI E TRAM

F 191

F.3. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE TRAMEZZI
➦ LASTRE E PANNELLI
LASTRE DI GESSO SU ORDITURA METALLICA
L’ordito metallico è realizzato con profili in lamiera d’acciaio di almeno 0,60 mm di spessore, piegata a freddo, protetta contro la corrosione mediante una galvanizzazione a caldo. Gli elementi di fissaggio delle lastre di gesso al telaio sono costituiti da viti a testa svasata, in modo da non penetrare nella lastra; l’impronta per l’avvitatura è a croce e le viti devono essere protette contro la corrosione mediante un trattamento di fosfatazione o con un rivestimento di cadmiatura (UNI 9227). Le modalità di esecuzione delle partizioni interne mediante lastre di gesso rivestito su orditura metallica sono contenute nella norma UNI 9154. La svasatura del pannello è fatta per alloggiare e integrare in essa lo spessore del sistema di connessione (colle, malte, bande tessili).

PARTIZIONI INTERNE

FIG. F.3.1./3 CARTONGESSO
ELEMENTI DI FISSAGGIO SVASATA CON IMPRONTA A CROCE SVASATA CON IMPRONTA A CROCE TONDA CON IMPRONTA A CROCE 25 o 100 TIPI DI PROFILATI PER IL TELAIO TIPI DI BORDI DELLE LASTRE ASSOTTIGLIATO

a “C”

25 o 45

a “U” ad “ Ω”

DRITTO

9,5 o 25

SMUSSATO

ATTACCHI A SOFFITTO

SU MONTANTI

SU LASTRA DI GESSO

SU PIGNATTA MASSETTO

FOGLIO DI PROTEZIONE IN PVC

ATTACCHI A PAVIMENTO POSA SU CALCESTRUZZO CEMENTIZIO

CON VITE A ESPANSIONE

CON VITE

A COLLA

TOLLERANZA DI MONTAGGIO

FIG. F.3.1./4 GIUNTI DI CORRELAZIONE
CHIUSURA DEI GIUNTI LASTRA IN GESSO MALTA DI RIEMPIMENTO NASTRO ARMATO INCROCIO A "T" VANO LIBERO

ANGOLO

STRATI DI FINITURA SOVRAPPOSTI

CONTROTELAIO

LASTRA IN GESSO MALTA DI RIEMPIMENTO

ATTACCO A UN SERRAMENTO INTERNO

ELEMENTI ELASTICI

FINITURA CORRELAZIONE CON I VANI GIUNTO DI DILATAZIONE

F 192

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARTIZIONI INTERNE TRAMEZZI

F.3. 1.
A.IONI Z

LASTRE DI GESSO SU ORDITURA METALLICA E ACCESSORI
FIG. F.3.1./5 DISPOSIZIONI PARTICOLARI DI POSA IN OPERA
3 PANNELLI ISOLANTI 2 PANNELLI ISOLANTI TRAMEZZI INSONORIZZATI (Peso: – 57 kg/ml)

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
2 PANNELLI ISOLANTI

ISOLANTE IN FIBRE MINERALI

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO
TRAMEZZI INSONORIZZATI (Peso: – 70 kg/ml)

E ESE ESSIONAL PROF

TRAMEZZO

3 PANNELLI ISOLANTI

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

CORRELAZIONI TRA PARETI INSONORIZZANTI ISOLANTE IN FIBRE MINERALI SOLAIO POSA IN OPERA DI PANNELLI CURVI CENTINATURA IN LEGNO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

LATO DELLA LASTRA DA INUMIDIRE

SOSPENSIONE

CONTROSOFFITTO IN GESSO TRAMEZZO

TELAIO IN MULTISTRATO TRUCIOLATO O INTERASSE DI 1200 mm

LISTE DI MASONITE LISTELLI IN LEGNO

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER
TELAIO SUPPORTO SENZA TESTA TASSELLO IN LEGNO

b 900-1200 mm REGOLI PER SUPERFICI CURVE CENTINA RICAVATA DA PROFILATO MECCANICI VARIABILI POSA PARALLELA A) ESTERNO DRITTO

a

a

a

b lunghezza della lastra POSA PERPENDICOLARE B) ESTERNO CURVATO

MURO

MURO

MURO STAFFA SUPPORTO CASSETTA INCASSO

PANNELLO DI GESSO PANNELLI DI GESSO SU SUPPORTI PORTANTI ESISTENTI

PANNELLO DI GESSO

PANNELLO DI GESSO

CARICHI LEGGERI (quadri, specchi ecc.)

kg 15 APPENDIQUADRI

GAMMA DI VITI UTILIZZABILI

CARICHI MEDI (armadietti, mensole, applique ecc.)

kg 40 A TESTA TONDA ANCORETTA A CADUTA TESTA FRESATA SUPPORTO RUBINETTERIA TASSELLO IN PLASTICA SSELLO A SQUADRA GUIDA A GANCIO SUPPORTO UNIVERSALE BILATERALE SUPPORTO PER SERVIZI IGIENICI

PENSILI LIBRERIE

kg 50

ANCORETTA A SCATTO

A OCCHIELLO

. F.3.1 ZZI E TRAM

F 193

F.3. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE TRAMEZZI
PARTIZIONI SPOSTABILI
FIG. F.3.1./6 SEMPLICI
PANNELLO CON VANO VETRABILE PANNELLO PORTA PANNELLO OPACO

PARTIZIONI INTERNE

FIG. F.3.1./7 ATTREZZATE
PORTA VETRINA ANTE OPACHE

H3 H H2 H1 ELEMENTI TIPO

H3 PANNELLO CON SOPRALLUCE 2150 ELEMENTI TIPO

H3 H H2

H3

2150 H1

60

60

60 SEZIONE VERTICALE SU MODULO CIECO

H3

H3

H3
RIPIANO ISOLANTE

H2

H

H

2150 2150 H1
SISTEMA DI CONTRASTO

60 VETRATO PORTA GIUNZIONI OPACO

BATTISCOPA ATTREZZATO 60 SOPRALLUCE 460-500

LM

ANTA OPACA

76

LM a "T"

LM

5 CORRENTE

LM a "L" LM S

ANTA VETRATA LM

SPORTELLO LM

PORTA IN CRISTALLO ANTINFORTUNIO

MODULO CON PORTA TAMBURATA

950 o LM PORTA TAMBURATA EVENTUALE VANO PASSAGGIO CAVI

SEZIONE ORIZZONTALE GIUNZIONE CONTROMURATURA SOTTO MODULO

INSONORIZZAZIONE SPORTELLO OPACO SPORTELLO ARMADIO VETRATO

S 950 + S = LM LM 5-15 LM SEZIONE ORIZZONTALE

S

950 S + 950 = LM LM SEZIONE ORIZZONTALE

F 194

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARTIZIONI INTERNE SERRAMENTI INTERNI

F.3. 2.
A.IONI Z

PORTE
Il legno utilizzato per realizzare serramenti interni deve essere stagionato, deve avere un contenuto d’acqua inferiore al 15%, non deve avere nodi, non deve avere fenditure. Il legno deve essere sottoposto a trattamenti superficiali e/o impregnanti. L’idoneità tecnica delle specie legnose per serramenti interni è descritta nella norma UNI 8938, mentre i procedimenti di impregnazione e di preservazione fanno capo alla norma UNI 8662/2. FIG. F.3.2./1 PORTE
TELAIO FISSO SERRAMENTO IN LAMIERA
0

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

CONTROTELAIO

TELAIO CONTINUO DOGA TELAIO IN ACCIAIO INSERITO NEL PROFILO MOSTRA IRRIGIDIMENTO IN PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO

20

20

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

VANO LIBERO 196 ÷ 210

PANNELLO
0 40

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

ELEMENTI D'IMBOTTE

H MANIGLIA 105

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

25,4

max 90 (1 anta anta)

TELAIO MOBILE

CONTROTELAIO IN LAMIERA PIEGATA

DOGHE ALVEOLATE IN PVC

4 40

G.ANISTICA
URB

IN LEGNO (tavolato) (tavolato

IN LEGNO (tamburato (tamburato) IN LEGNO (specchiata)

