ITALO SVEVO Temi principali La Malattia. L'Inettitudine. Scrittura come mezzo di salvezza. La morale.

La Psicanalisi Svevo e l'inettitudine dell'uomo contemporaneo Anche Svevo partì da una formazione culturale essenzialmente naturalistica ed è indiscutibile che nei primi romanzi ci siano diversi richiami alla letteratura del verismo e del naturalismo: l’impegno nella descrizione di differenti categorie sociali, l’attenzione ai particolari minuti caratterizzanti un personaggio, la capacità di rappresentazione completa della figura umana, l’attenzione con cui viene reso un ambiente, Trieste, nella varietà delle stagioni, delle ore, nei suoi aspetti popolari e borghesi. Ma tutto questo interessa Svevo solo relativamente, in quanto si riflette all’interno del protagonista del romanzo, determinandone l’ambiguo rapporto col mondo esterno. La novità di Svevo consiste proprio nell’attenzione che egli accorda al rapporto personaggio – realtà ed alla scoperta della fondamentale falsità di questo rapporto. Infatti i protagonisti dei suoi romanzi, sia Alfonso Nitti (Una vita), sia Emilio Brentani (Senilità), incapaci di affrontare la realtà si autoingannano, cercano cioè di camuffare la propria sconfitta con una serie di atteggiamenti psicologici che Svevo con puntigliosa precisione svela. Ma tutto è inutile: è la vita ambigua e imprevedibile contro la quale a nulla vale l’autoinganno ad avere partita vinta, ed alla fine essa stritola i protagonisti dei romanzi di Svevo, che in comune hanno la totale inettitudine a vivere. All’autore dunque interessa proprio il modo di atteggiarsi dell’uomo di fronte alla realtà; ma questa partita con la vita si risolve sempre in una sconfitta per l’uomo. I tre romanzi di Svevo costituiscono una sorta di trilogia narrativa, che progressivamente sviluppa una tematica spirituale a sfondo autobiografico la quale tende non tanto ad una narrazione oggettiva dei fatti quanto a cogliere, attraverso un’analisi spregiudicata, i recessi più segreti ed inconfessabili della coscienza. Per questo i protagonisti dei tre romanzi, Alfonso Nitti, Emilio Brentani, Zeno Cosini, appaiono sostanzialmente affini. Essi sono vinti dalla vita, uomini incapaci di vivere se non interiormente, intenti a sottoporsi ad un continuo esame e a sondare i meandri più segreti del loro Io, incapaci, specie i primi due, di inserirsi e di intervenire attivamente nel mondo. La senilità diviene consapevolmente un momento non solo cronologico, ma ideale dell’esistenza umana e diviene il simbolo di una radicale assenza dalla realtà, icona dell’incapacità di dominarla e trasformarla. Per questo l’uomo sveviano può essere definito un antieroe, un uomo senza qualità che non sa vivere come gli altri e con gli altri e che però, a differenza degli altri, è pienamente consapevole del proprio fallimento. Dunque i protagonisti dei romanzi di Svevo sono dei vinti, vittime non tanto degli eventi, spesso i più comuni, che qualunque persona sana saprebbe affrontare a proprio vantaggio; bensì sono vittime del Caso o delle strutture sociali, quanto di una loro indefinibile malattia composta di immobilismo ed accidia, quella che l’autore chiamò appunto senilità. Questa tematica è stata approfondita ne La coscienza di Zeno, il romanzo più maturo ed originale dello scrittore triestino. La coscienza di Zeno appare 25 anni dopo Senilità e differisce dai precedenti due romanzi per il quadro storico in cui matura l’opera che, infatti, risulta particolarmente mutato dal cataclisma della guerra mondiale la quale chiude effettivamente un’epoca aprendo le porte a nuove concezioni filosofiche che superano definitivamente il Positivismo sostituito dall’esplosione delle avanguardie e dall’affacciarsi della teoria della relatività. Appare evidente, dunque, che il romanzo di Svevo non potesse non risentire di questa diversa atmosfera, cambiando, per questo, prospettive e soluzioni narrative ed arricchendosi di nuovi temi e risonanze. L’autore abbandona il modulo ottocentesco di matrice naturalistica del romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda e adotta l’espediente del

