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Piano per la guerra mondiale?

  Maurizio Blondet    

22 febbraio 2010 

Premetto: non ho alcun modo di controllare la veridicità di quel che segue, nè tanto meno della fonte. Tuttavia il fatto è riportato da «Project Camelot», un sito di indiscrezioni militari di solito ben informato, e ripreso dal «LA County Examiner», sito giornalistico credibile. Inoltre, certi particolari (che sottolineerò) hanno un suono molto veridico. Infine, anche la sola possibilità che esista un piano come quello qui descritto, impone il più alto allarme: in casi come questi, meglio sbagliare. Lo spiega già, credo, il titolo dell’Examiner: «Un insider militare britannico rivela: la terza guerra mondiale è già organizzata, a cominciare da Israele ed Iran». L’«insider», anonimo, si definisce un ex ufficiale superiore militare britannico con decenni di esperienza, poi divenuto «un operatore di alto livello nella City» la piazza finanziaria di Londra, dove – dice – «sono divenuto molto interno ad eventi fabbricati segretamente, dietro le quinte, per un gruppo di personalità – che secondo me non agiscono a favore di una nazione o di una comunità, ma per se stesse». Un gruppo che «trasuda potere», e «capace di costringere a far accadere una serie di eventi». (The Anglo-Saxon Mission: Interview transcript) Nel giugno del 2005, alla City, questo anonimo dice di essere stato invitato (forse per errore) ad una riunione di una trentina di queste personalità, tutti britannici, alcuni noti al pubblico, politici, finanzieri, generali e capi di polizia; l’anonimo ne conosceva gran parte (ma non tutti) per la sua posizione nella piazza finanziaria. Questi lo hanno trattato come «uno fidato», uno dei nostri. Sicchè l’anonimo li ha sentiti «parlare apertamente e ‘serenamente’ della riluttanza degli israeliani a colpire e provocare l’Iran in un conflitto armato. Il modo rilassato con cui ne parlavano, quietamente fra loro, senza discutere nè gridare ma come cosa già fatta, è quel che mi ha fatto rizzare i capelli. Sembrava che il governo israeliano fosse legato a decisioni che erano dettate fuori dei confini israeliani». Era il 2005: un anno dopo, Israele attaccò in Libano Hezbollah, ritenuto comunemente alleato dell’Iran sciita, con i risultati disastrosi che sappiamo. E’ questo evento che ha deciso l’anonimo a parlare, poichè lo giudica preparatorio dello scenario che venne discusso in quel meeeting. Quale? «Si aspettavano chiaramente di trascinare l’Iran in qualche tipo di conflitto armato con l’Occidente, e di fare in modo che la Cina venisse in soccorso all’Iran. E in modo da indurre la Cina o l’Iran ad usare un’arma nucleare tattica... Avevano bisogno di rendere colpevoli Cina o Iran del primo uso di un’arma atomica, per poter giustificare il passo ulteriore». E attenzione: «Queste persone non stavano prendendo tali decisioni. Parlavano con calma di qualcosa che era già stato deciso, sicchè si scambiavano semplicememente le loro informazioni, su quando sarebbe avvenuto tutto questo». Da quelle conversazioni, l’anonimo ha avuto l’impressione che Teheran disponesse di qualche testata atomica; non prodotta in casa ma fornita da Pechino, e che quelli di Londra lo sapessero. «Ricordo abbastanza chiaramente che parlarono anche della riluttanza del governo giapponese a creare sconvoglimenti nei settori finanziari della Cina... Non capii bene di cosa parlavano. Ho colto però che sembrava che il governo giapponese, o quelli