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC
INTONACO CONTROTELAIO

F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

IN LEGNO (multistrato) (multistrato METALLO SMALTATO

IN PROFILO D’ACCIAIO D ACCIAIO TELAIO FISSO IN ACCIAIO MOSTRA MOSTRA

TELAIO IN METALLO

TELAIO IN PROFILO D’ACCIAIO ACCIAIO

PORTA IN LEGNO

SEZIONE VERTICALE

PORTA SCORREVOLE INSERITA NELLO SPESSORE DEL TRAMEZZO TRAMEZZO LAMIERA D’ACCIAIO ZINCATA ACCIAIO ARMATURA SALDATA ALL’INVOLUCRO ALL INVOLUCRO IN LAMIERA

PORTA SCORREVOLE INSERITA IN UN TRAMEZZO PROFILO DI TENUTA TRAMEZZO

GUARNIZIONI BATTUTA

ZANCA

FERMO

INTONACO

MOSTRA

. F.3.1 ZZI E TRAM
REGOLAZIONE MECCANISMO DI SCORRIMENTO SEZIONE CAVALLOTTO DI FISSAGGIO ALLA PORTA PROSPETTO LATERALE GUIDA A PAVIMENTO FERMO A PAVIMENTO

. F.3.2 MENTI SERRA I N INTER

F 195

F.3. 2.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SERRAMENTI INTERNI
PORTE ANTINCENDIO
Sono realizzate in lamiera d’acciaio pressopiegata, calibrata a freddo, con interposti materiali ignifughi. Possono essere anche vetrate con specchiature adatte. La battuta, le serrature, le cerniere e tutti gli accessori devono confortare la classe di tenuta prevista dalle ante. Le prove certificano la classe d’appartenenza: RE attituFIG. F.3.2./2 CORRELAZIONI CON IL VANO MURARIO
LAMIERA PIEGATA MAX 5 TOLLERANZA 48 REI 60 63 REI 120 58 REI 60 73 REI 120

PARTIZIONI INTERNE

dine alla resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco, REI attitudine alla resistenza meccanica e all’isolamento termico (impedisce il passaggio di calore e di fumo sul lato opposto); il numero che segue la certificazione indica la durata della prestazione provata in minuti primi: 60, 90, 120 (cfr. Pareti perimetrali, verticali, laterizio – Com-

portamento al fuoco). Le guarnizioni nelle porte REI sono termoespandenti in modo da assicurare l’isolamento completo tra gli ambienti. Il comando di chiusura può essere affidato a sistemi di termovalvole. Se la porta funziona anche come uscita di sicurezza sarà corredata da maniglia antipanico.

MAX 5 TOLLERANZA

MATERIALE ISOLANTE 58 mm 15

32 GUARNIZIONE TERMOESPANDENTE

GUARNIZIONE TERMOESPANDENTE

58 mm

GUARNIZIONE TERMOESPANDENTE

34

L1

L2

34

INSERZIONE OBLO OBLO’ NELLA PORTA CON VETRO REI 120

REI 120 GUARNIZIONI TERMOESPANDENTI

GUARNIZIONI TERMOESPANDENTI

FERMAVETRO

REI 60 INSERZIONE OBLO’ OBLO NELLA PORTA CON VETRO REI 60 5 mm

11 59 mm TELAIO ESTERNO VANO GUARNIZIONE TERMOISPANDENTE

35 mm TELAIO ESTERNO

32 mm TELAIO ESTERNO 20-30 mm PROFILO

VANO

CON TELAIO DI BATTUTA

32 mm CON TELAIO DI BATTUTA

PROFILO IN LAMIERA PER LA MOSTRA COPRIFILO

200 mm ZANCA

50÷60 50 60 mm

CONTROTELAIO
REI 60 50 x 30 x 2 REI 120 60 x 30 x 2 REI 60 50 x 20 x 2 REI 120 60 x 20 x 2 REI 60 50 x 30 x 2 REI 120 60 x 30 x 2 ZANCA 200 mm DISTANZIATORI PER IL TRASPORTO DA DISSALDARE IN OPERA CONTROTELAIO

DIMENSIONI CONTROTELAIO

F 196

VANO

GUARNIZIONE TERMOISPANDENTE

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

PARTIZIONI INTERNE SERRAMENTI INTERNI

F.3. 2.
A.IONI Z

RIVESTIMENTI ANTINCENDIO
FIG. F.3.2./3 RIVESTIMENTI ANTINCENDIO
RIVESTIMENTO DI TRAVE PROFILO A “C” C 50 x 27 x 0,6 mm RIVESTIMENTO DI PILASTRO LASTRE IN GESSO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

TASSELLO O MORSETTO PROFILO A “C” C 50 x 27 x 0,6 mm LASTRE IN GESSO TRAVE IN ACCIAIO LASTRE IN GESSO COTTO STUCCO SIGILLANTE TRAVE IN ACCIAIO PARASPIGOLO PER LASTRE DA 31 x 31 mm

C.RCIZIO
PILASTRO IN ACCIAIO

E ESE ESSIONAL PROF

PROFILO ANGOLARE 19 x 24 mm

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

MORSETTO PROFILO A “C” C 50 x 27 x 0,6 mm TAVELLA

MORSETTI PER PROFILI DI BORDO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

SPEZZONE DI PROFILO A “C” C 50 x 27 x 0,6 mm COME FERMOLASTRA SEZIONE VERTICALE

G.ANISTICA
URB

LASTRA IN GESSO COTTO IN ADERENZA ALL INTRADOSSO DEL SOLAIO ALL’I

STUCCO SIGILLANTE MORSETTO PER PROFILI A “C” C

PILASTRO IN ACCIAIO PROFILO A “C” C 50 x 27 x 0,6 mm SEZIONE ORIZZONTALE

RIVESTIMENTI DI CAVEDI

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

PROFILO ANGOLARE DA mm 50 x 50 x 0,6 ASTA FILETTATA SEZIONE ORIZZONTALE nastro spessore 15 mm lunghezza 100 mm LASTRE GESSO COTTO PROFILO A “C” C 50 x 40 x 3 mm PROFILO A “C” C 50 x 40 x 3 mm SEZIONE VERTICALE NASTRO SPESSORE 5 mm LUNGHEZZA 20 mm VANO LASTRE FIREBOARD GRAPPE IN ACCIAIO VITE AUTOPERFORANTE FOSFATA mm 3,9/35

F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

LASTRE IN GESSO

SEZIONE VERTICALE

LASTRE IN GESSO SPESSORE MINIMO 25 mm GRAPPE IN ACCIAIO

nastro spessore 15 mm lunghezza 100 mm

CANALETTA PORTACAVI CANALETTA

stucco nastro spessore 25 mm lunghezza 20 mm

VITE AUTOPERFORANTE FOSFATATA 3,9/35 mm NASTRO SPESSORE 25 mm LUNGHEZZA 20 mm

PROFILO A “C” C 50 x 40 x 3 mm

SEZIONE ORIZZONTALE

PROFILO ANGOLARE 50 x 50 x 0,6 mm

. F.3.2 MENTI SERRA I N INTER

F 197

F.4. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SCALE
SCALE
FIG. F.4.1./1 SCHEMI COSTRUTTIVI
SCALE IN PIETRA

ELEMENTI DI COMUNICAZIONE VERTICALE

SCALA IN MURATURA

GRADINO IN PIETRA

SCALA APPOGGIATA SUL NUCLEO CENTRALE A SBALZO

SCALA A SBALZO DAL MURO D AMBITO D’AMBITO

SOLETTA RAMPANTE VOLTINE A QUARTO DI PADIGLIONE VOLTINE A COLLO D’OCA D OCA SEZIONE

ALCUNE TIPOLOGIE DI GRADINI IN PIETRA SCALE IN CEMENTO ARMATO

VOLTINE A BOTTE

PIANTA 39 22

SCHEMA COSTRUTTIVO PIANEROTTOLO PREFABBRICATO 28 GRADINO A SBALZO SCALA SU SOLETTA (i gradini sono portati) p a SCALA A SBALZO (i gradini sono delle mensole) p a TRAVE A GINOCCHIO 17