infatti. Per tutto il romanzo. Inoltre viene mutato il piano di rappresentazione: dal piano oggettivo dello scrittore – narratore. senza alcun ordine razionale o sintattico. Svevo. Il romanzo così approfondisce. narrando oggi i fatti di ieri. ovvero quella del monologo interiore. Tema del romanzo è dunque la vita di Zeno Cosini. che consiste in una lucida e spietata consapevolezza della propria malattia. un abulico che. ogni sua affermazione rivela un groviglio complesso di motivazioni ambigue. accompagnata dalla totale sfiducia di poterla in qualche modo superare. venga pubblicato dallo stesso dottor S (iniziale che sta per Sigmund Freud o per Svevo?) per vendicarsi del paziente che si è sottratto alla sua cura frodandolo del frutto dell’analisi. che consiste nella trascrizione immediata. in ultima analisi. con la moglie. ridotti a subire la vita con una sofferenza rassegnata. lucidamente consapevoli della loro malattia e della loro sconfitta di fronte alla vita stessa e pur tuttavia incapaci di lottare. tenta invano di comprendere se stesso e di liberarsi dal suo torpore e dalla sua inerzia spirituale. Infatti i suoi personaggi. con Zeno. in quanto ha lucida consapevolezza della sua malattia morale e del complesso meccanismo di giustificazioni e di alibi a cui è solito ricorrere nella vita di tutti i giorni. intrecciata indissolubilmente con il presente e con le interpretazioni soggettive. ma inseriti in un tempo tutto soggettivo che mescola piani e distanze. del vecchio Zeno. sempre diverse. l’autobiografia appare un gigantesco tentativo di autogiustificazione da parte dell’inetto Zeno che vuole dimostrarsi innocente da ogni colpa nei rapporti con il padre. di tutto ciò che in modo tumultuoso si agita nella coscienza. con l’amante e con il rivale Guido. bensì quale essa si rivela e si fa nel momento in cui viene rivissuta dal protagonista. Di conseguenza. creatore ed organizzatore delle vicende. consce ed inconsce. Il personaggio dunque si costruisce attraverso il suo ricordare e non esiste. ma è un personaggio psicologicamente più ricco. un tempo in cui il passato riaffiora continuamente e si intreccia con infiniti fili al presente in un movimento incessante. si passa al piano soggettivo del protagonista che dice “Io”. Zeno Cosini è un uomo mancato. Questa confessione approda al riconoscimento dell’imprevedibilità di ogni esperienza umana e dell’impossibilità di dare una sistemazione logica compiuta al nostro oscuro e complesso modo di agire. anche se comunque traspaiono ad ogni pagina i suoi impulsi reali che sono regolarmente ostili ed aggressivi. alle volte addirittura omicidi. in quanto resta presente nella coscienza del personaggio narrante. ogni suo gesto. Zeno scardina le categorie temporali in quanto il fatto o l’atteggiamento psicologico si presentano sfaccettati.memoriale. ma non quale essa fu effettivamente. attraverso la confessione. Il libro quindi è concepito come una confessione psicanalitica. spesso addirittura opposte rispetto a quelle dichiarate consapevolmente. infatti. che in questo prendere coscienza di se stesso. . infatti lo scrittore tradizionale ce lo presentava oggettivamente come una realtà autonoma da descrivere. riflettono la crisi dell’uomo del primo Novecento che sotto esteriori certezze avverte il vuoto. la ricerca psicologica iniziata nei due romanzi precedenti. Abbiamo come conseguenze principali il dissolversi del personaggio. mentre ora questa realtà del personaggio la vediamo nel suo farsi. All’interno del memoriale. Svevo approfondisce la sua diagnosi della crisi dell’uomo contemporaneo che è tanto più grande quanto maggiore ne è l’autoconsapevolezza. sicché Zeno non è che La coscienza di Zeno. con una contaminazione di presente e passato e con una molteplicità di valutazioni dovute alle progressive modificazioni che quel ricordo ha assunto alla luce delle esperienze posteriori. ispirata ai metodi di Sigmund Freud. con un notevole complicarsi