in Giappone, fosse obbligato – o gli venisse ordinato – di fare qualcosa che rallentasse la crescita della Cina come potenza finanziaria». «Era con la Cina che ce l’avevano. E la questione era come provocare uno scenario di guerra, e di come farlo in modo da renderlo credibile alle opinioni occidentali... L’Iran usato come pedina per un primo uso del nucleare onde legittimare una risposta». Sia da Israele, sia della Cina al fianco di Teheran da cui dipende per molto del suo fabbisogno energetico. Dunque, se si può credere all’anonimo, è pianificata una terza guerra mondiale, che sarà nucleare, e che avverrà nei prossimi 24 mesi. Questa guerra deve cominciare con un attacco di Israele alle installazioni dell’Iran; e con l’Iran e la Cina trascinati a rispondere con atomiche. Ci sarà un breve scambio atomico, a cui seguirà un cessate-il-fuoco; ma naturalmente il mondo sarà piombato nel terrore e nel caos – anche questo deliberatamente pianificato, onde giustificare in Occidente, USA ed Europa, l’instaurazione di un regime militare forte: «I piani per questo sono già pronti». Il cessate il fuoco non verrà «prima che milioni di persone siano morte, specie nel Medio Oriente. Probabilmente la popolazione di Israele verrà sacrificata (1). Ma anche posti come Siria, Libano, probabilmente l’Iraq, certamente l’Iran, con distruzione delle infrastrutture, centrali energetiche e servizi sanitari». E la Russia è nel gioco?, domanda l’intervistatore: «La sola menzione della Russia che ho udito nella riunione», risponde l’anonimo, «è stata una cosa che non capisco, che qualcuno può forse spiegare meglio. Si è accennato a ‘provocare i militari cinesi ad attaccare la Russia Orientale» (la Siberia). Non ricordo meglio in che contesto fu detto... L’idea generale era di creare condizioni di caos nel mondo. Che siginifica l’uso successivo di armi biologiche, vaste penurie alimentari, eccetera, che colpiranno i Paesi vulnerabili nel mondo, con carestie di massa e infezioni». I signori, se esistono, hanno parlato di uno stadio ulteriore a cui passare, dopo la tregua che seguirà allo scambio di atomiche. Lo stadio ulteriore di cui si parlò nell’incontro del 2005: «Sarà diffusa un’arma biologica, inizialmente contro i cinesi. La Cina si prenderà un malanno, dicevano». Qualcosa come un’influenza, ma a rapidissima espansione. L’anonimo informatore ha avuto l’impressione che si parlasse di «un’arma razziale, collegata con DNA». «Non so definirlo, non sono un genetista. Ma parlavano dell’estinzione di un’intera parte della razza umana, e di farlo geneticamente. Parlavano di ridurre l’umanità ad una misura "gestibile"... del 50% (...). Perchè possano avere il controllo che desiderano, occorre il 50% (in meno). Nel caos provocato dallo scontro nucleare, l’arma biologica sarà usata quando non ci saranno strutture, reti di salvataggio per contrastare questo massacro biologico». Non basta. I signori della City hanno parlato di un «evento geofisico», un cataclisma naturale, che si aspettano avvenire entro 10 o 20 anni. Parlavano del fatto che «siamo entrati nel periodo in cui tale evento geofisico sta per prodursi, dato il tempo passato da quando si produsse l’ultima volta, circa 11.550 anni fa... pare un ciclo, che si ripete ogni 11.550 anni». Circa 11.500 anni fa si produsse l’evento che congelò all’istante i mammuth che brucavano erbe primaverili in Siberia; è l’età della scomparsa di Atlantide secondo il mito platonico. I signori si aspettavano l’evento, benevenuto, perchè ridurrà

ulteriormente la popolazione. Dopo di che, sorgerà un nuovo mondo, un mondo meglio gestibile da loro. Naturalmente può essere tutta una fantasia. Ma alcuni fatti hanno convinto la fonte a rivelare quel che ha appreso nel 2005, fra cui il collasso finanziario globale («Non è un collasso, è una concentrazione di potere finanziario»), e il corso sempre più rapido degli eventi politici verso l’esito profetizzato allora: l’allineamento dell’Occidente e quello improvviso della Russia contro l’Iran (e l’esplicito allineamento di Berlusconi, perchè no?, come se gli fosse stato ordinato), la misteriosa «arca delle sementi» realizzata alle Swalbard dalla Fondazione Rockefeller con Monsanto e Syngenta sotto cento metri di ghiacci perenni... Ci si può domandare dove lorsignori pensino di scampare dalla catastrofe nucleare, biologica e dal cataclisma... ma sarebbe forse una domanda ingenua. La Tasmania talora indicata come ultima terra? O rifugi anti-atomici? Certo i pianificatori hanno pianificato anzitutto la loro invulnerabilità. «Il piano viene completato da generazioni» di immortali, o di entità che tali si credono… Perchè, secondo l’informatore, quelli parlano di «Missione   anglo-sassone», un chiaro riferimento all’ideologia (e alla    Cecil Rhodes  società segreta) di Cecil Rhodes e Lord Milner, motrice dell’utopia di un governo mondiale dominato dalle élites britanniche, e gestito secondo i principii denatalisti di Malthus e una «socialità» tratta da Darwin. Sempre secondo l’informatore, essi sono interni alla Massoneria: ma nel senso che «per loro è un veicolo», uno strumento attraverso cui cooptano i loro pari. «La loro causa non è esattamente una causa massonica. E’ qualcosa che può essere avvicinato ad essa, ma non è la stessa cosa». Ebbene, questa frase, per motivi che sarebbe lungo spiegare, mi induce a dare qualche credibilità alla rivelazione. Un’altra, è la descrizione che l’informatore tenta della trentina di signori nella riunione del 2005: «Come posso decriverli? La gente di cui parlo è gente che trasuda potere. Incutono timore. Esigono obbedienza e, perdio, la ottengono! E dal modo in cui parlano si capisce che stanno dettando ordini ai cosiddetti governi eletti che abbiamo in Parlamento, a Washington, a Berlino o Parigi. Quella gente trasuda quel tipo di potere, come posso dirlo meglio? Non c’è un briciolo di compassione in essi. Non emanano alcuna cordialità spirituale, di nessun genere. Sono freddi, sono calcolatori. Per usare un modo di dire inglese, il burro non si scioglie nella loro bocca». Questa è la descrizione di persone selezionate in un modo   speciale, passate attraverso «porte iniziatiche» di un certo    Enrico Cuccia  tipo. Viene da pensare ad esempio, in Italia, alla figura di Enrico Cuccia, il capo eterno di Mediobanca e custode delle casseforti del selezionati capitalisti senza capitale alla Agnelli e Pirelli, nonchè intimo di André Mayer capo della banca Lazard. L’esangue Cuccia che ogni mattina andava a Messa, e faceva la comunione, senza aver mai dato altro segno di fede cattolica; e che faceva ogni anno celebrare una Messa sulla tomba dei laicissimo Mattioli, capo della Banca Commerciale. Il Cuccia che dopo l’uccisione di Ambrosoli su mandato di Sindona, interrogato in aula, ammise di aver saputo del progetto (dallo stesso Sindona), e di aver capito perfettamente che la minaccia era reale. E alla domanda del giudice:

come mai non aveva avvertito le autorità per scongiurare l’omicidio?, rispose: «Perchè non ho alcuna fiducia nelle istituzioni» (2). Una risposta che lasciò di sasso, peraltro senza conseguenze per chi le pronunciò, dato che Cuccia esigeva obbedienza e perdio, la otteneva. Ma che mi è stato insegnato a leggere come un segnale ai «fratelli»: vedete, non ho denunciato il fratello Sindona, resto leale e fedele alla sola «istituzione» che riconosco. No, il burro non si scioglieva neanche nella bocca sottile di Cuccia, non meno che nei gelidi signori della City che parlavano rilassati della guerra mondiale pianificata. Eppure, attenzione, questi non sono l’istanza suprema. Lo dice l’informatore: «Per quel che ho udito, non erano un gruppo decisionale. Erano piuttosto un gruppo d’azione, di esecutori. Parlavano di cose che erano già state decise, su cui ci si era già accordati, e dovevano essere solo organizzate e ordinate. Questa gente s’era riunita per parlare insieme delle cose che bisognava fare, di ciò che si stava facendo, di ciò che eventualmente si sarebbe dovuto fare» per raggiungere lo scopo progettato. In modo sorprendente, l’anonimo conclude che questi onnipotenti possono essere vinti: con la non-violenza e il rifiuto di obbedienza. «Essi si nutrono di potere. Si nutrono di paura. Ma hanno bisogno di noi per realizzare quello a cui mirano... Il loro regime è profondamente basato sul tempo: adesso è il loro tempo, e il loro tempo sta per finire. Ed essi lo sanno». Inutile dire che ciò evoca il versetto dell’Apocalisse 12, 12: «Guai a voi terra e mare! Il diavolo è sceso tra voi con gran furore, perchè sa di avere poco tempo». L’informatore ne è cosciente, perchè alla domanda se ci sono rifugi sicuri contro ciò che sta per venire, risponde: «Non so. Ma dal punto di vista personale, io so che sono dove devono essere, e il posto dove devono essere è quello in cui sono adesso. Che sia sicuro o no, non conta; sono dove devono essere adesso, ed è questo che mi rende tranquillo». E’ una risposta da buon soldato. Da cui dovremmo imparare anche come soldati cristiani. Sapendo che – come dice ancora l’Apocalisse (12,11): «Essi hanno vinto mediante il sangue dell’Agnello, non amando la vita fino alla morte! Per questo rallegratevi, o cieli!».

1) A quanto pare, i «veri amici di Israele» non sono quelli che giustificano ogni suo atto, che la armano senza limiti e approvano ogni sua paranoia e aggressione. 2) Giorgio Ambrosoli era il curatore fallimentare della banca di Sindona, la Banca Privata Italiana. L’11 luglio 1979 Ambrosoli viene ucciso da Joseph Aricò, un gangster della mafia italo-americana assoldato da Sindona. Enrico Cuccia viene a sapere delle intenzioni di Sindona il 10-11 aprile 1979, in colloqui con lui avuti in America. Cuccia scrive della minaccia nei suoi appunti personali, conservati in Mediobanca, sequestrati dalla magistratura dopo il delitto. Ma solo il 3 ottobre 1985, convocato come testimone, Cuccia riferisce di essere stato al corrente delle minacce, e di non aver avvisato nessuno perchè «non ho fiducia nelle istituzioni». Ma non avvisò nemmeno Ambrosoli.

Secondo Solange Manfredi, Sindona e Cuccia erano entrambi membri della loggia coperta «Giustizia e Libertà» (lo stesso nome del movimento antifascista e laicissimo fondato dai fratelli Rosselli, di cui l’ideologo fu Piero Gobetti, dominato da Ugo La Malfa, Ferruccio Parri, Alessandro Galante Garrone, nonchè nucleo originario del Partito Repubblicano italiano): Cuccia vi sarebbe stato iscritto dal 1955. Della loggia facevano parte anche altissime personalità come Cesare Merzagora, presidente delle Assicurazioni Generali e «riserva della repubblica», ma anche preti: come don Agostino Coppola, economo della cattedrale di Monreale, nipote del celebre boss Frank Coppola e condannato per concorso in delitti mafiosi.