RIPRISTINO ARMATURA RAMPA PREFABBRICATA

SPESSORE 12-20 cm

SPESSORE 3-6 cm EVENTUALE BOCCIARDATURA ANTISCIVOLO

RIVESTIMENTO IN GOMMA POSATO A COLLA

LASTRA MALTA DI ALLETTAMENTO CONTRASTI PROVVISORI ESEGUITI CON MATTONI PIENI E GESSO SCAGLIOLA

LASTRE IN COTTO MALTA DI ALLETTAMENTO SOTTOGRADO 2 cm GRADO 3 cm GRADINO ESEGUITO IN MATTONI FORATI

LASTRA

SOTTOGRADO IN COTTO

INTONACO CLS ARMATO

CLS ARMATO EVENTUALE PARASPIGOLO IN LAMIERA ZINCATA O DI ALLUMINIO RIVESTIMENTO POSATO A COLLA BETONCINO IN CEMENTO FRATTAZZATO 17 CLS ARMATO 4 TAVOLA SCHIUMA POLIURETANICA EVENTUALE PARASPIGOLO IN LAMIERA ZINCATA O DI ALLUMINIO PROFILI IN LEGNO D’ANCORAGGIO D ANCORAGGIO VITE DI FISSAGGIO GRADO FINITO 30 3

5

F 198

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

ELEMENTI DI COMUNICAZIONE VERTICALE SCALE

F.4. 1.
A.IONI Z

FIG. F.4.1./2 SCHEMI COSTRUTTIVI
SCALE IN LEGNO MANCORRENTE BALAUSTRA TAVOLATO IN LEGNO DURO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
TRAVI IN LEGNO PORTANTI PIANEROTTOLO PIANEROTTOLO TAVOLATO PORTANTE FINITURA IN MOQUETTE A BALAUSTRA MANCORRENTE

PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

TRAVE PORTANTE BALAUSTRA GRADINO

CONTROVENTATURA

G.ANISTICA
URB

FINITURA IN LEGNO DURO TAVOLATO PORTANTE SEZIONE A A

A SCHEMA DI PROSPETTO SCALE IN ACCIAIO TUBOLARE Ø 30

SUPPORTO GRADINO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

BALAUSTRA

MANCORRENTE

CLS IN OPERA

RINGHIERA GRADINO

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC
LAMIERA STIRATA

PARTICOLARE DI SEZIONE DEI PARAPETTI GIUNTO DI DILATAZIONE GETTO IN CLS SUPPORTO IN LAMIERA STIRATA

GRADINO AUTOPORTANTE IN CLS LEGNO DURO INCOLLATO GOMMA INCOLLATA 0,5 0,7 0,5-0,7

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

SUPPORTO IN LAMIERA STIRATA SCALE ESTERNE SOLETTA IN CLS SOTTOFONDO RIGIDO 10 cm QUOTA TERRENO

FELTRO INCOLLATO

LAMIERINO STIRATO

LAMIERINO STIRATO

GHIAIA

GHIAIA

10 SOTTOGRADO PREFABBRICATO IN CLS VIBROCOMPRESSO

SOTTOGRADO

. F.4.1 SCALE

F 199

F.4. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE SCALE
➦ SCALE
FIG. F.4.1./3 SCALE IN ACCIAIO, A CHIOCCIOLA, SPECIALI

ELEMENTI DI COMUNICAZIONE VERTICALE

GRADINI PREFABBRICATI PEDATA GRADINO TERRAZZO TONDO PORTANTE SPESSORE DI ALZATE TIRAFONDI SCALA A CHIOCCIOLA CON GRADINI A SBALZO

ALZATA

PARAPETTO

TUBOLARE PER CORRIMANO

GRADINI A MURO

ASSE CENTRALE; può pu terminare a livello del corrimano o proseguire sino al soffitto PIASTRE D’APPOGGIO APPOGGIO

PIANTA LIVELLO DI PIANO PIEDE D’APPOGGIO APPOGGIO

CORRIMANO IN LEGNO O METALLO

BASE DI APPOGGIO

SCALE DI SERVIZIO

SCALA A CHIOCCIOLA CON GRADINI APPOGGIATI

FIG. F.4.1./4 SCALE A SCOMPARSA

F 200

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

ELEMENTI DI COMUNICAZIONE VERTICALE ASCENSORI E AUSILI MECCANICI

F.4. 2.
A.IONI Z

ASCENSORI E AUSILI MECCANICI
FIG. F.4.2./1 VANI E LOCALI MACCHINE
SCHEMI VANI ANTINCENDIO VANO MACCHINE 130 ACCESSO INDIPENDENTE 240 VANO FILTRO PIANO COPERTURE CANNE DI VENTILAZIONE DISIMPEGNO AERATO CANNE DI VENTILAZIONE VANO FILTRO DETTAGLIO DELLE CANNE DI VENTILAZIONE CABINA VANO MACCHINE PORTE R.E.I. PORTE R.E.I. CANNE DI VENTILAZIONE SCALA

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

350 220 CABINA ULTIMO PIANO

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO
A'

CO NTALE AMBIE

A ULTIMO PIANO

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

SHUNT

G.ANISTICA
URB

150 ASCENSORE OLEODINAMICO

160 ASCENSORE ELETTROMECCANICO SEZIONE A-A' A-A PIANTA

AERAZIONE MAX 5 cm PORTE DI PIANO PIANEROTTOLO PORTE DI CABINA PROFILI IN METALLO 35 cm MURO TAGLIAFUOCO PORTA R.E.I. AERAZIONE VANO CORSA

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

25 MAX 5 cm TOLLERANZA MINIMA 20 cm 20 cm

APERTURA AERAZIONE VANO SCALE

PORTA R.E.I.

SOLAIO TAGLIAFUOCO

CABINA ASCENSORE INCOMBUSTIBILE

75

min 70
m

m n in

in

7 70

min 75

PIATTAFORMA

40

90 min 130 BRACCIOLO GIREVOLE

min 70 max 110 93 59 53 30 110 SEDILE PREFERIBILMENTE < 4 m 53 30 46 25

. F.4.1 SCALE SILI . F.4.2 SORI E AU N ASCE NICI A MECC

F 201

F.5. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE BAGNI
PARETI TECNICHE
Sono pareti che, oltre la funzione di separare gli ambienti, associano o integrano le esigenze impiantistiche ad essi relativi. La schematura idraulica delle cucine e dei bagni è composta da: a) sistema di alimentazione; b) sistema di smaltimento; c) sistema di ventilazione. L’alimentazione provvede alla distribuzione dell’acqua fredda e calda, alla distribuzione del gas combustibile, all’immissione di aria fresca. Lo smaltimento provvede a scaricare le acque usate, i gas combusti, l’aria esausta. La ventilazione provvede alla aerazione dei collettori di scarico. Per quanto riguarda i materiali utilizzati nella realizzazione delle schemature essi dovranno rispondere a una serie di requisiti fisici, chimici, di messa in opera e di ubicazione indicati dalle normative in relazione ai sistemi dei quali sono componenti (alimentazione, smaltimento, ventilazione) e alla tipologia di appartenenza (residenze, edifici pubblici, ospedali). Le schemature vanno adeguatamente isolate con provvedimenti termoacustici (materassini di fibra di vetro, guaine in espanso, schiume di resine poliuretaniche), a evitare fenomeni di condensa, dispersione di calore, trasmissione di rumori. Le schemature dovrebbero essere ubicate in modo da garantire una buona manutenzione delle stesse senza dover distruggere altri elementi costruttivi. Il sistema di alimentazione, a valle della bocca di erogazione (e contatore) della azienda erogatrice, deve fare capo a un sistema di saracinesche che garantisca l’intercettazione del flusso entrante e il suo arresto. Le tubazioni sono completate da raccorderie varie, che ne permettono l’assemblaggio, dalle rubinetterie, dai sifoni (chiusure idrauliche), dagli organi di lavaggio del vaso igienico. I vani che ospitano i servizi devono garantire una facile pulizia e un’adeguata igiene. Gli apparecchi devono trovare, nelle pareti che delimitano il vano, sistemi di fissaggio sicuri e affidabili. Le norme riguardano, in particolare: 1. tubazioni, raccorderie, rubinetterie, miscelatori; 2. apparecchi sanitari e acquai; 3. sifoni; 4. apparecchi termici; 5. apparecchi elettrici di comando. A queste vanno aggiunte quelle più generali sui materiali da costruzione che comunque intervengono nella realizzazione del manufatto.