dell’impostazione della trama e della tecnica narrativa. il quale spiegava gli stati e le reazioni coscienti dell’individuo come un riflesso di complessi psichici stratificatisi nel subcosciente durante l’infanzia. e ciò tramite una particolare tecnica di cui James Joyce è il principale artefice. Anche Zeno è un inetto di fronte alla vita. mediante questa nuova tecnica narrativa. Lo scrittore chiama il tempo della narrazione tempo misto proprio per la caratteristica del racconto che non presenta gli avvenimenti nella loro successione cronologica lineare. finge che il manoscritto prodotto da Zeno su invito del suo psicanalista. Da qui lo scoraggiato e rassegnato guardarsi vivere del protagonista (tema già pirandelliano) e la sua sterile saggezza. Insomma. causa principale dell’inquietudine e dell’angoscia esistenziale. o forse sarebbe meglio dire che egli narra dietro mascheramenti autogiustificatori la propria incoscienza.

il vedersi vivere spesso divertito del protagonista. Questa condizione però. il cui nome inizia con l'ultima lettera dell'alfabeto. come Zeno. di James Joyce. delle menzogne e degli alibi con i quali mascheriamo le nostre fughe dalla realtà. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso. e la profondità psicologica ed esistenziale di Zeno Cosini: un ultimo per forza del destino. inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò. ma non ne vede alternative sul piano storico. di Marcel Proust: essa testimonia il male dell’anima moderna. nel segreto di una stanza di questo mondo. Altro che psico – analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie ed ammalati. In questa lucidità ironica sta la principale differenza con i precedenti protagonisti sveviani. bensì deve imputarsi a precise ragioni storiche. La spirale produttivistica di una società come l’attuale ha ridotto così l’umanità e potrebbe produrre la catastrofe. Ed ecco allora l’ironia che si avverte in tante pagine de La coscienza di Zeno. sono l’autocoscienza e l’ironia. come si capisce dallo striminzito cognome. ma degli altri un po’ più ammalato.Per questo l’opera di Svevo è idealmente vicina a quella di Luigi Pirandello. si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Zeno ad esempio è un vinto consapevole ma senza grandezza. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione naturale. perché l’inettitudine esclude la lotta. nella consapevolezza della condizione umana. inventerà un esplosivo incomparabile. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. invece. Per lo scenario apocalittico di una società del genere non c’è salvezza. quello del proprio organismo […]. Ma l’occhialuto uomo. alla propria inettitudine. Gli ordigni si comperano. ma oramai. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Svevo condanna senza clemenza la società borghese capitalista. un uomo fatto come tutti gli altri. Quando i gas velenosi non basteranno più. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che la forza dello stesso. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri. insomma. come si capisce dall’ultima pagina del romanzo: « la vita attuale è inquinata alle radici […]. Emerge all’analisi di Svevo una condizione di alienazione dell’uomo che risulta lucidamente incapace di avviare un rapporto operoso con la realtà che lo circonda. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. un inetto per definizione. in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati innocui giocattoli. . non è connaturata all’uomo. quasi sempre manca a chi li usa. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie». L’unica alternativa è infatti sul piano individuale: la sola salvezza per il singolo individuo è nell’acquisizione della coscienza. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione alla sua debolezza. per Svevo. l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Le uniche vie di salvezza. laddove ci si sappia adattare. ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo.

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