ARREDI

FIG. F.5.1./1 PARETE TECNICA PER VASO E BIDET SOSPESI

ATTACCO DI ACQUA CALDA A DISPOSIZIONE

ATTACCO DI ACQUA FREDDA A DISPOSIZIONE

ATTACCHI ACQUE FREDDA E CALDA PER APPARECCHI DERIVATI

TRAVERSE PORTANTI

ATTACCO DI VENTILAZIONE PER APPARECCHI DERIVATIDERIVATI

COLLETTORE DI VENTILAZIONE

GRUPPO DI MISCELA BIDET PIASTRA DI FISSAGGIO VASO H PIASTRA DI FISSAGGIO BIDET RUBINETTI DI INTERCETTAZIONE ACQUE FREDDA E CALDA PAVIMENTO FINITO

ATTACCO DI SCARICO PER APPARECCHI DERIVATI COLLETTORE DI SCARICO TIRANTI PER FISSAGGIO BLOCCO

VITI DI REGOLAZIONE PER MESSA A LIVELLO BLOCCO

COLONNA DI CIRCOLAZIONE ACQUA CALDA

TAB. F.5.1./1 INDICAZIONI GEOMETRICHE H-L = ALTEZZA E LUNGHEZZA DEL BLOCCO (parete tecnica) Possono variare in funzione dell’esecuzione del blocco. Le minime dimensioni per un’esecuzione standard sono di 90 x 90 cm. Si possono comunque realizzare pareti tecniche di oltre 5 m di lunghezza e di altezza superiore a 2,50 m.
COLONNA DI VENTILAZIONE COLONNA DI SCARICO COLONNA DI ACQUA FREDDA COLONNA DI ACQUA CALDA

PARETE FINITA

S = SPESSORE DEL BLOCCO ESCLUSO IL TAMPONAMENTO 10 cm 15 cm 20 cm 25 cm 30 cm 35 cm 40 cm per blocchi singoli e doppi dove non siano installati vasi per blocchi singoli dove siano installati vasi per blocchi doppi dove siano installati vasi per esecuzioni speciali
L DISTANZIALI

S

PARETE FINITA

GANASCE DI FISSAGGIO

F 202

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

ARREDI BAGNI

F.5. 1.
A.IONI Z

APPARECCHI SANITARI
FIG. F.5.1./2 APPARECCHI SANITARI IN CERAMICA
DOCCIA ALTA A SNODO L/2 75/80 170/180 42/46 170/180 64 107 VENTILAZIONE Ø 40 GRUPPO MISCELAZIONE BOCCA EROGAZIONE 200 L/3

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG
L

E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

70/80

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

60

56,5 VASCA A GREMBIALE MENSOLA Ø 30 TUBO VENTILAZIONE Ø 35 TUBO SCARICO 1 EROGAZIONE Ø_ 2 ACQUA 53 42 50 VASCA A SEDILE 20 SCARICO Ø 40 GRIGLIA RIBALTABILE

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

VASCA DA RIVESTIMENTO LAVABO A MENSOLA

ENTRATA ACQUA PER IL LAVAGGIO DA CASSETTA O FLUSSOMETRO

PILETTA SCARICO SIFONE PIANO FINITO

DOCCE SOFFIONE DOCCIA CENTRALE SOFFIONE DOCCIA A PARETE CON SNODO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

BOCCA DI EROGAZIONE

PIANTA SEZIONE VUOTATOIO AD ASPIRAZIONE BIDET DOCCIA CENTRALE H = 200

DOCCIA LATERALE H = 189,5

RUBINETTO DI ARRESTO 79/81 SIFONE A BOTTIGLIA 3/6

GRUPPO MISCELAZIONE DOCCIA

RUBINETTO

G.ANISTICA
URB

34/39

12 LAVABO A COLONNA 2,5

55/65

PIANTA

VENTILAZIONE

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER
SEZIONE

130

38/40 40/60

SCARICO Ø 30 PIATTO DOCCIA 55/75 ORINATOIO A STALLO SEZIONE VASO SOSPESO (scarico a parete) 63 20/40 100/130 50/65 LASTRA DI PIOMBO 50/65 PIANTA 20 SCATOLA SIFONATA A 32 SEZIONE VASO A CADUTA CON CASSETTA ALTA 51 58/62 45/49 45/60 70/78 SCARICO Ø 60 TUBO CADUTA Ø 30 34 PIANO PAV. FINITO PIANO RUSTICO PIANTA VASO AD ASPIRAZIONE CON CASSETTA BASSA 20 48/50 MANOPOLA 38 COPERCHIO SEDILE 36 SCARICO CON GRIGLIA LASTRA DI PIOMBO

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

37

37/41

ORINATOIO A PARETE

54 60 SEZIONE SCARICO A PAVIMENTO SCARICO A PARETE 35/37,5 PIANTA SEZIONE

PIANTA

. F.5.1I BAGN

F 203

F.5. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE BAGNI
➦ APPARECCHI SANITARI
FIG. F.5.1./3 VASCHE E DOCCE TERMOFORMATE

ARREDI

183

150/160

170

35 70 35 19 85 TUBAZIONI PER I GETTI 85 85 70

59

152

26 26 86 97

183 5 45 45 60 7

5

60 60

32

POMPE E MOTORI

25 TELAIO 19

CON IDROMASSAGGIO PER 1 PERSONA

192 135
50

CON IDROMASSAGGIO PER 2 PERSONE

106 137 212 150 106 27 91 137 91 CON IDROMASSAGGIO PER 4 PERSONE 148 140 65 216 57 50 56 15 170 CON IDROMASSAGGIO PER 2 PERSONE 106 70 86 BLOCCO VASCA / DOCCIA 106 13 53 100 DOCCIA CON SAUNA 37,5 37,5 215 106 70 DOCCIA D’ANGOLO ANGOLO 148 75 DOCCIA PER 2 PERSONE 70 100 75 100 30,5
90 75 30

5 83

25

224

213

223

F 204

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

ARREDI BAGNI

F.5. 1.
A.IONI Z

CELLULE PREFABBRICATE
FIG. F.5.1./4 CELLULE TERMOFORMATE, CELLULE IN CALCESTRUZZO PER ESTERNO

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

B

C.RCIZIO
183,3 145 215

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

A

63

A

B

149 ALCUNI TIPI CONSENTONO L’INSERIMENTO DI APPARECCHI INSERIMENTO IN CERAMICA TRADIZIONALE

145

E.NTROLLO
SEZIONE B-B

CO NTALE AMBIE

SEZIONE A-A

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

3 28

70 B

45

74,5

G.ANISTICA
URB

195

125,5 A 52,8 A

236

183,3

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

42

B

194 PIANTA

125,5 SEZIONE A-A

194 SEZIONE B-B

60 105 120 45 15 95 165 CELLULE PREFABBRICATE IN CEMENTO ARMATO GRIGLIA TRATTATA CON VERNICI ANTIACIDO VASCA IN ACCIAIO INOX 65 60 50 55 15 15 245,1 260,1 15 55 45 15 15 60 15 165 75 60 50

60

60

60 45 150 225 75

165

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

VANO INTERNO TRATTATO CON VERNICE ANTIACIDO 60 28 20 VANO TECNICO

CUPOLINO IN PLEXIGLAS OPACO

BANDINELLA IN LAMIERA ZINCATA

SPECCHIO

GETTONIERA SUPERFICIE CON GHIAIETTO TRATTATO A A

80 120 SUPERFICIE TRATTATA CON VERNICE ANTIACIDO PANNELLO IN ACCIAIO INOX

28 20

60 150

65 8 355 157

PIANTA 20

20

40

PARETE DIVISORIA IN ACCIAIO INOX

SEZIONE A-A

. F.5.1I BAGN

F 205

F.5. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE BAGNI
➦ CELLULE PREFABBRICATE
FIG. F.5.1./5 CELLULE TERMOFORMATE, CELLULE A PANNELLI
PANNELLI A CELLULE TERMOFORMATI

ARREDI

EVENTUALE AEREATORE E ILLUMINAZIONE PARTICOLARE PANNELLO DELLA CELLULA PANNELLO IN CONGLOMERATO DI RESINE FIBRE IDROREPELLENTI ANTIMUFFA AUTOESTINGUENTE RIVESTIMENTO INCOLLATO CON ADESIVO IMPERMEABILIZZANTE 2 5

CARTONGESSO

CELLULA

TELAIO IN LAMIERA PIEGATA

SEZIONE VERTICALE

MURO

SEZIONE VERTICALE

min. 220

SOFFITTO A DOGHE O FINITO A INTONACO

CARTONGESSO

RIVESTIMENTO CELLULA CELLULA PAVIMENTO INCOLLATO AL PANNELLO VANO DI CANALIZZAZIONE PREDISPOSTO NEL SOLAIO PROFILO A OMEGA FISSATO AL SOLAIO PROFILO A OMEGA FISSATO AL SOLAIO

135

157,5

CELLULE TERMOFORMATE

28 3 CAVEDIO 240 307,5 VASO CON VASCA PER BIDET TAVOLETTA VASCA PER BIDET VASCA RACCOLTA ACQUA COPERTURA CON BIDET INCORPORATO RUBINETTO CON DOCCIA

195

GRIGLIA 42

SEZIONE SEZIONE SEZIONE

125,5 SEZIONE 57,8

VASO CON VASCA PER BIDET 145 RUBINETTO ESTRAIBILE CON FLESSIBILE PER LA DOCCIA 149 PIANTA 100,5 PIANTA

60,8 70 119,5 57,5 125,5 49,5

PIANTA

F 206

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

ARREDI CUCINE

F.5. 2.
A.IONI Z

CUCINE
FIG. F.5.2./1 APPARECCHI E INGOMBRI
MACCHINA CON FORNO LAVABIANCHERIA LAVAPIATTI FRIGORIFERI 40 ÷ 45 LAVABI

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

85

80

80

82

45 80 55 40 ÷ 45

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

58

58

64

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU
45 95 50

46 FORNO A MICROONDE

60 ASCIUGABIANCHERIA (sovrapponibile alla lavabiancheria)

55

57

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

32 80 34 130

40 ÷ 45

80 155 40 ÷ 45

75

G.ANISTICA
URB
50

50 60

FREEZER A POZZO

50 60 AGGREGAZIONI 28 85 ÷ 90
12 0

80 180

84

150

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER

24

72

76 48 75 (Per i frigoriferi con dispensatore di ghiaccio occorre una presa per l acqua corrente) l’acqua

72 100 TAVOLO DA CUCINA 53 80

CARRELLO DI SERVIZIO

SCALA DI SERVIZIO

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

80

25 25

(Altezza di lavoro anche in piedi)
32

12

0

32

168 72 74

ALTEZZA FORNO

32

130

74

50

50

50
57

86

86

86
48
5p er i

95
53

ALTEZZA FRIGORIFERO

53

5p er i

53

. F.5.1I BAGN

pie di

10

5p er i

10
pie di

pie di

10

. F.5.2 E CUCIN

F 207

F.5. 3.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ARREDI MOBILI
TAVOLI E SEDUTE
FIG. F.5.3./1 TIPOLOGIE E INGOMBRI
30 60 65 80 80x 80 80 80 4 POSTI 60 65 75 120 55 60

ARREDI

55

6 POSTI

50 8 POSTI

80

140

180

50 10 POSTI

80

125

75

45

60 240 45 40 170 10 45 60 150 PER 2 PERSONE 40 70 PASSAGGIO 75 45 10 130 120 65 65 30 30 45 25 45

40 60 -75 75

BANCONE 105 80

45 120120 130 115 70

20

40 30 ° 115

10

45

60 150

45

10

45

140 230

45

115

PER 4 PERSONE 45 210 120 45 45 60 150 TAVOLI IN NICCHIA 45 45 45 120 45 120

PER MANGIARE IN PIEDI 10 15

PER SCRIVERE IN PIEDI

10

15

90 x 90

90 x 90

30 90-120

30

TAVOLI A PANCA FISSA

PASSAGGIO

100-180 80 180

PIANO DI APPOGGIO PIANO DI LAVORO 69-72,5 43 72,5 90-100

180-220

80

45-85

75 150

100 55 57 TAVOLI PER UFFICI (operativi) CASSETTIERA

55

CASSETTIERA

140 SEDIE FISSE TAVOLO DA DISEGNO

TAVOLI PER UFFICI (dirigenziali)

F 208

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • ARREDI ARREDI MOBILI

F.5. 3.
A.IONI Z

MONITOR 73 45 45 TASTIERA MONITOR STAMPANTE 64 82 74 64 40 26 31 70 CARTA MODULO CONTINUO 60 49,5 77 35 STAMPANTE 35 64 50 55 45 26

MANOVELLA PER REGOLAZIONE IN ALTEZZA

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

TASTIERA 21,9 - 31,7

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

MAX ESTENSIONE DEL BRACCIO 57 cm POSSIBILITÀ POSSIBILIT DI ROTAZIONE A 360° MONITOR 50 73 46 62 29 74 40 35 50 MONITOR 50 75 TASTIERA 40 MOUSE 50 75/85 76/66 STAMPANTE 35 35 35 MODULO CONTINUO FISSAGGIO A PARETE SU TAVOLA SISTEMI DI APPOGGIO BRACCIO MOBILE PORTA MONITOR E TASTIERA A MORSETTO STAMPANTE CESTINO PER MODULO CONTINUO 120 85/110 65/95 35 35 STAMPANTE TASTIERA 120 35 TASTIERA MONITOR

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

104 78 46 46 55 55 78 41 51 89 40 38

50

60

38.5

43

SEDIA

SEDIA CON BRACCIOLI

SEDIA VIENNA (Thonet)

SEDIA WILLOW2 (Macintosh) (M cintosh)

76 43 42 58

79 43 56

82

56

50

55

43

LECORBUSIER

SEDIA CON BRACCIOLI BRNO (Mies Van Der Rohe)

SEDIA CESCA (Breuer)

. F.5.3 I MOBILI D ARRE

F 209

F.5. 3.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ARREDI MOBILI
➦ TAVOLI E SEDUTE
➦ FIG. F.5.3./1 TIPOLOGIE E INGOMBRI

ARREDI

76 43 44 50.4 58

82 40 43

75

46

62

57

SEDIA LEM (Eames)

SEDIA CON BRACCIOLI TULIP (Saarinen)

SEDIA PIEGHEVOLE (del regista)

50

98 72 72 40 40.8 67

80 25

115

42

40.8

43

39

SGABELLO

SGABELLO DA BAR

SGABELLO DA BAR

60

80 41 67 58 41 64 62

100 72 41 48 48 62 82

43 48 48

48 55 40 48

SEDUTE PER UFFICIO (direzionale direzionale)

DIREZIONALE CON SCHIENALE

SEDUTE (operativo operativo)

OPERATIVO (manifatturiero) manifatturiero)

PANCHE

38 25 75 43 variabile 34 51 55 50 65 38 60 180 35 SEDUTE SPECIALI

77 43,2 46

84

SEDIA IMPILABILE

SEDIA CON LEGGIO MOBILE

BANCHI

LETTINO

F 210

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • ARREDI ARREDI MOBILI
POLTRONE, DIVANI, LETTI
FIG. F.5.3./2 TIPOLOGIE E INGOMBRI
POLTRONE E DIVANI

F.5. 3.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

53

72 100 37 70-95

72 100

72 100

C.RCIZIO
150 198

E ESE ESSIONAL PROF
70-95

72 95

72 95

72 95

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

POLTONA SINGOLA

ELEMENTI COMPONIBILI

DIVANO A DUE POSTI – TRE POSTI

E.NTROLLO
42 80

CO NTALE AMBIE

30-38 100 60 41 60 74 41 64 50 72 40 140 60 40 72 60 60 80

F. TERIALI,

ICHE TECN MA ONENTI, P COM

ACCESSORI – TAVOLINI BASSI

G.ANISTICA
URB

72

75

65

60

72 35 35

50 POLTRONA GRAND CONFORT (Le Corbusier) LETTI

50 POLTRONA WASSILY (Breuer) POLTRONA EASY (Mies Van Der Rohe)

60 POLTRONA CON POGGIAPIEDI BARCELONA (Mies Van Der Rohe) 130 AREA DI USO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

20 12 187 - 201 (speciali) 100

45 80 30

F.3. IONI IZ PART E N INTER
80 80 30 190 LETTO PIEGHEVOLE 190 80 95

60 90 12 LETTO SINGOLO

57

30

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

95 190 120 190 5 LETTO MATRIMONIALE LETTI RIBALTABILI 20 190 95 86 126 POLTRONA LETTO 190 50 LETTI A CASTELLO CUCCETTE 60 45 15 15 100 60 15 20 190 80 64-86 190 60 95 DIVANO LETTO (matrimoniale) 197 142

. F.5.3 I MOBILI D ARRE

F 211

F.5. 3.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE ARREDI MOBILI
ARMADI, SCAFFALI, LIBRERIE
FIG. F.5.3./3 ARMADI, SCAFFALI, LIBRERIE

ARREDI

100 60 60 12 ATTACCAPANNI max 5 in 100 cm 20

60

60

h 95

altezza max ABITI UOMO

45 CON TUBOLARI
30

h 180

altezza max ABITI (da sera)

min 12 h max 120 10 15 15 10 30 CON RIPIANI A RETE SCARPE

210 BOX

misure nette interne al contenitore

CAMICE, MAGLIONI, BIANCHERIA

45

45 45 45
200 200 100 100

45
100

12 12 18 0 0 1 80

0

1200 x 450 x 1000 ARMADIO A GIORNO

0 12

1200 x 450 x 2000 180 x 450 x 2000 ARMADI CON ANTE SCORREVOLI

1200 x 450 x 1000 1800 x 450 x 1000

45

45 45 45
200 200 100
,8

ultimo ripiano max 190

65

100

105

12 0 12

0

17

500 x 650 x 105

1200 x 450 x 2000 180 x 450 x 2000 ARMADI CON ANTE SCORREVOLI VETRATE
49 ,4 ,4

18

0

1200 x 450 x 1000 1800 x 450 x 1000

CLASSIFICATORE A TRE CASSETTI

52

49

52

50

58,8

58,8
82

60

60

2,5 10 10 60 60 30 2,5 5

2,5 10 10 30 2,5 5

82

91

91

CON ROTELLE IN LEGNO 3 40 120 115 40-50 80 10 70 A MURO SCAFFALI LIBERO 80 50 10 10 50
13 55 95 0

max 150

CASSETTIERE PER DISEGNI

F 212

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • SISTEMAZIONI ESTERNE RECINZIONI E PROTEZIONI
RECINZIONI E PROTEZIONI IN MURATURA
FIG. F.6.1./1 RECINZIONI IN LATERIZIO, IN PIETRA, IN CALCESTRUZZO

F.6. 1.
A.IONI Z

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA
LATERIZIO INTERO IMPERMEABILIZZAZIONE

MATERIALE LITOIDE ZANCA DI COLLEGAMENTO

RETE METALLICA VERTICALE CON ZANCA IN ORIZZONTALE

C.RCIZIO

LATERIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

FONDAZIONE IN CLS COPERTURA IN CLS FUORI OPERA FONDAZIONE IN CLS FONDAZIONE IN CLS ARMATO RECINZIONI SU DISLIVELLI MATTONI PIETRA INTERA BLOCCHETTI IN CLS ALLETTAMENTO 25 FUORIUSCITA ACQUA MARCIAPIEDE 12 DRENAGGIO

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

FONDAZIONE IN CLS RECINZIONI SU DISLIVELLI ZANCA DI COLLEGAMENTO RIVESTIMENTO IN PIETRA DRENAGGIO

FONDAZIONE IN CLS

FONDAZIONE IN CLS ARMATO 25 x 25

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC

DRENAGGIO PIETRA

SOLETTA IN CLS ARMATO SOTTOFONDO

FUORIUSCITA ACQUA

IN PIETRA A SECCO

ALLETTAMENTO

TUBO DI DRENAGGIO

TUBO DI DRENAGGIO DRENAGGIO

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

FONDAZIONE IN CLS SPINA D'ACCIAIO IMPERMEABILIZZAZIONE DRENAGGIO IMPERMEABILIZZAZIONE ELASTICA CLS ARMATO FUORIUSCITA ACQUA

FONDAZIONE IN CLS ARMATO

GIUNTO ELASTICO GIUNTO DI CORRELAZIONE GIUNTO DI DILATAZIONE

MATERIALE COMPRESSIBILE PROTEZIONE DI SCARPATA

. F.5.3 I MOBILI D ARRE . F.6.1ZIONI RECIN TEZIONI E PRO

F 213

F.6. 1.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE RECINZIONI E PROTEZIONI
RECINZIONI IN LEGNO E METALLO
FIG. F.6.1./2 RECINZIONI IN LEGNO E IN METALLO

SISTEMAZIONI ESTERNE

RECINZIONI IN METALLO

FILI IN ACCIAIO ZINCATO AD ALTEZZA VARIABILE RECINZIONI IN LEGNO TAVOLE 90 x 6 mm A B LIVELLO DEL TERRENO 240 600 50 x 50 1650 1800 600 50 x 50 150 150 750 NODO FISSO 20 PROTEZIONE LEGNO 31 19 NODO SCORREVOLE 360 PARTICOLARE A PARTICOLARE B 50 x 50 450 650 x 450 750 150 C

102 x 64 mm

50 x 50 x 6 mm

3000

1750

150 450

750 650 x 450 FONDAZIONI IN CLS PARTICOLARE C

900 NODO DA TENDERE

80 x 80

76 x 51 31

102 x 64

CANCELLO IN PROFILATO D ACCIAIO D’ACCIAIO 2420 TELAIO 50 x 50 mm 12 x 12 mm ZANCHE NEL MURO 500 x 5x 300 mm 775 675 300 min PALETTO DI CHIUSURA 50 GUIDA 200 200 EVENTUALE BLOCCO D’APERTURA APERTURA H = 150 mm PILASTRINO IN MATTONI 10 GUIDA 14 75 1128 1128 75 225 GUIDA DI FERMO 1000 GUARNIZIONI

BULLONE SALDATO AL TELAIO FISSO MURATO

ZANCA TELAIO TELAIO FISSO 100 x 10 mm ZANCA

FONDAZIONE IN CLS

75

LIVELLO DEL TERRENO 225 150 225

BOCCOLA DI TENUTA

75

MIN

125 320 800 MIN

800

300 150

“L” DI BATTUTA SALDATA AL TELAIO

“L” SALDATA AL TELAIO

PERNO 225 50 BLOCCO DI ZANCA

GANCIO SALDATO AL TELAIO

14 CHIUSURA

PRESA

F 214

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE • SISTEMAZIONI ESTERNE RECINZIONI E PROTEZIONI

F.6. 1.
A.IONI Z

FIG. F.6.1./3 RECINZIONI IN GRIGLIATI METALLICI
FORO Ø 12 SULLA PIANTANA PER BULLONI Ø 10 ASOLA Ø 12 x 25 GRIGLIATO PRESSOFUSO 5 COLLEGAMENTO ORIZZ. Ø 5 BORDO = 30 x 3 125 Ø10 mm 10 B 68 50 50

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
T 50 x 70 (H max 2000)

PRO TTURALE STRU

A MONTANTE A T 50 x 50 x 7 PIATTI PORT. 25 x 2 25 x 3

S H Ø 6 mm RETE PRESSOFUSA O ELETTROFUSA 50 SERRATURA MANUALE O ELETTRICA H GRIGLIATO H CANCELLO

E.NTROLLO F. TERIALI,

H BULLONE IN ACCIAIO INOX ANTISVITAMENTO CAVALLOTTI DI FISSAGGIO CAVALLOTTO CANCELLO CERNIERA

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

GRIGLIA

TELAIO MOBILE [ ] 50 x 50 x 3 TELAIO FISSO [ ] 100 x 100 x 3

G.ANISTICA
URB

1000 CERNIERA TELAIO FISSO [ ] 100 x 50 x 3

100

FONDAZIONE IN CALCESTRUZZO

30

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

BATTENTE = 60 x 3 50 RECINZIONE CON FONDAZIONE ESTERNA CORRIMANO 72 x 32 x 1,5
54 0
54 0

383

383

H

TERRENO DI GIOCO

PIANO DI IMPOSTA

PIANO DI IMPOSTA

TERRENO DI GIOCO

H1

SPETTATORI

PIANO DI CALPESTIO

PIANO DI CALPESTIO

SPETTATORI

2560 2200

2570 2200

RETE ELETTROSALDATA L = INTERASSE PIANTANE PIANTANA 50 x 50 x 4

1100 mm

RECINZIONE ANTISCAVALCAMENTO

TAB. F.6.1./1 CARATTERISTICHE GEOMETRICHE E PESI H – Altezza pannello (mm) H1 – Altezza piantana (mm)
CORRENTE INFERIORE 50 x 32 x1,5

930 1200

1190 1500

1320 1600 Peso (kg/mq)

1450 1800

1720 200

1980 2400

Maglia a x b (mm) 44 x 132 44 x 132 62 x 66 62 x 66 124 x 132 124 x 132 62 x 132 62 x 132 62 x 132

Piatto verticale h x s (mm) 25 x 2 25 x 3 25 x 2 25 x 3 25 x 3 25 x 3 25 x 2 25 x 3 30 x 4 15,60 20,25 13,74 16,95 9,49 11,16 12,67 15,91 23,00 15,15 19,88 13,42 16,63 9,16 10,83 12,25 15,52 22,50

RECINZIONE BASSA

14,90 19,66 13,09 16,30 8,82 10,50 12,00 15,27 22,00

14,88 19,64 12,90 16,11 8,64 10,31 11,98 15,26 21,80

14,47 19,20 12,70 15,91 8,45 10,11 11,58 14,84 21,50

14,52 19,27 12,60 15,80 8,30 10,06 11,60 14,88 21,20

. F.6.1ZIONI RECIN TEZIONI E PRO

F 215

F.6. 2.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE AREE D’USO E ARREDI
PAVIMENTAZIONI
FIG. F.6.2./1 PAVIMENTAZIONI IN ELEMENTI E A GETTO
PAVIMENTAZIONI ESTERNE SU SUPPORTO ELASTICO MATTONI GUAINA GHIAIA FINE 12 10 5,5 2,5 SABBIA

SISTEMAZIONI ESTERNE

PAVIMENTO IN BLOCCHI DI CEMENTO

CUBETTI IN PIETRA DA TAGLIO

GHIAIA 5 5 5/15

SABBIA

GHIAIA 2/3 5 10/12

20

GHIAIA

DRENAGGIO

CORDOLO IN CALCESTRUZZO PAVIMENTO IN BLOCCHI DI CEMENTO MATTONE DI COLTELLO SOLETTA IN CEMENTO 5,5 2 10 5 2 10 MALTA O COLLANTE CUBETTI IN PIETRA DA TAGLIO GIUNTO ELASTICO

SU SUPPORTO RIGIDO MATTONI ALLETTAMENTO

2/3 6

SOLETTA IN CEMENTO PAVIMENTO IN LEGNO SOLETTA IN CEMENTO LEGNO MALTA CORDOLO 3,5 2 10 MATERIALE SCIOLTO FOGLIO ISOLANTE CORDOLO 5 5 TERRENO NATURALE CALCESTRUZZO IN MATERIALE SCIOLTO IN ELEMENTI AUTOBLOCCANTI APERTI

6 3/4 5

GIUNTO ELASTICO PAVIMENTAZIONE IN LASTRE DI CALCESTRUZZO FUORI OPERA MURO SOTTOFONDO

CEMENTO GUARNIZIONE ELASTICA

CEMENTO

GHIAIA COSTIPATA

GIUNTO ELASTICO

SPIGOLI ARROTONDATI

GIUNTO ELASTICO 40 SOTTOFONDO GIUNTO COSTRUTTIVO

GIUNTO COSTRUTTIVO

GIUNTO DI DILATAZIONE

FOGLIO ISOLANTE

INSERZIONE DI PEZZI SPECIALI

10

30

15 4 GIUNTO ELASTICO 18 5 10

1%

10 18

1-2 %

TERRENO PIETRA 10 18 5

TERRENO CIGLIO IN LEGNO 20 GHIAIA 20 5 5

TERRENO ISPEZIONE PIETRA MANTO CAVEDIO

SABBIA ZANCA

GIUNTO ELASTICO SOTTOFONDO

F 216

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

SISTEMAZIONI ESTERNE AREE D’USO E ARREDI

F.6. 2.
A.IONI Z

FIG. F.6.2./2 PAVIMENTAZIONI IN ELEMENTI E A GETTO
CUBETTI DI MATERIALE LITOIDE PIANTA 4 SEZIONE 6

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

6

8

8

10

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

A FILARI DRITTI

ARCO CONTRASTATO

CODA DI PAVONE

ARCO CONCENTRICO

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

10

ELEMENTI STANDARD IN PIETRA (porfido, selce) CORDOLI IN CALCESTRUZZO VIBRO COMPRESSO
8 0 10 1 00 12

12

6
0 0 10

E.NTROLLO F. TERIALI,

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

10

10

20 kg 27

25 kg 41

25 kg 52

25 kg 63 SMUSSATURA BORDO ESTERNO

G.ANISTICA
URB

PAVIMENTAZIONE AD ELEMENTI DI CALCESTRUZZO AUTOBLOCCANTE

6
22 ,5 22 ,5 10 21

10
4 7,5

10

6-8 CIGLI SPOSTABILI 30 30 15

22,4

,5

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

AGGANCIO 2,40

GUIDA TUBLARE FISSAGGIO 6,1 BARRA

7 47 ,5

45 9,7 7,5 30 15 7,5

15

PASSAGGIO ACQUA IN MATERIALE LITOIDE IN CALCESTRUZZO ARMATO REMOVIBILI SEGNA CORSIE CIGLI IN CALCESTRUZZO ARMATO SPOSTABILE SCAGLIE DI LEGNO GHIAIA 5 5 7 10,0 50

ZANCA DI FINE CORSA

TUBO FORATO

ZANCA

CAMMINAMENTI PEDONALI SCORIE NATURALI E/O MATERIALI BIOCOMPATIBILI

PIASTRA ZINCATA

FILO D’ACCIAIO D ACCIAIO 30-70 LEGNO TRATTATO

FASCINE O TERRENO COMPATTATO PAVIMENTAZIONE SOLLEVATA PAVIMENTO PIEDE IN PVC

FASCINE O TERRENO COMPATTATO PARTICOLARI CHIUSINI

FASCINE O TERRENO COMPATTATO

TERRENO COMPATTATO

DISCENDENTE IN PVC GRIGLIA GRIGLIA

PANNELLI RIGIDI

SOLAIO

MEMBRANA IMPERMEABILE

PANNELLI D ISOLAMENTO D’ISOLAMENTO IN POLISTIRENE A CELLULE CHIUSE RIGIDI

. F.6.2 ’USO D AREE EDI E ARR

F 217

F.6. 2.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE AREE D’USO E ARREDI
AREE D’USO
FIG. F.6.2./3 INGOMBRI E DETTAGLI: SEDUTE, MARCIAPIEDI, PISTE CICLABILI

SISTEMAZIONI ESTERNE

PANCHINA

1 PEDONE

2 PEDONI

MARCIAPIEDE DA PASSEGGIO

1 CICLISTA

2 CICLISTI

100 AREE D USO D’USO

100

120

240

60

150

240

18-30 9-15 6-9

PROIETTORE 3-4,5 60 PARCHI, GIARDINI AREE PEDONALI, STRADE RESIDENZIALI, COMMERCIALI AREE COMMERCIALI STRADE STRADE LUOGHI PARTICOLARI, PIAZZALI GRANDI PARCHEGGI

RIFERIMENTI SULLE ALTEZZE DEI SUPPORTI PER ALCUNI ELEMENTI DI ARREDO URBANO PALI Ø120 mm 120 ACCIAIO GALVANIZZATO Ø 80 mm ACCIAIO GALVANIZZATO ELEMENTO SFILABILE 3-4 2,40 MANTO BEVERINI

MENO DI 80

72,5

87

23

ZANCA 120 90 120 40 60 30 40 40 SOTTOFONDO GUIDA AFFOGATA NEL GETTO 75 5x20 40 40

PANCHINE 225 600 400 115 200 25 550 25 650 400

15 350 100

205 350

50 x 50 x6 400

7x15

150 200

150 350 200

150 200

F 218

120 max per carrozzina

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

SISTEMAZIONI ESTERNE AREE D’USO E ARREDI

F.6. 2.
A.IONI Z

ACCESSORI
FIG. F.6.2./4 ELEMENTI D’ARREDO E FUNZIONALI
DADO CON CALOTTA COPERCHIO CON TAPPO 5 19,5 5,5 3,5 25 TAPPO BARRA FILETTATA BASE 7 SEZIONE A-A' CORDOLO IN CALCESTRUZZO VIBRATO MAX 120 120° 75/150 BASE D'APPOGGIO 35 28 PROSPETTO PIANTA 286

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

C.RCIZIO
48 APPOGGI IN CALCESTRUZZO PORTABICICLETTE IN ALLUMINIO

E ESE ESSIONAL PROF

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

A 32 165

E.NTROLLO F. TERIALI,
APPOGGI IN CALCESTRUZZO 28 286

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

A DISSUASORE A CORDOLO IN CALCESTRUZZO

G.ANISTICA
URB

74

DISPOSITIVO PER ANTIFURTO

BARRIERA PEDONALE IN ALLUMINIO 65 200

A 37 SEZIONE A-A 40 A PORTABICICLETTE IN CLS COMPONIBILE 74 MENSOLE IN ESTRUSO DI ALLUMINIO VERNICIATO PANCHINA CON SEDUTA IN LEGNO 66 53 21 100 32 APPOGGIO IN CLS APPOGGI IN CALCESTRUZZO CON FONDAZIONE IN TUBI DI ACCIAIO ZINCATO 26 180 PIATTI DI IRRIGIDIMENTO

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ F.3. IONI IZ PART E N INTER F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC
BULLONE ANTIFURTO CON RONDELLA 44

45

28

86

28 26 48 30 PANCHINA IN GRIGLIATO METALLICO STRATO DI TNT 27 112 ARGILLA ESPANSA ELEMENTO SUPERIORE BASE AUTOLIVELLANTE 30 100 70 30 52 82-122-202

F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

TIRANTE DI COLLEGAMENTO

GETTACARTE CON CESTINO IN ALLUMINIO (30 litri) 86

45

MAX 10 ° 63 COMPONENTE SUPERIORE 100 62,5 ARGILLA ESPANSA SETTO DI AERAZIONE

8 122 CONTENITORE PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA (140 litri) MAX 4 4°

BASE AUTOLIVELLANTE FIORIERE IN CALCESTRUZZO AUTOLIVELLANTI

. F.6.2 ’USO D AREE EDI E ARR

F 219

F.6. 2.

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE AREE D’USO E ARREDI
➦ ACCESSORI
FIG. F.6.2./5 RAMPA METALLICA PER PORTATORI DI HANDICAP MOTORI

SISTEMAZIONI ESTERNE

CORDOLO IN CLS ARMATO 4Ø4 STAFFE 8 Ø p = 10 4Ø4 4Ø4 STAFFE 8 Ø p = 10 4Ø4 pendenza = 4% 4Ø4 STAFFE 8 Ø p = 10 4Ø4 4Ø4 PIANTA DELLE FONDAZIONI STAFFE 8 Ø p = 10 4Ø4 RAMPA D ACCESSO DOPPIA D’ACCESSO 10 BULLONE CON SERRAGGIO A BRUGOLA PROFILO D’ACCIAIO A “T” 100 x 100 x 5 D ACCIAIO

PROFILO D’ACCIAIO D ACCIAIO A “T” 45 x 45 x 5

120

30 pendenza = 4% A 10 120 PIANTA MANCORRENTE IN ACCIAIO Ø 50 A 120 10 90

120

60 TAPPETINO IN GOMMA LAMIERA IN ACCIAIO STIRATA

32

PROSPETTO FRONTALE PROFILO D’ACCIAIO A “T” 100 x 100 x 5 D ACCIAIO PIATTO D’ACCIAIO CON TIRAFONDI D ACCIAIO MALTA CEMENTIZIA ESPANSIVA CORDOLO IN CLS ARMATO DRENAGGIO PROSPETTO LATERALE PARTICOLARE SEZIONE A-A

F 220

MATERIALI, COMPONENTI, TECNICHE

SISTEMAZIONI ESTERNE AREE D’USO E ARREDI

F.6. 2.
A.IONI Z

FIG. F.6.2./6 ELEMENTI D’ARREDO ATTREZZATI PER IL PASSAGGIO DI IMPIANTI
CONDOTTI IMPIANTISTICI SEDE DEI CONDOTTI IMPIANTISTICI 68,6 75,4 CHIUSURA DEL CONDOTTO CON FUNZIONE DI CIGLIO ORNAMENTALE SEDUTA PER BIMBI CHIUSURA DEL CONDOTTO CON FUNZIONE DI SEDUTA PER ADULTI 34,5 75,4 61,8 Possibilità Possibilit di integrare con ulteriori condotti GUARNIZIONE CURSORE

NO RALI DI E GENE ETTAZION PROG E B.STAZIONI DILGLII IZ I ED PRE NISM ORGA

40,4

C.RCIZIO

E ESE ESSIONAL PROF

32

D.GETTAZIONE
PRO TTURALE STRU

INCASTRO DI BLOCCAGGIO 75,4 CHIUSURA DEL CONDOTTO CON FUNZIONE DI GRADINI CURSORE CONDOTTO CAVI CONDOTTO CAVI CONDOTTO TUBI MAGRONE DI BASE MATERIALI LITOIDI IN TERRA CON DIAFRAMMA TERRENO VEGETALE GHIAIA AREA LIBERA TELO ANTIRADICI DELIMITAZIONE PIANTUMAZIONE VARIABILE MIN 60 cm SABBIA E CEMENTO GIUNTO ELASTICO TERRENO VEGETALE

E.NTROLLO F. TERIALI,

32

CO NTALE AMBIE ICHE TECN MA ONENTI, P COM

G.ANISTICA
URB

TELO ANTIRADICI GHIAIA DI DRENAGGIO IMPERMEABILIZZAZIONE

RALI F.1. I PERIMET T PARE ALI VERTIC F.2. URE CHIUS ONTALI Z ORIZ

TUBO DI DRENAGGIO

IN VASCA AUTONOMA

RACCOLTA E SMALTIMENTO GRIGLIA

IN FIORIERE VASO INTERRATO

VASO INTERRATO GHIAIA

F.3. IONI IZ PART E N INTER
GRIGLIA METALLICA ZINCATA BORDO IN CLS

GRIGLIA METALLICA ZINCATA ACQUA IN TERRA 162,5 62,5
2%

F.4. NTI DI E ELEME NICAZION COMU ALE VERTIC F.5. I D ARRE F.6. AZIONI M SISTE E N ESTER

IN VASO APERTO

FORI PER IL PASSAGGIO DELL’ACQUA DELL ACQUA GRIGLIA IN GHISA

600-900

TERRA VEGETALE SACCO DI IUTA DA RIEMPIRE CON TERRENO VEGETALE

675-900

200 SEZIONE

GHIAIA

1200

200

200

IN MATTONI

25

GIUNTI RIEMPITI CON MALTA GIUNTI RIEMPITI CON SABBIA 1625 FONDAZIONI

ELEMENTO PREFABBRICATO TERRA

ELEMENTO FACCIA A VISTA

12,5

FINITURA DELL ELEMENTO DELL’ELEMENTO PREFABBRICATO

PIANTA

ELEMENTI PREFABBRICATI IN CALCESTRUZZO ARMATO

. F.6.2 ’USO D AREE EDI E ARR

F 221

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